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Resoconto integrale delle discussioni
Martedì 22 ottobre 2002 - Strasburgo Edizione GU

8. Accesso ai documenti sensibili del Consiglio sulla sicurezza e la difesa
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  Presidente. – L’ordine del giorno reca la relazione (A5-0329/2002), presentata dall’onorevole Elmar Brok a nome della commissione per gli affari costituzionali, su un accordo interistituzionale tra il Parlamento europeo e il Consiglio relativo all’accesso del Parlamento europeo ai documenti sensibili del Consiglio sulla sicurezza e la difesa nonché sulle modifiche da apportare al regolamento [2002/2130(ACI)].

 
  
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  Brok (PPE-DE), relatore. – (DE) Signor Presidente, onorevoli colleghi, questa relazione, se sarà adottata, ci porterà in un territorio inesplorato. Perché? Perché ci darà la possibilità, sulla base di un accordo interistituzionale con il Consiglio, di esaminare documenti militari segreti e di avere accesso a certe informazioni, consentendoci quindi di sviluppare uno strumento volto ad estendere il controllo parlamentare in questi contesti.

I negoziati in merito sono durati anni e vorrei ringraziare in particolare la Presidenza svedese, ormai un lontano ricordo, e la Presidenza spagnola per il contributo che ha reso possibile il negoziato attuale.

Ovviamente questo documento non è perfetto. Stiamo entrando in un territorio nuovo e imparare è quindi all’ordine del giorno. Non dobbiamo, tuttavia, spingerci troppo in là all’inizio, perché si tratta di un settore molto sensibile e sono in gioco gli interessi di sicurezza degli Stati membri dell’Unione europea e di tutti i cittadini. Per questa ragione tutti, sia Consiglio che Parlamento, devono innanzi tutto imparare a lavorare insieme e a creare fiducia, in modo che i necessari processi di informazione e di controllo possano essere messi in moto su tale base.

Per questo motivo abbiamo anche chiarito che ciascuna delle due parti potrà porre termine all’accordo dopo due anni, in modo da formulare un nuovo accordo sulla scorta dell’esperienza acquisita, e che non si tratta pertanto di un accordo definitivo, ma solo di un primo passo su questa delicata questione della sicurezza interna.

E’ stato altresì dichiarato esplicitamente che questo accordo sulla politica estera, di sicurezza e di difesa non pregiudica futuri accordi sulla trasparenza dei documenti relativi alle politiche interne. Come è stato detto, occorre raggiungere accordi anche in questi settori. A mio parere, è del tutto ragionevole, se non necessario, che vengano adottate misure anche nei vari settori degli affari interni, in cui vi sono aree particolarmente delicate per la possibile partecipazione di paesi terzi, e che queste possano andare ben più in là, anche in prima battuta, rispetto al presente documento.

Abbiamo conseguito qualcosa che a mio avviso regge certamente il confronto con le norme dei parlamenti nazionali; anche le regole di sicurezza, che dobbiamo elaborare noi stessi in Parlamento, contribuiranno a metterci in condizione di rispondere ai requisiti, così come i cinque membri della speciale commissione dovranno sottoporsi a controlli di sicurezza da parte dei rispettivi Stati membri. Come potete constatare, neppure qui vi sono regole distinte; la situazione è paragonabile a quella dei deputati ai parlamenti nazionali. Su questa base possiamo trovare soluzioni che ci consentiranno di compiere ulteriori progressi.

Vorrei chiedervi di appoggiare entrambi questi documenti sulle modifiche al Regolamento e sull’accordo stesso. Vi chiederei anche di respingere uno degli emendamenti, perché riguarda il caso estremo di reati penali commessi dalle parti. Questo è un aspetto che potrebbe emergere ogni volta che si tratta di maneggiare fondi e documenti pubblici. Le disposizioni in materia sono stabilite altrove – non nel Regolamento – e non è necessario fissare regole in questa sede. E’ molto più appropriato procedere in base al tradizionale principio secondo cui chi commette un reato penale sarà perseguito. In ultima istanza, naturalmente, ci affidiamo alla coscienza di coloro che vengano a conoscenza di tali reati affinché li rivelino, in modo da poter prendere provvedimenti contro i colpevoli.

Penso che questo segni un passo avanti verso una maggiore trasparenza e un maggiore controllo della nostra politica estera, di sicurezza e di difesa. Se qualcuno avesse ipotizzato cinque o dieci anni fa che avremmo negoziato l’istituzione di una commissione di questo tipo nel Parlamento europeo, non l’avrei creduto possibile. Ciò dimostra quanta strada abbia percorso l’Unione europea nel suo insieme dal Trattato di Amsterdam e dal Vertice di Colonia riguardo alla politica di sicurezza e di difesa. Dimostra anche, peraltro, una corrispondente necessità di controllo parlamentare. Per questo motivo esorto l’Assemblea a sostenere questa iniziativa.

 
  
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  Martin, Hans-Peter (PSE).(DE) Signor Presidente del Parlamento europeo... no, EB dell’EB, signor Presidente del Parlamento europeo... no, EB, EB! Di cosa stiamo parlando? Si può presentare e giustificare tutto questo affermando che è nell’interesse dello Stato, come ha detto Elmar Brok, che personalmente stimo molto sia qui che in altri contesti professionali, oppure si può fare qualche osservazione sulla procedura e su come si è giunti a questo accordo e domandarsi perché qualcuno alle mie spalle dice sempre “EB, EB” quando io dico “EP”.

Certamente dobbiamo stare attenti. Apprezzo il fatto che questo accordo conferirà al Parlamento un po’ più di potere e che vi sarà la possibilità di esaminare certi documenti. Non voglio correre il rischio che il piccoletto alle mie spalle, che ripete “EB, EB”, abbia la conferma di avere ragione da coloro che confondono il Parlamento europeo, “EP”, con EB, Elmar Brok.

Perché dico questo e perché, per quanto strano possa sembrare, il Parlamento e l’onorevole Brok sono visti come una cosa sola? Perché io credo, onorevoli colleghi, che il modo in cui si è svolto questo negoziato non sia propriamente esemplare e che, in ultima analisi, siamo messi di fronte ad una scelta del tipo “prendere o lasciare”. Molti deputati non hanno potuto partecipare al processo di negoziato e, soprattutto, ancora una volta è EB ad avere accesso ai documenti interni e, come ha detto lui stesso, è soddisfatto che siano coinvolti solo i membri della commissione per gli affari esteri, i diritti dell’uomo, la sicurezza comune e la politica di difesa, mentre il Parlamento europeo ne è escluso.

Possiamo, anzi dobbiamo, adattarci a queste obiezioni, perché ovviamente lo si può considerare un primo passo, ma dal mio punto di vista – e non sono l’unico – la relazione contiene anche qualche rassicurazione. Nella motivazione si afferma: “E’ quindi di grande importanza che l’accordo stesso preveda una revisione dopo due anni su richiesta di una delle due Istituzioni, alla luce delle esperienze acquisite nell’ambito della sua applicazione.”

Spero vivamente che gli interessati, EB e i suoi amici, non agiscano in modo che sia il Consiglio o qualcun altro a porre termine unilateralmente all’accordo, cosicché il Parlamento possa dire la sua al momento di riformulare il testo e diventare davvero ciò che qualcuno prima ha definito un Parlamento maturo. Ogni singola commissione dovrebbe avere la possibilità di esprimere un parere e si dovrebbe tenere conto pienamente dei vari punti di vista rappresentati in questa Assemblea, in modo da evitare lo scontro e da dimostrare che ciò che è stato detto prima è vero, che siamo in accordo e che non può esservi democrazia senza trasparenza, anche all’interno del Parlamento.

 
  
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  Malmström (ELDR). (SV) Signor Presidente, quando, durante la Presidenza svedese un anno e mezzo fa, i difficili negoziati tra Parlamento, Consiglio e Commissione hanno avuto come risultato l’accordo sull’articolo 255 o il regolamento n. 1049, si è trattato di un passo avanti fondamentale. La legislazione comune sulle regole per l’accesso dei cittadini ai documenti ha costituito una tappa importante per migliorare il controllo sulle Istituzioni europee e la fiducia in esse. La trasparenza è la base di una democrazia e la condizione indispensabile perché i cittadini possano seguire e partecipare alle decisioni pubbliche. Possiamo quindi aumentare la fiducia nella cooperazione comunitaria nel suo insieme, nonché la sua legittimità, due aspetti che purtroppo, come sappiamo, scarseggiano.

Noi liberali insistiamo sempre per la massima trasparenza. Non siamo del tutto soddisfatti riguardo ad una serie di sezioni della legislazione e crediamo che vi sia un timore eccessivo di rendere pubblici i documenti.

Per quanto riguarda la politica estera e di sicurezza comune, è un settore in via di sviluppo. Si rileva un grande interesse tra i cittadini e i giornalisti per le questioni inerenti. Naturalmente, taluni documenti non possono essere resi pubblici, ma devono rimanere riservati. Ce ne rendiamo conto. Creare un piccolo gruppo di deputati che hanno accesso a questi documenti altamente sensibili è comunque un modo per garantire un certo grado di controllo parlamentare, seppure dichiaratamente limitato, in questo settore, tramite il quale è possibile esercitare pressioni sul Consiglio.

In questo modo, la proposta dell’onorevole Brok rappresenta un accordo del tutto ragionevole. Il gruppo del Partito dei liberali democratici e riformatori ritiene tuttavia necessario far sì che non diventi troppo comune la prassi di trasmettere automaticamente i documenti a questa commissione ristretta. Naturalmente, la maggior parte dei documenti dovrebbe essere messa a disposizione di chiunque, dei cittadini, dei giornalisti e di qualsiasi altra parte interessata. Dovrebbero essere soltanto alcuni documenti assolutamente vitali e sensibili ad essere inviati a questo gruppo ristretto.

Mi fa piacere che l’onorevole Brok abbia precisato che dobbiamo svolgere un’attenta valutazione di questo accordo. Potremmo farlo in parallelo con una revisione generale delle norme in materia di trasparenza. In questo modo, si spera, ci renderemo conto del fatto che la trasparenza come principio non è pericolosa.

 
  
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  Frahm (GUE/NGL).(DA) Signor Presidente, in occasioni molto solenni, in Parlamento e nelle altre Istituzioni dell’Unione europea discutiamo sulla necessità di adoperarci per avvicinare l’Unione ai cittadini. Uno dei modi di attuare tale proposito sarebbe quello di offrire ai cittadini la possibilità di partecipare, svolgere il loro ruolo ed essere coinvolti nell’intero processo decisionale all’interno delle singole Istituzioni comunitarie e tra queste. La condizione indispensabile per consentire ai cittadini di svolgere tale ruolo è far sì che abbiano un’idea di cosa sta accadendo prima che siano adottate le decisioni. Per questa ragione il principio dell’accesso ai documenti riveste tale importanza.

Come ha detto l’onorevole Malmström, siamo tutti consapevoli dell’esistenza di documenti riservati che difficilmente possono essere resi pubblici. A mio parere, tuttavia, il Parlamento europeo si è avventurato su un terreno pericoloso. Ci troviamo in una posizione che non avremmo dovuto occupare. Quali garanti dei cittadini, custodi della democrazia e in quanto Istituzione che dovrebbe garantire la democraticità di questo progetto, ci siamo spinti in una situazione in cui consentiamo che non venga dato accesso ai documenti al pubblico, ma solo a noi o ad un gruppo ristretto di noi. In questo modo, siamo complici nel considerare i nostri interessi o, più precisamente, quelli di un piccolo gruppo di deputati a scapito degli interessi dei cittadini europei e della loro possibilità di partecipare attivamente al processo democratico.

Come ha osservato il collega del gruppo del Partito del socialismo europeo, l’intero processo riguardante l’accesso del pubblico e l’esame dei documenti si è svolto a porte chiuse. Questo costituisce in sé un problema quando parliamo specificamente di trasparenza, di accesso del pubblico e di ispezione dei documenti. Per questi motivi il presente documento non mi entusiasma.

 
  
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  Hautala (Verts/ALE).(FI) Signor Presidente, il relatore, l’onorevole Brok, che ha negoziato questo accordo, ha già sottolineato il fatto che ci troviamo in un ambito completamente nuovo. Ha anche detto che l’una o l’altra delle due Istituzioni può proporre la revisione dell’accordo dopo due anni. A nome del mio gruppo vorrei tuttavia richiamare l’attenzione sin dall’inizio sui punti deboli dell’accordo. Nel testo viene menzionato il fatto di ispirarsi, per così dire, alle migliori pratiche degli Stati membri. Questo deve voler dire che il Parlamento europeo avrebbe il diritto assoluto garantito di ispezionare i documenti segreti sulla politica di sicurezza e di difesa, ma mi chiedo se sarà davvero così.

Mi riferisco al fatto che l’accordo concede al Consiglio pieni poteri per decidere quali documenti trasmetterà di fatto a questa speciale commissione ristretta del Parlamento europeo. Posso immaginare che tale decisione si fondi sulle discussioni svolte tra il Consiglio e la NATO. Sotto molti aspetti sembra che i voleri e le richieste della NATO abbiano condizionato in misura notevole il contenuto di questo accordo. A mio parere, gli interessi del Parlamento europeo non sono stati necessariamente tenuti in considerazione.

I colleghi hanno fatto notare a ragione che il Parlamento europeo non può riservarsi i diritti esclusivi del controllo democratico e pubblico sulla politica estera e di difesa a nome dei cittadini. A volte ho la sensazione che, quando è stato negoziato questo accordo, si sia pensato che questi argomenti non riguardassero affatto il pubblico, ma che la commissione ristretta e selezionata del Parlamento avrebbe assunto la piena responsabilità per i cittadini. Per questo motivo ho presentato l’emendamento menzionato dal relatore. Vorrei sottolineare che le eccezioni contenute nel Regolamento, cui i deputati al Parlamento europeo devono conformarsi, in base all’accordo, devono essere strettamente legate alle informazioni riservate menzionate nel Regolamento sull’accesso del pubblico, vale a dire ai documenti “sensibili” e non altri.

Questo accordo non può neppure indebolire il diritto dei deputati al Parlamento europeo di ottenere informazioni relative alla politica estera e di sicurezza, un diritto già garantito in virtù dell’articolo 21 del Trattato. Infine, è estremamente importante sottolineare che, nel caso in cui le informazioni riservate contenessero riferimenti a qualche tipo di attività criminale, non deve essere consentita alcuna disposizione che impedisca ai deputati di contattare le autorità. Chiederei di appoggiare l’emendamento n. 2, che è di portata più ampia rispetto a quello proposto dalla commissione.

 
  
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  Bonde (EDD).(DA) Signor Presidente, il Congresso del PPE a Estoril ha propugnato la completa trasparenza del processo legislativo in seno al Consiglio. Tutte le principali forze politiche sostengono quindi l’obiettivo della trasparenza, inserito nell’agenda quando i danesi non votarono a favore del Trattato di Maastricht, il 2 giugno 1992. Abbiamo registrato progressi in una serie di settori, ma abbiamo anche una serie di obiettivi ancora da realizzare. La Commissione ora pubblica gli ordini del giorno e i verbali delle riunioni in cui sono adottate decisioni. E’ importante sapere chi ha detto cosa e come hanno votato. I Commissari devono rendere conto ai cittadini. Il Consiglio ha pubblicato i verbali relativi alle discussioni del gruppo di lavoro sulla trasparenza. Dobbiamo avere un analogo accesso anche ai documenti di lavoro e ai verbali di altri gruppi di lavoro e tale accesso deve essere immediato, in modo da poter seguire gli sviluppi prima che le leggi siano adottate.

Stiamo discutendo una proposta per un compromesso riguardante l’accesso del Parlamento alle informazioni riservate, ma le nuove regole limiterebbero di fatto l’accesso cui tutti i deputati hanno diritto in base al Trattato. Credo che potremmo compiere maggiori progressi rivolgendoci alla Corte di giustizia, come è stato fatto con successo in relazione a veri e propri accordi. Non voterò quindi a favore del compromesso.

A dire il vero, il Parlamento europeo non ha mai negoziato nulla che abbia condotto a qualche progresso. Sono stati singoli deputati ad esercitare pressioni, insieme al mediatore e a cittadini attivi che hanno vinto una causa dietro l’altra. E’ dinanzi alla Corte di giustizia a Lussemburgo che abbiamo compiuto i maggiori progressi, non nei negoziati tra Consiglio, Commissione e Parlamento. Questa è la triste verità. Il Parlamento è sempre pronto ad avanzare richieste, ma tace ogniqualvolta si presenta una possibilità, come ora, di concludere un accordo quadro o di negoziare un regolamento sulla trasparenza, con il rischio che documenti attualmente disponibili al pubblico in Danimarca e in Svezia diventino segreti non appena siano trasmessi all’Unione.

Non mi soddisfa neppure il nuovo accordo e invito la commissione per gli affari esteri, i diritti dell’uomo, la sicurezza comune e la politica di difesa a rivolgersi alla Corte di giustizia per i documenti che non possiamo ottenere, quali le relazioni di controllo sugli adeguamenti dei paesi candidati alla legislazione comunitaria. Queste relazioni sono ottimi esempi di documenti che dovrebbero essere a disposizione di tutti i deputati, nonché dei parlamenti dei paesi candidati. Dubito che riusciremo ad ottenerli in base alle nuove regole, mentre non credo che la Corte di giustizia possa negarci l’accesso a simili documenti che sono chiaramente parte del processo legislativo. Ritengo che potremo ottenere maggiori progressi lottando, piuttosto che accettando un inadeguato compromesso.

 
  
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  Turco (NI). – Signor Presidente, voglio ringraziare davvero l’onorevole Brok per aver preso l’iniziativa, insieme al Presidente del Parlamento europeo, di regolamentare in modo più chiaro e preciso il diritto di accesso del Parlamento ai documenti sensibili del Consiglio. Sebbene l’accordo presenti lacune, che il relatore stesso richiama quando afferma che il Parlamento ha dovuto fare concessioni al Consiglio, esso è almeno un passo nella direzione di un maggiore controllo democratico.

Nella mia qualità di membro della commissione per le libertà e i diritti dei cittadini, ritengo inconcepibile che al Parlamento europeo sia negato in modo lampante l’accesso ai documenti nel settore della giustizia e degli affari interni, proprio là dove le norme toccano direttamente i diritti dei cittadini e le loro libertà.

Al Consiglio “Giustizia e affari interni” del 14 e 15 ottobre si discuteva la decisione quadro sulla droga, e l’ultimo documento disponibile sul registro è del mese di giugno. Nel frattempo, diversi documenti sono circolati, senza che il Parlamento europeo ne venisse a conoscenza.

Qual è la ragione che può impedire ai cittadini di sapere quale compromesso ha proposto la Presidenza danese? Forse il timore che si sappia che i ministri, nel segreto del Consiglio, non rispettano il mandato del loro governo, del loro Parlamento, dei cittadini, e che quindi fanno, a livello europeo, quello che non hanno il coraggio di fare a livello nazionale?

Neppure il Ministro danese, signora Lene Espersen, ha avuto il coraggio, oggi, di spiegare alla commissione per le libertà quali sono i contenuti di questo compromesso. Per dare un ultimo esempio, nella riunione dei ministri dell’interno e della giustizia del 14 e 15 ottobre non sono stati pubblicati sul registro ben venti su trentanove dei documenti discussi.

Noi crediamo che debba finire questo modo di trattare il Parlamento europeo ed i cittadini che lo hanno eletto e che continuano ad essere umiliati in modo scandaloso dal Consiglio.

 
  
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  Titford (EDD).(EN) Signor Presidente, nonostante i tentativi di modificare questo stato di cose, la sicurezza e la difesa sono questioni appartenenti al Consiglio europeo. Il Parlamento non ha competenze in tale area, né legislative né di bilancio. Va detto che, nel contesto dei Trattati, la funzione del Parlamento è quella di controllo sulla Commissione. La sua responsabilità non comprende un controllo né un riesame delle attività del Consiglio. Il controllo sui membri del Consiglio rimane responsabilità dei singoli parlamenti nazionali, ai quali i ministri devono rispondere. Esclusivamente i parlamenti nazionali possono chiedere conto ai ministri.

Su questa base, sembra una forma di presunzione da parte dei deputati al Parlamento europeo voler accedere ad informazioni escluse dal pubblico dominio. Si può dire che non sono affari nostri. Il Parlamento non dovrebbe chiederlo e il Consiglio non è tenuto a concederlo.

La questione ha anche implicazioni più ampie. Le informazioni non sono destinate a tutti i deputati, ma ad un selezionato e privilegiato cartello all’interno del Parlamento. Inoltre, coloro che ricevono le informazioni devono prestare giuramento di mantenere il segreto e sono passibili di provvedimenti disciplinari per violazioni della riservatezza. Non esiste un modo migliore per costringere al silenzio i rappresentanti dell’opinione pubblica.

Il punto centrale è che, se il ruolo primario del Parlamento è il controllo sulla Commissione, allora questo è proprio quello che deve fare. Il tempo dedicato alle discussioni su questi argomenti è già ridicolmente breve e il controllo è quindi minimo. Sarebbe molto meglio se il Parlamento si concentrasse sui propri doveri di legge, piuttosto che mettere il naso in aree che non gli appartengono.

Volendo migliorare l’informazione, sarebbe pertanto più opportuno che dedicasse energie ad esercitare pressioni per ottenere più trasparenza e apertura dalla Commissione.

 
  
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  Hautala (Verts/ALE).(EN) Signor Presidente, mi consenta un richiamo al Regolamento.

Durante la discussione mi sono resa conto che, secondo il programma di votazioni di domani, voteremo anche su una proposta dell’Ufficio di presidenza riguardante le regole di sicurezza, requisito indispensabile per l’adozione dell’accordo interistituzionale. Vorrei sapere perché non è stato fatto alcun riferimento a queste regole di sicurezza nell’ordine del giorno. Non sarebbe bene che l’Assemblea ne discutesse, considerato che domani saranno in votazione nel contesto dell’accordo interistituzionale e degli emendamenti al Regolamento? A mio parere, questa procedura è un insulto per il Parlamento.

 
  
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  Presidente. – La ringrazio, onorevole Hautala, per questa sua osservazione, che tuttavia penso dovrebbe riproporre domani prima dell’inizio della votazione. Credo sia giusto che lei formuli la stessa osservazione perché in tal modo le sarà data risposta da chi ha predisposto le operazioni di voto.

 
  
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  Brok (PPE-DE), relatore. – (DE) Signor Presidente, queste regole sulla sicurezza sono state presentate e discusse in seno alla commissione competente. Questo accordo può essere adottato o respinto senza tenerne conto, benché non possa ancora entrare in vigore, poiché le regole di sicurezza non sono ancora state adottate. L’accordo interistituzionale può quindi essere adottato domani in ogni caso.

Consentitemi di rivolgere una breve risposta ai colleghi. Stiamo parlando unicamente della politica estera, di sicurezza e di difesa, che non rientra nella legislazione. Per questo, onorevole Bonde, questa commissione non si occupa di documenti di carattere legislativo, in riferimento ai quali l’onorevole Turco parla di giustizia e affari interni. Ho detto chiaramente che l’accordo raccomanda di negoziare un accordo distinto per questo settore, che a mio parere dovrà tenere conto in misura molto maggiore dei diritti del Parlamento. L’onorevole Hautala ha ragione quando suggerisce che, se l’esito non sarà positivo, una delle opzioni a disposizione è quella dell’appello.

Vorrei dire, a proposito, all’onorevole Hautala e ad altri che soltanto esaminando i documenti potremo stabilire se le relative classificazioni sono giustificate. Se constateremo che non viene dato l’accesso ai documenti che il Parlamento in generale dovrebbe poter ottenere, potremo dire che sono stati classificati in modo errato e apportare così una modifica alla prassi applicata a livello del Consiglio. Se, tuttavia, non sappiamo nulla dei documenti, non possiamo avanzare alcuna critica riguardo alle classificazioni.

A parte questo, dobbiamo dire che l’accesso a tali documenti rappresenta un nuovo inizio anche per il Consiglio e la Commissione. Senza tale accordo, saremmo in difficoltà per l’attuazione di qualsiasi politica estera e di sicurezza europea. In questo caso, quindi, tutte le Istituzioni hanno un interesse comune a trovare un punto di partenza condiviso.

 
  
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  Presidente. La discussione è chiusa.

La votazione si svolgerà domani, alle 12.00.

 
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