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Resoconto integrale delle discussioni
Mercoledì 13 aprile 2005 - Strasburgo Edizione GU

22. Licenziamenti presso la Alstom
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  Presidente. – Onorevoli colleghi, questa è la prima volta che presiedo una seduta e vorrei cogliere l’occasione per ringraziare i deputati al Parlamento per la fiducia che hanno riposto in me.

L’ordine del giorno reca l’interrogazione orale degli onorevoli Wurtz, a nome del gruppo GUE/NGL, Désir, a nome del gruppo PSE, e Flautre, a nome del gruppo Verts/ALE, alla Commissione, sui licenziamenti al gruppo Alstom.

 
  
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  Henin (GUE/NGL), in sostituzione dell’autore. – (FR) Signor Presidente, la questione di Alstom Power Boiler ci mette tutti con le spalle al muro relativamente al nostro impegno di creare un’Europa di piena occupazione, con una forte industria tecnologicamente avanzata, un’Europa attenta all’ambiente, un’Europa libera dalla dominazione tecnologica e finanziaria degli Stati Uniti.

Si tratta di una consociata del gruppo Alstom, le cui risorse di creatività, ricerca e produzione sono ubicate in Europa – 250 dipendenti a Vélizy, in Francia, 300 a Stoccarda, in Germania, e diversi stabilimenti nella Repubblica ceca, in Portogallo e in Polonia – ma con sede principale negli Stati Uniti, nel Connecticut. Il know-how di questa società sta nella fabbricazione di caldaie per la produzione di vapore ed elettricità. E’ leader mondiale nella produzione di carbone pulito e sta sviluppando nuove tecnologie per la cattura di CO2. Con l’attuazione del Protocollo di Kyoto e la necessità di diversificare le fonti di energia, è chiaro che simili tecnologie hanno un enorme potenziale. Tuttavia, per ragioni che non sono chiare, la direzione di Alstom ha deciso di trasferire le competenze europee agli Stati Uniti, riducendo di quattro quinti gli effettivi di Vélizy e della metà quelli di Stoccarda, probabilmente allo scopo di chiudere, alla fine, i principali siti europei. Il pretesto di questo dirottamento di competenze europee è fornito da uno pseudostudio condotto – guarda caso – dagli americani, in cui si prevede una contrazione di un terzo del mercato nei prossimi quattro anni.

Come già i dipendenti di Power Boiler, non possiamo prendere seriamente questo studio, soprattutto quando è nota l’ampiezza della domanda in questo settore che sta emergendo ovunque. Ma come si sostiene nel mio paese, quando si vuole uccidere un cane, si dice che ha la rabbia. L’assenza di una vera strategia industriale a lungo termine, la corsa frenetica al profitto immediato, ecco le principali caratteristiche del gruppo Alstom da quando è stato privatizzato. La Commissione, come del resto il governo francese, hanno ugualmente una parte di responsabilità.

Fortunatamente, i dipendenti dei siti europei interessati, sostenuti dai sindacati, non hanno gettato la spugna. Quelli di Vélizy in particolare hanno proposto un controprogetto che prevede l’uscita della società dal gruppo Alstom per un prezzo di vendita simbolico di un euro o poco più, e la creazione di una società europea a responsabilità limitata che raggruppi i siti di Vélizy e di Stoccarda, mantenendo gli stabilimenti nella Repubblica ceca, in Polonia e Portogallo. Il piano si basa sulla partecipazione volontaria dei dipendenti. Ha il vantaggio di corrispondere alle domande del 7 luglio 2004 formulate dalla Commissione europea a proposito di Alstom per quanto riguarda la cessione delle attività, allo scopo di salvaguardare e aumentare l’occupazione e il potenziale tecnologico europeo rispetto agli Stati Uniti. Questa cooperazione fra dipendenti rappresenta un’applicazione avanzata del diritto europeo, dal momento che porterà alla creazione di una società europea a responsabilità limitata. Ma occorre agire in fretta, dato che la proprietà intellettuale della società sta per essere trasferita negli Stati Uniti e in Svizzera e la direzione generale di Alstom sta cercando di mettere la società in difficoltà finanziarie.

Onorevoli colleghi, se teniamo allo sviluppo dell’industria e dell’occupazione, dobbiamo fare tutto il possibile per sostenere l’iniziativa. E’ vero che la direttiva sulle società europee a responsabilità limitata e la normativa sul coinvolgimento dei dipendenti nella gestione delle imprese non sono ancora state trasposte nel diritto francese, ma è sempre possibile guardare avanti. E’ una questione di volontà politica, e mi aspetto che la Commissione dimostri tale volontà. Non deludiamo insomma questi lavoratori, il cui posto di lavoro è a rischio, ma che sono sempre pronti all’innovazione e vantano realizzazioni tecniche senza pari.

 
  
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  Désir (PSE), autore. – (FR) Signor Presidente, sono contento di vederla presiedere la sua prima seduta, giacché la sua nomina corrisponde a una grande notizia per il mio gruppo e per i socialisti europei: la vittoria dei socialisti in Portogallo.

Signor Presidente, signor Commissario, come il mio collega, l’onorevole Henin, sono fra gli autori di questa interrogazione alla Commissione. Qualche settimana fa abbiamo ricevuto proprio in questa sede una delegazione di dipendenti del gruppo Alstom composta da rappresentanti sindacali francesi e tedeschi dei due siti di questa consociata specializzata in caldaie. Il 16 febbraio 2005 la direzione ha annunciato ai lavoratori la chiusura o, in ogni caso, la soppressione massiccia di posti di lavoro e di attività, sia a Stoccarda che a Vélizy: 150 posti su 350 saranno soppressi a Stoccarda, e 150 su 200 a Vélizy. Ciò significa che entrambi i siti saranno alla fine probabilmente condannati.

Pochi mesi fa, il 7 luglio 2004, la Commissione europea aveva approvato gli aiuti stanziati dalla Francia per Alstom subordinati a strette condizioni di cessione, che avevano lo scopo non solo di ristabilire condizioni di sana concorrenza, ma anche di salvaguardare il futuro a lungo termine del gruppo industriale Alstom e delle sue diverse consociate. La consociata Alstom Power Boiler, come già ricordato, è una società specializzata nella costruzione di caldaie per centrali elettriche. Si tratta di un leader tecnologico in Europa e nel mondo, in molti settori e in particolare in quelli della combustione difficile e pulita e della cattura di CO2.

Dal punto di vista delle priorità dell’Unione europea nei termini della strategia di Lisbona, di cui si è recentemente discusso e che mira ad assicurare che l’Europa sviluppi proprie competenze e tecnologie divenendo l’economia più competitiva al mondo, ma anche dal punto di vista dei nostri obiettivi quanto a sviluppo sostenibile e a energia pulita, questa società rappresenta uno strumento strategico, oltre al fatto che da essa dipendono ovviamente molti posti di lavoro.

Queste le ragioni che hanno giustificato l’accordo della Commissione nel luglio 2004 a un considerevole stanziamento di aiuti economici: tre miliardi di euro stanziati dalla Francia per la ristrutturazione del gruppo Alstom. Nella sua decisione finale, la Commissione ha dichiarato che, per quanto riguarda i settori della produzione energetica e dei trasporti, il piano di ristrutturazione era adeguato ad assicurare la ripresa industriale. Si considerava altresì che la riduzione prevista del numero di posti di lavoro fosse proporzionale al livello di sovracapacità delle industrie del settore, e che le stime dei costi necessari alla ristrutturazione e dei conseguenti risparmi sembravano realistiche.

Tuttavia oggi la direzione del gruppo va ben al di là della soppressione di posti di lavoro annunciata all’epoca e delle cessioni alle quali si era impegnata. Di conseguenza, ritengo che la Commissione europea debba prendere in seria considerazione le recenti decisioni adottate dalla direzione del gruppo Alstom. In effetti, se la Commissione è sempre molto scrupolosa per quanto attiene al rispetto delle regole di concorrenza dopo la concessione di aiuti, deve esserlo altrettanto riguardo alle conseguenze per l’occupazione. A meno che non abbia inteso male, signor Commissario, mi sembra che dopotutto la motivazione decisiva che giustifica la concessione di aiuti per la ristrutturazione di un’impresa sia proprio il desiderio di mantenere in funzione l’attività, in particolare e soprattutto perché permette di salvaguardare posti di lavoro, e solo accessoriamente perché genera tutta una serie di benefici, di entrate fiscali, eccetera.

La Commissione non può essere emiplegica: non può, dopo avere accordato degli aiuti, guardare solo agli effetti sulla concorrenza e al rispetto delle regole in tale materia. Deve anche garantire che quegli aiuti contribuiscano davvero a mantenere l’attività e i posti di lavoro in tutti i siti, tenuto conto del fatto che al momento dell’approvazione degli aiuti nel luglio 2004 le soppressioni di posti di lavoro previste erano state ritenute adeguate, e non è pertanto giustificabile andare oltre a quanto già deciso. Pertanto oggi contiamo sulla Commissione perché quei posti di lavoro siano salvaguardati e i due siti in questione non vengano chiusi.

 
  
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  Lipietz (Verts/ALE), in sostituzione dell’autore. – (FR) Signor Presidente, intervengo al posto della collega, onorevole Flautre, con la quale seguo la questione da cinque anni. Credo che l’intervento dell’onorevole Désir abbia evidenziato il vero problema. Già anni addietro dicevo all’ex Commissario Monti che sarebbe venuto un giorno in cui il lavoro principale della Direzione generale della Concorrenza sarebbe stato non tanto rifiutare gli aiuti quanto piuttosto verificarne il corretto utilizzo.

Cosa autorizza un paese ad accordare aiuti di Stato in evidente violazione dell’articolo 87 del Trattato? L’interesse dell’Europa, dal momento che, se tale aiuto venisse rifiutato, si perderebbero posti di lavoro che non potrebbero essere sostituiti. Sparirebbe una fonte di know-how, e di lavoro nell’interesse degli obiettivi dell’Unione europea, dei cittadini e dei consumatori.

Con grande oculatezza, la Direzione generale della Concorrenza e la Commissione hanno accordato un anno fa questi aiuti ad Alstom. Non si è trattato di cedere alle pressioni del governo francese, quanto piuttosto di esprimere un giudizio sul fatto che, alle condizioni in cui Alstom proponeva di continuare, valeva la pena che uno Stato concedesse il proprio aiuto. Era positivo per l’Europa intera. Ora, se tale valutazione era valida un anno fa, lo è anche oggi. Alstom sta invece dimostrando che, nel momento in cui quegli aiuti di Stato sono stati richiesti, il gruppo non cercava in realtà di mantenere in Europa la fornitura di tecnologie pulite, né di contribuire all’obiettivo della piena occupazione nell’Unione. Mirava semplicemente a ottenere aiuti statali secondo il principio della privatizzazione dei profitti e della socializzazione delle perdite. Una cosa del genere è inaccettabile in Europa, tanto per la sinistra quanto per la destra.

Ritengo pertanto che questo sia un esempio fondamentale su cui la Commissione dovrebbe basare le proprie politiche. Se la lista piuttosto ampia di deroghe per la concessione di aiuti di Stato – l’articolo 87, che tra l’altro viene mantenuto nella Costituzione, comprende una dozzina di casi – costituisce veramente, per così dire, le basi della politica industriale europea, allora è il momento di provarlo. La Commissione deve dire se gli aiuti accordati un anno fa dovevano semplicemente rimpinguare le tasche degli azionisti del gruppo Alstom o se servivano realmente gli interessi dei cittadini europei, il loro avvenire e, in particolare, il rispetto del Protocollo di Kyoto.

 
  
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  Verheugen, Vicepresidente della Commissione. – (DE) Signor Presidente, vorrei anch’io iniziare col congratularmi per la sua nomina e augurarle una buona riuscita nel suo mandato.

La questione può – in realtà deve – essere considerata da due punti di vista, il primo in termini di politica industriale e il secondo in relazione al controllo degli aiuti di Stato. Essendo responsabile per le imprese e l’industria, posso affermare con certezza che è nell’interesse dell’Europa non solo mantenere, ma anche espandere, tecnologie innovative, imprese moderne e moderni posti di lavoro in Europa. E’ della massima importanza per l’Unione europea mantenere in Europa una solida base industriale, senza la quale non saremo in grado di conservare la nostra competitività sui mercati globali. Con tale premessa, in qualità di Commissario responsabile per le imprese e l’industria in Europa, posso affermare di avere a cuore che Alstom porti a compimento la ristrutturazione iniziata e continui a esistere in quanto impresa sana, prospera e redditizia. Questo per quanto concerne gli aspetti di politica industriale.

Ma oggi non stiamo parlando di politica industriale, bensì di controllo degli aiuti di Stato. In effetti è giusto dire che gli aiuti da parte dello Stato francese non avrebbero potuto essere accordati senza l’approvazione del piano di ristrutturazione di Alstom da parte della Commissione. La Commissione lo ha approvato, stabilendo le condizioni sia per quanto concerne il piano che gli aiuti. Gli onorevoli deputati hanno ragione nel dire che la Commissione ha il compito di garantire che tali condizioni vengano rispettate e che gli aiuti vengano usati allo scopo per cui sono stati approvati, e stiamo appunto valutando se così è stato. In particolare, la Commissione aveva dichiarato allora che l’approvazione degli aiuti era subordinata alla cessione di alcuni settori della società e al completamento di una ristrutturazione operativa.

La domanda cui rispondere questa sera è se l’attuale piano complementare di ristrutturazione sia in contrasto con la decisione della Commissione. Se il piano di ristrutturazione non viola le condizioni stabilite, allora è la direzione della società, e non la Commissione, a essere responsabile della sua attuazione; Alstom non è gestita dalla Commissione, ma dalla propria dirigenza. Per quanto gli uffici responsabili mi abbiano informato che la Commissione non ha ricevuto fino a oggi alcuna indicazione che non siano state rispettate le condizioni poste in relazione alla conclusione degli aiuti, posso garantire che continueremo ovviamente a tenere la situazione sotto controllo, verificando che le condizioni siano rispettate alla lettera.

In linea di principio, è compito della Commissione cercare, in partenariato, soluzioni che tengano conto di tutte le considerazioni economiche, sociali e ambientali. Nella sua ultima comunicazione, “Ristrutturazioni e occupazione”, la Commissione ha esplicitamente previsto la mobilitazione di tutte le forze sociali per accompagnare al meglio le ristrutturazioni e arrivare a uno sviluppo sostenibile di concorrenza e occupazione.

La Commissione propone in particolare l’organizzazione e il rafforzamento delle verifiche a livello settoriale e regionale, e la disponibilità di speciali finanziamenti per sostenere l’attuazione di tale strategia. E’ altrettanto importante dal punto di vista strategico mantenere e migliorare la capacità di innovazione, ricerca e sviluppo a livello europeo. Giusto pochi giorni fa la Commissione ha presentato un programma quadro per la ricerca e l’innovazione.

Sono pienamente cosciente del fatto che le nostre possibilità sono veramente assai limitate quando si tratta della soppressione di posti di lavoro, e condivido i vostri sentimenti al riguardo, ma la Commissione deve attenersi scrupolosamente al diritto esistente. Assumo l’impegno davanti a voi che il caso sarà esaminato molto attentamente e che agiremo di conseguenza, qualora risultasse che le condizioni poste non sono state rispettate.

 
  
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  Bachelot-Narquin, a nome del gruppo PPE-DE.(FR) Signor Commissario, onorevoli colleghi, la situazione del gruppo Alstom crea grande agitazione da molti mesi. E’ a rischio il futuro di 25 000 dipendenti di Alstom in Francia. Abbiamo dovuto lottare duramente e il nostro governo si è schierato fermamente dalla parte dei dipendenti. E’ stato il nostro ministro delle Finanze, Sarkozy, a negoziare con il Commissario di allora, Monti, affinché potessimo concedere gli aiuti che hanno salvato Alstom. Si trattava ovviamente di tutelare il futuro dei dipendenti, ma anche di salvare un gioiello dell’industria europea dell’energia e dei trasporti.

Questa sera stiamo parlando di Vélizy e di Stoccarda, ma anche di Brno nella Repubblica ceca e di Setúbal in Portogallo, così come di numerosi subfornitori in tutta Europa. L’annuncio oggi della soppressione di 350 posti di lavoro, di cui 200 a Vélizy presso Alstom Power Boiler, aumenta ulteriormente la preoccupazione dei dipendenti. L’indebolimento del mercato delle caldaie è evidente, ma non a un livello tale da giustificare una riduzione simile di posti di lavoro.

Non spetta alla Commissione, ovviamente, dettare ordini alla direzione delle società né gestire, al posto dei governi nazionali, gli ammortizzatori sociali in caso di licenziamento. Vale la pena di ricordare che Alstom Power Boiler è leader nel campo della produzione di carbone pulito e che sviluppa nuove tecnologie per la cattura del biossido di carbonio. Non stiamo dunque parlando di un’impresa condannata da sclerosi o obsolescenza. Accettare la sua migrazione oltre Atlantico o, peggio ancora, la sua sparizione, è come guardare al futuro attraverso lo specchietto retrovisore.

I dipendenti – e dobbiamo congratularci con loro per quest’iniziativa – hanno messo a punto un piano basato sull’idea “creiamo il campione europeo della combustione pulita”. Con l’ausilio di esperti, hanno sviluppato un piano per il futuro che copre tutti gli aspetti: la struttura giuridica della nuova società, gli aspetti tecnologici, quelli commerciali e quelli sociali. Dobbiamo accogliere positivamente questo atteggiamento, che è un rifiuto a cedere. E’ stato portato all’attenzione dei partner europei – i Commissari responsabili per l’occupazione, affari sociali e pari opportunità, per le imprese e l’industria, per il commercio, per la concorrenza e per l’ambiente – che attendono le vostre conclusioni.

Signor Commissario, lei deve oggi anticipare la rivoluzione culturale e sociale messa in moto dal progetto di Trattato costituzionale. In futuro, con il Trattato costituzionale, i diritti sociali prevarranno sulla realizzazione del mercato interno che aveva la meglio nei trattati precedenti. Il dialogo sociale sarà istituzionalizzato, ma soprattutto occorre creare una politica industriale che favorisca i poli di competenza e salvaguardi l’economia sociale di mercato, che ci viene proposta come modello sociale dall’articolo 3 del Trattato costituzionale.

La questione che oggi le viene rivolta, signor Commissario, è: come considera la futura filosofia del Trattato costituzionale? La incoraggiamo, non a essere il notaio della vecchia Europa, ma invece a costruire la nuova Europa, quella delineata nel Trattato costituzionale. Ha l’opportunità di farlo salvaguardando il futuro di Alstom Power Boiler.

 
  
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  Presidente. – La discussione è chiusa.

La votazione si svolgerà domani, alle 12.00.

 
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