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Lunedì 11 dicembre 2006 - Strasburgo Edizione GU

Interventi di un minuto su questioni di rilevanza politica
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  Witold Tomczak (IND/DEM). (PL) Signor Presidente, la notte del 12 dicembre di 25 anni fa fu imposta in Polonia la legge marziale: i carri armati invasero le strade, la nazione fu privata della sua libertà e innocenti cittadini polacchi subirono violenze o furono uccisi.

Tutto questo fu compiuto da uomini che ritenevano di conoscere le necessità della nazione meglio della nazione stessa. Costoro credevano che mantenere l’alleanza con un regime straniero – o piuttosto restargli sottomessi – fosse cosa più importante della volontà popolare; in sostanza, essi si preoccupavano solo di conservare il potere e i benefici che ne derivavano. Questi malvagi individui avevano l’appoggio di stranieri che perseguivano le proprie ambizioni imperialistiche a spese di una nazione ridotta in schiavitù.

Mi auguro che l’anniversario di quest’evento offra all’Europa l’occasione per un esame di coscienza. Siamo davvero sicuri che non vi siano tra noi sedicenti intellettuali che credono di conoscere le necessità di altre nazioni meglio di queste stesse nazioni? Non è forse vero che i leader stipulano ancora accordi contrari al bene dei propri paesi e che la sete di potere e la brama dei vantaggi che ne derivano hanno il sopravvento sugli interessi delle nazioni che quei politici dovrebbero servire?

La vita, la libertà e la dignità di ogni persona devono essere per noi sacre.

 
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