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Procedura : 2006/2005(INI)
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Ciclo del documento : A6-0204/2006

Testi presentati :

A6-0204/2006

Discussioni :

PV 04/07/2006 - 11
CRE 04/07/2006 - 11

Votazioni :

PV 05/07/2006 - 4.5
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Testi approvati :

P6_TA(2006)0301

Discussioni
Martedì 4 luglio 2006 - Strasburgo Edizione GU

11. Potenziare la ricerca e l’innovazione - Investire per la crescita e l’occupazione (discussione)
PV
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  Presidente. – L’ordine del giorno reca la relazione (A6-0204/2006), presentata dall’onorevole Pilar del Castillo Vera a nome della commissione per l’industria, la ricerca e l’energia, sull’attuazione del programma comunitario di Lisbona. Potenziare la ricerca e l’innovazione – Investire per la crescita e l’occupazione [2006/2005(INI)].

 
  
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  Pilar del Castillo Vera (PPE-DE), relatore. – (ES) Signor Presidente, signor Commissario, onorevoli colleghi, la relazione in discussione è strettamente correlata con il tema appena dibattuto.

Fino a ora abbiamo parlato delle conseguenze delle ristrutturazioni, principalmente nel settore industriale, sulle economie europee e in particolare sui lavoratori. La relazione che stiamo per discutere riguarda le misure, gli orientamenti e le politiche che possono incidere positivamente sulla situazione occupazionale dei lavoratori di aziende che chiudono o si trasferiscono.

La relazione che ci accingiamo a discutere riguarda l’elemento fondamentale di ogni possibile soluzione di questo problema, un elemento decisivo per lo sviluppo delle economie europee e dunque per le prospettive di progresso delle società europee: il concetto di innovazione.

Innovazione è la parola chiave: è il concetto che ci può offrire una possibile soluzione alle questioni trattate nel corso della precedente discussione oppure che, al contrario, può allontanarci definitivamente da tale soluzione.

In tale contesto e nella prospettiva più ampia del rilancio dell’agenda di Lisbona, la Commissione ha presentato una relazione che mirava a integrare tutta una serie di decisioni, che sono state adottate dal 2000 fino a qualche tempo fa in materia di innovazione e che propongono varie misure per migliorare l’innovazione nelle economie europee.

Desidero riferirmi a tre aspetti essenziali oggetto della mia relazione. In primo luogo l’istruzione e la formazione, e aggiungerei la forma mentis, perché esiste un problema di fondo che riguarda l’atteggiamento nei confronti dell’innovazione. In secondo luogo l’organizzazione, ai fini di una maggiore efficacia nella realizzazione dell’innovazione e in terzo luogo il finanziamento.

Credo che l’istruzione e la formazione siano fondamentali, come hanno sottolineato alcuni colleghi intervenuti nel precedente dibattito. La formazione lungo tutto l’arco della vita, la formazione flessibile, la formazione che consente di adattarsi alle nuove necessità del mercato sono assolutamente essenziali se vogliamo una società in cui esistano opportunità effettive per tutti, in tutte le fasi di cambiamento.

Inoltre sono convinta che esista un problema fondamentale di mentalità. Una società che ha rinnegato i valori della capacità imprenditoriale, dell’impegno, dell’essere esigenti con se stessi e, in ultima analisi, dell’innovazione – che è legata a tutti questi fattori – non potrà sopravvivere.

In tal senso ritengo, onorevoli colleghi, che dobbiamo essere pienamente consapevoli di ciò che ci troviamo ad affrontare. Alcuni sono dietro di noi, altri hanno accumulato una lunga serie di successi, mentre la società europea, o buona parte di essa, si lecca costantemente le ferite, si lamenta in continuazione, con il risultato paradossale che alla fine sono proprio i più malconci a ritrovarsi nella situazione peggiore.

Per tale ragione è indispensabile promuovere un cambiamento di mentalità, per restituire il posto che meritano a quei valori che hanno fatto delle società europee grandi società che progredivano ed erano all’avanguardia in tutte le attività umane.

Credo, in tutta franchezza, che ciò sia fondamentale, e tra tutti gli aspetti che potremmo dibattere e che sono contenuti in questa e in altre relazioni, oggi vorrei soffermarmi su questa dimensione essenziale: dobbiamo arrivare a un grande accordo, un grande patto, tra Parlamento europeo, Commissione e Consiglio, affinché i valori dell’impegno, dell’essere esigenti con se stessi, dello spirito d’azione, dell’imprenditorialità siano infusi negli europei fin dalla nascita e dall’età della formazione; in caso contrario rimarremo indietro. Il tempo corre anche qui. Se non andiamo avanti, le società europee perderanno terreno e la responsabilità sarà in buona parte nostra.

 
  
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  Günther Verheugen, Vicepresidente della Commissione. – (DE) Signor Presidente, onorevoli deputati, questa discussione si inserisce senza soluzione di continuità nel dibattito che si è appena tenuto sull’industria automobilistica come esempio delle ristrutturazioni.

Abbiamo convenuto che le ristrutturazioni sono un fenomeno che ci accompagna da lungo tempo e continuerà ad accompagnarci. Ho anche avuto la sensazione che la maggior parte degli onorevoli parlamentari presenti in quest’Aula siano del parere che la risposta corretta alle ristrutturazioni sia l’innovazione. Le ristrutturazioni intervengono quando un prodotto o un procedimento non è più abbastanza moderno. La reazione non può essere quella di farsi da parte e lasciare il campo ad altri, bensì di opporsi a questa concorrenza tramite l’innovazione.

La Commissione vorrebbe fare in modo che la capacità e la disponibilità a innovare siano intese come un principio ispiratore dell’Unione europea a livello politico, sociale ed economico. Non si tratta meramente di un esercizio tecnico; l’innovazione è un concetto che innanzi tutto dev’essere recepito a livello di intelletto e di volontà. In ciò rientra anche la disponibilità ad accettare il cambiamento. Abbiamo posto l’innovazione al centro della nostra strategia per la crescita e l’occupazione per un buon motivo: perché un ordine economico non protezionistico, basato sulla libertà, non può sopravvivere se non tramite l’innovazione.

Tale ordine economico presuppone una società che sostiene e stimola l’innovazione, e un contesto politico che la promuove. E’ esattamente quello che facciamo intervenendo a due livelli. Anzitutto a livello di Stati membri, ed è assolutamente importante che, nei programmi nazionali di riforma per realizzare la strategia di Lisbona, le iniziative e le politiche di innovazione comincino ad avere un forte peso e che quest’anno la Commissione attribuisca la massima priorità al tema dell’innovazione nella rivalutazione della strategia di Lisbona.

A livello di Unione europea abbiamo presentato di recente un’ampia gamma di iniziative che perseguono tutte l’obiettivo di promuovere l’innovazione: dalle regole per le sovvenzioni, le quali – come è stato espressamente chiesto in precedenza nella discussione – sono specificamente mirate all’innovazione, fino agli strumenti finanziari generali per la creazione di imprese nuove e innovative e agli strumenti per un più razionale utilizzo della proprietà intellettuale e per accrescere le capacità di ricerca e sviluppo.

Puntiamo a una politica dell’innovazione integrata. Sono lieto di poter riferire che ieri, nell’incontro tra la Commissione e la Presidenza finlandese per preparare il programma della Presidenza per il secondo semestre 2006, l’innovazione era il primo dei temi in agenda ed è stato trattato come il tema più importante. Confido che proprio la Presidenza finlandese sia particolarmente adatta a portare avanti tale tematica, in quanto la Finlandia è un ottimo esempio di politica dell’innovazione determinata, mirata e intelligente che riesce a modernizzare sistematicamente un paese rendendolo competitivo a livello internazionale.

Sono sempre favorevole a imparare dal buon esempio altrui ed è quanto dovremmo fare anche in questo caso.

 
  
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  Maria Matsouka (PSE), relatore per parere della commissione per l’occupazione e gli affari sociali. – (EL) Signor Presidente, a nome della commissione per l’occupazione e gli affari sociali desidero innanzi tutto congratularmi con la relatrice e ringraziarla per aver incluso nella sua relazione, quasi senza modifiche, la posizione della nostra commissione.

La promozione della ricerca tecnologica e l’acquisizione di conoscenze scientifiche sono le sfide maggiori per l’Europa nel XXI secolo. Ciononostante, la ricerca, lo sviluppo e l’innovazione sono definite procedure complicate, esigenti e costose, che richiedono una particolare gestione politica, economica e sociale. Pertanto, per raggiungere questo specifico obiettivo è necessario, tra le altre cose, applicare decisioni pionieristiche e progettare programmi di investimento ad alto rischio.

Tuttavia, l’esigenza principale è mobilitare la creatività delle comunità e la partecipazione dinamica dei lavoratori alla produzione e alla riproduzione di conoscenze scientifiche e al nuovo potenziale che esse offrono.

Questa conclusione potrebbe essere immediatamente dimostrata nelle quattro linee di azione seguenti:

– migliorando costantemente le infrastrutture e l’azione degli istituti d’istruzione e dei centri di ricerca, dato che la forza trainante dello sviluppo è l’acquisizione di conoscenze da parte dell’uomo;

– diffondendo le conoscenze scientifiche nell’ambito della produzione, ridefinendo sia le infrastrutture che le abilità e qualifiche dei lavoratori,

– attuando una politica di crescita dell’occupazione e di equa ridistribuzione dei redditi, dato che la produttività elevata e la povertà producono recessione e disoccupazione,

– riducendo in modo sensibile l’orario di lavoro, così che i lavoratori riconquistino uno spirito creativo e recuperino l’equilibrio perduto tra lavoro e vita familiare.

La rivoluzione tecnologica presenta due prospettive economiche e sociali opposte: da un lato la sfida creativa e, dall’altro, la minaccia di diffuse disuguaglianze. La produzione e lo sfruttamento di conoscenze scientifiche devono mettere in evidenza, ancora una volta, l’Europa dello sviluppo, della conoscenza, della solidarietà e dell’uguaglianza; la realizzazione di tale obiettivo dipenderà dalle nostre scelte politiche.

 
  
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  Guy Bono (PSE), relatore per parere della commissione per la cultura e l’istruzione. – (FR) Signor Presidente, signor Commissario, onorevoli colleghi, consentitemi di congratularmi a mia volta con l’onorevole del Castillo Vera per il lavoro che ha svolto su questo argomento così importante per il futuro dell’Unione; a nome della commissione per la cultura e l’istruzione, vorrei richiamare la vostra attenzione su tre punti.

Il primo riguarda la ricerca. Mi preme ricordare, ancora una volta, il ritardo accumulato dall’Unione nella realizzazione della strategia di Lisbona nell’ambito dell’istruzione e della formazione. L’avevo peraltro sottolineato ampiamente nella mia relazione dal titolo. “L’istruzione, pietra miliare del processo di Lisbona”, adottata nello scorso ottobre. Non si può che constatare l’eccessiva lentezza in un ambito che, invece, come sottolineava il Commissario, dovrebbe costituire una priorità per il futuro dell’Unione europea.

Il secondo aspetto concerne il ruolo delle università nella ricerca e la fuga dei cervelli. Credo che sia vieppiù necessario sottolineare il ruolo capitale svolto dalle università nella creazione e nella diffusione della conoscenza. A tale riguardo raccomandiamo vivamente di rafforzarne l’importanza sviluppando le sinergie tra l’insegnamento superiore, la ricerca, la formazione lungo tutto l’arco della vita e il settore produttivo. E’ urgente che l’Unione europea lotti efficacemente contro la fuga dei cervelli e ponga in atto tutte le misure del caso per attirare l’eccellenza nel proprio territorio.

Infine, l’ultimo punto che desidero sottolineare riguarda la creazione di posti di lavoro. E’ altrettanto urgente che gli Stati membri utilizzino meglio i fondi europei loro attribuiti. Vorrei attirare l’attenzione sugli Stati membri che, giustamente, hanno posto la creazione di posti di lavoro al centro dei loro progetti, investendo oltre il 35 per cento degli stanziamenti a titolo del Fondo sociale europeo nella modernizzazione dei loro sistemi d’istruzione e di formazione.

 
  
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  Jerzy Buzek, a nome del gruppo PPE-DE. – (PL) Signor Presidente, stiamo parlando di crescita e occupazione, ovvero della strategia di Lisbona. La ricerca e l’innovazione sono parte integrante del successo della strategia di Lisbona, come pure la collaborazione tra scienza e industria, in altri termini un’economia basata sulla conoscenza. La relazione dell’onorevole del Castillo Vera, per la quale mi congratulo con la collega, e le proposte della Commissione europea evidenziano in modo accurato le lacune dell’Europa.

Innanzi tutto, mancano le risorse finanziarie. Nel quadro finanziario 2007-2013, il paragrafo 1a, relativo alla competitività, è quello che ha subito i tagli maggiori, pari quasi alla metà. Occorre insistere sul fatto che il successo dell’Europa non è possibile senza investimenti nella ricerca e nell’innovazione. Dobbiamo aumentare i fondi a favore della scienza e delle nuove tecnologie in tutti i paesi. Questo compito è l’obiettivo in assoluto più importante per tutto il Consiglio europeo e per le future Presidenze. I bilanci nazionali non sono meno importanti dei bilanci europei. In secondo luogo, non riusciamo a estendere e condividere le conoscenze. E’ vitale creare un reale partenariato tra gli Stati membri e al loro interno, per sfruttare il potenziale di tutta l’Unione nel quadro di grandi consorzi. E’ cruciale creare una zona europea di ricerca e innovazione – innovazione è una parola importante in questo senso – e ottimizzare l’uso delle risorse. Soltanto la trasparenza e lo scambio di informazioni possono assicurare la sinergia tra diversi programmi a livello nazionale, regionale e di Unione. Per conseguire tale scopo è necessario creare un programma informatico unico per tutta l’Unione.

Tuttavia esiste un’altra chiave per il successo della strategia di Lisbona: un vero mercato unico dei beni, della manodopera, dei servizi e dei capitali. Senza un mercato unico sarà difficile ottenere il successo nella ricerca e nell’innovazione, nella scienza e nelle nuove tecnologie. Soltanto un reale mercato unico ci offrirà migliori opportunità di crescita e occupazione.

 
  
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  Britta Thomsen, a nome del gruppo PSE. – (DA) Signor Presidente, signor Commissario, onorevoli colleghi, la ricerca e lo sviluppo sono determinanti per aumentare il potenziale di crescita europeo e per creare nuova occupazione. L’UE non può diventare competitiva riducendo i salari, ma deve puntare sullo sviluppo delle nuove tecnologie e del capitale umano. Nonostante l’obiettivo della strategia di Lisbona di rendere l’Europa la regione più dinamica del mondo basata sulla conoscenza, l’Europa continua ad arrancare dietro agli Stati Uniti e al Giappone in materia di ricerca e innovazione. A mio avviso, in questa relazione si devono indicare chiaramente i settori nei quali l’Europa dimostra di non essere all’altezza degli obiettivi che si è prefissata. L’Europa non crea abbastanza conoscenza, non la diffonde in modo efficace e non la finanzia sufficientemente.

La ricerca è importante, ma dobbiamo anche tenere presente che la maggioranza delle imprese europee non sono “gazzelle” dell’high-tech, ma piccole imprese tradizionali. Le imprese devono anche essere innovative e sfruttare meglio le nuove opportunità di mercato per nuovi prodotti, nonché individuare nuovi processi aziendali che consentano un migliore sfruttamento del potenziale dell’organico. La relazione offre un’ampia prospettiva sullo sviluppo della conoscenza. Mi rallegro particolarmente per l’accesso integrato alla politica del mercato del lavoro e dell’istruzione, perché soltanto associando le condizioni di innovazione delle imprese alla politica sociale, dell’istruzione e del mercato del lavoro possiamo creare spazio per il potenziale creativo dei dipendenti. Una forza lavoro altamente qualificata si adatta meglio alle esigenze aziendali che cambiano rapidamente, e l’istruzione contribuisce anche alla diffusione del sapere. L’Europa ha bisogno di maggiori e migliori investimenti nell’istruzione.

Desidero inoltre sottolineare che considero le pari opportunità una dimensione assolutamente centrale della strategia di Lisbona dell’Unione europea. Non possiamo permetterci di prescindere dalla prospettiva di genere se vogliamo raggiungere il nostro obiettivo per la competitività dell’UE. Secondo le stime, l’Unione può attirare e formare tra 600 000 e 700 000 nuovi ricercatori per soddisfare il nostro fabbisogno di ricerca, e tale cifra non tiene conto del numero elevato di anziani che si ritirano dal mercato del lavoro. Non possiamo assolutamente permetterci di rinunciare al potenziale di ricerca rappresentato dall’altra metà del cielo.

Infine vorrei osservare che, dal mio punto di vista, nella nostra strategia dell’innovazione dovremmo integrare la sostenibilità in termini di ambiente e inclusione sociale. La sostenibilità dovrebbe essere un principio fondamentale, per garantire che l’UE progredisca e abbia una visione globale e di lungo respiro. In questo senso l’Europa ha un chiaro vantaggio che può contribuire a raggiungere gli obiettivi fissati nella strategia di Lisbona.

 
  
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  Jorgo Chatzimarkakis, a nome del gruppo ALDE. – (DE) Signor Presidente, Commissario Verheugen, lei si è espresso in merito al tema dell’innovazione. In questi giorni in cui si sta disputando il Campionato mondiale di calcio, questo tema evoca l’immagine dei giapponesi che hanno giocato splendidamente fino all’area di rigore, ma poi non hanno segnato neanche un goal. Oppure viene in mente la partita tra Brasile e Ghana, nella quale i giocatori ghaniani forse hanno offerto la prestazione migliore fra tutte le squadre africane, ma non sono riusciti ad andare in rete. In fatto di innovazione, lo stesso si può dire di noi europei: siamo brillanti quando si tratta di inventare qualcosa, siamo bravissimi a scendere fino al limite dell’area avversaria, ma non riusciamo a segnare.

Per questo motivo sono grato a lei, signor Commissario, e anche alla relatrice, per questa relazione e per le sue parole. Desidero rivolgere un encomio anche alla relatrice, che in commissione ha avuto a che fare con maggioranze altalenanti. Per questo motivo la relazione presenta luci e ombre e desidero cominciare da queste ultime.

Innanzitutto la questione relativa al diritto dei brevetti. Si invitano chiaramente gli Stati membri a porre fine, una volta per tutte, alla controversia sul regime linguistico affinché si realizzi il brevetto europeo. La formulazione è troppo debole. E’ in gioco, infatti, molto di più che il regime linguistico: si tratta di trovare una combinazione abile, interessante e intelligente tra la Convenzione di Londra e il patent litigation system, cioè un sistema di composizione delle controversie che preveda chiaramente la creazione di un Tribunale competente in materia di diritto dei brevetti.

Un altro punto importante concerne gli obblighi imposti alle PMI in termini di presentazione di relazioni. Sollecitiamo la Commissione a creare un sistema di relazioni per misurare il potenziale d’innovazione. In questo modo però creiamo evidentemente nuova burocrazia. Se invitiamo la Commissione a chiedere tali relazioni, essa le esigerà dalle piccole e medie imprese che, di conseguenza, subiranno un ulteriore onere burocratico. Questa è il modo sbagliato di procedere.

E’ corretto invece adottare i punti che troveranno in Aula un’ampia maggioranza: per esempio la promozione dell’imprenditorialità in Europa, la comprensione e l’accettazione del fatto che nel mondo delle imprese può esistere anche il fallimento, un atteggiamento diffuso nel mondo anglosassone. Oppure le misure per impedire che buoni ricercatori, buoni innovatori, emigrino dall’Europa; le infrastrutture necessarie per favorire la reintegrazione dei ricercatori europei: sono numerosissimi i ricercatori nel mondo che tornerebbero in Europa volentieri. Oppure sovvenzioni supplementari per piccole e medie imprese particolarmente creative.

Il Parlamento insieme alla Commissione ha approvato il programma per l’innovazione e la competitività (CIP) – sono grato a tutti perché la decisione è stata adottata in prima lettura – tramite il quale mettiamo a disposizione anche finanziamenti di preavviamento, cioè capitale di rischio per questa specifica fase iniziale.

Naturalmente non possiamo dimenticare gli standard. Mi rallegro che sia stata ripresa tale questione, poiché tramite la definizione di norme e migliori meccanismi di normalizzazione si possono moltiplicare i successi come per esempio nel caso dei GSM, il cui iniziatore è stato il Commissario Bangemann.

La strategia di Lisbona non è morta, ma io preferirei Liverpool, perché il processo di Liverpool significherebbe che, anche se nella finale di Coppa dei Campioni ci trovassimo in svantaggio per 3 a 0 alla fine del primo tempo, potremmo ancora vincere la partita. E’ proprio questa la nostra situazione.

 
  
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  David Hammerstein Mintz, a nome del gruppo Verts/ALE. – (ES) Signor Presidente, per proseguire con la similitudine calcistica, abbiamo anche visto una squadra come il Brasile, che ha messo in campo grandi giocatori – giocatori straordinari – ma non ha espresso un gioco di squadra.

In materia di innovazione, bisogna giocare insieme, grandi e piccoli. La squadra è l’Europa e dobbiamo unificare i nostri sforzi per vincere.

Desidero congratularmi con la collega, onorevole del Castillo Vera, per l’eccellente relazione, e ringraziarla per la sua apertura e disponibilità a integrare la formulazione di questa proposta.

Vorrei altresì insistere su tre aspetti: primo, nell’ambito dell’innovazione piccolo è bello. Se vogliamo creare occupazione stabile, se vogliamo diffondere una nuova cultura a favore dell’innovazione, quest’ultima deve entrare nelle migliaia e migliaia di PMI in tutta Europa. Per tale motivo la relazione raccomanda un’attenzione particolare a tale riguardo, per garantire la partecipazione delle piccole e medie imprese e per poter conseguire il cambiamento necessario in materia di innovazione.

In secondo luogo, vorrei ricordare che innovazione è anche sinonimo di apertura. Essa significa promozione del flusso dell’informazione, significa che abbiamo bisogno di una strategia di innovazione nella quale vi sia un equilibrio tra protezione della proprietà industriale e libera diffusione delle conoscenze tecniche, nonché una concorrenza libera e senza barriere. Così potremo promuovere la solidarietà, il sapere e una maggiore coesione sociale.

Da ultimo vorrei dire che l’innovazione è verde. Innovare significa introdurre nuovi metodi per rafforzare l’efficienza energetica, le ecotecnologie, la produzione pulita, per ottenere un’economia più competitiva e che crei maggior benessere ambientale e sociale.

 
  
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  Eva-Britt Svensson, a nome del gruppo GUE/NGL. – (SV) Signor Presidente, signor Commissario, non riprenderò la metafora calcistica. Vorrei, invece, dire che la strategia di Lisbona non è riuscita a creare crescita e occupazione. I politici spesso accusano la globalizzazione, come se fosse un fenomeno anonimo sul quale non è possibile esercitare alcun influsso. Non è così. Nella sostanza sono le decisioni politiche a governare l’impatto della globalizzazione. Gli investimenti nella ricerca e nello sviluppo sono investimenti nel futuro.

La relazione, tuttavia, si riferisce a tutti i settori nei quali l’Unione europea, fino a oggi, ha fallito in termini di ricerca e sviluppo. Essa pone in rilievo fattori che sono significativi ai fini di un cambiamento di tale situazione. Desidero sottolineare che alla base di ogni successo nella ricerca e nello sviluppo c’è un’ampia libertà all’interno della ricerca, con il minimo di regolamentazione e controllo: ciò significa libertà per i singoli ricercatori, ma anche libertà per l’aiuto statale e regionale alla ricerca e allo sviluppo. E’ a questo livello che si trova spesso la conoscenza. Per questo motivo la regolamentazione complessiva che è stata proposta dà adito a qualche preoccupazione: la ricerca non ha bisogno di ulteriori regole, ma di maggiore libertà e maggiori risorse.

Come tutte le altre politiche, la politica per la ricerca e lo sviluppo non è neutrale dal punto di vista del genere. Le ricercatrici si scontrano con grandi difficoltà, per quanto riguarda sia il reclutamento di nuovi ricercatori sia l’accesso ai capitali. Questa distribuzione iniqua ovviamente produce conseguenze gravi per la ricerca e lo sviluppo. Se vogliamo che il programma di ricerca e sviluppo che fa capo alla strategia di Lisbona abbia successo, dobbiamo sfruttare le capacità delle ricercatrici. Sostengo l’idea avanzata nella relazione che la ricerca futura dovrà considerare prioritari l’ambiente e lo sviluppo sostenibile. Unitamente allo sfruttamento delle abilità delle ricercatrici questo potrebbe fare la differenza tra successo e fallimento.

 
  
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  Andreas Mölzer (NI).(DE) Signor Presidente, signor Commissario, nell’era dell’innovazione è necessario continuare a promuovere lo sviluppo e la ricerca, perché le tecnologie tradizionali invecchiano rapidamente. Non possiamo rimanere statici, ma abbiamo bisogno di continui progressi. E’ una verità lapalissiana che tutti conosciamo.

Notoriamente il nostro impegno in termini di ricerca e sviluppo da anni è arretratissimo rispetto a Stati Uniti e Giappone che sono leader in questo settore. Anche se questa tendenza comincia lentamente a modificarsi, molto rimane ancora da fare. Occorre creare condizioni più favorevoli per l’innovazione e a tal fine abbiamo bisogno di nuove leve di ricercatori competitivi a livello mondiale. Il basso numero di laureati in discipline tecniche e scientifiche e la fuga di cervelli verso sistemi economici concorrenti, che esercitano un forte potere d’attrazione offrendo la possibilità di condurre ricerche in piena autonomia, dovrebbero indurci a riflettere, tanto quanto i problemi che le nostre università incontrano per trattenere il personale docente qualificato.

Inoltre dobbiamo finalmente sostenere le nostre piccole e medie imprese che hanno il maggiore potenziale di innovazione e creazione di posti di lavoro; in caso contrario, esse ridurranno le attività di ricerca e sviluppo, perché non sono in grado di beneficiare dei complicati programmi di investimenti dell’Unione europea.

 
  
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  Nikolaos Vakalis (PPE-DE).(EL) Signor Presidente, accolgo favorevolmente il nuovo approccio con cui la Commissione esamina la ricerca europea alla luce delle tendenze sul fronte dell’innovazione. Vorrei congratularmi con l’onorevole del Castillo prima di commentare due punti, che, a mio parere, dovrebbero rafforzare lo slancio dell’innovazione in Europa.

Primo: le piccole e medie imprese dovrebbero essere messe in rete con le grandi imprese e l’industria. Perchè? Perché le piccole imprese sono particolarmente innovative, spesso più delle grandi imprese. Tuttavia dispongono frequentemente di una scarsità di finanziamenti stabili e adeguati, mentre l’industria e le grandi imprese hanno capitali, ma non sempre sono disponibili a investire tempo e risorse umane nella sperimentazione. Di conseguenza, queste joint venture potrebbero comportare grandi vantaggi tanto per le piccole quanto per le grandi imprese.

Secondo: è necessario insistere maggiormente sugli appalti pubblici. Perchè? Perché i contratti per gli appalti pubblici – secondo me – possono aumentare la domanda e fungere da rimedio per i vuoti e i fallimenti del mercato. Perché, tra le altre cose, ritengo che sia necessario prendere seriamente in considerazione la possibilità di indire gare europee aperte, in linea con il modello americano corrispondente. Di conseguenza gli Stati membri e la Commissione devono sondare le opportunità esistenti.

Infine, signor Commissario, vorrei cogliere l’opportunità di questa relazione per rivolgere una domanda: quali strutture europee attualmente sostengono l’innovazione nell’Unione europea? Non sono forse necessarie altre iniziative?

 
  
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  Reino Paasilinna (PSE).(FI) Signor Presidente, signor Commissario, sono grato per l’eccellente relazione. A dispetto dei bei discorsi, in Europa si continua a non investire abbastanza in ricerca e sviluppo; gli ultimi dati mostrano che stiamo ancora arrancando rispetto agli Stati Uniti e al Giappone, mentre i nuovi concorrenti guadagnano rapidamente terreno, come è stato detto poc’anzi.

Tuttavia, i finanziamenti da soli non bastano per trasformare la ricerca di più alto livello in innovazione e occupazione; dobbiamo creare un clima innovativo, come ha indicato anche il signor Commissario. Sarà proprio questo infatti il tratto saliente della società industriale moderna. Non basterà entrare in gioco, non vincerà chi corre più veloce, ma chi è più veloce a pensare. Tutto dipenderà dal nostro atteggiamento e dalla nostra disponibilità ad abbracciare una strategia coerente e tesa a conseguire dei risultati. Quando mancano un clima innovativo, risorse finanziarie e strategia, la sconfitta è assicurata. La pubblica amministrazione, le università e le imprese devono mettere in comune i propri punti di forza e specializzarsi. In realtà, il problema risiede nel fatto che gli Stati membri sono separati da differenze enormi, mentre varia notevolmente la velocità a cui le cose viaggiano.

La creazione di un mercato unico dei ricercatori è un obiettivo che merita sostegno. I migliori ricercatori devono lavorare lì dove possono operare al meglio per la ricerca e l’innovazione. Grazie a diversi programmi comunitari speciali, come il premio Descartes e il premio Aristotele, si è intensificata la mobilità dei ricercatori, ma permangono barriere che in effetti spingono i ricercatori a trasferirsi all’estero. La politica europea per la ricerca deve pertanto prevedere investimenti per migliorare le condizioni di lavoro dei ricercatori. In questo modo riusciremo a dar vita a una competitività basata sull’innovazione. Attraverso il suo stesso esempio, la Finlandia ha dimostrato che è possibile costruire una competitività fondata sulla ricerca e sull’innovazione in una società improntata allo Stato sociale.

 
  
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  Arūnas Degutis (ALDE).(LT) Desidero ringraziare l’onorevole Pilar del Castillo Vera per aver preso l’iniziativa di affrontare questioni tanto importanti per l’Europa.

Mi preme sottolineare che l’informazione è un fattore fondamentale su cui l’Europa può far leva per incrementare il proprio vantaggio competitivo sulla scena internazionale. L’Unione europea può contribuire al meglio ad accrescere il potenziale di ricerca scientifica nel continente erogando risorse e garantendo un ambiente competitivo; infatti, per gli Stati membri attuare autonomamente programmi del genere non è solo improduttivo, ma anche troppo oneroso.

L’Unione europea deve contrastare più efficacemente la fuga di cervelli, offrendo condizioni migliori per la ricerca scientifica e finanziamenti più ingenti ai suoi scienziati migliori che altrimenti saranno costretti a trasferirsi negli Stati Uniti.

Anch’io ritengo che le università svolgano un ruolo fondamentale nella creazione e nella diffusione delle conoscenze e che debba essere consolidata la cooperazione tra istruzione superiore, ricerca e settore della produzione.

Per aumentare gli investimenti nella ricerca scientifica, accrescere la competitività europea e creare una maggiore occupazione, servono contributi più cospicui e più efficaci a favore della conoscenza e dell’innovazione. Se, in linea generale, spetta agli Stati membri adoperarsi per favorire un aumento e un uso migliore degli investimenti, nell’opera tesa a creare un mercato comune l’Unione europea deve concorrere stanziando fondi dal proprio bilancio per stimolare così uno sviluppo più rapido della ricerca scientifica e dell’innovazione.

 
  
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  Erna Hennicot-Schoepges, (PPE-DE).(FR) Signor Presidente, porgo le mie congratulazioni alla relatrice, poiché ha centrato gli aspetti fondamentali e ha parlato di un clima migliore nel suo intervento. A mio parere, il clima della creatività potrebbe essere anche più importante del clima dell’innovazione.

Il Commissario Verheugen confida nell’inventiva della Presidenza finlandese e ne ha tutti i motivi. Se si guarda al sistema d’istruzione finlandese, si nota infatti che il paese ha osato andare oltre “l’impiegabilità”, un termine mostruoso che i burocrati europei hanno coniato per promuovere l’imprenditorialità sin dalla più giovane età.

Inoltre, signor Commissario, credo che la strategia di Lisbona sia un classico esempio del modo di operare del Consiglio, il quale si comporta come l’omino della favola che gettava sabbia negli occhi dei bambini per farli addormentare. Nel 2000 il Consiglio ha lanciato un’idea prestigiosa ma, a distanza di cinque anni, bisogna ammettere che non si è approdati a nulla e che nei bilanci non si è tenuto conto della volontà dei capi di Stato e di governo di aumentare gli stanziamenti per la ricerca.

Invito quindi tutti a fare il proprio lavoro. Sono grata alla relatrice per aver menzionato la relazione annuale del Consiglio europeo in cui si chiede che sia predisposto un monitoraggio su tali stanziamenti, che vengono promessi di anno in anno, ma che stentano a materializzarsi. Sarebbe infatti ora di intervenire sui bilanci in modo da riuscire finalmente a creare sinergie nella ricerca. A questo proposito desidero lanciare un altro appello. Ho avuto modo di notare che il nuovo Consiglio europeo per la ricerca, che sarà istituito nell’ambito del settimo programma quadro, comporterà una mole enorme di burocrazia.

Signor Presidente, signor Commissario, se così fosse, una simile eventualità non corrisponderebbe certo ai desideri del Consiglio e del Parlamento.

 
  
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  Teresa Riera Madurell (PSE).(ES) Signor Presidente, innanzi tutto mi congratulo con la Commissione per il tempismo con cui ha presentato un documento che delinea azioni concrete e importanti, tese a creare una politica efficace nell’ambito della scienza e della tecnologia al fine di centrare gli obiettivi di Lisbona. Porgo altresì le mie congratulazioni alla relatrice per il testo che ha stilato, il quale formula una diagnosi realistica degli ostacoli che l’Unione europea deve superare affinché tali azioni possano conseguire i risultati attesi.

Nel mio intervento toccherò tre temi. In primo luogo, occorre creare un mercato unico invitante per i ricercatori. E’ chiaro che, per realizzare quanto si è proposta, l’Unione europea ha bisogno di ricercatori con una migliore formazione e deve essere in grado di utilizzare le proprie risorse umane attraverso la promozione della cooperazione transnazionale.

A tal fine dobbiamo contrastare efficacemente la fuga dei cervelli, dobbiamo fornire incentivi ai migliori ricercatori stranieri affinché vengano a lavorare in Europa, dobbiamo promuovere la formazione scientifica tra i giovani, migliorare le condizioni di lavoro del personale addetto alla ricerca, rimuovere gli ostacoli alla mobilità e promuovere i presupposti necessari affinché le donne possano operare nel campo scientifico e tecnologico in una condizione di parità rispetto agli uomini. La metafora del calcio in questo ambito non è calzante, onorevoli colleghi: per compiere dei progressi in maniera intelligente la squadra deve essere mista.

In secondo luogo, tengo a sottolineare la necessità di sostenere le capacità di ricerca delle PMI. In proposito sottolineo l’importanza degli strumenti proposti nel SIP e nel settimo programma quadro per migliorare l’accesso delle PMI ai finanziamenti; infatti la mancanza di risorse è l’ostacolo principale per queste imprese quando puntano ad accrescere la loro capacità di innovazione.

Infine desidero porre l’accento sulla proposta di rafforzare i Fondi strutturali destinati alla ricerca e all’innovazione. Tali Fondi sono destinati a consolidare le strutture per la ricerca e lo sviluppo sulla base della distribuzione territoriale delle risorse attraverso i criteri di convergenza. E’ pertanto importante promuovere il coordinamento tra i vari strumenti comunitari a favore della ricerca e dello sviluppo e lo strumento principe della politica di sviluppo regionale: i Fondi strutturali.

Signor Presidente, sono questi i tre punti che tenevo a sottolineare in relazione a un documento che potrebbe rivelarsi molto utile per il nostro lavoro futuro.

 
  
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  Ján Hudacký (PPE-DE).(SK) Innanzi tutto desidero ringraziare la relatrice, onorevole del Castillo, per questo documento che copre l’intero spettro delle varie tematiche legate allo sviluppo nel settore della ricerca e dell’innovazione e per le idee che ha avanzato allo scopo di migliorare la situazione attuale.

Nel mio intervento tengo a ribadire l’importantissimo ruolo delle strutture preposte all’attuazione, che possono veramente influire in maniera significativa sulla riuscita futura dei programmi europei di sostegno nel campo della ricerca, dello sviluppo e dell’innovazione, come il settimo programma quadro e il programma per la competitività e l’innovazione. Il grado di riuscita di tali programmi, cui dedichiamo grandi sforzi, dipenderà poi da quanto essi si attagliano alle esigenze dei gruppi bersaglio, in particolare le piccole e medie imprese, le università, i centri di ricerca e le istituzioni.

Se le informazioni di cui dispongo sono corrette, la Commissione europea, ossia la Direzione generale per le imprese, sta lavorando a un nuovo e più efficace modello di reti a sostegno delle imprese – sulla base degli eurosportelli e dei centri di collegamento per l’innovazione – con l’intento di ridurre il carico burocratico. Le reti esistenti infatti dovrebbero essere ristrutturate mediante l’allestimento di consorzi a livello di NUTS I o NUTS II. I provvedimenti che la Commissione sta mettendo a punto per accrescere l’efficienza e smantellare la burocrazia mi sembrano alquanto appropriati.

D’altro canto, signor Commissario, nell’attuazione di tali provvedimenti la esorto a tener conto dell’esigenza di una più stretta interazione tra imprenditori, centri di ricerca e università da un lato, e istituzioni intermediarie dall’altro. Il livello regionale NUTS II per l’istituzione dei consorzi è il livello minimo possibile per garantire una copertura geografica sufficiente a fronte dell’ampio ventaglio di servizi che si rendono necessari per mettere positivamente in atto la politica europea in tale ambito. Per contro, la scelta del NUTS I, ossia del livello centrale, potrebbe forse ridurre il carico amministrativo per la Commissione, ma non contribuirebbe certo a ridurre la burocrazia a livello nazionale; anzi, per i beneficiari prescelti sarebbe più difficile ottenere un accesso flessibile ai programmi di sostegno, in particolare nelle regioni periferiche.

E’ altresì importante che i consorzi di prossima istituzione garantiscano una gamma completa di servizi di supporto di qualità elevata. L’allestimento di consorzi attraverso la rete comune degli eurosportelli e dei centri di collegamento per l’innovazione, consentirà di erogare servizi più completi e flessibili; in questo modo gli obiettivi originari dei centri rimarrebbero immutati e si realizzerebbe al contempo la tanto necessaria sinergia.

 
  
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  Pia Elda Locatelli (PSE). – Signor Presidente, onorevoli colleghi, mi congratulo innanzitutto con la relatrice del Castillo per la sua relazione. Vorrei affrontare due argomenti: il tema della costruzione dello spazio europeo della ricerca e il tema delle piccole e medie imprese.

Costruire lo spazio europeo della ricerca significa costruire il mercato unico della merce più preziosa: la conoscenza. Per questa ragione dobbiamo dedicare alla sua costruzione la stessa determinazione che l’Europa, nel suo insieme, ha dedicato alla realizzazione dell’Unione monetaria, e del mercato unico delle altre merci.

Tra pochi mesi avvieremo il settimo programma quadro e l’Unione presenta ancora un panorama molto, anzi troppo, variegato di sistemi nazionali e regionali per la ricerca e l’innovazione e, di conseguenza, non c’è gioco di squadra. Questo va a scapito della cooperazione sistematica e dell’efficienza. Se vogliamo realizzare Lisbona, tutti gli attori coinvolti, pubblici e privati, a livello regionale, nazionale e comunitario, dovranno apportare il proprio contributo mediante azioni sinergiche e complementari, sviluppando sistemi, oltre che politiche, coerenti e reciprocamente compatibili.

Per quanto attiene alle piccole e medie imprese, la caduta della produttività e dunque della competitività dell’economia italiana, viene attribuita da più fonti al fatto che in Italia ci sia poca innovazione. Questo perché in molte imprese italiane vi è la percezione di una sostanziale inutilità o superfluità delle nuove tecnologie. Tale fenomeno negativo è connesso alla piccola dimensione delle nostre imprese, la cui media è di circa quattro dipendenti. Tuttavia, se il fenomeno è particolarmente grave nel mio paese, esso riguarda anche gran parte d’Europa; per questo propongo che, oltre alle varie misure di sostegno alle piccole e medie imprese, previste dalla relazione del Castillo – che condivido totalmente – siano avviate iniziative di formazione rivolte specificatamente ai piccoli imprenditori perché sia loro chiaro che l’innovazione è diventata una necessità di sopravvivenza.

Infine, sollecito gli Stati membri e le regioni, mentre riconoscono la ricerca e l’innovazione come una priorità assoluta, a non perdere troppo tempo nelle procedure di recepimento delle normative e nell’avvio dell’attuazione dei vari programmi e azioni, perché il tempo per l’innovazione è prezioso.

 
  
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  András Gyürk (PPE-DE).(HU) Noi ungheresi siamo fieri di aver dato al mondo una dozzina di Premi Nobel nel corso dell’ultimo secolo. Tuttavia, tendiamo a dimenticare che praticamente tutte queste menti eccezionali hanno ottenuto il prestigioso riconoscimento lontano dalla loro terra. La maggior parte dei nostri scienziati infatti ha avuto questo onore grazie alla ricerca svolta negli Stati Uniti.

Dopo qualche tempo dal loro arrivo presso il famoso centro di ricerca di Los Alamos negli Stati Uniti alcuni scienziati ungheresi cominciarono a essere soprannominati marziani. In seguito lo scherzoso appellativo prese piede in tutta l’America, poiché la loro intelligenza superiore li faceva apparire come creature di un altro pianeta. In realtà, non provenivano da un’altra galassia, ma solo da un altro continente, l’Europa. In virtù delle migliori condizioni di cui godeva la ricerca e delle maggiori gratificazioni che avrebbero potuto avere, essi infatti avevano deciso di portare negli Stati Uniti la conoscenza che avevano acquisito in patria.

E’ un aneddoto che risale al secolo scorso, ma non per questo dobbiamo pensare che la fuga di cervelli si sia arrestata. L’Europa genera ancora le menti più eccezionali. Però, guardando alle rassegne statistiche sulla ricerca e sviluppo, si arriva all’allarmante conclusione che ci troviamo ancora in grave svantaggio in questo settore rispetto a Stati Uniti e Giappone.

La relazione che ci è stata sottoposta indica giustamente che il ritardo è imputabile, in parte, al fatto che l’Europa nella ricerca non produce una massa di risultati sufficiente a trovare applicazione nel comparto commerciale. Il divario tra le conoscenze teoriche e l’applicazione pratica frena gravemente la competitività del continente europeo. D’altro canto, rimane la mancanza di risorse. Infatti, appare già illusorio riuscire a conseguire l’obiettivo di stanziare il 3 per cento del PIL dell’UE alla ricerca entro il 2010.

E’ chiaro allora cosa occorre fare: stanziare più risorse, rafforzare la ricerca applicata e conferire maggiori riconoscimenti ai ricercatori, poiché senza questi interventi l’attuazione della Strategia di Lisbona rimane fuori dalla nostra portata.

 
  
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  Adam Gierek (PSE).(PL) Signor Presidente, è un paradosso europeo quello di avere un livello elevato di ricerca di base e al contempo un livello relativamente basso di innovazione. In Polonia il fenomeno è in parte riconducibile al fatto che molte branche dell’industria sono state acquisite da imprese straniere, le quali sono dotate di propri istituti di ricerca, di uffici di progettazione e di laboratori nei rispettivi paesi d’origine.

In realtà, la nostra base di ricerca industriale è stata annientata negli ultimi anni. I risultati non sono stati efficacemente tradotti in metodi di produzione razionali, in servizi o in innovazione. La causa è in parte ascrivibile alle multinazionali che puntano a competere proprio sul terreno della ricerca e dell’innovazione. Inoltre gli inventori di nuove idee e di nuovi brevetti hanno difficoltà a trarne un guadagno adeguato. Tra gli altri problemi si annoverano anche lo stallo che investe i potenziali concorrenti comunitari a causa delle multinazionali, come Microsoft, che si avvalgono dei brevetti per proteggersi, le limitate risorse di bilancio e gli scarsi finanziamenti per la ricerca militare.

Per tale ragione dovremmo prima di tutto semplificare i meccanismi che consentono agli inventori di trarre guadagni non solo dalle invenzioni brevettabili ma anche da invenzioni di altro genere. In secondo luogo, dobbiamo limitare il monopolio delle multinazionali che usano i brevetti in loro possesso per bloccare i concorrenti europei. Propongo quindi che, se un brevetto rilasciato nell’Unione europea inibisce la crescita dell’innovazione in un dato settore poiché non viene deliberatamente applicato per un certo periodo, l’idea sottesa all’invenzione sia resa disponibile, gratuitamente, ad altri utenti. In terzo luogo, tutte le grandi imprese dovrebbero essere tenute a usare i loro profitti per creare un fondo dedicato al progresso tecnico in modo da favorire la razionalizzazione e l’innovazione. E’ una soluzione che una volta è stata attuata anche in Polonia. Le piccole e medie imprese, d’altro canto, potrebbero riunire le loro risorse con l’aiuto di organizzazioni quali le camere di commercio.

 
  
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  Zita Pleštinská (PPE-DE).(SK) Signor Commissario, onorevoli colleghi, l’innovazione, la ricerca e la crescita costituiscono la sfida più grande per tutta l’Unione europea. Apprezzo pertanto l’ottimismo e gli sforzi profusi dalla relatrice, che nella sua relazione d’iniziativa ha cercato di identificare modalità nuove per conseguire gli obiettivi della Strategia di Lisbona. Affinché l’Europa possa competere con Stati Uniti e Giappone, paesi all’avanguardia nell’applicazione delle tecnologie d’informazione e di comunicazione, dobbiamo incrementare l’attrattiva delle professioni nel campo della ricerca, offrendo incentivi, un ambiente allettante e programmi di remunerazione atti a motivare gli studenti a dedicarsi alla ricerca nel periodo di formazione universitaria. D’altro canto, gli Stati membri devono svolgere un ruolo speciale nella promozione degli investimenti per la ricerca e l’innovazione, agevolando e ampliando al contempo i partenariati tra pubblico e privato, soprattutto quelli con le università.

La chiave del successo dell’Europa risiede nella vitalità delle PMI, che rappresentano il 65 per cento del PIL europeo. Sono soprattutto queste le imprese che occorre sostenere nel settore dell’innovazione e della ricerca, poiché esse sono i pilastri della crescita dei servizi e dei mercati delle nuove tecnologie. Un presupposto basilare per instaurare un quadro atto a creare un ambiente commerciale favorevole è la disponibilità di finanziamenti sufficienti dal bilancio comunitario. Per esempio, se si incentiva l’impiego di capitale di rischio, si crea la possibilità di accumulare risorse finanziarie per lo sviluppo di idee creative, garantendo la competitività delle imprese nello stadio di avvio delle attività. Dobbiamo ricordarci di alimentare lo spirito imprenditoriale sin dalle prime fasi, in quanto è funzionale all’innovazione e favorisce la domanda dei consumatori di beni e servizi innovativi. E’ essenziale diffondere le informazioni sulla ricerca e l’innovazione presso tutta la comunità delle imprese e dobbiamo quindi creare e sostenere centri informativi anche a livello regionale. Tali centri potrebbero poi contribuire ad accrescere la cooperazione sul piano nazionale e a livello transnazionale. Infine, consentitemi di esprimere un’ultima osservazione: il 2010 si sta avvicinando rapidamente e l’Unione europea deve assolutamente trasformare gli obiettivi della strategia di Lisbona in azioni concrete, e deve farlo al più presto.

 
  
  

PRESIDENZA DELL’ON. KAUFMANN
Vicepresidente

 
  
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  John Attard-Montalto (PSE).(MT) Signora Presidente, gli Stati Uniti e il Giappone hanno palesemente superato l’Europa in tre settori di vitale importanza: la crescita, la ricerca e la produzione.

Sappiamo che l’Europa ha un potenziale molto superiore rispetto al suo livello di sviluppo attuale. Sappiamo anche che i tassi di disoccupazione sono eccessivamente elevati. E abbiamo assunto un atteggiamento per cui puntiamo il dito contro i paesi di recente industrializzazione. Oggi parliamo della Cina, domani dell’India e dopodomani del Brasile. Ma non è questa la verità; la verità è che l’Europa non si è assunta la responsabilità di prendere l’iniziativa e non ha compreso l’importanza del rinnovamento, della ricerca, della tecnologia e dell’informatica.

In realtà ci siamo imposti un obiettivo del 3 per cento del PIL. Ora però ammettiamo che sarà difficile realizzarlo. In ogni caso, e con questo concludo, i paesi che ricevono Fondi strutturali dovrebbero destinare parte di questi finanziamenti al raggiungimento di tale traguardo.

 
  
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  Zdzisław Kazimierz Chmielewski (PPE-DE).(PL) Signora Presidente, la relatrice ha descritto molto bene la premessa più importante della comunicazione. Ella vi ha intravisto un nuovo stimolo per ravvivare i fondamenti dell’agenda di Lisbona, che nella mente di molti europei rimane il tratto distintivo dell’Unione europea. La comunicazione raccomanda semplicemente all’Unione di continuare a favorire la ricerca e l’innovazione in quanto propulsori vitali del cambiamento nella società contemporanea. E’ un obiettivo che da molti anni viene indicato tre le priorità e che punta, in particolare, a fare dello sviluppo economico uno strumento decisivo per rivitalizzare il mercato del lavoro.

I dieci nuovi Stati membri sostengono senza riserve la creazione di condizioni operative sempre più allettanti per i moderni centri di ricerca europei. Sussistono chiaramente anche alcune preoccupazioni, giustificate dal fatto che permangono barriere legislative e amministrative tangibili per gli scienziati dell’Europa centrorientale che desiderano accedere alla ricerca. Pertanto apprezziamo molto che la commissione per l’industria, la ricerca e l’energia abbia accolto gli emendamenti che erano stati presentati pensando proprio agli scienziati dell’Europa centro-orientale, specialmente quelli all’inizio della loro carriera.

Va inoltre osservato che la commissione ha dimostrato un grande interesse per i problemi delle piccole e medie imprese. Il documento della relatrice propone altresì di tenere in particolare considerazione la situazione specifica delle microimprese e delle imprese di piccole dimensioni. La comunità scientifica intravede in questo contesto il quadro appropriato per stimolare la Commissione europea a creare una banca dati informativa attraverso cui sia possibile tracciare un quadro della situazione corrente della ricerca scientifica. Ne scaturirebbe altresì una specie di garanzia per la tutela dei diritti di proprietà industriale a fronte delle aspettative crescenti del mondo scientifico.

Questo genere di rinnovata politica economica è volto a creare nuove opportunità in modo da assicurare flessibilità nella scelta degli strumenti economici tesi a conseguire una crescita costante nell’occupazione, in linea con il messaggio che emerge anche dal nostro dibattito.

 
  
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  Lidia Joanna Geringer de Oedenberg (PSE).(PL) Signora Presidente, a sei anni dal varo della strategia di Lisbona – concepita per coprire un periodo di dieci anni – è assai difficile definire l’Unione europea l’economia più dinamica del mondo. Raggiungere gli Stati Uniti e il Giappone è ancora una chimera. Non sorprende allora che alle parole non corrispondano i fatti. L’Unione europea stanzia solamente l’1,93 per cento del proprio PIL per la ricerca scientifica e lo sviluppo, mentre la percentuale per gli Stati Uniti e il Giappone è rispettivamente del 2,59 e del 3,15 per cento.

A fronte dello scarso livello di investimenti nella ricerca e nello sviluppo, unitamente alla mancanza di un sufficiente sostegno per l’innovazione, il potenziale di crescita e di occupazione nell’Unione europea non è certo destinato a crescere. Per tale ragione è estremamente importante assicurare risorse di bilancio adeguate per gli strumenti di sostegno a favore delle piccole e medie imprese, come il programma quadro per la competitività e l’innovazione e il programma JEREMIE.

Oltre a promuovere l’imprenditoria e a stimolare l’innovazione, dobbiamo altresì investire in maniera continuativa nello sviluppo scientifico. Agli scienziati devono essere offerte opportunità di carriera e condizioni economiche adeguate per condurre le proprie ricerche. Altrimenti gli istituti degli Stati Uniti e del Giappone continueranno ad attirare gli esperti europei più qualificati, allettandoli con offerte migliori, e saranno questi i paesi per cui essi in futuro otterranno il Premio Nobel.

 
  
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  Marie Panayotopoulos-Cassiotou (PPE-DE).(EL) Signora Presidente, l’impiego delle tecnologie e dell’innovazione nell’economia, nelle imprese e negli scambi offre indiscutibilmente un contributo decisivo, in quanto provoca un’impennata nella produttività del lavoro e nella creazione di posti di lavoro nuovi e di qualità. Di conseguenza, la relatrice – cui rivolgo le mie più sentite congratulazioni per la composita presentazione della relazione – sottolinea giustamente che, sebbene le Istituzioni europee riconoscano l’importanza capitale della promozione della ricerca e dell’innovazione, l’Unione europea nel suo complesso non riesce ancora a sfruttare adeguatamente il proprio potenziale tanto in termini di risorse umane quanto in relazione alla capacità di finanziamento.

Tutti i programmi nazionali di riforma identificano ovviamente come una sfida le politiche per la ricerca, l’innovazione e le relative applicazioni. Quanto al finanziamento, a mio parere, più che conseguire l’obiettivo massimo in termini percentuali, è importante riformare i sistemi pubblici di ricerca, operando parallelamente una ristrutturazione e promuovendo l’efficacia delle istituzioni scientifiche universitarie e dei programmi di ricerca; in linea generale, occorre inoltre promuovere l’interesse per la conoscenza e per la ricerca nella riforma dei sistemi di istruzione e mediante programmi efficaci di apprendimento lungo tutto l’arco della vita.

Per intensificare la ricerca e per diffondere positivamente l’innovazione è altresì importante favorire gli investimenti attraverso joint venture tra pubblico e privato e la cooperazione transnazionale. Insieme al finanziamento statale, la gestione appropriata delle risorse finanziarie comunitarie e dei meccanismi di finanziamento della Commissione, come pure l’accesso agli strumenti di credito della Banca europea per gli investimenti, consentiranno un aumento delle attività di ricerca, soprattutto presso le piccole e medie imprese.

Nel quadro della convergenza regionale sull’introduzione di nuove tecnologie e in vista dello sviluppo e del completamento del mercato unico del lavoro, credo sia opportuno promuovere la partecipazione delle piccole e medie imprese alle piattaforme tecnologiche europee. I risultati però potranno essere massimizzati grazie alla promozione delle risorse umane, attraverso l’eccellenza e mediante una cooperazione creativa tra il settore dell’istruzione superiore e i centri per l’apprendimento lungo tutto l’arco della vita, da un lato, e le imprese e il settore della produzione, dall’altro. In questo modo l’Europa sarà in grado di competere sulla scena globale nel campo della ricerca, proprio come sta facendo adesso nel calcio.

 
  
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  Wiesław Stefan Kuc (PSE).(PL) Signora Presidente, la discussione che si è conclusa pochi minuti fa verteva su argomenti molto simili. Tutti gli oratori hanno descritto molto bene la situazione. Per svilupparsi, bisogna investire. E occorre investire anche nella ricerca scientifica e nell’innovazione. Oltre a rispecchiare questa verità lapalissiana, la proposta di risoluzione del Parlamento contiene un’analisi dettagliata della situazione e indica la direzione su cui si devono innestare gli interventi futuri. Tuttavia, un filo rosso estremamente infausto accomuna tutte le dichiarazioni secondo cui l’Europa non si adopera per acquisire nuove conoscenze, non riesce a condividere la conoscenza e non stanzia un sostegno finanziario al comparto.

Tutto ciò deve cambiare! Dobbiamo cominciare a investire di più nella ricerca di base e dobbiamo ampliare il campo d’azione dei finanziamenti pubblici per la ricerca e lo sviluppo. Altrimenti ci daremo la zappa sui piedi. Se non adotteremo i provvedimenti necessari, l’Europa, che è un continente moderno e dinamico e un luogo di attrattiva per molti cittadini di altri paesi, diventerà una zona depressa a livello economico, tecnologico e tecnico che non piacerà più nemmeno agli europei stessi, che non vorranno più né viverci né lavorarci.

 
  
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  Romana Jordan Cizelj (PPE-DE).(SL) Prima di tutto desidero ringraziare la relatrice poiché ha dimostrato che, reagendo in maniera appropriata ai processi sociali contemporanei, possiamo volgere a nostro vantaggio la globalizzazione, anche se al momento il fenomeno è percepito come una minaccia in tutta Europa.

In particolare, ella ha portato alla nostra attenzione tre punti deboli: la produzione di nuove conoscenze, la cooperazione nella produzione e nell’impiego delle nuove conoscenze e il finanziamento. In aggiunta mi preme segnalare tre fattori che a mio parere sono cruciali per attuare con successo il programma di Lisbona: prima di tutto la ricerca, in secondo luogo la sinergia tra politiche nazionali e politiche comunitarie e infine l’Istituto europeo di tecnologia.

Innanzi tutto la Commissione, di concerto con il Parlamento e il Consiglio, ha presentato una proposta adeguata in relazione al settimo programma quadro per la ricerca. Dobbiamo quindi portare a termine quanto prima i negoziati su tale programma, in modo da poter cominciare ad attuarlo in tempo. Le risorse finanziarie previste però sono state notevolmente ridotte nel corso dei negoziati sulle prospettive finanziarie, motivo per cui il bilancio per la ricerca deve essere utilizzato appieno. In tale contesto non sussiste quindi alcun motivo fondato per operare ulteriori tagli alle risorse in questo comparto.

In secondo luogo le misure comunitarie possono incoraggiare i singoli Stati membri a varare misure proprie. Riusciremo dunque a conseguire risultati soddisfacenti solo se coniugheremo le misure comunitarie con le misure adottate dai singoli Stati membri. Esorto pertanto la Commissione a seguire attentamente gli interventi attuati a livello nazionale e a conferire visibilità ai paesi e alle prassi che presentano i risultati migliori.

In terzo luogo è parimenti importante assicurare una sinergia tra il settore dell’istruzione, la ricerca e lo sviluppo, da un lato, e l’economia, dall’altro. E’ importante che la Commissione si adoperi per promuovere questo genere di cooperazione – e mi riferisco in particolare all’Istituto europeo di tecnologia. Affinché la proposta non rimanga solamente un progetto politico, dobbiamo tenere pienamente conto delle posizioni di tutte le parti interessate. In definitiva dobbiamo favorire una crescita genuina nel contesto dello spazio europeo della ricerca e impedire che i fondi vengano ulteriormente tagliati e che siano impiegati per espandere la burocrazia. Grazie.

 
  
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  Presidente. La discussione è chiusa.

La votazione si svolgerà domani, alle 12.30.

Dichiarazione scritta (articolo 142 del Regolamento)

 
  
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  Gábor Harangozó (PSE).(EN) Questa relazione d’iniziativa sull’attuazione del programma di Lisbona giunge con grande tempismo alla vigilia della chiusura dei negoziati per il nuovo pacchetto legislativo sulla politica di coesione. La rinnovata attenzione per gli obiettivi di crescita e di occupazione della strategia di Lisbona costituisce un aspetto importante del quadro legislativo riformato, poiché sono già stati accumulati troppi ritardi rispetto all’obiettivo di rendere l’Europa l’economia più dinamica e più competitiva del mondo basata sulla conoscenza. In proposito non posso che sostenere la relazione dell’onorevole del Castillo Vera, che pone l’accento sulla necessità di migliorare le condizioni per la ricerca e l’innovazione in Europa. Più specificamente apprezzo l’attenzione rivolta al potenziale delle piccole e medie imprese innovative in vista del conseguimento degli obiettivi di Lisbona, insieme alla richiesta di promuovere i finanziamenti pubblici e privati per ottimizzare il sostegno finanziario comunitario. Infine, come indica la relazione d’iniziativa dell’onorevole del Castillo Vera, è urgentemente necessario armonizzare il coordinamento e la cooperazione tra le varie strategie nazionali, se vogliamo davvero elevare il potenziale di crescita e di occupazione dell’Europa.

 
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