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Procedura : 2006/0807(CNS)
Ciclo di vita in Aula
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Testi presentati :

A6-0430/2006

Discussioni :

PV 12/12/2006 - 8
CRE 12/12/2006 - 8

Votazioni :

PV 12/12/2006 - 14.20
CRE 12/12/2006 - 14.20
Dichiarazioni di voto

Testi approvati :

P6_TA(2006)0550

Resoconto integrale delle discussioni
Martedì 12 dicembre 2006 - Strasburgo Edizione GU

8. Strumento per il finanziamento della cooperazione allo sviluppo - Strumento finanziario di cooperazione con i paesi e territori industrializzati e con gli altri paesi e territori ad alto reddito (discussione)
Processo verbale
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  Presidente. – L’ordine del giorno reca, in discussione congiunta:

– la raccomandazione per la seconda lettura (A6-0448/2006), presentata dall’onorevole Mitchell a nome della commissione per lo sviluppo, sulla posizione comune del Consiglio in vista dell’adozione del regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio che istituisce uno strumento per il finanziamento della cooperazione allo sviluppo [11944/2/2006 – C6–0357/2006 – 2004/0220(COD)], e

– la relazione (A6-0430/2006), presentata dall’onorevole Martin a nome della commissione per il commercio internazionale, sul progetto di regolamento del Consiglio che istituisce uno strumento finanziario per la cooperazione con paesi e territori industrializzati e con altri ad alto reddito [11877/2006 – C6-0265/2006 – 2006/0807(CNS)]

 
  
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  Gay Mitchell (PPE-DE), relatore. (EN) Signor Presidente, il regolamento in esame è in gestazione da quasi due anni. In alcune occasioni, la pressione esercitata sul Parlamento perché cedesse, si dividesse, rinunciasse al suo ruolo legislativo è stata a mala pena tollerabile. Sono rimasto sorpreso di quanto i colleghi deputati fossero talvolta disposti a dare carta bianca alle altre Istituzioni in un ambito tanto importante, pur di non perdere qualche piccolo tornaconto o potere. Nonostante ciò desidero complimentarmi con i colleghi della commissione per lo sviluppo – deputati di tutti i gruppi politici che non hanno consentito che le pressioni ci dividessero, e che alla fine l’hanno avuta vinta. Desidero altresì esprimere un encomio alla volta del segretariato della commissione per lo sviluppo e dei segretariati dei gruppi politici che hanno collaborato in modo costruttivo ai negoziati.

Dopo aver minacciato di bocciare la proposta originaria, che istituiva uno strumento per il finanziamento della cooperazione allo sviluppo e della cooperazione economica (DCECI), come era stato denominato, e che tentava di sopprimere le competenze di codecisione, adottando quale base giuridica non più l’articolo 179, ma l’articolo 181A, e di includere in uno strumento per lo sviluppo i paesi sviluppati e la spesa per le questioni non relative allo sviluppo, abbiamo negoziato con il Consiglio e la Commissione uno strumento che pochi avrebbero ritenuto possibile dodici mesi or sono, uno strumento che semplificherà le attività comunitarie a favore del mondo in via di sviluppo, preservando al contempo responsabilità e trasparenza.

In particolare, vorrei congratularmi con la squadra di negoziatori che è stata al mio fianco nel corso dei colloqui, con le Presidenze che si sono succedute per l’impegno profuso e con la Commissione per il buon risultato. Nutro, tuttavia, una riserva. Credo sia stato Voltaire a dire: “Non sono d’accordo con quello che affermate, ma difenderò fino alla morte il vostro diritto di affermarlo”. Avendo affrontato l’intero negoziato con spirito accomodante, sono rimasto molto deluso dal fatto che su una questione particolare non si sia trovato il modo di venire incontro alla mia posizione.

Non si tratta di diminuire la disponibilità dei servizi sanitari alle donne bisognose. Anzi, se i miei emendamenti – peraltro modesti – fossero stati approvati, avremmo rispettato la Conferenza del Cairo e tutte le questioni ad essa collegate. Poiché proprio io mi sono tanto adoperato per il compromesso, cercando e sostenendo gli altri, sono rimasto sorpreso che le mie modeste proposte non abbiano ricevuto adeguata considerazione. Mi pare che in parte la ragione sia che è circolata una nota scritta che preveniva le mie proposte, sostenendo che la politica del PPE era stata decisa. Le firme che i miei emendamenti hanno raccolto dimostrano oggi che ciò non corrisponde al vero e non avrebbe dovuto essere affermato, soprattutto in un momento tanto delicato della fase conclusiva dei negoziati.

Posso appoggiare il contenuto generale della posizione comune con quest’unica riserva. Penso sia un ottimo risultato per noi: il Parlamento ha vinto, nella misura in cui ha mantenuto la codecisione ai sensi dell’articolo 179, che è un principio molto importante per noi. Questa legislazione deve avere un limite temporale. Questo strumento è lo strumento specifico per la politica di sviluppo: non avrà alcun altro contenuto. Le disposizioni finanziarie saranno più dettagliate: le norme finanziarie della proposta, infatti, erano un altro ambito che suscitava preoccupazioni molto serie per la commissione, in quanto la loro natura era assai generale e molto distante dal livello di accuratezza cui è avvezzo il Parlamento in quanto ramo dell’autorità di bilancio. Questo punto è stato modificato e la posizione comune ora include una ripartizione dei fondi per programma e, in taluni casi, all’interno dei programmi.

Stiamo esplorando un nuovo territorio. Il nuovo strumento per la cooperazione allo sviluppo (DCI), per la prima volta sancirà in un testo giuridico la definizione riconosciuta a livello internazionale di politica di sviluppo enunciata dal Comitato per l’aiuto allo sviluppo dell’OCSE. Una dichiarazione della Commissione allegata al nuovo DCI conterrà, sempre per la prima volta, il parametro di riferimento che la commissione per lo sviluppo adopera dal 2003 per promuovere una maggiore attenzione ai settori chiave degli Obiettivi di sviluppo del Millennio (MDG) relativi all’istruzione e alla sanità di base e la Commissione non aveva mai accettato prima il parametro del 20 per cento, fissato dalla commissione parlamentare per tali settori, che ha invece approvato in questa occasione.

In merito al controllo democratico, abbiamo compiuto ulteriori passi avanti per quanto riguarda il dialogo tra Parlamento e Commissione sulla prima stesura dei documenti di strategia, per consentire un reale controllo parlamentare sull’attuazione del DCI, e desidero ringraziare i Commissari Ferrero-Waldner e Michel per la lettera di conferma indirizzata al sottoscritto e alla presidente della commissione per lo sviluppo. Il Parlamento non vuole, né ha bisogno di essere coinvolto nella microgestione, ma questo ci dà l’opportunità, con le strutture che noi stessi decideremo, di essere coinvolti in una fase iniziale, conferendo così al Parlamento un ruolo molto migliore nell’intero ambito della trasparenza e della responsabilità.

Con l’eccezione che ho citato, considero la posizione comune del Consiglio un ottimo risultato per il Parlamento europeo. Come ho detto all’inizio, dubito molto che chiunque, dodici mesi fa, avrebbe creduto possibile un simile risultato. Ciò dimostra che quando il Parlamento è compatto, quando i diversi gruppi non si lasciano dividere e sono determinati a non cedere le competenze di questo Parlamento, con le altre Istituzioni possiamo mettere a punto un ottimo strumento che garantisca la tutela delle prerogative di quest’Assemblea.

 
  
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  David Martin (PSE), relatore. – (EN) Signor Presidente, prima di passare alla mia relazione, desidero congratularmi con l’onorevole Mitchell per la sua. Come è noto a questo Parlamento, i due strumenti in esame sono nati in origine come uno strumento unico e la commissione per lo sviluppo, a ragione, ha sostenuto che dovevano essere separati perché si faceva di tutta l’erba un fascio. Lo strumento per lo sviluppo mira essenzialmente a promuovere gli interessi dei paesi in via di sviluppo. Lo strumento economico, di cui sono responsabile, riguarda la promozione – non esclusiva, ma prioritaria – degli interessi dell’Unione europea. Pertanto sarebbe stato sbagliato includere questi due obiettivi in un unico strumento. La commissione per lo sviluppo giustamente ha argomentato a favore di uno strumento separato ed è stato altrettanto corretto chiedere insistentemente che il coinvolgimento del Parlamento europeo fosse quanto meno equivalente a quanto previsto nella pletora di strumenti esistenti. Dunque mi congratulo con l’onorevole Mitchell per la sua relazione.

Per venire alla mia relazione, è relativamente poco importante rispetto agli altri strumenti esterni, ma comunque rimane un dispositivo importante dell’Unione europea. Esso amplia i programmi in vigore, innanzi tutto in termini geografici: i programmi esistenti coprono soltanto sei paesi, questo nuovo strumento ne coprirà diciassette. Ne sono estesi anche gli obiettivi e come sarebbe da sperare alla luce di un ampliamento degli obiettivi e della portata geografica, anche il bilancio è incrementato. Quindi, pur essendo lo strumento esterno più piccolo, è comunque importante.

Esso si incentra sulla promozione degli interessi dell’UE nei paesi industrializzati e si fonda sul programma di formazione per dirigenti per il Giappone e la Corea, che ha avuto enorme successo, e sul programma “Gateway to Japan”. Entrambi sono stati oggetto di uno studio finanziato dalla Commissione, il quale dimostra che hanno aumentato l’accesso delle società europee sia in Giappone sia in Corea e accresciuto la consapevolezza della Comunità europea in quei paesi, e che dunque hanno una ragione d’essere in sé.

Il nuovo programma avrà cinque obiettivi chiave: favorire la diplomazia pubblica e le attività di sensibilizzazione (outreach), promuovere il partenariato economico e la collaborazione tra imprese, creare contatti tra le persone, particolarmente nel settore dell’istruzione, incoraggiare il dialogo e infine realizzare la valutazione di progetti di cooperazione su scala ridotta per coadiuvare le piccole e medie imprese affinché abbiano accesso ai mercati dei paesi terzi. Sono tutti obiettivi assai validi.

In ordine all’approccio della commissione per il commercio internazionale, ci siamo concentrati su tre aspetti. Primo, data l’estensione della portata dei programmi da sei a diciassette paesi, abbiamo insistito che all’interno dei programmi fosse consacrato uno spazio alla differenziazione: un’impostazione standard non funzionerebbe in un programma come questo. Sono lieto di affermare che la Commissione ha assecondato l’idea che il programma sia specifico per paese piuttosto che generale per diciassette paesi.

Abbiamo altresì presentato emendamenti per garantire che il programma sia complementare ad altri strumenti che saranno adottati oggi o in una fase successiva.

Ancora una volta, dato che il programma è stato ampliato, abbiamo insistito che negli strumenti siano mantenute clausole relative ai diritti umani e allo Stato di diritto. Di nuovo il Consiglio e la Commissione hanno indicato la volontà di accettare tali emendamenti.

Mi compiaccio inoltre di dichiarare che, nonostante si tratti soltanto di una procedura di consultazione e non di codecisione, diversamente dalla relazione Mitchell, il Consiglio ha accettato di accludere i due accordi interistituzionali sulla disciplina di bilancio e sul controllo democratico. Inoltre ha accordato che il Parlamento sia maggiormente coinvolto nel programma rispetto a quanto previsto in origine ed ha acconsentito che, in caso di estensione geografica o di ampliamento degli obiettivi, il Parlamento sarà pienamente consultato. La Commissione ha altrettanto accettato di portare avanti una pianificazione pluriennale per la consultazione con il Parlamento su tali aspetti. Pertanto il livello di coinvolgimento del Parlamento è stato notevolmente aumentato.

In conclusione, vorrei dire che c’è una possibilità che, se adottiamo gli emendamenti oggi, questo strumento sia adottato dal Consiglio esattamente nella forma varata dal Parlamento. E’ un grande risultato visto che si tratta soltanto di un esercizio di consultazione. Desidero ringraziare la Commissione per la sua eccellente cooperazione e in particolare la Presidenza finlandese, che per uno strumento relativamente minore rispetto agli altri, si è impegnata a tutto campo nell’iter parlamentare, ci ha tenuti pienamente informati circa la sua posizione e ha formulato compromessi. Abbiamo raggiunto dei compromessi con la Presidenza. Penso che alla fine abbiamo ottenuto uno strumento molto pratico e vorrei ringraziare tutte le Istituzioni per la loro cooperazione.

 
  
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  Benita Ferrero-Waldner, Membro della Commissione. – (EN) Signor Presidente, questa tornata di dicembre è una pietra miliare in quanto stabilisce un quadro legislativo efficace e semplificato per la spesa esterna della Comunità. Mi preme dire che mi sento onorata di rappresentare la Commissione in questa tornata, poiché siamo ormai a un passo dalla conclusione dei negoziati sugli altri quattro strumenti che rimangono per completare la spesa esterna per il periodo 2007-2013.

Abbiamo compiuto un lungo cammino da quando la Commissione ha presentato queste proposte due anni or sono. La nuova architettura semplificata è stato il primo tentativo di razionalizzare tutti gli strumenti per la spesa esterna. La Commissione ha ritenuto di accordare la massima priorità a questa iniziativa per aumentare l’efficacia e la coerenza del proprio operato e della nostra azione esterna nel suo insieme.

Sebbene il Parlamento e il Consiglio abbiano entrambi accolto con favore il processo di semplificazione, le proposte in oggetto hanno generato un dibattito sul merito delle questioni. Non appena il Parlamento ha avviato i propri lavori, sono emerse questioni importanti. Nutro la massima considerazione per lo sforzo compiuto dal Parlamento e dalle Presidenze del Consiglio che si sono susseguite per trovare soluzioni costruttive alle sfide rappresentate da queste proposte innovative. Gli sforzi sono culminati nel giugno 2006 in un trilogo coronato da successo nel quale si è raggiunto un accordo complessivo sull’architettura degli strumenti di finanziamento per le azioni esterne.

In risposta alla vostra preoccupazione circa la necessità di garantire una forte attenzione allo sviluppo del DCI, abbiamo acconsentito a separare lo strumento di cooperazione con i paesi industrializzati. E’ stato altresì definito uno strumento specifico per i diritti umani.

Per tenere conto delle vostre ulteriori preoccupazioni, si è deciso di adottare gli strumenti con procedura di codecisione, laddove il Trattato lo consente, e di istituire uno strumento separato di cooperazione per la sicurezza nucleare, così che lo strumento per la stabilità possa passare dalla consultazione alla codecisione. In totale, quattro dei sette nuovi strumenti sono attualmente codecisi. Ciò conferisce al Parlamento un grado legittimo e senza precedenti di potere legislativo sul quadro relativo alla spesa esterna.

Quanto allo strumento per la cooperazione allo sviluppo, che rappresenta l’architrave di questa nuova architettura, apprezzo enormemente la proficua cooperazione con il Parlamento, soprattutto negli ultimi cinque mesi, e ringrazio il relatore, onorevole Mitchell, per il ruolo centrale che ha svolto nel condurre in porto tempestivamente i negoziati. Desidero inoltre ringraziare la squadra di negoziatori della commissione per lo sviluppo. Il compromesso, così come si riflette nella posizione comune negoziata del Consiglio, rappresenta una soluzione finemente equilibrata. Mi rallegro altresì che la commissione per lo sviluppo abbia avallato tale compromesso e raccomandato l’approvazione della posizione comune negoziata del Consiglio in seconda lettura.

Come richiesto dal Parlamento, lo strumento per la cooperazione allo sviluppo ora prevede stanziamenti finanziari indicativi, una revisione di medio periodo e una data di scadenza. Per i nuovi strumenti codecisi, abbiamo concordato che prima di intraprendere la revisione il Parlamento esamini come gli strumenti operano, onde identificare ogni eventuale disfunzione. La relazione del Parlamento sarà presa in considerazione dalla Commissione in sede di revisione degli strumenti. Tale revisione dovrebbe essere svolta nel 2009. In risposta alla lettera inviata dalla presidente della commissione per lo sviluppo, onorevole Morgantini, sono lieta di confermare che la data della revisione si applicherà altresì allo strumento di cooperazione allo sviluppo.

In confronto allo strumento di cooperazione allo sviluppo, se il peso in termini di bilancio è un metro di misura dell’importanza, lo strumento per la cooperazione con i paesi industrializzati non è quello preponderante tra gli strumenti dell’azione esterna, ma questo non deve indurre a sottovalutarne l’utilità e la rilevanza nel promuovere il ruolo dell’Unione europea nel mondo. Anzi, questo strumento contribuirà direttamente a promuovere l’obiettivo perseguito dall’Unione europea di diventare un attore più visibile sulla scena internazionale. Questo obiettivo sarà raggiunto mettendo a disposizione un quadro nel quale, tramite iniziative concrete, possiamo rafforzare le nostre relazioni con partner sviluppati fondamentali, promuovere gli interessi comunitari e anche sensibilizzare maggiormente tali paesi all’Unione europea.

Dal giugno scorso il relatore, la Presidenza finlandese e la Commissione lavorano fianco a fianco per garantire l’adozione tempestiva dello strumento, assicurando che le posizioni di ogni Istituzione siano tenute nella dovuta considerazione. In tal senso desidero esprimere il mio apprezzamento al relatore David Martin e alla commissione per il commercio internazionale nella sua totalità per il valente lavoro svolto e per lo spirito di cooperazione dimostrato dalla rapidità con cui è stato trattato il dossier.

Questo dialogo permanente ha consentito di integrare le opinioni del Parlamento nelle discussioni preparatorie che si sono svolte in sede di Consiglio parallelamente ai lavori parlamentari, e dunque, grazie anche a questo approccio collaborativo, al di là della posizione propria della Commissione e senza interferire con le prerogative del Consiglio.

Posso prevedere con una certa sicurezza che gli emendamenti principali che riguardano in particolare il riferimento ai valori portanti della Comunità – la democrazia, lo Stato di diritto, il rispetto dei diritti umani, la protezione degli interessi comunitari, il rafforzamento della valutazione e le disposizioni relative alla rendicontazione in ordine alla specificazione di un pacchetto finanziario indicativo per il periodo 2007-2013, o l’inclusione della clausola di revisione – saranno inseriti nel testo definitivo. Inoltre, le modifiche redazionali aggiuntive allineeranno il testo finale alla formulazione suggerita dal Parlamento e già concordata in altri strumenti dell’azione esterna, per garantire la piena coerenza tra di essi.

Attendo con ansia il buon esito della votazione odierna sullo strumento di cooperazione allo sviluppo che consentirà alla Commissione di avviare il lavori dal 1° gennaio e di fornire l’assistenza esterna senza ulteriori indugi, il che è molto importante. Con un accordo sulle proposte legislative rimanenti, l’Unione europea aumenterà in modo significativo la propria efficacia nella spesa esterna e in particolare la propria visibilità sulla scena internazionale, il che le consentirà di essere all’altezza del suo ruolo di donatore importante nell’aiuto allo sviluppo.

Allo stesso modo accolgo con favore la posizione positiva assunta sullo strumento per i paesi industrializzati nella relazione presentata oggi al Parlamento. Posso garantirvi senza ombra di dubbio che il testo definitivo, che il Consiglio dovrebbe adottare molto presto, rifletterà altresì in modo sostanziale l’ossatura principale della risoluzione del Parlamento. Questo testimonia la nostra volontà di lavorare in modo costruttivo con il Parlamento su questo dossier, il che continuerà in futuro nella fase di attuazione delle attività di cooperazione anche con i paesi industrializzati.

 
  
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  Syed Kamall, a nome del gruppo PPE-DE. – (EN) Signor Presidente, desidero ringraziare la signora Commissario e il relatore per tutto il suo lavoro e la cooperazione sulla relazione in esame.

Con il relatore scherziamo spesso sul fatto che in materia di commercio internazionale sono davvero poche le cose su cui non ci troviamo d’accordo. Quando si è trattato di seguire i lavori come relatore ombra, ancora una volta abbiamo trovato pochissimi punti di divergenza, in parte perché il relatore è un vero esperto di tale argomento, che ha già affrontato in alcune altre relazioni. Desidero soltanto ripetere che la cooperazione è stata veramente buona e, in effetti, ho davvero imparato molto da lui durante tutta la procedura. Prima o poi troverò un punto di disaccordo con lui, ma per ora passiamo ad esaminare i punti in discussione.

Siamo tutti concordi in merito alla necessità di rendere la proposta più rigorosa e più chiara. E’ molto importante definire gli interessi strategici dell’UE e accolgo con favore gli emendamenti adottati in commissione a tale scopo. Occorre altresì mantenere la coerenza tra i vari strumenti finanziari. Anche su questo abbiamo avuto modo di discutere con il relatore in svariate occasioni e sono molto lieto che il risultato sia stato approvato.

L’altro ambito riguarda la clausola di revisione. E’ fondamentale decidere se lo strumento in questione dovrà essere riesaminato entro la fine di questa legislatura o dopo le elezioni europee del 2009, quando arriveranno nuovi deputati. Tali nuovi deputati non avranno la nostra competenza ed è per tale motivo che avrei preferito che la revisione avvenisse entro il presente mandato parlamentare.

In conclusione, la relazione mette in chiaro gli aspetti relativi ai diritti umani e alla democrazia, soprattutto per quanto riguarda i paesi industrializzati. Speriamo che si possa continuare a perseguire tali obiettivi nel quadro degli accordi commerciali e a lavorare con i nostri partner.

 
  
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  Margrietus van den Berg, a nome del gruppo PSE. – (NL) Signor Presidente, signora Commissario, con il nuovo strumento per lo sviluppo finalmente stiliamo una legislazione sullo sviluppo che garantirà la centralità degli Obiettivi di sviluppo del Millennio, che rappresentano un impegno che abbiamo assunto nei confronti di milioni di bambini in Africa, un impegno in termini di istruzione e assistenza sanitaria. Purtroppo, la triste realtà è che ultimamente gli Obiettivi di sviluppo del Millennio, invece di avvicinarsi, tendenzialmente sono scomparsi di vista, e proprio per tale ragione siamo stati tanto determinati nella discussione sullo strumento finanziario in esame.

Per un anno e mezzo abbiamo dibattuto a lungo e animatamente questo nuovo atto legislativo: non è stata un’impresa da poco e si è rivelato uno sforzo non vano. Nei prossimi sette anni avremo una normativa europea chiara in materia di sviluppo, che traccerà il cammino in forza di un chiaro programma tematico e geografico che ammonta, in totale, a quasi 70 miliardi di euro. E’ l’abrogazione di 16 distinti regolamenti, difficili da attuare e da verificare. Il nuovo regolamento persegue due priorità ben identificabili: gli Obiettivi di sviluppo del Millennio e, tra questi, l’istruzione e l’assistenza sanitaria di base, cioè due ambiti davvero rilevanti.

Le campagne che abbiamo lanciato per conseguire tali finalità non sono state inutili. Abbiamo promosso una campagna con i sindacati degli insegnanti e molte altre organizzazioni del mondo della scuola, incluso Education International, onde cercare di attribuire all’istruzione un posto più centrale nei programmi di sviluppo europei. Lo stesso dicasi per le nostre campagne volte a coinvolgere gli operatori sanitari nel tentativo di raddoppiare la spesa per l’assistenza sanitaria di base. Infine la Commissione si è impegnata ufficialmente almeno a duplicare la spesa entro il 2008, destinando non meno del 20 per cento del bilancio geografico alla spesa per l’istruzione e l’assistenza sanitaria di base. Includendo la dimensione tematica del regolamento, ciò ammonta a oltre 2,5 miliardi di euro.

Grazie a questo nuovo strumento finanziario, l’Europa, con i suoi Stati membri, ora potrà fare la differenza in Africa. Ci sono ancora più di 45 milioni di bambini che non hanno accesso all’insegnamento scolastico e milioni di pazienti, soprattutto giovani donne, che non dispongono di assistenza sanitaria di base. Nel 2015, potranno beneficiare dell’istruzione e delle cure sanitarie cui hanno diritto. Ciò porrà fine alla battaglia che ho ingaggiato, insieme al mio gruppo, dal momento in cui mi sono insediato come parlamentare europeo nel 1999. Desidero ringraziare tutti i cittadini e le organizzazioni europee che mi hanno coadiuvato lungo la strada, da STOP AIDS a Bono: grazie!

Il 1° gennaio 2007 apriremo un nuovo capitolo, cioè l’applicazione pratica di questo regolamento, dei suoi principi e delle sue promesse. La commissione per lo sviluppo dedicherà a tale compito buona parte del suo tempo parlamentare, sia in termini di piani di programmazione della politica nazionale, sia di monitoraggio della loro attuazione. Non vogliamo un atteggiamento di disimpegno; vogliamo un impegno assoluto da parte di tutti. Ecco perché non accettiamo che la fase di programmazione per il periodo fino al 2008 debba già essere completata. Le consultazioni con le organizzazioni civili e i parlamenti, le ONG e il nostro Parlamento devono svolgersi nel rispetto dei nuovi accordi. E’ un obbligo giuridico che dal 1° gennaio spetta alla Commissione. Suppongo che il Commissario ne convenga e che sia pronto a darne conferma senza riserve.

Dieci giorni fa, il finanziamento del Fondo globale stava nuovamente per mettere a repentaglio gli accordi conclusi nella sezione tematica per il regolamento del 2007. Fortunatamente, con una lettera datata 8 dicembre, la Commissione ha asserito la sua volontà di rispettare l’accordo sulla programmazione tematica per il 2007. Sarebbe positivo se il Commissario lo confermasse, rincuorando così le 23 ONG che questo fine settimana presenteranno al Presidente Barroso una nota urgente al riguardo. Auguro al Presidente, all’onorevole Mitchell, al Consiglio e alla Commissione che la questione vada a buon fine. Sono altresì enormemente grato per la fattiva cooperazione: spero vivamente che il Parlamento bocci l’emendamento di soppressione, perché credo che abbiamo chiarito che non accetteremo altri emendamenti. Questo regolamento è come è; facciamo in modo che sia un successo.

 
  
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  Danutė Budreikaitė, a nome del gruppo ALDE. – (LT) Signor Presidente, onorevoli colleghi, la proposta di regolamento che istituisce uno strumento per il finanziamento della cooperazione allo sviluppo e della cooperazione economica presentato dalla Commissione europea due anni or sono al Parlamento europeo non soddisfaceva la nostra Assemblea. Il regolamento tentava di ridurre i poteri decisionali generali del Parlamento europeo e non era conforme ai principi della politica di cooperazione allo sviluppo, poiché accorpava la cooperazione economica con i paesi in via di sviluppo e sviluppati.

Oggi, in seconda lettura, stiamo discutendo di un documento con un titolo diverso: un regolamento del Parlamento europeo e della Commissione che istituisce uno strumento per il finanziamento della cooperazione allo sviluppo.

Per la commissione per lo sviluppo era particolarmente importante disporre di uno strumento finanziario per la cooperazione allo sviluppo inteso esclusivamente per i paesi in via di sviluppo.

Il documento presentato in seconda lettura è realmente un documento di compromesso tra Parlamento europeo, Consiglio europeo e Commissione europea ed è stato redatto in riunioni tripartite. E’ stata reintegrata la regola del consenso, al pari della trasparenza di bilancio e dell’obbligo di rispondere al Parlamento; sono state reinserite vecchie voci di bilancio unitamente a orientamenti finanziari dettagliati e disposizioni specifiche per la cooperazione allo sviluppo.

Occorre ricordare che abbiamo concordato di scegliere come base giuridica l’articolo 179 del Trattato CE, poiché un’ampia definizione della cooperazione a sostegno dello sviluppo e un’ampia scelta di azione conformemente ai programmi geografici e tematici sono garantite tramite consenso.

I programmi geografici riguardano l’America Latina, l’Asia, l’Asia centrale, il Medio Oriente e il l’Africa meridionale.

I programmi tematici specifici includono programmi quali gli investimenti sulle risorse umane, la gestione dell’ambiente e le risorse naturali sostenibili, incluse le risorse energetiche, la partecipazione delle organizzazioni non governative e delle istituzioni governative locali al processo di sviluppo, la sicurezza alimentare, la migrazione e l’asilo.

E’ gratificante che sia stato raggiunto un accordo sul finanziamento dell’istruzione e della sanità di base e che oltre il 20 per cento dei fondi stanziati per lo sviluppo vengano destinati a tale ambito, che rappresenta una delle priorità della commissione per lo sviluppo del Parlamento europeo.

La Commissione si è impegnata ad aumentare i controlli sull’esecuzione e a renderli più precisi. In sede di approvazione dell’esecuzione del bilancio abbiamo sempre avuto la sensazione che in questo campo vi fossero lacune.

Il regolamento che istituisce lo strumento finanziario per la cooperazione allo sviluppo sostituisce 16 atti legislativi vigenti, il che costituisce un bel passo avanti verso il miglioramento e la semplificazione della legislazione UE.

Raccomando di approvare il regolamento senza aggiunte né modifiche.

 
  
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  Gabriele Zimmer, a nome del gruppo GUE/NGL. – (DE) Signor Presidente, onorevoli colleghi, onorevole relatore, il Parlamento, il Consiglio e la Commissione da tempo litigano sul futuro strumento per il finanziamento dello sviluppo. Alla fine si è effettivamente trovato un compromesso ampiamente condivisibile. Il nuovo strumento mira ad assisterci a conseguire gli Obiettivi di sviluppo del Millennio, promuovendo così uno scopo di grande rilevanza che il Parlamento europeo e la commissione parlamentare sostengono da sempre. Alla luce della valutazione recentemente pubblicata dall’ONU sui risultati finora ottenuti, in particolare nella lotta alla povertà, mi pare si tratti di un segnale di grande rilievo da parte dell’Unione europea.

E’ evidente che l’impegno del relatore, il collega Mitchell, e dell’intera commissione per lo sviluppo teso a modificare il regolamento rispetto alla sua formulazione originaria ha decisamente dato i suoi frutti. Per spirito di compromesso, tutti i gruppi politici si sono astenuti dal presentare emendamenti, ad eccezione del relatore e, pur dolendomene, mi vedo costretta a rivolgergli una severa critica: l’onorevole Mitchell, invece di attenersi alle sue indicazioni e di sostenere coloro che desiderano rimanere fedeli al testo di compromesso, ha presentato alcuni emendamenti a suo nome. Tali emendamenti mi risultano, da più punti di vista, assai problematici e sfrontati, in quanto chiedono nientedimeno che lo stralcio della salute riproduttiva delle donne dagli obiettivi della cooperazione allo sviluppo. Gli emendamenti volti a cassare il considerando 18 e alcuni passaggi degli articoli 5 e 12, non sopprimono soltanto le formulazioni che risultano sgradite al relatore, contrariamente a quanto ha dichiarato, bensì anche altri obiettivi: il diritto ad una maternità esente da rischi e all’accesso generalizzato all’assistenza e a servizi completi, sicuri e affidabili nell’ambito della salute sessuale e riproduttiva; la riduzione della mortalità infantile nonché la lotta alle malattie legate alla povertà, in particolare l’HIV/AIDS, la tubercolosi e la malaria. In tal modo, il relatore non soltanto ignora il compromesso cui siamo giunti, ma anche l’opinione mondiale, così come è stata formulata nella Conferenza ONU del Cairo sulla popolazione e lo sviluppo e anche nella Conferenza di Pechino sulla situazione delle donne e quindi anche la definizione dell’OMS. Lo ritengo scandaloso, e dal mio punto di vista il Parlamento si coprirebbe di ridicolo se domani approvasse i suoi emendamenti. Il mio gruppo esprimerà voto contrario con profonda convinzione.

La fusione delle possibilità di aiuto dell’UE, fino ad oggi molto frammentate, in un unico strumento mi pare un passo molto ragionevole. Il risultato, però, non può essere quello di scartare alcune tematiche importanti. Poiché lo stesso relatore mette in dubbio il compromesso, posso già annunciare che anche il mio gruppo in futuro insisterà in modo particolare su un aspetto del nuovo strumento finanziario: il finanziamento delle misure per la lotta all’immigrazione illegale e per il rafforzamento dei controlli alle frontiere a titolo della cooperazione allo sviluppo.

L’elemento introdotto nel compromesso all’articolo 16, paragrafo 2, lettera c, praticamente snatura l’intero approccio positivo in materia di politica di asilo e immigrazione così come è formulato negli altri paragrafi dell’articolo 16.

Il mio gruppo sicuramente si avvarrà di un aspetto particolarmente positivo del nuovo strumento, cioè la migliore possibilità di codecisione del Parlamento a fronte del Consiglio e della Commissione. Su insistenza del Consiglio e della Commissione, al finanziamento per lo sviluppo verrà aggiunto in futuro un aspetto importante, cioè il commercio. Anche se l’introduzione del nuovo strumento sottolinea già l’importanza delle capacità commerciali nei paesi in via di sviluppo, saremo particolarmente vigili proprio per evitare di ricadere in un nuovo decennio caratterizzato dal sovvenzionamento occulto del commercio estero. Noi vigileremo e adotteremo una linea critica se con questo strumento si vuole soltanto aiutare i paesi del sud del mondo a vendere senza ostacoli all’Europa le materie prime di cui essa ha bisogno, perché non è la vendita di materie prime che può offrire alle società del sud un’opportunità di superare la povertà, bensì il commercio equo di prodotti finiti. Due settimane fa, il Presidente della Banca europea per gli investimenti, Philippe Maystadt, dalle colonne del Financial Times, ha messo in guardia dal fatto che, nella concorrenza con le imprese cinesi e russe per le materie prime in Africa, le condizioni che l’Europa impone per gli accordi finanziari sono proibitive. Dove va a parare quest’argomentazione? Così facendo non tolleriamo forse ancora la schiavitù, soltanto per non perdere la corsa alle materie prime? Mi pare un aspetto molto significativo e mi compiaccio che nell’attuale strumento finanziario e nel nostro compromesso si preveda il rispetto di criteri quali “un lavoro dignitoso”, sui quali anche il Parlamento europeo si esprimerà a breve con una relazione. Credo che anche questo sia un segnale molto importante in relazione ai richiami – a mio avviso pervicaci – rivolti all’Unione europea perché in futuro non sia così severa nel formulare i criteri politici in termini di lotta alla povertà e progresso dello sviluppo.

Sfruttiamo invece il nuovo strumento, sapendo quanto sono importanti la coerenza e la politica, per presentare un’offerta migliore: la bauxite deve essere trasformata in alluminio in loco, ma con metodi ecologici e a condizioni di lavoro e salari dignitosi. Tale strumento può essere utile se crea nel settore dell’istruzione e della sanità condizioni quadro senza le quali non è assolutamente possibile un buon funzionamento dell’economia al servizio della comunità locale.

 
  
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  Konrad Szymański, a nome del gruppo UEN. – (PL) Signor Presidente, la nostra parte del mondo, privilegiata e prospera, ha molte responsabilità nei confronti dei popoli che soffrono la fame e sono privi di prospettive di sviluppo. Ovviamente, l’aiuto che noi offriamo a tali popoli non può risolverne tutti i problemi, alcuni dei quali hanno cause politiche più profonde. Tuttavia, può aiutare a risolvere le crisi.

L’unanime riconoscimento dei doveri umanitari di cui dobbiamo farci carico ci conferisce a mio avviso grande forza. Per tale motivo sono decisamente contrario all’introduzione di una legislazione in materia dei cosiddetti diritti sessuali e riproduttivi, che implica il nostro appoggio politico e finanziario all’aborto. Questa proposta non era contenuta nel progetto iniziale della Commissione europea ed è stato introdotto soltanto dal Parlamento.

In questo modo si invia un segnale negativo agli europei che nutrono obiezioni morali nei confronti dell’aborto e non vogliono pagare per attività che si celano dietro la facciata del termine tecnico “diritti riproduttivi”. Dopo tutto, si tratta di un modo per minare il fronte comune contro la povertà e di indebolire l’integrazione europea. E’ questo che vogliamo veramente? Possiamo ignorare la coscienza di tanti cristiani semplicemente perché oggi sono in minoranza? Oggi gli stiamo chiaramente facendo sapere che l’Europa è diventata un progetto nel quale non potranno più svolgere alcun ruolo. Pertanto vi esorto a sostenere gli emendamenti nn. 1, 2 e 3. Senza tali emendamenti, non saremo in grado di votare a favore della relazione.

 
  
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  Hélène Goudin, a nome del gruppo IND/DEM. – (SV) Signor Presidente, prendo atto che questo Parlamento è ansioso di esprimere opinioni su qualunque argomento possibile e immaginabile. Si discute di tutto, da questioni importantissime come la legislazione chimica, a questioni minori come gli standard per i tergicristallo. Ora stiamo esaminando lo strumento per il finanziamento della cooperazione allo sviluppo dell’UE. Sono convinta che tutti i colleghi in seno alla commissione per lo sviluppo auspichino la riduzione della povertà nel mondo, in modo che i soggetti vulnerabili in tutto il pianeta possano condurre una vita dignitosa. Credo che la maggioranza degli onorevoli colleghi condivida quest’aspirazione. Tuttavia, desidero invitarli a fermarsi un attimo a riflettere.

L’UE sta davvero facendo tutto quanto è in suo potere per ridurre la povertà a livello globale? Mi risulta estremamente difficile comprendere come sia possibile riunirsi una volta e raccomandare l’aiuto sotto l’egida dell’UE e la volta dopo sostenere le sovvenzioni per l’agricoltura UE o un accordo di pesca dannoso per un paese africano povero in cui la corruzione rappresenta un grave problema. Se vogliamo davvero aiutare i poveri e i deboli nel mondo, dobbiamo affrontare i problemi in un’altra ottica. Aboliamo la politica agricola comune dell’UE e la politica commerciale protezionista e smettiamola di proteggere la produzione europea non competitiva. Le mie proposte ovviamente non risolverebbero tutti i problemi del mondo, ma penso che sarebbero un buon punto di partenza.

 
  
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  Irena Belohorská (NI).(SK) Innanzi tutto desidero affermare che dal mio punto di vista la cooperazione economica e quella allo sviluppo dovrebbero essere incluse in un unico strumento finanziario fondato su una duplice base giuridica, segnatamente gli articoli 179 e 181A. Tuttavia, rispetto le conclusioni delle riunioni trilaterali che hanno determinato la suddivisione dello strumento di finanziamento originario rispettivamente nella cooperazione economica e per lo sviluppo.

Lo strumento mirato alla cooperazione finanziaria con i paesi industrializzati e gli altri paesi e territori ad alto reddito è finanziariamente flessibile e la sua portata geografica estesa riflette la situazione corrente. Esso considera anche paesi che figurano tuttora sulla lista del Comitato di aiuto allo sviluppo come paesi in via di sviluppo, nonostante abbiano da tempo cessato di esserlo. Tra questi vi sono paesi quali Brunei, Taiwan, Singapore, Arabia saudita, Bahrein, Qatar e così via. Tali nazioni sono importanti partner commerciali dell’Unione europea e pertanto è necessario estendere la cooperazione esistente con paesi quali Giappone, Sudafrica e Australia anche ai nuovi paesi di cui sopra.

Poiché i paesi coperti dallo strumento finanziario in esame rappresentano un ventaglio molto variegato, è essenziale che tutti gli accordi includano clausole sui diritti umani e sul rispetto dei principi democratici. Nei miei emendamenti alla relazione ho posto in rilievo la necessità di rafforzare il ruolo del Parlamento europeo.

Concludendo, sono favorevole al fatto che il Parlamento europeo avalli ogni cambiamento alla lista dei paesi industrializzati e che la Commissione sia tenuta a valutare regolarmente il rispetto degli obiettivi iniziali e dei costi. Infine, signora Commissario, desidero esprimere la mia ammirazione per il suo lavoro.

 
  
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  Maria Martens (PPE-DE).(NL) Signor Presidente, poiché la cooperazione per lo sviluppo ha un proprio Commissario, un bilancio e una commissione specializzata in seno al Parlamento europeo, e poiché il Parlamento ha poteri di codecisione in questa materia, questo ambito di attività è stato importante fin dagli albori della cooperazione europea. L’Unione europea a giusto titolo sente di avere la responsabilità di contribuire alla pace e alla prosperità nei paesi al di fuori dell’Unione. Il fatto che la Commissione abbia provato a introdurre dei miglioramenti è positivo. Benché investiamo somme cospicue, i risultati talvolta lasciano molto a desiderare. L’Africa è l’esempio principe, in quanto la povertà in tale continente sembra addirittura aumentare. Rimane ancora molta strada da percorrere per raggiungere gli Obiettivi di sviluppo del Millennio.

La proposta iniziale della Commissione mirava a migliorare la situazione, ma invece era estremamente deludente e ispirava ben poca fiducia. Non solo il bilancio destinato alla cooperazione, ma anche il coinvolgimento del Parlamento erano fortemente a rischio. Per questo motivo negoziare non è stato semplice. All’onorevole Mitchell va dato atto di aver svolto un lavoro straordinario. Il risultato è che in ogni caso esisterà uno strumento di sviluppo separato, che prevede la codecisione e che ha come base giuridica l’articolo 179. E’ stato raggiunto un accordo sulle priorità degli Obiettivi di sviluppo del Millennio, nell’ambito dei quali è stata accordata la precedenza all’istruzione e all’assistenza sanitaria di base.

In tale ambito rientra anche la salute riproduttiva e desidero aggiungere, anche per replicare all’onorevole Zimmer, che gli emendamenti sono stati presentati per sottolineare l’importanza della questione. Non è corretto affermare che gli emendamenti dell’onorevole Mitchell sono contrari alla salute riproduttiva. Il relatore – e cito la motivazione degli emendamenti – sostiene che si tratta di una questione troppo importante per poterla trattare sbrigativamente in due frasi, il che ha un significato completamente diverso. Il nuovo strumento per il finanziamento della cooperazione allo sviluppo è destinato a modificare il modo di lavorare del Parlamento: dovremo concentrarci di più sull’aspetto del controllo e dell’attuazione dei programmi. Spero che potremo contare sulla cooperazione e l’apertura che la Commissione ha promesso a tale riguardo.

 
  
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  Miguel Angel Martínez Martínez (PSE).(ES) Signor Presidente, questa discussione è importante perché ci accingiamo ad approvare lo strumento che servirà quale base giuridica per utilizzare le risorse che l’Unione europea destina alla cooperazione allo sviluppo e all’azione umanitaria.

Mentre le prospettive finanziarie per il periodo 2007-2013 limitano la capacità d’azione dell’Unione in quasi tutti gli ambiti, paradossalmente il denaro disponibile per la nostra solidarietà verso il mondo in via di sviluppo non diminuisce, anzi aumenta discretamente.

Questa discussione conclude in modo soddisfacente un processo che si è protratto eccezionalmente a lungo, dopo aver dovuto superare serie difficoltà. Tuttavia lo strumento che andiamo ad approvare avrà il merito di essere sottoposto a quest’Aula sulla base del consenso raggiunto tra Parlamento, Commissione e Consiglio.

La ricerca di tale consenso spiega la durata inusuale del processo. La sfida era complessa, poiché si trattava di condensare in un unico strumento giuridico gli oltre quindici strumenti già esistenti, nei quali erano disseminate le basi per le nostre azioni in materia di cooperazione allo sviluppo.

Si trattava di razionalizzare tale compito e su questo il Parlamento si è trovato d’accordo. Tuttavia ha dovuto respingere le impostazioni iniziali della Commissione, quando, in onore di una presunta maggiore efficacia, essa ha cercato di limitare il ruolo del Parlamento, cioè di ridurre la democrazia. Su questo il Parlamento non poteva transigere e la commissione per lo sviluppo ha operato con una responsabilità di cui possiamo andare orgogliosi.

Il punto non era, come qualcuno ha voluto insinuare, favorire il protagonismo della nostra commissione, bensì mantenere e aumentare il ruolo del Parlamento, cioè la responsabilità democratica di quest’Assemblea, in una materia importante sul piano politico e di bilancio.

Molti di noi hanno dovuto opporsi a poteri totalitari che giustificavano il proprio autoritarismo affermando che la democrazia complica i procedimenti e riduce l’efficacia della gestione. Sappiamo tutti, però, di quale errore si tratti e che non esiste efficacia al di fuori delle regole democratiche, sia nel processo decisionale sia in sede di controllo dell’operato dell’esecutivo.

Grazie alla nostra fermezza riguardo al lavoro del relatore, onorevole Mitchell, e grazie alla compattezza di tutti i gruppi politici, il nostro sforzo è andato a buon fine. E’ doveroso rivolgere un ringraziamento alla Presidenza britannica, austriaca e finlandese per la comprensione nei riguardi delle nostre posizioni e, anche alla Commissione, per aver cercato il modo di venire incontro alle rivendicazioni del Parlamento.

Il testo dello strumento è coerente con il consenso europeo sullo sviluppo e con le diverse strategie che abbiamo progressivamente approvato, in particolare la strategia europea per lo sviluppo dell’Africa. Allo stesso modo è coerente con il testo della Costituzione che fa della solidarietà con i paesi del sud una priorità costituzionale dell’Unione europea.

La mia preoccupazione è che, avendo consolidato le competenze del Parlamento, ora non riusciremo a far fronte alle responsabilità che lo strumento ci conferisce e che richiederanno molto lavoro da parte del Parlamento, della sua commissione per lo sviluppo, del suo personale, che, fra l’altro, dovrà aumentare se vogliamo essere in condizione di farci carico del lavoro, e soprattutto da parte dei gruppi parlamentari, che vedranno crescere i propri obblighi in quanto dovranno contribuire ai documenti di strategia per ogni paese interessato dalla cooperazione allo sviluppo dell’Unione europea e al controllo dei programmi approvati.

Non dobbiamo cadere nel ridicolo dimostrando di non essere capaci di tenere fede all’obbligo che con tanta fatica siamo riusciti a ottenere dagli interlocutori istituzionali comunitari.

 
  
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  Thierry Cornillet (ALDE).(FR) Signor Presidente, è sempre piacevole salutare un consenso e un buon risultato, pertanto mi associo ai miei colleghi in questo senso. Alla fine l’equilibrio è stato ristabilito: abbiamo uno strumento giuridico comune che scadrà nel 2013, e abbiamo una revisione di medio periodo. Abbiamo finalmente uno strumento adatto. Abbiamo evitato la confusione di termini: non si parla di paesi industrializzati, né di diritti umani, si parla soltanto di sviluppo. Possiamo fissare degli obiettivi chiari e indicare le nostre priorità politiche.

Finalmente disponiamo di uno strumento che ha come base giuridica l’articolo 179, come i colleghi hanno ricordato, che reintroduce la procedura di codecisione. Non succederà mai più che il Parlamento europeo non possa codecidere in materia di politica per lo sviluppo.

Infine abbiamo ottenuto che i pacchetti finanziari siano calcolati per programma, in modo da affinare il nostro controllo. Vorrei pertanto sottolineare il lavoro del nostro relatore Mitchell e la disponibilità della Commissione e del Consiglio.

Abbiamo preso nota, Commissario Ferrero-Waldner, degli impegni assunti dalla Commissione in merito al ruolo al momento della revisione di medio periodo, che prevederà l’articolazione finanziaria, il dialogo sui documenti di strategia, e vorrei ricordare le nostre priorità: la sanità e l’istruzione.

In conclusione, penso che il Parlamento adotterà la relazione senza problemi e senza emendamenti. Per non sprecare il vostro tempo non discuterò di questi emendamenti totalmente estranei, retrogradi e assurdi.

 
  
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  Witold Tomczak (IND/DEM). (PL) Signor Presidente, l’idea che l’Unione europea fornisca aiuto a nazioni e paesi bisognosi merita il nostro appoggio. Tuttavia, è opinabile che nella politica di cooperazione sia opportuno includere questioni politiche come condizioni per la fornitura di tale aiuto.

Comprendo il principio di non offrire aiuto ai paesi che violano i diritti umani o commettono vari crimini. Tuttavia, utilizzare la politica di cooperazione come uno strumento per costringere i paesi in stato di necessità ad adottare soluzioni applicate nell’Unione europea come requisito per l’aiuto equivale a esercitare pressioni indebite su tali nazioni ed è contrario al concetto di solidarietà.

E’ più utile ai fini della promozione del processo democratico dimostrare noi per primi, in casa nostra, che tuteliamo i diritti e le libertà civili e garantiamo il rispetto e lo sviluppo dei valori che da sempre formano parte dell’identità europea. Convertire la politica di cooperazione in un’arma per il femminismo militante, che suscita enormi controversie in seno alla stessa Europa, minerà il nostro status e il nostro potere d’azione in altre parti del mondo.

 
  
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  Andreas Mölzer (NI).(DE) Signor Presidente, signora Commissario, ci siamo prefissi l’obiettivo ambizioso di aumentare l’aiuto allo sviluppo e di dimezzare la povertà nel mondo entro il 2015. Dal raggiungimento di questi obiettivi, però, siamo ancora molto lontani. L’aiuto allo sviluppo, dal mio punto di vista, deve essere corrisposto tempestivamente, alle persone che non hanno nulla, cioè ad esempio in regioni con una forte presenza di profughi o nei paesi in crisi, ma a lungo termine esso non può sostituirsi a sistemi funzionanti.

Pertanto, ciò che conta è rafforzare la sovranità dei beneficiari e introdurre una sorta di obbligo di responsabilità per gestire la corruzione e fenomeni analoghi. Proprio l’esempio dell’Africa dimostra che la cooperazione allo sviluppo non sempre funziona in modo ideale. Non c’è da stupirsi che, invece, spesso venga utilizzata per rafforzare le esportazioni dei paesi donatori, per sostenere dittature o per rendere dipendenti gli Stati tramite l’indebitamento. Pertanto non è ammissibile che la Cina esorti paesi che da poco si sono sdebitati a contrarre nuovi debiti e a creare nuove dipendenze soltanto per garantirsi gli approvvigionamenti di materie prime. E’ altrettanto inaccettabile che gli Stati tendano con solerzia la mano per ricevere aiuti per lo sviluppo, ma non siano disposti a riprendere i propri cittadini che in massa hanno cercato rifugio altrove.

 
  
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  Nirj Deva (PPE-DE).(EN) Signor Presidente, intervengo per congratularmi con alcuni colleghi della commissione per lo sviluppo e, in particolare, con il relatore Gay Mitchell, come pure con la collega, onorevole, che ha avuto funzioni di coordinamento e tutti i coordinatori degli altri gruppi politici per aver portato avanti questo dossier per due anni pur di arrivare ad un risultato.

Perché ci sono voluti due anni, si potrebbe chiedere, visto che quello che abbiamo ottenuto si sarebbe potuto realizzare in tre mesi? E’ stato necessario tutto quel tempo a causa della forte ostinazione da parte di un membro della Commissione – si potrebbe dire un commissar nel senso russo del termine – che occupava un’alta posizione nella DG RELEX. E’ soltanto grazie al fatto che i Commissari e il Consiglio riconoscono che il Parlamento europeo è un’Istituzione democratica primaria, che deve essere in grado di criticare la legislazione, e gli attribuiscono responsabilità.

In un momento in cui il Parlamento europeo e le Istituzioni europee sono viste come lontane dai cittadini, è stato un gesto sfrontato che la Commissione abbia presentato un documento che sopprimeva le competenze della commissione per lo sviluppo e del Parlamento europeo in materia di formulazione della politica di sviluppo. E’ soltanto perché il Parlamento è rimasto compatto, nonostante i tentativi di qualcuno di dividere i deputati e di metterci gli uni contro gli altri, che siamo riusciti a produrre questo risultato. Desidero che ciò sia messo a verbale perché, in qualità di coordinatore della commissione per lo sviluppo, posso dire che abbiamo fatto di tutto per far sì che nel testo adottato lo scrutinio parlamentare, il controllo parlamentare della politica, il controllo parlamentare dei documenti di strategia, il controllo parlamentare delle scadenze della legislazione e il controllo parlamentare degli strumenti specifici per la politica di sviluppo avessero tutti grande importanza.

Dobbiamo metterci in relazione con la gente, con i cittadini delle nostre circoscrizioni, con i nostri elettori. E’ stato assurdo che la Commissione si sia posta come se venisse da Mosca, ai vecchi tempi dei Soviet. Ringrazio molto i Commissari, in particolare il Commissario Ferrero-Waldner e il Commissario Michel, per aver compreso che ci spetta di svolgere un ruolo democratico.

 
  
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  Marie-Arlette Carlotti (PSE).(FR) Signor Presidente, la dichiarazione comune sullo sviluppo, la strategia per l’Africa, l’impegno per il livello finanziario dell’aiuto allo sviluppo: indiscutibilmente negli ultimi anni l’Unione ha rivisto verso l’alto le sue ambizioni politiche in materia di cooperazione allo sviluppo e con questo nuovo strumento di finanziamento si doterà di uno strumento all’altezza delle sue ambizioni. Una programmazione finanziaria per sette anni, consacrata esclusivamente alla solidarietà internazionale, è una bella vittoria per i nostri partner del sud e per noi parlamentari, poiché dopo due anni di braccio di ferro con il Consiglio e la Commissione, le nostre principali rivendicazioni sono state accettate. E’ una vittoria per quanto riguarda l’impegno di destinare almeno il 20 per cento degli stanziamenti al settore dell’istruzione e della sanità di base, per avanzare più speditamente verso gli Obiettivi di sviluppo del Millennio, una vittoria per la creazione di uno strumento specifico per finanziare la promozione dei diritti umani e i processi democratici nei paesi del sud, una vittoria anche per la limitazione del campo di applicazione del nuovo strumento ai soli paesi del sud, al fine di evitare che le risorse per lo sviluppo siano fagocitate da altre politiche.

Infine, l’aver previsto una revisione di medio periodo per questo strumento cruciale ci darà l’opportunità di rimetterlo prossimamente in cantiere e di apportarvi i miglioramenti necessari. E’ una prospettiva lieta, che ci permette di chiudere oggi la procedura d’esame di tale testo nella serenità. Queste vittorie ne chiameranno di altre, penso ad esempio ai negoziati in corso sulla programmazione del Fondo europeo di sviluppo (FES) alla quale, in qualità di relatrice, mi sforzerò di assegnare le medesime priorità.

Se è pur vero che, nonostante i nostri sforzi, non siamo riusciti a ottenere l’iscrizione a bilancio del FES né a inserirci ufficialmente nella procedura di comitatologia, per controllare da vicino l’attuazione della politica di sviluppo, dobbiamo comunque rallegrarci delle numerosissime vittorie, tra cui figura specialmente la promozione di una visione generosa della politica di sviluppo. L’Unione europea, grazie a questo strumento di cooperazione allo sviluppo, si pone più che mai come leader in questo campo. L’UE è già di gran lunga il maggiore donatore al mondo in questo settore, e già faceva da sola più del resto del mondo in materia di solidarietà internazionale: ora farà addirittura meglio.

Oggi l’Europa può andare fiera, credo, di essere fedele ai suoi valori di generosità e solidarietà. Anch’io vorrei associarmi a quanto è stato affermato e ringraziare il relatore, onorevole Mitchell, e tutti coloro che hanno lavorato a questo scopo – in particolare il collega van den Berg – nonché quanti hanno largamente contribuito a questo risultato. Esprimo l’auspicio che la relazione sia adottata senza emendamenti.

 
  
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  Toomas Savi (ALDE).(ET) Lo strumento per il finanziamento della cooperazione allo sviluppo comporta un compromesso fragilissimo tra la commissione, il Consiglio e il Parlamento. Riconosciamo altresì che le opinioni del Parlamento sono state ampiamente prese in considerazione durante la procedura di codecisione.

Qualunque proposta volta ad aggiungere un nuovo strumento significherebbe che tale strumento non diventerebbe operativo a partire dall’anno prossimo e addirittura gli aiuti potrebbero non arrivare a coloro che ne hanno bisogno. Lo strumento abbraccerà un’ampia gamma di paesi in via di sviluppo, da quelli meno sviluppati ai paesi ad alto reddito. Tale strumento includerà anche un ampio ventaglio di tematiche e attività che precedentemente erano finanziate a titolo del bilancio per l’ambiente.

Sono soddisfatto di come si è svolto il processo durante il quale il Partito popolare europeo ha eliminato gli emendamenti che contenevano riferimenti a istituzioni politiche e pertanto mi limiterò a una breve conclusione. Desidero porre ancora una volta in rilievo che lo strumento per il finanziamento della cooperazione allo sviluppo è un compromesso tra le Istituzioni e il rallentamento della procedura comporterebbe un ritardo e l’interruzione degli aiuti, il che certamente non è funzionale allo scopo che lo strumento persegue di promuovere la democrazia e i diritti umani. Per tale motivo sostengo l’adozione della relazione senza emendamenti.

 
  
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  Georgios Papastamkos (PPE-DE).(EL) Signor Presidente, intervengo sulla relazione dell’onorevole Martin, con cui mi congratulo per il suo contributo creativo. La sua relazione si riferisce allo strumento per il finanziamento della cooperazione allo sviluppo con i paesi e i territori industrializzati.

La discussione in merito all’istituzione di detto strumento finanziario rientra in un problema più ampio che concerne sostanzialmente l’armonizzazione delle azioni interne ed esterne dell’Unione europea e secondariamente la coesione dell’intera attività esterna dell’Unione europea, in termini politici, finanziari o commerciali.

In particolare, il regolamento proposto riunisce un gruppo eterogeneo di paesi e un ampio spettro di attività in ambiti quali l’economia, il commercio, la ricerca e la cooperazione scientifica. La ripartizione delle risorse per settore di attività da un lato, e per paese o gruppi di paesi dall’altro, dovrebbe riflettere gli obiettivi strategici, politici, finanziari e commerciali dell’Unione europea.

Onorevoli colleghi, per quanto riguarda la coesione delle azioni esterne dell’Unione europea desidero fare riferimento alla nuova strategia commerciale annunciata dal Commissario per il commercio internazionale. Posto che tale strategia riguarda i nostri prossimi passi con importanti partner commerciali dell’Unione europea, mi chiedo se esiste un problema di compatibilità rispetto alle priorità politiche dell’Unione europea. Esiste un nesso tra la gamma di materie incluse nello strumento finanziario proposto e le scelte di politica interna dell’Unione europea? Lo strumento in questione non dovrebbe promuovere maggiormente il ruolo attivo del Parlamento europeo nella determinazione delle priorità come pure nella valutazione dell’efficacia dei programmi?

 
  
  

PRESIDENZA DELL’ON. KAUFMANN
Vicepresidente

 
  
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  Erika Mann (PSE). (DE) Signora Presidente, signora Commissario, onorevoli colleghi, la discussione congiunta è un fatto positivo, poiché in futuro avremo una base giuridica comune con delle differenze a seconda che si tratti di paesi in via di sviluppo o di paesi più ricchi, industrializzati. Pertanto è positivo che oggi se ne discuta.

A giusto titolo il relatore, onorevole Martin, ha indicato che dobbiamo mirare ad un approccio più logico e più sistematico per difendere gli interessi dell’Unione europea nella nostra cooperazione esterna e mi rallegro che la Commissione abbia rispettato la sua richiesta di un’ulteriore differenziazione e il suo invito a considerare gli interessi specifici dei paesi e a introdurre una valutazione più ampia nonché una revisione anticipata.

Desidero aggiungere ancora alcuni punti cui ha già accennato il collega Papastamkos. In sede di revisione, tale differenziazione dovrà riflettersi in modo ancora più logico nel nostro operato in materia di politica estera e politica commerciale. Con questo intendo dire che già oggi intratteniamo relazioni molto intense con alcuni paesi, abbiamo accordi di libero scambio e di partenariato, ma la logica della nostra cooperazione tramite gli strumenti finanziari non necessariamente segue sempre la nostra logica politica.

Ne consegue che dovremmo mirare ad un’intensificazione strategica anche nella cooperazione finanziaria. Non ha senso, infatti, avere accordi di libero scambio – ad esempio con il Messico o il Cile – e contemplare la possibilità di futuri ulteriori accordi analoghi, senza però attenersi a nessuna logica nella cooperazione. Così come non è assolutamente logico negare un sostegno più intenso ai paesi meno sviluppati rispetto all’aiuto offerto a quelli che già attraversano una fase di crescita e che possono essere definiti emergenti. In futuro avremo bisogno di una maggiore precisione e aggiungo che ciò implica anche che il Parlamento non debba essere consultato soltanto sugli strumenti finanziari a titolo della procedura di codecisione, ma anche nella fase di avvio dei negoziati per concludere accordi bilaterali e il suo assenso deve essere un requisito indispensabile. Diversamente la partecipazione del Parlamento finirà unicamente per creare un dissenso tra Commissione e Stati membri, il che renderà impossibile un sostegno pieno e democratico.

Esorto vivamente la signora Commissario a sottolineare nelle discussioni con la Commissione e gli Stati membri il fatto che il Parlamento deve esprimere il proprio consenso in tutti i settori, affinché il nostro sistema di valori, del quale tanto parliamo, non sia rispettato soltanto nel momento in cui ci riferiamo ad altri paesi, ma anche nella nostra politica.

 
  
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  Jana Hybášková (PPE-DE).(CS) Signora Presidente, signora Commissario, desidero ringraziare l’onorevole Mitchell e i coordinatori e congratularmi con loro per essere riusciti, tramite valori morali condivisi, a imporre la volontà del Parlamento eletto a suffragio universale. Hanno ottenuto tale risultato anche grazie al nostro sostegno. La cooperazione allo sviluppo deve portare allo sviluppo, non alla stagnazione, deve portare allo Stato di diritto, al progresso della libera economia e dunque al pluralismo nel processo decisionale e al rispetto dei diritti umani.

Il progresso economico, da solo, non basta, come dimostra il caso di tanti paesi nel modo. Non basta perseguire soltanto l’apertura dell’economia e il rapido sviluppo economico se, mancando lo Stato di diritto, esiste la stagnazione politica e la società è chiusa, caratterizzata dalla corruzione e dall’usurpazione del potere. Un simile progresso economico porta a seri fallimenti politici e a problemi di sicurezza e favorisce il terrorismo.

Come Parlamento disponiamo di uno strumento che ci consente di condizionare, orientare, guidare l’aiuto allo sviluppo in modo tale da contribuire realmente al rispetto dei criteri e ad uno sviluppo reale. Questo strumento prevede condizioni finanziarie precise, un finanziamento severamente controllato dei programmi di sviluppo anche per i beneficiari non statali e gli enti locali. La possibilità per il Parlamento di intervenire precocemente sulla formulazione dei documenti di strategia e quindi nella valutazione della loro realizzazione sarà un arricchimento per tutti. In qualità di membro del comitato esecutivo del Movimento mondiale per la democrazia, accolgo con favore la possibilità di una reale democratizzazione con la mediazione del nostro Parlamento democraticamente eletto. Desidero promettere che, al pari degli altri deputati di questo Parlamento, farò di tutto per cooperare in modo realmente efficace con la Commissione e il Consiglio per realizzare lo sviluppo in tutto il mondo.

 
  
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  Proinsias De Rossa (PSE).(EN) Signora Presidente, desidero congratularmi con gli onorevoli Mitchell e van den Berg per il loro eccellente lavoro sullo strumento di cooperazione allo sviluppo. Mi preme affermare, però, che sono fortemente contrario agli emendamenti, presentati dall’onorevole Mitchell, al considerando 18 e agli articoli 5 e 12.

Tra qualche giorno non avremo una linea separata per il finanziamento dei diritti alla salute sessuale e riproduttiva e penso che eliminare tali riferimenti sarebbe una grave ingiustizia, in particolare nei confronti delle donne che sono a rischio di gravi malattie durante la maternità. Siamo impegnati in vari accordi già conclusi dal Parlamento europeo con la Commissione, il Consiglio e in accordi internazionali, proprio nei termini contenuti già in questo strumento per la cooperazione allo sviluppo e mi sembra alquanto ipocrita da parte dell’onorevole Mitchell motivare questi emendamenti sostenendo che tali questioni non possono essere trattate in due righe.

Tali questioni sono state discusse ad nauseam da questo Parlamento e dalla maggioranza dei parlamenti nazionali e il risultato in questa sede è sempre lo stesso. Questo Parlamento sostiene il diritto delle persone a scegliere in modo indipendente la propria attività sessuale, le proprie propensioni sessuali e il diritto a servizi sanitari adeguati e a prevenire il terribile tributo di morte pagato ogni anno da ben 90 000 donne a causa degli aborti illegali. Bisogna porre fine a tale fenomeno e lasciare la relazione così com’è.

 
  
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  Justas Vincas Paleckis (PSE).(LT) Oggi si è levato un coro di congratulazioni particolarmente vivaci rivolte all’onorevole Mitchell, che ha ottenuto un buon compromesso dopo due anni di negoziati con il Consiglio su un tema di grande rilevanza. Per la prima volta disponiamo di una definizione di politica di sviluppo che consente di indirizzare le risorse per il sostegno alla cooperazione allo sviluppo soltanto ai paesi che ne hanno maggiormente bisogno. Un quinto dei fondi andrà ai settori della sanità e dell’istruzione, il che rappresenta un sostegno socialmente equo per i paesi che stanno cercando di liberarsi dalla morsa della povertà, della malattia e dell’istruzione inadeguata.

E’ importantissimo che il Parlamento sia in grado di esercitare un controllo permanente e di influire sull’attribuzione dei fondi. Il compromesso elaborato dimostra che tale aspetto è essenziale.

Credo che i paesi in via di sviluppo saluteranno questo passo costruttivo del Parlamento europeo e della Commissione europea, che ci consente di sperare che il finanziamento di 17 miliardi di euro sia attribuito in modo ponderato, con il massimo profitto di coloro che sono esposti alle peggiori avversità. E’ importante diffondere la notizia anche all’interno dei paesi dell’Unione europea, in particolare i nuovi Stati membri.

 
  
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  Eoin Ryan (UEN).(EN) Signora Presidente, anch’io desidero congratularmi con gli onorevoli Mitchell e van den Berg per il buon esito della relazione, che si concentra sulla semplificazione della spesa per l’aiuto comunitario nei paesi in via di sviluppo. Desidero altresì affermare che, purtroppo, non potrò sostenere gli emendamenti presentati dall’onorevole Mitchell per i medesimi motivi addotti dall’onorevole De Rossa. Come il collega ha affermato, questo è un tema che è stato sviscerato in ripetute occasioni, sia in seno al Parlamento sia a livello internazionale. Credo che dovremmo attenerci agli accordi stipulati a partire dal Cairo.

Uno studente francese di relazioni internazionali ha affermato che gli USA fanno la guerra, l’ONU sfama e l’UE finanzia. Per quanto esagerata, questa frase illustra l’importanza dell’UE per i paesi in via di sviluppo. Negli anni recenti il mondo è stato tragicamente colpito da disastri quali lo tsunami, il terremoto in Pakistan e le recenti inondazioni in Bangladesh. Il fondo CERF delle Nazioni Unite è stato pensato per finanziare e fornire una risposta rapida a qualunque emergenza globale improvvisa e per fornire finanziamenti critici che sono già stati posti in essere dai donatori internazionali. Nei primi cinque mesi di quest’anno, il CERF ha elargito 200 milioni di euro a oltre 320 progetti in 26 paesi. Tuttavia, ECHO fino ad oggi ha rifiutato di contribuire al CERF, sostenendo di disporre di un proprio meccanismo di finanziamento rapido per sovvenzionare in modo tempestivo e neutrale le emergenze. Mi chiedo che senso abbia avere due fondi che si suppone facciano la stessa cosa. Perché non avere un fondo centrale che si occupa di queste emergenze?

Esorto il Commissario europeo per l’aiuto umanitario, Louis Michel, ad aprire una linea di discussione con le Nazioni Unite per razionalizzare la risposta globale alle emergenze internazionali. La burocrazia non deve ostacolare le azioni per salvare vite umane, perché è di questo che parliamo. Non battiamoci per due diversi blocchi di finanziamento quando lo scopo è sfamare e finanziare il più tempestivamente possibile persone che sono state colpite da catastrofi.

 
  
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  Benita Ferrero-Waldner, Membro della Commissione. – (EN) Signora Presidente, desidero ringraziare ancora una volta per questa discussione di chiusura. Abbiamo avuto negoziati lunghi, talvolta non semplici, e molte riunioni di trilogo formali e informali. Come sempre ogni parte ha chiarito la propria posizione, e a volte ciò richiede tempo. Tuttavia, la cosa importante è ottenere alla fine un buon risultato. Ho ascoltato con molta attenzione tutti i vostri interventi e penso che tutti possiamo accettare questo risultato e guardare al futuro. A questo punto esiste un nuovo assetto di strumenti finanziari e noi vogliamo garantire il miglioramento dell’azione esterna e della visibilità a favore dello sviluppo, della stabilità e dei diritti umani.

Ora vorrei parlare brevemente di alcuni aspetti specifici emersi nella discussione. In merito alla salute e ai diritti sessuali e riproduttivi, sono consapevole che la questione è molto delicata, in qualunque sede sia stata trattata, e diventa ancora più complessa in un’Unione di 25 Stati membri, ciascuno dei quali ha le proprie tradizioni. Per questo motivo, le rispettive disposizioni dello strumento di cooperazione allo sviluppo rappresentano un compromesso finemente equilibrato, che, lo ammetto, è stato difficile da raggiungere e che non dovrebbe essere rimesso in causa. Le disposizioni in oggetto sono ampiamente riprese dal vecchio regolamento sull’aiuto per le azioni relative alla salute e ai diritti sessuali e riproduttivi nei paesi in via di sviluppo. Perciò tali disposizioni riflettono già un certo consenso, in quanto il vecchio regolamento era stato approvato dal Parlamento in codecisione. Trasferire la questione dallo strumento per la cooperazione allo sviluppo ad un regolamento separato non faciliterebbe il problema, ma piuttosto protrarrebbe le discussioni su questo argomento tanto delicato. Una simile soluzione sarebbe anche contraria all’obiettivo della semplificazione che è il principio ispiratore della riforma degli strumenti per l’azione esterna. Le disposizioni relative allo strumento di cooperazione allo sviluppo riflettono un compromesso equilibrato, che molto probabilmente non risulterebbe migliorato se la questione della salute sessuale e riproduttiva fosse disciplinata in un testo separato.

Desidero anche pronunciarmi sulla questione dell’impianto generale. La Commissione riafferma che l’eradicazione della povertà e il perseguimento degli Obiettivi di sviluppo del Millennio sono il centro focale dell’obiettivo primario della sua assistenza allo sviluppo. La Commissione si impegna a conferire la priorità all’istruzione e alla sanità di base e alla coesione sociale nel suo insieme, nel suo ruolo di programmazione e attuazione dei programmi per paese. Inoltre la Commissione si adopererà per garantire che il parametro del 20 per cento dell’assistenza destinata ai programmi per paese coperti dal DCI sarà dedicata, entro l’anno della revisione, il 2009, all’istruzione elementare e secondaria e all’assistenza sanitaria di base.

Devo anche affermare che il DCI contiene anche un programma tematico sull’immigrazione e l’asilo che è il successore del vecchio programma AENEAS. I contenuti di tale programma tematico sono ancora una volta l’espressione di un compromesso finemente equilibrato, in particolare con gli Stati membri in sede di Consiglio. Alla luce delle sfide che l’Unione europea sta attualmente affrontando nell’ambito della migrazione, i programmi tematici risponderanno a tali esigenze. Le cause profonde della migrazione, infatti, saranno primariamente affrontate tramite la nostra cooperazione geografica – come ho già detto. Coloro che hanno delle prospettive non emigreranno, ma ce ne sono molti altri. Ciò significa combattere la migrazione illegale, da un lato, e lavorare per la migrazione legale dall’altro. Non dobbiamo chiudere gli occhi di fronte alla realtà che la migrazione, in particolare la migrazione illegale, è una delle grandi sfide del nostro tempo che dobbiamo affrontare.

Sono ansiosa di mettere al lavoro questi strumenti, insieme a voi. Dobbiamo guardare al futuro. Una delle questioni più spinose durante il negoziato su questi nuovi strumenti codecisi è stato il ruolo del Parlamento nella pianificazione strategica, come si esprime nei documenti di strategia. Sulla base delle dichiarazioni allegate all’accordo interistituzionale sulle nuove prospettive finanziarie, le modalità di un dialogo sul controllo democratico sono state illustrate in uno scambio di lettere con le commissioni interessate. Il primo documento strategico per paese pilota sarà trasmesso a breve al Parlamento. Attendiamo con ansia di realizzare questo dialogo sul controllo democratico.

Quanto all’ICI, desidero dire agli onorevoli Martin e Mann che, come sanno, la base giuridica è l’articolo 181A del Trattato CE, che prevede la procedura di consultazione con il Parlamento nel processo legislativo. Ovviamente la Commissione è sempre pronta anche ad uno scambio di vedute con il Parlamento su aspetti della cooperazione con i paesi industrializzati. Certamente terremo debito conto delle eventuali risoluzioni che il Parlamento dovesse adottare a tale riguardo.

Se nei paesi in via di sviluppo non abbiamo sempre visto i risultati auspicati, la causa, talvolta, è anche la mancata realizzazione del buon governo. Questo è un altro fattore di enorme rilievo che desidero sottolineare, perché noi mettiamo a disposizione un volume elevato di risorse e cerchiamo di fare del nostro meglio. Purtroppo, però, a volte il buon governo manca.

Concludendo, i negoziati sono sempre complicati, ma l’obiettivo che perseguivamo era la semplificazione. E’ fondamentale semplificare per ottenere visibilità ed efficienza. Ridurre oltre 40 diversi atti legislativi a sette strumenti di politica è stato arduo, ma credo che alla fine ne sia valsa la pena. Tre nuovi strumenti sono già in vigore: lo strumento di preadesione, lo strumento per la politica di vicinato e lo strumento di stabilità. Quattro strumenti saranno adottati a breve scadenza: il DCI, l’ICI, lo strumento per la sicurezza nucleare e lo strumento per i diritti umani e la democrazia. Tutti gli onorevoli parlamentari che oggi hanno parlato dei risultati positivi dei nostri negoziati sul DCI e sull’ICI lo hanno altresì riconosciuto.

L’intero esercizio ha dimostrato che se le tre Istituzioni – Commissione, Consiglio e Parlamento – lavorano insieme in modo costruttivo, alla fine possiamo produrre risultati di qualità. Sono ansiosa di lavorare insieme a voi per garantire un’attuazione davvero valida, efficiente e visibile.

 
  
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  Presidente. – La discussione è chiusa.

La votazione si svolgerà oggi alle 12.00.

 
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