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Mercoledì 14 dicembre 2005 - Strasburgo Edizione GU

Presunto uso di paesi europei da parte della CIA per il trasporto e la detenzione illegale di prigionieri
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  Philip Claeys (NI).(NL) Signor Presidente, la reazione del Commissario Frattini alle notizie secondo le quali la CIA trasporta e interroga segretamente gli indiziati di terrorismo in Europa è stata pronta, dinamica e vigorosa. Se l’Unione europea reagisse contro il terrorismo stesso con la stessa energia, forza e rapidità con cui reagisce ai presunti voli della CIA, certamente saremmo sulla strada giusta.

Ovviamente, è vero che la lotta contro il terrorismo deve essere condotta entro i confini stabiliti dalla legge, ma l’Unione europea ha un problema di credibilità. Siamo sempre pronti a osservare un minuto di silenzio per le vittime di attentati terroristici come quelli di Madrid e Londra, e anche quelli dell’11 settembre a New York e Washington, ma, quando si tratta di adottare misure e azioni per contribuire a prevenire tali attentati terroristici in futuro, non lo facciamo, perché siamo più interessati a difendere i diritti dei sospetti terroristi. L’indignazione selettiva del Parlamento europeo è quindi fuori luogo.

Se l’Unione europea fosse capace di mirare a un solo risultato specifico nella lotta contro il terrorismo, forse tutte le imputazioni contro gli Stati Uniti potrebbe essere ancora accettabili, ma non ne è capace. Forse dovremmo smettere di dare agli altri lezioni di moralità, ora che, ad esempio, è evidente che il Consiglio, dopo le elezioni parlamentari palestinesi, stabilirà contatti ufficiali con organizzazioni come Hamas – che, va sottolineato, è nell’elenco delle organizzazioni terroristiche stilato dall’Unione europea – e gli hezbollah.

Dobbiamo mettere fine con urgenza a questa ipocrisia e il quadro giuridico entro cui deve essere condotta la lotta contro il terrorismo deve essere adeguato alle necessità del presente.

 
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