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Discussioni
Mercoledì 11 maggio 2005 - Strasburgo Edizione GU

21. Valutazione del ciclo di Doha dopo l’accordo dell’OMC del 1° agosto 2004
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  Presidente. – L’ordine del giorno reca la relazione (A6-0095/2005), presentata dall’onorevole Javier Moreno Sánchez a nome della commissione per il commercio internazionale, sulla valutazione del ciclo di Doha dopo l’accordo dell’OMC del 1° agosto 2004 [2004/2138(INI)].

 
  
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  Javier Moreno Sánchez (PSE), relatore. – (ES) Signor Presidente, onorevoli colleghi, signor Commissario, vorrei cominciare il mio intervento ringraziando tutti coloro che hanno contribuito ad arricchire la relazione su cui voteremo domani per la loro collaborazione. La relazione mira a garantire l’equilibrio tra, da un lato, il pieno sostegno del Parlamento alla difesa degli interessi dell’Unione nei negoziati in corso e, dall’altro lato, il desiderio di assicurare che questo ciclo di negoziati per lo sviluppo si concluda con successo, il che significa la piena integrazione e partecipazione dei paesi in via di sviluppo nell’economia mondiale.

Con questa relazione, l’Assemblea intende trasmettere un messaggio politico risoluto di sostegno all’avanzamento dei negoziati, nell’ambito dei quali la Commissione svolge un ruolo essenziale, ribadendo il nostro impegno nei confronti dell’OMC e del suo sistema di scambi commerciali multilaterali, che senza dubbio costituisce il miglior meccanismo per promuovere un commercio equo e solidale a vantaggio di tutti. Il messaggio giunge in un momento molto opportuno, in quanto il programma di Doha si trova a un crocevia, in una fase chiave della sua attuazione, in cui non si devono compiere passi indietro.

In seguito al fallimento della Conferenza ministeriale di Cancún, l’accordo del 1° agosto 2004 riveste indubbia importanza politica, in quanto ha riportato i negoziati sui giusti binari e riconosce altresì la necessità di integrare pienamente i paesi in via di sviluppo nell’economia globale. Tuttavia, si tratta solo di una tabella di marcia. Il successo dei negoziati dipende dalla ferma volontà politica di tutte le parti di conseguire un accordo fondamentale a Hong Kong.

Si deve giungere a questo appuntamento con una proposta ambiziosa ed equilibrata nei vari settori coperti dall’accordo: sviluppo, agricoltura, prodotti industriali (NAMA), servizi e agevolazione del commercio, senza dimenticare la necessità di collocare lo sviluppo al primo posto nei negoziati, sebbene l’agricoltura ne sia la vera forza motrice. Ai fini di questo obiettivo, si devono ottenere impegni concreti e specifici con date e scadenze, tramite un processo di negoziazione trasparente, efficace e inclusivo, cui partecipino pienamente tutti i paesi membri dell’OMC.

Nel contesto dello sviluppo, dobbiamo assicurare che i negoziati affrontino i problemi legati alla povertà, alla malnutrizione e alla fame nel mondo, al fine di dimezzarle entro il 2015, come prevede la dichiarazione del Millennio, attraverso una più stretta relazione tra l’OMC e le altre organizzazioni internazionali.

Sarebbe inoltre utile che la Commissione formulasse proposte relative allo sviluppo di meccanismi di integrazione commerciale per i paesi in via di sviluppo, che consentano di compensare le perdite eventualmente causate dalla liberalizzazione degli scambi.

I progressi in materia di assistenza tecnica, creazione di capacità e promozione degli scambi sud-sud rivestono anch’essi particolare importanza per garantire l’integrazione dei paesi in via di sviluppo nell’economia mondiale e dare impulso alle loro capacità di esportazione.

Nel settore dell’agricoltura, i membri dell’OMC devono proseguire i lavori in modo equilibrato nei tre pilastri – sovvenzioni all’esportazione, aiuti interni e accesso al mercato – per pervenire a modalità negoziali dettagliate in vista di Hong Kong e a un disarmo parallelo da parte di tutti i membri dell’OMC.

Per quanto riguarda l’accesso ai mercati per i prodotti non agricoli, i NAMA, si deve prevedere flessibilità e una reciprocità parziale dei paesi in via di sviluppo, applicando il principio del trattamento speciale e differenziato.

Nel settore dei servizi, entro il mese dovrebbero essere presentate offerte di qualità rivedute e, per quanto riguarda i servizi relativi alle esigenze di base dei cittadini, ritengo non se ne debba esigere la liberalizzazione da parte dei paesi in via di sviluppo.

Onorevoli colleghi, signor Commissario, il successo del round, la legittimità e la credibilità dell’OMC dipendono anche, indiscutibilmente, dalla misura in cui la società civile si sente partecipe dei benefici derivanti dal commercio internazionale.

In un processo che, sin da Seattle, suscita grande interesse sociale, sembra essenziale evidenziare il ruolo che devono svolgere i parlamenti democratici nel dar voce al sentimento popolare in consessi internazionali quali l’OMC e, nel caso del Parlamento europeo, quale organo di controllo democratico della politica commerciale dell’Unione e futuro colegislatore in materia, una volta che entrerà in vigore la Costituzione europea. Un ulteriore argomento, se mi permettete un breve inciso su un tema di grande attualità, che si aggiunge al lungo elenco di progressi rappresentati dalla Costituzione e che giustifica un voto europeo favorevole, sia in Francia sia negli altri paesi.

Onorevoli colleghi, signor Commissario, come diceva il poeta spagnolo Antonio Machado, “viandante, non c’è cammino, se non andando”. Siamo a metà strada tra Ginevra e Hong Kong, tra la nostalgia per ciò che ci lasciamo alle spalle e l’impazienza di giungere a destinazione. Dobbiamo arrivare a Hong Kong con una proposta ambiziosa ed equilibrata, della quale la società civile e tutti i paesi membri dell’OMC si sentano partecipi e soddisfatti del risultato.

 
  
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  Peter Mandelson, Membro della Commissione. – (EN) Signor Presidente, vorrei innanzi tutto congratularmi con l’onorevole Moreno Sánchez per la sua ottima relazione, in cui trova espressione non solo il parere dell’autore, ma anche dell’Assemblea nel suo insieme. Accolgo con favore questa discussione, perché considero il Parlamento il partner essenziale della Commissione nella conduzione delle nostre politiche commerciali, in particolare per quanto riguarda l’avanzamento del ciclo di Doha, che rimane la nostra priorità numero uno.

L’onorevole Moreno Sánchez ha sottolineato la necessità di compiere progressi su tutte le questioni comprese in quest’agenda di ampio respiro, con un chiaro accento – che sostengo con convinzione – sugli obiettivi della riduzione della povertà e dello sviluppo sostenibile. Tali obiettivi erano al centro della carta inaugurale di questo ciclo di negoziati e rimangono tanto importanti oggi quanto lo erano al momento della loro formulazione.

Da quando ho assunto l’incarico, ho fatto tutto il possibile per far progredire l’agenda di sviluppo di Doha e mantenerla sui giusti binari. Voglio che Doha metta il commercio al servizio dello sviluppo. Questo è ciò in cui credo e promuovo ed è al centro delle politiche che perseguo.

L’Europa tuttavia non può procedere da sola. Come ho affermato a Ginevra il mio primo giorno in veste di Commissario responsabile per il commercio, l’Unione non può essere l’unico banchiere dell’OMC. L’estate scorsa, l’Europa ha avuto il coraggio di mettere le sovvenzioni alle esportazioni agricole sul tavolo dei negoziati. Spetta ora ad altri scoprire le proprie carte. In termini concreti, questo round deve portare a un migliore accesso ai mercati e a maggiori opportunità commerciali per tutti, non solo per i paesi in via di sviluppo – mi aspetto e voglio che siano i maggiori vincitori in questi negoziati – ma anche per la nostra industria e per i prestatori di servizi in Europa. Ciò ci permetterà di valorizzare i punti forti dell’Europa nell’economia della conoscenza, per la prosperità e a beneficio di tutti.

Anche l’accesso al mercato per i prodotti industriali – i NAMA – e i servizi è una questione fondamentale nell’ambito dei negoziati. Senza compiere progressi in materia, non si può concludere il ciclo. A tal fine, intendo assicurare che i paesi in via di sviluppo più avanzati dedichino maggiore attenzione alle questioni non agricole. Finora, hanno promosso con insistenza i loro interessi agricoli, come hanno pieno diritto di fare e come mi aspetto che facciano. Tuttavia, hanno mostrato scarsa disponibilità ad affrontare la necessità di un passo reale da parte loro sui NAMA e sui servizi, anche se un’analisi oggettiva rivela che ciò sarebbe nel loro stesso interesse economico. Questa situazione deve cambiare. Dobbiamo tutti dar prova di disponibilità ad adattare, modificare e conciliare gli interessi degli uni e degli altri. Questo è il motivo per cui abbiamo fatto la nostra mossa sull’agricoltura.

Gli altri principali paesi industrializzati devono ora seguire il nostro esempio ed essere più intraprendenti sui servizi e lavorare alle loro riforme agricole, al fine di portarsi alla pari con ciò che abbiamo proposto noi in Europa.

La scorsa settimana, si sono svolte diverse riunioni informali dei ministri del Commercio dell’OMC a Parigi. Ho espresso reale preoccupazione per la lentezza dei negoziati attuali. Ho invitato tutti i membri a smetterla di tenere le carte strette al petto e a cominciare a metterle sul tavolo. Ciò vale per tutti noi, non sto solo puntando il dito contro gli altri. Tutti dobbiamo farlo, non solo l’Europa.

Ho anche spiegato che cosa intendiamo per round ambizioso. E’ necessario compiere progressi paralleli in tutti e tre i pilastri dei negoziati sull’agricoltura – non solo le sovvenzioni alle esportazioni – comprese le tariffe e le quote che limitano l’accesso al mercato. Tutti i paesi industrializzati – non solo l’Unione europea – devono compiere sforzi visibili al fine di riformare le rispettive politiche agricole; una riduzione sostanziale e reale – non solo sulla carta – delle tariffe industriali deve essere prevista da tutti i paesi in condizione di farlo, compresi i paesi in via di sviluppo più avanzati, sempre nel rispetto delle circostanze specifiche dei più deboli. Si devono presentate proposte su servizi che offrano nuove ed effettive opportunità commerciali e si devono rafforzare sensibilmente le regole dell’OMC, che si tratti di agevolazione del commercio, di misure antidumping o di indicazioni geografiche.

Ho anche rinnovato la mia richiesta di sforzi supplementari volti a rispondere alle preoccupazioni specifiche dei paesi in via di sviluppo, in particolare – anche se non esclusivamente – quelli poveri e vulnerabili, tramite un trattamento speciale e differenziato nel round e una considerevole intensificazione degli aiuti al commercio da parte dalle regioni più ricche del mondo. Avete ragione ad identificare la creazione di capacità – il sostegno essenziale che dobbiamo fornire – per permettere al commercio di esplicarsi e agevolare tale adeguamento, affinché i paesi in via di sviluppo, in particolare quelli più deboli, possano effettivamente partecipare delle opportunità commerciali che stiamo proponendo in questo ciclo di negoziati.

Abbiamo compiuto progressi a Parigi. Abbiamo raggiunto l’accordo sulla questione vitale, ma prettamente tecnica, della conversione dei diritti doganali specifici – tot euro per bushel di questo, tot euro per chilo di quello – in equivalenti percentuali ad valorem. Sebbene l’aspetto fondamentale riguardante in quale misura e su quali basi saranno ridotti questi equivalenti tariffari rimanga da discutere – ci si arriverà più avanti – abbiamo ora una base su cui procedere per quanto riguarda l’agricoltura e, di conseguenza, tutti gli altri aspetti dell’agenda di sviluppo di Doha. Al riguardo vorrei riconoscere e rendere omaggio al lavoro svolto dal Commissario Fischer Boel. L’agricoltura è un tema ostico e rispetto il modo in cui gestisce la questione.

Possiamo anche attenderci progressi sulle tariffe industriali nei prossimi mesi. Molti membri riaffermano inoltre la loro intenzione di presentare proposte migliori sui servizi entro la fine del mese. Ci attendiamo un’intensificazione delle discussioni tra i principali soggetti interessati entro la miniriunione ministeriale in Cina, che si svolgerà il 12 e 13 luglio. Prima della pausa estiva, dovremmo vedere una prima bozza di quello che potrebbe essere il possibile pacchetto per Hong Kong. Affinché sia possibile conseguire un risultato ambizioso a Hong Kong alla fine dell’anno, e quindi un round ambizioso, questa prima bozza, che mi auguro sia pronta per luglio, dovrebbe come minimo identificare innanzi tutto i settori di crescente convergenza tra i membri dell’OMC, questione per questione. Dovrebbe inoltre precisare il livello di ambizione condiviso sugli aspetti fondamentali dell’accesso al mercato: agricoltura, NAMA e servizi. Infine, dovrebbe individuare i principali ambiti problematici su cui occorrerà trovare l’accordo per garantire il successo di Hong Kong e completare il ciclo di negoziati.

Sono lieto che queste idee siano contenute nella sintesi della presidenza della miniriunione ministeriale di Parigi. Potete essere certi che la Commissione proseguirà i lavori con grande energia e ambizione in vista di Hong Kong.

La Commissione concorda sinceramente con gran parte della relazione, ma vorrei solo esaminare due punti specifici. Per quanto riguarda la menzione specifica della flessibilità per i paesi in via di sviluppo al paragrafo 6 della relazione, la Commissione concorda con l’impostazione della questione. Siamo disposti a concedere flessibilità ai paesi in via di sviluppo tramite un trattamento speciale e differenziato, sia per i paesi meno avanzati sia per altri paesi deboli e vulnerabili. Tuttavia, possiamo farlo soltanto se teniamo conto del livello di sviluppo e ciò significa differenziare i paesi in via di sviluppo questione per questione. Non possiamo semplicemente accettare un unico criterio uguale per tutti.

Il secondo punto riguarda la proposta relativa a un “capitolo sullo sviluppo” nei negoziati sull’agricoltura, contenuta nel paragrafo 9. La Commissione può accettare che il quadro normativo possa e debba proteggere gli interessi dell’Unione europea. Tuttavia, è troppo ottimistico affermare che: “… l’UE riuscirà ad affrontare agevolmente tali riduzioni” degli aiuti interni che distorcono il commercio. Sull’accesso al mercato, la relazione presuppone che un trattamento molto positivo per i prodotti sensibili permetterà all’Unione di proteggere le proprie organizzazioni di mercato. E’ senza dubbio ciò che l’Unione si augura, ma si dovranno comunque fare difficili concessioni su alcuni prodotti, anche nelle migliori circostanze.

Concluderei qui. Ascolterò gli interventi degli onorevoli deputati e risponderò alla fine della discussione, se e quando avrò la possibilità di farlo. Ringrazio ancora una volta l’onorevole Moreno Sánchez per la sua relazione e l’Assemblea per la possibilità di discutere questo tema importantissimo.

 
  
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  Maria Martens (PPE-DE), relatore per parere della commissione per lo sviluppo. – (NL) Il ciclo di negoziati di Doha sullo sviluppo dovrebbe dare alle economie dei paesi in via di sviluppo una boccata d’ossigeno ed anche un posto effettivo nell’economia mondiale. E’ orientato verso una più equa distribuzione nel mondo.

Per lottare contro la povertà nel mondo, abbiamo definito i cosiddetti obiettivi di sviluppo del Millennio. Sane condizioni commerciali per i paesi in via di sviluppo possono apportare un contributo significativo ed è a questo che dobbiamo mirare a Hong Kong. Vorrei evidenziare diversi aspetti, alcuni dei quali sono già stati affrontati dal Commissario.

Nella nostra politica commerciale dovremmo saper operare una migliore distinzione tra i diversi paesi in via di sviluppo. Le discrepanze sono troppo ampie per un quadro uniforme. Vi sono economie forti e deboli, grandi e piccole. Vi sono paesi con margini di produzione e crescita ampi e limitati. Dovremmo saper personalizzare meglio la nostra politica. Per questo motivo, il trattamento speciale e differenziato dei paesi in via di sviluppo deve essere uno dei punti chiave dell’agenda per Hong Kong.

Si è parlato molto delle ripercussioni che gli accordi di Hong Kong avranno sulle concessioni commerciali fatte ai paesi in via di sviluppo, i quali temono un’erosione delle preferenze. Vorrei chiedere al Commissario di informare l’Assemblea, dopo i negoziati, se siano state effettivamente erose.

In terzo luogo, sembra che i paesi in via di sviluppo non siano ancora sufficientemente in grado di trarre vantaggi reali dalle opportunità offerte loro e vorrei quindi evidenziare l’importanza della creazione di capacità e dell’assistenza tecnica. Dobbiamo lavorare sodo su questi aspetti, al fine di rafforzare le capacità di esportazione e commerciali di tali paesi. E’ altresì importante, per i paesi che fanno assegnamento su uno o due prodotti di esportazione, cercare di incoraggiarli a diversificare la produzione.

Vorrei ora accennare alla questione delle sovvenzioni all’esportazione, già menzionata dal Commissario, i cui effetti negativi sui mercati locali sono già noti. Dobbiamo elaborare quanto prima possibile un calendario per la graduale eliminazione delle sovvenzioni all’esportazione. Purtroppo, nel testo non è fissato un termine ultimo.

Infine, l’Unione europea ha un compito importante da svolgere a Hong Kong. Sappiamo tutti come sono andati i negoziati a Cancún. Tale situazione non deve ripetersi. Vorrei infine ringraziare il relatore per il suo valido lavoro e per la buona cooperazione.

 
  
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  Joseph Daul (PPE-DE), relatore per parere della commissione per l’agricoltura e lo sviluppo rurale. – (FR) Signor Presidente, signor Commissario, onorevoli colleghi, la discussione di oggi riveste particolare importanza, in quanto siamo in una fase di accelerazione dei negoziati a Ginevra. Lei ha affermato che, la scorsa settimana, a Parigi, la riunione ministeriale ha compiuto progressi. Da parte mia, signor Commissario, vorrei fare quattro osservazioni.

In primo luogo, sono molto preoccupato per l’atteggiamento adottato da numerosi paesi, che non si impegnano realmente in questi negoziati. Ne considero prova l’assenza totale di progressi reali in ambiti diversi dall’agricoltura. Le discussioni sull’accesso al mercato per i prodotti industriali e i servizi sono a un punto morto, così come quelli riguardanti le norme. Non possiamo accettare negoziati così squilibrati, nei quali l’agricoltura paga per tutti gli altri settori, dal momento che l’Unione europea ha già compiuto sforzi enormi in questo ambito particolare.

In secondo luogo, la riuscita del ciclo di negoziati comporta una reale assunzione di responsabilità da parte dei paesi emergenti, quali il Brasile, l’India e la Cina, nell’ambito dei negoziati. Anche questi paesi devono aprire i loro mercati ad altri paesi in via di sviluppo, perché la vera forza motrice dello sviluppo, nel corso dei prossimi anni, sarà l’intensificazione degli scambi tra i paesi del sud.

In terzo luogo, la recente decisione dell’organo di appello relativa allo zucchero ci ricorda che non esiste buona fede nei negoziati. E’ quindi essenziale valutare ogni aspetto dei negoziati alla luce della normativa dell’OMC, onde evitare che, nel giro di qualche anno, il compromesso che avremo accettato sia annullato da una decisione dei giudici dell’OMC e con tutta probabilità penalizzi anche i paesi poveri. Dobbiamo riesaminare la questione.

Il quarto ed ultimo punto, ed è quello più importante, sul quale vorrei insistere presso di lei, signor Commissario, è che i negoziatori che prendono decisioni oggi hanno una grande responsabilità per il futuro di milioni di donne e uomini. E’ facile concludere un negoziato, ma credo che i problemi emergeranno forse solo in un futuro più lontano, quando lei non sarà più in carica. Ho fiducia in lei. Tuttavia, e soprattutto, non lasci ai suoi successori il compito di risolvere le difficoltà. Prima di firmare e dire sì, riflettiamo insieme due volte sulla questione, in modo da poter passare un dossier accettabile ai suoi successori.

 
  
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  Georgios Papastamkos, a nome del gruppo PPE-DE. – (EL) Signor Presidente, la sfida della Conferenza di Hong Kong fissa i limiti della credibilità, dell’approvazione operativa e del dinamismo dell’OMC.

A mio parere, cinque problemi strutturali ostacolano i negoziati del ciclo di Doha.

In primo luogo, l’incapacità dei principali partner commerciali di rassegnarsi a cedere l’indipendenza finanziaria e politica interna.

In secondo luogo, la difficoltà a prendere decisioni, dovuta all’enorme aumento dei membri dell’OMC, accompagnato dalla sua crescente eterogeneità.

In terzo luogo, la mancanza di equilibrio nella liberalizzazione del commercio tra sistemi di scambi avanzati. In termini comparativi, l’Unione ha fatto le maggiori concessioni, con il risultato che il mercato europeo è il più aperto del mondo.

In quarto luogo, la mancanza di volontà da parte di altri soggetti internazionali di assumere un ruolo guida nei negoziati.

Infine, la posizione difensiva dei paesi in via di sviluppo nei confronti di nuove materie oggetto di negoziato.

L’estensione e il rafforzamento del quadro normativo multilaterale dell’OMC, che costituisce la strategia dell’Unione, è limitato dal principio della specializzazione delle organizzazioni internazionali. Tale principio stabilisce anche i limiti dell’ulteriore sviluppo dell’OMC sia nell’organizzazione globale della politica sociale sia nell’organizzazione globale delle questioni ambientali.

Di conseguenza, a mio parere ciò che occorre definire è una nuova architettura globale per integrare i seguenti pilastri:

– l’OMC, che promuove in modo soddisfacente la distribuzione efficace delle risorse;

– un’organizzazione economica internazionale per la stabilità economica internazionale;

– un’organizzazione per lo sviluppo internazionale per la ridistribuzione internazionale delle risorse e il sostegno allo sviluppo dei paesi poveri;

– un’organizzazione ambientale internazionale per la tutela e il miglioramento dell’ambiente globale e delle risorse naturali.

Le condizioni dell’economia globalizzata impongono una nuova regolamentazione generale del sistema economico globale, sulla base dell’economia di mercato sociale ed ecologica, che promuova la distribuzione delle risorse, la stabilità, la solidarietà internazionale e la tutela dell’ambiente e dei consumatori.

 
  
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  Erika Mann, a nome del gruppo PSE. – (DE) Signor Presidente, signor Commissario, onorevoli colleghi, vorrei solo trattare un paio di aspetti di cui si deve tenere conto nell’esaminare la relazione, che in fondo è la prima relazione presentata quest’anno dalla commissione per il commercio internazionale. Nella seconda metà dell’anno, elaboreremo una seconda relazione per dar seguito, esaminare e commentare le decisioni e i negoziati della Commissione.

Per quanto riguarda sia la commissione competente sia il mio gruppo, il quesito da porsi è che cosa si possa fare, innanzi tutto per garantire che si stia effettivamente svolgendo un lavoro valido e utile per conseguire un risultato positivo a Hong Kong – anche se non si perverrà a una conclusione definitiva, un risultato positivo sarebbe comunque gradito – in modo che i negoziati possano poi proseguire su una base solida; in secondo luogo, per garantire che la nostra grande esigenza, espressa nel titolo “ciclo per lo sviluppo”, si traduca in realtà e, infine, per garantire la tutela degli interessi dell’Unione europea.

Naturalmente la situazione è molto complessa, se si tiene conto del fatto che a Cancún non è andata proprio bene, che l’inizio è stato molto difficile e che i negoziati al momento sembrano alquanto traballanti. Sussiste anche il problema dei paesi con economie emergenti, che lottano per poter assumere un ruolo guida globale nel mondo. Ciò è molto evidente nel caso della Cina – sulla quale si svolgerà una discussione domani – ma anche del Brasile, e naturalmente dell’India. Tutto ciò contribuisce a rendere la situazione molto difficile e complessa.

Vi è un altro aspetto su cui occorre riflettere. Vorrei chiederle, signor Commissario, di esaminare il modo in cui si realizzerà l’interazione tra l’Assemblea, la commissione per il commercio internazionale e lei stesso nel corso dell’anno. Se il nuovo Trattato fosse già in vigore, il Parlamento godrebbe di molti più poteri, con meccanismi di consultazione più diretti. I nostri meccanismi sono ottimi e consolidati, ma sono tutti di natura un po’ informale.

Al tempo stesso, tuttavia, è anche vero che i cittadini vorrebbero che fossimo coinvolti in modo più diretto, con più poteri e più diritti, in un processo che comprende negoziati in materia di agricoltura e servizi. Sono settori molto sensibili, la cui discussione può essere molto controversa e sui quali non esistono posizioni univoche, né nel nostro gruppo, né in seno all’Assemblea né tra la popolazione in generale.

Come possiamo dunque garantire che, nel corso dell’anno, sapremo organizzare questo processo cruciale, che coinvolge la Commissione, la commissione per il commercio internazionale e il Parlamento, in modo che sfoci in una cooperazione proficua, che vada oltre ciò che abbiamo già stabilito e comprenda i settori critici che ho menzionato?

Se di fatto deve prevedere cambiamenti nei negoziati, o modificare i suoi piani – e può essere certo, signor Commissario, che le toccherà farlo – come si può garantire che la cooperazione sia abbastanza stretta da permetterci di assolvere realmente la responsabilità che abbiamo nei confronti dei cittadini?

 
  
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  Johan Van Hecke, a nome del gruppo ALDE. – (NL) Signor Presidente, vorrei innanzi tutto congratularmi con il relatore per il suo lavoro, che a mio parere fornisce un ottima visione d’insieme dello stato attuale dei negoziati, in seguito all’accordo quadro dell’OMC a Ginevra e alla vigilia della conferenza di Hong Kong. E’ chiaro che il successo del ciclo di negoziati di Doha per lo sviluppo è cruciale per un’ulteriore liberalizzazione degli scambi mondiali. Infatti, dopo il fallimento di Cancún, la credibilità del sistema multilaterale di scambi è a rischio. Sebbene il successo di Hong Kong sia essenziale per dare impulso alla crescita economica, esso metterà anche seriamente alla prova la legittimità dell’OMC. Condivido il parere del Commissario Mandelson, secondo cui si deve considerare che l’oggetto del ciclo di Doha sia principalmente lo sviluppo. Commercio e sviluppo devono andare di pari passo e un maggiore coinvolgimento dei paesi in via di sviluppo nel quadro di un commercio mondiale equo costituisce un fattore essenziale nella lotta contro la fame e la povertà nel mondo.

E’ promettente che la scorsa settimana si sia raggiunto un compromesso sui diritti di importazione per i prodotti agricoli e che con esso si sia scongiurato un incombente fallimento del ciclo di Doha. La conversione dei diritti di importazione lineari in tariffe comuni su base percentuale, in funzione del valore dei prodotti, è un prudente ma importante passo nella direzione di un accordo generale sugli scambi di prodotti agricoli.

Il mio gruppo rimane nondimeno convinto che tutte le sovvenzioni all’esportazione nel settore agricolo debbano essere definitivamente abolite, perché è e rimane inaccettabile che l’attuale politica agricola dell’Unione costi a una famiglia europea media circa 100 euro supplementari e renda più difficile per i paesi in via di sviluppo sfuggire alla trappola della povertà. La Banca mondiale ha calcolato di recente che il successo in questo ciclo di negoziati commerciali può determinare un incremento del reddito mondiale di 385 miliardi di euro all’anno. Se l’Africa riesce ad accrescere la sua quota nel commercio mondiale dal 2 a non più del 3 per cento, il suo reddito annuo aumenterà di 70 miliardi di dollari. Si tratta di una cifra di gran lunga superiore a quella che riceve attualmente in aiuti allo sviluppo. Anche solo per questo motivo, non possiamo permetterci un nuovo fallimento.

 
  
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  Caroline Lucas, a nome del gruppo Verts/ALE.(EN) Signor Presidente, ringrazio l’onorevole Moreno Sánchez per il suo lavoro in materia, ma non credo sarà sorpreso dal fatto che purtroppo il nostro gruppo non può sostenere la relazione nella sua forma attuale. Sebbene vi siano alcuni elementi validi, che evidenziano gli obiettivi dello sviluppo sostenibile e dell’eliminazione della povertà, essi sono gravemente compromessi dall’impostazione generale della relazione, che rappresenta un’adesione acritica al libero scambio deregolamentato, quale strumento principale per conseguire tali obiettivi.

Il presupposto sembra ancora essere che più scambi equivalgano automaticamente a più crescita, che a sua volta equivale automaticamente a maggiore riduzione della povertà, ma la realtà sul terreno è alquanto diversa e, come risulta chiaramente dalla recente relazione dell’UNDP sui paesi meno avanzati, la maggiore integrazione di alcuni dei paesi più poveri nel sistema di scambi internazionali in genere non ha determinato una riduzione della povertà tra le persone più povere.

Un altro presupposto alla base della relazione è che, se solo chi è critico nei confronti dell’OMC comprendesse meglio l’istituzione, in qualche modo se ne innamorerebbe misteriosamente o, per usare le parole della relazione, “l’OMC deve fornire adeguate informazioni e spiegazioni alla società civile [...] in modo da evitare che il processo di globalizzazione e il ruolo svolto dall’OMC siano ampiamente fraintesi e travisati”. Francamente, si tratta di un’assurdità inutile e paternalistica. Ampi settori della società civile sanno sempre meglio che cosa sia l’OMC e sanno precisamente quanto dannoso possa essere il processo di globalizzazione economica. Non abbiamo bisogno di un’operazione di facciata nelle pubbliche relazioni, ma di una riforma fondamentale e profonda delle istituzioni e delle regole del commercio mondiale, che ponga la sostenibilità e l’uguaglianza realmente al centro di tale sistema.

Vorrei ora esaminare alcuni aspetti specifici: il nostro gruppo ha ripresentato il suo emendamento originale sui corsi dei prodotti di base. La diminuzione dei prezzi dei prodotti di base è uno dei maggiori motivi per cui i paesi più poveri non beneficiano di un trattamento più equo negli scambi mondiali. Ben 43 paesi in via di sviluppo dipendono da un unico prodotto di base per oltre il 20 per cento delle loro entrate totali derivanti dalle esportazioni. Se i prezzi dei 10 principali prodotti agricoli esportati dai paesi in via di sviluppo fossero aumentati in base all’inflazione dal 1980, nel 2002 gli esportatori avrebbero ottenuto circa 112 miliardi di dollari in più, rispetto a quanto hanno effettivamente ottenuto, una cifra che sarebbe stata pari al doppio del livello di assistenza ufficiale allo sviluppo. Francamente, mi sembra singolare che la commissione per il commercio internazionale, che si vanta di affermare che gli scambi devono sostenere l’eliminazione della povertà, abbia potuto respingere un emendamento che chiede un’azione a favore della stabilizzazione dei corsi dei prodotti di base. Mi auguro che domani l’Assemblea ci accordi il suo sostegno.

Abbiamo anche presentato un emendamento riguardante il mandato della Commissione. E’ difficile immaginare quale giustificazione possa avere la Commissione per operare in base a un mandato di sei anni fa, che di conseguenza non riflette i notevoli cambiamenti intervenuti dalla sua adozione. Forse il Commissario Mandelson può esporci tale giustificazione, perché, da un punto di vista istituzionale, dopo il fallimento di due delle ultime tre Conferenze ministeriali, non possiamo continuare come se nulla fosse accaduto. Non possiamo ignorare la resistenza opposta da molti paesi del sud ad affidare un numero sempre maggiore di nuove competenze all’OMC.

Ora che è in carica una nuova Commissione e nell’imminenza della nuova Conferenza ministeriale dell’OMC, dovremmo trasmettere un segnale alla comunità internazionale, per indicare che l’Europa tiene conto di questi cambiamenti ed è in grado di imparare dagli errori commessi a Seattle e a Cancún.

 
  
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  Vittorio Emanuele Agnoletto, a nome del gruppo GUE/NGL. – Signor Presidente, onorevoli colleghi, sono rimasto veramente strabiliato sentendo in quest’Aula che l’OMC è lo strumento per migliorare e per promuovere un commercio equo e solidale. Ma come si può affermare una cosa simile?

E’ sufficiente vedere quali sono stati i risultati concreti dei round di trattative che si sono realizzati e che si stanno realizzando. Ma come si fa a parlare di reciprocità tra un gigante e un nano, tra Davide e Golia? Come si può sperare che paesi in via di sviluppo siano i vincitori di questo round se noi non cambiamo le nostre politiche?

Perché non si entra nel merito dei risultati? Perché non si dice come le sovvenzioni a 25 000 coltivatori di cotone degli Stati Uniti hanno ridotto alla fame milioni di persone nell’Africa centrale? Perché non si dice come i TRIPS (trade-related aspects of intellectual property rights) hanno privato e continuano a privare di farmaci anti-AIDS 30 milioni di persone – la stragrande maggioranza in Africa – e come l’imposizione di TRIPS all’India abbia dimezzato le persone del terzo mondo in grado di accedere ai farmaci anti-AIDS?

Perché non si parla del disastro prodotto dalle sovvenzioni all’agricoltura intensiva versate dall’Europa e dagli Stati Uniti? Un disastro che in occasione del vertice di Cancun ha coalizzato il Brasile, l’India e i paesi del sud del mondo contro l’Europa e gli Stati Uniti.

E poi, come ci stiamo preparando al nuovo vertice dell’OMC che si terrà a Hong Kong? L’impressione è che si arriverà a liberalizzare i servizi sociali e sanitari, in nome di un liberismo che finirebbe semplicemente per rendere questi servizi a pagamento – controllati dalle grandi multinazionali – nei paesi del sud del mondo, impedendo a gran parte della popolazione di potervi accedere.

Perché non parliamo, allora, degli Accordi di Partenariato Economico? Ne abbiamo discusso ed abbiamo visto il loro drammatico risultato nell’Assemblea parlamentare paritetica ACP-UE riunita a Bamako. Attraverso la richiesta di liberalizzazione completa dei commerci con il sud del mondo – in Africa in particolare – e l’abbattimento dei dazi di quelle nazioni, tali accordi hanno contribuito a distruggerle sul piano economico, non permettendo loro di scegliere autonomamente le proprie strategie per uno sviluppo differente.

Ritengo, invece che noi dovremmo batterci per una riduzione del ruolo dell’Organizzazione mondiale del commercio. Dovremmo batterci per far sì che tutta una serie di prodotti possano passare sotto la gestione di altre agenzie, ad esempio delle agenzie delle Nazioni Unite, a cominciare dai prodotti agricoli e farmaceutici. Per questi motivi il nostro gruppo esprime un parere fortemente negativo sulla relazione presentata in quest’Aula.

 
  
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  Seán Ó Neachtain, a nome del gruppo UEN. – (EN) Signor Presidente, nonostante il fallimento della conferenza di Cancún nel settembre 2003, i negoziati sugli scambi multilaterali in seno all’OMC sono tuttora definiti dal programma di Doha. L’accordo raggiunto nell’agosto 2004 dal Consiglio generale dell’OMC è riuscito a rilanciare i negoziati, ed è un fatto di cui mi compiaccio.

Fin dall’inizio, permettetemi di dire che accolgo anch’io con favore la relazione e mi congratulo con il relatore per il suo lavoro. Sono particolarmente lieto che la proposta presentata a nome della commissione per il commercio internazionale rappresenti un notevole miglioramento rispetto al documento originale, in particolare per quanto riguarda il modo in cui integrare i paesi in via di sviluppo nel sistema mondiale di scambi e l’importanza da attribuire alla liberalizzazione di alcuni servizi non essenziali e, aspetto significativo, alle soluzioni proposte per ridurre il protezionismo in agricoltura.

Gli emendamenti di compromesso approvati dalla commissione a mio parere hanno migliorato il testo. La relazione presenta un’analisi imparziale, che tiene debitamente conto delle aspettative e degli interessi europei nell’ambito di un ciclo di negoziati destinato ad essere difficoltoso.

Nel contesto delle trattative in sede di OMC, sono preoccupato per l’agricoltura e, in particolare, per il futuro delle piccole aziende agricole a conduzione familiare nel mio paese, che, va detto, costituiscono la spina dorsale della società irlandese. Non si può assolutamente cambiare il modello agricolo europeo o l’accordo di Lussemburgo sulla riforma della PAC. Per quanto riguarda gli agricoltori europei, essi hanno accettato una riforma che personalmente considero scolpita nel ferro e che rimane valida fino al 2013. Hanno accettato una riforma che ha preso le mosse dalla necessità di allineare la PAC all’OMC. Hanno accettato un accordo che comporta cambiamenti radicali nel settore. I nostri agricoltori hanno bisogno di una politica stabile per pianificare il futuro delle loro aziende e per il sostentamento delle loro famiglie. Non si possono compiere passi indietro su questi impegni. Devo dire, signor Commissario, che sono incoraggiato da ciò che ha affermato poc’anzi al riguardo e sono certo che difenderà con vigore i nostri interessi in questo ambito.

Infine, credo si sia tutti d’accordo sul fatto che l’OMC sia la sede migliore in cui proteggere i diritti di tutti gli Stati, ricchi e poveri, industrializzati e in via di sviluppo. Ritengo altresì che il multilateralismo sia la via da seguire per compiere progressi e sono lieto che la Commissione abbia confermato questa posizione. Attendo con impazienza la Conferenza di Hong Kong nel dicembre di quest’anno.

 
  
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  Daniel Caspary (PPE-DE).(DE) Signor Presidente, onorevoli colleghi, è assolutamente indispensabile compiere progressi in questo ciclo di negoziati riguardanti la riforma e la liberalizzazione. Secondo i calcoli della Banca mondiale, cui ha accennato poc’anzi l’onorevole Van Hecke, la conclusione positiva del ciclo di Doha potrebbe incrementare il reddito globale di 500 miliardi di euro all’anno e quindi il successo di Doha significa guerra alla povertà, significa aiuti allo sviluppo efficaci e su larga scala e quindi una possibilità di prosperità e giustizia sociale per tutti nel mondo. E’ un’opportunità che dobbiamo cogliere nell’interesse dei cittadini d’Europa e dei cittadini di tutto il mondo.

Vorrei esaminare la questione della partecipazione pubblica, già affrontata dalle onorevoli Mann e Lucas. Le immagini della “battaglia di Seattle” sono ancora vive nella nostra memoria. Sempre più persone considerano tutto ciò che è sintetizzato nel termine “globalizzazione” più come un pericolo che come un’opportunità; in Europa, intere generazioni completano gli studi senza che sia loro insegnato su che cosa si fondino l’economia di mercato sociale e il commercio mondiale, il che li lascia esposti alla disinformazione e in balia di campagne ingannevoli. I nostri media diffondono notizie quasi solo sul trasferimento della produzione, anziché sulla creazione di nuovi posti di lavoro o sulla maggiore prosperità, che dobbiamo entrambe al commercio globale. Ciò rende le persone sempre più incerte e gruppi radicali come Attac, tra gli altri, utilizzano i finanziamenti che ricevono dalla Comunità per operare contro gli interessi della Comunità, disinformando e terrorizzando le persone.

Vorrei quindi chiedere alla Commissione – tramite lei, Commissario Mandelson – di elaborare un programma in base al quale, parallelamente ai negoziati, si possa organizzare una campagna attiva per convincere l’opinione pubblica a sostenere il commercio mondiale libero ed equo, al fine di persuadere i cittadini d’Europa e del mondo dei vantaggi offerti dal commercio mondiale e di averli al nostro fianco lungo questo cammino giusto e necessario.

(Applausi)

 
  
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  Kader Arif (PSE).(FR) Signor Presidente, signor Commissario, onorevoli colleghi, sin dalla sua istituzione, l’OMC è stata oggetto di aspre critiche. Oggi, in occasione del decimo anniversario dell’organizzazione, potremmo fare un bilancio e porci il seguente interrogativo: abbiamo bisogno dell’OMC?

Nel contesto dell’espansione inarrestabile della globalizzazione, siamo innegabilmente costretti a riconoscere la necessità di un’organizzazione multilaterale. Tuttavia, a un altro interrogativo, “abbiamo bisogno di questa organizzazione, con le sue attuali modalità di funzionamento?”, la mia risposta sarebbe molto più prudente. Infatti, oggigiorno il mondo non riesce ancora a distribuire le sue ricchezze in modo equilibrato. Il commercio ha un ruolo importante da svolgere nel creare questo equilibrio, ma le sue regole attuali sono finora rimaste ampiamente sorde alle richieste e alle esigenze di gran parte del pianeta. Alla luce di questa constatazione, a volte nutro l’ingenua speranza che la Conferenza di Hong Kong, che si svolgerà a fine anno, cambierà questa situazione innegabile e, soprattutto, risponderà infine alle aspettative suscitate dal lancio del programma di sviluppo di Doha.

Il mese scorso, il 10 e il 16 aprile, in tutto il mondo centinaia di ONG e associazioni hanno fatto sentire le loro voci a favore di un commercio più equo. Condivido il loro parere, secondo cui un commercio basato sul solo e semplicistico principio del permissivismo noncurante non determinerà una migliore distribuzione delle ricchezze, bensì il contrario.

Reindirizzare il commercio internazionale in modo da conferirgli una reale dimensione di giustizia sociale ed economica deve essere la nostra priorità. Se davvero desideriamo aiutare i paesi più poveri a trarre benefici dalla globalizzazione, dobbiamo rivedere tutte le regole del commercio mondiale in senso più equo, prendendo in considerazione il legame tra gli scambi e lo sviluppo sostenibile. A mio parere, i membri dell’OMC dovrebbero quindi includere questi principi tra i loro obiettivi, ma soprattutto trarre le conseguenze delle pratiche e delle regole adottate per poter poi adattare le politiche condotte e renderle più giuste e più eque.

Auspico anche un’OMC trasparente, un’organizzazione credibile e legittima, le cui decisioni possano essere sostenute dai suoi membri e dalla società civile. In veste di deputato europeo eletto da cittadini europei, posso solo constatare, e soprattutto deplorare, l’attuale mancanza di informazioni di cui sono vittima e che non mi permette di esercitare correttamente la mia funzione di controllo democratico. Ancor più deplorevole è il fatto che noi deputati europei non abbiamo voce in capitolo per quanto riguarda il mandato negoziale della Commissione. Lo stesso vale tuttavia per il nostro futuro.

Poiché mi preoccupano le conseguenze e le ripercussioni della direttiva sui servizi sui servizi pubblici europei, m’indigno facilmente di fronte agli effetti di una liberalizzazione dei servizi a livello mondiale che potrebbe minacciare servizi, spesso pubblici, legati alle necessità di base dei cittadini, nei paesi che ne hanno più spesso bisogno. Se siamo ampiamente d’accordo sulla necessità di escludere dai negoziati i servizi connessi alla sanità, all’istruzione, al settore culturale e audiovisivo, non dobbiamo però dimenticare i servizi che rispondono ad esigenze fondamentali quali l’acqua e l’energia, in quanto non possiamo esigere dai paesi in via di sviluppo una liberalizzazione di tali servizi tale da causarne lo smantellamento.

Vorrei ricordare che a New York, nel 2000, ci siamo impegnati a sostenere gli otto obiettivi di sviluppo del Millennio. Tali obiettivi di sviluppo non possono essere dissociati dal programma di sviluppo di Doha e dai negoziati in corso. Non possiamo fare promesse un giorno e dimenticarcele l’indomani. Il caso delle Filippine è un esempio tra tanti altri degli effetti nefasti della liberalizzazione dei servizi di distribuzione dell’acqua. Infatti, in seguito alla liberalizzazione di questo servizio nel 1997, non solo il prezzo dell’acqua è aumentato del 600 per cento, ma la qualità stessa dell’acqua è talmente peggiorata da essere oggi causa di malattie.

Temo fortemente che non riusciremo, entro il 2015, a dimezzare la percentuale della popolazione che non ha accesso permanente all’acqua. Senza accesso all’acqua, non si può vivere.

 
  
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  Friedrich-Wilhelm Graefe zu Baringdorf (Verts/ALE).(DE) Signor Presidente, stasera abbiamo già sentito molte parole sul commercio equo e solidale. Il relatore vuole che sia a vantaggio di tutti e l’onorevole Caspary ha calcolato a nostro beneficio che 500 miliardi di euro renderanno tutti ricchi e felici. Persino il Commissario Mandelson mi dà l’impressione di credere che l’abbandono della produzione agricola nei nostri paesi determinerebbe un’esplosione di prosperità nei paesi del mondo in via di sviluppo.

Non condivido il loro idealismo. Il commercio non nutre gli affamati, né rende ricchi i poveri, e ad arricchirsi sono principalmente i gruppi d’interesse che chiedono il libero scambio nel desiderio di trarne profitto ad esclusione di altri. All’onorevole Caspary, che parla con tanta leggerezza di “commercio libero ed equo”, dico che il commercio libero e il commercio equo possono benissimo essere in contrasto ed escludersi a vicenda. Dobbiamo esaminare meglio se sia così, ed è ciò che vorrei fare.

Il Commissario Mandelson ha parlato della necessità di porre fine all’accesso ristretto al mercato, in particolare per i prodotti alimentari. Vorrei fargli notare che l’Unione europea è il maggiore importatore mondiale di prodotti alimentari, per cui qui non si tratta di accesso al mercato, ma di condizioni alle quali i prodotti arrivano sui nostri mercati. Se l’Unione europea concede ai paesi meno avanzati il libero accesso al nostro mercato, tale libero accesso al mercato non li rende automaticamente ricchi; al contrario, in questo caso si devono esaminare le condizioni applicabili al libero accesso al mercato. Se riescono a vendere i loro prodotti ai nostri livelli di prezzo, possono sviluppare le loro economie nazionali, ma se le multinazionali acquistano da questi paesi a livelli inferiori alla soglia di povertà, sarà la loro rovina. I loro prodotti giungono sui nostri mercati a prezzi che distruggono la nostra agricoltura.

Il Commissario ha parlato della necessità di affrontare attivamente la fornitura di servizi, ma non possiamo tutti tagliarci i capelli a vicenda; al contrario, dobbiamo anche produrre qualcosa. Nel settore agricolo, abbiamo bisogno di servizi attraverso la produzione. La salvaguardia dei paesaggi culturali rende un grande servizio alla società europea, un servizio per il quale gli agricoltori devono essere remunerati in base alle condizioni locali.

Sul mercato globale, professori, banchieri e persino Commissari hanno un prezzo inferiore ai prodotti agricoli, e questo è il motivo per cui dobbiamo parlare di condizioni, cioè di adeguarle e renderle eque. Non è semplice. E’ semplice definire il termine “libero” in termini quantitativi, ma farlo in termini qualitativi richiede qualche sforzo.

L’abolizione delle sovvenzioni all’esportazione in uno dei nostri principali settori d’importazione è il passo giusto da compiere, ma sarebbe una follia abbandonare la nostra produzione e lasciare che il mondo ci invada. Dobbiamo dotarci di una forma speciale di protezione esterna, che riproduca in altri paesi le condizioni cui sono soggetti la nostra produzione e i nostri agricoltori qui in Europa, e dobbiamo stabilire le condizioni, i prezzi e i livelli in modo che tali paesi possano sviluppare le loro economie, anziché essere spinti al di sotto della soglia di povertà, senza mandare in rovina i nostri agricoltori.

Signor Commissario Mandelson, mi auguro che potremo presto discutere l’argomento con lei più a lungo e in modo molto più approfondito in seno alla commissione per l’agricoltura.

 
  
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  Helmuth Markov (GUE/NGL).(DE) Signor Presidente, signor Commissario, la Commissione si è dimostrata incapace di adempiere il mandato affidatole nel 1999, non solo ai negoziati di Seattle, ma anche a quelli di Cancún. Ritengo sia giusto che sia accaduto. Di conseguenza, si sarebbe dovuto affidare alla Commissione un mandato modificato, non incentrato su una maggiore deregolamentazione e apertura dei mercati, bensì sull’organizzazione di un effettivo commercio equo tra i vari paesi del mondo, i cui gradi di sviluppo sono notevolmente diversi.

Il commercio equo comporta l’introduzione di un sistema in base al quale tutti gli interessati abbiano opportunità reali di sviluppo e possano cogliere tali opportunità. Per alcuni paesi, ciò può significare proteggere i propri mercati finché l’economia regionale non sarà sufficientemente forte da reggere il confronto con la concorrenza estera. In altre regioni, ciò può significare aprire un mercato per offrire ad altri fornitori opportunità di esportazione. Anziché esercitare sempre maggiori pressioni a favore dell’apertura dei mercati, ciò significherebbe ridurre tali pressioni, che sono diventate permanenti. Accordi quali il GATS o il NAMA possono privare i paesi in via di sviluppo della possibilità di rafforzare i propri settori industriali e dei servizi e di sviluppare al tempo stesso norme ambientali e sociali elevate.

E’ però l’attuale dibattito sulle importazioni tessili a rivelare l’altro lato della medaglia: che cosa significa l’apertura dei mercati per le nazioni industrializzate. Quando si parla di agenda di sviluppo di Doha, l’espressione stessa indica che deve riguardare lo sviluppo e che non può trattarsi solo di apertura dei mercati. La prevenzione delle malattie, l’istruzione, la protezione sociale e i metodi di produzione ecologici costituiscono parte integrante dell’agenda.

Questo per noi è più importante dei temi di Singapore, anche se sembrano essersi ridotti da quattro a due. Per noi l’importante è creare sistemi di scambi che permettano di mantenere stabili i prezzi del caffè, del cacao, dei prodotti tessili, delle banane, del cotone, dello zucchero e di molti altri prodotti. Sono convinto che la strategia corretta non sia una maggiore concorrenza, ma una maggiore cooperazione.

Le sovvenzioni all’esportazione per le grandi imprese agroalimentari devono essere abolite. Non si deve fare alcun tentativo di deregolamentare i servizi pubblici, in particolare la distribuzione di acqua. Parallelamente all’OMC, le istituzioni competenti delle Nazioni Unite – l’UNCTAD o l’OIL, per esempio – devono avere maggiore influenza in materia di sviluppo. L’Unione europea deve dare una risposta diversa da quella che ha finora fornito alle richieste dei paesi in via di sviluppo di applicare il cosiddetto Mode 4.

Chiedere ai paesi in via di sviluppo di aprire i loro mercati a prodotti, servizi e capitali, nel momento stesso in cui l’Unione europea nega ai lavoratori meno qualificati l’accesso ai suoi mercati del lavoro, nei quali dovrebbe esistere libertà di circolazione, non ha nulla a che vedere con la parità di diritti. Se si vuole il commercio mondiale, si deve prima garantire uno sviluppo equilibrato, altrimenti gli scambi non promuoveranno il progresso, ma crescenti disparità tra ricchi e poveri.

Ciò che davvero vorrei dire all’onorevole Caspary è che chi considera Attac un gruppo radicale non ha compreso che è dalla presenza di opinioni diverse che trae vita la democrazia!

 
  
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  Paul Rübig (PPE-DE).(DE) Signor Presidente, onorevoli colleghi, dovremmo anche chiederci in che modo Hong Kong e il ciclo di Doha possano aiutarci a conseguire gli obiettivi di Lisbona. La nostra principale preoccupazione riguarda la crescita e l’occupazione e sappiamo che i sindacati, le associazioni dei pensionati e i bambini chiedono di avere più soldi in tasca. La crescita è essenziale per la nostra società e preferisco non pensare al tipo di discussione che svolgeremmo in Aula se dovessimo affermare che vogliamo ottenere l’opposto di Lisbona. E’ perché siamo d’accordo sull’importanza degli obiettivi di Lisbona che è indispensabile preparare bene il ciclo dell’OMC. E’ necessario migliorare l’organizzazione interna dell’OMC, ma dobbiamo anche garantire che si arrivi a Hong Kong con un compromesso minimo valido, cosa che non siamo riusciti a fare la volta scorsa a Cancún. Se i nostri esperti a Ginevra non riescono a trovare un compromesso minimo, rischieremo di nuovo di non ottenere risultati credibili.

Il tema centrale dell’agenda di sviluppo è che la prosperità bisogna guadagnarsela; la si può ripartire una sola volta. Se vogliamo che sia duratura, dobbiamo guadagnarcela. Questo è il motivo per cui le piccole e medie imprese devono poter accedere ai mercati. Sono necessari prestiti per l’avviamento di nuove imprese, per la formazione e per le infrastrutture. Dobbiamo riflettere sul modo in cui, in questo ciclo di negoziati, si possa ottenere una maggiore prosperità in questi paesi: non ridistribuendo la ricchezza, ma aiutando le persone ad aiutare se stesse attraverso le strutture tradizionali delle aziende a conduzione familiare, cui sono abituati questi paesi. Dobbiamo permettere loro, ai paesi più poveri del mondo, di ottenere accesso non solo ai mercati locali e regionali, ma anche ai mercati globali, e a tal fine è necessaria la dimensione parlamentare. Signor Commissario, non abbiamo bisogno di maggior potere, ma semplicemente di concorrenza tra le migliori idee. In questo contesto, noi deputati europei siamo disposti ad aiutarla e ad instaurare un dialogo con lei al fine di riuscire ad ottenere insieme il meglio per l’Europa.

 
  
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  Katerina Batzeli (PSE).(EL) Signor Presidente, signor Commissario, accogliamo tutti con favore la positiva conclusione dell’accordo di agosto 2004, il quale è in larga misura il risultato di iniziative comunitarie. Ci auguriamo che l’esito definitivo renda duraturi questi sforzi e queste iniziative comunitarie.

L’agricoltura ha finito per essere il capitolo più importante dei negoziati, sebbene avessimo insistito sin dall’inizio sulla necessità di prestare un’attenzione equilibrata a tutti gli aspetti del round, con risultati equi per tutti i settori e per tutti i partner.

Tuttavia, l’accordo definitivo non dovrebbe mettere in discussione alcun aspetto della recente riforma della politica agricola comune e dovrebbe garantire impegni equivalenti per tutti i partner commerciali.

La questione dell’accesso al mercato dei prodotti agricoli e, più importante, gli aspetti tecnici del metodo di calcolo degli equivalenti ad valorem si sono rivelati gli aspetti chiave dei negoziati. Gli impegni tecnici dovrebbero essere tali da salvaguardare la sostenibilità dei prodotti comunitari.

La protezione delle indicazioni geografiche nel settore agricolo e l’introduzione di aspetti non commerciali non dovrebbero essere solo un obiettivo, ma anche una condizione inderogabile per l’accordo definitivo. Questi elementi determinano anche il ruolo multifunzionale dell’agricoltura europea.

Il cotone è stato presentato come tema importante per promuovere i negoziati con i paesi meno avanzati. Ci auguriamo che gli impegni supplementari relativi a questo prodotto interesseranno anche altri partner commerciali. La relazione dell’onorevole Javier Moreno Sánchez è riuscita a mantenere l’equilibrio nelle sue proposte per i negoziati dell’OMC.

Signor Commissario, la invito a seguire il “principio poetico” del relatore, secondo il quale l’accordo provvisorio costituisce un passo avanti lungo un cammino che ancora non esiste perché il cammino si fa camminando. Tuttavia, gli obiettivi ci sono e le possibilità di deroga non possono essere illimitate.

 
  
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  Antolín Sánchez Presedo (PSE).(ES) Signor Presidente, onorevoli colleghi, signor Commissario, vorrei congratularmi con l’onorevole Moreno Sánchez per l’eccellente relazione, che dimostra visione e capacità di identificare obiettivi comuni, in un dossier vasto e complesso come i negoziati di Doha.

Lo scopo di questo ciclo, definito “di sviluppo” fin dal suo inizio, nel 2001, è rafforzare i principi fondamentali del quadro del commercio multilaterale, fornendo una risposta adeguata ai problemi dei paesi in via di sviluppo.

Il successo dei negoziati deve permettere a tali paesi di rendere il commercio parte integrante delle loro politiche nazionali di sviluppo e, a tal fine, dobbiamo prevedere sufficiente flessibilità per tenere conto della situazione precaria dei paesi meno avanzati, riconoscere il nuovo ruolo dei paesi emergenti e affrontare l’impatto specifico dei processi di liberalizzazione sui paesi vulnerabili.

Il relatore, consapevole di questi problemi, evidenzia giustamente la necessità di fornire assistenza tecnica specifica e di creare capacità nei paesi in via di sviluppo, la possibilità di introdurre un capitolo sullo sviluppo per i paesi meno avanzati nei negoziati concernenti l’agricoltura, l’impulso da dare al commercio sud-sud e la necessità che i paesi emergenti continuino ad aprire i loro mercati ai paesi meno avanzati e riconosce quale elemento fondamentale il principio del trattamento speciale e differenziato, che comporta la non reciprocità nei negoziati commerciali e deve essere adattabile al profilo di ciascun paese in via di sviluppo.

La sua applicazione deve permettere al Fondo monetario internazionale e ad altre organizzazioni di sviluppare un meccanismo di integrazione commerciale che consenta di compensare le perdite eventualmente derivanti dalla liberalizzazione degli scambi.

In veste di autore della relazione sul sistema di preferenze generalizzate, valuto molto positivamente il sostegno del relatore alla mia proposta di prestare attenzione alle erosioni dei margini preferenziali che il ciclo di negoziati potrebbe provocare, rinnovando la richiesta che la Commissione elabori una relazione speciale in cui se ne esamini l’impatto, nonché le misure da adottare.

La relazione dell’onorevole Moreno Sánchez è un magnifico contributo per sciogliere le riserve e compiere progressi in un round che risponda alle aspirazioni di progresso di tutti i membri.

 
  
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  Saïd El Khadraoui (PSE).(NL) Signor Presidente, signor Commissario, onorevoli colleghi, innanzi tutto ringrazio il relatore per l’ottimo lavoro e l’eccellente relazione. Vorrei esaminare tre aspetti che considero importanti.

In primo luogo, la trasparenza, cui hanno già accennato altri oratori. E’ chiaro che le questioni oggetto dei negoziati e – supponendo che vadano a buon fine – le decisioni che saranno effettivamente adottate avranno notevoli ripercussioni su un gran numero di persone. Questo è il motivo per cui è essenziale che un Parlamento democraticamente eletto come il nostro sia tenuto costantemente informato dei negoziati e coinvolto nel processo. La Costituzione ci conferirà maggiori competenze in materia, ma la esorto, signor Commissario, nei prossimi due mesi ed anni, a fare più dello stretto necessario per coinvolgere l’Assemblea e, per estensione, la società civile in questo ambito.

In secondo luogo, il commercio mondiale deve anche essere equo. Deve recare benefici per tutti, ma soprattutto per i paesi in via di sviluppo. Uno degli obiettivi fondamentali deve essere l’eliminazione della povertà, tramite una politica commerciale nuova e personalizzata. A tal fine, dobbiamo innanzi tutto assicurare che tali paesi ricevano la necessaria assistenza tecnica durante i negoziati, al fine di sviluppare ulteriormente i loro margini negoziali, nonché sostenere la creazione di capacità. L’esito dei negoziati dovrebbe inoltre essere, secondo la mia definizione, “favorevole ai paesi in via di sviluppo”. Ciò richiederà coraggio politico ed anche concessioni da parte nostra. Permettetemi di citare come esempio la graduale abolizione delle sovvenzioni all’esportazione, per la quale ritengo si debba definire un calendario preciso.

La mia terza e ultima osservazione riguarda la liberalizzazione degli scambi di servizi, che è importante e crea grandi opportunità, ma dobbiamo definirne chiaramente l’ambito. In fondo, vi sono servizi che idealmente non dovrebbero essere gestiti dal libero mercato, cioè i servizi di interesse generale, che devono essere esclusi dai negoziati e, a mio parere, non riguardano solo l’istruzione e la sanità, ma anche, per esempio, l’acqua, che è fonte di vita, come qualcuno ha già affermato. Purtroppo, vi sono ora esempi di privatizzazione dei servizi di distribuzione dell’acqua in alcuni paesi in via di sviluppo che hanno prodotto effetti molto nefasti. Mi auguro quindi, signor Commissario, che lei condivida il mio parere.

 
  
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  Peter Mandelson, Membro della Commissione. – (EN) Signor Presidente, vorrei immediatamente associarmi ai sentimenti espressi dall’ultimo oratore. So esattamente che cosa intende affermare riguardo all’acqua e ad altri servizi pubblici essenziali. Nulla di ciò che decideremo in questo ciclo di negoziati, e di sicuro nulla nelle politiche perseguite dalla Commissione, contravverrà o comprometterà gli interessi e le esigenze fondamentali della vita. Posso assicurarvelo.

Se mi permettete di tornare su quanto affermava poc’anzi l’onorevole Rübig riguardo alla necessità che il ciclo di negoziati sfoci in un compromesso minimo valido, vorrei dire che ha ragione. Sembra attendersi un round che si concluderà senza alcuna ambizione. Non è questo ciò che intende. Raggiungere un compromesso minimo valido è la cosa più difficile. Stando qui in Aula stasera a rispondere alla discussione, tale conclusione sembra molto lontana. Tuttavia, si sta avvicinando. Dico questo per due motivi. In primo luogo, l’autorità negoziale e il mandato degli Stati Uniti non continueranno a sostenere all’infinito l’esistenza di questo round. E’ un aspetto di cui dobbiamo tenere conto. In secondo luogo, esiste un fenomeno quale la fatica negoziale. Sto cominciando a vedere segni di fatica, un’impazienza, un desiderio di giungere alla fine per poter andare oltre. Ritengo che l’impazienza sia salutare. Mi auguro che sia salutare e mi auguro che il tipo di fatica negoziale che comincia a manifestarsi incoraggi i paesi a mostrare un po’ di più le proprie carte, a indirizzarsi verso la conclusione di questo ciclo, per vedere come, quando tutte le parti s’incastreranno, questo ciclo si concluderà realmente a beneficio di tutti, non ultimo e in particolare dei membri dell’OMC che hanno maggiormente bisogno di una conclusione positiva e ambiziosa di questi negoziati.

Alla luce di alcuni interventi, per esempio quelli dell’onorevole Caroline Lucas e dell’onorevole Graefe zu Baringdorf, rispetto pienamente la posizione espressa nelle vostre osservazioni, ma sono profondamente in disaccordo con il vostro rifiuto delle premesse e dei principi fondamentali del sistema internazionale di scambi. Mi auguro mi perdoniate se vi rammento gli enormi vantaggi tratti dai paesi più ricchi e prosperi dal sistema internazionale di scambi. Ora che abbiamo ottenuto risultati tanto positivi, ora che i paesi industrializzati sono tanto prosperi, ora che l’Europa gode di una situazione così positiva dopo decenni di libero scambio, ho l’impressione che la vostra strategia sia semplicemente buttare giù la scala per impedire al resto del mondo di raggiungerci. Rifiuto questa strategia. Penso sia controproducente. E’ chiaro che il commercio non è una specie di bacchetta magica. E’ chiaro che il commercio non è la risposta alle esigenze di sviluppo di ogni paese povero e vulnerabile. Tuttavia, dobbiamo comunque riconoscere che nessun paese è diventato ricco o prospero isolandosi dal resto del mondo. Questa considerazione è al centro del nostro programma.

Concordo sul fatto che l’accesso ai mercati non sia di per sé sufficiente. Bisogna aiutare i paesi poveri a realizzare prodotti con un valore aggiunto sempre più elevato, per permettere loro di commerciare con profitto nell’economia globale. La semplice apertura dei mercati non è un fine di per sé. Permettere alle persone di produrre e distribuire prodotti su tali mercati è l’aspetto cruciale ed era al centro delle osservazioni fatte dall’onorevole Martens all’inizio della discussione. Sono pienamente d’accordo con lei, che considera l’erosione delle preferenze come un grave problema per molti paesi in via di sviluppo che dipendono da un unico prodotto di base. E’ una situazione molto difficile e fornire sostegno e assistenza efficaci ai paesi che dipendono fortemente da un unico prodotto rappresenta una sfida enorme per noi in Europa.

Quando parliamo di riforma dello zucchero, cui si è accennato nel corso della discussione, sappiamo di avere la responsabilità non solo di gestire e promuovere tale riforma nell’interesse delle persone che rappresentiamo, o delle persone rappresentate dal Parlamento e dei cui interessi tengo conto anch’io, ma anche di assicurare di fornire assistenza a fini di adeguamento e ristrutturazione ai paesi più poveri e vulnerabili, per i quali lo zucchero è assolutamente fondamentale, non solo per la loro economia, ma per il tessuto stesso della loro società. Tali prodotti di base rappresentano la linfa vitale per alcuni paesi e conosciamo gli obblighi e le responsabilità che abbiamo nei loro confronti.

L’agricoltura è senza dubbio l’argomento più complesso e impegnativo di questo ciclo di negoziati. Concordo con l’onorevole Daul che non possiamo permettere che tutto il peso di questi negoziati gravi sull’agricoltura. Ritengo di averlo chiarito nelle mie osservazioni iniziali e di sicuro condivido il suo parere secondo cui l’agricoltura non deve pagare il conto per tutti gli altri settori. Intendo assicurare che si esamini la situazione a lungo termine in questi negoziati e sì, anche dopo il termine del mio mandato di Commissario. Non la considero una prospettiva prossima, ma un giorno altri mi succederanno e su questo ha perfettamente ragione. Le azioni che adottiamo ora e i negoziati che condurremo devono garantire un futuro sostenibile per l’agricoltura europea. Non dobbiamo correre rischi, non dobbiamo metterla a repentaglio e nulla di ciò che faremo io o la Commissione nel corso di questi negoziati darà luogo a tale rischio. Ciò significa anche che occorre gestire gli adeguamenti e affrontare la riforma e il cambiamento; è ovvio che occorre farlo. Di una cosa sono certo: non possiamo semplicemente lasciare l’agricoltura al libero mercato. Non possiamo farlo in termini di sicurezza alimentare dell’approvvigionamento, ma anche per l’importanza e il peso che attribuite al sostegno delle comunità rurali, che sono una caratteristica e una componente essenziale del nostro modo di vita, della civiltà europea.

Quando parliamo di agricoltura e di interessi delle persone che vivono nelle comunità rurali, dei loro interessi in questi negoziati, a mio parere si evidenzia l’importanza di spiegare, giustificare continuamente – penso abbiate usato il termine “pubblicizzare” – ciò che facciamo in questi negoziati. Pubblicizzare è letteralmente ciò che occorre fare. Dobbiamo pubblicizzare gli enormi vantaggi e le ricompense potenziali che possiamo ottenere dal completamento positivo e ambizioso di questo ciclo di negoziati. Dobbiamo pubblicizzare la logica alla base dei nostri negoziati; sono complessi, sono difficili da comprendere per il comune cittadino, lo sa il cielo che a volte sono difficili da comprendere anche per me, e io sono il Commissario responsabile per il commercio. Non si deve dare per scontato che ci limiteremo a stabilire e decidere a porte chiuse ciò che faremo in questo ciclo di negoziati e lo comunicheremo a un pubblico riconoscente a fine giornata, come se questo fosse l’inizio e la fine del coinvolgimento della società civile.

Dico questo non solo perché sono molto consapevole delle sensibilità, dei timori e delle preoccupazioni suscitate da questi negoziati – il commercio è davvero una materia molto politica – ma perché evidenzia anche l’importante ruolo dei parlamentari: dei deputati al Parlamento europeo, ma non solo, anche tutti i parlamentari nazionali sono coinvolti nel processo. Ciò è dovuto a due motivi: innanzi tutto, i parlamenti, nei loro lavori e nel controllo espletato dai parlamentari, esercitano pressioni su persone come me per indurci a spiegare e giustificare ciò che facciamo. Lo considero molto importante. In secondo luogo, il vostro compito è rappresentare la società civile in modo democratico e reale, un compito che non sempre le organizzazioni non governative svolgono fedelmente. Quando esercitate tale controllo e garantite tale rappresentatività, ciò che fate è conferire legittimità a questo processo, legittimità che altrimenti non avrebbe se fosse condotto in segreto, senza procedure di lavoro trasparenti, senza alcuna responsabilità per ciò che facciamo e diciamo nel corso dei negoziati. Concordo quindi con i deputati che hanno sottolineato la necessità di coinvolgere il Parlamento e i parlamentari. E’ vero che se avessimo una costituzione, il ruolo e l’accesso dei parlamentari europei a questo processo sarebbe formalizzato. Nondimeno, anche senza la Costituzione, abbiamo comunque instaurato ottime relazioni, siamo riusciti a conseguire risultati in tutti i campi trattati in modo informale e mi auguro e prevedo che col tempo riusciremo a consolidarli anche formalmente.

Riguardo a questioni quali i servizi – acqua ed altri servizi pubblici – che suscitano particolare inquietudine tra l’opinione pubblica, è giusto che i cittadini possano vedere che nel loro forum democratico, il Parlamento europeo, i loro timori e le loro preoccupazioni trovano espressione adeguata e sono adeguatamente rappresentati. Questo è il motivo per cui sono grato a coloro che stasera hanno sollevato la questione dei servizi in modo molto costruttivo. Mi auguro che ciò risponda alle osservazioni di coloro che hanno giustamente dato risalto al ruolo della società civile in questo processo. Riguarda anche, e lo riconosco pienamente, il futuro ruolo e funzionamento dell’OMC stessa, come ha rilevato l’onorevole Papastamkos nel suo intervento.

A coloro che formulano critiche più aspre nei riguardi dell’OMC, vorrei dire questo: non sono a conoscenza dell’esistenza di un’organizzazione internazionale, di una forma migliore di governo globale al mondo d’oggi che sia in grado di eguagliare l’OMC nella sua democrazia: sì, ogni membro dell’OMC, grande o piccolo, potente o debole, ha lo stesso diritto di voto, cioè un voto. Prende decisioni e si pronuncia contro le nazioni più potenti del mondo. E’ l’unica istituzione internazionale, è l’unico organismo di governo globale che io conosca, in grado di contestare e mettere in discussione la sovranità degli Stati Uniti e farla franca. E’ l’unica organizzazione che io conosca, in grado di far valere le sue decisioni, di arbitrare controversie tra paesi, per quanto forti e potenti possano essere nella comunità internazionale. Ritengo sia un elemento cui dare risalto e plaudire, che a mio parere dovremmo valorizzare anziché criticare.

Mi spiace non aver risposto a tutte le questioni sollevate, ma in conclusione vorrei sottolineare questo punto: sussiste la reale necessità di porre lo sviluppo al centro di questi negoziati; è assolutamente essenziale per Doha e per i suoi valori fondanti. A chi sostiene, come hanno fatto alcuni deputati nei loro interventi stasera, che la capacità commerciale sia cruciale, dico sinceramente: sono d’accordo con voi. Significa superare gli ostacoli nei porti, permettere l’agevolazione del commercio. Questo è il motivo per cui attribuisco grande importanza a questa parte dei negoziati. Si tratta della capacità di immettere prodotti sui mercati e di soddisfare norme, motivo per cui gli aiuti al commercio sono oltremodo importanti. Sì, le nostre norme sanitarie e fitosanitarie, le norme che proteggono la salute e la sicurezza dei cittadini e dei consumatori europei, sono molto importanti e dobbiamo difenderle; questo è ciò che si aspettano i nostri cittadini, le persone che rappresentate. Tuttavia, dobbiamo anche comprendere che per molti nei paesi in via di sviluppo queste norme rappresentano ostacoli. Questi elevati livelli di tutela della salute e dei consumatori sono percepiti come una forma di protezionismo dal mondo esterno. Non lo sono, ma ci affidano una grande responsabilità: non solo difendere l’integrità delle nostre norme, ma anche fornire attivamente sostegno e assistenza ai paesi più poveri per permettere loro di soddisfare tali norme e tali requisiti, anziché tirarci semplicemente indietro e al tempo stesso prendere i loro prodotti e ciò che hanno da offrire sui nostri mercati.

Permettetemi di concludere su questo punto. Concordo sul fatto che la politica agricola comune per certi versi sia problematica; è una grande necessità, una fonte di vita e sostentamento ed è determinante nel sostenere le nostre comunità rurali in moltissimi modi. Ma quali sono i problemi che individuiamo nella politica agricola comune? La PAC non è responsabile dei problemi della povertà mondiale di oggi. L’Europa ha i mercati più aperti del mondo. La tendenza a trasformare la politica agricola comune in una specie di diavolo incarnato, per quanto riguarda i paesi in via di sviluppo, è mal ponderata e fuori luogo. E’ chiaro che è necessario riformarla e se mi permettete di fare un’osservazione sulle aziende agricole a conduzione familiare rivolta all’onorevole Ó Neachtain, anch’io voglio proteggere i piccoli agricoltori, ma nel contesto delle nostre discussioni sul futuro della politica agricola comune dobbiamo ricordare – e penso di non sbagliarmi – che il 75 per cento dei pagamenti nel quadro della PAC va ad agricoltori con redditi superiori alla media. Pertanto, quando parliamo di tutela dei piccoli agricoltori e quando parliamo di protezione dei redditi e dei mezzi di sostentamento di alcune persone meno abbienti che rappresentate in seno al Parlamento, dobbiamo ricordare che anche loro hanno bisogno della riforma della politica agricola comune. Sì, preserviamo il modello di agricoltura europeo, ma non preserviamo la PAC in gelatina all’infinito. Può e deve funzionare ancora meglio di quanto non faccia per le persone più bisognose.

Per concludere, se riusciremo a raggiungere un ampio accordo a Doha, a Hong Kong e in seguito, sarà una conquista enorme per il mondo. Ci permetterà di completare un ciclo di negoziati che si è trascinato durante il mandato non di una o due, ma di ben tre Commissioni. E’ una conquista enorme, una grande conquista alla nostra portata. Questo è il motivo per cui, a mio parere, per quanto gravoso e fastidioso possa essere questo ciclo di negoziati, di sicuro non dobbiamo arrenderci, né ci arrenderemo. Si può ottenere moltissimo per coloro che più ne hanno bisogno e più lo meritano nel nostro mondo ed anche per gli innumerevoli milioni di nostri concittadini. La posta in gioco è alta e procederemo su queste basi verso il successo finale.

(Applausi)

 
  
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  Friedrich-Wilhelm Graefe zu Baringdorf (Verts/ALE).(DE) Signor Presidente, vorrei fare una breve osservazione. Il Commissario Mandelson travisa le mie osservazioni, allorché ritiene che io non voglia affrontare la povertà presente nel mondo. La verità è che il mio gruppo ed io stiamo riflettendo sul modo in cui si possa permettere alle persone che vivono in povertà di partecipare della nostra prosperità. Abbiamo anche alcune idee chiare sul modo in cui procedere. Mi auguro che il Commissario Mandelson si unirà a noi per approfondire la discussione e poter interpretare meglio il nostro pensiero.

 
  
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  Presidente. – La discussione è chiusa.

La votazione si svolgerà domani.

 
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