18. Tempo delle interrogazioni (interrogazioni al Consiglio)
Presidente. – L’ordine del giorno reca il Tempo delle interrogazioni al Consiglio (B6-0339/2005).
Presidente. – Annuncio l’
interrogazione n. 1 dell’onorevole Marie Panayotopoulos-Cassiotou (H-0889/05):
Oggetto: Previsioni in materia di ristrutturazioni
Come valuta il Consiglio gli effetti degli accordi e degli impegni bilaterali e internazionali conclusi dall’Unione europea in merito all’evoluzione del mercato europeo quanto alle delocalizzazioni e alle ristrutturazioni di imprese, soprattutto nelle regioni insulari, agricole e periferiche dell’Unione europea?
Esistono previsioni riguardo alle ristrutturazioni di imprese e i futuri andamenti economici delle relazioni di lavoro in ciascun settore del mercato e per ogni tipo di posto di lavoro in tali regioni?
Attraverso quali meccanismi viene assicurato lo sviluppo sostenibile delle regioni interessate, il mantenimento del tessuto sociale, il normale sviluppo professionale dei lavoratori e la programmazione della formazione delle nuove generazioni?
Douglas Alexander, Presidente in carica del Consiglio. (EN) Signor Presidente, sono consapevole che l’indicazione da lei fornita agli onorevoli deputati vale anche per la Presidenza, quindi cercherò di rispondere il più brevemente possibile, compatibilmente con la serie di interrogazioni che mi sono state rivolte.
In risposta all’interrogazione n. 1, dirò che la valutazione dell’impatto degli accordi internazionali sulle delocalizzazioni e le ristrutturazioni di imprese esula dalla sfera di competenza del Consiglio. Il Consiglio non dispone di alcuna previsione sulla ristrutturazione delle imprese. Il Fondo sociale europeo è il principale strumento finanziario a titolo del quale l’Unione europea sostiene le politiche occupazionali degli Stati membri nell’ambito della strategia europea per l’occupazione. Tale organismo, che è stato istituito dal Trattato di Roma, è il primo Fondo strutturale in ordine di tempo.
Il Fondo strutturale finanzia misure intese a migliorare le opportunità occupazionali e a sviluppare le risorse umane e l’inserimento nel mercato del lavoro al fine di promuovere elevati tassi occupazionali, parità tra uomini e donne, sviluppo sostenibile e coesione economica e sociale.
Inoltre, il Consiglio sottoporrà a ulteriori discussioni le proposte della Commissione volte a creare un fondo di adeguamento alla globalizzazione, concepito per fornire assistenza a quanti sono colpiti dalle ristrutturazioni economiche. Anche il Fondo per lo sviluppo rurale mette a disposizione finanziamenti comunitari parallelamente a quelli nazionali per lo sviluppo delle aree rurali. Nel periodo 2007-2013, tali fondi s’incentreranno sull’incremento della competitività agricola, alimentare e forestale, sulla gestione del territorio e sull’ambiente, sulla qualità della vita e sulla diversificazione nelle aree rurali. Pertanto il Fondo strutturale europeo e i finanziamenti allo sviluppo rurale forniscono gli strumenti per aiutare i lavoratori ad adeguarsi alle situazioni menzionate dall’onorevole deputata.
Marie Panayotopoulos-Cassiotou (PPE-DE). – (EL) Signor Presidente, vorrei chiedere al rappresentante del Consiglio se il fondo per le ristrutturazioni disporrà di finanziamenti specifici e se la Presidenza britannica si è già avvalsa del metodo di coordinamento aperto per avanzare nuove proposte per la gestione delle ristrutturazioni.
Douglas Alexander, Presidente in carica del Consiglio. (EN) Vorrei iniziare dal punto fondamentale, ovvero dal fatto che il tasso di finanziamento dipende chiaramente da più ampie consultazioni in merito al futuro bilancio dell’Unione europea. Nel pomeriggio si è svolto un lungo e proficuo dibattito che, pur avendo come oggetto dichiarato il Vertice informale dei capi di governo di Hampton Court, in realtà verteva sulla questione dei futuri finanziamenti.
Vorrei semplicemente ribadire il forte impegno, affermato oggi pomeriggio in questa sede dal Segretario degli esteri, a portare a termine le discussioni sul bilancio futuro durante il mandato della Presidenza britannica. Tuttavia, i dettagli specifici dei vari programmi naturalmente dipenderanno dalla soluzione di tale questione.
Presidente. – Annuncio l’
interrogazione n. 2 dell’onorevole Manuel Medina Ortega (H-0892/05):
Oggetto: Imposizione fiscale sul traffico aereo civile
Quale incidenza può avere sul mercato interno l’adozione di misure nazionali divergenti in materia di imposizione fiscale sul traffico aereo civile, e quali disposizioni è opportuno adottare per armonizzare dette misure?
Douglas Alexander, Presidente in carica del Consiglio. (EN) I dati sull’incidenza sul mercato internazionale delle misure nazionali in materia di imposizione fiscale sul traffico aereo civile sono limitati.
Qualora alcuni Stati membri approvassero disposizioni nazionali in materia di imposizione fiscale sul traffico aereo civile in contrasto con il mercato interno, la Commissione potrebbe proporre misure la cui approvazione spetta al Consiglio, previa consultazione del Parlamento europeo e del Comitato economico e sociale, ai sensi dell’articolo 93 del Trattato che istituisce la Comunità europea. Tuttavia, gli Stati membri hanno facoltà di deliberare in materia di imposizione fiscale in relazione alle specifiche situazioni nazionali.
Manuel Medina Ortega (PSE). – (ES) La ringrazio per la risposta, signor Presidente in carica del Consiglio. Il problema riguarda però l’incidenza che l’adozione di misure nazionali divergenti in materia di imposizione fiscale sul traffico aereo civile avrà sul mercato interno. Lei viene da un’isola, come me; questo provvedimento, se non avrà conseguenze sui paesi esclusivamente continentali, inciderà molto negativamente sulle regioni insulari e, soprattutto, su quelle più periferiche rispetto al centro nevralgico nell’Unione europea. Pertanto tale questione probabilmente richiede di essere vagliata dal Consiglio in accordo con la Commissione.
Douglas Alexander, Presidente in carica del Consiglio. (EN) L’ultima cosa che vorrei è lasciare a questa Assemblea l’impressione che in un certo qual modo il Regno Unito sia isolato dalla vita dell’Unione europea per motivi geografici. Mi auguro davvero che la maggior parte degli sforzi da noi compiuti nel corso della Presidenza abbia contraddetto tale impressione.
Come ho detto nella mia risposta iniziale, i Trattati prevedono la possibilità di intraprendere azioni, qualora la Commissione lo ritenga necessario. Cionondimeno, resta di competenza dei singoli Stati membri deliberare in materia di imposizione fiscale, come ho cercato di spiegare. L’onorevole deputato ritiene che sarebbe necessario intraprendere ulteriori azioni sia a livello di Stati membri che a livello europeo, eppure io non sono sicuro della necessità di considerare isolatamente le questioni fiscali rispetto ad altre eventuali politiche pubbliche da attuare per rimediare ai problemi che l’onorevole deputato afferma di aver riscontrato.
Joseph Muscat (PSE). – (MT) La ringrazio signor Presidente. Ritengo che sarebbe sbagliato continuare a considerare la questione in termini strettamente fiscali, poiché va considerata anche dal punto di vista della libera circolazione di persone e servizi, che sono due delle libertà fondamentali dell’Unione europea. Permettetemi di citare ad esempio il mio paese, Malta. L’acquisto di un biglietto da Malta a Bruxelles costa circa 104 euro, se si ottiene una buona tariffa, e con le tasse e le sovrattasse arriva a 126 euro, il che equivale al 121 per cento del costo; nella tratta Malta-Londra il 200 per cento del prezzo è costituito da tasse e altri “oneri”. La questione va vagliata con serietà giacché gli spostamenti non si possono considerare in alcun modo un lusso, soprattutto dalle regioni periferiche e isolate. Se non possiamo andare in automobile sul continente europeo, cosa dovremmo fare allora, andarci a nuoto?! Dobbiamo pertanto esaminare la questione in termini di libertà di circolazione.
Douglas Alexander, Presidente in carica del Consiglio. (EN) Vorrei semplicemente ribadire la riserva che ho espresso in precedenza in merito al legittimo mandato del Consiglio in tali questioni. Come ho detto, vi è una disposizione che attribuisce alla Commissione facoltà di intraprendere azioni in particolari circostanze, e l’onorevole Muscat ha fatto giustamente notare che la libertà di circolazione dei servizi è uno degli elementi del primo Trattato di Roma.
Tuttavia, per controbilanciare il quadro piuttosto negativo dell’attuale situazione delle tariffe aeree tracciato dal deputato in riferimento allo Stato membro in questione, è importante riconoscere che alcune delle misure adottate a livello di Unione europea negli ultimi anni hanno provocato una drastica riduzione del prezzo dei biglietti che i cittadini dell’Unione europea devono pagare per recarsi in qualunque altra parte della Comunità. Solo stamani ho avuto la possibilità di recarmi a Budapest, dove ho appreso personalmente dell’attuale esistenza di diciassette voli giornalieri tra alcuni aeroporti regionali nel Regno Unito e l’Ungheria, possibilità che sarebbe stata inconcepibile anche solo fino a pochi anni fa. Occorre dunque ascrivere ai meriti dell’Unione europea il fatto di aver contribuito a offrire a molti cittadini nuove opportunità di viaggiare, possibilità di cui negli ultimi mesi e anni stanno usufruendo in molti.
Philip Bradbourn (PPE-DE). – (EN) Il mese scorso ho presentato un’interrogazione per questa tornata del Tempo delle interrogazioni al Consiglio su un tema correlato, ossia l’imposta comunitaria sul cherosene. In risposta alla domanda sulla posizione del Consiglio in merito alla tassa sul cherosene, mi era stato detto che il Consiglio non poteva prendere posizione in quanto non aveva ricevuto una proposta dalla Commissione. Ho qui la prova documentale del fatto che la Commissione ha presentato proposte al Consiglio. La questione è stata discussa l’ultima volta dalla Presidenza lussemburghese, che ha preceduto quella britannica, durante un Consiglio cui presumibilmente hanno partecipato i ministri britannici. Pregherei la Presidenza del Consiglio di farmi sapere se è un episodio da ascrivere a incompetenza o se vi è un’agenda segreta per introdurre un’imposta sul cherosene.
Douglas Alexander, Presidente in carica del Consiglio. (EN) Posso assicurare all’onorevole deputato che, per quanto mi consta, non esiste alcuna agenda segreta. Peraltro, se l’onorevole deputato volesse mettermi a parte delle informazioni cui ha accennato dinanzi all’Assemblea oggi, esaminerei senz’altro il problema sollevato e potrei garantire che riceverebbe una risposta.
Presidente. – Annuncio l’
interrogazione n. 3 dell’onorevole Sarah Ludford (H-0895/05):
Oggetto: Convenzione del Consiglio europeo sul traffico di esseri umani
Per quale motivo non tutti gli Stati membri dell’UE hanno sottoscritto al Consiglio d’Europa la Convenzione sull’azione contro il traffico di esseri umani, che incoraggia il trattamento delle persone colpite principalmente come vittime piuttosto che come immigrati illegali?
Il Regno Unito, Stato membro che detiene attualmente la Presidenza, sta forse dando un buon esempio?
Douglas Alexander, Presidente in carica del Consiglio. – (EN) Il Consiglio non è in condizione di fornire notizie sullo stato del processo decisionale dei singoli Stati membri in merito alla sottoscrizione al Consiglio d’Europa della Convenzione sull’azione contro il traffico di esseri umani. Finora la Convenzione è stata sottoscritta da cinque Stati membri dell’Unione europea, ovvero Austria, Cipro, Polonia, Portogallo e Svezia. Nessuno Stato membro ha ratificato la Convenzione, che – si noti – è in parte di competenza CE, da cui dovrà pertanto essere sottoscritta e ratificata.
Il Consiglio sta attualmente considerando un piano d’azione sul traffico di esseri umani per preparare un approccio comunitario strategico ed esauriente a questo problema. Il piano d’azione si baserà sulla conferenza “Lotta contro il traffico di esseri umani: politica e migliori prassi in Europa”, svoltasi il 19 e il 20 ottobre e organizzata dalla Presidenza del Regno Unito, dalla Commissione e dalla Svezia.
Sarah Ludford (ALDE). – (EN) E’ un po’ poco. La recente comunicazione della Commissione affermava che la tutela delle vittime è la massima priorità, ma gli Stati membri tendono a considerare il traffico di esseri umani un tutt’uno con l’immigrazione clandestina e preferiscono vincolare la protezione delle vittime alla deposizione di una testimonianza. Ecco perché detestano la Convenzione.
La polizia ha detto a me e ai miei colleghi che otterrà la collaborazione volontaria delle vittime una volta che sarà stata garantita la sicurezza loro e delle rispettive famiglie. La polizia è costernata nel constatare che le possibilità di perseguire con successo i trafficanti vengono pregiudicate da una politica di assistenza condizionata o di espulsione delle vittime in quanto immigrati clandestini. Il Primo Ministro Blair ha affermato recentemente che occorrono ottime ragioni per cambiare rotta e dire “no” alla polizia. Perché diciassette Primi Ministri dell’Unione – e lei ora mi sta dicendo che in realtà sono venti, compreso Tony Blair – dicono “no” alla polizia rifiutandosi di sottoscrivere questa Convenzione?
Douglas Alexander, Presidente in carica del Consiglio. – (EN) Vorrei innanzi tutto ripetere all’onorevole Ludford l’osservazione che ho fatto all’inizio, ovvero che non spetta a me, che oggi e in questo dibattito rappresento la Presidenza, pronunciarmi sul processo decisionale dei venti Primi Ministri da lei individuati. Vorrei tuttavia far presente che la sua insinuazione sull’esistenza di una commistione tra immigrazione clandestina e traffico di esseri umani è fuori luogo, quando la conferenza di cui ho parlato e che si occupa di questo importante tema è stata intitolata “Lotta contro il traffico di esseri umani: politica e migliori prassi in Europa”. Era una questione che, come ho affermato, è stata portata avanti dalla Presidenza britannica, perciò l’accusa che lei pare rivolgere, ovvero che ci sia in qualche modo una grande e continua confusione tra immigrazione clandestina e traffico di esseri umani, sembrerebbe, considerando oltretutto il titolo della conferenza, contraddetta dall’evidenza.
Elizabeth Lynne (ALDE). – (EN) A seguito di quanto è stato detto, penso che, se la mia collega si è espressa in questi termini, è stato perché la Presidenza britannica sembra considerare la questione come un problema di sicurezza e stabilità anziché un problema di diritti umani.
Il Presidente in carica Alexander potrebbe, oltre a quanto ha affermato, cercare di fare in modo che i dibattiti del Consiglio sul piano d’azione comunitario inerente al traffico di esseri umani siano di pubblico dominio? Attualmente, infatti non abbiamo alcuna notizia in merito. Potrebbe inoltre fornire assicurazioni che vengano inseriti nel piano d’azione comunitario almeno i criteri minimi stabiliti nella Convenzione contro il traffico di esseri umani?
Douglas Alexander, Presidente in carica del Consiglio. – (EN) Garantisco all’onorevole Lynne che gli obiettivi della Convenzione sull’azione contro il traffico di esseri umani godono di un vasto consenso e che gli Stati membri della Comunità vogliono vedere un’azione concertata per affrontare alla radice quello che è indubbiamente un commercio ripugnante, al fine di proteggere e sostenere le vittime del fenomeno di cui lei ha parlato e consegnarne i responsabili alla giustizia.
Posso assicurare all’onorevole Lynne che il Regno Unito, nella veste di Presidenza dell’Unione, ha dato priorità alla lotta al traffico di esseri umani e che il piano UE sulle migliori pratiche, le norme e le procedure per contrastare e prevenire la tratta di esseri umani è stato l’obiettivo dei nostri sforzi. Abbiamo indetto non una, ma due conferenze sull’argomento. Questo piano d’azione riguarderà, posso garantirglielo, l’intero ciclo del traffico di esseri umani e riconoscerà in particolare l’importanza di promuovere un approccio incentrato sui diritti umani e sulle vittime. Pertanto spero che, in virtù della risposta che ho potuto fornire, alcune delle sue preoccupazioni sull’approccio adottato dalla Presidenza britannica su questo tema importante risultino essere fuori luogo.
Presidente. – Annuncio l’
interrogazione n. 4 dell’onorevole John Purvis (H-0897/05):
Oggetto: Accise su tabacco e alcool
La Commissione europea e il Parlamento europeo sono a favore dell’abolizione delle direttive generali sulla quantità di tabacco e alcool che i consumatori possono portare nel proprio paese da un altro Stato membro per uso personale. Quali sforzi ha fatto la Presidenza per convincere il Consiglio ad abolire queste direttive, permettendo quindi ai venditori di esercitare pienamente i propri diritti nel quadro del mercato unico?
Douglas Alexander, Presidente in carica del Consiglio. – (EN) Il suggerimento di abolire i quantitativi di tabacco e alcool costituisce solo uno degli elementi della proposta della Commissione in materia, proposta che modifica il regime dei prodotti soggetti ad accisa. Vengono utilizzati valori indicativi come parametro essenziale per stabilire se i quantitativi di merci assoggettate ad accisa sono trasportati oltre frontiera per ragioni commerciali o per consumo privato da parte di soggetti esenti dal pagamento delle tasse. Questi valori non costituiscono di per sé un ostacolo ai diritti degli acquirenti transfrontalieri.
Da quando è stata trasmessa al Consiglio, la proposta della Commissione è stata discussa in più di un’occasione presso gli organi competenti, ma nulla sembra indicare che gli Stati membri intendano acconsentire all’abolizione dei livelli minimi indicativi. Pertanto la Presidenza non crede che ulteriori dibattiti sulla questione possano rivelarsi fruttuosi.
John Purvis (PPE-DE). – (EN) Il Presidente in carica Alexander non concorda con me che un mercato unico nell’Unione in cui le merci, le persone, i servizi e il capitale possano circolare liberamente attraverso le frontiere europee come all’interno degli Stati membri rappresenta un obiettivo politico di importanza vitale? Concorda con me che dobbiamo preferire la concorrenza fiscale tra gli Stati membri all’armonizzazione delle aliquote d’imposta nell’ambito della Comunità? Se è d’accordo, può scorgere una qualche giustificazione a un qualsiasi limite o livello relativo alla quantità delle merci soggette ad accisa che i nostri cittadini possono portare con sé attraverso le nostre frontiere?
Douglas Alexander, Presidente in carica del Consiglio. – (EN) Fa piacere sentire in quest’Aula un punto di vista così diverso da alcune delle accuse normalmente rivolte ai britannici e alla Presidenza britannica.
La libera circolazione delle merci e dei servizi si rispecchia, com’è ovvio, nei Trattati originari dell’Unione, e uno degli obiettivi su cui si è incentrato il lavoro che abbiamo svolto nel corso della nostra Presidenza è stato il completamento del mercato unico. Abbiamo cercato – e stiamo cercando tuttora – di portare avanti il lavoro sui servizi. Per la verità, i paesi che talvolta, in passato, hanno messo in forse le nostre credenziali europeiste sono stati tra i più critici nei confronti degli sforzi che abbiamo profuso per continuare a promuovere i dibattiti relativi al tema dei servizi.
Sulla questione specifica sollevata dall’onorevole Purvis relativamente agli acquisti transfrontalieri, mi sia permesso solo dire che la Presidenza appoggia toto corde i diritti degli acquirenti transfrontalieri. Al contempo, però, siamo impegnati a contrastare coloro che abusano delle libertà di cui altrimenti godrebbero i cittadini di tutta l’Unione. Siamo determinati a lottare contro gli abusi delle libertà all’interno del mercato unico, abusi perpetrati da chi pratica attività illegali come il contrabbando. I livelli indicativi sono pertanto essenziali per aiutare le autorità doganali a distinguere i veri acquisti transfrontalieri dal contrabbando.
Per quanto riguarda l’osservazione di carattere più generale con cui il deputato ha concluso il suo intervento, penso che il caso piuttosto significativo menzionato oggi pomeriggio dal nostro ministro degli Esteri sui limiti dell’armonizzazione in ambito comunitario illustri in maniera eloquente l’opinione del governo britannico sul giusto equilibrio tra armonizzazione e concorrenza all’interno dell’Unione.
David Martin (PSE). – (EN) Il Presidente in carica Alexander concorda sul fatto che gli orientamenti sono per l’appunto questo – ovvero orientamenti – e che, se una persona può provare che i prodotti che importa sono destinati al suo uso personale, anche se eccedono i limiti posti dagli orientamenti, l’importazione di tali prodotti non è contraria alla legge? Inoltre concorda sul fatto che gli orientamenti esistono per garantire il buon funzionamento del mercato unico in questo settore e che, se non li avessimo, si rischierebbe di pregiudicare l’obiettivo principale che l’onorevole Purvis si prefigge, perché gli orientamenti servono a impedire gli abusi cui si riferisce il Presidente in carica Alexander?
Douglas Alexander, Presidente in carica del Consiglio. – (EN) Posso garantire all’onorevole Martin che stiamo affrontando seriamente il tipo di abuso di cui parla con tanta eloquenza. Esprimendo per un momento il parere del Regno Unito anziché quello della Presidenza, è vero che nel nostro paese abbiamo i livelli indicativi più alti di tutti gli Stati membri dell’Unione.
Noi, come ogni Stato membro, sanzioniamo coloro che importano merci soggette ad accisa non destinate al loro uso personale con l’intenzione – proprio l’intenzione cui fa riferimento l’onorevole Martin – di evadere l’imposta che altrimenti dovrebbe essere pagata. Queste sanzioni, a mio avviso, sono proporzionate alla natura del reato. Perciò l’onorevole Martin ha ragione quando riconosce che gli orientamenti sono per l’appunto questo.
Presidente. – Annuncio l’
interrogazione n. 5 dell’onorevole Elspeth Attwooll (H-0898/05):
Oggetto: Mogli senza frontiere
Il governo del Regno Unito sta cercando di obbligare molte donne britanniche a lasciare il paese per unirsi ai mariti, ai quali sono stati negati i diritti di soggiorno. Viene loro detto che sarebbe sicuro stabilirsi in paesi come l’Iraq, l’Iran, l’Afghanistan, il Congo e il Burundi, giudicati dal Ministero per gli esteri e Commonwealth del Regno Unito o dal Dipartimento di stato americano pericolosi per i turisti occidentali e/o in violazione dei diritti fondamentali.
In che modo questa procedura è compatibile con la Convenzione europea per i diritti dell’uomo, in particolare con il diritto ad una vita familiare, con la Carta dei diritti fondamentali dell’UE e con l’articolo 6 del Trattato sull’Unione europea?
Douglas Alexander, Presidente in carica del Consiglio. – (EN) Il Consiglio non ha mai dibattuto la questione, che non rientra nella sfera delle sue competenze.
Elspeth Attwooll (ALDE). – (EN) Devo dire che l’assenza di qualsiasi giustificazione giuridica in termini di diritto comunitario e di Convenzione sui diritti dell’uomo è, a mio avviso, allarmante. C’è poco da stare tranquilli per quanto riguarda il benessere dei miei elettori.
Il Presidente in carica Alexander sarà a conoscenza del fatto che, dal febbraio 2005, i cittadini extracomunitari e non appartenenti allo Spazio economico europeo devono ottenere il permesso del ministero degli Interni per contrarre matrimonio nel Regno Unito. Di conseguenza stiamo parlando di un numero esiguo di coppie.
Il Presidente in carica Alexander sarebbe almeno disposto a trasmettere ai suoi colleghi del ministero degli Interni la mia richiesta di concedere un’amnistia a queste coppie, almeno nei casi in cui sia appurato che si tratta di relazioni effettive ed esistenti, e di lasciare cadere la condizione di recarsi nel paese di origine per richiedere il visto matrimoniale?
Douglas Alexander, Presidente in carica del Consiglio. – (EN) Posso garantire all’onorevole Attwooll che mi preoccupo del benessere e degli interessi dei suoi elettori, non da ultimo perché sono anche i miei, dal momento che rappresento gli elettori di Paisley e Renfrewshire South in Scozia.
Ho rispetto per la sua esperienza, anche nel campo del diritto costituzionale, ma vorrei solo far presente che mi sembra ovvio che oggi non rientri nelle mie responsabilità spiegare o esprimere la posizione del governo britannico in merito a questo argomento politico specifico; è invece mio dovere illustrare la posizione della Presidenza dell’Unione, attualmente rivestita dal Regno Unito.
Pertanto sarei più che lieto se l’onorevole Attwooll intendesse scrivermi su base bilaterale in merito alle questioni specifiche da lei sollevate; potremmo così far pervenire una risposta al ministero degli Interni del Regno Unito. Sarei però restio ad andare oltre, perché non è questo l’obiettivo su cui devono incentrarsi i dibattiti che teniamo in quest’Aula oggi pomeriggio.
Sarah Ludford (ALDE). – (EN) Noto che, relativamente alla questione degli orientamenti in materia di alcool, il ministro Alexander ha fatto commenti sulla prassi del Regno Unito, per cui sono sicura che è disposto a fare altrettanto anche in merito a questo argomento: considerando il concetto di cittadinanza europea, attualmente in fase di sviluppo, la prassi vigente nel Regno Unito non stride forse con le norme comunitarie sulla libera circolazione?
Se una delle mie elettrici fosse soggetta alla nuova norma e il suo matrimonio fosse riconosciuto dal governo, qualora decidesse di trasferirsi in Francia avrebbe il diritto di portare il marito con sé. Perciò, paradossalmente, il diritto delle coppie alla vita familiare è maggiormente tutelato in un paese dell’Unione diverso dal loro. Il problema è di portata decisamente europea, perciò credo che sia giusto chiedere al ministro britannico Alexander di rispondere a nome della Presidenza.
Douglas Alexander, Presidente in carica del Consiglio. – (EN) Beh, signor Presidente, con questo coraggioso tentativo, l’onorevole Ludford ha cercato di coinvolgerci, con la sua domanda complementare, in un dibattito di politica interna britannica; penso, però, che la replica appropriata, nel pieno rispetto di quest’Aula, sia occuparci delle questioni che sono state sollevate rispondendo a nome della Presidenza.
Ho già detto a una delle colleghe dell’onorevole Ludford che, se vuole scrivermi direttamente, io agevolerò l’inoltro delle sue lettere al ministero degli Interni del Regno Unito, ma credo che, anche considerando i limiti di tempo cui siamo sempre vincolati durante il Tempo delle interrogazioni, è importante, a questo punto, che ci concentriamo sulle interrogazioni al Consiglio anziché continuare una discussione che va affrontata all’interno dei rispettivi Stati membri.
Presidente. – Annuncio l’
interrogazione n. 6 dell’onorevole Frank Vanhecke (H-0900/05):
Oggetto: Censura su Internet in Cina
Il 25 settembre 2005 il ministero cinese dell’informazione ha varato una normativa sulla diffusione dell’informazione via Internet. L’informazione non può incitare ad assistere a riunioni illegali, ad appartenere ad associazioni illegali e a partecipare a manifestazioni illegali che turbano l’ordine sociale.
La nuova normativa riguarda sia i siti web che lo scambio di posta elettronica. Essa cerca di evitare qualsiasi divulgazione di informazioni (notizie, commenti) che non siano state preventivamente esaminate e filtrate dal regime. I portali internet hanno l’obbligo di pubblicare notizie e commenti provenienti esclusivamente dalle agenzie ufficiali. Per quanto riguarda il traffico e-mail, tutti i gruppi privati e gli individui devono prima registrarsi come agenzia di notizie e soltanto a tali condizioni possono diffondere (analisi di) notizie.
Il 22 settembre 2005, prima dell’introduzione della nuova normativa, Zheng Yichun è stato condannato a sette anni di carcere per aver lanciato un appello su internet a favore di riforme politiche.
In che modo intende reagire il Consiglio a questa nuova sostanziale violazione della libertà di espressione da parte del governo cinese? Intende sollevare il caso di Zheng Yichun e invocarne il rilascio?
Douglas Alexander, Presidente in carica del Consiglio. – (EN) Rispondendo all’interrogazione n. 6, il Consiglio condivide le preoccupazioni dell’onorevole Vanhecke circa le limitazioni della libertà di espressione in Cina, anche per quanto riguarda Internet. L’Unione ha espresso molto di recente tali preoccupazioni nel contesto del dialogo UE-Cina in materia di diritti umani, svoltosi il 24 e il 25 ottobre 2005 a Pechino. Inoltre l’Unione ha reiteratamente posto il problema in occasione di altri incontri bilaterali, anche al massimo livello.
Affinché il processo di ratifica del patto internazionale relativo ai diritti civili e politici si compia e la Cina lo sottoscriva, è particolarmente importante che la libertà di espressione sia garantita conformemente ai criteri internazionali. L’articolo 19 del patto internazionale relativo ai diritti civili e politici è stato pertanto l’oggetto di un seminario giuridico cui hanno partecipato rappresentanti del mondo accademico e professionisti di Cina e Unione europea svoltosi nel giugno 2005 nel contesto di questo dialogo. Le raccomandazioni comuni scaturite da questo seminario sono state consegnate alla controparte cinese nel corso quest’ultimo colloquio.
Nell’ambito del dialogo e nel contesto degli orientamenti dell’Unione europea sui difensori dei diritti umani, l’UE ha sollevato con le autorità cinesi molti casi di persone detenute per avere espresso pacificamente le proprie opinioni e ha chiesto maggiori particolari sulla loro situazione, esercitando pressioni affinché vengano rilasciate.
Frank Vanhecke (NI). – (NL) Signor Presidente, anche se, naturalmente, sono grato al Consiglio per questa risposta, continuo ad avere l’impressione che il governo cinese, al di là di poche dichiarazioni benevole, stia facendo pochissimo in termini specifici. Ho l’impressione che il Consiglio e l’Unione stiano, in una certa misura, adottando due pesi e due misure e che la Cina venga generosamente assecondata per via della sua forza numerica e dei nostri interessi economici, chiaramente colossali, nei suoi confronti.
Personalmente sono dell’idea che, in materia di diritti umani elementari e della fondamentale libertà di espressione delle opinioni, il Consiglio debba adottare una politica più rigida, con più principi e più coraggio. Chiederei inoltre al Consiglio, se è possibile, di rivedere il caso specifico che ho citato e magari, per questo caso specifico, contattare le autorità cinesi.
Douglas Alexander, Presidente in carica del Consiglio. – (EN) La domanda complementare, anziché limitarsi al caso specifico e alle preoccupazioni relative alla censura di Internet, abbraccia tematiche ben più ampie, e chiede se esista o meno una risposta reale alle richieste dell’Unione e alle discussioni con la Cina sui diritti umani. Occorre compiere una scelta fondamentale, ossia stabilire se l’isolamento di un qualsiasi paese con cui dissentiamo in materia di norme sui diritti umani rappresenti la via giusta da seguire.
L’Unione è storicamente dell’idea che avere un dialogo strutturato e impegnarsi sia il mezzo migliore per attuare il tipo di cambiamento al quale, ne sono certo, tutti i deputati al Parlamento europeo vorrebbero assistere. Il dialogo ha, per esempio, stimolato una maggiore partecipazione della Cina ai meccanismi internazionali in materia di diritti umani, compresa la ratifica, avvenuta nel marzo 2001, del patto internazionale relativo ai diritti economici, sociali e culturali. Nel 2003 la Cina ha ricevuto il rappresentante speciale dell’Unione europea per l’istruzione, nel 2004 il gruppo di lavoro delle Nazioni Unite sulla detenzione arbitraria e speriamo vivamente che quest’anno riceva il relatore speciale delle Nazioni Unite sulla tortura.
Posso assicurare all’onorevole Vanhecke che il dialogo è molto aperto e altrettanto sincero e, come ho cercato di fare intendere nella risposta iniziale che ho dato alla sua interrogazione, si tratta di un dialogo che si svolge non solo a livello ufficiale, ma ai massimi livelli del contatto in corso tra l’Unione e la Cina.
Presidente. – Annuncio l’
interrogazione n. 7 dell’onorevole Richard James Ashworth (H-0901/05):
Oggetto: Relazione annuale della Corte dei conti
Alla fine della settimana in corso la Corte dei conti europea è chiamata a presentare la relazione annuale relativa ai conti dell’UE. Negli ultimi dieci anni la Corte non è stata in grado di rilasciare una dichiarazione di affidabilità soddisfacente, cosa, questa, inaccettabile.
Quali provvedimenti sono stati presi dalla Presidenza britannica al fine di rettificare tale dato di fatto? Può il Consiglio assicurare che il prossimo anno sarà possibile contare su una dichiarazione di affidabilità relativa ai conti dell’UE?
Douglas Alexander, Presidente in carica del Consiglio. – (EN) Il Consiglio condivide le preoccupazioni espresse dall’onorevole Ashworth sul fatto che negli ultimi 11 anni la Corte dei conti europea non è stata in grado di rilasciare, nelle sue relazioni annuali, una dichiarazione che fornisse una garanzia ragionevole per quanto riguarda la legittimità e la regolarità della maggior parte delle operazioni. Tuttavia, nel caso dei conti del 2004, la Corte ha garantito la legittimità e la regolarità delle operazioni nell’ambito dell’aiuto di preadesione, delle risorse proprie e dell’amministrazione. Per la prima volta la Corte ha potuto concludere che il Sistema integrato di gestione e di controllo – SIGC – ha ridotto a livelli accettabili il rischio di errore per gran parte della spesa agricola.
Posso assicurare al Parlamento che il Consiglio ha costantemente attribuito grande importanza a questo tema e ha regolarmente espresso la sua preoccupazione per il tasso di errori riscontrati nelle operazioni su cui si basano i pagamenti e per le lacune del sistema di controllo.
Come i deputati al Parlamento sapranno, il Consiglio ha esaminato la recente comunicazione della commissione su un percorso verso un quadro di controllo interno integrato, che costituisce parte del processo finalizzato al raggiungimento di una dichiarazione di affidabilità. La Presidenza britannica e la Commissione hanno costituito un gruppo di esperti che ha contribuito a preparare un progetto di conclusione del Consiglio sull’argomento. Il Consiglio ha approvato le conclusioni l’8 novembre 2005, confermando che il raggiungimento di una dichiarazione di affidabilità è l’obiettivo dell’Unione ed elencando una serie di raccomandazioni d’azione da parte della Commissione e degli Stati membri. Il Consiglio ritiene che queste conclusioni rappresentino un passo importante verso il conseguimento di una dichiarazione di affidabilità e continuerà a sostenere gli sforzi della Commissione nel contribuire attivamente al miglioramento della gestione finanziaria dell’Unione a tutti i livelli, ma la decisione resta in definitiva nelle mani della Corte dei conti.
Philip Bushill-Matthews (PPE-DE), in sostituzione dell’autore. – (EN) Approvo che nella sua risposta lei prenda atto che ci sono stati alcuni miglioramenti, ma spero che la Presidenza ammetterà anche che, nonostante le moltissime raccomandazioni d’azione ricevute in passato, abbiamo agito pochino.
In breve, la nota informativa della Corte dei conti europea afferma a pagina 7 che gli adeguamenti e le convalide necessarie per garantire la piena attuazione del nuovo quadro contabile hanno subito ritardi. Per quale motivo e per quanto tempo? A pagina 8 il documento conclude che la spesa per la PAC presenta tuttora una significativa incidenza di errori. Perché? Per quanto riguarda le politiche interne, il testo afferma inoltre che il rischio di errori permarrà se non verrà modificato il quadro normativo. Verrà modificato? E se sì, quando?
Dobbiamo tutti ammettere che questi problemi non sono ascrivibili alla Presidenza. Ma la Presidenza ammetterà che rientra nelle sue responsabilità sollecitare interventi in virtù di queste raccomandazioni e potrebbe magari rispondermi per iscritto in merito alle questioni specifiche che ho appena sollevato?
Douglas Alexander, Presidente in carica del Consiglio. – (EN) Posso assicurare all’onorevole Bushill-Matthews che ci occupiamo con estrema serietà di questi temi. Proprio in occasione delle osservazioni espresse in quest’Aula oggi pomeriggio, il collega e ministro degli Esteri britannico ha spiegato che “la mancata approvazione dei conti per l’undicesimo anno consecutivo, cosa assai deplorevole, influisce sul clima del dibattito in tutti i nostri paesi”. Perciò a tutti i livelli del governo britannico e nel corso della nostra Presidenza, abbiamo preso atto della necessità di portare avanti il lavoro su questo tema. Per questo motivo abbiamo collaborato con la Commissione per migliorare la gestione finanziaria e il controllo del bilancio.
Nel gennaio del 2005 la Commissione ha introdotto un nuovo sistema di contabilità che, fornendo alla Corte informazioni migliori, dovrebbe consentire di esprimere un parere positivo sulla presentazione dei conti. Il nuovo sistema, a quanto intendo, sarà impiegato per la compilazione dei conti del 2005. In occasione del Consiglio ECOFIN dell’8 novembre, la Presidenza si è inoltre assicurata il consenso degli Stati membri riguardo a un pacchetto di ulteriori proposte volte a migliorare la gestione e il controllo finanziario, secondo il percorso delineato dalla Commissione cui ho già accennato nella mia risposta.
Posso quindi garantire all’onorevole Bushill-Matthews che la questione non solo sta a cuore alla Presidenza britannica, ma che ci siamo anche impegnati a portarla avanti nel corso del suddetto Consiglio ECOFIN e a sostegno dei rinnovati sforzi profusi dalla Commissione. L’onorevole Bushill-Matthews è generoso nel riconoscere che questo problema, poiché di un autentico problema si tratta per l’Unione, è di gran lunga antecedente alla Presidenza britannica. Mi auguro di essere riusciti, nel corso dei sei mesi della Presidenza britannica, a fare la nostra parte per risolvere una questione di vecchia data che non ha giovato al credito dell’Unione e per la quale spero si possa trovare una soluzione nei mesi e negli anni a venire.
David Martin (PSE). – (EN) Il Presidente in carica Alexander sarebbe disposto ad ammettere che a Bruxelles ci sono poche persone, ammesso che ce ne siano, che si riempiono le tasche di soldi? Ammetterebbe anche che la maggior parte dei rilievi fatti dalla Corte dei conti non riguarda la frode in senso stretto quanto i sistemi e le procedure e che, se si registrano casi di frode generalmente si verificano nei paesi donatori o talvolta, effettivamente, negli Stati membri dell’Unione?
Douglas Alexander, Presidente in carica del Consiglio. – (EN) L’onorevole Martin ha certamente ragione a rilevare che, nonostante la relazione della Corte dei conti europea riguardi i conti dell’Unione, l’80 per cento della relativa spesa viene di fatto gestito dagli Stati membri attraverso la politica agricola e i Fondi strutturali. Tuttavia dobbiamo fare attenzione a non usare solo quest’argomento per evitare di essere visti come accomodanti nei confronti della sfida che stiamo affrontando. Vorrei semplicemente ribadire l’osservazione fatta poc’anzi dal ministro degli Esteri: la mancata approvazione dei conti per l’undicesimo anno consecutivo è un’arma che, negli anni a venire, dobbiamo cercare di non lasciare nelle mani di chi è contrario all’idea stessa di Unione europea.
E’ certamente vero che occorre intervenire a livello di Stati membri anziché solo a livello burocratico a Bruxelles, ma questo non deve assolutamente costituire una scusa per non intraprendere le azioni invocate, sia a Bruxelles che a livello nazionale, da altri deputati.
Tutti quelli che tra noi hanno interesse a edificare e sostenere l’Unione e i suoi sforzi presso i cittadini europei hanno il diritto pienamente legittimo di vedere risolto questo problema di lunga data. Ciò richiederà non solo un intervento a livello di Stati membri, ma anche quell’importante lavoro che abbiamo portato avanti in sede ECOFIN e che, sono lieto di dire, ha l’appoggio della Commissione.
Christopher Beazley (PPE-DE). – (EN) Vorrei dar seguito all’osservazione che l’onorevole Martin ha mosso alla Presidenza in carica, in quanto il Presidente in carica Alexander ha usato l’espressione “non ha giovato al credito dell’Unione”, come se l’Unione fosse in qualche modo un’Istituzione diversa dalle nostre istituzioni nazionali. Volevo solo evidenziare il fatto che la Corte ha incontrato difficoltà ad approvare i conti non per la presenza di corruzione all’interno della Comunità – diversamente dagli Stati membri –, bensì perché gli Stati membri non aiutano l’Unione a fornire il genere di contabilità valida che la Corte dei conti e le Istituzioni comunitarie richiedono.
Vorrei chiedere al Presidente in carica Alexander di rassicurare il pubblico che noi dobbiamo, ovviamente, essere scrupolosi; ma la colpa non è di non si sa chi: è colpa dei nostri Stati membri.
Douglas Alexander, Presidente in carica del Consiglio. – (EN) Con tutto il rispetto per l’onorevole Beazley, non concordo con lui quando afferma che il miglior modo per risolvere un problema che perdura da 11 anni è pervenire in un modo o nell’altro a una ripartizione delle responsabilità, il che lascia intendere che uno sia migliore dell’altro o viceversa.
Indubbiamente, la sfida consiste nel riconoscere che si tratta di un problema condiviso. Sarebbe semplicemente ipocrita se io dessi a intendere che la questione non comporta un rischio notevolissimo per la reputazione della Comunità, anche per il modo in cui questo mancato conseguimento d’una dichiarazione di affidabilità per l’undicesimo anno consecutivo è stato riportato sui giornali in molti paesi dell’Unione, piuttosto che intavolare una discussione su “chi ha ragione e chi ha torto”.
La sfida consiste nel trovare soluzioni che riflettano le rispettive responsabilità della Commissione, della burocrazia di Bruxelles e degli Stati membri, ma limitarsi a dire che la questione è di competenza degli Stati membri e che, di conseguenza, non c’è nessuna responsabilità condivisa per la ricerca di una soluzione non è una risposta sufficiente a giustificare il fatto che, per 11 anni, non è stata rilasciata una dichiarazione di affidabilità. Tutti quelli che, tra noi, vogliono che in avvenire vengano emesse dichiarazioni di affidabilità hanno la responsabilità condivisa di compiere proprio i passi concreti che sono stati illustrati dalle proposte della Commissione e che, sono lieto di dire, abbiamo promosso durante la Presidenza britannica in occasione del recente Consiglio ECOFIN.
Presidente. – Annuncio l’
interrogazione n. 8 dell’onorevole Richard Corbett (H-0903/05):
Oggetto: Comitatologia
Può il Consiglio indicare in che modo stia procedendo, dopo aver ripreso in esame la proposta di rivedere la decisione del 1999 sulla comitatologia?
Non concorda sul fatto che la proposta della Commissione del 2004, una volta rivista, potrebbe rappresentare, con appena qualche modifica, una base accettabile per una soluzione duratura della controversia sulla comitatologia?
Potrebbe il Consiglio esaminare l’opportunità di modificare la proposta in modo da escludere la possibilità, per la Commissione, di mantenere inalterata una misura esecutiva che è stata respinta dal Consiglio o dal Parlamento?
Douglas Alexander, Presidente in carica del Consiglio. – (EN) Apprezzo l’interrogazione dell’onorevole Corbett, che so essere interessato da molto tempo al tema della comitatologia. Egli sarà a conoscenza del fatto che i dibattiti sulle proposte emendate della Commissione sono ripresi solo a settembre, per cui spero che comprenderà che per me, a questo punto, è prematuro fornire una risposta definitiva a nome del Consiglio alla sua interrogazione.
Finora il gruppo di lavoro che sta vagliando la proposta emendata della Commissione sulla comitatologia si è riunito tre volte e ha in programma altre due riunioni nel corso della Presidenza britannica. Comunque ho appreso che i dibattiti stanno procedendo bene.
Richard Corbett (PSE). – (EN) Posso solo ringraziare la Presidenza per la sua risposta ed esortarla a insistere. Se riusciremo a trovare una soluzione a questo problema che assilla l’Unione da tanti anni, daremo un contributo ragguardevole agli sforzi da noi profusi ai fini di una migliore regolamentazione, tanto più che sono in programma tre letture, sia in sede di Parlamento che in sede di Consiglio, che in realtà avrebbero dovuto essere delegate all’Esecutivo. Noi, però, le delegheremo solo se avremo la garanzia di potere, all’occorrenza, rivedere le cose, così come può fare il Consiglio. L’uguaglianza tra il Parlamento e il Consiglio è la chiave della questione. Se c’è un’opportunità migliore per procedere allo scrutinio, a nostra volta saremo disposti a delegare molto più di buon grado.
Douglas Alexander, Presidente in carica del Consiglio. – (EN) Rendo il dovuto omaggio sia all’esperienza che alla competenza in materia dell’onorevole Corbett. Concordo col giudizio da lui espresso sull’importanza della questione e sul fatto che dobbiamo insistere. Posso garantirgli che, dal punto di vista della Presidenza, stiamo insistendo su quest’importante aspetto e continueremo a farlo.
Infine vorrei solo ribadire che, nonostante questi dibattiti siano ripresi solo a settembre, sono lieto di dire che sono stati fatti progressi concreti nelle discussioni già svoltesi. Ho fiducia nel compimento di ulteriori progressi sostanziali in occasione delle due riunioni che devono ancora svolgersi nel corso della Presidenza britannica.
Presidente. – Annuncio l’
interrogazione n. 9 dell’onorevole Sajjad Karim (H-0905/05):
Oggetto: Affermazioni incoerenti del ministro Straw riguardo all’equilibrio tra sicurezza e diritti umani
Nell’arco di appena due settimane, sono giunti messaggi incoerenti da parte di due ministri del governo del Regno Unito, il quale detiene attualmente la Presidenza del Consiglio dell’Unione europea. Nella sua prefazione alla relazione annuale dell’UE sui diritti umani per il 2005, pubblicato il 3 ottobre, Jack Straw, ministro degli Affari esteri del Regno Unito, ha affermato citando Kofi Annan che non può esserci sviluppo senza sicurezza, né sicurezza senza sviluppo e nessuno dei due senza il rispetto dei diritti umani. Jack Straw ha inoltre affermato che è essenziale che noi continuiamo non solo a riaffermare questi valori, ma anche ad insistere sulla loro validità. Ancora, il 26 settembre, il New Statesman ha citato un’affermazione del ministro britannico degli Interni, Charles Clarke, secondo il quale, se si dovesse scegliere tra sicurezza e la Convenzione sui diritti umani, la sua prima responsabilità sarebbe la sicurezza nazionale. Può il Consiglio far conciliare queste affermazioni apparentemente contraddittorie? E in caso contrario, quale di esse riflette più fedelmente la sua posizione? Se il Consiglio dovesse scegliere tra sicurezza e diritti umani, quale sarebbe la sua priorità?
Douglas Alexander, Presidente in carica del Consiglio. (EN) Tutti i governi si trovano ad affrontare la sfida posta dall’attuale minaccia del terrorismo globale, che non ha precedenti. Tuttavia, non bisogna scegliere tra sicurezza e diritti umani. Senza sicurezza non ci sono diritti umani e senza diritti umani non c’è sicurezza.
A seguito degli attentati terroristici di Londra del 7 luglio di quest’anno, il Consiglio ha tenuto una riunione straordinaria il 13 luglio. Nel corso di questa riunione il Consiglio ha approvato una dichiarazione sulla risposta dell’Unione europea a questi terribili attentati. In tale dichiarazione il Consiglio ha affermato con chiarezza, e cito le testuali parole, che “gli attentati sono un affronto ai valori universali sui cui si fonda l’Unione europea. L’impegno ad avere istituzioni aperte e democratiche e società improntate allo Stato di diritto al cui interno gente di ogni credo e provenienza può vivere, lavorare e prosperare insieme ha una posizione centrale tra detti valori. I terroristi che respingono tale impegno e cercano di usare la violenza per imporre le loro idee saranno sconfitti”. E’ stato inoltre aggiunto che l’Unione europea avrebbe rafforzato e cito di nuovo testualmente “il proprio impegno nella lotta al terrorismo e nel sostegno dei principi fondamentali di libertà, sicurezza e giustizia”.
Sajjad Karim (ALDE). – (EN) La ringrazio per la risposta. Riconosco che si tratta di una questione che richiederebbe un maggiore margine di scelta e la ricerca di un giusto equilibrio.
Vorrei sapere: in che modo la detenzione di persone senza alcun capo di imputazione, il rifiuto di fornire informazioni importanti in merito alle motivazioni della detenzione e il disconoscimento del diritto di avvalersi dell’assistenza legale per ricevere indicazioni fondamentali in tali questioni costituisce un’affermazione di questi principi e della loro validità?
Douglas Alexander, Presidente in carica del Consiglio. (EN) Con tutto il rispetto, vorrei far notare che l’onorevole deputato sta cercando di indurmi a pronunciarmi su posizioni o presunte tali di questo o quello Stato membro, mentre oggi io ho la responsabilità di parlare a nome del Consiglio. Posso assicurare all’onorevole deputato che la Presidenza reputa che la dichiarazione, da me concordata con il Parlamento e approvata dai membri del Consiglio il 13 luglio, sia una solida base per fronteggiare come schieramento compatto la minaccia del terrorismo internazionale. Dobbiamo essere estremamente chiari: con i loro terribili attentati senza precedenti i terroristi non vogliono minacciare solo le nostre vite, ma anche il nostro modo di vivere. Per questo motivo ritengo che la dichiarazione del Consiglio del 13 luglio rifletta in maniera particolarmente incisiva la posizione paneuropea sul modo di affrontate tali sfide.
Presidente. – Annuncio l’
interrogazione n. 10 dell’onorevole Hélène Goudin (H-0908/05):
Oggetto: Bilanci della difesa degli Stati membri dell’UE
Il 14 ottobre 2005 i media svedesi hanno riferito che il ministro della Difesa del Regno Unito, John Reid, aveva dichiarato pubblicamente che gli Stati membri dell’UE dovrebbero aumentare i rispettivi stanziamenti destinati alla difesa. Secondo le stesse fonti, il ministro aveva stimato al 2,5% del PIL un livello ragionevole di bilancio per la difesa degli Stati membri, corrispondente alla dotazione finanziaria della Gran Bretagna in materia. L’anno scorso in Svezia le spese per la difesa sono ammontate all’1,7% del PIL nazionale.
E’ opinione generale della Presidenza che gli Stati membri dell’UE debbano mirare ad allineare il proprio bilancio per la difesa a quello del Regno Unito? Ritiene la Presidenza che gli Stati membri dell’UE che, come la Svezia, destinano meno del 2% del PIL al bilancio per la difesa debbano aumentare le dotazioni in materia? Ritiene la Presidenza che si tratti primariamente di una questione comune all’intera UE oppure che debba competere del tutto agli Stati membri determinare il livello opportuno di PIL da destinare alla difesa?
Douglas Alexander, Presidente in carica del Consiglio. – (EN) Il Consiglio non ha discusso il livello di bilancio per la difesa degli Stati membri, in quanto tale questione ricade nella sfera di competenza nazionale.
Quanto alle capacità di difesa, si sono esplorati modi per migliorarle accrescendo il livello di stanziamenti destinati alla ricerca, stringendo collaborazioni in quest’ambito, colmando i divari di capacità e tramite la formazione. Per questo motivo e dando seguito alla discussione svoltasi durante la riunione informale dei capi di Stato e di governo ad Hampton Court, la Presidenza ha chiesto all’Alto rappresentante di continuare a lavorare su questo specifico settore, se del caso, congiuntamente, alla Presidenza, alla futura Presidenza e alla Commissione europea. In collaborazione con la Presidenza, l’Alto rappresentante presenterà una sintesi di questi orientamenti iniziali prima del prossimo Consiglio europeo di dicembre.
Presidente. – Annuncio l’
interrogazione n. 11 dell’onorevole Dimitrios Papadimoulis (H-0912/05):
Oggetto: Conseguimento del consenso sulle prospettive finanziarie 2007-2013
Una delle priorità principali della Presidenza, così come sono state presentate al Parlamento europeo il 23 giugno 2005, consiste nel cercare di progredire per quanto riguarda il finanziamento dell’UE e le prospettive finanziarie 2007-2013. Considerando che un’intesa dell’ultimo momento renderà difficile la programmazione tempestiva e l’applicazione corretta dei programmi pluriennali della Comunità, può il Consiglio far sapere in quale fase si trovano i colloqui su questo tema specifico? Quali azioni intende prendere il Consiglio per fare in modo che si giunga ad un’intesa prima che finisca la Presidenza britannica?
Douglas Alexander, Presidente in carica del Consiglio. – (EN) Signor Presidente, la Presidenza è pienamente consapevole dell’importanza di raggiungere un accordo sulle nuove prospettive finanziarie entro la fine dell’anno e farà tutto il possibile per facilitare tale risultato. Questo è stato un tema ricorrente nelle discussioni in seno all’Assemblea oggi pomeriggio. Al fine di raggiungere tale risultato il Consiglio ha intrapreso una serie di consultazioni bilaterali con gli Stati membri nel corso dell’estate e le discussioni in materia sono state riprese nel corso del Consiglio del 7 novembre. Tali discussioni continueranno, ovviamente, in seno al Consiglio “Affari generali” di lunedì 21 novembre. La Presidenza continuerà a lavorare in vista di un accordo, ma fino a quando non sarà pronta una proposta di compromesso generale da presentare al Consiglio, non potrà pronunciarsi sul suo contenuto.
Dimitrios Papadimoulis (GUE/NGL). – (EL) Signor Presidente, intende rendere noto al Parlamento europeo il testo di compromesso elaborato dalla Presidenza prima del vertice di dicembre?
Dato che il Regno Unito ha svolto un ruolo cruciale a giugno nel far fallire l’accordo, la Presidenza è sinceramente intenzionata a procedere al fine di conseguire un accordo tra i 25?
Il Consiglio si è reso conto che la Presidenza britannica rischia di rivelarsi una delle più inconcludenti e meno riuscite della storia dell’Unione europea?
Douglas Alexander, Presidente in carica del Consiglio. – (EN) Il collega Segretario degli Esteri ha segnalato che questa è la quarantasettesima volta che un ministro britannico si presenta dinanzi al Parlamento nel corso della Presidenza britannica. Posso assicurare all’onorevole deputato che continuerò a occupare il mio posto abituale nelle prossime sedute plenarie di questo Parlamento. Il nostro Primo Ministro si è impegnato a tornare a parlare dinanzi alla vostra Assemblea. Tra le critiche od obiezioni che si possono rivolgere alla Presidenza britannica, la mancanza di occasioni di discussione con il Parlamento europeo non è forse la più fondata.
Esko Seppänen (GUE/NGL). – (FI) Signor Presidente, signor Presidente in carica del Consiglio, sfrutterò questa occasione, poiché ho presentato un’interrogazione, la n. 17, che verte sul medesimo argomento e che probabilmente, per mancanza di tempo, non riceverà risposta durante il Tempo delle interrogazioni. Vorrei sapere se questa proposta di compromesso comprenderà anche una procedura di cofinanziamento per l’agricoltura, al fine di racimolare fondi per compensare lo speciale sconto del Regno Unito.
Douglas Alexander, Presidente in carica del Consiglio. – (EN) Ammiro il senso dell’opportunità di cui ha dato prova l’onorevole deputato cogliendo l’occasione di presentare una domanda complementare sull’argomento che sarebbe stato affrontato nell’interrogazione n. 17. Forse deludendolo, ripeterò la mia precedente risposta, poiché sarebbe davvero fuori luogo, data la delicatezza e la rilevanza delle questioni che sono e saranno discusse nel corso della nostra Presidenza, cercare di estrapolare un elemento specifico dal potenziale pacchetto su cui ci auguriamo di ottenere un consenso a dicembre.
Presidente. – Annuncio l’
interrogazione n. 12 dell’onorevole Nils Lundgren (H-0916/05):
Oggetto: Certezza del diritto nell’UE
Dal 1998 il cittadino svedese Lech Sierpinski è soggetto a un divieto di viaggio in Polonia che non gli consente di lasciare il paese. In quanto cittadino straniero in Polonia, negli ultimi sette anni Lech Sierpinski non ha potuto godere dei diritti fondamentali né dell’accesso all’assistenza sanitaria e del permesso di lavoro e non è più in grado di far fronte ai costi dell’avvocato.
Tutti gli Stati membri dell’UE devono adempiere ai criteri di Copenaghen e sono firmatari della Convenzione europea dei diritti dell’uomo, che sancisce tra l’altro il diritto a una tutela giudiziaria effettiva e a un processo equo.
Benché sia difficile pronunciarsi in merito a singoli casi, potrebbe la Presidenza riferire se ritiene che si possa agire a livello del Consiglio per influire su uno Stato membro che in situazioni come quella sopra descritta non ottempera a requisiti ragionevoli in materia di garanzie di certezza giuridica?
Douglas Alexander, Presidente in carica del Consiglio. (EN) Riuscirò a essere breve nel rispondere a tale interrogazione. Il Consiglio non ha mai discusso la questione giacché esula dalla sua sfera di competenza.
Presidente. – Poiché vertono sullo stesso argomento, annuncio congiuntamente l’
interrogazione n. 13 dell’onorevole Chris Davies (H-0917/05):
Oggetto: Trasparenza e apertura
Quali passi avanti sono stati fatti in merito alla trasparenza e all’apertura del Consiglio da quando il Presidente in carica ha risposto alla mia interrogazione H-0567/05(1) sullo stesso argomento?
e l’interrogazione n. 14 dell’onorevole Timothy Kirkhope (H-0957/05):
Oggetto: Trasparenza del Consiglio
In seguito alla campagna lanciata dai leader politici britannici al Parlamento europeo, quali passi avanti ha compiuto la Presidenza nel tentativo di convincere il consiglio a rendere pubbliche le sue riunioni, nell’interesse della trasparenza, dell’apertura e dell’“accountability”?
Douglas Alexander, Presidente in carica del Consiglio. (EN) Signor Presidente, a seguito del dibattito in corso sulla trasparenza e l’apertura del Consiglio e lo scambio di pareri in materia intercorso tra la Presidenza britannica e i deputati al Parlamento europeo, si è svolta una prima discussione il 19 ottobre in seno al COREPER, il Comitato dei rappresentanti permanenti. La Presidenza sta ora esplorando, congiuntamente alle prossime Presidenze austriaca e finlandese, una serie di eventuali misure intese ad accrescere ulteriormente la trasparenza legislativa in seno al Consiglio.
Chris Davies (ALDE). – (EN) Ringrazio il Presidente in carica. Vorrei far presente che è un enorme sollievo poter non discutere per alcuni minuti di REACH – in seno agli infiniti gruppi di questo Parlamento – anche se, per l’appunto, temo che si tratti proprio solo di pochi minuti. Vedo che l’onorevole Kirkhope non è presente, ma so che ha sollevato la questione in un precedente dibattito.
Vorrei ringraziare il Presidente in carica del Consiglio per i suoi personali sforzi al riguardo. Gli rendo atto che sta facendo quanto in suo potere per portare avanti l’agenda. Ho qui copia di una lettera del Presidente Rasmussen, il Primo Ministro danese, in cui afferma di essere favorevole a modificare le procedure. Credo che simili lettere potrebbero giungere da Estonia e Svezia, tanto per cominciare. La posizione britannica è ormai nota. Questi sono solo quattro voti, mentre ne occorrono altri nove. So che il Consiglio preferisce agire in modo consensuale, ma al fine di ottenere un cambiamento sostanziale, degno di questo nome, la Presidenza non dovrebbe esercitare pressioni per una votazione sull’argomento al prossimo Consiglio “Affari generali” e dichiarare apertamente i nomi degli Stati membri che non sostengono tale posizione?
Douglas Alexander, Presidente in carica del Consiglio. – (EN) Sono intrigato dal suggerimento proposto dall’onorevole deputato. Una strategia che non cerchi il consenso e che denunci apertamente i colpevoli è una linea di persuasione curiosa da sostenere, ma penso che sia indice della serietà e della profondità delle posizioni sostenute al riguardo da molti onorevoli deputati di questa Assemblea.
La posizione del governo britannico al riguardo è stata sostenuta nientemeno che dal nostro Primo Ministro, ma giustamente l’onorevole deputato ha fatto notare che il Regno Unito, pur detenendo la Presidenza, non è l’unico protagonista della scena. Temo che deluderò l’onorevole deputato comunicando che la prossima settimana non parleremo della trasparenza, poiché l’ordine del giorno di lunedì è davvero denso, visto che parteciperanno alla riunione non solo i ministri della Difesa, ma anche quelli per lo Sviluppo.
Nei prossimi giorni verrà pubblicato un documento sulle opzioni, che verrà presentato al COREPER II previa discussione in seno al gruppo Antici. Anche il COREPER I parteciperà a tale procedura. Ringrazio quindi l’onorevole deputato per i gentili complimenti e posso assicurargli che stiamo profondendo costanti sforzi al riguardo. Siamo tuttavia persuasi che affrontare la questione il 21 novembre nel prossimo Consiglio “Affari generali” non sarebbe opportuno. Reputiamo preferibile compiere progressi nelle altre sedi che ho indicato.
James Hugh Allister (NI). – (EN) Signor Presidente in carica del Consiglio, lei è stato incuriosito dall’autore dell’interrogazione. Io sono incuriosito dalla risposta in cui lei afferma che il governo britannico sarebbe favorevole a una maggiore trasparenza.
Ho in mano la relazione della Camera dei comuni sul comitato europeo di controllo pubblicata il 24 ottobre. Si tratta di una risposta che delinea la posizione del governo britannico sulla proposta di rendere pubbliche le sedute del Consiglio. In tale testo il governo afferma che il Consiglio europeo, se fosse obbligato a lavorare sotto i riflettori dell’opinione pubblica, non sarebbe in grado di raggiungere un accordo su questioni difficili che il Consiglio dei ministri non è riuscito a risolvere. Qual è dunque la reale posizione del governo britannico? E’ a favore della trasparenza o preferisce evitare di lavorare sotto i riflettori dell’opinione pubblica, come sostiene la summenzionata risposta?
Douglas Alexander, Presidente in carica del Consiglio. – (EN) Risponderò all’onorevole deputato, peraltro in maniera consona al paese che detiene la Presidenza dell’Unione europea, che la risposta verrà dalle proposte della Presidenza, poiché non conta il parere di un singolo paese, ma quello degli Stati membri.
Nei prossimi giorni, una volta messe a punto le proposte in cui spiegheremo ai partner le possibili opzioni per accrescere la trasparenza in seno al Consiglio, posso garantire all’onorevole deputato, che ha illustrato con eloquenza l’importanza da lui attribuita alla questione, che discuteremo il testo con le prossime Presidenze, nonché con il Segretariato del Consiglio. Come ho detto in precedenza, tali opzioni verranno presentate al COREPER, sulla base del documento di opzioni elaborato dal gruppo Antici che si riunirà prossimamente nell’arco del mese in corso. Questo mi sembra un modo costruttivo di procedere per riuscire a conseguire l’esito auspicato da molti di voi.
Richard Corbett (PSE). – (EN) La Presidenza è al corrente che si tratta di una questione di lunga data, visto che il Parlamento ha esercitato pressioni sul Consiglio affinché si riunisse pubblicamente nell’esercizio delle sue funzioni legislative fin dalla prima legislatura del 1979? A dire il vero, fu proprio la Presidenza britannica, nel 1976 quando era rappresentata in seno al Consiglio “Energia” da un certo Tony Benn, a prendere l’iniziativa di chiedere che il Consiglio si riunisse pubblicamente nell’esercizio delle proprie funzioni legislative.
Il Presidente in carica del Consiglio è disposto a riconoscere che abbiamo compiuto notevoli progressi insieme nella graduale modifica della Costituzione, visto che adesso il Consiglio pubblica almeno i risultati di tutte le votazioni legislative e riconosce al pubblico il diritto di accedere ai suoi documenti, ma che varrebbe la pena che il Consiglio compisse un ulteriore e ultimo passo e davvero si riunisse e votasse pubblicamente nell’esercizio delle proprie funzioni legislative?
Douglas Alexander, Presidente in carica del Consiglio. – (EN) Mi rimetto all’onorevole deputato per i dettagli della sua interpretazione storica della questione da cui emerge l’interesse di lunga data della famiglia Benn al riguardo. Forse l’onorevole deputato potrebbe essere interessato a sapere che ho discusso della questione con il figlio di Tony Benn, che attualmente rappresenta il Regno Unito in seno al Consiglio dei ministri per lo Sviluppo e pertanto è direttamente interessato alla posizione da noi assunta in questo e altri Consigli. Sono lieto di dire che le sue osservazioni riflettono il peso della storia sottesa alle importanti discussioni attualmente in corso con gli Stati membri.
In risposta alla precedente interrogazione, vorrei semplicemente ripetere quanto il nostro Primo Ministro ha affermato quando si è precedentemente rivolto al Parlamento europeo nel corso della Presidenza britannica: è questo impulso che ci ha indotti a portare avanti le discussioni in seno al COREPER e che, ve lo anticipiamo, si svolgeranno nei giorni a venire.
Timothy Kirkhope (PPE-DE). – (EN) Signor Presidente in carica, mi scuso con lei e con la Presidenza per essere giunto in ritardo. Ho parlato proprio di tale questione con Hilary Benn domenica scorsa, durante la giornata della memoria svoltasi a Leeds.
Vorrei chiedere al Presidente in carica qual è la posizione del Consiglio sulle affermazioni di Tony Blair, in effetti ribadite anche oggi dal ministro Straw, in merito ai progressi da compiere sull’apertura e la trasparenza del Consiglio. Tony Blair ha dichiarato che sarebbe positivo procedere, fatto salvo il rispetto delle norme vigenti. Oggi pomeriggio Jack Straw mi ha comunicato che sono state prese in considerazione due opzioni. Vorrei sapere se queste opzioni si attengono alle norme in vigore o prevedono di modificarle.
Douglas Alexander, Presidente in carica del Consiglio. – (EN) Sono grato all’onorevole deputato per aver messo in rilievo l’attualità di queste discussioni tra i politici britannici. Non posso dire di aver parlato a Hilary Benn così di recente come l’onorevole, posso però assicurarvi che quando lo incontrerò alla riunione di gabinetto di domani mattina, scoprirò quello che le ha detto in occasione della giornata della memoria svoltasi a Leeds domenica scorsa.
Tuttavia, l’onorevole dovrà aspettare ancora un pochino per avere una risposta sui punti che ha sollevato. Prima del suo rientro in Aula oggi pomeriggio, infatti, ho discusso con altri colleghi del processo che stiamo portando avanti: come l’onorevole deputato saprà, nel corso della Presidenza britannica si svolta una discussione in seno al COREPER. La questione non verrà discussa il 21 novembre in seno al Consiglio “Affari generali”. Abbiamo invece deciso di elaborare un documento di opzioni che sarà pubblicato nei prossimi giorni dalla Presidenza e poi verrà sottoposto al COREPER II, previa discussione in seno al gruppo Antici. Anche il COREPER I parteciperà all’iter. Se l’onorevole deputato lo ritiene utile, potrei fare in modo che riceva copia del documento di opzioni quando verrà reso noto.
Presidente. – Annuncio l’
interrogazione n. 15 dell’onorevole Jonas Sjöstedt (H-0920/05):
Oggetto: Accordo di pesca con il Marocco e sostegno del Consiglio alle Nazioni Unite
In una risposta a un’interrogazione precedente (H-0692/05(2)) riguardante la conclusione di un accordo di pesca tra l’UE e il Marocco che include i territori occupati del Sahara occidentale, il Consiglio afferma di sostenere il processo dell’ONU.
A tal proposito, l’11 ottobre il quarto comitato dell’Assemblea generale dell’ONU ha approvato una risoluzione riguardante il diritto dei territori non autonomi alle proprie risorse naturali. La risoluzione è stata appoggiata da 137 paesi membri presenti, 22 dei quali sono anche Stati membri dell’UE. La Francia e il Regno Unito si sono astenuti e la Danimarca non era presente.
Avendo il Consiglio affermato che appoggia il processo dell’ONU e tenendo conto della risoluzione sostenuta dalla maggioranza dei membri dell’UE alla votazione dell’11 ottobre, si potrebbe concludere che l’accordo di pesca negoziato tra l’UE e il Marocco non riguarderà i territori del Sahara occidentale. Può il Consiglio confermare che i porti e le acque del Sahara occidentale non saranno inclusi nell’accordo di pesca?
Douglas Alexander, Presidente in carica del Consiglio. – (EN) Signor Presidente, vorrei rinviare l’onorevole deputato alla risposta fornita dal Consiglio all’interrogazione H-0692/05 il 28 settembre.
Nella mia risposta affermavo che l’articolo 2 dell’accordo di pesca siglato il 28 luglio 2005 indica che si applica “alle zone di pesca marocchine sotto la sovranità e la giurisdizione del Regno del Marocco”. Questa delimitazione dell’ambito geografico dell’accordo è identica a quella definita dal precedente accordo scaduto nel 1999 e non pregiudica in alcun modo la questione dello status del Sahara occidentale. L’accordo siglato è ora sottoposto alla procedura di ratifica, che dovrebbe ufficialmente concludersi nel primo trimestre del 2006.
Jonas Sjöstedt (GUE/NGL). – (SV) Desidero ringraziare il Consiglio per la risposta. Il problema è che l’UE ha concluso un accordo di pesca che le riconosce il diritto di pesca nelle acque del Sahara occidentale, paese illegalmente occupato dal Marocco. Nessuno degli Stati membri dell’UE riconosce la sovranità del Marocco sul Sahara Occidentale. Per quanto elegantemente la si possa rigirare, non si può eludere il fatto che avete stipulato, o siete in procinto di farlo, un accordo che indirettamente riconosce la sovranità del Marocco sul Sahara occidentale visto che include i negoziati sulle risorse naturali di questo paese occupato. Questo fatto mi sembra profondamente incoerente e immorale. Mi chiedo pertanto se non ci siano divergenze sulla politica del Consiglio in materia.
Douglas Alexander, Presidente in carica del Consiglio. – (EN) Vorrei assicurare all’onorevole deputato che lo statuto politico del Sahara è affrontato nel quadro delle Nazioni Unite. Il Consiglio sta offrendo all’ONU il suo pieno sostegno al fine di trovare una soluzione soddisfacente alla questione del Sahara occidentale, e si augura che sia imminente una risoluzione della situazione.
Come ho affermato in precedenza, l’accordo di pesca non pregiudica in alcun modo la questione dello status del Sahara occidentale. Come il precedente vecchio accordo il nuovo accordo di pesca del UE-Marocco si applica “alla zona di pesca marocchina sotto la sovranità o la giurisdizione del Regno del Marocco”. L’accordo di pesca non pregiudica in alcun modo la questione dello status del Sahara occidentale, come insinua l’onorevole deputato.
Bernd Posselt (PPE-DE). – (DE) Signor Presidente in carica del Consiglio, non penso che il Marocco si possa semplicemente descrivere come potenza occupante, come ha fatto l’onorevole Sjöstedt. Vorrei chiederle se il problema del Sahara occidentale non è forse un retaggio del nostro passato coloniale europeo e se non dovremmo cercare di capire le ragioni di entrambe le parti in causa, i marocchini e le altre fazioni, al fine di portare avanti una vera soluzione di compromesso che tenga conto anche degli interessi del Marocco.
Douglas Alexander, Presidente in carica del Consiglio. – (EN) Vorrei assicurare all’onorevole deputato che stiamo cercando una soluzione efficace, ma riconosciamo che la questione dello statuto politico del Sahara occidentale viene affrontata nel quadro delle Nazioni Unite. Le Nazioni Unite godono del pieno sostegno del Consiglio nel cercare di trovare una soluzione efficace e soddisfacente alla questione del Sahara occidentale. Speriamo vivamente nell’imminente soluzione della questione.
Presidente. Le interrogazioni dalla n. 16 alla n. 36 riceveranno risposta per iscritto(3).