Indice 
 Precedente 
 Seguente 
 Testo integrale 
Resoconto integrale delle discussioni
Mercoledì 5 aprile 2006 - Strasburgo Edizione GU

13. Misure volte ad incrementare la sicurezza stradale (SAFETY) e misure di sicurezza nel settore dei trasporti, compreso il finanziamento delle stesse (SECURITY) (discussione)
Processo verbale
MPphoto
 
 

  Presidente. – L’ordine del giorno reca le dichiarazioni del Consiglio e della Commissione sulle misure volte ad incrementare la sicurezza stradale (SAFETY) e misure di sicurezza nel settore dei trasporti, compreso il finanziamento delle stesse (SECURITY).

 
  
MPphoto
 
 

  Hubert Gorbach, Presidente in carica del Consiglio. (DE) Signor Presidente, onorevoli deputati, vorrei esprimere la mia gratitudine per il fatto che oggi venga trattato il tema della sicurezza stradale. Come sapete, sensibilizzare maggiormente i cittadini di ogni Stato europeo sulla questione è particolarmente importante per la Presidenza austriaca, allo scopo di consolidare ulteriormente una politica comune europea sulla sicurezza stradale.

Per tale motivo la Presidenza austriaca ha convocato l’incontro informale di Bregenz, in Austria, per il 2 e il 3 marzo, per dedicare, a livello europeo, due intere giornate alla questione della sicurezza stradale, escludendo tutto il resto. Durante tale incontro e in occasione di numerosi scambi bilaterali, siamo riusciti a fare onore al motto della Presidenza austriaca: “Crossing Borders in Road Safety – Creating a Trans-European Road Safety Culture”.

Sono quindi molto grato alla Commissione europea per aver presentato la revisione intermedia del programma d’azione europeo sulla sicurezza stradale; il documento è stato discusso durante l’incontro informale dei ministri dei Trasporti il 2 e il 3 marzo, che ho poc’anzi indicato, e di recente, il 27 marzo, al Consiglio “Trasporti” di Bruxelles. A questo punto vorrei preannunciare che, anche secondo la Presidenza austriaca, il Consiglio formale dei ministri di Lussemburgo del 9 giugno dovrebbe adottare delle conclusioni finali sulla sicurezza stradale.

Il programma d’azione europeo sulla sicurezza stradale, che risale al 2003 e mira a dimezzare, entro il 2010, il numero di vittime del traffico stradale nell’Unione europea, stabilisce obiettivi per la sicurezza stradale a livello comunitario per il periodo 2003-2010, e comprende 60 misure da attuare in tutta l’Unione europea, la maggior parte delle quali non ha natura legislativa. Ciò equivale a ribadire coerentemente la priorità della sicurezza stradale, che è già stata indicata nel Libro bianco sui trasporti del 2001.

A sostenere tutti gli sforzi per la sicurezza stradale è la determinazione a lungo termine che in futuro nessun cittadino dell’Unione europea verrà mai più ucciso o gravemente ferito in incidenti stradali. Sono necessari ancora notevoli sforzi comuni per avanzare ulteriormente verso tale obiettivo. Si evince chiaramente dalla revisione intermedia del programma d’azione comunitario sulla sicurezza stradale che il Vicepresidente Barrot ha presentato all’incontro di cui ho già fatto menzione, che l’Europa è probabilmente sulla buona strada, ma sta ancora procedendo a una velocità troppo ridotta.

Permettetemi di riprendere qualche dato impressionante, che il Vicepresidente Barrot ci ha già presentato. L’obiettivo di circa 25 000 vittime del traffico stradale nel 2010, per quanto sia comunque deplorevole, potrebbe essere raggiunto se già si stessero compiendo progressi significativi. Se ci si dovesse basare invece su quanto è stato raggiunto fino a oggi, le vittime sarebbero 32 500. Occorre intensificare tutti gli sforzi al fine di raggiungere per quanto possibile l’ambizioso obiettivo che ci siamo fissati.

Una valida politica di trasporto poggia su tre pilastri essenziali: i cittadini, i veicoli e le infrastrutture, e nel corso dell’incontro cui ho accennato poc’anzi abbiamo potuto discutere di tutti e tre i punti in maniera dettagliata. Motivo di preoccupazione – che oggi voglio sottolineare in modo particolare – è l’evoluzione del numero delle vittime fra chi usa motociclette e ciclomotori. Si tratta dell’unica categoria di utenti della strada il cui numero di vittime aumenta invece di diminuire. Se non interromperemo tale tendenza, nel 2010 solo la metà delle persone morirà sulle strade europee, ma una persona su tre sarà un motociclista, contro l’attuale dato di uno su sei.

Per quanto riguarda le infrastrutture, l’Europa deve essere consapevole della propria responsabilità di fornire strumenti adeguati agli operatori del settore delle infrastrutture; solo in questo modo si riuscirà a ridurre al minimo il rischio di chi viaggia sulle reti stradali europee. Per quanto riguarda i veicoli, va sottolineato che le moderne tecnologie e-safety possono contribuire in modo determinante a migliorare la sicurezza stradale. Le tecnologie e-safety sono intese a garantire un legame intelligente fra l’uomo e la macchina, permettendo ai conducenti di liberarsi delle azioni di routine.

Uno dei punti su cui si è concentrato il Consiglio informale di Bregenz (Austria) riguarda la questione della consapevolezza pubblica. E’ stato possibile, molto brevemente e in modo circoscritto, studiare e confrontare le attività intraprese dai colleghi europei per accrescere la consapevolezza pubblica. La valutazione delle diverse attività di sensibilizzazione ha dimostrato che le campagne per accrescere la consapevolezza possono di fatto ottenere grandi risultati. Anche in Austria negli ultimi anni si è fatto molto a tale proposito, stimolando le persone, pensando o facendo pensare le persone e alla fine, cosa più importante, convincendole a cambiare il proprio comportamento, per garantire una maggiore sicurezza stradale, nonché un minor numero di vittime, di feriti e di feriti gravi in incidenti stradali.

Ci siamo inoltre trovati d’accordo sul fatto che una campagna comune europea per accrescere la consapevolezza sulla questione possa produrre effetti sinergici e avere maggiore efficacia. Secondo un sondaggio, le questioni della guida in stato di ebbrezza e della stanchezza al volante dovrebbero essere affrontate in modo prioritario. Sono lieto di informarvi che la Commissione europea ha promesso di fornire la propria assistenza, principalmente di natura organizzativa e chiaramente nel rispetto delle norme in vigore, e propone di chiedere al gruppo di alto livello per la sicurezza stradale di sviluppare una proposta in tal senso.

Anche l’intenzione della Commissione europea di introdurre una “Giornata europea della sicurezza stradale” è perfettamente in linea con i nostri obiettivi comuni per accrescere la sicurezza stradale. Sono certo che un’iniziativa del genere contribuirà anche a creare maggiore consapevolezza pubblica in tutta Europa. Vorrei esprimere in proposito il mio speciale ringraziamento al Vicepresidente e Commissario Jacques Barrot per il suo particolare impegno.

Dal 2001 sono stati compiuti sforzi significativi per rendere più sicure le strade europee. Sono state adottate diverse misure legislative, sia in ambito tecnico che normativo, come ad esempio disposizioni che regolano l’uso delle cinture di sicurezza, il tachigrafo digitale, i periodi di guida e di pausa, la patente di guida o le regole per i camionisti di professione. Andrebbero menzionate anche le iniziative come CARS 21 o la Carta europea della sicurezza stradale, che creano consapevolezza su scala europea, a livello delle autorità locali, delle regioni, aziende, associazioni, eccetera. Le attività e le iniziative del Vicepresidente Barrot, che comprendono le proposte già annunciate per le luci accese di giorno, gli specchi ad angolo morto e nell’ambito delle infrastrutture, contribuiranno a rendere più sicure le nostre strade a livello europeo.

In conclusione vorrei dire che, se i problemi in alcuni Stati membri con un elevato livello di traffico di transito sono maggiori della media europea, occorre iniziare dai settori in cui le cifre non diminuiscono sensibilmente oppure le vittime aumentano addirittura. Ogni vittima sulle strade europee è una vittima di troppo.

Vorrei ringraziare il Parlamento europeo per questa opportunità odierna di trattare l’importante questione della sicurezza stradale e vorrei aggiungere che non dobbiamo venir meno nel nostro sforzo di rendere le strade europee il più sicure possibili e quindi di evitare molta sofferenza e dolore.

 
  
MPphoto
 
 

  Jacques Barrot, Vicepresidente della Commissione. – (FR) Signor Presidente, signor Vicecancelliere Gorbach, onorevoli deputati, il dibattito di oggi verte su due temi: la sicurezza stradale e le misure di sicurezza nel settore del trasporto.

Vorrei riprendere l’ottimo intervento del Vicecancelliere Gorbach, e ringraziarlo immediatamente per l’impegno personale al servizio della grande causa della sicurezza stradale. Signor Vicecancelliere, la ringrazio per aver inserito l’importante problema della sicurezza stradale fra le priorità della Presidenza austriaca.

Come io stesso ho dovuto fare, al momento di riferire la nostra valutazione – dopo cinque anni – sulla base del programma che l’Unione europea aveva definito nel 2002, dobbiamo constatare che nel 2001 sulle strade dei paesi che oggi formano l’Unione europea sono morte 50 000 persone. L’obiettivo comune proposto nel 2001 e riconfermato oggi mira a non superare le 25 000 vittime nel 2010. A risparmiare 25 000 vite!

A che punto siamo? Nel 2005 le vittime erano ancora 41 600, che corrisponde a una riduzione del 17,5 per cento in quattro anni. Sono stati compiuti considerevoli progressi, in particolare in alcuni Stati membri, ma non sono sufficienti. Come ha affermato il Vicecancelliere Gorbach, il numero delle vittime nell’Unione europea rischia di salire a 32 500 nel 2010 se non daremo nuovo slancio alla politica di sicurezza stradale. Sono necessari sforzi maggiori e occorre equilibrare le disparità fra gli Stati membri.

La Presidenza austriaca ci ha permesso di fare dei progressi con un accordo sulla patente di guida europea, per il quale vorrei ringraziarla ancora una volta. Vorrei sottolineare che questa patente di guida è abbinata a una patente per ciclomotori e a una patente progressiva per le motociclette di cilindrata più potente. Questo dovrebbe permetterci di ridurre il numero delle vittime su due ruote che sta crescendo a un tasso allarmante.

Oltre a tale bilancio e oltre ai progressi realizzati nel corso della Presidenza, nel 2006 la Commissione europea presenterà nuove iniziative che verranno inserite nel piano d’azione che proporrò nel Libro bianco riveduto.

Innanzi tutto, una proposta di direttiva per la gestione della sicurezza delle strade della rete transeuropea. Non spetta a noi spiegare come costruire strade più sicure, ma all’Unione europea verificare che, nella costruzione di una nuova strada o nel miglioramento di una via già esistente, ciascuno Stato membro sia particolarmente attento alla sicurezza.

In secondo luogo, una proposta di direttiva che renda possibile l’azione giuridica transfrontaliera nei casi più gravi di violazione del codice della strada: eccesso di velocità, guida in stato di ebbrezza e guida senza indossare la cintura di sicurezza. Non è normale che il responsabile di una grave infrazione possa sottrarsi alla sanzione semplicemente oltrepassando una frontiera.

Infine, come ha indicato il Vicecancelliere Gorbach, colmeremo la lacuna dell’attuale normativa relativa agli specchi ad angolo morto di cui sono dotati gli automezzi pesanti odierni. Stiamo inoltre cercando di far avanzare l’idea di un terzo faro da azionare di giorno, che alcuni Stati membri vorrebbero già avere la possibilità di richiedere per le automobili. Insieme al collega Commissario Verheugen, esamineremo in che modo trattare la questione e come portare avanti le raccomandazioni del gruppo CARS 21, che ha enumerato tutta una serie di impianti di sicurezza che potrebbero essere molto utili ai veicoli sulle strade europee.

Per concludere questo primo punto, vorrei confermare che la nostra valutazione dei progressi attuati nell’ambito della sicurezza stradale continuerà su base annua. Il Vicecancelliere Gorbach ha inoltre accennato all’idea di una Giornata europea della sicurezza stradale, così come al lancio di campagne di sensibilizzazione, manifestazioni che dovranno essere svolte su scala europea. Posso confermare al Parlamento europeo che stiamo lavorando di concerto con la Presidenza austriaca su tutte queste questioni.

Se permettete, vorrei ora affrontare l’argomento della sicurezza dei modi di trasporto, compresa la difficile questione del loro finanziamento, che, ne sono consapevole, preoccupa il Parlamento europeo, il Consiglio e la Commissione. A seguito degli avvenimenti dell’11 settembre 2001, la Commissione europea ha proposto un regolamento quadro allo scopo di istituire norme comuni nell’ambito della sicurezza dell’aviazione civile. L’appoggio del Parlamento europeo, come quello del Consiglio, sono stati fondamentali per portare a buon fine il processo legislativo. Il regolamento è stato accompagnato da una dichiarazione interistituzionale, nella quale le tre Istituzioni riaffermavano la loro determinazione a migliorare la qualità dei sistemi di sicurezza dell’aviazione a livello comunitario. D’altro canto sembrava necessario evitare qualsiasi distorsione della concorrenza interna o esterna.

Infine, le tre Istituzioni hanno preso atto dell’intenzione della Commissione europea di far preparare uno studio sulla ripartizione del finanziamento della sicurezza fra poteri pubblici e operatori. La Commissione si è impegnata a sottoporre al Parlamento europeo e al Consiglio i risultati e le proposte che sarebbero emersi da questo studio. Una posizione simile è stata assunta per l’adozione, nel 2004, del regolamento relativo al miglioramento della sicurezza delle navi e dei porti, in cui si riconosceva che l’applicazione effettiva e uniforme delle misure di sicurezza sollevava questioni importanti, sempre legate al finanziamento. A tale proposito la Commissione europea ha dovuto anche intraprendere uno studio allo scopo di trasmettere informazioni al Parlamento europeo e di esaminare ogni proposta che sarebbe opportuno presentare.

Dal 2004 la Commissione europea ha attuato un sistema di ispezione che ha contribuito in maniera significativa al rafforzamento della sicurezza aerea. Ad oggi, la Commissione europea ha svolto sessantanove ispezioni in tutti gli Stati membri, alla luce delle quali, alla fine del 2005, ha proposto la revisione del regolamento (CE) n. 2320/2002, attualmente all’esame della commissione per i trasporti e il turismo e di cui l’onorevole Costa è il relatore. Insieme a tale proposta di revisione, la Commissione europea ha presentato il primo rapporto annuale sull’attuazione del regolamento in vigore, così come i principali risultati delle ispezioni.

Sottolineo, tra l’altro, il fatto che la commissione regolamentare creata dal regolamento quadro del 2002 ha svolto un lavoro considerevole, permettendo l’adozione di otto regolamenti di attuazione. La Commissione europea ha inoltre lanciato due studi decisivi, i quali hanno confermato l’importanza della questione del finanziamento.

Per quanto riguarda l’aviazione, lo studio è stato portato a termine nel 2004 e i risultati sono stati pubblicati sul sito Internet della Commissione europea. Lo studio sul finanziamento della sicurezza marittima verrà concluso prossimamente, e i risultati vi verranno sottoposti non appena saranno disponibili.

Per quanto riguarda la sicurezza dell’aviazione civile, lo studio realizzato dimostra che nel 2002 le spese sostenute dall’Unione europea, allora formata da quindici Stati membri, oscillavano fra i 2,5 e i 3,6 miliardi di euro. Questa cifra si può considerare rilevante, e bisogna al contempo sottolineare che, nell’ambito dei trasporti intracomunitari, la combinazione delle spese e delle tasse aeroportuali e di sicurezza ha rappresentato dall’1 al 2 per cento delle tariffe medie dei biglietti aerei.

Lo studio ha anche messo in evidenza alcune differenze dei metodi di finanziamento, notevoli in relazione al ruolo svolto dallo Stato. Lo studio ha inoltre fatto emergere una certa mancanza di trasparenza per quanto riguarda le tasse e le spese di sicurezza. A tale proposito, devo comunicare al Parlamento europeo di avere organizzato un incontro fra tutti gli operatori del traffico aereo, che si svolgerà domani e dopodomani. L’incontro verte essenzialmente sulle tasse aeroportuali, ma verranno certamente trattati anche i problemi di sicurezza e i costi associati.

Per quanto riguarda la sicurezza marittima, anche i risultati preliminari dello studio confermano che i costi sono rilevanti, benché le spese nel settore marittimo siano piuttosto limitate rispetto ai costi complessivi. L’Unione europea ha più di 1 200 porti marittimi e circa 3 700 strutture portuali, per i quali la media degli investimenti in materia di sicurezza ammonta, secondo la relazione, a oltre 400 000 euro, con costi di esercizio di oltre 200 000 euro l’anno. Per quanto riguarda la sicurezza delle navi, l’investimento medio è di 100 000 euro, con costi di esercizio di circa 25 000 euro l’anno.

Questi i dati di tale complesso problema, di cui riconosco l’importanza, ma per cui devo anche ammettere che oggi è difficile affermare con certezza che si possa trovare una soluzione che si imponga su tutte le altre. Ecco perché dobbiamo riflettere insieme sui problemi di sicurezza e sul loro finanziamento, e ascolterò con piacere le vostre opinioni. Si tratta di un problema che dovrà chiaramente essere trattato con molto rigore in futuro.

Signor Presidente, onorevoli deputati, questo è quanto volevo dire, ringraziandovi e ringraziando la Presidenza austriaca che ci permette di svolgere il dibattito sulla sicurezza stradale e sui problemi di sicurezza.

 
  
MPphoto
 
 

  Georg Jarzembowski, a nome del gruppo PPE-DE. – (DE) Signor Presidente, concordo sulla sua domanda: si dovrebbe discutere in seno all’Ufficio di presidenza su come arrivare a una procedura ragionevole, rispettando al contempo tutti i diritti costituzionali delle Istituzioni. Non è possibile che il Consiglio e la Commissione intervengano insieme per 25 minuti in un dibattito di mezz’ora. Quando discuteranno effettivamente con noi? Se le due Istituzioni voglio discutere fra loro, possono certamente farlo in sede di Consiglio.

Voglio tuttavia tornare al nocciolo della questione, che non è la sicurezza stradale. Ringrazio il Vicecancelliere per le osservazioni che ha espresso e che condivido. Il nocciolo della questione è una domanda semplice: come si possono finanziare le misure di sicurezza aerea? Il problema è stato sollevato con la relazione Costa. E’ giunto il momento di discuterne. Ricordo che nel 2002 il Parlamento europeo concordava sul fatto che le misure di sicurezza aerea determinate dal terrorismo devono essere pagate dagli Stati membri. L’antiterrorismo è una funzione pubblica, quindi è una funzione pubblica anche il suo finanziamento. Dal momento che nel 2002 non siamo stati in grado di giungere a un accordo nel processo legislativo per il regolamento di base, abbiamo ripiegato almeno su un accordo interistituzionale, secondo cui la Commissione europea avrebbe presentato una proposta per il finanziamento pubblico di tali misure di sicurezza aerea.

Signor Vicepresidente, sa quanto io la rispetti, ma non mi aspetto degli studi, mi aspetto che lei presenti una relazione chiara con chiare proposte legislative. Dopo quattro anni dovrebbe essere in grado – almeno potrebbe essere così gentile da affrontare l’argomento – di dire quando presenterà una proposta definitiva. Si diceva che sarebbe stato in aprile, mentre adesso si parla di fine anno. Dopo quattro anni non è più tollerabile.

Signor Presidente in carica del Consiglio, vorrei anche avere una chiara dichiarazione da parte sua: se si concorda sul fatto che le misure aggiuntive approvate dopo il 2001 sono misure di antiterrorismo, ritiene anche che debbano essere finanziate dallo Stato? Sì o no? Noi propendiamo per il sì.

 
  
MPphoto
 
 

  Saïd El Khadraoui, a nome del gruppo PSE. – (NL) Signor Presidente, condividendo la posizione dell’onorevole Jarzembowski, ritengo che la questione della sicurezza del traffico meriti una discussione a parte e siamo disposti ad approfondirla in un’altra occasione.

Vorrei limitarmi alla questione del finanziamento della sicurezza. Dopo gli attentati dell’11 settembre 2001, la sicurezza nel settore dei trasporti è diventata una questione importante, in Europa come altrove, e a ragione. Il settore portuale è stato preso in considerazione, la normativa europea ha cambiato radicalmente la sicurezza negli aeroporti, e sono felice di vedere che sono in preparazione altre misure.

Se tuttavia vogliamo adottare una buona politica sulla sicurezza, non basta redigere delle linee guida comuni sulla sicurezza che, inutile dirlo, dovrebbero applicarsi ovunque allo stesso modo, ma occorre anche chiarire chi pagherà il conto. Occorrono norme europee comuni e quindi condizioni di parità. Non ci può essere una situazione in cui in uno Stato membro tutti i costi vengono sostenuti dai passeggeri, mentre in un altro Stato membro la maggior parte dei costi è sostenuta dallo Stato. E’ assolutamente urgente un regolamento in tal senso, dal momento che i costi relativi alle nuove misure di sicurezza continuano ad aumentare vertiginosamente. Ad esempio, dal 2001 l’aeroporto di Bruxelles ha raddoppiato il supplemento sicurezza che addebita a ogni passeggero. Nel frattempo abbiamo iniziato anche la stesura di una nuova normativa.

Come si è già affermato, tuttavia, nel 2002 è stata redatta una dichiarazione interistituzionale proprio sull’argomento, accompagnata dall’impegno di presentare in tempi brevi una soluzione per il problema del finanziamento. La Commissione europea aveva promesso di presentare entro la fine del 2005 una comunicazione su una strategia per affrontare il problema. La comunicazione, ad oggi, non è stata ancora presentata. Un po’ di tempo fa è stato detto che probabilmente sarebbe stata pronta per la fine di aprile, ma non era vero. Vorrei chiedere al Commissario per quando possiamo aspettarci la comunicazione.

Infatti, in simili circostanze, è difficile per noi, in qualità di colegislatori, svolgere correttamente il nostro lavoro. Possiamo discutere i cambiamenti del regolamento (CE) n. 2320/2002, ma senza avere un’idea di dove stiamo andando rispetto a un importante elemento del dossier. Capisco che sia difficile, signor Commissario, ma dovrebbe presentare diverse idee il prima possibile, così che si possa svolgere un dibattito approfondito.

 
  
MPphoto
 
 

  Paolo Costa, a nome del gruppo ALDE. – Signor Presidente, signor Commissario, onorevoli colleghi, nella mia lingua, il termine “sicurezza” si adopera sia per il termine inglese “safety” che per il termine “security”. Tuttavia, mi sembra che la confusione che ci è stata oggi non dipenda solo dal fattore linguistico.

Si tratta di due temi troppo importanti per essere affrontati insieme. Tuttavia devo ammettere che per la cosiddetta sicurezza, nel senso di safety, è grazie al contributo del Parlamento che sono stati compiuti dei passi in avanti fondamentali per quanto riguarda il tempo di guida e la patente di guida.

Vorrei ricordare solo un punto: il maggior contributo alla sicurezza stradale potremmo darlo probabilmente facendo andare meno gente sulle strade e quindi, se lavorassimo di più e più rapidamente sul terzo pacchetto ferroviario, forse riusciremmo ad apportare un contributo alla sicurezza più importante di tutte le altre proposte che sono state illustrate oggi.

Ma venendo alla security e al suo finanziamento – che è un problema che mi riguarda direttamente come relatore di questo provvedimento – mi pongo la seguente domanda: “Possiamo procedere alla modifica del regolamento sugli standard che definiscono la sicurezza, senza rispondere alla domanda che si pongono i nostri cittadini, su chi la paga?” Mi pare che questo sia il punto fondamentale. È un po’ difficile rispondere di sì, anche perché al contempo ci siamo resi conto che la sicurezza è una sola, non ne esistono 25 e non è possibile che ogni Stato membro stabilisca la propria sicurezza.

Ma, se esiste un’unica sicurezza per tutti i paesi, noi non possiamo non definire misure standard tendenzialmente uniformi e non stabilire in modo chiaro e trasparente come finanziarla. Ci potranno poi essere anche delle misure aggiuntive, più stringenti e vigenti solo in determinati paesi, ma, anche in questo caso, come si potrà garantire che queste misure indipendenti non interferiscano negativamente e abbiano delle ripercussioni sulla sicurezza degli altri paesi?

Mentre noi aspettiamo, la realtà avanza. Oggi abbiamo, di fatto, una sicurezza di base che è finanziata per mezzo di tariffe, costi extra sui biglietti ed è più o meno cofinanziata dagli Stati membri a seconda dei livelli di sicurezza che essi intendono stabilire. Occorre che questo sistema sia regolato in modo diverso: ritengo che gli Stati debbano farsi carico almeno delle misure eccedenti ed è indispensabile fare chiarezza sul livello base di cofinanziamento tra Stati operatori, o meglio tra Stati utenti. Abbiamo bisogno almeno di questi principi per poter continuare a lavorare.

 
  
  

PRESIDENZA DELL’ON. SYLVIA-YVONNE KAUFMANN
Vicepresidente

 
  
MPphoto
 
 

  Eva Lichtenberger, a nome del gruppo Verts/ALE. – (DE) Signora Presidente, onorevoli colleghi, il dibattito odierno riprende un’interrogazione molto seria della commissione per i trasporti e il turismo sul finanziamento di misure attuali e future in relazione alla sicurezza. E’ di questo che vorrei parlare. La sicurezza dei trasporti poteva essere discussa anche con la relazione Titley.

Se ne discute adesso, e si discute principalmente non solo del finanziamento di misure aggiuntive nei singoli Stati, che sollecitano maggiore sicurezza negli aeroporti, ma anche – e ciò è serio – del sistema in generale. Ci è stata promessa una comunicazione che avrebbe dovuto fornirci le basi per tale dibattito. Adesso è stato chiesto al Parlamento europeo di avanzare delle proposte. Sono sicura che tutti concordiamo sul fatto di volere una buona base su cui farlo.

Non si tratta solo di aviazione. I tragici eventi di Madrid ci hanno fatto capire che altre vie e modi di trasporto sono esposti alla stessa sfida. Tuttavia, se vogliamo un’equa concorrenza fra i diversi modi di trasporto, occorrono anche norme eque per il finanziamento delle misure di sicurezza. Da qui la mia domanda: per quando possiamo aspettarci lo studio? Comprenderà tale aspetto, ed è possibile pensare di poter programmare valide azioni future sulla base di questo studio?

 
  
MPphoto
 
 

  Reinhard Rack (PPE-DE).(DE) Signora Presidente, signor Presidente in carica del Consiglio, signor Vicepresidente della Commissione, onorevoli colleghi, solo se saremo in grado di offrire il maggior numero possibile di esempi specifici del valore aggiunto recato da un’azione a livello europeo potremo dare un’immagine positiva dell’Europa.

Una maggiore sicurezza nel settore dei trasporti, specialmente sulle strade, favorirà centinaia di milioni di cittadini europei: maggiore sicurezza, meno incidenti, meno sofferenze umane. La revisione intermedia, già menzionata diverse volte, lo dimostra. Ma mostra anche che c’è ancora moltissimo da fare.

In quest’ottica, è importante intraprendere rinnovati sforzi. Ma è anche particolarmente importante che tutti i progetti e tutte le misure siano ben organizzati. La combinazione politica proposta sembra ragionevole, ma costerà. A tale proposito, si deve cercare di garantire che il denaro europeo venga usato in modo ragionevole, appropriato ed economico. Naturalmente, è importante pure che le scarse risorse europee alla fine arrivino ai cittadini, invece di scomparire da qualche altra parte.

Nel dire ciò non penso assolutamente ad appropriazioni indebite, frodi o analoghi misfatti, ma alla circostanza che, in particolare nel settore dell’aviazione, molti aeroporti e operatori aeroportuali europei incassano notevoli guadagni. Quattro anni fa, con l’accordo interistituzionale, ci siamo accordati sul cofinanziamento pubblico, e se ora mettiamo a disposizione il denaro – cosa che richiederà ancora del tempo – sono quasi certo che i cittadini non ne trarranno alcun beneficio, ma che ci ritroveremo con una nuova spesa che sarà probabilmente compensata dal rimborso di altre spese. Quindi, se si intraprende questa strada e si usa il denaro pubblico, va garantito che cittadini e passeggeri ne ricavino effettivamente qualcosa di tangibile.

 
  
MPphoto
 
 

  Jörg Leichtfried (PSE).(DE) Signora Presidente, signor Vicecancelliere, signor Vicepresidente della Commissione, sono piuttosto confuso. L’onorevole Lichtenberger ha già indicato che l’argomento odierno – come previsto anche dalla commissione per i trasporti e il turismo – dovrebbe essere la sicurezza dei trasporti e tutto ciò che vi è connesso. Ho ascoltato il Vicecancelliere, che non ha detto una parola sulla sicurezza dei trasporti. Secondo me non è questo il modo di trattare con la nostra Assemblea. Una parte almeno del suo discorso avrebbe dovuto vertere sull’argomento. Dopotutto è ciò che voleva il Parlamento europeo. Non riesco a capire perché non sia successo, dal momento che non credo che l’11 settembre sia passato inosservato. L’unica ragione, forse, è che al Consiglio l’argomento non interessa. Ma sarebbe un approccio sbagliato.

Per quanto riguarda il contenuto, concordo certamente con gli onorevoli colleghi sul fatto che l’antiterrorismo sia chiaramente una responsabilità statale e che debbano essere delineate chiare linee di intervento. Va chiarito che in alcuni paesi è il contribuente a pagare, in altri le compagnie aeree e in altri ancora gli aeroporti e i passeggeri. Questa è la ragione per cui vorrei che la Commissione europea adottasse delle misure piuttosto in fretta, per consentirci di affrontare la questione dal punto di vista pratico e di garantire, nella nostra veste di legislatori, una situazione chiara, senza distorsioni di concorrenza nel settore.

 
  
MPphoto
 
 

  Hubert Gorbach, Presidente in carica del Consiglio. (DE) Signora Presidente, onorevoli deputati, cercherò di essere breve. La Presidenza austriaca intende trattare la questione del finanziamento delle misure di sicurezza nel prossimo gruppo di lavoro del Consiglio, che si terrà domani 6 aprile, in particolare per discutere la strada da seguire in relazione al dossier, specialmente dal momento che la Commissione europea ha appena annunciato che non presenterà il suo studio sull’argomento fino alla fine del 2006. In ogni caso, è fondamentale mantenere sulla questione uno stretto contatto fra Presidenza del Consiglio, Commissione europea e Parlamento europeo, soprattutto visto che vogliamo raggiungere rapidamente un accordo con il Parlamento. Discuterò volentieri nel dettaglio tutte le domande sul finanziamento dal punto di vista della Presidenza del Consiglio, ma oggi non c’è il tempo per farlo. Ho cercato di presentare un rapporto sulla sicurezza stradale, su cui il Consiglio si è concentrato nei mesi e nelle settimane più recenti, e di farlo in stretto contatto con la Commissione europea, che si è concentrata maggiormente sul finanziamento della sicurezza aerea, ad esempio.

La difficoltà della questione del finanziamento è dimostrata dal fatto che anche in seno al Parlamento europeo vi sono posizioni diverse, com’è evidente dalla relazione Costa e da quanto affermato dall’onorevole Jarzembowski. So esattamente come voi che occorrono regole chiare, se non altro per avere condizioni di concorrenza eque e per ragioni di trasparenza. Ritengo inoltre che si tratti davvero di combattere il terrorismo, e che questo debba essere un compito nazionale, dal momento che, se trasferita alle compagnie aeree, la responsabilità ricadrebbe di nuovo sui passeggeri, e non credo sia la cosa giusta. I passeggeri hanno diritto a un’adeguata protezione contro le minacce, in una forma o nell’altra. Da qui la mia chiara posizione sul fatto che debba trattarsi di un compito nazionale che dobbiamo accettare.

 
  
MPphoto
 
 

  Jacques Barrot, Vicepresidente della Commissione. – (FR) Signora Presidente, Vicecancelliere Gorbach, onorevoli deputati, contrariamente a quanto affermato da uno di voi, sono assolutamente consapevole dell’importanza della sicurezza stradale e dei problemi di sicurezza. Vi stiamo lavorando e ho ascoltato con molta attenzione quanto è stato detto durante il dibattito.

Vorrei far notare che, nella sua comunicazione sulle ripercussioni degli attentati dell’11 settembre sul settore del trasporto aereo, la Commissione europea ha già sottolineato che le autorità pubbliche debbano assumersi la responsabilità del rafforzamento di determinate misure di sicurezza attuate dai poteri pubblici in seguito a tali attentati, diretti contro l’intera società, e non soltanto contro gli operatori dei trasporti. Credo di condividere la posizione dell’onorevole Costa su tale distinzione, che sarà probabilmente uno dei principi guida di qualsiasi presa di posizione futura delle Istituzioni europee.

Come ho affermato prima, signora Presidente, gli studi sulla sicurezza del trasporto aereo sono stati portati a termine, mentre i risultati degli studi sul trasporto marittimo saranno presentati al Parlamento europeo entro breve tempo. Ciò che emerge da tali studi – ho riportato alcune cifre – è che i costi delle misure di sicurezza possono essere elevati anche se sembrano insignificanti paragonati al costo globale del trasporto. Malgrado tutto, in valore assoluto, sono costi, e poc’anzi ho indicato all’Aula che domani e dopodomani, nell’ambito dell’incontro fra società di trasporto europee e aeroporti, la questione verrà sicuramente sollevata.

E’ vero che i diversi Stati membri hanno approcci diversi per quanto riguarda il finanziamento, ed è anche vero che c’è una certa mancanza di trasparenza e che si deve cercare di valutare e correggere qualsiasi distorsione della concorrenza.

Prendo atto dell’impazienza degli onorevoli Jarzembowski, El Khadhraoui e Lichtenberger. Vorrei precisare che, in attesa dei risultati dello studio sul trasporto marittimo, la Commissione europea sta preparando una relazione, che sarà pronta entro l’estate e risponderà alla dichiarazione interistituzionale sul regolamento sull’attuazione di norme comuni nell’ambito della sicurezza dell’aviazione civile, così come al regolamento relativo al miglioramento della sicurezza delle navi e delle strutture portuali. Confermo che la relazione sarà pronta per l’inizio dell’estate.

Spero di poter trarre profitto dal dibattito odierno, benché sia stato troppo breve per coprire tutti gli aspetti della questione. Ringrazio il Parlamento europeo per il suo impegno su una questione così importante e la Presidenza austriaca per averci permesso di sollevare tale problema, spinoso ma molto importante.

 
  
MPphoto
 
 

  Presidente. – La discussione è chiusa.

 
Note legali - Informativa sulla privacy