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Resoconto integrale delle discussioni
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Martedì 16 maggio 2006 - Strasburgo Edizione GU
1. Apertura della seduta
 2. Presentazione di documenti: vedasi processo verbale
 3. Discussioni su casi di violazione dei diritti umani, della democrazia e dello Stato di diritto (comunicazione delle proposte di risoluzione presentate): vedasi processo verbale
 4. Il contributo della Commissione al Consiglio europeo di giugno 2006 (discussione)
 5. Miglioramento delle prestazioni ambientali del sistema di trasporto merci (“Marco Polo II”) (discussione)
 6. Ordine del giorno: vedasi processo verbale
 7. Composizione dei gruppi politici: vedasi processo verbale
 8. Turno di votazioni
  8.1. Regime d’importazione del riso (votazione)
  8.2. Aiuto alla trasformazione del lino e della canapa destinati alla produzione di fibre (votazione)
  8.3. Accordo CE/Repubblica di Albania su taluni aspetti dei servizi aerei (votazione)
  8.4. Accordo CE/Serbia e Montenegro concernente taluni aspetti dei servizi aerei (votazione)
  8.5. Accordo CE/Ex Repubblica jugoslava di Macedonia su taluni aspetti dei servizi aerei (votazione)
  8.6. Accordo CE/Romania concernente taluni aspetti dei servizi aerei (votazione)
  8.7. Accordo CE/Repubblica di Moldova su taluni aspetti dei servizi aerei (votazione)
  8.8. Accordo CE/Marocco su taluni aspetti dei servizi aerei (votazione)
  8.9. Proroga del protocollo all’accordo di pesca con São Tomé e Príncipe (votazione)
  8.10. Accordo CE/Angola in materia di pesca (votazione)
  8.11. Luogo delle prestazioni di servizi (IVA) (votazione)
  8.12. Richiesta di revoca dell’immunità di Tobias Pflüger (votazione)
  8.13. Indicazioni nutrizionali e sulla salute fornite sui prodotti alimentari (votazione)
  8.14. Aggiunta di vitamine e minerali e di talune altre sostanze agli alimenti (votazione)
  8.15. Ricostituzione degli stock di anguilla europea (votazione)
  8.16. Accordo di partenariato CE/Marocco nel settore della pesca (votazione)
  8.17. Controllo dell’applicazione del diritto comunitario (2003, 2004) (votazione)
  8.18. Legiferare meglio 2004: applicazione del principio di sussidiarietà (votazione)
 9. Seduta solenne – Autorità palestinese
 10. Turno di votazioni (seguito)
  10.1. Attuazione, conseguenze e impatto della legislazione vigente in materia di mercato interno (votazione)
  10.2. Strategia per la semplificazione del contesto normativo (votazione)
  10.3. Esito dell’esame di proposte legislative pendenti dinanzi al legislatore (votazione)
 11. Dichiarazioni di voto
 12. Correzioni e intenzioni di voto: vedasi processo verbale
 13. Approvazione del processo verbale della seduta precedente: vedasi processo verbale
 14. Relazione di avanzamento verso l’adesione di Bulgaria e Romania (discussione)
 15. Tempo delle interrogazioni (interrogazioni alla Commissione)
 16. Composizione delle commissioni e delle delegazioni: vedasi processo verbale
 17. Disposizioni per la prevenzione, il controllo e l’eradicazione di alcune encefalopatie spongiformi trasmissibili (discussione)
 18. Finanziamento della normazione europea (discussione)
 19. Nomina di un membro del comitato direttivo della Banca centrale europea (discussione)
 20. Finanze pubbliche nell’Unione economica e monetaria (discussione)
 21. Ordine del giorno della prossima seduta: vedasi processo verbale
 22. Chiusura della seduta


  

PRESIDENZA DELL’ON. BORRELL FONTELLES
Presidente

 
1. Apertura della seduta
  

(La seduta inizia alle 9.05)

 
  
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  Giles Chichester (PPE-DE). (EN) Signor Presidente, ieri sera ha annunciato al Parlamento che domani il Consiglio non potrà trattenersi oltre le 19.00. Secondo il nostro ordine del giorno, domani, dopo le 21.00, dovremo discutere della conclusione del Trattato che istituisce la Comunità dell’energia e rivolgere al Consiglio un’interrogazione orale in materia. Se il Consiglio non potrà, o non vorrà, essere presente per rispondere a questa interrogazione orale, mi sembra inutile sia discutere del Trattato, sia presentare l’interrogazione orale. La invito dunque di accertarsi della presenza del Consiglio. In caso contrario chiedo il rinvio della discussione alla prossima tornata.

 
  
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  Presidente. – Cercheremo di fare in modo che il Consiglio sia presente. Faremo il possibile tra oggi e domani. Ha ragione a dire che non ha molto senso affrontare questo punto dell’ordine del giorno come previsto se non potremo contare sulla presenza del Consiglio. Faremo un ultimo sforzo e, qualora si rivelasse inutile, vedremo come procedere, però non scoraggiamoci, perché la speranza dev’essere l’ultima a morire.

 

2. Presentazione di documenti: vedasi processo verbale

3. Discussioni su casi di violazione dei diritti umani, della democrazia e dello Stato di diritto (comunicazione delle proposte di risoluzione presentate): vedasi processo verbale

4. Il contributo della Commissione al Consiglio europeo di giugno 2006 (discussione)
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  Presidente. L’ordine del giorno reca come primo punto la dichiarazione della Commissione sul contributo della Commissione al Consiglio europeo di giugno 2006, un progetto per i cittadini: produrre risultati per l’Europa, il periodo di riflessione e il piano “D”.

 
  
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  Margot Wallström, Vicepresidente della Commissione. (EN) Signor Presidente, onorevoli deputati, il primo messaggio che desidero trasmettervi oggi è che la Commissione ascolta i cittadini. Vogliamo orientare le nostre azioni in funzione delle loro aspettative e preoccupazioni ed agire in base ad esse. L’ascolto costituisce il nucleo stesso del piano D. La Commissione ha avviato una serie di attività volte a stimolare il dibattito in tutti gli Stati membri e ha fornito aiuto ai paesi che l’hanno chiesto.

Possiamo trarre lezioni importanti dai dibattiti nazionali, suffragati al cento per cento dalle inchieste dell’Eurobarometro. In primo luogo, i cittadini sono preoccupati per l’alto tasso di disoccupazione e gli effetti negativi della globalizzazione. Per la maggior parte di noi, non è certo una sorpresa. La protezione sociale è il tema centrale dei dibattiti e la richiesta di livelli di vita comparabili è elevata quasi ovunque.

L’allargamento è il secondo tema predominante. Sempre più cittadini mettono in discussione, se non il principio in quanto tale, almeno l’entità e i tempi delle adesioni future. Dobbiamo dimostrare che l’allargamento non avviene in automatico e dobbiamo spiegare perché è necessario.

La terza lezione che possiamo trarre è che gli europei vogliono più Europa e non meno Europa. Ma vogliono vedere i risultati ed essere più coinvolti nel processo politico. Percepiscono l’Unione come un’entità in grado di proteggerli. Chiedono più sicurezza, nonché un più elevato livello di protezione ambientale, sicurezza alimentare e un approvvigionamento energetico più stabile. La Commissione intende rispondere a queste preoccupazioni. Per questo abbiamo adottato un’agenda dei cittadini per l’Europa.

Non proponiamo una strategia completamente nuova. Il nostro lavoro rimane radicato nelle tre pietre fondanti, costituite da prosperità, solidarietà e sicurezza, con un’enfasi costante sull’occupazione e sulla crescita, in linea con la strategia di Lisbona, anche se spostiamo maggiormente l’accento sui cittadini.

Che cosa proponiamo? Una maggiore integrazione economica dovrebbe andare di pari passo con la solidarietà. L’Europa non è solo un mercato, ha anche una dimensione sociale. Il prossimo anno, lanceremo pertanto un’agenda per l’accesso e la solidarietà. Abbiamo anche discusso dell’idea di una “tessera di agevolazione”, per facilitare il pieno accesso dei cittadini ai loro diritti e per rendere più visibili questi diritti. Continueremo anche ad attuare l’agenda per lo sviluppo sostenibile.

Inoltre, avvieremo una revisione completa del mercato unico, che dovrà essere ultimata il prossimo anno. Il mercato unico ha assicurato enormi vantaggi ai cittadini, ma è ancora un’opera incompleta in settori quali l’energia, le spese bancarie e le tariffe del roaming, per esempio. Dobbiamo eliminare tutte le barriere che ancora esistono.

I cittadini europei si aspettano giustamente che l’Europa sia un luogo giusto e sicuro in cui vivere. Ma l’Europa non è sempre in grado di combattere il terrorismo e la criminalità organizzata. Gli strumenti decisionali esistenti causano ritardi eccessivi e, cosa ancora più deplorevole, non garantiscono un adeguato controllo democratico. La Commissione propone di migliorare il processo decisionale in questi settori. Possiamo farlo avvalendoci delle disposizioni degli attuali trattati.

Prima di affrontare le questioni istituzionali, vorrei citare altri due ambiti in cui si propongono ulteriori azioni. Pur onorando da una parte i nostri impegni rispetto all’allargamento, non dobbiamo perdere l’appoggio del pubblico nei confronti di questo capitolo così importante del progetto dell’Unione europea. La Commissione porterà avanti il dibattito sull’allargamento e sul suo valore aggiunto, e questi aspetti saranno integrati nella relazione sulla strategia per l’allargamento che sarà presentata in autunno.

Un ultimo aspetto, che non è certo meno importante: la Commissione è intenzionata a migliorare la coerenza e l’efficienza dell’azione dell’Unione europea sulla scena internazionale. Presenteremo proposte concrete la settimana prossima.

In tutte le nostre azioni, il nostro impegno nei confronti della sussidiarietà, dell’apertura e della trasparenza, nonché i nostri sforzi nei confronti dell’obiettivo di una migliore regolamentazione, saranno portate avanti con convinzione. Cercheremo di coinvolgere maggiormente i parlamenti nazionali nel processo di elaborazione delle politiche, anche se l’interlocutore principale della Commissione resta il Parlamento europeo.

Vorrei ora passare alle questioni istituzionali. Cinque paesi che non avevano ratificato la Costituzione prima dell’inizio del periodo di riflessione ora lo hanno fatto. Inoltre il Parlamento dell’Estonia ha votato a favore della Costituzione il 9 maggio, portando così a 15 il numero di paesi che l’hanno ratificata. Siamo lieti che anche la Finlandia, che assumerà la prossima Presidenza, preveda di ratificare la Costituzione. Accogliamo con grande soddisfazione le nuove ratifiche che dimostrano che gli Stati membri sono legati ai principi e ai valori della Costituzione. Dobbiamo ascoltare le opinioni e le posizioni dei paesi che hanno detto “no”, ma è altrettanto importante ascoltare le voci di coloro che dicono “sì”.

Spero che non ci siano malintesi tra di noi sul punto seguente. La Commissione continua a sostenere i principi e i miglioramenti che ci sarebbero garantiti con la Costituzione. La Costituzione renderebbe sicuramente l’Unione più efficace, più trasparente e più democratica. E’ naturale per una Costituzione in cui i parlamentari rappresentavano la voce della maggioranza. Naturalmente saremmo lieti se il Trattato costituzionale fosse ratificato in tutti e 25 gli Stati membri. Per quanto riguarda questo tema siamo d’accordo con il Parlamento.

Sono state proposte molteplici opzioni per superare l’impasse attuale. Molte idee sono oggetto di discussione, ma non c’è un consenso sulle azioni future. I tempi sono maturi per presentare una soluzione? Per utilizzare parole a noi familiari, è ora venuto il momento di lavorare sul testo oppure è ancora il momento di lavorare sul contesto?

Dobbiamo ricostruire un clima di fiducia. Dobbiamo ristabilire i legami con i cittadini e dimostrare, con risultati concreti, che l’Unione può far fronte alle necessità e alle aspirazioni dei cittadini. Vorrei essere chiara: il fatto di offrire risultati ai cittadini attraverso le politiche fondamentali non costituisce un’alternativa alla necessità di affrontare le questioni istituzionali. Operiamo nell’ambito di una strategia a doppio binario, in cui i progressi su un binario facilitano quelli sull’altro.

Proponiamo che, il prossimo anno, le tre Istituzioni adottino congiuntamente una dichiarazione. Tale dichiarazione fungerebbe da base per le decisioni del Consiglio europeo su un processo che conduca ad una futura soluzione istituzionale a 360 gradi. Considero la dichiarazione una prova della ferma volontà degli Stati membri, del Parlamento e della Commissione di risolvere l’impasse costituzionale. Mi aspetto che il Parlamento europeo svolga un ruolo importante a questo riguardo. Come voi, spero che insieme si possa pervenire a una soluzione costituzionale entro le elezioni europee del 2009.

L’esercizio di ascolto si è dimostrato positivo e dovrebbe continuare. Il piano D non è un’operazione una tantum. Ho promesso alla Commissione che, dopo il Consiglio europeo di giugno, affronterò quelle che saranno le nostre tappe successive – se preferite, la seconda fase del piano D.

La nostra agenda dei cittadini dimostrerà il valore aggiunto dell’Unione e contribuirà così a ristabilire la fiducia dei cittadini. E’ proprio ricreando il legame con i cittadini che potremo creare le condizioni per una futura soluzione istituzionale a 360 gradi.

Nell’attesa del dibattito odierno con voi, desidero ringraziare i presidenti dei gruppi politici per il loro contributo all’elaborazione delle politiche della Commissione.

(Applausi)

 
  
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  Íñigo Méndez de Vigo, a nome del gruppo PPE-DE. – (ES) Signor Presidente, Commissario Wallström, Vicepresidente della Commissione, il mio gruppo ha sostenuto il piano D della Commissione perché riteneva, e ritiene ancora, che sia un valido strumento in grado rispondere alle sfide cui è attualmente confrontata l’Europa. La incoraggiamo pertanto a portarlo avanti.

Lei ha detto che stiamo per passare alla seconda fase del piano D. Il gruppo del Partito popolare europeo (Democratici cristiani) e dei Democratici europei le fa una proposta: non definiamola più una riflessione, perché una riflessione che dura troppo a lungo può dare l’impressione di essere diventata una siesta in cui non facciamo più un granché; chiamiamola invece un’analisi, poiché credo che la fase successiva all’analisi sia quella delle proposte, ed è quello cui lei si riferisce con la dichiarazione congiunta delle tre Istituzioni.

Ritengo che la dichiarazione congiunta da parte delle tre Istituzioni sia una buona idea, Commissario Wallström, in primo luogo perché celebra l’anniversario simbolico dei Trattati di Roma, che sono stati il punto di partenza per la Comunità, ma anche perché questo significa che il Consiglio, la Commissione e il Parlamento intendono presentare insieme proposte per trovare una soluzione al problema del Trattato costituzionale.

Può pertanto contare sul Parlamento europeo per questa dichiarazione istituzionale, ma questo significa che vogliamo partecipare alla sua redazione, e non solo metterci una firma alla fine.

Credo che il fatto che il processo di ratifica della Costituzione sia proseguito in Estonia e che il Parlamento finlandese abbia deciso di ratificarla siano buone notizie che dimostrano che tutti coloro che stano profetizzando la morte della Costituzione si sbagliano. Nessuno ratifica una cosa morta.

Credo che il nostro compito attuale – e quando dico compito, so che quello che chiedo non è semplice – sia quello di fare capire ai cittadini europei quello che potrebbe essere “il costo della non Costituzione”, se possiamo chiamarlo così.

Ricorderete che molti anni fa, quando si discuteva dell’Atto unico europeo, era stata elaborata una relazione intitolata “Il costo della non Europa”, in altri termini, quanto sarebbe costata la mancata entrata in vigore dell’Atto unico europeo e la mancata creazione del mercato interno comune.

Credo che qui, nell’ambito di questo dibattito sul Trattato costituzionale, dobbiamo fare qualcosa di simile: spiegare ai cittadini, con esempi, che cosa verrebbe a mancare nella loro vita se non ci fosse una Costituzione europea. Sono certo che sia un compito adeguato per la seconda fase di analisi, perché potrebbe produrre proposte che alla fine contribuirebbero a realizzare quello che tutti noi, la Commissione, il Consiglio e il Parlamento vogliamo: che l’Europa produca un valore aggiunto per i cittadini, che l’Europa difenda i nostri valori comuni e che l’Europa, in ultima istanza, renda la vita dei cittadini più efficiente, più giusta, più libera e più solidale.

 
  
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  Martin Schulz, a nome del gruppo PSE. – (DE) Signor Presidente, onorevoli colleghi, desidero ringraziarla, Commissario Wallström. Lei è una degli esponenti veramente validi della Commissione che non si dichiara solo a favore del piano D, ma anche della democratizzazione dell’Europa nel suo insieme e di una maggiore efficienza delle attività della Commissione. Lei è – e parlo a nome del nostro gruppo – una delle persone che possono essere considerate un bene per il progresso in Europa. Il suo intervento ha inoltre nuovamente dimostrato che possiamo avere fiducia e contare su di lei, in quanto Vicepresidente della Commissione responsabile del piano D.

Quali risultati tangibili sono emersi sinora da questo periodo di riflessione, che, come ha detto l’onorevole Méndez de Vigo, minaccia continuamente di trasformarsi in una siesta?

I cittadini europei vogliono più trasparenza. Vogliono capire meglio che cosa accade all’interno delle Istituzioni. Vogliono una più chiara divisione delle competenze, vogliono sapere chi fa che cosa, dove, quando, e su quale base giuridica. Vogliono più efficienza in termini di legislazione e di amministrazione. Vogliono che il principio di sussidiarietà sia rafforzato. Non tutto deve essere fatto a Bruxelles – qualcosa può essere fatto anche a livello nazionale. Ma non tutto è risolvibile a livello nazionale, e quello che non può essere risolto a livello nazionale deve essere risolto a Bruxelles. E’ un messaggio chiaro. I cittadini vogliono perciò anche una presenza più forte dell’Unione europea nella politica internazionale. Vogliono che l’Unione europea sia efficiente nella lotta contro la criminalità. Tutto questo lo sappiamo e spetta a noi, al Consiglio e alla Commissione, realizzare questi obiettivi. Ma tutto questo è contenuto nella Costituzione. Sappiamo tutti che abbiamo bisogno della Costituzione, se vogliamo soddisfare queste richiese dei cittadini. Al termine del periodo di riflessione, è ora più chiaro che mai, che non è possibile soddisfare le richieste dei cittadini solo con il Trattato di Nizza. Non era possibile nell’Europa a 15 – e per questo il Trattato di Nizza ha dovuto essere modificato e sostituito dalla Costituzione – e tra poco avremo 27 Stati membri e non abbiamo ancora la Costituzione. Come può essere possibile ora? La Commissione è la custode dei Trattati. E’ indubbio che nessuno più del Presidente della Commissione dovrebbe lottare con maggior forza per questa Costituzione.

Per questo la ringrazio, Commissario Wallström, ma desidero anche rivolgere un chiaro messaggio al Presidente della Commissione: come si può andare, in veste di Presidente della Commissione, a una conferenza interparlamentare come quella della settimana scorsa, in cui la stragrande maggioranza dei parlamentari nazionali ed europei presenti si è espressa a favore della Costituzione, e il prossimo Presidente in carica del Consiglio, il Ministro Vanhanen, ha dichiarato che, durante la sua Presidenza la Finlandia ratificherà simbolicamente la Costituzione, e poi sollevare dubbi – e questi dubbi sono reali – in merito all’intenzione di dire ai capi di Stato e di governo che se non accorderanno il loro sostegno all’attuazione della Costituzione, l’Europa allargata si ritroverà in uno stato di immobilismo? Le do un esempio: 25 ministri del Lavoro, oltre a rappresentanti della Commissione e del Parlamento europeo, hanno partecipato all’ultimo Consiglio informale, a Lussemburgo, in occasione del quale è stata discussa la direttiva servizi. Dopo il primo dibattito, durato due ore e mezza, ogni ministro è potuto intervenire per tre minuti. Un tempo di parola generoso, rispetto a quanto avviene al Parlamento europeo, ma del tutto sproporzionato se si considera il tema all’ordine del giorno. L’Europa non può realizzare una politica sensata e ragionevole in un organo mastodontico come l’ECOFIN: è il contrario della buona gestione, della legislazione chiara e dell’efficienza! Con le strutture attuali, siamo ormai quali al limite. Se vogliamo rendere l’Europa più democratica, più trasparente, più efficiente, – se vogliamo mantenere gli impegni assunti nei confronti dei cittadini , dobbiamo agire, non parlare. E per questo abbiamo bisogno della Costituzione. Fino a quando dall’Ufficio di Presidenza della Commissione, e soprattutto dal Presidente, arriveranno messaggi che sollevano dubbi sul fatto che questa Istituzione sia davvero decisa ad attuare la Costituzione, gli avversari della Costituzione potranno benissimo continuare a credere che abbiamo gettato la spugna. No, i sostenitori della Costituzione, Commissario Wallström, sono con lei, e sono la maggioranza. In questo Parlamento ci sono persone contrarie alla Costituzione.

(Tumulto)

Queste persone che ora alzano la voce sono però la minoranza. La stragrande maggioranza di questo Parlamento è favorevole alla Costituzione. La stragrande maggioranza degli Stati membri è favorevole alla Costituzione. La stragrande maggioranza della Commissione è favorevole alla Costituzione. Abbiamo dunque tutte le probabilità di farcela, e allora combattiamo insieme. E questo vale anche per il Presidente Barroso.

(Applausi)

 
  
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  Marielle De Sarnez, a nome del gruppo ALDE.(FR) Signor Presidente, l’Europa attraversa una grave crisi, probabilmente la più grave della sua storia. Lo vediamo tutti i giorni – l’Europa non progredisce, e non è nemmeno in una fase si stallo, ma regredisce, e allo stesso tempo, gli egoismi nazionali crescono e il senso di condivisione di un destino comune si indebolisce.

In vista del prossimo Consiglio europeo, è stata presentata una serie di proposte per cercare di reagire a questa crisi. Il nostro gruppo ha intravisto tra di esse qualche timido passo avanti.

Per esempio, trasmetterete allo stesso tempo tutte le vostre proposte legislative direttamente ai parlamenti nazionali e al Parlamento europeo; ottimo, ma non c’è nulla di nuovo.

Proporrete agli Stati membri una riforma del processo decisionale nell’ambito della cooperazione giudiziaria e di polizia. Certo, è meglio di prima, ma ci voleva un anno per arrivarci? Credete davvero che queste proposte siano in grado di ricreare un clima di fiducia tra i cittadini e l’Europa?

Il vostro piano di rilancio, che sia nell’ambito della politica o delle Istituzioni, non è all’altezza delle sfide alle quali siamo confrontati. Sembrate accontentarvi di passi molto piccoli, mentre noi abbiamo bisogno di un passo da gigante.

Innanzi tutto, la vostra Europa dei risultati manca singolarmente di ambizione a livello politico. Mi sarebbe piaciuto sentire perorare la causa delle nuove politiche comuni, che sono indispensabili per prepararsi meglio al futuro. Questo vale in particolare per il settore della ricerca, in cui ci facciamo perennemente distanziare, oggi dagli Stati Uniti e dal Giappone, domani dalla Cina e dall’India. E vale anche per il settore dell’energia. Sappiamo bene che la questione dell’energia e dell’approvvigionamento energetico sarà una delle sfide più importanti del nostro secolo.

Anche il tema dell’immigrazione è importante. Abbiamo bisogno di una politica comune in questo ambito, perché è ovvio che i temi della migrazione e del cosviluppo dovranno essere trattati a livello europeo.

Inoltre, avremmo voluto sentire qualche proposta sul tema della governance economica. Se vogliamo creare crescita, e quindi occupazione, è evidentemente necessario rafforzare il nostro coordinamento economico, di bilancio, industriale, almeno nella zona euro. E’ davvero urgente.

La mancanza di proposte da parte della Commissione in materia istituzionale mi sembra ancora più grave. Per quanto concerne la questione fondamentale del futuro delle nostre Istituzioni, e quindi della nostra democrazia, lei si è accontentata di osservare l’attuale mancanza di consenso tra gli Stati membri.

Commissario Wallström, il ruolo della Commissione non è quello di limitarsi a fare osservazioni, ma quello di avanzare proposte. Spettava alla Commissione delineare un percorso, difendere e portare avanti un progetto, ma non l’avete fatto.

Smettiamo di raccontarci bugie. Anche se il processo di ratifica continua a svolgersi in modo simbolico, sappiamo tutti che questo testo non vedrà mai la luce. Dovremo riscrivere la Costituzione, produrre un nuovo testo, più breve, più semplice, più leggibile e più solidamente concentrato sui grandi principi su cui si fonda l’Unione europea.

Questo testo dovrebbe spiegare chi siamo, che cosa vogliamo e precisare quali sono i valori che sosteniamo e che proponiamo. Se vogliamo poter ratificare un progetto politico di questa natura nel 2009, data in cui si svolgeranno le elezioni europee in tutti gli Stati membri, dobbiamo cominciare a prepararci sin d’ora.

Ecco, signora Commissario, questi sono i motivi del rammarico del gruppo dell’Alleanza dei Democratici e dei Liberali per l’Europa.

La settimana scorsa, il Presidente Barroso ha giustamente invitato i capi di Stato e di governo ad assumersi la responsabilità del progetto europeo dinanzi ai loro cittadini. Oggi, noi invitiamo la Commissione a ridar vita all’ispirazione senza la quale non potrà mai essere realizzato nulla di grande.

(Applausi)

 
  
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  Johannes Voggenhuber, a nome del gruppo Verts/ALE. – (DE) Signor Presidente, signora Commissario, quando, nell’antica Roma, un uomo di rango elevato era condannato, aveva il diritto di fare punire qualcun altro al posto suo. Sembra quasi che lei si trovi oggi in questa posizione e non se lo merita.

Tuttavia il Presidente della Commissione dovrebbe sentire la sentenza di quest’Aula in merito al suo ruolo nel processo costituzionale, e spero che lei faccia in modo che il nostro giudizio arrivi alle sue orecchie. Il Presidente Barroso ha svolto un ruolo alquanto disastroso: codardo, privo di fantasia, contraddittorio ed estremamente controproducente. Forse si è candidato al posto di becchino della Costituzione europea e sicuramente ha molte probabilità di ottenere questa mansione. So che il Presidente della Commissione è un maestro dell’equivoco. Lo abbiamo certamente sempre frainteso. E’ praticamente impossibile citarlo senza rendersi conto che in uno stesso discorso dice una cosa e il suo esatto contrario, e ogni volta che si cerca di metterlo con le spalle al muro, sostiene di aver voluto dire una cosa completamente diversa.

Tuttavia, è piuttosto interessante notare che tutta l’Europa ha colto lo stesso messaggio da questo maestro dell’equivoco: non ci sono possibilità. Per molti anni non accadrà nulla. Nizza? Ah, dopo tutto, non era poi così male! E come ha dichiarato, la terra continuerà a girare anche senza Costituzione. E la cosa peggiore è che i cittadini si aspettano ancora risultati e non retorica. E questo è naturalmente un altro equivoco, ma i cittadini hanno capito benissimo.

Sin dall’inizio del suo mandato, il Presidente della Commissione non si è mai minimamente impegnato per trovare una soluzione a questo conflitto costituzionale. Non ha mai agito da difensore della Costituzione europea. Per lui, è un gioco delle perle di vetro per le élite politiche, un guardarsi l’ombelico a livello istituzionale europeo – per riprendere una frase di Tony Blair, che Barroso ci propone in continue variazioni.

Signora Commissario, in questo modo non andiamo da nessuna parte. Il Parlamento ha adottato una decisione. Sin dall’inizio siamo stati privi del sostegno della Commissione, e ci sono stati gravi malintesi. Nizza può certamente consentire progressi in termini di integrazione, signora Commissario. Sappiamo che ci sono delle “passerelle”. Ci sono possibilità per un’integrazione silenziosa, quasi discreta. Ma è quello che vuole davvero? Senza una Carta dei diritti fondamentali? Senza la completa democratizzazione dell’Unione? Senza alcuna capacità di azione? Senza l’“acceleratore a tavoletta” dell’unanimità in molti settori? Vuole veramente un’Europa senza diritti sociali? La vuole senza una Costituzione che crei il contesto politico che consenta di tenere in maggiore considerazione gli interessi dei cittadini europei? Più legittimazione, più rappresentatività nelle decisioni, più trasparenza e apertura nei confronti dei cittadini, più freni e contrappesi, più controllo parlamentare e giudiziario: sono questi i contenuti della Costituzione! Non ci sono solo formule o pura retorica, come cerca continuamente di lasciare intendere il Presidente della Commissione in questo dibattito.

Lei dice che il Presidente della Commissione ascolta la gente. Sono rimasto molto stupito dalle inchieste dell’Eurobarometro dopo i referendum in Francia e nei Paesi Bassi, che hanno indicato chiaramente che oltre i due terzi di coloro che hanno detto “no” era a favore del miglioramento della Costituzione e voleva che tali miglioramenti riguardassero l’Europa sociale. In altri termini, questo conflitto riguarda una democrazia europea e la dimensione sociale dell’Europa come risposta alla globalizzazione. E che cosa fa il Presidente Barroso? Ascolta la gente, ma sente cose completamente diverse. Diventa sempre di più il sostenitore dell’Europa dei governi.

Il fattore fondamentale e la causa della crisi è l’Europa dei governi. Non ha capito che la gente protestava contro il deficit democratico, contro la mancanza di trasparenza? Non ha ascoltato? Non si è parlato di terrorismo. Sì, la Presidenza del Consiglio austriaca parla di sussidiarietà e burocrazia e di Corte di giustizia europea, ma non i cittadini. I governi si aggrappano alle loro rivendicazioni di potere, i cittadini vogliono una democrazia europea, vogliono una dimensione sociale, vogliono i loro diritti fondamentali e vogliono una Costituzione migliore.

Il Presidente della Commissione farebbe meglio ad assumersi la sua responsabilità storica, quella di avviare e sostenere questo processo di miglioramento.

 
  
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  Gabriele Zimmer, a nome del gruppo GUE/NGL. – (DE) Signor Presidente, Commissario Wallström, onorevoli colleghi, la Commissione e una parte non trascurabile di questo Parlamento si sono realmente allontanati dai cittadini europei. I cittadini non vogliono solo capire meglio che cosa accade nelle Istituzioni – vogliono più partecipazione. Vogliono che si chieda loro quali sono le loro priorità, vogliono prendere decisioni, vogliono essere coinvolti nelle discussioni sul futuro dell’Europa, e vogliono che si tenga conto del loro parere.

Ho pertanto un’idea piuttosto diversa del termine “ascoltare”, tanto caro al Presidente Barroso. Proprio qui dobbiamo cambiare, perché sia davvero possibile discutere del futuro dell’Unione europea. In tutti i suoi viaggi, il Presidente avrebbe dovuto non solo predicare, ma anche ascoltare davvero. Tutte le persone coinvolte avrebbero potuto sentire, da più parti, idee molto precise sul futuro aspetto dell’Unione europea.

Pochi giorni dopo il Forum sociale europeo di Atene, la Commissione europea ha tenuto una conferenza stampa per presentare le sue iniziative nell’ambito dell’agenda dei cittadini. Chi tuttavia si aspettava qualche riferimento alle discussioni svoltesi durante il Forum sociale europeo, cui hanno partecipato 35 000 persone, è rimasto deluso. I membri del mio gruppo prendono tuttavia sul serio questo Forum e, sia prima sia durante i suoi lavori, sono intervenuti nelle discussioni su un appello europeo – l’Europa dà voce in capitolo ai cittadini – e sulla Carta dei principi dell’altra Europa. Questo smentisce tutte le insinuazioni secondo cui la sinistra dell’Unione europea non sarebbe disposta a partecipare alla discussione sul futuro dell’Europa o sulla Costituzione.

Condivido le idee che sono all’origine di entrambi i documenti. Abbiamo bisogno di un dibattito davvero democratico sul futuro dell’Europa e sul percorso che seguiremo. Tale dibattito deve basarsi sul principio secondo cui la dignità di ogni essere umano è sacrosanta e deve essere rispettata e tutelata. Per questo è, a mio modo di vedere, grottesco che il Presidente della Commissione europea dichiari, come ha fatto il 10 maggio 2006, che dobbiamo produrre risultati per l’Europa con un’agenda dei cittadini.

Oggi abbiamo adottato la nostra proposta di agenda dei cittadini. La comunicazione propone undici iniziative riguardanti in particolare il mercato interno. Il Presidente Barroso rimane particolarmente fedele a questo tema. Rimane fedele alla sua idea fondamentale, secondo cui l’obiettivo dell’Unione europea deve essere quello di rimanere competitiva sul mercato mondiale. Ma questo non ci consentirà mai di realizzare una vera Europa sociale solidale che metta in primo piano la coesione sociale. Ed è questo che criticano i cittadini europei. E’ una strada sulla quale non vogliono essere condotti. Vogliono che si definiscano altre priorità, e credo che sia venuto il momento di tenerne conto. Di questo dobbiamo discutere in seno all’Unione europea, nell’ambito del processo costituzionale e del dibattito sul piano D.

 
  
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  Nigel Farage, a nome del gruppo IND/DEM. – (EN) Signor Presidente, oh poveri noi! Che intervento triste, chiuso, ispirato quasi alla politica dello struzzo, quello del Commissario Wallström. L’unica conclusione cui posso giungere è che piano D sta per “deludente”. Signora Commissario, dovrebbe davvero cercare di uscire di più, perché mi sembra che lei sia qui circondata da Commissari, funzionari, lacchè e parlamentari, che evidentemente non rappresentano il punto di vista di almeno la metà dei cittadini europei. Lo stesso Presidente Barroso non è certo migliore perché, quando non lavora alla Commissione, se ne va in giro su lussuosi yacht e trascorre le vacanze con personaggi straricchi.

Credo di avere forse un rimedio per lei. Vorrei invitarla, Commissario Wallström, a fare un giro nel mio pub una domenica a pranzo, ci incontrerà persone vere. E posso fare anche di meglio: potrei invitarla a The Oval ad assistere ad un test match. Venga a vedere una partita di cricket e, ancora una volta, incontri persone vere! Se non ha tempo per nulla di tutto ciò, potrebbe leggere il nostro sondaggio dell’Eurobarometro, che rivela che meno della metà dei cittadini europei ritiene che l’Unione europea stia facendo un buon lavoro. Lei ignora tutte queste cose; sta sviluppando in effetti una mentalità bunker, e forse è una cosa positiva, perché almeno fa vedere che la fine è vicina!

Un’organizzazione con un minimo di senso dell’onore avrebbe rispettato i risultati dei referendum francese ed olandese e sarebbe stato completamente bloccato il percorso verso un’ulteriore integrazione. Invece avete tutti cospirato contro i francesi e gli olandesi; avete cospirato contro le vostre stesse regole, quando avete affermato che ci sarebbe dovuta essere l’unanimità e ora state portando avanti questo progetto folle. La distanza tra le classi politiche e i cittadini europei in carne e ossa aumenta ogni giorno di più. Dovete vergognarvi tutti!

 
  
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  Ryszard Czarnecki (NI).(PL) Signor Presidente, credo che il Commissario Wallström preferisca l’hockey al cricket, e devo dire che sono d’accordo con lei a riguardo.

Francamente, il piano D sembra riguardare più un deficit democratico che la democrazia e più un’assenza di dialogo che il dialogo. Assistiamo a una discussione superficiale piuttosto che a un dibattito reale. La Commissione europea, che sottolinea che il piano D non è un’operazione di salvataggio della Costituzione europea, mi ricorda l’agenzia sovietica TASS, che negava sempre che nell’Unione sovietica accadessero disastri o che esistesse la povertà.

Il vostro è in realtà un esercizio che consiste nel confrontare azioni evidenti per uscire indenni dalla tempesta e resistere fino a quando non sarà accettata la Costituzione, quasi certamente senza alcuna modifica, nel giro di alcuni anni. Se la Commissione volesse davvero introdurre un reale piano D, la sua prima decisione sarebbe quella di indire referendum costituzionali nei paesi in cui la Costituzione è stata adottata con decreto parlamentare, spesso per acclamazione. Soltanto in quattro su dodici paesi, o giù di lì, si sono finora svolti referendum. Due di questi paesi hanno ratificato la Costituzione, mentre altri due la hanno respinta. Questo riflette il dibattito reale che si svolge nella società e la mancanza di un vero dibattito nelle strutture dell’Unione europea.

Facciamo in modo che la Commissione europea smetta definitivamente di assomigliare ad un coro dell’opera cinese che canta “Fuggiamo, fuggiamo” per tre interi atti, ma che non si sposta di un centimetro. Il Commissario Wallström ha l’opportunità di svolgere un ruolo più importante di quello di direttore del coro.

 
  
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  Timothy Kirkhope (PPE-DE).(EN) Signor Presidente, il documento “Un’agenda dei cittadini per un’Europa dei risultati” deve essere accolto con favore per l’enfasi posta sulla realizzazione di politiche concrete piuttosto che di grandi progetti istituzionali. Anche se non condivido tutte le soluzioni proposte, rivolgo in particolare un plauso all’impegno nei confronti di un riesame approfondito del mercato unico. Spero che tale riesame si concentri prevalentemente sull’apertura dei mercati, sulla liberalizzazione e sull’abbattimento delle barriere economiche che ancora esistono in Europa. So che il Presidente della Commissione è impegnato personalmente – come lo sono io – nei confronti della riforma economica e della liberalizzazione come unica possibilità per garantire crescita e maggiore prosperità.

Non condivido tuttavia l’agenda proposta nel settore della giustizia e degli affari interni. E’ vero che i cittadini in Europa vogliono più cooperazione tra gli Stati membri per combattere e sconfiggere le minacce alle quali siamo tutti confrontati nel mondo moderno – in particolare il terrorismo – ma vorrei che ci fosse più coordinamento intergovernativo nella lotta contro la criminalità e il terrorismo, piuttosto che il tentativo di applicare a questi temi la regola della maggioranza qualificata. Sono temi che toccano il cuore dello Stato nazionale e in ogni caso le sue responsabilità nei confronti dei suoi cittadini. In questi settori dovrebbe rimanere il veto nazionale. Con la sua ambivalenza in materia, il governo britannico sta attualmente giocando col fuoco.

Esorto invece la Commissione a concentrarsi sulla realizzazione del programma di riforma economica. I cittadini europei chiedono azione; vogliono azione in materia di crescita e vogliono azione in materia di occupazione. Non c’è alcun interesse per un dibattito infinito sulle strutture Costituzionali e istituzionali. Non vogliono progetti grandiosi che erodono la sovranità delle loro nazioni o che riducono le loro probabilità di trovare un posto di lavoro. Pertanto il mio messaggio ai capi di Stato e di governo che parteciperanno al Consiglio europeo di giugno è semplice: devono concentrarsi sulle priorità dei cittadini, in particolare sulla gravità della situazione attuale dell’Unione in cui abbiamo 18 milioni di disoccupati. L’attuale Costituzione europea per loro non prevede nulla. L’Europa deve dimostrare chiaramente e senza alcuna ambiguità che ha tratto qualche insegnamento dai voti che si sono svolti. Deve dimostrare che è disposta a procedere a un programma di riforma ambizioso che affronti proprio i problemi che ho citato, crescita insufficiente, alto tasso di disoccupazione e minacce per il nostro ambiente. Il modello sociale deve essere riformato drasticamente. Come si può parlare di un modello sociale che condanna così tante persone alla miseria della disoccupazione?

La mia opposizione alla Costituzione non è dogmatica. E’ noto – per quanto mi è dato di sapere – che la Costituzione non sarebbe adatta ai cittadini europei. Credo che sia questo il messaggio che ci hanno lanciato i cittadini europei, in particolare in Francia e nei Paesi Bassi. E’ ora che i governi europei si sveglino. Abbiamo bisogno di riforme. Abbiamo bisogno di essere responsabili, più trasparenti, e abbiamo bisogno di priorità in termini di riforme. Dobbiamo rispondere ai desideri e alle esigenze dei cittadini, che è poi il compito che ci è stato impartito a Laeken e nel quale, purtroppo, per il momento non abbiamo superato l’esame. Mentre ci avviciniamo a un’Unione europea a 27, celebriamo la diversità dell’Unione europea moderna; sfruttiamo questa diversità per lavorare insieme per un’Europa vera di Stati nazionali.

 
  
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  Hannes Swoboda (PSE).(DE) Signor Presidente, signora Commissario, sottoscrivo al cento per cento quello che ha detto oggi, so benissimo quale sia il suo impegno rispetto al piano D. Tuttavia, nei documenti non si trova traccia delle sue affermazioni odierne sulla Costituzione; mi riferisco in particolare all’agenda dei cittadini. Condivido pertanto la critica espressa dall’onorevole Schulz e da molti altri colleghi che hanno dichiarato che, nel leggere questi documenti, si ha l’impressione che la Commissione abbia smesso di lottare per la Costituzione. Ritengo che sia un vero peccato, perché in questo modo lei ha profondamente deluso molti cittadini che hanno anche loro lottato per la Costituzione – per esempio nei referendum. E’ un atteggiamento che merita davvero di essere criticato. Ci sono due grandi deficit che lei non cita quasi nel documento. Il primo è il deficit istituzionale che potrebbe essere adeguatamente colmato dalla Costituzione, e sono d’accordo con l’onorevole Méndez de Vigo sul fatto che non si parli dei costi della non Costituzione. Il secondo deficit riguarda la dotazione finanziaria insufficiente, un elemento che viene a malapena ricordato.

E ora passo al mio problema principale. Le do ragione, Commissario Wallström, in merito al fatto che è assolutamente necessario non limitarsi ad aspettare e lottare per la Costituzione e per una dotazione finanziaria maggiore, ma passare all’azione, e faccio in particolare riferimento al problema della disoccupazione. Lei ha detto frasi molto belle con le quali posso essere d’accordo, ma dove sono le proposte concrete che vanno ad aggiungersi a quello che abbiamo discusso finora nell’ambito di Lisbona? Dove sono le proposte concrete, per esempio in vista del coordinamento della politica economica, che è assolutamente fondamentale, in particolare nella zona euro, ma anche al suo esterno, per creare condizioni di politica economica migliori?

Il Presidente della Commissione ha promesso che si impegnerà in vista di un migliore coordinamento degli investimenti pubblici nelle infrastrutture, perché non abbiamo abbastanza denaro per finanziare tutto con le casse europee, e molte voci dovranno essere finanziate a livello nazionale. Ma nulla di tutto ciò figura nei documenti. Passando ora alla politica energetica, abbiamo detto che, indipendentemente dalla Costituzione – grazie alla quale l’Europa ha acquisito più competenza anche in materia di politica energetica – è necessario compiere passi importanti, in particolare in materia di infrastrutture. Nulla di tutto questo è precisato concretamente nei documenti presentati. La situazione è simile per quanto riguarda la politica estera e di sicurezza, settore per il quale si può dire, da una parte, che dobbiamo fare tutto quello che è possibile fare senza Costituzione, ma, dall’altra, che è anche molto importante avere una Costituzione che ci consentirebbe di compiere ulteriori passi avanti.

Lei chiede una risposta europea alla globalizzazione, ma anche in questo caso ci sono troppo poche indicazioni in merito alla forma che potrebbe assumere questa risposta, in modo da sviluppare un modello sociale europeo e allo stesso tempo favorire la modernizzazione ed essere all’altezza della concorrenza. Anche questa è un’agenda dei cittadini ed è proprio quello che molti cittadini si aspettano da noi. Per questo le chiedo ancora una volta di chiarire la posizione della Commissione rispetto alla Costituzione. Non dobbiamo limitarci ad aspettare, sono assolutamente favorevole all’adozione di iniziative parallele. Ma non rinunci alle premesse istituzionali, perché deluderà i cittadini, se non dirà loro chiaramente che è necessaria una Costituzione anche per poter difendere a livello mondiale i loro interessi.

 
  
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  Cecilia Malmström (ALDE).(SV) Il periodo di riflessione sta per concludersi, ma non si ha l’impressione che si sia riflettuto molto in Europa. Il vivace dibattito che doveva essere avviato in tutti gli Stati membri e che tutti i Primi Ministri avevamo promesso in occasione del Consiglio europeo del 18 giugno dello scorso anno ha brillato soprattutto per la sua assenza, e chiaramente nemmeno la Presidenza ritiene che valga la pena di partecipare a questo dibattito.

E non perché i cittadini non vogliono parlare di Europa. Sapete, come lo so io e come sappiamo tutti, che i cittadini vogliono discutere dell’Europa. Nelle scuole, nei posti di lavoro e nei dibattiti, ovunque i cittadini sono impegnati a discutere della questione e hanno opinioni e idee in merito ai contenuti della nostra cooperazione, alle modifiche e ai miglioramenti che vi si potrebbero apportare e ai punti che non vi dovrebbero figurare. Ciò che manca è la leadership. I leader europei sono troppo presi dai loro problemi interni per riuscire ad alzare gli occhi fino al livello europeo. Tuttavia è ora giunto il momento di unire le nostre forze e dare prova della leadership necessaria. Se i Primi Ministri e i ministri degli Esteri non intendono dare prova di leadership, allora dobbiamo farlo noi.

Naturalmente occorre fare molto nella sfera istituzionale. Alcune delle proposte sono estremamente costruttive. Credo che, se al Consiglio verrà introdotta più trasparenza, se sarà esercitato un maggiore controllo e se si comincerà a sorvegliare il modo in cui si applica la sussidiarietà – interventi che è possibile compiere senza apportare nemmeno una modifica al Trattato –, ciò costituirà un concreto passo avanti. Nutriamo grandi aspettative nei confronti della Presidenza finlandese. Su questo tema, la luce sembra venire dall’est.

Abbiamo naturalmente bisogno di una Costituzione nel senso di un corpo di norme che assicuri la legittimità. Anch’io credo che, alla fine, ci sarà una Costituzione modificata, diversa da quella che abbiamo ora, ma idealmente si dovrebbe fondare sugli stessi principi. Dobbiamo essere proattivi ed impegnati nei confronti della politica estera e della lotta contro la criminalità e dobbiamo difendere l’allargamento. Spero che si riesca ad elaborare proposte pratiche in un futuro molto prossimo. Sappiamo tutti che il periodo di riflessione verrà prolungato. Dobbiamo dimostrare che l’Unione europea è necessaria per l’occupazione e l’economia e per portare avanti una costante riforma del mercato interno. Dobbiamo dimostrare che l’Unione europea è necessaria nel mondo e dobbiamo mettere in rilievo i vantaggi dell’allargamento.

Tra i temi di cui si discute maggiormente in Europa e che figurano tra i punti di spicco sul sito web della Commissione ci sono le questioni istituzionali e la questione della sede del Parlamento. Moltissimi cittadini in tutta Europa trovano assurdo che il Parlamento europeo si riunisca in due luoghi diversi. Questa mobilità costa molto e mette in ridicolo il Parlamento. Spero che questa iniziativa dei cittadini possa presto arrivare sulla scrivania del Commissario Wallström con un milione di firme.

 
  
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  Bastiaan Belder (IND/DEM).(NL) Signor Presidente, non è la prima volta che questo Parlamento discute del futuro dell’Europa. Il contributo della Commissione al Consiglio europeo del giugno 2006, oggetto del dibattito di stamani, purtroppo non offre molti spunti di analisi. Vorrei esprimere un’osservazione e tre raccomandazioni.

Come il Commissario ha avuto modo di apprendere dalle relazioni interne, una delle principali ragioni del “no” olandese è la perdita di sovranità. E’ sconcertante che la Commissione cerchi poi di estendere, servendosi della porta di servizio, i poteri dell’Unione europea nei settori della libertà, della sicurezza e della giustizia.

Sono assolutamente favorevole al prolungamento di questo periodo di riflessione, a condizione che il tempo sia effettivamente dedicato alle riflessioni sul futuro dell’Europa. Dobbiamo allontanarci dal testo della Costituzione, e la ristrutturazione dei Trattati esistenti deve condurre alla definizione di un quadro istituzionale di facile utilizzo. Tale quadro – che, volendo, potrebbe essere definito come un trattato fondamentale – deve anteporre una politica concreta alla creazione di nuove istituzioni, come un ministro degli Esteri dell’Unione europea. Questa linea di condotta in ultima istanza assicurerà ai cittadini molti più vantaggi di un’inutile firma di un Primo Ministro, come proposto dal Presidente Barroso in una dichiarazione di lealtà, che non ci aiuterà a fare progressi e non colpirà positivamente l’elettore olandese – cosa che è inutile dire ai miei colleghi olandesi.

 
  
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  Alexander Stubb (PPE-DE).(EN) Signor Presidente, ho tre osservazioni. Primo, sono d’accordo con l’onorevole Kirkhope quando dice che la Costituzione è viva e vegeta e che dovremmo esserne felici.

La settimana scorsa è stata eccezionale: c’è stato il Forum interparlamentare, la Commissione ha prodotto un documento, l’Estonia ha ratificato la Costituzione, la Finlandia ha indicato chiaramente che la ratificherà, e Angela Merkel ha tenuto un importante discorso. L’onorevole Farage non è più qui, ma è stato interessante osservare che il suo messaggio al popolo del cricket è che vuole che Francia e Paesi Bassi decidano per tutti gli altri come affrontare il tema della Costituzione. E’ un bel messaggio da dare ai cittadini britannici.

La mia seconda osservazione, per riprendere le affermazioni dell’onorevole Méndez de Vigo, è che questo dibattito si compone di cinque fasi. La prima era quella della riflessione, non della siesta, come a qualcuno sarebbe piaciuto dire. Ora stiamo passando alla seconda fase, quella dell’analisi. La Presidenza austriaca deve trasformare la fase di riflessione in un periodo di analisi e fare sua l’ottima idea dell’onorevole Méndez de Vigo secondo cui si dovrebbe svolgere uno studio sui costi dell’assenza di una Costituzione. Terzo, ci sarà una fase propositiva e, quarto, una fase negoziale. Infine, come ha detto il Commissario, ci sarà, come auspichiamo, una fase di ratifica nel 2009.

La mia ultima osservazione riguarda il gioco dello scaricabarile. Ascoltando il dibattito del Parlamento e il dibattito pubblico, mi sembra che stiamo giocando allo scaricabarile. Gli Stati membri incolpano il Parlamento europeo e la Commissione per tutto quello che non funziona. La Commissione tende ad incolpare gli Stati membri e il Parlamento europeo incolpa sia la Commissione sia gli Stati membri. Dobbiamo uscire da questo gioco dello scaricabarile ed iniziare ad assumere un atteggiamento di squadra. L’idea di una dichiarazione congiunta, cui partecipa anche il Parlamento europeo, è valida.

Mi sia concesso semplicemente segnalare che stiamo parlando del futuro dell’Unione, in preparazione del Consiglio europeo, e solo un capogruppo è presente in Aula: l’onorevole Poettering. L’onorevole Schulz ha già lasciato l’Emiciclo, ma ha citato le riunioni del Consiglio dei ministri, in cui ognuno dei 25 Stati membri ha tre minuti per parlare, il che dà un totale di 75 minuti. Se prendete questo esempio e lo applicate al Parlamento, con due minuti per ognuno dei 732 eurodeputati, il totale è di 1 464 minuti. I dibattiti al Consiglio non sono necessariamente eccitanti, ma potremmo migliorare molto anche da questo punto di vista.

La mia ultima osservazione è rivolta al Commissario. Lei ha appena detto che è estremamente positivo che alcuni Stati membri stiano ratificando il Trattato. Cinque lo hanno fatto, dopo risultati referendari negativi, ed è in arrivo una sesta ratifica. La esorto ad informare il suo Primo Ministro, Persson, che sarebbe utilissimo che lo ratificasse anche la Svezia. Non è una dichiarazione in vista del Campionato mondiale di hockey su ghiaccio. E’ una semplice dichiarazione secondo cui anche la Svezia dovrebbe procedere alla ratifica.

(Applausi)

 
  
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  Jan Marinus Wiersma (PSE).(NL) Signor Presidente, il dibattito sul futuro dell’Europa è destinato a proseguire ancora per un po’ di tempo. In realtà, la discussione sul percorso e sulla politica dell’Unione europea è ormai una presenza costante. La Commissione ha ragione quando ricorda che il piano D non è legato solo al dibattito sul Trattato costituzionale, per quanto sia molto importante. E’ un primo esercizio in vista di una comunicazione europea più aperta e più proattiva. Il costante ampliamento della comunicazione è una conditio sine qua non per il buon esito della cooperazione europea.

La settimana scorsa, la Commissione ha presentato i primi risultati dell’operazione “piano D”, che accolgo a braccia aperte. La Commissione indica chiaramente le azioni concrete che sono state intraprese e che, in quanto tali, dimostrano che per la Commissione è della massima importanza trasmettere un messaggio chiaro. Allo stesso tempo, dobbiamo fare attenzione a non cadere nella trappola della comunicazione fine a se stessa. Nell’ambito della comunicazione, dire meno significa spesso dire di più. Inoltre, il modo in cui si comunica è solo una delle due componenti di una comunicazione di successo. Dobbiamo anche chiederci che cosa vogliamo esattamente dire sul futuro dell’Europa e, soprattutto, come questo messaggio è correlato alle azioni intraprese dall’Unione europea.

Le informazioni che le attività della Commissione hanno finora prodotto sono a questo riguardo molto interessanti. Le inchieste pubbliche – e penso in particolare all’Eurobarometro – hanno rivelato che gli europei nutrono aspettative molto elevate nei confronti dell’Unione europea in numerosi settori, il che ci porta inevitabilmente a concludere che un voto negativo sull’Unione europea è in ogni caso parzialmente imputabile al fatto che l’Unione europea non ottiene i risultati che dovrebbe ottenere. Non ho quindi alcuna difficoltà ad accettare che la Commissione si concentri su un’agenda politica concreta. Ma questo chiarisce sufficientemente il contesto nel quale dobbiamo operare? Desidero esporre alcune osservazioni.

Primo, l’agenda dei cittadini deve essere abbastanza sostanziale da soddisfare, almeno in una certa misura, le aspettative dei cittadini. A questo riguardo la Commissione è riuscita a fare abbastanza oppure ha considerato solo le politiche già programmate? Inoltre, non dobbiamo solo considerare le aspettative – cosa che la Commissione ha chiaramente fatto – ma anche la percezione che i cittadini hanno del contesto. Non dovremmo forse condurre studi che analizzino il modo in cui i cittadini vivono l’Europa e chiederci se l’agenda dei cittadini possa dare un contributo positivo alla vita quotidiana?

Secondo, un’agenda di questo tipo crea aspettative che dobbiamo soddisfare. E se dichiariamo con precisione i nostri obiettivi e poi non riusciamo a realizzarli, non faremo che alimentare l’opinione negativa sull’Unione europea, e questo mi porta alla mia ultima osservazione.

La mia ultima osservazione riguarda il tema della direzione che prenderà il dibattito sul futuro dell’Europa nei vari Stati membri. Mentre la Commissione, secondo quanto emerso dall’inchiesta dell’Eurobarometro, è riuscita ad individuare gli argomenti che stanno a cuore agli europei, come giudica la situazione in tutti i dibattiti nazionali sulla cooperazione europea, la direzione nella quale ci stiamo muovendo, e la Costituzione? Sta emergendo un certo grado di convergenza oppure ci troviamo ancora allo stesso punto in cui ci trovavamo nel luglio del 2005?

Tutte le Istituzioni hanno un ruolo da svolgere, ma sicuramente, in quanto deputato al Parlamento europeo, desidero attirare l’attenzione del Consiglio sulla sua specifica responsabilità in termini di esecuzione di un’agenda politica sostanziale, necessaria per riavvicinare il pubblico al progetto europeo.

 
  
  

PRESIDENZA DELL’ON. MANUEL ANTÓNIO DOS SANTOS
Vicepresidente

 
  
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  Sarah Ludford (ALDE).(EN) Signor Presidente, l’insegnamento che abbiamo tratto dai referendum olandese e francese è che molte persone, purtroppo, vedono l’Unione europea come parte della minaccia della globalizzazione, piuttosto che come un rifugio sicuro dai suoi venti gelidi. Dobbiamo sottolineare come l’Unione europea offra sia sicurezza nel senso classico del termine sia un’opportunità di dinamismo e di rafforzamento interno, che ci consente di concorrere nel mondo e assicurare prosperità. A proposito, l’azione della Commissione sulle tariffe del roaming in materia di telefonia mobile è eccellente.

Desidero concentrarmi sulla sicurezza nel settore della giustizia. L’esempio più concreto che abbia avuto dell’utilità che l’Unione europea riveste per i membri del mio collegio elettorale londinese risale alla scorsa estate. Secondo quanto previsto dal regime del mandato di arresto europeo, un sospetto omicida è stato estradato dalla Lettonia nel giro di quattro settimane e un sospetto terrorista dall’Italia in sei settimane. E’ una chiara dimostrazione del fatto che l’Unione europea può garantire quella maggiore sicurezza contro la criminalità e il terrorismo che vogliono i nostri cittadini. I conservatori britannici, per inciso, con la loro opposizione al mandato d’arresto europeo, dimostrano un atteggiamento piuttosto debole in materia di ordine pubblico. Appoggio pertanto con convinzione l’iniziativa del Presidente Barroso tesa a migliorare il processo decisionale nella sfera della giustizia, che prevede che le leggi sulla cooperazione giudiziaria e di polizia e sull’immigrazione legale siano attuate con metodi più efficaci, democratici e aperti.

Ma l’Unione europea dovrebbe essere unita, compatta e attiva anche in materia di diritti umani. Si registra un grande sostegno rispetto al ruolo forte che l’Unione europea può svolgere nel mondo, promuovendo la pace, la democrazia e lo Stato di diritto. Ma non c’è mai stata una posizione comune del Consiglio o un’azione comune nell’ambito della PESC che chiedessero la chiusura di Guantánamo Bay o semplicemente il rientro dei nostri cittadini.

Recentemente, la nostra commissione temporanea sulla consegna straordinaria di detenuti ha sentito Javier Solana dire che non ha il potere di verificare se gli Stati membri rispettano i loro impegni in materia di diritti umani. Questo episodio ha dato secondo me un’immagine patetica dell’Unione europea. Ora Tony Blair, invece di portare avanti un dibattito nazionale sui vantaggi dell’Europa, chiude vergognosamente gli occhi di fronte a un attacco pericoloso e populistico dei conservatori e dei media contro la Convenzione europea dei diritti dell’uomo.

Concentriamoci sugli obiettivi seguenti: realizzare una vera Europa dei cittadini, garantire la sicurezza contro il terrorismo e la criminalità organizzata e contro gli abusi dei diritti fondamentali e la discriminazione, e rafforzare il potere di persuasione dell’Europa nel mondo.

 
  
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  Georgios Karatzaferis (IND/DEM).(EL) Signor Presidente, stiamo parlando del futuro dell’Europa. Quale Europa? L’Europa di cui non conosciamo le frontiere? Chi in quest’Aula conosce le frontiere dell’Europa? Nessuno di noi. Quale Europa? L’Europa che non ha una politica estera, ma le cui mosse sono comandate dagli americani? Quale Europa? L’Europa che non ha un esercito proprio e che ha un esercito europeo con un comandante in capo americano come la NATO? Quale Europa? L’Europa senza una politica energetica? Stiamo cospirando contro Putin, che ci darà il gas, e ci lasciamo coinvolgere nei pasticci che gli americani vogliono creare nel Golfo, e così non possiamo avere petrolio a buon mercato? Quale Europa? L’Europa che non ha abbastanza democrazia? Citatemi un unico sistema elettorale! Voi avete un corpo di regole elettorali, io un altro, altri un altro ancora. Quale Europa? L’Europa che non può avere un unico referendum perché in alcuni paesi la responsabilità è dei parlamenti e in altri dei cittadini?

Non siamo quindi un’Europa con un futuro, infatti affinché un paese, una nazione, un’unione abbiano un futuro, è necessario che sappiano che cosa sono e dove vogliono andare. Fortunatamente, tuttavia, ieri abbiamo ricevuto una lezione: una lezione di patriottismo e di cultura da un indio, Juan Evo Morales che, naturalmente, è sfuggito alla pulizia etnica di cui noi europei ci siamo resi colpevoli nel suo paese. E’ stato un gran giorno per il Parlamento quello in cui ha potuto sentire la voce di questo patriota appassionato.

 
  
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  Elmar Brok (PPE-DE).(DE) Signor Presidente, signora Vicepresidente, onorevoli colleghi, in risposta a quello che hanno dichiarato l’oratore che mi ha preceduto e alcuni altri, devo dire che di questo progetto non ho sentito parlare solo ieri; il progetto è l’ideale europeo; è infatti l’ideale che, da decenni, ci garantisce quella pace e quel benessere di cui solo poche regioni del nostro pianeta hanno goduto nella storia. Di questo dovremmo ricordarci, è un aspetto fondamentale che oggi è semplicemente dato per scontato, invece di essere considerato, come lo era una volta, una conquista positiva. E nemmeno la frase “niente più guerre”, e il fatto che non ce ne siano più state, è più sufficiente, anche se è un aspetto ancora fondamentale. Anche se sappiamo quanto sia fragile e sottile il ghiaccio della civiltà, non riusciamo a comunicare ai nostri concittadini i veri motivi dell’integrazione europea, perché con le nostre parole non andiamo mai al di là della banalità, e quando dico “noi” mi riferisco in particolare ai governi. Se pensiamo a chi non ha fatto che parlare del proprio ruolo di pagatore netto, mentre altri, che avevano ricevuto cinque miliardi, si lamentavano comunque di non averne ricevuti altri dieci, cosicché si finiva col parlare solo di questi dieci miliardi e questo fatto veniva preso come prova di mancanza di solidarietà europea, allora non ci dovremmo meravigliare dell’umore che prevale ora tra la popolazione.

Vorrei esortare i governi nazionali a ricominciare finalmente a dire la verità e ad informare in modo completo i cittadini, e vorrei esortare la Commissione a non dispensare i governi da questo obbligo e a non essere troppo indulgente a riguardo. Spero che il documento sottoposto oggi alla nostra attenzione sia un primo passo in questa direzione.

Occorre tuttavia cercare di evitare qualsiasi malinteso. Per quanto sia giusto affermare che la cosa più importante è che questa nostra Europa, come attualmente costituita, si rimetta in moto e realizzi progressi – perché solo i progressi convincono – nei settori importanti, non si deve dare l’impressione – come spesso fanno i media – che si tratti di un programma alternativo alla Costituzione. Si deve dire con grande chiarezza che in questo modo vogliamo dimostrare la fondatezza della Costituzione ed utilizzare al meglio il tempo che trascorrerà prima della sua entrata in vigore, ma anche che la Costituzione è indispensabile per realizzare certi obiettivi fondamentali, e non solo nella sfera istituzionale, per esempio con i diritti di voto, il numero dei seggi, e la politica estera e di sicurezza, ma soprattutto per il bene dei cittadini. Si deve dire con grande chiarezza che solo la Costituzione mette in primo piano i cittadini, che non abbiamo solo un’unione di Stati ma anche un’unione di cittadini, e che questi cittadini hanno dei diritti, che la Carta dei diritti fondamentali riveste un’importanza essenziale per la futura concezione dell’Unione europea e che le elezioni europee consentiranno ai cittadini di eleggere il Presidente della Commissione e che in questo modo la Commissione sarà vincolata alla volontà della popolazione. Questi sono i punti fondamentali sui quali dobbiamo fare progressi e proprio su questi aspetti talvolta non siamo abbastanza coraggiosi.

Ho provato un profondo senso di ottimismo nel vedere che un giovane Stato membro, due anni dopo l’adesione all’Unione europea, in occasione del 9 maggio – giornata dell’Europa – ha ratificato la Costituzione con una votazione il cui esito è stato 73 a 1, e il paese di cui parlo è l’Estonia. Altrettanto degno di nota è l’ottimo risultato ottenuto la scorsa settimana dal parlamento finlandese. Spero che sia un incentivo per i paesi – come il Portogallo – che succederanno alla Finlandia alla Presidenza del Consiglio. A seguito di quanto ha affermato il Cancelliere, Angela Merkel, al Bundestag la settimana scorsa, do per scontato che la Presidenza del Consiglio tedesca tenga fede all’impegno conferitole dall’accordo di coalizione. Vogliamo questo Trattato costituzionale e faremo tutto quanto in nostro potere per farlo ratificare. Spero, signora Vicepresidente, che la Commissione si unisca a questo impegno con tutto il coraggio di cui dispone.

(Applausi a destra/centro)

 
  
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  Richard Corbett (PSE).(EN) Signor Presidente, accolgo con favore il piano D della Commissione. Abbiamo bisogno di dibattiti e so, sulla base delle esperienze acquisite nel mio paese, che più i cittadini sono informati sull’Unione europea, più tende ad essere positivo il loro atteggiamento nei suoi confronti. Per questo, persone come Nigel Farage e l’UKIP (partito dell’indipendenza del Regno Unito) si sono coerentemente opposti al piano D, al suo finanziamento e al suo ruolo di stimolo ai dibattiti sull’Europa. Vogliono che i cittadini si affidino ai loro pregiudizi infondati sull’Europa. Dobbiamo opporci a questa tendenza. Dobbiamo stimolare un dibattito più ampio possibile.

Penso sia giusto prolungare il dibattito sul futuro dell’Europa. Abbiamo bisogno di almeno un altro anno. Abbiamo bisogno di una riflessione più ampia e più approfondita. E’ vero che finora la riflessione ha riguardato più il contesto del testo. Tuttavia, sappiamo anche che, a tempo debito, dovremo decidere che cosa fare di questo testo. Il dibattito avrà bisogno di più strutturazione e più concretezza, e forse potrebbe orientarsi lungo la traccia indicata dagli onorevoli Méndez de Vigo e Stubb pochi istanti fa. Dovremo affrontare questo problema.

E’ troppo semplicistico dire, come hanno fatto gli onorevoli Farage e Kirkhope, che i cittadini si sono pronunciati e si sono pronunciati contro la Costituzione. Questo non è affatto vero. Nei vari paesi europei abbiamo ottenuto risposte diverse. Una maggioranza è a favore di questa Costituzione, anche nei paesi in cui si sono svolti i referendum. Se si sommano tutti i referendum, si osserva che le persone che hanno votato “sì” sono state più numerose di quelle che hanno votato “no”. Come ha detto il Commissario Wallström, tra poco gli Stati a favore saranno 16 in totale. In realtà, se poi si aggiungono la Romania e la Bulgaria, entro la fine del prossimo mese, ci saremo assicurati 18 ratifiche. Il processo va avanti. E’ una questione di divergenza, non di opposizione alla Costituzione. Quando ci sono divergenze all’interno dell’Unione, ne discutiamo per trovare una soluzione accettabile per tutti, riconoscendo la tendenza di maggioranza e cercando di individuare gli adeguamenti necessari per renderla accettabile anche alla minoranza. Abbiamo il dovere, nei confronti della minoranza, di discutere e trovare un compromesso, ma non possiamo ignorare nemmeno la volontà della maggioranza.

 
  
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  Alexander Lambsdorff (ALDE).(DE) Signor Presidente, Vicepresidente Wallström, onorevoli colleghi, la domanda fondamentale è la seguente: che cosa vogliono i cittadini dalle istituzioni politiche? Vogliono soluzioni ai problemi e, di tanto in tanto, un progetto – sì, anche quello – e vogliono che i loro problemi, le loro paure e le loro preoccupazioni siano presi sul serio.

Quello che dimostrano i risultati di Francia e Paesi Bassi è che questa nostra Unione europea ci è riuscita finora solo in misura insufficiente. Questi “no” non hanno tuttavia fatto precipitare l’Unione europea in una crisi; piuttosto, hanno semplicemente evidenziato la crisi in cui l’Unione europea si trovava già. Secondo l’Eurobarometro, anche in Germania, solo il 38 per cento dei cittadini crede che il proprio voto conti. Dobbiamo pertanto impegnarci attivamente per garantire il consenso dei cittadini all’Unione europea, ed ora abbiamo la possibilità di farlo. Il primo passo è in effetti molto semplice. Dobbiamo rendere credibile il fatto che il “no” espresso da due Stati membri dell’Unione sia accettato come tale.

Peggio di un voto negativo c’è solo un voto negativo che non viene preso sul serio dai politici. Questo non significa che la Costituzione è morta, ma significa che non dovremo votare nuovamente su un Trattato costituzionale non emendato. La Costituzione deve essere modificata e i suoi elementi costitutivi devono essere tenuti separati dalle politiche specifiche. Deve essere chiaro che, per esempio, gli obiettivi e i valori dell’Unione vanno ben oltre le politiche in materia di pesca o rifiuti elettronici.

Per quanto riguarda il confronto – il confronto politico quotidiano – beh, abbiamo bisogno anche di quello. Per la maggior parte ha a che fare con le politiche settoriali. Se una cosa è stata dimostrata da tutto il dibattito sulla direttiva servizi è che i cittadini sono davvero interessati a sapere che cosa succede qui. I contrasti sono il sale nella minestra della democrazia. Molti dei presenti in Aula sanno che non sono soddisfatto dell’esito della direttiva servizi, ma sono contento che 30 000 persone abbiano manifestato qui a Strasburgo, perché è questo il vero dialogo con i cittadini, e al confronto il piano D ha qualcosa di artificiale.

Deve tuttavia anche esserci chiaro che dobbiamo rispettare la separazione dei poteri, e per questo oggi voglio dire con grande chiarezza al Parlamento che, chiunque prometta, oggi in quest’Aula, che i modelli nazionali di Stato sociale saranno trasferiti a livello europeo, sta cercando di raggirare i cittadini. Non abbiamo né il denaro, né la base giuridica, né i poteri per farlo. Chi vuole fare una politica sociale – intenzione accettabilissima – deve farlo a partire dai parlamenti nazionali. Se facciamo promesse vuote, non daremo alcuna speranza ai 20 milioni di disoccupati, e tutti gli altri ci faranno avvertire in modo non certo meno, ma più tangibile, il loro malumore nei confronti dell’Europa.

Per questo lancio un appello: dobbiamo democratizzare i poteri dell’Unione europea, fare sì che svolga correttamente i suoi compiti e, in occasione delle prossime elezioni europee, fare in modo che ci sia una consultazione popolare a livello europeo su un testo della Costituzione emendato, e che si elegga anche il Presidente della Commissione tra di noi.

 
  
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  Jens-Peter Bonde (IND/DEM).(DA) Signor Presidente, mettiamo da parte la Costituzione e ricominciamo da capo. Eleggiamo direttamente una convenzione cui sia conferito il compito di elaborare una costituzione democratica e un accordo di cooperazione tra le democrazie. Lasciamo che siano poi gli elettori a scegliere attraverso un referendum che si svolga lo stesso giorno in tutti i paesi. In questo modo otterremo le regole di base che vogliono i nostri cittadini. Da qui ad allora, è necessario introdurre riforme concrete caratterizzate da trasparenza, democrazia e sussidiarietà. Occorre creare un nuovo Regolamento per il Consiglio e per la Commissione, che stabilisca che d’ora in poi tutte le riunioni siano aperte e tutti i documenti siano accessibili al pubblico, a meno che non sussistano motivi validi che giustifichino lo svolgimento di una riunione a porte chiuse o la discussione di una questione in condizioni di riservatezza.

Stabiliamo che i parlamenti nazionali interroghino i loro Commissari ogni venerdì, e perché no, la prossima volta facciamo scegliere direttamente agli elettori il proprio Commissario. Decidiamo che non voteremo mai a favore di una legge dell’Unione europea che non abbia ottenuto la maggioranza al parlamento nazionale o al Parlamento europeo. Lo scorso anno, l’Unione europea ha adottato 3 124 norme. Il Parlamento europeo è stato coinvolto solo per 57 di esse. Mettiamo fine ora a questo deficit democratico e ascoltiamo anche chi ha votato “no”. José Manuel Barroso e Margot Wallström saranno in visita a Copenaghen venerdì. Il programma ufficiale non prevede l’intervento di nemmeno un oratore in rappresentanza dei “no” francese e olandese. Vi ascoltate per lo più tra di voi, e la Commissione finanzia eventi, gruppi di riflessione e movimenti a favore della Costituzione fallita. Stringiamo i cordoni della borsa della propaganda, oppure finanziamo solo eventi pluralistici.

 
  
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  Stavros Lambrinidis (PSE).(EL) Signor Presidente, finalmente è arrivato il momento, un anno dopo i “no” di Francia e Paesi Bassi, ma anche dopo i “sì” della maggioranza degli Stati membri e dei cittadini europei, di iniziare finalmente a “sdemonizzare” la Costituzione europea e dare un impulso all’Europa.

Avevamo deciso – giustamente – che dopo il “no”, avremmo dovuto concentrare maggiormente il dibattito sul clima predominante attorno alla Costituzione europea; in altri termini, avevamo stabilito di concentrarci sul contesto e lasciare per un attimo da parte il testo. Purtroppo, però, abbiamo parlato poco del contesto e abbiamo invece permesso che si sviluppasse una scuola di pensiero secondo cui il problema sta proprio nel testo. Se tuttavia consideriamo, per esempio, lo spazio di libertà, giustizia e sicurezza, possiamo constatare che, nel corso di quest’ultimo anno, è stato il contesto e non il testo a porre problemi.

Così, la Costituzione europea protegge la democrazia nell’Unione europea, conferendo al Parlamento un ruolo di codecisione per la maggior parte delle tematiche nel settore della libertà e della sicurezza. L’incorporazione della Carta dei diritti fondamentali dimostra che non consideriamo i diritti fondamentali come una semplice aggiunta alla necessaria protezione della sicurezza dei cittadini, ma come una parte centrale della nostra politica.

A differenza del testo, il contesto è diventato sempre più problematico nel corso di quest’ultimo anno: abbiamo una serie di leggi che migliorano la cooperazione in materia di lotta al terrorismo. Allo stesso tempo, tuttavia, il Consiglio asserisce con fermezza che la decisione quadro, tanto necessaria e auspicata, in materia di protezione dei dati nel terzo pilastro, probabilmente non sarà approvata nemmeno entro la fine del 2006.

Non dobbiamo permettere che il contesto si trasformi in un pretesto per non discutere del testo. L’Europa ha bisogno di leader oggi; non ha bisogno di atteggiamenti evasivi.

 
  
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  Jo Leinen (PSE).(DE) Signor Presidente, signora Vicepresidente, l’agenda dei cittadini europei è un’iniziativa animata dalle migliori intenzioni, ma, in ultima analisi, è un’opportunità persa e dunque anche una delusione. E’ un’opportunità persa perché lei ora dà l’impressione che il programma potrebbe essere realizzato anche sulla base dell’attuale Trattato di Nizza e che il Trattato costituzionale può attendere. Questa è, in ogni caso, l’impressione che il Presidente Barroso ha trasmesso nei suoi discorsi e nelle sue dichiarazioni, ed è la conclusione cui sono giunti i cittadini.

Il nuovo piano D dovrebbe garantire entrambi i risultati. La Commissione dovrebbe delineare le grandi sfide e suggerire soluzioni, pur segnalando al contempo quello che funziona con il Trattato attuale e quello che funzionerebbe meglio con il nuovo Trattato. L’Esecutivo, però, non dice nulla di tutto questo, nascondendosi invece dietro ai governi e delegando gran parte del lavoro a noi del Parlamento. Questo non basta.

Tutte le vostre pose sul completamento del mercato interno non contribuiranno a superare i pregiudizi contro il nuovo Trattato, che alimentano le voci secondo cui avremmo un Superstato, un concetto neoliberale, una centralizzazione sfrenata, la militarizzazione dell’Unione europea. Questo “piano D” non fa nulla per mettere a tacere tali pregiudizi. Quando arriverà il giorno della verità – e arriverà – dovremo fare accettare il Trattato nel resto degli Stati e tutto quello che le posso dire è che molti piccoli progetti per l’Europa non sostituiscono il grande progetto europeo della Costituzione. Spero che lei riesca a conciliare questi due aspetti. Solo in questo modo avrà fatto il suo lavoro.

 
  
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  Carlos Carnero González (PSE).(ES) Signor Presidente, credo che cominci realmente ora il periodo della riflessione e del dibattito, in quanto finora abbiamo assistito ad un periodo di riflessione e silenzio. E comincia grazie al forum parlamentare che abbiamo organizzato a Bruxelles la settimana scorsa, che è stato un vero e proprio successo. E’ altresì incoraggiato dalla decisione dell’Estonia, dall’annuncio fatto dalla Finlandia, dalla dichiarazione del Primo Ministro irlandese, dal discorso pronunciato da Angela Merkel di fronte al Bundestag e dalle parole del Presidente Napolitano che, quando ha assunto le sue funzioni ieri, ha affermato con grande chiarezza che non c’è alternativa al processo costituzionale europeo.

E’ incoraggiato da tutti questi eventi, signora Commissario, ma non certamente dalle parole del Presidente Barroso. Il Presidente Barroso dovrebbe essere in grado di assicurare la leadership politica di un Presidente della Commissione europea che ha contribuito a redigere la Costituzione e che la appoggia. E’ incredibile che non si comporti così.

Ieri ho letto con grande attenzione la comunicazione della Commissione al Consiglio. Onestamente, sarebbe più interessante per qualsiasi cittadino leggere la prima e la seconda parte della Costituzione, che sono ovviamente più semplici da capire, rispetto a questo documento. Nonostante tutte le vostre buone intenzioni, nessuno riuscirà a capirla. Qual è il suo obiettivo? Qual è la sua finalità?

L’anno prossimo ci saranno dichiarazioni solenni che affermeranno che abbiamo bisogno di un’Europa di progetti piuttosto che di un progetto per l’Europa. No, non c’è un’Europa dei progetti, ma un progetto per l’Europa, e questo progetto è la Costituzione. L’obiettivo non può essere che quello di farla entrare in vigore secondo i tempi previsti, in altri termini con le modifiche necessarie e in un contesto politico diverso, ma senza perdere la nostra rotta.

 
  
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  Brian Crowley (UEN) . – (EN) Signor Presidente, desidero dare il benvenuto al Commissario. Desidero anche informare il mio collega, onorevole Stubb, che durante il dibattito in Aula era presente più di un capogruppo.

Se consideriamo quello che è avvenuto in Europa e se consideriamo tutte le parole, emozioni e pagine stampate che sono state pubblicate sul futuro piano per l’Europa, ci rendiamo conto che manca un elemento fondamentale: quello che hanno lanciato i cittadini di tutta l’Unione europea, non solo nei referendum sulla Costituzione ma anche nelle precedenti elezioni europee, era un grido di aiuto. Volevano capire meglio e conoscere meglio l’Europa. Le persone che incontriamo per la strada ogni giorno non hanno paura dell’Europa o dell’Unione europea. Non hanno nemmeno paura di un ulteriore sviluppo o allargamento dell’Unione europea. Si registra tuttavia una mancanza di impegno nei confronti dell’Unione europea e spesso un atteggiamento di sfiducia rispetto alla direzione che sta prendendo l’Unione europea. Quando parliamo di piano D per la democrazia e presentiamo questi piani, dobbiamo ricordare che la loro base deve essere rappresentata dalla volontà dei cittadini.

Molti dei miei colleghi hanno parlato di scaricabarile e di chi ha più colpe, perché il Presidente Barroso non ha detto questo o un governo non ha detto quello. Siamo realistici. Alcuni Stati membri hanno accettato una Costituzione per il futuro dell’Europa e spetta in ultima analisi a loro dare concretamente seguito alla loro decisione, facendo in modo di convincere i loro cittadini. Non mi verrebbe mai in mente di andare in Francia, Olanda o Germania e dire agli elettori che cosa devono fare. Spetta ai rappresentanti di quei paesi essere realistici e non ipocriti, non fare giochi politici e nascondersi dietro discorsi ambigui.

Tutto questo non è stato mai più evidente che con la direttiva servizi. I governi avevano convenuto segretamente al Consiglio che ci sarebbe stata una direttiva servizi; la direttiva è stata elaborata, poi è stata subito esercitata qualche pressione e tutti hanno fatto un passo indietro, dicendo che la direttiva doveva essere modificata. In definitiva, questo comportamento ha fatto il gioco del Parlamento, perché ci ha fatti sembrare forti, permettendoci di tenere conto delle preoccupazioni dei cittadini e insistere sulla modifica di quegli emendamenti.

Il piano D deve esprimere un dibattito corretto e un impegno nei confronti dei cittadini, deve consentire il rispetto della diversità nell’Unione europea, deve contribuire a definire l’Unione europea. Soprattutto, però, deve consentire di sfatare i miti, non solo quelli dei media, ma anche quelli che perpetuiamo noi stessi.

 
  
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  Margot Wallström, Vicepresidente della Commissione. (EN) Signor Presidente, onorevoli deputati, grazie di tutti i vostri contributi nonché delle vostre critiche. Credo che saranno utili nella discussione in corso.

Quando sono entrata in politica molti anni fa, ho imparato che ogni partito od organizzazione politica ha tre compiti. Primo: essere in grado di descrivere la realtà, in modo che la gente la riconosca in quanto tale e capisca che la descrizione del mondo in cui vive è corretta. Secondo: essere in grado di presentare un progetto, di dire: “E’ qui che vogliamo andare, è questo che vogliamo realizzare un giorno”. E, terzo: essere in grado di modificare la realtà, di attuare o realizzare i cambiamenti che auspichiamo.

Credo che tutto questo sia ancora valido. E’ esattamente la linea della Commissione. Abbiamo un piano. Vogliamo dimostrare la nostra funzione di guida, in primo luogo riuscendo a descrivere la realtà nella quale viviamo. Abbiamo infatti cercato di descrivere quello che ci è stato detto durante le attività del nostro piano D, dagli Stati membri e da tutte le istituzioni coinvolte in queste attività, e anche durante le visite ai pub. Sono stata a Londra venerdì scorso e ho avuto modo di ascoltare i timori che i cittadini britannici hanno espresso in merito all’Unione europea.

Secondo, siamo andati ripetendo che vogliamo solidarietà, prosperità e sicurezza, i valori che abbiamo stabilito nei nostri Trattati. Terzo, abbiamo indicato la strada, modificando la realtà del mondo in cui viviamo. La strada da seguire per coinvolgere i cittadini e dimostrare il valore aggiunto dell’Unione europea è questa: lavorare insieme per cambiare la vita quotidiana delle persone. E’ quello che emerge dalle inchieste dell’Eurobarometro e da tutti i nostri contatti. E’ quello che i cittadini si aspettano da noi. E’ così che possiamo ritornare ad affrontare le questioni costituzionali, perché è così che possiamo dimostrare che dobbiamo cambiare il nostro iter decisionale. Dobbiamo dimostrare che occorre rendere l’Unione europea più trasparente e democratica. Non possiamo interrompere ora questo lavoro e affermare che ci limiteremo ad aspettare una Costituzione. Dobbiamo fare entrambe le cose. Dobbiamo muoverci in parallelo su entrambi questi binari. Solo così potremo riconquistare la fiducia dei cittadini.

Provo molta frustrazione, come del resto anche voi, per non essere riusciti in un progetto del tenore di quello rappresentato dalla Costituzione. Ma la soluzione non si può certo trovare negli attacchi personali o semplicemente in un’audace retorica. Sono mancati suggerimenti concreti in merito al comportamento da tenere in Francia e nei Paesi Bassi, dove c’è stato un “no” e dove dobbiamo assumere un nuovo impegno nei confronti dei cittadini per riconquistare la loro fiducia in qualsiasi progetto costituzionale. E’ proprio quello di cui dovremmo discutere. Che tipo di programma possiamo definire per ricreare la fiducia nei paesi in cui ci sono molti problemi?

E’ stata citata un’idea che trova il mio pieno appoggio. L’onorevole Méndez de Vigo ha proposto di considerare i costi della non Europa. Credo che sia un’idea eccellente e che valga la pena di studiarla. Cerchiamo di capire se svolgere questo esercizio assieme per poi illustrare i risultati che avremo raggiunto. Abbiamo alcuni esempi che ci consentono di descrivere ai cittadini i costi della non Europa: la politica energetica e il fatto che non abbiamo un ministro degli Esteri, e così via.

Ci renderà meno efficienti, meno visibili, meno democratici e meno trasparenti. Dobbiamo senza dubbio porre fine al gioco dello scaricabarile, perché non siamo da soli: abbiamo bisogno dei governi degli Stati membri. Perché il governo svedese, o qualsiasi altro governo che non abbia ancora ratificato, dovrebbe impegnarsi in un progetto o correre grossi rischi in una situazione alla quale non vede alcuna soluzione? Nessuno ha presentato finora una soluzione, ma ci sono almeno sette o otto idee diverse in merito a come portare avanti questo progetto. L’idea della Commissione è pertanto quella di iniziare a dimostrare il valore aggiunto del progetto europeo modificando la realtà e facendo del nostro meglio per rispondere alla preoccupazioni dei cittadini. Che si tratti di politica energetica, di affrontare la disoccupazione o di lottare contro il crimine e il terrorismo, dobbiamo agire. Nel frattempo, dobbiamo anche segnalare che una soluzione costituzionale ci aiuterebbe moltissimo e ci consentirebbe di agire in modo ancor più efficace. Allo stesso tempo, dobbiamo impegnarci con i governi, sottoscrivendo gli obiettivi che vogliamo realizzare in futuro e spiegando che condividiamo gli stessi valori e le stesse idee per il futuro. Questo è un passo verso una soluzione costituzionale.

Non vogliamo un’Europa a due velocità o gruppi ristretti. Crediamo che gli Stati membri debbano agire all’unisono e che si debba tenere insieme il progetto europeo. E questo significa muoverci contemporaneamente su entrambi i binari.

Abbiamo ora dimostrato di aver ascoltato quello che la gente ci ha detto in merito alle priorità e credo che su questo siate d’accordo con me. I primi problemi che i cittadini sollevano quando li incontriamo nei pub, nelle università e o altrove sono problemi concreti. Vogliono che siano definite le politiche; vogliono che agiamo su tutti quegli aspetti che hanno un impatto sulla loro vita quotidiana. Si aspettano questo da noi. E questo ci rende più facili le cose quando si tratta di tornare alle questioni costituzionali.

Possiamo sicuramente seguire l’idea di calcolare i costi della non Europa. Dovremmo anche definire un calendario per una soluzione costituzionale. Per questo abbiamo segnalato l’opportunità che il prossimo anno, in occasione del cinquantesimo anniversario del Trattato di Roma, gli Stati membri trovino una soluzione comune sulla strada da seguire. Questa è la nostra risposta alle preoccupazioni dei cittadini. La capacità di spiegare un’agenda dei cittadini – le priorità dei cittadini – è un passo avanti.

L’onorevole Kirkhope non c’è, ma lasciatemi dire che la lotta contro il terrorismo è un’argomentazione molto importante. Siamo davvero convinti che debbano rimanere i veti nazionali? Il mandato europeo di ricerca delle prove ne è un esempio, ed è ancora bloccato al Consiglio. E’ una proposta estremamente importante che consentirebbe alle autorità preposte all’applicazione della legge di svolgere più efficacemente il proprio lavoro. Porteremo avanti queste proposte. La Costituzione non è morta. Gli estoni hanno spiegato che l’hanno ratificata, non perché pensano che sia possibile risolvere immediatamente questo problema, ma come dichiarazione politica. Questo era il loro scopo. Si rendono tuttavia anche conto che dobbiamo cercare soluzioni che soddisfino sia i francesi sia gli olandesi, nonché gli altri Stati membri, compresi quelli che hanno detto “sì”. Non è semplice dire a questi paesi che dovranno pronunciarsi nuovamente, perché abbiamo apportato alcune modifiche. Oggi non vediamo alcuna soluzione immediata al problema, ma continueremo a dare prova della nostra leadership sulle questioni costituzionali e a modificare la realtà e definiremo un’agenda politica, un’agenda dei cittadini.

(Applausi)

 
  
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  Presidente. La discussione è chiusa.

 

5. Miglioramento delle prestazioni ambientali del sistema di trasporto merci (“Marco Polo II”) (discussione)
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  Presidente. L’ordine del giorno reca la relazione (A6-0408/2005), presentata dall’onorevole Rack a nome della commissione per i trasporti e il turismo, sulla proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio che istituisce il secondo programma “Marco Polo” relativo alla concessione di contributi finanziari comunitari per migliorare le prestazioni ambientali del sistema di trasporto merci (“Marco Polo II”) (COM(2004)0478 C6-0088/2004 2004/0157(COD))

 
  
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  Jacques Barrot, Vicepresidente della Commissione. – (FR) Signor Presidente, onorevoli parlamentari, vi presento oggi la proposta di regolamento relativa al programma Marco Polo II. Il regolamento fa seguito a Marco Polo I, adottato nel 2003, e persegue i medesimi obiettivi. Il nuovo programma, come il vecchio, mira a ridurre la congestione della rete stradale, migliorare le prestazioni ambientali del sistema di trasporto, rafforzare il trasporto intermodale per contribuire alla creazione di un sistema di trasporto efficace e sostenibile.

Il programma durerà dal 1° gennaio 2007 al 31 dicembre 2013 e beneficerà di un bilancio di 400 milioni di euro, superiore dunque a quello di Marco Polo I. La struttura del programma si articola intorno alla concessione di sovvenzioni dirette alle società per l’introduzione di servizi intermodali; si tratta del mezzo più efficace per erogare finanziamenti pubblici. Nella valutazione d’impatto il programma è stato concepito in modo tale che un euro di sovvenzione accordato a titolo di Marco Polo generi più di 6 euro in termini di benefici sociali e ambientali per la società.

Pur basandosi sui meccanismi del programma attuale, il regolamento prevede due nuovi tipi di azione: le iniziative relative alle autostrade del mare e quelle per la riduzione del traffico. Tali misure dovrebbero contribuire a ridurre il volume del trasporto internazionale di merci su strada, rispondendo così alle forti aspettative dei nostri concittadini.

Il programma Marco Polo II incorpora il concetto di autostrade del mare, che, peraltro, è stato introdotto anche nel quadro delle reti transeuropee, e propone obiettivi consoni ai servizi collegati alle autostrade del mare. Sono in corso procedure di invito a manifestazione di interesse tra Germania e Finlandia e tra Francia e Spagna. Le azioni relative alle autostrade del mare mirano a limitare il traffico stradale in un dato corridoio. Questo valore aggiunto comunitario chiaramente visibile gioverà al cittadino europeo e a tale titolo merita un contributo comunitario sulla base di progetti elaborati da consorzi che riuniscono spedizionieri, agenti di trasporto e fornitori di infrastrutture.

E’ il momento di includere più attivamente il settore della produzione e dei sistemi di logistica in una strategia coerente di sviluppo sostenibile. Ecco perché la Commissione ha previsto anche azioni di riduzione del traffico. L’industria si è già interessata a questo problema allo scopo di razionalizzare le sue catene di rifornimento e ridurre i costi di distribuzione e di trasporto. Pertanto si osserva una convergenza di interessi tra le misure intese a rafforzare l’efficacia dell’industria e la volontà politica di ridurre gli effetti negativi del trasporto cercando semplicemente di evitarlo.

Marco Polo II estende il programma a tutti i vicini dell’Unione europea. Oggi l’Europa, e non soltanto l’Unione a 25 Stati membri, si ritrova alla testa di un mercato integrato dei trasporti. I nostri vicini dell’est – la Russia, la Bielorussia, l’Ucraina e i Balcani – al pari di quelli della regione mediterranea, fanno parte di un ampio mercato integrato dei servizi di trasporto. La produzione e le caratteristiche della catena di approvvigionamento non si fermano alle frontiere dell’Unione europea a 25.

Il Consiglio ha concordato un orientamento complessivo parziale il 21 aprile 2005. Mi rallegro che il relatore e la commissione per i trasporti e il turismo del Parlamento abbiano cercato di raggiungere un accordo fin dalla prima lettura. Tale approccio costruttivo delle due Istituzioni dovrebbe consentire una rapida adozione del regolamento e l’avvio del primo bando di gara a titolo di Marco Polo II. Ringrazio l’onorevole Rack e la commissione per i trasporti e il turismo da lui presieduta.

Quanto al compromesso raggiunto, quattro punti meritano di essere sottolineati: l’aiuto alle piccole e medie imprese, le soglie di finanziamento delle diverse azioni, l’eventuale impatto delle azioni di riduzione del traffico e la particolare attenzione alle regioni sensibili e metropolitane. Il Parlamento ha giustamente sottolineato le difficoltà delle piccole e medie imprese nell’accedere al programma e il nuovo testo le agevolerà in tal senso. Sono grato all’onorevole Rack per aver insistito su questo punto. Le soglie minime di finanziamento dei diversi tipi di azione sono state ridotte rispetto a quelle proposte dalla Commissione, e la Commissione rifletterà su come far fronte all’aumento del lavoro di valutazione e di controllo che ne deriverà. Il timore di ripercussioni potenzialmente negative delle misure per la riduzione del traffico sull’occupazione e la coesione di certe regioni è stato affrontato, credo, in modo soddisfacente. Il nuovo regolamento mira altresì ad accordare un’attenzione più marcata alle regioni sensibili e metropolitane.

Concludo, signor Presidente, scusandomi per essere stato un po’ prolisso nell’illustrare la proposta. Ancora una volta ribadisco il mio compiacimento per l’approccio molto costruttivo alla relazione in esame adottato dal Parlamento, che ha consentito di presentare un testo, a mio giudizio, pienamente apprezzabile. Vi ringrazio tutti e particolarmente il relatore e la commissione per i trasporti e il turismo.

 
  
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  Reinhard Rack (PPE-DE), relatore. – (DE) Signor Presidente, signor Vicepresidente della Commissione, onorevoli colleghi, non ha senso inventare di nuovo la ruota, nemmeno per la commissione per i trasporti e il turismo. Per questo motivo accogliamo con favore l’azione della Commissione, che manifesta consapevolmente l’intenzione di proseguire il successo del programma Marco Polo I cercando, con la proposta in esame, di garantire la continuità dell’impostazione alla base del successo di Marco Polo I. Continuità significa in particolare fare in modo che Marco Polo II possa essere avviato secondo i tempi, cioè il 1° gennaio dell’anno prossimo.

Gli obiettivi che Marco Polo II si propone di perseguire sono già stati indicati esaurientemente dal Vicepresidente Barrot e quindi posso essere volutamente sintetico al riguardo. Si tratta sostanzialmente di portare avanti il vecchio programma, tuttavia con un duplice valore aggiunto: per Marco Polo II disporremo di una copertura finanziaria assai superiore rispetto a Marco Polo I e quindi avremo anche la possibilità di ottenere successi ancora maggiori in termini di trasferimento del traffico verso modalità di trasporto più ecologiche.

Non abbiamo ottenuto i 47 milioni di euro originariamente auspicati, tuttavia ritengo che il risultato del compromesso che è stato possibile ottenere nel quadro delle prospettive finanziarie generali dimostri quanto sia importante il programma Marco Polo per la Commissione come pure per le altre due Istituzioni, vale a dire Consiglio e Parlamento.

Un ulteriore punto a favore: nel programma abbiamo tenuto conto consapevolmente dell’ampliamento di Marco Polo I in risposta alle nuove e mutevoli circostanze. Partiamo dal presupposto che tutti i paesi vicini con cui l’Unione confina a est, ma anche i paesi della regione mediterranea, dovrebbero beneficiare dell’iniziativa Marco Polo II, perché è ragionevole contenere il traffico il più possibile vicino alla fonte e trasferirlo verso modalità di trasporto più ecologiche.

Per tornare alla metafora della ruota, possiamo dire di aver impresso un’ulteriore spinta aggiungendo due nuove azioni: le autostrade del mare, sulle quali ha già ampiamente riferito il Commissario, e le misure per la riduzione del traffico, tema che abbiamo già intensamente discusso tra di noi per vedere come affrontarlo al meglio. Il Vicepresidente ha appena indicato che non si può tollerare più a lungo che le sovvenzioni europee vadano a finanziare la delocalizzazione di posti di lavoro all’interno dell’Unione o fuori dell’Unione, talvolta addirittura in modo massiccio. Questo non può e non deve essere il fine delle nostre misure.

In buona sostanza il programma Marco Polo II, pertanto, ha ottenuto fin dal principio il via libera dalle tre Istituzioni e così abbiamo colto l’occasione per cercare di portare a termine questa proposta legislativa già in sede di prima lettura. Ciò è stato possibile grazie alla grande disponibilità in particolare della Commissione, ma anche del Consiglio dei ministri dei Trasporti. Per come vanno le cose di solito la commissione per i trasporti e il turismo non considera propriamente il Consiglio come un partner con cui trascorrere una lunga e affettuosa luna di miele, ma in questo caso concreto siamo riusciti a lavorare in modo davvero costruttivo.

Il Parlamento ha ritenuto di dover modificare soltanto in alcuni punti il progetto Marco Polo II, di per sé già buono. In quanto Parlamento abbiamo voluto insistere per garantire che anche le piccole e medie imprese abbiano maggiori opportunità, o quanto meno le stesse opportunità, di accedere ai progetti Marco Polo. Abbiamo presentato una serie di proposte, spero ragionevoli, soprattutto relativamente all’abbassamento dei valori soglia applicabili agli obiettivi originari di Marco Polo I.

Dipende ora da noi tutti dare attuazione concreta ai nostri sforzi, renderli più efficaci e ridurre la burocrazia. Con questo progetto abbiamo lanciato un segnale chiaro e importante. Concludendo vorrei ringraziare tutti i partecipanti: la Commissione, il Consiglio e i colleghi del Parlamento, per la loro costruttiva cooperazione.

Concludo con un aspetto tecnico: siccome volevamo concludere in prima lettura, abbiamo dovuto garantire la compatibilità tecnica dei due testi, rispettivamente del Consiglio e del Parlamento. Su questo dovranno ancora lavorare i giuristi linguisti dei due servizi. Mi appello alla vostra indulgenza.

 
  
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  Rodi Kratsa-Tsagaropoulou, a nome del gruppo PPE-DE. – (EL) Signor Presidente, signor Commissario, onorevoli colleghi, la discussione odierna del programma Marco Polo II, volto a promuovere forme di trasporto alternative ed ecologiche che contribuiranno alla competitività della nostra economia e al contempo alla qualità dell’ambiente e della qualità della nostra vita, è un’evoluzione positiva della politica dei trasporti dell’Unione europea.

Il nuovo programma Marco Polo II offre molte opportunità in questa direzione. Il programma abbraccia tutta la nostra sfera del vicinato, fino alla Russia e i nostri paesi partner nel Mediterraneo; offre opportunità al trasporto marittimo creando una categoria a sé stante di azioni, le autostrade del mare, e promuove la razionalizzazione dei trasporti internazionali.

Grazie, signor Commissario, per la determinazione con cui ha lavorato al concepimento e all’organizzazione del programma. Le mie congratulazioni vanno in particolare al relatore, onorevole Rack, perché le sue proposte rafforzano il valore aggiunto che il programma offre alla coesione economica, sociale e territoriale dell’Unione europea e dei suoi vicini. Il programma offre nuovo spazio per l’intervento nelle piccole e medie imprese, un aspetto per il quale la commissione per i trasporti e il turismo ha spesso manifestato interesse. L’onorevole Rack interviene inoltre a livello di promozione e rafforzamento dell’equilibrio tra efficienza dei trasporti, riduzione dei costi, inquinamento e traffico sulle strade, contribuendo all’obiettivo di ridurre drasticamente gli incidenti, che è di primaria importanza per l’Unione europea.

Sono convinta che lo sviluppo delle autostrade del mare costituirà un elemento dinamico nella nostra pianificazione e nell’efficacia dei nostri obiettivi. Il mare è una forza e un capitale che non sono ancora stati sviluppati nella nostra politica e dobbiamo lavorare in questa direzione.

Per concludere, ringrazio il relatore perché grazie al suo modo corretto di procedere e ai negoziati con il Consiglio ci ha consentito di ottenere un testo accettabile che ci auguriamo venga attuato in tempi brevi.

 
  
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  Jörg Leichtfried, a nome del gruppo PSE. – (DE) Signor Presidente, signor Vicepresidente, onorevoli colleghi, vorrei innanzi tutto cogliere l’occasione per ringraziare il relatore, onorevole Rack, mio connazionale, per la proficua collaborazione. Desidero altresì esprimere ai colleghi del mio gruppo la mia riconoscenza per la pazienza e la fiducia dimostrate nei miei riguardi poiché – lo ha ricordato anche il collega Rack in chiusura del suo intervento – la procedura piuttosto tortuosa del Consiglio in questo caso ha determinato ripetutamente la necessità di presentare emendamenti a breve scadenza. Pertanto ancora un ringraziamento sincero per la vostra fiducia.

Come è noto a noi tutti, nei prossimi anni il sistema europeo di trasporto sarà confrontato ad enormi sfide che vanno affrontate fin d’ora. C’è da aspettarsi un incremento del traffico fino al 60 per cento, con tutte le conseguenze del caso: ingorghi, danni ambientali, incidenti e il rischio di una perdita di competitività per l’industria europea. Marco Polo II è sicuramente un programma che, da un lato, può soddisfare gli interessi delle imprese e del settore, e, dall’altro, anche degli ambientalisti, dell’ambiente e di tutto ciò che ad esso si collega. Per questo motivo mi sono molto rallegrato che sia stato possibile in tempi relativamente brevi elaborare un programma Marco Polo ampliato e riadattato.

Naturalmente ci sono stati aspetti positivi e negativi in questa revisione. Un aspetto negativo riguarda il bilancio, che inizialmente era relativamente cospicuo e poi è stato ridotto a 400 milioni di euro, importo che è particolarmente deludente se si considerano i tagli che dovranno essere apportati a tutto il settore dei trasporti. In questo senso l’Unione, se parliamo di cifre di bilancio, forse ha fissato le priorità sbagliate.

Tuttavia le notizie relative a Marco Polo II sono prevalentemente incoraggianti: ci rallegriamo per la riduzione delle soglie minime per le sovvenzioni, poiché le piccole e medie imprese fino ad oggi erano escluse dal programma. E’ inoltre importante, in particolare, che un punto sia stato incluso nel programma, cioè il trasferimento del traffico verso le ferrovie, la modernizzazione del materiale rotabile.

Un’ulteriore conquista, dal mio punto di vista, rispetto al programma Marco Polo precedente, è che non si tiene conto soltanto del tonnellaggio, ma, per la prima volta, si deve prendere in considerazione anche il volume. Questo è un progresso significativo.

Infine credo sia particolarmente importante che nel testo si accenni alla questione dell’occupazione e che anche a questo riguardo noi abbiamo dato prova di iniziativa. A questo punto sono ansioso di vedere quale sarà il risultato concreto e spero che il programma si dimostrerà ottimo.

 
  
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  Josu Ortuondo Larrea, a nome del gruppo ALDE. – (ES) Signor Presidente, signor Commissario, il trasporto di merci sulle strade europee subirà un incremento di oltre il 60 per cento entro il 2013 e per il 2020 raddoppierà nei nuovi Stati membri. Inoltre, la congestione che ne deriverà avrà un’enorme incidenza sul nostro ambiente: sono i cosiddetti “costi esterni”.

La Commissione ritiene che, per ogni euro speso in questo programma, si otterrà un risparmio di 6 euro in termini di costi esterni. Per questo motivo non siamo contenti del taglio apportato nel quadro delle nuove prospettive finanziarie alla dotazione finanziaria di 740 milioni di euro richiesta dalla Commissione per questo programma per i prossimi sette anni.

Noi appoggeremo la proposta e gli emendamenti che l’onorevole Rack ha ottenuto con tanto sforzo, però avremmo voluto che fossero stati sovvenzionati anche i progetti che implicano una netta riduzione della congestione del traffico sulle strade, a prescindere dal fatto che comportino o no un trasferimento verso altre modalità di trasporto.

Del pari avremmo preferito ottenere soglie minime ancora più ridotte per gli importi indicativi per euro di sovvenzione, affinché un maggior numero di piccole e medie imprese potesse avere accesso agli aiuti offerti dal programma.

D’altro canto, ci rallegriamo che, al momento di valutare i risultati delle azioni sovvenzionate, si sia tenuto conto del criterio del volume di merci trasportate, perché quello che contamina e congestiona non è il peso delle merci in sé, bensì il volume che occupano, e di conseguenza e in definitiva, il numero di camion necessari per trasportarle.

Allo stesso modo ci compiacciamo che siano considerate ammissibili alle sovvenzioni le azioni realizzate in un unico Stato membro, purché comportino almeno un 50 per cento di miglioramento nel traffico transfrontaliero con altri Stati.

Da ultimo – non voglio dilungarmi – vorrei soffermarmi su un punto che potrebbe peraltro essere oggetto di una proposta diversa: crediamo che sia altrettanto necessario ripensare il nostro modello attuale di produzione e successiva distribuzione dei beni. Se realmente incorporassimo, senza eccezioni, tutti i costi esterni del trasporto, così come le ripercussioni di tale modello sulla distribuzione della popolazione e sull’assetto del territorio, forse dovremmo cambiare modello.

 
  
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  Eva Lichtenberger, a nome dei Verts/ALE. – (DE) Signor Presidente, signor Vicepresidente, onorevoli colleghi, innanzi tutto, i Verdi naturalmente appoggeranno questo programma, anche se i fondi disponibili sono insufficienti. E’ una precisazione necessaria. Avevamo sperato che nei negoziati fosse ancora possibile aumentare la dotazione del programma e per questo motivo non abbiamo espresso subito un parere favorevole su tutto. La speranza c’era, ma purtroppo non si è realizzata.

In tutta franchezza, il dimezzamento della cifra inizialmente fissata per me ha rappresentato una sconfitta, ma la valutazione del programma si è rivelata positiva e per questo motivo il programma deve avere il nostro sostegno e lo otterrà. Marco Polo aveva, e, di fatto, ha un ruolo centrale nell’affrontare i problemi legati ai trasporti e contribuirebbe attivamente non soltanto a migliorare il trasferimento verso altre modalità di trasporto bensì a promuovere l’intermodalità. Questa volta, infatti, è stata fissata una priorità a favore delle vie di navigazione interna e dei trasporti marittimi di corto raggio – non le chiamerò “autostrade del mare” perché questa terminologia mi suona strana – e occorre riconoscere che non potranno realizzarsi ulteriori trasferimenti verso altre modalità di trasporto perché mancano i punti nodali, e quelli di interconnessione tra i diversi modi di trasporto. Mi sembra centrale e importante intervenire a questo livello.

Il programma sarebbe anche un segnale per la popolazione che patisce gli effetti negativi del trasporto merci su strada, come le emissioni, il rumore, gli altri pericoli per la salute e l’ambiente di cui la gente parla, che percepisce come drammatici e che vorrebbe ridurre. Per tale motivo questo programma mi sembra particolarmente importante in questo momento. Nelle dichiarazioni di alcuni rappresentanti della Commissione, purtroppo, abbiamo constatato che nella revisione di medio percorso sul Libro bianco sono state formulate riflessioni che non vedono più il trasferimento del trasporto verso modalità più ecologiche come un obiettivo dell’Unione europea, e ciò mi pare assolutamente negativo.

Se la tutela dell’ambiente e della salute della popolazione sono un nostro scopo, allora non basta un programma di 400 milioni di euro, è piuttosto necessario intervenire con una determinazione per così dire mirata per affermare chiaramente che non si può lasciare che il trasporto continui a svolgersi come oggi, ma occorre imprimere un orientamento. Anche oggi c’è un orientamento, ma nella direzione sbagliata. Se la revisione di medio periodo comporta davvero l’abbandono del trasferimento modale, perderemo la credibilità nei confronti dei cittadini. Cedere sempre alle pressioni dei gruppi di pressione più forti, dimenticando gli interessi di chi abita accanto alle strade, significa abdicare alla politica, anzi non si può più chiamare politica: è semplicemente un modo di sancire il predominio degli interessi di un piccolo ramo dell’economia.

 
  
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  Erik Meijer, a nome del gruppo GUE/NGL. – (EN) Signor Presidente, l’enorme sviluppo della rete autostradale e una riduzione dei prezzi per il consumatore hanno provocato l’enorme crescita del trasporto merci tramite autocarri a danno dell’ambiente e della pressione sullo spazio pubblico. Il Libro bianco sui trasporti, a giusto titolo, indica il trasferimento del trasporto merci dalla gomma alla rotaia e la navigazione interna come un obiettivo importante. Anche dopo l’imminente aggiornamento del Libro bianco tale aspetto dovrà rimanere prioritario, perché senza un trasferimento modale i nostri trasporti non potranno rispondere alle richieste in termini di sostenibilità.

Poiché le ali di Marco Polo II, la cui durata è prevista fino al 2013, sono state tarpate, in senso finanziario, con la drastica riduzione da 740 milioni di euro a 400 milioni di euro, potrebbe accadere che l’obiettivo perseguito non sia raggiungibile con altrettanta efficacia o nei tempi indicati. Nonostante ciò, il mio gruppo rimane del parere che il programma in esame riveste un’enorme importanza per migliorare l’ambiente e contenere l’espansione dei trasporti su strada, che ormai è sfuggita completamente al controllo.

Il mio gruppo è favorevole all’estensione del programma ai paesi del vicinato dell’Unione europea e condivide l’attenzione ulteriore rivolta al trasferimento di un maggiore volume del trasporto merci dalle strade costiere alle autostrade del mare. E’ almeno altrettanto importante ridurre il trasporto superfluo migliorando l’armonizzazione logistica. Il numero di miglia percorse può essere ridotto evitando i viaggi a vuoto, riducendo il più possibile le distanze tra i diversi punti di trasformazione e aumentando i fattori di carico. Abbiamo sempre sostenuto il principio dalla prevenzione del trasporto, che è stato introdotto nel testo. La riduzione delle soglie per le sovvenzioni creerà burocrazia aggiuntiva. Mentre gli equivalenti di volume proposti sono un’aggiunta positiva al calcolo delle miglia di tonnellaggio risparmiate, il coefficiente 1:1 indicato potrebbe invece far sì che d’ora in poi tutte le richieste saranno presentate in unità di volume, perché è più redditizio per le imprese.

 
  
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  Johannes Blokland, a nome del gruppo IND/DEM. – (NL) Signor Presidente, l’accordo con il Consiglio sul programma Marco Polo II si traduce sostanzialmente in un migliore accesso al programma per le imprese più piccole. Poiché un gran numero di esse opera nel settore dei trasporti, si tratta di un progresso considerevole che si può attribuire in larga misura ai progetti combinati e alla limitazione degli oneri finanziari e amministrativi.

L’unica osservazione di merito che desidero formulare riguardo al programma è che manca una valutazione di Marco Polo I. La mancanza di una simile valutazione significa che è impossibile dire se Marco Polo II avrà l’effetto desiderato, semplicemente perché il legame tra obiettivo e risorse utilizzate è sconosciuto. Pertanto sono lieto che si procederà ad una valutazione l’anno prossimo, sperando che i risultati rafforzino l’elaborazione e l’attuazione del programma. Desidero concludere ringraziando il relatore per il risultato ottenuto, che certamente avrà il mio sostegno.

 
  
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  Fernand Le Rachinel (NI).(FR) Signor Presidente, Commissario Barrot, onorevoli colleghi, mi preme congratularmi con il relatore per le proposte e i progressi che ha presentato nella sua relazione.

In qualità di deputato francese al Parlamento europeo, e tenuto conto della situazione geografica della Francia, che è davvero un crocevia della rete stradale europea, sostengo pienamente tutte le iniziative volte a decongestionare le nostre strade, a promuovere altre modalità di trasporto delle merci e delle persone in alternativa al trasporto su strada e a migliorare le prestazioni ambientali del sistema di trasporto in generale.

Mi rallegro inoltre per il posto accordato alle autostrade del mare nel programma “Marco Polo II”. Lo sviluppo di tali autostrade avrà un influsso positivo sulla riduzione del trasporto internazionale di merci su strada. Come il relatore ha sottolineato, se non saranno adottate misure significative per decongestionare le strade, il trasporto di merci su gomma aumenterà globalmente di oltre il 60 per cento entro il 2013. Ci troveremo di fronte ad un incremento crescente di sinistri, ad una maggiore congestione, all’aggravarsi del degrado ambientale e infine a costi più elevati per tutta l’industria europea che, nella misura in cui dipende da catene di trasporti affidabili e redditizie, subirà una perdita in termini di competitività.

Per questo motivo dobbiamo concentrare tutti i nostri sforzi sullo sviluppo di trasporti intermodali. Con l’ampliamento a est, l’Europa ha visto spostarsi le sue frontiere marittime e dispone dunque di condizioni e prospettive nuove per sviluppare le autostrade del mare. Dobbiamo approfittarne al meglio.

 
  
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  Corien Wortmann-Kool (PPE-DE).(NL) Signor Presidente, innanzi tutto desidero congratularmi vivamente con l’onorevole Rack per aver raggiunto un accordo in prima lettura e allo stesso tempo lo ringrazio per il modo in cui ha ottenuto questo positivo risultato. Il successo è dovuto alla sua grande perseveranza, pertanto possiamo ritenerci soddisfatti. Nonostante i continui alti e bassi delle prospettive finanziarie, per il nuovo programma Marco Polo è disponibile un importo pari a 400 milioni di euro, il doppio della cifra fino ad oggi disponibile su base annua.

Alla Commissione va riconosciuto il merito di aver esteso, nella sua proposta, il campo di applicazione di Marco Polo II alle azioni relative alle autostrade del mare e alla riduzione del traffico, come pure di aver previsto maggiori opportunità per la navigazione interna, facendo così in modo che un’intera gamma di modi di trasporto alternativi ed ecologici contribuisca a promuovere il trasferimento modale tramite il programma.

Sono lieta che il Parlamento, nei negoziati con il Consiglio, sia riuscito a ottenere una serie di miglioramenti significativi nel programma proposto, il più importante dei quali è una riduzione sostanziale delle soglie per la concessione delle sovvenzioni che, in molti casi è stata dimezzata, in quanto, in pratica, è ancora difficile per le piccole imprese beneficiare del programma. Mi rallegro altresì che la navigazione interna abbia ottenuto una posizione di maggior rilievo rispetto alla proposta iniziale. Terzo, è positivo che gli organismi pubblici, incluse le autorità regionali e locali, possano anche partecipare ai consorzi. Anche questo può servire per aiutare le piccole imprese.

La Commissione si è impegnata ad esaminare la possibilità di offrire un sostegno ai progetti di infrastrutture di piccole dimensioni a beneficio delle azioni per il trasferimento modale. Miglioramenti minori, come la costruzione di muri di sponda, possono essere decisivi per il successo di queste azioni di trasferimento modale. Ecco il motivo per cui vorrei chiederle di informarci in merito ai risultati dello studio e di indicarci se la Commissione includerà realmente nel programma la possibilità di realizzare piccoli progetti infrastrutturali.

Desidero concludere con una notazione pratica. La Commissione, nel suo programma politico, ha dato priorità alla riduzione degli oneri amministrativi e al miglioramento della regolamentazione. L’esperienza però insegna che a quanti presentano progetti si chiede di fornire dettagli tanto elaborati che spesso non sanno da che parte cominciare. Spero che anche da questo punto di vista i cambiamenti apportati dal Parlamento tramite il relatore propizieranno un miglioramento e potranno incoraggiare le imprese. Le chiedo tuttavia di seguire la situazione costantemente e da vicino perché i nostri servizi dovranno essere accessibili e disponibili nei confronti di chi desidera presentare domanda per i progetti.

 
  
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  Ulrich Stockmann (PSE).(DE) Signor Presidente, signor Commissario, anch’io ringrazio il relatore per il suo approccio competente e collaborativo. Poiché egli ha già illustrato esaurientemente in cosa consiste Marco Polo e ha già formulato una valutazione, mi soffermerò soltanto su alcuni aspetti.

E’ positivo che la dotazione finanziaria e gli strumenti di Marco Polo siano nettamente migliori rispetto ai programmi che lo hanno preceduto, da PACT 1 a Marco Polo I. Tuttavia, non dimentichiamo che essi sono inadeguati rispetto alla sfida del trasferimento modale. Per tale motivo occorre innanzi tutto prestare la massima attenzione in primo luogo al carattere fondamentalmente transfrontaliero dei progetti, per garantire il plusvalore europeo e, in secondo luogo, al reale rafforzamento e alla maggiore partecipazione delle piccole e medie imprese grazie al dimezzamento delle soglie minime per le sovvenzioni. In terzo luogo, deve essere realizzato un maggior numero di progetti relativi alla navigazione interna rispetto al passato e, quarto, è necessario giungere finalmente a un coordinamento con i programmi nazionali già esistenti o che saranno necessari in futuro. Quinto, occorre prestare attenzione alla revisione della sostenibilità degli strumenti tramite la valutazione della Commissione dei progetti ancora in essere dopo sei-dieci anni e, sesto, la Commissione deve verificare quali progetti, tra quelli bocciati, sono stati realizzati anche senza sovvenzioni, al fine di ridurre al minimo gli effetti indotti dei futuri programmi.

Globalmente la relazione Rack è un testo non controverso, che dovrebbe tradursi quanto prima in una politica. Il valore aggiunto di queste misure sarà immediatamente visibile per i cittadini: in un momento come questo ne abbiamo bisogno.

 
  
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  Jacky Henin (GUE/NGL).(FR) Signor Presidente, a fronte dei pericoli per la sicurezza e per l’ambiente, a fronte delle pratiche di un settore, che troppo spesso, tratta i lavoratori alla stregua di moderni schiavi, a fronte del sensibile aumento annunciato dei flussi di traffico, la Commissione sembra prendere coscienza che il problema è grave e che occorre occuparsene. La concorrenza libera e leale ci sta conducendo alla catastrofe. La proposta in esame mira a sviluppare le autostrade del mare, le ferrovie, l’intermodalità e ad aiutare le piccole e medie imprese industriali e di altro genere. Tuttavia la Commissione persegue parallelamente la sua crociata per privatizzare le ferrovie, senza nemmeno fare il bilancio di dieci anni catastrofici. L’orientamento è buono, ma non credibile, tanto scarsi sono i mezzi.

Per questo motivo il mio gruppo chiede di votare separatamente la relazione del collega Rack e il parere della commissione per i bilanci. Voteremo contro tale parere, poiché esso si può riassumere in queste parole: “Dimmi cosa ti manca e ti insegnerò come farne a meno”.

 
  
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  Luca Romagnoli (NI). – Signor Presidente, onorevoli colleghi, la relazione Rack evidenzia bene le sfide e le attese della società europea, a fronte di un indubbio e incessante incremento del traffico stradale – tanto da prefigurare il rischio di collasso dello stesso, come è scritto nella relazione – al quale quotidianamente assistiamo in tante strade e città del nostro continente.

Dunque, promuovere modalità di trasporto alternative e più ecologiche e soprattutto integrare meglio e rendere massimamente funzionale l’intermodalità del trasporto è un dovere del legislatore, sia ai fini della sicurezza che della qualità della vita, cercando ovviamente di contemperare le esigenze dell’economia. Al riguardo, l’ottima relazione del collega Rack formula opportune proposte per il programma Marco Polo II, che mi auguro la dotazione finanziaria renda poi realizzabile.

Il partito che rappresento, la Fiamma Tricolore, ha sempre sostenuto l’idea delle cosiddette “autostrade del mare”, concepite proprio in Italia per il Mediterraneo già nella prima metà del secolo scorso, autostrade che nella relazione Rack, nell’ambito del programma Marco Polo II, sono giustamente prese in considerazione e rilanciate.

Ovviamente do il mio appoggio – e chiedo anche quello dei colleghi – anche agli emendamenti del collega Rack, che mirano alla modifica del programma Marco Polo II ai fini della riduzione delle formalità amministrative richieste per il trasporto intermodale. Credo si tratti di un’ottima relazione, che spero avrà il sostegno dell’intero Parlamento.

 
  
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  Luis Queiró (PPE-DE).(PT) Signor Presidente, signor Commissario, onorevoli parlamentari, desidero innanzi tutto ringraziare l’onorevole Rack per l’eccellente relazione. Credo che l’obiettivo del relatore e della maggioranza dei deputati che hanno partecipato alla discussione in sede di commissione fosse soprattutto far fronte alla necessità di riequilibrare la distribuzione dei mezzi di trasporto in modo sostenibile e sviluppare l’intermodalità, affrontando in modo efficace il problema della congestione.

Non esistono alternative per combattere il previsto aumento del trasporto delle merci su strada che, secondo le previsioni, sarà di oltre il 60 per cento entro il 2013 soltanto nell’UE. Ciò detto, il trasporto eccessivo di merci sulle nostre strade è soltanto la punta dell’iceberg del problema. I costi, in termini economici, ambientali e di sicurezza, sono enormi. Pertanto è essenziale adottare misure coerenti per contrastare tali effetti negativi. Ridurre il trasporto delle merci su strada e trasformare l’intermodalità in una realtà competitiva ed economicamente praticabile è il modo migliore di procedere, se vogliamo invertire la tendenza attuale.

A seguito di ciò e della revisione del programma precedente, Marco Polo II contiene una gamma più ampia e più completa di incentivi e misure, necessari e opportuni, che saranno applicabili non soltanto sul territorio dell’UE ma anche nelle regioni vicine, cosa di cui ci rallegriamo.

In tal modo sarà possibile promuovere in modo più efficace gli investimenti nei trasporti ferroviari, nella navigazione interna e l’utilizzo di autostrade del mare, sfruttando le isole marittime europee e le regioni periferiche come punti di transito su queste rotte – le autostrade e la navigazione interna. E’ altresì vitale promuovere lo sviluppo di innovazioni tecniche che creino vantaggi competitivi per modi di trasporto alternativi, soprattutto per quanto riguarda il carico rimorchiato. L’obiettivo della riduzione del trasporto internazionale su strada, soprattutto del trasporto merci, implica la promozione di progetti in zone sensibili, come le aree urbane nelle quali si concentra prevalentemente il traffico.

Infine, signor Presidente, passo alla questione dei finanziamenti. Il programma in esame, come è risaputo, è stato oggetto di delicati negoziati nel contesto delle prospettive finanziarie, il cui risultato è una somma complessiva di 400 milioni di euro, di gran lunga inferiore a quella proposta dalla Commissione. Ce ne rammarichiamo, in quanto è l’espressione di una minore ambizione strategica. Non essendo possibile ottenere maggiori risorse, come la Commissione aveva giustamente proposto, saranno l’utilizzo e la distribuzione di questa somma di denaro a determinare il successo del programma.

Non posso esimermi dal ringraziare il relatore, onorevole Rack, per aver proposto di ridurre la soglia di ammissibilità per taluni progetti. Ciò renderà il programma più accessibile alle PMI che costituiscono una parte significativa del tessuto imprenditoriale e che danno lavoro a una percentuale considerevole della forza lavoro europea.

Signor Presidente, onorevoli colleghi, gli obiettivi contenuti nella relazione e le soluzioni che essa preconizza certamente avranno un impatto decisivo sul futuro del trasporto merci in Europa, in termini di fluidità e sostenibilità. Pertanto è vitale che il testo ottenga il sostegno del Parlamento.

 
  
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  Eva Hedkvist Petersen (PSE).(SV) Signor Presidente, desidero ringraziarla, e in particolare ringrazio il relatore, onorevole Rack, per il lavoro svolto in sede di commissione. Come molti colleghi hanno affermato in quest’Aula, in Europa dobbiamo ottenere un sistema dei trasporti più ecologico. L’inquinamento ambientale è estremamente elevato, al contempo i trasporti rivestono enorme importanza per le nostre regioni e per le imprese che vi operano. I trasporti combinati diventeranno di capitale importanza se i sistemi di trasporto dovranno operare in tutto il territorio UE.

Il progetto Marco Polo rivela altresì le diverse condizioni nelle quali si trovano le varie regioni dell’UE. In molte regioni le distanze da percorrere sono notevoli. Le imprese, in queste regioni, molto spesso sono subappaltatrici di società più grandi situate in zone più densamente popolate e svolgono un ruolo cruciale per l’occupazione in queste regioni tanto lontane. Il progetto Marco Polo, pertanto, non dovrebbe determinare una delocalizzazione dell’occupazione nell’UE. In seno alla commissione ho proceduto sulla base di questa convinzione e posso dunque accettare il compromesso sull’articolo 1 della relazione, secondo cui il progetto Marco Polo dovrebbe creare valore aggiunto per l’UE senza danneggiare la coesione economica, sociale o territoriale, come pure il futuro articolo 2, in base al quale il progetto non deve produrre impatti negativi sulla produzione e l’occupazione.

 
  
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  Boguslaw Liberadzki (PSE).(PL) Signor Presidente, sono lieto di esprimere la mia gratitudine alla Commissione ringraziando il Vicepresidente Barrot. Desidero manifestargli la mia riconoscenza per questa iniziativa e per il suo discorso che ha confermato i passi positivi intrapresi. Desidero congratularmi con l’onorevole Rack per il lavoro svolto, in quanto il documento che ci è stato presentato potrebbe apportare un contributo significativo ad un uso più efficace delle infrastrutture dei trasporti tramite un sostegno attivo alle soluzioni intermodali.

Siamo ben consapevoli che il bilancio dell’Unione europea, incluso il bilancio per il periodo 2007-2013, per i trasporti disporrà di una copertura finanziaria di molto inferiore ai nostri auspici. Ciò significa che sarebbe assai preferibile in assoluto che le soluzioni basate sull’utilizzo delle infrastrutture esistenti fossero le migliori possibili. Vorrei altresì sottolineare che si tratta di un momento storico: un’Unione europea allargata, forse con due nuovi membri a partire dal 1° gennaio 2007. Pertanto abbiamo l’opportunità di coinvolgere i nuovi Stati membri nell’elaborazione di un nuovo sistema europeo dei trasporti e della logistica. E’ molto importante mantenere il ruolo svolto fino ad oggi dalle ferrovie nei nuovi Stati membri. Infine, sono lieto che si prevedano opportunità e un nuovo ruolo per le piccole e medie imprese e che si proceda verso il consolidamento dei sistemi di trasporto e di logistica.

 
  
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  Inés Ayala Sender (PSE).(ES) Signor Presidente, in primo luogo desidero congratularmi cordialmente con la Commissione per la sua eccellente proposta e con il relatore e gli altri colleghi per averla migliorata in modo esemplare e cooperativo, giungendo ad un tempestivo accordo con il Consiglio.

Desidero esprimere le mie congratulazioni anche a noi, all’Unione europea, per aver confermato e migliorato la continuità di questo programma Marco Polo, che ottiene risultati reali grazie a un lavoro efficace, talvolta forse troppo discreto.

Apprezzo i risultati ottenuti rispetto ad altri programmi e progetti, grazie anche alle azioni su piccola scala, che però, in contropartita, apportano un elevato valore aggiunto. Si migliora inoltre l’accesso alle piccole e medie imprese unitamente ai piani di breve e lungo periodo, il che garantisce un’immediata visibilità al valore dell’Unione europea. Questo è uno strumento trainato dalla domanda e dunque produce risultati efficaci e consolidati. Da ultimo, desidero porre in rilievo la forte capacità di questo programma di avanzare proposte e dare impulso a misure e politiche innovative.

Quanto all’inclusione delle autostrade del mare, non posso esimermi dal riferimento all’esempio riuscito delle relazioni tra Valencia e le coste italiane o alla riduzione del traffico attraverso l’integrazione della logistica, e in questi giorni abbiamo saputo che un’impresa come Mercadona – che sta raggiungendo volumi simili a Carrefour in Spagna – sta progettando con la società delle ferrovie spagnole, RENFE, di trasferire in modo definitivo il trasporto dai camion ai treni. Ci pare che anche questo sia un altro caso promosso da questo tipo di programma.

Per concludere, desidero esprimere due auspici: in base all’esperienza di Marco Polo I e al miglioramento di Marco Polo II e a fronte della revisione del Libro bianco sulla politica dei trasporti, spero che i successi e i risultati di questo programma ci aiutino a mantenere la determinazione di puntare sul trasferimento modale dalla strada a modi di trasporto più sostenibili e in questo ovviamente la logistica sarà l’elemento chiave.

Al contempo – e in questo senso confido nella Commissione e nel Commissario, che hanno capacità ed entusiasmo sufficienti – spero che i successi e le formule di Marco Polo siano associati alla riflessione sulle reti transeuropee, che alla fine perseguono il medesimo obiettivo, sebbene su una scala assai maggiore, che a volte è causa di difficoltà.

 
  
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  Robert Navarro (PSE).(FR) Signor Presidente, il mio intervento sarà molto breve e si limiterà a constatare che la Commissione aveva previsto 740 milioni di euro per finanziare Marco Polo II, che la commissione per i trasporti e il turismo del Parlamento europeo aveva votato a favore di tale importo e riaffermato l’importanza che Marco Polo II ricevesse un finanziamento adeguato.

Tuttavia, la proposta attuale è di 400 milioni in sette anni, con nuove priorità da finanziare e soglie di ammissibilità ridotte del 50 per cento, mentre l’estensione geografica è raddoppiata. Come nel caso delle reti transeuropee dei trasporti, stiamo tirando al risparmio.

Dubito fortemente che, in queste condizioni, si producano gli effetti di attivazione e l’effetto leva sperati. Me ne rammarico profondamente, tanto più che Marco Polo II è un programma che si è già dimostrato efficace.

Oggi più che mai l’Europa deve mantenere le sue promesse se vuole riguadagnare la fiducia dei cittadini e non è certo con un bilancio del genere che ci riuscirà.

Anche se accolgo con favore gli sforzi compiuti dai membri della commissione per i trasporti e il turismo del Parlamento per limitare la riduzione della dotazione di questo programma, non posso votare a favore della relazione e quindi mi asterrò nella votazione finale.

 
  
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  Nikolaos Sifunakis (PSE).(EL) Signor Presidente, signor Commissario, il trasporto di merci su strada in Europa è aumentato enormemente negli ultimi decenni, e continuerà a crescere di oltre il 60 per cento entro il 2013. Si tratta di una cifra enorme.

Tale aumento certamente produce molteplici conseguenze negative che tutti noi conosciamo: inquinamento, congestione delle strade, incidenti e in modo particolare alti costi di manutenzione delle infrastrutture. Il modo per interrompere questa spirale della crescita dei trasporti su strada e di limitarne le ripercussioni negative è sviluppare forme alternative di trasporto e, in particolare, rafforzare i trasporti marittimi a corto raggio, creando le autostrade del mare, e trasporti ferroviari e che utilizzino le vie di navigazione interna. Tuttavia, ciò deve avvenire unitamente all’armonizzazione delle reti nelle aree confinanti con l’Unione europea, perché è qui che ha origine la maggior parte degli oneri.

Il programma Marco Polo può offrire un contributo in tal senso, finanziando azioni appropriate per prevenire il rischio di collasso del nostro sistema di trasporto su strada. Certamente, come altri programmi per il prossimo periodo dal 2007 al 2013, il bilancio, alla fine, è ridotto rispetto alle nostre proposte.

Concludendo desidero anche congratularmi a titolo personale con l’onorevole Rack per la relazione.

 
  
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  Jacques Barrot, Vicepresidente della Commissione. – (FR) Signor Presidente, sarò breve. Mi preme ringraziare innanzi tutto l’onorevole Rack e la vostra commissione per i trasporti e il turismo, nonché il Parlamento tutto, per questo lavoro che consentirà un’adozione della proposta in prima lettura.

La Commissione sottoscrive il compromesso raggiunto nel quadro del trilogo informale con il Consiglio. Accettiamo gli emendamenti approvati dalla commissione per i trasporti e il turismo che riflettono la posizione del Consiglio, come pure i nuovi emendamenti di compromesso proposti dall’onorevole Rack e sostenuti dai diversi gruppi politici. Tali emendamenti riflettono il compromesso del trilogo informale con il Consiglio.

Signor Presidente, onorevoli parlamentari, sono rimasto colpito dalla convergenza di vedute espressa dai diversi oratori. In effetti, siamo decisi a evitare i pericoli e i rischi di un aumento costante del traffico su gomma, sulle autostrade e sulle strade d’Europa. Per tale motivo occorre, grazie al programma Marco Polo II, incoraggiare attivamente tutte le formule alternative: le autostrade del mare, la navigazione fluviale e una rete ferroviaria che sia davvero su scala europea.

Deploro, al pari vostro, onorevoli parlamentari, la mancanza di mezzi finanziari più consistenti, ma, come ha detto un onorevole parlamentare, occorre sfruttare al meglio gli strumenti che ci sono dati. Ecco perché oso sperare che grazie agli incentivi previsti da Marco Polo II sia possibile ottenere risultati positivi. Aggiungo che questa stessa filosofia ispirerà le nostre decisioni per i programmi in materia di reti transeuropee. Vi ringrazio ancora una volta, onorevoli parlamentari per l’ottimo lavoro svolto.

 
  
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  Presidente. La discussione è chiusa.

La votazione si svolgerà mercoledì, alle 11.30.

 
  
  

PRESIDENZA DELL’ON. McMILLAN-SCOTT
Vicepresidente

 

6. Ordine del giorno: vedasi processo verbale

7. Composizione dei gruppi politici: vedasi processo verbale

8. Turno di votazioni
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  Presidente. L’ordine del giorno reca la votazione.

(Per i risultati e ulteriori dettagli sulle votazioni: cfr. Processo verbale)

 

8.1. Regime d’importazione del riso (votazione)

8.2. Aiuto alla trasformazione del lino e della canapa destinati alla produzione di fibre (votazione)

8.3. Accordo CE/Repubblica di Albania su taluni aspetti dei servizi aerei (votazione)

8.4. Accordo CE/Serbia e Montenegro concernente taluni aspetti dei servizi aerei (votazione)

8.5. Accordo CE/Ex Repubblica jugoslava di Macedonia su taluni aspetti dei servizi aerei (votazione)

8.6. Accordo CE/Romania concernente taluni aspetti dei servizi aerei (votazione)

8.7. Accordo CE/Repubblica di Moldova su taluni aspetti dei servizi aerei (votazione)

8.8. Accordo CE/Marocco su taluni aspetti dei servizi aerei (votazione)

8.9. Proroga del protocollo all’accordo di pesca con São Tomé e Príncipe (votazione)

8.10. Accordo CE/Angola in materia di pesca (votazione)

8.11. Luogo delle prestazioni di servizi (IVA) (votazione)

8.12. Richiesta di revoca dell’immunità di Tobias Pflüger (votazione)

8.13. Indicazioni nutrizionali e sulla salute fornite sui prodotti alimentari (votazione)

8.14. Aggiunta di vitamine e minerali e di talune altre sostanze agli alimenti (votazione)

8.15. Ricostituzione degli stock di anguilla europea (votazione)
  

– Prima della votazione

 
  
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  Albert Jan Maat (PPE-DE), relatore. – (NL) Signor Presidente, desidero ringraziare la Commissione per aver accolto favorevolmente la proposta d’iniziativa della commissione per la pesca. La risposta è stata talmente positiva che verrà addirittura apportata una modifica alla politica commerciale dell’Unione europea. Potremo finalmente adottare la nostra politica di sostenibilità in materia di prodotti ittici anche nella nostra politica di esportazione.

In secondo luogo, la proposta in esame offre a tutte le regioni d’Europa e alle organizzazioni della società civile la possibilità di attuare questa politica, elemento che verrà perfezionato nella proposta della Commissione e probabilmente anche in quella del Consiglio. Ringrazio la Commissione per aver adottato questa linea.

 

8.16. Accordo di partenariato CE/Marocco nel settore della pesca (votazione)

8.17. Controllo dell’applicazione del diritto comunitario (2003, 2004) (votazione)

8.18. Legiferare meglio 2004: applicazione del principio di sussidiarietà (votazione)
  

– Prima della votazione sugli emendamenti nn. 8 e 16

 
  
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  Godfrey Bloom (IND/DEM). – (EN) Signor Presidente, chiedo la parola ai sensi dell’articolo 151, paragrafo 3, del Regolamento. Vorrei sapere se può aiutarmi. Può dichiarare inammissibili gli emendamenti nn. 8 e 16 della relazione Doorn, visto che il Trattato di Nizza è l’unico trattato in vigore? Il “Trattato costituzionale” non esiste. Benché siano molti i presenti che se ne vogliono dimenticare, francesi e olandesi hanno votato “no” nei loro referendum. Nessun trattato ha sostituito il Trattato di Nizza e, pertanto, questi emendamenti devono essere dichiarati irricevibili.

(Applausi dal gruppo IND/DEM)

 
  
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  Presidente. – Mi dispiace, onorevole Bloom. Ho sbagliato a pronunciare il suo nome, chiamandola onorevole Berlato. Le chiedo scusa. Come ho fatto a non riconoscerla?

(Si ride)

La sua osservazione è essenzialmente politica e molto appropriata. Ne prenderemo nota. Grazie.

 
  
  

PRESIDENZA DELL’ON. BORRELL FONTELLES
Presidente

 

9. Seduta solenne – Autorità palestinese
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  Presidente. – (ES) Presidente Abbas, onorevoli colleghi, il Parlamento europeo è molto onorato di averla qui con noi oggi, e la massiccia affluenza oggi in seduta plenaria ne è la dimostrazione.

Vorrei ringraziarla per essere tornato a Strasburgo così presto dopo la sua ultima sfortunata visita a marzo quando gli eventi l’hanno costretta ad interrompere il suo soggiorno in questa città.

Lei è sempre stato nell’occhio del ciclone perché il ciclone sta ancora spazzando il Medio Oriente e queste settimane, questi mesi sono e saranno decisivi per il futuro dei popoli palestinese e israeliano, ed avranno anche un impatto molto significativo sull’intera regione e quindi anche sull’Unione europea.

Signor Presidente, tutti noi qui desideriamo fare tutto il possibile per avviare un processo di pace praticabile e siamo pienamente consapevoli che, se non agiamo correttamente, corriamo il rischio di far precipitare il mondo verso un periodo di guerre sante, guerre di religione, anticipate dall’elezione di partiti potenzialmente aggressivi in tutto il Medio Oriente.

Per questo, Presidente Abbas, il Parlamento europeo è ansioso di ascoltarla: per la sua esperienza nel lungo, costante tentativo di porre fine al conflitto attraverso il dialogo con il nemico.

Nessuno in Europa ha dimenticato che fin dagli anni ’70 ha spianato la strada ai negoziati per la pace, anche molto prima che la maggioranza della sua gente fosse pronta ad accettarla. Ha negoziato l’inizio della pace con Matiyahu Peled nel 1977 e quegli accordi hanno indicato la soluzione basata sulla coesistenza di due Stati.

Lei ha guidato la delegazione incaricata di negoziare ad Oslo ed è stato firmatario degli accordi a nome dell’OLP; dopo la sua elezione a Presidente, lo scorso anno ha cercato di riavviare il processo di pace, contribuendo alla stipulazione di una tregua tra i gruppi armati nei territori.

Nessuno può quindi dubitare minimamente del suo impegno a favore della pace e della sua volontà di negoziare sulla base del diritto internazionale e del rispetto degli accordi già presi. Inoltre lei è legittimato anche dal fatto di essere stato eletto dal 62 per cento dell’elettorato palestinese proprio sulla base di tale impegno.

Poi ci sono state le elezioni legislative a gennaio che hanno rappresentato una nuova occasione per il popolo palestinese di dimostrare il proprio fermo impegno nei confronti della democrazia ma, allo stesso tempo, i risultati di quelle elezioni, che l’Europa rispetta e riconosce completamente, hanno suscitato serie preoccupazioni nella comunità internazionale.

La comunità internazionale, tuttavia, sta iniziando a comprendere i pericoli della sospensione degli aiuti al popolo palestinese. La riunione del Quartetto della scorsa settimana ha dato all’Unione europea la responsabilità di trovare un meccanismo per far giungere gli aiuti ai territori palestinesi e quindi mantenere almeno i servizi pubblici essenziali.

La plenaria dell’Assemblea Parlamentare Euromediterranea, che ho avuto l’onore di presiedere fino a una mese fa, ha lanciato un appello, ribadito dall’Ufficio di presidenza la scorsa settimana a Tunisi, per far fronte alla prospettiva di un caos derivante dall’assenza di supporto internazionale e dall’illegale confisca dei dazi doganali cui il popolo palestinese ha diritto.

Signor Presidente, lei ha l’opportunità di parlare ai rappresentanti dei popoli europei di tutte queste questioni e lo può fare sapendo, come lo sappiamo noi, che lei è l’unica persona in grado di parlare a tutte le parti coinvolte. Lei è il cordone ombelicale che può ancora portarci dal conflitto alla pace, ecco perché siamo così interessati ad ascoltare le sue proposte e ad aiutarla a trovare il modo per superare questo periodo difficile.

A lei la parola.

(Applausi)

 
  
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  Mahmoud Abbas, Presidente dell’Autorità palestinese(1). – (EN) In nome di Dio clemente e misericordioso, signor Presidente, onorevoli deputati, permettetemi innanzi tutto di esprimere la mia gratitudine per l’invito. E’ un onore parlare di fronte a questa Assemblea che rappresenta una storia di successo unica per i popoli d’Europa; una storia che contiene diverse lezioni cui molti paesi e popoli del mondo potrebbero fare riferimento.

Parlando con voi oggi porto il messaggio del popolo palestinese ai popoli di un continente al quale da sempre siamo legati da rapporti di vicinato derivanti dalle nostre storiche relazioni di cooperazione, amicizia, partenariato e associazione in numerosi settori. Noi vorremmo avviare questa cooperazione mediante un dialogo proficuo tra civiltà e culture suscettibile di arricchire entrambe le sponde del Mediterraneo e di aiutarci a debellare le posizioni estremiste al fine di garantire la prosecuzione dei nostri storici stretti legami e di consentirci di raggiungere la pace nell’area mediterranea.

Mentre parlo con voi oggi, mi rendo conto che sto parlando a legislatori che conoscono molto bene i nostri problemi e dei quali molti sono stati testimoni oculari dei problemi e delle sofferenze del popolo palestinese in occasione di visite nel nostro paese. Solo ieri il popolo palestinese ha commemorato il 58° anniversario della Nakba palestinese del 1948, che ha rappresentato la storica ingiustizia a cui noi palestinesi siamo stati sottoposti quando, sradicati dal nostro paese, siamo stati costretti ad una diaspora e molti di noi sono stati costretti ad andarsene e a diventare rifugiati.

Nel corso dell’intero percorso politico e di lotta nazionale del popolo palestinese guidato dall’Organizzazione per la liberazione della Palestina, e in seguito alla creazione dell’autorità nazionale palestinese nel 1994 all’indomani della sottoscrizione della Dichiarazione di principi, l’auspicio di un ruolo di primaria importanza, reale ed attivo dell’Europa è sempre stato alla base della politica e della diplomazia palestinesi. Il nostro popolo non ha mai dimenticato le posizioni a noi favorevoli assunte da numerosi paesi europei fin dai primi anni ’70 per sostenere i diritti del popolo palestinese e del suo movimento di liberazione nazionale guidato dall’Organizzazione per la Liberazione della Palestina. Parimenti, il nostro popolo non ha dimenticato il generoso sostegno politico, finanziario e tecnico concesso per la costituzione delle istituzioni palestinesi e di un’assemblea nazionale nonché per aiutarci a far fronte alle conseguenze delle politiche di occupazione, assedio e distruzione. Tale sostegno ha rafforzato la fiducia del nostro popolo nella giustizia della nostra causa e nel diritto internazionale. In questo particolare momento, che ancora una volta è contrassegnato da difficoltà, è abbastanza logico che noi guardiamo all’Europa, visto che la nostra regione è aperta a tutte le possibilità e che cerchiamo e ci attendiamo che l’Europa svolga un ruolo guida nell’area.

Nonostante l’orrore dell’ingiustizia storica subita dal nostro popolo, siamo sempre riusciti a mettere a punto una politica realistica per ripristinare il diritto della nostra gente all’autodeterminazione. All’inizio erano le capitali europee i luoghi in cui si tenevano gli incontri segreti, semisegreti o pubblici tra i funzionari dell’OLP e gli attivisti israeliani del partito della pace. Sempre in una capitale europea, ad Oslo, ci sono stati i primi contatti ufficiali tra l’OLP e il governo israeliano. Sempre ad Oslo è stato raggiunto nel 1993 anche il primo accordo nella storia tra le due parti, accordo che sarebbe poi stato ratificato ufficialmente a Washington quello stesso anno.

Nel 1998, con l’approvazione dell’iniziativa di pace palestinese e l’accettazione delle risoluzioni 242 e 338 del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, il Consiglio Nazionale palestinese si è aperto alla possibilità di una storica riconciliazione. Onestamente devo dire che per noi non è stato facile, ma a questo proposito non posso che ricordare il ruolo svolto dal nostro leader storico Yasser Arafat. Ci voleva coraggio per prendere quelle decisioni e ci voleva coraggio per proporre una pace che godesse del supporto del nostro popolo, malgrado la prospettiva di istituire uno Stato palestinese su un territorio pari solo al 22 per cento della Palestina storica, vale a dire quello occupato da Israele nel 1967. A seguito dell’istituzione dell’autorità palestinese abbiamo continuato a batterci strenuamente per la pace, ribadendo più volte che al centro di tale processo doveva situarsi il principio del partenariato, un partenariato impegnato a trovare un accordo e la soluzione dei problemi inevitabilmente lasciati in eredità da un lungo, amaro e sanguinoso conflitto; un partenariato basato sulla comprensione dei problemi dell’altro, in grado di porre le basi per un nuovo e diverso futuro sia per i palestinesi che per gli israeliani.

Un duro colpo al processo di pace, che si sarebbe dovuto concludere rapidamente nel giro di qualche anno, è stato inferto dal rifiuto di Israele della logica del partenariato e dal suo persistere con le politiche distruttive, in particolare la costituzione di colonie, la costruzione di muri e la confisca di terre, con l’obiettivo di creare una situazione sul campo che di fatto mettesse a repentaglio, vanificandoli, i risultati dei negoziati. Il mancato rispetto di impegni e accordi, unito al rifiuto del sostegno internazionale, è diventato la caratteristica principale della politica di Israele; in questo modo il processo di pace è passato in secondo piano e di conseguenza la gente ha iniziato a dubitare della sua utilità. Negli ultimi anni tale politica è arrivata fino al punto di tentare di distruggere completamente l’autorità nazionale palestinese e di sottoporre a sistematica distruzione le nostre infrastrutture di base, realizzate con la collaborazione dei paesi europei.

Da parte nostra, malgrado lo stato di frustrazione e sofferenza sia arrivato a livelli di cui sicuramente vi renderete conto e avrete coscienza – soprattutto quelli di voi che l’hanno visto da vicino – ci siamo impegnati affinché la nostra lotta nazionale continuasse a fare il suo corso nel rispetto delle norme del diritto internazionale. Abbiamo ripudiato e condannato tutti gli attacchi contro i civili. Abbiamo ripudiato il terrorismo in tutte le sue forme. Abbiamo sottolineato l’importanza di una cultura della pace al posto di quella della guerra, impiegando ogni mezzo pacifico a nostra disposizione per tentare di resistere all’occupazione.

(Vivi applausi)

Sedici mesi fa, nei territori palestinesi occupati si sono svolte le elezioni presidenziali dopo la morte del Presidente Arafat; in quell’occasione mi sono presentato con un programma molto chiaro: dichiarare una tregua e ribadire che i negoziati costituiscono l’unica possibile soluzione del conflitto. Volevo inoltre avviare una politica di riforme in vari ambiti, rafforzare la democrazia, riuscire ad avere un periodo di calma, migliorare la sicurezza e promuovere lo Stato di diritto.

Sono fiero di essere stato investito di un simile compito dal popolo palestinese. Ci siamo messi subito al lavoro con il consenso di tutti i gruppi e le fazioni che avevano concordato il rispetto della tregua. Era la prima volta dopo anni che si verificava una cessazione praticamente totale degli attentati armati dei palestinesi. Eppure, la controparte israeliana ha risposto portando avanti la costruzione del muro dell’apartheid in Cisgiordania che suddivide i nostri territori in distretti isolati. Israele ha continuato con gli assassini, gli arresti e le incursioni militari nelle nostre città, nei nostri villaggi e nei campi dei rifugiati; ha continuato con i suoi stretti e soffocanti assedi; ha continuato a rifiutare ogni accordo o intesa, compresa quella raggiunta a Sharm al-Sheikh dopo le elezioni presidenziali in Palestina. Malgrado tutto ciò, noi abbiamo accettato il piano di Israele che prevedeva il ritiro dalla striscia di Gaza. Siamo riusciti a garantire la gradualità e la tranquillità delle operazioni, dimostrando di essere in grado di assumerci le nostre responsabilità nel garantire la sicurezza pubblica, in particolar modo nelle zone di confine dove gli osservatori dell’Unione europea ci hanno aiutato a garantire il corretto svolgimento del primo passaggio di confini della storia avvenuto sotto il completo controllo dei palestinesi.

La politica israeliana di rifiutare la nostra mano tesa e l’opportunità di negoziare per dare una possibilità alla pace ha aumentato la frustrazione della nostra gente. La politica di Israele ha anche esacerbato le già difficili condizioni economiche della Palestina, rendendo gli spostamenti tra una città e l’altra lunghi e pericolosi a causa dei posti di blocco sparsi in tutta Gerusalemme e la Cisgiordania. Questi posti di blocco opprimono e umiliano persone che desiderano solamente condurre una vita normale, recarsi sul posto di lavoro e andare a lavorare nei campi, andare in ospedale e all’università, portare i figli a scuola o recarsi nelle moschee o nelle chiese.

La frustrazione e la delusione generate dalla prassi di occupazione israeliana e la mancanza di prospettive positive per il processo di pace sono il contesto che ha fatto da sfondo alle elezioni svoltesi lo scorso gennaio. Il mondo intero è stato testimone del modo graduale e democratico in cui si è svolto il passaggio di potere e di come abbiamo posto le fondamenta e i precedenti di un processo democratico che non possiamo fare a meno di seguire. Vorremmo ribadire ancora una volta che la democrazia rimane senz’anima se i cittadini non godono della libertà e se lo stato di occupazione persiste. Nel corso degli ultimi quattro mesi abbiamo vissuto una situazione senza precedenti. Il programma dichiarato dal partito che ha vinto le elezioni e ha formato il governo non corrisponde né al mio programma né agli impegni e ai precedenti accordi dell’autorità palestinese.

Il nostro approccio a queste questioni è ispirato agli stessi principi che ci hanno portato ad indire le elezioni per tempo. Stiamo affrontando questo problema in seno alle nostre istituzioni e in conformità delle nostre leggi e normative. L’attività politica palestinese degli ultimi mesi ha gradualmente indotto l’opinione pubblica a sostenere il rispetto degli accordi e degli impegni sottoscritti dall’autorità palestinese e di quelli previsti dal diritto internazionale. Ho chiesto al nuovo governo di modificare il proprio programma al fine di onorare i citati impegni internazionali. Stiamo portando avanti un dialogo costante e continuativo che fra pochi giorni sfocerà in un dialogo nazionale allargato. Spero che in questo modo arriveremo al necessario processo di modifica.

Il nostro approccio ha bisogno del supporto della comunità internazionale. E’ necessario dare al nuovo governo la possibilità di uniformarsi ai requisiti fondamentali imposti dalla comunità internazionale. Bloccare l’assistenza all’autorità palestinese, tagliando gli aiuti destinati alla stessa, significa solamente aggravare la già compromessa situazione socioeconomica del paese, indebolendo la rete di ministeri, amministrazioni e istituzioni efficienti e operativi creati in primo luogo con il fondamentale contributo dell’Europa. A questo punto vorrei cogliere l’occasione per ringraziare il Quartetto per la sua recente decisione di riprendere ad erogare aiuti al popolo palestinese in base a un meccanismo che sarà sviluppato sotto la guida dell’UE. A tale proposito facciamo appello ad Israele affinché ci restituisca immediatamente il gettito derivante dalle imposte e dai dazi. In questo senso l’Unione europea può svolgere un ruolo guida e noi vorremmo chiedere il suo aiuto per indurre Israele a consegnarci immediatamente e in toto il gettito derivante dalle imposte e dai dazi doganali.

(Vivi applausi)

Il governo israeliano persiste nel ripetere nuovamente lo slogan “Nessun partner palestinese”. Come ricorderete, il governo israeliano aveva utilizzato questo slogan in passato come pretesto per venir meno agli accordi e rifiutare di tornare al tavolo delle trattative. Siamo estremamente preoccupati per il futuro della pace nella nostra regione in quanto ci è giunta voce che Israele sta pensando di tracciare i confini definitivi di Israele all’interno dei territori palestinesi occupati. Simili progetti precludono ogni possibilità di mettere in pratica la soluzione dei due Stati, in quanto Israele si annetterà gran parte dei territori palestinesi occupati trasformando ciò che resta in isole sparse prive di continuità geografica e di essenziali risorse idriche, quelle risorse idriche che Israele intende rivendicare come proprie. Questo tentativo di attuare progetti unilaterali finirà per distruggere ogni residua possibilità di riprendere il processo di pace e sfocerà in un altro periodo di tensioni e conflitti per i quali i popoli di questa regione hanno già pagato, per decenni, un prezzo molto alto.

L’affermazione secondo cui non ci sarebbe un partner o una controparte palestinese è priva di fondamento. Ribadisco che, in virtù del potere costituzionale conferitomi dalla nostra legge fondamentale, la quale attribuisce al Comitato esecutivo dell’OLP, al suo Presidente, e al suo Dipartimento per i negoziati la competenza in materia di negoziati, siamo assolutamente disponibili a tornare al tavolo delle trattative per trovare un accordo e porre fine a questo lungo conflitto. Ho sottolineato questo fatto nel corso di una telefonata con Ehud Olmert quando, qualche giorno fa, l'ho chiamato per congratularmi con lui in occasione del suo insediamento. Durante la conversazione ho sottolineato il nostro reale desiderio di tornare immediatamente al tavolo delle trattative per negoziare la pace. Il mondo intero si aspetta questo da noi e noi chiediamo che la comunità internazionale adotti misure immediate per aiutarci a farlo, al fine di impedire che la regione scivoli in un abisso e in una nuova spirale di guerra che avrebbe un impatto notevole non solo sul Medio Oriente ma sul mondo intero, in un momento in cui la regione sta già vivendo altre tensioni.

Vogliamo un’azione basata sul diritto internazionale e la roadmap. Vogliamo negoziati tra le parti in alternativa alla politica di unilateralismo, diktat e negazione dell’altro portata avanti da Israele. Tutto questo è estremamente importante per noi, in quanto solo attraverso i negoziati possiamo davvero unire il popolo della nostra regione, garantendogli i principi della pace, dello sviluppo e della modernizzazione che condividiamo con il popolo europeo.

Vi ringrazio nuovamente per questo invito e per la vostra ospitalità. Sono sicuro di aver appena parlato davanti ad un pubblico amico che condivide con noi la dedizione alla causa della promozione dei valori di libertà, democrazia, tolleranza e dialogo. Ho fiducia nel fatto che continuerete a sostenere la giusta causa del popolo palestinese fino a quando non avremo ottenuto la libertà e creato uno Stato indipendente in Terra Santa sulla base dei confini con lo Stato di Israele del 1967.

Grazie per avermi ascoltato.

(L’Assemblea, in piedi, applaude lungamente)

 
  
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  Presidente. – (ES) Molte grazie signor Presidente. Ha visto con quanta attenzione il Parlamento europeo ha ascoltato il suo discorso. Le sue ultime parole sono anche le nostre, in quanto persistiamo nell’impegno a raggiungere una soluzione che preveda l’esistenza di due Stati.

Sono anche convinto che le sue parole incoraggeranno molti deputati al Parlamento europeo a dedicare più tempo e riflessione ai problemi del Medio Oriente.

Dopo il suo tentativo fallito di recarsi in visita qui non abbiamo adottato alcuna risoluzione sulla questione che però è stata dibattuta in diverse occasioni. Il dibattito che avrà presto luogo in seno alla Conferenza dei presidenti aiuterà il Parlamento a chiarire la propria posizione in merito al conflitto.

Grazie di nuovo signor Presidente, auguriamo a lei e al suo popolo tutto il bene possibile.

(Applausi)

(La seduta solenne termina alle 12.30)

 
  
  

PRESIDENZA DELL’ON. McMILLAN-SCOTT
Vicepresidente

 
  

(1)Il Presidente ha parlato in arabo. Testo tradotto.


10. Turno di votazioni (seguito)
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  Presidente. Riprendiamo le votazioni.

 

10.1. Attuazione, conseguenze e impatto della legislazione vigente in materia di mercato interno (votazione)

10.2. Strategia per la semplificazione del contesto normativo (votazione)

10.3. Esito dell’esame di proposte legislative pendenti dinanzi al legislatore (votazione)
  

– Prima della votazione

 
  
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  Jacek Protasiewicz (PPE-DE). – (PL) Signor Presidente, questa precisazione è rivolta solo ai colleghi del PPE-DE, poiché si è verificato qualche piccolo problema con il primo emendamento. Innanzi tutto, non abbiamo avuto il tempo di discutere la questione in sede di commissione. In secondo luogo, sia nella versione polacca sia in altre versioni linguistiche l’onorevole Buzek figura tra gli autori dell’emendamento, il che è inesatto. Benché ciò non sia previsto dalla nostra lista di voto, vorrei tuttavia chiedere agli onorevoli colleghi di votare a favore di questo emendamento nonché dell’intera relazione nella seconda votazione.

 
  
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  Presidente. Con questo si conclude il turno di votazioni.

 

11. Dichiarazioni di voto
  

– Relazione Daul (A6-0142/2006)

 
  
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  Charlotte Cederschiöld, Christofer Fjellner, Gunnar Hökmark e Anna Ibrisagic (PPE-DE), per iscritto. – (SV) La Commissione propone di abolire i dazi doganali per talune varietà di riso non brillato di origine indiana e pakistana, un’evoluzione che riteniamo eccellente. Noi conservatori svedesi pertanto voteremo a favore della proposta.

Al contempo, si propone di mantenere in vigore dei contingenti per talune varietà di riso prodotte dagli Stati Uniti e dalla Tailandia, conformemente agli accordi conclusi dalla Commissione con i singoli paesi.

Riteniamo che tutti i dazi doganali sul riso dovrebbero essere eliminati, poiché essi vanno a scapito dell’industria esportatrice, dei consumatori nell’UE e dello sviluppo economico in generale.

 
  
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  Duarte Freitas (PPE-DE), per iscritto. – (PT) Il testo del regolamento del Consiglio (CE) n. 1785 deve essere emendato per incorporare le modifiche agli accordi per l’importazione di riso che derivano dagli accordi conclusi dalla Commissione con l’India (decisione del Consiglio 2004/617/CE dell’11 agosto 2004), il Pakistan (decisione del Consiglio 2005/476/CE del 21 giugno 2005) e la Tailandia (decisione del Consiglio 2055/953/CE del 20 dicembre 2005).

Tali accordi stabiliscono accordi doganali per le importazioni in base alla natura del prodotto e alle quantità importate, autorizzando la Commissione a derogare per un periodo transitorio al regolamento (CE) n. 1785/2003. Poiché la data di scadenza della deroga è il 20 giugno 2006, è urgentemente necessario modificare il testo del regolamento in vigore.

Pertanto approvo la proposta della Commissione e sostegno la relazione Daul.

 
  
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  Hélène Goudin e Nils Lundgren (IND/DEM), per iscritto. – (SV) Abbiamo votato contro la relazione. Riteniamo che, in linea di principio, il commercio di riso dovrebbe essere liberalizzato per ridurre la spesa domestica di consumatori.

 
  
  

– Relazione Guerreiro (A6-0133/2006)

 
  
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  Duarte Freitas (PPE-DE), per iscritto. – (PT) In generale sono favorevole all’approvazione del documento in votazione.

Il fallimento dell’accordo di pesca tra UE e Angola era inevitabile, visti gli obblighi introdotti quando è entrato in vigore il nuovo quadro giuridico in Angola, che sono contrari ai principi dell’UE in materia di accordi di pesca con i paesi terzi.

Sono favorevole all’idea di rendere più flessibile l’attuale Strumento finanziario per l’orientamento della pesca e appoggio le deroghe contenute nella proposta. Tuttavia, ritengo anche che, nel rispetto della reciprocità, l’UE dovrebbe tenere presente le attività di pesca degli armatori comunitari che dovrebbero beneficiare di tali misure.

 
  
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  Hélène Goudin e Nils Lundgren (IND/DEM), per iscritto. – (SV) La proposta della Commissione differisce dalla maggioranza delle proposte sugli accordi di pesca con i paesi terzi perché, invece di prorogare l’accordo o di introdurre un nuovo protocollo, l’UE annulla gli accordi di pesca in vigore con l’Angola. Il movimento “Lista di giugno” vota con coerenza contro le proroghe degli accordi di pesca e quindi accoglie favorevolmente l’abrogazione dell’accordo in parola. Pertanto abbiamo votato a favore della relazione.

L’accordo è stato abrogato in ragione delle posizioni assunte dalla Commissione in merito alla legislazione dell’Angola in materia di risorse biologiche acquatiche. Il relatore si rammarica che la Comunità e le autorità angolane non siano riuscite a trovare un accordo. A noi, invece, rincresce che l’UE intenda comunque concludere nuovi accordi di pesca distruttivi e prorogare quelli esistenti.

La Commissione e il Parlamento europeo non si rendono conto che gli accordi di pesca con i paesi terzi hanno ripercussioni dannose sulle popolazioni dei paesi in questione. Pertanto abbiamo una visione alquanto diversa rispetto al relatore in merito all’approccio da adottare nei confronti degli accordi di pesca dell’UE con i paesi terzi.

 
  
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  Pedro Guerreiro (GUE/NGL), per iscritto. – (PT) Oltre alla perdita di opportunità di pesca, di posti di lavoro e di valore aggiunto associato alle attività di pesca, la denuncia dell’accordo significherà che i pescherecci che dipendono dalla pesca al largo delle coste angolane dovranno essere riconvertiti.

Per quanto tale denuncia possa essere motivo di rammarico, dobbiamo esperire altre possibilità praticabili affinché i pescherecci in questione possano operare in altre zone o in virtù di altri accordi di pesca. Occorre negoziare nuove opportunità di pesca o opportunità già esistenti ma inutilizzate. In alternativa i pescherecci in Angola potrebbero rimanere se creassero delle “joint ventures”, il che consentirebbe di mantenere posti di lavoro ed evitare la demolizione dei pescherecci.

Pertanto è necessario adottare misure per facilitare la conversione di tali pescherecci, ad esempio esentandoli dal rimborso degli aiuti per la costruzione o la modernizzazione ottenuti nei precedenti dieci anni, e degli aiuti per il fermo temporaneo a titolo dello Strumento finanziario per l’orientamento della pesca.

Le imprese miste o altre forme di joint venture con un paese terzo dovrebbero basarsi su autentici progetti di cooperazione reciprocamente vantaggiosi. Non si dovrebbe incoraggiare la delocalizzazione della flotta e dell’industria della pesca dai paesi comunitari, con la perdita di posti di lavoro e di attività economiche che comporta, a monte e a valle.

 
  
  

– Relazione Karas (A6-0153/2006)

 
  
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  Othmar Karas (PPE-DE).(DE) Signor Presidente, la relazione sul luogo in cui avviene la prestazione di servizi si occupa della questione dell’imposizione fiscale sui servizi resi a persone non soggetti passivi. Si tratta del seguito di una relazione presentata ormai tre anni or sono dalla Commissione sulla modifica del regolamento relativo alla tassazione dei servizi resi a soggetti passivi, e riguarda dunque il settore del business-to-business (B2B).

Il Parlamento non ha presentato emendamenti sostanziali per vari motivi. Primo, perché la proposta della Commissione costituisce un quadro coerente in rapporto alle modifiche già presentate tre anni fa alla sesta direttiva sull’IVA. Secondo: con questo quadro si trova un giusto compromesso tra tassazione sul luogo del consumo e possibilità per le imprese europee di gestire tale tassa. Terzo: la proposta è un passo importante verso una riforma del sistema europeo dell’IVA in una panoramica mutata. Quarto: speriamo che il Consiglio adotterà il regolamento unitamente alla proposta di istituzione di uno “sportello unico” per le imprese, perché in questo modo sarà possibile ridurre gli oneri burocratici per le imprese europee.

 
  
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  Astrid Lulling (PPE-DE), per iscritto. – (FR) Dopo l’episodio inglorioso della direttiva sui servizi, il nuovo attacco al principio del paese d’origine, in questo caso nel contesto dell’IVA applicabile alle prestazioni di servizi, sarebbe un ulteriore passo nella direzione sbagliata. Se le idee ventilate nella relazione Karas si dovessero concretizzare, le ripercussioni sarebbero negative e pericolose, perché la Commissione e un buon numero di paesi in sede di Consiglio vogliono che il luogo di consumo sia il fattore determinante per la prestazione di servizi e non più il luogo in cui il servizio è prestato, come invece avviene oggi. Abbandonare il principio del paese d’origine creerebbe un sistema complesso, burocratico, incontrollabile e di conseguenza impraticabile.

Prendere in considerazione il luogo di consumo va contro i principi che fino a qualche tempo fa disciplinavano il sistema dell’IVA applicabile a livello comunitario. Gli Stati membri hanno bisogno di stabilità e di prevedibilità per poter gestire le finanze pubbliche. Poiché la legislazione comunitaria in materia di commercio elettronico, ad esempio, è stata emanata molto di recente, non è ragionevole proporre di rivoluzionarla.

Per questi motivi ho votato contro la relazione Karas.

 
  
  

– Relazione Speroni (A6-0156/2006)

 
  
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  Esko Seppänen (GUE/NGL).(FI) Signor Presidente, i funzionari di polizia Michaelis e Proske sostengono che l’onorevole Pflüger li abbia apostrofati con l’epiteto “testa di cazzo”, o “Arschkopf”, in occasione di una manifestazione a Monaco. L’onorevole Pflüger afferma che tale termine non rientra assolutamente nel suo vocabolario. Di conseguenza mi sento di affermare che i poliziotti Michaelis e Proske sono delle vere teste di cazzo – Arschköpfe – se sostengono che il nostro collega si sia espresso in tali termini. Per tale motivo ho votato contro la relazione.

 
  
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  Pedro Guerreiro (GUE/NGL), per iscritto. – (PT) La decisione adottata dalla maggioranza del Parlamento di revocare l’immunità parlamentare dell’onorevole Pflüger, deputato al Parlamento europeo del partito del socialismo democratico tedesco (PDS) e membro del gruppo confederale della Sinistra unitaria europea/Sinistra verde nordica è un fatto altamente significativo.

Si tratta di una decisione senza precedenti, eminentemente politica, che fissa un precedente allarmante, in quanto è la reazione alla partecipazione da parte dell’onorevole Pflüger ad una manifestazione sulla cosiddetta “Conferenza per la sicurezza di Monaco di Baviera”, che si svolge ogni anno nella cittadina tedesca.

E’ la quarta volta che l’onorevole Pflüger è accusato di fatti legati alla sua partecipazione a tale manifestazione. Nel 1999 il tribunale di Monaco ritirò le sue allegazioni. Nel 2003 il processo fu annullato. Nel 2004 la polizia arrivò persino a presentargli delle scuse formali. Il caso in oggetto riguarda il 2005, quando l’onorevole Pflüger ha partecipato a una manifestazione per la prima volta in qualità di europarlamentare.

La richiesta di revoca dell’immunità parlamentare è stata trasmessa dal ministero della Giustizia della Repubblica federale tedesca. Successivamente il Parlamento ha accolto tale richiesta tramite la proposta presentata dall’onorevole Speroni della Lega Nord. Dalla lettura della relazione della commissione giuridica si evince quanto sia incomprensibile e allarmante tale decisione.

Pertanto ho votato contro.

 
  
  

– Relazione Poli Bortone (A6-0122/2006)

 
  
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  Richard Seeber (PPE-DE).(DE) Signor Presidente, accolgo in linea di massima il compromesso sul quale abbiamo votato oggi, ma non dimentichiamo che la principale responsabilità di affrontare il problema dell’obesità, soprattutto infantile, spetta allo Stato. Naturalmente è necessario che il consumatore sia maturo e informato, cosicché possa effettuare una scelta corretta, ciononostante non dobbiamo rifugiarci nell’ansia di regolamentare tutto a livello europeo, caricando le imprese di oneri che non sono in grado di sostenere. Dunque diciamo “sì” all’informazione, ma anche lo Stato dovrebbe adottare misure per affrontare in modo razionale il problema dell’obesità.

 
  
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  Andreas Mölzer (NI).(DE) Signor Presidente, certamente è compito della cosiddetta Unione europea intraprendere iniziative contro la diffusione delle malattie strettamente collegate all’alimentazione. Tuttavia, credo che l’Unione europea, di fronte allo scetticismo dichiarato degli europei nei riguardi dell’ingegneria genetica e al recente pronunciamento dell’OMC, dovrebbe richiedere l’effettuazione di studi sui danni per la salute a medio e lungo termine comportati dagli alimenti geneticamente modificati, affinché finalmente la gente abbia qualche lume in più al riguardo.

In tale contesto non dobbiamo dimenticare la contaminazione radioattiva di certi alimenti, che persiste tuttora, vent’anni dopo Chernobyl, i cui effetti non sono stati ancora esaminati in modo sufficiente.

 
  
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  Jan Andersson, Anna Hedh, Ewa Hedkvist Petersen, Inger Segelström e Åsa Westlund (PSE), per iscritto. – (SV) I socialdemocratici svedesi idealmente avrebbero gradito che il Parlamento sostenesse le proposte più severe contenute sia nella proposta originaria della Commissione sia nella posizione comune del Consiglio. Tuttavia, non è stato possibile raggiungere un accordo che contenesse tali proposte.

Riteniamo che il compromesso raggiunto sia il miglior risultato possibile in questo momento. Il compromesso rafforza in modo significativo la protezione dei consumatori e li agevola nell’effettuare scelte sane, se lo desiderano. Pertanto sosteniamo il compromesso e abbiamo votato a favore di tutti i suoi aspetti.

 
  
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  Gérard Deprez (ALDE), per iscritto. – (FR) Oggi, dopo una vera e propria battaglia, siamo riusciti a raggiungere un accordo tra Parlamento e Consiglio per regolamentare le indicazioni sui prodotti alimentari e questo risultato, del tutto inaspettato, lo abbiamo ottenuto in seconda lettura.

Me ne rallegro.

Il testo posto in votazione persegue, quantomeno, un duplice obiettivo: evitare pubblicità o indicazioni abusive e prevenire l’obesità.

L’adozione del testo in esame è un risultato tangibile: dimostra ai cittadini europei, che sembrano dubitare sempre di più dell’utilità del progetto che portiamo avanti costruendo l’Europa, che il nostro continente progredisce giorno dopo giorno e produce regole concrete che migliorano la loro vita quotidiana – nella fattispecie la capacità di scegliere con cognizione di causa cosa mangiano. In definitiva, è la prova che l’Europa serve a qualcosa.

Un’etichettatura adeguata, infatti, è indispensabile ai consumatori e, personalmente, mi rallegro che d’ora in poi, l’etichettatura di un prodotto “povero di grassi”, ma anche “ricco di zuccheri” dovrà recare entrambe le indicazioni sullo stesso lato e con la medesima visibilità.

 
  
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  Ilda Figueiredo (GUE/NGL), per iscritto. – (PT) La relazione adottata oggi rappresenta un miglioramento rispetto al testo approvato in prima lettura, in quanto rende più severe le condizioni per l’utilizzo di indicazioni nutrizionali e sulla salute. Una dieta varia ed equilibrata è il presupposto per una buona salute e i singoli prodotti assunti separatamente sono meno incisivi della dieta nel suo complesso.

Tuttavia, le indicazioni nutrizionali e sulla salute devono essere corroborate scientificamente alla luce dei dati scientifici disponibili e dei test svolti, punti che rientravano nelle proposte adottate e alle quali il nostro gruppo aveva dato il proprio appoggio. Ci rammarichiamo pertanto che sia stato approvato un emendamento speciale sui profili nutrizionali.

Per quanto sia inferiore alle nostre aspettative su determinati aspetti, il compromesso approvato offre una certa protezione e informazione dei consumatori e si propone di salvaguardare i diritti delle PMI.

 
  
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  Christofer Fjellner, Gunnar Hökmark e Anna Ibrisagic (PPE-DE), per iscritto. – (SV) Dichiarazione di voto sulla relazione dell’onorevole Poli Bortone su un progetto di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio relativo alle indicazioni nutrizionali e sulla salute fornite sui prodotti alimentari.

Il progetto di regolamento della Commissione relativo alle indicazioni nutrizionali e sulla salute si basa su una serie di premesse in merito alle quali nutriamo dei dubbi: si presume non soltanto che esista una verità assoluta in merito a ciò che è sano e che i messaggi di vendita e pubblicitari siano dannosi e dovrebbero essere regolamentati, ma anche che le abitudini alimentari possano essere controllate tramite decisioni politiche. Infine si presuppone che l’UE abbia un compito politico in tale ambito.

Nessuno di questi assunti è valido. Non esiste una verità assoluta su cosa è dannoso o salutare. Si fanno nuove scoperte, si riesaminano vecchie verità e perciò è assolutamente fuori luogo avvalersi di decisioni politiche per costringere la gente a comportarsi in una data maniera. Le decisioni politiche non possono né garantire che la gente segua una dieta equilibrata, né determinare quanto siano sani o meno singoli prodotti in una data situazione individuale. Ogni persona deve assumersi la responsabilità della dieta da seguire sulla base delle proprie convinzioni. I prodotti basati su nuove scoperte devono avere la possibilità di trovare spazi nel mercato per competere con quelli esistenti.

Attualmente non esiste la possibilità di votare contro la proposta della Commissione. Pertanto abbiamo scelto di votare a favore della proposta del Parlamento europeo, che è meno prescrittiva rispetto a quella della Commissione e alla posizione del Consiglio.

 
  
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  Duarte Freitas (PPE-DE), per iscritto. – (PT) L’obiettivo della proposta della Commissione è colmare le lacune e proporre una strategia europea per i prossimi anni relativamente all’informazione dei consumatori sui prodotti alimentari che consumano.

Un’informazione più chiara, più accurata e concisa potrebbe aiutare i consumatori ad alleviare problemi come le malattie cardiovascolari e l’obesità.

Gli emendamenti di compromesso adottati hanno migliorato sostanzialmente la proposta iniziale che mi era parsa inadeguata e poco circostanziata.

L’inclusione dei prodotti importati, la particolare attenzione ai prodotti destinati ai bambini, l’accesso facilitato per le PMI, l’esclusione di prodotti freschi venduti sfusi e il divieto di indicazioni sulla salute per le bevande alcoliche (volume alcolico superiore a 1,2 per cento) renderanno la direttiva più severa e più completa.

Sostengo la proposta della Commissione e la relazione Poli Bortone.

 
  
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  Christa Klaß (PPE-DE), per iscritto. – (DE) Nonostante le lunghe discussioni e un’intensa opera di persuasione, non siamo riusciti a ritrovare il contatto con la realtà. Il fattore determinante non è la composizione di un dato alimento, bensì il quadro globale dell’interazione di un’alimentazione sana ed equilibrata, adeguata alla persona nella sua specifica situazione in termini di attività, età e sesso.

Qualunque profilo dovrebbe tenere conto di tutti questi fattori, poiché però essi mutano in continuazione, dobbiamo riconoscere che non esiste un profilo nutrizionale, bensì soltanto la strada della formazione e dell’educazione. Le donne della campagna tedesca chiamano questo processo “imparare a gestire la vita di ogni giorno”, e i canali migliori per trasmetterlo sono soprattutto la famiglia, la scuola e l’istruzione di base. Spero, inoltre, che la riflessione in corso su un’etichettatura modello “semaforo” sia solo una battuta di spirito.

Chissà cosa può, però, venire in mente a certe persone tanto “geniali”. Un esempio dell’approccio irrealistico è che le bevande con un contenuto alcolico superiore all’1,2 per cento in volume, come il vino, non devono recare alcuna menzione. Da un lato, si impongono profili scientifici, dall’altro, si nega la diffusione delle conoscenze scientifiche.

Inoltre il vino è già disciplinato da regolamenti UE e queste norme devono valere anche nel caso di specie. E’ vero che le nostre discussioni sono state molto articolate, ma, come attesta il compromesso, evidentemente non abbastanza. Ho appoggiato gli emendamenti nella speranza di rendere accettabile questo misero compromesso.

 
  
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  Marie-Noëlle Lienemann (PSE), per iscritto. – (FR) Pur avendo votato a favore del testo di compromesso sulla direttiva concernente le indicazioni nutrizionali e sulla salute, che contiene alcuni progressi – in particolare l’articolo 4 che rende necessario effettuare un’analisi scientifica prima di aggiungere qualunque indicazione sulla salute – ho votato contro tutti gli emendamenti (nn. 90, 66 e 17) che presentano dei rischi reali per la salute pubblica. Sarebbe pericoloso mantenere indicazioni sui prodotti alimentari che, essendo parziali, potrebbero indurre in errore il consumatore.

Dunque non è accettabile mettere in evidenza su un prodotto la menzione “senza zucchero”, laddove il prodotto in questione risulta avere un elevato tenore di materie grasse.

L’obesità continua a diffondersi in Europa e colpisce sempre di più i bambini. E’ fondamentale combattere questo flagello evitando di incoraggiare una iperalimentazione e smettendo di illudere i consumatori. Bisogna invece orientarli verso prodotti equilibrati.

 
  
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  David Martin (PSE), per iscritto. – (EN) Accolgo favorevolmente la relazione che dovrebbe portare ad un’etichettatura più onesta e più comprensibile degli alimenti. Dovrebbe inoltre rendere più difficile per le imprese pubblicizzare i propri prodotti in modo fuorviante.

 
  
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  Jean-Claude Martinez (NI), per iscritto. – (FR) E’ positivo voler controllare le indicazioni nutrizionali per evitare che i mercanti del colesterolo e del diabete vendano le loro bevande piene di zucchero e i loro alimenti zeppi di grassi spacciandoli per prodotti energetici grazie a indicazioni spropositate.

Tuttavia, voler includere il vino nello sforzo teso a promuovere la salute e a combattere l’obesità e l’alcolismo, come ha fatto ieri il Commissario, è inammissibile. Il vino non è affatto un alcol industriale, bensì una bevanda che nasce dalla fermentazione naturale delle uve fresche. Il vino, in Europa, non è dell’acqua addizionata di sostanze chimiche e aromi, come nelle Wineries, o supposte tali, della California o dell’Australia, ma un prodotto alimentare a base di uve fermentate.

Allora, bisogna poterlo affermare. Bisogna poter indicare quali sono gli apporti nutrizionali e i benefici sulla salute dovuti agli antiossidanti. Altrimenti, come si spiega che l’area geografica rivestita di vigneti coincide con l’area geografica culla della civiltà, mentre l’area geografica dei paesi nordici pro eugenetici e ossessionati dalla salute è anche quella delle ubriacature, degli skinhead, delle depressioni cicliche, dove non si è realizzato alcun miracolo culturale degno di nota?

 
  
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  Linda McAvan (PSE), per iscritto. – (EN) I deputati laburisti al Parlamento europeo oggi accolgono con favore l’accordo sull’etichettatura degli alimenti relativa alle indicazioni nutrizionali e sulla salute. Ci rendiamo conto che si tratta di un pacchetto di compromesso e vi sono alcuni elementi, particolarmente nell’emendamento n. 66, sui quali nutriamo delle perplessità. Avremmo preferito il testo della posizione comune, che non consentiva alcuna deroga. Tuttavia la nuova legge rappresenta un importante passo avanti nell’etichettatura degli alimenti per i consumatori e migliora il quadro normativo globale. E’ su questa base che abbiamo sostenuto il pacchetto di compromesso.

 
  
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  Angelika Niebler (PPE-DE), per iscritto. – (DE) Sono contraria al regolamento relativo alle indicazioni nutrizionali e sulla salute nella versione approvata dagli Stati membri.

Il regolamento prevede che in futuro per ogni alimento siano fissati profili nutrizionali. Inoltre potranno essere pubblicizzati alimenti con indicazioni nutrizionali e sulla salute soltanto previa verifica di tali indicazioni mediante una procedura europea unitaria.

Queste norme, che devono combattere abitudini alimentari sbagliate, tuttavia impongono elevati oneri tecnici e burocratici ai produttori di alimenti, senza affrontare il problema alla radice. L’obesità non si può combattere in modo efficace a colpi di decreti, ma soltanto cercando di modificare le abitudini alimentari e lo stile di vita. A questo scopo bisognerebbe trascorrere meno tempo davanti al televisore e al computer e fare più movimento.

Nel complesso, inoltre, il regolamento tratta il consumatore come se non avesse alcun arbitrio e alla fine non gli riconosce nessuna capacità di prendere decisioni autonome.

E’ opinabile anche che la procedura uniforme di autorizzazione per le indicazioni sulla salute sia affidata all’Autorità alimentare europea, un mostro burocratico inutile, che grava soprattutto sulle nostre piccole e medie imprese. Le grandi imprese possono più facilmente farsi carico dell’onere supplementare per la notifica, mentre questi costi supplementari mettono a repentaglio l’esistenza delle piccole e medie imprese.

Questa legge vanifica tutti gli sforzi volti a ridurre la burocrazia e le proposte intese a “legiferare meglio”.

 
  
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  Frédérique Ries (ALDE), per iscritto. – (FR) Ho avuto occasione di esprimere il mio punto di vista ieri sera nella discussione sulla relazione Poli Bortone. Vorrei tuttavia chiarire il motivo del mio voto sull’emendamento n. 66, la famosa clausola d’informazione.

Sono assolutamente contraria a rimettere in causa l’articolo 4 e il profilo nutrizionale. Questo compromesso rappresenta a mio avviso la peggiore delle ipocrisie: si autorizza un’indicazione nutrizionale per gli alimenti ricchi di zuccheri, sali o grassi a condizione di menzionare il tenore elevato di queste sostanze. Per dirla senza troppi giri di parole: si legalizza la menzogna.

Un esempio: i lecca-lecca “senza grassi” possono tranquillamente essere etichettati in questo modo, anche se sono “zucchero allo stato puro”. Tanto peggio per la carie dei bambini.

Se mi sono astenuta, nonostante questo, è per gli altri elementi contenuti nella relazione. Innanzi tutto, abbiamo percorso un lungo cammino, dal voto in prima lettura che ha sotterrato il profilo nutrizionale. Inoltre sono state eliminate numerose incertezze, segnatamente per le PMI. Rimane altresì il divieto delle indicazioni sulla salute per i prodotti a base di alcol. Infine sono convinta che non otterremo di meglio dopo una conciliazione lunga e costosa. Accettare i compromessi fa parte della politica..

 
  
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  Karin Scheele (PSE), per iscritto. – (DE) Da quando la Commissione ha presentato la proposta, questo tema è molto controverso e già in prima lettura sono emerse in seno al Parlamento europeo maggioranze molto risicate. Io faccio parte di quella minoranza che dall’inizio della discussione appoggia l’ottima proposta della Commissione. Anche la posizione comune è molto buona e il compromesso che a questo punto sarà raggiunto in seconda lettura riguardo ai valori nutrizionali, è il minimo comune denominatore sostenibile.

 
  
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  Kathy Sinnott (IND/DEM), per iscritto. – (EN) Il Parlamento ha votato per eliminare le indicazioni infondate sugli alimenti e sulle bevande, specialmente nei prodotti destinati ai bambini.

L’UE era preoccupata, ad esempio, dell’esistenza della possibilità di pubblicizzare come “povero di grassi” un alimento con un tenore elevato di zucchero o sale, oppure come “povero di sali” un prodotto con un tenore elevato di qualche altra sostanza.

L’obiettivo è la pubblicità veritiera. In un mondo ideale dovrebbe essere possibile, ma il problema è che i produttori devono dimostrare le indicazioni sulla salute per il loro prodotto. La dimostrazione scientifica ai sensi della normativa implica test costosi, al di sopra delle possibilità economiche dei piccoli produttori.

Un altro problema è che i profili nutrizionali richiesti dal regolamento per tutti i produttori, pur rappresentando un passo nella giusta direzione, non saranno in grado di distinguere la qualità dei grassi, degli zuccheri e dei sali in un alimento o in una bevanda.

Il profilo nutrizionale non distinguerà tra grassi cattivi, che sono dannosi, e grassi buoni necessari per la salute e la crescita, e lo stesso vale per sali e zuccheri.

Per quanto mi riguarda, chiedo una lista completa di ingredienti e l’indicazione di qualunque processo in grado di danneggiare i nutrienti, come le irradiazioni, lo sbianchimento, la saturazione eccetera, a cui gli ingredienti siano stati esposti.

 
  
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  Maria Sornosa Martinez (PSE), per iscritto. – (ES) La delegazione socialista spagnola si congratula per l’approvazione di questa relazione che permetterà di conciliare diversi requisiti di protezione della salute e di corretta informazione al consumatore con l’obiettivo di evitare oneri eccessivi per l’industria.

Tuttavia, desideriamo segnalare che avremmo voluto votare a favore dell’emendamento n. 49, che alla fine è decaduto, in quanto la delegazione socialista spagnola lo considera di importanza cruciale, per il significato che riveste in relazione alle bevande fermentate di origine agricola (birra e vino) e all’uso alimentare in un paese come la Spagna.

 
  
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  Marc Tarabella (PSE), per iscritto. – (FR) La relazione che abbiamo votato in seconda lettura rappresenta dei progressi in termini di salute, ma alcuni emendamenti costituiscono un vero e proprio passo indietro.

E’ chiaramente il caso degli emendamenti nn. 17, 66 e 90, che mirano non soltanto a legalizzare prodotti ricchi di materie grasse, zucchero o sale, ma autorizzano anche indicazioni ingannevoli per i consumatori.

Mi duole che gli emendamenti di cui sopra, che minano in modo significativo il valore del documento, siano stati approvati e mi dispiace che siano stati oggetto di un compromesso che reputo senz’altro dubbio.

 
  
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  Marianne Thyssen (PPE-DE), per iscritto. – (NL) La mia prima telefonata in assoluto da neodeputata alla Commissione riguardava una proposta per la preparazione di una normativa europea in materia di indicazioni nutrizionali e sulla salute. Parliamo di quattordici anni fa. Già allora ci si rendeva conto che era necessario un intervento legislativo a livello comunitario e dunque l’accordo su un testo giuridico specifico tanti anni dopo non è certo arrivato troppo presto.

Si può andare fieri del risultato, in quanto trova un giusto equilibrio tra l’interesse del consumatore e il diritto alla protezione e all’informazione sanitaria, da un lato, e la richiesta di non imporre un onere eccessivo all’industria, dall’altro.

La soluzione sui profili nutrizionali e sulla procedura di notifica dimostra che siamo giunti alla conclusione in modo maturo.

Di conseguenza tale risultato riceve il mio incondizionato sostegno.

 
  
  

– Relazione Scheele (A6-0078/2006)

 
  
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  Ilda Figueiredo (GUE/NGL), per iscritto. – (PT) Abbiamo votato a favore delle proposte di compromesso in seconda lettura, perché riteniamo importante che vi sia un elevato livello di protezione rispetto all’aggiunta di vitamine, minerali e altre sostanze agli alimenti per i quali dobbiamo garantire che non rappresentino un pericolo per la salute pubblica.

Nel dicembre 2005 il Consiglio non ha incluso, nella posizione comune approvata, alcuni emendamenti importanti che il Parlamento ha adottato nel maggio scorso. Pertanto riteniamo importante includere ancora una volta la biodisponibilità di vitamine e minerali, nel senso che la sostanza è disponibile per essere assorbita dall’organismo. Diversamente i consumatori saranno tratti in inganno e potrebbero addirittura mettere a repentaglio la propria salute.

Inoltre devono essere fissate le quantità massime sicure di vitamine e minerali e le informazioni per i consumatori devono essere comprensibili e utili.

Ci rammarichiamo che non siano stati approvati altri emendamenti positivi, ma speriamo che quanto meno siano presi in considerazione dal Consiglio.

 
  
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  Jörg Leichtfried (PSE), per iscritto. – (DE) Approvo la direttiva sull’aggiunta di vitamine e minerali e di talune altre sostanze agli alimenti.

Sono dell’opinione che sia estremamente importante armonizzare le diverse normative nazionali in materia di aggiunta di vitamine e minerali e di talune altre sostanze agli alimenti. Le lunghe discussioni hanno dimostrato che gli Stati membri hanno pareri molto diversi, non soltanto in merito alla necessità di aggiungere tali sostanze nutritive per un’alimentazione equilibrata ma anche in funzione delle loro diverse tradizioni.

Anche se nella relazione si disciplina soltanto l’aggiunta deliberata di vitamine e integratori, è importante che in caso di aggiunta di vitamine e minerali l’unica intenzione perseguita dal produttore sia riconducibile a considerazioni nutrizionali e legate alla salute.

In riferimento alle cosiddette “altre sostanze” deve seguire una definizione e ai fini della tutela del consumatore è necessario anche redigere una lista negativa.

L’imperativo assoluto è e deve rimanere la tutela e l’informazione del consumatore, in quanto è il consumatore che nei casi dubbi subisce il danno, mentre il produttore guadagna.

 
  
  

– Relazione Maat (A6-0140/2006)

 
  
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  Glyn Ford (PSE), per iscritto. – (EN) Accolgo favorevolmente la relazione sulle misure intese a proteggere il settore dell’anguilla in Europa. Il cambiamento dei gusti e il crollo degli stock hanno trasformato quella che era una prelibatezza locale, stagionale e a basso costo in un prodotto di lusso, destinato quasi esclusivamente all’esportazione verso l’Estremo oriente. Il ciclo di vita delle anguille non è ancora stato adeguatamente compreso, con il suo alternarsi di sovrabbondanza e penuria in base a un andamento non pienamente compreso. Tuttavia, la riduzione dei livelli degli stock negli ultimi decenni sembra esulare dalla normale successione delle fluttuazioni. Questo settore, piccolo ma importante localmente, potrebbe scomparire se non si interviene. Sono a favore della restrizione alle attività di pesca, ma concordo con la Commissione sulla necessità di procedere ad un’investigazione, quando decadranno i divieti, in quanto la resa varia in funzione delle fasi lunari e non dei giorni di calendario. Sostengo anche i limiti alle esportazioni degli stock protetti, che, ne sono certo, l’OMC appoggerà, e l’aiuto finanziario da parte dell’UE per garantire l’accessibilità dei fiumi al passaggio delle anguille. Può darsi che la questione dovrà essere riesaminata in futuro, ma quantomeno finalmente stiamo facendo qualcosa.

 
  
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  Duarte Freitas (PPE-DE), per iscritto. – (PT) Accolgo favorevolmente la relazione, anche se ritengo che avrebbe dovuto porsi obiettivi più ambiziosi.

Innanzi tutto desidero porre in rilievo che esistono notevoli differenze tra i bacini fluviali dei diversi Stati membri dove vive questa specie. Di conseguenza sono necessarie strategie e misure diverse per garantire efficacemente la ricostituzione di questi stock.

Pertanto mi rallegro che sia stata lasciata agli Stati membri la facoltà di proporre propri piani di ricostituzione.

Ritengo altresì che l’UE debba sostenere le misure che ogni Stato membro ritiene appropriate per ripopolare i diversi bacini fluviali, il che include, ad esempio, la costruzione o l’adeguamento di meccanismi di superamento degli ostacoli lungo i fiumi.

 
  
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  Pedro Guerreiro (GUE/NGL), per iscritto. – (PT) L’obiettivo principale della Commissione nel presentare questa proposta di regolamento per la ricostituzione degli stock di anguilla è l’elaborazione di piani di gestione nazionali per l’anguilla.

La proposta è tesa a garantire un tasso del 40 per cento per il passaggio in mare delle anguille argentate adulte da ogni bacino fluviale, un obiettivo difficile da raggiungere. La proposta inoltre considera alla stessa stregua tutti gli Stati membri, senza tenere conto delle loro peculiarità.

Il testo propone inoltre un divieto della pesca dell’anguilla nei primi 15 giorni del mese, il che è eccessivo e produrrebbe un impatto socioeconomico notevole. Tali misure devono essere attuate entro il luglio 2007, un arco di tempo relativamente breve.

In tal senso le proposte del Parlamento sono di gran lunga più equilibrate e correggono alcuni degli aspetti peggiori della proposta della Commissione, contribuendo così alla ricostituzione degli stock di anguilla.

La relazione sostituisce il divieto di pesca nella prima quindicina di ogni mese con una stagione in cui si dimezza lo sforzo di pesca. Aumenta inoltre l’obiettivo del 40 per cento per il tasso di passaggio in mare e accorda agli Stati membri la possibilità di operare soltanto nei bacini fluviali pertinenti. Inoltre la scadenza per l’entrata in vigore è stata prorogata al 2008. Tutto questo conferisce agli Stati membri maggiori poteri.

 
  
  

– Relazione Varela Suanzes-Carpegna (A6-0163/2006)

 
  
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  James Hugh Allister (NI), per iscritto. – (EN) Oggi ho votato contro l’Accordo di partenariato sulla pesca CE-Marocco perché sono deluso che tutti gli sforzi, che avrebbero potuto e dovuto essere diretti a tutelare la sovranità e i diritti del Sahara occidentale, si siano invece concentrati sul citato accordo. Al contrario prevale una voluta ambiguità atta a facilitare lo sfruttamento abusivo delle acque del Sahara occidentale da parte del Marocco e ad evitare di affrontare la questione dell’illegale rivendicazione marocchina sul citato territorio.

 
  
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  Jan Andersson, Anna Hedh, Ewa Hedkvist Petersen, Inger Segelström e Åsa Westlund (PSE), per iscritto. – (SV) Oggi il Parlamento europeo ha votato a favore dell’accordo di pesca con il Marocco. Noi socialdemocratici abbiamo votato contro tale accordo. Riteniamo che l’accordo di pesca non dovrebbe riguardare il territorio del Sahara occidentale in quanto il Marocco lo occupa dal 1975.

Riteniamo che l’accordo sia contrario al diritto internazionale in quanto non garantisce che a beneficiarne sia la popolazione del Sahara occidentale visto che quest’ultima non ha nemmeno partecipato alla definizione dell’accordo di cui sopra.

 
  
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  Luis Manuel Capoulas Santos, Fausto Correia, Edite Estrela, Emanuel Jardim Fernandes, Elisa Ferreira, Manuel António dos Santos e Sérgio Sousa Pinto (PSE), per iscritto. – (PT) L’Accordo di partenariato sulla pesca tra la Comunità europea e il Marocco stabilisce i principi, le norme e le procedure che disciplinano la cooperazione economica, finanziaria, tecnica e scientifica nella “zona di pesca marocchina” (articolo 1).

L’articolo 2 bis definisce il termine “zona di pesca marocchina” come “le acque soggette alla sovranità o alla giurisdizione del Regno del Marocco”.

Il voto a favore dei deputati che hanno precedentemente sottoscritto la relazione si basa, ovviamente, sulla definizione di cui all’articolo 2.

 
  
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  Duarte Freitas (PPE-DE), per iscritto. – (PT) In linea di massima sono d’accordo sull’approvazione del documento in esame.

Il nuovo accordo prevede una significativa riduzione delle licenze di pesca concesse agli Stati membri. Il numero dovrà diminuire da 500 a circa 100, con conseguente perdita di alcune specie importanti di pesce: i crostacei e i cefalopodi.

Ritengo in ogni caso importante che la flotta comunitaria, e in particolare quella portoghese, possa continuare a pescare in Marocco nell’ambito di un Accordo di partenariato.

In questo modo il superiore interesse della PCP nell’ambito della pesca internazionale viene salvaguardato, garantendo il rispetto di alcuni importanti impegni nell’ambito della gestione delle risorse alieutiche e della lotta alla pesca illegale.

 
  
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  Ana Maria Gomes (PSE), per iscritto. (PT) Avrei voluto votare a favore di un accordo di pesca tra la Comunità europea e il Marocco, ma sono costretta a votare contro quello proposto a causa del rifiuto degli emendamenti intesi ad escludere dall’ambito di applicazione dell’accordo stesso le acque e le risorse ittiche del Sahara occidentale, un territorio non autonomo ai sensi delle risoluzioni delle Nazioni Unite 1524 e 1541, occupato illegalmente dal Marocco fin dal 1974. Sono quindi del parere che l’accordo – e la relativa proposta legislativa della Commissione – violi il diritto internazionale.

 
  
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  Hélène Goudin e Nils Lundgren (IND/DEM), per iscritto. – (SV) L’UE si appresta nuovamente a concludere un accordo di pesca con uno Stato africano. In diverse occasioni abbiamo sottolineato quanto tali accordi siano dannosi. I paesi che concludono simili accordi con l’UE vengono privati dell’opportunità di sviluppare settori della pesca autonomi efficienti. Il peggio è che, come già sottolineato sia dalle autorità svedesi che dalle organizzazioni ambientaliste, la flotta di pesca dell’UE è parzialmente responsabile dell’esaurimento degli stock ittici. Inoltre, i citati accordi hanno un costo elevato per i contribuenti degli Stati membri dell’UE. Tali importi equivalgono, di fatto, a contributi diretti al settore della pesca.

Questo accordo in particolare è particolarmente riprovevole in quanto il Marocco da diversi anni occupa il Sahara occidentale illegalmente secondo quanto stabilito dal Tribunale internazionale dell’Aia. Ciò significa, in ultima analisi, che il Marocco non ha alcun diritto sulle risorse naturali della zona, ivi incluse quelle ittiche.

Siglando un accordo di pesca con il Marocco, l’UE indirettamente darebbe il suo avallo a tale occupazione e alle continue violazioni dei diritti umani perpetrate dal Marocco nei confronti del Sahara occidentale.

Nella votazione odierna abbiamo votato contro la relazione.

 
  
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  Pedro Guerriero (GUE/NGL), per iscritto. – (PT) Siamo spiacenti per il rifiuto dei due emendamenti che, in conformità del diritto internazionale, prevedevano espressamente l’esclusione del Sahara occidentale dall’accordo di pesca oggi in esame limitandone l’applicazione alle acque a nord del parallelo 27°40’40’’.

Tale rifiuto è ancora più grave se consideriamo che alcuni Commissari responsabili dell’accordo e deputati di questo Parlamento ritengono, in contrasto con il diritto internazionale, che il Marocco possa esercitare un potere amministrativo de facto sul Sahara occidentale. L’esperienza di precedenti accordi ha tra l’altro dimostrato che alcuni porti nel Sahara occidentale sono stati sfruttati per catture e utilizzati senza che i diritti del popolo saharaui fossero tutelati.

Vorrei sottolineare, al pari del Fronte Polisario, che nel parere giuridico del 29 gennaio 2002 sul Sahara occidentale e le sue risorse naturali, le Nazioni Unite hanno ribadito la condanna dello sfruttamento e del saccheggio delle risorse naturali e di qualsiasi attività economica portata avanti a detrimento di quelle comunità nei territori colonizzati o non autonomi che sono private dei loro diritti sulle risorse naturali, giacché lo sfruttamento e il saccheggio illegali di cui sopra costituiscono una minaccia per l’integrità e la prosperità dei territori in questione.

Per questi motivi abbiamo votato contro.

 
  
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  Mary Honeyball (PSE), per iscritto. – (EN) La delegazione del partito laburista al Parlamento europeo è preoccupata per l’impatto che l’accordo di pesca proposto potrebbe avere sulla posizione del Sahara occidentale e per le possibilità di soluzione di questo conflitto che si trascina da lungo tempo.

Per tale ragione i deputati laburisti hanno dato il loro appoggio agli emendamenti che prevedono l’esclusione del Sahara occidentale dall’ambito di applicazione dell’accordo ed hanno votato contro l’accordo stesso quando tali emendamenti sono stati respinti.

 
  
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  Jamila Madeira (PSE), per iscritto. – (PT) A seguito della relazione sull’Accordo di partenariato tra l’UE e il Regno del Marocco in materia di risorse ittiche, vorrei votare per il regolamento migliore dal punto di vista della sostenibilità ambientale della regione. In questo senso l’accordo è fondamentale. Tuttavia, dal mio personale punto di vista, come da quello dell’UE, la questione dei diritti umani è altrettanto fondamentale. In una simile situazione, e su questioni come quelle in esame, è necessario far sempre prevalere le risoluzioni delle Nazioni Unite. E’ per me evidente che l’accordo si intende riferito solo ed esclusivamente a quelle zone e territori che non vivono una situazione di conflitto e per i quali non sussistano questioni legate alla sovranità, in quanto nessuno Stato dovrebbe essere autorizzato ad utilizzare risorse non soggette alla sua sovranità o giurisdizione, a detrimento dell’autodeterminazione di altri gruppi.

 
  
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  David Martin (PSE), per iscritto. – (EN) Ho votato contro l’accordo di pesca CE-Marocco perché il popolo del Sahara occidentale sta ancora subendo l’occupazione marocchina e non ha voce in capitolo relativamente all’accordo che consente la pesca nelle sue acque territoriali. Ritengo che il popolo saharaui dovrebbe avere dei diritti sulle proprie acque territoriali. L’accordo di pesca CE-Marocco non dovrebbe riguardare le acque del Sahara occidentale, appunto perché i suoi abitanti non hanno il diritto di votare a favore o contro l’accordo stesso. Non posso appoggiare un accordo commerciale che viola i diritti di altre comunità a decidere dell’utilizzo delle proprie risorse.

 
  
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  Claude Moraes (PSE), per iscritto. – (EN) Nel votare su questa relazione sono estremamente preoccupato per l’impatto che l’accordo di pesca proposto potrebbe avere sulla posizione del Sahara occidentale e sulle possibilità di soluzione di questo conflitto che si trascina da lungo tempo. E’ una campagna che io e alcuni cittadini londinesi della mia circoscrizione elettorale abbiamo portato avanti insieme sotto la guida dell’ONG britannica War on Want. Per tale ragione ho dato il mio appoggio agli emendamenti che prevedono l’esclusione del Sahara occidentale dalla sfera di applicazione dell’accordo ed ho votato contro l’accordo stesso quando tali emendamenti sono stati respinti.

 
  
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  Luís Queiró (PPE-DE), per iscritto. – (PT) A proposito del voto odierno sono necessarie un paio di spiegazioni.

Prima di tutto vorrei parlare della questione del Sahara occidentale. Considerando che l’accordo in esame affronta la questione nella maniera tradizionale, vale a dire senza che siano presentati emendamenti alla posizione europea, e che i servizi giuridici della Commissione hanno stabilito la sua conformità alle norme di diritto internazionale, trovo inappropriato sollevare obiezioni circa la situazione del Sahara occidentale in questa sede.

Per quanto riguarda la reale questione da affrontare, va considerato positivo il fatto che sia stato finalmente raggiunto un accordo in merito, anche se non posso fare a meno di esprimere la mia delusione per un risultato finale non molto favorevole agli interessi portoghesi. Tutto sommato, tutti gli elementi fanno pensare che questa sia la soluzione migliore in quanto è una soluzione praticabile. Per questo ho votato a favore.

 
  
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  Karin Scheele (PSE), per iscritto. – (DE) L’assenza di riferimenti ai territori del Sahara occidentale occupati dal Marocco all’interno dell’accordo di pesca costituisce un messaggio politico importante in merito alla posizione del Parlamento europeo. In proposito ho presentato degli emendamenti, ma, poiché questi ultimi non sono stati adottati, ho votato contro la relazione.

 
  
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  Kathy Sinnott (IND/DEM), per iscritto. – (EN) Visto il rifiuto di tutti gli emendamenti che avrebbero impedito la pesca illegale europea nelle acque del Sahara occidentale ho votato contro la risoluzione in esame.

Mi preoccupa il fatto che l’accordo, senza emendamenti, possa consentire alle navi europee (ivi incluse quelle irlandesi) di pescare nelle acque del Sahara occidentale, un territorio illegalmente occupato dal Marocco. Dando applicazione all’accordo in questione, l’UE si appresta a violare il diritto internazionale contribuendo a prolungare un conflitto che ormai dura da trent’anni.

Il Tribunale internazionale e diverse risoluzioni delle Nazioni Unite hanno stabilito che il Sahara occidentale è l’ultima colonia africana e che il suo popolo ha diritto all’autodeterminazione. Al Marocco non è riconosciuto alcun potere amministrativo. E’ stato chiaramente stabilito che nessun altro paese ha diritto a sfruttare le risorse del Sahara occidentale senza il consenso del suo popolo.

 
  
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  Alyn Smith (Verts/ALE), per iscritto. – (EN) Signor Presidente, la difficile situazione in cui versa la popolazione del Sahara occidentale non sarà certo migliorata dall’esportazione nel loro territorio, illegalmente occupato dal Marocco, delle nostre disastrose politiche in materia di pesca. Quello offerto dall’UE, solitamente garante dello Stato di diritto, è uno spettacolo indecoroso basato, in questo caso, sull’utilizzo di tecnicismi e parole evasive atti a giustificare la nostra complicità de facto con un’occupazione illegale. Ho votato contro questa scadente relazione e mi rincresce che il Parlamento l’abbia approvata.

 
  
  

– Relazione Frassoni (A6-0089/2006)

 
  
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  Jean-Pierre Audy (PPE-DE), per iscritto. – (FR) Ho votato a favore della relazione della collega, onorevole Monica Frassoni, sulle recenti relazioni della Commissione europea sul controllo dell’applicazione del diritto comunitario. Questa relazione era molto attesa, a seguito dell’accordo istituzionale del dicembre 2003. Noto con il titolo “Legiferare meglio”, l’accordo interistituzionale aveva l’obiettivo di ridurre il volume della legislazione comunitaria e al contempo di semplificarla e si proponeva di verificare che la legislazione fosse applicata in modo corretto ovunque, condizione necessaria per la creazione di uno spazio di giustizia. Dobbiamo purtroppo constatare che gli Stati membri non recepiscono in modo adeguato il diritto comunitario e, quel che è peggio, lo applicano male, godendo di un’impunità di cui la Commissione europea è complice. Occorre ricordare che sono gli Stati membri ad essere responsabili del controllo dell’applicazione del diritto comunitario. Chiunque può constatare come l’attuale sistema non funzioni e come contribuisca a creare una frattura tra, da una parte, la costruzione europea, e dall’altra, i cittadini europei, che subiscono tutti i giorni l’ingiustizia di questa situazione. Mi chiedo se non sia finalmente venuto il momento di costituire un organismo indipendente di audit con il compito di controllare l’applicazione del diritto comunitario negli Stati membri.

 
  
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  Bruno Gollnisch (NI), per iscritto. – (FR) Quello che emerge dalle relazioni che sono state votate oggi è il costante aumento delle difficoltà a livello di applicazione del diritto comunitario e il moltiplicarsi dei casi deferiti alla Corte di giustizia delle Comunità europee.

Secondo la 21a relazione della Commissione, al 31 dicembre 2003 erano pendenti 3 927 casi di violazione, contro 2 270 nel 1999 e solo 124 nel 1978. Le ragioni sono legate in parte alla voluminosità del diritto comunitario, ma anche all’enorme quantità di sanzioni che la Commissione europea può imporre a qualsiasi Stato membro reticente ad applicare il diritto comunitario.

La questione dell’applicazione del diritto comunitario è di carattere precipuamente politico, e non giuridico o tecnocratico come pensa e sostiene qualcuno. In realtà, spesso il problema dei conflitti esistenti tra il potere europeo e le varie forme di sovranità nazionali viene nascosto. A questo riguardo, la recente sentenza – del 13 settembre 2005 – della Corte di giustizia delle Comunità europee che, per la prima volta e a prescindere da qualsiasi base giuridica, ha operato una sorta di comunitarizzazione del diritto penale è sintomatica dell’evoluzione di questa Istituzione. Si capisce allora la reticenza degli Stati membri ad applicare un diritto comunitario che non hanno scelto.

 
  
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  Sérgio Marques (PPE-DE), per iscritto. (PT) Il controllo dell’applicazione del diritto comunitario spetta alla Commissione, in quanto “custode dei Trattati”. La Commissione è informata dei casi di non conformità con i Trattati comunitari ed ammonisce e sanziona gli Stati membri responsabili.

Le relazioni annuali della Commissione sull’applicazione del diritto comunitario mettono in evidenza i progressi compiuti dagli Stati membri nel recepimento delle direttive, al fine di garantire un efficace controllo dell’applicazione della legge. Questo controllo non consiste solo in una valutazione del recepimento in termini quantitativi, ma anche in una valutazione della qualità del recepimento.

Per quanto riguarda l’obiettivo di migliorare la politica comunitaria, rendendola più trasparente, la Commissione ha affermato che intende ridurre il volume della legislazione ed eliminare gli atti legislativi poco efficaci, il che non è sinonimo di deregolamentazione.

Sono d’accordo con la relatrice quando afferma che i servizi della Commissione hanno bisogno di maggiori risorse umane e finanziarie, se vogliono accrescere la propria capacità di controllo delle infrazioni. Accolgo favorevolmente anche la creazione di punti di contatto in ogni Stato membro incaricati di occuparsi di recepimento, applicazione del diritto comunitario e coordinamento con i ministeri nazionali e gli enti regionali e locali.

 
  
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  Luís Queiró (PPE-DE), per iscritto. (PT) Nonostante l’eccezionale volume, e talvolta la dubbia utilità, della legislazione comunitaria, sia quella in vigore che quella in fase preparatoria, è possibile controllare sia la fase del recepimento che l’entrata in vigore dei nuovi atti legislativi.

Come afferma la relazione, il controllo dell’applicazione del diritto comunitario richiede alle Istituzioni comunitarie, e in particolare alla Commissione, moltissimo tempo. Tutto ciò è increscioso, poiché riduce l’efficienza del meccanismo e lo priva di virtù importanti quali la possibilità per gli Stati membri di onorare i propri obblighi entro i tempi previsti.

Un altro aspetto importante di questo processo è che il controllo rigoroso delle difficoltà in termini di recepimento/applicazione del diritto dovrebbe costituire un’opportunità per migliorare la qualità della legislazione comunitaria, soprattutto visto che tale processo è già in corso, come rileva la relazione.

 
  
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  José Ribeiro e Castro (PPE-DE), per iscritto. (PT) Tenuto conto del numero di casi in cui il recepimento del diritto comunitario nel diritto nazionale ha subito ritardi o non c’è stato per niente, il legislatore deve garantire che la sua applicazione sia controllata in modo adeguato, e, cosa ancora più importante, deve semplificarla e garantire il rispetto del principio di sussidiarietà.

Ritengo che l’applicazione del diritto comunitario rimarrà insufficiente fino a quando la legislazione comunitaria non sarà resa più chiara e comprensibile, e fino a quando l’acquis nel suo insieme non sarà più semplice da capire. Senza una buona legislazione comunitaria, sarà molto difficile applicare correttamente il diritto comunitario.

Accolgo con estremo favore la proposta del Presidente della Commissione volta a promuovere un’efficace iniziativa il cui scopo è la riduzione della legislazione e una maggiore efficienza normativa delle Istituzioni comunitarie. Talvolta meno è meglio.

 
  
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  Alyn Smith (Verts/ALE), per iscritto. (EN) Signor Presidente, mi congratulo con la collega del mio gruppo, onorevole Frassoni, per l’ottima relazione che, pur non essendo forse sulla bocca di tutti, affronta tuttavia un elemento cruciale della competenza dell’Unione. La relazione contiene numerose proposte ragionevoli volte a rendere la nostra legislazione più efficiente soprattutto in termini di impatto sui cittadini, argomento che, in questo periodo di crescente scetticismo nei confronti dei meccanismi dell’Unione europea, non riceve spesso sufficiente attenzione, e mi ha fatto piacere poterla sostenere oggi.

 
  
  

– Relazione Doorn (A6-0082/2006)

 
  
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  Francesco Enrico Speroni (IND/DEM). – Signor Presidente, onorevoli colleghi, ho votato a favore di questa relazione, pur esprimendo le mie perplessità in merito all’emendamento che fa riferimento al Trattato che adotta una Costituzione europea.

Tale Trattato infatti non è stato approvato, ma anzi è stato respinto con referendum popolari in Francia e in Olanda, con buona pace di Giorgio Napolitano, neoeletto Presidente della Repubblica italiana, il quale, nel suo discorso iniziale, ha perorato la causa di questo Trattato, dimenticandosi di essere al di sopra delle parti. Tale Trattato, infatti, è stato sì approvato dal Parlamento italiano ma non all’unanimità. Colui che si dichiara sopra le parti non dovrebbe appoggiare qualcosa che ha diviso il Parlamento italiano.

 
  
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  Jean-Pierre Audy (PPE-DE), per iscritto. – (FR) Ho votato a favore dell’ottima relazione del mio collega, onorevole Doorn, su una proposta di risoluzione del Parlamento europeo relativa all’applicazione del principio di sussidiarietà. Il modo in cui è applicato il diritto comunitario è fonte permanente di frattura tra l’integrazione europea e i popoli. E’ pertanto urgente introdurre una coerenza, assolutamente imprescindibile, tra la legislazione comunitaria, il suo recepimento da parte degli Stati membri e la sua applicazione pratica. Qualsiasi atto legislativo superfluo dovrebbe essere abrogato e dovrebbero essere applicati correttamente gli atti legislativi necessari. Sono favorevole all’idea secondo cui il Parlamento europeo deve essere direttamente coinvolto nel controllo dell’applicazione del diritto comunitario da parte degli Stati membri.

 
  
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  Luís Queiró (PPE-DE), per iscritto. (PT) Di tutti i temi discussi in questa relazione, quello che merita maggiore attenzione è la valutazione dell’impatto della legislazione comunitaria.

Come ho già affermato in precedenza, nonostante una produzione legislativa costante e forse eccessiva, è possibile controllare con grande attenzione la produzione legislativa delle Istituzioni comunitarie e soprattutto il suo impatto. E’ un tema che dovrebbe essere sempre tra le priorità del nostro ordine del giorno.

In questo contesto, la sussidiarietà è un elemento estremamente pertinente e, nella sua forma più ampia, dovrebbe essere una delle pietre angolari della regolamentazione nell’Unione europea. Grazie alla sussidiarietà, è possibile soddisfare le necessità di ogni paese e mantenere stretti legami tra le autorità e i cittadini.

Ciò detto, questo principio è evidentemente inadeguato per molte situazioni che devono essere affrontate a livello comunitario. Ma anche questo è un aspetto fondamentale del principio. Desidero infine ricordare quanto sia importante riconoscere il ruolo dei parlamenti nazionali, un ruolo fondamentale per un buon risultato legislativo. Fatti comunque salvi gli altri elementi, sono questi i fattori fondamentali per una migliore regolamentazione.

 
  
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  José Ribeiro e Castro (PPE-DE), per iscritto. (PT) Come ho già detto in occasioni precedenti, oltre ad essere stato a lungo un requisito fondamentale, che dovrebbe essere messo in maggiore rilievo, il principio di sussidiarietà è una pietra angolare che permette di riconoscere i veri europeisti, quelli che sono leali, sia nelle parole che nelle azioni, al tema e al motto del progetto di Trattato costituzionale – “Uniti nella diversità”.

L’Unione europea deve privilegiare le decisioni prese al livello più vicino ai cittadini, deve valutare le nuove leggi che adotta e deve garantire che le leggi esistenti siano semplificate sulla base dell’intelligibilità, dell’adeguatezza e della proporzionalità.

Ritengo che l’Unione europea non potrà che avere dei vantaggi se deciderà di elaborare leggi in funzione della qualità piuttosto che della quantità, e se coinvolgerà adeguatamente nel processo i parlamenti nazionali, e qualsiasi altro soggetto interessato, che potranno così fare sentire la loro voce al momento opportuno e presentare proposte alternative.

 
  
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  Alyn Smith (Verts/ALE), per iscritto. (EN) Signor Presidente, mi congratulo con l’onorevole Doorn per questa relazione, in quanto ritengo che la sussidiarietà, se correttamente applicata, potrebbe rendere molto più trasparenti agli occhi dei cittadini i meccanismi dell’Unione europea. Sono scozzese e mi rattrista constatare che il parlamento scozzese, responsabile di così tanti ambiti e settori, sia tuttavia escluso dalle delibere dell’Unione europea in quanto la definizione di sussidiarietà troppo spesso si ferma nella capitale dello Stato membro. Credo che questa relazione rappresenti un passo avanti, ma noi nell’Unione europea abbiamo ancora non poco lavoro da svolgere.

 
  
  

– Relazione McCarthy (A6-0083/2006)

 
  
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  Jean-Pierre Audy (PPE-DE), per iscritto. – (FR) Ho votato a favore della relazione della mia collega, onorevole McCarthy, su una proposta di risoluzione del Parlamento europeo relativa all’attuazione, alle conseguenze e all’impatto della legislazione vigente in materia di mercato interno. Il modo in cui è applicato il diritto comunitario è una fonte permanente di frattura tra l’integrazione europea e i popoli. E’ pertanto urgente introdurre l’indispensabile coerenza tra il diritto comunitario, il suo recepimento da parte degli Stati membri e la sua applicazione pratica. Qualsiasi atto legislativo superfluo dovrebbe essere abrogato e dovrebbero essere applicati correttamente gli atti legislativi necessari. Sono favorevole all’idea secondo cui il Parlamento europeo debba essere direttamente coinvolto nel controllo dell’applicazione del diritto comunitario da parte degli Stati membri. Visti i problemi esistenti in materia di applicazione del diritto comunitario, mi chiedo anche se non sia venuto il momento di pensare alla costituzione di un organismo indipendente di audit. Tale organismo, direttamente collegato all’Unione europea, avrebbe il compito di controllare l’applicazione del diritto comunitario negli Stati membri, al fine di garantire il funzionamento corretto del mercato interno.

 
  
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  Bruno Gollnisch (NI), per iscritto. – (FR) Una delle ragioni per cui le direttive e altri testi europei non sono applicati dagli Stati membri dell’Unione – ragione che, curiosamente, non viene citata in nessuna delle relazioni – è legata in particolare al modo in cui tali atti sono adottati. In effetti, la non applicazione è l’effetto perverso dell’estensione del voto a maggioranza qualificata al Consiglio: gli Stati che, in minoranza e per loro motivi interni, hanno rifiutato di adottare un testo, avranno naturalmente difficoltà ad applicarlo sul loro territorio.

Tutto questo crea evidentemente una vera e propria incertezza giuridica per tutte le istituzioni, i paesi e i popoli. Occorre pertanto privilegiare non solo una codificazione rapida del diritto comunitario in vigore, ma anche la definizione e la limitazione delle competenze dei vari organi dell’Unione, compresa la Corte di giustizia delle Comunità europee, che hanno prodotto un’enorme mole di testi legislativi. In questo modo, gli Stati membri non dovrebbero più patire gli effetti di un volume eccessivo di norme giuridiche o giurisprudenziali indebitamente vincolanti.

 
  
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  Luís Queiró (PPE-DE), per iscritto. (PT) L’iniziativa della Commissione “Legiferare meglio” è fondamentale per ottenere la fiducia dei cittadini, dei consumatori e delle imprese dell’Unione europea. La loro fiducia è legata alle esperienze che hanno avuto o alla loro percezione della legislazione comunitaria e all’impatto di quest’ultima sulla loro vita quotidiana. Conseguentemente, nel contesto del mercato interno, tutto questo si deve tradurre in una regolamentazione efficace e di alta qualità che non soffochi l’innovazione o generi inutili distorsioni o costi, in particolare per le PMI, gli enti pubblici o i gruppi di volontariato.

La nostra attività normativa dovrebbe pertanto contribuire a creare opportunità commerciali per le imprese, offrire ai consumatori e i cittadini più ampie possibilità di scelta e proteggere i diritti ambientali, sociali nonché i diritti dei consumatori. Se non ci muoviamo in tal senso, nuoteremo contro corrente, contro la strategia di Lisbona, contro la crescita e l’occupazione e contro il mercato interno.

Ho pertanto votato a favore della relazione McCarthy.

 
  
  

– Relazione Gargani (A6-0080/2006)

 
  
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  Ilda Figueiredo (GUE/NGL), per iscritto. (PT) Siamo favorevoli all’abrogazione di atti legislativi comunitari non pertinenti ed obsoleti, al fine di semplificare il contesto normativo, perché le decisioni siano adeguate, chiare ed efficaci e non indeboliscano il principio di sussidiarietà. Ritengo che il principio di sussidiarietà debba essere messo in maggiore rilievo in questa relazione, affinché non ci siano dubbi sul suo rispetto durante tutto il processo.

Confidiamo tuttavia nel fatto che questo obiettivo non sia utilizzato per indebolire certi principi che tutelano i diritti fondamentali dei cittadini, ivi compresi i diritti sociali e dei lavoratori.

Siamo anche favorevoli ad un emendamento degli attuali accordi interistituzionali che disciplinano la qualità del diritto comunitario.

Abbiamo pertanto votato a favore della relazione, anche se abbiamo alcune riserve su certi punti e siamo del tutto contrari ad altri, a causa della loro formulazione ambigua, come è già stato sottolineato.

 
  
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  Luís Queiró (PPE-DE), per iscritto. (PT) In termini generali, accolgo con favore la relazione oggetto del dibattito e del nostro voto e la comunicazione della Commissione su cui si basa.

Il tentativo di analizzare e rivedere il quadro legislativo comunitario è una proposta che dovrebbe essere promossa al fine di semplificare il contesto legislativo, premessa, questa, che è fondamentale in vista di una maggiore certezza del diritto sia per i cittadini sia per i giuristi. E’ anche un’opportunità per semplificare il contesto normativo, fattore cruciale per lo sviluppo dell’attività economica.

C’è un punto della relazione e della comunicazione della Commissione che non condivido completamente. Il concetto, esposto in entrambi i testi, secondo cui lo strumento legislativo del regolamento sarebbe sempre più virtuoso di quello della direttiva, non è per me accettabile. Anzi, nonostante le difficoltà legate al recepimento delle direttive, ritengo che esse siano uno strumento legislativo atto a difendere un’idea di Comunità cui tengo molto. Questo non significa che io respinga i regolamenti o che non ne riconosca l’ovvia utilità.

 
  
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  Carl Schlyter (Verts/ALE), per iscritto. (SV) Mi astengo dal voto. La relazione contiene senza dubbio aspetti positivi, per esempio la richiesta di maggiore apertura al Consiglio, ma per il resto si concentra troppo sulla crescita e sulla riduzione dei costi, mentre dovrebbe privilegiare piuttosto lo sviluppo sostenibile e una maggiore efficacia dei costi. Ridurre i costi non è un fine in sé perché può condurre ad un indebolimento costante dei bilanci pubblici. Un obiettivo più valido è invece l’efficacia dei costi.

 
  
  

– Relazione Kaufmann (A6-0143/2006)

 
  
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  Bruno Gollnisch (NI), per iscritto. – (FR) E’ eccellente che testi legislativi inutili, nocivi, in contraddizione con altre disposizioni comunitarie o, soprattutto, incompatibili con i tanto vantati principi di sussidiarietà e di proporzionalità, possano essere ritirati. Tuttavia, per quanta soddisfazione si possa provare, evapora rapidamente di fronte alla descrizione degli esorbitanti poteri legislativi detenuti dalla Commissione. Questa Istituzione – che, ve lo ricordo, non ha alcuna legittimità democratica o elettiva – può infatti, a sua discrezione e in qualsiasi momento, ritirare o modificare una proposta legislativa, informare o meno il Parlamento delle ragioni della sua decisione, e tenere conto o meno del parere di quest’ultimo, in sostanza può fare quello che vuole.

Il peggio è che il Parlamento si accontenta di questo stato di cose e si limita a prenderne atto. Certo, minaccia vagamente di censurare la Commissione nel caso in cui questa andasse veramente troppo oltre. Sappiamo tuttavia che, anche nei momenti peggiori degli scandali che avevano macchiato la Commissione Santer, il Parlamento non ha mai avuto il coraggio politico di sconfessare l’Istituzione simbolo del superstato europeo. Il fatto che una tecnocrazia si eserciti con il tacito consenso di un’assemblea parlamentare non può cambiarne la natura.

 
  
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  Hélène Goudin e Nils Lundgren (IND/DEM), per iscritto. (SV) Abbiamo scelto di astenerci dal voto finale su questa risoluzione che si proponeva di esprimere un parere.

Riteniamo fondamentalmente che il Consiglio dei ministri abbia maggiore forza politica rispetto alle altre Istituzioni dell’Unione europea. Infatti il Consiglio dei ministri rappresenta gli Stati membri in un’Unione europea considerata come una sorta di cooperazione intergovernativa. Questo significa che, anche secondo noi, il Consiglio dei ministri dovrebbe avere il diritto di presentare proposte legislative, proprio come la Commissione.

E non siamo nemmeno d’accordo con il punto di vista espresso al paragrafo B del progetto di relazione che invita la Commissione a pensarci due volte prima di ritirare 68 proposte legislative ritenute incoerenti, per esempio, con i principi relativi al miglioramento della regolamentazione. In linea di puro principio riteniamo positivo che la Commissione cerchi di sfoltire il suo voluminoso corpus di proposte legislative a livello comunitario.

 
  
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  Luís Queiró (PPE-DE), per iscritto. (PT) Il tema sollevato dalla comunicazione in esame merita più ampio spazio e non dovrebbe essere limitato alla questione della base giuridica e ai limiti della Commissione in materia di ritiro di proposte legislative.

Ho l’impressione che il problema principale sia un altro: la situazione precedente consentiva che una serie di processi legislativi, che non avevano più ragione di esistere, ma che non erano stati abrogati, si trovassero in una sorta di limbo.

Oltre ad un dibattito sui poteri delle varie Istituzioni, è necessario esaminare tutto quello che è routine e burocrazia nelle procedure legislative comunitarie. Inoltre, il fatto che, insieme, Parlamento e Consiglio abbiano oltre 500 documenti che aspettano di essere esaminati dai legislatori è un problema che merita attenzione e che desta preoccupazione. L’Unione europea non ha bisogno di legiferare tanto per essere importante. Quello che deve fare è legiferare bene per essere utile.

 

12. Correzioni e intenzioni di voto: vedasi processo verbale
  

(La seduta, sospesa alle 12.50, riprende alle 15.05)

 
  
  

PRESIDENZA DELL’ON. BORRELL FONTELLES
Presidente

 

13. Approvazione del processo verbale della seduta precedente: vedasi processo verbale

14. Relazione di avanzamento verso l’adesione di Bulgaria e Romania (discussione)
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  Presidente. L’ordine del giorno reca la dichiarazione della Commissione sulla relazione di avanzamento verso l’adesione di Bulgaria e Romania.

 
  
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  José Manuel Barroso, Presidente della Commissione. (EN) Signor Presidente, sono lieto di avere l’opportunità di presentare oggi i risultati della nostra valutazione dei preparativi per l’adesione della Bulgaria e della Romania e attendo con piacere di poter discutere l’argomento con voi.

Vorrei ringraziare il Parlamento, in particolare la commissione per gli affari esteri, il suo presidente, onorevole Brok, e i relatori, onorevoli Van Orden e Moscovici, per il loro contributo a questo importante esercizio. Apprezzo molto lo spirito di cooperazione che ha caratterizzato le nostre frequenti discussioni in materia. Come sapete, la decisione adottata oggi dalla Commissione è il risultato di un lungo processo di revisione e dialogo con tutti i principali interessati. Il punto di partenza del nostro approccio è che l’Unione europea deve rispettare gli impegni assunti, ma, al tempo stesso, occorre essere rigorosi riguardo ai criteri che i paesi in via di adesione devono soddisfare.

Vorrei fare alcune brevi osservazioni, prima di cedere la parola, con il vostro permesso, al Commissario Rehn, che fornirà maggiori precisazioni sulle conclusioni della relazione di verifica della Commissione.

Da ottobre, i governi della Bulgaria e della Romania lavorano con grandissimo impegno per rispettare gli impegni assunti e hanno continuato a compiere progressi nei preparativi per l’adesione. Dobbiamo rendere onore al merito. Tuttavia, vi sono ancora alcune questioni importanti da affrontare. Evidenzierei, in particolare, la necessità di compiere ulteriori progressi nel settore della giustizia e affari interni. La Commissione ritiene che la Romania e la Bulgaria dovrebbero essere pronte per l’adesione entro il 1° gennaio 2007, purché affrontino una serie di questioni in sospeso nei prossimi mesi.

Permettetemi di esaminare innanzi tutto la situazione delle riforme giudiziarie e la lotta contro la corruzione. Ci attendiamo che qualsiasi paese candidato disponga di un sistema giudiziario ben funzionante, dotato degli strumenti necessari per combattere la corruzione e la criminalità organizzata. E’ di fondamentale importanza, perché da ciò dipende il buon funzionamento della società e dell’economia nel loro insieme. Entrambi i paesi hanno dimostrato determinazione per quanto riguarda l’introduzione delle riforme necessarie, e le nostre relazioni ne riconoscono i meriti per i risultati conseguiti. La Bulgaria deve ancora dimostrare chiaramente di aver ottenuto risultati nella lotta contro la corruzione, in particolare quella ad alto livello, soprattutto in termini di indagini e di successivi procedimenti giudiziari. Deve inoltre introdurre ulteriori riforme nel settore giudiziario, al fine di eliminare ogni ambiguità riguardo alla sua indipendenza. Ci attendiamo altresì che la Bulgaria intensifichi gli sforzi di indagine in relazione con le reti di criminalità organizzata.

La Romania deve proseguire i suoi sforzi e ottenere maggiori risultati nella lotta contro la corruzione, soprattutto in termini di ulteriori indagini e di successivi procedimenti giudiziari, e deve consolidare l’attuazione delle riforme giudiziarie in corso.

Passando al grado di allineamento della Bulgaria e della Romania con l’acquis comunitario, si sono registrati ulteriori progressi. Tuttavia, vi sono ancora alcuni settori che destano preoccupazione: agricoltura e sicurezza alimentare, giustizia e affari interni e finanze pubbliche. Ogni paese in via di adesione deve essere in grado di attuare le politiche dell’Unione europea in modo adeguato al momento dell’adesione. Le regole del club devono essere rispettate. Ci attendiamo che la Bulgaria e la Romania adottino un’azione correttiva immediata in tali settori problematici.

Non più tardi dell’inizio di ottobre, riesamineremo la situazione relativa alle questioni in sospeso. Su tali basi, la Commissione esaminerà se sia ancora possibile l’adesione il 1° gennaio 2007. I due paesi possono essere pronti nel 2007, ma devono intraprendere un’azione decisiva.

Al tempo stesso, l’Unione europea deve trasmettere il chiaro segnale che è pronta a rispettare i suoi impegni. Ciò è fondamentale per mantenere lo slancio. I preparativi pratici per l’adesione devono proseguire. Conto sul sostegno di tutti i governi e i parlamenti che devono ancora completare le procedure di ratifica del trattato di adesione.

Il nostro approccio si basa su una rigorosa condizionalità e sul rispetto degli impegni. Questa impostazione ci ha permesso di trarre forza e fiducia da ogni allargamento. Come gli allargamenti precedenti, soprattutto quello del 2004, anche il prossimo sarà un successo.

L’allargamento è sempre stato la risposta dell’Europa alle sfide strategiche e la storia ha dimostrato che è la risposta giusta. Spessissimo è stato accompagnato da un dinamismo che ha conferito all’Europa allargata una maggiore capacità di lasciare un segno nel mondo.

Nella situazione in cui ci troviamo oggi, è più importante che mai preservare lo spirito di apertura e l’ambizione che ci ha sempre spinto a portare avanti l’integrazione europea. Proprio per questo motivo, il Commissario Rehn e io abbiamo deciso di recarci oggi a Bucarest e domani a Sofia per spiegare tali questioni e trasmettere ai due paesi un chiaro messaggio di incoraggiamento.

(Applausi)

 
  
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  Olli Rehn, Membro della Commissione. (EN) Signor Presidente, il 1° maggio abbiamo festeggiato il secondo anniversario dell’ultimo allargamento. Esaminando questi ultimi due anni, abbiamo tutti i motivi per essere soddisfatti e orgogliosi, anche se all’epoca non mancavano gli scenari apocalittici. Le Cassandre però sono state smentite.

Possiamo avere altrettanto successo nei casi della Bulgaria e della Romania. Entrambi i paesi stanno lavorando sodo per risolvere le carenze rimaste e soddisfare appieno i criteri di adesione.

E’ dovere della Commissione valutare i progressi compiuti dai due paesi per verificare che siano realmente pronti per l’adesione. E’ nostro obiettivo accogliere la Bulgaria e la Romania come Stati membri nel 2007, ed è nostro dovere, quali custodi dei Trattati, assicurare che, in seguito all’adesione, essi soddisfino realmente le condizioni fissate. Di conseguenza, quando ci siamo riuniti l’ultima volta in aprile, vi ho promesso una decisione prudente ed equilibrata, che mantenga lo slancio delle riforme anche in seguito all’adesione. Ora avete tale decisione: la Bulgaria e la Romania possono aderire il 1° gennaio 2007, a condizione che dimostrino la necessaria determinazione e mentalità e ottengano risultati sulle questioni in sospeso. Entro l’inizio di ottobre, riferiremo in merito ai loro progressi e valuteremo se la data possa essere confermata.

La Bulgaria e la Romania sono state oggetto di un controllo senza precedenti in termini di portata e intensità. Riguardo ai criteri politici, sebbene si sia conseguito molto, vi sono ancora margini di miglioramento. E’ necessario attuare con efficacia la riforma del settore giudiziario e rafforzare la lotta contro la corruzione, in particolare ad alto livello.

La Bulgaria deve seriamente intensificare gli sforzi e adottare provvedimenti più severi contro la criminalità organizzata e la corruzione. Deve anche dimostrare chiaramente di aver ottenuto risultati nella lotta contro la corruzione, in termini di indagini e procedimenti giudiziari.

Consolidando i progressi compiuti finora, la Romania deve portare avanti il suo impegno e ottenere maggiori risultati nella lotta contro la corruzione.

Nel settore dei diritti umani e dei diritti delle minoranze, sono necessari maggiori sforzi da parte di entrambi i paesi.

Per quanto riguarda i criteri economici, la trasformazione dei due paesi è un notevole successo, cioè una situazione che va bene per tutti in Europa. Entrambi i paesi hanno registrato una crescita robusta negli ultimi anni, creando una zona di dinamismo economico oltremodo necessario nel nostro angolo sudorientale.

Riguardo all’acquis, il nostro ordinamento giuridico, sono stati compiuti progressi significativi e gran parte dei settori non presenta problemi, purché si mantenga il ritmo attuale dei preparativi. Tuttavia, in alcuni settori i preparativi richiedono sforzi maggiori e vi sono alcune questioni che destano serie preoccupazioni. Se i paesi non adottano un’azione correttiva immediata e decisiva, non saranno pronti in tali settori entro la data di adesione prevista.

Dallo scorso ottobre, i settori che destano serie preoccupazioni sono stati ridotti da 16 a 6 in Bulgaria e da 14 a 4 in Romania. Vi sono ancora problemi riguardanti l’agricoltura, la sicurezza alimentare e gli aspetti veterinari, nonché il controllo e la gestione dei fondi dell’Unione. Se tali serie preoccupazioni dovessero persistere, non esiteremo a usare tutti gli strumenti correttivi di cui disponiamo. Nella nostra relazione, sono specificate le salvaguardie e altre misure di tutela previste dalla legislazione in vigore. Tali salvaguardie potrebbero essere applicate se dovessero permanere alcuni problemi limitati alla data di adesione, per esempio nei settori del mercato interno e della giustizia e affari interni, nei quali possiamo anche istituire un meccanismo di controllo sulla base del trattato di adesione.

Riguardo all’uso dei fondi comunitari, l’acquis prevede la sospensione dei pagamenti in caso di problemi gravi. Nel settore agricolo, proponiamo persino misure nuove e più severe, basate sul trattato di adesione, trasmettendo così un forte segnale della prudenza che usiamo con i nostri fondi.

Sono certo che la decisione accuratamente calibrata di oggi e il suo rigore convinceranno i parlamenti nazionali che non hanno ancora ratificato il trattato di adesione a farlo. Tale trattato stabilisce condizioni, salvaguardie e meccanismi di controllo atti a garantire che i due paesi possano aderire soltanto se sono pronti, e che in seguito all’adesione essi rispettino i loro obblighi in quanto Stati membri.

Consentitemi di esprimere il mio apprezzamento al Parlamento europeo per il sostegno accordato al processo di adesione della Bulgaria e della Romania. Come stabilito l’anno scorso dal Presidente Barroso e dal Presidente Borrell, abbiamo ascoltato con attenzione i vostri pareri prima di presentare la nostra posizione riguardo a se posticipare o meno l’adesione. Sono convinto che questo approccio costruttivo, trasparente e rigoroso garantirà i migliori risultati sia per la Bulgaria e la Romania che per l’Europa.

(Applausi)

 
  
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  Hans-Gert Poettering, a nome del gruppo PPE-DE. – (DE) Signor Presidente, signor Presidente della Commissione, signor Commissario, onorevoli colleghi, vorrei innanzi tutto esprimere il mio sincero apprezzamento alla Commissione per la presenza del suo Presidente e, naturalmente, del Commissario competente a questa discussione di grande importanza. I presidenti dei gruppi sono in Aula, così come i deputati al Parlamento; certo, potrebbero essere più numerosi, ma la partecipazione odierna è più o meno accettabile. Tuttavia, non posso fare a meno di rilevare che non è presente alcun rappresentante del Consiglio dei ministri, come è già avvenuto durante l’intervento del Presidente dell’Autorità palestinese. Considero inaccettabile che il Consiglio non sia presente a una discussione così importante.

(Applausi)

Signor Presidente, – e poiché la questione non riguarda solo la Presidenza, non mi rivolgo soltanto alla Presidenza, ma anche al Segretariato generale del Consiglio – la invito ad adoperarsi per assicurare che il Consiglio sia presente in Aula quando si svolgono discussioni così importanti. Signor Presidente, se comunicherà questo messaggio con la massima chiarezza possibile al Consiglio, al suo Segretariato generale e anche alla Presidenza, potrà contare sul nostro pieno sostegno.

Per passare alla questione in esame, la Bulgaria e la Romania sono prossime all’adesione all’Unione europea. Siamo in viva attesa del loro ingresso e vorrei esprimere alcune parole di apprezzamento. In molti ambiti è diffusa l’impressione che noi – l’Unione europea attuale a 25 Stati – siamo il maestro da cui prendere esempio. Quale sforzo colossale deve essere costato alla Romania e alla Bulgaria rimediare ai danni arrecati da 45 anni di cattiva gestione dittatoriale comunista e diventare Stati di diritto democratici! Per una volta dobbiamo riconoscere il lungo cammino che tali paesi hanno alle spalle.

(Applausi)

Critichiamo spesso – e molto volte a ragione – l’amministrazione nell’Unione europea e negli Stati membri, a tutti i livelli, ma vorrei evidenziare il grande vantaggio di avere, a livello di Unione europea e degli Stati membri, sistemi di gestione fondati sul diritto, che permettono di contestare, attraverso il sistema giudiziario, qualsiasi atto amministrativo o azione di un funzionario. Niente del genere esiste negli ex paesi comunisti ed è un meccanismo che essi devono sviluppare. Per questo motivo è oltremodo importante sviluppare un ordinamento giuridico con le caratteristiche di uno Stato di diritto, e questo processo richiede uno sforzo enorme.

Ai governi, ai parlamenti e ai popoli – non ultimo in Bulgaria e Romania – dico che non dovrebbero considerare la nostra discussione e le nostre preoccupazioni per la mancanza di progressi come un segno della nostra intenzione di dar loro una lezione; al contrario, vogliamo lavorare insieme per far sì che l’adesione della Romania e della Bulgaria sia un successo per tutti: per i due paesi in questione e per l’Unione europea nel suo insieme.

Non mettiamo in discussione i dati, ma considero saggio, Presidente Barroso e Commissario Rehn, che affermiate che vogliamo incoraggiare entrambi i paesi ad affrontare le carenze rimaste, tramite la legislazione e l’attuazione pratica, in modo da poter sperare che in autunno – anche se potrebbero non riuscire a risolvere tutto nei prossimi mesi – saremo in grado di dire, in buona coscienza, che saranno accolti il 1° gennaio 2007. Questo è il motivo per cui la vostra decisione – che approviamo – è una decisione intelligente, che incoraggia questi due paesi a procedere lungo la strada che hanno imboccato.

Oggi tutto quadra. Dobbiamo ricordare che vi sono preoccupazioni anche tra i cittadini dell’attuale Unione europea. Non si sono ancora del tutto abituati al fatto che ora siamo una Comunità di 25 Stati membri. Dieci paesi hanno aderito il 1° maggio 2004. Al riguardo, dobbiamo adottare un atteggiamento positivo con i nostri cittadini e dire che l’adesione di Estonia, Lettonia, Lituania, Polonia, Repubblica ceca, Slovacchia, Ungheria, Slovenia e naturalmente Malta e Cipro è stata un grandissimo successo, perché lo Stato di diritto, la democrazia e l’economia di mercato sociale si sono affermati in tali paesi e ciò contribuisce alla stabilità dell’Unione europea nel suo insieme. Questo è ciò che dobbiamo dire ai nostri cittadini, anziché concentrarci sempre e solo sulle critiche e le sfide, ed è su queste basi che dobbiamo ancora svolgere molto lavoro per rafforzare il consenso a favore dell’Unione europea.

Negli ultimi mesi il Parlamento – e ritengo che possiamo esserne un po’ orgogliosi, anche se non deve mai mancare l’autocritica – ha realizzato molto, in termini del grande compromesso raggiunto sulla direttiva sui servizi, cui ha fatto seguito l’adozione delle prospettive finanziarie, nelle quali siamo riusciti a introdurre miglioramenti significativi, ma dobbiamo ancora adottare altre misure. Per quanto riguarda REACH, la legislazione sui prodotti chimici, dobbiamo riuscire a ottenere un equilibrio tra le considerazioni economiche e quelle ambientali.

Oggi abbiamo discusso con il Commissario Wallström – che ha parlato a nome dell’intera Commissione e anche del suo Presidente – della più importante fonte di preoccupazione, seconda solo al miglioramento dell’ambiente politico e psicologico dell’Unione europea, cioè che non dobbiamo lasciare alcun dubbio sul fatto che la maggioranza del Parlamento europeo vuole che il Trattato costituzionale diventi una realtà, perché abbiamo bisogno della Costituzione per dotare l’Unione europea di regole fondamentali per l’adozione delle decisioni e di valori comuni che ci uniscano.

Mi auguro che la Commissione tenga conto di tutto questo. Presidente Barroso, ritengo positivo che oggi siate pervenuti a una decisione e l’abbiate immediatamente motivata dinanzi al Parlamento europeo. Domani vi recherete in Romania e Bulgaria. Auguro a voi buon viaggio e a tutti noi un buon futuro comune europeo.

(Applausi)

 
  
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  Martin Schulz, a nome del gruppo PSE. – (DE) Signor Presidente, onorevoli colleghi, anch’io sono lieto della presenza in Aula del Presidente della Commissione, perché sottolinea l’importanza della discussione, perché l’argomento che stiamo discutendo è importante. Non dobbiamo sottovalutare il carattere drastico della decisione che dovremo prendere, che il Consiglio dovrà prendere e che voi dovete ancora prendere, non solo in termini di effetti interni, ma anche degli effetti che avrà sui due paesi in questione.

Noi del gruppo socialista al Parlamento europeo, i socialdemocratici dell’Assemblea, restiamo fedeli al desiderio che abbiamo espresso, cioè che, in assenza di impedimenti gravi, il 1° gennaio 2007 sia la data di adesione della Bulgaria e della Romania. Questa era e rimane la nostra posizione, e rilevo che il Presidente l'ha espressa con grande chiarezza nel suo intervento, affermando che la Commissione sta lavorando sulla base della premessa che i due paesi saranno pronti per l’adesione all’Unione il 1° gennaio 2007. Ora lei, Commissario Rehn, e lei, Presidente Barroso, avete scelto formulazioni che indicano la presenza di carenze, carenze che avete descritto in modo superficiale, anziché citarle una per una. Se ora, dopo sette anni, vi recate a Sofia e Bucarest, vorrei darvi un buon consiglio: quando sarete in tali paesi, usate un linguaggio più preciso nel parlare con i governi di ciò che avete comunicato all’Assemblea; descrivete esattamente dove si trovano le carenze e fornite un’indicazione precisa dei miglioramenti che vi attendete, perché questo è l’unico modo in cui i governi di tali paesi avranno la possibilità di fare ciò che hanno fatto finora, cioè adoperarsi per garantire che tutti i criteri attesi e imposti siano effettivamente soddisfatti. E’ più giusto agire in tal senso, perché, come avete detto entrambi – sia il Presidente che il Commissario – tali governi stanno facendo molto. Il processo di trasformazione cui si sono sottoposti tali paesi – e su questo concordo con l’onorevole Poettering – è in corso da quindici anni e ha richiesto molto alla gente. Ora, nella fase conclusiva, in cui dobbiamo tenere conto delle speranze dei cittadini bulgari e rumeni – della loro speranza di poter aderire all’Unione europea – è essenziale essere molto precisi.

Possiamo accettare ciò che lei, Presidente Barroso, e lei, Commissario Rehn, avete affermato, ma con tali affermazioni vi assumete una grande responsabilità, e voglio perciò spiegare in termini inequivocabili qual è questa responsabilità. Direte ai governi di Sofia e Bucarest quali criteri devono ancora essere soddisfatti. Descriverete ciò che ci attendiamo da loro, e avete indicato la scadenza di ottobre. Ciò significa quindi che, in ottobre, dovrete dire al Consiglio e al Parlamento europeo in termini molto precisi se ritenete o meno che la situazione sia soddisfacente e, in caso contrario, secondo la logica dei vostri stessi argomenti, la decisione dovrà essere diversa da quella che vi attendete oggi. Vi assumete così una grande responsabilità, e oggi voglio ricordarvi ancora una volta esattamente qual è tale responsabilità. Questo è il motivo per cui la discussione di oggi è seria e va presa sul serio.

La Bulgaria e la Romania devono diventare Stati membri dell’Unione europea e noi socialdemocratici ci auguriamo che ciò avvenga il 1° gennaio 2007. Sappiamo tutti che sono necessari miglioramenti. Confidiamo nella capacità di tali paesi di introdurli, in modo da poter rispettare la scadenza. Diamo per scontato che seguirete con grande attenzione gli sviluppi della situazione.

Vorrei tuttavia aggiungere un’osservazione: non si tratta solo dell’adesione, non si tratta solo dei trattati in base ai quali aderire. Dobbiamo esaminare anche il motivo per cui questa adesione riveste grande importanza nel contesto storico. Questi due paesi, che costituiscono la regione del Mar Nero, hanno compiuto progressi enormi. A parte gli aspetti che giustamente criticate, la Romania e la Bulgaria hanno raggiunto un livello elevato di stabilità e questa stabilità ai confini dell’Unione europea è molto importante, perché tale regione confina con altre regioni che sono nostre vicine e sono ben lontane dall’essere stabili come vorremmo. Ne consegue che è nostro interesse promuovere la stabilità in tali paesi – stabilità economica, sociale, politica e culturale – quali Stati membri dell’Unione europea. Quanto prima riusciranno a soddisfare i criteri, tanto prima saranno pronti per l’adesione, e tanto meglio sarà per tutti gli interessati, non solo per i paesi in questione, ma anche per l’Unione europea.

I socialdemocratici in seno al Parlamento europeo hanno preso atto della proposta della Commissione. Consideriamo la sua impostazione accettabile, ma vi consigliamo di essere più precisi a Bucarest e Sofia di quanto non siate stati oggi. Ci auguriamo che entrambi i paesi soddisfino i criteri per poter diventare Stati membri dell’Unione il 1° gennaio 2007.

(Applausi)

 
  
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  Graham Watson, a nome del gruppo ALDE. – (EN) Signor Presidente, vorrei rendere omaggio al Commissario Rehn per la sua valutazione equilibrata e completa e per la competenza con cui ha gestito la questione. Mi congratulo anche con i Ministri Anca Boagiu e Meglena Kuneva, e con i loro predecessori in veste di ministri per l’Integrazione europea, per il difficile e incessante lavoro svolto.

Lo scrittore Mark Twain osservò: “Possiamo cambiare il mondo o noi stessi, ma cambiare noi stessi è più difficile”. La demolizione del muro di Berlino è stata la parte facile. La costruzione di una nuova cultura democratica richiede molto più tempo. Tuttavia, i mattoni dell’impegno e la malta della perseveranza funzionano. La decisione di procedere nel 2007, con clausole condizionali adeguate, è quella giusta. A parere del mio gruppo, la Commissione non dovrebbe rivedere questa decisione in autunno, se non in circostanze straordinarie.

Ci preme che la Romania e la Bulgaria siano giudicate in modo né più né meno severo dei paesi che hanno aderito in precedenza. Il nostro controllo deve essere in linea con le attuali disposizioni del Trattato e con la legislazione in vigore. Prendiamo quindi molto sul serio l’espressione di serie preoccupazioni da parte della Commissione riguardo al persistere della corruzione e alla mancanza dello Stato di diritto, ambiti in cui è necessaria una maggiore azione. Anche il trattamento riservato ai rom continua a essere oltraggioso, e questo è il motivo per cui il Decennio per l’integrazione della minoranza rom, lanciato da sei capi di Stato e di governo, riveste grande importanza.

La Commissione individua carenze in molti altri settori, cui si deve porre rimedio senza indugio. Tuttavia, l’adesione non può essere un esame in cui i candidati sono respinti, perché sarebbe un fallimento per l’Unione almeno tanto quanto per i paesi candidati. L’aspetto più importante per la salute della società è la direzione in cui è rivolta. La Bulgaria e la Romania guardano e si muovono nella giusta direzione. Si può dire lo stesso di tutti gli attuali Stati membri? Pensate, onorevoli colleghi, se lo scorso autunno il ministro degli Interni della Romania avesse proposto la detenzione dei sospetti per tre mesi senza imputazioni o se il Primo Ministro bulgaro avesse usato i servizi segreti per spiare i suoi colleghi. Sarebbe stato scandaloso.

Il mio gruppo ha sempre diffidato di chi vorrebbe assecondare le ansie tanto di moda sull’allargamento, trattando da estranei quelli che presto saranno nostri concittadini. Sono quindi lieto di sentire che l’onorevole Poettering abbia resistito alle pressioni di alcuni membri del suo partito esercitando con fermezza la sua influenza sul futuro allargamento. Ciò conferisce maggiore rilevanza alla decisione del suo gruppo di riunirsi la scorsa settimana in una città chiamata Spalato.

Invito gli animi pavidi della destra a tenere conto dei risultati conseguiti. L’allargamento non è forse stato il più grande successo dell’Unione, il suo gioiello della corona? La relazione del Commissario Špidla sugli accordi transitori dimostra che l’allargamento ha creato nuovi posti di lavoro e maggiore crescita economica, in particolare nei paesi che hanno concesso libero accesso ai loro mercati del lavoro. Tuttavia, ben al di là delle considerazioni economiche, l’ingresso di nuovi Stati membri ha arricchito la cultura dell’Unione. La Bulgaria e la Romania saranno beni preziosi, se solo diamo loro una mezza possibilità.

Sembra che molti cittadini in tali paesi ritengano che la questione riguardi solo i governi. Al contrario, vincere la guerra contro la criminalità e la corruzione è una questione che riguarda tutti i cittadini. Esorto quindi tutti i bulgari e i rumeni a lavorare insieme al governo per assicurare il miglior risultato possibile ed evitare qualsiasi rinvio dell’adesione, non ultimo perché la riforma necessaria per aderire all’Unione è lo strumento per migliorare il tenore di vita, la qualità della vita e la sicurezza nei loro paesi. Esorto tutti gli onorevoli colleghi in seno all’Assemblea a dar prova di solidarietà e a dimostrare ai bulgari e ai rumeni che non sono soli.

(Applausi)

 
  
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  Daniel Marc Cohn-Bendit, a nome del gruppo Verts/ALE. – (FR) Signor Presidente, onorevoli colleghi, non sapevo che gli onorevoli Watson e Poettering avessero adottato l’atteggiamento dei giovani dell’età di mio figlio, che di fronte a un problema dicono sistematicamente: “ma tutto andrà bene, davvero, andrà bene”. Da anni, quando si parla di allargamento si ottiene sempre la stessa risposta: “tutto andrà bene, davvero, andrà bene”.

Da parte mia, mi auguro che vada davvero bene. Solo che la responsabilità, onorevole Schulz, non è stata assunta solo dalla Commissione. L’avete assunta anche voi, quando un anno fa avete deciso di approvare l’allargamento, anche se all’epoca sapevamo tutti che la Romania e la Bulgaria non erano pronte per questo allargamento. La responsabilità grava quindi su di voi, non solo sulla Commissione.

(EN) Sostenete quindi le vostre responsabilità.

(DE) O, in tedesco, mantenete le promesse! Siete corresponsabili!

(FR) Perché ciò che si tenta di fare oggi è troppo facile. Troppo facile.

Ho letto ciò che la Commissione ha detto e ripetuto: si devono compiere progressi in vari settori. Onorevole Watson, ciò che lei dice sulla Germania è vero, ma ciò che si deve dire sulla Polonia è altrettanto vero: Jörg Haider è un democratico in confronto a un personaggio come Andrzej Lepper, che è un noto razzista, antisemita e omofobo. Oggi è in Europa – più precisamente in Polonia – che un governo di estrema destra è al potere e il Parlamento europeo, che aveva giustamente criticato l’Austria, che cosa ha detto per denunciare la Polonia? Niente. Non osa più reagire quando si tratta dei paesi dell’allargamento.

Vi dirò una cosa molto semplice. Sono a favore dell’allargamento.

(EN) Sono favorevole all’allargamento dell’Europa!

(FR) Ma non a qualsiasi condizione. Altrimenti, domani faremo pagare ai Balcani e alla Turchia il nostro atteggiamento nei confronti della Bulgaria e della Romania.

Perché glielo faremmo pagare? Perché non si tratta di dire no alla Romania. Non si tratta di dire no alla Bulgaria. Si tratta semplicemente di dire che in questo momento non si può integrare né la Bulgaria né la Romania, considerata la situazione presente in tali due paesi. Invece di parlare senza posa di monitoraggio, dichiarate che questi paesi saranno integrati nell’Unione nel 2008 e introducete programmi che permettano realmente di integrare i rom, gli zigani, in Romania e in Bulgaria.

La scorsa settimana sono stato in un quartiere rom. Ciò che ho visto è incredibile! Intendete integrare questi paesi e avete stanziato fondi per finanziare i programmi. Che fine hanno fatto i fondi? Chiedete al governo bulgaro che cosa ne è stato dei fondi. Chiedeteglielo! Sarà incapace di rispondervi. Vi dirà che ha appena promulgato una nuova legge. Fare nuove leggi è una gran bella cosa.

Tuttavia, ciò che voglio vedere io è un cambiamento reale della situazione. Perché non basta dire che siamo favorevoli all’allargamento, che siamo buoni cristiani, che siamo buoni ebrei, che siamo persone che amano il mondo. No: il mondo deve cambiare. Il fatto è che il vostro atteggiamento non farà cambiare il mondo. Bisogna quindi essere più chiari e più precisi: sì all’allargamento, ma non a qualsiasi condizione. La Commissione, pur disponendo degli strumenti necessari, non ci aiuta abbastanza.

(Applausi)

 
  
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  Jaromír Kohlíček, a nome del gruppo GUE/NGL. – (CS) Consiglierei all’onorevole collega di prendere in considerazione l’integrazione dei rom in Italia e l’integrazione delle minoranze in altri Stati membri, nei vecchi Stati membri, e poi parlare – forse – senza essere interrotto.

Onorevoli colleghi, quando, nel 1990, i leader francese e tedesco, il Presidente Mitterrand e il Cancelliere Kohl, decisero di rivolgersi ai paesi dell’Europa centrale, meridionale e orientale, dissero: “Benvenuti nell’Unione europea senza frontiere. Vi invitiamo a partecipare a un progetto comune, aperto a tutti i paesi d’Europa. Vogliamo assistervi perché possiate mettervi rapidamente alla pari con le nostre norme tecniche e allineare le vostre norme giuridiche a quelle degli altri Stati”. Diversi anni dopo, a Copenaghen, furono approvate tre condizioni, che gli Stati interessati ad aderire all’Unione avrebbero dovuto soddisfare. La componente economica dei criteri di Copenaghen è oscura e di solito è interpretata nel senso che comprende l’ammissione nell’OMC (Organizzazione mondiale del commercio), oltre a un accordo di associazione con l’Unione.

La componente politica prevede la risoluzione pacifica delle relazioni con gli Stati vicini e la politica delle nazionalità. E’ un aspetto che i vecchi Stati membri dell’Unione devono ancora imparare a padroneggiare. Nel 1993 non si parlava ancora di liquidazione di attività nazionali, o di quote di liquidazione per i prodotti agricoli, né di smantellamento di centrali nucleari. L’unico requisito fondamentale allora era non compromettere le condizioni per gli scambi di merci tra i paesi candidati e l’Unione. All’epoca, la Commissione aveva avviato negoziati con 12 Stati. L’agenda negoziale era tecnicamente suddivisa in 29 capitoli, una parte intitolata “Varie” e una parte intitolata “Istituzioni”. In seguito alla conclusione dei negoziati, due anni fa 10 paesi sono stati ammessi come Stati membri. Esistono tutt’oggi alcune condizioni – per esempio, quelle relative al prelievo di fondi – che devono ancora essere rese definitive. Le condizioni di adesione comprendono un’intera serie di misure discriminatorie, le quali sono state valutare in modo del tutto inadeguato, soprattutto nei settori dell’agricoltura e dell’industria alimentare. Le disparità tra gli abitanti dei vecchi e dei nuovi Stati membri sono fin troppo evidenti.

Oggi ci troviamo in una situazione curiosa. Un’intera agenda è stata negoziata con la Bulgaria e la Romania, vi è stato un accordo su tutti i capitoli e ora compare una nuova serie di misure strane e discriminatorie. Esse comprendono richieste di restituzione, lo smantellamento di moderni impianti di generazione di elettricità presso la centrale di Kozloduj e condizioni inique per l’agricoltura e l’industria alimentare. Si parla di corruzione, di riforma del sistema giudiziario, della situazione dei bambini, di tratta di esseri umani, eccetera. Tutto ciò che si applica ai vecchi Stati membri si applica ai nuovi Stati membri. Comprendo i fanatici che si oppongono all’energia nucleare. E’ chiaro che i loro pareri non cambieranno e che se ne infischiano della situazione energetica nei Balcani. Ciò che mi stupisce è la posizione dell’Italia e della Grecia. Esse fanno assegnamento sulla centrale di Kozloduj per parte del loro fabbisogno energetico. Ciò significa che quando l’impianto sarà chiuso, l’Italia sarà ancora più dipendente dalle importazioni dalla Francia e da altri paesi. E la Grecia? Come compenserà l’energia mancante? Probabilmente bruciando più carbone, a dispetto degli impegni assunti nel quadro del Protocollo di Kyoto. Può sempre acquistare quote di emissione. Per quanto riguarda i bulgari, essi dovranno semplicemente bruciare candele, dato che la centrale di Belene è ancora alle prime fasi di pianificazione, a meno che la Commissione europea non abbia un’altra soluzione praticabile, rispettosa dell’ambiente. Riflettete un momento e cercare di spiegare in che modo l’Unione stia di fatto contribuendo allo sviluppo di questi due paesi. Forse si tratta solo di assicurare che non siano ammessi nell’Unione a condizioni ragionevoli? Il mio gruppo è totalmente favorevole alla loro adesione entro il 1° luglio 2007.

 
  
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  Bastiaan Belder, a nome del gruppo IND/DEM. – (NL) Signor Presidente, i due partiti protestanti olandesi a nome dei quali intervengo in seno all’Assemblea sono sempre stati favorevoli a sanare la divisione dell’Europa del dopoguerra. Al tempo stesso, abbiamo sempre sostenuto un solido allargamento dell’Unione europea e quindi un autentico rafforzamento dei criteri di adesione prestabiliti, i famosi criteri di Copenaghen. Ci ha rattristato il fatto che la Romania e la Bulgaria non siano state in grado di aderire nel 2004, nell’ambito del più grande allargamento nella storia dell’Unione.

Dopo tutto, in seguito alla rivoluzione dell’anno magico dell’Europa, il 1989, si sono rafforzati i contatti con la chiesa e la società civile tra il movimento di base che ci sostiene ed entrambi i paesi candidati. Al tempo stesso, eravamo pienamente d’accordo sul rinvio del 2004. Qual è la nostra posizione riguardo alle due date di adesione attuali, rispettivamente il 1° gennaio 2007 e il 1° gennaio 2008? Come ho già detto, il mio partito è favorevole a una “solida” adesione di Sofia e Bucarest, cioè sulla base di una valutazione distinta e individuale per la Bulgaria e la Romania. Per “solida” intendo basata sui fatti e sulle misure di riforma realmente adottate, non sulle intenzioni.

Infine, non per niente il Consiglio e la Commissione hanno aggiunto alle tre clausole comuni due clausole specifiche di salvaguardia nei Trattati di adesione per la Bulgaria e la Romania. Ciò tiene anche conto del nostro messaggio alla Commissione. Ci auguriamo di vedere un chiaro segnale a ottobre riguardo alla preparazione della Bulgaria e della Romania ad aderire il 1° gennaio 2007, perché tale chiarezza gioverà a tutti in Europa.

 
  
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  Brian Crowley, a nome del gruppo UEN. – (EN) Signor Presidente, vorrei ringraziare il Commissario per la sua dichiarazione ed esprimergli le mie congratulazioni per il lavoro svolto su questo tema molto difficile, sul quale abbiamo avuto di recente numerose discussioni con lui.

Vorrei innanzi tutto fare un’osservazione fondamentale, che mi sta particolarmente a cuore, prima di discutere l’argomento in termini più ampi. Per quanto riguarda la Romania e la situazione dei bambini negli istituti, negli orfanotrofi e nelle case di accoglienza, occorre svolgere altro lavoro, si devono adottare nuove azioni per trattare tali bambini come esseri umani, come individui con diritti umani. Se in alcuni casi ciò significa permettere le adozioni internazionali, esse dovranno essere permesse. So che molti genitori in Irlanda sono disposti e desiderano adottare bambini rumeni, in particolare bambini con problemi mentali e fisici, e accoglierli con affetto e amore nelle loro case, ma incontrano difficoltà e problemi insormontabili. Chiedo quindi alle autorità rumene di riesaminare la questione.

Tuttavia, siamo di nuovo a questo punto a causa della dichiarazione odierna della Commissione e anche a causa delle manovre segrete che si compiono in alcune capitali europee per tentare di impedire o ritardare l’adesione della Bulgaria e della Romania. Non dimentichiamo che qui non si tratta solo di rispetto degli impegni assunti nel quadro dei criteri di Copenaghen e degli accordi di adesione da parte di tali due paesi. Anche noi dobbiamo rispettare i nostri impegni.

Abbiamo espresso la speranza, l’intenzione e il desiderio che tali paesi possano diventare membri dell’Unione europea. La prima volta abbiamo detto loro: no, non siete pronti, non potete aderire assieme agli altri dieci paesi il 1° maggio 2004, dovete fare di più. Hanno compiuto grandi progressi in quest’ultimo periodo, cambiando la legislazione, modernizzando sistemi antiquati, per cercare di attuare una strategia più realistica. Ora spetta a noi essere generosi nel lodare tali paesi, dare loro un vero incoraggiamento, anziché lezioni sul modo in cui i loro sistemi dovrebbero funzionare, e offrire loro la nostra esperienza con il metodo aperto di coordinamento, nell’ambito del quale si prendono in considerazione le pratiche in altri paesi e se ne trae il meglio per cercare di ottenere i migliori risultati possibili.

Sappiamo tutti quali sono gli elementi essenziali: lo Stato di diritto, la democrazia, la separazione dei poteri, i diritti individuali e i diritti umani e le libertà fondamentali. Tutto il resto si può risolvere con la legislazione. A un certo punto è stato affermato che la politica non è poi così importante. La politica è importante perché influenza la vita delle persone. Il nostro Parlamento è spesso criticato per non essere abbastanza radicale nei suoi pareri e punti di vista.

Ciò che dobbiamo fare oggi non è solo dire ai governi della Bulgaria e della Romania di proseguire il lavoro e conseguire l’obiettivo cui aspirano. Oltre che rivolgerci ai governi dei nostri paesi e dir loro che devono essere chiari e imparziali e dare una risposta concreta a tali paesi, dobbiamo rivolgerci direttamente ai cittadini e alla popolazione della Bulgaria e della Romania e dir loro che nell’Unione europea hanno una casa, hanno diritti, e che difenderemo tali diritti per loro.

(Applausi)

 
  
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  Andreas Mölzer (NI).(DE) Signor Presidente, il superamento della divisione dell’Europa, con l’adesione all’Unione europea dei paesi che hanno subito per decenni l’oppressione del regime comunista, è senza dubbio una grande impresa d’importanza storica. Tuttavia, va detto che per troppo tempo le preoccupazioni e i timori giustificati dei cittadini europei non sono stati presi sul serio e il meccanismo dell’allargamento è stato introdotto, per così dire, sopra la loro testa. L’attuale discussione sui vari scenari che prevedono rinvii o mezzi per esercitare pressioni sulla Bulgaria e sulla Romania è la conseguenza di questo sviluppo a mio parere infelice.

Se si è onesti, si deve concludere che di fatto è stata l’inclusione di un calendario rigido nei trattati di adesione dello scorso anno a gettare le basi del nostro attuale dilemma, perché è stata solo la prospettiva dell’adesione a spronare la Bulgaria e la Romania a intensificare gli sforzi nella speranza di essere ammesse nell’Unione. Ci siamo quindi negati ancora una volta la possibilità di esercitare un’influenza sui potenziali Stati membri affinché fossero preparati nel miglior modo possibile.

Senza dubbio la Romania e la Bulgaria appartengono alla famiglia dei popoli europei, ma non ci si può aspettare che questi due paesi risolvano i loro molteplici problemi – per esempio la corruzione e la criminalità organizzata – nell’arco di pochi mesi. Non solo è nell’interesse dell’Unione europea, ma anche delle popolazioni di entrambi i paesi candidati, che la loro adesione non sia troppo precipitosa, perché, se lo fosse, e se le condizioni presenti in tali paesi fossero dipinte nella miglior luce possibile, sarebbero i cittadini dei paesi in via di adesione a pagarne il conto, come il passato ha dimostrato più volte.

La riunificazione dell’Europa deve senz’altro essere completata con l’adesione della Romania e della Bulgaria, ma entrambi i paesi devono essere realmente pronti per l’adesione e pronti per l’Europa.

 
  
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  Elmar Brok (PPE-DE).(DE) Signor Presidente, signor Presidente della Commissione, signor Commissario, onorevoli colleghi, l’allargamento è la politica di maggior successo dell’Unione e ha in gran parte contribuito alla pace, stabilità, libertà e prosperità di cui godiamo, ma può funzionare solo se è condotto in conformità di norme adeguate, altrimenti tenderà intrinsecamente al cedimento e l’intero esercizio potrà solo fallire.

Devo dire all’onorevole Watson – anche se non è più presente – che il mio partito è sempre stato favorevole all’allargamento e il mio paese, a differenza del Regno Unito, non ha mai chiesto uno sconto per finanziarlo. Vorrei sottolineare tuttavia che un’azione del tipo proposto dalla Commissione soddisfa i requisiti del Trattato. Se le condizioni vincolanti stabilite nei trattati di adesione non fossero soddisfatte, l’applicazione delle norme corrispondenti non equivarrebbe a una discriminazione nei confronti di un paese, bensì all’attuazione di un accordo tra parti contraenti.

Quando leggo, a proposito dei gravi problemi riguardanti la corruzione e la criminalità organizzata, che sono presenti notevoli differenze tra i due paesi, esaminando con attenzione le considerazioni della Commissione, nel senso che la Romania deve intensificare gli sforzi di consolidamento, mentre la Bulgaria non ha ancora dimostrato di aver ottenuto risultati su questo fronte, ritengo si tratti di una comunicazione importante e che in questo ambito si debba agire in base al motto “ciascuno secondo i propri meriti”.

La seconda osservazione da fare è che possiamo rendere disponibili fondi europei soltanto se in tali paesi esistono strutture in grado di garantire che i fondi giungano ai legittimi beneficiari secondo modalità che superino l’esame della Corte dei conti. Finché questo requisito non sarà soddisfatto da entrambi i paesi, avremo un problema. Sono stati citati diversi esempi analoghi, ma sempre con notevoli differenze tra i due paesi.

Vorrei incoraggiare la Commissione ad attuare la proposta con il massimo rigore e a riesaminare la situazione entro ottobre dando ai paesi in questione la possibilità di affrontare le loro carenze specifiche. Mi auguro che accoglieranno questa posizione con spirito costruttivo, in modo che a ottobre possa essere presentata una relazione migliore, in mancanza della quale si dovrà applicare la clausola di salvaguardia, come previsto dal Trattato. Vorrei ricordarlo alla Commissione ed esprimerle le mie congratulazioni per la relazione che ha presentato.

(Applausi)

 
  
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  Pierre Moscovici (PSE).(FR) Signor Presidente, Presidente Barroso, Commissario Rehn, vorrei innanzi tutto ringraziare calorosamente il Commissario Rehn, il cui lavoro in veste di Commissario per l’allargamento è apprezzato da tutti noi per il suo rigore, la sua prudenza e la sua completezza. Grazie a lui e al suo lavoro, la cooperazione tra il Parlamento europeo e la Commissione, e tra le Istituzioni europee e le autorità rumene e bulgare, è stata efficace e fruttuosa. Il processo di adesione della Romania e della Bulgaria sta giungendo a una fase cruciale: quella in cui le nostre Istituzioni devono prendere la decisione di confermare o, viceversa, posticipare la data di adesione di tali due paesi candidati all’Unione europea, prevista per il 1° gennaio prossimo.

Approvo lo spirito della relazione del Commissario Rehn. Come in passato, la tendenza è a favore dell’adesione nel 2007, ma subordinatamente a condizioni precise. Ricordo da molti mesi che la nostra amicizia nei confronti della Romania e della Bulgaria e il nostro sostegno al loro processo di adesione va sempre di pari passo con una condizione precisa, cioè il rispetto dei criteri e delle riforme necessarie per procedere all’adesione. Nondimeno, andrei più lontano del Presidente Barroso e del Commissario Rehn quanto al giudizio da esprimere oggi sul risultato degli sforzi compiuti da tali paesi in risposta alle nostre richieste. Infatti, sono fermamente convinto che sia nostro dovere, a soli sette mesi dalla data di adesione prevista per il 1° gennaio 2007, confermare in modo chiaro e definitivo tale data oppure annullarla. Sono inoltre del tutto convinto, diversamente dall’onorevole Cohn-Bendit, che tale data debba essere confermata.

Esprimendomi più specificamente sulla Romania, in veste di relatore per il Parlamento europeo, ho avuto più volte occasione di dichiarare che, a mio parere, la clausola del rinvio deve essere considerata solo come ultima risorsa, come misura di emergenza. In numerose occasioni ho ricordato in Aula quanto sia pericoloso banalizzare questa clausola o usarla come pretesto per richiamare l’attenzione su varie preoccupazioni reali e singoli motivi di insoddisfazione, perdendo di vista il quadro generale. Non mi sembra che ciò stia avvenendo oggi.

La relazione della Commissione sottolinea che la Romania ora soddisfa i criteri politici e i criteri relativi all’economia di mercato e che l’acquis comunitario continua a essere applicato con cura, anche se va ammesso che rimangono punti sui quali il paese deve compiere altri progressi. Le raccomandazioni della Commissione al riguardo sono preziose e devono essere seguite. Nondimeno, la relazione pubblicata oggi mi dà la certezza che la situazione attuale del paese non presenti carenze così significative da richiedere una misura tanto radicale quanto il rinvio della data di adesione.

Per le preoccupazioni meno gravi, l’interrogazione orale che ho presentato insieme con gli onorevoli van Orden e Brok era intesa a promuovere altre clausole di salvaguardia di tutt’altra natura, decisamente meno drastica. Esse offrono la possibilità di un controllo più continuo, regolare e comunque molto rigoroso, se necessario accompagnato da sanzioni durante i primi tre anni successivi all’adesione della Romania all’Unione europea. Queste clausole risponderebbero alle diverse preoccupazioni che potrebbero permanere riguardo ad aspetti specifici. Mi sembra altrettanto importante evidenziare oggi quanto ci costerebbe esitare troppo a lungo a pronunciarci chiaramente sul sì o sul no all’adesione della Romania e della Bulgaria il 1° gennaio prossimo.

Il mese di maggio è stato fissato come scadenza entro la quale le Istituzioni europee devono adottare la decisione sulla data di adesione della Romania e della Bulgaria, il che mi è sembrato saggio. Penso tuttora che lo sia. Il rinvio della decisione solleverebbe problemi pratici. I tempi a disposizione per la ratifica del trattato di adesione sarebbero più stretti, forse persino troppo stretti. Il dibattito sull’allargamento sarebbe ancora più teso. Questo è il motivo per cui, pur apprezzando vivamente il rigore del lavoro svolto dal Commissario per l’allargamento e condividendone l’analisi e le richieste, propongo di procedere sulla base di tale lavoro e dei risultati molto incoraggianti che sottolinea, per formulare infine il nostro chiaro consenso e sostegno all’adesione della Romania il 1° gennaio 2007, secondo le condizioni precisate dal Commissario.

(Applausi)

 
  
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  Nicholson of Winterbourne (ALDE).(EN) Signor Presidente, sono lieta di non dover giocare a carte contro il Commissario Rehn, perché tiene le sue così strette a sé e gioca il suo asso – la sua ultima carta – proprio all’ultimo momento! Per fortuna, in questo caso sta giocando a carte per conto della Romania e della Bulgaria. Vuole che vincano ed è assolutamente chiaro che vinceranno. Sono certa che il 1° gennaio 2007 sarà il giorno X – il giorno promesso – per la Romania e la Bulgaria, in cui saranno ammesse a pieno titolo nell’Unione europea. In realtà, sono anche certa che il 31 dicembre 2006 acquisterò un biglietto per Bucarest, in Romania.

Vorrei ringraziare e rendere omaggio a Fokion Fotiadis e a Jonathan Scheele, suo successore presso la delegazione della Commissione a Bucarest, allo stesso Commissario Rehn e all’ex Commissario Verheugen, suo predecessore. Si sono assunti il compito di lavorare sodo per far sì che entrambi i paesi possano aderire all’Unione, combattere la corruzione e la tratta di esseri umani e affrontare tutte le questioni riguardanti il libero mercato, lo Stato di diritto e la trasparenza: tutto ciò di cui si è parlato tantissime volte nel corso degli ultimi sei anni e mezzo, che ora si sta trasformando in realtà. E’ un momento molto emozionante.

Sono molto lieta di aver potuto lavorare al fianco di diversi Primi Ministri rumeni, tra cui l’attuale Primo Ministro Tariceanu, diversi Presidenti, tra cui l’attuale capo di Stato, il Presidente Basescu, e con numerosi parlamentari. Oggi sono qui presenti, in tribuna d’onore, Alin Teodorescu e il ministro delle Adozioni, Theodora Bertzi, Gabriela Coman, responsabile per la protezione dei bambini e, naturalmente, il ministro per l’Europa Boagiu. Sono tutti benvenuti e ora devono diventare definitivamente nostri fratelli e sorelle nell’Unione.

E’ inevitabile che vi siano problemi. L’ubicazione geografica di entrambi i paesi li rende vulnerabili, in particolare ai traffici illeciti, soprattutto dall’Europa orientale e dalla Russia. La Romania e la Bulgaria sono state oggetto di attenzione nella relazione delle Nazioni Unite sulla tratta di esseri umani della scorsa settimana.

E’ vero che devono fare di più e che dovranno fare sempre di più, ma entro breve saranno qui tra noi e saranno membri a pieno titolo. Ringrazio il Commissario per tutto il suo lavoro.

(Applausi)

 
  
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  Joost Lagendijk (Verts/ALE).(NL) Signor Presidente, signor Commissario, onorevoli colleghi, concordo con le conclusioni della Commissione per quanto riguarda la Romania. Poiché il paese ha realmente compiuto progressi sostanziali in quest’ultimo anno, se ne può sostenere l’adesione nel 2007. Per questo motivo, è saggio svolgere un controllo finale in autunno e, in seguito all’adesione, sarà molto saggio seguire da vicino la situazione per accertare che i progressi osservati siano anche consolidati, sebbene debba dire che le sanzioni previste in caso di non conformità non sono granché.

Concordo con le relazioni della Commissione anche per quanto riguarda la Bulgaria, perché il paese non ha compiuto progressi altrettanto significativi e ha un gran numero di problemi sostanziali, in particolare per quanto riguarda la lotta alla criminalità organizzata e alla corruzione. Questo è il motivo per cui non sono ancora d’accordo con le conclusioni della Commissione sulla Bulgaria. Ritengo sia sbagliato trattare insieme la Romania e la Bulgaria senza distinzione e dire che il 2007 è una data fattibile per entrambe. Devo dire alla Commissione che, se prende sul serio le sue relazioni, non credo che i gravi problemi che ha segnalato si possano risolvere nell’arco di cinque mesi. Sono propenso a dire la verità in questa fase, a dire alla Bulgaria che purtroppo non sarà in grado di aderire prima del 2008.

Posso comprendere il dilemma politico della Commissione, perché in seno al Consiglio, l’organo al quale la Commissione trasmette il suo parere, non vi è una maggioranza a favore di questa alternativa, ma ritengo sia sbagliato trattare insieme la Romania e la Bulgaria fino all’ultimo momento.

Perché è saggio e perché sarebbe bene operare una distinzione tra i due paesi, sulla base dei risultati conseguiti? Si tratta di trasmettere un messaggio, non solo ai nostri cittadini, ma anche ai nuovi paesi candidati, come la Croazia e la Turchia. Il messaggio è che esiste una differenza tra attuare o non attuare le riforme. Se sono attuate, si dà l’approvazione, se non sono attuate, come nel caso della Bulgaria, si applicano sanzioni. Al momento, tutto lascia pensare che ciò che viene fatto non abbia alcuna importanza e che la decisione sull’adesione dipenda dagli sviluppi all’interno dell’Unione, dai sondaggi di opinione e dai voti, anziché dalla preparazione dei paesi candidati.

La lezione che dobbiamo trarre da questa procedura è che non si devono più indicare date, perché in tal modo si indeboliscono le pressioni. Se vi è motivo di nutrire dubbi, è meglio non indicare una data di rinvio e non dare garanzie ai paesi candidati, nel senso che essi potranno aderire soltanto se soddisfano le condizioni stabilite. Se non ne sono all’altezza, devono accettarne le conseguenze.

(Applausi)

 
  
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  Erik Meijer (GUE/NGL).(NL) Signor Presidente, i pionieri dell’Unione europea hanno cominciato con sei Stati, principalmente sotto la sfera d’influenza diretta di Bruxelles e Strasburgo. Nessuno allora poteva seriamente prevedere che queste Comunità europee sarebbero cresciute fino a realizzare una vasta cooperazione tra 27 o più Stati europei. A partire dall’inizio degli anni ’70, tali pionieri sono nondimeno riusciti, gradualmente, a creare una posizione di monopolio nel rapportarsi con gli Stati europei. Gli Stati aderenti all’Associazione europea di libero scambio (EFTA) o al Consiglio di mutua assistenza economica (COMECON) ora fanno parte dell’Unione europea. L’imminente adesione della Romania e della Bulgaria darà più o meno il tocco finale a questa evoluzione.

Gioverebbe alla loro adesione se questo allargamento si potesse in parte spiegare come una vittoria nella Guerra fredda contro il vecchio avversario. Si otterrebbe così un sostegno che altrimenti verrebbe a mancare. In parte per questo motivo, il Parlamento ha deciso l’anno scorso che questi due Stati, che non erano pronti per l’adesione nel 2004, devono comunque essere ammessi nel 2007 o 2008. Sono tra coloro che hanno votato a favore di questa proposta.

Ciononostante, la situazione all’interno di tali due paesi candidati è stata oggetto di ampie critiche. Tutt’oggi i rom sono espulsi dalle comunità locali e le loro case sono rase al suolo. Tutt’oggi la natura e l’ambiente in tali paesi sono esposti a minacce più gravi che in altre regioni d’Europa, perché vi si costruiscono autostrade ed estraggono minerali nel modo meno costoso possibile. Non vi è ancora alcuna trasparenza riguardo al modo in cui i governi spendono i fondi e alle imprese che ne beneficiano. Sussistono anche dubbi in merito all’indipendenza e all’obiettività della magistratura. Vi sono ancora gruppi etnici che si sentono trattati come cittadini di seconda classe e le persone continuano a emigrare in massa da tali paesi.

E’ quindi probabile che la loro adesione, col senno di poi, sarà considerata un errore enorme e un fallimento. Queste carenze possono anche non influire sulla loro adesione, ma daranno origine a nuovi argomenti contro un ulteriore allargamento. La prima a subirne le conseguenze sarà la Croazia, un paese che soddisfa già i criteri meglio della Romania e della Bulgaria e ha molto in comune con uno Stato membro attuale, la Slovenia, ma potrebbe comunque dover attendere a lungo. Ciò vale ancor di più per le candidature di altri paesi, come la Macedonia, il resto dei Balcani, la Moldavia e l’Ucraina. Come possiamo evitare questo esito negativo? Si può offrire una solidarietà migliore e duratura fornendo un sostegno più attivo, che permetta a tali paesi di mettersi al passo con noi più rapidamente, rispetto all’adesione precipitosa o a un mercato più libero.

In seno al parlamento olandese, sia il mio partito, il partito socialista, sia i democratici cristiani hanno concluso che i rischi presentati dall’allargamento nel 2007 sono troppo gravi.

 
  
  

PRESIDENZA DELL’ON. ONESTA
Vicepresidente

 
  
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  Nils Lundgren (IND/DEM).(SV) La decisione sull’adesione all’Unione della Bulgaria e della Romania ovviamente è già stata presa nella pratica. L’unica questione che possiamo discutere formalmente in Aula è se tali due paesi debbano essere ammessi il 1° gennaio 2007 o il 1° gennaio 2008.

Vi sono due motivi per cui la Lista di giugno accoglie con favore l’allargamento a nuovi Stati membri. In primo luogo, quanti più siamo tanto più difficile è immaginare che Bruxelles possa regolamentare in modo dettagliato lo sviluppo dell’Unione europea, il che è un notevole progresso. In secondo luogo, l’ammissione di nuovi paesi nell’Unione è un grande successo per la democrazia, per il principio dello Stato di diritto e per la pace in Europa. In questo senso, siamo sostenitori del cosiddetto potere leggero dell’Unione.

In realtà, l’Unione contribuisce alla democrazia e al principio dello Stato di diritto nei paesi alle sue porte per il semplice motivo che tali paesi desiderano, per tutta una serie di motivi diversi, aderire all’Unione e, prima di farlo, l’Unione impone loro il rispetto di condizioni importanti, i cosiddetti criteri di Copenaghen. Così stando le cose, dobbiamo prendere sul serio queste considerazioni. E’ ovvio che la Bulgaria e la Romania non soddisfano i requisiti che abbiamo deciso di fissare sin dall’inizio. Per lo stesso motivo, possiamo constatare che è stato un errore avviare i negoziati di adesione con la Turchia. Il trattamento riservato ai curdi e alle donne e il suo atteggiamento nei confronti, per esempio, della libertà di espressione dimostrano che non avremmo dovuto farlo. Abbiamo fatto bene, invece, a non approvare, per il momento, l’avvio dei negoziati con la Serbia, in ragione del fatto che il generale Mladić è ancora in libertà.

Ciò che possiamo fare ora riguardo alla questione in esame è rinviare almeno l’adesione della Bulgaria e della Romania a gennaio 2008. In una prospettiva futura, trasmetteremmo così il segnale corretto all’Europa, comprese la Croazia, la Serbia, la Turchia, l’Ucraina e la Bielorussia.

 
  
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  Konrad Szymański (UEN).(PL) Signor Presidente, ogni volta che discutiamo la questione dell’allargamento, ci riferiamo alla dimensione storica del nostro lavoro. Per l’Unione, ogni allargamento non rappresenta solo una celebrazione formale, ma una necessità e un’opportunità.

Un problema significativo posto dall’allargamento è il modo in cui esso è percepito dal mondo esterno, perché è facile calcolare i costi degli aiuti trasferiti ai nuovi paesi, in genere più poveri. Tuttavia, questa immagine è lungi dall’essere completa. Non capiremo mai fino a che punto l’allargamento possa dare impulso agli scambi e agli investimenti e creare opportunità di modernizzazione. Senza l’allargamento oggi non potremmo vantare di essere, in quanto Parlamento europeo, il punto di contatto per 450 milioni di cittadini. Ve ne sarebbero 75 milioni in meno e di conseguenza l’Europa sarebbe un soggetto minore sulla scena globale, sulla quale siamo tanto ansiosi di comparire oggi.

La più grossa menzogna politica oggi diffusa in Europa da politici sorpassati, che non hanno avuto successo nei loro paesi, è attribuire al processo di allargamento tutti i nostri problemi attuali. E’ vero il contrario. Le conseguenze di una mancanza di riforme sarebbero molto più gravi, se non vi fosse stato l’allargamento. Questo è il motivo per cui saluto con entusiasmo la prospettiva dell’adesione all’Unione europea di due nuovi Stati membri, la Bulgaria e la Romania, che hanno riformato la loro cultura politica nazionale con grande impegno negli ultimi anni.

In veste di deputato della Polonia, un paese che deve molto alla politica di assistenza dell’Unione europea negli ultimi anni, sono entusiasta delle prospettive di adesione di questi due nuovi paesi, anche se presto dovremo condividere con loro il sempre più esiguo bilancio dell’Unione. In veste di deputato polacco, vi consiglio anche di non prestare ascolto ai moniti lanciati dall’onorevole Cohn-Bendit. E’ difficile fidarsi di un consiglio sull’allargamento fornito da una persona che sa così poco su altri Stati membri, come la Polonia, che fa parte dell’Unione da due anni. Forse la passione politica riduce la capacità di valutare in modo razionale il nuovo governo polacco. Tuttavia, onorevole Cohn-Bendit, bisogna essere prudenti con le passioni, altrimenti si rischia di dire stupidaggini.

A volte si ha l’impressione che le porte dell’Unione si chiudano come quelle di un ascensore e che i passeggeri supplementari facciano fatica a infilarsi dentro. Mi auguro sia un’impressione sbagliata, o un guasto temporaneo di questo ascensore chiamato Unione europea, perché non voglio che si viaggi su un ascensore con porte che non si aprono.

 
  
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  Ryszard Czarnecki (NI).(PL) Signor Presidente, avevo 18 anni quando ho partecipato a uno dei più lunghi scioperi studenteschi nell’Europa orientale. Si svolse in Polonia, durante il periodo di Solidarność. Ricordo i manifesti affissi alle pareti dell’università che frequentavo. Dicevano: “Vietato vietare”. Oggi si potrebbe affiggere un manifesto analogo sull’edificio della Commissione europea, su cui sia scritto: “Vietato vietare l’adesione all’Unione europea della Romania e della Bulgaria quanto prima possibile”. Sì, il manifesto che diceva “Vietato vietare” faceva riferimento alle rivolte studentesche del maggio 1968 a Parigi.

Già allora ero a conoscenza del ruolo svolto in tali proteste dall’onorevole Cohn-Bendit. Per molti di noi, all’epoca, l’onorevole Cohn-Bendit era una specie di moderno Robin Hood. Robin Hood non poteva essere ucciso. Ciò che non sapevo era che, un quarto di secolo dopo, Robin Hood potesse suicidarsi politicamente dicendo delle assurdità, come ha fatto oggi in Aula. L’onorevole Cohn-Bendit non ha parlato dello sforzo enorme compiuto dalle nazioni rumena e bulgara, che vogliono soddisfare i criteri di adesione all’Unione europea. Non ha dedicato molto tempo alle misure adottate dai governi di entrambi i paesi a tal fine. Ha usato la discussione come pretesto per dire sciocchezze sul mio paese, la Polonia.

Se fossi in lui, mi concentrerei sul razzismo e sull’antisemitismo presente in Germania e in Francia, paesi con i quali ha grande familiarità, o magari sui problemi sociali in Francia. Sono queste le vere minacce per l’Europa, non la fantapolitica che l’onorevole Cohn-Bendit si è compiaciuto di presentarci oggi. E’ un bene che la Romania e la Bulgaria aderiscano all’Unione nel 2007, come mi auguro avvenga. Non dobbiamo creare una nuova cortina di ferro per questi paesi, una nuova versione del muro di Berlino. Essi non lo meritano. Incoraggiamoli a soddisfare i criteri di adesione all’Unione, ma non creiamo ostacoli iniqui. Riconosciamo i grandi sforzi compiuti dalle società e dai governi di entrambi i paesi in questo ambito. Questo è l’appello che rivolgo alla Commissione.

 
  
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  Geoffrey Van Orden (PPE-DE).(EN) Signor Presidente, vorrei ringraziare il Commissario Rehn per la serietà con cui verifica i progressi della Bulgaria verso l’adesione. Secondo il Trattato di adesione, la Bulgaria aderirà il 1° gennaio 2007, a meno che il Consiglio non decida all’unanimità, su raccomandazione della Commissione, di posticipare di un anno l’adesione. La Commissione non ha formulato tale raccomandazione. Cerchiamo di essere chiari al riguardo. La Bulgaria soddisfa i criteri politici per l’adesione, ha un’economia di mercato funzionante, il progresso economico è sostenuto e il tasso di disoccupazione bulgaro, seppure ancora alto, è ora inferiore a quello della Germania. Riguardo ad altre questioni, rilevo che i 16 settori considerati fonte di gravi preoccupazioni in ottobre si sono ora ridotti a 6, i quali ovviamente non devono in alcun modo essere sottovalutati.

In primo luogo, è necessaria un’azione più efficace contro la criminalità organizzata, le frodi e la corruzione. E’ questo il settore che più allarma la popolazione della Bulgaria e i nostri stessi cittadini. Vi sono stati progressi da ottobre. Ne ho parlato all’Assemblea il mese scorso, ma molti boss della criminalità sono ancora in libertà e vi è preoccupazione riguardo all’estensione dei loro tentacoli. Nei prossimi mesi, vogliamo vedere risultati drastici e nuove misure volte a migliorare l’efficacia e le risorse della polizia e dei servizi investigativi e giudiziari. La Commissione deve indicare in modo più preciso i risultati richiesti.

In secondo luogo, e questo aspetto non è slegato dal primo, si devono rafforzare i controlli finanziari sull’uso futuro dei Fondi strutturali. Ciò riveste importanza cruciale. Non deve esistere alcuna possibilità che il denaro dei nostri contribuenti finisca nelle mani sbagliate o sia sprecato. Come risulta dal costante rifiuto della Corte dei conti di approvare i conti dell’Unione, si tratta di un settore in cui anche l’Unione deve mettere ordine in casa propria. Spetta alla Commissione accertare che esistano strutture di gestione finanziaria efficaci per garantire l’integrità del sistema di finanziamento e, se necessario, sospendere i pagamenti finché non saranno create.

Ritengo che il Consiglio europeo, al Vertice di giugno 2006, debba approvare la decisione a favore dell’adesione della Bulgaria il 1° gennaio 2007, confermando al tempo stesso l’azione correttiva che il paese dovrà attuare nei prossimi mesi e le caratteristiche dell’eventuale controllo postadesione.

In altre parole, è “sì, ma…”! In certa misura, ritengo che questo sia ciò che la Commissione sta cercando di dire. Da parte sua, il governo bulgaro deve intraprendere un’azione urgente e conseguire obiettivi concreti, in particolare nella lotta alla criminalità organizzata. Molto è stato fatto negli ultimi sei mesi, ma è di vitale importanza che si ottengano risultati migliori nei prossimi sei.

 
  
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  Jan Marinus Wiersma (PSE).(NL) Signor Presidente, cercherò di rispettare i tre minuti a mia disposizione. Approvo pienamente l’analisi esposta poc’anzi dal presidente del mio gruppo in risposta alle relazioni della Commissione. Il mio gruppo, il gruppo socialista al Parlamento europeo, è sempre stato e continuerà a essere coerente per quanto riguarda il sostegno all’adesione della Romania e della Bulgaria.

Anche se posso immaginare che a Sofia e a Bucarest siano delusi dal continuo rifiuto della Commissione di impegnarsi in un modo o nell’altro, forse è importante richiamare l’attenzione anche sulle buone notizie contenute nella relazione della Commissione, cioè che, secondo la Commissione, è decisamente possibile rispettare la scadenza del 2007. E’ la stessa ambizione del nostro gruppo.

In secondo luogo, siamo contrari a separare i due paesi nel modo indicato poc’anzi da altri oratori. Trattando realmente allo stesso modo la Romania e la Bulgaria, impediamo che tali paesi entrino in competizione l’uno con l’altro. Un altro aspetto importante è che, secondo la Commissione, entrambi i paesi hanno in larga misura adottato l’acquis. Il numero di bandierine rosse è sceso in modo significativo in entrambi i casi: da 14 a 4 in Romania e da 16 a 6 in Bulgaria. Hanno lavorato sodo e conseguito molto in tempi brevi.

E’ altresì importante che la Commissione, nelle sue relazioni, eviti di usare espressioni secondo cui uno dei due paesi è chiaramente impreparato in alcuni settori. E’ una fraseologia che scatenerebbe immediatamente a una discussione sul rinvio. Ritengo che i progressi compiuti da entrambi i paesi dimostrino la determinazione dei governi e che si possano usare come base per essere ottimisti sulla data del 2007 quale scadenza più che possibile.

Come ha già osservato l’onorevole Schulz, ciò richiede uno sforzo anche da parte della Commissione, la quale deve davvero assumersi una grande responsabilità, cioè indicare specificamente che cosa si richiede ai governi dei due paesi. In particolare, per quanto riguarda la Bulgaria, ho notato che vi sono state alcune incomprensioni tra la Commissione e il governo bulgaro in merito a quali siano i criteri precisi. Ritengo che sia il governo sia il parlamento di Sofia non vogliano lasciare alcun dubbio riguardo alla loro volontà di fare quanto necessario il più rapidamente possibile.

La differenza tra la Romania e la Bulgaria riguarda principalmente l’attuazione. Nella lotta alla corruzione, la Romania ha agito prima. Non ho dubbi che, ora che la legislazione è stata adottata anche a Sofia, vedremo molto presto progressi nella lotta contro la criminalità grave e la corruzione.

Abbiamo notato che la Commissione ha deciso a favore di un determinato calendario e temo che dovremo rassegnarci ad accettarlo. Si spera che sia compatibile con i processi di ratifica in corso, o che si devono ancora svolgere, in diversi Stati membri. Ciò che è e rimarrà importante è che la data di adesione stabilita sia rispettata. Confidiamo nel fatto che la Romania e la Bulgaria riusciranno a farlo e ritengo che sia Sofia sia Bucarest si rendano conto che questa fiducia deve essere meritata.

 
  
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  Alexander Lambsdorff (ALDE).(DE) Signor Presidente, Commissario Rehn, onorevoli colleghi, la Bulgaria e la Romania aderiranno all’Unione europea il 1° gennaio 2007. Ciò è fuori dubbio. Entrambi i paesi hanno compiuto progressi nei loro sforzi di riforma, ma questo lavoro proseguirà ancora per un certo periodo. Lo sappiamo tutti. L’onorevole Cohn-Bendit ha ragione al riguardo. Tuttavia, sta gettando via il bambino con l’acqua sporca, ed è un atteggiamento irresponsabile. E’ la Commissione ad agire in modo responsabile in questo frangente. E’ giusto non firmare immediatamente un assegno in bianco. E’ altrettanto giusto sviluppare una prospettiva per continuare a seguire da vicino i processi di riforma, se necessario anche negli anni successivi all’adesione. Vi sono ancora carenze in alcuni settori, di cui alcune gravi; sono già state menzionate in Aula. Dobbiamo garantire che le leggi non siano solo adottate, ma anche applicate. Mi riferisco in particolare alle risorse dell’Unione che saranno spese in tali paesi.

In questo contesto, un giusto controllo da parte della Commissione può essere utile e dovrebbe essere accettato da entrambi i paesi, come ha affermato l’onorevole Moscovici. E’ molto meno drastico del rinvio della data di adesione o di misure analoghe.

I cittadini dell’Unione e dei futuri paesi candidati seguiranno con grande interesse la politica di allargamento anche in futuro. Ciò rende ancora più importante assicurare che la politica di allargamento dell’Unione sia coerente e credibile. Questo allargamento ha dimostrato che in futuro noi deputati al Parlamento europeo dovremo essere prudenti e votare sugli allargamenti in prossimità della data di adesione, e non 18 mesi prima. Ancora una volta, vorrei essere chiaro sul fatto che la responsabilità non è dei paesi candidati, ma nostra. Inoltre, non ha senso includere nei trattati clausole di rinvio che di fatto sono prive di efficacia, come l’articolo 39. La Commissione non può affatto raccomandare il rinvio dell’adesione. Che cosa accadrebbe se la sua raccomandazione non fosse seguita a causa di pochi voti in seno al Consiglio? La Commissione sarebbe sconfessata e due paesi si troverebbero a sedere al tavolo di un Consiglio, la cui maggioranza ha votato contro la loro ammissione. No, non funzionerebbe. In futuro dovremo quindi dotarci di strumenti migliori.

L’adesione della Bulgaria e della Romania è indiscutibile. Entrambi i paesi hanno realizzato molto, ma anche noi abbiamo ancora lavoro da svolgere per migliorare la nostra politica di allargamento. Ritengo inoltre che questa discussione si dovrebbe svolgere a Bruxelles, non a Strasburgo.

 
  
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  Milan Horáček (Verts/ALE).(DE) Signor Presidente, onorevoli colleghi, signor Commissario, questa raccomandazione è sbagliata. La decisione è rinviata di volta in volta. Perché non siamo onesti e diciamo che entrambi i paesi non soddisfano i criteri? Molto è solo sulla carta e purtroppo la realtà è diversa. Se adottiamo una decisione sbagliata e permettiamo a questi due paesi di aderire prematuramente, ne pagheremo le conseguenze. Le nostre visite in Romania e in Bulgaria e i colloqui con le ONG, i parlamentari e i rappresentanti dei governi di entrambi i paesi svolti a Sofia solo la scorsa settimana hanno confermato il mio parere che, nonostante tutti gli sforzi, nessuno dei due paesi è pronto per l’adesione, né nel 2007 né nel 2008!

Tre esempi da Sofia: criminalità, corruzione, Kozloduj! 173 casi di omicidi su commissione dal 1990, nessuno dei quali è stato risolto. Corruzione universale. La centrale nucleare di Kozloduj è pericolosa e non è ancora stata chiusa. Non ho tempo di trattare i problemi delle minoranze – i rom – e le condizioni di detenzione in carcere, le strutture di assistenza per gli anziani e i disabili e molto altro. Se insistiamo su questa decisione sbagliata, essa avrà ripercussioni sia all’interno sia all’esterno. Perderemo quel poco di credibilità di cui ancora godiamo presso i cittadini dell’Unione. Paesi come la Croazia, che stanno compiendo grandi sforzi e a mio parere hanno ottenuto risultati migliori in molti ambiti, saranno bloccati. In seno al Parlamento, i liberali sostengono il Primo Ministro liberale della Romania e i socialisti il Primo Ministro socialista della Bulgaria. Non siamo obbligati a confermare questa decisione sbagliata. Deve essere possibile correggerla. Questo autoinganno è vile e pericoloso.

 
  
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  Vladimír Remek (GUE/NGL).(CS) Signor Commissario, onorevoli colleghi, sono stati conclusi accordi di adesione ragionevoli con la Bulgaria e la Romania e l’Unione si sarebbe dovuta allargare per includere tali due paesi il primo giorno del prossimo anno, ma la scadenza è di nuovo messa in discussione. Permettetemi di fare alcune osservazioni sulla base della mia esperienza, dal momento che, prima di aderire all’Unione, siamo stati sottoposti allo stesso tipo di pressioni che subiscono ora la Bulgaria e la Romania. Anche a noi è stato detto che la Repubblica ceca non era del tutto preparata, che non aveva ancora soddisfatto in misura sufficiente l’uno o l’altro requisito. Il risultato è che tutt’oggi non godiamo delle stesse condizioni applicate ai cosiddetti vecchi Stati membri. Inoltre, oserei dire che più di uno Stato membro della vecchia Unione a 15 potrebbe avere difficoltà a soddisfare le condizioni previste, per esempio, per la Repubblica ceca.

I requisiti imposti alla Bulgaria e alla Romania sono ancora più severi. Mettendo in dubbio la loro data di adesione e imponendo condizioni inique aumentiamo l’incertezza e forniamo munizioni alle forze in entrambi i paesi che si oppongono all’adesione all’Unione. Inoltre, stiamo creando gravi divisioni interne per l’Unione in futuro, e con questo ovviamente non intendo dire che dobbiamo chiudere gli occhi di fronte all’incapacità di affrontare la corruzione in Bulgaria e in Romania o al problema della criminalità organizzata, più di quanto non dobbiamo farlo per altri Stati membri. Tuttavia, non è bene che i nuovi Stati e i loro cittadini aderiscano all’Unione con la sensazione di essere di seconda classe e inadatti. In questo contesto, ritengo che non dovrebbe essere nostro obiettivo favorire il ripetersi della situazione presente nella Repubblica ceca, dove, secondo un sondaggio di opinione, la maggioranza dei cittadini ritiene ora che nell’Unione l’uguaglianza e la giustizia non siano la norma e che i cosiddetti vecchi Stati membri continuino a godere di vantaggi, sotto forma di sovvenzioni, che sono negati ai nuovi Stati membri. Nel caso della Bulgaria e della Romania stiamo come minimo percorrendo la stessa strada. Farò un esempio. La centrale nucleare di Kozloduj – già menzionata varie volte – è tanto sicura quanto lo sono molte altre in Europa, secondo esperti internazionali. L’Unione sta tuttavia obbligando la Bulgaria, quale condizione per l’adesione, a smantellare parte della sua capacità nucleare, il che la trasformerà da esportatore in importatore di elettricità. La questione è: a chi giova? In fin dei conti, abbiamo alimentato le speranze dei cittadini della Bulgaria e della Romania riguardo all’adesione all’Unione e quindi non dovremmo trattarli come ostaggi e cavillare sulla data della loro adesione. E’ possibile che noi, in quanto Stati membri con interessi economici, abbiamo più motivi di rammaricarci della Bulgaria e della Romania se l’allargamento non avverrà il 1° gennaio.

 
  
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  Nigel Farage (IND/DEM).(EN) Signor Presidente, non è magnifico? Praticamente tutti sono d’accordo – la Commissione, i leader dei gruppi politici in Parlamento – che sia meraviglioso che due altri paesi aderiscano all’Unione. Possiamo tuttavia farla finita con questa pretesa farsesca che ciò abbia a che fare con i criteri relativi alla riforma del sistema giudiziario o al rispetto dell’acquis comunitario? La Romania e la Bulgaria aderiranno il 1° gennaio del prossimo anno per motivi politici. Ciò è necessario, perché avete bisogno di un diversivo. I popoli d’Europa hanno perso fiducia in voi e in queste Istituzioni.

Tutte le dichiarazioni di oggi rappresentano una vittoria delle classi politiche, le classi che vogliono che l’Unione europea sia una superpotenza mondiale che tenga testa agli Stati Uniti d’America, e naturalmente una grandissima vittoria per i politici in Romania e in Bulgaria, che si arricchiranno enormemente e si assegneranno posti di lavoro eterni. Quindi, benvenute Romania e Bulgaria! Porgiamo ai loro rappresentanti politici il benvenuto nella miniera d’oro dell’Unione europea.

Che dire però delle implicazioni per noialtri? Dunque, sono totalmente favorevole al libero scambio. Sono totalmente favorevole alla libera circolazione delle merci e dei servizi. Sono totalmente favorevole alla possibilità di lavorare negli altri Stati membri, ma seguire una politica della porta aperta in materia d’immigrazione tra paesi con PIL diversi è una follia. Il Regno Unito ha già assorbito più di un terzo di milione di persone dai dieci paesi che hanno aderito nel 2004 e Migration Watch stima ora che, con l’adesione della Bulgaria e della Romania, il Regno Unito assorbirà un altro terzo di milione di immigrati nei tre anni successivi. I nostri servizi pubblici semplicemente non possono sopportare un’immigrazione di massa su tale scala; per contro, la Romania e la Bulgaria perderanno molti dei loro giovani migliori.

Oggi può quindi avere il suo diversivo, signor Commissario, ma l’Unione sta fallendo, la fiducia dei cittadini sta crollando e tutto finirà in lacrime.

(Applausi dai banchi del gruppo IND/DEM)

 
  
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  Hans-Peter Martin (NI).(DE) Signor Presidente, sì, finirà in lacrime; la questione è: per chi? Non credo che con la decisione che avete annunciato oggi abbiate contribuito al progresso dell’Unione europea, di sicuro non verso la creazione di una superpotenza; al contrario, avete compiuto un altro passo verso l’implosione. Poiché agite per l’ennesima volta in contrasto con quelli che presentate come i vostri criteri, vi sarà ora un connubio disastroso tra la cultura della corruzione di Bruxelles e Strasburgo e quella di Bucarest e Sofia.

Coloro che vi spingono a farlo, cioè i governi britannico e polacco, dovranno risponderne ai propri elettori. Mi chiedo a chi risponderà la Commissione? L’altro ieri, la Frankfurter Allgemeine Zeitung scriveva: “Il vero problema non è la presunta dipendenza della magistratura, ma al contrario la sua quasi totale indipendenza da ogni strumento di controllo. Giudici e procuratori non devono temere controlli, perché finora non ve ne sono stati. La magistratura gode di grande libertà, spesso persino di libertà dalla giustizia e dal diritto. Vi sono abbondanti possibilità di comprare le sentenze”. Lo Standard di ieri riferisce che il capo della federazione degli investigatori tedeschi al suo rientro ha affermato: “E’ inutile. Ogni volta che cerco di entrare nei particolari dicono che rivelare l’informazione è contrario all’interesse nazionale”.

L’errore è stato promettere l’adesione troppo presto. Perché perseverate nell’errore, continuando a parlare come se voleste favorire il progresso dell’Unione?

 
  
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  Francisco José Millán Mon (PPE-DE).(ES) Signor Presidente, signor Commissario, leggerò con attenzione la relazione che ci ha appena presentato, ma mi permetta di fare alcune osservazioni preliminari sulla Romania.

In primo luogo, riconoscete gli importanti progressi realizzati in materia di riforma del sistema giudiziario e di lotta alla corruzione, anche se affermate che gli sforzi devono proseguire. Ritengo sia un ambito che desta serie preoccupazioni, come è già stato detto. Era un vero settore prioritario, nel quale ora riconosciamo tutti che i progressi compiuti dalla Romania sono considerevoli e vanno festeggiati.

Commissario Rehn, lei ha affermato che rimangono quattro settori che destano serie preoccupazioni per quanto riguarda l’acquis comunitario, per esempio in relazione con alcuni aspetti agricoli e veterinari. In breve, si tratta in ogni caso di settori in cui so che le autorità rumene stanno lavorando seriamente, come ho avuto occasione di constatare due settimane fa, quando ho visitato Bucarest con una delegazione del mio gruppo.

Signor Commissario, come ho affermato durante la seduta del 26 aprile scorso, personalmente ero favorevole a chiarire quanto prima i tempi dell’adesione, al fine di eliminare al più presto l’incertezza per i governi interessati. Tuttavia, vedo che la Commissione, pur riconoscendo che la Romania si muove in modo adeguato verso l’obiettivo del 2007, preferisce attendere fino all’autunno, per rigore e per prudenza, per confermare se l’adesione avverrà il 1° gennaio 2007, come mi auguro.

Sono convinto che le autorità rumene manterranno il loro fermo impegno a favore dell’obiettivo comune del 2007. Nella relazione di ottobre 2005, la Commissione menzionava un numero elevato di settori – 14, come lei ha ricordato – che riguardavano sette capitoli dell’acquis ed erano fonte di serie preoccupazioni.

Ora apprendo che tali settori si sono ridotti a quattro, come ci ha detto, e riguardano pochissimi capitoli. I progressi sono quindi evidenti. Con questi precedenti, e con il serio europeismo delle autorità rumene, ritengo che esse presteranno la massima attenzione alle sue raccomandazioni. Sono certo che in autunno sarà in grado di confermare, senza ulteriori condizioni, la data del 1° gennaio 2007 per l’adesione. Sono ottimista.

Infine, vorrei anche incoraggiare i parlamenti che ancora non lo hanno fatto ad accelerare il più possibile le procedure di ratifica del trattato di adesione.

 
  
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  Alexandra Dobolyi (PSE).(EN) Signor Presidente, accolgo anch’io con favore la decisione della Commissione sulla data di adesione della Romania e della Bulgaria. Vorrei inoltre lodare la Commissione per il suo lavoro, in particolare quello della DG “Allargamento”.

Il Consiglio europeo ha fatto bene a decidere di accogliere il 1° gennaio 2007 i popoli bulgaro e rumeno nella grande famiglia europea, cui appartengono da sempre, in quanto condividono la nostra cultura storica e i nostri valori comuni. Il vostro messaggio alle popolazioni della Bulgaria e della Romania è quello giusto.

Entrambi i paesi hanno lavorato sodo e hanno realizzato enormi progressi. Le popolazioni di entrambi i paesi hanno sostenuto con vigore i loro governi in questo lavoro. Ora saranno ancora più motivate a sostenere le riforme rimaste da attuare e descritte nella relazione della Commissione. Come ha giustamente rilevato il Commissario in numerosi scambi di pareri che abbiamo avuto in seduta plenaria o in seno alla commissione per gli affari esteri, la Bulgaria e la Romania hanno realizzato progressi continui in tutti i settori interessati. Entrambi i governi sono consapevoli di dover accelerare e rafforzare gli sforzi in alcuni campi e sono fermamente convinta che sapranno essere all’altezza delle aspettative dell’Unione europea, come affermato dal Parlamento, e di gran parte delle aspettative dei loro cittadini.

Da ungherese, vorrei spendere un paio di parole sulla minoranza ungherese in Romania. In primo luogo, vorrei ringraziare il Collegio dei Commissari per aver sollevato la questione della situazione della minoranza ungherese nella relazione odierna. In secondo luogo, come ho affermato molte volte in Aula, una delle mancanze fondamentali dell’accordo di coalizione dell’attuale governo rumeno era ed è l’adozione di una legge sulle minoranze. Pur ritenendo che l’adesione della Romania fornirà una soluzione per gli ungheresi che vivono oltre confine, e che a partire dal 1° gennaio 2007 potremo vivere in un’Europa comune senza frontiere, vorrei anche segnalare al governo rumeno che non deve dimenticare la promessa di adottare una legge sulle minoranze; sia il Parlamento sia la Commissione seguiranno da vicino la questione.

 
  
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  Cecilia Malmström (ALDE).(SV) Nella discussione di oggi sono state esercitate pressioni da più parti e vi sono state molte congetture sulle osservazioni da fare e, naturalmente, parecchio nervosismo nei paesi interessati. Mi compiaccio quindi del messaggio odierno della Commissione, che auspica di poter accogliere i nostri amici rumeni e bulgari nella Comunità all’inizio del prossimo anno. La strada che conduce a questo traguardo è stata e rimane lunga e difficile. Come sappiamo, le conseguenze della forte oppressione della dittatura comunista in Romania e in Bulgaria e la miseria che ha provocato in tali paesi non si possono ribaltare con un semplice gesto della mano. I politici e i cittadini di tali paesi hanno compiuto sforzi e sacrifici enormi con il chiaro obiettivo di riformare e democratizzare i loro paesi e condurli nella Comunità europea.

Molto lavoro resta da fare e siamo dolorosamente consapevoli dei problemi irrisolti: corruzione, criminalità organizzata, difficoltà di integrazione dei rom e situazione degli orfani. Sappiamo anche quali sono i criteri. Sono gli stessi per tutti e confidiamo nella Commissione affinché svolga una valutazione obiettiva e professionale. Inoltre facciamo pieno assegnamento su di voi per sostenere e aiutare la Bulgaria e la Romania ad affrontare queste difficoltà, in modo da poter compiere progressi verso l’adesione all’inizio del prossimo anno. In seno al Parlamento europeo contribuiremo entro i limiti delle nostre possibilità e siamo convinti che la situazione migliorerà nel tempo che rimane.

Il gruppo dell’Alleanza dei Democratici e dei Liberali per l’Europa ha a lungo sostenuto le clausole di salvaguardia per tutti noi, sia per i nuovi sia per i vecchi Stati membri. Sappiamo che, anche nell’Unione attuale, si verificano violazioni dei Trattati e dei diritti umani e sarebbe utile disporre di meccanismi più chiari che permettano di venirne a conoscenza e porvi rimedio.

L’integrazione nell’Unione è come un tango: bisogna essere in due perché funzioni. I paesi candidati devono svolgere i loro compiti, ma anche noi dobbiamo svolgere i nostri. Abbiamo problemi interni nell’Unione che dobbiamo affrontare e risolvere, questione di cui abbiamo parlato stamattina con il Commissario Wallström. Dobbiamo anche avere il coraggio di esaltare il significato dell’allargamento e spiegare ai cittadini perché è così importante che la Romania e la Bulgaria aderiscano all’Unione e i rumeni e i bulgari siedano in seno al Parlamento e possano intervenire dai banchi, anziché limitarsi ad ascoltare dalla tribuna.

 
  
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  Elly de Groen-Kouwenhoven (Verts/ALE).(EN) Signor Presidente, per mezzo secolo la Bulgaria è stata sotto il dominio comunista. Quando è caduto il muro di Berlino, è tuttavia passata sotto un dominio postcomunista. Gli agenti dell’ex servizio segreto, la Darzavna Sigurnost, hanno continuato a controllare lo Stato. L’Occidente ha fatto affari con loro durante le privatizzazioni, spesso effettuate in modo illegale. Il sostegno finanziario dell’Occidente non ha quasi mai raggiunto i disoccupati bulgari e i rom vittimizzati. Soltanto gli ex agenti segreti hanno prosperato nei loro ruoli di uomini d’affari, giudici, banchieri, politici e leader di ONG. La popolazione ha mai avuto una possibilità sotto il regime postcomunista?

Nella relazione sullo stato di avanzamento del 2001, il relatore, onorevole Van Orden, esortava le autorità bulgare a fornire maggiori informazioni sull’uccisione dello scrittore dissidente Georgi Markov, avvenuta a Londra nel 1978. Si trattava di uno dei numerosi casi di assassinio su commissione rimasti irrisolti molto tempo fa e anche più di recente.

La relazione sottolinea la necessità di intensificare gli sforzi per l’inclusione sociale dei rom. Concordo inoltre con la Commissione sul fatto che sono necessari maggiori sforzi per combattere tutte le forme di intolleranza, razzismo e xenofobia. Invito quindi tutti gli onorevoli colleghi a firmare la dichiarazione scritta n. 19 – promossa da parlamentari europei appartenenti a cinque diversi gruppi politici – sulla protezione del popolo bulgaro contro il neototalitarismo. I negatori dell’olocausto in Bulgaria, vicini all’ex servizio segreto, non appartengono all’Unione europea. Sono anche grata alla Commissione, che ha espresso preoccupazione per le condizioni di vita inaccettabili dei rom. Sono capri espiatori, come gli ebrei, i turchi e gli omosessuali.

Infine, sono molto lieta che la scorsa settimana il ministro degli Interni bulgaro Petkov abbia promesso alla delegazione del gruppo Verts/ALE che tutti gli archivi della Darzavna Sigurnost saranno aperti entro il 20 luglio. Soltanto allora sapremo chi ha ucciso Georgi Markov, chi ha commesso altri crimini e chi governa realmente la Bulgaria oggi. Sosteniamo i veri riformisti e liberiamo la Bulgaria dal suo passato, anziché rinviare il suo futuro.

 
  
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  Jean-Claude Martinez (NI).(FR) Signor Presidente, signor Commissario, sull’autostrada tra Istanbul e Sofia vi è un posto di frontiera, o di pedaggio, il cui nome è capitano Andreevo. Ricordate bene questo nome, perché sarà su tutti i giornali a partire dal 1° gennaio se la Bulgaria aderirà all’Unione europea. E’ infatti lì che arrivano, ogni anno, 300 000 autocarri dalla Turchia: una coda di 5 chilometri, 3 giorni di attesa. Tali autocarri sono usati per ogni tipo di traffico illecito: droghe dall’Afghanistan, tratta di esseri umani dal Pakistan, traffico di amfetamine, denaro falso. A controllare il tutto, vi è un doganiere ogni mille autocarri. Conclusione: passa tutto.

E’ chiaro che servirebbe almeno un sistema di scansione del carico. Il Commissario Rehn ci aveva detto in Aula, il 25 ottobre, che erano effettivamente necessarie apparecchiature radiografiche ed erano stati erogati 8 milioni di euro a tal fine. Tuttavia non vi sono sistemi di scansione. Bene, chiunque abbia amato Sangatte, Brindisi, Almeria e le Canarie, adorerà il Capitano Andreevo, porta d’ingresso dell’Asia in Europa e punto focale per la propagazione della criminalità.

 
  
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  Guido Podestà (PPE-DE). – Signor Presidente, onorevoli colleghi, mi complimento con l’azione attenta che il Commissario Rehn sta portando avanti in relazione ai due paesi in oggetto e dalle parole del Commissario risultano evidenti i progressi compiuti da Romania e Bulgaria. Mi sembra che l’aver ridotto, in pochi mesi, i punti ancora irrisolti da sedici a sei e da quattordici a quattro, sia stato un risultato brillante.

Ebbene, credo che in quest’Aula sappiamo tutti che in occasione dell’adesione di dieci paesi all’Unione europea, il 1° maggio 2004, i dieci paesi in questione non erano completamente pronti all’ingresso nell’Unione. Sappiamo altresì che gli sforzi intrapresi da tali popoli si completano nel tempo. Ditemi voi se in alcuni di questi paesi non vi sono problemi di minoranze o se la lotta alla corruzione non interessa ognuno dei venticinque Stati membri dell’Unione? E allora, che cosa è cambiato rispetto al 1° maggio 2004? Perché allora è stata posta l’enfasi sulle foto e le bandiere mentre oggi si risconta una posizione molto più rigorosa e anche molto più formale?

Credo che dobbiamo riconoscere che, se è vero che vi sono effettivamente dei problemi nei due paesi che stanno per entrare nell’Unione, è probabile che i maggiori problemi sussistano all’interno dell’Unione stessa. E se ci chiediamo che cosa è cambiato rispetto ad allora, la risposta è che non abbiamo saputo portare a compimento quel Trattato costituzionale, che era elemento fondante di questo allargamento.

Attenzione, però, a non far pagare a questi paesi e a questi popoli – che hanno compiuto tanti sforzi per uscire dalla fase storica del comunismo – un prezzo che non compete loro. In conclusione, signor Commissario, credo che stiamo andando nella direzione giusta e mi aspetto che in autunno si confermi la data del 1° gennaio 2007 per l’adesione di Romania e Bulgaria.

 
  
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  Hannes Swoboda (PSE).(DE) Signor Presidente, signor Commissario, onorevoli colleghi, cerchiamo di essere onesti e realistici. Dobbiamo partire dal presupposto che questi due paesi, la Bulgaria e la Romania, aderiranno il 1° gennaio 2007, innanzi tutto perché proseguiranno il lavoro di riforma – ne sono convinto – e in secondo luogo perché la maggioranza richiesta in seno al Consiglio è favorevole.

L’aspetto decisivo, a mio parere, è tuttavia il modo in cui questi paesi aderiranno all’Unione europea nel 2007, se se la caveranno alla meno peggio e s’infileranno dentro, o se vi entreranno a testa alta e noi saremo in grado di dare la nostra approvazione in buona coscienza. Sono d’accordo con la Commissione e con lei, Commissario Rehn, sul fatto che vi sono ancora problemi da risolvere in entrambi i paesi. Vorrei solo chiedervi di indicare in modo molto preciso quali cambiamenti sono necessari. Perché sembrate poco chiari su alcuni punti nella vostra relazione. Per esempio, riguardo al sistema giudiziario, parlate di “ambiguità circa la sua indipendenza”. Devono esistere motivi per cui la questione non vi è chiara. Bisogna dire ai bulgari e ai rumeni che cosa devono fare.

Ritengo che i governi di entrambi i paesi siano disposti a introdurre cambiamenti. Tuttavia, se diamo così tanta importanza alla questione, forse più di quanto consentano i criteri di Copenaghen o l’acquis comunitario – e ve ne sono buoni motivi –, dobbiamo indicare con grande chiarezza quali cambiamenti sono necessari. Vi chiedo di farlo oggi e domani, quando sarete in tali paesi. I cambiamenti devono essere indicati in modo preciso e realistico e devono essere realizzabili, perché non ha senso esigere cose che non si possono ottenere nel breve tempo rimasto. Se li indichiamo, e se istituiamo un controllo speciale, in altre parole un periodo preciso di osservazione, sono certo che entrambi i paesi adotteranno le misure necessarie e saranno realmente in grado di aderire il 1° gennaio 2007. Essi potranno svolgere un ruolo importante. Alcuni deputati hanno sostenuto che la criminalità e la corruzione imperversano in entrambi i paesi, ma non è vero. Entrambi i paesi hanno fatto molto per migliorare la situazione e continueranno a farlo. Le pressioni esercitate dall’Unione europea sono servite.

 
  
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  Bronisław Geremek (ALDE).(PL) Signor Presidente, vorrei dire innanzi tutto che la relazione del Commissario Rehn e il suo lavoro meritano il massimo apprezzamento, soprattutto nel contesto di questa discussione. Non voglio che le chiare conclusioni esposte nella relazione siano modificate nel corso del dibattito parlamentare.

La Romania e la Bulgaria finora hanno fatto tutto ciò che potevano fare. Hanno realizzato ciò che l’Unione europea ha chiesto loro. Hanno introdotto norme in campo economico, politico e sociale e hanno istituito il principio dello Stato di diritto. L’Unione europea e le società di entrambi i paesi valuteranno ora tali risultati. Ritengo sia estremamente importante sottolineare i progressi compiuti dai due paesi, che permetteranno loro di entrare nell’Unione europea a testa alta.

In seguito al 1° maggio 2004, paesi come il mio hanno mostrato come destreggiarsi con l’adesione all’Unione europea. Ritengo che il successo di tale transizione sia per i vecchi che per i nuovi Stati membri convincerà gli ultimi scettici rimasti. Il fatto che il Regno Unito non solo abbia avuto la generosità, ma anche il buon senso di aprire immediatamente il suo mercato del lavoro ai cittadini dell’Europa orientale ha fatto sì che ora, a parte la Germania e l’Austria – l’onorevole Brok sembra averla dimenticata – molti altri paesi europei abbiano seguito l’esempio britannico.

Vorrei dire che è estremamente importante poter confidare nel fatto che, una volta introdotte, le regole del gioco saranno applicate, per poi valutare la situazione. L’esempio della Polonia dimostra che l’introduzione dei principi enunciati dai criteri di Copenaghen può essere un buon segno, ma tali principi devono essere applicati dai paesi anche dopo l’adesione all’Unione europea.

 
  
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  Hartmut Nassauer (PPE-DE).(DE) Signor Presidente, onorevoli colleghi, ci atteniamo alla scadenza di gennaio 2007 come data di adesione, ma per tale scadenza fissiamo condizioni che devono essere soddisfatte entro ottobre. La Commissione ha scelto una strada tortuosa. Chiaramente risente del peso degli errori del passato. Siamo ansiosi di sapere, signor Commissario, come ci spiegherà in ottobre che gli ostacoli che avete eretto oggi saranno stati superati. E’ stato un errore madornale fissare il 2007 come data di adesione, quando non era ancora affatto chiaro se si sarebbe potuta rispettare. La Commissione cerca ora disperatamente una via d’uscita da questa impasse in cui si è cacciata. Naturalmente, la proposta che avete presentato oggi è ragionevole, date le circostanze. Questo è il motivo per cui la sostengo, nonostante tutte le sue debolezze.

Mi limiterò a fare alcune osservazioni sulla Romania, in quanto sono stato in tale paese con una delegazione della CDU/CSU. Sotto la guida del Presidente Basescu e del Primo Ministro Popescu-Tariceanu, è stato avviato un processo di riforma serio e determinato, che riguarda gli affari interni, il settore giudiziario e la lotta alla corruzione. Non è ancora stato completato. Le condizioni non sono ancora del tutto soddisfatte. I processi per corruzione non sono ancora stati conclusi in via definitiva, ma sono seriamente in corso e richiederanno tempo. Ritengo sia importante trasmettere al governo rumeno un segnale che lo incoraggi a proseguire con determinazione lungo la strada della riforma. E’ importante.

La Romania è un paese con una mentalità assolutamente europea. Sarà un nostro buon alleato nell’Unione europea. Nel paese è presente una minoranza tedesca, i cui diritti sono sanciti in modo soddisfacente dalla legge. La legge sulle minoranze è un esempio per altri paesi. Questo è il motivo per cui, signor Commissario, la esorto a incoraggiare il governo a proseguire il processo di riforma.

 
  
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  Poul Nyrup Rasmussen (PSE).(EN) Signor Commissario, rispetto il suo lavoro ma, come per ogni lavoro, è anche necessaria la chiarezza. Il mio unico problema oggi è la mancanza di chiarezza. Lei sta dicendo che il nostro obiettivo è l’adesione dei due paesi il 1° gennaio 2007. Questo è ciò che tutti auspichiamo. Non riesco a vedere alcun motivo fondamentale perché non aderiscano il 1° gennaio.

Ciò di cui stiamo realmente parlando è quindi il modo in cui promuovere il più possibile ulteriori progressi in tali due paesi. L’appello che le rivolgo è già stato espresso dal presidente del mio gruppo, onorevole Schulz, nonché dall’onorevole Swoboda e altri colleghi. Se davvero ci attendiamo altri progressi nei prossimi tre mesi e mezzo, prima della vostra prossima relazione in ottobre, che cosa può essere fatto in tale periodo? Che cosa ci aspettiamo? Un nuovo procuratore generale dello Stato in Bulgaria? No. In che misura deve essere revocata l’immunità? Quanti casi dobbiamo sollevare? Quante decisioni giudiziarie consideriamo necessarie? Capisce dove voglio arrivare, signor Commissario?

Ciò di cui abbiamo bisogno ora, se tali paesi devono lavorare con noi, è che lei sia molto preciso. Ho un suggerimento da darle. Le propongo di creare un quadro di valutazione da presentare ai due nuovi governi in Bulgaria e Romania, un quadro di valutazione preciso, che indichi ciò che ci attendiamo da loro nei prossimi tre mesi e mezzo o quattro in determinati settori. Non è sufficiente dire che ci attendiamo progressi. E’ molto importante dire che cosa ci attendiamo esattamente da loro in termini di giustizia e affari interni, in modo che i due governi sappiano esattamente che cosa fare.

La seconda cosa che vorrei chiederle, signor Commissario, con il dovuto rispetto, è di evitare che siano necessari interventi successivi. Come mi hanno detto di recente alcuni membri del governo bulgaro, “non possiamo cambiare la costituzione ogni due settimane”. Ciò che dobbiamo realmente fare ora è formulare richieste precise. La mia ultima speranza è che il Consiglio di giugno adotti una decisione chiara. Come ha affermato l’onorevole Moscovici, è ora di trasmettere un chiaro segnale e il Consiglio di giugno può trasmettere il chiaro segnale che tali paesi saranno accolti il 1° gennaio 2007 e che siamo impazienti di lavorare con loro.

(Applausi)

 
  
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  Sophia in ’t Veld (ALDE).(NL) Signor Presidente, mi compiaccio della proposta della Commissione, perché riconosce gli sforzi della Bulgaria e della Romania e anche le preoccupazioni per i settori con problemi di lunga durata, la cui esistenza, tra l’altro, nessuno nega.

Agli oratori che mi hanno preceduta, tra cui l’onorevole Cohn-Bendit, vorrei dire che, per quanto mi riguarda, questa proposta è un incoraggiamento per i riformisti e quindi uno scacco per i criminali, i corrotti e gli xenofobi. Forse l’onorevole Cohn-Bendit dovrebbe riflettere su chi intende realmente sostenere. L’idea che le riforme si interromperanno subito dopo l’adesione è assurda. E’ un’idea che era già stata ventilata durante l’allargamento precedente e alla fine è stata smentita. Inoltre, le riforme sono innanzi tutto e soprattutto attuate per migliorare la qualità della vita, non solo per aderire all’Unione europea.

Naturalmente, è anche vero che dobbiamo disporre, con la massima urgenza, di uno strumento che permetta di ammonire tutti gli Stati membri, compresi quelli attuali, se non rispettano le norme, anche per quanto riguarda i diritti fondamentali. Vorrei spezzare una lancia in favore di una prospettiva a lungo termine, perché sappiamo tutti che questa non è la fine delle riforme. La corruzione, la criminalità, le discriminazioni contro le minoranze e questioni analoghe dovranno tutte essere affrontate anche in futuro. Un giorno, la Bulgaria e la Romania potrebbero anche porsi all’avanguardia dell’Unione europea, così come hanno dimostrato che, in campo economico, sanno avere molta più volontà di introdurre riforme di noi nell’Europa occidentale. Chissà, un giorno potrebbero essere i paladini dei diritti fondamentali e dello Stato di diritto e potrebbero persino assumere un ruolo guida nell’Unione europea.

Infine, vorrei esortare tutti i colleghi a esporre, nei rispettivi paesi, un quadro completo della situazione, anziché fare discorsi populisti basati sulla xenofobia. Sarò lieta di dare il benvenuto alla Bulgaria e alla Romania il 1° gennaio 2007.

 
  
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  Kinga Gál (PPE-DE).(HU) Signor Presidente, signor Commissario, apprezzo il suo lavoro, ma mi permetta di rivolgerle una domanda. Come mai il milione e mezzo di popolazione ungherese, una delle più grandi minoranze in Europa, è sparito dalla relazione? Tutte le relazioni precedenti della Commissione, seguite dalle relazioni del Parlamento, hanno richiamato l’attenzione sulle esigenze della comunità ungherese in Romania. Questa relazione praticamente non ne parla. Siamo lieti che, diversamente dalle informazioni preliminari, essa contenga almeno un riferimento generale alla legge sulle minoranze.

Signor Commissario, posso affermare con certezza che la popolazione ungherese della Romania non è sparita dallo scorso ottobre. Neanche le questioni che il Parlamento aveva espressamente considerato problematiche sono scomparse. Sono questioni irrisolte e sta diventando sempre più chiaro che non vi è nemmeno la volontà politica di risolverle. Per esempio, non vi è alcuna volontà di adottare una legge sulle minoranze basata sull’autonomia culturale, né di garantire l’istruzione superiore in lingua ungherese, né di applicare il principio di autogoverno, o di modificare la legge discriminatoria sulle elezioni.

Signor Commissario, le Istituzioni europee hanno la grande responsabilità di aiutare i cittadini della Romania, comprese le minoranze, a riconoscere le possibilità offerte dall’adesione. Anche la comunità ungherese in Romania deve quindi beneficiare dei metodi e delle tecniche dell’Unione europea per far valere i propri interessi. Ciò richiede sostegno sia da Bucarest che da Bruxelles.

Bruxelles non ha fornito grande aiuto a questa comunità oggi, ma può ancora farlo. Può aiutare questa comunità a riconoscere le possibilità e ad acquisire le tecniche. Questa sarà una condizione essenziale per la competitività dell’Unione europea.

Quindi ora, signor Commissario, le consegnerò la lettera scritta da alcuni deputati al Parlamento europeo ed anche, a titolo simbolico, alcune delle migliaia di lettere che le hanno scritto persone e organizzazioni civili della Transilvania. Attendiamo, e attendo, una risposta anche a tali lettere in ottobre.

 
  
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  Helmut Kuhne (PSE).(DE) Signor Presidente, Commissario Rehn, lei ha un modo piacevolmente diretto di presentare le sue conclusioni all’Assemblea. Sarò quindi altrettanto diretto nell’esprimerle i miei ringraziamenti. La ringrazio, senza infiorettature in cui nascondere le riserve. Quindi, un grazie senza riserve.

Ha lavorato con cura, ha sfruttato al meglio una situazione insoddisfacente, della quale non era il principale responsabile. Sarebbe difficile mettere in discussione le sue conclusioni e quindi i motivi delle sue conclusioni sulla base dei fatti.

Consiglio quindi, a chi in questa situazione potrebbe essere tentato di sentirsi offeso, di non farlo e mettersi invece al lavoro per completare i compiti in sospeso.

Se in autunno nella sua relazione indicherà che permangono carenze, la Commissione dovrà proporre clausole di salvaguardia. Il Parlamento dovrà quindi sostenere la Commissione, anche se ciascun paese dovrà essere trattato separatamente.

A mio parere, tuttavia, questa discussione è anche un’occasione per trarre ulteriori conclusioni, al di là dei due paesi in questione. Alcuni colleghi vi hanno accennato e voglio ripeterlo in modo molto chiaro: non si dovranno mai più concludere trattati di adesione prima che le condizioni di adesione siano pienamente soddisfatte.

Con la Bulgaria e la Romania in ogni caso si completa la lista dei 27 paesi che, per così dire, figuravano nel catalogo di Nizza. Vi potranno essere nuove adesioni soltanto se anche l’Unione europea svolgerà i propri compiti e introdurrà le riforme interne necessarie a garantire la sua continuità con più di 27 Stati membri.

 
  
  

PRESIDENZA DELL’ON. DOS SANTOS
Vicepresidente

 
  
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  Viktória Mohácsi (ALDE).(HU) Signor Presidente, sono lieta che entrambi i paesi abbiano aderito al programma del Decennio per l’integrazione della minoranza rom e stiano facendo tutto il possibile per garantire la loro rapida integrazione. Tuttavia, nella relazione di verifica sono descritti abusi commessi dalla polizia e dalle autorità preposte all’applicazione della legge in entrambi i paesi. Dobbiamo continuare a seguire da vicino i settori problematici segnalati.

La segregazione nel settore dell’istruzione è già menzionata nella relazione sulla Bulgaria, ma vorrei che la questione ricevesse maggiore attenzione nel caso della Romania, dove il livello di segregazione è altrettanto elevato. Secondo le relazioni di alcune organizzazioni della società civile, l’80 per cento dei bambini classificati come aventi difficoltà di apprendimento è costituito da rom.

Solo una settimana fa, il 9 maggio, ho ricevuto una relazione sugli abusi commessi dalla polizia. Le ferite inflitte a membri della comunità rom da funzionari di polizia agli ordini delle autorità rumene sono visibili sulle fotografie. E’ il terzo caso di cui sono venuta a conoscenza negli ultimi sei mesi.

Ciononostante, ho votato a favore dell’adesione di entrambi i paesi. Tuttavia, la differenza significativa tra i due paesi è che, mentre la Bulgaria riconosce i problemi riguardanti la popolazione rom, la Romania vorrebbe nasconderli e negarli. Invito i colleghi rumeni, la Commissione e il Commissario a chiedere alle autorità competenti di cambiare politica!

 
  
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  Camiel Eurlings (PPE-DE).(NL) Signor Presidente, l’allargamento è innegabilmente uno dei più grandi successi dell’Unione. Non saremo mai abbastanza consapevoli di che cosa significhi per tali paesi appartenere alla comunità di valori, spesso dopo decenni di tirannia, e neanche di che cosa significhi per i vecchi Stati membri. Saremmo sempre stati peggio se l’allargamento non fosse stato un così grande successo. Per raccogliere e mantenere sostegno a favore di questo allargamento è tuttavia necessario che esso avvenga in modo credibile e che i criteri non siano manipolati.

La Bulgaria e la Romania appartengono all’Unione, ma tali criteri sono importanti se vogliamo conservare il sostegno dell’opinione pubblica, se vogliamo che l’allargamento rafforzi, anziché indebolire, la comunità di valori. Infine, e non è certo un punto meno importante, tali criteri sono importanti per i cittadini della Romania e della Bulgaria ed è per questo motivo che vorrei dire all’onorevole Watson, intervenuto poc’anzi, ma anche alla mia connazionale, l’onorevole in ’t Veld, che il rispetto dei criteri di fatto non è contro, ma a favore dell’allargamento.

Per passare all’attuale proposta della Commissione, se si considera il livello dei progressi compiuti nei due paesi, ritengo che la tattica delle pressioni finora abbia funzionato, in particolare in Romania, dove il ministro della Giustizia Macovei in poco tempo ha ottenuto più risultati dell’amministrazione Nastase negli anni precedenti. Ciò merita grandi lodi. Al tempo stesso, dobbiamo riconoscere la necessità di esercitare ulteriori pressioni. Sono necessari altri cambiamenti in Romania, ma in particolare in Bulgaria, dove alcuni sviluppi sembrano estremamente negativi.

Alla luce della necessità di continuare a esercitare pressioni, l’approccio della Commissione è il migliore. Se diciamo che il 2007 sarà l’anno di adesione, si allenteranno le pressioni, ma esse si allenteranno anche se diciamo che l’anno di adesione sarà il 2008, perché si saprà che in ogni caso i due paesi aderiranno nel 2008 ed essi potranno quindi dormire sugli allori. Mostrare la carota del 2007 come un traguardo ancora possibile è importante, purché lo si faccia a tre condizioni.

Innanzi tutto, il Consiglio non dovrà dichiarare che ottobre è troppo tardi per decidere. In secondo luogo, se i paesi non saranno all’altezza delle aspettative, a ottobre dovremo davvero poter dire che non possono aderire il 1° gennaio 2007. In terzo luogo, se siamo seri quando parliamo di credibilità, dobbiamo avere il coraggio di valutare ciascun paese in base ai propri meriti e un paese non dovrà essere vittima dell’altro. Ciò significa quindi che a ottobre la Bulgaria e la Romania dovrebbero essere separate e valutate individualmente.

Vi ringrazio e mi congratulo ancora una volta con la Commissione per la linea che ha adottato.

 
  
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  Miguel Ángel Martínez Martínez (PSE).(ES) Signor Presidente, onorevoli colleghi, vent’anni fa, come oggi i bulgari e i rumeni, completavamo i negoziati per l’integrazione della Spagna nella Comunità. Ricordo i nostri sforzi per adeguarci ai Trattati e ricordo l’umiliazione di fronte agli ostacoli provata da leader che all’epoca sembravano molto meno impegnati di noi nel progetto. Tuttavia, ricordo soprattutto la solidarietà di molti, il loro rispetto e la loro comprensione.

Alcuni anni dopo, ricco di questa esperienza e in veste di Presidente dell’Assemblea parlamentare del Consiglio d’Europa, ho sostenuto con tutte le mie forze l’ingresso nel Consiglio della Bulgaria e della Romania, come primo passo del processo che culminerà ora nella loro integrazione nell’Unione europea.

La Commissione ha presentato una relazione in generale positiva, però riconosce alcune carenze. Questo è il ruolo della Commissione. Quello del Parlamento, come organo eminentemente politico dell’Unione, deve essere diverso. Poiché rappresentiamo i nostri popoli, dobbiamo comprendere e sostenere i popoli della Bulgaria e della Romania; comprendere le loro difficoltà e, con la conferma della data di adesione il 1° gennaio 2007, aiutarli a risolvere le carenze individuate.

Il nostro ruolo è soprattutto comprendere che in Bulgaria e in Romania vi sono due popoli con profonde convinzioni europeiste, molto più che nella maggioranza degli Stati membri, e abbiamo quindi bisogno di loro per portare avanti il progetto dell’Unione europea, che culminerà nella Costituzione.

Nulla sarebbe più negativo che deludere le aspirazioni, seminare incertezza e sfiducia e far sì che i rumeni e i bulgari si sentano maltrattati e discriminati. Perché abbiamo bisogno di loro e perché saranno i migliori di noi, il Parlamento deve sostenere con vigore la loro integrazione alla data prevista. Questa è la linea del mio gruppo, il gruppo socialista, solidale per eccellenza, e dei socialisti spagnoli, alla luce della nostra stessa esperienza nonché delle speranze e degli impegni che condividiamo con i bulgari e i rumeni.

 
  
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  Charles Tannock (PPE-DE).(EN) Signor Presidente, l’allargamento è davvero una delle grandi imprese dell’Unione europea. La quinta ondata, che ha allargato l’Unione a 25 Stati membri nel 2004, è stata di fatto un grande successo, nonostante i numerosi tetri avvertimenti che l’Unione sarebbe rimasta paralizzata senza una Costituzione e che paesi come il mio sarebbero stati investiti da flussi insostenibili di immigrati, compreso il popolo rom. I nuovi Stati membri, in generale, sono diventati più atlantisti, credono nel libero mercato e nella bassa imposizione fiscale come strategia, fatto che accolgo con favore. Ritengo che anche l’adesione della Romania e della Bulgaria, che in realtà è la quinta ondata e mezza, in quanto inizialmente avrebbero dovuto aderire alla stessa data degli altri 10 nuovi Stati membri, si rivelerà un successo.

Continuo a pensare che la carota dell’adesione all’Unione sia stata il grande motore della riforma economica e politica. Nondimeno, non sottovaluto la portata dei compiti che attendono tali due paesi dopo l’adesione nel 2007. E’ tuttora necessario che non abbassino la guardia contro la corruzione pubblica e alcuni rinvii a giudizio e condanne penali ad alto livello di sicuro saranno un forte deterrente contro la corruzione.

E’ stato menzionato il problema della criminalità organizzata: la tratta di esseri umani e il traffico di stupefacenti sono ancora problemi gravi. La Bulgaria sembra aver compiuto meno progressi, con una raffica di orrendi omicidi su commissione in stile mafioso, che destano serie preoccupazioni in tutti noi. E’ giusto dire che la criminalità organizzata è tuttora un problema anche in alcuni attuali Stati membri, come l’Italia meridionale. Di per sé non può essere un motivo per rinviare ulteriormente l’adesione rumena e bulgara, anche se esistono validi argomenti a favore delle clausole di salvaguardia annuali in relazione con alcuni capitoli, come la giustizia e gli affari interni.

Permettetemi di sollevare due questioni specifiche. Innanzi tutto, invito la Romania a risolvere la controversia di confine con l’Ucraina relativa alla sovranità sull’isola dei Serpenti. L’Ucraina, mi auguro, un giorno sarà anch’essa uno Stato membro dell’Unione europea. In secondo luogo, invito il governo rumeno a riesaminare il divieto assoluto imposto sulle adozioni internazionali.

 
  
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  Catherine Guy-Quint (PSE).(FR) Signor Presidente, vorrei innanzi tutto ringraziare il Commissario per la sua nuova relazione. Si tratta di un lavoro amministrativo della Commissione di grande rigore. Tuttavia, questo stesso rigore induce la Commissione a rinviare ancora una volta la sua decisione sulla data di adesione della Bulgaria e della Romania. Nonostante il dinamismo di cui hanno dato prova tali paesi e sebbene lo scenario rimanga favorevole all’adesione, la relazione esprime serie riserve. Ancora una volta, raccomandate loro di proseguire gli sforzi in diversi settori: gestione agricola, controllo delle spese comunitarie e lotta alla criminalità, alla corruzione e alle frodi. Gli oratori intervenuti in Aula hanno inoltre arricchito l’elenco: integrazione delle minoranze, adozioni internazionali e controllo del contrabbando doganale. A mio parere, dovremmo ammettere che la Bulgaria e la Romania non sono gli unici paesi ad avere questo tipo di problemi. L’attualità europea dimostra ogni giorno le carenze dell’Europa in tutti questi ambiti.

Perché allora, Commissario Rehn, aggiungere ogni volta nuove richieste ai criteri di adesione? Perché rinviare una decisione che ha sollevato meno difficoltà per i dieci paesi che hanno aderito l’ultima volta? Signor Commissario, lei è molto prudente su questa decisione e ciò si ripercuoterà sulle speranze che essa suscita tra i cittadini della Bulgaria e della Romania. Da un anno ormai conosciamo le conseguenze della disperazione della popolazione di fronte al futuro dell’Europa. Di relazione in relazione, la Commissione moltiplica le richieste associate ai criteri da soddisfare per l’adesione, poi si tira indietro di fronte alla necessità di prendere una decisione. Di relazione in relazione, i popoli bulgaro e rumeno si sentono umiliati, anche se compiono progressi. I cittadini di tali paesi dubitano sempre più del loro diritto di avere un posto nella democrazia europea. Di relazione in relazione, il populismo guadagna terreno. E’ quindi giunto il momento di prendere una decisione chiara e coraggiosa sulla data di adesione della Bulgaria e della Romania nell’Unione. A nostro parere, tale data deve essere il 1° gennaio 2007, perché questi due paesi sono essenziali per un vero progetto di Unione europea.

 
  
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  David Casa (PPE-DE)(MT) Signor Presidente, Commissario Rehn, nel mio ultimo intervento sul processo di adesione all’Unione europea della Bulgaria, ho affermato che vi era ancora molto lavoro da svolgere, nonché molte riforme da attuare. Ho parlato di criminalità organizzata e di tratta di bambini verso i paesi occidentali. Sembra che le autorità bulgare stiano affrontando questi due problemi, anche se è necessaria una maggiore coerenza per vedere risultati più concreti. Mi risulta che, a parte la corruzione profondamente radicata, attualmente non vi siano controlli sufficienti sul traffico di droghe, in particolare di eroina dall’Afghanistan, come alcuni hanno già affermato prima di me, che è poi venduta ai paesi dell’Europa settentrionale a prezzi astronomici. Il presidente dell’assemblea nazionale bulgara, George Pirinski, ha affermato all’inizio della settimana che l’Unione europea dovrebbe usare lo stesso metro di misura che ha applicato ai dieci paesi che hanno aderito in occasione dell’ultimo allargamento. Ritengo che tutti noi possiamo assicurare al signor Pirinski e al popolo bulgaro che non solo l’Unione europea garantirà che sia usato lo stesso metro di misura, ma farà anche tutto il possibile per aiutare la Bulgaria a soddisfare i criteri. Tuttavia, dobbiamo anche aggiungere che l’Unione europea non accetterà mai un paese candidato, che si tratti della Bulgaria o della Romania, della Croazia o della Turchia, come membro dell’Unione europea se esso non soddisfa i criteri di adesione. Mi spiace dire, per esempio, che nella riforma del sistema giudiziario non si sono compiuti sufficienti progressi e alcuni aspetti devono ancora essere chiariti, tra cui l’indipendenza della magistratura. La strada è lunga prima di giungere alla meta desiderata. Infine, signor Presidente, ritengo che le autorità bulgare debbano cogliere questa opportunità per continuare ad attuare le necessarie riforme nel più breve tempo possibile. In tal modo, potremo accoglierle tra noi nel 2007. Vi ringrazio.

 
  
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  Józef Pinior (PSE).(PL) Signor Presidente, i preparativi per l’adesione all’Unione europea della Bulgaria e della Romania si svolgono in un periodo di crisi in Europa. L’acuirsi delle tendenze populiste e antimmigrazione è solo uno dei fattori che hanno contribuito a questa crisi. Secondo recenti sondaggi dell’eurobarometro, circa il 53 per cento degli europei prova indifferenza, timore, irritazione o delusione per il processo di allargamento. Al tempo stesso, tuttavia, dobbiamo ricordare che, secondo tali sondaggi, la maggioranza – il 55 per cento – continua ad avere un atteggiamento positivo nei confronti dell’allargamento.

La Bulgaria e la Romania non devono essere vittime della crisi europea. Non possiamo aumentare gli ostacoli all’adesione a causa dello stato emotivo degli elettori. Non dobbiamo esigere dalla Bulgaria o dalla Romania di più o di meno di ciò che abbiamo chiesto agli altri paesi che hanno intrapreso il processo di adesione negli anni precedenti. Dobbiamo accettare e riconoscere la relazione equilibrata della Commissione, presentata oggi dal Presidente Barroso e dal Commissario Rehn. L’Unione europea intende rispettare i suoi obblighi relativi all’adesione della Bulgaria e della Romania il 1° gennaio 2007. Al tempo stesso, e al fine di non rinviare la data di adesione, entrambi i paesi devono soddisfare tutti i criteri di adesione all’Unione.

Vorrei anche esprimere la mia ammirazione per gli sforzi compiuti dalle società bulgara e rumena sulla via dell’adesione all’Unione europea e per il lavoro e l’impegno di giudici, procuratori, insegnanti, politici, giornalisti e attivisti della società civile negli ultimi mesi. Vorrei dire che sono convinto che tali sforzi daranno frutti per la Bulgaria e la Romania il prossimo anno, sotto forma di adesione all’Unione europea.

 
  
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  Zbigniew Zaleski (PPE-DE).(PL) Signor Presidente, sui criteri che i due paesi devono soddisfare è già stato detto tutto e vorrei quindi richiamare l’attenzione su tre altri aspetti.

Innanzi tutto, dobbiamo ricordare che il ritorno alla normalità nell’Europa occidentale, nonostante la democrazia e i cospicui aiuti degli Stati Uniti, ha richiesto molto tempo. In secondo luogo, l’Unione ha preso la decisione di accogliere questi due paesi e ha fissato una data, e ritengo che ciò costituisca un obbligo per un’Istituzione politica di tale importanza. In terzo luogo, noi, come Unione europea, abbiamo fornito a tali paesi un’assistenza sufficiente per permettere loro di raggiungere questi standard?

Se la Bulgaria e la Romania si trovassero nel Pacifico, potremmo attendere il rispetto dei criteri, ma poiché sono in Europa, non possiamo rimanere indifferenti. La Commissione deve svolgere un ruolo attivo, così come il Consiglio e il Parlamento. Non vedo altra soluzione. Vorrei anche aggiungere che la Bulgaria e la Romania fanno naturalmente parte dell’Europa, sono membri naturali dell’Europa, parte di questo corpo, ed è nostro dovere comune integrarli in un unico corpo.

Poiché il mio intervento è stato breve e ho ancora un po’ di tempo a disposizione, vorrei solo concludere dicendo all’onorevole Cohn-Bendit, che ha criticato con tanta foga il governo polacco, che anche lui ha avuto la possibilità di giudicare il modo in cui si è comportato il suo Cancelliere, che ha rappresentato uno Stato membro dell’Unione per molti anni, appena prima di lasciare l’incarico.

 
  
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  Csaba Sándor Tabajdi (PSE).(HU) Signor Presidente, la delegazione del partito socialista ungherese sostiene l’adesione all’Unione europea della Bulgaria e della Romania il 1° gennaio 2007. Questa è stata la nostra posizione durante tutto il processo, pur non dimenticando il gran numero di raccomandazioni e critiche giustificate.

Il nostro sostegno ovviamente non significa che i governi rumeno e bulgaro siano esonerati dall’obbligo di fare tutto il possibile per colmare le carenze elencate nelle relazioni precedenti e attuali della Commissione e del Parlamento europeo. L’Ungheria farà del suo meglio per assistere i due paesi in questo ambito.

Tuttavia, non capisco l’ultima relazione della Commissione europea, del Commissario Rehn, che ha quasi del tutto trascurato la questione delle minoranze. E’ possibile che i problemi sollevati in precedenza siano stati risolti negli ultimi sei mesi?

La Commissione europea deve chiedere alla Romania, alla luce delle precedenti decisioni del governo, di rendere conto della mancata adozione della legge sulle minoranze, della mancata restituzione dei beni alla chiesa e della mancata istituzione di un’università di lingua ungherese finanziata dallo Stato.

Commissario Rehn, non chiedo niente di più di ciò che lei ha descritto nella sua relazione dell’ottobre 2005. Signor Commissario, lei ha affermato di recente che non possiamo chiedere alla Romania più di quanto chiediamo agli attuali Stati membri, mentre nelle sue dichiarazioni precedenti il suo punto di partenza era diverso. La situazione non è cambiata. E’ cambiata la sua posizione?

Questa incoerenza è spiegata solo in parte dal fatto che non esistono norme europee sui diritti delle minoranze. In futuro, il punto di partenza dovrà quindi essere sempre la situazione del paese in questione. E’ sbagliato fare riferimento ai vecchi Stati membri, alcuni dei quali – e non voglio distinguere la Francia – negano persino l’esistenza delle minoranze e, se oggi presentassero domanda di adesione all’Unione europea, sarebbero sicuramente respinti.

 
  
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  Fernand Le Rachinel (NI).(FR) Signor Presidente, signor Commissario, onorevoli colleghi, l’adesione della Bulgaria e della Romania, prevista per gennaio 2007, si potrebbe rinviare in ragione della corruzione che, secondo la Commissione, regnerebbe in tali due paesi. Questa preoccupazione è del tutto lodevole. Tuttavia, prima di dare lezioni morali, alcuni nostri governi, tra cui quello francese, non dovrebbero innanzi tutto mettere ordine in casa propria?

La Romania e la Bulgaria sono autentiche nazioni europee, tanto più meritevoli per aver subito l’occupazione turca tra il XVI e il XIX secolo e poi il comunismo dal 1945 al 1990. Per questo li mettiamo in guardia contro un’altra forma di oppressione, meno brutale ma altrettanto pericolosa: l’Europa di Bruxelles, senza frontiere, distruttrice delle nostre libertà e delle identità nazionali, che, rinnegando le origini cristiane della nostra civiltà, apre le porte alla Turchia islamica. Dopo il voto francese e olandese del 2005, questa Europa non ha più alcuna legittimità democratica. E’ ora che tutte le nazioni europee si uniscano e costruiscano un’altra Europa, l’Europa delle nazioni.

 
  
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  Anna Ibrisagic (PPE-DE).(SV) Alla Romania e alla Bulgaria è stata promessa l’adesione all’Unione il 1° gennaio 2007. Hanno firmato l’accordo di adesione e abbiamo trasmesso segnali a entrambi i paesi nel senso che stanno svolgendo un buon lavoro e che, se continuano a lavorare sodo, diventeranno membri nei tempi previsti.

Nel frattempo, vi sono stati diversi sviluppi in Europa, che non riguardano né la Romania né la Bulgaria, ma hanno fortemente influenzato l’opinione pubblica, anche sulla questione dell’adesione di questi due paesi. Alla Romania e alla Bulgaria è stata promessa l’adesione prima che cominciasse a diffondersi lo scetticismo sull’allargamento continuo, prima che alcuni paesi europei votassero contro il progetto di Costituzione dell’Unione e prima che cominciasse a diffondersi nella vecchia Europa il timore del turismo sociale. Il fatto che questi timori sono ingiustificati e il fatto che gli attuali leader politici non sono riusciti a spiegarlo e a trasmettere un senso di ottimismo sono chiari segni della grave mancanza di leadership nell’Europa di oggi. Tuttavia, la Romania e la Bulgaria non devono pagarne il prezzo.

Sono sorpresa e turbata dal fatto che oggi nessuno in seno all’Assemblea abbia rilevato che l’allargamento riguarda realmente la sicurezza. La maggioranza dei paesi nei Balcani è nel travaglio della formazione di Stati nazionali, un processo difficile e delicato che potrebbe fallire in qualsiasi momento e che deve essere gestito con sensibilità e consapevolezza. In questa situazione, non è ragionevole rinviare l’ingresso nell’Unione della Romania e della Bulgaria, soprattutto perché ciò di sicuro distrarrebbe attenzione ed energie da questioni molto più complesse che interessano la regione, per esempio lo statuto del Kosovo, il referendum in Montenegro e lo statuto del paese, nonché le modifiche costituzionali in corso in Bosnia. La Romania e la Bulgaria hanno svolto un buon lavoro. E’ necessario fare di più ed entrambi i paesi lavoreranno sodo anche in futuro, così come hanno fatto altri paesi durante il primo periodo successivo all’adesione. Ai fini della sicurezza in Europa, la migliore soluzione è che l’Unione rispetti gli impegni assunti con la Romania e la Bulgaria e concentri i suoi sforzi sulle altre questioni, molto più delicate, che si devono risolvere nei Balcani nel corso dell’anno.

 
  
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  Arlene McCarthy (PSE).(EN) Signor Commissario, ho un dilemma personale: rappresento un paese favorevole all’allargamento, ma una regione che mi esorta a votare contro l’adesione bulgara. Perché? Perché un cittadino della mia circoscrizione, Michael Shields, sta scontando una condanna a dieci anni per un atto di violenza del quale continua a proclamarsi innocente.

Il sistema giudiziario bulgaro non ha garantito a Michael un processo equo. La sua unica possibilità è rivolgersi alla Corte europea dei diritti dell’uomo di Strasburgo. Quando sono emerse nuove prove a suo discarico, le autorità bulgare le hanno ignorate; quando un altro uomo di Liverpool ha confessato di essere l’autore del reato, le autorità bulgare lo hanno ignorato. Esorto le autorità bulgare a riconquistare la nostra fiducia nel loro sistema giudiziario penale.

Esorto il Commissario a invitare le autorità competenti ad accogliere l’offerta di assistenza del Regno Unito per interrogare i testimoni ed esaminare le prove pre- e postprocessuali respinte in appello. Qualsiasi Stato membro dell’Unione, compreso il mio, può commettere errori. La vera prova di una democrazia è la volontà di porre rimedio a potenziali torti e garantire una giustizia reale.

Signor Commissario, le invierò copia di questa documentazione indipendente, che dimostra che il cittadino della mia circoscrizione non ha avuto un processo equo e che vi è stato un grave problema nelle indagini degli inquirenti.

 
  
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  Olli Rehn, Membro della Commissione. (EN) Signor Presidente, il problema non è il mio programma, ma le scadenze dei media in Bulgaria e Romania. Sono certo che comprenderete queste scuse, perché stasera dobbiamo trasmettere il messaggio corretto alla Bulgaria e alla Romania, dove mi recherò con il Presidente Barroso subito dopo la seduta per trasmettere il nostro messaggio di incoraggiamento. Ci rimboccheremo le maniche per affrontare le carenze rimaste.

Vorrei ringraziarvi per la discussione molto costruttiva e responsabile, in cui trova espressione l’ampio spettro di pareri presenti nella società civile europea. Questo è naturalmente il ruolo del Parlamento.

In questa discussione colgo un sostegno generale per l’approccio di base della Commissione, cioè che l’adesione il 1° gennaio 2007 è possibile, a condizione che i paesi riescano a colmare le carenze rimaste. E’ vero che alcuni sono più favorevoli di altri e i pareri sulle condizioni divergono, ma nel complesso il tono della discussione è molto chiaro e posso dire che la Commissione è favorevole a tale obiettivo e ad attenersi rigorosamente alle condizioni fissate.

Perché sia un dialogo reale, vorrei fare alcune osservazioni sui punti sollevati in vari interventi. Innanzi tutto, è stato affermato che le condizioni rimaste devono poter essere soddisfatte. Sono pienamente d’accordo. Non proporremmo una valutazione finale a ottobre per verificare il rispetto delle condizioni, se non ritenessimo che i due paesi abbiano la possibilità di soddisfare i criteri rimasti.

Al tempo stesso, è chiaro che, in veste di custode dei Trattati, la Commissione non può raccomandare una cosa che non esiste. Dobbiamo verificare che le condizioni siano realmente soddisfatte, soprattutto nel campo del terrorismo e della lotta alla corruzione e alla criminalità organizzata. Altrimenti, non saremmo all’altezza del nostro compito.

In secondo luogo, è stata avanzata la richiesta di un elenco concreto del “da farsi” o di un quadro di valutazione per i paesi, in modo che sappiano che cosa ci attendiamo da loro. Sono d’accordo. Ciò è compreso nella relazione della Commissione ed entrambi i paesi conoscono perfettamente le aspettative e i criteri rimasti. Questo è il motivo preciso per cui il Presidente Barroso e io ci recheremo a Bucarest e Sofia oggi e domani. Discuteremo ciò che ci attendiamo dalla Bulgaria e dalla Romania.

Dobbiamo inoltre avere fiducia nella maturità politica dei governi, dei parlamenti e delle amministrazioni di tali paesi e nella loro capacità di comprendere il significato dei criteri politici ed economici di Copenaghen e dei criteri dell’acquis e di stabilire la loro tabella di marcia per la riforma sulla base di questi criteri ben definiti, che costituiscono il fondamento della nostra chiarissima relazione.

Posso fornire un esempio molto preciso di un settore in cui sia noi che la Bulgaria e la Romania abbiamo interesse a che siano soddisfatte le condizioni entro la data di adesione, cioè che i fondi comunitari siano spesi bene e la spesa sia adeguatamente giustificata, il che, ne sono certo, sta a cuore all’Assemblea, o almeno le stava a cuore quando ero membro della commissione per il controllo dei bilanci. La Bulgaria deve istituire il sistema integrato di gestione e di controllo nel settore agricolo, al fine di dare esecuzione alle disposizioni e ai finanziamenti previsti dalla politica agricola comune. Ciò significa che deve raccogliere fotografie aeree di tutti i lotti di terreno, convertirle in formato digitale e inserirle in un sistema che li colleghi ai proprietari. Se ciò non sarà fatto, purtroppo dovremo negare i pagamenti diretti nel quadro della politica agricola comune. Questo dovrebbe essere un fortissimo incentivo a colmare la carenza. Mi auguro che l’esempio che ho fornito sia abbastanza concreto, ma posso fornire decine di altri esempi precisi di ciò che resta da fare in vari settori della politica dell’Unione e dell’acquis.

Infine, l’onorevole Van Orden ha affermato che nella relazione della Commissione non vi è alcun riferimento alla raccomandazione di un possibile rinvio, che è una clausola prevista dal trattato di adesione. Onde evitare confusioni e fraintendimenti, devo dire che di fatto, nelle conclusioni della relazione della Commissione adottata appena tre ore fa, affermiamo che entro i primi di ottobre valuteremo se i due paesi siano riusciti a colmare le carenze rimaste e su tali basi adotteremo una posizione in merito a se sia possibile mantenere la data di adesione proposta. Per essere chiari, ciò significa che la Commissione si riserva il diritto di prendere in considerazione l’applicazione della clausola di salvaguardia che prevede il rinvio, se le carenze non saranno affrontare e risolte nei prossimi cinque mesi, il che, come ho detto, è del tutto possibile per entrambi i paesi, purché compiano sforzi concreti.

Il nostro obiettivo è l’adesione della Bulgaria e della Romania nel 2007 e il nostro dovere è verificare che entrambi i paesi aderiscano quando avranno soddisfatto le condizioni e saranno ben preparati per entrare nell’Unione europea. La questione riguarda anche la famosa capacità di assorbimento dell’Unione europea. Questo è il modo migliore di garantire il successo dell’allargamento per la Bulgaria, per la Romania e per l’Europa. Sono certo che sosterrete la Commissione in questo obiettivo.

 
  
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  Árpád Duka-Zólyomi (PPE-DE).(HU) Signor Presidente, il 1° gennaio 2007 si avvicina rapidamente, ma sembra che l’incertezza perduri. In Romania, nonostante i lodevoli sforzi compiuti dall’attuale governo, vi sono ancora molti gravi problemi da risolvere. I criteri di Copenaghen, come in passato, si applicano indistintamente a tutti i paesi candidati.

Oltre alla necessità di riformare il sistema giudiziario e combattere la corruzione e la criminalità organizzata, le questioni legate al rispetto dei diritti umani e alla garanzia della certezza del diritto per le minoranze sollevano dubbi. Sono intervenuti diversi cambiamenti positivi riguardo a questi punti, favoriti in modo significativo dalla presenza nel parlamento e nel governo dell’Alleanza democratica degli ungheresi in Romania (RMDSZ), che rappresenta la comunità ungherese in Romania a livello politico.

Tuttavia, è errato pensare che, come ha affermato il Commissario Rehn, la partecipazione della RMDSZ alla coalizione di governo sia sufficiente a garantire la certezza del diritto per le minoranze. Il partito politico che rappresenta la comunità ungherese non sarà mai in maggioranza e può ottenere risultati solo con l’aiuto dei partiti rumeni di maggioranza e se è disposto ad accettare compromessi.

A causa della mancanza di una volontà politica razionale, alcuni problemi fondamentali sono tuttora irrisolti. Perché si rimanda l’adozione della legge sulle minoranze? La questione dell’istruzione universitaria nella lingua madre della comunità indigena ungherese, sotto forma di istituto ungherese indipendente di istruzione superiore, è tuttora irrisolta. Un’altra questione in sospeso è la restituzione dei beni alla chiesa. Anche l’attuale legge elettorale, che è discriminatoria nei confronti delle comunità nazionali ed etniche, deve essere modificata e allineata alle norme europee.

Onorevoli colleghi, è indispensabile che la questione delle minoranze riceva adeguata attenzione nella relazione della Commissione. Quale sarebbe la decisione giusta in queste circostanze, allorché il Consiglio ha già promesso alla Romania l’adesione all’Unione europea il 1° gennaio? Una soluzione razionale di compromesso potrebbe essere l’applicazione di un severo sistema di controllo per un periodo triennale. Ciò ovviamente richiederà la definizione precisa delle necessarie sanzioni e delle condizioni di attivazione delle clausole di salvaguardia.

 
  
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  Mia De Vits (PSE).(NL) Signor Presidente, il fatto che né la Bulgaria né la Romania abbiano portato a termine i propri compiti non dovrebbe stupire, perché si tratta di un compito titanico. I due paesi non devono tuttavia essere penalizzati a causa dei problemi interni dell’Unione o di una mancanza di solidarietà. Ho sentito il Commissario menzionare anche la capacità di assorbimento. Davvero non so in base a quali criteri si dovrebbe verificare tale capacità. Inoltre, ritengo che gli accordi raggiunti debbano realmente essere attuati. Quando la nostra commissione parlamentare si è recata a Sofia, abbiamo constatato di persona gli sforzi che il paese sta compiendo per conseguire l’obiettivo e ritengo che dovremmo sostenere i riformisti.

Il Commissario conferma che saranno forniti esempi specifici di ciò che ci si attende esattamente da tali paesi. Ci auguriamo che ciò avvenga, che i criteri siano dettagliati e, soprattutto, che i responsabili politici in tali paesi siano sostenuti in ogni modo possibile, affinché possano rispettare la scadenza del 1° gennaio 2007. La Commissione non deve più nascondersi dietro il Consiglio. Deve presentare un parere chiaro.

 
  
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  Georgios Papastamkos (PPE-DE).(EL) Signor Presidente, a titolo di premessa, vorrei esprimere il mio apprezzamento alla Commissione europea per il prezioso lavoro che ha presentato oggi.

Onorevoli colleghi, l’adesione della Bulgaria e della Romania non solleva questioni di natura politica, economica o culturale per l’Unione europea. Senza dubbio sussistono carenze nell’adeguamento istituzionale e amministrativo, in particolare nei settori riguardanti lo spazio europeo di libertà sicurezza e giustizia. Tuttavia, non dobbiamo trascurare il fatto che tale adeguamento è in corso. Fa parte delle relazioni tra l’Unione europea e uno Stato membro e ne determina il corso. La questione fondamentale, a mio parere, riguarda la valutazione dei costi e dei benefici per l’Unione europea di un eventuale rinvio dell’adesione. Ritengo che un costo graverà sulla credibilità stessa dell’Unione europea. Il rinvio dimostrerà la mancanza di capacità di assorbimento. A soli pochi mesi dall’adesione, l’Unione europea non dovrebbe trasmettere un messaggio negativo di rinvio alla popolazione della Bulgaria e della Romania.

L’adesione di questi due paesi rafforzerà l’omogeneizzazione dell’area economica dell’Europa sudorientale e, al tempo stesso, incoraggerà il processo di convergenza politica ed economica nei Balcani occidentali sulla via dell’integrazione nell’Unione. In altre parole, si otterrà anche un positivo effetto di diffusione nei Balcani occidentali.

Il messaggio che dobbiamo trasmettere alla Bulgaria e alla Romania è di intensificare il lavoro normativo nel periodo che rimane. Nella misura in cui la governance europea – la governance europea a più livelli – influenza l’unificazione o la de-unificazione nazionale, abbiamo una sola possibilità: una convergenza creativa di opinioni che permetta di passare da un’Unione europea a 25 a un’Unione europea a 27. La direzione in cui procedere è predeterminata a livello politico. Cerchiamo di assicurare che la via sia preparata a livello istituzionale il 1° gennaio 2007.

 
  
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  Panagiotis Beglitis (PSE).(EL) Signor Presidente, ritengo che la valida relazione sulla Bulgaria e sulla Romania, presentata oggi dalla Commissione, descriva in modo assolutamente obiettivo ed equo i grandi progressi compiuti da entrambi i paesi durante quest’ultimo periodo per conformarsi all’acquis comunitario.

Ritengo che, con questa relazione, la Commissione non sottovaluti i progressi né sopravvaluti le carenze dei due paesi e che la valutazione equilibrata della situazione attuale in entrambi i paesi svolta dalla Commissione conferisca credibilità alla Commissione europea nella sua difesa della strategia dell’allargamento, che dobbiamo tutti difendere, e apporti un contributo costruttivo agli sforzi di entrambi i paesi volti a completare le riforme.

Il messaggio che l’Europa trasmette oggi, a mio parere, è forte e chiaro. Contiene un incentivo e un monito: l’incentivo dell’adesione il 1° gennaio 2007 in conformità del calendario previsto e il monito che questo obiettivo sarà conseguito soltanto se entrambi i paesi intensificheranno gli sforzi, in conformità della relazione finale che sarà presentata dalla Commissione.

Oggi, signor Presidente, la responsabilità dell’esito finale incombe ai governi e alle forze politiche di tali due paesi.

 
  
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  Ari Vatanen (PPE-DE).(EN) Signor Presidente, è un peccato che il Commissario abbia dovuto lasciare l’Aula, perché ora i nostri discorsi immortali non avranno alcun effetto sul futuro dell’Unione, ma pazienza. Dobbiamo congratularci con lui per l’ottimo lavoro svolto in condizioni molto difficili.

Oggi dobbiamo essere severi ma equi, e sottolineo il termine “equi”, perché non stiamo parlando dei prossimi tre mesi, ma di tre generazioni. Questo è l’aspetto su cui dobbiamo concentrarci. Non intendo sottovalutare i problemi presenti in tali due paesi, che si tratti di criminalità, corruzione, sistema giudiziario o minoranze rom o ungheresi, ma dobbiamo ricordare da dove provengono tali paesi. Hanno un lungo percorso alle spalle.

E’ ciò che la Finlandia ha fatto negli ultimi 50 anni. Pensate ai progressi fantastici compiuti dal Portogallo in 20 anni. Oggi dobbiamo dire “no” al populismo e “sì” alla prospettiva. Dobbiamo dire “sì” alla leadership, perché il progresso di tali paesi verso l’armonizzazione nella famiglia europea ampliata dipende dalla volontà politica. Dipende dalla nostra volontà di costruire un mondo più stabile. Permettetemi di ricordare che non avremmo assistito alla tragedia dei Balcani se tali paesi avessero avuto la speranza di aderire all’Unione 20 anni fa. Questa è la forza dell’allargamento e dobbiamo esaminare il quadro più ampio senza indulgere al populismo.

Disponiamo di molti strumenti di controllo delle clausole di salvaguardia, persino le sanzioni, per seguire da vicino i progressi, ma è essenziale sostenere le forze democratiche in tali paesi. Dobbiamo sostenere coloro che vogliono far valere lo Stato di diritto. Questo è ciò che conta e dobbiamo credere che le forze democratiche vinceranno. Oggi è nostro dovere morale offrire prospettive, non confini.

 
  
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  Pia Elda Locatelli (PSE). – Signor Presidente, onorevoli colleghi, in questo dibattito non si è affatto parlato dell’acquis comunitario con riferimento all’uguaglianza tra uomini e donne, un silenzio colpevole, indice, purtroppo, della scarsa considerazione per il tema. Eppure in Romania, in ambito scolastico, le donne hanno compiuto grandi progressi: le ragazze hanno una scolarità superiore a quella dei ragazzi, nel 2005 quasi il 55 per cento dei laureati erano donne e tra i docenti universitari le donne rappresentano il 40 per cento.

Questi dati indicano la potenzialità della popolazione femminile rumena, una potenzialità frustrata, invece, nel campo politico, dove gli uomini dominano massicciamente tutti i livelli decisionali. Un altro dato positivo è rappresentato dall’impegno per maggiori risorse e autonomia amministrativa per l’Agenzia rumena delle pari opportunità.

Altre azioni sono state intraprese in Bulgaria: è stato istituito il Consiglio nazionale per le pari opportunità presso la Presidenza del Consiglio; il governo ha firmato il protocollo opzionale del Comitato per l’eliminazione delle discriminazioni nei confronti della donna (CEDAW); con le recenti elezioni, la Bulgaria si è avvicinata sensibilmente alla media europea per presenza delle donne in Parlamento e al governo.

Certamente, c’è ancora molto da fare perché nei due paesi vi sia una vera parità tra uomini e donne, ma questo percorso verso la parità sarà tanto più rapido quanto prima Romania e Bulgaria faranno parte dell’UE. Mi pronuncio quindi a favore della loro adesione il 1° gennaio 2007.

(Applausi)

 
  
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  Jacek Protasiewicz (PPE-DE).(PL) Signor Presidente, rappresento la Polonia, uno Stato membro recente dell’Unione europea. Il ricordo del grande sforzo compiuto dal mio paese e del lavoro dei cittadini, ma anche dei politici e della pubblica amministrazione, inteso a garantire l’adeguamento alle norme esigenti dell’Unione europea, è ancora fresco. Questo è il motivo per cui posso apprezzare lo sforzo colossale compiuto dalla Bulgaria e dalla Romania per attuare le riforme in preparazione dell’integrazione.

Ritengo quindi che la Commissione europea non debba ritardare la decisione relativa alla data di adesione all’Unione di entrambi i paesi. La conferma del 1° gennaio 2007 come data di adesione sarà un gesto di solidarietà e un riconoscimento del duro lavoro svolto da tali due paesi. Confermare questa data è ancora più importante dal momento che il rinvio potrebbe essere interpretato come un tentativo di bloccare o persino respingere la domanda di adesione di entrambi i paesi, soprattutto alla luce delle tendenze protezionistiche emerse di recente nell’Unione europea, o, in altre parole, come una manovra per impedire l’accesso ai vantaggi offerti dal mercato comune e da una reale libera circolazione delle persone e dei servizi.

So che sussistono alcune carenze, giustamente segnalate dalla Commissione nella sua relazione. Tuttavia, a mio parere, il miglior modo di superare tali carenze è che l’Unione europea e la Commissione europea esercitino pressioni sui governi bulgaro e rumeno affinché dissipino i dubbi e risolvano tutti i problemi entro i prossimi sei mesi. Sono infatti pienamente convinto che la chiara e stabile prospettiva di aderire all’Unione fornisca alla Bulgaria e alla Romania la motivazione migliore per compiere uno sforzo supplementare e soddisfare tutti i criteri di adesione. Sono altresì convinto che, così come l’allargamento dell’Unione europea di due anni fa a 10 paesi si è rivelato un successo politico ed economico, l’adesione della Bulgaria e della Romania il 1° gennaio 2007 avrà altrettanto successo.

 
  
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  Mairead McGuinness (PPE-DE).(EN) Signor Presidente, oggi pomeriggio si è svolta un’iniziativa molto importante nella regione di Costanza in Romania: l’apertura ufficiale di case protette per oltre 100 persone che attualmente vivono in condizioni insoddisfacenti. Ciò è stato realizzato nell’ambito di un partenariato tra il consiglio di contea locale, il governo rumeno e due ONG irlandesi, Focus on Romania e Aurelia Trust.

Vi è stato grande dibattito – di fatto una controversia – in seno all’Assemblea riguardo al modo in cui la Romania si occupa dei bambini più vulnerabili e dei giovani disabili. Se l’attenzione rivolta al problema ha contribuito a migliorare – e ritengo lo abbia fatto – la situazione di tali persone, allora ne è valsa la pena, anche se ha infastidito le autorità.

La scorsa settimana una relazione di Mental Disability Rights International ha destato enorme preoccupazione e sdegno, in quanto descrive gravi abusi commessi negli istituti rumeni. Oggi tale relazione è screditata da alcuni, forse in modo troppo radicale.

La Commissione ha segnalato il problema dei traffici illeciti e tutti gli Stati membri – compreso il mio, l’Irlanda – devono fare la propria parte per porre fine alla tratta crudele e raccapricciante di esseri umani vulnerabili.

Forse, come ha affermato il Commissario Rehn, tutti questi problemi saranno risolti entro ottobre 2006, ma questi due paesi devono aderire.

 
  
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  Panayiotis Demetriou (PPE-DE).(EL) Signor Presidente, tutti riconoscono che sia la Bulgaria sia la Romania hanno compiuto grandi progressi verso l’adesione all’Unione europea e me ne compiaccio, perché l’Unione europea rimane ferma nella sua posizione sul “sì” che ha promesso a questi due paesi.

Come sappiamo, vi sono carenze. Vi sono carenze in tutti i paesi prima dell’adesione all’Unione europea, ma vi si pone rimedio. Sono certo che sia la Bulgaria sia la Romania useranno il tempo rimasto, lavorando giorno e notte, per dimostrare di essere in grado di prendere ciò che abbiamo promesso loro: il “treno di gennaio” per la loro adesione e integrazione nella famiglia europea. Questa è la sfida storica e sono certo che, con il nostro aiuto, con l’aiuto della Commissione e di tutti, questi paesi daranno prova della loro grandezza ed entreranno a far parte della grande famiglia dell’Unione europea il 1° gennaio 2007.

 
  
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  Presidente. La discussione è chiusa.

Dichiarazioni scritte (articolo 142 del Regolamento)

 
  
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  Christine De Veyrac (PPE-DE).(FR) Vorrei segnalare un problema molto angoscioso per tutti: quello dell’adozione di bambini rumeni da parte di coppie europee.

Con una moratoria, nel giugno 2001, le autorità rumene hanno vietato le adozioni internazionali, salvo in casi eccezionali: l’adozione di fratelli, di bambini di età superiore a sei anni o di bambini disabili.

Diverse decine di domande di adozione in corso di esame nel 2001, pur rientrando nelle eccezioni ammesse, sono rimaste in sospeso.

800 famiglie europee attendono così da più di cinque anni di adottare i loro bambini, sebbene le loro domande di adozione fossero state accolte prima del giugno 2001 dalla commissione rumena per le adozioni.

Tali bambini conoscono i genitori adottivi e sono loro affezionati. Ora subiscono un secondo abbandono. Che cosa ne è dell’interesse primario dei bambini?

Lo scorso dicembre il Parlamento europeo ha invitato la Romania a trattare questi casi di adozione con la massima rapidità possibile, ma finora la situazione non si è sbloccata.

Tutte le domande di adozione internazionali sono sistematicamente respinte. Lo scorso marzo, le domande depositate prima della moratoria del giugno 2001 sono state nuovamente respinte.

La Commissione europea intende esercitare pressioni sul governo rumeno affinché trovi quanto prima una soluzione equa e umana, nell’interesse dei bambini e delle famiglie adottive?

 
  
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  Dominique Vlasto (PPE-DE).(FR) Nella sua comunicazione del 25 ottobre 2005, la Commissione europea individuava “carenze molto preoccupanti in termini di preparativi per l’adesione”.

Citerò due esempi principali: la corruzione, che rimane un problema serio e costituisce una minaccia per il mercato interno, e le notevoli difficoltà incontrate nell’introduzione di un sistema di gestione e di controllo finanziario efficace, che permetta di dare esecuzione ai Fondi strutturali.

Non si possono negare i progressi compiuti, né la volontà della Bulgaria e della Romania di aderire all’Unione. Nondimeno, dubito che le carenze molto preoccupanti individuate dalla Commissione europea possano essere colmate entro la data di adesione prevista, il 1° gennaio 2007.

Con l’arrivo dei dieci nuovi Stati membri, le disparità socioeconomiche nell’Unione allargata si sono moltiplicate, mentre i Quindici non stimolano la crescita europea e i loro risultati economici rimangono mediocri. Prima di prendere in considerazione l’adesione di nuovi paesi, non dovremmo quindi pensare innanzi tutto a consolidare l’Unione a 25 Stati membri?

Di conseguenza, ritengo che né l’Unione europea, né la Bulgaria, né la Romania saranno pronte entro il 2007. Questo è il motivo per cui chiedo al Consiglio di non confondere la rapidità con la fretta nel prospettare la loro adesione.

 

15. Tempo delle interrogazioni (interrogazioni alla Commissione)
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  Presidente. – L’ordine del giorno reca il Tempo delle interrogazioni (B60207/2006).

Le seguenti interrogazioni sono state sottoposte alla Commissione.

Prima parte

 
  
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  Presidente. – Annuncio l'

interrogazione n. 48 dell’onorevole Michl Ebner (H-0360/06):

Oggetto: Carattere anticoncorrenziale delle suonerie per cellulari

In Germania la Corte federale di giustizia ha giudicato come parzialmente anticoncorrenziale la pubblicità per le suonerie dei cellulari in mezzi di comunicazione usati prevalentemente da bambini e giovani (sentenza del 6 aprile 2006 – I ZR 125/03). Fra le motivazioni addotte c’è, fra l’altro, il fatto che questa pubblicità aggressiva si rivolga ad un target inesperto sotto il profilo commerciale che deve essere tutelato.

Tuttavia, la pubblicità per le suonerie, giochi per cellulari e simili, non è presente solo in Germania, ma diffusa anche negli altri Stati membri.

Ha intenzione la Commissione di prendere provvedimenti per tutelare bambini e giovani? Come intende impegnarsi in tal senso? Entro quale termine prevede d’intervenire?

 
  
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  Mariann Fischer Boel, Membro della Commissione. – (EN) L’onorevole Ebner si riferisce alla necessità di difendere i bambini e i giovani dalla pubblicità aggressiva di suonerie, telefonini, giochi per cellulari, eccetera e chiede se la Commissione intende intervenire in merito.

La direttiva sulle pratiche commerciali sleali, recentemente adottata, vieta le pratiche commerciali aggressive e tutela soprattutto i bambini e i giovani. Se una pratica commerciale si rivolge specificatamente a un particolare gruppo di consumatori come i bambini, il suo impatto verrà valutato dal punto di vista dell’appartenente medio a quel gruppo. Inoltre la direttiva vieta la pressione diretta sui bambini per indurli ad acquistare.

La direttiva sulla vendita a distanza tutela inoltre i consumatori che acquistano merci e servizi a distanza, in altre parole senza contatto diretto, e contiene disposizioni sulle informazioni preliminari. Il fornitore deve tenere nella dovuta considerazione la tutela dei minori quando fornisce tali informazioni.

La Commissione ha già avviato una revisione di otto delle direttive riguardanti i consumatori, tra cui quella sulla vendita a distanza. Questioni come quella sollevata dall’onorevole Ebner saranno affrontate nella revisione, sulla quale verrà pubblicata una comunicazione nel prossimo autunno.

 
  
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  Michl Ebner (PPE-DE). – (DE) Signora Commissario, innanzi tutto la ringrazio sentitamente per le sue considerazioni dettagliate e molto rassicuranti. Lei aveva detto che i primi dati sarebbero stati disponibili in autunno. E’ anche previsto per il periodo successivo un calendario che ci permetta di capire quando entreranno effettivamente in vigore le norme più rigide che, da quello che lei ha detto, sono certamente necessarie in questo campo? Potrebbe dirmi qualcosa di più su questo calendario che sarà fissato dopo l’autunno?

 
  
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  Mariann Fischer Boel, Membro della Commissione. – (EN) La scadenza per la trasposizione nelle legislazioni nazionali della direttiva sulle pratiche commerciali sleali è il 12 giugno 2007, e le nuove leggi devono essere applicabili negli Stati membri a partire dal 12 dicembre 2007.

Conformemente ai principi di una migliore regolamentazione, la Commissione lavorerà in stretta cooperazione con gli Stati membri durante questo periodo di trasposizione per agevolare la stesura di disposizioni tempestive e corrette e uniformarne l’applicazione.

Spero che questo risponda alla domanda dell’onorevole Ebner.

 
  
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  Presidente. – Annuncio l’

interrogazione n. 49 dell’onorevole Nicholson of Winterbourne (H-0362/06):

Oggetto: Necessità di norme minime comuni per l’assistenza all’infanzia in Europa

Secondo l’articolo 20, paragrafo I della Convenzione sui diritti dell’infanzia delle Nazioni Unite “Ogni fanciullo il quale è temporaneamente o definitivamente privato del suo ambiente familiare oppure che non può essere lasciato in tale ambiente nel suo proprio interesse, ha diritto a una protezione e ad aiuti speciali dello Stato”. È chiaro, tuttavia, che le norme relative alla “protezione ed aiuti speciali” forniti ai bambini bisognosi variano ampiamente negli Stati membri. Alcuni, infatti, (compresi quelli che sono economicamente più sviluppati) continuano a perpetuare pratiche d’assistenza all’infanzia antiquate e di scarsa qualità che, in molti casi, possono provocare danni psicologici e neurologici ai bambini. Un esempio che suscita particolare preoccupazione è l’uso persistente e sistematico di “letti a gabbia” come strumento di costrizione in istituti statali.

Quali misure intende prendere la Commissione in tale contesto per far fronte alla necessità di definire norme minime comuni per l’assistenza all’infanzia in Europa?

 
  
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  Vladimír Špidla, Membro della Commissione. – (CS) Signor Presidente, onorevoli deputati, la Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti dell’infanzia dichiara che lo Stato deve fornire una protezione sostitutiva ai bambini temporaneamente o definitivamente privati del loro ambiente familiare o che non possono essere lasciati in tale ambiente nel loro stesso interesse. La Dichiarazione sostiene inoltre il ricorso, laddove possibile, a soluzioni alternative all’assistenza istituzionale.

Ci sono molte ragioni per cui i bambini rimangono negli istituti, lontano dalle loro famiglie. Ciò può avvenire perché i loro genitori non sono in grado di prendersi cura di loro per infermità, morte o reclusione, perché i bambini vanno tutelati da ogni forma di maltrattamento o negligenza, o perché gli istituti possono fornire l’assistenza appropriata ai bambini disabili o malati. I bambini possono anche essere collocati in un istituto perché delinquono o hanno un comportamento antisociale, o per aver commesso un delitto. La caratteristica comune a questi gruppi è un rischio molto elevato di emarginazione sociale, e occorre compiere un grande sforzo per evitare che scivolino in una situazione di emarginazione e miseria permanenti. E’ inoltre necessario fornire il sostegno essenziale per il loro adeguato sviluppo e la loro opportuna integrazione nella società.

Al momento abbiamo difficoltà a ottenere un quadro accurato dell’assistenza istituzionale in Europa perché mancano dati confrontabili. La Commissione, tuttavia, ha osservato che molti dei grandi istituti tradizionali cominciano a essere gradualmente sostituiti da un’assistenza più a breve termine, e che si preferisce in genere riunificare le famiglie o assicurare l’affidamento a una nuova famiglia.

Nella Comunità europea si presta sempre maggiore attenzione alle condizioni di vita dei bambini e dei giovani. Il Consiglio europeo, riunitosi nel marzo 2006, ha esortato gli Stati membri a adottare misure per ridurre in modo rapido e significativo la povertà infantile, offrendo a tutti i bambini pari opportunità a prescindere dal loro ambiente sociale. Nei piani d’azione per l’inclusione sociale presentati dagli Stati membri alla Commissione, i bambini che hanno avuto a che fare con la minaccia della povertà e dell’emarginazione sociale sono stati classificati come un gruppo prioritario. Alcuni Stati membri hanno fissato obiettivi concreti a livello nazionale per ridurre la povertà infantile. La Commissione è consapevole del fatto che, in alcuni Stati membri dell’Unione, le strutture per bambini e per adulti mentalmente o fisicamente disabili fanno un uso eccessivo di metodi di costrizione, sia farmacologici che fisici, e la Commissione ritiene che questo sia inaccettabile.

La comunicazione pubblicata recentemente dalla Commissione sulla situazione dei disabili fisici nell’Unione allargata dà grande risalto alla deistituzionalizzazione dell’assistenza ai disabili fisici. Ovviamente la Comunità dispone solo di poteri limitati in questo campo, e la Commissione appoggia pertanto l’uso di una vasta gamma di strumenti, tra cui un programma antidiscriminazione, piani d’azione nazionali per l’inclusione sociale e il Fondo sociale europeo. La Commissione terrebbe inoltre a dichiarare che pubblicherà a breve una comunicazione sulle attività comunitarie a difesa e sostegno dei diritti dell’infanzia.

 
  
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  Nicholson of Winterbourne (ALDE). – (EN) Signor Commissario, la ringrazio per la sua risposta esaurientissima, chiara e completa. Apprezzo la dichiarazione e le sono grato per la grande attenzione rivolta alla posizione di chi si trova ai margini della società, in particolare quando si tratta di minori. Rendo onore alla sua determinazione nel perseguire una politica d’inclusione in ambito europeo.

Tuttavia vorrei richiamare la sua attenzione sulle analisi finanziate nell’ambito del programma DAPHNE, ossia su studi condotti di recente sull’assistenza istituzionale a lungo termine in particolare, che viene prestata per 13 mesi circa, a bambini al di sotto dei tre anni di età, ovvero il periodo in cui rischiano maggiormente di essere danneggiati sotto l’aspetto neurologico. Signor Commissario, forse potrei inviarle queste relazioni. Credo che stia per esserne avviata un’altra.

Per concludere faccio presente che l’uso di “letti a gabbia” in alcuni degli Stati membri attuali si può definire inumano e spero di esporle questo caso anche di persona. Grazie, signor Commissario, le sono immensamente grata.

 
  
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  Vlamidír Špidla, Membro della Commissione. – (CS) Signor Presidente, baronessa Nicholson of Winterbourne, sono ovviamente lieto di venire a conoscenza della relazione DAPHNE, poiché mi fa piacere ricevere informazioni su qualsiasi relazione o dato obiettivo ci permetta di compiere progressi in questo campo. Il solo fatto che lo studio sia stato finanziato mediante il programma DAPHNE indica che l’Europa sta compiendo progressi concreti in quest’ambito e si sta sforzando di conseguire il proprio obiettivo. La questione della deistituzionalizzazione è della massima importanza e credo che tutti gli sforzi aggiuntivi che riusciremo a fare saranno sia ragionevoli che necessari.

Per quanto riguarda la questione dei letti a gabbia, penso che lei abbia ragione nell’affermare che in alcuni paesi questi letti vengono muniti di reti e che spesso si discute dell’uso eccessivo che ne viene fatto, magari solo per la comodità del personale. Il problema – a mio avviso – non risiede meramente nella tecnica, quanto in una cultura generalmente restrittiva che in alcuni istituti e in alcuni paesi è sopravvissuta in grado maggiore di quanto dovrebbe, stando agli alti standard umanitari che l’Unione si sta sforzando di imporre, poiché un’ingerenza inumana come questa nella mente delle persone può anche essere provocata dall’impiego di sostanze farmacologiche, laddove vengano usate senza una reale necessità e in base a una cultura restrittiva. Ritengo anzi necessario sbarazzarci di questa cultura e sopprimerla tramite l’Unione, ma in fin dei conti le tecniche con cui la cultura si manifesta non sono così importanti. Lei ha ragione quando afferma che i letti a gabbia possono costituire un problema in molti paesi, ma ho notato con una certa soddisfazione che in tanti paesi questo non avviene, benché solo in alcuni di essi si registri una forte tendenza ad abolire tale metodo.

 
  
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  Richard Seeber (PPE-DE). (DE) Signor Commissario, ci è noto che l’assistenza all’infanzia in Romania versa in uno stato penoso, come la stessa Commissione ha rimarcato nelle relazioni sullo stato di avanzamento dei lavori. Ora sembrano venire alla luce altri problemi. Attualmente questo problema è stato affrontato o risolto, oppure la Commissione ha semplicemente rivolto la sua attenzione altrove? Qual è la situazione dell’assistenza all’infanzia in questo paese candidato all’adesione?

 
  
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  Vladimír Špidla, Membro della Commissione. – (CS) Ovviamente la Commissione non ha permesso che questo importante tema venisse perso di vista. In ciascun caso possiamo registrare progressi straordinari, anche se, in alcuni settori, per esempio in quello delle adozioni internazionali, sono ancora in corso intense discussioni. La Commissione non ha affatto abbandonato l’idea di occuparsi dei diritti dell’infanzia, perché credo fermamente che l’Unione abbia l’indubbio dovere di essere socialmente responsabile, e di questa responsabilità occorre anche dare prova nel contesto dei negoziati per l’adesione. Pertanto è escluso che non venga riconosciuta l’importanza della questione.

 
  
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  Andreas Mölzer (NI). – (DE) Signor Commissario, siamo sempre più sconcertati quando vengono alla luce casi di maltrattamenti nei confronti dei bambini. Spesso, purtroppo, le autorità non intervengono con sufficiente tempestività e, per mancanza di collaborazione, possono trascorrere mesi prima che i tribunali consentano di sottrarre un bambino all’ambiente in cui viene maltrattato. Quali passi intende intraprendere la Commissione affinché in futuro sia possibile individuare più facilmente i casi di maltrattamento infantile e intervenire più rapidamente?

 
  
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  Vladimír Špidla, Membro della Commissione. – (CS) Ovviamente occorre specificare che la lotta agli abusi commessi nei confronti dei bambini è di competenza delle giurisdizioni nazionali. La scoperta di questi casi, i lunghi periodi di attesa, gli scarsi tassi di rivelazione et similia sono tutte questioni di competenza degli organismi nazionali. E’ difficile per l’Unione occuparsi direttamente di questo settore, anche se è possibile farlo nel quadro dei progetti del Fondo sociale europeo, o di progetti ad hoc, o ancora nel contesto di discussioni e dello scambio di informazioni, e stiamo producendo considerevoli sforzi per riuscirci. Penso inoltre che sia importantissimo fare affidamento sulle iniziative esistenti e continuare a svilupparne altre, compito che rientra principalmente tra le competenze del mio collega, il Commissario Frattini, e riguarda la lotta contro il traffico di esseri umani, la violenza tra le mura domestiche, eccetera. Anche in questo settore la Commissione europea sta cercando innanzi tutto di realizzare almeno uno scambio dei dati certi per poter confrontare la situazione in Stati membri diversi e, su questa base, formulare strategie specifiche. Vale ancora il principio fondamentale secondo cui le questioni sociali, tra cui spesso figurano casi drammatici e delicati, ricadono nelle giurisdizioni nazionali; ciò significa che, se un caso è irrisolto da molto tempo, spetterà molto più alle autorità locali che non all’Unione occuparsene, anche se dobbiamo avvalerci pienamente dell’autorità comunitaria.

 
  
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  Elizabeth Lynne (ALDE). – (EN) Faccio parte del consiglio consultivo del Mental Disability Advocacy Centre. Sono ormai anni che solleviamo il problema dei letti a gabbia. Tuttavia lei ha perfettamente ragione: non è solo una questione di letti a gabbia, ma della costrizione di cui sono strumento, dell’uso di farmaci e, cosa forse più importante, della mancanza di spazi per l’assistenza comunitaria.

Potrebbe cortesemente fare tutto quanto è in suo potere, soprattutto per quanto riguarda il Libro verde sulla salute mentale – il cui periodo di consultazione scade il 31 maggio – per affrontare il problema dell’assistenza comunitaria e sottrarre la gente all’assistenza istituzionalizzata, non solo a vantaggio dei bambini, ma anche di coloro che hanno problemi di salute mentale?

 
  
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  Vladimír Špidla, Membro della Commissione. – (CS) Onorevole Lynne, è chiaro che la sua opinione coincide in toto con quella che la Commissione ha espresso nelle comunicazioni in materia. Sia per lei che per noi, la via da seguire è quella della deistituzionalizzazione, in altre parole trasferire il più possibile l’assistenza alle autorità locali, alla comunità e naturalmente alle famiglie. Credo che, in una situazione come questa, dobbiamo anche considerare con molta attenzione quale tipo di sostegno fornire ai componenti della famiglia o a coloro che, pur non facendo direttamente parte della famiglia, nondimeno si sono assunti il compito di prendersi cura di un’altra persona. Se consideriamo queste cose nel modo consueto, pensiamo al sostegno finanziario, ma a mio avviso è necessario offrire anche una qualche sorta di qualificazione perché, per le famiglie che devono assumersi una simile responsabilità, è molto importante apprendere qualche nozione basilare sui metodi di assistenza, sui principi basilari da seguire e sui limiti che questo genere di assistenza può imporre. Avere la sensazione di potere fare ancora un passo avanti quando in realtà ciò non è più possibile è una forma insopportabile di tortura etica; perciò, nel caso in questione, possiamo alleggerire l’onere che grava su coloro che forniscono aiuto. Questo, in sostanza, è il nocciolo della strategia della Commissione: allontanarsi dagli istituti – che sono spesso inumani, hanno spesso una cultura costrittiva e sono spesso strutturalmente incapaci di accettare l’individualità e la qualità della vita delle persone che entrano in contatto con loro – e avvicinarsi alle autorità locali, alle comunità naturali e naturalmente alle famiglie, intese nel senso più ampio della parola.

 
  
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  Presidente. – Annuncio l’

interrogazione n. 50 dell’onorevole Neena Gill (H-0374/06):

Oggetto: Informazione e consultazione dei consumatori sugli OGM

L’interrogante è stata contattata da numerosi elettori per quanto riguarda la proposta della Commissione volta ad autorizzare un tenore dello 0,9% di OGM nei prodotti etichettati come biologici. Secondo un recente sondaggio dell’Eurobarometro, gli OGM figurano tra i cinque principali fattori di rischio che i cittadini europei associano alla loro alimentazione.

Le preoccupazioni degli elettori dell’interrogante riguardano due elementi: il primo è che una contaminazione dello 0,1% di OGM fosse già tollerata nei prodotti etichettati come biologici senza che essi ne fossero informati; il secondo è che tale soglia sia stata portata allo 0,9%. Può la Commissione garantire che gli effetti a lungo termine degli OGM siano stati oggetto di analisi adeguate? Può dire, altresì, quali informazioni può fornire affinché l’interrogante possa confermare ai suoi elettori che tale aumento del tenore tollerato di OGM non avrà alcuna conseguenza sulla loro salute?

 
  
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  Mariann Fischer Boel, Membro della Commissione. – (EN) L’interrogazione dell’onorevole deputata suscita l’impressione che la Commissione abbia proposto di aumentare il livello accettabile di contaminazione accidentale dei prodotti biologici da parte di OGM dallo 0,1 allo 0,9 per cento. Sono molto lieta di avere l’opportunità di fare chiarezza al riguardo, in quanto tale questione è stata richiamata alla mia attenzione e a quella dei miei servizi in varie occasioni e in molte sedi diverse. Sono del parere che le preoccupazioni manifestate siano basate su un’erronea interpretazione della nostra proposta e della legislazione esistente in materia di prodotti biologici e di OGM. L’affermazione secondo cui la proposta è volta “ad autorizzare un tenore dello 0,9 per cento di OGM nei prodotti etichettati come biologici” è un evidente travisamento della realtà e vorrei spiegarne i motivi.

Non tutti i consumatori lo sanno, ma attualmente non esiste alcuna normativa specifica riguardo alle soglie ammissibili di presenza di OGM nei prodotti biologici. Le disposizioni vigenti in materia di produzione biologica vietano l’uso deliberato di OGM o di prodotti derivati da OGM senza stabilire alcuna soglia per la presenza accidentale di tracce di OGM. E’ pertanto impossibile che, a seguito di tali disposizioni, “una contaminazione dello 0,1 per cento di OGM fosse già tollerata nei prodotti etichettati come biologici”, come l’onorevole deputata sostiene nella sua interrogazione.

Le disposizioni in questione risalgono a un periodo in cui gli OGM non venivano generalmente coltivati o importati. E’ ovvio che questa situazione è ormai cambiata. La proposta della Commissione mantiene il divieto dell’uso deliberato di OGM o di prodotti derivati da OGM, tuttavia proponiamo che un operatore possa avvalersi delle etichette indicanti il contenuto di materiale geneticamente modificato per garantire l’assenza di OGM nella propria produzione.

Queste etichette costituiscono una prova effettiva in quanto attualmente, in base alla legislazione comunitaria, gli OGM o i prodotti derivati da OGM in generale devono essere etichettati come geneticamente modificati. Questo significa di fatto che ai prodotti biologici si applica la stessa soglia dello 0,9 per cento di presenza accidentale di tracce di OGM prevista per gli altri prodotti.

Riteniamo che, se cercassimo di imporre un limite di etichettatura più rigoroso per i prodotti biologici, complicheremmo semplicemente la vita ai produttori biologici, in quanto siamo consapevoli che nella pratica è impossibile ottenere la purezza assoluta. Questo non significa comunque, e vorrei sottolinearlo, che la proposta “ha portato la soglia di contaminazione da OGM consentita allo 0,9 per cento”, come l’onorevole deputata afferma. L’operatore dovrà continuare ad adottare tutte le misure adeguate per evitare la presenza di OGM.

Per contro, ciò che cambierebbe davvero a seguito della nostra proposta è che un prodotto etichettato come geneticamente modificato non potrebbe più essere al contempo etichettato come biologico se si supera la soglia dello 0,9 per cento, com’è possibile fare attualmente in base alla legislazione vigente.

Per quanto riguarda gli aspetti inerenti alla salute, si deve considerare che gli OGM possono essere immessi sul mercato soltanto a seguito di una specifica procedura di autorizzazione caso per caso. L’Unione europea dispone probabilmente della procedura di valutazione dei rischi e di autorizzazione più rigorosa e attenta al mondo, e che riguarda gli aspetti sia sanitari che ambientali. Per questo motivo, la discussione sulla presenza accidentale di OGM non implica questioni di sicurezza.

In conclusione, devo sottolineare ancora una volta che in relazione alla contaminazione accidentale dei prodotti biologici da parte di OGM, la proposta in discussone al momento rappresenta un inasprimento molto importante delle norme e non, come è stato spesso asserito, un loro indebolimento. E’ molto importante rendersi conto che l’intenzione è davvero quella di creare condizioni di maggior rigore.

 
  
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  Neena Gill (PSE).(EN) La ringrazio, signora Commissario, per le ampie delucidazioni fornite riguardo a una questione così complessa. Come sapete, gli OGM sono tra le cinque massime preoccupazioni concrete dei cittadini europei, e l’opinione pubblica europea è molto scettica riguardo ai prodotti geneticamente modificati e nutre seri timori nei confronti del cosiddetto “cibo Frankenstein”.

Il problema per noi è innanzi tutto che dobbiamo fornire le giuste informazioni in materia e, in secondo luogo, in quale modo possiamo assicurare che, con le proposte della Commissione, da lei illustrate, tali informazioni raggiungano il grande pubblico. Posso leggervi alcune e-mail che ho ricevuto in cui le persone manifestano molta preoccupazione. Di recente l’OMC ha confermato la sentenza contro l’UE nel caso degli OGM. Quali implicazioni possono derivare per quella che lei ha poc’anzi descritto come la linea politica che si intende seguire al riguardo?

 
  
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  Mariann Fischer Boel, Membro della Commissione. – (EN) A questo punto ho quasi la certezza che abbiamo ricevuto le stesse e-mail. Oggi, pertanto, mi viene offerta la grande opportunità di chiarire alcuni malintesi.

Ritengo che il momento più importante è stato quando, nel novembre 2002, siamo riusciti a giungere a un accordo in seno al Consiglio riguardo alla rintracciabilità e all’etichettatura degli OGM. Si è trattato di un fatto determinante. Può darsi che il risultato finale non abbia soddisfatto tutti, ma era importante che venissero etichettati i prodotti ottenuti direttamente da materie prime geneticamente modificate, come ad esempio la salsa di pomodoro prodotta direttamente con pomodori geneticamente modificati. Ne consegue che adesso i consumatori hanno l’effettiva possibilità di scegliere se vogliono acquistare tali prodotti e gli agricoltori possono evitare, ad esempio, i semi di soia prodotti con metodi di modificazione genetica e acquistare il tipo di mangime tradizionale per i loro animali. Si è trattato di una conquista estremamente importante.

La controversia sorta con gli Stati Uniti in seno all’OMC non cambia nulla.

 
  
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  John Purvis (PPE-DE).(EN) Mi chiedo se potrebbe essere utile per la campagna d’informazione della signora Commissario se ci dicesse quanto costerebbe ai produttori di alimenti biologici ridurre la soglia massima del tenore di OGM dallo 0,9 allo 0,1 per cento. Quanto costerebbe ai produttori biologici? Quanto costerebbe ai loro clienti, e quali sarebbero gli effetti sulla disponibilità di alimenti biologici per i clienti? Mi può fornire questi dati?

 
  
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  Mariann Fischer Boel, Membro della Commissione. – (EN) No, ma posso darle un’idea delle conseguenze: se riducessimo la soglia massima allo 0,1 per cento, le conseguenze per i produttori biologici sarebbero drammatiche. I costi sarebbero così alti che, a mio avviso, si avrebbe una netta riduzione della disponibilità di prodotti biologici per i consumatori, in quanto il prezzo sarebbe sproporzionato rispetto a quello che il consumatore è disposto a pagare. Fornire un dato preciso è praticamente impossibile, tuttavia abbiamo calcolato e chiarito che, se si riducesse davvero la soglia massima allo 0,1 per cento, si avrebbero gravi ripercussioni sulla sopravvivenza degli agricoltori biologici.

 
  
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  Andreas Mölzer (NI).(DE) Signora Commissario, finora non disponiamo ancora di studi sugli effetti a lungo termine degli organismi geneticamente modificati. Tenuto conto dell’evidente scetticismo dei cittadini europei riguardo all’ingegneria genetica e alla recente decisione dell’OMC, intende l’Unione europea condurre studi sui danni a medio e lungo termine per la salute causati dagli alimenti modificati mediante ingegneria genetica?

 
  
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  Mariann Fischer Boel, Membro della Commissione. – (EN) Prima di autorizzare l’importazione o la coltivazione di prodotti geneticamente modificati, l’Autorità europea per la sicurezza alimentare deve avere la possibilità di effettuare un esame approfondito, dal punto di vista sia sanitario che ambientale, per calcolare il rischio o le conseguenze per la salute o l’ambiente. Dal mio punto di vista, questi due aspetti vengono presi in considerazione dall’EFSA quando deve adottare una decisione prima di consentire l’importazione o la coltivazione dei prodotti in questione.

 
  
  

Seconda parte

 
  
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  Presidente. – Poiché vertono sullo stesso argomento, annuncio congiuntamente l’

interrogazione n. 51 dell’onorevole Maria Badia I Cutchet (H-0328/06):

Oggetto: Regolamento comunitario relativo alla riduzione delle tariffe internazionali di roaming

L’interrogante intende, innanzitutto, esprimere la propria soddisfazione per l’iniziativa della Commissione di elaborare un regolamento comunitario relativo alla riduzione delle tariffe internazionali di roaming. Ritiene che esso costituisca un progresso importante verso un governo che non sia solo politico, ma anche economico dell’Unione europea.

È necessario, infatti, eliminare le eccessive tariffe del roaming. Il 2006 è l’Anno europeo della mobilità dei lavoratori, e l’Unione europea, nel suo intento di incentivare la mobilità europea – non solo lavorativa, ma intesa in un senso più generale –, deve far in modo che un utente di telefonia mobile non debba pagare una tariffa maggiorata perché si trova all’estero.

La Commissione è sicuramente al corrente del fatto che, attualmente, in termini di prezzi di mercato, gli europei che si trovano fuori dal proprio paese di origine sono penalizzati e che i prezzi delle chiamate in roaming variano per gli utenti da un paese europeo all’altro.

Per garantire che il nuovo regolamento osservi i criteri e i principi non solo della competitività e del mercato interno, ma altresì della Carta dei diritti fondamentali, può la Commissione spiegare su quali basi verrà concepita tale regolamentazione?

l’interrogazione n. 52 dell’onorevole Seán Ó Neachtain (H-0336/06):

Oggetto: Riduzione delle tariffe di roaming in Europa

Secondo il parere della Commissione, quanto tempo sarà necessario perché una riduzione delle tariffe di roaming per i consumatori europei entri in vigore e a quanto ammonterebbe tale riduzione dei costi delle tariffe di roaming?

e l’interrogazione n. 53 dell’onorevole Gay Mitchell (H-0340/06):

Oggetto: Tariffe di roaming internazionale

Può la Commissione indicare quali sono le procedure specifiche attualmente in corso durante la seconda e ultima fase di consultazioni sul regolamento preposto ad abbassare le tariffe di roaming internazionale?

 
  
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  Viviane Reding, Membro della Commissione. – (EN) Noi tutti sappiamo che i prezzi del roaming internazionale sono molto alti. Il Parlamento e le autorità nazionali di regolamentazione hanno richiamato la nostra attenzione su tale fatto molte volte, chiedendo un intervento a livello di UE per risolvere il problema, com’è giusto che sia, in quanto i costi elevati del roaming impediscono a cittadini e imprese che svolgono attività transfrontaliere di trarre pieno vantaggio dal mercato interno.

Quale primo passo, nell’ottobre 2005 ho aperto un sito web per offrire ai consumatori trasparenza sui prezzi e al contempo ho dichiarato pubblicamente che dopo sei mesi avrei valutato i progressi compiuti. In mancanza di una drastica riduzione dei prezzi, avrei provveduto a regolamentare la questione. Nel marzo 2006 abbiamo confrontato i prezzi del roaming rispetto al loro livello dell’autunno 2005. Abbiamo constatato che in diciannove Stati membri i prezzi erano più o meno stabili, mentre in quattro Stati membri erano aumentati. Su tale base ho annunciato un regolamento e abbiamo avviato una consultazione pubblica, che si è conclusa il 12 maggio. Abbiamo ottenuto 150 risposte. Ora i miei servizi ed io le stiamo analizzando, trarremo le nostre conclusioni al riguardo e le presenteremo insieme a una valutazione d’impatto prima dell’estate 2006. Al contempo, a luglio la Commissione presenterà un progetto di regolamento.

Ho notato che nel frattempo, essendosi resi conto che la Commissione era intenzionata a intervenire, alcuni operatori del mercato hanno annunciato riduzioni dei prezzi. Si tratta di un’iniziativa molto importante ed è nell’interesse dei consumatori.

 
  
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  Maria Badia i Cutchet (PSE).(ES) Vorrei ringraziarla, signora Commissario, per questa iniziativa, come ho fatto quando stavo preparando l’interrogazione, oltre che per le spiegazioni da lei fornite, che dimostrano il livello di interesse e di preoccupazione riguardo a questa problematica.

Vorrei dire che il regolamento in questione deve essere approvato quanto prima. Lei lo ha già spiegato, ma ritengo che si tratti di un elemento estremamente importante per incoraggiare la mobilità in Europa, sia in termini occupazionali sia a livello generale. Mi auguro che il regolamento in esame entri in vigore il più presto possibile.

 
  
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  Seán Ó Neachtain (UEN).(EN) Anch’io vorrei ringraziare la signora Commissario per le iniziative finora intraprese e per gli sforzi compiuti al riguardo, tuttavia vorrei chiederle se la Commissione ha intenzione di ridurre completamente le tariffe del roaming. Per quale motivo dovrebbe esserci una differenza nel meccanismo del mercato interno? Le tariffe dovrebbero essere le stesse in tutta Europa. Ritengo che questo rientri nella sfera di competenza della Commissione e mi aspetto che intenda procedere in tal senso.

 
  
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  Gay Mitchell (PPE-DE).(EN) Vorrei esprimere i miei ringraziamenti alla signora Commissario. I prezzi del roaming per una telefonata di quattro minuti vanno da appena 20 centesimi per un consumatore finlandese che chiama dalla Svezia a 13,05 euro per un consumatore maltese in Lettonia. Gli introiti derivanti dalle tariffe applicate per il roaming internazionale sono pari a circa 10 miliardi di euro e un regolamento dovrebbe consentire ai consumatori di risparmiare tra il 40 e il 60 per cento. Potrebbe la signora Commissario confermare che è sua intenzione far sì che qualsiasi regolamento si riveli necessario entrerà in vigore entro l’estate del prossimo anno?

 
  
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  Viviane Reding, Membro della Commissione. – (EN) Vorrei ringraziare gli onorevoli deputati per l’aiuto fornito al riguardo. Si tratta di una questione davvero importante, non solo per i cittadini che vogliono avvalersi della mobilità, ma anche per i lavoratori. Penso soprattutto alle piccole e medie imprese che mandano i loro dipendenti in trasferta per svolgere attività transfrontaliere. Tenuto conto che i costi per le imprese sono molto onerosi, dovremmo cercare di ridurre i prezzi del roaming ai costi effettivi. Per questo motivo dovremo analizzare il contenuto delle 150 risposte ricevute.

A marzo ho annunciato che è mia intenzione passare all’applicazione del principio della tariffa nazionale. Al momento sto valutando le condizioni alle quali ciò potrà essere realizzato sulla base delle risposte ricevute a seguito della consultazione. Posso assicurare al Parlamento che l’intenzione è quella di presentare un regolamento alla Commissione a luglio, e poi spetterà al Parlamento e al Consiglio verificare se possono ricorrere alla procedura accelerata per l’approvazione del regolamento. Dopo la sua approvazione, il regolamento sarà direttamente applicato e pertanto ritengo che prima dell’estate o nell’estate del 2007 i consumatori e i lavoratori potranno usufruire di tariffe di roaming più basse.

 
  
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  Piia-Noora Kauppi (PPE-DE).(EN) Come potete vedere, l’eliminazione delle attuali tariffe di roaming è una delle iniziative più popolari della Commissione. Vorrei tornare alla prima domanda dell’onorevole Badia I Cutchet relativa alla base giuridica del regolamento in questione. Quale sarà la base giuridica e in quale modo collaborerete con la DG Concorrenza riguardo a questa iniziativa?

 
  
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  Viviane Reding, Membro della Commissione. – (EN) La DG Concorrenza si occupa della regolamentazione ex post sulla base della presentazione di una denuncia, mentre la DG Mercato interno e servizi può intervenire sui mercati con una regolamentazione ex ante. In questo caso si fa riferimento all’articolo 95. Ho consultato i servizi giuridici per sapere se l’articolo 95 è la base giusta. Continuerò sicuramente a farlo in tutte le fasi del processo. Stando alle risposte dei servizi giuridici, sono convinta e certa che l’articolo 95 costituisce una base adeguata per la nostra proposta.

 
  
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  Sajjad Karim (ALDE).(EN) Signora Commissario, ieri, mentre ero in viaggio verso Strasburgo, leggevo un giornale britannico. Si tratta di un viaggio piuttosto lungo e pertanto avevo molto tempo a disposizione. Ho letto un articolo che riportava tutti gli argomenti addotti dai gestori telefonici per spiegare i motivi per cui non si comprendono le loro obiezioni.

Non è forse vero che le società di telefonia beneficiano dell’accesso al mercato unico e dei vantaggi offerti dall’Unione europea mentre impongono le loro tariffe ai cittadini europei? Non si tratta di un altro esempio in cui l’Unione europea dovrebbe ergersi a difesa degli interessi dei consumatori europei contro lo strapotere di imprese monopolistiche?

 
  
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  Viviane Reding, Membro della Commissione. – (EN) Il mercato interno opera a vantaggio delle imprese, grandi e piccole, e dei consumatori. Il fatto è che il mercato interno ha operato a favore dello sviluppo del sistema GSM, che è diventato uno standard mondiale. Ne siamo molto orgogliosi, tuttavia l’anomalia è che, sebbene i nostri cittadini dispongano di uno dei migliori sistemi di telefonia fissa e mobile al mondo, se non il migliore, quando oltrepassano una frontiera vengono in un certo senso puniti per averlo fatto e non possono usufruire dei vantaggi del mercato comune. Proprio per questo motivo ho ritenuto indispensabile che la Commissione intervenisse.

Non sono il tipo di Commissario fanatico della regolamentazione; preferisco sempre che sia il mercato stesso a risolvere il problema. Per questo motivo il mercato era stato avvisato con netto anticipo. Ad avvertirlo sono stati il Parlamento, le autorità nazionali di regolamentazione e molte volte la Commissione, ma il mercato non ha reagito in alcun modo. La Commissione ha dovuto decidere di presentare un regolamento prima che le prime forze del mercato iniziassero a compiere qualche passo nella giusta direzione. Ritengo che sia giunto il momento che la Commissione restituisca i vantaggi del mercato interno alle piccole e medie imprese e ai consumatori.

 
  
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  Malcolm Harbour (PPE-DE).(EN) Mi unisco agli elogi espressi nei confronti della signora Commissario per la ferma posizione assunta in materia, ma vorrei ribadire quanto ha affermato riguardo all’intenzione di non eccedere con la regolamentazione. Può confermare di aver preso davvero atto di quanto espresso dalle autorità europee di regolamentazione, che, credo, sono state piuttosto critiche in merito alla sua impostazione iniziale e sono molto caute riguardo a ciò che propone di fare? Potrebbe confermarmi che non intende imporre una regolamentazione del mercato che richiederebbe agli operatori di fornire servizi sottocosto, in quanto ciò significherebbe che gli utenti a basso reddito della telefonia mobile sovvenzionerebbero le tariffe che clienti come i parlamentari europei hanno la possibilità di ottenere?

 
  
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  Viviane Reding, Membro della Commissione. – (EN) Ho l’impressione che al momento i consumatori a basso reddito sovvenzionino i consumatori delle grandi industrie che possono negoziare prezzi particolari con gli operatori di telefonia mobile. Vorremmo ribaltare la situazione e vedere prezzi equi basati sui mercati e sul costo per il consumatore, non i prezzi iniqui attualmente applicati. Soprattutto, vorremmo restituire ai consumatori i vantaggi del mercato comune e promuovere la mobilità anziché ostacolarla.

Ho letto con grande interesse il parere del gruppo europeo delle autorità di regolamentazione, con il quale sto lavorando in stretta collaborazione. Condivide il mio obiettivo, che è quello di ottenere sostanziali riduzioni delle tariffe del roaming internazionale. I nostri servizi si riuniscono oggi con i membri del gruppo in questione per discutere con loro il modo di procedere. Per questo motivo, al momento non posso fornire i dettagli del regolamento proposto, in quanto devo esaminare tutto il materiale ricevuto, ossia le 150 risposte, e ascoltare le autorità nazionali di regolamentazione. Dopo averlo fatto, elaborerò un documento su un progetto di regolamento della Commissione e sono sicura che in estate il Parlamento discuterà tale documento in modo approfondito.

 
  
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  Presidente. – Annuncio l’

interrogazione n. 54 dell’onorevole Brian Crowley (H-0330/06):

Oggetto: Uso più sicuro possibile di Internet

Può la Commissione europea indicare quali iniziative ha intrapreso per promuovere l’uso più sicuro possibile di Internet in Europa?

 
  
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  Viviane Reding, Membro della Commissione. – (EN) La Commissione sta portando avanti diverse iniziative per promuovere l’uso più sicuro possibile di Internet in Europa. E’ dal 1996 che la Commissione è attiva nella lotta contro i contenuti illegali come quelli pedopornografici o razzisti e nella tutela dei bambini dall’accesso a contenuti legali ma nocivi come quelli pornografici per adulti, quelli violenti e quelli riguardanti le scommesse.

Il Parlamento sta esaminando la proposta della Commissione di aggiornare la direttiva “Televisione senza frontiere” per comprendere tutti i servizi dei media audiovisivi. Verrà così applicato a tutti i contenuti audiovisivi uno schema normativo di base, a prescindere dal mezzo con cui vengono trasmessi, compresi la televisione e Internet. Queste norme riguarderanno la sicurezza, la tutela dei minori, il divieto dell’incitamento all’odio e includeranno alcune restrizioni di tipo qualitativo alla pubblicità rivolta ai minori.

Ci avvaliamo inoltre di una raccomandazione relativa alla protezione dei minori e della dignità umana nei servizi audiovisivi e d’informazione che fornisce orientamenti per la legislazione nazionale sui mezzi di comunicazione elettronici. Sulla base di questa raccomandazione, nel 2005 abbiamo avviato il programma Safer Internet Plus, che ha istituito una rete di 21 hotline in tutta Europa in modo da consentire al grande pubblico di denunciare i contenuti illegali trovati in rete. Queste hotline indagano e inviano le denunce alle organizzazioni competenti, alla polizia, ai fornitori di servizi Internet o alle hotline di altri paesi.

Disponiamo inoltre d’una rete di 23 progetti di sensibilizzazione che forniscono consigli ai bambini, agli adolescenti, ai genitori e agli educatori riguardo ai rischi di Internet e al modo di contrastarli. Ciò avviene direttamente, col sussidio di opuscoli, siti web e spot televisivi, o con l’intermediazione di organismi moltiplicatori come le scuole. C’è poi il software di filtraggio e controllo parentale che rappresenta uno strumento chiave per tutelare i bambini dall’accesso a contenuti nocivi. La Commissione fornirà ai genitori orientamenti sull’efficacia del software e dei servizi di filtraggio. E’ in corso uno studio che dovrebbe essere ultimato entro il dicembre di quest’anno.

Inoltre la Commissione è attivamente impegnata nell’ambito di Internet e dell’industria della telefonia mobile al fine di promuovere l’autoregolamentazione come mezzo per limitare il flusso di contenuti nocivi e illegali. La Commissione ha adottato misure legislative contro lo spam, lo spyware e il moleware, che sono anche virus. Agli onorevoli deputati verrà fornito un elenco completo di queste misure.

Vorrei inoltre dire che, a livello internazionale, la conferenza sul seguito da dare al Vertice mondiale sulla società dell’informazione affronterà tutti questi aspetti negativi delle nuove tecnologie. Oggi permettetemi di dire che sono certa che, con l’aiuto del Parlamento, il Safer Internet Day previsto per la primavera del 2007 diverrà una giornata di sensibilizzazione di grande importanza in tutti i nostri Stati membri.

 
  
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  Agnes Schierhuber (PPE-DE). – (DE) Molte grazie per la sua risposta, signora Commissario. Considero anche molto positivo che sia prevista una nuova riunione del Vertice mondiale dell’informazione. Tuttavia, pensa che le misure adottate dalla Commissione saranno davvero sufficienti? Quali misure intendete mettere in atto nel caso in cui, nonostante le azioni intraprese, questo materiale dannoso continui a trovarsi in Internet? Genitori e tutori saranno inoltre formati e sensibilizzati su questi argomenti anche da parte della Commissione?

 
  
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  Viviane Reding, Membro della Commissione. – (DE) Signor Presidente, temo che l’onorevole Schierhuber abbia ragione. Questo materiale dannoso è presente in Internet e continuerà a esserci. Stiamo facendo tutto il possibile per rimuoverlo dalla rete, ma si tratta di una rete mondiale e non abbiamo accesso dappertutto a questi contenuti. Ecco perché l’essenziale è fornire ai genitori e alle scuole le informazioni necessarie affinché possano preparare i bambini a ciò che troveranno in rete.

Tenendo ciò ben presente, tutte le nostre campagne d’informazione e di sensibilizzazione culmineranno nel 2007 in un Safer Internet Day che, come spero, avrà molto successo. Vorrei anche che il Parlamento ci sostenesse tramite l’adozione, da parte dei parlamentari, di iniziative correlate nelle loro circoscrizioni. Una campagna coordinata sarebbe certamente nell’interesse dei nostri bambini in tutta Europa.

 
  
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  Seán Ó Neachtain (UEN). – (EN) Vorrei ringraziare il Commissario Reding. Tuttavia, considerato che finora l’interdizione di questi siti indesiderati non è andata granché a buon fine, in che misura confida che le sue proposte riusciranno a eliminare tali siti da Internet?

 
  
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  Viviane Reding, Membro della Commissione. – (EN) Come ho già detto, si tratta di una rete mondiale e tutti possono inserirvi contenuti. Per questo dobbiamo non solo sensibilizzare gli educatori e i genitori, ma anche esercitare pressioni sui provider, come faccio regolarmente, affinché si responsabilizzino e varino provvedimenti di autoregolamentazione.

Credo fermamente nell’autoregolamentazione in questo campo. Se molti operatori provvedono ad autoregolamentarsi, ciò darà i suoi frutti. Nella direttiva “Televisione senza frontiere” riveduta, i valori fondamentali delle nostre società verranno applicati anche a Internet, cosa che sarà della massima importanza, e ne verranno investiti di responsabilità coloro che lavorano nei servizi on line.

 
  
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  Gay Mitchell (PPE-DE). – (EN) Signora Commissario, lei non può controllare i contenuti presenti in rete, ma può controllare l’accesso nel modo seguente.

Con l’avvento della banda larga, Internet è disponibile a tempo pieno. Molti computer nuovi hanno solo una password per l’accensione e non ne hanno una specifica per controllare l’accesso alla rete. Perciò i bambini possono farvi una capatina, la banda larga è operativa e possono accedere direttamente a Internet. Se ci fosse una semplice verifica sull’accesso e un maggior numero di password sui computer, i genitori, le scuole e altri godrebbero di un maggior controllo. La prego di prendere in considerazione questo problema, soprattutto perché la banda larga implica la disponibilità di Internet a tempo pieno.

 
  
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  Viviane Reding, Membro della Commissione. – (EN) Le nuove tecnologie comportano per noi un vero problema: forse, per la prima volta nella storia dell’umanità, i bambini ne sanno più dei genitori e degli educatori. Per questo dobbiamo dotare i genitori di programmi e di dispositivi semplicissimi di filtraggio e di controllo parentale in modo che possano assumersi le proprie responsabilità. Per questo abbiamo avviato uno studio volto a individuare quali sono i filtri e i servizi a disposizione dei genitori. Alla fine dell’anno, quando presenteremo questo studio, sarà estremamente utile organizzare una campagna di sensibilizzazione su questi filtri per informare i genitori su cosa possono fare per aiutare i loro figli. Molto spesso, in casi come questi, i genitori non si raccapezzano perché non hanno molta dimestichezza con la tecnologia – o almeno non quanta ne ha la nuova generazione.

 
  
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  Presidente. – Le interrogazioni dal n. 55 al n. 58 riceveranno risposta per iscritto.

Poiché l’autore non è presente, l’interrogazione n. 59 decade.

 
  
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  Presidente. – Annuncio l’

interrogazione n. 60 dell’onorevole Margarita Starkevičiūtė (H-0366/06):

Oggetto: Servizi finanziari e round di Doha dell’OMC.

L’attenzione politica nell’Unione europea sui negoziati dell’Organizzazione mondiale del commercio si è tendenzialmente focalizzata sulla produzione agricola e tessile e ha in qualche modo ignorato il potenziale economico molto più significativo dei servizi commerciali, compresi i servizi finanziari.

Lo scarso accesso ai finanziamenti, che comprende una vasta serie di prodotti finanziari innovativi, impedisce la crescita economica nei paesi in via di sviluppo, specialmente nel settore delle piccole e medie imprese, mentre gli Stati membri dell’Unione europea non possono profittare interamente dell’enorme potenziale dei servizi finanziari.

Quali azioni intende la Commissione prendere con il fine di proporre nuovi e migliori impegni GATS in materia di servizi finanziari nell’ambito delle richieste multilaterali e bilaterali rivolte ai suoi partner commerciali dell’OMC?

 
  
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  Andris Piebalgs, Membro della Commissione. – (EN) Le garantisco che la Commissione è ben conscia dell’importanza del potenziale economico dei servizi commerciali, compresi quelli finanziari. Questa è una parte importante dei negoziati dell’OMC e non è stata ignorata, anche se ha avuto meno pubblicità rispetto ad altre parti.

La Commissione ha sottolineato in svariate occasioni l’importanza dell’accesso ai finanziamenti nei paesi in via di sviluppo, per esempio in una comunicazione che ha cosponsorizzato l’anno scorso in seno all’OMC.

I servizi finanziari sono chiaramente una delle priorità della Commissione europea nei negoziati sui servizi e, pertanto, occupano un posto di rilievo nelle relative richieste bilaterali della Commissione. Inoltre la Comunità europea è stata tra i cosponsor della richiesta multilaterale sui servizi finanziari recentemente presentata ed è particolarmente attiva a Ginevra nei negoziati multilaterali e bilaterali con i nostri partner commerciali.

Purtroppo, finora, le offerte attuali nell’ambito dei servizi finanziari sono quanto mai deludenti, soprattutto per quanto riguarda molti paesi asiatici. Alcuni membri dell’ASEAN, il cui coinvolgimento attuale è molto esiguo, non hanno fatto alcuna offerta in materia di servizi finanziari e le offerte di operatori di maggior rilievo, come la Cina e soprattutto l’India, presentano ancora margini di miglioramento.

In breve, la maggior parte delle nostre richieste principali in materia di servizi finanziari non è stata soddisfatta dai nostri partner commerciali. Perciò la Commissione continuerà a insistere con grande determinazione e a tutti i livelli per convincere i nostri partner commerciali che è necessario modificare la situazione presentando offerte sostanzialmente rivedute nel luglio prossimo.

 
  
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  Margarita Starkevičiūtė (ALDE). – (LT) Sono davvero spiacente che il Commissario Mandelson, un membro della Commissione, non abbia potuto essere presente, e non vorrei porle una domanda che forse non ricade nella sua area di competenza.

Penso che, nella sua funzione, lei sia in grado di dire se la Commissione sta considerando le possibilità di allargare il dialogo in materia di servizi finanziari, perché attualmente mi sembra che tutto sia incentrato sui prodotti agricoli e sul tessile, mentre in realtà, una volta cambiata la struttura commerciale, il settore dei servizi finanziari si troverebbe in una situazione ideale per contribuire a tale cambiamento.

La Commissione sta dedicando molto tempo al dibattito sull’espansione e sullo sviluppo dei servizi finanziari?

 
  
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  Andris Piebalgs, Membro della Commissione. – (EN) Sì, lo stiamo facendo e inculchiamo nei nostri partner commerciali la necessità di rettificare tale situazione. Pensiamo che loro siano in grado di presentare entro il luglio prossimo offerte sostanzialmente rivedute in merito ai servizi finanziari. Continueremo a insistere sulla questione ma, come lei sa, i negoziati commerciali sono di tipo bilaterale e multilaterale: dobbiamo ricevere quest’offerta da loro e ci stiamo sforzando in ogni modo di esercitare pressioni nei loro confronti affinché facciano tali offerte.

 
  
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  David Martin (PSE). – (EN) Sono consapevole che il Commissario Mandelson si è battuto duramente per la questione dei servizi finanziari e sono lieto di apprendere che il Commissario Piebalgs ha intenzione di fare altrettanto. Concorda con me che è assurdo che un paese come l’India, che pure si avvale di call center di aziende europee che vendono servizi in materia di assicurazioni, mutui, prestiti e altri servizi finanziari agli europei, neghi proprio questi servizi al suo stesso popolo? Lei farà pressioni sull’India, soprattutto per indurla a riformare il proprio sistema protezionistico nell’ambito dei servizi finanziari?

 
  
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  Andris Piebalgs, Membro della Commissione. – (EN) Stiamo chiedendo alle autorità indiane di migliorare l’accesso a questi servizi e spero che soddisferanno le nostre richieste.

 
  
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  Georgios Papastamkos (PPE-DE). – (EL) La Commissione premerà ulteriormente sulle economie emergenti e sui paesi precedentemente in via di sviluppo per aprire i loro mercati dei servizi? Questo è il problema principale e credo che, per l’Unione, occorra, da una parte, consolidare la simmetria fra i mercati comunitari che sono già stati aperti nel settore agricolo e, dall’altra, l’apertura corrispondente di altri paesi nel settore dei servizi in genere. Questo deve valere anche per l’accesso al mercato dei prodotti non agricoli.

Senza questi prerequisiti, il Round di Doha non sortirà risultati simmetrici. Non ci sarà nessun equilibrio per quanto riguarda i suoi effetti.

 
  
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  Andris Piebalgs, Membro della Commissione. – (EN) Posso confermare quanto ho già detto. Stiamo lavorando costantemente con questi paesi affinché migliorino o consolidino i servizi offerti, compresi quelli finanziari. Ciò fa parte della nostra strategia negoziale. Non stiamo solo assumendo una posizione difensiva nell’ambito dell’agricoltura; siamo attivi in tutti i settori che riguardano i negoziati commerciali. Crediamo fermamente che le concessioni di carattere commerciale debbano essere reciproche.

 
  
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  Presidente. – Annuncio l’

interrogazione n. 61 dell’onorevole Bart Staes (H-0299/06):

Oggetto: Biocarburanti

L’8 marzo scorso la Commissione ha reso nota la strategia dell’UE per i biocarburanti (COM(2006)0034 def.). Si tratta tuttavia di una tematica che va perfezionata sotto il profilo sia sociale sia ecologico. Ad esempio, è necessario prevedere una certificazione obbligatoria dei biocarburanti per garantire che tutti i carburanti commercializzati, intesi a beneficiare di eventuali sgravi fiscali, soddisfino a una serie di criteri socio-ecologici. Inoltre, è controproducente il fatto che la Commissione consenta che, a fronte dell’impiego di biocarburanti, i produttori di automobili possano ridurre gli impegni intesi a sviluppare e commercializzare autovetture più economiche.

Alla luce di tali problematiche, come intende la Commissione garantire l’integrità ecologica dell’impiego di biocarburanti?

 
  
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  Andris Piebalgs, Membro della Commissione. – (EN) I biocarburanti sono necessari principalmente per due ragioni. In primo luogo, la nostra sicurezza energetica dipende dallo sviluppo di fonti alternative al petrolio. Tra le soluzioni attualmente praticabili, nessuna ha lo stesso potenziale dei biocarburanti. In secondo luogo, il settore dei trasporti non sta contribuendo a sufficienza alla riduzione delle emissioni di gas a effetto serra. I biocarburanti possono contribuire in misura significativa a raggiungere tale scopo.

L’Unione ha deciso di pervenire a un rapido sviluppo nell’impiego dei biocarburanti. La direttiva sui biocarburanti, adottata nel 2003, ha fissato un valore di riferimento pari al 2 per cento della quota di mercato per i biocarburanti nel 2005 e pari al 5,75 per cento nel 2010, in confronto allo 0,2 per cento del 2000. Gli Stati membri, nell’adottare gli obiettivi indicativi nazionali previsti dalla direttiva, sono stati un po’ meno ambiziosi ma, nel complesso, l’obiettivo per il 2005 è costituito da una quota pari a circa l’1,4 per cento.

Alla luce di questo, la revisione del funzionamento della direttiva sui biocarburanti – che dovrebbe essere effettuata quest’anno dalla Commissione – è particolarmente importante. Abbiamo appena avviato la consultazione pubblica per questa revisione. La consultazione pubblica pone una serie di domande. Innanzi tutto l’obiettivo del 5,75 per cento per l’anno 2010 verrà raggiunto mediante le politiche e le misure attuali? In caso contrario, cosa si può fare per garantire il conseguimento dell’obiettivo? La Comunità deve fissarne altri per quanto riguarda la quota dei biocarburanti nel 2015 e nel 2020? Finora la Commissione non ha preso alcuna posizione su tali punti.

Passando alla questione dell’impatto ambientale, è importante partire dalla constatazione che i biocarburanti apportano una serie di benefici sotto il profilo ecologico. Tuttavia, è anche vero che la loro produzione può avere effetti negativi sull’ambiente. Penso che i biocarburanti di seconda generazione potranno produrre vantaggi ambientali ancora maggiori e che si debba affrettare il più possibile la loro introduzione.

La Commissione accerterà, pertanto, che la promozione dei biocarburanti continui ad arrecare vantaggi in termini ecologici e di sicurezza dell’approvvigionamento. Per questo motivo, nell’ambito della revisione della direttiva, la Commissione sta raccogliendo pareri sull’introduzione di un sistema di certificazione, onde garantire che per la realizzazione degli obiettivi della direttiva vengano presi in considerazione solo i biocarburanti prodotti in conformità degli standard ambientali previsti. La reazione iniziale delle ONG ambientali, dei fornitori di carburanti e degli altri operatori è stata positiva e incoraggiante.

Per quanto riguarda gli obblighi dei produttori di auto, i fabbricanti hanno volontariamente accondisceso a limitare a 140 grammi per chilometro la media delle emissioni di anidride carbonica dalle auto nuove a partire dal 2008/2009. La Commissione non ritiene che l’uso dei biocarburanti debba ridurre in alcun modo gli obiettivi concordati con l’industria automobilistica.

 
  
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  Bart Staes (Verts/ALE). – (NL) La ringrazio per la risposta, signor Commissario. Sono lieto che la Commissione voglia sostenere ulteriormente la questione prioritaria della nostra mobilità. Si tratta di un aspetto assolutamente fondamentale. Nel prendere nota degli impegni che si è assunto, vorrei rivolgerle una domanda. Il punto non è solo la produzione di biocarburanti all’interno della Comunità europea, ma anche la produzione e il possibile acquisto di biocarburanti al di fuori del territorio comunitario. Dalle relazioni ricevute ci risulta che questa produzione avviene in circostanze non ideali, che comprendono la deforestazione dell’Amazzonia, lo sfruttamento sociale e l’eccessivo impiego di pesticidi. Cosa intende fare la Commissione in proposito?

Lei ha anche risposto alla mia domanda sull’industria automobilistica, ma non ha fatto altrettanto quando le ho chiesto se non ritiene che l’industria automobilistica dovrebbe impegnarsi a produrre auto che consumino meno benzina. In fin dei conti il dibattito riguarda questo problema. Una diminuzione dell’uso dei carburanti…

(Il Presidente interrompe l’oratore)

 
  
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  Andris Piebalgs, Membro della Commissione. – (EN) Gli stessi standard di sostenibilità ambientale vanno applicati anche al di fuori dell’Unione. Come ho detto nella mia risposta alla prima interrogazione, dobbiamo considerare le questioni inerenti ai nostri negoziati commerciali.

Lo sviluppo dei biocarburanti non deve andare a detrimento delle foreste pluviali. Deve inoltre realizzarsi in modo sostenibile. Credo che disponiamo di tutti i mezzi per seguire questa strada.

La seguiremo anche per quanto riguarda l’impegno preso dall’industria automobilistica di fabbricare motori e auto più efficienti. Ciò, tuttavia, non esclude l’altra strada: ci sono due percorsi separati che vanno nella stessa direzione – sicurezza dell’approvvigionamento, competitività e sostenibilità. Però, per quanto riguarda le migliorie negli standard per le auto, la risposta sta nell’impiego dei biocarburanti. Solo dalla combinazione di entrambe le soluzioni possono scaturire i risultati necessari.

 
  
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  David Martin (PSE). – (EN) In primo luogo, signor Commissario, esprimo il mio apprezzamento per la sua risposta. Vorrei invitarla a seguire la strada della certificazione. Lei ha ragione, sarebbe un grave errore se, per esempio, l’uso dell’olio di palma portasse alla distruzione delle foreste in Indonesia. La invito dunque a perseverare in tale direzione.

L’altro problema che abbiamo nell’ambito dei biocarburanti è che, mentre stiamo producendo auto che possono funzionare con i biocarburanti e stiamo trovando conducenti che vogliono guidarle, permangono ancora grandi difficoltà nella maggior parte del territorio europeo a trovare distributori di benzina che intendano fornirsi di biocarburanti permettendo ai consumatori di usufruire di questo sistema rispettoso dell’ambiente. Farà il possibile per incoraggiare più compagnie petrolifere a dotare i loro distributori di una pompa di biocarburante?

 
  
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  Andris Piebalgs, Membro della Commissione. – (EN) Recentemente abbiamo adottato il piano d’azione sulla biomassa e una comunicazione sui biocarburanti. Entrambi questi documenti sono stati dibattuti in sede di Consiglio e sussiste sicuramente la necessità, per gli Stati membri, di perseguire una politica più proattiva per lanciare i biocarburanti sul mercato. La Commissione incoraggia per quanto possibile questa condotta, ma gli stessi Stati membri potrebbero introdurre molti provvedimenti. Non spetta alla Commissione garantire che ci sia un numero sufficiente di distributori di benzina provvisti di biocarburanti. Vorrei, per esempio, che ce ne fossero di più a Bruxelles.

 
  
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  Agnes Schierhuber (PPE-DE). – (DE) Signor Commissario, sono molto contenta che finalmente si riconosca, a livello europeo e mondiale, che dobbiamo essere indipendenti dalle regioni politicamente instabili dalle quali l’Unione acquista gran parte della propria energia. La mia domanda alla Commissione è la seguente: farà pressioni anche nei confronti dell’industria dei motori, delle automobili o, per meglio dire, dell’industria automobilistica? Oggi sappiamo che si possono produrre biocarburanti senza ricorrere all’esterificazione, ma i motori devono essere progettati in modo che la gente possa usare entrambi i carburanti. Si è escogitato qualcosa in questa direzione?

 
  
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  Andris Piebalgs, Membro della Commissione. – (DE) Credo che attualmente non ci sia bisogno di fare alcunché per conseguire i nostri obiettivi nell’industria motoristica, perché additivare in piccole quantità è consentito e tecnicamente possibile. Ovviamente ci occorre più flessibilità per il futuro. L’industria automobilistica si adeguerà al nostro orientamento politico.

Al momento l’importante è dimostrare che l’Unione è davvero pronta ad agire in tal senso. In realtà, sono necessarie soltanto modifiche tecniche minime per incrementare l’impiego dei biocarburanti. L’obiettivo principale dev’essere quello di immettere i biocarburanti sul mercato nel maggior numero di Stati membri possibile, dal momento che non sono ancora disponibili ovunque. In alcuni Stati lo sono già. Pertanto la Commissione si sta impegnando al massimo per convincere gli Stati che non hanno ancora fatto abbastanza a raggiungere i propri obiettivi.

 
  
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  Presidente. – Annuncio l’

interrogazione n. 62 dell’onorevole Bernd Posselt (H-0301/06):

Oggetto: Dipendenza energetica

Può la Commissione comunicare quali saranno le sue prossime iniziative per ridurre la dipendenza dell’Unione europea dalla Russia per quanto riguarda le importazioni di gas e di petrolio?

 
  
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  Andris Piebalgs, Membro della Commissione. – (EN) Penso che questa sarà una replica piuttosto lunga perché non è possibile rispondere in due parole.

Innanzi tutto vorrei dire che, oggi, la Russia svolge un ruolo importantissimo nell’assicurare all’Europa le scorte energetiche. Attualmente la Russia fornisce quasi il 30 per cento delle importazioni di petrolio dell’Unione e il 45 per cento delle nostre importazioni di gas. O, per essere più precisi, il 25 per cento del gas che consumiamo. Di conseguenza la Russia è il maggiore fornitore esterno di energia.

La Russia fornisce inoltre una quota considerevole delle nostre importazioni dall’Iran, per cui i mercati dell’Unione e della Russia del petrolio greggio e dei prodotti petroliferi, nonché del gas naturale, sono strettamente collegati tramite numerosi oleodotti e gasdotti, collegamenti marittimi e ferroviari e numerosi contratti conclusi dalle nostre compagnie con fornitori russi.

Nel 2000, tra la Russia e la Commissione sono stati instaurati un rapporto e un dialogo di ampio respiro in materia d’energia. Inoltre lo spazio economico comune concordato in occasione del Vertice UE-Russia del maggio 2005 prevede la cooperazione in una vasta gamma di attività legate alle questioni energetiche. Pertanto il dialogo in materia d’energia ha l’obiettivo di dibattere problemi relativi alla politica energetica e allo sviluppo dei mercati e delle infrastrutture, nonché alla cooperazione tra Unione e Russia nei forum multilaterali sull’energia. Ritengo che in futuro la Russia rimarrà un fornitore importante per la Comunità europea.

Considerando la crescita prevista del consumo d’energia nell’Unione, mi aspetto che la Russia continui a fornire circa il 25 per cento del gas consumato nell’Unione. Ciò, in termini assoluti, comporterebbe un aumento delle forniture. L’Unione e molti paesi del mondo stanno diventando sempre più dipendenti dagli idrocarburi importati. Vorrei ribadire che, nel lungo termine, ci sono solo tre paesi che dispongono di cospicue risorse di gas naturale: la Russia, l’Iran e il Qatar. Contemporaneamente, nel 2030l’Unione importerà il 70 per cento del suo fabbisogno energetico, in confronto al 50 per cento attuale.

In seguito, le risorse restanti per quanto riguarda il combustibile fossile saranno maggiormente concentrate, come ho affermato, in un numero di paesi piuttosto ristretto. Di conseguenza, l’interdipendenza dall’energia sta diventando un problema globale, con gravi preoccupazioni condivise, come l’aumento della domanda di risorse limitate a livello mondiale, la mancanza di investimenti in nuova produzione e i cambiamenti climatici.

Serve pertanto un’ampia gamma di interventi sia a livello comunitario che di Stati membri per affrontare queste sfide, come è stato sottolineato nel Libro verde. Ho appena evidenziato uno di questi interventi nella risposta che ho dato all’interrogazione precedente dell’onorevole Staes sui biocarburanti. Questo è uno degli interventi da noi indicati.

Il Libro verde ha messo in risalto possibilità quali le politiche intese a migliorare in primo luogo l’efficienza e i risparmi energetici, nonché l’aumento di penetrazione nel mercato delle fonti energetiche rinnovabili. Ha anche sottolineato le opzioni esistenti in materia di politica estera, come il consolidamento del quadro delle relazioni energetiche fra l’Unione e la Russia per aumentare la fiducia reciproca, le politiche e le misure per diversificare le fonti geografiche e le vie di trasporto delle forniture esterne di energia destinate all’Unione.

In tale contesto, è importante evidenziare che l’Unione sta facendo continui sforzi per migliorare le relazioni in campo energetico con altre organizzazioni produttrici di energia – come l’OPEC, il Consiglio di cooperazione del Golfo, i paesi del bacino del Caspio e il nord Africa – e con le regioni che ne consumano nel quadro del Forum internazionale dell’energia, dell’Agenzia internazionale per l’energia, del G8 e tramite dialoghi e accordi bilaterali.

Questa politica di diversificazione non è diretta contro i nostri attuali fornitori: è una necessità dettata dalle sfide della sicurezza energetica globale e dalla sfida posta dal riscaldamento del pianeta, nonché da altri problemi di ordine ambientale.

Recentemente, di concerto con la Presidenza austriaca dell’Unione, ho inviato una lettera al ministro russo dell’Energia, Viktor Khristenko, il, sul problema della cooperazione energetica e in particolare sull’interdipendenza dal gas. In questa lettera abbiamo ribadito l’importanza che l’Unione attribuisce all’approfondimento delle relazioni in campo energetico con la Russia, il più importante fornitore di energia dell’Unione. Inoltre abbiamo sottolineato che l’importanza conferita dall’Unione alla diversificazione delle fonti di approvvigionamento non va interpretata come una riduzione delle forniture di gas russo al mercato europeo, soprattutto perché si prevede un aumento della domanda di gas in Europa.

Nelle relazioni con la Russia, l’Unione sta promuovendo principi come la reciprocità di mercato, l’equità nelle condizioni di transito in Russia e l’accesso alle infrastrutture russe da parte di terzi. Pertanto, in soldoni, la risposta alle domande che sono state poste è questa: stiamo cercando di diversificare, ma è estremamente importante stabilire misure per quanto riguarda il versante della domanda, perché solo con misure di questo tipo, con l’efficienza e i risparmi energetici possiamo conseguire davvero la nostra indipendenza energetica con maggiore determinazione e, allo stesso tempo, pensare ai nostri traguardi: la sostenibilità e la competitività.

 
  
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  Bernd Posselt (PPE-DE). – (DE) Signor Commissario, ritengo che la politicizzazione di Gazprom da parte del Presidente Putin sia tanto pericolosa quanto lo è stata trent’anni fa quella dell’OPEC da parte di alcuni Stati del Golfo. Pertanto l’indipendenza energetica è importantissima. Non potremmo quindi fare di più per promuovere i combustibili ottenuti dalle materie prime rinnovabili, ovvero dalla biomassa, dall’erba elefantina e anche dai cereali? Con questi l’Europa potrebbe cavarsela da sola.

 
  
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  Andris Piebalgs, Membro della Commissione. – (DE) Naturalmente. Questo è un punto sul quale ci stiamo concentrando; probabilmente non ne ho parlato molto nella mia risposta. Dobbiamo sfruttare nel miglior modo possibile le nostre risorse. Ovviamente la biomassa disponibile, l’energia eolica e quella idrica non saranno sufficienti, continueremo ad avere la necessità di acquistare energia dalla Russia e dagli Stati dell’OPEC. Tuttavia, oggi la mia risposta è questa: dobbiamo svolgere tutti i nostri “compiti a casa”, perché solo così raggiungeremo il nostro obiettivo.

 
  
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  Justas Vincas Paleckis (PSE). – (LT) Ringrazio il Commissario Piebalgs per la risposta dettagliata. Concordo che la Russia è un importante fornitore di energia e che è di fondamentale importanza mantenere il dialogo con la Russia in campo energetico.

Tuttavia un bel proverbio russo recita: “Aiutati che il ciel t’aiuta”. E l’Unione farebbe bene a tenere conto di certe dichiarazioni ufficiali da Mosca.

Vorrei un commento da parte del Commissario Piebalgs sulla dichiarazione fatta dai dirigenti secondo cui, a quanto pare, la Russia convoglierà le sue risorse energetiche verso l’Asia se gli Stati membri dell’Unione non adempieranno a certe condizioni.

 
  
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  Andris Piebalgs, Membro della Commissione. – (EN) Ho seguito l’ultimo discorso alla nazione del Presidente Putin. Ha sottolineato due questioni che riguardano l’energia: in primo luogo ha detto che la Gazprom ha compiuto progressi ragguardevoli da quando lui ha affrontato il problema dell’efficienza energetica. E’ molto importante che la Russia l’abbia riconosciuto. Inoltre ha affermato che la Russia potrebbe svolgere un ruolo importante nella creazione di una politica energetica europea comune. Per quanto riguarda l’annuncio della Gazprom, lo considero tipico delle compagnie che detengono un monopolio, e nessuna di queste compagnie sarebbe mai disposta a rinunciarvi. Per quanto riguarda la diversificazione, dobbiamo accettare il fatto che la Russia cerchi il mercato più remunerativo. Se in Cina il prezzo è migliore, temo che la Russia tenterà di vendere il gas a questo paese. Gli Stati Uniti hanno prezzi più alti e, con la valorizzazione del gas naturale liquefatto, aumenterà la concorrenza tra grandi consumatori. Al contempo, però, credo che le infrastrutture esistenti che portano il gas russo nell’Unione e l’impiego assai diversificato del gas nella Comunità renderanno il mercato europeo molto allettante per la Gazprom e la Russia in generale. Prevediamo, come conseguenza del dialogo, che nel settore del gas la Russia seguirà la strada già attualmente tenuta nel settore del petrolio, il che porta benefici alla Russia e al contempo fornisce adeguatamente il mercato. Spero che il nostro dialogo possa propiziare questo esito. So che non sarà facile, ma è il nostro obiettivo. Sotto l’aspetto geografico siamo il mercato migliore; sotto quello storico, le nostre compagnie hanno intessuto ottime relazioni. Contemporaneamente, tengo in seria considerazione l’annuncio della Gazprom laddove afferma di volere costruire un gasdotto in Cina. La cosa non mi sorprende.

 
  
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  Laima Liucija Andrikienė (PPE-DE). – (EN) Per quanto riguarda il problema di ridurre la dipendenza dell’Unione dalle importazioni di gas e petrolio dalla Russia, vorrei chiederle, signor Commissario, di approfondire due questioni. Primo: l’Unione è in grado di contrastare il monopolio delle condutture russe relativamente al trasporto di gas e petrolio dall’Asia Centrale in Europa? Secondo: l’Unione può garantire la reciprocità e una maggiore trasparenza da parte del settore energetico russo?

 
  
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  Andris Piebalgs, Membro della Commissione. – (EN) La prima domanda riguardava il trasporto del gas dall’Asia Centrale in Europa. Stiamo seguendo due vie. Una è chiaramente legata alla Carta dell’energia e ai protocolli di transito in base ai quali si può godere di tali diritti. Quanto all’altra via, sono stato recentemente in Kazakistan per informarmi in merito alla costruzione di un gasdotto transcaspico che può portare autonomamente il gas nell’Unione eludendo il sistema russo di transito.

Per quanto riguarda la trasparenza e le relazioni, al momento c’è una certa reciprocità. Nell’Unione la Gazprom è considerata come una compagnia che detiene un monopolio totale delle condutture nella produzione e nel trasporto. Perciò è evidente che, quando si valuta una situazione nel mercato interno, la si esamina sotto tutti gli aspetti.

Siamo alla ricerca di maggiore trasparenza e maggiore comprensione reciproca. Nell’ottobre di quest’anno parteciperemo a una conferenza sulle politiche energetiche. E’ anche più giusto, da parte della Russia, informarsi sui punti di vista dell’Europa e chiedere fino a che punto l’Europa voglia spingersi nella creazione di una politica energetica comune. Inoltre è chiaro che i russi non sono sempre perfettamente informati e consapevoli in merito ai nostri obiettivi. I nostri obiettivi sono: commercio equo nell’ambito di queste risorse e mercati equi. Questo, dal mio punto di vista, va a vantaggio non solo nostro, ma anche della Russia.

Questo è il modo in cui ritengo che si possano ottenere i risultati migliori.

 
  
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  Presidente. – Le interrogazioni che, per mancanza di tempo, non hanno ricevuto risposta, la riceveranno per iscritto (vedasi allegato).

Con questo si concludono le interrogazioni rivolte alla Commissione.

(La seduta, sospesa alle 19.30, riprende alle 21.00)

 
  
  

PRESIDENZA DELL’ON. KAUFMANN
Vicepresidente

 

16. Composizione delle commissioni e delle delegazioni: vedasi processo verbale

17. Disposizioni per la prevenzione, il controllo e l’eradicazione di alcune encefalopatie spongiformi trasmissibili (discussione)
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  Presidente. – L’ordine del giorno reca la relazione (A6-0161/2006), presentata dall’onorevole Roth-Behrendt a nome della commissione per l’ambiente, la sanità pubblica e la sicurezza alimentare, sulle disposizioni per la prevenzione, il controllo e l’eradicazione di alcune encefalopatie spongiformi trasmissibili [COM(2004)0775 – C6-0223/2004 – 2004/0270B(COD)].

 
  
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  Günter Verheugen, Vicepresidente della Commissione. – (DE) Signora Presidente, onorevoli deputati, vorrei innanzi tutto rivolgere i ringraziamenti della Commissione al Parlamento europeo, alla commissione per l’agricoltura e lo sviluppo rurale, alla commissione per l’ambiente, la sanità pubblica e la sicurezza alimentare e in particolare alla relatrice, onorevole Roth-Behrendt, e al secondo relatore, onorevole Schnellhardt, per il grande impegno profuso nella stesura di questo fascicolo.

Vorrei ricordarvi che l’anno scorso la Commissione ha adottato la roadmap TSE, concepita essenzialmente come documento di discussione per future modifiche a breve, medio e lungo termine, che è stata inoltre alla base dell’approfondimento di singole questioni con gli Stati membri.

Desidero nuovamente ribadire un punto chiave: la nostra politica generale di protezione dei consumatori ed eradicazione della BSE non subirà alcun cambiamento. Di conseguenza, la Commissione è molto soddisfatta del lavoro svolto finora e della proposta di compromesso che sarà oggetto di discussione e votazione. Questa proposta fornisce un quadro giuridico affidabile che permetterà alla Commissione di continuare a intervenire sulla base di nuove scoperte scientifiche e al contempo di mantenere il livello di protezione della salute umana e animale nell’Unione europea o di innalzarlo qualora ciò sia scientificamente giustificato. La Commissione può dunque accogliere la proposta di compromesso.

La proposta allinea inoltre il diritto europeo alle norme internazionali, che classificano i paesi secondo il rischio di BSE presentato.

 
  
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  Karl-Heinz Florenz (PPE-DE), in sostituzione del relatore. – (DE) Signora Presidente, la relatrice, onorevole Roth-Behrendt, mi ha chiesto di presentare oggi la sua relazione perché è malata. Speriamo di riaverla presto tra noi.

La direttiva sulle TSE è costituita essenzialmente da due parti; in primo luogo, la questione dei periodi transitori e, in secondo luogo, la parte operativa o sostanziale. Per permetterci di discutere più diffusamente e approfonditamente la parte sostanziale, si è proposto di suddividere la relazione, cosa che abbiamo fatto con il consenso della Commissione. A metà 2005 abbiamo stabilito di prorogare le misure transitorie in prima lettura, decisione che ci ha consentito di disporre del tempo necessario per dedicarci alla seconda parte, di cui discutiamo oggi e che abbiamo già affrontato all’interno di vari gruppi di lavoro e tavole rotonde, nonché con veterinari europei e colleghi parlamentari.

Come ha già segnalato il Commissario Verheugen, non intendiamo indebolire la direttiva, ma porre l’accento sulla politica sanitaria, obiettivo che abbiamo brillantemente raggiunto sotto la guida dell’onorevole Roth-Behrendt. La collega ha chiesto alla Commissione di elaborare una sorta di roadmap che, pur non essendo stata ufficialmente discussa in quest’Aula, ci aiuterà comunque ad affrontare la difficile questione della BSE e delle TSE in futuro. Si tratta di un’iniziativa che accogliamo con grande favore.

Vorrei spendere alcune parole sui contenuti. Finora disponevamo di cinque categorie di rischio. Tale classificazione si è rivelata valida, adeguata e utile. Tuttavia, abbiamo riscontrato e ci siamo convinti che, per motivi di compatibilità con le azioni intraprese in altre parti del mondo, nonché tra l’altro dall’Organizzazione mondiale per la salute degli animali di Parigi, era meglio ridurre queste categorie a tre fattori, conclusione alla quale siamo serenamente giunti dopo avere discusso a lungo della questione. Ci siamo resi conto che molti paesi terzi conoscono relativamente poco questa malattia animale e che l’Unione europea e anche l’OIE, a Parigi, possono ottenere informazioni di gran lunga migliori e facilmente confrontabili grazie a questa nuova classificazione. Questo è stato il compromesso raggiunto dopo che la relatrice – cui va il mio forte sostegno – aveva accolto tale proposta. Si tratta in ultima analisi anche di un fattore nell’interesse della protezione dei consumatori e degli agricoltori, perché ora è possibile coordinare e anche controllare meglio questi problemi in tutto il mondo in via di sviluppo.

Viene nuovamente ribadito che i controlli sulla BSE costituiscono un elemento importante di questa strategia. Si continueranno a effettuare controlli sia su animali sani sia su capi la cui salute desti preoccupazione o in cui si siano riscontrati cambiamenti. Se però dalla sorveglianza emergesse un costante sviluppo positivo in determinate aree, si potrebbero allentare leggermente i controlli sulla base di prove scientifiche.

Una questione controversa di cui sarò lieto di parlare è il problema della farina di pesce. Come agricoltore, sono convinto che non si dovrebbe somministrare farina di pesce ai ruminanti. Tuttavia, alcuni paesi europei la pensano diversamente e devo rispettare la loro opinione. Il Parlamento aveva detto un chiaro “no” già nel 2004. Avvalendosi dell’aiuto di un gran numero di esperti, la relatrice ha ripreso l’argomento e ha chiaramente espresso l’intenzione di tenere conto di questo fatto – ossia del divieto di somministrare farina di pesce agli erbivori – nella relazione. In via eccezionale – elemento convenuto nell’ambito del compromesso – sarà possibile aggiungerla all’alimentazione degli animali solo fino a una certa età degli stessi. Penso che sia possibile accogliere questo compromesso.

Un’area molto spinosa e delicata è quella delle carni separate meccanicamente. Il processo di asportazione della carne dalle ossa costituisce una questione molto complessa. Chiunque vi abbia assistito non mangerà mai più carne. La Commissione stessa ha affermato che riesaminerà il problema e ci presenterà una proposta adeguata per affrontarlo. L’elenco minimo dei materiali specifici a rischio è una questione che sta particolarmente a cuore alla relatrice, onorevole Roth-Behrendt. Il cervello e il midollo spinale, ad esempio, figureranno ora in un vero e proprio elenco e non negli allegati, come prima. E’ un provvedimento opportuno che costituisce un valido contributo.

Un contributo altrettanto valido è rappresentato dal trattamento attualmente riservato ai capi della coorte. Si tratta di animali malati che, in precedenza, venivano tutti brutalmente macellati. Ora è stata individuata una valida alternativa e gli animali non vengono uccisi, anche se ovviamente non possono essere destinati all’alimentazione.

Nel complesso desidero ringraziare la relatrice e tutti coloro che hanno preso parte alla stesura di questo documento perché hanno svolto un lavoro importantissimo. Sono inoltre molto lieto che l’onorevole Roth-Behrendt abbia potuto accompagnarci in questo difficile percorso e mi auguro che possa tornare presto tra noi.

 
  
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  Friedrich-Wilhelm Graefe zu Baringdorf (Verts/ALE), relatore per parere della commissione per l’agricoltura e lo sviluppo rurale. – (DE) Signora Presidente, signor Commissario, il Parlamento europeo e in particolare la relatrice, onorevole Roth-Behrendt, hanno dimostrato un grande impegno nella lotta alla crisi BSE, hanno svolto un ruolo molto utile e sono anche riusciti a indirizzare la Commissione sulla strada giusta tramite vari strumenti, quali la commissione d’inchiesta e il successivo voto di sfiducia.

Ora siamo lieti di non dover più gestire l’inizio o il culmine della crisi, bensì la sua graduale scomparsa. Questa è stata una crisi innescata dall’uomo e, se ne rimuoveremo le cause, troveremo una via d’uscita. La commissione per l’agricoltura è infatti del parere che dovremmo trovare il coraggio di lasciarci alle spalle questo problema. La conclusione di questa vicenda sarà nuovamente che le proteine animali di alta qualità potranno essere somministrate ad animali non vegetariani, purché provengano da animali destinati al consumo umano.

L’elemento di questo processo che ci preoccupa è il ruolo sempre più preponderante che la Commissione sta assumendo nella procedura di comitatologia, in cui sta prendendo le decisioni. Riteniamo che il Parlamento europeo debba essere coinvolto. Siamo tutti piuttosto preoccupati dal fatto che, rilevando il processo amministrativo e normativo, la Commissione escluda il Parlamento europeo. Abbiamo dunque rafforzato le decisioni di principio per fare in modo che le questioni della protezione dei consumatori e della protezione ambientale svolgano un ruolo importante. Nel complesso, riteniamo che, riguardo alla questione della codecisione nella procedura di comitatologia, tanto il Parlamento europeo quanto il Consiglio debbano avere diritto di veto se negli allegati si decidono questioni che andrebbero effettivamente affrontate nel quadro della procedura di codecisione del Parlamento europeo.

 
  
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  Horst Schnellhardt, a nome del gruppo PPE-DE. – (DE) Signora Presidente, signor Commissario, ritengo di dovere destinare parte del mio tempo a inviare i più calorosi saluti all’onorevole Roth-Behrendt, esprimendole altresì i migliori auguri di pronta guarigione.

Il mio gruppo è dell’avviso che molte parti di questa relazione sulla modifica del regolamento recante disposizioni per la prevenzione delle encefalopatie spongiformi trasmissibili costituiscano uno straordinario successo. Nei giorni convulsi in cui il problema della BSE era nella fase più acuta, fummo costretti a prendere decisioni molto rapide e severe su molti aspetti. Nel frattempo, però, la scienza è progredita. Per questo oggi possiamo parlare di una buona proposta.

Quali vantaggi riscontro? Innanzi tutto, la comitatologia è stata ridotta allo stretto necessario. La proposta originale prevedeva molta più comitatologia, onorevole Graefe zu Baringdorf! L’attuazione richiede dunque chiarezza e affidabilità. In secondo luogo, l’introduzione di tre categorie di rischio semplifica la valutazione dei rischi senza compromettere la sicurezza. La proposta prevede inoltre l’applicazione, nell’intera Unione europea, di un sistema di misure BSE/TSE concordato a livello internazionale, sulla base delle proposte formulate dall’Organizzazione internazionale per la salute degli animali. Ora sarà possibile confrontare i risultati della valutazione dei rischi in tutti i paesi. Tra l’altro, in questo modo si agevoleranno sia le esportazioni che le importazioni.

Terzo, l’età a partire dalla quale gli animali devono essere sottoposti ai controlli sulla BSE è ora identica in tutta l’Unione europea, poiché questa norma è stata inserita nel dispositivo del regolamento. Per gli animali destinati al consumo alimentare è stata stabilita un’età uniforme di 30 mesi. Sappiamo che molti paesi hanno adottato regole piuttosto diverse tra loro. Grazie a questa nuova disposizione, sarà possibile confrontare le statistiche degli Stati membri. Disporremo così di un quadro molto più chiaro della situazione.

Quarto, accolgo inoltre con favore l’abolizione della macellazione generale dei capi in caso di insorgenza della BSE. Si tratta di una decisione corroborata da solide basi scientifiche e costituisce la giusta strada da seguire.

Quinto, l’introduzione di soglie di tolleranza per proteine animali casualmente e inevitabilmente presenti (ci tengo a sottolineare questo aspetto) in mangimi di origine vegetale tiene conto della realtà ed elimina i problemi nei settori interessati senza pregiudicare la sicurezza. Mi aspetto che la Commissione e il Consiglio approvino il valore convenuto dello 0,5 per cento. Ritengo che si tratti di una cifra appena accettabile, anche se presumibilmente in questa scala di misurazione le soglie di tolleranza possono variare molto e la tollerabilità può essere molto alta.

Sesto, il divieto scientifico dell’impiego di proteine animali nell’alimentazione dei bovini verrà mantenuto. Accolgo con grande favore il consenso ottenuto sulla norma che consente di utilizzare un certo quantitativo di farina di pesce nei giovani bovini. E’ pur vero che si tratta di un compromesso e, da parte mia, avrei preferito che la questione venisse affrontata separatamente. Si sarebbe così avuta una netta separazione anche nell’industria nei mangimi e si sarebbe potuta garantire una sicurezza maggiore. Ciononostante, si tratta di una norma che dobbiamo accogliere con favore.

Non posso poi proprio esimermi dal dire e dal ricordare alla Commissione che aveva promesso di affrontare la questione della somministrazione di rifiuti alimentari e da cucina agli animali nella revisione del regolamento n. 1774/2002. A mio avviso si tratta di un aspetto molto importante e desidero sottolinearlo ancora una volta. A tale proposito ritengo che possiamo approvare questa proposta a grande maggioranza senza ulteriori indugi.

 
  
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  Karin Scheele, a nome del gruppo PSE. – (DE) Signora Presidente, mi associo alle congratulazioni che sono state rivolte alla relatrice per la valida relazione e anche per l’ottimo lavoro che svolge in quest’ambito da molti anni e le auguro una pronta guarigione. Vorrei inoltre affrontare una questione che da anni sta a cuore all’onorevole Roth-Behrendt. Mi riferisco al chiarimento di cui all’articolo 7, già citato da diversi oratori, ossia al divieto di somministrare proteine animali ai ruminanti adulti. I bovini sono vegetariani e assumono proteine animali solo in tenera età, attraverso il latte materno.

Questo è un fatto assodato. Tuttavia, la crisi della BSE ci ha dimostrato che tale principio per lungo tempo è stato tutt’altro che scontato. Pertanto, ora che rivediamo il regolamento di base in materia di BSE/TSE, è tanto più importante sottolineare i principi etici della nutrizione animale ed evidenziare l’importanza che rivestono per la protezione della salute umana e animale nonché dal punto di vista del principio di precauzione. Alla fine del 2004, su iniziativa del relatore, il Parlamento europeo aveva bloccato una decisione di comitatologia volta a permettere l’utilizzo della farina di pesce nei mangimi. Da allora, quest’Aula ha nuovamente discusso in toni molto accesi della questione. Viene continuamente rilevato che la farina di pesce non comporta alcun rischio di TSE. Non spetta a me rispondere a questo interrogativo scientifico e non è mia intenzione farlo.

Noi, in seno al Parlamento europeo, vogliamo semplicemente che i mangimi destinati ai bovini non contengano farina di pesce né altri prodotti di origine animale. Posso accettare il compromesso in quanto prevede la possibilità che in futuro venga somministrata farina di pesce al posto del latte ai vitellini appena svezzati. Condizioni e controlli rigorosi vanno accolti con favore. Oltre a questo, credo che avremmo dovuto trarre insegnamento dalle esperienze della crisi BSE e ritengo che dovremmo inviare un chiaro segnale a favore di una maggiore etica animale e di una migliore salute e protezione animale.

 
  
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  Mojca Drčar Murko, a nome del gruppo ALDE. – (SL) Il nuovo caso di TSE, confermato ieri in Austria, ha illustrato la validità della politica precauzionale UE nel lungo periodo per la prevenzione, il controllo e l’eradicazione di alcune encefalopatie spongiformi trasmissibili. L’onorevole Roth-Behrendt aveva di certo preso scrupolosamente nota dei pareri degli Stati membri quando, in occasione di uno scambio di vedute dinanzi alla commissione per l’ambiente, la sanità pubblica e la sicurezza alimentare, aveva fatto riferimento alla proposta di modifica del regolamento del 2001, e le sue osservazioni avevano inoltre innescato un attivo impegno da parte delle Presidenze di Regno Unito e Austria.

L’esito di questo lodevole lavoro è un testo che, in linea di principio, riscuote il consenso dei deputati al Parlamento europeo. Conveniamo tutti unanimemente sulla necessità di prorogare in misura ragionevole i termini delle misure transitorie e aderiamo altresì al principio di un logico divieto in merito alla somministrazione di proteine animali ai ruminanti. Sosteniamo la Commissione nell’opera di armonizzazione della legislazione attuale ai nuovi requisiti internazionali. Le proposte di emendamento, avanzate congiuntamente da diversi gruppi politici, hanno rilevato incongruenze e in alcune parti costituiscono un compromesso che, lungi dall’essere ideale, risulta pratico in questa fase.

Ne è un esempio la questione della somministrazione di farina di pesce ai bovini. Il pesce, in realtà, non costituisce un fattore di rischio, poiché la farina di pesce non è un vettore delle TSE. I problemi posti dalla farina di pesce sono altri. La farina di pesce è irrilevante per lo sviluppo fisiologico dei ruminanti, a prescindere dalla loro età, e, poiché sono gli unici animali che possono produrre proteine nutrendosi di erba, soddisfano le loro esigenze proteiche in altri modi. A prescindere dalle riserve di carattere etico, questo problema è collegato anche alle questioni dell’orientamento a medio termine della politica agricola comune nonché, tra le altre cose, all’opportunità di impedire l’aggregazione proteica nel latte.

Abbiamo deciso, come soluzione di compromesso, di somministrare farina di pesce ai giovani bovini sotto la supervisione della Commissione, per ragioni di controllo pratico; in questo modo intendiamo evitare la possibilità, anche solo in via teorica, che nelle aziende agricole si verifichino casi di commistione tra la farina di pesce e la farina animale. E’ questa la ragione del nostro sostegno alla soluzione di compromesso, benché secondo la posizione unanime, corroborata dal parere degli esperti, la somministrazione di proteine di origine ittica ai capi in tenera età sia assolutamente ingiustificata.

 
  
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  Bart Staes, a nome del gruppo Verts/ALE. – (NL) Signora Presidente, signor Commissario, onorevoli colleghi, nell’ultimo decennio il Parlamento europeo ha svolto un ruolo decisivo nel fornire una risposta politica alla BSE, patologia che, pur avendo fatto la sua comparsa nel Regno Unito già negli anni ’80, assunse una nuova dimensione quando il ministro della Sanità britannico dichiarò, in seno al parlamento di Westminster, l’esistenza di un probabile legame tra la BSE e una nuova variante del morbo di Creutzfeldt-Jacob.

Il Parlamento europeo fornì rapidamente una risposta politica istituendo una commissione d’inchiesta guidata dall’onorevole Roth-Behrendt, che svolse un’ottima analisi della situazione evidenziando le lacune della Commissione e degli Stati membri. All’indagine fece seguito un voto di sfiducia e uno dei risultati chiave fu che la sicurezza alimentare venne sottratta alla competenza della DG Agricoltura per diventare un’area politica che rientra nel quadro della procedura di codecisione.

Dopo l’adozione delle normative sulla BSE del 2001 e 2002 e dei regolamenti specifici sui sottoprodotti di origine animale, sono state approvate anche alcune misure controverse nel quadro della procedura di comitatologia. Dal giugno 2001, la legislazione in materia di BSE è stata modificata addirittura 19 volte nell’ambito della procedura di comitatologia, e quindi questa Assemblea deve mantenere una vigilanza costante.

Vorrei fornirvi solo un paio di esempi. La proposta della Commissione di reintrodurre la farina di pesce nell’alimentazione dei ruminanti è stata ritirata solo dopo le veementi proteste espresse dal Parlamento. Il secondo esempio riguarda le disposizioni relative di cui all’allegato IV del regolamento, che sono state modificate da decisioni adottate in sede di comitatologia e senza la partecipazione del Parlamento, passando dalla mezza pagina del particolareggiato testo giuridico originario a non meno di nove pagine di disposizioni dettagliate e di deroghe.

La procedura di comitatologia resta dunque un enorme problema, che non siamo riusciti a risolvere in questo ciclo negoziale con il Consiglio. Siamo però lieti che, d’ora in avanti, si debba tenere conto di un’analisi scientifica dei rischi per l’uomo e per gli animali, e questo è senza dubbio uno sviluppo positivo. All’accordo raggiunto con il Consiglio in prima lettura, che trova riscontro negli emendamenti nn. 41-56, va l’incondizionato sostegno del nostro gruppo. I settori chiave a questo proposito restano il divieto di tutte le proteine di origine animale nell’alimentazione dei ruminanti, la condizione di somministrare la farina di pesce solo ai giovani ruminanti a seguito di valutazioni scientifiche e di misure di controllo sufficientemente rigorose, nonché l’elaborazione di regolamenti sulle carni separate meccanicamente, alla cui stesura si dovrebbe finalmente provvedere.

E’ davvero un peccato che la relatrice, onorevole Roth-Behrendt, non possa essere presente al dibattito. Le auguro di ritornare in forze e una pronta guarigione e spero che possa riprendere al più presto il suo ruolo all’interno di questo Parlamento.

 
  
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  Dimitrios Papadimoulis, a nome del gruppo GUE/NGL. – (EL) Signora Presidente, vorrei innanzi tutto congratularmi con l’onorevole collega Roth-Behrendt per l’eccezionale lavoro svolto e cogliere l’occasione per augurarle di guarire presto e di tornare altrettanto rapidamente tra noi; potremo così proseguire la nostra ottima collaborazione.

Approvo, a nome del mio gruppo politico, tutti gli emendamenti di compromesso che sono scaturiti dalle nostre discussioni, tranne due: gli emendamenti nn. 41 e 48. Il mio gruppo politico non può sostenere questi due emendamenti; a nostro avviso, infatti, il divieto sull’utilizzo di proteine animali deve rimanere in vigore, anche nel caso dei ruminanti giovani, per due ragioni. La prima è che dobbiamo opporci ai fenomeni di cannibalismo; in questo caso parliamo di somministrare proteine animali ad erbivori. Il secondo motivo è che non siamo del tutto persuasi che sia stata eliminata la possibilità di contrarre l’encefalopatia spongiforme a causa dei pericoli comportati da questa dieta specifica.

Vorrei ricordarvi che anni fa non esisteva una correlazione accertata tra i fenomeni di encefalopatia spongiforme e ovini e caprini, eppure di recente si sono registrati casi simili, attualmente oggetto di un’attenta analisi da parte del laboratorio competente del Regno Unito; per il momento gli scienziati specializzati non sono in grado di escludere l’esistenza di questo pericolo.

Nell’esprimere ancora una volta le mie congratulazioni alla relatrice, rivolgendole altresì un caloroso augurio personale, giungo al termine del mio intervento. La nostra risposta è “sì”, fuorché sugli emendamenti nn. 41 e 48.

 
  
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  Urszula Krupa, a nome del gruppo IND/DEM. – (PL) Signora Presidente, metodi di allevamento del bestiame innaturali e orientati al profitto, nonché la somministrazione di farina animale ai bovini e la separazione meccanizzata delle carni sono stati responsabili del recente aumento del rischio di diffusione della BSE. Le carni che contengono ancora parti di periosteo, frammenti di tessuto del midollo spinale e altri tessuti nervosi hanno più probabilità di venire infettate da prioni pericolosi per l’uomo e gli animali.

Tra gli aspetti positivi delle soluzioni attuali figurano la prevenzione, l’attuazione di una serie di test di controllo e un ritorno all’impiego dei mangimi tradizionali. Tuttavia, la somministrazione di farina di pesce ai bovini continua a costituire una minaccia. Se le suddette pratiche non si fossero diffuse anche in Polonia, tutti gli animali da allevamento si nutrirebbero di alimenti naturali e la carne verrebbe lavorata secondo i metodi tradizionali. Fortunatamente il nostro settore agricolo è ancora biologico e non vi sono richieste di introdurre innovazioni per motivi economici.

Siamo critici verso un’eccessiva espansione dell’amministrazione fitosanitaria, l’attuazione di un’inutile quantità di programmi, nonché verso compromessi innaturali, sollecitati dalle lobby finanziarie, tutti elementi che aumentano i costi e il rischio di malattie, non solo dell’encefalopatia spongiforme.

 
  
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  James Hugh Allister (NI). – (EN) Signora Presidente, dopo aver vissuto non solo il trauma della BSE, ma anche la lunghissima e dolorosa ripresa che ha portato al recente ripristino delle esportazioni di carni bovine britanniche, nessuno di noi vuole che una situazione simile torni a ripetersi. Approvo dunque la sostanza delle strutture TSE avallata in questa relazione.

Desidero tuttavia esprimere un dubbio sulle importazioni di carni bovine nell’Unione europea. Uno degli emendamenti è giustamente volto a disciplinare regimi alimentari accettabili per il bestiame di cui importiamo la carne. La mia domanda, però, è questa: in che modo controlliamo quei regimi affinché i consumatori possano essere davvero certi che le importazioni a buon mercato vengono sottoposte agli stessi severi controlli che si applicano ai prodotti locali?

Non dobbiamo solo definire le stesse norme sia per i prodotti importati che per i prodotti nazionali, dobbiamo anche accertarci dell’effettivo rispetto di tali norme. E’ questo il punto che invito il Commissario ad affrontare nella sua replica a questo dibattito.

 
  
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  Avril Doyle (PPE-DE). – (EN) Signora Presidente, nel 2001, all’epoca della psicosi generata dai focolai della BSE e del morbo di Creutzfeldt-Jakob (MCJ), la Commissione aveva temporaneamente vietato la somministrazione di alimenti di origine animale o a base di pesce ai ruminanti, in attesa di un’esaustiva valutazione di rischio su basi scientifiche del regolamento. Conformemente al principio di precauzione e quale misura volta a promuovere la fiducia dei consumatori, venne applicata una politica di tolleranza zero nei confronti delle proteine animali lavorate e della farina di carne e di ossa di origine animale negli alimenti destinati agli animali. Inoltre, sebbene nei pesci non si fosse mai riscontrato alcun caso di TSE, venne temporaneamente vietata anche la somministrazione di farina di pesce ai ruminanti. Questo divieto iniziale di sei mesi da allora viene esteso a rotazione, nonostante nel 2004 la Commissione abbia categoricamente escluso il rischio di insorgenza, e ancor più di trasmissione delle TSE a seguito della somministrazione di farina di pesce ai ruminanti, sostenendo la necessità di revocare la politica di tolleranza zero nei confronti della presenza di spicole ossee nell’alimentazione animale.

La Commissione affermò che questa politica di tolleranza zero non poteva essere attuata poiché le tecniche di rilevamento per l’individuazione di proteine animali lavorate non erano state in precedenza sufficientemente accurate da tenere conto della cosiddetta presenza casuale di esigue quantità di proteine derivanti da piccoli uccelli, mammiferi e roditori accidentalmente coinvolti nel processo di mietitura.

L’impossibilità di distinguere queste proteine e spicole ossee, che non sono una potenziale causa di insorgenza di TSE, da proteine derivanti da ruminanti che potrebbero contenere prioni portatori della BSE, ha dato luogo a una serie di ritiri dal commercio estremamente costosi, superflui, inutili e di ampie proporzioni, nonché alla controversa distruzione di mangimi animali a base di barbabietola a causa di questa innocua e inevitabile presenza casuale di proteine derivanti da non ruminanti.

La proposta in esame è volta a modificare ed aggiornare il regolamento, in particolare riguardo alla classificazione dei paesi in base all’attuale rischio BSE, alla sorveglianza e al monitoraggio e ai materiali specifici a rischio, onde fornire una base giuridica permanente ai programmi di allevamento volti a contrastare l’insorgere di TSE e ad offrire agli Stati membri la possibilità di mantenere i capi della coorte BSE nella loro mandria e ovviamente verificare il riscontro.

Visto il protrarsi dell’incertezza in cui si trovano gli agricoltori e l’industria a causa dell’impossibilità di giungere a una decisione sulla revoca del divieto relativo ai mangimi, spero vivamente che questo fascicolo venga adottato in prima lettura. Accolgo con favore il compromesso raggiunto e sostengo le disposizioni relative all’eventuale revoca del divieto sui mangimi, poiché poggiano su conclusioni scientifiche fondate. Ritengo che vi siano sufficienti garanzie a tutela di ogni interesse. A mio avviso è inoltre importante sottolineare che le proteine sono un elemento necessario delle diete animali e l’attuale divieto sui mangimi rischia di mettere a repentaglio l’approvvigionamento proteico delle diete animali. In Europa la nostra autosufficienza in proteine è pari solo al 23 per cento. La maggior parte delle nostre proteine di qualità superiore, quali ad esempio la soia brasiliana, giunge fino a noi dopo aver percorso vaste distanze da paesi in cui ora divampa il dibattito sulla sostenibilità.

Se, da un lato, è in corso un dibattito sull’etica dell’alimentazione animale, occorre ricordare che talvolta le alternative sollevano interrogativi etici addirittura maggiori. Resta il fatto che l’industria alimentare europea risente di una carenza di proteine. Sono lieta che si sia raggiunto un accordo sulla somministrazione di farine di pesce ai vitellini, che hanno un elevato fabbisogno proteico. Non possiamo lasciarci trasportare dall’emozione, perché altrimenti la nostra credibilità di legislatori ne risulterà seriamente pregiudicata. Il rigore scientifico è il fulcro di questo regolamento. Dobbiamo rispettare l’indiscusso consenso scientifico secondo cui la farina di pesce non comporta alcun rischio di TSE.

In conclusione, per quanto riguarda la definizione di soglie di tolleranza per la presenza casuale di spicole ossee e di una contaminazione tecnicamente inevitabile, è indispensabile applicare il rigore scientifico garantito dai comitati permanenti nel quadro della procedura di comitatologia. Questa procedura non è perfetta, ma è più indicata della codecisione e garantisce un’analisi scientifica informata e una valutazione dei rischi, evitando il pericolo che preoccupazioni emotive orientino le decisioni europee in aree tecniche.

Per questo motivo non posso sostenere l’emendamento n. 57, poiché a mio avviso comprometterebbe la possibilità di raggiungere un difficile accordo in prima lettura negli interessi di tutte le parti coinvolte. Detto questo, però, come parlamentari dobbiamo pienamente e scrupolosamente esercitare il nostro diritto a esaminare l’esito delle riunioni di comitatologia e a richiamare la Commissione alle proprie responsabilità quando le decisioni dei suoi comitati permanenti di esperti esulano dai poteri loro conferiti dal regolamento sulle TSE.

Signora Presidente, mi permetta di augurare all’onorevole Roth-Behrendt una pronta guarigione e di ringraziarla per l’interesse che da tempo dimostra per questa importante questione. Vi ringrazio per la pazienza.

 
  
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  Linda McAvan (PSE). – (EN) Signora Presidente, vorrei congratularmi con la collega Roth-Behrendt poiché ha elaborato una relazione equilibrata improntata al buon senso.

Riguardo alla questione della farina di pesce, forse sono un po’ emotiva, ma mi trovo tendenzialmente d’accordo con chi afferma che non dovremmo tornare a somministrare proteine di origine animale ai ruminanti. E’ una prassi che abbiamo abbandonato diversi anni fa. Nei nostri paesi continuiamo ad alimentare i ruminanti e a cibarcene, per cui credo che agendo in tal senso compiremmo un passo indietro. Chissà che cosa ne direbbero i cittadini se li interpellassimo. Vorrebbero forse che somministrassimo nuovamente scarti ittici ai ruminanti? E’ questo ciò che vuole l’opinione pubblica?

Posso accettare il compromesso presentato dall’onorevole Roth-Behrendt perché è sensato e ci aiuterà a raggiungere un accordo in prima lettura.

La seconda questione è il nuovo orientamento politico a favore dell’introduzione di un certo livello di tolleranza in relazione a quantitativi non significativi di proteine animali. A livello pratico questo significa che, nella mia circoscrizione elettorale, ad esempio, un impianto per la produzione di mangimi che al momento produce mangimi per i ruminanti potrà al contempo fabbricarne altri destinati ai suini e al pollame. Attualmente è necessario importare mangimi da altre parti del paese, il cui trasporto comporta costi maggiori e produce inoltre un impatto sull’ambiente. E’ una proposta sensata introdurre soglie di tolleranza che consentano di procedere a un’adeguata separazione tra i vari tipi di produzione di mangimi.

Esprimo i miei migliori auguri all’onorevole Roth-Behrendt. Spero che possa tornare presto tra noi. Ha elaborato un’ottima relazione e so che da molti anni si occupa con grande impegno di TSE e BSE a nome del Parlamento.

 
  
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  Marios Matsakis (ALDE). – (EN) Signora Presidente, auguro all’onorevole Roth-Behrendt una pronta guarigione. La collega ha prodotto un’ottima relazione, trattando il tema in questione con il massimo scrupolo. Esprimo dunque il mio sostegno alla sua posizione su quasi ogni aspetto della relazione tranne uno: la questione della farina di pesce.

La farina di pesce è un’importante fonte di proteine e ha un alto valore nutritivo per gli animali, compresi i ruminanti. Questi animali sono in grado di metabolizzare le proteine contenute nella farina di pesce e di utilizzarle per il loro fabbisogno strutturale ed energetico. Di conseguenza, l’utilizzo della farina di pesce nell’alimentazione animale fornisce al settore agricolo un efficace integratore alimentare a basso costo.

La somministrazione di farina di pesce ai ruminanti solleva due importanti interrogativi. Il primo è quanto sia corretto, dal punto di vista etico, somministrare proteine animali ad animali che di norma non mangiano tali proteine. Effettivamente si tratta di una questione controversa. Resta tuttavia un dubbio di carattere etico, che esula dall’obiettivo del regolamento oggi all’esame, volto a prevenire, controllare ed eradicare alcune encefalopatie spongiformi trasmissibili.

Il secondo – e più importante – interrogativo è questo: è possibile che alcune TSE si trasmettano dalla farina di pesce ai ruminanti? La risposta, fondata sui dati scientifici finora a nostra disposizione, è “no”. A quanto ne so, non sono mai stati documentati casi di trasmissione di TSE dalla farina di pesce a un ruminante, benché in passato la farina di pesce sia stata ampiamente utilizzata dagli agricoltori e questa pratica sia tuttora seguita in molte aziende agricole situate al di fuori dall’UE.

Ovviamente dobbiamo considerare il principio di precauzione, ma fino a che punto, se non abbiamo prove concrete che dimostrino che le TSE si possono trasmettere dai pesci ai ruminanti? Sappiamo che, nell’ipotesi altamente improbabile che si verifichi una simile evenienza, potremmo porre immediatamente fine a tale pratica. Il principio di precauzione funziona bene solo quando viene utilizzato con cautela, perché altrimenti rischia di renderci la vita davvero difficile. Perché, ad esempio, non vietiamo i viaggi, onde evitare che i trasporti provochino morti e feriti? In fin dei conti, noi esseri umani mangiamo pesce, eppure non temiamo di contrarre encefalopatie spongiformi di origine ittica, benché questa eventualità sia molto più probabile della trasmissione del contagio a una mucca attraverso una farina di origine animale.

So che, se fosse stata presente, non sarei riuscito a convincere l’onorevole Roth-Behrendt del fatto che la farina di pesce è un ottimo mangime per i ruminanti, ma spero di aver dato uno spunto di riflessione al resto dei colleghi.

 
  
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  Thomas Ulmer (PPE-DE). – (DE) Signora Presidente, onorevoli colleghi, porgo le mie più vive congratulazioni all’onorevole Roth-Behrendt, rivolgendole i miei migliori auguri di pronta guarigione e ringraziandola per l’ottima relazione e i buoni negoziati condotti con il Consiglio e la Commissione. Sono sicurissimo che giungeremo a un accordo in quest’Aula in prima lettura.

Il testo costituisce un’ottima garanzia per la protezione dei consumatori. Sosteniamo pienamente le misure più rigorose invocate dalla relatrice. Riteniamo che le norme previste dal Parlamento, ossia i controlli TSE su tutti i bovini di età superiore ai 30 mesi soggetti a macellazione ai fini del consumo umano e su tutti i bovini di età superiore ai 24 mesi, morti o inviati a una macellazione di emergenza, siano sufficienti e adeguati. Questa misura farà risparmiare al solo piccolo Land di Schleswig-Holstein dai 4 ai 5 milioni euro l’anno senza pregiudicare la sicurezza dei consumatori.

L’adeguamento alle tre categorie di rischio dell’Organizzazione mondiale per la salute degli animali è a sua volta logico e necessario. La definizione di misure di sorveglianza attiva e passiva tutela il monitoraggio epidemiologico e ne preserva la qualità. A mio avviso è corretto, anche se non completamente adeguato, imporre un divieto parziale alla somministrazione di proteine animali ai ruminanti. La natura non ha previsto la presenza di proteine animali nell’alimentazione dei ruminanti, fuorché quelle assunte dai vitellini attraverso il latte materno. L’affermazione secondo cui le proteine pulite derivanti dalla farina di pesce non sono diverse può certamente avere un fondamento scientifico, ma a mio parere non è corretta. A livello etico, ritengo che la somministrazione di farina di pesce sia problematica e indesiderabile.

Periodi fino a otto anni nei casi dubbi sono sufficienti per vietare la vendita di animali provenienti da paesi terzi. L’abolizione della tolleranza zero per la presenza di proteine di origine animale nei mangimi a seguito di una contaminazione accidentale costituisce un passo avanti logico e cruciale. Nel mio paese, la tolleranza zero ha portato alla distruzione di decine di migliaia di tonnellate di barbabietole da zucchero poiché, una volta raccolte, in esse era stata riscontrata la presenza di proteine di origine animale. Ora verrà tollerata una percentuale massima dello 0,5 per cento di miscele proteiche, costituita essenzialmente da piccoli animali uccisi durante la mietitura o morti nei campi da tempo; sicuramente, quindi, in questo caso non sussiste il rischio di TSE. Questo nuovo limite costituisce un effettivo passo avanti verso una normativa sensata.

Convengo sulla proposta, ma non posso astenermi dal formulare una piccola osservazione conclusiva: il Parlamento avrebbe una vita sicuramente migliore e persino più democratica, se il ricorso alla comitatologia fosse meno frequente o assente.

 
  
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  Elisabeth Jeggle (PPE-DE). – (DE) Signora Presidente, signor Commissario, onorevoli colleghi, persino a dieci anni dallo scoppio della BSE, è ancora necessario prevenire, controllare ed eradicare alcune encefalopatie spongiformi trasmissibili, nonché discuterne.

Il regolamento in materia, a sua volta oggetto della discussione odierna, è volto ad allineare la legislazione europea ai requisiti internazionali e alle norme dell’Organizzazione mondiale per la salute degli animali, tra cui rivestono particolare importanza tutte le precauzioni. La sicurezza alimentare e la protezione dei consumatori sono entrambe prioritarie, ma è altrettanto importante adottare un approccio moderato. Laddove possibile, le azioni dovrebbero basarsi esclusivamente su prove scientifiche.

In veste di relatrice ombra per il gruppo del Partito popolare europeo (Democratici cristiani) e dei Democratici europei in seno alla commissione per l’agricoltura e lo sviluppo rurale, approvo i risultati e i compromessi raggiunti finora. Desidero rivolgere un ringraziamento particolare a tutti i membri della commissione per l’ambiente, la sanità pubblica e la sicurezza alimentare che hanno lavorato al fascicolo in esame per la loro costruttiva collaborazione e il loro approccio concreto a questa importante questione. E’ stato possibile introdurre semplificazioni pragmatiche che riducono la burocrazia. A questo proposito sono importanti tre aspetti. Il primo è che vogliamo davvero che le categorie di rischio passino da cinque a tre. In questo modo sarà possibile avviare azioni coordinate a livello nazionale contro la BSE e garantire complessivamente maggiore sicurezza. Anche l’elenco dei materiali specifici a rischio si inserisce in questo contesto.

In secondo luogo, un punto su cui siamo indubbiamente d’accordo è che non si devono somministrare proteine di origine animale ai ruminanti né ora né in futuro. Tuttavia, in alcuni casi è corretto consentire la somministrazione di farina di pesce ai giovani bovini – e con questa espressione mi riferisco ai vitellini in tenerissima età –, purché vengano effettuati i debiti controlli. I bovini in tenera età non hanno ancora completamente sviluppato lo stomaco dei ruminanti e hanno bisogno di proteine di origine animale.

Il terzo punto è che occorre effettivamente fissare una tolleranza massima dello 0,5 per cento per le proteine di origine animale contenute accidentalmente nei mangimi, che si tratti di topi, uccelli, piccoli animali o di ossa presenti nei campi. Raramente si può raggiungere una tolleranza dello zero per cento in questo mondo.

Uno dei punti più importanti a parere della commissione per l’agricoltura è che il regolamento CE limita notevolmente i poteri di comitatologia. Insieme al comitato consultivo del governo britannico sulle encefalopatie spongiformi, il Parlamento ha decisivamente influenzato la gestione del rischio nella legislazione nella prima versione del regolamento. Da allora, il Parlamento è stato scavalcato e sono state apportate diverse modifiche mediante la comitatologia. Questa non sembra una prassi molto democratica e spesso impedisce la cooperazione e l’accettazione. Dobbiamo adottare un approccio all’inizio della fine che sia contraddistinto da moderazione e responsabilità.

Desidero rivolgere un ringraziamento particolare all’onorevole Roth-Behrendt per l’ottimo lavoro. Le invio i miei sinceri auguri e spero, per il suo e per il nostro bene, che torni presto tra noi.

 
  
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  Christa Klaß (PPE-DE). – (DE) Signora Presidente, Commissario Verheugen, onorevoli colleghi, better regulation è ormai diventato uno slogan che non ha più bisogno di traduzione. E’ importante rivedere costantemente atti, regolamenti e direttive ed è giusto incorporare poi nel testo legislativo ogni eventuale modifica resa necessaria e possibile da nuove scoperte. Anch’io, quindi, accolgo con favore la proposta della Commissione volta a modificare il regolamento (CE) n. 999/2001 recante disposizioni per la prevenzione, il controllo e l’eradicazione di alcune encefalopatie spongiformi trasmissibili.

Ringrazio la relatrice, onorevole Roth-Behrendt, per la relazione. I miglioramenti che introduce rivelano una grande conoscenza di necessità e possibilità pratiche, e ci auguriamo che il Consiglio e la Commissione seguiranno le nostre raccomandazioni. Quando abbiamo varato questo regolamento nel 2001 – con dubbi interiori e senza sufficienti prove scientifiche, nonché spinti dagli eventi contemporanei –, si trattava di una misura valida che indicava la strada da seguire. Attualmente abbiamo potuto constatare un cambiamento – anzi, un miglioramento – nella nostra sensibilità, per lo meno nei confronti degli animali, dell’allevamento e dell’alimentazione del bestiame.

Siamo favorevoli a un sistema di misure concordato a livello internazionale per contrastare le encefalopatie spongiformi trasmissibili e bovine a livello di Organizzazione mondiale per la salute degli animali. In questo modo sarà inoltre possibile raccogliere maggiori informazioni da paesi di cui, purtroppo, non si hanno ancora dati a disposizione. Come disse Konrad Adenauer, nessuna legge impedisce di sviluppare una maggiore intelligenza. Ora le nostre conoscenze sono molto più vaste anche grazie ai maggiori sforzi compiuti nel campo della ricerca. Tuttavia, è stata anche confermata la nostra vecchia conoscenza della natura. Le nostre procedure di misurazione sono diventate così raffinate che è possibile rintracciare una zolletta di zucchero nel Lago di Costanza. Le tolleranze zero si possono misurare, ma ovviamente comportano problemi – che sono stati appena descritti da alcuni colleghi – perché in natura la tolleranza zero non esiste. Per questo dobbiamo prevedere una tolleranza per la contaminazione naturale dei mangimi con proteine di origine animale, un limite praticabile, che oggi vorremmo fissare allo 0,5 per cento. Penso che questo sia un compromesso che tutte le parti potranno accogliere e pertanto vorrei anche chiedere al Consiglio e alla Commissione di sostenere l’emendamento n. 57.

Vorrei infine ricordare alla Commissione che è emersa una scappatoia per quanto riguarda il riciclaggio dei rifiuti alimentari. I termini stanno per scadere. Stiamo aspettando con ansia una proposta della Commissione in materia, volta a riciclare in maniera ottimale e sicura questi materiali, che non sono prodotti di scarto ma materiali recuperabili che, se adeguatamente lavorati, potranno anche essere impiegati in modo opportuno.

 
  
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  Richard Seeber (PPE-DE). – (DE) Signora Presidente, signor Vicepresidente della Commissione, vorrei augurare anch’io ogni bene e una pronta guarigione all’onorevole Roth-Behrendt, ringraziandola altresì per l’ottima relazione. Non dobbiamo dimenticare che non esiste una profilassi né una cura per le encefalopatie spongiformi bovine e trasmissibili, né per l’uomo né per gli animali, che queste patologie sono sempre fatali e che la catena degli impatti relativa alla formazione di questi prioni mortali non è ancora stata pienamente studiata dagli scienziati.

Desidero inoltre ricordare all’Assemblea che negli ultimi giorni è stato scoperto un caso di BSE in un’azienda agricola biologica montana dell’Austria superiore, e che l’abbattimento dell’intera mandria, composta da 40 capi, cui si è dovuto procedere, ha ovviamente provocato la perdita dei mezzi di sussistenza dell’agricoltore interessato.

E’ tuttavia necessario modificare il nostro modo di gestire queste giustificate misure di precauzione. Possiamo inoltre rilevare che il numero complessivo dei casi di contagio è diminuito e che, pertanto, le misure hanno ovviamente avuto effetto. D’altro canto, questi controlli, o le misure adottate, sono molto costosi e costituiscono una vera minaccia per il sostentamento di molti agricoltori. In sostanza, però, la catena di misure non va interrotta. In particolare, occorre mantenere il divieto sulla presenza di proteine di origine animale nei mangimi. Il compromesso raggiunto, ossia la possibilità di somministrare farina di pesce ai ruminanti fino all’anno di età, rappresenta a mio parere il massimo assoluto e in realtà favorisce soprattutto l’industria ittica.

Ritengo che gli adeguamenti contenuti in questa proposta siano assolutamente necessari, soprattutto se consideriamo che le misure sono ora state estese a tutte le specie animali e, in linea di principio, non si limitano più a ovini e bovini.

E’ inoltre importante estendere queste misure ai controlli e ai divieti all’esportazione. L’allineamento ai requisiti dell’Organizzazione mondiale per la salute degli animali, ossia la riduzione delle categorie di rischio da cinque a tre, è giustificato, a patto che, ovviamente, ciò non comporti l’indebolimento dell’intera serie di misure.

Ho un’altra spina nel fianco: l’eccessivo ricorso alla procedura di comitatologia. Il Parlamento, come Istituzione, deve compiere uno sforzo concreto per ridurre al minimo questa tendenza, cosicché le misure proposte, che in ultima analisi sono tutte molto tecniche, possano rimanere soggette al controllo democratico.

 
  
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  Mairead McGuinness (PPE-DE). – (EN) Signora Presidente, quando la crisi della BSE è giunta al culmine, ero una giornalista, quindi ho un ricordo molto vivido dell’evolversi della vicenda e dell’impatto che ha avuto non solo sui politici, ma anche sulla fiducia dei consumatori. E’ stato il fatto del secolo per l’impatto che ha avuto sull’agricoltura, sulla nostra gestione delle attività economiche e sul settore dell’alimentazione animale. All’epoca ricordo di avere intervistato un produttore di mangimi che non aveva la minima idea della provenienza degli ingredienti dei suoi prodotti, perché la parola tracciabilità non era ancora stata inventata. Penso che forse dimentichiamo quanto fosse seria la situazione.

Ora in Irlanda cerchiamo di non macellare le coorti quando all’interno di una mandria di un’azienda agricola viene scoperto un caso di BSE, ma molte imprese del settore hanno risentito della politica rigorosa che abbiamo applicato a questo riguardo.

La farina di pesce è un’importante fonte proteica e credo che non vada esclusa dalla catena alimentare solo per il timore che suscita. Come si è già detto, l’Europa produce solo un quinto circa del suo fabbisogno proteico e, per colmare questa lacuna, ricorre alle importazioni di soia. Questo vegetale è in gran parte geneticamente modificato ed è assurdo che i consumatori europei, pur essendo preoccupati per gli OGM, debbano affidarsi a una proteina GM per buona parte dell’alimentazione animale.

La tolleranza zero è una questione seria per l’industria dei mangimi e per gli agricoltori. Ha causato problemi enormi ed è impraticabile. A mio parere, per quanto riguarda la contaminazione casuale e tecnicamente inevitabile dei mangimi, l’emendamento n. 50 è migliore dell’emendamento n. 57. E’ necessario che la scienza si pronunci in proposito e che il livello di fonti proteiche casualmente presenti negli alimenti venga sottoposto a valutazioni scientifiche dei rischi. Penso che l’industria dei mangimi stessa sarebbe favorevole a una maggiore chiarezza in materia, perché la tolleranza zero ha dato troppo spesso origine a costi enormi nonché a confusione e preoccupazione all’interno del settore.

Sono passati dieci anni. Ritengo positivo che questa sera la discussione assuma toni meno emotivi di quelli che l’avrebbero caratterizzata un decennio fa, ma esorto i presenti a tenere conto dell’aspetto scientifico del dibattito, anziché dell’emotività del passato, quando si voterà questa importantissima relazione.

 
  
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  Presidente. – La discussione è chiusa.

La votazione si svolgerà mercoledì, alle 11.30.

 

18. Finanziamento della normazione europea (discussione)
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  Presidente. – L’ordine del giorno reca la relazione (A6-0107/2006), dell’onorevole Pleštinská, a nome della commissione per il mercato interno e la protezione dei consumatori, sul finanziamento della normazione europea [COM(2005)0377 – C6-0252/2005 –2005/0157(COD)].

 
  
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  Günter Verheugen, Vicepresidente della Commissione.(DE) Signora Presidente, onorevoli deputati, innanzi tutto desidero ringraziare l’Assemblea, e in particolare la relatrice, onorevole Pleštinská, i membri della commissione per il mercato interno e la protezione dei consumatori, nonché l’onorevole Herczog, per la valida consulenza prestata e per questa relazione equilibrata.

L’adozione della proposta in parola da parte del legislatore europeo crea una nuova e solida base giuridica per il finanziamento della normazione europea, che da oltre 20 anni svolge un ruolo straordinario come sostegno delle politiche comunitarie. Ad esempio, ha fornito un prezioso contributo al completamento del mercato interno. Quale elemento del “nuovo approccio”, la normazione integra la legislazione europea e contribuisce all’armonizzazione tecnica, permettendo lo scambio di merci nell’ambito dell’UE esente da qualsiasi restrizione. Sono state adottate più di 20 direttive incentrate su questo approccio, di cui un esempio tangibile è la direttiva “Macchine”.

La normazione è altresì un importante strumento per conseguire gli obiettivi della strategia di Lisbona. Considerata l’esperienza positiva maturata con le norme relative alla legislazione volta a disciplinare il mercato interno, si prevede, nel quadro del principio noto come “legiferare meglio”, di applicare il concetto del riferimento alle norme volontarie anche in altre aree del diritto. Ne sono esempi la legislazione in materia di tutela ambientale, controllo degli alimenti e relativa al settore dell’energia e dei trasporti.

Inoltre, la normazione dispone del potenziale necessario per svolgere un ruolo essenziale nel rafforzamento della competitività dell’industria europea, in quanto agevola l’interoperabilità tra tecnologie differenti, spiana la strada allo sviluppo di nuove tecnologie e promuove l’innovazione.

Al momento, la normazione europea beneficia dagli anni ’80 del sostegno finanziario della Commissione concesso sulla base di atti giuridici. Dato il previsto sviluppo delle norme di bilancio, è indispensabile procedere a un aggiornamento della base giuridica per il finanziamento della normazione. Le risorse di bilancio a favore della normazione europea devono essere stanziate nel quadro della procedura di bilancio annua, e attualmente ammontano a 19 milioni di euro.

I beneficiari del finanziamento comunitario sono gli organismi di normazione europea CEN, CENELEC ed ETSI che figurano nell’Allegato I della direttiva 98/34/CE del Parlamento europeo e del Consiglio che prevede una procedura d’informazione nel settore delle norme e delle regolamentazioni tecniche. In circostanze specifiche, il finanziamento potrebbe essere accordato anche ad altre autorità in relazione ad attività necessarie al sostegno della normazione europea.

Nel corso dei dibattiti, più parti hanno chiesto di tenere adeguatamente conto nel processo di normazione europea di tutti gli interessi pertinenti, vale a dire considerare consumatori, tutela ambientale e piccole e medie imprese. La Commissione condivide questa opinione ed è suo preciso impegno prodigarsi al fine di migliorare la situazione attuale.

La presente decisione non è tuttavia intesa a garantire il finanziamento dei singoli interessi coinvolti. Desidero sottolineare a tale proposito che il sostegno è accordato per la partecipazione di esperti, per esempio di PMI, a titolo del nostro programma per le PMI. Lo stesso dicasi per quanto riguarda le parti interessate nel campo della protezione dei consumatori, della tutela ambientale, nonché della salute e della sicurezza sul luogo di lavoro. Spetta anche agli Stati garantire una sufficiente partecipazione dei soggetti pertinenti.

La Commissione accoglie con particolare favore gli emendamenti elaborati in collaborazione con il Parlamento e il Consiglio. Possiamo appoggiare tutti gli emendamenti presentati da quest’Assemblea. Ringrazio ancora una volta in particolare il Parlamento e la relatrice, per gli sforzi compiuti per poter pervenire a un accordo in prima lettura.

 
  
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  Zita Pleštinská (PPE-DE), relatore.(SK) Signora Presidente, Commissario Verheugen, onorevoli colleghi, perché un foglio A4 sta in una busta? Per quale motivo le schede SIM funzionano in tutti i telefoni cellulari? E per quale motivo sarebbe utile avere prese elettriche identiche in tutta l’Unione europea? Una volta che cose di questo genere funzionano senza alcun problema, diventano così lapalissiane che difficilmente le notiamo.

Tuttavia, affinché operazioni apparentemente semplici siano fattibili, occorre un profondo impegno mentale da parte di qualcuno, e questo “qualcuno” è il sistema di normazione europeo formato da vari organismi di normazione, e precisamente tre europei e 29 nazionali, nonché da oltre 60 000 esperti. Elaborano le norme europee, concordate all’unanimità e basate su un consenso volontario.

La principale funzione delle norme europee comuni è eliminare le barriere tecniche che si frappongono agli scambi e alla promozione del mercato interno; pertanto la politica in materia di normazione è da considerare una pietra angolare della politica comunitaria per conseguire gli obiettivi della nuova strategia di Lisbona. Da vent’anni a questa parte la normazione europea, grazie soprattutto alle cosiddette direttive “di nuovo approccio”, ha snellito in misura rilevante la legislazione europea. Le direttive elaborate nel contesto del nuovo approccio si applicano solo ai requisiti nel campo della salute e della sicurezza di base, della protezione dei consumatori e della tutela dell’ambiente. I requisiti tecnici sono definiti in norme tecniche dettagliate. Questa soluzione, Commissario Verheugen, è il modo corretto per ottenere una legislazione europea di buon livello.

Quando svolgevo la professione di architetto, le norme erano uno strumento di lavoro; mi fornivano un punto di riferimento quando dovevo progettare, valutare e autorizzare edifici. E’ uno dei motivi per cui ho accettato l’incarico di redigere una relazione per il Parlamento europeo con una proposta alla Commissione europea relativa al finanziamento della normazione europea. L’obiettivo della decisione in questione è porre in essere un dispositivo giuridico consolidato per accordare tale sostegno finanziario.

Anche se la normazione europea è necessaria ai fini del funzionamento del mercato interno, finora non è stata prevista alcuna base legislativa dedicata in modo specifico al suo finanziamento. L’attuale contributo comunitario al sostegno finanziario delle norme europee è pari al due per cento, mentre la quota degli enti nazionali è circa del cinque per cento e quella delle imprese del 93 per cento, soprattutto sotto forma di know-how. Gli Stati membri hanno una precisa funzione da espletare nel campo della normazione tecnica, in quanto devono assicurare l’adozione delle norme europee da parte dei rispettivi sistemi nazionali. Mi fa piacere che il mio paese, la Slovacchia, si annoveri tra quelli che hanno recepito con maggior rapidità le norme europee grazie alla legge slovacca sulle norme tecniche.

Sono convinta che la normazione europea sia un sistema che contribuirà a creare un ambiente imprenditoriale favorevole. Rappresentanti del mondo aziendale e altre parti interessate sono sempre più consapevoli del peso che la normazione tecnica assume nel contesto imprenditoriale. Deve figurare tra le priorità di quest’Aula assicurare che le piccole e medie imprese, e in particolare le microimprese e le imprese commerciali, abbiano le capacità effettive di utilizzare le norme europee. E’ nell’interesse dell’Unione contribuire finanziariamente alla traduzione in tutte le lingue ufficiali di tali norme onde garantirne un accesso equo e trasparente, soprattutto alle piccole imprese dei nuovi Stati membri cui mancano le risorse finanziarie e umane per tradurre norme specialistiche. Sarebbe utile che per le PMI fossero previsti manuali che spieghino loro le norme.

Le discussioni protrattesi per sette mesi tra Parlamento, Commissione europea, Consiglio e altri organismi interessati mi hanno persuasa che la questione ha ormai il posto che le spetta nell’ambito della politica comunitaria. Nel quadro del processo di adozione ho sostenuto tutti gli emendamenti presentati che hanno contribuito a migliorare la proposta avanzata dalla Commissione. Non posso che esprimere soddisfazione per il validissimo aiuto offerto da tutti i relatori, e in particolare per la collaborazione della relatrice ombra onorevole Edith Herzog e dell’onorevole Paul Rübig, relatore per la commissione per l’industria, la ricerca e l’energia cui è stato chiesto di formulare un parere. Mi si consenta altresì di ringraziare i rappresentanti di Consiglio e Commissione per l’assistenza esemplare fornita e il loro forte desiderio di raggiungere un consenso fin dall’inizio, rendendo in questo modo possibile concordare un quadro finanziario per la normazione europea in fase di prima lettura. In conclusione, desidero esprimere il convincimento che la relazione da me redatta e il sostegno manifestato da parte di quest’Assemblea sfoceranno nella decisione di un finanziamento adeguato della normazione europea che renderà più semplice e sicura la vita di tutti i cittadini europei.

 
  
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  Yannick Vaugrenard (PSE), relatore per parere della commissione per i bilanci.(FR) Signora Presidente, sebbene, in qualità di relatore per parere della commissione per i bilanci, sia in linea di principio a favore della posizione assunta dall’Esecutivo, desidero sottolineare la dimensione politica della questione in parola ed evidenziare, se posso, due lacune.

Da due anni a questa parte la Commissione europea è impegnata nel tentativo di mettere a punto la normazione nell’ambito dei servizi sanitari, sociali, societari e ambientali. Essa propone di ricorrere più diffusamente all’attività di normazione nel campo dei servizi, salvaguardando la natura monopolistica degli enti citati nella relazione, a mio avviso tutt’altro che lodevole, anche se fino a oggi la normazione ha riguardato soprattutto i prodotti industriali e nessun altro aspetto.

Le norme, quando considerate nel contesto specifico dei servizi, tendono a sostituire l’armonizzazione della legislazione europea, il che è inquietante. Per quanto necessaria, addirittura essenziale, la normazione possa essere, non può avere la preminenza sulla legislazione. Queste norme sono parametri richiesti in tutti i bandi di gara europei ma, finora, sono state elaborate unicamente dagli industriali, sganciate da qualsiasi controllo democratico, e non è pertanto da escludere che rappresentino un ostacolo all’accesso al mercato, una condizione, questa, che non possiamo accettare.

Questo è il motivo per cui è fondamentale garantire, in particolare, una partecipazione effettiva dell’insieme delle parti interessate ai lavori di questi organismi, tra cui si annoverano ovviamente gli industriali, ma anche associazioni dei consumatori, clienti, rappresentanti di enti locali e persino organizzazioni per la tutela dell’ambiente. Gli emendamenti di compromesso presentanti affrontano senza dubbio questo problema, ma solo in misura molto marginale.

D’altro canto, ho ritenuto che, nella misura in cui erano impegnati fondi pubblici, il Parlamento europeo dovesse essere informato ogni anno riguardo al processo di normazione che era stato effettivamente attuato. Gli organismi europei di normazione sono associazioni di interesse generale che beneficiano di aiuti pubblici comunitari e devono a tale titolo rispondere ovviamente a obblighi di trasparenza. L’emendamento di compromesso relativo a questo aspetto dispone che la Commissione proceda a una valutazione delle attività di normazione almeno ogni cinque anni, il che chiaramente spesso non è sufficiente.

Signora Presidente, lei ha sintetizzato le mie osservazioni in poche parole. Desidero ringraziare di cuore la relatrice e i coordinatori per la qualità del lavoro svolto, ma sono amareggiato per i pochi sforzi compiuti per incoraggiare un maggiore pluralismo e mi spiace che tra le valutazioni delle attività di normazione debbano trascorrere intervalli così lunghi.

 
  
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  Paul Rübig (PPE-DE), relatore per parere della commissione per l’industria, la ricerca e l’energia.(DE) Signora Presidente, onorevoli colleghi, innanzi tutto desidero ringraziare la relatrice, onorevole Pleštinská, per l’eccellente, e peraltro innegabile, spirito di collaborazione con cui ha cooperato con la commissione per l’industria, la ricerca e l’energia, nonché per i risultati straordinari ottenuti. Ringrazio comunque anche il Commissario Verheugen che è riuscito, grazie all’approccio del legiferare meglio, a creare un nuovo strumento, precisamente la normazione europea, che permette di conseguire l’obiettivo fissato in tempi più rapidi e con maggiore efficacia.

Per esempio, attualmente stiamo affrontando la questione della televisione mobile, vale a dire il problema della normazione Nokia contro quella LG. Le norme europee in materia dovrebbero essere elaborate il più in fretta possibile onde consentirci di conquistare la leadership nel mercato globale. Un altro esempio è l’assegnazione delle frequenze nel campo del lineare-digitale. Una normazione attuata in tempi brevi, in modo efficiente e valido offre varie possibilità di acquisire quote di mercato in tale settore. Un ulteriore esempio è quello dei caricabatterie dei telefoni cellulari, un comparto in cui si lamenta una mancanza di normazione. L’azione al riguardo è un imperativo e grazie alle economie di scala si potrebbero registrare progressi eccezionali.

Per tale motivo sono anche lieto che si stia riservando particolare attenzione alle piccole e medie imprese, e ritengo che il passo successivo da compiere sia un Libro verde sulla normazione. In questo modo la nostra economia potrebbe realizzare i criteri di Lisbona con molta maggiore rapidità ed efficienza attraverso una normazione riconosciuta a livello mondiale, di cui il sistema GSM è l’esempio perfetto. Un Libro verde che affronti questo tema ci potrebbe offrire la possibilità di dimostrare in che cosa consistono le nostre future opportunità. E’ una sfida. Il Parlamento nota con soddisfazione che la sua cooperazione in materia con la Commissione è più che mai costruttiva.

 
  
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  Malcolm Harbour, a nome del gruppo PPE-DE.(EN) Signora Presidente, è con immenso piacere che, a nome del mio gruppo e nella veste di coordinatore della commissione, mi congratulo con l’onorevole Pleštinská per la sua prima relazione presentata in Parlamento. Non ho dubbi che sarà la prima cui seguiranno molte altre. Sono davvero lieto che abbia accettato questo incarico. Poiché è originaria di uno dei nuovi Stati membri maggiormente attivo per quanto attiene al mercato interno, non deve stupire che non solo si sia impegnata con entusiasmo per i deputati della Slovacchia, ma abbia anche assunto l’autorità morale di portare avanti il compito affidatole.

Se scorrete il quadro di valutazione del mercato interno, noterete che ai primi posti dell’elenco di paesi che hanno recepito la legislazione in materia di mercato interno e adottato le norme europee figurano proprio i nuovi Stati membri, che stanno pertanto surclassando i vecchi Stati membri in questo campo. Ritengo quindi che l’onorevole collega abbia svolto qui un lavoro encomiabile. Sono altresì soddisfatto che si sia pervenuti a un accordo con il Consiglio e la Commissione prima della conciliazione al fine di adottare questo pacchetto importante già in prima lettura.

Desidero ora soffermarmi su alcuni dei punti affrontati. Mi rivolgo al portavoce della commissione per i bilanci che ha del tutto frainteso su che cosa verta l’intera questione. Come ha affermato lei, signor Commissario, la questione verte in ampia misura sullo sviluppo di efficaci norme tecniche per i prodotti. E’ una delle responsabilità cruciali nella nuova assegnazione di stanziamenti in seno alla Commissione. Tuttavia non dobbiamo dimenticare che questo è parte integrante dello sviluppo complessivo del mercato interno. Oggi siamo in procinto di effettuare un’importante analisi del futuro del mercato interno. Condivido il punto di vista dell’onorevole Rübig, secondo cui il ruolo degli organismi di normazione è fondamentale ai fini di un migliore funzionamento del mercato. Si pongono ancora problemi laddove gli Stati membri non riconoscono le norme e quindi è tuttora troppo difficoltoso per gli industriali trarre beneficio dal mercato unico.

Desidero chiedere ai pochi rappresentanti di quest’Assemblea come pensano che riusciremo a creare posti di lavoro e crescita nell’economia europea, se non ci impegniamo affinché il mercato interno funzioni adeguatamente, se non impieghiamo tutti gli strumenti e le armi a nostra disposizione. Mi ha fatto davvero piacere che il Presidente della Commissione nella dichiarazione di questa settimana sulle azioni concrete a favore dei cittadini abbia posto il completamento del mercato unico in cima all’elenco delle priorità, al posto che peraltro gli compete. Se non possiamo far sì che il mercato interno funzioni, in quale altro modo dobbiamo agire per ottenere risultati positivi nell’economia globale? Le norme sono una componente di questo approccio, non solo in Europa ma anche nel resto del mondo.

Come affermano i relatori in uno degli emendamenti presentati, e a tale riguardo desidero ringraziare anche la relatrice ombra, onorevole Herczog, per il lavoro svolto, è nostra volontà garantire un accesso equo e trasparente alle norme europee a tutti gli operatori del mercato dell’Unione europea. Questo è il punto focale su cui è incentrata l’intera proposta.

 
  
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  Edit Herczog , a nome del gruppo PSE.(HU) Signora Presidente, potremmo costituire sin da ora un club di quelli che trascorrono le serate in Parlamento. E’ interessante notare che i temi sollevati qui sono sempre quelli che sono stati seguiti dagli stessi deputati ogni sera.

A mia volta desidero congratularmi con l’onorevole Pleštinská per la sua prima relazione. Al pari dell’onorevole Harbour, anch’io spero che elabori un numero molto cospicuo di relazioni nei prossimi tre anni durante i quali saremo entrambe membri di quest’Assemblea. Desidero ringraziarla per il clima estremamente rilassato che è riuscita a instaurare sia in sede di commissione per il mercato interno sia nel corso degli incontri e delle consultazioni con il Consiglio, il che ci ha permesso di pervenire a un accordo. Il clima in cui si è lavorato ci ha consentito di giungere a un consenso su ogni punto in seguito alla prima lettura, e l’auspicio è che ognuno di noi sostenga gli emendamenti proposti.

Desidero fare un’altra breve osservazione. L’onorevole Harbour ha affermato che i nuovi Stati membri si trovano in cima all’elenco dei paesi che hanno recepito il diritto in materia di mercato interno. A questo punto è d’uopo ricordare il lavoro svolto dal Commissario Verheugen al riguardo, perché senza di lui non saremmo mai stati in grado di ottenere un esito così positivo; all’epoca il Commissario era competente per l’allargamento del mercato interno.

Per tornare alla relazione, ritengo che il risultato più importante che abbiamo registrato sia l’avvio di questo finanziamento europeo, che ci offre più strumenti per garantire un funzionamento rafforzato del mercato interno e una concorrenza trasparente per ogni operatore di mercato e parte interessata. Siamo altresì riusciti a conseguire questo risultato senza creare un’eccessiva burocrazia o, Dio ce ne scampi, una nuova istituzione, soluzione che siamo così inclini a scegliere. Personalmente sono favorevole al tentativo di aumentare l’efficienza dell’attività degli organismi esistenti che già operano con efficacia e di metterla a disposizione di tutti, impiegando un volume di risorse relativamente contenuto.

La normativa che sta per essere adottata garantisce pari opportunità alle imprese per quanto attiene all’assegnazione di sovvenzioni comunitarie e alla gestione dei fondi pubblici, assicura inoltre una procedura aperta e trasparente, evitando una burocrazia inutile – aspetto che, lo ribadisco ancora una volta, è estremamente importante in vista dell’adozione di un programma su una regolamentazione migliore. Per quanto mi riguarda, ritengo che questo sia il risultato più eclatante conseguito dalla presente proposta di emendamento.

E’ assolutamente necessario sottolineare che l’adeguato sostegno comunitario a favore della normazione non è una spesa, ma un vero e proprio investimento. E’ un investimento nell’ottica di un funzionamento migliore del mercato interno, del rafforzamento della competitività europea, ai fini dell’informazione, della protezione e della maggiore sicurezza dei consumatori che usano prodotti e servizi standard, e in vista di migliorare la situazione e le opportunità di mercato delle piccole e medie imprese, anche se, e mi dichiaro perfettamente d’accordo con il Commissario su ciò, questa legislazione non intende sostenere i piccoli imprenditori a livello individuale.

Desidero esprimere ancora una volta la mia gratitudine per la cooperazione offerta da tutti coloro con cui ho avuto la possibilità di collaborare riguardo a questo atto legislativo legge, e il mio auspicio è che si riesca a elaborarne molti altri come il presente, e che REACH in particolare segua lo stesso esempio.

 
  
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  Alexander Lambsdorff, a nome del gruppo ALDE.(DE) Signora Presidente, signor Commissario, onorevoli colleghi, dalla metà degli anni ’80 la normazione europea ha reso possibile conseguire la libera circolazione dei prodotti industriali nell’ambito della Comunità europea, nonché un elevato livello di protezione di consumatori e lavoratori.

La normazione europea integra obiettivi fondamentali della politica comunitaria trovando un punto di accordo tra gli operatori economici e oggi è riuscita ad assicurarsi una collocazione in circa 20 settori industriali. Questo ha notevolmente semplificato la possibilità di rendere prodotti e servizi confrontabili e compatibili nel quadro del mercato interno e pertanto il sostegno finanziario della Commissione e l’inarrestabile sviluppo della normazione europea meritano il nostro appoggio.

Il catalogo dei tre organismi di normazione europea, CEN, CENELEC ed ETSI, conta oggi oltre 15 000 norme e altre specifiche europee. L’attività di normazione è non di rado sfociata in una minuziosa legislazione comunitaria per aree ritenute superflue, d’altro canto nel complesso non è impossibile aggirare la regolamentazione.

Per questo motivo la normazione dovrebbe essere interpretata come parte integrante del continuo sforzo intrapreso al fine di legiferare meglio e, di conseguenza, quale elemento di una politica per la crescita e l’occupazione. Oltre al mercato interno, la normazione europea può essere impiegata a sostegno di un insieme di misure politiche comunitarie volte a rafforzare la competitività delle imprese europee.

Questo approccio riguarda in particolare i campi della politica commerciale, dei trasporti, dell’ambiente e della sicurezza dei documenti di viaggio. Per quanto attiene al settore della ricerca e dello sviluppo tecnologico, occorrono chiare norme comuni quali fonte di know-how tecnico e come strumento di mercato. Come nel caso dei sistemi GSM e GALILEO, già citati da alcuni colleghi deputati, è quindi possibile creare un linguaggio commerciale comune.

Nonostante questa valutazione positiva, la normazione europea e il suo quadro istituzionale devono essere migliorati e rafforzati. Le disposizioni del nuovo regolamento finanziario richiedono l’introduzione di una base giuridica precisa, esauriente e dettagliata per la normazione europea. Ritengo che la proposta di compromesso abbia il giusto potenziale per soddisfare questi criteri. A tutti gli attori coinvolti in questa attività spetta un ringraziamento per la costruttiva collaborazione offerta, in particolare alla relatrice, onorevole Pleštinská.

Raccomanderò al mio gruppo di appoggiare il compromesso raggiunto, e confido nel fatto che si perverrà all’accordo in seno a quest’Aula già in fase di prima lettura. Detto per inciso, credo che dovremmo tenere questa discussione anche a Bruxelles e non solo a Strasburgo.

 
  
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  Zuzana Roithová (PPE-DE).(CS) Signora Presidente, signor Commissario, onorevoli colleghi, l’armonizzazione tecnica non significa solo eliminare le barriere tecniche agli scambi e alla vita quotidiana, ma vuol anche dire garantire ai consumatori un elevato livello di protezione in tutti gli Stati membri. Ad esempio, in seguito all’introduzione nel 1997 della norma europea per i parchi giochi, in Austria la percentuale di bambini feriti è scesa di oltre il 25 per cento. Scopo della presente direttiva non è creare un nuovo ufficio, bensì istituire un quadro giuridico inteso al finanziamento sistematico di organismi ed enti di normazione. Vi sono molte ragioni a favore di un finanziamento adeguato, ma mi limito a citarne una sola. Gli organismi di normazione dei nuovi Stati membri dispongono di bilanci nazionali estremamente ridotti rispetto a quelli di Germania, Francia o del Regno Unito e devono anche farsi carico dei costi per le traduzioni. Questo perché ovunque le norme sono incorporate nella legislazione nazionale, ma per i nuovi Stati membri sono disponibili solo in inglese, tedesco o francese. Le piccole imprese, com’è logico, non hanno risorse sufficienti per procedere a traduzioni che richiedono tempo. Pertanto se è nostra intenzione garantire che tutte le aziende ricorrano a tali preziose norme, queste ultime devono essere reperibili in tutte le lingue ufficiali. Senza dubbio ne converrete che è negli interessi della Comunità europea contribuire finanziariamente al costo delle traduzioni.

Ritengo che la proposta della Commissione sia estremamente valida. La relatrice vi ha inoltre aggiunto alcuni interessanti elementi a favore delle piccole e medie imprese. La relatrice propone anche una serie di misure che rafforzeranno il controllo e la trasparenza per quanto riguarda il nuovo finanziamento. Desidero pertanto ringraziare l’onorevole Pleštinská, della quale apprezzo in particolare la cura e l’attenzione profuse nell’elaborazione della presente relazione. Faccio inoltre presente che l’onorevole deputata ha svolto un importante ruolo nella stesura di una proposta ponderata e lineare che renderà un ottimo servizio ai cittadini europei.

 
  
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  Andreas Schwab (PPE-DE).(DE) Signora Presidente, signor Commissario, onorevoli colleghi, è ormai piuttosto tardi, e coloro che mi hanno preceduto hanno già addotto ottime argomentazioni. Innanzi tutto, desidero quindi unirmi ai ringraziamenti rivolti alla relatrice ed esprimerle le mie sincere congratulazioni per il difficile lavoro svolto. Quale vice coordinatore ritengo che si tratti di un passo importante.

Il voto di domani è il risultato di un trilogo informale inteso a pervenire a un esito positivo in prima lettura in merito al finanziamento della normazione europea. Credo che il compromesso raggiunto dalla relatrice sia degno di tutto rispetto. Tuttavia, in contrapposizione a tutti gli aspetti favorevoli evidenziati qui dai vari colleghi, mi permetto di sollevare una critica, un’obiezione.

Non di rado, l’esperienza ha dimostrato che l’economia, che è il principale beneficiario dell’armonizzazione nel mercato interno dell’UE, risente di queste norme e senza alcuna ombra di dubbio ne ha urgente necessità, ed è per tale motivo che noi europarlamentari dobbiamo appoggiare questo processo. D’altro canto, l’esperienza maturata ci ha anche insegnato che molti cittadini, e vari sindaci o altri attori economici, non interpretano tali regole nel modo in cui erano state formulate. Ve ne sono alcune, come la prenorma sulla prevenzione dei reati mediante pianificazione urbana e progettazione di edifici, cui numerosi sindaci si oppongono, e non sempre senza ragione, a mio avviso.

E’ per questo motivo che ho accolto positivamente la proposta iniziale della relatrice riguardo a costi di normazione maggiormente orientati verso gli oneri effettivamente sopportati. A causa della passata esperienza, tuttavia, la proposta non ha potuto trovare collocazione nell’accordo con il Consiglio e la Commissione. Nondimeno, ritengo che sarebbe del tutto opportuno se noi deputati di quest’Assemblea garantissimo che la normazione riceva effettiva legittimità parlamentare, laddove c’è un interesse del pubblico, e possa essere conseguita anche attraverso l’autoamministrazione, qualora siano coinvolti solo soggetti economici. Al riguardo, auspico che si registrino progressi in questo senso anche nel quadro della strategia per il mercato interno, tema con cui non solo la Commissione, ma senza dubbio anche il Parlamento si dovrà confrontare nei mesi a venire.

 
  
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  Milan Gal’a (PPE-DE).(SK) Desidero ringraziare la collega della Slovacchia, l’onorevole Pleštinská, per il risultato ottenuto con l’accurata elaborazione della presente relazione. La normazione europea ha un importante ruolo da svolgere per quanto riguarda l’eliminazione delle barriere tecniche agli scambi, contribuendo in questo modo a promuovere lo sviluppo del mercato unico europeo. Le norme tecniche sostituiscono le minuziose disposizioni legislative e snelliscono le regole, il che, in fin dei conti, rafforza la competitività dell’intera economia europea. Definire requisiti fondamentali obbligatori garantirà inoltre un elevato livello di protezione dei consumatori, della salute, nonché dell’ambiente.

La normazione è imprescindibile in settori quali l’assistenza sanitaria, i trasporti, le telecomunicazioni o l’ingegneria elettrotecnica. Per quanto riguarda l’assistenza sanitaria, ad esempio, sono in circolazione circa 10 000 dispositivi medici diversi, e in questo campo le norme europee assumono un peso rilevante sotto il profilo della regolamentazione. Se da un lato definiscono in modo esauriente i requisiti necessari per garantire al paziente un alto grado di sicurezza, dall’altro stimolano l’innovazione. Oltre l’80 per cento delle imprese attive in questo comparto è costituito da PMI, motivo per cui apprezziamo lo sforzo della relatrice di assicurare un accesso equo alle norme europee a questo gruppo di soggetti economici.

Dal 1985, data cui risale l’adozione del “nuovo approccio” alle norme europee, sono state formulate oltre 15 000 norme. Tuttavia, l’Unione europea contribuisce solo in minima parte al finanziamento complessivo dell’attività di normazione europea, anche se da studi condotti è emerso che i vantaggi per l’economia superano di gran lunga i costi. Per questo è importante che l’UE contribuisca con una quota rilevante al finanziamento dell’intero sistema non limitandosi ai confini dell’Unione, ma guardando anche a un livello internazionale.

 
  
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  Árpád Duka-Zólyomi (PPE-DE).(SK) Come riportato nella nuova strategia di Lisbona, le norme comunitarie sono le colonne su cui poggia una comprensione uniforme e l’applicazione della normazione tecnica fornisce strumenti essenziali per creare e sostenere le condizioni adatte per l’attuazione delle politiche, garantendo in questo modo la competitività e uno sviluppo sostenibile costante della Comunità.

La normazione tecnica può essere considerata un elemento vincolante per lo sviluppo in molti campi, quali la ricerca, l’industria, l’economia e l’assistenza sanitaria, e soprattutto una componente cui ricorrere nell’interesse di tutti, dal momento che è utile per ognuno di noi, anche se non è subito visibile. Capiamo l’importanza che le norme rivestono solo quando qualcosa non funziona a dovere. Ricordo quale processo hanno messo in moto i nuovi Stati membri che hanno dovuto di recente riorganizzare i rispettivi sistemi tecnici. In Slovacchia questo ha significato riesaminare oltre 25 000 norme tecniche, eliminarne quasi la metà e incorporare 15 000 norme nazionali in quelle rimaste, il che ha richiesto nel complesso un investimento cospicuo. Dobbiamo sottolineare l’enorme contributo offerto dall’istituto di normazione slovacco, ente di fama internazionale e di lunga tradizione.

Oggi affrontiamo l’impegnativo compito di migliorare il finanziamento della normazione europea a sostegno della competitività dell’industria europea in particolare, e delle politica comunitaria sul versante della concorrenza globale. Per questo motivo la presente decisione è oltremodo importante; per costruire, coordinare e affinare ulteriormente un meccanismo complesso e ampio di norme tecniche che funzioni in modo dinamico occorre un sostegno finanziario definito, ragionevole e adeguato.

A conclusione dell’intervento desidero richiamare l’attenzione sugli sforzi encomiabili e costruttivi dell’onorevole Pleštinská, che è riuscita brillantemente a mettere tutti d’accordo su questo tema di cruciale importanza.

 
  
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  Günter Verheugen, Vicepresidente della Commissione.(DE) Signora Presidente, onorevoli deputati, desidero esprimere un particolare ringraziamento per lo spirito estremamente costruttivo che ha caratterizzato il dibattito e per il consenso che ne è scaturito.

E’ un aspetto molto importante, in quanto la normazione tecnica è qualcosa che, fatto sorprendente, non di rado il pubblico europeo valuta in modo errato. Tutti abbiamo visto come certe norme siano state indicate nel dibattito politico pubblico quali esempi bizzarri di una “regolamentazione europea eccessiva”. Questa sera è stato non a torto sottolineato che i cittadini europei si stupirebbero non poco se questo strumento non esistesse, dal momento che le nostre esistenze quotidiane non potrebbero più funzionare senza di esso, e lo stesso dicasi per la maggior parte dei settori economici. E’ uno strumento profondamente moderno e, da un punto di vista giuridico, caratterizzato da elevata flessibilità, da prediligere rispetto ad altri. In effetti – e qui mi riferisco a un’osservazione sollevata dal relatore della commissione per i bilanci, che non condivido affatto peraltro – occorre chiedersi se nella legislazione sia sempre indispensabile ricorrere subito alle armi pesanti, in altre parole, alle leggi, ogniqualvolta vogliamo disciplinare qualcosa, o se non sia opportuno lasciare che la responsabilità delle norme tecniche incomba su coloro che ne hanno bisogno, e limitarsi a formulare un orientamento politico che confermi solo che una regola è necessaria, soluzione, questa, che forse terrebbe in maggiore considerazione il diritto alla libertà della nostra società.

Desidero inoltre ribadire dinanzi a quest’Aula questa sera la mia precisa intenzione politica di usare l’esperienza maturata negli ultimi 20 anni con il “nuovo approccio” per estendere questo moderno strumento della legislazione europea ad altri campi del mercato interno, nonché di altre politiche.

(Applausi)

 
  
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  Presidente. – La discussione è chiusa.

La votazione si svolgerà mercoledì, alle 11.30.

 

19. Nomina di un membro del comitato direttivo della Banca centrale europea (discussione)
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  Presidente. – L’ordine del giorno reca la relazione (A6-0136/2006), dell’onorevole Berès a nome della commissione per i problemi economici e monetari, sulla nomina di un membro del comitato direttivo della Banca centrale europea [C6-0071/2006 – 2006/0801(CNS)].

 
  
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  Pervenche Berès (PSE), relatore. – (FR) Signora Presidente, signor Commissario, onorevoli colleghi, il Parlamento europeo attribuisce moltissima importanza alla questione del controllo democratico della Banca centrale europea. A nome di tutti i membri della commissione per i problemi economici e monetari, immagino, ma anche a nome del Commissario, vorrei, se possibile, semplicemente esprimere il mio disappunto per la tarda ora in cui si svolge questo dibattito. Se vogliamo che la questione del dialogo monetario venga presa sul serio, riteniamo che una decisione importante come quella della sostituzione di un membro del Comitato esecutivo non vada presa a così tarda ora, tanto più che noi oggi siamo chiamati a definire la nostra posizione sulla questione deferitaci dal Consiglio in merito all’ultima sostituzione di un membro che ha fatto parte del Comitato esecutivo della Banca centrale fin dall’inizio e dell’ultima nomina che verrà effettuata prima del 2010. Si tratta dunque di una nomina importante per quanto riguarda il contenuto della politica monetaria.

In veste di relatrice della commissione per i problemi economici e monetari, devo far presente all’Assemblea che, a seguito di una votazione tenutasi in seno al Consiglio ECOFIN, si è dovuto procedere a una votazione di maggioranza affinché il candidato proposto da tale organo ricevesse il sostegno del Parlamento. Nel corso di tale procedura di consultazione, è emerso che il profilo del candidato possiede, come richiesto, la levatura e l’esperienza professionale necessarie nel settore monetario o bancario. I termini stabiliti dal Trattato sono questi e il candidato che ci è stato proposto soddisfa indubbiamente tali criteri.

A dire il vero, il lavoro della commissione per i problemi economici e monetari è stato in realtà stimolato da una certa preoccupazione per le circostanze in cui si è svolto il dibattito in seno al Consiglio. In un momento in cui tutti riconoscono che la politica monetaria è una politica indipendente, in cui il potere politico non ha molto da dire e in cui praticamente tutti i membri dell’Eurogruppo e dell’ECOFIN hanno criticato il rialzo dei tassi d’interesse praticato dalla politica monetaria, questa nomina non è stata oggetto di alcun tipo di dibattito. Ecco perché, oltre a valutare questa candidatura, abbiamo inviato una lettera al Presidente dell’ECOFIN, Karl-Heinz Grasser, di cui vorrei evidenziare i punti principali in quest’Aula.

Abbiamo esaminato la procedura di selezione dei membri del Comitato esecutivo e interpelliamo dunque il Consiglio su due aspetti di tale procedura. Il primo riguarda il sistema di rotazione dei membri sulla base della nazionalità. Da parte mia, capisco la necessità che le principali economie della zona euro siano rappresentate in seno al Comitato esecutivo, ma non tutti i membri della commissione per i problemi economici e monetari sono dello stesso parere. In ogni caso, la questione delle modalità con cui i membri della zona euro sono rappresentati all’interno del Comitato esecutivo è stata sollevata dai membri della commissione per i problemi economici e monetari, mentre, dal canto suo, quella delle dimensioni del Comitato esecutivo non è stata menzionata.

In secondo luogo, anche la necessità di diversificare la provenienza dei membri del Comitato esecutivo ha suscitato la preoccupazione della nostra commissione; abbiamo infatti pensato che forse il Comitato esecutivo della Banca centrale dovrebbe essere composto da persone di provenienza diversa in modo tale che, qualora sussistano rischi per la politica monetaria dell’intera zona euro, sia possibile esprimere tutti i vari punti di vista.

La nostra commissione ha ritenuto che, nel lungo periodo, il Consiglio dovrà poter tenere un dibattito vero, aperto e contraddistinto da linee guida, sul profilo che dovrà essere proposto dallo Stato membro, che avrà la possibilità di designare un membro rispettando la diversità dei paesi membri della zona euro. Riteniamo che il Parlamento europeo debba avere il diritto a un voto d’approvazione della nomina, come avviene per i membri della Commissione.

Questo è lo spirito in cui abbiamo redatto la lettera indirizzata al Presidente dell’ECOFIN. Sono sicura che tutti i membri della commissione per i problemi economici e monetari, sostenuti dall’intera Istituzione, saranno aperti al dialogo con il Consiglio, grazie al quale nel 2010 disporremo di una procedura migliore e del tutto soddisfacente.

 
  
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  Alexander Radwan, a nome del gruppo PPE-DE. – (DE) Signora Presidente, signor Commissario, il Vicepresidente della Deutsche Bundesbank Jürgen Stark, è un candidato convincente per il Comitato esecutivo della Banca centrale europea. Jürgen Stark ha partecipato alla creazione delle condizioni quadro per l’euro come sottosegretario presso il ministero delle Finanze tedesco ed è, per così dire, uno dei padri fondatori dell’euro. Inoltre, un elemento molto positivo emerso dall’audizione è che il candidato è un europeo convinto. Anche questo è un aspetto da sottolineare nella fase attuale.

Jürgen Stark è favorevole alla continuità all’interno della Banca centrale europea e all’obiettivo dell’indipendenza, che è particolarmente importante in un momento in cui i tentativi di imporre alla Banca centrale europea requisiti esterni diventano sempre più frequenti. Il candidato è favorevole a un basso tasso d’inflazione, a una moneta stabile e al Patto di stabilità e di crescita – il che è molto importante in questo preciso momento, in cui gli Stati membri hanno difficoltà a risparmiare.

In vista dell’imminente allargamento della zona euro, la continuità è il fattore principale. A proposito dell’allargamento della zona euro, vorrei dire che il gruppo del Partito popolare europeo (Democratici cristiani) e dei Democratici europei accoglie molto favorevolmente la decisione adottata oggi dal Commissario Almunia in questo contesto.

Si è discusso anche del ruolo del Parlamento. Anche io vorrei assistere a un rafforzamento del Parlamento, e vorrei sottolineare che Jürgen Stark ha esplicitamente dichiarato che per lui il ruolo del Parlamento è molto importante. Mi auguro che, in futuro, agirà in maniera coerente a questa sua affermazione in seno al Comitato esecutivo della BCE, quando il gruppo di esperti esterni del CESR in materia di compensazione e regolamento verrà nuovamente consultato, com’è avvenuto di recente: vedremo se attribuirà davvero al Parlamento la massima priorità. Questa era solo una digressione.

Un atteggiamento che in futuro non si dovrebbe assolutamente riscontrare all’interno del Parlamento, tuttavia, è una disamina delle opinioni di fondo, e per questo dovremmo valutare attentamente il nostro modo di procedere in futuro. Ci occorrono candidati con una buona immagine, con la debita esperienza, come Jürgen Stark. Non dobbiamo decidere a seconda di chi condivide le nostre personali convinzioni politiche e chi no. Il compito del Parlamento non è questo e non seguirei questa linea. Sostengo l’obiettivo di evitare la presenza di feudi nazionali all’interno della Banca centrale europea. Dobbiamo altresì garantire, però, che in seno al Comitato esecutivo della BCE siano parimenti rappresentate sia le grandi sia le piccole economie.

In conclusione, auguro al signor Stark tutto il successo possibile nel suo nuovo incarico, che ci auspichiamo ricoprirà – per il bene dell’euro e dell’Europa –, e spero che riesca anche a ottenere un adeguato, effettivo e importante portafoglio in seno al Consiglio direttivo.

 
  
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  Ieke van den Burg, a nome del gruppo PSE. – (EN) Signora Presidente, i principali ambienti economici riconoscono sempre più la necessità di diversificare i consigli di amministrazione e vigilanza. Percorsi formativi, esperienze di lavoro, età, genere e nazionalità differenti garantiscono una collaborazione più sensibile, attenta e creativa di quella che scaturisce dall’associazione di persone aventi le stesse caratteristiche.

Sostituire un membro della Bundesbank con un altro non lascia intravedere molta diversità e creatività. Se la BCE fosse stata un’impresa operante in un ambiente in rapido cambiamento, l’avrei esortata a tenere conto dell’aspetto della diversità nell’elaborare il profilo di un nuovo membro del Comitato esecutivo. La BCE, però, non è una società e la sua staticità politica viene perpetuata; a quanto sembra, si ritiene che debba rimanere eternamente identica a com’era all’atto della sua creazione.

Non mi esimerò dal criticare questa mancanza di dinamismo nello sviluppo della politica monetaria, ma convengo che questo rimprovero andrebbe rivolto non solo alla BCE, ma anche ai responsabili politici, al Consiglio ECOFIN e ai governi degli Stati membri, che oggigiorno non sembrano ispirarsi granché al coordinamento macroeconomico a livello europeo che integra la loro politica monetaria comune.

Nel dibattito di questa sera, tuttavia, non ci occupiamo delle politiche della BCE e della zona euro in quanto tale, ma della nomina di un nuovo membro della Bundesbank al Comitato esecutivo. Lo stretto mandato della nostra commissione per i problemi economici e monetari è valutare le capacità e le competenze dei candidati designati, a proposito delle quali non abbiamo molto da dire in questo dibattito, poiché il candidato soddisfa i requisiti e ha fornito risposte soddisfacenti durante l’audizione cui l’abbiamo sottoposto.

Il mio gruppo politico, il PSE, è più interessato a discutere la procedura da cui è scaturita questa nomina. In origine avevamo proposto di farlo nella relazione di cui ci occupiamo ora ed eravamo rimasti delusi quando la maggioranza della commissione aveva respinto la nostra istanza. Per questo ci eravamo astenuti nella votazione. Nella riunione dei coordinatori seguita a quella riunione della commissione, abbiamo deciso, di comune accordo, di scrivere una lettera a Karl-Heinz Grasser, convenendo altresì di avviare un dibattito più approfondito sulla procedura di nomina, in particolare sull’aggiornamento e il rafforzamento del ruolo del Parlamento europeo in tali procedure di nomina.

E’ molto importante che il Parlamento europeo contrasti quella che, a mio parere, è una forte tendenza alla rinazionalizzazione e al non coinvolgimento degli Stati membri nella gestione di questi temi. L’oggetto delle nostre critiche è chiaro: è evidente che i grandi Stati membri hanno “posti riservati”. Manca un dibattito sui profili e sui portafogli e, oltre a una mancanza di diversificazione nella provenienza dei candidati, si registra anche l’impossibilità di scegliere. La questione della nomina viene considerata un punto “A” nel dibattito del Consiglio e il ruolo del Parlamento europeo è molto limitato.

Ci auguriamo che, se avremo la possibilità di presentare altre proposte, la Commissione, il Consiglio e la BCE, saranno disposti a discutere con noi una modifica di questa procedura di nomina. Speriamo tuttavia di instaurare un’ottima collaborazione con qualunque candidato proposto dall’onorevole Radwan.

 
  
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  Wolf Klinz, a nome del gruppo ALDE. – (DE) Signora Presidente, signor Commissario, il gruppo dell’Alleanza dei Democratici e dei Liberali per l’Europa accoglie con favore la proposta di nominare il professor Jürgen Stark quale membro del Comitato esecutivo della Banca centrale europea. La relazione presentata dall’onorevole Berès esprime chiaramente questa valutazione positiva e quindi ha il sostegno del nostro gruppo. Jürgen Stark ha fornito convincenti risposte scritte al questionario sottopostogli dalla commissione per i problemi economici e monetari. Nell’audizione svoltasi presso la commissione il 18 aprile, si è dimostrato ancora una volta un ottimo candidato per far parte del Comitato esecutivo della Banca centrale europea.

Il candidato è convincente non solo per la sua integrità personale, ma anche per il suo ampio bagaglio di esperienze e la sua competenza, soprattutto in materia di politica monetaria. Ha svolto un ruolo essenziale nello sviluppo del processo dell’unione monetaria dal 1988 all’introduzione delle banconote e delle monete euro nel 2002. Jürgen Stark figura pertanto tra gli artefici del Patto di stabilità e di crescita, al cui indebolimento si è detto coerentemente e chiaramente contrario.

Noi del gruppo dell’Alleanza dei Democratici e dei Liberali per l’Europa siamo lieti che il signor Stark sia un noto sostenitore dell’indipendenza della Banca centrale europea e attribuisca la massima priorità alla stabilità dei prezzi. Ha espresso la sua incondizionata fiducia nelle pietre miliari dell’unione monetaria e pertanto possiamo stare certi che, come europeo, si impegnerà ad agire a vantaggio di tutti. Il signor Stark, inoltre, ci ha garantito di essere disposto ad instaurare un dialogo aperto con il Parlamento. Noi membri della commissione per i problemi economici e monetari lo prenderemo in parola.

Vorrei concludere con alcune osservazioni critiche, che sono di carattere esclusivamente procedurale e non hanno nulla a che vedere con la qualità della candidatura del professor Stark o con lui personalmente. Benché tutti gli oratori che mi hanno preceduto lo abbiano già rilevato, a mio avviso è piuttosto importante ribadirlo ancora una volta: questa nomina non è frutto di un processo competitivo in cui diversi candidati si contendono la nomina, ma di discussioni politiche da parte del Consiglio. Inoltre, i grandi paesi della zona euro sembrano considerare il Comitato esecutivo della Banca centrale europea come un feudo e ad escludere i rappresentanti degli altri Stati membri fin dall’inizio. Il presidente della commissione per i problemi economici e monetari, onorevole Berès, ha scritto una lettera alla Presidenza austriaca del Consiglio per proporre miglioramenti procedurali, come ha appena affermato. Il gruppo ALDE sostiene espressamente questa proposta.

 
  
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  Othmar Karas (PPE-DE). – (DE) Signora Presidente, signor Commissario, onorevoli colleghi, sono molto riconoscente all’onorevole Klinz per aver tracciato una netta distinzione tra la valutazione del candidato in sé e la procedura; non dobbiamo infatti dare l’impressione che le nostre richieste e le nostre volontà in materia procedurale interferiscano con la nostra valutazione dell’uomo in sé. Oggi valutiamo il candidato in sé e, con Jürgen Stark, il Consiglio ha candidato un uomo forte alla successione di Otmar Issing. Vorrei cogliere l’occasione per ringraziare nuovamente il membro uscente del Comitato esecutivo, Otmar Issing, per il lavoro svolto e la costruttiva cooperazione.

Jürgen Stark rappresenta un forte segnale per il Patto di stabilità e di crescita, per i criteri di Maastricht, per l’indipendenza della BCE, per un euro forte e per la continuità e la prevedibilità – e la continuità e la prevedibilità sono i prerequisiti per la fiducia. Non ci occorre solo una maggiore fiducia nell’Unione europea, ma anche una grande fiducia nell’indipendenza della BCE e nell’euro come moneta forte. Per questo chiedo a tutti i miei colleghi di dimostrare domani la grande fiducia che nutriamo in Jürgen Stark.

Vorrei inoltre chiedere di evitare di sacrificare questi fatti, evidenziati anche nella relazione – europeo convinto, esperto competente, paladino del valore dell’indipendenza, difensore dell’importanza prioritaria della stabilità dei prezzi, strenuo assertore della politica monetaria, apertura nei confronti dei diritti del Parlamento e impegno a intensificare il dialogo tra le due Istituzioni – alla ristrettezza di vedute della politica di partito, poiché questo atteggiamento non trova posto né nell’Unione europea né in seno alla Banca centrale europea.

 
  
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  Presidente. – La discussione è chiusa.

La votazione si svolgerà mercoledì, alle 11.30.

 

20. Finanze pubbliche nell’Unione economica e monetaria (discussione)
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  Presidente. – L’ordine del giorno reca la relazione (A6-0162/2006), presentata dall’onorevole Rosati a nome della commissione per i problemi economici e monetari, sulle finanze pubbliche nell’Unione economica e monetaria (UEM) [2005/2166(INI)].

 
  
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  Dariusz Rosati (PSE), relatore. – (PL) Signora Presidente, lo stato delle finanze pubbliche influisce concretamente sul tasso di crescita economica, sull’occupazione e sulla stabilità macroeconomica. Esso costituisce inoltre un importante indicatore della salute della valuta comune europea. Per questo motivo nel Trattato sull’Unione europea si afferma chiaramente che le Istituzioni dell’Unione – e fra queste il Parlamento europeo – seguono con interesse l’evoluzione delle finanze pubbliche degli Stati membri. Nell’esercizio dei poteri conferitigli dal Trattato, il Parlamento europeo ha esaminato, ancora una volta, lo stato delle finanze pubbliche nell’Unione europea e adotterà una relazione in materia.

La relazione di quest’anno conclude essenzialmente che le finanze pubbliche della maggior parte degli Stati membri sono ancora caratterizzate da squilibri, e che la situazione non è migliorata sensibilmente rispetto all’anno scorso. Di conseguenza, si rende necessaria un’azione costante volta a migliorare la politica fiscale. Nel 2005 si è registrato un aumento del disavanzo complessivo dei 25 Stati membri dell’Unione europea, che ha raggiunto il 2,7 per cento del PIL. Nella zona euro è passato al 2,9 per cento del PIL. In effetti, negli ultimi anni il debito pubblico è cresciuto sistematicamente in rapporto al PIL, e già alla fine del 2005 ha superato il 70 per cento nella zona euro. Dal 2003, il disavanzo di 11 Stati membri dell’Unione europea ha superato il 3 per cento del PIL, e 10 Stati membri sono stati oggetto della procedura per disavanzo eccessivo. Tra i paesi che hanno infranto le norme relative alla disciplina di bilancio si annoverano quattro delle maggiori economie dell’Unione europea, ossia Germania, Francia, Regno Unito e Italia, ed è questo l’elemento più preoccupante.

Da questa situazione risulta evidente che alcuni Stati membri hanno gravi difficoltà a riassestare le finanze pubbliche. Mancano la volontà politica e la determinazione per attuare i cambiamenti necessari. Questo stato di cose inoltre dimostra che i meccanismi correttivi e preventivi del Patto di stabilità e di crescita finora non si sono rivelati molto efficaci. Uno dei motivi principali di questa difficile situazione di bilancio è stato la persistenza di un basso tasso di crescita economica in Europa. La mancata attuazione delle riforme strutturali indispensabili, la crescente concorrenza internazionale, l’incertezza delle prospettive occupazionali e della domanda futura hanno fatto sì che, ormai da qualche anno, lo sviluppo del continente europeo sia più lento di quello registrato in altre parti del mondo.

Le politiche che sono state attuate finora non sono riuscite a cambiare questo stato di cose. La combinazione di una politica fiscale espansiva e di una politica monetaria restrittiva si è rivelata un fallimento e ha rallentato la crescita economica. La situazione è resa ancora peggiore dallo scarso coordinamento della politica fiscale che ha caratterizzato la zona euro. Tale coordinamento è vitale per accrescere l’efficacia della politica economica e mantenere la fiducia nella valuta comune; di conseguenza si rendono necessarie riforme fiscali armonizzate e misure che consentano di evitare squilibri di bilancio. Una delle cause della tendenza alla stagnazione in Europa è da ricercarsi nella carenza di riforme strutturali osservata in molti Stati membri, e soprattutto nella mancanza di iniziative volte ad aumentare la flessibilità del mercato del lavoro, a promuovere l’attività professionale, a rimuovere le barriere dal mercato dei servizi, a favorire l’innovazione e a sostenere l’imprenditorialità. In tale contesto, gli scarsi progressi registrati nell’attuazione della strategia di Lisbona costituiscono fonte di particolare preoccupazione.

Signora Presidente, nella relazione proponiamo una serie di misure per migliorare lo stato delle finanze pubbliche. Prima di tutto è necessario rispettare scrupolosamente e rigorosamente la normativa fiscale contenuta nella versione modificata del Patto di stabilità e di crescita, per consentire al Patto di recuperare credibilità e rafforzare il proprio ruolo disciplinare. Auspichiamo una riforma strutturale più rapida, e in particolare una decisa attuazione della strategia di Lisbona. Proponiamo inoltre misure volte a snellire le procedure fiscali, a rafforzare il coordinamento e a migliorare l’efficacia della politica fiscale. Chiediamo alla Commissione europea di valutare i probabili effetti di un maggior coordinamento della politica fiscale sulla crescita economica dell’Unione europea.

Raccomandiamo misure che migliorino la qualità delle statistiche fiscali, l’introduzione di norme trasparenti per la valutazione delle sopravvenienze e dei futuri impegni per le pensioni, l’analisi del ciclo economico al momento di elaborare previsioni sul disavanzo di bilancio e l’estensione a due anni dell’arco temporale delle previsioni di bilancio. Come base per l’elaborazione dei bilanci dei singoli Stati membri proponiamo di accettare un’unica serie di ipotesi macroeconomiche che potrebbero essere fornite dalla Commissione europea. Infine, raccomandiamo di adottare misure che stimolino gli Stati membri ad attuare la riforma fiscale, come per esempio la pubblicazione di relazioni sui pericoli che si associano al mancato equilibrio delle finanze pubbliche.

Le misure che abbiamo ricordato sono necessarie affinché le politiche fiscali e di bilancio possano contribuire a una più rapida crescita economica e a una maggior occupazione nell’Unione europea. Il Parlamento europeo dovrà inviare un segnale politico chiaro e privo di ambiguità al riguardo. Per questo motivo, onorevoli colleghi, vi chiedo di approvare questa relazione.

 
  
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  Joaquín Almunia, Membro della Commissione. – (ES) Signora Presidente, prima di tutto vorrei ringraziare l’onorevole Rosati per la sua eccellente relazione, e la commissione per i problemi economici e monetari per aver adottato l’iniziativa di riflettere sulla situazione delle finanze pubbliche nell’Unione economica e monetaria. Entrambi hanno così arricchito questo dibattito, estremamente necessario, sul modo di condurre la politica economica – e soprattutto le politiche di bilancio – per favorire la crescita economica e l’occupazione, obiettivi che noi tutti condividiamo.

Comincerò il mio breve intervento con due osservazioni che distinguono la mia posizione dalle dichiarazioni contenute nella relazione dell’onorevole Rosati, probabilmente perché è trascorso un certo tempo e si sono prodotti alcuni effetti positivi. Dall’anno scorso, quando la Commissione ha stilato la propria relazione sulle finanze pubbliche – le cui cifre sono alla base della relazione Rosati – abbiamo ricevuto nuove informazioni, sia sulla crescita economica che sulla situazione dei bilanci o del disavanzo pubblico dei paesi dell’Unione europea, che offrono prospettive migliori. Vorrei discutere questo punto brevemente.

L’8 maggio ho avuto occasione di presentare le previsioni economiche di primavera della Commissione e ho potuto dichiarare pubblicamente che, a nostro avviso, secondo le analisi della Commissione, nel 2006 la crescita – sia nella zona euro che in tutta l’Unione europea – si avvicinerà alla nostra crescita potenziale: nella zona euro supererà il 2 per cento – per essere più precisi raggiungerà il 2,1 per cento – rispetto all’1,3 per cento del 2005, e in tutta l’Unione europea sarà pari al 2,3 per cento, ossia decisamente superiore al tasso di crescita registrato nel 2005.

Perciò stiamo entrando in una fase di ripresa assai più evidente di quanto potessimo prevedere quando la Commissione ha presentato la relazione sulle finanze pubbliche del 2005, e ciò rappresenta un segnale positivo. Mi affretto però ad aggiungere che questo non basta, perché crescere al ritmo del nostro attuale potenziale di crescita non è sufficiente a soddisfare le esigenze dei cittadini né, soprattutto, a creare un numero adeguato di posti di lavoro tale da ridurre, sensibilmente e palesemente, i tassi di disoccupazione che sono ancora superiori all’8 per cento.

Dobbiamo rafforzare il nostro potenziale di crescita – e su questo punto condivido le idee espresse nella relazione Rosati; dobbiamo proseguire il nostro cammino lungo la strada segnata dalla versione riveduta della strategia di Lisbona; dobbiamo continuare ad attuare i piani nazionali di riforma nell’ambito di tale strategia; dobbiamo portare avanti la riforma dei mercati dei prodotti, dei servizi e del lavoro; dobbiamo correggere gli squilibri di bilancio ovunque si manifestino, rendere più sostenibili le nostre finanze pubbliche e, naturalmente, migliorare la qualità della spesa pubblica; in particolare dobbiamo impegnarci maggiormente in tutte le politiche dirette alla qualificazione delle risorse umane, alla ricerca e allo sviluppo, all’innovazione e, in generale, all’istruzione.

La seconda osservazione che vorrei fare riguarda il tema specifico del disavanzo pubblico. Nella relazione si osserva che la situazione è peggiorata nel 2005, e si attribuisce tale sviluppo all’applicazione non corretta del Patto di stabilità e di crescita. Le cifre finali del 2005 smentiscono tale affermazione; il disavanzo pubblico nel 2005, sia nella zona euro che nell’intera Unione europea, si è attestato a un livello decisamente inferiore a quello che avevamo previsto alcuni mesi fa, collocandosi al 2,3 per cento nell’intera Unione europea e al 2,4 per cento nella zona euro, e registrando quindi percentuali inferiori alle previsioni effettuate allorché la Commissione ha pubblicato la sua relazione sulle finanze pubbliche per il 2005. Secondo le nostre previsioni per il 2006 e il 2007, questa situazione è destinata a perdurare e, se gli Stati membri adotteranno ulteriori misure, potremo osservare un sensibile miglioramento.

A mio avviso, non si può parlare di applicazione non corretta del nuovo Patto di stabilità e di crescita, ma piuttosto di una riuscita applicazione del nuovo Patto di stabilità e di crescita per correggere i disavanzi eccessivi; in sette paesi si sono registrati disavanzi eccessivi – superiori al 3 per cento – alla fine del 2005, mentre dodici paesi sono attualmente oggetto della procedura per disavanzo eccessivo, che probabilmente verrà tuttavia sospesa quando i miglioramenti del disavanzo pubblico verranno confermati. I programmi di stabilità e convergenza, che sono stati approvati per la prima volta secondo gli orientamenti e i parametri del nuovo Patto, indicano un evidente miglioramento in termini qualitativi nelle strategie di bilancio di medio periodo degli Stati membri, con maggiore attenzione alla sostenibilità e maggiori sforzi per migliorare la qualità delle finanze pubbliche e per collegare le politiche di bilancio e quelle fiscali alle strategie per la crescita incluse nella strategia di Lisbona e nei piani nazionali di crescita.

A parte queste due osservazioni, c’è una significativa e generale convergenza fra le proposte e le affermazioni contenute nella relazione Rosati e le opinioni e i criteri della Commissione. Siamo d’accordo sulla necessità di evitare le politiche procicliche, sulla necessità di riorientare la spesa pubblica verso l’accumulazione di capitale fisico, umano e tecnologico, e sulla necessità di garantire maggiore uniformità tra le procedure di bilancio degli Stati membri, soprattutto nella zona euro, e ovviamente concordiamo sulla necessità di rispondere con urgenza alla sfida posta dall’invecchiamento della società.

Adesso che siamo agli inizi della ripresa economica, adesso che abbiamo definito la strategia di Lisbona, adesso che i 25 Stati membri hanno definito le proprie priorità per le riforme strutturali orientate alla crescita e all’occupazione, credo – e a questo proposito condivido l’opinione della relazione in esame – che abbiamo un’opportunità unica per concludere un periodo di bassa crescita, pessimismo economico e mancanza di fiducia tra gli operatori economici. Abbiamo un’opportunità unica a nostra disposizione: usare le Istituzioni europee e la dimensione europea per soddisfare le richieste e le aspirazioni dei cittadini.

 
  
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  Karsten Friedrich Hoppenstedt, a nome del gruppo PPE-DE. – (DE) Signora Presidente, vorrei cominciare porgendo i miei più sinceri ringraziamenti al relatore, onorevole Rosati, il quale, insieme ai relatori ombra e agli altri, si è adoperato per elaborare una relazione su cui si coagulasse il consenso generale. Questa proposta di risoluzione ha ottenuto l’approvazione della stragrande maggioranza – per non dire l’unanime sostegno – della commissione per i problemi economici e monetari, e naturalmente è stata appoggiata dal gruppo PPE-DE.

Ovviamente valuteremo gli emendamenti che sono stati presentati con spirito critico, e sono quindi molto grato al Commissario per aver criticato, a sua volta, due o tre aspetti di tali emendamenti.

La salute delle finanze pubbliche rappresenta l’aspetto più importante dell’Unione economica e monetaria e non solo; soltanto la solidità delle finanze pubbliche può contribuire a un duraturo sviluppo economico in Europa. Purtroppo, quest’idea non è popolare fra tutti i governi europei, cui spesso manca la volontà politica per attuare riforme di bilancio. Essi devono rispettare i criteri fissati dal Patto di stabilità e di crescita, piuttosto che cercare ripetutamente di aggirarli.

Nel 1997 – molti di noi erano presenti in quell’occasione – essi furono definiti “criteri di stabilità”, giacché conferiscono stabilità allo spazio finanziario e all’economia europea. I governi europei quindi non devono considerare tali criteri una sciagura o un ostacolo al loro sviluppo, ma un fattore di stabilità per un’economia sana.

Squilibri di bilancio cospicui hanno un effetto avverso sullo sviluppo economico. In effetti, come abbiamo appena sentito, ci sono stati alcuni cambiamenti al riguardo. Gli aumenti di questi disavanzi non fanno che perpetuare questa spirale perversa ed è quindi vitale arrestarli. Naturalmente dobbiamo aumentare la spesa nei settori giusti – nell’innovazione e in quelle attività di sviluppo che offrano un futuro promettente. Tutto ciò non modifica in alcun modo il fatto che ci sono ancora spese che devono essere incluse nei calcoli macroeconomici.

A questo proposito, auspico l’indipendenza della Banca centrale europea – una questione che altri hanno già chiarito quest’oggi – per ciò che riguarda la sua politica dei tassi di interesse, che deve continuare a perseguire la stabilità dei prezzi come obiettivo primario.

L’ammortamento nel caso di spese speciali per l’innovazione – come per la contabilità aziendale – di cui si sono fatti promotori alcuni dei miei colleghi, favorirebbe l’ulteriore indebitamento e indebolirebbe pericolosamente l’economia europea nel lungo periodo.

Negli attuali paesi della zona euro è necessaria una politica di equilibrio delle finanze pubbliche a lungo termine, che dovrà anche diventare un requisito indispensabile per tutte le future adesioni alla zona euro. A tale scopo, tuttavia, non occorre creare nuove autorità nazionali per il controllo delle finanze pubbliche – come si afferma negli emendamenti – poiché queste non farebbero che aumentare la burocrazia e porterebbero a un sistema eterogeneo nella zona della moneta unica.

Il Patto di stabilità e di crescita e la politica monetaria della Banca centrale europea offrono un quadro soddisfacente e affidabile: basta rispettarlo.

 
  
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  Ieke van den Burg, a nome del gruppo PSE. – (NL) Signora Presidente, per cominciare risponderò al Commissario Almunia e a ciò che ha detto in merito al contenuto del paragrafo 8 della relazione, sull’applicazione non corretta del Patto di stabilità e di crescita. Sono d’accordo con lui: neanche noi abbiamo sostenuto che si sarebbe trattato di applicazione non corretta. Per questo motivo abbiamo presentato un emendamento, al fine di correggere tale formulazione. Chiedo dunque agli altri gruppi di esaminare la questione. Il nostro emendamento n. 7, in effetti, cerca di rimuovere completamente dal testo questa espressione.

Per quanto riguarda le statistiche e le previsioni, il fatto che lei affermi che il contenuto della relazione del 2005 sarebbe ormai superato dimostra ancora una volta la relatività di tali previsioni e statistiche. Vorrei anche ribadire questo punto alla luce delle sue affermazioni odierne sulla Lituania, uno Stato membro che desidera aderire alla zona euro, e riguardo al quale si possono in effetti fare alcune osservazioni se si prendono in considerazione le cifre. In realtà soltanto una cifra è davvero significativa, quella dell’inflazione, mentre molti Stati membri invidierebbero questo paese per i suoi successi in altri settori della finanza pubblica. Lo dico soltanto per dimostrare la relatività delle cifre.

A nostro avviso, le raccomandazioni che vengono rivolte all’Eurogruppo, nel tentativo di migliorare le procedure, rappresentano un altro importante elemento di questa relazione. Siamo ormai in una fase avanzata – nel contesto della strategia di Lisbona – per ciò che riguarda la cooperazione con i parlamenti nazionali e l’individuazione del metodo più opportuno per snellire alcune procedure di finanza pubblica degli Stati membri, sia in termini di tempo che in termini di ipotesi sull’evoluzione dei prezzi del petrolio e di altri parametri che sono importanti per la pianificazione delle politiche. Credo che in questo settore vi sia ampio spazio di manovra, per garantire una maggiore prevedibilità e un più alto grado di comparazione nel contesto europeo.

Ancora una volta desidero sottoporre queste raccomandazioni all’attenzione del Commissario, ma ritengo altresì necessario sottoporle all’attenzione del presidente dell’Eurogruppo Juncker, per garantire progressi significativi anche in questo campo. Mi sembra cruciale segnalarlo in questa relazione.

Lo stesso vale per la qualità delle statistiche, un’altra questione importante che abbiamo sollevato diverse volte; vorremmo offrire il nostro sostegno al Commissario e ai suoi sforzi per progredire anche in questo settore.

Per concludere, vorrei richiamare la vostra attenzione sugli ultimi paragrafi della relazione e allo stesso tempo sottolinearne l’importanza.

 
  
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  Margarita Starkevičiūtė, a nome del gruppo ALDE. – (LT) Ringrazio il Commissario per il dato positivo sul miglioramento della situazione economica europea, che oggi costituisce una delle poche buone notizie per la Lituania.

Vorrei comunque parlare della politica delle finanze pubbliche. Secondo i Trattati, tale politica dovrebbe essere elaborata a livello nazionale, ma la stabilità della moneta unica – l’euro – e l’aumento della competitività dell’intera Unione europea dipendono dal successo della sua applicazione. Dobbiamo perciò definire alcuni punti di riferimento nella politica delle finanze pubbliche che contribuirebbero a riconciliare gli interessi degli Stati membri con gli obiettivi della Comunità. E’ opportuno sottolineare che la relazione presentata dall’onorevole Rosati riflette in una certa misura il tentativo di equilibrare entrambi questi punti di vista, e per questo vorrei ringraziare il relatore. Il gruppo ALDE ritiene che le misure di seguito precisate potrebbero garantire un più efficace coordinamento della politica delle finanze pubbliche dell’Unione europea.

In primo luogo, misure di tipo organizzativo – ossia le previsioni dei principali indicatori economici a livello comunitario – che accrescerebbero l’affidabilità delle previsioni finanziarie degli Stati membri. In secondo luogo, preparazione di un calendario coordinato per le procedure di bilancio degli Stati membri dell’Unione europea, preferibilmente per almeno due anni. In terzo luogo, vorremmo che i governi degli Stati membri venissero invitati a stilare rendiconti pubblici e ad assumere impegni trasparenti, dimostrando in tal modo di mirare all’equilibrio fiscale, poiché questo consentirebbe all’opinione pubblica di esercitare un controllo più efficace.

Le misure di tipo economico a cui siamo favorevoli comprendono, prima di tutto, la necessità di definire una politica macroeconomica a livello europeo rivolta verso l’esterno e competitiva. Al riguardo sarebbe auspicabile un maggiore coordinamento nell’ambito del Consiglio ECOFIN. Riteniamo prioritaria anche l’adozione di adeguate iniziative fiscali, che stimolino l’ammodernamento della struttura economica e l’attività dei cittadini. La terza priorità dev’essere l’incentivazione della disciplina fiscale, basata sulle migliori prassi degli Stati membri.

Usiamo raramente questo metodo, ma alcuni paesi hanno effettivamente ottenuto risultati piuttosto buoni risolvendo i problemi gestionali dell’amministrazione fiscale, e la Commissione potrebbe preparare una relazione o un documento che illustri gli esempi migliori invece di rivolgere continue critiche a questo o quel paese.

La quarta misura è di estrema importanza: riteniamo opportuno incoraggiare i risparmi piuttosto che gli investimenti privati, giacché questa rappresenta una delle fondamentali iniziative macroeconomiche.

 
  
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  Ilda Figueiredo, a nome del gruppo GUE/NGL. – (PT) Come si legge nella relazione, e come dimostrano le recenti previsioni economiche di primavera, l’Unione europea continua ad essere interessata da una debole crescita economica e da alti livelli di disoccupazione, e conta più di 70 milioni di persone che vivono in condizioni di povertà e che la Commissione tende a dimenticare. E’ giunto il momento di rivedere il livello di priorità che si continua ad attribuire alle politiche monetariste e neoliberiste della strategia di Lisbona e agli orientamenti della Banca centrale europea.

Per quanto si cerchi di occultare la verità, non si può negare che la politica monetaria e fiscale basata sul Patto di stabilità e di crescita e la priorità attribuita alla stabilità dei prezzi hanno un impatto negativo sulla crescita economica e sulla crescita occupazionale, un fenomeno che è stato particolarmente evidente in Portogallo. Abbiamo quindi bisogno di una politica monetaria e fiscale che stimoli la ripresa economica e contribuisca alla lotta contro la disoccupazione; sarebbe inoltre opportuno revocare il Patto di stabilità e di crescita e sostituirlo con un autentico patto per il progresso e lo sviluppo sociale.

Sottolineiamo la necessità di una politica espansionistica coordinata unitamente dall’Unione europea e dai suoi Stati membri e mirante a rafforzare la domanda interna, gli investimenti pubblici, la ricerca e l’istruzione, i servizi pubblici di alta qualità in settori come la sanità e l’edilizia abitativa – infrastrutture e attrezzature incluse; una simile politica favorisce alti tassi di occupazione tutelata da diritti e garantisce la coesione economica e sociale, nonché un equilibrato sviluppo ambientale.

Queste sono solo alcune delle proposte essenziali che ci consentiranno anche di guadagnarci la fiducia dei cittadini europei, senza la quale continueremo certamente a vivere in quest’atmosfera di pessimismo generata da politiche che non affrontano i problemi attuali dei cittadini dell’Unione europea.

 
  
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  Marek Aleksander Czarnecki (NI).(PL) Signora Presidente, le finanze pubbliche hanno un impatto enorme sulla crescita economica, sulla creazione di nuovi posti di lavoro e sulla stabilità macroeconomica. Nel Trattato di Maastricht si afferma chiaramente la necessità di monitorare attentamente l’andamento delle finanze pubbliche negli Stati membri dell’Unione europea.

Il punto principale e più rilevante della relazione di quest’anno riguarda gli squilibri di bilancio registrati nella maggior parte degli Stati membri. Quattro delle principali economie dell’Unione europea – Francia, Germania, Italia e Regno Unito – sono tra i paesi sottoposti a procedura per disavanzo eccessivo. Le cause principali di questa situazione sono ancora un tasso di crescita economica eccessivamente basso in Europa, nonché la mancata applicazione delle riforme strutturali necessarie per rafforzare le finanze pubbliche in futuro. Il tasso di crescita economica nell’Unione europea è sensibilmente inferiore al suo potenziale, e sensibilmente inferiore a quello di altre potenze economiche mondiali, come gli Stati Uniti, il Giappone, la Cina o l’India. I motivi di questa situazione sono da ricercarsi anche nel basso livello di domanda interna e nell’incertezza per i posti di lavoro, la protezione sociale, i salari e le pensioni.

I costi elevati dell’energia, l’instabilità dei mercati del petrolio e del gas, nonché il costante avanzo delle partite correnti nella maggior parte dei paesi asiatici, hanno minato la fiducia di molte imprese europee. Una politica fiscale poco rigorosa si è dimostrata inefficace e non ha incoraggiato la crescita delle nostre economie. Gli indicatori mostrano livelli crescenti di debito che pongono un problema reale, in tutta l’Unione europea, soprattutto in termini di stabilità di bilancio nel lungo periodo. Nel 2000, i primi tentati