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Mercoledì 12 gennaio 2005 - Strasburgo Edizione GU

Debito dei paesi in via di sviluppo
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  Carlotti (PSE), a nome del gruppo. – (FR) L’Unione europea e la comunità internazionale si apprestano a cancellare alcuni dei debiti dell’Iraq e, in questo momento, anche i debiti dei paesi devastati dallo tsunami. Pur apprezzando tali decisioni, non posso non rilevare che si tratta di reazioni dettate dall’emozione e legate a una pressante situazione contingente; invece, il problema vero che dovremmo affrontare con questa stessa sollecitudine e celerità è quello dell’indebitamento del sud del mondo nel suo complesso, perché si tratta di una realtà preoccupante cui occorre porre rimedio urgentemente.

L’importo del debito rimborsato dal sud del mondo nel corso di un anno è ben superiore al valore complessivo degli aiuti pubblici allo sviluppo, ed è il sud che finanzia il nord. Tra vent’anni i paesi del sud avranno già restituito sei euro per ciascun euro preso a prestito e dovranno ripagarne ancora quattro. Se vogliamo che il sud possa progredire, è necessario tagliare i debiti di cui è gravato; però oggi vengono fatte ben poche proposte concrete in tal senso. Accolgo con favore l’iniziativa del Regno Unito, che ha annunciato l’intenzione di rinunciare alla sua quota dei debiti che i paesi più poveri devono restituire alla Banca mondiale, e attendo con impazienza che i paesi aderenti all’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economici facciano altrettanto. Se quei paesi seguissero tutti l’esempio del Regno Unito, 45 milioni di bambini in più potrebbero andare a scuola, 140 milioni di persone avrebbero accesso ad acqua potabile pulita – ovviamente a condizione che l’ammontare del debito cancellato venga sommato agli attuali aiuti allo sviluppo e che il nord la smetta di riprendersi con una mano quanto ha dato con l’altra.

In questo momento è imprescindibile trovare una soluzione globale, equa e sostenibile al problema del debito, e il gruppo socialista al Parlamento europeo è convinto che spetti all’Unione europea e ai suoi Stati membri prendere l’iniziativa a tale riguardo. Lo si può fare cancellando tutti i debiti dei paesi più poveri, adottando provvedimenti mirati ad alleviare la condizione dei paesi emergenti e non imponendo più come condizione i cosiddetti aggiustamenti strutturali. Infine, come è già stato osservato, dobbiamo naturalmente inserire tali misure nel contesto di una politica globale di aiuto allo sviluppo e dobbiamo cercare, in tutta fretta, nuove fonti di finanziamento.

 
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