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Procedura : 2005/2248(INI)
Ciclo di vita in Aula
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Testi presentati :

A6-0238/2006

Discussioni :

PV 05/09/2006 - 14
CRE 05/09/2006 - 14

Votazioni :

PV 06/09/2006 - 7.5
Dichiarazioni di voto

Testi approvati :

P6_TA(2006)0340

Discussioni
Mercoledì 6 settembre 2006 - Strasburgo Edizione GU

8. Dichiarazioni di voto
PV
  

– Relazione Capoulas Santos (A6-0242/2006)

 
  
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  Glyn Ford (PSE), per iscritto. – (EN) Ho votato a favore della relazione sull’accordo di partenariato nel settore della pesca tra la Comunità europea e l’Unione delle Comore. L’ultima volta che abbiamo votato su questo argomento, qualche anno fa, avevo inserito un emendamento che auspicava un’azione comune di CE e Unione delle Comore per la tutela del celacanto, un “pesce fuori del tempo” che si pensava fosse estinto da decine di milioni di anni e che è stato riscoperto negli anni ’40 nelle acque profonde al largo delle Isole Comore. Per quanto ne so, è stato fatto poco. Questa volta mi auguro che si prenderanno iniziative reali per proteggere quello straordinario superstite del mondo preistorico.

 
  
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  Duarte Freitas (PPE-DE), per iscritto. – (PT) Ho votato a favore della relazione sulla conclusione dell’accordo di partenariato nel settore della pesca tra la Comunità europea e l’Unione delle Comore.

L’accordo rientra nel nuovo approccio di partenariato che l’UE intende applicare alla dimensione esterna della politica comune della pesca e si prefigge l’obiettivo di promuovere e migliorare le condizioni della pesca nell’Unione delle Comore, che dovrebbero beneficiare di parte dei finanziamenti concessi dall’UE allo scopo di fornire nuove infrastrutture e tecnologie più idonee alla gestione sostenibile delle risorse alieutiche del paese.

Da parte sua, l’UE si assicurerà in un altro paese terzo delle opportunità di pesca che contribuiranno a mantenere operativa la sua flotta peschereccia d’altura.

Una nota dolente è il fatto che il Parlamento sia chiamato solo ora a esprimere il suo parere sulla proposta legislativa in merito all’accordo, dopo che il relativo protocollo allegato è stato adottato dal Parlamento nell’ottobre 2005 nel quadro di una procedura separata.

 
  
  

– Relazione Estévez (A6-0241/2006)

 
  
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  Duarte Freitas (PPE-DE), per iscritto. – (PT) Alla luce delle conclusioni del Consiglio del luglio 2004 sul nuovo approccio agli accordi internazionali di pesca, è evidente l’esigenza di recuperare formule scomparse, come ad esempio lo schema delle società miste, inspiegabilmente rimosso, che tanto successo ha avuto nel contribuire allo sviluppo del settore ittico di vari paesi.

Di conseguenza, è essenziale adattare gli accordi vigenti alla filosofia adottata e sancita dalle conclusioni del Consiglio “Pesca” del 2004.

Uno dei fattori che reputo vitali per il successo di questi nuovi accordi è il maggiore coinvolgimento delle autorità di paesi terzi in un monitoraggio delle risorse più orientato all’ambiente.

Per questo motivo ritegno che la relazione debba essere adottata. In tal modo, si sosterranno i principi contenuti nella politica comune della pesca.

 
  
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  Alyn Smith (Verts/ALE), per iscritto. – (EN) Signor Presidente, questi accordi di pesca non fanno altro che esportare nel mondo in via di sviluppo le nostre politiche disastrose. Sono giustificabili solo nell’ottica distorta della politica comune della pesca, una politica che ha fatto molti danni alle comunità di pescatori, alle riserve ittiche e in generale all’ambiente nelle nostre acque. Quindi ho votato contro la relazione.

 
  
  

– Relazione Ilves (A6-0246/2006)

 
  
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  Marco Cappato (ALDE). – Signor Presidente, onorevoli colleghi, abbiamo votato a favore della relazione sull’accordo di stabilizzazione tra l’Unione Europea e l’Albania presentata dall’on. Ilves e crediamo che soltanto la maggiore integrazione, fino all’urgente ingresso dell’Albania nell’Unione europea, costituiscano la migliore risposta ai problemi dei Balcani e naturalmente anche dell’Albania.

Gli eventi che hanno sconvolto i Balcani negli anni ’90 dovrebbero insegnarci che l’egoismo degli Stati nazione non è mai parte della soluzione. Dopo la questione Kosovo, quella dei cham è l’ultima grande questione nazionale che riguarda i popoli di lingua albanese e sulla questione dei cham, come accadde per il Kosovo, noi radicali siamo tra i primi a denunciare in quest’Aula le violazioni dei diritti di quel popolo.

Questo accordo getta le basi per instaurare un dialogo sul tema dei diritti culturali e sulla restituzione dei beni dei cham residenti in Grecia che non sia basata solo su logiche di confronto tra opposti egoismi, bensì sul coinvolgimento dell’Europa e delle istituzioni internazionali.

 
  
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  Koenraad Dillen (NI).(NL) Signor Presidente, corruzione, pratiche mafiose del XIX secolo, islamismo... oggi l’Albania risente ancora delle conseguenze di cinquant’anni di dittatura stalinista. Non è affatto pronta ad aderire all’Unione europea, anche se, a differenza della Turchia, storicamente appartiene alla civiltà europea. Tuttavia, una valida politica di vicinato dovrebbe essere sufficiente per coltivare questo legame storico con l’Europa. Una politica di vicinato inoltre dovrebbe essere sufficiente per affrontare gli enormi problemi che affliggono il paese e che escludono qualsiasi prospettiva di adesione all’UE. Quindi non dovremmo promuovere false aspettative tra gli albanesi.

Di conseguenza ho votato contro questa risoluzione sull’accordo di stabilizzazione e associazione con l’Albania, poiché esso rappresenta un primo passo – e su questo punto occorre essere chiari – verso l’adesione dell’Albania, mentre l’Europa, come nel caso della Turchia, sceglie di ignorare l’opinione dei suoi cittadini.

 
  
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  Carl Schlyter (Verts/ALE), per iscritto. (SV) Nonostante i validi riferimenti a un’economia sociale, questa relazione che sembra esaltare la crescita presenta, purtroppo, una preponderanza di caratteristiche negative. Le campagne che la relazione propone per propagandare tra l’opinione pubblica il messaggio secondo cui la comunità mondiale avrebbe bisogno di riforme non sono adeguate ai tempi, né lo sono le richieste di un mercato interno più ampio nel perseguimento di una crescita non sostenibile. In alcuni riferimenti, si identifica il progetto di Trattato che adotta una Costituzione per l’Europa come uno strumento di rafforzamento dell’Europa sociale, quando il progetto di Costituzione, al contrario, rappresenta un ulteriore passo verso il mercato interno neoliberale e il riarmo militare. In questo modo si mente agli elettori.

 
  
  

– Relazione Silva Peneda – De Rossa (A6-0238/2006)

 
  
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  Milan Cabrnoch (PPE-DE).(CS) Signor Presidente, i deputati del partito democratico civile ceco hanno votato contro la relazione sul modello sociale europeo del futuro. La relazione rileva correttamente che non esiste un vero modello sociale europeo, e tuttavia è significativo che descriva una serie di valori condivisi e definisca i problemi che ciascun paese deve risolvere nella propria politica sociale. La relazione è un buon punto di partenza per un dibattito futuro, ma non intendiamo appoggiare la soluzione che propone. Non siamo d’accordo con il sostegno espresso dalla relazione al progetto di Costituzione europea, che ora è stato respinto. A nostro parere, la relazione porterà a limitazioni della concorrenza in campo sociale e fiscale e a una perdita di sovranità degli Stati membri in questi ambiti.

 
  
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  Andreas Mölzer (NI).(DE) Signor Presidente, ho votato contro la relazione degli onorevoli Silva Peneda e De Rossa nella convinzione che il modello sociale europeo sia proponibile solo se si riduce il numero dei disoccupati e di coloro che vivono al di sotto della soglia di povertà. Quello che occorre, tra l’altro, sono iniziative a lungo termine per affrontare i problemi dello smantellamento dei servizi sociali e dell’abbassamento dei salari. In particolare, deve essere chiaro che un modello sociale non si può basare sul lavoro a tempo parziale e su salari di sussistenza; per questo motivo occorrono un maggior numero di occupati a tempo pieno e livelli minimi elevati in tutta Europa.

Gli stati dove esiste una rete di sicurezza sociale efficiente, come ad esempio l’Austria, stanno raggiungendo i limiti della fattibilità finanziaria, e per questo è vitale, in termini di sopravvivenza del modello sociale e della forza lavoro di un paese, che si rispettino rigorosamente i periodi di transizione per il mercato del lavoro, cioè per i lavoratori provenienti dai nuovi Stati membri dell’Europa orientale.

 
  
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  Jean-Pierre Audy (PPE-DE), per iscritto. – (FR) Ho votato a favore della relazione dei colleghi, onorevoli Silva Peneda e De Rossa, sul modello sociale europeo perché è fondamentale che i nostri concittadini capiscano che l’integrazione europea conferisce una dimensione sociale alla nostra ambizione di costruire una civiltà umanista. Ovviamente resta ancora da perfezionare la coerenza del nostro modello di sviluppo sostenibile che associa la crescita economica, l’ambizione sociale e il rispetto dell’ambiente. La presente relazione descrive alcune iniziative molto interessanti che appoggio ritenendomi soddisfatto che, nella sua saggezza, il Parlamento europeo abbia bocciato la proposta di legiferare sui servizi di interesse generale perché, chiaramente, non è il momento adatto per un simile provvedimento. Sono convinto che un modello sociale giusto ed equilibrato sia un elemento chiave per le prestazioni economiche dell’Unione e che, d’altro canto, dare eccessivo risalto alla politica sociale soffocherà la crescita economica e sarà, a lungo termine, controproducente, perché non vi saranno abbastanza strumenti per finanziare le misure sociali. A tale proposito, cerchiamo di essere chiari sul modo in cui useremo l’Unione europea e non nascondiamo la realtà ai nostri concittadini, soprattutto ai giovani.

 
  
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  Philip Bushill-Matthews (PPE-DE), per iscritto. – (EN) I deputati conservatori non condividono molti punti della relazione, quali i riferimenti al coordinamento fiscale e alla Costituzione, e per questo motivo ho richiesto votazioni separate per appello nominale su questi paragrafi, affinché la nostra posizione fosse trasparente. Sarebbe stato facile votare contro la relazione nel suo complesso solo a causa di questi punti. Tuttavia, venendo agli aspetti positivi, avevamo lavorato molto per inserire riferimenti all’Agenda di Lisbona, al completamento del mercato interno e al coinvolgimento dei parlamenti nazionali: è la prima volta che tali punti sono stati accettati all’interno di una relazione di questo tipo in materia di affari sociali.

L’elemento decisivo per il nostro voto finale è stata l’esigenza di riforme. Il mio emendamento n. 1 tratta questo aspetto in modo specifico ed è stato prontamente accolto dai colleghi del gruppo PPE-DE. In cambio della nostra decisione di astenerci dal voto finale piuttosto che votare contro, i socialisti hanno accettato di far approvare l’emendamento. Il premio è stato il riconoscimento formale, per la prima volta da parte della maggioranza dei membri del Parlamento, che il modello sociale europeo ha effettivamente bisogno di essere riformato. Si tratta di una vera conquista, promossa dai conservatori del Regno Unito. Ora la sfida è quella di lavorare insieme perché questa conquista si traduca in realtà.

 
  
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  Ilda Figueiredo (GUE/NGL), per iscritto. – (PT) Siamo molto delusi perché, ancora una volta, chi parla tanto di un modello sociale europeo decente ha adottato una relazione che, in realtà, dà il benestare e una legittimazione a un processo già in atto in una serie di Stati membri, e precisamente lo smantellamento di standard sociali elevati, la riduzione proporzionale dei diritti dei lavoratori e dei cittadini a un sistema di sicurezza sociale pubblico, universale e di qualità, e l’erosione dell’accesso universale a servizi pubblici di qualità in ambiti quali la salute, l’istruzione e la casa.

Ci rammarichiamo che siano stati respinti i nostri emendamenti, dettati dalla nostra profonda convinzione che uno Stato con una efficace protezione sociale basata su standard elevati in termini ambientali, sociali e occupazionali e caratterizzato da una tassazione progressiva e dalla ridistribuzione del reddito e della ricchezza tende a ottenere risultati economici positivi.

Ci rammarichiamo inoltre che sia stata respinta la nostra proposta di un quadro macroeconomico a sostegno dello sviluppo sostenibile, con una domanda interna più forte, rispettosa dell’ambiente e compatibile con la piena occupazione, in modo da promuovere la coesione economica e sociale.

Di conseguenza, abbiamo votato contro la relazione.

 
  
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  Hélène Goudin (IND/DEM), per iscritto. (SV) In questa relazione si propongono una serie di misure da prendere al fine di risolvere i problemi in materia di occupazione e politica sociale. Parte di queste proposte sono lodevoli di per se stesse, ma noi della Lista di giugno intendiamo sottolineare con forza che a nostro parere gli ambiti politici trattati nella relazione dovrebbero essere di competenza esclusiva degli Stati membri. Respingo i riferimenti alla Costituzione, le prospettive sui sistemi fiscali degli Stati membri, le opinioni sulle riforme delle pensioni e le lezioni sulle iniziative che gli Stati membri dovrebbero prendere per una maggiore prosperità.

Condivido il punto di vista espresso al considerando N, ossia che il finanziamento dei servizi di interesse generale e le decisioni in questo campo dovrebbero restare di competenza degli Stati membri, ma sono stata costretta a votare contro questo punto a causa del riferimento alla Costituzione.

Quindi ho votato contro la relazione nel suo complesso.

 
  
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  Jean Lambert (Verts/ALE), per iscritto. – (EN) Il gruppo Verts/ALE oggi ha sostenuto la relazione finale sul modello sociale europeo non perché essa sia perfetta, ma piuttosto perché rappresenta un segnale importante per il Parlamento sull’importanza della dimensione sociale dello sviluppo dell’UE.

Ci rammarichiamo della costante enfasi posta sulla crescita economica, senza considerarne la qualità e gli effetti. Per il mio gruppo, il processo di Lisbona non è l’unica strada possibile, poiché non tiene sufficientemente conto dell’importanza della dimensione sociale nel suo senso più ampio; non si tratta solo di occupazione, ma della componente volontaria e sociale delle nostre vite. Ci dispiace che la direttiva quadro per i servizi di interesse generale non abbia ottenuto il sostegno della maggioranza: occorre trovare un modo per differenziare i servizi essenziali di base, forniti per il bene pubblico, dai servizi che scegliamo in quanto individui.

Tuttavia, la relazione riconosce la necessità che una riforma del sistema sociale non sia regressiva e risponda a bisogni essenziali: un reddito di base è essenziale per un simile obiettivo. Ci auguriamo che questa relazione si dimostri uno strumento prezioso nel dibattito con il Consiglio e la Commissione e che altre norme legislative siano intese a proteggere l’Europa sociale, non a minarla.

 
  
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  Carl Lang (NI), per iscritto. – (FR) Per molto tempo l’Europa occidentale ha rappresentato un modello di successo economico e sociale, basato su un’agricoltura fiorente, un’industria vigorosa, popoli dinamici e omogenei e solidi Stati nazione che garantivano ai propri cittadini la libera impresa e la protezione sociale.

Da vent’anni l’Europa senza confini di Bruxelles, in collusione con i nostri governi, espone le nostre industrie alla concorrenza delle economie asiatiche che praticano dumping sociale, ammette ogni anno oltre un milione di immigrati non europei, pratica una forma genuina di malthusianesimo contro i nostri agricoltori e smantella i nostri sistemi di protezione sociale e le nostre politiche per la famiglia.

Siamo di fronte a una diffusa regressione sociale, con oltre 20 milioni di disoccupati, una situazione di disintegrazione industriale, centinaia di migliaia di ettari non coltivati, paesi europei nei quali il tasso di mortalità supera quello di natalità e intere regioni in via di frammentazione. Questa è una sintesi dell’Europa che i popoli di Francia e Paesi Bassi hanno respinto lo scorso anno nei referendum sulla Costituzione europea.

Solo un’Europa delle nazioni, basata sui principi che hanno reso grande la nostra civiltà – ossia nazione, famiglia e libertà – consentirà al nostro continente di costituire ancora una volta un modello sociale.

 
  
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  Claude Moraes (PSE), per iscritto. – (EN) Nel votare a favore della relazione degli onorevoli De Rossa e Silva Peneda sul modello sociale europeo del futuro, i deputati laburisti intendono esprimere il loro sostegno alle politiche sociali ed economiche che generano occupazione, produttività ed equità sul luogo di lavoro.

I deputati laburisti prendono in esame ciascuna proposta legislativa caso per caso, valutandone l’impatto sulle imprese e sulla forza lavoro del Regno Unito. Nel nostro voto sulla relazione degli onorevoli De Rossa e Silva Peneda abbiamo seguito questo approccio.

Nello specifico, i deputati laburisti sono fermamente convinti che la politica fiscale sia una materia di competenza dei singoli Stati membri e abbiamo votato di conseguenza sulla relazione degli onorevoli De Rossa e Silva Peneda.

 
  
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  Luís Queiró (PPE-DE), per iscritto. – (PT) Il modello sociale europeo ha bisogno di essere riformato. Tuttavia, il problema è come riformare qualcosa che è virtualmente “emblematico” dell’Europa di oggi.

La risposta è: senza timori.

Dobbiamo diventare più competitivi e contribuire a migliorare la qualità di vita dei nostri cittadini. Quindi non dobbiamo tirarci indietro quando si tratta di prendere decisioni intese a migliorare la vita dei nostri cittadini.

Non ho alcun dubbio che una delle misure più efficaci sarà il completamento del mercato interno.

Occorre attenersi all’agenda di Lisbona per garantire misure di coordinamento economico e politiche occupazionali e di protezione sociale che a loro volta promuovano in modo sostenibile la crescita economica, una maggiore competitività e la creazione di un maggior numero di posti di lavoro migliori.

Resta molto da fare, in questa sede e nelle nostre capitali.

Non è sufficiente limitarsi ad annunciare le riforme e promettere più posti di lavoro.

Non basta limitarsi a discutere tra di noi. Occorre raggiungere gli obiettivi stabiliti in fatto di occupazione, istruzione e formazione.

E’ necessario promuovere una cultura nuova, scambiare le informazioni, garantire la massima efficacia delle imprese e della formazione e preparare una forza lavoro qualificata, se vogliamo infine essere in grado di sostenere i valori sociali di solidarietà e giustizia sociale in Europa.

 
  
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  Catherine Stihler (PSE), per iscritto. – (EN) Il modello sociale europeo è unico. Nell’UE possiamo equilibrare il mercato interno con la giustizia sociale. Dobbiamo fare tutto il possibile per mantenere questo equilibrio.

 
  
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  Georgios Toussas (GUE/NGL), per iscritto. – (EL) Il partito comunista greco ha votato contro la relazione sul modello sociale europeo, il prodotto di un accordo tra il gruppo del Partito popolare europeo (Democratici cristiani) e dei Democratici europei e i socialdemocratici, che rivela nella maniera più cinica il futuro da incubo che il capitalismo euro-unificatore sta preparando per i lavoratori. I portavoce politici e ideologici del capitalismo, nell’ambito di una imponente campagna di propaganda, si servono del problema della disoccupazione e agitano i fantasmi minacciosi dell’invecchiamento demografico e del rischio di crollo del sistema delle assicurazioni sociali per presentare la “riforma” degli attuali sistemi di protezione sociale come una necessità urgente. La promozione della ristrutturazione capitalista, nel quadro della strategia di Lisbona, richiede il completo smantellamento di tutti i diritti (che naturalmente erano anche al di sotto del livello delle esigenze basilari) conquistati dai lavoratori grazie alle lotte del movimento dei lavoratori e alle pressioni dell’area socialista. Quindi, si intende promuovere il maggiore sfruttamento possibile della classe lavoratrice mediante la completa distruzione delle relazioni industriali e la diffusione di forme flessibili di occupazione, lo smantellamento del sistema pensionistico, dell’assistenza sanitaria e del sistema di assistenza e protezione sociale (indennità di disoccupazione, tutela della maternità, edilizia popolare e così via) nonché l’abolizione dei servizi pubblici gratuiti. Resterà in essere solo il minimo livello possibile di protezione dalla povertà assoluta, al fine di evitare disordini sociali.

 
  
  

– Relazione Bowis (A6-0249/2006)

 
  
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  Andreas Mölzer (NI).(DE) Signor Presidente, ho votato contro la relazione dell’onorevole Bowis perché effettivamente non dovremmo meravigliarci per l’aumento della diffusione di malattie mentali. Le persone sono sottoposte a crescenti pressioni sul lavoro e a scuola, e questo stress ci impedisce di operare al massimo della nostra capacità.

Cure psicoattive più efficaci potranno servire, nel migliore dei casi, a eliminare i sintomi, ma non le cause. Sarà più utile promuovere i sentimenti di autostima degli europei, comunicando i nostri valori fondamentali autentici, reali e cristiani. Senza dubbio, chi è fortemente radicato nel senso della famiglia, nel patriottismo e nell’identità nazionale è meno incline alla malattia mentale.

 
  
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  Carlo Fatuzzo (PPE-DE). – Signor Presidente, onorevoli colleghi, ho votato a favore della relazione sul riconoscimento dell’importanza delle malattie mentali in Europa, di cui è relatore l’amico John Bowis, il quale da solo assicura che questo importante tema verrà trattato nel migliore dei modi possibili.

La fama dell’onorevole John Bowis è sparsa in tutta Europa, dall’Italia, precisamente dalla città di Salsomaggiore (la città dove viene eletta miss Italia), una sua ammiratrice di nome Moggi Silvana è qui presente in tribuna perché desiderava essere presente quando il suo grande idolo John Bowis esponeva alla discussione la sua importantissima proposta, affinché tutti in Europa siamo curati nel migliore dei modi anche quando abbiamo la sfortuna di avere delle malattie mentali e non solamente delle malattie del fisico.

 
  
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  Jean-Pierre Audy (PPE-DE), per iscritto. (FR) Ho votato a favore dell’eccellente relazione dell’onorevole Bowis sulla proposta di risoluzione del Parlamento europeo – Verso una strategia sulla salute mentale per l’Unione europea. Una persona su quattro soffre di problemi di salute mentale nel corso della sua vita. Le debolezze fisiche e psichiche aumentano con l’età, in correlazione con l’allungamento della vita media. In un mondo che sta diventando sempre più complicato sotto la pressione di cambiamenti enormi, drammatici e rapidi, siamo di fronte alla sfida collettiva di capire, prevenire e curare i problemi di salute mentale evitando la stigmatizzazione, il rifiuto o, peggio ancora, il disprezzo dei malati. L’Unione europea deve dare l’esempio garantendo ai propri cittadini una vita sana sul piano mentale. A questo proposito, sono fiero di appartenere a uno Stato membro, la Francia, che sotto la guida del Presidente Jacques Chirac ha sempre attuato la politica più lucida, ambiziosa e, in ultima analisi, umana in merito al trattamento delle disabilità mentali.

 
  
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  Liam Aylward (UEN), per iscritto. – (EN) Quella della salute mentale è una questione di estrema importanza per ciascuno di noi, sia che siamo malati, personale curante o fornitori di servizi in questo campo. Il ruolo dei legislatori in quest’ambito è anche maggiore, dato che nell’UE e negli Stati membri, grazie alla consultazione e al partenariato, siamo in grado di creare un futuro migliore e più luminoso per malati, famiglie e operatori sanitari.

Per troppo tempo la malattia mentale è stata ai margini del nostro processo legislativo e, come appare chiaro dal Libro verde della Commissione e dalle sue conclusioni allarmanti, grazie a una comunicazione più informata nella coscienza pubblica si sta lentamente formando la consapevolezza che la malattia mentale e le sue conseguenze riguardano una parte significativa della popolazione europea. Il 25 per cento della popolazione dell’UE e dell’Irlanda è interessato da almeno un episodio significativo di cattiva salute mentale nel corso della sua vita.

E’ tempo di reagire! Accolgo con molto favore questo Libro verde, in quanto promotore di un dibattito a livello europeo su disturbi dell’apprendimento, gravi depressioni, suicidio, internamento dei malati e conseguenze di internamenti inopportuni, affinché gli Stati membri possano condividere i risultati della ricerca e le migliori prassi a vantaggio di tutti i cittadini.

Dagli anni ’80 l’Irlanda sostiene una politica di deistituzionalizzazione, intesa a realizzare un servizio moderno di assistenza alla salute mentale mediante un sistema di comunità, a promuovere la salute mentale, a garantire al malato mentale una vita il più indipendente possibile e a fornire un’assistenza sanitaria completa fuori dagli ospedali psichiatrici.

(Testo abbreviato conformemente all’articolo 163, paragrafo 1, del Regolamento)

 
  
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  Hélène Goudin (IND/DEM), per iscritto. (SV) La salute mentale della popolazione di ciascuno Stato membro è un problema che andrebbe trattato esclusivamente a livello nazionale. Non ci sono motivi per cui il Parlamento europeo dovrebbe esprimere un parere su quali stanziamenti destinare alla questione della salute mentale e sulle misure da prendere in questo campo. Quella dell’istituzione da parte della Commissione di un “gruppo di coordinamento e di monitoraggio per la salute mentale” è solo una delle numerose proposte inutilmente dettagliate e costose. Di conseguenza, ho votato contro la relazione.

 
  
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  Ole Krarup, Kartika Tamara Liotard, Erik Meijer, Esko Seppänen, Jonas Sjöstedt e Eva-Britt Svensson (GUE/NGL), per iscritto. – (EN) La relazione contiene molti spunti interessanti in merito ai problemi di salute mentale concernenti le donne e i bambini.

Per questo motivo diamo il nostro sostegno alla relazione.

Tuttavia, teniamo a sottolineare che, in linea di principio, misure e decisioni relative all’assistenza sanitaria rientrano nelle competenze dei singoli Stati membri.

 
  
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  Alyn Smith (Verts/ALE), per iscritto. – (EN) Mi congratulo caldamente con il relatore per questo documento, che mette in evidenza la scarsità di progressi, spesso dolorosa, nella gestione del problema delle malattie mentali in tutta l’Unione. Troppo spesso la malattia mentale è la Cenerentola dei servizi sanitari, benché le implicazioni della cattiva salute mentale drenino tutte le risorse e siano disastrose per l’individuo. Accolgo con favore le conclusioni di questa relazione e sono veramente lieto di sostenerle.

 
  
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  Catherine Stihler (PSE), per iscritto. – (EN) La questione della salute mentale è stata ignorata e trascurata per troppo tempo. Questa relazione, benché si tratti di una relazione di iniziativa individuale, consente di collocare la salute mentale nell’agenda politica europea. Mi compiaccio di questo dibattito.

 
  
  

– Relazione Morillon (A-0228/2006)

 
  
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  Marie-Arlette Carlotti (PSE), per iscritto. – (FR) La PCP non risponde più alle aspettative dei pescatori del Mediterraneo. Sono pertanto favorevole a questo piano, che comprende numerose linee guida positive: riduzione radicale dei costi e dei vincoli per i pescatori; revisione e armonizzazione delle disposizioni in materia di controllo e monitoraggio sotto l’egida dell’Agenzia comunitaria di controllo della pesca, un’entità particolarmente attesa dai pescatori del Mediterraneo, che troppo spesso si sentono “attaccati”; maggiore coinvolgimento degli operatori del settore nella definizione degli orientamenti (gestione delle attività di pesca, misure di controllo e limiti di cattura) che fa eco a una forte rivendicazione che porto al Parlamento europeo a nome dei pescatori del Mediterraneo.

Appoggio inoltre la richiesta del Parlamento di svolgere pienamente il suo ruolo, negando alla Commissione europea l’opportunità di decidere autonomamente su “misure tecniche". I pescatori conoscono fin troppo bene l’effetto diretto e immediato di queste “misure tecniche" sulla loro attività.

Voterò dunque a favore della relazione, anche se avrei preferito che fosse più incisiva nella richiesta di un piano specifico per la pesca nel Mediterraneo. Da parte mia, continuerò a portare avanti questa battaglia al Parlamento europeo, al fianco dei pescatori della mia regione.

 
  
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  Duarte Freitas (PPE-DE), per iscritto. – (PT) Sottoscrivo pienamente gli obiettivi esposti dalla Commissione, in particolare il piano d’azione in aree prioritarie quali la politica di conservazione e il monitoraggio delle attività di pesca.

A mio parere, questa proposta è un elemento vitale per adattare la PCP all’attuale realtà della pesca nell’UE. Alcuni punti fondamentali sono i seguenti: frontloading (consultazione preventiva in uno stadio precoce) delle istituzioni direttamente o indirettamente coinvolte nella valutazione delle risorse di pesca, vale a dire consultazione dei Consigli consultivi regionali e del Comitato consultivo sulla pesca e l’acquacoltura; ricorso più frequente ad analisi d’impatto in relazione alle misure da adottare; revisione della struttura giuridica delle disposizioni esistenti allo scopo di chiarire i testi, migliorarne la leggibilità, la comprensibilità e la coerenza ed eliminare le disposizioni superate.

Vorrei anche sottolineare la necessità che la Commissione estenda il processo di miglioramento delle procedure per quanto concerne gli accordi di partenariato, nello specifico il processo di monitoraggio e attuazione di tali accordi.

Intendo votare a favore della proposta.

 
  
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  Hélène Goudin (IND/DEM), per iscritto. (SV) La Lista di giugno ha chiarito in numerose occasioni di essere contraria alla politica comune della pesca. Riteniamo che gli accordi di pesca dell’UE, distruttivi ed immorali, debbano essere aboliti. Io sono fortemente contraria al paragrafo 22 della relazione, che sottolinea l’importanza degli aiuti comunitari per finanziare nuove tecnologie a bordo dei pescherecci.

Tuttavia, la relazione pone l’accento sul valore di una maggiore flessibilità, di una legislazione più chiara, di norme semplificate, nonché sull’esigenza di promuovere la consultazione con le parti interessate. Si tratta di obiettivi lodevoli. Per questo ho votato a favore della relazione.

 
  
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  Pedro Guerreiro (GUE/NGL), per iscritto. – (PT) Alla luce dei problemi relativi alla molteplicità e alla leggibilità delle norme comunitarie sulla politica comune della pesca, è fondamentale che tale legislazione venga migliorata e semplificata.

La semplificazione delle procedure, la formulazione chiara e comprensibile per tutte le parti interessate, un congruo lasso di tempo tra l’adozione e l’attuazione delle norme e, inoltre, la valutazione del suo impatto economico, sociale e ambientale sono tutte questioni da prendere in esame nell’interesse della trasparenza e dell’equità nell’attuazione della legislazione.

Tuttavia, questo processo non deve servire da pretesto per cercare di minare la regolamentazione vigente, e occorre un monitoraggio da parte dei parlamenti nazionali, del Parlamento europeo, del settore e delle organizzazioni che rappresentano i lavoratori.

Convenire sulla necessità di semplificare il processo non implica automaticamente che siamo d’accordo sul contenuto della politica comune della pesca; anzi, abbiamo qualche obiezione di fondo. Ad esempio, il relatore auspica un sistema d’ispezione comunitario; noi non siamo d’accordo perché riteniamo che questo compito debba essere di competenza degli Stati membri, nell’ambito della loro esclusiva sovranità sulle rispettive aree economiche. Inoltre, non riusciamo a capire le preoccupazioni del relatore in merito all’estensione del principio che consente agli Stati membri di adottare misure di conservazione e gestione delle risorse nelle rispettive acque territoriali al di là delle 12 miglia nautiche.

 
  
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  Ian Hudghton (Verts/ALE), per iscritto. – (EN) Ho votato a favore dell’emendamento che avrebbe consentito ai paesi ACP di non firmare gli accordi di pesca qualora li considerassero pregiudizievoli per i loro interessi.

La semplificazione della politica comune della pesca è un concetto interessante, in considerazione delle procedure centralizzate, farraginose e spesso poco trasparenti con le quali vengono prese le decisioni gestionali.

La mia opinione, che è anche quella di molti scozzesi, è che la PCP dovrebbe occuparsi della commercializzazione dei prodotti della pesca, mentre il controllo e la gestione delle risorse e delle opportunità di cattura dovrebbero ritornare di competenza della Scozia.

 
  
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  Fernand Le Rachinel (NI), per iscritto. – (FR) I piani si succedono numerosi, il Fondo europeo per la pesca sostituisce lo SFOP, i comitati consultivi si moltiplicano e l’Agenzia comunitaria di controllo della pesca sta sviluppando le sue attività, ma niente di tutto questo porta un miglioramento nella situazione lavorativa dei pescatori. La legislazione europea sta uccidendo la pesca e i pescatori francesi, proprio come la legislazione agricola sta eliminando i nostri agricoltori.

Questa relazione trascura due problemi fondamentali, che però nel lungo termine condizioneranno l’esistenza stessa della flotta peschereccia francese: la concorrenza sleale dei pescherecci non comunitari che non rispettano tutte le restrizioni imposte ai nostri pescatori in materia di legislazione, controllo e monitoraggio, e il costo del carburante, da quando Bruxelles ha invitato la Francia ad abolire il Fondo per la prevenzione dei rischi della pesca, o Fondo gasolio.

Certamente occorre semplificare la legislazione, ma questo non servirà a migliorare la situazione dei nostri pescatori. Ancora una volta, la Commissione li sta prendendo in giro, se posso esprimermi così. A tutt’oggi, i pescherecci rimasti sono solo 5 500. Quanti ne resteranno nel 2010 con la nuova politica comune della pesca?

 
  
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  José Ribeiro e Castro (PPE-DE), per iscritto. – (PT) L’importanza di una semplificazione della normativa sulla politica comune della pesca è innegabile. Quindi, accolgo con favore le misure presentate in questa proposta, intese ad affrontare il problema della scarsa chiarezza dei testi esistenti semplificandone la formulazione, poiché un intervento di questo tipo servirebbe ad avvicinare le parti interessate e a indurre il settore della pesca a identificarsi maggiormente con la legislazione.

Nonostante i numerosi appelli in questo senso, i pescatori continuano ad avere difficoltà in termini di consapevolezza e comprensione della politica comune della pesca. Occorre che tale politica diventi più facile da capire e da attuare.

Accolgo con favore il graduale adeguamento delle nuove tecnologie a bordo dei pescherecci e l’impegno a concedere aiuti comunitari allo sviluppo di tali nuove tecnologie, nonché alla formazione specifica necessaria.

Queste misure risulteranno vantaggiose sia per la comunità dei pescatori sia per i consumatori.

Ritengo inoltre che occorra chiarire le procedure per l’amministrazione delle autorizzazioni di pesca al di fuori delle acque comunitarie.

 
  
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  Alyn Smith (Verts/ALE), per iscritto. – (EN) Signor Presidente, la politica comune della pesca ha provocato molti danni alle comunità di pescatori, alle riserve ittiche e all’ambiente in generale nelle nostre acque, non consente riforme significative e andrebbe cancellata completamente. Tuttavia, anche i progressi minimi restano comunque dei progressi e questa relazione contiene suggerimenti utili; per questo ho votato a favore, pur contestando il fatto che essa non è abbastanza incisiva.

 
  
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  Catherine Stihler (PSE), per iscritto. – (EN) Pur essendo convinta che occorra lavorare di più sugli accordi di pesca con parti terze, in questa occasione non posso sostenere gli emendamenti nn. 1 e 2 perché entrambi vanno al di là dell’obiettivo del piano d’azione.

 
  
  

– Relazione Capoulas Santos (A-0242/2006) e relazione Fraga Estévez (A-0241/2006)

 
  
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  Alyn Smith (Verts/ALE), per iscritto. – (EN) Questi accordi di pesca non fanno altro che esportare nel mondo in via di sviluppo le nostre politiche disastrose. Sono giustificabili solo nell’ottica distorta della politica comune della pesca, una politica che ha fatto molti danni alle comunità di pescatori, alle riserve ittiche e in generale all’ambiente nelle nostre acque. Quindi ho votato contro la relazione.

 
  
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  Margie Sudre (PPE-DE), per iscritto. – (FR) Il Parlamento europeo esprime oggi il suo verdetto su due accordi di pesca importanti per l’Oceano Indiano: uno con la Repubblica delle Seicelle e l’altro con l’Unione delle Comore.

Questi accordi, che dovrebbero durare rispettivamente sei e sette anni su base rinnovabile, si prefiggono i seguenti obiettivi: cooperazione economica, finanziaria, tecnica e scientifica nel settore della pesca; definizione di condizioni per l’accesso dei pescherecci comunitari alle acque territoriali di Seicelle e Comore; creazione di partenariati tra imprese, nell’intento di sviluppare nell’interesse comune attività economiche nel settore della pesca e attività correlate. Alle Seicelle e alle Comore sarà versato un contributo finanziario in cambio dello sfruttamento delle loro risorse alieutiche.

In quanto rappresentante eletta dai paesi d’oltremare, consapevole del ruolo della pesca nell’economia d’oltremare, e in particolare di Réunion, mi compiaccio che l’Europa contribuisca a promuovere una forma responsabile di pesca nell’Oceano Indiano e lo sfruttamento sostenibile delle sue risorse alieutiche. Per questo motivo ho votato a favore dei due accordi.

 
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