Presidente. – L’ordine del giorno reca la relazione (A6-0065/2006), presentata dall’onorevole Lipietz a nome della commissione per i problemi economici e monetari, sulla relazione della Commissione sulla politica di concorrenza 2004 [2005/2209(INI)].
Alain Lipietz (Verts/ALE), relatore. – (FR) Signor Presidente, onorevoli colleghi, ci troviamo ad esaminare una relazione che per la prima volta in assoluto assume una dimensione politica. Infatti nei dibattiti innescati dalle consultazioni referendarie del 2005 sulla ratifica del Trattato costituzionale i temi centrali sono stati proprio i concetti di spazio di concorrenza libera e aperta, come si dice oggi, o priva di distorsioni, come si sarebbe detto se la Costituzione europea fosse stata adottata.
Oggi ricade su di noi l’onere di provare che la politica di concorrenza può essere, deve essere ed è al servizio della gente. Su questo aspetto esiste un ampio consenso in seno alla nostra commissione, ma, da quando in veste di relatore ho dovuto segnalare casi che palesemente richiedevano un riesame o un riorientamento della politica di concorrenza, o casi in cui al contrario era necessario promuovere con decisione tale politica, sono affiorati dei dissapori.
Adesso infatti la relazione, nella versione che si è delineata dopo l’introduzione degli emendamenti, è come tutte le altre relazioni del Parlamento europeo che praticamente nessuno riesce a leggere né ha voglia di farlo, in quanto alla fin fine non dicono assolutamente nulla. Mi auguro che almeno su tre punti si affermino delle idee forti per mostrare alla gente che le Istituzioni europee sono effettivamente al loro servizio.
La politica di concorrenza si articola in tre grandi settori: la lotta contro la formazione di monopoli, la lotta contro le intese e la lotta contro gli aiuti di Stato illeciti o lesivi per una sana concorrenza priva di distorsioni. Per ognuna di queste tre aree, onorevoli colleghi, vi citerò degli esempi e vi proporrò delle idee forti sulle rispettive politiche.
In primo luogo, per quanto attiene alla lotta contro i monopoli, la politica dell’Unione europea è stata ammirevole nella battaglia contro l’abuso di posizione dominante di Microsoft. La mia commissione, la commissione per i problemi economici e monetari, decise di non sostenere la Direzione generale per la concorrenza in questa lotta. Onorevoli colleghi, oggi però vi chiedo di riaffermare il sostegno dell’Assemblea alla Direzione generale per la concorrenza e alla Commissione nel braccio di ferro in atto contro Microsoft.
In secondo luogo, mi preme di affrontare la questione della formazione dei monopoli e della lotta contro le intese. In linea di massima la Direzione generale per la concorrenza ha agito in maniera encomiabile. Mi riferisco, in particolare, al caso Vivendi/Hachette. Tuttavia, nel 1999 per la troppa fretta sono stati inavvertitamente commessi degli errori nella fusione tra Rhône-Poulenc e Hoechst. Bisogna quindi cercare di capirne le cause. Noi non abbiamo il diritto di revocare le misure assunte dalla Commissione, e nemmeno lo vogliamo; chiedo però che sia istituita una commissione d’inchiesta su quanto è accaduto per capire perché decine di migliaia di lavoratori e decine di migliaia di piccoli azionisti sono stati rovinati a causa della mancanza di un controllo che peraltro la Commissione si era impegnata ad esercitare.
Il terzo punto su cui vi chiedo di intervenire e di esprimere delle idee forti verte sugli aiuti di Stato. La Direzione generale per la concorrenza e la relazione sul 2004 approvano gli aiuti laddove sono in linea con la politica di Goteborg e di Lisbona. Ed è giusto. Però, quando la Direzione generale per la concorrenza sostiene il comune di Charleroi che sovvenziona generosamente Ryanair, allora le critiche sono giustificate, in quanto una situazione del genere turba la concorrenza tra città, tra imprese e tra modalità di trasporto in maniera tale da pregiudicare la politica di Lisbona e di Goteborg.
Neelie Kroes, Membro della Commissione. – (EN) Signor Presidente, ringrazio il relatore, l’onorevole Lipietz, e la commissione per i problemi economici e monetari per la relazione. Su una serie di punti devo proprio ringraziare il relatore per aver riconosciuto i meriti della Commissione e dei suoi servizi.
Come è stato rilevato, la politica di concorrenza deve contribuire a dare impulso alla concorrenza, alla competitività e alla crescita nell’Unione europea e, come ha affermato il relatore, in fin dei conti questa politica deve andare a favore dei consumatori, ossia della gente comune.
Sono lieta che il Parlamento segua da vicino e in maniera proattiva la politica di concorrenza. Ne è stato un ottimo esempio il dibattito che abbiamo tenuto in febbraio sulla riforma degli aiuti di Stato. Continuerò a coinvolgervi pienamente negli sviluppi di questa politica, benché il Trattato non conferisca un ruolo legislativo all’Assemblea in questo ambito specifico.
Il Parlamento è sempre stato un fervido e instancabile sostenitore del lavoro che la Commissione ha svolto per rafforzare le norme sulla concorrenza in maniera equa, rigorosa ed efficace, come ha giustamente indicato il relatore, che ringrazio per le sue parole. Concordo con le osservazioni formulate dal Parlamento su molti temi: le riforme antitrust messe in atto nel 2004, il coordinamento della Rete europea per la concorrenza, le Giornate europee per la concorrenza, la cooperazione internazionale e ovviamente le informazioni ai consumatori.
Per quanto concerne le azioni sulle compensazioni private a fronte della violazione delle norme comunitarie antitrust, attendo con impazienza la revisione del Parlamento sul Libro verde. Stiamo ancora lavorando alla revisione dell’articolo 82 del Trattato in relazione ai temi della società dell’informazione e delle indagini settoriali, in merito alle quali convengo con l’Assemblea sulla necessità di migliorare la metodologia.
Passando a un paio di punti specifici evidenziati dal relatore, abbiamo già discusso a lungo della sentenza Altmark e la Commissione infatti fornirà degli orientamenti nelle decisioni che assumerà sui singoli casi. Non dispongo di indicazioni circa l’analisi della condotta delle autorità nazionali competenti per la concorrenza in relazione ai cosiddetti “campioni nazionali”, ma vi rammento che, se si rivelasse necessario, la Commissione ha facoltà di intervenire e di agire in prima persona.
Per concludere, desidero esprimere due osservazioni per rispondere all’onorevole Lipietz. In primo luogo, la gestione della fusione Hoechst/Rhône-Poulenc nel 1999 e nel 2004 da parte della Commissione è stata discussa a lungo e approfonditamente negli incontri in commissione nella fase di stesura della relazione. La Commissione ha fornito risposte dettagliate su tutti i punti che sono stati portati alla sua attenzione. Non credo siano emersi elementi di novità. Pertanto, per quanto mi riguarda, la questione è chiusa.
In secondo luogo, la Commissione ha stabilito che la concessione di determinati aiuti a Ryanair a Charleroi è compatibile con il mercato unico nel contesto della politica dei trasporti. Gli aiuti approvati sono volti a favorire lo sviluppo e a incrementare l’uso di un’infrastruttura aeroportuale che era sottoutilizzata e che rappresentava un costo per l’intera società. Tuttavia, devo aggiungere che il resto degli aiuti è stato giudicato non compatibile e dovrà essere rimborsato.
Jonathan Evans, a nome del gruppo PPE-DE. – (EN) Signor Presidente, innanzi tutto giudico encomiabile la relazione approvata dalla commissione e ringrazio l’onorevole Lipietz per il lavoro svolto.
Mi pare di interpretare il sentire comune dicendo che la relazione è stata migliorata grazie a una serie di emendamenti, e voglio rammentarvi i contenuti di alcuni di essi, come l’attenzione rivolta ai consumatori che si è tradotta in proposte specifiche atte ad affermare il sostegno al concetto di concorrenza privata e ad accrescere il ruolo del funzionario di collegamento con i consumatori. Esprimiamo apprezzamento per il primo anno del processo di riforma avviato dalla Commissione e attendiamo con impazienza la definizione dell’approccio sull’articolo 82 – la cui interpretazione è attualmente oggetto di consultazione.
Non voglio però addentrarmi nel dettaglio di tutte le disposizioni della relazione. Voglio solo evidenziarle, esprimendo apprezzamento, ad esempio, per le indagini settoriali e attiro l’attenzione dell’Aula sull’intenzione espressa dalla Commissione e dalla signora Commissario Kroes di affrontare il tema del protezionismo.
In proposito tengo a sottolineare un fatto che desta profonda preoccupazione in noi tutti e che è accaduto nel periodo in cui è stata stilata la relazione. Mi riferisco alla votazione in cui il Senato degli Stati Uniti si è espresso a favore dell’estensione della procedura nei casi di fusione, una mossa che ha dato clamorosamente prova del protezionismo statunitense. A mio parere, l’emendamento apportato alle norme della Commissione per gli investimenti esteri negli Stati Uniti potrebbe innescare ulteriori restrizioni suscettibili di ripercuotersi negativamente sugli investimenti esteri. Non si tratta solo di un mio giudizio personale, ma dell’analisi di sei delle principali istituzioni di servizi finanziari negli Stati Uniti.
La signora Commissario, insieme ai colleghi dell’Esecutivo, ha lavorato a stretto contatto con l’Amministrazione americana sulle tematiche della cooperazione normativa. Ho dinanzi a me una copia dell’accordo dello scorso dicembre. Al punto 8 si afferma: “L’Amministrazione statunitense e la Commissione si impegnano a discutere tutti gli eventuali ostacoli residui che si frappongono agli investimenti transatlantici che l’altra parte potrà indicare, le parti si impegnano altresì a riflettere sulle modalità più consone per affrontare e ridurre tali ostacoli al fine di promuovere una maggiore integrazione economica transatlantica”.
Mi pare che le proposte approvate negli Stati Uniti mettano a durissima prova questo intento, e vista la gravità credo che la signora Commissario debba far presente alla controparte statunitense che, se gli Stati Uniti continueranno su questa linea, l’Europa potrebbe assumere misure di rappresaglia.
Antolín Sánchez Presedo, a nome del gruppo PSE. – (ES) Signor Presidente, signora Commissario, onorevoli colleghi, la presentazione della relazione annuale sulla politica di concorrenza al vaglio del Parlamento, il dibattito e la risoluzione comprovano che la Commissione ha assolto al proprio dovere.
Ne discende dunque la possibilità di ripercorrere le tappe più importanti, di consolidare l’acquis e di valorizzarlo sulla base dell’esperienza maturata nel tempo e in prospettiva futura. In proposito l’onorevole Lipietz è stato un relatore veramente efficiente.
In qualità di relatore ombra per il gruppo PSE innanzi tutto devo dire che abbiamo motivi per essere soddisfatti, poiché dal 1° maggio 2004 a seguito dell’allargamento la politica di concorrenza abbraccia 10 nuovi paesi, mentre le autorità dei nuovi Stati membri sono state integrate nella Rete delle autorità per la concorrenza.
Dopo le elezioni il Parlamento rese il proprio parere sull’investitura della nuova Commissione, in cui fu nominato il nuovo Commissario responsabile per la concorrenza.
Come è già stato evidenziato, un ruolo attivo e crescente del Parlamento conferisce maggiore legittimità e trasparenza all’attuazione della politica di concorrenza. L’aspirazione più volte reiterata del Parlamento di acquisire poteri di codecisione è quindi del tutto giustificata.
Nel corso del 2004 la Commissione ha completato il pacchetto di modernizzazione. Ha migliorato le garanzie delle procedure e ha promosso iniziative nel campo della società dell’informazione e della comunicazione. Ha affrontato il tema degli accordi segreti e dell’abuso della posizione dominante e ha inoltre esercitato un controllo sulle fusioni e sui sovvenzionamenti statali. Abbiamo voluto sottolinerare l’importanza di queste misure ed esprimere il nostro sostegno.
Tuttavia, abbiamo altresì rilevato lacune e punti deboli nella relazione, come la mancanza di una valutazione sugli effetti delle principali decisioni assunte in tema di aiuti di Stato e di fusioni, di trattamento dei servizi di interesse generale, di problemi della negoziazione collettiva nei settori sensibili, come l’agricoltura, la promozione della cooperazione internazionale, anche con i paesi emergenti e con i paesi in via di sviluppo, o sul ruolo dei consumatori nel contesto di un’autentica cultura di concorrenza. La risoluzione finale sarà più completa se rifletterà tutti questi aspetti in modo che ricevano l’attenzione che meritano.
La politica di concorrenza è fondamentale per il successo della Strategia di Lisbona e per conseguire gli obiettivi di crescita e di occupazione. La risoluzione che adotteremo sarà ancora più preziosa, se rispecchierà questa realtà, il ruolo strategico e il potenziale della Rete europea di concorrenza e sarà più incisiva se stabilirà due chiari orientamenti: la Commissione deve dedicarsi a temi che stanno a cuore ai cittadini, migliorandone quindi il tenore di vita, e deve agire in maniera proattiva, anticipando e promuovendo i cambiamenti piuttosto di limitarsi semplicemente a reagire a posteriori.
Sharon Bowles, a nome del gruppo ALDE – (EN) Signor Presidente, nel 2004 la Commissione si è pronunciata sul caso Microsoft. Da allora si sono susseguite notizie contraddittorie sui tentativi messi in atto per ottemperare alla decisione.
Non è la prima volta che i progressi, e persino il diritto di difesa prima delle udienze e dell’appello, sembrano essere pregiudicati dalla Commissione che nega alle imprese l’accesso alla piena informazione o alle prove esistenti a loro carico. In effetti alle imprese viene ingiunto di attivarsi maggiormente, ma viene negato l’accesso alle prove a loro carico e quindi non viene specificato loro esattamente quello che ci si aspetta. Una tale mancanza di trasparenza è forse necessaria, utile o, se portata agli estremi, in linea con i principi di giustizia insiti nelle società democratiche avanzate?
Fatta eccezione per alcune riserve, accolgo con favore la consultazione sull’articolo 82, che consolida l’esperienza recente, ma ritengo sia altresì necessario avviare una consultazione in merito alle procedure della Commissione e sul regolamento (CE) n. 773/2004 in modo da includere anche il raffronto con altri paesi, come gli Stati Uniti, sempre tenendo ben presente l’obiettivo di favorire un clima competitivo e condizioni favorevoli agli investimenti.
Il caso Microsoft è particolarmente intricato, in quanto verte sull’interoperabilità in un settore altamente tecnico. E’ estremamente importante definire le procedure generali di interoperabilità e mi rammarico un poco che tale fattore non sia rientrato nella direttiva CII. Tuttavia, le procedure generali di interoperabilità non vanno definite sulla base dei casi difficili. Infatti i casi intricati di solito danno luogo a brutte leggi; d’altronde allo stadio attuale risulta difficile persino conciliare le proposte nel documento di consultazione – ai paragrafi 238, 239 e 240 – sia in termini di coerenza tra le stesse che in relazione alle istanze avanzate da Microsoft. Desta inoltre preoccupazione anche il paragrafo 242 sui segreti commerciali.
Godfrey Bloom, a nome del gruppo IND/DEM. – (EN) Signor Presidente, mi domando se il Parlamento e la Commissione sarebbero ancora così prodighi di applausi per la signora Commissario Kroes, competente per la concorrenza, se sapessero che per circa 13 anni aveva fatto parte del consiglio per le questioni assistenziali di Ballast Nedam, istituito per proteggere i diritti sociali e previdenziali dei lavoratori. Il Commissario Kroes avrebbe quindi dovuto sapere le conseguenze che si sarebbero prodotte, quando Ballast Nedam, controllata da una società olandese di costruzioni, senza tanti convenevoli staccò la spina alla sussidiaria britannica, lasciando pressoché scoperto il fondo pensionistico di circa 2 000 lavoratori. Molti ora nel mio collegio elettorale rasentano la povertà più totale.
Se questo è il tipo di condotta che porta alla nomina di Commissario, non mi stupisco che l’Europa vada così incredibilmente male in ogni cosa cui mette mano.
Gunnar Hökmark (PPE-DE). – (SV) Signor Presidente, parlando di politica di concorrenza, c’è un fatto che merita di essere messo in risalto: la prosperità europea, le imprese europee e l’occupazione in Europa hanno ricevuto impulso grazie alla concorrenza. La capacità di avviare nuove imprese e di costituire una sfida per le aziende ormai obsolete è il fattore che ha creato il benessere e la prosperità nel continente. E’ quindi del tutto legittimo ed estremamente importante difendere la politica di concorrenza contro tutte quelle forze che, in svariate maniere, puntano a introdurre il protezionismo. Dalla relazione oggi in discussione emerge anche chiaramente che in una serie di ambiti specifici la Commissione riveste un ruolo particolarmente importante.
In primo luogo l’Esecutivo deve dibattere le norme sulla concorrenza dal punto di vista del mercato interno considerato nel suo insieme. E’ un passo che dobbiamo compiere, in quanto, se vogliamo creare “campioni” mondiali, dobbiamo altresì garantirci la capacità necessaria per poter vantare società europee dinamiche e di grandi dimensioni che operano a livello transnazionale e che sono in grado di farlo anche sulla scena mondiale. A tal fine occorre una nuova politica di concorrenza che presenti diversi elementi di novità rispetto a quella precedente. Ritengo dunque che la Commissione debba intervenire con vigore, rimanendo al contempo irremovibilmente fedele al Trattato.
In altre parole la Commissione deve intraprendere un’azione vigorosa in relazione alle componenti del mercato interno in cui gli Stati membri non rispettano i loro obblighi. Mi riferisco in particolare alle telecomunicazioni in cui abbiamo avuto modo di constatare che l’industria ha prosperato grazie alla deregolamentazione della concorrenza ed è importante che tutti i settori economici possano trarre lo stesso vantaggio. I temi legati all’energia costituiscono un altro esempio e sono lieto che, da quanto ho appreso dai media, la Commissione interverrà con forza per creare un mercato interno e per contrastare il protezionismo cui assistiamo oggi in relazione a diverse fusioni tra imprese.
L’ultimo aspetto è stato indicato anche dall’onorevole Evans: la concorrenza transatlantica deve essere necessariamente reciproca e deve giovare all’economia di tutta l’area interessata. In proposito desidero altresì evidenziare che la concorrenza e la politica di concorrenza sono le forze più potenti che oggi soggiacciono all’integrazione europea, esse formano il tessuto comune delle nostre economie e ci danno nuovi posti di lavoro.
(Applausi)
Pervenche Berès (PSE). – (FR) Signor Presidente, signora Commissario, onorevoli colleghi, questo appuntamento annuale è importante, in quanto è l’unico momento in cui il Parlamento può discutere a tutto campo della politica di concorrenza condotta dalla Commissione e stilarne una valutazione E’ dunque importante che il Parlamento vegli affinché la concorrenza libera e priva di distorsioni sia e rimanga tale e che, laddove alcuni casi meritano un esame un po’ più approfondito, si possa procedere, anche in questa sede, sia che si tratti di Microsoft, di Rhodia-Rhône-Poulenc, o di Ryanair-Charleroi.
Visto che lei, signora Commissario, si appresta a riaprire la riflessione soprattutto sull’importante concetto delle fusioni, che svolge un ruolo chiave nella politica di concorrenza, desidero richiamare la sua attenzione su un aspetto, sperando che il Parlamento ci sostenga al riguardo. Mi pare infatti che i criteri delle soglie applicati dalla Commissione le impediscano di dichiararsi competente tutte le volte che dovrebbe farlo. Ad esempio, nel caso del tentativo di alleanza tra la London Stock Exchange e la Deutsche Börse alla fine la Commissione non era competente, poiché il giro d’affari era inferiore alla soglia fissata. In questo caso però sussistono gli estremi per avviare una vera e propria indagine.
La mia seconda riflessione riguarda il caso Mittal-Arcelor. La concorrenza libera e priva di distorsioni presuppone forse che siano totalmente lasciate da parte le condizioni relative alla proprietà delle imprese interessate? Anche in questo caso emergono spunti su cui riflettere.
Per concludere, non vi stupirà certo se dico che per i socialisti la politica di concorrenza ha un senso solo se contribuisce a dar corpo alla strategia di Lisbona. Essa deve infatti riunire obiettivi sociali, obiettivi ambientali e obiettivi di lungo termine. Spero che su questo versante riusciremo a riequilibrare il concetto di concorrenza libera e priva di distorsioni affinché l’Unione europea diventi davvero l’area più competitiva del mondo, realizzando gli obiettivi della piena occupazione e dello sviluppo sostenibile.
Corien Wortmann-Kool (PPE-DE). – (NL) Signor Presidente, visto che la politica di concorrenza è uno dei capisaldi della politica europea e considerando quanto è importante che sia attuata in linea con la strategia di Lisbona, sostegno senza riserve l’accresciuta importanza che la signora Commissario Kroes ha assegnato alla riforma tesa a semplificare le procedure e ad evitare la burocrazia e le spese giudiziarie. La relazione mette giustamente al centro dell’attenzione la politica di concorrenza, in quanto non spetta ai politici nei vari casi specifici vestire i panni del Commissario o addirittura del giudice. In realtà pare invece che alcuni colleghi non riescano proprio a resistere, ma nella relazione oggi in discussione la politica di concorrenza riveste un ruolo centrale.
L’istituzione della Rete europea di concorrenza segna un progresso importante e chiedo alla Commissione di migliorare lo scambio di informazioni tra le autorità nazionali preposte alla concorrenza al suo interno affinché continui ad essere assicurata l’unità nell’attuazione della politica europea di concorrenza.
Infine sollecito la Commissione ad imprimere un’accelerazione nell’ultima fase dell’opera di modernizzazione, ossia in merito all’articolo 82 sull’abuso di posizione dominante. In proposito desidero sottolineare l’importanza di una politica che tenga in grande considerazione la struttura del mercato e, contrariamente a quanto avviene ora, che non si focalizzi esclusivamente sulla quota di mercato di alcune imprese. Dopo tutto la globalizzazione ha cambiato il mondo e le grandi imprese che detengono significative quote di mercato e che, ad esempio, recano un importante contributo all’innovazione, non devono essere giudicate semplicemente per la loro posizione dominante, ma devono essere viste in un contesto economico più ampio. Spero che per quanto attiene all’articolo 82 lei, signora Commissario, renda giustizia a questo aspetto nella politica che presenterà a tempo debito.
Ieke van den Burg (PSE). – (NL) Signor Presidente, prima di tutto mi consenta di rispondere brevemente a quanto affermato poco fa dall’onorevole Bloom sul caso Ballast Nedal e sul fondo pensionistico dei dipendenti britannici. Il caso vuole infatti che all’epoca mi sia occupata molto della vicenda e ritengo che sia stato il classico esempio della mancanza di supervisione e di norme nel Regno Unito, quindi adesso non è giusto far ricadere la responsabilità sull’Europa. Inoltre i fatti sono avvenuti nell’epoca thatcheriana, giusto per metterli nel contesto adeguato.
Limiterò poi la mia riflessione a una serie di argomenti che sono stati affrontati anche nella relazione e che sono stati discussi di recente, soprattutto nel dibattito sull’interazione degli interessi nazionali nella politica di concorrenza.
In questo ambito sono certamente due i fattori che influiscono sulle norme della politica europea di concorrenza, uno dei quali è la regola dei due terzi. Sarebbe positivo se fossero compiuti ulteriori passi avanti in questa direzione, poiché viene data una considerazione del tutto insufficiente alle differenze di dimensioni tra Stati membri e all’effetto di determinate misure, anche per il bene dei paesi limitrofi e nell’ottica della politica regionale. E’ questo il punto cruciale che abbiamo sollevato per l’ennesima volta. Il secondo fattore è stato toccato anche dall’onorevole Berès, quando ha citato l’esempio dei mercati azionari.
E’ ovvio che in tal caso, benché il giro d’affari sia inferiore alla soglia per l’intervento europeo, l’effetto di questo livello di concentrazione può essere considerato di competenza europea e, come ha già indicato la signora Commissario, potrebbe spingerci a valutare la possibilità di ampliare anche in questo ambito il criterio che definisce la competenza europea. Ho voluto reiterare nuovamente questi due punti e chiedo inoltre all’Assemblea di sostenere l’emendamento n. 9 che abbiamo presentato.
Andreas Schwab (PPE-DE). – (DE) Signor Presidente, onorevoli colleghi, prima di tutto desidero ringraziare Neelie Kroes per il lavoro svolto in veste di Commissario per la concorrenza nel periodo cui fa riferimento la relazione, anche se è entrata in carica solo a metà di detto periodo. Mi pare inoltre che l’Assemblea, partendo dalla relazione della Commissione, sia riuscita a produrre un buon testo alternativo le cui virtù sono già state indicate più volte nel corso del dibattito.
Vorrei quindi soffermarmi su due aspetti che non sono ancora stati toccati. In primo luogo ritengo auspicabile che la Commissione l’anno prossimo, ossia nella valutazione relativa al 2005, indichi nuovamente in separata sede i servizi d’interesse economico generale. Dopo tutto la Commissione nell’immediato futuro non intende promulgare ulteriori normative in materia e quindi sarebbe opportuno valutare la questione in un paragrafo distinto.
In secondo luogo mi ha molto stupito che la relazione sul 2004 non faccia alcuna menzione dei mercati postali. In realtà stiamo seguendo con vivo interesse le mosse messe in atto per liberalizzare il settore postale e credo che questo tipo di relazione nell’arco degli anni ci possa offrire importanti spunti di riflessione.
Ora, se me lo permettete, lasciando da parte la relazione, desidero esporre alcune brevi osservazioni di carattere generale sulla politica di concorrenza. Si è sempre detto che le norme sulla concorrenza si collocano al cuore dei Trattati europei, ma, spesso ci si lamenta che in questo modo l’Esecutivo si trova a sostenere un fardello gravoso. Le cause che vengono avviate in Europa però sollevano un interrogativo: le norme sulla concorrenza sono veramente supreme o forse stanno intervenendo anche altri fattori che hanno un ruolo di rilievo? Ritengo che l’Assemblea, mettendosi una mano sul cuore, possa affermare che vogliamo davvero recepire pienamente gli articoli 81 e 82 nella nostra politica economica.
Pur ritenendo estremamente opportuno che l’Esecutivo introduca una serie di riforme strutturali nella legislazione europea sugli accordi restrittivi, credo anche che molte questioni – tra cui la “stop-the-clock-shop” –ci dimostrino che occorre soprattutto una migliore collaborazione tra le autorità nazionali preposte alla concorrenza. Tenendo presente queste premesse, signora Commissario, la incoraggio a continuare da dove è iniziato il suo ultimo discorso.
Elisa Ferreira (PSE). – (PT) Il fine ultimo della politica di concorrenza è quello di assicurare che il mercato interno funzioni adeguatamente e possa quindi garantire prodotti e servizi di qualità elevata a prezzi accessibili alla maggioranza dei consumatori europei.
Abbiamo assistito a una serie di fusioni nel mercato interno che sono poi naturalmente sfociate in monopoli di merci e servizi essenziali. La valutazione del fenomeno da parte della Commissione, pur essendo una buona idea in linea di principio, sul piano concreto spesso però cozza con gli obiettivi dichiarati, soprattutto quando si tratta di servizi pubblici. In un periodo in cui riaffiorano sentimenti protezionistici, l’Europa deve garantire ai suoi cittadini che è in grado soprattutto di assicurare la fornitura di prodotti e di servizi essenziali in maniera sicura, universale e al costo più basso possibile.
Di conseguenza, non basta approfondire il mercato interno. Parallelamente devono essere rafforzati se non altro i poteri normativi. Le normative comunitarie devono essere efficaci e i divari esistenti tra gli Stati membri non devono accentuare le distorsioni della concorrenza. I cittadini europei potranno avere fiducia nella costruzione del mercato interno solo se riceveranno garanzie che sarà intensificato il monitoraggio sui loro fabbisogni più elementari. Diventa pertanto importante aggiornare le norme vigenti per conseguire i nostri obiettivi.
PRESIDENZA DELL’ON. COCILOVO Vicepresidente
Othmar Karas (PPE-DE). – (DE) Signor Presidente, onorevoli colleghi, la politica di concorrenza è il motore propulsore della strategia per la crescita e l’occupazione. E’ quindi naturale che il Parlamento europeo invochi una consultazione più approfondita, in quanto vogliamo il massimo grado di concorrenza – per motivi di ordine sociale e ambientale e in nome dell’equità e dei valori etici – che però deve assolutamente andare di pari passo con un incremento della regolamentazione.
Spetta ovviamente alla politica definire i confini ed è la politica di concorrenza che trascina il mercato interno, motivo per cui esiste un nesso tra l’attuazione delle quattro libertà attraverso la politica di concorrenza o in ragione della stessa e il rafforzamento – sia esterno che interno – del mercato unico. Ho però l’impressione che la politica di concorrenza sia ancora vista come se fosse segmentata su tre livelli: la politica di concorrenza all’interno degli Stati membri, la politica di concorrenza tra Stati membri e la politica di concorrenza dell’Unione europea nel mondo globalizzato, ed è questa la ragione per cui sussiste una grande incertezza giuridica. La sentenza Altmark avrà anche definito chiari criteri di valutazione, ma in moltissimi casi la Commissione li ha interpretati in maniera difforme. D’altro canto, è in corso il dibattito per stabilire se l’inchiesta sulla posizione dominante debba riferirsi al mercato nazionale in taluni casi e al mercato europeo in altri. Non può essere tracciata una distinzione netta tra i contenuti della politica di concorrenza e quelli dei servizi di interesse generale. Ora il capitolo è stato addirittura tolto dalla relazione. A mio avviso, la politica di concorrenza deve altresì assicurare che le direttive, una volte varate dal Parlamento, siano attuate in maniera uniforme. Un recepimento non uniforme delle direttive distorce la concorrenza ed è una delle cause della recrudescenza del protezionismo che noi dobbiamo contrastare con vigore.
Sollecitiamo quindi la creazione di uno spazio unico europeo sia per la ricerca che per l’energia, e invochiamo altresì la codecisione in materia fiscale, settore in cui bisogna perlomeno introdurre una base imponibile fiscale unica per le imprese.
Alexander Stubb (PPE-DE). – (EN) Signor Presidente, desidero formulare tre osservazioni. In primo luogo esprimo apprezzamento sia per la relazione del Parlamento, nella versione emendata, che per la relazione della Commissione sugli orientamenti per il 2004. Le cose si stanno muovendo nella giusta direzione e mi congratulo con tutto l’organico della DG concorrenza e con la signora Commissario, la quale sta continuando in maniera eccellente l’opera del Commissario Monti. Adesso che sta riaffiorando la tendenza al nazionalismo economico, il compito del Commissario per la concorrenza non è esattamene dei più facili. La signora Commissario però lo sta svolgendo ottimamente.
In secondo luogo, come ha affermato anche l’onorevole Hökmark, è molto importante assumere un approccio di ampio respiro. A mio parere, la concorrenza e il mercato interno sono inscindibili, vanno di pari passo. La signora Commissario Kroes si occupa della parte sulla concorrenza, mentre il Commissario McCreevy si adopera per la parte inerente al mercato interno. Se dovessimo definire oggi le quattro libertà, purtroppo non credo che nella predisposizione in cui ci troviamo riusciremmo a coglierne il significato profondo. Pertanto, vi invito a tenere presente le quattro libertà; sono in atto dei tentativi per comprometterle proprio come si tenta di pregiudicare la politica di concorrenza nel suo insieme.
E ciò mi porta alla mia ultima osservazione sui quattro settori oggetto della relazione. Innanzi tutto, per quanto concerne le fusioni, bisogna continuare nell’opera di contrasto degli atteggiamenti protezionistici cui abbiamo assistito, ad esempio, da parte del governo spagnolo nel caso di Endesa o da parte del governo polacco nel settore bancario. In secondo luogo, sul versante degli aiuti di Stato, occorre mantenere un controllo forte, eliminare per quanto più possibile tutti i campioni nazionali che nuocciono tanto ai consumatori quanto ai contribuenti. In proposito vi esorto a leggere la relazione dell’onorevole Hökmark. In terzo luogo, per quanto attiene all’articolo 81 sui cartelli, è un fenomeno che va contrastato. I cartelli sono diffusissimi e tentano di nascondersi; bisogna quindi farli uscire allo scoperto e agire nell’interesse dei consumatori.
Infine, in relazione all’articolo 82 sulle posizioni dominanti esiste un caso di alto profilo in questo ambito. A mio parere, però, permangono delle zone d’ombra sulla vicenda. Forse se ne possono vedere entrambi i lati, ma è importante tenere viva l’attenzione, come ha affermato l’onorevole Evans, se vogliamo un mercato transatlantico, dobbiamo lavorarci e al contempo stare in guardia contro le tendenze protezionistiche statunitensi.
Christopher Heaton-Harris (PPE-DE). – (EN) Signor Presidente, prima di cominciare chiedo che sia tolta la “t” dal mio nome che compare sullo schermo, mi dà veramente fastidio!
Sottoscrivo le osservazioni espresse dagli onorevoli Stubb e Bowles, ma desidero sottolineare in particolare l’aspetto della trasparenza in queste tematiche. Sono forse l’unico a ritenere che la condotta della Commissione in termini di trasparenza sia stata assai strana nelle cause sulla concorrenza? Per certi versi è curioso, poiché la Commissione pare condurre i procedimenti giudiziari attraverso i mezzi di comunicazione piuttosto che nell’ambito delle udienze o in tribunale. Prima di Natale il portavoce della Commissione aveva fatto esternazioni equivoche in relazione alla vendita dei diritti televisivi del campionato di calcio britannico, e questa tattica è stata replicata anche nell’inchiesta in corso su Microsoft.
Trovo allarmante che la Commissione, impegnata nelle funzioni di investigatore, avvocato della difesa, giudice e giuria nei casi sulla concorrenza, possa rendere dichiarazioni pubbliche in cui condanna gli inquirenti, o consente con estrema leggerezza che documenti confidenziali siano resi di pubblico dominio senza alcuna manifesta preoccupazione o senza predisporre alcuna verifica. I fautori della trasparenza in seno al Parlamento europeo e tanto più i fautori della giustizia nel mondo esprimono crescente preoccupazione, in quanto la Commissione sembra tranquillamente disposta a calpestare il principio di equità pur di ottenere un risultato giudiziario e di pubbliche relazioni contro i presunti colpevoli.
Signora Commissario, lei ha più volte reso dichiarazioni del tutto opportune sulla direzione futura della politica di concorrenza nell’Unione europea, come nella dichiarazione del 13 dicembre 2005 sul miglioramento delle norme di accesso della documentazione relativa alle fusioni e alle procedure antitrust. A questo punto vorrei umilmente suggerirle di diffondere più ampiamente la sua dichiarazione nel suo dipartimento, in quanto nel recente caso Microsoft e in altri casi precedenti – come quello della General Electric, Tetra Laval e quello sui diritti televisivi del campionato di calcio – l’accesso alle informazioni e ai documenti di sua competenza sono stati uno dei punti deboli della Commissione.
Neelie Kroes, Membro della Commissione. – (EN) Signor Presidente, spero vivamente che non vorrà abbreviare il mio intervento. Innanzi tutto sono molto lieta per gli interventi di quasi tutti i deputati che abbiamo sentito in questo dibattito, specialmente per le osservazioni formulate su questo particolare settore. La politica di concorrenza è una sfida, ma è anche uno strumento, una spinta per attuare il programma di Lisbona. Non potrei essere più d’accordo con gli onorevoli De Rossa e van den Burg, dobbiamo produrre risultati concreti in Europa: un’occupazione piena e sostenibile e lo Stato sociale; ma in definitiva dobbiamo anche produrre risultati concreti in termini di crescita economica e di incremento dell’occupazione sul piano qualitativo e quantitativo.
Passando ora a un paio di dettagli sulla politica di concorrenza, è stato giustamente detto che i cartelli sono del tutto inaccettabili e vanno quindi contrastati. Laddove esistono quasi-monopoli dobbiamo capire che tale situazione non avvantaggia certo i consumatori. Nel breve termine si potrebbe pensare che la situazione sia positiva, ma vi garantisco che i monopoli o i semi-monopoli non sono certo inclini a investire in settori quali la ricerca o l’innovazione. E’ però proprio questo il genere di investimento di cui abbiamo disperatamente bisogno. Perché? Perché dobbiamo competere sul piano globale, perché dobbiamo sapere che i concorrenti fuori dall’Europa stanno investendo moltissimo nella ricerca, nell’innovazione e in definitiva nella loro competitività. Quindi l’onorevole Evans ha giustamente sottolineato la necessità di un trattamento equo, di un approccio bilaterale ma non sbilanciato: se noi rispettiamo delle regole, anche gli altri devono farlo. E’ in gioco la competitività dell’Europa.
Apprezzo veramente l’interesse che l’Assemblea ha mostrato per la politica di concorrenza. La Commissione vi tiene informati su tutte le principali iniziative politiche nel settore e ovviamente teniamo in considerazione tutti i pareri del Parlamento. Magari non sempre siamo perfettamente d’accordo su ogni argomento, su ogni tematica; non condivido, ad esempio, un paio di commenti espressi stasera, in quanto per la maniera in cui sono stati esposti non riflettono la verità e non sono realistici. Vi ritornerò però più in dettaglio in un secondo momento.
Ho ascoltato attentamente le opinioni esposte dal relatore, dai membri della commissione per i problemi economici e monetari e dagli altri deputati. Desidero quindi aggiungere alcune osservazioni in risposta a temi specifici. In materia di cooperazione internazionale, a mio giudizio, in un mercato globale la concorrenza è molto importante e le autorità preposte alla concorrenza devono essere messe in una posizione adeguata. Per quanto concerne la Rete europea, tale iniziativa mi ha molto colpito e le persone coinvolte stanno facendo un lavoro eccellente. Abbiamo ancora da imparare gli uni dagli altri e dobbiamo ancora comprendere che ormai sono passati i tempi delle politiche nazionali. In definitiva disponiamo di un unico mercato interno, i flussi sono pressoché biunivoci. Il Commissario McCreevy ed io lavoriamo di concerto e dobbiamo smantellare tutte le barriere che devono essere abbattute.
In relazione a Microsoft, di cui hanno parlato alcuni deputati, la Commissione si sta attivamente adoperando per attuare la decisione del marzo 2004. Accetto ovviamente i commenti che non sono in linea con il mio pensiero, ma non è vero che non siamo trasparenti e che non prestiamo ascolto a tutte le domande e ai commenti. Dal marzo 2004 è in vigore una decisione, che è stata giustamente menzionata e dibattuta; ne ho parlato e discusso anche con il presidente della Microsoft. Per quanto concerne il professor Neil Barrett, è uno stimatissimo consulente della Commissione, è stato incaricato dalla Commissione, ma era in testa alla lista fornita da Microsoft. E’ infatti noto per le sue conoscenze e per la sua indipendenza e senza usare mezzi termini egli funge da ponte tra Microsoft e la Commissione. E’ lui in effetti il consulente. Quando assumemmo la decisone nel dicembre del 2005, la comunicazione degli addebiti – che constava di una rilevazione preliminare secondo cui Microsoft non avrebbe rispettato gli impegni assunti e gli obblighi derivanti dalla decisione del marzo 2004 non erano stati ottemperati nel modo da noi previsto – non fu resa pubblica in ragione di certi temi afferenti a particolari procedure, per motivi di tutela e per proteggere gli interessi legittimi di tutte le parti in causa. L’audizione è stata un’occasione per avere un dibattito fruttuoso in cui ogni partecipante in effetti ha avuto modo di intervenire. Non è solo Microsoft ad essere tirata in causa; vi sono altre denunce e vi sono altre due società americane veramente degne di interesse.
Pertanto Microsoft non è l’unica società statunitense degna di interesse: vi ne sono altre due che hanno presentato denuncia presso i miei servizi. Dunque, senza ombra di dubbio, ho dovuto agire e reagire. Spero che in questo modo il campo sia sgombro da dubbi in vista della discussione su quanto abbiamo dibattuto giovedì e venerdì della settimana scorsa. L’udienza – presso la Corte di giustizia – avrà luogo in Lussemburgo dal 24 al 28 aprile 2006. Una volta dibattuti i temi emersi la settimana scorsa, giungeremo a una conclusione quanto prima.
L’onorevole Berès ha parlato dell’offerta di Mittal per Arcelor. L’onorevole deputata dovrebbe leggerla, come mi ha promesso, ma consentitemi di essere più precisa. L’annuncio dell’offerta di Mittal per l’acquisto di Arcelor ha suscitato grande clamore, non solo nei media ma anche in alcune capitali europee. L’operazione però non è ancora stata ufficialmente notificata alla Commissione. Se e quando giungerà la notifica, la Commissione la esaminerà a fondo e con imparzialità e poi istituirà una verifica ad ampio raggio per valutarne l’eventuale impatto sull’industria metallurgica in Europa.
E’ responsabilità della Commissione, del Commissario e dei servizi competenti valutare sempre tutti i casi in maniera attenta e imparziale. Le dimensioni e la nazionalità in sé non sono un fattore che concorre nell’assunzione delle decisioni. Il punto è che bisogna appurare se si può prendere una decisione e se si possono prendere dei provvedimenti secondo quanto richiesto dalle parti ovvero se devono essere messi in atto dei rimedi. Esamineremo senz’altro la questione.
Consentitemi ora di passare al regolamento sulle fusioni e alla competenza nei casi soggetti alla regola dei due terzi, cui hanno fatto accenno alcuni deputati. Per il momento abbiamo chiesto informazioni agli Stati membri. Una volta avute le informazioni, terremo un dibattito e avvieremo un dialogo con gli Stati membri, cercando di arrivare a delle conclusioni. Le norme e le decisioni risalgono agli anni ’80 e all’epoca erano adeguate, ma da allora il mercato interno per fortuna si è sviluppato e, benché non sia ancora completo, abbiamo molto lavoro da fare e le quattro libertà devono ancora trovare piena espressione. All’epoca la regola dei due terzi rappresentava lo strumento corretto, ma ora dobbiamo accertarci che sia ancora adeguata in questo settore. In alcuni settori dobbiamo garantire equilibrio e un trattamento paritario e deve esserci trasparenza a prescindere dal paese in cui avviene la fusione. Bruxelles deve assicurare un trattamento paritario a prescindere dai presupposti della fusione.
Gli onorevoli Hökmark e Ferreira hanno parlato della questione delle fusioni nel mercato interno. Conosciamo tutti le preoccupazioni che sono state espresse sulle presunte spinte protezionistiche. E’ un fenomeno che va contrastato. Ne capisco in parte i motivi, ma il protezionismo non è permesso né deve essere tollerato. Dovremmo spiegare a tutti coloro che sono coinvolti che il protezionismo non è in linea con la decisione che abbiamo assunto sul mercato interno, su una sola Europa, in cui siamo e saremo in una posizione migliore per competere con il mondo esterno. La Commissione ha poteri significativi ai sensi del Trattato e può agire in qualità di arbitro indipendente e imparziale per garantire che gli Stati membri rispettino appieno le norme del mercato interno e non creino ostacoli illeciti alle fusioni transnazionali. Posso assicurarvi che la Commissione è fermamente intenzionata sia ad avvalersi di questi poteri che ad operare una ristrutturazione societaria in Europa. Motivo per cui occorre un’Europa unita.
E’ stato giustamente detto che dobbiamo rispettare le regole del gioco sia quando giochiamo in casa che quando giochiamo fuori casa. Abbiamo norme e decisioni che vanno rispettate, sono decisioni assunte in passato. Dobbiamo metterle in atto in modo da avere un unico mercato interno e per attuare il programma di Lisbona. Quasi tutti voi avete convenuto che dovremmo combattere per realizzare questo obiettivo.