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Discussioni
Mercoledì 6 settembre 2006 - Strasburgo Edizione GU

13. Tempo delle interrogazioni (interrogazioni al Consiglio)
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  Presidente. – L’ordine del giorno reca il Tempo delle interrogazioni (B6-0325/2006).

Saranno prese in esame le interrogazioni rivolte al Consiglio.

Annuncio l’interrogazione n. 1 dell’onorevole Claude Moraes (H-0595/06):

Oggetto: Direttive

Ha intenzione la Presidenza finlandese di portare avanti la revisione della direttiva sull’orario di lavoro (modifica della direttiva 2003/88/CE(1)) e la proposta di direttiva relativa alle condizioni di lavoro dei lavoratori temporanei (COM(2002)0149 def.(2))? Intende il Consiglio impegnarsi per ottenere ulteriori progressi in merito durante i sei mesi di permanenza in carica?

 
  
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  Paula Lehtomäki, Presidente in carica del Consiglio. – (FI) Signor Presidente, onorevoli deputati, desidero ringraziare l’onorevole parlamentare per il suo interesse nei confronti dei progressi compiuti nell’ambito della revisione della direttiva sull’orario di lavoro e della direttiva sui lavoratori temporanei. Dopo il grandissimo impegno profuso dalla precedente Presidenza austriaca, uno degli obiettivi principali dell’attuale Presidenza finlandese è quello di giungere a un’intesa sulla direttiva sull’orario di lavoro. E’ urgente trovare una soluzione congiunta e concordata sulla direttiva per ottemperare alle sentenze della Corte di giustizia delle Comunità europee nelle cause SIMAP e Jager. La Presidenza intende pertanto fare tutto quanto in suo potere per garantire che il Consiglio definisca al più presto un compromesso sulla questione, tuttora irrisolta, dell’opt out.

La direttiva sui lavoratori interinali è un’altra questione complessa e delicata dal punto di vista politico. Come sapete, le differenze strutturali e di prassi dei mercati del lavoro hanno portato gli Stati membri su posizioni differenti. Il problema è stato quello di trovare un giusto punto di equilibrio, tale da garantire ai lavoratori temporanei adeguati livelli di tutela e, nello stesso tempo, alle agenzie di lavoro interinale condizioni di mercato favorevoli alla loro crescita e al loro sviluppo. Di recente, gli Stati membri hanno ribadito l’impegno a favore degli obiettivi di Lisbona, che prevedono tra l’altro un aumento dei tassi di occupazione e la disponibilità di posti di lavoro migliori, come emerge chiaramente dai rispettivi programmi nazionali di riforma. Il Consiglio ritiene possibile raggiungere tali obiettivi rispettando le differenti pratiche e tradizioni che caratterizzano i mercati del lavoro nazionali.

Questa materia è stata affrontata da ultimo durante la riunione del Consiglio nel giugno 2003. Le presidenze che si sono succedute da allora hanno discusso a livelli diversi per verificare se le posizioni erano cambiate. A tutt’oggi sussistono due posizioni nettamente distinte tra loro, motivo per cui si è ritenuto che non valesse la pena di mettere il tema all’ordine del giorno delle prossime riunioni del Consiglio. La Presidenza finlandese si occuperà della questione e si attende anche qualche contributo da parte della Commissione, che, nella sua comunicazione sullo screening delle proposte legislative in sospeso, si è riservata il diritto di riconsiderare la proposta alla luce delle risultanze di altre discussioni su proposte future.

La Presidenza comprende molto bene quanto sia importante per il Parlamento europeo compiere passi avanti in questo campo. Potremo avere un quadro generale delle posizioni al riguardo durante la votazione in prima lettura della direttiva sui servizi. Se la Commissione darà il suo fondamentale contributo durante la nostra Presidenza, saremo pronti ad agire in modo costruttivo per trovare una soluzione accettabile per tutti gli Stati membri.

 
  
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  Claude Moraes (PSE).(EN) Signora Presidente in carica del Consiglio, la ringrazio per la risposta veramente esaustiva e per la sua onestà, soprattutto in riferimento alla questione dei lavoratori temporanei.

Lei comprenderà il senso di frustrazione del Parlamento riguardo, soprattutto, alla direttiva sull’orario di lavoro, e ha ragione nel dire che questo tema è stato affrontato da presidenze precedenti. Vorrei nondimeno chiederle con estrema franchezza in cosa si differenzi la Presidenza finlandese. Siete in grado di riunire i membri del Consiglio intorno a un tavolo per mediare un accordo nell’interesse dei lavoratori? Lei può oggi assumersi l’impegno che sarà compiuto ogni sforzo per portare avanti la direttiva sull’orario di lavoro e per mettere all’ordine del giorno quella sui lavoratori temporanei?

 
  
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  Paula Lehtomäki, Presidente in carica del Consiglio. – (FI) Signor Presidente, posso assumere l’impegno che la Presidenza non lesinerà alcuno sforzo per trovare una soluzione alla direttiva sull’orario di lavoro. Un incentivo a impegnarsi in tal senso è, ad esempio, il fatto che il modo in cui sono interpretate le ore di lavoro dei medici crea gravi problemi agli Stati membri. Anche per questo motivo è molto importante trovare una soluzione in merito alla direttiva. E’ tuttavia prematuro dire se riusciremo a ottenere i risultati che auspichiamo.

 
  
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  Philip Bushill-Matthews (PPE-DE).(EN) Nella sua domanda complementare, l’onorevole Moraes ha parlato degli interessi dei lavoratori. Il Consiglio è a conoscenza dei risultati di alcune ricerche riguardanti i paesi europei più grandi che sono stati pubblicati di recente dal Financial Times e rivelano come in tutti quei paesi – con l’eccezione, forse, della Spagna – la maggioranza dei lavoratori chiede maggiore, e non minore, flessibilità dell’orario di lavoro? Il Consiglio ne terrà conto quando cercherà di mediare un accordo?

 
  
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  Paula Lehtomäki, Presidente in carica del Consiglio. – (FI) Signor Presidente, non posso dire con certezza che siamo a conoscenza di quell’articolo del Financial Times, però è ovvio che siamo a conoscenza, in vari modi, della tendenza generale. Come ho già detto nella mia prima risposta e nell’ultima, e anche in considerazione di quanto è successo negli Stati membri, è importante addivenire a una soluzione tanto per la direttiva sull’orario di lavoro quanto per la direttiva sui lavoratori temporanei.

 
  
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  Paul Rübig (PPE-DE).(DE) Lei reputa possibile risolvere questo problema insieme con le parti sociali nell’ambito di un dialogo sociale, dal momento che, di fatto, sono proprio le parti sociali i principali responsabili del problema, anche per quanto attiene agli orari di lavoro? Tenendo conto di questo fatto, lei ritiene che si possa trovare una soluzione se la materia viene delegata alle parti sociali, ovvero ai rappresentanti dei lavoratori e dei datori di lavoro?

 
  
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  Paula Lehtomäki, Presidente in carica del Consiglio. – (FI) Signor Presidente, questo punto merita ovviamente di essere discusso. Si tratta di una questione che può senz’altro essere affrontata in sede di incontri tripartiti, però al momento stiamo attivamente ricercando una soluzione specifica che possa essere accettata dai governi degli Stati membri.

 
  
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  Presidente. – Annuncio l’

interrogazione n. 2 dell’onorevole Marie Panayotopoulos-Cassiotou (H-0598/06):

Oggetto: Attuazione degli obiettivi del Patto europeo per la gioventù

Come intende sostenere la presidenza finlandese gli impegni assunti dai governi degli Stati membri con l’adozione del Patto europeo per la gioventù per quanto riguarda la crescita dell’occupazione giovanile?

 
  
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  Paula Lehtomäki, Presidente in carica del Consiglio.(FI) Signor Presidente, onorevoli deputati, innanzi tutto desidero sottolineare quanto sia importante che il Patto europeo per la gioventù abbia un’ampia portata. Occorre tenere conto delle esigenze dei giovani in tutte le aree politiche che li riguardano. Ad esempio, nel tentativo di migliorare la situazione occupazionale dei giovani potrebbe essere utile attuare varie misure che elimino gli ostacoli che si frappongono a istruzione e mobilità.

L’interrogazione dell’onorevole deputato chiede in particolare in quale modo la Presidenza finlandese intenda sostenere gli impegni assunti dai governi degli Stati membri per migliorare la situazione occupazionale. Incombe agli Stati membri la responsabilità di programmare e attuare le politiche nazionali in materia di occupazione, non ultime quelle che riguardano i giovani. Rientra nella sfera di competenza degli Stati membri anche la maggior parte delle altre politiche correlate a questo tema, quale la politica nel campo dell’istruzione.

La Presidenza può comunque svolgere un ruolo di rilievo nel sollevare tali questioni, soprattutto durante i lavori preparatori del Consiglio dei ministri. Nel corso del mandato presidenziale finlandese è intenzione del Consiglio che si riunirà in dicembre affrontare diversi temi direttamente collegati al mondo del lavoro dei giovani. Al Consiglio verrà sottoposta una relazione elaborata dalla commissione per l’occupazione che esamina i programmi di riforma nazionali dei singoli Stati membri, tra cui le politiche in materia di occupazione. Dall’indagine condotta lo scorso anno dalla commissione per l’occupazione è emerso che tutti gli Stati membri hanno affrontato il problema della disoccupazione giovanile facendo riferimento al Patto per la gioventù e hanno citato un numero esorbitante di misure adottate per offrire percorsi atti a promuovere l’occupazione giovanile. Sono stati compiuti enormi passi avanti instaurando un legame tra questa problematica e un’altra area prioritaria, ossia l’investimento nel capitale umano: ne è un esempio lo sviluppo impresso al passaggio dall’istruzione al mondo del lavoro.

Secondo la Finlandia, sarebbe opportuno che quest’anno le politiche in materia occupazionale degli Stati membri si concentrassero sulle risorse riservate all’occupazione giovanile e sulle possibilità di migliorarla. L’occupazione giovanile figura di certo tra i temi prioritari delle consultazioni che il 1° dicembre il Consiglio “Occupazione, politica sociale, salute e consumatori” terrà in merito a demografia e impulso alla produttività grazie a nuovi e migliori posti di lavoro.

Durante il mandato presidenziale della Finlandia, il Consiglio affronterà in dibattito due questioni che sono direttamente collegate al miglioramento della condizione dell’occupazione giovanile. In primo luogo, offrire migliori opportunità riguardo all’apprendimento lungo tutto l’arco della vita è un aspetto che riguarda chiunque, anche i giovani. In secondo luogo, la Presidenza finlandese intende proporre misure concrete per migliorare l’accessibilità ai servizi d’informazione rivolti ai giovani e fornire a questi ultimi informazioni di qualità su temi importanti quali l’occupazione. Occorre prestare particolare attenzione ai giovani svantaggiati.

A marzo il Consiglio europeo ha invitato gli Stati membri a coinvolgere i giovani e le organizzazioni giovanili nell’attuazione del Patto europeo per la gioventù. La Presidenza finlandese suggerisce di confrontarsi in merito all’avvio di un dialogo analitico a livello di Consiglio con e tra tutti gli attori del mondo dei giovani, tra cui i giovani stessi e le organizzazioni giovanili.

In sintesi, posso affermare che durante il mandato presidenziale finlandese nell’agenda del Consiglio il tema relativo al miglioramento dell’occupazione giovanile verrà affrontato in relazione a molti contesti. La Finlandia esorta tutti gli Stati membri a focalizzare d’ora in avanti l’attenzione sul Patto europeo per la gioventù e sulle varie possibilità di migliorare l’occupazione giovanile.

 
  
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  Marie Panayotopoulos-Cassiotou (PPE-DE).(EL) Signor Presidente, grazie per la risposta esaustiva e per le prospettive che schiude. La terza parte del Patto europeo per la gioventù prevede l’introduzione di misure intese a conciliare vita familiare e professionale dei giovani, affinché questi ultimi possano creare nuove famiglie in Europa.

In un momento in cui la lotta alla disoccupazione sortisce risultati positivi, non ritiene che si possa creare un circolo vizioso? Che i giovani non possano dare facilmente vita a nuove famiglie e che il problema demografico non farà altro che peggiorare?

La Presidenza finlandese intende sottoporci al termine del suo mandato i risultati concreti delle azioni da essa intraprese volte a riconciliare vita familiare e professionale?

 
  
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  Paula Lehtomäki, Presidente in carica del Consiglio.(FI) Signor Presidente, uno degli elementi del Patto per la gioventù è, com’è ovvio, lo sforzo di migliorare l’istruzione dei giovani, la loro partecipazione sociale, nonché il passaggio al mondo del lavoro. Per questo motivo è un documento importante, e quest’autunno proporremo anche di appoggiare la decisione che prevede il sostegno delle competenze multiprofessionali al fine di agevolare il passaggio dei giovani dal mondo della scuola a quello dell’occupazione, uno degli aspetti interessati. Naturalmente, la conciliazione tra lavoro a famiglia è ancora un argomento distinto, ma tutte queste componenti sono a propria volta collegate alla strategia sulla competitività, vale a dire la strategia di Lisbona.

 
  
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  Presidente. – Annuncio l’

interrogazione n. 3 dell’onorevole Manuel Medina Ortega (H-0600/06):

Oggetto: Misure in materia di immigrazione illegale: Consiglio europeo di giugno

Sulla base di quanto deciso nella riunione del Consiglio europeo del 15 e 16 giugno, quali misure concrete ha adottato o propone di adottare il Consiglio per arginare l’immigrazione illegale di cittadini di paesi terzi e favorire il loro eventuale rimpatrio?

 
  
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  Paula Lehtomäki, Presidente in carica del Consiglio.(FI) Signor Presidente, onorevoli deputati, la riammissione e il rimpatrio degli immigranti illegali costituisce uno degli elementi fondamentali della politica comunitaria in materia di immigrazione, soprattutto nel quadro di un approccio globale al problema. Mi riferisco, onorevole deputato, alle misure concrete e alle iniziative menzionate dal Consiglio nella risposta generale fornita quest’anno alle interrogazioni orali H-0440, H-0455, H-0473 e H-0478/06.

Per quanto concerne eventuali misure adottate da quando si è tenuto il Vertice di giugno del Consiglio, desidero ricordare all’onorevole deputato la Conferenza euro-africana sulla migrazione e lo sviluppo che il Marocco, con la cooperazione attiva di Spagna e Francia, ha organizzato il 10 e 11 luglio a Rabat, in occasione della quale è stato adottato un piano d’azione. La terza sezione di tale documento è incentrata in modo particolare su temi che riguardano la lotta contro l’immigrazione clandestina e il rimpatrio di immigranti illegali. Tutti i paesi partecipanti alla conferenza hanno sottolineato il rispettivo impegno a dare rapida attuazione al piano d’azione.

Il 17 luglio il Consiglio ha adottato le conclusioni sull’immigrazione, ribadendo ancora una volta che l’immigrazione clandestina deve essere contrastata a livello di Unione. Nelle conclusioni si è fatto riferimento anche all’importanza di altri canali d’immigrazione, in particolare nelle regioni vicine all’Unione, segnatamente quelle orientali e sudorientali, e ai lavori preparatori in vista della prossima Conferenza euro-africana sulla migrazione e lo sviluppo che la Libia ha promesso di ospitare.

Il 19 luglio la Commissione ha pubblicato una comunicazione sulle priorità politiche della lotta contro l’immigrazione clandestina di cittadini di paesi terzi, che affronta anche le problematiche legate al rimpatrio e alla riammissione. Il 24 luglio il testo è stato presentato al Consiglio, che lo esaminerà più avanti.

Al momento, il Consiglio ha al vaglio una proposta di direttiva su norme e procedure comuni da applicare negli Stati membri in caso di rimpatrio di cittadini di paesi terzi residenti illegalmente. Proseguono i dibattiti in materia di riammissione in conformità delle linee guida e nell’ambito delle competenze definite dal Consiglio. In occasione della riunione del Consiglio del 24 luglio la Commissione e l’Agenzia europea per la gestione della cooperazione operativa alle frontiere esterne degli Stati membri dell’Unione europea hanno inoltre illustrato la situazione dell’attuazione delle misure chiave contemplate nell’approccio globale.

 
  
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  Manuel Medina Ortega (PSE).(ES) Signora Presidente in carica del Consiglio, la ringrazio per la risposta fornita, tuttavia desidero ricordarle che, nonostante tutti gli accordi sottoscritti, l’immigrazione clandestina attraverso le Canarie è un fenomeno in continuo aumento.

Attualmente, raggiungono le coste delle Canarie circa mille immigranti al giorno. I centri di accoglienza sono al collasso, non vi è alcun modo di rimpatriare le persone e gli impegni assunti da 16 Stati non sono stati rispettati, ad eccezione del suo paese, la Finlandia, che insieme a Italia e Portogallo ha inviato un’unità navale.

Ma, alla fine, tutte queste misure che sulla carta sembrano tanto positive nella realtà non vengono attuate. Ci troviamo di fronte a una vera e propria valanga migratoria che è fonte di preoccupazioni non solo per la popolazione civile, ma anche per l’Unione europea nel complesso, in quanto questi immigranti non entrano nelle Canarie, bensì nel territorio comunitario, con le naturali conseguenze sui suoi mercati del lavoro.

 
  
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  Paula Lehtomäki, Presidente in carica del Consiglio.(FI) Signor Presidente, la questione sollevata dall’onorevole deputato è importante sotto ogni punto di vista, sia per l’Unione europea che per il Consiglio. L’Agenzia europea per la gestione della cooperazione operativa alle frontiere esterne degli Stati membri dell’Unione europea ha chiesto agli Stati membri di fornire motovedette, radar ed esperti nel settore della sicurezza alle frontiere al fine di poter intervenire nelle Isole Canarie. E’ nell’interesse del Consiglio rafforzare la cooperazione in questo ambito sviluppando forme di operazioni combinate, e la Presidenza finlandese intende migliorare il sistema integrato europeo dei controlli alle frontiere esterne.

 
  
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  Sarah Ludford (ALDE).(EN) Mi stavo giusto domandando come può pensare il Consiglio che l’UE affronti la sfida sempre più pressante degli ingressi clandestini e dei necessari rimpatri quando nel suo progetto di bilancio per il 2007, e rispetto alla proposta della Commissione, ha in realtà decurtato sia gli stanziamenti a favore di FRONTEX, l’Agenzia europea per la gestione della cooperazione operativa alle frontiere esterne cui il Ministro ha fatto più volte riferimento, che le risorse a favore del Fondo europeo per i rimpatri. Mi auguro che il Parlamento riesca a ripristinare quanto è stato tagliato, ma come è possibile che questi temi siano prioritari dal momento che il Consiglio non sta onorando gli impegni finanziari?

 
  
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  Paula Lehtomäki, Presidente in carica del Consiglio.(FI) Signor Presidente, è evidente che è importante per noi disporre anche delle risorse adeguate necessarie per rimpatriare gli immigranti clandestini e controllare lo tale iter, tuttavia in questa sede vorrei altresì sottolineare il valore dell’approccio globale al problema dell’immigrazione illegale. Inoltre, non si deve dimenticare la questione della cooperazione con gli altri paesi da cui provengono questi immigranti clandestini, e verificare se possiamo migliorare le condizioni nei paesi di origine, affinché non sia necessario rimpatriare un numero così elevato di immigranti illegali dall’Unione europea.

 
  
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  Paul Rübig (PPE-DE).(DE) Gradirei sentire la sua opinione riguardo a una qualche opportunità di introdurre il modello della miglior prassi nel campo dei rimpatri nei paesi di origine. Ritiene che l’Agenzia di Vienna istituita dalla Commissione europea potrebbe condurre un’inchiesta su quali metodi hanno indotto le persone a optare per il ritorno nei rispettivi paesi di origine?

 
  
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  Paula Lehtomäki, Presidente in carica del Consiglio.(FI) Signor Presidente, l’Agenzia europea per la gestione della cooperazione operativa alle frontiere esterne degli Stati membri dell’Unione europea può anche contribuire a una solida cooperazione nell’ambito delle operazioni di rimpatrio. Al pari di qualsiasi altro contesto, è logico che lo scambio di esperienze e le buone prassi sono importanti.

 
  
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  Presidente. – Annuncio l’

interrogazione n. 4 dell’onorevole Elizabeth Lynne (H-0602/06):

Oggetto: Abusi sugli anziani

Nonostante quanto specificato nella dichiarazione di Toronto dell’Organizzazione mondiale della sanità ed i riferimenti agli abusi sulle persone anziane contenuti nel Piano di azione internazionale sull’invecchiamento adottato a Madrid dalle Nazioni Unite, la legislazione applicata dagli Stati membri non menziona specificatamente la tutela degli anziani vulnerabili, pur trattando il problema ad essa correlato delle violenze domestiche.

Il settore assistenziale privato, ad esempio, non è sufficientemente regolamentato dall’attuale quadro normativo di molti Stati membri, come si può constatare nel Regno Unito, la cui legge sui diritti umani (Human Rights Act) non è applicabile a quanti usufruiscono di servizi di assistenza finanziati da privati.

Intende il Consiglio sollecitare gli Stati membri a colmare tali lacune legislative e a garantire il rispetto dei diritti umani fondamentali dei cittadini più anziani?

 
  
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  Paula Lehtomäki, Presidente in carica del Consiglio.(FI) Signor Presidente, onorevoli deputati, il Consiglio desidera innanzi tutto ringraziare l’onorevole parlamentare per aver attirato l’attenzione sulla questione del rispetto dei diritti umani fondamentali degli anziani. Poiché l’Unione si basa sul principio del rispetto della libertà, della democrazia, dei diritti umani e fondamentali, nonché sul principio dello Stato di diritto, è ovvio che il Consiglio sia preoccupato dell’esistenza di qualsiasi eventuale scappatoia nella normativa che possa tradursi in un mancato rispetto dei diritti delle persone anziane.

Il rispetto dei diritti umani fondamentali di tutti i cittadini comunitari e di tutti coloro che risiedono nell’Unione europea è contemplato nel Trattato sull’Unione europea e la Carta dei diritti fondamentali adottata dai leader europei nel dicembre 2000 conferma tali diritti quale risultato delle tradizioni costituzionali e degli impegni internazionali comuni a tutti gli Stati membri.

Gli abusi sulle persone anziane perpetrati nell’ambito dei servizi di assistenza non attengono solo al settore dei diritti umani, ma sono anche un fenomeno sociale e, in alcuni casi, un reato. Date queste premesse, l’azione legislativa deve essere definita a livello nazionale, in conformità del principio di sussidiarietà. Il Consiglio desidera inoltre sottolineare il suo appoggio al principio di non discriminazione. Ha già posto in essere una serie di misure atte a prevenire la discriminazione e i pregiudizi basate sui sei criteri di discriminazione che figurano all’articolo 13 del Trattato che istituisce la Comunità europea, ed è sua intenzione proseguire in futuro nell’attuazione di tali provvedimenti. Uno dei criteri evocati dalla disposizione riguarda l’età.

Non dovremmo tuttavia dimenticare che rientra tra i compiti della Commissione europea controllare l’attuazione e il rispetto della normativa comunitaria negli Stati membri, nonché proporre misure legislative giustificate sottoponendole al Parlamento europeo e al Consiglio per l’approvazione. La Commissione ha anche presentato una proposta di raccomandazione del Consiglio sulla prevenzione degli incidenti e la promozione della sicurezza, tra le cui aree prioritarie figura la prevenzione della violenza interpersonale. La proposta sarà tra i temi all’ordine del giorno delle riunioni del Consiglio “Occupazione, politica sociale, salute e consumatori” in calendario il 30 novembre e il 1° dicembre.

 
  
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  Elizabeth Lynne (ALDE).(EN) Mi fa molto piacere che la signora Ministro annunci che è prevista una nuova normativa relativamente all’articolo 13 sull’età. Può anche assicurarci che agli abusi di cui sono vittima gli anziani gli Stati membri riserveranno un’adeguata attenzione nei rispettivi piani d’azione nazionali concernenti salute e assistenza a lungo termine? Esorterà la signora Ministro sia il Consiglio che la Commissione a produrre qualsiasi dato di cui dispongano sui maltrattamenti inflitti agli anziani nei vari Stati membri, affinché sia possibile procedere a un scambio delle migliori prassi?

 
  
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  Paula Lehtomäki, Presidente in carica del Consiglio.(FI) Signor Presidente, dobbiamo ovviamente ricordarci che si deve decidere a livello nazionale negli Stati membri per quanto attiene alla necessità di una legislazione distinta in materia di protezione degli anziani. Come ho tuttavia fatto presente nella mia risposta, le problematiche concernenti la sicurezza dei cittadini anziani saranno affrontate nella riunione del Consiglio in programma alla fine di novembre.

 
  
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  Andreas Mölzer (NI).(DE) In Austria per l’assistenza alle persone anziane le famiglie si avvalgono sempre più spesso dei servizi prestati da lavoratori illegali, poiché i fondi pubblici stanziati a favore dell’assistenza medica da parte di personale autorizzato non sono sufficienti. Stiamo pertanto valutando l’opportunità non solo di aumentare l’importo delle spese per le cure mediche, ma anche di introdurre un anno sociale, prevedere adeguati corsi di formazione per disoccupati, nonché un “semestre di tirocinio di assistenza medica” destinato a futuri studenti di medicina.

Se anche in altri Stati membri si è registrato un aumento della percentuale del lavoro sommerso nel campo dell’assistenza medica, quali proposte volte a trovare una risposta a tale fenomeno sono oggetto di discussione in seno all’UE o vengono da quest’ultima sostenute?

 
  
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  Paula Lehtomäki, Presidente in carica del Consiglio.(FI) Signor Presidente, il logico obiettivo è elaborare e promuovere una politica europea comune in una direzione che ci permetta di definire criteri di qualità comuni relativamente ai servizi, a prescindere dal modo in cui vengono prodotti e finanziati. Non sono nella posizione di pronunciarmi riguardo alle proporzioni del fenomeno della forza lavoro sommersa, ma, secondo me, l’intero contesto della diatriba è collegato alla questione del modello sociale europeo, su cui ieri sera qui in plenaria si è svolta una discussione d’alto livello.

 
  
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  Lambert van Nistelrooij (PPE-DE).(EN) Ieri si è tenuto un dibattito sul programma DAPHNE, riguardante in particolare donne e bambini. Si sente parlare diffusamente degli abusi di cui sono vittime le persone anziane, tema che forse si potrebbe aggiungere in tale contesto in quanto interessa un’area analoga. Due mesi fa è stato organizzato un incontro di ampia portata con otto associazioni europee attive nel campo della terza età. Sarebbe possibile inserire questa tematica nel quadro del programma DAPHNE?

 
  
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  Paula Lehtomäki, Presidente in carica del Consiglio.(FI) Signor Presidente, l’attuale programma DAPHNE cui si riferisce l’onorevole deputato, e che è contro la violenza, si applica al momento in particolare alla violenza nei confronti delle donne, tuttavia, come evidenzia l’onorevole parlamentare, non è assolutamente preclusa la possibilità di esplorare eventuali soluzioni sul miglioramento della situazione a livello europeo anche per quanto attiene alle persone anziane.

 
  
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  Presidente. – Annuncio l’

interrogazione n. 5 dell’onorevole Roberta Angelilli (H-0607/06):

Oggetto: Richiesta di collaborazione giudiziaria con gli Stati Uniti

Nel marzo 2005 Nicola Calipari, un funzionario italiano del SISMI, è stato ucciso durante la liberazione di un ostaggio italiano ad un posto di blocco USA a Bagdad. Nonostante le richieste del governo italiano, il Dipartimento di giustizia degli USA ha dichiarato che non fornirà ulteriori informazioni, oltre a quelle contenute nel rapporto "Multi National Corps – Iraq".

Purtroppo, tale rapporto contiene informazioni che sono state ritenute insufficienti e incomplete dalle massime autorità italiane, e soprattutto dalla magistratura italiana, secondo la quale sarebbe indispensabile la massima collaborazione con le autorità statunitensi.

Può il Consiglio dichiarare se, nell’ambito delle sue competenze in materia di PESC, intenda affrontare la questione, affinché venga fatta piena luce sull’accaduto?

 
  
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  Paula Lehtomäki, Presidente in carica del Consiglio.(FI) Signor Presidente, onorevoli deputati, il Consiglio non ha proceduto all’esame dell’episodio cui si riferisce l’onorevole parlamentare, in quanto ritiene che il fatto attenga ai rapporti bilaterali tra Italia e Stati Uniti d’America.

 
  
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  Roberta Angelilli (UEN). – Signor Presidente, onorevoli colleghi, quindi la risposta è che la Presidenza non intende fare alcuna azione positiva rispetto alla questione sollevata?

 
  
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  Paula Lehtomäki, Presidente in carica del Consiglio.(FI) Signor Presidente, la risposta è che il Consiglio non ha discusso né approfondito l’argomento; ciononostante abbiamo vari tipi di meccanismo in fase di attuazione, nel senso che l’Unione europea e gli Stati Uniti hanno negoziato un accordo sull’assistenza reciproca in materia giudiziaria, che presenta anche un certo legame con casi del genere citato. Al momento, ci occorrono più procedure interne affinché l’accordo in questione entri in vigore.

 
  
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  David Martin (PSE).(EN) Mi chiedo se il Consiglio concordi sul fatto che questo specifico caso pone in evidenza un problema più generale; infatti gli Stati Uniti pretendono la cooperazione dell’Europa in materia giudiziaria, ma quando l’Europa chiede la collaborazione degli USA, sono molto meno disponibili a intervenire. Il Consiglio si confronterà con i propri membri onde esaminare come si possa esercitare maggiore pressione sugli Stati Uniti affinché cooperino con l’Unione europea nelle questioni di carattere giudiziario?

 
  
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  Paula Lehtomäki, Presidente in carica del Consiglio.(FI) Signor Presidente, l’accordo sull’assistenza reciproca in materia giudiziaria cui ho accennato poc’anzi, una volta entrato in vigore contribuirà ad accelerare il processo di assistenza riguardo alle più diverse questioni giuridiche, e potrebbe anche rivelarsi un fattore di estrema importanza ai fini di una collaborazione più rapida e più efficace tra l’Unione e gli Stati Uniti.

 
  
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  Presidente. – Poiché vertono sullo stesso argomento, annuncio congiuntamente l’

interrogazione n. 6 dell’onorevole Bernd Posselt (H-0608/06):

Oggetto: Stato di diritto in Russia

Può il Consiglio far sapere come valuta l’attuale situazione della democrazia e dello stato di diritto in Russia, in particolare per quanto riguarda la libertà di stampa, la posizione delle organizzazioni non governative, l’indipendenza della giustizia e le condizioni carcerarie, come ad esempio quelle di Platon Lebedev e di Mikhaïl Khodorkovsky, ex dirigenti del gruppo Yukos?

e l’interrogazione n. 7 dell’onorevole Milan Horáček (H-0614/06):

Oggetto: Situazione in Russia

Come valuta la Presidenza del Consiglio la compatibilità di una partenership strategica fra l’UE e la Russia che vede i valori europei della democrazia, dei diritti umani e dello stato di diritto non rispettati dall’altra parte, ossia la Russia, come dimostrato dagli esempi di violazione della libertà di stampa, le restrizioni imposte alla società civile tramite la legge sulle ONG, le violazioni dei diritti umani in Cecenia e le condizioni detentive di Platon Lebedew e Michail Chodorkowski?

 
  
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  Paula Lehtomäki, Presidente in carica del Consiglio.(FI) Signor Presidente, onorevoli deputati, il Consiglio ritiene che il partenariato strategico con la Russia si debba basare sui valori comuni evocati nell’accordo di partenariato e cooperazione, soprattutto quelli nei cui confronti la Russia ha assunto un impegno in quanto membro del Consiglio d’Europa e dell’Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa. Gli stessi valori vengono anche ripresi nella nuova versione delle disposizioni degli accordi tra l’UE e la Russia.

Il Consiglio ritiene che per migliorare in Russia stabilità e benessere occorrerà che nella Federazione russa si instauri una democrazia effettiva a tutti i livelli, che ci si conformi allo Stato di diritto, che il potere giudiziario sia indipendente, e che siano rispettati appieno e senza riserva alcuna i diritti umani, tra cui la libertà e l’indipendenza dei mezzi d’informazione, affinché si creino le condizioni per una società civile.

Al pari dell’onorevole parlamentare, anche per il Consiglio sono fonte di preoccupazione i recenti sviluppi dello Stato di diritto, le evidenti restrizioni imposte alla libertà di stampa, la concentrazione di potere, e la nuova legislazione nel paese che limita l’attività delle ONG. Il Consiglio è altresì preoccupato per quanto attiene alla situazione dei diritti umani in Russia, e in particolare in Cecenia.

Il Consiglio segue da vicino lo sviluppo degli eventi e affronterà regolarmente tali questioni e problemi nell’ambito del dialogo politico con la Russia, in particolare nel contesto dei vertici sui diritti umani che si svolgono due volte all’anno. Il Consiglio controllerà altresì l’attuazione della legge modificata di recente intesa a contrastare l’azione da parte di movimenti estremisti, con particolare riferimento alla definizione ora di più ampio respiro data a “movimento estremista".

 
  
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  Bernd Posselt (PPE-DE).(DE) Leggiamo che è intenzione del ministro tedesco degli Esteri proporre in sede di Consiglio di diffondere i valori comuni instaurando reti più strette e a lungo termine tra l’UE e la Russia. Non sembra assurdo, in un momento in cui la Russia non è neanche disposta a modificare le pessime condizioni carcerarie in cui versa Mikhail Khodorkovsky, che contravvengono all’ordinamento giuridico del paese stesso, o ad allinearle al proprio diritto, in base al quale il luogo di detenzione dei prigionieri non deve essere lontano dalla loro città?

Il Consiglio ha affrontato in termini concreti con la Russia i casi dei due detenuti della Yukos?

 
  
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  Milan Horáček (Verts/ALE).(DE) Desidero sollevare lo stesso interrogativo dell’oratore che mi ha preceduto, perché la vicenda in questione costituisce una violazione eclatante da parte della Russia del proprio Stato di diritto. La risposta fornita, per la quale la ringrazio, suscita comunque una seconda domanda, e più precisamente mi spinge a chiedere se il Consiglio ritiene che il concetto del partenariato strategico con la Russia sia di per sé una soluzione percorribile o abbia un futuro promettente dal momento che si assiste a un peggioramento della situazione dei diritti umani. Non dovremmo piuttosto sviluppare nuovi modelli di cooperazione, modelli che oltre a contemplare considerazioni di carattere economico e di sicurezza garantiscano l’effettivo rispetto dei diritti umani?

 
  
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  Paula Lehtomäki, Presidente in carica del Consiglio.(FI) Signor Presidente, non è più necessario definire questi valori comuni di per sé, in quanto sono già una realtà. Sono stati sottoscritti nell’accordo di partenariato e cooperazione e la Russia si è impegnata a rispettarli in quanto membro del Consiglio d’Europa e dell’OSCE. Tuttavia, il fatto di rendere manifesti questi valori nella pratica e nell’applicazione delle leggi pone tutta una serie di sfide.

Questi aspetti legati all’indipendenza dei giudici russi, che sono motivo di preoccupazione, rappresentano in effetti sfide per uno Stato costituzionale in evoluzione, che sarà nostra cura monitorare con estrema attenzione. Nondimeno, è essenziale che il partenariato strategico sia caratterizzato da un’ottima comunicazione bilaterale. Ad esempio, le prossime consultazioni sui diritti umani sono in programma per il mese di novembre. Inoltre, il regolare dialogo politico con la Russia offre l’opportunità di discutere e sollevare questi problemi relativi ai diritti umani.

 
  
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  Richard Seeber (PPE-DE).(DE) L’economia in Russia è estremamente fiorente, ma per quanto riguarda il settore dei diritti umani si assiste a un pesante inasprimento della situazione.

Il Consiglio crede sul serio che le misure che ha avviato, ossia promuovere il dialogo nell’ambito del partenariato strategico, siano sufficienti? Il notevole peggioramento della situazione non dovrebbe piuttosto suggerire al Consiglio di adottare una nuova strategia intesa a rammentare a uno Stato confinante dell’Unione europea quali obblighi gli incombono nell’ambito degli impegni assunti nelle sue relazioni internazionali?

 
  
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  Paula Lehtomäki, Presidente in carica del Consiglio.(FI) Signor Presidente, l’Unione europea e la Russia vantano legami estremamente forti sotto diversissimi punti di vista, tra cui pace e stabilità, cooperazione economica e molti altri aspetti. Questo è il motivo per cui è importante che il partenariato strategico getti basi solide e definisca un quadro per l’interdipendenza che ci lega. Grazie alla comunicazione e al dialogo politico che ci accompagnano lungo il percorso, e che sono una realtà al momento, possiamo ricordare alla Russia tali sfide nel settore dei diritti umani, ed è esattamente quello che facciamo. Quindi, per lo meno a questo stadio, il Consiglio ritiene che i meccanismi esistenti forniscano una valida base per migliorare la comunicazione e la situazione dei diritti umani.

 
  
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  Laima Liucija Andrikienė (PPE-DE).(LT) Signor Presidente, signora Ministro, dal momento che stiamo affrontando il tema del partenariato strategico tra UE e Russia, desidero attirare l’attenzione del Consiglio sul fatto che la presente Assemblea nella propria risoluzione di quest’anno ha osservato che “l’attuale partenariato con la Russia [è] più pragmatico che strategico, poiché riflette in primo luogo interessi economici comuni senza raggiungere risultati di rilievo per quanto riguarda i diritti umani e lo Stato di diritto”. Non pensa il Consiglio che si dovrebbe considerare con maggiore attenzione la posizione espressa dal Parlamento europeo, soprattutto in vista dell’avvicinarsi della scadenza dell’accordo di partenariato e di cooperazione esistente tra Unione europea e Russia?

 
  
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  Paula Lehtomäki, Presidente in carica del Consiglio.(FI) Signor Presidente, il Consiglio presta orecchio ai pareri del Parlamento e li ascolta con molta attenzione. Com’è ovvio, ora occorre esaminare a fondo questi temi, nel momento in cui stiamo predisponendo il rinnovo dell’accordo di partenariato e cooperazione ed elaborando un mandato che permetta di farlo. Personalmente, comunque, sono dell’avviso che, se per un verso questa collaborazione è molto pragmatica, dall’altro, potrebbe essere molto più dinamicamente strategica di quanto non lo sia oggi, e ritengo che l’Unione europea e la Russia possano anche lavorare in parallelo, come partner reciproci, in sede di forum globali.

 
  
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  Presidente. – Annuncio l’

interrogazione n. 8 dell’onorevole Marian Harkin (H-0611/06):

Oggetto: Ricerca sulle cellule staminali

Il Consiglio vorrà chiarire la posizione giuridica che risulta dalla votazione del Parlamento europeo del 15 giugno che consente la ricerca sulle cellule staminali embrionali nell’UE?

Un’organizzazione avente sede in uno Stato membro, può chiedere un finanziamento UE per la ricerca sulle cellule staminali embrionali anche nel caso che detta ricerca sia illegale nello Stato membro in cui ha in programma di svolgere detta ricerca?

 
  
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  Paula Lehtomäki, Presidente in carica del Consiglio.(FI) Signor Presidente, onorevoli deputati, il 15 giugno 2006 il Parlamento europeo ha adottato, in conformità della procedura di codecisione, il parere sulla prima lettura della decisione quadro relativa al settimo programma quadro. Il Consiglio, da parte sua, ha raggiunto l’accordo politico riguardo al settimo programma quadro per le attività di ricerca in data 24 luglio 2006, consenso che ha gettato le basi per il risultato del voto espresso da quest’Aula. Vorrei citare a questo punto il documento numero 11978/06, che fa riferimento all’accordo politico cui il Consiglio è pervenuto sul settimo programma quadro. Scopo dell’accordo è consentire di predisporre una seconda lettura del settimo programma quadro in autunno. Verosimilmente, il risultato di tale procedura farà sì che sia possibile adottare il settimo programma quadro entro la fine dell’anno.

In base al programma quadro comunitario per le attività di ricerca, possono beneficiare di finanziamenti comunitari esclusivamente quei programmi di ricerca che rientrano nel campo di applicazione del programma e sono passati attraverso la procedura di selezione. E’ sottinteso che le attività di ricerca devono essere conformi alla normativa in vigore negli Stati membri in cui si intende svolgerle.

 
  
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  Marian Harkin (ALDE).(EN) La ringrazio molto per la risposta fornita, signora Presidente in carica del Consiglio. La mia domanda si riferisce in realtà all’ipotesi di un paese che non dispone di un quadro giuridico.

Se osserviamo il documento che è stato votato da quest’Assemblea, vediamo che le attività di ricerca devono essere soggette a un regime rigoroso in materia di licenze e di controllo conformemente al quadro giuridico dello Stato membro interessato, ma che cosa succede se salta fuori che uno Stato membro non prevede alcun quadro giuridico al riguardo? Ad esempio, nel mio paese, l’Irlanda, non esiste alcuna legge che disciplini la ricerca sulle cellule staminali di embrione. In quale situazione ci pone dunque questa decisione del Parlamento? Il messaggio del Consiglio sarebbe che tutti gli Stati membri devono immediatamente porre in essere un simile dispositivo normativo?

 
  
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  Paula Lehtomäki, Presidente in carica del Consiglio.(FI) Signor Presidente, la situazione si presenta problematica qualora la normativa nazionale non disciplini in maniera rigorosa questi elementi, ma secondo la posizione adottata dal Consiglio, le principali condizioni cui subordinare la concessione di un finanziamento sono una precisa valutazione etica di ciascun progetto proposto e il rispetto della legislazione degli Stati membri. E’ pertanto importante comprendere che l’obiettivo di questa specifica soluzione e decisione non è creare norme nel campo della bioetica che si applichino in generale all’Europa, bensì esprimere una posizione precisa riguardo a un aspetto di portata più limitata, ossia quale genere di progetti relativi alle cellule staminali può ottenere il finanziamento da questo programma comunitario.

 
  
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  John Purvis (PPE-DE). (EN) Mi fa molto piacere che sia stato detto in modo chiaro e inequivocabile che rientra nella sfera di competenza della legislazione dello Stato membro interessato stabilire se quest’ultimo possa o meno intraprendere attività di ricerca. La decisione in merito riguarda esclusivamente il finanziamento del progetto in questione.

Sarebbe interessante se la Presidente in carica del Consiglio ci illustrasse quali opportunità vede di intraprendere nonché di sostenere finanziariamente a livello comunitario la ricerca sulle cellule staminali.

 
  
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  Paula Lehtomäki, Presidente in carica del Consiglio.(FI) Signor Presidente, la normativa nazionale è di certo destinata a evolversi negli anni a venire, in quanto la ricerca sulle cellule staminali è un settore nuovo, sebbene, dal punto di vista della competitivà e della cooperazione sulla ricerca in Europa, occorrerà verificare se si può ottenere un valore aggiunto dalla cooperazione a livello europeo a favore della ricerca in quest’area.

 
  
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  Presidente. – Annuncio l’

interrogazione n. 9 dell’onorevole Johan Van Hecke (H-0612/06):

Oggetto: Chiusura del carcere di Guantánamo

Al vertice annuale tra i leader europei e americani svoltosi a Vienna il Presidente Bush ha affermato che intende chiudere il controverso penitenziario di Guantánamo, anche se attende una decisione della Corte suprema americana circa il luogo in cui i detenuti potranno essere giudicati. Inoltre occorre esaminare in che modo i paesi potranno riprendere in consegna i prigionieri. Taluni dovranno essere giudicati negli Stati Uniti qualora non esistano le condizioni di un processo equo nel loro paese. Secondo Bush restano nel campo attualmente circa 400 prigionieri.

Sa il Consiglio quanti europei sono incarcerati a Guantánamo? Esiste la possibilità che questi europei siano rapidamente rimpatriati e giudicati in Europa dove esistono le massime garanzie di un processo equo, come suggerito dallo stesso Presidente Bush?

 
  
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  Paula Lehtomäki, Presidente in carica del Consiglio.(FI) Signor Presidente, onorevoli deputati, il Consiglio non è competente per la tutela dei cittadini comunitari all’estero, è una responsabilità che incombe agli Stati membri. Il Consiglio non ha neppure discusso alcunché che abbia a che vedere con il numero di europei detenuti a Guantánamo.

 
  
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  Johan Van Hecke (ALDE).(NL) Signor Presidente, non stupirà nessuno se affermo che la risposta a questa interrogazione, che ho presentato ben all’inizio di luglio, subito dopo il Vertice di Vienna tra Unione europea e Stati Uniti, non è affatto soddisfacente, perché l’argomento è strettamente collegato a uno dei temi discussi nell’ambito del Vertice.

Gradirei pertanto sapere se per caso la situazione ha registrato passi avanti e se il Consiglio ha intenzione di esortare gli Stati Uniti a comunicarci con urgenza quanti cittadini europei possono essere processati nell’Unione europea e se è inoltre disposto a esigere che sia rispettata una precisa tabella di marcia.

 
  
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  Paula Lehtomäki, Presidente in carica del Consiglio.(FI) Signor Presidente, Guantanámo rappresenta ovviamente tuttora una questione grave che desta profonda preoccupazione, tuttavia l’Unione europea accoglie con favore le parole del Presidente Bush che annunciano la sua intenzione di chiudere il carcere di Guantanámo, a condizione che si pervenga a una soluzione riguardo agli aspetti pratici. Auspichiamo che si compiano passi avanti in tal senso.

 
  
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  Elizabeth Lynne (ALDE).(EN) Il 29 giugno la Corte suprema degli Stati Uniti ha statuito che i tribunali militari erano illegali. Alle ore 19.45 CET è previsto che il Presidente Bush comunichi che è sua intenzione modificare la legge affinché sia possibile far giudicare da un tribunale militare i detenuti di Guantanámo, tra cui i cittadini comunitari. Se fa quell’annuncio, che ritengo non mancherà di fare, il Consiglio può protestare con la massima energia e senza il benché minimo indugio contro questa farsa grottesca della giustizia?

 
  
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  Paula Lehtomäki, Presidente in carica del Consiglio.(FI) Signor Presidente, l’Unione europea ha ribadito in varie occasioni che il trattamento dei prigionieri catturati sul campo di battaglia deve essere conforme alle disposizioni della Convenzione di Ginevra e alle consuete norme del diritto umanitario internazionale, e deve rispettare i diritti umani. Inoltre, l’opinione espressa al vertice informale dei ministri degli Esteri svoltosi in primavera a Klosterneuburg è stata che il carcere nella Baia di Guantánamo dovrebbe essere chiuso il più in fretta possibile. Sono questi i termini con cui l’Unione ha formulato chiaramente il proprio parere in merito.

 
  
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  Sarah Ludford (ALDE).(EN) Credo di non aver mai udito una dichiarazione altrettanto fiacca di “il Consiglio non è competente per la tutela dei cittadini comunitari all’estero, è una responsabilità che incombe agli Stati membri”. Interveniamo a livello internazionale nel tentativo di proteggere i cittadini di altri Stati membri, ad esempio nei Balcani, ma poi non studiamo alcuna azione congiunta tesa a tutelare i nostri cittadini.

Conviene la signora Presidente in carica del Consiglio che, se l’Unione europea avesse affermato fin dal 2002 che era inaccettabile che i nostri cittadini venissero rinchiusi in carcere a Guantánamo senza alcun capo di imputazione a loro carico o senza subire un processo, oggi potrebbero essere tutti liberi, o sottoposti a giudizio e in detenzione se era ciò che spettava loro effettivamente?

 
  
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  Paula Lehtomäki, Presidente in carica del Consiglio.(FI) Signor Presidente, per la Presidenza, che rappresenta il Consiglio, è fondamentale agire nell’ambito delle proprie competenze. Qualsiasi consultazione bilaterale possano aver avviato gli Stati membri in merito alla tutela dei rispettivi cittadini riguarda esclusivamente loro. E’ d’uopo ribadire ancora una volta che l’Unione europea ha più volte affrontato la questione della Baia di Guantánamo negli incontri con gli Stati Uniti e che questi colloqui proseguiranno.

 
  
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  Presidente. – Annuncio l’

interrogazione n. 10 dell’onorevole Sarah Ludford (H-0617/06):

Oggetto: Decisione quadro sul razzismo e la xenofobia

Intende la Presidenza finlandese rinnovare gli sforzi per raggiungere un accordo in seno al Consiglio sulla decisione quadro volta a combattere i crimini legati all’odio razziale e religioso proposta dalla Commissione nel 2001 e fortemente sostenuta dal Parlamento? Intende anche esortare la Commissione a presentare delle misure per contrastare i reati a sfondo omofobico?

 
  
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  Paula Lehtomäki, Presidente un carica del Consiglio. – (FI) Signor Presidente, onorevoli deputati, il Consiglio sta aspettando che venga adottata una decisione quadro, dal momento che almeno uno Stato membro ha espresso gravi riserve sul testo nella forma in cui si presentava nel 2004. Dato che lo Stato membro in questione ha di recente ritirato il suo veto generale, la Presidenza finlandese ha l’intenzione di lavorare a stretto contatto con il paese che eserciterà la Presidenza successiva, vale a dire la Germania, per far sì che i gruppi di lavoro pertinenti discutano sulla questione e per fare in modo che la decisione quadro possa essere adottata nel più breve tempo possibile.

Non ci sono proposte all’ordine del giorno della Presidenza finlandese riguardo ai reati dettati dall’odio omofobico, al quale l’onorevole deputato si riferisce nella sua domanda.

 
  
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  Sarah Ludford (ALDE). – (EN) Sono molto lieta della buona notizia, che accolgo con favore, ma sono desolata che il Ministro dichiari che non gli pare ci siano proposte per i reati a sfondo omofobico. Non ritiene che l’UE dovrebbe affrontare con serietà le sfide del razzismo e dell’omofobia nella loro grave forma di violenza e odio che colpisce l’intera Europa? Per quanto riguarda le sfide da affrontare, siamo ormai in ritardo di molti anni, anche a causa dei problemi derivanti dal diritto di veto in seno al Consiglio legati al terzo pilastro, ai quali lei ha fatto riferimento. Verranno anche compiuti progressi per consentire al terzo pilastro – la parte intergovernativa – di rientrare tra le materie di competenza comunitaria al fine di renderci più efficaci e democratici?

 
  
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  Paula Lehtomäki, Presidente in carica del Consiglio. – (FI) Signor Presidente, sono d’accordo con l’onorevole deputato sul fatto che l’Unione europea debba cercare di intervenire nelle sfide chiave, ma ritengo che sia di certo necessario farlo passo dopo passo e che non si possa far fronte a tutte le sfide contemporaneamente. Abbiamo intenzione di preparare un seguito del seminario per esperti tenutosi a giugno in relazione alla decisione quadro; successivamente potremo senz’altro prendere in considerazione la proposta che un gruppo di lavoro si occupi della decisione quadro in questione. Per quanto riguarda le clausole “passerella” che l’onorevole deputato ha citato nella sua domanda complementare, come è stato in precedenza dichiarato in Parlamento, la Finlandia, durante il proprio periodo di Presidenza, cercherà attivamente metodi per migliorare il processo decisionale, avviando un’azione congiunta nel settore degli affari legali e degli affari interni.

 
  
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  David Martin (PSE). – (EN) Sono lieto che sia stata superata l’obiezione di uno Stato membro riguardo all’adozione della decisione quadro. La Presidenza solleciterà il gruppo di lavoro COREPER ad accelerare il suo operato sulla questione in modo che la decisione quadro possa essere adottata nel più breve tempo possibile? Inoltre il Consiglio è d’accordo sul fatto che l’adozione della decisione quadro invierebbe un segnale positivo alle minoranze etniche presenti nell’Unione europea, in particolare ai musulmani che, al momento attuale, si sentono sottoposti a gravi pressioni nel nostro continente?

 
  
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  Paula Lehtomäki, Presidente in carica del Consiglio. – (FI) Signor Presidente, il fatto che stiamo portando avanti la decisione quadro non significa che non ci siano più problemi: a tal proposito le differenze per quanto riguarda l’atteggiamento nei confronti della libertà di parola, del principio di legalità e dei sistemi giuridici negli Stati membri conducono ancora a domande senza risposta. Sulla base delle discussioni tenutesi finora, al momento attuale proponiamo di presentare una proposta di decisione quadro più mirata, sulla quale tuttavia occorre precisare che ci sarà giusto il tempo di prepararla prima che la prossima Presidenza prenda le redini.

 
  
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  Presidente. – Annuncio l’

interrogazione n. 11 dell’onorevole Inger Segelström (H-0618/06):

Oggetto: Diritti umani delle donne in Iran

Lunedì 12 giugno 2006, un centinaio di attiviste femminili iraniane hanno dimostrato in Teheran per reclamare modifiche delle leggi nazionali discriminatorie delle donne. La dimostrazione è stata repressa brutalmente dalla polizia con l’arresto di 70 dimostranti.

Quali concrete azioni ventila il Consiglio, nell’ambito di contatti bilaterali con il regime iraniano, per denunciarne le violenze contro le attiviste femminili nonché le continue violazioni dei diritti umani in Iran?

 
  
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  Paula Lehtomäki, Presidente in carica del Consiglio. – (FI) Signor Presidente, onorevoli deputati, il Consiglio ha espresso più volte la sua preoccupazione riguardo alla condizione delle donne in Iran. Nella risoluzione dello scorso dicembre sulla situazione dei diritti umani in Iran, che ha anche ottenuto il sostegno dell’Unione, l’Assemblea generale delle Nazioni Unite ha manifestato una seria preoccupazione circa la discriminazione e altre violazioni dei diritti umani, compresa la discriminazione sistematica delle donne e giovani donne sia dal punto di vista legale che all’atto pratico.

Il Consiglio deplora il peggioramento della situazione dei diritti umani in Iran. Nella riunione del 20 marzo 2006, ha condannato la dura reazione alla dimostrazione pacifica organizzata in occasione della Giornata internazionale delle donne. Quando si è riunito il 15 maggio, il Consiglio ha espresso preoccupazione circa l’aumento del numero di esecuzioni e di arresti casuali, il rafforzamento delle restrizioni all’accesso all’informazione e l’incremento delle violazioni della libertà di parola e della libertà religiosa. Il Consiglio si riferiva in particolare all’intimidazione e alla molestia nei confronti di difensori dei diritti umani, giuristi e minoranze.

Nella riunione del 17 luglio, il Consiglio ha prestato particolare attenzione alle continue violazioni della libertà di espressione e di associazione, compresa la violenta repressione della dimostrazione pacifica da parte di coloro che chiedono di porre fine alle leggi che discriminano le donne.

Il Consiglio è pertanto al corrente degli incidenti collegati alle recenti dimostrazioni. L’Unione europea ha ancora intenzione di sollevare le questioni relative ai diritti umani, compresi i diritti delle donne, sia direttamente con l’Iran che in occasione di assemblee internazionali.

L’Unione intende esprimere la sua posizione sia per vie riservate che nel contesto pubblico. Durante la Presidenza finlandese, l’UE ha già rilasciato tre dichiarazioni pubbliche sulla situazione dei diritti umani in Iran. In seguito alla morte di uno studente attivista, Akbar Mohammad, avvenuta nella prigione di Evin lo scorso 24 agosto, la Presidenza ha dichiarato che l’UE era seriamente preoccupata del rigido trattamento dei dissidenti, dei leader dell’opposizione, degli studenti attivisti e di tutti i difensori dei diritti umani nelle prigioni iraniane.

In una dichiarazione ufficiale rilasciata alla fine di luglio, la Presidenza ha dichiarato che l’Unione era seriamente preoccupata del peggioramento della condizione dei difensori della libertà di parola e dei diritti umani in Iran. Nella dichiarazione veniva menzionato in particolare l’eminente giurista Abdolfattah Soltani, condannato a cinque anni di prigione. Venivano anche citati Ali-Akbar Mousavi Khoeini, arrestato durante la dimostrazione del 12 giungo a favore dei diritti delle donne, gli avvocati Farshid Jadollahi e Omid Beruzi, condannati alla reclusione, nonché l’arresto di difensori dei diritti dei lavoratori avvenuto a Teheran.

Il 10 luglio è stata rilasciata una dichiarazione ufficiale nella quale la Presidenza finlandese ha espresso la preoccupazione dell’Unione europea sul fatto che l’universitario iraniano Ramin Jahanbeglu sia ancora detenuto.

Il Consiglio sta ancora cercando di organizzare un incontro tra UE e Iran nel quadro del dialogo sui diritti umani che ha avuto inizio nel 2002. All’incontro entrambe le parti avranno l’opportunità di discutere tutte le loro preoccupazioni concernenti i diritti umani.

 
  
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  Inger Segelström (PSE).(SV) La ringrazio, Presidente Lehtomäki, per la risposta dettagliata. Sono inoltre lieta che ci sia stata una reazione così forte e tempestiva a questi incidenti, poiché ritengo che molte persone, come me, pensano che le cose stiano andando nella direzione sbagliata. Questo evento ne è una prova. Dal momento che non si può neppure discutere su tali questioni senza essere attaccati in simile modo, è necessario un intervento radicale.

Pertanto mi domando se ci sia una qualche possibilità che il Consiglio prenda l’iniziativa di sostenere le organizzazioni di donne esistenti. Il Parlamento ha di recente adottato una relazione sulle donne nella gestione dei conflitti; in quel momento abbiamo discusso su quali provvedimenti potrebbero essere adottati in quest’area. La mia domanda complementare sorge, quindi, dalla convinzione che molte persone siano preoccupate che le cose stiano andando per il verso sbagliato.

 
  
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  Paula Lehtomäki, Presidente in carica del Consiglio. – (FI) Signor Presidente, come ho affermato il Consiglio è molto preoccupato del fatto che la situazione in molte aree sembri aggravarsi. Almeno per ciò che riguarda la politica, abbiamo anche sostenuto e continueremo a sostenere le organizzazioni di donne in modo da continuare a sottolineare tali questioni sui diritti umani e i problemi attuali, sia mediante contatti diretti che nelle sedi internazionali. Abbiamo anche sollecitato diverse volte le autorità iraniane al fine di ottenere ulteriori chiarimenti circa le violazioni dei diritti umani che hanno avuto luogo nel paese.

 
  
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  Presidente. – Annuncio l’

interrogazione n. 12 dell’onorevole Robert Evans (H-0622/06):

Oggetto: Allargamento ulteriore dell’UE

Non ritiene il Consiglio che la decisione di alcuni Stati membri d’insistere su un referendum prima di un eventuale ulteriore allargamento costituisca una forma di protezionismo concepita appositamente per prevenire l’adesione di taluni paesi all’Unione europea?

 
  
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  Paula Lehtomäki, Presidente in carica del Consiglio. – (FI) Signor Presidente, onorevoli deputati, la procedura di ratifica per qualsiasi trattato o convenzione, compresi quelli riguardanti l’adesione di nuovi Stati membri, deve essere decisa dagli stessi Stati membri. Per questo motivo il Consiglio non può pronunciarsi sulla procedura di ratifica, né sarebbe corretto che lo facesse.

 
  
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  Robert Evans (PSE). – (EN) Se il Consiglio ritiene inopportuno esprimere in qualche modo la propria opinione, temo che sia difficile discuterne. Tuttavia, mi domando se non sia possibile estorcere qualche informazione al Consiglio, magari in senso più generale. Il Ministro non crede che lo stato d’animo dei cittadini europei potrebbe essere mutato dopo i referendum negativi in Francia e in Olanda e che certuni in alcuni paesi temano l’allargamento dell’Unione europea e forse ritengano che la richiesta di un referendum possa ostacolare ogni futuro allargamento?

 
  
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  Paula Lehtomäki, Presidente in carica del Consiglio. – (FI) Signor Presidente, lo stato d’animo non è mutato, almeno nel senso che, con nostra grande soddisfazione, nelle conclusioni del Consiglio europeo di giugno, durante il quale è anche stata discussa la questione della capacità di assorbimento dell’Unione, è stato dichiarato in modo esplicito che tale capacità non è da intendersi come nuovo criterio da imporre ai paesi richiedenti, ma come fattore autonomo da prendere in considerazione anche in ambito comunitario. La Presidenza finlandese propone una discussione approfondita su tutti gli aspetti dell’allargamento durante il Consiglio europeo di dicembre. Dopo tale discussione avremo di certo una visione più chiara di quale sia lo stato d’animo generale negli Stati membri riguardo a tale questione.

 
  
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  Presidente. – Annuncio l’

interrogazione n. 13 dell’onorevole Brian Crowley (H-0631/06):

Oggetto: Lotta contro il terrorismo internazionale

Può il Consiglio europeo rilasciare una dichiarazione riguardante le misure attuate quest’anno a livello di UE per lottare contro il terrorismo internazionale e comunicare se intende proporre, nell’immediato futuro, eventuali nuove iniziative comunitarie in questo ambito specifico?

 
  
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  Paula Lehtomäki, Presidente in carica del Consiglio. – (FI) Signor presidente, onorevoli deputati, il Consiglio desidera informare l’onorevole parlamentare che nel maggio 2006 il coordinatore antiterrorismo ha preparato una relazione esauriente sull’azione comunitaria per combattere il terrorismo nella quale viene anche contemplato il settore delle relazioni esterne. La relazione rappresenta una risposta alla richiesta del Consiglio europeo di ottenere una revisione semestrale dell’attuazione del piano d’azione sull’antiterrorismo adottato nel giugno 2004 e modificata da ultimo nel febbraio 2006. La relazione contiene un sunto dei progressi compiuti dal dicembre 2006.

La politica dell’Unione europea per combattere il terrorismo è definita nella strategia antiterrorismo adottata lo scorso dicembre. In seguito ai recenti eventi di Londra, è chiaro che sarà necessaria una cooperazione più stretta che mai tra esperti di terrorismo e esperti di sicurezza aerea. I ministri degli Interni e della Giustizia continueranno a discuterne durante l’incontro informale del Consiglio che si terrà a Tampere.

 
  
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  Brian Crowley (UEN). – (EN) La ringrazio per la risposta, signora Presidente in carica del Consiglio.

In base a quanto ha affermato nella sua ultima osservazione, in particolare riguardo a ciò che è avvenuto a Londra di recente, non sembra esserci stato coordinamento con altri Stati membri nell’Unione europea. Forse, in quel momento, gli altri Stati membri non erano sottoposti a minacce altrettanto gravi quanto il Regno Unito. Tuttavia c’è ancora molta incertezza per quanto riguarda le misure di sicurezza negli aeroporti. Ciò dipende dalle destinazioni di arrivo e di partenza. Oggi forse è necessaria una più stretta collaborazione e maggiore coordinamento per quanto concerne tali questioni.

A Tampere, i ministri dei Trasporti prenderanno parte alle discussioni sulla protezione dell’aviazione civile da tali minacce?

 
  
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  Paula Lehtomäki, Presidente in carica del Consiglio. – (FI) Signor Presidente, abbiamo intenzione di intensificare questo tipo di cooperazione e coordinamento nel più breve tempo possibile. Durante il mandato della Presidenza finlandese rinnoveremo la strategia antiterroristica e il relativo piano d’azione. Inoltre, come ho accennato, è chiaro che è ancora necessaria una più stretta cooperazione tra esperti di terrorismo e di sicurezza aerea. L’altro esempio riguarda gli esplosivi liquidi. Le autorità preposte all’attuazione della normativa negli Stati membri presteranno particolare attenzione a questo e ad eventuali altri problemi nel corso dei vari incontri futuri.

 
  
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  James Hugh Allister (NI). – (EN) A proposito della lotta al terrorismo internazionale, il Consiglio può dirci quali misure sono state adottate per favorire il ritorno di tre membri dell’IRA giudicati colpevoli del reato di terrorismo internazionale in Colombia, che in seguito hanno trovato rifugio in uno Stato membro dell’UE, vale a dire in Irlanda, dove continuano a godere dell’immunità? Non è ovvio che l’UE compromette la propria credibilità per quanto riguarda la presa di posizione sul terrorismo internazionale se accetta passivamente che gli Stati membri concedano asilo a terroristi ricercati e condannati?

 
  
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  Paula Lehtomäki, Presidente in carica del Consiglio. – (FI) Signor Presidente, è di certo importante che l’Unione europea sia sempre in grado di agire in modo coerente anche al fine di mantenere la propria credibilità e soprattutto per continuare ad essere efficace. Forse potremmo affrontare meglio questa sfida di coerenza se cooperassimo nell’ambito degli affari giuridici e interni e se il processo decisionale fosse più efficace.

 
  
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  John Purvis (PPE-DE). – (EN) Spero che il Ministro non dimentichi che le attuali restrizioni di viaggio e le misure di sicurezza adottate negli aeroporti inglesi stanno causando gravi perturbazioni della normale vita economica e commerciale. Mi auguro che la Presidenza tenga presente, nel definire qualsiasi posizione concertata a livello europeo, che è indispensabile assicurare che la vita commerciale ed economica possa continuare.

 
  
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  Paula Lehtomäki, Presidente in carica del Consiglio. – (FI) Signor Presidente, le restrizioni in materia di trasporto e viaggio aereo, di certo applicate in special modo ai bagagli, non solo provocano perturbazioni del commercio, ma creano anche disturbi a un elevato numero di passeggeri. Per questo motivo è molto importante che gli esperti di terrorismo e sicurezza aerea collaborino a stretto contatto al fine di raggiungere un livello di sicurezza adeguato, atto a proteggere i cittadini dagli attacchi terroristici, ma che allo stesso tempo consenta in futuro di viaggiare in condizioni normali.

 
  
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  Presidente. – Poiché gli autori non sono presenti, le interrogazioni nn. 14, 15, 16 e 18 decadono.

L’interrogazione n. 17 è stata ritirata.

Annuncio l’interrogazione n. 19 dell’onorevole Esko Seppänen (H-0645/06):

Oggetto: Avvicendamento delle forze militari

Mentre l’UE si sta preparando a utilizzare forze da combattimento, le unità delle forze armate di vari paesi verranno incaricate a turno di effettuare operazioni militari. Esiste un accordo tra gli Stati membri concernente la divisione dei costi nel caso in cui un’unità venga mobilitata per un’azione militare nel corso del suo turno di attività? Il Consiglio ha deciso cosa fare se un paese che fa capo a un’unità di turno non desidera partecipare a un’operazione decisa nell’ambito dell’UE?

 
  
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  Paula Lehtomäki, Presidente in carica del Consiglio. – (FI) Signor Presidente, onorevoli deputati, l’invio delle truppe per l’operazione di gestione delle crisi dell’UE è in tutti i casi una decisione che spetta agli Stati membri. Le truppe sono formate da volontari conformemente alle decisioni adottate in materia a livello nazionale.

I costi operativi congiunti delle operazioni di gestione delle crisi dell’Unione europea sono finanziati ai sensi dell’articolo 28, paragrafo 3, del Trattato sull’Unione europea. Tale paragrafo 3 stabilisce che le spese operative cui dà luogo l’attuazione di dette disposizioni sono anch’esse a carico del bilancio delle Comunità europee, eccetto le spese derivanti da operazioni che hanno implicazioni nel settore militare o della difesa, e a meno che il Consiglio, deliberando all’unanimità, decida altrimenti. Allo stesso modo il paragrafo 3 procede stabilendo che, nei casi in cui non sono a carico del bilancio delle Comunità europee, le spese sono a carico degli Stati membri secondo un criterio di ripartizione basato sul prodotto nazionale lordo, a meno che il Consiglio, deliberando all’unanimità, non stabilisca altrimenti. Questo è ciò che afferma l’articolo 28 del Trattato, pertanto gli Stati membri che inviano truppe sono soggetti ad ulteriori costi su base nazionale.

 
  
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  Esko Seppänen (GUE/NGL).(FI) Signor Presidente, signora Ministro, la seconda parte della mia domanda è stata completamente ignorata. Che cosa si dovrebbe fare in una situazione in cui un paese in stato di allerta non è in alcun modo disposto a prendere parte a una simile operazione?

 
  
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  Paula Lehtomäki, Presidente in carica del Consiglio. – (FI) Signor Presidente, come ho affermato, l’operazione viene avviata con decisione unanime dell’Unione europea, e negli Stati membri viene adottata una decisione per quanto riguarda ogni singola operazione. Contemporaneamente le truppe in servizio in stato di allerta farebbero parte di un’operazione più ampia. Resta da capire quale sarà la reazione in una situazione simile a quella proposta dall’onorevole deputato.

 
  
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  Brian Crowley (UEN). – (EN) Per prima cosa mi congratulo con la Presidente in carica del Consiglio per il lavoro svolto nell’organizzazione del coordinamento tra gli Stati membri facenti parte del gruppo per il mantenimento della pace che si recherà in Libano. In seguito a ciò che lei, signora Presidente in carica del Consiglio, ha dichiarato circa la divisione del lavoro, determinati paesi possono ovviamente fornire maggior sostegno logistico rispetto ad altri. Vorrei chiedere se c’è coordinamento su chi possa meglio di altri attuare i vari aspetti delle operazioni o se si tratti ancora di una questione di relazioni bilaterali tra gli Stati membri.

 
  
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  Paula Lehtomäki, Presidente in carica del Consiglio. – (FI) Signor Presidente, tutte le truppe in servizio in stato di allerta vengono radunate al fine di formare una squadra che collabori in modo adeguato, e pertanto, come ha accennato l’onorevole deputato, si assicura un coordinamento fin dalla fase preparatoria.

 
  
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  Presidente. – Le interrogazioni che, per mancanza di tempo, non hanno ricevuto risposta, la riceveranno per iscritto (vedasi allegato).

Con questo si conclude il Tempo delle interrogazioni.

(La seduta, sospesa alle 17.30, riprende alle 21.00)

 
  
  

PRESIDENZA DELL’ON. VIDAL-QUADRAS
Vicepresidente

 
  

(1) GU L 299 del 18.11.2003, pag. 9.
(2) GU C 203 E del 27.8.2002, pag. 1.

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