12. Colture geneticamente modificate e colture convenzionali e biologiche
Presidente. – L’ordine del giorno reca la relazione (A5-0465/2003), presentata dall’onorevole Friedrich-Wilhelm Graefe zu Baringdorf a nome della commissione per l’agricoltura e lo sviluppo rurale, sulla coesistenza di colture geneticamente modificate e colture convenzionali e biologiche [2003/2098(INI)].
Graefe zu Baringdorf (Verts/ALE), relatore. – (DE) Signor Presidente, signor Commissario, questa è una relazione di iniziativa presentata dal Parlamento su richiesta della commissione per l’agricoltura e lo sviluppo rurale, non una risposta a una proposta legislativa della Commissione. Noi, infatti, riteniamo sia necessario intervenire su questo tema, motivo per cui ci siamo dati la pena di stilare la relazione. Essa rappresenta un compromesso raggiunto grazie alla collaborazione tra tutti i gruppi, ed è stata adottata con l’enorme appoggio della commissione per l’agricoltura e lo sviluppo rurale. A questo punto desidero ringraziare ciascuno dei miei correlatori, vale a dire gli onorevoli Schierhuber, Scheele, Olsson e Garot. Noi tutti abbiamo cercato di essere il più obiettivi possibile nell’esecuzione di questo incarico parlamentare.
Sottolineo ancora una volta che la relazione non verte sull’autorizzazione della modificazione genetica, bensì sulla coesistenza. L’esistenza e l’emissione di organismi geneticamente modificati sono già state decise in consultazione con l’Assemblea. Ora stiamo valutando come garantire la cooperazione, la coesistenza e la libertà di scelta degli agricoltori e dei consumatori, perché è di questo che si tratta se rilasciamo organismi geneticamente modificati nelle piante o negli animali. La natura tende spesso al cambiamento, e non farà un’eccezione per gli OGM. Quindi, piuttosto che concentrarsi sull’immediata diffusione di piante e animali transgenici, occorre assicurare la presenza di piante e animali non geneticamente modificati per garantire la libertà di scelta. Questo è il punto su cui verte la relazione. Dobbiamo fare in modo che tutte le procedure siano chiarite prima di essere attuate. A questo proposito la Commissione non ha presentato alcuna proposta legislativa, preferendo suggerire orientamenti che, come affermato nella relazione, stiamo cercando di mettere in atto.
Invitiamo la Commissione a prendere in esame le prescrizioni tecniche, a consultare esperti del settore e a considerare la questione di un’eventuale responsabilità. Infatti, nonostante l’industria abbia tutto il diritto di realizzare profitti, non può farlo se, ai livelli più bassi della catena, gli agricoltori si citano in giudizio a vicenda. Deve esserci chiarezza. In base alle reazioni suscitate dalla normativa, alcune regioni vogliono bandire gli OGM perché preoccupate da una possibile contaminazione tra piccoli appezzamenti. Tale concetto si rifà all’articolo 26 della direttiva sull’emissione deliberata, introdotto su iniziativa del Parlamento, che sancisce il diritto degli agricoltori a dichiarare una regione esente da OGM a condizione che garantiscano l’etichettatura di OGM per gli alimenti e i mangimi con una soglia di contaminazione superiore allo 0,9 per cento.
Chi desidera operare sul mercato – non solo le aziende agricole biologiche, legalmente tenute a non avere colture transgeniche, ma anche gran parte dell’agricoltura convenzionale – si sente chiamato in causa, e ne ha pienamente il diritto. Ognuno deve compiere la propria scelta, e noi dobbiamo garantire la possibilità di farlo.
Per tale motivo vogliamo proporre un regolamento sulla responsabilità. Spero che, domani, la relazione sia approvata dalla grande maggioranza dell’Assemblea, che la Commissione risponda alle nostre aspettative e che i temi della coesistenza siano affrontati secondo la procedura di codecisione, come lo è stato per la normativa sulla modificazione genetica. Questo ci permetterà di partecipare al processo e di usare le nostre competenze – che risultano evidenti nella relazione – per pervenire a una legislazione ragionevole che impedisca alla coesistenza di diventare un’arma a doppio taglio. Non vogliamo ritrovarci tra un paio d’anni a dover riconoscere, con rammarico, il fallimento della nostra strategia. La coesistenza e la libertà di scelta di agricoltori e consumatori devono essere assicurate a lungo termine.
Spero che la Commissione tenga in seria considerazione il nostro operato e che presto vi sia una proposta legislativa in materia da sottoporre a dibattito parlamentare.
Un’ultima osservazione: un fattore chiave nel dibattito è la possibilità di avere partite di sementi non geneticamente modificate esenti da OGM. Sicuramente vi saranno sementi transgeniche, ed esiste una disciplina in materia. Tuttavia, dobbiamo anche assicurare l’esistenza di sementi che non contengano OGM: in fondo è proprio questo il punto cruciale della coesistenza, cui la nostra relazione attribuisce grande importanza.
(Applausi)
Nielson, Commissione.– (EN) Signor Presidente, vorrei innanzi tutto porgere le mie scuse perché vedo dal programma che mi sono stati concessi due minuti e mezzo, mentre in realtà ho già preparato un intervento piuttosto minuzioso. Non avendolo saputo in anticipo, mi sento obbligato ad andare subito al sodo senza cercare di amministrare il tempo concessomi.
Desidero innanzi tutto ringraziare il relatore, onorevole Graefe zu Baringdorf, e i deputati al Parlamento europeo che hanno collaborato a questa relazione di iniziativa. La Commissione si compiace della presente relazione, che considera un tempestivo contributo al dibattito sulla coesistenza. Condivido appieno l’idea che la coesistenza è un tema estremamente importante, da affrontare con trasparenza e lungimiranza.
Con la nuova procedura di autorizzazione degli organismi geneticamente modificati e la regolamentazione applicabile all’etichettatura e alla tracciabilità, l’Unione europea ha predisposto un ampio quadro normativo che dovrebbe aprire la strada all’uso degli OGM nell’agricoltura. La creazione di condizioni adeguate alla coesistenza deve consentire agli agricoltori, qualora desiderino farlo, di ricorrere a metodi convenzionali e biologici.
La relazione viene presentata mentre diversi Stati membri stanno elaborando approcci nazionali e regionali alla coesistenza, e la Commissione sta cercando di spiegare come può meglio collaborare nel sostenere tale processo dopo la pubblicazione, lo scorso luglio, della propria raccomandazione recante orientamenti per la coesistenza.
Benché la Commissione accolga con favore la relazione di iniziativa considerandola un prezioso contributo al dibattito in termini di singole dichiarazioni e raccomandazioni proposte, solo alcune di esse possono essere pienamente sottoscritte. Ne commenterò brevemente alcune.
Facendo riferimento alle soglie previste per le sementi, siamo d’accordo sulla necessità di avere informazioni sulla presenza di OGM nelle sementi per garantire la giusta attuazione della normativa sugli OGM, soprattutto in materia di etichettatura e tracciabilità. Tuttavia, le soglie si applicano esclusivamente a tracce accidentali di OGM autorizzati già sottoposti a un’esauriente valutazione dei rischi sanitari e ambientali, e non devono costituire uno strumento di gestione di rischi.
Riconosciamo, inoltre, l’importanza e l’urgenza di fissare soglie per la presenza accidentale di OGM in partite di sementi di specie non geneticamente modificate. A questo proposito stiamo elaborando una proposta per la quale ci affidiamo a una valida consulenza scientifica che si basa sul lavoro preliminare svolto negli ultimi due anni.
Sono lieto di vedere che la relazione ha sostituito una precedente bozza del testo, che per le sementi raccomandava una soglia dello 0,1 per cento, con un nuovo testo che tiene conto delle valutazioni scientifiche nell’applicazione pratica. La Commissione ha sempre sostenuto la praticità e la fattibilità delle soglie previste per gli OGM, e ha sempre insistito sulla necessità di avvalersi di un valido parere scientifico nella loro fissazione.
Per quanto attiene alla richiesta di normative comunitarie uniformi e vincolanti in materia di coesistenza, non siamo convinti sia una soluzione fattibile. Data la diversità che caratterizza l’agricoltura europea, a nostro avviso sarebbe impossibile stabilire regole uniformi da applicare trasversalmente. L’approccio uguale per tutti non è indicato.
Gli scienziati hanno sostenuto a più riprese la strategia fondata sulla sussidiarietà, persino durante l’audizione preliminare sulla coesistenza organizzata nel settembre 2003, e anche gli Stati membri tendono sempre più a considerarla l’approccio più adeguato. Inoltre, grazie all’inserimento, richiesto dal Parlamento europeo, di un articolo sulla coesistenza nella direttiva 2001/18/CE, gli Stati membri hanno ora la possibilità di adottare misure in materia. Visti l’esistenza della clausola per l’adozione di misure nazionali e gli orientamenti della Commissione, riteniamo che il quadro per la regolamentazione delle soluzioni nazionali sia già stato sufficientemente predisposto. La coesistenza non può essere motivo di ulteriori ritardi nell’autorizzazione di nuovi organismi geneticamente modificati.
Non condivido il parere espresso nella relazione che obbliga gli Stati membri a mettere a punto una normativa per garantire la coesistenza. Al contrario, essi dovrebbero essere liberi di sperimentare l’uso di diversi strumenti politici, tra cui accordi volontari e metodi non vincolanti, e di scegliere la combinazione di strumenti e la portata delle normative che loro più si addice a seconda delle particolari condizioni.
Siamo totalmente d’accordo in merito all’assunzione delle responsabilità nell’attuazione delle misure necessarie che, secondo gli orientamenti della Commissione, spettano agli agricoltori che introducono un nuovo tipo di produzione. Il principio è reciproco, anche se all’inizio riguarderà principalmente gli operatori che intendono coltivare organismi geneticamente modificati.
Per quanto concerne la responsabilità civile, mi risulta difficile capire la necessità di prevedere norme in materia a livello comunitario. Non si può affrontare questo punto a prescindere dagli altri. La responsabilità è condizionata dalla strategia globalmente adottata dallo Stato membro in materia di coesistenza e, in quanto tale, deve essere considerata parte integrante del relativo pacchetto di misure nazionali.
Una generica imposta sulle sementi e i mangimi geneticamente modificati, tesa a coprire le spese amministrative e i costi di controllo e monitoraggio legati alla normativa sugli OGM, non sarebbe compatibile con il principio del mercato comune. In linea generale, la commercializzazione dei prodotti autorizzati dalla disciplina comunitaria e ritenuti sicuri per la salute umana e l’ambiente non deve essere limitata od ostacolata dagli Stati membri. Il regime fiscale, ovviamente, non sarà revocato: si tassano molte cose nell’ambito delle attività economiche e, quindi, mi sembra logico che questo punto non sia poi così strano.
La relazione invita la Commissione a dare definizioni giuridicamente vincolanti dei termini “accidentale” e “tecnicamente inevitabile”. La normativa è chiara al riguardo: gli operatori devono essere in grado di dimostrare di avere cercato di evitare la presenza di organismi geneticamente modificati.
Per quanto riguarda la questione degli effetti transfrontalieri, la Commissione conviene sulla necessità di un ulteriore approfondimento. Penseremo alle modalità con cui farlo e al tipo di contributo che può fornire la Commissione. Inoltre, potremo valutare l’utilità di istituire un eventuale registro pubblico delle strategie nazionali e delle migliori pratiche comportanti conseguenze transfrontaliere.
Abbiamo invece un’opinione diversa riguardo alle zone esenti da OGM. Siamo convinti che, all’interno di una regione, non sia possibile imporre un’interdizione totale su tutti i tipi di organismi geneticamente modificati, a meno che essa non sia frutto di una decisione volontaria. La limitazione regionale di alcuni tipi di OGM deve essere scientificamente giustificata per ogni singola coltura, e dovrebbe essere usata solo come ultima risorsa, qualora le misure di gestione aziendale si rivelassero insufficienti. La Commissione riconosce la necessità di promuovere la ricerca sulla coesistenza e, di conseguenza, appoggia gli studi scientifici condotti dal Centro comune di ricerca e nell’ambito del sesto programma quadro di ricerca comunitaria. Tali studi si concentreranno sull’analisi dei costi, sulle buone pratiche agricole per garantire la coesistenza e sui temi legati alla responsabilità. Tuttavia, solo quando gli Stati membri avranno acquisito maggiore esperienza sarà possibile stilare una relazione completa su tutti gli aspetti economici della coesistenza, tenendo conto della diversità dei costi nell’Unione europea.
La Commissione assumerà un ruolo di coordinamento e faciliterà lo scambio di informazioni tra gli Stati membri sulle migliori pratiche e le diverse esperienze nel settore della coesistenza, senza tralasciare gli aspetti transfrontalieri; in base ai dati raccolti esporrà, tra due anni, un resoconto al Parlamento europeo e al Consiglio. Inoltre la Commissione procederà, se del caso, a una valutazione delle eventuali misure necessarie.
Sono lieto di avere avuto la possibilità di fornire una risposta esauriente.
Scheele (PSE), relatore per parere della commissione per l’ambiente, la sanità pubblica e la politica dei consumatori. – (DE) Signor Presidente, signor Commissario, onorevoli colleghi, sono passati quasi sei mesi da quando, l’ultima volta, l’Assemblea si è concentrata sul tema della coesistenza. Allora il dibattito si incentrava sul regolamento relativo agli alimenti e ai mangimi geneticamente modificati. Io ero la relatrice, e avevamo dovuto combattere contro la Commissione e alcuni Stati membri per garantire la flessibilità mediante l’articolo 26 bis. Siamo riusciti nel nostro intento e mi congratulo con l’onorevole Graefe zu Baringdorf perché la sua relazione di iniziativa trasmette un altro importante segnale politico dell’Assemblea.
Ora è di vitale importanza invitare gli Stati membri a utilizzare e mettere in atto quella flessibilità per la quale il Parlamento, nel loro interesse, ha combattuto. Inoltre, concordo con l’onorevole Graefe zu Baringdorf sulla necessità di predisporre norme europee in materia di coesistenza. Non capisco come la Commissione possa dire di poterla autorizzare a livello centrale, e abbia la competenza per farlo, quando non conosce le risposte agli interrogativi sollevati in materia.
Un altro motivo per cui attribuisco particolare importanza alla relazione di iniziativa del collega è che, molto presto, si voterà sulla direttiva relativa alle sementi in base alla procedura di comitatologia che, purtroppo, esclude il Parlamento. Sottolineo, infine, la grande rilevanza della sezione in cui si afferma che la soglia di contaminazione per le sementi è determinata dalla soglia di prossimità. Non dovremmo biasimarci: la soglia convenuta, pari allo 0,9 per cento, è molto difficile da mantenere, anche se non pretendiamo la purezza assoluta delle sementi. Auspico, quindi, che domani l’Assemblea sappia lanciare questo importante segnale politico.
Schierhuber (PPE-DE).– (DE) Signor Presidente, signor Commissario, onorevoli colleghi, vorrei subito ringraziare il relatore, onorevole Graefe zu Baringdorf, per avere avviato la stesura di questa relazione di iniziativa sulla coesistenza in cui è riuscito a conciliare tutti i punti di vista. Il fatto è che i pareri in materia variano da un paese all’altro, e neppure all’interno del mio gruppo riusciamo a trovare un accordo.
Cerchiamo di essere chiari: è già da molto tempo che non si tratta più di dire “sì” o “no” all’ingegneria genetica, e il relatore l’ha confermato. La decisione è già stata presa molto tempo fa. Occorre guardare avanti, e ora discutiamo già di come assicurare la commistione tra colture transgeniche e non transgeniche e fare in modo che tutte le parti interessate possano operare fianco a fianco senza penalizzare nessuno. La coesistenza dovrebbe garantire la libertà di scelta di agricoltori e consumatori, ed è necessario stabilire regole chiare a vantaggio di tutti gli agricoltori europei, consentendo loro di scegliere autonomamente i diversi metodi di coltivazione e facendo in modo che tali metodi possano coesistere senza problemi.
Dopo un serrato dibattito interno e pluripartitico, la commissione per l’agricoltura e lo sviluppo rurale ha raggiunto un compromesso e ha approvato una relazione contenente richieste chiare e specifiche. La nostra relazione di iniziativa chiede l’adozione di una normativa completa a livello comunitario, poiché gli orientamenti proposti dalla Commissione costituiscono una raccolta di raccomandazioni non vincolanti. Per tale motivo ci auguriamo che la Commissione, laddove le politiche vengono decise a livello comunitario come nel caso della politica agricola, fornisca un quadro normativo comune.
Un altro aspetto importante della relazione è l’invito rivolto alla Commissione a presentare una proposta sulla responsabilità civile e l’assicurazione a livello comunitario. Occorre premunirsi in anticipo contro la possibilità di contaminazione accidentale, anziché lasciare che gli agricoltori risolvano il problema tra di loro e si arrangino. La questione della responsabilità civile e le relative decisioni non devono in alcun modo essere demandate agli agricoltori.
Inoltre, la contaminazione da OGM nelle sementi deve essere fissata a soglie tecnicamente misurabili e affidabili per garantire che la produzione agricola sia conforme alla soglia di etichettatura vigente dello 0,9 per cento per le derrate alimentari. Questo punto è già stato sollevato dall’onorevole Scheele.
Una relazione di iniziativa è uno strumento con cui il Parlamento può lanciare un chiaro segnale politico. Se ora moderiamo le richieste e le osservazioni della commissione per l’agricoltura, venendo meno alle nostre posizioni, le richieste non saranno più chiare e avremo un miscuglio di dichiarazioni vaghe e ambiguamente strutturate. In qualità di deputati al Parlamento europeo, dobbiamo chiederci se intendiamo seriamente lanciare un segnale politico privo di reali contenuti.
Mi unisco quindi al relatore nella speranza che, domani, questa relazione di iniziativa venga approvata a schiacciante maggioranza, visto che ha già ottenuto un forte consenso dalla commissione per l’agricoltura e lo sviluppo rurale.
(Applausi)
Olsson (ELDR).– (SV) Signor Presidente, signor Commissario, qui non stiamo parlando del mantenimento o non mantenimento degli organismi geneticamente modificati. Anch’io, come altri, penso che né l’umanità né la sola Europa possano fare a meno di questa conoscenza e tecnologia. Tuttavia, è molto importante applicare i principi di precauzione e del “chi inquina paga”, rispettando il timore delle persone di fronte a qualcosa di nuovo. Dobbiamo quindi poter etichettare gli organismi geneticamente modificati e fornire informazioni adeguate al riguardo.
Abbiamo avuto pareri diversi sul tema oggetto del dibattito, e ancora li abbiamo, ma desidero comunque congratularmi con l’onorevole Graefe zu Baringdorf per questa relazione. Sostanzialmente abbiamo trovato un accordo sull’atteggiamento che deve assumere il Parlamento europeo che, spero, possa inviare un segnale alla Commissione e al Consiglio.
La relazione è molto equilibrata, ma mi riservo di fare alcuni commenti. Sono deluso quando sento il Commissario schierarsi così apertamente contro il paragrafo 3 sulle norme comuni. In realtà, il vento si spinge oltre i confini nazionali. Non è ragionevole applicare una norma da una parte del confine e un’altra norma dall’altra. Qui si parla della vita e dei suoi elementi costitutivi. Se vogliamo raggiungere un risultato con la nostra iniziativa dobbiamo avere regole comuni. Pensateci, in seno alla Commissione, prima di prendere decisioni avventate.
Tuttavia, per certi versi concordo con la Commissione riguardo al paragrafo 9. A mio avviso sarebbe pericoloso continuare con una moratoria se non otteniamo ciò che vogliamo. In realtà sono d’accordo con questo paragrafo, ma forse si spinge un po’ oltre: ecco perché non sono disposto a votare a favore. E’ l’unico paragrafo della relazione su cui ho un parere diverso.
Per quanto riguarda il rifiuto a livello regionale, il Commissario sostiene che può essere possibile solo se deciso volontariamente. Nella mia ingenuità credevo che le decisioni democratiche fossero sempre volontarie. Questo, quindi, non significa forse che non sussiste motivo di preoccupazione? Penso che una regione o un paese abbia il diritto di dire “no”. Non possiamo obbligare le persone a utilizzare una tecnologia se non desiderano farlo, anche se pensiamo che essa sia valida.
E’ molto importante lanciare questo segnale e, domani, raggiungere un reciproco accordo in sede di decisione. Sicuramente abbiamo opinioni diverse rispetto al mantenimento o non mantenimento degli organismi geneticamente modificati, ma vogliamo essere cauti. L’intenzione, ora, è di presentare una proposta sulle modalità di coesistenza al fine di guadagnare credibilità presso tutti coloro che vivono degli alimenti prodotti in un modo o nell’altro.
Figueiredo (GUE/NGL).– (PT) Signor Presidente, signor Commissario, onorevoli colleghi, il punto fondamentale del dibattito è sapere se la coesistenza tra colture transgeniche e colture convenzionali e biologiche è realmente possibile. Senza una risposta concreta e precisa a questa domanda la tanto vantata libertà di scelta non ha ragione di esistere. I consumatori e gli agricoltori di colture convenzionali e biologiche non avranno scelta se queste ultime saranno contaminate da colture geneticamente modificate. Dobbiamo impedire l’imposizione forzata di una lobby potente, costituita da un numero sempre più ristretto di grandi multinazionali che commercializzano colture transgeniche e che cercano di controllare l’agricoltura e la produzione alimentare contro la volontà degli agricoltori e consumatori europei che, in innumerevoli sondaggi d’opinione, hanno già espresso le proprie riserve, per non dire timori, sugli organismi geneticamente modificati.
Accolgo quindi con favore la relazione di iniziativa del Parlamento, che si rivela ancora più importante poiché la stessa Commissione stava procrastinando questo dibattito. Essa, inoltre, apre la strada all’abolizione della moratoria che, di fatto, esisteva dal 1998. In realtà questa era una richiesta che io stessa, unitamente ai deputati del mio gruppo, avevo avanzato in una risoluzione di iniziativa congiunta nel marzo 2003. Tutti conoscono i rischi di contaminazione provocati dall’emissione di organismi geneticamente modificati nell’ambiente. Gi studi scientifici sull’impollinazione ibrida e sulla diffusione degli OGM sono ancora troppo limitati per permetterci di valutare attentamente e con precisione tutte le conseguenze. Tuttavia, ascoltando il dibattito e tenendo conto dei pareri presentati all’audizione parlamentare, si deve concludere che non si può realmente evitare la contaminazione in presenza di colture transgeniche su larga scala, con conseguenze che variano dalla perdita di biodiversità ai danni economici per l’agricoltura convenzionale e biologica.
Per tale motivo, nonostante il rischio di disseminazione vari in base al tipo di coltura geneticamente modificata, non è possibile garantirne una gestione efficace ed appropriata. Un’azienda agricola che opta per una coltura transgenica non può convertirsi in seguito all’agricoltura convenzionale o biologica. Le esperienze che abbiamo avuto con le malattie degli animali, in modo particolare la BSE e l’afta epizootica, dovrebbero esserci di monito facendoci considerare i problemi dei futuri sistemi di controllo in termini di costo e affidabilità. Di conseguenza, come afferma il relatore – con cui mi congratulo – nel proprio lavoro, la maniera più efficace ed economica per garantire la coesistenza è il rifiuto, volontario o circoscritto a livello regionale, delle colture di OGM.
Le disposizioni comunitarie messe a punto, inoltre, non possono pregiudicare il diritto di ogni Stato membro a proibire colture geneticamente modificate sul proprio territorio o in zone geograficamente limitate. Il punto che emerge con chiarezza dall’intero processo è che, se la coesistenza non è possibile, la moratoria dovrebbe rimanere in vigore per rispettare il principio di precauzione. E’ questo il motivo per cui dovremmo perlomeno appoggiare il paragrafo 9 della relazione. Spero, tuttavia, che domani il Parlamento dia la piena approvazione al testo. >
Andersen (EDD).– (DA) Signor Presidente, ho aggiunto due emendamenti alla relazione, che imporrebbero (paragrafo 7 bis [nuovo]) o raccomanderebbero (paragrafo 7 ter [nuovo]) agli Stati membri l’introduzione di un’imposta sulle sementi OGM e sui mangimi OGM. Gli introiti dovrebbero coprire i costi legati alla gestione quotidiana e ai controlli sugli appezzamenti con colture geneticamente non modificate, convenzionali e biologiche. Essi dovrebbero altresì coprire i costi per il risarcimento dei danni provocati dalla contaminazione da OGM, avvenuta nonostante un uso corretto da parte degli agricoltori che producono colture OGM. Desidero sottolineare che il anche danno arrecato malgrado un uso corretto deve essere coperto da chi inquina, e non dalle autorità pubbliche tramite le imposte versate da innocenti cittadini. Uno Stato membro, tuttavia, deve poterne essere esentato nel caso in cui, in una riunione a porte aperte di un parlamento nazionale, venga adottata una decisione in tal senso e questa sia presentata dal relativo capo di governo in occasione di una riunione del Consiglio UE. Ciò garantirebbe la sovranità degli Stati membri e, al tempo stesso, la lotta ambientale radicata tra la popolazione potrebbe essere in grado di ottenere risultati al di là delle frontiere.
Souchet (NI). – (FR) Signor Presidente, vista la portata dei diversi problemi legati agli organismi geneticamente modificati, per i quali non esistono conclusioni scientifiche convincenti, la coesistenza tra produzione transgenica e non transgenica deve essere considerata una questione a lungo termine, e non una situazione temporanea da gestire in attesa che gli OGM si impongano come filiera di produzione dominante, o addirittura l’unica.
E’ l’agricoltura convenzionale e biologica a rappresentare la regola e la produzione transgenica a costituire l’eccezione, e non il contrario. Non bisogna porsi interrogativi sulla fattibilità delle colture non geneticamente modificate, bensì sulle precauzioni da adottare per proteggerle dalla contaminazione da OGM. Il relatore ha ragione a sottolineare la comprovata insufficienza delle nostre conoscenze in una serie di settori cruciali, che indubbiamente deve spingerci a proseguire le ricerche, ma anche a usare estrema prudenza. Stiamo parlando di allofecondazione, svernamento delle sementi, concentrazione nel suolo, resistenza, diffusione e disseminazione. Dobbiamo essere molto cauti per evitare che le disposizioni adottate in materia di autorizzazione, tracciabilità ed etichettatura siano insidiate da altre disposizioni sulla coesistenza troppo vaghe, incerte o poco chiare, creando così una situazione di fatto che cancellerebbe tutti i provvedimenti precauzionali.
Stiamo attenti a non costringere i nostri agricoltori nel ruolo di apprendisti stregoni cui l’opinione pubblica, senza dubbio, attribuirebbe le conseguenze negative di una diffusione generalizzata degli OGM. Già hanno dovuto sacrificarsi con le farine animali e con l’insetticida Gaucho. Cerchiamo quindi di non complicare eccessivamente l’uso dei metodi produttivi convenzionali, perché in caso contrario gli agricoltori sarebbero indotti ad abbandonarli a vantaggio degli OGM. Spetta alla persona che introduce una coltura a rischio assumersene tutte le conseguenze. Spetta alla persona che si assume il rischio di contaminazione sostenere i costi di prevenzione e di gestione del rischio per le altre colture e i relativi utilizzatori, facendosi pienamente carico di tutte le responsabilità.
La gestione della coesistenza tra diversi metodi di produzione diventerà una questione di vitale importanza nella pianificazione del territorio. Deve essere garantita la libertà di scegliere specifici orientamenti a livello nazionale o regionale. Se ad esempio i rappresentanti eletti, gli agricoltori e gli altri attori locali di un territorio desiderano che la zona sia esente da OGM, devono poterlo decidere in piena libertà, senza che la Commissione ponga ostacoli in nome di una qualsivoglia distorsione concorrenziale più o meno immaginaria. Di conseguenza, signor Presidente, voteremo a favore di questa relazione di iniziativa che pone i giusti interrogativi su un argomento di fondamentale importanza per la nostra società.
Maat (PPE-DE).– (NL) Signor Presidente, desidero innanzi tutto congratularmi con il relatore per aver elaborato un eccellente documento grazie a un ottimo rapporto di collaborazione che, come si può evincere dalla reazione del Commissario, è più che mai indispensabile. Egli ha infatti rilevato che si tratta di un tema d’attualità che, al contempo, però sta sottraendo sempre più responsabilità alla Commissione. A quanto pare, queste responsabilità spettano agli Stati membri e ad altri. Questa, tuttavia, è una questione che per antonomasia richiede azioni a livello comunitario. Signor Commissario, il Parlamento è dalla sua parte e, anche nel dibattito sulla Costituzione europea, sarebbe molto utile se la Commissione e il Parlamento potessero pervenire a validi accordi in uno spirito di collaborazione.
Un’altra cosa mi ha colpito nella reazione del Commissario. Egli ha fatto riferimento all’agricoltura biologica: signor Commissario, il centro di ricerca dell’Unione europea ha calcolato che, in caso di abuso della tecnologia genetica, anche nell’ambito dell’agricoltura convenzionale, i costi aumenterebbero dall’1 al 41 per cento a seconda delle diverse colture, poiché non conosciamo le possibili reazioni del consumatore. Questo è un altro motivo per cui, prima di stabilire ulteriori norme, dovremmo valutare più attentamente le implicazioni, non solo per il settore agricolo ma anche per la vendita dei prodotti. Come reagisce il consumatore? Sappiamo troppo poco al riguardo. E’ fondamentale avere queste informazioni prima di iniziare a utilizzare questa tecnologia in Europa. Non solo dobbiamo sapere quale sarà l’impatto sull’agricoltura biologica, ma anche sull’agricoltura convenzionale e sulle possibili reazioni dei consumatori. Dopo tutto, abbiamo un’Assemblea con una politica agricola comune che vanta molti prodotti regionali e una grande diversità in Europa, maggiore rispetto al resto del mondo. Ciò implica che anche i rischi legati all’utilizzo di questa tecnologia saranno maggiori e che in questo settore, più che mai, necessitiamo di una politica comunitaria. Alla luce dell’eccellente relazione presentata dall’onorevole Graefe zu Baringdorf chiederei alla Commissione, in veste di importante Istituzione europea, di accettare questo compito con rinnovata energia e, dopo approfondite ricerche, di presentare valide proposte per mettere a punto una normativa veramente efficace.
Patakis (GUE/NGL).– (EL) Signor Presidente, il dibattito odierno dimostra chiaramente come si stiano intensificando le pressioni esercitate da Bush la scorsa estate non solo per il movimento degli organismi geneticamente modificati, ma anche per la loro libera coltivazione nell’Unione europea. Desidero affermare sin dal principio la nostra categorica opposizione alla coltivazione dei prodotti transgenici e sottolineare, per l’ennesima volta, l’ipocrisia della Commissione che, in fase di applicazione della riforma della PAC, apparentemente basata sul principio di miglioramento della qualità dei prodotti agricoli per garantire alimenti sani e sicuri, la tutela ambientale eccetera, sta invece promuovendo la coltivazione di prodotti geneticamente modificati. L’esempio più emblematico di questa ipocrisia è il tabacco che, con il pretesto di tutelare la salute pubblica e lo sviluppo sostenibile, ha subito un drastico taglio delle sovvenzioni nel tentativo di abolirne definitivamente la coltivazione.
Di recente Michael Meacher, ministro dell’Ambiente durante il primo governo Blair, ha rilasciato una dichiarazione pubblicata sul quotidiano britannico The Independent, in cui affermava di non capire come il governo Blair potesse responsabilmente concedere l’autorizzazione alle colture transgeniche. Tutti i risultati delle ricerche sono stati negativi. La posizione dell’ex Ministro Meacher inoltre, è particolarmente significativa poiché, nel 1999 – quando ricopriva la carica –, aveva dato il via a colture sperimentali estensive di piante geneticamente modificate. Dei 210 campi coltivati, metà erano transgenici e metà convenzionali. I risultati della ricerca sono particolarmente significativi riguardo ai rischi potenziali per l’ambiente e la salute dei consumatori. Anche la principale argomentazione delle multinazionali che producono sementi geneticamente modificate, soprattutto negli Stati Uniti, si è rivelata banale. Durante gli esperimenti condotti per molti anni, non solo non è diminuita la necessità di ricorrere agli insetticidi, ma gli insetticidi speciali richiesti per le colture transgeniche si sono rivelati più nocivi rispetto a quelli utilizzati per le colture convenzionali.
Le ricerche hanno dimostrato che le piante transgeniche di colza, granturco e barbabietola da zucchero danneggiano la flora e la fauna molto più che le colture convenzionali. Inoltre, il Premio Nobel professor Sherwood Rowland ha osservato che, non appena gli organismi modificati vengono rilasciati nell’ambiente provocando danni sicuri, è impossibile bloccarne gli effetti nocivi. Gli organismi transgenici continueranno, con un effetto moltiplicatore, a causare distruzioni come armi ambientali di distruzione di massa.
L’obiettivo della relazione del Parlamento europeo è, sostanzialmente, diffondere l’idea in base a cui gli organismi geneticamente modificati possono coesistere con i prodotti convenzionali ed ecologici, sollevando alcuni interrogativi sui requisiti e le disposizioni in materia di coesistenza, pur sapendo perfettamente che numerosi studi indicano l’enorme difficoltà, se non l’impossibilità, di impedire la contaminazione in presenza di entrambe le colture. Per quanto riguarda l’ipocrita citazione del principio “chi inquina paga” non capisco, da una parte, che calcoli si possano fare per valutare i possibili costi ambientali e i danni alla salute del consumatore mentre temo, dall’altra, che alla fine si farà ricadere la colpa indirettamente, se non apertamente, sugli stessi produttori.
Per concludere, signor Presidente, il Parlamento europeo ha solo un obbligo nei confronti degli agricoltori europei, dei consumatori e dell’ambiente: pronunciare un “no” categorico e globale alle colture transgeniche. Solo in questo modo potrà assolvere al proprio ruolo, impedendo alle pressioni degli Stati Uniti, il cui obiettivo è fare gli interessi delle proprie multinazionali per accumulare profitti a spese della salute dei consumatori e dell’ambiente, di trovare terreno fertile.
Graefe zu Baringdorf (Verts/ALE).– (DE) Signor Presidente, signor Commissario, vogliamo porgerle le più sincere congratulazioni per l’impegno profuso su questo tema. Come ha già sentito, non siamo d’accordo, ma se lei condividesse il nostro parere non avremmo dovuto stendere questa relazione. Il dibattito è appena agli inizi e spero vi sarà un processo veramente positivo tra Commissione e Parlamento. La pregherei di trasmettere il documento ai colleghi che si occupano di questo settore.