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Discussioni
Mercoledì 25 ottobre 2006 - Strasburgo Edizione GU

14. Tempo delle interrogazioni (interrogazioni al Consiglio)
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  Presidente. L’ordine del giorno reca il Tempo delle interrogazioni (B6-0437/2006).

Saranno prese in esame le interrogazioni rivolte al Consiglio.

 
  
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  Presidente. – Annuncio l’

interrogazione n. 1 dell’onorevole Marie Panayotopoulos-Cassiotou (H-0779/06):

Oggetto: Prestazione di servizi e libera circolazione delle famiglie con bambini

Non cessa di aumentare il numero di proteste delle famiglie europee contro il trattamento discriminatorio che subiscono in materia di prestazione di servizi e di esercizio del diritto di libera circolazione nell’UE dovuto al fatto che sono accompagnate da figli di età inferiore ai 15 anni.

Recenti articoli della stampa greca hanno presentato in modo positivo l’esclusione dei bambini nei luoghi pubblici commerciali, come gli alberghi, i ristoranti, ecc.

Quali misure intende il Consiglio adottare per porre fine al trattamento discriminatorio e al razzismo fondato sull’età a detrimento dei bambini, dei giovani e delle loro famiglie? Si prevede di armonizzare le norme che regolano la prestazione di servizi e di garantire la possibilità di libera circolazione in seno all’UE in modo da non pregiudicare i diritti dei minori europei e delle loro famiglie?

 
  
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  Paula Lehtomäki, Presidente in carica del Consiglio. – (FI) Signora Presidente, in risposta alla domanda il Consiglio desidera innanzitutto ricordare a tutti che l’articolo 18, paragrafo 1 del Trattato che istituisce l’Unione europea stabilisce: “Ogni cittadino dell’Unione ha il diritto di circolare e di soggiornare liberamente nel territorio degli Stati membri, fatte salve le limitazioni e le condizioni previste dal presente trattato e dalle disposizioni adottate in applicazione dello stesso”. Come l’onorevole deputata sicuramente sa, la Commissione, in quanto custode del Trattato, deve garantire che le disposizioni del Trattato, le norme e i regolamenti adottati dalle Istituzioni conformemente al Trattato siano osservati. In questi termini, la domanda posta dall’onorevole deputata in realtà dovrebbe essere sottoposta alla Commissione.

Lo scorso luglio la Commissione ha pubblicato una comunicazione finalizzata a lanciare una strategia comunitaria sui diritti dell’infanzia con lo scopo di promuovere e proteggere tali diritti in modo efficace nella politica interna ed esterna dell’Unione europea e sostenere i provvedimenti adottati dagli Stati membri nel settore. Le decisioni sulle politiche in materia propriamente di famiglia e dell’infanzia vengono prese a livello nazionale.

 
  
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  Marie Panayotopoulos-Cassiotou (PPE-DE).(EL) Signora Presidente, vorrei anch’io a mia volta ricordare al rappresentante del Consiglio che la Commissione può designare la strategia, ma che la sua applicazione è garantita dagli Stati membri. Nel Consiglio tutti gli Stati membri devono fare un quadro della situazione e individuare i problemi delle famiglie che viaggiano con bambini; questo è il motivo per cui ho sottoposto la domanda al Consiglio, essendo al corrente dei Trattati e della recente comunicazione della Commissione.

 
  
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  Paula Lehtomäki, Presidente in carica del Consiglio. (FI) Signora Presidente, in tutti i paesi vigono leggi per prevenire la discriminazione contro tutti i gruppi e le fasce d’età della popolazione, quali la direttiva sull’uguaglianza razziale e la direttiva sulla discriminazione in materia di impiego e professione. Queste comprendono norme riguardanti determinati settori quali il divieto di discriminazione in molte situazioni quotidiane.

Per ciò che riguarda gli esempi indicati dall’onorevole deputata sulla cultura del ristorante, dobbiamo ricordare che i cittadini degli Stati membri, oltre che al Consiglio, così come i consumatori e talvolta come coloro i quali pagano per questi servizi, influenzano notevolmente il tipo di cultura che dovrebbe svilupparsi dal punto di vista delle famiglie con bambini.

 
  
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  Jörg Leichtfried (PSE).(DE) Signora Presidente, desidero solo richiamare la sua attenzione sul fatto che si tratta di un problema che non riguarda soltanto la Grecia, ma anche l’Austria, dove il fenomeno si è diffuso positivamente e dove gli alberghi considerano uno dei principali selling point il fatto di non ammettere bambini né famiglie con bambini.

Ciò che desidero sapere è se può essere fatto qualcosa a tale proposito, per lo meno per quanto riguarda la pubblicità. Malgrado tutto, ci sono altri settori in cui la pubblicità può essere limitata, e questa potrebbe essere una possibilità.

 
  
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  Paula Lehtomäki, Presidente in carica del Consiglio. – (FI) Signora Presidente, naturalmente ci sono state molte discussioni sul settore della pubblicità relativa ai bambini, in special modo concernenti il marketing, le tipologie di marketing e quale sia la situazione più adatta quando ci si rivolge ai bambini. Per quanto riguarda l’esempio fornito dall’onorevole deputato che pone l’ulteriore domanda relativa agli alberghi, desidero ribadire ciò che ho dichiarato in precedenza, ovvero che le organizzazioni dei consumatori e dei clienti paganti possono di certo avere voce in capitolo nella scelta delle tipologie di servizi che dovrebbero essere offerti.

 
  
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  Presidente. Annuncio l’

interrogazione n. 2 dell’onorevole Manuel Medina Ortega (H-0781/06):

Oggetto: Rafforzamento di Frontex

Frontex, l’Agenzia incaricata del controllo delle frontiere esterne dell’Unione creata lo scorso anno, ha iniziato ad operare con scarsi mezzi e, come è noto, con una certa debolezza.

Intende il Consiglio adottare misure che migliorino l’efficacia dell’azione di tale Agenzia, sia attraverso la cooperazione fra gli Stati, sia dotando Frontex di mezzi comunitari supplementari?

 
  
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  Paula Lehtomäki, Presidente in carica del Consiglio. – (FI) Signora Presidente, è il regolamento del Consiglio del 26 ottobre 2004 che istituisce l’Agenzia europea per la gestione della cooperazione operativa alle frontiere esterne degli Stati membri dell’Unione europea che prevede l’istituzione di Frontex e che ne determina i compiti, la struttura e i requisiti riguardanti la sua amministrazione finanziaria. Ai sensi di tale regolamento, al Consiglio sono state date informazioni circa il programma d’azione dell’Agenzia, le analisi dei rischi generali e speciali che essa prepara, una relazione generale annuale e il bilancio dell’Agenzia. I provvedimenti che modificano le disposizioni del regolamento possono essere proposti soltanto dalla Commissione.

E’ specifico compito del consiglio di amministrazione di Frontex approvare i provvedimenti relativi alla sua struttura organizzativa, alla politica del personale e al programma d’azione, il Consiglio non ha voce in capitolo.

E’ inoltre compito delle Istituzioni dell’UE sviluppare la politica comunitaria sul controllo delle frontiere esterne e della normativa pertinente. Deve essere pertanto garantito lo stretto coordinamento tra l’Agenzia e le Istituzioni e a questo scopo esistono disposizioni ai sensi del regolamento di Frontex. A tale proposito desidero farle presente la proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio su tale materia, la quale stabilisce un meccanismo per la creazione di squadre d’intervento rapido alle frontiere volto a intensificare le attività operative intraprese dall’Agenzia e promuovere la solidarietà tra gli Stati membri e la Comunità in caso di crisi.

Lo scorso dicembre il Consiglio europeo ha proposto che gli Stati membri, il Consiglio e la Commissione prendano determinati provvedimenti entro l’anno al fine di migliorare la cooperazione tra gli Stati membri sul piano concreto. Ciò comprendeva un controllo e un monitoraggio rafforzato dei confini marittimi meridionali dell’UE e lo studio del mar Mediterraneo sulla rete di pattuglie costiere del Mediterraneo, che Frontex ha da poco terminato.

Negli ultimi mesi il Consiglio, ad esempio nel corso della riunione del 24 luglio e dell’incontro informale del mese di settembre, ha prestato particolare attenzione al miglioramento della cooperazione operativa tra gli Stati membri e Frontex e, in particolare, alla situazione nella zona mediterranea e in Africa. In queste occasioni si sono discussi temi quali il ruolo di Frontex e la sua partecipazione alle attività operative, in special modo nel Mediterraneo e in Africa. Il Consiglio era soddisfatto dei provvedimenti attuati da Frontex e dalla Commissione e ha sottolineato che la cooperazione operativa dovrebbe continuare a essere ulteriormente sviluppata.

Alla fine di ottobre il Consiglio ha anche adottato le sue conclusioni sul rafforzamento del confine marittimo esterno meridionale. In esse ha esortato Frontex a promuovere uno studio di fattibilità sulla creazione di un sistema di sorveglianza europeo che, nella fase iniziale, coprirebbe tutto il confine marittimo meridionale della Comunità e del mar Mediterraneo. Il Consiglio ha anche chiesto a Frontex di prendere in considerazione la possibilità di aprire centri regionali collegati fra loro, che sarebbero a disposizione di Frontex nelle questioni operative in varie zone marittime o in parti di esse.

Tuttavia, il Consiglio non ha l’obbligo di proporre la concessione di stanziamenti per il bilancio di Frontex allo scopo di finanziare ulteriori azioni.

Ai sensi dell’articolo 33 del regolamento del Consiglio che istituisce l’Agenzia europea per la gestione della cooperazione operativa alle frontiere esterne degli Stati membri dell’Unione europea e del programma dell’Aia, il lavoro svolto da Frontex sarà giudicato in relazione alla valutazione della Commissione entro il prossimo anno.

 
  
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  Manuel Medina Ortega (PSE).(ES) Signora Presidente, la riposta del Consiglio mi ha rassicurato e dirò qualcosa di sorprendente: Frontex ha funzionato. Nonostante sia in fase sperimentale, il suo lavoro nelle Canarie, nella grande distesa di mare che circonda le isole, è stato efficace.

La preoccupazione riguarda la precarietà nelle Istituzioni e la mancanza di risorse economiche e finanziarie. La Presidenza ne ha discusso, ma la domanda specifica che desidero porle è se crede che sia possibile portare avanti l’operazione Frontex nell’Atlantico dopo il 1° gennaio e se il Consiglio ritiene che valga la pena destinare fondi e risorse per mantenere quest’Agenzia che, ripeto, ha funzionato, sta ancora funzionando e si sta dimostrando efficace.

 
  
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  Paula Lehtomäki, Presidente in carica del Consiglio. – (FI) Signora Presidente, innanzitutto è di certo incoraggiante venire a sapere che Frontex ha avuto successo. Oltre ad ammettere che ci sono anche stati alcuni problemi, o almeno alcune sfide, dobbiamo ricordare che l’Agenzia è ancora molto giovane e, allo stesso tempo, che si deve occupare della sua struttura amministrativa e dei relativi compiti. Inoltre, è stata già coinvolta in diverse operazioni sia nel mar Mediterraneo che in altre zone. Naturalmente l’eventualità di proseguire un’operazione di tale portata ed efficacia dipende anche dalla disponibilità di ulteriori finanziamenti.

 
  
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  Hubert Pirker (PPE-DE).(DE) Signora Presidente, il Presidente in carica del Consiglio ha parlato della difficoltà di ottenere finanziamenti per Frontex. Al momento attuale l’Agenzia gode di un sostegno. Il Consiglio sta valutando la possibilità di fare qualcosa per sgravarne il carico di lavoro, ad esempio organizzando campagne informative nei paesi d’origine al fine di informare i potenziali migranti delle possibili conseguenze dell’immigrazione clandestina o delle altre opzioni disponibili per l’immigrazione legale? Inoltre, sta considerando la possibilità di ridurre siffatto carico prendendo provvedimenti che in futuro possano rendere possibile la regolarizzazione degli immigrati clandestini?

 
  
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  Paula Lehtomäki, Presidente in carica del Consiglio. – (FI) Signora Presidente, un punto della massima importanza, che verte in linea generale sia sull’immigrazione clandestina che sull’immigrazione nel suo complesso, riguarda il grado di cooperazione con i paesi di origine e con i paesi di transito. Di recente nell’Unione si è cercato di prestare particolare attenzione sui punti di contatto fra l’immigrazione stessa e lo sviluppo, partendo dal presupposto che dovremmo essere in grado di intensificare la cooperazione con i paesi di origine in modo da attenuare anche le pressioni sui migranti in quei luoghi.

Naturalmente un metodo di cooperazione con i paesi di origine consiste nel fornire informazioni su che cosa sia possibile allo stato attuale e che cosa non lo sia. A novembre, a Tripoli, si terrà la prossima conferenza ad alto livello tra l’UE e i paesi dell’Africa e il tema principale sarà l’immigrazione.

 
  
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  Sarah Ludford (ALDE).(EN) Ho due domande. Per prima cosa, qualche mese fa, erano venuti alla luce i problemi riguardanti la sede dell’Agenzia in Polonia, come il numero insufficiente di posti di sistemazione e così via. Sono stati risolti questi problemi?

In secondo luogo, la Presidenza finlandese si impegna a sostenere e a convincere gli altri Stati membri ad accettare le modifiche al bilancio di Frontex che saranno votate dal Parlamento europeo? Si tratta dell’emendamento n. 836, volto a ripristinare l’importo che era stato proposto dalla Commissione, scongiurando i tagli del Consiglio e accantonando persino maggiori risorse. La Presidenza finlandese sosterrà questo aumento di risorse?

 
  
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  Paula Lehtomäki, Presidente in carica del Consiglio. – (FI) Signora Presidente, la capacità di Frontex di occuparsi delle situazioni relative all’immigrazione clandestina e, più in generale, dell’Unione, dipende naturalmente molto dal livello di impegno di ciascuno Stato membro. Se n’è discusso di recente e dettagliatamente a vari livelli comunitari, anche in occasione dell’ultimo Vertice di Lahti tenutosi lo scorso venerdì; ma il dibattito è ancora in corso e proprio per questo è ancora difficile dare una risposta del tutto precisa alla domanda.

 
  
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  Presidente. Annuncio l’

interrogazione n. 3 dell’onorevole Sarah Ludford (H-0783/06):

Oggetto: Scambio di informazioni sui pedofili condannati

Qual è lo stato di avanzamento dei lavori in seno al Consiglio per quanto concerne la proposta di decisione quadro relativa al riconoscimento e all’esecuzione nell’UE dei divieti risultanti da condanne per reati sessuali ai danni di bambini? In base a tale decisione, qualora a un pedofilo o a un molestatore di bambini, a seguito di una condanna in uno Stato membro per aggressione sessuale o coinvolgimento nella pornografia infantile, venga fatto divieto di esercitare attività professionali attinenti alla cura dei bambini, si potrà procedere alla diffusione delle relative informazioni, trasmettendo il nome del condannato ad altri registri nazionali di autori di abusi sessuali e consentendo quindi l’applicazione del divieto in tutta l’Unione europea.

Per quale motivo il Consiglio non è stato finora in grado di giungere ad un accordo su questa importante proposta, che il Parlamento europeo ha sostenuto nel giugno 2006 e che fornirebbe ai cittadini europei un esempio pratico del prezioso ruolo dell’UE nella lotta contro il crimine e nell’aumento della sicurezza? Il Consiglio ha abbandonato l’obiettivo dichiarato di dare priorità alla lotta contro lo sfruttamento sessuale dei bambini?

 
  
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  Paula Lehtomäki, Presidente in carica del Consiglio. – (FI) Signora Presidente, l’iniziativa del Regno del Belgio, concernente l’adozione, da parte del Consiglio, di una decisione quadro relativa al riconoscimento e all’esecuzione nell’Unione europea dei divieti risultanti da condanne per reati sessuali ai danni di bambini, del novembre 2004, è attualmente in corso di discussione in seno ai gruppi di lavoro del Consiglio. Di recente è stata discussa in ottobre, solo una settimana fa, dalla squadra per la cooperazione sulle cause penali. Un esame dell’iniziativa fa anche parte delle discussioni condotte dai gruppi di lavoro del Consiglio su altre proposte, per esempio quella su una decisione quadro relativa all’obbligo di tenere conto delle condanne emesse negli Stati membri dell’Unione europea nell’ambito di nuovi procedimenti penali e quella su una decisione quadro del Consiglio sull’organizzazione e sul contenuto dello scambio di informazioni estratte dai casellari giudiziari tra gli Stati membri. Sono quindi in esame altre due proposte di decisioni quadro.

L’obiettivo che questi strumenti hanno in comune è creare strutture atte a garantire che le informazioni sui precedenti penali di una persona siano rese rapidamente disponibili a livello generale. Quando tutti gli Stati membri avranno infine recepito questi provvedimenti nella legislazione nazionale, dovrebbe essere più facile impedire a una persona condannata di lavorare con bambini o di commettere nuovi reati ai danni dell’infanzia. Il Consiglio sta quindi proseguendo la discussione di queste proposte di decisioni quadro.

 
  
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  Sarah Ludford (ALDE).(EN) Mi sembra che il Consiglio non stia affatto procedendo con rapidità su queste proposte. Quasi due anni fa la Commissione ha presentato un programma ambizioso in risposta al forte interesse dei cittadini a garantire che i criminali, come gli autori di reati sessuali, non si servano dell’apertura delle frontiere a loro vantaggio. Mi sembra che gli Stati membri non si stiano organizzando al riguardo. Non capisco come si possa dire ai cittadini che l’Unione è efficace nella lotta contro la criminalità, se il Consiglio è così lento a prendere decisioni su misure della massima priorità per garantire che i criminali siano realmente individuati, ovunque vadano.

 
  
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  Paula Lehtomäki, Presidente in carica del Consiglio. – (FI) Signora Presidente, la protezione dei bambini, soprattutto contro la possibilità di subire nuove aggressioni da parte di persone condannate per reati sessuali, ovviamente riveste un’importanza fondamentale. Vi sono tuttavia molti problemi pratici, oltre a problemi di principio, legati a queste proposte di decisioni quadro, per esempio, il fatto che il principio del divieto di assunzione non è previsto in tutti gli Stati membri. Dobbiamo quindi trovare un modo per affrontare il problema che possa essere applicato in tutti gli Stati membri dell’Unione.

 
  
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  Manuel António dos Santos (PSE).(PT) Signora Presidente in carica del Consiglio, la ringrazio molto per le informazioni che ha fornito. La mia domanda è molto chiara e diretta, e permette quindi di valutare la sua posizione.

Il Consiglio, cioè la Presidenza finlandese, non ritiene che il libero accesso dei cittadini ai dati personali riguardanti i condannati per reati di pedofilia o violenza sessuale sui minori sia un ottimo strumento per lottare contro questo tipo di criminalità?

 
  
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  Paula Lehtomäki, Presidente in carica del Consiglio. – (FI) Signora Presidente, questo è un obiettivo che condividiamo tutti: i bambini possono essere protetti da individui condannati ed esistono diversi modi per farlo negli Stati membri. Per esempio, nel mio paese vige un sistema in base al quale il datore di lavoro ha il diritto di richiedere informazioni sui precedenti penali delle persone che presentano domanda di assunzione per determinati incarichi e di usarle per valutare se la persona sia idonea o meno al posto. Le attività lavorative in questione sono però definite in modo molto preciso. Esistono diversi modi per assicurare tale funzione negli Stati membri, e questo è il motivo per cui, secondo molti deputati al Parlamento, i progressi in materia sono lenti.

 
  
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  James Hugh Allister (NI).(EN) Vorrei menzionare un caso specifico, per dimostrare che non è sufficiente condividere le informazioni. Paul Hunter Redpath è un pedofilo condannato, che ha scontato la parte detentiva della sua condanna nella mia circoscrizione dell’Irlanda del Nord e di recente si è rifugiato nella Repubblica d’Irlanda, violando la parte della sua condanna relativa alla sospensione condizionale della pena. Ora può vivere liberamente in tale paese, e non può essere arrestato, mentre nell’Irlanda del Nord la pena prevista per la violazione della libertà condizionale è l’arresto immediato.

Questo caso non fornisce forse una chiara indicazione della necessità di accordi di estradizione completi, altrimenti la giustizia sarà elusa e non si potrà garantire la piena protezione delle persone vulnerabili? La Presidente in carica del Consiglio è disposta a riconoscere che norme adeguate in materia di estradizione sono il livello di intervento ottimale?

 
  
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  Paula Lehtomäki, Presidente in carica del Consiglio. – (FI) Signora Presidente, questa parte del Tempo delle interrogazioni ovviamente non mi consente di esprimere un’eventuale adesione a titolo personale, in quanto verte sul tipo di discussioni e di decisioni cui dovrebbe aspirare il Consiglio. Il Consiglio, tuttavia, ora intende procedere in conformità del principio di assimilazione, il che significa che uno Stato membro sarà obbligato a conferire alle sentenze emesse da un tribunale straniero la stessa efficacia giuridica che conferisce alle condanne nazionali, sebbene in ultima analisi si tratti principalmente di una cooperazione più ampia in materia di giustizia e affari interni e di altri modi in cui compiere progressi per quanto riguarda il riconoscimento reciproco delle condanne e delle sentenze e la questione dell’estradizione.

 
  
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  Presidente. Poiché l’autore non è presente, l’interrogazione n. 4 decade.

Annuncio l’interrogazione n. 5 dell’onorevole Liam Aylward (H-0787/06):

Oggetto: Settore dell’aviazione

Può il Consiglio indicare quali nuove misure intende prendere per migliorare la sicurezza dei passeggeri sui voli delle compagnie aeree europee, data la persistente minaccia del terrorismo internazionale?

 
  
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  Paula Lehtomäki, Presidente in carica del Consiglio. – (FI) Signora Presidente, il regolamento (CE) n. 2320/2002 del Parlamento europeo e del Consiglio, che istituisce norme comuni per la sicurezza dell’aviazione civile, costituisce l’attuale quadro giuridico comunitario nel settore della sicurezza aerea civile. Il regolamento, adottato in seguito agli attentati terroristici dell’11 settembre, è in vigore dal gennaio 2003.

Per rimediare ai problemi emersi nell’applicazione di questo regolamento, la Commissione ha presentato una proposta nel settembre 2005, intesa a sostituire il regolamento con uno nuovo. Nel marzo di quest’anno il Consiglio ha adottato un approccio generale riguardo alla proposta della Commissione. In giugno, il Parlamento europeo ha adottato la sua posizione in prima lettura, contenente 85 emendamenti. Su tali basi il Consiglio ha raggiunto un consenso politico sulla proposta il 12 ottobre. Il testo adottato dovrà essere formalmente consolidato come posizione comune in una futura seduta del Consiglio e sarà poi presentato al Parlamento europeo, in modo che si possa raggiungere rapidamente un accordo in seconda lettura.

Alla luce dei problemi di sicurezza emersi nel Regno Unito nell’agosto di quest’anno, il Consiglio si augura che le Istituzioni raggiungeranno un consenso sul nuovo regolamento il più rapidamente possibile. L’impatto delle nuove misure di sicurezza recentemente introdotte dalla Commissione e dal suo comitato per la sicurezza aerea civile dovrebbe inoltre essere soggetto a un controllo continuo.

 
  
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  Liam Aylward (UEN).(EN) Il Consiglio ritiene vi sia una cooperazione sufficiente tra gli Stati membri dell’Unione nella lotta al terrorismo internazionale? E’ d’accordo sul fatto che Europol e l’Ufficio antiterrorismo dell’Unione siano adeguatamente finanziati?

 
  
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  Paula Lehtomäki, Presidente in carica del Consiglio. – (FI) Signora Presidente, è ovvio che possiamo sempre migliorare i nostri sforzi nella lotta al terrorismo. Sono state adottate molte misure, soprattutto negli ultimi anni, ma di sicuro esistono sempre margini di miglioramento.

 
  
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  Danutė Budreikaitė (ALDE). (LT) Signora Presidente in carica del Consiglio, gran parte di noi arriva qui in aereo. Non mi viene in mente nemmeno un caso negli ultimi anni in cui un volo non abbia subito un ritardo di mezz’ora o di un’ora. Di solito, il motivo è attribuito a problemi di sicurezza. E’ possibile che il motivo sia – e forse è veramente così – un lavoro organizzato ed eseguito male?

Saremo ancora in grado di verificare se i requisiti di sicurezza sono effettivamente rispettati in seguito all’adozione di questo documento?

 
  
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  Paula Lehtomäki, Presidente in carica del Consiglio. – (FI) Signora Presidente, oltre ad adottare decisioni, è ovviamente molto importante verificarne l’applicazione, nonché seguire da vicino l’evoluzione dell’ambiente operativo. E’ altresì fondamentale, come riconoscerete, riuscire a introdurre norme identiche per i diversi aeroporti e i diversi Stati membri. E’ chiaro che una buona prevedibilità senza dubbio permetterà, nelle circostanze pratiche quotidiane, di sapere in anticipo quanto tempo richiedano, per esempio, i controlli di sicurezza e si potrà quindi ridurre gli inconvenienti per i passeggeri. Nondimeno, ritengo che noi che viaggiamo regolarmente dobbiamo anche abituarci al fatto che i viaggi aerei sono diventati più impegnativi di quanto lo erano in passato.

 
  
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  Jörg Leichtfried (PSE).(DE) Signora Presidente in carica del Consiglio, in veste di relatore sull’estensione dei poteri dell’Agenzia europea per la sicurezza aerea, vorrei comunicarle che la commissione per i trasporti e il turismo, per quanto riguarda il tema in questione, ha anche discusso la possibilità di affidare all’AESA funzioni di sicurezza. Mi interesserebbe conoscere il parere della Presidenza del Consiglio su questa idea.

Passo ora alla seconda domanda. Un aspetto che mi ha personalmente colpito è che, in conseguenza della privatizzazione dei controlli di sicurezza presso gli aeroporti, chi effettua i controlli è meno in grado di affrontare situazioni estreme, per esempio rispetto alla polizia. Non sarebbe ragionevole fermare tale privatizzazione e affidare nuovamente i controlli di sicurezza alle autorità dello Stato?

 
  
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  Paula Lehtomäki, Presidente in carica del Consiglio. – (FI) Signora Presidente, chiaramente è bene che il Consiglio esamini e discuta, per esempio, il modo in cui rendere più efficace il lavoro dell’Agenzia europea per la sicurezza aerea, ma è altrettanto chiaro che si possono trasferire poteri e competenze a tale Agenzia soltanto nella misura in cui gli Stati membri sono disposti a farlo. Mi è molto difficile credere che la velocità di un controllo di sicurezza dipenda dal fatto che sia eseguito da un’organizzazione privata piuttosto che da un’istituzione dello Stato. Più che altro si tratta del modo in cui sono indirizzate le risorse e la quantità di risorse disponibili in generale. E’ ovvio che gli aeroporti, soprattutto nelle ore di punta, abbiano problemi a far fronte al gran numero di passeggeri.

 
  
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  Presidente. Annuncio l’

interrogazione n. 6 dell’onorevole Seán Ó Neachtain (H-0789/06):

Oggetto: Statuto della lingua irlandese

Dal 1° gennaio 2007 la lingua irlandese diventerà una lingua di lavoro ufficiale nelle istituzioni dell’UE.

Può il Consiglio fare una dichiarazione esaustiva in merito ai preparativi attuati finora per garantire che le istituzioni comunitarie avranno a disposizione tutti i mezzi necessari per far sì che la lingua irlandese diventi a tutti gli effetti una lingua di lavoro ufficiale dell’Unione europea dal 1° gennaio prossimo?

 
  
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  Paula Lehtomäki, Presidente in carica del Consiglio. – (FI) Signora Presidente, su richiesta del governo irlandese, il Consiglio ha modificato le norme in materia di lingue nel giugno 2005 e ha aggiunto la lingua irlandese all’elenco delle lingue di lavoro ufficiali delle Istituzioni dell’Unione europea. Il Consiglio ha deciso che le Istituzioni non dovranno elaborare tutte le disposizioni giuridiche in irlandese né pubblicarle in tale lingua nella Gazzetta ufficiale dell’Unione europea. Questa decisione segna quindi uno scostamento dalle norme. Rimarrà in vigore cinque anni e tale periodo potrà essere rinnovato. E’ stato altresì deciso che la deroga non si applica ai regolamenti adottati mediante procedura di codecisione.

In conformità della decisione di aggiungere la lingua irlandese all’elenco di lingue di lavoro, il Consiglio ha adottato tutte le misure pratiche per garantire la debita applicazione delle decisioni a partire dal 1° gennaio 2007, data di entrata in vigore del regolamento.

 
  
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  Seán Ó Neachtain (UEN).(EN) Ringrazio la Presidente in carica per la sua risposta. Posso concludere che, a parte la deroga menzionata, la lingua irlandese riceverà lo stesso trattamento riservato a tutte le altre lingue del Parlamento?

 
  
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  Paula Lehtomäki, Presidente in carica del Consiglio. – (FI) Signora Presidente, come ho detto, la lingua irlandese è stata aggiunta all’elenco delle lingue di lavoro ufficiali dell’Unione europea, fatta salva la deroga che ho menzionato. Il Parlamento stesso avrà il diritto di decidere le modalità pratiche di applicazione del provvedimento. Tuttavia, quando ho affermato che il Consiglio ha adottato tutte le misure pratiche necessarie per attuare la decisione, mi riferivo a varie questioni pratiche e nella mia prima risposta non intendevo descrivere nei particolari tutto ciò che avverrà in tale sede, ma tutto ciò che la decisione comporta.

 
  
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  Justas Vincas Paleckis (PSE). – (LT) Ho una domanda per il Ministro Lehtomäki che riguarda il futuro. Se avere 21 lingue ufficiali nell’Unione europea ovviamente riflette la nostra preziosa diversità nazionale, d’altro canto diventa costoso e sempre più complesso.

Che cosa pensano il Consiglio e il paese che esercita la Presidenza riguardo al futuro? Il cerchio continuerà ad allargarsi o forse si introdurranno misure volte a semplificare le procedure legate alle lingue?

 
  
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  Paula Lehtomäki, Presidente in carica del Consiglio. – (FI) Signora Presidente, come afferma l’onorevole deputato, la diversità linguistica è un elemento fondamentale della cultura europea e del pluralismo delle culture europee. Va tuttavia ammesso che, per motivi pratici e di costi, il Consiglio, per quanto riguarda le riunioni informali, ha adottato disposizioni più limitate per le lingue o i servizi di interpretariato e a volte si utilizzano soltanto due lingue, e occasionalmente cinque o sei. In realtà, il sistema ha funzionato molto bene nella pratica.

 
  
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  Presidente. Annuncio l’

interrogazione n. 7 dell’onorevole Johan Van Hecke (H-0791/06):

Oggetto: Inasprimento della censura sulla stampa in Cina

Recentemente le autorità cinesi hanno inasprito il controllo sulla stampa straniera che ormai è assoggettata a una regolamentazione rigorosa. Le informazioni diffuse dalle agenzie straniere sono controllate e, se del caso, censurate allo scopo, esplicitamente dichiarato, di non pregiudicare la stabilità, l’unità e la sovranità del paese. Si tratta dell’ennesima violazione dei diritti umani. La Commissione europea ha già espresso la sua inquietudine in proposito e solleverà la questione in occasione dei prossimi contatti.

Intende il Consiglio fare altrettanto e quali misure propone il Consiglio contro tale censura assolutamente iniqua?

 
  
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  Paula Lehtomäki, Presidente in carica del Consiglio. – (FI) Signora Presidente, come l’onorevole deputato, il Consiglio è preoccupato per l’inasprimento della censura sulla stampa in Cina. In occasione di ogni ciclo del dialogo UE-Cina sui diritti umani, che si svolge due volte all’anno, l’Unione europea ha sistematicamente esortato la Cina a ratificare la Convenzione internazionale sui diritti civili e politici, che contiene norme sulla libertà di espressione. Ha anche esortato la Cina a sopprimere le restrizioni sui viaggi imposte ai giornalisti stranieri e ha presentato altre richieste riguardanti le interviste a cittadini cinesi. La questione è stata sollevata durante i negoziati del 19 ottobre a Pechino, nell’ambito del dialogo UE-Cina sui diritti umani.

 
  
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  Johan Van Hecke (ALDE).(NL) Signora Presidente, signora Presidente in carica del Consiglio, quando la libertà di stampa è limitata in qualche povero paese africano, il Consiglio è il primo a denunciarlo in termini durissimi e a minacciare sanzioni. Quando ciò avviene in Cina, ci si limita a esprimere preoccupazione. Questo atteggiamento equivale ad applicare due pesi e due misure. La mia domanda specifica è: la violazione della libertà di stampa in Cina sarà di nuovo all’ordine del giorno del prossimo Vertice UE-Cina? In secondo luogo, quali misure specifiche adotterete per esigere l’effettivo rispetto della libertà di stampa e dei diritti umani in generale in Cina?

 
  
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  Paula Lehtomäki, Presidente in carica del Consiglio. – (FI) Signora Presidente, i ministri degli Esteri del paese che esercita la Presidenza e della Cina si sono incontrati al Vertice ASEM di Helsinki il 10 settembre. All’epoca, la questione della libertà di stampa era al centro dell’attenzione e i ministri degli Esteri vi hanno dedicato parecchio tempo nelle loro discussioni. Si può quindi affermare che la risposta dell’Unione europea è tanto rapida quanto lo è nei confronti di altri paesi, ed è dello stesso tenore.

All’inizio di settembre si è svolto un Vertice tra l’Unione europea e la Cina e in tale occasione è stata discussa anche la questione dei diritti umani in generale.

 
  
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  Presidente. Annuncio l’

interrogazione n. 8 dell’onorevole Brian Crowley (H-0793/06):

Oggetto: Agenzia UE per i diritti fondamentali

Può il Consiglio fare una dichiarazione sui progressi compiuti nell’istituzione della nuova Agenzia per i diritti fondamentali dell’Unione europea e specificare inoltre quali poteri le dovrebbero essere conferiti?

 
  
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  Paula Lehtomäki, Presidente in carica del Consiglio. – (FI) Signora Presidente, in occasione della riunione del giugno 2006 il Consiglio europeo ha accolto con favore i progressi compiuti nei negoziati riguardanti la proposta di regolamento che istituisce l’Agenzia dell’Unione europea per i diritti fondamentali, presentata dalla Commissione nel luglio dello scorso anno, e una proposta di decisione del Consiglio che conferisce all’Agenzia dell’Unione europea per i diritti fondamentali il potere di svolgere le proprie attività nelle materie indicate nel titolo VI del Trattato sull’Unione europea, cioè la cooperazione in materia di giustizia e affari interni. Il Consiglio europeo ha chiesto che le misure necessarie siano introdotte quanto prima possibile, in modo che l’Agenzia possa essere istituita e cominci a operare a partire dal 1° gennaio 2007.

Conformemente alle conclusioni del Consiglio europeo, la Presidenza finlandese ha svolto diverse riunioni bilaterali in luglio, agosto, settembre e ottobre al fine di risolvere la questione principale rimasta in sospeso, cioè l’estensione delle attività dell’Agenzia ai settori rientranti nel terzo pilastro, indicati nel Trattato sull’Unione europea. In una riunione del Consiglio, svoltasi all’inizio di ottobre, la Presidenza ha presentato un’analisi delle discussioni condotte e ha chiesto sostegno per l’idea di estendere l’attività dell’Agenzia ai settori rientranti nel terzo pilastro, ma in una forma più limitata rispetto a quella delineata nella proposta iniziale della Commissione. La maggioranza delle delegazioni che hanno presentato il loro parere ha sostenuto la linea adottata dalla Presidenza, anche se alcune si sono chieste se si sarebbe trovata una base giuridica adeguata per compiere questo passo. La Presidenza continua a esaminare le varie possibilità e presenterà una proposta provvisoria alle delegazioni nel prossimo futuro.

Per quanto riguarda le competenze, scopo dell’Agenzia è fornire consulenze pratiche e pareri specifici in materia di diritti fondamentali alle Istituzioni, agli organismi e alle agenzie comunitarie che applicano il diritto comunitario, e aiutarle così a garantire il rispetto dei diritti fondamentali quando adottano misure o definiscono politiche nell’ambito delle loro competenze.

Vi è consenso generale sul fatto che l’istituzione di tale Agenzia creerebbe valore aggiunto per la politica dell’Unione in materia di diritti umani e ne rafforzerebbe la coerenza. L’Agenzia sarà anche il principale punto di contatto nell’Unione europea per le questioni riguardanti i diritti fondamentali. Se si deciderà di istituirla, essa svolgerà le sue funzioni integrando il lavoro del Consiglio d’Europa e in sinergia con il Consiglio.

 
  
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  Brian Crowley (UEN).(EN) Le questioni che ha sollevato riflettono una preoccupazione condivisa da molti di noi in seno al Parlamento, cioè che, una volta proposta l’Agenzia, il ruolo iniziale che intendevamo affidarle possa essere sminuito ed essa finisca per essere un laboratorio di idee o un punto di contatto che si limiterà a distribuire informazioni da uno Stato membro all’altro, anziché assumere un ruolo guida nella difesa dei diritti fondamentali. Forse può illuminarci e dirci se questa è un’interpretazione realistica di ciò che ha comunicato riguardo alle riunioni bilaterali.

 
  
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  Paula Lehtomäki, Presidente in carica del Consiglio. – (FI) Signora Presidente, innanzi tutto va detto che questa Agenzia dovrebbe essere un organismo consultivo composto da esperti. Naturalmente, siamo convinti anche noi che sarebbe difficile giustificare ai nostri cittadini l’istituzione di un’Agenzia per i diritti fondamentali, cui sia negato il diritto di esercitare le competenze di base, necessarie per svolgere la sua attività e intraprendere azioni nel quadro del terzo pilastro. Di conseguenza, proseguiremo i lavori in materia.

 
  
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  Richard Corbett (PSE).(EN) Sembra che gli Stati membri tentino di cavarsela creando un’agenzia che non avrà competenze nel settore stesso in cui l’azione dell’Unione ha maggiori probabilità di causare problemi per quanto riguarda i diritti umani.

Ho un’altra domanda: il Consiglio non è d’accordo sul fatto che sembra si creino sempre più agenzie, come se si lanciassero coriandoli negli Stati membri, in modo che ciascuno ne abbia una, anziché quando ve ne è effettivo bisogno, forse non tanto in questo caso, ma in molti altri in cui sono state create? Tutte hanno una struttura pesantissima, con un consiglio di amministrazione composto da rappresentanti di ogni Stato membro e un’amministrazione a volte più piccola del consiglio di amministrazione.

 
  
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  Paula Lehtomäki, Presidente in carica del Consiglio. – (FI) Signora Presidente, forse a volte e in alcuni contesti vi è un motivo per farlo. Come paese che esercita la Presidenza, abbiamo tuttavia cercato di mirare a una struttura amministrativa il più possibile leggera. Per quanto riguarda l’Agenzia per i diritti fondamentali, come ho detto all’inizio, vi è consenso sulla sua necessità. Di conseguenza, dobbiamo lavorare sodo per garantire che siano prese decisioni, che l’Agenzia possa cominciare a funzionare il 1° gennaio e che abbia le competenze necessarie per svolgere le sue attività nei settori chiave.

 
  
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  Presidente. Annuncio l’

interrogazione n. 9 dell’onorevole Eoin Ryan (H-0795/06):

Oggetto: Relazioni UE-Iran

Può il Consiglio fare una dichiarazione sulla situazione attuale delle relazioni UE-Iran, riferendosi in particolare alla questione del futuro dell’industria nucleare in Iran?

 
  
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  Paula Lehtomäki, Presidente in carica del Consiglio. – (FI) Signora Presidente, il Consiglio intende impegnarsi il più possibile per costruire relazioni a lungo termine con l’Iran sulla base della fiducia e della cooperazione. Il miglioramento delle relazioni consentirà di compiere dei progressi in tutte le questioni problematiche, tra cui i diritti umani, il terrorismo, l’atteggiamento dell’Iran nei confronti del processo di pace in Medio Oriente e dei problemi dell’area e il programma nucleare dell’Iran.

Per quanto concerne l’industria nucleare iraniana, il Consiglio ha ribadito più volte il suo impegno per una soluzione diplomatica, che tenga conto della preoccupazione internazionale riguardo al programma nucleare iraniano, ma che confermi nel contempo il diritto dell’Iran all’utilizzo pacifico dell’energia nucleare conformemente al Trattato di non proliferazione nucleare. A questo proposito, il 17 ottobre il Consiglio ha dichiarato di apprezzare enormemente la perseveranza con cui l’Alto rappresentante Javier Solana da giugno incoraggia l’Iran a rispondere alle domande del Consiglio dei governatori dell’Agenzia internazionale per l’energia atomica e del Consiglio di sicurezza dell’ONU e porta avanti i colloqui su accordi a lungo termine.

L’UE considera seriamente la valutazione dell’AIEA che ha ammesso di non essere stata in grado di compiere progressi in quasi quattro anni di monitoraggio costante, finalizzato a confermare la correttezza e la portata delle dichiarazioni dell’Iran in merito alla natura pacifica del suo programma nucleare.

L’UE inoltre è fortemente preoccupata per il fatto che l’Iran non ha posto fine a tutte le sue attività di arricchimento e trattamento dell’uranio, come richiesto dal Consiglio dei governatori dell’AIEA e dal Consiglio di sicurezza dell’ONU. Nella sua risoluzione 1696 il Consiglio di sicurezza dichiara l’intenzione di adottare misure pertinenti ai sensi dell’articolo 41, se l’Iran non si attiene a quanto richiesto. Il Consiglio è quindi del parere che, se l’Iran continua le sue attività di arricchimento dell’uranio, l’Unione non avrà altra scelta che sostenere i colloqui sulle sanzioni. Questo mese il Consiglio ha dichiarato che la porta ai negoziati è ancora aperta per l’Iran e ha invitato caldamente il paese a optare per l’approccio positivo proposto.

Il 6 giugno l’Alto rappresentante UE ha presentato all’Iran una serie di proposte stilate da sei paesi. Si tratta di proposte ad ampio raggio, che costituirebbero la base per un accordo a lungo termine e garantirebbero all’Iran tutto ciò di cui ha bisogno per sviluppare il settore dell’energia nucleare ad uso civile, tenendo conto anche delle preoccupazioni internazionali. L’adesione a questo approccio positivo preparerebbe la strada a nuove relazioni con l’Iran, che si potrebbero basare sul rispetto reciproco e su un’ampia cooperazione in materia politica ed economica. Il Consiglio si augura che si possano compiere dei progressi in questa direzione positiva.

 
  
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  Eoin Ryan (UEN).(EN) Vedo che si sta cercando di adottare misure intese a promuovere la fiducia tra l’Europa e l’Iran, migliorare le relazioni tra i due soggetti e agire come un onesto intermediario in questa difficile situazione; ma l’idea delle sanzioni non funziona. Non ha funzionato in Iraq e non funzionerà nemmeno in Iran. E’ un paese piuttosto ricco, con abbondanza di petrolio e ce la farà ad andare avanti. Ne potrà risentire in qualche misura, ma non più di tanto nel lungo periodo.

Esistono delle questioni che anche lei ha toccato. Ad esempio le spedizioni di eroina dall’Afghanistan attraverso l’Iran, e considerando che in Iran ci sono circa tre milioni di eroinomani e che hanno perso circa 3 000 soldati sul confine per cercare di fermare questo traffico…

(Il Presidente interrompe l’oratore)

 
  
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  Paula Lehtomäki, Presidente in carica del Consiglio. – (FI) Signora Presidente, la discussione su possibili sanzioni ovviamente si riferisce al fatto che anche l’Unione europea si è impegnata nei confronti della risoluzione 1696 del Consiglio di sicurezza dell’ONU.

Il traffico di droga è collegato alla situazione generale in Afghanistan, che potrebbe anche essere l’argomento di un dibattito separato. L’Unione è impegnata da tempo nella promozione di uno sviluppo differente dell’Afghanistan, così come nella missione di peacekeeping e nella gestione della crisi nel paese, affinché la produzione locale di stupefacenti sia tenuta sotto controllo.

 
  
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  Presidente. Annuncio l’

interrogazione n. 10 dell’onorevole Sajjad Karim (H-0799/06):

Oggetto: Incentivi UE agli scambi come misure per rialimentare la fiducia tra India e Pakistan

Nella relazione sulle relazioni economiche e commerciali tra UE e India (A6-0256/2006) si invitano “l’India e il Pakistan a ridurre ulteriormente gli ostacoli amministrativi che si frappongono all’applicazione di misure che alimentino fiducia connesse con gli scambi e l’UE ad offrire eventualmente assistenza tecnica al riguardo”. Anche il regolamento del Consiglio (CEE) n. 443/92(1) sottolinea la cooperazione regionale come “area prioritaria” per l’assistenza e come un settore importante per la cooperazione economica.

Quale ruolo possono avere gli scambi, secondo il Consiglio, nel portare l’India e il Pakistan più vicini ad una soluzione pacifica della questione del Kashmir? La questione è stata discussa al recente vertice UE-India di Helsinki? Quali conclusioni sono state raggiunte? Potrebbe il Consiglio illustrare i programmi, o le proposte di programmi che sosterrebbero misure volte ad alimentare la fiducia in materia commerciale tra India e Pakistan, con riferimento specifico al Kashmir e alla ricostruzione dopo il terremoto, nonché al sostegno di una più stretta integrazione economica nell’ambito della AASCR, in generale?

 
  
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  Paula Lehtomäki, Presidente in carica del Consiglio. – (FI) Signora Presidente, il Consiglio è d’accordo sul fatto che il commercio potrebbe avere una grande importanza nell’avvicinare India e Pakistan.

Nelle sue conclusioni del febbraio 2004 il Consiglio ha ripetuto di sostenere gli sforzi per promuovere la cooperazione regionale nell’ambito dell’Associazione di cooperazione regionale dell’Asia meridionale (AASCR) e in particolare l’accordo per l’istituzione di una zona di libero scambio nell’Asia meridionale entro l’anno 2006. L’UE si compiace della recente firma dell’Accordo di libero scambio nell’Asia del sud (SAFTA), ma si rende conto che esistono questioni bilaterali ancora irrisolte tra alcuni Stati membri della AASCR. La loro soluzione offrirebbe agli Stati membri dell’Associazione l’opportunità di trarre pieno vantaggio dagli accordi di cui sono firmatari.

In generale, l’UE sostiene ancora tutte le iniziative prese per agevolare gli scambi in contesti multilaterali, in quanto si tratta di strumenti importanti per rafforzare i legami tra i diversi paesi in termini commerciali e di investimenti.

La decisione del Consiglio ministeriale della AASCR di conferire all’UE il ruolo di osservatore è una splendida opportunità per promuovere la cooperazione tra AASCR e UE, di cui si è discusso in occasione del settimo Vertice UE-India, il 13 ottobre a Helsinki.

L’UE desidera migliorare il sostegno pratico fornito alla AASCR. La Commissione ha già stilato un programma sulla cooperazione economica con l’Associazione, che comprende l’agevolazione degli scambi, la definizione di norme e la cooperazione tra nuove imprese. L’intento è quello di promuovere il commercio all’interno della regione favorendo l’attuazione del SAFTA, con l’auspicio di dare slancio al miglioramento delle relazioni politiche nella regione. Il segretariato della AASCR e gli Stati membri dell’UE intendono adottare il programma nel prossimo futuro.

L’Unione incoraggia un dialogo di ampio respiro tra India e Pakistan e si augura uno sviluppo favorevole del commercio e delle relazioni tra i due paesi, perché servirebbe a promuovere la stabilità nell’intera regione. Accogliamo con favore le recenti iniziative volte ad alimentare la fiducia tra India Pakistan, che hanno reso possibili contatti più liberi tra le persone, collegamenti diretti in treno e autobus e visite di membri del parlamento e squadre sportive.

I Presidenti di India e Pakistan si sono incontrati a settembre all’Avana e in occasione del vertice del 13 ottobre si è discusso in generale delle relazioni tra i due paesi.

 
  
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  Sajjad Karim (ALDE).(EN) Innanzi tutto desidero ringraziare la Presidenza del Consiglio per la risposta molto dettagliata alla mia interrogazione. Tuttavia, vorrei un’ulteriore informazione specifica in riferimento alla mia domanda iniziale, ossia se la questione relativa a Pakistan, India e Kashmir fosse effettivamente stata discussa nello specifico in occasione del Vertice UE-India di Helsinki. Lo chiedo perché i ministri degli Esteri delle due nazioni avranno dei colloqui approfonditi il 14 e 15 novembre. Il Consiglio ha un messaggio specifico da trasmettere in proposito?

 
  
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  Paula Lehtomäki, Presidente in carica del Consiglio. – (FI) Signora Presidente, sono stata presente per la maggior parte del tempo al Vertice, ma non ricordo come è stata trattata la questione del Kashmir. Comunque, mi è stato confermato che la questione è stata toccata con riferimento al tema della stabilità regionale e della situazione nella regione.

 
  
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  Justas Vincas Paleckis (PSE).(LT) Signora Presidente in carica del Consiglio, avrei una domanda relativa alla visita in Kashmir della delegazione del Parlamento europeo la prossima settimana, su invito del governo indiano.

A suo parere, qual è il contributo delle principali nazioni, innanzitutto gli Stati Uniti e la Russia, alla soluzione del problema del Kashmir e cos’altro potrebbe fare l’Unione europea nell’attuale contesto?

 
  
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  Paula Lehtomäki, Presidente in carica del Consiglio. – (FI) Signora Presidente, in merito a questa domanda, così come molte altre poste oggi in quest’Aula, va detto che, poiché si tratta di un problema tra i due paesi, è essenziale che siano le due parti a ricercare attivamente una soluzione. L’Unione e le altre grandi potenze ovviamente possono sostenere questo processo. Tuttavia, poiché in questa sede rispondo alle interrogazioni in primo luogo a nome del Consiglio, mi è impossibile esprimere un’opinione certa a nome degli Stati Uniti d’America.

 
  
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  Presidente. Annuncio l’

interrogazione n. 11 dell’onorevole Jacek Protasiewicz (H-0803/06):

Oggetto: Campi di lavoro e violazione dei diritti dei lavoratori

Nel luglio 2006 la polizia italiana, in cooperazione con le autorità polacche, ha chiuso alcuni campi di lavoro nell’Italia meridionale in cui vivevano lavoratori polacchi assunti da aziende italiane in condizioni sanitarie e igieniche del tutto insufficienti, contrarie agli standard fondamentali e in violazione del diritto del lavoro italiano. Dopo ulteriori indagini è stato riscontrato che questo non era un caso isolato e che altri lavoratori in altre regioni d’Italia e in altri Stati membri UE hanno subito trattamenti analoghi (mancato rispetto delle disposizioni del diritto del lavoro).

Cosa intende fare il Consiglio per sanzionare i responsabili di questa violazione dei diritti dei lavoratori? Intende adottare misure efficaci per impedire che in futuro vengano istituiti altri campi di lavoro di questo tipo nel territorio dell’UE?

 
  
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  Paula Lehtomäki, Presidente in carica del Consiglio. – (FI) Signora Presidente, l’onorevole deputato ha sollevato un tema importante con la sua interrogazione. Il Consiglio, e il Consiglio dopo le modifiche apportate al Trattato, con il Parlamento europeo ha realizzato un codice comunitario di ampia portata in materia di sicurezza in generale e sul luogo di lavoro. Gli Stati membri sono responsabili della sua attuazione. Il Consiglio si compiace del fatto che, nel caso a cui si fa riferimento nell’interrogazione, gli organi preposti all’applicazione della legge in Italia e Polonia hanno collaborato per chiudere i campi di lavoro in questione. Benché anche noi, come l’onorevole deputato, siamo preoccupati per questo problema, va detto che la responsabilità del controllo dell’attuazione della legislazione comunitaria negli Stati membri spetta alla Commissione, non al Consiglio.

 
  
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  Jacek Protasiewicz (PPE-DE).(PL) Signora Presidente, ho una domanda per la Presidenza. Non sarebbe possibile attivare dei meccanismi, magari attraverso Eurojust, che facilitino la creazione di una speciale unità di monitoraggio, in particolare in casi di sospetta collaborazione tra le autorità locali, addirittura le polizie locali, e gli organizzatori di attività criminali, come ad esempio i campi di lavoro per i cittadini dell’Europa centrale e orientale?

 
  
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  Paula Lehtomäki, Presidente in carica del Consiglio. – (FI) Signora Presidente, il codice comunitario vigente per questo settore e la relativa legislazione secondaria impongono la garanzia del trattamento paritario dei cittadini di altri Stati membri per quanto concerne le condizioni di lavoro. E’ un problema di monitoraggio, un compito che spetta alle autorità degli Stati membri. Conformemente ai principi dello Stato di diritto e del buon governo, nell’Unione dobbiamo attenderci che anche questi organi di supervisione agiscano nel rispetto delle normative, e insistere su questo punto.

 
  
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  Danutė Budreikaitė (ALDE). – (LT) Presidente Lehtomäki, vorrei chiedere se questi campi di fatto creano un motivo di limitazione alla libera circolazione delle persone. E’ la situazione che si è venuta a creare nei vecchi Stati membri dopo l’introduzione di un periodo transitorio per i nuovi entrati. Applicando un simile periodo transitorio in Romania e Bulgaria, non si incoraggia forse il lavoro illegale?

 
  
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  Paula Lehtomäki, Presidente in carica del Consiglio. – (FI) Signora Presidente, sono gli Stati membri a decidere se applicare periodi di transizione nei confronti di nuovi Stati membri in merito alla libera circolazione dei lavoratori. Alcuni Stati membri che avevano applicato un periodo di transizione nella precedente ondata di allargamento, in questa nuova tornata non l’hanno più fatto. Il motivo è l’idea che sia comunque meglio che la forza lavoro si sposti nell’ambito di norme comuni europee, piuttosto che definire accordi di deroga. Come ho già detto nella mia risposta a una precedente interrogazione, il trattamento paritario della forza lavoro è molto ben regolamentato, ma naturalmente occorre prestare un’attenzione sempre maggiore all’attuazione e al controllo.

 
  
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  Bernd Posselt (PPE-DE).(DE) Signora Presidente, la mia critica non è diretta a lei, perché apprezzo molto il modo in cui conduce il Tempo delle interrogazioni, ma vorrei veramente che ritornasse con la mente a lunedì, quando abbiamo stabilito l’ordine dei lavori di questa settimana. La Conferenza dei presidenti aveva previsto che il Tempo delle interrogazioni durasse un’ora e mezza; poi il Presidente l’ha ridotto a un’ora. Diversi deputati hanno protestato per questa decisione e non si è votato in merito, così io ho lavorato partendo dalla premessa che avremmo avuto a disposizione per il Tempo delle interrogazioni l’ora e mezza che giustamente ci spetta.

Vorrei chiedere se il Consiglio potrebbe restare per un altro quarto d’ora, o venti minuti, o se esiste un sindacato della Presidenza del Consiglio che vieta di rispondere a interrogazioni dopo le sette di sera. Di solito, le interrogazioni al Consiglio cominciavano dopo le 21:00 e la cosa funzionava meravigliosamente, perché il Consiglio restava fino al giorno successivo. In definitiva mi pare ci sia qualcosa che non va in questo modo di procedere.

 
  
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  Presidente. – Onorevole Posselt, per quanto sia lieto del suo complimento, lei sbaglia in merito al dibattito di lunedì, in quanto riguardava l’ordine del giorno e non il Regolamento, e ad essere oggetto della votazione era l’ordine del giorno. Può verificare di nuovo il processo verbale.

Noi tutti dovremmo prendere sul serio il Tempo delle interrogazioni – o in modo più serio di quanto facciamo – quale importante prerogativa dei deputati, e dovremmo adoperarci tutti insieme per far sì che non venga troppo spesso escluso dall’ordine del giorno.

Le interrogazioni che, per mancanza di tempo, non hanno ricevuto risposta, la riceveranno per iscritto (vedasi allegato).

Con questo si conclude il Tempo delle interrogazioni.

(La seduta, sospesa alle 19.05, riprende alle 21.00)

 
  
  

PRESIDENZA DELL’ON. DOS SANTOS
Vicepresidente

 
  

(1) GU L 52 del 27.2.1992, pag. 1.

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