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Discussioni
Lunedì 12 novembre 2001 - Strasburgo Edizione GU

7. Europol - Squadre investigative comuni
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  Presidente . – L’ordine del giorno reca, in discussione congiunta, le seguenti relazioni:

- A5-0370/2001, presentata dall’onorevole Turco a nome della commissione per le libertà e i diritti dei cittadini, la giustizia e gli affari interni

1. sull’iniziativa del Regno del Belgio e del Regno di Svezia in vista dell'adozione della decisione del Consiglio che estende il mandato di Europol alle forme gravi di criminalità internazionale enumerate nell’allegato della convenzione Europol [9093/2001 - C5-0266/2001 - 2001/0817(CNS)]

e

2. sull’iniziativa del Regno di Svezia in vista dell'adozione dell'atto del Consiglio recante modifica dell'atto del Consiglio del 12 marzo 1999, che stabilisce le norme per la trasmissione di dati a carattere personale da parte dell’Europol a Stati e organismi terzi [8785/2001 - C5-0218/2001 - 2001/0807(CNS)]

- A5- 0369/2001, presentata dall’onorevole Kirkhope a nome della commissione per le libertà e i diritti dei cittadini, la giustizia e gli affari interni (A5-0369/2001), sull’iniziativa del Regno del Belgio, della Repubblica francese, del Regno di Spagna e del Regno Unito in vista dell'adozione da parte del Consiglio di una decisione quadro relativa alle squadre investigative comuni [12442/2001 - C5-0507/2001 - 2001/0821(CNS)]

 
  
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  Turco (NI), relatore. - Signor Presidente, signor Commissario, nonostante l'importanza delle iniziative in esame, il Parlamento europeo in questo caso è meramente consultato, vale a dire che quello che andremo a decidere con il nostro voto, come spesso accade in questi casi, non sarà tenuto in minimo conto dal Consiglio. Nonostante questo - anzi, soprattutto per questo - mi soffermerò sulla necessità e l'urgenza della riforma di Europol, per permetterne il controllo democratico e giurisdizionale.

E' almeno da cinque anni, dal 1996, che il Parlamento avanza questa richiesta con la relazione dell'onorevole Nassauer. La relazione Nassauer aveva lanciato un segnale politico forte al Consiglio. Essa aveva chiesto agli Stati membri di non ratificare la Convenzione Europol fino a quando questa non fosse stata attribuita alla Corte di giustizia, cioè a una competenza decisionale, pregiudiziale nell'interpretazione e nella corretta applicazione di essa. La relazione del collega Nassauer tratteggiava in modo esemplare i problemi che Europol e la relativa Convenzione scontavano e che sono gli stessi che ancora oggi sussistono. La soluzione di questi problemi non è problema di gruppi politici, non è problema del relatore o del collega Nassauer: il controllo giurisdizionale e democratico di Europol è un problema istituzionale.

Il non voler sanare questa ferita inferta alla democrazia europea - se in questi termini possiamo parlare del sistema che oggi regola le Istituzioni dell'Unione - implica l'impossibilità di avanzare in termini concreti nella realizzazione di uno spazio che sia sì di sicurezza, che sia sì di giustizia, che sia sì di libertà, ma che noi riteniamo debba essere, soprattutto e a priori, uno spazio di democrazia. E' fin dalla creazione di Europol che il Parlamento europeo ha riaffermato la necessità di permetterne il controllo. La previsione di aumentare i poteri di Europol per far fronte all'emergenza terrorismo, lo scandalo che ha coinvolto un alto funzionario di Europol e la reticenza delle polizie nazionali a trasmettere ad Europol i loro dati, nonché la creazione di Parlopol - un gruppo di deputati nazionali ed europei che rivendicano l'importanza di aumentare il controllo democratico su Europol e sulle decisioni prese nell'ambito dello spazio di giustizia, libertà e sicurezza - hanno spinto già il Consiglio a riflettere almeno sulla necessità di attuare alcune riforme.

Innanzitutto, il Consiglio ha chiesto alla Commissione europea di elaborare, entro la fine dell'anno, una comunicazione sul controllo democratico di Europol. Conosciamo le valutazioni del Commissario Vitorino, che si è espresso a più riprese a favore di una commissione composta da parlamentari nazionali ed europei, ma speriamo di sentire qui che i tempi saranno accelerati in vista di questa riforma. Noi pensiamo che, in un quadro democratico, Europol dovrebbe essere sottoposto non solo al controllo democratico ma anche al controllo finanziario e di bilancio nonché al controllo giurisdizionale. Oggi il controllo finanziario e di bilancio è impossibile, in quanto Europol è finanziata dagli Stati nazionali e non dal bilancio comunitario. In questo modo il Parlamento e la Commissione non hanno alcun potere di controllo finanziario, non potendo così né censurare né indirizzare l'operato dell'organismo.

Il controllo giurisdizionale è anch'esso negato. Infatti, alla Corte di giustizia non sono permessi pieni poteri di controllo. Va anche sottolineato che i funzionari di Europol godono di un'immunità che è tanto ampia che è più simile a una garanzia di impunità, che li protegge anche rispetto al controllo giurisdizionale che potrebbe essere esercitato a livello nazionale.

Vi è, infine, il problema dell'aumento progressivo del mandato e dei poteri. Se Europol si occupava inizialmente di criminalità legata alla droga, con l'atto in esame le sue competenze sono allargate a sostanzialmente tutti i tipi di criminalità. Noi riteniamo quindi che, al fine di permettere al Parlamento di esprimere le sue preoccupazioni e richieste al Consiglio e alla Commissione in un momento nel quale si apprestano a decidere di allargare i poteri e le competenze di Europol, oltre agli emendamenti sui due atti proposti da Belgio e Svezia, altri emendamenti siano necessari per risolvere questo problema. Noi pensiamo che gli emendamenti proposti possano svolgere la funzione di chiarire e migliorare le iniziative in esame e mandare al Consiglio e agli Stati membri un messaggio politico di critica della situazione attuale e di proposta di alcune linee fondamentali di riforma.

Infine, il combinato disposto delle considerazioni menzionate e l'assenza di poteri di codecisione del Parlamento in materia di giustizia ed affari interni, devono spingere tutti coloro che tengono ai principi di democrazia e di libertà a rigettare le due iniziative in esame, cosa che, a mio avviso, renderebbe il Consiglio e gli Stati membri più consapevoli della necessità e dell'urgenza di riformare Europol.

 
  
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  Kirkhope (PPE-DE), relatore. – (EN) Signor Presidente, come lei potrà immaginare mi concentrerò sulla mia relazione relativa alla costituzione di squadre investigative comuni. Sono molto orgoglioso di essere relatore per un settore estremamente innovativo che ha acquisito grande importanza in seguito ai terribili avvenimenti dell’11 settembre. Ciò è forse ancora più rilevante alla luce del fatto che stiamo cercando di dare attuazione all’articolo 13 della Convenzione dell’Unione europea sull’assistenza reciproca in materia penale, che per quanto firmata nel maggio 2000, probabilmente non sarà ratificata nel prossimo futuro, ragion per cui è vitale porre in essere quanto prima un quadro giuridico che ci consenta di avanzare.

Grazie alle squadre investigative comuni due o più Stati potranno unirsi per investigare sul terrorismo, la tratta di essere umani, il narcotraffico e altre tipologie gravi di criminalità organizzata. Si tratta di una grande impresa che tutti dobbiamo sostenere. Una squadra investigativa comune fruirà del talento e della capacità dei diversi Stati membri e li fonderà insieme per perseguire uno scopo chiaramente definito e entro una data chiaramente fissata, ma in un modo che consenta di adoperare tale esperienza in modo efficace e mirato contro la criminalità e per assicurare i criminali alla giustizia. Si tratterà di uno strumento flessibile di cui sentivamo la necessità da qualche tempo.

Sono state espresse preoccupazioni, che però non si sono concretizzate in proposte di emendamento, in merito al grado di partecipazione a tali squadre. Ad esempio si è fatto riferimento ai servizi nazionali di intelligence anti-crimine negli Stati membri. In qualità di ex ministro britannico competente per la costituzione del nostro servizio di intelligence nazionale anti-crimine, impegno di cui mi sono occupato qualche anno fa, confido che la preparazione di tali organizzazioni negli Stati membri sia già a buon punto. A mio avviso il punto è stato trattato in modo assai efficace attribuendo a coloro che andranno a formare le squadre la discrezionalità di decidere in merito alla composizione e di presentare obiezioni, ove necessario. Nonostante tutti gli Stati interessati siano parti contraenti della nostra Convenzione sui diritti umani, ho comunque voluto che la relazione sollecitasse una particolare attenzione alla necessità di tutelare e difendere i diritti umani nel corso dell’operato di tali squadre.

In questo momento il terrorismo è al primo posto tra i nostri pensieri, ma anche la tratta di esseri umani dovrebbe essere per noi motivo di profonda preoccupazione e le squadre comuni magari dovrebbero poter fornire il loro contributo in questo campo. Assai di recente è stato reso noto nel Regno Unito che centinaia, addirittura migliaia di bambini piccoli provenienti da altre parti del mondo sono stati venduti ai commercianti di schiavi e ora si trovano in Europa e subiscono un trattamento agghiacciante. Si è verificato un caso in Regno Unito e un altro recentemente anche in Italia. L’intervento di squadre investigative comuni in Italia e da noi, per fare un esempio, oppure con la partecipazione di esperti francesi in materia, contribuirebbe a porre fine a queste terribili violazioni.

La relazione, dunque, non riguarda solo il terrorismo, ma anche queste altre tematiche. Potrebbe essere addirittura possibile intervenire significativamente in un complesso di attività di interesse topico, dalle frodi, al riciclaggio, ai reati economici di questo tipo, se i talenti e le capacità di piccole squadre in grado di cooperare in diversi paesi potessero essere sfruttate sotto l’ombrello di un’unica operazione.

Una considerazione ancora. Nella mia relazione ho esposto con chiarezza quanto sia importante che tali operazioni si svolgano sotto il chiaro controllo democratico del Parlamento europeo. Nel contesto del dibattito annuale sulla libertà, la sicurezza e la giustizia, si dovrebbe discutere anche di questo aspetto in particolare. Dobbiamo avere la garanzia di vagliare tale operazioni con attenzione.

Per concludere, da questo processo potrebbero risultare molte informazioni sensibili. Se venisse costituito una sorta di comitato selezionato deputato a ricevere simili informazioni ciò contribuirebbe anche a promuovere la fiducia nell’operato di tali squadre che sono uno sviluppo importante e significativo nella prevenzione dei reati nell’Unione europea.

 
  
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  Coelho (PPE-DE). – (PT) Signor Presidente, signor Commissario, onorevoli colleghi, nel 1999, a Tampere, per la prima volta nella storia della costruzione europea, i Capi di Stato e di governo dei quindici Stati membri dell’Unione nella loro agenda politica hanno attribuito la massima priorità alle questioni connesse alla giustizia impegnandosi a creare, entro cinque anni al massimo, uno spazio di libertà, sicurezza e giustizia.

Pertanto, uno dei grandi obiettivi dell’Unione è di dare la possibilità ai propri cittadini di vivere in questo spazio di libertà, sicurezza e giustizia dove però tale libertà sia affiancata da un alto livello di sicurezza ed è in questo contesto che sono state previste delle squadre investigative comuni. A Tampere era già stata preconizzata la creazione rapida di squadre investigative comuni quale prima tappa nella lotta contro la tratta degli esseri umani e del narcotraffico nonché contro il terrorismo. Dopo i tragici eventi dell’11 settembre, tale iniziativa assume particolare importanza nell’insieme delle misure da prendere contro il terrorismo e mira all’approvazione di una decisione quadro volta a fornire un ambito giuridico che consenta la creazione di squadre investigative comuni composte da poliziotti e magistrati specializzati nella lotta antiterrorista e di rappresentanti dell’unità pro-Eurojust e Europol per coordinare le indagini in corso in questo campo.

Con lo stesso entusiasmo del relatore, onorevole Kirkhope, con il quale mi congratulo per il lavoro realizzato, accolgo con favore questa iniziativa volta ad anticipare l’entrata in vigore delle disposizioni della Convenzione – per ora non ancora ratificata – ritenute più urgenti dagli Stati membri. Tuttavia, non posso esimermi dall’attirare l’attenzione sulla necessità di ratificare rapidamente la Convenzione al fine di evitare il rischio di una possibile frammentazione di questo dispositivo giuridico.

D’altro canto, è opportuno altresì accogliere con favore l’estensione del campo d’azione di Europol a tutte le forme gravi di criminalità internazionale, elencate nell’allegato della relativa Convenzione, contribuendo in tal modo ad aumentare l’efficacia della cooperazione nell’ambito della Convenzione Europol. Nel frattempo, dovranno essere definite le aree d’azione prioritarie in base all’evoluzione della criminalità nell’Unione. Tutti saranno certamente d’accordo che, specialmente in questo momento, si attribuisca un rilievo particolare al terrorismo.

 
  
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  Paciotti (PSE). - Signor Presidente, mai come in questo momento c'è bisogno di più Europa per affrontare i problemi della sicurezza dei cittadini e della loro libertà, per attuare cioè quello spazio di libertà, sicurezza e giustizia che il Trattato di Amsterdam ci ha promesso e il Consiglio europeo di Tampere ha programmato di attuare. Lo slancio per l'attuazione delle necessarie misure si è arrestato costantemente di fronte alle resistenze, spesso miopi, dei governi. Solo la tragedia dell'11 settembre ha scosso finalmente buona parte dei nostri governanti e si è dato un impulso significativo all'adozione di alcuni necessari provvedimenti. Mi auguro vivamente che non occorrano nuove tragedie perché si dia corso allo spirito di Tampere, anche perché non sempre si legifera saggiamente sotto lo stimolo emotivo di immani tragedie; in questi casi si rischia talvolta di dimenticare la tutela dei diritti fondamentali delle persone.

Non è questo, per fortuna, il caso con le tre relazioni che stiamo esaminando, soprattutto dopo gli opportuni interventi della commissione per le libertà pubbliche che ha suggerito emendamenti migliorativi. La relazione dell'onorevole Kirkhope sollecita il nostro sostegno alla proposta di quattro Stati membri di adottare una decisione quadro per la costituzione di squadre investigative comuni, già previste dal Consiglio europeo di Tampere e dalla convenzione di assistenza giudiziaria in materia penale tra gli Stati membri, che questo Parlamento ha approvato un anno fa con la relazione Di Pietro. Pertanto la relazione dell'onorevole Kirkhope merita il più ampio consenso, anche perché contiene emendamenti migliorativi circa il rispetto dei diritti fondamentali, il controllo parlamentare e l'estensione dell'utilizzo delle squadre investigative comuni per combattere non solo il terrorismo, il traffico di stupefacenti, la tratta degli esseri umani ma anche la criminalità organizzata.

Le relazioni dell'onorevole Turco, a loro volta, come votate dalla commissione per le libertà pubbliche, anche in difformità dall'opinione del relatore, ci propongono di approvare con opportune modifiche due proposte concernenti Europol. La prima prevede che il mandato di Europol possa essere esteso a tutte le gravi forme di criminalità organizzata, già previste nell'allegato alla Convenzione secondo le priorità stabilite dal Consiglio su proposta del Consiglio di amministrazione di Europol. L'utile correttivo, suggerito dalla commissione per le libertà pubbliche, è che tale decisione venga assunta a maggioranza qualificata dal Consiglio previa consultazione del Parlamento europeo e sentito il parere di EUROJUST, organismo che ha particolare esperienza in questa materia. Dispiace notare che, dopo il voto positivo in commissione, i colleghi del PPE hanno mutato avviso e pretendono ora di escludere il parere di EUROJUST, certamente non vincolante ma, altrettanto certamente, assai utile e di cui è assurdo privarci. Appoggeremo dunque la prima relazione Turco, così come ci viene presentata dalla commissione.

Anche la seconda relazione Turco, concernente la trasmissione dei dati personali da parte di Europol a Stati terzi, merita il più ampio consenso. Direi che, indipendentemente dall'opinione del relatore che ci è stata qui ribadita, questi provvedimenti, queste proposte vanno integralmente approvati. Tuttavia, è del tutto condivisibile ciò che qui ci ha detto il relatore e che è sottolineato anche dagli emendamenti approvati in commissione, che ribadiscono con forza l'opinione, più volte espressa da questo Parlamento, secondo cui è sempre più necessario pervenire alla comunitarizzazione degli strumenti di cooperazione giudiziaria, al rafforzamento del controllo giurisdizionale e al rafforzamento del controllo democratico di questi pur indispensabili strumenti.

 
  
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  Sörensen (Verts/ALE). - (NL) Onorevoli colleghi, il nostro gruppo appoggia la relazione Kirkhope e senza dubbio anche quanto lo stesso relatore ha detto stasera. Penso che le squadre investigative comuni siano un grosso passo avanti nella lotta contro tutte le forme di crimine organizzato. In primo luogo, per quanto attiene alla relazione Turco, che tratta in modo specifico i due aspetti del funzionamento di Europol, l'ampliamento del mandato pare piuttosto un esercizio privo di senso, se Europol non potrà espletare a dovere tale mandato. Nella pratica l'utilità di Europol risulta tuttora assai limitata. Inoltre, Europol tratta informazioni di natura sia giuridica che di polizia, sebbene in pratica non abbia niente a che fare con i servizi di sicurezza nazionali. In tal modo si crea uno squilibrio che permette di intervenire solo in modo repressivo e a posteriori, senza che si possa operare a sufficienza a livello preventivo.

Secondo, per quanto riguarda le banche dati, la richiesta di un sistema decentrato è giustificata per motivi di gestibilità. Sarebbe un grosso passo avanti se ogni Stato membro mettesse in piedi una simile banca dati. Pertanto, accogliamo con favore le iniziative in quanto tali sebbene, apparentemente, riemergano le stesse debolezze. Da un canto si lascia troppo spazio alla buona volontà o alla mancanza di buona volontà degli Stati membri, e dall'altro è evidente la mancanza di fiducia nella democrazia, soprattutto nel controllo democratico in questo importantissimo settore politico. Se siamo davvero preoccupati della protezione dei diritti civili e del mantenimento della democrazia, non possiamo esitare a costruire un adeguato sistema penale atto a far fronte alle sfide che oggi giorno abbiamo di fronte, e tanto meno a investire in una politica di prevenzione efficace. Soprattutto i servizi di sicurezza interni hanno un importante ruolo da svolgere a questo livello. Occorre con urgenza un migliore coordinamento a livello della collaborazione fra detti servizi e i servizi giudiziari, fra intervento preventivo e repressivo, ponendo indubbiamente l'accento sulla prevenzione dei crimini gravi.

 
  
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  Αlyssandrakis (GUE/NGL).(EL) Signor Presidente, cogliendo l’occasione dell’attacco dell’11 settembre l’Unione europea, in stretta cooperazione con gli Stati Uniti, accelera la caccia alle streghe finalizzata a colpire chiunque osi opporsi ai disegni e alle scelte dell’imperialismo. Su questo fronte, un ruolo essenziale è affidato all’Europol, le cui competenze vengono continuamente ampliate in violazione delle legislazioni nazionali e perfino della salvaguardia costituzionale del cittadino.

La raccolta di dati personali negli Stati membri, meglio nota come schedatura, è ormai un fenomeno generale, dal momento che esistono banche dati comuni sui potenziali elementi sospetti, ossia tutti noi, e che viene ampliata la cerchia degli utenti di tali informazioni. I gruppi di studio comuni sono sostanzialmente incontrollati, visto che ogni Stato membro può crearli quando vuole, per il periodo che vuole, con i partecipanti che vuole e con le finalità che vuole. Si tratta di un attacco sapientemente orchestrato al movimento popolare. Ciò che si vuole è cancellare le conquiste dei lavoratori sul fronte dei diritti individuali e collettivi e delle libertà democratiche.

Purtroppo, le relazioni non soltanto non tentano di impedire questa deriva antipopolare e antidemocratica, ma la collocano nel contesto di in una riforma complessiva degli strumenti di cooperazione giudiziaria e di polizia.

 
  
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  Angelilli (UEN). - Signor Presidente, mai come in questo momento, dopo gli accadimenti dell'11 settembre, è opportuno istituire delle squadre investigative comuni per migliorare la cooperazione tra tutte le squadre investigative nazionali, soprattutto per potenziare e velocizzare quel necessario scambio di notizie tra tutti i servizi di informazione degli Stati membri dell'Unione europea. Si tratta, com'è ovvio, di uno strumento di cooperazione di polizia davvero strategico in termini di prevenzione dei fenomeni criminali; uno strumento fondamentale ed utile, dopo la grave crisi internazionale in seguito all'attacco alle Torri gemelle, per contribuire ad affrontare l'emergenza terroristica in Europa.

Abbiamo avuto modo, purtroppo solo dopo le stragi di New York e di Washington, di ricostruire un percorso, durato anni, di preparativi terroristici da parte di personaggi ed organizzazioni legati ad Osama Bin Laden, che hanno agito proprio sul territorio europeo: tanti indizi apparentemente poco importanti, legati in realtà da un unico filo conduttore che però abbiamo messo insieme troppo tardi, solo dopo l'11 settembre, dopo la morte di migliaia di persone innocenti. E' evidente che, se ci fosse stata una cooperazione giudiziaria e di polizia più forte, se ci fossero state più indagini congiunte, forse avremmo potuto svolgere un'opera preventiva più adeguata rispetto ai fatti terroristici. Vale comunque la pena precisare che il ruolo svolto dalle squadre investigative comuni sarebbe utile non solo rispetto all'emergenza del terrorismo ma anche in generale per contrastare tutti quei fenomeni legati alla grande criminalità organizzata a livello internazionale, come i traffici illegali di armi e di droga e il traffico e lo sfruttamento degli esseri umani.

In conclusione, signor Presidente, ringraziando il relatore Kirkhope vorrei ricordare che la lotta alla criminalità, sia quella legata al terrorismo che quella generica, è ormai da anni la richiesta più insistente che ci viene dai cittadini europei, che pretendono da parte delle istituzioni nazionali ed europee un impegno sempre più forte, affinché sia garantito appieno un diritto fondamentale e inalienabile che è il diritto alla sicurezza, un bene prezioso che viene sempre di più minacciato. Ben venga, quindi, il massimo impegno anche da parte dell'Unione europea, anche attraverso lo strumento delle squadre investigative comuni, proprio per ridare quella necessaria fiducia ai cittadini europei.

 
  
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  Cappato (NI). - Signor Presidente, salutiamo l'arrivo, forse, del Consiglio. Se non sbaglio è arrivato qualcuno del Consiglio, giusto? Forse? E' del Consiglio, lei? Non si sa!

 
  
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  Presidente. - Le chiedo di non interpellare direttamente né la Commissione, né il Consiglio, in forma immediata e personale. Ogni iniziativa in tal senso da parte sua deve passare attraverso la Presidenza.

Grazie, onorevole Cappato.

 
  
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  Cappato (NI). - Signor Presidente, difatti mi rivolgevo a lei per chiederle se effettivamente siamo stati onorati dell'arrivo del Consiglio. Giusto per notare e per far notare che abbiamo tenuto questo dibattito in assenza del Consiglio, che ci ha raggiunto solo ora, giusto per capire, per renderci conto in che considerazione vengono prese le decisioni, i dibattiti di questo Parlamento - la traduzione in 11 lingue, gli emendamenti tradotti in 11 lingue, gli interventi tradotti in 11 lingue - che non servono assolutamente a nulla!

Stiamo parlando del mandato di coordinamento delle polizie europee esteso ai più gravi crimini, quindi di fatto sappiamo che coordinare delle informazioni di per sé è un potere operativo e che la distinzione tra poteri di coordinamento e poteri operativi è una distinzione molto, molto sottile, vaga e difficile; stiamo entrando pertanto nel pieno del merito delle politiche di polizia e di cooperazione di polizia degli Stati membri: le implicazioni sono enormi per i nostri paesi, per i nostri codici di procedura penale, giacché sappiamo quanto variamente le polizie, in ciascuno dei quindici Stati membri, sono o non sono sottoposte a dei legami con il potere giudiziario, a dei legami con il potere esecutivo.

Bene, tutto questo avviene invece in assenza totale - ripeto, totale - di un intervento nel processo legislativo, nel processo in cui le leggi si formano, in assenza totale di assemblee democraticamente elette. Sappiamo che il Commissario è d'accordo - sappiamo, sappiamo - però sappiamo che, nel nome dell'urgenza, dell'emergenza e dell'efficienza della lotta contro il crimine, stiamo spazzando via di un solo colpo qualsiasi equilibrio tra i poteri. Il funzionario del Consiglio arriva qui tranquillamente a dibattito ormai ampiamente in via di conclusione. Le cose che stiamo dicendo e decidendo, le cose che stiamo votando non servono a nulla, tant'è che la stessa Presidenza ha ritenuto di convocare questo ed altri dibattiti contemporaneamente alla riunione della commissione competente, la commissione per le libertà pubbliche, nella quale si sta votando adesso, in questo momento. Per questo, i due deputati non iscritti e gli altri tre o quattro colleghi che sono in Aula stanno perdendo il voto sul terrorismo, sul mandato di cattura europeo per questa scelta, io dico coerente con la scelta del Consiglio di non essere presente, coerente con il metodo legislativo dell'Unione europea.

 
  
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  Cederschiöld (PPE-DE). (SV) Signor Presidente, l’estensione del mandato dell’Europol non è una novità saltata fuori dopo l’11 settembre. E’ però evidente che, proprio da allora, ce n’è ancor più bisogno. E’ ovvia la necessità di scambi con i paesi terzi sulle informazioni di polizia e la lotta al crimine, come ribadito da un Parlamento addirittura unanime quando ha votato la relazione sulla lotta alla criminalità informatica.

Vi è chi teme che l’Europol riceva troppe risorse: costoro dovrebbero pensare alle conseguenze del fatto che l’Europol, chiamata a coprire una popolazione superiore a quella statunitense, ha 388 dipendenti contro i 27.000 dell’FBI. Ma non è possibile il raffronto né fra le risorse, né fra le attività: l’Europol non è operativa.

Reputiamo della massima importanza che, in occasione del trasferimento di informazioni, la protezione dei dati sia assicurata, e la privacy tutelata al massimo. I diritti umani che abbiamo sancito tanto con la Convenzione europea, quanto con la Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea, rappresentano un marchio distintivo dell’Europa del quale dobbiamo essere fieri e che siamo tenuti a preservare davvero. Ma occorre guardarsi dal rischio di una società da Grande Fratello. Ecco perché, proprio come sottolineato dall’onorevole Turco, è essenziale che il Parlamento dia il proprio contributo, con l’esercizio del controllo democratico. E’ del tutto inammissibile che questi temi siano esclusi dalla struttura dell'Unione e che questioni talmente importanti per i cittadini vengano discusse in un’Aula praticamente deserta.

La raccolta di dati statistici sulla criminalità è naturalmente benvenuta. Se l’Osservatorio europeo sulle droghe e le tossicodipendenze di Lisbona raccoglie una
una gran messe di dati sull’abuso di stupefacenti, mentre disponiamo di scarse statistiche sulla lotta alla droga, vuol dire che qualcosa non funziona. Su questo fronte, effettivamente, l’Europol ha un importante ruolo da svolgere.

Quanto alla questione se chiamare in causa Eurojust oppure no, abbiamo constatato che molti interpretano il testo come l’intenzione di stravolgere gli equilibri fra potere politico e potere giudiziario. Ovviamente non è così: ma non vorrei che vi fossero malintesi su questo punto e, pertanto, credo che la formulazione su Eurojust vada modificata.

Ringrazio infine l’onorevole Turco per aver analizzato egregiamente l’iniziativa belgo-svedese.

 
  
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  Berthu (NI).(FR) Signor Presidente, le due iniziative governative relative a Europol che esaminiamo quest'oggi, una riguardante la definizione delle missioni, l'altra le regole di trasmissione dei dati, forniscono al Parlamento europeo l'occasione per sollevare una questione reale: l'organizzazione del controllo democratico su questo organo.

Si tratta di una questione importantissima, dato che le attività di cooperazione di polizia e, nella fattispecie, la gestione dei dossier d’analisi detenuti da Europol sono strettamente legate alle libertà civili. Trattandosi di un organismo intergovernativo, oggi il controllo di Europol avviene a opera dei parlamenti nazionali, innanzi tutto, da parte dei governi riuniti in seno al Consiglio dei ministri della giustizia e affari interni oppure rappresentati al Consiglio d'amministrazione dell'organo e infine da parte di un'autorità di controllo di cui sono membri alcune personalità indipendenti.

La commissione competente della nostra Assemblea propone di sconvolgere un sistema che peraltro funziona soltanto dal 1999 e vorrebbe affidare il controllo di Europol esclusivamente alle procedure comunitarie, e dunque nella fattispecie al Parlamento europeo.

Questa proposta non ci sembra opportuna: il Parlamento europeo non è secondo noi l'istanza adeguata per garantire il controllo democratico delle attività sovrane di polizia, di cui si fanno carico i servizi nazionali e le cui conseguenze ricadono sul territorio stesso degli Stati membri. Sarebbe meglio non dar prova di preconcetti nel momento in cui Europol sta per iniziare le proprie attività ma lasciare ai Parlamenti nazionali il tempo di organizzare e perfezionare il relativo controllo, necessità di cui sono peraltro perfettamente consapevoli.

Per esempio, nel settembre scorso, il parlamento francese ha opposto una riserva d'esame parlamentare ad alcuni progetti di accordi di Europol con i paesi dell'est, poi ha sciolto la riserva avendo ottenuto garanzie sufficienti sulla sicurezza della trasmissione dei dati.

Ci pare un'iniziativa molto valida, che dimostra che sul versante nazionale si sta organizzando un controllo efficace. Per esercitarlo in maniera ancora più rigorosa, il Senato francese ha appena creato al suo interno un gruppo di lavoro specializzato incaricato di seguire le questioni relative alla cooperazione di polizia. Si tratta di un esempio da imitare, signor Presidente, e anche indubbiamente da sviluppare coordinando meglio sul piano orizzontale le attività di controllo dei parlamenti nazionali.

Perché non potrebbero creare fra di loro un'assemblea interparlamentare per controllare Europol e la cooperazione di polizia?

Anzi, perché la Conferenza intergovernativa che dovrà riunirsi nel 2004 e che, giustamente, deve affrontare il ruolo dei parlamenti nazionali nell'architettura europea non proporrebbe di sviluppare una simile cooperazione interparlamentare fino a farne un nuovo pilastro dell'Unione?

 
  
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  Vitorino, Commissione. – (PT) Signor Presidente, onorevoli deputati, la Commissione considera queste tre iniziative particolarmente importanti, specialmente considerati i tempi che stiamo vivendo. L’Unione europea sta vivendo un periodo in cui se vogliamo lottare efficacemente contro la criminalità organizzata e in particolare contro il terrorismo sono essenziali non soltanto la cooperazione fra Stati membri ma anche la cooperazione con paesi terzi e con organizzazioni internazionali

Le iniziative oggi in discussione mirano ad accelerare il calendario, ravvicinando il momento in cui gli Stati membri disporranno di una base giuridica comunitaria per istituire squadre investigative comunitarie che, se del caso, potranno includere rappresentanti di paesi terzi o di organizzazioni internazionali ed estendere il mandato dell’Europol per consentirle di agire nei confronti di una più vasta gamma di reati e darle la possibilità di trasmettere efficacemente dati personali a paesi terzi e ad altre organizzazioni. Questo è indubbiamente un aspetto importante se si vuole che la cooperazione con i paesi terzi e con le organizzazioni internazionali sia credibile e funzioni efficacemente.

La Commissione accoglie con soddisfazione l’appoggio del Parlamento europeo al progetto di decisione quadro sulle squadre investigative comuni proposte da Belgio, Spagna, Francia e Regno Unito. Speriamo che il tempo che si risparmierà consentendo agli Stati membri di organizzare queste squadre costituirà la differenza positiva nell’efficacia della lotta contro la criminalità transnazionale. La Commissione è lieta che il Parlamento abbia accolto positivamente l’estensione del mandato di Europol e la trasmissione di dati personali a paesi terzi e ad altre organizzazioni. Queste due iniziative contribuiranno a trasformare l’Europol in un’organizzazione più efficace nella lotta contro il crimine organizzato che per l’opinione pubblica dei paesi membri dell’Unione europea costituisce una preoccupazione crescente.

La relazione dell’onorevole Turco solleva la questione del controllo democratico di Europol nell’ambito delle iniziative in questione. Nello scorso mese di giugno ho già avuto l’opportunità di discutere la questione in occasione della conferenza interparlamentare che il Parlamento olandese ha convocato a L’Aia e in presenza dei rappresentanti di tutti i parlamenti nazionali degli Stati membri e con la partecipazione dell’onorevole relatore. Alla luce di quel dibattito con i rappresentanti dei parlamenti nazionali, la Commissione, come era previsto nel suo programma di lavoro di quest’anno, sta finalizzando una comunicazione sul controllo democratico di Europol in cui illustrerà alcune idee ai fini di un miglioramento. Come è noto agli onorevoli deputati a mio avviso tale controllo democratico non può né deve prescindere dal ruolo insostituibile dei parlamenti nazionali, segnatamente per quanto attiene al controllo delle loro antenne nazionali Europol ma deve permettere, oltre alla cooperazione interparlamentare dei parlamenti nazionali, anche il valore aggiunto rappresentato dall’impegno del Parlamento in questo controllo democratico per avere, in tal modo, in stretta collaborazione con il Parlamento e i parlamenti nazionali, una visione d’insieme del reale funzionamento di Europol senza perdere nessuno dei dettagli risultanti dall’azione di controllo dei parlamenti nazionali.

Riconosco, nel contempo, l’importanza del collegamento di Europol con Eurojust e il ruolo che incombe a Eurojust in merito all’azione di controllo giurisdizionale di Europol. Sono tuttavia dell’avviso che sia preferibile attendere la decisione del Consiglio che prefigurerà definitivamente Eurojust prima di anticipare soluzioni su scala europea relative al collegamento fra la componente di polizia e la componente giudiziaria.

Per quanto riguarda l’estensione del mandato di Europol, la Commissione annota e condivide le preoccupazioni espresse nella relazione sulla struttura decisionale nell’ambito del terzo pilastro dell’Unione. Effettivamente tale struttura è lenta, le priorità tendono a volte a cambiare da presidenza a presidenza, il ruolo stesso del Parlamento è scarso. Pertanto, siamo lieti che il Parlamento abbia evidenziato la necessità di far rispecchiare, al momento della definizione delle priorità nella lotta contro il crimine organizzato su scala europea, la situazione di ciascun Stato membro per quanto riguarda la criminalità organizzata. E’ quindi importante che gli Stati membri forniscano informazioni adeguate e tempestive a Europol affinché essa possa elaborare con la dovuta qualità la sua relazione annuale sulla situazione della criminalità organizzata nell’Unione europea. Per quanto attiene agli emendamenti proposti nella relazione del Parlamento, la Commissione potrebbe proporre che quella relazione annuale nella sua versione pubblica, fosse allegata alla relazione che Europol trasmette annualmente al Parlamento europeo.

Infine, per quanto concerne l’iniziativa sulla trasmissione dei dati personali, la Commissione appoggia in generale gli emendamenti proposti dal Parlamento. Condivide l’opinione che le garanzie di protezione dei dati fin d’ora fornite dall’articolo 7 dell’Atto del Consiglio del 1999 sui dati trasmessi a paesi terzi e organizzazioni internazionali, siano applicate anche alla trasmissione di dati prevista da questa iniziativa della Svezia. Poiché in questo caso, l’iniziativa svedese modifica unicamente il paragrafo 5 dell’articolo 5 del suddetto Atto del Consiglio del 1999, l’articolo 7, che è l’articolo pertinente per questa materia, resterà applicabile integralmente. Ecco perché nutro dubbi sulla reale necessità dell’emendamento proposto all’articolo 7 dell’Atto del Consiglio.

 
  
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  Presidente. – Molte grazie, signor Commissario.

La discussione congiunta è chiusa.

La votazione si svolgerà domani alle 12.00.

 
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