31. Accordi di associazione UE/Svizzera: 1. Determinazione dello Stato competente per l’esame di una domanda d’asilo, 2. Acquis di Schengen
Presidente. – L’ordine del giorno reca la relazione presentata dall’onorevole Timothy Kirkhope, a nome della commissione per le libertà civili, la giustizia e gli affari interni, 1. sulla proposta di decisione del Consiglio relativa alla firma, a nome della Comunità europea, dell’accordo tra la Comunità europea e la Svizzera relativo ai criteri e ai meccanismi che permettono di determinare lo Stato competente per l’esame di una domanda d’asilo introdotta in uno degli Stati membri o in Svizzera [13049/2004 – COM(2004)0593 – C6-0240/2004 – 2004/0200(CNS)] e
2. sulla proposta di decisione del Consiglio relativa alla firma, a nome della Comunità europea, dell’accordo tra l’Unione europea, la Comunità europea e la Confederazione elvetica riguardante l’associazione di quest’ultima all’attuazione, all’applicazione e allo sviluppo dell’acquis di Schengen [13054/2004 – COM(2004)0593 – C6-0241/2004 – 2004/0199(CNS)] (A6-0201/2005)
Benita Ferrero-Waldner,Membro della Commissione. – (DE) Signor Presidente, sono molto lieta che l’Assemblea sostenga la conclusione degli accordi sull’associazione della Svizzera con l’acquis di Schengen e di Dublino.
Questa presa di posizione positiva è resa ancor più importante dal fatto che i processi politici richiesti dalla Svizzera per la ratifica di tali accordi sono stati completati, e la loro fase più importante è stata senza dubbio quella del referendum del 5 giugno.
Tutti noi – e non ultima l’Assemblea – dovremmo fare buon uso di questa risposta favorevole da parte degli svizzeri, al fine di promuovere un atteggiamento positivo nei confronti della causa europea, cosa che naturalmente implicherà il completamento delle nostre procedure con il minimo ritardo possibile.
Gli accordi sono stati firmati il 26 ottobre 2004 a Lussemburgo e sono di buon auspicio per la prosecuzione dello sviluppo delle relazioni tra l’Unione europea e la Svizzera.
L’associazione svizzera all’accordo di Schengen porterà numerosi benefici pratici anche ai cittadini dell’Unione europea, in particolare alle numerose migliaia di pendolari e viaggiatori, per motivi di lavoro o di altra natura, costretti a varcare quotidianamente la frontiera, ai quali l’attuazione dell’accordo semplificherà notevolmente la vita.
Gli accordi relativi a Schengen e Dublino, inoltre, incrementano anche la sicurezza, grazie alla cooperazione nella lotta al crimine e nello scambio di dati da una parte all’altra del confine.
Per questo motivo è tanto importante che il Parlamento sostenga la conclusione degli accordi. Sfortunatamente, tuttavia, le opinioni divergono per quanto riguarda la procedura applicabile a questo scopo, da parte della Commissione e del Consiglio, da un lato, e da parte del Parlamento, dall’altro.
Avendo nuovamente esaminato la sua posizione, la Commissione è giunta alla conclusione che debba essere possibile concordare su un punto, ovvero sul fatto che nessuno dei due accordi è un accordo di associazione nel senso del Trattato CE, anche se il termine “associazione” ricorre nei titoli.
A parte questo, però, la Commissione è dell’opinione che tali accordi non creino alcun genere di quadro istituzionale specifico per i processi di cooperazione. La mera esistenza di un comitato misto non è sufficiente a tale scopo.
A questo proposito, vorrei porre l’accento in modo particolare sul fatto che la sola funzione del comitato misto è decidere se gli accordi debbano o meno restare in vigore nel caso in cui la Svizzera venga meno agli obblighi del Trattato, in particolare alla trasposizione dell’acquis di Schengen o di Dublino nel diritto nazionale.
Va detto inoltre che tali comitati misti possono esercitare la propria influenza a un livello notevolmente inferiore rispetto a quello dei comitati misti già esistenti, come stabilito da altri accordi bilaterali con la Svizzera.
Per queste ragioni, secondo la Commissione la posizione giuridica fa sì che nessuno dei due accordi richieda il parere conforme.
Pertanto la Commissione non vede alcun motivo di modificare la proposta di decisione.
Grazie dell’attenzione; attendo con interesse gli sviluppi del dibattito.
Timothy Kirkhope (PPE-DE), relatore. – (EN) Signor Presidente, l’introduzione da parte del Commissario Ferrero-Waldner, come si suol dire, fa acqua da parecchie parti: vi erano elementi buoni, ma anche tanti meno buoni. Sono molto onorato di poter gestire la questione. Il mio rispetto non solo per le Istituzioni europee ma anche per le istituzioni e i cittadini svizzeri è immenso. E’ stato solo grazie alla volontà del popolo svizzero, espressa mediante il referendum del 5 giugno, di vedere una maggiore cooperazione tra la Svizzera e l’Unione europea che ho potuto portare avanti le mie proposte.
Come il Commissario Ferrero-Waldner ha affermato poc’anzi, si tratta di proposte valide. Sono radicali, soprattutto dal punto di vista svizzero, perché, anche se la Svizzera mantiene la propria indipendenza, le sue frontiere permetteranno in effetti una maggiore circolazione delle persone, qualora la relazione sia approvata. La Svizzera manterrà un forte controllo sulla circolazione delle merci, ma vi saranno una maggiore circolazione delle persone, una cooperazione molto migliore tra le autorità incaricate dell’applicazione della legge e, grazie al coinvolgimento della Svizzera nell’acquis di Dublino, uno stretto coinvolgimento nel determinare chi è responsabile di casi complessi in materia di domanda di asilo.
Questi sono tutti sviluppi eccellenti, progressivi e accettabili. Potrebbero senz’altro porre le basi per molti altri accordi ispirati a un orientamento simile, adottato in precedenza sia con la Norvegia sia con l’Islanda e che ora si sta utilizzando con la Svizzera.
Come ho detto poc’anzi, rispetto profondamente la decisione presa dai cittadini svizzeri il 5 giugno e sono perciò lieto di procedere. Tuttavia, pur avendo ascoltato la spiegazione data dal Commissario Ferrero-Waldner in merito al comitato misto e quindi alla base giudica, ho ancora notevoli problemi.
Considero la questione non tanto da avvocato, quale io sono, ma sulla base della nostra consulenza giuridica, che appare ambivalente. A mio avviso essa suggerisce che la procedura corretta sarebbe stata la procedura del parere conforme e non la consultazione.
Questa è la base sulla quale intendo procedere. Mi auguro che possiamo ancora raggiungere un compromesso al riguardo, poiché lo scopo dei miei due emendamenti alla relazione è fare in modo che si tratti di una procedura del parere conforme e non di consultazione. Naturalmente la disputa potrebbe andare avanti. Quella parte del discorso del Commissario Ferrero-Waldner mi delude, perché sembra suggerire che lei sia contenta che la sua consulenza giuridica sia migliore della mia. Immagino che la consulenza giuridica non sia sempre identica quando vi sono due avvocati, così come due economisti non sempre concordano sulle questioni finanziarie. Tuttavia penso fermamente che la consulenza sia importante, non solo in questo caso particolare, ma anche per altre questioni e altri accordi che potremo esaminare in seno al Parlamento in futuro. Avendo ricevuto una consulenza, la mia commissione ha le idee piuttosto chiare al riguardo, e anch’io sono assolutamente convinto.
Non voglio che si pensi che io freni i progressi o che ostacoli il volere del popolo svizzero, molto interessato all’esito delle nostre discussioni e al mio operato in questa sede. E’ tuttavia interesse di tutti mettere in chiaro che il Parlamento europeo difende strenuamente il proprio diritto di partecipazione a procedure del parere conforme negli ambiti limitati in cui esse si applicano. E’ nostra profonda convinzione.
Mi auguro che il Commissario Ferrero-Waldner possa ritrattare. Il Consiglio non è presente, ma la sua opinione era simile. Vorrei che la questione venisse riesaminata, perché queste relazioni più libere non possono che essere vantaggiose non solo per i cittadini svizzeri, ma anche per tutta l’Unione europea, soprattutto per le sue Istituzioni e in particolare per il Parlamento europeo.
Karl von Wogau, a nome del gruppo PPE-DE. – (DE) Signor Presidente, signora Commissario, onorevoli colleghi, innanzi tutto propongo di sollevare diverse questioni relative all’accordo di Schengen, poiché ho un ricordo molto chiaro delle circostanze in cui si è verificata la sua adozione, preannunciata da numerosi eventi alle frontiere, dove i controlli doganali sono stati aboliti e non è più stata imposta l’IVA, dove i controlli veterinari sono stati eliminati, l’acquisizione di dati statistici è divenuta cosa del passato e si è posta fine ai controlli sui prodotti di marca. Nel contempo, anche i sussidi per le esportazioni e le tasse di importazione sono stati aboliti, con l’effetto di aprire veramente le frontiere. L’ultimo passo, regolato dall’accordo di Schengen, è stata l’abolizione dei controlli alle persone.
L’esatto opposto vale per la Svizzera, dove tutto ciò che ho elencato resta in vigore, mentre dovranno cessare solo i controlli delle persone. Vorrei pertanto domandare se i nostri vicini svizzeri non siano riusciti a estrarre l’unico pezzo di uvetta da quello che io, in quest’Aula, ho definito un pane molto secco – e nel corso dei negoziati pare abbiano fatto solo questo. In ogni caso, questa è l’impressione dei cittadini del mio distretto elettorale lungo il corso superiore del Reno; essi sottolineano costantemente il modo in cui ciò che gli svizzeri ritengono importante è stato affrontato nella pratica. Esistono tuttavia problemi molto gravi – tra cui il frastuono prodotto dagli aerei all’aeroporto di Zurigo – che non sono stati nemmeno sfiorati, pur essendo di natura bilaterale, poiché colpiscono in egual misura la Svizzera e la Germania.
La seconda questione non è meno importante e riguarda gli agricoltori che vivono lungo tale frontiera. Le grandissime difficoltà che incontrano gli agricoltori tedeschi nascono dal fatto che i sussidi svizzeri sono molto più alti, cosicché gli agricoltori svizzeri riescono a pagare affitti più alti, e ora stanno per ricevere anche gli aiuti dell’Unione europea. E’ un fatto assolutamente incomprensibile. Se non si può tenere conto in modo adeguato di questi interessi, vuol dire che qualcosa è andato storto a un certo punto dei negoziati.
Le nostre opinioni divergono a proposito della base giuridica. E’ nostra opinione – confermata dalla commissione giuridica – che i comitati misti abbiano davvero carattere istituzionale. Stando così le cose, non penso che l’Assemblea sia nella posizione di pronunciare un parere definitivo, e dovremo quindi continuare a discuterne. Pertanto non ritengo possibile che l’Unione europea ratifichi l’accordo in questo momento.
Andreas Schwab (PPE-DE). – (DE) Signor Presidente, signora Commissario, onorevoli colleghi, in qualità di deputato il cui distretto elettorale è confinante con la Svizzera, condivido naturalmente con l’onorevole von Wogau un fondamentale interesse per una buona, e soprattutto stretta, cooperazione tra l’Unione europea e tale paese.
Pur non desiderando entrare nel merito della base giuridica, riguardo alla quale non posso fare altro che concordare con l’onorevole Kirkhope, vorrei osservare che ai deputati di quest’Assemblea si sta dando l’impressione che la cooperazione tra gli Stati membri, da una parte, e l’Unione europea – con cui la Svizzera ha intrattenuto negoziati – dall’altra non corrisponda appieno a quanto i nostri elettori hanno il diritto di aspettarsi. Tuttavia ritengo che, nonostante tutto, e considerando che il 25 settembre dovrà essere raggiunto l’accordo sulla libera circolazione delle persone, questo accordo rappresenti un passo avanti per coloro che vivono nel nostro distretto elettorale, perché Schengen e Dublino riguardano la più stretta e quindi migliore cooperazione sul controllo delle persone e sono quindi utili alla sicurezza interna. Non solo gli svizzeri trarranno beneficio da questo accordo, ma anche i nostri concittadini.
Tuttavia, poiché sia l’Unione europea che la Svizzera devono trarre beneficio dalla cooperazione reciproca, condivido l’opinione che l’accordo di Schengen e quello sulla libera circolazione delle persone debbano essere complementari come i due lati di una stessa medaglia. Considerati soprattutto gli attuali problemi alle frontiere, dei quali discuteremo con le nostre controparti svizzere all’incontro della delegazione SINEEA che si terrà a Friburgo la prossima settimana, è giusto e appropriato che la Commissione dica loro che dobbiamo considerare Schengen inseparabile dall’accordo sulla libera circolazione delle persone, e questo, come l’onorevole von Wogau ha giustamente affermato, non va visto, se possibile, come la fine, ma piuttosto come l’inizio di un processo mediante il quale gli svizzeri verranno a concordare su altre strette relazioni cooperative. Poiché ritengo che questo vada nell’interesse di coloro che vivono lungo il corso superiore del Reno, reputo la relazione Kirkhope degna di sostegno, e anche se non è mio compito dare un parere in merito alle questioni giuridiche che il relatore ha affrontato, la sua relazione ha il mio sostegno.
Carlos Coelho (PPE-DE). – (PT) Signor Presidente, si direbbe quasi che questo dibattito interessi solo al gruppo del Partito popolare europeo (Democratici cristiani) e dei Democratici europei, ma non è così: interessa a tutta l’Europa. Innanzi tutto vorrei complimentarmi con l’onorevole Kirkhope per gli sforzi compiuti in difesa delle prerogative del Parlamento. Vorrei congratularmi con la Commissione per l’iniziativa e dire al Commissario Ferrero-Waldner che è molto importante che la Svizzera possa diventare il terzo paese extracomunitario, dopo l’Islanda e la Norvegia, a partecipare all’attuazione, all’applicazione e allo sviluppo dell’acquis di Schengen e del sistema Dublino/Eurodac.
Di fatto, i cittadini svizzeri hanno deciso attraverso un referendum, come ha spiegato l’onorevole Kirkhope, di avere legami più stretti con l’Unione integrando lo spazio di Schengen, che permette la libera circolazione, e aderendo all’accordo di Dublino, che riguarda la politica di asilo. Accolgo con favore la partecipazione della Svizzera a tali sistemi, che elimineranno alcuni ostacoli alla libera circolazione e intensificheranno la cooperazione; ciò è essenziale se si considera la collocazione geografica del paese. La Svizzera otterrà benefici dal punto di vista politico, quali una maggiore stabilità nell’ambito del vicinato geografico, e dal punto di vista economico, quali il maggior flusso di circolazione.
In questo modo la Svizzera dovrà accettare e applicare l’acquis di Schengen nella sua interezza, cosa che non accade in tutti gli Stati membri dell’Unione, dato che le deroghe sono concesse solo in relazione al futuro sviluppo dell’acquis di Schengen, precondizione considerata necessaria per la conclusione di un accordo sulla tassazione dei risparmi.
Per quanto riguarda il secondo accordo, la Svizzera dovrà accogliere, attuare e applicare l’attuale e il futuro acquis Dublino/Eurodac senza eccezioni. In conclusione, vorrei sottolineare che tali accordi segnano un avvicinamento delle relazioni tra Svizzera e Unione europea. Questo dimostra inoltre agli altri paesi che è possibile rafforzare i legami, riunire gli sforzi e lavorare a stretto contatto con l’Unione europea su questioni politiche senza diventare necessariamente uno Stato membro a tutti gli effetti.
Benita Ferrero-Waldner,Membro della Commissione. – (DE) Signor Presidente, forse potrei innanzi tutto rispondere alle domande in termini generali. Fondamentalmente credo che siamo tutti contenti che vi siano questi accordi, che uno di essi sia già stato approvato da un referendum e che possiamo intraprendere il processo di ratifica. Come si è già detto, questo è molto importante, non solo perché può rappresentare un modello per altri paesi, ma anche perché offrirà ai cittadini svizzeri la possibilità di avvicinarsi sempre di più all’Unione europea.
Essendo stata menzionata la questione giuridica, è in particolare su questa che vorrei ritornare.
I servizi giuridici sia della Commissione che del Consiglio hanno pronunciato i propri pareri al riguardo. Anche se l’onorevole Kirkhope lo ha già fatto, vorrei ribadire ancora una volta tale posizione.
L’articolo 300 del Trattato che istituisce la Comunità europea indica quattro casi in cui la conclusione di un accordo internazionale richiede il parere conforme da parte del Parlamento europeo. Il primo si ha nel caso di un accordo di associazione ai sensi dell’articolo 310 del Trattato che istituisce la Comunità europea; il secondo riguarda accordi che istituiscono uno specifico quadro istituzionale organizzando procedure di cooperazione; il terzo si riferisce ad accordi che hanno conseguenze finanziarie importanti per la Comunità, mentre il quarto riguarda accordi che implicano la modifica di un atto adottato secondo la procedura cui si fa riferimento negli articoli 251 o 252 del Trattato che istituisce la Comunità europea.
In tutti gli altri casi, il Parlamento può soltanto dare il proprio parere. I servizi giuridici della Commissione ritengono che questo accordo non possa essere annoverato tra i casi elencati sopra e che i comitati misti da esso istituiti abbiano solo poteri limitati, specificamente nel campo della risoluzione delle controversie.
Pur avendo naturalmente preso nota di quanto si è detto, devo ribadire che questo è il parere della Commissione.
Vorrei replicare brevemente alle questioni sollevate dall’onorevole von Wogau e menzionate anche dall’onorevole Schwab. Credo che siamo pienamente consapevoli dei problemi e delle questioni cui essi hanno accennato, che riguardano la cooperazione tra aree, e in particolare tra regioni. Anche se questioni quali l’agricoltura e il frastuono prodotto dagli aerei sono di natura prevalentemente bilaterale, riconosco il collegamento, e pur non potendo proporre soluzioni in questo momento, posso assicurarvi che siamo consapevoli dei problemi, che forse possiamo rimettere in agenda in previsione di occasionali discussioni con la Svizzera.
Non avendo al momento nient’altro da aggiungere, chiedo all’Assemblea di andare avanti con le procedure previste.