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Martedì 8 marzo 2005 - Strasburgo Edizione GU

Seguito della quarta Conferenza mondiale sulla piattaforma d’azione per le donne (Pechino + 10)
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  Járóka (PPE-DE).(HU) In occasione della Giornata internazionale della donna, desidero salutare calorosamente le donne presenti in Aula e allo stesso tempo ricordare un altro giorno, non ancora noto, che ricorre l’8 aprile di ogni anno, e che si celebrerà esattamente ad un mese da oggi, la giornata internazionale del popolo rom. La quarta Conferenza mondiale delle Nazioni Unite sulle donne di Pechino nel 1995 ha innanzi tutto evidenziato il tema della discriminazione basata sulla razza e sul sesso. Contrariamente dalla sfida lanciata a Pechino, la discriminazione non è stata esaminata in maniera più approfondita o in maggiore dettaglio né a livello internazionale né a livello locale. E conseguentemente si è detto molto poco anche sulla discriminazione etnica che non colpisce in eguale misura uomini e donne. La donna rom è vittima di maggiori pregiudizi, poiché subisce discriminazioni non solo etniche, ma anche sessuali. La donna rom si scontra con numerose barriere sociali nel contesto europeo. Allo stesso tempo, in comunità più piccole, le barriere della discriminazione sessuale costituiscono per lei un freno. La donna rom, in quanto membro della comunità dei rom, nella maggior parte dei casi è relegata ai margini della società dove deve convivere con insicurezza materiale, esclusione sociale, discriminazione negativa, un clima ostile ai nomadi attorno a lei e alla sua famiglia, e in alcuni casi anche con il pericolo per la propria incolumità fisica nella vita quotidiana.

La discriminazione etnica nel settore della sanità è vietata da numerose leggi europee. Ciononostante, le donne rom sono vittime di numerosi soprusi che contraddicono questi principi. Camere separate per i nomadi, sterilizzazione forzata, abusi verbali e bassi livelli di servizio sono tutti problemi diffusi. Le donne rom vivono al crocevia tra il pregiudizio sessuale ed etnico, ma non è possibile ridurre i loro problemi alla mera dimensione culturale o etnica. Lottano con gli stessi problemi che affliggono le donne non rom che sono spesso allo stesso modo escluse e ridotte alla povertà, e hanno opportunità occupazionali peggiori rispetto agli uomini, retribuzioni più basse, e conseguentemente si trovano ad affrontare le lacune nei servizi di assistenza all’infanzia, come la custodia dei bambini nei nidi, nelle scuole materne e nelle scuole. A mio avviso, uno degli elementi più importanti nella nostra lotta per le pari opportunità per le donne è che riconosciamo, accettiamo, favoriamo un’opera di sensibilizzazione e cerchiamo di porre rimedio alle molteplici discriminazioni che gravano sulle donne delle minoranze, comprese le donne rom.

 
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