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Resoconto integrale delle discussioni
Martedì 16 maggio 2006 - Strasburgo Edizione GU

9. Seduta solenne – Autorità palestinese
Processo verbale
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  Presidente. – (ES) Presidente Abbas, onorevoli colleghi, il Parlamento europeo è molto onorato di averla qui con noi oggi, e la massiccia affluenza oggi in seduta plenaria ne è la dimostrazione.

Vorrei ringraziarla per essere tornato a Strasburgo così presto dopo la sua ultima sfortunata visita a marzo quando gli eventi l’hanno costretta ad interrompere il suo soggiorno in questa città.

Lei è sempre stato nell’occhio del ciclone perché il ciclone sta ancora spazzando il Medio Oriente e queste settimane, questi mesi sono e saranno decisivi per il futuro dei popoli palestinese e israeliano, ed avranno anche un impatto molto significativo sull’intera regione e quindi anche sull’Unione europea.

Signor Presidente, tutti noi qui desideriamo fare tutto il possibile per avviare un processo di pace praticabile e siamo pienamente consapevoli che, se non agiamo correttamente, corriamo il rischio di far precipitare il mondo verso un periodo di guerre sante, guerre di religione, anticipate dall’elezione di partiti potenzialmente aggressivi in tutto il Medio Oriente.

Per questo, Presidente Abbas, il Parlamento europeo è ansioso di ascoltarla: per la sua esperienza nel lungo, costante tentativo di porre fine al conflitto attraverso il dialogo con il nemico.

Nessuno in Europa ha dimenticato che fin dagli anni ’70 ha spianato la strada ai negoziati per la pace, anche molto prima che la maggioranza della sua gente fosse pronta ad accettarla. Ha negoziato l’inizio della pace con Matiyahu Peled nel 1977 e quegli accordi hanno indicato la soluzione basata sulla coesistenza di due Stati.

Lei ha guidato la delegazione incaricata di negoziare ad Oslo ed è stato firmatario degli accordi a nome dell’OLP; dopo la sua elezione a Presidente, lo scorso anno ha cercato di riavviare il processo di pace, contribuendo alla stipulazione di una tregua tra i gruppi armati nei territori.

Nessuno può quindi dubitare minimamente del suo impegno a favore della pace e della sua volontà di negoziare sulla base del diritto internazionale e del rispetto degli accordi già presi. Inoltre lei è legittimato anche dal fatto di essere stato eletto dal 62 per cento dell’elettorato palestinese proprio sulla base di tale impegno.

Poi ci sono state le elezioni legislative a gennaio che hanno rappresentato una nuova occasione per il popolo palestinese di dimostrare il proprio fermo impegno nei confronti della democrazia ma, allo stesso tempo, i risultati di quelle elezioni, che l’Europa rispetta e riconosce completamente, hanno suscitato serie preoccupazioni nella comunità internazionale.

La comunità internazionale, tuttavia, sta iniziando a comprendere i pericoli della sospensione degli aiuti al popolo palestinese. La riunione del Quartetto della scorsa settimana ha dato all’Unione europea la responsabilità di trovare un meccanismo per far giungere gli aiuti ai territori palestinesi e quindi mantenere almeno i servizi pubblici essenziali.

La plenaria dell’Assemblea Parlamentare Euromediterranea, che ho avuto l’onore di presiedere fino a una mese fa, ha lanciato un appello, ribadito dall’Ufficio di presidenza la scorsa settimana a Tunisi, per far fronte alla prospettiva di un caos derivante dall’assenza di supporto internazionale e dall’illegale confisca dei dazi doganali cui il popolo palestinese ha diritto.

Signor Presidente, lei ha l’opportunità di parlare ai rappresentanti dei popoli europei di tutte queste questioni e lo può fare sapendo, come lo sappiamo noi, che lei è l’unica persona in grado di parlare a tutte le parti coinvolte. Lei è il cordone ombelicale che può ancora portarci dal conflitto alla pace, ecco perché siamo così interessati ad ascoltare le sue proposte e ad aiutarla a trovare il modo per superare questo periodo difficile.

A lei la parola.

(Applausi)

 
  
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  Mahmoud Abbas, Presidente dell’Autorità palestinese(1). – (EN) In nome di Dio clemente e misericordioso, signor Presidente, onorevoli deputati, permettetemi innanzi tutto di esprimere la mia gratitudine per l’invito. E’ un onore parlare di fronte a questa Assemblea che rappresenta una storia di successo unica per i popoli d’Europa; una storia che contiene diverse lezioni cui molti paesi e popoli del mondo potrebbero fare riferimento.

Parlando con voi oggi porto il messaggio del popolo palestinese ai popoli di un continente al quale da sempre siamo legati da rapporti di vicinato derivanti dalle nostre storiche relazioni di cooperazione, amicizia, partenariato e associazione in numerosi settori. Noi vorremmo avviare questa cooperazione mediante un dialogo proficuo tra civiltà e culture suscettibile di arricchire entrambe le sponde del Mediterraneo e di aiutarci a debellare le posizioni estremiste al fine di garantire la prosecuzione dei nostri storici stretti legami e di consentirci di raggiungere la pace nell’area mediterranea.

Mentre parlo con voi oggi, mi rendo conto che sto parlando a legislatori che conoscono molto bene i nostri problemi e dei quali molti sono stati testimoni oculari dei problemi e delle sofferenze del popolo palestinese in occasione di visite nel nostro paese. Solo ieri il popolo palestinese ha commemorato il 58° anniversario della Nakba palestinese del 1948, che ha rappresentato la storica ingiustizia a cui noi palestinesi siamo stati sottoposti quando, sradicati dal nostro paese, siamo stati costretti ad una diaspora e molti di noi sono stati costretti ad andarsene e a diventare rifugiati.

Nel corso dell’intero percorso politico e di lotta nazionale del popolo palestinese guidato dall’Organizzazione per la liberazione della Palestina, e in seguito alla creazione dell’autorità nazionale palestinese nel 1994 all’indomani della sottoscrizione della Dichiarazione di principi, l’auspicio di un ruolo di primaria importanza, reale ed attivo dell’Europa è sempre stato alla base della politica e della diplomazia palestinesi. Il nostro popolo non ha mai dimenticato le posizioni a noi favorevoli assunte da numerosi paesi europei fin dai primi anni ’70 per sostenere i diritti del popolo palestinese e del suo movimento di liberazione nazionale guidato dall’Organizzazione per la Liberazione della Palestina. Parimenti, il nostro popolo non ha dimenticato il generoso sostegno politico, finanziario e tecnico concesso per la costituzione delle istituzioni palestinesi e di un’assemblea nazionale nonché per aiutarci a far fronte alle conseguenze delle politiche di occupazione, assedio e distruzione. Tale sostegno ha rafforzato la fiducia del nostro popolo nella giustizia della nostra causa e nel diritto internazionale. In questo particolare momento, che ancora una volta è contrassegnato da difficoltà, è abbastanza logico che noi guardiamo all’Europa, visto che la nostra regione è aperta a tutte le possibilità e che cerchiamo e ci attendiamo che l’Europa svolga un ruolo guida nell’area.

Nonostante l’orrore dell’ingiustizia storica subita dal nostro popolo, siamo sempre riusciti a mettere a punto una politica realistica per ripristinare il diritto della nostra gente all’autodeterminazione. All’inizio erano le capitali europee i luoghi in cui si tenevano gli incontri segreti, semisegreti o pubblici tra i funzionari dell’OLP e gli attivisti israeliani del partito della pace. Sempre in una capitale europea, ad Oslo, ci sono stati i primi contatti ufficiali tra l’OLP e il governo israeliano. Sempre ad Oslo è stato raggiunto nel 1993 anche il primo accordo nella storia tra le due parti, accordo che sarebbe poi stato ratificato ufficialmente a Washington quello stesso anno.

Nel 1998, con l’approvazione dell’iniziativa di pace palestinese e l’accettazione delle risoluzioni 242 e 338 del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, il Consiglio Nazionale palestinese si è aperto alla possibilità di una storica riconciliazione. Onestamente devo dire che per noi non è stato facile, ma a questo proposito non posso che ricordare il ruolo svolto dal nostro leader storico Yasser Arafat. Ci voleva coraggio per prendere quelle decisioni e ci voleva coraggio per proporre una pace che godesse del supporto del nostro popolo, malgrado la prospettiva di istituire uno Stato palestinese su un territorio pari solo al 22 per cento della Palestina storica, vale a dire quello occupato da Israele nel 1967. A seguito dell’istituzione dell’autorità palestinese abbiamo continuato a batterci strenuamente per la pace, ribadendo più volte che al centro di tale processo doveva situarsi il principio del partenariato, un partenariato impegnato a trovare un accordo e la soluzione dei problemi inevitabilmente lasciati in eredità da un lungo, amaro e sanguinoso conflitto; un partenariato basato sulla comprensione dei problemi dell’altro, in grado di porre le basi per un nuovo e diverso futuro sia per i palestinesi che per gli israeliani.

Un duro colpo al processo di pace, che si sarebbe dovuto concludere rapidamente nel giro di qualche anno, è stato inferto dal rifiuto di Israele della logica del partenariato e dal suo persistere con le politiche distruttive, in particolare la costituzione di colonie, la costruzione di muri e la confisca di terre, con l’obiettivo di creare una situazione sul campo che di fatto mettesse a repentaglio, vanificandoli, i risultati dei negoziati. Il mancato rispetto di impegni e accordi, unito al rifiuto del sostegno internazionale, è diventato la caratteristica principale della politica di Israele; in questo modo il processo di pace è passato in secondo piano e di conseguenza la gente ha iniziato a dubitare della sua utilità. Negli ultimi anni tale politica è arrivata fino al punto di tentare di distruggere completamente l’autorità nazionale palestinese e di sottoporre a sistematica distruzione le nostre infrastrutture di base, realizzate con la collaborazione dei paesi europei.

Da parte nostra, malgrado lo stato di frustrazione e sofferenza sia arrivato a livelli di cui sicuramente vi renderete conto e avrete coscienza – soprattutto quelli di voi che l’hanno visto da vicino – ci siamo impegnati affinché la nostra lotta nazionale continuasse a fare il suo corso nel rispetto delle norme del diritto internazionale. Abbiamo ripudiato e condannato tutti gli attacchi contro i civili. Abbiamo ripudiato il terrorismo in tutte le sue forme. Abbiamo sottolineato l’importanza di una cultura della pace al posto di quella della guerra, impiegando ogni mezzo pacifico a nostra disposizione per tentare di resistere all’occupazione.

(Vivi applausi)

Sedici mesi fa, nei territori palestinesi occupati si sono svolte le elezioni presidenziali dopo la morte del Presidente Arafat; in quell’occasione mi sono presentato con un programma molto chiaro: dichiarare una tregua e ribadire che i negoziati costituiscono l’unica possibile soluzione del conflitto. Volevo inoltre avviare una politica di riforme in vari ambiti, rafforzare la democrazia, riuscire ad avere un periodo di calma, migliorare la sicurezza e promuovere lo Stato di diritto.

Sono fiero di essere stato investito di un simile compito dal popolo palestinese. Ci siamo messi subito al lavoro con il consenso di tutti i gruppi e le fazioni che avevano concordato il rispetto della tregua. Era la prima volta dopo anni che si verificava una cessazione praticamente totale degli attentati armati dei palestinesi. Eppure, la controparte israeliana ha risposto portando avanti la costruzione del muro dell’apartheid in Cisgiordania che suddivide i nostri territori in distretti isolati. Israele ha continuato con gli assassini, gli arresti e le incursioni militari nelle nostre città, nei nostri villaggi e nei campi dei rifugiati; ha continuato con i suoi stretti e soffocanti assedi; ha continuato a rifiutare ogni accordo o intesa, compresa quella raggiunta a Sharm al-Sheikh dopo le elezioni presidenziali in Palestina. Malgrado tutto ciò, noi abbiamo accettato il piano di Israele che prevedeva il ritiro dalla striscia di Gaza. Siamo riusciti a garantire la gradualità e la tranquillità delle operazioni, dimostrando di essere in grado di assumerci le nostre responsabilità nel garantire la sicurezza pubblica, in particolar modo nelle zone di confine dove gli osservatori dell’Unione europea ci hanno aiutato a garantire il corretto svolgimento del primo passaggio di confini della storia avvenuto sotto il completo controllo dei palestinesi.

La politica israeliana di rifiutare la nostra mano tesa e l’opportunità di negoziare per dare una possibilità alla pace ha aumentato la frustrazione della nostra gente. La politica di Israele ha anche esacerbato le già difficili condizioni economiche della Palestina, rendendo gli spostamenti tra una città e l’altra lunghi e pericolosi a causa dei posti di blocco sparsi in tutta Gerusalemme e la Cisgiordania. Questi posti di blocco opprimono e umiliano persone che desiderano solamente condurre una vita normale, recarsi sul posto di lavoro e andare a lavorare nei campi, andare in ospedale e all’università, portare i figli a scuola o recarsi nelle moschee o nelle chiese.

La frustrazione e la delusione generate dalla prassi di occupazione israeliana e la mancanza di prospettive positive per il processo di pace sono il contesto che ha fatto da sfondo alle elezioni svoltesi lo scorso gennaio. Il mondo intero è stato testimone del modo graduale e democratico in cui si è svolto il passaggio di potere e di come abbiamo posto le fondamenta e i precedenti di un processo democratico che non possiamo fare a meno di seguire. Vorremmo ribadire ancora una volta che la democrazia rimane senz’anima se i cittadini non godono della libertà e se lo stato di occupazione persiste. Nel corso degli ultimi quattro mesi abbiamo vissuto una situazione senza precedenti. Il programma dichiarato dal partito che ha vinto le elezioni e ha formato il governo non corrisponde né al mio programma né agli impegni e ai precedenti accordi dell’autorità palestinese.

Il nostro approccio a queste questioni è ispirato agli stessi principi che ci hanno portato ad indire le elezioni per tempo. Stiamo affrontando questo problema in seno alle nostre istituzioni e in conformità delle nostre leggi e normative. L’attività politica palestinese degli ultimi mesi ha gradualmente indotto l’opinione pubblica a sostenere il rispetto degli accordi e degli impegni sottoscritti dall’autorità palestinese e di quelli previsti dal diritto internazionale. Ho chiesto al nuovo governo di modificare il proprio programma al fine di onorare i citati impegni internazionali. Stiamo portando avanti un dialogo costante e continuativo che fra pochi giorni sfocerà in un dialogo nazionale allargato. Spero che in questo modo arriveremo al necessario processo di modifica.

Il nostro approccio ha bisogno del supporto della comunità internazionale. E’ necessario dare al nuovo governo la possibilità di uniformarsi ai requisiti fondamentali imposti dalla comunità internazionale. Bloccare l’assistenza all’autorità palestinese, tagliando gli aiuti destinati alla stessa, significa solamente aggravare la già compromessa situazione socioeconomica del paese, indebolendo la rete di ministeri, amministrazioni e istituzioni efficienti e operativi creati in primo luogo con il fondamentale contributo dell’Europa. A questo punto vorrei cogliere l’occasione per ringraziare il Quartetto per la sua recente decisione di riprendere ad erogare aiuti al popolo palestinese in base a un meccanismo che sarà sviluppato sotto la guida dell’UE. A tale proposito facciamo appello ad Israele affinché ci restituisca immediatamente il gettito derivante dalle imposte e dai dazi. In questo senso l’Unione europea può svolgere un ruolo guida e noi vorremmo chiedere il suo aiuto per indurre Israele a consegnarci immediatamente e in toto il gettito derivante dalle imposte e dai dazi doganali.

(Vivi applausi)

Il governo israeliano persiste nel ripetere nuovamente lo slogan “Nessun partner palestinese”. Come ricorderete, il governo israeliano aveva utilizzato questo slogan in passato come pretesto per venir meno agli accordi e rifiutare di tornare al tavolo delle trattative. Siamo estremamente preoccupati per il futuro della pace nella nostra regione in quanto ci è giunta voce che Israele sta pensando di tracciare i confini definitivi di Israele all’interno dei territori palestinesi occupati. Simili progetti precludono ogni possibilità di mettere in pratica la soluzione dei due Stati, in quanto Israele si annetterà gran parte dei territori palestinesi occupati trasformando ciò che resta in isole sparse prive di continuità geografica e di essenziali risorse idriche, quelle risorse idriche che Israele intende rivendicare come proprie. Questo tentativo di attuare progetti unilaterali finirà per distruggere ogni residua possibilità di riprendere il processo di pace e sfocerà in un altro periodo di tensioni e conflitti per i quali i popoli di questa regione hanno già pagato, per decenni, un prezzo molto alto.

L’affermazione secondo cui non ci sarebbe un partner o una controparte palestinese è priva di fondamento. Ribadisco che, in virtù del potere costituzionale conferitomi dalla nostra legge fondamentale, la quale attribuisce al Comitato esecutivo dell’OLP, al suo Presidente, e al suo Dipartimento per i negoziati la competenza in materia di negoziati, siamo assolutamente disponibili a tornare al tavolo delle trattative per trovare un accordo e porre fine a questo lungo conflitto. Ho sottolineato questo fatto nel corso di una telefonata con Ehud Olmert quando, qualche giorno fa, l'ho chiamato per congratularmi con lui in occasione del suo insediamento. Durante la conversazione ho sottolineato il nostro reale desiderio di tornare immediatamente al tavolo delle trattative per negoziare la pace. Il mondo intero si aspetta questo da noi e noi chiediamo che la comunità internazionale adotti misure immediate per aiutarci a farlo, al fine di impedire che la regione scivoli in un abisso e in una nuova spirale di guerra che avrebbe un impatto notevole non solo sul Medio Oriente ma sul mondo intero, in un momento in cui la regione sta già vivendo altre tensioni.

Vogliamo un’azione basata sul diritto internazionale e la roadmap. Vogliamo negoziati tra le parti in alternativa alla politica di unilateralismo, diktat e negazione dell’altro portata avanti da Israele. Tutto questo è estremamente importante per noi, in quanto solo attraverso i negoziati possiamo davvero unire il popolo della nostra regione, garantendogli i principi della pace, dello sviluppo e della modernizzazione che condividiamo con il popolo europeo.

Vi ringrazio nuovamente per questo invito e per la vostra ospitalità. Sono sicuro di aver appena parlato davanti ad un pubblico amico che condivide con noi la dedizione alla causa della promozione dei valori di libertà, democrazia, tolleranza e dialogo. Ho fiducia nel fatto che continuerete a sostenere la giusta causa del popolo palestinese fino a quando non avremo ottenuto la libertà e creato uno Stato indipendente in Terra Santa sulla base dei confini con lo Stato di Israele del 1967.

Grazie per avermi ascoltato.

(L’Assemblea, in piedi, applaude lungamente)

 
  
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  Presidente. – (ES) Molte grazie signor Presidente. Ha visto con quanta attenzione il Parlamento europeo ha ascoltato il suo discorso. Le sue ultime parole sono anche le nostre, in quanto persistiamo nell’impegno a raggiungere una soluzione che preveda l’esistenza di due Stati.

Sono anche convinto che le sue parole incoraggeranno molti deputati al Parlamento europeo a dedicare più tempo e riflessione ai problemi del Medio Oriente.

Dopo il suo tentativo fallito di recarsi in visita qui non abbiamo adottato alcuna risoluzione sulla questione che però è stata dibattuta in diverse occasioni. Il dibattito che avrà presto luogo in seno alla Conferenza dei presidenti aiuterà il Parlamento a chiarire la propria posizione in merito al conflitto.

Grazie di nuovo signor Presidente, auguriamo a lei e al suo popolo tutto il bene possibile.

(Applausi)

(La seduta solenne termina alle 12.30)

 
  
  

PRESIDENZA DELL’ON. McMILLAN-SCOTT
Vicepresidente

 
  

(1)Il Presidente ha parlato in arabo. Testo tradotto.

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