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Discussioni
Lunedì 26 settembre 2005 - Strasburgo Edizione GU

15. Revisione legale dei conti annuali e dei conti consolidati
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  Presidente. – L’ordine del giorno reca la relazione (A6-0224/2005), presentata dall’onorevole Doorn a nome della commissione giuridica, sulla proposta di direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio sulla revisione legale dei conti annuali e dei conti consolidati e che modifica le direttive 78/660/CEE e 83/349/CEE del Consiglio [(COM(2004)0177 – C6-0005/2004 – 2004/0065(COD)].

 
  
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  Charlie McCreevy, Membro della Commissione. – (EN) Signor Presidente, vorrei ringraziare l’onorevole Bert Doorn e la commissione giuridica per l’eccellente lavoro svolto su questo dossier. Una cooperazione efficace tra le Istituzioni dovrebbe consentire di approvare questa proposta in un’unica lettura.

La revisione legale dei conti è un tema di grande importanza per l’Europa; i recenti scandali infatti hanno evidenziato la necessità di raccogliere le nuove sfide. Per ammodernare la revisione legale dei conti, la direttiva modificata indicherà con maggior chiarezza i doveri dei revisori legali dei conti, la loro indipendenza e il loro codice etico. Essa inoltre invocherà l’applicazione di norme internazionali sulla revisione dei conti, e stabilirà i criteri per un rigoroso controllo pubblico della professione del revisore contabile. Nell’Unione europea abbiamo bisogno di revisori contabili capaci. Ciò andrà a vantaggio di tutti – aziende, investitori e risparmiatori, grandi e piccoli – e favorirà la crescita della fiducia economica.

Vorrei fare alcune osservazioni sull’opportunità di limitare la responsabilità dei revisori contabili, un tema che è emerso durante le discussioni su questa direttiva, sebbene non fosse menzionato nella proposta originaria della Commissione europea. I revisori sono molto cauti al momento di assumere nuove revisioni poiché temono la responsabilità illimitata. Capisco le argomentazioni che sono state mosse a favore di un’azione a livello di Unione europea, giacché potrebbe esserci un impatto sul mercato interno, e intendo agire attivamente per capire che cosa si possa fare al riguardo. Come prima misura, vorrei avviare uno studio in materia nel prossimo futuro.

Gli emendamenti proposti tengono conto delle discussioni in seno al Consiglio e godono del forte sostegno del settore della revisione contabile. Le soluzioni proposte dal vostro relatore, inoltre, sono ben equilibrate e rispettano le intenzioni iniziali della Commissione su questa normativa. Di conseguenza sosteniamo con forza il risultato.

Come si è già verificato per la precedente relazione che abbiamo discusso, la comitatologia è ancora una volta l’unico tema irrisolto. La situazione è molto simile a quella verificatasi poco fa nell’ambito della discussione sulla relazione Radwan, concernente la direttiva sui requisiti patrimoniali. Farò riferimento alle affermazioni che ho fatto in tale contesto, così non dovrò ripetermi.

Le competenze di esecuzione sono molto importanti per l’ottava direttiva sul diritto societario. Molte questioni tecniche e numerosi adeguamenti richiedono la disponibilità di competenze di comitatologia, come ha confermato il Consiglio al momento di esprimere il proprio sostegno al pacchetto di emendamenti di compromesso. Il comitato dei rappresentanti permanenti riteneva che una clausola di caducità, nell’ambito della quale sarebbero state sospese le competenze di esecuzione, avrebbe potuto danneggiare l’effettiva attuazione della direttiva; di conseguenza ha chiesto al Parlamento di considerare con attenzione le implicazioni di una simile clausola di caducità.

La Commissione condivide le preoccupazioni espresse dal Consiglio, ma tiene conto anche del parere del Parlamento secondo cui il proprio ruolo di vigilanza dell’esercizio dell’autorità delegata dev’essere conforme alla propria posizione nell’ambito della procedura di codecisione. In mancanza di una soluzione globale per la comitatologia, la Commissione comprende che il Parlamento voglia limitare, col tempo, l’autorità delegata; per la Commissione è essenziale che questo periodo sia sufficientemente lungo per garantire un’adeguata attuazione della direttiva. Mi risulta che il vostro relatore vorrebbe proporre una clausola di caducità di due anni dall’entrata in vigore della direttiva, ma al più tardi al 1° aprile 2008. Ciò comunque non varrebbe per l’articolo 26 sui principi di revisione internazionali. La Commissione può essere d’accordo su questo punto. La soluzione corrisponderebbe a quella individuata nella relazione Radwan sulla proposta di direttiva concernente i requisiti patrimoniali. La Commissione inoltre invita il Consiglio a mostrarsi flessibile, ma soprattutto a considerare prioritaria la revisione della decisione del 1999 sulla comitatologia.

 
  
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  Bert Doorn (PPE-DE), relatore. – (NL) Signor Presidente, signor Commissario, onorevoli colleghi, in qualità di relatore per l’ottava direttiva posso informarvi che nel corso dei negoziati con il Consiglio e la Commissione abbiamo realizzato un interessante pacchetto. Per esempio, siamo riusciti a dare più spazio alle soluzioni nazionali per quanto riguarda i comitati interni per la revisione contabile, che sono comitati di vigilanza interni alle imprese; abbiamo ribadito una volta di più che il governo societario è una questione da negoziare a livello di Stato membro, e che in questo campo è inaccettabile imporre soluzioni generali a livello europeo.

Siamo riusciti a fare della sostituzione dei revisori la norma, e della sostituzione dell’impresa di revisione l’eccezione. Siamo anche riusciti a limitare l’onere amministrativo gravante, in alcuni campi, sulle piccole e medie imprese, e la Commissione si è impegnata a presentare una relazione sulla responsabilità prima della fine del 2006. Poco fa il Commissario McCreevy ha annunciato la sua intenzione di “avviare uno studio nel prossimo futuro”, ma avevamo raggiunto un accordo per la presentazione di una relazione prima della fine del 2006, e mi auguro di poter avere la sua parola che ciò avverrà effettivamente; su questo tema gradiremmo avere uno scambio di opinioni anche in quest’Aula.

La responsabilità rappresenta un problema a causa delle fortissime differenze che sussistono fra gli Stati membri, ma in questo settore è necessario individuare soluzioni. Nel complesso, si tratta di un provvedimento legislativo vitale, che a mio avviso negli ultimi sei mesi è divenuto più pragmatico e anche di più pratica applicazione: in fondo è questo il punto essenziale.

C’è un altro grosso ostacolo su cui occorre negoziare: si tratta – come lei ha già sottolineato, signor Commissario – della comitatologia. A tal proposito ci siamo schierati sulla stessa linea della relazione Radwan, poiché credo che siano in gioco gli stessi interessi.

Riprendendo poi un commento fatto poco fa da un collega – “non voglio immischiarmi in un gioco di potere tra le Istituzioni” – vorrei ribadire che, a mio avviso, in questo caso non abbiamo a che fare con giochi di potere, bensì, semplicemente, con un moderno modo di legiferare. Dobbiamo elaborare una legge quadro e delegare i dettagli alla Commissione e agli esperti, ma questo è possibile solo se il Parlamento dispone del diritto di avocazione: è questo l’aspetto più importante.

Ricordo che poco prima del referendum sulla Costituzione nei Paesi Bassi – che, come sapete, ha avuto esito negativo – un quotidiano olandese pubblicò un lungo articolo intitolato “I funzionari di Bruxelles hanno il potere”; in concreto, esso si riferiva alle commissioni esecutive che, a porte chiuse, si occupano dell’applicazione di tutti i vari provvedimenti legislativi elaborati dal nostro Parlamento. Ecco un tipico esempio di una di quelle situazioni che contribuiscono alla crescente ostilità dei cittadini nei confronti di Bruxelles, ove ogni tipo di attività si svolge a porte chiuse.

A mio avviso, quindi, se intendiamo discutere questo aspetto della comitatologia – e mi rallegro che il Consiglio abbia annunciato l’intenzione di avviare iniziative in merito – ci sarà molto lavoro da fare per migliorare la situazione da questo punto di vista. A tal proposito sostengo la clausola che fissa al 1° aprile 2008 il termine della “caducità”, analogamente del resto a quanto stabilisce la relazione Radwan. Desidero però aggiungere che, per quanto riguarda l’articolo 26, che concerne l’adozione dei principi di revisione internazionali, dovremmo introdurre un’eccezione, poiché questi implicano, relativamente alla clausola di caducità, accordi internazionali. E’ superfluo aggiungere che – se e quando sarà introdotto un nuovo regolamento per la comitatologia – il diritto di avocazione dovrà applicarsi a questo tipo di principi di revisione.

Concludo ringraziando i colleghi della commissione parlamentare per la collaborazione estremamente costruttiva che mi hanno offerto; a mio avviso, i negoziati che abbiamo condotto negli ultimi sei mesi si sono rivelati preziosissimi. Desidero ringraziare anche la Commissione e il Consiglio per il loro atteggiamento costruttivo; possiamo dichiararci completamente soddisfatti dei risultati che abbiamo raggiunto.

 
  
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  Andreas Schwab, a nome del gruppo PPE-DE. – (DE) Signor Presidente, signor Commissario, permettetemi anzitutto di ringraziare l’onorevole Doorn per l’eccellente lavoro che ha svolto con l’aiuto di numerose commissioni parlamentari. Mi sembra che questa relazione rappresenti un buon compromesso su un tema estremamente arduo. E’ chiaro – lo dimostra anche il numero dei colleghi presenti in Aula – che stiamo esaminando un provvedimento legislativo altamente tecnico, il quale tuttavia, ne sono convinto, potrà recare un importante contributo alla competitività sia interna che esterna dell’Europa. Ci muoviamo in un campo delicatissimo, che esige una legislazione assai rigorosa.

Alcuni compromessi sono naturalmente necessari; l’onorevole Doorn ne ha menzionato uno, relativo alla rotazione. In sostanza è giusto eliminare la rotazione esterna, poiché gli Stati membri dispongono di una soluzione alternativa; alcuni di essi possono mantenere la rotazione esterna che vigeva in precedenza. Istintivamente, mi sembra che gli Stati membri non dovrebbero avere il diritto di esigere la rotazione esterna, che a mio avviso non incoraggia la concorrenza.

Dal momento che il mio tempo di parola è limitato, vorrei concentrarmi sulla proposta avanzata dal Commissario McCreevy in merito a uno studio sui possibili effetti della responsabilità limitata sul mercato internazionale delle imprese di revisione contabile. L’introduzione della responsabilità limitata offrirebbe all’Europa un considerevole vantaggio come sede delle imprese, e quindi sono lieto che il Commissario McCreevy abbia aderito all’idea di elaborare questo studio, che dovrà essere portato a termine rapidamente, ossia entro la fine del 2006.

Gli Stati membri che vogliono porre un limite alla responsabilità dispongono di un ampio ventaglio di soluzioni: per esempio responsabilità proporzionata, limiti superiori o una combinazione dei due metodi. Ciò che il nostro Parlamento vuole dalla Commissione è che gli Stati membri siano in grado di decidere da sé in tema di responsabilità, e che l’Europa possa alla fine darsi norme armoniose, piuttosto che armonizzate.

L’onorevole Doorn ha già detto tutto quel che andava detto sulla comitatologia, e io concordo pienamente con lui; vi ringrazio quindi per la vostra attenzione ed esprimo l’auspicio che la direttiva venga approvata.

 
  
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  Antonio Masip Hidalgo, a nome del gruppo PSE. – (ES) Signor Presidente, credo che la proposta sulla revisione contabile ci offra un buon esempio di cooperazione tra i diversi gruppi del Parlamento europeo, nonché tra il Parlamento e le altre Istituzioni: Consiglio e Commissione.

Il relatore ha lavorato tenacemente per farci partecipare all’elaborazione del testo e ai suoi incontri con il Consiglio e la Commissione, e ora questa proposta può rappresentare un contributo all’omogeneità della legislazione europea in un settore importante come quello della revisione contabile, che ha suscitato tanta inquietudine nell’opinione pubblica in seguito agli scandali Enron e Parmalat. Si tratterà in ogni caso di un quadro minimo, che nel prossimo futuro conserverà agli Stati la competenza in quei settori in cui, per motivi di capacità, esperienza e prossimità, essi possono svolgere ispezioni con maggiore efficacia.

Tra i punti più controversi della proposta della Commissione europea, desidero sottolineare la rotazione di imprese, revisori e partner, nella prospettiva di ridurre la possibilità di conflitti di interesse tra revisori e impresa oggetto della revisione.

Dopo molti sforzi siamo riusciti ad aprire la strada alla rotazione delle imprese, e non solo dei partner, consentendo ad ogni Stato di adottare in alternativa la rotazione delle imprese di revisione contabile, ossia la rotazione esterna.

Sono stati accolti alcuni emendamenti in fatto di indipendenza. Spero che essi si dimostrino utili in futuro, dal momento che garantiscono la fiducia che il mercato esige.

La proposta conserva per i revisori contabili la stessa responsabilità che vale per gli altri professionisti. Ritengo che in questo campo si debbano garantire parità di trattamento e sicurezza per i cittadini. Non sono però convinto, devo confessarlo, che la nuova normativa possa stimolare la crescita quantitativa delle grandi imprese di revisione contabile e risolvere così i problemi connessi alla struttura oligopolistica che caratterizza il settore, cui ha fatto riferimento lo stesso Commissario.

Il caso Enron ha segnato la fine della Arthur Andersen, e quindi delle cosiddette cinque grandi ne sono sopravvissute quattro. Un altro scandalo che provocasse una perdita di fiducia nei confronti di un’altra grande impresa di revisione contabile potrebbe avere conseguenze fatali non solo per l’impresa interessata, ma per la stabilità dell’intero sistema. Per questo ho sostenuto fin dall’inizio che non era opportuno lasciare completamente nelle mani delle imprese di revisione contabile il compito di controllarsi da sé, ma che invece dovremmo essere favorevoli a un controllo esercitato da parte delle autorità pubbliche; infatti, non è in gioco solo la sopravvivenza di un’impresa, ma la salute del sistema finanziario.

Desidero congratularmi ancora una volta con l’onorevole Doorn.

 
  
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  Wolf Klinz, a nome del gruppo ALDE. – (DE) Signor Presidente, onorevoli colleghi, mi auguro che la direttiva sulla revisione contabile possa contribuire a ripristinare la fiducia nelle revisioni dei conti annuali e nel funzionamento dei mercati, che negli ultimi anni è stata incrinata da vari scandali. Si può sperare che essa dia agli investitori quella maggior sicurezza che avevano in passato e che renda più competitive le imprese europee. Se si confrontano i punti principali del parere che ho elaborato a nome della commissione per i problemi economici e monetari con la versione finale che il relatore, onorevole Doorn, ci ha presentato dopo i negoziati del trilogo, si può notare che esse in larga misura coincidono, ad esempio per quanto riguarda la rotazione, i costi sostenuti dalle piccole e medie imprese e la responsabilità. Approvo la proposta secondo la quale la Commissione dovrebbe portare a termine entro la fine del 2006 uno studio sul tema della responsabilità, e concordo con le osservazioni fatte in proposito dall’onorevole Schwab.

Avrei voluto udire un messaggio più positivo in merito a due altre importanti questioni, ossia i comitati interni di revisione contabile e la fornitura di servizi aggiuntivi diversi dalla revisione contabile. La commissione per i problemi economi e monetari ha accolto con entusiasmo la proposta di istituire tali comitati, e ha aderito all’impostazione della Commissione europea. Considerata globalmente, la relazione dell’onorevole Doorn costituisce un passo nella giusta direzione, e gli sono grato per il lavoro che ha svolto in qualità di relatore. Il voto cui ci accingiamo sarà importantissimo per portare positivamente a termine la procedura rapida, e quindi i mercati riceveranno presto il segnale che ansiosamente attendevano.

Noto inoltre con soddisfazione che nella sua relazione l’onorevole Doorn affronta il problema della comitatologia, anche se personalmente preferirei fissare la data della clausola di caducità al 1° gennaio, anziché al 1° aprile 2008.

Ritengo comunque che sarà difficile accettare l’approccio che è stato suggerito per l’applicazione dei principi di revisione internazionali, noti come IAS o ISA; anche in questo caso il diritto di avocazione è uno strumento che il Parlamento deve gelosamente custodire. Benché l’onorevole Wallis, relatrice ombra del mio gruppo per la commissione competente per il merito, ci raccomandi di approvare questa relazione, da parte mia mi asterrò dal voto, a causa delle riserve che ho già espresso.

 
  
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  Giuseppe Gargani (PPE-DE). – Signor Presidente, onorevoli colleghi, il mio intervento è volto soprattutto a sottolineare, al di là della retorica o delle frasi di rito, il lavoro importante che il collega Doorn ha fatto; inoltre, come ho detto in commissione e vorrei ripetere qui, a mio parere il lavoro fatto è stato intelligente, equilibrato e lungimirante.

Ritengo che la direttiva sia davvero importante in quanto esiste il problema della sicurezza dei mercati, che gli scandali evidenziati hanno messo ancora più in luce. Tuttavia da tempo era emersa la necessità di una direttiva come quella che portiamo avanti, che si sta rivelando un successo nella prima lettura e costituisce il punto di equilibrio che abbiamo trovato in Parlamento.

Ci sono garanzie nuove per i risparmiatori, sui quali, come nel caso dei consumatori, dovremmo concentrare la nostra attenzione principale, dato che il rapporto finanziario tra le banche, le emissioni e i risparmiatori resta un elemento fondamentale per l’equilibrio sociale di un paese.

Ringrazio inoltre il relatore per la soluzione intelligente individuata per la rotazione delle società di revisioni, soluzione in merito alla quale, parlo naturalmente per la mia esperienza, ma credo che anche gli altri paesi abbiano avuto la stessa valutazione, il mio paese è molto consenziente e molto soddisfatto. Anche su questo piano occorre dare atto a Doorn e ai i colleghi dell’equilibrio. L’accordo sulle misure di esecuzione dà una misura, appunto, dell’importanza che il Parlamento può avere, deve avere, rispetto a questa difficile operatività che la direttiva deve trovare.

In conclusione, collegandomi anche a tutti i rilievi positivi che sono stati espressi, non posso che dire in maniera formale e con molto compiacimento che il lavoro è stato proficuo e lo offriamo, il relatore ed io, all’Aula.

 
  
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  Arlene McCarthy (PSE).(EN) Signor Presidente, nel contesto degli scandali Enron e WorldCom abbiamo discusso per la prima volta la questione del governo societario in seguito al rapporto del gruppo di alto livello. In tale occasione gli esperti dell’Unione europea per il settore della revisione contabile affermarono che in Europa non sarebbe mai potuto accadere; poi c’è stato il caso Parmalat, una società che – come Enron – disponeva di un comitato interno per la revisione contabile formato da illustri professori indipendenti. Il problema stava nel fatto che essi non avevano mostrato alcuna autonomia nell’opporsi ai soci colpevoli e al comitato direttivo.

Questa proposta non intende affrontare il problema prescrivendo la costituzione di comitati interni per la revisione contabile, ma piuttosto modificando la cultura e la prassi della revisione. Grazie al pragmatismo del nostro relatore, onorevole Bert Doorn, e ad una buona collaborazione con la Commissione e la Presidenza, disponiamo adesso di uno strumento flessibile nell’ambito dell’Unione europea, che accrescerà la qualità e la coerenza delle revisioni contabili in tutta Europa, nel rispetto delle efficaci disposizioni nazionali sul diritto societario già in vigore.

Un approccio ai rischi e alle misure di salvaguardia basato sui principi garantirà un regime assai più efficace e solido a livello di Unione europea, che si dimostrerà decisamente migliore del sistema Sarbanes-Oxley, basato su un approccio normativo; quest’ultimo potrebbe facilitare le misure detentive, ma certo non migliora l’etica, l’indipendenza e il sistema di controllo pubblico delle strutture di revisione contabile.

E’ stato ragionevole eliminare l’obbligo prescrittivo di comitati interni per la revisione contabile e sostituirlo con la proposta di conferire tali funzioni ad un organismo che soddisfi gli standard e gli obiettivi della revisione contabile e che possa attuare le disposizioni in maniera trasparente. Accolgo inoltre con favore i compromessi concernenti la rotazione dei soci incaricati della revisione legale nonché i servizi diversi dalla revisione contabile.

Dobbiamo tuttavia occuparci della questione della comitatologia. La Commissione e le successive Presidenze – tra cui quella del Regno Unito – hanno raddoppiato gli sforzi per migliorare la normativa incrementando la qualità delle leggi dell’Unione europea, nonché il recepimento e l’attuazione di tali leggi. Il Parlamento dev’essere coinvolto in quest’agenda che prevede il miglioramento della normativa e, nella sua veste di colegislatore, deve avere il diritto di garantire che le leggi votate dagli esperti attraverso quest’Assemblea possano essere soggette a scrutinio e monitoraggio.

Esso inoltre ha un ruolo da svolgere nel recepimento e nell’attuazione. Sono quindi favorevole all’iniziativa adottata dalla Presidenza e alle proposte di portare avanti la riforma delle procedure di comitatologia del 1999, per assicurarci un ruolo nel miglioramento delle norme e nel perfezionamento del processo normativo. Attendo con ansia che gli emendamenti che devono essere avanzati dal Parlamento vengano accolti in questo settore; in tal modo potremo davvero svolgere un ruolo nel processo di cooperazione.

 
  
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  Paul Rübig (PPE-DE).(DE) Signor Presidente, onorevoli colleghi, la commissione per l’industria, la ricerca e l’energia ha riservato grande attenzione al tema in oggetto, data la sua notevole rilevanza per la competitività dell’industria europea. Soprattutto per le società quotate in Borsa, è importante che i diritti di proprietà ottengano la massima priorità al momento di nominare i revisori contabili. E’ qui che entrano in gioco le sensibilità nazionali.

Ovviamente non possiamo ignorare il problema dei costi, che possono essere enormi, in particolar modo per le piccole e medie imprese che ambiscono ad essere quotate in Borsa, adottano le misure necessarie e mirano alla massima trasparenza – nel rispetto dei requisiti fissati; chiedo quindi che la questione della responsabilità limitata venga discussa con gli assicuratori, in modo che i revisori contabili possano agire con la necessaria responsabilità.

 
  
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  Andrzej Jan Szejna (PSE).(PL) Signor Presidente, i recenti scandali che si sono succeduti hanno minato la fiducia di consumatori e investitori. A titolo di esempio, potrei citare le vicende di Enron o Parmalat; la portata di tali scandali, dietro i quali si celavano vari tipi di frodi, è stata allarmante. L’iniziativa della Commissione europea offre quindi un’adeguata risposta alla situazione che è venuta a crearsi.

La proposta della Commissione sulla revisione legale dei conti è il risultato di anni di preparazione e include le raccomandazioni che sono state avanzate nel 2000 e nel 2002. Questa direttiva mira a sostituire l’ottava direttiva del 1984 sui revisori legali dei conti, che si limita ad enunciare i principi dell’accreditamento dei revisori contabili, ma non si occupa di procedure di revisione, supervisione o controllo esterno della qualità. La nuova proposta di direttiva fa chiarezza sui compiti dei revisori legali e stabilisce principi etici a garanzia della loro professionalità e indipendenza, ad esempio l’integrità, la competenza professionale, la riservatezza e il segreto professionale nonché la responsabilità generale.

La proposta della Commissione sul principio di rotazione delle imprese e dei partner è un altro contenzioso da aggiungere all’elenco di quelli che hanno provocato forti prese di posizione. In generale, il principio di rotazione merita sostegno, poiché garantisce l’indipendenza e favorisce una valutazione obiettiva. Tra gli aspetti negativi della rotazione troviamo i costi supplementari, la perdita di know-how e il conseguente rischio di errori. Almeno ogni sette anni è necessario cambiare l’impresa di revisione contabile, e il lasso di tempo tra i contratti dev’essere di almeno due anni. Dobbiamo fare di tutto per garantire una concorrenza sana, ridurre il rischio di frodi e offrire servizi di alta qualità.

Le procedure presentate nella relazione rappresentano probabilmente una risposta equilibrata e ragionevole all’esigenza di garantire la qualità delle revisioni contabili e l’indipendenza dei revisori.

Per concludere vorrei sottolineare che è necessario ripristinare la fiducia del mercato e rafforzare i diritti degli azionisti, per rendere più sicuri gli investimenti e più competitive le aziende europee.

 
  
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  Charlie McCreevy, Membro della Commissione. – (EN) Signor Presidente, vorrei ringraziare gli onorevoli deputati per i loro interventi e per gli eccellenti contributi che hanno apportato a questa importante direttiva.

Fin dall’inizio del dibattito probabilmente avrei dovuto informarvi che, in passato, sono stato revisore dei conti e tuttora verso una quota annuale all’associazione irlandese dei revisori ufficiali dei conti anche se – come ho spesso affermato – non farei grande affidamento su una contabilità sottoposta alla mia revisione. Forse avrei dovuto dirlo ben prima.

L’onorevole Doorn e altri hanno sollevato la questione della responsabilità della revisione contabile, e personalmente sono molto interessato al problema; infatti ho sollecitato i miei servizi ad affrontare questo tema con particolare urgenza. Lo studio sarà commissionato tra breve così che, entro la fine del 2006, saremo pronti per presentare i dati a nostra disposizione. Questa è la nostra intenzione e mi auguro che riusciremo a rispettare il calendario senza troppe difficoltà.

Si è parlato anche di comitati interni per la revisione contabile, che sono spesso necessari per aiutare i revisori contabili a resistere alle eventuali pressioni che vengono esercitate dalla dirigenza. Il Parlamento europeo ed il Consiglio ritengono opportuno lasciare il maggior margine di manovra possibile agli Stati membri dell’Unione, affinché essi individuino un proprio sistema per i comitati interni per la revisione contabile delle aziende quotate in Borsa, a condizione che questi svolgano tutte le funzioni elencate nella nostra direttiva. Siamo stati sufficientemente flessibili e abbiamo tenuto conto di tali preoccupazioni.

Forse, come ha affermato l’onorevole McCarthy, per quanto efficace sia il sistema basato sull’approccio normativo, non si potranno mai scongiurare scandali o in caso di collusione tra più di due persone che intendono svolgere attività fraudolente; al di là del fatto che disponiamo o meno di un sistema basato sull’approccio normativo, sappiate che negli Stati Uniti, per un certo periodo, tale sistema esisteva ma non è bastato a scongiurare gli scandali che si sono abbattuti su quella sponda dell’Atlantico, come del resto non servirebbe un sistema basato sui principi. Nessuna procedura di revisione contabile al mondo e nessun meccanismo di controllo interno potrà evitare con assoluta certezza le frodi o i reati finanziari; dovrà però consentire, nel minor tempo possibile, di capire esattamente che cosa sta succedendo. E’ importante per le aziende e per i cittadini che la gente abbia fiducia nella professione di revisore contabile, nell’autonomia dei revisori contabili e nel tipo di norme che essi rispettano e nell’etica della professione.

Purtroppo devo riconoscere, avendo svolto questa professione in passato, che gli scandali degli ultimi anni hanno minato la fiducia dell’opinione pubblica nella revisione contabile e nella professione di revisore. Sta proprio al revisore ripristinare questa fiducia e far sì che i diversi cambiamenti che sono stati apportati – sia nell’ambito della professione che adesso da parte delle Istituzioni europee –, nonché quelli che ci auguriamo saranno effettuati dagli Stati membri, rassicurino la popolazione sull’alta qualità delle norme che disciplinano la professione di revisore contabile.

Come ho già detto, la questione della comitatologia è già stata sollevata nella precedente discussione, e ripeterò che la Commissione può accettare la proposta di sospensione dopo due anni, eccezion fatta per l’articolo 26, in questa specifica direttiva.

Ringrazio gli onorevoli deputati per i loro circostanziati interventi.

 
  
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  Presidente. – La discussione è chiusa.

La votazione si svolgerà mercoledì, alle 12.00.

 
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