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Giovedì 16 gennaio 2003 - Strasburgo Edizione GU

Acquacoltura europea
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  Kindermann (PSE).(DE) Signor Presidente, un aspetto molto importante della politica comune della pesca è rappresentato dalla comunicazione della Commissione su una strategia per lo sviluppo sostenibile dell’acquicoltura europea, pubblicata nel mese di settembre 2002. Accolgo dunque con molto favore la relazione d’iniziativa della commissione per la pesca con la quale si è voluto effettuare un esame approfondito dell’acquicoltura nell’Unione europea. Il peso crescente di questo settore dell’industria ittica non è solo conseguenza della rapida crescita conseguita negli ultimi anni. Si tratta infatti di un settore in grado di proporsi come un’alternativa concreta all’esaurimento a livello mondiale degli stock di fauna marina destinata al consumo umano. L’acquicoltura produce effetti positivi anche sul mercato del lavoro e non solo nelle regioni costiere, un punto questo che dovrebbe essere maggiormente sottolineato.

Un gran numero di posti di lavoro dipende direttamente o indirettamente dall’acquicoltura, sia in fase di produzione primaria che in molti altri settori. Ritengo che la ricerca in quest’area sia di particolare importanza. Si dovrebbe procedere a un maggiore impiego di risorse finanziarie, in modo da rendere possibili raccomandazioni persino migliori di quelle già manifestate. L’acquicoltura presenta certamente molti problemi ancora irrisolti, tra i quali mi sia consentito di citare l’uso di farmaci, la minimizzazione degli effetti sull’ambiente, la sicurezza alimentare a favore dei consumatori, il miglioramento delle unità di produzione in linea con le norme più rigorose in materia di benessere degli animali e, non ultima, la protezione delle specie selvatiche da quelle geneticamente modificate.

Desidero infine ringraziare molto calorosamente il relatore, onorevole Hugues Martin, per l’esame esauriente del tema. Avremo certamente motivo, in futuro, di riprendere la discussione sull’acquicoltura.

 
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