Indice 
 Precedente 
 Seguente 
 Testo integrale 
Procedura : 2005/0041(COD)
Ciclo di vita in Aula
Ciclo del documento : A6-0342/2006

Testi presentati :

A6-0342/2006

Discussioni :

PV 24/10/2006 - 19
CRE 24/10/2006 - 19

Votazioni :

PV 25/10/2006 - 6.5
Dichiarazioni di voto

Testi approvati :

P6_TA(2006)0443

Resoconto integrale delle discussioni
Martedì 24 ottobre 2006 - Strasburgo Edizione GU

19. Programma “Europa per i cittadini” (2007-2013) (discussione)
Processo verbale
MPphoto
 
 

  Presidente. L’ordine del giorno reca la raccomandazione per la seconda lettura (A6-0342/2006), della commissione per la cultura e l’istruzione, relativa alla posizione comune del Consiglio in vista dell’adozione della decisione del Parlamento europeo e del Consiglio che istituisce, per il periodo 2007-2013, il programma “Europa per i cittadini” mirante a promuovere la cittadinanza europea attiva [09575/1/2006 – C6-0316/2006 2005/0041(COD)] (Relatore: onorevole Takkula).

 
  
MPphoto
 
 

  Hannu Takkula (ALDE), relatore. – (FI) Signor Presidente, signor Commissario, vorrei innanzi tutto ringraziare tutti coloro che hanno partecipato alle delibere relative a questa relazione, soprattutto i relatori ombra e i membri delle altre commissioni che hanno presentato le loro osservazioni. In particolare, vorrei ringraziare le mie stimate colleghe e coordinatrici, le onorevoli Pack e Prets, perché, essendo membro del gruppo più piccolo, senza il loro sostegno non sarei stato in grado di produrre questa relazione. Sono anche grato per lo spirito di squadra e per l’ottima collaborazione offerta dalla loro commissione.

Il programma prevede quattro azioni. La prima è un’Europa di cittadini attivi, che comprende il gemellaggio di città e i progetti dei cittadini. Il gemellaggio di città si è già rivelato un successo, e mi auguro che tale successo prosegua e si consolidi con il nuovo programma. Anche i progetti dei cittadini sono molto importanti. Un’idea centrale, nella definizione del programma, è stata che l’Unione europea può realmente avere un programma di base, che non sia elitario e in cui le persone, i cittadini dell’Unione europea, possano riconoscersi.

La seconda azione è “Una società civile attiva in Europa”. Questa azione può contribuire a fornire sostegno strutturale ai centri di ricerca sulle politiche dell’Unione (gruppi di riflessione), alle ONG a livello europeo e a progetti promossi da tali ONG. Ritengo sia fondamentale che i centri educativi per adulti, le scuole professionali e le organizzazioni che non rilasciano un diploma svolgano un ruolo più incisivo, perché sono proprio queste le organizzazioni più idonee a raggiungere i comuni cittadini a livello di base. Si auspica che il programma possa così aprire le sue porte ai cittadini di tutta l’Unione europea e che essi comprendano l’importanza di questa iniziativa.

La terza azione è “Insieme per l’Europa”, a sostegno di eventi di grande visibilità, studi e strumenti di informazione e di diffusione. Come sappiamo, è importante promuovere l’Unione europea nel modo appropriato e ravvicinarla ai cittadini, perché vi sono carenze anche nel campo dell’informazione e delle comunicazioni. Le persone si sentono molto lontane dal processo decisionale e quindi percepiscono i programmi dell’Unione europea come iniziative remote. Abbiamo molto lavoro da svolgere per ravvicinare l’Unione ai cittadini, fornendo informazioni e organizzando varie manifestazioni.

Al programma è stata aggiunta una quarta azione, ovvero la conservazione della “Memoria europea attiva”. Abbiamo discusso a lungo dell’argomento in seno alla nostra commissione. Siamo infine giunti alla conclusione che, quando quest’azione è stata trasferita dal programma Cultura 2000, si doveva conservare solo la memoria del nazismo e dello stalinismo, affinché orrori del genere non si ripetano mai più in Europa. Consideriamo fondamentale far sì che anche le generazioni future possano comprendere che cos’è l’identità europea, che cos’è la pace e che cos’è la stabilità, ed è quindi importante garantire anche la memoria attiva.

E’ ovvio che, quando è stato messo a punto il programma, sarebbe stato preferibile aggiornare la dotazione finanziaria. Sappiamo tuttavia che, per qualche motivo, i progetti culturali non trovano ancora sufficiente adesione in seno al Parlamento europeo, o almeno in seno alla Commissione europea e al Consiglio, e non vi è un riconoscimento adeguato della loro importanza. Personalmente, ritengo che la cultura e la società civile creino una base su cui si può costruire anche un’economia dinamica e prospera. Noi della commissione per la cultura e l’istruzione, da persone colte quali siamo, dovremo garantire una dotazione finanziaria più efficace in futuro. Questa volta siamo stati in certa misura obbligati a ridurla rispetto alla proposta iniziale della Commissione, a causa delle pressioni esercitate dal Consiglio. Mi auguro tuttavia che il programma possa essere avviato e che abbia successo.

Vorrei infine esprimere la mia gratitudine per la cooperazione e l’intesa generale raggiunta tra la Commissione, il Consiglio e il Parlamento. In particolare, sono lieto che le ONG, le università aperte e le organizzazioni sportive dilettantistiche siano state incluse nel programma. Mi auguro che quando sarà avviato, all’inizio del 2007, possa avere grande successo.

(Applausi)

 
  
MPphoto
 
 

  Ján Figeľ, Membro della Commissione. (EN) Signor Presidente, non più di sei mesi fa, mi trovavo in quest’Aula a parlare dello stesso programma, chiedendo un rapido accordo. All’epoca, la proposta aveva un titolo diverso: “Cittadini per l’Europa”. Ora, a sei mesi di distanza, siamo di nuovo qui, a un passo dalla decisione finale, che recherà il nuovo titolo, “Europa per i cittadini”, grazie al vostro contributo. Tuttavia, penso sia stato un progresso notevole, sia in termini di consenso sia per la prontezza con cui si è proceduto al perfezionamento del programma.

Il programma è molto importante per i cittadini e per le organizzazioni della società civile. Sono molto soddisfatto della qualità e della profondità dei negoziati tra le Istituzioni riguardo al programma. In particolare, vorrei esprimere i miei sinceri ringraziamenti alla commissione per la cultura per gli sforzi compiuti al fine di accelerare la procedura, e al relatore, onorevole Takkula, per l’ottimo lavoro svolto e per la sua collaborazione.

Questi progressi nelle procedure interistituzionali sono stati accompagnati da riunioni informali trilaterali e sono sfociati in un compromesso accettabile per tutte e tre le Istituzioni, frutto di quattro emendamenti sui quali voterete domani.

Per quanto riguarda la dotazione finanziaria, abbiamo deciso di stanziare 190 milioni di euro ai prezzi 2004, il che significa 215 milioni di euro ai prezzi attuali. L’importo è inferiore a quello previsto dalla proposta iniziale della Commissione, ma ci permette di conservare la struttura del programma, riducendo solo il numero di azioni.

Vorrei esprimere ancora una volta il mio rammarico per l’introduzione, da parte del Consiglio, di una fase supplementare nella procedura di comitatologia. Ciò rallenterà la procedura di selezione per alcune categorie di progetti. Tuttavia, nell’ottica di raggiungere un rapido accordo, la Commissione ha accettato la posizione adottata dal Consiglio e sostenuta dal Parlamento. Oggi prevedete di adottare quattro emendamenti: due di essi riguardano la ripartizione della dotazione finanziaria tra le varie azioni, uno è di ordine tecnico e accelererà l’entrata in vigore del programma e l’ultimo aggiunge la promozione della tolleranza agli obiettivi del programma. Tali emendamenti sono pienamente in linea con la filosofia del programma.

Consentitemi di ribadire che la Commissione sostiene pienamente il compromesso raggiunto e incoraggia quindi il Parlamento ad approvare i quattro emendamenti. Se li adotterete, il Consiglio si è impegnato ad approvare rapidamente il testo concordato e il programma dovrebbe quindi poter entrare in vigore il 1° gennaio 2007.

Posso assicurarvi che, una volta adottato il programma, la Commissione prenderà tutti i provvedimenti necessari per attuarlo con la massima efficienza ed efficacia possibile. In realtà, i miei servizi si sono già attivati per predisporne l’entrata in vigore. Lavoreremo in stretta collaborazione con il comitato del programma e manterremo un dialogo regolare con le organizzazioni partecipanti.

Vorrei concludere riprendendo ciò che ha affermato l’onorevole Takkula, ovvero che la cultura costituisce la base delle nostre società, motivo per cui abbiamo definito la base giuridica per questo programma in combinazione con l’articolo 151 del Trattato, relativo alla cultura. Questa decisione è stata oggetto di numerose discussioni, ma ritengo sia la proposta corretta e la linea giusta da seguire, affinché la cultura e la cittadinanza in futuro procedano di pari passo verso l’assunzione, a tutti i livelli, della responsabilità dei nostri impegni pubblici e privati nella nostra vita personale, nonché nel contesto dell’allargamento e del futuro dell’Unione.

 
  
MPphoto
 
 

  Rolf Berend, a nome del gruppo PPE-DE.(DE) Signor Presidente, signor Commissario, onorevoli colleghi, permettetemi di cominciare ringraziando il relatore, onorevole Takkula, per l’ottima relazione sul programma “Europa per i cittadini”. Ora che, a causa della mancanza di intesa con il Consiglio, l’importo complessivo è stato ridotto a 190 milioni di euro, rispetto ai 235 milioni originariamente decisi dall’Assemblea e dalla Commissione, dovremo riuscire a farlo bastare.

Sosteniamo i due emendamenti del relatore, uno dei quali prevede una riduzione del 2 per cento, e l’altro un aumento della stessa cifra. Siamo lieti, in particolare, che la nuova azione 4, che riguarda i siti e i monumenti commemorativi, tenga viva la memoria non solo dei crimini commessi dal regime nazista, ma anche dal regime stalinista.

Tuttavia, signor Commissario, vorrei affrontare un altro problema, che è stato sollevato dai beneficiari dei programmi e da coloro che li gestiscono. L’Assemblea desidera rilevare che la sua risoluzione del 5 aprile 2006 menzionava sia le conferenze sia i seminari. I seminari bilaterali – gruppi di lavoro e riunioni di esperti – sono componenti essenziali dello sforzo di collaborazione, in termini di qualificazione dei programmi e delle persone che vi lavorano, e si dovrebbero mettere a loro disposizione sovvenzioni analoghe a quelle disponibili per le conferenze multilaterali.

L’Assemblea dà inoltre per scontato che la Commissione, nel corso della procedura di esame delle domande, accorderà pari trattamento alle autorità locali e alle organizzazioni della società civile. Lo scopo è evitare che la Commissione faccia ciò che era stato originariamente previsto, cioè imponga requisiti supplementari – per esempio cauzioni e garanzie bancarie speciali – a troppe organizzazioni sociali diverse, che difficilmente sarebbero in grado di soddisfarli.

 
  
MPphoto
 
 

  Emine Bozkurt, a nome del gruppo PSE. – (NL) Signor Presidente, vorrei innanzi tutto ringraziare il relatore, onorevole Takkula, per l’ottima relazione e l’eccellente cooperazione. Accolgo questo programma a braccia aperte, perché gioverà ai cittadini, a noi parlamentari e all’Unione europea nel suo insieme. Dopo tutto, il programma “Europa per i cittadini” indica infine che non sono i cittadini a esistere per l’Europa, bensì il contrario: l’Europa esiste per i cittadini. Soltanto se l’Unione europea ottiene risultati concreti per i suoi cittadini possiamo contare sul loro sostegno all’Unione. Va da sé che si può tentare di migliorare il processo che lega i cittadini all’Unione, organizzando programmi di scambio e manifestazioni, ma è sempre meglio che siano essi stessi a proporre le loro iniziative, e qui entra in ballo il programma.

Sono grata all’onorevole Takkula, agli onorevoli colleghi di tutti i gruppi, nonché alla Commissione e al Consiglio, per l’ottima relazione di lavoro che si è instaurata durante l’esame di questo dossier. Tuttavia, devo togliermi un peso dallo stomaco. L’Unione europea ha riconosciuto che esiste un abisso tra i cittadini e le Istituzioni. Questo programma dà espressione a tale riconoscimento e tenta di porre rimedio alla situazione. Perché, dunque, abbiamo fatto economie su questo e altri programmi di importanza fondamentale? Parlare di partecipazione dei cittadini senza prevedere fondi a tal fine è un chiaro spreco di tempo.

In ogni caso, farò tutto il possibile per promuovere il programma presso i cittadini dei Paesi Bassi. Mi auguro che altri colleghi richiameranno l’attenzione dei cittadini su questo programma anche nei loro paesi. Se riusciremo tutti a trasformarlo in un grande successo, la prossima volta il Consiglio e la Commissione forse non avranno altra scelta se non quella di aumentare la dotazione finanziaria per il programma “Europa per i cittadini” a un livello accettabile.

Il programma “Europa per i cittadini” può senz’altro avere successo. In Europa, molte persone sono disposte a lavorare attivamente a favore dell’integrazione europea. Questo programma permette loro di partecipare al processo e di organizzarsi. E’ quindi estremamente importante che i cittadini europei si sentano partecipi dello sviluppo dell’Unione, e ciò è reso possibile da questo programma. L’appello che rivolgo ai cittadini d’Europa è quindi di cogliere questa opportunità.

 
  
MPphoto
 
 

  Marian Harkin, a nome del gruppo ALDE. – (EN) Signor Presidente, mi congratulo con il relatore per l’ottimo lavoro svolto nell’elaborare questa relazione sulla promozione di una cittadinanza europea attiva.

Molti di noi, cui sta sinceramente a cuore il futuro dell’Europa, ritengono che la cittadinanza attiva svolgerà un ruolo importante nel proseguimento del progetto europeo. L’Unione è un lavoro in corso, un continuo procedere da secoli di divisione verso un’era di cooperazione reciproca. Questa cooperazione reciproca è vantaggiosa per tutti i nostri cittadini. Altrimenti, l’Unione europea non avrebbe ragione d’essere.

E’ altrettanto importante comprendere che questa cooperazione reciproca non si instaura solo tra gli Stati membri. Ciò è senz’altro importante, ma non basta. Vi deve essere cooperazione reciproca anche tra i nostri cittadini, in modo che siano anch’essi parte integrante del processo: non come spettatori, ma come attori, non come osservatori, ma come partecipanti. Stiamo parlando di democrazia partecipativa affiancata alla democrazia rappresentativa, un’alleanza a volte scomoda da entrambe le parti, ma che va promossa, perché altrimenti non saranno altro che parole e i nostri cittadini meritano di meglio.

Sono lieta che nella relazione siano stati inclusi i programmi di istruzione informale. Forse si può estendere tale disposizione al riconoscimento delle attività di volontariato, tramite l’introduzione di un passaporto europeo per i volontari. Il volontariato svolge un ruolo importante nella cittadinanza attiva, perché molte attività previste dalla relazione, tra cui i gemellaggi di città, le organizzazioni della società civile e le organizzazioni sportive dilettantistiche, comportano la partecipazione di volontari. Si deve sostenere anche il dialogo interculturale. Abbiamo tutti pregiudizi, idee sbagliate sugli altri, e solo lavorando insieme possiamo cominciare a riconoscere l’umanità degli uni e degli altri; questa è la base della cooperazione reciproca e del rispetto reciproco.

Il mio unico rammarico è che la dotazione finanziaria prevista non sarà sufficiente per realizzare l’enorme e importante compito che abbiamo assunto. Tuttavia, concordo con l’oratrice che mi ha preceduta: rimbocchiamoci le maniche e procediamo.

 
  
MPphoto
 
 

  Helga Trüpel, a nome del gruppo Verts/ALE. – (DE) Signor Presidente, vorrei anch’io ringraziare innanzi tutto il relatore, onorevole Takkula.

Sono lieta che sia stato ripensato il nome del programma, originariamente intitolato “Cittadini per l’Europa” e ora divenuto “Europa per i cittadini”. Ciò significa che l’onere grava anche sull’Europa e deve essere esteso ai cittadini. L’obiettivo è raggiungere e coinvolgere i cittadini, incontrarli a livello locale, prenderli sul serio, ascoltare le loro preoccupazioni e persuaderli ad aderire all’Europa e interessarsi al dibattito sul suo futuro.

Le attività di gemellaggio tra città sono un buon strumento per realizzare tale obiettivo. Tuttavia, anche una discussione generale sull’inquietudine creata dalla globalizzazione europea e sul modo in cui trovare l’equilibrio tra neoliberalismo eccessivo, da un lato, e statalismo o protezionismo eccessivo, dall’altro, figurerà tra i dibattiti condotti nel quadro del programma.

Vorrei menzionare un altro aspetto, cioè l’inclusione dei campi di sterminio – stalinisti o nazisti – nel programma. Ritengo che un’ulteriore rivalutazione della storia di questo totalitarismo specifico europeo, che ha distrutto l’Europa e creato enorme infelicità nel mondo intero, sia politicamente appropriata. Trarne i corretti insegnamenti e costruire un’Europa realmente aperta e democratica rimane una delle nostre sfide per il futuro. Il programma intende contribuire anche a questo.

 
  
MPphoto
 
 

  Miguel Portas, a nome del gruppo GUE/NGL. – (PT) Condividiamo le preoccupazioni e gli obiettivi del programma “Europa per i cittadini” e siamo quindi favorevoli alla sua adozione. La verità è che nell’Unione europea non mancano né una “Europa per le imprese” né una “Europa per il mercato”, anzi. Abbiamo pochissima “Europa per i cittadini”, pochissimo sostegno a una cittadinanza europea che abbia voce in capitolo sui grandi temi della costruzione del nostro spazio comune. In questo ambito, le decisioni sono timide, la legislazione è debole e il sostegno è quasi inesistente. Il programma di per sé non cambierà questa realtà. Sosteniamo il programma, ma ne critichiamo la debolezza finanziaria. Una riduzione del 60 per cento rispetto alla proposta iniziale è chiaramente eccessiva, ma decisamente in linea con la norma restrittiva e superata, secondo la quale tutti i programmi nel settore dell’istruzione, della cultura e della gioventù sono sottofinanziati. La mancanza cronica di finanziamenti non è dovuta alla carenza di risorse, ma è frutto di una strategia politica intenzionale sul tipo di Unione che gli Stati membri vogliono costruire, riemersa quando sono state adottate le prospettive finanziarie per il periodo 2007-2013, a spese, tra l’altro, del settore della cultura.

Non esistono politiche efficaci senza finanziamenti adeguati. Le parole e le buone intenzioni vanno sempre bene, ma le politiche devono spingersi ben oltre.

Signor Presidente, onorevole Takkula, siamo d’accordo con lei riguardo alla sua preferenza per la trasparenza nella concessione dei finanziamenti per i progetti. La selezione dovrebbe basarsi su criteri chiari, con bandi di gara aperti e giudici imparziali. Purtroppo, non è così. Siamo lieti di constatare che sarà possibile porre gradualmente fine allo scandalo dei finanziamenti concessi al di fuori del sistema di presentazione delle domane a organizzazioni che si collocano al di sopra della concorrenza leale e continuano a percepire sovvenzioni cospicue a lungo termine. Ciò danneggia l’immagine dell’Unione. Il fatto che queste organizzazioni siano spesso associate ai nomi di persone importanti, che hanno fatto carriera nelle Istituzioni europee, non fa che aggravare la situazione. Provengo da un paese dell’Europa meridionale e posso dire che vedo con grande favore l’aria fresca che soffia dal nord in questo ambito.

Infine, per quanto riguarda la nuova linea di finanziamento per i siti e i monumenti commemorativi concernenti le dittature, vorrei esprimere ancora una volta il nostro totale disaccordo sui criteri adottati. L’esclusione dei siti e dei monumenti commemorativi riguardanti le dittature che per decenni hanno oppresso vari popoli dell’Europa meridionale rivela una mancanza di rispetto per le migliaia di vittime di tali dittature. Senza la vittoria sui regimi fascisti del sud, oggi le frontiere dell’Unione europea sarebbero ben diverse e il suo territorio meno esteso. L’esclusione di queste dittature, di questa memoria, trasmette ai cittadini un messaggio sbagliato, ossia che vi sono dittature la cui memoria non può essere trascurata e altre dittature meno perniciose o persino accettabili. Trasmette un messaggio errato anche al mondo. Il pragmatismo nei confronti delle dittature, con politiche che prevedono due pesi e due misure, avvelena e discredita la politica estera dell’Unione europea. Un criterio basato su principi democratici chiari sarebbe stato preferibile a un criterio mediocre e meschino, incapace di andare oltre la scarsità di fondi.

 
  
MPphoto
 
 

  Zdzisław Zbigniew Podkański, a nome del gruppo UEN. – (PL) Signor Presidente, svolgiamo tutti il nostro ruolo nella creazione dell’Unione europea, ma portiamo con noi le nostre prospettive, esperienze e osservazioni specifiche. Ciò evidenzia che, pur avendo molto in comune, siamo anche molto divisi.

Molti cittadini europei sono scettici sull’Unione e dubbiosi sull’integrazione europea. Di conseguenza, se alcuni cercano soluzioni per realizzare rapidamente l’integrazione europea, altri ritengono che, se è proprio necessario, questo processo deve essere lento e accuratamente pianificato; ritengono che debba essere un processo a lungo termine, che rispetti le tradizioni nazionali e tenga conto dell’esperienza contemporanea.

Sono lieto che il programma “Europa per i cittadini” contenga molte proposte avanzate dai parlamentari europei, in particolare la parte riguardante i siti e i monumenti commemorativi delle vittime della dittatura. E’ disponibile un sostegno finanziario per i luoghi legati al regime nazista e per i siti e i monumenti commemorativi delle vittime del regime stalinista. Durante la discussione sul programma, si è detto molto su quanto poco i cittadini si identifichino con il processo di integrazione europea. E’ stata giustamente operata una distinzione tra cittadini dei vecchi, nuovi e futuri Stati membri. Tuttavia, non è stata prestata sufficiente attenzione al fatto che, se un gruppo mira a creare il più rapidamente possibile un modello unico europeo di identità nazionale, un altro è propenso a creare un’Europa delle nazioni, in cui sia rispettato il senso di identità nazionale. Quest’ultimo gruppo determinerebbe i valori culturali comuni sulla base della diversità e del dialogo culturale.

 
  
MPphoto
 
 

  Witold Tomczak, a nome del gruppo IND/DEM. – (PL) Signor Presidente, il progetto di documento sul programma “Europa per i cittadini” è un esempio di pii desideri elencati in dettaglio. A qualcuno è balenata l’idea che, se si investissero più fondi in campagne di sensibilizzazione, informazione e coinvolgimento dei cittadini europei nelle attività dell’Unione, i cittadini si avvicinerebbero all’Unione e parteciperebbero all’integrazione europea.

Veniva addotto un argomento analogo nella sfera di influenza sovietica, in cui la nostra vita era dominata dall’ideologia socialista ortodossa. Si riteneva che, elargendo fondi per eventi pubblici, si sarebbe garantito lo sviluppo della cosiddetta coscienza socialista. Il sistema sovietico fece di tutto per creare un’unica identità sovietica ortodossa nelle menti di russi, ucraini, georgiani e altre popolazioni. Le nazioni furono private del diritto di avere una propria identità distinta.

Alcuni hanno ora deciso che sarà più facile integrare gli europei se il documento pertinente sarà intitolato “Europa per i cittadini” anziché “Cittadini per l’Europa”. Abbiamo già visto tutto questo. Non si pensava che i cittadini sovietici dovessero esistere per l’Unione sovietica. Era l’Unione sovietica a esistere per i suoi cittadini. In realtà, per Lenin, Stalin e altri, le persone che pensavano e agivano da russi, polacchi o ungheresi costituivano un ostacolo. Le persone allevate nel multiculturalismo sovietico erano più malleabili e più accondiscendenti a diventare schiavi al servizio dell’impero.

Faremmo bene a ricordare che la vera libertà degli individui e delle nazioni deriva dalle culture nazionali da cui trae origine. Per questo motivo, il documento in esame si può consegnare al bidone dell’immondizia, insieme con il retaggio dell’ex Unione Sovietica.

 
  
MPphoto
 
 

  Roger Helmer (NI).(EN) Signor Presidente, il nostro senso di cittadinanza, come il nostro senso di identità, trae origine dalla nostra storia, dalla nostra cultura, dalla nostra lingua e dalla nostra esperienza di vita. Parte dal basso. Questo programma sulla cittadinanza va dall’alto verso il basso. Tenta di creare un senso di cittadinanza là dove non esiste. Di conseguenza, è destinato a fallire ed è del tutto sconveniente.

Sono nato cittadino britannico. Non ho mai chiesto di essere un cittadino europeo. Non voglio la cittadinanza europea e la respingo e ripudio in toto. La Costituzione europea, che incorpora il concetto di cittadinanza dell’Unione, è stata energicamente respinta in Francia e nei Paesi Bassi, e sarebbe respinta se fosse messa al voto nel Regno Unito. La promozione di questo concetto fallimentare è quindi altamente controversa. Usiamo il denaro dei contribuenti per promuovere una sola parte di un dibattito acceso e incerto, il che è sbagliato, antidemocratico e scandaloso. Invito gli onorevoli colleghi a respingere senza indugi la relazione.

 
  
MPphoto
 
 

  Christopher Beazley (PPE-DE).(EN) Signor Presidente, è un risultato molto importante avere una posizione comune del Consiglio sul programma “Europa per i cittadini”, e mi congratulo con il relatore, onorevole Takkula, per il suo lavoro e il suo impegno e, in particolare, per aver migliorato il campo di applicazione del programma.

Vorrei soffermarmi su due aspetti del programma: il gemellaggio di città e i siti e monumenti commemorativi delle vittime delle dittature gemelle di Hitler e Stalin. Esorto il Commissario Figeľ a coordinare il suo lavoro con quello della sua collega, il Commissario Wallström, responsabile dell’informazione e delle relazioni pubbliche, al fine di valorizzare al massimo l’impatto di questa relazione e di questo programma estremamente importante.

In primo luogo, per quanto riguarda il gemellaggio di città, non potrei essere più in disaccordo con l’oratore precedente. Nel mio paese, vi sono associazioni di gemellaggio di città fondate 50 anni fa e altre di nuova fondazione. Mi auguro che i Commissari – che sono gli unici a poterlo fare – diano equa, libera e gratuita pubblicità all’impegno e all’opera di volontariato di queste organizzazioni. Sentir cantare nella mia città, Hertford, gli inni tedesco, francese, britannico ed europeo dai cittadini e dai bambini delle scuole locali è infinitamente più eloquente dell’assurda propaganda antieuropea che buona parte della nostra stampa popolare ci obbliga a digerire. Lottiamo per conquistare il favore dell’opinione pubblica e non possiamo assolutamente permettere agli scettici di avere la meglio. Abbiamo noi le argomentazioni migliori, ma dobbiamo proclamarle.

In secondo luogo, per quanto riguarda i siti e monumenti commemorativi, sono lieto che l’onorevole Takkula abbia incluso le vittime dei crimini stalinisti, perché metà dell’Unione europea ha subito tale dittatura. Provate solo a immaginare l’incredulità dei nuovi cittadini dell’Unione europea se le loro sofferenze dovessero essere ignorate, e si commemorassero soltanto quelle di chi ha subito le angherie del Terzo Reich.

Raccomando quindi la relazione e il programma al Parlamento e all’intera Unione europea e mi auguro che questa volta avremo la meglio.

 
  
MPphoto
 
 

  Gyula Hegyi (PSE).(EN) Signor Presidente, l’Ungheria ha commemorato il cinquantesimo anniversario dell’insurrezione del 1956. Le donne e gli uomini anziani ricordano gli eventi rivoluzionari cui hanno assistito e i giovani cercano di immaginare che cosa accadde 50 anni fa, quando la rivoluzione antistalinista unì gli ungheresi, i comunisti riformisti e i democratici. Tuttavia, ieri sera alcune migliaia di facinorosi di estrema destra hanno cambiato tutto. Hanno attaccato la polizia, bruciato negozi, alcuni di loro hanno tirato pietre e bottiglie contro una sinagoga, urlando slogan antisemiti sotto lo stendardo del movimento nazista ungherese.

Questi tragici fatti dimostrano quanto sia importante ricordare, e permetterci di ricordare, le tragedie e i crimini del XX secolo. La relazione dell’onorevole Takkula ci invita giustamente a commemorare le vittime dei regimi nazista e stalinista. Tuttavia, le commemorazioni non sono sufficienti: dobbiamo combattere le ideologie estremiste anche oggi. Lo stalinismo è finito, grazie a Dio; ma il pericolo degli estremisti neonazisti è ancora vivo. Ogni partito democratico deve condannare le ideologie di estrema destra e la violenza. Dobbiamo imparare la lezione della Repubblica di Weimar. La minima concessione all’estrema destra può sfociare in enormi tragedie.

 
  
MPphoto
 
 

  Maria da Assunção Esteves (PPE-DE).(PT) Signor Presidente, onorevoli colleghi, i dati dell’Eurobarometro sono molto preoccupanti. La maggioranza dei cittadini europei non conosce il sistema istituzionale dell’Unione. Il ruolo della Commissione europea è percepito come vago o molto vago. Il Consiglio è praticamente sconosciuto come Istituzione. Le percezioni dei cittadini sono estremamente confuse. Molti sono incapaci di esprimere un’opinione fondata sull’Europa. Tuttavia, da questi dati emerge un fatto saliente: i cittadini chiedono più informazioni e hanno scelto la televisione quale mezzo privilegiato per riceverle.

Constatiamo che una cittadinanza teorica o blanda, un vago senso di appartenenza, indebolisce l’Europa. L’Europa è vista più come un’astrazione che come una presenza importante nella nostra vita quotidiana.

Ciò di cui abbiamo bisogno non è una cittadinanza teorica o blanda, ma una cittadinanza europea concreta e forte, un senso di lealtà e di identificazione degli europei con una comunità il cui destino è determinato dai suoi valori universali. Senza questo senso di lealtà e di identificazione, nessun progetto politico può avere successo.

La cittadinanza è la più grande sfida cui deve rispondere una società postnazionale qual è quella europea. La cittadinanza europea è un prodotto della ragione, non della tradizione. Deve essere costruita, non nasce spontaneamente. Questa è una nuova era politica, caratterizzata dalla condivisione e da nuove forme di governo. In realtà, è un’era di transizione dalla sovranità degli Stati alla sovranità dei popoli.

Comunque sia, per quale ironia della sorte la politica non incoraggia le persone a identificarsi con un progetto che conferisce loro un ruolo centrale?

Il programma “Cittadini per l’Europa” non fornisce un sostegno finanziario adeguato né una strategia di informazione incisiva. Dare pubblicità alle Istituzioni, soprattutto alla televisione, illustrare le Istituzioni e il progetto europeo, è un compito che non si può rinviare.

E’ necessario spiegare l’Europa per formare un senso di Europa.

 
  
MPphoto
 
 

  Ljudmila Novak (PPE-DE). – (SL) Il più grande risultato ottenuto finora dall’Unione europea è stato garantire la pace e la coesistenza tra le nazioni d’Europa. Tuttavia, i detrattori dell’Unione europea spesso lamentano che il lavoro svolto dalle Istituzioni europee è troppo costoso e troppo distante dai cittadini.

Il programma “Europa per i cittadini” offre nuove iniziative che contribuiranno a ravvicinare i cittadini europei tra loro, compresi quelli che non sono iscritti a una scuola formale, ma desiderano acquisire nuove conoscenze ed esperienze e creare contatti con altri cittadini dell’Unione europea. La partecipazione a questo programma è aperta ai gemellaggi di città e, pertanto, il programma sarà accessibile anche alle persone che non prendono quotidianamente parte a importanti progetti dell’Unione europea. Tuttavia, i contatti indiretti e l’esperienza personale possono favorire notevolmente la comprensione dell’Unione, come ho potuto constatare quando ho incontrato gruppi provenienti dalla Slovenia, in visita al Parlamento europeo.

Anche lo sport ha un grande potere unificante ed è in grado di comunicare al di là delle barriere linguistiche. La partecipazione a manifestazioni sportive di alto livello sta rapidamente diventando una prerogativa di una categoria sempre più ristretta di persone. Questo programma sostiene una partecipazione internazionale di gran lunga più ampia. I grandi progetti apportano grandi benefici, ma i progetti più piccoli offrono grandi soddisfazioni a molti individui.

I programmi avranno maggiore successo, se i cittadini potranno accedervi facilmente e non dovranno compilare montagne di moduli per presentare una domanda. I nostri cittadini sono spesso delusi dall’Unione europea, proprio perché incontrano troppi ostacoli amministrativi quando tentano di ottenere finanziamenti. Per questo dobbiamo tentare, quando offriamo programmi meritevoli, di snellire le procedure e garantire una maggiore conoscenza dei fondi disponibili e un più agevole accesso a essi, sia a livello europeo sia a livello nazionale.

 
  
MPphoto
 
 

  Ján Figeľ, Membro della Commissione. (SK) Vorrei ringraziare tutti i presenti per i contributi offerti, in particolare per l’impegno dimostrato dal Parlamento riguardo all’importanza di lavorare insieme come concittadini dell’Unione quando si affrontano alcune questioni o idee.

Il programma stesso costituisce la base giuridica per l’attuazione e definirà le condizioni che anche la Commissione dovrà rispettare. E’ importante che tali condizioni siano note e applicate quanto prima possibile. Il Parlamento sarà coinvolto tramite il comitato direttivo e la valutazione del programma.

Per quanto riguarda il volontariato e il migliore riconoscimento dell’istruzione informale, siamo interessati a compiere progressi in questi ambiti e ci sforziamo di farlo, in particolare nella prospettiva dei giovani. Ciò avverrà tramite il passaporto per la gioventù, che dovrebbe rafforzare la trasparenza e il valore del volontariato.

Concordo sulla necessità di avviare campagne di sensibilizzazione sui risultati conseguiti finora e sui successi e sulla natura di questa cooperazione, per esempio nell’ambito della cooperazione tra paesi e città. Oltre 10 000 comuni nell’Unione europea cooperano nel quadro del programma civico. Tre settimane fa abbiamo assegnato 11 stelle d’oro per i migliori progetti, cioè quelli che ispirano e aiutano le persone reali a risolvere problemi reali nei paesi e nelle città in tutta l’Unione europea. Tali progetti potrebbero essere trasferiti e diffusi maggiormente, se le persone li conoscessero meglio. Al riguardo, concordo con l’onorevole Beazley.

Il programma offrirà anche opportunità di organizzare manifestazioni specifiche. Posso menzionare, a titolo di esempio, la commemorazione del venticinquesimo anniversario del movimento polacco Solidarność, celebrata l’anno scorso e finanziata da una linea di bilancio e una rubrica specifica. Sarà possibile seguire questo approccio nei prossimi sette anni, nel quadro del programma “Europa per i cittadini”.

Per concludere, oltre a un’Europa favorevole alle imprese o favorevole al mercato, sussiste anche la necessità concreta di un’Europa favorevole ai cittadini, che sia utile e ben disposta verso i cittadini e trovi le sue basi nella società civile e in un certo grado di maturità. Vorrei anche sottolineare che il nome del programma è solo un lato della medaglia, in quanto la relazione tra cittadini per l’Europa ed Europa per i cittadini è molto importante. L’Europa è il nostro spazio e al tempo stesso è al nostro servizio. Dobbiamo modellare e sviluppare questo spazio e assumercene la responsabilità.

Ancora una volta, vorrei ringraziare il relatore e tutto il Parlamento per avere adottato una linea molto costruttiva nei riguardi del programma.

 
  
MPphoto
 
 

  Presidente. La discussione è chiusa.

La votazione si svolgerà mercoledì, alle 12.30.

Dichiarazione scritta (articolo 142 del Regolamento)

 
  
MPphoto
 
 

  Katalin Lévai (PSE).(HU) Signor Presidente, onorevoli colleghi, permettetemi di esprimere le mie congratulazioni per la creazione del programma “Europa per i cittadini” (2007-2013) e di congratularmi con l’onorevole Takkula per l’ultima versione della relazione.

Le relazioni istituzionali, sociali e politiche in Europa oggi formano una fitta rete, i cui fili si sono intrecciati in modo sempre più stretto in seguito all’allargamento. La formazione di cittadini europei attivi svolge un ruolo fondamentale in questo processo e la presenza di tali cittadini è indispensabile per assicurare lo sviluppo continuo, democratico ed equilibrato dell’Unione europea.

Se vogliamo che i cittadini europei si assumano la responsabilità di se stessi e della loro società, dobbiamo sottolineare quelli che oggi sono considerati valori “perduti”, come la libertà, l’equità, la tolleranza e la solidarietà, che costituiscono i valori fondamentali e il legame coesivo della società europea. Considero importante anche l’integrazione equilibrata dei cittadini, ma, soprattutto, sono convinta della necessità di promuovere il dialogo tra diverse culture e visioni del mondo. Solo così possiamo lavorare insieme verso un obiettivo comune, formare le nostre visioni, accettare le differenze degli altri e rispettare la nostra diversità. Solo la comprensione reciproca, la solidarietà e un senso di appartenenza possono dare ai cittadini d’Europa un senso di identità. Sostengo gli sforzi volti a formare una cittadinanza europea basata su valori, storia e cultura comuni.

E’ importante promuovere ed esaltare i valori e le conquiste dei cittadini di oggi, senza permettere che la nostra memoria del passato sprofondi nell’oblio. Se continueremo a valorizzare il nostro patrimonio culturale comune, rafforzeremo le basi del nostro futuro comune.

A mio parere, cittadinanza europea non significa altro che assumerci la responsabilità di noi stessi, del nostro paese e dell’Unione europea ed esercitare liberamente i nostri diritti, nel pieno rispetto dei diritti degli altri. Dobbiamo anche trovare il giusto equilibrio tra diritti e doveri democratici.

Questa è una cittadinanza comune europea cui sarei felice di prendere parte.

 
  
  

Allegato – Dichiarazione della Commissione

La Commissione desidera richiamare l’attenzione dell’autorità legislativa sulla necessità che, al più tardi all’atto della pubblicazione finale sulla Gazzetta ufficiale, la dotazione finanziaria indicata nell’atto di base sia espressa in prezzi correnti. Ciò corrisponde alla prassi abituale in materia di bilancio e permette di garantire, con la dovuta trasparenza, il rispetto della decisione dell’autorità legislativa. Per il programma in questione, l’importo ai prezzi correnti è pari a 215 milioni di euro.

 
Note legali - Informativa sulla privacy