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Discussioni
Martedì 16 dicembre 2003 - Strasburgo Edizione GU

5. Tempo delle interrogazioni (Consiglio)
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  Presidente. – L’ordine del giorno reca il Tempo delle interrogazioni (B5-0416/2003).

Saranno prese in esame le interrogazioni rivolte al Consiglio.

 
  
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  Presidente. – Annuncio l’

interrogazione n. 1 dell’onorevole Camilo Nogueira Román (H-0721/03):

Oggetto: Impegni dell’Unione europea in Iraq

Quali sono gli impegni assunti dall’Unione europea per la risoluzione democratica della gravissima situazione in Iraq e il ritiro delle forze armate che occupano questo paese?

 
  
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  Antonione, Consiglio. – Il Consiglio desidera anzitutto ricordare l’impegno dell’Unione europea a contribuire alla ricostruzione politica ed economica dell’Iraq.

Il Consiglio europeo del 16 e 17 ottobre di quest’anno ha ritenuto essenziali per il successo dell’operazione i seguenti elementi: adeguate condizioni di sicurezza, un ruolo forte e vitale dell’ONU, un calendario realistico per il passaggio della responsabilità politica al popolo iracheno, l’istituzione di un fondo donatori multilaterale e trasparente per canalizzare il sostegno della comunità internazionale.

La situazione, dal punto di vista della sicurezza, desta ancora preoccupazione e le recenti ondate di attentati terroristici stanno rendendo estremamente difficili gli sforzi di stabilizzazione e di ricostruzione compiuti in Iraq.

Quanto alla ricostruzione, l’Unione europea ha assunto consistenti impegni in sede di Conferenza dei donatori di Madrid. Tenuto conto che la sicurezza continua ad essere una priorità in Iraq, il Consiglio si augura che l’esito positivo della Conferenza di Madrid possa tradursi rapidamente in risultati concreti sul campo.

L’accordo concluso il 15 novembre di quest’anno tra l’Autorità provvisoria della coalizione, che detiene la responsabilità in Iraq, e il Consiglio di governo iracheno per accelerare il trasferimento dei poteri agli iracheni costituisce un passo positivo.

Il nuovo piano prevede l’instaurazione di un nuovo governo eletto in Iraq entro la metà del 2004. L’Unione europea è disposta ad aiutare il nuovo Iraq a rimettersi in piedi. Il Consiglio europeo ha chiesto alla Commissione e all’Alto rappresentante Javier Solana di presentargli entro marzo 2004 una strategia a medio termine per le relazioni dell’Unione con l’Iraq. Il Consiglio europeo, riunitosi a Bruxelles il 12 dicembre scorso, ha confermato tale approccio nelle sue conclusioni – punti 49 e 53 – e la Presidenza, a nome dell’Unione europea, ha rilasciato il 15 dicembre una dichiarazione relativa alla cattura di Saddam Hussein, nella quale l’Unione, una volta di più, rileva che è necessario, dopo questo importante evento, che il processo politico in Iraq progredisca con la più ampia partecipazione popolare verso un veloce trasferimento della sovranità a un governo transitorio iracheno e verso lo stabilimento delle condizioni necessarie per la ricostruzione economica e sociale e lo sviluppo del paese.

 
  
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  Nogueira Román (Verts/ALE). – (PT) Signor Presidente in carica del Consiglio, credo che l’Unione, come entità politica, debba assumere impegni collettivi effettivi e globali dinanzi a problemi tanto gravi quanto quello dell’Iraq, che tutti desideriamo risolvere il più rapidamente possibile, soprattutto quando, nonostante la cattura di Saddam Hussein, vi è la prospettiva più che certa di una carneficina quotidiana e di un conflitto interminabile, oltre ad un gravissimo problema politico di integrazione territoriale, etnica, religiosa e sociale che non si può risolvere mettendo semplicemente sul tavolo ingenue dimostrazioni di buona volontà. A prescindere dalle misure positive adottate dall’Unione europea, il Consiglio andrà a parlare con una sola voce a favore della pace e della solidarietà nei colloqui con l’ONU, gli Stati Uniti e gli Stati della regione? O invece l’Unione rimarrà paralizzata, come oggi, di fronte a tale tragedia? Concludendo, signor Presidente in carica del Consiglio, crede veramente che tutta la resistenza in Iraq si riduca meramente ad attività terroristiche, come ha appena affermato?

 
  
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  Antonione, Consiglio. – Chiedo scusa, ma non ho capito la domanda in maniera precisa e puntuale.

Se, come mi sembra, l’onorevole parlamentare, con il suo ulteriore quesito, chiede al Consiglio se ritenga che ci sarà una spaccatura riguardo all’approccio sulla ricostruzione dell’Iraq, la mia risposta è che spero che ciò non avvenga e che lavoreremo in tal senso.

 
  
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  Ortuondo Larrea (Verts/ALE).(ES) Signor Presidente in carica del Consiglio, mi compiaccio che Saddam Hussein venga processato per le violazioni commesse contro i diritti dell’uomo, che sia sottoposto a giudizio come dovrebbe accadere a tutti i dittatori che commettono crimini nel mondo.

Oggi si celebra la Giornata mondiale della pace e, in questa occasione, il Papa ha appena pronunciato interessanti parole dichiarando, tra l’altro, che per combattere il terrorismo non basta la repressione; ha inoltre detto che le decisioni concernenti le misure da applicare agli Stati debbono essere adottate nel quadro delle Nazioni Unite. Lei crede che l’invasione dell’Iraq sia in linea con il contenuto delle parole del Papa in questa Giornata mondiale della pace? Spero abbia compreso la mia domanda.

 
  
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  Presidente. Onorevole Ortuondo, non so se sia veramente un’interrogazione complementare citare il Papa. Il Presidente Antonione ha comunque la facoltà di risponderle come crede, e se lo ritiene opportuno, naturalmente.

 
  
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  Nogueira Román (Verts/ALE).(PT) Signor Presidente in carica del Consiglio, una delle mie domande si riferiva alla sua affermazione secondo cui tutta l’attività di resistenza in Iraq è terrorismo. Credo che, per lo meno, debba rispondere a questo punto, perché mi sembra particolarmente rilevante.

 
  
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  Presidente. Onorevoli Ortuondo e Nogueira, vi chiedo di non entrare in un dibattito generale sull’Iraq, visto che discutiamo abitualmente di queste tematiche in Parlamento.

Vi è un chiarimento relativo alla sua domanda: che cosa ha chiesto l’onorevole Nogueira?

 
  
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  Antonione, Consiglio. – A me non sembra di aver detto una cosa del genere. Francamente, credo che sia chiaro quale sia la situazione in Iraq. Che ci sia una grande attività terroristica è desumibile da chiunque tramite gli organi d’informazione. Al tempo stesso è evidente che non ci sono solo attività terroristiche, ma non è il caso qui di stabilire le percentuali rispettive delle attività terroristiche e di quelle non terroristiche.

 
  
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  Presidente. Onorevole Ortuondo, le chiedo di procedere se veramente deve fare un richiamo al Regolamento, ma se non lo è, si astenga dall’intervenire.

Ha quindici secondi per il richiamo al Regolamento.

 
  
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  Ortuondo Larrea (Verts/ALE).(ES) Signor Presidente, la mia domanda riguardava innanzitutto la questione se l’invasione dell’Iraq abbia dimostrato chiaramente che il terrorismo non si può combattere solo con la repressione, e dovremmo chiedere agli iracheni chi sono, a loro parere, i terroristi. In secondo luogo, chiedevo se la decisione è stata presa nel quadro delle Nazioni Unite o in un altro quadro molto specifico, degli Stati Uniti.

 
  
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  Presidente. – Annuncio l’

interrogazione n. 2 dell’onorevole Alexandros Alavanos (H-0727/03):

Oggetto: Marittimi greci bloccati in Pakistan

Il 27 luglio del 2003, la nave cisterna “Tasman Spirit”, seguendo le istruzioni del pilota locale si è incagliata all’ingresso del porto di Karachi, con una grave fuoriuscita di greggio e una conseguente catastrofe ecologica. Il principio “chi inquina paga” è incontrovertibile, ma nel caso della “Prestige” le autorità spagnole si sono rivalse sull’armatore. Nel caso della “Tasman Spirit” le autorità pakistane hanno scelto di rivalersi sull’intero equipaggio, impedendo ai marittimi greci, cittadini dell’UE, ma anche ai loro colleghi filippini di lasciare il Pakistan. Inoltre, le autorità pakistane hanno arrestato anche l’ingegner Nikos Papas, responsabile dell’équipe di salvataggio di un’altra compagnia marittima, giunto in Pakistan il 17 agosto, ossia 20 giorni dopo il naufragio.

Come intende il Consiglio reagire a questo caso di sequestro di cittadini europei a opera delle autorità pakistane, che ha scosso l’opinione pubblica ellenica, e quali azioni intende intraprendere con urgenza presso il governo pakistano?

 
  
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  Antonione, Consiglio. – Il Consiglio si interessa al caso dei marittimi greci e filippini posti agli arresti domiciliari in Pakistan e alle azioni intraprese dalle autorità pakistane. Ritiene che le richieste del governo pakistano riguardo agli arrestati siano senza fondamento e senza precedenti nel diritto internazionale. Sono in corso intensi negoziati con le autorità pakistane e sono stati realizzati diversi interventi a sostegno dei marittimi greci, anche tramite i capimissione dell’Unione europea a Islamabad e durante la recente visita a Bruxelles del ministro degli Affari esteri pakistano. Lo scorso 4 novembre il Consiglio ha chiesto alla presidenza dell’Unione, a Islamabad, di intraprendere al riguardo un’iniziativa urgente ai fini dell’immediato rilascio delle persone interessate. Questa iniziativa è stata attuata il 9 dicembre sulla scorta di una lettera, frutto di un precedente coordinamento svoltosi tra le autorità greche e quelle italiane nel corso di una riunione cui hanno partecipato anche i legali dei membri dell’equipaggio.

 
  
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  Alavanos (GUE/NGL).(EL) Desidero ringraziare sentitamente il Presidente in carica. Quanto ci ha riferito è positivo e dimostra sensibilità da parte del Consiglio. Mi si consenta di ripetere che si tratta di un caso di presa di ostaggi. Non si può trattenere il cuoco di bordo per un incidente con gravi danni ambientali causato da una nave, di cui naturalmente sono responsabili i piloti. Lo stesso dicasi per il marittimo che fa le pulizie e per il responsabile dell’équipe di salvataggio.

In questo senso, vorrei pregare il signor Ministro, come canto del cigno della Presidenza italiana, di fare tutto il possibile per una questione umanitaria che riguarda i cittadini europei, ossia per permettere a questi uomini di passare il Natale e il Capodanno a casa loro.

In altre parole, sareste disposti ad intervenire presso il governo pakistano ad altissimo livello, a livello di Primo Ministro e Presidente in carica del Consiglio europeo o a livello del ministro degli Esteri italiano? Nuovamente i miei ringraziamenti alla Presidenza italiana.

 
  
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  Presidente. No, no, ho offerto la parola al Sottosegretario Antonione, che però ha ascoltato e mi ha fatto cenno che in linea di principio non le risponderà. Se il Presidente in carica Antonione desidera rispondere, glielo dico esplicitamente, su richiesta del deputato, lo farà.

Sottosegretario Antonione, ha la facoltà di rispondere con parole o con gesti, come riterrà opportuno.

 
  
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  Antonione, Consiglio. – A me sembra di avere già risposto anche alla sollecitazione dell’onorevole interrogante, allorché ho affermato che intendiamo intraprendere al riguardo un’iniziativa urgente ai fini dell’immediato rilascio delle persone interessate. Credo che questo sia comprensivo della nostra intenzione e dell’attività che stiamo ponendo in atto per fare in modo che la situazione si sblocchi nel più breve tempo possibile, augurandoci che possa essere trovata una soluzione prima delle vacanze di Natale.

 
  
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  Presidente. – Poiché vertono sullo stesso argomento, annuncio congiuntamente l’

interrogazione n. 3 dell’onorevole Bernd Posselt (H-0729/03):

Oggetto: Salute riproduttiva

La “salute riproduttiva” è uno dei termini utilizzati sempre più spesso nella politica di cooperazione allo sviluppo dell’UE e anche nei relativi programmi. Come definisce la presidenza del Consiglio tale termine e può inoltre indicare se esso comprende anche il sostegno alla pratica degli aborti?

e l’

interrogazione n. 4 dell’onorevole Dana Rosemary Scallon (H-0794/03):

Oggetto: Salute riproduttiva

Ritiene il Consiglio che, nel concedere fondi ad un’organizzazione, la Commissione debba considerare le attività dell’organizzazione nel loro complesso o solo l’attività per la quale l’organizzazione richiede il contributo dell’UE?

Ritiene il Consiglio che quando adotterà il regolamento sulla salute riproduttiva e i relativi diritti nei paesi in via di sviluppo, darà mandato alla Commissione europea di finanziare solo le organizzazioni che tra le loro attività comprendono l’aborto?

Nel contesto della politica dell’Unione europea in materia di diritti umani e dei diritti umani nel mondo, del ruolo dell’UE nella promozione dei diritti umani e della democratizzazione nei paesi terzi, del consolidamento della democrazia e dello Stato di diritto, del rispetto dei diritti umani e delle libertà fondamentali nonché del rispetto dei diritti fondamentali nell’Unione europea, ritiene il Consiglio che l’aborto sia un diritto umano fondamentale e inalienabile, in particolare nell’ambito della lotta alla povertà e della promozione dello sviluppo sostenibile?

Ritiene il Consiglio che i contributi finanziari dell’UE a strutture che offrono la possibilità di abortire dove ciò è legale o che promuovono la legalizzazione dell’aborto dove esso è attualmente illegale, sia compatibile con la dichiarazione dei diritti del fanciullo, proclamata dalle Nazioni Unite nel 1959, in cui si afferma che il bambino “ha bisogno di una particolare protezione e di cure speciali, compresa un’adeguata protezione giuridica, sia prima che dopo la nascita”?

 
  
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  Antonione, Consiglio. – Il diritto di godere del massimo livello raggiungibile di salute fisica e mentale è un diritto fondamentale, in linea con le disposizioni dell’articolo 25 della Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo. Tale diritto è attualmente negato ad oltre un quinto della popolazione mondiale. La mancanza di prestazioni assistenziali e servizi, forniture e informazioni e la diffusione dell’HIV e dell’AIDS compromettono tutti i tentativi di eradicazione della povertà che, secondo quanto afferma il Trattato, è l’obiettivo principale della politica comunitaria di sviluppo, ribadito nella dichiarazione congiunta del Consiglio e della Commissione del 10 novembre 2000 nonché in linea con gli obiettivi di sviluppo del millennio delle Nazioni Unite.

A norma dell’articolo 35 della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea, nel definire e nell’attuare tutte le politiche e attività dell’Unione, si deve assicurare un alto livello di protezione della salute umana. La politica di sviluppo della Comunità europea in materia di salute sessuale e riproduttiva si basa sul programma d’azione della Conferenza internazionale delle Nazioni Unite sulla popolazione e lo sviluppo, tenutasi al Cairo nel 1994, e sulle azioni chiave note come “Il Cairo + 5”, adottate nel 1999 dalla XXIa Assemblea generale delle Nazioni Unite. Detti programma e azioni chiave precisano che la salute riproduttiva dovrebbe abbracciare: consulenza, informazione, educazione, comunicazione e servizi in materia di pianificazione familiare; educazione e servizi in materia di assistenza pre-parto, parto sicuro e assistenza post-parto, con particolare riguardo all’allattamento al seno e all’assistenza sanitaria al neonato e alla donna; prevenzione e adeguata cura della sterilità; prevenzione degli aborti praticati in condizioni rischiose e adeguata cura delle complicazioni provocate da tali aborti; cura delle infezioni dell’apparato riproduttivo, delle malattie sessualmente trasmissibili e di altre condizioni inerenti alla salute riproduttiva; informazione, educazione e consulenza, ove opportuno, in materia di sessualità umana, salute riproduttiva e genitorialità responsabile.

Il 15 luglio 2003 il Parlamento europeo e il Consiglio hanno adottato il regolamento sul sostegno alle politiche e alle azioni riguardanti la salute e i diritti riproduttivi e sessuali nei paesi in via di sviluppo. Questo regolamento mira a fornire assistenza finanziaria e consulenze specifiche per migliorare la salute riproduttiva e sessuale nei paesi in via di sviluppo e garantire il rispetto dei relativi diritti. Il considerando 16 specifica chiaramente che il regolamento vieta di promuovere gli incentivi a favore della sterilizzazione o dell’aborto e che l’aborto non dovrebbe mai essere presentato come un metodo di pianificazione familiare. Si rilevi che, tra gli interventi specifici ammissibili al sostegno finanziario della Comunità, l’articolo 3 del regolamento annovera la riduzione del numero di aborti praticati in condizioni pericolose.

Nel quadro della politica dell’Unione europea in materia di promozione dei diritti umani, delle libertà fondamentali, della democratizzazione e dello Stato di diritto nei paesi terzi, il regolamento n. 975/1999 del Consiglio sulla politica di cooperazione allo sviluppo e il regolamento n. 976/1999 del Consiglio sulle azioni della Comunità diverse da quelle di cooperazione allo sviluppo mirano, tra l’altro, a fornire un contributo tecnico e finanziario ad azioni aventi in particolare ad oggetto la promozione e la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali proclamati dalla Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo, e di altri strumenti internazionali concernenti lo sviluppo e il consolidamento della democrazia e dello Stato di diritto.

Per quanto riguarda infine l’ultimo quesito, il considerando 5 del citato regolamento n. 1567/2003 recita: “La Comunità e i suoi Stati membri sostengono che ogni individuo ha il diritto di decidere liberamente quanti figli avere e con quale frequenza. Condannano tutte le violazioni dei diritti umani commesse per arginare la crescita demografica, che si tratti di aborto coatto, sterilizzazione obbligatoria, infanticidio, rifiuto, abbandono o maltrattamento dei bambini non desiderati”.

 
  
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  Posselt (PPE-DE).(DE) La ringrazio, signor Presidente, per la sua risposta dettagliata. Tuttavia, desidererei porle una domanda complementare a cui può semplicemente rispondere con un sì o un no. Mi sembra di aver capito che l’aborto non dovrebbe rappresentare un metodo di pianificazione familiare. Tutto sommato, è ciò che afferma la risoluzione adottata dal Parlamento. Dunque, questa è la mia domanda: l’espressione “salute riproduttiva” include la promozione dell’aborto, sì o no?

 
  
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  Antonione, Consiglio. – No.

 
  
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  Scallon (PPE-DE).(EN ) Il Consiglio ritiene che il finanziamento da parte dell’Unione di organizzazioni che offrono l’aborto, qualora legale, o promuovono una legislazione a favore dell’aborto, laddove è ancora illegale, sia compatibile con la dichiarazione della seconda assemblea dell’Associazione medica mondiale a Ginevra nel 1948 che richiede il massimo rispetto per la vita umana fin dal concepimento? Il Consiglio ritiene che il bilancio della Repubblica d’Irlanda a favore dell’assistenza bilaterale all’estero, dotato di quasi più fondi per la salute riproduttiva che per la fornitura dell’acqua potabile e delle infrastrutture igieniche, sia compatibile con l’impegno dell’Unione europea di migliorare la prestazione di cure sanitarie di base nei paesi in via di sviluppo?

 
  
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  Antonione, Consiglio. – Non sono in grado di entrare nel dettaglio di questa domanda e quindi di dare una risposta esauriente perché, francamente, non so cosa l’interrogante intenda per politica sull’aborto.

Potremmo stare molto tempo a discutere di che tipo di aborto si parla, se di aborto terapeutico, di aborto spontaneo o di aborto indotto. Francamente non mi sembra di essere in grado, per quanto mi riguarda, di essere esplicito in una domanda così articolata. Posso solo dire in generale, come ho già detto nella risposta principale, che non si ritiene – e l’ho ribadito anche nella successiva risposta – che l’aborto entri a far parte delle politiche di educazione riproduttiva e di controllo delle nascite.

 
  
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  Gollnisch (NI).(FR) Signor Presidente, non si tratta, in senso stretto, di una domanda complementare, ma, se permette, di un brevissimo richiamo al Regolamento, ai sensi dell’articolo 43.

Mi sembra, a giudicare dalle risposte del Presidente del Consiglio ai colleghi, che queste siano estremamente importanti e meriterebbero di essere ascoltate da un maggior numero di parlamentari. Inoltre, in base all’articolo 43, questo si chiama “Tempo delle interrogazioni al Consiglio e alla Commissione” e mi pare sarebbe davvero interessante, anche se è il Consiglio ad essere subissato da domande, che fosse presente un rappresentante della Commissione. In tal modo, si rispetterebbe meglio la lettera del nostro Regolamento e potremmo avere un’impressione più precisa di ciò che pensano le varie Istituzioni circa le interrogazioni presentate.

 
  
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  Presidente. Onorevole Gollnisch, constato che lei è un perfezionista del Regolamento, tuttavia il Regolamento è chiaro quando prevede che i deputati possono presentare e presentano le interrogazioni a chi vogliono, al Consiglio o alla Commissione.

Molto spesso queste interrogazioni sono rivolte anche alla Commissione, ma un altro giorno.

 
  
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  Gollnisch (NI).(FR) Ha frainteso la mia affermazione. Intendevo che sarebbe interessante se fosse presente un rappresentante della Commissione a sentire le risposte del Consiglio. Intendevo dire solo questo.

 
  
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  Presidente. – Benissimo, ma lei può fare questa riflessione in altro modo, senza togliere tempo, come adesso, ai colleghi che hanno presentato interrogazioni e attendono una risposta.

 
  
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  Presidente. – Annuncio l’

interrogazione n. 5 dell’onorevole Miguel Ángel Martínez Martínez (H-0734/03):

Oggetto: Ragioni delle differenze delle politiche dell’UE nei confronti di Cina e Cuba

Dopo il vertice Unione europea/Cina, notiamo che la linea seguita da Commissione e Consiglio nei confronti della Cina è positiva, costruttiva e avrà effetti vantaggiosi per i nostri interessi e per il progresso della popolazione cinese. La nostra perplessità sorge davanti alla radicale differenza della politica dell’Unione nei confronti di Cina e Cuba. L’obiettivo della nostra interrogazione è conoscere le motivazioni che giustificano tale diversità.

Pensa il Consiglio che il rispetto dei diritti dell’uomo e dello Stato di diritto – processi sommari e pena capitale, libertà di espressione e culto, pluralismo politico e sociale, ecc – siano più soddisfacenti in Cina rispetto che a Cuba? Ha deciso il Consiglio di suggerire alle ambasciate degli Stati membri di invitare i “dissidenti” cinesi alle proprie feste nazionali? Sarebbe ragionevole congelare la cooperazione culturale con la Cina? Quali sono le motivazioni che fanno agire il Consiglio in modo diverso nei confronti dei due paesi? E’ forse il numero di abitanti, il potenziale economico e commerciale o la distanza che separa le capitali dei due paesi da Washington?

 
  
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  Antonione, Consiglio. – Il Consiglio ricorda che l’Unione europea si è impegnata a far rispettare, ovunque essi siano in pericolo, i principi di libertà e democrazia, nonché i diritti dell’uomo e le libertà fondamentali.

Essa coglie ogni occasione, a prescindere dal livello dell’incontro con i suoi interlocutori, per far valere e difendere questi principi a titolo generale, così come, quando necessario, in casi specifici. Tuttavia, nel perseguire questo obiettivo, l’Unione europea può privilegiare vie e strumenti diversi perché la sua azione abbia la massima efficacia e per tener conto della specificità di ogni situazione nazionale.

Gli strumenti di cui dispone l’Unione europea, nonché l’evoluzione dei casi, sono riportati in maggiore dettaglio nelle relazioni annuali sui diritti dell’uomo, su cui il Parlamento europeo è tenuto regolarmente informato.

Il Consiglio ricorda che, per quanto riguarda Cuba, il Parlamento europeo ha sostenuto le azioni del Consiglio in varie risoluzioni. Il Consiglio sottolinea inoltre che, in ogni caso, non è di sua competenza esprimere sulla situazione di taluni paesi terzi giudizi comparativi di valore quali sono espressi nell’interrogazione.

 
  
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  Martínez Martínez (PSE). (ES) Signor Presidente in carica del Consiglio, mi sorprende che mi risponda in termini tanto burocratici a una domanda eminentemente politica; ma, stando così le cose, debbo chiederle se il Consiglio ha intenzione di adottare per la Cina misure analoghe a quelle previste per Cuba, quali raccomandare alle ambasciate degli Stati membri di ricevere nel corso delle feste nazionali rappresentanti dell’opposizione, o della resistenza per quanto concerne il Tibet, o difensori dei diritti umani che evidentemente non sono in linea con le autorità cinesi. La mia interrogazione si riferisce a ciò.

 
  
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  Antonione, Consiglio. – Credo di aver già dato una risposta che, come l’onorevole interrogante ha osservato, capisco essere burocratica e non politica; me ne rendo conto e me ne dispiaccio.

Tuttavia, come il parlamentare interrogante può capire facilmente e sa meglio di me, io rispondo a nome di tutti e quindici i paesi dell’Unione europea; la posizione di questi non può sempre avere un indirizzo politico totalmente condiviso, tant’è che le interrogazioni – come lei sa, onorevole – sono preparate dai funzionari dell’Unione europea, indipendentemente da chi esercita la Presidenza di turno dell’Unione. Quindi, se le risposte sono burocratiche, ciò ha una sua genesi e fa parte di quelle che oggi sono ancora le nostre Istituzioni a livello europeo. Credo comunque che all’interno di questa risposta ci sia già, in qualche modo, la risposta anche alla sua ulteriore sollecitazione, nel momento in cui si specifica che bisogna relazionarci di volta in volta alla situazione particolare di ogni singolo paese, e quindi non credo sia opportuno e conveniente fare paragoni tra l’uno e l’altro. In questo senso non posso far altro che dirle che non è stata ancora valutata l’azione da intraprendere eventualmente nei confronti della Cina, né tantomeno è stato valutato se questa debba essere uguale a quella condotta nei confronti di Cuba.

 
  
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  Presidente. – Annuncio l’

interrogazione n. 6 dell’onorevole Philip Bushill-Matthews (H-0736/03):

Oggetto: Orario di servizio dei conducenti

In considerazione del tempo trascorso da quando è stata avanzata l’originaria proposta della Commissione di sostituire il regolamento (CEE) 3820/85(1) del Consiglio sull’orario di servizio dei conducenti e del fatto che non sono ancora pervenute informazioni sul raggiungimento di un’eventuale posizione comune, il Consiglio non ritiene sia ragionevole aspettarsi che si proceda senza indugi alla preparazione di una posizione comune?

Il Consiglio potrebbe inoltre comunicare al Parlamento quando pensa di poter presentare tale documento?

 
  
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  Antonione, Consiglio. – Il Consiglio desidera assicurare all’onorevole parlamentare che, dalla presentazione della proposta in questione, varie Presidenze hanno tentato di far avanzare questo fascicolo in vista del conseguimento di una posizione comune del Consiglio al riguardo. In effetti sono già state destinate notevoli risorse ai negoziati su questo fascicolo. Tuttavia esistevano e permangono divergenze di opinione in seno al Consiglio su alcuni elementi fondamentali della proposta di regolamento, che hanno indotto ciascuna di tali Presidenze a trarre la conclusione che non potesse essere raggiunta una maggioranza qualificata sulla posizione comune del Consiglio.

Gli organi del Consiglio hanno di recente, sotto la Presidenza italiana, nuovamente valutato la possibilità di conseguire una posizione comune sulla proposta di regolamento in questione. La futura Presidenza irlandese ha dichiarato che intende proseguire i negoziati nell’ambito degli organi del Consiglio, basandosi sui progressi conseguiti fino a questo momento, in vista del raggiungimento di un accordo politico sulla posizione comune del Consiglio durante la sua Presidenza, cioè nel primo semestre dell’anno prossimo. Ovviamente, la posizione comune sarà presentata al Parlamento non appena raggiunto un accordo politico.

 
  
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  Bushill-Matthews (PPE-DE).(EN) Nel mio collegio elettorale vi sono organizzazioni, quali la Shropshire Playbus Association, particolarmente preoccupate per il fatto che l’utilissimo servizio locale costituito da unità di gioco educativo mobili verrebbe messo a repentaglio se la deroga di cui all’articolo 13, paragrafo 1, lettera f), del regolamento del Consiglio (CEE) n. 3820/85 sull’orario di servizio dei conducenti dovesse essere revocata con qualsiasi proposta che sostituisca o aggiorni questo regolamento.

Desidererei chiedere al Presidente in carica, innanzitutto, se apprezza il lavoro svolto da queste organizzazioni e, in secondo luogo, se così fosse, se è disponibile a sostenere il Consiglio affinché in qualsiasi revisione del regolamento si attivi per consentire alle suddette organizzazioni di proseguire questo loro servizio importante per la società.

 
  
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  Antonione, Consiglio. – Mi dispiace di non poter dare una risposta precisa. Posso solo prendere nota di questa ulteriore osservazione e delle informazioni che l’onorevole parlamentare ha voluto fornirci per poi approfondirle ed eventualmente consentire a chi avrà il compito di guidare i lavori il prossimo semestre di rispondere più dettagliatamente anche a questa sollecitazione.

 
  
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  Presidente. – Annuncio l’

interrogazione n. 7 dell’onorevole Marco Cappato, sostituito dall’onorevole Turco (H-0739/03):

Oggetto: Decisione omofobica del Consiglio radiotelevisivo nazionale della Grecia

Il 12 novembre, il Consiglio nazionale radiotelevisivo della Grecia (ESR), nominato dal Parlamento, ha deciso di imporre un’ammenda di 100.000 euro alla rete televisiva privata Mega Channel per avere mostrato una scena della serie televisiva, trasmessa in tarda serata, dal titolo “Close your eyes”, in cui due uomini si baciano. Il sig. Laskaridis, presidente dell’ESR, avrebbe dichiarato che “dialoghi inaccettabili ed estremi creavano un’atmosfera volgare e sfociavano in un qualcosa che si può certo verificare nella società ma che non è abituale. Si tratta di una peculiarità estranea al processo produttivo della vita”. A tale dichiarazione hanno fatto seguito dimostrazioni nella città di Atene, mentre la TV privata in questione annunciava che si sarebbe appellata ad istanze giuridiche superiori e tutte le televisioni private firmavano una petizione in cui si chiedeva di rivedere la decisione.

Non ritiene il Consiglio che tale decisione sia contraria all’articolo 6 del trattato sull’Unione europea e alla Convenzione europea dei diritti dell’uomo? Intende il Consiglio esprimere al governo greco la sua preoccupazione per il carattere omofobico della decisione dell’ESR?

 
  
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  Antonione, Consiglio. – Il Consiglio rammenta i principi sui quali i Trattati sono fondati, in particolar modo per quanto riguarda il rispetto delle libertà fondamentali. Il Consiglio non ha trattato il caso specifico, ma osserva che non tutti i mezzi di ricorso interni sono stati esperiti.

 
  
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  Turco (NI). – E’ ineccepibile la risposta per quanto attiene al dato per così dire formale, ma non è la prima volta che vengono sollecitate al Consiglio, come pure alla Commissione, violazioni dell’articolo 6 del Trattato. Spesso queste violazioni sono inerenti a una visione tipica di certi regimi politico-religiosi che abbiamo conosciuto negli anni scorsi, quale il regime talebano, in cui la confusione tra peccato e reato diviene qualcosa di concreto. Questo è il caso che denunciamo: il Consiglio nazionale radiotelevisivo della Grecia, con una valutazione palesemente morale che non atteneva ai compiti dell’ufficio, ha ritenuto di dover multare una televisione privata per aver mostrato due uomini che si baciavano.

E’ chiaro che non sono state concluse tutte le vie di ricorso, ma è altrettanto chiaro che c’è tutto nel fatto concreto per una valutazione, per un giudizio politico. Il Consiglio può anche esprimere delle valutazioni politiche.

 
  
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  Antonione, Consiglio. – L’onorevole Turco sa che il Consiglio non si esprime mai facendo valutazioni politiche su questioni interne degli Stati membri; credo però che la mia risposta, per quanto burocratica, abbia in qualche modo dato la possibilità di capire come stiamo cercando di muoverci e di completare le procedure, prima di decidere in merito a eventuali azioni.

 
  
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  Presidente. – Annuncio l’

interrogazione n. 8 dell’onorevole María Luisa Bergaz Conesa, sostituita dall’onorevole Marset Campos (H-0743/03):

Oggetto: Violazione dei diritti umani negli Stati Uniti

Ancora una volta, il governo degli Stati Uniti si oppone al rilascio di visti alle moglie e ai familiari che chiedono di poter visitare i prigionieri cubani Gerardo Hernández e René González, detenuti in questo paese. Questo comportamento è indegno di un governo che pretende di dare lezioni di democrazia a livello mondiale e che, nel caso che ci interessa, e considerate le condizioni in cui si sono svolti i processi, nonché le pessime condizioni di detenzione, viola chiaramente i diritti umani.

Il Consiglio prevede l’adozione di eventuali misure, come previste dal diritto internazionale in materia di diritti umani e dagli accordi di Ginevra sui prigionieri?

Il Consiglio è a conoscenza del trattamento vessatorio e umiliante che subiscono le mogli di questi detenuti da parte del governo statunitense?

 
  
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  Antonione, Consiglio. – In linea generale, il Consiglio desidera sottolineare la sua disapprovazione per qualsiasi situazione in cui i diritti dell’uomo e il rispetto delle persone non siano sufficientemente garantiti. Come già affermato nella risposta alle interrogazioni da H-0544 a H-0549/03 del Tempo delle interrogazioni di settembre, il Consiglio è al corrente del processo e dell’incarcerazione di cinque cittadini cubani residenti in Florida dal 2001 e delle preoccupazioni espresse anche da ONG che si occupano di diritti dell’uomo quanto alle loro condizioni di detenzione. Tuttavia il Consiglio non è competente a discutere le condizioni del processo.

Per quanto concerne la situazione dei signori Hernández e González, il trattamento dei due prigionieri cubani e delle loro famiglie è una questione bilaterale tra gli Stati Uniti e Cuba, in quanto la tutela dei diritti e degli interessi dei cittadini degli Stati all’estero è, a noma della Convenzione di Vienna sulle relazioni consolari, di competenza individuale di ciascuno Stato interessato. Inoltre, le convenzioni di Ginevra sono disposizioni giuridiche che disciplinano soltanto il trattamento di persone catturate durante un conflitto armato, non di civili, come queste due persone che sono detenute in base a presunte violazioni del diritto penale.

Per quanto concerne la questione più generale del rispetto dei diritti dell’uomo, il Consiglio sottolinea che approfitta di qualsiasi incontro, tenuto a qualsiasi livello, con i paesi terzi per puntualizzare la necessità di garantirlo e promuoverlo. In particolare il Consiglio desidera sottolineare che nelle conclusioni formulate dopo la sua riunione di Bruxelles del 12 dicembre scorso, ha rilasciato una dichiarazione sulle relazioni transatlantiche, in cui insiste sulla necessità che l’Unione europea e i suoi partner transatlantici difendano un’agenda comune basata in particolare sulla promozione dello Stato di diritto, sulla democrazia e sui diritti dell’uomo. In questo caso, tuttavia, il Consiglio informa gli onorevoli parlamentari che la vicenda dei cinque di Miami non è stata discussa con gli Stati Uniti, trattandosi di una questione bilaterale tra questi ultimi e Cuba.

 
  
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  Marset Campos (GUE/NGL), in sostituzione del relatore. – (ES) Signor Presidente in carica del Consiglio, desidero ringraziarla per la sua risposta alla domanda presentata e capisco il suo interesse. Tuttavia la materia è più complessa, poiché la situazione che è venuta a crearsi a Cuba a partire da marzo e aprile nonché le risposte dell’Unione europea hanno richiamato l’attenzione di tutta l’opinione pubblica su ciò che sta succedendo nell’isola e anche sulle relazioni con gli Stati Uniti.

Di conseguenza, si tratta di un aspetto che non rientra completamente nel quadro bilaterale, ma assume profilo internazionale. Per questo motivo, la mia domanda complementare verte sulla necessità di un’azione concreta del Consiglio europeo, vista l’importanza del tema. Le chiedo dunque se intende trasmettere al Consiglio la preoccupazione relativa alla tutela dei diritti umani di queste cinque persone e dei loro familiari.

 
  
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  Antonione, Consiglio. – Prendo nota delle sue osservazioni: ovviamente le approfondiremo e, fatto questo, saremo in grado di darle una risposta precisa sulle azioni che eventualmente il Consiglio dovesse decidere di intraprendere.

 
  
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  Alyssandrakis (GUE/NGL ).(EL) Signor Presidente in carica del Consiglio, poc’anzi, rispondendo all’interrogazione n. 5, ci ha detto che il Consiglio considera suo impegno far rispettare i diritti umani in tutto il mondo. Presumo che intenda dall’Artico all’Antartico, e tra i due da qualche parte si trovano anche gli Stati Uniti d’America. Ha anche affermato che il modo in cui agisce dipende dalla situazione delle relazioni con il paese interessato. Le relazioni del Consiglio con gli USA sono tali da non consentirgli di porre al governo degli Stati Uniti la questione dei diritti umani nel caso di questi cinque detenuti? O forse ciò rientra nel tema denunciato nell’interrogazione n. 20 dall’onorevole Patakis, cioè che il Consiglio si rimette agli Stati Uniti per la politica dell’Unione europea su Cuba e sulle questioni connesse?

 
  
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  Antonione, Consiglio. – Mi spiace che l’onorevole interrogante abbia voluto in qualche modo interpretare le mie risposte in maniera non conforme almeno a quello che era l’indirizzo che intendevo dare.

Sulla difesa dei diritti dell’uomo ho detto, e ribadisco, che il Consiglio dell’Unione europea si fa promotore di difendere tali diritti in ogni occasione e in ogni situazione, a qualsiasi livello – posso riprendere una risposta che avevo già avuto modo di dare proprio in quest’Aula rispetto a una questione analoga – anche nei confronti degli Stati Uniti d’America. Ciò è puntualmente avvenuto allorché a livello bilaterale, anche nel recente incontro che c’è stato con il Segretario di Stato Colin Powell, il Consiglio e gli Stati membri dell’Unione presenti a quell’incontro hanno voluto ricordare alcune preoccupazioni in ordine alla questione di Guantánamo.

Per quel che riguarda il discorso Stati Uniti-Cuba, le cose sono diverse relativamente al caso specifico perché, come ho già avuto modo di dire nella risposta principale, la questione viene vista ancora nell’ambito dei rapporti bilaterali tra Stati Uniti e Cuba. Vorrei che ciò fosse chiaro anche nelle mie risposte.

 
  
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  Martínez Martínez (PSE).(ES) Signor Presidente in carica del Consiglio, desidero soffermarmi sullo stesso tema: non capisco perché la bilateralità di una questione faccia sì che l’Unione europea debba rimanere silenziosa in merito alla politica di difesa dei diritti umani, che è la nostra politica, come ci dice il Sottosegretario Antonione.

Ci troviamo di fronte a una situazione in cui non solo dei prigionieri sono stati giudicati, a nostro parere, in modo assolutamente arbitrario, ingiusto e estraneo allo Stato di diritto, ma alle mogli di questi detenuti viene altresì negato il diritto di visita ai mariti. Si tratta dei diritti di donne, a cui, indipendentemente dalla loro nazionalità e da quella dei mariti, viene negato un diritto riconosciuto loro, in quanto esseri umani, dal diritto internazionale.

Ho posto questa interrogazione anche il mese scorso e ora chiedo: signor Presidente in carica del Consiglio, non ritiene sia venuto il momento di protestare affinché i diritti di queste donne, negati loro dall’Amministrazione USA, vengano rispettati?

 
  
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  Antonione, Consiglio. – Credo di aver già risposto anche a questa sollecitazione nella risposta principale. Non mi resta che riprendere questo passaggio. Per quanto concerne la situazione dei signori Hernández e González, il trattamento dei prigionieri cubani e delle loro famiglie è una questione bilaterale tra gli Stati Uniti e Cuba, in quanto la tutela dei diritti e degli interessi dei cittadini all’estero è, a norma della Convenzione di Vienna sulle relazioni consolari, di competenza individuale di ciascuno Stato interessato. Credo che la questione possa essere tranquillamente considerata, come ho avuto modo di dire, tra le questioni che i due paesi devono discutere e risolvere in via bilaterale.

 
  
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  Presidente. – Annuncio l’

interrogazione n. 9 dell’onorevole María Izquierdo Rojo (H-0744/03):

Oggetto: Politiche in materia di migrazione e migrazioni temporanee

L’orientamento delle politiche in materia di migrazione deve affrontare in modo responsabile ed efficace gli attuali e i futuri flussi migratori, definendo possibilità di accesso ed elaborando un quadro europeo efficace; di fatto, tutti gli Stati membri attualmente si preparano a migliorare la gestione dei flussi migratori, esprimendo inoltre la volontà di cooperare con i paesi d’origine.

La comunicazione della Commissione su immigrazione, integrazione e occupazione COM(2003)0336/def., fornisce qualche suggerimento in tal senso, come quello di cogliere tutte le opportunità offerte dall’Accordo generale sugli scambi di servizi dell’OMC (GATS) per prevedere meccanismi che consentano l’ingresso temporaneo nell’UE a persone intenzionate a fornire un servizio, fatto che soddisferebbe le aspettative di molti paesi in via di sviluppo, o ancora l’idea di includere la migrazione temporanea nella strategia europea per l’occupazione e nei programmi d’azione comunitaria.

D’altro canto, le migrazioni temporanee periodiche hanno prodotto esperienze molto soddisfacenti, in particolare per quanto concerne il settore dell’occupazione in ambito agricolo, la gestione di migrazioni temporanee con il rilascio di permessi di soggiorno temporanei e offerte di lavoro ai lavoratori interinali provenienti dai paesi terzi.

A questo proposito, il Consiglio non ritiene che le politiche migratorie dell’UE debbano prevedere e includere, con l’applicazione di misure positive, le questioni legate al lavoro interinale e stagionale?

 
  
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  Antonione, Consiglio. – L’importanza dell’ammissione di cittadini di paesi terzi per lavori temporanei e stagionali è ampiamente riconosciuta dall’Unione.

Va rammentato in particolare che, nella sua proposta di direttiva relativa alle condizioni di ingresso e di soggiorno dei cittadini di paesi terzi che intendono svolgere attività di lavoro subordinato o autonomo, la Commissione ha proposto l’introduzione di un apposito permesso di soggiorno per “lavoratore subordinato”. Il 27 novembre 2003 il Consiglio ha preso atto dello stato di avanzamento dei lavori concernenti tale proposta.

 
  
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  Izquierdo Rojo (PSE).(ES) Signor Presidente in carica del Consiglio, le sono grata per la sua risposta, anche se la trovo un po’ sintetica. Desidererei che approfondisse meglio la questione, considerato che nella mia domanda chiedo se la migrazione temporanea verrà inclusa nei programmi di azione comunitari e nella strategia sull’occupazione dell’Unione europea. Credo lei abbia risposto positivamente, ma desidererei che aggiungesse qualche dettaglio nella sua risposta.

Come domanda complementare vorrei chiedere se il Consiglio si adopererà affinché questa migrazione temporanea avvenga nel rispetto delle condizioni sociali e lavorative in vigore nell’Unione europea e venga offerta anche alle donne, a parità di condizioni, nel quadro delle azioni positive di promozione della donna.

 
  
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  Antonione, Consiglio. – Credo che, seppure in maniera sintetica, la risposta contenga già tutto quello che può essere utile per soddisfare le ulteriori domande che l’onorevole parlamentare mi ha posto. Ribadisco tuttavia che mi sembra chiaro l’impegno per portare avanti il discorso del lavoratore migrante temporaneo, così come mi pare del tutto evidente la necessità che il Consiglio, la Commissione e gli organi competenti controllino che, dal punto di vista normativo, tutti i diritti sanciti e rispettati all’interno dell’Unione siano altrettanto rispettati per quel che riguarda tali questioni.

Il discorso delle politiche attive del lavoro, in particolare nei confronti della donna, credo faccia parte del lavoro di approfondimento in corso, e non ho motivo di credere che non ci sia un interessamento anche su tale questione.

 
  
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  Presidente. – Annuncio l’

interrogazione n. 10 dell’onorevole Christos Zacharakis (H-0745/03):

Oggetto: Misure da adottare per difendere la democrazia in Albania

Avevo cercato, mediante la mia pertinente interrogazione (H-0669/03) del 4.11.2003(2), di richiamare tempestivamente l’attenzione del Consiglio sull’inaccettabile situazione durante le elezioni amministrative tenutesi in Albania il 12 ottobre, al fine di assicurare opportuni interventi e ammonimenti da parte dell’UE alle autorità albanesi e di evitare così nuovi casi di violazione del processo democratico durante il secondo turno elettorale del 16 novembre. Purtroppo, come emerge dalla sua risposta scritta del 19.11.2003, il Consiglio è rimasto a guardare con la conseguenza che vi sono stati nuovi casi di aggressioni e tentativi di manipolare le convinzioni democratiche di candidati e cittadini.

Alla luce di ciò, si chiede nuovamente al Consiglio quali misure intenda adottare ora, nel quadro della cooperazione tra Albania e Unione europea, per far fronte all’ennesima violazione palese dei diritti umani e politici in quel paese.

 
  
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  Antonione, Consiglio. – Il Consiglio ha ripetutamente chiarito all’Albania che il corretto svolgimento di regolari elezioni locali fa parte del processo di ravvicinamento del paese all’Unione europea. Le gravi carenze dimostrate nelle elezioni locali del 12 ottobre e del 16 novembre di quest’anno, in particolare a Imara, non possono che nuocere ad un ulteriore ravvicinamento all’Unione. In tal senso, l’Albania è stata messa pienamente a conoscenza del fatto che un clima politico costruttivo e una politica di riforme sostenibile restano elementi cruciali di progresso nei negoziati per l’accordo di stabilizzazione e di associazione, e quindi per l’ulteriore ravvicinamento all’UE.

 
  
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  Zacharakis (PPE-DE).(EL) Desidero ringraziare il Presidente in carica del Consiglio per la sua risposta. Ho preso nota degli avvertimenti rivolti dal Consiglio al governo albanese e spero che il Consiglio sorveglierà da vicino l’applicazione dei requisiti necessari per la corretta evoluzione delle relazioni tra l’Albania e l’Unione europea in relazione al rispetto dei diritti umani e politici in Albania.

 
  
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  Presidente. – Annuncio l’

interrogazione n. 11 dell’onorevole Manuel Medina Ortega (H-0747/03):

Oggetto: Accordi con paesi terzi sul controllo dell’immigrazione

Potrebbe il Consiglio fornire informazioni sull’attuale stato dei negoziati con paesi terzi aventi ad oggetto il controllo dell’immigrazione nell’Unione europea?

 
  
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  Antonione, Consiglio. – Il Consiglio annette grande importanza a che le questioni inerenti alla migrazione siano integrate nelle relazioni dell’Unione con i paesi terzi.

Nella sessione del 2 novembre 2002, il Consiglio “Affari generali e Relazioni esterne” ha adottato conclusioni specifiche su questo tema e ha individuato nove paesi con i quali l’Unione intensificherà il dialogo in materia di migrazione.

Le questioni in materia di migrazione sono state inserite in tutti i tipi di negoziati tra la Comunità e i paesi terzi: ogni accordo di cooperazione o associazione o di qualsiasi altro tipo, concluso di recente o tuttora in via di negoziazione, comprende clausole connesse alla migrazione.

Per quanto concerne la riammissione, il Consiglio ne ha ribadito l’importanza nella sessione del 6 novembre, caldeggiando una rapida conclusione degli accordi attualmente in fase di negoziazione.

Il 13 ottobre e il 25 novembre di quest’anno il Consiglio ha adottato le decisioni relative alla firma degli accordi di riammissione tra la Comunità europea e, rispettivamente, Macao e lo Sri Lanka. L’accordo di riammissione con Macao è stato firmato il 13 ottobre e quello con lo Sri Lanka dovrebbe essere firmato tra breve. Inoltre, il Consiglio dovrebbe adottare tra breve una decisione sulla conclusione dell’accordo di riammissione tra la Comunità europea e Hong Kong. Va altresì rilevato che la Commissione ha portato a termine i negoziati per un accordo di riammissione con l’Albania, che sarà siglato il 18 dicembre di quest’anno.

Per quanto riguarda gli altri paesi terzi con i quali la Commissione ha ricevuto dal Consiglio un mandato a negoziare accordi di riammissione – Algeria, Cina, Marocco, Pakistan, Russia, Turchia, Ucraina – sono tuttora in corso i negoziati.

Il Consiglio, infine, rimanda l’onorevole parlamentare alle conclusioni del Consiglio europeo riunitosi a Bruxelles il 12 dicembre scorso, in cui in particolare si riafferma l’importanza del dialogo con i paesi terzi di origine e di transito dei flussi migratori e si sottolinea l’importanza di proseguire l’assistenza a tali paesi nei loro sforzi volti ad arginare detti flussi migratori.

 
  
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  Medina Ortega (PSE).(ES) Signor Presidente in carica del Consiglio, la ringrazio ancora una volta per la risposta dettagliata. Sembra vi siano difficoltà per alcuni accordi che sono oggetto di negoziato da molto tempo e che, a quanto pare, sono giunti a conclusione.

Come domanda complementare, signor Presidente in carica del Consiglio, vorrei chiederle quali sono queste difficoltà, e se sono difficoltà di natura economica. In altre parole, il contributo dell’Unione europea è sufficiente per questi paesi? Immagino che la difficoltà principale stia nella mancanza attuale di risorse disponibili sia per l’accoglienza dei migranti che per il loro rimpatrio. A giudizio del Consiglio, che cosa si può fare, in materia di risorse, per sollevare e alleggerire il tremendo peso che grava di questi tempi sull’Unione come conseguenza di questi squilibri e soprattutto per facilitare il rimpatrio di migranti illegali?

 
  
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  Antonione, Consiglio. – In ordine alle difficoltà di negoziazione con i singoli paesi non sono in grado di dare né una risposta precisa né una risposta generale, perché in realtà non è il Consiglio a negoziare questi trattati, bensì la Commissione. Bisognerebbe quindi chiedere alla Commissione quali difficoltà vi sono, di che tipo e di che natura sono, se esse sono uguali per ogni paese o se invece sono differenziate.

Più in generale, per quel che riguarda l’azione che il Consiglio può intraprendere per venire incontro a difficoltà di ordine finanziario – e probabilmente non solo finanziario – credo che vi sia già un impegno da parte dell’Istituzione proprio a fare il possibile affinché il problema generale dell’emigrazione clandestina possa trovare una qualche soluzione negli accordi di riammissione, da una parte, e, dall’altra, nell’aiuto materiale all’economia e alla società dei paesi da cui provengono i flussi dei migranti clandestini.

 
  
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  Presidente. – Annuncio l’

interrogazione n. 12 dell’onorevole Bill Newton Dunn (H-0749/03):

Oggetto: Statistiche sui crimini relativi a tutta l’Unione europea

Quali sono i progressi che sta compiendo il Consiglio nell’istituzione di criteri comuni per la produzione di statistiche relative ai crimini compiuti in tutta l’Europa, anche in considerazione del futuro allargamento dal prossimo mese di maggio?

 
  
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  Antonione, Consiglio. – La raccomandazione n. 1 della Strategia per l’inizio del millennio prevede che un meccanismo di valutazione e un calendario per l’attuazione delle raccomandazioni diventino parti integranti della preparazione dell’esame delle relazioni annuali sulla criminalità organizzata.

In proposito, per la stesura delle suddette relazioni annuali, la raccomandazione fa riferimento anche alla rete di contatto e di sostegno, uno dei cui scopi principali consisterebbe nel tentare di stabilire, a livello dell’Unione, una definizione uniforme degli aspetti e dei fenomeni connessi alla criminalità organizzata.

Nella valutazione intermedia di questa strategia per l’inizio del millennio, effettuata dal gruppo pluridisciplinare “Criminalità organizzata” sotto la Presidenza greca del Consiglio, e di cui il Consiglio ha preso nota il 3 ottobre 2003, si invita la Commissione ad avviare uno studio sugli sviluppi statistici in materia di criminalità organizzata in stretta collaborazione con Europol sulla base dei lavori già svolti, avvalendosi specialmente della relazione annuale sulla situazione relativa alla criminalità organizzata e di Eurostat.

In seguito ai risultati di questo studio, il Consiglio può valutare eventuali iniziative in risposta alla necessità di istituire una rete di ricerca, di documentazione e di statistiche sulla criminalità organizzata. Va osservato che le prossime Presidenze irlandese e olandese hanno recentemente organizzato, con il sostegno del programma AGIS, il primo congresso europeo sulla criminalità organizzata. La futura Presidenza olandese intende organizzare un follow up di tale congresso nel novembre del prossimo anno. In questi incontri è stata sottolineata la necessità di dati comuni e comparabili.

 
  
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  Newton Dunn (ELDR).(EN) La risposta che è stata formulata è molto approfondita e occorrerà studiarla. Ho partecipato alla conferenza organizzata recentemente dal governo irlandese. Si sono compiuti progressi, ecco perché ho presentato questa interrogazione. Se non vi è una definizione comune di criminalità organizzata e se non abbiamo la facoltà di raccogliere dati statistici in tutta l’Unione europea, come possiamo sapere come lottare contro di essa?

Sono grato dei progressi compiuti, ma mi interessa particolarmente sapere se sono inclusi i dieci paesi candidati che aderiranno a maggio. Purtroppo, una gran parte della criminalità organizzata proviene dall’Europa centrale e orientale.

 
  
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  Hume (PSE).(EN) Signor Presidente in carica, conviene anche lei che la causa principale del notevole aumento della criminalità nel mondo odierno è rappresentata dal traffico di droga, che provoca enormi danni ai nostri giovani in così tanti paesi, e concorda che si compirebbe un grosso passo verso la riduzione della criminalità eliminando l’industria della droga? Ritiene pertanto che l’Unione europea potrebbe adottare le iniziative necessarie per affrontare il problema in quei paesi dove queste droghe vengono prodotte industrialmente, per sradicarle completamente, considerato che non offrono al mondo altro che un danno totale da ogni punto di vista?

 
  
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  Antonione, Consiglio. – Non sono in grado di dire se effettivamente questa sia la principale attività su cui la criminalità organizzata fonda i suoi traffici. Indubbiamente – è un dato comune – questo è certamente uno dei traffici più importanti. Non so se sia il più importante, ma è certamente uno dei più importanti. Indubbiamente condivido il fatto che le negatività di questi traffici sono molto pesanti per tutti gli Stati membri dell’Unione europea e che bisogna fare tutti gli sforzi per cercare di debellare questa piaga della società odierna. In questo senso posso dirle che l’Unione già sta conducendo – probabilmente non a sufficienza visto che i risultati non sono così positivi come vorremmo – attività per intervenire nei paesi di produzione.

Dovremmo cercare di fare di più. Non sempre è facile riuscire a sconfiggere situazioni particolari in paesi che hanno una legalità molto superficiale, ammesso che ce l’abbiano. L’indirizzo che lei, onorevole, ha voluto esprimere con la sua interrogazione – cercare di approfondire il tema proprio nei paesi produttori, dai quali derivano i traffici in questione e la produzione di sostanze stupefacenti – è indubbiamente da condividere e da sostenere.

 
  
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  Rübig (PPE-DE).(DE) Signor Presidente, signor Presidente in carica del Consiglio, le vorrei porre una domanda circa la sicurezza a Bruxelles. Sappiamo che le statistiche ufficiali in materia spesso non riflettono la realtà, poiché molti cittadini non sono più disposti a denunciare un crimine alla polizia. Vi è forse qualche iniziativa in corso o la possibilità di disporre di statistiche basate non solo sulle denunce alla polizia, ma anche su studi commissionati all’esterno, che ci consentano di ottenere un quadro preciso dell’effettiva realtà criminale e soprattutto di stabilire in che modo possiamo lottare adeguatamente contro la criminalità in futuro?

 
  
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  Antonione, Consiglio. – Non sono in grado di dare una risposta precisa a questa ulteriore sollecitazione. Prendo atto delle sue osservazioni, onorevole. Credo che queste siano politiche che in qualche modo competono ad ogni singolo paese. Prendo comunque atto di tali considerazioni e anche in questo caso faremo degli approfondimenti per capire se eventualmente possono essere utili, anche al fine di seguire un indirizzo che possa dare risultati migliori nel combattere queste forme di criminalità che indubbiamente sono molto negative per la nostra società.

 
  
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  Presidente. – Annuncio l’

interrogazione n. 13 dell’onorevole Esko Olavi Seppänen (H-0754/03):

Oggetto: Autorità europea per la sicurezza alimentare

Nel corso della presidenza italiana non sono stati effettuati progressi per quanto riguarda la creazione di nuove agenzie o la decisione sulla sede di agenzie già create. Qual è la posizione del paese che detiene la Presidenza di turno del Consiglio relativamente alla sede dell’Autorità europea per la sicurezza alimentare?

 
  
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  Antonione, Consiglio. – Il Consiglio ricorda all’onorevole parlamentare che i rappresentanti degli Stati membri, riuniti a livello di capi di Stato e di governo, hanno deciso il 13 dicembre la fissazione definitiva della sede dell’Autorità europea per la sicurezza alimentare a Parma. In tale occasione è stata parimenti fissata la sede di altre nove agenzie.

 
  
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  Seppänen (GUE/NGL). (FI) Signor Presidente, signor Presidente in carica del Consiglio, ho presentato questa interrogazione prima che fossero rese note le decisioni del 13 dicembre e mi congratulo con l’Italia per essere riuscita ad ottenere l’Agenzia per la sicurezza alimentare. L’Italia era l’unico paese che al Vertice di circa due anni fa si era opposto a stabilire la sede dell’Agenzia a Helsinki, ma ora che ha ottenuto questa Agenzia vorrei rivolgerle le mie più calorose congratulazioni. Congratulazioni anche per aver raggiunto un accordo generale sul pacchetto Agenzie, poiché sembra ragionevolmente equilibrato e, benché abbiate ottenuto l’Agenzia per la sicurezza alimentare, avete dovuto distribuire queste Agenzie tra gli altri paesi.

 
  
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  Presidente. Annuncio l’

interrogazione n. 14 dell’onorevole Paulo Casaca (H-0759/03):

Oggetto: Condono di multe per superamento delle quantità di riferimento della produzione lattiera

Nella risposta all’interrogazione orale H-0699/03(3), il Consiglio non ha spiegato a che indirizzo gli agricoltori delle Azzorre multati per eccesso di produzione devono inviare le fatture relative alle multe che il Consiglio afferma di aver condonato, ma si riferisce alla decisione del Consiglio di giugno di ridurre la quota lattiera specifica attribuita alle Azzorre a 23.000 tonnellate come ad un aumento di 50.000 tonnellate.

Il Consiglio non ritiene che tale comportamento sia incompatibile con il rispetto della verità e è per i cittadini che deve esistere in uno Stato di diritto?

 
  
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  Antonione, Consiglio. – Il Consiglio “Agricoltura e pesca”, nel quadro dell’accordo politico raggiunto sulla riforma della PAC nella sessione dello scorso giugno a Lussemburgo, ha deciso di prorogare fino alla campagna 2004-2005 la deroga a talune disposizioni di applicazione del regime di prelievo nel settore del latte per le Azzorre. Il Consiglio ha inoltre concesso a detta regione una quota supplementare di 50 000 tonnellate a decorrere dalla campagna 2005-2006.

Nella riunione tenutasi a Bruxelles il 16 e 17 ottobre scorsi il Consiglio europeo ha invitato il Consiglio ad esaminare la proposta della Commissione quanto prima possibile. Come già segnalato dalla Presidenza nella risposta all’interrogazione H-699/03 dell’onorevole parlamentare lo scorso novembre, il Consiglio auspica di poter adottare nella sessione di dicembre di quest’anno, dopo che gli sarà pervenuto il parere del Parlamento europeo, il regolamento proposto dalla Commissione che proroga, a decorrere dalla campagna 2004-2005, la deroga a talune disposizioni del regime di prelievo per le Azzorre nel settore latte, per facilitare un più agevole adeguamento del settore latte di detta regione ultraperiferica alla quota supplementare concessa dal Consiglio. Il Consiglio invita l’onorevole parlamentare a rivolgersi alla Commissione per le indicazioni che vorrebbe vedere menzionate nella risposta del Consiglio.

 
  
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  Casaca (PSE)(PT) Signor Presidente, ringrazio la Presidenza per il chiarimento fornito e posso a mia volta precisare alla Presidenza che oggi, in quest’Aula, è stato approvato il parere del Parlamento europeo su questa materia e dunque il Consiglio sarà in grado di prendere la sua decisione. Tuttavia, desidererei rilevare che questa decisione non aumenta di neanche un litro la quota lattiera disponibile nelle Azzorre, e non esenta neppure un produttore da multe. Che ciò sia chiaro, che non si tenti di oscurare una materia che è vitale per l’economia e l’agricoltura delle Azzorre. La domanda che desidero porle, signor Presidente, è se nella decisione che verrà adottata a dicembre si manterrà il principio di definire la quota regionale in base al consumo di latte e prodotti lattieri delle Azzorre, come è stato deciso dal Consiglio di Nizza in dicembre 2000, visto che questo, a mio parere, è un principio fondamentale che, se mantenuto, potrà in futuro portare al necessario adeguamento della quota regionale.

 
  
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  Antonione, Consiglio. – Non sono in grado purtroppo di rispondere alla sua ulteriore sollecitazione. Ci riserviamo di approfondire l’argomento e di darle una risposta dettagliata. In questo momento non sono in grado di farlo.

 
  
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  Presidente. – Annuncio l’

interrogazione n. 15 dell’onorevole Olivier Dupuis (H-0761/03):

Oggetto: Georgia

Pur essendo membro del Consiglio d’Europa, la Georgia ha potuto contare soltanto sulle proprie forze e sul sostegno degli Stati Uniti e non sull’aiuto dell’UE e dei suoi Stati membri per completare la sua “rivoluzione delle rose”. L’UE non può continuare a considerare il Caucaso in generale e la Georgia in particolare come una specie di ultimo avamposto dell’era sovietica; essa deve urgentemente trarre le debite conclusioni dagli avvenimenti e riconoscere l’estrema maturità di cui ha dato prova il popolo georgiano e il diritto di questo popolo di aderire rapidamente all’UE. Infine, come ha sottolineato la presidente ad interim, sig.ra Bourjanadzé, i prossimi mesi saranno fondamentali per rafforzare la nuova linea politica in Georgia e senza un aiuto finanziario consistente da parte della comunità internazionale, la Georgia rischia di non poter trarre il massimo beneficio dalla nuova situazione.

Il Consiglio è consapevole del fatto che la pregevole “rivoluzione delle rose” georgiana è stata realizzata senza un minimo di sostegno da parte dell’Unione che fosse degno di tale nome? Il Consiglio intende cogliere l’occasione offertagli dalla nuova situazione per agganciare la Georgia all’UE proponendo al paese di presentare la candidatura per l’adesione all’UE? Infine, il Consiglio intende fornire un’assistenza finanziaria straordinaria alla Georgia che permetta al paese di organizzare al meglio le prossime elezioni presidenziali e legislative?

 
  
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  Antonione, Consiglio. – Nella dichiarazione del 24 novembre 2003, l’Unione europea ha preso atto con soddisfazione della soluzione pacifica della recente crisi in Georgia e ha affermato di attendere con interesse di lavorare con i nuovi dirigenti politici di questo paese.

Nel frattempo, la Presidente ad interim, signora Burjanadze, è venuta a Bruxelles per incontrare l’Alto rappresentante Solana e il Presidente della Commissione Prodi. In questa occasione le è stato assicurato che l’Unione europea offrirà il massimo sostegno alla Georgia anche per le prossime elezioni.

Come dichiarato dal Consiglio “Affari generali e Relazioni esterne” dell’8 dicembre 2003, le relazioni dell’Unione con la Georgia, così come quelle con l’Armenia e l’Azerbaigian, sono solidamente basate su un impegno a lungo termine di partenariato e cooperazione. L’Unione desidera aiutare la Georgia e gli altri paesi del Caucaso meridionale a consolidare le loro relazioni con l’Unione europea.

Infine, posso confermare che l’Unione ha concretamente offerto alla Georgia un’assistenza finanziaria straordinaria di due milioni di euro per aiutare questo paese a organizzare le prossime elezioni. La Commissione ha anche accelerato l’esborso di cinque milioni di euro a titolo del programma di sufficienza alimentare. Inoltre, alcuni Stati membri dell’Unione hanno affermato dal canto loro che forniranno assistenza alla Georgia.

 
  
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  Dupuis (NI).(FR) Signor Presidente, ringrazio il Presidente in carica del Consiglio, ma debbo constatare che ha evitato accuratamente di rispondere alla mia domanda che riguarda le prospettive di adesione della Georgia nell’Unione europea.

Signor Sottosegretario, si tratta di una questione ideologica o ritiene che, se l’Unione europea dovesse contare trentacinque membri invece di trentadue, la sua natura ne risulterebbe fondamentalmente modificata? Vorrei cercare di capire. Considerato che la Georgia è membro del Consiglio d’Europa, essa ha il diritto d’aderire all’Unione europea alla stessa stregua dei paesi balcanici il cui diritto in tal senso è appena stato riconosciuto. Non capisco perché ignori questa prospettiva, che mi sembra costituisca un diritto per la Georgia.

 
  
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  Antonione, Consiglio. – Non voglio evadere la domanda ma, siccome la Georgia non ha neanche presentato una richiesta, diventa difficile dare risposta a un paese che non si è neanche dichiarato disposto, intenzionato, disponibile o quant’altro.

Comunque sia, prima di poter pensare alla Georgia, così come ad altri paesi che volessero eventualmente intraprendere un cammino di avvicinamento all’Unione europea, è del tutto evidente che occorrano situazioni adeguate, che vengano fatti passi avanti tali da poter pensare, anche se in tempi non brevissimi, a un percorso di avvicinamento.

Devo anche dirle, onorevole, in tutta onestà, che all’interno del Consiglio non s’è mai fatto nessun tipo di ragionamento che potesse stabilire oggi, a priori, il limite, il confine dell’Unione europea. Quindi, di fatto, si tratterebbe di un dibattito tra me e lei, o forse tra chi può essere interessato dal punto di vista generale, ideale e politico, che però non avrebbe nessun elemento concreto per poter incidere effettivamente. Questo è quanto posso rispondere alla sua sollecitazione.

 
  
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  Presidente. – Annuncio l’

interrogazione n. 16 dell’onorevole Niels Busk, sostituito dall’onorevole Andreasen (H-0770/03):

Oggetto: Aiuti statali ai produttori di latte italiani

La Presidenza italiana non ha ancora risposto alla mia interrogazione scritta sul medesimo argomento, presentata nel mese di luglio dell’anno corrente e, pertanto, la ripresento chiedendo la risposta orale.

Si chiede al Consiglio di riferire sulle condizioni assolutamente eccezionali che giustificano la decisione del Consiglio di accettare gli aiuti di Stato italiani ai produttori di latte italiani, conformemente all’articolo 88, paragrafo 2, terzo comma.

Laddove le medesime circostanze assolutamente eccezionali si presentassero in altri Stati membri oppure nei nuovi Stati membri, il Consiglio accetterebbe i corrispondenti aiuti statali?

Si chiede al Consiglio di riferire se la decisione del Consiglio di accettare gli aiuti statali italiani ai produttori di latte italiani è conforme alle disposizioni dell’articolo 12 del trattato sulla parità di trattamento dei cittadini d’Europa tra cui anche i produttori di latte.

 
  
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  Antonione, Consiglio. – Nella decisione del 16 luglio 2003 il Consiglio ha esaminato la compatibilità con il mercato comune di un aiuto che la Repubblica italiana intende concedere ai suoi produttori di latte, sotto forma di prefinanziamento degli importi da essi dovuti alla Comunità a titolo del prelievo supplementare sul latte per il periodo dal 1995-1996 al 2001-2002. Il Consiglio ha concluso che circostanze eccezionali giustificavano il fatto di considerare tale aiuto compatibile con il mercato comune, in deroga all’articolo 87 del Trattato. Dette circostanze eccezionali sono pienamente illustrate nella decisione del Consiglio.

Il Consiglio ha ritenuto che il principio di uguaglianza fosse rispettato, poiché i produttori di latte di altri Stati della Comunità non hanno incontrato circostanze eccezionali analoghe a quelle verificatesi in Italia. A tale proposito, il Consiglio e la Commissione hanno sottolineato in una dichiarazione comune, iscritta nel verbale del Consiglio, che tale decisione era motivata da una situazione eccezionale peculiare all’Italia e si prefiggeva di regolarizzare in via definitiva i problemi del passato relativi all’applicazione del prelievo supplementare in Italia.

Di conseguenza, entrambe le Istituzioni hanno sottolineato che tale decisione non può essere considerata un precedente per eventuali problemi futuri di applicazione del prelievo stesso, né in Italia né in altri Stati membri.

 
  
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  Andreasen (ELDR), in sostituzione dell’autore. (DA) Signor Presidente, ringrazio il Presidente in carica del Consiglio per le sue risposte. Ho solo una domanda complementare.

Quando il signor Presidente in carica del Consiglio parla di circostanze eccezionali per l’Italia e afferma che tale decisione non può essere considerata un precedente, desidererei sapere se ora l’Italia applica le regole comuni cosicché d’ora innanzi anche i produttori di latte italiani verseranno un prelievo supplementare in caso di superamento delle quote di produzione.

 
  
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  Antonione, Consiglio. – Credo proprio di sì.

 
  
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  Presidente. Annuncio l’

interrogazione n. 17 dell’onorevole Ioannis Souladakis (H-0772/03):

Oggetto: Relazioni dell’Unione europea con il paesi del Caucaso

Quanto è avvenuto di recente in Georgia ha messo nuovamente in luce i problemi esistenti nei paesi del Caucaso e in tutta l’area. La designazione di un rappresentante speciale della Commissione per tale regione, pur se positiva, non è sufficiente per un’area vicina che riveste un elevato interesse per l’UE.

Al riguardo, quale politica segue il Consiglio? Quali iniziative ha preso per la messa a punto di un Patto di stabilità analogo a quello per l’Europa sudorientale e finalizzato alla democratizzazione, alla cooperazione e allo sviluppo dell’area? Quali azioni intende prendere con la Cooperazione del Mar Nero (BSEC/PABSEC), la quale è l’organismo regionale cui aderiscono tutti i paesi della regione (Stati membri, paesi candidati e paesi non facenti parte dell’UE) e di cui ci si può avvalere per affrontare i problemi più generali che affliggono la regione? Dato il legame che da tempi remoti unisce questa regione all’Europa sotto il profilo culturale ed economico, ritiene il Consiglio probabile, a lungo termine, un’adesione dell’Armenia, della Georgia e dell’Azerbaigian all’UE?

 
  
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  Antonione, Consiglio. – L’Unione europea si adopera per consolidare la sua politica nel Caucaso meridionale fin da quando il Consiglio aveva dichiarato, nel 2001, che l’Unione desiderava svolgere un ruolo politico più attivo in tale regione. Il segno più evidente e più tangibile di questo orientamento è stata la nomina, nel luglio del 2003, dell’ambasciatore Heikki Talvitie quale rappresentante speciale dell’Unione europea per il Caucaso meridionale, con il compito esplicito di assistere il Consiglio per intensificare lo sviluppo di una politica globale.

Il Consiglio si è avvalso dell’azione comune relativa alla nomina di un rappresentante speciale dell’Unione europea per fissare alcuni obiettivi della politica dell’Unione nel Caucaso meridionale che sono ora di dominio pubblico: a) assistere l’Armenia, l’Azerbaigian, la Georgia nell’attuazione delle riforme politiche ed economiche, in particolare nei settori dello Stato di diritto, della democratizzazione, dei diritti dell’uomo, del buon governo, dello sviluppo e della riduzione della povertà; b) conformemente agli strumenti in vigore, prevenire i conflitti nella regione, assistere nella risoluzione dei conflitti e preparare il ritorno alla pace, anche tramite il sostegno al ritorno dei rifugiati e degli sfollati interni; c) impegnarsi in maniera costruttiva con i principali attori nazionali dei paesi limitrofi; d) incoraggiare e sostenere l’ulteriore cooperazione tra gli Stati della regione, in particolare tra gli Stati del Caucaso meridionale, segnatamente per quanto riguarda questioni economiche, energetiche e dei trasporti; e) accrescere l’efficacia e la visibilità dell’Unione nella regione.

L’Unione promuove attivamente la democratizzazione, lo sviluppo, la cooperazione nel Caucaso meridionale da più di un decennio. La Commissione e gli Stati membri hanno fornito un’importante assistenza finanziaria all’Armenia, all’Azerbaigian e alla Georgia fin dalla loro indipendenza nel 1991. Nel 1999 l’Unione ha concluso accordi di partenariato e di cooperazione con tutti e tre i paesi, sostenendone anche attivamente l’adesione al Consiglio d’Europa.

Per quanto riguarda l’organizzazione per la cooperazione economica nel Mar Nero, l’Unione europea ne riconosce e appoggia l’operato per promuovere la cooperazione economica a livello regionale, rafforzando in tal modo la stabilità, la sicurezza e la prosperità in tale area. L’Unione europea è aperta alla possibilità di potenziare la sua attuale cooperazione con il BSEC per lo sviluppo della regione. Come dichiarato dal Consiglio “Affari generali e Relazioni esterne” dell’8 dicembre scorso, le relazioni dell’Unione con la Georgia, così come quelle con l’Armenia e l’Azerbaigian, sono solidamente basate su un impegno a lungo termine di partenariato e cooperazione. L’Unione europea desidera aiutare la Georgia e gli altri paesi del Caucaso meridionale a consolidare le loro relazioni con l’Unione europea.

 
  
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  Souladakis (PSE).(EL) Signor Presidente in carica, innanzi tutto desidero ringraziarla per la risposta che mi ha dato. Tuttavia, devo chiederle altre informazioni, poiché tre anni fa in questa stessa Aula era stato detto che l’Unione europea avrebbe promosso un patto di stabilità nella regione, analogo a quello stipulato con i paesi dei Balcani. Finora, non è successo nulla. In questa stessa Aula, si è ripetutamente sollevata la questione di rafforzare la cooperazione regionale e, malgrado nella regione del Mar Nero vi sia persino una banca, una procedura intergovernativa e interparlamentare, nonché un segretariato, è come se le nostre relazioni fossero con un paese distante da noi, un paese dell’Estremo Oriente.

Considerato che questa area è di interesse vitale per l’Unione europea e che molti paesi, quali l’Armenia, la Moldavia, la Georgia, l’Ucraina eccetera, hanno chiesto di porsi nella prospettiva di adesione nell’Unione, ritengo, per lo meno per ora, che la risposta non sia all’altezza delle esigenze politiche della regione. Attendo quindi chiarimenti.

 
  
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  Presidente. – Sottoporremo ora al Sottosegretario Antonione l’ultima interrogazione del pomeriggio nonché della Presidenza italiana.

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interrogazione n. 18 dell’onorevole Proinsias De Rossa (H-0775/03):

Oggetto: Normativa sulle apparecchiature relative alla tortura

Quali progressi sono stati fatti in seno al Consiglio per quanto riguarda l’adozione della normativa proposta concernente il commercio di talune apparecchiature e prodotti che possono essere usati per l’esecuzione di pene capitali, torture o altri trattamenti o punizioni crudeli o degradanti – COM(2002)0770/def.?

Quando ritiene la Presidenza che il Consiglio sarà in grado di adottare tale misura?

 
  
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  Antonione, Consiglio. – La proposta di regolamento del Consiglio relativa al commercio di determinati dispositivi e prodotti che potrebbero essere utilizzati per la pena di morte, per la tortura o per trattamenti o pene crudeli, inumani o degradanti è stata più volte esaminata dai competenti organi preparatori del Consiglio.

Sulla base di tali lavori, è stato convenuto che la Commissione presenti una proposta modificata, tenendo conto delle osservazioni delle delegazioni. A tutt’oggi il Consiglio non ha ancora ricevuto la proposta modificata. Non appena l’avrà ricevuta, la Presidenza farà tutto il necessario ai fini della sua rapida adozione.

 
  
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  De Rossa (PSE).(EN) Desidererei chiedere al Presidente in carica quando il Consiglio ha chiesto alla Commissione di trasmettere la proposta modificata. Inoltre, ci può indicare specificatamente che tipi di prodotti si intende includere nel regolamento modificato richiesto dal Consiglio?

Sembra incredibile che si continui a permettere l’esportazione dall’Unione europea di dispositivi che vengono utilizzati per la tortura ad opera di agenti negli Stati verso i quali ne autorizziamo l’esportazione. Questi prodotti, visto che sono esportati dall’Unione europea, recano il simbolo dell’Unione.

 
  
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  Antonione, Consiglio. – Non sono in grado di fornire una risposta dettagliata. Ci riserviamo di procedere a un approfondimento e di dare una risposta scritta sulle questioni da lei appena evidenziate, onorevole, sia per quanto riguarda i tempi, cioè la data in cui il Consiglio ha chiesto alla Commissione la proposta modificata sia, in particolare, relativamente all’individuazione dei prodotti che sono oggetto di tale richiesta.

 
  
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  De Rossa (PSE).(EN) Il Presidente in carica ha forse travisato la mia domanda. In una parte della mia domanda chiedo quando il Consiglio ha invitato la Commissione a presentare una proposta modificata e non quando ci attendiamo che la Commissione risponda.

 
  
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  Antonione, Consiglio. – Avevo capito perfettamente. Non sono in grado, onorevole, di darle la data precisa adesso perché non ho qui i documenti e non posso inventarmela. Francamente io so alcune cose, ma non posso certamente sapere tutto. Senza darle una data imprecisa, mi propongo di fare un approfondimento, perché non ho qui i documenti che mi consentano di darle una risposta precisa su quando il Consiglio ha chiesto alla Commissione di fare la proposta modificata. A questo aggiungeremo, come dicevo poc’anzi, anche il dettaglio di tutte quelle che sono le merci o i prodotti: non so come possano essere definiti, in quanto sono cose sulle quali, obiettivamente, i sentimenti prevalgono sull’aspetto materiale. Pertanto, saremo più precisi anche per quello che riguarda la definizione di queste merci.

 
  
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  Souladakis (PSE).(EL) Signor Presidente, non è molto regolamentare, perché non si tratta di una domanda complementare. Semplicemente presumo che, poiché il greco è una lingua difficile, il Presidente in carica non abbia potuto cogliere l’interpretazione della mia domanda precedente. Capisco le difficoltà di comprensione di talune lingue; mi riservo dunque la possibilità di ripresentare la domanda complementare come interrogazione orale nella prossima tornata.

 
  
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  Presidente. In conformità del Regolamento, onorevole Souladakis, è suo diritto ripresentare le interrogazioni sui paesi del Caucaso.

Come annunciato, questa era l’ultima interrogazione, in base al Regolamento.

Essendo scaduto il tempo assegnato alle interrogazioni rivolte al Consiglio, le interrogazioni dal n. 19 al n. 24 riceveranno risposta per iscritto(4).

Ringraziamo tutti i deputati intervenuti e soprattutto il Presidente in carica del Consiglio e gli auguriamo buon Natale, auspicando che possa proseguire il suo lavoro a favore dell’Unione europea, seppure non alla Presidenza, ma in seno al governo italiano.

(La seduta, sospesa alle 19.05, riprende alle 21.00)

 
  
  

PRESIDENZA DELL’ON. DIMITRAKOPOULOS
Vicepresidente

 
  

(1) GU L 370 del 31.12.1985, pag. 1.
(2) Risposta scritta del 19.11.2003
(3) Risposta scritta del 19.11.2003.
(4) Cfr. allegato “Tempo delle interrogazioni

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