Presidente. – L’ordine del giorno reca la relazione (A6-0405/2005), presentata dall’onorevole Vlasto a nome della commissione per l’industria, la ricerca e l’energia, sull’attuazione della Carta europea per le piccole imprese [2005/2123(INI)].
Dominique Vlasto (PPE-DE), relatore. – (FR) Signor Presidente, se potessi esporre una sola argomentazione a favore di questa relazione, direi che ci sono circa 25 milioni di piccole imprese in Europa, che danno lavoro a quasi 95 milioni di persone. Le piccole imprese sono la spina dorsale dell’economia europea, nonché un importante vivaio per l’occupazione e la crescita, e dobbiamo sfruttare al massimo il loro potenziale.
La Carta europea per le piccole imprese è un simbolo della loro importanza, ed è l’unico documento ufficiale dedicato interamente a loro. Questa Carta è stata oggetto di numerose critiche da parte degli imprenditori. Purtroppo, a cinque anni dalla sua nascita, i risultati raggiunti sono ancora molto discontinui e la sua applicazione resta inadeguata, nonostante il discreto successo riscosso tra le organizzazioni professionali e i 35 paesi che l’hanno firmata.
Tuttavia, signor Presidente, queste piccole imprese si considerano orfane di un’Europa che non sa dotarle di un sistema di consultazione, di dialogo e di lavoro. Sia nella mia città natale, Marsiglia, che altrove, i titolari di piccole imprese e di imprese artigianali considerano l’Europa come una macchina che produce costi e restrizioni. Per questi dirigenti, il mercato interno – che è, di fatto, indubbiamente un successo – non rappresenta un’opportunità, ma un’illusione. E se tali dirigenti aziendali non hanno fiducia nelle politiche europee, questo sì che è un vero problema. E’ piuttosto evidente che il quadro normativo che stiamo creando non funziona, se il 98 per cento delle imprese comunitarie lo ritiene inadatto alla propria linea aziendale.
Ecco perché la Carta deve essere uno strumento che ci permetterà di riconquistare la fiducia delle piccole imprese in Europa. La sua attuazione deve consentirci di valutare i progressi compiuti da tutti gli Stati e le Istituzioni d’Europa quanto al miglioramento dell’ambiente normativo, finanziario e politico in cui operano le piccole imprese. Per questo chiediamo che venga elaborata una relazione annuale più critica. E’ tuttavia deplorevole che la relazione di seguito annuale di quest’anno non permetta di valutare davvero i progressi compiuti.
Chiediamo una migliore applicazione della Carta, in modo da apportare un importante contributo al fondamentale impegno della Commissione europea nei confronti di una migliore regolamentazione. Per questo motivo suggeriamo innanzi tutto di rafforzare l’applicazione della Carta garantendo il mantenimento della dimensione delle piccole imprese e microimprese al suo interno, e prevedendo azioni specifiche a loro destinate; proponiamo altresì di accrescere la partecipazione delle organizzazioni professionali, di continuare la diffusione delle migliori prassi e degli scambi di buone pratiche e di mantenere una relazione annuale specifica sulla Carta.
Non ci opponiamo a una riflessione sull’attuazione della Carta, ma vorremmo chiedere alla Commissione di non sacrificare la Carta per le piccole imprese integrandola nella strategia di Lisbona. Questo approccio deve rimanere complementare e distinto rispetto alle altre politiche che si rivolgono alle PMI e all’industria.
Questa situazione è altresì il riflesso di una realtà che dobbiamo prendere in considerazione: le piccole imprese hanno esigenze e competenze specifiche che sono diverse da quelle delle aziende con un numero di dipendenti compreso tra le 250 e le 10 000 unità. Questo principio, così com’è stato definito dalla Commissione, richiede di pensare alle piccole imprese. Tale impegno deve ora tradursi in realtà, in quanto non sempre questo avviene.
Se esaminiamo la proposta REACH, ad esempio, non abbiamo l’impressione che questo principio sia stato applicato. E’ stato il gruppo del partito popolare europeo (Democratici cristiani) e dei Democratici europei a introdurre le modifiche e le misure volte a fare di REACH una proposta applicabile e sostenibile per le piccole imprese. E’ pensando a queste piccole imprese che nella mia relazione ho nuovamente ribadito l’importanza di una semplificazione legislativa. Chiediamo nuovamente di istituire un metodo chiaro e preciso per l’elaborazione di valutazioni d’impatto, in particolare per le PMI di dimensioni minori.
Questa difesa della Carta e di una migliore regolamentazione è il fulcro della relazione. Nel documento figurano diverse altre proposte presentate dai colleghi, e desidero ringraziarli per il positivo contributo apportato. Proponiamo un programma di lavoro completo, in primo luogo per conoscere meglio le piccole imprese, ma soprattutto per compiere progressi in una serie di settori, tra cui la fiscalità, gli aiuti agli investimenti, l’innovazione e la ricerca e così via.
Signor Presidente, non mi addentrerò nei dettagli delle proposte avanzate, ma la Commissione e gli Stati membri troveranno nella mia relazione uno stimolo all’azione.
(Applausi)
Günter Verheugen, Vicepresidente della Commissione. – (DE) Signor Presidente, onorevoli deputati, sono molto grato alla relatrice per la relazione equilibrata e le proposte costruttive che ha presentato.
Vorrei cogliere l’occasione per formulare alcune osservazioni essenziali sulla politica della Commissione per le piccole e medie imprese. La relatrice ha appena parlato della “condizione di orfane” in cui si trovano le PMI europee. Io stesso utilizzo l’espressione “esistenza ombra”, definizioni che, ovviamente, nel complesso implicano entrambe un giudizio negativo, negativo perché, nonostante le regolari discussioni svoltesi in passato sulle PMI, nessuna Istituzione europea si è di fatto impegnata davvero a migliorarne la situazione. Io ho deciso di cambiare questo stato di cose, e sono lieto di potervi dire che l’anno scorso è stata impressa una svolta alla politica europea sulle piccole imprese. Non solo è stata riconosciuta a tutti i livelli la priorità data dalle PMI alla crescita e all’occupazione, ma, alla fine, ora si sta lavorando seriamente in ogni ambito per adottare le misure necessarie a permettere alle piccole e medie imprese di sfruttare veramente a pieno il loro grande potenziale per la crescita e l’occupazione.
La realizzazione degli obiettivi europei – crescita stabile e sostenibile e piena occupazione – sarà possibile solo con l’aiuto delle PMI. Le grandi imprese non ci aiuteranno a realizzare questi obiettivi perché la loro tendenza a tagliare posti di lavoro è destinata a protrarsi anche in futuro. Per questo motivo non sono d’accordo con la relatrice su un punto. Sono sostanzialmente in disaccordo con lei poiché sono fermamente convinto che, fin quando la politica della Carta non verrà integrata nella nuova strategia per la crescita e l’occupazione, la politica per le PMI non potrà diventare una delle massime priorità dell’Europa. Non riesco proprio a capire come si possa affermare che le grandi imprese devono trovare posto in questa strategia per la crescita e l’occupazione, mentre quelle più piccole no. In Europa, la forza lavoro è costituita per due terzi da dipendenti delle PMI. I datori di lavoro non sono le grandi aziende, ma le piccole imprese. Le piccole e medie imprese sono al cuore di questa strategia, che potrà avere successo solo se le PMI continueranno davvero ad occupare un ruolo centrale al suo interno.
Credo davvero che l’evidente miglioramento del contesto politico per le PMI, realizzato nel corso di questo ultimo anno, possa essere direttamente ascrivibile alla giusta collocazione che abbiamo accordato a questa politica nell’ambito della strategia comunitaria per la crescita e l’occupazione.
Nel frattempo, gli Stati membri hanno inoltre riferito in merito ai loro programmi nazionali di riforma sull’attuazione della nuova politica per la crescita e l’occupazione. Sono lieto di potervi dire che oltre la metà degli Stati membri ha accordato priorità alla politica per le PMI nei rispettivi programmi nazionali di riforma. Sono convinto che vi sia ancora un margine di miglioramento; riferiremo al Parlamento sulla questione nel giro di poche settimane. Ad esempio, almeno in un caso, è ancora evidente uno scarso approfondimento delle misure adottate, e questo potrebbe portare a una valutazione eccessivamente ottimistica della situazione, ma ovviamente siamo solo all’inizio del processo, processo che diventerà addirittura più efficace e che, a mio avviso, è in grado di andare a buon fine. In ogni caso, la Carta in sé verrà mantenuta. Inoltre, essa serve come punto di riferimento per lo scambio di migliori prassi e l’apprendimento reciproco. Le conferenze annuali sulla Carta, che sono lo strumento principale, verranno mantenute. Alla conferenza annuale sulla Carta, che si terrà a Vienna il 13 e 14 giugno 2006, verranno presentate le migliori prassi in un numero scelto di aree politiche delle PMI.
Da quando il Parlamento ha iniziato a lavorare alla relazione, diverse cose sono cambiate. Il 10 novembre dello scorso anno la Commissione ha adottato la sua comunicazione su una politica moderna a favore delle PMI per la crescita e l’occupazione; naturalmente, se avessi ritenuto sufficiente la politica attuale, questo documento non sarebbe stato necessario. La comunicazione della Commissione su una politica moderna a favore delle PMI per la crescita e l’occupazione costituisce ora il quadro coerente per i vari strumenti della politica aziendale, e va ben oltre le 10 linee d’azione contenute nella Carta. La comunicazione evidenzia l’importanza delle PMI nel contesto di Lisbona e stabilisce il principio “Pensare anzitutto in piccolo” per ogni politica comunitaria. Precisa inoltre le sfide quotidiane con cui sono confrontate le PMI e propone misure volte ad aumentare la loro capacità di crescere e creare occupazione.
La comunicazione sostiene il partenariato europeo per la crescita e l’occupazione, che riconosce l’importanza di promuovere una cultura imprenditoriale in Europa e di creare un ambiente politico favorevole alle PMI. Vorrei solo soffermarmi brevemente su alcuni speciali ambiti politici. La Commissione ha adottato una comunicazione sull’imposizione dello Stato di residenza, che si spera venga applicata; ne gioverebbero le PMI con un giro d’affari internazionale. La Commissione attribuisce la massima importanza al miglioramento dell’accesso agli strumenti di finanziamento delle PMI, che costituisce un problema fondamentale. Farò tutto il possibile affinché, anche nel prossimo periodo finanziario, le risorse disponibili siano sufficienti a permettere la continuazione di questo riuscito progetto.
La Commissione sta preparando un’iniziativa volta a incoraggiare la formazione imprenditoriale in Europa. Non c’è semplicemente abbastanza spirito imprenditoriale in Europa; non ci sono abbastanza persone preparate a diventare imprenditori. Questa situazione non dipende solo da fattori economici, ma anche dall’ambiente culturale, sociale e politico. Gli sforzi tesi a risvegliare lo spirito imprenditoriale e a impartire le conoscenze del caso devono essere compiuti innanzi tutto nelle scuole e nelle università. Desidero infine rilevare che attualmente stiamo anche elaborando proposte volte ad agevolare il passaggio delle PMI da un proprietario all’altro. Nei prossimi anni assisteremo a milioni di casi in cui un’impresa passerà nelle mani di nuovi proprietari e, se non riusciremo a gestire correttamente questa situazione, potremmo mettere a rischio milioni di posti di lavoro.
Nel complesso, siamo giunti a un punto in cui i piani, le idee e le strategie giuste devono essere attuate a livello trasversale. Non si tratta essenzialmente di una responsabilità di cui devono farsi carico le Istituzioni europee: le opzioni e i mezzi di cui disponiamo sono limitati. Fondamentalmente quest’onere ricade sugli Stati membri. Ecco perché vorrei chiedere agli Stati membri di riconoscere in misura addirittura maggiore le opportunità e il potenziale che possono scaturire proprio dalla promozione delle PMI.
(Applausi)
Katerina Batzeli (PSE), relatore per parere della commissione per i problemi economici e monetari. – (EL) Signor Presidente, desidero innanzi tutto ringraziare la relatrice, onorevole Vlasto, per la sua relazione esaustiva, e il Commissario, per la chiara presentazione della posizione della Commissione sulla questione delle piccole e medie imprese.
Desidero però congratularmi anche con la Presidenza austriaca per aver avviato l’iniziativa di definire immediatamente la Carta europea per le piccole imprese, in modo da promuovere iniziative e misure ad hoc volte a rafforzare la competitività e l’occupazione in seno all’Unione europea.
Nel suo parere, il Comitato economico e sociale europeo illustra taluni incentivi finanziari e fiscali che potrebbero aiutare le piccole e medie imprese a inserirsi nell’area economica della competitività, della ricerca e della tecnologia e della mobilità dei lavoratori: non una mobilità frammentaria e dispersa, bensì una mobilità integrata nel quadro di un chiaro modello sociale europeo.
A questo punto vorrei soffermarmi sulla questione della delocalizzazione delle grandi aziende, che ha un effetto notevole sul fatturato e sull’occupazione delle piccole e medie imprese, visto che molte di esse fungono da subappaltatori. Come la Presidenza austriaca, penso anch’io che, nelle piccole e medie imprese, gli investimenti sovvenzionati vadano promossi a livello regionale.
Signor Commissario, le piccole e medie imprese vivono e lavorano all’ombra delle multinazionali, delle grandi catene, e all’ombra della burocrazia. Vorrei segnalare che, per far fronte a questa situazione, si devono adottare importanti misure orizzontali a livello nazionale e comunitario, tra cui figureranno:
Primo, la semplificazione della burocrazia.
Secondo, la promozione di un sistema generale semplificato di sostegno finanziario a favore delle piccole e medie imprese in cui saranno contemplati nuovi prodotti bancari.
Terzo, la semplificazione degli oneri fiscali delle piccole e medie imprese, tenendo conto del fatto che il progetto pilota per la tassazione delle PMI nel loro paese d’origine potrebbe essere d’aiuto in questo senso, con l’obiettivo ultimo dell’adozione di una base imponibile comune e unificata.
Infine, il rafforzamento degli incentivi a favore dell’integrazione dell’innovazione e della ricerca, sulla base delle proposte formulate dalla Commissione stessa in materia di competitività e aiuti nazionali e nell’ambito del settimo programma quadro per la ricerca.
Dobbiamo tradurre le parole in azioni.
(Applausi)
Philip Bushill-Matthews (PPE-DE), relatore per parere della commissione per l’occupazione e gli affari sociali. – (EN) Signor Presidente, sono lieto di porgere il benvenuto in Aula, a nome dei colleghi, al nuovo inviato delle PMI. Oggi intervengo in veste di vicepresidente dello SME circle al Parlamento europeo, nonché in qualità di relatore per parere della commissione per l’occupazione e gli affari sociali. Rilevo con piacere che questo parere non solo è stato approvato all’unanimità in seno a tale commissione, ma che tutti i suoi suggerimenti sono stati integrati nella relazione finale dell’onorevole Vlasto, che ha ricevuto a sua volta il sostegno unanime della commissione per l’industria. Ringrazio dunque l’onorevole Vlasto per la collaborazione e mi congratulo con lei per l’ottima relazione.
Ci si potrebbe quindi chiedere perché insistiamo sulla necessità di tenere un dibattito, soprattutto a questa tarda ora, visto il totale consenso che accomuna ogni ala dell’Assemblea. Vorrei dire che la risposta è molto semplice: non vogliamo tenere semplicemente un dibattito sulle PMI, ma vogliamo tenere un dibattito dal quale scaturisca un’azione concreta, e vogliamo che quest’azione concreta non venga avviata solo dagli Stati membri, ma anche dalla Commissione.
Signor Commissario, accolgo con favore le osservazioni da lei formulate oggi in un altro contesto, nel quale ha affermato che il 2006 sarà un anno di risultati per le PMI. Tutti noi vogliamo aiutarla a realizzare questi risultati. Ci consideriamo dalla sua stessa parte. Vorrei solo soffermarmi rapidamente su tre idee specifiche. Vogliamo che la voce delle piccole imprese possa farsi sentire in maniera forte, chiara e ufficiale nell’ambito del dialogo sociale e che non venga messa a tacere dalle parti sociali più influenti, come accade ora. E’ stata promessa una proposta concreta. Può confermarci quando verrà presentata, in quale forma verrà avanzata e come potremo aiutarla a farla divenire realtà quando di fatto ne disporremo?
In secondo luogo, la Carta ha proposto di esentare le piccole e medie imprese da alcuni obblighi regolamentari. Può confermare se la Commissione darà l’esempio a tale riguardo e dirci, qualora lo faccia, quando potremo aspettarci qualche proposta concreta dell’Esecutivo anche su questo fronte?
Infine, giacché, a quanto sembra, in futuro la Commissione non presenterà più relazioni annuali sulla Carta, come potrà garantire che gli Stati membri prestino sempre più attenzione alle questioni relative alle PMI, vista la tentazione di diminuire, anziché di aumentare, l’interesse nei loro confronti?
Paul Rübig, a nome del gruppo PPE-DE. – (DE) Signor Presidente, ringrazio innanzi tutto l’onorevole Vlasto, che ha profuso grande impegno nella preparazione di questa relazione e ha anche evidenziato benissimo i punti chiave. Il Cancelliere della Presidenza austriaca Schüssel, che era presente in Aula stamani, è stato a suo tempo il segretario generale di un’organizzazione per le piccole e medie imprese; ecco perché conosce bene questi problemi e sa quanto sia importante fare di più in quest’ambito. Sono inoltre molto riconoscente al Commissario Verheugen, poiché la relazione sulla Carta ha ovviamente richiamato maggiore attenzione sulle PMI, dando così ulteriore risalto alla promozione di questo tipo di imprese.
Credo sia altrettanto positivo considerare questo studio preliminare – ossia lo studio dettagliato e approfondito in corso di realizzazione in tutti gli Stati membri – come uno studio preliminare sul processo di Lisbona, in modo da attribuire anche a detto processo l’importanza che merita. In questo modo sappiamo ciò che occorre fare nel campo delle PMI per illustrare alle organizzazioni non governative, e in definitiva anche al Consiglio e alla Commissione, i punti forti e i punti deboli. A mio avviso è estremamente importante che i tre pilastri che abbiamo creato a tale proposito – “macroeconomico”, “microeconomico” e “occupazione” – dimostrino chiaramente che, in ultima analisi, l’80 per cento delle tasse viene pagato dalle PMI. Un’Europa sociale deve prestare costante attenzione a questa situazione. In poche parole, dobbiamo scoprire l’effettiva provenienza di queste tasse e poi, in futuro, ridurre l’onere che grava sulle imprese e in particolare sui lavoratori interessati, affinché possano ottenere maggiori benefici e stipendi più alti. Al contempo, le accise dovrebbero apportare un contributo corrispondente al gettito fiscale, poiché le importazioni dai paesi con manodopera a basso costo rappresentano un’opportunità particolarmente importante per noi a questo riguardo.
Vorrei infine far notare che non capisco le ragioni dei tagli al programma quadro per la competitività e l’innovazione (CIP), che si incentra sullo spirito imprenditoriale. A tale proposito, dovremmo lavorare con la Commissione nell’ambito di questa proposta, per ripristinare gli stanziamenti complessivi accordati al programma CIP nel quadro della proposta originale.
Pia Elda Locatelli, a nome del gruppo PSE. – Signor Presidente, onorevoli colleghi, la relazione dell’onorevole Vlasto sull’attuazione della Carta europea per le piccole imprese – relazione che abbiamo apprezzato – evidenzia i principali ostacoli allo sviluppo delle piccole e medie imprese, in particolare quelli di natura fiscale, finanziaria e burocratica, invitando la Commissione a intervenire con azioni comunitarie mirate perché, come è già stato detto dalla collega Vlasto, le piccole imprese si sentono ancora orfane.
La relazione raccomanda la semplificazione di sistemi fiscali, la definizione di incentivi alle imprese innovative, la riduzione degli aspetti burocratici, soprattutto nella fase di creazione – ma non solo – delle piccole imprese, un più facile accesso al credito e l’esenzione dall’imposta sulle società per le sovvenzioni europee loro accordate.
Purtroppo, il rapporto sull’attuazione della Carta elaborato dalla Commissione europea, rapporto alla base di questa relazione, è piuttosto lacunoso:ad esempio, i dati presentati sono disomogenei ed è quindi difficile comparare situazioni che si riferiscono a diversi paesi. Avremmo preferito un rapporto più strutturato, più sistematico e anche più critico, con riferimento ad esempio ai progressi in materia di spirito e culturale imprenditoriale. Invitiamo comunque la Commissione ad agire in sinergia con gli Stati membri e soprattutto con le organizzazioni di categoria. A tal proposito, sottolineo l’importanza di un maggiore coinvolgimento di queste organizzazioni, anche attraverso la costituzione di gruppi di lavoro permanenti.
Non è il caso di sottolineare l’utilità della Carta ma credo invece di dover sottolineare con forza quanto richiesto più volte dal Parlamento e cioè la necessità che essa abbia carattere giuridico vincolante. Solo così avremo la certezza che gli Stati ne terranno conto nell’elaborazione delle politiche nazionali; diversamente corriamo il rischio che la Carta diventi una mera elencazione di buoni propositi.
Questa, pare sia l’ultima relazione annuale sull’attuazione della Carta perché in futuro essa sarà ricompresa nella relazione complessiva sulla strategia di Lisbona. Ne capisco la logica che, secondo il Commissario Verheugen, è quella di porre le PMI al centro della Strategia di Lisbona, ma vedo pure il pericolo di riduzione del valore del contributo della Carta, soprattutto con riferimento ai paesi di nuova adesione.
Vorrei infine aggiungere che mi è difficile comprendere perché la Commissione dichiari di considerare le piccole imprese il motore per il rilancio dell’economia europea, dal momento che le iniziative che le riguardano – previste nel documento della Commissione per il rilancio del processo di Lisbona – sono piuttosto limitate. Come possono essere protagoniste di questa strategia? Per non parlare poi della forte riduzione di risorse finanziarie che quasi certamente subirà il programma CIP a causa di quella che io definisco avarizia dei paesi membri nei confronti del bilancio dell’Unione. Non è pensabile promuovere il futuro delle piccole imprese in questo modo e nemmeno il futuro dell’Europa.
Jorgo Chatzimarkakis, a nome del gruppo ALDE. – (DE) Signor Presidente, signor Presidente in carica del Consiglio, signor Commissario Verheugen, ora le PMI sono al centro di tutti i discorsi – come ha affermato oggi la Presidenza del Consiglio. Si tratta di un fatto positivo, e desidero affermare chiaramente che il merito della situazione attuale è anche del Commissario Verheugen, che ha impresso alla questione uno slancio atteso da tempo. Gli siamo grati per questo.
Tuttavia, contrariamente a quanto accade in molti discorsi, il problema non viene sempre affrontato in modo opportuno. Possiamo averne una dimostrazione osservando quanto avviene all’interno della nostra stessa Istituzione, poiché il Parlamento avvia il dibattito a un’ora che non giova alla questione. Dunque anche noi dobbiamo rimboccarci le maniche e migliorare il modo in cui affrontiamo la questione.
Osservando le cifre – che sono state citate in questa sede – possiamo constatare che le PMI sono il nostro punto di riferimento principale per l’agenda di Lisbona. Occupando i due terzi della forza lavoro, le PMI sono i datori di lavoro più importanti, ma sono anche innovatori in molti ambiti, poiché sono leader mondiali nei mercati di nicchia e dei pezzi di ricambio, e a loro si deve anche il 50 per cento dei brevetti. Questo significa che, in tali settori, l’Europa ha l’autorità e la competenza per fornire gli orientamenti di cui deve assolutamente dotarsi nell’ambito della concorrenza globale. Le risorse finanziarie che destiniamo alle PMI sono in netto contrasto con questa situazione. A tale proposito si può facilmente osservare che, nella dotazione di bilancio originale della Commissione, che aveva una previsione di spesa generosa, solo lo 0,3 per cento di tutte le risorse era andato alle PMI. Alcuni miei colleghi hanno sollevato la questione del programma quadro per la competitività e l’innovazione (CIP). Come la relatrice, desidero anch’io sollevare un’obiezione sui tagli effettuati in quest’ambito. Conveniamo tutti che dobbiamo aumentare al massimo queste risorse.
Per quanto riguarda gli aspetti positivi, tuttavia, vorrei dire che il Commissario ha nominato un rappresentante per le PMI e, riponendo la sua fiducia in Françoise Le Bail, ha compiuto un’ottima scelta. Desidero ringraziarlo per questo e porgere i miei sinceri ringraziamenti alla collega per la valida relazione.
Ilda Figueiredo, a nome del gruppo GUE/NGL. – (PT) Signor Presidente, onorevoli colleghi, signor Commissario, è importante discutere la questione delle micro, piccole e medie imprese, Ancora più importante è attuare misure che forniscano un aiuto concreto agli imprenditori delle micro, piccole e medie imprese, cosa che finora non è avvenuta, anzi. Le politiche neoliberali hanno creato enormi difficoltà alle micro e piccole imprese.
Come afferma la relazione, dotarsi semplicemente di una Carta europea per le piccole imprese non basta. E’ necessario integrare e complementare le azioni “piccole imprese” della Carta con la politica globale destinata alle PMI grazie ad un’azione vincolante, non soltanto a livello comunitario ma anche a livello di Stati membri. E’ particolarmente importante che le piccole e micro imprese possano ricorrere ai programmi europei e, pertanto, si devono creare condizioni che ne agevolino l’accesso ai fondi comunitari, sia attraverso l’introduzione di emendamenti ai regolamenti sia attraverso la creazione di meccanismi di aiuto diretto e chiaro a favore delle loro associazioni. Grazie a tali meccanismi sarà possibile aiutare le piccole e le microimprese a superare gli ostacoli di natura finanziaria, burocratica, fiscale e di altro genere con cui sono costantemente confrontate.
E’ altrettanto importante rafforzare gli strumenti finanziari a favore delle piccole imprese e delle imprese artigianali, in particolare i sistemi di garanzia reciproca, e creare sistemi flessibili di microfinanziamento destinati a imprese a conduzione familiare o gestite da donne o da giovani, contribuendo a cofinanziare i progetti e fornendo informazioni pertinenti. Non bisogna dimenticare che, se l’UE non adotta misure ora, nei prossimi dieci anni dovrà fare i conti con la chiusura di milioni di piccole imprese e imprese artigianali, correndo conseguentemente il rischio di assistere alla scomparsa di milioni di posti di lavoro, ipotesi che acuirà la povertà, la desertificazione delle aree rurali e l’esclusione sociale.
Pertanto, come afferma la relazione – e colgo l’occasione per congratularmi con l’onorevole Vlasto per il lavoro svolto – è indispensabile che le Istituzioni comunitarie e gli Stati membri dell’UE attuino e sviluppino appieno le azioni stabilite nella Carta europea. Deve trattarsi di un impegno vincolante e non di una semplice adesione formale alla Carta. Inoltre, la Carta non deve perdere di significato a seguito della sua integrazione nella strategia di Lisbona, ipotesi avanzata poc’anzi dal Commissario Verheugen e che, personalmente, trovo preoccupante.
Gerard Batten, a nome del gruppo IND/DEM. – (EN) Signor Presidente, questa relazione chiede di ridurre gli ostacoli burocratici e di semplificare i sistemi fiscali delle piccole imprese. Come non essere d’accordo con tali richieste?
Tuttavia, la relazione prosegue affermando che tutta la legislazione deve essere applicata in modo eguale in tutti gli Stati membri e che, in caso di inosservanza delle norme, devono essere applicate rapide procedure di infrazione. Veniamo immediatamente ritrasportati nel mondo della legislazione e delle sanzioni uniformi per l’intera Unione europea, approccio con cui si strangolano l’imprenditorialità, l’iniziativa e la creazione di imprese.
Il mio partito ha segnalato che, durante la Presidenza britannica del 2005, sono stati emanati 4 000 nuovi regolamenti e strumenti legislativi, nonostante l’avventata promessa di Blair di ridurre l’eccesso di regolamentazione.
Se vogliamo che le piccole e medie imprese prosperino nell’Unione europea, obiettivo indispensabile per la creazione di posti di lavoro, basta semplicemente ridurre la regolamentazione europea, invece di aumentarla. Altrimenti, un giorno, l’unico modo per possedere una piccola impresa in Europa sarà quello di comprarne una grande e aspettare.
Guntars Krasts, a nome del gruppo UEN. – (LV) Signor Presidente, signor Commissario Verheugen, questa sera esamineremo per l’ultima volta la Carta europea per le piccole imprese come una relazione separata. A tale proposito, vorrei associarmi a coloro che hanno espresso l’auspicio che ciò non sminuisca l’importanza della politica a favore delle piccole imprese in futuro, quando la relazione verrà integrata nella relazione comune sull’attuazione della strategia di Lisbona.
A mio avviso, l’Unione europea non solo deve mantenere il proprio ruolo in questa sfera politica, ma deve anche ampliarlo. Le piccole imprese spesso sono prive di una lobby politica e di un sostegno istituzionale a livello di Stati membri. L’onere delle procedure fiscali e burocratiche colloca molte piccole imprese in una situazione discriminatoria rispetto a quella in cui si trovano altri attori di mercato. Le piccole imprese, dunque, spesso devono combattere non per ricevere deroghe speciali o per la semplificazione delle procedure fiscali e burocratiche, ma soprattutto per ottenere un ambiente non discriminatorio nel quale potere svolgere le proprie attività commerciali.
La politica dell’Unione europea nell’ambito del sostegno alle piccole imprese deve sviluppare un approccio più efficace e aggressivo, che stimoli gli Stati membri a tenere conto degli interessi di questo gruppo imprenditoriale. Ecco perché, a mio avviso, dobbiamo sostenere la proposta di conferire forza giuridica alla Carta europea per le piccole imprese, iniziativa che però non basta ad apportare un miglioramento significativo in quest’ambito. La Carta non deve rimanere solo uno strumento per il trasferimento di esperienze da un paese all’altro, mentre le imprese restano rinchiuse all’interno delle proprie economie nazionali. L’impatto della Carta accrescerà in maniera notevole la volontà politica dell’Unione europea e stimolerà le azioni finalizzate a un’ulteriore integrazione economica, prima tra tutte l’adozione della direttiva sui servizi.
La liberalizzazione del settore dei servizi del mercato interno offrirà a questo gruppo di imprenditori opportunità e incentivi senza precedenti per lo sviluppo ed eliminerà gli ostacoli amministrativi e finanziari che impediscono alle piccole e medie imprese di oltrepassare i confini nazionali. Non dobbiamo dimenticare che è proprio dalle attività delle piccole imprese che scaturisce lo spirito imprenditoriale, che assicura vitalità economica, sviluppo e stabilità in un periodo di cambiamento.
Pilar del Castillo Vera (PPE-DE). – (ES) Signor Presidente, vorrei innanzi tutto congratularmi con l’onorevole Vlasto per la relazione elaborata, poiché a mio parere è un testo molto esaustivo e al contempo chiarissimo. Desidero altresì ringraziare il Commissario Verheugen per la sua presenza in Aula oggi e per le spiegazioni che ci ha fornito.
In secondo luogo vorrei segnalare che, benché sia un luogo comune affermare che le piccole e medie imprese sono la spina dorsale dell’economia europea, si tratta pur sempre di una dichiarazione importante. Due terzi delle imprese europee sono PMI. L’Europa ha 25 milioni di piccole e medie imprese che, in termini occupazionali, forniscono niente meno che 95 milioni di posti di lavoro.
L’obiettivo, tuttavia, non è solo quello di far sopravvivere le PMI alla bell’e meglio; occorre consentire loro di prosperare e diventare forti. A tal fine, è necessario un modello che permetta alle PMI di svilupparsi non solo tramite la fusione o l’acquisizione, ossia secondo lo schema tradizionale, bensì attraverso la crescita delle piccole e medie imprese stesse.
Vorrei riprendere alcuni degli aspetti evidenziati dalla relazione presentata dall’onorevole Vlasto. Come lei, penso anch’io che, integrando la stesura delle relazioni sull’attuazione della Carta europea per le piccole imprese nell’ambito dell’elaborazione delle relazioni sulla strategia di Lisbona, il concetto di PMI ne possa in certa misura risentire.
Inoltre, credo che si debba rafforzare il dialogo bilaterale annuale con i rappresentanti delle piccole e medie imprese e agevolare la partecipazione delle PMI tramite l’impiego di strumenti adatti alle loro esigenze, come ad esempio incentivi che incoraggino le piccole e medie imprese a fare il loro ingresso nel mondo della ricerca e sviluppo.
Vorrei infine fare riferimento a un aspetto che il Commissario ha sollevato nel suo intervento: è impossibile che vi siano piccole e medie imprese forti se il valore dell’attività imprenditoriale viene continuamente sottovalutato. A mio parere è dunque estremamente importante sottolineare una volta per tutte il valore sociale dell’azione imprenditoriale. Lo ritengo indispensabile per il futuro delle piccole e medie imprese.
Reino Paasilinna (PSE). – (FI) Signor Presidente, signor Commissario, le piccole e medie imprese sono un’importante fonte di occupazione ed è proprio per questo motivo che la Carta europea è un progetto che merita di essere sostenuto. Al contempo, la Commissione deve subito elencare gli Stati membri che non hanno ancora migliorato il loro modus operandi o non hanno attuato le linee d’azione della Carta.
Le PMI rappresentano per noi una risorsa e un’opportunità immense. Dobbiamo costantemente snellire e semplificare la legislazione e fare in modo che sia più semplice fondare nuove imprese. Qualunque azione promuova un clima di imprenditorialità ha il sostegno del nostro gruppo. Un obiettivo importante deve essere l’armonizzazione del sistema di imposizione fiscale sulle società. Il problema della Carta è che non contiene abbastanza misure concrete a sostegno delle imprese innovative e del loro potenziale per la creazione di reti. Se utilizzate in maniera più efficace, Internet e l’e-business sono aree che offrono enormi opportunità. E’ altrettanto importante sviluppare servizi pubblici elettronici negli Stati membri che fungano da strumenti di sostegno per le PMI.
L’Unione deve iniziare subito ad attuare le disposizioni di Basilea II. Anche questo faciliterebbe le cose. Commissione e Consiglio devono inoltre riprendere a lavorare sul brevetto comunitario, questione problematica ma essenziale. Si potrebbe esaminare la normativa sugli aiuti di Stato, per consentire alle imprese di ricevere aiuto nel caso in cui venisse a mancare il finanziamento del rischio da parte del settore privato.
Naturalmente dovremmo sostenere la creazione di piccole imprese basate esclusivamente sul lavoro autonomo, ma aziende ambiziose e inventive sono la spinta vitale di cui abbiamo bisogno.
Jean Marie Beaupuy (ALDE). – (FR) Signor Presidente, signor Commissario, onorevoli colleghi, sono ovviamente lieto del vastissimo consenso raccolto dalla relazione dell’onorevole Vlasto questa sera, mentre stamani è stato un piacere sentire il Cancelliere Schüssel e poi il Presidente Barroso esprimere il proprio interesse per le PMI e assicurarci che l’argomento verrà trattato durante il Consiglio di primavera. Per parte mia, vorrei richiamare la vostra attenzione su due punti.
Abbiamo appena parlato delle PMI in termini astratti, come di un’entità amministrativa che richiede semplificazione, più risorse, un migliore contesto ambientale e così via. Una piccola impresa è, essenzialmente, il suo titolare – so che ve ne sono alcuni in quest’Aula che sono appena intervenuti – e ormai sono passati quasi 31 anni da quando io stesso ho creato la mia prima azienda. Dobbiamo quindi tenere conto di questi dirigenti aziendali, se vogliamo fornire loro risposte concrete che permettano il corretto funzionamento delle piccole imprese di cui sono a capo.
Se parlaste con tutti i titolari delle piccole e medie imprese europee, vi direbbero una cosa – che in un giorno non ci sono abbastanza ore – e, a quest’ora della sera, molti di loro sono ancora al lavoro. Dobbiamo dare risposte concrete, signor Commissario. Dobbiamo semplificare, ma dobbiamo soprattutto applicare il principio della sussidiarietà affinché enti, Stati e organizzazioni professionali possano fornire aiuto concreto a livello locale. L’Unione europea non deve fare tutto questo da sola, ma qualcosa deve fare.
Il secondo aspetto su cui mi vorrei soffermare riguarda i nostri concittadini. Come si è già detto, dobbiamo svolgere un’opera di sensibilizzazione già dall’età scolare. Desidero quindi avanzare una proposta. Così come ci sono concorsi musicali e tornei calcistici a livello europeo, perché non istituiamo una giornata europea “a porte aperte” per le piccole imprese? Perché non organizziamo una Giornata europea delle buone pratiche? Queste sono solo alcune idee che permetterebbero di far sapere e far conoscere ai nostri concittadini quanto siano importanti le PMI europee.
Thomas Mann (PPE-DE). – (DE) Signor Presidente, esistono 25 milioni di piccole imprese che danno lavoro a quasi 100 milioni di persone. Presso tali imprese è impiegata ben oltre la metà dei lavoratori privati europei e queste PMI rivestono capitale importanza per lo sviluppo regionale, culturale e sociale, anche delle aree rurali. Queste imprese meritano che si discuta ogni anno delle loro opportunità d’innovazione e delle loro prospettive competitive. Come hanno già rilevato i miei colleghi, l’importanza di queste imprese è stata evidenziata oggi da Wolfgang Schüssel, quando, durante la presentazione del programma della Presidenza austriaca del Consiglio, ci ha chiesto di “svegliare il gigante addormentato”. Sono pienamente d’accordo con lui.
Tuttavia, la Carta ha anche ricevuto critiche da più parti, poiché conterrebbe troppe richieste non vincolanti. Anch’io vorrei che esistessero misure concrete a livello comunitario nonché, come ha affermato il Commissario Verheugen, a livello di Stati membri. In ogni caso, le dieci linee d’azione della Carta costituiscono orientamenti importanti per incoraggiare lo scambio di buone pratiche, promuovere la creazione di nuove imprese e creare un ambiente positivo in generale. Per fare tutto questo, occorre partire dalle lezioni scolastiche e dobbiamo intervenire in tal senso dalle scuole elementari in avanti. I Paesi Bassi sono esemplari per quanto riguarda la semplificazione delle normative, soprattutto sulla base delle loro valutazioni d’impatto standardizzate. Conveniamo che il lavoro sullo smantellamento dei notevoli ostacoli burocratici e fiscali esistenti negli Stati membri deve continuare. E’ importante che le sovvenzioni siano completamente esentate dall’imposta sulle società.
L’onorevole Bushill-Matthews ha elaborato un’ottima relazione in seno alla nostra commissione consultiva, la commissione per l’occupazione e gli affari sociali. Mi riferisco in particolare al suggerimento di elaborare un Libro verde sulla riduzione di questi ostacoli, e all’invito ad agevolare l’accesso ai Fondi strutturali e ai fondi di capitale di rischio. A mio avviso, è importante che le piccole imprese promuovano maggiormente gli scambi transnazionali dei loro apprendisti e del resto del personale nel quadro di progetti quali il programma Leonardo da Vinci per lo scambio di apprendisti. Questa iniziativa accrescerà la mobilità e, al contempo, creerà uno dei prerequisiti che permetteranno alle piccole imprese e alle microimprese di collaborare molto più proficuamente in futuro.
Brigitte Douay (PSE). – (FR) Signor Presidente, sono lieta che le piccole imprese siano ora al centro delle attività europee e, soprattutto, mi rallegro per le incoraggianti osservazioni formulate stamani dal Cancelliere Schüssel, che ha fatto della questione una priorità della Presidenza austriaca. Le PMI sono anche il fulcro delle considerazioni, signor Commissario, che lei ha espresso dinanzi all’intergruppo PMI oggi pomeriggio e in Aula questa sera, nelle quali ha affermato che la situazione delle PMI sta molto a cuore alla Commissione e che dobbiamo creare migliori condizioni politiche per le piccole e medie imprese in Europa. Infine, le PMI sono l’elemento centrale della discussione di questa sera.
Nel difficile clima economico attuale, sono spesso le piccole imprese e le imprese artigianali a continuare a creare ricchezza e a costituire la principale fonte di occupazione, fornendo posti di lavoro a livello locale che mantengono la coesione sociale e sostentano l’intero territorio dell’Unione. L’UE deve essere una strenua sostenitrice di queste piccole imprese, aumentando il potere della Carta quale strumento specifico d’intervento e andando oltre le buone intenzioni, come richiesto dall’ottima relazione dell’onorevole Vlasto.
Affinché queste piccole imprese possano continuare a essere create e tramandate, dobbiamo ridurre le formalità amministrative in Europa e negli Stati membri, fornendo alle PMI un più facile accesso al capitale e ai programmi europei, in particolare per quanto riguarda la ricerca; dobbiamo inoltre migliorare la diffusione di informazioni sulle misure esistenti a loro favore e incoraggiare l’innovazione e la lotta alla contraffazione. Per fare tutto questo, però, occorrono stanziamenti ambiziosi; auguriamoci dunque che le fate che oggi hanno guardato nel futuro di queste piccole imprese – questo gigante addormentato, come lo ha definito il Cancelliere Schüssel – trasformino i loro desideri in realtà assegnando i fondi necessari alle varie azioni, e che alle loro buone intenzioni facciano riscontro impegni finanziari concreti.
Šarūnas Birutis (ALDE). – (LT) Signor Presidente, signor Commissario, le piccole imprese costituiscono uno dei principali motori della competitività europea. Vorrei tuttavia rilevare che la relazione è piuttosto formale e non riflette esattamente la situazione attuale. Vorrei richiamare la vostra attenzione sui problemi di sviluppo con cui sono confrontate le piccole imprese e le attività imprenditoriali nei nuovi Stati membri dell’Unione europea. Il livello di imprenditorialità in molti di questi paesi – come nella mia Lituania – è purtroppo quattro volte inferiore a quello dei vecchi Stati membri, e le prospettive di crescita per le piccole imprese non sono sufficientemente favorevoli. Questa situazione ridurrà la competitività complessiva dell’Unione europea. Per la creazione di imprese e posti di lavoro devono sussistere condizioni favorevoli all’avvio di un’attività imprenditoriale e anche opportunità di finanziamento vantaggiose. Lo spirito imprenditoriale e l’iniziativa dei cittadini sono prerequisiti importanti per uno sviluppo sociale armonioso. Per ora questo rimane un problema nei nuovi Stati membri. Questi Stati devono quindi ricevere slancio dalla Commissione europea e si devono destinare loro eccezionali misure supplementari e condizioni che agevolino lo sviluppo delle piccole imprese. Come realizzare questo obiettivo? Innanzi tutto, occorre eliminare la tassazione sugli investimenti delle piccole imprese, offrendo quindi alle PMI maggiori possibilità di utilizzare le risorse di capitale. In secondo luogo, alle piccole imprese deve essere garantito l’accesso ai Fondi strutturali a livello nazionale. A mio avviso, occorrerebbe assegnare una determinata percentuale dei fondi alle piccole imprese. Inoltre, è indispensabile semplificare le procedure burocratiche e ridurre al massimo l’onere fiscale che grava sulle imprese innovative, esentandole dall’imposta sulla società, soprattutto nella fase di lancio.
(Applausi)
Edit Herczog (PSE). – (HU) Signor Presidente, la Carta per le piccole e medie imprese è un importante e necessario documento politico di intenti, ma di per sé è ben più di questo. Il metodo di coordinamento aperto proposto per attuare gli obiettivi della Carta è flessibile, il che può risultare non solo un vantaggio, ma anche uno svantaggio. Sono pertanto d’accordo con la relatrice e il Commissario. Dobbiamo sostenere le PMI non solo con le intenzioni, ma anche con regolamenti vincolanti sia a livello europeo che di Stati membri.
E’ molto importante che la Carta, alla pari di altri programmi talvolta troppo distanti ad essa paralleli, affronti non solo il problema delle PMI, ma si rivolga anche ad esse. Oltre ai principi, ci occorrono soluzioni pragmatiche, facilmente comprensibili ed effettivamente praticabili in materia di assistenza e informazione, perché altrimenti non raggiungeremo mai le decine di migliaia di imprenditori forzati che non dispongono né di tempo né di risorse per cercarle.
Al contempo, non dobbiamo dimenticare che la politica per le PMI non è una questione speciale e separata, ma uno dei pilastri orizzontali. Se sappiamo che l’ampia maggioranza delle nostre imprese è costituita da PMI, dobbiamo anche renderci conto che l’unica soluzione strutturale duratura di cui disponiamo per la realizzazione della politica di coesione, la riduzione della disoccupazione, la promozione della competitività e della crescita economica, l’agevolazione dello sviluppo rurale, dello sviluppo della ricerca e anche dell’innovazione è affidarci alle nostre PMI.
Non dobbiamo trascurare questo principio. Ecco perché vorrei che la Carta non finisse in un cassetto al termine del dibattito, ma restasse sulle nostre scrivanie a ricordarci la lunga strada che dobbiamo ancora percorrere prima di poter parlare del successo delle piccole imprese in Europa.
Presidente. – La discussione è chiusa.
La votazione si svolgerà giovedì 19 gennaio 2006, alle 12.00.
Dichiarazione scritta (articolo 142 del Regolamento)
Alessandro Battilocchio (NI). – La carta per le PMI è un grande passo in avanti in difesa di quel settore industriale che rappresenta la peculiarità, la vivacità e la ricchezza dell’UE. Migliore accesso ai fondi europei, un’amministrazione più snella, formazione, agevolazioni fiscali, sono tutti strumenti indispensabili affinché le PMI continuino ad esistere, a produrre, a investire, ad assumere. Occorre però che l’Unione Europea, una volta riconosciuta l’importanza di questo settore, vegli attentamente sulla coerenza delle sue politiche: i recenti dibattiti sulla registrazione di sostanze chimiche, o sulla brevettabilità dei software, per citarne solo alcuni, hanno fatto talvolta nascere nei nostri cittadini il dubbio sull’effettiva volontà dell’UE di impegnarsi a fondo per difendere le PMI. L’ultimo, spiacevole esempio ci è dato dall’ormai stranoto dibattito sul settore tessile e sui rapporti commerciali con la Repubblica cinese. Promuovere ed applicare una carta per le PMI saranno solo sforzi vani finché l’UE, ed in particolare la Commissione Europea, non alzerà finalmente la voce per esigere con fermezza il rispetto delle regole commerciali, già di per sé estremamente sfavorevoli alle piccole imprese, e pretendere dai partner internazionali le migliori condizioni possibili perché questo tessuto possa continuare a fiorire.
Gábor Harangozó (PSE). – (EN) Nei nuovi Stati membri sono stati compiuti progressi in merito alla promozione delle PMI, soprattutto per quanto riguarda l’educazione allo spirito imprenditoriale, una migliore regolamentazione e la carenza di manodopera qualificata. Azioni concrete volte a promuovere un ambiente favorevole alle PMI sono alla base della realizzazione degli obiettivi comunitari della crescita e dell’occupazione.
Dalle migliori pratiche si evince che i nuovi Stati membri dovrebbero concentrarsi sulla creazione di sistemi per monitorare la carenza di manodopera qualificata, sullo sviluppo di politiche per l’elaborazione di normative in materia di fallimento e concorrenza, sull’adeguamento di sistemi fiscali favorevoli alle PMI, sull’utilizzo di valutazioni d’impatto per lo sviluppo di una migliore regolamentazione e sulla promozione delle competenze nell’ambito della tecnologia e dell’innovazione.
E’ quindi necessario integrare ulteriormente la dimensione delle piccole e medie imprese all’interno delle altre politiche dell’Unione attraverso una maggiore consultazione e una migliore rappresentanza delle PMI a livello nazionale e comunitario.
La discussione di questa relazione offre inoltre l’opportunità di accogliere le iniziative Jaspers e Jeremy, che svolgeranno indubbiamente un ruolo importante nella creazione di un ambiente più favorevole alle imprese all’interno dell’Unione.
Mi rallegro inoltre per l’estensione geografica degli obiettivi della Carta all’Unione europea allargata, ai paesi candidati, ai Balcani occidentali, alla Moldova e ai partner del Mediterraneo.
Sostengo infine la relatrice quando chiede che nelle future relazioni venga fornito un quadro coerente e una valutazione più sistematica e più critica della situazione.