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Discussioni
Mercoledì 12 gennaio 2005 - Strasburgo Edizione GU

9. Aiuto dell’Unione europea alle vittime del maremoto in Asia (seguito)
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  Presidente. – Riprendiamo ora la discussione sulle dichiarazioni del Consiglio e della Commissione sull’aiuto dell’Unione europea alle vittime del maremoto in Asia.

 
  
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  Czarnecki, Ryszard (NI). (PL) ... pratiche dell’Assemblea, se i rappresentanti di tutti i gruppi – persino del più piccolo, quello dei deputati non iscritti – non possono intervenire prima di una votazione. Signor Presidente, onorevoli colleghi, i cittadini degli Stati membri dell’Unione da noi non si aspettano frasi ad effetto, ma onestà. Si deve infine dire la pura verità sul contesto politico di questa catastrofe.

All’ombra della terribile tragedia dello tsunami si perseguono interessi politici locali. Le Nazioni Unite hanno bisogno di rafforzare la loro autorità in declino attraverso le misure d’aiuto in Asia. Gli Stati Uniti e alcuni paesi europei desiderano migliorare la propria immagine in tale regione dell’Asia ed estendere la loro influenza nel continente attraverso le misure umanitarie. Le vittime della catastrofe ricevono alcuni aiuti, ma è più che chiaro che si traggono enormi vantaggi da questa situazione.

Vorrei credere che le misure assistenziali dell’Unione europea saranno esclusivamente destinate a scopi connessi con gli aiuti e che, come Unione europea, non approfitteremo delle disgrazie umane per promuovere i nostri interessi meschini dopo una tragedia di queste proporzioni. Gli aiuti che forniamo devono essere rapidi e basati sulla solidarietà e non devono essere ostacolati da inutili procedure burocratiche.

 
  
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  Nassauer (PPE-DE).(DE) Signor Presidente, onorevoli colleghi, vorrei cominciare associandomi a tutte le espressioni di solidarietà in risposta alla catastrofe nell’Asia sudorientale. Ciò detto, vorrei ora svolgere alcune considerazioni su cui riflettere.

Le donazioni offerte dai cittadini dell’Unione europea e di tutto il mondo sono una dimostrazione formidabile di buona volontà. Il modo in cui tutto il mondo globalizzato è stato colpito da questa enorme tragedia è altrettanto impressionante.

Tuttavia, in Germania abbiamo un proverbio che dice: “le buone intenzioni non sempre bastano”. Dobbiamo imparare come fare per aiutare. Il titolo a tutta pagina dell’edizione odierna di uno dei principali quotidiani tedeschi è: “Il gran numero di operatori umanitari disorganizzati ostacola i lavori in Indonesia”. Va anche detto che il modo in cui l’Unione europea ha affrontato la situazione sul posto difficilmente susciterà grande entusiasmo per il successo del lavoro svolto. Permettetemi di citare un’altra frase: “Se non fosse per le onnipresenti forze militari americane ed australiane, che fanno regolarmente la spola con i loro aerei da trasporto, la situazione sarebbe ancora peggiore”. Esiste un problema. E’ evidente che non abbiamo soltanto bisogno di buona volontà e disponibilità a raccogliere ingenti somme; abbiamo anche bisogno di un’organizzazione in grado di distribuire i fondi in modo adeguato tra le persone in stato di necessità.

Vorrei quindi associarmi a ciò che è già stato affermato stamattina: l’Unione europea ha soprattutto bisogno di un’unità di gestione delle crisi, in altre parole un’unità in grado di assumere la direzione, dotata di capacità di trasporto, strumenti di comunicazione e mezzi per distribuire viveri e assistenza sanitaria; questo è ciò di cui abbiamo bisogno per fornire un aiuto pratico e urgente. Finché l’Unione europea non avrà un proprio esercito in grado di affrontare questo tipo di situazioni, di fatto abbiamo anche bisogno – a prescindere dalla buona volontà – di soluzioni pratiche per fornire gli aiuti, e un’unità di gestione delle crisi sarebbe la soluzione migliore. E’ su questo che deve concentrarsi l’Unione.

 
  
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  Gill (PSE).(EN) Signor Presidente, vorrei cominciare scusandomi per il comportamento di alcuni miei connazionali. Mi sconcerta che si comportino in questo modo e interrompano una discussione molto seria su un evento così tragico.

Se possiamo proseguire – il 26 dicembre 2004 non è stata una giornata come le altre, e non lo sarà mai più. L’incredulità si è trasformata in incomprensione, dolore, solidarietà; una pletora di emozioni ci ha sommersi mano a mano che giungevano le notizie sulla tragedia provocata dallo tsunami. Il maremoto è stato un esempio dilagante di come i nostri destini siano comuni agli uni e agli altri in un teatro globale di rischi ambientali e naturali.

In veste di presidente della delegazione per l’Asia meridionale, vorrei esprimere le mie sincere condoglianze a tutte le persone colpite dalla tragedia. Mi ha molto commossa la risposta globale e spontanea a questa catastrofe senza precedenti. Di fronte allo tsunami, i cittadini europei sono stati tra i più generosi.

La settimana scorsa, mi sono recata a Chennai, nel sud dell’India, per verificare di persona le attività di soccorso condotte dalla Commissione europea, e ho incontrato funzionari del PSNU, dell’UNICEF e delle ONG. La risposta immediata dell’Unione europea, entro 24 ore dalla tragedia, è stata davvero encomiabile, così come l’altruistica decisione dell’India di chiedere di inviare tali aiuti ai paesi più colpiti, come lo Sri Lanka e l’Indonesia. Mi auguro quindi che le voci secondo cui i finanziamenti attualmente previsti per l’India vengono ridestinati ad altre regioni non siano vere. Avendo constatato in prima persona le necessità dell’India, mi auguro che tale paese non sia ignorato nel breve termine. Vorrei chiedere alla Commissione di non trasferire o riprogrammare i fondi destinati ai progetti di aiuto esistenti nella regione. Sarebbe criminale penalizzare i più poveri del mondo per reperire i fondi necessari a far fronte a questa tragedia. Accolgo con favore la promessa della Commissione di stanziare altri 350 milioni di euro, ma non sono convinta della spiegazione fornita stamattina dal Presidente Barroso, perché da anni le dotazioni per gli aiuti umanitari a favore dell’Asia diminuiscono, dal 70 per cento nel 1990 al 38 per cento nel 2000. Non è accettabile sottrarre fondi ai programmi di lotta contro la povertà, dovremmo anzi aggiungerne.

Dobbiamo affrontare questa tragedia in modo diverso da ogni altra ed esaminare la possibilità di far ricorso a nuovi gruppi di esperti in tali paesi. Non sono necessari solo finanziamenti: dobbiamo anche fornire competenze tecniche. Vorrei chiedere alla Commissione di prendere in considerazione cambiamenti di carattere permanente.

 
  
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  Bonino (ALDE). – Signor Presidente, tenendo conto degli strumenti di cui attualmente dispone, ritengo che la Commissione abbia reagito in modo adeguato. Tuttavia, c’è un tema relativo alla situazione nel sud-est asiatico su cui colgo grandi reticenze, per lo meno nel discorso pubblico da parte di tutti gli interlocutori politici. Mi riferisco ai problemi politici, che pure sono presenti in molti di questi paesi: dallo Sri Lanka, alla Tailandia del sud o all’Indonesia, in particolare nella zona di Banda Aceh. Si tratta di intervenire in zone dove sono presenti e attivi, da molto tempo, movimenti armati indipendentisti. Zone di guerriglia anche molto violenta, dove peraltro stanno avvenendo infiltrazioni di islamisti legati a Al Qaeda o all’organizzazione Al-Gama`a al-Islamiyya.

Tali elementi rendono tutto lo sforzo di ricostruzione ampiamente problematico, eppure ne sento parlare pochissimo, soprattutto nel discorso pubblico. Sono convinta che una reale ed efficace ricostruzione è impossibile senza risolvere i problemi politici: si tratta di far partire una vera e propria ricostruzione politica dell’intera zona, per riannodare i processi di pace attualmente bloccati, ma anche per rafforzare le istituzioni e dello Stato di diritto, senza i quali gli elementi di fragilità rischiano di esplodere. Questa è una grande opportunità. Se ben utilizzato, tutto il programma di ricostruzione è in grado di agire come grande leva per riavviare i processi di pace, mentre al contrario, in caso di interventi mal gestiti, può far esplodere tensioni già molto evidenti.

Credo che l’Unione Europa, da questo punto di vista, debba affrontare il problema della sua presenza politica nella fase della ricostruzione, che al momento invece non si vede né tanto meno si vedrà. Trovo, per esempio, sconcertante che il primo incontro del governo di Giacarta coi guerriglieri del Movimento per Aceh Libera (Gam), sia avvenuto alla presenza di Stati Uniti, Inghilterra, Svezia, Giappone, Singapore e Libia con l’evidente assenza dell’Unione europea al tavolo negoziale.

Questi sono i temi che, se elusi, non vi consentiranno di ben governare il processo di ricostruzione, che sarà lungo e difficile, ma potenzialmente anche molto positivo.

 
  
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  Schlyter (Verts/ALE). (SV) Signor Presidente, quando è arrivato, lo tsunami ha colpito ricchi e poveri allo stesso modo. Tutti hanno cercato di salvarsi la vita e i più colpiti sono stati i bambini. L’incubo di non essere in grado di proteggere i propri figli ha tormentato migliaia di persone. Ora abbiamo tutti la responsabilità di offrire loro il nostro sostegno e comprendere di che cosa hanno bisogno.

Vi invito a trasmettere i nostri sentiti ringraziamenti alla popolazione della Tailandia e di altri paesi colpiti che hanno risposto ai nostri ideali di compassione, umanità e solidarietà. Altruisticamente e senza alcuna discriminazione, hanno aiutato tutte le vittime, a prescindere da cultura o religione o colore della pelle. In particolare, molti miei connazionali hanno ricevuto notevole sostegno, il che dimostra che questi principi sono universali e non precipuamente cristiani o europei.

Possiamo cominciare a rispondere agli stessi ideali fornendo congrui aiuti ai paesi colpiti, promuovendo il commercio equo, lottando contro la povertà e la fame e permettendo ai nostri servizi di emergenza di coadiuvarsi in modo più efficace.

 
  
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  Papadimoulis (GUE/NGL).(EL) Signor Presidente, la straordinaria mobilitazione dell’opinione pubblica mondiale ed europea esorta sia i governi nazionali sia l’Unione europea ad agire con maggiore efficacia, rafforzando la cooperazione internazionale sotto l’egida delle Nazioni Unite.

Vorrei fare alcune osservazioni su quattro punti: il primo, e il più importante in questo momento, è assicurare che le promesse siano mantenute e non rimangano lettera morta come in altre occasioni; in altre parole, che gli aiuti raggiungano le persone in stato di necessità con rapidità ed efficacia, senza essere dilapidati o sottratti da intermediari corrotti. A tal fine, il ruolo delle Nazioni Unite è cruciale.

In secondo luogo, il Parlamento europeo deve chiedere ai paesi creditori di cancellare il debito dei paesi colpiti, anziché limitarsi a posticipare la scadenza di alcuni pagamenti. L’annuncio dell’intenzione delle sette nazioni più ricche di posticipare i pagamenti per agevolare i paesi colpiti dal maremoto appare ipocrita alla luce dell’insistenza con cui gli Stati Uniti chiedono la cancellazione del debito dell’Iraq, un paese su cui esercitano il controllo militare.

In terzo luogo, propongo al Parlamento europeo di sostenere la proposta formulata in sede di Nazioni Unite nel settembre 2004, già sostenuta da circa 100 paesi, relativa all’istituzione di una tassa internazionale sulla circolazione dei capitali, sulle vendite di armi e sull’utilizzo di fonti energetiche non rinnovabili, il cui gettito sia destinato a finanziare le emergenze dovute a catastrofi naturali.

In quarto luogo, dobbiamo rafforzare il programma europeo di protezione civile con meccanismi e risorse più generose. La relazione in materia, che ho presentato un mese fa e che è stata approvata dalla stragrande maggioranza del Parlamento europeo, deve essere generosamente rafforzata negli anni a venire.

 
  
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  Borghezio (IND/DEM). – Signor Presidente, quanti giorni sono passati prima che nei paesi colpiti dal maremoto arrivasse un intervento dell’Unione europea, nonostante fosse noto fin dalle prime ore successive al disastro che lo tsunami aveva coinvolto migliaia di turisti di origine europea? Può darsi che i funzionari dell’Unione europea fossero tutti in vacanza, ma per giorni e giorni in questi paesi, per esempio in Tailandia, non si è vista l’ombra di un funzionario dell’Unione europea. Tale assenza ha reso possibili le sepolture nelle fosse comuni, rendendo difficile, forse impossibile, l’identificazione delle salme degli scomparsi europei.

Non state dando alcuna informazione al riguardo, ma io vorrei sapere quante persone sono intervenute, dove e con quanto ritardo, perché, ripeto, in molti di questi paesi non ne è stata registrata la presenza. Nei giorni di fine dell’anno non si era ancora vista l’ombra di un funzionario europeo.

Vorrei anche inscrivere nel verbale una protesta per l’assoluto disinteresse di molti Stati arabi nei confronti di queste popolazioni, peraltro, in buona parte di religione coranica. Si è mossa l’Europa, si è mosso l’Occidente, invece le ricchissime nazioni, gli Stati, i regimi stramiliardari di religione islamica hanno brillato per il loro senso di risparmio.

 
  
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  Ryan (UEN).(EN) Signor Presidente, vorrei innanzi tutto associarmi ai colleghi ed esprimere la mia solidarietà alle persone dell’Asia sudorientale dolorosamente colpite da questa immane tragedia. Continuiamo a vedere immagini e filmati di quanto è accaduto ed è ancora difficile rendersi conto dell’enorme entità del disastro e della perdita di vite umane.

La reazione dei cittadini d’Europa e di altre parti del mondo è stata assolutamente straordinaria: le persone hanno davvero dimostrato profonda umanità nei confronti delle popolazioni colpite. Le cifre raccolte e donate da privati sono eccezionali. Anche la risposta dei governi di tutto il mondo è stata molto positiva.

Sono già stati menzionati diversi aspetti. Uno di essi è l’importanza di mobilitare le risorse militari e civili quanto prima possibile in risposta alla catastrofe, come hanno fatto gli Stati Uniti, che riescono ad essere i primi sul posto ad affrontare questi problemi enormi. Vorrei anche dire che, come altri oratori, dopo la riunione di lunedì sera, non sono del tutto convinto dagli argomenti esposti dal Presidente Barroso sulle risorse. Le risorse non devono essere sottratte a dotazioni esistenti e a fondi già impegnati: si devono reperire nuove risorse. Dobbiamo dimostrare la nostra serietà al riguardo e dobbiamo assicurare che non si ripeta ciò che è accaduto in regioni come l’Iran e l’Afghanistan, per quanto riguarda il modo in cui ...

(Il Presidente interrompe l’oratore)

 
  
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  Bowis (PPE-DE).(EN) Signor Presidente, la terra ha tremato, scatenando una tragedia che ha cambiato il nostro mondo. Le immagini impressionanti di quell’onda possente che divora la terra e travolge persone, case e pietre confinarie sono agghiaccianti e terribili. Il mondo è scioccato dal destino di altri esseri umani, dalle sofferenze dei sopravvissuti e dalla tragedia degli orfani. In Europa piangiamo migliaia di nostri concittadini, ma con ammirazione e gratitudine per le popolazioni locali che, nonostante le sofferenze e le perdite subite, hanno trovato il coraggio e la compassione per prendersi cura dei turisti stranieri smarriti e terrorizzati.

La terra ha tremato e l’opinione pubblica si è commossa. I primi ad agire non sono stati i governi, ma le persone. I cittadini di tutto il mondo hanno aperto il cuore e il portafoglio, facendo vergognare i governi e costringendoli a rispondere con altrettanta generosità. Ora chiediamo un’azione reale, duratura ed efficace. Gli aiuti umanitari e per la ricostruzione devono essere erogati ed utilizzati con trasparenza e obbligo di rendiconto e si devono riformare i sistemi del debito.

I nostri interventi devono contribuire alla pace, sostenere il buon governo e i diritti umani, coinvolgere la popolazione locale e sconfiggere la povertà. Dobbiamo tener fede alle promesse e mettere a punto sistemi di allerta precoce che, come ora sappiamo, sono già disponibili sotto forma di sistemi di rilevazione sotterranei a Vienna.

Soprattutto, l’Europa deve ora rispondere al nuovo stato d’animo diffusosi tra i cittadini, che esigono che le divisioni del nostro mondo siano sanate con una lotta risoluta contro la povertà e le malattie e l’abbattimento degli ostacoli che finora hanno impedito ai paesi più poveri di accedere ai nostri mercati. Le persone nel mondo non si sono mai sentite così vicine le une alle altre. Di sicuro i nostri governi – del nord e del sud – e l’Unione europea possono far tesoro di questo clima solidale.

 
  
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  Martínez Martínez (PSE).(ES) Signor Presidente, vorrei esprimere costernazione, cordoglio, solidarietà e l’impegno a contribuire ad alleviare le conseguenze della catastrofe.

Le raccomandazioni del gruppo socialista figurano nella risoluzione comune, che voteremo con convinzione, e si possono riassumere in sette punti.

In primo luogo, la valutazione positiva del corretto operato del Consiglio e della Commissione, che hanno reagito con immediatezza alla catastrofe, impegnando le risorse necessarie e informando il Parlamento, anche se si rileva una mancanza d’informazione e di comunicazione con la società, che può aver indotto alcuni colleghi a concludere che nessuno fosse presente sul posto, mentre la risposta è stata ammirevole.

In secondo luogo, le risorse promesse devono essere rese immediatamente disponibili e, in ogni caso, secondo un calendario prestabilito.

In terzo luogo, tutte le risorse dell’Unione europea devono essere costituite da fondi nuovi e in nessun caso sottratte ad altri programmi; non siamo persuasi dagli argomenti esposti al riguardo dal Presidente Barroso.

Quarto punto, l’impegno a far seguire all’azione di emergenza l’indispensabile azione di ricostruzione, di concerto con i protagonisti principali, i paesi colpiti.

Quinto punto, l’impegno ad introdurre un sistema di allerta precoce che sia effettivamente in grado di prevenire questo tipo di catastrofi.

Sesto, l’impegno ad introdurre altresì un meccanismo di reazione alle catastrofi di natura permanente e professionale, in grado di intervenire quando la fase di prevenzione è ormai superata. Un punto di riferimento importante figura nella Costituzione, cioè la creazione di un corpo volontario di aiuto umanitario.

Infine, settimo, tutte queste azioni non possono essere frutto di azioni estemporanee, di coalizioni costituite arbitrariamente da un gruppo di paesi, ma devono essere frutto di una mobilitazione nel quadro delle Nazioni Unite, con la partecipazione attiva e visibile dell’Unione europea.

L’Unione europea, signor Presidente, deve essere all’altezza della tragedia e all’altezza della mobilitazione con cui hanno risposto le nostre società.

 
  
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  Romeva i Rueda (Verts/ALE).(ES) Signor Presidente, senza dubbio il numero esorbitante di vittime provocate dalla catastrofe riflette essenzialmente l’estrema vulnerabilità delle popolazioni della regione. Ritengo quindi che abbiamo una responsabilità, che è anche un’opportunità. Si tratta di affrontare seriamente la questione del debito dei paesi colpiti.

In alcuni casi, inoltre, tale debito è stato contratto da governi dittatoriali e corrotti, come l’Indonesia di Suharto, ai quali è stato prestato denaro senza scrupoli, dando luogo a quello che oggi è noto come il debito odioso. Alcuni donatori hanno quindi una responsabilità che andrebbe innanzi tutto accertata e poi assunta.

L’opportunità, in questo caso, è duplice: se, da un lato, è assolutamente urgente procedere all’immediata cancellazione del debito – non per compassione, ma come riconoscimento del fatto che una popolazione che ha già sofferto a causa di regimi irresponsabili non debba soffrire doppiamente dovendone anche pagare i debiti –, dall’altro lato gli aiuti internazionali devono essenzialmente basarsi su donazioni e non su nuovi crediti che incrementano ancor più l’onere del debito.

 
  
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  Svensson (GUE/NGL). (SV) Signor Presidente, la tragedia in Asia è ancora inconcepibile per molti di noi. Siamo tutti in lutto, indipendentemente dalla nazionalità, e la nostra compassione nasce da questa solidarietà. Partiamo da questo senso di solidarietà per scegliere migliori priorità in futuro.

I ricercatori ambientali affermano che la catastrofe si sarebbe potuta evitare, se non del tutto almeno in parte, riducendo di molto le vittime e i danni materiali, se le barriere coralline e le foreste di mangrovie fossero rimaste inalterate. Se la massima priorità fosse stata la sicurezza umana, anziché la sicurezza militare, probabilmente non saremmo stati costretti a contare tutti questi morti e queste devastazioni. Se i governi avessero svolto un’analisi oggettiva di ciò che minacciava non solo i loro paesi, ma tutto il pianeta e l’intera umanità, e si fossero preparati ad affrontare queste minacce, sarebbero stati disponibili sistemi di allerta e le attività di emergenza sarebbero state pianificate meglio.

Le grandi e ricche potenze sono pronte a condurre guerre, comprese le guerre nucleari, con un paio di minuti di preavviso. Tuttavia, non esiste alcun sistema di preavviso o allarme per le popolazioni povere dell’Asia. Nel mentre, il mondo spende cifre grottesche per la guerra al terrorismo – un piccolo problema in termini di perdita di vite umane – e per una guerra che, nelle circostanze attuali, produce solo altro terrorismo. Non si dedica alcuna attenzione ai problemi della povertà e della sicurezza ecologica? Prima o poi dovremo imparare la lezione.

 
  
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  Lundgren (IND/DEM). (SV) Signor Presidente, la catastrofe dello tsunami nell’Oceano Indiano sotto molti aspetti segna un punto di svolta nella storia del mondo moderno. Per la prima volta, si è assistito a una vera e propria ondata di solidarietà nei confronti delle popolazioni di tutto il mondo, e non solo di una parte di esso, colpite dal maremoto.

I cinici affermano che ciò è dovuto al fatto che nell’area dell’Oceano Indiano erano presenti numerosi turisti provenienti dai paesi ricchi, anch’essi colpiti dalla catastrofe. E’ vero, ma va ricordato che ciò dimostra anche che il turismo, come lo scambio di prodotti e servizi, in realtà unisce le popolazioni del mondo e ci fa comprendere che facciamo tutti parte della stessa umanità.

Nondimeno, mi mette a disagio il fatto che, in questo caso, l’Unione sembri essere principalmente interessata a promuovere la sua posizione nel contesto di questa tragedia che, ad un esame, rivela che ciò che è davvero necessario non è l’Unione europea, ma efficaci sistemi di allerta. E’ una questione globale, che deve essere principalmente affrontata dalle Nazioni Unite. Non è necessario che i fondi passino attraverso l’Unione: dovrebbero essere inoltrati direttamente dai paesi interessati e dai cittadini. Si tratta di provvedere al coordinamento degli aiuti operativi, e questo è compito precipuo delle Nazioni Unite.

Che cosa resta da fare? Intervenire rapidamente per evacuare i cittadini dei paesi dell’Unione. In questo caso, il problema non è che l’Unione non abbia una politica, ma che alcuni paesi, come l’Italia, sono intervenuti in modo molto efficace, mentre altri paesi, come il mio, non sono stati all’altezza della situazione. Non dobbiamo tentare di sfruttare le tragedie per i fini dell’Unione, ma esaminare in che modo l’Unione possa offrire un contributo reale, verosimilmente in termini di servizi consolari.

 
  
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  Vaidere (UEN). (LV) Onorevoli colleghi, la scorsa settimana ho avuto l’opportunità di incontrare alcune persone provenienti dai paesi colpiti dalla catastrofe e oggi vorrei dare voce alle preoccupazioni espresse da tali persone.

In primo luogo, si teme che i fondi stanziati in realtà non saranno resi disponibili. In secondo luogo, vi è il desiderio di ricostruire con sforzi autonomi le proprie vite e le risorse naturali distrutte. In terzo luogo, si ha paura che l’assistenza si perda nella burocrazia dei donatori. Come rappresentante di un nuovo Stato membro, posso comprenderlo, in quanto gli aiuti concessi al nostro paese talvolta sono finiti nelle casse dei consulenti dei donatori.

Che cosa possiamo fare per dissipare questi timori? In primo luogo, vorrei rilevare la differenza tra gli aiuti forniti all’Africa, per esempio, dove è necessario risolvere gravi problemi strutturali a lungo termine e dove talvolta è difficile assorbire risorse, e la regione colpita dalla catastrofe, dove le persone hanno bisogno di assistenza urgente e immediata, dove occorre ricostruire la normale vita economica, dove i cittadini sanno come lavorare e sanno che cosa occorre fare.

Pertanto, innanzi tutto l’aiuto europeo non deve essere ostacolato dalla burocrazia e deve essere concesso anche sotto forma di piccole sovvenzioni, per esempio, destinate direttamente alla ricostruzione di piccole aziende ittiche, del turismo e di altri tipi di attività. In secondo luogo, poiché il ruolo di coordinatore principale è affidato alle Nazioni Unite, il Parlamento dovrebbe sentire il parere di tale organizzazione in occasione della prossima tornata, sia sulla situazione in generale sia sull’uso degli aiuti.

 
  
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  Mathieu (PPE-DE).(FR) Signor Presidente, in veste di vicepresidente della delegazione ASEAN, vorrei esprimere il mio cordoglio alle famiglie delle vittime del sud-est asiatico e alle famiglie delle vittime di origine europea.

Possiamo essere fieri del cospicuo importo che l’Unione europea intende offrire ai paesi dell’Asia sudorientale, importo fissato in occasione della conferenza dei donatori a Ginevra. Tuttavia, la riunione congiunta delle commissioni parlamentari per lo sviluppo, per gli affari esteri e per i bilanci, svoltasi la scorsa settimana a Bruxelles, ci fa temere che si tratti di una semplice ridestinazione dei fondi stanziati per lo sviluppo.

Sebbene sia stata presa la decisione di mobilizzare 100 milioni di euro della riserva di emergenza, al momento non sappiamo quale sarà la percentuale effettiva dei finanziamenti riprogrammati e quella dei nuovi fondi raccolti. E’ chiaro che l’Europa non può moltiplicare i suoi aiuti. Deve quindi concentrare gli sforzi sul modo in cui ottimizzarli, indirizzandoli verso il coordinamento delle proprie responsabilità, cioè gli interventi sanitari e medici, il ripristino delle infrastrutture e la ricostruzione.

E’ altresì importante che tale coordinamento degli interventi sanitari sul posto, al fianco delle agenzie delle Nazioni Unite, sia accompagnato da un controllo regolare degli aiuti, soprattutto nei paesi lacerati da conflitti, nonché dal coordinamento delle risorse civili e militari, segnatamente ai fini della ricostruzione.

In questo contesto, per far fronte alle catastrofi naturali, purtroppo sempre più frequenti, è auspicabile mettere in comune, in certa misura, le capacità europee di protezione civile, una possibilità aperta a tutti gli Stati membri che prevede l’intervento di gruppi congiunti interoperativi in grado di agire con rapidità.

Inoltre, parallelamente all’aiuto diretto e all’analisi di ciò che è accaduto, non possiamo fare a meno di svolgere un’attenta riflessione sulle misure di prevenzione. L’Europa potrebbe proporre, alla conferenza di Kobe, l’uso del Fondo mondiale per l’ambiente per sviluppare unità di sicurezza civile o persino la creazione di un fondo di contributi volontari destinato a finanziare un sistema di allerta precoce, come quello in funzione nell’Oceano Indiano.

Per concludere, ritengo che lo slancio mondiale generato da questa catastrofe senza precedenti imponga ora a tutti i paesi industrializzati di prendere in considerazione una riprogrammazione globale del debito di tutti questi paesi.

 
  
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  van den Berg (PSE).(NL) Signor Presidente, la sensazione paradisiaca che provavo quella domenica mattina, mentre facevo colazione sulla costa indiana, si è poi trasformata in orrore quando mi sono avviato verso l’interno e ho visto le immagini violente e devastanti che l’ondata assassina di quella domenica ha lasciato sulla sua scia. Molti giorni dopo, è stato riferito che 150 000 persone avevano perso la vita e 2 milioni erano rimaste senza casa.

I 475 milioni di euro dell’Unione europea sono un serio contributo a favore dei paesi asiatici e africani, ma, come hanno affermato l’onorevole Deva e l’onorevole Mathieu, consideriamo inaccettabile che parte di tali fondi sia resa disponibile tramite la riprogrammazione dei finanziamenti destinati all’Asia e delle risorse del Fondo europeo di sviluppo. Vorrei aggiungere che questo vale anche per le offerte degli Stati membri dell’Unione dell’ordine di 1,5 miliardi di euro. La Commissione e il Consiglio devono quindi assicurare il reperimento di fondi supplementari. Questa è una ferma richiesta del Parlamento, e ne discuteremo di nuovo a tempo debito.

E’ di vitale importanza che le Nazioni Unite provvedano al coordinamento degli aiuti, nel pieno rispetto del ruolo delle organizzazioni e delle priorità locali. Insieme con le nostre controparti nei parlamenti nazionali degli Stati membri, noi eurodeputati dobbiamo istituire una specie di servizio di vigilanza per lo tsunami, al fine di verificare il rispetto degli impegni e assicurare l’adozione immediata di regolamenti transitori.

Quali provvedimenti sta adottando l’Unione in termini di ricostruzione flessibile per impedire che si ripeta ciò che è accaduto dopo l’uragano Mitch, cioè l’enorme abisso creatosi tra gli aiuti di emergenza, da un lato, e gli aiuti strutturali, dall’altro? Il Commissario Michel ha offerto 475 milioni di euro in impegni/finanziamenti. Tale importo andrebbe suddiviso a livello trimestrale e noi dovremmo essere informati sui progressi compiuti per quanto riguarda il sistema di allerta precoce in Asia. Vorremmo che si adottasse lo stesso sistema in Africa, perché questa proposta finora è stata respinta.

L’aspetto più importante, a mio parere, è che i più poveri tra i poveri, le povere comunità di pescatori, ricevano i fondi promessi e possano esprimere il loro parere sul modo in cui sono spesi. In caso contrario, i fondi si fermeranno ancora una volta ai livelli intermedi, il che sarebbe un vero peccato. Vorrei quindi esortarvi a impartire chiare istruzioni alle delegazioni dell’Unione presenti sul posto e ad inserire questo requisito di qualità nel vostro quadro di valutazione. Per quanto riguarda l’Europa, vorrei citare le parole di Johan Cruyff: elk nadeel heeft zijn voordeel – per ogni svantaggio vi è sempre un vantaggio. Mi auguro che sapremo cogliere insieme questo momento di slancio per garantire l’efficacia della solidarietà europea.

 
  
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  Beer (Verts/ALE).(DE) Signor Presidente, a nome del gruppo Verde vorrei intervenire anch’io per ringraziare tutti coloro che hanno fatto donazioni o si sono impegnati a dare un contributo, ma vorrei anche, in veste di presidente della delegazione per le relazioni con l’Iran, evidenziare il mio timore che gli avvenimenti di un anno fa possano ripetersi; il 26 dicembre 2003, infatti, un villaggio iraniano era stato distrutto da un terremoto. Era stata promessa un’ingente quantità di aiuti, ma i soldi non sono mai arrivati. Anniversari terribili come questo restano impressi nelle nostre menti, come in quelle di chiunque altro.

La credibilità del Parlamento e dell’Unione europea dipende dalla realizzazione di tre cose. Innanzi tutto, non si devono trascurare le altre zone; in secondo luogo, quando si cancella un debito o si assegnano donazioni, si deve fare in modo che tale denaro non venga utilizzato in maniera impropria o impiegato a fini militari e, in terzo luogo, vorrei cogliere l’occasione per ribadire che – nell’ambito della strategia di sicurezza europea – dobbiamo disporre della capacità d’intervento civile e militare. Abbiamo già deciso di istituire il Corpo di pace civile europeo, sancito nella nostra Costituzione. Anziché cercare di inventare di nuovo la ruota, dobbiamo adottare le proposte del Commissario Ferrero-Waldner prevenendo l’insorgere di deficit ed eliminando quelli che si verificano.

 
  
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  Salafranca Sánchez-Neyra (PPE-DE).(ES) Signor Presidente, credo che la prima cosa da fare – come ho detto in seno alla riunione congiunta delle commissioni affari esteri, sviluppo e bilanci – sia esprimere la nostra gratitudine per la reazione delle Istituzioni europee e, in particolare, della Commissione, che tanto spesso critichiamo e che, in questa occasione, credo sia stata all’altezza delle gravi circostanze e dell’esempio offerto dalla società civile.

Ritengo che in questo momento la cosa più urgente sia cercare di aiutare le vittime che hanno tuttora bisogno di acqua, cibo e ospedali e che hanno la necessità che le comunicazioni vengano ristabilite.

D’altra parte, come ha detto il Commissario Benita Ferrero-Waldner nel suo intervento, ora dobbiamo elaborare un piano di riabilitazione e ricostruzione in cui occorre mobilitare tutta una serie di risorse di bilancio, in particolare risorse aggiuntive, come giustamente diceva poc’anzi l’onorevole van den Berg.

Credo che l’Unione europea si sia comportata bene; ora dobbiamo istituire un metodo efficace per aiutare le vittime.

Signor Presidente, mi sembra particolarmente importante sottolineare – e chiedo al rappresentante della Commissione di trasmettere questa riflessione al collega, il Commissario responsabile per i trasporti –, che è incredibile che, a livello di Unione europea, non esista ancora un sistema comune per la prevenzione dei maremoti. Si tratta di un sistema molto conveniente e credo che, per prevenire questo genere di catastrofi, l’Unione europea potrebbe offrirlo in maniera davvero significativa nell’ambito degli aiuti ai paesi in via di sviluppo, ai paesi ACP e ai paesi della sponda del Mediterraneo.

Signor Presidente, credo che uno dei punti del progetto di risoluzione che a giusto titolo approverà il Parlamento domani sia il riferimento alla solidarietà dimostrata dalle popolazioni locali, alla testimonianza di solidarietà e al sostegno che esse hanno prestato alle famiglie dell’Unione europea che sono state vittime di questa tragedia.

 
  
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  Westlund (PSE).(SV) Signor Presidente, anch’io vorrei iniziare con l’esprimere la mia solidarietà a tutti coloro che, nel mondo, sono stati colpiti dallo tsunami asiatico. Le azioni su cui ci dobbiamo subito concentrare sono le seguenti: dobbiamo intervenire con urgenza per alleviare la sofferenza umana, prenderci cura dei feriti, identificare le vittime, metterci a disposizione di chi soffre e agevolare e sostenere la ricostruzione.

Come responsabili a livello decisionale, dobbiamo anche assumerci le nostre responsabilità a lungo termine. Il disastro provocato dal terremoto nel sud-est asiatico è senza dubbio maggiore di quello che ha colpito l’Iran lo scorso anno. La nostra impreparazione a rispondere in maniera concreta alle catastrofi è tanto evidente oggi come allora. Se i servizi di emergenza devono funzionare in maniera efficace, deve esistere un’organizzazione internazionale le cui componenti nazionali abbiano preso parte a frequenti esercitazioni comuni e che intervenga in caso di crisi provocate, ad esempio, da terremoti, inondazioni o attentati terroristici.

L’Unione europea deve perciò disporre di un servizio di emergenza che operi sia all’interno che all’esterno dei confini europei e che invii sempre un aiuto immediato, sia che le persone colpite siano di nazionalità spagnola, svedese o somala. Dopo tutto, in una forma di cooperazione internazionale come l’Unione europea, cosa può essere più importante se non proprio la salvezza di vite umane?

Un servizio di emergenza dell’Unione europea deve rafforzare e integrare i servizi di emergenza degli Stati membri e la gestione civile delle crisi e, ovviamente, deve operare a stretto contatto con le Nazioni Unite. L’importante è che sia dotato di una struttura permanente e che gli si conferisca responsabilità nei seguenti ambiti: analizzare la necessità di compiere futuri interventi di emergenza ed elaborare programmi per darvi risposta; pianificare e attuare esercitazioni comuni, coordinare e mobilitare risorse per le evacuazioni, le cure mediche e il trasporto di cibo, medicinali, indumenti e altri materiali di aiuto nelle situazioni di crisi.

Vorrei esortare il Consiglio a istituire davvero un simile servizio di emergenza dell’Unione europea. Mi auguro che la Commissione non perda tempo a estendere l’attuale responsabilità per la gestione delle crisi in modo che sia possibile assumere una responsabilità ancora maggiore in caso di catastrofi future, alle quali, purtroppo, credo che ci dobbiamo preparare.

 
  
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  Kusstatscher (Verts/ALE).(DE) Signor Presidente, vorrei esprimere solo un paio di osservazioni. La catastrofe che ha colpito l’Asia è stata sì naturale, ma anche ecologica. E’ stato arrecato un danno enorme ad ampi tratti di spiaggia, sono state distrutte barriere coralline, i cui coralli si sono riempiti di sabbia e sporco e i macchinari che sono stati spazzati in mare sono una bomba a orologeria che è già stata innescata. Tutto ciò rende queste regioni meno attraenti per i turisti.

Oltre a porre rimedio – per quanto possibile – ai danni arrecati all’ambiente, la massima priorità è quella di ricostruire le strutture turistiche. Sebbene i turisti stranieri svolgano un ruolo importante nell’economia, un turismo di massa non pianificato non è ecocompatibile. Qualsiasi ricostruzione deve fondarsi su una base più ampia ed essere maggiormente sostenibile. Bisogna trarre una lezione dagli errori del passato. Questa catastrofe può anche essere vista come un’opportunità.

A tale proposito, il progetto pilota che il ministro dell’Ambiente tailandese, le Nazioni Unite e la Banca mondiale hanno congiuntamente avviato per porre rimedio ai danni ambientali sull’isola di Koh Phi Phi indica a mio parere la strada da seguire.

 
  
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  Martens (PPE-DE).(NL) Signor Presidente, l’enorme entità della catastrofe e la distruzione provocata dallo tsunami, oltre al loro impatto fisico ed emotivo, resteranno vive per anni tra chi ne è stato colpito. Vorrei congratularmi con la Commissione e con il Consiglio per la rapida e capace risposta che hanno fornito subito dopo il disastro e per la partecipazione dimostrata. Ora, ad alcune settimane dall’accaduto, dobbiamo preparare uno dei più ampi programmi di ricostruzione che si siano mai visti. La mia principale preoccupazione è evitare che si ripetano gli errori passati.

In ogni caso, gli aiuti all’Asia non devono essere erogati a danno dell’assistenza di cui devono beneficiare altre aree colpite dalla povertà come l’Africa. L’attenzione del mondo è giustamente puntata sull’Asia, ma domani circa altre 20 000 persone moriranno a causa di malattie legate alla povertà, come l’HIV, l’AIDS, la malaria e la tubercolosi. Sempre domani, molte più persone moriranno o saranno costrette a ad abbandonare le loro case, ad esempio nel Darfur, in Sudan e da altre parti. Queste persone non devono fare le spese delle utili e generose campagne a favore dell’Asia.

Un’altra questione è il modo in cui noi, come Europa, possiamo far sì che gli aiuti finiscano a chi di dovere, ossia alle vittime e non già nelle mani di organizzazioni sospette e criminali o nelle tasche di funzionari corrotti. Un valido coordinamento è una condizione assoluta e l’ONU ha un importante ruolo da svolgere a questo proposito. Sono lieta che a Giacarta siano stati conclusi accordi a tal fine, che devono essere rispettati.

E’ fondamentale eliminare tutti gli ostacoli per impedire alle organizzazioni criminali di poter trarre facili guadagni dallo stato di confusione con atti di sciacallaggio, traffico di minori, eccetera. E’ in questo ambito che la cooperazione internazionale riveste una grande importanza. E’ anche importante, come si è affermato prima, realizzare un sistema di allerta precoce per i maremoti.

In breve, mi auguro che la catastrofe non sarà solo un esempio unico di solidarietà finanziaria, ma anche una dimostrazione unica di come si possono attuare i programmi di aiuto. Non dobbiamo donare solo con il cuore, come ha detto qualcuno, ma anche con il cervello.

 
  
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  Kinnock, Glenys (PSE).(EN) Signor Presidente, come altri hanno detto, chi è stato gravemente colpito da questo disastro vuole ben altro che semplici promesse di aiuto o il trasferimento di fondi da una catastrofe all’altra – dall’Africa ad Aceh, per esempio. Dopo tutto, quando sono stati raccolti 1 miliardo e seicento miliardi di dollari per dare aiuto all’Iraq, questo è avvenuto in larga misura a spese dell’Africa. Sono necessarie risorse nuove e aggiuntive e le necessità delle vittime di altre crisi, come quelle avvenute in Sudan, Congo, Haiti, Liberia e nell’Uganda settentrionale, non vanno dimenticate.

Inoltre, i nostri sforzi non devono andare a discapito degli otto milioni di persone che ogni anno muoiono a causa di malattie curabili come la malaria. Esorto la Commissione a esaminare di nuovo attentamente la richiesta dei paesi ACP di disporre di un proprio meccanismo di allerta delle catastrofi. La esorto anche a prestare particolare attenzione alle necessità della Somalia e delle Seychelles, dove si contano migliaia di sfollati e i mezzi di sussistenza di queste persone sono andati distrutti.

In uno dei paragrafi della nostra risoluzione ci opponiamo all’utilizzo dell’envelope B del FES a sostegno dei paesi dell’Africa orientale. In realtà, non è affatto chiaro come si possano erogare fondi per la Somalia da un’envelope del FES di cui questo paese non è nemmeno beneficiario.

 
  
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  Mitchell (PPE-DE).(EN) Signor Presidente, il mondo è rimasto sconvolto dall’impressionante maremoto verificatosi il 26 dicembre 2004. Credo che l’incapacità dell’Unione europea di reagire alla tragedia con la stessa determinazione di cui hanno dato prova gli Stati Uniti, che hanno inviato il proprio Segretario di Stato sul posto, stia chiaramente a indicare l’urgente necessità di nominare un ministro degli Esteri europeo. Non condivido il parere espresso da alcuni colleghi. Il ritardo dell’Unione europea nel rispondere in modo adeguato è stato davvero sconvolgente ed è inammissibile; i leader dell’Unione europea non si sono visti. Tuttavia, accolgo con favore la risposta enunciata poc’anzi dal Presidente della Commissione.

Attualmente le persone decedute sono oltre 150 000 e si teme che gli effetti dello tsunami, tramite malattie come il colera e la malaria, mieteranno ancora più vittime. Tuttavia, non dobbiamo dare per scontata la valanga di aiuti erogati dai cittadini, che si sono dimostrati molto più avanti dei politici. Dobbiamo prepararci ad affrontare il momento in cui le donazioni si trasformeranno da un’alluvione a un rigagnolo, una volta che i riflettori dei mezzi d’informazione non saranno più puntati sull’Asia.

Vorrei avanzare due suggerimenti. Uno è che dovremmo in qualche modo cercare di legiferare, o di indurre gli Stati membri a legiferare, a favore del contributo dello 0,7 per cento del PNL, come previsto dal nostro impegno nei confronti delle Nazioni Unite. Credo che non basti, nemmeno nella risoluzione recentemente adottata da quest’Assemblea, esprimere l’auspicio che questo avvenga entro il 2015. Gli avvenimenti del sud-est asiatico dimostrano quanto ciò sia necessario, e la Commissione dovrebbe ora cercare di lavorare per elaborare una base di trattato che costringa gli Stati membri a soddisfare l’impegno dello 0,7 per cento.

In secondo luogo, l’attuazione di uno sforzo coordinato e duraturo da parte dei governi donatori suscita preoccupazione. Qualche tempo fa erano stati stanziati 2 miliardi e mezzo di euro a favore della ricostruzione dell’Honduras dopo l’uragano Mitch, ma quell’impegno è stato soddisfatto solo per un terzo: questo è assolutamente inammissibile. Il Parlamento europeo non è disposto ad accettare che, una volta che il riflettore della pubblicità non sarà più puntato sul sud-est asiatico, gli impegni che assumiamo ora non vengano rispettati.

 
  
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  Zani (PSE). – Signor Presidente, lo tsunami impone un ripensamento di tutta la politica per lo sviluppo. La lotta alla povertà deve diventare un impegno centrale per governare l’interdipendenza del mondo attuale, secondo criteri di equità e di giustizia. Ricchi o poveri, nel maremoto siamo tutti nella stessa barca. Ritengo che non basta riprogrammare quanto già stanziato e neppure acquistare pescherecci in Europa per destinarli ai pescatori delle zone colpite. E’ urgente passare dalle parole ai fatti, cancellando il debito a tutti i paesi poveri, aprendo i nostri mercati al commercio con questi paesi, destinando entro il 2006 lo 0,39 per cento del PIL europeo all’aiuto allo sviluppo – secondo l’impegno morale assunto a Monterrey – istituendo, infine, un prelievo fiscale sulle transazioni internazionali, per finanziare lo sviluppo e raggiungere così gli obiettivi del millennio.

 
  
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  Maat (PPE-DE).(NL) Signor Presidente, vorrei unirmi alle parole di apprezzamento pronunciate dall’onorevole Martens a proposito della rapida ed efficace risposta fornita dalla Commissione alla richiesta di aiuto. I punti su cui vorrei intervenire sono tre.

Innanzi tutto, c’è una questione che vorrei considerare in veste di membro della sottocommissione per i diritti umani. Uno dei lati più oscuri del turismo praticato nella regione, tra cui il turismo di matrice europea su vasta scala, è la tratta di donne e bambini nonché la violazione dei diritti dei minori. Una situazione come questa dimostra nuovamente quanto sia cupa quest’ombra. Sarebbe giusto e opportuno che l’Unione europea mettesse a disposizione denaro e risorse umane per far fronte a questo problema, per dimostrare, in quest’oscura situazione, che anche noi siamo dalla parte della popolazione, e per risolvere questo grave male.

La mia seconda osservazione verte sugli enormi danni subiti dal settore della pesca. Poiché noi in Europa abbiamo un’enorme esperienza in questo settore, sarebbe opportuno che l’Unione europea, oltre a concludere accordi di pesca in tutto il mondo, fornisse aiuto a tali zone costiere in questo momento particolare, facendo in modo che venga prestata la necessaria attenzione all’equipaggiamento dei pescherecci e alla pesca sicura, che vengano effettuati ingenti finanziamenti in quest’area e che il nostro interesse verta di conseguenza su tale aspetto.

Il terzo punto riguarda gli aiuti alimentari. Molto spesso, nell’ambito degli aiuti alimentari su vasta scala, ci rendiamo conto che, a causa degli enormi aumenti di prezzo causati dalla straordinaria crescita della domanda in quelle zone, a farne le spese sono i poveri delle regioni circostanti. A tale proposito, l’Unione europea deve svolgere un ruolo guida nel garantire che tali mercati non vengano sconvolti e che, in termini di acquisti alimentari, si valuti il modo di risolvere la questione a livello mondiale. E’ così che la qualità degli aiuti può migliorare anche nelle zone circostanti a quelle colpite.

 
  
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  Gomes (PSE).(EN) Signor Presidente, ringrazio la Presidenza per aver fornito informazioni al Parlamento subito dopo il Consiglio della settimana scorsa. Il verificarsi della catastrofe ha dimostrato il fallimento della sicurezza globale e, questa volta, non si può dare la colpa ai terroristi. Il disastro è stato causato dalla natura e dall’impreparazione globale.

Sia le Nazioni Unite che l’Unione europea si stanno dando da fare, ma devono trarre una lezione da ciò che è accaduto. Dobbiamo rendere globale il sistema di allerta precoce che avrebbe potuto salvare delle vite e, a tale proposito, potrebbe rivelarsi utile il sistema GALILEO dell’Unione europea. Dobbiamo investire nel sistema di protezione civile dell’Unione, coordinando e rafforzando la prevenzione e la capacità di pronto intervento di tutti gli Stati membri. Dobbiamo utilizzare la logistica militare dell’Unione – non solo per gli Stati membri – per prestare aiuto nelle aree colpite accessibili e investire nelle capacità e nella loro rapida attuazione, nel caso in cui si verifichino emergenze simili in futuro. Dobbiamo seguire attentamente e con criteri politici la ricostruzione di Aceh e dello Sri Lanka per impedire la ripresa delle ostilità.

Infine, l’Unione europea e i suoi Stati membri devono rispettare gli impegni assunti in conformità della Dichiarazione del millennio e obbligare tutte le nazioni ricche a combattere gli tsunami della povertà, che uccidono centinaia di migliaia di persone al mese con la fame, la malattia e la guerra, soprattutto in Africa.

Vorrei concludere dicendo che dobbiamo fare in modo che queste morti non siano state inutili. La tragedia che si è verificata deve rappresentare la chiave di volta per la governance globale e per una giusta globalizzazione.

 
  
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  Mann, Thomas (PPE-DE).(DE) Signor Presidente, la globalizzazione della solidarietà sta mostrando effetti visibili. Lunedì ci siamo riuniti con la Commissione per stabilire quale aiuto concreto potesse fornire l’Unione europea, traducendo le parole in azioni concrete. E’ incoraggiante che siano stati messi a disposizione fondi sufficienti, ma non si è certi che questi vadano a chi ne ha bisogno. Nell’Unione europea, la gente ha donato miliardi; un programma televisivo tedesco ha raccolto 40 milioni di euro. Coloro che vengono accusati di pensare solo a se stessi non hanno distolto lo sguardo; quando sono stati trasmessi i servizi sull’inferno in cui si era trasformato il paradiso, erano lì a guardarli. Si spera che le misure previste vadano a buon fine; in questo caso mi riferisco, ad esempio, all’installazione di sistemi di allerta precoce su base satellitare – di cui hanno parlato i colleghi – per la prevenzione delle catastrofi. Occorre anche ricostruire rapidamente villaggi, città e l’ambiente da cui dipende la sussistenza delle persone ed è necessario che esperti forniscano assistenza a vedove e orfani traumatizzati. Ora sono soprattutto preoccupato da ciò che succederà in seguito; se si devono aiutare i sopravvissuti nel lungo periodo, occorrono partner e alleati sotto forma di ONG, molti volontari che possano aiutare le persone in loco, nonché strutture efficienti per lo sviluppo di partenariati tra città. Alcune di queste non esistono ancora. Occorre rilanciare il turismo in quelle regioni; questi paesi ASEAN e SAARC, alcuni dei quali mi sono ben noti, aspettano che noi, i loro amici, facciamo ritorno da loro.

Speriamo che la popolazione riceva ancora aiuti quando i giornali avranno trovato altri argomenti su cui scrivere e le telecamere si saranno spente.

 
  
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  Kreissl-Dörfler (PSE).(DE) Signor Presidente, il mondo intero è sconvolto dall’entità della catastrofe e quindi non posso che essere soddisfatto della grande generosità dimostrata dall’Unione europea, dagli Stati membri e, soprattutto, dai cittadini.

Se da un lato c’è un’urgente necessità di aiuti di emergenza, dall’altro dobbiamo anche garantire la ricostruzione sostenibile e a lungo termine delle regioni colpite, e ritengo anche che i paesi donatori debbano discutere seriamente e con urgenza della generosa cancellazione dei debiti degli Stati colpiti, lavorando inoltre per una soluzione pacifica dei conflitti nello Sri Lanka e ad Aceh.

E’ però vergognoso che ora si inizi addirittura a mettere in discussione la capacità della Germania, tra gli altri paesi, di fornire aiuti. In questo caso mi riferisco agli onorevoli Stoiber e Wulff, che in altre circostanze esibiscono sempre l’aspetto cristiano del loro partito come se si trattasse di un ostensorio. Fortunatamente, però, la stragrande maggioranza della popolazione è di parere diverso, non solo in Germania e nell’Unione europea, ma anche nel mondo, come hanno dimostrato i cittadini di Beslan con il loro straordinario esempio.

 
  
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  Karas (PPE-DE).(DE) Signor Presidente, onorevoli colleghi, nessuno di noi può togliersi queste immagini dalla mente – queste immagini di sofferenza, morte, distruzione, fango e lacrime –, e le grida di aiuto, i lamenti e le urla di disperazione, per non parlare delle storie narrate dalle vittime, rimbombano ancora nelle nostre orecchie. Siamo testimoni di una delle più grandi catastrofi naturali e sappiamo che non è l’unica al mondo.

Viviamo in un mondo globale, che deve fare i conti con responsabilità globali, e siamo alla ricerca di soluzioni globali. Dobbiamo riconoscere che dipendiamo sempre di più gli uni dagli altri e che siamo più vicini gli uni agli altri di quanto le polemiche e le discussioni politiche quotidiane vorrebbero farci credere.

Innanzi tutto, vorrei ringraziare quelle persone che, pur essendo state colpite dalla catastrofe e avendo le proprie esigenze, hanno aiutato molti cittadini dei nostri Stati membri. Vorrei ringraziare i milioni di donatori che, anziché distogliere lo sguardo, stanno vedendo cosa possono fare, che non si limitano a lamentarsi per il disastro, ma fanno qualcosa al riguardo. Desidero anche ringraziare i servizi pubblici, le organizzazioni di aiuti e i volontari, che si sono messi subito al lavoro. Ho anche una richiesta. Vorrei chiedere alla Commissione di affrettarsi ad appaltare i progetti, in modo che il cofinanziamento possa essere garantito e si possano coordinare tutte le offerte d’aiuto.

In secondo luogo, vorrei chiedere che la richiesta del Commissario Ferrero-Waldner non venga semplicemente archiviata in un cassetto, perché siamo stati tutti colti di sorpresa dalla violenza e dall’entità della catastrofe. Anche in patria, nei nostri Stati, possiamo fare di più nell’ambito della gestione delle crisi, del coordinamento e della prevenzione. Dobbiamo ancora imparare che cosa può essere fatto meglio.

In terzo luogo, vorrei chiedere alla Commissione se, negli interessi del sostegno a lungo termine per le proprie misure di aiuto a favore dei paesi maggiormente colpiti, sta contemplando la possibilità di utilizzare il regolamento sull’applicazione di uno schema di preferenze tariffarie generalizzate per il periodo che va da luglio 2005 alla fine del 2008 e, se del caso, di quanto prevede di estendere le preferenze a vantaggio dei paesi colpiti.

 
  
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  Geringer de Oedenberg (PSE).(PL) Grazie, signor Presidente. Onorevoli deputati, nessuno in questo Parlamento mette in dubbio il fatto che i paesi colpiti dalla tragedia dello tsunami abbiano bisogno di un aiuto rapido, efficace e coordinato. L’Unione europea, tuttavia, non può limitarsi a inviare fondi. Non possiamo limitarci a donare con generosità forti della convinzione che l’invio di denaro sarà risolutivo.

Dobbiamo elaborare un programma a lungo termine di ricostruzione infrastrutturale ed economica nei paesi del sud-est asiatico e dell’Africa colpiti dalla tragedia dello tsunami. Inoltre si dovrebbe introdurre uno speciale sistema di allarme precoce, inteso a proteggere in futuro la comunità internazionale da simili disastri, e accantonare fondi ad hoc per attuare queste misure. In veste di membro della delegazione per le relazioni con i paesi dell’Asia meridionale, esorto questa delegazione a diventare un punto di riferimento attivo e naturale per quanto riguarda l’aiuto alle vittime dello tsunami e le misure volte a prevenire un uso irregolare dei fondi, che potrebbe verificarsi in assenza di adeguate misure di controllo. Grazie.

 
  
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  Jałowiecki (PPE-DE).(PL) Signor Presidente, talvolta si afferma con preoccupazione che le misure di aiuto alle vittime stanno diventando oggetto di una strana concorrenza tra singoli paesi e organizzazioni in cui ciò che conta è vedere chi dà di più. Talvolta dietro a queste preoccupazioni serpeggia anche il pensiero che alcuni interessi, non sempre innocenti, stiano cercando di trarre profitto da questo aiuto, o, in altre parole, che in realtà gli aiuti erogati di fatto non siano disinteressati, ma funzionali a scopi particolari.

Non condivido però tali preoccupazioni per un simile atto di solidarietà di proporzioni internazionali senza precedenti. Del resto sarei più che felice di vedere nel nostro mondo pieno di conflitti solo la solidarietà e nient’altro che la solidarietà, ma non una solidarietà ostile o violenta volta a contrapporre i deboli ai forti.

Vi sono tuttavia almeno due interrogativi, cui dovremmo rivolgere la nostra attenzione. Il primo è: perché i contributi finanziari dei singoli paesi sono stati annotati così scrupolosamente nella lista degli aiuti donati? Perché si parla dei contributi dati dalla Germania, dalla Francia e dalla Svezia e non degli aiuti della Comunità europea? Dopotutto siamo europei. Sottolineiamo questo fatto a ogni piè sospinto eppure, purtroppo, quando ci sono di mezzo i soldi, i sentimenti nazionalistici ritornano alla ribalta.

Il secondo interrogativo non riguarda i principi che disciplinano la concessione degli aiuti, ma l’organizzazione della loro distribuzione. La tragedia dell’Asia ci ha resi dolorosamente consapevoli che, come sono necessari quartieri generali centralizzati per coordinare le azioni in tempo di guerra, analogamente abbiamo bisogno di quartieri generali centralizzati in grado di coordinare gli aiuti quando si verificano disastri del genere. Siamo tutti ben consapevoli di vivere in un mondo diviso e dell’impossibilità di creare un’unica istituzione globale, dobbiamo però istituire un centro di reazione rapida del genere a livello europeo. Voltaire aveva invocato qualcosa di simile dopo il terremoto di Lisbona, evento che non riusciva ad accettare in quanto diceva che superava la sua ragione. Oggi sappiamo che tali eventi non trascendono il pensiero razionale, a maggior ragione quindi dobbiamo intraprendere passi razionali per contrastarli.

 
  
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  Wijkman (PPE-DE).(SV) Signor Presidente, vi è stata una buona risposta da parte della Commissione, vista l’organizzazione della distribuzione degli aiuti di emergenza, ma il disastro ci offre ulteriori motivi di riflessione. Molte cose avrebbero potuto essere fatte in modo diverso, sia a livello europeo che nei paesi più colpiti.

Storicamente il problema è che, in linea generale, è stata prestata insufficiente attenzione alla prontezza di risposta ai disastri. In una situazione di emergenza è relativamente semplice sia per i cittadini comuni che per i governi mobilitare ingenti somme di denaro. E’ difficile ottenere risorse per impedire i disastri e prepararsi a farvi fronte. Ad esempio si sapeva da tempo che i paesi che si affacciano sull’Oceano Indiano non avevano sistemi di allarme, non solo contro lo tsunami, ma neanche contro altri gravi pericoli, come in particolare i cicloni. Non è stato fatto niente dai governi interessati né dai vari donatori. Il solo paese dell’area che si è premunito dai rischi e che si è realmente preparato è di fatto il Bangladesh.

Allo stesso modo, la forza comunitaria di protezione civile in caso di crisi attualmente in fase di discussione avrebbe già potuto essere stata istituita. Non è la prima volta che è emersa con chiarezza la necessità di una simile forza. Le attività dell’UE dovrebbero essere maggiormente coordinate in particolare in questo settore. Cooperazione e coordinamento sono necessari non solo per istituire questa forza, ma anche per organizzare tutte le distribuzioni dei generi di sollievo in situazioni di emergenza. Manca il coordinamento in questo settore. L’ONU detiene la responsabilità maggiore, ma sappiamo che non ha la capacità richiesta. Un’Unione europea molto meglio coordinata, e mi rivolgo alla Commissione e agli Stati membri, avrebbe potuto essere di enorme aiuto nei momenti peggiori del disastro. Dobbiamo sperare che in futuro sia così.

Infine la ricostruzione. Come alcuni altri oratori vorrei che i 350 milioni di euro di cui ha parlato stamani il Presidente Barroso provenissero da stanziamenti aggiuntivi invece che essere stornati dal bilancio ordinario. Se la rapidità della risposta esige l’utilizzo di risorse già destinate, dovremmo garantire che tali fondi vengano poi rimpiazzati in modo opportuno. Altrimenti l’intera regione dell’Asia perderà 150 milioni di euro di aiuti allo sviluppo.

Infine, la mia ultima osservazione è rivolta alla Commissione. La Commissione dovrebbe esaminare seriamente tutte le relazioni che denunciano i gravi danni ecologici provocati prima del disastro da uno sfruttamento dissennato nell’area colpita. Nel corso della ricostruzione è di vitale importanza tenere conto dell’ambiente per non compromettere ulteriormente le condizioni di vita e per limitare il rischio di ulteriori disastri.

 
  
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  Korhola (PPE-DE).(FI) Signor Presidente, non si possono prevenire i disastri naturali, la questione della prevenzione può tuttavia assumere una dimensione politica nella cooperazione internazionale volta a mettere a punto sistemi di allarme precoce e di emergenza. Investendo in tali sistemi potremo ridurre al minino il numero delle vittime. Mi chiedo se la scorsa settimana un’organizzazione non abbia colto nel segno quando ha valutato che sarebbero stati sufficienti 0,5 euro per sistemare boe di osservazione nell’Oceano indiano che permettessero di segnalare il pericolo. Tuttavia non si era trovato alcun finanziamento per la realizzazione del progetto. Comunque sia l’esempio è eloquente per i numeri che fornisce. L’azione preventiva è sempre di gran lunga meno costosa di quella successiva al disastro.

Si è deciso di istituire nella regione dell’Oceano Indiano un sistema di allarme precoce. Le società di telecomunicazione potranno collegarsi al sistema, potranno raccogliere informazioni su disastri imminenti dal sistema di monitoraggio e inviare messaggi d’allerta alle persone in viaggio nella regione nelle rispettive lingue madri. Tale fatto è importante in quanto ci permetterà di trasformare questo immenso lutto e questa tragedia in un’esperienza che in futuro potrà permettere di salvare vite umane.

E’ positivo che i ministri degli Affari esteri dell’UE e quelli della Cooperazione allo sviluppo stiano rispondendo con rapidità, concordando misure comunitarie intese ad aiutare le persone nell’area di crisi e ad iniziare la ricostruzione. Cionondimeno, dobbiamo ricordare che la promessa di un nuovo e rapido dispiegamento di truppe destinate alle operazioni di salvataggio dei civili non è un’idea nuova e originale. Erano state promesse truppe che non sono state formate in tempo: in base alla decisione adottata in un vertice UE nel 2001, le truppe avrebbero dovuto essere pronte entro la fine del 2003. Adesso è stata fissata una nuova scadenza per il 2007; chissà che cosa sarebbe successo se non ci fosse stato il disastro. Dobbiamo solo sperare che tutte le promesse fatte vengano mantenute.

Sappiamo tutti che i disastri naturali si verificano sempre. Questo incidente ha messo in allerta il mondo occidentale in quanto la presenza dei turisti in Asia lo fa sembrare molto vicino. Fortunatamente la consapevolezza del dolore umano e della reciproca solidarietà sarà permanente nel mondo, in quanto tocca la dignità umana. Occorre prestare aiuto quando la sofferenza umana ha il volto di uno straniero.

 
  
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  Schmit, Consiglio.(FR) Signor Presidente, onorevoli deputati, a nome della Presidenza, vorrei ringraziare il Parlamento europeo per la discussione che dimostra il forte slancio di solidarietà manifestato dai popoli europei in occasione di questa terribile catastrofe. Il Consiglio è stato attento a raccogliere non solo i suggerimenti, le osservazioni e i commenti, ma anche le critiche avanzate dal Parlamento.

Vorrei dire con grande chiarezza che l’Europa non è rimasta né inattiva né passiva. Ha agito con rapidità, anzi con molta rapidità, a tutti i livelli: nell’assistenza umanitaria, nell’organizzazione della cooperazione consolare, nel lanciare l’allarme, nel prevenire il diffondersi di epidemie, nonché, a livello politico, ribadendo il ruolo di coordinamento dell’ONU.

Anche la cooperazione tra Parlamento e Consiglio è stata molto efficace. Questa mattina stessa, nell’ambito del trilogo, che è durato solo pochi minuti, siamo riusciti a sbloccare una prima parte degli aiuti umanitari supplementari, pari a 100 milioni di euro. Tale decisione dimostra che in caso di emergenza le nostre Istituzioni funzionano a meraviglia. Le misure decise dal Consiglio del 7 gennaio saranno oggetto di un controllo periodico e il Consiglio avrà cura di adottare tutte le misure complementari che si renderanno necessarie.

Lo stretto coordinamento con l’ONU, gli altri donatori e le ONG sul posto proseguirà in modo da garantire la massima efficacia degli aiuti.

Mi impegno inoltre, a nome della Presidenza, a continuare questo dialogo con il Parlamento, ad avere scambi periodici di pareri sull’attuazione delle varie misure decise al fine di fare fronte alle difficoltà incontrate dai paesi toccati dalla catastrofe.

Non posso rispondere a tutte le questioni sollevate dagli onorevoli deputati. Mi piacerebbe tuttavia riprenderne alcune, a cominciare dalla necessità, cui più volte si è fatto cenno, di rafforzare il dispositivo europeo di coordinamento della protezione civile. Certo, questo dispositivo esiste già, ma occorre migliorarne il coordinamento e rafforzarne i mezzi. Il Presidente della Commissione stamani ha annunciato che la Commissione presenterà al prossimo Consiglio “Affari generali” proposte volte a migliorare tale dispositivo. La questione è di capitale importanza e centralità.

Tra le questioni sollevate, ricordo in particolare la vulnerabilità dei bambini, aspetto, questo, cui dobbiamo attribuire enorme importanza. Dobbiamo pertanto cooperare pienamente con l’UNICEF e con le ONG specializzate in questo ambito.

Un’altra questione riguardava i conflitti interni che imperversano in almeno due dei paesi colpiti dalla catastrofe. E’ evidente che questi conflitti interni non devono in alcun modo ostacolare l’assistenza umanitaria e in particolare la distribuzione degli aiuti alla popolazione. Senz’altro l’Unione europea potrà impegnarsi maggiormente al riguardo per aiutare questi paesi a trovare soluzioni ai conflitti che li lacerano ormai da tempo, anzi da troppo tempo.

Il Consiglio assicura altresì di seguire l’attuazione degli impegni, segnatamente quelli finanziari, e di proseguire con gli aiuti e con l’assistenza, in particolare nella fase cruciale della ricostruzione. Infatti alla fase dell’aiuto umanitario farà seguito la ricostruzione e l’Europa dovrà essere presente in tale fase.

Vorrei infine mettere in rilievo la questione dell’alleggerimento del debito, di cui si è parlato nel corso di una riunione tenutasi oggi stesso. Credo che occorra effettivamente aiutare i paesi che chiedono un aiuto al riguardo.

Ultimo importante punto: la prevenzione, l’allarme in materia di catastrofi naturali. Dobbiamo investire di più in questo ambito. Dobbiamo effettivamente usare tutti i mezzi tecnologici a nostra disposizione per evitare, per quanto possibile, che simili catastrofi abbiano a ripetersi o almeno per far sì che abbiano conseguenze di portata più limitata.

 
  
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  Potočnik, Commissione.(EN) Signor Presidente, la discussione odierna sulla questione del terremoto e dello tsunami nel sud-est asiatico dimostra l’impegno del Parlamento europeo inteso a garantire che l’Unione europea aiuti le popolazioni e i paesi bisognosi. Posso assicurarvi che la Commissione fornirà l’aiuto necessario e lo farà in stretta collaborazione con voi. Vi ringrazio per gli utili commenti e suggerimenti al riguardo.

L’unità protezione civile della Commissione ha immediatamente organizzato l’invio di esperti degli Stati membri nei paesi colpiti – tali esperti sono stati i primi a giungere in loco il giorno dopo il disastro.

Quali sono le misure concrete da adottare? Come ha sottolineato il Presidente della Commissione, vi sono numerose misure da attuare, alcune a breve termine, altre a medio e lungo termine.

Quanto all’aspetto umanitario, oltre al pacchetto di aiuti già approvato, la Commissione ha proposto che i 100 milioni di euro per gli aiuti di emergenza promessi a Giacarta vengano presi dalla riserva. Mi sembra che l’autorità di bilancio abbia già dato il suo assenso a livello politico.

Quanto alla ricostruzione, dovrebbero essere disponibili circa 350 milioni di euro di fondi parzialmente nuovi, mentre dovrebbe essere sveltita l’erogazione dei fondi già programmati. Ho recepito le vostre preoccupazioni per la riprogrammazione, vorrei tuttavia assicurarvi che questo migliorato snellimento dell’iter di allocazione di tutti i fondi disponibili è il modo più rapido per far giungere gli aiuti e in molti casi sarà necessario perché determinati progetti non possono essere attuati in alcune aree colpite. Nel mio paese c’è un proverbio che dice “chi è sollecito nel dare dà due volte”. E’ importante tenerlo presente.

Non contano solo gli importi degli aiuti, ma anche la loro qualità e le modalità di distribuzione. In proposito la Commissione dovrebbe ottenere il sostegno del Consiglio e del Parlamento europeo per avvalersi pienamente di deroghe e di procedure abbreviate. Il coordinamento inoltre dovrebbe essere organizzato dai paesi, mentre i programmi di finanziamento dovrebbero essere approvati dagli stessi governi.

Naturalmente il sostegno al bilancio deve essere adeguatamente controllato al fine di assicurare una gestione finanziaria sana. Fondi fiduciari ai paesi interessati, sulla falsariga della formula dei fondi fiduciari delle Nazioni Unite e/o della Banca mondiale, possono essere una buona risposta a tale preoccupazione. La mia collega, Commissario Ferrero-Waldner, attualmente è in visita negli Stati Uniti per incontrare il Presidente della Banca mondiale Wolfensohn e discutere di tali questioni.

Oltre all’aiuto umanitario e alla ricostruzione vi sono alcune misure collaterali da adottare. La Commissione ha adottato azioni in vari settori: il rafforzamento delle capacità di coordinamento dell’UE nel rispondere alle crisi; l’alleggerimento del debito per i paesi in questione; misure commerciali, uno dei punti, questo, di cui si è parlato insieme alla possibilità di velocizzare l’entrata in vigore del nuovo sistema di preferenze generalizzate; sistemi di allarme precoce; monitoraggio satellitare, nonché ricerca e sviluppo; preparazione alla gestione dei disastri; pesca; giustizia e affari interni e così via. Ci aspettiamo una vasta gamma di azioni. Sono di particolare importanza le misure di allarme precoce dei disastri e la capacità di pronta risposta alle situazioni di crisi. Reputo inoltre che sia cruciale la prevenzione. L’aiuto migliore è quello che permette di salvare delle vite.

Tutti noi dobbiamo considerare questo tragico evento come una sorta di opportunità e di impegno a organizzarci meglio e a coordinare l’azione in caso di disastro. Conveniamo sul fatto che l’Unione europea ha una responsabilità a livello globale. Simili eventi possono essere affrontati solo in modo globale e a livello mondiale.

Consentitemi di sottolineare di nuovo che la Commissione conta sul sostegno del Parlamento europeo per aiutare i paesi e le popolazioni in stato di bisogno.

 
  
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  Presidente. – A conclusione del dibattito, vorrei dichiarare di aver ricevuto sei proposte di risoluzione ai sensi dell’articolo 103, paragrafo 2, del Regolamento(1).

La discussione è chiusa.

La votazione si svolgerà giovedì, alle 12.00.

 
  

(1) Cfr. Processo verbale.

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