Presidente. – L’ordine del giorno reca il Tempo delle interrogazioni (B6-0002/2006).
Saranno prese in esame le interrogazioni rivolte alla Commissione.
Parte I
Annuncio l’interrogazione n. 33 dell’onorevole Andreas Schwab, sostituito dall’onorevole Richard Seeber (H-0005/06):
Oggetto: Compatibilità del pedaggio per il transito delle autovetture con il diritto comunitario
A seguito dell’introduzione, in Germania, del pedaggio per il transito dei trasporti pesanti si riflette ora sull’opportunità di introdurre presto anche un pedaggio per le autovetture. Poiché questo significherebbe un onere maggiore per gli automobilisti tedeschi, l’introduzione dovrebbe essere accompagnata da una riduzione dell’imposta di circolazione sugli autoveicoli.
Ritiene la Commissione che l’introduzione in Germania del pedaggio per il transito delle autovetture, a condizione che venga contemporaneamente approvata una riduzione dell’imposta di circolazione sugli autoveicoli, sia compatibile con il divieto di discriminazione di cui all’articolo 12 TCE?
Janez Potočnik, Membro della Commissione. – (EN) Vorrei informare l’onorevole parlamentare che attualmente, con la sola eccezione degli autoveicoli pesanti adibiti al trasporto di merci su strada, a livello comunitario non vi è armonizzazione nell’ambito delle tasse sugli autoveicoli. Mentre la direttiva 1999/62/CE stabilisce aliquote di tassazione minime annuali per i trasporti pesanti, gli Stati membri hanno la facoltà di stabilire le misure nazionali che ritengono opportune per la tassazione delle autovetture. La situazione è analoga per quanto concerne pedaggi e diritti d’utenza per i veicoli stradali, la cui imposizione spesso dipende ed è giustificata dai costi sostenuti dalle autorità nazionali per la costruzione e la manutenzione delle infrastrutture stradali.
La direttiva 1999/62/CE fornisce il quadro per l’imposizione dei pedaggi e dei diritti d’utenza per i trasporti pesanti in maniera non discriminatoria e proporzionata. Non esiste una simile legislazione comunitaria per i veicoli privati. Tuttavia, le misure nazionali relative alle tasse sugli autoveicoli, ai pedaggi e ai diritti d’utenza devono adeguarsi ai principi generali del Trattato CE e, in particolare, non devono causare formalità frontaliere negli scambi fra gli Stati membri e devono rispettare il principio di non discriminazione.
La Commissione europea ritiene che, se l’imposizione dei pedaggi per i veicoli stradali non è condizionata alla decisione di ridurre simultaneamente le tasse sugli autoveicoli, e se tali misure non includono alcuna discriminazione diretta o indiretta in relazione alla nazionalità del veicolo, queste non sono contrarie all’articolo 12 del Trattato CE.
Vorrei ricordare che la Commissione europea ha fornito una risposta simile a un’interrogazione orale formulata durante il Tempo delle interrogazioni nella tornata del Parlamento europeo del dicembre 2005. Secondo le informazioni a disposizione della Commissione europea, la Germania attualmente non sta valutando l’idea di introdurre un pedaggio per il transito delle autovetture. Se la Germania dovesse introdurre un pedaggio, come indicato nell’interrogazione orale, è ovvio che la Commissione europea esaminerebbe tali misure in modo approfondito.
Richard Seeber (PPE-DE). – (DE) Signora Presidente, sulla questione della direttiva sui costi delle infrastrutture, vorrei sapere dal Commissario che cosa intende fare la Commissione per promuovere ulteriormente l’internazionalizzazione dei costi esterni. Benché ora sia stata adottata la direttiva sui costi delle infrastrutture, che cosa ha intenzione di fare la Commissione, in particolare a livello di studi e valutazioni di esperti, per chiarire il legame fra inquinamento ambientale e traffico pesante di trasporto merci e presentare quindi una proposta nuova e definitiva per migliorare la direttiva Eurobollo in modo da ridurre l’impatto sull’ambiente?
Janez Potočnik, Membro della Commissione. – (EN) Il Libro bianco sulla politica dei trasporti fino al 2010 ha concluso che una delle principali ragioni dello squilibrio nel sistema dei trasporti è il fatto che i modi di trasporto non si fanno assolutamente carico dei costi di cui sono causa.
Il 12 gennaio 2003, in occasione dell’adozione della relazione sulle conclusioni del Libro bianco, il Parlamento europeo ha confermato la necessità di una tariffazione delle infrastrutture. Storicamente, per contribuire al finanziamento della costruzione, del funzionamento e della manutenzione delle infrastrutture, sono stati imposti sulle autostrade o su altre strade di particolare importanza pedaggi basati sulla distanza percorsa e sul tempo di utilizzo. Inoltre, con il progredire della tecnologia, tali strumenti potrebbero essere utilizzati in modo sempre più efficace per controllare il traffico: oneri legati alla congestione, alle emissioni e così via.
Quasi tutti gli Stati membri impongono pedaggi o diritti d’utenza almeno su parte della loro rete autostradale. La politica della Commissione riflette il principio secondo cui pedaggi e diritti d’utenza costituiscono un importante strumento per sostenere gli investimenti nelle infrastrutture, controllare il traffico e incoraggiare gli investimenti del settore privato nella gestione delle infrastrutture. In conclusione, come ho già detto, benché attualmente contempli solo gli autoveicoli pesanti adibiti al trasporto di merci su strada, la normativa della Commissione fa parte della nostra politica.
Presidente. – Annuncio l’
interrogazione n. 34 dell’onorevole Robert Evans (H-0016/06):
Oggetto: “Cibo spazzatura”
Condivide la Commissione la preoccupazione per la pubblicità mirata ai bambini del cosiddetto cibo spazzatura o “junk food” in televisione, su Internet e altri mezzi d’informazione? Considerando la natura internazionale del mercato e delle catene di approvvigionamento, unita all’ovvio effetto nocivo di questi prodotti, ritiene la Commissione che i provvedimenti adottati a livello dell’EU siano adeguati?
Mariann Fischer Boel, Membro della Commissione. – (EN) Signora Presidente, la Commissione europea attribuisce un’enorme importanza agli effetti che la pubblicità può avere sul comportamento dei bambini, soprattutto quando a esserne oggetto sono i prodotti alimentari, dato il potenziale rapporto con la dieta e la salute dei bambini. In linea generale, l’Unione europea dispone di un certo numero di norme orizzontali che riguardano tale ambito e disciplinano le attività pubblicitarie che possono influenzare il comportamento dei bambini, coprendo anche i prodotti alimentari.
Innanzi tutto, per quanto concerne la pubblicità televisiva, dal 1989 la direttiva Televisione senza frontiere ha sancito che tale pubblicità non deve arrecare un pregiudizio morale o fisico ai minorenni. In particolare, la pubblicità televisiva non deve esortare direttamente i minorenni ad acquistare un prodotto o un servizio, sfruttandone l’inesperienza o la credulità, né incoraggiarli direttamente a persuadere genitori o altri ad acquistare i prodotti o i servizi pubblicizzati, o sfruttare la particolare fiducia che i minorenni generalmente ripongono nei genitori, negli insegnanti e in altre persone a loro vicine.
Una proposta di emendamento alla direttiva, adottata dalla Commissione europea il 13 dicembre 2005, estende tali misure ad altri tipi di contenuti audiovisivi. Inoltre, la direttiva sulle pratiche commerciali sleali, adottata nel 2005, prevede disposizioni analoghe. Ciò migliorerà la tutela dei gruppi di consumatori vulnerabili, vietando esplicitamente ogni esortazione diretta ai bambini ad acquistare i prodotti pubblicizzati o a persuadere i genitori o altri adulti a comprarli per loro.
In questa fase la Commissione europea non intende avviare alcun’altra iniziativa legislativa, ma si aspetta che l’industria introduca un’autoregolamentazione che completi in modo efficace e preciso le disposizioni di legge in vigore. A tale scopo è stato iniziato un processo di vasta portata.
La piattaforma europea su dieta, attività fisica e salute, ad esempio, dovrebbe determinare misure non normative e impegni concreti da parte dell’industria. La Commissione europea si aspetta che parte di tali impegni riguardi la pubblicità per bambini. Al contempo la Commissione europea ha rafforzato il dialogo con l’industria e altri attori per valutare le possibilità di migliorare ulteriormente le misure di autoregolamentazione della pubblicità.
Nel dicembre 2005 la Commissione ha adottato un Libro verde sulla promozione delle diete sane e dell’attività fisica. Una delle domande alle quali il Libro verde invita specificatamente a rispondere è la seguente: “I codici volontari (“autoregolamentazione”) sono uno strumento adeguato per limitare la pubblicità e il marketing di alimenti ad alto contenuto calorico e a scarso contenuto di micronutrienti? Quali alternative potrebbero essere prese in considerazione se l’autoregolamentazione non dovesse raggiungere gli obiettivi stabiliti?” La Commissione europea si augura che tale approccio produca impegni significativi a vantaggio di tutti gli attori interessati e della società in generale. In caso contrario – e questo è importante – la Commissione europea non esiterà a proporre appropriate misure legislative.
Robert Evans (PSE). – (EN) Grazie, signora Commissario. Mi permetto di insistere sulla sua ultima osservazione, dal momento che la prima parte del suo intervento, in cui ha affermato che la legislazione pertinente è già in vigore, mi ha un po’ deluso. Le potrei fare un’infinità di esempi che mi interessano, ma mi limiterò a uno solo. I Cheerios della Nestlé sono cereali per la prima colazione che contengono il 21 per cento di zucchero e moltissimo sale. Vengono venduti insieme a un album da colorare che sprona i bambini a mangiare sempre più cereali man mano che procedono nella colorazione.
L’Unione europea dispone già di una legislazione, come lei ha evidenziato nel suo intervento, nel quale però ha anche indicato che tale legislazione è la base che può essere utilizzata. Se non è necessaria una nuova legislazione, mi permetta di sollecitare la Commissione europea a considerare nuovamente le misure esistenti e l’autoregolamentazione – che non sono per niente sicuro sia accurata – per valutare se funzionano oppure se devono essere rafforzate.
Mariann Fischer Boel, Membro della Commissione. – (EN) E’ evidente che l’alimentazione e la salute dei giovani sono molto importanti, e non solo per la Commissione europea. Ritengo che tutti possiamo essere d’accordo su questo punto. E’ inoltre evidente che non vogliamo assistere a una situazione di futura obesità dei giovani, che con l’avanzare dell’età potrebbe causare seri problemi, non soltanto alla loro salute ma anche alla società. Pertanto studieremo a fondo l’attuale funzionamento del sistema. Se – e sottolineo se – non sembrasse funzionare, la Commissione europea sarà pronta a prendere ulteriori iniziative.
Philip Bushill-Matthews (PPE-DE). – (EN) A differenza dell’onorevole Evans, sono felice che allo stato attuale non vengano proposte nuove legislazioni. Il punto di vista della Commissione europea è assolutamente corretto.
Ringrazio inoltre la signora Commissario per aver ricordato che è anche una questione di dieta, attività fisica e salute. E’ molto facile continuare a criticare l’industria alimentare, ma non siete d’accordo sul fatto che sarebbe anche giunto il momento di riconoscere che le persone sono responsabili della propria vita e che l’esercizio fisico svolge un ruolo enorme in quella che è chiaramente una questione importante?
Mariann Fischer Boel, Membro della Commissione. – (EN) Come ho affermato prima, tutti abbiamo la responsabilità di cercare di garantire che i più giovani, crescendo, non si ritrovino in una situazione di maggior rischio di contrarre malattie. E’ ovvio che la società non può assumersi la responsabilità per tutti. La responsabilità in questo caso spetta pertanto ai genitori e agli altri adulti che sono a contatto dei giovani durante il giorno.
E’ necessaria una discussione a livello degli Stati membri sulla quantità di esercizio fisico che i giovani svolgono a scuola durante la settimana. Esiste un chiaro nesso fra esercizio fisico e salute, in termini delle malattie cui si può andare incontro se non ci si muove correttamente. Alla mia età posso dire che, quando ero giovane, non avevamo tutti i videogame che esistono oggi – per divertirci, non ci limitavamo a sederci davanti a un computer –;i giovani vanno quindi incoraggiati a uscire e a fare esercizio, onde evitare che più in là si verifichi una situazione alla quale nessuno di noi vorrebbe assistere.
Presidente. – Annuncio l’
interrogazione n. 35 dell’onorevole Rodi Kratsa-Tsagaropoulou (H-0052/06):
Oggetto: Finanziamento delle reti di trasporto transeuropee
L’accordo politico raggiunto al Consiglio europeo del dicembre 2005 sulle prospettive finanziarie 2007-2013 ha ridotto da 20 miliardi di euro, come inizialmente proposto dalla Commissione europea, a 7 miliardi di euro le previsioni di finanziamento delle reti di trasporto transeuropee.
Stante la loro importanza per la strategia di Lisbona e per il funzionamento del mercato interno, ritiene la Commissione che con 7 miliardi di euro sia possibile realizzare i 30 piani prioritari previsti per il prossimo futuro? Condivide essa l’opinione secondo cui questo considerevole taglio di 2/3 delle previsioni iniziali costituisca un freno per il settore dei trasporti in generale, dato che taluni dei piani in questione incontrano già problemi quanto alla loro realizzazione? In che modo intende essa affrontare tale questione? Dispone essa di una valutazione in merito all’andamento dei lavori relativi ai progetti prioritari e una revisione o concorda per una sospensione di alcuni programmi prioritari a causa dei tagli introdotti nelle previsioni finanziarie?
Mariann Fischer Boel, Membro della Commissione. – (EN) Nel luglio 2004 la Commissione ha presentato una proposta di modifica del regolamento sulle reti di trasporto transeuropee – TEN – nel quadro delle prospettive finanziarie 2007-2013, la quale, tra le altre cose, prevedeva di aumentare fino al 50 per cento i finanziamenti per una sezione transfrontaliera di progetti prioritari. Per questi progetti TEN sono stati stanziati in totale 20,35 miliardi di euro.
L’accordo sulle prospettive finanziarie 2007-2013 raggiunto al Consiglio europeo a dicembre del 2005 comporta una riduzione significativa pari a circa il 40 per cento degli stanziamenti previsti per la rubrica 1A che, oltre ai trasporti, comprende altri settori quali la ricerca, l’istruzione, la competitività e le nuove tecnologie. La ripartizione degli stanziamenti tra le varie voci della rubrica 1A non è ancora stata decisa.
Pertanto la Commissione non può fornire una risposta precisa all’onorevole deputata in merito alle conseguenze delle riduzioni degli importi contenuti nella proposta iniziale di prospettive finanziarie finché non saranno state fissate le cifre definitive per mezzo degli accordi interistituzionali. Le discussioni in materia sono in corso.
Rodi Kratsa-Tsagaropoulou (PPE-DE). – (EL) Signora Presidente, signora Commissario, la ringrazio per la risposta e per l’onestà, ma non mi ha convinta del fatto che la Commissione stia affrontando la questione con la serietà che merita un settore tanto importante per la piena realizzazione del mercato interno e la competitività dell’Unione europea.
E’ chiaro che subiremo una riduzione – una significativa riduzione – rispetto alla proposta della Commissione. Ci vuole tempo per trovare soluzioni in questo settore. La pianificazione richiede tempo e risorse. Avete già pensato a migliori partenariati con il settore privato, a una maggiore partecipazione degli Stati membri e a un maggiore coinvolgimento della Banca europea per gli investimenti? E’ sorprendente che non vi stiate preparando in questo senso.
Mariann Fischer Boel, Membro della Commissione. – (EN) Indubbiamente ritengo opportuno sottolineare che la Commissione non sottovaluta l’importanza delle reti transeuropee. Tuttavia, al momento non sono in grado di fornirvi indicazioni di alcun tipo sulle discussioni in corso sulle prospettive finanziarie 2007-2013. Come ho detto nella risposta iniziale, si tratta di una discussione che avverrà nei settori interistituzionali, che in questi negoziati si collocano sempre in una fase decisiva.
Justas Vincas Paleckis (PSE). – (LT) Vorrei sapere quali saranno le conseguenze della riduzione dei fondi per i progetti delle reti di trasporto transeuropee nei nuovi Stati membri dell’Unione europea, le cui infrastrutture nel settore dei trasporti, soprattutto in quello ferroviario, sono notevolmente più arretrate di quelle dei paesi della vecchia Europa. Più precisamente, il progetto “Rail Baltica”, estremamente importante per i paesi del Baltico, che collega le capitali degli Stati baltici a Varsavia e Berlino, come sarà realizzato?
Mariann Fischer Boel, Membro della Commissione. – (EN) Non ho sentito una domanda, ma solo una dichiarazione.
Richard Seeber (PPE-DE). – (DE) Signora Presidente, devo constatare che nel merito la Commissione non ha risposto alla mia prima domanda; vorrei quindi porre una domanda complementare. E’ ovvio che al momento la Commissione non ci possa dire come intende ripartire un bilancio che non è ancora stato nemmeno approvato. Ritengo, però, che essa debba comunque valutare come pensa di realizzare il necessario finanziamento delle reti transeuropee.
Sappiamo tutti che i vari operatori dei trasporti sono assolutamente disposti a pagare i dazi. La nuova direttiva sui costi relativi alle infrastrutture ha introdotto un massimale molto basso per questi dazi, perciò vorrei ricollegarmi alla precedente interrogazione e chiederle se non si potrebbe proporre un aumento per rendere possibile un finanziamento trasversale.
Mariann Fischer Boel, Membro della Commissione. – (EN) Signora Presidente, sono spiacente, ma non posso dare risposte precise. Anche se lo volessi, in questa fase non sono in grado di farlo. La questione dipende anche dal Parlamento europeo, e vi chiedo di dare prova di comprensione.
In questi negoziati sono molte le aree importanti che alcuni parlamentari vorrebbero sostenere, il che è comprensibile, ma in questa fase non è possibile. Mi dispiace.
Parte II
Interrogazioni rivolte al Commissario Potočnik
Presidente. – Annuncio l’
interrogazione n. 36 dell’onorevole Justas Vincas Paleckis (H-0054/06):
Oggetto: Finanziamento del settimo programma quadro di ricerca comunitario per il periodo 2007-2013
Il finanziamento del settimo programma quadro di ricerca comunitario per il periodo 2007-2013 sarà stabilito quest’anno. La dotazione dovrebbe raggiungere i 72 miliardi di euro. Sono previsti il raddoppio del numero di ricercatori che partecipano ai progetti e la creazione di nuovi posti per ricercatori, oltre che migliori condizioni di collaborazione tra il mondo della ricerca e le imprese.
Secondo le statistiche concernenti la partecipazione al sesto programma comunitario, nella maggior parte degli Stati membri dell’Unione europea, e specialmente in Lituania, le piccole e medie imprese hanno ricevuto scarsi finanziamenti in confronto alle università e alle altre istituzioni o centri di ricerca. Nei paesi dell’Unione europea, e in particolare nei nuovi Stati membri, la collaborazione tra le imprese private e i ricercatori è poco diffusa. Questa situazione riduce la competitività dell’Unione europea a livello mondiale.
Non converrebbe attribuire una parte dei fondi del settimo programma comunitario (15-20%) al finanziamento del fabbisogno delle piccole e medie imprese? L’interrogante ritiene che ciò incoraggerebbe le imprese private a collaborare con i centri di ricerca e con i ricercatori individuali e permetterebbe inoltre di estendere l’uso delle nuove tecnologie e delle innovazioni.
Janez Potočnik, Membro della Commissione. (EN) La Commissione desidera dare la seguente risposta alla domanda dell’onorevole deputato. Primo, per quanto riguarda la dotazione totale del settimo programma quadro di ricerca, la proposta della Commissione dovrà essere rivista alla luce della definizione delle prospettive finanziarie per il periodo 2007-2013.
Secondo, la Commissione concorda sulla primaria importanza della cooperazione tra gli enti di ricerca e le imprese, soprattutto le PMI. La partecipazione delle PMI è e rimarrà uno degli obiettivi cruciali dei programmi quadro.
Nel sesto programma quadro, è stata adottata una serie di misure per promuovere la partecipazione delle PMI alle aree tematiche in cui collaborano con altre imprese ed enti di ricerca. Tali misure comprendono: sostegno a reti di intermediari in specifici ambiti del settore tecnologico per aiutare le PMI con proposte, attività di avviamento, ricerche di partner e via dicendo; appalti mirati nei settori di particolare interesse per le PMI, nonché programmi di finanziamento a loro sostegno ed esternalizzazione della ricerca da parte di PMI e di associazioni di PMI. Visto il successo di queste misure abbiamo proposto di mantenerle nel settimo programma quadro. I programmi quadro pertanto hanno già promosso molto attivamente la partecipazione delle PMI e la loro collaborazione con organismi di ricerca.
Con particolare riferimento alla proposta dell’onorevole deputato di riservare una parte dei fondi alle PMI, la Commissione tiene conto del fatto che il Consiglio ha introdotto l’obiettivo del 15 per cento per la partecipazione delle PMI nell’ambito dell’orientamento generale parziale sul settimo programma quadro. Tale obiettivo esisteva già nel sesto programma quadro, ma la Commissione nutre dei dubbi sull’opportunità di mantenere simile soglia minima generale di finanziamento per la partecipazione delle PMI in considerazione delle seguenti ragioni.
Primo, la potenziale partecipazione delle PMI varia molto a seconda dei settori, con oscillazioni che si aggirano tra il 5 e il 20 per cento. Pertanto è praticamente impossibile definire un obiettivo generale realistico a priori, che potrebbe addirittura essere fuorviante.
Secondo, gli obiettivi a sostegno delle PMI potrebbero risultare in contrasto con l’obiettivo di sostenere solo la ricerca della massima qualità e contravverrebbero ai principi della parità di accesso e dell’eccellenza che sono fondamentali nel programma quadro.
Terzo, il sostegno alle PMI dovrebbe incentrarsi su misure reali che rendano il settimo programma quadro davvero attraente e vantaggioso per le PMI, mediante l’individuazione delle aree di ricerca, la semplificazione degli aspetti amministrativi e via dicendo.
La Commissione ritiene pertanto che si possa ottenere un maggiore coinvolgimento delle PMI rimuovendo le barriere che ne ostacolano la partecipazione ed è quanto intendiamo fare. Detto obiettivo si può conseguire anche semplificando e migliorando le procedure amministrative e finanziarie, abbreviando i tempi per la stipulazione dei contratti, riducendo i requisiti di notifica e accrescendo la flessibilità delle PMI nella promozione di progetti che abbiano ampiezza e dimensioni più confacenti alle loro esigenze. Occorre inoltre prestare maggiore considerazione alle esigenze delle PMI e alle loro potenzialità nel definire il contenuto dell’area tematica su cui si incentra il programma specifico e in particolare il programma di lavoro.
E’ inoltre fondamentale sottolineare che il contributo finanziario comunitario per le PMI può arrivare a coprire il 75 per cento dei costi ammissibili invece del consueto 50 per cento. Tale proposta è stata inclusa nelle regole di partecipazione.
Justas Vincas Paleckis (PSE). – (EN) Grazie molte, signor Commissario, per la convincente risposta. In ogni caso, nell’ambito del settimo programma quadro verrà stanziata una considerevole somma di denaro per la ricerca e lo sviluppo tecnologico. Come intende la Commissione europea distribuire tali fondi fra gli Stati membri? Probabilmente verranno privilegiati progetti importanti e di vasta portata. Non potrebbe anche succedere che la maggior parte dell’assistenza finanziaria venga distribuita fra i paesi già avanzati nel campo della ricerca, mentre i paesi che non lo sono ricevano solo le briciole?
Janez Potočnik, Membro della Commissione. – (EN) Signora Presidente, il programma quadro è solo uno degli strumenti utilizzati a livello comunitario; rappresenta circa il 4 o il 5 per cento del bilancio dell’Unione europea. Concordo con l’onorevole deputato sul fatto che si tratta di un’ingente somma di denaro, poiché ci attendono sfide importanti se dobbiamo cercare di mantenere il nostro tenore di vita e restare competitivi a livello mondiale. Questa è la questione principale inclusa nell’agenda di Lisbona e nel conseguente partenariato per la crescita e l’occupazione.
Ritengo sia cruciale che, da un lato, si cerchi di stimolare il potenziale degli Stati membri meno sviluppati, più piccoli, e che forse oggi non hanno il potenziale per competere su basi eguali. Esistono alcuni centri d’azione; nell’ambito del settimo programma quadro vengono proposte azioni specifiche per promuovere tale abilità di competere. D’altro canto dobbiamo essere coscienti del fatto che l’Unione europea dovrebbe puntare al massimo. Occorre stimolare l’eccellenza e la possibilità di poter davvero competere con il mutevole e impegnativo mondo odierno.
Apprezziamo molto quanto ha affermato l’onorevole deputato, ma riteniamo anche che si dovrebbero unire le varie risorse per affrontare entrambe le questioni che ho sottolineato: la questione di puntare al massimo, di ottenere il meglio per l’Europa, e la questione di come porsi nei confronti degli altri che oggi potrebbero non trovarsi nella migliore delle posizioni.
Anne E. Jensen (ALDE). – (DA) Signora Presidente, un buon numero di paesi ha dichiarato che la Banca europea per gli investimenti potrebbe fornire prestiti fino a 10 miliardi di euro per scopi di ricerca o per ricerca e innovazione. Qual è la posizione della Commissione europea riguardo ai nuovi strumenti di finanziamento che la BEI deve sviluppare per sostenere l’innovazione?
Janez Potočnik, Membro della Commissione. – (EN) La ringrazio per la domanda. Ha ragione quando afferma che nel dibattito è stato sollevato questo punto. Tuttavia, ancora prima che venisse menzionato nel dibattito, la Commissione europea, nella sua proposta originale e insieme alla Banca europea per gli investimenti, ha cercato di sviluppare uno strumento per la condivisione del rischio denominato “risk-sharing facility”. Uno dei principali problemi da affrontare a livello di Unione europea è dato dal fatto che il trattamento dei rischi non è identico in tutti gli Stati membri, ma varia da cultura a cultura. Ecco perché diventa fondamentale creare degli strumenti per gestire tale problema, che ci impedisce di essere completamente in linea con i principali competitori, soprattutto quando si tratta della percentuale di PIL investita nella ricerca e nello sviluppo. E’ fondamentale stimolare la creazione di tali strumenti.
Questa l’idea alla base dell’introduzione della risk-sharing facility con la BEI. Aumenterebbe il potenziale, poiché per ogni unità di fondi che daremmo in un qualche modo alla BEI, riceveremmo in cambio dalle quattro alle cinque unità di credito. Ci darebbe inoltre l’opportunità di trattare alcune delle più rischiose imprese che la BEI – in linea con la logica bancaria – non affronta. Sono certo che questa non è la risposta magica che risolverà i nostri problemi, ma mi auguro sinceramente che venga seguita da alcune altre istituzioni finanziarie in Europa.
Richard Seeber (PPE-DE). – (DE) Signora Presidente, vorrei che il signor Commissario mi dicesse esattamente in cosa consisterà, in concreto, questa riduzione della burocrazia, dal momento che le piccole e medie imprese continuano a lamentarsi del fatto che gli ostacoli burocratici – diversamente da quanto accade per i programmi nazionali di ricerca – sono insormontabili. In secondo luogo, come verrà tutelata la riservatezza commerciale?
Janez Potočnik, Membro della Commissione. – (EN) L’onorevole deputato ha individuato una delle questioni più difficili che stiamo trattando. Come ha giustamente affermato, probabilmente il metodo migliore per stimolare la partecipazione delle PMI è quello di snellire la burocrazia. In quest’ambito, e anche a livello finanziario, le imprese più grandi non devono profondere lo stesso impegno di quelle più piccole. Stiamo cercando di trattare la questione in maniera coerente, tentando di snellire la burocrazia passando dal regolamento finanziario alle norme per la partecipazione e alla loro successiva applicazione all’interno delle imprese. Si tratta di una delle più difficili iniziative che stiamo svolgendo. Tuttavia, sono fermamente convinto che con la buona volontà sia possibile compiere un importante passo avanti, invertendo quanto meno la tendenza negativa.
Il giorno in cui è stato adottato il programma quadro, è stato adottato anche un documento speciale relativo alle questioni di semplificazione. Inoltre, è stata istituita una sorta di consiglio per la semplificazione, composto da una serie di attori minori che ci hanno consigliato sulla preparazione delle norme per la partecipazione e che continueranno a farci da consulenti nei futuri processi di semplificazione all’interno delle imprese.
Ritengo che la semplificazione sia un processo da trattare in tutte le fasi e da applicare costantemente sull’intero periodo. Mi auguro di ottenere il sostegno del Parlamento europeo e del Consiglio europeo in questo importante sforzo, poiché in un certo senso si tratta di un problema comune.
Presidente. – Annuncio l’
interrogazione n. 37 dell’onorevole Seán Ó Neachtain (H-0076/06):
Oggetto: Finanziamento della ricerca per le regioni europee
Può la Commissione precisare quali azioni specifiche intenda intraprendere per promuovere il ruolo delle regioni in Europa nel contesto del prossimo programma di ricerca e di sviluppo?
Janez Potočnik, Membro della Commissione. – (EN) La proposta del settimo programma quadro include una dimensione regionale estesa nell’ambito del programma specifico “Capacità”, con una serie di nuove iniziative che offrono alle regioni europee nuove opportunità per un coinvolgimento nella ricerca e nello sviluppo tecnologico.
Innanzi tutto, una nuova iniziativa sulle regioni della conoscenza fornisce sostegno a cluster regionali ad alta intensità di ricerca e di sviluppo. Ciò deriva da due cicli di attività sperimentali che hanno suscitato molto interesse fra i nostri attori regionali. Gli onorevoli parlamentari ricorderanno che il primo ciclo fu di fatto stimolato dal Parlamento europeo. La proposta per il settimo programma quadro riconosce il ruolo degli attori regionali nello sviluppo della capacità di ricerca delle proprie regioni, sostenendo progetti incentrati su cluster regionali orientati alla ricerca.
Un’altra importante nuova iniziativa nell’ambito del programma specifico “Capacità” prevede la valorizzazione del potenziale di ricerca e mira al suo sviluppo nelle regioni della convergenza dell’Unione europea, sostenendo i distaccamenti del personale di ricerca, l’acquisizione di attrezzature o l’organizzazione di conferenze per il trasferimento tecnologico.
Verranno inoltre intraprese attività sullo sviluppo coerente delle politiche, una parte del programma specifico “Capacità” che consentirà lo scambio di esperienza fra i responsabili politici a livello regionale. Nel capitolo infrastrutture di ricerca sono previste attività che avranno importanti implicazioni per alcune regioni europee e, da ultime, ma non per questo meno importanti, le attività Eranet e Eranet+, che coinvolgeranno i ricercatori a livello regionale.
Le regioni sono sempre state in partenariato con il programma quadro. Il fatto che si stia compiendo un ulteriore passo avanti, includendo programmi specificatamente mirati alle regioni, non deve farci dimenticare che il programma quadro ha contribuito in molti altri modi, e continuerà a farlo, alla ricerca e allo sviluppo nelle regioni.
I progetti del programma quadro aiutano a combattere l’isolamento regionale e il prevenzionismo tecnologico. Attraverso progetti di ricerca europei, le aziende innovative delle regioni della convergenza manterranno i legami con le principali reti tecnologiche e continueranno a rigenerare il proprio profilo e la propria capacità, mentre le università più lontane continueranno ad avere accesso a metodi innovativi di adozione dei propri modelli di ricerca, diventando, in alcuni casi, i veri motori di sviluppo della regione.
Le reti di PMI che partecipano al programma quadro continueranno a migliorare la propria competenza tecnologica. Le borse di studio Marie Curie manterranno il sostegno per le risorse umane di ricerca e sviluppo, con una ricaduta diretta sulle capacità di ricerca regionali. Alcune nuove caratteristiche del programma quadro ne aumentano l’impegno a migliorare le sinergie con la politica regionale europea, così da rafforzare il sostegno dei Fondi strutturali per la ricerca nelle regioni.
Attraverso le azioni contemplate nel programma quadro, la Commissione europea cercherà di offrire modelli utili che permetteranno alle regioni europee di essere più efficaci nel definire e attuare le politiche di ricerca e quindi di essere maggiormente in grado di sostenere i propri ricercatori. Inoltre sapranno utilizzare in modo più efficace le risorse dei Fondi strutturali per gli investimenti nella ricerca.
Ciò rappresenta una reale opportunità di avanzamento verso l’obiettivo di Barcellona di investire il 3 per cento del PIL nella ricerca e sviluppo nel contesto della strategia di Lisbona. E’ evidente che sia necessario affrontare la questione del recupero a livello europeo, nazionale e regionale, e questo è chiaramente riconosciuto nella proposta del programma quadro.
Seán Ó Neachtain (UEN). – (EN) Signora Presidente, ringrazio il signor Commissario per l’esauriente risposta. Vorrei chiedere qual è il sistema di monitoraggio che la Commissione europea intende applicare per assicurare un equilibrio e un’equa distribuzione dei finanziamenti fra le regioni. Come il signor Commissario sa, vi sono regioni che non sono in grado di ottenere tali finanziamenti, e ovviamente tale squilibrio creerà uno sviluppo europeo non uniforme. Può il signor Commissario spiegarci cosa intende fare in proposito la Commissione europea?
Janez Potočnik, Membro della Commissione. – (EN) L’onorevole deputato ha giustamente indicato una questione che interessa anche la Commissione europea. Scopo del programma quadro innanzi tutto non è l’equilibrio, bensì l’eccellenza. Consapevoli di dover sviluppare il potenziale delle regioni, l’approccio della Commissione europea nella proposta è ed è sempre stato sinergico. E’ fondamentale leggere attentamente le linee guida sulla coesione redatte dalla Commissione europea, che puntano a comunicare chiaramente agli Stati membri che, nell’affrontare i propri problemi all’interno delle regioni, devono prendere in considerazione i Fondi strutturali e di coesione che sono importanti al riguardo per raggiungere gli obiettivi di Lisbona.
Come ho affermato poc’anzi, cerchiamo di farlo anche attraverso i nostri programmi. Tuttavia, nonostante i programmi specifici – come quello relativo al potenziale delle regioni della coesione – occorre continuare con un ampio ventaglio di proposte fra cui scegliere quelle più stimolanti. E’ di fondamentale importanza avere incentivi per spronare chi oggi non è ai primi posti.
Anne E. Jensen (ALDE). – (DA) Signora Presidente, vorrei ringraziare il signor Commissario per aver posto l’accento sul fatto che la ricerca può essere sostenuta tramite le risorse dei Fondi strutturali. Mi interessa molto capire in che modo ciò verrà gestito e in che modo verrà garantita la coerenza fra vari sforzi di ricerca: quelli che si avvalgono delle risorse dei Fondi strutturali, quelli svolti a livello nazionale e quelli svolti a livello comunitario in genere. In che modo si possono gestire le cose così da realizzare progetti ragionevoli? Una seconda domanda riguarda l’ammontare dei Fondi strutturali che si può immaginare venga messo da parte per la ricerca, paragonato a quello disponibile nell’ambito del settimo programma quadro. Secondo quanto afferma il Consiglio, il 60 per cento delle risorse dei Fondi strutturali andrà agli obiettivi di Lisbona.
Janez Potočnik, Membro della Commissione. – (EN) Se posso cominciare dalla fine, questa è stata anche la proposta che la Commissione europea ha formulato nella lettera che il Presidente Barroso ha inviato al Parlamento e al Consiglio europeo.
E’ importante riconoscere la necessità di un giusto equilibrio fra le infrastrutture fisiche da una parte e le infrastrutture intellettuali e altre iniziative dall’altra, al fine di stimolare l’innovazione nelle regioni che oggi sono regioni della coesione e che sono meno sviluppate della media dell’Unione europea. E’ di primaria importanza.
Di recente sono intervenuto a una conferenza in Polonia insieme alla signora Commissario Hübner. E’ stata una bella conferenza, entrambi siamo stati in grado di spiegare al pubblico l’importanza di un approccio alle questioni da ambo le parti. In fin dei conti, dobbiamo essere consapevoli del fatto che l’accoglimento di tali raccomandazioni è nelle mani degli Stati membri. E’ necessario capire l’importanza di equilibrare in pratica questo tipo di sostegno.
Sono poi pienamente consapevole che, in termini di diversi livelli di sviluppo, le necessità dei paesi non sono identiche. E’ pertanto di fondamentale importanza che tale aspetto venga seriamente considerato e che si tenga conto anche di questa diversità di esigenze.
Paul Rübig (PPE-DE). – (DE) Signora Presidente, signor Commissario, onorevoli colleghi, la mia domanda è dettata dalla necessità ricorrente di indicare nuovi esempi di come portare avanti le politiche regionali. Dal momento che esistono numerosi metodi di “buone pratiche” ed esiste il “quadro di valutazione dell’innovazione”, non sarebbe auspicabile che il signor Commissario e i membri della Commissione Hübner, Potočnik e Wallström verifichino insieme come meglio comunicare al pubblico europeo tali pratiche, provate e sperimentate, così che in futuro possano avere degli incentivi a migliorare tale tipo di collaborazione?
Janez Potočnik, Membro della Commissione. – (EN) Posso solo dire che sottoscrivo pienamente le osservazioni dell’onorevole parlamentare. Dobbiamo renderci conto in ogni ambito che stiamo lavorando insieme verso il conseguimento dello stesso obiettivo e che solo facendo confluire tutte le risorse in modo pratico possiamo davvero cambiare le cose.
Presidente. – Annuncio l’
interrogazione n. 38 dell’onorevole Teresa Riera Madurell (H-0084/06):
Oggetto: Bilancio comunitario e settimo programma quadro di ricerca e sviluppo
Nel suo intervento del 26 gennaio al Parlamento europeo, il Commissario Potočnik ha ammesso le serie difficoltà che il taglio previsto nelle prospettive finanziarie comporterà per il raggiungimento degli obiettivi del settimo programma quadro. Anche se per venire a conoscenza dell’esatto ammontare del taglio finanziario sarà certamente necessario attendere la fine dei negoziati relativi al bilancio comunitario definitivo, potrebbe anticipare la Commissione le idee principali che sta valutando per adattare il Programma quadro alla minore disponibilità economica?
Intende distribuire i fondi fra i programmi nella stessa proporzione? Non ritiene che uno degli aspetti da non compromettere seriamente sia proprio il rafforzamento del sostegno ai ricercatori, affinché sia messo un freno all’attuale fenomeno della “fuga dei cervelli”?
Janez Potočnik, Membro della Commissione. – (EN) Riguardo alla revisione del settimo programma quadro per la ricerca e lo sviluppo dell’Unione europea, la Commissione europea intende mantenere la struttura e la filosofia essenziale della proposta originale, in seguito al largo consenso già manifestatosi nelle discussioni del Parlamento e del Consiglio europeo.
I principi dell’approccio alla revisione sono stati illustrati in una riunione della commissione parlamentare per l’industria, la ricerca e l’energia del 26 gennaio 2006. Le iniziative minori non possono essere ridotte quanto quelle maggiori, altrimenti perdono la loro ragione di essere. Alcune linee di bilancio hanno una dotazione finanziaria che dipende, ad esempio, dagli impegni internazionali conclusi dall’Unione europea o da alcuni altri enti. Sono inoltre necessari un ordine di priorità per i temi e un elevato livello di flessibilità.
La parte relativa alla collaborazione deve rimanere il fulcro del programma. Insieme alla collaborazione, nella proposta rivista verranno prese nella dovuta considerazione molte altre attività, come le infrastrutture, le PMI e la mobilità dei ricercatori.
Alla luce della riduzione del bilancio, occorre considerare non solo la ripartizione ma anche il tempismo per l’introduzione di nuove iniziative. Il programma quadro mira a rendere la ricerca europea più attraente e a creare maggiore mobilità per i ricercatori, obiettivo che deve essere promosso dal programma Persone, volto a sostenere la strutturazione della mobilità e la formazione e lo sviluppo della carriera dei ricercatori a livello europeo. Si tratta di uno strumento essenziale per aiutare a creare un unico mercato del lavoro di ricercatori, ma non è l’unico programma inteso a creare un attraente spazio europeo per la ricerca.
Teresa Riera Madurell (PSE). – (ES) Signor Commissario, la ringrazio per le spiegazioni. Con la mia interrogazione intendevo trasmetterle le preoccupazioni della nostra comunità scientifica di fronte ai tagli previsti ai finanziamenti per la scienza e la tecnologia europee.
Benché sia sicuramente necessario attendere la fine dei negoziati, in pratica è fondamentale conoscere quanto prima le ipotesi che sta valutando per adattare il programma quadro alla minore dotazione di risorse, ragione per cui le saremo grati del chiarimento. Per noi è fondamentale saperlo sia per continuare il nostro lavoro parlamentare sia per poter informare i nostri ricercatori, che desiderano uscire da questa situazione di incertezza sul futuro dei loro progetti di ricerca, che si protrae ormai da troppo tempo.
Vorrei chiederle, in particolare, se l’obiettivo di trasformare l’Unione europea in uno spazio attraente per i ricercatori continuerà a figurare tra le priorità. Si tratta di una questione che ci sta molto a cuore e vorrei chiedere al signor Commissario se può fornirci ulteriori informazioni in merito.
Janez Potočnik, Membro della Commissione. – (EN) Tutti stiamo cercando di raggiungere uno degli obiettivi stabiliti nel 2002 a Barcellona dagli Stati membri, ovvero destinare il 3 per cento del PIL agli investimenti nella ricerca e sviluppo. E’ di fondamentale importanza lavorare insieme praticamente. E’ ovvio che collaborare a livello comunitario potrebbe rivelarsi il modo migliore per utilizzare e investire i fondi. Ciò avviene con o senza il nostro investimento. E’ la tendenza attuale, poiché è l’unico modo in cui possiamo veramente affrontare le sfide che abbiamo davanti. Stimolando tale tendenza a livello comunitario, tuttavia, si aiuta ad accelerare il processo. Ecco perché sono pienamente d’accordo con lei sull’importanza che i nostri sforzi comuni vadano a beneficio dell’Europa.
Oggi circa il 5 per cento del denaro pubblico viene speso a livello dell’Unione europea attraverso il programma quadro. Il resto viene investito a partire dai bilanci degli Stati membri. Il finanziamento privato è addirittura più importante di quello pubblico. Nell’Unione europea viene investito circa il 55 per cento dei fondi privati, rispetto al 45 per cento di quelli pubblici. E’ di cruciale importanza cercare di stimolare non solo il settore pubblico, ma anche quello privato. E’ di cruciale importanza che le aziende lavorino e investano in Europa. Questa la ragione per cui è fondamentale stimolare tali aziende attraverso la creazione di condizioni adeguate, ossia la presenza di incentivi fiscali, il sostegno degli aiuti di Stato, la tutela dei diritti di proprietà intellettuale, il giusto orientamento degli appalti pubblici, l’offerta del capitale di rischio, la stimolazione della circolazione dei cervelli, eccetera. Tutti questi elementi sono importanti.
Il tre per cento è una sorta di indicatore sulla correttezza di quanto si sta facendo. Le politiche orizzontali che vengono adottate in tutti i settori sono coerenti e sono le uniche a essere veramente all’altezza delle sfide che dobbiamo affrontare attualmente.
Paul Rübig (PPE-DE). – (DE) Signora Presidente, signor Commissario, onorevoli deputati, un quotidiano di oggi riporta le parole del Primo Ministro Jean-Claude Juncker, secondo cui la proposta del Consiglio per le prospettive finanziarie, non deve essere considerata definitiva. A suo dire, si potrebbero stanziare circa 875 miliardi di euro.
Il signor Commissario ritiene che sia ancora possibile integrare il settimo programma quadro per la ricerca?
Janez Potočnik, Membro della Commissione. – (EN) La proposta non deve essere considerata definitiva. Si stanno svolgendo i negoziati interistituzionali e tutti conosciamo la posizione del Parlamento europeo, che è piuttosto chiara. Ho sempre accolto favorevolmente l’appoggio del Parlamento europeo ai nostri sforzi congiunti per stimolare istruzione, ricerca e sviluppo, e innovazione, l’intero “triangolo della conoscenza”.
Nella prossima fase del processo sarà necessario prendere una decisione a questo riguardo. Posso semplicemente affermare che l’investimento a livello comunitario in aeree connesse alla ricerca e allo sviluppo ha avuto esiti positivi ed è molto importante. Apprezzo molto il suo sostegno.
Margarita Starkevičiūtė (ALDE). – (LT) Signor Commissario, affinché i programmi di ricerca scientifica possano riuscire è molto importante che le imprese vi partecipino, sia utilizzando le invenzioni della ricerca scientifica sia finanziandole. Ieri, nell’ambito del Comitato economico e sociale europeo, il Commissario Verheugen, membro della Commissione europea responsabile per un altro settore, ci ha presentato i suoi programmi per lo sviluppo dell’innovazione. La mia domanda è la seguente: c’è collaborazione e, in genere, coordinamento delle attività fra due membri della Commissione europea e due tipi di programmi?
Janez Potočnik, Membro della Commissione. – (EN) “Sì, c’è” – sarebbe la risposta più breve. Nell’ambito del programma quadro per la competitività e l’innovazione, una fase riguarda la questione immediata, mentre le altre fasi vengono trattate attraverso il programma quadro. Abbiamo coordinato fin dall’inizio le nostre attività, che stanno esercitando sull’innovazione un effetto analogo a quello prodotto dai Fondi strutturali sulle regioni.
Inoltre, quando si parla di coinvolgere le imprese nel lavoro che svolgiamo, è fondamentale sottolineare che disponiamo di un nuovo strumento che non esisteva in passato: mi riferisco alle piattaforme tecnologiche, che sono state istituite all’inizio di questo secolo e che si stanno sviluppando molto rapidamente. Il concetto di base delle piattaforme tecnologiche – credo che attualmente ve ne siano 28 – è che sono iniziative dal basso verso l’alto, ideate dal punto di vista delle imprese. In tali piattaforme viene preso in considerazione il punto di vista di praticamente tutti gli attori. Quindi, se da un lato queste piattaforme nascono da un’iniziativa imprenditoriale, dall’altro coinvolgono anche ricercatori, politici, ONG, istituzioni finanziarie, autorità di controllo e le altre parti interessate. Creano le cosiddette “agende strategiche di ricerca” per i prossimi vent’anni – o più, a seconda di vari fattori.
Questa è la prima volta che tale tipo di strumento e tale tipo di logica vengono sviluppati a livello comunitario. Ho incontri quotidiani con industriali e altri attori, che sono decisamente molto entusiasti per quanto sta succedendo. Anche se dovessimo eliminare gli incentivi, che in origine – onestamente – erano finanziati tramite il programma quadro, oggi questo è un processo con una propria storia, che determinerà senza dubbio un cambiamento a livello dell’Unione europea.
Ritengo che facciamo parte di un processo che produrrà vantaggi di enorme importanza. Partendo dai progetti a lungo termine, che danno un’idea del tipo di ricerca da intraprendere, per poi arrivare al prodotto finale e alle idee del settore economico sul modo di valutarlo nel suo ambito, nel momento in cui creiamo le nostre attività di collaborazione accettiamo questo input. In pratica, questo è quanto avviene nella maggior parte dei nostri programmi.
Inoltre, in alcune aree, in cui crediamo esista tale forte partenariato a lungo termine, e in cui vi è un forte impegno da parte delle aziende e di altri attori, come gli Stati membri, ad esempio, siamo pronti a sviluppare quelle che sono note come “iniziative tecnologiche congiunte”, che rappresentano un nuovo strumento a lungo termine con un chiaro cofinanziamento, come nuovo strumento, da parte della Commissione europea.
Non abbiamo mai avuto una visione d’insieme così chiara degli obiettivi, delle strategie e dei punti di vista del settore aziendale come abbiamo oggi nel momento in cui viene istituito il programma quadro e, ovviamente nella fase finale, gli specifici programmi di lavoro.
Interrogazioni rivolte al Commissario Wallström, rappresentata dal Commissario Potočnik
Presidente. – Annuncio l’
interrogazione n. 39 dell’onorevole Hélène Goudin (H-0013/06):
Oggetto: Proposta della Commissione sugli “ambasciatori europei di buona volontà”
Nella sua risposta alla mia interrogazione scritta sul Piano-D (E-4200/05), la Commissione rilevava che avrebbe fatto sue le opinioni dei cittadini, sottolineando altresì che non era sua intenzione stabilire in anticipo le persone atte a svolgere il ruolo di “ambasciatori europei di buona volontà”.
Qualora fra i cittadini dovesse prevalere l’opinione secondo cui sarebbe opportuno limitare la cooperazione a livello dell’UE e pertanto che non sarebbe auspicabile potenziare l’integrazione a livello dell’UE, intende la Commissione agire in linea con tale auspicio ossia rafforzare la cooperazione interstatale?
In base a quali criteri saranno selezionate le persone che fungeranno da “ambasciatori di buona volontà”? Dovrebbero, logicamente, essere singoli individui o organizzazioni a proporre adeguati “ambasciatori di buona volontà” ovvero potrebbero ben note personalità assumere una siffatta funzione indipendentemente dal loro credo politico?
Janez Potočnik, Membro della Commissione. – (EN) Il Commissario Wallström è a letto con l’influenza. Ecco perché rispondo alle interrogazioni a suo nome.
Per completare la risposta della Commissione all’interrogazione scritta E-4200/05, precedentemente presentata dall’onorevole deputata sugli ambasciatori di buona volontà, la Commissione può rassicurare l’onorevole deputata dicendo che durante il periodo di riflessione intendiamo ascoltare le opinioni dei cittadini su varie questioni concernenti l’UE per poi trarre conclusioni dai dibattiti che si svolgeranno a tutti i livelli. Le questioni che affronteremo saranno molteplici e potranno includere raccomandazioni sul livello auspicabile di integrazione nell’UE, ma certamente discuteremo del ruolo dell’Unione e il contenuto di tutti i dibattiti verrà sicuramente ripreso nel processo di feedback.
Questo processo partirà con una relazione iniziale di sintesi che la Commissione presenterà al Consiglio europeo durante la Presidenza austriaca e che permetterà di preparare l’esercizio di inventario che verrà effettuato al Consiglio europeo del prossimo giugno. La Commissione desidera cogliere l’occasione per ricordare all’onorevole deputata che la dichiarazione che richiedeva un periodo di riflessione è stata approvata dagli stessi capi di Stato e di governo e spetta dunque al Consiglio fare ora il punto della situazione.
Inoltre, nell’organizzazione dei dibattiti nazionali le Istituzioni europee possono svolgere un ruolo importante, ma la principale responsabilità resta agli Stati membri. Nel Piano D la Commissione raccomanda che i dibattiti nazionali siano strutturati in modo tale che il feedback possa avere un impatto diretto sull’agenda politica dell’Unione europea.
Per quanto riguarda la seconda parte dell’interrogazione dell’onorevole deputata, la Commissione desidera sottolineare che le varie iniziative proposte nel Piano D a livello europeo fanno parte di una strategia a lungo termine e vengono attuate a ritmi diversi nei 25 Stati membri. Il piano degli ambasciatori di buona volontà è una delle misure che devono essere ulteriormente sviluppate in gran parte degli Stati membri e in collaborazione con loro, a seconda della creatività e delle proposte elaborate da tutti gli attori coinvolti.
Non esiste un unico modello per ogni paese, così come non esiste un unico modello per l’organizzazione dei dibattiti negli Stati membri. In ogni caso, secondo la Commissione è importante ribadire che gli ambasciatori agiranno sempre su base volontaria e le opinioni che esprimeranno saranno le loro personali. La Commissione non intende imporre loro alcuna linea da seguire.
Hélène Goudin (IND/DEM). – (SV) Mi piacerebbe sapere se il commissario Potočnik non pensa che il progetto degli ambasciatori di buona volontà possa sembrare ridicolo. La funzione di ambasciatori dell’UE non dovrebbe essere ricoperta da parlamentari rappresentanti dei cittadini?
Janez Potočnik, Membro della Commissione. – (EN) Ovviamente siamo certi che gli eurodeputati agiranno come ambasciatori dell’Unione europea. E’ un compito che spetta a noi tutti. Credo che l’Europa sia semplicemente troppo grande e che vi siano talmente tanti equivoci in Europa oggi che nessuno di noi, nemmeno sforzandosi al massimo, potrebbe eliminarli definitivamente. Sono convinto che qualunque azione di sensibilizzazione sul vero significato dell’Unione europea possa portarci a risultati migliori.
Sono d’accordo con l’onorevole deputata quando dice che questo compito spetta a noi membri del Parlamento e della Commissione, ma anche l’azione che proponiamo è importante.
Presidente. – Annuncio l’
interrogazione n. 40 dell’onorevole Richard Corbett (H-0021/06):
Oggetto: Risorse per il dibattito sul futuro dell’Europa
Può la Commissione far sapere quali risorse saranno messe a disposizione dei gruppi della società civile per stimolare il dibattito sul futuro dell’Europa? Quando sarà pubblicato l’invito a presentare proposte?
Janez Potočnik, Membro della Commissione. – (EN) La Commissione desidera informare l’onorevole deputato del fatto che, per l’esercizio finanziario 2006, alla linea di bilancio Prince saranno stanziati 7,6 milioni di euro, volti a finanziare le azioni previste nel Piano D per mettere in risalto il dibattito durante il periodo di riflessione deciso dal Consiglio europeo del giugno 2005.
Il bilancio verrà gestito nel modo seguente: nelle prossime settimane verrà pubblicato un bando di gara di due milioni di euro a favore dei progetti paneuropei volti a creare le condizioni per il dibattito dei cittadini sulle questioni europee. Esso sarà finalizzato a sostenere la creazione di reti dei cittadini europei e la loro partecipazione al dibattito sull’Europa, a raccogliere le opinioni dei cittadini, soprattutto con strumenti qualitativi e di ampia scala e, analizzando le varie opinioni, fornirà un riscontro ai responsabili decisionali. Inoltre, verranno stanziati 850 000 euro per la creazione di prodotti informativi specifici.
Per completare il quadro, al fine di favorire la realizzazione del Piano D a livello locale, verranno trasferiti 4,5 milioni di euro alle rappresentanze della Commissione per suscitare dibattiti a livello regionale e locale e per migliorare le sinergie e il coordinamento tra i livelli nazionale, regionale e comunitario per l’attuazione del Piano D. Questi 4,5 milioni di euro saranno assegnati in base a un invito a presentare proposte o per gara d’appalto.
Infine, saranno richiesti 250 000 euro per allestire un sito Internet appositamente dedicato al dibattito sull’Europa. In una prospettiva più ampia, la Commissione ha già espresso il suo disappunto per la recente decisione del Consiglio europeo di tagliare gli stanziamenti complessivi delle prossime prospettive finanziarie, la rubrica 3, nel momento in cui il dibattito sull’Europa sta assumendo un’importanza cruciale.
Richard Corbett (PSE). – (EN) Ringrazio la Commissione per la risposta. Sono lieto che si presti attenzione alla società civile e alle ONG e si ascoltino le loro opinioni, anziché dare ascolto solo alla stampa scandalistica e ad altri protagonisti del dibattito. Inoltre, mentre finora l’accento è stato posto più sul contesto che sul testo della Costituzione, ammette la Commissione che a tempo debito dovremo fare un passo avanti nel dibattito per discutere di cosa faremo concretamente con questo testo, forse non quest’anno, ma certamente l’anno prossimo?
Janez Potočnik, Membro della Commissione. – (EN) Certamente sono convinto che si debba fare attenzione al merito e agli aspetti che lei ha sottolineato. Come ha detto lei, forse non quest’anno, forse l’anno prossimo, ma dobbiamo occuparci anche di questo.
James Hugh Allister (NI). – (EN) Signor Commissario, considerato il desiderio della Commissione di controllare la propria propaganda –emerso quando il Commissario Wallström ha recentemente annunciato la proposta di creare un canale informativo europeo controllato a livello politico, EBS – come si può credere che si compirà ogni tentativo per trovare il giusto equilibrio, in termini di distribuzione dei fondi, tra le organizzazioni e i singoli individui che promuovono una posizione favorevole alla Costituzione e coloro che invece sono contrari?
Janez Potočnik, Membro della Commissione. – (EN) Il dibattito deve essere aperto. E’ sempre stata questa l’idea. Deve essere un dibattito in cui si sentono entrambe le parti, quella favorevole e quella contraria. E’ quanto è stato fatto durante l’intero dibattito costituzionale, grazie a un’ampia consultazione. L’intenzione per il futuro è questa.
Presidente. – Annuncio l’
interrogazione n. 41 dell’onorevole Marie Panayotopoulos-Cassiotou (H-0030/06):
Oggetto: Misure per migliorare le reti di informazione europea
Come valuta la Commissione l’attività finora condotta dalle reti di informazione europea?
Intende procedere ad una nuova programmazione in modo che l’informazione dei cittadini europei risulti più efficace? In caso affermativo, quali meccanismi finanziari intende utilizzare?
Janez Potočnik, Membro della Commissione. – (EN) Il 1° maggio 2005 la Commissione ha lanciato una nuova rete di punti di informazione Europe Direct. Disseminati in modo capillare su tutto il territorio dell’Unione allargata, i 393 nuovi punti hanno sostituito i vecchi Info-Point Europa e i Centri di informazione e animazione rurale che erano rivolti agli abitanti delle aree urbane e rurali rispettivamente. Gli obiettivi della nuova rete sono stati snelliti per soddisfare meglio le esigenze informative dei cittadini.
I meccanismi finanziari creati a sostegno della rete devono essere conformi al regolamento finanziario dell’Unione. I nuovi punti informativi sono stati dunque scelti sulla base di un invito a presentare proposte, ai sensi della decisione della Commissione C/2004/2869. Ogni punto informativo Europe Direct gode di una sovvenzione operativa del valore massimo di 24 000 euro, mentre la sovvenzione massima per gli ex IPE e Centri di informazione e animazione rurale era di 20 000 euro. Inoltre la DG Comunicazione intende lanciare un ulteriore invito a presentare proposte all’inizio del 2007 per aprire nuovi punti informativi nelle aree geografiche non sufficientemente coperte dalla rete attuale, anche alla luce del futuro allargamento a Romania e Bulgaria.
Relativamente alla valutazione d’impatto della rete, una valutazione interna dei vecchi punti di informazione del 2003 ha evidenziato il valore reale di questi punti come partner nella politica di comunicazione, soprattutto a livello locale e regionale. Per i nuovi punti, a partire dalla seconda metà del 2006, entrerà in funzione un sistema di controllo on line che ne valuterà le attività.
Infine, nel quadro del piano d’azione Communicating Europe pubblicato a luglio 2005, la Commissione intende realizzare uno studio di fattibilità – azione 6 del piano d’azione – per valutare l’opportunità di snellire progressivamente le varie fonti informative della Commissione. Come si afferma nell’azione 42 del medesimo piano, alla fine del 2006 è previsto anche uno studio dell’impatto delle attività dei punti informativi sulla comunicazione.
Marie Panayotopoulos-Cassiotou (PPE-DE). – (EL) Signora Presidente, dopo avere sentito la risposta alla domanda precedente vorrei chiedere se la spesa per questa informazione costante sul presente dell’Europa è proporzionata alla spesa per il Piano D da lei menzionato.
Janez Potočnik, Membro della Commissione. – (EN) Non c’è denaro per questo confronto. Non c’è alcun legame tra la questione citata e la precedente.
Presidente. – Annuncio l’
interrogazione n. 42 dell’onorevole Margarita Starkevičiūtė (H-0072/06):
Oggetto: Copertura dell’emittente Euronews in Lituania
Euronews trasmette quotidianamente programmi su temi di attualità europea ed è in parte finanziata a titolo del bilancio dell’Unione europea. L’impossibilità per i residenti in Lituania di aver accesso a questi programmi costituisce uno svantaggio rispetto ai cittadini di altri Stati membri, in particolare visto che i mezzi di comunicazione locali non possono permettersi di inviare corrispondenti nell’Unione europea.
Può la Commissione indicare se ritiene possibile offrire ai cittadini residenti in Lituania l’accesso alle trasmissioni quotidiane di Euronews, della durata di mezz’ora, attraverso le reti pubbliche nazionali?
Janez Potočnik, Membro della Commissione. – (EN) Nel 2005 la Commissione ha firmato un contratto di servizi con Euronews affinché trasmettesse le notizie di attualità europea all’interno delle sue trasmissioni informative, nel rispetto di un rigoroso statuto di indipendenza editoriale. Il contratto include i costi di produzione e distribuzione dei programmi dell’UE ed è stato sottoscritto sulla base delle sette lingue già disponibili – tedesco, inglese, francese, italiano, portoghese, spagnolo e russo – e dello stato di distribuzione. Non prevede alcun obbligo per l’emittente di aumentare la copertura geografica o il numero di lingue. Tuttavia, il contratto prevede che, a prescindere dall’entità dell’aumento della copertura o delle lingue durante il periodo di validità dello stesso, i programmi dell’UE rimarrebbero inclusi.
Uno dei criteri di selezione è stata la capacità e la volontà di Euronews di sviluppare la copertura geografica e linguistica. Dal momento della firma del contratto è stata aperta una finestra in Romania in lingua rumena e sono stati conclusi contratti in India, Cina e altri paesi.
Euronews sta inoltre diversificando le varie tecnologie di distribuzione grazie alle quali può essere ricevuta: cavo, DTT, telefonia mobile, eccetera. La distribuzione è, comunque, una questione commerciale, per la quale Euronews ha competenza esclusiva. Ovviamente la Commissione sta incoraggiando Euronews a potenziare con tutti i mezzi a sua disposizione la distribuzione geografica e la copertura linguistica.
Per quanto riguarda la Lituania, attualmente solo 49 000 famiglie su 1,33 milioni ricevono Euronews via cavo o via satellite. Euronews si è candidata per la distribuzione tramite la televisione digitale terrestre, Lietuvos Telekomas, e spera di ricevere una risposta positiva. Sono inoltre in corso le trattative con la rete pubblica LRT, che consentirebbero a quest’ultima la trasmissione illimitata dei programmi di Euronews sulle proprie frequenze hertziane di base. Si sta anche discutendo su una finestra lituana simile a quella rumena.
Margarita Starkevičiūtė (ALDE). – (LT) Vorrei semplicemente ringraziarla per la risposta. Sono certa che in futuro la Commissione cercherà di garantire che tutte queste opportunità concernenti Euronews siano disponibili in tutti i paesi in cui l’emittente trasmette e, per così dire, nei paesi vicini, poiché la televisione resta sempre il canale di informazione più diffuso, soprattutto in Europa.
Janez Potočnik, Membro della Commissione. – (EN) Stiamo facendo del nostro meglio, tenendo conto dei contratti e dell’indipendenza di Euronews.
Interrogazioni rivolte al Commissario Fischer Boel
Presidente. – Annuncio l’
interrogazione n. 43 dell’onorevole Henrik Dam Kristensen (H-0007/06):
Oggetto: Accordo sullo zucchero e rinazionalizzazione della politica agricola comune
Nell’accordo sulla riforma per lo zucchero si apre la possibilità che taluni Stati membri versino aiuti nazionali ai produttori di canna da zucchero. Qual è dunque la posizione di principio della Commissione sull’impiego di aiuti nazionali quale strumento di regolazione nella politica agricola comune? Si tratta di uno strumento che ci si può attendere che la Commissione impieghi nelle proposte future o si tratta di un’eccezione specifica per la riforma dello zucchero? Come vede la Commissione le prospettive di sviluppo dei sussidi alla produzione agricola nell’UE in caso di rinazionalizzazione totale o parziale degli aiuti all’agricoltura?
Mariann Fischer Boel, Membro della Commissione. – (DA) Signora Presidente, onorevole deputato, quando si tratta di attuare la politica agricola comune europea, fin dall’inizio è sempre stato pienamente riconosciuto il principio secondo il quale si deve tenere conto del carattere particolare dell’agricoltura e delle differenze strutturali tra le varie aree geografiche dell’Unione europea – dalla Finlandia a nord fino alla punta più meridionale dell’Italia. Se necessario, questa dimensione può essere presa in considerazione negli aiuti di Stato.
Attualmente è possibile concedere aiuti di Stato per la produzione e la trasformazione dei vari prodotti agricoli elencati nell’Allegato I al Trattato CE, a condizione che vengano rispettati tre criteri. In primo luogo, non devono essere negate le condizioni per la concorrenza. In secondo luogo, gli aiuti devono essere conformi alla politica agricola comune in generale e, in terzo luogo, devono ovviamente essere compatibili con gli impegni assunti dall’UE a livello internazionale. A titolo di esempio potrei citare l’accordo con l’OMC sull’agricoltura.
Al Consiglio europeo di novembre i ministri dell’Agricoltura hanno definito la strategia politica per la riforma della politica comunitaria dello zucchero. Secondo l’accordo, sarà possibile concedere aiuti di Stato limitati e specifici non superiori a 350 euro per ettaro ai produttori di barbabietola da zucchero in Finlandia, fino a un massimo di 90 milioni di euro l’anno appositamente destinati alle regioni ultraperiferiche. E’ stato inoltre deciso che quegli Stati membri che ridurranno le loro quote per lo zucchero di oltre il 50 per cento potranno godere temporaneamente di aiuti per un periodo transitorio di cinque anni, a partire dall’anno in cui inizia la riduzione delle quote o in cui abbassano le quote al di sotto del 50 per cento. Nel caso dell’Italia, era già possibile concedere questi aiuti temporanei, pari a circa 11 euro per tonnellata di barbabietole da zucchero per ogni anno. Tali aiuti erano destinati principalmente al trasporto delle barbabietole.
La riforma della politica agricola comune (PAC), approvata nel 2003 conformemente alle decisioni adottate nel settore agricolo a Berlino, Göteborg e Bruxelles, è in corso di attuazione. Nei nuovi Stati membri la riforma rientra chiaramente nel quadro finanziario per l’Unione allargata elaborato a Bruxelles nel 2002. Contestualmente all’approvazione della riforma della PAC non c’è stato alcun desiderio di rinazionalizzare la politica agricola europea.
Henrik Dam Kristensen (PSE). – (DA) Signora Presidente, desidero ringraziare il Commissario per la risposta. Innanzitutto, devo dire che è stata una soddisfazione ottenere la riforma dello zucchero. Inoltre, non ho dubitato nemmeno per un secondo che il Commissario stia agendo in piena legittimità e non sto mettendo in discussione il modo in cui è stata elaborata la riforma.
Semmai, sono indubbiamente alla ricerca di una risposta politica e di una dichiarazione politica. Credo che nei prossimi anni saranno necessarie altre riforme nel settore agricolo. Vorrei pertanto sapere in che modo il Commissario intende utilizzare la rinazionalizzazione quale strumento di riforma. Il Commissario non nutre alcuna riserva in merito? A mio parere, orientarsi verso la rinazionalizzazione significherebbe abbandonare la politica agricola comune. In altre parole vorrei sapere qual è, in linea di principio, l’approccio del Commissario al concetto di rinazionalizzazione della politica agricola futura.
Mariann Fischer Boel, Membro della Commissione. – (DA) Signora Presidente, non credo che l’onorevole deputato possa dubitare in alcun modo della mia posizione sulla rinazionalizzazione nell’ambito della politica agricola comune europea. Non si è mai proposta la rinazionalizzazione. Al contrario.
Inoltre, se posso fornire un esempio relativamente attuale, è evidente che mi sono battuta con tutti i mezzi giuridici a mia disposizione contro la proposta di una modulazione volontaria massima del 20 per cento, avanzata dalla Presidenza britannica riguardo ai negoziati sulle prossime prospettive finanziarie 2007-2013.
A mio parere, accogliere tale proposta significherebbe compiere il primo passo verso la rinazionalizzazione della politica agricola comune dell’Europa. Significherebbe creare una situazione in cui, anziché dare luogo a una concorrenza equa, la politica agricola comune innescherebbe una concorrenza tra i diversi erari nazionali e i vari ministri delle Finanze dei 25 Stati membri dell’Unione.
Presidente. – Annuncio l’
interrogazione n. 44 dell’onorevole Zbigniew Krzysztof Kuźmiuk (H-0011/06):
Oggetto: La riforma di mercato dello zucchero
La riforma del mercato dello zucchero approvata dalla Commissione e dal Consiglio prevede, tra le altre cose, che i produttori di zucchero ricevano un indennizzo di 730 € per ogni tonnellata di quota a cui rinunciano. In Polonia, dove le quote di produzione sono assegnate agli zuccherifici e non agli agricoltori che coltivano la barbabietola da zucchero, ciò potrebbe portare alla riduzione della produzione saccarifera, costringendo gli agricoltori a smettere di coltivare la barbabietola da zucchero.
Quale forma di sostegno riceveranno gli agricoltori in Polonia quando saranno costretti a smettere di coltivare la barbabietola da zucchero?
Mariann Fischer Boel, Membro della Commissione. – (EN) In generale la quota per lo zucchero viene fissata per paese dalla normativa comunitaria. Secondo l’attuale organizzazione comune di mercato dello zucchero gli Stati membri assegnano le quote agli zuccherifici e non direttamente agli agricoltori che coltivano la barbabietola da zucchero. Questo principio non sarà modificato con la riforma e la Polonia non fa eccezione a questa regola.
Il fondo di ristrutturazione verrà creato per agevolare le necessarie misure di ristrutturazione che dovrebbero consentire di ridurre la produzione di zucchero nelle regioni meno competitive dell’Unione europea.
Gli zuccherifici che rinunciano alle quote avranno diritto agli aiuti per la ristrutturazione per un periodo transitorio di quattro anni. Il pagamento sarà però subordinato a una serie di condizioni, tra cui la consultazione obbligatoria dei coltivatori di barbabietole e la presentazione di un piano di ristrutturazione che dovrà essere concordato da governo e industria. Gli Stati membri godranno di una notevole flessibilità per elaborare regole precise e per attuare il piano di ristrutturazione, a condizione che sia garantita la conformità con le regole generali della futura normativa comunitaria. Pertanto – questo aspetto è molto importante e non perdo occasione per sottolinearlo – gli aiuti per la ristrutturazione non possono essere intascati dall’industria. E’ proprio questo importante concetto che sta alla base del fondo di ristrutturazione.
Oltre agli zuccherifici, anche i produttori di barbabietole e i fornitori di macchinari potranno usufruire del fondo di ristrutturazione. Una quota minima del 10 per cento del fondo, pari a 730 euro a tonnellata, sarà riservata agli agricoltori come indennizzo per particolari investimenti in macchinari specializzati necessari per la produzione della barbabietola da zucchero. Ovviamente, poiché si parla di “quota minima del 10 per cento”, gli Stati membri possono decidere di assegnare una percentuale più alta a favore dei produttori di barbabietole, ovvero agli agricoltori.
E’ anche necessario sottolineare che, indipendentemente da questo fondo di ristrutturazione, i coltivatori di barbabietola riceveranno aiuti diretti come indennizzo per la perdita di reddito derivante dalla riduzione dei prezzi. Riceveranno questi aiuti diretti anche se abbandoneranno la produzione, e questo è molto importante.
Per quanto riguarda i nuovi Stati membri, non ci sarà un’introduzione graduale dei pagamenti diretti per gli indennizzi per la barbabietola da zucchero. I coltivatori di barbabietola da zucchero dei nuovi Stati membri riceveranno a titolo di compensazione esattamente lo stesso importo per ettaro che ricevono i vecchi Stati membri e pertanto, a differenza di quanto avviene per i cereali, non ci sarà alcuna introduzione graduale. La compensazione sarà del 100 per cento a partire dall’attuazione della nuova riforma dello zucchero.
Zbigniew Krzysztof Kuźmiuk (UEN). – (PL) Signora Presidente, vorrei porre una domanda complementare. La Commissione dispone di strumenti che permettono di limitare la possibilità di trasferire le quote di produzione dello zucchero tra i paesi, ad esempio dalla Polonia ad altri Stati? Esistono strumenti di questo tipo e saranno efficaci?
Mariann Fischer Boel, Membro della Commissione. – (EN) L’accordo con il Consiglio non prevede il trasferimento di quote tra Stati membri. Ciò è possibile all’interno di uno Stato, ad esempio in Polonia o in un altro paese è possibile spostare una quota da un’impresa a un’altra, ma la proposta di riforma non contempla il trasferimento di quote fra Stati diversi.
Presidente. – Annuncio l’
interrogazione n. 45 dell’onorevole Glenys Kinnock (H-0089/06)
Oggetto: Perfezionamento degli aiuti
Come è noto alla Commissione, i paesi ACP che sono parti contraenti del protocollo sullo zucchero ricevono un prezzo garantito per il loro zucchero greggio che è equivalente al prezzo minimo d’intervento dell’UE. Attualmente questo prezzo comprende un aiuto di adattamento di base a favore delle raffinerie tradizionali che rappresenta il 5,1% del prezzo garantito e ammonta a circa 35 milioni di euro. Tuttavia, la proposta riforma del regime dell’UE per lo zucchero prevede che tale aiuto non sarà più erogato a titolo del bilancio dell’UE, il che comporterà per i paesi ACP sotto una riduzione del prezzo del 5,1%, e una perdita di entrate pari a 35 milioni di euro.
Può la Commissione confermare che intende prendere in considerazione la possibilità di apportare un modesto adeguamento al pacchetto di compromesso sull’OCM, il cui esame in seno al Consiglio è previsto per il 20 febbraio, e permettere che l’aiuto di adattamento al settore della raffinazione continui a essere erogato dal bilancio dell’UE?
Mariann Fischer Boel, Membro della Commissione. – (EN) Per garantire il prezzo per i paesi che sono parti contraenti del protocollo sullo zucchero, i prezzi hanno sempre subito un’evoluzione assolutamente in linea con i prezzi istituzionali dello zucchero nell’UE, per cui non c’è mai stato un prezzo fisso garantito per questi paesi. Tuttavia, tali paesi godranno di una riduzione inferiore del prezzo fino alla produzione del 2008-2009. In questo modo avranno un periodo di tre anni per adattarsi al nuovo sistema di sostegno dei prezzi dell’Unione europea.
Nei periodi 2006-2007 e 2007-2008 il prezzo di riferimento dello zucchero greggio calerà solo del 5 per cento, mentre i coltivatori di barbabietola da zucchero nell’UE dovranno far fronte a una riduzione del 20 per cento il primo anno e del 27,5 per cento l’anno successivo. La riduzione del 5 per cento è dovuta al fatto che i raffinatori, e dunque fornitori ACP, saranno completamente esenti dal prelievo di ristrutturazione, ma non riceveranno più l’aiuto alla raffinazione, che verrà abolito nel quadro della riforma.
Ovviamente, le varie condizioni per i paesi ACP dopo l’introduzione della riforma nell’UE sono state oggetto di lunghe discussioni prima di finalizzare l’accordo politico in seno al Consiglio. Fin dall’inizio è stata chiara l’importanza di garantire gli ultimi sei mesi del 2006 che non rientrano nelle prossime prospettive finanziarie. Per questo motivo si è deciso di stanziare 40 milioni di euro appositamente per il periodo dal 1° luglio fino alla fine di quest’anno.
Per il periodo incluso nelle prossime prospettive finanziarie il desiderio della Commissione di disporre di un bilancio nettamente superiore ai 40 milioni di euro appena citati dipenderà dalle trattative in corso sulle prospettive finanziarie per il prossimo periodo. Si tratta comunque di una cifra di gran lunga maggiore di quella citata. Posso solo dire che la proposta della Commissione prevede 190 milioni di euro l’anno e spero dunque che anche questo Parlamento capisca l’importanza di aiutare i paesi ACP, soprattutto nel periodo transitorio.
Glenys Kinnock (PSE). – (EN) La ringrazio, signora Commissario. Mi stavo riferendo al fatto che i 18 paesi del protocollo hanno subito il danno collaterale provocato dagli effetti della riforma del regime dello zucchero. Lei ha affermato che sono stati stanziati 40 milioni di euro per questi paesi. Tre Commissari – lei, il Commissario Mandelson e il Presidente della Commissione – hanno promesso ai paesi ACP 190 milioni di euro. Sto seguendo la situazione molto attentamente e non trovo questa somma nel bilancio. Secondo noi è improbabile che la cifra da voi promessa venga iscritta a bilancio. Per quanto duramente questo Parlamento si impegni, considerato il bilancio che abbiamo, è molto difficile stanziare gli importi di cui abbiamo bisogno.
Signora Commissario, esorterà il Consiglio a dare il suo accordo affinché si stanzino eventuali importi non utilizzati all’interno della rubrica IV? Si impegnerà a proteggere i paesi ACP produttori di zucchero in un momento in cui si sentono molto vulnerabili?
Mariann Fischer Boel, Membro della Commissione. – (EN) Onorevole Kinnock, sono certa che, poiché è bene informata in materia e poiché ne abbiamo discusso già altre volte, saprà che siamo in stretto contatto con i paesi ACP produttori di zucchero. Non tutti questi paesi producono zucchero. Per noi è stato molto importante cercare di aiutarli ad abbandonare questa produzione se non riuscivano a sostenere la concorrenza, passando però ad altre produzioni. Per questo motivo sono lieta che alla riunione della settimana scorsa la Commissione abbia approvato la comunicazione sul bioetanolo. In seguito il Commissario Michel, responsabile per lo sviluppo, ha preso parte con me a una conferenza stampa su questo argomento perché il bioetanolo potrebbe essere un’alternativa per i paesi che vogliono abbandonare la produzione dello zucchero.
Sulle cifre si continua a discutere. Per la Commissione è stato tuttavia importante lanciare un chiaro segnale del fatto che si occupa delle possibilità per questi paesi ACP che producono zucchero. Sono certa che anche con lei questi paesi abbiano ammesso che la Commissione si è incontrata con loro molte volte. Ad esempio, ci sono stati contatti diretti in due occasioni durante le riunioni del Consiglio. Ciò dimostra che questa questione ci sta veramente a cuore.
Presidente. – Le interrogazioni che, per mancanza di tempo, non hanno ricevuto risposta, la riceveranno per iscritto (vedasi allegato).
Con questo si conclude il Tempo delle interrogazioni.