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Resoconto integrale delle discussioni
Giovedì 8 settembre 2005 - Strasburgo Edizione GU

20. Situazione dei detenuti politici in Siria
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  Presidente. – L’ordine del giorno reca la discussione su sei proposte di risoluzione concernenti la situazione dei detenuti politici in Siria(1).

 
  
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  Marios Matsakis (ALDE), autore. – (EN) Signor Presidente, il Parlamento europeo si è già occupato in passato della questione delle violazioni dei diritti umani da parte della Siria ed è indubbio che negli anni scorsi, a seguito di pressioni sia internazionali sia dell’Unione europea, è stato compiuto qualche progresso per quanto attiene al rispetto dei diritti umani.

Purtroppo, però, quei progressi non sono sufficienti. I casi di due parlamentari, Riad Seif e Mamoun al-Homsi, che restano in carcere pur essendo ammalati, e le recenti persecuzioni contro molti attivisti civili, come Hasan Zeino e Yassin al-Hamwi, ne sono una chiara dimostrazione. Così come lo sono, senza dubbio, la tattica perseguita costantemente dalle autorità siriane di frapporre ostacoli alla registrazione e al libero funzionamento in Siria di organizzazioni non governative per i diritti umani, nonché, naturalmente, la tattica di intimidire e minacciare molti attivisti siriani per i diritti umani.

Il governo siriano deve rendersi conto del fatto che questa situazione è inaccettabile per l’Unione europea e che il suo perdurare finirà inevitabilmente per impedire la firma di un futuro accordo di associazione UE-Siria. Rivolgiamo un appello alle autorità siriane, in particolare al Presidente Bashar al-Assad, che ha lanciato qualche segnale di speranza manifestando la volontà di aprire il sistema politico siriano, dominato per anni e anni dal partito Baath, e di avviare in maniera spedita e determinata il necessario processo di democratizzazione e riforma del paese.

Simili cambiamenti non solo procureranno a lui e al suo governo grande rispetto all’estero, ma, cosa ancora più importante, andranno anche a beneficio del popolo siriano.

Onorevoli colleghi, vi invito a votare a favore di questa proposta di risoluzione comune.

 
  
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  Véronique De Keyser (PSE), autore. – (FR) Signor Presidente, signor Commissario, se dovessimo scegliere gli argomenti della discussione odierna sulle violazioni dei diritti umani, dovremmo forse parlare della Tunisia, dove gli attivisti dei diritti umani ieri sono stati assaliti dall’esercito tunisino. Il problema di quel paese rivela, in termini generali, quanto seriamente affrontiamo il tema dei diritti umani nell’ambito dei nostri accordi di associazione. Questo è il motivo per cui abbiamo voluto presentare la risoluzione sulla Siria.

Vogliamo che la Siria si apra e diventi democratica. Sono mesi, ormai, che lanciamo appelli affinché i casi riguardanti prigionieri politici, come Riad Seif e Mamoun al-Homsi, siano trattati con la dovuta serietà. In agosto, l’onorevole Patrie e io, a nome della commissione per gli affari esteri, insieme con il Presidente Borrell abbiamo inviato lettere per chiedere il rilascio di questi due prigionieri, che hanno già scontato due terzi della pena loro inflitta. Si tratta di ex parlamentari in precarie condizioni di salute. Ma le nostre lettere non hanno avuto risposta.

Vogliamo che il futuro accordo di associazione con la Siria stabilisca chiaramente che i diritti umani sono una condizione sulla quale non accetteremo compromessi. Non vogliamo isolare la Siria; riteniamo che la Siria sia un paese amico, che deve diventare democratico e al quale possiamo fornire il nostro aiuto. Però, per adesso, vogliamo mandare al governo siriano il seguente messaggio: ora che è giunto il momento di adottare una decisione sull’accordo di associazione, prendete sul serio il nostro messaggio e non pensate che, in ogni caso, dovremo presentare risoluzioni per avviare finalmente un dialogo costruttivo sui diritti umani con il vostro paese e più in particolare con la sottocommissione per i diritti umani che vi invitiamo a istituire.

 
  
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  Raül Romeva i Rueda (Verts/ALE), autore. – (ES) Signor Presidente, nel bel mezzo delle celebrazioni per il decimo anniversario del processo di Barcellona, dobbiamo ricordare che il rispetto dei diritti umani è uno dei pilastri su cui si fonda l’associazione euromediterranea. In tale contesto, la risoluzione che ci apprestiamo a votare sulla situazione dei detenuti politici in Siria merita un’attenzione speciale.

Invitiamo pertanto la Commissione, il Consiglio e gli Stati membri a dire chiaramente alle autorità siriane che l’accordo che stiamo negoziando deve prevedere clausole precise sul rispetto dei diritti umani, come stabilito dall’associazione euromediterranea.

Inoltre, ci uniamo all’appello dell’onorevole De Keyser affinché, nel quadro dell’accordo di associazione, sia creata una sottocommissione sui diritti umani competente per la Siria, come abbiamo fatto per la Giordania e il Marocco, allo scopo di garantire un dialogo strutturato sui diritti umani e la democrazia. Questa sottocommissione dovrebbe diventare un elemento chiave del piano d’azione.

Infine, dobbiamo insistere ancora una volta sull’importanza di consultare e coinvolgere la società civile nell’attività della sottocommissione, allo scopo di monitorare meglio la situazione dei diritti umani.

 
  
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  Erik Meijer (GUE/NGL), autore. – (NL) Signor Presidente, anche prima che il potere finisse nelle mani degli al-Assad, padre e figlio, la Siria agiva nella convinzione che meritasse di essere molto più grande e più potente di quanto in realtà sia, e che dovesse comprendere anche il Libano, la Giordania, Israele, la Palestina e parti dell’Iraq.

La Siria accusa la Francia e il Regno Unito di aver diviso quelle regioni senza alcun motivo, dopo averle sottratte alla Turchia durante la Prima guerra mondiale, e quindi di averne impedito il ritorno alla Grande Siria che esisteva prima dell’Impero ottomano.

Oltre 40 anni fa, la mania di grandezza aveva spinto la Siria ad allearsi con l’Egitto e lo Yemen, nell’intento di guidare la creazione di una Repubblica araba unita. Il fallimento di quel progetto e la perdita da parte della Siria anche della regione del Golan nel 1967, passata a Israele, posero le condizioni per la nascita di un regime autoritario e militaristico, intollerante nei confronti delle minoranze etniche, del cristianesimo e delle interpretazioni dell’islam che si discostano da quella propagandata dallo Stato. Un regime intollerante anche nei confronti dell’opposizione interna, sospettoso verso i paesi confinanti e ancora di più verso le grandi potenze più lontane.

Nel corso degli anni, dal territorio siriano sono giunti appoggi ad atti di violenza compiuti da esuli di altri paesi; si sospetta altresì che i recenti omicidi politici compiuti in Libano siano stati organizzati in Siria. L’Unione europea si augura di stabilire relazioni forti con tutti gli Stati della zona, compresi quelli affacciati sul Mediterraneo. E’ un fatto che, se un giorno la Turchia aderirà all’Unione europea, la Siria diventerà nostro diretto confinante, al pari dell’Iraq.

Il mio gruppo ritiene che l’approfondimento delle nostre relazioni con la Siria dovrebbe fondarsi non soltanto su considerazioni di natura economica o militare; l’Unione europea, infatti, deve insistere maggiormente sul rilascio dei prigionieri politici, sul diritto all’opposizione e sulla democratizzazione del governo. Come intende agire la Commissione a tal fine? Se, da un canto, dovremmo comprendere le circostanze che hanno condotto la Siria nella difficile situazione in cui si trova attualmente, dall’altro canto non dobbiamo cessare il nostro impegno. La democratizzazione di quel paese diventa ora un obiettivo prioritario, più importante dell’intensificazione dei rapporti commerciali. Il criminale regime della famiglia al-Assad non deve essere premiato per il suo pessimo comportamento. Adottando questa linea contribuiremo a rendere la Siria più democratica – senza dimenticare che anche il riconoscimento di uno Stato palestinese avrà un ruolo importante in tale contesto.

 
  
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  Charles Tannock (PPE-DE), autore. – (EN) Signor Presidente, la Siria del Presidente Bashar al-Assad è ormai l’unico regime baathista rimasto nel mondo arabo, dopo che il movimento Baath iracheno è stato sconfitto. Lo stato di perenne emergenza in cui la Siria vive dal 1963 costituisce la base giuridica di molti degli strumenti repressivi che il governo ha imposto, con il pretesto del conflitto in atto con Israele da quando la Siria ha perso le alture del Golan nel 1967 e della lotta contro i terroristi islamici contrari allo Stato socialista e secolarizzato.

Di recente, dopo che la Siria si è impegnata più attivamente con l’Unione europea partecipando al processo di Barcellona e firmando un accordo di associazione euromediterraneo, tutti i settori della sua politica interna sono stati oggetto di un’attenta disamina a livello internazionale. In particolare, sono stati presi in considerazione gli scarsi risultati ottenuti nel settore dei diritti umani e le accuse di detenzione di prigionieri politici, decessi di persone arrestate, arresti arbitrari, divieto di tenere libere assemblee e di lasciare il paese, nonché, ovviamente, le accuse di torture.

A migliorare il quadro della situazione non hanno di certo contribuito né il deplorevole comportamento della Siria nei confronti dei terroristi islamici, ai quali permette di attraversare il proprio territorio per andare in Iraq nonostante combatta l’islamismo al proprio interno, né il suo celato appoggio all’addestramento di terroristi di Hamas, della Jihad islamica e di Hezbollah, nonostante abbia sempre negato di fornire tale aiuto. Il ritiro della Siria dal Libano sotto la spinta delle pressioni internazionali è stato rovinato dall’arresto dei capi della sicurezza pro siriani in conseguenza dell’uccisione di Rafik Hariri, fermo oppositore del regime siriano. La Siria rimane uno Stato monopartitico, a dispetto delle dichiarazioni di voler porre fine a tale situazione.

La risoluzione presentata chiede clemenza per alcuni casi citati da Amnesty International; è fuor di dubbio che le condizioni in cui sono costretti i curdi a Hassake, privi di un proprio Stato, e la discriminazione ai danni della piccola comunità ebrea tuttora presente in Siria sono assolutamente inaccettabili.

Nondimeno, nella mia qualità di relatore sulla politica europea di vicinato reputo importante che l’Unione europea tenga aperto il dialogo con la Siria e incoraggi il processo di democratizzazione e di rispetto dei diritti umani che quel paese si è impegnato a portare avanti assumendosi gli obblighi internazionali – obblighi che deve adempiere se vuole realmente beneficiare in futuro di un piano d’azione euromediterraneo.

 
  
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  Bernd Posselt, a nome del gruppo PPE-DE. – (DE) Signor Presidente, mi riallaccio a quanto detto dall’onorevole Tannock in conclusione del suo intervento. Quando il Presidente Bashir Assad è succeduto a suo padre, ha suscitato grandi speranze. I cristiani della Siria, che lo conoscono bene, mi dicono che, facendo parte della minoranza alawi, è molto tollerante nei confronti delle altre comunità religiose, tra cui quella cristiana.

E’ tanto più deplorevole che la brutale macchina oppressiva del regime Baath sia ancora in funzione, con i servizi segreti all’opera in Libano e la polizia nella stessa Siria. Vorrei sottolineare che, in considerazione dei legami che abbiamo con la Siria nell’ambito del dialogo mediterraneo nonché della comunità mediterranea, dobbiamo applicare standard particolarmente rigorosi. Se, da una parte, dobbiamo rafforzare quel paese nella sua volontà di avvicinarsi all’Unione europea, dall’altra parte lo potremo fare solamente a condizione che esso rispetti i diritti umani fondamentali e vada in direzione del pluralismo e della democrazia. E’ ovvio che ciò potrà avvenire solo gradualmente, ma è necessario mettere in moto questo processo immediatamente, e dobbiamo perciò inviare un chiaro messaggio in tal senso.

 
  
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  Béatrice Patrie, a nome del gruppo PSE. – (FR) Signor Presidente, onorevoli colleghi, il partenariato tra l’Europa e i paesi mediterranei ha già consentito di compiere importanti progressi verso la costruzione di una base di valori condivisi: diritti umani, democrazia rappresentativa, parità tra uomo e donna, progresso sociale. A tale proposito, l’avvio in Egitto di un processo elettorale, per quanto imperfetto, e la riconquistata sovranità del Libano sono esempi da ricordare. Purtroppo, i recenti avvenimenti in Tunisia dimostrano che è difficile proseguire il cammino su questa strada. Ecco perché è necessario porsi domande chiare sulla condizionalità dei nostri partenariati. In caso di grave violazione di un accordo di associazione, dovrebbe essere possibile decretarne la sospensione, anche temporanea. In Siria, l’arrivo al potere del Presidente al-Assad ha suscitato grandi speranze; ora, però, stanno giungendo segnali politici contraddittori, che alimentano confusioni e incertezze riguardo al completamento del processo di ratifica dell’accordo di associazione. Nella mia qualità di presidente della delegazione per le relazioni con i paesi del Mashrak, di recente ho guidato una delegazione del Parlamento in visita in Siria. In tale occasione, più in particolare durante un incontro alla presenza del Presidente al-Assad, abbiamo sostenuto con grande enfasi la necessità di rispettare le libertà fondamentali e di garantire il rilascio dei due ex parlamentari, Seif e al-Homsi. Della loro liberazione si parla in uno dei punti della relazione sulla visita che è stata preparata dalla nostra delegazione per i rapporti con i paesi del Mashrak. Nella relazione si afferma altresì che il rilascio dei due parlamentari siriani detenuti costituisce una condizione preliminare per la firma dell’accordo di associazione. Il voto su questa risoluzione urgente rappresenterà un forte messaggio da parte del Parlamento europeo: il messaggio che il rispetto dei diritti umani e il rispetto delle libertà fondamentali sono fattori non negoziabili nell’ambito dei nostri partenariati.

 
  
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  Marek Aleksander Czarnecki (NI).(PL) Signor Presidente, le Nazioni Unite hanno fatto benissimo a esprimere preoccupazione per le violazioni dei diritti umani in Siria.

Appoggio pienamente la proposta di risoluzione del Parlamento europeo in cui si chiede alle autorità siriane di liberare i prigionieri politici detenuti nelle carceri del paese. Tra essi vi sono molti parlamentari siriani, che consideriamo nostri colleghi. La Siria deve essere convinta a ratificare la convenzione che vieta la tortura di prigionieri.

Mi è tuttavia difficile appoggiare il punto della proposta di risoluzione in cui si chiede alla Siria di garantire un corretto trattamento delle persone arrestate. In realtà, sappiamo bene che questa frase si riferisce ai prigionieri politici; ritengo pertanto che dovremmo piuttosto insistere sul fatto che non vengano più arrestate persone per motivi politici, invece di accettare questa realtà e chiedere educatamente alla Siria di non essere troppo crudele nei loro confronti.

E’ essenziale che i diritti umani e il loro rispetto da parte della Siria siano una conditio sine qua non ai fini della conclusione di un accordo di associazione tra quel paese e l’Unione europea. Per noi sarebbe inconcepibile essere associati a un paese che detiene prigionieri politici e pratica la tortura e altre forme di repressione antidemocratica, tra cui la persecuzione di minoranze religiose come gli ebrei e i cristiani.

 
  
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  Panagiotis Beglitis (PSE).(EL) Signor Presidente, purtroppo anche le speranze suscitate dalla recente conferenza del partito Baath in Siria si sono rapidamente dissipate. Il regime persiste nei suoi metodi antidemocratici e nelle sue pratiche autocratiche ai danni di chiunque osi protestare. Il Presidente Assad sembra troppo debole per rovesciare il regime autocratico, fondato sul nepotismo e formato da leccapiedi, che permea il sistema politico di quel paese.

I due ex parlamentari imprigionati di chi chiediamo l’immediato rilascio – insieme con la fine immediata di tutte le persecuzioni politiche – sono stati accusati dal regime anche di nepotismo.

Credo, tuttavia, che la firma e la ratifica da parte dell’Unione europea dell’accordo di associazione sia nell’interesse del popolo siriano e dei suoi diritti. Tale accordo ci offrirà maggiori strumenti per esercitare forme di controllo e pressione, ad esempio grazie alla clausola sui diritti umani e al dialogo politico strutturato.

(Applausi)

 
  
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  Louis Michel, Membro della Commissione. – (FR) Signor Presidente, onorevoli deputati, la Commissione partecipa pienamente agli sforzi dell’Unione europea volti a migliorare la situazione dei diritti umani in Siria. Sulla base dei principi delineati nella dichiarazione del processo di Barcellona, il nostro obiettivo è quello di avviare con le autorità siriane un dialogo costruttivo sul tema dei diritti umani. In tale contesto, la troika dell’Unione europea è intervenuta in passato a seguito degli arresti di esponenti dell’opposizione, tra cui Al-Turk, e delle condanne inflitte ai due parlamentari al-Homsi e Riad Seif.

Ancora di recente, la Commissione ha comunicato all’ambasciatore siriano la propria grave preoccupazione per la detenzione di personalità pubbliche e di parlamentari, più in particolare degli onorevoli al-Homsi e Seif.

La delegazione dell’Unione europea a Damasco sta seguendo molto da vicino le condizioni di detenzione di questi due prigionieri politici. Poco tempo fa, il responsabile della nostra delegazione ha sottoposto la loro vicenda all’attenzione del viceministro degli Esteri Moallem. Il tentativo di ottenere il rilascio degli onorevoli al-Homsi e Seif è fallito, nonostante la legge siriana preveda che possano essere liberati dopo aver scontato tre quarti della pena.

La stessa legge stabilisce, però, che i prigionieri politici devono firmare una dichiarazione in cui rinunciano a qualsiasi attività politica futura contro lo Stato siriano, dichiarazione che i due parlamentari si sono rifiutati di sottoscrivere. Dal punto di vista della Siria, quindi, non si può più fare nulla per liberare quei prigionieri.

Possiamo, tuttavia, constatare anche segnali contrastanti, e quindi positivi, che forse sono il risultato della pressione internazionale: pensiamo, ad esempio, all’assoluzione nel giugno scorso dell’attivista per i diritti umani Aktham Naisseh.

Purtroppo, però, la situazione complessiva non è soddisfacente; la Commissione continuerà pertanto, in stretta intesa con la Presidenza e gli Stati membri, a sollevare altri casi individuali ad ogni livello dei suoi contatti con il governo siriano.

Per quanto riguarda le trattative sull’accordo di associazione, la Commissione rimane del parere che il dialogo sui diritti umani potrà essere più efficace nel quadro di un rapporto contrattuale così come previsto dall’accordo. Dato che le norme sul libero commercio, sulla cooperazione e sul dialogo politico, insieme con la clausola sui diritti umani e la democrazia, sono gli elementi fondamentali dell’accordo, esso rappresenterà un importante strumento per aprire la società siriana e per renderla più democratica.

In merito al rafforzamento dei programmi MEDA allo scopo di sostenere lo sviluppo di una società democratica, la Commissione, nel quadro dell’attuale programma indicativo nazionale con la Siria, continua a considerare il sostegno alla società civile come una delle sue priorità nel campo della cooperazione e si augura di poter proseguire su questa stessa strada anche con i programmi futuri.

Visto che è stato citato più volte, intervengo brevemente sull’accordo di associazione. La Commissione è consapevole delle difficoltà politiche che sussistono tuttora in riferimento alla firma di un accordo con la Siria. Il ritiro da parte siriana delle proprie truppe dal Libano costituisce un primo passo positivo verso l’attuazione della risoluzione n. 1559 del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite. E’ tuttavia evidente che, in considerazione della situazione attuale, caratterizzata dal persistere in Libano di una presenza visibile dei servizi segreti siriani e dalla mancanza di cooperazione in Iraq, la Siria deve assolutamente compiere azioni forti e positive allo scopo di ricostruire un clima di fiducia, e lo deve fare prima di prendere in considerazione un’eventuale firma di un accordo di associazione.

 
  
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  Presidente. – La discussione è chiusa.

La votazione si svolgerà tra qualche istante.

 
  

(1) Cfr. Processo verbale.

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