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Procedura : 2006/2548(RSP)
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Testi presentati :

RC-B6-0235/2006

Discussioni :

PV 04/04/2006 - 4
PV 05/04/2006 - 12
CRE 05/04/2006 - 12

Votazioni :

PV 06/04/2006 - 6.7
PV 06/04/2006 - 6.9
CRE 06/04/2006 - 6.9

Testi approvati :

P6_TA(2006)0138

Resoconto integrale delle discussioni
Mercoledì 5 aprile 2006 - Strasburgo Edizione GU

12. Elezioni in Ucraina (discussione)
PV
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  Presidente. L’ordine del giorno reca le dichiarazioni del Consiglio e della Commissione sulle elezioni in Ucraina.

 
  
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  Hans Winkler, Presidente in carica del Consiglio. − (DE) Signor Presidente, Signora Commissario, onorevoli colleghi, che differenza! Solo alcuni minuti fa la discussione verteva su un paese le cui “elezioni”, se così possiamo definirle, non si sono svolte in modo libero, né equo, né democratico, come hanno rilevato gli osservatori internazionali. Ora invece parliamo di una nazione in cui il processo di democratizzazione ha fatto enormi progressi, soprattutto grazie al grande contributo offerto dall’Unione europea.

Le elezioni politiche tenutesi in Ucraina il 26 marzo, nell’ideale spettro della democrazia, si trovano all’estremo opposto rispetto a quelle svoltesi in Bielorussia. Prescindendo da alcune carenze e da alcuni problemi tecnici, esse sono state libere e oneste, e hanno dato agli elettori ucraini la possibilità di assegnare il loro voto senza alcun impedimento, dopo essere stati adeguatamente informati da una campagna elettorale attiva, aperta e imparziale, sostenuta da una stampa anch’essa libera. Gli osservatori internazionali convengono su questo.

E’ un grande successo per tutti noi: per l’Europa, per l’Unione europea, per l’OSCE e per il Consiglio d’Europa. Siamo lieti di constatare che le elezioni hanno di fatto rispettato le condizioni da noi auspicate.

Queste elezioni hanno dimostrato inoltre che il popolo ucraino si è assunto la responsabilità della democrazia nel proprio paese, e rappresentano una pietra miliare nel processo di consolidamento della democrazia nata con la cosiddetta “rivoluzione arancione”. Ciò che mi sembra particolarmente importante − per questo è positivo che si siano discussi congiuntamente il caso dell’Ucraina e quello della Bielorussia − è che queste elezioni stabiliscono un nuovo e auspicabile standard per le elezioni nell’intera regione, costituendo quindi un modello per la regione e per gli altri paesi dell’Unione.

Si sono sì verificati alcuni problemi e insufficienze tecniche, ma non tanto da darci motivo di apprensione. Prevediamo che le autorità stesse saranno in grado di risolvere tali problemi, evitando così che si ripresentino alle prossime elezioni.

Diversamente dal caso della Bielorussia, con l’Ucraina l’Unione europea è ora in condizione di rafforzare il suo rapporto di partenariato. Esso poggia su valori condivisi, che in Ucraina trovano espressione nella qualità della democrazia e delle riforme. Le elezioni, da questo punto di vista, hanno segnato una tappa fondamentale, aprendo la strada ai colloqui finalizzati a un nuovo, più ampio accordo con l’Ucraina, che andrà a sostituire l’accordo di partenariato e cooperazione.

Siamo perciò lieti di sostenere gli sforzi con cui il nuovo governo ucraino sta portando avanti la sua agenda di riforme. Daremo il nostro contributo per garantire che il programma duri e continui a operare nel quadro della politica di prossimità e del Piano d’azione, e che l’Ucraina faccia ulteriori progressi in ambito democratico − a questo riguardo il paese ha già percorso una lunga strada − ma anche economico, sociale e politico. L’Unione europea è intenzionata a dare il suo appoggio.

 
  
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  Benita Ferrero-Waldner, Membro della Commissione. − (DE) Signor Presidente, il mio intervento sarà ancora più breve, visto che il Presidente del Consiglio ha già chiarito ogni punto. Effettivamente le elezioni sono state libere ed eque e possiamo senz’altro ritenerci soddisfatti. E’ stato lo stesso Presidente Yushchenko a stabilire quest’obiettivo e lo ha decisamente raggiunto.

Ora rimane da vedere quale coalizione si formerà. Le trattative per la nuova coalizione sono in corso e non sono facili, ma è importante chiarire fin da subito che saremo lieti di collaborare con qualsiasi coalizione intenda portare avanti il rapporto di cooperazione con l’Unione europea e avanzare nella nostra direzione. E’ molto importante per noi segnalare fin da ora che proporremo all’Ucraina un accordo di più stretta cooperazione, nell’ambito del quale la questione dell’OMC svolgerà un ruolo particolarmente importante. Quando l’Ucraina sarà membro dell’OMC, potrà istaurarsi un regime di libero scambio, essenziale perché il paese continui a svilupparsi.

Con ciò non resta praticamente nulla da aggiungere. Va da sé che intendiamo continuare a collaborare con l’Ucraina nel suo avvicinamento all’Unione europea, nell’ambito della politica di vicinato.

 
  
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  Charles Tannock, a nome del gruppo PPE-DE. – (EN) Signor Presidente, ho avuto l’onore di osservare le elezioni politiche ucraine del 26 marzo a nome di quest’Assemblea e della delegazione del gruppo PPE-DE. E’ nostra opinione unanime che quel giorno le elezioni si siano svolte in maniera esemplare. Personalmente ho avuto l’impressione che sotto molti aspetti esse superassero, a livello progettuale, le elezioni che hanno luogo nel Regno Unito, il mio paese.

Innanzi tutto, i funzionari ucraini hanno sottoposto ogni elettore a rigorosi controlli d’identità, cosa che non avviene nel Regno Unito. In secondo luogo, i seggi elettorali erano dotati di urne in plastica trasparente, sigillate, il cui progressivo riempimento era sorvegliato tutto il giorno da osservatori ufficiali, e il conteggio veniva effettuato sul posto. Nel mio paese le urne sono in legno nero, nei seggi non sono ammessi osservatori e le urne vengono trasportate da funzionari, in assenza di scrutatori, a un ufficio deputato al conteggio generale. Inoltre, in Ucraina non esiste il voto per corrispondenza, che nel Regno Unito, secondo alcune accuse, avrebbe dato luogo a brogli elettorali. L’unico problema riscontrato, effetto della grande affluenza e dell’entusiastica partecipazione alle elezioni, è stato il leggero sovraffollamento verificatosi in alcuni seggi.

Accolgo inoltre con favore le relazioni basate sull’osservazione a lungo termine e sul monitoraggio dei media, le quali affermano chiaramente che l’intera campagna è stata condotta con trasparenza ed equità nell’accesso ai media, da parte sia del governo che dei partiti dell’opposizione.

Ho sempre ritenuto che, in quanto nazione europea moderna, l’Ucraina avesse il diritto, in conformità dell’articolo 49 del Trattato UE, di fare richiesta a tempo debito di entrare a far parte dell’Unione europea. Questo traguardo appare ancora piuttosto lontano, se si considera la stanchezza nei confronti dell’allargamento diffusasi negli ultimi tempi e il timore di offendere la Russia manifestato da alcuni Stati membri. Tale atteggiamento non corrisponde alla posizione del mio gruppo, né a quella del Parlamento.

Nel contempo, tuttavia, l’Unione europea nel suo complesso deve attivarsi maggiormente affinché sia riconosciuta la maturità politica che l’Ucraina ha dimostrato rispettando pienamente le norme europee in materia di democrazia, diritti umani e Stato di diritto. Questo processo irreversibile va oggi premiato.

A Kiev si sta formando un nuovo governo, ma, qualunque sia la sua composizione, confido che prosegua nel suo impegno di integrazione europea. Per questo la proposta di risoluzione presentata dal mio gruppo invita il Consiglio e la Commissione a elaborare progetti che vadano oltre gli accordi di partenariato e cooperazione, con l’obiettivo di pervenire a un regime di libero scambio e di attraversamento delle frontiere senza necessità di visto, in particolare nel caso che in tempi brevi l’Ucraina possa entrare a far parte dell’OMC. L’ideale sarebbe elaborare un accordo di associazione, sebbene la Commissione – e in qualità di relatore della politica europea di vicinato potrei concordare su questa posizione – in prima battuta possa ragionevolmente optare per un accordo nell’ambito della politica europea di vicinato. In un modo o nell’altro, la popolazione ucraina dev’essere avvicinata all’Europa, a cui legittimamente appartiene. Il patrimonio lasciato dalla rivoluzione arancione, ovvero il radicamento della democrazia e la libertà dei mezzi di comunicazione, è immutato e ormai chiaramente visibile a tutti.

 
  
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  Marek Maciej Siwiec, a nome del gruppo PSE. − (PL) Signor Presidente, “insieme siamo molti, non verremo sconfitti” è lo slogan in nome del quale il popolo ucraino ha conquistato la libertà diciotto mesi fa in piazza dell’Indipendenza, e ha vinto la sua battaglia per un paese migliore. Il 26 marzo quello stesso popolo, in quello stesso paese, di diciotto mesi più vecchio e consapevole, si è posto il problema di come ottenere la pace. Il settanta per cento dei cittadini ucraini si è recato a votare fiducioso che nessun voto sarebbe stato falsificato o sprecato. E’ stato l’inizio della loro lotta per la pace.

Ho avuto l’onore di guidare la rappresentanza del Parlamento europeo nella squadra degli osservatori internazionali. Questi ultimi hanno concluso che le elezioni sono state libere ed eque. La democrazia ucraina ha superato il suo test di controllo qualità, in parte grazie agli sforzi compiuti da quest’Aula. Vorrei ringraziare i rappresentanti di tutti i gruppi politici che hanno partecipato alla missione di osservazione e che di recente hanno dedicato parte del loro tempo all’Ucraina. Possiamo ritenerci soddisfatti del buon lavoro svolto.

Quanto alla situazione politica in Ucraina dopo le elezioni, solo cinque gruppi sono rappresentati in Parlamento. Sono stati vistosamente decimati i partiti piccoli e deboli, unicamente devoti ai loro leader. L’onorevole Yanukovych e il Partito delle Regioni hanno vinto, ma non proclamano la loro vittoria ai quattro venti. La coalizione arancione guidata dagli onorevoli Tymoshenko, Yekhanurov e Moroz ha ottenuto oltre la metà dei seggi al Consiglio supremo e sulle sue spalle graverà la pesante responsabilità degli avvenimenti passati e futuri dell’Ucraina. In questo paese lo spartiacque geografico e politico si è approfondito, nonostante la differenza tra i vari partiti sia tendenzialmente minima.

Cosa riserva il futuro? L’Ucraina ha bisogno di una coalizione forte e di un governo stabile. E’ auspicabile che qualunque coalizione futura e qualunque nuovo governo ucraino non si fondino sulla memoria storica dei fatti di piazza dell’Indipendenza, bensì su un audace programma riformatore. Il Presidente Yushchenko dovrà svolgere un ruolo particolare e assolvere un compito ben preciso. Oltre a tenere unita la coalizione arancione, dovrà riavvicinare tra loro i cittadini ucraini per far fronte alle questioni più urgenti, tra cui la stesura di un programma nazionale di riforme. Quest’ultimo non si può realizzare imponendo alla minoranza il volere della maggioranza. L’unico modo per riuscire a procedere è raggiungere un accordo con la minoranza. I leader ucraini devono imparare a raggiungere compromessi e apprendere cosa significa convivere. E’ inoltre necessario che comprendano che, a dispetto delle loro differenze, su determinati problemi devono trovare un accordo.

La presente risoluzione rispecchia il consenso esistente entro il Parlamento europeo sulle questioni attinenti all’Ucraina. Stabilisce inoltre dei doveri per tutti coloro che si sono impegnati a farsi garanti del progresso in Ucraina, inclusi i deputati di questo Parlamento e le Istituzioni europee.

 
  
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  Šarūnas Birutis, a nome del gruppo ALDE. − (LT) Avendo assistito alle scorse elezioni presidenziali e alle elezioni più recenti, intravedo nel processo di democratizzazione ucraino cambiamenti positivi. Una campagna elettorale aperta, una trasparente organizzazione dello stesso processo elettorale, partecipazione e zelo degli elettori: sono state queste le conclusioni generali di tutti gli osservatori internazionali e della stessa popolazione ucraina. Adesso è molto importante che il processo di democratizzazione non si arresti. Alcuni fattori costituiscono motivo di preoccupazione. La strumentalizzazione dei sentimenti nazionali, l’alto livello di corruzione, gli ostacoli posti agli investimenti stranieri, l’alto numero di oligarchi nelle liste elettorali e il dominio di alcune personalità, l’assenza di programmi elettorali: questo il lascito del periodo sovietico. E’ importante che tutto ciò non interferisca con gli attuali progressi. A riguardo occorre tutto il nostro sostegno morale: è necessario condividere il più possibile le esperienze positive. Paesi come la Lituania, provenienti anch’essi dallo schieramento sovietico, sono particolarmente adatti a svolgere questo ruolo. L’Europa deve potenziare le possibilità di cooperazione tra i popoli in ambito educativo e culturale, nonché tra gli stessi cittadini. Dobbiamo aiutare l’Ucraina a ricongiungersi con le sue origini europee. Un accordo europeo di associazione sarebbe un modo concreto per tenderle una mano.

 
  
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  Rebecca Harms, a nome del gruppo Verts/ALE. − (DE) Signor Presidente, l’aspetto principale che ho rilevato come osservatrice delle elezioni in Ucraina è stato l’assoluto trasporto con cui molti cittadini hanno esercitato il loro diritto a votare liberamente, diritto per il quale avevano lottato un anno prima. E’ quasi sconvolgente tornare in Germania dopo queste elezioni e rendersi conto della scarsa importanza attribuita a questo diritto dai cittadini tedeschi, e dell’esiguo numero di persone che realmente lo sanno apprezzare.

La mia conclusione dopo quest’esperienza è che l’Europa può trarre grandissimo giovamento dal processo svoltosi in Ucraina. Dobbiamo abbandonare questo atteggiamento da business as usual, che già un anno dopo la rivoluzione arancione si era insinuato nei rapporti tra Unione europea e Ucraina. Ho l’impressione − derivata in parte dall’avvincente discorso tenuto a Lipsia dallo scrittore Juri Andrukhovych, − che Kiev rischi di perdere le speranze che nutre nei confronti dell’Europa; non possiamo permetterlo. Per questo − e mi rivolgo al Commissario, signora Ferrero-Waldner, e al Consiglio − occorre essere più precisi e più ambiziosi nelle offerte all’Ucraina. Dovete impedire che continui a prevalere l’opinione del Commissario Verheugen, ex responsabile per l’allargamento, secondo la quale nell’Unione europea non ci sarebbe stato posto per l’Ucraina neanche nel giro di 20 anni. Nessuno, che si trovi in una posizione di responsabilità nell’Unione europea, dovrebbe mai fare in pubblico simili dogmatiche affermazioni.

 
  
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  Michal Tomasz Kamiński, a nome del gruppo UEN. − (PL) Approvo completamente quanto affermato dalla precedente oratrice. Anch’io esorto la signora Commissario a presentare un testo più energico e specifico sulla futura adesione dell’Ucraina all’Unione europea.

Difficilmente, nella breve storia della nuova era europea, si potrebbe trovare un esempio più gioioso, persuasivo e incoraggiante del successo della democrazia. In particolare, quel settanta per cento della popolazione ucraina che ha esercitato il suo diritto di voto − un diritto che solo diciotto mesi fa era messo in dubbio e minacciato nell’intero paese − ci ha dato prova dell’importanza della democrazia. Nell’Unione europea siamo inclini a considerare la democrazia come una cosa del tutto normale, che non ha bisogno di cure particolari.

A mio avviso gli oratori che intervengono in questo dibattito fanno bene a non commentare i risultati delle elezioni in Ucraina e le conseguenze del voto per la nazione ucraina. Quando i deputati di questo Parlamento vennero coinvolti nelle elezioni, diciotto mesi fa, non fu per sostenere particolari candidati. Abbiamo fornito il nostro appoggio al popolo ucraino che rivendicava il diritto di esprimere liberamente la propria volontà. Nelle ultime elezioni questo diritto è stato rispettato e la popolazione ucraina è andata alle urne. Ora che ha intrapreso il suo avvicinamento all’Europa, essa ha bisogno del nostro sostegno.

 
  
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  Jerzy Buzek (PPE-DE). − (PL) Signor Presidente, come ha affermato l’oratore precedente, l’Ucraina è il più prossimo tra i paesi confinanti con l’Unione europea ed è diventato una democrazia parlamentare. Le democrazie, tuttavia, richiedono molto tempo per affermarsi, e devono essere coltivate. Una delle caratteristiche essenziali della democrazia è un’economia prospera, fondata sul libero mercato, ed è qui che risiede il compito più impegnativo cui sono chiamati i nostri vicini orientali.

L’Ucraina ha bisogno di appoggio e l’Unione europea deve garantirle apertura e disponibilità. Ciò significa che dobbiamo difendere non solo i valori che ci stanno a cuore, ma anche gli interessi che abbiamo in comune con l’Ucraina.

Innanzi tutto, l’Ucraina può dare il suo appoggio alla politica energetica dell’Unione. Possiede riserve di gas naturale e il più vasto giacimento di gas naturale d’Europa. Il petrolio e il gas provenienti dal Mar Caspio possono essere trasportati in Europa attraverso l’Ucraina senza coinvolgere nessun altro paese. Ciò richiede investimenti comuni in oleodotti e gasdotti, sostenuti dalla Banca europea per gli investimenti, dalla politica di vicinato e dalle reti transeuropee. In secondo luogo, con la graduale apertura dell’economia europea all’Ucraina, il mercato comune del nostro continente si amplierà in maniera considerevole. In terzo luogo, gli investimenti dell’Unione in Ucraina potrebbero rivelarsi particolarmente proficui grazie alla preparazione della forza lavoro e alla ricettività del mercato che contraddistinguono l’Ucraina. In quarto luogo, a differenza di altri paesi europei, l’Ucraina non presenta problemi demografici. Infine, un’Ucraina indipendente, democratica e pienamente inserita nel mercato consoliderà la situazione dei territori oltre i confini orientali d’Europa e stimolerà miglioramenti politici ed economici nei paesi confinanti.

Permettetemi di ribadire che dobbiamo occuparci non solo di difendere i nostri valori fondamentali, ma anche di curare i nostri interessi. E’ importante far progredire questi interessi e istituire quanto prima con l’Ucraina un accordo di associazione. Andrebbero inoltre concordati, alla prima occasione, visti gratuiti per i cittadini ucraini.

 
  
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  Thijs Berman (PSE). − (NL) Signor Presidente, quindici mesi fa l’Ucraina ha lottato per la democrazia; questa volta, invece, ha combattuto una battaglia democratica, e tra le due cose c’è una gran differenza. E’ un passo avanti che merita la nostra ammirazione e il nostro massimo rispetto. A riguardo, l’Unione europea svolge un ruolo fondamentale, che è esattamente quanto sta facendo − e, mi si permetta di aggiungere, in modo competente − la delegazione della Commissione a Kiev. Ora occorre rafforzare a livello bilaterale il sostegno concreto fornito dalla Commissione e dagli Stati membri: i legami esistenti vanno fortemente potenziati. Esistono già forme di sostegno in questo senso, ma non sono sufficienti.

Se l’Unione europea è stata troppo vile per condannare sul serio lo spietato cinismo di Putin verso la Bielorussia, ora invece deve inviare agli ucraini un segnale positivo, dimostrando loro che la scelta di democrazia che hanno compiuto porta anche a concreti miglioramenti nella loro vita quotidiana.

 
  
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  Grażyna Staniszewska (ALDE). − (PL) Signor Presidente, di certo l’Unione europea non si pente di aver preso parte, molti mesi fa, alla risoluzione del conflitto ucraino. Se quel paese ha potuto evitare spargimenti di sangue, è stato grazie alla partecipazione dell’Unione europea. E’ stato ancora grazie all’Unione, se in Ucraina la democrazia ha iniziato a svilupparsi, anche se lentamente. In ogni caso essa è ancora in piedi, e le recenti elezioni sono state un enorme successo.

Nasce ora spontanea la domanda: e adesso? Cosa possiamo fare ancora per aiutare l’Ucraina? Il Presidente Winkler ci ha appena assicurato che esiste la volontà di agire in questo senso. Credo che l’Unione debba affermare con molta chiarezza che l’Ucraina ha il diritto di entrare a far parte dell’Unione europea. E’ giunto il momento di fare una dichiarazione di questo tenore, anche se poi ovviamente occorrerà fissare criteri impegnativi e difficili da raggiungere, e presumibilmente trascorrerà parecchio tempo prima che l’Ucraina sia in condizione di conformarsi ad essi. Ciononostante, una simile dichiarazione è necessaria, perché una proposta di questo tipo basterà a incitare le forze interne ad agire per sviluppare la democrazia e un’economia di libero mercato.

 
  
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  Inese Vaidere (UEN). − (LV) Onorevoli colleghi, ho avuto l’onore di osservare le elezioni politiche in Ucraina, svoltesi in un’atmosfera molto diversa dal clima teso e appassionato che aveva contraddistinto le elezioni presidenziali. Questa volta le elezioni sono state libere e democratiche, e l’atmosfera molto simile a quella che si respira nei nostri paesi.

Le elezioni, tuttavia, non sono state prive di carenze tecniche. Alcune imprecisioni nelle liste elettorali e il fatto che le elezioni politiche siano avvenute contemporaneamente a elezioni amministrative a vari livelli ha reso le votazioni lunghe e complesse. L’Ucraina dovrebbe inoltre introdurre un limite alle spese sostenute dai partiti politici in campagna elettorale, per limitare le possibilità di corruzione e assicurare l’equità della competizione.

L’appoggio relativamente esiguo che il popolo ucraino ha manifestato nei confronti delle forze della rivoluzione arancione si può spiegare con il fatto che il ritmo delle riforme nel corso dell’anno è stato insufficiente. Tuttavia è interessante notare come, contrariamente alle aspettative della Russia, le sue pressioni in relazione alle riserve di gas e il blocco delle esportazioni dall’Ucraina abbiano agito direttamente in sostegno delle forze della democrazia. La sera delle elezioni Yulia Timoshenko ci ha confermato la sua volontà di formare una coalizione arancione con il blocco “Ucraina nostra”, inclusi i socialdemocratici.

L’Unione europea, da parte sua, deve dichiarare che gli sforzi dell’Ucraina per entrare in Europa sono in corso di valutazione. Vorrei esortare la Commissione ad aiutare con ogni mezzo l’Ucraina a superare la debolezza della sua capacità amministrativa, a lottare con efficacia contro la corruzione, a ridurre l’influenza dell’oligarchia nella politica, a riformare l’ordinamento giuridico e a rafforzare così la democrazia.

 
  
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  Laima Liucija Andrikienė (PPE-DE). − (LT) E’ un grande piacere per me congratularmi con l’Ucraina per le elezioni svoltesi il 26 marzo, condotte in modo democratico, libero, equo, e nel rispetto degli standard democratici internazionali. Questa è di per sé un’enorme vittoria per il popolo ucraino, impegnato a creare una società civile, soprattutto se si pone mente agli avvenimenti del dicembre 2004, che furono motivo di grande apprensione e si conclusero con le elezioni presidenziali democratiche, nonché ai buoni risultati raggiunti dall’Ucraina negli ultimi due anni, grazie all’attuazione di riforme democratiche. Ora c’è solo da sperare che la coalizione nella quale la maggioranza dei cittadini ha riposto la sua fiducia con le elezioni riesca a raggiungere un accordo e a formare un governo di coalizione che porti avanti le riforme democratiche e di mercato già avviate, consolidando così la democrazia.

Subito dopo le elezioni, Javier Solana ha affermato che l’Unione europea ha intenzione di instaurare con l’Ucraina un rapporto di cooperazione inteso a sostenere riforme politiche ed economiche che garantiscano lo Stato di diritto, a consolidare nel paese le regole dell’economia di mercato e, vorrei aggiungere, a sostenere una lotta più efficace contro la corruzione e l’economia sommersa. L’Unione europea, così come gli Stati Uniti, sostiene e continuerà a sostenere l’aspirazione dell’Ucraina a diventare membro dell’OMC e si sta impegnando ad accelerare la sua ammissione in questa organizzazione. L’Ucraina ha inoltre una missione da compiere nella propria regione: con ciò mi riferisco alla soluzione del problema moldavo-transnistriano, compito rispetto al quale può contare sull’appoggio dell’Unione europea. Secondo i risultati di un sondaggio d’opinione condotto in Ucraina il mese scorso, il 42,9 per cento degli ucraini è favorevole all’ingresso nell’Unione europea, mentre il Presidente degli Stati Uniti Bush ha dichiarato che − cito − “gli Stati Uniti sono pronti a sostenere l’Ucraina nel suo processo di integrazione nell’Unione europea e nella NATO”. Come replicherà l’Unione europea a tutto ciò? Come risponderà alle attese del popolo ucraino e dei suoi rappresentanti? Il Parlamento europeo è pronto ad avviare un dibattito costruttivo sull’ingresso in Europa dell’Ucraina, o si limiterà a parlare di prospettiva europea? Credo che il futuro dipenderà ancora una volta dalla volontà e dalla determinazione politica del popolo ucraino e dai suoi sforzi, perché comunque la consideriamo, l’Ucraina fa parte dell’Europa. L’articolo 49 del Trattato sull’Unione europea afferma che tutti i paesi europei hanno il diritto di diventare membri dell’Unione europea.

 
  
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  Hans Winkler , Presidente in carica del Consiglio. − (DE) Signor Presidente, vorrei solo rispondere ad alcune domande.

Onorevole Tannock, la sua relazione sulle elezioni mi ha profondamente colpito. Non arriverei a confrontare la legge elettorale ucraina con quella dei nostri paesi, poiché è normale che paesi diversi abbiano leggi elettorali diverse; la cosa importante, tuttavia, è che le elezioni in Ucraina siano state realmente imparziali e democratiche. Credo che questo sia fondamentale.

Inoltre, sono stato molto colpito dall’entusiasmo segnalato dagli osservatori elettorali. Per preservare tale entusiasmo e la fiducia nell’Unione europea, l’Unione stessa deve prendere specifici provvedimenti. Siamo pronti a farlo. Concordo totalmente: non è opportuno fissare limiti temporali precisi, ma se vogliamo evitare di inciampare dobbiamo fare un passo alla volta, e non provare a correre prima ancora di aver imparato a camminare.

Il prossimo passo consiste nell’instaurare una maggiore cooperazione. Se ne avverte la precisa esigenza, e ad occuparsene sarà il Consiglio, in collaborazione con la Commissione. Nostro obiettivo è aiutare l’Ucraina a svilupparsi ulteriormente e ad attuare le riforme necessarie.

Quando l’onorevole Kaminski osservò che non spettava a noi valutare le elezioni e i partiti, aveva ragione. Possiamo tuttavia constatare, con una certa soddisfazione, che le forze politiche che hanno vinto e hanno ora la maggioranza sono quelle favorevoli a stringere ulteriormente i rapporti con l’Unione europea. Dobbiamo dunque tendere loro la mano.

 
  
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  Benita Ferrero-Waldner, Membro della Commissione. − (DE) Signor Presidente, anch’io mi limiterò ad alcune brevi osservazioni. Tengo ad assicurarle che non permetteremo assolutamente che questo problema diventi una questione di ordinaria amministrazione. Sono spiacente che l’onorevole Harms se ne sia già andata, perché avrei voluto dirglielo personalmente. E’ proprio grazie alla prospettiva di un accordo di più stretta e forte collaborazione che potremo raggiungere il nostro obiettivo. Esaminando il contenuto di tale accordo si vedrà che, a prescindere da un maggiore dialogo politico, questo consiste principalmente nella cooperazione in materia giuridica e in ambiti particolarmente importanti quali la giustizia e gli affari interni.

Innanzi tutto, una questione per noi molto importante, che è stata menzionata durante la discussione, è quella della politica energetica, che sta diventando per tutti noi un aspetto sempre più essenziale della politica estera. A questo va aggiunto l’accordo di libero scambio, a cui ho accennato prima. In questo campo pertanto non si può parlare di “ordinaria amministrazione”.

In secondo luogo, in qualità di Commissario responsabile per questo settore, ho sempre fatto affermazioni molto precise, forse troppo precise secondo qualcuno. Vorrei chiarire questo punto: come ho sempre sostenuto, non si può giudicare prematuramente il futuro.

Al momento, comunque, stiamo operando sulla base della politica di vicinato, che non prevede l’ingresso nell’Unione. Non posso essere più precisa. Questo tuttavia non significa che non continueremo a collaborare con l’Ucraina con grande verve ed entusiasmo, come ha affermato il Presidente del Consiglio.

Siamo molto soddisfatti di queste elezioni. Esse costituiscono un importante passo avanti e sono lietissima che molti di voi vi abbiano partecipato in qualità di osservatori e possano condividere con noi quest’opinione.

 
  
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  Presidente. – A conclusione del dibattito, comunico di aver ricevuto sei proposte di risoluzione(1) ai sensi dell’articolo 103, paragrafo 2, del Regolamento.

La discussione è chiusa.

La votazione si svolgerà domani, alle 12.00.

 
  

(1) Cfr. Processo verbale.

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