Presidente. – L’ordine del giorno reca la relazione (A6-0410/2005), presentata dall’onorevole Jarzembowski a nome della commissione per i trasporti e il turismo, sulla proposta di direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio sull’accesso al mercato dei servizi portuali [COM(2004)0654 – C6-0147/2004 – 2004/0240(COD)]
Jacques Barrot, Vicepresidente della Commissione. – (FR) Signor Presidente, onorevoli deputati, desidero ringraziare l’onorevole Jarzembowski e la commissione per i trasporti e il turismo per gli sforzi messi in atto al fine di migliorare la proposta della Commissione.
Questa nuova proposta di direttiva sull’accesso al mercato dei servizi portuali presentata dalla Commissione soddisfa le esigenze che la Commissione stessa aveva già individuato nel 2001, quando aveva adottato la sua prima proposta in materia. La proposta di cui discutiamo è stata presentata dal mio predecessore, la signora de Palacio. Persegue gli stessi obiettivi della proposta precedente, ossia la realizzazione della libera prestazione dei servizi portuali, conformemente alle disposizioni del Trattato – come confermate dal Consiglio europeo con l’Agenda di Lisbona – il completamento del mercato interno nel settore portuale, nonché l’attuazione delle conclusioni del Libro bianco sui trasporti del 2001 che avanzava soluzioni destinate a ridurre la congestione della rete stradale e ad accrescere la coesione con le regioni periferiche.
Tutto questo dovrebbe essere chiaramente realizzato nel pieno rispetto delle normative vigenti non solo in materia ambientale – regolamentazione in materia di sicurezza marittima – ma, soprattutto, in materia di occupazione sociale e protezione sociale. Inoltre, il testo prevede che la Commissione adotti linee guida in materia di aiuti di Stato per i porti e che i porti interessati rispettino le disposizioni della direttiva della Commissione sulla trasparenza finanziaria.
Vorrei sottolineare, onorevoli deputati, quanto sia importante l’efficienza dei porti: i porti sono un anello essenziale della catena dei trasporti e dello sviluppo delle autostrade del mare. Il 90 per cento del nostro traffico esterno transita dai nostri porti. Abbiamo bisogno di un quadro normativo chiaro che favorisca gli investimenti nei nostri porti.
Signor Presidente, onorevoli deputati, la Commissione ha apportato le modifiche che ha ritenuto necessarie rispetto al testo che non era stato approvato nel 2003. Sono tuttavia consapevole delle vostre riserve nei confronti del nuovo testo ma, proprio per questo, desidero seguire attentamente il dibattito che si svolgerà e di cui ho ricordato la motivazione principale: la modernizzazione dei nostri porti per sviluppare ulteriormente il settore portuale in Europa.
Grazie dell’attenzione. Signor Presidente, lei ha messo in rilievo il numero di oratori. Credo che questo dibattito sarà in ogni caso molto illuminante per la Commissione. Ringrazio pertanto anticipatamente tutti coloro che interverranno, e rinnovo i miei ringraziamenti alla commissione e al suo relatore.
Georg Jarzembowski (PPE-DE), relatore. – (DE) Signor Presidente, sono molto grato al Vicepresidente per la chiarezza con cui ha parlato e la sua disponibilità ad affrontare le argomentazioni fattuali di questo Parlamento.
Desidero ricordare all’Aula che tutte le argomentazioni pro o contro una direttiva sui porti marittimi sono da mesi oggetto di un intenso dibattito e che due cose erano state messe in chiaro già in occasione dell’audizione della commissione per i trasporti e il turismo del Parlamento europeo, nel giugno dello scorso anno. Primo: tutti gli attori coinvolti nelle attività portuali – dalle imprese portuali fino alle compagnie marittime – sono a favore di regole chiare sulla trasparenza che consentano di garantire condizioni di concorrenza leale tra i porti. E questo vale anche per tutti i gruppi di questo Parlamento, e posso dire che nessuno di loro, durante le discussioni nella commissione per i trasporti ha presentato emendamenti sostanziali alle disposizioni relative alla trasparenza contenute nella proposta della Commissione. Trovo pertanto alquanto incomprensibile che quattro gruppi chiedano la reiezione integrale della proposta della Commissione, infatti, così facendo, impediscono anche l’introduzione delle norme sulla trasparenza. Ne consegue che, se si è a favore di trasparenza e concorrenza leale, non si può in alcun caso respingere questa parte della direttiva.
E ora passiamo al tema dell’accesso al mercato. E’ sempre stato chiaro, sin dall’audizione, che in questo caso sono in gioco interessi molto divergenti. I fornitori di servizi portuali, ossia le imprese portuali esistenti – terminal container ormeggiatori e simili – non vogliono naturalmente che queste materie siano regolamentate a livello europeo. Vogliono che queste questioni rimangano nella sfera di competenza nazionale. I fruitori dei servizi portuali, ossia le compagnie di trasporto marittimo e i settori che producono e trasportano merci, credono – a mio parere, giustamente –, che l’accesso al mercato esiga una normativa europea. Per questo ritengo che il diritto, chiaramente sancito dal Trattato CE, alla libertà di stabilimento e di fornitura di servizi, debba applicarsi nei porti così come in qualsiasi altro luogo e che per questo sia necessario introdurre normative eque ed inequivocabili per accertarsi che sia così.
Vorrei ora illustrarvi brevemente cinque argomentazioni a favore di una normativa europea sull’accesso al mercato.
Primo, il fatto che l’accesso al mercato sia facilitato in primo luogo attraverso inviti periodici a partecipare alle procedure di selezione per le aree concesse in locazione costituisce un vantaggio per i nuovi fornitori di servizi. Infatti, in assenza di tali procedure, nessun nuovo fornitore di servizi portuali avrà mai alcuna possibilità di entrare nel mercato.
Secondo, il fatto che queste misure transitorie siano destinate a garantire i contratti di leasing pubblici, in teoria per almeno 46 anni, costituisce un vantaggio per le imprese portuali esistenti che si occupano di movimentazione di merci. Le nostre proposte non metteranno in alcun modo in pericolo le imprese e non metteranno a rischio nemmeno un posto di lavoro; al contrario le imprese esistenti, grazie ai lunghi periodi transitori, potranno continuare a lavorare.
Le nostre proposte sono in grado di tutelare gli interessi dei lavoratori portuali, infatti vogliamo eliminare dalla direttiva l’autoproduzione. Riteniamo che una normativa europea in materia di autoproduzione non sia necessaria, in quanto non è nemmeno possibile nell’ambito del trasporto di container, l’attività tipica di un porto moderno. Il fatto è che nessuna nave container dispone di dispositivi di carico che possano essere utilizzati dal proprio personale navigante per caricare o scaricare i container.
Ho già spiegato che i lunghi periodi transitori garantiscono i posti di lavoro dei lavoratori portuali e, alla fine dei conti, non ci sarà alcun pericolo di dumping sociale o di peggioramento delle condizioni di lavoro, poiché questa direttiva precisa con grande chiarezza che non interferisce con le normative previdenziali degli Stati membri e l’autonomia contrattuale.
Quarto, le nostre proposte sono vantaggiose anche per quanto riguarda gli interessi delle compagnie di trasporto marittimo e delle imprese che le utilizzano. Infatti, se nuove imprese entrano nel mercato, possono scegliere i fornitori di servizi più efficienti e vantaggiosi in termini di costi e non si troveranno – come avviene ora in molti porti – di fronte ad una situazione di monopolio, in cui devono prendere quello che passa il porto.
Quinto, la direttiva, quale emendata, favorisce l’economia e i consumatori, infatti per le importazioni e le esportazioni, e per i nostri consumatori, è essenziale che tutti i porti siano disciplinati in modo ancor più efficiente ed economicamente vantaggioso.
Credo pertanto che un accesso al mercato equo in grado di garantire al contempo la tutela dei posti di lavoro e degli interessi delle imprese esistenti sia la soluzione migliore. Proprio per questo vi sono stati presentati 140 emendamenti. Vi esorto a votare sul loro merito, invece di rinunciare a prendere una decisione concreta. Se respingerete la proposta della Commissione integralmente – non solo la parte relativa alla concorrenza, ma quella relativa alla trasparenza – non ci sarà alcuna normativa europea. Senza tale testo legislativo nessuno avrà la sicurezza necessaria per fare programmi per il futuro e nemmeno alcuna certezza in termini di diritto.
Non lasciatevi influenzare dagli scioperi di ieri. Credevo fosse impensabile che potessero essere i sindacati ad indurre queste persone a venire qui, servendosi di false argomentazioni. Non consentiamo che i razzi lanciati da alcuni dei manifestanti gettino una cattiva luce sui lavoratori portuali in generale. Cerchiamo di prendere una decisione corretta – questo è il mio appello all’Aula.
Stephen Hughes (PSE), relatore per parere della commissione per l’occupazione e gli affari sociali. – (EN) Signor Presidente, desidero congratularmi con il relatore per il suo lavoro che, naturalmente, non è stato apprezzato dalla commissione per i trasporti e il turismo.
Deploro anch’io la violenza a cui abbiamo assistito ieri, ma dobbiamo capire la frustrazione che provano attualmente i lavoratori portuali. La proposta della Commissione è estremamente mal concepita. E’ un totale insulto al Parlamento ripresentato praticamente nella stessa forma 18 mesi dopo l’iniziale reiezione. E’ un vero e proprio insulto all’unica istituzione democratica eletta direttamente a livello europeo. La Commissione avrebbe dovuto riflettere con molta attenzione dopo la reiezione iniziale.
(Applausi)
Come è avvenuto con la direttiva sui servizi, alla base di questa direttiva c’è un ragionamento davvero lacunoso. L’idea dell’autoproduzione è ridicola. E’ una ricetta che porterà disastri e sarà un incubo in termini di salute e sicurezza. Nelle operazioni di carico e scarico delle merci abbiamo effettivamente bisogno di lavoratori specializzati, adeguatamente formati e dotati di una certa esperienza, non di personale navigante che sarebbe esposto ai pericoli di operazioni di carico e scarico affrettate.
Il pilotaggio era stato incluso in questa proposta. Io rappresento Teesport, uno dei più attivi porti europei situato nel nord-est dell’Inghilterra che serve un enorme complesso chimico industriale. Merci estremamente volatili entrano ed escono dal porto ogni giorno. Il concetto secondo cui si possono organizzare procedure di selezione per i servizi di pilotaggio per le navi di quel tipo, per garantire il prezzo più basso è, ancora una volta, ridicolo. Metterebbe in pericolo non solo i lavoratori coinvolti, ma tutta la popolazione della mia regione.
La Commissione avrebbe dovuto fare la cosa più sensata: avrebbe dovuto rivedere completamente la proposta prima di ripresentarla. Spero che la ritiri subito, quando domani la respingeremo, come sono certo che faremo.
(Applausi)
Marianne Thyssen, a nome del gruppo PPE-DE. – (NL) Signor Presidente, signor Commissario, onorevoli colleghi, dopo che questo Parlamento aveva respinto il pacchetto portuale, la Commissione, per opera del predecessore del Commissario attuale, aveva preparato una nuova consegna: un contenitore con una mano supplementare di vernice per indicare che si trattava di un secondo pacchetto, anche se il suo contenuto è più o meno identico a quello del primo.
La Commissione ha avuto la faccia tosta di presentare una proposta che dimostra, come ha giustamente fatto notare l’onorevole Hughes, che la Commissione non ascolta la voce del Parlamento. Avremmo apprezzato un po’ più di rispetto, ma sembra che la Commissione abbia considerato abbastanza superfluo il nostro contributo. Ha deciso che avrebbe potuto affrontare il tema da sola. La Commissione ha messo alla prova l’autoproduzione e domani ci renderemo conto che probabilmente non funzionerà. L’autoproduzione non è naturalmente l’unico problema.
Anche il nostro gruppo ritiene che questa proposta – rispetto alla quale siamo molto critici – sia probabilmente destinata ad essere respinta, e ci rendiamo conto che il relatore, che sicuramente merita il nostro rispetto, non è riuscito, nonostante il suo costante impegno, ma a causa di tutte queste circostanze, ad ottenere la maggioranza a favore di una soluzione accettabile, utile e valida sulla base di questa proposta.
Se tutto questo non bloccherà il pacchetto portuale o il suo cammino, sapremo che dovremo cambiare linea di condotta e optare per un approccio totalmente diverso. Abbiamo bisogno di un approccio incentrato sulla soluzione dei problemi reali, un approccio che dedichi l’attenzione dovuta non solo ai beni d’investimento, ma anche alle persone. Abbiamo bisogno di un approccio che garantisca a tutti la certezza del diritto, e per questo è fondamentale una riflessione pacata. Basta con il modello conflittuale. Lunga vita al modello della consultazione.
Forse, signor Commissario, sarà tanto cortese da dirci, a nome della Commissione se, quando presentate nuove proposte, intendete dedicare del tempo alla consultazione preventiva di tutte le parti interessate.
(Applausi)
Willi Piecyk, a nome del gruppo PSE. – (DE) Signor Presidente, forse, prima di qualsiasi altra cosa, dovrei dire che il comportamento a cui si sono abbandonati alcuni lavoratori portuali ieri qui a Strasburgo supera di molto il limite di quello che può essere tollerabile ed ammissibile nella vita politica. Vanno bene le proteste e le dimostrazioni, ma non accettiamo violenza e vandalismo: simili comportamenti non possono essere ammessi e devono essere biasimati.
(Applausi)
E ora vorrei passare al tema del dibattito. In passato abbiamo discusso di mari puliti e di porti puliti e ci siamo battuti per questo. Abbiamo introdotto delle leggi in materia, per esempio la direttiva del novembre 2000 sugli impianti portuali per la raccolta per i rifiuti prodotti dalle navi. Se il pacchetto portuale deve trovare una collocazione, allora deve essere messo tra i rifiuti prodotti nei porti; è lì che deve stare. Visto che le cose stanno così, i socialdemocratici e molti altri domani respingeranno questa direttiva “pacchetto portuale II”. Perché? La risposta è molto semplice. Il progetto della Commissione non tiene minimamente conto delle realtà della maggior parte dei porti europei. Il suo tentativo di intromettersi in strutture funzionanti, economicamente redditizie e di servirsi di una burocrazia pesante e costosa per imporre ai porti una concorrenza che già esiste nella maggior parte di essi, è intollerabile.
Alla fine dei conti, la cosa più importante è che sono in gioco moltissimi posti di lavoro qualificati, che sono le famiglie e i loro mezzi di sostentamento ad essere a rischio. Ecco qual è il problema. Finora non ho ancora sentito alcuna motivazione che possa giustificare il fatto di mettere a repentaglio questi posti di lavoro e di pregiudicare l’armonia sociale nei porti europei. Non c’è nessun motivo per farlo.
Ci viene detto che le libertà fondamentali – che vengono continuamente invocate – nei porti non sono garantite. Forse c’è qualche porto di questo tipo in Europa, ma nella maggior parte dei porti c’è un’aspra concorrenza. E’ evidente che nella maggior parte dei porti lo spazio per i fornitori di servizi è limitato, e sicuramente non tutti riusciranno a trovare spazio immediatamente, ma questo non significa certo che qualcuno di loro sia discriminato.
Vorrei citarvi un esempio. Prendiamo una zona pedonale nel più bel quartiere di una città. Non tutti hanno la possibilità e la fortuna di esercitare qui la propria attività, ma la Commissione in futuro intende forse imporre procedure di selezione, semplicemente perché un parrucchiere tedesco non può aprire un negozio sulle Ramblas di Barcellona quando ne ha voglia? Non va bene!
Non si tratta solo dell’Europa come luogo di attività marittima, ma si tratta anche di come noi europei vogliamo concorrere con gli altri continenti. Se vogliamo mantenere il nostro modello sociale europeo, non dobbiamo servire su un piatto d’argento i porti europei alle imprese asiatiche – e tra parentesi, i porti europei sono già oggi molto più efficienti di quelli asiatici.
Signor Commissario, lei ha ereditato questo pacchetto discutibile dal suo predecessore, la signora de Palacio. Sappiamo che lei non è certo il tipo di persona che va a caccia di eredità, e allora le consigliamo di sbarazzarsi di questa eredità – la aiuteremo noi. Le chiediamo una proposta che deve poter essere considerata nella sostanza veramente europea. Abbiamo bisogno di una politica europea per i porti, e di concorrenza leale tra i porti, oltre ad un’adeguata politica per l’entroterra dei porti. Dobbiamo fare in modo che i porti europei concorrano in condizioni corrette con il resto del mondo. Se questa è la politica che vuole, signor Commissario, avrà il nostro sostegno e saremo felici di cooperare con lei in vista della sua elaborazione.
(Applausi)
Anne E. Jensen, a nome del gruppo ALDE. – (DA) Signor Presidente, signor Commissario, oggi, a quasi 50 anni dall’istituzione della Comunità, non esiste ancora un quadro legislativo specifico per i servizi portuali. Il settore portuale è l’unico settore dei trasporti in cui i problemi legati alla libera circolazione dei servizi devono essere risolti su base individuale dalla Commissione e ricorrendo alla Corte di giustizia. Naturalmente i servizi portuali sono tra le libertà fondamentali sancite dal Trattato CE – la libertà di circolazione e il diritto di stabilimento, come ha ricordato anche lei, signor Commissario – e i principi generali del Trattato non tengono sufficientemente conto delle condizioni specifiche dei porti. E’ pertanto necessario un quadro legislativo per il settore dei porti.
Noi dell’Alleanza dei Democratici e dei Liberali per l’Europa siamo favorevoli ad una direttiva sui porti, ma non nella forma che assume nella proposta della Commissione, che è in effetti sostenuta da pochissimi. Abbiamo appoggiato il relatore, onorevole Jarzembowski, nel suo impegno volto a trasformare la direttiva in un testo più ragionevole. Tenuto conto dei progressi che si riflettono negli sforzi dell’onorevole Jarzembowski, sono rimasta sorpresa dalle violente dimostrazioni contro la proposta della Commissione, che non ha, sicuramente, la minima possibilità di essere adottata nella sua forma attuale. L’onorevole Jarzembowski intende escludere l’autoproduzione dalla proposta per renderla meno controversa. E nonostante questo, dobbiamo stare ad ascoltare affermazioni bizzarre e menzognere sui lavoratori portuali filippini pronti a prendere il posto di lavoro degli attuali portuali. Nel frattempo i lavoratori portuali hanno ripagato la buona volontà con i disordini organizzati di fronte al nostro Parlamento e hanno distrutto molte finestre della facciata. Credo che tutto questo sia espressione di mancanza di comprensione, o addirittura di disprezzo, per il processo democratico.
Abbiamo bisogno di una direttiva sui porti in grado di definire il quadro per una libera concorrenza tra i fornitori di servizi nei porti e per una concorrenza più libera tra i porti, che costituisce una garanzia contro gli aiuti di Stato che provocano invece distorsioni della concorrenza. Il punto di partenza della Commissione è stato proprio questo: mettendo fine ai monopoli, potremmo avere porti più efficienti e gestiti meglio. Dovremmo così assistere ad un incremento dei volumi di merci trasportate per mare, il che potrebbe alleggerire il traffico su strada e ridurre il carico ambientale. Questo obiettivo è stato tuttavia perso completamente di vista nel dibattito. Occorre riconoscere che ci sono molti punti deboli nella proposta della Commissione. Riteniamo che sarebbe necessario tenere in maggiore considerazione la capacità dei fornitori di servizi di pagare interessi per gli investimenti spesso molto cospicui, che devono fare, e di ammortizzarli. Occorrono misure transitorie migliori da applicare quando nuovi fornitori di servizi prendono il posto dei vecchi.
Se si arriverà alla reiezione della direttiva – come molti di noi credono, anche se io spero che non sia così – il documento dovrebbe essere utilizzato nel lavoro futuro unitamente ad una nuova analisi di impatto della legislazione vigente nel settore. Visto il caos a cui abbiamo sinora assistito, è comprensibile che molti auspichino che la Commissione ritiri la proposta. Devo dire che il mio gruppo non ha una posizione unanime in merito all’approccio che dovremmo adottare rispetto a questa problematica. Proprio in virtù di questa situazione caotica, ci sono molti deputati che voteranno semplicemente contro, ma noi continuiamo ad essere interessati ad una direttiva sui porti.
Joost Lagendijk, a nome del gruppo Verts/ALE. – (NL) Signor Presidente, signor Commissario, onorevoli colleghi, è sicuramente un notevole atto di coraggio quello della Commissione: presentare una proposta oggetto di critiche talmente ampie e forti da parte di così tante persone, ed è quello che è avvenuto qui. Abbiamo visto tutti quello che è accaduto ieri: come ha affermato poco fa l’onorevole Piecyk, i lavoratori portuali, anche se solo una ridottissima minoranza, sono andati ampiamente oltre il limite dell’accettabile e si sono sostanzialmente tirati la zappa sui piedi. Hanno fatto una cosa piuttosto assurda, visto che la loro azione si è rivolta contro l’unica Istituzione europea che ha difeso gli interessi dei lavoratori portuali nel passato e che lo fa chiaramente ancora oggi. Questa azione assurda non dovrebbe comunque togliere nulla all’obiezione principale e reiterata dei lavoratori portuali, ossia che, se la proposta della Commissione viene adottata senza modifiche, c’è il rischio concreto che lavoratori adeguatamente formati e di grande esperienza siano sostituiti da personale navigante a basso costo, non adeguatamente formato, e non è una tendenza che dovremmo incoraggiare.
La cosa sorprendente è senz’altro il fatto che non sono stati solo i sindacati a manifestare la loro delusione. Anche i servizi portuali e i datori di lavoro di numerosi porti europei si sono appellati a noi chiedendoci di non aggiungere altra burocrazia con nuove regole. Se leggete gli studi di impatto che sono stati condotti capirete che, se questa direttiva verrà adottata senza modifiche, determinerà incertezza e meno investimenti, e avrà un effetto negativo sulla qualità dei servizi portuali.
Desidero sottoporre un terzo argomento all’attenzione della Commissione. Perché la Commissione che, nella persona del suo Presidente, ha sempre affermato che l’Europa dovrebbe elaborare testi legislativi solo se necessario, unicamente nei casi in cui possono apportare un valore aggiunto e solo nei casi in cui non possono essere elaborati a livello nazionale, ha ora presentato una proposta che cerca di risolvere un problema in una serie di porti dell’Europa meridionale imponendo a tutti i porti europei regole uniformi?
La conclusione del mio gruppo è che dovremmo respingere questa proposta. Esorto la Commissione a smettere di presentare proposte di questo tipo e ad avanzare invece proposte che possano ottenere il sostegno del Parlamento. Dovremmo davvero dare un giro di vite per quanto riguarda le proposte relative agli aiuti di Stato. Vi esorto a cercare di risolvere i problemi nei porti dell’Europa meridionale in modo diverso.
(Applausi)
Erik Meijer, a nome del gruppo GUE/NGL. – (NL) Signor Presidente, la legislazione a livello di Unione europea o l’imposizione di obblighi per armonizzare la legislazione nazionale degli Stati membri ha una qualche utilità solo se risolve i problemi, mentre per la gente che lavora nei porti, questa direttiva sui porti i problemi li causa e basta.
La Commissione ha introdotto la possibilità dell’autoproduzione, in virtù della quale lavoratori specializzati adeguatamente formati, che sanno come movimentare in modo sicuro e preciso le merci, potrebbero facilmente essere sostituiti da personale navigante a basso costo proveniente da paesi extraeuropei. Anche se questo obbligo per gli Stati membri verrà eliminato dalla direttiva, continuerà ad arrecare danni ai porti in cui i governi sono i proprietari dei retroporti, dei moli e dei siti industriali adiacenti.
In ragione dell’obbligo di procedure di selezione periodiche per gli operatori, le persone che lavorano nei porti potrebbero perdere il posto di lavoro una volta giunto a scadenza il contratto. La continuità rimarrà allora possibile solo nei porti privati, a condizione che non siano messi sotto amministrazione controllata o che non siano rilevati dalla concorrenza.
Questa proposta si è scontrata con una forte opposizione, già a partire dal 2003, quando è stata poi respinta in terza lettura. Per scoprire poi che il Commissario, signora de Palacio, poco prima di andarsene nel 2004, ci aveva lasciato la copia di questa proposta, una sorta di bomba ad orologeria. Un motivo importante potrebbe essere stato costituito dalla presenza di parti interessate al di fuori dei porti che volevano ridurre ulteriormente i costi del trasporto marittimo. E’ sorprendente, dato che i prezzi in Europa sono inferiori a quelli di Asia o America e visto anche che costituiscono una parte trascurabile dei costi di produzione per l’industria
L’argomentazione principale del Commissario de Palacio era la promozione dei trasporti tra Spagna e Italia come alternativa all’enorme traffico di autocarri lungo la costa meridionale della Francia. Anche senza una direttiva sui porti, questo trasporto marittimo di corto raggio già negli ultimi anni si è incrementato vertiginosamente. Inoltre, sappiamo che l’impatto sui porti tedeschi, olandesi e francesi lungo le coste del Mare del Nord e della Manica con il loro vasto retroterra comune sarebbe caotico.
Già nel 1998, questo Parlamento aveva affermato che un’eventuale direttiva sui porti avrebbe dovuto concentrarsi sullo spostamento nel settore pubblico degli investimenti finanziati con il denaro dei contribuenti e che avrebbe dovuto anche concentrarsi sulla misura in cui le tariffe possono coprire i costi. Le due successive proposte della Commissione non hanno fatto nulla di tutto ciò.
Tuttavia, mentre fino ad una settimana fa, i Democratici cristiani e i Liberali, in altri termini, metà di questo Parlamento, appoggiavano la proposta, ora, praticamente nessuno sembra più crederci. Possiamo disinnescare una volta per tutte questa bomba ad orologeria nella votazione di domani.
Patrick Louis, a nome del gruppo IND/DEM. – (FR) Signor Presidente, la delegazione francese del gruppo Indipendenza/Democrazia è favorevole alla promozione del trasporto marittimo. Nell’attuale contesto giuridico, il trasporto marittimo realizza buoni risultati. Nel 2000, il 41 per cento delle spedizioni di merci sfuse all’interno dell’Europa è stato trasportato via mare, contro il 43 per cento su strada. Ma c’è bisogno di questa direttiva sui servizi portuali per favorire questo modo di trasporto già efficiente?
L’obiettivo di questa nuova proposta è quello di superare il fallimento del primo pacchetto sui servizi portuali che fu respinto da questo stesso Parlamento. Questa nuova proposta riprende i punti principali contenuti nel primo dispositivo. Il campo di applicazione rimane lo stesso, la lista dei servizi è identica, la promozione della concorrenza resta eccessiva. Le poche modifiche contenute nel nuovo testo non lo migliorano per niente. Le autorizzazioni rilasciate ai fornitori di servizi portuali generano dei sospetti. L’imposizione di nuove procedure farà nascere una molteplicità di controversie e i costi di gestione cresceranno in ragione dell’incertezza del diritto. I periodi di autorizzazione non tengono conto dei lunghi tempi necessari per giustificare le decisioni relative ad investimenti elevati. Questa serie di rattoppi tradisce un’azione precipitosa fatta senza alcun serio studio di impatto.
Lo studio pubblicato dal ministero britannico dei trasporti il 26 agosto 2005 può essere addirittura classificato tra le circostanze aggravanti: aumento del biglietto per l’ingresso nel mercato e un’indennità concessa ai grandi fornitori a scapito delle piccole imprese. Le modifiche che riguardano l’autoproduzione rinvigoriscono la critica di dumping sociale. Questa questione cruciale mette in evidenza quanto importante continui ad essere la direttiva Bolkestein per tutti i dispositivi dell’Unione. Così, malgrado l’articolo 4 e l’esclusione dei servizi di trasporto dalla direttiva “Servizi”, sappiamo che si tratta dei tipi di maneggio ai quali siamo abituati in questo Parlamento.
Sì, il trasporto marittimo ha bisogno di riforme precise e specifiche. Sì, questa direttiva ha il principale scopo di nascondere un nuovo e palese fallimento delle Istituzioni dell’Unione. Sì, il trasporto marittimo ha bisogno di Stati sovrani che chiariscano la loro posizione. Conseguentemente...
(Il Presidente interrompe l’oratore)
Roberts Zīle, a nome del gruppo UEN. – (LV) Signor Presidente, onorevoli colleghi, il progetto di direttiva sui porti di cui stiamo attualmente discutendo è un tipico prodotto della vecchia Commissione europea. Quando ha presentato il progetto nella primavera del 2004, la Commissione europea non ha condotto alcuna ricerca sul suo impatto nei nuovi Stati membri dell’Unione europea, con il risultato che, per esempio, i porti degli Stati baltici, secondo quanto previsto da questa direttiva, sarebbero obbligati a competere con i porti russi in un contesto di concorrenza sleale. Pertanto, per quanto il relatore si impegni al fine di trovare un compromesso su questo progetto di direttiva, è chiaro che sarà molto difficile riuscirci. Purtroppo, è anche possibile che gli organizzatori della violenta manifestazione e chi l’ha sostenuta nell’ala sinistra di questo Parlamento domani celebrino una vittoria. Tuttavia, a prescindere dalle cose che organizzano, vorrei dire a coloro che sono favorevoli alle norme sociali scarsamente rigide della vecchia Europa che, senza riforme di rilievo, non sarà possibile comunque mantenere tali norme.
Ashley Mote (NI). – (EN) Signor Presidente, la decisione su questa direttiva rimasticata sarà presa durante la Presidenza austriaca, che non ha nemmeno un porto! Interviene dopo una votazione caotica in seno alla commissione per i trasporti e il turismo sulla correttezza del cui risultato ci sono stati forti dubbi. La Gran Bretagna, mi permetto di ricordarvelo, è un’isola con oltre 100 porti commerciali, e il più grande di essi, Southampton, è nel mio collegio elettorale. Ogni anno il suo contributo all’economia britannica è di oltre 2 miliardi di sterline e i proventi che l’economia locale trae dal solo settore crocieristico sono pari ad oltre 200 milioni di sterline. Sono cifre grosse.
Come nazione commerciale di livello mondiale, il Regno Unito movimenta più carichi internazionali di qualsiasi altro paese dell’Unione europea e la gestione dei porti è affidata alla libera iniziativa e alle forze di mercato. Non c’è proprietà pubblica, non ci sono aiuti di Stato, e pertanto la crescita e lo sviluppo delle strutture e dei servizi nei porti britannici dipendono dalla capacità di ottenere e conservare la fiducia degli investitori privati e dall’elevato standard di servizio ed occupazione.
La presente direttiva indebolirà la fiducia in questi standard, perché interferisce con i contratti commerciali liberamente negoziati. Impone controlli che non sono né necessari né auspicabili. Cerca di risolvere i problemi nei porti gestiti dallo Stato che nel Regno Unito non esistono. Le autorità portuali lo sanno, i fornitori di servizi e strutture lo sanno, i clienti lo sanno: gli unici che sembrano non saperlo sono i membri della Commissione. Persino le preoccupazioni espresse dai piloti rispetto alla sicurezza sono state accolte con indifferenza. Vogliamo veramente che dei principianti pilotino grandi navi container in giro per il mondo, lungo strette vie di navigazione che variano a seconda delle maree, e cerchino di ormeggiarle in modo sicuro?
Ogniqualvolta l’Unione europea parla di creazione di condizioni concorrenziali paritarie rivela un’ignoranza fondamentale in materia di imprenditorialità. I porti britannici si servono del loro spirito di iniziativa e del denaro degli investitori per creare un vantaggio competitivo: proprio il contrario rispetto alla parità di condizioni. Se sarà approvata, questa direttiva costerà, non produrrà alcun vantaggio e rallenterà crescita e fiducia. L’Aula dovrebbe respingerla.
(Applausi)
Rodi Kratsa-Tsagaropoulou (PPE-DE). – (EL) Signor Presidente, signor Commissario, viste le posizioni precedenti e gli avvenimenti legati alle manifestazioni a Strasburgo e in altre regioni europee, ci siamo tutti resi conto che stiamo discutendo di un tema molto serio in termini di dimensioni e ripercussioni.
Dovremmo pertanto prestare attenzione ai suoi parametri multilaterali e, allo stesso tempo, dovremmo essere più efficienti in termini di obiettivi che vogliamo perseguire: sviluppo economico, competitività e convergenza tra le regioni europee.
Per questo, accogliamo favorevolmente l’iniziativa della Commissione volta a proporre un quadro normativo che manca ancora nell’Unione europea oltre cinquanta anni dopo la fondazione della Comunità europea.
Abbiamo pertanto la possibilità di acquisire un quadro normativo che assicurerà trasparenza al funzionamento dei servizi e alle relazioni con il governo e altre autorità e che darà anche maggiore competitività ai nostri porti, non solo ai principali porti europei, che stanno perdendo terreno rispetto ai porti asiatici, ma anche ad altri porti minori, che avranno la possibilità, in condizioni concorrenziali paritarie, di svilupparsi in modo da poter affrontare l’esplosione del commercio internazionale e da usufruire dei vantaggi determinati dalla politica dell’Unione europea in materia di trasporto marittimo a corto raggio o di sea bus.
Dobbiamo essere pronti a cogliere i vantaggi di queste politiche. Tuttavia, ci piacerebbe che fosse condotto uno studio di impatto preliminare, prima di pervenire ad un risultato finale. Per ora non ci sono studi di impatto, perché in Europa mancano la trasparenza e un quadro normativo.
Tuttavia, dobbiamo cercare, sia a livello di Unione europea che di Stati membri, di realizzare uno studio di questo tipo e vorremmo anche che questa proposta di direttiva fosse integrata nel contesto di una più ampia politica per i porti, poiché la concorrenza non è solo un quadro normativo, ma riguarda anche i servizi che in generale assicurano accesso ed efficacia al funzionamento dei porti e dei trasporti.
Saïd El Khadraoui (PSE). – (NL) Signor Presidente, signor Commissario, onorevoli colleghi, vorrei associarmi alle aspre critiche rivolte da molti altri oratori alla Commissione per il modo in cui ha gestito questo tema. Continua ad essere stupefacente vedere come la Commissione, meno di un anno dopo la reiezione della precedente direttiva sui porti, abbia presentato una nuova proposta senza consultare il settore, e nemmeno il Parlamento peraltro, pur sapendo benissimo quanto delicato fosse questo tema. Credo sia doveroso dirlo, perché sono certo che le cose sarebbero potute andare in un altro modo se ci fosse stata, in una fase precedente, la volontà di avviare un dialogo con le parti interessate.
So, tuttavia, che nemmeno il Commissario Barrot è particolarmente soddisfatto di questo fascicolo, e i miei commenti non si rivolgono pertanto a lui personalmente, ma devono comunque essere espressi. Il Commissario sa, come lo so io, che non solo la metodologia, ma anche il contenuto del testo, si scontrano con una forte opposizione nel settore. I sindacati sono naturalmente preoccupati per l’autoproduzione, ma la proposta è stata oggetto di dure critiche anche da parte dei porti, delle imprese portuali, dei piloti e persino degli armatori.
L’onorevole Jarzembowski merita la nostra gratitudine per aver cercato di salvare il salvabile, nonostante tutto questo, ma mi permetto di dissentire da lui per quanto riguarda il contenuto. Visto il modo in cui questo fascicolo è stato presentato e poi accolto dal settore, non abbiamo altra scelta se non quella di respingerlo integralmente e di chiedere alla Commissione di rimettersi al lavoro.
L’approvazione sarebbe un atto di cattiva gestione degli affari pubblici, perché non abbiamo la minima idea di quello che potrebbe essere l’esito della votazione. Se si vuole costruire una casa, ma si sa che le fondamenta non sono solide, non c’è altra scelta se non quella di fermare i lavori di costruzione e ricominciare da capo. La conseguenza della reiezione sarà invece che i porti potranno tranquillamente continuare a lavorare, come hanno fatto negli ultimi 40 o 50 anni, in molti casi registrando dati di crescita spettacolari.
Questo non significa naturalmente che ci possiamo permettere di stare a guardare. La Commissione dovrebbe prendersi un po’ di tempo, riflettere, avviare una discussione con il settore ed individuare gli aspetti che nei porti hanno davvero bisogno di un approccio europeo. Un nuovo Libro verde o un Libro bianco, come suggerito da qualcuno, mi sembra un approccio valido e la Commissione nel frattempo potrebbe concentrarsi sulle necessità di tutto il settore, ossia regole chiare in materia di trasparenza degli investimenti governativi. Però prima dobbiamo respingere questa proposta.
Josu Ortuondo Larrea (ALDE). – (ES) Signor Presidente, signor Commissario, dopo la reiezione durante la precedente legislatura, oggi stiamo ancora una volta discutendo della proposta della Commissione relativa alla liberalizzazione dei servizi portuali, e ci troviamo ancora una volta praticamente nella stessa situazione, poiché, in sostanza, il testo che avevamo originariamente respinto non è stato minimamente modificato.
La proposta è simile e il relatore è lo stesso; lo dico con rispetto ed affetto per il mio collega, onorevole Jarzembowski, ma credo che anche questa proposta sarà respinta a maggioranza.
Dato che in linea generale sono favorevole alla liberalizzazione dei mercati e anche dei servizi portuali, non posso essere d’accordo con la proposta attuale, in primo luogo, perché intende concentrarsi esclusivamente sui servizi forniti in ogni singolo porto, con il sano intento di promuovere la libera concorrenza, ma non di affrontare il problema delle prassi concrete che violano le regole in materia di concorrenza tra i diversi porti europei.
Credo che numerosi aspetti delle normali prassi di molti porti debbano essere modificati. Credo che alcuni degli abusi e delle forme di appalto imposte ai prestatori di servizi siano inaccettabili. Tuttavia, ritengo che i cambiamenti non possano essere proposti in modo così aggressivo. Dobbiamo incoraggiare una transizione ordinata garantendo, da una parte, la sicurezza e l’efficienza delle operazioni portuali e salvaguardando, dall’altra, i diritti dei lavoratori.
Credo che le imprese abbiano il diritto di scegliere i lavoratori liberamente, ma dovrebbero assumere per primi quelli che hanno già svolto determinate mansioni e i cui contratti di lavoro sono ancora in corso di validità. Come è avvenuto in altri settori economici in crisi, se c’è un’eccedenza di lavoratori, dovremo negoziare un piano di ristrutturazione adeguato tra i sindacati, le imprese e l’amministrazione.
L’Europa e questo Parlamento non devono essere considerati dai cittadini come strumenti di un capitalismo sfrenato. Proposte come quella di cui stiamo discutendo oggi, che spero sia respinta, hanno contribuito ai “no” di Paesi Bassi e Francia al Trattato costituzionale. Dobbiamo modernizzare la nostra economia, ma con la copertura e la protezione necessarie per le persone interessate: è questo il principale obiettivo di qualsiasi azione politica. In questo modo avremo una maggiore autorità morale, quando occorre condannare l’uso della violenza cui abbiamo assistito ieri qui.
Michael Cramer (Verts/ALE). – (DE) Signor Presidente, onorevoli colleghi, il gruppo Verde al Parlamento europeo respinge il pacchetto portuale, soprattutto per motivi formali, poiché è stato presentato in modo affrettato ancora dal Commissario precedente, signora de Palacio, nella sua ultima tornata, ossia in un momento in cui, già da molto tempo, non avrebbe dovuto essere più in carica. E’ di pessimo gusto ripresentare, praticamente non modificata, una direttiva che il Parlamento ha già respinto e, per così dire, buttarla quasi in faccia al suo successore e al Parlamento.
Quasi tutti gli Stati membri sono contrari al “pacchetto portuale”. E’ stato respinto dal governo conservatore nei Paesi Bassi, dal governo laburista britannico, dal precedente governo rosso-verde nonché dall’attuale coalizione tra conservatori e socialdemocratici in Germania. C’è il giustificato timore di una reazione economica sfavorevole, poiché gli investimenti devono essere ammortizzati più rapidamente, aumenta la burocrazia con un grave impatto sui costi e perché la concorrenza c’è già. I costi nei porti dell’Unione europea sono molto bassi; sono la metà di quelli degli Stati Uniti, e un terzo di quelli applicati in Asia. Lo sciopero dei lavoratori portuali è motivato, perché temono un dumping salariale. In un’economia di mercato sociale non c’è posto per una politica di congelamento sociale come questa.
L’opposizione nei confronti del “pacchetto portuale” è espressa da una foltissima coalizione di conservatori, socialisti e Verdi. Vorrei invitarla a respingere tale pacchetto insieme a noi. In questo modo il Commissario Barrot avrà la possibilità di presentarci una nuova normativa che creerà la trasparenza di cui hanno bisogno i porti europei.
Georgios Toussas (GUE/NGL). – (EL) Signor Presidente, il nostro dibattito si svolge dopo la manifestazione di massa contro la disoccupazione organizzata ieri, con molto successo, dai lavoratori portuali in tutti i porti degli Stati membri, e che ha trasmesso un messaggio chiaro a favore del ritiro di questa direttiva sull’accesso ai servizi portuali.
La presente discussione si tiene inoltre due anni dopo la reiezione della proposta da parte del Parlamento europeo. La nuova versione di questa direttiva sui porti, nonostante ingannevoli asserzioni di trasparenza, garanzia e via di seguito, è addirittura peggiore di quella bocciata dal Parlamento europeo il 23 novembre 2003.
Qui si pone, a nostro avviso, un grave problema politico. Sebbene il Parlamento europeo abbia respinto la direttiva in questione, sebbene la nuova versione sia stata respinta dalla commissione per l’occupazione e gli affari sociali e dalla commissione per il mercato interno e la protezione dei consumatori e sebbene la proposta del relatore sia stata bocciata dalla commissione per i trasporti e il turismo, la Commissione ha insistito perché fosse presentata al Parlamento europeo, dimostrando ancora una volta la correlazione tra la volontà dei deputati del Parlamento europeo e i lavoratori occupati in questo settore sensibile.
La nuova versione della direttiva prevede la svendita dei porti al settore privato, insieme a tutta la gamma di servizi portuali: carico e scarico, stivaggio e immagazzinaggio.
Permettetemi di concludere aggiungendo quanto segue a quello che altri oratori hanno detto: una delle questioni fondamentali, prioritaria per il Parlamento europeo è la sicurezza della vita umana in mare e la sicurezza ambientale. L’adozione di questa direttiva aumenterà i rischi e noi...
(Applausi dal gruppo GUE/NGL)
(Il Presidente interrompe l’oratore)
Jeffrey Titford (IND/DEM). – (EN) Signor Presidente, la precedente direttiva sui servizi portuali è stata respinta dal vecchio Parlamento in plenaria nel 2003 e, visto che non è cambiato nulla, perché la Commissione dovrebbe aspettarsi questa volta una risposta diversa? Né i dirigenti né il personale hanno minimamente incoraggiato questa legge.
Ieri, un portavoce del Parlamento ha detto che le proteste hanno causato notevoli danni, ma quale sarà il danno per i porti britannici, se verrà applicata questa direttiva? Nuovi investimenti per oltre 400 milioni di euro da parte della direzione dei miei porti locali di Felixstowe e Harwich rischiano di essere messi in pericolo se questi porti dovranno liberalizzare i servizi aprendoli ad altre imprese. Il nostro sistema britannico funziona molto bene da decenni, e allora perché i porti britannici dovrebbero essere scombussolati, visto che questa legislazione nella forma attuale è chiaramente pensata per certi porti del continente?
Si dice che è necessaria una maggiore concorrenza in questo settore per promuovere la crescita e la creazione di posti di lavoro, ma, se si applicherà questa direttiva, quale sarà il prezzo? I lavoratori portuali potrebbero perdere il posto di lavoro, i sistemi di sicurezza potrebbero essere resi inefficienti e l’aspetto della sicurezza potrebbe essere messo in pericolo. Ho votato a favore della reiezione di una legislazione simile due anni fa e, in quanto deputato britannico, farò lo stesso questa settimana.
(Applausi)
Alessandro Battilocchio (NI). – Signor Presidente, onorevoli colleghi, tralasciamo il fatto che in molteplici occasioni i membri di questo Parlamento hanno già espresso, peraltro senza essere ascoltati, il loro dissenso sulla necessità di adottare tale direttiva. Tuttavia se dovrà essere adottata a tutti i costi, in nome di un’apertura alla concorrenza e di un contesto legale che dia trasparenza e armonizzazione alle procedure di gestione portuale, è opportuno che tale direttiva sia almeno equa e razionale.
L’attuale proposta crea una serie di distorsioni e comporta delle conseguenze, sicuramente indesiderate, come un decremento delle qualifiche, con le ovvie ricadute negative sui livelli di sicurezza complessivi. In particolare, essa riconosce esclusivamente al servizio di pilotaggio delle prerogative legate alla salvaguardia della sicurezza del traffico marittimo, nonché obblighi specifici di servizio pubblico. Queste caratteristiche sono al contrario proprie di tutti i servizi tecnico-nautici, incluso l’ormeggio, che dovrebbero pertanto essere concretamente tutelati e non esposti alle regole del libero mercato.
Chiedo, quindi, che vengano messe al primo posto la sicurezza dei nostri porti e la professionalità del personale. In caso contrario, mi vedrò costretto a votare contro.
Philip Bradbourn (PPE-DE). – (EN) Signor Presidente, come la maggior parte dei colleghi in Aula, nutro serie preoccupazioni in merito alle proposte che stiamo esaminando. Tuttavia, non solo non mi piace il contenuto delle proposte, sulle quali tornerò tra breve, ma reputo anche inaccettabile che la Commissione sembri incapace di accettare come risposta un “no”.
Due anni fa, insieme a molti colleghi, mi trovavo in questa stessa Aula, ad affrontare lo stesso dibattito, e allora una proposta simile fu respinta. Commissario Barrot, perché mi trovo oggi ancora nella stessa posizione? In un momento in cui sentiamo dire che la Commissione intende abrogare o comunque non intende portare avanti legislazioni eccessivamente normative, ci troviamo di fronte alle proposte di cui stiamo discutendo.
Per quanto riguarda il Regno Unito, il contenuto della proposta si è scontrato con un certo scetticismo da parte del settore interessato. Non c’è nemmeno un porto che accolga con favore le proposte. Nel caso in cui dovessero essere approvate queste proposte, le imprese che si sono impegnate per arrivare al vertice in termini di prestazioni e competitività in Europa, sarebbero compromesse e minacciate. Nelle proposte, i periodi di autorizzazione e le procedure di selezione sono visti come misure orientate al mercato in grado di aumentare i servizi e la concorrenza. Ma non otterranno nulla di tutto ciò. I servizi saranno ridotti, poiché i potenziali concorrenti scelgono con grande attenzione solo le aree più vantaggiose, il che comporterà meno sviluppo nel settore. Anche gli istituti finanziari saranno meno disponibili in termini di investimenti di capitali, in quanto il ritorno sarà minimo e non garantito, con conseguenze che sono l’esatto contrario degli obiettivi perseguiti.
Sono assolutamente a favore del libero mercato e posso appoggiare qualsiasi proposta orientata al mercato. Ma questa non lo è. Se l’Unione europea vuole un approccio orientato al mercato, propongo che segua l’esempio britannico: un sistema testato e sperimentato.
Esorto l’Aula a respingere la proposta nella sua integrità e ad inviare un messaggio semplice alla Commissione: “no” significa “no” in qualsiasi lingua, tranne che in “eurocratese”, lingua in cui sembra avere il significato contrario.
(Applausi)
Gilles Savary (PSE). – (FR) Signor Presidente, signor Commissario, domani ci attende un dibattito alquanto originale, poiché la commissione per i trasporti e il turismo ha fatto un’inversione ad U procedurale. Dovremo pertanto pronunciarci sul testo “grezzo”, ossia sul documento testamentario della signora de Palacio – il calice avvelenato che ha consegnato alla Commissione europea. Personalmente, voterò contro, non perché – come chiunque potrà confermare – sia particolarmente radicale, ma per tre ragioni.
In primo luogo, voterò contro il testo perché non dobbiamo accettare la negazione della democrazia parlamentare. Non possiamo incoraggiare la Commissione a riprodurre gli stessi testi ogniqualvolta il Parlamento esprime un voto contrario. Non possiamo nemmeno incoraggiarla a non ascoltare o a non sentire niente e a procedere con una forma mistica dell’ultraliberalismo che ignora i pareri di tutti, compresi quelli degli operatori.
In secondo luogo, voterò contro il testo, perché è socialmente inaccettabile e pericoloso: arriva a legalizzare nei porti la stessa servitù che imperversa nei mari. Mediante l’autoproduzione da parte del personale navigante, incoraggia i nostri porti ad assumere filippini e malesi, per essere competitivi. In realtà è un’ammissione del fatto che Irish Ferries in giugno aveva ragione.
E’ politicamente irresponsabile perché abbiamo ritirato una direttiva sugli equipaggi, che era una direttiva sociale, e teniamo invece la direttiva sui porti; perché, nell’ambito dell’iniziativa “legiferare meglio”, abbiamo ritirato 60 testi del Parlamento europeo in corso di procedura, ma teniamo la direttiva sui servizi portuali; e perché, in realtà, questo testo fornisce molta materia su cui riflettere e dà ragione a tutti gli euroscettici patentati e ai più convinti nemici dell’Europa. Io che mi sono battuto per l’Europa, ritengo che questo sia un insulto nei nostri confronti.
Signor Commissario, conosco la sua sensibilità e credo che i problemi dei porti in Europa derivino dall’eccessiva concentrazione nel mare del Nord, dalla saturazione, dalla disorganizzazione dei flussi del traffico stradale sul continente, dalla sicurezza degli stretti – pensiamo a quello che è accaduto nuovamente nel Pas-de-Calais –, dallo sviluppo nazionale e regionale. Un porto è innanzi tutto un sito, un sito strategico. Non è un self-service, non è un supermercato. Quando in futuro elaborerà la nuova iniziativa, dovrà seguire questo ragionamento.
(Applausi a sinistra)
Anneli Jäätteenmäki (ALDE). – (FI) Signor Presidente, secondo la Commissione questa direttiva si prefigge l’obbiettivo di facilitare la liberalizzazione del mercato dei servizi portuali e accrescere in questo modo la competitività dei porti europei. In realtà, la direttiva non liberalizzerebbe il mercato, ma aumenterebbe invece la burocrazia, ridurrebbe la produttività dei porti nonché la concorrenza.
La proposta della Commissione non ha molto senso. Il relatore, onorevole Jarzembowski, ha sicuramente svolto un ottimo lavoro e ha presentato alcuni emendamenti importanti, ma si deve ammettere che nemmeno lui può fare miracoli. Se la proposta non funziona, non riusciremo certo a farla funzionare qui al Parlamento. L’Europa non ha bisogno di altra amministrazione scadente. L’Europa e anche noi dobbiamo invece garantire la qualità del lavoro svolto nei porti, la sicurezza dei lavoratori e i loro diritti e verificare che i porti operino in modo flessibile.
L’Unione europea deve concentrarsi sull’essenziale, e l’intenzione alla base della strategia di semplificazione della Commissione è, o almeno si dice che sia, quella di eliminare le normative superflue. In questo caso, almeno, non ha funzionato. Spero che la Commissione applichi i principi che dichiara anche alla direttiva sui servizi portuali e a tutte le sue attività. Questa direttiva deve essere respinta.
Bart Staes (Verts/ALE). – (NL) Signor Presidente, signor Commissario, onorevoli colleghi, oggi e domani, gli occhi di tutto il mondo sindacale saranno puntati su questo Parlamento, così come quelli di tutti coloro che si impegnano attivamente per un’Europa più sociale. La prossima primavera sarà una primavera importante, questo mese infatti si discute della direttiva sui porti, e il prossimo sarà il turno della direttiva Bolkestein. Ci viene data l’opportunità, in quanto politici responsabili, di sottolineare ancora una volta l’importanza di questo Parlamento e di esprimere a chiare lettere il nostro rifiuto ad andare avanti con il solito leitmotiv: più concorrenza, più privatizzazione e più liberalizzazione.
Respingendo questa direttiva, dimostreremo che vogliamo un’Europa diversa, in cui non conti solo l’economia, ma anche le dimensioni sociale ed ecologica. Si dovrebbe pertanto dedicare attenzione alle persone che lavorano nei porti, ai lavoratori portuali, che rischiano di perdere il loro posto di lavoro, mentre le merci dovrebbero essere movimentate in modo sicuro ed efficiente. Sarebbe anche necessario dedicare la debita attenzione ai piloti che guidano le navi nei porti e che permettono di evitare piccoli o grandi catastrofi ambientali. Noi del gruppo Verde respingeremo pertanto questa direttiva perché riteniamo che un’Europa diversa sia davvero possibile.
Helmuth Markov (GUE/NGL). – (DE) Signor Presidente, vorrei sapere se il Commissario ha sentito anche un solo intervento – oltre a quello dell’onorevole Jarzembowski, che non sapeva bene se doveva dire “sì” o “no” – in cui si sia espresso un parere favorevole rispetto a questa direttiva sui servizi portuali. Ci sono moltissimi motivi per respingerla, che vanno dalla dimensione sociale alla burocrazia, per non parlare poi del fatto che reputiamo antidemocratico che un Commissario, dopo la “data di scadenza” del suo mandato, ripresenti una proposta che era già stata respinta.
Quest’Aula è sicuramente unita, e credo che lei potrebbe fare un grosso favore alla Commissione e anche a lei stesso, se nel suo intervento conclusivo dicesse che ritirerà la proposta, anticipando in questo modo la richiesta di ritiro da parte del Parlamento. In questo modo prenderebbe atto del fatto che le parti interessate non vogliono questa direttiva e che la sua idea di una buona prassi democratica non è l’unica, ma ce ne sono altre. In questo modo avrebbe la possibilità di presentare una nuova direttiva che si concentri unicamente sulla trasparenza e sugli aiuti di Stato necessari per i porti. Sarebbe un modo di procedere ragionevole e, con un comportamento di questo tipo, renderebbe un grande servizio alla democrazia nell’Unione europea.
(Applausi)
Johannes Blokland (IND/DEM). – (NL) Signor Presidente, non c’è dubbio che in certi porti europei ci siano dei problemi; quello che è meno certo è se l’attuale proposta della Commissione li affronti in modo corretto. E nemmeno l’adozione di una serie di emendamenti potrebbe cambiare questo problema fondamentale. Vista la resistenza sempre maggiore alle conseguenze di questa proposta tra i soggetti interessati, vorrei chiedervi di pensare se davvero questa misura sia necessaria in questo momento. A mio avviso, questa proposta non costituisce l’azione giusta al momento giusto, nonostante l’imminente discussione sulla direttiva sui servizi.
Una legislazione settoriale per i porti è ben accetta, e le regole in materia di aiuti di Stato nei porti sono necessarie. Questa proposta non è tuttavia in grado di affrontare i problemi attuali senza imporre oneri amministrativi e organizzativi eccessivi. Esorto pertanto i miei colleghi a respingere questa proposta e chiedo alla Commissione di presentare una proposta nuova, più mirata, unitamente ad una proposta per la regolarizzazione degli aiuti di Stato nei porti. Appoggio calorosamente gli emendamenti che giovano al raggiungimento di tale fine.
Koenraad Dillen (NI). – (NL) Signor Presidente, onorevoli colleghi, quello che abbiamo sentito qui oggi e quello che abbiamo visto ieri nelle strade di Strasburgo ci dà certamente un’impressione di déjà vu. Non si sarebbe naturalmente arrivati a questo, se la Commissione avesse avuto il buon senso, due anni fa, di seppellire la sua disastrosa direttiva sui porti.
E’ ormai da anni chiaro che tra l’opinione pubblica in generale e nei porti europei in particolare, non c’è un sostegno democratico per questo pacchetto di misure antisociale ed ideologico, che non è stato ispirato dal buon senso politico. Anche un bambino si renderebbe conto che questa autoproduzione – ormai diventata tristemente nota – causa disoccupazione, tensioni sociali e scarsa sicurezza nei porti.
Ciò nonostante, la Commissione è andata avanti per la sua strada. Ci viene ora presentata una proposta, basata su considerazioni puramente dottrinarie, praticamente identica a quella respinta dalla maggioranza di questo Parlamento due anni fa, senza molto rispetto per questa Assemblea, contro la sua volontà, e contro la volontà della stragrande maggioranza dei lavoratori portuali europei. Lo stesso vale, in una certa qual misura, per la direttiva Bolkestein.
Non dovrebbe sorprendere che i cittadini di Francia e Paesi Bassi, come altri faranno altrove in futuro, voltino le spalle a questo tipo di Europa. La Commissione non potrebbe essere più cieca di fronte alla realtà sociale degli Stati membri, o più lontana dai cittadini nelle loro sofferenze.
Luis de Grandes Pascual (PPE-DE). – (ES) Signor Presidente, onorevoli colleghi, a prescindere dalle sorti di questo atto legislativo, dato che sembra che l’Aula sia molto divisa, come diceva un classico spagnolo, talvolta dobbiamo dire quello che sentiamo e sentire quello che diciamo, quando ci si trova confrontati ad una pressione inaccettabile, per quanto legittima sia.
Il Parlamento europeo si trova oggi di fronte ad un dilemma: o andiamo avanti con la creazione di un vero e proprio mercato interno o rimaniamo in una fase di stallo. Personalmente, ho deciso di sostenere una proposta i cui principi e obiettivi fondamentali sono sanciti nel programma di Lisbona e nel Libro bianco sui trasporti. Il miglioramento della concorrenza tra i fornitori di servizi portuali accrescerà la competitività e l’efficienza nei porti e contribuirà a sviluppare il trasporto merce via mare, che è sostanzialmente l’obiettivo principale del nostro sostegno al trasporto marittimo nell’Unione.
Uno degli elementi fondamentali della proposta, quello che ha dato adito alla maggior parte delle controversie, è l’inclusione esplicita dell’autoproduzione. E’ fondamentale che gli Stati membri garantiscano il riconoscimento di un metodo di fornitura dei servizi portuali che contribuisca allo sviluppo concreto del trasporto marittimo di corto raggio, che, per la sua stessa natura, esige efficienza e rapidità, non solo nelle operazioni doganali, ma anche, in particolare nelle operazioni di carico e scarico.
Onorevoli colleghi, per rispondere ai timori di coloro che credono che l’approvazione di questa direttiva possa condurre ad un deterioramento delle condizioni di lavoro, dobbiamo precisare che la direttiva non rispetta solo la legislazione nazionale degli Stati membri in materia di condizioni di lavoro, formazione e qualifiche professionali, ma anche quella relativa a salute e sicurezza nel luogo di lavoro, sicurezza marittima e protezione dell’ambiente.
Inoltre, il trasferimento delle operazioni di carico ai porti aumenterà il volume di lavoro al loro interno, il che determinerà a sua volta un aumento dell’occupazione.
Inés Ayala Sender (PSE). – (ES) Signor Presidente, devo segnalare che il mio paese si trova ad un crocevia marittimo cruciale dal punto di vista commerciale e logistico, infatti la Spagna è il punto di passaggio europeo tra il Mediterraneo e l’Atlantico. Per questo, dal punto di vista economico, è essenziale che ci siano porti moderni, efficienti e ben gestiti, poiché devono essere competitivi.
I porti spagnoli sono autosufficienti e si autofinanziano, se confrontati ad altri porti; per questo è necessario valutare definitivamente la questione dei sussidi ai porti, ossia, degli aiuti di Stato. Sul piano sociale, abbiamo lavoratori adeguatamente formati, che svolgono mansioni qualificate e che godono di pieni diritti e tutele occupazionali, cosa non sempre scontata nell’ambito del diritto marittimo. Infine, dal punto di vista ambientale, molti dei servizi di cui si discute sono fondamentali per la sicurezza e la protezione dell’ambiente.
Questa nuova proposta ha conseguito un inusitato livello di unanimità, poiché anche i miei connazionali che hanno individuato aspetti utili a superare certe strozzature e pratiche obsolete che ancora sono presenti nei nostri porti, hanno preferito, e preferiscono, respingerla oggi.
Convinta pertanto che questo Parlamento farà quello che deve fare e respingerà la proposta, che ha ampiamente dimostrato la sua inadeguatezza rispetto alle attuali esigenze dei porti europei, chiedo al Commissario di essere sensibile, come ha dimostrato di saper essere in altri settori dei trasporti e, dato che la situazione mondiale lo richiede, di avviare al più presto un processo di consultazione moderno, necessario e coraggioso che tratti in modo aperto ed approfondito tutti gli aspetti che devono essere affrontati nei porti europei. In questo modo, entro un periodo di tempo ragionevole, riusciremo a trovare le soluzioni che ci permetteranno di fare dei porti europei dei centri di sviluppo economico, sociale, tecnologico ed ambientale necessari per l’Europa. Considerato il contesto mondiale, tali centri contribuiranno in tal modo a creare un’Europa più coesa.
PRESIDENZA DELL’ON. MOSCOVICI Vicepresidente
Sajjad Karim (ALDE). – (EN) Signor Presidente, avendo assistito a tutto il dibattito, ho un messaggio per i lavoratori portuali riuniti a Strasburgo. Vorrei dire loro che ho sentito moltissimi deputati del Parlamento, uno dopo l’altro, avanzare argomentazioni che sono nell’interesse dei cittadini europei, ed esprimere, uno dopo l’altro, comprensione per le ragioni fondamentali che i lavoratori portuali stano difendendo. Invece di attaccare questo Parlamento, dovrebbero fare un passo indietro, ascoltare quanto viene detto in questo dibattito e dare il loro appoggio all’Aula. Ecco l’appello che desidero trasmettere loro.
Domani questo Parlamento prenderà in esame una proposta che ha respinto nel novembre 2003. E’ un progetto dal quale il Commissario ha cercato di prendere le distanze, un processo gravato da un deficit democratico, perché non si sono considerati, consultati o contattati i diretti interessati.
E’ chiaro che questa proposta è stata studiata pensando ai porti continentali, con la volontà di liberalizzare il mercato dei servizi portuali, che per la maggior parte è ancora nazionalizzato. E’ un passo positivo e necessario, ma deve essere compiuto nella direzione corretta.
Tuttavia, l’industria portuale britannica si è distinta da quella continentale. I nostri porti sono porti privati. Non ricevono assistenza finanziaria dal governo e i capitali per i nuovi investimenti sono reperiti attraverso il mercato. Grazie ad un elevato numero di porti prosperi, il settore beneficia già della sana concorrenza che questa proposta cerca di realizzare.
Il tentativo di imporre un modello “proprietario-inquilino” ai porti britannici sarà estremamente dannoso. La minaccia di una tendenza che prevede l’utilizzo di manodopera non permanente condurrà alla mancanza di sicurezza occupazionale, minori livelli di qualificazione, salari inferiori, peggioramento delle condizioni di lavoro, e avrà un impatto negativo sulle comunità circostanti.
Il mio collegio elettorale, nel nord-est dell’Inghilterra, vanta una lunga tradizione nell’industria marittima, con porti come Liverpool, Manchester e Heysham, che sono tra i più grandi della costa del Regno Unito. Al centro c’è Liverpool, deve è stato realizzato il primo bacino di carenaggio commerciale del Regno Unito. Secondo quanto previsto da questa direttiva, le comunità di Liverpool, che sono già tra le più povere in Europa, vedranno sempre più indefessi lavoratori portuali perdere il posto di lavoro, a fronte di un pacchetto compensativo insufficiente rispetto a quanto previsto dalla legge del Regno Unito, per non parlare della Convenzione europea dei diritti dell’uomo. Non è né auspicabile né realistico che questo Parlamento emendi la proposta, che è piena di difetti. Per tutte queste ragioni dobbiamo bocciarla.
Pedro Guerreiro (GUE/NGL). – (PT) Ci viene ancora una volta presentata una proposta inaccettabile in materia di liberalizzazione dei servizi portuali; e questa proposta è stata ancora una volta accolta da un’aspra battaglia da parte dei lavoratori per farla respingere, una battaglia che abbiamo sostenuto sin dall’inizio, come abbiamo fatto nel 2003.
Questa proposta di direttiva costituisce parte integrante della cosiddetta strategia di Lisbona il cui obiettivo è quello di accelerare la liberalizzazione, sferrando un violento attacco contro il settore pubblico e i servizi pubblici. Al di là delle questioni fondamentali legate alla sovranità nazionale che questo settore strategico solleva, la proposta, se adottata, causerebbe disoccupazione, condizioni di lavoro precarie e insicurezza occupazionale, in particolare attraverso la cosiddetta autoproduzione. I contratti collettivi e i diritti sindacali sono messi in discussione; la produttività e la formazione professionale peggiorano; il rischio di incidenti gravi aumenta; e tutto in nome della concorrenza.
E’ una proposta che compiace gli interessi dei grandi armatori. Abbiamo pertanto presentato una proposta di reiezione di questa direttiva.
(Applausi)
Hélène Goudin (IND/DEM). – (SV) Signor Presidente, ci sono molti validi motivi per respingere la direttiva sui porti. Primo, si tratta di un tema in merito al quale dovrebbe decidere ogni Stato membro conformemente al principio di sussidiarietà vigente nell’Unione europea. Spetta agli Stati membri adottare posizioni su questo tipo di problematica. Riteniamo che nel territorio svedese si dovrebbero applicare le norme svedesi.
Secondo, l’iter che ha consentito che sul nostro ordine del giorno ricomparisse la direttiva sui porti è antidemocratico. Il Parlamento europeo ha respinto un’identica proposta della Commissione non più di un anno fa. Terzo, i soggetti che sarebbero toccati da questa direttiva non ne hanno un’idea positiva. C’è attualmente una concorrenza efficiente tra i porti europei. La direttiva sui porti determinerebbe una distorsione della concorrenza, in quanto il personale alle dipendenze degli armatori svolgerebbe le operazioni di carico e scarico.
Chi vuole veramente questa direttiva? Il suo principale sostenitore è la Commissione, che vuole fare passare questa legge ad ogni costo. La “Lista di giugno” svedese respingerà questa proposta legislativa.
Kurt Joachim Lauk (PPE-DE). – (DE) Signor Presidente, signor Commissario, sono convinto che la maggioranza di quest’Aula approverebbe una direttiva sui porti per l’Europa, se lei ci presentasse una direttiva ponderata, che promuova effettivamente la trasparenza e la competitività in questo settore in Europa. La presente direttiva è tuttavia inadeguata e pertanto le propongo di ritirarla. Nel corso del dibattito, avrà sicuramente capito quale consenso ha creato trasversalmente all’Aula, trasversalmente ai gruppi. Riconoscerà sicuramente che questo progetto di direttiva, senza un adeguato sostegno, non è pronto per il dibattito. Anche se l’onorevole Jarzembowski ha svolto un lavoro eccellente, sono poche le probabilità che quest’Aula possa migliorare una direttiva di pessima qualità. La Commissione deve anche abituarsi all’idea che il Parlamento non può essere utilizzato come officina addetta alla riparazione di direttive di scarsa qualità.
Quello che rende questo progetto di direttiva non idoneo alla discussione è il fatto che alcuni suoi aspetti importanti sono poco chiari. La definizione dei mercati è assolutamente oscura. Si tratta di concorrenza nell’ambito dei porti, tra i porti oppure qualcosa che coinvolge sia i porti sia il volume di traffico comune nel retroterra? Non è stata svolta alcuna valutazione di impatto, e non si capisce nemmeno bene quali possono essere i vantaggi per i consumatori.
Una maggiore concorrenza dovrebbe effettivamente ridurre i costi di movimentazione, tuttavia, per quanto ci è dato di sapere, i costi di movimentazione in Europa sono pari a meno della metà di quelli di Singapore o Dubai, quindi molto più bassi. L’intenzione è quella di mantenerli a questo livello, ma questa proposta può comportare il rischio che aumentino. Con questa direttiva sarà davvero possibile accrescere il numero di fornitori di servizi nei porti? La prego di riprendere in esame questa direttiva, di ritirarla e di presentarcene una migliore. Se sarà oggetto di un’attenta riflessione, vedrà che la maggioranza sarà a favore di trasparenza e competitività in Europa.
Marta Vincenzi (PSE). – Signor Presidente, onorevoli colleghi, un’economia continentale e forte ha bisogno di un sistema portuale e non di singoli porti, un che integri l’Europa a 25 e che consenta il passaggio dall’apertura della concorrenza al rafforzamento della competitività complessiva. La direttiva non coglie l’obiettivo e questo, in un momento di crisi politica europea pesante, è un segnale cattivo, anzi pessimo, della distanza tra le istituzioni e le effettive esigenze in un modo globalizzato di interessi in gioco, che sono tanti ma che non possono ricomporsi secondo vecchi schemi.
I segnali sbagliati vanno rifiutati. Ciò di cui abbiamo bisogno è una visione della portualità comune, di una politica comune, di orientamenti trasparenti per gli investimenti e gli aiuti di Stato, che non si limitino a enunciare che la priorità è la concorrenza tra i porti, ma che sappiano evitare che gli svantaggi competitivi di alcuni di questi porti si traducano nell’indebolimento di tutto il sistema. Abbiamo bisogno di protezione della manodopera qualificata, che rifiuti il dumping sociale e accolga invece la formazione comune. Abbiamo bisogno di tutelare l’efficienza dei servizi pubblici, riconoscendone le esigenze di sicurezza, di qualità e di accessibilità, e abbiamo bisogno infine di valutare l’impatto delle liberalizzazioni, perché ciò che preoccupa in questo momento storico sono i fenomeni di concentrazione produttiva e logistica che nei porti del mondo si vanno determinando.
Queste sono le nuove sfide e la direttiva non le coglie. Ciò che è accaduto nel passaggio tra la prima proposta del 2001 e questa seconda non è un buon esempio di politica europea. Tuttavia, ribadisco il bisogno di una direttiva e di regole e a tal fine è richiesto un forte impegno politico che non rinunci – nonostante l’autonomia dei porti – a indicare regole comuni…
(Applausi dai banchi del gruppo GUE/NGL)
(Il Presidente interrompe l’oratrice)
Jacky Henin (GUE/NGL). – (FR) Signor Presidente, la direttiva sui servizi portuali che ci viene presentata per la seconda volta, ignora completamente l’interesse generale e il miglioramento delle condizioni di vita dei cittadini europei. Ancora peggio, serve unicamente gli interessi finanziari delle grandi multinazionali dei trasporti, a scapito di tutti gli attori del settore portuale, dal lavoratore portuale al piccolo imprenditore. Ha un unico scopo: demolire le normative e le misure di protezione sociale, abbassare i salari per arricchire una minoranza e questo a scapito della sicurezza delle persone e dell’ambiente. Il modello sociale di questa direttiva è paragonabile alla legge della giungla; l’autoproduzione è la rinascita della schiavitù!
Tutte le professioni tecnico-nautiche e tutti i sindacati europei respingono all’unanimità questa Bolkestein dei porti. Ieri, ho manifestato davanti al Parlamento con i 10 000 lavoratori portuali venuti da tutta Europa. Posso confermarvi che sono decisi a fermare questa direttiva mostruosa. Vi posso assicurare che votare a favore di una direttiva di questo tipo significa assumersi una grave responsabilità: il rischio di vedere molti porti dell’Unione bloccati da scioperi duri, con tutte le conseguenze economiche che questo comporta.
Desidero ricordare alla Commissione, come hanno fatto altri oratori, che noi, rappresentanti delle nazioni dell’Unione, avevamo già respinto questa direttiva. Proporne un’altra, quasi identica, è un affronto politico al Parlamento e a tutte le autorità portuali. In nome della costruzione di un’altra Europa che persegue un elevato livello di integrazione sociale e democratica, esortiamo a respingere questa direttiva.
Georgios Karatzaferis (IND/DEM). – (EL) Signor Presidente, signor Commissario, mi chiedo chi voglia questa direttiva. Non c’è nemmeno un’autorità portuale che ne sia soddisfatta o che la accetti; tale direttiva va esclusivamente a vantaggio della globalizzazione e del nuovo ordine, che state in effetti tenendo sotto controllo e seguendo, e secondo me anche volgarizzando.
Questa direttiva disdegna la logica e disdegna la Convenzione 137 del Consiglio internazionale dei lavoratori portuali (IDC), che stabilisce chiaramente che deve essere data precedenza ai lavoratori portuali qualificati. Che cosa state cercando di fare? Avete intenzione di creare cartelli nei porti?
La Grecia ha tre quarti di tutte le isole europee; in altri termini, abbiamo la maggior parte dei porti europei. Sappiamo come funzionano. Abbiamo un modus operandi positivo. Potremmo conseguire risultati più rapidi, ma con le persone che conosciamo, persone con la giusta esperienza. Abbiamo intenzione di assumere lavoratori non qualificati per ottenere risultati migliori?
Ma allora perché disdegnate la logica, la democrazia e gli interessi dei lavoratori? Non vogliamo in definitiva un’Europa arbitraria; vogliamo un’Europa delle persone.
Reinhard Rack (PPE-DE). – (DE) Signor Presidente, ogni volta che qui a Strasburgo o a Bruxelles assistiamo a dimostrazioni di fronte ai nostri edifici, sappiamo che hanno a che vedere con la difesa di interessi concreti. E se queste dimostrazioni diventano violente, allora sappiamo che l’equilibrio di questi interessi è sicuramente il primo problema da risolvere.
E’ tuttavia triste che gli slogan e i manganelli nascondano le vere alternative. In sostanza non si tratta di questioni fondamentali quali la liberalizzazione, la trasparenza e questioni simili, si tratta invece, come sempre, dei dettagli di normative concrete. Pertanto, in questa discussione relativa al modo in cui portare avanti la direttiva, sostengo pienamente l’auspicio del relatore, onorevole Jarzembowski, di migliorare la proposta della Commissione che, bisogna ammetterlo, non era sicuramente valida. Non mi piace nemmeno lo slogan “ricominciamo da capo”. Se lo facessimo, perderemmo solo molto tempo. Il fatto che si stiano chiedendo Libri bianchi o addirittura Libri verdi dimostra che quest’Aula desidera cinque anni di pausa dal lavoro di legislatore europeo.
Constato in questa discussione un parallelo non solo rispetto alla discussione sulla direttiva sui servizi, che si svolgerà il prossimo mese, ma anche rispetto al dibattito sulla Costituzione. Anche in quel caso non si tratta di stabilire se l’Europa debba o meno essere “sociale”, ma si tratta sostanzialmente di centinaia di dettagli necessari per realizzare un’Europa efficiente, migliore e comune. Il fatto è che non c’è la volontà e la disponibilità di discutere in modo completo queste centinaia di dettagli, non c’è la volontà di fare lo sforzo necessario per cercare e trovare un consenso; si preferisce invece rimanere agli slogan che forse attirano l’attenzione dei media, ma non aiutano certo nessuno in un’Europa comune a trovare la strada verso soluzioni migliori e efficienti.
(Applausi)
Ewa Hedkvist Petersen (PSE). – (SV) Signor Presidente, è per me un enigma capire perché la Commissione europea abbia deciso di presentare nuovamente questa proposta. Stiamo sentendo con quanta opposizione si scontra, e il Commissario Barrot ha ora un’opportunità per mostrare che l’Unione europea è sulla stessa lunghezza d’onda dei nostri cittadini, ritirando questa proposta.
Credo che ci siano tre argomentazioni a favore del ritiro. Innanzi tutto, non abbiamo bisogno di questa direttiva. Molti porti europei prosperano, come so che avviene, per esempio, nel mio paese, la Svezia. I porti si sviluppano e ci sono molte soluzioni flessibili. Ciò di cui abbiamo invece bisogno è una direttiva sulla concorrenza tra i porti, come abbiamo segnalato anche noi del gruppo socialista al Parlamento europeo.
Questa proposta della Commissione è una normativa europea centralistica. Non riguarda la deregolamentazione all’interno dei porti, come si cerca di farci credere. E’ una normativa europea centralistica di cui non abbiamo bisogno perché non condurrebbe allo sviluppo dei porti. Al contrario, potrebbe ostacolarlo. Purtroppo non è certo perché è preoccupata per i porti e i trasporti che la Commissione europea ha presentato questa proposta.
Normative centralistiche di questo tipo renderebbero più difficile il lavoro nei porti. Diventerebbe più difficile sviluppare i porti e i sistemi di trasporto, perché i porti sono nodi e terminali per il trasporto combinato che devono essere efficienti se vogliamo che lo sia anche tutto il sistema dei trasporti. La cosa migliore sarebbe consentire ai soggetti regionali e locali di sviluppare i porti.
Infine, questa direttiva sui porti sarebbe negativa per i lavoratori dei porti. Sarebbero loro a pagare il prezzo della normativa centralistica proposta dalla Commissione. Probabilmente si perderebbero molte opportunità di lavoro, e molte attività sarebbero trasferite al settore del lease-in, e conseguentemente peggiorerebbero le condizioni e la sicurezza per i lavoratori. E’ pertanto per molti validi motivi che propongo la reiezione della proposta da parte del Parlamento.
Roberto Musacchio (GUE/NGL). – Signor Presidente, onorevoli colleghi, noi siamo con i lavoratori portuali contro una direttiva sbagliata per il lavoro, per i diritti di sicurezza e per l’economia stessa, perché propone una concorrenza basata sul dumping e che, dunque, va respinta così come è avvenuto nel 2003.
Occorre riflettere su quale rottura stiano portando le politiche liberiste. Il lavoro nei porti ha un’antica e gloriosa tradizione, che ha creato diritti e prosperità, relazionando le attività commerciali con le città che le accoglievano. Senza questa nobiltà del lavoro, che si vuole spazzar via in nome del liberismo, non c’è futuro per l’Europa. Il modello sociale europeo è la nostra principale risorsa e questa direttiva, al pari di quella Bolkestein, ne rappresenta la negazione. Ecco perché ritengo che i lavoratori abbiano ragione e che questo Parlamento debba accogliere la loro richiesta, respingendo la direttiva in esame.
Corien Wortmann-Kool (PPE-DE). – (NL) Signor Presidente, mentre inizialmente avevamo una proposta prematura della commissione, sotto la direzione dell’onorevole Jarzembowski è stato messo a punto, dopo accurate riflessioni, un valido pacchetto di emendamenti caratterizzato dalla certezza, più certezza per le imprese e i lavoratori portuali, e senza autoproduzione. La novità di quest’ultimo aspetto non sembra essere ancora stata capita dal movimento sindacale o da alcuni deputati di questo Parlamento. Purtroppo, sembra che lo spirito di battaglia e l’emotività abbiano avuto la meglio su una sana discussione sui contenuti e, signor Commissario, non è tanto importante quello che si dice, ma il modo in cui lo si dice.
Tutta la situazione è da attribuire alla Commissione, in realtà al Commissario che l’ha preceduta, che ha avviato una discussione sbagliata. Perché non ritira questa direttiva? Vorrei che me lo spiegasse tra un attimo, perché sarebbe la soluzione migliore. Tuttavia, la realtà politica odierna è questa: c’è un sostegno insufficiente per l’imponente pacchetto di emendamenti presentato dalla commissione per i trasporti e il turismo, in seno alla quale ha ottenuto un’esigua maggioranza. Poiché c’è un sostegno insufficiente per il pacchetto di emendamenti, non possiamo appoggiare questa direttiva. Rimango tuttavia convinta del fatto che sia necessaria una politica per i porti studiata su misura per l’Europa.
Questo è stato ampiamente chiarito dai deputati di questo Parlamento, primo tra tutti dall’onorevole Jarzembowski, con cui, e a nome del gruppo del Partito popolare europeo (Democratici cristiani) e dei Democratici europei, ho presentato una proposta. Desideriamo chiedere al Commissario di presentare un documento che illustri il suo progetto per la politica dei porti nel senso più ampio possibile, che comprenda anche la concorrenza tra i porti, come base per quella che speriamo possa essere questa volta una discussione corretta. Signor Commissario, è disposto ad elaborare un consistente documento di discussione di questo tipo? Lei sarebbe disposto a includere anche le idee contenute nel pacchetto di emendamenti preparato dall’onorevole Jarzembowski? Speriamo che questo possa suscitare una sana discussione.
Richard Howitt (PSE). – (EN) Signor Presidente, quando il Parlamento europeo respinse due anni fa la proposta di direttiva sui servizi portuali, nessuno credeva che la Commissione avrebbe cercato di ripresentarla. Invece non ci ha consultati, non ci ha ascoltati e ha deciso di ignorare questo parlamento democratico.
Dobbiamo essere molto chiari sui danni che questa legge, se adottata, arrecherebbe ai porti, compresi i porti della costa orientale che io rappresento in questo Parlamento. Lo sostituzione di personale altamente qualificato ed addestrato con equipaggi in grado di caricare e scaricare è una ricetta che produrrà incidenti, feriti, e forse, morti. Prendete a confronto il porto di Tilbury, che nel 2005 è riuscito a ridurre del 50 per cento gli incidenti, o Great Yarmouth, che da due anni non registra incidenti degni di nota.
Desidero dire all’onorevole Jarzembowski che questa legge avrebbe conseguenze devastanti per i posti di lavoro. I proprietari dei porti mi dicono che sarebbero a rischio oltre 600 nuovi posti di lavoro a Felixstowe e oltre 750 nuovi posti di lavoro a Harwich. E nemmeno uno dei 650 posti di lavoro nel porto di Tilbury sarebbe garantito. E’ quello che dicono i proprietari dei porti stessi, che vedrebbero distrutti gli incentivi per nuovi investimenti essenziali.
Già due progetti di investimento a Tilbury sono stati per ora sospesi in ragione dell’incertezza creata da questa direttiva. L’ampliamento del porto di Bathside Bay, recentemente approvato a Harwich, e la decisione positiva, che speriamo sia presa questa settimana relativamente all’ampliamento di Felixstowe South, sono entrambi a rischio.
Vorrei dire al Partito per l’indipendenza del Regno Unito che è una spesa di 1 miliardo di sterline, se controllate i vostri dati; e non avremmo nemmeno dovuto essere qui, se non fosse per il fatto che i membri del vostro partito hanno votato a favore di questo atto legislativo nella commissione per i trasporti e il turismo.
Ancora in tema di investimento, a Great Yarmouth, una campagna in corso da oltre dieci anni per la costruzione di un avanporto finirebbe col metterlo in concorrenza con il retroporto esistente, sostituendo gli attuali posti di lavoro invece di accrescere i posti di lavoro e i servizi in un’area considerata prioritaria per affrontare il problema della disoccupazione in tutta l’Unione europea.
Non dobbiamo fare errori, perché a soffrirne di più sarebbero i lavoratori portuali qualificati – persone come Steven Drew di Yarmouth, che è seduto in tribuna ed ascolta il nostro dibattito. Steven Drew e suo padre Frank prima di lui hanno lavorato complessivamente per 55 anni per il settore portuale.
La concorrenza è necessaria tra i porti, ma non all’interno dei porti. L’Unione europea dovrebbe fare adesso quello che avrebbe dovuto già fare: consultare i porti, i sindacati e le compagnie di trasporto marittimo ripartendo da zero, iniziando con un bel foglio di carta bianco, e su questa proposta dovrebbe ammettere di essere stata sconfitta. Questo Parlamento europeo, dopo aver cercato di respingere la proposta una volta per tutte, dovrebbe ora votare “no” per la seconda e ultima volta.
Luís Queiró (PPE-DE). – (PT) Come è emerso dagli interventi precedenti, questa proposta di direttiva ha suscitato forti controversie, che hanno ampiamente superato i confini di quest’Aula, e ha interessato molti operatori portuali e la maggior parte dei lavoratori del settore. Quanto a questi ultimi, desidero dichiarare che comprendiamo la loro protesta, ma che non accettiamo i loro metodi violenti. Detto questo, le due commissioni chiamate ad esprimere un parere hanno entrambe manifestato la loro opposizione alla proposta di direttiva, decretandone ulteriormente il destino politico.
Non c’è certo bisogno di insistere ulteriormente sull’importanza del settore portuale, signor Presidente. Sappiamo tutti che quasi tutto il commercio esterno dell’Unione europea passa attraverso i suoi porti e che i porti danno lavoro a circa 350 000 lavoratori diretti, senza contare l’indotto. Oltretutto, le tecniche per la movimentazione delle merci e le attrezzature si ammodernano costantemente e questo richiede investimenti e rinnovamenti costanti.
Le problematiche che ne derivano sono le seguenti.
La proposta di direttiva può favorire gli investimenti, la concorrenza e l’accesso al mercato? Rispetta i diritti acquisiti per quanto riguarda gli operatori attuali? Viola il principio di sussidiarietà? E’ equa per quanto riguarda gli indennizzi in caso di sostituzione dei fornitori di servizi? Ha impatti sul mercato del lavoro e sui diritti sociali dei lavoratori del settore? In breve, realizza gli obiettivi di una maggiore efficienza, di una migliore concorrenza, di un potenziamento del mercato interno e del miglioramento dei servizi?
L’onorevole Jarzembowski ha cercato di trovare risposte eque a queste domande, e desidero pertanto congratularmi con lui. Credo tuttavia che questa proposta debba essere riesaminata, tenendo conto delle condizioni in cui è stata presentata dalla Commissione. Abbiamo bisogno di una strategia politica che stimoli davvero lo sviluppo dei porti europei, come segnala e propone di modificare il relatore stesso, che tenga conto dell’attuale situazione del mercato e che coinvolga tutte le parti interessate, compreso naturalmente il Parlamento. Spetta a lei, signor Commissario, dare la risposta. Per quanto ci riguarda, sarà evidentemente più facile prendere una decisione in linea con gli obiettivi dichiarati.
Lasse Lehtinen (PSE). – (FI) Signor Presidente, la strategia di Lisbona prevede anche che si sfrondi la legislazione superflua ed inefficace e che non si accresca la burocrazia. I servizi portuali europei sono già ora molto competitivi, sia in termini di qualità che di tariffe.
E questo non costituisce un conflitto tra i lavoratori e il capitale perché i proprietari, i fruitori e i lavoratori dei porti nei vari paesi europei reputano la proposta nociva e priva di qualsiasi utilità. La concorrenza fine a se stessa dovrebbe essere respinta ed occorre concentrarsi maggiormente su qualità e sicurezza.
Questa direttiva non accrescerà sicuramente la concorrenza: al contrario, è addirittura possibile che la ostacoli. Per esempio, il sistema relativo al rilascio delle autorizzazioni appesantirà la burocrazia. Una convenzione ILO stabilisce il diritto di precedenza per i lavoratori portuali professionali riconosciuti, ed in Finlandia questo principio è confermato in un contratto collettivo. Il fattore fondamentale è la sicurezza: gioverebbe alla salute e alla sicurezza nel luogo di lavoro se, dopo una dura giornata di lavoro, il personale navigante dovesse occuparsi anche della movimentazione di un altro carico in un porto straniero?
Gunnar Hökmark (PPE-DE). – (SV) Signor Presidente, nel presente dibattito la cosa fondamentale è stabilire se, in questo settore come in tutti gli altri, la concorrenza e i nuovi servizi siano una cosa positiva, e se la concorrenza possa causare un deterioramento delle condizioni per i consumatori, i lavoratori e le imprese. A sentire alcuni degli oratori, si potrebbe avere l’impressione che il fatto che ci siano concorrenza e una molteplicità di imprese sia negativo per tutta la società.
Possiamo in realtà osservare che le società europee che hanno aperto le porte alla concorrenza e alle nuove imprese hanno riscontrato uno sviluppo dei servizi e delle attività, con prezzi più bassi e un servizio migliore per il consumatore. Lo abbiamo visto in vari settori, uno dopo l’altro, compresi i settori delle telecomunicazioni e del trasporto aereo, e abbiamo sentito anche allora le stesse argomentazioni ammonitorie prima che fosse attuata la deregolamentazione.
Mi ricordo che, quando si è discusso ad un certo punto della deregolamentazione del settore delle telecomunicazioni, si era affermato con grande serietà che le telefonate sarebbero state ormai archiviate come cosa del passato e che i lavoratori del settore avrebbero perso il posto di lavoro. In realtà i posti di lavoro sono aumentati.
Per quanto riguarda i porti, che sono così fondamentali per il commercio e lo sviluppo all’interno dell’Unione europea, è ovvio che la dinamica derivante da un accesso allargato al mercato e dalla concorrenza tra i porti e all’interno dei porti condurrà allo sviluppo dei servizi. Tutto questo è fondamentale non solo per consentire al settore portuale in quanto tale di funzionare meglio, ma anche perché navigazione, trasporti e commercio saranno più efficienti. In gioco qui non c’è solo tutto il flusso di merci in Europa, ma anche le opportunità di sviluppo di nuove regioni – nuovi porti e nuove strutture nella nostra economia.
Se vogliamo che ci sia concorrenza, dobbiamo anche essere disposti ad assistere a nuovi sviluppi e cambiamenti. Chiunque dica che tutto è già perfetto e che i nostri porti, in tutta Europa, funzionano esattamente come dovrebbero, non dovrebbe avere paura della concorrenza. Se ci saranno più imprenditorialità e nuove opportunità, le cose si muoveranno. Per questo, la questione fondamentale è quella di stabilire se vogliamo, come lo voglio io, che in Europa ci sia un flusso più dinamico di merci.
Joseph Muscat (PSE). – (MT) Grazie, signor Presidente. Qui non si sta parlando di container, si sta parlando di persone, di miei colleghi. Questa discussione riguarda una direttiva che, a ragione, la federazione europea dei lavoratori dei trasporti definisce superflua, provocatoria e squilibrata, e le autorità portuali e il settore sono d’accordo. Contiene gli elementi peggiori di un’altra proposta che questo Parlamento ha già respinto. Dopo quella votazione, invece di dimenticarsene completamente o almeno di presentare una proposta decente, la Commissione ha assunto una posizione addirittura peggiore. Voterò contro questa direttiva perché indebolisce i diritti che questa categoria di lavoratori, i lavoratori portuali, ha conquistato con grandi difficoltà in moltissimo tempo. Voterò contro questa direttiva perché consente la possibilità di abusi nel modo in cui sono trattati certi lavoratori, oltre a mettere i lavoratori gli uni contro gli altri. Voterò contro questa direttiva perché compromette la salute e la sicurezza in aree delicate quanto lo sono i porti. Mentre ci vantiamo così tanto della salute e della sicurezza, come possiamo fare qualcosa che rischia di comprometterle? Voterò contro questa direttiva perché credo nella concorrenza equilibrata in cui ognuno fa la sua parte, e non in cui sono sempre i lavoratori e i soggetti peggio retribuiti a dover pagare. Credo che anche chi è favorevole alla liberalizzazione dei servizi portuali dovrebbe votare a favore della reiezione della direttiva. Per questo, un voto favorevole spianerebbe la strada ad una direttiva bizzarra che, anche secondo i nostri colleghi, contiene molti difetti. Lanciamo un segnale forte che faccia capire che stiamo costruendo un’Europa sociale e non un sistema privo di coscienza. Il voto sulla direttiva sui porti è una fantastica opportunità per dare speranza e indicare una via a tutte le persone, e sono tante, che si aspettano un intervento da parte di un’Istituzione come la nostra. Sono fiero che il partito laburista maltese e il gruppo socialista al Parlamento europeo rispondano in modo coerente a questo invito. Ai milioni di lavoratori europei, tra cui ci sono centinaia di lavoratori maltesi rappresentati dal General Workers Union, a coloro che sono qui oggi e che sono toccati da questa direttiva, vogliamo fare sapere che il nostro sostegno è unanime.
Marcello Vernola (PPE-DE). – Signor Presidente, onorevoli colleghi, intendo aggiungere alcune riflessioni tecniche. Mi sembra soprattutto che questa proposta non tenga conto del Libro verde che sta predisponendo il Commissario per i trasporti, Barrot.
Dobbiamo approfittare di questa iniziativa per esaminare la nuova offerta di servizi da parte dei paesi di recente ammissione e dobbiamo comparare gli obblighi derivanti dalle leggi nazionali sui costi a carico delle merci, perché vi siano effettivamente le condizioni del libero mercato. A me sembra che la direttiva in oggetto vada assolutamente contro le regole della concorrenza e del mercato, in quanto consente la costituzione di oligopoli da parte delle grandi imprese che operano nei porti del Nord Europa, rispetto alla diversa realtà dei porti del Mediterraneo e, soprattutto, consente una facile aggressione da parte delle grandi imprese dell’est asiatico, che stanno invadendo il nostro sistema portuale.
Dobbiamo assolutamente comparare gli effetti sulla concorrenza delle politiche di aiuti di Stato ed effettuare un chiarimento sul concetto e sulla pratica applicabilità di tali aiuti, in particolare per quanto riguarda i canoni concessori e altre forme che consentono un fornitore di servizi a fornirli come servizio pubblico e con regole pubbliche. In questa direttiva manca soprattutto la comparazione delle regole di salvaguardia ambientale per la realizzazione di nuove infrastrutture, nonché delle politiche di smaltimento dei rifiuti.
Dobbiamo chiarire le regole sulla competitività rispetto ai rischi di concorrenza sleale che arrivano dall’Oriente e ancora di più le garanzie ambientali per il Mediterraneo, oggetto di aggressione da parte di operatori che non rispettano la normativa comunitaria in materia di ambiente. Le autoproduzioni rappresentano un pericolo serissimo per le piccole e medie imprese che operano all’interno dei nostri porti.
Nikolaos Sifunakis (PSE). – (EL) Signor Presidente, signor Commissario, la Commissione ha ripresentato la proposta di direttiva sulla liberalizzazione dei servizi portuali, senza però riflettere sui motivi per i quali è stata respinta dal Parlamento nel 2003.
L’odierna proposta di direttiva è sostanzialmente uguale alla precedente. Mantiene la clausola relativa all’autoproduzione, che non è conforme alle condizioni di lavoro moderne previste nei porti europei in materia di salute, sicurezza e qualità dei servizi portuali.
Ma dove sono realmente le proposte per un’adeguata organizzazione dei porti? Dove sono le proposte tese ad ammodernare il funzionamento generale dei porti? Non abbiamo sentito la vecchia richiesta di escludere dal campo di applicazione della direttiva i servizi di pilotaggio, che non sono un’attività commerciale, ma costituiscono un servizio pubblico, il cui obiettivo è assicurare la sicurezza dei trasporti marittimi e la protezione dei porti e dell’ambiente marino.
E nemmeno si è sentito nulla sull’impegno messo in atto dai membri della commissione per migliorare la proposta della Commissione europea, nonostante l’encomiabile sforzo dell’onorevole Jarzembowski. L’assenza di una politica determinerà un lungo periodo di incertezza e, naturalmente, non ci sarà un clima favorevole agli investimenti. La proposta migliore è quella di ritirarla.
Emanuel Jardim Fernandes (PSE). – (PT) Signor Presidente, signor Commissario, onorevoli colleghi, non mettiamo in discussione la necessità di una direttiva o la necessità di preparare la strada alla liberalizzazione. Questa proposta di direttiva è stata tuttavia formulata in un modo simile a quella che era stata respinta in Aula nel novembre 2003 e non tiene conto delle raccomandazioni del Parlamento. Pertanto è inaccettabile.
Inoltre, ci sono delle incoerenze giuridiche nella direttiva proposta per quanto attiene al quadro normativo internazionale e comunitario. In primo luogo, non garantisce la compatibilità con la proposta di revisione in atto del regolamento (CEE) n. 1191 del Consiglio relativo agli obblighi inerenti alla nozione di servizio pubblico. Non tiene nemmeno conto delle caratteristiche specifiche di ogni singolo porto, in particolare dei porti nelle regioni periferiche, dove i servizi pubblici sono vitali per la sopravvivenza delle comunità e dove la liberalizzazione forzata può condurre a monopoli socialmente ed economicamente inaccettabili.
La proposta di direttiva che ci è stata presentata è già inaccettabile, ma la relazione peggiora ulteriormente le cose accrescendo la deregolamentazione e creando problemi in materia di sicurezza, garanzie di servizio pubblico, funzionamento efficiente dei servizi portuali, e difesa dei diritti sociali, problemi derivanti dalla proposta tesa ad estendere l’autoproduzione senza alcuna regolamentazione.
Signor Commissario, credo pertanto che questa proposta di direttiva debba essere ritirata e poi sostituita da un’altra che tenga conto delle raccomandazioni del Parlamento…
(Il Presidente interrompe l’oratore)
Marianne Mikko (PSE). – (ET) Onorevoli colleghi, l’Estonia è un paese marittimo, e i servizi portuali rappresentano una quota significativa del nostro prodotto nazionale lordo. L’attuazione della direttiva sui servizi portuali non determinerebbe grossi cambiamenti per noi. Il mercato dei servizi portuali è stato liberalizzato poco dopo la fuoriuscita dell’Estonia dall’economia pianificata sovietica.
La direttiva proposta dalla Commissione europea interviene ampiamente in questioni di dettaglio, come il processo di rilascio delle autorizzazioni e la durata dei contratti, lasciando nei settori più importanti la responsabilità agli Stati membri.
Per migliorare la concorrenza nel mercato interno, norme uniformi e chiare in materia di qualità, ambiente e sicurezza sarebbero più utili di normative dettagliate. Condivido anche i timori dei lavoratori portuali della vecchia Europa. Sembra che la Commissione voglia accrescere l’efficienza soprattutto a spese dei lavoratori qualificati.
Occorre anche dire che i porti del mio paese, l’Estonia, nella cosiddetta “nuova Europa”, basano la concorrenza sulla qualità e non sulla manodopera a basso costo. Sono certa che il potenziale intellettuale dell’Unione europea potrebbe produrre una direttiva molto migliore. La Commissione dovrebbe sfruttare questa opportunità. Signor Commissario, mi dispiace dover dire che domani voterò contro questa direttiva. Grazie dell’attenzione.
Jacques Barrot, Vicepresidente della Commissione. – (FR) Signor Presidente, anche se il dibattito non è stato un coro di lodi, ho ascoltato molto attentamente ognuno di voi.
Innanzi tutto, è utile ricordare la storia di questa proposta, che in realtà è un prodotto della Commissione precedente e del mio predecessore. Detto questo, capisco che il Parlamento possa essere rimasto sorpreso, signor Presidente, dal fatto che questa proposta gli sia stata nuovamente presentata e capisco che questa azione possa aver potuto sconcertare alcuni di voi. Vorrei semplicemente evocare alcuni punti che – senza giustificarla – spiegano anche la ragione per la quale questa proposta è stata ripresentata.
In primo luogo, perché sentiamo, malgrado tutto, la necessità – rilevata da alcuni di voi – di un quadro giuridico chiaro per incoraggiare gli investimenti nei porti. Il 90 per cento delle esportazioni europee passa attraverso i nostri porti. Abbiamo bisogno di porti efficienti e moderni. In secondo luogo, questa proposta è stata ripresentata con una limitazione molto rigorosa dell’autoproduzione, che era stata incontestabilmente oggetto delle più severe critiche in occasione della prima lettura.
In terzo luogo, avendo esercitato responsabilità sociali, non posso comunque consentire che si dica che questa proposta violerebbe tutti i diritti sociali esistenti nel settore dei porti. Non era intenzione della Commissione ridurre i diritti sociali dei lavoratori del settore. La Commissione ha persino incluso nella sua proposta l’obbligo per tutti i fornitori di servizi portuali di ottenere un’autorizzazione che imponga il rispetto delle regole minime del diritto sociale comunitario. Inoltre, l’articolo 4 della proposta costituisce una salvaguardia, infatti stabilisce che la direttiva non interverrà minimamente sull’applicazione della legislazione nazionale in materia di condizioni occupazionali dei lavoratori.
Ve lo dico con grande chiarezza, onorevoli deputati: non avrei mai ripresentato questa proposta se avessi ritenuto che presentasse i gravi rischi che alcuni di voi hanno creduto di vedervi. In tutta onestà non l’avrei fatto.
Devo tuttavia riconoscere che il dibattito è stato utile e ha fatto luce su tutti gli aspetti di una politica portuale che non può in realtà ridursi semplicemente all’oggetto di questo testo. Molti di voi hanno ricordato che anche altri problemi sono importanti. Per esempio, una maggiore trasparenza dei costi dei servizi, la definizione di una concorrenza più leale tra i nostri porti, e anche la necessità di stimolare gli investimenti per accrescere ulteriormente le nostre capacità portuali. So pertanto benissimo che una politica dei porti non può ridursi ad un testo di questa natura e il dibattito, a questo riguardo, è stato molto utile.
Inoltre il dibattito ha messo in evidenza l’enorme diversità delle situazioni dei porti in Europa, anche se me ne ero già reso conto durante quest’anno, primo anno del mio mandato di Commissario responsabile per i trasporti. Anche su questo aspetto ci scontriamo con un problema. Alcuni di voi hanno giustamente sottolineato che non era possibile disciplinare situazioni così diverse da un porto all’altro con un approccio eccessivamente centralizzato ed ammetto che avete ragione. Ci troviamo altresì di fronte alla rapidissima evoluzione delle tecnologie utilizzate nei porti, che fa entrare in gioco un fattore che non era ancora presente nella situazione in cui era stata concepita la proposta di direttiva.
Vorrei dire che, da una parte, il dibattito è stato utile, e dall’altra, la vostra commissione ha comunque svolto un ottimo lavoro. E’ vero che darò anticipatamente il mio pieno consenso, se il Parlamento arriverà a discutere gli emendamenti presentati dalla sua commissione. Sono favorevole all’estensione dei periodi di validità delle autorizzazioni. Sono favorevole alle misure transitorie, onorevole Jarzembowski. Sono anche favorevole agli emendamenti di compromesso sulla protezione degli investimenti fatti prima dell’entrata in vigore della direttiva, a condizione, naturalmente, che i fini dichiarati, ossia un accesso non discriminatorio ed equo al mercato per tutti, siano rispettati.
E’ ovvio – e qui ci troviamo di fronte ad un paradosso – che il Commissario che vi parla aveva sperato, onorevoli deputati, che vi sareste pronunciati sul testo emendato dalla vostra commissione. Il paradosso è che dovrete pronunciarvi sul testo iniziale. Non mi rimprovererete della fiducia che ripongo nel Parlamento se dico che, in questo ambito e per quanto riguarda il testo in esame, ritenevo che i miglioramenti apportati dal Parlamento fossero eccellenti e permettessero di rispondere effettivamente a una serie di critiche giustificate.
Tuttavia, la situazione è questa. So che tra di voi ci sono due scuole di pensiero. C’è chi dice che il testo iniziale non è emendabile e c’è chi dice che potrebbe essere corretto. E’ la tesi del vostro relatore. Signor Presidente, il mio compito è difficile. Voglio esprimere il mio rispetto per il Parlamento: da una parte devo rispettare il lavoro svolto dalla vostra commissione e, dall’altra, devo anche rispettare il parere che sarà espresso in occasione di una votazione.
Non è in realtà ragionevole aspettare il voto affinché io possa trarre tutte le conclusioni necessarie? Credo che, in una sana democrazia, ci debba essere l’opportunità di votare. Ne sono convinto e non intendo offendere il Parlamento quando gli dico di pronunciarsi, mentre mi dispiace che questa procedura non gli permetta di pronunciarsi su un testo che è stato migliorato – non esito a dirlo – dalla commissione competente.
Comunque sia, signor Presidente – e lo dico con una certa solennità – dopo aver ascoltato con attenzione tutto il dibattito, è ovvio che trarrò tutte le conclusioni necessarie dalla votazione di domani del Parlamento. Credo che sia un modo per rispettare il Parlamento e riconosco la forza di una serie di argomentazioni, che mi consentiranno, desidero aggiungere, di elaborare una politica migliore per i porti europei.
Vi ringrazio, onorevoli deputati, e ancora una volta, prendo un solo impegno: trarre le conclusioni necessarie dal vostro voto, una volta che l’avrete espresso.
(Applausi)
Presidente. – La discussione è chiusa.
La votazione si svolgerà domani, mercoledì, alle 12.00. Spetta a voi trarre tutte le necessarie conclusioni.
Dichiarazione scritta (articolo 142 del Regolamento)
Dominique Vlasto (PPE-DE). – (FR) Cassando questa seconda proposta di direttiva, prima della nostra prima lettura e nonostante la relazione Jarzembowski abbia consentito progressi concreti e sia stata una buona base di lavoro, la sinistra e certi sindacati faranno ripiombare i servizi portuali in una situazione di incertezza giuridica ed instabilità politica.
L’esclusione dell’autoproduzione e il riconoscimento di criteri relativi alla sicurezza marittima e alle qualifiche professionali nella procedura di selezione dei fornitori di servizi erano progressi positivi rispetto alla prima proposta di direttiva.
I porti europei devono investire se vogliono svilupparsi e reagire all’aumento del traffico marittimo. Un porto come Marsiglia ha bisogno di una concorrenza europea equa e leale se vuole difendere le sue risorse e i suoi posti di lavoro. La nostra flotta comunitaria ha bisogno di servizi portuali efficienti e competitivi.
Questa proposta, pur essendo sicuramente imperfetta, avrebbe dato sicurezza giuridica e stabilità ad un settore in piena espansione. Rimango contraria alla reiezione del testo, un’azione che equivarrebbe a scaricare le nostre responsabilità. Se il testo dovesse essere respinto, mi piacerebbe che la Commissione proponesse un Libro verde sulla politica portuale e che consultasse tutte le parti interessate.
Concluderò ringraziando le forze dell’ordine francesi che hanno garantito la sicurezza del Parlamento durante le intollerabili manifestazioni di ieri.