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Procedura : 2006/2637(RSP)
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B6-0526/2006

Discussioni :

PV 25/10/2006 - 3
CRE 25/10/2006 - 3

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PV 25/10/2006 - 6.1
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Discussioni
Mercoledì 25 ottobre 2006 - Strasburgo Edizione GU

3. Processo di pace in Spagna (discussione)
PV
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  Presidente. L’ordine del giorno reca le dichiarazioni del Consiglio e della Commissione sul processo di processo di pace in Spagna.

 
  
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  Paula Lehtomäki, Presidente in carica del Consiglio. – (FI) Signor Presidente, la Comunità europea è stata la risposta a un bisogno di pace e stabilità. La pace e la stabilità sono tuttora una risorsa per lo sviluppo dell’Unione, ed è quindi molto importante affrontare anche questi temi. E’ del tutto naturale che il Parlamento europeo discuta dei principi di pace e stabilità.

Il 23 e 24 marzo scorsi il Primo Ministro spagnolo presentò al Consiglio europeo una relazione sull’annuncio di un cessate il fuoco permanente da parte dell’organizzazione terroristica ETA. All’epoca il Consiglio si dichiarò soddisfatto di quel resoconto; successivamente, non ha più affrontato l’argomento e riconferma la sua dichiarazione di allora.

La questione della sicurezza è un argomento particolarmente attuale, che riguarda tutti gli europei. La Presidenza finlandese è soddisfatta di tutti i provvedimenti adottati per garantire che l’ETA cessi la sua attività terroristica e per definire una soluzione pacifica nell’ambito degli organi democratici di governo della Spagna.

Come quest’Assemblea ben sa, l’Unione opera attivamente per sradicare il terrorismo e le sue cause. Ancora una volta, il Consiglio esprime il proprio sostegno all’azione che gli Stati membri hanno compiuto e stanno compiendo per combattere contro il terrorismo secondo modalità conformi ai principi dello Stato di diritto.

 
  
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  Franco Frattini, Vicepresidente della Commissione. – (EN) Signor Presidente, il terrorismo rappresenta una delle minacce più gravi per le società democratiche. Gli attentati terroristici non solo mettono in pericolo la sicurezza, ma costituiscono anche un attacco ai valori fondamentali rappresentati dai diritti umani, dalla democrazia e dallo Stato di diritto.

La Commissione è fermamente impegnata nella lotta contro il terrorismo e intende continuare a lavorare nell’ottica della prevenzione del terrorismo e della tutela dei nostri concittadini e delle nostre infrastrutture, portando i terroristi di fronte alla giustizia e reagendo in modo adeguato agli attentati terroristici per salvare quante più vite innocenti possibile. I provvedimenti specifici che saranno adottati a livello europeo sono chiaramente delineati nella strategia europea di contrasto del terrorismo e nel piano d’azione sulla lotta contro il terrorismo.

Com’è naturale, la Commissione è profondamente preoccupata per le dimensioni drammatiche delle attività terroristiche dell’ETA in Spagna. Nel corso degli ultimi quarant’anni, sono stati compiuti più di 800 assassini e altri attentati, mentre l’estorsione e il ricatto sono divenuti pratica comune. I cittadini rispettosi della legge hanno imparato a convivere con la paura; molti di essi hanno subito ripetute minacce nella loro vita quotidiana. Il grave crimine commesso ieri nella Francia meridionale – probabilmente dall’ETA, secondo gli inquirenti francesi – è motivo di preoccupazione. Il comportamento della società spagnola in tutti questi anni è stato esemplare; invero, la tenacia e la determinazione con cui essa ha combattuto il terrorismo, rispettando la democrazia e lo Stato di diritto, sono state ripagate perché hanno indebolito l’ETA sempre più.

Ancora una volta la Commissione rende omaggio a tutte le vittime degli attentati terroristici dell’ETA e ricorda quanto sia importante offrire loro assistenza e sostegno per compensare i danni subiti. In queste circostanze, la Commissione si richiama alla dichiarazione fatta in sua presenza dal Consiglio europeo nel marzo 2006, in occasione della comunicazione del Primo Ministro spagnolo riguardante l’annuncio da parte dell’ETA di un cessate il fuoco permanente. La Commissione ricorda altresì la dichiarazione del Presidente della Commissione europea in merito all’annuncio del Primo Ministro spagnolo sull’avvio di un dialogo con l’ETA, nella quale affermava di condividere le speranze di tutti coloro che guardano a un futuro in cui la Spagna sarà libera dalla piaga del terrorismo. La Commissione confida che quegli annunci portino infine al disarmo completo e allo scioglimento dell’organizzazione terroristica.

Nel contempo la Commissione è consapevole della complessità di questa iniziativa, nonché della delicatezza della materia; è nondimeno convinta che la Spagna, grazie a tutte le sue istituzioni democratiche, saprà trovare i modi giusti per porre fine al terrorismo dell’ETA e per riportare la pace, nel pieno rispetto dei principi democratici e dello Stato di diritto.

Oggi saremo uniti, perché sappiamo bene che l’obiettivo di questa discussione è un nemico comune della Spagna e dell’Europa: il terrorismo.

(Applausi)

 
  
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  Hans-Gert Poettering, a nome del gruppo PPE-DE. – (DE) Signor Presidente, signora Presidente in carica del Consiglio, signor Commissario, onorevoli colleghi, lavorare per la pace è uno dei compiti più nobili di un politico. Noi tutti vogliamo la pace in terra, in Europa e in Spagna. Spesso, però, vi sono divergenze di opinione sui modi di raggiungere tale obiettivo, e anche oggi è così.

Questa discussione non riguarda tattiche né conquiste di tipo politico-partitico, bensì principi e convinzioni fondamentali. Per tale motivo chiedo a tutti i presenti di dimostrare grande rispetto durante la discussione odierna e di voler riconoscere vicendevolmente la buona volontà su cui si fondano le convinzioni di ognuno. Il gruppo del Partito popolare europeo (Democratici cristiani) e dei Democratici europei si chiede come possiamo fidarci del fatto che l’ETA e Batasuna vogliano effettivamente la pace quando non hanno detto una sola parola di rammarico o di scusa, né hanno rivolto alcuna richiesta di perdono alle famiglie delle oltre 800 persone che hanno assassinato. Fino a quando ciò non accadrà, dobbiamo aspettarci che ricomincino a uccidere un’altra volta se non raggiungeranno i loro obiettivi attraverso i negoziati.

Oggi la nostra simpatia, il nostro rispetto e la nostra solidarietà vanno alle vittime degli atti di terrorismo e violenza compiuti dall’ETA e da Batasuna. Dal mio posto posso vedere la nostra stimatissima collega onorevole Dührkop Dührkop, il cui consorte, allora presidente del partito socialista nei Paesi baschi, venne assassinato nel 1984. Numerosi tentativi di assassinio sono stati compiuti ai danni di Iturgaiz Angulo, mentre sette dei suoi compagni politici del Partido Popular dei Paesi baschi sono stati uccisi. Per rispetto delle vittime, abbiamo il dovere di garantire che gli assassini siano puniti in conformità dei fondamentali principi guida del nostro sistema statuale conforme allo Stato di diritto. Per essere credibile, il processo di riconciliazione deve iniziare con la riconciliazione tra gli autori dei crimini e le loro vittime, compresi i discendenti di queste ultime.

Invitiamo l’ETA e Batasuna a inviare alle loro vittime – che pesano senz’altro sulla loro coscienza – un segnale di conciliazione e di scuse. Vorremmo ricordare a tutti che l’ETA e Batasuna sono sulla lista europea delle organizzazioni terroristiche. Non hanno consegnato le armi, le quali continuano a costituire una minaccia per l’ordine costituito della Spagna, della Francia e quindi dell’intera Europa. Il Commissario ha ricordato ciò che è accaduto l’altro ieri a Nîmes, dove una donna e due bambini sono stati presi in ostaggio; le autorità francesi hanno dichiarato ufficialmente che tale azione è stata compiuta durante un furto di armi da parte dell’ETA. In altri termini, le armi rimangono uno strumento di argomentazione politica. Dobbiamo chiederci quale sia l’obiettivo che l’ETA e Batasuna stanno cercando di raggiungere. Il 24 ottobre è stata diffusa da Euronews una dichiarazione di un esponente di alto livello dell’ETA e di Batasuna secondo cui le armi verranno consegnate soltanto dopo che i Paesi baschi – parole testuali – saranno diventati indipendenti.

Il membri del Parlamento hanno ricevuto da Batasuna una lettera in cui si dice, in lingua inglese, “Regarding the negotiation between ETA and the Spanish and French states it will be them who decide all about the demilitarisation of the conflict”. Questo tipo di linguaggio è un segnale negativo perché, se i negoziati falliscono, la colpa del fallimento viene sin d’ora attribuita alla Francia e alla Spagna.

Quello che come gruppo PPE-DE dobbiamo dire in proposito è che vogliamo il dialogo. La Spagna e la Francia sono paesi liberi e democratici; non sono dittature, non sono tirannie, contro le quali si potrebbe opporre resistenza con mezzi violenti. No, sono paesi liberi, e nei paesi liberi e democratici è al dialogo democratico che si deve far ricorso, non alla violenza. Poiché siamo profondamente e intimamente convinti di ciò, il nostro gruppo, il PPE-DE, ha presentato una risoluzione; non si tratta semplicemente di una risoluzione da parte dei nostri alleati spagnoli del Partido Popular, bensì di una risoluzione comune di tutto il gruppo, che difenderemo con spirito di solidarietà. E ora, oggi e in questa discussione, vogliamo commemorare le vittime.

(Applausi a destra)

 
  
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  Martin Schulz, a nome del gruppo PSE. – (DE) Signor Presidente, onorevoli colleghi, il problema del terrorismo in Spagna non è un problema interno di quel paese, è un problema europeo. Il terrorismo è un attacco ai nostri valori; il terrorismo è sempre un attacco a tutto ciò che, come Parlamento europeo, difendiamo sulla base delle nostre comuni convinzioni europee. Nessun tipo di terrorismo, assolutamente nessuno, può essere giustificato. Spetta a tutti noi cercare vie d’uscita da questo terrorismo perché, quando difendiamo i nostri valori, siamo tutti vittima del terrorismo ogni volta che viene compiuto un attentato.

L’onorevole Poettering ha lodevolmente menzionato la mia collega onorevole Dührkop Dührkop, vittima del terrorismo. Oggi nelle tribune del pubblico siedono molte persone provenienti dai Paesi baschi che sono state e sono vittime del terrorismo, o perché hanno perso i loro cari o perché sono state colpite personalmente. Oggi esse sono qui a seguire la nostra discussione perché vogliono dire “sì” alla via del dialogo, perché è solo attraverso il dialogo che potremo porre fine alla spirale della violenza.

Ammiro gli uomini e le donne che hanno dovuto vivere un’esperienza di dolore intenso come quella toccata in sorte alle vittime del terrorismo basco, le quali fanno sentire la loro voce per chiedere che si ponga fine alla spirale distruttiva di morte e violenza. Questa forza morale deve costituire un impulso a risolvere i problemi della violenza non soltanto nei Paesi baschi ma anche in tutto il resto del mondo. Quello di cui discutiamo oggi è pertanto un problema europeo.

Apprezzo il coraggio dimostrato dal governo spagnolo scegliendo questa strada, una strada contrastata e irta di pericoli – ma, anche, una strada la cui descrizione più esatta è data dalla citazione che ora vi leggerò.

“Per amore della pace e dei vostri diritti, noi non ci chiuderemo, anzi, ci apriremo alla pace, alla speranza, al perdono e alla generosità e faremo del nostro meglio per garantire che la pace sia duratura, con l’aiuto e la speranza di tutti”.

(Applausi)

Quella che vi ho appena letto è una splendida frase che descrive il senso di questa vicenda. E’ stata pronunciata dal Primo Ministro spagnolo che ha inviato il suo Segretario di Stato a negoziare con l’ETA. E’ una frase pronunciata dal Primo Ministro spagnolo José María Aznar nel 1998. Questo è lo spirito che può costituire il fondamento sul quale trovare tutti insieme una soluzione comune al problema della violenza, perché ciò che la Spagna sta facendo oggi si inserisce nella tradizione di quanto hanno fatto tutti i governi precedenti.

(Applausi)

Sarebbe quindi opportuno che il Parlamento approvasse una risoluzione congiunta. Non sono sempre d’accordo con l’ex Primo Ministro Aznar, cosa che certamente non vi sorprenderà. Però, su questo punto, egli aveva ragione, cari membri del gruppo PPE-DE e cari membri del Partido Popular: dopo tutto, è stato il vostro leader. In questo spirito, possiamo dichiarare tutti insieme la nostra disponibilità a trovare una soluzione attraverso il dialogo, per difendere un diritto fondamentale. Signor Presidente, quando i deputati al Parlamento europeo hanno dovuto affrontare in passato il problema del terrorismo sono sempre stati consapevoli dei rischi. Quando John Hume e David Trimble, deputati di quest’Assemblea, si sono avviati insieme sulla strada della pace sapevano molto bene che essa è irta di pericoli e che non esiste garanzia di successo. Il furto d’armi compiuto ieri in Francia – che condanniamo quanto più recisamente possibile – dimostra che, per interrompere la spirale della violenza, si corre sempre il rischio che qualcuno cerchi di ricorrere a mezzi violenti per bloccare la via di uscita dalla situazione di stallo. Ma non potete permettervi di restare bloccati su questa via, perché non ci sono alternative, e restare bloccati significa perpetuare la violenza. Il dialogo che è stato avviato rappresenta dunque una grande opportunità. Vi scongiuro: cogliete questa occasione di dialogo e portatela avanti insieme, su una piattaforma comune appoggiata da tutti i gruppi.

(Applausi a sinistra)

 
  
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  Graham Watson, a nome del gruppo ALDE. – (EN) Signor Presidente, l’Unione europea è stata definita il più grande esempio di risoluzione dei conflitti di tutta la storia. Dobbiamo preoccuparci dei nostri conflitti interni allo stesso modo in cui ci preoccupiamo dei conflitti esterni all’Unione.

Non spetta al Parlamento europeo intervenire direttamente nell’annoso conflitto che vede protagonisti il governo spagnolo, i partiti politici e i Paesi baschi, però non possiamo neppure restare indifferenti. Dovremmo incoraggiare la prospettiva che offre maggiori probabilità di pace nel giro di una generazione.

Esprimo la mia solidarietà e la mia simpatia a tutte le famiglie i cui cari sono stati vittime della violenza nel corso degli anni. Ma sono certo che la migliore risposta che noi, come politici democratici, possiamo dare a quelle innumerevoli vittime è garantire che non ce ne saranno altre. Per tale motivo, i Liberali e i Democratici sosterranno la risoluzione che è stata proposta al Parlamento. Né il momento né l’argomento si prestano a calcoli politici. Sono fermamente convinto del fatto che tutte le forze democratiche che vogliono superare pacificamente il clima di violenza e terrore nei Paesi baschi e in altre regioni della Spagna che sono state teatro di atrocità dovrebbero sostenere gli sforzi di ogni governo spagnolo, qualunque esso sia, disposto a operare in tal senso.

Nei mesi scorsi il Parlamento ha accolto con favore l’annuncio di un cessate il fuoco da parte dell’ETA. E’ bene che ora partiamo da quel dato e ci impegniamo in un processo che lo rafforzi, senza pregiudicare né commentare l’esito di qualsiasi dialogo o accordo politico.

Come nel processo di pace nell’Irlanda del Nord, che non è un caso uguale a quello spagnolo ma offre tuttavia importanti spunti in termini di risoluzione del conflitto, talvolta può rendersi necessario che i politici si assumano il rischio della pace. Ricordo che al nostro ex collega John Hume e alla sua controparte politica David Trimble nel 1998 è stato assegnato il Premio Nobel per la pace, dopo la conclusione dell’Accordo del venerdì santo sul conflitto in Irlanda del Nord. Essi si sono assunti il rischio della pace; fare questo non significa consegnare la vittoria ai terroristi, come taluni sostengono, bensì condannarli alla sconfitta, perché non ci può essere dialogo tra democratici se una delle parti non rinuncia al proposito di uccidere.

Non dobbiamo pensare che costruire la casa della pace sia un’impresa facile. Ci saranno passi indietro, come dimostra la scoperta di un deposito di armi nella Francia sudoccidentale. Però è nostro dovere costruire la casa della pace con i mattoni dell’impegno e rinsaldarla con la malta della perseveranza.

E’ per questi motivi che il mio gruppo invita tutte le correnti politiche rappresentate in quest’Aula a mettere da parte considerazioni partitiche e a trovare l’unità nella prospettiva della pace, così come siamo uniti nella condanna degli attentati terroristici.

(Applausi a sinistra)

 
  
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  Monica Frassoni, a nome del gruppo Verts/ALE. – (ES) Signor Presidente, il gruppo Verts/ALE appoggia il processo avviato in Spagna per porre finalmente termine al terrorismo dell’ETA e trovare una soluzione al conflitto nei Paesi baschi. Allo stesso tempo, ribadiamo la nostra commossa solidarietà e il nostro profondo rispetto per tutte le vittime del terrorismo.

Appoggiamo questo processo perché condanna la violenza, lascia aperte tutte le opzioni per una soluzione finale, non è esclusivo e, inoltre, attribuisce ai partiti politici baschi e alla società basca in generale la responsabilità di mettere fine al cosiddetto conflitto basco.

Discutere di questo tema nel Parlamento europeo non significa ingerirsi nella politica di uno Stato membro; significa piuttosto promuovere un processo già in corso e ribadire che il terrorismo e la violenza colpiscono tutti i cittadini europei.

Per quanto difficile questo processo possa essere e per quanto incerto sia il suo esito, noi appoggiamo, e continueremo ad appoggiare, coloro che hanno deciso di correre il rischio di imboccare una direzione diversa da quella del governo Aznar, che molto chiaramente non ha prodotto alcun risultato concreto. Come diceva Gandhi “Non c’è una strada che porta alla pace; la pace è la strada”.

Riteniamo opportuno discutere di questo processo in questa sede, e siamo sempre stati di questo avviso, anche quando il Partito popolare voleva sottoporre la questione al Parlamento europeo al solo fine di ottenere sostegno per la propria politica – una politica che abbiamo sempre giudicato sbagliata in quanto fondata sull’idea che, per sconfiggere il terrorismo, sia necessario dividere la società basca, invece di unirla.

I baschi e la maggioranza degli spagnoli sono stufi di una politica basata sullo scontro. A nostro parere, i fattori chiave per il successo di questo processo sono il dialogo, la non violenza e il rispetto del diritto dei cittadini baschi di decidere da soli. Tenendo a mente tali obiettivi, ci apprestiamo a dare il nostro appoggio a questo processo, come amici e alleati convinti nella lotta contro il terrorismo, contro ogni forma di terrorismo.

(Applausi a sinistra)

 
  
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  Francis Wurtz, a nome del gruppo GUE/NGL. – (FR) Signor Presidente, il mio gruppo ha sempre condannato qualsiasi atto di terrorismo, indipendentemente dagli autori, dalla gravità del gesto e dalle giustificazioni addotte. Noi siamo favorevoli alla lotta politica, con l’esclusione però di ogni forma di violenza. Per noi la violenza va condannata in qualsiasi circostanza, tranne, come previsto dal preambolo della Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo, nel caso in cui un popolo, in assenza dello Stato di diritto, è costretto a fare ricorso, come ultima risorsa, alla ribellione contro la tirannia e l’oppressione. E anche in questo caso gli attacchi contro i civili, a nostro parere, devono essere proibiti – un motivo in più che ci ha spinti a condannare sistematicamente e senza riserve gli attentati dell’ETA, che hanno ucciso centinaia di innocenti. Continuiamo a commemorare queste vittime ed esprimiamo ancora una volta la nostra solidarietà ai loro cari.

A lungo abbiamo sperato di riuscire a scrivere la parola fine sotto questo capitolo, una volta per tutte. Abbiamo quindi accolto con grande piacere l’annuncio del cessate il fuoco permanente da parte dell’ETA, e pertanto apprezziamo molto l’atteggiamento aperto e responsabile con cui il Primo Ministro spagnolo José Luis Zapatero ha colto questa occasione per cercare di realizzare la pace. Ci riferiamo in particolare al suo discorso del 28 giugno 2005, nel quale ha dichiarato di voler scegliere la strada del dialogo avendo cura di rispettare le leggi e le procedure giuridiche vigenti nel suo paese. Il Parlamento europeo sarebbe onorato di dare il proprio sostegno in tal senso.

E’ in tale spirito che il gruppo confederale della Sinistra unitaria europea/Sinistra verde nordica si è associato al gruppo socialista al Parlamento europeo, al gruppo Verde/Alleanza libera europea e al gruppo dell’Alleanza dei Democratici e dei Liberali per l’Europa sottoscrivendo una risoluzione congiunta. Vorrei dire ancora che, secondo noi, sarebbe opportuno che anche i deputati al Parlamento europeo appartenenti agli altri gruppi politici assicurassero il loro appoggio a un passo che non è altro che l’espressione degli auspici della maggioranza del popolo spagnolo – ovvero che si apra un processo di pace fondato su basi giuridiche.

(Applausi a sinistra)

 
  
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  Brian Crowley, a nome del gruppo UEN. – (EN) Signor Presidente, mi associo ai colleghi che hanno ricordato la particolare delicatezza del tema affrontato oggi dal Parlamento europeo. In tutte le nostre deliberazioni dobbiamo ricordare le vittime della violenza terroristica; oggi, in special modo, dobbiamo ricordare le vittime causate dalla violenza dell’ETA in Spagna negli scorsi anni. Ma dobbiamo anche guardare al futuro e far sì che non ci siano altre vittime, trovando soluzioni politiche ai contrasti esistenti in Spagna, in Francia e nell’Unione europea nel suo complesso.

Credo sia sbagliato cercare tratti comuni a processi diversi, o dire che tutti i processi sono esattamente uguali tra loro. Nondimeno i processi di pace precedenti possono fungere da guida per quelli futuri, per il tipo di difficoltà che dovremo superare e di sfide che dovremo affrontare. Se vogliamo che il dialogo abbia successo, entrambe le parti devono parteciparvi in uno spirito di apertura. Non si può discutere di un processo di pace mantenendo un atteggiamento di riserva; occorre garantire che coloro con cui si dialoga siano realmente impegnati a raggiungere un compromesso e a trovare una soluzione. E la cosa più importante da tenere a mente è che, quando si partecipa a un processo di pace, si deve far pace con i propri nemici, non con i propri amici – un fatto che può creare molte difficoltà interne.

(Applausi)

Dobbiamo ora cogliere le opportunità che ci si presentano con questo processo, senza però stabilire a priori che ciascuno otterrà ciò che vuole. La cosa più importante è non puntare il dito accusatore contro qualcun altro del Partito popolare o del Partito socialista; dobbiamo piuttosto incoraggiare le principali forze democratiche spagnole a trovare insieme una soluzione valida per tutti i cittadini spagnoli, senza lasciarsi condurre sulla strada della divisione e del dissenso. Ciò non significa assolutamente compromettere il processo avviato, né ignorare le sofferenze che la gente ha patito.

C’è qualcuno che riesce a immaginarsi cosa vuol dire perdere una persona cara per una cosiddetta causa politica? Noi in Irlanda sappiamo bene cosa ciò significhi: negli ultimi trent’anni in Irlanda la violenza terroristica ha mietuto 3 000 vittime; eppure, siamo riusciti a trovare la strada giusta e a conciliare tra loro opinioni estreme. Un’opportunità del genere si presenta solo se le persone sono disposte a impegnarsi sinceramente.

Le occasioni vengono, ma non durano a lungo; dobbiamo quindi essere capaci di coglierle e sostenerle.

(Applausi a sinistra e al centro)

 
  
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  Jens-Peter Bonde, a nome del gruppo IND/DEM. – (DA) Signor Presidente, il mio gruppo non desidera ingerirsi nella politica interna della Spagna, però vi sono taluni principi del diritto internazionale che tutti i paesi sono tenuti a rispettare. Talvolta non danno risposte chiare. Il diritto dei popoli all’autodeterminazione è un principio inviolabile. Ciascun popolo ha il diritto di scegliere il proprio destino, ciascuna nazione ha il diritto di avere il proprio Stato.

Nondimeno, nel mondo vi sono solo una decina o una dozzina di paesi nei quali il popolo, la nazione e l’unità geografica si fondono in un’entità superiore. In tutti gli altri paesi, è necessario trovare soluzioni negoziate che siano rispettate dai diversi popoli e dalle diverse nazioni che condividono lo stesso territorio. L’Unione europea non interviene a dire la sua sulle forme di governo degli Stati membri; questo è un settore di competenza degli Stati stessi, sia che vogliano organizzarsi come Stato unitario, come comunità federale o sulla base di accordi delegati, sia che preferiscano essere suddivisi in tanti singoli Stati. Gli Stati devono tutelare le minoranze e rispettare i diritti umani. Non sono permesse discriminazioni fondate sulla nazionalità. Quindi, cosa può fare l’Unione europea nei Paesi baschi per mettere fine al terrorismo e garantire una soluzione duratura basata sulla pace e sulla tolleranza? Possiamo incoraggiare i deputati spagnoli al Parlamento europeo a trovare una soluzione negoziata, e possiamo prospettare incentivi economici sotto forma di aiuti finanziari per lo sviluppo economico, l’occupazione, la formazione professionale e l’istruzione, invece del terrorismo.

Personalmente vengo dalla regione di confine tra Danimarca e Germania, una regione che per secoli ha conosciuto guerre e odi. Mio nonno era un soldato tedesco con simpatie per la Danimarca; mio padre è stato concepito in Germania ma è nato in Danimarca dopo che lo Schleswig settentrionale è ritornato a far parte della Danimarca a seguito di un referendum. Il nostro leader nazionale Hans Peter Hansen è stato un politico moderato che non voleva che le regioni filotedesche ritornassero alla Danimarca perché la Germania del primo dopoguerra era in ginocchio. Che colpo di fortuna! Poté così iniziare la riconciliazione tra danesi e tedeschi, e ora il confine è riconosciuto da tutti. La Danimarca riconosce alla minoranza tedesca più diritti di quelli che riconosce ai danesi, e lo stesso vale per la minoranza danese in Germania, come dimostra il fatto che ai partiti della minoranza danese non è richiesto il superamento della soglia del 5 per cento dei consensi elettorali per poter ottenere una propria rappresentanza in parlamento. Riconoscimento, rispetto dei diritti, diritti speciali: queste sono le chiavi per realizzare una pace intelligente e duratura.

Quando ero piccolo, non era possibile per me entrare e fare acquisti in un negozio di proprietà di tedeschi. Oggi una cosa del genere sembra incredibile, e io adesso lavoro sia con la minoranza tedesca in Danimarca sia con quella danese in Germania. Insieme abbiamo redatto la proposta per la tutela delle minoranze nella Carta dei diritti fondamentali. Mi auguro che i baschi e gli altri popoli della Spagna potranno conciliare le loro divergenze. Lo strumento per arrivare alla riconciliazione tra danesi e tedeschi è stato un referendum su diritti speciali. I referendum sono meno devastanti delle pallottole e della polvere da sparo. E’ realmente possibile, anche per voi, lasciarsi il passato alle spalle.

(Applausi)

 
  
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  James Hugh Allister (NI).(EN) Signor Presidente, venendo dall’Irlanda del Nord, che ha sperimentato ciò che, a volte, è stato eufemisticamente definito un processo di pace, osservo sorprendenti tratti in comune e lezioni da imparare. Sia l’ETA-Batasuna sia l’IRA-Sinn Féin sono organizzazioni rivoluzionarie di orientamento marxista, che mirano a imporre surrettiziamente la loro volontà e la loro ideologia a una popolazione civile, commettendo malvagi atti di violenza a loro piacimento. Non sorprende che tra i due gruppi ci siano stati profondi legami con finalità terroristiche. Inoltre, entrambi i gruppi sono esperti nell’abusare del linguaggio della pace, nel gloriarsi del proprio passato e persino nel continuare a ricorrere alla violenza mentre sapientemente si barcamenano tra una fase di lotta e un’altra.

Imparate dai nostri errori. Nel 1994 l’IRA annunciò un cessate il fuoco che si rivelò un mero espediente tattico poiché, 18 mesi dopo, essa compì l’infame attacco terroristico a Canary Wharf e cominciò a entrare e uscire dal terrorismo come e quando le pareva. Nel 1998 promise che si sarebbe sciolta entro due anni, ma è stato solo nel 2005 che ha cominciato a rispettare in maniera significativa i propri impegni. Stoltamente e prematuramente l’IRA venne ammessa a far parte del governo dell’Irlanda del Nord – occasione che sfruttò soltanto per infiltrare la sua rete di spionaggio “Stormontgate” all’interno di quel governo. Verso la fine del 2004 ha fatto finta di impegnarsi in concreti negoziati politici, ma nel contempo ha progettato la più grande rapina mai compiuta nella storia del Regno Unito – il colpo alla Northern Bank – e qualche settimana dopo alcuni suoi esponenti hanno assassinato Robert McCartney. Ora vuole tornare al governo, però non intende rinunciare all’Army Council.

Quindi, non fatevi abbindolare da vuoti proclami di impegno a favore della pace da parte di coloro che sono maestri nell’arte della doppiezza e della distruzione. Metteteli alla prova a lungo e duramente, altrimenti abuseranno della vostra buona volontà – come è già successo nell’Irlanda del Nord.

 
  
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  Presidente. A conclusione della discussione, comunico che sono state presentate due proposte di risoluzione(1) ai sensi dell’articolo 103, paragrafo 2, del Regolamento.

La discussione è chiusa.

La votazione si svolgerà oggi, alle 12.30, dopo la seduta solenne con il Presidente della Repubblica di Ungheria

 
  

(1) Cfr. Processo verbale.

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