Presidente. L’ordine del giorno reca la relazione (A6-0349/2006), presentata dall’onorevole Berès a nome della commissione per i problemi economici e monetari, sulla relazione annuale 2005 della Banca centrale europea [2006/2206(INI)].
Pervenche Berès (PSE), relatore. – (FR) Signor Presidente, signor Presidente della Banca centrale europea, onorevoli colleghi, la relazione annuale della Banca centrale europea offre sempre al Parlamento europeo l’opportunità di esaminare la politica monetaria e integrare il lavoro svolto dalla commissione per i problemi economici e monetari attraverso il dialogo monetario condotto quattro volte all’anno con il Presidente della Banca centrale europea. Voi certo ricorderete che lo scorso anno abbiamo respinto la relazione poiché non corrispondeva agli orientamenti sostenuti da questo Parlamento.
Il 2005 è stato un anno inconsueto nel corso del quale la Banca centrale ha intrapreso una serie di cinque rialzi dei tassi di interesse, di cui il primo attuato il 1° dicembre. Tali aumenti consecutivi si sono verificati in un contesto economico inusuale, determinato sia dall’aumento dei corsi petroliferi sia da un tasso di cambio sfavorevole per le esportazioni della zona euro, nel quadro di una ripresa della crescita economica considerata fragile dai più attenti osservatori.
In tali circostanze, la presente relazione invita espressamente la Banca centrale europea ad analizzare con cura le condizioni in cui attua la propria politica monetaria. Sono lieta che la relazione sottolinei anche l’importanza della parità euro-dollaro per la crescita dell’Unione europea e da ciò tragga una serie di conclusioni, formulate in uno spirito di compromesso, sempre tenendo presente la necessità che ogni autorità monetaria eserciti pienamente le proprie responsabilità a livello di tassi di cambio. Spero che tale compromesso non venga meno al momento della votazione.
Vorrei nondimeno esprimere il mio rammarico per il fatto che, nella relazione, non sia stato possibile includere il tema dell’indebitamento delle famiglie né la necessità di migliorare il coordinamento delle politiche economiche. Ciò premesso, mi consenta, signor Presidente, di citare alcuni punti in merito ai quali ritengo che la presente relazione fornisca indicazioni originali e interessanti.
Mi riferisco, per esempio, all’invito rivolto alla Banca centrale europea affinché vagli attentamente l’uso delle banconote da 500 euro e la possibilità di congelarne l’emissione, ma soprattutto al tema fondamentale per questo Parlamento, ossia le condizioni in cui viene esercitato il controllo democratico e il modo in cui la Banca centrale europea opera come Istituzione. Da questo punto di vista, abbiamo voluto, prima del prossimo rinnovo di un membro del Comitato esecutivo, offrire il nostro apporto a quel dibattito indispensabile che deve aver luogo tra le Istituzioni affinché i membri del Comitato esecutivo possano rappresentare gli interessi della zona euro nella maniera migliore possibile. Riteniamo che, in tal senso, l’approccio più valido consista nell’applicare alla Banca centrale europea la soluzione adottata per i comitati esecutivi di tutte le altre banche centrali, vale a dire una diversità di profili e un equilibrio di portafogli. Siamo d’accordo, in seno al Parlamento, per richiedere che l’equilibrio tra nazioni non sia considerato uno status quo immutabile e siamo peraltro persuasi che la diversità di profili permetta di migliorare il livello dei contributi e la pluralità all’interno del Comitato esecutivo.
Spero inoltre che questo Parlamento si pronunci affinché il Consiglio, nel momento in cui si esprime al fine di convalidare una nomina al Comitato esecutivo, eserciti pienamente il proprio potere decisionale operando la scelta sulla base di una rosa di candidati. Conosco bene l’argomentazione spesso addotta dal Presidente della Banca centrale europea, e anche dallo stesso Jean-Claude Trichet: una pluralità di candidature nuocerebbe alla carriera di coloro che non sono scelti per ricoprire l’incarico.
Lasciatemi dire che, in qualità di osservatori delle procedure di designazione internazionali, la nostra valutazione è diametralmente opposta. A livello internazionale, l’unico incarico che viene ricoperto senza competizione o pluralità di candidature – e provengo da un partito che, come sapete, sta attualmente vivendo questo processo e apprezzandone tutte le qualità – è la presidenza della Banca mondiale. Il processo non si applica invece nel caso del Fondo monetario internazionale né dell’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico o dell’Organizzazione mondiale del commercio. Riteniamo pertanto che, da questo punto di vista, la zona euro come spazio integrato dovrebbe prevedere tale pluralità di candidature.
Come è ovvio, chiediamo altresì che il Parlamento europeo abbia finalmente il potere di approvare la designazione dei membri del Comitato esecutivo, cosa che, a mio giudizio, ne rafforzerebbe l’autorità, la legittimità e la capacità di esprimere una voce forte per la zona euro, anche sulla scena internazionale. Questo è l’obiettivo primario del Parlamento, il quale desidera che, a livello globale, la Banca centrale europea, unitamente al Consiglio e all’Eurogruppo, rappresenti quell’interlocutore principale e legittimo di cui abbiamo bisogno affinché la voce dell’Europa si senta forte e chiara su temi importanti che lei, signor Presidente, ha accettato di affrontare e in merito ai quali il Parlamento vorrebbe offrire il proprio apporto. Penso naturalmente alla questione dei fondi speculativi (hedge fund), sulla quale spero che il compromesso formulato in seno alla commissione per i problemi economici e monetari sia appoggiato da tutti i gruppi al momento del voto.
Jean-Claude Trichet, Banca centrale europea. (FR) Signor Presidente, onorevoli parlamentari, sono onorato e particolarmente lieto di intervenire oggi dinanzi a questo consesso. Sono qui per presentare al Parlamento europeo la relazione annuale 2005 della Banca centrale europea. Tuttavia, come sapete, i rapporti tra Parlamento e Banca centrale vanno ben oltre gli obblighi specifici imposti dal Trattato. Di fatto, come rammentava poc’anzi l’onorevole Berès, nel corso degli anni abbiamo stabilito un dialogo molto intenso che, mi preme sottolinearlo, non ha mai cessato di rinsaldarsi, anche quest’anno. E’ infatti la terza volta, onorevoli parlamentari, che intervengo dinanzi a voi questo mese, e parimenti i miei colleghi in seno al Comitato esecutivo della Banca centrale sono stati in stretto contatto con il Parlamento europeo in merito a diverse questioni come la riforma del Fondo monetario internazionale, i sistemi di pagamento e i meccanismi di compensazione e liquidazione. Da parte nostra, attribuiamo la massima importanza ai contatti intrattenuti su tali temi.
(DE) Vorrei esordire passando brevemente in rassegna gli sviluppi della politica economica e monetaria avvenuti nel 2005, per poi delineare le misure della Banca centrale europea in materia di politica monetaria, concludendo infine con alcuni commenti sugli aspetti da voi sollevati e sulle proposte da voi formulate nel progetto di risoluzione sulla relazione annuale 2005 della Banca centrale europea.
(EN) Signor Presidente, in primo luogo, vorrei esprimere il mio apprezzamento per la valutazione della commissione per i problemi economici e monetari in merito alla politica monetaria della Banca centrale europea nel 2005 e oltre. Come viene riconosciuto nel progetto di relazione, la politica monetaria della Banca centrale, volta al conseguimento del nostro principale obiettivo, che consiste nel mantenimento della stabilità dei prezzi, ha efficacemente continuato ad ancorare le aspettative di inflazione a livelli compatibili con la stabilità dei prezzi, nonostante una serie di sfide citate dall’onorevole Berès, riguardanti in particolare il sensibile aumento dei corsi petroliferi proseguito ininterrottamente fino a pochissimo tempo fa.
Come già ribadito in varie occasioni, tale ancoraggio è un prerequisito indispensabile affinché la politica monetaria possa costantemente contribuire a supportare una crescita economica sostenibile e la creazione di posti di lavoro nella zona euro, in piena coerenza con l’articolo 105 del Trattato CE.
In proposito, vorrei sottolineare che la comunicazione aperta e trasparente dalla Banca centrale è un elemento fondamentale per orientare le aspettative del mercato. In particolare, la mia dichiarazione introduttiva in occasione della conferenza stampa che si tiene dopo la prima riunione del Consiglio direttivo mensile, fornisce un quadro chiaro, da parte del Consiglio direttivo, della situazione corrente della politica monetaria in tempo reale. Rendiamo dunque pubblico l’esito delle nostre deliberazioni e, in quest’ottica, la dichiarazione introduttiva è paragonabile a ciò che le altre banche centrali chiamano “resoconto sintetico”.
Nel 2005, la politica monetaria della Banca centrale ha operato in un ambiente caratterizzato da condizioni economiche in costante miglioramento. Sebbene, nella prima metà dell’anno, la crescita reale del PIL sia rimasta moderata in un contesto di maggiori incertezze per la domanda interna, nella seconda metà, il ritmo dell’attività economica si è gradualmente intensificato, passando, nel corso dell’anno, dall’1,2 per cento annuo circa in media nel primo semestre all’1,7 per cento annuo circa in media nel secondo semestre. Nel complesso, il PIL reale nella zona euro è cresciuto dell’1,4 per cento.
Per quanto concerne l’andamento dei prezzi, nel 2005, l’inflazione annua misurata in base all’indice IAPC ha registrato in media il 2,2 per cento rispetto al 2,1 per cento in ciascuno dei due anni precedenti e, sebbene sia calata al 2,0 per cento nella prima metà del 2005, rispecchiando soprattutto effetti di base, nel secondo semestre ha subito un’accelerazione raggiungendo livelli considerevolmente superiori al 2 per cento, con un picco del 2,6 per cento in settembre, soprattutto sulla scorta di aumenti sostanziali dei prezzi dell’energia.
Pertanto, per esaminare le decisioni prese dalla Banca centrale in materia di politica monetaria nel 2005 e all’inizio del 2006, è opportuno dividere il periodo in due. Nella prima metà del 2005, nel contesto di un andamento inflazionistico controllato e con aspettative di inflazione per la zona euro saldamente ancorate a livelli in linea con la stabilità dei prezzi, il Consiglio direttivo ha concluso era ancora opportuno mantenere i tassi di interesse su livelli storicamente bassi, vigilando però sempre, nel contempo, sull’eventuale comparsa di rischi di rialzo per la stabilità dei prezzi, segnalati dall’analisi sia economica che monetaria della Banca centrale.
Nella seconda metà del 2005 e all’inizio del 2006, la probabilità che l’inflazione annua media misurata in base all’indice IAPC potesse restare al di sopra del 2 per cento a medio termine è aumentata e occorreva evitare ripercussioni sulle aspettative di inflazione. Tale scenario di tassi di inflazione elevati era sempre soggetto ai rischi di rialzo precedentemente identificati, ossia a ulteriori aumenti di corsi petroliferi e imposte indirette, e, più specificamente, a potenziali effetti mediati nella fissazione di retribuzioni e prezzi, come ha anche confermato l’analisi monetaria alla luce della forte crescita monetaria, della sostenuta espansione del credito e dell’ampia liquidità.
Di conseguenza, alla fine del 2005, il sistematico raffronto incrociato tra l’analisi economica e quella monetaria della Banca centrale europea ha chiaramente indicato la necessità di un aggiustamento dell’approccio molto accomodante adottato dalla politica monetaria della Banca centrale per contenere i rischi di rialzo gravanti sulla stabilità dei prezzi e preservare la solidità dell’ancoraggio delle aspettative di inflazione a lungo termine nella zona euro. Il Consiglio direttivo della Banca centrale ha dunque deciso, in dicembre, di aumentare i principali tassi di interesse della Banca centrale europea di 25 punti base dopo che, per due anni e mezzo, tali tassi erano stati mantenuti su livelli storicamente bassi. Da allora, il Consiglio direttivo ha continuato a ridurre l’accomodamento monetario, fissando così il tasso di offerta minimo delle principali operazioni di rifinanziamento dell’Eurosistema all’attuale 3,25 per cento.
Passando agli sviluppi recenti, tutti i principali indicatori dell’attività economica nella zona euro resisi disponibili nel corso del 2006 confermano la valutazione del Consiglio direttivo secondo cui la crescita economica si è rafforzata, divenendo peraltro più generalizzata e sostenuta, soprattutto grazie al supporto della domanda interna.
Quanto ai prezzi al consumo, i tassi di inflazione annui misurati in base all’indice IAPC, nonostante il calo degli ultimi mesi, rimarranno alti, attestandosi in media nel 2006 a livelli superiori al 2 per cento.
Per il 2007, i rischi inflazionistici restano al rialzo, rischi che comprendono, in particolare, un aumento retributivo superiore al previsto sulla scorta del miglioramento dei mercati del lavoro e un’incidenza dei passati aumenti dei corsi petroliferi anch’essa superiore al previsto. La valutazione dei rischi di rialzo prevalenti è confermata dal raffronto incrociato con l’analisi monetaria, visto l’attuale dinamismo della crescita monetaria e creditizia, l’ampia liquidità e, in una prospettiva a medio termine, una persistente tendenza al rialzo del tasso sottostante all’espansione monetaria, come si osserva nella relazione della Commissione. L’andamento monetario va dunque maggiormente sorvegliato, soprattutto nel contesto di un miglioramento delle condizioni economiche e di forti sviluppi del mercato immobiliare in molte aree della zona euro.
Come ho affermato pubblicamente per conto del Consiglio direttivo dopo la nostra ultima decisione, qualora le nostre ipotesi e il nostro scenario di partenza dovessero essere confermati, sarà ancora necessaria un’ulteriore riduzione dell’accomodamento monetario. Il Consiglio direttivo, pertanto, continuerà a seguire molto da vicino tutti gli sviluppi in maniera da garantire la stabilità dei prezzi a medio e più lungo termine.
Per quel che riguarda la politica fiscale, l’andamento di bilancio nel 2005 e nel 2006 e i piani per il 2007 indicano ulteriori, per quanto lenti, miglioramenti negli equilibri di bilancio. Questo, però, non deve indurre all’autocompiacimento. Rimane essenziale rafforzare il consolidamento di bilancio nell’attuale fase congiunturale ascendente ed evitare politiche procicliche che creerebbero un’eccessiva fiducia nei mercati e nel pubblico.
In merito alle riforme strutturali, condivido la posizione del Parlamento europeo secondo il quale occorrono riforme strutturali radicali per incrementare il tasso di crescita potenziale della zona euro e sostenere lo slancio dell’attuale ripresa economica. In tal senso, gli interventi di riforma intrapresi nel quadro della strategia di Lisbona rinnovata sono stati un ulteriore passo apprezzabile nella giusta direzione. Riforme nazionali volte a eliminare rigidità e inefficienze nei paesi della zona euro, portate con successo a compimento, migliorerebbero infatti il regolare funzionamento dell’unione economica e monetaria e agevolerebbero la gestione della politica monetaria unica della Banca centrale europea.
Nella vostra proposta di risoluzione sollevate una serie di temi rilevanti per la Banca centrale europea e mi preme assicurarvi che li analizzeremo con grande attenzione. Vorrei tuttavia condividere immediatamente con voi la nostra valutazione di due aspetti, vista la loro importanza e gli scambi di opinioni intervenuti al riguardo tra voi, i miei colleghi del Comitato esecutivo e me personalmente.
Nella proposta di risoluzione, la Banca centrale viene esortata a svolgere un’ulteriore analisi nel campo degli hedge fund, punto da voi sottolineato. Nel quadro della crescente attenzione prestata alle attività degli hedge fund, ritengo che sarebbe ingiusto non citare il loro ruolo in termini di miglioramento della liquidità del mercato, offerta di notevoli opportunità di diversificazione agli investitori e promozione dell’innovazione finanziaria. Ciò premesso, è chiaro che il rapido sviluppo della loro presenza all’interno del sistema finanziario pone potenzialmente rischi per la stabilità finanziaria e va ancora appurato se potrebbero amplificare la volatilità del mercato o presentare maggiori rischi di controparte in un ambiente dei mercati finanziari meno propizio. In tale contesto, la Banca centrale europea sicuramente raccoglierà il vostro invito a svolgere un’ulteriore analisi. E’ possibile che si giunga alla conclusione che occorre realmente migliorare l’attuale quadro, essenzialmente basato sulla vigilanza degli istituti finanziari che sono essi stessi sotto controllo per quanto concerne i loro rischi di controparte sugli hedge fund. Vorrei tuttavia rilevare che un siffatto miglioramento dovrebbe essere concordato a livello di comunità internazionale e, in particolare, sulla base di un’opportuna discussione transatlantica.
Per quanto concerne pagamento e regolamento, vorrei in primo luogo ringraziare il Parlamento europeo per il sostegno espresso all’attuazione, entro il novembre 2007, del sistema TARGET2. Trattandosi di un sistema di pagamento integrato per grandi importi, TARGET2 permetterà alle banche di migliorare la propria efficienza e la gestione della liquidità. In tale ambito inserirei anche la crescente pressione esercitata per ottenere una piattaforma integrata per il regolamento delle transazioni con titoli in euro. L’Eurosistema sta dunque attualmente analizzando, in coordinamento con la Commissione europea e in stretta collaborazione con il mercato, la fattibilità dell’introduzione di un’infrastruttura dell’Eurosistema che offra servizi di regolamento di titoli nella moneta della banca centrale. Si deciderà se offrire tale servizio, denominato “TARGET2-Securities”, presumibilmente all’inizio del 2007. Nel campo dei pagamenti al dettaglio, sosteniamo fortemente gli sforzi profusi per istituire la SEPA, un’area di pagamento unica in euro. Accogliamo inoltre con favore l’iniziativa della Commissione europea riguardante una direttiva sui servizi di pagamento e io personalmente apprezzo molto il contributo offerto dal Parlamento europeo per una rapida adozione di detta direttiva che assisterà il sistema bancario nell’introduzione degli strumenti di pagamento SEPA dal 1° gennaio 2008.
Vi ringrazio sentitamente per l’attenzione e resto a vostra disposizione per rispondere a eventuali domande.
(Applausi)
Kurt Joachim Lauk, a nome del gruppo PPE-DE. – (DE) Signor Presidente, vorrei esordire dicendo che, come si evince dalla relazione, in generale avalliamo l’operato della Banca centrale europea durante lo scorso anno. E’ particolarmente importante che l’indipendenza della Banca centrale sia stata assicurata e resti tale.
E’ stato dimostrato che la politica dei tassi di interesse moderati adottata dalla Banca ha contribuito a rinvigorire l’economia, anche se quella stessa politica è stata molto spesso criticata negli ultimi anni. Stando così le cose, riteniamo che sarebbe assolutamente corretto innalzare di poco l’attuale livello dei tassi di interesse, molto basso in termini storici, nel caso in cui la situazione dovesse richiederlo, per controllare le tendenze inflazionistiche.
Apprezziamo inoltre i commenti espressi della Banca centrale europea in merito alle riforme strutturali necessarie negli Stati membri, riforme che la Banca centrale sta costantemente invocando. E’ sicuramente giusto agire in tal senso perché l’inflazione colpirebbe soprattutto le fasce di reddito medio-basso. Una maggiore inflazione impoverirebbe tali fasce e noi siamo contrari a una simile prospettiva.
Accogliamo altresì con favore la dichiarazione inequivocabile del Presidente della Banca centrale europea in merito allo sviluppo delle borse valori europee. E’ fondamentale garantire che le borse valori europee siano consolidate all’interno dell’Europa e non semplicemente cedute all’estero, agli Stati Uniti, per esempio. E’ l’unico modo per impedire che i regolamenti della Commissione della borsa valori statunitense e la legge Sarbanes-Oxley siano applicati in Europa passando per la porta posteriore. In Europa disponiamo di normative solide e trasparenti per la regolamentazione del mercato, adeguate alla situazione europea, che non vanno indebolite.
Per quanto concerne la relazione, ci siamo fermamente schierati per una non politicizzazione della Banca centrale europea. Noi, gruppo PPE-DE, siamo dunque apertamente contrari alla pubblicazione dei risultati delle votazioni della Banca centrale europea, che significherebbe una politicizzazione, in quanto i risultati sarebbero poi discussi. Del pari siamo contrari a una procedura di nomina discussa pubblicamente, poiché ciò comporterebbe infinite discussioni sui candidati qualificati. Non riteniamo dunque di poter sostenere questi due elementi, perché si tradurrebbero in una politicizzazione della Banca centrale europea.
D’altro canto, vorremmo sottolineare che, se la Banca centrale europea dovesse diventare un operatore del mercato nel campo del regolamento e della compensazione di pagamenti e rate nell’ambito di TARGET2, essa dovrà anche sottostare a un’idonea forma di governo aziendale, forma ancora da sviluppare. In tal modo, si garantirebbe l’indipendenza della Banca centrale e si darebbe vita a una politica economica stabile che condurrebbe alle necessarie riforme strutturali in Europa.
Ieke van den Burg, a nome del gruppo PSE. – (NL) Signor Presidente, eviterò di soffermarmi, a nome del mio gruppo, sulla prima parte dell’intervento del Presidente Trichet o su quanto affermato poc’anzi dall’onorevole Lauk. Mi limiterò a dire che apprezzo questo ininterrotto dialogo politico – visto che il punto di vista dell’onorevole Lauk è anche, evidentemente, un punto di vista politico – con la Banca centrale. Noi stessi abbiamo intrapreso un siffatto dialogo, benché solo di recente, e ritengo che dovremmo proseguire in tal senso. La relazione sottoposta alla nostra attenzione rispecchia, a mio giudizio, proprio la maturità raggiunta da questo dialogo, toccando, come tocca, temi molto seri tra cui il legame esistente tra politica monetaria e politica macroeconomica, argomento di grande rilevanza per il nostro gruppo. Vorrei ora indicare due o tre punti che sono stati oggetto di discussione.
In primo luogo, accolgo con favore quanto affermato dal Presidente Trichet in merito agli hedge fund, all’impegno assunto per una migliore analisi di tali fondi e all’adozione di un approccio più serio al riguardo. Sebbene avessimo espresso tali idee in termini molto chiari poche settimane fa durante il dialogo, allora il Presidente Trichet era parso un po’ più esitante. Sono dunque lieta che adesso si sia espresso in maniera decisamente più esplicita – in un’altra occasione ho definito gli hedge fund il “buco nero” dei mercati finanziari – perché il “buco nero” si sta continuamente allargando e va tappato con grande determinazione monitorando i mercati finanziari, non da ultimo in un’ottica di stabilità.
Il secondo aspetto è la nomina dei membri del Comitato esecutivo della Banca centrale europea. In primavera, abbiamo discusso proprio questo tema in seguito alla nomina del signor Stark. Allora dicemmo con estrema chiarezza – poiché non avevamo nulla contro il signor Stark personalmente, perfettamente qualificato per l’incarico, ma desideravamo parlare della procedura – che non intendevamo soffermarci sulla procedura di designazione e saremmo ritornati sull’argomento nella presente relazione, il che è esattamente ciò che ora stiamo facendo.
Mi dispiace che il gruppo PPE-DE neghi il proprio aiuto per migliorare tale procedura di nomina sviluppandola al meglio, nonché il ruolo che noi, in quest’Aula, possiamo svolgere al riguardo. Apprezzo invece il fatto che almeno i liberali e altri gruppi siano pronti ad offrire il proprio sostegno e spero che si possano compiere i progressi necessari in tempo per la prossima nomina che, a quanto pare, non avverrà prima del 2009/2010. Tale aspetto è estremamente importante perché non è accettabile che i paesi maggiori godano di una posizione privilegiata e che, come nel caso citato, si decida solo nella Cancelleria federale di Berlino chi sia un candidato idoneo.
In conclusione, vorrei passare alla questione di TARGET2. Abbiamo chiaramente rinunciato a parlare di tale argomento, come anche del codice di condotta che la Commissione sta predisponendo al riguardo, scegliendo invece di seguire da vicino la vostra prossima mossa. In questa fase, ciò che possiamo dire è che, se, e ribadisco se, vogliamo che la Banca centrale europea e l’Eurosistema abbiano un ruolo decisionale attivo in proposito, occorrerà un idoneo monitoraggio e un processo decisionale democratico, punto sul quale tutti concordiamo.
Jules Maaten, a nome del gruppo ALDE. – (NL) Signor Presidente, la presente relazione costituisce in tutti i casi, come già sottolineato, un’opportunità effettiva per analizzare nuovamente in maniera approfondita non solo la relazione annuale della Banca centrale europea, ma anche la nostra posizione, in quanto Parlamento, all’interno del dibattito sulla politica monetaria. Devo dire che questa volta, come è già accaduto in anni recenti, il mio gruppo ha sposato una linea tradizionale. In primo luogo, il nostro punto di vista sulla politica monetaria è inequivocabile. L’indipendenza della Banca centrale europea non va toccata, non si possono esercitare pressioni politiche e dobbiamo evitare che la politica monetaria nella zona euro sia politicizzata.
Riteniamo che occorra rinsaldare la fiducia nella Banca centrale europea. Nel settembre 2005, quando il tasso di inflazione è arrivato al 2,6 per cento, la Banca centrale europea ha risposto correttamente aumentando il tasso di interesse storicamente molto basso. La stabilità dei prezzi è la massima priorità della Banca centrale europea e tale deve restare, come sancito dal Trattato. Ciò premesso, siamo anche del parere che sia possibile una maggiore trasparenza, cosa che ribadiremo anche in futuro. Questo aspetto è stato peraltro sollevato ben sei anni fa dall’onorevole Huhne, che all’epoca elaborò una relazione in proposito. Apprezzo altresì l’impegno profuso dalla Banca centrale europea al riguardo e l’odierna presenza in Aula del suo Presidente è una cosa ben diversa – sebbene le persone coinvolte siano le stesse – dalle sue visite in seno alla commissione per i problemi economici e monetari, una partecipazione sicuramente elogiabile che, ritengo, rappresenti un’innovazione rispetto al passato.
Ciononostante, il processo decisionale della Banca centrale si svolge, in gran parte, in quelle che ci paiono recondite stanze oscure. Non intendiamo ovviamente sostenere che l’intero Parlamento europeo e la BBC presenzino alle riunioni del Comitato esecutivo della Banca centrale, ma vorremmo conoscere le argomentazioni pro e contro una decisione presa e sapere se le decisioni sono state prese all’unanimità o meno, in modo che il mercato possa avere un quadro più chiaro della politica monetaria.
Vorremmo infine chiedere che la procedura di designazione dei membri del Comitato esecutivo della Banca centrale sia rivista. Riteniamo che il principio che attualmente presiede de facto alla ripartizione degli incarichi della Banca centrale in base alle dimensioni degli Stati membri debba essere abbandonato. Anziché intraprendere un dibattito pubblico generalizzato sull’argomento, riteniamo che a tal fine la possibilità di scelta tra vari candidati effettivamente costituisca un sistema migliore.
Jacky Henin, a nome del gruppo GUE/NGL. – (FR) Signor Presidente, onorevoli colleghi, giacché stiamo discutendo sulla relazione della Banca centrale europea, vorrei rivolgere qualche parola al suo Presidente.
Signor Presidente Trichet, lei è realmente il restauratore di un pessimo sistema per tutti i popoli europei e, in quanto tale, lei è probabilmente – e involontariamente, perché altrimenti ne saremmo venuti a conoscenza – il miglior promotore del “no” dei popoli francese e olandese al Trattato costituzionale europeo, e per questo la ringraziamo.
I principi fondatori della Banca centrale europea sono già, essi stessi, un ostacolo alla crescita nella zona euro, ma quando, nonostante il suo intervento, comunque vi è crescita, questa crea pochi posti di lavoro, o non ne crea affatto, e si manifesta unicamente a beneficio dei più ricchi. La Banca centrale europea asserisce di aver arginato l’inflazione. In realtà, i ceti medio-bassi hanno visto dissolversi il proprio potere di acquisto, mentre i ricchi non lo sono mai stati tanto. La Banca centrale difende il peggiore dei capitalismi, quello dei benestanti e dell’impoverimento delle classi medio-basse. La sua inerzia di fronte alla politica del dollaro debole condotta dagli Stati Uniti distrugge, di giorno in giorno, migliaia di posti di lavoro industriali qualificati che creano valore aggiunto nella zona euro. Lei rappresenta la banca del malcontento e della disoccupazione di massa.
Per tutti questi motivi, occorre farla finita con una Banca centrale europea agli ordini dei mercati finanziari e completamente avulsa dalla volontà dei popoli dell’Unione. Serve urgentemente un nuovo Trattato che affidi una missione alla Banca centrale europea in materia di occupazione, formazione e ricerca sotto lo stretto controllo del nostro Parlamento e dei parlamenti nazionali, un nuovo Trattato che dovrà imperativamente sostituire il patto di stabilità finanziaria, un patto di progresso sociale per l’occupazione e la crescita in grado di rilanciare, in tutta l’Unione, la spesa pubblica per la salute, la formazione, l’istruzione, l’edilizia popolare, la cultura, i trasporti e le infrastrutture.
Solo prendendo tali decisioni riusciremo a riconquistare la fiducia del popolo europeo, altrimenti la distanza tra le nostre Istituzioni e i vari popoli continuerà ad aumentare aggravando il divario in termini di ricchezza tra popoli dell’Unione e tra cittadini di uno stesso paese, e favorendo l’escalation di estremismi e nazionalismi antieuropei.
John Whittaker, a nome del gruppo IND/DEM. – (EN) Signor Presidente, stiamo di nuovo insegnando alla Banca centrale europea come svolgere il proprio lavoro! Questo atteggiamento non solo è contrario allo spirito del Trattato, il quale dichiara che la Banca centrale europea è indipendente, ma è anche una gran perdita di tempo perché, come sempre, la Banca centrale europea ascolterà educatamente ma, come è ragionevolmente ipotizzabile, ne terrà poco conto. Infatti, la Banca centrale europea ha abbastanza problemi già da sola, senza ascoltare questo Parlamento, nel fissare un tasso di interesse che vada bene per 12 economie diverse, che presto saranno ben più numerose.
La difficoltà a trovare un’unica soluzione adatta a tutti permane. Al momento, le economie della zona euro allargata stanno assistendo a una crescita leggermente superiore ma, come conferma il Presidente Trichet, si tratta di una crescita fragile. Nel momento in cui questo delicato equilibrio vacillerà, il suo problema nella scelta del tasso di interesse giusto diventerà ancora più complesso. La Banca centrale sarà infatti costretta a scegliere tra inflazione in Germania o recessione in Europa meridionale, con tutte le infauste implicazioni per l’indebitamento dei governi che ciò inevitabilmente comporterà.
Mi domando quale consiglio elargirà il Parlamento in quel momento.
Jean-Claude Martinez (NI). – (FR) Signor Presidente, signor Presidente della Banca centrale europea, ieri abbiamo discusso in questa sede del cancro al seno e nessuno pareva preoccupato per la lotta all’inflazione. Questo significa che, quando si tratta di vita o di morte, la gerarchia delle priorità cambia: capiamo cosa è veramente importante!
Orbene, la lotta all’inflazione è davvero l’elemento essenziale della vita economica? Esordire nella nostra risoluzione con un riferimento al Padre – l’indipendenza della Banca centrale – e al Figlio – la stabilità dei prezzi – sperando che lo Spirito Santo – la prosperità – discenda dagli Stati Uniti, forse è buona cosa per l’indipendenza della Banca centrale, ma non lo è per i popoli! Personalmente, signor Presidente Trichet, capisco perfettamente che lei sia vincolato dagli aggregati monetari uno, due e tre, dal fine tuning e dalla necessità di indirizzare i tassi di interesse. Tuttavia, anche nel paese di Milton Friedman si lascia il Cile praticare un avanzo di bilancio dell’1 per cento mentre gli stessi Stati Uniti scelgono la via dell’overdose di bilancio. Occorre dunque porsi il vero interrogativo: se la nonna tedesca ha avuto il diabete inflazionistico negli anni Venti, è davvero necessario che, 80 anni dopo, tutta l’Europa segua una dieta senza zucchero di bilancio e senza zucchero monetario?
Alexander Radwan (PPE-DE). – (DE) Signor Presidente, signor Presidente della Banca centrale europea, il gruppo PPE-DE avalla la posizione della Banca centrale europea in merito alla stabilità monetaria. Non dovremmo cedere alla tentazione di aggiungere alle responsabilità della Banca centrale settori in cui gli Stati nazione si rifiutano di agire, ossia quelli delle riforme economiche e sociali. La Banca centrale non può pagare da sola per queste riforme né può permettersi di farlo. In questo caso, è essenziale che gli Stati nazione assolvano infine i propri obblighi.
Sosteniamo inoltre l’indipendenza della Banca centrale europea, la sua indipendenza politica e l’indipendenza della sua politica monetaria, e tutto questo sin dalla procedura di selezione dei suoi membri. Non so quali saranno gli esiti delle votazioni odierne. Posso soltanto dirvi che il PPE-DE appoggia l’idea della non politicizzazione, a partire dalla procedura di selezione, e ritiene che la forma di trasparenza proposta non sia utile. La Banca centrale europea dispone di diversi altri strumenti nel suo dialogo e li utilizza, proprio come altre banche centrali nel mondo. Vi è un ampio consenso in merito all’interno di quest’Aula.
Per quel che concerne l’indipendenza, vorrei aggiungere che stiamo combattendo per l’indipendenza della politica monetaria; spero anche, però, che la Banca centrale non insista troppo su questo tema. Da anni, ormai, intratteniamo con essa una discussione in merito a “compensazione e regolamento”, soprattutto con la signora Tumpel-Gugerell, e vorrei semplicemente ricordare al Parlamento che la Banca centrale europea ha avviato un dialogo sull’argomento con il Comitato delle autorità europee di regolamentazione dei valori mobiliari (CESR) e ora sta aprendo un dialogo con gli operatori del mercato.
Non siamo contrari al dialogo, voglio dirlo con chiarezza. Forse la via che la Banca centrale sta proponendo e intraprendendo sarà, alla fine, quella giusta. Per noi non si tratta di una valutazione materiale, ma la via attraverso la quale la Banca centrale diventa parte del mercato non può essere scelta senza supervisione e prescindendo dalla politica. Per questo l’abbiamo chiesto con estrema urgenza e speriamo che oggi la votazione proceda come tutti auspichiamo. Abbiamo bisogno di un buon governo nonché di un quadro normativo per quest’area.
Non possiamo trovarci in una situazione in cui Parlamento e Commissione deliberano sull’eventualità di formulare una direttiva e tracciare un quadro idoneo per poi sentirsi dire dalla Banca centrale che nulla di tutto questo la riguarda e che intraprenderà la via che ritiene appropriata. Non esageriamo dunque. In materia di politica monetaria, siamo dalla vostra parte.
Robert Goebbels (PSE). – (FR) Signor Presidente, dalla sua creazione, la Banca centrale ha assolto la sua principale missione, ossia la lotta all’inflazione, e di fatto il tasso di inflazione della zona euro è rimasto al di sotto di quello degli Stati Uniti e del Regno Unito. I nostri concittadini si sbagliano quando pensano che l’euro ha fatto salire i prezzi alle stelle. Certo, si è avuta una spinta inflazionistica quando siamo passati all’euro, soprattutto nel campo della ristorazione e del commercio, dove i prezzi hanno subito un eccessivo arrotondamento al rialzo. Detto questo, da quella febbre iniziale, l’inflazione di fondo è rimasta generalmente sotto controllo. Il boom dei prezzi sul mercato del petrolio e del gas è uno sconvolgimento esterno sul quale l’Unione ha ben poca influenza. Tuttavia, poiché l’euro si è rivalutato rispetto al dollaro, che resta la valuta nella quale sono quotate le materie prime, l’impatto è stato meno forte per la zona euro di quanto lo sia stato per gli americani.
L’euro è infatti uno scudo che ha protetto tutta l’Europa in occasione di avvenimenti quali la guerra in Iraq, la guerra in Afghanistan o addirittura l’11 settembre 2001. Senza l’euro, molte valute europee sarebbero state sotto pressione e avrebbero rischiato di provocare il crollo del mercato interno. Come ha affermato il Presidente Zapatero, la Spagna non avrebbe mai potuto ritirare le proprie truppe dall’Iraq se la sua valuta fosse stata la peseta anziché l’euro. Tuttavia, nonostante l’ottimo servizio reso dall’euro all’Europa, e mi congratulo con la Banca centrale europea per il lavoro svolto, resto comunque del parere che la Banca centrale europea potrebbe fare di meglio. Il Presidente Trichet e i suoi colleghi attribuiscono troppa importanza alla lotta all’inflazione, mentre i rischi inflazionistici restano molto limitati.
Viceversa, la Banca centrale si rifiuta di offrire il proprio sostegno alle politiche economiche generali dell’Unione e giustifica la propria posizione affermando che il Trattato costituzionale stabilisce che il mantenimento della stabilità dei prezzi è l’unico sostegno possibile alla politica economica generale dell’Europa. La Banca centrale è indipendente e lo resterà, anche senza l’appoggio dell’onorevole Radwan, ragione di più per dimostrare apertura al dialogo. Quando si è indipendenti, signor Presidente, ci si può permettere di intrattenere una concertazione più attiva con l’Eurogruppo, per esempio al fine di ottenere uno sviluppo economico più sostenuto dell’Europa. Crescita e stabilità sono i due piedi che fanno avanzare l’Europa.
Wolf Klinz (ALDE). – (DE) Signor Presidente, vorrei ringraziare il Presidente Trichet e i suoi colleghi per l’intensa collaborazione sinora dimostrata. La relazione annuale della Banca centrale è un documento importantissimo per quest’Aula, in quanto costituisce la base per discutere temi fondamentali di politica monetaria. Non per niente il presidente della commissione per i problemi economici e monetari ha assunto personalmente l’incarico di relatore su tale argomento.
Le discussioni in merito alle nomine in seno alla Banca centrale e al suo compito principale sfociano però sempre in controversie; ne abbiamo avuta l’ennesima dimostrazione. Non sorprende dunque che solo attraverso innumerevoli proposte di compromesso sia stato possibile giungere a un risultato vagamente simile a una posizione comune in seno alla commissione. A titolo personale, mi rammarica il fatto che il gruppo PSE si sia astenuto dalla votazione finale in commissione, nonostante tutti questi compromessi. La sua decisione denuncia le difficoltà che il gruppo socialista ancora incontra con una serie di punti della relazione. Il gruppo ALDE ha invece appoggiato l’indipendenza della Banca centrale senza ulteriori ipotesi e obiezioni.
Compito principale della Banca è e resta garantire la stabilità dell’euro, compito sinora assolto egregiamente. Non possiamo in alcun caso essere accondiscendenti sul tema dell’indipendenza o della stabilità dei prezzi. Anche in futuro, pertanto, non si dovranno esercitare pressioni politiche e i membri del Comitato esecutivo dovranno essere scelti unicamente sulla base delle loro competenze e non della loro nazionalità.
Ashley Mote (NI). – (EN) Signor Presidente, ancora una volta pare necessario richiamare l’attenzione sul fatto che la Banca centrale europea continua a stampare in grandi quantità banconote da 500 euro, utili soltanto a quanti accumulano ricchezze discutibili o riciclano danaro sporco. In realtà, ultimamente il volume dell’emissione di questo tipo di banconote è addirittura salito. Eppure il Sunday Times di Londra ha recentemente pubblicato un lungo articolo contenente molte prove in merito all’uso di tali banconote in Spagna, Italia e Grecia, direttamente a fini di riciclaggio. L’unica conclusione che possiamo trarne è che la Banca centrale europea assiste e spalleggia attivamente tali manovre.
Dariusz Rosati (PSE). – (PL) Signor Presidente, vorrei esprimere un parere favorevole sulle attività condotte dalla Banca centrale europea nel 2005. Vorrei anche categoricamente ribadire che il gruppo PSE sostiene appieno e rispetta l’indipendenza della Banca centrale, ritenendo che essa sia una condizione sine qua non per condurre una politica monetaria appropriata nell’unione economica e monetaria, che peraltro garantisce il valore della nostra moneta comune.
Vorrei ora sottolineare tre aspetti di cui si è discusso a lungo in questo Parlamento. In primo luogo, resta poco chiara l’importanza relativa dei due pilastri della politica monetaria adottata dalla Banca centrale. Mi riferisco all’offerta monetaria rispetto ad altre informazioni sulla futura inflazione. Non sappiamo, pertanto, se o in quale misura gli sviluppi dell’offerta monetaria costituiscano un fattore decisivo per la Banca centrale quando fissa i tassi di interesse. Stabilire regole chiare al riguardo migliorerebbe la trasparenza e l’efficacia della politica monetaria.
In secondo luogo, occorre urgentemente un’interpretazione chiara del mandato della Banca centrale europea previsto dall’articolo 105, paragrafo 1, del Trattato. In particolare, la Banca centrale deve dichiarare come intende assolvere gli obblighi, previsti dal Trattato, di sostenere la politica economica dell’Unione europea mantenendo, nel contempo, la stabilità dei prezzi, e di quali risorse intende avvalersi a tal fine. Ribadirei in proposito che il Trattato opera una chiara distinzione tra questi due obiettivi, che pertanto non possono considerarsi interscambiabili. Se la Banca centrale avesse adottato una posizione chiara in merito, sarebbe stato possibile evitare equivoci circa l’eventuale responsabilità della Banca centrale nel raggiungimento di obiettivi diversi dalla stabilità dei prezzi.
In terzo luogo, la Banca centrale interpreta erroneamente il criterio di inflazione applicato per valutare il grado di preparazione dei nuovi Stati membri all’ingresso nella zona euro. Il Trattato stabilisce chiaramente che il punto di riferimento dovrebbe essere il tasso medio di inflazione, e cito: “dei tre Stati membri che hanno conseguito i migliori risultati in termini di stabilità dei prezzi”. Il Trattato non parla di prezzi più bassi. La Banca centrale ha definito la stabilità dei prezzi come equivalente ad un tasso di inflazione inferiore, ma prossimo al 2 per cento. Tuttavia, nel momento in cui valuta il livello di preparazione dei paesi candidati, la Banca centrale applica un’altra definizione, vale a dire la media dei tre paesi con l’inflazione più bassa. Non possono sussistere due diverse interpretazioni della stessa disposizione del Trattato, e dunque chiedo alla Banca centrale di chiarire la situazione.
Antolín Sánchez Presedo (PSE). – (ES) Signor Presidente, signor Presidente Trichet, onorevoli colleghi, la presentazione e la discussione in Parlamento della relazione annuale 2005 della Banca centrale europea è quella fase di rendicontazione annuale che rende l’indipendenza della Banca centrale compatibile con il suo controllo democratico.
Vorrei formulare tre brevi commenti sull’impatto della politica monetaria, la necessità di un’integrazione finanziaria e la futura composizione del Comitato esecutivo.
Gli obiettivi della politica monetaria sono controllare l’inflazione e contribuire agli obiettivi economici di carattere generale. Alla fine del 2005, trascorsi due anni e mezzo durante i quali non è stata intrapresa alcuna azione, la Banca centrale europea ha aumentato i tassi di interesse, l’inflazione si è attestata a 2 decimi di punto al di sopra del 2 per cento e si è avuta una modesta crescita dell’1,4 per cento nella zona euro.
Questi sono dati macroeconomici, ma i risultati della politica monetaria impongono l’adozione di un approccio più preciso che, a mio parere, deve prevedere due azioni: da un lato, occorre esaminare le divergenze interne, che sono considerevoli, in termini di inflazione e crescita, tra gli Stati membri della zona euro, e questo è un aspetto importante al fine di valutare l’impatto della politica monetaria e, soprattutto, di garantire che non vi siano squilibri persistenti; dall’altro, occorre anche conoscere l’effetto che tali condizioni della politica monetaria esercitano sul mercato e, in particolare, sulle piccole e medie imprese.
Nel corso del 2005, la Banca centrale europea ha pubblicato la prima relazione sull’integrazione finanziaria nella zona euro, una relazione che offre un contributo molto importante, e per questo le rivolgo le mie congratulazioni. La globalizzazione accelerata sta producendo cambiamenti nei prodotti e sui mercati finanziari che comportano nuove sfide. Quando è stata creata la moneta unica, i rischi del sistema potevano essere affrontati con strumenti della politica monetaria. Ora abbiamo bisogno di nuove iniziative ed è per questo che è importante continuare a progredire sul versante dell’unione economica e monetaria per conseguire nuovi obiettivi, ma anche per mantenere l’efficienza della politica monetaria di fronte a nuove sfide.
Infine, in merito alla composizione del Comitato esecutivo, sono favorevole a un maggior controllo parlamentare per ottenere più professionalità e competenza, ma anche una maggiore integrazione della dimensione di genere, signor Presidente. Nella foto di gruppo dell’organo direttivo della Banca compare una sola donna.
Jean-Claude Trichet, Banca centrale europea. (FR) Signor Presidente, vorrei formulare qualche osservazione, visto che sono state sollevate diverse questioni.
In primo luogo, vorrei ringraziare gli onorevoli parlamentari. Sono rimasto infatti molto colpito dalla perspicacia delle osservazioni, dei commenti e delle raccomandazioni che ci sono stati rivolti.
In merito all’indipendenza, vorrei confermare, a nome di tutti i membri del Comitato esecutivo e del Consiglio direttivo della Banca centrale europea, quanto sia importante sentire tantissimi parlamentari sostenere che l’indipendenza della Banca centrale è un aspetto del massimo rilievo. Vi confesso che non saremmo stati assolutamente in grado di offrire all’economia europea l’ambiente monetario e finanziario che le è proprio senza la credibilità che tale principio di indipendenza riconosciuto dal vostro Parlamento, dal mondo intero e da tutti gli operatori del mercato, ovunque si trovino, ci assicura. Tale indipendenza è sancita dal Trattato, è un elemento riconosciuto ed è una carta vincente fondamentale dell’Europa.
Ringrazio dunque, ancora una volta, tutti i parlamentari che si sono espressi con estrema chiarezza al riguardo.
Vorrei ora affrontare alcuni ulteriori punti sollevati, sicuramente importanti agli occhi di diversi parlamentari. Devo dire che la questione della nomina dei membri del Comitato esecutivo è un tema che dovrebbe essere affrontato con gli organi esecutivi, primo tra tutti il Consiglio, perché sono loro i responsabili di tali aspetti. Noi siamo nominati secondo le disposizioni del Trattato e, come sapete, non solo il Parlamento esprime la propria valutazione in merito alla qualità delle varie persone interessate, ma la stessa cosa facciamo noi all’interno del Consiglio direttivo. So bene che il Parlamento vorrebbe non solo avere un ruolo consultivo, ma essere anche responsabile della decisione stessa, e rispetto tale desiderio. Mi rendo conto che la Banca centrale deve lasciare che Parlamento e Consiglio discutano la questione, a condizione che vengano imprescindibilmente garantite piena indipendenza e non politicizzazione; è infatti chiaro che se l’Istituzione dovesse essere politicizzata non sarebbe in grado di offrire ciò che è chiamata a offrire, ossia la stabilità dei prezzi, che dipende anche da una sua solida credibilità, in maniera che le aspettative di inflazione possano essere saldamente ancorate.
Per quel che riguarda i vari commenti sul dialogo tra Parlamento e Banca centrale europea, a mio parere, tale dialogo è migliorato in termini sia di frequenza sia di interazione, e terrò debitamente conto di tutte le osservazioni formulate in questa sede, ivi comprese quelle in merito alla gestione dell’eventuale sistema TARGET2-Securities. Su questo tema, che le è caro, onorevole Radwan, come è caro ad altri parlamentari, vorrei dire che la nostra aspirazione – aspetto sul quale stiamo effettivamente ancora lavorando – era massimizzare i vantaggi dell’integrazione europea a seguito della riuscita introduzione dell’euro, poiché è chiaro che la disponibilità di un unico sistema di regolamento per i titoli denominati in euro rappresenterebbe indubbiamente un progresso.
Il secondo obiettivo sarebbe massimizzare l’efficienza del regolamento, cosa che probabilmente richiederebbe il regolamento in contanti e titoli con la stessa piattaforma informatica, secondo quanto tecnicamente è noto come “modello integrato”.
Il terzo aspetto, importante anche dalla prospettiva della Banca centrale, è come massimizzare il controllo della Banca sui conti delle banche aperti presso di noi. In proposito, siamo molto determinati, in quanto riteniamo che soluzioni che evitino alle banche centrali l’obbligo di ricorrere a risorse esterne per la gestione dei loro conti non siano valide.
Questi sono i tre motivi principali per i quali siamo lavorando sull’argomento attraverso un dialogo con il mercato, che è importantissimo, e, ovviamente, con il Parlamento.
Sono stati evocati diversi altri punti. Non ritornerò sulla questione degli hedge fund, sollevata in particolare dall’onorevole van den Burg. Riguardo al nostro livello di trasparenza e apertura in materia di comunicazione, ribadisco che non prendiamo decisioni da soli a porte chiuse. Il Commissario e il Presidente dell’Eurogruppo, Jean-Claude Juncker, sono invitati a tutte le riunioni del Consiglio direttivo e ogni quindici giorni alle nostre discussioni e delibere, in modo che possano essere il più vicino possibile alle decisioni prese. Io personalmente ho il privilegio di presentarmi ogni mese dinanzi all’Eurogruppo. Mensilmente vi sono dunque tre occasioni per scambiarsi pareri e capire il più possibile come funziona realmente il processo decisionale. Mi pare che, da questo punto di vista, disponiamo del sistema di contatti meglio organizzato al mondo, e non è una novità, in quanto era già tradizione della Bundesbank, della Banque de France e di varie altre banche centrali. Non sottovalutiamone il significato. Alcuni commenti non ne hanno tenuto debitamente conto.
Per quel che riguarda la trasparenza del nostro concetto di politica monetaria, siamo in una posizione in cui diciamo che il nostro obiettivo principale è la stabilità dei prezzi perché è esattamente quanto stabilisce il Trattato. Noi diamo una definizione aritmetica della stabilità dei prezzi come tasso di inflazione inferiore e prossimo al 2 per cento. Lo sanno tutti. Abbiamo una strategia fondata su due pilastri estremamente chiara e, al riguardo, siamo molto più trasparenti e precisi, offriamo un metro di misura molto più circostanziato con il quale valutare le nostre prestazioni, rispetto ad altre banche centrali nostre consorelle. Non voglio riferirmi a nessuna in particolare, ma oltreoceano una banca centrale consorella, per motivi propri sicuramente più che giustificati, adotta un approccio diverso alla definizione della stabilità dei prezzi per quel che riguarda la chiarezza di tale obiettivo. Da questo punto di vista, dunque, siamo molto trasparenti. Tutto il mondo sa che siamo trasparenti, e questa è una delle ragioni per le quali le aspettative di inflazione sono ancorate in linea con la nostra definizione di stabilità dei prezzi, il che è un risultato fondamentale.
Ancora qualche parola, signor Presidente, in risposta ad alcuni parlamentari. Il fatto che siamo credibili e che le nostre previsioni di inflazione coincidano con la nostra definizione di stabilità dei prezzi offrono all’economia europea un ambiente finanziario particolarmente favorevole.
Ai parlamentari che hanno criticato la nostra politica monetaria rimproverandole di essere troppo ortodossa, domanderei semplicemente di ripensare ai tassi di interesse dei mercati a medio e lungo termine nei loro paesi prima dell’introduzione dell’euro. In realtà, le previsioni di inflazione presupponevano un’inflazione molto superiore a quella che noi oggi personalmente possiamo garantire agli europei. Va peraltro osservato che un’inflazione bassa rappresenta soprattutto un fattore fondamentale per gli strati più poveri della società, in quanto ne preserva il potere di acquisto. Ho rilevato, per inciso, che parecchi parlamentari ci pregavano di restare estremamente vigili al riguardo. Sono dunque profondamente convinto che sussista un rapporto molto diretto tra il nostro primo obiettivo, assegnatoci dal Trattato, e l’articolo 105.
Il conseguimento del primo obiettivo è un prerequisito necessario ma non sufficiente per andare nella direzione auspicata da tutti in questo Emiciclo, vale a dire, come è ovvio, crescita e occupazione. La stabilità dei prezzi è una condizione indispensabile per una crescita sostenibile e la creazione di posti di lavoro duraturi.
Se ho ancora del tempo a disposizione, vorrei formulare altre due o tre osservazioni. Per quanto concerne le banconote da 500 euro, non posso ovviamente condividere l’osservazione in cui si ventilava l’idea che staremmo appoggiando attivamente il riciclaggio di danaro sporco. Come sapete, l’emissione di banconote di grosso taglio era tradizione consolidata di molti paesi che fanno parte della zona euro e abbiamo deciso di non intervenire drasticamente sulle diverse tradizioni. Questo tipo di banconote, pertanto, viene utilizzato in alcuni paesi, ma non in altri. Resta un’alternativa e abbiamo scelto di non abolirla per quei paesi e quelle economie abituati ad avvalersi di tali tagli.
Se, come credo, ho affrontato tutti gli altri aspetti emersi nel corso della discussione, concluderei soffermandomi un istante sull’angolazione proposta dall’onorevole Whittaker, vale a dire quella di un’unica soluzione adatta a tutti. L’Europa è una vasta economia continentale e, dal 1° gennaio del prossimo anno, con l’adesione della Slovenia, la zona euro conterà 315 milioni di cittadini. In questo modo l’entità della nostra popolazione sarà dunque simile ai 300 milioni di persone che vivono negli Stati Uniti e, pertanto, l’UE sarà un’economia dello stesso ordine di grandezza degli USA. Misurando la dispersione, ossia la deviazione standard della crescita e dell’inflazione a livello di vari Stati di dimensioni diverse, ci si rende conto che il valore è grossomodo lo stesso per entrambe le economie, fatto non molto risaputo, ma che vale la pena di sottolineare, in quanto pare essere una caratteristica di una grande economia continentale.
Ciò non significa che dobbiamo alimentare differenze persistenti, ed è uno degli aspetti che abbiamo discusso, soprattutto nell’ambito dell’Eurogruppo. Dobbiamo riflettere sulla questione, ma, lo ribadisco, sarebbe probabilmente sbagliato dimenticare che alle dimensioni dell’economia in questione è sempre associato un elemento di dispersione.
Signor Presidente, ritengo di aver sviscerato la maggior parte dei temi sollevati, ma ovviamente resto a disposizione del Parlamento per qualsiasi ulteriore chiarimento.
Presidente. – La ringrazio, Presidente Trichet.
La discussione è chiusa.
La votazione si svolgerà oggi, alle 11.30.
Dichiarazione scritta (articolo 142 del Regolamento)
Jean-Pierre Audy (PPE-DE). – (FR) La relazione della collega Berès sulla relazione annuale 2005 della Banca centrale europea è deludente in quanto non mette sufficientemente in rilievo la necessità di una riflessione politica sull’utilizzo dell’euro a sostegno della crescita e dell’occupazione.
In un mondo sempre più complesso, caratterizzato da una guerra economica e sociale di una violenza estrema, non condurre un ampio dibattito politico di qualità su un tema del genere è oggi un errore che, domani, può trasformarsi in una colpa. La Banca centrale europea e il suo Presidente, Jean-Claude Trichet, non devono perdere di vista il fatto che l’articolo 105 del Trattato che istituisce la Comunità europea indica chiaramente che, fermo restando l’obiettivo della stabilità dei prezzi, il sistema europeo di banche centrali deve offrire il proprio supporto alle politiche economiche dell’Unione. In un momento in cui il rialzo dei prezzi delle materie prime e dell’energia genera tensioni inflazionistiche naturali in tutto il mondo, dobbiamo riflettere sull’impatto che tale situazione genera sul nostro mercato interno e sulla nostra moneta comune domandandoci seriamente se non sia giunto il momento di far evolvere l’euro in modo che, oltre a un pregevole successo tecnico, diventi anche una moneta politica.