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Procedura : 2006/2105(INI)
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Ciclo del documento : A6-0351/2006

Testi presentati :

A6-0351/2006

Discussioni :

PV 30/11/2006 - 5
CRE 30/11/2006 - 5

Votazioni :

PV 30/11/2006 - 8.24
CRE 30/11/2006 - 8.24
Dichiarazioni di voto

Testi approvati :

P6_TA(2006)0527

Resoconto integrale delle discussioni
Giovedì 30 novembre 2006 - Bruxelles Edizione GU

5. Situazione dei disabili nell’Unione europea allargata: piano d’azione europeo 2006-2007
Processo verbale
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  Presidente. – L’ordine del giorno reca la relazione presentata dall’onorevole Lynne a nome della commissione per l’occupazione e gli affari sociali, sulla situazione dei disabili nell’Unione europea allargata: piano d’azione europeo 2006-2007 [2006/2105(INI)].

 
  
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  Elizabeth Lynne (ALDE), relatore. – (EN) Signor Presidente, sono felice che mi sia stata concessa l’opportunità di essere relatrice del Parlamento sul piano d’azione per la disabilità. Ho lavorato a stretto contatto con le associazioni dei disabili, la Commissione e i colleghi deputati, e ringrazio vivamente i relatori ombra per la collaborazione fornita. Desidero anche ringraziare il Segretariato e rivolgere un particolare ringraziamento al Forum europeo per la disabilità. Inoltre, mi sono consultata con altre 100 organizzazioni di disabili di tutta l’Unione europea. Spero sinceramente che la relazione rispecchi il fatto di essere stata elaborata non solo dalla sottoscritta, ma dall’intera commissione.

Ho accolto con favore la comunicazione della Commissione, pur ritenendo che si dovessero rafforzare alcuni punti. In particolare, per quanto riguarda l’occupazione, è fondamentale, prima di tutto, dare attuazione alla normativa esistente, soprattutto alla direttiva sull’occupazione del 2000. So che la Commissione sta effettuando un attento monitoraggio in tal senso.

Occorre, tuttavia, chiarire alcune zone d’ombra, ad esempio i concetti di soluzione appropriata e ragionevole adeguamento. E’ poi di fondamentale importanza che i sindacati informino le persone dei loro diritti derivanti dalla legislazione contro le discriminazioni. Qualsiasi cosa si faccia in materia di occupazione, però, risulterà inutile per i disabili se essi non avranno accesso all’ambiente edilizio o ai mezzi di trasporto. Per tale motivo, una delle mie richieste riguarda l’ampliamento della legislazione sugli spostamenti in autobus o in pullman, analogamente a quanto previsto per i viaggi aerei. So che la Commissione sta valutando anche questo.

Istruzione e formazione sono fondamentali anche per l’integrazione. Ho sempre sostenuto che gli Stati membri dovrebbero adoperarsi per includere i bambini, ove possibile, nel sistema educativo ordinario, ma, al tempo stesso, riconoscere che alcuni bambini potrebbero non farcela a crescere in quel contesto, soprattutto se non hanno sostegno adeguato. Le esigenze dei bambini vengono prima di tutto.

Occorre poi gestire l’accesso alla tecnologia dell’informazione: ciò significa siti web accessibili. Al momento l’80 per cento dei siti web pubblici non sono accessibili, e occorre fare in modo che tutti i documenti abbiano un formato accessibile, soprattutto quelli della Commissione e dell’Unione europea.

Inoltre, bisogna garantire l’accesso di bambini e adulti disabili agli impianti sportivi. Ad ogni modo, uno degli aspetti più importanti è la deistituzionalizzazione delle persone con disabilità, ma ciò richiede un livello sufficiente di servizi di qualità in seno alla comunità. Occorre, poi, eliminare la stigmatizzazione che pesa sulle persone con problemi di salute mentale.

Quando parliamo di disabilità dobbiamo ricordarci che parliamo di tutte le forme di disabilità: persone con problemi di mobilità, deficit auditivi, deficit visivi, problemi di salute mentale, difficoltà di apprendimento, malattie croniche e altre disabilità nascoste. Per tale motivo ho chiesto, nella relazione, una definizione di disabilità. Accolgo con favore la sentenza della Corte di giustizia dell’11 luglio, ma dobbiamo portarla avanti.

Un’altra tappa fondamentale è stata segnata, all’inizio dell’anno, dall’accordo sulla Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti delle persone con disabilità, di cui ero relatrice per il Parlamento. Ora, però, dobbiamo organizzare una campagna per assicurarne la firma e ratifica in tempi rapidi.

Infine, dobbiamo continuare la nostra campagna a favore di una direttiva specifica sulla disabilità basata sull’articolo 13, allo scopo di vietare qualsiasi forma di discriminazione nell’accesso ai beni e ai servizi. Non mi faccio scrupolo di ricordarlo in continuazione e, ancora una volta, l’ho ribadito nella relazione.

E’ inutile appoggiare solo a parole i diritti delle persone disabili. Dobbiamo continuare la lotta per garantire parità di trattamento a tutti i cittadini dell’UE, disabili e non.

 
  
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  Vladimír Špidla, Membro della Commissione. – (CS) Signor Presidente, onorevoli deputati, desidero ringraziare il Parlamento e in particolare la relatrice, onorevole Lynne, per avere iscritto questa importante questione all’ordine del giorno dell’odierna seduta plenaria. Sono lieto che Parlamento e Commissione abbiano opinioni molto simili sul tema della disabilità. Rivolgo un particolare ringraziamento al Parlamento per avere sostenuto lo sviluppo e l’attuazione della strategia europea per i disabili.

Non si tratta esclusivamente di dare ai disabili l’opportunità di esercitare i propri diritti, il diritto alla dignità umana, alla parità di trattamento, alla libertà di non dipendere dagli altri e alla piena integrazione nella comunità. Essi devono avere la possibilità di sviluppare le proprie capacità, partecipare alla vita della comunità ed essere economicamente attivi. Il piano d’azione della Commissione sulle pari opportunità per le persone con disabilità fornisce un quadro strategico per la definizione delle priorità attuali. Come evidenziato nella relazione dell’onorevole Lynne, le politiche e le attività della Comunità influenzano in molti modi la situazione dei disabili. Nel 2003, il Consiglio ha quindi raccomandato agli Stati membri, nell’elaborazione delle proprie politiche, di ottemperare pienamente al piano d’azione.

Alla fine del 2005 ho partecipato a un incontro sulle pari opportunità per i disabili, che ha dato il via alla seconda fase del piano d’azione UE sulla disabilità 2006-2007 cui fa riferimento la relazione Lynne.

Esaminiamo, innanzi tutto, il quadro della situazione. Le cifre di cui dispone la Commissione parlano da sé. Vi sono 44,6 milioni di persone in età lavorativa – in altre parole, un cittadino comunitario su sei – che, a loro stesso giudizio, soffrono di disabilità o hanno problemi di salute di lunga durata. Il tasso di occupazione tra le persone disabili non supera il 40 per cento, rispetto al 64,2 per cento delle persone non disabili. Anche tra chi soffre di disabilità relativamente meno gravi, l’occupazione non arriva al 50 per cento. Si è calcolato che il 43,7 per cento dei disabili potrebbe lavorare se avesse un’assistenza adeguata. Il programma della Commissione per il 2006-2007 cerca di far fronte a tale situazione. A livello concreto, occorre creare risorse per permettere ai disabili di esercitare i propri diritti, di votare come gli altri, di decidere della propria vita, di partecipare alle attività economiche, di esprimere il proprio potenziale nella vita privata e lavorativa e di svolgere i propri compiti come qualsiasi altro cittadino.

In tale contesto sono stati stabiliti quattro settori prioritari per il 2006-2007. Durante la riunione della primavera 2006, anche il Consiglio aveva attribuito la massima importanza a incrementare il tasso di occupazione e le attività lavorative per i disabili. L’aspetto principale del piano d’azione europeo per il prossimo anno deve essere l’accesso dei disabili a servizi economicamente abbordabili e di buona qualità. E’ di fondamentale importanza che essi possano disporre di servizi e condizioni praticabili, così da potere esercitare i loro diritti di cittadini e godere di piena autonomia. L’Unione deve analizzare e individuare meglio lo sviluppo dei fattori che influenzano la situazione delle persone disabili. Questo piano d’azione ha già dato risultati positivi. E’ stata adottata la prima legislazione europea specifica per i disabili: la relatrice ha fatto riferimento alla legge sui diritti e sugli obblighi delle persone con disabilità nel settore del trasporto aereo. La normativa riguardante i nuovi Fondi strutturali garantisce il diritto dei disabili ad accedere ai progetti finanziati dalla Comunità, e stabilisce che il principio di accesso deve essere rispettato in ogni fase delle attività dei Fondi.

L’adozione della Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti delle persone con disabilità è un evento di portata epocale. Per la prima volta nella storia, la Comunità europea ha firmato questa Convenzione. I principi fondamentali della strategia UE sui disabili, ovvero la non discriminazione, le pari opportunità e misure attive volte all’integrazione sociale, poggiano così finalmente su solide basi.

 
  
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  Gyula Hegyi (PSE), relatore per parere della commissione per la cultura e l’istruzione. – (EN) Sarò io a intervenire su questo punto perché il nostro presidente, onorevole Sifunakis, oggi ha altri impegni. Tutti noi membri del gruppo di lavoro del gruppo socialista al Parlamento europeo appartenenti alla commissione per la cultura e l’istruzione siamo d’accordo sull’importanza di questo tema.

Il 2007 sarà l’anno europeo delle pari opportunità, durante il quale dovremo anche prestare attenzione alla disabilità nei programmi per l’istruzione e la cultura. Le nuove tecnologie digitali, soprattutto quelle legate ai media, possono garantire pari opportunità ai disabili: è fondamentale usare questi strumenti a loro vantaggio. L’Unione europea ha in serbo importanti programmi culturali pluriennali tra il 2007 e il 2013, e il nostro gruppo desidera incrementare il numero dei disabili che vi parteciperanno.

Alcune settimane fa ho accolto un gruppo di visitatori in cui vi erano alcune persone disabili. Noi deputati al Parlamento europeo possiamo agire anche a livello personale. Forse le nostre possibilità sono limitate, ma potremmo invitare più visitatori disabili in Parlamento.

 
  
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  Iles Braghetto, a nome del gruppo PPE-DE. – Signor Presidente, onorevoli colleghi, il piano d’azione europeo 2006-2007 per le persone con disabilità individua una strategia basata sul principio della non discriminazione nell’accesso ai beni e ai servizi per ogni cittadino europeo. Si tratta di una cultura non più legata ad un’idea di una passiva assistenza ma all’obiettivo dell’integrazione, della partecipazione attiva alla vita economica e sociale e del riconoscimento della tutela dei loro diritti. Centrale diventa il tema della qualità della vita, in modo che le persone diversamente abili realizzano le loro aspettative nel rispetto della dignità umana. E’ per questo che si sottolinea l’importanza anche del rapporto fra stato di salute ed ambiente in cui si vive.

Condividiamo l’articolazione dei tre obiettivi: completare l’attuazione della direttiva sulla parità di trattamento in tema di occupazione e di condizione di lavoro, rafforzare l’integrazione delle questioni legate alla disabilità nelle pertinenti politiche comunitarie, migliorare l’accessibilità per tutti. I nostri emendamenti hanno evidenziato la necessità di comportamenti tendenzialmente omogenei in tutti gli Stati membri, in materia di trasporti e di mobilità e a garantire un’adeguata assistenza del processo scolastico e formativo e nella famiglia, oltre a promuovere il linguaggio dei segni.

Fondamentale è anche sottolineare la necessità di stabilire e garantire principi europei elevati di qualità nella prestazione dei servizi sociali, perché è sulla qualità percepita dalla persona che si gioca la qualità di una vita piena nel futuro. Auspichiamo poi che all’affermazione di principio, seguano sempre più concreti atti operativi. Ringrazio infine la relatrice Lynne per il suo lavoro.

 
  
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  Evangelia Tzampazi, a nome del gruppo PSE. – (EL) Signor Presidente, la relazione dell’amica e collega, onorevole Lynne, con cui mi congratulo per avere prodotto un documento coeso e integrato, stabilisce i principi di base cui deve attenersi la politica dell’Unione europea e degli Stati membri in materia di disabilità.

Desidero accennare, in particolare, alla tutela dell’accessibilità dei disabili all’ambiente edilizio. Occorre eliminare gli ostacoli che impediscono loro di partecipare alla vita economica, sociale e culturale. Precludendone il naturale accesso a beni e servizi, non solo emarginiamo una fascia importante della popolazione, ma causiamo anche un grave danno economico, perché la escludiamo dal mercato del lavoro e dalla vita economica in generale, indirizzandola a una vita dipendente dai sussidi che può solo essere dannosa.

Inoltre, pur ritenendo che il sistema educativo ordinario sia un diritto fondamentale delle persone con disabilità e dia un contributo decisivo a una loro migliore integrazione nella società e alla lotta contro la stigmatizzazione e la discriminazione, non dobbiamo trascurare l’esigenza di mantenere, dove necessario, speciali strutture per l’istruzione.

Allo stesso modo, vorrei sottolineare l’importanza dei problemi di salute mentale e degli svantaggi che essa comporta, e ricordare la necessità di promuovere la salute mentale della popolazione.

Oltre a ciò, aggiungo che l’adozione di una definizione comune di disabilità a livello europeo faciliterà di gran lunga il riconoscimento dei problemi comuni delle persone disabili, allo scopo di adottare politiche comunitarie che attribuiscano maggiore valore aggiunto alle politiche sociali nazionali in un settore che ancora rientra – in maniera considerevole – nelle competenze degli Stati membri.

Infine, vorrei fare due osservazioni a nome dell’amico e collega onorevole Sifunakis, che ha elaborato il parere: in primo luogo, la Commissione deve promuovere la partecipazione delle persone disabili ai nuovi programmi pluriennali nel prossimo periodo di bilancio e, in secondo luogo, ci deve essere un corrispondente miglioramento degli impianti sportivi.

 
  
  

PRESIDENZA DELL’ON. KAUFMANN
Vicepresidente

 
  
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  Arūnas Degutis, a nome del gruppo ALDE. – (LT) Desidero ringraziare i relatori, che hanno approfondito, presentando raccomandazioni al riguardo, una delle più urgenti questioni sociali di oggi: la piena integrazione nella società delle persone disabili. Condivido le molteplici raccomandazioni di chi ha preparato la relazione che dimostrano come, oggigiorno, questo settore sia ancora caratterizzato da molti problemi. Vorrei soffermarmi su alcuni di essi. Le moderne tecnologie dell’informazione, Internet e la televisione digitale offrono nuove opportunità di adattare l’informazione a ogni utente, in base al potenziale e alle esigenze di ciascuno. Esse includono un più ampio utilizzo dei sottotitoli e della lingua dei segni in televisione, postazioni di lavoro adattate alle persone con disabilità e interfacce Internet adeguate alle diverse esigenze, soprattutto sui siti web pubblici. Dobbiamo incoraggiare queste possibilità e fare in modo che siano sfruttate appieno. Nella progettazione di nuovi edifici occorre prestare la necessaria attenzione ai disabili. In futuro, sistemi di trasporto migliori aumenteranno la loro mobilità. E’ di fondamentale importanza che vengano sempre considerate queste particolari esigenze, soprattutto quando si utilizzano finanziamenti del Fondo europeo di sviluppo regionale e dei Fondi strutturali.

Parallelamente occorre migliorare la legislazione nazionale, eliminando tutte le disposizioni discriminatorie non conformi all’articolo 14 del Trattato di Amsterdam. Inoltre, è necessario allontanarsi sempre più dal modello medico della disabilità, e sostituirlo con un modello sociale. E’ della massima importanza che, nell’educare l’opinione pubblica, gli strumenti usati si accompagnino a sforzi comuni per eliminare stereotipi e preconcetti nei confronti dei disabili. Solo le iniziative globali e coordinate cui fa riferimento la relazione permetteranno di ottenere migliori risultati con maggiore rapidità.

 
  
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  Ilda Figueiredo, a nome del gruppo GUE/NGL. – (PT) E’ fondamentale che le nobili promesse della Commissione e degli Stati membri sulla difesa dei diritti dei disabili non rimangano pura retorica. Occorre agire in modo più efficace, assicurare l’effettiva ottemperanza della legislazione esistente in materia e garantire diritti umani per tutti. Ci congratuliamo con la relatrice, onorevole Lynne, per il lavoro svolto, e ricordiamo l’importanza delle raccomandazioni contenute nella sua relazione, a cui abbiamo contribuito con alcune proposte.

Sottolineiamo, in particolare, l’efficace applicazione del quadro giuridico per la parità di trattamento in materia di occupazione, l’accesso universale ai trasporti pubblici e alle nuove tecnologie dell’informazione, e l’eliminazione delle barriere architettoniche. Insistiamo nuovamente sull’adozione di una direttiva specifica sulla disabilità, basata sull’articolo 13 del Trattato, e sulla firma e la ratifica della Convenzione ONU in materia.

Inoltre faccio appello agli Stati membri affinché si concentrino maggiormente sui bambini e i giovani disabili e sulla loro istruzione e, laddove possibile, sull’integrazione degli studenti disabili nel sistema scolastico ordinario, tenendo conto dell’assistenza specifica necessaria a soddisfare le particolari esigenze di questi alunni. Per concludere, chiedo che si presti particolare attenzione alle persone con gravi forme di disabilità e alle loro famiglie.

 
  
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  Mieczysław Edmund Janowski, a nome del gruppo UEN. – (PL) A nome del gruppo “Unione per l’Europa delle nazioni” desidero ringraziare l’onorevole Lynne per l’eccellente lavoro svolto. Oggi affrontiamo un tema che è metro di giudizio della nostra umanità. Ogni volta che viene discriminata una persona disabile, è un attacco alla dignità e ai diritti dell’uomo.

Il concetto di disabile in grado di esercitare i propri diritti di cittadino deve diventare qualcosa di più di un insieme di belle parole. Bisogna riconoscere che, negli ultimi anni, si è fatto molto al riguardo. Tuttavia, succede ancora troppo spesso che i disabili si sentano cittadini di seconda classe.

Integrare il mondo dei disabili nel resto della società è una grandissima sfida per gli Stati membri. Bisogna eliminare tutti i tipi di barriere: con questo non mi riferisco solo all’ambiente edilizio e ai mezzi di trasporto, ma anche, ad esempio, all’accesso al lavoro, alle cure mediche, all’assistenza sociale, all’istruzione, alla cultura e allo sport. Particolare importanza riveste il problema della disabilità tra bambini e giovani. Le disabilità possono essere fisiche, mentali, acquisite o congenite, ma voglio anche ricordare la situazione delle persone che hanno contratto disabilità con l’avanzare degli anni.

Sono convinto che le iniziative intraprese al riguardo dall’Assemblea contribuiranno a migliorare le condizioni di vita. Non si tratta di filantropia, ma di fare il nostro dovere.

 
  
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  Andrzej Tomasz Zapałowski, a nome del gruppo IND/DEM. – (PL) Signora Presidente, la relazione sulla situazione delle persone disabili nell’Unione europea allargata sembra più un elenco di desideri per migliorare la qualità di vita dei disabili che un effettivo resoconto e analisi dello stato attuale. Oltre alle ovvie questioni legate all’ambiente edilizio e ai trasporti, occorre agire con urgenza per sostenere finanziariamente i datori di lavoro, compensandoli delle perdite registrate per l’assunzione di persone disabili che, sul posto di lavoro, sono meno produttive.

Assicurare la necessaria assistenza nei periodo formativo ai disabili e a chi se ne prende cura rappresenta, al tempo stesso, una grandissima opportunità e un problema per le famiglie con membri disabili. Dare ai genitori la possibilità di stare a casa per il tempo necessario, concedendo loro un aiuto finanziario di modo che possano vivere con dignità, sarebbe un passo nella giusta direzione. L’Unione europea dovrebbe impegnarsi in tal senso e mettere a disposizione le risorse necessarie.

Bisognerebbe attribuire un ordine di priorità agli orientamenti volti a migliorare la situazione dei disabili, cosicché i nostri sforzi e aiuti non diventino dichiarazioni politiche prive di contenuto. Oltre a ciò, i disabili devono avere la certezza che gli Stati membri dell’Unione li sostengano, imponendo pene più severe per i reati perpetrati contro di loro.

 
  
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  Ana Mato Adrover (PPE-DE). – (ES) Signora Presidente, Commissario Špidla, onorevoli colleghi, oggi è un giorno importante per l’Assemblea; desidero quindi congratularmi con l’onorevole Lynne per la relazione, perché stiamo compiendo ulteriori progressi nella costruzione di un’Europa delle opportunità.

Oggi approveremo con un ampio consenso nuove misure che ci consentiranno di progredire nelle pari opportunità delle persone che soffrono di qualsiasi forma di disabilità.

Credo che questo nuovo piano d’azione europeo 2006-2007 sia una grande sfida per eliminare ogni tipo di discriminazione e che, oltre tutto, riconosca le esigenze dei disabili in tutta Europa.

Mi soffermerò su alcuni aspetti. In primo luogo, esso intende stabilire un quadro generale per la parità di trattamento in materia di occupazione, non solo a livello di accesso e istruzione, ma anche di promozione e di formazione continua.

In secondo luogo, indubbiamente migliora le condizioni e i diritti dei passeggeri disabili nel trasporto aereo, marittimo e terrestre. Tengo però a mettere in guardia – così come ho fatto nella relazione – contro il rischio di creare una nuova barriera per ora esistente: la barriera economica. Obbligare i disabili a essere accompagnati è positivo perché migliora la qualità del viaggio, ma non sarebbe giusto se dovessero farsi carico del biglietto di chi li accompagna, perché in tal caso queste persone dovrebbero pagare due biglietti, mentre normalmente se ne paga uno solo.

In terzo luogo, il miglioramento dell’accesso alle nuove tecnologie. Sicuramente le nuove tecnologie dovrebbero abbattere le molteplici barriere per i disabili, a condizione che si garantisca un accesso universale e che i progressi tecnologici tengano conto di queste persone sin dall’inizio, in fase di progettazione.

Inoltre, abbiamo bisogno di risposte integrate e coordinate sulla disabilità dei bambini e delle persone che già soffrono di altre forme di discriminazione, come le donne e gli anziani.

Infine, la prevenzione dei rischi sul lavoro. Abbiamo optato per un ampio accordo sui rischi professionali, già presentato all’Assemblea e che la Commissione non ha ancora esaminato – glielo ricordo, Commissario Špidla –, in cui si dovrà prestare particolare attenzione ai rischi che potrebbero correre le persone in ambito lavorativo.

Desidero altresì sottolineare il ruolo estremamente importante svolto dalle associazioni dei disabili.

Si tratta, senza dubbio, di una grande sfida e di un nuovo passo avanti per costruire quell’Europa delle opportunità che tutti noi vogliamo.

 
  
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  Richard Howitt (PSE). – (EN) Mi unisco alla relatrice nel ribadire il sostegno del Parlamento a una direttiva esaustiva contro le discriminazioni a favore delle persone disabili sulla base dell’articolo 13. La Presidenza portoghese l’ha promessa nel 2000 così come, nel 2003, l’ha promessa il precedente Commissario per l’occupazione e gli affari sociali. Quattro anni più tardi, a meno che non vengano presi provvedimenti, la Commissione continuerà a dire che esiste una gerarchia di discriminazioni, che nessuno di noi può accettare.

Mi compiaccio che il piano d’azione insista sulla necessità di spostare l’attenzione dai diritti occupazionali all’assistenza sociale. Faccio appello alla Commissione affinché inizi questo percorso con spirito genuino, impegnandosi a garantire uno stile di vita indipendente per i disabili, il diritto all’assistenza e il diritto, per i bambini disabili e i loro genitori, di scegliere di poter usufruire dei canali ordinari non solo nell’occupazione, ma anche nei settori dell’istruzione e degli alloggi.

Inoltre, possiamo impegnarci più a fondo nell’assistenza esterna sul fronte internazionale. Sosteniamo di avere un approccio alla disabilità fondato sui diritti umani: ebbene, cerchiamo di impegnarci di più nei nostri programmi mondiali per i diritti dell’uomo. Nel valutare l’adesione dei paesi candidati all’Unione europea non abbiamo considerato a sufficienza i diritti umani dei disabili: possiamo fare meglio in tal senso. Dobbiamo non solo procedere rapidamente verso la ratifica e la firma del progetto di Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti delle persone con disabilità, ma anche collaborare con i governi dei paesi terzi affinché facciano altrettanto.

Infine, per quanto riguarda l’emendamento n. 5 del gruppo del Partito popolare europeo (Democratici cristiani) e dei Democratici europei, sono indignato che i conservatori cerchino di eliminare la parte del mio testo in cui si afferma che la Commissione dovrebbe monitorare la partecipazione ai programmi delle persone con disabilità. Non dobbiamo limitarci a parlare di partecipazione, bensì garantirla. Il gruppo PPE-DE dovrebbe ritirare questo emendamento.

 
  
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  Philip Bushill-Matthews (PPE-DE). – (EN) Signora Presidente, l’Unione europea è una società di valori comuni. Un criterio per giudicare il livello raggiunto dalla nostra società è il modo in cui affrontiamo i problemi dei membri più vulnerabili.

Lo scorso anno, in veste di relatore del Libro della Commissione sui cambiamenti demografici, sono stato invitato a parlare a una conferenza specifica sulla disabilità a Graz, durante la Presidenza austriaca. Lo striscione sul palco dietro a me diceva semplicemente Leben wie andere auch, vivere come gli altri. In inglese la traduzione del termine “leben” non è semplicemente “vivere”, bensì “avere una vita”, e scopo della nostra società dovrebbe essere aiutare tutti i suoi membri a vivere e avere una vita come qualsiasi altro membro della società.

I conservatori britannici non sono convinti della necessità di avere più legislazione a livello comunitario per raggiungere questo obiettivo; crediamo, invece, che l’intera società debba sposare questa causa. Non abbiamo bisogno di uno Stato assistenziale, ma di una società assistenziale, in cui le comunità prendano atto delle proprie responsabilità nell’aiutare tutti i loro membri.

I governi non possono fare tutto, ma possono dare la possibilità di scegliere, aiutare le persone disabili a fare ciò che veramente vogliono, eliminando gli ostacoli sul loro cammino – ostacoli nell’istruzione, nell’occupazione o, semplicemente, nell’andare da un posto all’altro. I governi possono anche promuovere e creare una cultura dell’indipendenza, invece che della dipendenza. Sostenere le persone con disabilità non significa solo prestare assistenza: significa esaudire il loro desiderio di vivere la propria vita, proprio come la vivono gli altri.

Accogliamo con favore questa attenta relazione di iniziativa su un argomento così importante. Ovviamente la sosterremo, e ci congratuliamo con la relatrice.

 
  
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  Elizabeth Lynne (ALDE). – (EN) (Inizia l’intervento senza microfono) … soprattutto quello che il Commissario ha appena detto riguardo all’unità di intenti tra Parlamento e Commissione sui diritti dei disabili.

Signor Commissario, lei ha parlato di accessibilità dei servizi. Ovviamente, l’accessibilità dei servizi è possibile solo con una direttiva specifica sulla disabilità. Sono lieta che anche l’onorevole Howitt e molti altri deputati l’abbiano citata. Oggi vorrei avere da parte sua, signor Commissario, una sorta di impegno sui tempi entro cui la proporrà. Accolgo con favore quanto ha detto sui Fondi strutturali. E’ estremamente importante disporre di un criterio sulla disabilità nei Fondi strutturali, e sono lieta che ora sia stato previsto.

Uno dei deputati in Aula ha anche parlato di integrazione della dimensione di disabilità: è molto importante garantirla.

Onorevole Tzampazi, la ringrazio vivamente per tutto il lavoro e l’assistenza prestata. Abbiamo lavorato a stretto contatto su questo tema. E’ molto giusto parlare di Anno europeo dei disabili e, partendo da questo, andare avanti.

Purtroppo non ho abbastanza tempo per parlare di istruzione e formazione. Ci sono moltissimi aspetti che vorrei citare, ma la cosa veramente essenziale è una direttiva specifica sulla disabilità.

 
  
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  Vladimír Špidla, Membro della Commissione. – (CS) Onorevoli deputati, desidero ringraziarvi per il dibattito, che ho seguito con interesse. Credo che la conclusione dell’onorevole Lynne rifletta la situazione reale, e sono stato lieto di apprendere che la commissione competente ritiene che le posizioni del Parlamento e della Commissione europea siano molto vicine.

Sono stati menzionati i principi più importanti, la non discriminazione e l’inclusione attiva, sono stati chiariti alcuni punti e altri sono stati sollevati da opinioni diverse nel dibattito. Poiché molti oratori hanno citato le modifiche al quadro giuridico europeo, vorrei sottolineare che quest’anno sarà completato uno studio di fattibilità su come migliorare il quadro giuridico sui disabili.

Onorevoli parlamentari, forse è anche giusto ricordare che il 2007 è l’anno delle pari opportunità: è, a mio avviso, una buona possibilità per mobilitare la Comunità.

 
  
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  Presidente. – La discussione è chiusa.

La votazione si svolgerà oggi.

Dichiarazioni scritte (articolo 142 del Regolamento)

 
  
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  Carlo Casini (PPE-DE). – Esprimo il mio più convinto favore alla relazione Lynne, in quanto ha saputo cogliere in ampia parte le problematiche che interessano il composito mondo della disabilità, ipotizzando azioni e strumenti sufficientemente appropriati per venire incontro alle relative esigenze di vita, di relazione e di collocazione sociale.

Da quest’Aula vorrei rappresentare anche l’auspicio che alle affermazioni di principio, condivisibili, seguano sempre più concreti atti operativi da parte della Commissione esecutiva, che i “diversamente abili” (o, se si preferisce, i “portatori di abilità differenti”) possano realizzare le aspettative di vita nel rispetto della loro dignità umana. Il testo che ci apprestiamo a votare ben sintetizza, con il lavoro fatto dalla relatrice nella nostra commissione parlamentare, nonché le istanze sociali provenienti dalle varie realtà nazionali.

Sottolineo a questo proposito l’opportunità che il comportamento degli Stati membri della Comunità europea sia tendenzialmente omogeneo, per evitare che si concretizzino in questa materia sperequazioni ingiustificate tra cittadini europei per il solo fatto della diversa appartenenza geografica.

 
  
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  Zita Gurmai (PSE). – (HU) Nell’Europa odierna le persone disabili affrontano particolari difficoltà e forme di discriminazione a vari livelli. Nella maggioranza dei luoghi anche la mobilità più elementare è stata resa impossibile, per non parlare dell’integrazione sociale. E’ importante che questo si sappia: vivere in maniera indipendente non significa solo essere membri di una società, ma essere membri della società alla stessa stregua degli altri. Tutti i responsabili decisionali e politici dovrebbero considerare attentamente questo aspetto.

Le persone che soffrono di disabilità rappresentano il 10 per cento della popolazione europea. Pertanto, la loro integrazione e capacità d’azione non è solamente una questione sociale, bensì un interesse reciproco: in effetti, la creazione di posti di lavoro per i disabili e il loro coinvolgimento nell’istruzione e nella formazione professionale permanente contribuiscono non solo a migliorare le loro condizioni di vita, ma anche a sviluppare l’economia europea.

E’ difficile trovare il modo giusto per affrontare la questione, e non solo perché i dati statistici del settore sono inadeguati. I disabili sicuramente costituiscono un gruppo composto da persone molto diverse, del tutto eterogenee, e quindi le numerose sfide del settore richiedono un approccio integrato, basato sul genere: è un elemento di cui bisogna tenere conto a tutti i livelli politici. Per giunta, come in molti altri settori, la situazione delle donne con disabilità è spesso più svantaggiata rispetto a quella degli uomini, e le donne sono più frequentemente vittima della povertà e dell’emarginazione sociale. E’ un aspetto che occorre considerare nella vasta gamma di programmi e misure.

 
  
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  Hélène Goudin (IND/DEM). – (SV) La lista di giugno ritiene del tutto inaccettabile che le persone disabili siano oggetto di pregiudizi e inutili trattamenti speciali, o che abbiano opportunità limitate. Queste situazioni non corrispondono al nostro concetto di Unione europea intesa come unione di valori.

Il regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio del 5 luglio 2006 rappresenta, quindi, un passo avanti e chiarisce un punto che dovrebbe essere ovvio, soprattutto perché abbiamo un mercato interno comune: le persone con disabilità dovrebbero godere degli stessi diritti degli altri cittadini nel trasporto aereo.

La Svezia è un paese all’avanguardia nei diritti delle persone disabili. Una normativa europea generale, volta a precisare in maniera dettagliata come trattare i disabili, avrebbe potuto sollevare qualche interrogativo sulle riuscite riforme svedesi degli anni ’70 e ’80. Facciamo allora a meno di un regolamento puntuale, per affermare chiaramente e senza ambiguità che la società, il commercio, l’industria e tutti noi dobbiamo trattare le persone disabili esattamente alla stessa stregua degli altri.

Per concludere, facciamo un po’ di esercizio di autocritica. Le Istituzioni europee propongono relazioni sui diritti delle persone disabili, ma al tempo stesso non riescono a fare in modo che tutti gli edifici dell’UE siano adeguati in tal senso. I siti web e i documenti dell’Unione europea non sono accessibili in formati adeguati alle persone con disabilità, soprattutto a coloro che hanno deficit visivi. Quando i questori al Parlamento europeo e le relative autorità dell’Unione intendono prendere provvedimenti su queste urgenti questioni, che ci toccano così da vicino?

 
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