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Mercoledì 12 gennaio 2005 - Strasburgo Edizione GU

Aiuto dell’Unione europea alle vittime del maremoto in Asia (seguito)
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  Mitchell (PPE-DE).(EN) Signor Presidente, il mondo è rimasto sconvolto dall’impressionante maremoto verificatosi il 26 dicembre 2004. Credo che l’incapacità dell’Unione europea di reagire alla tragedia con la stessa determinazione di cui hanno dato prova gli Stati Uniti, che hanno inviato il proprio Segretario di Stato sul posto, stia chiaramente a indicare l’urgente necessità di nominare un ministro degli Esteri europeo. Non condivido il parere espresso da alcuni colleghi. Il ritardo dell’Unione europea nel rispondere in modo adeguato è stato davvero sconvolgente ed è inammissibile; i leader dell’Unione europea non si sono visti. Tuttavia, accolgo con favore la risposta enunciata poc’anzi dal Presidente della Commissione.

Attualmente le persone decedute sono oltre 150 000 e si teme che gli effetti dello tsunami, tramite malattie come il colera e la malaria, mieteranno ancora più vittime. Tuttavia, non dobbiamo dare per scontata la valanga di aiuti erogati dai cittadini, che si sono dimostrati molto più avanti dei politici. Dobbiamo prepararci ad affrontare il momento in cui le donazioni si trasformeranno da un’alluvione a un rigagnolo, una volta che i riflettori dei mezzi d’informazione non saranno più puntati sull’Asia.

Vorrei avanzare due suggerimenti. Uno è che dovremmo in qualche modo cercare di legiferare, o di indurre gli Stati membri a legiferare, a favore del contributo dello 0,7 per cento del PNL, come previsto dal nostro impegno nei confronti delle Nazioni Unite. Credo che non basti, nemmeno nella risoluzione recentemente adottata da quest’Assemblea, esprimere l’auspicio che questo avvenga entro il 2015. Gli avvenimenti del sud-est asiatico dimostrano quanto ciò sia necessario, e la Commissione dovrebbe ora cercare di lavorare per elaborare una base di trattato che costringa gli Stati membri a soddisfare l’impegno dello 0,7 per cento.

In secondo luogo, l’attuazione di uno sforzo coordinato e duraturo da parte dei governi donatori suscita preoccupazione. Qualche tempo fa erano stati stanziati 2 miliardi e mezzo di euro a favore della ricostruzione dell’Honduras dopo l’uragano Mitch, ma quell’impegno è stato soddisfatto solo per un terzo: questo è assolutamente inammissibile. Il Parlamento europeo non è disposto ad accettare che, una volta che il riflettore della pubblicità non sarà più puntato sul sud-est asiatico, gli impegni che assumiamo ora non vengano rispettati.

 
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