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Procedura : 2006/2027(INI)
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Ciclo del documento : A6-0213/2006

Testi presentati :

A6-0213/2006

Discussioni :

PV 05/07/2006 - 11
CRE 05/07/2006 - 11

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PV 06/07/2006 - 6.14
CRE 06/07/2006 - 6.14
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P6_TA(2006)0316

Discussioni
Mercoledì 5 luglio 2006 - Strasburgo Edizione GU

11. Presunto utilizzo di paesi europei da parte della CIA per il trasporto e la detenzione illegali di persone (discussione)
PV
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  Presidente. – L’ordine del giorno reca la relazione (A6-0213/2006), presentata dall’onorevole Fava a nome della commissione temporanea, sul presunto utilizzo di paesi europei da parte della CIA per il trasporto e la detenzione illegale di persone [2006/2027(INI)].

 
  
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  Giovanni Claudio Fava (PSE), relatore. – Signor Presidente, onorevoli colleghi, questo Parlamento è chiamato sempre ad uno scopo elevato e difficile: dare il proprio contributo nella lotta contro il terrorismo. Sabato, lo ricordiamo, saremo accanto ai nostri amici britannici per commemorare i cinquanta morti di Londra nell’attentato dello scorso anno.

Abbiamo un altro scopo, altrettanto difficile: contribuire alla verità, anche alla verità sugli abusi che sono stati commessi in questi anni in nome della lotta al terrorismo. Questa è la ragione della nostra commissione, la verità sui diritti negati a coloro che sono stati accusati di essere i nostri nemici, ma che, come esseri umani, come imputati, hanno diritto a un avvocato, a un processo, a un giudice, a un trattamento dignitoso e umano.

Senza diritto, signor Presidente, non esiste legge, esiste soltanto la manifestazione di una forza, esiste soltanto l’arbitrio. Quando parliamo di extraordinary renditions – ed è di questo tema che la nostra commissione si è anzitutto occupata – parliamo di un arbitrio, voluto da alcuni paesi e accettato da altri, in nome della lotta al terrorismo.

Le extraordinary renditions sono consegne straordinarie di sospetti terroristi catturati dalla CIA e consegnati a paesi compiacenti, disposti a interrogarli con ogni mezzo e a detenerli senza processo.

In questi anni le rendition, signor Presidente, sono state un fatto, non un’opinione, né un’illazione; un fatto che è stato ammesso perfino dal Dipartimento di Stato americano, una prassi usata ed abusata, anche a danno di cittadini europei.

Le conclusioni sul nostro lavoro, su quanto abbiamo acquisito in questi mesi – e che ci auguriamo di acquisire nei prossimi mesi – le riserviamo alla relazione conclusiva, ma abbiamo il dovere, già da ora, di parlare di un concorso di colpe vasto, generalizzato, che riguarda diversi paesi europei con livelli diversi di responsabilità: c’è chi è stato complice, c’è chi ha coperto le operazioni illegali, c’è chi si è semplicemente voltato dall’altra parte.

E’ di poche ore fa la notizia, che arriva dall’Italia, secondo cui il giudice istruttore di Milano ha firmato un ordine di custodia cautelare nei confronti del vicedirettore del Sismi – il servizio di sicurezza militare italiano – per essere stato complice nel sequestro di Abu Omar, l’Imam di Milano che è stato rapito e per il quale sono pendenti ventidue ordini di custodia cautelare nei confronti di altrettanti agenti della CIA. Con ciò intendo anche ricordare quanto sia grave che il direttore del Sismi, il generale Pollari, sia venuto di fronte alla nostra commissione ad affermare che la sua Agenzia non aveva mai avuto alcuna informazione riguardo a quel sequestro. Prendiamo atto del fatto che il suo vice è stato arrestato per essere stato considerato responsabile di questo sequestro.

E’ vero, signor Presidente, che non siamo una Corte di giustizia, ma questo fatto ci attribuisce una responsabilità supplementare sul piano politico e istituzionale e attribuisce una responsabilità supplementare anche ai governi, ai Paesi membri ai quali ci rivolgiamo, perché l’onere della prova – proprio perché non siamo una Corte di giustizia – è un onere che va condiviso con i governi, ai quali in questi mesi chiederemo piena collaborazione e tutta la verità.

Ci vorremmo adoperare, signor Presidente e cari colleghi, per una verità senza aggettivi, sui fatti, sulle responsabilità, per fare in modo soprattutto – e questo credo che sia lo scopo ultimo della nostra commissione – che questi fatti e abusi non si ripetano mai più sul territorio europeo o ai danni di cittadini europei.

Grazie al lavoro dei nostri assistenti, dei funzionari della commissione che voglio qui ringraziare, abbiamo ricostruito in dettaglio un complesso sistema di aerei, di compagnie fantasma, di cui si è servita in questi anni la CIA per le proprie missioni; abbiamo minuziosamente ricostruito il percorso di oltre mille voli, che abbiamo messo a disposizione dei nostri colleghi parlamentari. Moltissimi di quei voli, lo sappiamo, erano voli di routine, che servivano a trasportare materiale o funzionari, ma non tutti: su quegli aerei sono stati brutalmente caricati e trasportati verso le loro prigioni Abu Omar, Maher Arar, Khaled el-Masri, Mohamed Algiza e molti altri ancora.

Questi voli hanno impunemente fatto scalo nei nostri aeroporti, utilizzato i nostri cieli e beneficiato del nostro silenzio e solo in un caso su 1084 voli, un funzionario di polizia ha preteso di poter identificare equipaggi e passeggeri.

Signor Presidente, abbiamo restituito voce e diritto di parola alle vittime di clamorosi errori giudiziari, ma anche a chi ha permesso a questa commissione di potere lavorare. Adesso ci aspetta un lavoro difficile, per il quale chiediamo al Parlamento di essere autorizzati a prorogare il nostro lavoro sino alla fine del mandato, sapendo che la verità che alla fine avremo ottenuto e consolidato sarà un patrimonio da mettere a disposizione di tutti i paesi europei e, naturalmente, anche di questo Parlamento.

(Applausi)

 
  
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  Paula Lehtomäki, Presidente in carica del Consiglio. – (FI) Signor Presidente, onorevoli deputati, è per me un onore partecipare alla discussione odierna in rappresentanza del Consiglio, che è stato invitato a esprimere un parere sul tema in discussione.

Vorrei dire subito che l’argomento di questa relazione intermedia è estremamente importante e ritengo che l’iniziativa presa al riguardo dal Parlamento europeo e dal Consiglio d’Europa e dalla sua Assemblea parlamentare sia molto importante e significativa.

Il tema è l’attuazione dei diritti fondamentali in Europa e l’azione contro il terrorismo. Non si deve permettere che questi due aspetti entrino in conflitto tra loro. Ogni azione intrapresa contro il terrorismo deve essere conforme agli obblighi derivanti dal diritto internazionale, e su questi non si può accettare alcun compromesso, per quanto riguarda i diritti umani, i rifugiati o i problemi umanitari, in nome della lotta contro il terrorismo.

In riferimento alla relazione intermedia in discussione, vorrei comunque sottolineare che i Trattati non riconoscono all’Unione europea alcuna competenza in questioni come queste, e i servizi di intelligence nazionali non rientrano nel campo di applicazione del Trattato, perché gli Stati membri hanno deciso unanimemente di riservarsi il compito di controllare il lavoro dei servizi di intelligence nazionali.

Ovviamente ciò non significa che il Consiglio abbia adottato una posizione passiva riguardo alle questioni sollevate nella relazione. Dallo scorso novembre si è sospettato pubblicamente che la Central Intelligence Agency (CIA) statunitense stesse utilizzando voli per il trasporto di prigionieri nonché strutture di detenzione illegali in Europa. Il 21 novembre i ministri degli Affari esteri dell’Unione europea hanno discusso queste informazioni durante una sessione del Consiglio “Affari generali e Affari esterni”. In seguito a tale discussione, il 29 novembre 2005 il ministro degli Affari esteri del paese allora alla Presidenza, Jack Straw, ha scritto al Segretario di Stato americano Condoleezza Rice a nome dell’Unione europea, per capire quali fossero i pareri del governo degli Stati Uniti riguardo a tali asserzioni. Il 5 dicembre il Segretario di Stato americano ha reso una dichiarazione particolareggiata sulla questione, prima della sua visita in Europa, affermando che gli Stati Uniti considerano gli accordi internazionali vincolanti per le proprie azioni, rispettano la sovranità degli altri paesi e non trasportano detenuti in paesi dove verranno sottoposti a tortura, durante interrogatori o altrimenti. I ministri degli Affari esteri dell’Unione europea e il Segretario di Stato Rice hanno discusso nuovamente la questione in seguito, durante la visita di quest’ultima a Bruxelles.

Sin dall’inizio di quest’anno si è svolto un dialogo intensivo con gli Stati Uniti a vari livelli e in diverse riunioni su questi argomenti. In molte occasioni si è discusso di diritti umani con gli Stati Uniti. Ci sono state discussioni anche sulla necessità di rispettare il diritto internazionale nella lotta contro il terrorismo. Di recente questo punto è stato inserito nell’ordine del giorno del Vertice Stati Uniti-Unione europea tenutosi a Vienna il 21 giugno.

L’Unione europea ha chiesto ripetutamente al governo degli Stati Uniti di permettere ai relatori delle Nazioni Unite per i diritti umani il pieno accesso alla base di Guantánamo Bay. I ministri degli Affari esteri dell’Unione europea hanno dichiarato che l’UE è ancora gravemente preoccupata riguardo a Guantánamo Bay e il tema è stato discusso con gli Stati Uniti in più di un’occasione. L’Unione ritiene che il governo degli Stati Uniti dovrebbe compiere passi per chiudere Guantánamo al più presto e ha quindi accolto con favore l’affermazione del Presidente Bush al Vertice di Vienna di essere disposto a chiudere il centro di detenzione.

Come paese che esercita la Presidenza del Consiglio, la Finlandia continuerà naturalmente a tenere vivo il dibattito sui diritti umani nel dialogo con gli Stati Uniti. Sarà un aspetto di capitale importanza durante la nostra Presidenza.

 
  
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  Franco Frattini, Vicepresidente della Commissione. – Signor Presidente, onorevoli deputati, certamente alla vigilia dell’anniversario dell’attacco terroristico a Londra, la lotta al terrorismo deve restare l’obiettivo principale della Strategia europea di sicurezza e questa è una buona occasione per ricordarlo, insieme all’affermazione, che occorre fare in modo chiaro, che il rispetto dei diritti fondamentali di ciascun essere umano è l’altro elemento da inserire nella Strategia europea di sicurezza.

E’ evidente che quando attentiamo alle garanzie di libertà e ai diritti fondamentali delle persone, rischiamo involontariamente di offrire un argomento alla propaganda proprio dei terroristi che dobbiamo combattere. Quindi la ricerca della verità è necessaria e voglio ricordare che si tratta di una verità storica, una verità giudiziaria e una ricerca di responsabilità, ed è evidente che il contributo della Commissione europea in questo è stato, è e sarà un contributo convinto.

Desidero ricordare che la Commissione europea ha contribuito con convinzione – e credo che il Presidente Coelho possa testimoniarlo – aiutando e sostenendo con forza, sin dal primo giorno, la richiesta della commissione temporanea di ottenere i dati di Eurocontrol, che, secondo quanto risulta dalla relazione, sono stati tra gli elementi più importanti per l’individuazione di alcuni fatti.

Ho inoltre sostenuto con convinzione le richieste della commissione temporanea del Parlamento di avere accesso alle fotografie satellitari dell’Agenzia europea. Insieme ai colleghi del Consiglio abbiamo lavorato perché la richiesta fosse accolta in tempi rapidi e credo che anche questo sia stato un elemento utile ai lavori di questa prima fase della commissione temporanea.

Inoltre, per ben tre volte ho voluto ricordare ai ministri degli interni dei Paesi membri l’importanza di collaborare con la commissione temporanea del Parlamento, di collaborare con il Consiglio d’Europa, in altri termini di sviluppare delle indagini e degli accertamenti nazionali nei paesi in cui questo non era ancora avvenuto. Posso anticiparvi che al prossimo Consiglio dei ministri, il primo sotto la Presidenza finlandese, che si terrà il 24 luglio, rinnoverò ai ministri degli interni dei 25 Stati membri l’invito a continuare a collaborare con la commissione temporanea del Parlamento.

Prendo atto e condivido che la commissione temporanea del Parlamento non ritiene di essere una sorta di “super tribunale europeo”, e questo è un elemento molto importante nell’indicazione delle responsabilità istituzionali. Ritengo tuttavia che gli elementi indicati nella relazione siano degli strumenti utili, da valutare molto approfonditamente. Alcuni elementi sono già stati valutati in quanto erano già a disposizione delle molte autorità giudiziarie nazionali impegnate in inchieste, talvolta molto approfondite, iniziate molto tempo fa.

Credo che ora le autorità nazionali, anche alla luce dei dati di questa relazione, possano e debbano procedere a tali accertamenti con una maggiore forza – anche nei casi in cui non sono stati ancora eseguiti. E che debbano farlo con le garanzie dei processi, che sono poi le garanzie dello Stato di diritto, il pieno diritto per le vittime – che anche voi avete in parte ascoltato – e per coloro che sono accusati, di provare degli elementi fino a che una sentenza non definisca quando e se vi siano responsabilità per dei fatti specifici.

Questo è l’esito che, credo tutti noi auspichiamo: ottenere finalmente una verità piena e soddisfacente su queste accuse. Credo che sia importante attendere con fiducia le decisioni che i giudici degli Stati membri prenderanno.

Vorrei esprimere un’ultima considerazione sulle prospettive future, che mi sembrano altrettanto interessanti. Desidero fare una riflessione sulla riforma dei cosiddetti servizi segreti, una riforma che appartiene alla competenza nazionale ma che credo potrebbe essere oggetto di una riflessione più ampia. Si potrebbe valutare se, ad esempio, le regole di trasparenza, nel senso di relazione con gli organi del Parlamento, possano essere migliorate a livello nazionale; se il coordinamento dell’attività dei servizi in ciascuno Stato membro non debba, come io credo, prevedere una responsabilità più diretta dei capi dei governi dei rispettivi paesi; se non ci debba essere una sorta di controllo parlamentare nazionale sulle risorse finanziarie dei servizi segreti – perché tutti sanno che se si controllano le risorse finanziarie, si può incidere in modo significativo sull’attività funzionale.

Cito infine l’accenno – che ho trovato nella relazione – alla necessità di definire nuove regole sull’aviazione non commerciale, anche con aerei civili, quella definizione di “aereo di Stato” o “impiegato per attività di Stato”. Posso anticiparvi che anche a questo riguardo la Commissione è pronta a sviluppare una riflessione insieme alla commissione temporanea nel prossimo periodo di lavoro, perché trovare una definizione europea, ad esempio di State aircraft, potrebbe essere un buon passo in avanti su un terreno che attualmente, come sapete, non è sufficientemente coperto da disposizioni legislative nazionali.

Vi confermo quindi il mio impegno ad una collaborazione con il Presidente e i componenti della commissione temporanea e vi ringrazio.

 
  
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  Jas Gawronski, a nome del gruppo PPE-DE. – Signor Presidente, onorevoli colleghi, avevo sperato che l’onorevole Fava non menzionasse il caso italiano di oggi, ma, visto che lo ha fatto, vorrei dirgli, come membro italiano del Parlamento, e non come coordinatore del PPE, che, oggi, Osama bin Laden è felice perché, nel mio paese, invece di arrestare i terroristi, ci si concentra sull’arrestare coloro che danno la caccia ai terroristi.

Per quanto riguarda la relazione, credo, signor Presidente, che non basta che il relatore affermi di poter accettare alcuni dei nostri emendamenti. Si tratta di una relazione estremamente tendenziosa, che prende in considerazione solo punti di vista critici degli Stati Uniti. Due esempi: fino ad oggi hanno rifiutato di inserire nella relazione due dichiarazioni di Solana e di de Vries perché i due hanno detto cose non di loro gradimento, che non soddisfano la Sinistra e hanno affermato di non essere consapevoli di alcuna violazione della legge da parte degli Stati membri dell’Europa nella cooperazione con la CIA. Adesso, come grande concessione, sembra che vogliano accettarlo.

Essi rifiutano tuttavia di accettare anche un’altra dichiarazione perché va contro quella cosiddetta verità che cercano di imporci, si tratta della dichiarazione di un esperto di Human Rights Watch che, come si sa, non è certo un’organizzazione favorevole all’Amministrazione Bush, che ha detto alla nostra commissione: “noi abbiamo sospetti, ma non abbiamo prove”. Sappiamo tutti che gli americani hanno commesso degli errori, per i quali dobbiamo criticarli e anche condannarli, ma, se hanno commesso degli errori, è perché fanno qualche cosa.

Avrei gradito vedere in questa relazione un riconoscimento del fatto che, se oggi siamo qui riuniti a parlare del problema CIA, è grazie alla stampa americana, al Congresso americano e al popolo americano, e non grazie a loro. Di ciò non vi è alcuna traccia nel rapporto.

Per tutte queste ragioni rimaniamo decisamente critici di questa relazione e anche molto delusi.

(Applausi)

 
  
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  Wolfgang Kreissl-Dörfler, a nome del gruppo PSE.(DE) Signor Presidente, onorevoli colleghi, desidero innanzi tutto porgere le più vive congratulazioni al relatore, onorevole Fava, per la sua eccellente relazione intermedia, così definita proprio perché non siamo neanche a metà strada del nostro lavoro.

Consentitemi di sottolineare e di chiarire a questo punto che nessuno nel nostro gruppo è contrario all’idea di unirci nella lotta contro il terrorismo internazionale. Al contrario: riteniamo però che non possiamo più farlo usando le stesse armi dei terroristi, ma soltanto con mezzi legali e nel rispetto dei principi etici e morali sui quali è fondata la nostra comunità di valori, l’Unione europea, sui quali insistiamo dovunque andiamo nel mondo e dei quali possiamo essere orgogliosi.

Non è certamente accettabile che vengano rapite persone sul territorio dell’Unione europea o in Stati che desiderano aderire alla nostra Comunità, che siano trasportate dall’altra parte del pianeta o quasi e torturate in prigioni situate in luoghi come Kabul: è dimostrato che questo è ciò che è accaduto al cittadino tedesco Khaled El-Masri. Il fatto è che in proposito il fine non giustifica i mezzi e su questo dobbiamo distinguerci dall’approccio adottato dall’amministrazione Bush e dalla CIA. Le nostre critiche a tali pratiche non hanno nulla a che fare – davvero nulla – con l’antiamericanismo; al contrario, è nostro dovere esprimerle.

Ci troviamo anche di fronte a una domanda, alla quale i governi dell’Unione europea devono rispondere, riguardante cosa esattamente sono autorizzati a fare i servizi segreti – come la CIA, per quanto di uno Stato amico – nel nostro territorio e in che modo possono agire. Dopo tutto, non si può applicare in questo caso il principio del paese di origine. Gli Stati membri dell’UE e anche i paesi che aspirano all’adesione devono affermare con chiarezza che è possibile perseguire una persona sospettata di terrorismo unicamente mediante procedimenti conformi al principio della legalità. Come pensano altrimenti gli Stati membri dell’UE di poter cooperare con Istituzioni come il Parlamento europeo e il Consiglio d’Europa?

E’ una domanda cui deve rispondere anche il governo dell’ex Repubblica jugoslava di Macedonia a Skopje, poiché davvero non accettiamo che ci raccontino menzogne. Sono lieto, per contro, che il ministro degli Esteri tedesco Steinmeier non abbia esitato a confermare che verrà a incontrare la nostra commissione; devo dire che ci aspettiamo lo stesso gesto anche da altre figure di primo piano.

Non è nostro compito svolgere inchieste con la stessa puntuale attenzione ai particolari di un pubblico ministero né produrre alla fine una relazione sui fatti e un elenco dei capi d’accusa; il nostro dovere è, dopo aver svolto il nostro lavoro, informare con chiarezza i cittadini dell’Unione europea su ciò che, a quanto ci risulta, è avvenuto e sulle conclusioni politiche che dovremmo trarne per poter continuare a mantenere fede ai nostri valori e principi e per dimostrare la prontezza dell’Unione europea a difendere e garantire la libertà, la sicurezza e la democrazia.

E’ evidente, tuttavia, che qualcuno in Parlamento non ha ancora capito neanche lontanamente cosa ciò significhi.

 
  
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  Sarah Ludford, a nome del gruppo ALDE. – (EN) Signor Presidente, ringrazio il relatore, onorevole Fava, per l’ottimo lavoro e per la sua cooperazione con noi. Vorrei ringraziare anche l’onorevole Coelho per la sua presidenza assidua e affidabile.

Il settore della giustizia e dei diritti umani nell’Unione europea non sta funzionando in modo efficace. Da un lato, alcuni Stati membri non hanno attuato le leggi antiterrorismo dell’UE approvate cinque anni fa, perciò non disponiamo in tutta l’Unione degli strumenti per indagare e perseguire i reati di terrorismo. In alcuni Stati membri non esiste neanche una definizione di terrorismo, così i terroristi possono sfuggire alla condanna e all’incarcerazione. L’onorevole Fava ha ricordato gli attentati di Londra, che venerdì commemoreremo con profondo cordoglio; ricordiamo anche gli attentati di Madrid. Se la stessa cosa accadesse in certe altre capitali europee non vi sarebbe nessuna prospettiva di condanna per i terroristi.

Spero che l’onorevole Gawronski e i suoi amici stiano bussando alle porte di quelle capitali nazionali che non hanno attuato la decisione quadro sul terrorismo.

Nel contempo è evidente sulla base di indicazioni credibili che gravi violazioni dei diritti umani hanno avuto luogo in nome della lotta contro il terrorismo – la cosiddetta guerra al terrore. L’Unione europea ha permesso l’instaurarsi di una situazione in cui non possiamo perseguire i terroristi, ma possiamo perseguitare le persone sospette di terrorismo e privarle dei loro diritti.

Quale credibilità ne deriva all’Unione europea, all’interno o all’esterno dei suoi confini, al fine di combattere efficacemente il terrorismo o di difendere i diritti umani? Siamo chiari: in questa relazione stiamo dicendo che abbiamo ascoltato testimonianze e abbiamo preso visione di fatti probanti, come i giornali di bordo degli aeromobili, che dimostrano che sono state effettuate consegne speciali in Europa ed è estremamente inverosimile che i governi o le loro agenzie non fossero a conoscenza di cosa stesse accadendo. Non ci siamo sostituiti a un tribunale né abbiamo preteso di avere poteri investigativi o di un pubblico ministero, ma abbiamo fatto abbastanza in cooperazione e complementarità con Dick Marty nel Consiglio d’Europa, con i deputati dei parlamenti nazionali e con inchieste giudiziarie per spostare l’onere della prova.

Quando non si tratta più di congetture, ma di affermazioni che si sono dimostrate credibili, come in questo caso, nel quadro degli strumenti per i diritti umani europei e internazionali gli Stati membri hanno un preciso obbligo di indagare e di punire i responsabili di violazioni dei diritti umani.

Io spero che in privato la Presidenza si esprima in modo diverso con i colleghi dei 24 governi dell’UE rispetto a ciò che sta dicendo qui. Spero che dica che questa omertà deve finire. Affermare, come ha fatto il ministro, che i Trattati non danno all’Unione alcun potere è falso. Se così fosse, perché i governi hanno inserito all’unanimità la clausola dei diritti umani nel Trattato UE e una clausola, l’articolo 7, che stabilisce sanzioni per le violazioni?

E’ vero che ci mancano i meccanismi di controllo per collegare l’obbligo ai poteri e questa lacuna deve essere colmata. E’ patetico che Javier Solana e Gijs de Vries siano costretti a venire da noi e dire: “Non crediamo che vi siano state violazioni, ma non abbiamo la competenza per rivolgere agli Stati membri le domande pertinenti”.

Sono lieta di accettare l’emendamento dell’onorevole Gawronski a tale proposito, poiché evidenzia quanto sia ridicola tale lacuna in fatto di competenze. Non li sto biasimando, ma di certo il Consiglio e gli Stati membri sono colpevoli di produrre tanta retorica e aria fritta sull’Unione europea come modello dei diritti umani senza poi conseguire i risultati. Se volete che i cittadini si avvicinino all’Unione, vi offro una causa per la quale vale la pena battersi.

 
  
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  Cem Özdemir, a nome del gruppo Verts/ALE. – (DE) Signor Presidente, signora Presidente in carica del Consiglio, signor Vicepresidente della Commissione, onorevoli colleghi, vorrei innanzi tutto esprimere un vivo ringraziamento per lo straordinario lavoro svolto dal relatore, onorevole Fava, e dall’onorevole Coelho, presidente della nostra commissione. A proposito, vorrei estendere i miei ringraziamenti anche al Senatore Dick Marty e a Terry Davis per l’eccellente cooperazione con il Consiglio d’Europa e la sua commissione per gli affari giuridici e i diritti dell’uomo. Credo che questa cooperazione tra il Consiglio d’Europa e il Parlamento europeo indichi la direzione da seguire per la futura cooperazione nella difesa dei diritti umani.

Vorrei cominciare con un’osservazione generale. Esistono modi legali per la consegna di prigionieri alle autorità straniere. I trasferimenti esaminati da questa commissione sono qualcosa di più del trasporto di un sospetto da un luogo a un altro, poiché la pratica che abbiamo preso in esame, lungi dall’essere prevista dalla legislazione in materia, contravviene di fatto ai principi che definiamo in sintesi Stato di diritto, in particolare al diritto a un’adeguata rappresentanza legale e a processi equi dinanzi a un tribunale, e non rispetta nemmeno la clausola essenziale secondo cui nessuno può essere estradato o portato in uno Stato dove sarebbe esposto al rischio di essere torturato o sottoposto a qualsiasi altro trattamento disumano.

La maggior parte delle vittime di questi trasferimenti è stata arrestata illegalmente, alcuni di loro sono stati rapiti, e tutti sono stati portati da un paese a un altro in modo illegale. Molti di loro sono scomparsi da allora. Le vittime che hanno portato la loro testimonianza alla nostra commissione hanno riferito di torture e di altri trattamenti disumani.

In ultima analisi, si può dire che questa pratica fosse intesa a “subappaltare” la tortura e a rendere più difficile stabilire di chi fosse la responsabilità per la violazione dei diritti umani. Molti sostengono che non si possa determinare con precisione quante persone in totale siano state arrestate, rapite e portate in altri paesi, e forse hanno ragione, ma, viceversa, è anche vero che possiamo considerare dimostrato un numero sufficiente di casi in cui i diritti umani sono stati violati e su questi la relazione si esprime in termini molto schietti.

La Convenzione di Chicago consente voli privati in tutto lo spazio aereo europeo senza ulteriore autorizzazione; la CIA ha sfruttato tale situazione dichiarando intenzionalmente i propri voli come privati, mentre molti Stati – fra i quali Stati membri dell’Unione europea – hanno agito sulla base della Convenzione di Chicago lasciando che la CIA facesse tutto ciò che voleva. Agendo in questo modo, questi Stati hanno ignorato altre disposizioni della Convenzione che conferivano loro il diritto di perquisire gli aeromobili, qualora sussistessero motivi ragionevoli per sospettare che fossero utilizzati per scopi illegali.

Gli Stati membri dell’Unione europea sono vincolati da vari trattati internazionali, in particolare – come spiega bene l’articolo 6 – dalla Convenzione europea sui diritti umani. La Corte europea dei diritti dell’uomo ha sottolineato ripetutamente che ogni Stato ha l’obbligo positivo di intervenire, indagare e adire le vie legali contro i responsabili, ogniqualvolta sia necessario proteggere le persone dalla tortura e da altre forme di trattamento disumano. E’ perfettamente chiaro che in molti Stati membri dell’Unione europea questo non è stato fatto. L’Italia si è di recente conformata ai requisiti di legge e merita per questo gratitudine e rispetto, ma mi aspetto che anche altri paesi seguano il suo esempio – e credo di rispecchiare il volere della maggioranza dei deputati quando dico questo.

(Applausi)

 
  
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  Giusto Catania, a nome del gruppo GUE/NGL. – Signor Presidente, onorevoli colleghi, desidero ringraziare anch’io i colleghi Fava e Coelho per il lavoro che hanno svolto in questa commissione e per il fatto che questi lavori ci abbiano dimostrato che le extraordinary renditions sono parte di questa strategia sbagliata, intrapresa in nome della lotta al terrorismo.

Si tratta di una strategia sbagliata, imperniata sulla teoria della guerra preventiva e sul restringimento dello Stato di diritto. Questa strategia non ha affatto indebolito il terrorismo, anzi, lo ha alimentato, lo ha radicalizzato e ha perfino favorito il raggiungimento degli obiettivi stessi prefissi dal terrorismo.

La Corte suprema degli Stati Uniti ci ha spiegato solo qualche giorno fa, a seguito della sentenza su Guantánamo, che tra il 2001 e il 2003 oltre la metà dei prigionieri di Guantánamo sono stati prelevati dall’Afghanistan, e ciò significa che l’Europa è stato il luogo di transito per oltre duecento prigionieri, che gli aeroporti europei sono stati utilizzati come scalo, che le basi USA e NATO in Europa sono state un avamposto. Abbiamo anche constatato – e questo è stato accertato dai lavori della nostra commissione – che ci sono stati dei rapimenti sicuri, uno di questi è il caso evidente di Abu Omar.

Abbiamo indagato nella profondità dei fatti e abbiamo potuto constatare anche che – come ci è stato spiegato da John Bellinger e Condoleezza Rice – questa attività dell’Intelligence americana è stata portata avanti con il coinvolgimento dei governi nazionali. John Bellinger e Condoleezza Rice hanno infatti dichiarato esplicitamente che non c’è stata alcuna violazione della sovranità nazionale. Dovremmo citare anche questo, onorevole Gawronski, non soltanto stralci degli interventi di Sinfton.

Penso che quello che è emerso con forza è che i governi europei sono stati complici di queste azioni dell’Intelligence americana sul territorio europeo. Un carabiniere italiano ha confessato; oggi c’è stato l’arresto del numero due del Sismi, l’Intelligence italiana. Credo che ci sia bisogno di ulteriore chiarezza.

Infine, il capo dell’Intelligence italiana, il dottor Pollari, o ha mentito alla nostra commissione, oppure non conosceva l’attività del suo numero due: entrambe le ipotesi sono gravi. La stessa cosa vale per il Commissario Frattini, che ritengo debba chiarire questo punto. Il Commissario Frattini all’epoca dei fatti era Ministro degli esteri, o non sapeva, come ha detto alla commissione, oppure non conosceva gli accordi di ...

(l’oratore viene interrotto dal Presidente)

 
  
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  Konrad Szymański, a nome del gruppo UEN. – (PL) Signor Presidente, raccomanderei un tono più moderato per la relazione, che troppo spesso fa uso di parole che esprimono certezza e fattualità quando sarebbe più appropriato parlare di sospetti e dubbi. Secondo la precedente relazione del Consiglio d’Europa, stiamo esaminando una dozzina di casi di consegne speciali, riguardanti circa 17 persone. Non tutti questi casi costituiscono clamorose violazioni del diritto internazionale. Maher Arar, ad esempio, è stato consegnato per ordine di un tribunale dell’immigrazione, perciò sarebbe quasi da escludere dal gruppo delle consegne speciali.

Finché non conosciamo l’esatta portata del fenomeno, non abbiamo alcuna autorità per fare un’affermazione come quella contenuta nel punto 6 della relazione, secondo cui i diritti umani fondamentali sono stati oggetto, a varie riprese, di gravi e inammissibili violazioni. Il governo degli Stati Uniti interpreta in modo diverso la Convenzione contro la tortura, il che è un suo diritto. Il comitato sulla suddetta Convenzione non ha messo in discussione tale interpretazione, sostenuta da molti anni di pratica, da una decisione del Senato e da sentenze della Corte Suprema.

Vorrei che la relazione desse spazio a una descrizione più ampia del contesto della questione per evitare un’immagine caricaturale del tipo “Unione europea buona, America cattiva”. Dovremmo sottolineare il ruolo chiave della lotta contro il terrorismo per la sicurezza mondiale e i risultati positivi ottenuti grazie alla collaborazione tra i servizi di sicurezza europei e statunitensi. Nel combattere il terrorismo, l’Europa e l’America sono costrette talvolta a procedere in un vuoto giuridico.

L’Europa vuole trattare i terroristi come criminali che hanno diritto ad avvocati difensori e a regolari processi. La pratica americana è più vicina alle tradizioni della legge militare, che a mio parere è più adatta a queste circostanze, ma che conduce ad acrobazie giuridiche. Se vogliamo evitare controversie e conflitti tra Europa e Stati Uniti, dobbiamo aggiungere nuovi regolamenti al diritto internazionale. Senza gli emendamenti proposti dall’onorevole Gawronski e da me, la relazione non merita il nostro appoggio nella votazione di domani.

 
  
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  Mirosław Mariusz Piotrowski, a nome del gruppo IND/DEM. – (PL) Signor Presidente, la commissione temporanea sul presunto utilizzo di paesi europei da parte della CIA per il trasporto e la detenzione illegali di persone, nominata per quattro mesi dal Parlamento europeo, non ha adempiuto al suo compito. In tutto il suo lavoro sinora non è riuscita ad acquisire una sola informazione, e sottolineo una sola informazione, precedentemente ignota. Di conseguenza la relazione della commissione presentata qui oggi non è altro che un’altra informazione mediatica non comprovata.

Non c’è nulla che faccia presumere che estendere il mandato della commissione servirà a portare alla luce fatti concreti. Tale commissione non ha gli strumenti per svolgere attività di questo tipo. Perché dovremmo continuare a sprecare il denaro dei contribuenti per prolungarne l’esistenza? Perché finanziare una commissione inutile? Non vi sono motivi razionali. Un’estensione del mandato della commissione risponderebbe a scopi politici e di propaganda. Le sue attività vengono in ogni caso già usate per i loro fini dai socialisti e dai liberali che si avvarranno di qualsiasi pretesto per attaccare gli Stati Uniti e i loro alleati europei. In questo modo minano seriamente l’unico fronte comune che è stato creato nella lotta contro la minaccia straordinariamente grave del terrorismo.

Veramente questo non dovrebbe sorprenderci. Storicamente, sin dall’inizio del secolo scorso, i socialisti ricorsero ad azioni che oggi sarebbero considerati atti terroristici. Una certa simpatia per simili metodi politici persiste, anche in questo Parlamento. Non è una coincidenza che le linee di divisione su questa relazione non siano basate sui suoi meriti, né sulla nazionalità, ma sull’ideologia. Fondamentalmente è una divisione tra socialisti e conservatori.

Decidendo di porre termine al lavoro della commissione temporanea faremo un grande favore alle società dei nostri paesi e rivolgo quindi un appello in tal senso.

 
  
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  Philip Claeys (NI).(NL) Signor Presidente, la commissione temporanea non è riuscita a imputare nulla alla CIA in termini del suo coinvolgimento in torture o attività illegali collegate che si sono svolte in Europa. Ci siamo dovuti limitare a sospetti, indizi o persino insinuazioni. Alcuni deputati di sinistra di questo Parlamento volevano approfittare delle attività della commissione temporanea per indulgere in un antiamericanismo a buon mercato, di cui questa relazione di parte è una manifestazione.

Inoltre, il modo in cui ha lavorato sinora la commissione ha sollevato alcuni interrogativi. I testimoni erano talvolta accompagnati da avvocati i quali hanno fatto in modo che le domande difficili rimanessero senza risposte. In più di un’occasione, la vaghezza delle persone coinvolte ci ha impedito di ottenere un quadro chiaro dei fatti di cui erano accusate o del loro retroterra politico. Altre persone convocate dinanzi alla commissione, compreso l’Alto rappresentante Javier Solana, hanno detto prevedibilmente così poco che il loro contributo è stato una perdita di tempo per tutti.

Se l’indagine deve continuare, sarebbe preferibile che fosse condotta dagli organismi nazionali davvero competenti in questo ambito.

 
  
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  Carlos Coelho (PPE-DE).(PT) Signora Presidente in carica del Consiglio, Commissario Frattini, onorevoli colleghi, vorrei innanzi tutto ringraziare il Commissario Frattini per l’esemplare collaborazione con la nostra commissione e spero che il Consiglio seguirà il suo esempio nel nostro secondo periodo di lavoro.

Voglio sottolineare prima di tutto, come ha già fatto l’onorevole Kreissl-Dörfler, che si tratta di una relazione intermedia. Non possiamo accusare questo documento di non contenere le conclusioni proprie di una relazione conclusiva. In secondo luogo, desidero ringraziare tutti i deputati della commissione che presiedo e in particolare il relatore, onorevole Fava, per il lavoro rigoroso, serio e di qualità che ha svolto in commissione. Ringrazio altresì tutti coloro che ci hanno aiutati. In terzo luogo, voglio ricordare che durante le audizioni sono stati ascoltati 70 testimoni, in 50 ore di deposizioni, sono state compiute due missioni all’estero – negli Stati Uniti e nella ex Repubblica jugoslava di Macedonia – e sono stati analizzati migliaia di documenti.

Come bilancio provvisorio, credo si possa constatare che, a parte il fatto che la creazione della commissione si è dimostrata giustificata, sono state compiute in Europa azioni illegali, delle quali ora è necessario valutare la portata, nonché il coinvolgimento degli Stati membri. E’ necessario inoltre rafforzare il controllo dello spazio aereo e delle strutture aeroportuali, nonché il controllo democratico delle attività dei servizi segreti, come ha detto il Commissario Frattini, e il monitoraggio delle attività dei servizi segreti stranieri sul territorio europeo.

Adottando questa relazione chiediamo alla commissione di creare le condizioni per scoprire la verità su cosa è accaduto, e con gli emendamenti fondamentali presentati dal gruppo del Partito popolare europeo (Democratici cristiani) e dei Democratici europei abbiamo contribuito a una relazione equilibrata, accurata ed equa, perché non vogliamo che questo lavoro serio e rigoroso sia confuso con una sorta di propaganda politica.

 
  
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  Józef Pinior (PSE).(PL) Signor Presidente, quest’anno l’11 settembre segnerà il quinto anniversario dell’attacco terroristico contro l’America. Una lotta legittima contro il terrorismo deve accompagnarsi a una riflessione sui mezzi usati per condurre tale lotta, sullo stato della democrazia e dello Stato di diritto e sulle libertà civili in situazioni in cui viene conferita un’autorità speciale a servizi speciali e in cui viene svolta una sorveglianza generale.

Un nuovo tipo di comunità sta emergendo su entrambe le sponde dell’Atlantico – una comunità di avvocati, giornalisti e politici di vari orientamenti, attivisti di organizzazioni umanitarie e cittadini che si oppongono alle recenti violazioni dei diritti umani e delle libertà politiche e civili da parte di alcuni governi europei e del governo degli Stati Uniti. La settimana scorsa la Corte Suprema negli Stati Uniti ha statuito che i tribunali militari speciali nominati con un decreto dal Presidente Bush nel novembre 2001, aggirando il Congresso, sono illegali e contrari alle Convenzioni di Ginevra e al sistema americano dei tribunali militari. La sentenza della Corte Suprema è la prova che non siamo condannati a una tragica scelta tra sicurezza e libertà.

La commissione temporanea nominata dal Parlamento il 18 gennaio di quest’anno ha completato la prima fase del suo lavoro. La relazione intermedia conclude che in Europa si sono svolte pratiche illegali che hanno interessato cittadini e residenti europei. Tengo a sottolineare che la relazione della commissione non è affatto antiamericana o ideologica, e non intende prendere di mira alcun paese o governo. La relazione si è basata principalmente su circa 50 ore di audizioni che hanno coinvolto avvocati, giornalisti, rappresentanti di organizzazioni non governative, presunte vittime di procedimenti di consegne speciali, rappresentanti dei governi degli Stati membri e rappresentanti delle Istituzioni europee.

Vorrei anche sottolineare che nella relazione intermedia la commissione non menziona neanche una volta la Polonia, diversamente dal rapporto di Dick Marty presentato al Consiglio d’Europa lo scorso giugno. Comunque, la nostra relazione afferma la necessità di verificare l’esistenza di prove su eventuali prigioni segrete in alcuni paesi europei, come hanno sostenuto nel corso delle indagini alcuni giornalisti e organizzazioni non governative qualificate. E’ particolarmente preoccupante, come segnala il rapporto del Senatore Marty, l’indisponibilità di Varsavia a cooperare seriamente con le Istituzioni europee.

La commissione temporanea dovrebbe ora procedere con il resto del suo mandato di 12 mesi, durante il quale dovrebbe svolgere visite ufficiali in vari paesi, compresa la Polonia.

 
  
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  Ignasi Guardans Cambó (ALDE).(ES) Signor Presidente, innanzi tutto vorrei congratularmi con il relatore, onorevole Claudio Fava, e con il personale del segretariato che l’ha appoggiato per realizzare questo magnifico lavoro. Malgrado quel che si potrebbe dedurre dalle parole della rappresentante del Consiglio nel suo breve intervento, qui non guardiamo a Washington, guardiamo alle capitali europee. Guardiamo al Consiglio, a Bruxelles, aspettando da questo un impegno per la verità che non è ancora giunto, per spiegarci il come e il perché di quello che ora sappiamo.

Perché, come gli archeologi che poco alla volta, scavando, dissotterrano una serie di piccoli pezzi e poi, mettendo insieme tutte quelle informazioni, sono in grado di elaborare la mappa di una città sepolta della quale nessuno conosceva esattamente la posizione, così questa commissione, con l’inestimabile sostegno di altre persone, di ONG, in collaborazione col Consiglio d’Europa e così via, è riuscita a elaborare una simile mappa, a scoprire e a portare alla luce quella città nascosta, vale a dire un piano per la violazione sistematica dei diritti fondamentali dei cittadini con la scusa teorica di proteggere i nostri diritti fondamentali: proteggiamo i nostri diritti e la nostra sicurezza violando i diritti di altri. Questo è l’approccio con il quale stiamo lavorando.

Gli eventi in questione difficilmente avrebbero potuto verificarsi senza l’appoggio attivo o la deliberata passività degli Stati membri dell’Unione europea. Questa è la nostra conclusione. Questa è la nostra convinzione morale, che nessuno, con o senza voti, ci potrà togliere.

E’ un grande puzzle nel quale non basta che questo o quello Stato dica che nel suo territorio non si è verificato alcun crimine, se, per esempio, risulta che il ruolo assegnato a quello Stato in questo piano di insieme era dare appoggio logistico agli aeroplani affinché gli attori di questo grande dramma potessero riposare prima o dopo.

Continuiamo, dunque, ad attendere spiegazioni coerenti dal Consiglio e dagli Stati membri per conoscere la verità e per garantire il rispetto dai valori fondamentali dell’Unione europea, per i quali si suppone che tutti noi stiamo lottando.

 
  
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  Raül Romeva i Rueda (Verts/ALE).(ES) Signor Presidente, mi unisco ai complimenti e agli elogi rivolti al relatore, onorevole Fava, e ribadisco il nostro pieno appoggio all’impostazione generale della relazione che ha presentato.

Nelle audizioni che abbiamo tenuto durante questi mesi è risultato chiaro che non possiamo continuare a parlare di presunte pratiche, ma dobbiamo discutere e analizzare fatti concreti, di cui i responsabili devono rendere conto, come hanno detto anche altri colleghi.

Come sottolinea la relazione, per noi è più che inverosimile che i governi non sapessero quello che stava accadendo, per cui ripeto un’altra volta la mia sorpresa di fronte alle reiterate insistenze di alcuni governi – tra i quali il mio – nel negare fatti che gli stessi responsabili della CIA hanno dimostrato e riconosciuto. La detenzione attuata oggi in Italia non è che la punta dell’iceberg, e speriamo che anche tutto il resto emerga presto.

Non si tratta di sapere – insisto – se queste pratiche sono state messe in atto, bensì di chi in Europa era a conoscenza di questi fatti e ha anche collaborato, nonché di chi, essendone a conoscenza, non si è assunto la propria responsabilità.

La conclusione della relazione è chiara: il lavoro che stiamo svolgendo è necessario e deve continuare. Certo è che non siamo investigatori né pubblici ministeri; non abbiamo né il potere né i mezzi per portare a termine questa azione né queste inchieste, ma possiamo porre le domande del caso e sollevare questioni importanti.

Proprio per poter fare questo lavoro, è necessario che l’indagine continui e perciò, insisto, dobbiamo sostenere questa relazione.

 
  
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  Sylvia-Yvonne Kaufmann (GUE/NGL).(DE) Signor Presidente, la CIA – in nome della libertà e della democrazia – ha rapito, trasportato, fatto sparire persone, e non solo ha fatto in modo che venissero torturate, ma ha anche commesso questo crimine in prima persona. Se vi fosse anche un solo deputato che non sia rimasto senza parole per l’indignazione, basterebbe l’audizione di Khaled El-Masri per sortire quell’effetto. Tuttavia, cosa hanno fatto i nostri governi? Non hanno fatto nulla. A Skopje si vociferava del caso El-Masri; i funzionari tedeschi erano al corrente, ma il governo tedesco, senza dubbio per ragion di Stato, ha abbandonato El-Masri al suo destino.

Diciamo le cose come stanno: ogni governo ha il dovere di proteggere i propri cittadini da violazioni dei diritti umani; il mancato intervento è in sé una grave violazione di tali diritti. Più e più volte si chiedono le prove, ma invece di obbligare il governo a produrle, vengono chieste alle vittime. Questa è la linea adottata dalla destra, anche nelle file dei conservatori di questo Parlamento, ma chi deve produrre le prove? Dick Marty del Consiglio d’Europa ha ragione quando afferma che è un dovere fondamentale che spetta ai governi indagare attivamente su tutte le violazioni dei diritti umani che sono commesse sul loro territorio o contro i loro cittadini. Devono dimostrare che la loro condotta è sempre stata corretta e che hanno agito in conformità della Convenzione europea sui diritti umani e dei valori fondamentali condivisi in tutta l’Unione europea.

Perciò la nostra commissione non può ancora dichiarare il caso chiuso. Non dobbiamo permettere ai governi di nascondere la testa sotto la sabbia, e ciò vale sia che parliamo del governo del mio paese sia che parliamo del governo della Macedonia, un paese candidato che ha cercato di ingannarci.

 
  
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  Eoin Ryan (UEN).(EN) Signor Presidente, penso che tutti in questo Parlamento sostengano la lotta contro il terrorismo. I terroristi non rispettano la vita umana, non rispettano la democrazia e non rispettano i diritti umani. Tutti appoggiamo questa lotta, ma è sul modo di attuarla che occorre discutere e decidere.

Il governo americano deve comprendere che deve rispettare lo Stato di diritto, nonché convenzioni e pratiche internazionali ben stabilite, nel suo sforzo teso a sconfiggere il terrorismo internazionale. Purtroppo gli Stati Uniti hanno agito arbitrariamente quando hanno cercato di costruire alleanze politiche sulla questione attraverso le strutture delle Nazioni Unite. Le strategie perseguite dall’America in Iraq e nel Medio Oriente in questi ultimi anni hanno generato discutibilmente un più alto livello di comprensione per i terroristi.

Io sono un deputato irlandese di questo Parlamento e in Irlanda sappiamo come il terrorismo si annida e cresce e come, prendendo le decisioni sbagliate, i governi possono di fatto rafforzare le organizzazioni terroristiche. Per esempio, l’IRA era quasi stata sconfitta in molte occasioni, ma in virtù di decisioni sbagliate riconquistò la simpatia dell’opinione pubblica e crebbe di nuovo. Occorre analizzare con molta attenzione il modo in cui combattere il terrorismo.

La relazione intermedia oggi all’esame sottolinea il fatto innegabile che in Europa hanno avuto luogo voli di consegne speciali. Il governo americano deve porre fine a questa pratica, se intende costruire relazioni transatlantiche con l’Unione europea. Se intendiamo lottare contro il terrorismo, dobbiamo lavorare tutti insieme rimanendo nella legalità.

La commissione ha ancora molto lavoro da fare e chiede l’appoggio del Parlamento per continuare il suo lavoro per altri sei mesi. Io spero che il Parlamento conceda alla commissione il tempo supplementare di cui ha bisogno per portare a termine il suo lavoro.

Comunque, il governo americano deve attuare strategie nuove, se intende vincere la guerra contro il terrorismo internazionale. Ci sono tanti esempi di come non agire, ma è soltanto mediante politiche illuminate e con la collaborazione di chi tra noi crede nella democrazia e nei diritti umani che il terrorismo può essere combattuto e sradicato per sempre.

 
  
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  Bogusław Rogalski (IND/DEM).(PL) Signor Presidente, dopo le atrocità dell’11 settembre 2001, il mondo è cambiato. In quel giorno i terroristi islamici hanno avviato una guerra globale contro la civiltà occidentale, portandoci paura e morte. In questo Parlamento non possiamo considerare la lotta attuale contro il terrorismo separatamente da tali eventi. La lotta contro il terrorismo è una conseguenza e i diritti umani per i terroristi non dovrebbero compromettere l’efficace protezione delle nostre famiglie e società.

Dobbiamo ricordare che i terroristi non riconoscono alcun diritto, trattato o convenzione. Mi sono preoccupato vedendo cosa avveniva dietro le quinte quando è stata creata la cosiddetta “commissione CIA”. Purtroppo la sua nomina è stata di carattere puramente politico, con lo scopo di denigrare i paesi effettivamente coinvolti nella lotta contro il terrorismo. Come membro della commissione posso constatare che le sue attività sono una “caccia alle streghe europea”, dove le streghe sono gli alleati degli Stati Uniti in Europa, il che riflette i complessi e l’antiamericanismo di un certo numero di Stati della “vecchia UE”.

La battaglia è stata avviata sulla base di informazioni non confermate di Amnesty International e di notizie giornalistiche. Indicando i paesi che presumibilmente violano i diritti umani, li esponiamo al pericolo di rappresaglie e vendette da parte dei terroristi. La relazione della commissione non ha divulgato nulla di nuovo, né ha provato nulla. Nei paesi civilizzati non si emettono verdetti senza prove, ma la commissione si è arrogata questo diritto.

La nostra relazione è basata su dicerie e prove indiziarie, ma emette giudizi e persino sentenze, facendo ricadere sull’accusato l’onere di provare la sua innocenza. In un normale ordinamento giuridico è la colpa, e non l’innocenza, a dover essere dimostrata. La richiesta di prolungare il lavoro della commissione per altri sei mesi è uno spreco di denaro pubblico. Dimentichiamo i pregiudizi antiamericani europei e uniamoci alla vera lotta contro il terrorismo.

 
  
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  Roger Helmer (NI).(EN) Signor Presidente, abbiamo svolto 50 ore di audizioni e il risultato è un pugno di mosche. Ho inviato una copia della relazione dell’onorevole Fava a una persona che in passato ha fatto parte del mio staff, Sally McNamara, che ora è direttrice delle relazioni internazionali per un’importante istituzione di ordine pubblico di Washington, l’American Legislative Exchange Council. Vorrei riferirvi i suoi commenti. Lei usa una parola vernacolare per descrivere la relazione e poi dice: “Se presentassi una relazione di questo tipo al mio capo – priva di fatti e con una massiccia dose di moralismo – penso che sarei licenziata”.

Spero che il relatore prenderà nota di questi commenti. La sua relazione è puramente fondata su indizi e congetture, inoltre cerca di presentare come fatti affermazioni non confermate. Il fatto che siano stati effettuati voli che potrebbero essere collegati alla CIA non è una prova delle consegne speciali, e ancor meno di maltrattamenti. La commissione è partita da una convinzione a priori della colpevolezza degli Stati Uniti e della CIA, e ha soltanto cercato con scarso successo di comprovare i suoi pregiudizi. Non ha fornito prove, ha soltanto offerto una piattaforma per l’antiamericanismo.

Che ci piaccia o no, la guerra contro il terrore è la realtà attuale. Gli Stati Uniti hanno assunto la direzione di questa guerra. Hanno dato un enorme tributo di sangue e di risorse alla difesa dei valori occidentali. Noi in questo Parlamento dovremmo mostrare un po’ più di gratitudine e muovere meno critiche. Sono d’accordo con l’onorevole Piotrowski. Non c’è motivo di estendere il mandato di questa commissione.

 
  
  

PRESIDENZA DELL’ON. VIDAL-QUADRAS
Vicepresidente

 
  
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  Ewa Klamt (PPE-DE). – (DE) Signor Presidente, onorevoli colleghi, la difesa dei diritti umani, la garanzia delle libertà fondamentali che tutelano i cittadini e il rispetto per i nostri ordinamenti giuridici europei sono fra i principi sui quali si fonda l’Unione europea; di conseguenza, la funzione della commissione CIA era ed è esaminare se gli Stati membri avevano applicato scorrettamente il diritto comunitario. Peccato che la sua relazione intermedia, che ci è oggi presentata, non sia imparziale né esauriente. Posso tollerare il fatto che i gruppi del Parlamento attribuiscano valori diversi alle dichiarazioni rese alla commissione, ma è un requisito fondamentale di qualsiasi relazione equilibrata includere tutte le testimonianze, comprese quelle che non coincidono con le idee preconcette della commissione.

Per completezza, quindi, dovrebbero essere incluse nella relazione le dichiarazioni in cui Javier Solana e Gijs de Vries, in occasione delle rispettive audizioni, hanno affermato di non essere a conoscenza di alcuna violazione della legge da parte di alcuno Stato membro, oltre al fatto che sinora non è stata fornita alcuna prova dell’esistenza delle cosiddette prigioni segrete nell’Unione europea. Questa relazione deve includere anche la dichiarazione fatta da John Bellinger a nome dell’amministrazione americana; in fondo, i membri della commissione si erano recati appositamente a Washington per porgli le domande alle quali egli ha risposto. Nessuna di queste cose è stata inclusa nella relazione, per la ragione che la maggioranza in seno alla commissione le ha trovate sconvenienti; mi permetto di dire che non è certo un comportamento adeguato al loro compito di scoprire i fatti e stabilire la verità.

Il giustificato interesse per l’indagine sulle accuse che sono state fatte non deve dare luogo a un approccio unilaterale quando si tratta di accertare e valutare i fatti. Se questa commissione e il Parlamento europeo vogliono avere qualche credibilità, questa relazione intermedia deve riflettere obiettivamente tutte le informazioni a nostra disposizione; allora – e solo allora – potremo adottare questa relazione a vasta maggioranza.

 
  
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  Inger Segelström (PSE).(SV) Signor Presidente, signora Presidente Lehtomäki, signor Commissario Frattini, onorevoli deputati, anch’io desidero ringraziare l’onorevole Fava per tutto il lavoro che ha dedicato alla relazione intermedia, nonché tutti gli altri per l’ottimo lavoro svolto. Quando il Parlamento e noi nella commissione temporanea sul presunto utilizzo di paesi europei da parte della CIA per il trasporto e la detenzione illegali di persone abbiamo cominciato il nostro lavoro, personalmente non avevo aspettative molto elevate di cosa potevamo realizzare, poiché molte delle presunte pratiche avevano avuto luogo parecchi anni fa. Tuttavia, sono rimasta piacevolmente sorpresa. Il nostro lavoro ha prodotto risultati mirati a rendere l’Europa più sicura e i diritti umani più garantiti.

Quanto a me, come deputata socialdemocratica svedese e strega orgogliosa, come qualcuno ha deciso di chiamarmi, sono particolarmente soddisfatta che, sulle questioni delle consegne speciali e delle garanzie diplomatiche, siamo ora giunti a un accordo e stiamo definendo le linee di demarcazione tra la lotta contro il terrorismo, una politica umana in materia di rifugiati e il rispetto dei diritti umani, che sono in crisi dopo gli atti terroristici dell’11 settembre 2001 a New York. In questo contesto, l’espulsione dalla Svezia degli egiziani Mohammed Al Zery e Ahmed Agiza in seguito a una decisione dal governo svedese sono un tipo di soluzioni cui non vogliamo più assistere. Le soluzioni della CIA sono insostenibili, a breve e a lungo termine, sia per l’Unione europea che per il resto del mondo.

La commissione ha bisogno di più tempo. Abbiamo imparato dagli errori commessi e proporremo misure e reti di sicurezza onde evitare di finire in situazioni simili in futuro. Gli europei si aspettano che si faccia un lavoro migliore nella soluzione di future crisi tramite la cooperazione tra il Consiglio d’Europa, tutti i paesi d’Europa e il Parlamento europeo. Il Commissario Frattini ha alcuni pensieri interessanti sui servizi di sicurezza, sui necessari futuri controlli sull’aviazione e sul modo di trovare un giusto equilibrio nella lotta contro il terrorismo.

 
  
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  Sophia in ’t Veld (ALDE).(NL) Signor Presidente, quel lato dell’Assemblea sembra ancora molto scettico di fronte all’evidenza. Per me, questo è come un puzzle che sta per essere completato. Anche se mancano ancora alcuni pezzi, abbiamo il quadro generale. Dato che sono gli Stati membri a dover fornire i pezzi mancanti, è per me un totale mistero perché debbano essere così restii a trasmettere le prove aggiuntive. Dopo tutto, è in gioco l’autorità morale dell’Europa.

La sicurezza e i diritti umani sono certamente la vera e propria ragion d’essere dell’Unione europea. Se permettiamo che avvengano queste cose sul territorio europeo, tradiamo coloro che avviarono l’impresa dell’integrazione europea. Inoltre, il metodo americano si dimostra inefficace perché il terrorismo è come un mostro a sette teste: ogni volta che si taglia una testa ne appare un’altra subito dopo. La politica di sicurezza che adottiamo qui in Europa dovrebbe quindi applicare i nostri standard, i nostri metodi e le nostre condizioni.

Infine, penso che sia essenziale avviare con urgenza un dialogo parlamentare con gli americani per discutere la sicurezza e i diritti umani e in che modo possiamo combattere insieme, sulla base di valori condivisi, il mostro del terrorismo.

 
  
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  Jean Lambert (Verts/ALE).(EN) Signor Presidente, una delle questioni che dovremmo analizzare è se l’Unione europea e gli Stati membri siano dalla parte dei buoni in questa vicenda. E’ una domanda che dobbiamo porci.

A livello di fatti e conseguenze politiche da trarre dalla vicenda, è quasi irrilevante se siano state effettuate due o tre consegne speciali, come ci è stato detto negli Stati Uniti dall’Amministrazione statunitense, o se i fatti scoperti sinora rivelino due o tre consegne speciali, o se abbiamo scoperto qualcosa di più.

Abbiamo scoperto che gli Stati membri, anche se vogliono sapere cosa sta accadendo, non necessariamente hanno il diritto o i meccanismi per indagare, per non parlare della volontà politica. Due dei nostri funzionari di alto livello ci hanno informato di non avere il diritto di indagare su tali questioni. Ci è stato detto che la legge è inadeguata in questa nuova epoca di gravi minacce. Comunque, dobbiamo anche domandarci se stiamo usando la legge che abbiamo in modo efficace ed equo nel rispetto degli obblighi internazionali in materia di diritti umani.

La questione non riguarda soltanto il metodo – se si tratti di rapimenti o di problemi di immigrazione – ma anche il risultato. Gli strumenti internazionali in materia di diritti umani pongono un divieto assoluto sulla tortura. Come dobbiamo interpretare quindi i memorandum d’intesa che sempre più spesso entrano in gioco e hanno implicazioni per altre politiche dell’Unione europea? Sono queste alcune delle aree che dovremmo esaminare dal punto di vista politico. Anche per questa ragione abbiamo bisogno che la commissione continui il suo lavoro.

 
  
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  Willy Meyer Pleite (GUE/NGL).(ES) Signor Presidente, l’onorevole Fava, come Dick Marty nel Consiglio d’Europa, ha il coraggio di coordinare un’inchiesta con un obiettivo molto chiaro: stabilire la verità. Al di là delle varie posizioni di Stato o di governo, si vuole stabilire la verità.

A questo punto dell’indagine, è chiaro che nessuno può sostenere che i governi europei non avessero notizia di questo grande piano globale dei servizi di intelligence nordamericani. In questa fase dell’indagine esorterei tutti i governi dell’Unione europea – tutti – a intensificare la loro collaborazione con l’inchiesta coordinata dall’onorevole Fava.

In questo senso, non capisco perché i servizi di intelligence del mio paese – la Spagna – non siano ancora stati ascoltati da questa commissione. Io credo che, nella seconda fase dell’indagine, sia essenziale che il direttore dei servizi di intelligence spagnoli compaia per fornire tutte le informazioni in suo possesso, come ha fatto dinanzi al Congresso dei deputati della Spagna.

Credo che occorra appoggiare e incoraggiare questa inchiesta, affinché vada fino in fondo, per accertare pienamente la verità.

 
  
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  Mogens N.J. Camre (UEN).(EN) Signor Presidente, la relazione oggi in esame è costruita su supposizioni e asserzioni e la commissione temporanea non ha alcuna autorità né alcuno strumento per verificarne la veridicità. Malgrado il fatto che Javier Solana abbia dichiarato chiaramente alla commissione che non c’era nessuna prova delle pittoresche storie che ci venivano raccontate, la relazione accusa i governi dell’Unione europea sia di violare i diritti umani sia di mentire.

In verità ci troviamo di fronte a due concetti diversi di guerra contro il terrorismo: il modello del Parlamento europeo, che crede nella lotta contro il terrorismo mediante risoluzioni e il dialogo e, d’altro lato, il modello dei governi responsabili, che vogliono controllare le persone sospette, controllare i trasferimenti di fondi illegali e, ove necessario, arrestare i terroristi prima che possano agire.

In questa relazione inviamo un messaggio chiaro ai terroristi: non abbiate paura del Parlamento europeo. Siamo il vostro porto sicuro e non vi prenderemo mai.

 
  
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  Gerard Batten (IND/DEM).(EN) Signor Presidente, era del tutto prevedibile che, qualunque fossero i risultati di questa relazione, si sarebbero chiesti maggiori poteri per l’Unione europea e, infatti, le previsioni non sono state deluse. La relazione afferma che le norme in materia di cooperazione tra i servizi di sicurezza nazionali dovrebbero essere definite a livello di Unione europea, che un controllo parlamentare efficace dei servizi di intelligence nazionali dovrebbe essere assicurato anche a livello europeo e che la Commissione dovrebbe legiferare quanto prima per armonizzare le legislazioni nazionali in materia di controllo dell’aviazione civile non commerciale. Per l’Unione europea, a quanto pare, non tutto il male vien per nuocere.

La relazione e il parere di minoranza concordano sulla possibilità che si siano verificati alcuni casi di detenzione e trasporto illegali. Comunque, è improbabile che si riesca a sapere cosa è avvenuto realmente. Non ho tempo da perdere per la detenzione e il trasporto illegali di cittadini europei o extracomunitari. I mezzi giuridici esistenti sono sufficientemente draconiani.

Sul Daily Telegraph di questa mattina, il leader dei liberaldemocratici del Regno Unito, Sir Menzies Campbell, afferma che gli accordi di estradizione del Regno Unito con gli Stati Uniti sono un disonore costituzionale. Sorprendentemente per un avvocato, sembra ignorare che accordi molto simili esistono con l’Unione europea. Gli accordi di estradizione del Regno Unito nel quadro del mandato d’arresto europeo e nel quadro di accordi simili e non reciproci con gli Stati Uniti non sono molto meglio del sequestro legale di cittadini britannici.

 
  
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  Ryszard Czarnecki (NI).(PL) Signor Presidente, la relazione dell’onorevole Fava è come un limone rinsecchito – per quanto lo si sprema, il succo non esce; anche così, è comunque una relazione migliore, più responsabile e più cauta di quella presentata dall’Assemblea parlamentare del Consiglio d’Europa. Mentre la suddetta relazione è clamorosamente ideologica, la nostra è più politica; la relazione del Senatore Marty è basata non su fatti ma su indizi, eppure non per questo evita di sbilanciarsi troppo con le accuse.

E’ giusto affermare che combattere il terrorismo è una priorità per la comunità internazionale. E’ altresì giusto dire che il fine non giustifica i mezzi, che non si possono violare i diritti umani per sconfiggere il terrorismo, ma l’essenziale è rispettare i fatti reali. Non possiamo costruire un’accusa contro interi paesi basandoci semplicemente su congetture, sospetti, indizi o sensazioni.

Questa relazione è un elemento nella più ampia discussione sulle relazioni tra l’Unione europea e gli Stati Uniti, sui confini della lotta legittima contro il terrorismo e della cooperazione transatlantica. La relazione non può essere separata dal contesto politico. Non possiamo sostenere di non strumentalizzare mai ideologicamente la protezione dei diritti umani a servizio dell’antiamericanismo.

Faccio appello alla commissione affinché completi il suo mandato entro i 12 mesi previsti. Se vi sarà la volontà di portare avanti il lavoro, quest’autunno la commissione visiterà la Polonia, dove sarà accolta cordialmente, perché la Polonia e il popolo polacco non hanno niente da nascondere.

 
  
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  Bogdan Klich (PPE-DE). – (PL) Signor Presidente, questa è una relazione sorprendente: c’è un abisso tra le prove raccolte e i pareri formulati dalla commissione.

Nella relazione, la commissione muove accuse estremamente gravi, per esempio che in Europa “i diritti umani fondamentali sono stati oggetto, a varie riprese, di gravi e inammissibili violazioni”. D’altro lato, può confermare solo quattro casi della procedura descritta come trasferimento illegale di persone sospettate di terrorismo. Inoltre, il tono usato dalla commissione varia: da un lato, parla con prudenza di alcuni fatti, come ad esempio al punto 12: “tutti i lavori finora svolti dalla commissione temporanea sembrano indicare che lo spazio aereo e gli aeroporti europei sono stati utilizzati da società di copertura della CIA”. D’altro lato, essa è categorica nel dare giudizi di valore come quello contenuto al punto 6 sopra citato, dove si parla di violazioni dei diritti umani fondamentali avvenute in molte occasioni, anche se le prove raccolte non l’autorizzano a fare tali affermazioni. Non viene fornita alcuna prova dell’uso della tortura contro le persone sospettate, né dell’esistenza di centri di detenzione in alcun paese dove potrebbero essere detenuti i sospetti – intendo all’interno dell’Unione europea – e, in considerazione di ciò, dovremmo chiederci se i quattro casi di consegne speciali di sospetti terroristi e le centinaia di voli con aerei della CIA – di cui peraltro eravamo informati prima che la commissione cominciasse il suo lavoro – consentano alla commissione di trarre conclusioni così radicali.

Ho l’impressione che la commissione stia costruendo la sua visione virtuale della realtà; invece di cogliere l’occasione per fornire ai cittadini dell’Unione europea un resoconto dei fatti reali, per qualche ragione, indubbiamente politica, presenta la sua visione virtuale come se fosse reale, fuorviando così i cittadini. E’ un comportamento meschino, perché mina l’autorità del Parlamento europeo. Se la commissione continua così nella prossima fase del suo lavoro, il prestigio del Parlamento europeo potrebbe fare la fine di quello dell’Assemblea parlamentare del Consiglio d’Europa.

(Applausi)

 
  
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  Proinsias De Rossa (PSE).(EN) Signor Presidente, questa discussione sarebbe divertente se non fosse così seria. Non possiamo mai giustificare i mezzi che usiamo per colpire il terrorismo sostenendo che i fini sono nobili. Non possiamo difendere i nostri valori abbandonandoli, e sospetto che alcuni dei partecipanti alla discussione di oggi preferirebbero che abbandonassimo i nostri valori, solo per dimostrare di avere ragione.

E’ deplorevole che, per ragioni di partito politico, alcuni deputati non siano disposti a riconoscere quello che tutti gli altri vedono, non solo in questo Parlamento, ma anche al di fuori. Si sono svolte consegne speciali illegali attuate da agenti degli Stati Uniti. I servizi di alcuni Stati membri dell’UE hanno agito in collusione in tali consegne, passivamente o attivamente. Incrociando le dichiarazioni dei testimoni con i dati di Eurocontrol si è stabilito che alcuni Stati dell’Unione europea devono rispondere a seri interrogativi e hanno rifiutato finora di dire la verità. Questa indagine deve perciò continuare.

Le indagini parlamentari sono necessarie, in particolare in paesi come il mio, l’Irlanda, dove è emerso che 50 voli della CIA sono atterrati negli aeroporti irlandesi e che l’aereo usato per trasferire illegalmente Abu Omar dall’Italia all’Egitto, via Germania, è atterrato anche in un aeroporto irlandese. Abbiamo buone ragioni per credere che Abu Omar sia stato di fatto torturato in Egitto. Quindi è ridicolo che certi deputati al Parlamento europeo sostengano che questa inchiesta non deve continuare.

L’organismo irlandese per i diritti umani, un organismo governativo, ha chiesto al governo irlandese di creare un regime giuridicamente esecutivo di ispezioni degli aeromobili, che al momento non esiste. Ha anche chiesto un regime giuridicamente esecutivo mediante il quale sia possibile impugnare a norma di legge le assicurazioni diplomatiche fornite da terzi paesi. Sinora il governo irlandese ha rifiutato di accogliere tali richieste. Sono questioni che devono essere affrontate e il governo irlandese e le sue agenzie devono essere interrogati da questa commissione, come, senza dubbio, molti altri Stati membri.

 
  
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  Alexander Alvaro (ALDE).(DE) Signor Presidente, che questa sia una discussione emotiva, condotta in modo emotivo, posso anche capirlo, ma devo dire in tutta onestà che sono inorridito dalla mancanza di razionalità. Accusare tutti questi deputati di essere motivati da puro antiamericanismo, accusare altri di avere in testa una barriera ideologica, significa comportarsi come i bambini che ai giardinetti bisticciano per i secchielli e le palette. Dobbiamo superare questa fase se vogliamo essere in grado di produrre una relazione equilibrata e razionale.

Posso capire perché alcuni, per ragioni politiche, non condividano il parere espresso dalla commissione, e posso anche capire perché altri considerino disprezzabile non condividere tale parere. In questa occasione, ovviamente, abbiamo soltanto raccolto prove indiziarie e non inconfutabili, semplicemente perché nessun capo dei servizi segreti verrà a dirci: “Sì, naturalmente, è così che abbiamo agito. Abbiamo rapito illegalmente queste persone”. Certo c’è qualcuno in quest’Aula che probabilmente non si accorgerebbe di essere stato rapito illegalmente se venisse chiuso in un aereo, bendato e portato via, ma ciò è irrilevante.

In molti ordinamenti giuridici le prove indiziarie possono essere usate come base di un processo e vi sono indizi così pesanti che in pratica costituiscono una prova. In molti casi ci siamo trovati in questa situazione. Non tutto risulterà corrispondente a come se lo immaginano alcuni, con le loro teorie di cospirazione, ma il mondo non è neanche roseo e bello come immagina chi sostiene che queste cose non sono mai accadute; questa commissione ha quindi fatto un lavoro prezioso nel portare alla luce almeno la punta dell’iceberg, poiché riusciremo a vincere la guerra al terrorismo soltanto se saremo credibili, e saremo credibili solo se rispettiamo le regole che imponiamo agli altri.

Vorrei quindi che la commissione continuasse a fare quello che sta facendo e giungesse a una conclusione obiettiva. A proposito, vorrei dire qualcosa ai membri del gruppo del Partito popolare europeo (Democratici cristiani) e dei Democratici europei: i vostri omologhi nel Consiglio d’Europa hanno votato a favore della relazione di Dick Marty che, come abbiamo appena sentito, si spinge anche oltre la relazione oggi all’esame, quindi mi chiedo come potrete giustificare la vostra eventuale decisione di non votare a favore di quest’ultima.

 
  
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  Dimitrios Papadimoulis (GUE/NGL).(EL) Signor Presidente, desidero congratularmi con l’onorevole Fava e con il relatore del Consiglio d’Europa, Dick Marty. L’inchiesta per scoprire questo parastato internazionale deve procedere e deve ampliarsi, nonostante le reazioni di tutti quelli che vogliono minimizzare e dissimulare questo scandalo. Mi dispiace davvero che alcuni colleghi in questo Parlamento rifiutino di vedere i fatti e i dati e preferiscano la via del fanatismo ideologico e del pregiudizio, in contrasto con i loro omologhi dello stesso orientamento politico nel Consiglio d’Europa.

Abbiamo l’obbligo di cercare la verità e lo dobbiamo ai cittadini europei e alla lunga tradizione di democrazia e umanitarismo nel nostro continente. Inoltre, l’esperienza di questi ultimi anni ha dimostrato che le violazioni dei diritti umani e l’indebolimento della democrazia finiscono col rafforzare piuttosto che combattere il terrorismo.

Risulta chiaro dalle informazioni che i capi dei servizi segreti erano a conoscenza delle attività degli agenti degli Stati Uniti e forse certe persone in posizioni di responsabilità nei governi sapevano e hanno chiuso un occhio. Non è possibile che 32 aeroplani abbiano fatto oltre mille voli in più di cinque anni di cui nessuno sapeva nulla.

 
  
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  Seán Ó Neachtain (UEN).(EN) Signor Presidente, vorrei dire subito che sono assolutamente contrario ai voli utilizzati per le consegne speciali. Tale pratica viola le convenzioni internazionali come la Convenzione europea sui diritti umani. Come irlandese, sono lieto che questa relazione non riporti alcuna scoperta a carico del governo irlandese, conformemente alle assicurazioni fornite dalle autorità degli Stati Uniti.

Confuto totalmente ciò che ha detto oggi in questa sede il collega De Rossa. Le sue affermazioni sono infondate. L’aeroporto di Shannon è stato trattato in modo irragionevole a tale riguardo e ne è uscito perdente, perché ora le autorità americane hanno deciso di non usare l’aeroporto per i rifornimenti, causando una perdita di 10 milioni di euro per le entrate dell’aeroporto. Questa è la conseguenza delle accuse infondate dell’onorevole De Rossa e di altri, che dovrebbero stabilire i fatti prima di parlare in quel modo.

 
  
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  Kathy Sinnott (IND/DEM).(EN) Signor Presidente, la tortura è sempre sbagliata e controproducente. Il programma di consegne e di tortura istigato dagli Stati Uniti è particolarmente sbagliato perché rende accettabile un nuovo modello, in quanto in passato la tortura era commessa principalmente da regimi dittatoriali. Ora è promossa da Stati democratici. Se il malcostume della tortura non è contrastato e interrotto, le leggi internazionali intese a proteggere l’intera umanità saranno svilite per sempre.

Chiudere Guantánamo non è la soluzione, perché molti prigionieri trasferiti saranno torturati altrove. Molti dei prigionieri trasferiti nel novembre 2005 dalle prigioni segrete europee ora sono altrove, in prigioni segrete ignote.

L’Unione europea ha una responsabilità nell’assicurare che questi prigionieri non subiscano ulteriori torture. L’ONU e la Croce Rossa dovrebbero avere dappertutto accesso a tutti i prigionieri e l’ONU dovrebbe avere un registro aggiornato quotidianamente di tutti i prigionieri in tutti gli Stati membri dell’ONU. L’UE e gli Stati membri dell’UE dovrebbero anche fornire maggiori risorse finanziarie per la cura dei sopravvissuti alla tortura.

 
  
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  Paweł Bartłomiej Piskorski (NI).(PL) Signor Presidente, di recente i falsi profeti che proteggono i diritti umani e civili si sono moltiplicati. Molti di loro – e questo è particolarmente sgradevole – vengono dalle formazioni politiche che non erano in alcun modo infastidite dal comunismo e che erano accomodanti e tolleranti nei confronti dei regimi che hanno occupato metà del nostro continente per molti anni. Oggi queste persone stanno cercando di creare l’impressione che il maggiore problema della democrazia, il principale problema che si pone ai diritti umani e civili non risieda in eventi drammatici che colpiscono milioni di persone in luoghi come la Cina, ad esempio, ma in alcuni voli non registrati effettuati con aerei statunitensi in Europa.

Ciò non è tollerabile e non può continuare. Per questa ragione sostengo fermamente l’idea di porre fine a questa commissione, considerata da alcuni dei suoi membri una mistura di antiamericanismo e di desiderio di influenza politica, e invito queste persone a recarsi a lavorare in luoghi dove i diritti umani e civili sono realmente violati – e purtroppo vi sono ancora troppi di questi paesi nel mondo.

 
  
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  Hubert Pirker (PPE-DE).(DE) Signor Presidente, signor Commissario, la grande pretesa della commissione è stata quella di stabilire i fatti, e ha fatto un lavoro credibile, con 26 audizioni, una visita negli Stati Uniti e una stretta collaborazione con il Consiglio d’Europa e la Commissione, anche qui in Parlamento. Ma da tutto questo è emerso qualcosa di nuovo? Non si può evitare di constatare che i risultati sono davvero scarsi, e giustamente, perché ciò dimostra che non sono state commesse violazioni o solo in casi isolati. Sono quindi rimasto tanto più stupito quando ho letto la relazione, che è unilaterale e tendenziosa e non rispecchia ciò che è emerso nei dibattiti della commissione.

Vorrei domandare ai deputati dall’altro lato dell’Emiciclo perché hanno rifiutato, con la votazione in commissione, di accettare ciò che Gijs de Vries e Javier Solana hanno di fatto riscontrato, cioè che non esisteva alcuna prova. Perché, vi chiedo, avete rifiutato di riconoscere che sinora non è stata trovata alcuna prova dell’esistenza di prigioni segrete? Perché avete rifiutato ciò che ha affermato John Bellinger negli Stati Uniti? Perché avete rifiutato di introdurre un riferimento al fatto che negli Stati Uniti è stato appurato che questo paese non ha fatto uso della tortura?

Domani il Partito popolare europeo tenterà nuovamente di rendere più equilibrata la relazione e di includervi le conclusioni alle quali davvero è giunta la commissione. La vera prova per voi sarà se voterete a favore dei fatti e di ciò che è stato davvero detto in sede di commissione, se volete avere l’appoggio di una vasta maggioranza per questa relazione o se volete lasciarla com’è – unilaterale, tendenziosa, che non riporta i fatti davvero emersi dalle audizioni della commissione.

 
  
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  Jan Marinus Wiersma (PSE).(NL) Signor Presidente, questa discussione fa parte di un più ampio dibattito sul modo migliore per combattere il terrorismo internazionale. A un punto importantissimo al riguardo è stata data la massima evidenza nella parte della relazione dell’onorevole Fava in cui si afferma che la lotta contro il terrorismo internazionale non potrà essere vinta sacrificando gli stessi principi che il terrorismo tenta di distruggere. E’ su questo concetto che ci siamo concentrati.

Quali sono gli indizi che la CIA o altri servizi di sicurezza, forse all’insaputa dei nostri governi, hanno compiuto azioni in violazione dei diritti e delle libertà fondamentali? In quale misura è stato violato il diritto nazionale e internazionale in questo contesto? Sono domande molto serie che giustificano pienamente l’inchiesta. Non possiamo dissimulare le domande che sono state poste, perché ciò minerebbe gravemente la fiducia pubblica in un momento in cui abbiamo bisogno di tutta la fiducia possibile per poter combattere il terrorismo in modo efficace, ma naturalmente anche in modo equo.

I risultati intermedi dell’inchiesta indicano chiaramente la necessità di riprendere l’indagine dopo l’estate. Non c’è dubbio che siano avvenute consegne speciali attraverso aeroporti europei. E’ estremamente probabile che vari governi europei fossero consapevoli di questa pratica ed è probabile che gli accordi europei e internazionali in materia di diritti umani siano stati violati.

Inoltre, l’indagine ha evidenziato chiaramente le gravi lacune della nostra legislazione e delle nostre pratiche di controllo. Queste attività si sono svolte nella zona grigia che abbiamo lasciato nell’incertezza. In seguito all’inchiesta, dovremo concentrarci su due punti. In primo luogo, in che misura sono stati coinvolti in tali azioni gli Stati membri e i paesi candidati e, in secondo luogo, cosa dobbiamo fare per colmare le lacune del diritto e della legislazione per evitare che ciò si ripeta?

 
  
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  Sajjad Karim (ALDE).(EN) Signor Presidente, le prove della sinistra ragnatela di voli CIA della tortura che hanno attraversato l’Europa sono schiaccianti. E’ con ogni sicurezza che affermo che la CIA è direttamente responsabile per la cattura, il trasferimento, il sequestro e la detenzione illegali di persone sul territorio degli Stati membri. Tale violazione su larga scala dei diritti umani è potuta accadere per intenzione criminale, implicita approvazione e grave negligenza. In ogni modo, è chiaro che le forze di sicurezza in alcuni Stati membri stanno lavorando al di fuori di un adeguato ed efficace controllo governativo.

Presto ricorderemo le vittime degli attentati londinesi. La reazione del Regno Unito è stata l’adozione di politiche che autorizzavano a sparare per uccidere, sulla base di orientamenti forniti dalle forze di sicurezza nella guerra al terrorismo: ciò ha determinato l’uccisione di un uomo innocente nel mio paese, mentre un altro si è salvato per miracolo. Anch’essi, insieme a molti altri, sono vittime. Il loro unico crimine era quello di essere visibilmente diversi dalla maggioranza.

Per giustificare l’intollerabile sospensione delle libertà civili in nome della sicurezza nazionale, che ha reso certe sezioni della nostra popolazione soggette a un controllo inesorabile e squilibrato, i governi hanno sottolineato l’importanza di non lasciare nulla di intentato. Su questo deve intervenire il Parlamento europeo, per il bene di tutti i cittadini. E’ ora di concentrare il dovuto controllo sulle azioni delle nostre forze di sicurezza, riportandole sotto il controllo governativo, in modo che possiamo garantire la sicurezza comunitaria per l’intera l’Unione europea, preservando lo Stato di diritto e le nostre istituzioni democratiche.

 
  
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  Luca Romagnoli (NI). – Signor Presidente, onorevoli colleghi, la prassi usata dalla CIA in relazione a quanto discutiamo oggi, non sfugge ad una tradizione consolidata dei governi statunitensi. Dalla guerra di Secessione in poi, dal genocidio degli indiani d’America, alla connivenza con i khmer rossi della Cambogia.

La relazione Fava, suffragata da poche prove, mercé degli ostacoli opposti alla commissione da molti governi dell’Unione, non è, di per sé, sufficiente ad evidenziare la dipendenza politica dell’Europa. Nessuno vuole difendere i terroristi, nessuno vuol fare un demagogico antiamericanismo, ma non si può che prendere atto sia delle violazioni dei diritti umani, che delle reiterate violazioni della sovranità dei paesi membri dell’intera UE. Non farlo significherebbe servire interessi antieuropei.

 
  
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  Camiel Eurlings (PPE-DE).(NL) Signor Presidente, il tema in discussione è d’importanza vitale. Il modo in cui sono trattati i sospetti è, in effetti, al centro dei valori che condividiamo nell’Unione europea. Si dovrebbe quindi chiarire, nell’interesse del pubblico e dell’Unione europea stessa, cosa è accaduto e cosa non è accaduto.

Mi congratulo quindi con tutti coloro che hanno profuso un grande impegno per l’inchiesta e che la proseguiranno. Vorrei tuttavia puntualizzare che sinora vi sono state più ipotesi che prove. In certa misura è comprensibile, perché ci troviamo in una situazione difficile. Se ciò dimostra qualcosa è che l’Europa non è completa. I Commissari devono avere maggiori poteri nel settore delle indagini e dovrebbero potersi rivolgere agli Stati membri con lo scopo di scoprire la verità. Anche al Parlamento, che è privo di poteri rispetto ai metodi di investigazione dei parlamenti nazionali, si dovrebbero dare maggiori poteri per quanto riguarda le inchieste.

Ora, tuttavia, dovremmo adattarci alla meglio con i mezzi a nostra disposizione. Per noi il voto in commissione è stato insoddisfacente perché numerosi emendamenti che avevamo proposto non sono stati adottati. Al momento la posta in gioco è scoprire la verità e riguadagnare la fiducia. Invito tutti a sostenere pienamente quegli emendamenti che riducono il divario tra ciò che è già stato provato e ciò che è stato asserito. In particolare, vorrei che fossero riportati in modo più realistico il numero dei casi sui quali sono state raccolte prove, le osservazioni del coordinatore antiterrorismo Gijs de Vries, di Javier Solana e di John Bellinger e anche la dichiarazione chiara che non è ancora stata trovata nessuna prova dell’esistenza di prigioni segrete negli Stati membri.

Penso che questo migliorerebbe la credibilità del lavoro della Commissione, nonché il sostegno in plenaria. Spetta alla commissione continuare il lavoro, che può andare in due direzioni. O vengono presentate maggiori prove e si potranno trarre conclusioni fondate, o non saranno presentate ulteriori prove, nel qual caso le conclusioni dovrebbero essere ridimensionate per ragioni di onestà. Quest’ultima non è necessariamente una conclusione negativa.

 
  
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  Hannes Swoboda (PSE).(DE) Signor Presidente, coloro che hanno difeso questa commissione e ora stanno difendendo anche la sua relazione sono spesso accusati di antiamericanismo, ma allora la Corte Suprema degli Stati Uniti è antiamericana perché insiste per lo svolgimento di un regolare processo riguardo a Guantánamo Bay? Tutti coloro che in America esigono che la guerra al terrorismo si svolga nel rispetto della legalità devono essere definiti antiamericani? No, non credo proprio!

In secondo luogo, ci viene detto che stiamo minando la guerra al terrorismo. Siamo tutti a favore della guerra al terrorismo, ma questa richiede un sostegno ampio, a livello popolare, in Europa: se vogliamo intraprendere questa guerra, abbiamo bisogno dell’appoggio dei cittadini, i cui interessi nel mantenimento dello Stato di diritto non sono inferiori ai nostri. Dobbiamo sostenere esplicitamente lo Stato di diritto come elemento essenziale nell’Unione europea, e questo è un punto che il Commissario Frattini sottolinea continuamente, e a ragione.

In terzo luogo, chi volete punire? L’obiettivo non dovrebbe essere punire chiunque; siamo onesti: subito dopo il terribile attentato dell’11 settembre e le attività terroristiche in America, forse abbiamo adottato un approccio troppo rilassato. In vari Stati europei si credeva che fosse necessaria un’azione rapida e che dovessimo sostenere gli americani, e posso capirlo. Adesso, tuttavia, dobbiamo tornare allo Stato di diritto, che è assolutamente necessario se vogliamo che la guerra al terrorismo abbia successo, e uno degli obiettivi essenziali di questa commissione è assicurare che la guerra al terrorismo possa essere intrapresa, in futuro, in modo efficace e conforme alla legalità.

 
  
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  Anneli Jäätteenmäki (ALDE).(FI) Signor Presidente, l’azione contro il terrorismo ha eroso i diritti umani e sta erodendo la protezione della privacy dei comuni cittadini in Europa e altrove. Una recente relazione sui diritti umani prodotta dalla Federazione Internazionale di Helsinki afferma che negli ultimi tre anni la situazione dei diritti umani è peggiorata a livello mondiale. L’Unione europea deve lavorare in base all’idea che il terrorismo deve essere contrastato con mezzi legittimi e nel rispetto del diritto internazionale e nazionale.

Infine, vorrei citare lo scrittore americano che preferisco, Thomas L. Friedman, dal suo libro The world is flat:

(EN) Il mondo è piatto. Il ruolo dell’America nel mondo è sempre stato quello di un paese che guarda avanti, non indietro. Una delle cose più pericolose che sono avvenute in America dopo l’11 settembre sotto l’amministrazione Bush è che gli Stati Uniti sono passati dall’esportare speranza all’esportare paura. Se questo è vero, è molto pericoloso.

 
  
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  Antonio Tajani (PPE-DE). – Signor Presidente, onorevoli colleghi, la relazione che stiamo discutendo ha l’importante obiettivo di accertare responsabilità di singoli o di organizzazioni per eventuali reati commessi in violazione dei diritti umani.

Tuttavia questa relazione non può e non deve trasformarsi in un atto di accusa strumentale contro gli Stati Uniti ed altri paesi impegnati in prima linea nella lotta contro il terrorismo. Il fine politico non può mai distorcere la verità in spregio dei principi del diritto.

Per quanto riguarda le vicende che riguardano l’Italia, mi preme sottolineare alcuni punti. In primo luogo, il governo italiano e l’organizzazione dei servizi di sicurezza si sono sempre dichiarati, in tutte le sedi parlamentari, totalmente estranei alle vicende che riguardano la cattura di Abu Omar e nessuno fino ad oggi è stato in grado di dimostrare il contrario. Desidero inoltre esprimere la mia solidarietà all’onorevole Frattini, attaccato dall’onorevole Catania: eventuali responsabilità personali non possono coinvolgere le Istituzioni.

In secondo luogo, lunedì scorso Abu Omar è stato arrestato ancora una volta al Cairo perché pericoloso per la sicurezza dello Stato egiziano.

In terzo luogo, la moschea milanese di viale Jenner, nota anche fuori d’Italia perché coinvolta in inchieste sul terrorismo, si è oggi compiaciuta per l’arresto dei due rappresentanti del servizio segreto militare. Mi stupisce anche il garantismo a senso unico ostentato in questa vicenda dal relatore, che confonde, in contraddizione con la cultura giuridica europea, l’arresto con la condanna, confusione che non ha mai manifestato, invece, nei confronti di Abu Omar.

In quarto luogo, il magistrato che ha arrestato i due dirigenti del Sismi, ha contemporaneamente ordinato una perquisizione nella sede di un quotidiano e nelle abitazioni di due giornalisti che si erano occupati del caso Abu Omar. Si tratta di una palese violazione della libertà di stampa, soprattutto perché l’azione è stata compiuta in direzione di un giornale fortemente critico nei confronti del governo ed impegnato nella lotta contro il terrorismo.

In conclusione, è bene ricordare che durante i cinque anni di governo di centrodestra in Italia non ci sono stati attentati terroristici, anzi, ne sono stati sventati molti. Grazie al sacrificio delle forze dell’ordine, delle forze armate, dei servizi di sicurezza, sono state salvate molte vite umane.

 
  
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  Martine Roure (PSE).(FR) Signor Presidente, l’istituzione della nostra commissione temporanea ci ha permesso di stabilire con certezza che la CIA ha proceduto alla cattura di persone sul territorio dell’Unione, per trasportarle verso paesi in cui sarebbero state interrogate. Le leggi esistono per proteggere i cittadini, ma queste pratiche non sono degne delle nostre società democratiche. Dobbiamo inviare un messaggio chiaro all’amministrazione americana: siamo pronti a cooperare nella lotta contro il terrorismo, ma nel rispetto dello Stato di diritto.

E’ inaccettabile che gli Stati membri dell’Unione europea abbiano chiuso gli occhi di fronte a violazioni inammissibili dei diritti fondamentali. Per questo motivo incoraggiamo i parlamenti nazionali a occuparsi di questo tema, per fare luce su ciò che è accaduto realmente sul loro territorio. Infine, sono soddisfatta dei lavori della commissione temporanea e mi congratulo vivamente con il relatore per il lavoro preciso e instancabile.

 
  
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  Barbara Kudrycka (PPE-DE).(PL) Signor Presidente, molto è già stato detto sull’importanza dei valori basati sui diritti umani. Rispettare questi valori è il dovere di tutte le Istituzioni, i paesi e i cittadini dell’Unione europea. Uno di questi valori, che emerge dalla tradizione giuridica europea, è il vecchio principio della presunzione d’innocenza fino a prova contraria.

Se vogliamo che questo principio sia applicato nei confronti delle persone accusate di terrorismo, non possiamo dare un esempio negativo. A mio parere la relazione dell’onorevole Fava non è obiettiva ed è basata principalmente su dubbi, congetture e prove indiziarie. La relazione conferma solamente due fatti noti in precedenza, i casi italiani e svedesi, di cui si stanno già occupando le autorità nazionali competenti di questi paesi.

In questa situazione, la nostra commissione non dovrebbe concentrarsi sulla ricerca di soluzioni giuridiche atte a evitare simili crimini in futuro? Non dovremmo lavorare più intensamente su un’adeguata legislazione e sull’uso dello spazio aereo europeo, esortare gli Stati membri ad adottare una legislazione su misure comuni antiterrorismo, e controllare gli Stati membri la cui legislazione non considera il terrorismo un crimine? Solo un’azione di questo tipo offrirebbe una tutela giuridica per tutti coloro che sospettiamo o potremmo sospettare di terrorismo.

Dovremmo fare in modo che le leggi e le procedure nella lotta contro il terrorismo, anche nell’area che per sua natura è tenuta segreta, prevedano comunque sanzioni e puniscano le violazioni dei diritti umani e della dignità. Segretezza non dovrebbe significare illegalità. Comunque, dovrebbe spettare agli Stati membri punire i colpevoli. La nostra commissione non ha la competenza né l’autorità per far ciò. In che modo i governi degli Stati membri affrontano le accuse rivolte loro dall’opinione pubblica e in che modo collaborano con la commissione, è un’altra questione. Per gli Stati questo è un test, un controllo della conformità delle loro agenzie ai trattati internazionali; se non lo attuiamo saremo sempre circondati dai demoni del sospetto e da accuse in molti casi infondate.

 
  
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  Antonio Masip Hidalgo (PSE).(ES) Signor Presidente, intervengo per esprimere il mio appoggio alla relazione dell’onorevole Fava, che spero ottenga domani il sostegno per continuare la sua inchiesta.

I sequestri di persona e i cosiddetti “voli della CIA” sono fatti terribili e intollerabili per l’Europa e per questo Parlamento.

Grazie alla tenacia e al rigore della stampa nordamericana sappiamo che almeno 480 persone si trovano nella sinistra prigione di Guantánamo, senza garanzie giudiziali. E’ una mostruosità morale e giuridica.

Una parte di quei carcerati è passata per l’Europa in stato di detenzione illegale; altre persone rapite sono poi state rilasciate e hanno parlato qui davanti a noi.

Non vi sono dubbi che si compiano abitualmente attività aberranti. Questa generazione non può né deve tollerare questa situazione, come hanno fatto certi nostri predecessori che non riconobbero l’esistenza dei campi di sterminio.

I crimini contro i diritti umani non possono rimanere impuniti, e non devono mai essere dimenticati, come è successo nel caso di altri voli effettuati in passato dalle dittature in Argentina e in Cile.

Certi governi, come ad esempio il governo spagnolo e quello tedesco, si sono offerti di collaborare con la commissione presieduta dall’onorevole Coelho, e di questo dobbiamo ringraziarli.

 
  
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  Josef Zieleniec (PPE-DE).(CS) La relazione intermedia che oggi ci è presentata è frutto del lavoro di una commissione che purtroppo ha scelto di supplire alla mancanza di poteri investigativi facendo l’impossibile per emettere un giudizio politico sulle attività degli alleati degli Stati Uniti in Europa. Sei mesi di lavoro nella commissione non hanno rivelato niente che non fosse già apparso nei media. Quel che mi infastidisce è che la maggioranza nella commissione abbia tratto conclusioni soggettive e distorte da alcuni fatti e da un numero enorme di voci non confermate. Temo che l’approccio irresponsabile della commissione possa causare non solo una perdita di credibilità per il Parlamento, ma anche una perdita di fiducia tra gli alleati europei e statunitensi. Questa fiducia è fondamentale per vincere la lotta contro il terrorismo, per garantire la sicurezza dell’area transatlantica e la stabilità delle relazioni internazionali nell’insieme.

Voglio sottolineare che la lotta contro il terrorismo deve essere intrapresa in conformità del diritto internazionale e nel rispetto dei diritti umani. Allo stesso tempo, comunque, è sbagliato presentare una serie di errori che sono potuti accadere nel contesto di complesse operazioni mondiali di antiterrorismo come un problema sistematico. Se vi sono sospetti che i diritti umani siano stati violati nei paesi dell’Unione europea, sono i sistemi giudiziari degli Stati membri a dover indagare. Invece di formulare denunce non confermate nei confronti dei servizi segreti degli Stati Uniti, le autorità politiche dell’UE dovrebbero concentrarsi su come prevenire efficacemente il terrorismo e su come ottemperare alle loro responsabilità riguardanti la sicurezza mondiale, in stretta cooperazione con gli alleati e nel rispetto dei principi fondamentali del diritto internazionale. Credo fermamente, signor Presidente, che il Parlamento dovrebbe cogliere l’opportunità di modificare la relazione in modo da rendere credibile il nostro lavoro. Altrimenti, non avrò altra scelta che rifiutare questa relazione della commissione temporanea, insieme a tutti i deputati cechi del gruppo del Partito popolare europeo (Democratici cristiani) e dei Democratici europei, che si sono accordati su questa decisione.

 
  
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  Ana Maria Gomes (PSE).(PT) Le relazioni Martin e Fava confermano che una banda che non bada a come realizza i suoi scopi e disprezza i valori essenziali della giustizia e dei diritti umani si è infiltrata nell’Amministrazione dei nostri alleati americani ed è riuscita a conquistarsi la complicità attiva e passiva dei nostri governi e servizi di Stato per praticare rapimenti, sequestri, torture e altri crimini contro persone sospettate di terrorismo, ma non ancora accusate formalmente, né tanto meno processate.

La Corte Suprema degli Stati Uniti ha affermato di recente che nelle prigioni di Guantánamo e Kabul, dove marciscono i cosiddetti unlawful combatants, Washington non solo li trattiene illegalmente, ma li detiene in prigione in violazione del diritto statunitense e internazionale, infrangendo leggi che sono usate e continuano a essere usate per giudicare e punire i criminali più abietti, compresi i nazisti.

Quando ha accusato l’Amministrazione Bush, la Corte Suprema ha accusato anche governanti e agenti europei di connivenza.

Questa commissione d’inchiesta, guidata con professionalità dai colleghi Coelho e Fava, può e deve esigere un immediato rafforzamento del controllo parlamentare dei servizi di sicurezza degli Stati membri e ispezioni particolareggiate delle autorità aeroportuali per fermare le consegne speciali. Questa commissione d’inchiesta aiuterà a chiarire fin dove e a quale livello di autorità politica è giunta la complicità europea. I tribunali possono e devono fare giustizia, risarcendo le vittime innocenti e punendo coloro che invece di difendere lo Stato di diritto lo hanno tradito, con l’aggravante che, violando la legge e i diritti umani, non hanno fatto gli interessi della sicurezza e della difesa dell’Europa, ma si sono abbassati al livello dei terroristi.

 
  
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  Miroslav Mikolášik (PPE-DE).(SK) Signor Presidente, onorevoli colleghi, ho accolto con grande favore la decisione del Parlamento europeo di istituire una commissione temporanea per indagare sui presunti sequestri di prigionieri e violazioni dei diritti umani. Ho partecipato all’indagine con grande interesse ed entusiasmo.

Ho assistito alla maggior parte delle audizioni tenute dalla commissione sino ad oggi e ho ascoltato con interesse tutto quello che gli ospiti convocati avevano da dire. Il nostro obiettivo era stabilire se la CIA avesse utilizzato mezzi illegali nella lotta contro il terrorismo, ma diversamente da un tribunale non abbiamo potuto interrogare i testimoni sotto giuramento. Il punto centrale era accertare se le persone detenute fossero state sottoposte a tortura durante gli interrogatori e trasportate in paesi terzi contro la loro volontà. Devo dire, comunque, che la testimonianza resa dai testimoni era davvero poco convincente. In certi casi hanno anche testimoniato indirettamente e talvolta per il tramite di un avvocato. In un’altra occasione un diplomatico britannico ha testimoniato celando a malapena il suo risentimento contro il governo del Regno Unito per averlo congedato dal servizio diplomatico.

Né mi ha convinto il Senatore Marty, le cui risposte non sono state migliori delle notizie riportate dalla stampa né hanno saputo confermare nulla se non i sospetti. Ritengo che si sia spinto troppo lontano nell’attaccare il governo polacco, in barba al fatto che le autorità polacche abbiano ripetutamente indicato di non poter provare l’esistenza di strutture di detenzione nel loro paese. Come deputato di uno dei nuovi Stati membri, sono interessato principalmente ai diritti umani e alla dimensione della giustizia; volevo quindi sapere se il mio paese avesse ospitato simili strutture illegali. Mi ha fatto quindi piacere apprendere dalle autorità competenti, compreso il governo, il ministro della Giustizia e il direttore del servizio di intelligence che non potevano confermare che simili strutture siano state create in Slovacchia o che siano stati effettuati voli segreti della CIA con destinazione o transito in Slovacchia.

Nel gruppo del Partito popolare europeo (Democratici cristiani) e dei Democratici europei siamo critici nei confronti dell’approccio adottato dal relatore, al quale piace interpretare i sospetti come prove concrete. Non si può evitare di avere l’impressione – e concludo – che nel corso delle discussioni in seno alla commissione i deputati di sinistra abbiano abbandonato la ricerca dei fatti preferendo calunniare gli Stati Uniti, il paese che ha assunto la direzione nella lotta contro il terrorismo. Se la sinistra non accetta emendamenti realistici che contribuiscano significativamente a stabilire la verità, dovrò verificare se posso sostenere la relazione nella sua forma attuale.

 
  
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  Stavros Lambrinidis (PSE).(EL) Signor Presidente, di solito si dice: se vuoi scoprire il crimine, segui i soldi. In questo caso particolare, si devono invece seguire gli aeroplani.

In questi ultimi mesi una serie di voli apparentemente innocenti tra l’Europa e gli Stati Uniti ha evidenziato gli enormi problemi che sorgono quando si cerca di combattere il terrorismo ignorando i diritti fondamentali.

Nel primo caso, quello dei sequestri operati dalla CIA, più di 1 000 voli dei servizi segreti sono atterrati e decollati da aeroporti europei, senza essere sottoposti al minimo controllo da parte delle autorità competenti europee che, anche se non hanno cooperato direttamente con loro, hanno scelto un approccio “non vedo, non sento, non parlo”.

Nel secondo caso, in un raro esempio di cooperazione frettolosa tra governi a livello europeo, è stato firmato con gli Stati Uniti un accordo pieno di buchi, noto come PNR o transfer of Passenger Name Records (trasferimento dei dati dei passeggeri), non solo senza una prova adeguata della necessità delle misure, ma anche con quasi nessuna fondamentale salvaguardia di obblighi vincolanti per la parte americana per l’utilizzo sicuro e legale dei nostri dati.

I governi europei sono oggi direttamente obbligati, sia individualmente che in cooperazione reciproca, ad adottare tutte le misure necessarie a evitare che si ripetano voli illegali della CIA. Tale obbligo richiede istruzioni esplicite de minimis alle autorità dell’aviazione civile, cosicché almeno gli aeroplani e le società di copertura, che sappiamo erano della CIA, siano controllati d’ora in avanti, ovviamente insieme a controlli più efficienti e democratici dei loro servizi segreti.

Vi ringrazio e, a nome di tutti noi, ringrazio specialmente il relatore, onorevole Fava, per l’ottimo lavoro.

 
  
  

PRESIDENZA DELL’ON. TRAKATELLIS
Vicepresidente

 
  
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  Panayiotis Demetriou (PPE-DE).(EN) Signor Presidente, la nostra Assemblea ha condannato molto spesso i terroristi ed è quindi inutile ampliare la retorica su questo orribile fenomeno.

Dirò solo che non possiamo dimenticare la tragedia dell’11 settembre; non possiamo dimenticare lo spargimento di sangue a Londra, né il massacro di Madrid. Naturalmente non possiamo ignorare il fatto che gli Stati Uniti sono l’obiettivo centrale del terrorismo e non possiamo sottovalutare che il compito principale della lotta contro il terrorismo ricade sulle spalle degli Stati Uniti.

Tuttavia, al tempo stesso non possiamo dimenticare che i diritti umani sono una pietra angolare della filosofia politica europea moderna. Quindi, anche se comprendiamo il ruolo degli Stati Uniti nella lotta al terrorismo, non possiamo chiudere gli occhi di fronte a certe attività che sono contrarie ai principi, ai valori e alle regole europei. E’ un dato di fatto che la CIA ha abusato della comprensione di certi paesi. Noi condanniamo le pratiche della CIA. Noi condanniamo fortemente la CIA per gli atti menzionati dagli oratori precedenti e nella relazione dell’onorevole Fava: consegne speciali, voli sospetti. Non facciamo alcun favore agli americani se lasciamo a chi è appassionatamente antiamericano il diritto di criticare la CIA per atti commessi in violazione dei diritti umani.

Sono d’accordo con l’onorevole Coelho, presidente della commissione temporanea, sul fatto che in generale la relazione dell’onorevole Fava è valida. Comunque, la si potrebbe rendere più equilibrata se si accettassero emendamenti che mostrassero l’altra faccia della medaglia. Faccio appello perciò al relatore e agli altri gruppi politici affinché accettino certi emendamenti di base proposti dall’onorevole Gawronski, a nome del gruppo PPE-DE, in modo da avere il voto unanime dell’Assemblea su due punti principali: in primo luogo sulla condanna dei terroristi e in secondo luogo sulla protezione dei diritti umani.

 
  
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  Claude Moraes (PSE).(EN) Signor Presidente, come ultimo oratore del gruppo socialista, vorrei esprimere un elogio non solo per i colleghi che mi hanno preceduto e per il relatore, ma anche per l’approccio equilibrato che abbiamo ascoltato dall’onorevole Coelho e per le interessanti osservazioni del Commissario sulla maggiore trasparenza e sulla riforma dei servizi di intelligence. Per tutte queste ragioni dobbiamo ampliare questa relazione.

Le persone contrarie hanno parlato di prove indiziarie. Devono capire che abbiamo ascoltato la testimonianza di 70 persone e abbiamo trascorso più di 50 ore in questa commissione, non perché siamo antiamericani – e devo riconoscere al nostro relatore che non è mai caduto in questa trappola – ma perché volevamo giungere alla verità.

L’oratore precedente ha parlato degli attentati del 7 luglio a Londra. Un paio di deputati in quest’Aula rappresentano la zona colpita da quell’attentato. Le persone che ci hanno scritto non sono antiamericane; vogliono che l’antiterrorismo sia rafforzato perché si stanno rafforzando i diritti umani. Questo è l’approccio dei colleghi socialisti e di molti deputati al Parlamento europeo.

Perché dobbiamo continuare? Dobbiamo continuare per la testimonianza di persone come Maher Arar, che ho ascoltato e al quale ho creduto. Sono sicuro che sta dicendo la verità definitiva? No, non sono sicuro, perché stiamo aspettando che finalmente parlino gli Stati membri e coloro che non hanno ancora parlato. Per questo motivo dobbiamo ampliare questa relazione ed estendere il tempo a disposizione.

Per quali altri motivi dobbiamo prolungare il mandato? Stiamo dicendo ai cittadini europei che parleremo dei particolari legislativi, ma stiamo forse anche dicendo loro che, quando sono preoccupati per la trasparenza e i diritti umani e le accuse di cui sanno ben poco, noi come Parlamento non possiamo affrontare tali questioni?

Dobbiamo dire loro che possiamo trattare la questione in modo credibile. Lo constatiamo nel Consiglio d’Europa e dovrebbero poterlo constatare anche nel Parlamento. Da questo lato dell’Assemblea vogliamo che la relazione sia ampliata, perché crediamo che l’approccio sia quello giusto.

 
  
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  Charles Tannock (PPE-DE).(EN) Signor Presidente, diversamente dall’onorevole Moraes ero contrario sin dall’inizio alla commissione temporanea sul presunto utilizzo di paesi europei da parte della CIA per il trasporto e la detenzione illegali di persone, che dovrebbe subito essere fermata. E’ un esercizio costoso, che duplica gli sforzi del Senatore Marty nel Consiglio d’Europa, e guidato da un desiderio politico della sinistra e dei liberali per colpire l’America, e la CIA in particolare, nei loro sforzi di lottare contro il terrorismo internazionale.

Ritengo che la relazione dell’onorevole Fava faccia asserzioni e accuse pesanti, ma sia inconsistente in termini di prove. In un progetto rischioso ed esteso in Occidente come la lotta contro il terrorismo, forse è stato commesso inevitabilmente qualche errore ed eccesso, ma a mio parere gli Stati Uniti non avevano una politica sistematica per le consegne speciali finalizzata a torturare i sequestrati in paesi terzi.

Inoltre, non sussiste alcuna prova dell’esistenza di campi di detenzione della CIA in Romania o in Polonia. Semplici consegne di sospetti terroristi combattenti illegali attraverso il territorio dell’Unione europea sono un fatto provato, ma non necessariamente illegale ai sensi del diritto internazionale, ove non si sia fatto ricorso alla tortura.

In ogni caso, sono d’accordo con Alan Dershowitz, professore di giurisprudenza a Harvard, quando sostiene che esiste un enorme buco nero nel diritto internazionale per quanto riguarda la lotta al terrorismo, con categorie di detenuti anacronistiche e regole pericolosamente vaghe riguardo al trattamento di tali detenuti. Credo che abbia ragione quando afferma che molti di noi tendono a restare legati a vecchi modelli, piuttosto che affrontare i difficili adeguamenti che forse dovremmo apportare alla legge per giungere a un equilibrio tra diritti umani e sicurezza dei cittadini.

Inoltre, una recente visita a Guantánamo compiuta da alcuni colleghi deputati al Parlamento europeo ha avvalorato il parere che sostengo da molto tempo, che una chiusura immediata di Guantánamo, piuttosto che a lungo termine, non è desiderabile, poiché molti detenuti costituiscono minacce estremamente pericolose per la sicurezza nazionale dei nostri Stati membri dell’UE e non è possibile espellere questi individui, in quanto molti di essi sarebbero condannati a morte o torturati se venissero rimpatriati nei loro paesi d’origine come l’Arabia Saudita o l’Egitto, dove sono noti e ricercati come terroristi.

 
  
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  Jean Spautz (PPE-DE).(DE) Signor Presidente, i cosiddetti “voli CIA” hanno seriamente innervosito la classe politica d’Europa. La spiegazione delle circostanze in cui, in vari Stati europei, si presume che gli individui sospetti siano stati catturati e fatti oggetto di consegne speciali organizzate è ancora frammentaria e il motivo potrebbe anche essere che di fatto c’è forse meno da portare alla luce di quanto alcune persone particolarmente zelanti, critiche o ostili nei confronti degli Stati Uniti, avevano sperato.

Vorrei dire una cosa fondamentale su ciò che è avvenuto in queste ultime settimane: l’Europa in generale e anche noi in Parlamento non dobbiamo, in un momento difficile come questo, sprecare le nostre energie in imprese la cui motivazione ultima è il bisogno di certe persone di prendere le distanze dagli Stati Uniti.

Non abbiamo ancora nessuna certezza di riuscire a realizzare alfine il progetto della Costituzione. Vi sono questioni complicate che dobbiamo affrontare riguardo all’allargamento dell’Unione, alla nostra identità comune e ai limiti del progetto europeo.

Riguardo a tutti questi problemi, le proposte di soluzione al vaglio sono di gran lunga insufficienti per lo sviluppo dell’Europa. Nella situazione attuale, mi sembra emergere uno schema di priorità piuttosto stravagante dal fatto che tutte le Istituzioni europee dedicano la loro attenzione ai voli della CIA, per giungere a un punto in cui la principale constatazione è che non sappiamo niente.

L’Europa ha problemi più seri da affrontare che non appurare se qualcuno sia stato portato da qualche parte in aereo da uno Stato membro o un altro dell’UE – oppure se ciò non sia avvenuto, come potrebbe emergere. Se vogliamo essere presi sul serio, dovremmo sciogliere subito questa inutile commissione e pensare di più a noi stessi che ai possibili misfatti di uno Stato che è il nostro alleato più forte e che – spero – lo rimarrà in futuro. Considerando tutte queste riflessioni voterò contro la risoluzione antiamericana che ci è stata presentata.

 
  
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  Simon Coveney (PPE-DE).(EN) Signor Presidente, sei mesi fa abbiamo creato una commissione temporanea per indagare su presunti voli utilizzati per consegne speciali della CIA e sul coinvolgimento dei paesi dell’Unione europea. Si sono svolte molte ore di audizioni e dibattiti in seno a tale commissione e ora abbiamo la prima relazione intermedia.

Una valutazione onesta del lavoro della commissione sino ad ora darebbe un quadro incerto, credo. Da un lato, c’è stato un certo livello di frustrazione per il fatto che nella maggior parte delle audizioni non sono emersi prove e fatti nuovi. Comunque, detto questo, credo che il lavoro della commissione sia stato utile nel delineare ed esporre tutti i fatti disponibili sino ad oggi, e certi fatti sono disponibili. Anche se stiamo riesaminando prove già esposte dal Consiglio d’Europa, dobbiamo essere realistici. La nostra commissione non è un tribunale; siamo politici che tentano di trarre conclusioni basate sull’equilibrio della probabilità, date le prove a disposizione.

Indagare sulle attività della CIA o dei servizi segreti non poteva essere un compito semplice. Credo che la relazione avrebbe dovuto dare maggiore riconoscimento al fatto che sono necessarie maggiori prove per trarre conclusioni definitive riguardo a certe questioni, come la possibile esistenza di “siti segreti” negli Stati membri dell’Unione europea.

E’ un peccato che la discussione sull’opportunità o meno di sostenere questa relazione sia stata ridotta da alcuni a due posizioni polarizzate, una posizione pro e una contro gli Stati Uniti, o addirittura a una divisione tra destra e sinistra. Mi dispiace che si sia sviluppata una visione tale da minare il lavoro di una commissione bene intenzionata e che non coglie ciò che stiamo cercando di realizzare.

Non è antiamericano criticare le consegne speciali o insistere per appurare i fatti, in particolare se vi sono accuse contro Stati membri dell’Unione europea al riguardo. Mi considererei un ipocrita come portavoce dei diritti umani, se non parlassi chiaro contro le consegne speciali, anche se ciò significa criticare e porre domande imbarazzanti a governi che considero nostri amici e alleati, tra i quali includo gli Stati Uniti.

Non si dovrebbe appoggiare alcun approccio alla necessaria e difficile guerra al terrorismo che comporti azioni al di fuori del dominio del diritto internazionale e delle varie norme che in Europa difendiamo. La relazione intermedia non è perfetta, ma l’approvazione degli emendamenti del gruppo PPE-DE darà maggiore equilibrio a un testo che merita di essere sostenuto.

 
  
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  Franco Frattini, Vicepresidente della Commissione. – Signor Presidente, onorevoli deputati, desidero ringraziare i deputati che sono intervenuti, i loro interventi mi hanno dato molti spunti estremamente utili.

Posso confermare che la Commissione europea è pronta a proseguire il lavoro con la commissione temporanea di questo Parlamento in merito a molte questioni di fondo che sono state affrontate. L’onorevole Ludford ha toccato il tema dell’attuazione della normativa antiterrorismo da parte degli Stati membri, un tema centrale su cui si deve ovviamente lavorare.

Come saprete purtroppo cinque Stati membri dell’Unione europea non hanno ancora neanche trasposto la decisione quadro europea per la lotta al terrorismo; sapete inoltre che, solo sette Stati su venticinque, hanno concluso la ratifica dell’accordo Europa-Stati Uniti sull’estradizione, accordo che, se fosse in vigore, darebbe certamente chiarezza al quadro legale proprio in materia di trasferimento dei prigionieri.

Alcuni intervenuti, come l’onorevole Swoboda e l’onorevole in ’t Veld, hanno parlato della possibilità e della necessità di lavorare insieme per una maggiore sicurezza e una maggiore libertà. Io sono perfettamente d’accordo e raccolgo la proposta fatta per un dialogo politico, strutturato con gli Stati Uniti d’America sul tema della lotta al terrorismo e al contempo sul tema della salvaguardia delle libertà. Vi posso dire che avevo già pensato a questo e che, già nel febbraio scorso, avevo proposto a livello di esperti, di avviare questo dialogo, ora avviato.

Ritengo che questo dialogo potrà proseguire, so già che la Presidenza finlandese intende portare avanti questo argomento e credo che ci sarà la possibilità di uno scambio di valutazioni con il Parlamento su questo quadro complessivo Europa-Stati Uniti, sulla lotta al terrorismo e sulle garanzie di libertà.

Credo d’altronde, che la sentenza della Corte suprema americana su Guantánamo dimostri come il sistema di controllo legale delle garanzie e dei diritti nel sistema democratico americano funzioni e credo che questo sia una base di conforto per il nostro lavoro comune.

Inoltre, sono pronto ad un dialogo con il Parlamento per quanto riguarda le linee di ristrutturazione del sistema dell’Intelligence, compreso il controllo democratico e parlamentare sui servizi, anche se come saprete, la competenza è strettamente di legislazione nazionale, ma credo che un dibattito politico a tal proposito sarebbe utile.

Sarà inoltre utile discutere dell’uso dello spazio aereo per l’aviazione non civile – e vi confermo che è in corso una riflessione sulla nozione di aereo di Stato e di volo per le missioni istituzionali e di Stato; ho raccolto delle opinioni molto interessanti sul ruolo dei tribunali nazionali, a cui passa la parola per dare una risposta di responsabilità individuale quando esistono le condizioni.

Quanto appena detto è la conferma della mia disponibilità e di quella di tutti i servizi della Commissione europea a lavorare con la commissione temporanea.

In conclusione, signor Presidente, ho l’obbligo morale oltre che istituzionale, anzitutto verso me stesso, di rispondere ad un attacco personale che ho ricevuto da parte dell’onorevole Catania, l’unico tra i cinquantaquattro intervenuti, che mi chiede per la quarta volta, un chiarimento sul mio ruolo di ex Ministro degli esteri all’epoca del caso Abu Omar.

Credo che questa richiesta, a cui ho già risposto varie volte davanti alla commissione LIBE, potrà forse far guadagnare all’onorevole Catania qualche titolo sui giornali italiani, ma io credo che il dovere di verità verso questo Parlamento, avrebbe imposto a lui quello che è imposto a me: ricordare che il governo dell’epoca ha smentito formalmente la conoscenza del caso Abu Omar e lo ha fatto senza prova contraria ma, che secondo la legge italiana – e non si parla di opinioni – il Ministro degli esteri, quale io ero all’epoca, non solo non può, ma non deve essere a conoscenza dell’attività operativa dei servizi segreti italiani.

Questa è un’informazione sulle leggi italiane che l’onorevole Catania conosce ma che molti di voi non conoscono.

 
  
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  Presidente. – La discussione è chiusa.

La votazione si svolgerà domani, giovedì 6 luglio 2006, alle 12.00.

 
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