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Lunedì 26 settembre 2005 - Strasburgo Edizione GU

16. Protocollo all’accordo sulla pesca del tonno CE / Repubblica federale islamica delle Comore (2005-2010)
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  Presidente. – L’ordine del giorno reca la relazione (A6-0260/2005), presentata dall’onorevole Fraga Estévez a nome della commissione per la pesca, sulla proposta di regolamento del Consiglio relativo alla conclusione del protocollo che fissa le possibilità di pesca del tonno e la contropartita finanziaria previste dall’accordo tra la Comunità economica europea e la Repubblica federale islamica delle Comore sulla pesca al largo delle Comore per il periodo dal 1º gennaio 2005 al 31 dicembre 2010 [COM(2005)0187 – C6-0154/2005 – 2005/0092(CNS)].

 
  
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  Joe Borg, Membro della Commissione. – (EN) Signor Presidente, prima di illustrare la posizione della Commissione su questo dossier, vorrei ringraziare la commissione per la pesca e specialmente la relatrice, onorevole Fraga Estévez, che ha compiuto un ottimo lavoro entro scadenze assai ristrette.

Sono lieto di potervi presentare il progetto di proposta sulla conclusione del protocollo che fissa le possibilità di pesca del tonno e la contropartita finanziaria previste dall’accordo tra la Comunità economica europea e la Repubblica federale islamica delle Comore.

Come gli onorevoli deputati sanno, la Comunità ha una lunga tradizione di rapporti con le Comore nel settore della pesca. Il primo accordo di pesca con quel paese risale al 1988. Benché si tratti del più modesto tra gli accordi per la pesca del tonno, riveste nondimeno grande importanza a causa della collocazione strategica di quest’attività di pesca nell’Oceano Indiano, nonché per le possibilità di pesca che abbiamo ottenuto.

Il nuovo protocollo, firmato il 24 novembre 2004, copre un periodo di sei anni che va dal 1° gennaio 2005 al 31 dicembre 2010. Esso concede possibilità di pesca a 40 tonniere con reti a circuizione e a 17 pescherecci con palangari di superficie; prevede un contributo finanziario di 390 000 euro all’anno. L’accordo è vantaggioso per entrambe le parti, e prevede numerosi elementi nuovi, tra cui i seguenti: in primo luogo, una clausola di esclusività, che vieta le licenze private o altri accordi della stessa natura al di fuori dei limiti dell’accordo. In secondo luogo, un requisito VMS per rendere più rigorosi i controlli sulle navi operanti in acque comoriane. In terzo luogo, la clausola sociale applicabile ai marinai locali ingaggiati su navi comunitarie. In quarto luogo, norme che regolano la presenza a bordo di osservatori e, in quarto luogo, una revisione della suddivisione dei costi dell’accordo fra Comunità e armatori: si passa da un rapporto di 75/25 euro a 65/35 euro per tonnellata, che è quello già applicato in altri accordi per la pesca del tonno nell’Oceano Pacifico. Tale incremento della quota dei costi a carico degli armatori verrà gradualmente esteso a tutti gli accordi comunitari per la pesca del tonno, così com’era richiesto dalla riforma della politica comune della pesca.

Sono convinto che questi nuovi elementi, introdotti nell’ambito del dialogo allacciato con le autorità delle Comore e in conformità dei principi formulati nei nuovi accordi di partenariato per la pesca, garantiranno che l’accordo con le Comore contribuisca a una responsabile e sostenibile attività di pesca in quelle acque.

Questo lavoro comprende la definizione di obiettivi annuali e pluriennali, la distribuzione di una parte – il 60 per cento – delle compensazioni finanziarie, le mete da raggiungere e criteri e procedure per la valutazione dei risultati annuali ottenuti, in conformità dell’articolo 7 del protocollo.

Vorrei soffermarmi ora sugli emendamenti. Per quanto riguarda l’emendamento n. 1, la Commissione lo giudica superfluo; infatti, sarà presto avviata la procedura per l’adozione del nuovo accordo quadro – l’accordo di partenariato per la pesca.

La Commissione concorda senza riserve con lo spirito degli emendamenti nn. 2, 3 e 5. Tuttavia, la Commissione trasmette già questo tipo di informazioni, in ossequio agli attuali accordi interistituzionali e in particolare all’accordo quadro fra Commissione e Parlamento europeo. La Commissione giudica perciò superflui tali emendamenti.

Quanto all’emendamento n. 4, ricordo le disposizioni comunitarie fondamentali concernenti il mandato conferito alla Commissione per negoziare a nome della Comunità. Il Consiglio ha autorizzato la Commissione a negoziare accordi di pesca fra la Comunità e le Comore. In tale contesto, il rinnovo periodico non necessita ogni volta di un nuovo mandato.

La Commissione non può accettare l’emendamento n. 6. La Commissione intrattiene un dialogo costante con il settore, nel quadro di uno specifico gruppo settoriale. Tale gruppo si riunisce a scadenze regolari e discute i negoziati imminenti, insieme ad altri argomenti tecnici. Inoltre, esperti provenienti dagli Stati membri vengono invitati ad assistere ai negoziati di ogni protocollo o accordo di pesca.

 
  
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  Carmen Fraga Estévez (PPE-DE), relatore. – (ES) Signor Presidente, sono sicura che la nostra Assemblea, così come la commissione per la pesca, approverà la firma di questo accordo di pesca tra l’Unione europea e le Comore, che fa seguito a protocolli precedenti e permetterà la pesca a 57 pescherecci comunitari fino al 2010.

Quest’accordo costituisce inoltre un’ulteriore fase del nuovo modello di accordi di associazione, che intende promuovere una collaborazione ancora più stretta e una più intensa partecipazione al settore della pesca dei paesi terzi. Tuttavia, anche se siamo favorevoli ai principi di fondo di questo modello, dobbiamo ribadire che esso è tutt’altro che chiaro.

In primo luogo è il primo di tali accordi a raggiungere il Parlamento recando una decisione della Commissione che prevede – unilateralmente e senza richieste da parte del paese terzo – di aumentare da 25 a 35 euro, ossia del 40 per cento, l’importo pagato dagli armatori per ogni tonnellata pescata, e per di più senza consultarli. La Commissione si difende affermando che quest’incremento era stato anticipato nelle conclusioni del Consiglio dei ministri del 2004, ma da quelle conclusioni noi avevamo dedotto unicamente il preannuncio di un incremento graduale di tali pagamenti, mentre in realtà vi è stato un brusco aumento, attuato per decreto.

Come l’intero settore della pesca, il nostro Parlamento si trova quindi di fronte a una politica di fatti compiuti, che i negoziatori della Commissione hanno portato avanti in completa indipendenza, senza darci l’opportunità di esaminare tali decisioni se non in maniera fuggevole; il protocollo è giunto alla nostra commissione – tra l’altro in forte ritardo – già firmato e convalidato.

La nostra Istituzione ritiene che tale situazione di oscurantismo non debba continuare. Nella mia relazione propongo quindi che gli armatori vengano ora ammessi a partecipare alle riunioni della commissione congiunta, così da essere almeno immediatamente informati dei provvedimenti che si preparano a loro riguardo.

Per quanto riguarda il Parlamento, vorrei cogliere quest’occasione per chiedere ancora una volta – mi rivolgo ora al Consiglio, che non è presente – che un membro della commissione per la pesca partecipi ai negoziati in qualità di osservatore. Onestamente, non comprendiamo perché il Consiglio si opponga, dal momento che un osservatore non può ingerirsi nel processo decisionale; se noi fossimo presenti alle riunioni saremmo meglio informati, e questo non potrebbe nuocere a nessuno, a meno che i negoziatori abbiano qualcosa da nascondere.

Non meno grave – questa volta dal punto di vista del bilancio – è il fatto che, contrariamente alle conclusioni del Consiglio, alcuni di questi accordi, come quello che stiamo esaminando oggi, non rispettano la distinzione obbligatoria tra le somme erogate come compensazione per le opportunità di pesca e quelle versate come aiuto allo sviluppo.

Dal punto di vista della trasparenza di bilancio, questa situazione è inaccettabile. Per di più, la Commissione europea ne è chiaramente consapevole e ha ammesso, di fronte alla commissione per la pesca, di non rispettare quest’obbligo. Non ha però minimamente spiegato quali siano i motivi che l’hanno spinta a comportarsi così, almeno in questo caso.

Infine, signor Presidente, in omaggio alla necessaria semplificazione e dopo un ammirevole periodo di pazienza da parte del nostro Parlamento, è giunto il momento di chiedere che la Commissione presenti il proprio modello di accordi regionali, e in particolare un accordo tipo per il tonno.

Come sappiamo, la flotta di pesca del tonno sta chiedendo licenze di pesca a tutti i paesi della regione, per poter seguire i banchi di tonni che attraversano le differenti zone di pesca. Attualmente questa circostanza obbliga la flotta ad imbarcare un numero non indifferente di marinai di ognuno dei paesi interessati; in tal modo ogni peschereccio si trasforma in una specie di ONU in miniatura, con problemi talvolta insormontabili di lingua, usanze, tradizioni e semplice spazio, per non parlare dei costi.

E’ quindi una situazione completamente assurda, cui si aggiunge l’incertezza su alcuni aspetti pratici, come l’esatta definizione di marea o, per esempio, dei meccanismi di trasmissione per via elettronica. E’ forse comprensibile che i negoziatori non si occupino di questi dettagli, ma se ci mettiamo per un attimo nei panni del capitano di un peschereccio ci rendiamo conto che al tirar delle somme egli dovrà preoccuparsi più di problemi amministrativi e di personale che non di pesca vera e propria.

Signor Presidente, invito naturalmente ad approvare quest’accordo, che è essenziale tanto per l’approvvigionamento europeo di tonno che per il settore della pesca delle Comore, ma vorrei anche che si tenesse conto delle osservazioni che ho appena fatto.

 
  
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  Helga Trüpel (Verts/ALE), relatore per parere della commissione per i bilanci. – (DE) Signor Presidente, Commissario Borg, per prima cosa desidero ribadire che la politica della pesca, la quale naturalmente riveste grande importanza nell’Unione europea, è un classico esempio della necessità di conciliare interessi economici ed esigenze ambientali. L’Unione europea si è prefissa l’obiettivo di proteggere gli stock ittici e agevolarne il ripristino, evitando al tempo stesso un’attività di pesca eccessiva e promuovendo gli interessi del settore della pesca. Per cogliere tali obiettivi, tuttavia, la trasparenza è un fattore essenziale, e la commissione per i bilanci ha pertanto presentato i due emendamenti cui intendo dedicare il mio intervento.

Quest’accordo scadrà nel 2010, e pone un problema essenziale; trattandosi di un accordo nuovo, vi sarà effettivamente una valutazione ex post, e tale valutazione sarà poi trasmessa alla nostra Assemblea in tempo utile, prima che si concludano nuove intese e si negozi un nuovo accordo? Questo Parlamento esige che venga annunciato in maniera adeguata e precisa il momento in cui saranno disponibili i dati della valutazione ex post; ciò che le chiedo, Commissario Borg, è un inequivocabile impegno a informare il Parlamento e a fornirgli i dati di qualsiasi valutazione ex post entro le opportune scadenze.

Per lo stesso motivo, non intendiamo più accettare una situazione in cui le proposte di accordo giungono al nostro Parlamento qualche mese dopo l’inizio della pesca. Mi attendo anche che lei dichiari chiaramente se intende modificare questa prassi, e iniziare a informare il Parlamento europeo in tempo utile.

 
  
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  Dorette Corbey, a nome del gruppo PSE. – (NL) Signor Presidente, vorrei ringraziare entrambi i relatori, le cui relazioni ho letto con profondo interesse. Il tonno è un pesce sano e prediletto dai consumatori, ricco dell’importantissimo olio Omega 3; ed è importante che le specie di tonno sopravvivano alla pesca, affinché i futuri pescatori possano ancora catturare tonni, e i futuri consumatori possano gustarli.

Il contenuto degli accordi di pesca è di vitale importanza per la pesca europea, per i paesi in via di sviluppo e soprattutto per le risorse ittiche stesse. Essendo appena entrata a far parte della commissione per la pesca, non ho potuto seguire i dibattiti sulle Comore, ma vorrei comunque formulare due osservazioni.

La prima concerne i partenariati autentici e il pesce a prezzo equo. L’accordo fa seguito a un’intesa che era stata assai vantaggiosa per l’Unione europea: per ogni euro investito l’UE ne ha avuti indietro 5,7, ma purtroppo lo stesso non vale per le Comore, paese afflitto da grave povertà. Sono quindi un po’ sorpresa che l’onorevole Fraga non approvi l’aumento del contributo a carico dei pescatori e dell’Unione europea; dopo tutto si trattava di un’intesa assai vantaggiosa, e solo concludendo partenariati autentici, anziché mirare a benefici finanziari unilaterali, cooperazione per lo sviluppo, pesca e ricerca scientifica possono saldarsi in un insieme armonioso.

Concordo senza riserve con la commissione per lo sviluppo, secondo la quale sarebbe preferibile spendere i fondi per la pesca a favore dei pescatori locali; gradirei vedere specifiche più dettagliate sul tema del personale locale imbarcato sui pescherecci.

In secondo luogo, per quanto riguarda la pesca sostenibile, i consumatori devono avere la possibilità di comperare pesce sostenibile, ossia tonno sostenibile certificato dall’MSE o da organismi analoghi. Pesca sostenibile significa anzitutto evitare uno sforzo di pesca eccessivo; a tal proposito abbiamo bisogno di dati certi, e inoltre occorre effettuare ispezioni e un attento monitoraggio. L’articolo 7 del protocollo afferma che l’Unione europea deve garantire la futura sostenibilità della pesca del tonno.

Vorrei porre alcune domande. Il Commissario può assicurarmi che “in futuro” significa al più presto possibile? Quali iniziative intende prendere per garantire la sostenibilità a breve termine anche per il tonno degli Oceani Indiano e Pacifico? Quali competenze deve sviluppare il governo delle Comore per riuscire a garantire una pesca sostenibile del tonno, e quale sostegno offre al riguardo l’Unione europea?

Pesca sostenibile significa anche evitare le catture accessorie di specie ittiche minacciate. Squali, tartarughe e delfini rischiano di incappare nelle reti e farsi catturare; il tonno obeso e il tonno albacora sono specie minacciate che vengono catturate con le medesime reti. Conosce, signor Commissario, le quantità di tonno obeso e tonno albacora che popolano la regione delle Comore? Quando verranno pubblicati i risultati degli studi commissionati dall’Unione europea, e quale livello di sostegno garantisce l’UE al gruppo di lavoro sulle catture accessorie della commissione per il tonno dell’Oceano Indiano?

 
  
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  Carl Schlyter, a nome del gruppo Verts/ALE. – (SV) Signor Presidente, le Comore sono un paese lontano, e quel che combiniamo laggiù rimane segreto: non diviene certo oggetto di dibattito in Europa. Tuttavia, se le immagini delle Comore entrassero nelle nostre case, portate dalla televisione, il Parlamento non approverebbe mai quest’accordo. Noi comperiamo i diritti di pesca dal governo, ma coloro cui realmente togliamo il pesce, ossia i pescatori dei villaggi, non hanno alcuna voce in capitolo e raramente ricevono un compenso adeguato; né i parlamenti nazionali né il Parlamento europeo possono esercitare un’apprezzabile influenza, e vengono anzi posti di fronte al fatto compiuto. Solo dieci mesi dopo l’entrata in vigore dell’accordo ci viene data la possibilità di esprimere la nostra opinione. Questo Parlamento ha chiesto più volte un cambiamento; è ora giunto il momento di ripristinare un controllo democratico su questi accordi, che sembrano appartenere più all’antico colonialismo che alla democrazia e a una moderna concezione del commercio. Accolgo quindi con favore la proposta di pretendere più ampie informazioni. Ringrazio la Commissione per aver aumentato il cofinanziamento a carico di coloro che utilizzano l’accordo, poiché in tal modo diminuirà l’onere per i nostri contribuenti; deploro però che l’accordo sia stato esteso fino a parecchie tonnellate l’anno. A mio giudizio le piccole comunità di pescatori del paese partner dovrebbero avere diritto di veto sugli accordi; il mio gruppo voterà contro l’accordo, che favorisce i pescatori dell’Unione europea a spese dei loro colleghi più poveri dei paesi del sud.

 
  
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  Hélène Goudin, a nome del gruppo IND/DEM. – (SV) Signor Presidente, gli accordi di pesca tra Unione europea e paesi terzi sono stati ampiamente criticati da svariate organizzazioni attive nel settore dello sviluppo, tra cui anche la commissione svedese per la cooperazione allo sviluppo internazionale (SIDA). Certo, vi è stata una riforma degli accordi, ma le critiche che vengono rivolte agli attuali accordi di partenariato sono pienamente giustificate.

Le Comore sono situate in una posizione strategica, e quindi, secondo la relatrice, un accordo di pesca con questa repubblica insulare costituirebbe un’integrazione degli attuali accordi stipulati dall’Unione europea con paesi terzi. Si tratta, in altre parole, di proteggere i ristretti interessi dell’Unione europea, non quelli che potrebbero essere gli interessi dei pescatori poveri delle Comore. L’Unione sfrutta la propria posizione di potere per garantire i propri interessi di breve termine. L’accordo per la pesca del tonno con le Comore non è di portata particolarmente ampia, ma il problema degli accordi di pesca è importante in linea di principio. Sarebbe giusto che il costo degli accordi di pesca venisse addebitato completamente a coloro che decidono di valersi degli accordi stessi. Perché mai i contribuenti europei dovrebbero pagare per accordi di pesca di cui beneficiano solo le flotte di alcuni Stati membri? La relatrice ritiene che gli armatori paghino troppo per questi accordi; la Lista di giugno pensa invece che questo problema non riguardi affatto l’Unione europea, e che per pagare i costi degli accordi non si debba affatto ricorrere alle risorse dell’Unione europea.

La Presidenza britannica e la Commissione hanno dichiarato che i problemi dello sviluppo in Africa sono un settore politico che merita priorità. Tuttavia c’è scarsa volontà di metter mano a una seria riforma della controproducente politica dell’Unione europea in materia di agricoltura, commercio e pesca. Sembra invece che vi sia l’ambizione di incrementare gli aiuti senza affrontare in alcun modo i problemi strutturali che rendono così difficile per i paesi in via di sviluppo sfuggire alla povertà.

 
  
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  Manuel Medina Ortega (PSE).(ES) Signor Presidente, gli oratori che mi hanno preceduto non si sono scomodati a visitare i paesi con cui noi firmiamo accordi di pesca. Io invece l’ho fatto: ho visitato le Comore, ho vissuto in mezzo a quel popolo, ne ho sperimentato il modo di vita e ho constatato l’importanza di quest’accordo per lo sviluppo economico di quelle isole. Non mi sembra quindi serio parlare a vanvera, senza conoscere l’oggetto del nostro dibattito.

Su questo tema concordo senza riserve con la relatrice. Ritengo che quest’accordo sia importante, sia per noi che per la popolazione delle Comore, e ne approvo quindi la formulazione.

L’accordo contribuisce a mantenere la stabilità del settore in Europa, e giova pure allo sviluppo di quei paesi; dai primi accordi, che erano esclusivamente commerciali, siamo passati ad accordi tramite i quali aiutiamo quei paesi a svilupparsi.

L’attuale struttura degli accordi contribuisce allo sviluppo di questi paesi; potremmo probabilmente fare di più, se la partecipazione di pescatori e armatori fosse maggiore. Le proposte avanzate in tal senso dalla commissione per la pesca sono ragionevoli e noi le sosteniamo senza riserve; esse ci aiuterebbero infatti a evitare procedure burocratiche.

Dobbiamo anche elaborare una politica complessiva per tutta questa regione dell’Oceano Indiano, nella quale, benché la nostra presenza in termini di pescherecci con reti a circuizione sia notevole, la partecipazione generale dell’Unione europea è assai ridotta rispetto alla pesca effettuata in quelle acque da paesi asiatici come Taiwan, il Giappone o la Repubblica di Corea, che ne sfruttano le risorse a spese della popolazione.

Il volume di pesca dell’Unione europea è assai modesto, e naturalmente concordo con la relatrice che lamenta l’esistenza di una discriminazione per cui negli accordi con i paesi del sud sono i pescatori a dover pagare, mentre negli accordi con i paesi del nord non si registra quest’incremento di pagamenti che ora si vorrebbe imporre. In ogni caso questo accordo è importante per noi oltre che per i paesi della regione, e vorrei naturalmente che lo stesso approccio venisse adottato anche in relazione ad altri aspetti.

Ci sarebbe forse motivo per opporsi, alla luce delle considerazioni che ho esposto; ritengo però che l’Unione europea abbia l’obbligo di continuare a sviluppare questo tipo di rapporti. Questi paesi – e le Comore in particolare – hanno disperato bisogno della nostra presenza. Le Comore sono tre remote isolette dell’Oceano indiano, situate nel canale di Mozambico in una posizione di limitata importanza strategica; la popolazione è afflitta da ogni sorta di malattia – febbre di dengue, malaria, febbre gialla e altri morbi – e il grande problema che queste isole devono superare è precisamente l’assenza degli elementi necessari per lo sviluppo.

Sono convinto che l’accordo di pesca possa – e debba – fornire un aiuto, purché noi riusciamo a coinvolgere assai più a fondo i nostri marinai e pescatori nello sviluppo di queste isole, a vantaggio loro e dell’Unione europea.

 
  
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  Joe Borg, Membro della Commissione. – (EN) Signor Presidente, vorrei anzitutto ringraziare tutti gli oratori per le loro osservazioni. Desidero poi commentare alcuni aspetti, a cominciare da quello – concernente i diritti di licenza – su cui si è soffermata l’onorevole Fraga. Il riequilibrio dei costi non è una questione nuova: chi ne riconsidera l’evoluzione a partire dalla metà degli anni ’80 constaterà che fino alla metà degli anni ’90 il rapporto è stato 80/20; da allora a oggi, esso è passato a 75/25.

Ora ci accingiamo a introdurre una nuova ripartizione dei costi, secondo un rapporto 65/35. Posso dire che la decisione, da parte della Commissione, di aumentare i diritti per il tonno pagati dagli armatori si giustifica da parecchi punti di vista: tra l’altro, con la necessità di accrescere la responsabilità finanziaria degli armatori comunitari, e di assicurare un equo contributo per lo Stato rivierasco. Come si afferma nelle conclusioni del Consiglio del luglio 2004, tale contributo dev’essere equo, equilibrato e non discriminatorio.

Il rapporto 35/65 viene già applicato in tutti gli accordi per il tonno conclusi nel Pacifico, tra cui quelli con Kiribati, le isole Salomone e gli Stati federati della Micronesia; gli Stati membri interessati non hanno sollevato obiezioni al riguardo.

Nel settembre scorso, quando è stato rinnovato il protocollo CE-Seychelles, la Commissione aveva già annunciato al gruppo esterno del Consiglio l’intenzione di adottare il rapporto 35/65. Nel corso dei negoziati, le Seychelles hanno chiesto alla Commissione di posticipare questa modifica per evitare distorsioni della concorrenza rispetto all’accordo con la Tanzania, che entrerà in vigore tra breve e nella fase iniziale prevede l’applicazione di un rapporto 25/75. L’accordo CE-Seychelles ha mantenuto quindi il rapporto 25/75, ma è stata concordata una formula in base alla quale, nel prossimo futuro, si effettuerà la transizione al rapporto 35/65.

L’armonizzazione del rapporto 35/65 in altri accordi di pesca verrà introdotta nel 2006. Lo stesso rapporto 35/65 verrà introdotto in altri accordi di pesca stipulati nella regione – quelli con Maurizio e Madagascar – che saranno negoziati nel 2006.

La Commissione intende inoltre organizzare una riunione con i rappresentanti del settore della pesca del tonno entro la fine del 2005, per discutere tutti i problemi in gioco.

Sottolineo inoltre, e desidero ripetere, che con il settore è in corso un costante dialogo nel quadro dello speciale gruppo settoriale; farò in modo che tale dialogo venga ulteriormente intensificato. Verificherò inoltre quali misure sia possibile prendere per ridurre al minimo i ritardi nei pagamenti effettuati a terzi.

Per quanto riguarda il problema sollevato dall’onorevole Corbey, vorrei far notare che tutti gli accordi vengono stipulati dopo una valutazione della salute degli stock ittici. Permettetemi di ricordare il recente accordo con il Marocco, in occasione del quale la Commissione ha dimostrato chiaramente la serietà con cui considera i propri obblighi, effettuando anzitutto una valutazione scientifica, conformemente alla nuova politica in materia di accordi di partenariato per la pesca. L’accordo è stato quindi orientato a quelli che si possono definire “gli stock in eccesso”: in altre parole al pesce che si può catturare in condizioni di sostenibilità, in aggiunta a quello che possono catturare i pescatori locali. L’accordo riguarda, dunque, unicamente gli stock ittici in eccesso che rientrano nei limiti della sostenibilità. Questa politica è in corso di adozione e applicazione in tutti gli accordi di partenariato per la pesca.

Ringrazio l’onorevole Schlyter per il sostegno che ha garantito in materia di riequilibrio dei costi; ringrazio pure l’onorevole Medina Ortega che ci ha sostenuto sul tema del nuovo accordo di partenariato per la pesca, e farò ogni sforzo per limitare al massimo le superflue pastoie burocratiche. Lo ringrazio anche per i suggerimenti che ci ha potuto fornire grazie alla sua esperienza della pesca nelle Comore e nell’Oceano Indiano.

In risposta all’onorevole Goudin, faccio notare che quest’accordo prevede un capitolo sullo sviluppo, in base al quale l’Unione non beneficia solo di diritti di pesca, ma è anche obbligata a fornire assistenza al settore della pesca delle Comore. Si tratta di un nuovo aspetto degli accordi di partenariato, che viene introdotto in tutti gli accordi stipulati con paesi terzi.

 
  
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  Presidente. – La discussione è chiusa.

La votazione si svolgerà domani, alle 12.00.

 
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