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Procedura : 2004/0001(COD)
Ciclo di vita in Aula
Ciclo del documento : A6-0375/2006

Testi presentati :

A6-0375/2006

Discussioni :

PV 15/11/2006 - 3
CRE 15/11/2006 - 3

Votazioni :

PV 15/11/2006 - 7.1
CRE 15/11/2006 - 7.1
Dichiarazioni di voto

Testi approvati :

P6_TA(2006)0490

Resoconto integrale delle discussioni
Mercoledì 15 novembre 2006 - Strasburgo Edizione GU

3. Servizi nel mercato interno (discussione)
Processo verbale
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  Presidente. L’ordine del giorno reca la raccomandazione per la seconda lettura (A6-0375/2006), della commissione per il mercato interno e la protezione dei consumatori, sulla posizione comune del Consiglio in vista dell’adozione della direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio relativa ai servizi nel mercato interno [10003/4/2006 C6-0270/2006 2004/0001 (COD)] (Relatore: onorevole Gebhardt).

 
  
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  Evelyne Gebhardt (PSE), relatore. – (DE) Signor Presidente, signor Presidente in carica del Consiglio, signor Commissario, onorevoli colleghi, giungiamo oggi al termine di un dibattito che continua in Parlamento da oltre due anni sul tema della direttiva sui servizi. Ritengo che possiamo essere del tutto soddisfatti e orgogliosi del lavoro che abbiamo svolto in questo ambito.

Ovviamente non sono l’unica ad aver lavorato sulla questione; molti dei miei colleghi hanno fatto la loro parte per assicurare una collaborazione costruttiva. Consentitemi soltanto di citare alcune persone che desidero ringraziare, per rendere omaggio a tutti coloro che si sono adoperati per garantire una così positiva collaborazione. Desidero quindi ringraziare gli onorevoli Goebbels, Swoboda, van Lancker e McCarthy, nonché l’onorevole Thyssen del gruppo del Partito popolare europeo (Democratici cristiani) e dei Democratici europei, gli onorevoli Jonckheer e Rühle del gruppo Verde/Alleanza libera europea e l’onorevole Jäätteenmäki del gruppo dell’Alleanza dei Democratici e dei Liberali per l’Europa. Tutti loro hanno contribuito in misura notevole al nostro successo.

C’è poi una persona che vorrei ringraziare in particolare, ed è il relatore ombra del gruppo PPE-DE, onorevole Harbour.

(Applausi)

Vorrei altresì esprimere un ringraziamento a nome dell’onorevole Schulz, che me l’ha chiesto specificamente ieri sera, per la cooperazione costruttiva che ha potuto sperimentare, poiché non è stato facile, date le divergenze di opinione rappresentate in questa Assemblea, redigere un testo comune in grado di ottenere un largo consenso senza causare divisioni tra il Parlamento e i cittadini dell’Unione europea, né si poteva dare per scontato che si riuscisse a portare a termine tale impresa.

Questa costruttiva collaborazione può essere constatata anche nel testo oggi in discussione, che coniuga gli interessi dei lavoratori e dei consumatori con quelli dell’economia. Siamo riusciti, con questo testo, a dare un reale contributo al fine di mettere le persone maggiormente al centro della politica. A mio parere, è essenziale per il nostro futuro lavoro in Parlamento affermare con assoluta chiarezza che stiamo plasmando la politica sulle persone, sui cittadini d’Europa. L’economia è importante, la stabilità è importante, ma più importanti in assoluto sono i cittadini in nome e per conto dei quali formuliamo le politiche.

Con questo testo comune siamo intanto riusciti, attraverso la soppressione del principio del paese d’origine, a proteggere i diritti dei lavoratori, vale a dire il diritto del lavoro, il diritto sociale, la tutela dei consumatori e altre importanti questioni collegate ai diritti, e a dotarci di una regolamentazione positiva. Era molto importante per noi migliorare i diritti dei lavoratori, evitando così una concorrenza malsana tra i sistemi sociali degli Stati membri.

La soppressione degli articoli 24 e 25 evita che la direttiva servizi colpisca o metta in pericolo la direttiva relativa al distacco dei lavoratori e ci ha permesso di lavorare congiuntamente in modo efficace in questo ambito. Escludendo dal campo di applicazione della direttiva sui servizi elementi piuttosto significativi dei servizi di interesse generale, abbiamo fatto sì che si trovasse una soluzione a un problema veramente enorme, alla luce del fatto che questa direttiva sui servizi è in effetti, ovviamente, una direttiva per i servizi commerciali, il che significa che i servizi sanitari e sociali, che hanno requisiti totalmente diversi a causa degli speciali interessi coinvolti, non rientrano nel campo di applicazione della direttiva.

Comunque non abbiamo fatto soltanto qualcosa per i lavoratori; abbiamo anche fatto in modo che questa direttiva sui servizi creasse vantaggi per l’economia, per i prestatori di servizi. Abbiamo fatto in modo di rendere molto più facile la libera circolazione dei prestatori di servizi in altri Stati membri. Abbiamo realizzato questo obiettivo, per esempio, codificando di fatto il principio della libertà di prestazione dei servizi, affermando con assoluta chiarezza che le misure protezioniste negli Stati membri devono essere abolite e che sono disponibili sportelli unici per aiutare i prestatori di servizi a spostarsi nell’Unione europea.

Vi sono ancora un paio di punti che dobbiamo discutere in Parlamento, e sono punti che abbiamo già discusso. Ritengo che oggi la Commissione possa fornire un’importante risposta a queste domande; in modo più specifico, può chiarire un paio di punti assolutamente fondamentali per noi, connessi in particolare al diritto del lavoro, ai diritti alle prestazioni di sicurezza sociale, al diritto penale e agli orientamenti che la Commissione deve provvedere ai sensi della direttiva servizi, con l’intenzione, per quanto ne so, non di incominciare a fornire interpretazioni sull’attuazione della direttiva servizi, ma piuttosto di garantire che la direttiva rappresenti un aiuto per gli Stati membri. L’interpretazione dei testi è compito della Corte di giustizia e non della Commissione. La Commissione lo ha capito e ne siamo assai soddisfatti.

Signor Presidente, attendo ora con grandissimo interesse la dichiarazione della Commissione.

(Applausi)

 
  
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  Charlie McCreevy, Membro della Commissione. – (EN) Signor Presidente, il voto in seconda lettura sulla direttiva servizi sarà una pietra miliare nella storia del Parlamento europeo, non solo per l’importanza di questa direttiva per i cittadini e le imprese europei, ma anche per il ruolo di guida che il Parlamento ha svolto nel processo legislativo.

E’ innegabile che la direttiva sui servizi costituisce un elemento essenziale dei nostri sforzi mirati a sollevare l’economia europea e a sfruttare il potenziale del mercato interno per i servizi.

Il testo ora all’esame offrirà un reale valore aggiunto al mercato interno, riducendo la burocrazia, rimuovendo le barriere e migliorando la certezza giuridica per imprese e consumatori. Getta fondamenta solide per una nuova struttura del mercato interno con un impatto positivo sulla libertà di stabilimento e la creazione di nuove attività.

Questo è cruciale per sostenere l’imprenditorialità e per promuovere la crescita e l’occupazione. I prestatori di servizi possono star certi di avere di fronte regimi di autorizzazione equi e trasparenti e procedure semplici e rapide. Potranno ottenere informazioni ed espletare tutte le formalità amministrative attraverso sportelli unici in qualsiasi Stato membro e, inoltre, per via elettronica. Questo semplificherà, accelererà e ridurrà il costo per la creazione di nuove imprese e risolverà la necessità di trattare con livelli diversi di autorità.

Parimenti, la direttiva darà finalmente una spinta alla prestazione transfrontaliera di servizi. La nuova disposizione sulla libertà di prestazione dei servizi, che era al cuore del compromesso in prima lettura, pone in giusto equilibrio la garanzia del diritto dei prestatori di servizi al libero accesso e al libero esercizio di un’attività di prestazione di servizi, riconoscendo nel contempo agli Stati membri il diritto di invocare i propri requisiti essenziali in determinate circostanze chiaramente definite. Questo migliorerà nettamente la certezza giuridica per i prestatori di servizi e per i consumatori.

E’ importante che la direttiva sarà sostenuta dagli obblighi imposti agli Stati membri di cooperare e aiutarsi reciprocamente per garantire che le imprese siano controllate in modo adeguato ed efficiente in tutta l’Unione europea, evitando la duplicazione di controlli.

Questi tre elementi – la semplificazione dello stabilimento, la libertà di prestazione dei servizi e infine l’assistenza e la cooperazione tra gli Stati membri – sono sempre stati al centro dell’impegno della Commissione per aprire il mercato dei servizi. La posizione del Parlamento europeo è stata cruciale per trovare un largo consenso su questi punti.

Nell’affrontare questo fascicolo, il Parlamento europeo ha dimostrato la propria maturità e capacità di trovare compromessi equilibrati su questioni molto complesse. In prima lettura avete chiaramente assunto la direzione e siete riusciti a raggiungere il largo consenso che auspicavamo.

Raggiungere un consenso in seno al Consiglio non è stato facile. Alcuni Stati membri hanno avuto serie difficoltà nell’accettare il vostro delicato compromesso sul campo di applicazione della proposta e sul meccanismo relativo alla libertà di prestazione dei servizi. Alla fine, dopo una vigorosa difesa da parte della Commissione e della Presidenza del compromesso raggiunto in Parlamento, la posizione comune è stata adottata. E’ una posizione comune che rispetta e riflette il compromesso politico del Parlamento, contenente soltanto modifiche minori introdotte soprattutto per offrire una maggiore chiarezza giuridica.

Siete consapevoli del fatto che il compromesso rispecchiato nella posizione comune è molto delicato e fragile. Un tentativo di riaprire il testo genererà inevitabilmente un nuovo dibattito nel Consiglio e metterà in pericolo il compromesso raggiunto. Esorto l’Assemblea a riconoscere che la posizione comune riflette da vicino la prima lettura del Parlamento e a evitare di chiedere ulteriori modifiche mediante emendamenti. Il voto del 23 ottobre 2006 in seno alla commissione per il mercato interno e la protezione dei consumatori dimostra che questo è possibile.

A questo punto non vi sono emendamenti “tecnici” o “minori”.

Sono consapevole che nelle discussioni che hanno preceduto il voto in commissione sono state sollevate certe questioni istituzionali e giuridiche che preoccupano alcuni deputati al Parlamento europeo. In questo contesto, vorrei fare le seguenti dichiarazioni al fine di rispondere alle preoccupazioni espresse da alcuni di voi.

“Riguardo al controllo dei requisiti nazionali che gli Stati membri applicano ai servizi forniti da altri Stati membri, il Consiglio ha chiesto alla Commissione di fornire orientamenti e analisi, e la Commissione farà del suo meglio per assolvere tale compito. Questo non darà poteri supplementari alla Commissione, che, in virtù del Trattato, quando lo ritenga necessario, può formulare raccomandazioni o pareri nei settori definiti dal Trattato. Gli orientamenti serviranno soltanto ad assistere gli Stati membri ad applicare la direttiva in modo corretto. Non offriranno un’interpretazione giuridicamente vincolante della direttiva, che è prerogativa della Corte di giustizia, né modificheranno le disposizioni della direttiva stessa, che è prerogativa del Parlamento europeo e del Consiglio. La Commissione svolgerà questo compito in modo aperto e trasparente in stretta cooperazione con le altre Istituzioni. In particolare informerà regolarmente il Parlamento europeo sui risultati e sul seguito dato alla sua analisi.

Riguardo alla necessità di ulteriori armonizzazioni, nella futura revisione della direttiva, la Commissione valuterà se, nel campo dei servizi, siano necessarie ulteriori misure e, in tal caso, quale genere di misure sia adatto. La Commissione, in particolare, esaminerà se per certi servizi o certe questioni sia necessaria un’ulteriore armonizzazione.

La Commissione prenderà così in considerazione i suggerimenti espressi dal Parlamento europeo, in particolare in prima lettura della direttiva. Ove necessario, e in linea con il nostro approccio di miglioramento della normativa, la Commissione presenterà proposte specifiche, anche per l’armonizzazione, ove ciò sia giustificato.

Riguardo all’impatto della direttiva sul diritto del lavoro, il Parlamento europeo e il Consiglio volevano evitare che la direttiva intaccasse il diritto del lavoro o i diritti delle parti sociali di difendere i loro interessi collettivi. La Commissione vuole affermare inequivocabilmente che la direttiva sui servizi non avrà effetto sul diritto del lavoro stabilito nelle legislazioni nazionali né sulle prassi stabilite negli Stati membri e non intaccherà i diritti collettivi delle parti sociali definiti secondo la legislazione e le prassi nazionali. La direttiva servizi avrà un impatto neutrale nei confronti dei diversi modelli degli Stati membri relativi al ruolo delle parti sociali e delle modalità di difesa degli interessi collettivi in base al diritto e alle prassi nazionali. Resterà comunque d’applicazione il diritto comunitario, in particolare il Trattato.

Riguardo all’impatto della direttiva servizi sul diritto penale, come è dichiarato nel testo, la direttiva servizi non avrà ripercussioni sulle norme di diritto penale degli Stati membri. Questo significa che in generale gli Stati membri potranno applicare le loro norme di diritto penale non solo ai prestatori di servizi stabiliti sul loro territorio, ma anche ai prestatori stranieri che operano sul loro territorio. Questo perché le norme di diritto penale, in generale, si applicano a tutti nello stesso modo, indipendentemente dal fatto che venga prestato un servizio. Comunque, gli Stati membri non potranno ricorrere al diritto penale per aggirare o impedire l’applicazione delle disposizioni della direttiva servizi.

In merito all’impatto della direttiva sui servizi sociali, i servizi sociali relativi all’edilizia popolare, all’assistenza all’infanzia e al sostegno a famiglie e persone bisognose sono una manifestazione del principio di coesione sociale e solidarietà nella società e sono prestati dallo Stato, da prestatori di servizi per conto dello Stato o da organizzazioni di volontariato riconosciute. Questi servizi sono stati pertanto esclusi dal campo di applicazione della direttiva servizi. E’ chiaro che questa esclusione copre anche i servizi prestati da chiese e organizzazioni ecclesiastiche a scopi caritatevoli e filantropici.”

Ho disposto che il testo di queste dichiarazioni sia consegnato al Segretariato affinché venga incluso nel verbale di questa tornata.

Spero che queste dichiarazioni contribuiscano a fugare le preoccupazioni sollevate da alcuni. La Commissione spera che faciliteranno l’accettazione della posizione comune da parte del Parlamento.

Prima di concludere, noto che l’onorevole McCarthy ha presentato a nome della sua commissione tre emendamenti relativi alla nuova procedura normativa con scrutinio. Questi emendamenti sono il risultato dell’accordo raggiunto fra le tre Istituzioni l’estate scorsa sulla revisione della procedura di comitatologia e possono essere accettati dalla Commissione.

La settimana prossima ricorrono due anni dall’insediamento di questa Commissione e dalla mia nomina a Commissario per il mercato interno e i servizi. Per gran parte di tale periodo il dibattito sulla direttiva servizi è stato in primo piano. Penso che ora dovremmo adottare la direttiva e cominciare ad attuarla. Attendo con interesse di ascoltare il parere del Parlamento.

(Applausi)

 
  
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  Mauri Pekkarinen, Presidente in carica del Consiglio. – (FI) Signor Presidente, onorevole Gebhardt, signor Commissario, onorevoli deputati, come hanno già detto gli oratori intervenuti in precedenza, oggi stiamo facendo la storia del mercato interno.

Per quasi tre anni il Parlamento europeo, il Consiglio e la Commissione sono stati impegnati in un lavoro accurato e ambizioso sulla direttiva servizi. Veramente il lavoro non è sempre stato facile e talvolta i progressi sono stati lenti. Possiamo consolarci per il fatto che oggi esiste qui in Parlamento un consenso più forte che mai prima durante il processo di elaborazione.

La direttiva rappresenta una notevole riforma europea. Non stupisce, quindi, che si siano incontrati numerosi ostacoli per giungere all’accordo. Ci sono state autentiche divergenze di opinione sul suo contenuto, oltre a occasionali lievi malintesi.

Anche se oggi tutti vogliamo guardare al futuro, vorrei comunque sollevare un paio di questioni che sono sorte durante il processo di elaborazione. In primo luogo, desidero ricordare a tutti il voto in Parlamento della primavera scorsa, il cui risultato potrebbe essere considerato un compromesso storico. Il Parlamento è riuscito a pervenire a un compromesso in quella che era una situazione politica molto difficile, e questo ha permesso di procedere con la proposta di direttiva a una fase successiva e riuscita di elaborazione.

In proposito, desidero ringraziare ancora una volta il Parlamento europeo per tale compromesso, specialmente la relatrice, onorevole Gebhardt, la presidente della commissione per il mercato interno e la protezione dei consumatori, onorevole McCarthy, i relatori ombra e numerosi altri deputati che hanno lavorato con molto impegno per trovare soluzioni comuni.

Sei Presidenze del Consiglio hanno partecipato al difficile compito della formulazione della direttiva. Per la Finlandia, il paese che detiene in questo momento la Presidenza, la situazione attuale è una sfida a un tempo gradita e impegnativa. La Presidenza finlandese è stata in grado di sfruttare i risultati conseguiti dalle Presidenze precedenti, specialmente dalla Presidenza austriaca. La posizione comune del Consiglio dopo la primavera scorsa ha dato alla Presidenza un forte mandato di portare avanti la questione.

Molto lavoro ha richiesto anche l’adozione della posizione comune nel Consiglio, che ha comportato una considerevole flessibilità e una vera volontà di compromesso. Apprezzo, poi, in particolare la sensibilità dimostrata dal Parlamento europeo riguardo all’adozione di una decisione comune anche in questo ambito e il valore aggiunto che ne deriva.

Anche il ruolo della Commissione è stato cruciale nel processo di elaborazione. Quando il dibattito in Parlamento e nel Consiglio è stato particolarmente veemente, la Commissione, in modo coerente con il suo ruolo fondamentale, si è sforzata di usare argomenti costruttivi per orientare il processo di elaborazione verso una direzione sostenibile.

Oggi il Commissario McCreevy ha menzionato alcune questioni delicate nella direttiva, sulle quali è stato chiesto alla Commissione di adottare una posizione. Parlando a nome della Presidenza, sostengo pienamente e condivido il messaggio del Commissario, la necessità di formulare una dichiarazione e il suo contenuto. Il ruolo personale del Commissario durante il complesso processo di stesura è stato esemplare per la sua obiettività e per il modo in cui ha rispettato le opinioni di entrambe le Istituzioni.

Un risultato di questo lungo processo di elaborazione è che la proposta di direttiva è ora cambiata sotto vari profili durante il dibattito. L’obiettivo e l’intenzione comuni di sviluppare il mercato interno sono comunque rimasti immutati. La direttiva aprirà numerose porte, tanto ai prestatori di servizi quanto, al tempo stesso, agli utenti dei servizi, che siano consumatori o imprese.

La direttiva non rappresenta comunque il punto finale dello sviluppo del mercato interno dei servizi. Al contrario, è un passo in avanti unico nello sviluppo del mercato interno dei servizi vitali. E’ diventato chiaro negli ultimi anni che le disposizioni contenute nel Trattato non sono sufficienti da sole per regolare con chiarezza assoluta il mercato interno dei servizi, che costituisce il vero cuore dell’Unione. Ritengo che la direttiva servizi fornirà agli operatori del mercato proprio il tipo di sicurezza giuridica che attendevano da così lungo tempo. Questo è il più grande valore aggiunto della direttiva.

La Presidenza finlandese del Consiglio apprezza vivamente il fatto che oggi si voti soltanto su alcuni degli emendamenti. Tra questi vorrei menzionare i tre emendamenti relativi alla comitatologia presentati in plenaria.

Posso confermarne l’accettazione da parte del Consiglio, il quale può, a tale riguardo, modificare la sua posizione comune. In merito agli altri emendamenti, spero che la posizione comune rimarrà immutata.

Signor Presidente, spero che oggi in plenaria il Parlamento prenderà una decisione finale e definita sulla direttiva servizi. Così l’obiettivo riguardante l’accordo condiviso da entrambe le Istituzioni, il Parlamento europeo e il Consiglio, sarebbe realizzato in seconda lettura.

(Applausi)

 
  
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  Evelyne Gebhardt (PSE), relatore. – (DE) Signor Presidente, è mia convinzione che, con la dichiarazione ufficiale dalla Commissione, siano state chiarite le ultime incertezze giuridiche in relazione ad aspetti particolari come, tra l’altro, il diritto del lavoro e la legislazione in materia di sicurezza sociale. Ora mi sento quindi di poter raccomandare all’Assemblea di adottare la posizione comune presentataci dal Consiglio dei ministri senza alcun emendamento, ad eccezione, naturalmente, dei tre emendamenti relativi alla procedura di comitatologia che abbiamo concordato.

Penso che il Parlamento abbia svolto molto bene la sua parte; desidero ringraziare ancora una volta la Commissione e la Presidenza del Consiglio per avere accettato il nostro testo quasi inalterato.

C’è ancora un punto, tuttavia, un po’ spiacevole, sul quale vorrei soffermarmi. Vorrei raccomandare alla presente e alle future Presidenze del Consiglio di abbandonare il tipo di comportamento adottato sinora. Non è accettabile che la Presidenza ripeta continuamente durante una seconda lettura che non è possibile discutere ulteriormente la questione e che non accetti emendamenti voluti dal Parlamento perché in seno al Consiglio è stato realizzato un compromesso fragile. Anche in Parlamento è stato raggiunto un compromesso fragile ed è importante fare in modo che nel corso della codecisione venga data piena espressione ai diritti del Parlamento, del Consiglio dei ministri e della Commissione.

Per questa ragione, il modo in cui si sono svolte le cose in questa occasione non può essere di esempio per i futuri processi legislativi. L’ho accettato questa volta perché è stato adottato il 90 per cento del testo del Parlamento e perché il Parlamento non ha subito grandi perdite. Tuttavia, non sarà sempre così. In questi casi, il Consiglio non deve dire no e insistere che non è più possibile alcuna discussione sulla questione. Questa non è cooperazione costruttiva, e spero sinceramente che si tratti di un caso isolato e che, in futuro, potremo di nuovo avere una normale cooperazione nel processo di codecisione.

(Applausi)

 
  
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  Malcolm Harbour, a nome del gruppo PPE-DE. – (EN) Signor Presidente, signor Commissario, questo è un giorno importante per i cittadini europei. Lo sottolineo perché talvolta, quando parliamo di concetti come il mercato interno, dimentichiamo che i cittadini sono al centro degli eventi e sono coinvolti nel nostro lavoro politico. Questa direttiva mira a migliorare la vita di tutti i cittadini nell’Unione europea e a promuovere la crescita e il dinamismo nell’economia. E’ quindi fondamentale.

Quello che è così importante riguardo a questa direttiva – e talvolta, forse, lo dimentichiamo durante i nostri grandi dibattiti – è che, di fatto, essa è stata il risultato di un accurato lavoro della Commissione, alla quale desidero rendere omaggio. La direttiva affronta le profonde frustrazioni vissute dalle imprese, in particolare dalle piccole imprese, nell’esercitare i loro diritti nel mercato unico. Questo è lo scopo essenziale della direttiva, e le sue disposizioni sono estremamente particolareggiate. Nei confronti degli Stati membri sono previste non meno di 40 misure specifiche per abbattere le barriere e 65 disposizioni per migliorare le procedure. Ora tocca agli Stati membri; sono loro a dover attuare le misure, e li controlleremo affinché raggiungano gli obiettivi.

Voglio dare particolare rilievo al fatto che per la prima volta viene imposto agli Stati membri un obbligo specifico di promuovere il mercato unico presso le imprese nazionali, di incoraggiare le imprese ad avvalersi del mercato unico nel settore dei servizi, a uscire dai propri confini e a intraprendere relazioni commerciali transfrontaliere. Il mercato unico è un progetto condiviso di tutti noi. Non si decide qui, bensì, di fatto, negli Stati membri. Noi possiamo fare del nostro meglio e questa direttiva è un importante passo avanti nella realizzazione di tale obiettivo.

Un aspetto degno di nota di questa direttiva è che essa è un esempio di buona politica. Perché lo dico? Perché il testo è frutto di molte discussioni costruttive e particolareggiate: lunghi dibattiti e voti in commissione, perché diverse parti volevano avvalorare la propria posizione, negoziato e compromesso.

E’ stato un esempio di buona politica, guidata dall’onorevole Gebhardt, la quale è stata così generosa da ringraziarmi in modo particolare. Da parte mia, voglio dirle che è stato un piacere lavorare con lei. Talvolta si è trattato di una vera sfida, perché lei è stata un leader molto deciso nel portare avanti il lavoro, ma penso che ciò che abbiamo fatto insieme sarà positivo per i cittadini europei. Comunque, non abbiamo lavorato solo noi su questo progetto, ma tutti i membri della nostra commissione, e anche altri. Voglio ringraziare in particolare il mio team nella commissione per il mercato interno e la protezione dei consumatori, molti componenti del quale parleranno tra breve, ma abbiamo anche lavorato in stretta cooperazione con i colleghi liberali, in particolare nella votazione cruciale che la Presidenza è stata così gentile da menzionare poco fa. I colleghi ne parleranno ora in modo più dettagliato.

Concludo ringraziando la Federazione delle piccole imprese nel Regno Unito e aggiungendo un paio di punti all’attenzione dell’Assemblea sull’importanza di questa direttiva. Il primo è che le piccole e medie imprese rappresentano quasi il 90 per cento del settore dei servizi; sono fondamentali per questa proposta. In secondo luogo, se ogni piccola impresa in Europa creasse un posto di lavoro, avremmo risolto il problema della disoccupazione nell’Unione europea.

(Applausi)

 
  
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  Hannes Swoboda, a nome del gruppo PSE. – (DE) Signor Presidente, naturalmente desidero ringraziare l’onorevole Gebhardt a nome del gruppo socialista al Parlamento europeo – e in particolare l’onorevole Goebbels, che purtroppo non può essere qui presente oggi. Come relatrice, l’onorevole Gebhardt ha saputo condurre abilmente la nave della direttiva sui servizi attraverso acque tempestose.

Desidero però ringraziare anche i colleghi degli altri gruppi politici, in particolare il gruppo del Partito popolare europeo (Democratici cristiani) e dei Democratici europei. Pur essendoci, ovviamente, divergenze nella visione sociopolitica, credo che abbiamo adempiuto la nostra responsabilità di presentare una soluzione tangibile accettabile per i cittadini europei.

Sono particolarmente riconoscente al Commissario McCreevy, senza il quale questo processo non avrebbe potuto essere strutturato così bene, e alle Presidenze del Consiglio – in particolare quella finlandese, ma anche la Presidenza austriaca. Chiederei al Consiglio di tenere presente che la Presidenza austriaca ha creato un precedente quando ha invitato noi deputati a una riunione del Consiglio. Questo non dovrebbe rimanere un caso isolato; tale possibilità dovrebbe certamente restare aperta anche in altri contesti.

Desidero inoltre ringraziare la Confederazione europea dei sindacati per aver svolto con noi serrate consultazioni e per aver reso possibile il raggiungimento di un compromesso.

Sono nato nel punto in cui un tempo c’era il confine tra est e ovest – tra Vienna e Bratislava – e sono quindi consapevole delle paure, ma anche delle speranze, associate a un mercato interno dei servizi. Se il nazionalismo e il protezionismo stanno guadagnando ancora una volta terreno in molti dei paesi di transizione, come pure in molti dei “vecchi” Stati membri, una delle ragioni potrebbe essere che le persone sono sopraffatte dalla velocità, e talvolta anche dalla brutalità, alla quale si sta creando questo mercato interno. Perciò era così importante trovare un modo per istituire il mercato interno – che è necessario – rendendo nel contempo giustizia alle considerazioni sociali.

In fondo, la politica a livello di UE consiste non solo nel rimuovere gli ostacoli al mercato interno – questa è una parte della questione – ma anche nel creare le condizioni necessarie del quadro politico per rendere questo mercato interno accettabile per i cittadini. Per tali ragioni, il mio gruppo darà il suo convinto appoggio alla direttiva. Naturalmente, abbiamo alcune riserve – che saranno presentate più tardi – ma, nel complesso, il mio gruppo sostiene questo valido compromesso che è stato raggiunto.

Dovremmo avere il coraggio di sostenere oggi questo compromesso e di promuoverlo anche all’esterno. Ancora una volta, un sincero ringraziamento all’onorevole Gebhardt.

(Applausi)

 
  
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  Anneli Jäätteenmäki, a nome del gruppo ALDE. – (FI) Signor Presidente, desidero ringraziare i colleghi Malcolm Harbour ed Evelyne Gebhardt, e molti altri, per l’ottima collaborazione. In particolare ringrazio il Commissario McCreevy, poiché, senza il suo approccio razionale alla cooperazione, certamente non si sarebbero compiuti progressi.

I servizi sono una fonte cruciale di crescita e occupazione nell’Unione europea. Durante il periodo 1997-2002 circa il 96 per cento dei nuovi posti di lavoro è stato creato nei settori dei servizi. E’ quindi importante che non vi siano barriere non necessarie alla crescita a livello nazionale. La direttiva sui servizi è un passo nella giusta direzione.

So che qualcuno in Parlamento non è soddisfatto, perché ritiene che non abbiamo fatto abbastanza, ma c’è anche chi crede che il Parlamento e il Consiglio abbiano fatto un passo troppo grande. La proposta ora al nostro esame è un compromesso; è ciò che è stato possibile realizzare data la situazione.

Il Parlamento europeo è stato accusato di erodere a poco a poco la proposta originale della Commissione. Al tempo stesso, però, nessuno si è preso la briga di menzionare il gran numero di settori ai quali la direttiva ancora si applica. La direttiva copre un’ampia gamma di settori come l’edilizia, i servizi per le imprese, montaggio e installazione, commercio e distribuzione, servizi per i viaggi e il tempo libero.

Scopo di questa proposta è quindi quello di liberalizzare i servizi, riducendone così il costo. La domanda per vari servizi dipende dal prezzo, ma altrettanto importante è la fiducia. Se un prestatore di servizi lavora con puntualità e precisione, la fiducia aumenta e ciò contribuisce ad accrescere il mercato. Non è la direttiva che avrà questo effetto: la responsabilità è del prestatore di servizi.

Per un mercato interno vitale nell’UE, la libera circolazione dei lavoratori è importante tanto quanto la direttiva sui servizi. All’epoca dell’allargamento a est, solamente Svezia, Irlanda e Regno Unito hanno permesso un accesso libero e immediato ai loro mercati del lavoro ai cittadini dei nuovi Stati membri. Ora che sta per avvenire un nuovo allargamento, ancora una volta vi sono Stati membri che erigono barriere. Queste nuove barriere potenziali sono molto fastidiose e causano problemi alla liberalizzazione del mercato interno. Sono un passo indietro. Se vogliamo fare un passo avanti con la direttiva servizi, è auspicabile che si compiano progressi allo stesso modo riguardo alla libera circolazione della manodopera.

(Applausi)

 
  
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  Heide Rühle, a nome del gruppo Verts/ALE. – (DE) Signor Presidente, signor Commissario, signor Presidente in carica del Consiglio, onorevoli colleghi, onorevole Gebhardt, siamo delusi dal rifiuto dei tre principali gruppi, la maggioranza dell’Assemblea, di condurre una vera seconda lettura della direttiva servizi.

L’onorevole Gebhardt si è battuta fino alla fine, ma così sembra ancora più difficile capire come ella possa considerare un grande trionfo per il Parlamento un risultato di cui, ancora di recente, ha detto che conteneva punti giuridicamente imprecisi e poco chiari. Certamente, il Consiglio ci ha messi sotto pressione affermando dall’inizio che qualsiasi emendamento del suo testo avrebbe causato il fallimento dell’intera direttiva – ma quello era lo stesso Consiglio che, in prima lettura, ha affermato di aver seguito il testo del Parlamento praticamente nella sua interezza. Purtroppo, però, il nostro testo non è stato seguito interamente e in alcuni punti si è insinuata una mancanza di chiarezza, principalmente su questioni inerenti all’Europa sociale.

Questa mancanza di chiarezza si riferisce alla definizione e all’esclusione di servizi in modo generico e di servizi di interesse economico generale in particolare. Si riferisce in modo specifico all’esclusione di servizi sociali e al riconoscimento dei contratti collettivi negoziati dalle parti sociali. Non si tratta di questioni insignificanti; si tratta di questioni fondamentali che sono state usate dagli oppositori della Costituzione per ottenere un voto negativo nel referendum francese. Avremmo potuto prendere il Consiglio in parola quando più e più volte ha sottolineato dopo i referendum che la nuova versione della direttiva servizi avrebbe rispettato pienamente i diritti sociali. Purtroppo, però, non è così.

C’è una differenza tra limitarsi a citare l’esempio dei servizi sociali e accontentarsi di un elenco incompleto, che lascia grandi lacune nel caso di alcuni Stati membri e deve quindi essere interpretato dalla Corte di giustizia. E’ incomprensibile come la commissione per il mercato interno e la protezione dei consumatori abbia potuto accettare un testo del genere. Dopo tutto, la relatrice per questa commissione, onorevole Rudi Ubeda, che tra l’altro è membro del gruppo del Partito popolare europeo (Democratici cristiani) e dei Democratici europei, ha affermato nella sua relazione sui servizi sociali che questi servizi differivano notevolmente tra gli Stati membri e che, di conseguenza, era necessaria una definizione. Com’è possibile escludere in modo coerente che assicuri la certezza giuridica un settore non adeguatamente definito?

Purtroppo, tuttavia, la commissione non ha prestato ulteriore attenzione a tale questione, limitandosi a riaffermare la sua volontà di non causare problemi al Consiglio. Di conseguenza, nell’ansia di mostrare obbedienza, ha rinunciato al suo tradizionale diritto di condurre una vera seconda lettura della direttiva servizi. Questo certamente non è un trionfo per il Parlamento; al contrario, è una sconfitta – di cui ci pentiremo per molto tempo a venire.

Neppure la dichiarazione della Commissione cambia questo fatto. Al massimo è vincolante per l’attuale Commissione, ma non è giuridicamente vincolante, poiché l’interpretazione della legge rimane prerogativa della Corte di giustizia – come ha riaffermato oggi il Commissario McCreevy.

 
  
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  Francis Wurtz, a nome del gruppo GUE/NGL. – (FR) Signor Presidente, nei rapporti tra il Parlamento e il Consiglio si conosceva la codecisione e la conciliazione; oggi, con la direttiva sui servizi, si aggiunge la capitolazione. Come chiamare diversamente l’inverosimile decisione presa dai gruppi maggioritari di cedere alle ingiunzioni del Consiglio accettando di ritirare tutti gli emendamenti esaminati in seno alla commissione del mercato interno e di adottare senza colpo ferire una posizione comune del Consiglio che costituisce indubbiamente un passo indietro rispetto al loro stesso compromesso dello scorso 16 febbraio?

Ricordo che la Confederazione europea dei sindacati aveva giudicato necessario emendare questo testo su alcuni punti che considera “d’importanza capitale”, in particolare nel senso di una “più netta esclusione del diritto del lavoro e dei servizi sociali dalla direttiva e di un maggiore rispetto dei diritti fondamentali”.

Di fatto, il testo del Consiglio subordina la tutela del diritto del lavoro negli Stati membri al rispetto del diritto comunitario – una formula vaga che rinvia alle regole della concorrenza. Alcuni di voi si consolano con una rassicurante dichiarazione del Commissario McCreevy. E’ davvero uno strano atteggiamento! Mi permetto di ricordarvi che proprio il Commissario McCreevy, appena un anno fa, aveva giustificato in nome del diritto comunitario il rifiuto da parte di un’impresa della Lettonia di riconoscere i contratti collettivi della Svezia nella causa Vaxholm, che fece grande scalpore.

D’altra parte, il Consiglio ha ristabilito per la Commissione un esorbitante potere di controllo – a priori e a posteriori – sulla legislazione degli Stati membri, potere che il Parlamento voleva limitare. Il Commissario McCreevy considera questo cambiamento un miglioramento cruciale, ed è comprensibile, ma come lo considera il Parlamento? Nessuno dice niente.

Infine, come temevamo, si è già cominciato a sfruttare le ambiguità e le zone grigie del testo della direttiva, che avevo denunciato già in prima lettura, a nome del mio gruppo, perché, come dicevo, prestano il fianco a interpretazioni incontrollabili da parte della Commissione e della Corte. Ad esempio, la comunicazione della Commissione sui servizi sociali sviluppa una visione estremamente riduttiva di questi servizi, i quali, come tra l’altro il Commissario Špidla ha tenuto a sottolineare, rientreranno sempre più nel campo di applicazione del diritto comunitario in materia di mercato interno e di concorrenza.

Un’altra comunicazione della Commissione, relativa al distacco dei lavoratori, attacca le regolamentazioni di certi Stati membri nei confronti di prestatori di servizi di altri paesi dell’Unione, giudicandole sproporzionate. Anche qui la Commissione si rifà all’inesauribile giurisprudenza della Corte. Dove sono dunque le salvaguardie che la direttiva doveva offrirci contro questa deriva di tutta la vita sociale verso una concorrenza stile “liberi tutti”?

In generale, il Presidente in carica aveva avvertito lucidamente: “l’interpretazione della Corte sarà necessaria in numerosi casi”. Ebbene, il mio gruppo non appoggerà questa gigantesca opera di deregolamentazione. A mio parere, oltre alla questione dei servizi, si pone quella del concetto stesso di integrazione europea. Vogliamo armonizzare le regole di protezione verso l’alto mediante la legge, oppure accettiamo l’armonizzazione attraverso il mercato e la concorrenza, che porta con sé inevitabilmente un abbassamento del livello delle norme? Vogliamo promuovere la democrazia parlamentare e dei cittadini, o vogliamo lasciarci governare a colpi di giurisprudenza e di comunicazioni interpretative?

A poche settimane dal cinquantenario del Trattato di Roma, è legittimo porsi queste domande e scommetto che presto le porranno con forza anche molti dei nostri concittadini.

(Applausi)

 
  
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  Adam Jerzy Bielan, a nome del gruppo UEN. – (PL) Signor Presidente, il settore di servizi è responsabile per quasi il 70 per cento del PIL dell’Unione europea ed è la principale fonte di crescita economica. Tuttavia, esistono migliaia di ostacoli amministrativi allo sviluppo di questo settore.

Lo scopo principale della direttiva servizi è tagliare questa burocrazia, cosa che faciliterebbe poi la prestazione di servizi transfrontalieri sui mercati dei 25 Stati membri. La Commissione europea ha identificato oltre 90 ostacoli che i prestatori di servizi, come meccanici, ragionieri e specialisti di informatica, devono superare per poter svolgere la loro attività in un altro Stato membro.

Di norma, queste difficoltà sono create intenzionalmente da paesi che temono la concorrenza di imprenditori di altri Stati e vogliono proteggere i propri mercati a qualsiasi prezzo. Di solito ciò avviene a spese del consumatore, al quale sono offerti servizi più costosi e di qualità più bassa.

Anche in questa forma indebolita, la direttiva servizi è un passo nella giusta direzione sulla strada lunga e tortuosa diretta a rendere competitiva l’economia europea e a semplificare la vita, specialmente per le piccole imprese. Gli anni a venire dimostreranno se, come sostiene il Commissario McCreevy, diventerà una pietra miliare in termini di rimozione degli ostacoli alla prestazione di servizi sul mercato interno. Conosceremo il risultato solo quando gli Stati membri integreranno la direttiva nell’ordinamento giuridico nazionale in un modo tale da minimizzare effettivamente questi ostacoli, che sono incompatibili con il principio della libera prestazione di servizi sancito dal Trattato e danneggiano i consumatori e gli imprenditori europei.

La Commissione europea dovrebbe svolgere al riguardo un ruolo significativo e agire nella sua veste di custode dei Trattati e della legislazione europea per garantirne il rispetto. Fortunatamente, siamo riusciti a evitare un ulteriore deterioramento della direttiva servizi rifiutando, in sede di commissione per il mercato interno e la protezione dei consumatori, tutti gli emendamenti proposti dalla relatrice, onorevole Gebhardt. Indebolire ulteriormente la direttiva servizi ratificata dal Consiglio, che costituisce comunque un compromesso difficile, non solo sarebbe dannoso per il libero mercato dei servizi, ma potrebbe anche condurre a scartare l’intero progetto e a sprecare così tre anni di duro lavoro.

 
  
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  Jens-Peter Bonde, a nome del gruppo IND/DEM. – (DA) Signor Presidente, quella che il Parlamento sta per approvare oggi è una direttiva per avvocati e giudici. Saranno i giudici di Lussemburgo a determinare quello che è stato deciso. Le regole sono assai poco chiare. Ho cercato invano di rimuovere le peggiori imprecisioni mediante tre emendamenti inequivocabili.

Primo: gli Stati membri possono chiedere il rispetto dei contratti collettivi locali da parte di tutte le parti prestatrici di servizi. Secondo: gli Stati membri possono decidere autonomamente quali servizi saranno prestati sotto l’egida pubblica e quali saranno soggetti al mercato. Terzo: gli Stati membri possono applicare l’IVA e altre imposte sui servizi forniti da imprese straniere. Si tratta di tre importanti questioni sulle quali non ho ricevuto risposte chiare. Il Movimento di giugno è favorevole a un mercato unico dei servizi e diamo il benvenuto, in particolare, a lavoratori e imprese dei nuovi Stati membri, ma si devono applicare i livelli retributivi danesi. La concorrenza non deve basarsi su retribuzioni più basse, condizioni di lavoro meno rigorose o aliquote più basse di IVA e tasse.

 
  
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  Marine Le Pen (NI).(FR) Signor Presidente, onorevoli colleghi, nove mesi dopo la sua adozione in prima lettura, il Parlamento europeo chiude la direttiva sui servizi, detta direttiva Bolkestein, approvando senza emendamenti la posizione comune del Consiglio. E’ una vittoria della socialdemocrazia, convinta dall’ultraliberismo economico.

A eccezione dei servizi di interesse generale non commerciali, nulla sfugge alla liberalizzazione dei servizi. Nemmeno i servizi sociali sono del tutto esclusi dalla relazione Gebhardt. Ingannate i cittadini, onorevoli colleghi. Questa direttiva non farà sparire il dumping sociale, fiscale e salariale. I fornitori di servizi abili e disonesti continueranno a giocare sulle legislazioni nazionali e a sfruttare i punti deboli della direttiva appoggiandosi sulle direttive settoriali.

Un esempio: più di 100 000 lavoratori dell’edilizia sono distaccati in Francia per contratti temporanei, la maggior parte di essi non dichiarati. Esiste un dumping sociale legale per quanto riguarda le responsabilità, perché i lavoratori distaccati restano affiliati al regime di sicurezza sociale del loro paese d’origine. In questi casi, il diritto del lavoro viene violato legalmente.

Infine, siamo contrari ai meccanismi di valutazione delle restrizioni nazionali alla prestazione transfrontaliera di servizi: si tratta di un inammissibile controllo sugli Stati da parte della Commissione e di un eccesso di burocrazia comunitaria.

Per queste ragioni, voteremo contro la relazione Gebhardt.

 
  
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  Marianne Thyssen (PPE-DE).(NL) Signor Presidente, signor Commissario, onorevoli colleghi, siamo riusciti a trasformare una proposta che era di gran lunga troppo trasversale nel suo campo di applicazione, di gran lunga troppo radicale nella sua spinta alla deregolamentazione e poco realistica in termini di attuazione in una direttiva che fa esattamente ciò che deve fare, vale a dire rimuovere gli ostacoli per le imprese che desiderano stabilirsi all’estero e per i prestatori di servizi al fine di consentire loro di svolgere attività transfrontaliere e, quindi, di consentire a tutti, comprese le PMI, di avvalersi dei loro diritti fondamentali ai sensi del Trattato.

Nonostante le posizioni iniziali molto diverse, non solo tra i gruppi ma anche al loro interno, e chiaramente anche tra gli Stati membri, e nonostante molti malintesi sul contenuto e sulle ripercussioni della proposta, siamo riusciti a produrre un prodotto finale equilibrato e giustificabile, in parte ascoltando con attenzione le reciproche ragioni e quelle dei cittadini, in parte lavorando insieme in maniera costruttiva.

Economicamente e socialmente, stiamo offrendo una migliore apertura del mercato interno a vantaggio dei servizi, per una maggiore crescita e per l’occupazione, senza penalizzare i consumatori né la protezione sociale. Istituzionalmente, abbiamo dimostrato che la democrazia europea funziona e che il Parlamento prende sul serio le proprie responsabilità. Giuridicamente, anche se la formulazione lascia un poco a desiderare, certamente ci preoccupiamo di apportare un valore aggiunto stabilendo una maggiore certezza giuridica.

Spero quindi che manterremo questo approccio al momento di votare e che riusciremo ad approvare la posizione comune con una maggioranza molto vasta, poiché, in fondo, tale posizione rispecchia in modo adeguato il compromesso che noi stessi abbiamo formulato. Anch’io vorrei esprimere il mio apprezzamento per tutti coloro che, durante il corso di questi ultimi due anni, sono riusciti a lavorare insieme, non solo i responsabili politici nelle tre Istituzioni ma anche il personale.

 
  
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  Arlene McCarthy (PSE).(EN) Signor Presidente, oggi, come presidente della commissione per il mercato interno e la protezione dei consumatori, sono immensamente orgogliosa del lavoro e dell’impegno sia della nostra relatrice che dei membri della commissione, per aver permesso all’Europa di dare finalmente il via libera all’apertura del mercato dei servizi. Sono stati i deputati e il Parlamento a trovare il compromesso necessario per salvare la legislazione sui servizi dall’impasse nazionale e dalla paralisi nel Consiglio.

Nella stampa britannica, sorprendentemente, il Parlamento è stato lodato per essersi coalizzato dimostrandosi “un’istituzione seria ed efficace”. L’articolo prosegue dicendo che la chiave del successo della legge sui servizi è stata forgiata qui a Strasburgo. Concordo con il giornalista quando afferma che è ora di dare più ascolto al Parlamento europeo.

Voglio ringraziare il Consiglio e la Commissione per aver riconosciuto il diritto del Parlamento di controllo normativo nelle nuove procedure e per aver accettato i nostri tre emendamenti. Questo è stato l’atto legislativo più controverso ma anche più importante nell’Unione europea. Nonostante le differenze ideologiche e nazionali, noi deputati al Parlamento europeo siamo riusciti a trovare un modo per aprire il mercato, aumentare i posti di lavoro e la crescita e dare ai nostri cittadini la fiducia e la sicurezza per usare e accedere a tali servizi in tutta l’Europa.

La legge è stata controversa nella riduzione della burocrazia per le imprese, ma dobbiamo assicurare standard di qualità elevati e scelta per i consumatori, salvaguardando nel contempo le condizioni di lavoro, la salute e la sicurezza dei lavoratori. Il Parlamento ha ascoltato le preoccupazioni e i timori dei cittadini, cosicché la libertà di prestazione di servizi non è la libertà che mina i diritti dei consumatori o dei lavoratori. Ogni Stato membro ora deve assicurare il libero accesso al proprio territorio, e deve essere ugualmente chiaro che il diritto di mantenere regole nazionali, proteggere la politica pubblica, la salute pubblica, la sicurezza o l’ambiente non deve significare che la legittima protezione si trasformi in un negativo protezionismo. Tale protezione dev’essere giustificabile e proporzionata, senza discriminare altri operatori.

Guardiamo al futuro. La prova del nove sarà la nostra capacità di realizzare gli obiettivi, di aprire il mercato per le imprese e far sì che ne beneficino i nostri consumatori. Non possiamo parlare di benefici se non raggiungiamo gli obiettivi.

Il nostro lavoro non è ancora finito. Le nostre tre Istituzioni devono continuare a lavorare insieme per tener fede all’impegno di ottenere risultati concreti. Certamente, come presidente della commissione per il mercato interno, sono pronta a tener fede al nostro impegno di aiutare la Commissione e il Consiglio affinché rispettiamo i diritti dei consumatori e dei lavoratori e conseguiamo gli obiettivi a favore delle imprese di tutta l’Europa.

 
  
  

PRESIDENZA DELL’ON. FRIEDRICH
Vicepresidente

 
  
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  Toine Manders (ALDE).(NL) Signor Presidente, signor Commissario, onorevoli colleghi, siamo giunti a un momento storico, perché in questo Parlamento, come organismo politico, abbiamo preso una decisione propria su una delle libertà fondamentali. Lasceremo alla Corte di giustizia il compito di trattare gli altri aspetti, perché ieri sera eravamo ansiosi – a proposito del gioco d’azzardo – di affrontare il vero lavoro sporco. Invece lo lasceremo ai giudici della Corte di giustizia, che non sono eletti. Sono lieto che ora, finalmente, i politici, i rappresentanti eletti dei cittadini d’Europa, abbiano preso una decisione sulla libera circolazione dei servizi. Sono particolarmente grato all’onorevole Gebhardt per aver fatto in modo che il suo gruppo non proponesse emendamenti.

Ho notato anche che l’atmosfera, ora che il compromesso è sul tavolo, è migliorata notevolmente, perché questo tema era fonte di molta tensione. A mio parere, comunque, non si tratta della tensione tra Polonia e Francia, tra i Paesi Bassi e gli Stati baltici o cose del genere. Si tratta di Europa, Cina e India. Noi, come europei, non dobbiamo quindi perdere slancio quando sono coinvolti i diversi popoli.

 
  
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  Pierre Jonckheer (Verts/ALE).(FR) Signor Presidente, signor Commissario, signor Presidente in carica del Consiglio, onorevoli colleghi, desidero fare due osservazioni. Vorrei insistere sul fatto che gli otto emendamenti presentati dal nostro gruppo sono stati votati dal Parlamento in prima lettura, con una maggioranza sufficiente. Ciò dimostra chiaramente che la posizione comune del Consiglio non riflette appieno il testo del Parlamento.

La seconda osservazione che vorrei fare è la seguente: prima di lanciarci in grandi voli pindarici sulla portata storica della direttiva, dovremmo essere cauti. Ricordo che questa direttiva sarà attuata da tutti gli Stati membri al più tardi nel 2009 e che la prima relazione di valutazione della Commissione sarà presentata al Parlamento europeo solo nel 2010. Solo allora vedremo qual è la portata reale di questo testo nei vari Stati membri, al termine della procedura di valutazione prevista all’articolo 39 della direttiva stessa. Invito coloro che ci promettono un futuro migliore e che parlano di milioni di nuovi posti di lavoro a essere prudenti: non facciamo ai cittadini europei promesse che non siamo certi di poter mantenere.

Per concludere, dirò qualche parola sulla filosofia generale che sottende questa proposta: il nostro gruppo ha appoggiato la libera prestazione dei servizi e in particolare la libera prestazione dei servizi transfrontalieri. Ma al tempo stesso abbiamo sempre affermato la nostra esigenza di avere tutte le garanzie in materia di condizioni di lavoro e di divieto del lavoro illegale, e che queste condizioni siano rispettate in tutto il territorio dell’Unione. Da questo punto di vista, Commissario McCreevy, accolgo la sua dichiarazione, che però impegna politicamente soltanto l’attuale Commissione. Nel 2010 ci sarà un’altra Commissione.

 
  
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  Sahra Wagenknecht (GUE/NGL).(DE) Signor Presidente, onorevoli colleghi, sin dall’inizio, la direttiva servizi è stata il progetto di chi in Europa vuole veder prevalere il capitalismo senza alcuna salvaguardia sociale. La direttiva incoraggerà la liberalizzazione, la deregolamentazione e la privatizzazione, nonché il dumping salariale e sociale su una scala senza precedenti. Le imprese saranno soddisfatte, ma per la maggioranza dei cittadini sarà un disastro. Nonostante tutte le proteste e tutta l’opposizione, oggi il Parlamento adotterà questa direttiva, e coloro che ne trarranno vantaggio devono ringraziare in particolare quanti nel gruppo socialista al Parlamento europeo hanno fatto del loro meglio per gettare fumo negli occhi delle persone con menzogne e falsità.

Il compromesso che sarà adottato oggi non mantiene in vita quel che resta di un’Europa sociale. E’ un martello neoliberale progettato per abbattere tutti gli aspetti sociali. Quelli che lo sostengono devono farlo tenendo gli occhi aperti. Noi continueremo a opporci a questo assalto neoliberale.

 
  
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  Guntars Krasts (UEN).(LV) Di consueto si ritiene che le nuove leggi migliorino, rafforzino e contribuiscano al successo delle attività dell’Unione europea. Non è così, tuttavia, per il progetto di direttiva oggi in discussione. La Commissione europea precedente aveva fondato la proposta di direttiva sul principio del paese d’origine – un principio sviluppato dalla Corte di giustizia e consolidato nella giurisprudenza del diritto privato internazionale. L’attuale Commissione si è affrettata a collocare la direttiva, basata sul principio del paese d’origine, entro i principi dei documenti strategici dell’Unione europea, compresa la strategia di Lisbona. Questa chiave per l’apertura del mercato dei servizi europeo, tuttavia, si è rotta nelle mani del Parlamento. Il principio del paese d’origine è scomparso dal testo della direttiva e la formulazione delle disposizioni dell’articolo 16 assomiglia al principio del reciproco riconoscimento – un principio che in pratica potrebbe rivelarsi troppo soggettivo e ingombrante per aprire il mercato di servizi. Oggi il Parlamento europeo delegherà agli Stati membri la piena responsabilità di decidere se, quando e come si svilupperà il mercato dei servizi dell’Unione europea. Possiamo solo sperare che questo, di fatto, si realizzi.

 
  
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  Patrick Louis (IND/DEM).(FR) Signor Presidente, onorevoli colleghi, alla vigilia del referendum in Francia, l’UMP giurava che la direttiva Bolkestein era stata ritirata e i socialisti dicevano che era finita nelle pattumiere della storia. Entrambi non solo hanno mentito, ma oggi aggravano la loro posizione in almeno quattro punti.

Primo punto: il principio del paese d’origine. Si lascia mano libera alla Corte di giustizia, che ha inventato questo concetto nelle sue sentenze nelle cause Cassis de Dijon e Säger. Di sicuro non vorrà sacrificare la sua creazione!

Secondo punto: la protezione dei lavoratori. Si subordina il diritto del lavoro, di competenza nazionale, al rispetto del diritto comunitario, senza Trattato né ratifica. A che punto si arriverà nel sostituire il diritto del lavoro con il diritto commerciale?

Terzo punto: il controllo dei prestatori di servizi. Si pongono gli Stati membri in una situazione insostenibile impedendo loro di esercitare qualsiasi controllo. Che cosa possono sapere delle condizioni di lavoro in un’impresa polacca che non conoscono neanche?

Quarto punto: i servizi coperti dalla direttiva. Si allarga di nuovo il campo di applicazione della direttiva, che toccherà circa 6 000 professioni e forse di più, viste le ambiguità del testo.

In conclusione, ritengo che, con questo compromesso voluto da tutti i 25 Stati membri, la Corte e la Commissione acquistino un potere esorbitante per realizzare il mercato interno, senza preoccuparsi del dumping sociale che schiaccia i nostri lavoratori e che continuerà a pesare sulla disoccupazione. Il popolo è stato ingannato sull’adesione della Turchia, abbindolato sul caso dell’IVA, disprezzato nel suo rifiuto del superstato e ora tradito sulla direttiva Bolkestein! Francamente, quanti di noi oggi possono guardare in faccia un elettore?

 
  
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  Mario Borghezio (NI). – Signor Presidente, onorevoli colleghi, le finalità – rispetto al progetto originario della Commissione, che era già altrettanto pericoloso – di imporre una regolamentazione unica per tutti gli Stati membri dell’Unione europea sono da noi considerate, anche alla luce degli interessi diffusi del sistema delle piccole e medie imprese, specialmente quelle della Padania, ancora molto pericolose, perché esse portano a una concorrenza spietata nel settore dei servizi che – lo ricordiamo – rappresenta il 70 per cento del PIL prodotto all’interno dell’Unione europea.

E’ lecito chiedersi se, su un tema così delicato, siano stati veramente ascoltati e accolti i rilievi fatti dalla società civile o se i pericoli di dumping sociale ed economico siano stati effettivamente eliminati da questa nuova versione edulcorata della direttiva Bolkestein. Purtroppo la concorrenza sleale da parte di imprenditori spregiudicati a danno del sistema delle piccole e medie imprese, che invece lavorano nel pieno rispetto delle leggi, è a tutt’oggi presente e questi sono i risultati di una liberalizzazione che è stata voluta dalla Commissione e dalla Corte di giustizia delle Comunità europee. Noi diciamo “no” a questo centralismo burocratico dell’Unione europea.

 
  
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  József Szájer (PPE-DE).(HU) Signor Presidente, insieme a molti altri deputati dei nuovi Stati membri, l’anno scorso in prima lettura non ho votato a favore della direttiva servizi. Tuttavia, in questa votazione, intendo sostenerla. All’epoca non l’ho appoggiata perché desideravo inviare un messaggio: nell’Europa di recente riunificata non è ammissibile ignorare gli interessi dei nuovi Stati membri quando si adotta un importante nuovo atto legislativo. L’avvertimento è servito. Effettivamente, questo ha aiutato il Consiglio a compiere progressi, ad esempio, nei settori molto discussi del diritto penale e del diritto del lavoro che ostacolavano la libera prestazione di servizi.

Vorrei sottolineare che il nuovo testo obbliga ogni Stato membro a rivedere le leggi in vigore che impediscono la libera prestazione di servizi. Tutti questi sono passi nella giusta direzione. Successivamente alla prima lettura, è stato perseguito più attivamente il coinvolgimento dei nuovi Stati membri e dei deputati di quei paesi. Sono fiducioso che la fine del dibattito, spesso difficile e aspro, sulla direttiva servizi aiuterà l’Unione a lasciarsi alle spalle quel periodo di crisi, a imprimere nuovo slancio al mercato interno e a dare alle piccole e medie imprese un’occasione per creare più posti di lavoro e contribuire ad accelerare la crescita economica dell’Unione.

Nondimeno dobbiamo anche imparare da questo processo. Dobbiamo lavorare di più per ripristinare la fiducia tra vecchi e nuovi Stati membri. A tal fine, occorre fermare l’allarmismo secondo cui la manodopera e i servizi a costi inferiori dei nuovi membri minacceranno il modello sociale dei vecchi Stati membri. Si tratta di un timore infondato ed è un tradimento del principio della libera concorrenza che è alla base dell’economia dell’Unione.

I nuovi Stati membri hanno aperto molto tempo fa i loro mercati ai beni e ai capitali e non è sempre stato facile. Ora tocca ai vecchi Stati membri aprire i loro mercati ai servizi. La direttiva servizi che sta per essere adottata costituisce un passo avanti. Avremmo preferito compiere un passo più lungo, ma tutti hanno rinunciato a qualcosa. La direttiva servizi deve ora superare le prove della praticità e della Corte di giustizia delle Comunità europee. Auguro a questo testo di riuscire a superare entrambe le prove.

 
  
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  Harlem Désir (PSE).(FR) Signor Presidente, signor Commissario, onorevoli colleghi, grazie al lavoro e alla determinazione della nostra relatrice Evelyne Gebhardt, e grazie anche alla mobilitazione del movimento sindacale europeo, in prima lettura il Parlamento ha rimosso i principali pericoli dalla direttiva servizi nella sua versione iniziale, quella del Commissario Bolkestein. Il Parlamento è riuscito a rimuovere dalla direttiva tutti i servizi sociali, compresa l’edilizia popolare, i servizi sanitari, i servizi audiovisivi, i trasporti e le agenzie di lavoro temporaneo. Parimenti, la direttiva sul distacco dei lavoratori e il diritto del lavoro non potevano essere intaccati, eliminando così i principali pericoli di dumping sociale. Anche il principio del paese d’origine è stato soppresso. Tuttavia rimanevano due grandi problemi: in primo luogo, non tutti i servizi di interesse economico generale sono stati esclusi dal campo d’applicazione, a causa dell’opposizione del gruppo del Partito popolare europeo (Democratici cristiani) e dei Democratici europei e del gruppo dell’Alleanza dei Democratici e dei Liberali per l’Europa; in secondo luogo, la nuova versione dell’articolo 16, pur eliminando il principio del paese d’origine, non stabiliva chiaramente il principio del paese di destinazione.

Questi problemi non sono stati risolti dalla posizione comune del Consiglio, che, sebbene abbia ripreso effettivamente gran parte delle conclusioni della prima lettura del Parlamento, su parecchi altri punti ha fatto un passo indietro, in particolare sui servizi sociali e sul diritto del lavoro, come ha sottolineato la Confederazione europea dei sindacati. Su questi punti, come su altri, quali gli effetti sul diritto penale, il senso degli orientamenti della Commissione, la necessità di future armonizzazioni, tutti hanno riconosciuto la necessità di un chiarimento e lei, signor Commissario, ha fatto una dichiarazione in questo senso. Tuttavia, poiché la procedura di codecisione non è finita, sarebbe stato più logico adottare emendamenti per chiarire questi elementi negli articoli stessi. Purtroppo, constato che il PPE ha neutralizzato la seconda lettura rifiutando tutti gli emendamenti presentati dalla relatrice all’epoca del dibattito nella commissione per il mercato interno. In un certo senso, questo gruppo ha privato il Parlamento europeo del suo diritto di emendamento, e lo trovo deplorevole.

La delegazione socialista francese ha quindi depositato una serie di emendamenti ritenendo che il compromesso non sia soddisfacente nel suo stato attuale, che lasci la porta aperta a troppe incertezze in relazione all’interpretazione della Corte. Credo che, quando si tratta di distinguere tra le liberalizzazioni, da un lato, e i diritti sociali e i diritti fondamentali, dall’altro, il ruolo del legislatore sia quello di chiarire e non di lasciare la porta aperta alla giurisprudenza.

 
  
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  Nathalie Griesbeck (ALDE).(FR) Signor Presidente, onorevoli colleghi, cinquant’anni fa i padri fondatori prevedevano già la possibilità della libertà di prestazione dei servizi su tutto il territorio europeo per creare il mercato interno. Nel settore dei servizi, che rappresenta una parte considerevole non solo della nostra economia ma soprattutto dell’occupazione e della competitività, un rinnovamento e una revisione erano diventati non solo logici, ma indispensabili.

Vorrei fare due osservazioni: la prima, di ordine politico, è che la proposta Bolkestein, presentata da un vecchio Commissario a un vecchio Parlamento, era inaccettabile, e qui l’abbiamo combattuta in molti. Oggi, dopo l’immenso lavoro che è stato realizzato, siamo molto lontani dalla proposta Bolkestein.

La seconda osservazione riguarda il concetto di fondo: questo testo riafferma il principio della libera circolazione dei servizi, pur preservando le prospettive di un’ulteriore armonizzazione dell’Unione. Sono lieta che il progetto attuale tenga conto del 90 per cento delle esigenze del Parlamento, escludendo dal suo campo di applicazione i servizi di interesse generale non economici, certi servizi sociali e i servizi sanitari.

Per concludere, voglio sottolineare il fatto che l’esame di questo testo è stato un esempio di esercizio democratico del potere del Parlamento e ha permesso – malgrado i pareri dell’estrema destra e dell’estrema sinistra dell’Assemblea – di dimostrarne la maturità.

 
  
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  Jean-Luc Bennahmias (Verts/ALE).(FR) Signor Presidente, signor Commissario, è innegabile che il Parlamento ha svolto un lavoro enorme su questa direttiva e che questo testo non ha più molto a che vedere con la direttiva proposta due anni fa dalla Commissione.

Tuttavia, il fatto che, dopo la prima lettura, il Consiglio europeo abbia cambiato un certo numero di frasi importanti, come abbiamo sentito poco fa, ha come conseguenza che la seconda lettura non si spinge abbastanza lontano, ed è un peccato. Così i lavoratori, i cittadini, i consumatori non percepiscono più veramente la necessità di avere una direttiva sui servizi. E’ difficile per loro comprendere oggi che si liberalizza senza nulla di preciso sui servizi sociali e sui servizi sanitari. C’è ancora troppa vaghezza, ci sono troppe zone grigie in questo compromesso proposto dalla Commissione e dal Consiglio europeo.

 
  
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  Kartika Tamara Liotard (GUE/NGL). – (NL) Signor Presidente, il Parlamento sta per votare sulla direttiva europea sui servizi, probabilmente per l’ultima volta. Ormai sembra un fatto compiuto, poiché i gruppi maggiori mi hanno già lasciato intendere che vogliono sostenere il compromesso senza presentare alcun emendamento. A quanto sembra, ritengono che la direttiva, nella sua forma attuale, sia talmente perfetta da indurli a rinunciare al loro diritto democratico di presentare proposte di miglioramento.

Il mio gruppo è meno entusiasta. La direttiva sui servizi continua a costituire una minaccia per la qualità dei servizi e le conquiste dei lavoratori in tutta Europa. Il testo continua a presentare punti oscuri e resta aperto a interpretazioni diverse. Inoltre, i miglioramenti apportati in una precedente lettura rischiano ora di essere pregiudicati dal fatto che, per esempio, la direttiva sul distacco dei lavoratori viene ridotta all’osso. Per questo motivo il mio gruppo voterà contro la relazione Gebhardt.

 
  
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  Nigel Farage (IND/DEM). – (EN) Signor Presidente, qualcuno mi ha detto che questa è una direttiva su cui l’UKIP può pronunciarsi a favore. Riguarda la liberalizzazione dei mercati. Permette di aiutare le piccole imprese negli scambi transnazionali. Avrà ottimi effetti in ambito commerciale.

Bene, ci risiamo, vero? Abbiamo infatti aderito a un mercato comune dal quale è scaturito un mercato unico, e quale risultato ha avuto tutto questo? Regolamentazione, costi e opportunità perse oltreoceano.

Solo il mese scorso, è stata svolta un’indagine su un migliaio di imprese britanniche. Secondo quanto auspicato dal 60 per cento di loro, il Regno Unito deve rinegoziare le proprie relazioni con l’Unione europea riducendole a un semplice accordo di libero scambio e nulla più. Questo appello, però, non è stato lanciato solo da uno sparuto gruppo di poujadisti. Citerò Michael Spencer, presidente di ICAP e recentemente eletto l’uomo più potente della City di Londra, il quale ha dichiarato che gli imprenditori sono stufi del volume di costose regolamentazioni prodotte dall’UE. Chi lavora all’interno della City è sempre più scettico sul valore che ricaviamo da tutto questo.

E’ evidente che ormai il mondo imprenditoriale britannico si rende conto che il costo di produrre una direttiva dietro l’altra, come fanno Istituzioni come questa, sta avendo un effetto negativo. Il mercato unico non è adatto all’economia globale del XXI secolo e credo che saranno le imprese britanniche a tirarci fuori da questa situazione.

 
  
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  Jana Bobošíková (NI).(CS) Onorevoli colleghi, se questa direttiva sui servizi verrà adottata nella sua forma attuale, che è un misero compromesso, potremmo cinicamente osservare che abbiamo ottemperato almeno in parte al Trattato di Roma. Se si considera che esso è stato firmato almeno cinquant’anni fa, si tratta di un risultato piuttosto scarso. E’ un atto di accusa nei confronti dei politici il fatto che, nelle discussioni sulla direttiva, il timore della concorrenza internazionale e il timore dei cosiddetti standard sociali siano prevalsi sulle visioni di un’Unione in grado di prosperare grazie alla libera circolazione delle persone e dei servizi. E’ altresì un atto di accusa nei confronti dei politici avere dimenticato che la concorrenza è uno degli strumenti dello sviluppo economico e che gli standard sociali sono i frutti, e non i semi, della prosperità.

Credo fermamente che, eliminando uno dei pilastri della direttiva, il principio del paese d’origine, iniziativa populista e indubbiamente vile, abbiamo sprecato qualsiasi possibilità di migliorare nettamente il tenore di vita dei cittadini. Abbiamo sprecato la possibilità di migliorare la prestazione dei servizi, di ridurre i prezzi e di creare nuovi posti di lavoro.

 
  
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  Jacques Toubon (PPE-DE). – (FR) Signor Presidente, onorevoli colleghi, questa volta nel mio intervento formulerò un breve bilancio e alcuni omaggi. Il Parlamento europeo ha fatto fronte comune per elaborare la direttiva sul mercato interno dei servizi, che reca il suo marchio. Questa è una vittoria del Parlamento europeo, una vittoria sulla morosità europea, una vittoria sui pregiudizi, una vittoria del modello europeo, che è tutta una questione di equilibrio: l’equilibrio tra le necessarie riforme e la preservazione dell’acquis che ci lega.

In realtà la direttiva apre il mercato interno dei servizi e obbliga gli Stati membri a eliminare eventuali ostacoli alla libera prestazione di servizi. Si tratta di una prospettiva molto importante in termini di crescita e occupazione per tutti. Al tempo stesso, la direttiva preserva le normative comunitarie esistenti, non permette alcuna violazione dei diritti sociali, esclude la liberalizzazione dei servizi pubblici e tiene conto dell’interesse pubblico. Questo compromesso – e lo posso testimoniare perché ne ho seguito lo sviluppo sin dall’estate del 2004 – scaturisce dalle proposte avanzate dal mio gruppo politico e dagli accordi conclusi in seno al gruppo tra quelle che, all’inizio, erano posizioni nazionali e ideologiche divergenti. La dichiarazione formulata poc’anzi dall’onorevole Szájer ne è una dimostrazione. Questa direttiva trae origine dal dialogo, che è l’essenza stessa della nostra vita parlamentare.

Per questo vorrei innanzi tutto ringraziare non solo il nostro principale supervisore, l’onorevole Harbour, ma anche l’onorevole Thyssen, con cui ho lavorato a fianco a fianco, l’onorevole Karas, l’onorevole Szájer e l’onorevole Handzlik, l’onorevole Gebhardt, che ha gestito la questione dall’inizio alla fine e che è stata così gentile da tenere in considerazione un europarlamentare inesperto come me, nonché l’onorevole McCarthy e l’onorevole Whitehead, che non intendo certo dimenticare. Al di fuori del Parlamento, i miei ringraziamenti vanno al Commissario McCreevy, che ha tenuto fede fin dall’inizio alle promesse fatte al Parlamento, e anche al Ministro Bartenstein, che ha svolto un ruolo decisivo.

Ho appena sentito, però, alcune incredibili osservazioni. Onorevoli colleghi, il meglio è nemico del bene. La posizione comune rappresenta il 95 per cento del nostro testo. Signor Presidente, eserciteremmo davvero il nostro potere se avviassimo una procedura di conciliazione, ben sapendo che porterebbe all’assenza di qualsivoglia direttiva? Come Parlamento abbiamo invece il dovere, ovvero il diritto, di assumerci le nostre responsabilità. Per questo i deputati francesi dell’UMP voteranno a favore della posizione comune, scegliendo ciò che è davvero importante.

 
  
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  Lasse Lehtinen (PSE). – (FI) Signor Presidente, due anni fa in quest’Aula espressi il timore che in alcuni paesi il dibattito sulla direttiva servizi aveva portato a galla anche sentimenti xenofobi e una propensione al protezionismo economico, reazioni che non rappresentano un vanto per questa Comunità. Il Primo Ministro lussemburghese si è chiesto recentemente perché ora temiamo di più le persone che vengono dall’est che i missili posizionati in quegli stessi paesi vent’anni fa.

Attraverso il dialogo siamo tuttavia giunti a un compromesso accettabile, poiché questa direttiva, benché parzialmente, aprirà alfine il mercato dei servizi.

La direttiva sembra proteggere professionisti altamente qualificati ed espone alla concorrenza gruppi professionali con un livello di istruzione inferiore. Medici e farmacisti restano esclusi dal suo ambito di applicazione, in cui invece rientrano falegnami e parrucchieri.

Il tempo, tuttavia, dissiperà timori e pregiudizi, poiché alla fine la pratica prevarrà sulla teoria. Inoltre, in futuro la direttiva diventerà ovviamente più praticabile e aperta, nella misura in cui interesserà tutti i cittadini d’Europa.

Dobbiamo imparare che noi, in Europa, non potremo competere efficacemente con altri continenti se non abbiamo nemmeno il coraggio di competere tra di noi.

 
  
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  Ona Juknevičienė (ALDE). – (LT) Signor Presidente, onorevoli colleghi, vorrei innanzi tutto porgere il benvenuto all’onorevole Gebhardt, che ha redatto questo documento elaborato. Alcuni di noi hanno dichiarato che riuscire a trovare un compromesso è stata una grande conquista. Sono parzialmente d’accordo. Credo tuttavia che non abbiamo ancora raggiunto il nostro obiettivo.

Il nostro obiettivo è liberalizzare il mercato, poiché il suo potenziale è fondamentale per la crescita economica della Comunità e la creazione di posti di lavoro. Attualmente è stagnante.

La direttiva proposta può stimolare l’emergere di nuovi servizi attraverso la creazione di fondamenta giuridiche. C’è di buono che la seconda parte della direttiva definisce chiaramente le azioni che non possono essere rivolte contro i prestatori di servizi. Non condivido tuttavia la decisione di ridurre tanto drasticamente l’elenco di attività, poiché i paesi destinatari continuano ad avere l’opportunità di creare barriere alla fornitura di servizi.

Signor Presidente, onorevoli colleghi, la liberalizzazione del mercato dei servizi offre un’opportunità di scelta. Dobbiamo pertanto garantire che in tutta la Comunità siano disponibili servizi di qualità elevata a prezzi competitivi. La direttiva sui servizi deve garantire tale obiettivo, cosa che, però, nella sua versione attuale ancora non fa.

 
  
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  Ian Hudghton (Verts/ALE). – (EN) Signor Presidente, riconosco che questo compromesso rappresenta un certo miglioramento rispetto alla proposta originale della Commissione. Riconosco altresì che è necessario e auspicabile rimuovere i rimanenti ostacoli alla prestazione transfrontaliera di servizi commerciali. Credo tuttavia che, nel corso del processo, dovremmo dotare di certezza giuridica – e intendo “certezza” – i fornitori di servizi pubblici essenziali e, soprattutto, rassicurare gli innumerevoli cittadini che dipendono fortemente dai servizi sociali prestati a livello locale.

Le rassicurazioni verbali fornite in buona fede non saranno gli strumenti utilizzati dai giudici nel caso di future controversie giudiziarie; su questo sono pienamente d’accordo. E’ il testo di una direttiva che sarà importante. Pertanto ho sottoscritto diversi emendamenti, come l’emendamento n. 31, in cui si afferma a chiare lettere che spetta agli Stati membri definire i servizi di interesse generale nel loro territorio. Vorrei pregare i colleghi di riconoscere che questo è un emendamento ragionevole e che deve essere adottato, al pari di altri.

 
  
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  Eoin Ryan (UEN). – (EN) Signor Presidente, credo che la direttiva sui servizi sia uno dei più importanti atti legislativi che adotteremo in seno a questo Parlamento. Desidero congratularmi con il Commissario McCreevy, l’onorevole Gebhardt e l’onorevole Harbour per tutto il lavoro che hanno svolto. Si tratta indubbiamente di un passo nella giusta direzione.

La direttiva renderà l’Europa più competitiva e in questo modo creerà occupazione fornendo valore aggiunto ai suoi cittadini. Qualcuno sostiene che stiamo gettando fumo negli occhi dei cittadini; tutt’altro: getteremmo davvero fumo negli occhi dei nostri cittadini se non apportassimo cambiamenti alla nostra economia, come stiamo facendo oggi.

Che ci piaccia o meno, è innegabile che viviamo in un mondo globalizzato e l’Europa deve diventare più competitiva se vuole competere su scala globale. Il 50 per cento circa di tutto il commercio mondiale è ora appannaggio delle economie emergenti e, se vogliamo competere con loro e mantenere il modello sociale europeo, ci occorre un’economia vivace che investa nel genere di servizi che riteniamo importanti per i cittadini d’Europa. Questa direttiva è un passo nella giusta direzione; è il genere di riforma che dobbiamo operare a livello europeo se vogliamo tenere fede ai valori che reputiamo giusti per i nostri cittadini. Sono molto favorevole a questa direttiva.

 
  
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  Nils Lundgren (IND/DEM). – (SV) Signor Presidente, la posizione comune del Consiglio è una vittoria della ragione. La concorrenza nel settore dei servizi verrà rafforzata e, al contempo, verrà rispettata l’indipendenza nazionale degli Stati membri. Si tratta di un buon compromesso. La Lista di giugno è contraria al protezionismo nazionale, alla burocrazia e a ciò che resta del sistema corporativo in Europa. Tali restrizioni ostacolano la concorrenza, lo sviluppo e la crescita all’interno del settore dei servizi. La Lista di giugno è lieta che il Consiglio, di comune accordo con il Parlamento, abbia deciso di respingere il principio del paese d’origine, che avrebbe sicuramente agevolato un aumento della concorrenza all’interno di alcuni settori dei servizi, provocando però svantaggi smisurati. Il principio del paese d’origine avrebbe costretto gli Stati membri a rinunciare all’autodeterminazione nazionale in alcune delle aree più importanti della vita sociale. E’ evidente che le leggi, le norme e le tradizioni che vigono in un paese sono il frutto di un debito processo democratico e vanno osservate da tutti coloro che operano sul suo territorio. La Lista di giugno è quindi favorevole alla posizione comune del Consiglio sulla direttiva servizi.

 
  
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  James Hugh Allister (NI). – (EN) Signor Presidente, l’abbandono del principio del paese d’origine e la riduzione dei servizi contemplati, in particolare l’omissione dei servizi sociali e dei servizi non economici, rende questa proposta di direttiva molto più allettante dell’ultima volta che è stata discussa. Tuttavia, continuo a nutrire alcune preoccupazioni, non da ultimo a causa della fretta di programmare l’armonizzazione delle legislazioni nazionali sulla prestazione di servizi, con la sua inevitabile valanga normativa e il timore che i fornitori stranieri di servizi, pagando salari minimi, generino lavori precari peggiorando così la situazione nei paesi ospitanti, soprattutto se viene concessa loro un’autorizzazione temporanea che li mette in condizione di eludere i controlli nazionali del paese ospitante.

Per quanto riguarda un aspetto specifico, sono lieto che le attività relative al gioco d’azzardo saranno escluse dall’ambito della direttiva. La loro inclusione avrebbe alimentato la crescita di tale industria distruttiva e incrementato la miseria e l’instabilità sociale che tanto spesso ne derivano.

 
  
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  Othmar Karas (PPE-DE). – (DE) Signor Presidente, onorevoli colleghi, l’inizio dell’anno è stato contrassegnato da dimostrazioni contro questa direttiva; ora che il 2006 volge al termine, assistiamo invece a un trionfo di parlamentarismo. Non ci siamo ostacolati a vicenda, non ci siamo fatti sfruttare; molti di noi hanno invece superato se stessi assumendosi la responsabilità dei cittadini europei.

Questa direttiva europea è un trionfo del Parlamento europeo e del dialogo, e dovrebbe fungere da incentivo per tutti i parlamenti. Siamo legislatori, non governi. Abbiamo dato prova di leadership e tagliato il nodo gordiano. Mi auguro che questa situazione possa protrarsi a lungo. La libertà di fornire servizi è un diritto fondamentale; la decisione odierna rappresenta un importante passo avanti per quanto riguarda tale libertà.

Questa decisione ha anche dissipato molti pregiudizi sull’UE. Innanzi tutto, la direttiva è un trionfo del sistema europeo dell’economia sociale di mercato, in cui il mercato non viene contrapposto alla sicurezza sociale. Dobbiamo realizzare coerentemente le quattro libertà, ma dobbiamo altresì coinvolgere sempre più i cittadini.

In secondo luogo, abbiamo dialogato con i partner sociali e abbiamo preso parte ai negoziati svoltisi in seno al Consiglio. A tale proposito, sono riconoscente al Ministro Bartenstein e al Cancelliere Schüssel per essersi schierati dalla nostra parte. In questo modo abbiamo potuto incrementare il mercato, realizzare un mercato interno più forte, contribuendo altresì alla crescita e all’occupazione, e garantire la sicurezza sociale.

Vorrei però ringraziare anche tutti i miei colleghi, soprattutto coloro che fin dall’inizio si sono rifiutati di sostenere gli sforzi volti a ottenere una maggioranza qualificata in prima lettura, poiché è sempre più difficile difendere un compromesso che una posizione individuale. Abbiamo semplificato molti aspetti, fornito certezza giuridica e offerto al pubblico un modello di lavoro parlamentare.

(Applausi a destra)

 
  
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  Manuel Medina Ortega (PSE).(ES) Signor Presidente, credo che dagli interventi pronunciati finora sia emersa una posizione chiara: un’ampia maggioranza del Parlamento voterà a favore del testo adottato e, pertanto, non vi è motivo di temere che la proposta di direttiva venga respinta.

Non sarà dunque necessario ricorrere alla procedura di conciliazione, grazie non solo al gran lavoro di cui si è fatta carico la collega Gebhardt, ma anche all’enorme lavoro svolto dal Commissario McCreevy. Desidero rivolgere a entrambi le mie più fervide congratulazioni.

Vorrei ringraziare il Commissario McCreevy per la dichiarazione pronunciata, a nome della Commissione, sulle eccezioni a favore del diritto del lavoro e del diritto sociale e penale. Come ha affermato egli stesso, erano necessarie perché sono stabilite dal diritto comunitario, ma chiariscono anche la situazione.

Nonostante le affermazioni di alcuni scettici, si tratta di un grande progresso. Non si può dire, ad esempio, come hanno dichiarato alcuni colleghi, che non possiamo contare sul sostegno dei nostri elettori, anzi. I miei elettori sono invece felicissimi che il Parlamento abbia svolto questo ruolo in questo momento.

Non possiamo nemmeno criticare l’eccesso di regolamentazione. Senza regolamentazione, non vi può essere una società organizzata. Chi di noi sa ciò che accade, ad esempio, nel terzo mondo – dove i paesi sono privi di legislazione – sa che la regolamentazione è necessaria. Attraverso la legislazione che abbiamo adottato, il Parlamento, la Commissione e il Consiglio doteranno la società europea di un sistema di libertà di prestazione di servizi che garantirà al contempo l’elevato livello delle condizioni lavorative, sociali e anche ambientali di cui disponiamo attualmente.

Ritengo che le tre Istituzioni abbiano compiuto un grande sforzo.

Gli emendamenti che verranno approvati nell’ambito della comitatologia erano necessari. Sono altresì lieto che siano stati accolti tanto dalla Commissione quanto dal Consiglio, e speriamo che il successivo sviluppo di questa direttiva, attraverso le procedure di comitatologia e con il consenso di Parlamento, Consiglio e Commissione, permetta di affinarla e perfezionarla ulteriormente, nonché di chiarire le eventuali difficoltà che potrebbe presentare.

In conclusione, signor Presidente, credo che questo sia un gran giorno per il Parlamento europeo, per il Consiglio, per la Commissione e per tutti i cittadini dell’Unione europea.

 
  
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  Alexander Lambsdorff (ALDE).(DE) Signor Presidente, il salto compiuto oggi dalla grande coalizione di Bruxelles, con la netta esclusione dei membri dei nuovi paesi UE, non è stato sufficientemente ambizioso. Era orientato nella giusta direzione, ma non era all’altezza delle aspettative. E’ vero che la creazione di sportelli unici aiuterà almeno a ridurre le formalità amministrative. Un altro miglioramento è che non si possono più obbligare le piccole e medie imprese a mantenere uno stabilimento permanente in un altro Stato membro.

Tuttavia, quando nel 2006 plaudiamo al fatto che le restrizioni imposte ai prestatori stranieri di servizi debbano essere giustificate e le misure adottate a livello nazionale nei loro confronti proporzionate, in realtà celebriamo la conquista di un traguardo che avremmo dovuto raggiungere al più tardi entro il 1994.

Abbiamo dimenticato per strada dove e perché abbiamo iniziato a lavorare sulla direttiva servizi: stavamo cercando di alimentare uno slancio concreto per la crescita, fornendo così un impulso altrettanto tangibile all’occupazione. L’insuccesso registrato segue uno schema familiare: alleanze di datori di lavoro e organizzazioni interprofessionali tramano contro il cambiamento, contro la concorrenza e l’apertura del mercato. Raramente, in altri dibattiti, i rischi erano stati esasperati e le opportunità minimizzate fino a questo punto. L’allarmismo organizzato sui lavoratori dell’Europa orientale ha dato il peggio di sé e a rimetterci sono i disoccupati di tutta Europa.

Anche la Commissione deve chiedersi perché non ha avuto il coraggio di difendere i suoi protetti dagli attacchi dei demagoghi. Ora è suo dovere seguire con attenzione l’applicazione della direttiva negli Stati membri affinché, dalla porta di servizio nazionale, non vengano imposti nuovi oneri, in particolare alle PMI.

 
  
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  Irena Belohorská (NI). – (SK) La direttiva oggi all’esame contiene solo una parte del testo originale, poiché sono state eliminate quasi tutte le aree, compreso il principio fondamentale del paese d’origine.

Abbiamo escluso i servizi medici e sociali e i servizi di interesse generale, nonché tutti i riferimenti ai lavoratori distaccati, poiché questi ambiti devono essere affrontati separatamente su base settoriale. Resta tuttavia da capire quando e se è davvero opportuno procedere in tal senso. Una direttiva vuota può non provocare alcun danno, ma al tempo stesso può non arrecare alcun beneficio.

Oserei dire che questa direttiva è completamente inutile e non risolve alcunché nella sua attuale forma annacquata. Secondo il principio del paese d’origine, una piccola impresa di Bratislava può applicare il diritto slovacco quando presta un servizio a un cliente di Vienna. Tuttavia, lo Stato membro ospitante insisterà sull’applicazione della propria legislazione se, ad esempio, ciò è nell’interesse della politica pubblica, della sicurezza pubblica, della protezione della salute, della tutela ambientale e così via. Questa formulazione della direttiva lascia l’applicazione del principio del paese d’origine alla discrezione dei funzionari.

E’ stato dimostrato che i vecchi Stati membri traggono beneficio dalla manodopera a basso costo e altamente qualificata dei dieci nuovi Stati membri, e le nostre infermiere, le nostre ragazze alla pari e i nostri esperti di tecnologia dell’informazione hanno dato prova delle loro capacità. Tuttavia, temono che un’infermiera che fornisce i propri servizi come una piccola impresa possa creare una concorrenza eccessiva e stanno camuffando...

(Il Presidente interrompe l’oratore)

 
  
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  Andreas Schwab (PPE-DE). – (DE) Signor Presidente, signor Commissario, onorevoli colleghi, non ripeterò uno a uno i ringraziamenti rivolti dall’onorevole Toubon a tutti i parlamentari, ma sappiate che rispecchiano i miei sentimenti. Ritengo, come ha affermato l’onorevole Karas, che si sia verificata una grande convergenza di opinioni tra tutti gli eurodeputati e che i colleghi abbiano svolto un ruolo positivo contribuendo a placare i timori nutriti dai paesi d’origine. Il fatto che siano stati placati è almeno in parte attribuibile all’apertura di un cammino che porta al completamento del mercato interno dei servizi.

Questi negoziati, su cui il Parlamento ha esercitato una particolare influenza, sono stati anche molto impegnativi per i nostri collaboratori; come è già stato sottolineato, il Parlamento si è dimostrato influente e, oltre a fungere da forza trainante, ha svolto anche un ruolo di conciliazione come Istituzione. L’onorevole Harbour, il nostro relatore ombra, ha affermato che questo è un gran giorno per i cittadini europei. Resta solo da dire che il sentiero della realtà che questa direttiva quadro indica ai cittadini europei non è ancora stato battuto, e gli Stati membri devono percorrerlo in maniera attenta e costruttiva, poiché la direttiva getta esclusivamente le fondamenta del futuro completamento del mercato interno europeo dei servizi.

Il principio del paese d’origine è diventato il principio della libertà di fornire servizi. Il mercato interno deve essere completato, ma, come ha recentemente chiarito l’Istituto Bruegel, deve anche essere evidenziato con ancora più forza dagli Stati membri, dagli attori della società civile nonché dalla Commissione e dal Parlamento, anche ai fini della comprensione pubblica. Si tratta di un’altra grande sfida per noi.

Personalmente, ritengo che la critica formulata da alcuni stimati colleghi secondo cui verrebbero trasferite troppi compiti alla Corte di giustizia europea in relazione all’applicazione della direttiva sia alquanto irrisoria, poiché, in ogni caso, i principali responsabili nell’ambito di una direttiva quadro restano gli Stati membri. Rivolgo il mio appello al Ministro, quale rappresentante del Consiglio, affinché il Consiglio si faccia carico in particolar modo di questa fondamentale responsabilità.

 
  
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  Edit Herczog (PSE). – (HU) Signor Presidente, è positivo essere una deputata al Parlamento europeo oggi. E’ positivo perché possiamo annunciare di avere ottenuto grandi risultati. Dopo l’impasse della Costituzione e prima della chiusura della quinta fase dell’allargamento dell’Unione, riusciremo a creare la libera circolazione dei servizi, probabilmente con una vasta maggioranza, e questo è un grande traguardo. Ricordate? Un anno e mezzo fa, il caso dell’idraulico polacco era l’emblema di una xenofobia esecrabile in ogni sua forma. Un anno e mezzo fa, non intravedevamo alcuna speranza per un accordo tra datore di lavoro e lavoratore, tra vecchi e nuovi Stati membri, tra sinistra e destra.

E’ un traguardo enorme che oggi gli eurodeputati respingano categoricamente la discriminazione. Oggi la discriminazione tra vecchi e nuovi Stati membri è relegata al passato. E’ un traguardo enorme che stiamo creando nuove opportunità per tutti i 476 milioni di abitanti dell’Unione. E’ un traguardo enorme che si stia creando un’opportunità giuridica per coloro che attualmente sono costretti a lavorare nell’economia sommersa. Ed è un traguardo altrettanto grande che i lavoratori che presentano reclami legittimi abbiano un’altra opzione oltre al ricorso ai procedimenti legali, che si protraggono per molti anni prima che la Corte di giustizia di Lussemburgo riconosca i loro diritti.

E’ un traguardo enorme che i datori di lavoro e i lavoratori, le piccole e medie imprese, le grandi aziende e i consumatori ne beneficeranno e si avvicineranno alla realizzazione degli obiettivi di Lisbona fissati da tutti noi. E’ un traguardo considerevole che il Parlamento sia riuscito a formulare il messaggio politico della direttiva, come lo è anche il fatto che tra le due letture molti abbiano deciso, in ultima analisi, di sostenere la proposta.

Se gli Stati membri recepiranno adeguatamente la direttiva, fra dieci anni potremo guardare indietro con orgoglio e dire che abbiamo fatto ciò che il nostro paese e l’Europa avevano chiesto. Vi ringrazio per l’attenzione e mi congratulo con tutti i partecipanti per il loro contributo.

 
  
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  Luigi Cocilovo (ALDE). – Signor Presidente, onorevoli colleghi, in un minuto non si può dire tutto il necessario, per cui farò una scelta sul possibile, affermando anzitutto che sono convinto che l’adozione di questa direttiva, nella formulazione attuale, possa aiutare l’Europa. La direttiva contribuisce a sciogliere incrostazioni e a superare ostacoli e barriere che hanno pesato sull’unificazione del mercato dei servizi e sull’iniziativa di imprese di offerta di prestazioni professionali, anche al di fuori dei confini nazionali.

Allo stesso tempo, tuttavia, la direttiva fornisce garanzie e rafforza la prospettiva di una dimensione europea di mercato e di sistema, dove la libera circolazione sia possibile non solo per la competizione schiacciata sulla concorrenza per costi e rischio di dumping ma anche per le buone regole o prassi, tese a garantire principi ed interessi irrinunciabili, come quelli relativi alla garanzia delle prestazioni universali, degli interessi generali, anche in ambiti di rilevanza economica, degli obiettivi di qualificazione d’impresa, della tutela dell’ambiente e della sicurezza e delle tutele sociali fondamentali. Presidente, concludo esprimendo la speranza di avere domani non solo più Europa ma anche un’Europa migliore.

 
  
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  Ryszard Czarnecki (NI). – (PL) Signor Presidente, dobbiamo avere l’onestà di affermare che la direttiva Bolkestein era migliore perché apriva effettivamente il mercato dei servizi, e che le obiezioni espresse in quest’Aula contrastano con lo spirito di solidarietà dell’Unione europea. Questo difficilissimo compromesso, tuttavia, ha ovviamente una certa importanza, ed è comunque migliore della mancanza assoluta di una direttiva. Su questo non vi è alcun dubbio.

Abbiamo motivo di preoccuparci? Beh, a dire la verità, il gran numero di eccezioni costituisce un problema. Esiterei a parlare di successo e mi asterrei anche dall’affermare che si tratta di un momento storico. Aspettiamo di vedere che cosa succederà nella pratica. Da queste eccezioni può scaturire una situazione che farebbe dell’onnipresente idraulico polacco un ospite sgradito. Per concludere, il diavolo non è così brutto come lo si dipinge e l’idraulico polacco non è così terribile come qualcuno ha voluto lasciare intendere, anche tra i membri di quest’Assemblea.

 
  
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  Małgorzata Handzlik (PPE-DE). – (PL) Signor Presidente, la direttiva servizi non è semplicemente un documento legislativo sui servizi, non è semplicemente un passo verso la liberalizzazione dei servizi che semplifica nettamente la vita dei prestatori europei di servizi. La direttiva sui servizi è in primo luogo una dimostrazione, è la prova che indica a tutti gli europei che possiamo lavorare in comune in un’Europa unita e che questo apporta notevoli benefici al cittadino medio. E’ la dimostrazione che, insieme, possiamo raggiungere risultati importanti in seno all’Unione europea e che, attraverso la condivisione delle nostre esperienze, possiamo ottenere un compromesso ampiamente accettato.

Il lavoro svolto sulla direttiva ha dimostrato che possiamo superare le divisioni a livello nazionale, storico e di partito ed elaborare un documento legislativo equilibrato per il mercato dei 450 milioni di consumatori, negli interessi sia dei prestatori di servizi sia dei consumatori.

Sono soddisfatta dell’attuale proposta di compromesso, anche se mi aspettavo una maggiore apertura e il mantenimento del principio del paese d’origine. Molte persone criticano la direttiva ritenendola troppo liberale e troppo sociale. A mio parere, però, grazie alle centinaia di ore di lavoro dedicate alla sua stesura e alla partecipazione di molte persone, la direttiva è diventata un documento legislativo di compromesso per un’Europa unica in cui, pur aprendo e liberalizzando il mercato dei servizi, facciamo anche in modo che i consumatori e i fornitori di servizi ottengano un adeguato livello di protezione.

Negli Stati membri, compresa la Polonia, la direttiva alimenta grandi speranze di migliori opportunità lavorative, prospettiva che molti prestatori di servizi e consumatori attendevano con ansia.

Sono convinta che, come rappresentanti dei cittadini d’Europa, abbiamo svolto il nostro dovere e oggi possiamo votare a favore della direttiva con la coscienza a posto. Si tratta di un importante passo avanti verso l’integrazione del mercato unico, benché resti molto lavoro da svolgere per aprirlo del tutto. Si tratta altresì di una pietra miliare che attua i principi sanciti dal Trattato di Roma, che non siamo riusciti ad applicare prima, e di cui celebreremo il 50o anniversario l’anno prossimo.

Il lavoro sulla direttiva servizi è stato particolarmente importante per i nuovi Stati membri. Durante la prima lettura abbiamo assistito a molti esempi di egoismo nazionale, protezionismo e opportunismo, ma siamo anche riusciti a elaborare un denominatore comune nell’interesse di tutti gli Stati membri dell’Unione europea.

 
  
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  Anne Van Lancker (PSE). – (NL) Signor Commissario, signor Presidente in carica del Consiglio, onorevoli colleghi, innanzi tutto desidero ovviamente rivolgere i miei più sentiti ringraziamenti all’onorevole Gebhardt e a tutti i colleghi con cui ho lavorato a questa direttiva per tanti mesi, poiché grazie a tale collaborazione e grazie anche, ovviamente, alla mobilitazione dei sindacati e delle ONG, abbiamo ora dinanzi a noi una direttiva sui servizi in cui il diritto del lavoro, i contratti collettivi di lavoro, i diritti sociali e i diritti dei consumatori vengono rispettati appieno. Dobbiamo rallegrarci di questo risultato.

Sono altresì lieta che molte aree sensibili, ossia i servizi sociali, i servizi sanitari e le agenzie di lavoro interinale, esulino dall’ambito di applicazione di questa direttiva, in quanto dobbiamo ovviamente elaborare norme più severe in materia se non vogliamo che tali settori rimangano semplicemente alla mercé della libera prestazione di servizi. Ringrazio il Parlamento di essersi rigorosamente attenuto alla posizione comune del Consiglio in proposito.

Alcuni oratori hanno affermato che nella posizione comune del Consiglio si riscontrano diverse ambiguità e ovviamente hanno ragione, signor Presidente in carica, tanto che vari colleghi ed io avremmo voluto eliminare tali ambiguità attraverso una serie di emendamenti. Continuo a ritenere che, come legislatori, sia nostro dovere redigere testi giuridici chiari e comprensibili che non si prestino ad alcuna interpretazione. Poiché affronta questioni quali l’autonomia del diritto del lavoro e la definizione dei servizi sociali esclusi, il contenuto di questi testi non è irrilevante, e condivido il rammarico provato dalla relatrice per la totale indisponibilità del Consiglio a porre rimedio a tale situazione attraverso la presentazione di emendamenti.

Benché a mio avviso il significato giuridico dell’interpretazione della Commissione sia limitato, sono tuttavia molto riconoscente alla Commissione per la sua interpretazione; ritengo infatti, signor Commissario, che l’interpretazione abbia un forte significato politico, ovvero sia sinonimo dell’impegno assunto dalla Commissione che i colleghi e io sicuramente ricorderemo all’Esecutivo attuale e ai suoi successori. Spetta pertanto a noi dotare di maggiore certezza giuridica i servizi sociali e sanitari nella legislazione futura.

 
  
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  Sophia in ’t Veld (ALDE). – (NL) Signor Presidente, secondo alcuni questo è il regalo di compleanno per il 50o anniversario dell’Unione. Se ricevessi un regalo di questo tipo dai miei amici, penso che ne cercherei di nuovi. Non intendo togliere nulla a tutto il lavoro che è stato svolto, ma per la prima volta ho votato contro e attualmente non posso sostenere nemmeno il compromesso, mi spiace.

Purtroppo, l’intero dibattito è stato pervaso da sentimenti di timore, conservatorismo e protezionismo. Questo compromesso non aggiunge granché a ciò che è già sancito dal Trattato. Di per sé, questa potrebbe non essere una buona ragione per votare contro; lo è invece il fatto che la direttiva sembra creare motivi giustificativi per l’esenzione dei servizi pubblici dalle norme della concorrenza leale. A mio avviso si tratta di un precedente molto pericoloso, e inoltre – poc’anzi si è parlato di chiarezza giuridica – le definizioni utilizzate spiccano per la loro ambiguità giuridica.

La ragione per cui ritengo che questo dibattito sia pervaso dall’ipocrisia è che, quando l’Europa occidentale comprò le imprese dell’Europa dell’est all’inizio degli anni ’90, non si tenne alcuna discussione. Signor Presidente, questa è un’incredibile occasione mancata per l’Europa.

 
  
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  Konstantinos Hatzidakis (PPE-DE). – (EL) Signor Presidente, la direttiva di cui discutiamo oggi è un successo per l’Europa, un successo per lo sviluppo e un successo per i lavoratori.

E’ molto importante che, dopo un lungo periodo di discussione, si sia trovato il giusto compromesso, giungendo così, da un lato, all’apertura del mercato dei servizi e all’agevolazione degli investimenti attraverso l’eliminazione degli ostacoli burocratici, giuridici e tecnici e, dall’altro, al pieno rispetto dei diritti dei lavoratori – come hanno ammesso i sindacati europei a febbraio – e al tempo stesso, ovviamente, alle esenzioni per alcuni settori particolari.

L’OCSE, l’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico, in una delle sue relazioni afferma che, grazie a questa direttiva, verranno creati 2,5 milioni di nuovi posti di lavoro. Sarebbe un peccato non sfruttare una simile occasione, tutelando al contempo i diritti dei lavoratori. Non adempiremmo il nostro dovere nei confronti dei cittadini, soprattutto dei lavoratori.

La proposta iniziale della Commissione aveva suscitato obiezioni e incomprensioni. E’ particolarmente positivo che questa procedura si concluda con un vastissimo consenso in seno all’Unione europea. Abbiamo l’unanimità del Consiglio e la stragrande maggioranza dei deputati al Parlamento europeo sostiene la posizione comune del Consiglio. Il gruppo del Partito popolare europeo (Democratici cristiani) e dei Democratici europei, insieme ai liberali e ai socialisti, è arrivato a un approccio comune e questo dimostra che l’Europa sa ancora dialogare, appianare le proprie divergenze e giungere a soluzioni che sono necessarie per i cittadini, soprattutto per i più deboli dal punto di vista finanziario e sociale.

Penso che dovremmo essere tutti molto soddisfatti del ruolo particolarmente importante svolto dal Parlamento europeo in questa riuscita procedura.

 
  
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  Joseph Muscat (PSE).(MT) Perché la discussione su questa direttiva ha avuto un risultato positivo? Per due ragioni, direi. In primo luogo, non abbiamo trattato i lavoratori come numeri; abbiamo invece posto i diritti dei lavoratori e di altre categorie al di sopra di tutte le altre considerazioni. La seconda ragione è che abbiamo rimosso gli ostacoli alla libera circolazione delle persone non creando rivalità tra i lavoratori, ma tentando di usare questa libertà di circolazione per migliorare i loro diritti. Non abbiamo reso più semplice offrire servizi alle peggiori condizioni possibili, né abbiamo incoraggiato i lavoratori ad agire così. Questo voto dovrebbe inviare un forte segnale contro qualsiasi sfruttamento, contro qualsiasi tentativo di sfruttare i lavoratori stranieri offrendo condizioni peggiori. Né i lavoratori in un particolare paese devono essere pressati, con questo stratagemma, ad accettare condizioni peggiori. Inoltre, i lavoratori dovrebbero ricevere informazioni complete sulle condizioni offerte ad altri lavoratori. Voglio ringraziare l’onorevole Gebhardt, l’onorevole Harbour e anche il Commissario McCreevy per l’ottimo lavoro.

 
  
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  Karin Riis-Jørgensen (ALDE).(DA) Signor Presidente, la ringrazio per avermi dato la parola. Finalmente si conclude la preparazione della direttiva sui servizi. Finalmente possiamo tirare un sospiro di sollievo dopo oltre 12 anni di frizzi e lazzi, e finalmente possiamo attenderci un mercato interno dei servizi, forse monco, ma sempre meglio di niente. Vorrei utilizzare il mio breve tempo di parola per mettere in evidenza i problemi che comporta avere una direttiva mutilata. Il gioco d’azzardo è stato escluso dal campo di applicazione della direttiva. Ma cosa succede? La Commissione, con il Commissario McCreevy in prima fila, sta indagando sul monopolio del totocalcio in non meno di dieci Stati membri. Analogamente, i servizi sanitari sono stati esclusi dal campo di applicazione della direttiva, eppure meno di un mese fa la Commissione ha presentato un piano ambizioso relativo alla mobilità dei pazienti. In altre parole, le conseguenze di una direttiva indebolita sono che abbiamo una legislazione a spizzichi invece di regole chiare e precise sui servizi per tutte le industrie e tutti i settori dell’Unione europea. Lo trovo fastidioso, ma comunque oggi voterò a favore, perché se non si può ottenere ciò che piace, bisogna farsi piacere ciò che si ottiene.

 
  
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  Zuzana Roithová (PPE-DE).(CS) La direttiva che adotteremo oggi libererà, credo, il settore dei servizi dalla burocrazia e dalla discriminazione che sono state il risultato di livelli considerevoli di diffidenza tra paesi e di una mancanza di fiducia nella competitività nazionale. Il dibattito ha mostrato quanto sono diventate profonde le divisioni tra i paesi. Oggi costruiremo un ponte che rappresenta un compromesso conquistato a fatica dopo tre anni di negoziato tra Parlamento e Consiglio. Io credo che dovremmo rifiutare le proposte della sinistra, che minerebbero le fondamenta di quel ponte.

Sono stati esclusi dalla direttiva così tanti servizi che essa sembra avere perso ogni significato. Ma questo non è del tutto vero, poiché essa apporterà cambiamenti fondamentali alle regole. Gli Stati dovranno abrogare tutte le regole discriminatorie nel settore dei servizi. Saranno istituiti sportelli integrati, che si occuperanno di tutte le formalità per la prestazione a lungo termine e temporanea di servizi in un altro Stato. L’autorizzazione deve essere trasparente e accessibile a tutti. Non sarà più possibile un rifiuto immotivato dei permessi né ritardi di mesi nella risposta. Se le autorità non risponderanno entro il termine massimo, il permesso sarà accordato automaticamente. Le imprese risparmieranno tempo e denaro perché non dovranno presentare documenti superflui nella lingua originale né copie autenticate insieme alle traduzioni. Nessuno dovrà ottenere un’assicurazione nel paese dove è prestato il servizio né disporre di capitali non realistici. Saranno accettati i documenti richiesti per la concessione dell’autorizzazione nel paese d’origine. I dati obbligatori potranno essere forniti anche elettronicamente. Sarà proibito costringere le imprese a registrarsi o ad avere un ufficio nel luogo dove i servizi saranno offerti solo temporaneamente. Le autorità avvieranno una cooperazione transfrontaliera per il controllo delle attività e i sistemi saranno interoperativi.

Avremmo potuto fare di più, ma questo sarà comunque un contributo significativo al completamento del mercato interno. Dopo anni di temporeggiamento, finalmente è stato costruito un ponte per superare le divisioni causate dalla diffidenza europea. Questo ponte condurrà alla libertà dei servizi senza discriminazione, alla creazione di centinaia di migliaia di nuovi posti di lavoro per gli europei e a miglioramenti della qualità dei servizi. In fondo, questa è una delle ragioni d’essere dell’Unione. Per concludere, ringrazio i relatori, specialmente l’onorevole Harbour.

(Applausi a destra)

 
  
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  Richard Falbr (PSE).(CS) Onorevoli colleghi, persino i sindacati europei hanno protestato contro la proposta originaria di direttiva, soprannominata Bolkestein – o forse dovremmo dire Frankenstein – ereditata dalla Commissione Prodi. Dopo oltre due anni e mezzo di negoziati e di ricerca di un compromesso, io, ex sindacalista, posso ora alzare la mano a favore della proposta all’esame. L’onorevole Gebhardt e quanti hanno contribuito a raggiungere il risultato finale hanno un grande merito per il fatto che dalla confusione originale è emersa una direttiva accettabile.

Devo dire che, per quanto non ne sia soddisfatto, la direttiva avrebbe potuto essere peggiore. Comunque, sono lieto di osservare che, con la buona volontà di tutti, questa direttiva sarà un successo. La proposta che abbiamo adottato non è priva di difetti, ma nella vita – e specialmente nella vita politica – non si può avere tutto. La mia gratitudine per il risultato ottenuto va al Parlamento europeo. A molti cechi insoddisfatti potrebbe sembrare un’operazione di facciata, ma io rimango ottimista.

 
  
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  Šarūnas Birutis (ALDE). – (LT) Sono convinto che oggi il Parlamento dimostrerà la sua maturità nel portare avanti le riforme di Lisbona. L’onorevole Gebhardt e il Parlamento hanno già fatto molto lavoro su questa direttiva dopo la prima lettura. Ricordiamo ancora le frasi sui giornali secondo cui l’intera direttiva era stata buttata all’aria. Triste, ma vero.

Onorevoli colleghi, la Commissione e il Consiglio hanno dimostrato rispetto per il Parlamento e quindi oggi abbiamo un testo che rappresenta il parere di oltre il 90 per cento dei deputati. Dobbiamo garantire un feedback. Noi siamo i responsabili nei confronti dei cittadini europei per l’affidabilità delle decisioni comuni e per il mantenimento di un vero compromesso europeo. Il Parlamento creerà un buon precedente e darà un segnale di accoglienza alle imprese e ai consumatori europei.

Esorto tutti i colleghi ad approvare la direttiva con il 70 per cento di voti; è ora di liberare dalla pressione burocratica il potenziale di questo settore, che assicura il nostro benessere, e di compiere un seppur piccolo passo avanti.

 
  
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  Alexander Stubb (PPE-DE).(EN) Signor Presidente, vorrei incominciare con un’osservazione come francofono: quando hanno parlato l’onorevole Le Pen dell’estrema destra francese e l’onorevole Wurtz dell’estrema sinistra francese, entrambi hanno tratto esattamente le stesse conclusioni. Sarebbero una splendida coppia!

Oggi abbiamo motivo di festeggiare e anche ragioni di tristezza e di speranza. Il motivo per festeggiare è che abbiamo di fatto una direttiva sui servizi che costituisce davvero un passo avanti. Anch’io desidero congratularmi con l’onorevole Gebhardt e l’onorevole Harbour per il lavoro svolto. A mio parere dovrebbe essere chiamata direttiva Gebhardt-Harbour.

Sono anche felice che il Parlamento europeo abbia svolto un ruolo molto forte in questo, e desidero congratularmi con la Presidenza finlandese, con il Ministro Pekkarinen e in modo particolare con Satu Mäkinen, che ha ridefinito cosa vuol dire essere un duro negoziatore finlandese.

La tristezza nasce invece dalla constatazione che l’atmosfera in cui abbiamo condotto il dibattito sulla direttiva sui servizi è stata alquanto avvelenata. Abbiamo rilevato tracce di nazionalismo e protezionismo, nonché un po’ di xenofobia, come ha detto l’onorevole Lehtinen. Abbiamo parlato della direttiva Bolkestein e dell’idraulico polacco, e molte volte abbiamo lavorato per restringere il campo di applicazione della direttiva invece di ampliarlo. Tutto ciò è un po’ triste, perché significa che abbiamo perso in qualche misura la fiducia reciproca.

Perché la speranza? La ragione di speranza è che possiamo convivere con questa direttiva. Penso che la chiave sia che ora gli Stati membri possono cominciare ad attuare la direttiva e il Parlamento europeo può dare seguito a tale attuazione. Spero anche che la Corte di giustizia delle Comunità europee interpreterà questa direttiva in senso liberale.

Concludo dicendo che dovremmo ristabilire la fiducia che c’era tra gli Stati membri e ricordare che nel 1957, 50 anni fa, abbiamo definito questa Unione fondata su quattro libertà, che sono la libera circolazione di servizi, merci, capitali e persone.

(Applausi al centro e a destra)

 
  
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  Jan Andersson (PSE).(SV) Signor Presidente, anch’io voglio innanzi tutto ringraziare tutti coloro che hanno collaborato e, in particolare, la relatrice, onorevole Gebhardt, che ha davvero fatto un ottimo lavoro. Nel minuto che ho a disposizione per il mio intervento, voglio soffermarmi sul diritto del lavoro. A mio parere le formulazioni della prima lettura del Parlamento erano migliori. Le formulazioni che l’onorevole Gebhardt ha cercato di far passare nella commissione per il mercato interno e la protezione dei consumatori erano migliori di quel che vediamo oggi. Sono comunque del tutto soddisfatto di ciò che viene detto sul diritto del lavoro, sui contratti collettivi e simili, perché abbiamo anche una dichiarazione della Commissione.

L’onorevole Wurtz ha citato la causa Vaxholm e so che gli avvocati specializzati in diritto del lavoro in Svezia hanno criticato aspramente il Commissario McCreevy su quel caso. Ho parlato oggi con gli stessi avvocati, i quali giudicano eccellente la dichiarazione della Commissione sul tema del diritto del lavoro. Condivido il loro parere e credo che la dichiarazione, insieme con la relazione stessa, sia valida.

In conclusione, voglio dire che si tratta di questioni importanti e che quelle che abbiamo qui sono le proposte del Parlamento, le cui osservazioni più importanti sono state tutte recepite. Quindi risulta facile votare oggi a favore della relazione.

 
  
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  Zita Pleštinská (PPE-DE). – (SK) In questo momento stiamo decidendo il destino di uno dei più importanti atti legislativi emanati dal Parlamento europeo.

Insieme ai deputati dei nuovi Stati membri, in tutta sincerità politica, non vedevamo la direttiva Bolkestein come uno spauracchio, ma piuttosto come una chiara opportunità per l’Unione europea allargata. Sin dall’inizio del nostro mandato in Parlamento abbiamo partecipato attivamente a discussioni burrascose e abbiamo spiegato che la liberalizzazione del mercato dei servizi è necessaria per creare nuovi posti di lavoro, aumentare il tasso di crescita nell’Unione europea e realizzare la nostra ambizione di diventare l’attore dominante nella concorrenza a livello mondiale. Abbiamo cercato di persuadere i nostri colleghi che l’idraulico polacco non è una minaccia, ma un beneficio per il mercato interno europeo.

Il Parlamento europeo ha accettato un compromesso che in parte liberalizza il mercato, ma mantiene una protezione in un certo numero di settori. Anche se non è una soluzione ideale, si può essere soddisfatti del fatto che il principio chiave elaborato dal PPE-DE – la libertà di prestazione dei servizi – garantisce un equilibrio fra un’Europa sociale e un’Europa liberale per quanto riguarda l’apertura del settore dei servizi e, al tempo stesso, stabilisce procedure ragionevoli per le piccole e medie imprese, oltre a un’elevata qualità dei servizi e alla protezione dei consumatori.

Voglio esprimere il mio apprezzamento per il lavoro dell’onorevole Gebhardt, dell’onorevole Harbour e di tutti i relatori ombra, e sono lieta che la Commissione e il Consiglio abbiano accettato il compromesso raggiunto dal Parlamento europeo nei settori sensibili. La buona notizia è che la posizione comune del Consiglio è simile alla posizione raggiunta dal Parlamento europeo in prima lettura.

Onorevoli colleghi, con lo storico voto odierno il Parlamento europeo può diventare l’architetto del mercato comune dell’UE per i servizi. Mi aspetto che gli Stati membri si comportino con altrettanto senso di responsabilità e attuino la direttiva nell’ordinamento giuridico nazionale entro tre anni. Sono sicura che la direttiva sui servizi sarà il regalo giusto per festeggiare l’anniversario dell’Unione europea.

 
  
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  Dariusz Rosati (PSE). (PL) Signor Presidente, oggi, dopo due anni di difficili negoziati, finalmente la direttiva sui servizi sarà adottata dal Parlamento europeo. E’ un giorno positivo, non solo per l’idraulico polacco ma anche per i consumatori e le imprese europei. Il settore dei servizi incide sull’economia europea per il 70 per cento. Perciò è così importante aprirlo alla concorrenza e dare alle imprese l’opportunità di acquistare e prestare liberamente servizi in tutta l’Europa.

Ovviamente, il compromesso raggiunto non è assolutamente ideale e non soddisfa tutte le nostre aspettative. Durante la discussione vi sono stati molti malintesi e disaccordi ideologici, si è fatta troppa propaganda sul tema del dumping sociale e si è dedicata troppo poca attenzione all’interesse dell’Europa nel suo insieme. Il timore razionale della concorrenza di altri Stati membri significa anche che non si è data sufficiente considerazione alle argomentazioni razionali e agli elementi di logica economica. Intanto, la liberalizzazione del mercato dei servizi determinerà la crescita del PIL di tutti gli Stati membri e sarà uno stimolo potente per la creazione di centinaia di migliaia di nuovi posti di lavoro.

Anche se la proposta di direttiva oggi in discussione non è perfetta, è nondimeno un importante passo avanti. Invito pertanto ad adottarla senza emendamenti.

 
  
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  Roberta Angelilli (UEN). – Signor presidente, onorevoli colleghi, l’Europa, per sostenere crescita ed occupazione, ha bisogno di ampliare il mercato, eliminando i troppi ostacoli burocratici che ci sono in questo settore. Tuttavia ciò non deve avvenire a discapito dei diritti dei lavoratori, né creare situazioni di sfruttamento o di dumping sociale. Sebbene dopo una forte battaglia parlamentare siano stati esclusi dalla direttiva originaria una serie di servizi di rilevanza sociale, quello che andiamo a votare rimane un testo ancora ambiguo, in cui non è ancora ben chiaro il confine tra questa direttiva e il diritto del lavoro e le tutele sociali nazionali.

Per questi motivi, nonostante le rassicurazioni di questa mattina, chiediamo che la direttiva, nella sua concreta applicazione, rispetti le pratiche di concertazione nazionale e non eluda gli accordi collettivi di categoria. Chiediamo soprattutto una severa verifica dell’applicazione della direttiva, affinché non siano violate le norme a tutela dei diritti dei lavoratori e dei consumatori e le norme a tutela della salute e della sicurezza nei luoghi di lavoro.

 
  
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  Stefano Zappalà (PPE-DE). – Signor Presidente, onorevoli colleghi, già durante la scorsa legislatura e in parte della presente, mi sono occupato di altre direttive e iniziative che riguardano l’attuazione del mercato interno, insieme agli onn. Gebhardt e Harbour. Stamani non posso che complimentarmi, doverosamente e concretamente, con la collega Gebhardt, perché, oltre che della direttiva “Forniture e servizi”, durante la scorsa legislatura ci siamo occupati insieme anche della direttiva “Qualifiche professionali”.

La direttiva in esame, che, così com’è stato evidenziato, è una parte fondamentale dell’attuazione prevista dai trattati del mercato interno, è anche, tutto sommato, il seguito di altre attività legislative che abbiamo portato avanti con i colleghi Gebhardt e Harbour. Detta direttiva, che riveste un’importanza fondamentale, porterà certamente il nome della collega Gebhardt, con la quale desidero congratularmi per la capacità con cui è riuscita, non oggi bensì già in prima lettura, a portare a felice conclusione la direttiva in esame in un settore così importante.

Non so se a tutti risulta chiaro che la legislazione che stiamo approvando è intesa ad armonizzare i sistemi nazionali e non a imporsi su di essi: si tratta di un concetto che, a mio avviso, deve essere chiaro a tutti. Mentre ci accingiamo a compiere un altro atto sulla via del completamento del mercato interno, va riconosciuto ed evidenziato chiaramente ancora una volta – avendo udito aleggiare ancora un nome in quest’Aula, che non esiste più – che il Parlamento europeo, rispetto agli egoismi nazionali rappresentati dal Consiglio e rispetto agli egoismi di altro tipo rappresentati dalla Commissione, è l’istituzione che riesce a risolvere problemi di rilevante valore.

 
  
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  Maria Matsouka (PSE).(EL) Signor Presidente, onorevoli colleghi, la maggioranza del Parlamento europeo ritiene che la direttiva Bolkestein non esista più dal febbraio scorso. La proposta iniziale è infatti stata migliorata e alcune delle sue disposizioni pericolose sono state abolite. Questo è stato il risultato di una dura battaglia condotta dai socialisti e dalla sinistra. Comunque, lo spirito neoliberale rimane nella posizione comune del Consiglio, in quanto le questioni cruciali sui diritti dei lavoratori europei non sono chiarite. Inoltre, i servizi di interesse economico generale non sono esclusi dal campo di applicazione e nell’articolo in discussione sul principio del paese d’origine prevale il principio dell’ambiguità. Si farà appello alla Corte di giustizia delle Comunità europee perché elimini le scappatoie creando, come ha fatto in altri settori, una giurisprudenza liberale che favorisce le imprese col pretesto di completare il mercato interno.

Abbiamo presentato emendamenti insieme ai socialisti francesi e belgi e sosterremo qualunque emendamento che possa migliorare ulteriormente il testo. Comunque, al di là dei testi, governati da questa ambiguità intenzionale, c’è la realtà, una realtà fatta di lavoratori disoccupati, poveri, disillusi. Non ignorateli o, almeno, non prendeteli in giro.

 
  
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  Charlotte Cederschiöld (PPE-DE).(SV) Signor Presidente, oggi nel Parlamento europeo si sta compiendo un passo notevole in termini di principio. A mio parere, il gruppo del Partito popolare europeo (Democratici cristiani) e dei Democratici europei e il gruppo dell’Alleanza dei Democratici e dei Liberali per l’Europa sono stati forse più capaci degli altri di tenere in vita il compromesso. Desidero ringraziare in modo speciale sia l’onorevole Harbour, che a mio parere ha dato un contributo notevole, sia, ovviamente, l’onorevole Gebhardt. Il Parlamento europeo ha trasformato un conflitto politico in un largo consenso. La direttiva servizi è desiderata da molti. Sottolineerei inoltre che il diritto di stabilimento compare in termini molto forti nella Carta dei diritti fondamentali.

Attualmente il nuovo governo in Svezia sta cercando di semplificare le regole nel mercato del lavoro e di rendere il lavoro più proficuo. Ora tali sforzi ricevono uno slancio supplementare da questa direttiva, che rende più accessibili i mercati europei. Le imprese incontreranno meno ostacoli in uno dei più grandi mercati del mondo con grandi opportunità di crescita. Secondo alcune stime, saranno creati circa 600 000 nuovi posti di lavoro. Per il mercato del lavoro svedese, dove il 70 per cento dei posti di lavoro è nel settore dei servizi, questo significa un grande miglioramento.

Comunque, la direttiva sui servizi fornisce una base; è un primo passo, non l’ultimo. Certamente si potrebbe desiderare molto di più, ma credo che, quando sarà il momento, si compiranno anche gli altri passi. Ad ogni modo, i settori esclusi – peraltro, in numero eccessivamente alto, tra cui, ad esempio, i servizi sanitari – sono ovviamente coperti dalle regole del Trattato, cosa di cui anche il Commissario, per fortuna, è consapevole. Il lavoro in questo campo, quindi, continua. Ringrazio tutti coloro che hanno contribuito e anche la Commissione per i suoi sforzi volti a migliorare le cose per le imprese e i consumatori – sforzi che, si spera, avvantaggeranno i cittadini portando una migliore qualità a prezzi più bassi nel caso di certi servizi.

 
  
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  Proinsias De Rossa (PSE).(EN) Signor Presidente, desidero congratularmi con l’onorevole Gebhardt per la sua straordinaria tenacia e saggezza politica. Anche altri hanno svolto un ruolo chiave, ma temo che lei abbia sostenuto il peso maggiore.

Questo risultato costituisce un successo, date tutte le circostanze per i cittadini come lavoratori, consumatori e prestatori di servizi. L’esito dimostra che è possibile conseguire risultati efficaci ed equi tra 25 Stati membri, nonostante tutte le nostre differenze. Quelli che ignorano tale diversità continuano a rifiutare questo compromesso, in particolare il gruppo kamikaze GUE/NGL, che ignora il fatto che la richiesta principale che ha avanzato – l’abolizione del principio del paese d’origine – è stata in realtà soddisfatta.

Ora il Consiglio deve smettere di farsi gioco dei diritti dei lavoratori in Europa. La farsa della settimana scorsa sulla direttiva sull’orario di lavoro è stata vergognosa. Dateci una direttiva sull’orario di lavoro che sia attuabile e funzionante e una direttiva efficace sul distacco dei lavoratori. A meno che non agisca in tal senso, il Consiglio continuerà a esercitare potere sui cittadini, che temono per la qualità della loro vita lavorativa e temono la corsa verso il basso, e questi timori stanno erodendo il cuore dell’Europa.

 
  
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  Simon Coveney (PPE-DE).(EN) Signor Presidente, oggi è un giorno positivo per l’Unione europea. Il processo per giungere a un accordo sulla direttiva servizi non è stato facile. Sebbene nessun gruppo politico del Parlamento abbia ottenuto esattamente ciò che voleva, siamo riusciti a raggiungere un compromesso fattibile e accettabile per la grande maggioranza dei deputati. Soprattutto, oggi il Parlamento sta inviando un forte segnale alla Commissione e al Consiglio perché procedano e realizzino questa direttiva non appena ciò sarà concretamente possibile. Per tale ragione il mio gruppo ha deciso di non modificare la direttiva in questa fase, riconoscendo che non sarebbe utile riaprire il dibattito in Parlamento o nel Consiglio.

L’attuazione della direttiva sui servizi darà alla fiacca economia dell’Unione europea un impulso energico assai necessario in questa fase. Il settore dei servizi è cruciale per la crescita economica e la prosperità dell’Europa, contribuendo per quasi il 70 per cento del PIL in tutta l’Europa. Imprese e consumatori dovrebbero trarre profitto dalla creazione di un mercato comune più aperto per i servizi. Al momento i servizi incidono solo per il 20 per cento sul commercio tra Stati membri. La direttiva mira a rimuovere molte delle barriere al commercio e ai servizi transfrontalieri e a ridurre la burocrazia che le imprese, specialmente quelle piccole e medie, incontrano quando cercano di espandersi oltre i confini nazionali in nuovi mercati dell’Unione. In passato le piccole e medie imprese d’Europa con la capacità di crescere sono state particolarmente svantaggiate dai costi connessi con i requisiti amministrativi e giuridici. Ora possono guardare ai benefici di questa direttiva, che riduce nettamente tali oneri per il futuro commercio transfrontaliero.

Questa direttiva è di enorme importanza per il mio paese, che è un esportatore netto di beni e servizi. Le imprese e i prestatori di servizi irlandesi ora approfitteranno, spero, dell’ambiente semplificato per offrire servizi in tutta l’Unione europea.

La direttiva sui servizi faciliterà la crescita, la creazione di posti di lavoro e l’aumento dell’attività economica nel settore dei servizi in tutta l’Unione, garantendo nel contempo la protezione sociale e dei lavoratori.

Come ultimo oratore del Parlamento in questa discussione, auguro al Commissario di tradurre in realtà senza indugi questa direttiva.

(Applausi)

 
  
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  Charlie McCreevy, Membro della Commissione. – (EN) Per la precisione, confermo che la Commissione accetterà gli emendamenti nn. 40, 41 e 42, che riguardano la comitatologia e introducono la procedura normativa di controllo. La Commissione respinge tutti gli altri emendamenti.

Le preoccupazioni sollevate in questi emendamenti sono state affrontate nelle mie dichiarazioni iniziali. Vari deputati hanno fatto commenti sulla certezza giuridica, domandandosi se la direttiva condurrà a una lunga sequela di controversie che dovranno essere risolte dalla Corte di giustizia. Non condivido tale preoccupazione. Esiste un largo consenso fra gli Stati membri su questo testo. Vi ricordo che nessuno Stato membro ha votato contro la posizione comune. La vasta maggioranza dei deputati al Parlamento europeo ha dichiarato di volerla sostenere nel voto che si svolgerà a breve. Dato questo largo consenso, non vedo perché gli Stati membri dovrebbero cercare di non rispettare la direttiva. Tutti concordano sulla necessità di imprimere una spinta al settore dei servizi, e questo è esattamente ciò che la direttiva farà.

Nella discussione di ieri sul programma di lavoro della Commissione, l’onorevole Harbour e altri hanno evidenziato un punto molto valido sull’attuazione e sulle risorse da destinare a tale scopo. Nella Commissione, inizieremo immediatamente a concentrarci sul recepimento e sull’attuazione della direttiva. Semplificare la vita ai prestatori di servizi e ai loro clienti è un lavoro impegnativo. Gli Stati membri hanno tre anni per attuare la direttiva. Dovrebbero cominciare immediatamente, non perché lo dico io, ma perché le loro economie hanno bisogno di questa direttiva e la Commissione li riterrà responsabili.

L’alto livello di consenso che si è manifestato oggi è il risultato di una serie di importanti innovazioni nel nostro approccio all’attività legislativa nell’Unione europea. In primo luogo, il Parlamento ha assunto il ruolo di colegislatore e invece di scegliere l’opzione più facile, rifiutando una proposta molto controversa, i deputati si sono tirati su le maniche e sono giunti a un accordo sulle modifiche essenziali al testo, che lo hanno reso accettabile a tutte le parti politiche. Per me è stato un importante segnale della maturità di questa Istituzione.

In secondo luogo, la Presidenza sta facendo tesoro del vostro approccio e ha lavorato sodo per compiere progressi a partire da tale consenso. Oltre a invitare i deputati al Parlamento europeo al Consiglio informale “Competitività”, i quali hanno partecipato direttamente alle discussioni con i ministri, la Presidenza ha organizzato una serie di riunioni con le parti sociali. Tutto questo ha contribuito in grande misura all’accordo su cui voterete più tardi. E’ assai opportuno che alcune di queste innovazioni siano state introdotte durante la Presidenza finlandese, perché quello è il motto della Presidenza finlandese.

Infine, due punti. Nel ringraziare l’onorevole Gebhardt, l’onorevole Harbour e tutti gli altri – molti deputati di tutti i gruppi del Parlamento hanno partecipato al raggiungimento dell’ampio consenso al quale siamo pervenuti, ed è stato compiuto un enorme lavoro di cui si è riconosciuto il merito ai deputati in questa sede – vorrei anche sottolineare che vari funzionari della Commissione hanno lavorato molto per apportare le modifiche e per arrivare dal testo prodotto dal Parlamento in prima lettura al testo sottoposto all’esame del Consiglio. Voglio esprimere anche questo riconoscimento.

A beneficio di coloro tra noi che, di tanto in tanto, fanno qualche scommessa – non che questa sia un’attività abituale per la maggior parte dei deputati al Parlamento europeo! – vorrei dire che non credo che un anno fa avreste scommesso molti soldi sulla nostra capacità di pervenire alla posizione odierna. Di ciò dobbiamo ringraziare numerose persone, sia qui in Parlamento sia nei vari Stati membri e nella Commissione. Al riguardo, voglio esprimere il mio particolare apprezzamento.

Infine, per me personalmente c’è stato almeno un ulteriore e imprevisto beneficio: nel corso degli ultimi due anni ho avuto modo di conoscere moltissimi deputati al Parlamento di tutti i raggruppamenti. Questo non sarebbe successo se non avessi dovuto affrontare la controversa direttiva sui servizi. Quindi vi ringrazio anche di questo.

(Applausi)

 
  
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  Mauri Pekkarinen, Presidente in carica del Consiglio. – (FI) Signor Presidente, onorevoli deputati, voglio ringraziarvi brevemente per la discussione, molto interessante e costruttiva. L’obiettivo comune dell’Unione europea è quello di migliorare la nostra economia in termini di produttività e competitività e di aumentare l’occupazione. La creazione di un mercato interno dei servizi più vitale è molto importante se vogliamo raggiungere tali obiettivi.

Desidero ringraziare tutti voi. Attendo con impazienza l’imminente votazione.

 
  
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  Presidente. La discussione è chiusa.

La votazione si svolgerà oggi, alle 12.30.

Dichiarazioni scritte (articolo 142 del Regolamento)

 
  
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  Pedro Guerreiro (GUE/NGL).(PT) Per l’UNICE (Unione delle confederazioni europee dell’industria e dei datori di lavoro) l’accordo raggiunto nel Consiglio sulla direttiva Bolkestein è un passo in avanti “importante” e “promettente”. La direttiva dovrà quindi essere “recepita e attuata correttamente e in tempi rapidi”, obiettivo al quale l’UNICE e i suoi membri nazionali – in Portogallo, l’Associazione industriale portoghese (AIP) e la Confederazione dell’industria portoghese (CIP) – “contribuiranno attivamente”.

Così dicono i rappresentanti dei grandi gruppi economici e finanziari, che vedono in questo “passo” nuove opportunità di sfruttamento dei lavoratori e di dominio economico. La direttiva servirà a minare la sovranità nazionale degli Stati membri per quanto riguarda la definizione, la protezione e il finanziamento dei servizi pubblici nonché la definizione delle norme sulle modalità di prestazione dei servizi in generale. Al tempo stesso rafforzerà il potere degli enti soprannazionali come la Commissione europea e la Corte di giustizia rispetto agli Stati membri. L’accento sarà posto sulla concorrenza, con conseguenze gravissime per i lavoratori e i servizi prestati alla popolazione.

Si tratta di una proposta inaccettabile che deve essere respinta.

Infine vorrei mettere in evidenza il ruolo dei socialdemocratici (il gruppo socialista al Parlamento europeo), che, con i loro cavilli e le loro “tattiche”, hanno contribuito a indebolire gli obiettivi e il campo di applicazione della direttiva in votazione. Dopo aver proposto in origine la direttiva, hanno apportato qualche modifica (di facciata), per riaffermare infine il loro sostegno a ciò che in precedenza dicevano di aver rifiutato.

 
  
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  Katalin Lévai (PSE).(HU) La direttiva è indubbiamente un passo importante che renderà possibile superare i principi teorici del Trattato di Roma e offrirà le condizioni pratiche per la libera circolazione dei servizi. Spero che attuando una delle quattro libertà, sarà possibile eliminare la prassi deleteria con cui gli Stati membri hanno impedito, con numerosi metodi, l’attuazione di tale principio.

Nel contempo, in considerazione degli emendamenti riguardanti le esclusioni, non è chiaro quali settori saranno in pratica esclusi dalla direttiva sulla libera circolazione dei servizi, né se essa, nella sua forma attuale, assolva il suo scopo originario. Penso che il Parlamento abbia perso una grande opportunità per difendere una proposta che promuoverebbe efficacemente una migliore competitività dell’Unione europea creando un mercato interno unificato.

D’altra parte trovo encomiabile che la direttiva rispetti pienamente i diritti in materia di contrattazione collettiva e la firma, l’estensione e l’applicazione dei contratti collettivi, nonché il diritto di sciopero e di azione sindacale in concordanza con le normative degli Stati membri che disciplinano le relazioni industriali.

In sintesi, penso che, pur non potendo essere completamente soddisfatti del risultato, poiché l’elenco di esclusioni e di condizioni limitanti è forse troppo lungo, la direttiva copre comunque un’ampia gamma di attività economiche e imporrà una certa disciplina agli Stati membri dell’UE. Considero anche di grande importanza il fatto che, grazie alla direttiva, le imprese saranno meglio informate, più aggiornate e meno dipendenti.

 
  
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  Georgios Toussas (GUE/NGL).(EL) La direttiva sulla liberalizzazione dei servizi promuove le ambizioni reazionarie del capitale europeo. Rafforza il monopolio dei mercati dei servizi con ripercussioni particolarmente sfavorevoli sulla qualità, la sicurezza e il costo dei servizi. Offre ai monopoli la possibilità di fruire di servizi “a basso costo” forniti da prestatori di servizi di altri Stati membri. Approfitta del mercato interno per ridurre il prezzo della manodopera e per sfruttarla, mietendo così profitti eccessivi. Promuove la liberalizzazione e la penetrazione delle grandi imprese in una serie di aziende e servizi pubblici. Mette in discussione diritti per i quali si è lottato duramente. Esercita pressioni sulla classe operaia in tutti gli Stati membri, discriminando tra i lavoratori al fine di ridurre i rapporti di lavoro al minimo comune denominatore. Introduce cambiamenti legislativi a spese della classe operaia e dei suoi diritti. Apporta al diritto del lavoro cambiamenti reazionari che si stanno già elaborando dietro le quinte dell’associazione tripartita tra i governi dell’UE, la plutocrazia e le forze sindacali riconciliate.

Il partito comunista greco invita la classe operaia e la base a lottare contro l’intera politica antiproletaria dell’UE e dei governi degli Stati membri, a contribuire a cambiare il rapporto di potere a livello politico e sindacale e a rendere più efficace la loro azione, al fine di soddisfare le moderne necessità della famiglia lavoratrice della base.

 
  
  

(La seduta, sospesa alle 11.30 in attesa del turno di votazioni, riprende alle 11.45)

 
  
  

PRESIDENZA DELL’ON. VIDAL-QUADRAS
Vicepresidente

 
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