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RC-B6-0086/2006

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Discussioni
Mercoledì 1 febbraio 2006 - Bruxelles Edizione GU

12. Risultati delle elezioni in Palestina e situazione in Medio Oriente, nonché decisione del Consiglio di non rendere pubblica la relazione su Gerusalemme Est
PV
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  Presidente. – L’ordine del giorno reca le dichiarazioni del Consiglio e della Commissione sui risultati delle elezioni in Palestina e situazione in Medio Oriente, nonché la decisione del Consiglio di non rendere pubblica la relazione su Gerusalemme est.

 
  
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  Hans Winkler, Presidente in carica del Consiglio.(DE) Signor Presidente, signora Commissario, onorevoli deputati, benché si sia già parlato molto delle elezioni in Palestina, delle conseguenze che ne scaturiranno e della strada da seguire nel periodo immediatamente successivo ad esse al punto 4 dell’ordine dei lavori, vorrei soffermarmi su alcune questioni che sono state oggetto della riunione del Consiglio tenutasi lunedì scorso.

La prima cosa da dire – e vorrei cogliere l’occasione per ringraziare l’onorevole De Keyser e tutti i deputati che hanno preso parte a questa missione di osservazione elettorale – è che le elezioni si sono svolte regolarmente. Su questo tutti sono d’accordo e credo che queste consultazioni elettorali siano state un’inequivocabile e democratica espressione del volere del popolo. Questo è indubbio.

La reazione della Presidenza e praticamente di tutti i ministri degli Esteri degli Stati membri dell’Unione europea è stata immediata; hanno agito tutti indipendentemente l’uno dall’altro, dimostrando così di ispirarsi sostanzialmente ai medesimi principi. Vorrei inoltre riferire all’Assemblea le dichiarazioni rilasciate dal Quartetto per il Medio Oriente tra il 26 e il 30 gennaio, che precisano che la comunità internazionale continua a ritenere che si possa giungere a una soluzione duratura e pacifica del conflitto tra Israele e Palestina solo sulla base della non violenza, del riconoscimento del diritto a esistere di Israele e del rispetto degli obblighi bilaterali vigenti.

E’ stato ed è particolarmente importante che le dichiarazioni del Consiglio e degli Stati membri dell’Unione europea siano state pressoché identiche a quelle rilasciate dai nostri partner del Quartetto. Ciò che sia il Quartetto che l’Unione europea si aspettano da qualunque futuro governo palestinese è un inequivocabile impegno nei confronti dei principi che ho elencato, ed entrambi rilevano che la nuova Autorità autonoma palestinese riceverà il sostegno della comunità internazionale esclusivamente a patto che vengano rispettati tali principi.

Il Quartetto ha nuovamente ricordato a Israele e all’Autorità autonoma palestinese gli impegni che devono assolvere in conformità della roadmap e, nel seguire questa linea, ha ricevuto un sostegno concreto dal Consiglio, il quale a sua volta si aspetta che il neoeletto Consiglio legislativo palestinese sostenga la formazione di un governo impegnato a favore di una soluzione pacifica e negoziata del conflitto con Israele, basata sugli accordi vigenti e sulla roadmap, sullo Stato di diritto, sulle riforme e sulla corretta gestione delle proprie finanze. Se verranno soddisfatti tutti questi requisiti, l’Unione europea sarà disposta a continuare a sostenere lo sviluppo economico della Palestina e la costruzione di uno Stato palestinese democratico.

Allo stato attuale sarebbe prematuro prendere decisioni e, giacché non possiamo farlo, dobbiamo invece dire a chiare lettere che l’Unione europea, al pari degli altri partner che stanno apportando il proprio contributo, è disposta a continuare ad accordare il proprio sostegno purché vengano rispettate determinate condizioni.

Questo dibattito, ovviamente, in origine è scaturito dalla questione di Gerusalemme est, ed ora vorrei spendere un paio di parole proprio su questo argomento. Dal precedente dibattito è emersa la chiara aspettativa che l’Unione europea adotti un approccio equo, caratterizzato da una politica coerente per il Medio Oriente che non sia determinata esclusivamente dagli interessi israeliani o palestinesi, ma che faccia dell’equilibrio un requisito assoluto.

L’Unione europea, inoltre, è preoccupata per le attività di Israele all’interno di Gerusalemme est e nella zona ad essa circostante, nonché per le costanti opere di insediamento e costruzione del muro di separazione e per la distruzione delle case dei palestinesi. Queste attività violano il diritto internazionale, rendono meno probabile una soluzione definitiva della questione di Gerusalemme e minacciano di rendere impossibile una soluzione fondata sulla coesistenza di due Stati autonomi.

Queste considerazioni hanno spinto il Consiglio a chiedere ai propri servizi competenti di fornire all’UE un’analisi dettagliata della situazione di Gerusalemme est, prendendo spunto dai dati raccolti dalle missioni condotte dall’Unione europea a Gerusalemme e Ramallah.

Tuttavia, in vista di un cambiamento della situazione, e soprattutto alla luce delle elezioni israeliane per la Knesset, il 12 dicembre il Consiglio ha deciso di non pubblicare questo studio, ma di informare gli alti rappresentanti del governo israeliano delle preoccupazioni nutrite dall’Unione europea in quest’ambito.

Da allora vi sono state due iniziative diplomatiche: una ad opera della troika dell’Unione europea, che il 19 dicembre si è rivolta al ministro degli Esteri israeliano, e l’altra indirizzata dalla Presidenza ai principali partiti politici israeliani il 23 di quello stesso mese.

L’Unione europea ha appreso con soddisfazione la decisione di Israele di acconsentire allo svolgimento di parte delle elezioni a Gerusalemme est, iniziativa che contribuirà al buon andamento elettorale.

 
  
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  Benita Ferrero-Waldner, Membro della Commissione.(EN) Signor Presidente, come abbiamo affermato nel dibattito precedente, siamo effettivamente dinanzi a una nuova realtà. Lunedì i ministri degli Esteri dell’Unione europea e il Quartetto si sono riuniti per definire la nostra reazione all’ingresso di Hamas sulla scena politica nazionale palestinese e discutere le implicazioni della nostra assistenza all’Autorità palestinese.

Vorrei ricordare tre elementi. In primo luogo, i nostri principi, che devono essere assolutamente chiari. Abbiamo sostenuto queste elezioni fornendo un aiuto finanziario di 18,5 milioni di euro. Si è parlato inoltre dei 240 osservatori elettorali sotto l’eccellente guida dell’onorevole De Keyser. Abbiamo altresì dimostrato il nostro impegno nei confronti della creazione di istituzioni democratiche. Credo che questa sia evidentemente una posizione basata su principi. Oggi dovremmo forse abbandonare questa posizione perché non condividiamo il risultato delle elezioni? Credo che si tratterebbe altrettanto evidentemente di un errore. Dovremmo piuttosto chiedere che tutti rispettino l’esito di un’elezione democratica. Quando mi sono recata a Gaza, ho affermato a chiare lettere che eravamo disposti a lavorare con un governo intenzionato a ottenere la pace con mezzi pacifici. Come ha ribadito il Quartetto, tale obiettivo si raggiunge mediante la cooperazione, con un chiaro impegno in favore della non violenza, con il riconoscimento di Israele e l’accettazione degli impegni assunti precedentemente, tra cui la roadmap e l’accordo di Oslo.

In secondo luogo, le responsabilità: ora tocca ai leader palestinesi. E’ loro dovere comportarsi da partner e rispettare i criteri stabiliti dalla comunità internazionale. Non è ancora chiaro come Hamas, nell’ambito della sua piattaforma di cambiamento e riforma, eserciterà le responsabilità che un nuovo governo palestinese dovrà assumersi. Occorrerà del tempo per discernere le loro intenzioni. In entrambe le discussioni, ho chiesto alla comunità internazionale di lanciare un chiaro messaggio sulle nostre aspettative. Ho anche affermato che la Commissione europea è pronta a lavorare con qualsiasi governo intenda davvero ricercare la pace con mezzi pacifici.

Tuttavia, non dimentichiamo le esigenze economiche e umanitarie del popolo palestinese, che sono davvero immense. Ricordiamo altresì le legittime aspirazioni all’indipendenza dello Stato palestinese. Non dobbiamo dimenticare che i finanziamenti dei donatori sono essenziali per alleviare le difficili condizioni in cui versano i cittadini comuni della Palestina e impedire il circolo vizioso della povertà e dell’estremismo. Tuttavia, ricordiamo anche di aver assunto un impegno nei confronti di una soluzione a due Stati e delle esigenze di sicurezza di Israele.

Di conseguenza, ci aspettiamo innanzi tutto che i futuri membri del governo palestinese s’impegnino a rispettare questi tre principi, come previsto dall’accordo di associazione ad interim UE-Palestina, in cui si afferma chiaramente che la libertà della democrazia, lo Stato di diritto e i diritti umani devono essere rispettati. Inoltre, il piano d’azione negoziato nel quadro della politica di vicinato stabilisce altrettanto espressamente che la roadmap dev’essere la strada da seguire per raggiungere la pace.

Se da un lato la condotta di Hamas, come organizzazione, continuerà a essere oggetto di grande attenzione, dall’altro il nuovo governo palestinese dovrà innanzi tutto essere giudicato sulla base delle proprie azioni, tra cui la sua capacità di garantire sicurezza e stabilità.

La stabilizzazione delle finanze pubbliche è una sfida importante e immediata. Sono pronta ad assumere un approccio costruttivo nei confronti dei problemi fiscali dell’Autorità palestinese – cui ora devono far fronte soprattutto il governo ad interim e il governo di transizione – alleviando i loro problemi di liquidità. A dover fare la loro parte, però, sono anche altri, compreso Israele, cui è stato chiesto di continuare a trasferire il gettito dei dazi doganali all’Autorità palestinese. Io, alla pari di altri membri del Quartetto, parlerò inoltre personalmente agli israeliani della questione.

Anche il ruolo dei palestinesi stessi sarà fondamentale. La Banca mondiale invierà una missione incaricata di esaminare il da farsi e di valutare il modo in cui l’Autorità palestinese potrebbe soddisfare i criteri previsti, eventualmente tramite una riduzione del bilancio. Occorrerà individuare la possibilità di revocare la sospensione dei pagamenti a titolo del Fondo fiduciario della Banca mondiale, a carico del quale sono ancora disponibili 35 milioni di dollari. Questi finanziamenti non sono stati erogati perché non era possibile farlo. Spero di poter contare sul sostegno del Parlamento per trovare una soluzione a breve termine. Tuttavia, per il nuovo governo sarà inoltre importante riavviare riforme essenziali, agendo nello stesso spirito che aveva caratterizzato il nostro lavoro con l’Autorità palestinese in passato.

Nel frattempo, la Commissione intende portare avanti i programmi di aiuto volti a soddisfare le esigenze di base dei palestinesi, intervenendo tra l’altro nell’ambito delle infrastrutture, dell’aiuto alimentare e dell’assistenza umanitaria e ai profughi.

Per concludere vorrei dire che il processo di pace si trova – come tutti sappiamo – in un momento molto critico. Il 2005 è stato dominato dalle azioni unilaterali da parte di Israele e dalla paralisi istituzionale palestinese. La comunità internazionale deve ora fornire una concreta prospettiva di progresso, compiendo sforzi su entrambi i versanti, sia nei confronti degli israeliani che dell’Autorità palestinese. Convengo che, in tale contesto, dobbiamo rafforzare Mahmoud Abbas e la sua autorità per fornire stabilità e dimostrare che dai negoziati scaturiranno risultati positivi. Per questo motivo vorrei sottolineare l’importanza di evitare tutte le azioni unilaterali che rischiano di pregiudicare i negoziati sullo status finale, compresi gli attentati terroristici, l’espansione degli insediamenti e la costruzione del muro di separazione.

Ora, dunque, dobbiamo collaborare a stretto contatto: i giorni e i mesi a venire saranno assolutamente cruciali per la stabilità non solo del Medio Oriente, ma anche nostra.

 
  
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  Edward McMillan-Scott (PPE-DE), presidente della missione di osservazione del Parlamento europeo.(EN) Signor Presidente, ho avuto il privilegio di rivestire nuovamente l’incarico di presidente della più ampia missione di rappresentanti eletti per l’osservazione delle elezioni in Palestina: quella del Parlamento europeo. Vorrei subito ringraziare per il lavoro svolto gli altri 26 deputati al Parlamento europeo impegnati nella delegazione, rivolgendomi in particolar modo alla mia vicepresidente, onorevole Napoletano, e ovviamente alla collega De Keyser, osservatore capo della missione dell’Unione europea. Desidero altresì ringraziare il personale del Parlamento europeo che è venuto con noi e che ha svolto un ottimo lavoro in circostanze molto difficili.

La settimana scorsa, per le strade della Palestina, abbiamo sentito il clamore della scelta e del cambiamento. Abbiamo sentito il rumore della democrazia. Ci siamo resi conto, come ha osservato uno dei miei colleghi, che tutto si stava svolgendo in modo perfetto. Gli elettori si sono recati liberamente alle urne: uomini, donne, giovani e anziani. Le sezioni elettorali, generalmente situate all’interno di edifici scolastici e gestite da insegnanti, si sono rivelate efficienti e ben organizzate. Nel complesso, le forze israeliane si sono tenute fuori del processo elettorale, che è stato perfetto; il risultato emerso ha indubbiamente rispecchiato il volere della gente, esprimendo più la disperazione che il popolo prova nei confronti di Al Fatah che non il suo amore per Hamas. Per la verità, i membri di Hamas che abbiamo incontrato non erano persone molto cordiali.

Non solo in Palestina, ma in ogni parte del mondo arabo – anche in Egitto, dove la Fratellanza musulmana ha ottenuto ottimi risultati a novembre e dicembre, e nelle prossime elezioni parlamentari marocchine – assisteremo all’emergere di una politica del fondamentalismo islamico in tutto il mondo arabo, un mondo arabo composto da 250 milioni di persone. Questa è la sfida cui devono far fronte tutte le nostre Istituzioni. Dobbiamo collaborare, perché a mio parere, pur avendo impartito il processo della democrazia, non ne abbiamo impartito i valori, che per noi sono la norma nell’Unione europea. Democrazia, Stato di diritto, diritti umani e rispetto per la protezione delle minoranze: sono questi i valori che dobbiamo trasmettere.

 
  
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  Véronique De Keyser , presidente della missione di osservazione elettorale dell’UE nei territori palestinesi.(FR) Signor Presidente, i miei primi pensieri vanno ai membri della missione che si trovano ancora sul posto. Ho ricevuto diverse parole di ringraziamento che vorrei condividere con loro: hanno svolto un lavoro straordinario. Ho inoltre ricevuto un grande aiuto dal Consiglio, da Marc Otte, rappresentante speciale dell’Unione europea per il processo di pace in Medio Oriente, che era presente in Palestina, e da Jeanette. Tuttavia, signora Commissario, desidero ringraziare soprattutto lei per avermi aiutato a prendere alcune decisioni difficili.

Ne illustrerò due. Innanzi tutto, l’invio della nostra missione a Gaza in condizioni di sicurezza precarie. Fin dall’inizio, la nostra è stata l’unica missione di osservazione elettorale presente a Gaza. Poi, signora Commissario, la delicata decisione di incontrare i candidati di “Cambiamento e riforma”, la lista elettorale di Hamas. Ovviamente, abbiamo scelto noi i candidati che avremmo incontrato, ed erano candidati moderati. Vorrei anche aggiungere, però, che la nostra è stata l’unica missione ad aver incontrato alcuni candidati del partito “Cambiamento e riforma” e che la storia ci ha dato ragione, poiché il 44 per cento del popolo palestinese ha votato a loro favore.

Vorrei ora rilevare che ci troviamo dinanzi a tre sfide. La prima sfida – che trovo difficile anch’io – è rispettare la scelta del popolo palestinese, che, come ha affermato l’onorevole McMillan-Scott, si è pronunciato a favore del cambiamento e non necessariamente dell’islamismo radicale. Non tutti i palestinesi, o per lo meno la metà di loro, sono diventati islamisti radicali. Vogliono un cambiamento sia all’interno che all’esterno della Palestina, nonché una pace che tarda a venire.

La seconda sfida, signora Commissario, è di non cedere alla tentazione dell’unilateralismo nella ricerca della pace. E’ dall’epoca di Yitzhak Rabin che non scorgiamo più alcuna traccia di bilateralismo nelle decisioni e nei negoziati tra Israele e Palestina. Il ritiro da Gaza è stata una decisione unilaterale. Oggi la presenza di Hamas all’interno del governo palestinese rafforzerebbe quell’unilateralismo e non porterebbe alla pace. Mi auguro che l’Unione europea lavori in questo senso.

La terza sfida consiste nell’operare una distinzione, a prescindere dalle circostanze, tra il governo palestinese, che dovrà assumersi le proprie responsabilità, e il popolo palestinese, che non può essere tenuto in ostaggio in virtù della propria scelta. Certo, il popolo palestinese ha compiuto questa scelta, ma ha esigenze basilari che dobbiamo fare in modo vengano soddisfatte, qualunque cosa riservi il futuro, perché altrimenti andremo incontro a una catastrofe.

Per concludere, vorrei riferirvi ciò che mi ha detto una donna palestinese subito dopo le elezioni. Quando le ho chiesto: “Non ha paura di essere governata dalla legge della sharia?”, lei mi ha risposto: “No, non abbiamo avuto paura di dire di no agli israeliani, che sono più forti di noi. Non abbiamo avuto paura di dire di no a Fatah perché ci ha deluso. Sapremo dire di no a Hamas se ci deluderà a sua volta”. Ecco qui l’intera lezione di democrazia parlamentare che i palestinesi hanno compreso appieno.

(Applausi)

 
  
  

PRESIDENZA DELL’ON. KAUFMANN
Vicepresidente

 
  
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  Ignasi Guardans Cambó, a nome del gruppo ALDE.(EN) Signora Presidente, le elezioni sono come una fotografia. In realtà, sono come la radiografia di una società in un preciso momento storico. Queste elezioni devono indurci tutti a essere realisti e a porre fine all’ipocrisia in seno alla comunità internazionale. Milioni di palestinesi sono disperati. Non hanno nulla da perdere e votano per chi promette qualsiasi tipo di cambiamento e riforma, nonché la fine della corruzione.

Parliamo troppo del Medio Oriente e troppo poco dell’effettiva situazione in cui versano uomini, donne, bambini e anziani che, insieme alle loro famiglie, sono disperati. Dobbiamo rispettare questa volontà. Dobbiamo trasmettere un messaggio di rispetto a questa nuova maggioranza, che deve tuttavia essere accompagnato da un messaggio da cui si evinca che il nostro sostegno è vincolato alla fine della violenza, della resistenza violenta e del terrorismo. Dobbiamo però rispettare il volere della popolazione.

Non cerchiamo di mettere in scena lo stesso film e di mantenere la stessa sceneggiatura sostituendo semplicemente uno dei personaggi. In questo modo andremmo sicuramente incontro al fallimento. Siamo dinanzi a un nuovo scenario che richiede nuove proposte, un nuovo impegno e nuove pressioni su entrambi i fronti. Siamo nella situazione attuale proprio perché non abbiamo agito in tal senso. Dobbiamo esercitare nuove pressioni su entrambe le parti del conflitto. Dobbiamo cercare la pace, senza però mai dimenticare che parliamo di persone in carne e ossa.

 
  
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  David Hammerstein Mintz, a nome del gruppo Verts/ALE.(ES) Signora Presidente, credo che ora il ruolo di mediazione dell’Unione europea sia più necessario che mai. Ora meno che mai possiamo abbandonare la regione né possiamo abbandonare il popolo palestinese; al tempo stesso, tuttavia, dovremmo trarre le debite lezioni. Che cosa abbiamo imparato dal nostro intervento nella regione e dal nostro aiuto al popolo palestinese? Che cosa abbiamo imparato dopo aver proclamato per anni che le elezioni e la democrazia erano la soluzione nonché una tappa e una condizione per la pace, quando ora ci rendiamo conto che le elezioni stesse sono diventate un problema anziché una soluzione?

Non ho sentito alcuna autocritica da parte del Consiglio o della Commissione sugli errori che abbiamo commesso, dopo i miliardi di euro investiti.

Credo che questa vittoria di Hamas incarni la realizzazione di una profezia proclamata dalla politica israeliana. Per anni gli israeliani hanno affermato: non esiste un partner palestinese per la pace. Alla fine sono riusciti a tradurre a tutti gli effetti quest’affermazione in realtà.

Ora l’Unione europea deve affermare a chiare lettere che, se Hamas vuole continuare, deve accettare le regole del gioco e gli accordi già sottoscritti dal governo palestinese, riconoscere Israele e sciogliere il proprio esercito. Al tempo stesso, dobbiamo impegnarci a fondo per aprire un orizzonte di pace.

Una delle ragioni fondamentali della vittoria di Hamas è che non ci sono speranze, non ci sono speranze di un accordo definitivo in Medio Oriente. Inoltre, la qualità di vita dei palestinesi è andata peggiorando di anno in anno. Gli impegni assunti sul campo dal Quartetto al fine di migliorare il benessere dei palestinesi vengono assolti a passo di lumaca, molto lentamente, e le vie tortuose e gli ostacoli sorti non sono stati superati in maniera convincente.

Credo che dobbiamo agire da mediatori e lavorare più che mai per aprire questo orizzonte di pace.

 
  
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  Adamos Adamou, a nome del gruppo GUE/NGL.(EL) Signora Presidente, innanzi tutto vorrei ringraziare anch’io Véronique De Keyser ed Eduard McMillan-Scott per gli sforzi che hanno compiuto, insieme agli altri europarlamentari, durante la loro missione.

Il conteggio elettorale ha confermato la leadership politica di Hamas e questo risultato va rispettato. Al tempo stesso, l’esito elettorale non deve sorprenderci. E’ la conseguenza di molti fattori, sia locali che internazionali.

I palestinesi, nonostante le dichiarazioni dell’Occidente, purtroppo non hanno ancora visto promuovere l’obiettivo della creazione di un loro Stato indipendente. Tuttavia, hanno assistito alla legalizzazione della politica razzista del muro e degli insediamenti. Il risultato elettorale lancia un messaggio sia ai palestinesi stessi che alla comunità internazionale, soprattutto a noi, riguardo all’inadeguatezza della politica condotta; infatti, invece di esercitare pressioni su Israele affinché applicasse la roadmap e le risoluzioni dell’ONU per promuovere un processo politico, ci siamo limitati semplicemente a sostenere finanziariamente i palestinesi.

Purtroppo, credo che non siamo stati in grado di recepire questi messaggi, visto che oggi il Parlamento europeo promuove una risoluzione univoca e unilaterale.

Non possiamo reagire al nuovo governo ponendo fine agli sforzi volti a riavviare il processo di pace, come annunciato dagli Stati Uniti. Nondimeno, Hamas deve denunciare la violenza, riconoscere il diritto a esistere dello Stato di Israele e cooperare con il Presidente Abbas per portare avanti il processo di pace. Nel contempo, sia l’Unione europea che gli altri membri del Quartetto devono ribadire il loro impegno a creare uno Stato indipendente palestinese accanto allo Stato di Israele, che abbia come capitale Gerusalemme est.

 
  
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  Mario Borghezio, a nome del gruppo IND/DEM. – Signor Presidente, onorevoli colleghi, l’Europa raccoglie ciò che ha seminato: i miliardi profusi verso la Palestina, che sono stati male utilizzati e la cui gestione non è stata monitorata come si doveva, hanno prodotto lo tsunami Hamas. Al potere è quindi salita un’organizzazione terroristica, che ha come fine strategico e dichiarato – come confermato dalle numerose ambiguità con cui i dirigenti dell’organizzazione hanno risposto alle nostre domande durante la missione – la creazione dello Stato della sharia, con tanti saluti alla pace, ai diritti umani, ai diritti delle donne e delle minoranze religiose. Hamas ha fornito una risposta molto chiara, rifiutando tutte le richieste del Quartetto sul Medio Oriente.

L’Internazionale socialista, per bocca dell’on. Schulz, si è già espressa a favore di un’apertura verso Hamas, pur non avendo mai levato la voce contro l’uso scandaloso degli aiuti versati all’Autorità palestinese. Ma la realtà è che chi scommette su un’apertura moderata di Hamas consegna definitivamente la Palestina agli integralisti, un destino che il popolo palestinese, fatto di gente coraggiosa, umile, intelligente e laboriosa, non merita certamente.

 
  
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  Frank Vanhecke (NI).(NL) Signora Presidente, che la famosa relazione dei diplomatici europei sia ufficiale o meno, dobbiamo concludere che questo documento, che è stato oggetto di un intenso dibattito, ha avuto se non altro l’effetto di fornire l’ennesima dimostrazione dell’eccessivo unilateralismo degli organi ufficiali dell’Unione europea a favore dei palestinesi. I rappresentanti europei sostengono costantemente, come faceva Bismarck, di essere mediatori onesti, ma in realtà difendono principalmente le richieste dei palestinesi, comportamento che è nocivo per l’indipendenza dell’Unione europea.

Già che ci siamo, potremmo anche riconoscere che i diversi miliardi di contributi europei erogati all’Autorità palestinese negli ultimi anni sotto forma di aiuto sono essenzialmente serviti a sostenere un regime interamente corrotto. A questo riguardo, ho rivolto molte domande al Consiglio e alla Commissione, che però le hanno respinte ogni volta e ora ne paghiamo le conseguenze. I corrotti sono stati spazzati via della vittoria elettorale del movimento terroristico islamico Hamas. La responsabilità dell’Unione europea a tale proposito è schiacciante.

 
  
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  José Ignacio Salafranca Sánchez-Neyra (PPE-DE).(ES) Signora Presidente, benché i recenti risultati delle elezioni palestinesi non inducano proprio all’ottimismo, credo che uno dei maggiori errori che potrebbero commettere l’Unione europea, in generale, e questo Parlamento, in particolare, sarebbe giungere a conclusioni affrettate.

Ciò che invece, a mio parere, possiamo affermare senza ombra di dubbio è che la presenza della missione di osservazione elettorale dell’Unione europea è stata un successo notevole per la Commissione europea e che – come ha dichiarato il Commissario Ferrero-Waldner – accresce la visibilità dell’Unione e contribuisce al consolidamento della democrazia in tutto il mondo. Dobbiamo quindi congratularci con la Commissione e anche con i colleghi Edward McMillan-Scott e Véronique De Keyser, nonché con gli altri membri dell’Assemblea che li hanno accompagnati.

Signora Presidente, credo che sarebbe prematuro giungere alla conclusione che il claudicante processo di pace in Medio Oriente verrà seppellito dall’esito di queste elezioni o che esse costituiscono l’epitaffio degli accordi di Oslo. Credo che si debba lasciar passare un po’ di tempo e vedere quali saranno le prossime mosse. In particolare, nonostante gli errori commessi, dobbiamo considerare il Presidente dell’Autorità nazionale palestinese come un interlocutore legittimo, attendere la costituzione del nuovo governo senza dimenticare – come diceva l’onorevole De Keyser – che il 75 per cento dei cittadini che hanno votato a favore di questa formazione politica non vuole la distruzione dello Stato di Israele e, infine, signora Presidente, valutare quale sarà l’impatto di questo processo elettorale sulle elezioni israeliane.

Tuttavia, signora Commissario, prima o poi, a prescindere dalle urgenze del breve periodo, l’Unione europea dovrà pronunciarsi su un punto fondamentale, ovvero stabilire se le immense esigenze – come lei ha affermato – del popolo palestinese sono compatibili con l’esistenza di Hamas, nella cui carta di fondazione si chiede di liquidare e distruggere lo Stato di Israele, e con la sua inclusione nell’elenco delle organizzazioni terroristiche dell’Unione europea.

A questo proposito, signora Presidente, l’Unione europea non può agire utilizzando due pesi e due misure: o si rinuncia alla violenza come mezzo di azione politica e al terrore o si dovrà rinunciare all’intervento e all’aiuto dell’Unione europea.

 
  
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  Pierre Schapira (PSE).(FR) Signora Presidente, desidero ringraziare gli onorevoli McMillan-Scott e De Keyser: le elezioni si sono svolte senza problemi di alcun tipo. Inoltre, queste sono elezioni storiche: si tratta della prima alternanza democratica nel mondo arabo.

Il popolo palestinese non ha votato a favore di Hamas, ha votato contro Fatah. Hamas ha vinto sulla base di un programma incentrato sulla lotta alla corruzione e sulla riforma dell’OLP, l’unica organizzazione autorizzata a negoziare. Soprattutto, ha vinto sulla base di un programma sociale da attuare specificamente all’interno della Palestina. Sono state queste le precise impressioni che ho avuto, quando, a margine della nostra missione, ho incontrato i sindaci palestinesi e la loro associazione, che è dominata da Hamas. Quanto agli aiuti, dobbiamo continuare ad aiutare il popolo palestinese, facendo in modo che i funzionari vengano pagati e, soprattutto, dobbiamo impedire il crollo dello Stato, perché altrimenti l’Autorità palestinese finirà nelle mani di un altro paese.

E’ imperativo attendere, onorevoli colleghi, ma cerchiamo di non diventare troppo ingenuamente ottimisti. Leggete la carta di Hamas: è spregevole e ignobile. Deve essere invalidata affinché il nuovo governo possa diventare un partner di discussione. Dobbiamo fissare una data, un calendario, in modo che Hamas si assuma le proprie responsabilità, poiché è diventato un partito legittimo in un paese democratico.

 
  
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  Frédérique Ries (ALDE).(FR) Signora Presidente, sarò breve. Dispongo infatti di un solo minuto per dire quanto per me sia stato deludente constatare come, in quest’Aula, il Parlamento europeo abbia deciso accuratamente di evitare di “dire la verità”.

Questo testo sull’esito elettorale palestinese è costituito da sei trattini, sette considerando e dodici paragrafi, ma non cita neanche una volta – non vi si accenna nemmeno – a Hamas e alla carta incentrata sull’odio su cui si fondano la sua ideologia e la sua azione. L’onorevole Schapira ha appena detto quanto sia spregevole – penso che il termine da lui utilizzato fosse questo – tale carta, mentre l’onorevole Cohn-Bendit ha parlato di una carta ripugnante. Ovviamente condivido queste opinioni.

Oserei dire che ci meritiamo un Premio Nobel per la banalità quando, nonostante la carta, abbiamo di fatto sentito il Quartetto per il Medio Oriente, i ministri dell’Europa, i media e l’Alto rappresentante Solana, porsi, solo qualche istante fa, la domanda cruciale: come potremo cooperare con Hamas e continuare a fornire la nostra vitale assistenza ai palestinesi se Hamas non rinuncerà al terrore e non riconoscerà Israele? Mahmoud Abbas, da parte sua, non usa mezzi termini quando deve avanzare le proprie richieste dinanzi agli islamisti.

Sì, le elezioni sono state democratiche – per lo meno se si considerano le modalità secondo cui si sono svolte. Sì, Hamas ha vinto. Sì, vogliamo continuare ad aiutare l’Autorità palestinese. Sì, in ultima analisi oggi spetta a Hamas prendere le decisioni cruciali e cambiare. Questo è ciò che bisognava dire non meno chiaramente e direttamente ai pragmatisti di entrambe le parti: un’elezione democratica ha appena portato al potere un’ideologia antidemocratica. E’ questa la difficilissima equazione che dobbiamo risolvere oggi.

 
  
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  Margrete Auken (Verts/ALE).(DA) Signora Presidente, lo svolgimento delle elezioni palestinesi è stato esemplare. Desidero congratularmi con i palestinesi e rivolgere un grande ringraziamento ai miei colleghi. In Israele e in Palestina, tuttavia, i problemi da risolvere sono ancora molti. La Palestina è occupata, fatto evidenziato in una serie di risoluzioni ONU che criticano le costanti violazioni del diritto internazionale da parte di Israele, nonché gli insediamenti, l’orribile muro e il tentativo di annettere Gerusalemme est – solo per citare i problemi peggiori.

La difficile situazione in cui versa la Palestina è illustrata dalla proposta di risoluzione comune, che contiene diversi punti costruttivi. La proposta definisce le condizioni relative a Hamas. Dobbiamo vigilare con attenzione affinché Hamas non faccia più ricorso al terrorismo, dopo aver mantenuto la pace ormai da più di un anno. Certo, non dobbiamo privare i palestinesi del diritto alla resistenza armata all’occupazione previsto dalla Convenzione di Ginevra, ma dobbiamo compiere sforzi risoluti e attentamente soppesati per fare in modo che la situazione non sfugga a ogni controllo. Occorre procedere al disarmo di tutti i gruppi non governativi sia in Palestina che tra i coloni israeliani. Dobbiamo scoraggiare ogni forma di radicalizzazione sia in Palestina che in Israele.

La proposta di risoluzione in esame potrebbe benissimo essere intesa come un riconoscimento unilaterale e, se dobbiamo contribuire a portare la pace in Medio Oriente, questo sarebbe ovviamente pericoloso. Esorto pertanto i colleghi a votare a favore degli emendamenti presentati dal gruppo dei Verdi/Alleanza libera europea, e in particolare a favore dell’emendamento al paragrafo 10, che contiene una formulazione molto chiara della decisione del Consiglio di non pubblicare la relazione su Gerusalemme est, preparata dai capi delegazione in Palestina. Quando le critiche espresse da questa relazione in merito alla situazione di Gerusalemme est e le relative raccomandazioni saranno state chiaramente ritirate, la proposta di risoluzione sarà uno strumento adatto a compiere ulteriori progressi verso una giusta pace tra Israele e Palestina.

In questo momento dobbiamo essere coerenti. Non godiamo di sufficiente credibilità presso i palestinesi, ed è ora che cominciamo ad acquisirla.

 
  
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  Luisa Morgantini (GUE/NGL). – Signor Presidente, onorevoli colleghi, esprimo la mia gratitudine per la sensibilità e l’intelligenza della Commissione, nonché di Véronique De Keyser, di Edward McMillan-Scott e di tutti noi. Ritengo tuttavia che la mancata pubblicazione del documento su Gerusalemme est – ed è su questo tema che si svolge in realtà la discussione – e il mancato avvio di opportune iniziative abbiano fornito effettivamente un piccolo aiuto ad Hamas, perché non c’è dubbio che su certe verità non si può tacere.

Penso che quella di Hamas sia stata una vittoria annunciata. Gran parte della responsabilità ricade sulla comunità internazionale, che non ha saputo, dopo la firma degli accordi di Oslo, far prevalere e rispettare il diritto internazionale: non ha cioè dato attuazione al principio dei “due popoli, due Stati”, né ha assicurando un adeguato sostegno a Mahmoud Abbas – giacché non bastano i finanziamenti: è il sostegno politico che i palestinesi vogliono – e, contemporaneamente, non ha esercitato le necessarie pressioni su Israele per impedire la crescita delle colonie e l’annessione di territorio.

In particolare, ritengo che la Comunità internazionale, pur disponendo della forza necessaria per esercitare pressioni, non abbia saputo assicurare la ripresa concreta dei negoziati. Ciò nondimeno, i palestinesi hanno saputo rispondere con un processo e una partecipazione democratica, esprimendo il loro bisogno di vita, di giustizia e di pace.

Per me che sono donna, la vittoria di Hamas è un fatto terribile: penso però che si tratti certamente di un voto di protesta contro Al Fatah, che ha dominato in maniera egemonica la società palestinese per molti anni e non ha saputo realizzare le sue promesse, oltre che contro la corruzione, che però è una questione alquanto demagogica. Ritengo che spetti veramente alla Commissione europea e alla comunità internazionale riavviare e tenere vivo il dialogo, facendo sì che sia Hamas che Israele possano cessare la violenza e riconoscere nella pratica il principio dei “due popoli, due Stati”.

 
  
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  James Hugh Allister (NI).(EN) Signora Presidente, Hamas è il male: è responsabile di alcuni dei più vili attentati terroristici che si siano mai visti. Il fatto che ora gli sia stato attribuito un mandato democratico non modifica né sminuisce il suo carattere terroristico. Come deputato nordirlandese, posso parlare in base all’esperienza di un’organizzazione terroristica analoga – l’IRA – che si è assicurata a sua volta un mandato elettorale. In quel caso sono stati commessi errori madornali nella speranza di incoraggiare i membri di tale organizzazione ad abbandonare la strada del terrore. Sono stati distorti i valori della democrazia, è stata effettuata una concessione ingiustificata dopo l’altra, ma, poiché ogni richiesta è andata a segno, ne sono state avanzate delle altre. E’ questo il modo in cui le organizzazioni terroristiche pensano e lavorano, mentre combattono la loro lunga guerra multiforme.

Chiedo pertanto di assumere una posizione ferma e risoluta, che non si discosti né venga meno al principio secondo cui l’Unione europea non può concedere alcun aiuto a un’autorità gestita dai terroristi di Hamas. Se non rispetteremo questa regola, noi e la democrazia ne usciremo sconfitti.

 
  
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  Antonio Tajani (PPE-DE). – Signor Presidente, onorevoli colleghi, l’Europa deve avere un obiettivo fondamentale per la costruzione della pace in Medio Oriente e per colpire il terrorismo anche attraverso la politica: tale obiettivo è la garanzia dell’esistenza e della sicurezza per Israele e della contemporanea nascita di uno Stato palestinese. Negli ultimi tempi, grazie all’azione di Sharon e di Abu Mazen, sono stati compiuti importanti passi avanti in questa direzione.

Il successo elettorale di Hamas rischia di farci tornare indietro? Rischia di trasformare la Palestina in un nuovo regime teocratico e integralista? Certo, le parole di Mohammad Zahar, portavoce di Hamas, che preannuncia un nuovo governo palestinese senza laici, perché “sono portatori di AIDS e omosessualità”, non ci fanno ben sperare. Né ci fanno ben sperare altre dichiarazioni a proposito di Israele.

L’Europa ha il dovere di fare ascoltare la sua voce, con iniziative politiche forti per spingere Hamas a seguire il percorso già intrapreso. L’Europa dovrà far capire al nuovo governo che, qualora pensasse di minacciare l’esistenza di Israele, perderebbe i fondi destinati alla Palestina. Se Hamas sceglierà la via dell’intolleranza, recherà un grave danno al suo popolo e condizionerà negativamente il risultato elettorale in Israele. Sosteniamo dunque Abu Mazen e ben venga una sua visita al Parlamento europeo. Difendiamo anche i diritti dei palestinesi cristiani: si tratta di una minoranza a rischio di estinzione in Medio Oriente, che rappresentano però un importante elemento di pace e di stabilità.

Lavoriamo con fiducia perché non prevalga il pensiero di Arwan Zaboun, secondo cui i negoziati con Israele sono haram, ovvero sono proibiti dalla religione. Il popolo palestinese, ne sono convinto, non la pensa così.

 
  
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  Lilli Gruber (PSE).(DE) Signora Presidente, il nuovo parlamento palestinese è frutto di elezioni internazionalmente riconosciute dalla comunità internazionale. Rispettiamo l’esito di queste elezioni e sosteniamo il Presidente Abu Mazen nel tentativo di mettere insieme un governo forte che sappia difendere il diritto internazionale e opporsi alla violenza.

Sembra quindi paradossale minacciare oggi il blocco dei contributi europei all’Autorità nazionale palestinese. Se questo accadesse, infatti, si correrebbe il rischio che l’Unione europea sia sostituita da Stati e gruppi aggressivi e che Al-Qaeda finisca per assoldare soldati e poliziotti palestinesi disoccupati.

Non dimentichiamo che, il 13 giugno 1980, in seno al Vertice di Venezia, la Comunità europea aveva riconosciuto l’Organizzazione per la Liberazione della Palestina. Attraverso il dialogo l’ex organizzazione terroristica è stata accompagnata sulla via del riconoscimento del diritto all’esistenza di Israele e della partecipazione al processo di pace. Il successo elettorale di Hamas ci pone oggi dinanzi a una sfida simile. Va rilevato che, prima delle elezioni, gli USA avevano fatto sapere che si dovevano tenere colloqui con Hamas, nonostante si trovasse sull’elenco delle organizzazioni terroristiche.

Spetta ora al Parlamento europeo apportare il suo contributo costruttivo e invitare al più presto una delegazione della neoeletta assemblea palestinese a Bruxelles. Infatti, più che di atteggiamenti di minaccia, oggi c’è urgente bisogno di iniziative che stabiliscano un clima di fiducia.

 
  
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  Sajjad Karim (ALDE).(EN) Signora Presidente, nelle settimane scorse abbiamo assistito all’avvicendarsi di contrasti e contraddizioni che hanno caratterizzato le relazioni dell’Unione europea con il Medio Oriente. Pretendiamo legittimità e trasparenza dai nostri partner, eppure mettiamo a tacere la verità quando ci costringe giuridicamente ad agire. Agevoliamo le elezioni democratiche in Palestina, eppure mettiamo in discussione la voce del popolo quando questa si fa sentire. Aiutiamo la corrotta Fatah per anni, ma nel giro di pochi giorni mettiamo in dubbio le dichiarate intenzioni umanitarie dei membri della futura nuova Autorità palestinese. Mettiamo in discussione la volontà della nuova Autorità palestinese di costruire ponti di fiducia e cooperazione, ma ignoriamo il protrarsi della costruzione della barriera di separazione da parte di Israele. Finanziamo giustamente le istituzioni democratiche in Palestina, ma impediamo il diritto all’autodeterminazione delle persone annesse a Gerusalemme est. Chiediamo giustamente a Hamas di rinunciare alla violenza o di subire le conseguenze della sua scelta, eppure rimaniamo immobili mentre l’esercito israeliano spara su bambini innocenti a Gaza e Ramallah senza subire alcuna conseguenza. Chiediamo giustamente a Hamas di riconoscere Israele, eppure rimaniamo in silenzio mentre Israele viola le leggi internazionali.

Fondamentalmente, i palestinesi chiedono: l’Unione europea è sinonimo di democrazia o di repressione? L’UE costruisce ponti o barriere? L’UE è sinonimo di rispetto o di sprezzo per il diritto internazionale? La decisione di Hamas di mettere da parte le pallottole per affidarsi alle urne rappresenta un potenziale cambio di rotta strategico da cui potrebbero scaturire colloqui con Israele. L’Unione europea deve essere all’altezza di questo cambio di rotta e dimostrare l’uguaglianza e l’equità fondamentali che sono necessarie per la creazione di uno Stato palestinese, che conviva pacificamente con Israele.

 
  
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  Jana Bobošíková (NI).(CS) Onorevoli colleghi, dobbiamo porre immediatamente fine allo stanziamento di fondi a favore della Palestina, dove Hamas è salito al potere. Si tratta di un movimento di stampo chiaramente terroristico, che non riconosce lo Stato di Israele, non vuole il disarmo e segue la legge della sharia. Quale uso farà Hamas del denaro dei contribuenti europei? Caverà gli occhi alla gente, lapiderà le donne o amputerà le mani delle persone? Quanti uomini verranno uccisi dalle armi di Hamas?

Onorevoli colleghi, dobbiamo ammettere che l’Unione deve assumersi la sua giusta parte di responsabilità per la polveriera mediorientale, perché ha nascosto la testa sotto la sabbia e perseguito una politica ambigua. Sono ceca e il mio paese è stato uno dei primi a fornire armi al nuovo Stato di Israele nel 1948 affinché potesse difendere il proprio territorio. All’epoca, gli allora Stati membri dell’Unione europea espressero orrore per l’olocausto e sostennero la creazione di uno Stato ebraico. In che modo si sono comportati da allora? A chi è inequivocabilmente andato il sostegno dell’Unione, a Israele o ai terroristi palestinesi? Per favore, mettiamo fine a questa ambiguità e diciamo forte e chiaro che Hamas, per anni indirettamente finanziato dall’Unione, persegue politiche inique e che i cittadini dell’Unione europea non le sovvenzioneranno con i propri contributi.

 
  
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  Elmar Brok (PPE-DE).(DE) Signora Presidente, signora Commissario, signor Presidente in carica del Consiglio, eccoci qui, a reagire con stupore a un fatto che in realtà si spiega da solo: la vittoria elettorale di un partito che ha fatto sentire alle persone di avere interesse per loro, mentre gli altri sono stati liquidati come una manica di imbroglioni corrotti. Da questo dobbiamo trarre delle conclusioni. Dobbiamo impegnarci ancora di più per rendere visibile l’aiuto dell’Unione europea, perché così facendo trasmetteremo ai cittadini il messaggio che vale la pena di sostenere la pace e la democrazia. Credo che non siano solo i governi a dover recepire tale concetto.

L’esito di queste elezioni è un disastro per la regione. In questo caso si può indubbiamente parlare di ritmo quinquennale: sono trascorsi circa dieci anni dalla morte di Rabin e dalla mancata elezione di Peres a causa degli attentati terroristici; cinque anni dopo è iniziata l’intifada, e ora ci risiamo. Si ritorna continuamente al punto di partenza.

Ciononostante, credo che non dobbiamo perdere la speranza che Hamas possa contribuire allo sviluppo, ma dobbiamo precisare le condizioni entro cui questo può avvenire. Se, sulla base dei seggi vinti in parlamento, Hamas assumerà il governo dell’Autorità palestinese, dovrà accettare di rinunciare alla violenza, riconoscere il diritto all’esistenza dello Stato di Israele e rispettare gli accordi vigenti, perché altrimenti occorrerà ricominciare tutto daccapo.

La mia speranza è che questo avvenga prima delle elezioni israeliane, onde evitare che possano emergere circostanze avverse che ostacolerebbero un nostro ravvicinamento. Durante questo periodo il Quartetto dovrà affermare chiaramente che, se tutto andrà per il verso giusto, verranno erogati gli aiuti e la sicurezza sarà garantita. Per questo sono lieto che il Quartetto abbia risposto tanto rapidamente nel fine settimana.

Vorrei inoltre esprimere la mia gratitudine all’onorevole De Keyser e al suo gruppo e anche alla nostra delegazione parlamentare, guidata dall’onorevole McMillan-Scott, per il lavoro svolto.

 
  
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  Panagiotis Beglitis (PSE).(EL) Signora Presidente, vorrei subito congratularmi anch’io con gli onorevoli colleghi Véronique De Keyser ed Edward McMillan-Scott per l’importante contributo apportato al monitoraggio delle elezioni palestinesi.

Il popolo palestinese ha votato in maniera democratica e credo che tutti noi oggi dovremmo rispettare il volere democratico del popolo palestinese e formulare la nuova strategia europea sulla base della nuova realtà politica che domina il Medio Oriente e la Palestina.

Purtroppo l’Alto rappresentante Solana oggi non è presente in Aula, perché avrei voluto dirgli che ha commesso un gravissimo errore quando, una settimana prima delle elezioni palestinesi, ha affermato che gli aiuti economici a favore della Palestina sarebbero stati congelati qualora la vittoria fosse andata a Hamas. Questa dichiarazione di Javier Solana è stata utilizzata da Hamas e si è essenzialmente ritorta come un boomerang contro le forze moderate progressiste palestinesi.

Stando così le cose, riscontro una grave lacuna in seno all’Unione europea. Non ho sentito alcuna affermazione o presa di coscienza sulla politica unilaterale condotta dal governo israeliano, né ho udito dichiarazioni sulla politica e sulla decisione di Olmert di congelare la restituzione di 50 milioni di dollari all’Autorità palestinese.

Ho una richiesta da rivolgere alla Commissione: che chieda la proroga della tregua da parte di Hamas. Si tratta di una questione importante, più di quanto lo siano le varie condizioni unilateralmente imposte ai palestinesi.

 
  
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  Charles Tannock (PPE-DE).(EN) Signora Presidente, quando si è concesso a Hamas di candidarsi alle elezioni palestinesi senza che questo movimento fosse stato riformato, sono stato assalito dai dubbi più profondi. Forse il Presidente Bush e altri pensavano che Hamas non avrebbe vinto, oppure che, se fosse stato incluso nel processo elettorale, avrebbe significativamente modificato la propria retorica e le proprie politiche. Mi permetto di dissentire.

Hamas rimane un’organizzazione terroristica che ha legami con la Fratellanza musulmana e gli Hezbollah. Il suo obiettivo è sterminare Israele e istituire uno Stato islamico che abbia Gerusalemme come capitale. Per la verità, dalla sua carta si evince che si tratta di un movimento che persegue la jihad globale, obiettivo che prevede il ricorso a kamikaze e l’istituzione di una teocrazia e di un califfato islamico in ogni parte del mondo. Ovviamente, se esprimesse queste posizioni all’interno di qualsiasi Stato membro dell’Unione europea, Hamas verrebbe bandito come partito politico.

Ho sempre criticato il dilagare della corruzione sotto il Presidente Arafat e ho cercato di fare luce su questa situazione nel corso della precedente legislatura, ma purtroppo gli elementi individuati dal mio gruppo di lavoro non sono mai stati discussi in plenaria. Ora assistiamo a un massiccio voto di protesta da parte dei palestinesi comuni. Tuttavia, è evidente che un’organizzazione come Hamas, che viene bandita come movimento terroristico, non può essere un interlocutore legittimo per l’UE né ricevere un centesimo del denaro dei contribuenti europei fino a quando non rinuncerà alla violenza e riconoscerà lo Stato di Israele. Ho sempre difeso il muro di sicurezza poiché ha salvato vite umane dal male dei kamikaze. Purtroppo questa barriera ha diviso le comunità, ma non costituisce l’ultima frontiera di un futuro Stato palestinese.

Tuttavia, la vittoria di Hamas renderà molto più difficile realizzare un accordo improntato al principio “terra in cambio di pace”. Inoltre, giungere a una soluzione definitiva della questione di Gerusalemme est, nonché di quelle del diritto alle restituzioni, sarà pressoché impossibile con Hamas al governo dell’Autorità palestinese.

 
  
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  Carlos Carnero González (PSE).(ES) Signora Presidente, sicuramente la vittoria elettorale di Hamas non è una buona notizia per i democratici e i progressisti, e nemmeno per chi è di sinistra; questa vittoria è tuttavia il frutto di elezioni svoltesi in maniera corretta, e ciò va riconosciuto. Dobbiamo quindi rallegrarci di un fatto, ossia della presenza di Hamas nell’arena politica, e questo è già un progresso. Tuttavia, per integrare ulteriormente questa organizzazione sulla scena politica, dobbiamo saperla inserire pienamente anche nelle relazioni tra l’Autorità nazionale palestinese e l’Unione europea.

Vorrei precisare che, probabilmente, la prima volta che un rappresentante eletto di Hamas si incontrerà con l’Unione europea sarà nel quadro dell’Assemblea parlamentare euromediterranea che si svolgerà i giorni 26 e 27 marzo. In quell’occasione, dopo le elezioni israeliane, interverranno anche i nuovi deputati eletti in tale paese. In seno a quell’assemblea comune, dunque, potremo contribuire tutti a un dialogo e a un ammodernamento democratico di Hamas di cui beneficerà il mondo intero.

 
  
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  Jana Hybášková (PPE-DE).(EN) Signora Presidente, le statistiche parlano chiaro: se Hamas ottiene un seggio in più a livello nazionale, il numero di quelli che acquista a livello circoscrizionale è molto maggiore. La popolazione si fida di Hamas a livello locale e dobbiamo rispettare il suo volere in maniera intelligente, trasparente e responsabile. Abbiamo un piano per farlo? Abbiamo una strategia: non violenza, disarmo e riconoscimento dell’esistenza di Israele.

Quanto alla non violenza, se un giorno pronunceremo una dichiarazione di denuncia contro la violenza e il giorno seguente subiremo un attentato terroristico, come ci comporteremo? Hamas è un movimento di resistenza. Se l’occupazione continuerà, il governo non escluderà una resistenza violenta. E allora come ci comporteremo?

Quanto all’esistenza dello Stato di Israele, è sufficiente iniziare i negoziati dopo le elezioni israeliane?

Quanto al disarmo, vogliamo includere le milizie di Hamas nelle forze di sicurezza e di polizia palestinesi? A quali condizioni? Abbiamo qualche programma in merito?

 
  
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  Hans Winkler, Presidente in carica del Consiglio.(DE) Signora Presidente, signora Commissario, onorevoli deputati, ovviamente è innegabile che in passato si siano commessi degli errori, ma ora è arrivato il momento di guardare avanti. Non dobbiamo giungere a conclusioni premature, bensì soppesare attentamente la strategia da seguire nella prossima fase.

Nel corso del dibattito si è detto – e a ragione – che naturalmente continuiamo ad avere un partner nel Presidente Abbas, che è una persona con cui possiamo ancora parlare e con cui dobbiamo continuare a negoziare. Possiamo continuare a contare su di lui come partner, poiché il nuovo governo non potrà modificare la costituzione che sta per entrare in vigore, né lo farà. Non dobbiamo perdere la speranza, anzi, dobbiamo guardare al futuro.

Una cosa è chiara, però – il Consiglio lo ha affermato lunedì e il Quartetto ha fatto altrettanto – ed è che vi sono principi dai quali non dobbiamo discostarci, e non devono esserci dubbi sul fatto che tra questi figurano la non violenza, il riconoscimento del diritto all’esistenza dello Stato di Israele e la continuazione del processo di pace.

Si è anche detto più volte che la politica europea deve essere equa, e su ciò non posso che essere d’accordo; di fatto, questa è una verità lapalissiana. Nel mio intervento introduttivo ho anche illustrato la posizione del Consiglio in merito alle nostre relazioni con Israele e le nostre critiche nei suoi confronti.

L’importante è che l’Europa parli con una voce sola. Se vogliamo far sentire la nostra influenza, dobbiamo anche parlare la stessa lingua dei nostri partner del Quartetto, e anche questo è essenziale. Sono particolarmente grato alla Commissione per aver elaborato, con la debita considerazione e senza una fretta immotivata, una strategia volta ad aiutare il popolo palestinese. Come hanno rilevato diversi partecipanti al dibattito, il popolo palestinese ha sofferto molto e continua a soffrire, e noi non possiamo deluderlo. So, signora Commissario Ferrero-Waldner, che la politica della Commissione nei confronti dei palestinesi è molto valida e coerente e, tramite essa, dobbiamo accordare il nostro sostegno a questa popolazione.

 
  
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  Benita Ferrero-Waldner, Membro della Commissione.(DE) Signora Presidente, signor Presidente in carica Winkler, onorevoli colleghi,

(EN) In primo luogo desidero ringraziarvi tutti per le gentili parole che avete avuto per le elezioni e il lavoro di osservazione. Il merito va interamente all’onorevole De Keyser e ai membri della sua missione nonché all’onorevole McMillan-Scott e alla delegazione da lui presieduta. Va riconosciuto il merito anche al popolo palestinese, che ha dimostrato di saper svolgere le elezioni in maniera libera e corretta, anche se non siamo pienamente soddisfatti del risultato.

Ora dobbiamo deciderci a rispettare il volere del popolo palestinese. Come si è detto nella dichiarazione del Quartetto, i palestinesi hanno votato a favore del cambiamento. Sappiamo perché. Al tempo stesso, i palestinesi desiderano la pace. Dai sondaggi emerge che una lieve maggioranza della popolazione è favorevole alla pace con Israele. E’ questa la strada da seguire. Siamo disposti a continuare a sostenere il popolo palestinese. E’ nostra intenzione farlo proprio come abbiamo fatto finora. A parte l’Unione europea, e in particolare la Commissione europea, nessun’altra organizzazione fa da anni così tanto per il popolo palestinese.

Tuttavia, essere eletti e salire al potere è anche una questione di responsabilità politica. Per questo chiediamo – e addirittura ci aspettiamo – che un nuovo governo palestinese confermi il proprio impegno nei confronti della pace avvalendosi di mezzi pacifici, rispettando però soprattutto le tre condizioni elencate nella dichiarazione del Quartetto: rinuncia alla violenza, riconoscimento dello Stato di Israele e rispetto degli obblighi esistenti, ossia l’accordo di Oslo e la roadmap. Queste condizioni comportano chiaramente l’assunzione di un impegno nei confronti della pace, di una soluzione a due Stati, ma anche di un’ambiziosa agenda di riforma per l’Autorità palestinese. Mi premeva molto sottolineare questo punto.

Vorrei altresì dire che la politica del Quartetto – e su questo punto stiamo davvero collaborando – è molto equilibrata. Ho sentito che, secondo alcuni deputati, il nostro è stato un approccio unilaterale: chi ancora non avesse letto l’ultima dichiarazione del Quartetto è pregato di farlo. Vorrei citare l’ultimo paragrafo, in cui si afferma che il Quartetto ribadisce il proprio impegno nei confronti dei principi delineati nella roadmap e nella precedente dichiarazione, e rinnova il proprio impegno verso una soluzione giusta, completa e duratura del conflitto arabo-israeliano sulla base delle risoluzioni del Consiglio di sicurezza dell’ONU 242 e 338. Penso che questa affermazione, di per sé, rifletta il nostro sostegno nei confronti degli obblighi reciproci.

Permettetemi di ribadire che ora il nostro primo obiettivo sarà fare in modo che Israele trasferisca il gettito fiscale palestinese all’Autorità. Per la precisione, si tratta di denaro palestinese. Riteniamo che per Israele non sarebbe costruttivo trattenere questi fondi in un momento tanto cruciale. Ne parlerò anche con le autorità israeliane e so che lo faranno anche altri membri del Quartetto. Mi auguro vivamente che i fondi vengano trasferiti al più presto, perché coprirebbero buona parte degli stipendi dei dipendenti dell’Autorità palestinese e fornirebbero anche un reddito estremamente necessario per le famiglie. Questo sarebbe un gesto umanitario che Israele potrebbe compiere in un momento cruciale.

Sono stata rassicurata anche dal Presidente della Banca mondiale, che è dello stesso parere. Ho incontrato Paul Wolfowitz ieri a Londra. Secondo quanto pubblicato oggi, egli avrebbe affermato che “se la vita del palestinese medio migliorerà, a giovarne sarà l’intero processo; dovremmo essere le ultime persone al mondo a parlare di disimpegno”. Accolgo con grande favore questa affermazione e spero che sia d’aiuto. Tuttavia, è anche per questo che i membri della Lega araba dovrebbero onorare quanto prima le loro promesse di sostegno. Affinché questo avvenga, ieri, in seno alla Conferenza di Londra sull’Afghanistan, il ministro degli Esteri austriaco Ursula Plassnik ed io abbiamo sfruttato tutte le opportunità a nostra disposizione per parlare con i vari rappresentanti arabi.

Dobbiamo quindi essere molto vigili in questo periodo. E’ un momento cruciale perché si terranno anche le elezioni israeliane. Vogliamo che il processo di pace possa continuare in futuro. Invito quindi i deputati a continuare a sostenerci. Nonostante le difficoltà di cui è lastricata, vorremmo che in futuro la strada per la pace fosse meno sconnessa.

(Applausi)

 
  
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  Presidente. – A conclusione della discussione, comunico di aver ricevuto sei proposte di risoluzione ai sensi dell’articolo 103, paragrafo 2, del Regolamento(1).

La discussione è chiusa.

La votazione si svolgerà domani.

Dichiarazione scritta (articolo 142 del Regolamento)

 
  
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  Alessandro Battilocchio (NI). – L’Europa, vinto il primo stupore per il risultato delle elezioni in Palestina, deve ora prendere atto della legalità della consultazione, della legittimità del nuovo governo, ed anzi accogliere con favore la grande partecipazione dei cittadini palestinesi alla consultazione. Solo dimostrando una piena fiducia e continuando a collaborare potremo pretendere dal nuovo governo l’impegno necessario a portare a termine la roadmap. Naturalmente la nostra attenzione deve essere maggiore, proprio in virtù delle grandi tensioni sorte negli ultimi anni tra il partito al potere e la cosiddetta società occidentale, ma sono sicuro che non è stringendo il pugno che tali attriti saranno eliminati. Occorre al contrario dare l’opportunità ad Hamas di dimostrare di poter rispettare l’impegno, più volte dichiarato dallo stesso Presidente Abbas, di attuare la tabella di marcia, rispettare gli accordi e gli obblighi esistenti e perseguire una soluzione negoziata del conflitto con Israele. Tagliare i fondi all’Autorità Palestinese, pertanto, non è la soluzione. Servirà, e su questo dobbiamo essere irremovibili, rafforzare il sistema di controllo, anche tramite una maggiore cooperazione a livello internazionale, affinché le risorse siano esclusivamente utilizzate per lo sviluppo economico, politico e sociale della società palestinese, e non per la distruzione della nostra.

 
  

(1) Cfr. Processo verbale.

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