Presidente. – L’ordine del giorno reca la discussione sulla dichiarazione della Commissione relativa al Vertice ASEM (Helsinki, 10 e 11 settembre 2006).
Charlie McCreevy, Membro della Commissione. – (EN) Signor Presidente, parlo a nome della collega Ferrero-Waldner, che non può essere presente questo pomeriggio.
Desidero ringraziarvi per avermi dato questa opportunità di riferire sul positivo esito del sesto Vertice dell’Incontro Asia-Europa svoltosi a Helsinki il 10 e 11 settembre. Al Vertice hanno partecipato tutti i 39 partner ASEM, compresa la Commissione, 35 dei quali a livello di capi di Stato o di governo. La massiccia partecipazione è una riprova della grande importanza attribuita dai partner alle relazioni Asia-Europa mentre l’ASEM sta entrando nel suo secondo decennio di vita.
Al primo posto tra i risultati tangibili del Vertice è stata la decisione di consentire alla Bulgaria, alla Romania, all’India, alla Mongolia, al Pakistan e al Segretariato dell’ASEAN di aderire all’ASEM. L’apertura del sudest asiatico rappresenta uno sviluppo storico che rafforzerà sensibilmente il peso collettivo dell’ASEM nella promozione del multilateralismo e di obiettivi politici comuni nell’arena internazionale.
Nel quadro del tema generale “Sfide mondiali, risposte comuni”, il Presidente Barroso ha rimarcato la natura internazionale delle sfide e delle minacce che il mondo moderno si trova ad affrontare e l’esigenza di dare una risposta concertata. Tematiche globali quali il terrorismo e le minacce per la salute possono essere affrontate soltanto facendo ricorso al sistema internazionale multilaterale, con al centro l’ONU.
Per mantenere un sistema di scambi multilaterali aperto ed equo, è stato fondamentale decidere di riaprire i negoziati di Doha non appena le circostanze lo permetteranno. Tuttavia, si è rivelato necessario adottare adeguate politiche in campo economico, sociale, dell’istruzione e dell’occupazione al fine di migliorare la capacità della società di adeguare e accrescere la coesione sociale, perseguendo al contempo la crescita della produttività. Lo sviluppo di una società della conoscenza è stato un altro elemento fondamentale per garantire una crescita sostenibile e una competitività di livello globale.
Il Presidente si è unito agli altri partner nel dare un forte sostegno al dialogo interculturale e interconfessionale. L’armonia nella diversità era possibile, e poteva esserci soltanto tolleranza zero per l’intolleranza. Il Presidente ha condiviso con gli altri la sua profonda preoccupazione per il progredire dei mutamenti climatici, e ha invitato i partner a collaborare per giungere a un utilizzo dell’energia efficiente, pulito e sostenibile e alla riduzione delle emissioni. Un passo importante è stato l’adozione da parte del Vertice di un’ambiziosa dichiarazione sui mutamenti climatici, contenente un impegno comune a rispettare pienamente gli impegni previsti dalla convenzione quadro delle Nazioni Unite e dal suo Protocollo di Kyoto.
I leader politici hanno partecipato a discussioni veramente aperte e franche sui principali sviluppi nella regione, compresi la penisola coreana, la Birmania/Myanmar e il Medio Oriente. Alla presenza del ministro degli Esteri della Birmania/Myanmar, gli Stati membri hanno espresso il loro profondo disappunto per la mancanza di progressi verso la democrazia nel paese a partire dal Vertice di Hanoi del 2004.
Guardando al futuro, il Vertice ha adottato una Dichiarazione sul futuro dell’ASEM, individuando gli ambiti su cui l’ASEM dovrebbe concentrare il proprio lavoro per prepararsi al prossimo Vertice di Pechino nel 2008 e oltre.
Oltre ai vertici bilaterali con la Repubblica di Corea e con la Cina, il Presidente Barroso ha incontrato il Presidente indonesiano e il Primo Ministro di Singapore, mentre il Commissario Ferrero-Waldner ha visto i ministri degli Esteri di Vietnam, Thailandia, Indonesia e Filippine.
Gran parte del valore dell’ASEM risiede nella sua capacità di chiamare in causa tutti gli attori coinvolti. Il Presidente del partenariato parlamentare Asia-Europa si è rivolto per la prima volta ai leader politici in occasione del Vertice; anche i rappresentanti delle ONG, delle imprese e dei sindacati si sono incontrati a margine del Vertice.
Il Vertice di Helsinki ha impresso nuovo slancio all’ASEM all’inizio del suo secondo decennio di attività e, con l’ampliamento, gli ha conferito una capacità anche maggiore di influenzare l’agenda internazionale. La Commissione continuerà a svolgere il suo ruolo per cercare di realizzare le piene potenzialità di quel forum.
Panagiotis Beglitis, a nome del gruppo PSE. – (EL) Signor Presidente, desidero rivolgere un ringraziamento particolare al Commissario McCreevy per averci aggiornati sul Vertice tenutosi a Helsinki.
L’emergere del ruolo geostrategico e geoeconomico dell’Asia e il dinamismo di forti economie emergenti stanno dando forma al nuovo quadro internazionale in cui l’Unione europea è chiamata a raccogliere le impegnative sfide politiche, economiche, energetiche e ambientali poste dalla globalizzazione.
Oggi, l’Asia è presente in modo dinamico nel sistema internazionale e, oltre a influenzarlo, contribuisce a modellare i nuovi rapporti di forza del XXI secolo. Né è casuale – anche a livello simbolico – che il nuovo Segretario generale dell’ONU proverrà dall’Asia. Pertanto, l’esigenza che l’Unione europea sviluppi efficacemente il nuovo ambiente asiatico sta diventando più impellente. L’istituzionalizzazione dei vertici annuali sta fornendo un contributo al dialogo e alla cooperazione multilaterale in settori di importanza cruciale per il futuro dell’umanità, come la pace, la sicurezza, l’energia, l’ambiente e lo sviluppo economico e sociale. Da questo punto di vista, il Vertice dell’ASEM di Helsinki ha conseguito risultati positivi, poiché ha confermato alcuni principi fondamentali della cooperazione multilaterale e ha evidenziato le priorità di base per far fronte alle nuove sfide internazionali.
Tuttavia non dobbiamo illuderci o coltivare eccessive speranze, perché l’Unione europea non dispone di una strategia comune integrata per l’Asia, con politiche e meccanismi che influiscano sullo sviluppo. Le strategie nazionali degli Stati membri non costituiscono una base stabile per la strategia europea comune. Inoltre, i paesi asiatici più forti – oltre al quadro delle dichiarazioni generali – hanno già formulato e stanno perseguendo con coerenza le proprie agende strategiche nazionali nei campi dell’energia, del commercio e della soluzione dei problemi internazionali e regionali.
Inoltre, la cooperazione multilaterale e le norme di condotta vengono riadattate alle loro condizioni, per esempio, nel campo della tutela ambientale, dei diritti sociali dei lavoratori e dei diritti delle donne e dei bambini.
Vorrei commentare in particolare il fatto che, se è vero che l’Unione europea può registrare un bilancio statistico positivo nei suoi rapporti economici e commerciali con i paesi asiatici, ciò non può nascondere le deplorevoli carenze dell’Asia nella tutela dei diritti umani, delle libertà democratiche e dei principi di tolleranza e diversità. Il recente colpo di Stato in Thailandia e il deficit democratico in numerosi paesi asiatici lo confermano. Inoltre, l’ascesa del fondamentalismo islamico sta mettendo in pericolo la stabilità e la sicurezza generali.
Ho la sensazione che ogni vertice sia contraddistinto da un eccesso di liste dei desideri e da una carenza di impegni e obiettivi chiari da attuare. E’ per questo che la Commissione europea potrebbe avanzare alcune idee per il controllo operativo dei vertici e per l’esigenza di istituzionalizzare, a mio parere, i rapporti tra l’Unione europea e l’Asia.
Jules Maaten, a nome del gruppo ALDE. – (NL) Signor Presidente, l’importanza del dialogo politico, economico e culturale tra l’Europa e l’Asia non va sottovalutata, naturalmente, e sono ancora sorpreso del fatto che i due principali gruppi presenti in questa Aula abbiano comunque deciso di non presentare una risoluzione che prosegua il lavoro del Vertice ASEM di Helsinki del 10 e 11 settembre. La proposta appena presentata dal gruppo socialista al Parlamento europeo è molto sensata, ed è deplorevole che non siamo stati in grado di esprimerla in una risoluzione.
Questo dialogo dà naturalmente la precedenza alla cooperazione economica, che io ritengo molto positiva, poiché è un modo per rafforzare ulteriormente i legami economici – sotto forma di scambi commerciali e di investimenti – tra l’Unione europea e l’Asia, la quale dispone di enormi potenzialità economiche: si prendano ad esempio, gli eccellenti risultati della Corea del Sud. Cinquant’anni fa era ancora un paese in via di sviluppo, ma oggi il 97 per cento circa della sua popolazione compresa tra i 25 e i 34 anni ha completato almeno le scuole secondarie: la più alta percentuale del mondo industrializzato. Gli investimenti nel campo dell’istruzione sono molto redditizi, poiché contribuiscono alla prosperità e all’espansione dell’economia.
Occorre ampliare i nostri programmi economici per includervi la promozione di contatti e joint venture che coinvolgano le piccole e medie imprese comunitarie e asiatiche, stimolando altresì la cooperazione tra organismi quali gli enti locali e le università. Constato anche con piacere che la Commissione sta cercando di prendere seriamente in considerazione la possibilità di stringere accordi commerciali bilaterali con paesi asiatici, sicuramente con Singapore, ma forse anche con la Thailandia. Si potrebbero, naturalmente, prendere in considerazione anche paesi come la Malaysia e l’Indonesia in assenza di accordi commerciali globali. Lo considero un modo positivo di compiere passi in avanti.
Tuttavia, se si hanno rapporti d’affari con l’Asia, non è ovviamente possibile considerare l’economia indipendentemente da altre tematiche. A mio parere è inoltre impensabile che questa Assemblea taccia dinanzi al recente colpo di Stato in Thailandia, dove, il 19 settembre, un organo militare autodefinitosi “Consiglio per le riforme democratiche” ha rovesciato il governo democraticamente eletto. E’ vero che nutrivamo seri dubbi su tale governo, ma è altrettanto vero che per superare questo problema il golpe militare non è la soluzione giusta. Notiamo, allora, che la Thailandia, un paese che si stava veramente avviando a diventare una democrazia stabile che sarebbe stata di esempio per il mondo e certamente per l’Asia, ha fatto un passo indietro.
Gli edifici parlamentari e i tribunali sono stati chiusi, le televisioni estere non possono più operare, e i canali locali, sotto il controllo dei militari, trasmettono canzoni patriottiche. Perfino i blog thailandesi sono stati chiusi e sottoposti a censura. E’ chiaro che abbiamo motivo di essere preoccupati per questa situazione: l’Unione europea, nell’affrontare questo stato di cose, deve mettere al primo posto i valori democratici. Pertanto trovo molto scorretto il nostro trattamento di Taiwan.
Infine, questo tipo di dialogo deve contemplare anche i diritti umani. Si stanno infatti verificando episodi inquietanti nelle Filippine e in Myanmar, e sono lieto che se ne parli. Ciononostante, desidero congratularmi con la Commissione – e, in questo caso, anche con il Consiglio – per il Vertice ASEM. In passato, abbiamo adottato una linea molto critica, in particolare per la posizione del Consiglio e per la sua assenza da questo vertice. Questa volta, invece, vi è stata una sorta di miglioramento, che spero prosegua. Auguro alla Commissione che i suoi sforzi in questa direzione vadano a buon fine.