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Mercoledì 11 maggio 2005 - Strasburgo Edizione GU

20. Servizio europeo di azione esterna
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  Presidente. – L’ordine del giorno reca l’interrogazione orale (B6-0233/2005) dell’onorevole Jo Leinen, a nome della commissione per gli affari costituzionali, alla Commissione, sugli aspetti istituzionali del Servizio europeo di azione esterna.

 
  
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  Bastiaan Belder, a nome del gruppo IND/DEM. – (NL) Signor Presidente, ritengo che noi, in qualità di membri di questo Parlamento, abbiamo il dovere di informarci sull’orario esatto di inizio dei dibattiti. Non ci sono scuse che giustifichino l’assenza. Abbiamo tutti gli strumenti che ci occorrono per riuscire a sapere quando dobbiamo partecipare a un dibattito in quest’Aula. Inoltre, vorrei aggiungere in tutta franchezza che, visto che la Commissione risponde soltanto in rari casi alle mie domande pertinenti, non sono granché interessato alla sua posizione. Sia detto per inciso.

Il tono nervoso con cui il presidente della commissione, onorevole Leinen, ha posto la domanda mi ha sorpreso e divertito al tempo stesso. Tradisce il timore, da parte di uno dei più fervidi sostenitori della Costituzione, che una delle sue più straordinarie innovazioni, ossia la nomina di un ministro degli Esteri europeo, possa rivelarsi il cavallo di Troia intergovernativo. Pare che questo ministro e il suo apparato amministrativo, il Servizio europeo di azione esterna, stiano insinuando il dubbio anche nelle menti di chi li ha sostenuti. Ma è decisamente troppo tardi. Sul Die Welt di venerdì 6 maggio, Henry Kissinger ha affermato chiaramente che l’istituzione di un numero telefonico non ovvierà alla mancanza di una politica esterna comune. Vi raccomando la lettura dell’articolo. Ciò che conta, dopo tutto, è quello che sarà detto quando suonerà il telefono.

Anche in questo caso, l’Unione europea commette il classico errore di tamponare la mancanza di accordo politico con misure puramente istituzionali. Un’analisi onesta di queste misure rivela che l’istituzione della doppia funzione – ampiamente decantata, ma molto infelice – perturba l’equilibrio istituzionale a livello comunitario. La designazione di un ministro degli Esteri europeo si oppone all’importante precetto secondo cui le Istituzioni operano indipendentemente le une dalle altre. In effetti, il paragrafo 7 dell’articolo I-26 stipula che i membri della Commissione non devono ricevere istruzioni da nessun governo, Istituzione o organismo. Sembra che questa disposizione non si applichi al futuro Vicepresidente della Commissione. Sfido tutti i sostenitori di questo nuovo ruolo a contraddirmi.

Il ministro, ma anche il Servizio europeo di azione esterna, rappresenterebbero una fonte costante di tensione interistituzionale, senza parlare del finanziamento dei funzionari assunti in tale Servizio e delle relazioni con la diplomazia nazionale, cui abbiamo dedicato un’altra interessante audizione, che si è conclusa con numerosi punti interrogativi. Tuttavia, la spaccata dell’onorevole Leinen è ben poca cosa rispetto alle acrobazie che dovrà compiere il futuro ministro, responsabile del Servizio di azione esterna.

In quanto strenuo oppositore del Trattato costituzionale, spero che la Francia lo respinga, proprio come farà il mio paese. Se ciò non dovesse accadere, dovremo continuare a controllare da vicino questa pericolosa avventura chiamata Unione europea.

 
  
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  Jo Leinen (PSE), relatore. – (DE) Signor Presidente, sono appena tornato da una riunione pubblica sulla Costituzione europea che si è tenuta in Lorena, dove la maggior parte dei partecipanti era favorevole alla creazione di un ministro degli Esteri europeo con un Servizio di azione esterna alle sue dipendenze. Sono sicuro che la maggioranza dei cittadini europei condivida questa stessa visione delle cose: l’Eurobarometro, per esempio, riecheggia costantemente il desiderio diffuso di un’Europa che parli al mondo con una sola voce. E’ per questo motivo che la Costituzione europea prevede una disposizione a tal fine.

Un ministro degli Esteri conferirebbe un volto ai valori europei e difenderebbe gli interessi dell’Europa nel mondo. Per svolgere queste funzioni dovrà, ovviamente, potersi avvalere del Servizio di azione esterna di cui abbiamo parlato. Il suo duplice ruolo rende questa costruzione piuttosto complessa, ed è a tale complessità che dobbiamo ovviare. Ritengo che lo si debba fare nello spirito della Costituzione, e cosa prevede lo spirito della Costituzione? Prevede che ciò che precedentemente costituiva il secondo pilastro, con il suo approccio tendenzialmente intergovernativo, sia integrato nel metodo comunitario. I dibattiti della Convenzione e della Conferenza intergovernativa erano essenzialmente finalizzati a integrare quello che era il secondo pilastro in un’Unione europea dotata di personalità giuridica e destinata ad agire come un’entità unica, sia sul piano interno che su quello esterno.

L’articolo 296 della Costituzione prevede che il Servizio di azione esterna sia costituito tramite una risoluzione del Consiglio, previa consultazione del Parlamento e con il consenso della Commissione. E’ questo il punto che stiamo trattando oggi. La Commissione ha un ruolo da svolgere nella formulazione del Servizio di azione esterna. Noi europarlamentari temevamo che il Consiglio si fosse spinto molto oltre in quest’ambito, che avesse già iniziato ad avanzare con un piano definitivo in testa, di fronte a una Commissione eccessivamente esitante e con un approccio troppo riservato sulla questione. Per questo motivo oggi abbiamo chiesto come la Commissione intenda assicurare che il metodo comunitario sia ulteriormente sviluppato e garantito nel contesto della relazioni esterne, come vada organizzato il Servizio in termini amministrativi e finanziari, e come sarà possibile per il Parlamento monitorare quello che viene fatto.

Dovremmo adoperare tutti i mezzi disponibili per prevenire la nascita di una terza burocrazia, che si aggiungerebbe a quella della Commissione e del Consiglio. Questo sarebbe lo scenario peggiore. Ci si deve pertanto chiedere se il Servizio di azione esterna faccia parte del Consiglio o della Commissione. E’ in questo contesto che bisogna considerare che esistono tuttora, in molti paesi, delegazioni che potrebbero diventare ambasciate dell’Unione europea. Ritengo che sarebbe giusto e opportuno che questo Servizio facesse parte della Commissione, piuttosto che del Consiglio, per quanto attiene agli aspetti organizzativi e al bilancio.

Il ruolo essenziale del Consiglio sarebbe comunque garantito, poiché è evidente che il Servizio sarebbe istituito per attuare le decisioni approvate dal Consiglio in quanto entità politica. Ci sono esempi di dualità di questo tipo in molti paesi, inclusa la Germania, dove, a certi livelli amministrativi, determinate cariche sono al servizio sia delle autorità locali che dello Stato. Non è certo qualcosa di inedito e potrebbe funzionare anche in questo caso.

Occorre decidere ciò che il Servizio europeo di azione esterna deve o non deve fare. Non penso che abbia senso creare un’autorità mastodontica con competenze per ogni portafoglio, dal commercio del Commissario Mandelson alla politica di sviluppo del Commissario Michel. Si deve operare una distinzione tra gli affari esteri tradizionali, di competenza del ministro degli Esteri, e le altre Direzioni generali e gli altri Commissari, con i rispettivi mandati. Il duplice ruolo di ministro degli Esteri e di Vicepresidente della Commissione comporterebbe, evidentemente, una concentrazione di attribuzioni e di responsabilità in un’unica persona, garantendo così la coerenza in questo settore.

Attendiamo con impazienza di sentire quanto ha da dirci la Commissione, sperando che ciò che si farà in questo importante contesto sia fedele allo spirito della Costituzione e ne incarni la sostanza.

 
  
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  Margot Wallström, Vicepresidente della Commissione. – (EN) Signor Presidente, le nuove disposizioni previste dal Trattato costituzionale nel settore delle relazioni esterne offrono all’Unione europea la possibilità di rafforzare l’efficienza e la coerenza della sua azione esterna. Questa è una delle ragioni per cui si dovrebbe ratificare la Costituzione, come mi auguro.

In particolare, dobbiamo far convergere il più possibile i due pilastri dell’azione esterna dell’Unione europea: le relazioni esterne e la politica estera e di sicurezza comune. Questo rafforzerà la nostra influenza e la nostra voce, contribuendo altresì a promuovere i valori e gli interessi europei nel mondo. Per questo motivo, la Commissione sostiene l’istituzione della figura di un ministro degli Esteri europeo con una duplice funzione. In effetti, è stata la Commissione a proporre quest’idea alla Convenzione, poiché rappresenta un miglioramento logico e necessario della struttura creata dai Trattati di Maastricht e di Amsterdam.

Il futuro ministro, facendo tesoro della sua esperienza di Alto rappresentante, sarà anche Vicepresidente della Commissione. In quanto membro del Collegio, avrà accesso alle competenze comunitarie e agli strumenti del metodo comunitario, che saranno essenziali per lo svolgimento del suo mandato. Siamo quindi fortemente a favore della creazione di un Servizio europeo di azione esterna efficace che consenta al ministro/Vicepresidente di svolgere le sue funzioni al meglio e nel pieno rispetto delle procedure comunitarie.

La Costituzione ribadisce le importanti responsabilità della Commissione in materia di politica estera, tra cui il suo ruolo di rappresentanza esterna dell’Unione e di esecuzione del bilancio. Ne rafforza altresì la funzione di coordinamento e di coerenza nei vari ambiti della politica esterna. Sarà questa la responsabilità specifica del ministro/Vicepresidente.

In conformità della Costituzione, così come del Trattato vigente, la Commissione eseguirà il bilancio sotto il controllo del Parlamento. I diritti del Parlamento dovranno essere rispettati, sia in quanto autorità di bilancio, per il bilancio operativo e amministrativo, sia per quanto attiene ai suoi compiti di programmazione pluriennale.

Il Presidente Barroso e l’Alto rappresentante Solana hanno deciso di lavorare in stretta cooperazione. Come sapete, la futura proposta di creazione dei servizi sarà presentata da quest’ultimo, in quanto ministro, e approvata dal Consiglio previa consultazione del Parlamento e consenso della Commissione.

La Commissione, compreso il ministro/Vicepresidente, cercherà di preservare e promuovere il metodo comunitario, che ha dato prova di funzionare e di conseguire buoni risultati nel contesto delle relazioni esterne. Più in generale, la Commissione sarà attiva e vigile al fine di tutelare l’equilibrio istituzionale.

Gli Stati membri hanno avviato discussioni sulle questioni relative all’istituzione del Servizio europeo di azione esterna e iniziano a comprenderne la complessità. Nelle capitali prosegue il processo di riflessione e comprensione, in particolare sullo status del Servizio futuro. Vi è un ampio consenso sul fatto che dovrebbe avere una natura sui generis, ma le idee divergono quanto all’applicazione pratica di questo principio.

Consentitemi di formulare qualche osservazione sullo status amministrativo del nuovo Servizio nei confronti della Commissione e del Consiglio, poiché questo aspetto rappresenta un punto essenziale del progetto di risoluzione della commissione per gli affari costituzionali. Le varie questioni connesse sono ancora in discussione, ed è quindi troppo presto per dare una risposta definitiva. Vanno rispettati i requisiti imposti dalla Costituzione, per esempio in merito all’integrazione di funzionari della Commissione, del Consiglio e dei servizi diplomatici nazionali. Andrebbe preservata la responsabilità della Commissione in materia di esecuzione del bilancio e delle politiche comunitarie, evitando nel contempo doppioni. I preparativi dovrebbero essere orientati alla ricerca di sinergie e di efficienza. Il principio guida dovrebbe essere un’azione esterna più incisiva e coerente.

Il passo successivo sarà la presentazione al Consiglio europeo di giugno di una relazione intermedia elaborata congiuntamente dall’Alto rappresentante e dalla Commissione. Le idee del Parlamento sono preziose in questo contesto, per cui mi rallegro di partecipare al dibattito odierno.

Per concludere, ribadisco che la Commissione condivide con i deputati la finalità di salvaguardare e rafforzare il metodo comunitario e il ruolo che la Commissione e il Parlamento svolgono in questo processo. Nel contempo, aderiamo altresì al vostro obiettivo di creare nuove strutture che possano realmente contribuire a migliorare l’efficacia, la coerenza e l’influenza delle politiche e delle azioni comunitarie nel mondo.

Naturalmente, sussistono tuttora incertezze su vari fronti. Tutti nutrono preoccupazioni: il Parlamento, la Commissione, il Segretariato del Consiglio e gli Stati membri. Noi crediamo, tuttavia, che le opportunità e le occasioni offerte all’Unione e alle sue Istituzioni prevarranno, alla fine, su questi timori. Dovremmo cogliere quest’opportunità per realizzare progressi verso una politica estera europea più incisiva ed efficace.

 
  
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  Presidente. – Signora Commissario, abbiamo iniziato il dibattito in sua assenza. Magari nella replica che formulerà alla fine degli interventi potrebbe riferirsi al fatto che è arrivata in ritardo e spiegarci il perché. Potrebbe essere utile, dato che lei è responsabile delle relazioni con il Parlamento europeo.

 
  
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  Íñigo Méndez de Vigo, a nome del gruppo PPE-DE. – (ES) Signor Presidente, abbiamo dovuto sopportare l’intervento dell’onorevole Belder, che ci ha illustrato quello che pensa – anzi, che non pensa – del Servizio di azione esterna. E’ questo il masochismo che dobbiamo subire qui in Parlamento, e lei, signor Presidente, ne è in ampia misura responsabile. Ciò detto, tuttavia, ritengo che questa sia una questione cruciale e sono quindi molto lieto che la commissione per gli affari costituzionali abbia preso questa iniziativa.

La discussione di questa tematica in seno alla Convenzione ha suscitato accese controversie. Il mio amico e collega, onorevole Brok, è stato tra quelli che si sono adoperati maggiormente affinché procedessimo in questa direzione. Se mi chiedeste qual è l’innovazione più significativa introdotta dalla Costituzione europea, non avrei esitazione a indicare il ministro degli Esteri.

Penso che la figura del ministro degli Esteri, a duplice funzione in quanto designato dal Consiglio europeo ma Vicepresidente della Commissione europea, sia infine prevalsa perché, per gli intergovernalisti, rappresenta un modo per mettere le mani sui fondi e sul personale della Commissione mentre, per i più comunitaristi, è un mezzo per farsi sentire nel contesto della politica estera dell’Unione.

La struttura che conferiremo allo strumento essenziale del ministro, il Servizio di azione esterna, assume quindi una considerevole importanza. Lei, signora Commissario, è stata estremamente riservata in merito. Che cosa intendo con questo? Che non ci ha detto nulla. Nel documento redatto dai suoi servizi si legge che state negoziando e che attendete gli sviluppi. Ebbene, desidero dirle che, per il mio gruppo, il gruppo del Partito popolare europeo (Democratici cristiani) e dei Democratici europei, la questione riveste grande rilevanza e che, visto che la le relazioni esterne sono nelle mani dei governi piuttosto che dei cittadini, dei principi piuttosto che del popolo, noi in questo Parlamento vogliamo avere facoltà di controllo sulla politica estera dell’Unione europea. La sede che avrà il Servizio di azione esterna è quindi un aspetto cruciale.

Esamineremo quindi con estrema attenzione la questione della sede di questo Servizio. Gli amici e colleghi del mio gruppo saranno sicuramente in grado di dirle con assoluta chiarezza, nei loro interventi, dove vogliamo che abbia sede.

 
  
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  Margrietus van den Berg, a nome del gruppo PSE. – (NL) Signor Presidente, desidero trattare la questione dalla prospettiva della cooperazione allo sviluppo. Attribuiamo grande rilevanza alla creazione del Servizio europeo di azione esterna, previsto dalla Costituzione europea. Riteniamo che l’istituzione di questo servizio rappresenti un passo importante verso un’Europa che si esprima con un’unica voce e che svolga un ruolo più efficace e coerente sul piano internazionale.

Vorrei concentrarmi sulla politica di cooperazione allo sviluppo, intesa come uno dei fondamenti essenziali su cui poggia la politica estera dell’Unione europea. In questo contesto vigono due principi basilari: l’indipendenza e il coordinamento.

Per quanto riguarda l’indipendenza, la cooperazione allo sviluppo è un settore indipendente nel vasto panorama delle relazioni esterne. Questa posizione sarà rafforzata nella nuova Costituzione europea, perché la cooperazione allo sviluppo e l’aiuto umanitario saranno obiettivi separati, con basi giuridiche proprie. Poiché questi ambiti della politica sono gestiti a livello comunitario, la Commissione e il Parlamento hanno un ruolo cruciale da svolgere in materia. E’ assolutamente fondamentale che tale competenza continui a ricadere su entrambe le Istituzioni.

Nel contempo, tuttavia, va migliorato il coordinamento tra le varie componenti della politica esterna. Siamo favorevoli all’integrazione di questo Servizio nel mandato della Commissione, a condizione che sia il Consiglio a determinare come strutturare le competenze intergovernative. Il coordinamento tra le varie componenti è necessario per assicurare una politica coerente, che rappresenta un requisito esplicitato dalla Costituzione, come, del resto, dal Trattato di Maastricht. Una politica coerente deve garantire che il raggiungimento dei principali obiettivi della politica di sviluppo (gli obiettivi di sviluppo del Millennio) non sia ostacolato da un altro ambito della politica esterna, come la politica commerciale o di difesa. Dovremmo altresì evitare i doppioni, che comportano perdite di tempo e denaro. Occorre quindi unire le nostre forze, anche sul campo.

Infine, desidero aggiungere che il finanziamento di questo Servizio non dovrebbe avvenire a spese del bilancio dell’attuale politica esterna o della dotazione prevista ai fini del conseguimento degli obiettivi del Millennio.

Il Servizio europeo di azione esterna è un concetto nuovo e importante nel contesto della politica esterna dell’Unione. Occorre formularlo con cautela, nel rispetto delle disposizioni della Costituzione e dei diritti del Parlamento. E’ assolutamente cruciale seguire il modello comunitario in quest’ambito, nonché garantire che la Commissione mantenga il suo ruolo di potere esecutivo della politica.

 
  
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  Andrew Duff, a nome del gruppo ALDE. – (EN) Signor Presidente, l’istituzione del Servizio di azione esterna è estremamente importante, ma rappresenta anche un’operazione molto ardua. Se riusciremo nell’impresa, avremo conseguito l’integrazione funzionale in loco nei paesi terzi. Grazie alla maggiore efficienza che ne conseguirà, tuteleremo meglio gli interessi dell’Unione in tutto il mondo e avremo effetti benefici anche a livello di analisi e di programmazione a Bruxelles.

Il ministro degli Esteri deve disporre di un Servizio di prima classe che gli fornisca le risorse e le informazioni di cui ha bisogno e che assicuri il reclutamento e la formazione di un corpo diplomatico che sia autenticamente europeo.

Mi rallegro della cautela usata dalla signora Commissario nel suo intervento, ma è evidente che il Consiglio è ben lungi dall’aver trovato un accordo che concili, in particolare, gli interessi dei piccoli e dei grandi Stati membri. Alcuni dei problemi più spinosi rimangono ancora in sospeso.

La Commissione deve indubbiamente cercare di conquistarsi la fiducia dei ministri degli Esteri degli Stati membri, ma deve altresì preservare le sue prerogative speciali e l’esperienza che ha acquisito nel corso dei decenni in tutti i settori della politica, dallo sviluppo all’ambiente, senza dimenticare, naturalmente, gli scambi commerciali.

Il Parlamento teme, naturalmente, che il Presidente della Commissione possa diventare il ministro degli Interni dell’Unione europea, lasciando così tutta la dimensione degli esteri al ministro degli Esteri/Vicepresidente. Una tale ipotesi indebolirebbe la Commissione e renderebbe un grave disservizio a tutti gli interessati.

 
  
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  Irena Belohorská (NI).(SK) Signor Presidente, signora Commissario, onorevoli colleghi, l’interrogazione dell’onorevole Leinen è stata formulata proprio mentre gli Stati membri si accingevano a ratificare il Trattato costituzionale. Mi rallegro che il mio paese, la Slovacchia, lo abbia ratificato oggi, tanto più che ho partecipato alla redazione del testo.

In conformità del Trattato costituzionale, il Parlamento europeo dovrebbe prepararsi a svolgere un ruolo più incisivo. Finora la sua influenza sulla politica estera è stata minima e si è esercitata essenzialmente tramite i suoi poteri decisionali in materia di bilancio. Dobbiamo renderci conto che il Parlamento europeo è l’unica Istituzione europea direttamente eletta dai cittadini. Occorre quindi colmare il deficit democratico e assicurarsi che il Parlamento europeo non sia semplicemente consultato, bensì direttamente coinvolto nel processo decisionale nel settore della politica estera. La definizione della posizione dell’Unione europea nel contesto della politica estera non può essere di competenza esclusiva dei diplomatici. La Commissione e il Consiglio dovrebbero cooperare con la commissione per gli affari esteri e le altre commissioni interessate come previsto.

 
  
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  Elmar Brok (PPE-DE).(DE) Signor Presidente, signora Commissario, onorevoli colleghi, il Servizio europeo di azione esterna rappresenta un’impresa di ampio respiro in termini amministrativi, e costituisce probabilmente l’elemento strutturale più significativo concepito dalla Costituzione, almeno per quanto attiene al formato delle future attività esecutive dell’Unione europea.

Ritengo che ci si debba adoperare affinché abbia successo, poiché sarà un elemento decisivo nel determinare quale ruolo potrà svolgere l’Europa nel mondo. Penso inoltre che sarebbe sbagliato assumere un atteggiamento difensivo nei confronti della questione, affermando che il ministro degli Esteri dovrà svolgere le funzioni che oggi sono di competenza del Consiglio per poi raffazzonare qualcosa che lasci lo sviluppo e il commercio alla Commissione come prima.

A prescindere da chi sarà competente dei vari aspetti, il compito del ministro degli Esteri è quello di definire la sostanza dell’azione esterna nel suo insieme, e ciò sfocerà nella naturale tendenza a far confluire tutto nel suo mandato. Ne consegue che un approccio difensivo da parte della Commissione non contribuirà a far procedere le cose. Occorre invece essere proattivi: invece di consentire che le decisioni siano prese in altra sede, bisogna esercitare pressioni affinché siano prese tutte in seno alla Commissione, salvo per alcuni settori che esulano dalla sua competenza. Questa sarà la questione fondamentale.

L’onorevole Dehaene, che interverrà fra breve, è stato responsabile del gruppo di lavoro della Convenzione che si è occupato di questo aspetto, e quindi ne conosce le intenzioni: la Convenzione voleva rafforzare il metodo comunitario.

Le sono molto riconoscente, signora Commissario, per aver affermato che condivide l’auspicio del Parlamento di rafforzare il metodo comunitario, ma ciò significa che avremo un Servizio europeo d’azione esterna unico che faccia capo alla Commissione quanto all’organizzazione, all’amministrazione e al bilancio? E’ una domanda molto chiara e semplice, alla quale non è stata data risposta. Le chiediamo quindi di risponderci, magari quando tornerà sulla questione.

Siamo disposti a sostenere la Commissione. Sono stati gli europarlamentari che hanno fatto accettare alla Convenzione e alla Conferenza intergovernativa la regola che prevede che si possa agire soltanto previo consenso della Commissione. Spero che la Commissione sia sufficientemente coraggiosa da cogliere quest’opportunità e prendere la decisione relativa al suo ruolo. Non si può deliberare alcunché dinanzi all’opposizione della Commissione. Spero quindi che vi spingiate oltre il metodo comunitario generale, assumendo la posizione indicata nella dichiarazione dell’onorevole Leinen, secondo cui il Servizio di azione esterna dovrà dipendere dalla Commissione sul piano amministrativo, organizzativo e di bilancio, pur attuando fedelmente, ben inteso, le decisioni del Consiglio relative alle materie di sua competenza.

Ritengo che, secondo la dinamica dello sviluppo amministrativo, questa sia l’unica strada percorribile per tutelare i vostri e i nostri interessi. Forse potrebbe chiarire le sue risposte, e allora potrei addirittura comprenderle.

 
  
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  Panagiotis Beglitis (PSE).(EL) Signor Presidente, conveniamo tutti sul fatto che il Trattato costituzionale introduce importanti innovazioni istituzionali nel contesto delle relazioni esterne. Abbiamo parlato dell’istituzione della figura del ministro degli Esteri e della creazione del Servizio europeo di azione esterna. Non sarebbe esagerato affermare che, con queste nuove Istituzioni, si darebbe vita all’embrione istituzionale del futuro ministero degli Esteri comune dell’Unione europea.

Sono tra coloro che credono che il Trattato costituzionale potrebbe compiere passi più incisivi verso l’approfondimento di queste politiche, tramite l’estensione della votazione a maggioranza qualificata e l’ulteriore rafforzamento della giurisdizione del Parlamento europeo nel campo della politica estera comune. Tuttavia, nelle attuali circostanze e alla luce delle correlazioni, abbiamo un compromesso positivo e convincente. Per questo motivo sostengo il “sì” alla Costituzione.

Per quanto riguarda la creazione del nuovo Servizio europeo di azione esterna, dobbiamo iniziare a prepararci al suo funzionamento sin d’ora, in modo da essere pronti quando – come spero – il Trattato costituzionale entrerà in vigore a novembre. Il tempo è molto limitato, tenuto conto delle importanti questioni istituzionali e amministrative che devono ancora essere risolte. Per queste ragioni, l’iniziativa dell’onorevole Leinen è pertinente e tempestiva.

Devo tuttavia rilevare che occorre trovare le soluzioni migliori per rafforzare l’efficacia, la coerenza, la coesione e la visibilità dell’azione esterna.

Una delle questioni fondamentali è il rafforzamento del ruolo consultivo e di controllo, nonché un maggiore coinvolgimento del Parlamento europeo, sia adesso, nella fase preparatoria, che quando il Servizio europeo sarà operativo. E’ per questo che propongo di chiedere al Presidente della Commissione e all’Alto rappresentante Solana di presentare una relazione intermedia congiunta al Parlamento prima di sottoporla al Consiglio europeo di giugno, nonché di impegnarsi a consultare il Parlamento in tutte le fasi successive.

 
  
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  Mirosław Mariusz Piotrowski (IND/DEM).  – (PL) Nutro profondi dubbi e riserve sull’istituzione di un Servizio europeo di azione esterna, e desidero richiamare l’attenzione dell’Assemblea su tre perplessità che considero cruciali.

Innanzi tutto, mi chiedo se la legislazione comunitaria fornisca una base legittima per la costituzione del Servizio europeo di azione esterna. Sono stati effettivamente citati i pertinenti articoli del Trattato sull’Unione europea, nonché altri atti legislativi, ma il punto di riferimento essenziale per la creazione di questo servizio rimane il progetto di Trattato costituzionale. Da questo progetto di Trattato si evince che l’istituzione di un Servizio diplomatico dell’Unione europea è la conseguenza diretta dell’esecuzione della politica estera e di sicurezza comune e della nomina di un ministro degli Esteri UE, come già affermato dai precedenti oratori. Va tuttavia sottolineato che il progetto di Trattato costituzionale non è ancora stato approvato e che, per di più, vi sono fondate ragioni per ritenere che sarà respinto dai cittadini degli Stati membri. Ci chiediamo quindi se non dovremmo riconoscere che qualsiasi discussione sul Servizio europeo di azione esterna sarebbe estremamente prematura in questo momento. Vorrei inoltre segnalare che siamo di fronte all’ennesimo esempio dell’atteggiamento arrogante dell’Unione europea nei confronti dei cittadini degli Stati sovrani dell’Europa. Poiché le Istituzioni dell’Unione pensano di avere il diritto di agire in anticipo sui tempi, vorrei chiedere se la Commissione ha un piano B, nel caso in cui il Trattato costituzionale fosse respinto.

In secondo luogo, con la firma del Trattato costituzionale apposta nel novembre 2004 i governi degli Stati membri hanno sottoscritto un impegno con conseguenze discutibili. Gli Stati membri si sono impegnati ad astenersi da, e qui cito: “ogni atto che potrebbe pregiudicare l’entrata in vigore della Costituzione”. Questo significa automaticamente che gli Stati membri devono sostenere l’insensata propaganda a favore dell’adozione di questo Trattato? Non si ostacola, in questo modo, la diffusione di un’informazione affidabile e obiettiva sul contenuto della Costituzione e sugli effetti che potrebbe avere sulla vita delle nazioni europee?

Infine, la mia terza preoccupazione riguarda la struttura prevista per il Servizio europeo di azione esterna, poiché potrebbe comportare la creazione di un nuovo esercito di funzionari con attribuzioni poco chiare, o addirittura soltanto parziali. Non possiamo neppure essere certi che questa struttura non tratterà le stesse questioni di cui si occupano le Direzioni generali, il Servizio di azione esterna e le altre agenzie della Commissione. Il risultato finale sarebbe una fioritura di apparati burocratici dell’Unione europea, benché questa già manchi di trasparenza e rappresenti soltanto un onere eccessivo per i contribuenti degli Stati membri.

Quale impatto finanziario si prevede avrà la creazione del Servizio europeo di azione esterna? Come saranno ripartiti i costi? Su chi ricadrà l’onere maggiore? Desidero infine chiedere quanti funzionari sono attualmente impiegati nei servizi della Commissione responsabili della politica esterna dell’UE e quanti si presume che lavoreranno nel futuro Servizio di azione esterna.

 
  
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  James Hugh Allister (NI).(EN) Signor Presidente, nella sua replica alle questioni sollevate, desidero invitare la signora Commissario a concentrarsi su due punti, uno dei quali si riallaccia a quanto ha affermato l’ultimo oratore.

Poiché il Servizio di azione esterna può essere dotato di uno status giuridico e di legittimità soltanto se sarà approvata la Costituzione, la Commissione e il Consiglio, nell’approntare la struttura, il personale e il quadro del Servizio di azione esterna, presumono manifestamente l’esito del processo di ratifica. A tale proposito, la Commissione ci può dire qual è l’importo finanziario che prevede di spendere per queste iniziative preventive e presuntive? Quanto ci è costata finora quest’iniziativa basata su congetture e quanto ci costerà nei prossimi 18 mesi?

Secondo, la Commissione potrebbe illustrate ai cittadini la sua visione di come sarà condotta la politica estera degli Stati membri quando sarà operativo il Servizio di azione esterna? In particolare, è corretto concludere che la politica estera nazionale dovrà necessariamente essere coerente con la politica estera comune e potrà operare soltanto secondo modalità di subordinazione rispetto al Servizio di azione esterna?

 
  
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  Alexander Stubb (PPE-DE).(EN) Signor Presidente, desidero congratularmi con lei per il suo atteggiamento alquanto entusiasta, benché abbia il sospetto che in questo momento preferirebbe trovarsi a cena con gli altri colleghi.

Avrei tre osservazioni generali. Innanzi tutto, credo che questa sia probabilmente la questione istituzionale più importante che dovremo affrontare nei prossimi quattro o cinque anni. Si tratta effettivamente di potere esecutivo, di chi gestisce la politica estera: la Commissione o il Consiglio. Mi rallegro vivamente che gli Stati membri abbiano affrontato la questione, che abbiano fornito cinque fiche al gruppo Antici, che il fascicolo sia stato esaminato al Coreper e che la Commissione abbia tenuto confessionali con gli Stati membri. In particolare, sono lieto che al Parlamento europeo se ne stia discutendo in modo franco e aperto.

In secondo luogo, penso che un Servizio di azione esterna rappresenterebbe un vantaggio per tutti noi. Per molti aspetti, si tratta di un’iniziativa di cui beneficerebbero tutti, in quanto assicurerebbe una migliore qualità dei servizi consolari, della rendicontazione e, in generale, della politica estera e di sicurezza comune, che, come sappiamo bene, non può funzionare senza un’amministrazione operativa a livello europeo.

In terzo luogo, per ribadire quanto hanno detto gli onorevoli Méndez de Vigo e Brok, dalla nostra prospettiva sono due le questioni chiave. La prima è che, benché il sistema possa essere sui generis, è molto importante che due competenze continuino a essere di responsabilità della Commissione: il bilancio e l’amministrazione generale.

Per concludere, vorrei dire alla Commissione che spero che tenga duro fino all’ultimo, perché dobbiamo evitare che questioni incontaminate come il commercio e lo sviluppo finiscano nel campo intergovernativo e del Consiglio. Non bisogna mai sottovalutare la capacità del Segretariato generale del Consiglio di rubare la coperta alla Commissione. Se potrà, non esiterà a farlo.

(Applausi)

 
  
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  Jean-Luc Dehaene (PPE-DE).(NL) Signor Presidente, signora Commissario, innanzi tutto, come ha già anticipato l’onorevole Brok, vorrei portare la mia testimonianza in qualità di presidente del gruppo di lavoro per le relazioni esterne della Convenzione, la cui principale preoccupazione era quella di evitare l’adozione di una politica esterna duplice, condotta sia dal Consiglio che dalla Commissione. Come nota positiva, ricordo che il gruppo di lavoro mirava a rafforzare la coerenza e la continuità della politica, nonché a rendere possibile la mobilitazione di tutte le risorse dell’Unione europea per le iniziative della politica esterna comune.

Sebbene la maggioranza dei membri della Convenzione ritenesse che questo obiettivo potesse essere conseguito al meglio con il metodo comunitario, siamo stati sufficientemente realistici da comprendere che questa strada non è attualmente percorribile. E’ per questo motivo che si è trovato il presente compromesso tra coloro che propendevano per il miglioramento dello status quo e coloro che erano a favore della comunitarizzazione.

Il ministro degli Esteri europeo diventerebbe Presidente del Consiglio dei ministri, ne definirebbe l’agenda e, come suo portavoce, garantirebbe la coerenza e la continuità della politica. In qualità di Vicepresidente della Commissione, rappresenterebbe inoltre un ponte con la politica comunitaria. Inoltre, previa approvazione della Commissione, sarebbe in grado di utilizzare i fondi comunitari per sostenere la sua politica. Il gruppo di lavoro era del parere che, idealmente, il ministro avrebbe dovuto consultare la Commissione in merito alle sue iniziative e ottenerne il sostegno sin dall’inizio.

Avevamo perfino proposto che, in caso di iniziativa comune del ministro degli Esteri e della Commissione, il Consiglio avrebbe dovuto votare a maggioranza. Ai più questa proposta pareva eccessiva, ma io ritengo che il successo del ministro degli Esteri e l’influenza che sarà in grado di esercitare dipenderanno, in ampia misura, dal modo in cui si coordinerà e lavorerà con la Commissione.

Il gruppo di lavoro ha compreso sin dall’inizio l’importanza cruciale di fornire sostegno logistico al ministro degli Esteri. Ci siamo sempre pronunciati a favore della trasformazione delle delegazioni in ambasciate dell’Unione che esprimessero una rappresentanza esterna unificata. Anche a Bruxelles, il ministro dovrebbe disporre di un servizio strategico, costituito da funzionari sia della Commissione che del Consiglio, per il momento, nonché di diplomatici distaccati dagli Stati membri.

Benché questo Servizio dovrebbe lavorare sia per il Consiglio dei ministri che per la Commissione, il gruppo di lavoro ha ritenuto che, in termini organizzativi, sarebbe meglio integrarlo nella Commissione, anche se dovrebbe essere ligiamente al servizio del ministro degli Esteri e del Consiglio dei ministri.

Mi pare che istituire una nuova amministrazione autonoma sia ben lungi dalle nostre intenzioni originarie. Si volevano abolire i pilastri, e invece si crea un superpilastro, sotto forma di nuovo servizio. Analogamente, decomunitarizzare i servizi della Commissione equivarrebbe a compiere un passo nella direzione sbagliata. La Commissione deve assolutamente difendere la sua posizione e trovare un posto nei suoi servizi per questa amministrazione per gli affari esteri, senza dimenticare che deve essere d’accordo e ha, quindi, l’ultima parola. Nella relazione Brok, noi parlamentari ci esprimeremo chiaramente a favore di queste soluzioni e sosterremo fermamente la Commissione, ma spetta a quest’ultima orientare i negoziati.

 
  
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  Charles Tannock (PPE-DE).(EN) Signor Presidente, sulla questione della diplomazia comunitaria comune io e il mio partito nazionale nutriamo forti perplessità. Non posso negare che l’enorme influenza esercitata attualmente dalla Commissione tramite le sue attività di aiuto e il monopolio del commercio esterno comporta una dimensione internazionale più vasta anche a livello politico ed economico. Inoltre, lo sviluppo concomitante della PESC e della PESD, benché chiaramente intergovernative, ha innalzato il profilo internazionale dell’Unione europea come attore nell’arena mondiale.

Tuttavia, poiché provengo da un paese di grandi dimensioni, il Regno Unito, con una politica estera gloriosa e indipendente, mi oppongo alle proposte del progetto di Costituzione, che prevedono per la prima volta la personalità giuridica dell’Unione europea e istituiscono la carica del ministro degli Esteri, assicurata dal nuovo Presidente del Consiglio con mandato quinquennale. Tutto ciò è volto a creare una politica estera e di sicurezza comune più coercitiva e vincolante, che minaccerebbe la piena indipendenza della politica del Regno Unito nel settore delle relazioni internazionali. Ovviamente, nell’attuale Unione europea a Venticinque c’è un numero maggiore di piccoli paesi come la Finlandia, la nazione dell’onorevole Stubb, che dovrebbero assumersi la Presidenza semestrale dell’Unione, se la Costituzione non fosse approvata. Per questi paesi un servizio diplomatico dell’Unione comporterebbe economie di scala interessanti, anche a livello di personale nazionale distaccato presso le delegazioni comunitarie. Si genererebbero risparmi in termini finanziari anche grazie all’apertura di vere e proprie ambasciate UE che, se necessario, sostituirebbero parzialmente le missioni bilaterali dei piccoli paesi, nell’ipotesi poco probabile che la Costituzione dovesse essere approvata.

Ciononostante, sono a favore del miglioramento della formazione diplomatica del personale Relex distaccato nelle delegazioni della Commissione all’estero e di un controllo più formale da parte del Parlamento europeo sotto forma di audizioni dei capi delegazione in seno alla commissione per gli affari esteri, su incarico del Parlamento. Inoltre, gli eurodeputati dovrebbero godere di un’assistenza più formalizzata quando si recano in missione, cosa che – va detto – facciamo regolarmente.

Nutro, tuttavia, forti preoccupazioni di fronte alla prospettiva di offrire all’Unione europea ulteriori occasioni di limitare gli Stati, come avverrebbe con l’istituzione del Servizio di azione esterna, poiché ciò ridurrebbe ancor più le possibilità, per il mio paese, di condurre una sua politica estera e di sicurezza indipendente quando gli interessi nazionali lo richiedano.

 
  
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  Maria da Assunção Esteves (PPE-DE).(PT) L’azione esterna rappresenta probabilmente l’aspetto più complesso, controverso e affascinante della sfida del processo costituzionale europeo. Tramite l’azione esterna, l’Europa diffonde nel mondo un nuovo stile di governance, caratterizzato dalla condivisione attiva dei valori democratici e dal rispetto dei diritti umani.

Di conseguenza, il Servizio di azione esterna non comporta semplicemente uno snellimento amministrativo e finanziario, o finalità organizzative. Il Servizio dimostra che la politica estera dell’Unione europea oggi rappresenta un progetto di vita condiviso, un modello di consenso su prospettive di ampio respiro per la razza umana, che l’Europa ora fa proprio e integra nelle sue relazioni con il resto del mondo.

Tutto ciò richiede una collaborazione trasversale tra le Istituzioni, nonché decisioni di politica esterna basate sulla democrazia. La Costituzione che sta emergendo dimostra che le decisioni in materia di politica estera comune attualmente sono il frutto di criteri non esclusivamente intergovernativi, bensì trasversali alle Istituzioni europee prendono decisioni politiche. Di conseguenza, l’azione della Commissione innesca automaticamente un collegamento con il Parlamento.

Se vogliamo che l’Europa sia coerente e abbia una visione strategica ben definita, basata sul multilateralismo e su un nuovo sistema di diritto internazionale, dobbiamo assicurarci che le Istituzioni interagiscano in sinergia le une con le altre e che vi sia un consenso interno permanente. E’ questa la strada che dovrà seguire il nuovo Servizio di azione esterna. Sorgono quindi i seguenti quesiti. Qual sarà la sua configurazione organica? Come gestirà la sua vasta multidisciplinarità? Come definirà la sua gerarchia? Come eviterà le tensioni tra il Consiglio e la Commissione, per non parlare della tendenza delle relazioni tra queste due Istituzioni a degenerare nel feudalesimo. Infine, come configurerà la catena di responsabilità, inclusa la responsabilità democratica?

 
  
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  Margot Wallström, Vicepresidente della Commissione. – (EN) Signor Presidente, ringrazio chi, come me, è solito partecipare alla seduta notturna del Parlamento europeo. Talvolta può essere difficile seguire la programmazione delle riunioni del Parlamento europeo. Ero convinta che questa iniziasse alle 22. Ecco perché sono arrivata dieci minuti prima, in piacevole compagnia dell’onorevole Leinen, e vi ringrazio per avermi accolto a questo dibattito.

Ho seguito con grande interesse quello che hanno affermato gli onorevoli parlamentari questa sera nel corso della discussione, perché il Servizio europeo di azione esterna è un argomento che suscita forti reazioni. Si tratta di una questione che tocca tematiche istituzionali e costituzionali di importanza fondamentale. L’istituzione di un incarico di ministro degli Esteri dell’Unione europea, che sarebbe altresì Vicepresidente della Commissione, rappresenta un’innovazione essenziale nell’architettura istituzionale dell’UE. Tale innovazione ravvicina i due pilastri nell’ambito della politica estera: il metodo comunitario e quello intergovernativo. Questo ministro con duplice funzione avrebbe svariati compiti. E’ per questo che la creazione del Servizio di azione esterna costituisce una sfida tanto rilevante e ardua.

Desidero replicare brevemente ad alcune delle questioni che sono state sollevate. Vorrei dire all’onorevole van den Berg che la politica di sviluppo è e rimarrà un elemento chiave delle politiche dell’Unione europea, nonché un punto di forza per l’Europa nel mondo e nel contesto della Costituzione. La politica di sviluppo non è subordinata ad altre politiche. Essa mantiene il suo status speciale nel quadro del metodo comunitario, ma tutte le politiche devono essere integrate meglio in un concetto coerente di politica estera. Ciò rappresenterà un rafforzamento, e non un indebolimento, della politica di sviluppo dell’Unione.

Posso assicurare all’onorevole Duff che la Commissione non sarà indebolita dalla Costituzione, per quanto attiene alle competenze comunitarie. Il ministro e i suoi servizi saranno vincolati dalle procedure della Commissione e dai principi di collegialità, sotto la guida del Presidente della Commissione.

Sono perfettamente d’accordo con l’onorevole Brok sul fatto che non dovremmo metterci sulla difensiva: per la Commissione, le nuove disposizioni previste dalla Costituzione presentano più opportunità che rischi. E’ altresì importante sottolineare che, in questo campo, non si può deliberare nulla contro il volere della Commissione.

Verrei assicurare all’onorevole Allister e ad altri che non stiamo dando un giudizio prematuro sulla ratifica della Costituzione. Stiamo semplicemente preparando la decisione, che può essere presa soltanto dopo che la Costituzione sarà ratificata ed entrata in vigore, e previo parere del Parlamento.

Per quanto attiene alle implicazioni in materia di bilancio e di personale, non sono stati effettuati calcoli o stime perché non siamo ancora giunti alla fase di programmazione dettagliata. In qualità di autorità di bilancio, il Parlamento delibererà in merito a tali importi in futuro.

Penso che questi siano i principali quesiti posti, e posso garantirvi che le opinioni del Parlamento saranno prese in considerazione nei prossimi mesi, quando la questione sarà sviscerata. In particolare, la risoluzione approvata martedì dalla commissione per gli affari costituzionali, che penso sarà esaminata in plenaria tra due settimane, rappresenta un contributo di cui si deve tenere conto, non solo a livello di Commissione, ma anche di Stati membri e Consiglio.

Prevediamo che il lavoro tecnico continuerà nel secondo semestre di quest’anno, affinché le decisioni di principio possano essere prese nel corso dell’anno prossimo, quando sarà concluso il processo di ratifica della Costituzione. Il Parlamento sarà consultato formalmente sulla proposta relativa al ministro a tempo debito, per cui al dibattito di questa sera seguiranno altre discussioni che consentiranno al Parlamento di ribadire le proprie posizioni alla luce dei progressi compiuti, di cui l’Assemblea sarà regolarmente informata.

Desidero concludere ripetendo che noi della Commissione siamo consapevoli delle preoccupazioni degli onorevoli parlamentari, che desiderano salvaguardare e rafforzare il metodo comunitario e il ruolo della Commissione e del Parlamento in questo processo. So che questo aspetto preoccupa l’onorevole Brok. Condividiamo con voi l’obiettivo di creare nuove strutture che possano realmente contribuire all’efficacia, alla coerenza e all’impatto delle politiche e delle azioni dell’Unione nel mondo.

 
  
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  Presidente. – Verificheremo le informazioni che le sono state date, signora Commissario. Per quanto mi riguarda, il ritardo di una bella signora è sempre giustificato.

Ad eccezione di un deputato che è intervenuto prima del suo arrivo, signora Commissario, tutti i parlamentari che hanno partecipato al dibattito sono ancora qui. E’ un fatto insolito.

 
  
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  Elmar Brok (PPE-DE).(DE) Signor Presidente, desidero ringraziare il Commissario Wallström per aver affermato che non si può decidere nulla contro il volere della Commissione. E’ quanto dispone il progetto di Costituzione, e le sono grato per averlo ribadito esplicitamente.

La questione non è se le opinioni del Parlamento potranno essere prese in considerazione, bensì quale sia la posizione negoziale della Commissione. In altre parole, vorremmo sapere se sostiene che questo Servizio debba essere integrato nella Commissione. Sarebbe molto interessante conoscere il suo parere in merito.

Il problema non riguarda nemmeno la partecipazione del Parlamento. Al contrario, siamo qui oggi per aiutare la Commissione ad evitare che si verifichi una situazione in cui avremmo un meccanismo di mercato interno e un ministro degli Esteri potente per i propri meriti. Vogliamo invece che sia la Commissione a svolgere, sul piano amministrativo, il ruolo dell’Unione europea nel mondo.

Signor Presidente, forse lei potrebbe fornirmi il documento che ci doterebbe della base giuridica di cui abbiamo bisogno per accertare che il Parlamento spinga la Commissione nella giusta direzione.

 
  
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  Margot Wallström, Vicepresidente della Commissione. – (EN) Signor Presidente, desidero semplicemente aggiungere che bisogna capire che non siamo ancora giunti alla fase negoziale. Siamo ancora alla fase preparatoria, in cui esaminiamo tutti i dettagli tecnici. Sarebbe intempestivo circoscrivere la nostra posizione negoziale in questa fase. Bisogna svolgere ancora molto lavoro tecnico di preparazione. Come ho già detto, informeremo il Parlamento dei progressi.

 
  
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  Presidente. – La discussione è chiusa.

La votazione si svolgerà a Bruxelles, giovedì 26 maggio.

 
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