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RC-B6-0109/2006

Discussioni :

PV 15/02/2006 - 10
CRE 15/02/2006 - 10

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PV 16/02/2006 - 6.6
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Testi approvati :


Resoconto integrale delle discussioni
Mercoledì 15 febbraio 2006 - Strasburgo Edizione GU

10. Situazione in Bielorussia in vista delle elezioni presidenziali del 19 marzo (discussione)
Processo verbale
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  Presidente. – L’ordine del giorno reca le dichiarazioni del Consiglio e della Commissione sulla situazione in Bielorussia in vista delle elezioni presidenziali del 19 marzo.

 
  
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  Hans Winkler, Presidente in carica del Consiglio. – (DE) Signor Presidente, signor Commissario, onorevoli deputati, certo non vi stupirete se affermo che il Consiglio nutre profonda preoccupazione per il deterioramento della situazione in Bielorussia, in particolare per quanto riguarda le elezioni in programma per il 19 marzo. Anche di recente il Consiglio ha avuto occasione di riesaminare la questione della Bielorussia, e abbiamo rilevato con apprensione che il regime del Presidente Lukashenko sta agendo in maniera ancor più repressiva, isolandosi sempre più, oltretutto per sua stessa volontà. Ovviamente abbiamo preso atto con soddisfazione dell’invito che il governo ha rivolto all’OSCE e all’ODIHR affinché sia inviata una missione di osservazione alle elezioni, un passo indubbiamente positivo e che certamente apprezziamo, ma la nostra preoccupazione per il peggioramento della situazione in Bielorussia permane, poiché abbiamo validi motivi di temere che le elezioni non vengano condotte in maniera democratica.

Il Consiglio “Affari generali e Relazioni esterne” ha trattato per l’ultima volta la questione della Bielorussia il 30 gennaio, e i ministri hanno elaborato nuove conclusioni in cui esortano senza mezzi termini ad assicurare all’OSCE la possibilità di svolgere ovunque e senza ostacoli la propria missione di osservazione elettorale. Anche il Consiglio ha fatto presente che potrebbe inasprire le misure repressive contro gli esponenti politici responsabili nel caso in cui le elezioni presidenziali non dovessero ottemperare agli standard riconosciuti a livello internazionale.

L’ultimo aggiornamento della politica dell’Unione europea nei confronti della Bielorussia risale alle conclusioni del Consiglio del 7 novembre dello scorso anno, in cui si individua un equilibrio tra l’impegno verso la popolazione e la società civile, da una parte, e una linea più dura verso il regime dall’altra. Inoltre viene fatto riferimento all’intenzione dell’Alto rappresentante, Javier Solana, di nominare uno stretto collaboratore quale rappresentante di contatto per la Bielorussia.

Sappiamo tutti che la politica condotta nei confronti della Bielorussia deve essere vista in una prospettiva di lungo termine. Non vi è nulla di audace se si prevede o si parte dal presupposto che le elezioni del 19 marzo non porteranno ad alcun cambiamento reale nell’immediato futuro. Sono stati compiuti sforzi considerevoli per far passare il nostro messaggio nel periodo preelettorale e per assicurarci che venisse recepito chiaramente. In realtà era stato convenuto di avviare un’iniziativa congiunta ad alto livello all’inizio di febbraio con la partecipazione di rappresentanti dell’Unione europea e degli Stati Uniti, segnatamente il Direttore generale del Consiglio per le relazioni esterne e gli affari politico-militari, Robert Cooper, e il Sottosegretario di Stato americano per l’Europa, Dan Fried, ma le autorità bielorusse hanno negato loro il visto, necessario per recarsi contemporaneamente in visita nel paese, cosa che ha reso impossibile lo svolgimento dell’iniziativa.

Facendo chiaramente presente che le autorità bielorusse hanno perso un’opportunità per instaurare un dialogo franco e aperto con la comunità internazionale, non abbiamo celato la nostra delusione per come si sono svolti gli eventi. Sempre per restare in tema, vorrei ricordare che il 30 gennaio, in occasione dell’ultima riunione del Consiglio, Alexander Milinkevich, il candidato del fronte unito dell’opposizione bielorussa in visita a Bruxelles, ha incontrato in via informale svariati rappresentanti degli Stati membri, tra cui moltissimi ministri; più della metà degli Stati membri in effetti erano rappresentati a livello ministeriale. Egli inoltre ha avuto un incontro con l’Alto rappresentante Solana, con il Presidente della Commissione Barroso e con il Commissario Ferrero-Waldner. Si è trattato senza dubbio di un segnale chiaro e inequivocabile dell’appoggio dell’Unione europea a favore del processo democratico in Bielorussia, benché l’UE ovviamente non possa schierarsi apertamente a sostegno di singoli candidati.

A prescindere dalle fondate critiche mosse alla Bielorussia – anche da parte nostra –, mi preme sottolineare che la politica comunitaria non è tesa a isolare il paese. Auspichiamo una Bielorussia democratica, stabile ed economicamente forte – ed è nostra intenzione fare in modo che lo diventi e che riesca altresì ad aderire al Consiglio d’Europa e a mantenere rapporti corretti, positivi e saldi con la comunità internazionale in generale e con l’Unione europea in particolare. Per tale motivo abbiamo ribadito chiaramente che, in presenza di eventuali sviluppi significativi nella giusta direzione, la Bielorussia potrebbe accedere alla politica europea di vicinato.

Vogliamo affermare con chiarezza la nostra volontà di tendere la mano alla popolazione della Bielorussia e di aiutare il paese a integrarsi nelle strutture europee. Pur desiderando mantenere rapporti normali e amichevoli, le circostanze attuali ce lo impediscono. Il Consiglio infatti non passerà sotto silenzio le continue violazioni dei diritti umani e delle libertà civili e continuerà a esprimere la propria preoccupazione riguardo al deterioramento della situazione in Bielorussia. Per promuovere la democrazia in Bielorussia, il Consiglio è tuttora disposto ad impegnarsi seriamente nei confronti del paese e a cooperare con i partner internazionali; in occasione dell’incontro con Alexander Milinkevich, testé menzionato, abbiamo discusso delle modalità più opportune per aiutare la società civile a livello locale nella campagna per la democrazia e delle opzioni di cui disponiamo per esercitare un’influenza diretta sugli ambienti bielorussi che auspicano un’evoluzione in senso democratico.

Benché il risultato delle elezioni sia verosimilmente scontato, dobbiamo compiere uno sforzo congiunto per mantenere la presenza e l’influenza dell’Unione europea in Bielorussia. Come ho già detto, il progetto portato avanti dall’Unione europea è di lungo periodo e non dobbiamo permettere che le difficoltà del momento ci scoraggino o ci inducano a perdere di vista l’obiettivo.

 
  
  

PRESIDENZA DELL’ON. ONESTA
Vicepresidente

 
  
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  Joe Borg, Membro della Commissione. – (EN) Signor Presidente, il Commissario Ferrero-Waldner sperava vivamente di poter essere presente oggi per discutere della Bielorussia. Sin dall’inizio del nostro mandato si è impegnata attivamente per sviluppare le attività della Commissione in relazione a questo paese, e sono convinto che non si lascerà sfuggire l’occasione per parlarne con il ministro degli Esteri russo nella riunione che si terrà oggi a Vienna.

A nome del Commissario Ferrero-Waldner e della Commissione sono lieto della possibilità di avere uno scambio di opinioni con voi sulla situazione in Bielorussia in vista delle elezioni presidenziali del 19 marzo e sul lavoro svolto dalla Commissione a sostegno della democratizzazione e della società civile.

Vorrei anzitutto esprimere alcune osservazioni sulla situazione complessiva in cui versa il paese. La Commissione continua a nutrire profonda preoccupazione per l’assenza di democrazia e la mancanza di rispetto dei diritti umani in Bielorussia. Tale situazione è degenerata ulteriormente con l’avvicinarsi della data delle elezioni, tanto che negli ultimi mesi l’opposizione ha subito pesanti limitazioni alla libertà di espressione e la stampa indipendente è stata messa a tacere.

Il fatto che una missione dell’OSCE sia stata invitata a monitorare le elezioni presidenziali e che forse ad alcuni avversari del Presidente Lukashenko sarà consentito di contendersi la carica presidenziale è decisamente gradito, ma non è una prova sufficiente del buon funzionamento della democrazia. In circostanze del genere, quando gli osservatori dell’OSCE avranno iniziato il loro lavoro sul campo, è importante che l’Unione europea e la Commissione contribuiscano ad assicurare uno svolgimento regolare della missione. Il parere e la reazione dell’Unione europea dipenderanno dalla relazione su tale missione.

Per quanto attiene alla risposta comunitaria, conoscete tutti i contenuti dell’inequivocabile messaggio che l’Unione europea ha lanciato alla Bielorussia, che è stato reiterato anche dal Consiglio “Affari generali e Relazioni esterne” del 30 gennaio: l’Unione europea ha sottolineato l’importanza che attribuisce a un processo elettorale democratico e ha inoltre espresso a chiare lettere la propria determinazione a imporre sanzioni mirate nel caso in cui tali elezioni dovessero essere turbate da irregolarità. Per controbilanciare questo monito con una nota positiva, l’Unione europea ha ribadito la propria offerta di instaurare rapporti più stretti con la Bielorussia, a patto che siano rilevati progressi convincenti in senso democratico.

Per quanto concerne le azioni specifiche intraprese dalla Commissione, desidero sottolineare che l’Esecutivo ha tenuto fede all’impegno di rafforzare il proprio ruolo in Bielorussia. A fronte della repressione e delle restrizioni crescenti imposte dal governo bielorusso all’assistenza estera a favore di entità non governative, la Commissione ha intensificato e accelerato tale assistenza alla Bielorussia. Solo nel 2005 sono stati devoluti alla democrazia e a progetti per la società civile ben 8,9 milioni di euro. Sono stati messi a punto strumenti innovativi per superare le barriere all’erogazione di assistenza. Abbiamo perciò stornato parte degli aiuti a ONG ubicate al di fuori dei confini bielorussi. I 2,2 milioni di euro stanziati lo scorso dicembre a favore dell’Università umanitaria europea in esilio, nonché il sostegno ai mezzi di comunicazione indipendenti, sono gli esempi più significativi del nuovo approccio.

Sul fronte dei mezzi di comunicazione indipendenti, ho il piacere di informarvi che con la sua azione la Commissione si colloca tra i primi donatori. Abbiamo iniziato sostenendo la diffusione radiofonica in Bielorussia di notiziari quotidiani in lingua russa e bielorussa. Tuttavia, il nostro principale risultato è rappresentato da un progetto mediatico di 2 milioni di euro il cui avvio è imminente. Esso verte su trasmissioni radiotelevisive, attività su Internet, sostegno alla stampa indipendente della Bielorussia e formazione di giornalisti bielorussi. Il progetto consentirà di trasmettere programmi radiotelevisivi specifici a partire da febbraio, molto prima delle elezioni. A nostro parere, tale progetto di alta qualità, sostenuto da un gruppo europeo e che tiene debito conto dei temi considerati sensibili in Bielorussia – vale a dire, divieto di propaganda, notizie non filtrate e semplice intrattenimento – farà giustamente presa su ampi strati della popolazione.

Inoltre la Commissione ha deciso di aprire una delegazione a Minsk; purtroppo però le autorità della Bielorussia non hanno ancora dato il loro assenso. In attesa di ulteriori progressi su questo fronte, incaricheremo un funzionario a Kiev che si recherà frequentemente a Minsk.

Infine lunedì scorso la Commissione ha riunito tutti i donatori internazionali che assistono la Bielorussia per pianificare il futuro. Tale riunione ha innescato una riflessione comune sugli aiuti dopo le elezioni ed è stato rimarcato che l’assistenza e il coordinamento non cesseranno dopo l’appuntamento elettorale.

In conclusione, consentitemi di sottolineare che il processo democratico in Bielorussia sarà probabilmente molto lungo e potrà avere esito positivo solo con il sostegno della popolazione. Per tale motivo dobbiamo insistere nello sforzo di sensibilizzare la popolazione bielorussa nel suo complesso, appoggiando la società civile e agevolando i contatti tra le persone. Poiché la Bielorussia si trova a un bivio, è più importante che mai unire le forze per mettere in atto una strategia comune ed essere pronti a reagire tempestivamente all’evoluzione della situazione bielorussa. La Commissione ribadisce il proprio impegno a fare la sua parte.

 
  
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  Charles Tannock, a nome del gruppo PPE-DE. – (EN) Signor Presidente, il 19 marzo in Bielorussia si terranno le elezioni presidenziali, e quindi vi è ancora la possibilità che il paese assuma la posizione che gli spetta all’interno della famiglia democratica europea e che il voto si svolga con regolarità. Tuttavia, tale possibilità è molto esigua sul piano concreto, in quanto il Presidente Lukashenko, dal suo insediamento nel 1994, ha trasformato il paese in uno Stato di polizia, isolandolo dietro il paravento di una democrazia fittizia.

La situazione dei diritti umani, già di per sé precaria, si è deteriorata ulteriormente dall’approvazione della legge antirivoluzionaria, volta a sopprimere le proteste, e molti leader dell’opposizione sono stati incarcerati sulla base di false accuse di corruzione o, in alcuni casi, sono stati fatti sparire, e presumibilmente uccisi. Il Presidente Lukashenko predica una strana forma di nazionalismo panslavo e antioccidentale, con l’aggiunta del culto della personalità.

Stando a sondaggi indipendenti, il Presidente gode di un sostegno del 55 per cento. Si ritiene che egli farà tutto il possibile per raggiungere la soglia magica del 77 per cento. L’iscrizione dei candidati deve avvenire entro il 21 febbraio, e plaudo al coraggio del candidato dell’opposizione unita, Alexander Milinkevich, che per la sua campagna elettorale potrà usufruire solamente di 30 minuti di interviste alla televisione e alla radio, mentre il Presidente Lukashenko apparirà a suo piacimento e farà sentire quotidianamente la sua voce sui mezzi di comunicazione in veste di capo di Stato, accusando i propri avversari di essere complici o mercenari dell’Occidente.

Mi rivolgo alla Bielorussia affinché permetta l’esercizio del diritto di condurre sondaggi indipendenti dopo il voto per poterne verificare i risultati, pur sapendo che tale richiesta probabilmente rimarrà inascoltata. Non ci stupisce infatti che il Parlamento europeo non sia stato invitato come osservatore alle elezioni; sarebbe però opportuno che la Conferenza dei presidenti preveda uno stanziamento a bilancio per consentire ad alcuni eurodeputati di partecipare tramite l’OSCE. Invece alla Russia – la quale foraggia il regime attraverso forniture di gas al prezzo stracciato di 50 dollari per 1 000 m3 – va ricordato che ha il dovere di promuovere la democrazia, essendo membro a pieno titolo del Consiglio d’Europa.

Infine esprimo la mia soddisfazione per lo stanziamento TACIS di 2 milioni di euro a favore della libertà dei programmi radiotelevisivi e a sostegno della società civile, cui ha accennato poc’anzi anche il Commissario Borg.

 
  
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  Jan Marinus Wiersma, a nome del gruppo PSE. – (NL) Signor Presidente, il 16 dicembre dello scorso anno il parlamento di Minsk – che non è un organo eletto democraticamente – ha accettato la proposta del Presidente Lukashenko di procrastinare le elezioni presidenziali al 19 marzo. Questo fatto è solo un esempio del modo inequivocabilmente tirannico in cui opera Lukashenko; con questo atto egli ha infatti dimostrato di non avere la benché minima intenzione di cedere il potere mediante il processo elettorale. Vi sono quindi fondati motivi di temere gravi manipolazioni nel processo democratico in Bielorussia.

L’opposizione si trova nella posizione più difficile. Come può lanciare una campagna elettorale se i suoi candidati vengono sistematicamente arrestati, come il socialdemocratico Statkevich, e se tutti mezzi di comunicazione di massa sono controllati dal regime? Le autorità stanno tentando in tutti i modi di ostacolare l’opposizione e a tal fine hanno persino ridotto di oltre la metà il periodo della campagna elettorale.

Dobbiamo continuare a tenere alta l’attenzione su queste palesi violazioni dei valori democratici che vengono perpetrate in uno dei paesi limitrofi dell’UE. Oltre a sottolineare ancora una volta l’inaccettabilità della politica condotta dal Presidente Lukashenko, dobbiamo altresì far presente che la porta per avviare rapporti più stretti con l’UE rimane aperta nel caso in cui intervenisse un cambio di direzione. Cosa possiamo fare di più? E’ deplorevole che il rapporto tra Lukashenko e il Parlamento europeo si sia deteriorato al punto da non essere stati invitati – a differenza dell’OSCE – a prendere parte alla missione di osservazione.

Se, da una parte, è un buon segno, nel senso che scaturisce dalla posizione critica che l’Assemblea ha assunto con coerenza nei confronti del regime bielorusso, dall’altra è lecito chiedersi perché il Parlamento europeo non possa semplicemente partecipare alla missione dell’OSCE quale rappresentante ufficiale dell’Unione europea. Siamo lieti dell’invito rivolto all’OSCE, ma vogliamo anche sottolineare che non basta aderire in maniera puramente formale agli standard internazionali verso cui la Bielorussia ha si è impegnata in qualità di membro dell’OSCE. Di conseguenza, auspichiamo che la missione dell’OSCE possa operare nella più assoluta normalità ed esortiamo il governo bielorusso ad adoperarsi in questo senso.

Infine, malgrado la situazione ora sia degenerata – quattro anni fa ho preso parte alla missione di osservazione e ritengo che le circostanze attuali siano addirittura più gravi – dobbiamo compiere ogni sforzo possibile e, soprattutto, non dobbiamo lasciare intentata alcuna strada per sostenere l’opposizione, che stavolta è riuscita a presentare un candidato comune. Spero che il Parlamento, con la dichiarazione odierna, possa offrire all’opposizione e al candidato, Alexander Milinkevich, un sostegno se non altro morale.

 
  
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  Elisabeth Schroedter, a nome del gruppo Verts/ALE. – (DE) Signor Presidente, concordo con gli oratori che mi hanno preceduta. Si affievolisce ogni giorno di più la speranza che le elezioni presidenziali segnino un nuovo inizio nel cammino verso la democrazia, mentre il Presidente Lukashenko escogita quotidianamente nuovi modi per soffocare l’opposizione e la voce di chi tra i suoi concittadini si arroga il diritto di pensarla in maniera diversa. Per tale motivo occorrono più aiuti dall’estero. E non dobbiamo affatto lasciarci scoraggiare dal modo in cui il coinvolgimento democratico in quel paese viene troncato sul nascere, perché i bielorussi vogliono la libertà, e noi sappiamo quanto sia difficile tenere vivo l’impegno quando vi sono ingerenze così pesanti nelle elezioni – come in questo caso –, per cui non dobbiamo assolutamente dimenticare che la giornata elettorale non rappresenta una specie di scadenza, al contrario: siamo in presenza di un processo in divenire.

Dovremmo osservare con attenzione i piccoli gesti compiuti dalla popolazione della Bielorussia per manifestare il proprio desiderio di libertà e democrazia. Proprio perché nel paese sussiste un potenziale effettivo per sviluppare una democrazia a pieno titolo, voglio anche sottolineare che l’azione messa in atto dalla Commissione e dal Consiglio per aumentarlo è decisamente insufficiente – troppo lenta, inflessibile e inefficace! Chiederei al Consiglio di adoperarsi seriamente per assolvere al compito che gli è stato assegnato e per adeguare le norme sugli aiuti esterni alla peculiarità di tale situazione, passando quanto prima all’azione, per porre fine ai grandi discorsi e schierare in campo mezzi efficaci, altrimenti la responsabilità in relazione a questa problematica situazione ricadrà sulle nostre spalle.

 
  
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  Věra Flasarová, a nome del gruppo GUE/NGL. – (CS) Onorevoli colleghi, in qualità di membro della delegazione per la Bielorussia e a nome del gruppo confederale della Sinistra unitaria europea/Sinistra verde nordica, non concordo con la proposta di risoluzione, e ve ne spiegherò la ragione. Nel dibattito parlamentare è anche lecito pensare che il candidato dell’opposizione possa vincere le elezioni in Bielorussia, ma sappiamo tutti che Lukashenko resterà in carica. Cosa accadrà poi? Che rapporti intratterremo con la Bielorussia? Dobbiamo ricordarci che Bielorussia non è solamente sinonimo di Lukashenko e della sua cerchia di privilegiati: la nazione non ha una percezione totalmente negativa del regime, in quanto usufruisce effettivamente di alcune prestazioni sociali, ad esempio l’istruzione e l’assistenza sanitaria gratuite. Sappiamo inoltre quanto siano stretti i rapporti tra la Bielorussia e Mosca, e conosciamo l’importanza dello sviluppo di questo piccolo paese per la grande nazione limitrofa. Non è un segreto che entrambi i paesi si stiano preparando ad avvicinarsi in un modo che non ha precedenti. Di conseguenza, la strategia dell’Unione europea verso la Bielorussia rappresenta in ultima analisi anche una strategia nei confronti della Russia.

 
  
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  Paul Marie Coûteaux, a nome del gruppo IND/DEM. – (FR) Signor Presidente, come sempre mi viene concesso poco spazio per esprimere il mio dissenso rispetto a quanto appena dichiarato dal Consiglio e dalla Commissione.

Trovo piuttosto semplicistico, come è avvenuto in altri casi, rimproverare uno Stato sovrano per non essersi conformato perfettamente ai modelli da noi prescritti affinché un governo possa essere riconosciuto, quando in realtà si tratta di modelli che rispondono a ben altri disegni.

Dopo la caduta dell’impero sovietico la Bielorussia è stata abbandonata alla mercé di certe bande di predatori che non erano più legittime di altre soltanto perché asservite all’interesse di una multinazionale piuttosto che di un’altra, al punto che i ministri hanno svenduto un po’ per volta i beni pubblici per tornaconto personale, spesso anche a società europee. E quella si chiamava liberalizzazione. Abbiamo visto tutti con i nostri occhi lo sfruttamento della Bielorussia da parte di determinate potenze occidentali, che sono oltremodo soddisfatte di poter mettere il paese, con tutte le sue risorse, contro la grande nazione sorella, la Russia.

Onorevoli colleghi, non lasciamoci ingannare da una propaganda anche troppo superficiale. Se oggi ci viene chiesto di condannare le autorità di Minsk, non è per il bene del popolo bielorusso, bensì per poter agire ciecamente come complici della strategia statunitense volta a limitare quanto più possibile il potere della Russia, privandola delle sue alleanze storiche e geografiche più naturali. Questo è un delirio di onnipotenza, di cui abbiamo già avuto una dimostrazione un anno fa in Ucraina, ed è un atteggiamento che non va a vantaggio dell’Europa, dell’Europa vera, che deve accogliere nella propria sfera la Russia e tutti i suoi alleati, un passo che prima o poi certamente compierà.

 
  
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  Konrad Szymański, a nome del gruppo UEN. – (PL) Signor Presidente, la Bielorussia rappresenta una grande sfida per l’Unione europea, poiché le pressioni che abbiamo esercitato sinora si sono rivelate inefficaci.

Adesso dobbiamo intervenire a sostegno della democrazia in Bielorussia e a tal fine si rendono necessarie diverse misure organizzative. La nostra funzione di osservazione in materia di diritti umani in Bielorussia dovrebbe basarsi sulla relazione annuale del Parlamento europeo sui diritti umani nel mondo e sulle informazioni fornite dalla commissione speciale e dal rappresentante del Consiglio per gli affari bielorussi. Le risoluzioni del Parlamento invece devono essere riservate a situazioni nuove e critiche.

Le nostre azioni devono basarsi sullo strumento della politica di vicinato, o su uno strumento distinto per i diritti umani valevole nei paesi in cui il clima politico e legale sono ostili. In particolare, vanno ampliati gli impegni dell’UE per finanziare mezzi di comunicazione indipendenti, in collaborazione con partner affidabili. L’ultima gara della Commissione ha sollevato dubbi, come è stato evidenziato nell’ultima interrogazione presentata oggi alla Commissione.

 
  
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  Jan Tadeusz Masiel (NI).(PL) Signor Presidente, la Bielorussia è un paese particolare, è l’ultima dittatura in Europa. E’ un paese ormai povero, anche nel senso che nella sua storia non ha mai sperimentato la libertà, a differenza di molti, se non tutti, i paesi con esso confinanti. Come può ora aspirare a una libertà che non ha mai conosciuto? Non sa a che cosa deve tendere. I bielorussi si accontentano di poco e sono molto pazienti. Se le elezioni del 19 marzo dovessero risultare truccate, la popolazione attenderà che siano indette elezioni libere in un momento successivo.

Non dobbiamo comunque lasciare nulla di intentato per assicurare regolarità nelle elezioni del 19 marzo. Non è bene che una persona resti al potere troppo a lungo. Vi invito quindi a lasciare che la Bielorussia scelga liberamente tra il Presidente in carica e Alexander Milinkevich.

 
  
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  Anna Záborská (PPE-DE). – (SK) In Slovacchia, dopo lo storico “febbraio vittorioso” del 1948, abbiamo avuto per quarant’anni un regime simile a quello attualmente al potere in Bielorussia. L’apparato statale controllato dal partito comunista non solo soffocava ogni manifestazione di resistenza, ma anche tutte le espressioni e i segnali di una società libera e democratica e dello Stato di diritto. Chi non ha mai sperimentato la dittatura riesce a malapena a comprenderne le conseguenze.

Prendiamo atto con preoccupazione che le autorità della Bielorussia stanno intensificando le misure repressive contro la società civile. Prosegue l’opera violenta di smantellamento della stampa indipendente e delle organizzazioni non governative.

Il 6 febbraio 2006 la Corte suprema della Bielorussia ha decretato lo scioglimento dell’ennesima organizzazione non governativa, l’Unione bielorussa delle associazioni per i giovani e i bambini.

E’ giusto che l’Unione europea eserciti crescenti pressioni sulla Bielorussia. Sono grata del fatto che non ci siamo limitati a esprimere la nostra preoccupazione di fronte al giro di vite sui mezzi di comunicazione indipendenti, le organizzazioni non governative e religiose e alcuni istituti di istruzione del paese. Accolgo con particolare favore la decisione della Commissione di promuovere programmi radio indipendenti rivolti alla Bielorussia. La stazione radio Deutsche Welle merita anch’essa il nostro plauso. Auspico che la decisione originaria di trasmettere in lingua russa sia stata modificata e che la popolazione bielorussa possa sintonizzarsi e ascoltare la propria lingua madre, un elemento particolarmente importante in questi giorni che precedono le elezioni. In base ai miei contatti con i rappresentanti delle forze democratiche della Bielorussia, le trasmissioni in lingua russa potrebbero sortire un effetto negativo. Prima delle elezioni le Istituzioni europee dovrebbero puntare a mettere in atto misure comuni per conseguire cambiamenti concreti all’insegna della democrazia in questo paese.

 
  
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  Joseph Muscat (PSE).(MT) Grazie, signor Presidente. A mio avviso, seppur con un giorno di ritardo, il Parlamento europeo oggi vuole trasmettere un messaggio di solidarietà al popolo della Bielorussia. E’ un messaggio indirizzato a un popolo a cui, come emerge chiaramente dai fatti, è stata negata la libertà di scegliere i propri leader. Finora in quest’Assemblea abbiamo parlato delle elezioni. Ritengo che, per essere corretti, dovremmo piuttosto riferirci all’imminente appuntamento come a un processo vizioso di conferma. Va rilevato che nell’arco degli ultimi mesi l’Unione europea ha compiuto enormi progressi adottando misure concrete a vantaggio della popolazione bielorussa. A nome della presidenza della delegazione per le relazioni con la Bielorussia, vorrei ringraziare il Consiglio e la Commissione, anche se rimane ancora molto da fare. Ora dobbiamo mostrare un forte sostegno alla popolazione della Bielorussia, soprattutto ai giovani. Le autorità che vogliono limitare la libertà sanno che i giovani sono i principali protagonisti del cambiamento. Le autorità hanno persino chiuso RADA, che rappresenta i giovani della Bielorussia nel Forum europeo della gioventù. Si tratta di un atto estremamente deplorevole. Esprimiamo nuovamente il nostro sostegno alla popolazione della Bielorussia, specialmente ai giovani, e promettiamo di essere con loro nel momento della loro difficile prova.

 
  
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  Anne E. Jensen (ALDE).(DA) Signor Presidente, di certo non sono molti a credere che le elezioni presidenziali del 19 marzo in Bielorussia rispetteranno le regole della democrazia, anche le più basilari. Abbiamo tutte le ragioni per attenderci il contrario. Il Presidente Lukashenko farà di tutto per difendere la propria posizione e consolidare la dittatura. L’opposizione è stata privata della pari opportunità di trasmettere i propri messaggi politici e la campagna elettorale a favore del candidato dell’opposizione unita, Alexander Milinkevich, si preannuncia molto difficile. Dobbiamo fare il possibile per sostenere le forze democratiche della Bielorussia alla vigilia delle elezioni. Voglio tuttavia rivolgere un appello speciale affinché la Bielorussia non sia dimenticata dopo l’appuntamento elettorale. Convengo con il Presidente Winkler che saranno necessari sforzi a lungo termine per portare avanti la democrazia in Bielorussia e dobbiamo insistere in tal senso dopo le elezioni. Desidero ringraziare il Commissario Borg per l’impegno che si è assunto a perseguire proprio questa strategia.

 
  
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  Jonas Sjöstedt (GUE/NGL).(SV) Signor Presidente, appartengo alla corrente del mio gruppo che ritiene che avremmo dovuto sottoscrivere la proposta di risoluzione congiunta. Mi duole che il mio gruppo abbia deciso altrimenti.

La situazione in Bielorussia sta degenerando sempre di più. Le condizioni per un’elezione democratica purtroppo sono insufficienti. L’opposizione – sia l’opposizione politica sia il libero movimento dei sindacati – è soggetta a persecuzioni sistematiche. I mezzi di comunicazione indipendenti che mantengono un atteggiamento critico hanno un margine di manovra molto ristretto.

In tale situazione dobbiamo fare il possibile per sostenere le forze della democrazia e garantire regolarità nelle elezioni nonché un monitoraggio capillare. Esiste solo un modo per dar prova di solidarietà alla Bielorussia, e consiste nell’esigere che siano i bielorussi stessi a decidere del loro futuro. Affinché ciò accada, occorre la democrazia.

 
  
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  Inese Vaidere (UEN).(LV) Onorevoli colleghi, per sostenere la democrazia in Bielorussia è vitale garantire un libero flusso di informazioni dall’Europa.

Vorrei sottolineare in primo luogo che le risorse stanziate a favore delle trasmissioni radio in Bielorussia sinora non hanno sortito l’effetto desiderato. La decisione della Commissione europea di assegnare un contratto di 2 milioni di euro al consorzio tedesco/russo per le trasmissioni in Bielorussia, ben sapendo che la stazione televisiva russa ha già stipulato contratti vantaggiosi con il governo bielorusso, e anche che i programmi sono in lingua russa, secondo me è un inammissibile spreco di denaro. In ultima analisi potrebbe addirittura andare a vantaggio del regime di Lukashenko.

In secondo luogo, l’Unione europea deve sostenere la stampa democratica bielorussa.

In terzo luogo, dobbiamo esaminare la possibilità di agevolare il rilascio di visti comunitari a comuni cittadini, scienziati e operatori culturali bielorussi, inasprendo al contempo le restrizioni sui visti per i rappresentanti del regime e le loro famiglie.

Vorrei infine esortare la Commissione europea e il Consiglio a insistere sul rilascio immediato di Mikhail Marinich, il leader dell’opposizione che attualmente si trova in stato di reclusione per motivi politici.

 
  
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  Laima Liucija Andrikienė (PPE-DE).(LT) La situazione in Bielorussia a poco più di un mese dalle elezioni lascia presagire ben poche possibilità che le elezioni presidenziali si svolgano all’insegna della democrazia, della libertà e della regolarità.

Finora non è stato iscritto ufficialmente alcun candidato, e l’unico candidato futuro – l’attuale Presidente Alexander Lukashenko – è protagonista di un’intensa campagna di propaganda ad opera dell’intero apparato statale dei mezzi di comunicazione. L’analisi della stampa mostra che si vuole creare l’opinione secondo cui non vi è alternativa al Presidente in carica, e che una maggioranza assoluta dei cittadini voterà per lui perché soltanto Alexander Lukashenko può garantire la stabilità in un paese i cui risultati sono incontestabili. A quanto pare, gli oppositori del Presidente sono mascalzoni inetti, mentre l’Occidente non comprende la situazione in Bielorussia e tenta di destabilizzare il paese, ma non ci riuscirà perché la Bielorussia ha il Presidente Lukashenko. La repressione dei mezzi di comunicazione non statali continua in maniera vertiginosa.

In tale contesto l’appoggio dell’Unione europea è una necessità cruciale, ma è insufficiente, tardivo e quindi poco efficace. E’ veramente tutto qui quello che può fare l’Unione europea per difendere la libertà di pensiero e la stampa in un paese limitrofo?

 
  
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  Andrzej Jan Szejna (PSE).(EN) Signor Presidente, il 19 marzo avranno luogo le elezioni presidenziali in Bielorussia. Conveniamo tutti che è tempo di sostenere l’azione delle forze democratiche del paese. La nostra priorità assoluta dovrebbe infatti essere quella di favorire una consultazione elettorale libera e democratica. Occorre garantire la massima trasparenza in ogni fase di queste elezioni, compreso lo spoglio delle schede e la parità delle condizioni per tutti i candidati.

Le politiche del Presidente Lukashenko hanno sollevato preoccupazioni che vanno oltre ogni limite. La presenza del Parlamento europeo e del Consiglio d’Europa alle elezioni presidenziali è di altissima rilevanza. Dovremmo insistere affinché le autorità bielorusse estendano quanto prima un invito a entrambe le Istituzioni.

La situazione dei cittadini della Bielorussia per quanto riguarda l’indipendenza dei mezzi di comunicazione e la libertà di espressione sta progressivamente degenerando, motivo per cui appoggiamo con forza la trasmissione di programmi radio dalla Polonia, dalla Lituania e possibilmente dall’Ucraina. Inoltre, le azioni intraprese dal governo della Bielorussia contro l’Unione dei polacchi in Bielorussia e la minoranza rumena, nonché la decisione di bandire la Chiesa evangelica riformata sono esempi della mancanza di rispetto dei diritti delle minoranze, nonché della libertà di associazione e di confessione religiosa.

 
  
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  Rolandas Pavilionis (UEN).(LT) Oltre alle brutte notizie da Minsk, ci sono anche le buone notizie da Vilnius. Oggi infatti il governo lituano ha registrato l’Università umanitaria europea, che era stata recentemente esiliata da Minsk e che ha ripreso le proprie attività a Vilnius. Si tratta di un risultato importante ottenuto grazie agli enormi sforzi profusi da alcuni deputati del Parlamento europeo insieme a rappresentanti della Commissione europea e a diplomatici lituani. Gli studenti di tale università rinfocolano indubbiamente le speranze di rinascita della Bielorussia. Al contempo però ci giungono notizie preoccupanti da Minsk. La dittatura sta intensificando la repressione contro le organizzazioni civili democratiche giovanili che si oppongono al governo. Con un decreto del regime è stata vietata l’attività di RADA, l’Unione delle associazioni pubbliche bielorusse dei giovani e dei bambini. Tale organizzazione giovanile aveva già acquisito un riconoscimento a livello internazionale e stava sviluppando i rapporti tra i giovani in Bielorussia e molte organizzazioni giovanili europee. Vorrei pertanto rivolgere un appello a tutti i colleghi e invitarli ad appoggiare la richiesta di porre fine alla repressione contro i giovani della Bielorussia e le loro organizzazioni.

 
  
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  Hans Winkler, Presidente in carica del Consiglio. – (FR) A conclusione del dibattito desidero esprimere alcune considerazioni a nome del Consiglio.

(DE) Signor Presidente, onorevoli deputati, vorrei iniziare ribadendo senza mezzi termini – visto che questo punto è stato sollevato durante il dibattito – che ogni Stato ha il diritto di manifestare la propria preoccupazione per i diritti umani ovunque nel mondo; inoltre voglio puntualizzare che esprimere delle critiche per le violazioni dei diritti umani non significa ingerirsi negli affari interni di un paese. Questa verità è stata sancita in occasione della Conferenza di Vienna sui diritti umani, tenutasi nel non lontano 1993. Ne consegue che l’Unione europea è perfettamente legittimata – come qualsiasi altro paese – a occuparsi del rispetto dei diritti umani in un altro Stato. E’ quello che sta facendo l’Unione europea, e sono grato alla vostra Assemblea per l’impegno dimostrato in tal senso e per le nette posizioni espresse nel dibattito. Così facendo, infatti, agevolate il lavoro del Consiglio e della Commissione, in quanto è essenziale che su questioni di questo genere le Istituzioni europee parlino a una sola voce.

Mi si consenta di dire, in risposta all’intervento dell’onorevole Schroedter, che è certamente discutibile affermare che gli strumenti disponibili sinora non siano stati usati in maniera efficace. D’altro canto, è un’area in cui stiamo cercando di apportare miglioramenti, e infatti ricordo che la creazione della politica europea di vicinato quale nuovo strumento per gli aiuti sarà molto utile; è questo l’obiettivo cui tendiamo in modo da garantire un impiego più efficiente delle risorse.

Vorrei porre in evidenza un altro aspetto cui hanno accennato diversi oratori nel dibattito. Oggi a Vienna si tiene la riunione della troika dei ministri degli Esteri con il loro omologo russo – come ha annunciato poc’anzi il Commissario Borg riferendosi alla partecipazione del Commissario Ferrero-Waldner. Ovviamente all’ordine del giorno di questa importante riunione figura anche la Bielorussia, in quanto è essenziale che la Russia chiarisca una volta per tutte la propria posizione, poiché è noto a tutti l’ascendente che essa esercita su questo paese.

Un altro aspetto menzionato nel dibattito e che intendiamo prendere molto seriamente è la necessità effettiva, nel contesto della promozione dei legami tra accademici, giovani e membri della società civile, di dare loro l’opportunità di viaggiare all’estero; si tratta di una questione che dobbiamo esaminare con maggiore attenzione. Queste persone stanno rischiando la propria libertà nella campagna per la democrazia e non sarebbe giusto precludere loro la possibilità di collaborare con le nostre Istituzioni per la democratizzazione della Bielorussia.

Si è parlato di elezioni presidenziali, che di per sé rappresenterebbero per la Bielorussia l’opportunità di imboccare la strada giusta per il futuro. Come hanno osservato svariati oratori, le probabilità che ciò avvenga sono molto esigue e la Commissione e il Consiglio dovranno riflettere su come reagire in caso di irregolarità elettorali. Pur essendo naturalmente disposti a prendere provvedimenti, indipendentemente da cosa accadrà, dobbiamo assicurarci di non mancare il bersaglio – come invece succede spesso quando vengono applicate sanzioni. Non vogliamo che le nostre misure colpiscano la società civile – al contrario, vogliamo promuoverne il benessere e fare il possibile per favorire il cambiamento in Bielorussia nel lungo termine e dalla base. E’ questo il nostro intento ed è su questo che il Consiglio sta lavorando.

 
  
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  Joe Borg, Membro della Commissione. – (EN) Signor Presidente, ringrazio gli onorevoli deputati al Parlamento per tutte le loro osservazioni che, in linea generale, rafforzano l’impegno dell’Assemblea verso la promozione della democrazia e il rispetto dei diritti umani in Bielorussia.

Come ho sottolineato nel mio intervento di apertura, la Commissione, dal canto suo, ha svolto un ruolo attivo in Bielorussia tramite il sostegno alle ONG e alle organizzazioni dei mezzi di comunicazione e mediante svariate iniziative per sensibilizzare la popolazione bielorussa nella speranza che si producano cambiamenti democratici. L’Unione europea ha sottolineato l’importanza che attribuisce a un processo elettorale democratico e la disponibilità a instaurare rapporti più stretti se si rileveranno progressi convincenti verso la democrazia autentica e il rispetto dei diritti umani.

In reazione a quanto affermato dall’onorevole Wiersma e da altri riguardo le elezioni presidenziali in programma per il 19 marzo, la Commissione deplora che il Parlamento europeo non sia stato invitato a prendere parte alla missione di osservazione. E’ una delusione, ma non una decisione inaspettata, data la situazione del paese. Seguiremo con attenzione i resoconti della missione OSCE/ODIHR sulle elezioni. Gli eurodeputati forse potrebbero entrare a far parte delle delegazioni nazionali degli Stati membri per la missione OSCE/ODIHR.

Riguardo al punto sollevato dall’onorevole Schroedter e da altri, mi preme ripetere che la Commissione sta cercando di affrontare la situazione in modo nuovo, mediante il sostegno a favore dell’Università umanitaria europea in esilio e dei mezzi di comunicazione indipendenti.

Rispetto a quanto affermato dall’onorevole Záborská, sottolineerei ancora una volta che la strategia della Commissione è diretta principalmente a sostenere i mezzi di comunicazione indipendenti nelle lingue sia russa sia bielorussa – in particolare attraverso la Deutsche Welle – per garantire che possano effettivamente fungere da catalizzatori per il cambiamento.

Circa l’enfasi posta dall’onorevole Muscat sui giovani, lo ringrazio dei commenti e gli garantisco che la Commissione sta effettivamente concentrando gli sforzi sulla società civile, compresi i giovani della Bielorussia, che sono la speranza di un futuro migliore.

Sul punto sollevato dall’onorevole Vaidere, vi annuncio che a livello di gruppi di lavoro del Consiglio sono in corso dibattiti per individuare alcune soluzioni pratiche per l’approccio comune da adottare per agevolare il rilascio dei visti.

Riguardo al punto sollevato dall’onorevole Pavilionis, concordo pienamente sul fatto che dobbiamo sostenere qualsiasi iniziativa rivolta ai giovani in Bielorussia e, in particolare, a favore dell’Università umanitaria europea in esilio.

Il progetto mediatico di 2 milioni di euro coinvolge non solo partner tedeschi e russi, ma anche una stazione radio polacca, un’emittente radiofonica lituana, ONG tedesche e olandesi e giornalisti bielorussi. Si tratta pertanto di un progetto europeo. Il partner televisivo russo, RTVI, ha dato prova di avere una posizione inequivocabilmente indipendente da quella del governo russo. Infatti RTVI è composta da giornalisti che sono fuggiti da stazioni mediatiche controllate dal governo.

Tutti i programmi radiotelevisivi verranno trasmessi sia in russo che in bielorusso. I programmi televisivi mandati in onda in russo saranno sistematicamente sottotitolati in bielorusso.

 
  
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  Presidente. – Comunico di aver ricevuto sei proposte di risoluzione(1) ai sensi dell’articolo 103, paragrafo 2 del Regolamento.

La discussione è chiusa.

La votazione si svolgerà domani, alle 10.

(La seduta, sospesa alle 16.50 per il Tempo delle interrogazioni rivolte alla Commissione, riprende alle 17.30)

 
  
  

PRESIDENZA DELL’ON. KAUFMANN
Vicepresidente

(La seduta riprende alle 17.35)

 
  

(1)Cfr. Processo verbale.

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