12. Misure comunitarie di lotta contro la peste suina classica
Presidente. – L’ordine del giorno reca la relazione (A5-0143/2001), presentata dalla onorevole Redondo Jiménez a nome della commissione per l'agricoltura e lo sviluppo rurale, sulla proposta di direttiva del Consiglio relativa a misure comunitarie di lotta contro la peste suina classica (COM(2000) 462 - C5-0493/2000 - 2000/0214(CNS)).
PRESIDENZA DELL’ON. ONESTA Vicepresidente
Redondo Jiménez (PPE-DE), relatore.– (ES) Signor Presidente, signor Commissario, onorevoli colleghi, la relazione approvata all’unanimità il 25 aprile in sede di commissione per l’agricoltura e lo sviluppo rurale sulle misure comunitarie di lotta contro la peste suina classica propone un sistema di diagnosi precoce e di mantenimento del metodo comunitario di lotta contro la malattia e il sacrificio degli animali, poiché i progressi nel campo dei vaccini marcatori non sono sufficienti.
La ragione alla base della politica di non-vaccinazione risiede nel fatto che, in caso d’infezione, i suini vaccinati potrebbero diventare portatori del virus, soprattutto le femmine gravide, le quali, pur senza mostrare segni della malattia, potrebbero trasmetterla orizzontalmente ad altri animali dell’allevamento e verticalmente alla progenie: in quest’ultimo caso potrebbero nascere maialini infettati in via permanente.
Inoltre non è attendibile la differenziazione fra animali vaccinati e animali infettati che hanno generato anticorpi. Occorre proseguire le ricerche in questo campo finché i vaccini non saranno marcatori efficaci; solo allora disporremo di metodi differenziali in grado d’indicare se gli animali sono stati vaccinati o sono stati colpiti dalla malattia.
La normativa migliora alcune norme profilattiche, chiarisce certe definizioni e propone di accludere, come allegato alla direttiva, il “manuale di diagnostica”. Gli emendamenti introdotti, inoltre, fanno riferimento a norme relative al benessere animale nell’azienda e durante il trasporto, oltre a proporre soluzioni d’emergenza in caso di gravi crisi sanitarie che immobilizzano gli animali per lungo tempo, ad esempio la possibilità di acquisti in regime d’intervento, che la Commissione non ha mai effettuato.
Si propone che la normativa sanitaria sia estesa ai PECO e che questi paesi siano inseriti nei piani di lotta contro la peste suina classica. Al documento sono stati presentati vari emendamenti, che ritengo meritino un commento.
L’emendamento n. 34, presentato dall’onorevole Mulder a nome del gruppo ELDR, vorrebbe essere logico, ma le autorità sanitarie di controllo sono nazionali e pertanto non è possibile cercare di dividere l’Unione europea in regioni appartenenti a paesi diversi, che non coincidono con le frontiere nazionali. Vorrei domandare all’onorevole Mulder, che è in Aula, se pensa che gli olandesi sarebbero in grado di controllare i produttori tedeschi e viceversa. Non credo che sarebbero d’accordo né gli uni né gli altri.
L’emendamento n. 35, presentato dall’onorevole Mulder, è contrario allo spirito sia della relatrice sia della relazione. Se l’animale non viene soppresso, i vaccini tradizionali creerebbero dei rischi e la commercializzazione della carne di animali vaccinati nell’Unione europea comporterebbe minor sicurezza per i nostri consumatori rispetto a quelli dei paesi terzi. In linea di principio, non potremmo esportare; la pubblicazione di una notizia simile sulla stampa farebbe sprofondare il settore. La carne fresca di animali vaccinati è portatrice di virus e potrebbe contagiare gli animali sani che si nutrono di rifiuti alimentari. Non posso pertanto accettare l’emendamento n. 35.
Riguardo all’emendamento n. 36, presentato anche questo dall’onorevole Mulder, torniamo a scontrarci con il tema del cofinanziamento, cui la relatrice si oppone.
Vi sono altri due emendamenti, il n. 33, presentato dall’onorevole Böge a nome del gruppo PPE-DE, e l’emendamento n. 37, presentato dall’onorevole Graefe zu Baringdorf a nome del gruppo Verts/ALE. I due emendamenti si spingono un po’ più in là di quanto potrebbe ammettere lo spirito della relatrice, dal momento che nel mio paese l’utilizzo di rifiuti alimentari è proibito da oltre vent’anni.
Tuttavia, l’Assemblea, nella relazione della onorevole Paulsen ha approvato l’emendamento n. 102, riesaminato in Plenaria, e non voglio andare contro lo spirito di quest’Aula. Considero pertanto accettabili gli emendamenti nn. 33 e 37, in quanto potrebbero contribuire a risolvere in modo più reale il controllo dell’alimentazione animale.
Stevenson (PPE-DE). – (EN) Signor Presidente, abbiamo all’esame una relazione esaustiva; voglio complimentarmi con la onorevole Redondo per il grande impegno profuso. L’Aula sarà contenta di apprendere che la onorevole Redondo ha, con molta cortesia, accettato il mio invito a venire a Londra nella fase preparatoria della relazione per acquisire dati e informazioni dai rappresentanti dell’industria suina del Regno Unito e dagli alti funzionari della National Farmers Union e del Ministero dell’agricoltura. Eravamo entrambi presenti ad una di queste riunioni, il 20 febbraio di quest’anno, quando è stato comunicato il primo caso di afta epizootica nel Regno Unito. Come si può immaginare, l’incontro venne bruscamente sospeso.
In effetti, in parte è l’afta epizootica che mi spinge ad affrontare il tema degli avanzi alimentari o della broda usati per nutrire i maiali. So che i colleghi tedeschi e austriaci nutrono riserve circa la proposta di vietare in tutta l’Unione l’utilizzo di questi materiali dall’alimentazione dei suini. Come ha affermato la onorevole Redondo, l’emendamento n. 33 vuole consentire l’impiego controllato nell’alimentazione - soggetto a strette disposizioni - dei rifiuti alimentari, a patto che si garantisca che gli agenti patogeni responsabili di malattie epizootiche siano stati distrutti con apposito trattamento. L’emendamento n. 37 mira allo stesso obiettivo.
Chiedo all’Aula di respingere entrambi gli emendamenti. Nel Regno Unito disponiamo di controlli rigorosi in materia di alimentazione con rifiuti alimentari. Abbiamo fatto in modo che gli allevatori di suini impieghino solo l’attrezzatura più adeguata e moderna per il trattamento dei resti alimentari ad una temperatura tale da distruggere gli agenti patogeni. Abbiamo disposto l’esecuzione di ispezioni regolari negli allevamenti che utilizzano dette attrezzature. Ma, com’è ovvio, la legge non può sostituirsi al comportamento dell’uomo. Sembra ormai certo che un allevamento dell’Inghilterra nordorientale abbia ricevuto una partita di avanzi infetti, che, per una qualche ragione, non sono stati trattati adeguatamente o forse non sono stati trattati affatto. Questo banale errore, deliberato o meno, ha condotto all’abbattimento di più di sei milioni di animali nel Regno Unito e di decine di migliaia di capi in Irlanda, Paesi Bassi e Francia. L’uso dei rifiuti alimentari nell’alimentazione animale è ora vietato in tutto il Regno Unito. Sollecito quindi l’Aula ad applicare lo stesso regime in tutta l’Unione europea.
Kindermann (PSE). – (DE) Signor Presidente, a nome del gruppo PSE, ringrazio la relatrice Redondo per il lavoro svolto, che ha inaspettatamente assunto una valenza attuale dopo l'insorgenza dell'epidemia di afta epizootica. I parallelismi tra peste suina e afta epizootica sono infatti evidenti: in passato la Comunità ha deciso di seguire una politica di non-vaccinazione per ambedue le patologie. La drammaticità degli eventi scatenati dall'afta ha tuttavia reso indispensabile un'attenta revisione della politica di non-vaccinazione indiscriminata, ma con ciò non intendo affermare la necessità di ricorrere in futuro a vaccinazioni a tappeto. Sebbene l'abbattimento del patrimonio zootecnico contaminato, il cosiddetto stamping out, debba rimanere la colonna portante della nostra strategia di lotta contro l'epidemia, ritengo che si dovrebbe rivalutare l'importanza delle vaccinazioni. A mio avviso, tuttavia, non dobbiamo fermarci alla questione dei vaccini, ma elaborare una profilassi globale contro le epizoozie da applicare quale strategia nei periodi in cui il bestiame è sano. Tale strategia dovrebbe comprendere, ad esempio, controlli più accurati sulle importazioni da paesi terzi e negli aeroporti, ma anche la quarantena per i nuovi capi immessi negli allevamenti .
Un altro fattore di notevole importanza è la regionalizzazione. La Commissione deve agire con rapidità e avviare trattative con i partner commerciali dell'Unione europea al fine di imporre tale principio. L'insorgenza di un'epizoozia in uno o in alcuni Stati membri non giustifica infatti limitazioni alle esportazioni di tutta l’Unione verso altri paesi. L'Unione europea applica questo principio alle importazioni dai paesi terzi ed è giunto il momento che essi ci riservino lo stesso trattamento. Come la relatrice ha già sottolineato, in questo contesto assumono grande importanza i vaccini marcatori. Affinché in un prossimo futuro si possano la distinguere gli animali contaminati dai capi vaccinati, consentendo così lo sfruttamento economico di questi ultimi, dobbiamo continuare ad investire nei vaccini marcatori e nello sviluppo di procedure per la diagnosi discriminatoria.
Vorrei entrare nel merito di un altro aspetto specifico, l'alimentazione con rifiuti alimentari, vale a dire con avanzi di cibo da grandi cucine, eccettera. Da decenni essi sono utilizzati come mangimi e devono continuare ad esserlo anche in futuro. Caldeggio pertanto un divieto condizionato, analogo a quello applicato alle farine animali, come proposto nell'emendamento n. 37 del gruppo Verts/ALE, che consente il ricorso agli avanzi alimentari a condizione che siano adeguatamente sterilizzati. In passato abbiamo avuto modo di rilevare in molti Stati membri che si può continuare a somministrare questo prezioso apporto proteico a patto che si conducano attenti controlli. L'emendamento del gruppo Verts/ALE merita il nostro appoggio perché permette questa forma di recupero, assoggettandola tuttavia a vincoli più rigorosi.
Maes (Verts/ALE) . – (NL) Signor Presidente, ringrazio la relatrice, perché dal suo documento ho imparato qualcosa – un’esperienza che trovo sempre interessante. Inoltre la relazione sottolinea la necessità di modificare le direttive. E’ evidente che dobbiamo tenere sotto controllo il fenomeno della peste suina, però l’opinione pubblica non accetta più i metodi di eradicazione della malattia che comportano macellazioni di massa. Questo costituisce un problema.
Sono originaria delle Fiandre, una regione ad alta densità di popolazione in cui, comunque, vi sono più maiali che esseri umani. Quello della peste suina è dunque un problema che s’impone con forza alla nostra attenzione. Condivido pertanto la valutazione che la lotta contro la peste suina sia importante; allo stesso tempo, però, ricordo che questa epizoozia, a differenza di altre, non costituisce un pericolo per l’uomo.
Devo constatare che l’abbattimento degli animali a causa della malattia è un fenomeno spesso difficile da distinguere dalla macellazione motivata da difficoltà economiche, cui si ricorre, ad esempio, quando le stalle sono sovraffollate o gli animali diventano troppo pesanti e non possono più essere venduti. Per questo motivo, è sempre un po’ ipocrita proporre il ricorso ad abbattimenti di massa, perché non è chiaro se gli animali vengono macellati per evitare il diffondersi di malattie o per motivi economici. Devo ammettere che, sotto questo profilo, non ho piena fiducia in chi opera nel settore.
La relazione mi ha convinta che sono stati compiuti notevoli progressi riguardo ai vaccini marcatori. A mio parere, si può senz’altro autorizzare l’uso di tali vaccini in modo da impiegarli non solo in situazioni di emergenza, bensì su scala più ampia. Se il vaccino non è ancora affidabile, ad esempio perché la malattia, nonostante il vaccino, può diffondersi attraverso la placenta, mi sembra evidente che non lo si utilizzerà sulle scrofe, ma lo si potrà fare in tutti gli altri casi. Se, come affermato nella relazione, dovesse risultare che il metodo diagnostico usato non è ancora affidabile, credo che si dovrà fare di tutto per trovarne di migliori, capaci di permettere di distinguere tra animali vaccinati e animali che hanno sviluppato gli anticorpi perché hanno avuto la malattia o sono venuti a contatto con essa in altro modo. Perciò ritengo che si debba respingere il ricorso all’abbattimento degli animali come strumento di lotta contro la malattia e che ci si debba invece concentrare sulla messa a punto non solo di vaccini marcatori, che esistono già, ma anche di metodi diagnostici validi, nonché sull’ottimizzazione del vaccino per poterlo usare anche sulle scrofe. In ogni caso, le direttive dovranno prevedere norme tali da rendere superflui gli abbattimenti di massa. Condivido una delle conclusioni della Commissione, ovvero che gli abbattimenti massicci gettano un’ombra sulla politica agricola e sulla politica per la sanità che noi vogliamo attuare in quanto Comunità europea.
Van Dam (EDD). – (NL) Signor Presidente, signor Commissario, questa settimana i suini sono stati oggetto di grande attenzione. Purtroppo, tali attenzioni stanno scemando con l’esame della relazione Redondo Jiménez. Lunedì il Ministro svedese ha parlato del benessere degli animali, tra l’altro annunciando l’inasprimento delle norme atte a garantirlo durante il trasporto degli animali. Stamani abbiamo votato la relazione Busk, con la quale cerchiamo di migliorare fin nei dettagli le condizioni di vita dei suini. Tutto ciò è ormai alle nostre spalle; davanti a noi abbiamo una relazione che ci propone di approvare senza problemi l’abbattimento di migliaia di maiali sani qualora scoppi un’epidemia di peste suina.
Il Parlamento europeo non ha un comportamento coerente! Da un lato, si rivolge ai consumatori facendo leva sulla loro sensibilità per quanto concerne il benessere degli animali; dall’altro, si rivolge al mondo dell’economia e del commercio, cui interessa più di tutto evitare la diffusione di una malattia. Ho chiesto una votazione per appello nominale sulla relazione e sull’emendamento dell’onorevole Mulder affinché l’opinione pubblica possa vedere, sulla base del comportamento di voto dei deputati, come l’atteggiamento del Parlamento in materia di benessere degli animali sia ambiguo.
E’ sorprendente che la onorevole Redondo Jimenéz non abbia tratto alcuna lezione dall’esperienza della lotta contro l’afta epizootica condotta negli scorsi mesi soprattutto nel Regno Unito e nei Paesi Bassi. In preparazione della sua relazione, sarei stato ben lieto di accompagnare la onorevole Redondo a visitare la regione di Oene, il “triangolo dell’afta epizootica” dei Paesi Bassi; si sarebbe accorta che su quasi ogni pascolo c’è un cartello con la scritta “UE: vaccinazioni subito!”. Più volte in passato ho sostenuto in quest’Aula che gli animali sono più che fattori di produzione: sono esseri creati da Dio, di cui siamo responsabili. Le norme e i valori devono essere applicati non solo in chiesa o per strada, bensì anche in stalla.
Fino al 1980 la vaccinazione era prassi comune nell’Unione europea e ha contribuito a combattere le grandi epidemie di peste. Per fare un favore al commercio, si è passati alla politica della non-vaccinazione. Nel 1997, quando scoppiò l’epidemia di peste suina nei Paesi Bassi, migliaia di maiali sani dovettero essere abbattuti e già in quell’occasione si invocò il ritorno alla vaccinazione. Quando il Parlamento deciderà a prestare ascolto ai cittadini? E’ disponibile un vaccino che consente di distinguere la vaccinazione dall’infezione; certo, presenta ancora qualche problema, ma neppure gli abbattimenti massicci di animali sono esenti da difficoltà e ciò senza dimenticare che l’Ufficio internazionale per le epizoozie raccomanda, in caso di gravi epidemie di peste suina, di considerare l’eventualità di ricorrere alla vaccinazione d’emergenza con un vaccino marcatore anche nei paesi che in precedenza non praticavano le vaccinazioni.
Le malattie epizootiche, come la peste suina, mettono in luce i punti deboli dell’attuale politica agricola. Non è giusto che l’agricoltura biologica e l’allevamento estensivo vengano proposti come l’unica soluzione possibile. Questi pratiche non sono meno sensibili alle malattie animali, anzi; piuttosto, lo sono le aziende che praticano l’allevamento intensivo, grazie all’alto grado di isolamento rispetto al mondo esterno. Ciò non vuol dire che l’agricoltura biologica non presenti aspetti positivi; ad esempio, le piccole dimensioni di questo tipo di aziende comportano molti vantaggi. La chiave di volta che ci permetterà di affrontare il futuro può essere una combinazione tra le piccole dimensioni dell’agricoltura biologica e l’isolamento dell’allevamento intensivo. Dobbiamo cambiare i modi di produzione; basta con la grande mobilità e i circuiti internazionali: sì ad un allevamento in ambiti più ristretti e su circuiti regionali.
Nicholson (PPE-DE). – (EN) Signor Presidente, mi consenta innanzitutto di congratularmi con la relatrice per un testo che merita un largo consenso. La peste suina, al pari dell’afta epizootica, riemerge di quando in quando in diversi Stati membri. Purtroppo, l’unico modo per controllarla, al momento, consiste nell’abbattimento su larga scala degli animali, molti dei quali non ammalati. Come qualche oratore ha già indicato, finora non è stato possibile mettere a punto un vaccino marcatore in grado di tenere sotto controllo la malattia.
Mi riesce davvero difficile, in un’epoca che si dice moderna e avanzata, comprendere la ragione per cui non si sono raggiunti maggiori progressi in questo campo. Basta guardare a ciò che è accaduto e ai costi generati dall’assurdo abbattimento di migliaia di animali innocenti. Abbiamo appreso, nel corso della settimana, che per ogni caso certo di afta epizootica, nel Regno Unito, sono stati distrutti cinque o sei allevamenti collocati nell’area circostante quell’unico caso. Il costo, non solo per il Tesoro britannico e per l’Unione europea, ma in termini reali per la perdita degli animali, è enorme.
L’industria agricola non aveva bisogno di un’ulteriore pubblicità negativa; sono d’accordo con la posizione espressa dall’onorevole Stevenson in merito agli emendamenti presentati dall’onorevole Mulder. E’ facile parlare di controlli rigorosi, ma il problema è costituito dall’errore umano. Non si può prevenire l’errore di un singolo individuo ed è sufficiente che una sola persona non adotti tali controlli, perché l’alimentazione con rifiuti alimentari produca gravi problemi, come sembra sia accaduto nel Regno Unito con l’afta epizootica.
Mi rendo conto che il raggiungimento di un accordo tra tutte le parti coinvolte - e mi riferisco ai nostri partner commerciali e a tutti gli altri soggetti - sarà un’operazione complicata che richiederà un certo tempo. Dobbiamo iniziare, tuttavia, e dobbiamo fissare un punto di svolta. Non è accettabile che si ripeta ciò a cui abbiamo assistito, si tratti di peste suina o afta epizootica. Dev’esserci una soluzione più sensata; sono i cittadini dell’Unione europea ad esigerlo, così come molti allevatori chiedono l’introduzione di un metodo più efficace di controllo. A noi spetta il compito di trovare una soluzione accettabile, smettendo di assistere impotenti agli assurdi abbattimenti effettuati di recente.
Nessuno riuscirà a convincermi che adesso abbiamo agito al meglio. Non credo sia così. Abbiamo commesso qualche errore: dobbiamo riconoscerlo e porvi rimedio subito, senza aspettare ancora.
Byrne,Commissione. – (EN) Grazie, onorevoli deputati. Voglio innanzitutto complimentarmi con la onorevole Redondo Jiménez e con la commissione per l’agricoltura e lo sviluppo rurale per la relazione sulla proposta di direttiva del Consiglio relativa a misure comunitarie di lotta contro la peste suina classica. Lo scopo primario della proposta della Commissione è di aggiornare le disposizioni esistenti in materia di controllo della peste suina, in modo da incorporare le più recenti acquisizioni scientifiche e l’esperienza accumulata nell’opera di controllo del relativo agente patogeno. La proposta tiene debito conto dello sviluppo di nuovi strumenti diagnostici e vaccini e delle opinioni fornite dal comitato scientifico.
L’Aula è a conoscenza del fatto che, tra il 1997 e il 1998, in alcuni Stati membri si è verificata una grave epidemia di peste suina. La crisi ha convinto la Commissione a rivedere la legislazione comunitaria in materia e a vagliare la possibilità di introdurre disposizioni concernenti l’impiego dei cosiddetti vaccini marcatori come strumento aggiuntivo per combattere la malattia nei casi di emergenza. L’urgenza di tale revisione si è fatta ancora più pressante dopo la preoccupante diffusione della malattia nel Regno Unito, lo scorso anno, e dopo le conferme della comparsa della malattia nella regione di Lérida, in Catalogna, Spagna.
La Commissione ha subito deciso, in pieno accordo con le autorità spagnole, di imporre restrizioni sulle esportazioni da tale regione. La decisione verrà nuovamente valutata in occasione del prossimo incontro del Comitato veterinario permanente, previsto per questa settimana. La decisione assunta oggi avrà effetto immediato a partire dal 30 giugno e sarà successivamente sottoposta a revisione. Prima di prendere la parola, ho avuto una breve conversazione telefonica sull’argomento con il Ministro spagnolo per l’agricoltura. L’epidemia riguarda un solo allevamento e sono felice di poter comunicare all’Aula quanto mi ha comunicato il Ministro, ovvero che tutti gli animali trasferiti dall’allevamento prima della conferma della presenza della malattia sono stati abbattuti. Dobbiamo comunque mantenere un elevato livello di vigilanza e valutare l’andamento della situazione con molta attenzione. Sarò ben lieto di informare il Parlamento in merito ad eventuali sviluppi.
Tornando alla proposta in esame e, in particolare, ai vaccini marcatori, la Commissione ha finanziato programmi di sperimentazione e di ricerca specifici. Grazie a tali ricerche siamo in possesso di informazioni molto importanti, in base alle quali la Commissione è stata in grado di elaborare la presente proposta e di aprire con prudenza la strada all’eventuale utilizzo dei vaccini. E’ chiaro che il loro impiego può essere previsto solo in situazioni di emergenza e solo quando saranno disponibili test di laboratorio che consentano di distinguere tra animali vaccinati e animali infetti. Al riguardo devo sottolineare l’importanza dell’efficacia di tali prove, ben diverse dai vaccini marcatori.
Considero incoraggiante che la commissione per l’agricoltura e lo sviluppo rurale, il Comitato economico e sociale, il Comitato delle regioni e gli Stati membri concordino largamente sull’approccio della Commissione su un tema così delicato. E’ una situazione assai diversa da quella di alcuni anni or sono, quando gli esperti manifestavano opinioni molto differenziate tra loro. Questo ci ricorda quanto importante sia il ruolo svolto dall’indagine scientifica nel fornire risposte informate a questioni tecnicamente complesse come questa. In effetti, so bene che, nella fase di preparazione della relazione, la onorevole Redondo ha organizzato un’importante audizione presso la commissione per l’agricoltura e lo sviluppo rurale, a cui hanno partecipato esperti in materia di peste suina provenienti da vari Stati membri. Lo scopo dell’audizione era di comprendere meglio i progressi registrati in tale campo dopo l’epidemia del 1997-1998.
La relazione della onorevole Redondo accoglie con favore gli aspetti principali della proposta della Commissione e questo fatto non può che farmi piacere. Mi sia, tuttavia, consentito di esaminare nel dettaglio gli emendamenti proposti. Inizio da quelli che la Commissione non può accogliere, ovvero gli emendamenti nn. 2, 3, 4, 5, 26, 28 e 30, in quanto esulano dall’ambito di applicazione della direttiva. Comprendo che la recente epidemia di afta epizootica ha sollecitato il Parlamento a sollevare questioni di carattere orizzontale in relazione alla salute degli animali e tali questioni devono trovare risposta. La relazione, ad esempio, affronta problemi quali l’attuazione dei controlli sull’importazione di animali vivi e di prodotti, la rintracciabilità, la copertura dei costi connessi alle malattie animali, nonché le eventuali questioni concernenti la salute degli animali che potrebbero, in futuro, sorgere in relazione all’ampliamento. Condivido le preoccupazioni del Parlamento, ma si tratta di temi complessi che non possono trovare risposta nella direttiva oggi in esame.
Ho già comunicato al Parlamento che la Commissione affronterà tali questioni prima della fine dell’anno nel contesto di un distinto quadro normativo. La Commissione non può accogliere gli emendamenti nn. 6, 7, 8, 12, 16, 17, 18, 22, 24, 25 e 29, perché contengono dettagli tecnici di importanza limitata, che la Commissione ritiene di avere già inserito in maniera adeguata nel testo della proposta. L’emendamento n. 15 concerne l’introduzione di misure di sostegno al mercato finanziate dalla Comunità nel caso in cui il blocco dei suini nelle zone sottoposte a divieto di mobilità a causa dell’insorgere della peste suina dovesse protrarsi a lungo. La Commissione non può accogliere l’emendamento, poiché tali decisioni possono essere assunte solo in base ad una valutazione caso per caso. La base giuridica per simili misure esiste nel quadro dell’organizzazione comune del mercato della carne suina. Il meccanismo si è dimostrato efficace e non sussiste la necessità di nuove disposizioni in materia. Gli emendamenti nn. 20 e 21 prendono in esame il ruolo delle varie autorità nel controllo della peste suina classica nei cinghiali selvatici.
La Commissione esprime parere contrario agli emendamenti in questione, poiché spetta agli Stati membri garantire che alle autorità coinvolte nel controllo della malattia sia conferito il ruolo adeguato. Perché la malattia venga efficacemente eliminata, è necessario che tali autorità vengano coordinate. L’emendamento n. 23 mira ad introdurre un articolo concernente l’eventuale impiego dei vaccini marcatori. Come ho già detto, la Commissione e il Parlamento concordano su questo importante punto. Tuttavia, poiché la proposta contiene disposizioni sufficienti sui vaccini in questione, la Commissione non può accogliere l’emendamento, ma terrà debito conto dell’osservazione del Parlamento inserendo un nuovo considerando.
Gli emendamenti nn. 20 e 29 riguardano lo statuto giuridico del manuale diagnostico della peste suina che la Commissione intende introdurre. La relazione suggerisce di includere il manuale nella direttiva dopo la sua entrata in vigore e sulla scorta dell’opinione del Comitato veterinario permanente. La Commissione ritiene che tale misura creerebbe confusione dal punto di vista giuridico e non può quindi accogliere gli emendamenti. Provvederemo, tuttavia, a introdurre delle modifiche al testo per ribadire il concetto, ma il manuale dev’essere parte essenziale della legislazione comunitaria in materia di peste suina. Gli emendamenti nn. 24 e 25 rilevano la necessità di introdurre disposizioni transitorie in materia di piani di emergenza, che, tuttavia, sono già presenti all’articolo n. 28 della proposta. Anche se la Commissione condivide l’opinione del Parlamento, non può accogliere i due emendamenti.
La Commissione esprime invece parere favorevole del tutto o in parte su alcuni emendamenti, per i quali ritiene però necessaria una nuova formulazione. Non mi riferisco solo ad aspetti tecnici, quali la disinfezione degli allevamenti o di altro materiale contaminato e il campionamento dei suini sospetti, ma anche a questioni più delicate e sostanziali, quali i vaccini marcatori e l’introduzione del divieto di alimentazione con rifiuti alimentari. Su quest’ultimo punto, a quanto già ho detto martedì scorso nel corso della discussione sul regolamento in materia di sottoprodotti di origine animale, posso solo aggiungere che la Commissione si impegna a garantire una coerente armonizzazione tra direttiva e regolamento.
Riassumendo, la Commissione può accogliere, del tutto o in parte e a fronte di una diversa formulazione, gli emendamenti nn. 1, 9, 10, 11, 14, 19, 27, 31 e 32. La Commissione non può accettare gli emendamenti nn. 2, 3, 4, 5, 6, 7, 8, 12, 13, 15, 16, 17, 18, 20, 21, 22, 23, 24, 25, 26, 28, 29, 30, 33, 34, 35, 36 e 37. Per concludere, onorevoli parlamentari, ringrazio ancora la onorevole Redondo e la commissione per l’agricoltura e lo sviluppo rurale per l’ottima relazione e per il sostegno fornito.