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Discussioni
Mercoledì 3 luglio 2002 - Strasburgo Edizione GU

7. Tempo delle interrogazioni (Consiglio)
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  Presidente. - L'ordine del giorno reca il Tempo delle interrogazioni (B5-0253/2002). Saranno prese in esame le interrogazioni rivolte al Consiglio.

E' con noi il Presidente in carica del Consiglio Haarder, la cui presenza in Aula è particolarmente significativa poiché, avendo occupato a lungo un seggio al Parlamento europeo, conosce molto bene il funzionamento dell'Emiciclo e le aspettative dei deputati.

L'interrogazione n. 6 non verrà esaminata poiché il suo autore, l'onorevole Gallagher, non è più deputato al Parlamento europeo in ragione di un incarico politico di primo piano; attualmente è infatti uno dei Ministri del governo irlandese. La sua interrogazione riceverà dunque risposta per iscritto.

 
  
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  Presidente. – Annuncio l'

interrogazione n. 1 dell'onorevole Mihail Papayannakis (H-0356/02):

Oggetto: Disegno di legge sui mass-media in Turchia

Il governo turco progetta di approvare un controverso disegno di legge sui mass-media, contrario alla costituzione del paese e agli impegni della Turchia davanti all’UE. Vari alti responsabili dell’UE, diplomatici degli Stati membri e la rappresentante della Commissione ad Ankara hanno già espresso la loro preoccupazione sul contenuto del disegno di legge in questione.

Con tale disegno di legge, viene prorogato il divieto di trasmettere programmi radiotelevisivi in lingua curda, benchè la Turchia si fosse impegnata a revocarlo a partire dalla fine del mese scorso. Viene così messo a rischio il fondamentale principio democratico della libertà di espressione e si apre la via alla creazione di un regime di monopolio incontrollato. Può pertanto il Consiglio dire se l’approvazione di tale disegno di legge è compatibile politicamente e giuridicamente con i criteri di adesione di Copenaghen e con l’unione doganale Turchia-UE? Può il Consiglio indicare se intende intervenire affinché vengano salvaguardate le regole democratiche e i diritti umani dettati dai principi del diritto internazionale?

 
  
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  Haarder, Consiglio. - (DA) Signor Presidente, grazie per il cortese benvenuto. Si può dire che Pat Gallagher è non è qui perché è diventato ministro, mentre io sono qui perché sono diventato ministro - così possono andare le cose.

Per quanto riguarda l’interrogazione, vorrei dire che la controversa legge sui mass-media, alla quale fa riferimento l’onorevole deputato, è stata adottata dal parlamento turco il 15 maggio di quest’anno. Il Consiglio ritiene che questa legge sui mass-media, se verrà attuata nella pratica, sarà un chiaro passo indietro e comporterà un ulteriore irrigidimento delle restrizioni alla libera diffusione radiotelevisiva in Turchia. Il Consiglio segnala che la Corte costituzionale turca il 13 giugno, dopo che il caso era stato deferito dal Presidente turco, Sezer, ha revocato 5 articoli della legge, e tra questi l’articolo sulla nomina dei membri e l’articolo sulle sanzioni economiche in caso di violazioni. Segnalo altresì che la Corte costituzionale sta ancora esaminando la sostanza della parte restante del testo. Il Consiglio ricorda che la Commissione europea ha reagito immediatamente a tale legge a partire dalla considerazione che da una parte essa non soddisfa il criterio politico di Copenaghen, e dall’altra è contraria al partenariato di adesione che prevede che a breve termine venga abrogata tutta la legislazione che impedisce ai cittadini turchi di utilizzare la loro lingua madre nei programmi radiotelevisivi. L’Unione europea ha sottolineato tale premessa in modo inequivocabile nei suoi incontri di dialogo con la Turchia, e più recentemente in occasione della riunione dei direttori politici del 17 maggio a Madrid immediatamente dopo l’adozione della legge da parte del parlamento turco. Il Consiglio seguirà la situazione da vicino, poiché si tratta di principi assolutamente fondamentali. Su questo punto il Consiglio e l’onorevole Papayannakis sono quindi d’accordo.

 
  
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  Papayannakis (GUE/NGL). - (EL) Ringrazio il Presidente in carica del Consiglio nonché onorevole collega, mi sia permesso dire. Mille grazie! La sua risposta è chiara e soddisfacente e non ho nulla da aggiungere. Vorrei però chiedere qualcos’altro. Desidero sapere se ci sono informazioni in merito a quando questa storia finirà in un modo o nell’altro – mi auguro comunque positivamente. In altre parole, quando arriverà la decisione finale sull’applicazione della legge?

 
  
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  Haarder, Consiglio . - (DA) Desidero ringraziare l’onorevole Papayannakis per le gentili parole. Sono lieto che siamo d’accordo su questo. Purtroppo non posso dire nulla in merito a quando il caso verrà chiuso. Non potremmo accordarci che lo teniamo tutti sotto controllo e che continueremo ad esercitare pressione. Speriamo poi che ci possa essere una soluzione il più presto possibile.

 
  
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  Presidente. – Poiché l'autore non è presente, l'interrogazione n. 2 decade.

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interrogazione n. 3 dell'onorevole Alexandros Alavanos, sostituito dall'onorevole Mihail Papayannakis (H-0365/02):

Oggetto: Annullamento delle decisioni di Nizza sull'esercito europeo

In occasione del Vertice di Nizza, i Quindici hanno deciso che solamente gli Stati membri dell’Unione europea parteciperanno alla pianificazione di operazioni della forza militare europea, indipendentemente da un ricorso eventuale a infrastrutture della NATO.

Contro quest’ultima ed unica decisione dell’Unione europea si è registrata una veemente reazione di Ankara, che ha minacciato di esercitare il suo diritto di veto nel quadro della NATO, qualora la Turchia non partecipasse a pari diritti con gli Stati membri all’adozione delle decisioni in materia. Successivamente si è avuta un’iniziativa extraistituzionale angloamericana, dalla quale è risultato il “testo di Ankara”, che si oppone alla lettera e allo spirito delle decisioni di Nizza.

Può il Consiglio dire se il “testo di Ankara”, elaborato al di fuori delle procedure dell’UE e della NATO, è vincolante per l’Unione europea? In base a quale decisione dell’UE, la sua Presidenza e l’Alto rappresentante esercitano pressioni sugli Stati membri affinché accettino il “testo di Ankara”?

 
  
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  Haarder, Consiglio. - (DA) Signor Presidente, posso comunicare quanto segue in merito alla posizione del Consiglio: in occasione dell’ultimo Consiglio dei Ministri il 14 maggio a Rejkiavik l’Unione europea e la NATO hanno ripetuto le loro promesse di sviluppare relazioni strette e trasparenti tra Unione europea e NATO e hanno affermato che erano stati fatti progressi su molti punti relativi al regime degli aiuti NATO alle operazioni condotte dall’Unione europea. Hanno anche osservato che le decisioni del Vertice NATO del 1999 a Washington e successivamente del Consiglio dei ministri e del Consiglio europeo a Nizza mettono in evidenza che ci sono alcuni punti che richiedono ulteriori discussioni. Come noto, non è stato possibile fare ulteriori progressi, perché un membro della NATO aveva espresso qualche preoccupazione. Il cosiddetto “testo di Ankara” costituisce un tentativo non vincolante di definire linee guida che, oltre a tenere conto di queste preoccupazioni, possono spianare la via perché al più presto si possa rispettare la promessa volta a creare relazioni strette e trasparenti tra Unione europea e NATO. A Barcellona il Consiglio europeo ha sottolineato quanto sia importante che al più presto possibile si realizzi un regime permanente tra Unione europea e NATO. Per questo la Presidenza, insieme all’Alto rappresentante, signor Solana, è stata invitata a stabilire i contatti adeguati ad alto livello per assicurare un risultato positivo. La Presidenza e l’Alto rappresentante fanno il possibile per trovare una soluzione accettabile per tutti i membri dell’Unione europea e della NATO, una soluzione che sia in tutto e per tutto conforme alle decisioni prese al Consiglio europeo di Nizza, e che possa consentire rapidi progressi verso l’obiettivo che tutti i Ministri dei paesi membri dell’Unione europea e della NATO hanno confermato a Rejkiavik.

Infine il Consiglio europeo del 21 e 22 giugno di quest’anno a Siviglia ha espresso soddisfazione per i progressi realizzati dalla Presidenza spagnola in merito all’attuazione delle disposizioni di Nizza sul coinvolgimento degli alleati europei che non sono membri dell’Unione, e a Siviglia è stato dato mandato alla successiva Presidenza, quella danese, di proseguire tale cooperazione con il Segretario generale, ossia l’Altro rappresentante.

 
  
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  Papayannakis (GUE/NGL). - (EL) Signor Presidente in carica del Consiglio, le sue parole sono molto chiare. Vorrei semplicemente pregarla di fornirci, se possibile, ulteriori dettagli in merito al seguito che verrà dato alle decisioni di Siviglia. Se ho capito bene, a Siviglia la Presidenza spagnola ha ricevuto elogi per quanto fatto e si è quindi deciso di proseguire gli sforzi volti a trovare una soluzione. Ritengo siano anche state discusse delle integrazioni al testo in questione, che non è vincolante, ma ha una rilevanza politica. Ci sono altre informazioni dopo Siviglia? Sappiamo come si sta provvedendo a migliorare il testo e che probabilità di successo ci sono?

 
  
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  Haarder, Consiglio. - (DA) Signor Presidente, devo dire all’onorevole Papayannakis, che in realtà non posso rispondere all’interrogazione presentata e nemmeno alle sue domande supplementari; il fatto è che la Danimarca, in ragione della deroga al trattato nel settore della difesa, non ha la responsabilità della Presidenza dell’Unione nei casi in cui si tratti di elaborare e attuare decisioni e azioni che hanno un impatto sul settore della difesa. In questi casi è la Grecia che assume la responsabilità della Presidenza e per questo raccomando che eventuali domande supplementari vengano formulate per iscritto e verrà poi data loro risposta sulla base di istruzioni precise del mio collega greco.

 
  
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  Presidente. – Considerata la singolarità del caso, do la parola all'onorevole Papayannakis per una mozione di procedura.

 
  
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  Papayannakis (GUE/NGL). - (EL) Signor Presidente, sinceramente non volevo fare alcuna allusione all’opt-out della Danimarca, ma la risposta del Presidente del Consiglio implica che a un certo punto, siccome l’opt-out riguarda la politica estera comune e l’euro, si dovrebbe invitare al nostro Tempo delle interrogazioni rivolte al Consiglio anche il rappresentante greco. Pongo a lei la domanda, signor Presidente, in modo che eventualmente la giri alla Presidenza.

Non bastano le interrogazioni scritte, come raccomandava il Ministro Haarder. Vanno bene, ma le interrogazioni orali hanno anche un altro pregio, in quanto comportano anche una domanda supplementare e la successiva replica. Dovremmo forse riparlarne?

 
  
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  Presidente. – In veste di presidente di seduta, prendo nota del problema, la parola spetta però al Presidente Haarder.

 
  
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  Haarder, Consiglio. - (DA) Signor Presidente, vorrei rassicurare l’onorevole Papayannakis in merito al fatto che la Danimarca ha la responsabilità della Presidenza della commissione per gli affari interni nonostante certi temi di sua competenza siano oggetto della riserva danese e che inoltre abbiamo la responsabilità della presidenza del Consiglio ECOFIN, ma quando si tratta di questioni relative a decisioni e azioni che hanno un impatto sul settore della difesa, conformemente alla decisione che i danesi hanno preso ormai molti anni fa, abbiamo deciso che sia la Presidenza greca ad assicurare la Presidenza del Consiglio su questo punto. Vorrei aggiungere che il governo danese, al pari della maggioranza del parlamento danese, desidera eliminare queste riserve, non appena sarà possibile, ma fino a quando non saranno eliminate con un referendum, le rispetteremo. E’ una decisione democratica che rispettiamo e sono lieto che l’onorevole Papayannakis abbia bisogno di questa garanzia, e siamo molto lieti che il governo greco sia così collaborativo e che la cooperazione si sia svolta così bene nell’ambito della compilazione del programma della Presidenza danese, nel quale la Grecia ha scritto il capitolo relativo alla difesa.

 
  
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  Presidente. – Annuncio l'

interrogazione n. 4 dell'onorevole Olivier Dupuis (H-0371/02):

Oggetto: Georgia

Al termine del IV incontro che ha avuto luogo a Tbilisi il 29 e 30 aprile 2002, la commissione parlamentare per la cooperazione UE-Georgia ha adottato un documento finale in cui, in particolare (punto 14), esorta le autorità georgiane e comunitarie ad applicare al più presto possibile l’accordo di partenariato e di cooperazione, al fine di creare la base per l’avvio di negoziati in vista di un accordo di associazione.

Può il Consiglio illustrare in modo esaustivo i punti dell’accordo di cooperazione che non sono ancora stati applicati e le ragioni di tale mancata applicazione, così come la strategia e l’agenda da esso elaborate affinché l’intero accordo possa essere attuato al più presto?

Inoltre, non ritiene il Consiglio che, in un contesto regionale estremamente difficile come è quello della Georgia, l’accordo di partenariato e di cooperazione o anche un eventuale accordo di associazione non costituiscano una risposta adeguata dell’Unione tale da permettere a detto paese di far fronte alle sfide con le quali si confronta? Non ritiene esso che converrebbe non eludere più la domanda di adesione della Georgia all’Unione europea, includendo senza ulteriore indugio questo paese tra quelli candidati, fermo restando che la sua adesione dipenderà dalla sua capacità di integrare l’“acquis” comunitario?

 
  
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  Haarder, Consiglio. - (DA) Signor Presidente, l’accordo di partenariato e di cooperazione tra Unione europea e Georgia è entrato in vigore il 1° luglio 1999; doveva inizialmente durare 10 anni, dopodiché doveva essere automaticamente prorogato ogni anno. La stessa condizione si trova in tutti gli accordi di partenariato e di cooperazione conclusi dall’Unione europea. E’ stato perciò sempre chiaro che l’accordo di partenariato e di cooperazione con la Georgia costituiva un impegno a lungo termine per entrambe le parti.

Se si considera l’obiettivo dell’accordo di partenariato e di cooperazione, emerge chiaramente che ha creato una solida base in vista di relazioni più strette tra l’Unione europea e la Georgia. Ha creato un quadro per il dialogo politico che ha contribuito allo sviluppo delle nostre relazioni; ha anche contribuito a promuovere le relazioni economiche tra le parti - d’altro canto è chiaro che la strada è ancora molto lunga, soprattutto per quanto riguarda il sostegno agli sforzi della Georgia per consolidare la propria democrazia e sviluppare la propria economia. C’è anche molto da fare nell’ambito della cooperazione legislativa, amministrativa, economica, sociale, finanziaria, tecnologica e culturale.

Come già detto, è emerso chiaramente che la nostra cooperazione nell’ambito dell’accordo di partenariato e di cooperazione richiederà un po’ di tempo. La Georgia ha inoltre dovuto combattere con alcuni problemi del tutto particolari. Dal 1991 1 milione di persone ha lasciato la Georgia, il prodotto nazionale lordo pro capite si è ridotto del 70 percento, e attualmente il 60 percento della popolazione vive al di sotto della soglia della povertà. Due confitti interni irrisolti hanno fatto sì che all’interno dei confini del paese si trovano ora quasi 300.000 sfollati. La Georgia si trova in una situazione di sicurezza regionale molto complessa; la lotta alla corruzione si scontra con una forte opposizione da varie parti - è una situazione veramente tragica. Sosteniamo le speranze della Georgia di venire maggiormente integrata nei modelli e nelle strutture europei. L’Unione europea ha erogato 350 milioni di euro sotto forma di aiuti dall’indipendenza nel 1991, ma secondo il parere del Consiglio, non sarebbe responsabile pensare ad ulteriori passi a livello di accordi nella fase attuale. Siamo convinti che dobbiamo concentrarci sulla piena attuazione dell’accordo di partenariato e di cooperazione. Questo emerge anche da una recente lettera del Presidente Shevardnadze a Xavier Solana, nella quale egli parla della necessità di ulteriori progressi nell’attuazione di tale accordo. Questo dipende naturalmente dalle riforme politiche, sociali ed economiche e dalla soluzione di due conflitti interni per i quali la Georgia deve assumersi piena responsabilità. A tale riguardo il Consiglio sottolinea che i due conflitti interni in Georgia e il conflitto tra gli altri paesi del Caucaso del sud fanno sì che le condizioni nella regione siano lungi dall’essere stabili. L’insufficiente stabilità determina problemi di terrorismo, povertà, corruzione, istituzioni politiche deboli, commercio illegale, emigrazione e rischio di scontri etnici. La soluzione dei conflitti deve quindi essere la prima priorità. Essa richiede buona volontà e impegno da parte di tutti i paesi del Caucaso del sud nonché della società internazionale.

Lavoriamo con la Georgia con riunioni frequenti nell’ambito del nostro consiglio di cooperazione e della nostra commissione di cooperazione. Ci sono tuttavia ancora misure che la Georgia deve adottare per diventare autosufficiente. Un’insufficiente attuazione della legislazione esistente ostacola il progresso e limita gli effetti degli aiuti comunitari. L’impegno preso dalla Georgia nell’ottobre 2000 in vista dell’adozione di un programma nazionale per l’attuazione dell’accordo di partenariato e di cooperazione non è ancora stato rispettato. Aspettiamo con impazienza passi avanti nel settore. Per concludere, desidero ringraziare l’onorevole Dupuis per il grande impegno in materia - spero che la mia risposta abbia illustrato che il Consiglio segue la situazione con grande attenzione e che condividiamo il rincrescimento dell’onorevole Dupuis per la situazione. Riteniamo di fare quanto in nostro potere; dobbiamo chiedere anche alla Georgia di impegnarsi.

 
  
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  Dupuis (NI). - (FR) Signor Presidente in carica del Consiglio, sono completamente d'accordo sulla sua constatazione della tragicità della situazione in Georgia. Concordo pienamente con le sue parole e con quanto ha detto stamattina il Presidente Rasmussen sull'importanza del processo di allargamento per superare la divisione che ha segnato il continente europeo fino ad oggi. Conosciamo inoltre l'importanza della prospettiva dell'adesione per tutti i paesi dell'Europa centrale nella ricerca di una soluzione agli enormi problemi che si sono trovati e si trovano tuttora ad affrontare.

Proponiamo l'idea di offrire alla Georgia quanto è stato offerto ai paesi dell'Europa centrale e orientale, ovvero una prospettiva di adesione. Una prospettiva di adesione non equivale a un'adesione a breve termine, ma è la garanzia per la Georgia di essere inserita in un contesto che le permetta di risolvere i propri problemi. Oggi sappiamo che la situazione è ben diversa, siamo a conoscenza delle pressioni esercitate dalla Russia e del ruolo di questo paese nei conflitti interni di cui lei ha parlato.

La mia domanda è quindi la seguente: in veste di Presidente in carica dell'Unione, sarebbe d'accordo a proporre al Consiglio di vagliare la possibilità di includere la Georgia nell'elenco dei paesi candidati?

 
  
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  Haarder, Consiglio. - (DA) Signor Presidente, mi vedo costretto a dire al mio buon amico ed ex collega, onorevole Dupuis, che purtroppo è irrealistico inserire la Georgia nell’elenco dei possibili candidati. Credo che noi all’interno dell’Unione europea dobbiamo pensare ad alternative all’adesione per i paesi vicini a lontani ad est e a sud. Per certi paesi europei, la soluzione ovvia è l’adesione, per altri è del tutto irrealistica. Dobbiamo essere realistici per quanto riguarda le speranze che suscitiamo presso i dirigenti dei paesi con i quali cooperiamo. Non credo che sarebbe prudente, in ogni caso non nella fase attuale, suscitare la benché minima speranza di adesione né presso Shevardnadze né presso altri dirigenti in Georgia.

 
  
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  Posselt (PPE-DE).(DE) Anch'io desidero porgere il benvenuto al collega Haarder oggi presente in Aula nelle vesti di Presidente del Consiglio. La mia interrogazione riguarda a propria volta la Georgia. Lei ha giustamente richiamato l'attenzione sul fatto che la sicurezza della Georgia dipende dalla sicurezza nel Caucaso, e pertanto vorrei chiederle quali sforzi intende intraprendere il Consiglio per migliorare la situazione del Caucaso sotto il profilo della sicurezza risolvendo al contempo il problema della Cecenia in modo da stabilizzare anche la situazione della Georgia. Perché fino a quando la Cecenia è una regione destabilizzata, e fino a quando vi dominano la mancanza di libertà e la guerra, neppure la Georgia può avere una situazione stabile.

 
  
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  Presidente. – Sono paesi limitrofi, onorevole Posselt. Non so fino a che punto si tratti di una domanda complementare alla questione della Georgia, il Presidente in carica del Consiglio può però rispondere.

 
  
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  Haarder, Consiglio. (DA) Signor Presidente, posso rispondere solo brevemente all’onorevole Posselt che è in corso un dialogo con il governo russo in merito al problema della Cecenia. Non dobbiamo sottovalutare il problema e non lo facciamo. La discussione del problema è parte integrante del dialogo con la Russia, e non intendo minimamente contestare che ci possa essere un nesso tra il problema della Cecenia e i problemi in Georgia. Do quindi in un certo qual modo ragione all’onorevole Posselt, dico semplicemente che è in corso un dialogo in merito a questa problematica, non è stata dimenticata, ed emergerà anche da successive interrogazioni, se faremo in tempo a trattarle.

 
  
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  Evans, Robert (PSE).(EN) Anch'io vorrei porgere il benvenuto al Presidente in carica del Consiglio Haarder che si presenta nel suo nuovo ruolo. Ho deciso di intervenire dopo avergli sentito dire che non intendeva suscitare speranze in alcuni paesi quali la Georgia, alla quale l'onorevole Dupuis ha fatto riferimento.

So per esperienza personale che in Romania, che è all'undicesimo o al dodicesimo posto nell'elenco dei paesi in attesa di aderire all'Unione europea, l'elemento di coesione nazionale, la luce alla fine del tunnel, è la speranza di poter entrare a far parte dell'Unione europea, diventando membro di un club prospero a fianco dei ricchi paesi limitrofi. Dicendo ad altri paesi – siano essi la Georgia o qualcuna delle ex repubbliche jugoslave – che non intendiamo suscitare speranze per quanto li riguarda, non si corre il rischio di provocare al loro interno tensioni, conflitti o manifestazioni di violenza e di favorire le migrazioni verso l'Occidente? Signor Presidente in carica, potrebbe chiarire questa posizione?

 
  
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  Haarder, Consiglio. - (DA) Signor Presidente, capisco benissimo questo ragionamento, ma la questione è se è un buon consiglio da dare alla Georgia, se è una buona soluzione agli attuali problemi accendere questa luce alla fine del tunnel. Il tunnel può infatti essere talmente lungo - e in questo caso è lungo - che la speranza diventa troppo piccola, e forse la speranza rischierebbe addirittura di distrarre l’attenzione dai requisiti più urgenti e attuali che la Georgia non soddisfa, tra questi certi accordi che abbiamo con la Georgia. Non credo che sia un valido consiglio esortare la Georgia a lavorare in vista dell’adesione. Il consiglio deve essere molto più concreto: rispettate gli accordi esistenti, risolvete i problemi evidenti. Ma per quanto mi è dato di sapere la Georgia si trova in Europa, e naturalmente c’è la possibilità teorica che la Georgia prima o poi possa aderire, non lo si può certo escludere; ma non è un elemento che deve svolgere alcun ruolo nella triste situazione attuale.

 
  
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  Presidente. – Annuncio l'

interrogazione n. 5 dell'onorevole Liam Hyland (H-0379/02):

Oggetto: OMC e importazioni dai paesi più poveri del mondo

L’UE ha recentemente deciso di concedere alle importazioni dai 48 paesi più poveri, compresi prodotti agricoli, accessi in franchigia illimitati sui mercati UE. Si tratta di un provvedimento che non ha precedenti al mondo; si spera che altri paesi sviluppati seguano l’esempio dell’UE. Può il Consiglio rendere una dichiarazione riguardo a questa decisione e comunicare se altri paesi sviluppati intendono seguire l’esempio dell’UE?

 
  
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  Haarder, Consiglio. - (DA) Signor Presidente, l’Unione europea ha ospitato la conferenza delle Nazioni Uniti sui paesi meno sviluppati nel maggio 2001 a Bruxelles. Alla conferenza sono stati adottati una dichiarazione e un programma d’azione, nei quali è stato confermato che l’intenzione è quella di migliorare l’accesso preferenziale dei paesi meno sviluppati ai mercati, visto che si opera in vista dell’obiettivo di concedere a tutti i prodotti provenienti dai paesi meno sviluppati l’accesso in franchigia doganale e fuori quota ai mercati dei paesi sviluppati. Il Consiglio “affari generali” ha adottato il 26 febbraio dello scorso anno l’iniziativa "Everything but Arms", e l’Unione europea durante i preparativi della riunione dei Ministri dell’OMC a Doha nel novembre dello scorso anno ha invitato altri paesi sviluppati a realizzare iniziative analoghe e rispettare così l’impegno multinazionale teso a dare ai prodotti dei paesi meno sviluppati un accesso in franchigia doganale, l’impegno contenuto nel piano d’azione dell’OMC adottato a Singapore nel 1996. Anche il Segretario generale delle Nazioni Unite, Kofi Annan, ha insistentemente chiesto loro di farlo. Per ora nessuna delle iniziative realizzate dai paesi grandi può in alcun modo essere paragonata all’iniziativa "Everything but Arms". L’iniziativa della Nuova Zelanda è quella che più si avvicina all’esempio dell’Unione europea. Anche Canada, Giappone e Stati Uniti hanno fatto progressi ma sono ancora in ritardo rispetto all’iniziativa avviata dall’Unione.

Una ricerca recentemente svolta dall’UNCTAD analizza l’impatto della proposta. La ricerca giunge alla conclusione che tutti i paesi meno sviluppati trarranno beneficio dalla proposta. I vantaggi sarebbero tuttavia molto più grandi se gli altri partecipanti alle riunioni quadrilaterali, Canada, Giappone e Stati Uniti, seguissero l’esempio dell’Unione europea. Attualmente metà delle esportazioni di questi paesi è soggetta a dazio in Canada, Giappone e Stati Uniti. Il G8 di alcuni giorni fa ad Alberta in Canada ha offerto una nuova possibilità di discutere di queste questioni. Durante la riunione ci si è in particolare concentrati sull’Africa, dove si trova la maggior parte di questi paesi poveri. Le cose sono dunque in evoluzione e l’Unione europea può essere orgogliosa di aver preso l’iniziativa più energica a livello mondiale in questo settore.

 
  
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  Hyland (UEN).(EN) Signor Presidente, anch'io vorrei porgere il benvenuto al Presidente in carica del Consiglio e ringraziarlo per la risposta estremamente approfondita e completa da lui fornita. La decisione di consentire ai paesi più poveri di accedere ai mercati dell'Unione europea è una manifestazione concreta del desiderio di contribuire al loro sviluppo economico nel lungo periodo. E' l'unico modo di procedere credibile e sostenibile. Il Consiglio sa in che misura alcuni di tali paesi hanno potuto avvalersi di detta possibilità per quanto riguarda l'Unione europea? Il Presidente in carica potrebbe anche esprimersi in merito alle difficoltà a soddisfare i requisiti necessari per esportare verso l'Unione europea che tali paesi stanno incontrando?

 
  
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  Haarder, Consiglio. - (DA) Signor Presidente, l’onorevole che ha presentato l’interrogazione ha ragione sul fatto che è importate dare questo aiuto; ma per quanto riguarda la parte più dettagliata dell’interrogazione, è la Commissione a dover rispondere. Invito quindi a rivolgere l’interrogazione alla Commissione.

 
  
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  Presidente. – Annuncio l'

interrogazione n. 7 dell'onorevole Dirk Sterckx (H-0384/02):

Oggetto: Inadeguatezza del "Regolamento delle fragole" in caso di grave ostacolo alla libera circolazione delle merci

Dal novembre 2001 il trasporto merci per ferrovia tra il tunnel della Manica è gravemente ostacolato. La Commissione ha adottato tutte le misure applicabili sulla base del “regolamento delle fragole”(1). Se si osserva la situazione attuale si deve constatare che le competenze di cui dispone la Commissione in forza di tale regolamento sono insufficienti. La libera circolazione delle merci attraverso il tunnel della Manica a tutt’oggi continua ad essere gravemente perturbata. Per quale motivo il Consiglio respinge la proposta della Commissione di ampliare e migliorare il campo di applicazione di tale regolamento e quali misure hanno adottato gli Stati membri per dare attuazione pratica alla risoluzione del Consiglio “Mercato interno” del 27 settembre 2001?

 
  
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  Haarder, Consiglio. - (DA) Signor Presidente, posso informare che negli Stati membri nordici è ancora tempo di fragole. Nelle conclusioni del 27 settembre 2001, alle quali ha fatto riferimento l’onorevole Sterckx, il Consiglio prende atto della relazione della Commissione sull’applicazione del regolamento sulla libera circolazione delle merci - il cosiddetto "regolamento delle fragole". La relazione della Commissione conteneva tra le altre cose alcune proposte per eventuali modifiche del regolamento al fine di ampliarne il campo di applicazione e accelerare le procedure. La relazione non era tuttavia una proposta formale della Commissione, in merito alla quale il Consiglio dovesse prendere posizione. Il Consiglio e il Parlamento sono stati semplicemente invitati a prendere atto della relazione. Ciò nondimeno il Consiglio ha deciso di reagire alla relazione della Commissione adottando le conclusioni formali alla riunione "mercato interno" il giorno in questione. Il Consiglio ha deciso che gli Stati membri e la Commissione in stretta cooperazione dovessero applicare il regolamento in modo più dinamico, al fine di tenere conto della tutela dei diritti civili fondamentali, tra cui il diritto o la libertà di sciopero. Anche se le esperienze legate all’applicazione del regolamento erano ancora limitate, il Consiglio ha accolto con soddisfazione alcune delle iniziative della Commissione il cui obiettivo è quello di facilitare l’applicazione pratica, per esempio un manuale sulle procedure che debbono essere seguite in caso di ostacolo alla libera circolazione delle merci. Il Consiglio è ancora assolutamente a favore della tutela della libera circolazione delle merci tra gli Stati membri. E’ un elemento fondamentale del mercato interno. La risoluzione del Consiglio del 7 dicembre, adottata contestualmente al regolamento, unitamente alle conclusioni del 27 settembre 2001 sono entrambe espressione di ciò.

Per quanto riguarda l’interrogazione dell’onorevole Sterckx sulle misure che gli Stati membri hanno adottato per dare attuazione pratica alle conclusioni del Consiglio del 27 settembre, occorre dire che non è compito del Consiglio controllare quali misure adottano gli Stati membri in questo settore. Il Consiglio non riceve nemmeno informazioni dagli Stati membri su tali misure, e per questo non posso purtroppo rispondere a questa parte della domanda, e me ne scuso.

 
  
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  Sterckx (ELDR).(NL) Signor Presidente del Consiglio, per me è ovviamente un motivo di particolare piacere potermi rivolgere a lei nelle sue attuali funzioni.

Questo tema riguarda un ostacolo alla libera circolazione dei beni nel tunnel della Manica, che dal novembre scorso lavora solo al 40 per cento delle sue capacità. Tale ostacolo crea gravi difficoltà a numerose imprese e costituisce un grosso problema anche per i trasporti ferroviari in generale, che pure sono una modalità di trasporto più rispettosa dell’ambiente.Vorrei dunque invitare il Presidente del Consiglio ad adoperarsi durante le sedute del Consiglio affinché la Presidenza intervenga presso gli Stati membri per convincerli a fare tutto il possibile onde garantire la libera circolazione delle merci.

Desidero inoltre sapere dal Presidente del Consiglio cosa pensi di fare al riguardo, stante l’ufficio che ricopre. Al momento attuale, la direttiva sulle fragole si è rivelata inefficace e credo che dovremmo renderla più severa. Ad una mia richiesta, il Commissario Bolkestein ha risposto dicendo che il Consiglio non intende seguire questa strada. Il Commissario ha forse in mente la cosa sbagliata? La mia domanda è dunque la seguente: come può intervenire lei in concreto per assicurare la libera circolazione anche nel tunnel della Manica? Si tratta di una questione che viene continuamente accantonata.

 
  
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  Haarder, Consiglio. - (DA) Mi accerterò di essere nel giusto quando affermo che è la Commissione che deve assicurare il rispetto di tali regole. Non intendo inoltre banalizzare assolutamente il problema citato dall’onorevole Sterckx. Ci si può facilmente immaginare a quali perdite economiche può condurre, e le persone in questione non riescono a capirlo, visto che ci sono regole comunitarie che dovrebbero garantire le loro vendite. Quindi non intendo banalizzare la cosa e desidero portarla avanti al Consiglio, ma deve essere la Commissione a svolgere l’ispezione.

 
  
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  Presidente. – Annuncio l'

interrogazione n. 8 della onorevole Marit Paulsen (H-0389/02):

Oggetto: Pesca industriale e divieto di utilizzo di proteine animali trasformate

L’impatto della pesca industriale sull’ambiente e sulla biodiversità è noto a tutti. Come risaputo, tale tipo di pesca è finalizzato all’ottenimento di farina di pesce a elevato tenore proteico da destinare alla produzione animale e all’allevamento di pesce più pregiato.

Nell’UE l’utilizzo nei mangimi di proteine animali trasformate è vietato ai sensi della decisione del Consiglio (2000/766/CE(2)) del 4 dicembre 2000. Ha tale proibizione avuto ripercussioni negative sulla produzione animale europea? In caso negativo, è la Presidenza del Consiglio disposta a dedurne che tale pesca industriale non è necessaria quale fonte proteica per gli animali d’allevamento?

 
  
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  Haarder, Consiglio. - (DA) Signor Presidente, nel 1992 è stata presentata una relazione sulla pesca industriale nel Mare del Nord, nello Skagerak e nel Kattegat - il mare attorno alla Danimarca. Il Consiglio da allora in molte occasioni ha discusso dell’impatto della pesca industriale sull’ambiente, ma il Consiglio non ha mai adottato una posizione comune in materia. La Commissione il 28 maggio di quest’anno ha presentato una comunicazione sulla riforma della politica comune della pesca. Nella comunicazione la Commissione propone che la pesca finalizzata all’ottenimento di farina di pesce deve riguardare il pesce per il quale non c’è un mercato di consumo commerciale, e che questo tipo di pesca deve continuare ad essere attentamente sorvegliata. Il Consiglio non ha ancora discusso questa comunicazione della Commissione. La decisione del Consiglio n. 2000/766/CE si applica unicamente ai mangimi a base di farina di pesce destinati ai ruminanti, e solo se il mangime è conforme alle disposizioni contenute nella decisione della Commissione. Questo è quanto posso rispondere, e ammetto che non è particolarmente soddisfacente, ma il Consiglio non ha ancora discusso della comunicazione della Commissione. Infine vorrei sottolineare che capisco perfettamente che l’interrogante presenti questa interrogazione. Ma nella fase attuale non posso dire di più.

 
  
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  Presidente. – Per riformulare la domanda? D'accordo. Ringraziamo la onorevole Paulsen per aver preso questa decisione.

 
  
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  Presidente. – Annuncio l'

interrogazione n. 9 della onorevole Cecilia Malmström (H-0396/02):

Oggetto: Provvedimenti contro il governo cubano e sostegno ai movimenti democratici

La leader per il Movimento Biblioteche libere di Cuba, Gisela Delgado Sablón, è stata insignita del premio Lars Leijonborg destinato a coloro che lottano per la democrazia. Il partito dell'interrogante conferisce il premio a coloro che negli Stati dittatoriali compiono pregevoli sforzi a favore della democrazia e dei diritti umani. La sig.ra Delgado Sablón è stata invitata a Stoccolma per ricevere il premio e la sottoscritta l'ha invitata a partecipare a un seminario sulla situazione in Cuba nei locali del Parlamento europeo.

Purtroppo il governo cubano si rifiuta di rilasciare alla sig.ra Delgado Sablón il visto di uscita da Cuba. Da tempo il regime comunista di questo paese perseguita sistematicamente i fautori della democrazia e questo non è che un esempio fra tanti altri. Sarebbe stato quanto mai prezioso per il movimento democratico vedere la sig.ra Delgado Sablón in visita a Stoccolma e a Bruxelles per riferire sulla situazione nel suo paese. Ciò premesso:

Quali provvedimenti ventila il Consiglio per indurre il governo cubano a cessare di perseguitare i fautori della democrazia e nel contempo per sostenere coloro che si impegnano per promuovere la democrazia e i diritti umani in Cuba?

 
  
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  Haarder, Consiglio. - (DA) Signor Presidente, il Consiglio è perfettamente consapevole della situazione in materia di diritti umani e di libertà fondamentali a Cuba nonché della necessità di introdurre un sistema basato sulle libertà e altri diritti. Un sistema di questo tipo è sancito dalla costituzione cubana, ma non è stato realizzato nella pratica. Questa è la ragione principale per cui oggi Cuba è l’unico paese in America latina con il quale l’Unione europea non ha concluso un accordo di cooperazione. Dal 1996 le relazioni dell’Unione con Cuba sono definite dalla posizione comune dell’Unione europea su Cuba.

Come indicato nella posizione comune, l’obiettivo delle relazioni con Cuba è quello di promuovere la transizione ad una democrazia pluralistica e il rispetto per i diritti umani e le libertà unitamente ad una ripresa economica sostenibile e un miglioramento del tenore di vita della popolazione cubana. Riteniamo che un dialogo orientato ai risultati e gli aiuti umanitari siano i mezzi migliori per raggiungere tale obiettivo. Il dialogo con Cuba, che era stato interrotto dalle autorità cubane nell’aprile del 2000, è stato ufficialmente ripreso il 1° e 2 dicembre dello scorso anno, quando la troika dell’Unione composta da alti funzionari si è recata all’Avana. La troika si è incontrata con la delegazione cubana, guidata dal Ministro degli esteri Felipe Perez Roque. La troika dell’Unione europea ha inoltre incontrato la delegazione cubana a livello di esperti, quando la commissione per i diritti dell’uomo delle Nazioni Unite si è riunita nell’aprile di quest’anno.

Il Consiglio “affari generali” in occasione della riunione del 17 giugno di quest’anno a Lussemburgo ha approvato l’11° valutazione della posizione comune dell’Unione europea su Cuba. Il Consiglio ha nuovamente confermato che questi obiettivi sono ancora validi. Il Consiglio ha stimato che fosse importante proseguire il dialogo con Cuba, affinché sia possibile raggiungere risultati concreti e ha fatto anche capire che si aspetta chiari segnali da parte del governo cubano in vista della realizzazione degli obiettivi contenuti nella posizione comune.

Il 20 maggio di quest’anno, quando è stato presentato il progetto Varela all’assemblea nazionale cubana, la Presidenza ha presentato una dichiarazione a nome dell’Unione europea, nella quale si accoglieva con favore l’iniziativa Varela. Riteniamo che il progetto Varela sia un’iniziativa importante che, con un forte sostegno nella società civile cubana, può spianare la strada ai cambiamenti di cui ha bisogno il paese e che la società cubana richiede. L’obiettivo dell’iniziativa, che trova la sua base giuridica nella costituzione cubana, è quello di introdurre un sistema di libertà e altri diritti, che sono sanciti dalla costituzione stessa, ma che non sono stati realizzati nella pratica. Nella dichiarazione l’Unione europea esprime la speranza che l’Assemblea nazionale prenda in considerazione l’iniziativa e che il progetto Varela sia il segnale di partenza di un dibattito che può favorire una transizione pacifica ad una democrazia pluralistica e ad una società cubana in pace con se stessa.

In occasione della riunione del 17 giugno a Lussemburgo, il Consiglio ha preso atto della 11^ valutazione della posizione comune dell’Unione europea su Cuba. E’ stato confermato che la posizione comune continua a costituire la base della politica dell’Unione nei confronti di Cuba, ed è stato osservato che tale politica è ancora valida. Il Consiglio ha constatato certi segni positivi, come una maggiore libertà di religione, meno prigionieri politici, nessuna esecuzione capitale negli ultimi due anni e mezzo e la ratifica di molti strumenti delle Nazioni Unite in materia di diritti umani. Ha osservato che negli ultimi tempi ci sono segni che indicano una maggiore apertura delle autorità cubane. Lo si è considerato un inizio e ci si aspetta che il governo cubano intraprenda passi positivi che potrebbero condurre a riforme concrete in vista di un sistema politico basato su valori democratici. Il Consiglio segue a tal riguardo con interesse l’evoluzione del progetto citato, che ha la sua base giuridica nella costituzione, ed esorta il governo cubano a considerarlo come un’iniziativa legittima, poiché rappresenta un impegno significativo per introdurre queste riforme. La conclusione è quindi che il Consiglio si occupa in modo molto approfondito di Cuba, segue l’evoluzione a Cuba, impone condizioni a Cuba e continua a farlo, ma allo stesso tempo prende atto dei modesti progressi che nonostante tutto sono stati compiuti, e che il Consiglio spera di poter accrescere nei prossimi tempi.

 
  
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  Malmström (ELDR). (SV) Benvenuto, signor Presidente in carica del Consiglio. Sono lieta di vederla qui. La ringrazio sentitamente per la sua risposta e tengo a ricordare che, da quando ho formulato la mia interrogazione, molto è accaduto. Domani il gruppo liberale organizzerà un seminario sulla democratizzazione a Cuba. Avevamo invitato a questo incontro quattro cittadini cubani, che però si sono visti negare il visto d’uscita dalle autorità del loro paese. Un quarto d’ora fa ho ricevuto via fax un messaggio dell’ambasciatore cubano, in cui egli afferma che quel seminario costituisce un insulto al popolo cubano. Come lei sa, il regime cubano ha apportato una modifica costituzionale che introduce nella Costituzione il socialismo perpetuo. Quanto sta accadendo a Cuba rappresenta naturalmente, agli occhi del regime comunista, un’inaudita provocazione.

Mi domando se la Presidenza danese abbia in animo ulteriori pressioni, ora che le iniziative per la democratizzazione paiono moltiplicarsi. I cauti progressi cui abbiamo assistito non paiono condurre a nulla. L’UE ha al riguardo un ruolo enorme, mentre l’opposizione cubana ha un bisogno disperato di noi.

 
  
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  Haarder, Consiglio. - (DA) Signor Presidente, mi sono reso conto benissimo che era una domanda. La domanda riguardava la mia opinione sull’iniziativa del gruppo dei liberali, e quello che ho da dire in merito al fatto che non è possibile ottenere il visto per uscire da Cuba per partecipare al seminario in questione. La mia risposta è che sembra essere un’iniziativa interessante e positiva. Quello che ne è disceso dimostra purtroppo che la strada che dovrebbe portare al rispetto dei diritti umani fondamentali a Cuba è ancora molto lunga. Questo non ci deve portare a rinunciare, e sono soddisfatto delle informazioni che ci sono state fornite dalla onorevole Cecilia Malmström. Sono ricche di insegnamenti e dobbiamo naturalmente tenerne conto.

 
  
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  Korakas (GUE/NGL). - (EL) Signor Presidente in carica del Consiglio, non trova forse che sia quanto meno ipocrita questo interesse per la democrazia e i diritti dell’uomo in un paese che, malgrado il lungo e disumano embargo imposto dagli USA assieme ad una guerra spietata, riesce ad avere il più alto tenore di vita e livello d’istruzione dell’America centromeridionale? Non crede forse che dovremmo rispettare la volontà della stragrande maggioranza del popolo cubano di difendere il proprio sistema socialista? Non crede forse che all’amministrazione americana andrebbe rivolta un’immediata richiesta di sospendere il criminoso embargo e il terrorismo contro Cuba e contro i leader del popolo cubano? In verità, signor Presidente, che cosa intende fare per la liberazione dei cinque cubani che si battono contro il terrorismo e che sono detenuti negli USA proprio perché hanno denunciato il terrorismo attuato dall’amministrazione americana contro Cuba e i suoi leader?

 
  
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  Haarder, Consiglio. - (DA) Desidero dire all’onorevole Korakas, che spero che le conquiste socialiste non necessariamente siano legate all’assenza di democrazia e di diritti umani, alle insufficienti possibilità di recarsi in altri paesi e partecipare a dibattiti. A mio avviso non sarebbe sensato avere una definizione simile delle conquiste socialiste. Si può dire quello che si vuole del boicottaggio americano e non intendo andare a spulciare in tutta la storia, ma non ci sono dubbi che ci sarebbero potute essere libere elezioni a Cuba, che si sarebbero potuti fare progressi molto più consistenti in materia di diritti umani, e in tal caso, coloro che desiderano la revoca del boicottaggio disporrebbero di argomentazioni molto più forti.

 
  
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  Presidente. – Annuncio l'

interrogazione n. 10 dell'onorevole Lennart Sacrédeus (H-0399/02):

Oggetto: Sessione speciale dell'ONU sull'infanzia

Nella risoluzione approvata dal Parlamento europeo l'11 aprile 2002 prima della sessione speciale dell'ONU sull'infanzia, si legge oltretutto che "il Parlamento europeo aderisce all'opinione secondo cui la famiglia rappresenta l'unità fondamentale della società e detiene la responsabilità primaria per la protezione, l'educazione e lo sviluppo dei bambini". Pertanto, sostiene il Parlamento europeo "un mondo adatto ai bambini deve essere al tempo stesso un mondo adatto alle famiglie". Ciò premesso:

In qual modo si è adoperato il Consiglio durante la sessione speciale sull'infanzia per inserire la posizione del Parlamento nel documento finale approvato durante la sessione? In quale misura si è riusciti nell'intento di sottolineare che la famiglia rappresenta l'unità fondamentale della società?

 
  
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  Haarder, Consiglio. - (DA) Signor Presidente, innanzi tutto desidero rimandare l’onorevole Sacrédeus alla risposta che il Consiglio ha dato ad un’interrogazione analoga nell’ottobre dello scorso anno in merito alla sessione speciale delle Nazioni Unite sull’infanzia che, secondo i programmi, avrebbe dovuto svolgersi nel settembre 2001. Come lei sa, la sessione venne rinviata al 10-12 maggio 2002 a causa degli attacchi terroristici negli Stati Uniti dell’11 settembre 2001.

Desidero inoltre informare che i risultati finali della sessione speciale sono ora accessibili sulla homepage dell’UNICEF. Sono lieto di poter comunicare al Parlamento che il programma d’azione adottato in occasione della sessione contiene effettivamente un capitolo sulla famiglia, un capitolo che è stato proposto dall’Unione europea. Il capitolo in inglese recita:

 
  
  

(EN) "La famiglia rappresenta l'unità fondamentale della società e in quanto tale deve essere rafforzata. Ha diritto a ricevere una protezione e un sostegno completi. Ad essa spetta la responsabilità principale della protezione, dell'educazione e dello sviluppo dei bambini. Tutte le istituzioni della società devono rispettare i diritti dei bambini, assicurare il loro benessere e fornire un aiuto adeguato ai genitori, alle famiglie, ai tutori e ad altri prestatori di assistenza, in modo che i bambini possano crescere in un ambiente sicuro e stabile e in un clima di gioia, amore e comprensione, tenendo presenti le varie forme di famiglia che esistono nei diversi sistemi culturali, sociali e politici".

 
  
  

(DA) ... questo capitolo era parte di un pacchetto che era stato proposto dal moderatore della riunione l’ultimo giorno della sessione speciale, quando la Presidenza dell’Unione europea aveva chiarito che si trattava di un tema che l’Unione europea insisteva per includere nel programma d’azione. L’Unione europea può essere orgogliosa del fatto che non solo nel programma d’azione si dice che la famiglia è l’unità sociale fondamentale, ma che è anche stato affermato che esistono diverse forme di famiglie, e questo nonostante regnasse un clima controverso su alcune delle questioni che sono state risolte all’ultimo momento. Credo che l’onorevole Sacrédeus sappia a che cosa mi riferisco.

Vorrei anche segnalare che le Nazioni Unite nella dichiarazione adottata in occasione della sessione speciale, invitano in modo specifico tutti i membri della società - e cito in inglese "to join us in a global movement that will help build a world fit for children through upholding our commitments", fine della citazione. Se l’onorevole deputato desidera avere informazioni più specifiche sulle discussioni della sessione speciale delle Nazioni Unite, lo invito a contattare la delegazione che il Parlamento europeo aveva inviato alla sessione speciale; ci sono infatti vari deputati di questo Parlamento che possono confermare la risposta che ho fornito.

 
  
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  Sacrédeus (PPE-DE). (SV) Ringrazio Bertel Haarder per la sua risposta e porgo al nostro ex collega il benvenuto al Parlamento europeo ora in veste di ministro per gli affari europei.

Ringrazio per il lavoro svolto dall’Unione europea per porre in evidenza la famiglia come mattone della società e desidero porre a Bertel Haarder alcuni quesiti complementari.

Questo è suscettibile di avere conseguenze per i lavori del Consiglio sulla sfida demografica, materia che Göran Persson, al Consiglio europeo di Stoccolma del marzo 2001, aveva definito come in assoluto la materia più importante per l’UE nel futuro? L’aver evidenziato che la famiglia può assumere forme diverse non significa forse che l’Unione sottolinea comunque come i bambini abbiano diritto a una madre e a un padre, a vivere in comunità e a ottenere così una maggior tutela?

 
  
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  Haarder, Consiglio. - (DA) Signor Presidente, mi scuso per aver messo l’accento sulla sillaba sbagliata del nome dell’onorevole Sacrédeus, non succederà più - ma ci sono abituato anch’io.

Credo che la mia formulazione fosse molto equilibrata. Sono d’accordo che il migliore punto di partenza per la crescita di un bambino è normalmente che il bambino abbia una madre e un padre, ma non sempre le cose vanno così bene. In compenso ci sono bambini che crescono senza né padre né madre, ma che hanno tuttavia un’infanzia e un’adolescenza felici e una vita soddisfacente, e per questo penso che sia importante non avere una definizione troppo limitativa del concetto di famiglia.

Della sfida demografica, ossia del calo demografico, si può discutere a lungo. Non credo che il problema sia così drammatico come alcuni lo dipingono, ma non spetta a me, qui a nome del Consiglio, prendere posizione nella costante discussione che ritengo dobbiamo svolgere su questa questione. Questo ha inoltre a che fare con la questione dell’immigrazione nei nostri paesi, e ritengo che avviare una discussione in materia ci porterebbe troppo lontano.

 
  
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  Presidente. – Poiché vertono sullo stesso argomento, annuncio congiuntamente l'interrogazione n. 11 e n. 12.

Interrogazione n.11 dell'onorevole Carlos Carnero González (H-0402/02):

Oggetto: Processo in Guinea equatoriale contro dirigenti dell'opposizione democratica

Il 23 maggio 2002 saranno processati in Guinea equatoriale, sulla base di accuse prive di qualsiasi fondamento e in assenza delle benché minime garanzie giudiziarie proprie di uno Stato di diritto, vari dirigenti dell’opposizione democratica, tra cui Plácido Micó, leader della Convergencia para la Democracia Social (CPDS), una delle formazioni più rappresentative dell’opposizione.

Questo processo è la chiara dimostrazione della totale assenza di volontà da parte del regime della Guinea equatoriale di onorare l’impegno assunto dinanzi alla comunità internazionale, ivi compresa l’Unione europea, di dare avvio al processo di democratizzazione.

Quali misure ha adottato, o intende adottare, l’UE a seguito di questo processo al fine di proteggere l’opposizione democratica contro le inaccettabili aggressioni della dittatura di Teodoro Obiang?

Interrogazione n. 12 dell'onorevole Obiols i Germà (H-0407/02):

Oggetto: Detenzione di leader politici dell'opposizione in Guinea Equatoriale

Il Segretario Generale del partito "Convergencia para la Democracia Social" (CPDS) della Guinea Equatoriale, Plácido Micó Abogo, dal 9 maggio u.s. è agli arresti domiciliari per aver partecipato ad una presunta riunione in casa di Emilio Ndong Biyogo y Felipe Ondo Obiang, nella quale sembrerebbe siano stati discussi i piani per un colpo di stato contro il presidente Obiang.

Il CPDS è stato legalizzato nel febbraio del 1993 a seguito della pressione della Comunità internazionale, dopo ferma resistenza alla legalizzazione di questo e di altri gruppi politici da parte del regime, che tacciava il CPDS di incompatibilità con il progetto di "tentativo democratico" allora propugnato dal governo della Guinea Equatoriale.

Di quali informazioni dispone la Presidenza del Consiglio in merito alla detenzione di oppositori appartenenti a partiti democratici come il CPDS in Guinea Equatoriale?

Qual è l'opinione della Presidenza in merito allo sviluppo del processo di democratizzazione in tale paese?

Quali azioni ha intrapreso il Consiglio per garantire il rispetto dei diritti fondamentali dei cittadini nonché dei diritti politici delle varie forze politiche democratiche in questo paese?

 
  
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  Haarder, Consiglio. (DA) Signor Presidente, il Consiglio ha seguito attentamente la vicenda dell’arresto dei leader politici dell’opposizione in Guinea equatoriale, anche le circostanze dubbie della detenzione, del processo e delle recenti sentenze. Anche se il pubblico ministero aveva chiesto la pena di morte, i leader dell’opposizione sono stati alla fine condannati a pene detentive comprese tra sei e vent’anni per aver apparentemente messo a punto un piano per rovesciare il presidente Obiang.

Nonostante le garanzie del presidente in merito al rispetto dei diritti umani, l’Unione europea ha espresso preoccupazione in merito alle irregolarità procedurali durante il processo nonché in merito alle asserzioni di torture e sevizie nei confronti degli imputati. Ci sono ancora gravi dubbi sulla legittimità della detenzione.

La Presidenza lunedì 10 giugno, subito dopo la lettura delle sentenze, ha trasmesso una dichiarazione a nome dell’Unione europea, nella quale la Presidenza si appella alle autorità competenti in Guinea equatoriale perché adottino le misure necessarie per invalidare le sentenze, per garantire che i diritti fondamentali degli imputati siano rispettati. Secondo il parere dell’Unione europea, le scarse prove a carico dei politici imputati sono in chiaro contrasto con il rigore delle sentenze. Da qui la necessità di ricominciare i processi.

L’Unione europea ha espresso gravi dubbi sulla volontà delle autorità di difendere il principio dello Stato di diritto e di rispettare gli impegni in termini di diritti umani, recentemente presi in occasione della 58^ riunione della commissione dei diritti umani delle Nazioni Unite. Inoltre, l’Unione europea ha fatto riferimento agli impegni della Guinea equatoriale nei confronti della convenzione contro la tortura e altre pene o trattamenti crudeli, inumani o degradanti - la convenzione che il paese ha recentemente ratificato. L’Unione europea è stata anche rapida, costante e determinata e, come emerge, nutre una grande sfiducia nei confronti delle decisioni dei tribunali della Guinea equatoriale.

 
  
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  Carnero González (PSE).(ES) Con tutto il rispetto, credo che la risposta del Presidente in carica del Consiglio non stia né in cielo né in terra, e certamente non in seno all'Unione europea né tanto meno in Guinea equatoriale.

Presidente Haarder, con la sua risposta dimostra o di non essere informato o di non voler sapere che in Guinea equatoriale si è svolto un processo totalmente privo di garanzie democratiche, caratterizzato da condanne basate su accuse inesistenti e, oltretutto, da una situazione in cui i detenuti, dopo essere stati condannati, sono in grave pericolo di vita. Non so se, per esempio, è al corrente del fatto che da una settimana non viene fornito loro alcun tipo di alimento e che 48 ore fa due detenuti sono stati ricoverati d'urgenza, per patologie gravissime, all'ospedale di Malabo.

Signor Presidente in carica del Consiglio, pensa di onorare la risposta della Commissione europea sulla situazione della Guinea equatoriale pronunciata dal Commissario competente in occasione dell'ultima tornata, e soprattutto, intende rispettare la risoluzione adottata dal Parlamento in proposito, applicando le disposizioni contenute nell'Accordo di Cotonou?

 
  
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  Haarder, Consiglio. - (DA) Signor Presidente, nei paragrafi dell’accordo di Cotonou, che permettono all’Unione europea di avviare un dialogo, ci sono molte cose da criticare, ci sono spiegazioni da chiedere ed è quello che l’Unione europea ha fatto, e nella mia risposta non ho in alcun modo giustificato la Guinea equatoriale. Ho invece usato parole forti. Ho concluso esprimendo la sfiducia dell’Unione nei confronti dei tribunali, delle sentenze pronunciate, e se l’onorevole Carnero González lo desidera, esprimerò anche la sfiducia a nome dell’Unione per il modo in cui si trattano imputati e prigionieri in Guinea equatoriale.

 
  
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  Obiols i Germà (PSE).(ES) Signor Presidente, mi permetta di lasciare da parte gli eufemismi nel corso del mio breve intervento.

Si tratta di una questione di vita o di morte per persone che sono davvero a noi molto vicine. Ho un rapporto d'amicizia personale con Plácido Micó, Segretario generale del CPDS (partito socialdemocratico e membro dell'Internazionale socialista), il quale è stato condannato a seguito di un processo che è stato una vera e propria farsa ignominiosa e da cui sono emerse non solo la violazione assoluta di qualunque forma di garanzia, ma anche il ricorso a gravissime torture fisiche.

Interveniamo quindi per chiedere alla Presidenza del Consiglio un'azione immediata: le notizie che ci sono pervenute da Malabo l'altro ieri, infatti, sono estremamente allarmanti. Non si tratta soltanto di condannare in maniera più o meno eufemistica la situazione, ma di esercitare tutta la forza di cui l'Unione europea dispone per porre fine a questo scandalo terribile una volta per tutte.

 
  
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  Haarder, Consiglio. - (DA) Signor Presidente, anch’io sono stato deputato del Parlamento europeo e ho personalmente partecipato alla formulazione di risoluzioni in casi di soprusi e crudeltà nei paesi del mondo. Quello che si può fare in molti di questi casi è quello che ho detto a nome del Consiglio. Si possono lanciare appelli, si possono fare ricerche, si può fare in modo che i paesi in questione rispettino gli impegni che hanno sottoscritto. In generale è difficile - e mi scuso se lo dico - invadere i paesi interessati, avviare un’azione di polizia; quindi penso che il Consiglio in questo caso faccia esattamente quello che il Parlamento fa in molte occasioni, ossia lancia appelli, adotta risoluzioni, fa in modo che i paesi rispettino gli impegni presi, fa riferimento alle convenzioni internazionali che hanno sottoscritto, eccetera. E’ quello che abbiamo fatto, e quello che si può fare in casi di questo tipo, e posso garantire che la situazione anche nel prossimo futuro verrà tenuta sotto stretto controllo da parte del Consiglio.

 
  
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  Presidente. – Annuncio l'

interrogazione n. 13 dell'onorevole Bill Newton Dunn (H-0405/02):

Oggetto: Riduzione delle emissione dei gas con effetto serra

In considerazione degli impegni vincolanti assunti dai quindici Stati membri nell'ambito del protocollo di Kyoto per ridurre le emissioni dei sei gas con effetto serra, può il Consiglio illustrare i piani che intende attuare per ridurre il proprio consumo di energia?

Riconosce che, approvando l'istituzione di un'unica sede di lavoro per il Parlamento europeo, potrebbe ridurre notevolmente tali consumi?

 
  
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  Haarder, Consiglio. - (DA) Desidero rassicurare l’onorevole Newton Dunn che il Consiglio è molto favorevole alla realizzazione del protocollo di Kyoto, e desidero inoltre rassicurarlo che il Consiglio considera il consumo energetico negli edifici una questione molto importante. Vorrei fare riferimento alla risoluzione sull’efficienza energetica nella Comunità europea che è stata adottata nel 1998, così come desidero fare riferimento alle conclusioni che il Consiglio ha adottato rispettivamente il 30 maggio 2000 e il 5 dicembre 2000 sul piano d’azione della Commissione per l’efficienza energetica, nel quale ha richiesto misure speciali nel settore edile. Il Consiglio ha anche riconosciuto l’importanza dell’efficienza energetica nelle conclusioni adottate il 10 ottobre 2000 sulle politiche e misure comuni e coordinate nell’Unione europea per la riduzione delle emissioni dei gas con effetto serra, contribuendo in questo modo a raggiungere gli obiettivi del programma europeo sui cambiamenti climatici.

Per quanto riguarda le misure specifiche proposte nel piano d’azione, la Commissione nel frattempo ha presentato una proposta di direttiva sul rendimento energetico degli edifici. Il Consiglio sulla base del parere del Parlamento ha trasmesso la propria posizione comune al Parlamento prima della tornata del mese scorso.

Per quanto riguarda l’altra domanda, è necessario ricordare che condizioni come per esempio la sede delle istituzioni comunitarie, sono disciplinate dal protocollo allegato al trattato sull’Unione europea, ai trattati che istituiscono la Comunità europea del carbone e dell’acciaio e la Comunità europea dell’energia atomica sulle sedi delle istituzioni e di alcuni organismi e servizi delle Comunità europee nonché di Europol. Questo protocollo può essere modificato unicamente secondo la procedura di cui all’articolo 48 del trattato sull’Unione europea. La domanda deve quindi essere sollevata in un’altra sede, cosa con la quale ritengo che l’onorevole Newton Dunn sia assolutamente d’accordo.

 
  
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  Newton Dunn (ELDR).(EN) Anch'io vorrei dire che sono lieto di vedere in Aula il Presidente in carica del Consiglio. In qualità di amico e collega mi fa molto piacere rivederlo e, anche se a Copenaghen le cose dovessero andar male, sono sicuro che saremmo molto felici di rivederlo seduto in uno degli scanni di quest'Aula. Non parliamo tuttavia di quest'eventualità negativa prima ancora che accada.

La ringrazio per la risposta fornitami. A quanto ho capito, per quanto riguarda la questione della sede si è propensi ad optare per un altro luogo, anche se, eliminando questo edificio, si potrebbe ottenere un considerevole risparmio energetico.

La questione mi interessa in modo particolare in quanto le Istituzioni dell'Unione europea dovrebbero fungere da modello per il mondo intero, come mi auguro avvenga, cercando di risparmiare sui consumi energetici. Avrei pertanto una proposta da fare: presenterò un'interrogazione al Presidente in carica per la mini–tornata di dicembre ed egli, in risposta, dovrà dirci quali specifici provvedimenti il Consiglio avrà adottato in merito ai propri edifici al fine di risparmiare energia e diventare un modello per il mondo. Si potrebbe trattare, ad esempio, di interruttori ad alta efficienza energetica o di qualsiasi altra misura che il Consiglio potrà adottare nei prossimi sei mesi.

 
  
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  Haarder, Consiglio. - (DA) Signor Presidente, vorrei ringraziare calorosamente l’onorevole Newton Dunn per il suo benvenuto. E’ stato molto chiaro e sarò felice di comunicare tale punto ai servizi del Consiglio.

 
  
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  Presidente. – Annuncio l'

interrogazione n. 14 dell'onorevole Bernd Posselt (H-0408/02):

Oggetto: Convocazione della Loya Jirga e futuro dell'Afghanistan

Come giudica la Presidenza del Consiglio i preparativi per la Loya Jirga (Grande Assemblea) in Afghanistan e quali provvedimenti intende prendere per portare avanti il processo di stabilizzazione del paese?

 
  
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  Haarder, Consiglio. - (DA) Signor Presidente, desidero ringraziare l’onorevole Posselt per l’interrogazione. Il Consiglio, così come l’UNAMA e altri osservatori internazionali sono in generale soddisfatti dell’esito della riunione straordinaria tenutasi a Kabul a metà giugno. Nel complesso il processo Loya Jirga ha realizzato con successo gli obiettivi definiti nell’accordo di Bonn, ossia eleggere un capo di Stato e approvare la struttura dell’amministrazione di transizione e le sue personalità centrali. Le principali forze politiche nel paese hanno appoggiato la Loya Jirga, e il sostegno popolare durante tutto il processo è stato insolitamente forte. Questa Loya Jirga è stata probabilmente la più rappresentativa che il paese abbia mai avuto. E’ stata etnicamente equilibrata, e tra i delegati c’era un significativo numero di donne. Un’impresa notevole in considerazione del complesso clima politico e di sicurezza e dei tempi stretti, di una popolazione in parte sfollata e della mancanza di infrastrutture affidabili, tra cui anche di statistiche. Il Consiglio è tuttavia perfettamente consapevole delle difficoltà e dei problemi che ci sono stati nella fase precedente alla Loya Jirga. In molti casi l’elezione dei delegati è stata turbata da problemi organizzativi, ma anche dal tentativo di tiranneggiare, corrompere, intimidire o uccidere i candidati. Questi episodi sono stati tuttavia rari e non sono stati in grado di modificare la struttura e i tempi del processo, e non sono stati nemmeno in grado di minare la legittimità del processo. Il Consiglio continua ad essere convinto che l’assemblea straordinaria ha preparato la strada per un’ulteriore rappacificazione tra i gruppi etnici e per la creazione di una struttura politica stabile, cosa fondamentale per la futura ricostruzione dell’Afganistan.

In tale contesto, il Consiglio intente sottolineare ancora una volta che gli aiuti per la ricostruzione da parte dell’Unione europea promessi a Tokyo, sono ancora subordinati alla condizione che tutte le parti afgane contribuiscano positivamente al processo e agli obiettivi definiti nell’accordo di Bonn. In vista di un’ulteriore stabilizzazione del paese, l’Unione europea dall’inizio del processo di Bonn ha più volte confermato che è determinata a sostenere la ricostruzione dell’Afganistan. Gli Stati membri anche in futuro metteranno a disposizione la maggior parte delle forze dell’ISAF a Kabul. La Comunità e gli Stati membri continueranno ad erogare gli aiuti per la ricostruzione promessi alla conferenza internazionale dei paesi donatori a Tokyo nel gennaio di quest’anno. La Comunità e gli Stati membri hanno promesso di erogare 600 milioni di euro solo quest’anno, e 2,3 miliardi di euro nei prossimi anni fino al 2006. In quanto uno dei presidenti del comitato direttivo per la ricostruzione dell’Afganistan, l’Unione europea continuerà a svolgere un ruolo attivo nella ricostruzione del paese. L’Unione europea continuerà inoltre a fornire l’aiuto umanitario estremamente necessario e continuerà così ad essere il maggiore contribuente nei confronti dell’Afganistan. Posso aggiungere che a Siviglia nella dichiarazione è stato citato che verranno forniti aiuti di rimpatrio all’Afganistan, come ha richiesto l’UNHCR.

Negli ultimi mesi alcuni progetti ad azione rapida sono stati condotti in loco e ancor più progetti di ricostruzione e di sviluppo a medio e lungo termine stanno per essere avviati. L’Unione europea continuerà ad impegnarsi attivamente nella necessaria riforma del settore della sicurezza, nella quale molti Stati membri continueranno a svolgere un ruolo di guida nella formazione dell’esercito, delle guardie alle frontiere, delle forze di polizia, delle forze che si occupano di lotta agli stupefacenti, eccetera. Le visite di varie delegazioni dell’Unione hanno rafforzato i contatti politici con i leader afgani. Questi contatti proseguiranno, e non ultimo costituiranno una buona base per il prosieguo del dialogo sulla sostanza con le autorità afgane, renderanno inoltre l’Unione europea più visibile e rafforzeranno il profilo dell’Unione nel paese, oltre a contribuire a canalizzare gli aiuti comunitari futuri all’Afganistan. E’ perciò importante che l’Unione europea abbia un rappresentante speciale a Kabul, che gli Stati membri aprano le ambasciate e che la Commissione apra una rappresentanza.

 
  
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  Posselt (PPE-DE). – (DE) Signor Presidente, desidero ringraziare per la circostanziata risposta fornita, anche riguardo alla questione delle donne. Devo ammettere che spesso siamo ingiusti. Il governo socialdemocratico della Repubblica ceca, che è pur sempre un paese candidato, a tutt'oggi non vanta alcuna rappresentanza femminile nelle proprie fila. Speriamo che la situazione adesso cambi! Tuttavia pretendiamo che da un giorno all'altro una società tribale arcaica muti completamente volto.

Ritengo opportuno tenere in considerazione due elementi, in merito ai quali desidero porre due interrogativi. Primo: promozione del dialogo interetnico, perché la loya jirga ha lasciato ferite all'interno dell'etnia pashtun, non ultimo anche grazie all'inettitudine dei rappresentanti americani. Secondo: dobbiamo istruire i giovani a livello locale. Vorrei chiedere in concreto per quanto riguarda il rafforzamento della capacità istituzionali se vi sia la possibilità che il Consiglio avvii qualcosa, un proprio programma di aiuti mirato a questo settore.

 
  
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  Haarder, Consiglio. - (DA) Signor Presidente, posso comunicare che per quanto riguarda la struttura delle istituzioni rafforziamo la capacità dell’Unione europea in questo campo, affinché sia possibile migliorare il nostro sostegno. Poi, in riferimento all’informazione dell’onorevole Posselt secondo la quale la Loya Jirga ha ferito i pashtun vorrei dire che niente è perfetto, non ho affermato che la Loya Jirga sia l’espressione di una democrazia perfetta. E non ho nemmeno sentito i mass-media europei dirlo. Ma in considerazione di quanto avvenuto prima, del medio evo che c’era prima, è certamente sorprendente e in ogni caso promettente per il futuro, che nonostante tutto si sia arrivati fino al punto in cui si è giunti. Il fatto che nemmeno la socialdemocrazia ceca verosimilmente sia perfetta, lo si può prendere in questo contesto come una consolazione. Non so se le due cose abbiano molto a che fare l’una con l’altra, ma lascio questa valutazione all’onorevole Posselt che conosce meglio di me la Repubblica ceca.

 
  
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  Presidente. – Poiché vertono sullo stesso argomento, annuncio congiuntamente l'interrogazione n. 15, 16, 17, 18, 19, 20, 21, 22, 23 e 24.

Interrogazione n. 15 dell'onorevole Luigi Vinci (H-0412/02):

Oggetto: PKK e lista antiterrorista

Inserendo il 2 maggio scorso il PKK nella "lista antiterrorista", non ritiene il Consiglio di diventare complice della politica di repressione turca, militare e di polizia, contro l'insieme del popolo curdo? Quali sono le iniziative che il Consiglio intende intraprendere per rilanciare il processo di pace in Turchia, e soprattutto con quali interlocutori?

Interrogazione n. 16 dell'onorevole Giuseppe Di Lello Finuoli (H-0414/02):

Oggetto: Unione Europea, PKK e Turchia

Dopo aver incluso il PKK nella lista delle organizzazioni terroriste secondo il regolamento (CE) 2580/2001(3), come intende il Consiglio far pressioni nei confronti della Turchia per ottenere il rispetto dei diritti fondamentali del popolo curdo? Oppure intende il Consiglio farsi promotore e sponsor della politica turca di sterminio del popolo curdo?

Interrogazione n. 17 dell'onorevole Fausto Bertinotti (H-0416/02):

Oggetto: Turchia, PKK, KADEK e "lista antiterrorista"

Inserendo il PKK nella "lista antiterrorista", il Consiglio si fa oggettivamente alleato della politica turca di repressione dei diritti del popolo curdo. Quali politiche immediate intende attivare il Consiglio affinché la Turchia rispetti i diritti fondamentali del popolo curdo, come le impongono numerosi trattati internazionali sui diritti dell'uomo e dei popoli? Non intende il Consiglio appoggiare l'organizzazione di una Conferenza Internazionale sulla "questione curda"?

Interrogazione n. 18 della onorevole Luisa Morgantini (H-0421/02):

Oggetto: Turchia, KADEK e "lista antiterrorista"

Quali sono le valutazioni politiche che il Consiglio ha compiuto attorno alla creazione del partito "KADEK", nato dalle ceneri del PKK? Intende forse il Consiglio far inserire anche il KADEK nella "lista antiterrorista", rendendosi così complice della repressione turca nei confronti del popolo curdo?

Interrogazione n. 19 dell'onorevole Faleknas Uca (H-0428/02):

Oggetto: Il PKK (Partito dei lavoratori curdi) sulla lista europea delle organizzazioni terroristiche

Dal 2 maggio 2002 il PKK (Partito dei lavoratori curdi) viene considerato in tutta l’Unione europea come gruppo terroristico. Secondo le proprie affermazioni, però, con un cessate il fuoco il PKK ha interrotto nel 1999 la lotta violenta contro l’esercito turco.

Nell’aprile 2002 il PKK si è sciolto ed è stato fondato il KADEK (Congresso per la libertà e la democrazia nel Kurdistan). Stando alle sue dichiarazioni, il KADEK persegue una via pacifica, democratica e politica per la soluzione della questione curda.

Che cosa pensa il Consiglio di questa organizzazione curda di recente fondazione?

Anche il KADEK figurerà in futuro sulla lista delle organizzazioni terroristiche?

Quali conseguenze esercita questa lista sulle organizzazioni civili in Turchia e in Europa, visto che anche organizzazioni per i diritti dell’uomo dovrebbero essere inserite nella lista delle organizzazioni terroristiche?

Interrogazione n. 20 dell'onorevole Matti Wuori (H-0457/02):

Oggetto: Processo di pace in Turchia

Dopo la recente inclusione del partito dei lavoratori del Kurdistan (PKK) nell’elenco delle organizzazioni terroristiche redatto dall’Unione europea, aumentano i timori che la politica di oppressione condotta dalla Turchia nei confronti del popolo curdo si intensifichi.

Come, a giudizio del Consiglio, tale decisione influenzerà su una soluzione pacifica della questione curda?

A chi attribuirà il ruolo di partner curdo nel dialogo del processo di pace, ora che il PKK è stato aggiunto all’elenco delle organizzazioni terroristiche?

Interrogazione n. 21 dell'onorevole Eusig Wyn (H-0463/02):

Oggetto: Processo di pace in Turchia

L'inclusione dell'ormai dissolto PKK nell'elenco ufficiale delle organizzazioni terroristiche non contribuisce al processo di pace in Turchia e serve solo a rafforzare l'oppressione della popolazione curda da parte delle autorità turche.

Può il Consiglio chiarire su quali criteri ha basato la decisione di inserire il PKK in tale elenco il 2 maggio 2002, tenuto conto che l'organizzazione si è autodissolta nell'aprile 2002?

Interrogazione n. 22 della onorevole Nelly Maes (H-0477/02):

Oggetto: Processo di pace in Turchia

Da quando il PKK è stato inserito nella lista delle organizzazioni terroristiche, i curdi sono estremamente preoccupati perché le autorità turche vi ravvisano un'occasione per rafforzare l'oppressione contro di loro.

Può il Consiglio spiegare chi considera, dalla parte dei curdi, suo interlocutore nel processo di pace dal momento che il PKK è stato inserito nella lista delle organizzazioni terroristiche?

Interrogazione n. 23 dell'onorevole Alain Lipietz (H-0478/02):

Oggetto: Processo di pace in Turchia

Da quando il PKK è stato inserito nella lista delle organizzazioni terroristiche, i curdi sono estremamente preoccupati perché le autorità turche vi ravvisano un occasione per rafforzare l'oppressione contro di loro.

Il Consiglio è consapevole della legittimità che ha conferito alla repressione turca dopo la decisione del 3 maggio di inserire il PKK nella lista delle organizzazioni terroristiche?

Interrogazione n. 24 dell'onorevole Koldo Gorostiaga Atxalandabaso (H-0479/02):

Oggetto: Dialogo politico in Turchia

Qual'è la posizione del Consiglio sulla questione curda dopo l'inserimento del PKK nell'elenco delle organizzazioni terroristiche?

Come è pensabile un dialogo politico in Turchia se l'UE condivide l'esclusione di partner imprescindibili?

 
  
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  Haarder, Consiglio. - (DA) Signor Presidente, desidero ringraziare i numerosi deputati che hanno presentato queste interrogazioni ben motivate. Il Consiglio desidera sottolineare che viene regolarmente effettuata una revisione della lista dei gruppi e delle unità contenuta nell’allegato alla posizione comune del Consiglio sull’applicazione di misure specifiche per la lotta al terrorismo. La recente revisione ha portato all’inclusione del PKK nella lista. E’ avvenuto dopo una valutazione accurata sulla base delle disposizioni dell’articolo 1 della suddetta posizione comune. Il Consiglio non condivide l’opinione secondo la quale l’inserimento del PKK nella lista porterà ad accrescere la repressione del popolo curdo in Turchia. Occorre tenere presente la recente raccomandazione del Consiglio nazionale di sicurezza della Turchia volta a revocare lo stato d’emergenza ancora in vigore in quattro province a maggioranza di popolazione curda nella regione sud-orientale del paese. Il Consiglio è perfettamente consapevole del fatto che ci sono ancora limitazioni significative e deplorevoli delle libertà fondamentali, dei diritti umani e soprattutto dei diritti culturali, in particolare nelle regioni, nelle quali lo stato d’emergenza è ancora in vigore. Queste condizioni sono naturalmente comprese nei criteri di Copenaghen ed è ovvio che non può essere avviato alcun negoziato di adesione prima che questi criteri siano scrupolosamente soddisfatti. L’Unione europea si serve di tutte le riunioni di dialogo politico con la Turchia per esercitare pressione al fine di assicurare ulteriori progressi in vista delle riforme democratiche. In queste occasioni si chiarisce che la lotta al terrorismo deve avvenire nel pieno rispetto dei diritti umani e dei principi dello Stato di diritto, e che non può in alcun modo essere utilizzata come pretesto per introdurre o mantenere limitazioni di questi diritti.

 
  
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  Di Lello Finuoli (GUE/NGL). - Presidente Haarder, credo che il Consiglio non abbia voluto valutare il fatto che il PKK si è sciolto, che non ha più compiuto nessuna azione armata, che molti dei suoi membri importanti si sono consegnati ai turchi. Avere incluso il PKK nella lista terroristica è un'assurdità, proprio alla luce di queste novità che ho ricordato, e spingerà la Turchia ad essere sempre più crudele nei confronti dei curdi; ciò impedirà ulteriormente un accordo di pace e peggiorerà la situazione. Voglio insistere sul fatto che il PKK è stato incluso in questa lista nel momento in cui ha, unilateralmente, iniziato a rispettare, molto più della Turchia, i diritti umani del popolo turco. Credo quindi che il Consiglio dovrebbe riconsiderare la sua decisione e togliere il PKK dalla lista dei terroristi, proprio perché i suoi aderenti non sono più terroristi.

 
  
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  Haarder, Consiglio. - (DA) Credo che l’onorevole deputato possa essere del tutto rassicurato del fatto che la questione è stata attentamente esaminata da esperti. Non è un’azione casuale. Non è un’azione sconsiderata. Si può certo sempre sperare che ci sia un’evoluzione, affinché prima o poi il PKK possa essere eliminato dalla lista. Ma se il PKK ora è sulla lista, non mancano i motivi. Le ricerche sono state accurate. Non è stata presa una decisione parziale. Alla base ci sono criteri oggettivi. Ma proprio perché sono criteri oggettivi, può anche avvenire che sulla base degli stessi criteri oggettivi si potrà in futuro eliminare il PKK dalla lista. Infine vorrei contestare o contraddire il ragionamento secondo il quale la Turchia dovrebbe comportarsi peggio - o come lo si vuole definire - nei confronti dei curdi in Turchia. Non c’è nulla che lo lasci intendere. Nella mia risposta ho citato un esempio che mostra che in realtà le cose si muovono in direzione diversa. Quindi spero e credo che il mio ex collega non abbia ragione su questo punto.

 
  
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  Uca (GUE/NGL). - (DE) Signor Presidente, ringrazio il Presidente del Consiglio Haarder per la risposta fornita. Purtroppo le mie interrogazioni riguardo al KADEK sono rimaste senza risposta, non è stato chiarito in quale modo il Consiglio intende classificare questa organizzazione e se in futuro anche il KADEK figurerà sulla lista delle organizzazioni terroristiche. Lei non ha detto una sola parola in merito.

Per quanto riguarda gli altri punti desidero solo richiamare l'attenzione ancora una volta sul fatto che quando in Aula parliamo delle organizzazioni terroristiche non dobbiamo trascurare la questione curda, occorre considerare che oltre quattromila villaggi curdi sono stati completamente distrutti. Chi pertanto interverrà per tutelare la popolazione curda? Non si tratta di terroristi? Guardiamo, d'altro canto, il caso di Leyla Zana, insignita del premio Sacharov dal Parlamento europeo e condannata in Turchia per essersi schierata a favore del PKK. Secondo gli elenchi recentemente redatti in Turchia Leyla Zana è una terrorista. L'interrogativo che si pone è il seguente: quali atti terroristici ha dunque commesso la deputata Leyla Zana per essere classificata come terrorista?

 
  
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  Haarder, Consiglio. - (DA) Posso garantire alla onorevole Uca che sono a conoscenza delle migliaia di villaggi distrutti e anche del destino toccato a Leyla Zana. Ero presente anch’io quando le è stato consegnato il premio Sacharov. Ma proprio perché tutto possa svolgersi in modo obiettivo, è importante che le cose vengano analizzate in maniera approfondita. Il KADEK, che ha preso il posto del PKK, è sotto inchiesta, ma in questo momento non posso dire a che cosa condurrà l’inchiesta. Sarebbe imparziale se dicessi qualche cosa. Le cose devono procedere correttamente. Dobbiamo seguire le regole che abbiamo noi stessi definito, e dobbiamo ascoltare gli esperti ai quali chiediamo di valutare se i nostri criteri sono stati rispettati o meno.

 
  
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  Wuori (Verts/ALE).(FI) Signor Presidente, la lotta contro il terrorismo ha portato a reazioni sproporzionate e ad eccessi di legittima difesa, che finiscono facilmente per tradire le intenzioni originarie. Pertanto è estremamente importante che l’Unione europea e il Consiglio dei Ministri dell’Unione agiscano con coerenza e non perdano realismo e sangue freddo nell’affrontare questi problemi; e ciò specialmente adesso, che dobbiamo riflettere sulla nostra posizione nei confronti della Corte penale internazionale e della missione di pace in Bosnia. E’, questo, un argomento strettamente connesso alla questione che stiamo esaminando oggi.

 
  
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  Haarder, Consiglio. - (DA) Sì, con l’ultima cosa che dice il mio ex collega e buon amico onorevole Wouri, per come l’ho capita, sono d’accordo. Non ho molto da aggiungere oltre al fatto che è importante che manteniamo una distinzione obiettiva tra le organizzazioni che sono organizzazioni terroristiche e quelle che non lo sono. Occorre procedere in modo obiettivo. E per concludere vorrei dire che ho il massimo rispetto per il lavoro che l’onorevole Wouri ha svolto per i diritti umani qui al Parlamento, e lo ringrazio per il libro che mi ha dato questa mattina. Lo leggerò sicuramente.

 
  
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  Maes (Verts/ALE).(NL) Signor Presidente del Consiglio, le rivolgerò due domande per chiederle delle precisazioni. La prima domanda è la seguente: in base a quali criteri è stato deciso che il PKK sarebbe un’organizzazione terroristica? La seconda: in che modo viene interpretato tale concetto nei riguardi di coloro che collaborano con una simile organizzazione? Potrebbe trattarsi, infatti, di un’interpretazione molto ampia se applicata ad un movimento che effettivamente viene riconosciuto dagli stessi curdi come una sorta di movimento di liberazione nazionale.

Infine, vorrei sapere chi sia, secondo lei, un interlocutore idoneo a parlare a nome dei curdi per mettere in moto il processo di pace. Anche nell’Irlanda del Nord si sono dovuti scegliere come partner persone che inizialmente non si sarebbero mai sedute insieme attorno ad uno stesso tavolo.

 
  
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  Haarder, Consiglio. - (DA) Signor Presidente, posso precisare che i criteri che definiscono quali organizzazioni sono organizzazioni terroristiche e quali non lo sono si possono trovare nella posizione comune del Consiglio del 2 maggio 2002. E’ definito con grande precisione, e sono gli esperti a valutare se questi criteri sono soddisfatti. Capisco perfettamente che la onorevole Nelly Maes possa citare l’Irlanda del nord e altri luoghi nei quali è stato raggiunto un compromesso con ex organizzazioni terroristiche. E dobbiamo sperare che possa accadere in futuro, perché è spesso questo il modo in cui le organizzazioni terroristiche posso cessare di essere organizzazioni terroristiche. Tuttavia alla luce di quanto è avvenuto, alla luce della minaccia alla quale sono chiaramente confrontati i nostri paesi, si è deciso sulla base di un ampio accordo in seno alla società internazionale che è necessario intervenire nei confronti di potenziali organizzazioni terroristiche. Questo ci ha portato a questi criteri e a questa lista. Faccio fatica a pensare che si possa fare altro, e questo non esclude certo la possibilità che ex membri del PKK possano arrivare a svolgere un ruolo in un sistema futuro, che assicuri i diritti per i quali hanno combattuto le organizzazioni curde, e per i quali ho - credo - una comprensione pari a quella della onorevole Nelly Maes. Siamo stati pienamente d’accordo su queste cose quando sedevamo quasi gomito a gomito qui al Parlamento.

 
  
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  Presidente. – Presidente Haarder, sottoporremo ora alla sua attenzione l'ultima interrogazione della giornata entro i limiti di tempo stabiliti. Abbiamo infatti prorogato il termine della seduta oltre le 19.00 a causa degli oltre quindici minuti di ritardo con cui abbiamo iniziato.

 
  
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  Presidente. – Annuncio l'

interrogazione n. 25 dell'onorevole Konstantinos Alyssandrakis (H-0420/02):

Oggetto: Tentativo di criminalizzazione di convinzioni politiche in Slovacchia

Presso il Parlamento della Slovacchia è stata presentata una proposta di emendamento del codice penale (legge 140/1961) che prevede pene detentive per quanti esprimano simpatia per le idee comuniste. Il tentativo di criminalizzare l’azione politica ha luogo in vista delle elezioni parlamentari del settembre 2002 in occasione delle quali, stando a talune stime, il Partito comunista della Slovacchia potrebbe superare la soglia del 5percento e acquisire pertanto una rappresentanza parlamentare. L’obiettivo è quello di terrorizzare gli elettori criminalizzandone le concezioni politiche, giacché vengono minacciati di una pena detentiva da sei mesi a tre anni coloro che esprimono “simpatia per il comunismo” o “ne mettono in dubbio i crimini”, e impedendo in tal modo l’espressione democratica dei cittadini.

Intende il Consiglio condannare questo tentativo inaccettabile e profondamente antidemocratico? Compirà esso gli opportuni passi presso le autorità slovacche affinché azioni di tal fatta non trovino un’eco quanto meno in un paese che è in procinto di aderire all’UE?

 
  
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  Haarder, Consiglio. - (DA) Signor Presidente, il Consiglio attribuisce una grande importanza al fatto che i paesi candidati soddisfino i criteri politici per l’adesione, definiti a Copenaghen nel 1993. Ossia, democrazia, Stato di diritto, diritti umani e protezione delle minoranze. Fu deciso che questi criteri dovevano essere soddisfatti prima di poter avviare i negoziati di adesione. I negoziati con la Slovacchia sono perciò stati avviati solo quando il Consiglio europeo di Helsinki nel dicembre 1999 ha potuto stabilire che i criteri erano stati soddisfatti. La Commissione ha concluso nella sua relazione del 2001 sui progressi della Slovacchia che la Slovacchia soddisfaceva ancora i criteri di Copenaghen. La Commissione ha inoltre constatato che il paese dal 1999 aveva fatto molto per consolidare e radicare ulteriormente la stabilità delle istituzioni, rafforzando in questo modo la democrazia, lo Stato di diritto e i diritti umani. Per quanto riguarda il punto specifico sollevato dall’onorevole deputato, il progetto di legge in questione, sulla base delle informazioni ricevute, è attualmente in fase di discussione al parlamento slovacco. La seconda lettura che avrebbe dovuto svolgersi a metà giugno, verrà probabilmente rinviata, poiché ci sono molti progetti di legge in discussione. Il Consiglio non può nello stato attuale delle cose valutare il contenuto di tale proposta. Sarebbe scorretto se l’Unione europea si intromettesse nel processo democratico di un paese terzo. Se la proposta di legge verrà adottata, l’Unione europea prenderà senza dubbio posizione sul contenuto, e se dovesse emergere una violazione dei principi democratici fondamentali, soprattutto dei criteri di Copenaghen, l’Unione europea non esiterebbe a sollevare questo problema in qualsiasi occasione, e in particolare presso gli organi costituiti nell’ambito dell’accordo con l’Europa. Il Consiglio segue quindi con attenzione l’evoluzione di questa legge e rimane in attesa di notizie più dettagliate sul dibattito nell’assemblea legislativa in Slovacchia.

 
  
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  Alyssandrakis (GUE/NGL). - (EL) Signor Presidente in carica del Consiglio, la sua risposta mi fa pensare a qualcuno che sa perfettamente che sta per essere commesso un reato, ma non fa nulla per impedirlo riservandosi di perseguire il colpevole non appena commesso il delitto. Il progetto di legge ha già avuto ripercussioni sulla vita politica del paese, specie in vista delle elezioni del prossimo settembre, ove si prevede che il partito comunista supererà la soglia del 5 percento ed entrerà in parlamento. Questo succederà a meno che il Consiglio non consideri una violazione dei diritti dell’uomo questa criminalizzazione delle idee politiche mediante una legge che prevede pene dai sei mesi ai tre anni di reclusione per chi esprima persino simpatia per il comunismo o metta in dubbio i suoi crimini. Vorrei sapere se il Consiglio non giudica una simile criminalizzazione estranea al rispetto dei diritti politici fondamentali.

 
  
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  Haarder, Consiglio. - (DA) Vorrei segnalare che abbiamo definito criteri molto chiari, i cosiddetti criteri di Copenaghen che costituiscono l’attività di prevenzione che viene qui sollecitata. Ho detto - ed è stato detto in ogni occasione - che questi criteri devono essere rispettati da chiunque desideri aderire all’Unione europea. Si tratta ancora solo di progetti di legge, e sono progetti di legge in un paese terzo. Spetta all’Unione europea valutare la situazione, se il progetto di legge verrà adottato con o senza emendamenti. Verrà quindi valutato se è in confitto con i criteri di Copenaghen. Non desidero pronunciare a nome del Consiglio alcuna sentenza qui in Aula oggi.

 
  
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  Presidente. – Le siamo molto grati, Presidente Haarder, per l'ampia collaborazione odierna. La aspettiamo per il Tempo delle interrogazioni del mese prossimo, dopo la pausa estiva.

Essendo scaduto il tempo assegnato alle interrogazioni rivolte al Consiglio, le interrogazioni dal n. 26 al n. 53 riceveranno risposta per iscritto.(4)

Con questo si chiude il Tempo delle interrogazioni.(5)

(La seduta, sospesa alle 19.25, riprende alle 21.00)

 
  
  

PRESIDENZA DELL'ON. COLOM I NAVAL
Vicepresidente

 
  

(1) Regolamento (CE) 2679/98 del Consiglio, GU L 337 del 12.12.1998.
(2) GU L 306 del 7.12.2000, pag. 32.
(3) GU L 344 del 28.12.2001, pag. 70
(4) Cfr. Allegato "Tempo delle interrogazioni".
(5) Comunicazione di posizioni comuni del Consiglio: Cfr. Processo verbale.

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