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Giovedì 15 dicembre 2005 - Strasburgo Edizione GU

Situazione dei diritti umani in Tibet e a Hong Kong
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  Philip Claeys (NI).(NL) Signor Presidente, le violazioni reiterate dei diritti umani nella Cina comunista mettono in luce la mancanza di una protesta credibile, coerente e ferma da parte dell’Unione europea. Predichiamo sempre l’importanza dei diritti umani, ma alle parole non seguono i fatti. L’Unione europea e la maggior parte degli Stati membri è più interessata al potenziale economico della Cina che al rispetto dei diritti umani.

Basti pensare ai tentativi del Consiglio europeo di revocare l’embargo sulle armi contro la Cina o le interferenze reciproche tra le diverse missioni commerciali europee in Cina in questo periodo. Con imbarazzo ho appreso qualche tempo fa che il governo belga aveva negato al Dalai Lama l’accesso al paese per timore che ciò potesse pregiudicare i nostri contatti con la Cina comunista.

Oggi discutiamo delle situazioni in Tibet e a Hong Kong, ma avremmo potuto soffermarci anche sulle minacce a Taiwan o sull’esistenza dei campi di concentramento lao gai in Cina. E’ tempo che l’Europa invii un messaggio forte, per esempio invitando il Dalai Lama a intervenire dinanzi a questo Emiciclo.

 
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