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Procedura : 2005/2090(DEC)
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Ciclo dei documenti :

Testi presentati :

A6-0108/2006

Discussioni :

PV 26/04/2006 - 15
CRE 26/04/2006 - 15

Votazioni :

PV 27/04/2006 - 5.15
CRE 27/04/2006 - 5.15
Dichiarazioni di voto

Testi approvati :

P6_TA(2006)0157

Resoconto integrale delle discussioni
Giovedì 27 aprile 2006 - Bruxelles Edizione GU

6. Dichiarazioni di voto
Processo verbale
  

Denominazione di una delegazione D14

 
  
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  David Martin (PSE), per iscritto. – (EN) Ho votato contro il cambiamento di denominazione della delegazione iraniana non per rendere ancora più difficili le nostre relazioni con l’Iran (anzi, mi auguro che da parte nostra sia possibile mantenere ottimi e positivi rapporti con questo paese), ma solo perché credo che il Parlamento debba dare prova di coerenza. Se dovessimo modificare la denominazione di questa delegazione, dovremmo fare altrettanto per tutti i paesi che hanno nomi complessi. Secondo la prassi invalsa, utilizziamo i nomi geografici delle controparti. Non sono contrario a modificare questa prassi, ma allora dovremmo farlo per tutti i paesi.

 
  
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  Erik Meijer (GUE/NGL), per iscritto. – (NL) La decisione di modificare la denominazione di questa delegazione parlamentare per le relazioni con il parlamento iraniano è troppo radicale per non essere preceduta da un opportuno dibattito preparatorio. Se dalla denominazione si evince che attualmente l’Iran si considera una repubblica islamica, se ne potrebbe dedurre che il Parlamento possa non essere interessato a mantenere i contatti con l’Iran nel quadro di un regime diverso, benché un cambiamento di regime sia al contempo verosimile e auspicabile. Il regime attuale minaccia la sua popolazione con la pena capitale e ne limita le libertà, mentre sfida il mondo esterno con lo sviluppo di armi nucleari e la negazione del diritto all’esistenza dello Stato di Israele. Il regime crede in tutto ciò che va contro il perseguimento della democrazia e i diritti umani. La soluzione non consiste nell’adattarsi a quel regime, né nel muovergli guerra. L’unico modo per migliorare la situazione è offrire all’opposizione iraniana, parte della quale vive in esilio in Europa, la possibilità di governare il paese in maniera normale. Detto questo, non vi è alcun motivo per assecondare i desideri dell’attuale regime, convinto che la struttura statale odierna sia eterna e voluta da Dio.

 
  
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  Luís Queiró (PPE-DE), per iscritto. – (PT) Sono assolutamente contrario alla proposta della Conferenza dei presidenti di modificare la denominazione della delegazione per le relazioni con l’Iran.

Più che altro, è una proposta intempestiva. In un momento in cui l’Iran deve comprendere che la comunità internazionale non è disposta a ignorare la minaccia posta da tale regime, si tratta di un gesto insensato. Inoltre, se si dovesse prendere in considerazione questa proposta, occorrerebbe analizzarla in maniera trasversale, tenendo conto di tutti i paesi per cui esistono delegazioni parlamentari e che hanno anche nomi ufficiali diversi da quelli utilizzati nella designazione parlamentare.

Giacché le cose non stanno così – e non intendo dire che la situazione dovrebbe essere modificata – è ancor meno giustificabile fare un’eccezione per l’Iran. Attualmente, l’unico fatto eccezionale a proposito dell’Iran è che costituisce una sfida e una minaccia per la comunità internazionale. Ora occorre dare prova di decisione. E’ tempo di negoziare, ovviamente, ma occorre farlo con fermezza. Modificare la denominazione della delegazione parlamentare non è una dimostrazione di risolutezza.

 
  
  

– Relazione Böge (A6-0138/2006)

 
  
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  Luís Queiró (PPE-DE), per iscritto. – (PT) Giacché Bulgaria, Romania e Austria hanno presentato richieste d’aiuto a seguito dei danni causati dalle inondazioni verificatesi tra aprile e agosto 2005 e che, in altre occasioni, ho appoggiato l’utilizzo del Fondo di solidarietà in risposta a tali disastri, non posso fare a meno di unirmi alle richieste di solidarietà nei confronti di questi paesi. L’idea di solidarietà, condivisione dei rischi e aiuto reciproco è centrale in casi come questi, e merita il mio sostegno.

 
  
  

– Relazione Prets (A6-0079/2006)

 
  
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  Andreas Mölzer (NI). – (DE) Signor Presidente, per quanto riguarda la relazione Prets, dire che occorre promuovere la pluralità culturale rappresenta, a mio avviso, un luogo comune.

Fino a oggi ci siamo concentrati anche troppo sulla promozione della pluralità culturale, soprattutto per quanto riguarda la popolazione degli immigrati islamici, senza d’altronde preoccuparci, però, che la nostra stessa cultura sia riconosciuta nei paesi del mondo islamico. Così si è arrivati al punto che la loro cultura cerca di soppiantare la nostra persino nei nostri paesi. Non solo la cultura occidentale viene insidiata con pretese come quella di far mettere il velo alle insegnanti, ma ci sono anche immigrati islamici che diventano sempre più ostili alle tradizioni e ai simboli cristiani.

Intanto una tolleranza e un multiculturalismo ideologico malintesi portano alla costruzione di un numero sempre maggiore di minareti e anche la nostra cultura linguistica è messa in discussione da aule scolastiche in cui oltre la metà degli allievi è costituita da stranieri. Si tratta di sviluppi preoccupanti e non credo che la Convenzione UNESCO ne abbia tenuto conto.

 
  
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  Ilda Figueiredo (GUE/NGL), per iscritto. – (PT) Il Parlamento ha dimostrato il suo impegno nel riconoscere la diversità culturale nell’ambito del diritto internazionale adottando a Parigi, il 20 ottobre 2005, una Convenzione sulla diversità culturale nel quadro dell’UNESCO.

Tale Convenzione ha come obiettivo la promozione e la tutela della diversità dei contenuti culturali e dell’espressione artistica ed è intesa ad agevolare lo sviluppo e l’adozione di politiche culturali e di misure appropriate per proteggere e promuovere la diversità delle espressioni culturali, nonché per incoraggiare scambi culturali più ampi a livello internazionale.

La Convenzione stabilisce, su scala internazionale, il riconoscimento del diritto sovrano degli Stati e dei governi di elaborare e attuare politiche culturali che consentano lo sviluppo dei rispettivi settori culturali.

La Convenzione riconosce che la diversità culturale è rafforzata dalla libera circolazione delle idee e riafferma l’importanza della libertà di pensiero e della diversità dei mass media. Essa riconosce inoltre il diritto degli Stati di adottare politiche audiovisive e incentivare le proprie industrie audiovisive. Essa riafferma l’importanza del ruolo del servizio pubblico di radiodiffusione per la diversità culturale e il pluralismo dei media.

Da qui il nostro voto a favore.

 
  
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  David Martin (PSE), per iscritto. – (EN) Apprezzo la relazione sulla Convenzione dell’UNESCO. La nuova Convenzione è intesa ad agevolare lo sviluppo e l’adozione di politiche culturali e di misure appropriate per proteggere e promuovere la diversità delle espressioni culturali, nonché per incoraggiare scambi culturali più ampi a livello internazionale. La Convenzione riconosce che la diversità culturale è rafforzata dalla libera circolazione delle idee e riafferma l’importanza della libertà di pensiero e della diversità dei mass media. Mi compiaccio che la Convenzione riconosca le caratteristiche distintive di beni e servizi culturali quale veicolo di valori e identità e che stabilisca che essi trascendono la loro dimensione commerciale legittimando quindi politiche culturali nazionali e internazionali.

 
  
  

– Relazione Kindermann (A6-0067/2006)

 
  
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  Duarte Freitas (PPE-DE), per iscritto. – (PT) La relazione si riferisce agli emendamenti apportati alla decisione 90/424/CEE del Consiglio affinché la partecipazione finanziaria dell’Unione alle misure veterinarie possa aver luogo non solo per gli animali terrestri, ma anche per gli animali d’acquacoltura.

Questi emendamenti sono estremamente importanti per ottenere un sostegno finanziario dal futuro Fondo europeo per la pesca, che consentirà agli Stati membri di combattere gravi patologie negli animali d’allevamento.

Lo spostamento della data di entrata in vigore prevista da questa relazione è coerente con un altro emendamento in essa proposto e riguardante la direttiva sulla prevenzione e sul controllo di malattie pregiudizievoli per l’acquacoltura. Questa soluzione è maggiormente praticabile di quella proposta in precedenza dalla Commissione e merita pertanto il mio appoggio.

 
  
  

– Relazione Kindermann (A6-0091/2006)

 
  
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  Duarte Freitas (PPE-DE), per iscritto. – (PT) La relazione ha l’obiettivo di aggiornare, riformulare e consolidare le norme in materia di salute animale per quanto riguarda il commercio di prodotti d’acquacoltura, comprendendo la prevenzione e il controllo di talune patologie al fine di aumentare la competitività degli acquacoltori dell’Unione.

Le modifiche legislative che sono state proposte hanno per obiettivo la semplificazione e la modernizzazione delle norme già esistenti e l’innovazione del settore per tenersi pronti alle sfide future.

Penso che le modifiche alla relazione Kindermann che sono state approvate arricchiranno la proposta iniziale della Commissione e la renderanno più adeguata alla realtà attuale degli Stati membri in questo campo.

 
  
  

– Relazione Henri Weber (A6-0075/2006)

 
  
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  Jan Andersson, Anna Hedh, Ewa Hedkvist Petersen, Inger Segelström e Åsa Westlund (PSE), per iscritto. – (SV) Abbiamo votato a favore della relazione sulla transizione dalla radiodiffusione analogica a quella digitale. Sarebbe tuttavia ingenuo credere che la transizione non abbia comportato costi maggiori per i consumatori, dal momento che implica determinati costi, per esempio quelli relativi alle nuove attrezzature. Gli Stati membri devono, comunque, garantire che tali costi si mantengano a un livello accettabile. E’ importante combattere la pirateria, ma nutriamo dubbi sull’armonizzazione continuata del diritto d’autore.

 
  
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  Charlotte Cederschiöld, Christofer Fjellner, Gunnar Hökmark e Anna Ibrisagic (PPE-DE), per iscritto. – (SV) Abbiamo votato contro la relazione sulla transizione dalla radiodiffusione analogica a quella digitale perché non riteniamo che decisioni su temi come questo debbano essere prese a livello comunitario. Abbiamo precise obiezioni da fare anche per quanto riguarda gli argomenti di ordine pratico. La diversità culturale non può essere garantita dalle autorità o proteggendo dalla concorrenza le cosiddette imprese di pubblico servizio. Ci opponiamo anche all’idea di cambiare la tecnologia televisiva per decreto e tramite decisioni politiche anziché lasciare che prevalgano le scelte della gente.

 
  
  

– Relazione Salafranca Sánchez-Neyra (A6-0047/2006)

 
  
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  Pedro Guerreiro (GUE/NGL), per iscritto. – (PT) Nonostante gli emendamenti di facciata introdotti in extremis e l’inclusione di aspetti che ovviamente condividiamo, la risoluzione in esame è illuminante sulle reali intenzioni dell’Unione in merito alla sua cosiddetta “cooperazione” con i paesi dell’America latina.

Tra molti altri aspetti degni di biasimo e che noi bocciamo, vorrei sottolineare i seguenti:

– l’utilizzo dei processi cosiddetti di “integrazione” – sempre in conformità a un modello imposto dall’UE – come strumento per promuovere l’integrazione capitalista e la liberalizzazione degli scambi commerciali, a beneficio dei poteri forti e dei grandi gruppi economici e finanziari;

– la creazione di zone di libero scambio più ampie possibile sulla base di accordi bilaterali o multilaterali, al fine di conseguire un livello di liberalizzazione del commercio che, per il momento, non è stato possibile introdurre nell’ambito dell’OMC;

– la creazione di un cosiddetto “Centro biregionale di prevenzione dei conflitti” quale mezzo per spianare la strada all’ingerenza dell’UE nell’America latina (senza reciprocità);

– infine, dando prova di deprecabile coerenza, l’assenza totale di condanna nei confronti del criminale embargo imposto a Cuba e delle leggi extraterritoriali degli Stati Uniti contro questo paese.

Si tratta, in altre parole, di una risoluzione che va in senso contrario alla dichiarazione presentata a Bregenz dai deputati progressisti d’Europa e dell’America latina.

Da qui il nostro voto contrario.

 
  
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  Nils Lundgren (IND/DEM), per iscritto. – (SV) Questa relazione d’iniziativa riguarda le modalità future di cooperazione tra l’UE e l’America latina. Attualmente esiste una conferenza interparlamentare, ma ora il Parlamento europeo vuole istituire un’assemblea parlamentare con un segretariato permanente.

La relazione contiene inoltre un coacervo di proposte pessime in settori in cui il Parlamento europeo non dovrebbe affatto esprimere opinioni. Per esempio, si propone l’istituzione di un fondo di solidarietà unitamente a un “piano per l’America latina”. La Lista di giugno si oppone a questa proposta. E’ certamente vero che una gran parte della popolazione dell’America latina vive in povertà, ma non che la Comunità europea sia la soluzione del problema. All’occorrenza, l’aiuto dovrebbe essere fornito dai singoli Stati membri o da organi delle Nazioni Unite.

Si propone inoltre di introdurre nel più breve tempo possibile elezioni a suffragio universale diretto da parte delle assemblee parlamentari regionali dell’America latina per l’elezione delle assemblee stesse, così da creare una struttura simile a quella del Parlamento europeo. Spetta ovviamente ai paesi interessati decidere da soli come organizzare la loro cooperazione interparlamentare.

Pertanto, nella votazione odierna, mi sono espresso contro la relazione.

 
  
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  Jean-Claude Martinez (NI), per iscritto. – (FR) L’America latina era stata preconizzata come la grande potenza della fine del XX secolo. Sessant’anni dopo, le politiche ultraliberiste, le lacune istituzionali e le difficili relazioni con i confinanti Stati Uniti hanno condotto ai risultati che si constatano nelle Ande o nelle favelas di Rio.

Eppure l’America latina è ricca sotto tutti gli aspetti, a cominciare dai suoi abitanti, portatori di una straordinaria cultura. Di conseguenza, l’Europa non può disinteressarsene.

Nei rapporti tra l’Europa e l’America latina dobbiamo dunque mettere “la fantasia al potere”, perché il modello corretto da seguire nei rapporti sta tra il “cosmopolitismo cristiano” e il “cosmopolitismo vestfaliano”. Questo punto di mezzo tra il Platone diplomatico e Machiavelli si trova all’interno di un “quadrilatero dell’umanità”. L’Europa deve proporre la condivisione delle risorse tra le due parti del mondo latino: acqua, cibo, istruzione e farmaci.

All’Assemblea euroatlantica proposta dal Vertice di Bregenz il 25 aprile 2006 va aggiunto un Consiglio di sicurezza economica. Finanziato da una forma di imposta sul valore aggiunto sui molteplici servizi forniti dallo spazio e dai satelliti geostazionari, questo Consiglio realizzerebbe con successo i partenariati per l’approvvigionamento idrico, la fornitura dei medicinali fondamentali, l’istruzione e l’alimentazione. Questo quadrilatero, che è essenzialmente un modello di umanitarismo, eviterebbe all’Ecuador di riversarsi in Spagna e ai bambini dell’America latina di essere ridotti alla donazione dei loro organi per i traffici commerciali del capitalismo folle.

 
  
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  Luís Queiró (PPE-DE), per iscritto. – (PT) A mio avviso, la principale priorità dell’Europa dev’essere a livello regionale. L’Unione ha il dovere, sia per i cittadini dei suoi Stati membri, sia perché appartiene alla comunità internazionale, di svolgere un ruolo che è unico nell’ambito della sua immediata sfera d’influenza.

Tuttavia è possibile – e necessario – che questo discorso venga esteso ad altre aree di influenza, tra cui ovviamente l’America latina. Per ragioni storiche, culturali e linguistiche, questa è un’area con un potenziale enorme per lo sviluppo di legami di cooperazione in campo economico e politico e, cosa ancor più importante, nell’ambito delle relazioni internazionali, in cui la collaborazione tra quei paesi su entrambi i lati dell’Atlantico può essere molto proficua.

Infine, vorrei fare un’osservazione da una prospettiva portoghese. Sebbene il Portogallo abbia il dovere di mettere l’Africa ai primi posti della sua politica estera, non deve trascurare l’importanza dei legami transatlantici. Pertanto deve dare pieno appoggio a iniziative come il vertice che avrà luogo a Vienna il 12 e 13 maggio.

Pertanto spero che questo vertice abbia un esito positivo, soprattutto per quanto riguarda i negoziati con il Mercosur, un tema per cui in varie occasioni ho manifestato la mia preoccupazione e il mio impegno.

 
  
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  José Ribeiro e Castro (PPE-DE), per iscritto. – (PT) Nell’anno in cui si celebra il ventennale dell’adesione di Portogallo e Spagna alle Comunità europee, è giusto fare presente che l’Europa ha tratto vantaggio dalla conoscenza della realtà dell’America latina che questi paesi hanno portato. Ne trarrebbe ancora di più se promuovesse l’insegnamento del portoghese e dello spagnolo in quanto importanti lingue del mondo.

Sono d’accordo col relatore quando afferma che sono necessari legami di cooperazione economica e culturale più stretti con l’America latina e vorrei sottolineare il ruolo preminente che dovranno assumere in tale contesto le relazioni col Brasile, attore imprescindibile in questo processo di partenariato.

Mi preoccupa osservare che, ai progressi nel campo della democrazia e della libertà in America latina, non hanno fatto riscontro, generalmente, progressi analoghi nella lotta alla povertà e alla disuguaglianza sociale.

L’UE, a mio avviso, non deve accondiscendere a flagranti violazioni dei diritti umani e alla riduzione delle libertà civili, come è avvenuto a Cuba e, più recentemente, anche nel Venezuela di Hugo Chávez.

Attendo con interesse la conclusione del Vertice di Vienna sperando che riesca a consolidare effettivamente le relazioni tra l’UE e l’America latina.

 
  
  

– Relazione Guerreiro (A6-0066/2006)

 
  
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  Duarte Freitas (PPE-DE), per iscritto. (PT) Le modifiche al protocollo sulla pesca discusse nella proposta della Commissione e nella relazione del Parlamento permetteranno di adattare lo sforzo di pesca alla precarietà delle risorse relativamente alla categoria dei cefalopodi e di compensare la flotta con l’aumento del numero di licenze nelle categorie della pesca pelagica e tonniera.

Questi emendamenti non pregiudicano l’integrazione delle flotte battenti bandiera dei nuovi Stati membri, garantendo al tempo stesso la continuità di accesso ai pescherecci comunitari che tradizionalmente operano nel quadro di questo accordo. Per tale motivo approvo la presente relazione.

 
  
  

– Relazione Mulder (A6-0108/2006)

 
  
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  Johannes Blokland (IND/DEM), per iscritto. – (NL) Il modo in cui la Commissione ha gestito le finanze nel 2004 è, per l’onorevole Belder e il sottoscritto, una ragione sufficiente per chiedere il rinvio della concessione del discarico. Innanzi tutto, bisogna capire esattamente cosa intende fare la Commissione riguardo ai problemi concernenti il bilancio di apertura. In secondo luogo, è deprecabile che si verifichino ritardi nell’elaborazione, nell’applicazione e nell’attuazione delle norme di controllo interno. In terzo luogo, la Commissione deve presentare un piano strategico che fissi una scadenza per una dichiarazione di affidabilità positiva. Inoltre, il numero dei pagamenti anticipati non ancora effettuati è insostenibilmente alto. Non ci è chiaro come e quando la Commissione intenda risolvere questo problema. Infine, è incredibile che la Grecia, uno Stato membro, riceva ancora il massimo delle sovvenzioni agricole anche se in più di dieci anni non ha ancora soddisfatto il requisito della piena introduzione del sistema integrato di gestione e di controllo.

 
  
  

– Relazione Ferber (A6-0119/2006)

 
  
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  Mario Borghezio (IND/DEM). – Signor Presidente, onorevoli colleghi, ho chiesto il tempo di parola per la dichiarazione di voto: ho votato contro sul bilancio, perché ritengo minimizzante la decisione presa in ordine alle questioni emerse sulle sedi dei palazzi di Strasburgo. Una questione di questo genere, legata appunto ai palazzi in cui si svolge l’attività del nostro Parlamento a Strasburgo, non può essere ulteriormente rilegata nelle pieghe delle carte amministrative interne. Mi risulta che lo stesso Presidente ha opportunamente indirizzato già una lettera alla Città di Strasburgo.

Ora, in base al principio fondamentale per le Istituzioni europee della trasparenza, propongo l’istituzione immediata di una commissione temporanea d’inchiesta che faccia chiarezza su tutti i retroscena dei contratti di locazione dei palazzi di Strasburgo e su chi si cela dietro la proprietà della società Erasmo.

 
  
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  Bastiaan Belder (IND/DEM), per iscritto. – (NL) Il mio collega, onorevole Blokland, e io abbiamo votato contro il discarico concesso al Presidente del Parlamento europeo per l’esecuzione del bilancio nel 2004.

La dislocazione del Parlamento a Strasburgo suscita incomprensione tra l’elettorato, benché il Parlamento stesso debba confrontarsi con le conseguenze di una decisione che è stata presa dal Consiglio europeo. Pensiamo si debba chiedere al consiglio municipale di Strasburgo la restituzione dell’affitto pagato in eccesso, che ammonta al 10 per cento dell’affitto annuale. Questa è una conditio sine qua non per la concessione del discarico.

 
  
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  Glyn Ford (PSE), per iscritto. – (EN) Ho votato contro il discarico per l’esecuzione del bilancio parlamentare, non a causa di problemi con l’amministrazione del Parlamento stesso, ma per via delle accuse secondo cui il Parlamento, e quindi i cittadini europei, sarebbe stato spennato dalla città di Strasburgo. Nel 1992, durante il turno di Presidenza britannica, venne concluso l’assurdo accordo di John Major che consentì alla Germania di ottenere il riconoscimento della Croazia e che comportò decine di migliaia di morti nelle guerre civili che ne conseguirono. Questo fruttò al Regno Unito una deroga sul capitolo sociale che minacciava di negare, prima che l’avvento provvidenziale del governo laburista di Tony Blair giungesse in soccorso, condizioni sociali decorose al popolo britannico e il Parlamento, su insistenza della Francia, venne condannato a recarsi in perpetuo a Strasburgo al costo di 400 milioni di euro all’anno e con le criminali disfunzioni che ciò comporta. Adesso, oltretutto, siamo venuti a sapere che la città di Strasburgo potrebbe anche aver deliberatamente sfruttato il proprio monopolio per defraudare gli europei.

 
  
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  Fernand Le Rachinel (NI), per iscritto. – (FR) La relazione dell’onorevole Ferber sul discarico per l’esecuzione del bilancio 2004 del Parlamento europeo è fondamentalmente disonesta.

Approfittando della nuova offensiva anti-Strasburgo sferrata dalla lobby anglosassone, l’onorevole Ferber va oltre il suo ruolo di relatore per ergersi sornionamente a censore di Strasburgo.

No, il Parlamento europeo non può decidere il luogo dove stabilire la propria sede. E’ una decisione unanime adottata dai capi di Stato o di governo, secondo quanto sancito dai Trattati europei a partire dal Trattato di Amsterdam del 1999.

No, né Strasburgo né la Francia sono disposte ad accettare di lasciare il certo per l’incerto, ovvero ad accettare il trasferimento del Parlamento europeo a Bruxelles in cambio di un Istituto europeo di tecnologia. Perché non anche un centro europeo di gerontologia?

Così come certuni vogliono fare votare nuovamente la Francia e i Paesi Bassi sulla defunta Costituzione europea, altri scambiano i propri desideri per realtà e vogliono sopprimere la sede del Parlamento europeo di Strasburgo in flagrante violazione dei Trattati.

Noi ci opporremo fermamente, non solo a nome della Francia, ma a nome dell’interesse generale dell’Europa.

 
  
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  David Martin (PSE), per iscritto. – (EN) Ho votato contro la relazione in esame per dare alla commissione per il controllo dei bilanci più tempo per compiere indagini sull’eventuale sovrapprezzo di cui il Parlamento deve farsi carico per i suoi edifici a Strasburgo. E’ d’importanza cruciale svolgere un’inchiesta completa su questa situazione estremamente insoddisfacente. Il Parlamento deve fare tutto il possibile per tutelare i soldi dei contribuenti.

 
  
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  Erik Meijer (GUE/NGL), per iscritto. – (NL) Dal 1999, tutti i deputati olandesi hanno assunto l’impegno di non aderire al fondo pensione perché, aderendovi, da un lato avrebbero diritto a due pensioni e, dall’altro, il premio da corrispondere per la pensione è in gran parte, se non praticamente del tutto, pagato dal Parlamento. E’ estremamente irritante che a quest’Assemblea debbano essere accollati i deficit già registratisi a causa della cattiva gestione dei fondi pensione dei parlamentari. In questo modo i contribuenti finiscono col pagare il conto del comportamento irresponsabile di chi li rappresenta e il cui interesse principale sembrerebbe essere la ricerca di una smodata rimunerazione economica.

Giudico ancora più inopportuno il fatto che la commissione per il controllo dei bilanci abbia in gran parte depennato le giuste critiche nei confronti di quanto accaduto relativamente al fondo pensione, critiche che comparivano nella versione originale della relazione Ferber. Così facendo, la commissione in questione ha fallito miseramente come organo di controllo, ed è per questo motivo che non voterò a favore di questo discarico.

 
  
  

– Relazione Lundgren (A6-0115/2006)

 
  
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  Erik Meijer (GUE/NGL), per iscritto. – (NL) Questa settimana si è venuto a sapere che, molto probabilmente, per 25 anni il Parlamento europeo ha dovuto ingiustamente versare un canone d’affitto eccessivamente alto per l’uso degli edifici a Strasburgo. Ciò è stato motivo sufficiente per rinviare l’approvazione dei conti annuali sino a quando non sarà fatta piena luce sulla questione. A mio avviso, è più che giusto.

Nel frattempo, il Comitato delle regioni sembra trovarsi in una situazione analoga. Anche in questo caso sono state registrate irregolarità finanziarie ed è in corso un’inchiesta. Non riesco quindi a capire come, ora, la maggioranza dei deputati sembri essere disposta ad approvare i conti annuali, benché sia ancora in corso un’inchiesta per frode e i fatti non siano stati minimamente chiariti. Trovo molto preoccupante che la maggioranza della commissione per il controllo dei bilanci abbia respinto un’udienza conoscitiva, peraltro prevista, sulle irregolarità presenti nel Comitato delle regioni.

Sembra che il Parlamento disapprovi le irregolarità finanziarie solo quando si tratta dei propri soldi. Stiamo parlando di fondi che, tutti insieme, gli europei devono raccogliere per adempiere a funzioni utili, e che quindi non devono andare sprecati. Per tale motivo voterò contro l’approvazione dei conti annuali del Comitato delle regioni.

 
  
  

– Relazione Lundgren (A6-0116/2006)

 
  
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  David Martin (PSE), per iscritto. (EN) Ho votato a favore della concessione del discarico al Mediatore europeo. In qualità di membro della commissione per le petizioni, tengo in gran conto il lavoro del Mediatore, che credo assolva i propri compiti con efficacia e diligenza.

 
  
  

– Relazione Guidoni (A6-0096/2006)

 
  
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  Glyn Ford (PSE), per iscritto. (EN) Intervengo in questo dibattito in qualità di chi, come rappresentante del Parlamento alla commissione consultiva sul razzismo e la xenofobia del Consiglio dei ministri dal 1994 al 1999, ha partecipato all’istituzione dell’Osservatorio europeo dei fenomeni di razzismo e xenofobia.

Non ho seri motivi di critica nei confronti della relazione dell’onorevole Guidoni inerente all’Osservatorio, ma vorrei esprimere alcune riserve, innanzi tutto, riguardo all’insufficiente finanziamento di cui tale organo gode rispetto alla moltitudine di altri centri che considero di minore importanza per gli europei, come quelli istituiti per la traduzione o la formazione. Inoltre, nutro alcuni dubbi sull’idea di ampliare il suo ambito di competenza ai diritti umani senza concedere finanziamenti supplementari, rendendo praticamente impossibile il suo già difficile compito.

Non credo che questi fatti siano slegati dai giochi politici di questa Istituzione. Alcuni sono simpatizzanti dei razzisti e degli xenofobi, mentre altri valutano la questione con eccessiva leggerezza. Non riesco a capire come si possa farlo di fronte al crescente fenomeno del razzismo nel calcio in Italia, Spagna o altrove, ai successi elettorali dell’estrema destra in Francia, Belgio, Italia e Danimarca, e al minaccioso successo della nostra versione del Fronte nazionale di Le Pen, il partito nazionale britannico, alle elezioni amministrative nel Regno Unito del 4 maggio.

 
  
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  David Martin (PSE), per iscritto. (EN) Ho votato a favore della concessione del discarico all’Osservatorio europeo dei fenomeni di razzismo e xenofobia. Dalla relazione risulta evidente che l’Osservatorio ha speso con attenzione le risorse a sua disposizione. Tuttavia, tenuto conto dell’ascesa dei partiti politici razzisti e dell’evidente aumento dei casi di razzismo, l’incremento dei finanziamenti destinati all’Osservatorio è pienamente giustificato.

 
  
  

– Relazione Guidoni (A6-0097/2006)

 
  
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  David Martin (PSE), per iscritto. (EN) Ho votato a favore della concessione del discarico all’Osservatorio europeo delle droghe e delle tossicodipendenze. Tuttavia, visto l’apparente incremento del narcotraffico e l’aumento dei livelli di tossicodipendenza, soprattutto in alcune delle comunità più svantaggiate d’Europa, vorrei che l’Osservatorio svolgesse un ruolo più incisivo e desse un contributo più importante nell’affrontare questi problemi.

 
  
  

– Relazione Guidoni (A6-0101/2006)

 
  
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  David Martin (PSE), per iscritto. (EN) Ho votato a favore della concessione del discarico all’Agenzia europea per i medicinali. Credo che l’Agenzia svolga un ruolo vitale nel garantire una sicura immissione sul mercato dei nuovi medicinali e con la minima duplicazione degli sforzi da parte dei singoli Stati membri.

 
  
  

– Relazione Guidoni (A6-0103/2006)

 
  
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  José Ribeiro e Castro (PPE-DE), per iscritto. (PT) Capo Verde rappresenta un ottimo esempio in materia di democrazia, buon governo e rispetto dei diritti umani, e ha profondi legami storici, sociali, politici, culturali e geografici con l’Unione europea. Ciò pone il paese in una posizione unica e strategicamente importante per lo sviluppo e l’approfondimento delle relazioni euro-africane, poiché Capo Verde garantisce stabilità e sicurezza su una delle fasce esterne dello spazio europeo.

Pur rappresentando il confine atlantico sudorientale dell’Europa, Capo Verde è stato incluso in altri programmi che, di per sé, non riflettono l’effettiva prossimità del paese, né la sua identificazione in valori comuni quali lo Stato di diritto, la promozione di buoni rapporti di vicinato e i principi dell’economia di mercato e dello sviluppo sostenibile.

Le autorità di Capo Verde e il maggiore partito all’opposizione hanno sviluppato contatti per ottenere uno status speciale o un partenariato con l’UE, e l’inclusione del paese nella politica di vicinato potrebbe rivelarsi un passo importante in tal senso. Ciò, inoltre, costituirebbe un segnale positivo in una politica di vicinato che risulterebbe impoverita se si concentrasse soltanto sulle frontiere meridionali e orientali dell’Unione.

Accolgo con favore l’adozione degli emendamenti nn. 36 e 38.

 
  
  

– Relazione Guidoni (A6-0105/2006)

 
  
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  David Martin (PSE), per iscritto. (EN) Ho votato a favore della concessione del discarico all’Autorità europea per la sicurezza alimentare. Visto il continuo aumento dei diffusi timori in campo alimentare, l’Autorità svolge un ruolo fondamentale nel garantire la sicurezza dei cibi che mangiamo e la fiducia del consumatore nella catena alimentare.

 
  
  

– Discarichi 2004

 
  
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  James Elles (PPE-DE), per iscritto. (EN) Insieme ai colleghi conservatori britannici ho votato contro le relazioni del Parlamento sul discarico di bilancio perché, per l’undicesimo anno consecutivo, la Corte dei conti non ha potuto emettere una dichiarazione di affidabilità positiva per quanto riguarda la contabilità generale dell’UE. I conservatori ritengono che la Commissione debba affrontare il problema con urgenza. Non deve esistere alcuna tolleranza per qualsiasi caso di frode o cattiva amministrazione, e vi sono tre settori in particolare su cui concentrarsi.

Primo, i nuovi sistemi contabili entrati in uso nel gennaio 2005 devono essere monitorati con attenzione per garantire l’adozione di norme contabili di livello internazionale.

Secondo, non bisogna limitarsi a difendere strenuamente i diritti di chi denuncia illeciti: bisogna incoraggiarli a uscire allo scoperto.

Terzo, il problema che più ha preoccupato i revisori dei conti è stato l’80 per cento del bilancio speso negli Stati membri. La Commissione è responsabile della spesa di tutti i fondi comunitari, ma, in realtà, il potere è delegato agli organismi pagatori negli Stati membri. L’obiettivo, come suggerito dal Presidente della Corte, deve essere l’introduzione del principio in base a cui gli Stati membri devono assumersi la responsabilità della spesa.

 
  
  

– Relazione Klinz (A6-0106/2006)

 
  
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  Ilda Figueiredo (GUE/NGL), per iscritto. (PT) Questa relazione dimostra il crescente predominio della sfera finanziaria su quella dell’economia reale. L’obiettivo principale delle misure proposte per modificare la struttura giuridica degli organismi d’investimento collettivo in valori mobiliari (OICVM) e dei loro investimenti è aumentare il commercio transfrontaliero dei fondi d’investimento. L’intenzione è anche quella di rimuovere tutte le barriere, incluse quelle fiscali, per potenziare al massimo la redditività dei fondi e delle fusioni tra fondi.

Per agevolare questo commercio e aumentare la concorrenza, l’idea è armonizzare i prospetti e le norme sulla tutela del consumatore. La relazione, inoltre, cerca di allargare i settori di investimento ai valori mobiliari, aumentando così il rischio per gli investitori.

La proposta è avvicinare i mercati finanziari e il modello dei fondi di investimento dell’UE a quelli degli Stati Uniti in una logica di globalizzazione finanziaria. Non c’è da meravigliarsi che i fondi pensione siano la priorità assoluta.

Questa macchina fabbrica-soldi, che prosciuga letteralmente l’economia produttiva e calpesta i diritti acquisiti da molti lavoratori, incrementa al massimo i profitti delle banche e delle società di gestione, aumentando però il rischio di crisi economiche e finanziarie. Per tale motivo abbiamo votato contro.

 
  
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  Peter Skinner (PSE), per iscritto. (EN) La delegazione del partito laburista al Parlamento europeo concorda con l’approccio generale del relatore teso a raggiungere un equilibrio tra le esigenze normative e quelle di mercato. L’EPLP non è d’accordo sul fatto che la direttiva debba essere inclusa nell’approccio “Lamfalussy”, come suggerito dall’emendamento n. 6.

 
  
  

– Relazione in ’t Veld (A6-0073/2006)

 
  
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  Ilda Figueiredo (GUE/NGL), per iscritto. (PT) La presente relazione è parte integrante dell’agenda neoliberale della strategia di Lisbona. Propone che gli aiuti di Stato siano considerati un’eccezione e invoca maggiori misure per liberalizzare, garantire la concorrenza, facilitare l’accesso ai capitali, promuovere lo spirito imprenditoriale e rimuovere gli ostacoli alla circolazione dei lavoratori e dei ricercatori. Essa auspica, inoltre, una politica comune di immigrazione finalizzata a tali scopi, soprattutto per le assunzioni nel settore delle tecnologie dell’informazione e della comunicazione (TIC). Al tempo stesso, incentiva il partenariato pubblico-privato e considera inefficaci gli aiuti alle PMI. Tutto ciò in nome dell’innovazione!

Peraltro, il documento promuove una strategia di obiettivi orizzontali per gli aiuti di Stato definiti a livello comunitario, soprattutto, sempre nel nome della cosiddetta innovazione. Lo scopo di questo processo, anch’esso parte integrante del processo di Bologna per l’istruzione, è che le scuole e le università rispondano alle necessità di base delle grandi multinazionali, “istruendo” una forza lavoro omogenea con competenze specialistiche in materia di TIC e nelle lingue che facilitino la mobilità professionale e geografica e l’adattabilità del lavoro commercializzando, al tempo stesso, il sapere e i frutti della ricerca. Per tale motivo abbiamo votato contro.

 
  
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  Glyn Ford (PSE), per iscritto. (EN) Mi sono astenuto dal voto su questa relazione perché credo che la distinzione che implicitamente opera tra scoperta e innovazione generi equivoci sulla natura della scoperta scientifica e sulle conseguenze economiche che ne derivano. Se vogliamo competere nel mondo dell’innovazione tecnologica e migliorare i risultati delle innovazioni introdotte rispetto ai pessimi livelli attuali e ai nostri concorrenti, l’Europa deve sostenere l’innovazione con fondi pubblici laddove necessario. La relazione dell’onorevole in ’t Veld non accetta questa analisi e limita gli aiuti pubblici, a mio avviso, senza ragione. Per tale motivo non ho sostenuto la relazione.

 
  
  

– Relazione Titley (A6-0072/2006)

 
  
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  Tomáš Zatloukal (PPE-DE).(CS) Signor Presidente, la relazione Titley costituisce un positivo passo avanti verso il miglioramento della sicurezza stradale. Il sistema eCall, che aiuterà a salvare vite umane e a ridurre la gravità delle ferite sulle strade europee, avrà un rapporto costi-benefici estremamente favorevole. La nostra risposta al crescente volume di traffico stradale deve essere una maggiore sicurezza stradale, attiva e passiva. Nell’ambito della famosissima iniziativa eSafety, il sistema eCall è una priorità che rientra in un programma riguardante, tra l’altro, i sistemi avanzati di ausilio alla guida, il sistema di allarme sul superamento della corsia e il sistema di attenuazione delle collisioni. L’integrazione del sistema Galileo costituisce un ulteriore miglioramento per questa tecnologia d’avanguardia che andrà a vantaggio dei trasporti europei. Il sistema eCall sarà utile alle centinaia di milioni di cittadini che, ogni anno, utilizzano l’automobile per recarsi all’estero. Per tale motivo ho votato a favore della relazione volta a mettere eCall a disposizione dei cittadini.

 
  
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  Richard Corbett (PSE), per iscritto. (EN) Ho votato con entusiasmo a favore dell’eccellente iniziativa presentata dal collega Gary Titley, che propone un sistema paneuropeo automatico per le chiamate d’emergenza: in caso di incidente stradale, il dispositivo eCall a bordo del veicolo esegue automaticamente una chiamata di emergenza diretta al più vicino centro di raccolta delle chiamate di emergenza, fornendo informazioni sulla precisa ubicazione dell’incidente. Ciò porterà a una drastica riduzione dei tempi di soccorso e consentirà di curare un numero superiore di ferite nella cosiddetta “ora cruciale” dopo l’incidente.

Il vantaggio del sistema in questione non è solo quello di aiutare a salvare vite umane, ma anche di limitare la durata degli ingorghi e di contribuire all’efficienza dei trasporti stradali a livello europeo riducendo i costi esterni.

L’iniziativa è un ottimo esempio dei vantaggi derivanti dall’adozione di misure a livello comunitario, e integra il numero telefonico unico d’emergenza (112) di cui anch’io sono stato promotore molti anni fa, quando ero agli inizi della mia carriera di funzionario pubblico.

 
  
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  Brigitte Douay (PSE), per iscritto. – (FR) Sostengo fermamente le raccomandazioni della relazione Titley tese a mettere eCall a disposizione dei cittadini nei 25 Stati membri. Questo dispositivo, in effetti, è un elemento essenziale per il miglioramento della sicurezza stradale.

In caso di incidente la rapidità di intervento – per mettere in sicurezza il luogo in cui è avvenuto l’incidente e soccorrere le vittime – è la condizione più importante per limitare le conseguenze più drammatiche. Ogni anno si registrano oltre 40 000 morti sulle strade dell’Unione europea.

Questo sistema, che permetterebbe di salvare 2 500 vite all’anno, deve chiaramente essere promosso dalle autorità pubbliche di tutti i paesi e richiesto dai cittadini, che sempre più invocano una maggiore sicurezza stradale.

E’ quindi deplorevole che alcuni Stati membri – come la Francia, in cui la sicurezza stradale è stata comunque decretata un’importante causa nazionale – siano in ritardo nel mettere eCall a disposizione dei cittadini. Speriamo che l’adozione della relazione Titley e la pubblicità che le sarà fatta nell’Unione europea accelerino l’attuazione da parte di tutti gli Stati membri di questo indispensabile sistema per rendere le automobili “intelligenti”.

 
  
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  Nils Lundgren (IND/DEM), per iscritto. (SV) E’ importante dare priorità ai temi della sicurezza stradale e operare per ridurre il numero di incidenti mortali sulle nostre strade. Gli Stati membri hanno quindi buoni motivi per prendere in considerazione l’introduzione del servizio di chiamata di emergenza a bordo dei veicoli denominato eCall. Tuttavia, non vedo il motivo per cui il Parlamento europeo e le altre Istituzioni dell’UE debbano esortare gli Stati membri a firmare il memorandum d’intesa su eCall. Gli Stati membri devono adottare posizioni in materia senza ascoltare sermoni politici dalle Istituzioni europee. L’introduzione di eCall comporta costi e un’armonizzazione tecnica. Spetta ai singoli Stati membri decidere quali misure di sicurezza stradale siano più importanti e realistiche e meritino priorità. Per tale motivo ho scelto di votare contro la presente relazione.

 
  
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  David Martin (PSE), per iscritto. (EN) Questa relazione introduce un nuovo sistema in base a cui, mediante l’uso della tecnologia digitale e satellitare, i servizi di emergenza vengono contattati direttamente “durante l’impatto” in un incidente stradale. Il nuovo sistema dovrebbe essere installato su tutte le nuove automobili a partire dal 2009, salvando ben 2 500 vite all’anno in tutta Europa.

Un sensore posizionato all’interno dell’automobile è attivato dall’impatto di una collisione e invia informazioni sull’ubicazione, la velocità e il proprietario del veicolo alla stazione di polizia, alla caserma dei vigili del fuoco e al centro di soccorso medico più vicini usando il numero di emergenza paneuropeo 112.

Accolgo con favore questa relazione perché salverà quelle centinaia di vittime di incidenti stradali che si trovano intrappolate nell’abitacolo senza riuscire a raggiungere il cellulare a causa delle ferite. Anche se il sistema per automobili “intelligenti” costerà 4 miliardi di euro, permetterà di risparmiare 26 miliardi di euro in tutta Europa in termini di costi legati a incidenti e ingorghi stradali.

Secondo la Commissione, questo sistema potrebbe ridurre di ben il 15 per cento il numero degli incidenti mortali sulle strade.

 
  
  

– Relazione Mavrommatis (A6-0074/2006)

 
  
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  Edite Estrela (PSE), per iscritto. – (PT) Ho votato contro la relazione dell’onorevole Manolis Mavrommatis (A6-0074/2006) sulla promozione del multilinguismo e dell’apprendimento delle lingue nell’Unione perché, in un’Europa fondata sulla coesistenza tra i popoli, è d’importanza fondamentale che i cittadini dispongano delle competenze necessarie per poter comunicare efficacemente tra loro, consolidando così la mobilità nell’Unione. E’ ingiusto conferire ad alcune lingue uno status privilegiato senza prendere in considerazione altri fattori.

La creazione di una società “multilingue” in cui ogni cittadino abbia la possibilità di imparare almeno due lingue oltre a quella materna contribuirà a favorire l’instaurazione di legami più stretti tra i cittadini dei diversi Stati membri dell’UE. E’ altresì importante, tuttavia, che ciò non avvenga a scapito delle lingue nazionali.

 
  
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  Ilda Figueiredo (GUE/NGL), per iscritto. – (PT) Abbiamo votato contro perché il multilinguismo non è considerato in tutte le sue applicazioni pratiche. Stanno per essere compiuti passi che possono portare alla creazione di un elenco per selezionare le lingue da utilizzare. E’ deplorevole che siano state respinte le proposte intese ad allargare il ventaglio delle lingue, includendo quelle degli immigrati.

Per citare la Commissione: “Le istituzioni UE devono trovare un equilibrio tra i costi e i vantaggi di essere multilingui”.

Quest’affermazione fa seguito a diversi e ripetuti esempi di discriminazione relativi all’uso, alla traduzione e all’interpretariato delle lingue ufficiali dell’UE, nonché al licenziamento di dozzine di professori che lavoravano nei servizi della Commissione, e serve ad aumentare le nostre preoccupazioni riguardo alla necessità di incoraggiare il multilinguismo in quanto valore culturale dell’UE.

Perciò siamo favorevoli a un accordo interistituzionale che rimandi a un quadro giuridico scritto per il regime linguistico dell’UE. Un accordo di questo tipo deve rispettare la diversità culturale e linguistica, perché la lingua è l’espressione più diretta della cultura. Deve inoltre garantire la parità di trattamento per tutte le lingue ufficiali, in modo da porre fine alla distinzione proposta tra “lingue ufficiali” e “lingue di lavoro” che è servita a discriminare alcune lingue come il portoghese.

 
  
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  Nils Lundgren (IND/DEM), per iscritto. – (SV) La Lista di giugno ha precedentemente fatto presente in quest’Aula – e ora lo fa un’altra volta – che gli Stati membri sono i soli responsabili dell’organizzazione dell’insegnamento e del contenuto dei sistemi di istruzione. In entrambe le risoluzioni attualmente in esame, il Parlamento europeo sta cercando spudoratamente di immischiarsi nell’insegnamento delle lingue e nell’adeguamento dei sistemi di istruzione, per esempio, alle nuove tecnologie e alle tecniche digitali. Pertanto voterò contro entrambe le risoluzioni.

Tuttavia apprezzo che gli Stati membri possano avvertire la necessità di discutere tra loro alcune questioni come, per esempio, le conseguenze della transizione dalla radiodiffusione analogica a quella digitale. Nelle sue proposte, però, il Parlamento europeo sta andando, come al solito, troppo in là con le sue ambizioni di allargamento dell’area politica a livello comunitario nell’ambito di tutte le tematiche possibili. Credo che il Consiglio dei ministri sia la sede più indicata per scoprire fino a che punto si debba arrivare in termini di cooperazione nel predetto settore.

 
  
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  Jean-Claude Martinez (NI), per iscritto. – (FR) E’ un’ottima cosa reagire all’uniformazione linguistica dell’Europa – con l’inglese come zuppa fonetica popolare – ricorrendo a un tipo di multilinguismo che l’Unione stessa farebbe bene a praticare.

I francesi, che sentono Jean-Claude Trichet parlare in inglese nel Parlamento europeo, e i tedeschi che, nonostante rappresentino il 30 per cento della popolazione comunitaria, vedono la quota riservata alla loro lingua ridotta al 14 per cento del mercato linguistico europeo, non possono che approvare la consacrazione del multilinguismo. Non spetta all’Europa contribuire alla distruzione della biodiversità linguistica.

Da questo punto di vista, i catalani fanno osservazioni sensate. La lingua catalana che, con più di 15 milioni di parlanti, ha una diffusione superiore al finnico, al danese, al lettone o persino all’olandese, non può essere trascurata nel Parlamento europeo.

Il catalano, l’occitano o il bretone rappresentano le radici dell’albero culturale francese, e si potrebbe dire altrettanto per l’albero dell’identità spagnola. Di fronte ai venti della globalizzazione anglosassone, questi alberi nazionali hanno bisogno di tutte le loro profonde radici culturali per restare in piedi.

Infatti, se non fosse per il fatto che il multilinguismo è una necessità, nel volgere di pochi anni noi, i deputati francesi al Parlamento europeo, chiederemmo per la nostra minoranza il diritto di parlare la nostra lingua regionale.

 
  
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  Luís Queiró (PPE-DE), per iscritto. – (PT) La relazione Mavrommatis riguarda uno dei fattori decisivi nel successo dell’insegnamento e della formazione dei cittadini comunitari, ovvero le competenze linguistiche.

L’Europa del futuro ha bisogno di cittadini pronti a rispondere alle sfide della società basata sulla conoscenza, per cui è di vitale importanza che siano in grado di comunicare in almeno due lingue oltre che in quella materna.

Pertanto credo sia necessario adottare un indicatore di competenza linguistica per compensare l’attuale mancanza di dati verificabili sulle competenze linguistiche dei cittadini dell’Unione. Tuttavia è inaccettabile che certe lingue vengano privilegiate a scapito di altre, non ultima quella portoghese, che è parlata da 200 milioni di persone ed è la terza lingua dell’UE al mondo per numero di parlanti.

Oltre a questo indicatore linguistico, dalla relazione in esame emerge un indicatore politico preoccupante, ovvero quello di un’Europa più concentrata su se stessa che sul mondo che la circonda, e di un’Europa che valorizza le proprie lingue in base a criteri demografici interni, cosa che può andare benissimo per certuni, ma che è politicamente inaccettabile sulla base dei principi fondanti dell’Unione europea.

Per queste ragioni ho votato contro la relazione dell’onorevole Mavrommatis.

 
  
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  José Ribeiro e Castro (PPE-DE), per iscritto. – (PT) L’ampliamento delle conoscenze linguistiche comporta un valore aggiunto per gli individui e rappresenta uno strumento di vitale importanza per la comprensione reciproca fra paesi, comunità e culture. In altre parole, è essenziale per un’Europa che cerca l’unita nella diversità.

La mancanza di dati sulle conoscenze linguistiche dei cittadini implica la necessità di creare un sistema per mezzo del quale sia possibile valutare i progressi verso il conseguimento dell’obiettivo stabilito dal Consiglio europeo di Barcellona, ovvero trasformare i sistemi di istruzione e di formazione dell’Unione in un punto di riferimento di qualità a livello mondiale.

L’indicatore europeo di competenza linguistica potrebbe dimostrarsi uno strumento prezioso per raccogliere dati affidabili sulle competenze linguistiche degli europei, agevolando lo scambio delle buone pratiche e dando nuovo impulso all’insegnamento delle lingue.

Ritengo essenziale che una politica linguistica europea non rifletta l’idea di un’Europa di scarse vedute. A questo proposito, vorrei ribadire la necessità di introdurre in questo dibattito il concetto di una lingua europea di comunicazione universale. L’inglese, lo spagnolo, il portoghese e il francese, in quest’ordine, oltre che, in una certa misura, il tedesco e l’italiano, costituiscono veicoli speciali di comunicazione col resto del mondo e come tali meritano un appoggio e un incentivo preferenziali da parte dell’Unione europea.

 
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