Presidente. – Onorevoli colleghi, l’ordine del giorno reca le dichiarazioni del Consiglio e della Commissione sulla situazione in Palestina.
Paula Lehtomäki, Presidente in carica del Consiglio. – (FI) Signor Presidente, onorevoli deputati, come tutti ben sappiamo, la scorsa settimana vi sono stati sviluppi molto drammatici nella situazione dei territori palestinesi. La cattura di un soldato israeliano e la successiva operazione intrapresa da Israele sono state seguite con il fiato sospeso da tutti noi. Siamo preoccupati anche per il continuo lancio di missili Qassam da Gaza verso Israele. Poiché la situazione nella regione permane gravissima, vorrei dedicare il mio primo discorso al Parlamento europeo ad illustrare la posizione dell’Unione europea sull’attuale crisi.
Fin da subito desidero rendere noto che ieri a Helsinki il ministro per gli Affari esteri finlandese, Erkki Tuomioja, ha parlato della situazione della regione con il ministro per gli Affari esteri israeliano Livni. Il ministro Tuomioja ha avuto contatti telefonici anche con il Presidente palestinese Abbas e con il ministro per gli Affari esteri egiziano Aboul Gheit. Anche il Rappresentante speciale dell’UE Marc Otte questa settimana si è recato nella regione e ha preso contatto con le diverse parti.
E’ importante che i palestinesi rilascino immediatamente il soldato israeliano che hanno fatto prigioniero. L’amministrazione palestinese deve inoltre far cessare i continui lanci di missili Qassam da Gaza verso Israele. Israele, per parte sua, deve interrompere l’operazione militare che ha avviato. La ferma posizione dell’Unione europea esige che ogni azione in violazione del diritto internazionale sia fermata. Dobbiamo inoltre far presente che non possiamo tollerare un’azione sproporzionata e intesa a punire tutta la popolazione.
L’Unione europea è particolarmente preoccupata per le sofferenze dei civili. E’ importante affermare che entrambe le parti hanno il dovere di proteggere i civili. Sappiamo inoltre che la situazione umanitaria nella regione era già problematica anche prima e che adesso diventerà ancora più penosa a seguito della distruzione di infrastrutture come la centrale elettrica di Gaza. Tale fatto non determinerà solo problemi per l’erogazione di energia elettrica, ma anche per la fornitura idrica e la rete fognaria. Anche gli ospedali, per esempio, stanno subendo le conseguenze del bombardamento della centrale elettrica. Condanniamo altresì gli attacchi di Israele alle infrastrutture dell’amministrazione palestinese. In proposito va chiarito che non è automatico che l’Unione europea si assumerà l’onere delle spese quando inizierà la ricostruzione.
E’ altresì inaccettabile che Israele abbia incarcerato numerosi ministri e deputati palestinesi. Costoro devono essere rilasciati o devono almeno avere la garanzia di essere sottoposti a un processo equo.
La precedente richiesta rivolta dal Quartetto al governo palestinese guidato da Hamas resta ancora valida. Il governo palestinese deve riconoscere i seguenti principi: non violenza, riconoscimento del diritto all’esistenza di Israele, rispetto degli accordi e degli obblighi esistenti.
In proposito vorrei menzionare l’intesa raggiunta tra Hamas e al-Fatah, fondata sul “documento dei prigionieri”. In una situazione in cui le tese relazioni tra al-Fatah e Hamas sembravano in una fase fortemente negativa, e la pace era a rischio, il raggiungimento di un accordo del genere ha costituito un passo nella giusta direzione, anche se ciò non significa ancora che le condizioni dell’UE e del Quartetto siano adeguatamente soddisfatte.
Come usciremo dall’attuale crisi? L’Unione europea mette in rilievo che la crisi potrà essere risolta solo attraverso il dialogo. Per il conflitto israelo-palestinese è stata una mossa promettente l’incontro avvenuto due settimane fa tra il Primo Ministro Olmert e il Presidente palestinese Abbas. Fa ben sperare anche il fatto che i due abbiano deciso di incontrarsi di nuovo a breve. Un rapido ritorno verso la ripresa dei contatti e delle trattative è di capitale importanza. Solo la via negoziale potrà condurre a una pace stabile e duratura.
Anche se le possibilità di far ripartire di nuovo il processo di pace sembrano molto esili alla luce della situazione attuale, l’idea del modello a due Stati non va abbandonata. Le armi e le azioni unilaterali non porteranno la pace. L’Unione europea e la Finlandia, in quanto paese che riveste la Presidenza, sono impegnate ad aiutare entrambe le parti a raggiungere un accordo di pace.
Benita Ferrero-Waldner, Membro della Commissione. – (EN) Signor Presidente, siamo tutti estremamente preoccupati per gli eventi verificatisi nei territori palestinesi. Sono tempi molto inquietanti: l’insicurezza, la violenza tra le parti, i missili Qassam, i bombardamenti. L’attacco sferrato a Karem Shalom da fazioni militanti palestinesi, il sequestro del soldato israeliano, seguito dall’incursione militare israeliana a Gaza sono indice di un’escalation davvero preoccupante.
Nella dichiarazione della settimana scorsa, l’Unione europea ha recisamente condannato questi atti e abbiamo appena sentito quanto affermato dal Presidente in carica del Consiglio. La settimana scorsa ho invitato entrambe le parti a compiere un passo indietro e a dare prova di moderazione. Adesso ripeto l’invito. Tutte le parti devono tenere conto con estrema attenzione delle proprie responsabilità. Tutte le parti devono astenersi dal compiere azioni che violino il diritto internazionale e dobbiamo insistere affinché la classe dirigente palestinese faccia tutto il possibile per porre fine alla violenza e alle attività terroristiche. L’Unione europea ha invocato l’immediato e incondizionato rilascio del caporale Gilad Shalit. Azioni del genere non fanno che peggiorare le cose per i civili palestinesi, come possiamo vedere.
Dobbiamo però anche fare in modo che Israele agisca con avvedutezza. Comprendiamo l’indignazione israeliana, ma è la diplomazia a offrire la migliore possibilità di affrontare la priorità immediata, non la distruzione delle infrastrutture di base né l’incarcerazione di membri del consiglio legislativo palestinese o il bombardamento dell’ufficio del Primo Ministro.
Gli ultimi eventi hanno notevolmente peggiorato la situazione della popolazione palestinese e, questo, devo dirlo, è per noi motivo di rammarico e profonda frustrazione. Il danneggiamento dell’unica centrale elettrica di Gaza ha lasciato senza elettricità centinaia di migliaia di palestinesi e potrebbe avere gravi conseguenze umanitarie.
Occorre fare tutto il possibile per impedire l’ulteriore peggioramento della situazione umanitaria. Israele deve capire che ha delle responsabilità riguardo al benessere della popolazione palestinese e occorre muoversi immediatamente per ripristinare l’elettricità nei territori palestinesi. Entrambe le parti devono compiere un passo indietro per allontanarsi dal baratro prima che la crisi sfugga di mano a tutti.
Dobbiamo fare tutto il possibile per evitare una situazione economica e umanitaria inaccettabile nei territori palestinesi. Anche prima degli ultimi eventi, si registrava un calo del 30 per cento del reddito, un tasso di disoccupazione del 40 per cento e livelli di povertà del 67 per cento. I responsabili politici, però, non possono cedere alla frustrazione. Ho visitato Israele e i territori palestinesi solo due settimane fa. La mia visita mirava principalmente a indurre Israele e il Presidente Abbas ad accelerare i tempi per le decisioni da prendere con il Consiglio europeo e il Quartetto su un meccanismo internazionale temporaneo. Tale meccanismo è finalizzato a fornire aiuto immediato ai palestinesi e ad assicurare l’erogazione dei servizi fondamentali. Le discussioni sono state positive, ma è innegabile che gli eventi di Gaza e della Cisgiordania hanno notevolmente complicato questi sforzi. Adesso più che mai occorre accelerare l’introduzione di questo meccanismo per contribuire a soddisfare almeno le esigenze fondamentali della popolazione palestinese.
Alcuni donatori si sono detti disposti a mettere a disposizione fondi a titolo di questo meccanismo. Le necessità saranno però ingenti, mentre i fondi sono limitati. La Commissione ha pertanto cercato di ottenere l’approvazione dell’autorità di bilancio per il trasferimento di fondi dalla riserva di emergenza. Ringrazio sentitamente il Parlamento europeo per il sostegno datoci in questa difficile impresa e in particolare per i numerosi e preziosissimi scambi di opinione che ho potuto avere con i presidenti delle commissioni e i leader politici nelle discussioni con la commissione per gli affari esteri, che è stata in prima linea nel promuovere l’introduzione di questo meccanismo.
In quanto europei abbiamo la responsabilità collettiva di aiutare i palestinesi e di dare una possibilità alla pace. Mi aspetto il vostro costante sostegno al riguardo.
Dobbiamo essere chiari. Il meccanismo non può essere una panacea per tutte le difficoltà dei territori palestinesi. I donatori non possono farsi carico delle responsabilità del governo palestinese, che deve adoperarsi concretamente per rispettare i principi del Quartetto e porre fine alla violenza che minaccia sia la vita degli israeliani che quella dei palestinesi. I donatori non possono neppure farsi carico delle responsabilità di Israele in relazione al diritto internazionale, alla libertà di circolazione e di accesso, alla restituzione del gettito doganale e delle entrate fiscali palestinesi o ai recenti danni inferti alle infrastrutture civili fondamentali.
Gli eventi degli ultimi giorni hanno minato un fragile processo che era appena iniziato con l’incontro tra il Presidente Abbas e il Primo Ministro Olmert ad Amman. Come ha affermato il Presidente in carica del Consiglio, questi eventi si verificano in concomitanza con i progressi compiuti in vista di un accordo nazionale consensuale tra Hamas e al-Fatah, fondato sull’iniziativa dei prigionieri. Resta da vedere se questo tentativo di accordo in vista di un governo di unità nazionale produrrà una dirigenza politica in grado di farsi meglio carico delle proprie responsabilità.
Mi sono complimentata con il Presidente Abbas per aver intrapreso questa iniziativa, ma nel contempo ho affermato con chiarezza che non deve essere fine a se stessa, ma solo l’inizio di un processo. In definitiva il governo palestinese deve impegnarsi a ripudiare la violenza, a riconoscere Israele e a rispettare i precedenti accordi come richiesto dal Quartetto.
Siamo di fronte a una gravissima situazione di crisi in Medio Oriente. Dobbiamo lavorare insieme per allentare la tensione e dare una possibilità alla diplomazia. Nel caos e nella confusione che contraddistinguono la situazione attuale, infatti, una cosa è chiara: la soluzione negoziata dei due Stati è l’unico modo per garantire la sicurezza cui aspirano, al pari di tutti, i comuni cittadini israeliani e palestinesi.
Elmar Brok, a nome del gruppo PPE-DE. – (DE) Signor Presidente, signora Commissario, signora Presidente in carica del Consiglio, questa è una delle discussioni che mi lasciano sempre più esterrefatto. Abbiamo dovuto cercare nuove vie. La Commissione sta elaborando un’infinità di idee sul modo di aiutare i palestinesi, anche se il nuovo governo palestinese non riconosce il diritto all’esistenza di Israele e non ha rinunciato alla violenza; al riguardo la Commissione ha il nostro pieno sostegno. Peraltro anche l’altra parte deve dimostrare il proprio impegno. E’ superfluo dire che vi sono azioni, come il lancio di missili Qassam, che sono inaccettabili per Israele; c’è tuttavia da chiedersi se Israele doveva proprio reagire così visto che il Presidente Abbas era in procinto di compiere progressi con Hamas. Bisognava almeno mettere alla prova la credibilità di questo tentativo. D’altro canto, però, si sono verificati eventi che hanno ulteriormente screditato il Presidente Abbas; ci è dunque sempre più difficile trovare dei punti di contatto.
Tutta la situazione è un circolo vizioso. E’ difficile dire chi all’inizio aveva ragione o torto perché è un gatto che si morde la coda. Dobbiamo fare in modo che la posizione dell’UE e del Quartetto sia cristallina. Dobbiamo imporre come condizioni il diritto all’esistenza dello Stato di Israele e di uno Stato palestinese autonomo. Entrambe le parti devono essere consapevoli che la politica che stanno perseguendo non solo danneggia gravemente i popoli della regione, ma crea anche sempre maggiori problemi in seno alla comunità internazionale e mette a repentaglio la pace generale, giacché questo non è un semplice conflitto locale. Sono urgentemente necessarie decisioni al riguardo. Vorrei chiedere al Commissario e al Presidente in carica del Consiglio di fare in modo che il Quartetto al completo si rechi in loco per spiegare i pericoli esistenti, invece di inviare separatamente nella regione i suoi membri non ottenendo così alcun risultato.
Pasqualina Napoletano, a nome del gruppo PSE. – Signor Presidente, onorevoli colleghi, a Gaza in queste ore si sta consumando una vera e propria catastrofe umanitaria, che coinvolge più di un milione di civili. I rapporti dell’ONU, dell’UNICEF e del PAM parlano di una situazione disperata. Gaza è divenuta una prigione in cui si sta infliggendo una punizione collettiva ad un intero popolo.
La comunità internazionale si era finalmente accordata per far arrivare ai palestinesi gli aiuti necessari alla sopravvivenza attraverso l’Unione europea; ma tutto questo è vano poiché Gaza è praticamente isolata e nulla arriva ad una popolazione stremata e umiliata.
La questione palestinese non può però divenire una questione umanitaria, perché essa rimane una grande questione politica. La stessa, indiscriminata decapitazione di Hamas è stata una pazzia; innanzitutto perché i parlamentari e i ministri rappresentano in questo momento la maggioranza del popolo palestinese in modo legittimo, ma soprattutto perché il Primo Ministro Haniyeh aveva dato il via libera al cosiddetto “documento dei carcerati” e si era di fatto dissociato dalle posizioni più intransigenti dei rappresentanti di Hamas in Siria, evitando il referendum e aprendo la strada a un governo di coalizione in Palestina.
Con queste azioni, le autorità israeliane rischiano obiettivamente di favorire ancora una volta le frange più estremiste e violente del mondo palestinese. Il caporale Ghilad Shalit deve essere liberato, così come un intero popolo deve essere liberato dalla morsa di un esercito che calpesta ogni legalità.
Il Parlamento europeo ha in passato fatto pressione per non interrompere gli aiuti al popolo palestinese, oggi lo stesso parlamento chiede ai governi europei e alla Presidenza di imporre il rispetto dei diritti umani fondamentali, affinché a Gaza si possa tornare a vivere e si possano riaprire prospettive politiche che prendano il posto della violenza e dei soprusi.
(Applausi)
Annemie Neyts-Uyttebroeck, a nome del gruppo ALDE. – (NL) Signor Presidente, signora Presidente in carica del Consiglio, signora Commissario, in effetti condivido il senso di sconforto dell’onorevole Brok. Per scoraggiarsi, basta guardare la piega che hanno preso gli eventi nelle ultime settimane. Se infatti si paragona la situazione attuale con quella, diciamo, di gennaio di quest’anno, ci si rende conto che le cose non hanno fatto che peggiorare.
La tregua armata che Hamas aveva rispettato è finita; il numero di prigionieri è in crescita da entrambe le parti; la violenza perpetrata contro i civili è aumentata; Gaza è diventata una prigione per i suoi abitanti e la situazione umanitaria è tragica.
Cionondimeno, adesso non è il momento di starsene con le mani in mano, motivo per cui vorrei iniziare, a nome del mio gruppo, a garantire il nostro pieno sostegno alla Presidenza finlandese, a lei, signora Presidente in carica del Consiglio Lehtomäki, al Primo Ministro e al ministro degli Affari esteri finlandesi – congratulandomi allo stesso tempo anche per gli sforzi già compiuti – e assicurare anche a lei, signora Commissario Ferrero-Waldner, il nostro appoggio.
Se posso osare trarre la lezione politica contenuta nelle sue parole, mi sembra essenziale, e mi pare che lei sia d’accordo, la sua affermazione secondo cui le trattative e la diplomazia sono l’unica via d’uscita. Mi sembra un messaggio chiaro da rivolgere a quanti attualmente si dicono contrari a qualsiasi contatto con l’altra parte.
La sosteniamo in proposito ed è superfluo dire che rimaniamo fedeli ai principi del Quartetto, al riconoscimento del diritto all’esistenza di Israele, alla rinuncia alla violenza da parte di Hamas, nonché al rispetto dei precedenti accordi. Sosteniamo inoltre il suo appello a compiere un passo indietro e alla moderazione. Al riguardo lei ha il nostro pieno sostegno.
Caroline Lucas, a nome del gruppo Verts/ALE. – (EN) Signor Presidente, mi rallegro che oggi si svolga questo dibattito da lungo tempo atteso, perché, sinceramente, la dichiarazione pronunciata due giorni fa dalla Presidenza è stata lungi dal fornire la risposta che ci saremmo aspettati dall’Unione europea e rischia di minare la credibilità dell’UE nella regione.
Questa dichiarazione è palesemente squilibrata: dà grande rilievo al rapimento del soldato israeliano, che condanna, ma dedica solo poche parole alla risposta del tutto sproporzionata delle autorità israeliane, limitandosi a deplorarla. Mi rattrista che la rappresentante del Consiglio abbia ripreso questo tono e che la sua dichiarazione introduttiva di stamani sia stata contraddistinta da altrettanta parzialità.
Il governo israeliano, violando sia il diritto internazionale che i principi umanitari, non solo ha distrutto centrali elettriche e reti idriche: ha sequestrato e arrestato 64 deputati, dopo il terribile massacro sulla spiaggia di Gaza.
Se un simile evento si fosse verificato in qualsiasi altra parte del mondo, ci saremmo aspettati l’immediata condanna della comunità internazionale. E’ davvero incredibile che il Consiglio abbia finalmente levato la propria voce solo adesso e in toni così reticenti. Reputo essenziale che il Parlamento europeo si faccia sentire e condanni il più recisamente possibile l’arresto di rappresentanti del popolo palestinese democraticamente eletti.
(Applausi)
Nel contempo condanniamo il rapimento del soldato israeliano fatto prigioniero e chiediamo che sia rilasciato, incolume, al più presto. Non dobbiamo però neppure dimenticare i 9 600 detenuti politici palestinesi, più della metà dei quali sono stati incarcerati senza processo e di cui quasi 400 hanno meno di 18 anni. Dobbiamo avere un minimo di coerenza.
Secondo, le politiche devono adeguarsi al mutare delle circostanze. Nei giorni scorsi si era infatti verificato un evento storico che è stato tragicamente messo in ombra dai fatti di Gaza. Tale evento era l’accordo tra Hamas e al-Fatah sul cosiddetto documento dei prigionieri.
Nelle ultime settimane la comunità internazionale ha esortato Hamas a cambiare e adesso, visto che sta gradualmente incominciando a farlo, dovremmo riconoscerlo, rendergliene atto e modificare di conseguenza la nostra risposta politica. Sottoscrivendo questo documento di riconciliazione nazionale, Hamas ha dimostrato che sostiene la formazione di un governo di coalizione nazionale, che è favorevole alla creazione di uno Stato palestinese indipendente entro i confini del 1967 e che sta compiendo i primi passi in vista del riconoscimento di Israele.
Dobbiamo affermare a chiare lettere che l’UE deve immediatamente riprendere il dialogo con i deputati legittimamente e democraticamente eletti. Il Consiglio deve ribadire la propria convinzione, come ha fatto, che la soluzione negoziata dei due Stati è l’unica che porterà pace e sicurezza, il che implica però che anche l’UE deve essere all’altezza delle proprie responsabilità. Insieme al Quartetto l’UE deve presentare proposte concrete sui piani da attuare per contribuire al raggiungimento di una soluzione negoziata e pacifica.
(Applausi)
Francis Wurtz, a nome del gruppo GUE/NGL. – (FR) Signor Presidente, invochiamo il rilascio del caporale Gilad Shalit e dei 9 000 prigionieri palestinesi, 128 dei quali sono donne, 300 sono adolescenti e 900 sono detenuti senza processo. L’offensiva dell’esercito israeliano su Gaza e la cattura senza precedenti di un terzo dei ministri palestinesi, del presidente del parlamento e di molti parlamentari di Hamas non hanno assolutamente nulla a che vedere con il desiderio di liberare il soldato in questione. Tali piani erano stati concepiti molto prima della sua cattura. Il governo Olmert ha colto l’occasione per cercare di compiere il passo decisivo di una strategia perfettamente predisposta e ormai ben nota.
In primo luogo, l’idea è di rovesciare il governo palestinese, anche se la sua attuazione implica la distruzione di quel che resta dell’Autorità palestinese rappresentata dal Presidente Abbas. A quel punto, come al solito, si affermerà che non esiste un interlocutore palestinese con cui negoziare. Allora Israele avrà la via spianata per imporre unilateralmente i propri confini. Il raggruppamento degli insediamenti in tre grandi blocchi, più facilmente difendibili, la divisione dei territori palestinesi e l’annessione di quasi metà della Cisgiordania, della Valle del Giordano e di Gerusalemme est, nonché la continuazione della costruzione del muro di divisione: in breve un fatto compiuto che distrugga qualsiasi speranza di uno Stato palestinese degno di questo nome.
Infine, il caos così generato in seno alla società palestinese permetterà di giustificare il costante uso della forza in nome dell’essenziale esigenza della sicurezza. Questa strategia non è mostruosa solo per il popolo palestinese. Rischia di riservare un futuro da incubo anche agli stessi israeliani. Come possono pensare che, come per miracolo, da un tale collasso possano emergere leader palestinesi docili e una popolazione consenziente? Chi semina disperazione raccoglie violenza.
La società palestinese rischia di trarre la conclusione che l’accettazione delle regole del gioco democratico non le ha recato che ulteriori sventure. L’Unione europea, dinanzi a una simile sfida, lascerà distruggere le istituzioni palestinesi, che, da 12 anni a questa parte, ha contribuito a costruire? Abbandonerà il Presidente palestinese nel bel mezzo della tempesta, proprio mentre con il capo del governo era riuscito a ottenere un risultato che nessuno osava sperare, vale a dire la conclusione di un accordo che riconosce Israele e apre la via a un governo di unità nazionale?
Oppure l’UE avrà la volontà e il coraggio, che purtroppo non ho percepito da parte del Consiglio, di imprimere la propria impronta, esigendo la liberazione dei rappresentanti di Hamas, riprendendo l’erogazione di aiuti adeguati e una collaborazione attiva con l’Autorità e il governo palestinesi, nonché affermando in modo chiaro tutti gli obblighi che ogni Stato, senza eccezione alcuna, è tenuto a rispettare in virtù del diritto internazionale e delle convenzioni di Ginevra?
Penso che su questo terreno l’Europa si gioca fin d’ora gran parte della credibilità del progetto euromediterraneo e, più in generale, la sua credibilità di attore mondiale.
(Applausi dai banchi del gruppo GUE/NGL)
Roberta Angelilli, a nome del gruppo UEN. – Signor Presidente, onorevoli colleghi, seguiamo con apprensione ed angoscia la situazione in Terra Santa, che ogni giorno diventa più grave e rischia di tramutarsi in una crisi internazionale e, prima ancora, in una tragedia umanitaria. Penso che sia giusto cominciare dalle parole del Papa, che ha lanciato un appello per la liberazione di tutti i rapiti e per la ricerca di un negoziato tra israeliani e palestinesi, con il contributo determinante della comunità internazionale, e dell’Europa innanzitutto, in favore di un ritorno alla pace.
In questo momento tragico, infatti, solo il dialogo e la cessazione delle ostilità da entrambe le parti possono fermare l’inaccettabile escalation di violenza. Abbiamo accolto con favore l’accordo tra Fatah e Hamas sul documento dei prigionieri, che riconosce implicitamente l’esistenza di Israele, ma bisogna fare ben altri passi in avanti, in primis con la liberazione del soldato israeliano.
L’Europa ha fatto bene a lanciare subito, con una sola voce, un appello alla moderazione e alla pace, ma c’è bisogno di più coraggio e di più fermezza. La comunità internazionale deve essere realmente protagonista ed assumersi tutta la responsabilità di farsi garante della pace in Medio Oriente, fermando le violenze e riportando israeliani e palestinesi al tavolo delle trattative.
In conclusione, voglio citare di nuovo il Pontefice, il quale ha riaffermato il giusto diritto di Israele di esistere, in pace, ma si è rivolto poi anche alla comunità internazionale affinché sostenga davvero il popolo palestinese onde consentirgli di superare le precarie condizioni in cui vive e costruire il suo futuro, andando verso la costituzione di un vero e proprio Stato.
Siamo sicuri che, se venissero ascoltate queste parole, si potrebbe finalmente tornare sulla strada del dialogo e della pace.
Bastiaan Belder, a nome del gruppo IND/DEM. – (NL) Signor Presidente, ieri il ministro della Difesa israeliano Amir Peretz ha ritenuto il Presidente siriano Bashir al-Assad responsabile dell’incolumità di Gilad Shalit, il caporale israeliano fatto prigioniero. Il ministro ha sostenuto la sua posizione facendo riferimento al commando terroristico di Hamas operante sotto l’egida di Khaled Meshal a Damasco. Il Consiglio e la Commissione condividono questo parere e, in caso affermativo, come pensano che tale circostanza si ripercuoterà sulle relazioni con la Siria?
La seconda domanda al Consiglio e alla Commissione riguarda l’efficacia della sorveglianza europea a Rafah, al confine tra l’Egitto e Gaza. Un eminente analista israeliano ha definito la missione UE un fiasco totale. Sotto gli occhi dell’Europa e dell’Egitto, probabilmente in senso letterale nel caso degli egiziani, le armi e i terroristi entrano nella striscia di Gaza. Vorrei sapere cosa ne pensano il Consiglio e la Commissione. Visto l’attacco missilistico sferrato ieri dai palestinesi nel centro della città israeliana di Ashkelon, si tratta di una questione urgente.
Marek Aleksander Czarnecki (NI). – (PL) Signor Presidente, la situazione attuale in Israele costituisce una vera e propria minaccia di guerra. E’ la situazione più grave nella regione dal 2000 o persino dal 1967. Senza addentrarci in un’analisi dettagliata degli ultimi eventi né ergerci a giudici sputa sentenze o assurgere a giuria responsabile dell’attribuzione di colpe, dobbiamo dire che la mancanza di stabilità nella regione è una vera e propria minaccia alla pace e all’ordine mondiale e che pertanto è necessario un intervento internazionale. Non possiamo rimanere a guardare con le mani in mano.
Se la violenza continuerà ad aumentare, la spirale del conflitto si intensificherà e produrrà eventi che avranno ripercussioni non solo sugli abitanti di Israele e della Palestina. Vi sono estremisti da entrambe le parti. Dobbiamo fare di tutto per dare una possibilità alle forze moderate di entrambi i paesi, a quanti scelgono la difficile via del dialogo e non a chi imbocca la strada facile della violenza.
Ioannis Kasoulides (PPE-DE). – (EN) Signor Presidente, il Commissario ha opportunamente menzionato l’accordo tra il Presidente Abbas e il governo di Hamas sulla base della proposta dei prigionieri, evento che è stato messo in ombra dai recenti sviluppi. Ogni volta che si verifica un progresso positivo verso la pace, qualche elemento estremista fa in modo di vanificarlo con azioni come l’imboscata in cui due soldati hanno perso la vita e un terzo è stato fatto prigioniero. Condanniamo tutti gli atti terroristici e chiediamo l’immediato rilascio del soldato israeliano.
Va tuttavia detto che la parte israeliana cade sempre in questa trappola. Con il suo uso eccessivo e sproporzionato della forza, Israele distrugge tutti i positivi progressi verso la pace cui esso stesso anela. Israele afferma che il proprio obiettivo è risparmiare i civili innocenti. Tuttavia, distruggendo le centrali elettriche, impedendo la normale erogazione idrica e lasciando così parecchi milioni di persone senza elettricità né acqua, Israele non punisce solo civili innocenti, ma anche i contribuenti europei il cui denaro è stato utilizzato per la costruzione delle infrastrutture e ai quali molto probabilmente e a ragione verrà chiesto di ripararle di nuovo.
Rivolgiamo pertanto un appello ad entrambe le parti affinché rispettino il processo politico democratico e ripudino la violenza quale mezzo per imporre all’altro i propri obiettivi politici. La lotta contro il terrorismo non può essere addotta a scusa da parte di Israele per invalidare la decisione politica democraticamente presa dai palestinesi.
Véronique De Keyser (PSE). – (FR) Una nube nera incombe sull’operazione in corso a Gaza. Man mano che l’operazione avanza la nube diventa sempre più cupa! Le piogge estive che stanno sommergendo Gaza non sono solo inutili, sono soprattutto totalmente illegittime. E’ illegittimo lasciare senza elettricità 750 000 persone, è illegittimo invitare 20 000 persone a lasciare la loro abitazione per trasformare la propria città in una città fantasma. Non è legittimo entrare nello spazio aereo siriano. Non è legittimo rapire un quarto di un governo e un quarto di un Parlamento. Uno Stato che agisce così non è migliore di un’organizzazione terroristica. Queste non sono parole mie, sono le parole del giornalista ebreo Levy comparse questa settimana su Haaretz.com. Se in Israele le voci dei giusti si levano per condannare questi crimini, perché il Consiglio è colpito da mutismo?
Il comunicato del Consiglio del 3 luglio è più reticente di quelli della Svizzera e della Turchia! L’Unione europea, che ha speso 3 milioni di euro per la missione di osservazione delle elezioni palestinesi, ha reagito con lentezza al rapimento di 64 membri del governo e del consiglio legislativo democraticamente eletto e non ne sta sollecitando l’immediato rilascio.
Il bombardamento di Gaza, la distruzione di una centrale elettrica, l’interruzione dell’erogazione dell’acqua non stanno suscitando nessuno scalpore. Nonostante il crescente numero di morti e la ripresa della spirale della violenza, non sentiamo nessuno gridare: basta, basta, basta! Fermate questa carneficina, siete diventati pazzi! Sì, condanno il lancio dei missili Qassam, sì, voglio che il soldato Gilad sia rilasciato, ma voglio anche che siano rilasciati i 339 ragazzini palestinesi detenuti nelle carceri israeliane. Se la vita di un soldato è sacra, lo è anche quella di un ragazzino.
Sono però soprattutto stupita del fatto che l’Unione europea non abbia ancora espresso apprezzamento, anche se ringrazio la signora Commissario di averlo fatto oggi, per lo storico passo compiuto con il documento dei prigionieri. Sei mesi dopo le elezioni i partiti Hamas e Jihad islamica si sono implicitamente impegnati a riconoscere Israele e a porre fine alla violenza fuori dai territori. Ebbene, finora neanche una parola, solo un assordante silenzio! Il nostro aiuto umanitario, e sostengo il Commissario, basta solo a far tirare avanti la Palestina. Ma abbiamo ancora l’ambizione di aiutare lo Stato palestinese a costruire una propria democrazia? Questa domanda è rivolta al Consiglio. Fermate questo scandalo e fate in modo che il diritto internazionale sia rispettato!
(Applausi a sinistra)
Chris Davies (ALDE). – (EN) Signor Presidente, abbiamo sentito parlare del caporale Shalit e del fatto che i responsabili del rapimento dovrebbero rilasciare immediatamente il povero ragazzo. Abbiamo sentito parlare molto meno di Maria Aman. Non potrà mai più utilizzare né le braccia né le gambe; ha solo tre anni e il suo midollo spinale è stato leso da una granata israeliana. Ecco che cosa succede quando si sganciano bombe su una via affollata di Gaza. L’esercito israeliano ha ucciso più di 12 bambini palestinesi il mese scorso, ma che cosa gliene importa? Il Primo Ministro israeliano afferma che la vita degli israeliani è più importante di quella dei palestinesi. Israele sta distogliendo l’attenzione dall’accordo tra al-Fatah e Hamas che riconosce i confini del 1967. Che cosa vuole di più Israele? Si servirà di qualsiasi pretesto, pur di non riprendere la roadmap. Non ha alcuna intenzione di negoziare una soluzione fondata su due Stati.
Ma dov’è la sfida dell’Europa? Non c’è; i nostri doppi criteri sono proprio vergognosi. Ignoriamo il razzismo di Israele e stiamo a guardare pronunciando qualche stentata parola di protesta mentre Israele infligge una punizione collettiva alla popolazione di Gaza. Le nostre parole sulla giustizia non sono mai seguite dai fatti.
L’Europa ha l’opportunità di far avanzare il programma accordando il proprio sostegno al documento dei prigionieri e la propria intenzione di trattare con il governo palestinese. Tuttavia, con ogni evidenza Consiglio e Commissione non avranno il coraggio di farlo. La facciamo passare brutta ai palestinesi, ma lasciamo che Israele prosegua con il suo sanguinoso massacro.
(Applausi)
Roger Knapman (IND/DEM). – (EN) Signor Presidente, la settimana scorsa l’intero Parlamento ha avuto modo di sentire l’eccelsa conferenza stampa dell’onorevole Adamos Adamou. A quanto pare, tutto il mondo doveva sapere che l’onorevole summenzionato, in qualità di presidente della delegazione per le relazioni con il consiglio legislativo palestinese, “esorta la comunità internazionale a proteggere la vita dei civili di Gaza”. Orbene, come di preciso? Che cosa intende fare, piazzarsi in mezzo alla strada con un elmetto di latta in testa? Per fortuna, dalla ricerca di notizie su Google risulta che la richiesta non ha provocato alcuna risposta.
Adesso tutto quello che posso proporre, e sono stati pronunciati discorsi molto forti, è di non perdere di vista la realtà. La tragica verità è questa: se Hamas continua a bombardare, uccidere, menomare e adesso a rapire, Israele reagirà. Chi nasconde la testa sotto la sabbia farebbe bene a riconoscerlo, altrimenti seguiranno ancora altre tragedie.
Mario Borghezio (NI). – Signor Presidente, onorevoli colleghi, non imiti l’equivoca “equivicinanza” del governo italiano: la striscia di Gaza è diventata una base di lancio istituzionalizzata per attacchi terroristici.
Le milizie di Hamas hanno archiviato la scelta istituzionale e riportato il quadro nel pieno del terrorismo. Questo è il punto fondamentale. Noi non possiamo equiparare il terrorismo alle scelte militari di Israele, né alle infrazioni dei diritti umani che pure condanniamo, ma se il potere decisionale di Hamas è nelle mani dei macellai eterodiretti dalla Siria e dall’Iran, quali risultati possono avere i morbidi inviti dei parlamentari europei al governo di Hamas?
I nostri ispettori non sono riusciti a impedire il vergognoso traffico di milioni di dollari fatti entrare nelle valigie di Hamas e non certo destinati alle necessità del popolo palestinese. Ma a questo problema deve provvedere il contribuente europeo.
Charles Tannock (PPE-DE). – (EN) Signor Presidente, l’acuirsi della tensione nei territori palestinesi è stato provocato dal rapimento del caporale Shalit organizzato da Hamas con le irrealistiche richieste di rilasciare i detenuti palestinesi. A seguito dell’assassinio a sangue freddo di un colono civile e del continuo lancio di missili Qassam da Gaza sulle aree civili israeliane, il Primo Ministro Olmert non ha avuto altra scelta se non decidere un limitato intervento chirurgico dell’esercito. Anch’io invoco l’immediato rilascio del caporale Shalit.
Personalmente sono contrario a finanziare un governo dell’Autorità palestinese guidato da Hamas, a meno che non rinunci alla violenza, deponga le armi e riconosca il diritto all’esistenza di Israele. Purtroppo la dichiarazione congiunta di Hamas e al-Fatah del 27 giugno che, a quanto si dice, riconoscerebbe implicitamente Israele, resta un documento ambiguo in cui Hamas non rinuncia in modo chiaro alla violenza.
In passato milioni di euro attinti dal denaro dei contribuenti comunitari sono stati donati come aiuti all’Autorità palestinese chiedendo scarse prove di impegno a garantire una pace duratura, come previsto a Oslo nel 1993. Vi è invece stata una diffusa corruzione. Personalmente, pur riconoscendo la vittoria democratica di Hamas, in fondo anche Hitler è stato eletto democraticamente, continuo a considerare questo movimento, al pari dell’UE e degli USA, alla stregua di un’organizzazione terroristica illegale e pertanto non appoggerò mai l’erogazione di finanziamenti ad Hamas finché non cambierà in maniera convincente il proprio statuto e la propria ideologia terroristica.
Il recente attentato dinamitardo avvenuto a Tel Aviv durante la Pasqua ebraica è stato pubblicamente sostenuto dal governo dell’Autorità palestinese guidato da Hamas, il che è scandaloso. Cionondimeno l’Unione europea, attraverso il Quartetto, deve continuare a impegnarsi in vista della soluzione dei due Stati in cui uno Stato palestinese democratico e autonomo possa vivere in pace e sicurezza a fianco di uno Stato di Israele delimitato da confini riconosciuti a livello internazionale. Mi unisco a tutti i partiti dell’Assemblea nel sollecitare Israele, e in particolare il suo esercito, Hamas e tutte le persone coinvolte in questi terribili eventi a rispettare il diritto internazionale e ad evitare ulteriori spargimenti di sangue.
Marek Siwiec (PSE). – (PL) Signor Presidente, nessun conflitto è mai stato risolto alzando la voce.
Per quali aspetti l’attuale quadro di terrore e violenza differisce dagli altri? Per il fatto che la violenza e i crimini commessi dagli assassini che hanno rapito un ragazzo israeliano e le numerose vittime degli attentati non sono stati condannati dall’Autorità palestinese democraticamente eletta. In effetti Hamas si è schierato con chi semina violenza e terrore. E’ successo appena il nuovo governo israeliano ha prestato giuramento e ad ogni azione segue una reazione. Le autorità israeliane hanno risposto a questo atto criminale con un’azione militare. La sceneggiatura odierna non è stata scritta né dal Primo Ministro israeliano né dal Presidente dell’Autorità palestinese, che hanno cercato di tenere aperto il dialogo, ma dal Presidente iraniano e dagli estremisti di Hamas importati da Damasco e dai terroristi di ogni risma e tipo.
Esorto Consiglio e Commissione a esercitare maggiori pressioni su entrambe le parti in conflitto, ma in particolare sull’Autorità palestinese. Occorre ricordare che, per far ripartire il processo di pace, il governo nominato da Hamas deve riconoscere lo Stato di Israele, rinunciare alla violenza e rispettare tutti gli accordi finora sottoscritti, cosa che non ha ancora fatto.
Frédérique Ries (ALDE). – (FR) Signor Presidente, la situazione è grave, come ha detto il Commissario Ferrero-Waldner. Sì, l’esercito israeliano è di nuovo a Gaza, sì, è drammatica la situazione umanitaria dei palestinesi, vittime del vicolo cieco mortale in cui li ha spinti Hamas. Siamo senz’altro favorevoli agli aiuti di emergenza annunciati dal Commissario.
Sì, la reazione israeliana che ha privato di acqua ed elettricità metà degli abitanti di Gaza è sproporzionata. Cionondimeno Israele non intende occupare di nuovo Gaza. Questa grande crisi potrebbe finire domani, se i movimenti terroristici rilasciassero il giovane soldato catturato e smettessero di lanciare missili sul territorio israeliano, come quello che la scorsa notte è caduto su una scuola a Sderot.
Una costante preoccupazione è data dalla possibilità che il conflitto in corso nella regione subisca una sorta di “irakizzazione”: rapimenti ed esecuzioni di ostaggi come quella del diciottenne Eliahou Asheri, di cui nessuno o quasi ha parlato, al quale è stato sparato un proiettile alla testa perché faceva l’autostop a Gerusalemme.
Solo il ritorno alla diplomazia riporterà sotto controllo la radicalizzazione e l’estremismo, ovvero la strategia di far peggiorare le cose per raggiungere i propri fini. Attualmente Francia ed Egitto sono nella posizione migliore per trovare una soluzione, che spero sia imminente, per Gilad Shalit e per il popolo palestinese. Vorrei rassicurare l’onorevole Davies facendo presente che per tutti i membri di questa Assemblea la vita di un palestinese ha lo stesso valore di quella di un israeliano. Reputo del tutto ingiusto e inopportuno farci dire parole del genere.
Il nostro più caro auspicio, che purtroppo è poco più di un sogno, è che l’Europa lavori insieme sulla questione in vista di un ritorno al tavolo negoziale.
Zbigniew Zaleski (PPE-DE). – (PL) Signor Presidente, mi sembra che ormai sia già stato detto tutto sul conflitto e sulle sue origini. Ritengo che la situazione odierna sia di gran lunga peggiore rispetto a quella di un anno fa, perché non sappiamo più chi aiutare né come. Da una parte, c’è una barriera fisica, poi c’è una barriera armata (soldati, controllo dei passaporti) che ha portato alla distruzione di una centrale elettrica e di ponti. E’ comparsa una nuova e ulteriore barriera politica con il governo eletto guidato da Hamas e tutto ciò che comporta in termini politici. Poi vi sono anche le persone, i cittadini comuni, che non sappiamo come aiutare. E’ una regola semplicissima che fame e frustrazione sfociano nell’aggressione e l’aggressione è il cibo che alimenta il terrorismo ed eventualmente persino una potenziale guerra.
Dovremmo chiederci se, dal momento che questi due popoli non possono convivere in un solo paese, l’unica soluzione praticabile non sia la creazione di due Stati. Ho una domanda per il Commissario, i membri della Commissione e il Consiglio: l’Unione europea sta facendo abbastanza, siamo abbastanza decisi ed efficaci come mediatori, come facilitatori e come diplomatici? La Commissione ha qualche idea su questa specifica situazione?
Pierre Schapira (PSE). – (FR) Signor Presidente, sono esterrefatto da quello che ho appena sentito e trovo deplorevole che alcune persone confondano ancora gli ebrei con gli israeliani.
Non ci troveremmo di fronte a una crisi umanitaria così ingente se non avessimo iniziato a interrompere i nostri aiuti ai palestinesi. La decisione del Consiglio dei ministri di tagliare gli aiuti e di mettere a rischio il popolo palestinese è stata un grave errore. C’erano altri modi per esercitare pressioni.
A seguito della sospensione di questi aiuti, il governo di Hamas ha compiuto il benché minimo progresso in vista del riconoscimento dello Stato di Israele? Ha finalmente deciso di condannare gli attacchi? La politica di usare la crisi umanitaria a scopo di ricatto non solo non ha sortito il benché minimo effetto positivo, ma ha provocato reali sofferenze.
Siamo di nuovo in una spirale di violenza in cui chiaramente le colpe stanno da entrambe le parti; i missili lanciati contro Israele, le sproporzionate rappresaglie attuate dall’esercito israeliano, la cattura del soldato Shalit, che naturalmente deve essere rilasciato, come tutti hanno chiesto.
Molti attori hanno continuato a cooperare con la Palestina. Penso in particolare ai numerosi gruppi locali europei che si sono incontrati a Bruxelles la settimana scorsa. Inoltre, come ha affermato il presidente della commissione per gli affari esteri Brok, il Quartetto deve permettere un intervento in loco.
Infine vorrei esprimere il mio profondo rammarico per il fatto che la risoluzione del Parlamento europeo approvata il mese scorso non conteneva alcun riferimento alla dichiarazione dei detenuti palestinesi. Credo infatti che questo testo sia il segnale più incoraggiante per l’Autorità palestinese guidata da Mahmoud Abbas e che vada sostenuto.
Paula Lehtomäki, Presidente in carica del Consiglio. – (FI) Signor Presidente, onorevoli deputati, non posso che condividere la profonda preoccupazione espressa dai deputati al Parlamento per il peggioramento della crisi mediorientale. Inoltre, in qualità di ministro responsabile per la Cooperazione allo sviluppo, penso che il peggioramento della situazione umanitaria sia particolarmente grave, come ho detto nel mio intervento di apertura, considerando che la regione versava in condizioni difficili già prima dell’ultima fase della crisi.
Questo conflitto rappresenta un’immensa sfida per l’Unione europea e il Consiglio è fermamente impegnato a sostenere ogni mezzo al fine di trovare una soluzione. Nel contempo dobbiamo tener presente che sono le parti coinvolte a possedere le chiavi per la soluzione della crisi. Possiamo e dobbiamo lavorare meglio che possiamo per trovare una soluzione, ma è decisivo che anche le parti in causa abbiano sufficienti volontà e desiderio di farlo.
Il Consiglio ha rilasciato la sua ultima dichiarazione il 30 giugno: non ha affatto perso tempo. A mio avviso la posizione adottata è molto equilibrata, contrariamente a quanto è stato affermato in alcuni interventi. Il Consiglio desidera sottolineare che, per allentare la crisi, entrambe le parti devono intraprendere le necessarie e opportune azioni. Riteniamo essenziale che il soldato israeliano catturato venga rilasciato, ma è altrettanto essenziale che Israele ponga fine alla sua operazione militare e che entrambe le parti agiscano nel rispetto del diritto internazionale. E’ cruciale che entrambe le parti in causa possano ritornare al tavolo negoziale e in tal modo trovino una soluzione alla crisi.
Benita Ferrero-Waldner, Membro della Commissione. – (EN) Signor Presidente, come ho detto all’inizio, avverto e condivido realmente la profonda preoccupazione per l’escalation degli eventi verificatisi nella striscia di Gaza. Si tratta di un circolo vizioso. Capisco anche le reazioni israeliane al rapimento del caporale Shalit. Quest’uomo deve essere rilasciato sano e salvo. Certo, la parte siriana di Hamas ha una pesante responsabilità al riguardo. Gli attacchi con i missili Qassam sferrati dalla parte settentrionale di Gaza contro Israele devono cessare. Tuttavia, l’incursione militare israeliana nella striscia di Gaza e la distruzione delle infrastrutture civili puniscono collettivamente i palestinesi e mettono a repentaglio la vita dei civili.
Tale operazione solleva interrogativi sul rispetto del diritto internazionale. E’ davvero negli interessi a lungo termine di Israele? Non rischia di rafforzare il circolo vizioso della povertà e dell’estremismo? L’erogazione di acqua e di elettricità adesso deve essere ripristinata al più presto e con l’assistenza di Israele. L’arresto dei legislatori eletti mina le istituzioni dell’Autorità palestinese che sono necessarie per la creazione di uno Stato palestinese indipendente, democratico e autonomo.
L’Unione europea si è detta particolarmente preoccupata per l’incarcerazione di questi membri eletti del governo e del parlamento palestinesi e i detenuti devono godere dei pieni diritti giuridici. Entrambe le parti devono dare prova di moderazione.
L’anno scorso parlavo dell’esigenza di speranza per le prospettive del processo di pace a seguito del ritiro israeliano da Gaza e del piano del G8 per rivitalizzare l’economia palestinese. Come appare diversa la situazione odierna! Eppure, penso che sia possibile compiere un passo indietro. Continueremo pertanto a impegnarci a favore della soluzione negoziale che prevede la creazione di due Stati e riconosceremo cambiamenti dei confini precedenti al 1967 esclusivamente previo consenso di entrambe le parti. Esprimiamo apprezzamento per gli sforzi compiuti dal Presidente Abbas al fine di creare un consenso palestinese più ampio possibile a sostegno degli obiettivi della roadmap e vogliamo continuare ad avere questo appoggio. Siamo pronti a collaborare con qualsiasi governo palestinese che rinunci alla violenza, riconosca Israele e rispetti i precedenti accordi, come stabilito dal Quartetto.
Dobbiamo prendere in considerazione la proposta dell’onorevole Brok, secondo il quale dobbiamo recarci in loco come Quartetto per vedere cosa possiamo fare. Abbiamo ribadito il nostro impegno a favore di una soluzione negoziata, esaustiva, equa e duratura in Medio Oriente. L’obiettivo comune del G8 resta la creazione di uno Stato israeliano e di uno Stato palestinese autonomi, democratici e sovrani, che vivano in pace e sicurezza. Vogliamo conseguire tale obiettivo e pertanto intendiamo continuare a profondere i nostri sforzi, anche nei momenti più difficili.
(Applausi)
Presidente. – La discussione è chiusa.
Dichiarazioni scritte (articolo 142 del Regolamento)
Adamos Adamou (GUE/NGL). – (EL) Quanto devono ancora soffrire i palestinesi, quanti bambini ancora devono essere uccisi prima che la comunità internazionale si svegli e chieda ad Israele di fermare gli abominevoli crimini che sta commettendo ogni giorno?
La causa della tragedia è l’occupazione israeliana. Non dobbiamo lasciare che la verità sia distorta attribuendo la responsabilità di questi inaccettabili sviluppi alla cattura di un soldato israeliano. Se lo facessimo, sarebbe come se accettassimo l’occupazione e la logica della punizione di massa, nonché la dichiarazione che la vita degli israeliani è più importante di quella dei palestinesi.
Condanniamo l’arresto dei ministri del governo palestinese, che è legittimo ed eletto democraticamente, e dei colleghi parlamentari. Chiediamo il loro immediato e incondizionato rilascio.
Israele deve fermare questa guerra non dichiarata, deve sbloccare gli aiuti umanitari e ripristinare le infrastrutture che ha distrutto. Chiediamo altresì il rilascio del soldato che toglierà qualsiasi pretesto per la continuazione degli attacchi.
Il Quartetto deve immediatamente attivare il meccanismo temporaneo di aiuti per i palestinesi.
La comunità internazionale, l’UE e il Quartetto devono insistere perché si ritorni al tavolo negoziale e devono esigere il rispetto della roadmap da parte del governo israeliano e da entrambe le parti il rispetto di tutti gli accordi sottoscritti per la promozione e la salvaguardia della pace.
Pedro Guerreiro (GUE/NGL). – (PT) Dinanzi alla recrudescenza degli attacchi criminali di Israele ai danni dei palestinesi e delle loro istituzioni, l’UE ha di nuovo ritenuto congiuntamente responsabili della situazione Israele e i palestinesi in una dichiarazione della Presidenza del Consiglio, sorvolando del tutto sulla brutale politica israeliana di aggressione e occupazione della Palestina, che vede Israele violare sistematicamente il diritto internazionale e il diritto inalienabile del popolo palestinese ad avere un proprio Stato indipendente.
L’UE non ha proferito neanche una parola di condanna nei confronti dell’attuale aggressione militare di Israele, che, a giudicare dalla sua estensione, sembrerebbe essere stata predisposta da tempo e solo in attesa di un pretesto. Questa azione militare criminale è parte di una strategia israeliana pianificata da lungo tempo per distruggere l’Autorità palestinese, le sue istituzioni e le sue strutture, comprese quelle che soddisfano le esigenze più fondamentali della gente. La strategia israeliana mira ad annettere i territori occupati, come dimostra la costruzione del muro di separazione, e a minare le condizioni necessarie per la creazione di uno Stato palestinese sovrano, indipendente e autonomo.
Ecco perché occorre dare prova di solidarietà nei confronti dell’OLP e dei palestinesi.
David Martin (PSE). – (EN) La situazione in Palestina è critica. Chiunque sia dotato di spirito compassionevole vuole che il soldato israeliano preso in ostaggio sia rilasciato sano e salvo. Tuttavia il suo rapimento non dovrebbe essere addotto come scusa da Israele per un’azione estrema a Gaza e in Cisgiordania. Esorto Israele a fare in modo che tutte le sue azioni rispettino il diritto internazionale. Occorre affrontare con urgenza la situazione umanitaria nei territori palestinesi. Occorre immediatamente ripristinare l’elettricità in tutte le abitazioni, assicurare la fornitura di medicine e risolvere la carenza di cibo. Entrambe le parti dovrebbero essere incoraggiate a intraprendere misure per costruire fiducia reciproca e allentare la tensione. Una netta dichiarazione di entrambe le parti che affermi che una soluzione negoziata fondata su due Stati è l’unico futuro praticabile per la regione permetterebbe di compiere notevoli progressi nel miglioramento della situazione attuale.
PRESIDENZA DELL’ON. McMILLAN-SCOTT Vicepresidente
Presidente. – Buongiorno cari colleghi ed amici. Siamo tutti pronti a votare? Grosso modo...
(Applausi)
Robert Atkins (PPE-DE). – (EN) Signor Presidente, intervengo per una mozione di procedura ai sensi degli articoli da 149 a 164 del Regolamento, per chiedere perché il Parlamento non si può organizzare tramite la Presidenza o l’amministrazione per effettuare le votazioni all’ora prevista, in orario, ove necessario. Le votazioni dovrebbero avere la precedenza su tutto il resto e dovrebbero svolgersi all’ora prestabilita, evitando così di causare inconvenienti a tutti per il fatto di votare a orari ridicoli come questo.
(Applausi)
Presidente. – Grazie, Sir Robert. Ho controllato. La discussione di stamani si è leggermente prolungata a causa dell’intervento del Primo Ministro finlandese che, è durato 45 minuti. Vi ricordo che il finlandese ha troppe vocali per qualsiasi lingua seria, il che ha allungato i tempi.
(Reazioni diverse)
Desidero comunicare ai colleghi che Terry Wynn questa settimana si congederà dal Parlamento europeo in quanto andrà in pensione. Sono certo che tutti desiderano ringraziarlo per l’eccellente lavoro svolto, segnatamente in qualità di presidente della commissione per i bilanci.
(L’Assemblea, in piedi, applaude lungamente l’onorevole Wynn)
Janusz Lewandowski (PPE-DE). – (EN) Signor Presidente, per me che sono un nuovo arrivato di uno dei nuovi Stati membri è stato fattibile assumere il ruolo di presidente della commissione per i bilanci perché ho avuto un illustre predecessore. Presiedere la commissione per i bilanci dopo Terry Wynn è come guidare un aereo con il pilota automatico. Per me Terry Wynn è e resterà un eccellente maestro della finanza europea. I migliori auguri, Terry.