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Mercoledì 28 settembre 2005 - Strasburgo Edizione GU

30. Ridurre il numero di vittime della strada entro il 2010
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  Presidente. – L’ordine del giorno reca la relazione (A6-0225/2005), presentata dall’onorevole Ari Vatanen a nome della commissione per i trasporti e il turismo, sulla comunicazione della Commissione “Programma europeo di sicurezza stradale: Dimezzare il numero di vittime della strada nell’Unione europea entro il 2010: una responsabilità comune” [2004/2162(INI)].

 
  
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  Ari Vatanen (PPE-DE), relatore. – (EN) Signor Presidente, è un peccato che questo dibattito si tenga così tardi, perché anche chi rientra in macchina con lo stomaco vuoto può rappresentare un pericolo per la sicurezza. Il dibattito sulla sicurezza stradale è una questione di atteggiamento: dimostra quanto valore attribuiamo alla vita umana. Si sintetizza nel seguente interrogativo: per noi la vita umana è preziosa?

Le cifre relative alla sicurezza stradale sono grigie e deprimenti come il tempo che fa stasera. Ogni anno muoiono circa 50 000 persone e approssimativamente 2 milioni rimangono ferite. Gli incidenti stradali rappresentano la prima causa di morte dei cittadini al di sotto dei 50 anni e costano circa il 2 per cento del PIL, ossia 200 miliardi di euro. Ma si tratta soltanto di soldi, mentre dobbiamo renderci conto del fatto che è in gioco la sofferenza umana.

Perché facciamo così poco? Perché non è il Concorde che si schianta, non è l’orgoglio del Regno Unito e della Francia che si frantuma. Quando ciò è avvenuto, tutti i Concorde sono immediatamente stati trattenuti a terra. Non si è lasciato nulla di intentato nel cercare di porre rimedio al problema. Ma quando si tratta di sicurezza stradale, è semplicemente una famiglia che piange qui, e un’altra che piange là: vite devastate, amputate. Non ci si riprende più. Bisogna convivere col dolore. E forse soltanto chi ci è passato può dire quanto sia straziante il dolore della famiglia. Quando ero bambino, mi trovavo su un’auto con tutta la mia famiglia quando mio padre è stato ucciso. Me lo ricordo riverso sul volante, ricordo l’angoscia nel petto. Sono certo che quell’esperienza mi ha lasciato una ferita interna più profonda di quanto non osi ammettere.

Ci sono ancora molte cose che potremmo e possiamo fare. Innanzi tutto fare rispettare la legislazione. E’ vero, questo compito non riguarda l’Unione europea, non è di competenza comunitaria, ma è decisamente l’azione più efficace per ottenere risultati – semplicemente tramite l’attuazione della legislazione, l’osservanza delle regole vigenti. Venendo qui, stasera, ho visto la polizia francese che eseguiva un controllo alcolometrico. L’installazione di radar sulle strade francesi ha ridotto automaticamente il numero di decessi per incidenti stradali.

Talvolta penso che, benché la questione sia trattata nel contesto della sussidiarietà, i cittadini europei dovrebbero essere protetti dai loro stessi governi. Mi rincresce doverlo dire, ma è così, perché sembra che non ci si renda conto dell’entità del problema. Esistono discrepanze enormi tra gli Stati membri. La sicurezza è otto volte maggiore nel Regno Unito o in Svezia rispetto ad alcuni dei nuovi Stati membri. Otto volte: rendiamoci conto della differenza! Dobbiamo imparare gli uni dagli altri. D’ora in poi dobbiamo effettuare un monitoraggio sistematico di quello che avviene nei vari paesi. Dobbiamo assicurare la trasparenza, affinché i cittadini siano informati e possano mobilitarsi ed esercitare pressioni politiche. Dobbiamo coordinare le nostre azioni e diffondere le migliori pratiche. Se commettiamo errori, perché tali errori dovrebbero essere commessi in quei paesi che sono ancora sulla strada dello sviluppo?

Dobbiamo fare i nomi di chi agisce in modo riprovevole e di chi invece opera in maniera meritevole, al fine di promuovere degli interventi. Quando i cittadini sono sensibilizzati, chiedono ai politici dei vari Stati membri di intraprendere azioni.

A livello dell’Unione europea possiamo promuovere nuove tecnologie e stimolare l’acquisto di automobili nuove tramite incentivi fiscali. Attualmente le autovetture cinesi stanno entrando nel mercato europeo senza l’omologazione europea. Occorre porre fine a queste importazioni, in quanto molto pericolose. Dobbiamo investire di più nelle infrastrutture. Sarebbe opportuno avere una direttiva europea sulle strade delle reti transeuropee. Gli europei sono mobili grazie alla rete di strade europee. Non è giustificato né giusto per la competitività europea investire ingenti somme nelle ferrovie, che hanno così poca utilità rispetto alle strade. Dobbiamo distribuire i fondi con equità.

Tuttavia, la situazione non è così tetra. Dal 1970 il traffico è triplicato ma il numero di vittime della strada si è dimezzato. Ciò dimostra che si possono cambiare le culture. Dobbiamo avere fiducia nelle nuove generazioni. In ultima analisi, qualunque cosa facciamo, la responsabilità ricade sempre sull’individuo. In definitiva, i responsabili siamo noi.

Signor Presidente, so che il mio tempo si sta esaurendo. L’Unione europea deve agire con fermezza. Quando il nostro tempo si sarà definitivamente esaurito, speriamo che ciò non avvenga su una strada. Ci sono ancora molti bambini là fuori che attendono il loro papà.

 
  
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  Jacques Barrot, Vicepresidente della Commissione. – (FR) Signor Presidente, onorevoli parlamentari, innanzi tutto desidero ringraziare l’onorevole Vatanen per l’eccellente lavoro svolto. Nei prossimi mesi, la Commissione farà un bilancio del terzo programma d’azione per la sicurezza stradale, e la relazione completa ed equilibrata dell’onorevole Vatanen fornirà un utile contributo alla riflessione della Commissione nel processo di elaborazione di questa valutazione intermedia.

Questa relazione dimostra la necessità di adottare iniziative comuni a livello europeo. Per dare seguito al Libro bianco del 2001 sulla politica europea in materia di trasporti, l’Unione europea aveva già fissato come obiettivo il dimezzamento del numero di decessi entro il 2010 sulle strade dei 15 Stati membri di allora. Questo obiettivo ha avuto il merito di mobilitare tutti i paesi nel contesto delle rispettive competenze nazionali. I risultati sono palpabili. Oggi, nell’Unione allargata, alcuni Stati membri hanno compiuto progressi considerevoli tramite politiche dissuasive e credibili di controllo e di sanzione. In altri casi, invece, l’evoluzione è più modesta ed è necessario profondere ulteriori sforzi.

Va riconosciuto che la politica dell’Unione europea in materia di sicurezza stradale è rimasta per troppo tempo allo stadio embrionale, a causa del principio di sussidiarietà. Basta ricordare il dibattito sulla determinazione di un livello massimo di alcolemia generale, che non è andato a buon fine, e le difficoltà che si riscontrano attualmente per convincere taluni Stati membri ad approvare la revisione della direttiva sulle patenti di guida, sebbene essenziale per evitare le frodi, ne sono l’ennesima dimostrazione.

Senza voler anticipare il bilancio intermedio che la Commissione pubblicherà tra breve, vale la pena di soffermarsi su tre punti sollevati dalla relazione dell’onorevole Vatanen. Innanzi tutto, è effettivamente necessario assicurare il rispetto delle norme essenziali, che si tratti dei limiti di velocità, del tasso di alcolemia, o dell’obbligo di allacciare la cintura di sicurezza. Ebbene, attualmente, va riconosciuto che l’intervento degli Stati membri contro i trasgressori è limitato, a causa della mancanza di cooperazione transfrontaliera.

Mi preme ringraziare l’onorevole Vatanen in particolare per il suo appello a una cooperazione molto più intensa tra gli Stati membri in materia di controllo e punizione delle infrazioni. Aggiungo che la Commissione ha intenzione di lanciare, sin dall’anno prossimo, un’iniziativa per organizzare al meglio l’attuazione transfrontaliera.

La mia seconda osservazione verte sul miglioramento delle infrastrutture. E’ possibile compiere progressi ovunque, e in alcuni Stati membri sono necessari considerevoli sforzi. L’Unione europea, tramite il cofinanziamento a titolo dei Fondi strutturali, contribuisce già alla costruzione di infrastrutture più sicure e moderne. Come ha affermato l’onorevole Vatanen, potrebbe rivelarsi necessario adottare uno strumento legislativo per rendere più sistematiche le valutazioni di impatto, gli audit e le ispezioni di sicurezza stradale, incluso il rilevamento degli angoli ciechi.

Terza osservazione: l’innovazione tecnologica nel settore automobilistico rappresenta un elemento determinante ai fini della sicurezza stradale. E’ stato avviato un dialogo tra la Commissione e l’industria automobilistica europea. Si tratta dell’iniziativa denominata CARS 21, nel quadro della quale la commissione per il mercato interno e la protezione dei consumatori organizzerà a breve un forum parlamentare. Le norme tecniche necessarie per consentire tali innovazioni svolgono un ruolo importante, ma occorre conoscere bene i costi e i benefici prima di diffondere l’uso di queste innovazioni, come rileva l’onorevole Vatanen. E’ in questo spirito che la Commissione sta ora valutando l’opportunità di lanciare nuove iniziative per incentivare l’installazione di specchi atti a evitare l’angolo cieco e l’uso dei fanali durante il giorno.

Signor Presidente, onorevoli parlamentari, ricordo che dai sondaggi d’opinione emerge che i cittadini europei attribuiscono priorità alla sicurezza stradale, facendo eco a ciò che ci ha spiegato magistralmente l’onorevole Vatanen, attingendo nel suo discorso a ricordi personali che destano forti emozioni.

L’Unione europea non può continuare a non fare nulla dinanzi alla preoccupazione dei cittadini. Occorre naturalmente tenere conto della sussidiarietà. Tuttavia, visto l’aumento del traffico internazionale sulle reti transeuropee, ossia del numero di conducenti stranieri che circolano sulle principali arterie stradali di ciascun paese, non potremo evitare di chiederci se i limiti posti attualmente all’azione dell’Unione siano adeguati e se dobbiamo semplicemente decidere, in nome della sussidiarietà, di lasciare gli Stati membri da soli di fronte a questo flagello.

Per realizzare il nostro obiettivo comune di riduzione del numero di decessi sulle strade entro il 2010, oltre alle iniziative che ho già menzionato, gli scambi di buone pratiche e la riflessione di partenza devono essere il più possibile aperti e devono concentrarsi soprattutto sull’adozione di misure mirate ai conducenti professionali e ai giovani, che sono le categorie più esposte agli incidenti. La relazione dell’onorevole Vatanen giunge quindi al momento opportuno. Desidero nuovamente ringraziarlo per la sua riflessione oltremodo aperta sull’insieme del problema. Ascolterò con attenzione, signor Presidente, le osservazioni dei parlamentari, che so essere desiderosi di far progredire questa grande causa della sicurezza stradale.

 
  
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  Dieter-Lebrecht Koch, a nome del gruppo PPE-DE. – (DE) Signor Presidente, immaginiamo che sia il 31 dicembre e che le agenzie stampa annuncino la morte in Europa di 50 000 persone e il ferimento, in alcuni casi grave, di vari milioni di persone. Questa notizia dovrebbe provocare reazioni di sgomento e di indignazione. E invece la gente è indifferente, impassibile. E’ stato un falso allarme? No, si trattava semplicemente delle statistiche di quest’anno relative alle vittime degli incidenti stradali in Europa.

Siamo sicuri di avere fatto abbastanza per combattere l’indifferenza nei confronti degli incidenti stradali e per migliorare la sicurezza delle nostre strade? Forse i veicoli sono, dopo tutto, armi moderne nelle mani di milioni di europei? Non c’è nulla da temere: nessuno in quest’Assemblea intende vietare i veicoli, ma va decisamente migliorato il modo in cui li usiamo.

Desidero associarmi alle congratulazioni e ai ringraziamenti rivolti all’onorevole Vatanen per la sua eccellente relazione. E’ riuscito a illustrare la complessità e l’effetto combinato dei rischi sulle nostre strade, al fine di obbligare la Commissione e gli Stati membri a fare di più per rafforzare la sicurezza stradale in Europa.

Esortiamo la Commissione a contribuire all’accelerazione del programma d’azione e ad elaborare un concetto di sicurezza stradale a lungo termine, che vada ben oltre il 2010 e sia orientato alla “visione zero”, ossia alla prevenzione di tutti i decessi dovuti a incidenti stradali.

Accolgo con favore la scelta di un approccio integrato, che tenga conto delle tre componenti del traffico stradale: gli utenti della strada – conducenti e pedoni –, i veicoli stessi e le infrastrutture, come le strade e le gallerie. I veicoli possono essere dotati delle ultime tecnologie, come il controllo elettronico di stabilità, i sistemi avanzati di assistenza al conducente (ADAS – Advanced Driver Assistance Systems), i sistemi di adattamento della velocità (ISA – Intelligent Speed Adaptation) o l’eCall, ma non vi sarà alcun miglioramento in termini di sicurezza a meno che non vi sia un’interazione intelligente con le persone che stanno al volante.

 
  
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  Inés Ayala Sender, a nome del gruppo PSE. – (ES) Signor Presidente, signor Commissario, innanzi tutto desidero ringraziare l’onorevole Vatanen per l’enorme lavoro che ha svolto su questa relazione e per l’impegno che vi ha dedicato, ma voglio altresì esprimere, ancora una volta, la frustrazione che provo rispetto alla potenzialità e alle grandi aspettative che aveva risvegliato in me il fatto che fosse proprio l’onorevole Vatanen a elaborare questa relazione. E’ chiaro che la diagnosi contenuta nella sua relazione non è errata, anzi, l’onorevole Vatanen la riconosce, la enfatizza e la presenta con la drammaticità richiesta dalle cifre. Il problema, tuttavia, non è presentato in tutta la sua gravità.

Il relatore segnala inoltre la profonda discrepanza esistente tra i livelli di sicurezza nei vari Stati membri, ma penso che tale discrepanza non sussista per quanto attiene alla diagnosi o allo strumento più utile: la legislazione, la determinazione di limiti e di misure dissuasive.

La forte frustrazione è riconducibile alla consapevolezza di quello che proponiamo oggi per l’Unione europea, per un’Unione in cui, come ha detto giustamente il Commissario, noi cittadini ci aspettiamo un segnale incisivo e un valore aggiunto proprio per quanto riguarda quello che ogni Stato membro ha saggiamente imposto: sussistono considerevoli, e talvolta enormi, carenze in termini di legislazione in materia di velocità, limiti alcolometrici e uso delle cinture di sicurezza.

In tal senso riteniamo che sia giunto il momento di compiere questo passo, e il gruppo socialista ha presentato un emendamento in cui, per l’appunto, chiede alla Commissione che, dopo la valutazione della raccomandazione, e in particolare per quanto attiene ai limiti alcolometrici, ci offra anche le necessarie misure legislative applicabili a queste tre questioni, che sono fondamentali e riconosciute tali da tutti i cittadini europei e da tutti gli Stati membri. Si riconosce anche, tuttavia, che sussistono ancora dei problemi. La maggiore debolezza risiede in questi problemi di coordinamento. Per questo motivo, chiediamo alla Commissione di essere comprensiva e di accettare il nostro emendamento.

 
  
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  Hannu Takkula, a nome del gruppo ALDE. – (FI) Signor Presidente, signor Commissario, anch’io vorrei iniziare il mio intervento di un minuto ringraziando il relatore, onorevole Vatanen, per la sua eccellente e completa relazione, frutto della sua competenza e della sua esperienza. Inoltre, il suo appello alla sicurezza stradale assume nella relazione la forma di una mediazione positiva e di un’azione a sostegno dell’obiettivo di dimezzare realmente il numero di decessi sulle strade entro il 2010, che è la nostra finalità comune.

La relazione contiene alcune eccellenti proposte sull’osservanza delle norme e delle disposizioni giuridiche in materia di cinture di sicurezza, limiti di velocità e consumo di alcol. E’ essenziale investire nelle strade e ricordare l’importanza dell’educazione e di atteggiamenti illuminati. Serve inoltre una maggiore consapevolezza, poiché la minaccia più temibile sulla strada risiede sempre tra il volante e il sedile del conducente.

 
  
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  Margrete Auken, a nome del gruppo Verts/ALE.(DA) Signor Presidente, anch’io desidero ringraziare l’onorevole Vatanen, in particolare per la prima parte del suo intervento odierno. Mi è parsa una descrizione molto brillante della portata del problema, che ha assunto dimensioni drammaticamente gigantesche, ed è spaventoso che non si stiano intraprendendo iniziative più incisive per risolverlo. In realtà, devo aggiungere che le proposte avanzate dall’onorevole Vatanen non sono affatto proporzionate alla gravità del problema. Strade più estese e larghe non farebbero altro che attirare un numero maggiore di automobili e stimolare i conducenti a guidare più velocemente. Possiamo dire con ragionevole certezza che il risultato sarebbe un aumento del numero di incidenti, mentre dovremmo ridurre il traffico.

Sono lieta che la relazione citi gli utenti vulnerabili delle strade e che precisi che l’obiettivo è non avere più incidenti. Tuttavia, la relazione non offrirebbe alcuna protezione agli utenti vulnerabili delle strade a meno che non si approvino gli emendamenti che fissano i limiti massimi di velocità in Europa, ossia 130 km/h in autostrada e 30 km/h in città, e a meno che non si intraprendano nel contempo misure efficaci per assicurare l’osservanza di tali requisiti. Ritengo che queste misere proposte siano di gran lunga insufficienti per affrontare i problemi che l’onorevole Vatanen ha descritto con tanta maestria.

 
  
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  Ewa Hedkvist Petersen (PSE).(SV) Signor Presidente, anch’io vorrei ringraziare l’onorevole Vatanen per questa relazione e per l’ottimo lavoro svolto. Siamo confrontati a un problema serio, ma mi preme sottolineare che in Europa siamo sulla strada giusta. Il numero di decessi è enorme, assolutamente eccessivo. In realtà, nessun numero è accettabile, ma la tendenza è al ribasso. Per l’Europa è importante rappresentare un modello nel compito globale di promuovere la sicurezza stradale, e noi possiamo farcela.

Siamo un modello per quanto attiene allo sviluppo tecnico. Costruendo automobili migliori in Europa e nel resto del mondo ridurremo il numero di vittime. Dobbiamo fare tesoro degli esempi costruttivi, come la proposta che ritroviamo all’emendamento n. 5, che prevede che l’acquirente di servizi di trasporto esiga il rispetto dei requisiti di sicurezza da coloro che gli forniscono tali servizi. Si può usare la legislazione, per esempio per quanto riguarda il consumo di alcol e la guida, perché sappiamo che nessuno dovrebbe guidare in stato di ebbrezza. Non penso, tuttavia, che sia opportuno usare lo strumento legislativo per la velocità, perché lo stato delle strade può variare considerevolmente, e una strada può presentare condizioni diverse rispetto a un’altra. In questo modo, possiamo dare il buon esempio al resto del mondo.

 
  
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  Jacques Barrot, Vicepresidente della Commissione. – (FR) Signor Presidente, sarò breve, ma questo non significa che io sottovaluti il problema, che è molto serio. Sono pertanto soddisfatto di questo dibattito. Conferma la mia convinzione secondo cui l’efficacia del controllo è essenziale. E’ vero che occorre esercitare una migliore influenza sui comportamenti dei conducenti, in particolare di quelli più giovani.

Va altresì ricordata l’importanza dell’educazione sin dalla più tenera età. Dobbiamo mobilitare tutte le nostre energie e adoperare tutti i mezzi di cui disponiamo per lottare contro questo flagello. La responsabilità è naturalmente condivisa tra l’Unione europea, gli Stati membri e le nostre regioni, ma anche tra ciascuno di noi.

Vorrei semplicemente aggiungere, rifacendomi alla relazione dell’onorevole Vatanen, che le tre Istituzioni dell’Unione attualmente sembrano convergere verso lo stesso obiettivo, ossia il desiderio di fare passi avanti in questa direzione. E’ arrivato il momento, perché siamo passati da 50 000 a 43 000 decessi nei 25 Stati membri. Siamo ancora molto lontani dagli obiettivi che ci siamo prefissi. Raddoppieremo quindi i nostri sforzi.

Per quanto riguarda il Consiglio, il 4 e 5 novembre si terrà una riunione informale a Verona sulla sicurezza stradale. So inoltre che la Presidenza austriaca ha intenzione di impegnarsi a fondo per trovare nuove soluzioni.

Sono quindi lieto del forte impegno mostrato dal Parlamento. Per quanto attiene all’impegno della Commissione e al mio, posso assicurarvi che non lesineremo alcuno sforzo per convincere gli Stati membri a intraprendere politiche molto più coraggiose e per valutare quello che l’Unione europea, al suo livello, può fornire. Ecco perché la relazione in esame è particolarmente pertinente e rappresenta un campanello d’allarme per le coscienze in questo settore, che richiede effettivamente, da parte di tutti noi, un comportamento risoluto, incisivo ed etico.

 
  
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  Presidente. – La discussione è chiusa.

La votazione si svolgerà giovedì, alle 12.00.

Dichiarazione scritta (articolo 142 del Regolamento)

 
  
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  Zita Gurmai (PSE).(EN) L’obiettivo di un’ulteriore riduzione del 50 per cento delle vittime degli incidenti stradali entro il 2010 può essere ambizioso, ma non impossibile, se perseguito con un’adeguata combinazione di misure. La definizione degli obiettivi, l’assegnazione delle responsabilità e un’opportuna programmazione possono contribuire al successo di questo ambizioso programma. La legislazione, l’accettazione sociale, la programmazione e il controllo rappresentano gli elementi integrati di questa strategia.

Per molti aspetti, tra gli Stati membri sussistono differenze impressionanti che vanno prese in considerazione: differenze culturali, di atteggiamento e, soprattutto, di benessere economico, che rappresenta la causa principale della cattiva qualità delle strade e della limitata estensione delle autostrade. Questo è anche uno dei motivi dell’alto numero di incidenti stradali che si sono registrati nella maggior parte dei nuovi dieci Stati membri. E’ per questo motivo che siamo indietro rispetto all’Europa a Quindici.

Sono certa che l’introduzione della patente di guida europea, le rigorose condizioni previste per ottenerla, e i controlli regolari delle facoltà fisiche e mentali dei conducenti, oltre che delle loro competenze di guida, siano elementi fondamentali.

E’ essenziale stabilire un’adeguata rete di controllo e di scambio di informazioni sempre aggiornate in tutta Europa, in quanto contribuirebbe considerevolmente a facilitare la cooperazione tra le autorità preposte al controllo della sicurezza stradale.

 
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