2. Discussioni su casi di violazione dei diritti umani, della democrazia e dello Stato di diritto (comunicazione delle proposte di risoluzione presentate): vedasi processo verbale
3. Presentazione di documenti: vedasi processo verbale
4. Storni di stanziamenti: vedasi processo verbale
5. Programma legislativo e di lavoro della Commissione 2007 (proposte di risoluzione presentate): vedasi processo verbale
6. Vertice Russia/Unione europea (proposte di risoluzione presentate): vedasi processo verbale
7. Decisione sull’applicazione della procedura d’urgenza
Proposta modificata di decisione del Parlamento europeo e del Consiglio che istituisce per il periodo 2007-2013 il programma specifico “Lotta alla violenza (DAPHNE) e Prevenzione e informazione in materia di droga” nell’ambito del programma generale “Diritti fondamentali e giustizia” [COM(2006)0230 – C6 0095/2005 – 2005/0037B(COD)]
Proposta di decisione del Parlamento europeo e del Consiglio che istituisce il programma specifico “Diritti fondamentali e cittadinanza” per il periodo 2007-2013 come parte del programma generale “Diritti fondamentali e giustizia” [COM(2005)0122 – C6-0236/2005 – 2005/0038(CNS)]
Proposta di decisione del Consiglio che stabilisce per il periodo 2007-2013 il programma specifico “Giustizia penale” come parte del programma generale “Diritti fondamentali e giustizia” [COM(2005)0122 [[03]] – C6-0237/2005 – 2005/0039(CNS)]
Proposta di decisione del Parlamento europeo e del Consiglio che istituisce il programma specifico “Giustizia civile” per il periodo 2007-2013 come parte del programma generale “Diritti fondamentali e giustizia” [COM(2005)0122 [[04]] – C6-0096/2005 – 2005/0040(COD)]
Proposta di decisione del Parlamento europeo e del Consiglio che istituisce il Fondo europeo per i rifugiati per il periodo 2008-2013, nell’ambito del programma generale “Solidarietà e gestione dei flussi migratori” [COM(2005)0123 – C6-0124/2005 – 2005/0046(COD)]
Proposta di decisione del Parlamento europeo e del Consiglio che istituisce il Fondo europeo per le frontiere esterne per il periodo 2007-2013, nell’ambito del programma generale “Solidarietà e gestione dei flussi migratori” [COM(2005)0123 – C6-0125/2005 – 2005/0047(COD)]
Proposta di decisione del Parlamento europeo e del Consiglio che istituisce il Fondo europeo per i rifugiati per il periodo 2007-2013, nell’ambito del programma generale “Solidarietà e gestione dei flussi migratori” [COM(2005)0123 – C6-0238/2005 – 2005/0048(CNS)]
Proposta di decisione del Parlamento europeo e del Consiglio che istituisce il Fondo europeo per i rimpatri per il periodo 2008-2013, nell’ambito del programma generale “Solidarietà e gestione dei flussi migratori” [COM(2005)0123 – C6-0126/2005 – 2005/0045(COD)]
Proposta di decisione del Consiglio che istituisce il programma specifico “Prevenzione, preparazione e gestione delle conseguenze in materia di terrorismo” per il periodo 2007-2013 – Programma generale “Sicurezza e tutela delle libertà” [COM(2005)0124 – C6-0241/2005 – 2005/0034(CNS)]
Proposta di decisione del Consiglio che istituisce il programma specifico “Prevenire e combattere la criminalità” per il periodo 2007-2013 – Programma generale “Sicurezza e tutela delle libertà” [COM(2005)0124 – C6-0242/2005 – 2005/0035(CNS)]
Jean-Marie Cavada (ALDE), presidente della commissione per le libertà civili, la giustizia e gli affari interni. – (FR) Signor Presidente, la commissione LIBE ha già presentato in plenaria le relazioni Kudrycka, Segelström e La Russa in merito alle proposte legislative per le quali la Commissione richiede di applicare la procedura d’urgenza. Riteniamo che, dal punto di vista politico, il compromesso che si è riusciti a raggiungere con le altre Istituzioni sia accettabile ed esprimiamo quindi parere favorevole all’adozione di tali testi da parte dell’Assemblea nel corso di questa tornata.
Ewa Klamt, a nome del gruppo PPE-DE. – (DE) Signor Presidente, vorrei dichiarare, a nome del gruppo PPE-DE, che siamo pienamente d’accordo, e penso che anche i colleghi degli altri gruppi dell’Assemblea possano dare il loro consenso.
(Il Parlamento approva la richiesta di applicazione della procedura d’urgenza)(1)
8. Strumento per il finanziamento della cooperazione allo sviluppo - Strumento finanziario di cooperazione con i paesi e territori industrializzati e con gli altri paesi e territori ad alto reddito (discussione)
Presidente. – L’ordine del giorno reca, in discussione congiunta:
– la raccomandazione per la seconda lettura (A6-0448/2006), presentata dall’onorevole Mitchell a nome della commissione per lo sviluppo, sulla posizione comune del Consiglio in vista dell’adozione del regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio che istituisce uno strumento per il finanziamento della cooperazione allo sviluppo [11944/2/2006 – C6–0357/2006 – 2004/0220(COD)], e
– la relazione (A6-0430/2006), presentata dall’onorevole Martin a nome della commissione per il commercio internazionale, sul progetto di regolamento del Consiglio che istituisce uno strumento finanziario per la cooperazione con paesi e territori industrializzati e con altri ad alto reddito [11877/2006 – C6-0265/2006 – 2006/0807(CNS)]
Gay Mitchell (PPE-DE), relatore. – (EN) Signor Presidente, il regolamento in esame è in gestazione da quasi due anni. In alcune occasioni, la pressione esercitata sul Parlamento perché cedesse, si dividesse, rinunciasse al suo ruolo legislativo è stata a mala pena tollerabile. Sono rimasto sorpreso di quanto i colleghi deputati fossero talvolta disposti a dare carta bianca alle altre Istituzioni in un ambito tanto importante, pur di non perdere qualche piccolo tornaconto o potere. Nonostante ciò desidero complimentarmi con i colleghi della commissione per lo sviluppo – deputati di tutti i gruppi politici che non hanno consentito che le pressioni ci dividessero, e che alla fine l’hanno avuta vinta. Desidero altresì esprimere un encomio alla volta del segretariato della commissione per lo sviluppo e dei segretariati dei gruppi politici che hanno collaborato in modo costruttivo ai negoziati.
Dopo aver minacciato di bocciare la proposta originaria, che istituiva uno strumento per il finanziamento della cooperazione allo sviluppo e della cooperazione economica (DCECI), come era stato denominato, e che tentava di sopprimere le competenze di codecisione, adottando quale base giuridica non più l’articolo 179, ma l’articolo 181A, e di includere in uno strumento per lo sviluppo i paesi sviluppati e la spesa per le questioni non relative allo sviluppo, abbiamo negoziato con il Consiglio e la Commissione uno strumento che pochi avrebbero ritenuto possibile dodici mesi or sono, uno strumento che semplificherà le attività comunitarie a favore del mondo in via di sviluppo, preservando al contempo responsabilità e trasparenza.
In particolare, vorrei congratularmi con la squadra di negoziatori che è stata al mio fianco nel corso dei colloqui, con le Presidenze che si sono succedute per l’impegno profuso e con la Commissione per il buon risultato. Nutro, tuttavia, una riserva. Credo sia stato Voltaire a dire: “Non sono d’accordo con quello che affermate, ma difenderò fino alla morte il vostro diritto di affermarlo”. Avendo affrontato l’intero negoziato con spirito accomodante, sono rimasto molto deluso dal fatto che su una questione particolare non si sia trovato il modo di venire incontro alla mia posizione.
Non si tratta di diminuire la disponibilità dei servizi sanitari alle donne bisognose. Anzi, se i miei emendamenti – peraltro modesti – fossero stati approvati, avremmo rispettato la Conferenza del Cairo e tutte le questioni ad essa collegate. Poiché proprio io mi sono tanto adoperato per il compromesso, cercando e sostenendo gli altri, sono rimasto sorpreso che le mie modeste proposte non abbiano ricevuto adeguata considerazione. Mi pare che in parte la ragione sia che è circolata una nota scritta che preveniva le mie proposte, sostenendo che la politica del PPE era stata decisa. Le firme che i miei emendamenti hanno raccolto dimostrano oggi che ciò non corrisponde al vero e non avrebbe dovuto essere affermato, soprattutto in un momento tanto delicato della fase conclusiva dei negoziati.
Posso appoggiare il contenuto generale della posizione comune con quest’unica riserva. Penso sia un ottimo risultato per noi: il Parlamento ha vinto, nella misura in cui ha mantenuto la codecisione ai sensi dell’articolo 179, che è un principio molto importante per noi. Questa legislazione deve avere un limite temporale. Questo strumento è lo strumento specifico per la politica di sviluppo: non avrà alcun altro contenuto. Le disposizioni finanziarie saranno più dettagliate: le norme finanziarie della proposta, infatti, erano un altro ambito che suscitava preoccupazioni molto serie per la commissione, in quanto la loro natura era assai generale e molto distante dal livello di accuratezza cui è avvezzo il Parlamento in quanto ramo dell’autorità di bilancio. Questo punto è stato modificato e la posizione comune ora include una ripartizione dei fondi per programma e, in taluni casi, all’interno dei programmi.
Stiamo esplorando un nuovo territorio. Il nuovo strumento per la cooperazione allo sviluppo (DCI), per la prima volta sancirà in un testo giuridico la definizione riconosciuta a livello internazionale di politica di sviluppo enunciata dal Comitato per l’aiuto allo sviluppo dell’OCSE. Una dichiarazione della Commissione allegata al nuovo DCI conterrà, sempre per la prima volta, il parametro di riferimento che la commissione per lo sviluppo adopera dal 2003 per promuovere una maggiore attenzione ai settori chiave degli Obiettivi di sviluppo del Millennio (MDG) relativi all’istruzione e alla sanità di base e la Commissione non aveva mai accettato prima il parametro del 20 per cento, fissato dalla commissione parlamentare per tali settori, che ha invece approvato in questa occasione.
In merito al controllo democratico, abbiamo compiuto ulteriori passi avanti per quanto riguarda il dialogo tra Parlamento e Commissione sulla prima stesura dei documenti di strategia, per consentire un reale controllo parlamentare sull’attuazione del DCI, e desidero ringraziare i Commissari Ferrero-Waldner e Michel per la lettera di conferma indirizzata al sottoscritto e alla presidente della commissione per lo sviluppo. Il Parlamento non vuole, né ha bisogno di essere coinvolto nella microgestione, ma questo ci dà l’opportunità, con le strutture che noi stessi decideremo, di essere coinvolti in una fase iniziale, conferendo così al Parlamento un ruolo molto migliore nell’intero ambito della trasparenza e della responsabilità.
Con l’eccezione che ho citato, considero la posizione comune del Consiglio un ottimo risultato per il Parlamento europeo. Come ho detto all’inizio, dubito molto che chiunque, dodici mesi fa, avrebbe creduto possibile un simile risultato. Ciò dimostra che quando il Parlamento è compatto, quando i diversi gruppi non si lasciano dividere e sono determinati a non cedere le competenze di questo Parlamento, con le altre Istituzioni possiamo mettere a punto un ottimo strumento che garantisca la tutela delle prerogative di quest’Assemblea.
David Martin (PSE), relatore. – (EN) Signor Presidente, prima di passare alla mia relazione, desidero congratularmi con l’onorevole Mitchell per la sua. Come è noto a questo Parlamento, i due strumenti in esame sono nati in origine come uno strumento unico e la commissione per lo sviluppo, a ragione, ha sostenuto che dovevano essere separati perché si faceva di tutta l’erba un fascio. Lo strumento per lo sviluppo mira essenzialmente a promuovere gli interessi dei paesi in via di sviluppo. Lo strumento economico, di cui sono responsabile, riguarda la promozione – non esclusiva, ma prioritaria – degli interessi dell’Unione europea. Pertanto sarebbe stato sbagliato includere questi due obiettivi in un unico strumento. La commissione per lo sviluppo giustamente ha argomentato a favore di uno strumento separato ed è stato altrettanto corretto chiedere insistentemente che il coinvolgimento del Parlamento europeo fosse quanto meno equivalente a quanto previsto nella pletora di strumenti esistenti. Dunque mi congratulo con l’onorevole Mitchell per la sua relazione.
Per venire alla mia relazione, è relativamente poco importante rispetto agli altri strumenti esterni, ma comunque rimane un dispositivo importante dell’Unione europea. Esso amplia i programmi in vigore, innanzi tutto in termini geografici: i programmi esistenti coprono soltanto sei paesi, questo nuovo strumento ne coprirà diciassette. Ne sono estesi anche gli obiettivi e come sarebbe da sperare alla luce di un ampliamento degli obiettivi e della portata geografica, anche il bilancio è incrementato. Quindi, pur essendo lo strumento esterno più piccolo, è comunque importante.
Esso si incentra sulla promozione degli interessi dell’UE nei paesi industrializzati e si fonda sul programma di formazione per dirigenti per il Giappone e la Corea, che ha avuto enorme successo, e sul programma “Gateway to Japan”. Entrambi sono stati oggetto di uno studio finanziato dalla Commissione, il quale dimostra che hanno aumentato l’accesso delle società europee sia in Giappone sia in Corea e accresciuto la consapevolezza della Comunità europea in quei paesi, e che dunque hanno una ragione d’essere in sé.
Il nuovo programma avrà cinque obiettivi chiave: favorire la diplomazia pubblica e le attività di sensibilizzazione (outreach), promuovere il partenariato economico e la collaborazione tra imprese, creare contatti tra le persone, particolarmente nel settore dell’istruzione, incoraggiare il dialogo e infine realizzare la valutazione di progetti di cooperazione su scala ridotta per coadiuvare le piccole e medie imprese affinché abbiano accesso ai mercati dei paesi terzi. Sono tutti obiettivi assai validi.
In ordine all’approccio della commissione per il commercio internazionale, ci siamo concentrati su tre aspetti. Primo, data l’estensione della portata dei programmi da sei a diciassette paesi, abbiamo insistito che all’interno dei programmi fosse consacrato uno spazio alla differenziazione: un’impostazione standard non funzionerebbe in un programma come questo. Sono lieto di affermare che la Commissione ha assecondato l’idea che il programma sia specifico per paese piuttosto che generale per diciassette paesi.
Abbiamo altresì presentato emendamenti per garantire che il programma sia complementare ad altri strumenti che saranno adottati oggi o in una fase successiva.
Ancora una volta, dato che il programma è stato ampliato, abbiamo insistito che negli strumenti siano mantenute clausole relative ai diritti umani e allo Stato di diritto. Di nuovo il Consiglio e la Commissione hanno indicato la volontà di accettare tali emendamenti.
Mi compiaccio inoltre di dichiarare che, nonostante si tratti soltanto di una procedura di consultazione e non di codecisione, diversamente dalla relazione Mitchell, il Consiglio ha accettato di accludere i due accordi interistituzionali sulla disciplina di bilancio e sul controllo democratico. Inoltre ha accordato che il Parlamento sia maggiormente coinvolto nel programma rispetto a quanto previsto in origine ed ha acconsentito che, in caso di estensione geografica o di ampliamento degli obiettivi, il Parlamento sarà pienamente consultato. La Commissione ha altrettanto accettato di portare avanti una pianificazione pluriennale per la consultazione con il Parlamento su tali aspetti. Pertanto il livello di coinvolgimento del Parlamento è stato notevolmente aumentato.
In conclusione, vorrei dire che c’è una possibilità che, se adottiamo gli emendamenti oggi, questo strumento sia adottato dal Consiglio esattamente nella forma varata dal Parlamento. E’ un grande risultato visto che si tratta soltanto di un esercizio di consultazione. Desidero ringraziare la Commissione per la sua eccellente cooperazione e in particolare la Presidenza finlandese, che per uno strumento relativamente minore rispetto agli altri, si è impegnata a tutto campo nell’iter parlamentare, ci ha tenuti pienamente informati circa la sua posizione e ha formulato compromessi. Abbiamo raggiunto dei compromessi con la Presidenza. Penso che alla fine abbiamo ottenuto uno strumento molto pratico e vorrei ringraziare tutte le Istituzioni per la loro cooperazione.
Benita Ferrero-Waldner, Membro della Commissione. – (EN) Signor Presidente, questa tornata di dicembre è una pietra miliare in quanto stabilisce un quadro legislativo efficace e semplificato per la spesa esterna della Comunità. Mi preme dire che mi sento onorata di rappresentare la Commissione in questa tornata, poiché siamo ormai a un passo dalla conclusione dei negoziati sugli altri quattro strumenti che rimangono per completare la spesa esterna per il periodo 2007-2013.
Abbiamo compiuto un lungo cammino da quando la Commissione ha presentato queste proposte due anni or sono. La nuova architettura semplificata è stato il primo tentativo di razionalizzare tutti gli strumenti per la spesa esterna. La Commissione ha ritenuto di accordare la massima priorità a questa iniziativa per aumentare l’efficacia e la coerenza del proprio operato e della nostra azione esterna nel suo insieme.
Sebbene il Parlamento e il Consiglio abbiano entrambi accolto con favore il processo di semplificazione, le proposte in oggetto hanno generato un dibattito sul merito delle questioni. Non appena il Parlamento ha avviato i propri lavori, sono emerse questioni importanti. Nutro la massima considerazione per lo sforzo compiuto dal Parlamento e dalle Presidenze del Consiglio che si sono susseguite per trovare soluzioni costruttive alle sfide rappresentate da queste proposte innovative. Gli sforzi sono culminati nel giugno 2006 in un trilogo coronato da successo nel quale si è raggiunto un accordo complessivo sull’architettura degli strumenti di finanziamento per le azioni esterne.
In risposta alla vostra preoccupazione circa la necessità di garantire una forte attenzione allo sviluppo del DCI, abbiamo acconsentito a separare lo strumento di cooperazione con i paesi industrializzati. E’ stato altresì definito uno strumento specifico per i diritti umani.
Per tenere conto delle vostre ulteriori preoccupazioni, si è deciso di adottare gli strumenti con procedura di codecisione, laddove il Trattato lo consente, e di istituire uno strumento separato di cooperazione per la sicurezza nucleare, così che lo strumento per la stabilità possa passare dalla consultazione alla codecisione. In totale, quattro dei sette nuovi strumenti sono attualmente codecisi. Ciò conferisce al Parlamento un grado legittimo e senza precedenti di potere legislativo sul quadro relativo alla spesa esterna.
Quanto allo strumento per la cooperazione allo sviluppo, che rappresenta l’architrave di questa nuova architettura, apprezzo enormemente la proficua cooperazione con il Parlamento, soprattutto negli ultimi cinque mesi, e ringrazio il relatore, onorevole Mitchell, per il ruolo centrale che ha svolto nel condurre in porto tempestivamente i negoziati. Desidero inoltre ringraziare la squadra di negoziatori della commissione per lo sviluppo. Il compromesso, così come si riflette nella posizione comune negoziata del Consiglio, rappresenta una soluzione finemente equilibrata. Mi rallegro altresì che la commissione per lo sviluppo abbia avallato tale compromesso e raccomandato l’approvazione della posizione comune negoziata del Consiglio in seconda lettura.
Come richiesto dal Parlamento, lo strumento per la cooperazione allo sviluppo ora prevede stanziamenti finanziari indicativi, una revisione di medio periodo e una data di scadenza. Per i nuovi strumenti codecisi, abbiamo concordato che prima di intraprendere la revisione il Parlamento esamini come gli strumenti operano, onde identificare ogni eventuale disfunzione. La relazione del Parlamento sarà presa in considerazione dalla Commissione in sede di revisione degli strumenti. Tale revisione dovrebbe essere svolta nel 2009. In risposta alla lettera inviata dalla presidente della commissione per lo sviluppo, onorevole Morgantini, sono lieta di confermare che la data della revisione si applicherà altresì allo strumento di cooperazione allo sviluppo.
In confronto allo strumento di cooperazione allo sviluppo, se il peso in termini di bilancio è un metro di misura dell’importanza, lo strumento per la cooperazione con i paesi industrializzati non è quello preponderante tra gli strumenti dell’azione esterna, ma questo non deve indurre a sottovalutarne l’utilità e la rilevanza nel promuovere il ruolo dell’Unione europea nel mondo. Anzi, questo strumento contribuirà direttamente a promuovere l’obiettivo perseguito dall’Unione europea di diventare un attore più visibile sulla scena internazionale. Questo obiettivo sarà raggiunto mettendo a disposizione un quadro nel quale, tramite iniziative concrete, possiamo rafforzare le nostre relazioni con partner sviluppati fondamentali, promuovere gli interessi comunitari e anche sensibilizzare maggiormente tali paesi all’Unione europea.
Dal giugno scorso il relatore, la Presidenza finlandese e la Commissione lavorano fianco a fianco per garantire l’adozione tempestiva dello strumento, assicurando che le posizioni di ogni Istituzione siano tenute nella dovuta considerazione. In tal senso desidero esprimere il mio apprezzamento al relatore David Martin e alla commissione per il commercio internazionale nella sua totalità per il valente lavoro svolto e per lo spirito di cooperazione dimostrato dalla rapidità con cui è stato trattato il dossier.
Questo dialogo permanente ha consentito di integrare le opinioni del Parlamento nelle discussioni preparatorie che si sono svolte in sede di Consiglio parallelamente ai lavori parlamentari, e dunque, grazie anche a questo approccio collaborativo, al di là della posizione propria della Commissione e senza interferire con le prerogative del Consiglio.
Posso prevedere con una certa sicurezza che gli emendamenti principali che riguardano in particolare il riferimento ai valori portanti della Comunità – la democrazia, lo Stato di diritto, il rispetto dei diritti umani, la protezione degli interessi comunitari, il rafforzamento della valutazione e le disposizioni relative alla rendicontazione in ordine alla specificazione di un pacchetto finanziario indicativo per il periodo 2007-2013, o l’inclusione della clausola di revisione – saranno inseriti nel testo definitivo. Inoltre, le modifiche redazionali aggiuntive allineeranno il testo finale alla formulazione suggerita dal Parlamento e già concordata in altri strumenti dell’azione esterna, per garantire la piena coerenza tra di essi.
Attendo con ansia il buon esito della votazione odierna sullo strumento di cooperazione allo sviluppo che consentirà alla Commissione di avviare il lavori dal 1° gennaio e di fornire l’assistenza esterna senza ulteriori indugi, il che è molto importante. Con un accordo sulle proposte legislative rimanenti, l’Unione europea aumenterà in modo significativo la propria efficacia nella spesa esterna e in particolare la propria visibilità sulla scena internazionale, il che le consentirà di essere all’altezza del suo ruolo di donatore importante nell’aiuto allo sviluppo.
Allo stesso modo accolgo con favore la posizione positiva assunta sullo strumento per i paesi industrializzati nella relazione presentata oggi al Parlamento. Posso garantirvi senza ombra di dubbio che il testo definitivo, che il Consiglio dovrebbe adottare molto presto, rifletterà altresì in modo sostanziale l’ossatura principale della risoluzione del Parlamento. Questo testimonia la nostra volontà di lavorare in modo costruttivo con il Parlamento su questo dossier, il che continuerà in futuro nella fase di attuazione delle attività di cooperazione anche con i paesi industrializzati.
Syed Kamall, a nome del gruppo PPE-DE. – (EN) Signor Presidente, desidero ringraziare la signora Commissario e il relatore per tutto il suo lavoro e la cooperazione sulla relazione in esame.
Con il relatore scherziamo spesso sul fatto che in materia di commercio internazionale sono davvero poche le cose su cui non ci troviamo d’accordo. Quando si è trattato di seguire i lavori come relatore ombra, ancora una volta abbiamo trovato pochissimi punti di divergenza, in parte perché il relatore è un vero esperto di tale argomento, che ha già affrontato in alcune altre relazioni. Desidero soltanto ripetere che la cooperazione è stata veramente buona e, in effetti, ho davvero imparato molto da lui durante tutta la procedura. Prima o poi troverò un punto di disaccordo con lui, ma per ora passiamo ad esaminare i punti in discussione.
Siamo tutti concordi in merito alla necessità di rendere la proposta più rigorosa e più chiara. E’ molto importante definire gli interessi strategici dell’UE e accolgo con favore gli emendamenti adottati in commissione a tale scopo. Occorre altresì mantenere la coerenza tra i vari strumenti finanziari. Anche su questo abbiamo avuto modo di discutere con il relatore in svariate occasioni e sono molto lieto che il risultato sia stato approvato.
L’altro ambito riguarda la clausola di revisione. E’ fondamentale decidere se lo strumento in questione dovrà essere riesaminato entro la fine di questa legislatura o dopo le elezioni europee del 2009, quando arriveranno nuovi deputati. Tali nuovi deputati non avranno la nostra competenza ed è per tale motivo che avrei preferito che la revisione avvenisse entro il presente mandato parlamentare.
In conclusione, la relazione mette in chiaro gli aspetti relativi ai diritti umani e alla democrazia, soprattutto per quanto riguarda i paesi industrializzati. Speriamo che si possa continuare a perseguire tali obiettivi nel quadro degli accordi commerciali e a lavorare con i nostri partner.
Margrietus van den Berg, a nome del gruppo PSE. – (NL) Signor Presidente, signora Commissario, con il nuovo strumento per lo sviluppo finalmente stiliamo una legislazione sullo sviluppo che garantirà la centralità degli Obiettivi di sviluppo del Millennio, che rappresentano un impegno che abbiamo assunto nei confronti di milioni di bambini in Africa, un impegno in termini di istruzione e assistenza sanitaria. Purtroppo, la triste realtà è che ultimamente gli Obiettivi di sviluppo del Millennio, invece di avvicinarsi, tendenzialmente sono scomparsi di vista, e proprio per tale ragione siamo stati tanto determinati nella discussione sullo strumento finanziario in esame.
Per un anno e mezzo abbiamo dibattuto a lungo e animatamente questo nuovo atto legislativo: non è stata un’impresa da poco e si è rivelato uno sforzo non vano. Nei prossimi sette anni avremo una normativa europea chiara in materia di sviluppo, che traccerà il cammino in forza di un chiaro programma tematico e geografico che ammonta, in totale, a quasi 70 miliardi di euro. E’ l’abrogazione di 16 distinti regolamenti, difficili da attuare e da verificare. Il nuovo regolamento persegue due priorità ben identificabili: gli Obiettivi di sviluppo del Millennio e, tra questi, l’istruzione e l’assistenza sanitaria di base, cioè due ambiti davvero rilevanti.
Le campagne che abbiamo lanciato per conseguire tali finalità non sono state inutili. Abbiamo promosso una campagna con i sindacati degli insegnanti e molte altre organizzazioni del mondo della scuola, incluso Education International, onde cercare di attribuire all’istruzione un posto più centrale nei programmi di sviluppo europei. Lo stesso dicasi per le nostre campagne volte a coinvolgere gli operatori sanitari nel tentativo di raddoppiare la spesa per l’assistenza sanitaria di base. Infine la Commissione si è impegnata ufficialmente almeno a duplicare la spesa entro il 2008, destinando non meno del 20 per cento del bilancio geografico alla spesa per l’istruzione e l’assistenza sanitaria di base. Includendo la dimensione tematica del regolamento, ciò ammonta a oltre 2,5 miliardi di euro.
Grazie a questo nuovo strumento finanziario, l’Europa, con i suoi Stati membri, ora potrà fare la differenza in Africa. Ci sono ancora più di 45 milioni di bambini che non hanno accesso all’insegnamento scolastico e milioni di pazienti, soprattutto giovani donne, che non dispongono di assistenza sanitaria di base. Nel 2015, potranno beneficiare dell’istruzione e delle cure sanitarie cui hanno diritto. Ciò porrà fine alla battaglia che ho ingaggiato, insieme al mio gruppo, dal momento in cui mi sono insediato come parlamentare europeo nel 1999. Desidero ringraziare tutti i cittadini e le organizzazioni europee che mi hanno coadiuvato lungo la strada, da STOP AIDS a Bono: grazie!
Il 1° gennaio 2007 apriremo un nuovo capitolo, cioè l’applicazione pratica di questo regolamento, dei suoi principi e delle sue promesse. La commissione per lo sviluppo dedicherà a tale compito buona parte del suo tempo parlamentare, sia in termini di piani di programmazione della politica nazionale, sia di monitoraggio della loro attuazione. Non vogliamo un atteggiamento di disimpegno; vogliamo un impegno assoluto da parte di tutti. Ecco perché non accettiamo che la fase di programmazione per il periodo fino al 2008 debba già essere completata. Le consultazioni con le organizzazioni civili e i parlamenti, le ONG e il nostro Parlamento devono svolgersi nel rispetto dei nuovi accordi. E’ un obbligo giuridico che dal 1° gennaio spetta alla Commissione. Suppongo che il Commissario ne convenga e che sia pronto a darne conferma senza riserve.
Dieci giorni fa, il finanziamento del Fondo globale stava nuovamente per mettere a repentaglio gli accordi conclusi nella sezione tematica per il regolamento del 2007. Fortunatamente, con una lettera datata 8 dicembre, la Commissione ha asserito la sua volontà di rispettare l’accordo sulla programmazione tematica per il 2007. Sarebbe positivo se il Commissario lo confermasse, rincuorando così le 23 ONG che questo fine settimana presenteranno al Presidente Barroso una nota urgente al riguardo. Auguro al Presidente, all’onorevole Mitchell, al Consiglio e alla Commissione che la questione vada a buon fine. Sono altresì enormemente grato per la fattiva cooperazione: spero vivamente che il Parlamento bocci l’emendamento di soppressione, perché credo che abbiamo chiarito che non accetteremo altri emendamenti. Questo regolamento è come è; facciamo in modo che sia un successo.
Danutė Budreikaitė, a nome del gruppo ALDE. – (LT) Signor Presidente, onorevoli colleghi, la proposta di regolamento che istituisce uno strumento per il finanziamento della cooperazione allo sviluppo e della cooperazione economica presentato dalla Commissione europea due anni or sono al Parlamento europeo non soddisfaceva la nostra Assemblea. Il regolamento tentava di ridurre i poteri decisionali generali del Parlamento europeo e non era conforme ai principi della politica di cooperazione allo sviluppo, poiché accorpava la cooperazione economica con i paesi in via di sviluppo e sviluppati.
Oggi, in seconda lettura, stiamo discutendo di un documento con un titolo diverso: un regolamento del Parlamento europeo e della Commissione che istituisce uno strumento per il finanziamento della cooperazione allo sviluppo.
Per la commissione per lo sviluppo era particolarmente importante disporre di uno strumento finanziario per la cooperazione allo sviluppo inteso esclusivamente per i paesi in via di sviluppo.
Il documento presentato in seconda lettura è realmente un documento di compromesso tra Parlamento europeo, Consiglio europeo e Commissione europea ed è stato redatto in riunioni tripartite. E’ stata reintegrata la regola del consenso, al pari della trasparenza di bilancio e dell’obbligo di rispondere al Parlamento; sono state reinserite vecchie voci di bilancio unitamente a orientamenti finanziari dettagliati e disposizioni specifiche per la cooperazione allo sviluppo.
Occorre ricordare che abbiamo concordato di scegliere come base giuridica l’articolo 179 del Trattato CE, poiché un’ampia definizione della cooperazione a sostegno dello sviluppo e un’ampia scelta di azione conformemente ai programmi geografici e tematici sono garantite tramite consenso.
I programmi geografici riguardano l’America Latina, l’Asia, l’Asia centrale, il Medio Oriente e il l’Africa meridionale.
I programmi tematici specifici includono programmi quali gli investimenti sulle risorse umane, la gestione dell’ambiente e le risorse naturali sostenibili, incluse le risorse energetiche, la partecipazione delle organizzazioni non governative e delle istituzioni governative locali al processo di sviluppo, la sicurezza alimentare, la migrazione e l’asilo.
E’ gratificante che sia stato raggiunto un accordo sul finanziamento dell’istruzione e della sanità di base e che oltre il 20 per cento dei fondi stanziati per lo sviluppo vengano destinati a tale ambito, che rappresenta una delle priorità della commissione per lo sviluppo del Parlamento europeo.
La Commissione si è impegnata ad aumentare i controlli sull’esecuzione e a renderli più precisi. In sede di approvazione dell’esecuzione del bilancio abbiamo sempre avuto la sensazione che in questo campo vi fossero lacune.
Il regolamento che istituisce lo strumento finanziario per la cooperazione allo sviluppo sostituisce 16 atti legislativi vigenti, il che costituisce un bel passo avanti verso il miglioramento e la semplificazione della legislazione UE.
Raccomando di approvare il regolamento senza aggiunte né modifiche.
Gabriele Zimmer, a nome del gruppo GUE/NGL. – (DE) Signor Presidente, onorevoli colleghi, onorevole relatore, il Parlamento, il Consiglio e la Commissione da tempo litigano sul futuro strumento per il finanziamento dello sviluppo. Alla fine si è effettivamente trovato un compromesso ampiamente condivisibile. Il nuovo strumento mira ad assisterci a conseguire gli Obiettivi di sviluppo del Millennio, promuovendo così uno scopo di grande rilevanza che il Parlamento europeo e la commissione parlamentare sostengono da sempre. Alla luce della valutazione recentemente pubblicata dall’ONU sui risultati finora ottenuti, in particolare nella lotta alla povertà, mi pare si tratti di un segnale di grande rilievo da parte dell’Unione europea.
E’ evidente che l’impegno del relatore, il collega Mitchell, e dell’intera commissione per lo sviluppo teso a modificare il regolamento rispetto alla sua formulazione originaria ha decisamente dato i suoi frutti. Per spirito di compromesso, tutti i gruppi politici si sono astenuti dal presentare emendamenti, ad eccezione del relatore e, pur dolendomene, mi vedo costretta a rivolgergli una severa critica: l’onorevole Mitchell, invece di attenersi alle sue indicazioni e di sostenere coloro che desiderano rimanere fedeli al testo di compromesso, ha presentato alcuni emendamenti a suo nome. Tali emendamenti mi risultano, da più punti di vista, assai problematici e sfrontati, in quanto chiedono nientedimeno che lo stralcio della salute riproduttiva delle donne dagli obiettivi della cooperazione allo sviluppo. Gli emendamenti volti a cassare il considerando 18 e alcuni passaggi degli articoli 5 e 12, non sopprimono soltanto le formulazioni che risultano sgradite al relatore, contrariamente a quanto ha dichiarato, bensì anche altri obiettivi: il diritto ad una maternità esente da rischi e all’accesso generalizzato all’assistenza e a servizi completi, sicuri e affidabili nell’ambito della salute sessuale e riproduttiva; la riduzione della mortalità infantile nonché la lotta alle malattie legate alla povertà, in particolare l’HIV/AIDS, la tubercolosi e la malaria. In tal modo, il relatore non soltanto ignora il compromesso cui siamo giunti, ma anche l’opinione mondiale, così come è stata formulata nella Conferenza ONU del Cairo sulla popolazione e lo sviluppo e anche nella Conferenza di Pechino sulla situazione delle donne e quindi anche la definizione dell’OMS. Lo ritengo scandaloso, e dal mio punto di vista il Parlamento si coprirebbe di ridicolo se domani approvasse i suoi emendamenti. Il mio gruppo esprimerà voto contrario con profonda convinzione.
La fusione delle possibilità di aiuto dell’UE, fino ad oggi molto frammentate, in un unico strumento mi pare un passo molto ragionevole. Il risultato, però, non può essere quello di scartare alcune tematiche importanti. Poiché lo stesso relatore mette in dubbio il compromesso, posso già annunciare che anche il mio gruppo in futuro insisterà in modo particolare su un aspetto del nuovo strumento finanziario: il finanziamento delle misure per la lotta all’immigrazione illegale e per il rafforzamento dei controlli alle frontiere a titolo della cooperazione allo sviluppo.
L’elemento introdotto nel compromesso all’articolo 16, paragrafo 2, lettera c, praticamente snatura l’intero approccio positivo in materia di politica di asilo e immigrazione così come è formulato negli altri paragrafi dell’articolo 16.
Il mio gruppo sicuramente si avvarrà di un aspetto particolarmente positivo del nuovo strumento, cioè la migliore possibilità di codecisione del Parlamento a fronte del Consiglio e della Commissione. Su insistenza del Consiglio e della Commissione, al finanziamento per lo sviluppo verrà aggiunto in futuro un aspetto importante, cioè il commercio. Anche se l’introduzione del nuovo strumento sottolinea già l’importanza delle capacità commerciali nei paesi in via di sviluppo, saremo particolarmente vigili proprio per evitare di ricadere in un nuovo decennio caratterizzato dal sovvenzionamento occulto del commercio estero. Noi vigileremo e adotteremo una linea critica se con questo strumento si vuole soltanto aiutare i paesi del sud del mondo a vendere senza ostacoli all’Europa le materie prime di cui essa ha bisogno, perché non è la vendita di materie prime che può offrire alle società del sud un’opportunità di superare la povertà, bensì il commercio equo di prodotti finiti. Due settimane fa, il Presidente della Banca europea per gli investimenti, Philippe Maystadt, dalle colonne del Financial Times, ha messo in guardia dal fatto che, nella concorrenza con le imprese cinesi e russe per le materie prime in Africa, le condizioni che l’Europa impone per gli accordi finanziari sono proibitive. Dove va a parare quest’argomentazione? Così facendo non tolleriamo forse ancora la schiavitù, soltanto per non perdere la corsa alle materie prime? Mi pare un aspetto molto significativo e mi compiaccio che nell’attuale strumento finanziario e nel nostro compromesso si preveda il rispetto di criteri quali “un lavoro dignitoso”, sui quali anche il Parlamento europeo si esprimerà a breve con una relazione. Credo che anche questo sia un segnale molto importante in relazione ai richiami – a mio avviso pervicaci – rivolti all’Unione europea perché in futuro non sia così severa nel formulare i criteri politici in termini di lotta alla povertà e progresso dello sviluppo.
Sfruttiamo invece il nuovo strumento, sapendo quanto sono importanti la coerenza e la politica, per presentare un’offerta migliore: la bauxite deve essere trasformata in alluminio in loco, ma con metodi ecologici e a condizioni di lavoro e salari dignitosi. Tale strumento può essere utile se crea nel settore dell’istruzione e della sanità condizioni quadro senza le quali non è assolutamente possibile un buon funzionamento dell’economia al servizio della comunità locale.
Konrad Szymański, a nome del gruppo UEN. – (PL) Signor Presidente, la nostra parte del mondo, privilegiata e prospera, ha molte responsabilità nei confronti dei popoli che soffrono la fame e sono privi di prospettive di sviluppo. Ovviamente, l’aiuto che noi offriamo a tali popoli non può risolverne tutti i problemi, alcuni dei quali hanno cause politiche più profonde. Tuttavia, può aiutare a risolvere le crisi.
L’unanime riconoscimento dei doveri umanitari di cui dobbiamo farci carico ci conferisce a mio avviso grande forza. Per tale motivo sono decisamente contrario all’introduzione di una legislazione in materia dei cosiddetti diritti sessuali e riproduttivi, che implica il nostro appoggio politico e finanziario all’aborto. Questa proposta non era contenuta nel progetto iniziale della Commissione europea ed è stato introdotto soltanto dal Parlamento.
In questo modo si invia un segnale negativo agli europei che nutrono obiezioni morali nei confronti dell’aborto e non vogliono pagare per attività che si celano dietro la facciata del termine tecnico “diritti riproduttivi”. Dopo tutto, si tratta di un modo per minare il fronte comune contro la povertà e di indebolire l’integrazione europea. E’ questo che vogliamo veramente? Possiamo ignorare la coscienza di tanti cristiani semplicemente perché oggi sono in minoranza? Oggi gli stiamo chiaramente facendo sapere che l’Europa è diventata un progetto nel quale non potranno più svolgere alcun ruolo. Pertanto vi esorto a sostenere gli emendamenti nn. 1, 2 e 3. Senza tali emendamenti, non saremo in grado di votare a favore della relazione.
Hélène Goudin, a nome del gruppo IND/DEM. – (SV) Signor Presidente, prendo atto che questo Parlamento è ansioso di esprimere opinioni su qualunque argomento possibile e immaginabile. Si discute di tutto, da questioni importantissime come la legislazione chimica, a questioni minori come gli standard per i tergicristallo. Ora stiamo esaminando lo strumento per il finanziamento della cooperazione allo sviluppo dell’UE. Sono convinta che tutti i colleghi in seno alla commissione per lo sviluppo auspichino la riduzione della povertà nel mondo, in modo che i soggetti vulnerabili in tutto il pianeta possano condurre una vita dignitosa. Credo che la maggioranza degli onorevoli colleghi condivida quest’aspirazione. Tuttavia, desidero invitarli a fermarsi un attimo a riflettere.
L’UE sta davvero facendo tutto quanto è in suo potere per ridurre la povertà a livello globale? Mi risulta estremamente difficile comprendere come sia possibile riunirsi una volta e raccomandare l’aiuto sotto l’egida dell’UE e la volta dopo sostenere le sovvenzioni per l’agricoltura UE o un accordo di pesca dannoso per un paese africano povero in cui la corruzione rappresenta un grave problema. Se vogliamo davvero aiutare i poveri e i deboli nel mondo, dobbiamo affrontare i problemi in un’altra ottica. Aboliamo la politica agricola comune dell’UE e la politica commerciale protezionista e smettiamola di proteggere la produzione europea non competitiva. Le mie proposte ovviamente non risolverebbero tutti i problemi del mondo, ma penso che sarebbero un buon punto di partenza.
Irena Belohorská (NI). – (SK) Innanzi tutto desidero affermare che dal mio punto di vista la cooperazione economica e quella allo sviluppo dovrebbero essere incluse in un unico strumento finanziario fondato su una duplice base giuridica, segnatamente gli articoli 179 e 181A. Tuttavia, rispetto le conclusioni delle riunioni trilaterali che hanno determinato la suddivisione dello strumento di finanziamento originario rispettivamente nella cooperazione economica e per lo sviluppo.
Lo strumento mirato alla cooperazione finanziaria con i paesi industrializzati e gli altri paesi e territori ad alto reddito è finanziariamente flessibile e la sua portata geografica estesa riflette la situazione corrente. Esso considera anche paesi che figurano tuttora sulla lista del Comitato di aiuto allo sviluppo come paesi in via di sviluppo, nonostante abbiano da tempo cessato di esserlo. Tra questi vi sono paesi quali Brunei, Taiwan, Singapore, Arabia saudita, Bahrein, Qatar e così via. Tali nazioni sono importanti partner commerciali dell’Unione europea e pertanto è necessario estendere la cooperazione esistente con paesi quali Giappone, Sudafrica e Australia anche ai nuovi paesi di cui sopra.
Poiché i paesi coperti dallo strumento finanziario in esame rappresentano un ventaglio molto variegato, è essenziale che tutti gli accordi includano clausole sui diritti umani e sul rispetto dei principi democratici. Nei miei emendamenti alla relazione ho posto in rilievo la necessità di rafforzare il ruolo del Parlamento europeo.
Concludendo, sono favorevole al fatto che il Parlamento europeo avalli ogni cambiamento alla lista dei paesi industrializzati e che la Commissione sia tenuta a valutare regolarmente il rispetto degli obiettivi iniziali e dei costi. Infine, signora Commissario, desidero esprimere la mia ammirazione per il suo lavoro.
Maria Martens (PPE-DE). – (NL) Signor Presidente, poiché la cooperazione per lo sviluppo ha un proprio Commissario, un bilancio e una commissione specializzata in seno al Parlamento europeo, e poiché il Parlamento ha poteri di codecisione in questa materia, questo ambito di attività è stato importante fin dagli albori della cooperazione europea. L’Unione europea a giusto titolo sente di avere la responsabilità di contribuire alla pace e alla prosperità nei paesi al di fuori dell’Unione. Il fatto che la Commissione abbia provato a introdurre dei miglioramenti è positivo. Benché investiamo somme cospicue, i risultati talvolta lasciano molto a desiderare. L’Africa è l’esempio principe, in quanto la povertà in tale continente sembra addirittura aumentare. Rimane ancora molta strada da percorrere per raggiungere gli Obiettivi di sviluppo del Millennio.
La proposta iniziale della Commissione mirava a migliorare la situazione, ma invece era estremamente deludente e ispirava ben poca fiducia. Non solo il bilancio destinato alla cooperazione, ma anche il coinvolgimento del Parlamento erano fortemente a rischio. Per questo motivo negoziare non è stato semplice. All’onorevole Mitchell va dato atto di aver svolto un lavoro straordinario. Il risultato è che in ogni caso esisterà uno strumento di sviluppo separato, che prevede la codecisione e che ha come base giuridica l’articolo 179. E’ stato raggiunto un accordo sulle priorità degli Obiettivi di sviluppo del Millennio, nell’ambito dei quali è stata accordata la precedenza all’istruzione e all’assistenza sanitaria di base.
In tale ambito rientra anche la salute riproduttiva e desidero aggiungere, anche per replicare all’onorevole Zimmer, che gli emendamenti sono stati presentati per sottolineare l’importanza della questione. Non è corretto affermare che gli emendamenti dell’onorevole Mitchell sono contrari alla salute riproduttiva. Il relatore – e cito la motivazione degli emendamenti – sostiene che si tratta di una questione troppo importante per poterla trattare sbrigativamente in due frasi, il che ha un significato completamente diverso. Il nuovo strumento per il finanziamento della cooperazione allo sviluppo è destinato a modificare il modo di lavorare del Parlamento: dovremo concentrarci di più sull’aspetto del controllo e dell’attuazione dei programmi. Spero che potremo contare sulla cooperazione e l’apertura che la Commissione ha promesso a tale riguardo.
Miguel Angel Martínez Martínez (PSE). – (ES) Signor Presidente, questa discussione è importante perché ci accingiamo ad approvare lo strumento che servirà quale base giuridica per utilizzare le risorse che l’Unione europea destina alla cooperazione allo sviluppo e all’azione umanitaria.
Mentre le prospettive finanziarie per il periodo 2007-2013 limitano la capacità d’azione dell’Unione in quasi tutti gli ambiti, paradossalmente il denaro disponibile per la nostra solidarietà verso il mondo in via di sviluppo non diminuisce, anzi aumenta discretamente.
Questa discussione conclude in modo soddisfacente un processo che si è protratto eccezionalmente a lungo, dopo aver dovuto superare serie difficoltà. Tuttavia lo strumento che andiamo ad approvare avrà il merito di essere sottoposto a quest’Aula sulla base del consenso raggiunto tra Parlamento, Commissione e Consiglio.
La ricerca di tale consenso spiega la durata inusuale del processo. La sfida era complessa, poiché si trattava di condensare in un unico strumento giuridico gli oltre quindici strumenti già esistenti, nei quali erano disseminate le basi per le nostre azioni in materia di cooperazione allo sviluppo.
Si trattava di razionalizzare tale compito e su questo il Parlamento si è trovato d’accordo. Tuttavia ha dovuto respingere le impostazioni iniziali della Commissione, quando, in onore di una presunta maggiore efficacia, essa ha cercato di limitare il ruolo del Parlamento, cioè di ridurre la democrazia. Su questo il Parlamento non poteva transigere e la commissione per lo sviluppo ha operato con una responsabilità di cui possiamo andare orgogliosi.
Il punto non era, come qualcuno ha voluto insinuare, favorire il protagonismo della nostra commissione, bensì mantenere e aumentare il ruolo del Parlamento, cioè la responsabilità democratica di quest’Assemblea, in una materia importante sul piano politico e di bilancio.
Molti di noi hanno dovuto opporsi a poteri totalitari che giustificavano il proprio autoritarismo affermando che la democrazia complica i procedimenti e riduce l’efficacia della gestione. Sappiamo tutti, però, di quale errore si tratti e che non esiste efficacia al di fuori delle regole democratiche, sia nel processo decisionale sia in sede di controllo dell’operato dell’esecutivo.
Grazie alla nostra fermezza riguardo al lavoro del relatore, onorevole Mitchell, e grazie alla compattezza di tutti i gruppi politici, il nostro sforzo è andato a buon fine. E’ doveroso rivolgere un ringraziamento alla Presidenza britannica, austriaca e finlandese per la comprensione nei riguardi delle nostre posizioni e, anche alla Commissione, per aver cercato il modo di venire incontro alle rivendicazioni del Parlamento.
Il testo dello strumento è coerente con il consenso europeo sullo sviluppo e con le diverse strategie che abbiamo progressivamente approvato, in particolare la strategia europea per lo sviluppo dell’Africa. Allo stesso modo è coerente con il testo della Costituzione che fa della solidarietà con i paesi del sud una priorità costituzionale dell’Unione europea.
La mia preoccupazione è che, avendo consolidato le competenze del Parlamento, ora non riusciremo a far fronte alle responsabilità che lo strumento ci conferisce e che richiederanno molto lavoro da parte del Parlamento, della sua commissione per lo sviluppo, del suo personale, che, fra l’altro, dovrà aumentare se vogliamo essere in condizione di farci carico del lavoro, e soprattutto da parte dei gruppi parlamentari, che vedranno crescere i propri obblighi in quanto dovranno contribuire ai documenti di strategia per ogni paese interessato dalla cooperazione allo sviluppo dell’Unione europea e al controllo dei programmi approvati.
Non dobbiamo cadere nel ridicolo dimostrando di non essere capaci di tenere fede all’obbligo che con tanta fatica siamo riusciti a ottenere dagli interlocutori istituzionali comunitari.
Thierry Cornillet (ALDE). – (FR) Signor Presidente, è sempre piacevole salutare un consenso e un buon risultato, pertanto mi associo ai miei colleghi in questo senso. Alla fine l’equilibrio è stato ristabilito: abbiamo uno strumento giuridico comune che scadrà nel 2013, e abbiamo una revisione di medio periodo. Abbiamo finalmente uno strumento adatto. Abbiamo evitato la confusione di termini: non si parla di paesi industrializzati, né di diritti umani, si parla soltanto di sviluppo. Possiamo fissare degli obiettivi chiari e indicare le nostre priorità politiche.
Finalmente disponiamo di uno strumento che ha come base giuridica l’articolo 179, come i colleghi hanno ricordato, che reintroduce la procedura di codecisione. Non succederà mai più che il Parlamento europeo non possa codecidere in materia di politica per lo sviluppo.
Infine abbiamo ottenuto che i pacchetti finanziari siano calcolati per programma, in modo da affinare il nostro controllo. Vorrei pertanto sottolineare il lavoro del nostro relatore Mitchell e la disponibilità della Commissione e del Consiglio.
Abbiamo preso nota, Commissario Ferrero-Waldner, degli impegni assunti dalla Commissione in merito al ruolo al momento della revisione di medio periodo, che prevederà l’articolazione finanziaria, il dialogo sui documenti di strategia, e vorrei ricordare le nostre priorità: la sanità e l’istruzione.
In conclusione, penso che il Parlamento adotterà la relazione senza problemi e senza emendamenti. Per non sprecare il vostro tempo non discuterò di questi emendamenti totalmente estranei, retrogradi e assurdi.
Witold Tomczak (IND/DEM). – (PL) Signor Presidente, l’idea che l’Unione europea fornisca aiuto a nazioni e paesi bisognosi merita il nostro appoggio. Tuttavia, è opinabile che nella politica di cooperazione sia opportuno includere questioni politiche come condizioni per la fornitura di tale aiuto.
Comprendo il principio di non offrire aiuto ai paesi che violano i diritti umani o commettono vari crimini. Tuttavia, utilizzare la politica di cooperazione come uno strumento per costringere i paesi in stato di necessità ad adottare soluzioni applicate nell’Unione europea come requisito per l’aiuto equivale a esercitare pressioni indebite su tali nazioni ed è contrario al concetto di solidarietà.
E’ più utile ai fini della promozione del processo democratico dimostrare noi per primi, in casa nostra, che tuteliamo i diritti e le libertà civili e garantiamo il rispetto e lo sviluppo dei valori che da sempre formano parte dell’identità europea. Convertire la politica di cooperazione in un’arma per il femminismo militante, che suscita enormi controversie in seno alla stessa Europa, minerà il nostro status e il nostro potere d’azione in altre parti del mondo.
Andreas Mölzer (NI). – (DE) Signor Presidente, signora Commissario, ci siamo prefissi l’obiettivo ambizioso di aumentare l’aiuto allo sviluppo e di dimezzare la povertà nel mondo entro il 2015. Dal raggiungimento di questi obiettivi, però, siamo ancora molto lontani. L’aiuto allo sviluppo, dal mio punto di vista, deve essere corrisposto tempestivamente, alle persone che non hanno nulla, cioè ad esempio in regioni con una forte presenza di profughi o nei paesi in crisi, ma a lungo termine esso non può sostituirsi a sistemi funzionanti.
Pertanto, ciò che conta è rafforzare la sovranità dei beneficiari e introdurre una sorta di obbligo di responsabilità per gestire la corruzione e fenomeni analoghi. Proprio l’esempio dell’Africa dimostra che la cooperazione allo sviluppo non sempre funziona in modo ideale. Non c’è da stupirsi che, invece, spesso venga utilizzata per rafforzare le esportazioni dei paesi donatori, per sostenere dittature o per rendere dipendenti gli Stati tramite l’indebitamento. Pertanto non è ammissibile che la Cina esorti paesi che da poco si sono sdebitati a contrarre nuovi debiti e a creare nuove dipendenze soltanto per garantirsi gli approvvigionamenti di materie prime. E’ altrettanto inaccettabile che gli Stati tendano con solerzia la mano per ricevere aiuti per lo sviluppo, ma non siano disposti a riprendere i propri cittadini che in massa hanno cercato rifugio altrove.
Nirj Deva (PPE-DE). – (EN) Signor Presidente, intervengo per congratularmi con alcuni colleghi della commissione per lo sviluppo e, in particolare, con il relatore Gay Mitchell, come pure con la collega, onorevole, che ha avuto funzioni di coordinamento e tutti i coordinatori degli altri gruppi politici per aver portato avanti questo dossier per due anni pur di arrivare ad un risultato.
Perché ci sono voluti due anni, si potrebbe chiedere, visto che quello che abbiamo ottenuto si sarebbe potuto realizzare in tre mesi? E’ stato necessario tutto quel tempo a causa della forte ostinazione da parte di un membro della Commissione – si potrebbe dire un commissar nel senso russo del termine – che occupava un’alta posizione nella DG RELEX. E’ soltanto grazie al fatto che i Commissari e il Consiglio riconoscono che il Parlamento europeo è un’Istituzione democratica primaria, che deve essere in grado di criticare la legislazione, e gli attribuiscono responsabilità.
In un momento in cui il Parlamento europeo e le Istituzioni europee sono viste come lontane dai cittadini, è stato un gesto sfrontato che la Commissione abbia presentato un documento che sopprimeva le competenze della commissione per lo sviluppo e del Parlamento europeo in materia di formulazione della politica di sviluppo. E’ soltanto perché il Parlamento è rimasto compatto, nonostante i tentativi di qualcuno di dividere i deputati e di metterci gli uni contro gli altri, che siamo riusciti a produrre questo risultato. Desidero che ciò sia messo a verbale perché, in qualità di coordinatore della commissione per lo sviluppo, posso dire che abbiamo fatto di tutto per far sì che nel testo adottato lo scrutinio parlamentare, il controllo parlamentare della politica, il controllo parlamentare dei documenti di strategia, il controllo parlamentare delle scadenze della legislazione e il controllo parlamentare degli strumenti specifici per la politica di sviluppo avessero tutti grande importanza.
Dobbiamo metterci in relazione con la gente, con i cittadini delle nostre circoscrizioni, con i nostri elettori. E’ stato assurdo che la Commissione si sia posta come se venisse da Mosca, ai vecchi tempi dei Soviet. Ringrazio molto i Commissari, in particolare il Commissario Ferrero-Waldner e il Commissario Michel, per aver compreso che ci spetta di svolgere un ruolo democratico.
Marie-Arlette Carlotti (PSE). – (FR) Signor Presidente, la dichiarazione comune sullo sviluppo, la strategia per l’Africa, l’impegno per il livello finanziario dell’aiuto allo sviluppo: indiscutibilmente negli ultimi anni l’Unione ha rivisto verso l’alto le sue ambizioni politiche in materia di cooperazione allo sviluppo e con questo nuovo strumento di finanziamento si doterà di uno strumento all’altezza delle sue ambizioni. Una programmazione finanziaria per sette anni, consacrata esclusivamente alla solidarietà internazionale, è una bella vittoria per i nostri partner del sud e per noi parlamentari, poiché dopo due anni di braccio di ferro con il Consiglio e la Commissione, le nostre principali rivendicazioni sono state accettate. E’ una vittoria per quanto riguarda l’impegno di destinare almeno il 20 per cento degli stanziamenti al settore dell’istruzione e della sanità di base, per avanzare più speditamente verso gli Obiettivi di sviluppo del Millennio, una vittoria per la creazione di uno strumento specifico per finanziare la promozione dei diritti umani e i processi democratici nei paesi del sud, una vittoria anche per la limitazione del campo di applicazione del nuovo strumento ai soli paesi del sud, al fine di evitare che le risorse per lo sviluppo siano fagocitate da altre politiche.
Infine, l’aver previsto una revisione di medio periodo per questo strumento cruciale ci darà l’opportunità di rimetterlo prossimamente in cantiere e di apportarvi i miglioramenti necessari. E’ una prospettiva lieta, che ci permette di chiudere oggi la procedura d’esame di tale testo nella serenità. Queste vittorie ne chiameranno di altre, penso ad esempio ai negoziati in corso sulla programmazione del Fondo europeo di sviluppo (FES) alla quale, in qualità di relatrice, mi sforzerò di assegnare le medesime priorità.
Se è pur vero che, nonostante i nostri sforzi, non siamo riusciti a ottenere l’iscrizione a bilancio del FES né a inserirci ufficialmente nella procedura di comitatologia, per controllare da vicino l’attuazione della politica di sviluppo, dobbiamo comunque rallegrarci delle numerosissime vittorie, tra cui figura specialmente la promozione di una visione generosa della politica di sviluppo. L’Unione europea, grazie a questo strumento di cooperazione allo sviluppo, si pone più che mai come leader in questo campo. L’UE è già di gran lunga il maggiore donatore al mondo in questo settore, e già faceva da sola più del resto del mondo in materia di solidarietà internazionale: ora farà addirittura meglio.
Oggi l’Europa può andare fiera, credo, di essere fedele ai suoi valori di generosità e solidarietà. Anch’io vorrei associarmi a quanto è stato affermato e ringraziare il relatore, onorevole Mitchell, e tutti coloro che hanno lavorato a questo scopo – in particolare il collega van den Berg – nonché quanti hanno largamente contribuito a questo risultato. Esprimo l’auspicio che la relazione sia adottata senza emendamenti.
Toomas Savi (ALDE). – (ET) Lo strumento per il finanziamento della cooperazione allo sviluppo comporta un compromesso fragilissimo tra la commissione, il Consiglio e il Parlamento. Riconosciamo altresì che le opinioni del Parlamento sono state ampiamente prese in considerazione durante la procedura di codecisione.
Qualunque proposta volta ad aggiungere un nuovo strumento significherebbe che tale strumento non diventerebbe operativo a partire dall’anno prossimo e addirittura gli aiuti potrebbero non arrivare a coloro che ne hanno bisogno. Lo strumento abbraccerà un’ampia gamma di paesi in via di sviluppo, da quelli meno sviluppati ai paesi ad alto reddito. Tale strumento includerà anche un ampio ventaglio di tematiche e attività che precedentemente erano finanziate a titolo del bilancio per l’ambiente.
Sono soddisfatto di come si è svolto il processo durante il quale il Partito popolare europeo ha eliminato gli emendamenti che contenevano riferimenti a istituzioni politiche e pertanto mi limiterò a una breve conclusione. Desidero porre ancora una volta in rilievo che lo strumento per il finanziamento della cooperazione allo sviluppo è un compromesso tra le Istituzioni e il rallentamento della procedura comporterebbe un ritardo e l’interruzione degli aiuti, il che certamente non è funzionale allo scopo che lo strumento persegue di promuovere la democrazia e i diritti umani. Per tale motivo sostengo l’adozione della relazione senza emendamenti.
Georgios Papastamkos (PPE-DE). – (EL) Signor Presidente, intervengo sulla relazione dell’onorevole Martin, con cui mi congratulo per il suo contributo creativo. La sua relazione si riferisce allo strumento per il finanziamento della cooperazione allo sviluppo con i paesi e i territori industrializzati.
La discussione in merito all’istituzione di detto strumento finanziario rientra in un problema più ampio che concerne sostanzialmente l’armonizzazione delle azioni interne ed esterne dell’Unione europea e secondariamente la coesione dell’intera attività esterna dell’Unione europea, in termini politici, finanziari o commerciali.
In particolare, il regolamento proposto riunisce un gruppo eterogeneo di paesi e un ampio spettro di attività in ambiti quali l’economia, il commercio, la ricerca e la cooperazione scientifica. La ripartizione delle risorse per settore di attività da un lato, e per paese o gruppi di paesi dall’altro, dovrebbe riflettere gli obiettivi strategici, politici, finanziari e commerciali dell’Unione europea.
Onorevoli colleghi, per quanto riguarda la coesione delle azioni esterne dell’Unione europea desidero fare riferimento alla nuova strategia commerciale annunciata dal Commissario per il commercio internazionale. Posto che tale strategia riguarda i nostri prossimi passi con importanti partner commerciali dell’Unione europea, mi chiedo se esiste un problema di compatibilità rispetto alle priorità politiche dell’Unione europea. Esiste un nesso tra la gamma di materie incluse nello strumento finanziario proposto e le scelte di politica interna dell’Unione europea? Lo strumento in questione non dovrebbe promuovere maggiormente il ruolo attivo del Parlamento europeo nella determinazione delle priorità come pure nella valutazione dell’efficacia dei programmi?
PRESIDENZA DELL’ON. KAUFMANN Vicepresidente
Erika Mann (PSE). – (DE) Signora Presidente, signora Commissario, onorevoli colleghi, la discussione congiunta è un fatto positivo, poiché in futuro avremo una base giuridica comune con delle differenze a seconda che si tratti di paesi in via di sviluppo o di paesi più ricchi, industrializzati. Pertanto è positivo che oggi se ne discuta.
A giusto titolo il relatore, onorevole Martin, ha indicato che dobbiamo mirare ad un approccio più logico e più sistematico per difendere gli interessi dell’Unione europea nella nostra cooperazione esterna e mi rallegro che la Commissione abbia rispettato la sua richiesta di un’ulteriore differenziazione e il suo invito a considerare gli interessi specifici dei paesi e a introdurre una valutazione più ampia nonché una revisione anticipata.
Desidero aggiungere ancora alcuni punti cui ha già accennato il collega Papastamkos. In sede di revisione, tale differenziazione dovrà riflettersi in modo ancora più logico nel nostro operato in materia di politica estera e politica commerciale. Con questo intendo dire che già oggi intratteniamo relazioni molto intense con alcuni paesi, abbiamo accordi di libero scambio e di partenariato, ma la logica della nostra cooperazione tramite gli strumenti finanziari non necessariamente segue sempre la nostra logica politica.
Ne consegue che dovremmo mirare ad un’intensificazione strategica anche nella cooperazione finanziaria. Non ha senso, infatti, avere accordi di libero scambio – ad esempio con il Messico o il Cile – e contemplare la possibilità di futuri ulteriori accordi analoghi, senza però attenersi a nessuna logica nella cooperazione. Così come non è assolutamente logico negare un sostegno più intenso ai paesi meno sviluppati rispetto all’aiuto offerto a quelli che già attraversano una fase di crescita e che possono essere definiti emergenti. In futuro avremo bisogno di una maggiore precisione e aggiungo che ciò implica anche che il Parlamento non debba essere consultato soltanto sugli strumenti finanziari a titolo della procedura di codecisione, ma anche nella fase di avvio dei negoziati per concludere accordi bilaterali e il suo assenso deve essere un requisito indispensabile. Diversamente la partecipazione del Parlamento finirà unicamente per creare un dissenso tra Commissione e Stati membri, il che renderà impossibile un sostegno pieno e democratico.
Esorto vivamente la signora Commissario a sottolineare nelle discussioni con la Commissione e gli Stati membri il fatto che il Parlamento deve esprimere il proprio consenso in tutti i settori, affinché il nostro sistema di valori, del quale tanto parliamo, non sia rispettato soltanto nel momento in cui ci riferiamo ad altri paesi, ma anche nella nostra politica.
Jana Hybášková (PPE-DE). – (CS) Signora Presidente, signora Commissario, desidero ringraziare l’onorevole Mitchell e i coordinatori e congratularmi con loro per essere riusciti, tramite valori morali condivisi, a imporre la volontà del Parlamento eletto a suffragio universale. Hanno ottenuto tale risultato anche grazie al nostro sostegno. La cooperazione allo sviluppo deve portare allo sviluppo, non alla stagnazione, deve portare allo Stato di diritto, al progresso della libera economia e dunque al pluralismo nel processo decisionale e al rispetto dei diritti umani.
Il progresso economico, da solo, non basta, come dimostra il caso di tanti paesi nel modo. Non basta perseguire soltanto l’apertura dell’economia e il rapido sviluppo economico se, mancando lo Stato di diritto, esiste la stagnazione politica e la società è chiusa, caratterizzata dalla corruzione e dall’usurpazione del potere. Un simile progresso economico porta a seri fallimenti politici e a problemi di sicurezza e favorisce il terrorismo.
Come Parlamento disponiamo di uno strumento che ci consente di condizionare, orientare, guidare l’aiuto allo sviluppo in modo tale da contribuire realmente al rispetto dei criteri e ad uno sviluppo reale. Questo strumento prevede condizioni finanziarie precise, un finanziamento severamente controllato dei programmi di sviluppo anche per i beneficiari non statali e gli enti locali. La possibilità per il Parlamento di intervenire precocemente sulla formulazione dei documenti di strategia e quindi nella valutazione della loro realizzazione sarà un arricchimento per tutti. In qualità di membro del comitato esecutivo del Movimento mondiale per la democrazia, accolgo con favore la possibilità di una reale democratizzazione con la mediazione del nostro Parlamento democraticamente eletto. Desidero promettere che, al pari degli altri deputati di questo Parlamento, farò di tutto per cooperare in modo realmente efficace con la Commissione e il Consiglio per realizzare lo sviluppo in tutto il mondo.
Proinsias De Rossa (PSE). – (EN) Signora Presidente, desidero congratularmi con gli onorevoli Mitchell e van den Berg per il loro eccellente lavoro sullo strumento di cooperazione allo sviluppo. Mi preme affermare, però, che sono fortemente contrario agli emendamenti, presentati dall’onorevole Mitchell, al considerando 18 e agli articoli 5 e 12.
Tra qualche giorno non avremo una linea separata per il finanziamento dei diritti alla salute sessuale e riproduttiva e penso che eliminare tali riferimenti sarebbe una grave ingiustizia, in particolare nei confronti delle donne che sono a rischio di gravi malattie durante la maternità. Siamo impegnati in vari accordi già conclusi dal Parlamento europeo con la Commissione, il Consiglio e in accordi internazionali, proprio nei termini contenuti già in questo strumento per la cooperazione allo sviluppo e mi sembra alquanto ipocrita da parte dell’onorevole Mitchell motivare questi emendamenti sostenendo che tali questioni non possono essere trattate in due righe.
Tali questioni sono state discusse ad nauseam da questo Parlamento e dalla maggioranza dei parlamenti nazionali e il risultato in questa sede è sempre lo stesso. Questo Parlamento sostiene il diritto delle persone a scegliere in modo indipendente la propria attività sessuale, le proprie propensioni sessuali e il diritto a servizi sanitari adeguati e a prevenire il terribile tributo di morte pagato ogni anno da ben 90 000 donne a causa degli aborti illegali. Bisogna porre fine a tale fenomeno e lasciare la relazione così com’è.
Justas Vincas Paleckis (PSE). – (LT) Oggi si è levato un coro di congratulazioni particolarmente vivaci rivolte all’onorevole Mitchell, che ha ottenuto un buon compromesso dopo due anni di negoziati con il Consiglio su un tema di grande rilevanza. Per la prima volta disponiamo di una definizione di politica di sviluppo che consente di indirizzare le risorse per il sostegno alla cooperazione allo sviluppo soltanto ai paesi che ne hanno maggiormente bisogno. Un quinto dei fondi andrà ai settori della sanità e dell’istruzione, il che rappresenta un sostegno socialmente equo per i paesi che stanno cercando di liberarsi dalla morsa della povertà, della malattia e dell’istruzione inadeguata.
E’ importantissimo che il Parlamento sia in grado di esercitare un controllo permanente e di influire sull’attribuzione dei fondi. Il compromesso elaborato dimostra che tale aspetto è essenziale.
Credo che i paesi in via di sviluppo saluteranno questo passo costruttivo del Parlamento europeo e della Commissione europea, che ci consente di sperare che il finanziamento di 17 miliardi di euro sia attribuito in modo ponderato, con il massimo profitto di coloro che sono esposti alle peggiori avversità. E’ importante diffondere la notizia anche all’interno dei paesi dell’Unione europea, in particolare i nuovi Stati membri.
Eoin Ryan (UEN). – (EN) Signora Presidente, anch’io desidero congratularmi con gli onorevoli Mitchell e van den Berg per il buon esito della relazione, che si concentra sulla semplificazione della spesa per l’aiuto comunitario nei paesi in via di sviluppo. Desidero altresì affermare che, purtroppo, non potrò sostenere gli emendamenti presentati dall’onorevole Mitchell per i medesimi motivi addotti dall’onorevole De Rossa. Come il collega ha affermato, questo è un tema che è stato sviscerato in ripetute occasioni, sia in seno al Parlamento sia a livello internazionale. Credo che dovremmo attenerci agli accordi stipulati a partire dal Cairo.
Uno studente francese di relazioni internazionali ha affermato che gli USA fanno la guerra, l’ONU sfama e l’UE finanzia. Per quanto esagerata, questa frase illustra l’importanza dell’UE per i paesi in via di sviluppo. Negli anni recenti il mondo è stato tragicamente colpito da disastri quali lo tsunami, il terremoto in Pakistan e le recenti inondazioni in Bangladesh. Il fondo CERF delle Nazioni Unite è stato pensato per finanziare e fornire una risposta rapida a qualunque emergenza globale improvvisa e per fornire finanziamenti critici che sono già stati posti in essere dai donatori internazionali. Nei primi cinque mesi di quest’anno, il CERF ha elargito 200 milioni di euro a oltre 320 progetti in 26 paesi. Tuttavia, ECHO fino ad oggi ha rifiutato di contribuire al CERF, sostenendo di disporre di un proprio meccanismo di finanziamento rapido per sovvenzionare in modo tempestivo e neutrale le emergenze. Mi chiedo che senso abbia avere due fondi che si suppone facciano la stessa cosa. Perché non avere un fondo centrale che si occupa di queste emergenze?
Esorto il Commissario europeo per l’aiuto umanitario, Louis Michel, ad aprire una linea di discussione con le Nazioni Unite per razionalizzare la risposta globale alle emergenze internazionali. La burocrazia non deve ostacolare le azioni per salvare vite umane, perché è di questo che parliamo. Non battiamoci per due diversi blocchi di finanziamento quando lo scopo è sfamare e finanziare il più tempestivamente possibile persone che sono state colpite da catastrofi.
Benita Ferrero-Waldner, Membro della Commissione. – (EN) Signora Presidente, desidero ringraziare ancora una volta per questa discussione di chiusura. Abbiamo avuto negoziati lunghi, talvolta non semplici, e molte riunioni di trilogo formali e informali. Come sempre ogni parte ha chiarito la propria posizione, e a volte ciò richiede tempo. Tuttavia, la cosa importante è ottenere alla fine un buon risultato. Ho ascoltato con molta attenzione tutti i vostri interventi e penso che tutti possiamo accettare questo risultato e guardare al futuro. A questo punto esiste un nuovo assetto di strumenti finanziari e noi vogliamo garantire il miglioramento dell’azione esterna e della visibilità a favore dello sviluppo, della stabilità e dei diritti umani.
Ora vorrei parlare brevemente di alcuni aspetti specifici emersi nella discussione. In merito alla salute e ai diritti sessuali e riproduttivi, sono consapevole che la questione è molto delicata, in qualunque sede sia stata trattata, e diventa ancora più complessa in un’Unione di 25 Stati membri, ciascuno dei quali ha le proprie tradizioni. Per questo motivo, le rispettive disposizioni dello strumento di cooperazione allo sviluppo rappresentano un compromesso finemente equilibrato, che, lo ammetto, è stato difficile da raggiungere e che non dovrebbe essere rimesso in causa. Le disposizioni in oggetto sono ampiamente riprese dal vecchio regolamento sull’aiuto per le azioni relative alla salute e ai diritti sessuali e riproduttivi nei paesi in via di sviluppo. Perciò tali disposizioni riflettono già un certo consenso, in quanto il vecchio regolamento era stato approvato dal Parlamento in codecisione. Trasferire la questione dallo strumento per la cooperazione allo sviluppo ad un regolamento separato non faciliterebbe il problema, ma piuttosto protrarrebbe le discussioni su questo argomento tanto delicato. Una simile soluzione sarebbe anche contraria all’obiettivo della semplificazione che è il principio ispiratore della riforma degli strumenti per l’azione esterna. Le disposizioni relative allo strumento di cooperazione allo sviluppo riflettono un compromesso equilibrato, che molto probabilmente non risulterebbe migliorato se la questione della salute sessuale e riproduttiva fosse disciplinata in un testo separato.
Desidero anche pronunciarmi sulla questione dell’impianto generale. La Commissione riafferma che l’eradicazione della povertà e il perseguimento degli Obiettivi di sviluppo del Millennio sono il centro focale dell’obiettivo primario della sua assistenza allo sviluppo. La Commissione si impegna a conferire la priorità all’istruzione e alla sanità di base e alla coesione sociale nel suo insieme, nel suo ruolo di programmazione e attuazione dei programmi per paese. Inoltre la Commissione si adopererà per garantire che il parametro del 20 per cento dell’assistenza destinata ai programmi per paese coperti dal DCI sarà dedicata, entro l’anno della revisione, il 2009, all’istruzione elementare e secondaria e all’assistenza sanitaria di base.
Devo anche affermare che il DCI contiene anche un programma tematico sull’immigrazione e l’asilo che è il successore del vecchio programma AENEAS. I contenuti di tale programma tematico sono ancora una volta l’espressione di un compromesso finemente equilibrato, in particolare con gli Stati membri in sede di Consiglio. Alla luce delle sfide che l’Unione europea sta attualmente affrontando nell’ambito della migrazione, i programmi tematici risponderanno a tali esigenze. Le cause profonde della migrazione, infatti, saranno primariamente affrontate tramite la nostra cooperazione geografica – come ho già detto. Coloro che hanno delle prospettive non emigreranno, ma ce ne sono molti altri. Ciò significa combattere la migrazione illegale, da un lato, e lavorare per la migrazione legale dall’altro. Non dobbiamo chiudere gli occhi di fronte alla realtà che la migrazione, in particolare la migrazione illegale, è una delle grandi sfide del nostro tempo che dobbiamo affrontare.
Sono ansiosa di mettere al lavoro questi strumenti, insieme a voi. Dobbiamo guardare al futuro. Una delle questioni più spinose durante il negoziato su questi nuovi strumenti codecisi è stato il ruolo del Parlamento nella pianificazione strategica, come si esprime nei documenti di strategia. Sulla base delle dichiarazioni allegate all’accordo interistituzionale sulle nuove prospettive finanziarie, le modalità di un dialogo sul controllo democratico sono state illustrate in uno scambio di lettere con le commissioni interessate. Il primo documento strategico per paese pilota sarà trasmesso a breve al Parlamento. Attendiamo con ansia di realizzare questo dialogo sul controllo democratico.
Quanto all’ICI, desidero dire agli onorevoli Martin e Mann che, come sanno, la base giuridica è l’articolo 181A del Trattato CE, che prevede la procedura di consultazione con il Parlamento nel processo legislativo. Ovviamente la Commissione è sempre pronta anche ad uno scambio di vedute con il Parlamento su aspetti della cooperazione con i paesi industrializzati. Certamente terremo debito conto delle eventuali risoluzioni che il Parlamento dovesse adottare a tale riguardo.
Se nei paesi in via di sviluppo non abbiamo sempre visto i risultati auspicati, la causa, talvolta, è anche la mancata realizzazione del buon governo. Questo è un altro fattore di enorme rilievo che desidero sottolineare, perché noi mettiamo a disposizione un volume elevato di risorse e cerchiamo di fare del nostro meglio. Purtroppo, però, a volte il buon governo manca.
Concludendo, i negoziati sono sempre complicati, ma l’obiettivo che perseguivamo era la semplificazione. E’ fondamentale semplificare per ottenere visibilità ed efficienza. Ridurre oltre 40 diversi atti legislativi a sette strumenti di politica è stato arduo, ma credo che alla fine ne sia valsa la pena. Tre nuovi strumenti sono già in vigore: lo strumento di preadesione, lo strumento per la politica di vicinato e lo strumento di stabilità. Quattro strumenti saranno adottati a breve scadenza: il DCI, l’ICI, lo strumento per la sicurezza nucleare e lo strumento per i diritti umani e la democrazia. Tutti gli onorevoli parlamentari che oggi hanno parlato dei risultati positivi dei nostri negoziati sul DCI e sull’ICI lo hanno altresì riconosciuto.
L’intero esercizio ha dimostrato che se le tre Istituzioni – Commissione, Consiglio e Parlamento – lavorano insieme in modo costruttivo, alla fine possiamo produrre risultati di qualità. Sono ansiosa di lavorare insieme a voi per garantire un’attuazione davvero valida, efficiente e visibile.
Presidente. – La discussione è chiusa.
La votazione si svolgerà oggi alle 12.00.
9. Protezione delle acque sotterranee dall’inquinamento e dal deterioramento (discussione)
Presidente. – L’ordine del giorno reca la relazione (A6-0446/2006), presentata dall’onorevole Klaß a nome della delegazione del Parlamento e del Consiglio al Comitato di conciliazione, sulla protezione delle acque sotterranee dall’inquinamento e dal deterioramento [PE-CONS 03658/2006 – C6-0382/2006 – 2003/0210(COD)].
Christa Klaß (PPE-DE), relatore. – (DE) Signora Presidente, signor Commissario, signori Membri della Commissione, onorevoli colleghi, l’ambiente è un campo molto vasto; l’intera vita umana sul nostro continente dipende dall’aria e dall’acqua e le acque sotterranee sono una delle risorse più importanti e più vulnerabili di cui l’uomo disponga. Le quantità che vanno perdute si ricostituiscono con estrema lentezza e, quando vengono inquinate, tornano allo stato originale solo dopo molto tempo; la depurazione delle acque sotterranee è talvolta possibile, ma comporta spese ingenti e il ricorso a tecnologie complesse.
L’esperienza acquisita in materia di aria ci insegna che tutti i provvedimenti che abbiamo adottato negli ultimi dieci anni sono risultati insufficienti ad impedire il cambiamento climatico e tutti i suoi deleteri effetti collaterali. Per quanto riguarda l’aria, l’Europa può fare relativamente poco, a meno che i paesi industrializzati di altre aree del mondo non facciano la loro parte. Per quanto riguarda le acque sotterranee del nostro continente invece, è nostra esclusiva responsabilità far sì che vengano salvaguardate per le future generazioni. In quest’ottica le precauzioni che adottiamo e la tutela dell’ecosistema delle acque sotterranee sono della massima importanza.
Questa è stata la mia più grande preoccupazione, l’obiettivo per il quale, come relatrice, mi sono battuta e sono grata a tutti coloro che mi hanno appoggiata per conseguirlo. Mi riferisco in primo luogo ai deputati al Parlamento perché, senza il peso del nostro voto in prima e seconda lettura, non saremmo riusciti ad ottenere il risultato che abbiamo ottenuto nella procedura di conciliazione con il Consiglio, nonostante avessimo dalla nostra la relazione della Commissione. Desidero ringraziare il Consiglio e i rappresentanti della Commissione per la loro costruttiva collaborazione e per aver contribuito a definire i necessari compromessi.
Che cosa abbiamo ottenuto in definitiva? La tutela dell’ecosistema delle acque sotterranee e il principio di precauzione vengono menzionati in modo esplicito. Per quanto riguarda le acque sotterranee, adottare il principio di precauzione significa che le acque ancora pure non devono essere deteriorate. Significa non limitarsi a intervenire quando si sono già manifestate le condizioni designate come “critiche” dai valori soglia. Il deterioramento e le inversioni di tendenza vengono disciplinati in modo tale che non solo la transizione delle condizioni da buone a critiche, ma anche un eventuale aumento costante di valori all’interno di una categoria deve far scattare la necessità di un intervento. Nel definire i valori soglia per le sostanze di cui alla sezione B dell’allegato 2, gli Stati membri dovranno basarsi sulle conoscenze in materia di tossicità per l’uomo e per l’ambiente nonché sulle condizioni idrogeologiche, in altre parole sui livelli esistenti, in modo da tener conto delle diverse condizioni di una regione europea rispetto a un’altra.
Allo scopo di valutare l’efficacia dei provvedimenti adottati, era particolarmente importante introdurre una clausola di riesame. All’allegato 1 è stata eliminata l’osservazione riguardante la direttiva “nitrati”, mentre l’Allegato 4 contiene più ampi riferimenti a tale direttiva. Gli obiettivi di tutela e recupero enunciati dalla direttiva “nitrati” e dalla direttiva quadro in materia di acque, congiuntamente alla direttiva sulle acque sotterranee che da esse deriva, sono relativamente rigorosi, e il nuovo articolo 11 sulla valutazione è importante da questo punto di vista. Le relazioni della Commissione sulle acque sotterranee dovranno contenere una valutazione di questa direttiva in rapporto agli altri testi pertinenti di normativa ambientale, come per esempio la direttiva “nitrati”, e del grado di compatibilità con gli stessi. La formulazione della direttiva è stata resa più chiara e si è ovviato ad alcune ambiguità; nozioni quali “concentrazione di fondo”, “punto di partenza” e “tendenza significativa all’aumento” sono ora chiaramente definite e i requisiti poco chiari o che potevano prestarsi a diverse interpretazioni sono stati eliminati. In sede di trasposizione del testo gli Stati membri avranno un margine di manovra ampliato, in modo da poter elaborare soluzioni specifiche, ed è anche prevista la possibilità di stipulare convenzioni particolari, per esempio tra gli agricoltori, le imprese di depurazione delle acque e le autorità locali. Qualora la direttiva dovesse essere modificata, il Parlamento sarà più strettamente associato alle decisioni future. La nuova procedura di comitatologia gli conferisce infatti il diritto di opporsi a una modifica degli elenchi di sostanze inquinanti, dei loro indicatori e dei valori soglia e la soppressione di determinate sostanze da tali elenchi potrà avvenire solo con il suo consenso.
Il regolamento concernente il sostegno allo sviluppo rurale consente agli agricoltori di ricevere un risarcimento per le perdite di reddito imputabili ai vincoli di gestione imposti dalla protezione delle acque sotterranee. Abbiamo cercato un compromesso a questo proposito e lo abbiamo trovato. Sono fermamente convinta che saremo in grado di sostenere e difendere la posizione raggiunta. Rimangono alcune incongruenze nelle diverse versioni linguistiche cui chiederò ai servizi linguistici di porre rimedio. La nuova direttiva contribuirà efficacemente alla protezione delle acque sotterranee: chiedo pertanto a tutti voi di approvare il testo elaborato dal Comitato di conciliazione.
Stavros Dimas, Membro della Commissione. – (EL) Signora Presidente, desidero porgere le mie congratulazioni, e contemporaneamente i miei ringraziamenti, alla delegazione parlamentare che ha fatto parte del Comitato di conciliazione il 17 ottobre. Tengo in particolare a ringraziare l’onorevole Roth-Behrendt, che ha presieduto la delegazione, e la relatrice, onorevole Klaß, per il loro eccellente lavoro e per i risultati conseguiti.
Le discussioni in seno al Comitato di conciliazione sono state costruttive. Come ha già osservato l’onorevole Klaß, il Parlamento ha ottenuto risultati positivi su taluni punti importanti, in particolare sulle fondamentali questioni del deterioramento delle acque sotterranee e della definizione di norme di qualità per le acque sotterranee. Sono certo che il Parlamento sottoscriverà i buoni risultati ottenuti dai suoi rappresentanti.
La Commissione europea, da parte sua, appoggia il documento adottato dal Comitato di conciliazione.
Péter Olajos, a nome del gruppo PPE-DE. – (HU) Quando sono stato eletto al Parlamento europeo, due anni e mezzo fa, ho avuto paura di entrare a far parte, con i colleghi, di una specie di Torre di Babele che, di fatto, avrebbe svolto un ruolo insignificante nell’adozione di decisioni in grado di interessare mezzo miliardo di cittadini europei.
Ora posso dire che ieri abbiamo contribuito a promulgare una nuova normativa per l’industria chimica e che oggi mi viene offerta la possibilità di partecipare attivamente all’adozione di un altro atto legislativo che ci lascia ben sperare per l’avvenire: la direttiva sulle acque sotterranee. Ho discusso a lungo con l’onorevole Klaß, che ringrazio per il suo generoso impegno, dell’importanza e del significato di questa normativa e del fatto che non possiamo permetterci di inquinare l’acqua che beviamo e senza la quale la vita sulla Terra sarebbe impossibile.
Naturalmente nessuno dissente sui principi teorici, ma quando si è trattato di prendere decisioni su questioni che riguardano l’effettiva cooperazione fra Stati membri, valori soglia per i nitrati e aree di protezione, alcuni paesi hanno incominciato ad attribuire maggiore priorità ai propri interessi che a quelli comunitari.
Alla fine, però, ha prevalso il buon senso ed è stato trovato un accordo. A conclusione del “trilogo”, ogni cittadino europeo, a prescindere dal fatto che il suo paese condivida o meno il proprio corpo idrico con un altro paese, viene ora posto nelle stesse condizioni e gli viene garantito un livello di sicurezza e di qualità dell’acqua considerevolmente più elevato.
Spetta ora agli Stati membri decidere come trasporre la normativa, come integrare la tutela delle acque del sottosuolo nella loro politica di sviluppo rurale e come far sì che le prassi utilizzate in agricoltura si adeguino alla nuova direttiva. Mi compiaccio con l’onorevole Klaß, con la Commissione e con il Consiglio per questa normativa sulla tutela delle acque che è di grande rilevanza per l’Europa.
María Sornosa Martínez, a nome del gruppo PSE. – (ES) Signora Presidente, signor Commissario, onorevoli colleghi, vorrei innanzi tutto congratularmi con l’onorevole Klaß e con gli altri parlamentari che hanno collaborato all’elaborazione del documento in esame. Credo che il risultato sia positivo grazie al lavoro dell’Assemblea, che ha migliorato considerevolmente il testo, agli sforzi della Commissione, che ci ha dato un notevole aiuto, e anche, da ultimo, alla flessibilità che il Consiglio ha dimostrato in seno al Comitato di conciliazione.
Le acque sotterranee forniscono circa il 65 per cento dell’acqua che beviamo in tutta Europa. Il fatto che abbiamo ottenuto una definizione di deterioramento e che prevenzione e precauzione siano ora considerate principi da rispettare è davvero molto positivo. Per tutelare l’ambiente nel suo insieme e la salute umana in particolare, dobbiamo prevenire e ridurre la pericolosa concentrazione di sostanze tossiche nelle acque sotterranee. Ritengo che la direttiva in esame vada nella giusta direzione.
La qualità delle acque e, quindi, la salute degli esseri umani sono minacciate dalla presenza di alte concentrazioni di nitrati, pesticidi, metalli pesanti, idrocarburi e da un lungo elenco di sostanze inquinanti. Sono quindi particolarmente soddisfatta dell’accordo raggiunto con il Consiglio che consentirà di mettere in atto tutta una serie di norme per prevenire l’inquinamento e proteggere le acque sotterranee.
Tali norme obbligheranno gli Stati membri a impedire o limitare l’introduzione di sostanze pericolose nelle acque sotterranee, e in questo senso è importante tener conto delle diverse condizioni idrogeologiche delle varie regioni d’Europa, perché il suolo che riceve acqua in abbondanza non ha le stesse caratteristiche di un suolo arido, che ovviamente presenta altri tipi di problemi.
Desidero inoltre sottolineare la possibilità per gli Stati membri di definire aree di protezione della dimensione che le autorità competenti in materia di acqua o gli altri organismi nazionali responsabili giudichino necessaria per la tutela delle risorse di acqua potabile. Ritengo che questo sia uno dei più importanti elementi introdotti nella normativa.
Vorrei concludere invitando i colleghi a votare a favore della relazione nella speranza che gli Stati recepiscano questa disciplina al più presto, allo scopo di salvaguardare l’ambiente e tutelare la salute umana nella prospettiva della costruzione di un’Europa sostenibile che è il nostro obiettivo comune.
Marios Matsakis, a nome del gruppo ALDE. – (EN) Signora Presidente, signor Commissario, desidero porgere le mie congratulazioni alla relatrice, onorevole Klaß, alla presidente della delegazione del Parlamento europeo, onorevole Roth-Behrendt, al Commissario Dimas, al Consiglio e a tutti coloro che hanno fatto sì che questa direttiva superasse con successo le varie fasi della conciliazione.
Molti diranno che questa direttiva arriva con grande ritardo, e hanno probabilmente ragione. Tuttavia, come dice saggiamente il proverbio, meglio tardi che mai. Molti, poi, diranno che questa direttiva non fa abbastanza per proteggere le acque sotterranee, e anch’essi hanno probabilmente ragione. Tuttavia, giacché il problema in esame è di grande complessità, la posta in gioco molto rilevante e gli organismi interessati assai numerosi, è assolutamente necessario trovare un accordo di compromesso. In realtà si era già convenuto su alcune soluzioni negoziate, per esempio in materia di nitrati e sulla periodicità della clausola di riesame, ma facevano parte di un accordo generale equo ed equilibrato.
D’altro canto la direttiva ribadisce giustamente che la tutela della sanità pubblica costituisce una giustificazione sufficiente per imporre valori massimi più severi per sostanze tossiche quali i pesticidi. Nel preambolo del documento si è anche, molto opportunamente, fatto riferimento alla direttiva quadro in materia di acque. Tuttavia è forse ancora più importante il fatto che la delegazione parlamentare sia riuscita ad assicurare al Parlamento europeo un ruolo decisionale più significativo per il futuro, e quindi, in generale, il potere di sorveglianza necessario per garantire un’applicazione corretta e adeguata della normativa. Proprio in materia di attuazione temo che potrebbero emergere alcune debolezze, e non sarà mai eccessivo sottolineare che, se vogliamo conseguire un alto livello di qualità delle nostre preziose acque sotterranee per noi stessi e per le future generazioni di cittadini europei, sarà indispensabile sorvegliare con attenzione il rigoroso rispetto delle norme.
In conclusione, il testo in esame è un compromesso equilibrato e soddisfacente che merita il nostro pieno e incondizionato sostegno.
Hiltrud Breyer, a nome del gruppo Verts/ALE. – (DE) Signora Presidente, onorevoli colleghi, onorevole Klaß, signor Commissario, il fatto che la direttiva sulle acque sotterranee non sia stata annacquata è un grande successo e le proposte che vengono presentate costituiscono un effettivo passo avanti nella giusta direzione, anche se, ovviamente, ci saremmo aspettati anche di più.
Come sappiamo, l’80 per cento di tutta l’acqua potabile proviene dal sottosuolo, ma il 40 per cento delle acque sotterranee europee è già inquinato. In Germania l’inquinamento da tensioattivi perfluorati dei fiumi della Renania settentrionale-Vestfalia e in Baviera ha messo in evidenza quale grave pericolo corra la nostra più importante risorsa vitale. Il fatto che la direttiva sulle acque sotterranee preveda ora un divieto giuridicamente vincolante di immettere sostanze tossiche nelle acque sotterranee deve essere considerato un successo, e dobbiamo sperare che ne scaturiranno provvedimenti rigorosi ed efficaci per una tutela durevole delle risorse idriche.
E’ motivo di compiacimento che il Parlamento in seconda lettura abbia stralciato la lunga sfilza di deroghe ed è di buon auspicio che la poco convincente motivazione della lobby dell’agricoltura per mantenere soglie più elevate per i nitrati sia stata respinta. Anche gli agricoltori dovranno rispettare un limite di tolleranza di 50 microgrammi al litro, che non è poi una pretesa esagerata. I nitrati sono sostanze cancerogene e in Germania ne è stata rivelata la presenza fino a sette volte la quantità consentita, il che indica in modo inequivocabile quanto sia preoccupante la situazione.
Se vogliamo davvero tutelare queste nostre risorse in modo efficace, quello che dovremmo fare è fissare una soglia di 25 microgrammi al litro. L’inquinamento da nitrati continua a essere il problema più grave e più costoso legato alla salvaguardia delle acque sotterranee europee e personalmente ritengo che l’Assemblea e anche il Consiglio pecchino di negligenza non sostenendo con energia la necessità di definire obiettivi ambiziosi in materia di protezione contro queste sostanze; tuttavia, il fatto che sia stato esplicitamente ribadito che le acque sotterranee devono, in quanto tali, essere protette costituisce già una grande vittoria.
Sappiamo ancora troppo poco delle caratteristiche del nostro ecosistema: è quindi dieci volte meglio tutelare le acque sotterranee in via preventiva piuttosto che prevedere misure per porre rimedio ai danni dopo che si sono verificati, operazione che del resto risulta spesso impossibile. L’approvazione della direttiva sulle acque sotterranee è necessaria e deve costituire il primo passo per l’introduzione di altri provvedimenti di tutela ambientale. Nel processo legislativo previsto in materia di pesticidi, in qualità di relatrice della commissione per l’ambiente presterò particolare attenzione alle soglie da stabilire per quelle sostanze nelle acque sotterranee, perché costituiscono un elemento di estrema importanza per la salvaguardia delle risorse idriche del sottosuolo.
Leopold Józef Rutowicz, a nome del gruppo UEN. – (PL) Signora Presidente, la direttiva sulla protezione delle acque sotterranee dall’inquinamento e dal deterioramento è un documento indispensabile. Avrà effetti positivi sull’accesso all’acqua potabile e sulle risorse idriche utilizzate nell’agricoltura e nell’industria, di cui vi è penuria in molte regioni dell’Unione europea.
In quelle regioni l’acqua è una questione di rilevanza economica e sociale. La carenza e la cattiva qualità delle risorse disponibili fanno sì che l’alimentazione degli insediamenti dove la gente abita e lavora debba talvolta provenire da una distanza che può raggiungere anche decine di chilometri.
La direttiva non impone limitazioni all’attuazione di politiche nazionali, in modo che si possa tener conto delle circostanze specifiche dei singoli paesi. Si tratta di un testo che rappresenta un compromesso fra le nostre aspirazioni e la realtà. Nella formulazione attuale è un documento che vale la pena di adottare. Desidero ringraziare la relatrice, onorevole Klaß, per il suo lavoro. Il gruppo UEN sosterrà il testo della direttiva così come è stato approvato in sede di conciliazione.
Johannes Blokland, a nome del gruppo IND/DEM. – (NL) Signora Presidente, anch’io vorrei porgere le più vive congratulazioni all’onorevole Klaß per i risultati ottenuti. Benché la situazione delle acque sotterranee possa essere molto diversa da una regione all’altra e non sempre abbia effetti transfrontalieri, è bene tuttavia poter contare su una buona direttiva in materia. Siamo riusciti ad inserire nel testo requisiti più ambiziosi per impedire il deterioramento della qualità delle acque sotterranee, il che significa prefiggersi di porre un freno all’inquinamento invece di intervenire solo quando la situazione è già precipitata.
Sono lieto che la direttiva abbia tenuto conto delle misure specifiche di protezione già in vigore in taluni Stati membri. Mi riferisco in particolare alla Danimarca, che applica norme molto rigorose per i pesticidi, dato che le sue acque sotterranee vengono usate direttamente come acqua potabile.
Benché il Trattato già contempli questa condizione, è positivo che la direttiva ribadisca esplicitamente il diritto degli Stati membri di adottare ulteriori provvedimenti.
In conclusione, desidero aggiungere che l’opzione di ritirare l’attuale direttiva sui nitrati dovrebbe essere presa in debita considerazione. L’obiettivo, ovvero quello di stabilire una soglia per i nitrati, è già raggiunto, e disponiamo anche di un metodo di misurazione preciso. La direttiva sui nitrati vale oggi soltanto per gli strumenti cui far ricorso per conseguire questi risultati. A mio parere i mezzi devono rimanere secondari rispetto al fine. Ora la mamma può gettare via l’acqua del bagno senza preoccuparsi, perché il bambino è già stato lavato; e qui la mamma naturalmente è la direttiva quadro in materia di acque, l’acqua del bagno la direttiva sui nitrati e il bambino la direttiva sulle acqua sotterranee.
James Hugh Allister (NI). – (EN) Signora Presidente, Commissione, Consiglio e Parlamento hanno fatto un gran parlare di migliorare le normative ed eliminare i doppioni. Ciò nondimeno, ci viene proposta una nuova direttiva sulle acque sotterranee destinata non a riunire in un solo testo o a sostituire, ma ad andare ad aggiungersi alle direttive esistenti: la direttiva quadro in materia di acque e la direttiva sui nitrati.
Il povero agricoltore sommerso da disposizioni, invece di avere una sola direttiva chiara cui attenersi, dovrà barcamenarsi con quattro diversi testi normativi al riguardo. Così, invece del promesso miglioramento qualitativo, sembra che ci aspetti una proliferazione delle norme esistenti. Anche le rassicurazioni secondo cui la diminuzione di reddito in cui incorreranno gli agricoltori a causa dei vincoli cui dovranno sottostare nei sistemi di coltivazione può essere compensata grazie al regolamento per lo sviluppo rurale non sono di alcun conforto per un paese come il Regno Unito, dove la maggior parte dei fondi per lo sviluppo rurale proviene dagli agricoltori stessi, grazie alla cosiddetta “modulazione volontaria”, ovvero alla riduzione dei singoli pagamenti all’agricoltura.
Richard Seeber (PPE-DE). – (DE) Signora Presidente, vorrei unirmi ai ringraziamenti che vengono rivolti all’onorevole Klaß per l’eccellente lavoro svolto. Chi affronti il problema per la prima volta, probabilmente potrebbe chiedersi chi mai può essere contrario alla salvaguardia delle acque sotterranee e la risposta immediata, naturalmente, dovrebbe essere: “nessuno”. Constatiamo invece che un certo numero di parlamentari del Regno Unito resta dell’opinione che si tratti di norme e regolamenti di cui non abbiamo alcun bisogno.
Dovrebbe tuttavia essere chiaro a tutti che la primaria fonte di sostentamento, da cui la nostra esistenza dipende più che da qualsiasi altra risorsa, deve assolutamente essere protetta. Forse persino nel Regno Unito è arrivata la notizia che le acque sotterranee non si fermano alle frontiere nazionali e questa è proprio la ragione per cui abbiamo il dovere di promulgare normative applicabili all’Europa intera. Quello che abbiamo compiuto è un primo passo, e a questo proposito l’onorevole Breyer ha colto nel segno. Dobbiamo continuare a lavorare in questa direzione, ma consentitemi di ricordare che abbiamo stabilito valori soglia per i pesticidi e per i nitrati e che agli Stati membri è affidato il compito di precisare, in base alle specifiche situazioni nazionali, limiti di tolleranza per altre dieci sostanze tossiche. Siamo riusciti, in seguito a duri negoziati, a introdurre un divieto di deterioramento. Tutte queste sono pietre miliari sul nostro cammino, e sarebbe davvero ingiusto dire che l’Europa non fa nulla in questo settore.
Potrei forse anche sottolineare che ora è effettivamente possibile utilizzare i Fondi europei per compensare le perdite di reddito cui hanno fatto cenno alcuni parlamentari; questo significa, in altre parole, che l’Unione europea aiuta, mettendo a disposizione i fondi necessari, gli agricoltori, alcuni dei quali potrebbero senza dubbio incontrare difficoltà a rispettare la normativa. E’ anche compito degli Stati membri mettere a punto norme comparabili grazie a procedure di analisi e di misura uniformi. A mio giudizio abbiamo fatto un grande passo avanti nella giusta direzione, anche se è solo un primo passo cui dovranno seguirne molti altri. Ritengo che sarebbe del tutto sbagliato chiedere “meno Europa” in quest’area d’intervento.
Karin Scheele (PSE). – (DE) Signora Presidente, vorrei esprimere anche le mie congratulazioni alla relatrice, onorevole Klaß; il raggiungimento di un compromesso in sede di Comitato di conciliazione pone fine al processo legislativo riguardante questa importantissima materia.
Le acque sotterranee sono la risorsa di acqua dolce più vulnerabile dell’Unione europea e costituiscono la fonte principale dei sistemi di alimentazione idrica non solo nel mio paese, ma anche in molte altre regioni d’Europa. Per salvaguardare le nostre acque sotterranee sono indispensabili norme uniformi, applicabili in tutta l’Unione, per le principali sostanze inquinanti: esse sole, infatti, sono in grado di prevenire distorsioni della concorrenza e il dumping ambientale. La direttiva stabilisce valori limite per i nitrati e i pesticidi in tutta Europa e lascia agli Stati membri il compito di fissare proprie soglie di tolleranza per altre sostanze tossiche quali l’arsenico, il mercurio, il piombo e il cloro.
Il limite stabilito per i nitrati è di 50 mg. Fortunatamente l’insistenza dell’Assemblea ha portato all’eliminazione delle deroghe contenute nella posizione comune per il settore agricolo; infatti, è proprio l’agricoltura la prima responsabile dell’inquinamento delle acque sotterranee in molte regioni europee. Ciò significa che, se vogliamo salvaguardare meglio questa risorsa, è indispensabile un cambiamento delle prassi seguite da chi opera nel settore dell’agricoltura e della silvicoltura.
La direttiva sulla protezione delle acque sotterranee impone agli Stati membri di adottare tutti i necessari provvedimenti per impedire l’infiltrazione di sostanze nocive nelle acque sotterranee. Il fatto che in futuro siano tenuti ad agire in modo efficace, e non semplicemente a tentare di farlo, è un’altra significativa vittoria della procedura di conciliazione.
Anche se il diritto degli Stati membri di adottare misure più restrittive è contemplato dai Trattati, sono molto soddisfatta che questo principio sia stato ribadito ancora una volta nella direttiva in esame.
Anne Laperrouze (ALDE). – (FR) Signora Presidente, signor Commissario, onorevoli colleghi, l’acqua è una delle più abbondanti risorse del pianeta: gli oceani e i mari coprono il 70 per cento della superficie della Terra e producono i tre quarti dell’ossigeno che respiriamo. Tuttavia possiamo utilizzare solo l’1 per cento delle risorse idriche, e molte attività umane esercitano su di esse pressioni considerevoli. Le acque contaminate, indipendentemente dalla causa dell’inquinamento, ritornano in un modo o nell’altro alla natura, e rappresentano quindi un rischio per la salute umana e per l’ambiente.
La proposta di direttiva in esame costituisce un passo avanti per la tutela delle acque sotterranee e per impedirne il deterioramento, in quanto contempla il principio di precauzione, specificamente all’articolo 6. Spetterà ora agli Stati membri adottare le misure necessarie per prevenire e limitare lo scarico di sostanze inquinanti mediante la definizione di zone di protezione dei corpi idrici interessati. Gli agricoltori potranno ottenere il rimborso della perdita di reddito derivante dai vincoli imposti nelle aree di protezione, in particolare nelle zone di captazione dell’acqua potabile. Il Parlamento sarà inoltre più strettamente coinvolto nelle decisioni future, in quanto potrà opporsi a eventuali modifiche all’elenco delle sostanze tossiche.
Desidero quindi ringraziare la nostra relatrice, onorevole Klaß, nonché gli onorevoli Florenz e Roth-Behrendt per la tenacità dimostrata durante i negoziati con il Consiglio e la Commissione. La delegazione del Parlamento è riuscita a rafforzare gli obblighi imposti agli Stati membri per la tutela delle acque sotterranee. Date le circostanze, raccomando l’approvazione della proposta comune in terza lettura.
Carl Schlyter (Verts/ALE). – (SV) Signora Presidente, abbiamo raggiunto un accordo e ora è importante che le misure previste vengano attuate correttamente. Naturalmente avrei preferito che gli Stati membri fossero obbligati ad adottare provvedimenti al primo verificarsi di una tendenza al superamento delle soglie stabilite, invece che solo dopo che le acque sotterranee sono già state danneggiate in modo irreparabile. Nonostante tutto, il compromesso raggiunto presenta comunque alcuni lati positivi. Sono particolarmente soddisfatto della possibilità che offre ai singoli paesi, per assicurare la salvaguardia della loro acqua potabile, di vietare sostanze chimiche pericolose su tutto il loro territorio. Penso che si tratti di una saggia integrazione.
Devo ricordare che, in futuro, il cambiamento climatico potrebbe costituire un fattore di rischio determinante per le acque sotterranee. E’ importante adottare provvedimenti per combattere il cambiamento climatico, perché dovremmo far fronte a sempre nuovi problemi se, per esempio, un’alluvione dovesse allagare magazzini industriali contenenti sostanze tossiche e tali sostanze inquinassero i corsi d’acqua per poi finire nelle acque del sottosuolo. Abbiamo quindi bisogno della direttiva sulle acque sotterranee, ma dobbiamo anche risolvere i problemi legati al cambiamento climatico se vogliamo assicurarci la possibilità di tutelare questa risorsa in futuro.
Kathy Sinnott (IND/DEM). – (EN) Signora Presidente, anch’io desidero ringraziare l’onorevole Klaß e la delegazione parlamentare. A questo punto della procedura si è già detto così tanto, che utilizzerò questo minuto per fare alcune considerazioni di base sulle acque sotterranee.
E’ importante rammentare che le acque sotterranee sono molto diverse dalle acque di superficie, che si contraddistinguono per un perenne movimento ciclico: scorrono, evaporano, precipitano e scorrono di nuovo. Solo raramente le acque sotterranee si rinnovano, e può essere necessario molto tempo affinché riescano a filtrare attraverso gli strati della crosta terrestre per andare ad alimentare le sorgenti sotterranee, che siamo invece in grado di fare inaridire con molta rapidità. Scaviamo pozzi che, una volta sfruttati, si prosciugano.
Da ultimo osserverò che l’inquinamento agisce in due sensi. Le acque sotterranee possono essere salubri oppure malsane. Nel corso del Decennio internazionale dell’acqua delle Nazioni Unite degli anni ’80 sono stati scavati pozzi a grandi profondità in aree dell’India caratterizzate da estrema siccità. Alla fine del decennio gli abitanti hanno incominciato a presentare sintomi di sclerosi ossea. Ora sei milioni di persone soffrono di sclerosi ossea grave e 66 milioni di forme patologiche più lievi dovute all’assunzione di acqua inquinata naturalmente. Nella nostra ricerca di nuove risorse idriche, è importante che le acque sotterranee vengano protette dall’inquinamento, ma è anche importante ricordare che la tutela ambientale opera in due direzioni.
Proinsias De Rossa (PSE). – (EN) Signora Presidente, tengo a ringraziare la relatrice, onorevole Klaß, e la presidente del Comitato di conciliazione, onorevole Roth-Behrendt, per l’eccellente relazione e per l’accordo raggiunto con il Consiglio. Acque pure sono ovviamente essenziali per gli esseri viventi, e in Europa abbiamo la fortuna, almeno in termini relativi, di disporne in abbondanza. Dobbiamo preservare, e anzi migliorare, la qualità di tali risorse, rimediando ai danni che abbiamo provocato. Credo che in Irlanda, in particolare, si siano prodotti danni considerevoli con l’interramento illegale di rifiuti e con l’uso eccessivo di liquami provenienti da allevamenti suini nelle concimazioni agricole.
Nonostante le concessioni fatte al Consiglio, resto dell’opinione che il documento consenta una vigorosa tutela dell’ambiente e delle acque. I punti chiave sono la richiesta agli Stati membri di provvedere alla “protezione contro il deterioramento”, l’esigenza che le norme di qualità dei nitrati siano conformi alla direttiva quadro in materia di acque e che il riesame abbia luogo ogni sei anni.
Come ultimo punto, desidero sottolineare il rafforzamento del ruolo del Parlamento nell’ambito della nuova procedura di comitatologia.
Presidente. – La discussione è chiusa.
La votazione si svolgerà oggi, alle 12.00.
(La seduta, sospesa alle 23.00, riprende alle 23.30)
PRESIDENZA DELL’ON. BORRELL FONTELLES Presidente
10. Benvenuto
Presidente. – Desidero dare il benvenuto in tribuna d’onore alla delegazione del parlamento afghano guidata dal Presidente dell’Assemblea nazionale afghana, Mohammad Yonus Qanoni.
(Vivi applausi)
Il Presidente Mohammad Yonus Qanoni è accompagnato da quattro deputati al parlamento afghano. Domani avrò il piacere di incontrare personalmente questa delegazione, che ha già avuto uno scambio di opinioni con la commissione per gli affari esteri e con la commissione per lo sviluppo.
Diamo il più caloroso benvenuto ai nostri ospiti e li invitiamo a trattenersi in tribuna per la consegna del premio Sacharov al signor Milinkievitch e, più tardi, per l’importante discussione sulla relazione annuale dell’Unione europea sui diritti umani.
11. Turno di votazioni
11.1. Nomina del Commissario bulgaro (votazione)
Presidente. – L’ordine del giorno reca il turno di votazioni.
(Per i risultati e ulteriori dettagli: cfr. Processo verbale)
Inizieremo con le proposte di decisione sulle nomine dei nuovi Commissari designati rispettivamente da Bulgaria e Romania. Il Presidente Barroso parlerà a nome della Commissione.
José Manuel Barroso, Presidente della Commissione. – (EN) Signor Presidente, oggi siete chiamati a dare la vostra opinione sulla nomina dei due Commissari, Meglena Kuneva e Leonard Orban, eletti da Bulgaria e Romania. E’ la prima volta che un trattato di adesione prevede esplicitamente la consultazione del Parlamento europeo sulla nomina dei Commissari di nuovi Stati membri. Sono assolutamente favorevole all’attribuzione di un ruolo così importante alla vostra Istituzione in quanto aumenta sia i diritti democratici del Parlamento che la responsabilità della Commissione.
Oggi mi trovo qui, di fronte a voi, per chiedervi di approvare la nomina di due nuovi colleghi, e lo faccio perché credo sinceramente che entrambi siano in possesso dei più alti requisiti. L’approvazione della nomina dei due Commissari designati da parte del Parlamento europeo consentirà al Consiglio di conferire loro formalmente l’incarico. La signora Kuneva e il signor Orban diventeranno così Commissari a pieno titolo dal 1° gennaio 2007.
In qualità di Presidente della Commissione sono particolarmente felice ed orgoglioso che i Commissari designati Kuneva e Orban – due personalità notevoli – entrino a far parte del mio gruppo. Entrambi si sono impegnati moltissimo per permettere ai rispettivi paesi di portare a termine i preparativi per l’adesione. Con la loro esperienza e il loro spiccato europeismo daranno entrambi un prezioso contributo al lavoro di gruppo della Commissione per far progredire l’Europa, non ultimo conferendole l’assetto istituzionale necessario a renderla più democratica, trasparente ed efficiente.
Nel corso delle ultime settimane molti di voi hanno avuto la possibilità di conoscere i due Commissari designati, sia in occasione di incontri bilaterali sia attraverso le audizioni. La signora Kuneva e il signor Orban hanno superato brillantemente la selezione operata dalle commissioni parlamentari competenti. Sono fermamente convinto che entrambi i candidati abbiano dato prova, nel corso delle audizioni, dell’integrità e indipendenza che li contraddistinguono, della loro competenza generale ed esperienza professionale, nonché del loro profondo e sincero impegno per la causa europea.
La promozione della diversità linguistica e culturale nell’Unione europea è un tema che va a toccare l’essenza stessa dei valori e dell’identità europei e rappresenta il presupposto per coniugare Europa e dialogo multiculturale. Sono certo che il signor Orban sia la persona giusta per svolgere questo compito.
La protezione dei diritti dei consumatori si trova al centro degli interessi di tutti i cittadini europei, e sono certo che la signora Kuneva sia la persona più adatta a svolgere questo compito.
Il 1° gennaio 2007 rappresenterà davvero un momento storico. Con l’accesso di Bulgaria e Romania si concretizzerà il quinto allargamento dell’Unione europea. L’allargamento non solo ha contribuito alla pace, alla prosperità e alla stabilità in Europa, ma ha anche reso tutti noi più ricchi da un punto di vista sociale, economico e culturale. Con l’adesione di Bulgaria e Romania si realizzeranno le ambizioni e le speranze di tutti coloro, e sono davvero numerosi, che per così lungo tempo hanno lottato per la libertà in Europa.
I nuovi Stati membri saranno d’ora in poi saldamente radicati nella comunità dei valori europei che ispirano e permeano le finalità pubbliche dell’Unione europea. L’attribuzione del posto loro spettante nel cuore di questa comunità darà a questi paesi una rinnovata sicurezza e un rinnovato dinamismo che, ne sono certo, genererà benefici per l’intera Unione.
(Applausi)
Hans-Gert Poettering, a nome del gruppo PPE-DE. – (DE) Signor Presidente, ad essere sincero sono sorpreso di dover parlare ora. Ad ogni modo la vita è piena di sorprese. Ho ascoltato con piacere le affermazioni del Presidente della Commissione. Le audizioni si sono concluse ed entrambi i Commissari designati Kuneva e Orban hanno ottenuto l’approvazione delle commissioni competenti. E’ per me un onore e un piacere esprimere la nostra approvazione per i due Commissari in questione. Noi come gruppo PPE-DE ci impegneremo a collaborare positivamente con entrambi e, armati di buona volontà, diciamo “sì” ad entrambe le nomine.
(Applausi)
Martin Schulz, a nome del gruppo PSE. – (DE) Signor Presidente, onorevoli colleghi, l’audizione dei membri della Commissione è una prerogativa importante del Parlamento europeo che quest’ultimo prende sul serio, come del resto anche la Commissione ci dimostra di fare. E’ per questo che il primo candidato rumeno Vosgenian non è nemmeno stato ammesso all’audizione in quanto non l’avrebbe superata. Trovo giusto che lei, signor Presidente della Commissione, abbia imparato da questa esperienza e si sia impegnato attivamente per trovare un altro candidato, dimostrando che le strutture democratiche in Europa funzionano, quando le Istituzioni svolgono seriamente il loro lavoro.
La procedura di audizione non è affatto una formalità, ma un vero e proprio esame. Entrambi i candidati, la signora Kuneva e il signor Orban, secondo l’opinione del gruppo socialista al Parlamento europeo, hanno superato brillantemente detto esame. A nostro giudizio, essi sono all’altezza dei compiti loro assegnati e quindi voteremo a favore nella votazione sulla nomina dei due candidati.
Va comunque aggiunto che nemmeno la lettera che lei, Presidente Barroso, ha scritto in risposta alle domande che le abbiamo rivolto, ha chiarito quale sia il portafoglio da lei assegnato al signor Orban. Ciò dimostra che la ricerca di un portafoglio in una Commissione composta da 27 membri lascia spazio ad un’unica interpretazione: la Commissione sarà costituita secondo quanto previsto dal Trattato di Nizza. Secondo il legislatore di tale Trattato esso non era adeguato nemmeno per 15 Stati e quindi, a maggior ragione, non lo è nemmeno per 27.
(Applausi)
Da un punto di vista istituzionale ci troviamo di fronte a un bivio. Non dobbiamo sottacere questa critica, ma non la si deve nemmeno considerare rivolta ai Commissari designati Kuneva e Orban, che nessuno vuole con ciò screditare.
Ora, signor Orban, signora Kuneva, sapevamo anche prima delle vostre audizioni che non siete accaniti sostenitori del movimento socialdemocratico; tuttavia non ve ne facciamo una colpa, del resto ogni essere umano ha il diritto di sbagliare. Vorremmo comunque pregarvi di vigilare, quando sarete membri del collegio, affinché lo stesso non perda di vista l’equilibrio politico, necessario in Europa, tra responsabilità economica e sociale. Con il nostro voto a favore confidiamo nel fatto che condividiate questa opinione.
(Applausi)
Graham Watson, a nome del gruppo ALDE. – (EN) Signor Presidente, l’imminenza dell’adesione di Romania e Bulgaria è sottolineata dall’odierna votazione sulle persone designate per le due cariche di Commissario e per quelle di membro della Corte dei Conti.
Sia Meglena Kuneva che Leonard Orban hanno partecipato attivamente ai negoziati per l’adesione dei rispettivi paesi; per entrambi è stata una dura partita, soprattutto se pensiamo alla distanza percorsa da ciascun paese per arrivare all’adesione. E’ stata più dura del previsto e ci sono voluti due anni in più rispetto agli altri paesi della vecchia Europa.
E’ giunto il momento di imparare ad adattare la nostra Unione ad un numero maggiore di Stati membri – la casa europea è ora più affollata – con inevitabili liti familiari. Tutti devono imparare a dare qualcosa se vogliono prendere. Ci sarà tempo e modo di discutere sull’eventualità che la casa europea sia già troppo affollata e forse l’onorevole Brok potrà illuminarci sulla questione verso la fine della settimana, non è vero?
E’ giusto che coloro che si sono assunti l’onere dei negoziati per l’adesione godano anche dei frutti del loro lavoro. I Commissari designati Kuneva e Orban hanno molto da dare all’Europa. Le conoscenze approfondite da loro acquisite in sede di colloqui saranno di grande aiuto per le decisioni collegiali che si troveranno a dover adottare nei piani alti di palazzo Berlaymont.
Sta a loro decidere se giocare la regina di cuori o l’asso di spade nel castello di carte del Presidente Barroso, ma rimango dell’idea che Romania e Bulgaria saranno un patrimonio per l’Unione, e non un peso come qualcuno vorrebbe farci credere.
So che alcuni dei presenti stanno pensando di votare contro una delle persone designate per la Corte dei Conti. Se prendiamo sul serio l’ingresso di due nuovi paesi nell’Unione, allora dobbiamo essere altrettanto seri nel farlo come si deve senza giocare con le persone designate.
Consentitemi di dare un piccolo consiglio al Presidente Barroso mentre si interroga su come utilizzare le qualità dei nuovi arrivati: non c’è abbastanza lavoro per 27 Commissari, ed è per questo che siamo favorevoli alla disposizione, contenuta nella Costituzione, secondo cui il collegio dovrebbe essere ridotto. La prego di assicurarsi che i membri della Commissione agiscano nell’interesse della Comunità piuttosto che come rappresentanti dei rispettivi paesi d’origine; stabilisca chiaramente quali sono i loro compiti, più chiaramente di quanto non abbia fatto nella sua lettera al Presidente Borrell che avrebbe dovuto “chiarire” il ruolo del dialogo interculturale e che invece ha lasciato molti di noi con più interrogativi che risposte. In ogni caso le auguriamo buona fortuna. Auguriamo buona fortuna ai due nuovi Commissari nella speranza che facciate quanto necessario per portare avanti la causa europea.
(Applausi)
Monica Frassoni, a nome del gruppo Verts/ALE. – Signor Presidente, onorevoli colleghi, il presidente del gruppo dei Verdi e Alleanza libera europea voterà a favore dell’integrazione della signora Kuneva e del signor Orban nella Commissione.
Desideriamo a tale proposito congratularci con loro per la loro nomina e ci auguriamo che sapranno lavorare in una squadra la cui coesione interna, motivazione e visione europea non è, purtroppo, quella che noi auspichiamo e che l’Unione europea richiede.
In questo senso, il nostro voto positivo di oggi costituisce più un segno di benvenuto ai due nuovi Paesi membri, qui rappresentati dai due nuovi Commissari, che un sostegno alla Commissione attuale e alla sua politica.
Signora Kuneva, lei si renderà conto molto rapidamente che nella Commissione in cui lei entra oggi le lobby industriali hanno un accesso e una vita molto più facile rispetto ai movimenti dei consumatori. Spero che lei saprà in questo senso innovare e, in qualche modo, resistere.
Signor Orban, lei si renderà rapidamente conto che la protezione della dimensione culturale dell’Unione europea è un compito molto più arduo, in una Commissione forse anche troppo aperta a una parte del nostro mondo piuttosto che ad altre.
Signor Presidente, partecipare positivamente a questo voto significa per noi anche creare in qualche modo un precedente, che è quello del voto sui Commissari singoli, che noi abbiamo spesso auspicato e che speriamo di poter realizzare in futuro.
(Applausi)
Francis Wurtz, a nome del gruppo GUE/NGL. – (FR) Signor Presidente, signor Presidente della Commissione, a nome del gruppo confederale della Sinistra unitaria europea/Sinistra verde nordica vorrei dare il benvenuto ai due nuovi Commissari, la signora Kuneva e il signor Orban. Il mio gruppo approverà questa doppia nomina.
Personalmente avrei preferito che il Presidente della Commissione approfittasse dell’occasione rappresentata dalla conclusione di questa tappa dell’allargamento per impegnarsi in un dibattito di fondo sulla valutazione intermedia del suo collegio, per rimescolare le carte, se del caso, in seno alla Commissione allargata e, infine, per sottoporre tutto il suo gruppo al voto del Parlamento. In un momento in cui sorgono così tanti interrogativi sul funzionamento, gli orientamenti e il futuro dell’Unione, un simile dibattito non avrebbe fatto male né all’autorità della Commissione né alla democrazia parlamentare. Evidentemente si è optato per un’altra soluzione. In ogni caso auguro buona fortuna ai Commissari Kuneva e Orban.
Brian Crowley, a nome del gruppo UEN. – (EN) Signor Presidente, oggi si compie un’altra tappa del percorso di Romania e Bulgaria verso il ritorno nella famiglia degli Stati democratici all’interno dell’Unione europea. Accolgo favorevolmente la nomina dei Commissari designati Kuneva e Orban e mi auguro che nessuno degli onorevoli colleghi all’interno del Parlamento utilizzi argomenti politici per tentare di attaccarli a proposito dell’importante ruolo che dovranno assumere in futuro.
In particolare, il portafoglio del Commissario Orban comprenderà il rispetto della diversità necessario nell’Unione europea del XXI secolo e rivolgo un appello a tutti gli onorevoli colleghi affinché siano il più generosi possibile nei confronti suoi e di tutti i Commissari, ma soprattutto affinché lo aiutino suggerendogli nuovi metodi per tutelare la diversità all’interno dell’Unione europea.
Infine, in questo importante frangente, è essenziale che tutti i popoli d’Europa procedano insieme e uniti e che comprendano che, malgrado le divisioni legate alle diverse ideologie, alle diverse opinioni politiche, o, addirittura, alle diverse religioni, ciò che ci unisce e che condividiamo è di gran lunga più forte e più grande, tale cioè da portare un cambiamento in positivo non solo in Europa, ma sulla scena mondiale. Cerchiamo di non rimanere imbrigliati nelle trame della politica, ma ampliamo piuttosto le nostre vedute. Non lasciamoci sfuggire l’opportunità offerta oggi a Romania e Bulgaria, ma, ciò che più conta, non lasciamoci sfuggire l’opportunità che l’Unione europea ha di fungere da faro della speranza, della democrazia, della libertà e del rispetto dei diritti umani nel mondo. E soprattutto, assicuriamoci di poterlo fare tutti insieme per il bene dell’intera umanità.
(Applausi)
Jeffrey Titford, a nome del gruppo IND/DEM. – (EN) Signor Presidente, oggi siamo chiamati ad approvare la nomina dei Commissari europei di Bulgaria e Romania. Ebbene, io non approvo. Ho votato contro l’adesione di Bulgaria e Romania, come del resto hanno fatto molti colleghi del gruppo IND/DEM.
Io e i colleghi del partito per l’indipendenza britannico siamo stati criticati nel 2004 per esserci opposti all’adesione; tale decisione era stata adottata per diverse ragioni, non ultimo perché siamo totalmente contrari all’imperialismo europeo in quanto si tratta di un’organizzazione del tutto antidemocratica che mette a rischio il diritto all’autogoverno. Avevamo votato contro anche perché sapevamo che ci sarebbe stata un’immigrazione di massa da alcuni dei nuovi Stati membri verso la Gran Bretagna – un’immigrazione di massa che le infrastrutture del mio paese non sono in grado di sostenere. A distanza di due anni è stato dimostrato che avevamo ragione: si stima che 650 000 persone provenienti dai nuovi Stati membri siano arrivate in Gran Bretagna durante il primo anno dopo l’adesione. Inoltre, la fuga di lavoratori qualificati è stata così massiccia, che ora ci troviamo nella ridicola situazione in cui il Presidente polacco rivolge appelli ai propri connazionali affinché tornino in patria.
Gli imperialisti europei prenderanno mai in considerazione l’immenso costo sociale delle loro azioni? Attualmente siamo sull’orlo di una tragedia: altri due paesi, che solo recentemente si sono liberati dal giogo del comunismo riconquistando la loro libertà, stanno per gettarla al vento per prendere su di sé il giogo di Bruxelles, con tutta la sua soffocante burocrazia e la sua inarrestabile corsa al potere. Non passeranno molti anni prima che Bulgaria e Romania si rendano conto di aver commesso un errore sottomettendosi alla volontà di una Commissione europea intollerante. Sarà come sostituire una cortina di ferro con un’immensa cortina di carta che alla fine potrebbe rivelarsi una minaccia per le libertà civili e la prosperità praticamente uguale a quella rappresentata dalla precedente.
La libertà è indivisibile, e non dovrebbe essere accantonata per perseguire un vantaggio economico, soprattutto se la sua conquista ha avuto un prezzo così alto.
Bruno Gollnisch (NI). – (FR) Signor Presidente, onorevoli colleghi, vorrei aggiungere due rapidi commenti a quanto appena affermato dall’onorevole Titford sui nuovi Commissari, provenienti da due nazioni amiche – l’una slava e l’altra latina – che in effetti si sono liberate solo di recente dal giogo del comunismo e che ci auguriamo non si troveranno sotto un altro giogo.
Il primo commento riguarda il portafoglio del Commissario Orban, il multilinguismo, che deve servire innanzi tutto all’apprendimento e all’utilizzo delle lingue nazionali degli Stati membri, non ultimo in seno alle Istituzioni europee. Tra non molto, onorevoli colleghi, saremo chiamati a pronunciarci sulla nomina di due membri della Corte dei Conti. Davanti a me ho la versione francese delle relative relazioni, una delle quali è stata redatta dall’onorevole Pomés Ruiz, relatore spagnolo, su un candidato bulgaro, mentre l’altra da un relatore ungherese su un candidato rumeno! Nelle citate versioni francesi le biografie dei membri della Corte dei Conti e i questionari sono in inglese. Ecco l’esempio di un settore importante per il lavoro del Commissario Orban: garantire il rispetto della diversità linguistica all’interno delle nostre Istituzioni!
Vorrei augurare buona fortuna anche al Commissario Kuneva. Non è stato affatto facile per lei difendere gli interessi dei suoi connazionali bulgari durante i negoziati: spero che lo sarà di più difendere gli interessi dei consumatori europei.
Infine, vorrei ribadire la nostra opposizione all’applicazione del protocollo, allegato al Trattato di Nizza, in base al quale nell’Unione europea, una volta raggiunti i 27 Stati membri, il numero di Commissari sarebbe stato inferiore al numero di Stati membri, con la conseguenza che alcuni di essi non sarebbero stati rappresentati in seno a tale istituzione. Ci restano due anni e mezzo per dimostrare che una misura simile è perfettamente inutile e contraria all’uguaglianza tra Stati su cui dovrebbe fondarsi il futuro della nostra organizzazione internazionale.
Presidente. – In conformità dell’ordine del giorno sottopongo a votazione la proposta di decisione sulla nomina del nuovo Commissario proposto dalla Repubblica di Bulgaria, Meglena Kuneva. La votazione sarà per appello nominale così come previsto dall’articolo 99, paragrafo 4 del nostro Regolamento.
(Il Parlamento approva la decisione)
(Vivi applausi)
Molte grazie. Congratulazioni, signora Commissario Kuneva. Non credo siano molti i Commissari che hanno ricevuto un applauso lungo ed intenso quanto quello a lei tributato.
11.2. Nomina del Commissario rumeno (votazione)
Presidente. – Proseguiremo con la votazione e la votazione sulla proposta di decisione sulla nomina del nuovo Commissario designato dalla Romania, Leonard Orban.
(Il Parlamento approva la decisione)
(Vivi applausi)
Grazie e congratulazioni anche a lei, Commissario Orban.
(La seduta, sospesa per alcuni minuti in attesa della cerimonia di consegna del Premio Sacharov, riprende alle 12.00)
12. Seduta solenne - Consegna del premio Sacharov - 2006
Presidente. – Onorevoli parlamentari, signor Presidente della Commissione, signori Commissari, è un grande piacere per il Parlamento europeo accogliere il vincitore del Premio Sacharov 2006, Aliaksandr Milinkievitch, capo delle forze democratiche unite dell’opposizione in Bielorussia.
Mi creda, signor Milinkievitch, non è retorica quando dico che siamo particolarmente lieti di darle il benvenuto oggi.
(Applausi)
In alcuni momenti abbiamo pensato che non sarebbe riuscito a venire. Spesso i vincitori del Premio Sacharov non hanno potuto ritirare di persona il premio: Aung San Suu Kyi, Wei Jingsheng e le Damas de Blanco purtroppo non hanno avuto modo di partecipare alla cerimonia.
Non dovremmo dimenticare che noi europei, saldi nelle nostre consolidate democrazie, spesso diamo per scontati i diritti umani, considerandoli elementi naturali e incontestabili, come l’aria che respiriamo. Godiamo di libertà politiche e civili, dimenticando talvolta quanto costi conquistarle, e le esercitiamo per consuetudine. Ci si abitua in fretta alle realtà positive, e persino i paesi che hanno raggiunto più tardi la libertà si comportano come se l’avessero sempre avuta e come se tutti ne potessero disporre.
E’ nostro dovere ricordare, tuttavia, che miliardi di abitanti del pianeta non hanno la libertà di cui noi godiamo.
L’Unione si fonda sul rispetto dei diritti umani, e difenderli e promuoverli in tutto il mondo fa parte della nostra ragion d’essere. Non solo per ragioni morali, ma nel nostro stesso interesse, nell’interesse dell’Europa, rappresenta una priorità far diventare la nostra libertà prerogativa dell’umanità intera.
Il Premio Sacharov è pertanto espressione della difesa e dell’impegno nei confronti dei diritti umani, e quest’anno tale premio viene assegnato a un esponente che ha dedicato la vita alla lotta per la libertà nel suo paese.
Tutti sanno che le elezioni presidenziali dello scorso marzo in Bielorussia non sono state né libere né eque e che l’Unione europea non ha potuto inviare osservatori perché è stato loro negato l’accesso al paese.
Milinkievitch ha avuto il coraggio di sfidare l’ultima dittatura in Europa; è riuscito a unire le forze dell’opposizione democratica per ripristinare libertà e diritti politici nel suo paese.
Ha guidato dimostrazioni di massa ed è stato arrestato per aver spinto i suoi connazionali a difendere i diritti fondamentali.
Signor Milinkievitch, lei è diventato un simbolo della resistenza all’oppressione e della speranza in un futuro democratico.
Condividiamo con lei l’aspirazione della società bielorussia a ottenere il diritto di eleggere democraticamente i propri leader, il diritto a un’informazione indipendente, il diritto di fondare organizzazioni non governative e il diritto a una magistratura indipendente e imparziale.
Si tratta di valori che il Parlamento europeo ha sempre difeso. Abbiamo protestato contro la violenza, gli arresti arbitrari e le condanne con motivazione politica che il regime bielorusso ha inflitto ai cittadini che lottavano per i diritti fondamentali in quel paese.
Il premio che le consegniamo oggi è una dimostrazione del nostro sostegno a tutte le persone che lottano insieme a lei.
Non è la prima volta che conferiamo questo premio a cittadini della Bielorussia. Nel 2004, il Parlamento europeo ha assegnato il Premio Sacharov all’associazione bielorussia dei giornalisti, ovvero a professionisti che mettevano a rischio la propria vita per scoprire e diffondere la verità.
Oggi, due anni dopo, ci accingiamo nuovamente a dar prova di tutta la nostra solidarietà alla lotta per la democrazia in Bielorussia, poiché la situazione non è migliorata nel frattempo.
La pena di morte viene ancora applicata regolarmente in tale paese. Desidero esprimere biasimo per l’arresto e la condanna di Aliaksandr Kazulin, che attualmente sta facendo lo sciopero della fame in carcere, e vorrei sottolineare la nostra convinzione che il futuro della Bielorussia risieda nella condivisione della libertà e della prosperità dell’Europa democratica.
Lei è uno scienziato, signor Milinkievitch, come lo era Andrej Sacharov. Avete condiviso le stesse opinioni, gli stessi valori e la stessa istruzione e avete entrambi sperimentato le tragiche conseguenze di opporsi a un regime totalitario.
Oggi il Premio intitolato allo scienziato Sacharov viene conferito a un altro scienziato, ma soprattutto viene conferito, nella speranza di una Bielorussia democratica, a tutti i cittadini che lottano al suo fianco per realizzarla.
A lei la parola, signor Milinkievitch.
(Prolungati applausi)
(Il Presidente consegna il Premio Sacharov)
Aliaksandr Milinkievitch, capo dell’opposizione democratica in Bielorussia. – (FR) Signor Presidente, onorevoli parlamentari, pronuncerò il mio intervento nella mia lingua madre perché vorrei dire quello che penso, e penso sempre in bielorusso. Parlerò dunque nella lingua che mi permette di esprimere meglio i miei sentimenti.
(L’Assemblea, in piedi, applaude Aliaksandr Milinkievitch)
Consentitemi anzitutto di ringraziare sinceramente il Parlamento europeo per avermi attribuito questa alta onorificenza, il Premio intitolato a Andrej Sacharov, fisico geniale e fervido difensore dei diritti umani. Sono altresì riconoscente per l’occasione offertami di intervenire dinanzi alla vostra Assemblea.
Questo premio non è solo per me, esso appartiene a tutti i bielorussi, a tutti coloro che lo scorso marzo hanno manifestato nella piazza di Minsk, che sono stati incarcerati, espulsi dalle università e hanno perso il lavoro. Questo premio va a tutti coloro che continuano la lotta, e siamo numerosi. Siamo quelli che vogliono riportare la Bielorussia nella famiglia delle democrazie europee e che sono disposti, per conseguire tale obiettivo, a sacrificare il benessere personale, la libertà e persino la vita.
La Bielorussia è sempre stata un paese europeo. Essa ha dato molto all’Europa, a costo di duri sacrifici. Nel XVI secolo ha dato all’Europa un prototipo di prima costituzione democratica, lo statuto del Granducato di Lituania. Ha dato al mondo eminenti personalità, quali Guillaume Apollinaire, Marc Chagall, Fedor Dostoevskij, Dmitrij Shostakovich, Tadeusz Kościuszko. I bielorussi sono stati i secondi in Europa a tradurre la Bibbia nella loro lingua. Durante la Seconda guerra mondiale, in Bielorussia abbiamo visto nascere il movimento di resistenza più forte in Europa, a prezzo della vita di un abitante su tre. Dei sei milioni di ebrei sterminati nell’Olocausto, un milione proveniva della Bielorussia.
Se occorre guadagnarsi la libertà, noi ce la siamo meritata! Con tutta la nostra storia e i sacrifici accettati in suo nome. Ogni secolo, a causa di guerre interminabili, la popolazione bielorussa perdeva da un terzo a un quarto dei suoi membri, e soprattutto perdeva la sua élite. Il nostro popolo è passato attraverso lo sradicamento forzato dell’identità nazionale e l’amputazione della sua memoria storica. Nel 1991 abbiamo esultato di aver finalmente ottenuto l’indipendenza. Purtroppo non abbiamo compreso subito che libertà e indipendenza non sono la stessa cosa.
Oggi, nuovamente, lottiamo per la libertà e difendiamo l’indipendenza. Lo facciamo non solo per noi, ma per i nostri figli che, come i giovani francesi, lituani, polacchi o britannici, hanno diritto di vivere in un paese libero. Sono i nostri figli che, dopo le elezioni del 19 marzo, restavano in piedi tutta la notte sulla piazza di Minsk, mentre gli adulti non resistevano più al freddo e dovevano tornare a casa. Sono i nostri figli che sono stati chiusi su autocarri sigillati, dove si soffocava, e messi in prigione, con i loro genitori che impiegavano giorni prima di ritrovarli. Sono i nostri figli che, dopo esser stati rilasciati, sono stati espulsi dalle università per le loro scelte di coscienza. Ma neanche per un momento hanno messo in dubbio la correttezza della nostra scelta comune. Sono fiero di loro.
Durante l’intera settimana successiva alle elezioni, mentre rimanevamo in piazza e protestavamo contro le grossolane falsificazioni dei risultati elettorali, le autorità hanno arrestato oltre mille persone. Le prigioni di Minsk non erano mai state stipate fino a scoppiare come in quella settimana. Il regime ha capito che non poteva soffocare il movimento di protesta, neppure con la forza dei militari. Ecco perché, in quei pochi giorni, tutti coloro che si recavano in piazza venivano arrestati, anche chi portava solo acqua, cibo e indumenti caldi agli abitanti della “tendopoli”.
Il 19 marzo le autorità non si aspettavano di veder uscire decine di migliaia di persone, malgrado le minacce di rappresaglie. Questa è stata la nostra prima vittoria. Mi rendo conto benissimo che occorreranno molte altre vittorie simili prima di porre fine a questo regime illegale.
Oggi Aliaksandr Kazulin, l’ex candidato presidenziale, è in carcere, e sconta una pena detentiva di cinque anni e sei mesi. Attualmente sta facendo uno sciopero della fame da oltre 50 giorni; e il suo stato di salute è estremamente grave: ha già perso 40 chili ed è in pericolo di vita. Questo premio appartiene anche a lui, nonché a Zmitser Dachkevich, Pavel Seviarynets, Mikola Statkevich e ad Andrej Klimaǔ, insieme a tutti gli altri prigionieri politici del mio paese. Vedo nel Premio Sacharov un segno della presa di coscienza dell’Europa rispetto alla situazione in Bielorussia. E’ un esempio eccellente di politica morale, un segno di riconoscimento del futuro europeo della Bielorussia.
Oggi questa alta onorificenza avrebbe potuto essere ritirata dal professor Hienadź Karpienka, leader ormai da alcuni anni del movimento democratico bielorusso, o dall’ex ministro degli Interni Yuri Zakharanka, o ancora da Viktar Hantchar, vicepresidente dell’ultimo parlamento bielorusso legittimo. Sono questi gli eroi, i combattenti per la libertà in Bielorussia, ma sono tutti scomparsi senza aver lasciato tracce o sono stati assassinati. Oggi le autorità bielorusse utilizzano questi mezzi, antichi come l’odio umano e spaventosamente desueti come l’inquisizione, per contrastare l’opposizione.
Nel suo discorso tenuto in occasione del conferimento del premio Nobel per la pace, Andrej Sacharov ha affermato: “Sono convinto che la fiducia internazionale, la comprensione reciproca, il disarmo e la sicurezza internazionali siano inconcepibili senza una società aperta, con la libertà di informazione, la libertà di coscienza, la glasnost, il diritto di viaggiare e di scegliere il paese di residenza”. Condivido questa posizione. L’accademico Sacharov ha sempre praticato la resistenza non violenta. Anche in questo sono suo discepolo. Abbiamo tutte le carte per vincere: la fede nel futuro europeo della Bielorussia, la solidarietà, il coraggio e l’esperienza. Per molti giovani l’azzurro – il colore della bandiera europea – è diventato un simbolo. Lo scorso marzo tale bandiera è stata issata a fianco della nostra bandiera nazionale bianca rossa e bianca. In segno di solidarietà nei nostri confronti c’erano anche le bandiere di Lituania, Ucraina, Polonia, Russia, Estonia, Azerbaigian e Georgia.
Dobbiamo superare la paura che, nel corso degli ultimi dieci anni, ha pervaso la coscienza della gente per via di una propaganda costante. Andrej Sacharov ammoniva: “La libertà di pensiero è la sola garanzia contro la contaminazione della gente con miti collettivi che, in mano a perfidi ipocriti e demagoghi, può trasformarsi in una dittatura sanguinosa”.
E’ quello che succede oggi in Bielorussia. Si restaurano i monumenti a Stalin. Riprendendo le “migliori” tradizioni del regime sovietico, i mezzi di informazione ufficiali riversano incessantemente fiumi di menzogne e calunnie, come all’epoca di Sacharov. Il nemico principale è l’Occidente e i democratici locali vengono presentati come suoi agenti.
Oggi il regime si trova in una situazione difficile, la sua economia pianificata non è efficace, la Russia minaccia di sospendere le preferenze commerciali. Per questo motivo il potere si indebolisce e cerca di dare la colpa agli oppositori politici. A fine novembre, in occasione del suo incontro con i giornalisti ucraini, Lukashenko ha dichiarato che “l’opposizione scappa all’estero dove chiede di applicare sanzioni economiche al paese e si rallegra che domani i prezzi del gas salgano”.
Vorrei cogliere quest’occasione per dichiarare, dall’alto di questa tribuna europea, assumendomi tutta la responsabilità e rivolgendomi a tutti, in particolare al popolo bielorusso, che si tratta di menzogne! Noi non abbiamo mai chiesto di applicare sanzioni contro il nostro paese in quanto capiamo perfettamente che le sanzioni colpiscono in primo luogo i comuni cittadini bielorussi. Quanto alle autorità in carica, troveranno sempre il modo di sostenere i loro funzionari. Non abbiamo mai smesso di ripetere che il gas naturale russo a un certo punto non sarebbe più stato a basso prezzo per la Bielorussia e che sarebbe diventato caro persino in Russia. Peccato che i dirigenti bielorussi non abbiano colto l’occasione che si presentava e non abbiano sfruttato le possibilità che hanno avuto per tanto tempo di attuare delle vere riforme economiche. Ora è il popolo bielorusso a subirne le conseguenze.
Tra le principali condizioni che Mosca impone attualmente a Lukashenko in cambio del suo sostegno economico e politico di lunga data ci sono il passaggio alla moneta unica, di fatto al rublo russo, e l’adozione dell’atto costituzionale del cosiddetto “Stato d’Unione” in versione russa. L’accettazione di tali condizioni significherebbe inevitabilmente la perdita della sovranità da parte della Bielorussia.
Per il momento, i dirigenti politici bielorussi oppongono ancora resistenza ad andare in questa direzione. Negli ultimi tempi, Lukashenko esprime apertamente i suoi timori riguardo all’indipendenza del paese. Parla del legame segnalato già da tempo dalle forze democratiche bielorusse tra l’indipendenza e il benessere. Tuttavia nel caso di Lukashenko non si deve confondere la difesa dell’indipendenza con la difesa dei suoi interessi personali e con la volontà di mantenere il potere a qualsiasi prezzo. Lui stesso e il suo seguito si rendono perfettamente conto che, con la perdita dell’indipendenza e l’ingresso del capitale russo nel paese, sarebbero in pochi a conservare i loro posti e le ricchezze possedute. Peraltro non si può escludere che le autorità bielorusse, spinte da un istinto di conservazione, accetteranno le condizioni imposte da Mosca e organizzeranno un referendum per approvarle. Si deve tener presente che solo la democrazia, e non la dittatura, può essere garante dell’indipendenza bielorussa.
Il fatto che al momento non riusciamo a trovare un linguaggio comune con Mosca non significa che le forze democratiche bielorusse siano dirette contro la Russia. Vogliamo vivere in uno Stato sovrano e costruire le migliori relazioni possibili con la Russia. Siamo disposti a tener conto dei suoi interessi, a condizione che non vadano contro i nostri stessi interessi. La Russia, per noi, è un partner strategico, come l’Unione europea. La Bielorussia democratica sarà un amico credibile e affidabile per la Russia.
Pensiamo che il divieto di ingresso nei paesi dell’Unione europea per coloro che violano la costituzione e partecipano alle repressioni sia una misura molto efficace. La lista di questi “nemici della democrazia” deve essere estesa.
Al contempo, vi esorto a non aumentare i costi dei visti Schengen per i cittadini bielorussi. E’ previsto che, a partire dal 1° gennaio 2007, il costo del visto Schengen passi a 60 euro. Per la grande maggioranza dei bielorussi, che hanno un bisogno enorme di contatti liberi con l’Occidente, questo costo sarebbe proibitivo. Una nuova “cortina di ferro” rischia di erigersi in seguito a tale decisione. Orbene, queste misure torneranno a vantaggio di Lukashenko, che non fa che ripetere al popolo bielorusso che “nessuno ci vuole in Occidente”.
Abbiamo accolto molto positivamente le proposte avanzate il mese scorso dalla Commissione europea. Per il governo di Lukashenko, esse rappresentano una buona occasione di uscire dall’autoisolamento internazionale e dalla situazione economica poco invidiabile che si è venuta a creare. Lo stesso Lukashenko ha dovuto riconoscere, alla riunione di governo, che l’anno prossimo sarà “catastroficamente duro”. Se le proposte in questione vengono accettate dal regime, la Bielorussia potrebbe ottenere un notevole sostegno per lanciare le riforme politiche e socioeconomiche che sono necessarie da lungo tempo e per iniziare un autentico avvicinamento all’Europa, anche attraverso una progressiva integrazione economica.
Tuttavia le speranze che il governo bielorusso imbocchi la via dell’avvicinamento all’Europa sono pressoché nulle. Ci sono già state diverse proposte simili, ma il regime non ha mai dato risposte positive concrete. I suoi fedeli sanno bene che, una volta avviata, la democratizzazione avanzerà inarrestabile e in breve porrà fine al loro dominio. L’attuale dirigenza della Bielorussia non potrà mai più vincere in vere elezioni libere.
L’offerta dell’Unione europea ci dà al tempo stesso la possibilità di far capire ai cittadini del nostro paese che, malgrado le affermazioni della propaganda di Stato, l’Europa lascia la porta aperta alla Bielorussia, ma a una Bielorussia libera e democratica. Queste proposte sono giunte in un momento molto propizio, ovvero durante la campagna per le elezioni amministrative. Non ci saranno vere elezioni, come non esiste un vero governo locale in Bielorussia. Nel quadro di tale campagna, diffondiamo le informazioni sulle proposte dell’Unione europea.
Apprezziamo molto il vostro sostegno e ve ne siamo molto grati. Vorrei pertanto invitarvi ad estendere gli aiuti e a renderli più flessibili. Si tratta di iniziative note: aiuti ai mezzi di informazione liberi, sostegno alla società civile e alle vittime di repressioni. Gli attuali programmi comunitari sono elaborati per i paesi che sono già sulla strada della democratizzazione e delle riforme, ma non possono funzionare nel caso della Bielorussia. Per dare sostegno alla democrazia in paesi come il mio è ora di creare un Fondo europeo per la democrazia, che disponga di strumenti reali per operare nei confronti di paesi con regimi dittatoriali. L’Europa non deve allargare le braccia dicendo “che si può fare?”, perché può fare molto! Potete aiutarci a rompere il blocco dell’informazione, a infrangere la visione limitata del mondo imposta ai miei connazionali dalla propaganda governativa, a creare uno spazio pubblico propizio a un dibattito civico aperto in cui si incontrino gli autori indipendenti, gli intellettuali e le autorità morali. Tutto questo contribuirà senz’altro ad accelerare lo sviluppo della società civile in Bielorussia.
Il recente messaggio rivolto dall’Europa al popolo bielorusso è stato al contempo una dimostrazione di solidarietà nei nostri confronti e, per il regime attuale, un richiamo alla responsabilità per i crimini compiuti. Cosa ancora più importante, tale messaggio riguarda il ruolo del nostro paese in Europa. Sono profondamente convinto che l’Europa non possa essere completa senza la Bielorussia. Per questo ripetiamo le parole d’ordine dei miei antenati che parteciparono all’insurrezione per la liberazione dalla tirannia: “Per la vostra e la nostra libertà”.
In quanto bielorusso e cittadino di un paese europeo, vi ringrazio con tutto il cuore, anche da parte di tutti coloro che, lo scorso marzo, erano in piazza, e di tutti coloro che sono stati o si trovano attualmente in carcere per aver difeso o perché difendono il diritto fondamentale di vivere in un paese libero. Vi ringrazio per la fiducia nella nostra vittoria. Vi prometto che tale vittoria non tarderà ad arrivare. Il mio paese non è più come una volta, ha meno paura e crede nel cambiamento.
Presto la Bielorussia tornerà nella famiglia europea e sarà nuovamente uno Stato libero e democratico. Le dittature non hanno prospettive storiche e la storia ci insegna che finiscono male per i tiranni. La sola vera scelta a disposizione in una situazione di dittatura è la lotta. Semplicemente perché non c’è altra scelta. Grazie per il sostegno e viva la Bielorussia!
(L’Assemblea, in piedi, applaude lungamente)
Presidente. – Grazie molte, onorevoli parlamentari. Grazie, signor Milinkievitch.
Il Parlamento europeo è orgoglioso di averle assegnato questo premio e non ha dubbi che le parole che ha pronunciato oggi passeranno alla storia.
(Applausi)
(La seduta è sospesa per alcuni minuti, in attesa di riprendere il turno di votazioni)
PRESIDENZA DELL’ON. ONESTA Vicepresidente
13. Ordine del giorno: vedasi processo verbale
Hannes Swoboda (PSE). – (DE) Signor Presidente, la seduta di stamattina è un’altra di quelle che si sono concluse con mezz’ora di anticipo e l’onorevole Kaufmann, che la presiedeva, merita il nostro ringraziamento per essersi gentilmente scusata di ciò con i visitatori che stavano entrando proprio in quel momento.
Chiederei pertanto di accordare al Presidente di turno un po’ più di tempo per parlare se appare comunque evidente che la seduta si avvia a finire prima del previsto. E’ un peccato che i visitatori accedano all’Aula sperando di assistere a un dibattito piuttosto interessante e poi la trovino vuota. Si potrebbe essere un po’ più flessibili a questo proposito e ciò farebbe piacere anche ai deputati.
(Applausi)
Presidente. – Onorevole Swoboda, condivido la sua richiesta di maggiore flessibilità. Sono molto rigido quando abbiamo il tempo contato. Ove possibile, gradirei aumentare il limite di tempo concesso agli interventi. Ciò detto, quando l’ordine del giorno è finito e il tempo concesso ai deputati anche, che possiamo fare?
Richard Corbett (PSE). – (EN) Signor Presidente, posso solo dire al riguardo che lei non solo ha facoltà di consentire agli oratori di parlare più a lungo, ma ha anche quella di dare la parola a oratori supplementari secondo la procedura “catch-the-eye”, cosa perfettamente conforme al Regolamento.
Presidente. – Certo, onorevole Corbett, a patto che gli oratori in questione siano presenti, perché un Presidente non può dare la parola ai deputati assenti!
14. Turno di votazioni (seguito)
Presidente. – Riprendiamo ora il turno di votazioni.
14.1. Nomina del membro bulgaro della Corte dei conti (votazione)
Bruno Gollnisch (NI). – (FR) Signor Presidente, vorrei appellarmi al Regolamento. Sono obbligato a constatare – come ho detto poc’anzi – che la relazione dell’onorevole Pomés Ruiz non è disponibile in francese o, più precisamente, la versione del testo presentata come versione francese contiene la biografia della candidata nonché una risposta a una serie di domande esclusivamente in inglese, cosa che a mio avviso contravviene al nostro Regolamento.
Presidente. – Onorevole Gollnisch, considerato che lei è un accanito sostenitore delle regole, mi appresto a favorirla dandole l’unica informazione affidabile: lei ha perfettamente ragione, dobbiamo disporre delle traduzioni complete di tutti i testi sottoposti al voto. Le cose stanno effettivamente così. Tutti i testi sottoposti a votazione sono disponibili in tutte le lingue. I documenti allegati non sono mai sottoposti a votazione, conformemente al nostro Regolamento, e pertanto non vanno tradotti interamente. Adesso è pienamente informato!
14.2. Nomina del membro rumeno della Corte dei conti (votazione)
14.3. Modalità di partecipazione di Islanda e Norvegia alle attività dell’Agenzia europea per la gestione della cooperazione operativa alle frontiere esterne (votazione)
14.4. Programma d’azione comunitario nel campo della politica dei consumatori (2007-2013) (votazione)
Prima della votazione
Marianne Thyssen (PPE-DE), relatore. – (NL) Signor Presidente, onorevoli colleghi, desidero solo osservare che, dal momento che abbiamo raggiunto in anticipo un accordo con il Consiglio e con la Commissione, possiamo perfezionare la relazione in seconda lettura, cosa che permetterà al programma di azione in esame di entrare in vigore alla data prevista, ovvero il 1° gennaio del prossimo anno.
In secondo luogo, vorrei sottolineare che siamo riusciti a ottenere finalmente un programma distinto per i consumatori, un programma che dispone di un proprio bilancio e che è in grado di evolversi autonomamente, e credo che questa sia una cosa che i consumatori apprezzeranno.
Infine, abbiamo individuato tre nuovi aspetti di cui tenere conto: primo, abbiamo chiesto maggiore attenzione nei confronti dei nuovi Stati membri che non hanno una tradizione così consolidata nel settore della tutela dei consumatori. Secondo, siamo riusciti a puntare i riflettori sui consumatori più anziani, perché in fin dei conti la normativa sui consumatori deve tenere in debito conto gli sviluppi demografici. Terzo, in questo programma d’azione siamo riusciti – e ritengo che ciò abbia particolare importanza – a richiamare un’attenzione particolare sui consumatori meno tutelati che nell’ambito della normativa, sulla quale dobbiamo lavorare sviluppando il concetto di consumatore medio, non possono effettivamente avere voce in capitolo.
Penso che questo sia importante. Non abbiamo potuto dibattere, ma pensavo che sarebbe comunque stato utile condividere queste informazioni e chiarirvi bene questi tre punti importanti. Posso solo raccomandarmi caldamente a voi affinché votiate a favore della posizione comune, perché rispecchia esattamente il nostro accordo, sia in quest’Aula che tra le Istituzioni.
14.5. Prevenzione, controllo ed eradicazione di alcune encefalopatie spongiformi trasmissibili (votazione)
14.6. Trasmissione di dati statistici sugli sbarchi di prodotti della pesca negli Stati membri (votazione)
14.7. Protezione dei minori e della dignità umana in relazione alla competitività dei servizi audiovisivi e d’informazione (votazione)
14.8. Programma Dogana 2013 (votazione)
14.9. Un ambiente privo di supporti cartacei per le dogane e il commercio (votazione)
14.10. Indagini sulla struttura delle aziende agricole (votazione)
14.11. Cooperazione tra gli uffici per il recupero crediti (votazione)
14.12. Spese nel settore veterinario (votazione)
14.13. Protezione delle acque sotterranee dall’inquinamento e dal deterioramento (votazione)
14.14. Strumento per il finanziamento della cooperazione allo sviluppo (votazione)
14.15. Codice doganale comunitario (votazione)
14.16. Circolazione degli alimenti composti per animali (votazione)
14.17. Statistiche comunitarie sulla struttura e sull’attività delle consociate estere (votazione)
14.18. Strumento finanziario europeo per la promozione della democrazia e dei diritti dell’uomo nel mondo (votazione)
Prima della votazione
Hélène Flautre (Verts/ALE), relatore. – (FR) Signor Presidente, vorrei dire in breve che spero che siamo sul punto di adottare a larga maggioranza questo strumento europeo per la promozione della democrazia e dei diritti umani, perché è il solo strumento che ci permetta di sostenere i progetti per promuovere la democrazia nei paesi terzi senza l’avallo dei governi e dunque è il solo strumento che consenta di rispondere alle domande che ci ha appena posto il signor Milinkievitch. Come possiamo sostenere media liberi e la società civile indipendente, come possiamo difendere e tutelare i difensori dei diritti umani nei paesi terzi senza l’avallo dei governi? La risposta è in questo strumento.
(Applausi)
Edward McMillan-Scott (PPE-DE), relatore. – (EN) Signor Presidente, vorrei solo informare il Parlamento che non solo abbiamo realizzato, contro la volontà originaria del Consiglio e della Commissione, uno strumento indipendente per promuovere la democrazia e i diritti umani quale successore dell’iniziativa europea, ma siamo anche riusciti a conseguire tutti gli obiettivi fissati dal Parlamento.
Rispondendo a quanto ha detto il signor Milinkievitch questa mattina, è vero che adesso questo strumento può avere la capacità di essere operativo nell’ambito del suo paese senza il consenso del paese stesso, come dice l’onorevole Flautre. Inoltre, quest’anno ho visitato alcuni di quelli che chiamiamo “paesi difficili” – Cina, Cuba, persino la Russia di oggi, parte del mondo arabo – dove la democrazia sta facendo retromarcia.
Vorrei citare la lettera che il Commissario Ferrero-Waldner ha inviato venerdì scorso ai relatori e all’onorevole Brok, presidente della commissione per gli affari esteri: “Questa disposizione può anche includere la collaborazione con partner politici democratici di paesi terzi, ammesso che venga rispettato il principio dell’imparzialità nei confronti di tali partner. D’altronde, il finanziamento dei partiti politici resta, in quanto tale, escluso dalla portata del progetto di regolamento”.
Perciò, signor Presidente, questo fa parte del processo di politica morale di cui ha parlato Milinkievitch, ma ne costituisce solo una parte. Dobbiamo fare molto di più e non lasciare questo campo agli americani.
(Applausi)
Presidente. – Se non mi sbaglio, lei propone dunque un emendamento orale all’emendamento n. 147.
Hélène Flautre (Verts/ALE), relatore. – (FR) Signor Presidente, effettivamente lei non si sbaglia. Si tratta di un emendamento orale all’emendamento n. 147 inteso, per restare esattamente nei termini negoziati col Consiglio, a sostituire la frase
“compresi i diritti dei migranti, dei richiedenti asilo e degli sfollati interni” con “compresi il godimento dei diritti umani da parte dei migranti, i diritti dei richiedenti asilo e degli sfollati interni”.
(L’emendamento orale è accolto)
14.19. Prevenzione degli incidenti e promozione della sicurezza (votazione)
Prima della votazione
Kathy Sinnott (IND/DEM), relatore. – (EN) Signor Presidente, sarò breve. Vorrei ringraziare i relatori ombra e il segretariato, e dire che la sicurezza è una cosa che ci riguarda tutti. Un attimo può cambiare le nostre vite e la sfida consiste nel salvare vite e tutelare la salute.
14.20. Strumento finanziario di cooperazione con i paesi e territori industrializzati e con gli altri paesi e territori ad alto reddito (votazione)
Presidente. – Con questo si conclude il turno di votazioni.
David Martin (PSE), per iscritto. – (EN) Ho votato a favore della nomina della signora Meglena Kuneva, il Commissario bulgaro designato. Tuttavia, se non ho problemi per quanto riguarda la persona in sé o la nomina di un Commissario bulgaro, nutro seri dubbi che ci sia lavoro a sufficienza per 27 commissari. Non vedo l’ora che si apporti al Trattato una modifica che riduca significativamente il loro numero.
Alyn Smith (Verts/ALE), per iscritto. – (EN) Signor Presidente, il mio partito è entusiasta di proseguire l’allargamento dell’Unione e non vediamo l’ora che i nostri colleghi bulgari e romeni si uniscano a noi. Abbiamo seguito con molta attenzione il processo di conferma dei nostri due nuovi Commissari e ci fa piacere che entrambi siano un gradito acquisto per il Collegio. Sono lieto di appoggiare oggi la nomina della signora Kuneva.
David Martin (PSE), per iscritto. – (EN) Ho votato a favore della nomina del signor Leonard Orban quale Commissario romeno. Tuttavia, mi rincresce molto che il Trattato di Nizza ci obblighi ad avere un Commissario per ogni Stato membro. Il fatto è che non penso ci siano mansioni serie a sufficienza per 27 commissari e non vedo l’ora che si riformi il Trattato sulla falsariga del progetto di Costituzione in modo da ridurre significativamente il loro numero.
Alyn Smith (Verts/ALE), per iscritto. – (EN) Signor Presidente, il mio partito è entusiasta di proseguire l’allargamento dell’Unione e non vediamo l’ora che i nostri colleghi bulgari e romeni si uniscano a noi. Abbiamo seguito con molta attenzione il processo di conferma dei nostri due nuovi Commissari e ci fa piacere che entrambi siano un gradito acquisto per il Collegio. Sono lieto di appoggiare oggi la nomina del signor Orban.
David Martin (PSE), per iscritto. – (EN) Approvo la nomina di un membro bulgaro della Corte dei conti e sono lieto che ciò, in considerazione di altre difficoltà, non abbia provocato controversie.
David Martin (PSE), per iscritto. – (EN) Ho votato a favore della nomina del signor Ispir, nonostante le accuse di corruzione che lo coinvolgono mosse dai media romeni. La commissione per il controllo dei bilanci non ha trovato prove a sostegno di queste accuse nelle relative indagini conoscitive. Il signor Ispir ha inoltre negato qualsiasi atto illecito. In base alle prove a disposizione, le accuse nei suoi confronti sembrano originate da motivi politici. Tuttavia, nel caso in cui emergesse una prova della sua colpa, mi aspetterei che il signor Ispir si dimettesse dalla Corte.
Andreas Mölzer (NI). – (DE) Signor Presidente, se si vuole porre uno stop agli scandali della carne e all’impiego subdolo dell’ingegneria genetica, occorre dire ai consumatori le cose come stanno, senza tralasciare niente, ma non è accettabile che le rigide norme alimentari che imponiamo ai nostri stessi agricoltori e produttori vengano poi regolarmente aggirate dalle importazioni provenienti da paesi terzi. Questa situazione, a mio avviso, è ingiusta nei confronti dei nostri agricoltori, controproducente per quanto riguarda la tutela dei consumatori e va pertanto rimossa immediatamente. Per questo motivo ho votato contro la relazione Thyssen.
Hélène Goudin e Nils Lundgren (IND/DEM), per iscritto. – (SV) La Lista di giugno ritiene cruciale l’esistenza di una tutela adeguata dei consumatori nell’Unione. Tuttavia, il finanziamento delle misure necessarie è principalmente una questione a carattere nazionale. Perciò non riteniamo che ci sia alcuna giustificazione per stanziare per questa voce di bilancio 156,8 milioni di euro, come prevede questo programma in materia di politica dei consumatori.
Siamo inoltre assolutamente contrari alla proposta di sostenere finanziariamente lo sviluppo di corsi di laurea in discipline legate alla tutela dei consumatori nel quadro di un controllo integrato europeo. Ovviamente non spetta alle Istituzioni comunitarie determinare il tipo di corsi d’istruzione da istituire negli Stati membri, né il loro finanziamento. Pertanto abbiamo dovuto votare contro la relazione.
Mary Lou McDonald (GUE/NGL), per iscritto. – (EN) I consumatori irlandesi conoscono fin troppo bene la realtà costituita dall’Irlanda che ti spenna. I prezzi in vertiginosa ascesa di servizi fondamentali come il gas e l’elettricità, o le tariffe scandalose della telefonia mobile e del roaming continuano a colpire duramente i consumatori irlandesi. Ovviamente coloro che vivono in povertà o rischiano di finirci sono quelli colpiti più duramente.
Per contrastare questa situazione inaccettabile, il governo deve intervenire con una regolamentazione più energica e finanziando le agenzie che si occupano della tutela dei consumatori.
In tale contesto approvo la relazione odierna dell’onorevole Marianne Thyssen. Lo scopo del testo è avviare un programma d’azione nel campo della tutela dei consumatori per gli anni dal 2007 al 2013. Il programma mira a integrare, sostenere e controllare le politiche degli Stati membri e contribuire a tutelare la salute, la sicurezza e gli interessi economici e giuridici dei consumatori. Il programma tenterebbe inoltre di promuovere il diritto dei consumatori all’informazione, all’istruzione e alla loro organizzazione per tutelare i loro interessi.
Secondo il Sinn Féin, il governo irlandese dev’essere in prima linea nel consolidamento dei diritti e delle tutele dei consumatori. Tuttavia, c’è chiaramente un ruolo da svolgere per l’Unione, ovvero assistere le agenzie degli Stati membri nella condivisione di modelli di migliori prassi e nell’assicurare un livello di coerenza in tutta l’Unione.
Bernadette Vergnaud (PSE), per iscritto. – (FR) Il programma d’azione comunitaria in materia di tutela dei consumatori per il periodo 2007-2013 è inteso a completare, sostenere e seguire le politiche degli Stati membri.
Contribuirà a tutelare la salute, la sicurezza e gli interessi economici e giuridici dei consumatori, nonché a promuoverne i diritti di informazione, istruzione e organizzazione al fine di tutelare i loro interessi. Le azioni del programma contribuiranno a garantire un livello di tutela elevato e l’efficace applicazione delle norme in materia di tutela dei consumatori.
Mi compiaccio che questo programma sia stato diviso in due parti, distinguendo pertanto la salute dalla tutela dei consumatori.
Benché mi dispiaccia che la Commissione abbia ridotto la dotazione finanziaria da 233,46 milioni di euro – in prima lettura – a 156,8 milioni di euro e che il numero di azioni in materia di politica dei consumatori sia stato rivisto e ridotto da 20 a 11, ho votato a favore della relazione dell’onorevole Thyssen affinché le organizzazioni di consumatori possano trarre beneficio da questo programma nell’interesse dei nostri concittadini europei.
Carlos Coelho (PPE-DE), per iscritto. – (PT) Questo regolamento descrive dettagliatamente come affrontare e combattere malattie come la BSE e la scrapie che colpiscono i ruminanti in genere.
In primo luogo, il numero delle categorie che rischiano di contrarre la BSE viene ridotto da cinque a tre, conformemente alle raccomandazioni dell’Organizzazione mondiale per la salute animale.
Il regolamento proibisce l’impiego di proteine animali nell’alimentazione dei ruminanti, ma stabilisce la quantità sotto la quale l’aggiunta di tali proteine è considerata insignificante.
La relazione chiede inoltre di rivedere le norme sull’utilizzo della carne trattata meccanicamente per il consumo umano e fissa nuove regole per una migliore informazione dei consumatori.
Per evitare operazioni di abbattimenti massicci e indiscriminati, nonché i danni per il produttore che ne conseguono, la relazione definisce anche il trattamento degli animali fino alla fine della loro vita produttiva, trattamento che ovviamente sarà monitorato con molta attenzione, dal momento che non esistono dati scientifici che confermino che la BSE si trasmette attraverso il latte o dal bestiame alla sua prole.
I programmi di prevenzione delle encefalopatie spongiformi trasmissibili saranno attuati su base volontaria e i loro risultati scientifici verranno valutati regolarmente.
Pertanto i deputati socialdemocratici portoghesi al Parlamento europeo appoggiano la relazione Roth-Behrendt.
Duarte Freitas (PPE-DE), per iscritto. – (PT) Questa proposta, sottoposta alla seconda lettura, differisce dalla normativa in vigore in tre aspetti fondamentali.
Uno dei fini della proposta è far sì che i dati vengano presentati annualmente e non più su base mensile. Secondo studi recenti, i dati mensili trasmessi entro sei mesi dall’evento sono di scarsa utilità per la gestione quotidiana del mercato, mentre i dati annuali possono essere utilizzati per le indagini di mercato a medio o a lungo termine e possono contribuire a ridurre il carico di lavoro delle autorità nazionali relativamente alla trasmissione dei dati.
Secondo la proposta, i dati vanno trasmessi in funzione della bandiera (o della nazionalità) delle navi che hanno effettuato gli sbarchi. Questo requisito, contrariamente alla presentazione attuale dei dati da parte dei grandi gruppi dell’Unione, dell’EFTA e altre navi, permetterà analisi più dettagliate dei dati, senza però comportare un incremento significativo del carico di lavoro per le autorità nazionali che già li rilevano con questo livello di dettaglio.
Infine, questa proposta di regolamento prevede un approccio più flessibile, consentendo l’impiego di tecniche di campionamento per la stima del totale degli sbarchi. Le autorità nazionali potranno avvalersi, in misura adeguata, di tecniche di campionamento per la raccolta dei dati, a patto che queste tecniche giustifichino il loro impiego e analizzino la qualità dei dati che ne risultano in una relazione metodologica...
(Testo abbreviato conformemente all’articolo 163, paragrafo 1, del Regolamento)
Luís Queiró (PPE-DE), per iscritto. – (PT) Le nuove tecnologie dell’informazione e della comunicazione hanno sollevato questioni pertinenti in merito alla tutela dei minori e della dignità umana in considerazione dei tanti contenuti illeciti, nocivi e indesiderabili che si possono facilmente trovare su Internet. Sembra che ci sia l’intenzione di varare un regolamento a questo proposito, un’intenzione che ha incontrato problemi di carattere tecnico e giuridico.
E’ indubbiamente necessario adottare misure per tutelare i minori e la dignità umana. Bisogna quindi conoscere maggiormente e valutare queste nuove tecnologie, senza minimizzare i progressi che hanno prodotto nelle nostre società, con conseguenze per lo più positive per la qualità della vita sia nei settori più poveri che in quelli più ricchi. L’accesso universale all’informazione permette ai più poveri di trovare più rapidamente soluzioni ai problemi quotidiani.
Pertanto, per quanto riguarda la tutela dei minori, le raccomandazioni qui proposte costituiscono criteri più che sensati che dobbiamo diffondere nelle nostre società mediante la sensibilizzazione dei genitori e degli insegnanti e assicurando lo scambio di esperienze fra gli enti regolatori in merito alla classificazione dei contenuti audiovisivi. I bambini sono consumatori fin dalla più tenera età e giungono in fretta a servirsi di queste tecnologie.
David Martin (PSE), per iscritto. – (EN) Approvo la relazione, che ha l’obiettivo di attuare sistemi doganali automatizzati e procedure e servizi coordinati nell’ambito tanto dell’attuale quanto del futuro codice doganale aggiornato. L’obiettivo principale della decisione è stabilire le iniziative che devono essere attuate per conseguire l’obiettivo di un ambiente semplificato e privo di supporti cartacei per le dogane e il commercio. Ciò è lodevolissimo, ma spero che non si riveli una pia illusione.
Hélène Goudin e Nils Lundgren (IND/DEM), per iscritto. – (SV) La Lista di giugno è favorevole alla cooperazione transfrontaliera di polizia. E’ necessario far fronte alla criminalità internazionale di oggi, ma questo è stato fatto con successo per decenni dall’organo di polizia internazionale Interpol. La Lista di giugno è molto scettica per quanto riguarda l’adozione di misure a livello sopranazionale per la lotta al crimine. Siamo a favore della cooperazione intergovernativa e contrari alla normativa comune. La Commissione raccomanda di istituire negli Stati membri gli Uffici per il recupero dei beni, Uffici direttamente soggetti alla legislazione e all’amministrazione comunitaria. Questo significa un’ulteriore ingerenza nei sistemi giudiziari nazionali degli Stati membri e un indebolimento dell’apprezzata posizione dell’Interpol.
Pertanto la Lista di giugno voterà contro la relazione nel suo complesso.
Hélène Goudin e Nils Lundgren (IND/DEM), per iscritto. – (SV) La Lista di giugno ritiene che il campo delle malattie degli animali a livello transfrontaliero sia importante per la cooperazione in ambito comunitario, ma di norma non spetta all’Unione finanziare la lotta contro queste malattie.
Desideriamo fare presente che, in ultima analisi, è una responsabilità degli Stati membri, sia finanziariamente che per quanto riguarda le misure adottate, combattere le malattie animali e le zoonosi nei rispettivi territori.
Pertanto disapproviamo, in particolare, l’emendamento n. 6, presentato dalla commissione per l’agricoltura e lo sviluppo rurale del Parlamento, in base al quale ciascuno Stato membro avrebbe la possibilità, in funzione della propria situazione particolare, di presentare programmi nazionali che saranno finanziati dall’Unione.
Voteremo contro la relazione nel suo complesso, perché si basa sull’incremento delle responsabilità finanziarie dell’Unione nella lotta alle malattie animali. I fondi comunitari non sono una cornucopia che può finanziare costantemente misure in ambito agricolo. La Svezia, per esempio, ha condotto una lotta lunga e coronata dal successo contro la salmonella all’interno dei propri confini, dimostrando che gli Stati membri stessi possono impegnarsi in queste battaglie senza avere bisogno di finanziamenti da parte dell’Unione.
Andreas Mölzer (NI). – (DE) Signor Presidente, la natura ha una buona memoria e così, per esempio, grazie al programma comunitario “Acque sotterranee 2010”, in Austria si provvederà faticosamente a depurare le acque sotterranee dall’inquinamento del XX secolo. La quantità di nitrati che vi ha infiltrato l’agricoltura causa grossi problemi in alcune regioni, in quanto rende difficile il mantenimento delle condizioni chimiche prescritte. Ciò sottolinea una volta di più l’importanza di gestioni biologicamente ed ecologicamente assennate che, se impiegate correttamente, possono fornire un contributo fondamentale. Perciò ritengo che sia importante fare molto di più per promuoverne l’applicazione e, pertanto, ho votato a favore della relazione Klaß.
Richard Seeber (PPE-DE). – (DE) Signor Presidente, anch’io ho votato a favore del compromesso, benché sia del parere che sarebbe stato auspicabile, considerata l’estrema importanza delle acque sotterranee come fonte principale di alimentazione, avere una normativa unica europea da applicare a tutte le sostanze nocive. Teniamo inoltre ben presente che qui sono in gioco la nostra salute e quella dei nostri figli. Poiché i risparmi nel breve termine si riveleranno un problema non solo per lo Stato, ma anche per i sistemi sanitari, invito tutti gli Stati membri ad applicare rigorosamente tutte le norme e contemporaneamente a collaborare alla realizzazione di un altro pacchetto di misure con valori limite ambiziosi.
Ian Hudghton (Verts/ALE), per iscritto. – (EN) Le acque sotterranee costituiscono un bene naturale prezioso e vanno protette ovunque sia possibile. Inoltre bonificare è estremamente difficile, anche dopo che è stata rimossa la fonte delle sostanze inquinanti.
Appoggio in linea di massima le intenzioni della nuova direttiva, che contribuirebbe a salvaguardare la reputazione della Scozia come paese dotato di un ambiente pulito e intatto.
Tuttavia dev’esserci un equilibrio, in modo da evitare che qualsiasi nuova direttiva approvata intralci inutilmente i coltivatori e l’attività agricola. Per esempio, nel 2003, i coltivatori scozzesi hanno dovuto sopportare oneri sulle acque sotterranee e quelli inglesi no.
Finché questa proposta non origina altra burocrazia o pretese inattuabili nei confronti di chi lavora nel campo delle acque sotterranee, penso che questa direttiva sia valida.
David Martin (PSE), per iscritto. – (EN) Ho votato a favore della relazione Klaß sulla protezione delle acque sotterranee dall’inquinamento. Penso che ora la relazione sia molto più valida rispetto alla proposta originaria della Commissione. Adesso disporremo di norme più rigorose per prevenire o limitare le immissioni di sostanze pericolose nelle acque sotterranee, con la prospettiva di contare su misure ancor più rigorose a livello nazionale. Per quanto riguarda i nitrati, adesso le disposizioni sono coerenti con la direttiva quadro in materia di acque.
Peter Skinner (PSE), per iscritto. – (EN) Poiché il sudest dell’Inghilterra ha patito moltissimo per via delle ordinanze antisiccità che hanno influito sull’utilizzo dell’acqua da parte dei consumatori, questa direttiva è estremamente importante. Nel sudest dell’Inghilterra circa il 70 per cento dell’acqua proviene da risorse idriche sotterranee. Pertanto proteggere questa risorsa è essenziale sia per consentire il recupero del rendimento di tali risorse che per tenere il più lontano possibile i nitrati e altre sostanze chimiche dall’acqua potabile nel Regno Unito.
Il Parlamento si è fermamente attenuto alla propria opinione in base a cui i governi degli Stati membri devono fare molto di più per prevenire questo tipo d’inquinamento, come per esempio quello da arsenico, da pesticidi e da cianuro. La strategia del Parlamento di “irrobustire” la normativa in questo campo è vista con molto favore.
Bart Staes (Verts/ALE), per iscritto. – (NL) L’acqua è la base di tutta la vita e, in questo senso, una questione di vita o di morte. Secondo l’Agenzia ambientale europea la situazione è grave: l’87 per cento delle acque sotterranee nelle aree agricole non soddisfa gli standard comunitari in merito alla presenza di nitrati e la maggior parte degli Stati membri ha presentato relazioni sui rischi di contaminazione da pesticidi. Pertanto è di vitale importanza varare una nuova e rigorosa direttiva in materia di acque sotterranee.
Il testo approvato dal comitato di conciliazione merita il nostro appoggio. Questo Parlamento è riuscito a rendere giuridicamente vincolante il concetto di “protezione contro il deterioramento qualitativo”. Sono stati inoltre compiuti passi per garantire che le misure per conseguire lo standard qualitativo per i nitrati si rifacciano alla direttiva quadro in materia di acque. Sono state effettuate richieste più energiche nei confronti di Stati membri e regioni affinché prevengano e riducano l’introduzione di sostanze nocive nelle acque sotterranee. Si vuole ora che “prendano” tutte le misure necessarie e non solo che “si sforzino” di farlo. Il risultato in sede di prima lettura è stato, da un punto di vista ambientale, enormemente deludente e anche la posizione comune del Consiglio si è rivelata un disastro completo. Ora le cose sono tornate a posto con la seconda lettura in quest’Aula e con la susseguente procedura di conciliazione. Dal momento che dovremmo essere soddisfatti dell’esito, ho appoggiato l’accordo che è stato raggiunto.
Vytautas Landsbergis (PPE-DE). – (EN) Signor Presidente, nel corso di tutti i dibattiti che riguardano gli aborti procurati a danno di chi potrebbe vivere, un momento alquanto personale viene ridotto a una formula apparentemente asettica: igiene riproduttiva, un termine onnicomprensivo e in un certo senso disorientante. Pertanto dobbiamo parlare apertamente della salute non riproduttiva e preoccuparci di come limitare o ridurre le nascite all’interno della società europea senza causare danni fisici alle donne.
Tali danni sono estremamente deplorevoli, ma sarebbe ora che ci si rendesse conto che il problema è più ampio, perché questi danni includono aspetti sociali e psicologici e hanno a che fare anche con l’insensibilità e con l’aumento della crudeltà delle nostre società, che si stanno trasformando, sul piano demografico, in società suicide.
Questi sono i motivi per cui ho votato le soppressioni proposte dall’onorevole Mitchell.
Sérgio Marques (PPE-DE), per iscritto. – (PT) La proposta iniziale di regolamento che istituisce uno strumento per finanziare la cooperazione allo sviluppo, presentata dalla Commissione, era inaccettabile per il Parlamento perché ne metteva in forse il potere codecisionale e gli stessi principi di politica dello sviluppo.
Tuttavia, in seguito agli emendamenti introdotti dal Parlamento, sono favorevole al testo definitivo del regolamento, che prevede una legislazione limitata nel tempo (2013) e una revisione intermedia (2009), la creazione di uno strumento specifico per la politica dello sviluppo – lo strumento per il finanziamento della cooperazione allo sviluppo (CAS) – distinto dalla politica di cooperazione con i paesi industrializzati, una base giuridica unica e la formulazione di disposizioni finanziarie più dettagliate. Difende anche il diritto del Parlamento di definire una politica di sviluppo nell’ambito della procedura di codecisione.
David Martin (PSE), per iscritto. – (EN) Lo strumento per la cooperazione allo sviluppo garantisce oltre 16 miliardi di euro di finanziamenti allo sviluppo nelle prossime prospettive finanziarie. Tale strumento consta di due parti principali: quella geografica e quella tematica. Il finanziamento geografico garantisce i fondi che verranno negoziati tra la Commissione e i paesi partner mediante i documenti di strategia nazionale (CSP), ovvero quasi 11 miliardi di euro. Apprezzo che il Parlamento abbia insistito durante i negoziati sulla necessità che la Commissione dia priorità ai servizi sociali, in particolare sanità e istruzione, nella stesura dei CSP. Inoltre il Parlamento ha ottenuto dalla Commissione l’impegno di impiegare il 20 per cento del finanziamento dei programmi geografici per la sanità di base e l’istruzione elementare e secondaria, una priorità importante e di vecchia data del gruppo socialista.
Luís Queiró (PPE-DE), per iscritto. – (PT) Per la politica estera dell’Unione promuovere lo sviluppo è, mutatis mutandis, importante quanto promuovere i diritti umani e la democrazia.
Ogni volta che, nel quadro della cooperazione esterna, l’Unione alimenta la crescita e lo sviluppo di paesi terzi, lo fa per promuovere un mondo migliore e anche – bisogna riconoscerlo – i propri interessi, ma ciò non diminuisce minimamente le virtù del gesto. Tutto il contrario, anzi.
Nel campo dell’immigrazione clandestina, per esempio, occorre sottolineare che questa politica è una delle armi più potenti a nostra disposizione, soprattutto se la usiamo di concerto con nostri vicini.
Quanto allo sviluppo, si tratta, come la democrazia e i diritti umani, di un bene universale.
Konrad Szymański (UEN), per iscritto. – (EN) La parte del mondo in cui viviamo, che gode del privilegio di vivere nell’abbondanza, ha una grande responsabilità nei confronti di coloro che soffrono la fame e il cui futuro è incerto.
Credo che possiamo parlare all’unisono, conformemente alle nostre responsabilità umanitarie. Uniti in questa nobile causa, possiamo cambiare molte cose.
Ecco perché sono contrario ai paragrafi che introducono i cosiddetti “diritti riproduttivi e sessuali” che cercano solo di ottenere il nostro sostegno a favore dell’aborto. Quest’argomento non si trovava nella proposta originaria della Commissione. E’ comparso in Parlamento. E’ un messaggio del tutto inopportuno per gli europei che non condividono l’aborto e non vogliono pagare queste pratiche nascoste nel documento sotto il termine tecnico “diritto riproduttivo”.
Vogliamo proprio mandarlo questo messaggio? Non possiamo mancare di rispetto alle credenze dei cattolici solo perché oggi sono in minoranza. Il nostro messaggio nei loro confronti è chiaro: dice che l’Europa non è più una loro responsabilità!
In conclusione, il documento indebolisce la nostra lotta alla povertà e indebolisce l’integrazione europea.
Pertanto ho invitato a sostenere gli emendamenti nn. 1, 2 e 3, in assenza dei quali non potrei votare a favore della relazione.
Georgios Toussas (GUE/NGL), per iscritto. – (EL) Il gruppo del partito comunista greco al Parlamento europeo ha votato contro la relazione sulla proposta di regolamento della Commissione su un “Codice doganale aggiornato”, perché spiana la strada all’invasione delle grandi imprese monopolistiche – in particolare quelle del settore logistico – nell’ambito delle procedure doganali. Istituire un “operatore economico autorizzato” unitamente con la sostituzione dell’articolo 5 del regolamento n. 2193/92, che riguarda gli operatori doganali, causerà, in Grecia e in vari Stati membri dell’Unione, la perdita del posto di lavoro per tutti i broker doganali, che verranno sostituiti da imprese monopolistiche a spese della sicurezza delle procedure doganali.
Il nuovo Codice doganale si conforma al quadro della strategia di Lisbona, che mira ad accrescere la prosperità dei capitalisti. Questa politica, oltre a distruggere il lavoro, il salario, la sicurezza e i diritti sociali dei lavoratori – che è il suo obiettivo primario –, avrà conseguenze devastanti sui lavoratori autonomi e sulle piccole e medie imprese.
Questa politica reazionaria dell’Unione è rivolta contro tutta la classe proletaria.
Pertanto è assolutamente indispensabile formare un’alleanza tra le piccole e medie imprese e la classe lavoratrice, un’alleanza popolare che metterà fine alle aspirazioni dei monopoli e dell’imperialismo, rivendicando il proprio potere e aprendo la strada alla prosperità sociale.
Diamanto Manolakou (GUE/NGL), per iscritto. – (EL) E’ un diritto e un dovere degli agricoltori e dei consumatori badare alla propria salute e alla propria sicurezza, nonché conoscere la composizione di ogni prodotto, compresi i mangimi per animali. Pertanto, approviamo gli emendamenti e la proposta di emendamento riguardante la direttiva sulla circolazione degli alimenti composti per animali.
Tuttavia, alcune aziende, col pretesto che gli “interessi finanziari dei produttori verranno gravemente danneggiati” e che la proprietà intellettuale non sarebbe salvaguardata, si sono appellate alla Corte di giustizia per sottrarsi all’obbligo di informare i consumatori sulla composizione degli alimenti per animali, obbligo che darebbe agli agricoltori e ai consumatori non solo il diritto di scegliere, ma anche di tutelare la propria salute.
Allo stesso tempo, ogni produttore sarebbe soggetto a controlli tali da stabilire se il prodotto che vende corrisponde agli ingredienti stampati sull’etichetta e ai regolamenti sulla tutela della salute pubblica.
Tuttavia non dobbiamo farci ingannare dall’idea che barriere giuridiche o di altro tipo possano impedire alle imprese monopolistiche nel settore dei mangimi per animali di agire senza scrupoli, dal momento che queste aziende sono responsabili degli scandali della diossina e dell’encefalopatia spongiforme bovina. Per queste imprese la priorità numero uno è il profitto e non la tutela della salute pubblica. Inoltre, finché mancano adeguati organi statali di controllo e la responsabilità del controllo è in mano a privati, dobbiamo preoccuparci particolarmente per la tutela della salute pubblica e per la sicurezza della catena alimentare.
Mairead McGuinness (PPE-DE), per iscritto. – (EN) Ho appoggiato la relazione affinché si possa rapidamente apportare una correzione alla direttiva 2002/2/CE, sopprimendo l’obbligo per i produttori di alimenti di informare i clienti che ne facciano richiesta dell’esatta composizione dei mangimi composti, in linea con la sentenza della Corte di giustizia delle Comunità europee.
La Corte di giustizia ha stabilito che questa disposizione aveva ben poco a che fare con l’esigenza di una maggiore tutela sanitaria per giustificare il suo grave impatto sugli interessi dei produttori.
Tuttavia, sono preoccupata e rammaricata perché i servizi giuridici delle Istituzioni hanno impedito ai deputati eletti al Parlamento europeo di presentare altri emendamenti di vasta portata a questa legge controversa.
L’intenzione era quella di emendare le norme che attualmente richiedono l’indicazione della percentuale, rispetto al peso, di tutte le materie prime dei mangimi che compongono un alimento.
Il fatto di rendere note le percentuali esatte relative agli alimenti per animali va al di là delle corrispondenti disposizioni applicabili agli alimenti destinati al consumo umano.
Nella maggior parte dei casi, elencare gli ingredienti secondo il peso è sufficiente per tutelare gli interessi dei coltivatori e dei consumatori, nonché le formule dei produttori. Mi aspetto che la Commissione recepisca queste preoccupazioni nella revisione della normativa in materia di alimenti prevista per l’anno prossimo.
Neil Parish (PPE-DE), per iscritto. – (EN) I deputati conservatori al Parlamento hanno appoggiato la relazione per agevolare una rapida correzione della direttiva 2002/2/CE sopprimendo, in linea con la sentenza della Corte di giustizia, l’obbligo per i produttori di alimenti di informare i clienti, che ne facciano richiesta, dell’esatta composizione dei mangimi composti. La Corte di giustizia ha stabilito che questa disposizione aveva ben poco a che fare con l’esigenza di una maggiore tutela sanitaria per giustificare il suo grave impatto sugli interessi dei produttori.
Tuttavia, esprimiamo il nostro disappunto perché i servizi giuridici delle Istituzioni hanno impedito ai deputati eletti al Parlamento europeo di presentare altri emendamenti di vasta portata a questa legge controversa. La nostra intenzione era quella di emendare anche le norme che attualmente richiedono l’indicazione della percentuale, rispetto al peso, di tutte le materie prime dei mangimi che compongono un alimento. Non riteniamo che ci sia bisogno di rendere note le percentuali esatte e facciamo presente che questo va al di là delle corrispondenti disposizioni applicabili agli alimenti destinati al consumo umano. Nella maggior parte dei casi, elencare gli ingredienti secondo il peso è sufficiente per tutelare sia gli interessi dei coltivatori che i segreti di fabbricazione dei produttori. Ci aspettiamo che la Commissione recepisca le nostre preoccupazioni nella revisione della normativa in materia di alimenti prevista per l’anno prossimo.
Marco Cappato (ALDE), per iscritto. – Sostengo il rapporto dei colleghi McMillan-Scott e Flautre sullo Strumento europeo per la promozione della Democrazia ed i diritti umani, perché la democrazia è un diritto fondamentale universale, ed in quanto tale deve essere promosso dalle istituzioni transnazionali.
I radicali in questo Parlamento si sono battuti per anni per il rispetto delle “clausole democratiche” contenute in molti accordi tra UE e paesi autoritari come il Laos, il Vietnam, l’Uzbekistan. Quegli accordi vanno applicati alla lettera, ma la promozione del diritto alla democrazia non può essere un mero sottoprodotto delle politiche di cooperazione, di commercio internazionale o di aiuto umanitario. Bisogna agire e costruire un’autentica politica europea della democrazia nel mondo, perché il diritto alla democrazia non può fermarsi al “vicinato” dell’Europa.
In tutto il mondo bisogna riuscire a costruire un’alleanza tra l’Europa e le forze pro-democratiche: era l’obiettivo dei relatori. La capacità di azione dell’UE nel futuro ci dirà se questo obiettivo è stato raggiunto, oppure se sarà necessario ricorrere a nuovi strumenti più flessibili e più efficaci.
Kartika Tamara Liotard e Erik Meijer (GUE/NGL), per iscritto. – (NL) I socialisti possono rifarsi ad una lunga tradizione di solidarietà internazionale. Si battono per i diritti umani, la pace, la democrazia, la sicurezza sociale, per un’equa ripartizione, per i servizi pubblici e per un ambiente pulito non solo per la gente delle proprie città, regioni o paesi, ma anche per la popolazione dei paesi vicini e di altre parti del mondo.
I diritti umani per gli altri sono più importanti dei benefici economici che ricaviamo noi stessi dalle importazioni a basso costo dai paesi in cui i diritti umani vengono calpestati. E’ questa convinzione che ci indusse a sostenere le campagne di boicottaggio contro i regimi dittatoriali minoritari del Sudafrica, dell’ex Rhodesia, delle ex colonie portoghesi e del Cile di Pinochet. Unendo le nostre forze con i movimenti di opposizione di quei paesi abbiamo contribuito a propiziare grandi cambiamenti.
Ecco perché noi, rappresentanti del partito socialista olandese, appoggiamo la relazione Flautre/McMillan-Scott sui diritti umani nei trattati internazionali e nei rapporti con gli Stati totalitari. Siamo consapevoli che si può fare un uso distorto della relazione per provvedimenti nei confronti del Venezuela o di altri Stati i cui popoli hanno optato per scelte radicali verso l’uguaglianza degli uomini, e forse si può anche utilizzarla come giustificazione per interventi militari accampando ragioni umanitarie. Ci dispiace che il timore di questi abusi sembri avere spinto alcuni deputati del nostro gruppo confederale della Sinistra unitaria europea/Sinistra verde nordica a optare per il principio di non-intervento e, pertanto, benché involontariamente, a chiudere un occhio su dittature inaccettabili.
Luís Queiró (PPE-DE), per iscritto. – (PT) Il fatto che l’Unione leghi esplicitamente la sua politica estera alla promozione dei diritti umani e della democrazia è da sottolineare e da elogiare. Tuttavia, in Parlamento e in altre Istituzioni comunitarie non tutti saranno dello stesso parere nello stabilire quali siano i diritti umani che sono stati violati e dove ci sia democrazia e dove no. Forse sarebbe stato meglio ignorare tale questione al momento, anche se in tal caso avremmo solo nascosto la situazione anziché affrontarla.
Ciò detto, va messo in luce il primo dei punti menzionati. L’espansione della democrazia e della tutela dei diritti umani è intrinsecamente una buona cosa che reca benefici ai popoli dei paesi in cui non c’è democrazia né rispetto per i diritti umani e li reca anche ai popoli dei paesi vicini (ragion per cui è tanto importante promuovere tali valori presso gli Stati che sono nostri confinanti) e del mondo in generale.
Per questi motivi, seppure con le riserve che ho menzionato, appoggio la relazione in esame.
Georgios Toussas (GUE/NGL), per iscritto. – (EL) Lo “strumento finanziario per la promozione della democrazia e dei diritti umani nel mondo” è una palese ammissione del fatto che, nel nome della “democrazia e dei diritti umani”, stiamo sancendo il diritto dell’Unione a effettuare interventi imperialisti a spese delle nazioni in tutto il mondo.
Il testo della Commissione si muove in una direzione ancora più inaccettabile e reattiva, affermando che ci si avvarrà di tale diritto “senza il consenso del governo del paese ospitante” per assegnare montagne di soldi alla longa manus della politica imperialista comunitaria, a varie organizzazioni non governative e, oltretutto, a organizzazioni che non sono ufficialmente registrate nel loro paese, ovvero organizzazioni illegali. La relazione prevede che si istituisca una forza lavoro produttiva per le organizzazioni indipendenti della società civile, ovvero che si formino agenti segreti. I suoi obiettivi includono il rafforzamento del Tribunale penale internazionale e anche di tribunali internazionali speciali.
L’Unione si proclama difensore universale della democrazia e dei diritti umani, nel senso di un “cavallo di Troia” che sarà usato per minare la sovranità nazionale e sociale di nazioni che si oppongono alle decisioni dell’Unione e rovesciare governi che non concordano con esse.
Le nazioni traggano le proprie conclusioni. Devono potenziare i loro sforzi contro quest’unione barbara e imperialista di capitalisti monopolisti e buttare nella pattumiera della storia l’ambizione imperialista di assurgere alla posizione di poliziotti del mondo.
Ilda Figueiredo (GUE/NGL), per iscritto. – (PT) Negli Stati membri resta preoccupante l’alto numero di infortuni derivati da incidenti o da episodi di violenza. Pertanto apprezziamo che si focalizzi l’attenzione sulle cause di tali infortuni, sulle circostanze in cui si verificano e sul perché, quando e dove ricorrano. Esistono numerosi fattori all’origine degli infortuni, tra cui fattori sociali, economici e culturali. Maggiore è la nostra comprensione di questi aspetti, maggiori e, soprattutto, migliori potranno essere le misure adottate per evitare che si ripetano. Perciò la relazione oggi approvata pone l’accento sulla prevenzione.
Il primo passo consiste dunque nel raccogliere informazioni. In ultima analisi, tuttavia, sono le condizioni di vita delle popolazioni che devono essere migliorate, il che comporta, per esempio, che si mantenga una politica di salute pubblica con accesso alle cure sanitarie garantito a tutti, indipendentemente dalla situazione economica, che si garantisca un’istruzione pubblica di alta qualità e che si diminuiscano o si eliminino le disuguaglianze. Gli incidenti e gli infortuni comportano costi umani enormi – la morte prematura e anni di disabilità – e costi elevati in termini di cure sanitarie e di danni per la società dovuti alla mancata produttività. Tuttavia, gli infortuni possono essere evitati. Perciò è indispensabile adottare stili di vita più salutari e politiche pubbliche che aiutino a rendere più sicure le condizioni di vita. Prevenire è meglio che curare.
Diamanto Manolakou (GUE/NGL), per iscritto. – (EL) Il primo motivo degli “sforzi per prevenire gli infortuni” è quello di investire in settori che offriranno qualcosa in cambio. Si promuovono ragioni per risparmiare sui costi anziché promuovere la salute. Siamo contrari a questi argomenti liberisti che guidano questo cosiddetto sforzo nella prevenzione degli infortuni.
Si fa d’ogni erba un fascio raggruppando incidenti di vario genere e li si affronta nel quadro della responsabilità del singolo individuo perché sono tutti classificati come infortuni. Le vere cause degli incidenti vengono nascoste, facendo così deragliare la strategia per prevenirli e farvi fronte.
Si afferma che la responsabilità personale è la causa principale di questi “infortuni” al fine di nascondere la responsabilità gestionale per gli incidenti sul lavoro.
La promozione del “comportamento sicuro” cela la necessità di una strategia di prevenzione volta direttamente all’adozione di misure collettive che tutelino la sicurezza in settori in cui lavorano e vivono i dipendenti.
Si mira a far gravare sui dipendenti, direttamente o indirettamente, la responsabilità manageriale e il costo che comporta la prevenzione degli incidenti sul lavoro.
Il loro obiettivo finale è promuovere un’ulteriore intensificazione del lavoro e una riduzione del costo del medesimo.
La colpa è in gran parte dello Stato. Per favorire l’economia di mercato non effettua controlli essenziali; accetta omissioni e manchevolezze criminali in progetti di affaristi, cosa che a sua volta aumenta il rischio di incidenti. La prevenzione di questi ultimi dev’essere imposta dallo Stato come regola, con dovizia di dettagli sulle cause effettive; inoltre gli organi che registrano questi incidenti e indagano sul loro merito devono essere controllati dallo Stato. La copertura assicurativa del rischio professionale, la creazione di un organo statale di dottori e tecnici in materia di sicurezza costituiranno il fondamento di una prevenzione sistematica degli incidenti sul lavoro.
Andreas Mölzer (NI), per iscritto. – (DE) E’ un nostro dovere nei confronti dell’ambiente e dei cittadini che rappresentiamo fermare una volta per tutte la politica di promozione dei trasporti a lunga distanza su e giù per l’Europa; ora che il cancro e le malattie respiratorie sono diventati la quarta causa di morte più frequente nell’Unione, è più che mai il momento di farlo.
Se, tuttavia, si vuole promuovere la sicurezza, occorre anche trovare una soluzione al problema della chimera del multiculturalismo, che fondamentalmente crea un numero sempre maggiore di aree problematiche nelle città europee, dove la forza pubblica è vista come un invasore, dove prevale una grave decadenza dei valori e non è più riconosciuta l’autorità dello Stato.
Questo fenomeno non si limita a Parigi: anche a Berlino ci sono quartieri in cui non si può spegnere tempestivamente un incendio né portare via i feriti perché è impossibile comunicare con la folla straniera inferocita, quartieri dove chi cerca di portare aiuto rischia di essere aggredito o derubato – le cosiddette “zone proibite” –, dove ormai persino la polizia si avventura solo in forze.
In Francia le cose sono cominciate proprio così e sappiamo tutti com’è andata a finire. Se parliamo di prevenzione e di maggior sicurezza, allora bisogna affrontare anche questi problemi prima che la situazione si aggravi.
David Martin (PSE), per iscritto. – (EN) Ho ovviamente votato a favore della mia relazione sullo strumento finanziario per la cooperazione con i paesi e i territori industrializzati. Come ho affermato durante il dibattito, questo potrebbe essere, in termini finanziari, il meno significativo dei nuovi strumenti esterni, ma riguarderà pur sempre un bilancio pari a circa 22 milioni di euro all’anno e coprirà le nostre azioni esterne nei riguardi di 17 importanti paesi. Penso che gli emendamenti approvati dal Parlamento renderanno lo strumento più idoneo ed efficace nel promuovere gli interessi e i valori dell’Unione in questi 17 paesi eterogenei. Vorrei ringraziare i colleghi di tutti i gruppi per il loro appoggio che ha permesso di ottenere un così ampio consenso.
16. Correzioni e intenzioni di voto: vedasi processo verbale
(La seduta, sospesa alle 13.05, riprende alle 15.00)
PRESIDENZA DELL’ON. ROTH-BEHRENDT Vicepresidente
17. Approvazione del processo verbale della seduta precedente: vedasi processo verbale
18. Coordinamento di talune disposizioni degli Stati membri relative alla radiodiffusione televisiva (discussione)
Presidente. – L’ordine del giorno reca la relazione (A6-0399/2006), presentata dall’onorevole Hieronymi a nome della commissione per la cultura e l’istruzione, sul coordinamento di talune disposizioni degli Stati membri relative alla radiodiffusione televisiva [COM(2005)0646 – C6-0443/2005 – 2005/0260(COD)].
Viviane Reding, Membro della Commissione. – (FR) Signora Presidente, onorevoli parlamentari, ringrazio tutti coloro che, in seno al Parlamento, hanno lavorato sulla proposta di direttiva sui vari servizi di media audiovisivi. Desidero congratularmi in particolare con la relatrice, onorevole Hieronymi, nonché con i correlatori e i relatori ombra, che non hanno lesinato tempo ed energie per elaborare il parere del Parlamento.
I loro sforzi sono stati ricompensati, poiché una serie di emendamenti che oggi esaminiamo migliora la proposta iniziale della Commissione, presentata il 13 dicembre 2005. Voglio sottolineare anche l’eccellente cooperazione tra il Parlamento, il Consiglio – la cui Presidenza finlandese ha fatto un ottimo lavoro – e i miei servizi.
La proposta di direttiva sui media audiovisivi, che aggiorna la direttiva “Televisione senza frontiere”, sarà considerata uno degli importanti atti legislativi adottati durante questa legislatura. Soddisfa due esigenze: in primo luogo, permette di adattare le nostre imprese audiovisive alle considerevoli evoluzioni tecnologiche e commerciali; inoltre, traduce la volontà politica di assicurare la continuità dei valori essenziali per la formazione dell’opinione pubblica e per la nostra vita sociale.
Da una parte, occorre prendere in considerazione gli aspetti tecnici e commerciali: le nuove modalità di fruizione della televisione, come la Internet Protocol Television (IPTV) o il video on demand (VOD), il passaggio alle tecnologie digitali, che moltiplica i servizi offerti, l’arrivo di nuovi operatori sul mercato, tra i quali le imprese di telecomunicazioni, i fornitori di accesso a Internet, i grandi investitori internazionali. D’altra parte, occorre tenere conto dei valori come la protezione dei minori, la dignità umana, la protezione dei consumatori, la promozione della diversità culturale e del pluralismo dei media.
Inoltre, la proposta della Commissione permetterà a tutte le imprese che vogliono investire nel settore audiovisivo di farlo in condizioni eque di concorrenza e su scala europea, ovvero nel mercato interno. Il principio sul quale si fonda la direttiva del 1989, secondo cui il pieno rispetto della libera circolazione dei servizi nel mercato interno deve rispondere solamente alla legislazione del paese di stabilimento, resta alla base della direttiva aggiornata senza essere stato modificato nella sostanza.
Ringrazio il Parlamento di sostenermi in questa esigenza fondamentale, che contribuisce non solo alla forza della nostra industria audiovisiva, ma anche al pluralismo dei media, aprendo i mercati nazionali alla concorrenza europea.
I punti essenziali della proposta della Commissione sono i seguenti. In primo luogo, rendere la direttiva applicabile ai servizi di media audiovisivi, con una definizione di questi servizi che sia sufficientemente flessibile da resistere alla prova del tempo, risultando al contempo sufficientemente precisa da dotare il settore della certezza giuridica di cui ha bisogno. In secondo luogo, dividere o raggruppare i vari servizi in due categorie che rispondono a un duplice criterio di differenziazione: da un lato, la scelta e il controllo degli utenti e, dall’altro, l’impatto di questi servizi sulla formazione dell’opinione pubblica.
I servizi lineari, che costituiscono il primo gruppo, corrispondono alla diffusione televisiva con una griglia sequenziale di programmi. Si tratta del contenuto push, qualunque sia la piattaforma: tradizionale, IPTV o televisione mobile.
L’altro gruppo – i servizi non lineari – sono forniti su richiesta del consumatore; si tratta del contenuto pull, selezionato da un catalogo, per esempio i servizi di video on demand.
Per quanto riguarda le regole, occorre sottoporre i contenuti audiovisivi della prima categoria – la radiotelevisione tradizionale – vale a dire la radiodiffusione/televisione, a un insieme di regole comparabili alle regole attuali, ma aggiornate e semplificate, per tenere conto delle evoluzioni che ho menzionato. Inoltre, nel caso del contenuto audiovisivo della seconda categoria, si dovrebbe autorizzare il ricorso al principio del paese d’origine, purché siano rispettate le regole di base armonizzate, relative in particolare alla protezione dei minori e al divieto dell’incitamento all’odio razziale.
Dobbiamo poi ridurre le barriere all’entrata nel settore audiovisivo semplificando le regole attuali – mantenendo comunque un pari livello di tutela dell’interesse generale – in particolare nel campo delle comunicazioni commerciali.
Signora Presidente, sono ben consapevole del fatto che molti parlamentari sono molto sensibili a questo argomento e che alcuni di loro chiedono regole più rigorose in materia di pubblicità. Voglio essere molto chiara su tale questione. Come voi, non voglio una televisione all’americana, vale a dire programmi interrotti continuamente da spot isolati. Per questa ragione la Commissione riafferma il limite massimo di 12 minuti ogni ora e mantiene, salvo per lo sport, il principio di eccezione per gli spot isolati. Nel contempo, dobbiamo tenere a mente che, per acquistare contenuti di qualità – sport, film, documentari – le televisioni in chiaro, che siano pubbliche o private, hanno bisogno delle entrate derivanti dalla pubblicità. Se si vuole che gli europei possano continuare ad avere la scelta tra televisione gratuita e televisione a pagamento, dobbiamo accettare la presenza della pubblicità.
Inoltre, occorre favorire il ricorso alla coregolamentazione e all’autoregolamentazione come modalità complementare di attuazione della direttiva. E’ la prima volta che si introduce questa possibilità in un testo legislativo. Va anche riaffermato l’interesse generale per quanto riguarda la protezione dei bambini da contenuti dannosi, la protezione della dignità umana, il diritto del consumatore alla trasparenza e la promozione delle opere europee, che sono un’espressione della nostra diversità culturale.
Onorevoli parlamentari, oggi avete la possibilità di permettere all’industria europea del contenuto audiovisivo, che occupa un posto molto importante, di diventare ancora più competitiva e più integrata nel mercato interno europeo, pur mantenendo esigenze etiche forti. Vi invito, al momento della discussione e delle votazioni, a cogliere l’occasione per inviare agli europei un messaggio a favore dei moderni sviluppi della televisione e al settore professionale un messaggio di incoraggiamento a investire, non solo per creare valore, ma anche affinché i contenuti creativi di domani siano europei. Tale risultato si potrà realizzare solo se il quadro giuridico è adattato alla televisione del XXI secolo. La Commissione si ispira unicamente a queste considerazioni nell’esaminare gli emendamenti parlamentari.
Signora Presidente, avrò l’opportunità di spiegare più in dettaglio, al termine del dibattito, la posizione della Commissione sugli emendamenti. Vi ringrazio per l’attenzione. Posso annunciarvi fin da ora che la Commissione intende accettare molti degli emendamenti presentati dalla relatrice.
Ruth Hieronymi (PPE-DE), relatore. – (DE) Signora Presidente, innanzi tutto, signora Commissario, desidero ringraziare la Commissione e anche il Consiglio sotto la Presidenza sia austriaca che finlandese per il modo straordinario in cui ha cooperato con il Parlamento, nonché in particolare i colleghi relatori e relatori ombra, che hanno reso possibile alla commissione per la cultura e l’istruzione, competente per il merito, di lavorare in modo ottimale con le commissioni per il mercato interno, per i problemi economici, per l’industria, per le libertà civili e per l’uguaglianza di genere.
Il nostro obiettivo comune era e rimane far sì che la televisione, un mezzo audiovisivo di massa, rimanga anche in futuro un bene sia economico che culturale, poiché, in un mercato interno condiviso che si estende in tutta l’Europa, la libertà di informazione e la diversità di opinione non possono essere lasciate solo al mercato, perciò è vitale che oggi procediamo a rivedere la direttiva sulla televisione, che copre i servizi televisivi analogici, ma manca ancora della certezza giuridica e della chiarezza necessaria per i nuovi servizi digitali. E’ desiderio espresso del Parlamento e delle sue commissioni che la televisione e servizi analoghi siano valutati in futuro sulla base del loro contenuto e senza riferimento alla loro piattaforma tecnologica. L’importante è lo scopo primario del mezzo audiovisivo di massa in cui il contenuto per scopi di informazione, istruzione e divertimento è prodotto e compilato sotto responsabilità editoriale e quindi trasmesso al pubblico e diffuso mediante reti elettroniche, il che significa che questi sono chiaramente distinti dagli altri servizi della società dell’informazione e in particolare da quelli coperti dalla direttiva sul commercio elettronico. E’ di questa chiarezza giuridica che hanno bisogno i nuovi servizi audiovisivi e ora, essendo presi in considerazione in questa direttiva, è ciò che otterranno; è soltanto quando è adempiuto il suo scopo primario che la direttiva diventa davvero efficace, perciò consentitemi di ribadire e affermare in modo chiaro e inequivocabile che questa direttiva non riguarda le e-mail private o non pubbliche, né le edizioni elettroniche di giornali, poiché non hanno nulla a che fare con il suo scopo primario.
Nell’Unione europea, il principio del paese d’origine è il fondamento sul quale si basa la libertà dei media e tale principio è decisamente presente in questa nuova direttiva, benché sia stato altresì necessario tenere conto delle preoccupazioni di quegli Stati membri che lo vedono aperto a un uso scorretto o a elusioni o che temono che ciò possa avvenire in futuro. Su questo aspetto ora il compromesso del Parlamento è molto imparziale, in quanto tiene conto di entrambi i punti di vista al fine di sfruttare al meglio il processo di Lisbona e quindi le forze economiche dei nuovi media elettronici. Questo significa che siamo giunti a un ampio consenso sul campo di applicazione e sul principio del paese d’origine, per non parlare di altre questioni come la regolamentazione comune e l’autoregolamentazione della protezione di giovani e consumatori, il diritto ai brevi estratti di attualità, la promozione del contenuto europeo e di un migliore accesso per i disabili.
Diverrà chiaro dal dibattito che adottiamo una linea diversa sulla pubblicità; come la Commissione, sono favorevole non a più pubblicità – 12 minuti – ma a una maggiore flessibilità. Tuttavia, ho dovuto purtroppo accettare un compromesso sull’inserimento di prodotti (product placement). Spero vivamente che potremo raggiungere, mediante una migliore etichettatura, la massima certezza giuridica e chiarezza per i consumatori. Nel complesso, tuttavia, la revisione della direttiva comunitaria sulla televisione è un vero programma di rimessa in forma per una televisione europea che guarda al futuro, e vi invito caldamente a manifestare il vostro appoggio.
(Applausi)
Karsten Friedrich Hoppenstedt (PPE-DE), relatore per parere della commissione per i problemi economici e monetari. – (DE) Signora Presidente, signora Commissario, onorevoli colleghi, come portavoce della commissione per i problemi economici e monetari, sono molto lieta che la nostra posizione, adottata con due soli voti contrari, si rifletta ampiamente nella relazione votata dalla commissione per la cultura e l’istruzione, perciò ringrazio vivamente l’onorevole Hieronymi per tale risultato.
Nelle ultime settimane, in particolare, abbiamo lavorato con successo per mantenere appieno il principio del paese d’origine, e naturalmente sono grata a tutti quelli che hanno contribuito, poiché è il principio su cui si fonda la direttiva e che non va annacquato in nome dell’efficienza del mercato interno.
Ritengo che l’apertura e la liberalizzazione in relazione alla pubblicità sia essenziale se vogliamo che il nostro panorama dei media caratterizzato da un sistema duplice sia salvaguardato insieme alla ricezione gratuita della televisione finanziata dalla pubblicità. Se vogliamo realizzare questa liberalizzazione, è necessaria la sospensione dell’obbligo di raggruppare le pubblicità in blocchi, insieme all’abolizione della regola che richiede 30 minuti tra spot pubblicitari in opere cinematografiche e film per la televisione, nei programmi per bambini e nei notiziari, e anche permettere l’inserimento di prodotti.
Il product placement è una questione controversa, e penso che consentirlo subordinatamente a rigorose costrizioni sia l’unico modo di procedere; proibirlo non sarebbe realistico. Uno studio scientifico ha confermato che il product placement, anche se vietato in numerosi Stati membri, è una realtà e, inoltre, un eventuale divieto spingerebbe gli investitori europei verso il mercato americano.
Io credo che un elenco positivo possa essere un modo per offrire una soluzione equilibrata che tenga conto della situazione attuale. Un altro aspetto centrale della direttiva, accanto alla liberalizzazione delle regole sulla pubblicità, è la ridefinizione del suo campo di applicazione; come sappiamo, ora il materiale trasmesso può essere ricevuto anche tramite Internet e la telefonia mobile e per affrontare questo aspetto abbiamo optato per un approccio tecnico in modo da garantire che saranno presi in considerazione anche gli sviluppi e le piattaforme del futuro.
Se l’Assemblea terrà conto di questi elementi essenziali al momento della votazione, saremo in grado di affrontare con fiducia le sfide dell’epoca dei media digitali mantenendo nel contempo la cultura televisiva europea, che è un bene davvero prezioso.
Heide Rühle (Verts/ALE), relatore per parere della commissione per il mercato interno e la protezione dei consumatori. – (DE) Signora Presidente, signora Commissario, voglio ringraziare in modo particolare l’onorevole Hieronymi e i relatori ombra della mia commissione, specialmente l’onorevole Kamall, l’onorevole Hedh e l’onorevole Wallis. L’onorevole Hieronymi ha lavorato con grande impegno, instaurando una intelligente cooperazione, con le altre cinque commissioni, e la commissione per il mercato interno ha innanzi tutto elaborato una serie di compromessi, che sono stati presi in considerazione dalla commissione per la cultura e l’istruzione e hanno influito sull’esito del voto in commissione, in particolare sul campo di applicazione della direttiva, una questione alquanto importante per noi. Le nuove tecnologie incoraggiano nuovi prodotti e nuove forme di comportamento dei consumatori. La digitalizzazione sta determinando l’ingresso sul mercato di nuovi e forti operatori – per esempio le società di telecomunicazioni. Se la direttiva doveva essere adeguata per il futuro, era necessario ampliarne il campo di applicazione, ma siamo anche riusciti a definirlo in modo più chiaro e più restrittivo che nella proposta originaria della Commissione, e questo è senza dubbio un successo condiviso da tutte le commissioni.
(Il Presidente interrompe l’oratore)
Presidente. – Sarò lieta di illuminarla, onorevole Rühle. Lei avrà a disposizione, più tardi, un altro minuto per parlare a nome del suo gruppo, ma, nella veste di portavoce di una commissione, lei ha diritto a un solo minuto. Lascio a lei risolvere la questione come vorrà all’interno del suo gruppo. Ovviamente, potrà riepilogare i punti essenziali quando interverrà più tardi a nome del suo gruppo.
Jean-Marie Cavada (ALDE), relatore per parere della commissione per le libertà civili, la giustizia e gli affari interni. – (FR) Signora Presidente, un tempo di parola di un minuto è come uno spot pubblicitario! Proverò comunque a usarlo al meglio.
Innanzi tutto, parliamo di politica. Voglio ringraziare la signora Commissario. Mi ricordo la conferenza di Liverpool: il testo che ci aveva presentato in quella occasione costituiva già una buona proposta a medio termine. Voglio ringraziare l’onorevole Hieronymi le cui qualità negoziali come relatrice hanno permesso di integrare nella relazione presentata in plenaria la maggior parte degli emendamenti della commissione per le libertà civili, la giustizia e gli affari interni.
Desidero esprimere due riserve. Vorrei, innanzi tutto, farmi portavoce di alcune delegazioni per dire che mi dispiace che i compromessi approvati in seno alla commissione per la cultura, che avevano raggiunto un giusto equilibrio tra le esigenze di finanziamento degli enti radiotelevisivi, da un lato, e il rispetto dei telespettatori, dall’altro, vengano oggi rimessi in discussione. E’ una pessima idea, dannosa per l’intero settore dell’audiovisivo, perché a lungo termine un’industria che non rispetta i propri consumatori è condannata. Riguardo, quindi, alle norme sulla pubblicità, credo che sia indispensabile rispettare l’integrità delle opere culturali e, per quanto mi riguarda e finché non riceverò maggiori informazioni, continuerò a sostenere il rispetto di periodi ininterrotti di 45 minuti.
Per quanto riguarda il product placement, la commissione per la cultura e l’istruzione ha saputo definire con estremo rigore la questione e sostengo quindi il suo emendamento.
Infine, signora Presidente, mi dispiace che questa relazione e le condizioni politiche in cui è presentata non permettano di riflettere a medio termine sull’equilibrio tra i servizi di media audiovisivi pubblici e quelli privati: occorrerà unire le forze, a medio termine, se vogliamo garantire la sopravvivenza di questa relazione.
Lissy Gröner (PSE), relatore per parere della commissione per i diritti della donna e l’uguaglianza di genere. – (DE) Signora Presidente, anche la commissione per i diritti della donna ringrazia per la positiva cooperazione e la disponibilità della relatrice della Commissione. Naturalmente miriamo a mantenere la televisione di qualità europea, che significa garantire la diversità e l’indipendenza dei media.
Non si deve permettere, tuttavia, che la revisione della direttiva apra nuove aree grigie, che è il nostro timore riguardo al product placement – in precedenza disprezzato come pubblicità occulta. Il product placement dovrà ora essere vietato, in linea di principio, ma numerose deroghe permettono agli Stati membri di confondere la chiara linea di demarcazione che separa l’indipendenza editoriale dalle influenze esercitate dalla pubblicità commerciale.
In seno alla commissione per i diritti della donna respingiamo fermamente il product placement, e vogliamo anche una migliore tutela dei minori, con il divieto nella programmazione audiovisiva della pornografia, della violenza gratuita e di immagini lesive della dignità umana. Vogliamo anche l’applicazione di restrizioni alla pubblicità. La pubblicità non deve godere di una libertà eccessiva. Dobbiamo evitare l’estensione delle interruzioni pubblicitarie. Sono favorevole a mantenere la regola dei 45 minuti e a vietare la pubblicità di alcolici nei programmi trasmessi durante il giorno, nell’interesse di una migliore protezione per bambini e giovani.
Erna Hennicot-Schoepges, a nome del gruppo PPE-DE. – (FR) Signora Presidente, signora Commissario, a nome del gruppo PPE-DE e a titolo personale, vorrei congratularmi con l’onorevole Hieronymi che, sia sul piano umano che sul piano tecnico, è riuscita a condurci a buon fine malgrado un dibattito molto controverso.
Fissare regole precise in un ambiente tecnologico che per definizione è in continua evoluzione non è facile. Ci si può inoltre domandare: fino a che punto si può regolamentare? Bisognava trovare un quadro giusto ed equo, con principi forti e vincolanti per le questioni sensibili, per esempio la protezione dei minori, badando a non penalizzare gli operatori del settore. Un principio forte e fondamentale è quello del paese d’origine, che è stato mantenuto. Il compromesso attuale permette alle autorità degli Stati membri di dirimere le controversie in caso di comportamento fraudolento e abusivo da parte del paese dell’emittente, secondo i termini contenuti nel testo.
Riguardo alla pubblicità, il gruppo PPE-DE sostiene i metodi descritti dalla relatrice, aggiungendo tuttavia che la pubblicità deve essere diffusa allo stesso livello sonoro dei programmi che la precedono, come raccomanda un emendamento della commissione per la cultura e l’istruzione.
Vorrei semplicemente sottolineare che nelle discussioni ideologiche sulla pubblicità non va dimenticato che si tratta di un settore che crea occupazione, di un settore vivace e creativo che ha anche un lato culturale. La polemica riguardo all’inserimento di prodotti mi porta a formulare la seguente osservazione: la soluzione alla quale si è pervenuti – vietare di norma il product placement lasciando a ogni Stato membro la libertà di autorizzarlo – è un messaggio forte che chiede agli Stati membri di assumersi la responsabilità del finanziamento di una televisione di qualità.
Infine, gli spettatori sono in un certo senso lasciati fuori, come se questa direttiva non li riguardasse. Dobbiamo davvero far sì che la televisione sia senza frontiere.
Henri Weber, a nome del gruppo PSE. – (FR) Signora Presidente, anch’io desidero ringraziare l’onorevole Hieronymi per la qualità e anche per la quantità del suo lavoro. La direttiva in esame permette di preservare il modello audiovisivo europeo nelle nuove condizioni tecnologiche ed economiche.
La pubblicità resta limitata a 12 minuti ogni ora. La commissione per la cultura e l’istruzione ha votato affinché la durata del periodo compreso tra due interruzioni pubblicitarie sia mantenuta a 45 minuti e non sia ridotta a 35 né tanto meno a 30 minuti, come vuole la Commissione. Spero che questo emendamento, sostenuto dal gruppo socialista al Parlamento europeo, sia adottato in plenaria. Le entrate derivanti dalla pubblicità di cui beneficiano i canali televisivi non dovrebbero subire ripercussioni perché, nel nostro contesto di globalizzazione e di proliferazione di imprese sovranazionali, la domanda pubblicitaria è e continuerà a essere in espansione.
Diciamo subito che il product placement è vietato. Sono possibili deroghe per le opere cinematografiche, i film prodotti per la televisione e i programmi sportivi, ma, in questo caso, il product placement è rigorosamente regolamentato per evitare gli abusi e gli effetti dannosi constatati in numerosi paesi, in particolare negli Stati Uniti.
La regolamentazione è estesa in forme adeguate ai nuovi servizi audiovisivi. Penso in particolare al video on demand, che è destinato a un grande sviluppo. E’ garantita la protezione dei minori e dei consumatori, e dei cittadini in generale, dall’incitamento a tutte le forme di discriminazione e di odio. Notiamo con soddisfazione che i nuovi servizi dovranno anche contribuire alla produzione e alla promozione delle opere europee.
Per quanto riguarda l’elusione della normativa degli Stati membri da parte di alcune imprese audiovisive, i socialisti propongono disposizioni più semplici, più rapide e più giuste, affinché i paesi che sono vittime di canali o servizi impropri possano difendersi meglio. Questo testo di compromesso, approvato in seno alla commissione per la cultura e l’istruzione, preserva l’essenziale. Può e deve essere migliorato e questo è l’obiettivo dei nostri emendamenti.
Ignasi Guardans Cambó, a nome del gruppo ALDE. – (ES) Signora Presidente, vorrei incominciare ringraziando l’onorevole Hieronymi per l’ottimo lavoro svolto e anche il segretariato della commissione per l’ampio numero di emendamenti che ha gestito.
Credo che, con lo sforzo di tutti, possiamo approvare una direttiva che, da un lato, può essere applicata efficacemente, che non è una lettera a Babbo Natale, visto che si avvicinano le feste natalizie, bensì una norma giuridica applicabile nella pratica, che non è destinata a diventare obsoleta in sei mesi, perché tiene conto della realtà tecnica di cui stiamo parlando, e che non è redatta in base alla filosofia di nessuno, bensì in funzione della realtà del mondo di oggi.
Nel contempo, credo che sia una direttiva in grado di evitare due estremi, e così sarà se saranno approvati gli emendamenti, come sperano alcuni di noi: un estremo sarebbe una televisione all’americana controllata e dominata dalla pubblicità, l’altro sarebbe quello di chi crede che tutto debba essere regolato per legge, di chi pretende di cambiare la società solo mediante le leggi, a volte in funzione di valori che possiamo anche condividere, o col pretesto di proteggere i membri più deboli della società, i minori e altri che tutti vogliamo proteggere. Costoro ritengono che ciò debba essere fatto solo ed esclusivamente tramite la legge, imponendo oneri che rendono impossibile e non realizzabile una televisione commerciale aperta, o limitando la legittima libertà di impresa che esiste nei nostri sistemi di mercato e nel mercato interno europeo.
Credo che abbiamo ottenuto l’equilibrio tra i due estremi. Certi estremi rimangono. Per citare un esempio, è ancora presente un emendamento mirato a vietare la pornografia su Internet; è un obiettivo molto lodevole. Non so se spetti al Parlamento europeo proibire la pornografia in Internet, ad esempio. Non ha niente a che vedere con i valori che tutti noi difendiamo, bensì con la realtà della materia sulla quale stiamo legiferando.
Concludo esprimendo il mio appoggio e il mio elogio per gli sforzi profusi dalla Commissione e da tutti per giungere a un testo che opta molto chiaramente per l’autoregolamentazione e la coregolamentazione. E’ uno strumento che ha dato ottimi risultati e che continuerà a darli nell’applicazione di questa direttiva.
Helga Trüpel, a nome del gruppo Verts/ALE. – (DE) Signora Presidente, signora Commissario, onorevoli colleghi, anch’io sono del parere che sia giusto rivedere la direttiva sulla televisione in considerazione del fatto che il mondo reale è cambiato davvero molto; tale revisione è una risposta alla digitalizzazione dei media. Dato che oggi abbiamo il video on demand, la TV via Internet, il webstreaming e piattaforme completamente nuove, questa direttiva deve coprire tutti i servizi di media audiovisivi, e anche per questa ragione le abbiamo cambiato nome.
Comunque, non stiamo regolamentando Internet come tale; nessun contenuto prodotto da utenti privati, nessun sito Internet privato sarà soggetto alla direttiva riveduta. Le regole di radiodiffusione tradizionali – il controllo ex ante sul contenuto, per esempio – non presentano alcuna minaccia alla libertà di stampa o alla libera espressione di opinione. Noi Verdi vantiamo tre successi per quanto riguarda i cambiamenti a questa direttiva: uno consiste nelle maggiori opportunità offerte ai produttori indipendenti, insieme a una chiara definizione di cosa si intende con tale termine; un altro è la maggiore accessibilità per i disabili; c’è anche il diritto europeo a brevi estratti dell’attualità, che riguarda la diversità e l’accesso democratico del pubblico all’informazione.
Vi sono, tuttavia, due principali critiche da fare. Noi Verdi non vogliamo che la televisione europea diventi più americana. Io non sono antiamericana, in linea di principio, ma voglio promuovere e mantenere la televisione di qualità europea, mentre tutti i sostenitori della proposta della Commissione – compresa l’onorevole Hieronymi – pensano che l’unica possibilità per la televisione europea di avere un futuro sia il product placement di stile americano e gli spot isolati, e che dobbiamo tutti assoggettarci ai vincoli del mercato pubblicitario. Non sono assolutamente d’accordo. Io voglio che il contenuto e la pubblicità continuino a essere tenuti separati e non mescolati tra loro. Non voglio spot isolati ogni pochi minuti, né la pubblicità di sei minuti nello spazio di 36 minuti che i gruppi PPE-DE e PSE vogliono per tutti i programmi; voglio poter guardare un programma televisivo senza interruzioni. Le attuali opportunità per la pubblicità sono sufficienti.
Forse l’onorevole Schulz può dirmi – anche se non è qui – se vuole che, in un episodio della serie poliziesca “Tatort”, girata a Monaco di Baviera, i detective vadano in giro guidando BMW e bevano una riconoscibile Löwenbräu. O forse l’onorevole Prets o l’onorevole Poettering possono dirci se permetterebbero il product placement in uno sceneggiato televisivo per promuovere la vendita di Volkswagen, e invito il Cancelliere Merkel e il ministro della Cultura tedesco Neumann, ora che sta per iniziare il semestre di Presidenza tedesca del Consiglio, ad andare oltre l’esitante resistenza al product placement e a esprimere chiaramente la loro opposizione.
Devo dire all’onorevole Hieronymi che considero la sua relazione orientata politicamente nella direzione sbagliata. Il suo divieto al product placement è superficiale, in quanto poi permette agli Stati membri di introdurlo, perciò in alcuni programmi il product placement diverrà una realtà in tutti i paesi europei.
E’ davvero questo che volete, onorevoli colleghi? Io lo considero un autoinganno; da un lato il product placement deve essere permesso, ma, dall’altro, secondo la direttiva, la gente non dovrebbe comprare i prodotti. Tuttavia, ciò è ridicolo; stiamo semplicemente ingannando noi stessi in quello che considero un tipico falso compromesso. Vi esorto a essere coraggiosi e a votare contro il product placement e gli spot isolati, a difendere la televisione di qualità europea, a votare per gli aiuti alla produzione indipendente: gli emendamenti dei Verdi si riferiscono a tutti questi aspetti. Dovremmo essere orgogliosi della nostra televisione di qualità e proprio in questo settore soprattutto dovremmo distinguerci dagli Stati Uniti. Desidero ringraziare per la collaborazione anche gli altri colleghi e la Commissione.
Umberto Guidoni, a nome del gruppo GUE/NGL. – Signora Presidente, signora Commissario, onorevoli colleghi, credo che dietro alla revisione della normativa precedente – vista come un naturale adeguamento giuridico alle nuove tecnologie – si nasconda una volontà di liberalizzazione selvaggia del mercato pubblicitario: nessun limite giornaliero alle televendite, telepromozioni non conteggiate nel tetto orario, minispot non regolamentati e introduzione del product placement, una pratica pubblicitaria che è talmente intrecciata con i contenuti dei programmi da non poter essere regolamentata né quantitativamente né qualitativamente.
Il testo della direttiva manca inoltre di riferimenti vincolanti ai principi di pluralismo, indipendenza e libera concorrenza che dovrebbero invece costituire le basi di ogni sistema radiotelevisivo in una moderna democrazia, come lo stesso Parlamento ha ripetutamente sancito.
La televisione è indubbiamente il più importante vettore culturale di questa epoca, legata a doppio filo con la vita democratica e culturale di un paese, ed è rischioso far dipendere i suoi contenuti e il suo funzionamento dalle sole logiche di mercato, senza tutelare i diritti dei telespettatori, per esempio ad un’informazione imparziale o alla protezione dei bambini. Come si fa a proteggere i bambini con spot che ne modificano le abitudini alimentari? E’ un dato di fatto reale che la maggior parte dei bambini oggi mangia solo prodotti pieni di zuccheri e di grassi.
In questa proposta della Commissione, “senza frontiere”, cioè senza limiti, c’è solo la pubblicità. Senza la correzione di rotta proposta dagli emendamenti presentati dal GUE, ma anche da un gruppo trasversale di parlamentari senza vincoli politici, la televisione del futuro rischia di essere schiava delle sole leggi della pubblicità.
Zdzisław Zbigniew Podkański, a nome del gruppo UEN. – (PL) Signora Presidente, in un’epoca di rapidi progressi tecnologici su scala globale e di cambiamenti che questi progressi portano con sé, dovremmo prestare attenzione affinché l’evoluzione produca sviluppo culturale ed economico nell’intera Europa, oltre che nei singoli paesi. Perciò accolgo con favore la relazione dell’onorevole Hieronymi, che è basata sul principio del paese d’origine.
Adattare regole e condizioni a livello nazionale permetterà ai prodotti nazionali, compresi i prodotti indipendenti, di essere commercializzati in modo più produttivo e allettante per il consumatore, grazie alla distinzione tra servizi lineari e non lineari. Vorrei anche esprimere il mio apprezzamento e sostegno per le proposte della relatrice riguardo alla protezione dei minori, alla prevenzione dell’odio razziale e alla pubblicità occulta, nonché per la distinzione tracciata nel documento tra sponsorizzazione e inserimento di prodotti.
Sono altresì soddisfatto che sia stata respinta la proposta di abbreviare a 30 minuti i periodi tra le interruzioni pubblicitarie durante i film, poiché in tal modo si evita la distorsione delle proporzioni del film o una perdita del suo valore artistico.
La relazione dell’onorevole Hieronymi è un buon documento che offre una base per un ulteriore lavoro mirato a regolamentare i servizi lineari e non lineari.
Thomas Wise, a nome del gruppo IND/DEM. – (EN) Signora Presidente, la Commissione e la relatrice intendevano attuare una moderata liberalizzazione delle norme sulla pubblicità, ma mi sembra che il processo sia stato dirottato dagli estremisti. Ecco alcuni degli elementi più dannosi.
Vietare la pubblicità durante i programmi per bambini significa che tali programmi saranno ridotti di numero e i rimanenti saranno di qualità più bassa. Si perderanno posti di lavoro nei media e nell’industria dei giocattoli.
Il divieto è esteso anche ai notiziari, ai documentari, ai programmi di consigli, alle opere teatrali, alle opere liriche, a qualsiasi forma di sponsorizzazione e di product placement. La conseguenza sarà una riduzione delle entrate per i media commerciali, che vedranno messo in forse il loro stesso futuro.
Il diritto a brevi estratti dell’attualità – 90 secondi estratti liberamente da trasmissioni di altri emittenti – avrà un effetto distruttivo per le notizie commerciali e sportive. Come vedete, qui ho solo 90 secondi.
Il divieto su alcuni prodotti alimentari sarebbe affrontato meglio lavorando con l’industria alimentare per migliorare i prodotti e salvaguardare i posti di lavoro, piuttosto che biasimando l’industria pubblicitaria per qualcosa su cui non ha alcun controllo.
Il divieto di pubblicizzare alcolici non impedirà alla gente di bere. Tale divieto non è servito negli Stati Uniti.
La direttiva cerca di usare il principio del paese d’origine per risolvere le differenze tra gli Stati membri, ma mina alla base quello stesso principio. Non funzionerà. Ho ancora tempo per un esempio. Molte società di media svedesi hanno sede nel Regno Unito per godere dei vantaggi offerti dalla nostra legislazione in materia di occupazione. Sono quindi soggette alla legge britannica, ma trasmettono in Svezia, dove però vigono leggi più severe sulla protezione dei minori rispetto al Regno Unito. Ciò è giustificatamente inopportuno. Il gruppo IND/DEM e l’UKIP sostengono il diritto della Svezia di decidere ciò che accade nel territorio svedese e ugualmente il diritto del Regno Unito nel proprio territorio. La direttiva non offre alcuna soluzione, ma solo un problema da risolvere. Ho presentato emendamenti volti a respingere la proposta della Commissione. I deputati moderati sosterranno questa linea.
Roger Helmer (NI). – (EN) Signora Presidente, è famosa l’affermazione del Presidente Reagan che disse: “Se si muove, tassalo. Se continua a muoversi, regolamentalo. E se smette di muoversi, sovvenzionalo”. Vorrei far notare all’Assemblea che questo è l’approccio antimprenditoriale dell’Unione europea nei confronti dell’industria televisiva, specialmente riguardo alla regolamentazione del settore.
Abbiamo qui una delle industrie più competitive che esistono. Gli operatori del settore lottano per conquistare e trattenere gli spettatori e, tranne in casi speciali, ad esempio per quanto riguarda i bambini, non è necessaria alcuna regolamentazione. Gli operatori stanno già lavorando al massimo perché i programmi che presentano risultino allettanti per gli spettatori.
In secondo luogo questa proposta recherà danno all’innovazione. Inevitabilmente qui stiamo bloccando la tecnologia di oggi. Nessuno di noi in quest’Aula sa cosa accadrà l’anno prossimo o tra due anni; stiamo quindi creando una barriera all’innovazione e dovremmo perciò respingere l’intera proposta.
József Szájer (PPE-DE). – (HU) Signora Presidente, mi unisco alle congratulazioni espresse all’onorevole Hieronymi per l’ottimo lavoro svolto.
I nuovi Stati membri hanno problemi specifici riguardo al mercato dei media, e sono molto fiducioso che questo valido compromesso che è stato adottato possa condurre alla creazione di un mercato dei media con una struttura più uniforme nei nuovi Stati membri, oltre a una maggiore concorrenza anche in questi paesi. Il sistema e il mercato dei media in numerosi nuovi Stati membri non si sono sviluppati come risultato della naturale crescita, ma si fondano principalmente sui media e sulle infrastrutture che erano sotto controllo del partito durante gli anni di dittatura. In questi paesi, tra i quali il mio, l’Ungheria, sono scoppiate guerre direttamente tra i media a causa dei monopoli esistenti e delle particolari infrastrutture e non sono state stabilite condizioni normative favorevoli al pluralismo. Proprio per questo penso che si tratti di una questione importante, e sinceramente spero che ciò contribuirà a migliorare la situazione.
Come rappresentante eletto, ritengo altresì essenziale dare rilievo ai nostri valori fondamentali in queste normative, ossia alle nostre idee sulla protezione dei minori, sulle libertà umane, sulla diversità culturale e linguistica e sulle minoranze; in fondo non sono solo i nostri valori comuni, ma compaiono anche in qualsiasi fondamentale documento comune europeo. Per realizzare questo obiettivo non possiamo creare inutili ostacoli che bloccano lo sviluppo del mercato dei media in Europa. Perciò sono certo che il compromesso raggiunto permetterà indubbiamente all’Europa di competere col resto del mondo. Vi ringrazio per gli sforzi profusi e auspico tutto il successo possibile per l’attuazione di questa proposta.
Catherine Trautmann (PSE). – (FR) Signora Presidente, signora Commissario, onorevole Hieronymi, l’adozione di questa direttiva TVSF (“Televisione senza frontiere”) modificata permetterà ai vari operatori di svilupparsi in un quadro chiaro, rispondente alle esigenze della rivoluzione digitale e dell’economia basata sulla conoscenza.
Sottolineo l’aspetto positivo del campo di applicazione, che prevede l’inclusione dei servizi non lineari e la chiara esclusione dei siti web personali. Occorreva trovare un equilibrio tra la libertà di espressione, la libera circolazione dell’informazione e la libertà di accesso ai nuovi servizi – come il VOD – e a contenuti di valore sia culturale che economico. L’accento posto sulla qualità permetterà alla produzione europea di rafforzare la propria posizione. Lo stesso vale per la promozione dei contenuti europei.
La direttiva compie progressi concreti per quanto riguarda la protezione dei minori e pone limiti etici alla pubblicità, ma restano da confermare alcuni punti, in particolare riguardo alla questione della salute e della lotta contro l’obesità. Spero che il Parlamento confermi il suo sostegno alla mia proposta di vietare la pubblicità di prodotti che non rispettano le norme in materia di lavoro infantile.
Karin Resetarits (ALDE). – (DE) Signora Presidente, congratulazioni sincere all’onorevole Hieronymi e al Commissario Reding; la televisione sta per subire una rivoluzione e, anche se vi sono pareri divergenti sugli esiti di tale rivoluzione, non c’è dubbio che la televisione stia diventando più democratica. In futuro, la televisione e la definizione del palinsesto non saranno più appannaggio esclusivo di alcuni grossi enti radiotelevisivi; l’esempio di YouTube già indica in che direzione si sta evolvendo la situazione, in cui Internet è il nuovo palcoscenico e ciascun consumatore è il regista di se stesso.
La televisione è un’industria viva, che noi in Europa dobbiamo costruire, in particolare aprendo il settore come mercato del lavoro per i creativi. Negli Stati Uniti, di recente, tutte le nuove idee nel settore audiovisivo sono nate dalla televisione, e non più da Hollywood come in passato; si prenda ad esempio la serie televisiva “24”. Non lasciamoci guidare dal pregiudizio, altrimenti ci aspetta un brusco risveglio. Ciò di cui abbiamo bisogno in Europa è un’industria creativa; troppe restrizioni – in particolare sulla pubblicità, che è l’unica fonte di reddito a parte i canoni – danneggiano i creativi in particolare e in ultima analisi hanno come risultato più spazzatura o importazioni a basso costo e meno produzioni europee.
Miguel Portas (GUE/NGL). – (PT) La televisione vive della conciliazione fra tre interessi opposti: quelli dei creatori dei programmi, quelli degli operatori e quelli degli spettatori. La commissione per la cultura e l’istruzione ha votato una soluzione che considero, nel complesso, equilibrata. Non è la televisione come la vorrei io, ma almeno è governata da regole. Purtroppo, dietro pressione della Commissione e di alcuni operatori, emergono ora in plenaria proposte che mettono a rischio questo equilibrio, a scapito dei telespettatori.
Per quanto riguarda il product placement, l’attuale formulazione è ragionevole. Il product placement è di regola vietato, con eccezioni che gli Stati membri possono autorizzare, ma pressioni dell’ultima ora hanno condotto il gruppo del Partito popolare europeo (Democratici cristiani) e dei Democratici europei e il gruppo dell’Alleanza dei Liberali e dei Democratici per l’Europa a proporre emendamenti contrari a ciò che in precedenza era stato accettato, e su questo non siamo d’accordo. La commissione per la cultura ha votato anche una proposta secondo cui i programmi con product placement dovrebbero essere segnalati a scopo di protezione del consumatore, ma un segnale che compare ogni 20 minuti non informa né protegge. Per esempio, riguardo ai film violenti, nessuno si aspetta che l’avviso compaia solo all’inizio o prima dell’intervallo. Per quanto riguarda le interruzioni pubblicitarie, distinguiamo tra 45 e 30 minuti a seconda del tipo di programma. E’ una buona soluzione, che non modifica in sostanza la politica e che evita gli eccessi del proibizionismo morale, come ha giustamente sottolineato l’onorevole Guardans Cambó.
Johannes Blokland (IND/DEM). – (NL) Signora Presidente, una spiegazione del fatto che si trascorre sempre più tempo a guardare prodotti audiovisivi è che le immagini in movimento esercitano un’enorme attrazione sulle persone ed è universalmente noto che abitudini di questo tipo sono destinate ad avere un impatto sui modelli di comportamento umani. Il contenuto dei prodotti offerti può essere utile, ma può anche essere così deprimente che molti membri del pubblico li evitano per motivi etici. E’ compito delle autorità proteggere le fasce più deboli della società; possono farlo offrendo sicurezza, non solo in senso fisico, ma anche in senso mentale. Stando così le cose, sono molto soddisfatto riguardo a due sezioni di questa relazione.
Prima di tutto, sono lieto che siano previste regole più severe sulla giurisdizione. E’ giusto, a mio parere, che gli Stati membri abbiano maggiore influenza sull’offerta dei servizi audiovisivi all’interno del loro territorio, perché ogni Stato membro ha la sua propria identità e i servizi audiovisivi forniti dovrebbero tenerne conto. Non è sufficiente rispettare le regole del paese dove è stabilito il prestatore del servizio.
Il mio secondo punto riguarda la posizione dei minori e delle persone vulnerabili. Entrambe queste categorie di persone sono influenzabili con relativa facilità e possono manifestare comportamenti pericolosi verso se stessi e talvolta anche verso l’ambiente che li circonda. Spetta al legislatore ridurre al minimo le probabilità di danno.
Syed Kamall (PPE-DE). – (EN) Prima di tutto, ringrazio l’onorevole Hieronymi, l’onorevole Rühle e Greg Paulger della Commissione per l’ottimo lavoro. Probabilmente ho messo nei guai Greg, ma grazie infinite per tutto il lavoro svolto.
All’inizio nutrivo grandi preoccupazioni su alcune questioni. Una di queste era l’estensione del campo di applicazione. Io non sono favorevole ad alcuna estensione del campo di applicazione, perché mi preoccupa regolamentare servizi che non esistono ancora, ma sono molto soddisfatto del compromesso al quale siamo giunti. Sono altresì molto soddisfatto del lavoro svolto dalla relatrice nel riconoscere il ruolo dell’autoregolamentazione. Dobbiamo riconoscere che il product placement esiste. Vi sono esempi di case automobilistiche tedesche che sono andate all’estero e hanno inserito le loro auto in un programma americano che viene poi trasmesso in Germania, il che ha prodotto un cospicuo guadagno, non solo per i produttori europei, ma anche per le agenzie europee. Rendiamoci conto che c’è un mondo fuori dell’Unione europea.
Riguardo alle interruzioni pubblicitarie, in un mondo di TV multicanale con migliaia di canali e centinaia di dispositivi, dovremmo lasciare la questione al mercato. Se c’è troppa pubblicità, la gente cambia canale.
Infine, dobbiamo assicurarci di stabilire un forte principio del paese d’origine. Non dobbiamo permettere ai nemici del mercato unico di vincere con le loro argomentazioni.
Christa Prets (PSE). – (DE) Signora Presidente, un anno fa, signora Commissario, ci presentò questo documento e penso che siano successe molte cose in questo periodo. La relazione ha subito una notevole evoluzione e ci sono stati presentati molti compromessi accettabili. E’ evidente dal dibattito che una grande preoccupazione centrale è costituita dalla pubblicità e, poiché si tratta di un aspetto problematico per molti di noi, dovremo discuterne; la domanda è: come dobbiamo controllare la quantità di pubblicità per proteggere i consumatori consentendo nel contempo agli artisti creativi di immettere sul mercato prodotti validi, di alta qualità, senza aumentare i costi? La pubblicità è qualcosa di cui non potremo fare a meno. Abbiamo dedicato molto tempo a esaminare la questione del product placement e lo abbiamo vietato – seppure con certe eccezioni. Dovremo monitorare il comportamento degli Stati membri in quest’ambito nonché la gestione di tale divieto; dobbiamo assolutamente impedire che si creino situazioni in cui il contenuto è determinato dal prodotto reclamizzato. Occorre tracciare limiti chiari e penso che i personaggi dei programmi polizieschi bavaresi vadano in giro guidando BMW da parecchio tempo senza che nessuno sinora se ne sia lamentato.
Vorrei infine soffermarmi – molto brevemente – sul principio del paese d’origine, perché anche questo è molto importante e non dobbiamo permettere che induca i prestatori di servizi di media a spostare intenzionalmente le loro attività di produzione in altri paesi in cerca di condizioni meno onerose, e questo è un altro aspetto che dobbiamo affrontare.
Sharon Bowles (ALDE). – (EN) Signora Presidente, sappiamo che le entrate derivanti dalla pubblicità attraverso i media tradizionali sono diminuite e, pertanto, l’equazione è semplice: se non consentiamo alla TV tradizionale di ottenere maggiori entrate, sono vane tutte le speranze di produzioni di qualità, documentari e stimoli culturali.
Io credo nel potere di mercato del pulsante di spegnimento. Gli inserzionisti non pagheranno per pubblicità che non vengono viste e gli spettatori non guarderanno una TV inaccettabile; l’inaccettabilità, però, si riferisce tanto al livello dei programmi quanto alla presenza eccessiva di pubblicità, così ritorniamo alla mia equazione iniziale. Tutto considerato, permettere interruzioni pubblicitarie all’interno dei programmi ogni 30 minuti è pratico ed essenziale, come anche un cauto product placement.
Riguardo ai brevi estratti di notizie, abbiamo fatto molta pratica con gli eventi sportivi. Dobbiamo fare attenzione alle parole che utilizziamo, in modo da permettere qualche ragionevole inserimento nei notiziari, osservando che l’interesse pubblico non si estende a tal punto da minare nel quotidiano il valore del diritto d’autore o di altri diritti di esclusiva che sono stati acquistati.
Giusto Catania (GUE/NGL). – Signora Presidente, onorevoli colleghi, l’obiettivo di questa direttiva è di liberalizzare totalmente il mercato della pubblicità e ciò determina un modello unico di televisione, una televisione esclusivamente di intrattenimento. Diventerà impossibile fare televisione di qualità, pedagogica, culturale. La produzione culturale europea verrà danneggiata notevolmente e questa direttiva recherà un grave danno ai quotidiani, che non avranno più la possibilità di intercettare la pubblicità.
La televisione spesso induce a bisogni superflui e la pubblicità in questo modo diventa una catena di montaggio di bisogni indotti: per questo motivo bisogna tutelare di più le fasce deboli, in particolare i bambini.
Questa malefatta del product placement cambia, di fatto, la natura stessa della pubblicità, che si trasforma da anima del commercio ad anima stessa della trasmissione televisiva.
Un filosofo liberale importante come Karl Popper definiva la televisione una “cattiva maestra”. Oggi, con questa direttiva, i proclami della “cattiva maestra” diventano “senza frontiere”.
Manolis Mavrommatis (PPE-DE). – (EL) Signora Presidente, signora Commissario, onorevoli colleghi, si sta per concludere una maratona olimpica. La direttiva riveduta “Televisione senza frontiere” viene messa in votazione in questa tornata del Parlamento europeo, nella speranza di un’approvazione che porterà ordine riguardo al mezzo di comunicazione di massa più diffuso, vale a dire la televisione.
Non è stato un compito facile per la Commissione e tanto meno per la relatrice, onorevole Hieronymi, con la quale devo congratularmi per gli sforzi profusi; ringrazio anche i miei colleghi che hanno contribuito affinché questa direttiva potesse giungere alla tappa finale. Domani a quest’ora conosceremo il risultato. L’unica certezza è che in questa gara non vi sono perdenti, perché tutti noi abbiamo fatto del nostro meglio affinché i cittadini possano esserne avvantaggiati.
In un’Europa senza frontiere, questa direttiva armonizzerà il quadro giuridico di base riguardante i mass media e stabilirà norme minime per proteggere ancor di più lo spettatore, “bersagliato” da ogni parte. La televisione è un mezzo che ha il potere di istruire, stimolare, informare, intrattenere, diffondere civiltà, insegnare e aprire un dialogo con i cittadini. Questo è il suo ruolo o almeno questa è la televisione che vogliamo. Una televisione pluralistica. Disponibile a tutti. Una televisione senza frontiere.
La direttiva che siamo chiamati a votare dovrebbe essere esauriente e dovrebbe inoltre essere attuata immediatamente. Questa è la nostra principale considerazione ed è ciò che stiamo cercando di fare. Il Consiglio si deve convincere che è un suo dovere nei confronti della società e delle generazioni future osservare le regole del rispetto e dell’armonizzazione della direttiva al diritto nazionale, che è ciò che merita ogni nazione civilizzata e ciò che chiedono 450 milioni di cittadini, che ci stanno guardando.
Åsa Westlund (PSE). – (SV) Signora Presidente, gli effetti dannosi dell’alcol costano all’Unione europea 125 miliardi di euro ogni anno, pari all’1,3 per cento del PIL dell’UE. L’alcol, quindi, non è un prodotto qualsiasi: sono perciò necessarie restrizioni alla pubblicità televisiva di bevande alcoliche. I bambini che guardano la televisione durante il giorno non dovrebbero essere esposti a pubblicità di alcolici. Spero quindi che domani il Parlamento dia il suo appoggio all’emendamento n. 169.
La direttiva che stiamo discutendo oggi in Aula è una direttiva de minimis. L’idea è quindi che ciascun paese possa stabilire regole nazionali più restrittive in materia di pubblicità. In pratica, tuttavia, questo è impossibile. In Svezia, per esempio, abbiamo proibito la pubblicità rivolta ai bambini, ma TV 3 e Kanal 5 riescono comunque ad aggirare queste regole trasmettendo dal Regno Unito. Questo è assurdo. Le trasmissioni rivolte ai telespettatori svedesi dovrebbero seguire le norme svedesi, esattamente come le trasmissioni rivolte ai telespettatori britannici devono rispettare le norme britanniche. Spero quindi che domani il Parlamento voterà a favore di emendamenti come i nn. 246 e 153, che conferiscono al paese di destinazione un certo potere sul contenuto pubblicitario delle trasmissioni.
Patrizia Toia (ALDE). – Signora Presidente, onorevoli colleghi, la direttiva ha un grande impatto su due piani: da un lato, su quello industriale e tecnologico, perché si tratta di un settore avanzato dell’industria europea, e, dall’altro, su quello della pubblica opinione, dello sviluppo delle idee, in altre parole, del livello culturale della società europea.
Riteniamo dunque importante trovare un equilibrio tra questi due crinali, ovvero quello tecnologico e quello dei contenuti e della particolarità del prodotto. Per tale motivo, abbiamo chiesto che fosse dedicata una grande attenzione alla questione dell’impatto sull’infanzia, affinché i media, da strumento di crescita, non diventino strumento di manipolazione.
Siamo favorevoli, signor Commissario, a trovare risorse ingenti per gli investimenti attraverso la pubblicità e altri finanziamenti, ma vogliamo regole chiare perché la pubblicità non soffochi e non annulli la creatività del prodotto, la libertà artistica e l’importanza del prodotto culturale europeo, che va sostenuto.
Quindi dico no ad una pubblicità che diventa un fiume che dilaga. Sono favorevole ai 45 minuti di intervallo, ma non a una pubblicità che diventa predominante sul prodotto e sulla sua qualità.
Infine, parlare di audiovisivi implica inevitabilmente una questione di qualità, e anche in questo caso, Signor Commissario, faccio appello alla sua sensibilità: non è solo una questione di business, ma è anche una questione di pluralismo, in quanto una direttiva del genere deve necessariamente comprendere e rispettare anche le ragioni del pluralismo. A questo tema, infatti, non è collegata soltanto la cultura, ma anche la democrazia in Europa.
Marie-Hélène Descamps (PPE-DE). – (FR) Signora Presidente, la televisione è la principale fonte di informazione e di divertimento in Europa, raggiungendo quotidianamente ogni singolo cittadino, di ogni età. Da oltre 15 anni, la direttiva “Televisione senza frontiere” è il riferimento in materia di regolamentazione della televisione in Europa. Questa direttiva ha saputo garantire un livello di protezione comune per importanti obiettivi di politica generale e facilitare la distribuzione di servizi televisivi al di là delle frontiere, grazie in particolare al principio del paese d’origine. Ha favorito altresì la libertà di espressione e d’informazione e ha contribuito in modo significativo a promuovere l’espressione delle identità culturali.
Tuttavia, con l’era del digitale, con la convergenza e con la comparsa di nuovi servizi di media audiovisivi, si è resa necessaria una nuova revisione di questo quadro normativo.
Il testo oggi all’esame rappresenta una tappa importante non solo per il settore dei media audiovisivi, ma anche per i cittadini europei. E’ il risultato di un reale lavoro di concertazione e di scambio, condotto da parecchi mesi dalla nostra relatrice. Mi congratulo con lei per la qualità della relazione e per i considerevoli sforzi che ha profuso per affrontare questi delicatissimi argomenti.
Tenendo conto della duplice natura, economica e culturale, dei servizi audiovisivi, la revisione della direttiva “Televisione senza frontiere” permette di trarre conclusioni dagli attuali sviluppi tecnologici e di adattare il quadro giuridico comunitario alle evoluzioni future. A questo riguardo, il principio stesso di estensione della direttiva ai nuovi servizi di media audiovisivi è essenziale. Nella misura in cui i servizi non lineari fanno sempre più concorrenza ai servizi tradizionali, il loro contributo alla promozione della diversità culturale è fondamentale e conforme agli obiettivi fissati nella convenzione dell’UNESCO.
Inoltre, è stato compiuto un passo essenziale per i servizi lineari, con il riconoscimento di un diritto di accesso ai brevi estratti. Questo diritto dovrà tuttavia esercitarsi in condizioni ragionevoli e nel rispetto dei diritti di esclusiva.
Infine, in materia di pubblicità, per la prima volta ci è data l’opportunità di disporre di regole chiare sull’inserimento di prodotti: con le garanzie che ci sono proposte, tale pratica aprirà nuove opportunità alla produzione audiovisiva e alla creatività europea, garantendo nel contempo la protezione e l’informazione dei consumatori.
PRESIDENZA DELL’ON. JANUSZ ONYSZKIEWICZ Vicepresidente
Anna Hedh (PSE). – (SV) Signor Presidente, riconosco che era necessario rivedere la direttiva alla luce degli sviluppi, specialmente tecnici, intervenuti nel settore audiovisivo nel corso degli ultimi 20 anni. Tuttavia, la proposta della Commissione e gli emendamenti alla direttiva presentano tutti elementi alquanto svantaggiosi. La direttiva rischia, sotto molti aspetti, di provocare un peggioramento della protezione dei consumatori in generale e, in particolare, di esacerbare gli effetti della televisione sui minori. Parallelamente ai progressi tecnici, negli ultimi 20 anni sono aumentate anche la quantità e la varietà della pubblicità. Oggi la pubblicità è dappertutto ed è persino rivolta a bambini e minori.
Sono necessarie normative che creino un equilibrio riguardo alla quantità di pubblicità permessa e ai particolari gruppi di consumatori ai quali può essere rivolta. Anche se quella che abbiamo qui è una direttiva de minimis, molti di noi del gruppo socialista al Parlamento europeo sono favorevoli a regole severe che disciplinino tutta la pubblicità nei programmi per bambini e in generale quella rivolta ai minori. Comprendiamo perché la Commissione ha vietato la pubblicità in programmi religiosi, ma ci chiediamo perché sia considerato meno importante proteggere i bambini dalle influenze commerciali rispetto a proteggere le persone che guardano questo tipo di programmi. I bambini non sanno distinguere la pubblicità dagli altri programmi e non possono quindi capire i secondi fini della pubblicità. Come molti altri, sono contraria alla pubblicità mirata ai bambini.
Ivo Belet (PPE-DE). – (NL) Signor Presidente, onorevoli colleghi, la nuova direttiva merita il nostro appoggio, poiché ci consente di garantire che i canali della televisione tradizionale sulla rete pubblica abbiano anche in futuro la possibilità di rimanere competitivi nell’era digitale. E’ inutile, come sapete, imporre requisiti più severi alla televisione della rete pubblica tradizionale, se queste nuove regole non si applicassero anche alla televisione on demand, che si sta espandendo con enorme rapidità. Desidero quindi porgere le mie sincere congratulazioni alla relatrice, onorevole Hieronymi, e al Commissario Reding.
Tuttavia, ho due osservazioni da fare. Prima di tutto, riguardo al product placement, la possibilità di introdurlo va naturalmente accolta con favore, poiché avvantaggia anche il settore televisivo, consentendogli di sfruttare un nuovo strumento per attirare inserzionisti e compensare la perdita di utili derivanti dalle pubblicità televisive. Inutile dire che occorre elaborare un quadro preciso per questo strumento – che da un lato salvaguardi l’autonomia editoriale e che dall’altro imponga un avviso prima e dopo il programma, cosicché i telespettatori ne siano informati.
In secondo luogo, onorevole Hieronymi, Commissario Reding, nelle Fiandre vorremmo che l’Europa approvasse un divieto generale alla pubblicità nei programmi per bambini. Questo parere è molto diffuso nelle Fiandre, e anche in Svezia, mentre sembra che – purtroppo – vi sia meno entusiasmo per questa idea nel resto d’Europa. Potremo, certamente, imporre regole più severe delle norme minime europee che approveremo domani, ma, come sapete, tali regole rischiano di essere aggirate da canali che trasmettono nelle Fiandre da altri Stati membri.
Il testo all’esame non è purtroppo sufficiente a evitare questa situazione, perciò spero che domani non indeboliremo ancor di più il compromesso del Consiglio e che si introdurrà infine un codice di condotta, ad esempio, per le pubblicità dei fast food nei nostri paesi vicini; sarebbe comunque meglio, benché si tratti di una misura apprezzabile, bandirle del tutto dai nostri schermi, e soprattutto dai programmi per bambini. Di fatto, il potere decisionale a tale riguardo rimane a livello degli Stati membri. Questo sarebbe il migliore strumento nella lotta contro l’obesità, che tutti, ovviamente, sosteniamo.
Giovanni Berlinguer (PSE). – Signor Presidente, onorevoli colleghi, la Commissione ha sottolineato soprattutto l’interesse industriale ed economico della televisione, che è pur importante, ma la televisione è innanzitutto il maggiore strumento di informazione e il principale veicolo della cultura, accessibile a tutti, ed è anche uno strumento di potere.
Vi è attualmente la tendenza ad allargare lo spazio della pubblicità nella televisione e questo limiterebbe il ruolo e la libertà dei finanziamenti della carta stampata. L’articolo che autorizza il “product placement” è basato su un’ipocrisia, perché prima questo principio viene negato e poi viene autorizzato in mille maniere diverse. Ed esso avrebbe come conseguenza non solo l’inserimento, ma anche la contaminazione della creatività degli autori di ogni programma di fiction e di altri spettacoli.
Capisco quindi il doloroso compromesso della relatrice Hieronymi, che ha svolto un ottimo lavoro, ho tuttavia presentato, insieme a molti altri, un emendamento volto a sopprimere l’idea dell’inserimento di prodotti e altri emendamenti.
Luis Herrero-Tejedor (PPE-DE). – (ES) Signor Presidente, onorevoli colleghi, tutti sappiamo che la democrazia è un sistema basato sull’opinione pubblica, e quanto più liberi sono i mezzi di comunicazione, maggiore è la qualità della democrazia.
Questa direttiva disciplina i media nel settore audiovisivo e la domanda che, a mio parere, dobbiamo porci è: li rende più liberi o meno liberi di prima?
Per rispondere a questa domanda l’equazione di cui dobbiamo tenere conto è: maggiore è l’interventismo dei poteri pubblici, minore è la libertà dei media e, viceversa, minore è l’intervento dei poteri pubblici, maggiore è la libertà dei media.
A mio giudizio, onorevoli colleghi, purtroppo questa direttiva è troppo interventista: lo è in materia di pubblicità, lo è in materia di quote di produzioni audiovisive, lo è perché estende indebitamente il campo di applicazione ai servizi non lineari, ma, soprattutto, lo è perché concede alle autorità normative nazionali il potere di tutelare il diritto fondamentale della libertà di espressione.
Qualunque democratico sa che la tutela dei diritti fondamentali spetta esclusivamente ai tribunali di giustizia. Ma questa direttiva, e non per colpa della relatrice, che si è battuta con grande energia – e per questo la ringrazio, onorevole Hieronymi – concede alle autorità normative nazionali il potere di decidere che cosa è attendibile e che cosa non lo è, cosa può essere trasmesso e cosa no o, come è successo in Catalogna, una delle regioni europee con il più basso livello di democrazia di tutta l’Unione europea, quali operatori possono trasmettere e quali non possono.
In questo modo stiamo aprendo la porta alla censura preventiva. Le chiedo per favore, Commissario Reding, di prendere sul serio la questione, per cercare di evitare tale sviluppo, tra l’altro perché bisognerà ascoltare attentamente cosa hanno da dire in proposito organizzazioni come Reporter senza frontiere, la World Association of Newspapers o il World Press Freedom Committee. Ci faranno arrossire.
Spero che l’imbarazzo serva, almeno, perché correggiamo in tempo il nostro errore.
Viviane Reding, Membro della Commissione. – (FR) Signor Presidente, poiché sono consapevole del poco tempo a disposizione, non vi leggerò ora il lungo elenco degli emendamenti che la Commissione è disposta ad accettare e di quelli che deve respingere. Purtroppo non potrò neppure darvi alcuna spiegazione. Trasmetterò dunque l’elenco a voi e ai gruppi politici.
Permettetemi comunque di dire che la normativa “Televisione senza frontiere”, che è in vigore ormai da molti anni, si è dimostrata valida, sviluppando il settore televisivo in Europa e dando una reale opportunità al contenuto europeo. Ci troviamo oggi di fronte a un cambiamento fondamentale in termini di tecnologia: dobbiamo quindi adattare la direttiva al mondo moderno, con nuove definizioni, abbastanza flessibili da resistere alla prova del tempo e all’evoluzione della tecnologia.
La vasta maggioranza del Parlamento è di questo parere. Siamo dinanzi alla prospettiva di una televisione di qualità, dove una pubblicità regolamentata serve a finanziare programmi europei e dove i servizi di media possono avvantaggiarsi del principio del paese d’origine e, quindi, del mercato unico: entrambi devono rispettare i valori di base che sono la protezione dei minori e il divieto dell’incitamento all’odio razziale, sostenendo nel contempo la produzione di opere europee. Se possiamo riassumere così, in poche frasi, il testo su cui è chiamato a votare il Parlamento, si tratta certo di un riassunto imperfetto, ma almeno ci abbiamo provato.
Tutta la complessità dell’impresa è illustrata dalla moltitudine di emendamenti depositati. Permettetemi di dire che, tra gli emendamenti della relazione presentata dalla commissione per la cultura e l’istruzione – ancora una volta ringrazio la relatrice, onorevole Hieronymi, per il lavoro esemplare – la Commissione può accettarne 44 e altri 59 in parte: in altri termini, due terzi degli emendamenti contenuti nella relazione Hieronymi. Questo dimostra la qualità del valido lavoro svolto dal Parlamento: congratulazioni.
Per quanto riguarda gli emendamenti presentati in plenaria, la Commissione può accettarne otto nella loro interezza e 24 in parte: signor Presidente, poiché il tempo stringe, vi sarà trasmesso l’elenco. Permettetemi, per finire, di ringraziare i parlamentari, la relatrice e i relatori ombra, che hanno fatto veramente un lavoro di precisione, molto complicato, ma nell’interesse delle nostre televisioni e dei nostri media europei. Il contenuto europeo, che grazie a voi avrà un’opportunità, vi deve molto.
La Commissione può accogliere gli emendamenti nn. 6, 11, 12, 14, 16, 20, 25, 30, 32, 41, 42, 43, 48, 49, 56, 62, 67, 78, 79, 81, 84, 85, 86, 88, da 89 a 92, 99, 115, 117, da 120 a 125, da 128 a 130, 132, 133, 138, 144, 154, 212, 213, 215, 221, 222, 224 e 226.
Possono essere accettati in linea di principio gli emendamenti nn. 1, 3, 4, 7, 8, 10, 13, 17, 18, 19, 23, 27, 28, 33, 34, 35, 36, 38, 39, 40, 46, 50, 57, 58, 60, da 63 a 65, 66, da 68 a 71, 73, 77, 82, 83, 87, da 94 a 98, 104, da 107 a 110, 114, 126, 127, 131, 135, 137, 141, 147, 149, 150, 151, 157, 178, 183, 184, 186, 191, 193, 200, da 203 a 205, 208, 214, 216, da 218 a 220, 223, 225, da 227 a 229, 235 e 236.
La Commissione non può accogliere gli emendamenti nn. 2, 5, 9, 15, 21, 22, 24, 26, 29, 31, 37, 44, 45, 47, da 51 a 55, 59, 61, 72, da 74 a 76, 80, 93, da 100 a 103, 105, 106, 111, 112, 113, 116, 118, 119, 134, 136, 139, 140, 142, 143, 145, 146, 148, 152, 153, 155, 156, da 158 a 163, da 166 a 177, da 179 a 182, 185, da 187 a 190, 192, da 194 a 199, 201, 202, 206, 207, da 209 a 211, da 230 a 234 e da 237 a 246.
Dichiarazione scritta (articolo 142 del Regolamento)
Marianne Mikko (PSE). – (ET) Gli Stati baltici si liberarono in modo quasi incruento dell’occupazione sovietica. La maggioranza delle persone che hanno perso la vita sono morte per difendere la libertà e l’obiettività della stampa.
Il 20 agosto 1990 venti patrioti estoni opposero resistenza ai soldati delle Forze Speciali OMON di Mosca per difendere la torre della televisione di Tallinn. Il 13 gennaio 1991 quindici persone morirono difendendo la torre della televisione a Vilnius. Decine di lituani rimasero feriti in attacchi coi gas contro il centro di trasmissione e l’edificio della radiotelevisione.
Nel discutere la direttiva sui servizi di media audiovisivi, i cittadini degli Stati baltici pensano più all’imparzialità che alla pubblicità.
E’ evidente che il Cremlino ha ora nuovamente preso il controllo dei media. Ma non tutti sanno che parte dei media dell’Unione europea è stata trasformata in un obbediente strumento di Mosca.
I nostri atteggiamenti liberali permettono al Pervõi Baltiiski Kanal, con sede centrale a Riga, di istigare gli abitanti di lingua russa dei tre Stati baltici contro i legittimi governi dei nostri paesi.
Il canale è finanziato non da uomini d’affari russi, ma da propagandisti russi. Le loro abilità hanno raggiunto un nuovo livello e il messaggio ideologico del canale è abilmente celato fra i programmi di intrattenimento. Ciò non trae in inganno, tuttavia, gli esperti di media.
Ogni Stato membro deve potersi difendere da una simile ostile propaganda straniera.
La mia proposta di emendamento è stata firmata da tutti i rappresentanti dagli Stati baltici, indipendentemente dal gruppo politico di appartenenza. Abbiamo già sperimentato la manipolazione ideologica del Cremlino e non vogliamo subirla nuovamente.
Jules Maaten (ALDE). – (NL) E’ importante promuovere la libera circolazione dei programmi televisivi europei e non ostacolarne la produzione con una legislazione eccessivamente severa sulla pubblicità. Il gruppo dell’Alleanza dei Liberali e dei Democratici per l’Europa ha adottato una posizione realistica sull’inserimento di prodotti. Informarne gli spettatori è utile, ma essi non desiderano una segnalazione nel corso del programma televisivo. Un avviso prima e dopo il programma è sufficiente. Le entrate derivanti dalla pubblicità e dal product placement sono necessarie per aiutare a finanziare le produzioni europee; l’alternativa è una presenza ancor più massiccia di programmi americani a basso costo, pieni di product placement.
I programmi per bambini devono essere soggetti a norme più severe, perché l’obesità è un problema in aumento. Dato l’enorme impatto della pubblicità di cibi poco sani sulle scelte alimentari dei bambini, la pubblicità diretta a questo gruppo di destinatari dovrebbe essere limitata. Sono quindi favorevole all’idea di elaborare un efficace codice di condotta riguardante la pubblicità, il product placement e altre forme di promozione di bevande e cibi poco sani rivolte ai bambini.
Infine, sostengo un forte principio del paese d’origine. I creatori di programmi televisivi non dovrebbero essere soggetti a ulteriori regole e normative quando vogliono offrire i loro programmi in altre parti dell’Unione europea. Dobbiamo favorire le vendite dei prodotti audiovisivi europei.
Alessandro Battilocchio (NI). – Il risultato del voto sulla Direttiva Televisione senza Frontiere denota una grande maturità da parte del Parlamento. Infatti, grazie anche all’ottimo lavoro della relatrice Hieronymi, di tutti i relatori per opinione, del Consiglio e della Commissione, la direttiva offre uno strumento valido per promuovere la competitività dell’industria audiovisiva europea, lasciando un ragionevole spazio ai finanziamenti privati (non è una novità, i servizi audiovisivi vivono di pubblicità) pur garantendo il giusto livello di protezione per i consumatori e soprattutto per le fasce più vulnerabili (come i bambini e i disabili). Avrei preferito tuttavia un maggior coraggio, ad esempio per quanto riguarda l’introduzione del Product Placement. Pur essendo d’accordo con chi vuole garantire la creatività e l’indipendenza degli autori, così come la qualità dei prodotti, devo tuttavia ricordare che nel 2007 e sul mercato globale questa pratica è una realtà, e che rifiutare questa verità vuol dire rischiare di perdere competitività, finanziamenti e quote di mercato. Mi auguro che la maggior parte degli Stati Membri sappia dimostrare un maggior coraggio e una maggiore apertura di quanto hanno fatto finora queste istituzioni.
Nils Lundgren (IND/DEM). – (SV) Questa difficile questione posta dalla tecnologia moderna produce un conflitto in termini di obiettivi, tra la libertà e l’interesse che abbiamo a fornire certe forme di protezione.
Da un lato, è difficile censurare programmi trasmessi da altri Stati membri, ma, dall’altro, riteniamo che ogni Stato membro debba poter prendere le proprie decisioni su questioni culturali e morali riguardo, ad esempio, alle pubblicità di alcolici e tabacco, alle pubblicità rivolte ai bambini e alle regole in materia di discriminazione e pornografia. Ogni Stato membro deve poter emanare le proprie leggi in queste aree.
Gli sviluppi tecnici che comprendono Internet veloce a banda larga e la telefonia mobile facilitano i servizi di media simili alla televisione in cui il rispetto delle regole etiche è difficile da controllare. Anche in questo settore, comunque, gli Stati membri devono poter legiferare, se lo desiderano, in modo tale da stabilire normative in materia di pedopornografia e di diritto d’autore.
Si tratta indubbiamente di una questione molto complessa, ma crediamo che in seno alla riunione del Consiglio di novembre si sarebbe dovuto prestare maggiore ascolto alla posizione della Svezia nel Consiglio. Riteniamo, comunque, che la proposta della commissione per la cultura e l’istruzione sia migliore di quella del Consiglio, e sosteniamo quindi questa relazione.
19. Relazione annuale dell’Unione europea sui diritti umani (discussione)
Presidente. – L’ordine del giorno reca la dichiarazione del Consiglio e della Commissione sulla relazione annuale dell’Unione europea sui diritti umani.
Paula Lehtomäki, Presidente in carica del Consiglio. – (FI) Signor Presidente, onorevoli deputati, è un piacere per me presentarvi oggi la relazione annuale dell’Unione europea sui diritti umani. La prima relazione sui diritti umani è stata pubblicata nel 1999, quando la Finlandia, come questa volta, fu coinvolta nella redazione del documento poiché ricopriva la Presidenza in carica dell’Unione europea. L’obiettivo della relazione da allora non è cambiato. Ancora oggi si occupa, in un modo unico, della politica per i diritti umani dell’Unione europea e di quanto viene realizzato in questo quadro. La relazione ora ultimata concerne le azioni e le politiche comunitarie realizzate nel periodo dal 1° luglio 2005 al 30 giugno 2006 e che miravano alla promozione del rispetto universale dei diritti umani e delle libertà fondamentali.
La relazione segue le sette precedenti pubblicate tra il 1999 e il 2005, conformemente alla dichiarazione adottata nel 1998 dal Consiglio europeo. Approvata in occasione del cinquantesimo anniversario della Dichiarazione universale dei diritti umani, essa esortava l’Unione europea a rafforzare la propria azione a favore dei diritti dell’uomo, invitandola inoltre a redigere annualmente una relazione sui diritti umani.
La relazione sui diritti umani presenta una panoramica del lavoro svolto dalle Istituzioni dell’Unione europea per promuovere i diritti umani e la democrazia. Vengono altresì esaminate le politiche esterne e le circostanze interne dell’UE. In una sezione separata, inoltre, viene analizzata l’azione del Parlamento europeo per promuovere i diritti umani e la democrazia. Il Parlamento europeo ha il merito di avere sollevato questioni concernenti i diritti umani garantendo che esse ricevano debita attenzione anche presso le altre Istituzioni dell’Unione.
La relazione evidenzia le speciali priorità della politica per i diritti umani dell’UE, quali il mainstreaming. In pratica, mainstreaming significa accrescere l’interazione tra gli esperti di diritti umani e i gruppi di riflessione nazionali e presentare aspetti concernenti i diritti umani in diversi ambiti di attività dell’UE, come la gestione delle crisi e l’esportazione di armi. L’Unione europea ha sviluppato alcune modalità per affrontare problemi speciali, come le donne, la sicurezza e i bambini, nel quadro dei conflitti armati. Il rappresentante personale del Segretario generale/Alto rappresentante ha partecipato attivamente all’integrazione dei diritti umani nel quadro della politica estera e di sicurezza comune contribuendo inoltre a una maggiore sensibilizzazione in merito agli orientamenti dell’UE sui diritti umani.
L’Unione europea ha adottato orientamenti speciali su alcune questioni e in questo modo ha determinato le priorità all’interno della sua politica per i diritti umani. L’Unione è assolutamente contraria alla pena di morte e ha messo in evidenza casi specifici in cui non sono stati rispettati i requisiti minimi del diritto internazionale. Durante il periodo di riferimento l’Unione ha prestato un’attenzione particolare ai paesi in cui è cambiata la politica sulla pena di morte.
L’Unione europea ha incoraggiato vari paesi a sottoscrivere la Convenzione contro la tortura, rafforzando così l’azione contro la sua abolizione.
Inoltre, l’Unione ha specificato alcuni paesi bersaglio prioritari, dove propone di migliorare la situazione dei diritti umani cercando in vari modi di alleviare le sofferenze dei bambini coinvolti nei conflitti armati. E’ stato importante rilevare la questione nei forum internazionali multilaterali attrezzando meglio l’UE per affrontare questa stessa questione nell’ambito della politica europea di sicurezza e difesa.
Per quanto concerne gli orientamenti dell’UE sui difensori dei diritti umani, l’Unione ha lanciato campagne globali sulla libertà di parola e sui diritti umani delle donne. Siccome i difensori dei diritti umani molto spesso si trovano ad essere attaccati a loro volta, i loro diritti sono ancora una delle priorità dell’UE.
Il Consiglio apprezza il ruolo centrale svolto dal Parlamento europeo nei nostri sforzi congiunti per difendere e promuovere i diritti umani. Il Premio Sacharov assegnato ogni anno a coloro che difendono la libertà di pensiero svolge un ruolo fondamentale in questo quadro. Nel corso degli anni il Parlamento ha riconosciuto i successi di grandi personaggi, come Nelson Mandela e Kofi Annan. Siamo lieti che quest’anno il Premio Sacharov sia stato assegnato al leader dell’opposizione bielorussa Aliaksandr Milinkievitch. Abbiamo motivo di credere che questo riconoscimento internazionale incoraggerà Milinkievitch e altri a continuare la loro importante opera di rafforzamento delle forze democratiche in Bielorussia.
Nel periodo analizzato nella relazione, ossia tra l’estate del 2005 e l’estate del 2006, si è verificato un grande cambiamento nelle strutture dell’ONU. I negoziati sulla creazione di un Consiglio delle Nazioni Unite per i diritti umani e, in seguito, la prima riunione del nuovo Consiglio, hanno costituito un quadro essenziale per l’azione dell’UE nell’ambito della politica multilaterale per i diritti umani. Obiettivo dell’UE è sempre stato quello di istituire un Consiglio che dia ai diritti umani lo status loro conferito dalla Carta dell’ONU. Anche se nel testo adottato definitivamente nel marzo 2006 non siamo riusciti a inserire tutti gli aspetti che ci stavano a cuore, l’Unione crede, comunque, che la creazione del Consiglio ONU per i diritti umani sarà un elemento essenziale per rafforzare il sistema dell’ONU per i diritti umani. Costituirà anche un grande passo in avanti nel processo complessivo di riforma delle Nazioni Unite.
La promozione dei diritti umani, della democrazia e del progresso nello Stato di diritto riveste un’enorme importanza nella lotta contro il terrorismo e i vari movimenti estremisti. Nelle dichiarazioni pronunciate presso l’ONU e altre istanze l’UE ha ribadito la sua opinione secondo la quale il rispetto dei diritti umani è vitale nella lotta al terrorismo. La Presidenza ha sottolineato in varie occasioni che azioni efficaci contro il terrorismo e la protezione dei diritti umani sono obiettivi complementari che si sostengono a vicenda.
Il dialogo politico è, innegabilmente, uno strumento irrinunciabile nella promozione dei diritti umani. Il mainstreaming dei diritti umani ha comportato un tentativo di garantire che le questioni concernenti i diritti umani vengano affrontate con coerenza e in uno spirito di collaborazione tra UE e paesi terzi a livelli diversi. Questo vale anche per paesi con i quali l’UE è coinvolta in un dialogo speciale sui diritti umani, come la Cina e la Russia. Quest’anno la relazione sui diritti umani sottolinea per la prima volta l’impegno dell’UE a favore del dialogo interculturale, sia all’interno dell’Unione sia con paesi terzi.
Le vittime delle violazioni dei diritti umani e i difensori dei diritti umani in tutto il mondo si attendono molto dall’Unione europea, e per una ragione. Ci si può attendere che l’Unione europea, in quanto Comunità basata su valori, si batta per promuovere i diritti umani e la democrazia con obiettivi chiari. Questa relazione ci aiuterà a giudicare se l’Unione ha risposto bene a questa sfida.
Benita Ferrero-Waldner, Membro della Commissione. – (EN) Signor Presidente, accolgo con estremo favore la pubblicazione della relazione annuale 2006 sui diritti umani. Per la prima volta questa relazione è davvero frutto di un impegno combinato. Ci siamo battuti per questo. L’anno scorso, durante il dibattito qui in Aula, ho detto che sarei stata molto felice se avessimo potuto preparare la relazione insieme. Mi sarebbe piaciuto occuparmi di una delle prefazioni. Purtroppo sembra che fosse ormai troppo tardi, ma penso che la Commissione dovesse essere visibile.
E’ ormai diventata una prassi abituale tenere una seduta speciale sui diritti umani e la democrazia prima di Natale. E’ una buona tradizione; è una nobile tradizione vedere cosa è stato realizzato e quali sono i nuovi sviluppi.
Quest’anno la relazione annuale costituisce ancora una volta una testimonianza preziosa dell’impegno combinato di tutti noi per la promozione e la protezione dei diritti umani nel mondo e rispecchia il modo positivo in cui l’Unione europea ha riunito tutte le sue forze per elaborarla.
Questo dibattito mi dà l’opportunità di evidenziare rapidamente alcune attività svolte nel 2006.
Innanzitutto, l’integrazione dei diritti umani nelle politiche esterne è stata una delle massime priorità dell’UE nel 2006, grazie alle Presidenze austriaca e finlandese. E’ davvero una soddisfazione constatare che tutti gli attori dell’UE sono sempre più impegnati a favore di questo importantissimo aspetto delle nostre politiche. Tuttavia, non dimentichiamo che il mainstreaming o, altro termine che mi piace molto, l’“integrazione” dei diritti umani in tutte le politiche, non è un fine in sé, ma un mezzo per raggiungere determinati obiettivi. Per l’Unione europea questi obiettivi sono chiaramente sanciti nel nostro Trattato, che ci esorta a sviluppare e consolidare la democrazia, lo Stato di diritto, il rispetto dei diritti umani e delle libertà fondamentali tramite le nostre varie politiche esterne. In questo contesto, siamo particolarmente lieti che le questioni concernenti i diritti umani e la democrazia siano state integrate nei testi giuridici di tutti i nuovi strumenti di finanziamento previsti dalle prospettive finanziarie 2007-2013.
In secondo luogo, il mainstreaming è un processo senza fine; dobbiamo mantenere costantemente il nostro impegno e introdurre nuovi strumenti. A tale proposito sono lieta di comunicarvi che lo scorso giugno la Commissione ha modificato i mandati dei suoi capi di delegazione, dando seguito alla relazione dell’onorevole Agnoletto. Questi mandati ora citano esplicitamente i diritti umani e la democrazia, attribuendo, così, grande importanza alla necessità di riferire sull’argomento e di agire.
Allo stesso modo, nel quadro delle “clausole sui diritti umani” dei nostri accordi, sono state create nuove istanze per il dialogo e lo scambio di opinioni con paesi terzi. Sono aumentate le occasioni per discutere di promozione e rispetto dei diritti umani, da Argentina e Bangladesh a India, Giordania, Marocco, Turkmenistan e Vietnam. Ciò va ad aggiungersi ai dialoghi e alle consultazioni istituzionalizzate sui diritti umani e ai vari dialoghi politici dove l’argomento viene sempre sollevato.
Ultimo punto, ma non meno importante: la Commissione continua a includere gli “elementi essenziali” della clausola sui diritti umani e la democrazia nei negoziati dei nuovi accordi bilaterali di partenariato e cooperazione. E’ questo il caso, ad esempio, dell’accordo con sei paesi ASEAN. Stiamo inoltre preparando i negoziati per un accordo con la Cina, e la Commissione continua a sostenere incondizionatamente l’inclusione di questa clausola in linea con la prassi abituale.
In terzo luogo, mentre integriamo i diritti umani in tutte le nostre politiche, dobbiamo anche concentrarci su alcuni aspetti specifici della politica dei diritti umani. Questi aspetti sono stati delineati da due comunicazioni della Commissione: “Tabella di marcia per la parità tra donne e uomini” e “Verso una strategia dell’Unione europea sui diritti dei minori”.
Il 2006 è stato caratterizzato anche dai cambiamenti fondamentali nei meccanismi per i diritti umani delle Nazioni Unite, con il nuovo Consiglio per i diritti umani che è già stato menzionato. Mentre all’inizio esistevano buone ragioni per essere ottimisti, ad esempio la partecipazione attiva delle ONG ai dibattiti o il desiderio di lasciarsi alle spalle il fallimento della precedente commissione per i diritti umani, il quadro complessivo alla fine dell’anno è fonte di preoccupazione a causa, tra l’altro, di segnali scoraggianti di politicizzazione di questa nuova istanza. Noi, l’Unione europea, dobbiamo rinnovare il nostro impegno e collaborare maggiormente con gli attori a Ginevra per convincerli del fatto che la comunità internazionale ha bisogno di un Consiglio per i diritti umani efficace. Abbiamo ancora la possibilità di far funzionare questo nuovo organismo mettendolo in condizione di produrre risultati. Dobbiamo effettivamente sperare che dall’odierna sessione sul Darfur scaturiscano risultati positivi.
Non posso concludere senza ribadire la mia soddisfazione personale, nonché quella della Commissione, per la votazione di ieri sulla proposta di regolamento che istituisce un nuovo strumento europeo per la democrazia e i diritti umani. Questo strumento permetterà alla Commissione di fissare con maggiore facilità le priorità al momento della realizzazione degli obiettivi previsti dal regolamento e in linea con il suo campo di applicazione.
In ogni caso, sappiamo fin troppo bene che le misure per la promozione dei diritti umani e della democrazia devono essere quanto più possibile numerose, multisettoriali, trasversali e di portata mondiale. Si dovrà tenere conto anche dell’aumento del numero dei beneficiari. E’ inoltre auspicabile una maggiore complementarietà con i vari strumenti, che spaziano dal dialogo politico e dai canali diplomatici ai vari strumenti di cooperazione finanziaria e tecnica, inclusi i programmi geografici e tematici.
Infine, intendiamo sviluppare approcci più integrati ai diritti umani e alla democrazia all’interno del nuovo strumento. In alcuni dibattiti sembra che i diritti umani e la democrazia siano due questioni separate. Secondo noi, invece, i diritti umani sono la base della democrazia e la democrazia è necessaria per sviluppare e proteggere i diritti umani. Quindi, non creiamo demarcazioni artificiali. Pensiamo, comunque, che questa sia una buona base per continuare il nostro lavoro l’anno prossimo.
Gerardo Galeote, a nome del gruppo PPE-DE. – (ES) Signor Presidente, il Ministro Lehtomäki ha richiamato il Premio Sacharov e io vorrei sottolineare che le Damas de Blanco sono donne indifese, mogli, madri e figlie di dissidenti politici del regime cubano che, in modo pacifico e silenzioso, provenienti da diverse città di Cuba, con un grande sforzo si riuniscono ogni domenica e passeggiano insieme vestite di bianco per le strade dell’Avana, come domenica scorsa, quando sono rimaste vittime di molestie, minacce e insulti da parte di gente che voleva festeggiare in questo modo la giornata dei diritti umani. Sembra ridicolo che io oggi debba dire che queste donne non sono terroriste pericolose e controrivoluzionarie finanziate dalla CIA, ma solo donne che non si rassegnano di fronte all’ingiustizia e alla violazione dei loro diritti più fondamentali in quanto esseri umani.
E, di conseguenza, è altrettanto ridicolo che il regime cubano continui a impedire che alcune rappresentanti di queste donne escano dal paese per ricevere il Premio Sacharov che il Parlamento europeo ha assegnato loro l’anno scorso.
Non sappiamo cosa ne sia stato dell’impegno assunto dal Presidente del Parlamento europeo in questa stessa Aula ormai un anno fa, ma, se ha fatto qualcosa, i risultati sono evidenti.
Per questo motivo mi rallegro per l’iniziativa degli onorevoli Flautre e Brok di inviare una delegazione a Cuba. Personalmente non mi spiace che tale delegazione approfitti del viaggio per incontrare le autorità del paese e constatare come sta cambiando il clima politico.
Chiedo, però, che i servizi del Parlamento europeo inizino fin da ora, senza indugio, le procedure formali per chiedere le necessarie autorizzazioni per l’ingresso nel paese. Alla Commissione e al Consiglio chiedo che esercitino tutta la pressione possibile affinché queste autorizzazioni siano concesse.
Se la risposta sarà favorevole, come auspico, potremmo manifestare una minima, ma efficace, espressione di solidarietà. Se sarà negativa, signor Presidente, sarà la dimostrazione dell’atteggiamento dell’attuale governo cubano, cosa di cui le Istituzioni europee dovrebbero prendere debita nota.
Elena Valenciano Martínez-Orozco, a nome del gruppo PSE. – (ES) Signor Presidente, a nome del gruppo socialista al Parlamento europeo desidero ringraziare il Consiglio per essere venuto a presentarci per il secondo anno consecutivo la sua relazione annuale sui diritti umani in questa tornata di dicembre, che il Parlamento europeo dedica espressamente ai diritti umani.
Accolgo, dunque, con favore il lavoro svolto dal Consiglio su questa ottava relazione e in particolare mi complimento per il paragrafo dedicato all’attività del Parlamento europeo. Sembra che inizino ad ascoltarci.
Condivido l’importanza attribuita dal Consiglio al mantenimento della coerenza nelle azioni comunitarie. Questo principio, prezioso in tutti gli ambiti, lo diventa ancora di più quando parliamo di diritti umani.
L’Unione europea deve essere non solo coerente, ma anche esemplare nell’ottemperare agli obblighi internazionali. Abbiamo il dovere morale di sostenere fermamente la difesa dei nostri valori e dobbiamo porre i diritti umani, lo Stato di diritto e la legalità internazionale al centro della nostra azione, soprattutto quando alcuni di questi principi sono messi in discussione, anche da parte di governi democratici.
Dobbiamo dire con chiarezza che non si possono permettere violazioni dei diritti umani sul territorio dell’Unione europea e agire con determinazione per contrastare un certo regresso registrato nel rispetto degli strumenti di salvaguardia e garanzia.
A tale proposito vorrei vedere un maggiore impegno da parte del Consiglio, e approfitto per rettificare il riferimento della relazione alla commissione temporanea sul presunto utilizzo di paesi europei da parte della CIA per il trasporto e la detenzione illegali di prigionieri, visto che il Consiglio ha confuso l’indagine che sta svolgendo il Consiglio d’Europa con quella di questo Parlamento.
Esiste un rapporto sempre più stretto tra i diritti umani nelle relazioni esterne e nella politica interna dell’Unione, dimostrato, ad esempio, dal legame sempre più stretto tra sicurezza, cooperazione allo sviluppo e diritti umani.
L’Unione europea deve assumersi le sue responsabilità in quanto attore globale e, quindi, deve difendere una posizione ferma e parlare con una sola voce sulla scena mondiale.
Una maggiore visibilità e un’azione più decisa dell’Unione relativamente ai conflitti di lunga durata, come in Palestina o nel Darfur, saranno indubbiamente un contributo dell’Europa a questi diritti umani che oggi qui difendiamo tutti.
Elizabeth Lynne, a nome del gruppo ALDE. – (EN) Signor Presidente, le sarei grata se potesse aggiungere al mio tempo di parola quello che mi era stato assegnato prima, per cui per il gruppo ALDE abbiamo due minuti. Vorrei scusare l’onorevole Cappato per la sua assenza. Ha avuto un’urgenza personale e pertanto parlerò io a nome del gruppo.
Desidero ringraziare il Consiglio e la Commissione per il duro lavoro, e sono lieta che non ci si sia limitati a un semplice elenco di paesi in cui si registrano violazioni dei diritti umani. Mi fa piacere che questa volta una sezione sia dedicata al Parlamento europeo. Mi risulta difficile, comunque, quando parliamo di diritti umani in sottocommissione, sentirmi dire che non possiamo occuparci degli abusi nell’UE. So che se ne occupa la commissione per le libertà civili, la giustizia e gli affari interni, ma dobbiamo trovare un modo per unire le azioni della commissione per le libertà civili e della sottocommissione per i diritti dell’uomo.
Un ambito in cui dobbiamo essere più propositivi è quello delle bombe a grappolo. So che secondo molti la questione riguarda la difesa, ma secondo me concerne anche i diritti umani. Sebbene non siano contemplate dal Trattato del 1997 sulle mine antiuomo, le bombe a grappolo hanno lo stesso effetto devastante sui civili. Invito il Consiglio e la Commissione ad associarsi alla sempre più diffusa opinione secondo la quale le bombe a grappolo dovrebbero essere soggette a un bando totale, e spero che le voci secondo cui la Commissione starebbe per ridurre i fondi per la rimozione delle mine siano infondate, perché sono in gioco i diritti umani se le persone non possono muoversi liberamente.
Un’altra preoccupazione che è citata nella relazione – e ne sono lieta – è l’esistenza della prigione di Guantánamo, questione che lo scorso anno abbiamo sollevato più volte. Il Consiglio, in particolare, può assicurare che intensificherà gli sforzi per fare pressione sul governo americano affinché chiuda la prigione una volta per tutte, che è quanto il Parlamento ha chiesto? Sono lieta che la tratta degli esseri umani sia stata una delle priorità dell’UE, ma dobbiamo fare pressione su quegli Stati membri che non hanno ancora firmato la Convenzione del Consiglio d’Europa sull’azione contro la tratta degli esseri umani.
Infine, mi fa piacere che una sezione sia dedicata ai diritti delle persone disabili. La tempistica è perfetta poiché, come ben sapete, verrà firmata la Convenzione delle Nazioni Unite sulle persone con disabilità. Speriamo che segua rapidamente la ratifica.
Raül Romeva i Rueda, a nome del gruppo Verts/ALE. – (ES) Signor Presidente, domenica scorsa è deceduto l’ex dittatore cileno Augusto Pinochet, esattamente – per una strana coincidenza – cinquantotto anni dopo che nel 1948 i leader mondiali approvarono la Dichiarazione universale dei diritti umani.
L’Unione europea è – spesso diciamo – un progetto basato su valori, tra cui i principali sono il rispetto e la promozione dei diritti umani. E siamo in molti a pensare che deve essere così. La lotta per i diritti umani deve affrontare sempre di più aspetti trasversali, come la promozione della democrazia, la governabilità, la prevenzione dei conflitti, la gestione delle crisi, il diritto umanitario, e così via. E’ altrettanto importante segnalare il carattere universale e indivisibile di questi diritti.
Proprio per questo motivo, è così triste constatare il terribile regresso di alcuni principi e valori. In concreto, dobbiamo ricordare la necessità di affrontare e correggere l’impatto sui diritti umani delle politiche interne dell’Unione europea, come la lotta al terrorismo o la gestione dell’immigrazione, nei paesi terzi.
D’altro canto, è importante riconoscere che il Consiglio si sta impegnando a fondo per garantire la trasparenza nei dialoghi sui diritti umani tra l’UE e la Cina, l’Iran e la Russia, ma continua a preoccupare l’esistenza di due pesi e due misure quando si tratta di giudicare fatti e comportamenti, a seconda che si tratti di un potenziale alleato economico o meno, fatto altrettanto preoccupante al momento di valutare il rispetto delle clausole democratiche di alcuni accordi di associazione.
Infine, l’Unione europea deve affrontare seriamente la grave crisi di legittimità e credibilità che stanno attraversando le nostre argomentazioni a favore dei diritti umani, soprattutto dopo gli episodi deplorevoli di collaborazione o collusione tacita relativamente alle detenzioni e alle consegne illegali, cosa che, in alcuni casi, significa condonare esplicitamente la tortura.
Hanna Foltyn-Kubicka, a nome del gruppo UEN. – (PL) Signor Presidente, uno degli elementi principali delle attività dell’Unione europea l’anno prossimo sarà continuare il sostegno a favore della battaglia per la democrazia in Bielorussia. Iniziative come l’assistenza agli studenti vittime della repressione e finanziamenti per i centri di istruzione indipendenti o le trasmissioni radio sono idee eccellenti, ma si potrebbe fare di più.
Circa il 20 per cento dei bielorussi guarda EuroNews e il 40 per cento ha accesso a Internet. Queste sono opportunità di cui dobbiamo approfittare. Si dovrebbe istituire un servizio Internet rivolto specificamente a queste persone. Dovrebbe, inoltre, essere creata una serie di programmi nel quadro di EuroNews che, se possibile, trasmetta in bielorusso.
Vorrei che la Commissione considerasse la proposta inclusa nello strumento finanziario europeo per la promozione della democrazia e dei diritti dell’uomo nel mondo, adottato oggi. E’ fondamentale continuare a esercitare pressione sul regime di Lukashenko, utilizzando tutti i mezzi possibili. Sono fermamente convinta che questa pressione prima o poi permetterà al Parlamento europeo di dare il benvenuto al Presidente di un paese democratico, e non al leader dell’opposizione bielorussa.
Kathy Sinnott, a nome del gruppo IND/DEM. – (EN) Signor Presidente, questa relazione presenta molti aspetti positivi sull’UE, ad esempio le sue iniziative per la promozione dei diritti umani e della democrazia. Tuttavia, la relazione contiene molte omissioni palesi – più di quante ne possa citare, quindi mi limiterò alla Cina. La Cina è l’unico paese al mondo dove il tasso di suicidi è più alto per le donne che per gli uomini. Circa cinquecento donne si uccidono ogni giorno in Cina, eppure la relazione non dice una sola parola sulla politica cinese del figlio unico, che nega alle donne il diritto di compiere scelte reali nella loro vita. Come se non bastasse, la relazione non parla dei disabili in Cina.
Quando ho visitato il paese l’anno scorso, ho incontrato un gruppo di disabili, e tutto riconduceva al fatto che le persone con disabilità, come la sindrome di Down, vengono semplicemente eliminate prima o dopo la nascita. In Cina i figli dei detenuti sono ostracizzati dal governo e dalla società e spesso – anzi, sempre – hanno minori possibilità di sopravvivenza dei loro genitori in carcere. E i genitori possono essere finiti in prigione per qualunque motivo.
Tollerando questo tipo di omissioni e, contemporaneamente, sedendo tranquillamente al tavolo negoziale con la Cina, si rischia di dare l’impressione che l’UE approva.
Simon Coveney (PPE-DE). – (EN) Signor Presidente, oggi è un giorno in cui il Parlamento concentra la sua attenzione sui diritti umani, con questo dibattito e con la presentazione del Premio Sacharov poco prima, e di questo mi rallegro.
La relazione del Consiglio si occupa delle politiche esterne e interne dell’UE, nonché delle politiche bilaterali dell’UE per i diritti umani relativamente ai paesi terzi e delle azioni presso le istanze multilaterali, oltre ad analizzare una serie di questioni tematiche.
Per quanto riguarda l’elaborazione della relazione, continuo a non essere soddisfatto a causa della scarsa consultazione tra Consiglio e Parlamento e, in particolare, con la sottocommissione per i diritti dell’uomo. L’anno scorso la Presidenza finlandese è stata invitata dalla relazione annuale del Parlamento a consultarlo attivamente durante la redazione della propria relazione. Ciononostante, ciò non è avvenuto in modo così attivo come avevamo auspicato.
Come concordato lo scorso anno, il Parlamento appoggia l’idea di una sola relazione dell’UE sui diritti umani, che rappresenti le tre Istituzioni, per evitare inutili duplicazioni del lavoro. Questo è però possibile solo se aumenta la consultazione tra Consiglio e Parlamento. Idealmente, il Consiglio dovrebbe presentare una prima stesura della relazione alla commissione competente così da procedere a uno scambio di opinioni sul testo prima dell’adozione definitiva.
Io sono relatore della relazione del Parlamento europeo per il 2006 e continuerò a esortare il Consiglio a produrre una relazione esaustiva e trasversale a tutte le Istituzioni. Manterrò la portata ristretta della relazione dell’anno passato per valutare e criticare in modo costruttivo la prestazione delle tre Istituzioni nel campo dei diritti umani.
Oggi è stato assegnato il Premio Sacharov a un candidato eccellente. Si tratta del leader dell’opposizione in Bielorussia e ora abbiamo la responsabilità di continuare a sostenerlo. Desidero incoraggiare il Consiglio e la Commissione a continuare a incrementare la visibilità del Premio Sacharov. A tale proposito, è un peccato che gli ultimi due vincitori, Aung San Suu Kyi della Birmania e le Dame in bianco di Cuba, non siano potuti venire qui in Parlamento per ricevere il premio. Spero che potremo recarci in questi due paesi con una delegazione del PE per premiarli.
Józef Pinior (PSE). – (PL) Signor Presidente, parlo oggi qui al Parlamento europeo nel venticinquesimo anniversario dell’introduzione della legge marziale nel mio paese, la Polonia. La legge marziale portò con sé violenza, arresti e incarcerazioni per migliaia di persone. Ne ho parlato ieri in Parlamento e ora ripeto le stesse parole, in un momento appropriato, qualche giorno dopo la morte del generale Augusto Pinochet, uno dei dittatori più crudeli al mondo nella seconda metà del ventesimo secolo.
La relazione annuale sui diritti umani è uno dei documenti più importanti dell’Unione europea. Il Parlamento europeo svolge un ruolo fondamentale nella creazione della politica dell’Unione per i diritti umani. In futuro penso che i lavori su questa relazione dovranno essere meglio coordinati con le attività del Parlamento europeo. Mi riferisco, in particolare, al coordinamento del lavoro su questa relazione con le attività della sottocommissione per i diritti dell’uomo in seno alla commissione per gli affari esteri del Parlamento europeo.
Desidero richiamare la vostra attenzione sulla questione del coordinamento delle politiche per i diritti umani degli Stati membri dell’Unione con tutte le Istituzioni europee. E’ necessario attuare un migliore coordinamento in questo campo, al fine di evitare sovrapposizioni tra la politica per i diritti umani a livello europeo e le politiche dei singoli Stati membri. Occorre esercitare un controllo sistematico e trasparente sulla situazione dei diritti umani al di fuori dell’Unione europea in modo che sia possibile adottare misure adeguate nei confronti di quei paesi che violano tali diritti.
Le politiche per i diritti umani devono essere sincronizzate nonché collegate a tutti gli strumenti finanziari previsti dal bilancio dell’Unione europea. In tutti gli accordi conclusi tra l’Unione europea e altri paesi deve essere inclusa una clausola sui diritti umani.
Per concludere, vorrei sottolineare l’importanza delle visite effettuate dalle delegazioni del Parlamento europeo nei paesi in cui si registrano violazioni dei diritti umani. In particolare, sottolineo l’importanza della missione del Parlamento a Cuba durante questa fase di cambiamento che il paese sta attraversando.
Marios Matsakis (ALDE). – (EN) Il Territorio Antartico Britannico, il Territorio Britannico dell’Oceano Indiano, le Isole Vergini Britanniche, le Isole Cayman, Gibilterra, Montserrat, le isole Pitcairns, Sant’Elena, la Georgia del sud, le isole Sandwich meridionali, le isole Turks e Caicos e le aree della base sovrana di Akrotiri e Dhekelia a Cipro. Queste quattordici località sono considerate territori britannici d’oltremare ed erano precedentemente note come Colonie della Corona britannica. Si trovano tutte al di fuori dell’Unione europea tranne una. Sono colonie del XXI secolo situate in posizioni strategiche in diverse parti del mondo. In totale, sono abitate da migliaia di esseri umani. Non hanno governi eletti e quasi nessuna ha un parlamento eletto. Non sono rappresentate presso le Nazioni Unite. La Regina d’Inghilterra è il loro capo di Stato e la maggior parte di loro è amministrata da un governatore o da un amministratore nominato dal governo britannico. Sono sotto la sovranità del Regno Unito e sono occupate dall’esercito britannico. Eppure, in questa relazione di duecentocinquanta pagine sui diritti umani e la democrazia, così come in tutte le precedenti, non c’è una sola parola su di loro. Vorrei chiedere al Presidente in carica del Consiglio e al Commissario Ferrero-Waldner perché. Attendo le loro risposte con il massimo interesse.
Eoin Ryan (UEN). – (EN) Signor Presidente, anch’io voglio ringraziare la Commissione. Questo è un dibattito molto importante che va al cuore dell’Europa, ed è proprio questo il significato del nostro Parlamento.
Si tratta di una buona relazione, ma è solo una relazione. Spesso in situazioni come questa ciò che serve è l’azione. Vorrei che tutti si mettessero una mano sul cuore e si chiedessero se abbiamo fatto tutto il possibile per porre fine alle gravi violazioni dei diritti umani nel Darfur, che continuano mentre noi parliamo. Oltre duecentomila persone sono morte e due milioni e mezzo sono state sfollate. E continua, continua, continua.
Non penso che possiamo dire onestamente di aver fatto tutto il possibile e di aver esercitato tutta l’influenza del Parlamento per sostenere le iniziative diplomatiche volte a risolvere la situazione e fare pressioni sul governo sudanese affinché cambi atteggiamento. Le autorità del paese, infatti, stanno giocando al gatto e al topo mentre centinaia di migliaia di persone stanno morendo.
E’ una buona relazione e la appoggio. Tuttavia, non credo davvero che, parlando di diritti umani e della posizione dell’UE in materia, si stia facendo abbastanza per porre fine a quanto sta succedendo nel Darfur.
Richard Howitt (PSE). – (EN) Signor Presidente, vorrei iniziare congratulandomi con la Presidenza finlandese sia per quanto ha fatto sui diritti umani sia per la sua presenza in Aula. Ogni anno uno dei nostri obiettivi è fare di questa tornata una “plenaria dei diritti umani”. A tale riguardo, il giorno della consegna del Premio Sacharov, la Presidenza finlandese ha svolto il suo ruolo, e credo che ora tutte le altre Presidenze seguiranno l’esempio.
Al contempo, vorrei ringraziare la Presidenza per avere accolto una serie di idee che io ho proposto in qualità di ex relatore per i diritti umani. I riferimenti al Parlamento europeo quest’anno sono più numerosi, e la nostra Istituzione è stata coinvolta più da vicino. Spero che questa tendenza continui anche in futuro. L’elenco dei paesi destinatari delle azioni prioritarie nella vostra relazione è molto simile alle proposte da me avanzate in merito all’elenco dei paesi europei che destano preoccupazioni, suggerimento ritenuto bizzarro da alcuni, ma che ha incontrato la vostra approvazione. Anche per questo ringrazio la Presidenza.
A mio avviso, sarebbe stato preferibile dedicare maggiore attenzione all’impatto e all’attuazione degli orientamenti UE sui diritti umani – c’era solo una pagina su duecentosessanta – ma accolgo con estremo favore la trasparenza di disporre di un elenco di azioni concernenti i diversi paesi. In ogni caso, vorrei chiedere alla Presidenza di non dimenticare la proposta del Parlamento, contenuta nella mia relazione, di mettere a disposizione un gruppo di deputati per consultazioni riservate su tali azioni, così come si fa per le questioni di sicurezza. Invito la Presidenza a riconsiderare questo aspetto.
In conclusione, vorrei chiedere a questa e alle future Presidenze, insieme alla Commissione, di ricordare la necessità di effettuare valutazioni d’impatto, e di non guardare solo il lavoro diretto sui diritti umani, ma anche l’impatto delle politiche esterne, soprattutto quelle per il commercio e lo sviluppo, in modo tale che i diritti umani possano essere integrati in tutte le azioni dell’Unione europea. Non è importante solo la relazione, ma ciò che essa rappresenta.
Jan Tadeusz Masiel (UEN). – (PL) Signor Presidente, l’Unione europea fa molto per i diritti umani nel mondo e ne siamo tutti orgogliosi. Tuttavia, sembra che a volte dimentichiamo i diritti dei cittadini dell’Unione europea. Mi sto riferendo al diritto al credo religioso e al diritto all’autodeterminazione. L’uomo, in parte, è una creatura religiosa e il rispetto dei diritti umani include anche il rispetto per questa natura religiosa. Ci sono paesi tra di noi che sono più sensibili di altri sulle questioni religiose. A volte ho l’impressione che il rispetto per l’ateismo sia più importante del rispetto per le fedi religiose.
Un’altra questione è il diritto di determinare il proprio futuro. Mi sembra che la maggioranza degli europei non voglia che la Turchia aderisca all’Unione europea. Ciononostante, i negoziati con questo paese sono in corso. Ciò costituisce, secondo me, una minaccia, se non all’identità religiosa, all’identità culturale dei cittadini dell’Unione europea.
Paula Lehtomäki, Presidente in carica del Consiglio. – (FI) Signor Presidente, onorevoli deputati, vi ringrazio per questo dibattito eccellente nel corso del quale ci sono state rivolte alcune critiche per le modalità redazionali. Prenderemo debita nota di questa critica e in futuro cercheremo anche di migliorare le procedure di consultazione con il Parlamento europeo. Forse perché questa relazione si basa su una decisione del Consiglio europeo del 1998, anche la procedura redazionale si svolge nell’ambito del Consiglio. Comunque sia, possiamo certamente migliorare il nostro metodo di lavoro da questo punto di vista. Dobbiamo anche ricordare che la relazione non tenta di occuparsi di tutti i possibili problemi concernenti i diritti umani che esistono al mondo, ma si concentra principalmente sulla presentazione delle azioni delle Istituzioni dell’Unione europea a favore dei diritti umani.
Come ho affermato nel mio intervento iniziale, la principale area prioritaria è il mainstreaming dei diritti umani, rendendoli parte integrante di altre politiche; in tutto questo il potenziamento delle attività esterne dell’Unione è certamente una parte importante, così che i diritti umani possano essere pienamente integrati nelle relazioni esterne e nella cooperazione allo sviluppo e il legame tra diritti umani e sicurezza, ad esempio, sia più chiaro per noi.
L’anno scorso sono stati effettuati progressi significativi quando abbiamo concluso un accordo sulla creazione di un’Agenzia europea per i diritti fondamentali. Essa contribuirà anche al rafforzamento delle azioni per i diritti umani all’interno dell’Unione europea. Il Commissario ha indicato che è stato raggiunto un consenso sullo strumento per i diritti umani. Desidero esprimere un sincero ringraziamento al Parlamento per la collaborazione. Indubbiamente questo strumento contribuirà a un processo che renderà più efficaci le attività dell’Unione europea a favore dei diritti umani.
Dobbiamo ricordare che occuparsi di diritti umani non sempre significa affrontare questioni contemporanee e chiaramente visibili: soprattutto si tratta di svolgere un lavoro scrupoloso per un lungo periodo di tempo che richiede pazienza prima che sia possibile ottenere risultati.
Questo dibattito ha anche sollevato un interrogativo quasi filosofico: abbiamo fatto tutto il possibile per migliorare la situazione dei diritti umani? Spesso si tratta di trovare il giusto equilibrio tra la persuasione e l’azione drastica e di trovare il giusto equilibrio tra l’incoraggiamento e le misure restrittive. Ovviamente, in genere il dialogo porta a migliori risultati, anziché troncare i rapporti.
E’ importante mostrare che l’Unione europea applica le stesse norme sui diritti umani con tutti i suoi partner. Purtroppo, dobbiamo anche ricordare che, pur avendo fatto tutto il possibile, probabilmente le nostre risorse sono, tuttavia, insufficienti a migliorare la situazione in ogni parte del mondo. Le sfide nel settore dei diritti umani abbondano e questo dibattito sarà sicuramente una buona base sulla quale le Istituzioni dell’Unione europea potranno continuare il loro lavoro.
Benita Ferrero-Waldner, Membro della Commissione. – (EN) Signor Presidente, poiché il tempo è poco, risponderò alle domande specifiche. Inizierò dalle Damas de Blanco citate dall’onorevole Galeote. La visita dei rappresentanti del Parlamento alle Damas de Blanco è una buona idea, e faremo del nostro meglio affinché, come speriamo, la delegazione del PE riesca a incontrare un rappresentante del governo cubano.
Nel quadro dell’iniziativa europea per la democrazia e i diritti umani, Cuba è uno dei paesi cui è rivolta la Campagna 3 per la promozione del processo democratico. Dovremmo continuare lungo questa strada. Inoltre, abbiamo costantemente richiesto la liberazione dei prigionieri politici e la fine della repressione attiva dei membri dell’opposizione politica e degli attivisti dei diritti umani.
Un altro deputato ha chiesto cosa stanno facendo l’Unione europea e la Commissione in Palestina. Se si considera la sicurezza umana – ovvero la libertà dal bisogno e la libertà dalla paura – come la base per la dignità umana, allora nessun altro ha fatto più di noi per aiutare i palestinesi nei servizi di base, sanitari e per l’energia, e per mantenere almeno questi servizi di base in circostanze estremamente difficili attraverso il Meccanismo temporaneo internazionale e altre misure. In particolare, abbiamo finanziato due elezioni – presidenziali e parlamentari – e abbiamo anche inviato osservatori che seguissero quelle elezioni per creare le basi per la democrazia.
Nel complesso, i diritti umani, la democrazia e lo Stato di diritto occupano un posto fondamentale nei piani d’azione della politica europea di vicinato. Non solo sono iscritti in tali piani, ma sono anche realizzati, e cerchiamo di controllarne l’attuazione.
Sulla Cina vorrei dire che speriamo che in futuro l’inclusione dei diritti umani, una clausola essenziale nel nuovo accordo che sarà negoziato con la Cina, rafforzerà il dialogo sui diritti umani che continua ormai da undici anni, dimostrando così la nostra ferma adesione ai principi dei diritti umani e della democrazia nella politica esterna dell’UE.
Come abbiamo tutti visto oggi, con il nuovo vincitore del Premio Sacharov, stiamo lavorando con molto impegno a favore di una società democratica in Bielorussia. Il 21 novembre abbiamo lanciato un documento informale in cui mostriamo al popolo bielorusso di quali possibilità potrebbe usufruire se il regime cambiasse e se si impegnasse per migliorare la democrazia, il rispetto dei diritti umani e lo Stato di diritto.
Questi sono solo pochi esempi, ma so che il tempo stringe e quindi non posso toccare tutti i singoli punti che sono stati sollevati. Vi ringrazio per il dibattito, che ha dato a tutti noi l’opportunità di andare avanti. Spero che l’anno prossimo saremo pronti per lavorare insieme a una relazione congiunta sui diritti umani di Consiglio, Commissione e Parlamento europeo.
PRESIDENZA DELL’ON. DOS SANTOS Vicepresidente
Marios Matsakis (ALDE). – (EN) Signor Presidente, con rispetto, ma questi dibattiti servono a qualcosa solo se le nostre domande ricevono una risposta. Ho fatto una domanda molto importante sui diritti umani e la democrazia nelle colonie britanniche e non mi è stata data risposta.
Presidente. – Comunico di avere ricevuto una proposta di risoluzione ai sensi dell’articolo 103, paragrafo 2, del Regolamento(1).
20. Progetto di bilancio generale 2007, modificato dal Consiglio (tutte le sezioni) - Regolamento finanziario applicabile al bilancio generale delle Comunità europee - Progetto di bilancio rettificativo n. 6/2006 (discussione)
Presidente. – L’ordine del giorno reca, in discussione congiunta:
– la relazione (A6-0451/2006), presentata dagli onorevoli Elles e Grech a nome della commissione per i bilanci, sul progetto di bilancio generale dell’Unione europea per l’esercizio generale 2007 quale modificato dal Consiglio (tutte le sezioni) [15637/2006 – C6-0442/2006 – 2006/2018(BUD) – 2006/2018B(BUD)]
– e le lettere rettificative nn. 1/2007 [SEC(2006)0762], 2/2007 (13886/2006 – C6-0341/2006) e 3/2007 (15636/2006 – C6-0443/2006) al progetto di bilancio generale dell’Unione europea per l’esercizio 2007
Sezione I, Parlamento europeo
Sezione II, Consiglio
Sezione III, Commissione
Sezione IV, Corte di giustizia
Sezione V, Corte dei conti
Sezione VI, Comitato economico e sociale
Sezione VII, Comitato delle regioni
Sezione VIII(A), Mediatore europeo
Sezione VIII(B), Garante europeo della protezione dei dati [2006/2018(BUD)]
– la relazione (A6-0447/2006), presentata dall’onorevole Gräßle a nome della commissione per i bilanci sull’orientamento comune adottato dal Consiglio in vista dell’adozione del regolamento del Consiglio recante modifica del Regolamento (CE, Euratom) n. 1605/2002, che stabilisce il regolamento finanziario applicabile al bilancio generale delle Comunità europee [COM(2006)0213 – C6-0207/2006 – 2005/0090(CNS)], e
– la relazione (A6-0444/2006), presentata dall’onorevole Pittella a nome della commissione per i bilanci, sul progetto di bilancio rettificativo n. 6/2006 dell’Unione europea per l’esercizio 2006, Sezione III, Commissione [15635/2006 – C6-0441/2006 – 2006/2265(BUD)].
James Elles (PPE-DE), relatore. – (EN) Signor Presidente, desidero tirare le fila del discorso perché sono fiducioso che questa sia la nostra ultima discussione sul bilancio per il 2007. Desidero altresì porgere il benvenuto al Consiglio e ai suoi rappresentanti, che in alcuni punti della nostra procedura sono rimasti alquanto confusi, il che ha generato malintesi che speriamo possano essere chiariti prima della votazione finale.
Vorrei esprimere un vivissimo ringraziamento alla signora Commissario per il sostegno che ha offerto alla maggioranza delle idee presentate dal Parlamento. Il suo appoggio è stato molto prezioso durante questa procedura. Esprimo la mia riconoscenza ai colleghi della commissione per i bilanci per il loro sostegno e per il loro apporto alla procedura, ma soprattutto la mia gratitudine va al personale della commissione per i bilanci che ci ha consentito di chiudere il cerchio. Senza di loro non penso che avremmo raggiunto questa fase dei lavori.
A questo punto vorrei sollevare un paio di questioni in qualità di relatore generale. Non soltanto siamo riusciti a ottenere – sono convinto che si chiarirà che si tratta di un dato acquisito – di negoziare nel merito il regolamento finanziario, che la collega Gräßle presenterà tra un attimo, ma siamo riusciti a determinare a modo nostro un approccio molto prudente nel bilancio 2007 per i pagamenti, al di sotto dell’1 per cento, in larga parte perché siamo in una fase di avvio dei nuovi programmi a titolo delle prospettive finanziarie. Non vi sono richieste o domande particolari da parte dei gruppi o delle commissioni. Senza dubbio non possiamo aspettarci che sia così nei prossimi anni. Quindi, sostanzialmente, ripristiniamo il PPB, sottolineando però le nostre priorità politiche in materia di ricerca e innovazione, per le quali abbiamo ottenuto stanziamenti aggiuntivi.
Secondo, abbiamo adottato un approccio che definirei ragionevole in merito all’utilizzo della riserva. Spesso in questo Parlamento siamo riusciti in prima lettura a collocare fondi particolari nella riserva, ma forse le condizioni per lo svincolo della riserva o il modo in cui la questione è stata affrontata non sono stati né ragionevoli né coerenti. Vorrei citare tre esempi per indicare in quali casi credo che le condizioni per lo sblocco della riserva e la politica in materia di utilizzo della riserva, di fatto, sono stati utili per rafforzare il ruolo del Parlamento nella procedura di bilancio.
In primo luogo desidero citare la politica estera e di sicurezza comune, nella quale abbiamo una definizione molto più chiara rispetto a quella che avevamo conseguito nell’accordo interistituzionale. A questo punto speriamo vivamente che il Consiglio vi si atterrà, poiché lo scambio di lettere è stato molto eloquente e non dovremmo ripetere lo stesso malinteso per il bilancio 2008.
Secondo, in merito al personale, anche in questo caso il Parlamento è riuscito a trovare il modo di gestire con ragionevolezza tale processo, piuttosto che puntare a un aumento immediato della produttività – come il Consiglio voleva – magari senza ottenere un granché. Abbiamo potuto chiedere alla Commissione – che ce lo ha accordato – di procedere entro il 30 aprile 2007 ad un esercizio di screening approfondito per avere una giustificazione circostanziata in merito agli aumenti di personale nei prossimi anni. Sarà un passo molto apprezzato, in quanto una parte delle condizioni fissate per svincolare la riserva prevede una dichiarazione della Commissione nel febbraio dell’anno prossimo. In tal modo sapremo esattamente quale sarà il programma legislativo dell’Unione nel febbraio 2007.
Ultimo punto, ma non per questo meno importante, nel contesto dell’utilizzo della riserva rientra la questione dell’ottimizzazione della spesa. Il 15 novembre, nella scorsa tornata, abbiamo tenuto un’eccellente discussione con la signora Commissario e con il Segretario generale, il quale ha mostrato esattamente quali linee erano state collocate nella riserva e quali linee era possibile sbloccare. Le linee ancora disponibili sono ormai molto poche. Si è trattato di un processo molto utile per capire meglio quali sono le linee deboli e quali sono le linee per le quali l’esecuzione lascia a desiderare. Siamo lieti che la Commissione abbia partecipato a tale esercizio.
Guardando al futuro, mi pare che a questo punto ci rimanga da applicare questa risoluzione volta a garantire un’adeguata esecuzione del bilancio. Forse il Consiglio potrebbe associarsi e firmare la risoluzione sull’ottimizzazione della spesa. Se non lo farà ora, speriamo lo faccia sotto la Presidenza tedesca.
Dobbiamo mantenere le nostre priorità. Siamo stati molto chiari. Abbiamo ripreso le priorità delle prospettive finanziarie. Rimane molto lavoro da fare in vista degli esercizi di bilancio per il 2008 e il 2009.
Non sfuggiremo alla velocità della globalizzazione. Questo è il primo punto che abbiamo affermato, quando abbiamo esaminato la strategia politica annuale a maggio. Dovremo adeguare i programmi per il finanziamento e siamo ansiosi di individuare in quali casi la nostra spesa può essere ottimizzata.
(Il Presidente interrompe l’oratore)
Louis Grech (PSE), relatore. – (MT) Signor Presidente, le richieste di bilancio di quest’anno sono state esaminate nel loro merito specifico e sono state considerate le esigenze e le priorità effettive delle Istituzioni. Al contempo, sono state esaminate con senso critico tutte le forme di spesa, al fine di ridurre gli sprechi e le cattive pratiche. Tuttavia, per me era altrettanto importante garantire che le Istituzioni ricevano gli strumenti e i fondi necessari per funzionare e operare in modo efficiente.
Un’osservazione generale che desidero formulare riguarda il fatto che le Istituzioni non compiono sforzi sufficienti per presentare stime più chiare, più accurate e più analitiche. Se ciò accadesse, gli importi iscritti nella riserva sarebbero nettamente inferiori e non saremmo costretti a prevedere margini indebitamente gonfiati, finendo per annullare gli stanziamenti al termine dell’esercizio e per realizzare storni dell’ultima ora. Ancora una volta, desidero sottolineare quanto sia necessario che tutte le Istituzioni presentino ogni anno relazioni più dettagliate e informative sulle loro attività, affermando se i loro obiettivi sono stati conseguiti e come sono state utilizzate le risorse stanziate.
Un altro punto importante nella procedura di bilancio è stata la politica relativa al servizio di assunzioni, che deve essere migliorato. Il Parlamento e il Consiglio hanno approvato, in linea di principio, tutte le richieste di posti collegate all’allargamento dell’Unione. Tuttavia, è sempre più difficile comprendere o giustificare il ritardo nel processo di selezione del personale legato all’allargamento del 2004. Occorre porre rimedio a tale lacuna e le Istituzioni, unitamente all’EPSO, dovrebbero risolvere questo problema urgente della copertura dei posti vacanti. Pertanto, Parlamento e Consiglio hanno necessariamente deciso di monitorare da vicino il processo delle assunzioni.
Il quadro di bilancio per il 2007 si concentra anche su un altro aspetto importante: la cooperazione tra il Comitato delle regioni e il Comitato economico e sociale. Nel prossimo esercizio dovrà essere svolta un’analisi realistica per garantire che il loro accordo sia rinnovato senza precludere altre forme di cooperazione. Ogni iniziativa dovrebbe basarsi su una cooperazione rispettosa delle varie identità. E’ altresì doveroso garantire una governance più equa del servizio comune. In considerazione di ciò, sarebbe auspicabile istituire un comitato di lavoro che si occupi della questione ed esamini l’impatto dei pareri adottati dai due Comitati e delle altre attività che svolgono. Nel 2007 dovremmo avere meno problemi in merito all’assistenza ai deputati e al programma per i visitatori. Ho l’impressione che abbiamo compiuto progressi tangibili rispetto a questi due servizi e che l’impatto si sentirà nel 2007 e 2008. Tuttavia occorre affermare che l’informazione fornita ai deputati in merito ai servizi disponibili dovrebbe essere più efficace.
L’anno prossimo ci aspettiamo un miglioramento della struttura istituzionale allo scopo di raggiungere un più elevato grado di semplificazione, nonché un’attuazione più determinata della politica di ridistribuzione, che a mio avviso avrà un impatto positivo nel corso dei prossimi anni. Dall’altro lato, il multilinguismo è stato deludente. A tale riguardo ribadiamo il nostro sostegno all’iniziativa dell’Ufficio di presidenza di definire una guida di buone pratiche che contempli sanzioni e multe. La buona gestione di un servizio utile ma costoso dovrebbe essere nell’agenda politica di tutte le Istituzioni l’anno prossimo.
Signor Presidente, manca il tempo per parlare delle altre priorità di questo bilancio come la politica d’informazione, dove ci aspettiamo di registrare ulteriori progressi nel 2007, e l’acquisizione di immobili – soprattutto immobili che erano in comproprietà con la Commissione – in merito alla quale ci attendiamo un netto miglioramento, come pure sul fronte dell’informatica, della sicurezza, della formazione, della semplificazione legislativa e tanto altro ancora. E’ il caso di sottolineare che, durante le fasi di pianificazione ed elaborazione di questo bilancio, abbiamo avvertito la necessità di mantenere il contatto con tutte le Istituzioni.
Il volume definitivo del bilancio ottenuto in prima lettura è stato il risultato di questo processo. Infatti, durante il processo di conciliazione con il Consiglio e la Commissione, i rappresentati parlamentari hanno fatto del proprio meglio per trovare una formula equilibrata e partiamo dal presupposto che tutte le parti, incluso il Consiglio, onoreranno gli accordi raggiunti durante queste riunioni. L’obiettivo primario di queste riunioni di trilogo e di conciliazione altrimenti sarebbe vanificato. Non potremmo accettare una situazione in cui le procedure non hanno più senso o, peggio ancora, sono controproducenti per il Parlamento. Date le circostanze, ritengo che la commissione per i bilanci dovrebbe esaminare tali questioni con urgenza nel corso dei prossimi mesi.
Ingeborg Gräßle (PPE-DE), relatore. – (DE) Signor Presidente, signora Presidente in carica del Consiglio, signora Commissario, onorevoli colleghi, oggi è un grande giorno per questo Parlamento. Per ben due anni abbiamo lavorato insieme sul regolamento finanziario, da ultimo in un clima di eccezionale cooperazione con la Commissione.
Il Parlamento ha chiarito a tutti l’importanza che attribuisce alla procedura legislativa associata al regolamento finanziario. Il nostro obiettivo era migliorare la compilazione del bilancio, correggere le aberrazioni della riforma del 2002 e accogliere le critiche giustificate in merito all’eccessiva burocratizzazione delle procedure e alla difficoltà della loro espletazione. Questo scopo lo abbiamo raggiunto con l’ausilio dei colleghi della commissione per i bilanci e della commissione per il controllo dei bilanci, in particolare l’ottimo collega Pahor, i membri del nostro gruppo di lavoro, i segretariati e il mio assistente personale. A tutti va la mia sentita riconoscenza. La Direzione generale “Bilancio”, guidata dalla signora Commissario Grybauskaitė, ha svolto il proprio ruolo in modo estremamente gradevole e partecipativo. Anche a loro, quindi, vanno i miei sentiti ringraziamenti.
Anche il Consiglio all’inizio è stato un buon partner, ma poi gli è mancato il coraggio. E’ davvero un peccato, perché non si trattano così gli amici, perciò speriamo che l’esperienza non si ripeta per le disposizioni di applicazione. Il miglioramento della qualità dei controlli negli Stati membri è un tema ricorrente nella nostra Europa e richiede un maggior impegno da parte del Consiglio. Inviterei il Ministro Wideroos a dichiarare che il Consiglio accetta l’esito della conciliazione raggiunto con il Parlamento il 21 novembre scorso. In caso contrario il Parlamento giovedì non voterà il bilancio per il 2007.
La Presidenza finlandese del Consiglio, con le sue ingerenze disinvolte e deliberate nell’equilibrio tra le Istituzioni, lascia in questo Parlamento un gusto amaro e si priva del grande successo che avrebbe ottenuto la Presidenza realizzando una vera e propria sburocratizzazione in Europa, prevalentemente grazie ai nostri emendamenti. Tuttavia siamo molto grati che il Consiglio abbia fornito il suo sostegno e abbia compiuto progressi in tal senso, soprattutto per quanto concerne la necessità di una maggiore vicinanza all’utente da parte dell’amministrazione, maggiore trasparenza, migliori condizioni di controllo per la protezione delle finanze europee e in merito alla base di dati, nella quale sono iscritti gli operatori che hanno compiuto reati a danno dell’UE e che per 10 anni sono esclusi dai fondi UE. Queste sono le pietre miliari sulla strada che conduce a una migliore gestione delle risorse UE, e di questo potete essere orgogliosi insieme a noi.
Concretizzeremo e renderemo operativi questi punti nelle disposizioni di applicazione. In tal senso ci orienteremo al regolamento finanziario e alla necessità di gestire anche singolarmente questi punti completamente nuovi. Voglio affermarlo senza tema di dubbio: l’emanazione dei regolamenti di applicazione spetta esclusivamente alla Commissione. Il Parlamento e il Consiglio possono essere soltanto consultati. Per noi è inaccettabile mettere sotto pressione la Commissione come avete cercato di fare negli ultimi giorni, perché così finirete per decurtare anche il diritto del Parlamento ad essere consultato. Abbiamo presentato emendamenti al regolamento finanziario sul controllo dei fondi UE, il recupero di tali fondi e l’attuazione di disposizioni uniformi in materia di trasparenza soltanto perché questi aspetti sono problematici.
Esorto i rappresentanti degli Stati membri a dare finalmente risposta a questi problemi, invece di fare il gioco delle tre scimmie: non sento, non vedo, non parlo. Il Parlamento non si fa privare del suo diritto di prendere posizione. A noi sta a cuore un ruolo costruttivo nella gestione dei fondi UE. Abbiamo imparato la lezione dal passato e desideriamo siglare un’alleanza con tutti coloro che desiderano dimostrare di aver fatto altrettanto.
Ulla-Maj Wideroos, Presidente in carica del Consiglio. – (FI) Signor Presidente, onorevoli parlamentari, è un onore essere presente in questo Parlamento per discutere il bilancio 2007, in una situazione in cui si palesa il modello di un lunghissimo processo redazionale. Sono sollevata che le autorità di bilancio abbiano raggiunto un accordo sul bilancio per il 2007. Questo è il compito del Consiglio e del Parlamento.
Desidero ringraziare i membri del Parlamento per la loro cooperazione nel corso dell’ultimo semestre. Il dialogo tra le autorità di bilancio è stato più aperto che in passato e questo ci permette di conciliare in modo molto più semplice le nostre vedute divergenti. I miei ringraziamenti speciali vanno al presidente della commissione per i bilanci, onorevole Lewandowski, e ai relatori, onorevoli Elles e Grech.
Ciò detto, mi sembra giusto esprimere una valutazione di questo pacchetto nell’ottica del Consiglio.
L’incremento di bilancio per il 2007 combacia molto bene con gli obiettivi degli Stati membri e non costituisce un onere eccessivo per il contribuente. Fortunatamente il Consiglio e il Parlamento hanno raggiunto un accordo su una cifra realistica per gli stanziamenti di pagamento. Il rigore nella disciplina di bilancio è stato perciò introdotto come principio cardinale. L’approccio dei prossimi anni dovrà continuare ad essere questo.
In generale è stato un risultato significativo adottare la modifica al regolamento finanziario in una situazione in cui esistono pressioni crescenti per rendere più efficiente l’amministrazione finanziaria. In relazione al regolamento finanziario, desidero dire che il Consiglio questa mattina ha avviato la procedura scritta. In tal modo il regolamento del Consiglio potrà essere approvato mercoledì, 13 dicembre, dopo che il Parlamento si sarà pronunciato. A tale riguardo gradirei sentire l’impegno della Commissione rispetto alla lettera inviata ieri dal Direttore generale della Direzione generale “Bilancio” sul tema delle disposizioni di applicazione del regolamento finanziario.
A nome del Consiglio desidero ringraziare il Parlamento per aver acconsentito a che d’ora in poi siano entrambe le autorità di bilancio a decidere congiuntamente sui progetti pilota. Il Consiglio agirà in modo responsabile negli anni a venire. Allo stesso modo è lodevole il rispetto del nuovo accordo interistituzionale, in particolare in ordine agli stanziamenti per la politica estera e di sicurezza comune.
Le autorità di bilancio stanno dando prova di senso di responsabilità e realismo non ricorrendo allo strumento di flessibilità per il 2007. Ciò costituirà una solida base per la prassi di bilancio dei prossimi anni. I bilanci devono essere stilati nel contesto del quadro finanziario.
Il bilancio per il 2007 contiene priorità chiare: la promozione della competitività, l’introduzione e il monitoraggio dei posti associati all’allargamento e l’avvio di una nuova generazione di programmi ne sono gli esempi pratici.
Questa procedura di bilancio, tuttavia, contiene anche alcune prospettive preoccupanti per il futuro. Non abbiamo compiuto progressi sufficienti per rendere l’amministrazione più efficiente. La Commissione e il Parlamento non possono ignorare che hanno la responsabilità di migliorare l’efficienza dell’amministrazione dell’Unione. Se ai cittadini degli Stati membri stanno particolarmente a cuore i tagli al numero di posti, perché queste stesse misure, senza causare sofferenze personali a nessuno, non sono adottate anche a livello di Unione? E’ una questione di credibilità dell’operato dell’UE nel suo complesso agli occhi dell’opinione pubblica, cioè del bilancio, che i cittadini degli Stati membri hanno la responsabilità di finanziare.
Signor Presidente, onorevoli parlamentari, è importante che il Consiglio e il Parlamento abbiano concluso questo pacchetto adottato congiuntamente nel quadro della procedura di bilancio. Voglio aggiungere ancora che sono lieta che il bilancio approvato per il 2007 contenga margini adeguati in quasi tutte le categorie.
Dalia Grybauskaitė, Membro della Commissione. – (EN) Signor Presidente, quest’oggi terminiamo i nostri lavori e le nostre discussioni sul bilancio 2007. Ciò riveste grande importanza per noi tutti, perché si tratta del primo bilancio per la “nuova Europa” a 27 Stati membri. Si tratta del bilancio di un nuovo quadro finanziario, di un nuovo regolamento finanziario e di un nuovo pacchetto legislativo che, secondo quanto concordato, entrerà pienamente in vigore dal 1° gennaio. Ciò significa che questo bilancio non è soltanto un esercizio numerico, ma racchiude tanti risultati che abbiamo ottenuto quest’anno insieme con il Parlamento e il Consiglio.
Nei nostri negoziati, il bilancio di oggi richiedeva un poderoso sforzo da parte di tutti nel senso di un compromesso. Il risultato è stato raggiunto in sede di conciliazione il 21 novembre e ultimato nel giro di una settimana. In merito al pacchetto, la Commissione mantiene sempre la parola data e non cambia mai le opinioni che ha raggiunto in sede di conciliazione.
Desidero ringraziare tutta la squadra che ha negoziato per conto del Parlamento, il personale del Parlamento per averci aiutato a trovare una soluzione, e tutti gli onorevoli parlamentari, in modo speciale i relatori della commissione per i bilanci per averci coadiuvato nella definizione di questo pacchetto. Non mi riferisco soltanto al pacchetto per il bilancio 2007, bensì anche al pacchetto per il regolamento finanziario. Desidero altresì esprimere la mia riconoscenza all’onorevole Pittella, che in questo momento non è presente in Aula, il relatore che ci ha assistito per l’esecuzione del bilancio 2006.
Desidero affermare che la discussione odierna è importante, in quanto segna la fase finale per la votazione di giovedì e sono molto grata a tutti coloro che hanno reso possibile questa giornata. Formulo l’auspicio che questa discussione sia fruttuosa e che la votazione di giovedì sul bilancio 2007 sia proficua e positiva.
Borut Pahor (PSE), relatore per parere della commissione per il controllo dei bilanci – (SL) Anche se ho a disposizione soltanto un breve minuto non posso esimermi dall’esprimere la mia sincera ammirazione per il contributo offerto a questa discussione dall’onorevole Gräßle. Per quale motivo?
A mio modo di vedere il bilancio dell’Unione comporta almeno tre grossi problemi. Nell’ottica della strategia di Lisbona il bilancio è: primo, mal strutturato, secondo, troppo limitato e terzo, poco efficace. Il contributo dell’onorevole Gräßle ha eliminato almeno uno di questi problemi: il terzo, ovvero l’efficacia minima.
La riforma proposta dalla relazione renderà le procedure finanziarie meno burocratiche, più comprensibili, più semplici e soprattutto più facili da utilizzare. Per tali motivi la collega Gräßle merita tanta gratitudine per il suo apporto.
Ville Itälä, a nome del gruppo PPE-DE. – (FI) Signor Presidente, innanzi tutto desidero ringraziare entrambi i relatori, gli onorevoli Elles e Grech, per il loro lavoro eccellente e per la buona cooperazione. Quanto all’onorevole Elles, desidero affermare in breve che sono particolarmente lieto della sua idea di “ottimizzazione della spesa”. Questo sarà uno strumento di enorme rilevanza anche nei prossimi anni e un ausilio in sede di compilazione del bilancio. In relazione all’onorevole Grech dirò che la collaborazione è stata eccellente e che alla fine abbiamo raggiunto un accordo su tutte le principali linee di bilancio.
Desidero soltanto sollevare una questione in ordine alla relazione che abbiamo chiesto di redigere al Comitato delle regioni e al Comitato economico e sociale europeo. L’intento non è certo quello di criticare i due Comitati, ma non dobbiamo ignorare il principio della “ottimizzazione della spesa”. Ci riserviamo di esaminare cosa comporterà tale relazione una volta che sarà presentata.
L’elemento particolarmente importante in questo pacchetto per il bilancio nel suo insieme è che possiamo procedere all’adozione del regolamento finanziario che Ingeborg Gräßle ha tanto lavorato per promuovere. Come la collega ha affermato, la prevenzione dell’uso criminoso delle risorse, la trasparenza e molti altri aspetti positivi garantiranno l’approvazione congiunta del regolamento finanziario. Sarà un notevole passo avanti nelle decisioni sul bilancio di quest’anno.
Ministro Lehtomäki, come è stato accennato, il processo forse è stato un po’ confuso in Parlamento. A questo punto è importante raggiungere un consenso di modo che il bilancio possa essere approvato giovedì. La proposta relativa ai tagli del personale, tuttavia, era irrealistica. Anch’io sono sempre dell’opinione che sia auspicabile mettere in discussione le Istituzioni e la burocrazia e l’operato di tutti. L’idea non era malvagia, ma forse la proposta avanzata dalla Finlandia era troppo generica. Ciò che conta, comunque, è che la cooperazione è stata proficua e che il bilancio sarà approvato giovedì.
Catherine Guy-Quint, a nome del gruppo PSE. – (FR) Signor Presidente, Commissario Grybauskaitė, Ministro Wideroos, onorevoli colleghi, innanzi tutto desidero rivolgere un grande ringraziamento a tutti coloro che hanno partecipato a questa procedura di bilancio e, in particolare, ai nostri relatori, gli onorevoli Grech e Elles, senza dimenticare gli onorevoli Gräßle e Pittella e i nostri segretariati. Grazie a loro è stato possibile redigere un bilancio nel pieno rispetto delle competenze del Parlamento in materia di bilancio.
Il progetto di bilancio relativo alla prospettive finanziarie è particolarmente delicato. Abbiamo tenuto conto dei tempi per il lancio dei nuovi programmi, dando la priorità alle azioni che il gruppo socialista al Parlamento europeo reputa cruciali: le politiche in materia di ricerca, trasporti, innovazione, l’Europa sociale, l’Europa dell’ambiente, della conoscenza, in breve, l’Europa dei cittadini. Il Fondo europeo di adeguamento alla globalizzazione è lo strumento di bilancio che attua un nuovo strumento della solidarietà europea.
In ordine alle relazioni esterne, ci atteniamo agli orientamenti delle commissioni specializzate che rispettano l’equilibrio tra approccio tematico e geografico. Avevamo sperato, grazie alle nuove prospettive finanziarie, di riuscire a stabilire migliori relazioni interistituzionali e non vi nascondo la mia grande delusione a tale riguardo. Anche le nostre relazioni con il Consiglio stanno deteriorandosi.
Innanzi tutto, signora Ministro, lei ci ha appena rassicurato in merito agli impegni assunti dal Consiglio per quanto concerne la procedura di conciliazione: apprezziamo enormemente questo accordo sul regolamento finanziario. Tuttavia, spesso il Consiglio ha dimenticato i poteri del Parlamento e spesso abbiamo avuto l’impressione che i nostri diritti non fossero rispettati. Inoltre non gradiamo la scarsa considerazione con cui sono trattati i nuovi Stati membri: il Consiglio voleva privarli delle risorse in termini di assunzioni e politiche strutturali. Pertanto ci siamo scontrati con delle difficoltà, prima di giungere a un programma adeguato per il 2007.
Signora Commissario, il Parlamento ha messo a sua disposizione tutte le risorse che lei ha chiesto: stanziamenti d’impegno ragionevoli, un livello dei pagamenti contenuto – lo 0,99 per cento dell’RNL – che tuttavia lei ritiene sufficiente e soprattutto un numero molto ridotto di riserve. In cambio, il Parlamento sarà molto vigile affinché il nostro voto non sia snaturato in sede di esecuzione. A scanso di equivoci: è escluso che voteremo storni globali o bilanci rettificativi e suppletivi così ingenti come in passato. Non metteremo il bastone tra le ruote alla Commissione nell’esercizio delle sue prerogative.
Piuttosto dovremmo riflettere se le risorse, in termini di personale, sono adeguate per attuare le politiche che cerchiamo di promuovere. In futuro, se ridurremo troppo il bilancio, non saremo più in grado di sviluppare alcuna delle politiche che i cittadini si attendono. L’Unione, stravolta nel suo progetto, è un corpo gravemente malato, e noi le accordiamo un bilancio per il 2007 particolarmente modesto! Per i prossimi esercizi finanziari occorrerà adottare un approccio costruttivo, rivolto al futuro, e non più una posizione difensiva, mirata a contenere gli egoismi nazionali. Per il Parlamento, per i socialisti, il progetto europeo è fatto di solidarietà reale e finanziaria, cosa che il Consiglio, purtroppo, dimentica quotidianamente.
Anne E. Jensen, a nome del gruppo ALDE. – (DA) Signor Presidente, signora Commissario, signora Presidente in carica del Consiglio, questa procedura di bilancio sostanzialmente non è stata complicata. Meno di un anno fa abbiamo raggiunto un accordo sul quadro finanziario per i prossimi sette anni e il bilancio che voteremo giovedì si inserisce perfettamente nel quadro concordato. Con questo accordo sul bilancio abbiamo raggiunto validi risultati. Abbiamo garantito un regolamento finanziario con meno burocrazia ma maggiore trasparenza in merito ai beneficiari degli aiuti agricoli e con una lista nera comune delle aziende che hanno commesso malversazioni con i fondi UE. Abbiamo garantito un bilancio che realizza le nostre aspirazioni politiche nell’ambito del quadro vigente.
Il bilancio 2007 è il primo esercizio finanziario del nuovo quadro settennale ed è caratterizzato dal fatto che dovranno essere lanciati molti nuovi programmi, ad esempio per i Fondi strutturali, la ricerca, l’istruzione e così via. Questo è il primo bilancio in cui le sovvenzioni agricole reali sono inferiori agli stanziamenti per lo sviluppo delle regioni povere. Le sovvenzioni agricole rappresentano approssimativamente un terzo del bilancio, che ammonta a circa 126 miliardi di euro. La quota maggiore del bilancio 2007, perciò, è destinata a garantire la crescita e la solidarietà nell’UE. Abbiamo assicurato un aumento delle risorse per la politica comune in materia di asilo e per la politica estera, e maggiore trasparenza in merito alla politica estera e di sicurezza comune. Sul versante dell’amministrazione, il Parlamento è stato più disponibile del Consiglio ad accordare le risorse necessarie, ma ovviamente conveniamo che l’amministrazione UE deve essere resa più efficace, deve essere flessibile e adattarsi alle nuove esigenze.
Mi rammarico che non sia stato ancora possibile ottenere una dichiarazione dal Consiglio e dalla Commissione che consenta di eliminare la riserva per gli stanziamenti destinati allo sviluppo delle zone rurali. La modulazione volontaria non deve interferire con le competenze di bilancio del Parlamento, questo è un punto che va sottolineato.
Per concludere desidero ringraziare i relatori, gli onorevoli Elles, Grech, Pittella e Gräßle per il lavoro enorme, costruttivo e serio che hanno svolto e che penso sia stato coronato da buoni risultati.
Gérard Onesta, a nome del gruppo Verts/ALE. – (FR) Signor Presidente, dopo aver ascoltato la Commissione e il Consiglio, mi rallegro che siamo in vista di un accordo. Vi rammento che il Parlamento è disposto ad aumentare la dotazione per la PESC da 102 a 159 milioni di euro, ma è pronto a farlo perché il Consiglio accetta i suoi emendamenti, quanto meno una larga parte di essi, sul regolamento finanziario. Questo è un pacchetto globale che non può essere smontato all’ultimo momento.
In ordine alle prospettive finanziarie, sapete che il nostro gruppo ha votato contro, considerando che il quadro fosse troppo limitato: a questo punto cercheremo di fare del nostro meglio per introdurre qualche modifica, ad esempio il sostegno agli studi sul valore aggiunto dei programmi; per quanto ci riguarda, però, ci collochiamo già nell’ottica della revisione prevista per il 2008-2009. Non fraintendeteci, per noi fare meglio non significa fare meno! Il disimpegno è fuori questione: ecco perché ci pronunciamo a favore dell’eliminazione delle riserve.
In ordine al regolamento finanziario, siamo altrettanto d’accordo sulla necessità di semplificare le procedure, perché ciascuno possa investire meglio nel progetto europeo, e crediamo che sia possibile semplificare tutte le procedure pur nel rispetto della trasparenza e del rigore nei controlli: le due cose ci sembrano possibili.
Infine, il nostro gruppo ha presentato un pacchetto alternativo di aumenti per i programmi di politica estera perché pensiamo che lo strumento di stabilità, che comprende un capitolo dedicato alla prevenzione, abbia sofferto troppo per le restrizioni imposte nelle prospettive finanziarie. Dobbiamo fare attenzione a non concentrare la nostra attenzione soltanto sulle questioni che sono maggiormente sotto i riflettori. E’ vero che il Medio Oriente è molto tormentato attualmente, ma nei Balcani il fuoco cova sotto la cenere…
Termino ringraziando i quattro moschettieri della commissione per i bilanci, gli onorevoli Elles, Grech, Gräßle e Pittella, senza i quali nulla sarebbe stato possibile.
Esko Seppänen, a nome del gruppo GUE/NGL. – (FI) Signor Presidente, signora Commissario, signora Ministro Lehtomäki, il bilancio del prossimo esercizio ammonta a meno dell’1 per cento del PIL combinato. La maggioranza nel nostro gruppo non è soddisfatta di questa cifra e del fatto che il Consiglio non voglia costruire un’Europa più sociale. Invece vuole militarizzare l’UE e propone di aumentare la spesa per la politica estera e di sicurezza comune. Nei negoziati sul bilancio, il Parlamento ha deciso di incrementare la spesa militare, quando il Consiglio ha acconsentito a un compromesso sulla redazione del nuovo regolamento finanziario.
La Presidenza finlandese ha dimostrato scarsa abilità nella procedura di conciliazione e l’armonia sul bilancio è stata raggiunta soltanto dopo ulteriori trattative. Speriamo che il Parlamento non debba assistere a un altro fallimento da parte della Presidenza, in quanto il risultato della conciliazione non è ancora stato approvato dal Consiglio in ordine al regolamento finanziario. Non è ancora chiaro se sarà approvato. Date le circostanze, al nostro gruppo andrebbe molto bene se il Parlamento utilizzasse i suoi poteri di bilancio per ridurre la spesa militare, che il Consiglio ha indicato come area prioritaria.
L’anno prossimo si presenteranno circostanze speciali. Sarà il primo esercizio del nuovo quadro finanziario e non tutti i programmi strutturali o di altra natura sono pronti. Anche i nuovi Stati membri potrebbero non essere pronti a utilizzare tutti i fondi che sono stati messi a loro disposizione. Se sarà approvato il basso livello di spesa a titolo del bilancio, non sarà accettabile che la Commissione non riesca di nuovo a spendere sette miliardi di euro, come è accaduto in questo esercizio. Speriamo che l’esecuzione del bilancio migliori, signora Commissario.
Zbigniew Krzysztof Kuźmiuk, a nome del gruppo UEN. – (PL) Signor Presidente, intervengo nella discussione sul bilancio 2007, a nome del gruppo UEN, e desidero ricordare che questo bilancio è un piano finanziario importantissimo per l’Unione europea, almeno per due ragioni. Innanzi tutto, è il primo esercizio delle prospettive finanziarie per il periodo 2007-2013, il che è particolarmente rilevante per i nuovi Stati membri. Secondo, è il primo bilancio dell’Unione europea allargata, un’Unione di 27 Stati membri. Questi due elementi da soli significano che il livello di spesa proposto nel bilancio dovrebbe essere il più possibile elevato.
Il Parlamento europeo è stato all’altezza del compito e ha proposto una spesa pari a 122 miliardi di euro, in altri termini, l’1,04 per cento del PNL dell’Unione europea. Purtroppo, nonostante i lunghi negoziati con la Commissione e il Consiglio, quest’ultimo ha approvato una cifra pari a solo 115,5 miliardi di euro, cioè lo 0,99 per cento del PNL dell’Unione europea. In tal modo si sono realizzati gli auspici degli Stati membri più prosperi, il cosiddetto “club dell’1 per cento”. Il mio gruppo non voleva che la spesa di bilancio eccedesse l’1 per cento del PNL dell’Unione europea.
Fortunatamente, gli inevitabili tagli finanziari che risultano dalla riduzione del livello della spesa operata dal Consiglio hanno colpito i nuovi Stati membri soltanto in misura limitata. Desidero cogliere l’occasione per esprimere la speranza che la soluzione proposta dal Parlamento europeo, che comporta il collocamento nella riserva del 30 per cento dei finanziamenti per molte linee di bilancio, in tutto 400 milioni di euro, contribuisca in modo significativo a razionalizzare la spesa di bilancio. Il fatto che il Parlamento europeo abbia accettato di riportare il finanziamento della politica estera e di sicurezza comune a un livello di quasi 160 milioni di euro dovrebbe significare che il Consiglio e la Commissione terranno conto in misura maggiore rispetto al passato dei suggerimenti del Parlamento in materia di orientamento ed esecuzione della politica estera.
Nils Lundgren, a nome del gruppo IND/DEM. – (SV) Signor Presidente, dalle varie Istituzioni europee si leva un coro tonante di esortazioni per ricordare agli Stati membri quanto sia importante che riducano la spesa pubblica. Al contempo, questo Parlamento chiede costantemente di aumentare la spesa a livello UE. E’ una totale assurdità. Gli Stati membri spendono il denaro pubblico per le scuole, l’assistenza sanitaria, la ricerca, le infrastrutture e il sostegno ai gruppi vulnerabili della società, mentre gran parte della spesa UE è destinata a una politica agricola sconclusionata, a Fondi strutturali mal orientati e al finanziamento di Istituzioni europee che avrebbero dovuto essere chiuse tanto tempo fa.
La spesa degli Stati membri è soggetta a un controllo democratico continuo. I funzionari colpevoli di inefficienza, negligenza, frode o corruzione non ottengono il discarico e in molti casi sono licenziati. I politici che non sono onesti ed efficaci come gli elettori chiedono sono sostituiti nelle elezioni democratiche. La spesa UE è esaminata dalla Corte dei conti che, tuttavia, non è ancora riuscita a redigere una relazione di revisione nella quale non figurino problemi. Quando l’OLAF scopre dei reati, non si arriva ad un processo. In buona sostanza, questo Parlamento concede il discarico a prescindere dagli elementi che emergono in ordine all’utilizzo delle risorse finanziarie da parte dell’UE e i politici non perdono mai le elezioni nei loro paesi perché hanno gestito male i fondi europei. In breve, gli Stati membri hanno un controllo democratico efficace sul modo in cui è impiegato il denaro del contribuente, diversamente dalle Istituzioni europee e da questo Parlamento.
Sergej Kozlík (NI). – (SK) In linea generale è vero che ciò che viene approvato da una larga maggioranza tramite un accordo democratico tendenzialmente è positivo. Parto dal presupposto che tale premessa si applicherà anche dopo la votazione di giovedì sul bilancio generale dell’Unione europea per il 2007. In tale contesto desidero congratularmi anticipatamente con i relatori e tutta la squadra che ha negoziato il bilancio.
Dall’altro lato, i parametri di bilancio suggeriscono che esistono problemi permanenti. Il divario tra stanziamenti d’impegno e di pagamento, nonché la relazione tra i fondi disponibili e la spesa prevista, continua a essere troppo profondo. Da ciò si evince che negli accordi per l’esecuzione e l’utilizzazione dei fondi esiste un ampio margine di miglioramento e, paradossalmente, questo è vero in particolare per i paesi che hanno bisogno di più finanziamenti per lo sviluppo, e quindi vale anche per i nuovi Stati membri UE, dove l’esecuzione reale oscilla tra il 20 e il 30 per cento.
Poiché i paesi riferiscono che i finanziamenti disponibili corrispondono perfettamente ai progetti approvati, sembrerebbe che il problema basilare al momento sia l’attuazione dei progetti e il pagamento dei costi che comportano. I governi degli Stati membri dell’UE dispongono degli strumenti necessari per gestire la situazione. A meno di un’inversione di rotta, essi limiteranno il proprio potenziale di sviluppo economico e gli obiettivi del quadro finanziario di lungo termine rimarranno soltanto carta straccia.
Giovanni Pittella (PSE), relatore. – Signor Presidente, onorevoli colleghi, grazie per avermi consentito di intervenire, malgrado la mia assenza all’inizio del dibattito, desidero ringraziare la signora Commissario e le colleghe Quint e Jensen per le parole di apprezzamento nei miei confronti, nonché i colleghi Elles e Grech per aver condotto in maniera positiva questa procedura di bilancio.
Con questo bilancio rettificativo restituiamo agli Stati membri più di sette miliardi di euro. Tale importo è in parte imputabile all’iscrizione in bilancio di un aumento consistente delle previsioni delle entrate, e in parte è attribuibile ad un’elevata sottoesecuzione degli stanziamenti votati e disponibili in bilancio, in particolare quattro miliardi di euro. Questa sottoesecuzione interessa segnatamente le rubriche di spesa dell’agricoltura, dei Fondi strutturali e della strategia di preadesione.
Abbiamo voluto inserire questa discussione in quella del bilancio generale proprio perché la restituzione di sette miliardi di euro non è una bazzecola, ma è un tema che deve preoccuparci.
Il problema è duplice: da una parte, gli Stati membri sottostimano costantemente le entrate e questo distorce la percezione della percentuale di ricchezza destinata dagli Stati membri all’Europa – alla luce di questi dati e dei precedenti bilanci rettificativi, è chiaro infatti che la quota di risorse destinate dagli Stati membri alle casse europee è ancora inferiore rispetto all’uno per cento strappato all’avarizia dei contabili nazionali. E’ come se io accordassi di destinare per una buona causa l’uno per cento di cento euro all’anno e poi, in realtà, alla fine dell’anno guadagno sistematicamente di più. Dunque converrete anche voi che questa operazione degli Stati membri è meno generosa di quello che sembra.
D’altra parte, anche le risorse concretamente disponibili non sono usate appieno: se si analizza la tipologia delle risorse sottoeseguite, ci accorgiamo che i responsabili della sottoesecuzione sono sempre gli Stati membri e non la Commissione. Non sono particolarmente generoso nei confronti della Commissione Barroso ma, per onestà, devo dire che su questo tema non c’è una responsabilità diretta della Commissione, bensì una precipua grave responsabilità degli Stati membri. Dobbiamo cogliere l’occasione di questo dibattito per richiamare gli Stati membri ad una migliore sorveglianza, ad un miglior controllo, ad un’azione più vigile affinché i fondi stanziati e destinati vengano eseguiti bene.
Quindi, invece di limitarci all’ormai noioso esercizio del processo accusatorio alla macchina burocratica europea, la cosiddetta eurocrazia di Bruxelles, guardiamo un poco anche alle nostre situazioni nazionali, perché se analizziamo più attentamente il funzionamento dei nostri apparati pubblici nazionali e chiamiamo i governi ad un’azione congiunta volta a migliorare il rendimento della pubblica amministrazione, forse questo dato dei sette miliardi di restituzione, l’anno prossimo non lo avremo.
Salvador Garriga Polledo (PPE-DE). – (ES) Signor Presidente, sono dodici anni che partecipo alle discussioni sul bilancio e mai avevo visto un Presidente del Parlamento interrompere il relatore generale. Credo che in questo caso il suo stile di presidenza sia stato alquanto infelice.
Desidero congratularmi con i quattro relatori per le loro relazioni e il consenso cui sono giunti in condizioni particolarmente difficili.
Il mio gruppo politico ha concentrato l’attenzione in modo particolare sulla qualità della spesa – il concetto di ottimizzazione della spesa – e sul negoziato parallelo relativo alla revisione del regolamento finanziario. In ambo i casi ci aspettiamo una soluzione soddisfacente dopo la votazione di giovedì.
In un momento di grandi restrizioni finanziarie, con bilanci fissati intorno all’1 per cento, l’unico modo per questo Parlamento di migliorare l’efficacia delle politiche comunitarie è realizzare una valutazione approfondita delle risorse impiegate e dei risultati ottenuti.
Credo che in futuro l’approccio dell’ottimizzazione della spesa sarà ampiamente utilizzato. A completamento di tale impostazione abbiamo la revisione del regolamento finanziario, necessaria per aumentare la disciplina in materia di spesa negli Stati membri e all’interno della stessa Commissione.
In ordine ai pagamenti, mi preme dire che questo bilancio è davvero molto a buon mercato per il Consiglio e probabilmente sarà insufficiente per l’Unione europea, però è certo che nei prossimi anni il Parlamento sarà molto più esigente quando si tratterà di conseguire un livello sufficiente di pagamenti per far fronte agli impegni.
Termino con una riflessione sulle dichiarazioni della Presidente in carica del Consiglio in merito all’efficacia e alle responsabilità di ciascuna delle Istituzioni: noi dimostriamo di avere queste qualità. Siamo un’Istituzione particolarmente responsabile e per questo abbiamo appoggiato dal primo momento i posti richiesti dalla Commissione e abbiamo respinto l’approccio della Presidenza.
Presidente. – Anche a me dispiace dover presiedere questa discussione in modo così rigido. Ricordo che, se dovesse avanzare tempo al termine della discussione, l’onorevole Elles potrà intervenire nuovamente.
So di averlo interrotto alla fine del suo discorso e non penso che l’onorevole Elles avesse altro di sostanziale da dire.
Jutta Haug (PSE). – (DE) Signor Presidente, prima del mio intervento vorrei semplicemente ricordare all’onorevole Garriga Polledo che anch’io seguo da dodici anni le discussioni sul bilancio in questo Parlamento e, in questi dodici anni, non ho mai visto un relatore per il bilancio che dopo aver pronunciato il suo intervento si sia alzato in piedi e non abbia più ascoltato cosa avessero da dire i deputati di questo Parlamento.
Il Parlamento europeo, in quanto Assemblea di cervelli politicamente pensanti, nel corso della procedura di bilancio si confronta al suo interno. Sul tema delle agenzie, però, non ci sono stati contrasti tra i diversi gruppi politici; su questo punto conveniamo che la cooperazione con le agenzie negli ultimi tre anni è migliorata, il che non significa che non possa diventare ancora migliore. Per tale motivo abbiamo assegnato dei compiti a casa alle agenzie, affinché li svolgano prima di poter disporre della dotazione finanziaria che è stata loro riservata. Le agenzie sono tenute a trasmetterci il loro programma di lavoro, con una lista di mansioni e di informazioni in merito alle variazioni intervenute rispetto all’anno precedente e al motivo di tali modifiche. Esse sono altresì chiamate a tradurre in pratica gli orientamenti in materia di politica del personale già concordati. Questi sono i compiti per le agenzie della cui realizzazione esse possono direttamente farsi carico.
Devono tuttavia attivarsi anche altri soggetti, in primo luogo la Commissione, che ha il ruolo di coordinare sollecitamente – e sottolineo “sollecitamente” – gli organigrammi presentati e sottoporceli, ma anche i nostri colleghi in seno alle commissioni specializzate, che sono chiamati a valutare l’azione delle rispettive agenzie sulla base dei programmi di lavoro. Anche questo deve avvenire rapidamente, affinché le agenzie non siano punite per qualcosa di cui non sono responsabili. Pertanto, evitiamo che si formino delle cricche e, quando dico “sollecitamente”, intendo dire che tutto dovrà essere concluso entro il primo trimestre del prossimo anno!
Kyösti Virrankoski (ALDE). – (FI) Signor Presidente, signora Commissario, Ministro Lehtomäki, innanzi tutto desidero ringraziare i relatori generali, James Elles e Louis Grech, per l’eccellente lavoro. Il bilancio del prossimo esercizio dimostra disciplina di bilancio: i livelli di spesa sono inferiori all’1 per cento del PIL e chiaramente al di sotto delle prospettive finanziarie. Quest’anno il dibattito è stato oscurato da alcune difficoltà con il Consiglio. Non vi erano divergenze sostanziali sulla spesa di bilancio. Il problema non erano tanto i soldi, quanto la procedura. Il Consiglio ha riaperto un paio di volte il dibattito su dettagli già concordati. Al momento, la decisione sul nuovo regolamento finanziario è ancora pendente. A un certo punto si era raggiunto un accordo sulla lettera, ma il Consiglio non lo ha ancora confermato. La procedura scritta avviata per adottare il testo salverà la situazione domani.
E’ importante che il Consiglio faccia tutto il possibile per consentire al Parlamento di approvare giovedì il bilancio del prossimo esercizio nella forma negoziata.
Hans-Peter Martin (NI). – (DE) Signor Presidente, posso sottoscrivere pienamente quanto ha appena affermato l’onorevole Virrankoski. Ritengo che il regolamento finanziario sia davvero un’occasione importante e desidero ribadire i ringraziamenti alla Presidenza finlandese del Consiglio per aver preso in mano questa patata bollente, avanzando quanto meno la proposta di verificare quali sono i risparmi che si potrebbero realizzare in materia di personale a livello di Istituzioni a Bruxelles in forza dei cambiamenti che l’Unione europea ha attraversato. Il fatto che la Presidenza non abbia saputo imporsi dimostra, purtroppo, quanto sia forte ovunque la resistenza al cambiamento. La Finlandia passa il testimone alla Presidenza tedesca del Consiglio cui dunque si lega la speranza che essa concretizzi quanto ha annunciato, ovvero ridurre la burocrazia, le norme superflue e le difficoltà per arrivare a ottenere le sovvenzioni, riducendo contemporaneamente il numero di funzionari pubblici. In questo modo si possono ottenere risparmi ingenti e contribuire a ricostruire la credibilità delle Istituzioni.
Janusz Lewandowski (PPE-DE). – (PL) Signor Presidente, l’anno scorso, quando stavamo per concludere la procedura annuale, non eravamo sicuri del destino delle prospettive finanziarie pluriennali. Quest’anno è riemersa una qualche incertezza sull’eventualità che tutti gli elementi del nostro accordo con il Consiglio saranno rispettati. Ovviamente mi riferisco al regolamento finanziario e, a nome della commissione per i bilanci e alla presenza della signora Ministro, desidero affermare senza ambiguità che abbiamo bisogno di una garanzia e che l’approvazione del bilancio giovedì prossimo dipende dal fatto che riceviamo tale garanzia.
Nel 2007 avremo una nuova generazione di programmi europei pluriennali per i 27 Stati membri e questo bilancio avrà una serie di caratteristiche specifiche. La prima è l’importanza attribuita al regolamento finanziario, che si vuole rendere di più facile utilizzo e che allo stesso tempo deve essere più trasparente. La seconda caratteristica riguarda lo sfruttamento di fonti ancora più ricche di informazioni in merito all’esecuzione di determinate linee di bilancio, onde garantire una migliore pianificazione e ottenere in futuro ciò che James Elles chiama “ottimizzazione della spesa”.
La terza peculiarità concerne l’attenta programmazione della spesa nel corso del prossimo esercizio, considerando la possibilità di eventuali ritardi. Quarto, lo sforzo di conseguire un maggiore controllo democratico nel quadro della politica estera e di sicurezza comune, pur nel rispetto della natura specifica di tale ambito. Quinto, la tendenza a porre fine alle argomentazioni relative ai posti all’interno della Commissione. Avendo ottenuto informazioni supplementari, siamo d’accordo a sbloccare le riserve per i salari della Commissione, ma insistiamo su una verifica del personale. Ci aspettiamo che ciò faciliti l’assunzione di personale dai nuovi Stati membri in particolare. Questi sono i principali punti della strategia per il 2007.
Spero sinceramente in una conclusione positiva della procedura, che ponga fine all’incertezza che grava sul regolamento finanziario. Desidero ringraziare sinceramente i relatori, i coordinatori dei gruppi politici e il segretariato. Desidero ringraziare la signora Commissario Grybauskaitė per la cooperazione con la Commissione che, dal mio punto di vista, è stata migliore rispetto all’anno scorso e desidero anche ringraziare il Ministro Wideroos. Confido che il buon esito della procedura giovedì sarà una compensazione per alcune comprensibili tensioni.
Neena Gill (PSE). – (EN) Signor Presidente, desidero congratularmi con i due relatori per il loro lavoro. Nonostante l’impegno, non si può purtroppo dire che il Parlamento abbia raggiunto molto con la procedura di bilancio di quest’anno. Deploro che il Consiglio per tutto il tempo abbia dato prova di una preoccupante mancanza di rispetto per le opinioni del Parlamento. Siamo l’unica Istituzione democraticamente eletta che ha il compito di promuovere le vedute dei cittadini UE e dunque mi chiedo se il Consiglio si prenderà la briga di rispettare l’accordo che alla fine ha raggiunto con il secondo ramo dell’autorità di bilancio. Lo spero sinceramente. Desidero formulare alcune brevi osservazioni, non soltanto in relazione al bilancio 2007, ma anche in vista della revisione del 2008.
Primo, la nostra ambizione principale per il bilancio UE è che esso si concentri sulle priorità che realizzano gli obiettivi che noi stessi e i nostri leader abbiamo fissato. Constato quindi con rammarico che, nonostante alcuni aumenti a titolo dei programmi, quali il settimo programma quadro di ricerca, siamo ben lontani dagli importi richiesti da Commissione e Parlamento.
Si tratta di un ambito politico di estrema importanza, con un impatto diretto sul modo in cui l’UE sviluppa la propria economia globale e sulla nostra immagine di fronte al resto del mondo. Il Consiglio lo sa e ha platealmente cercato di insistere sulla necessità di un aumento per la spesa in materia di R&S. Nonostante ciò, siamo ancora all’1,5 per cento. E’ davvero giunto il momento che il Consiglio sia coerente con le sue dichiarazioni, quando è il momento di mettere mano al portafoglio.
Secondo, se vogliamo che l’UE sia presa sul serio come attore globale, bisogna che essa sostenga la propria posizione con i finanziamenti necessari a svolgere tale ruolo – ad esempio in Asia, che è il continente più grande e più popoloso, con il 60 per cento della popolazione globale in alcuni dei paesi più poveri del mondo. Pertanto, la tendenza permanente a ridurre le risorse a questa regione è una politica disastrosa.
Markus Ferber (PPE-DE). – (DE) Signor Presidente, signora Presidente in carica del Consiglio, signora Commissario, onorevoli colleghi, vorrei semplicemente formulare qualche osservazione telegrafica sui punti cruciali del bilancio 2007, il primo delle nuove prospettive finanziarie. Credo che sia opportuno chiedersi molto seriamente se sia logico prima togliere il denaro dalle tasche dei cittadini e delle imprese con un’elaborata procedura burocratica, trasferire tale denaro con grande dispendio burocratico a Bruxelles e poi ripartirlo con altrettanto dispendio burocratico tra gli Stati membri.
In questo senso abbiamo sprecato una grande occasione a causa della decurtazione delle prospettive finanziarie e dell’incapacità di riformulare una serie di atti di base, motivo per cui è stato necessario approvare ex novo quasi tutti i programmi pluriennali. In particolare, Commissario Grybauskaitė, posso soltanto esortare la Commissione a cogliere l’occasione dell’iniziativa 2008-2009 per riflettere su come preparare le prossime prospettive finanziarie.
Secondo punto: la Commissione europea delega sempre più compiti alle agenzie, anche ad agenzie esecutive. Attendo con ansia il giorno in cui la Commissione presenterà proposte che indichino la sua disponibilità a ridimensionare l’organigramma. Abbiamo appena completato il più grande allargamento della storia dell’Unione europea: il 1° gennaio 2007 avranno aderito all’Unione europea dodici nuovi Stati membri. Poiché molti dei compiti che aveva svolto fino ad oggi sono delegati alle agenzie, ora la Commissione ha bisogno di meno personale. Mi attendo dunque che l’Esecutivo presenti proposte molto concrete sul modo in cui intende rendere l’Europa meno burocratica. Tale risultato non si ottiene passando in rassegna la regolamentazione, come sta facendo il Commissario Verheugen, bensì riducendo il personale, e a quel punto la burocrazia neanche si crea.
Concludo su una nota di autocritica: sarebbe opportuna una riflessione più approfondita anche da parte nostra sulla nostra stessa strategia. Mi pare davvero deplorevole che, in vista dei dibattiti che teniamo in seno al Parlamento, questo non avvenga nella misura auspicabile.
Paulo Casaca (PSE). – (PT) Desidero ringraziare l’onorevole Gräßle, il Commissario Grybauskaitė e naturalmente il Consiglio per il successo dei negoziati sul nuovo regolamento finanziario. In particolare le congratulazioni vanno alla nostra relatrice per il suo lavoro indefesso, per la sua determinazione e per la sua tenacia. Devo dire, tuttavia, che nei prossimi anni dovremo svolgere una disamina approfondita dell’efficacia di questo regolamento, per valutare in che misura le disposizioni che esso prevede possono essere eccessive o se non sono la causa del numero anormalmente elevato di errori materiali individuati ogni anno dalla Corte dei conti.
Ciò di cui abbiamo bisogno è un regolamento finanziario che imponga naturalmente la disciplina di bilancio e l’uso efficace delle risorse di bilancio. Tuttavia, non possiamo avere un regolamento che causa errori infiniti e ci mette nella nostra posizione attuale, estremamente imbarazzante, rispetto al discarico, con la Corte dei conti che sistematicamente si rifiuta di certificare i nostri conti.
Termino, tuttavia, esprimendo semplicemente la speranza che la Commissione e la nostra relatrice proseguano il lavoro che hanno svolto fino ad ora.
Antonis Samaras (PPE-DE). – (EL) Signor Presidente, onorevoli colleghi, sono un convinto sostenitore dello sviluppo. Nel 2007 il bilancio comunitario costerà meno dell’1 per cento del PNL della Comunità. E’ un risultato di cui andare fieri? Alcuni colleghi lo sono. Sostengono che almeno siamo riusciti a imporre la disciplina di bilancio. Mi dispiace, ma non posso condividere la sensazione esaltante di successo che li ha pervasi. Mentre l’Unione europea si sta allargando, noi allo stesso tempo limitiamo il nostro bilancio comunitario, il che non ci rende più disciplinati dal punto di vista finanziario, ma meno visibili agli occhi dei cittadini europei.
Non vorrei essere frainteso, credo profondamente nel concetto di disciplina di bilancio. Se si effettuano spese inutili, allora dobbiamo impedirle. Tuttavia, le spese inutili esistono soltanto nei bilanci nazionali degli Stati membri, non nel nostro piccolo bilancio comunitario. Ciò non di meno, le spese nazionali esulano dalle competenze del Parlamento europeo e, poiché non possiamo tagliare la spesa nei bilanci nazionali, siamo costretti a tagliare spese necessarie nel nostro bilancio comunitario.
Tuttavia, non saremo presi sul serio in materia di disciplina né di integrazione europea. Come pensiamo di realizzare Lisbona in questo modo? Gli Stati Uniti spendono oltre il 20 per cento del loro PNL per il bilancio federale. Noi spendiamo meno dell’1 per cento! Come si può competere con loro? La verità è che non c’è competizione. Un bilancio europeo che si restringe costantemente mina seriamente il nostro status, la nostra credibilità e la nostra capacità di imporre qualsiasi cambiamento.
Le inadeguatezze della Presidenza finlandese, di cui siamo stati tutti testimoni in sede di commissione per i bilanci, hanno solo peggiorato la situazione. Pertanto, temo che su una base collettiva siamo molto al di sotto dell’1 per cento delle nostre capacità come europei. Mi spiace dirlo, ma penso che stiamo andando nella direzione sbagliata.
PRESIDENZA DELL’ON. KAUFMANN Vicepresidente
Vladimír Maňka (PSE). – (SK) Il bilancio 2007 è il primo del periodo di programmazione settennale e come tale ha un innegabile valore strategico per gli anni futuri. E’ estremamente importante iniziare il nuovo periodo finanziario in modo risoluto e ragionevole.
Desidero ringraziare i relatori, i membri della commissione per i bilanci e tutti i negoziatori per il loro lavoro nel corso delle trattative per il bilancio dell’Unione europea per il 2007. In particolare apprezzo il sostegno espresso dal gruppo socialista al Parlamento europeo per lo sforzo compiuto dai nuovi Stati membri nel ridurre di 50 milioni di euro la riserva amministrativa. Tale questione è particolarmente importante per i nuovi Stati membri. La sostanza del problema è che una riserva finanziaria ingente metterebbe seriamente a repentaglio l’assunzione di nuovo personale. Questo vale particolarmente per i nuovi Stati membri, in quanto le loro quote sono lungi dall’essere esaurite.
Durante le riunioni con i deputati in sede di commissione per i bilanci, i suoi funzionari, signora Commissario, hanno ripetutamente richiamato l’attenzione sui problemi che mettono a rischio la selezione del personale per le Istituzioni europee. Grazie ai loro moniti e alla posizione compatta del gruppo socialista al Parlamento europeo, la situazione si è sbloccata e ora siamo vicini a ridurre questa inutile riserva. Il raggiungimento comune di questo obiettivo sarà un grande gesto nei confronti dei nuovi Stati membri dell’Unione europea, che ora include la Romania e la Bulgaria.
I cittadini dei nostri paesi seguono con attenzione l’interazione di parole e gesti all’interno delle Istituzioni europee. Pertanto vi esorto a sostenere i nostri sforzi per conseguire questo obiettivo comune.
Jean-Claude Martinez (NI). – (FR) Signora Presidente, all’inizio di dicembre la NASA ha annunciato di aver adottato un bilancio in vista dell’istallazione di una stazione spaziale sulla Luna nel 2020.
Noi, per il 2020, avremo un progetto di bilancio per consentire a un treno di effettuare il tragitto da Hendaye, in Francia, a Irún, in Spagna. Quindi gli Stati Uniti dispongono di un bilancio per andare con un razzo sulla Luna e noi per attraversare in treno i Pirenei! Come si spiega questa differenza? Gli Stati Uniti si dotano di una politica di bilancio pari a 2 500 miliardi di dollari all’anno, mentre noi giochiamo al bilancio con 122 miliardi di euro. Giochiamo con 1 260 emendamenti, giochiamo al partenariato su scala mondiale, a Europalia, a DAPHNE, al Piano D, in una parola non ci sprechiamo più di tanto.
Abbiamo soltanto due politiche di bilancio serie: la politica agricola e la politica regionale. Le altre linee di bilancio, segnatamente la rubrica 3 “Cittadinanza”, rappresentano un bilancio di comunicazione, per le donne, i giovani, i consumatori, i disoccupati, i licenziati, le vittime della violenza…
La vera causa di questa situazione non è l’assenza di risorse proprie: il blocco vero è quello che risulta dall’ideologia dell’equilibrio di bilancio, che impedisce di finanziare spese eccezionali con risorse eccezionali, ovvero con prestiti destinati alle grandi reti europee, ad esempio, la rete ferroviaria. Il vero dibattito di bilancio, onorevoli colleghi, non consiste più nel pronunciarsi a favore o contro un’imposta europea nel 2014, bensì a favore o contro un prestito europeo che finanzi il futuro della ricerca, dei trasporti, della salute e dell’istruzione.
Ingeborg Gräßle (PPE-DE), relatore. – (DE) Signora Presidente, a questo punto mi tocca “vendicare”, per così dire, il collega Elles, pertanto approfitto volentieri del tempo di parola e, per suo conto e a titolo personale, desidero ringraziare i colleghi per le lodi e i suggerimenti che hanno espresso. In merito al regolamento finanziario e alla conclusione delle riforme, ribadisco l’invito a continuare a mostrarci compatti come siamo stati fino ad oggi. L’onorevole Casaca mi ha esortato a insistere e sarò lieta di farlo. Infatti, esiste una Homepage, realizzata da me, dedicata alla nostra esperienza con il regolamento finanziario, sulla quale le Istituzioni o anche i loro consulenti possono fornirci informazioni sull’andamento della situazione a proposito del regolamento finanziario modificato. Credo che, con questo bilancio, per la prima volta – ed è il grande merito del relatore Elles – siamo riusciti a ravvicinare la pianificazione, l’esecuzione e il controllo. Questi sono compiti che nel prossimo futuro dovremo prendere molto sul serio.
Presidente. – Prima di dare la parola alla signora Commissario, vorrei chiedere ancora una volta se volete eventualmente rivolgerle altre domande, alle quali potrebbe ancora rispondere.
Catherine Guy-Quint (PSE). – (FR) Signora Presidente, volevo semplicemente dire che deploriamo la forma in cui è organizzata la discussione sulla seconda lettura. In effetti, ogni volta, la commissione per i bilanci svolge un lavoro enorme e ci troviamo penalizzati dai tempi impartiti per presentare i nostri lavori e per spiegare come abbiamo lavorato e il risultato cui siamo giunti.
Sarebbe stato estremamente interessante vedere molti più colleghi prendere parte al dibattito e ascoltare la risposta della signora Commissario nonché, eventualmente, quella del Consiglio. Troppo spesso non si tiene conto di noi nell’organizzazione della plenaria. Constatiamo, per l’ennesima volta, che avanzano oltre dieci minuti, che i nostri colleghi avrebbero potuto sfruttare per esporre il lavoro che hanno svolto nel corso dell’anno.
Paul Rübig (PPE-DE). – (DE) Signora Presidente, poiché la Presidenza finlandese del Consiglio ha dimostrato che il regolamento finanziario può funzionare nel caso del settimo programma quadro di ricerca, vorrei invitare la signora Commissario a soffermarsi più diffusamente sulle disposizioni applicabili al bilancio, perché si tratta di elementi di grande rilevanza per noi. All’Unione europea vengono rivolte molte critiche giustificate ed è a tale riguardo che auspichiamo progressi significativi in tempi brevi. Pertanto invito a considerare seriamente tali questioni, soprattutto sul piano tecnico, perché ci sembrano rivestire una particolare urgenza politica.
Richard Corbett (PSE). – (EN) Signora Presidente, non intervengo nel merito, ma vorrei soltanto congratularmi con lei per aver messo in pratica esattamente quanto avevo suggerito questa mattina nella votazione, ossia prevedere interventi sulla base della procedura catch-the-eye alla fine della discussione. Credo che si dovrebbe riservare un breve spazio a tale procedura al termine di ogni discussione, ma essa dovrebbe essere indubbiamente prevista quando rimane tempo a disposizione, come in questo caso. Si tratta di un’eccellente iniziativa: complimenti!
Presidente. – Come lei sa, si può fare soltanto se avanza un po’ di tempo. E’ materialmente impossibile pianificare le discussioni in plenaria fino all’ultimo minuto.
Dalia Grybauskaitė, Membro della Commissione. – (LT) Desidero ringraziare tutti i partecipanti all’odierna discussione. E’ stato davvero svolto un lavoro immane, tutti i gruppi politici e la commissione per i bilanci hanno lavorato davvero intensamente e desidero estendere loro il mio ringraziamento, perché si è trattato di un compito che ha richiesto responsabilità politica. Si è evitato l’opportunismo politico e tutte le decisioni sono state adottate considerando gli interessi dell’Europa e di tutti i popoli d’Europa.
Desidero altresì ringraziare i miei collaboratori, il mio Direttore generale, che è seduto qui e che tanto si è adoperato perché oggi arrivassimo a questa discussione, che è quanto stiamo facendo. Inoltre desidero ringraziare il Segretariato, sia la commissione per i bilanci (in francese COBU), sia il personale del Consiglio, che a sua volta ha saputo guardare al di là delle ambizioni personali e superare i propri errori, di modo che alla fine si giungesse alla soluzione che ora è sul tavolo.
Pertanto, vi invito tutti, inclusi i leader europei responsabili per il bilancio e le finanze che sono intervenuti oggi, a cercare, come sempre, di esercitare pressioni sui vostri colleghi del Parlamento europeo perché esprimano un voto positivo e giovedì approvino il bilancio della nuova Europa, un’Europa allargata a 27 paesi.
Presidente. – Con questo si conclude la discussione congiunta.
La votazione sulle relazioni Elles e Grech si svolgerà giovedì. La votazione sulle relazioni Gräßle e Pittella si svolgerà domani.
Dichiarazione scritta (articolo 142 del Regolamento)
László Surján (PPE-DE). – (HU) Si direbbe che abbiamo preparato il bilancio dell’Unione per il 2007 senza scontri furiosi, nonostante a luglio non fossimo pervenuti a un accordo sul regolamento finanziario, ad esempio. Il bilancio non funzionerà senza una regolamentazione valida. Per questo motivo il Parlamento non firmerà se non entra in vigore il nuovo regolamento finanziario.
Nel bilancio 2007, il Parlamento, di concerto con il Consiglio, ha aumentato i pagamenti, in cambio di una spesa non superiore all’1 per cento dell’RNL dell’Unione. Perché non abbiamo dato battaglia? Nel 2007 entrerà in vigore un nuovo quadro finanziario, saranno rilanciati vari programmi, ed è per questo che saranno necessari soltanto stanziamenti di pagamento limitati. Ora è altresì emerso che gli Stati membri non hanno utilizzato 6 miliardi di euro delle risorse totali che l’anno scorso erano state aumentate dopo duri scontri.
Il Parlamento quest’anno ha introdotto un nuovo elemento nella forma dell’analisi “dell’ottimizzazione della spesa”, dimostrando che l’Unione europea utilizza in modo ottimale le risorse. Purtroppo, la solidarietà tra gli Stati membri va scemando anno dopo anno, con i paesi contribuenti che accampano difficoltà di bilancio a livello nazionale dimenticando i benefici che hanno ottenuto dall’apertura del mercato. Non dovremmo decurtare il bilancio, ma invece destinare maggiori risorse laddove la cooperazione si accompagna a un valore aggiunto. Tali settori includono la ricerca e lo sviluppo, nonché la coesione. In un ambiente globale competitivo possiamo vincere soltanto lavorando insieme. Ma la volontà del Parlamento non è sufficiente perché l’Unione europea cresca al suo potenziale. Abbiamo bisogno di statisti alla guida dei nostri Stati membri e non di politici che vivono solo per l’immediato.
21. Ordine del giorno: vedasi processo verbale
(La seduta, sospesa alle 18.25, riprende alle 18.30)
22. Tempo delle interrogazioni (interrogazioni alla Commissione)
Presidente. – L’ordine del giorno reca il Tempo delle interrogazioni (B6-0448/2006).
Saranno prese in esame le interrogazioni rivolte alla Commissione.
Prima parte
Presidente. – Annuncio l’
interrogazione n. 37 dell’onorevole Sharon Bowles (H-0963/06):
Oggetto: Lavoratori provenienti dalla Romania e dalla Bulgaria
La relazione della Commissione sul funzionamento delle disposizioni temporanee di cui al trattato di adesione del 2003 mostra che la mobilità dei lavoratori dei nuovi Stati membri che hanno aderito all’UE15 nel 2004 ha avuto un effetto globalmente positivo. E’ perciò la Commissione delusa dal fatto che Stati membri quali il Regno Unito e l’Irlanda abbiano deciso di restringere i diritti di rumeni e bulgari di lavorare nei loro rispettivi paesi, una volta che dal 1° gennaio la Romania e la Bulgaria diventeranno Stati membri dell’UE a tutti gli effetti ?
Ritiene la Commissione che ciò possa causare effetti economici negativi tanto all’interno dei suddetti Stati membri quanto nell’UE nel suo insieme oppure che ciò possa acuire il fenomeno del lavoro nero? Ritiene inoltre la Commissione che l’inquietudine espressa da alcuni Stati membri di un “afflusso” di lavoratori migranti costituisca un’autentica preoccupazione visto che nel Regno Unito, in Irlanda e in Svezia, paesi che peraltro non hanno applicato restrizioni dopo il maggio 2004, hanno registrato una riduzione del tasso di disoccupazione, un incremento dell’occupazione ed un’elevata crescita economica?
Olli Rehn, Membro della Commissione. – (EN) In linea di principio, la Commissione è a favore della piena applicazione delle quattro libertà, compresa la libertà di circolazione dei lavoratori nell’Unione europea. Non va dimenticato che tale libertà rappresenta uno dei principi chiave del Trattato di Roma.
Tuttavia, il trattato di adesione stipulato con Bulgaria e Romania, analogamente a quelli dell’allargamento precedente, sancisce disposizioni provvisorie in materia di diritto alla libera circolazione dei lavoratori. Ai sensi di tali disposizioni, spetta sostanzialmente a ogni Stato membro attuale decidere se garantire ai cittadini bulgari e rumeni l’accesso ai propri mercati del lavoro per un periodo transitorio. Si tratta pertanto di una prerogativa di ogni singolo Stato membro.
La Commissione ha intenzione di inviare a tutti gli Stati membri una lettera per rammentare gli obblighi loro incombenti in virtù del diritto comunitario e invitarli a fornire informazioni sulle eventuali misure che potrebbero essere introdotte a livello nazionale per i primi due anni successivi all’adesione di Bulgaria e Romania.
Vorrei al contempo richiamare la vostra attenzione sulla relazione della Commissione concernente il funzionamento delle disposizioni temporanee per l’allargamento del 1° maggio 2004, e in particolare sulla conclusione secondo cui l’arrivo di lavoratori dagli Stati membri di adesione avrebbe avuto un impatto benefico, contribuendo effettivamente a ridurre gli squilibri sui mercati del lavoro nazionali, senza che i nuovi arrivati sottraessero i posti di lavoro ai disoccupati locali. Tale conclusione si applica naturalmente ai paesi membri che hanno agevolato la libera circolazione dei lavoratori.
La relazione ha inoltre riscontrato effetti generali positivi sulle economie degli Stati membri dell’UE15, in quanto i lavoratori provenienti dai nuovi paesi membri hanno contribuito a un migliore funzionamento dei mercati del lavoro, alla crescita economica continua e alle finanze pubbliche. E’ stato inoltre rilevato che le restrizioni sull’accesso al mercato del lavoro potrebbero intensificare l’incidenza del lavoro non dichiarato.
La Commissione crede che tali conclusioni siano tuttora valide, e confida nel fatto che gli Stati membri le esaminino con attenzione quando decideranno se introdurre o meno misure temporanee applicabili a Bulgaria e Romania.
Sharon Bowles (ALDE). – (EN) Sappiamo che in futuro una forza lavoro in progressiva diminuzione dovrà cercare di farsi carico del mantenimento di un maggior numero di pensionati. Alla luce di tale scenario, che non è poi così lontano – anzi, in buona parte è già un dato di fatto – ritiene che i paesi che hanno conferito impulso alla propria forza lavoro adottando atteggiamenti più liberali e consentendo la libera circolazione e l’immigrazione abbiano battuto sul tempo le altre nazioni che sono state più restrittive?
Olli Rehn, Membro della Commissione. – (EN) Grazie della domanda. E’ assolutamente possibile che ciò accada, ma sarà solo il tempo a dirlo, e per tale ragione analizziamo costantemente gli sviluppi nei mercati del lavoro dell’UE e dei suoi paesi membri.
Vi sono due scenari di base, che possono variare da uno Stato membro all’altro. Nel primo caso, un determinato Stato membro potrebbe beneficiare della possibilità di accogliere lavoratori dai nuovi paesi membri, a causa del suo profilo demografico e delle sfide poste dall’invecchiamento della popolazione. Al contempo, un altro Stato membro potrebbe avere problemi nel campo del mercato del lavoro e un livello più elevato di disoccupazione, e quindi, date le circostanze, il governo nazionale potrebbe conseguentemente decidere di voler applicare le disposizioni temporanee. Per tale motivo abbiamo deciso di lasciare agli Stati membri la possibilità di decidere in materia e abbiamo concesso loro l’opportunità di avvalersi di misure transitorie.
Richard Corbett (PSE). – (EN) L’interrogazione originariamente formulata per iscritto dall’onorevole Bowles riguardava la restrizione temporanea relativamente più contenuta che Irlanda e Regno Unito hanno introdotto rispetto solamente ai due ultimi Stati membri. Signor Commissario, concorda sul fatto che sarebbe molto più importante concentrarsi sulle restrizioni che ancor oggi continuano a essere applicate a tutti i nuovi Stati membri dalla maggioranza dei 15 vecchi membri dell’UE?
Olli Rehn, Membro della Commissione. – (EN) Ho preso atto delle decisioni del Regno Unito e dell’Irlanda. Si tratta indubbiamente di una prerogativa di tali paesi, valevole per qualunque Stato membro. Prima di tali decisioni, ero solito utilizzare il Regno Unito e l’Irlanda quali punti di riferimento nella discussione a favore dell’apertura dei mercati del lavoro degli altri Stati membri ai paesi candidati. Nella mia carica precedente, sono stato orgoglioso di aver aiutato il Primo Ministro del paese membro che conosco meglio a redigere il suo discorso del 1° maggio 2004, in cui dichiarava che quel paese membro – la Finlandia – avrebbe presumibilmente abolito le restrizioni sulla libera circolazione dei lavoratori provenienti dai nuovi Stati membri. Il paese membro in questione manterrà il medesimo approccio liberale anche per Bulgaria e Romania.
Il punto è che studi molto affidabili concludono che gli effetti sono generalmente vantaggiosi, ma nonostante ciò vogliamo lasciare agli Stati membri la possibilità di decidere – anzi, siamo obbligati a farlo, in ottemperanza alla decisione del Consiglio dell’Unione europea, l’organo decisionale supremo dell’Unione in casi di questo genere.
Alexander Stubb (PPE-DE). – (EN) Vorrei soltanto rispondere all’onorevole Corbett. E’ interessante notare come al giorno d’oggi, se si va in un ristorante o in un pub del Regno Unito, il servizio non viene offerto nell’inglese della regina. A noi finlandesi piacerebbe molto avere 500 000 persone che masticano almeno qualche parola della nostra insolita lingua.
Vorrei innanzi tutto complimentarmi con la Commissione per gli sforzi compiuti nell’area della libera circolazione. In secondo luogo, vorrei congratularmi con quegli Stati membri che hanno aperto le loro frontiere alla libera circolazione dei lavoratori provenienti dai nuovi paesi membri. La mia domanda è semplice e diretta. Che cosa ha intenzione di fare la Commissione per continuare a esercitare pressioni sui vecchi Stati membri affinché si aprano alla libera circolazione della manodopera, come hanno già fatto Regno Unito, Irlanda, Svezia, Danimarca, Finlandia, Olanda e qualche altro paese?
Olli Rehn, Membro della Commissione. – (EN) Mi fa piacere notare che l’onorevole Stubb ha avuto un rapido avanzamento di carriera dai banchi posteriori a quelli davanti, uno sviluppo sorprendente e ragguardevole.
Le ricordo che stiamo continuando ad analizzare gli sviluppi sui mercati del lavoro dell’Unione europea, e i fatti sembrano dimostrare che i paesi che hanno applicato un approccio liberale di accoglienza dei lavoratori dai nuovi paesi membri, quali Regno Unito e Irlanda, hanno tratto benefici in termini di crescita economica generale e funzionamento più efficace del mercato del lavoro. Possiamo pertanto continuare a perorare tale causa in modo da avere sempre più paesi di riferimento positivi, quali i due Stati summenzionati e altri paesi, tra cui quello a lei più conosciuto. Dopo la nostra difesa di tale causa, spetta essenzialmente a ogni Stato membro prendere una decisione; dobbiamo ovviamente confidare nel giudizio di ogni governo nazionale, perché è nella posizione migliore per conoscere la situazione del paese e sapere cos’è meglio per lo Stato e i suoi cittadini.
Presidente. – Annuncio l’
interrogazione n. 38 dell’onorevole David Martin (H-1022/06):
Oggetto: Vendite “duty free” nei nuovi regolamenti sulla sicurezza aerea
In seguito all’entrata in vigore, il 6 novembre, dei nuovi regolamenti dell’Unione europea sulla sicurezza aerea, sono state sollevate preoccupazioni in merito alle loro ripercussioni sul mercato globale del “duty free”. Tale mercato è di vitale importanza per molti produttori europei di marche di lusso, compresi i produttori di whisky scozzese del mio collegio elettorale. I nuovi regolamenti includono norme intese a permettere ai passeggeri di continuare a comprare prodotti liquidi dai negozi negli aeroporti (mediante il sistema delle buste “tamper evident”). Tuttavia, tali norme si applicano soltanto agli “aeroporti comunitari” e alle “linee aeree comunitarie”. Di conseguenza, né i rivenditori “duty free” dei maggiori aeroporti internazionali al di fuori dell’Unione né le linee aeree non europee sono autorizzati a vendere prodotti popolari – quali il premium Scotch whisky – a passeggeri diretti verso Unione europea, in transito in aeroporti dell’Unione europea o dell’area economica europea.
Potrebbe la Commissione fornirmi informazioni sulle misure che intende prendere per facilitare le vendite “duty free” a passeggeri in transito diretti verso l’Unione europea e salvaguardare questo mercato vitale per i produttori di whisky scozzese, i loro dipendenti e l’economia locale?
Joe Borg, Membro della Commissione. – (EN) Ringrazio l’onorevole Martin per la domanda. Scopo del regolamento della Commissione (CE) 1546/2006 è affrontare la nuova minaccia per l’aviazione civile costituita dagli esplosivi liquidi rudimentali. A tal fine, ai passeggeri dei voli che partono da aeroporti comunitari è vietato portare a bordo liquidi nel bagaglio a mano in quantità individuali superiori a 100 ml. E’ stata tuttavia concessa un’esenzione per i liquidi venduti nei negozi ubicati all’interno degli aeroporti e a bordo dell’aeromobile, a condizione che vengano soddisfatte determinate condizioni di sicurezza, tra cui il sistema delle buste “tamper evident”.
Poiché la legislazione comunitaria non si applica ai paesi terzi, attualmente non è possibile garantire che gli aeroporti dei paesi terzi o i vettori aerei non comunitari dispongano di requisiti di sicurezza equivalenti a quelli applicati in seno all’Unione europea e allo Spazio economico europeo. Di conseguenza, tali aeroporti e linee aeree non possono avvalersi dell’esenzione. La Commissione valuterà la possibilità di collaborare con i paesi terzi al fine di sviluppare metodi adeguati per stabilire l’equivalenza delle diverse misure di sicurezza.
David Martin (PSE). – (EN) Grazie della risposta, signor Commissario. Mi chiedo tuttavia se si rende conto della rabbia che proveranno molti cittadini dell’Unione e altri visitatori del resto del mondo in viaggio nell’Unione europea durante le feste natalizie che, dopo aver introdotto whisky scozzese di prima qualità e altri prodotti in un aeroporto quale quello di Francoforte o di Londra, da dove transiteranno per raggiungere altri aeroporti quali Edimburgo o Glasgow, scopriranno che in tale aeroporto le loro merci duty free sono soggette a confisca. Una situazione del genere susciterà frustrazione e molta insoddisfazione.
Signor Commissario, concorda sul fatto che è necessario condurre una sorta di campagna pubblicitaria nei paesi terzi per sensibilizzare i cittadini nei confronti di tale situazione? In secondo luogo, si impegna ad avviare urgentemente un dibattito con le organizzazioni dell’aviazione internazionale per verificare la possibilità di addivenire a uno standard globale comune per evitare l’insorgere di tale problema?
Joe Borg, Membro della Commissione. – (EN) Grazie della domanda.
Vorrei iniziare sottolineando il fatto che sulla sicurezza non si possono accettare compromessi. La Commissione e la Comunità stanno facendo il possibile per aprire ulteriormente il sistema esistente per quanto riguarda l’Unione europea, anche se probabilmente sarà molto difficile conseguire risultati significativi nel brevissimo termine, vale a dire prima di Natale, in quanto la situazione presuppone l’avvio di negoziati con i paesi terzi per raggiungere posizioni simili alle nostre.
Sul punto concernente la campagna pubblicitaria, la Commissione sta collaborando con le organizzazioni delle parti interessate degli aeroporti e delle linee aeree internazionali, affinché informino delle nuove norme comunitarie i loro membri nei paesi terzi. Inoltre, la Commissione ha assistito tali parti nella loro campagna di informazione dei passeggeri mediante la realizzazione di manifesti e volantini informativi standardizzati utilizzabili dai loro membri come parte delle loro campagne di informazione.
Reinhard Rack (PPE-DE). – (DE) Signora Presidente, signor Commissario, mi rendo conto che le questioni relative alla sicurezza aerea esulano dalle sue competenze dirette, tuttavia la domanda complementare richiede da parte sua una risposta molto semplice. Riceviamo quotidianamente innumerevoli rimostranze dai passeggeri dei voli aerei e noi stessi siamo spesso vittima di tali inconvenienti. Molti di noi considerano le misure adottate alla stregua di semplici pretesti, che non si traducono in un aumento della sicurezza, bensì in innumerevoli difficoltà aggiuntive per i passeggeri. Significano innanzi tutto proventi maggiori per le aziende produttrici di dentifrici e di liquidi per le lenti a contatto, mentre in realtà non apportano alcun beneficio in termini di sicurezza.
Joe Borg, Membro della Commissione. – (EN) La Commissione è dell’avviso che tali disposizioni contribuiscano di fatto a un aumento della sicurezza in termini reali, in quanto, ovviamente, vengono condotti controlli fisici sui passeggeri per verificare la presenza di tali liquidi. Tutte le sostanze liquide devono essere trasportate in sacchetti trasparenti.
In secondo luogo, c’è anche la questione della percezione: i passeggeri avvertono che si sta facendo qualcosa e che un potenziale criminale dovrebbe pensarci due volte prima di tentare di introdurre a bordo oggetti che potrebbero risultare sospetti e che verrebbero individuati.
Jörg Leichtfried (PSE). – (DE) Signora Presidente, avrei una domanda complementare che mi porta a parlare di un argomento collegato alla domanda originale. Il whisky viene prodotto con l’acqua, e a tale proposito vorrei rivolgerle una domanda. Vengo da un paese in cui l’acqua è un bene molto diffuso e la gente non è abituata a dover pagare prezzi elevati per acquistarla. Ma se ci si guarda intorno negli aeroporti europei, si scopre che quantità infinitamente ridotte di acqua vengono vendute a prezzi esorbitanti: una bottiglietta d’acqua costa dai 3 ai 4 euro. A mio avviso, è una situazione inaccettabile, ma è una conseguenza del sistema di sicurezza attualmente applicato. Signor Commissario, che cosa ha intenzione di fare la Commissione al riguardo per proteggere i consumatori europei?
Joe Borg, Membro della Commissione. – (EN) Questa non è un’area di mia diretta competenza, pertanto la mia risposta è che ho preso atto delle osservazioni da lei espresse e le trasmetterò al Vicepresidente Barrot e al Commissario Kyprianou, responsabile della protezione dei consumatori.
Presidente. – Annuncio l’
interrogazione n. 39 dell’onorevole Reinhard Rack (H-1048/06):
Oggetto: Compensazioni pecuniarie per i ritardi nel traffico aereo
Il traffico aereo intraeuropeo è interessato da sempre più frequenti ritardi, con conseguenti gravi inconvenienti per i passeggeri. Ritiene possibile la Commissione procedere a una revisione del regolamento (CE) n. 261/2004(1) e prevedere anche per i passeggeri delle aeromobili una compensazione pecuniaria in funzione della durata del ritardo, analogamente a quanto avviene per i passeggeri dei treni?
Joe Borg, Membro della Commissione. – (EN) Secondo il regolamento (CE) n. 261/2004 concernente la protezione dei passeggeri del trasporto aereo, le compagnie aeree non sono tenute a offrire ai passeggeri un risarcimento finanziario in caso di ritardi prolungati. Tuttavia, il regolamento prevede che i passeggeri ricevano assistenza dalla compagnia aerea, e se necessario anche vitto e alloggio.
Inoltre, la Convenzione di Montreal, la versione aggiornata della Convenzione di Varsavia che è stata trasposta nel regolamento (CE) n. 889/2002, concernenti le norme in materia di responsabilità dei vettori aerei internazionali, garantiscono alcuni diritti in caso di ritardi, per i quali il limite della responsabilità della compagnia aerea è di 4 150 diritti speciali di prelievo, che corrispondono a circa 5 000 euro. In tal caso, il passeggero deve dimostrare un legame causale tra i danni da lui subiti e l’incidente provocato dalla compagnia aerea.
Ai sensi dell’articolo 17 del regolamento (CE) n. 261/2004, la Commissione si impegna a presentare al Parlamento e al Consiglio una relazione sull’applicazione di tale regolamento negli Stati membri dell’UE. E’ stata indetta una gara d’appalto per individuare un consulente esterno in grado di fornire dati quantitativi e qualitativi. Lo studio tratterà in particolare le questioni relative ai ritardi e alle cancellazioni, nonché l’applicazione del relativo regolamento.
Al momento la Commissione non può prevedere se verranno proposte misure aggiuntive per migliorare la protezione dei passeggeri del trasporto aereo. La Commissione dovrà attendere i risultati definitivi della valutazione dei consulenti esterni.
Reinhard Rack (PPE-DE). – (DE) Vorrei sollevare due punti. Il regime dei risarcimenti nel diritto internazionale da lei citato corrisponde esattamente a quella forma di indennizzo in cui non vogliamo coinvolgere i nostri cittadini, che non dovrebbero addossarsi procedimenti giudiziari onerosi per far valere i propri diritti. Di qui la seguente domanda: ci possono essere delle modifiche in tal senso, ed è possibile avere una definizione più chiara del concetto di “forza maggiore”? Secondo le compagnie aeree, un aeromobile che si rompe è una causa di forza maggiore, ma in realtà i velivoli non funzionano perché le compagnie aeree utilizzano sempre più spesso aerei antiquati.
Joe Borg, Membro della Commissione. – (EN) Vorrei precisare che la differenza più rilevante tra il regolamento precedente e quello attuale che si basa sulla Convenzione di Montreal è che i passeggeri hanno diritto di ricevere direttamente e sul posto informazioni, assistenza e la possibilità di proseguire il viaggio con un volo alternativo, mentre la Convenzione di Montreal riguarda solamente le pretese specifiche da far valere in tribunale in caso di danni causati da un ritardo, come da lei giustamente indicato. Trasmetterò tuttavia le osservazioni da lei espresse al Vicepresidente Barrot per verificare se non si possa fare di più, anche se – come ho precisato nella mia risposta alla domanda – la Commissione non prevede di proporre misure aggiuntive prima che siano resi noti i risultati definitivi della verifica che sta attualmente conducendo un consulente esterno.
Robert Evans (PSE). – (EN) Grazie delle osservazioni, signor Commissario. Vorrei richiamare la sua attenzione sul fatto che ieri sera Air France ha cancellato il volo serale da Gatwick a Strasburgo, adducendo cause tecniche, ma rifiutandosi di fornire assistenza ai passeggeri e di sistemarli in un albergo. Chiedo al signor Commissario di cogliere l’occasione per ribadire con chiarezza ad Air France e alle altre compagnie aeree che la legislazione comunitaria attuale – la legislazione in oggetto – si applica anche a loro e che non dovrebbero andare alla ricerca di scappatoie per cercare di eluderla, bensì dovrebbero attenersi alla medesima e offrire assistenza ai passeggeri in caso di cancellazione dei voli, come è accaduto ieri.
Joe Borg, Membro della Commissione. – (EN) Un’osservazione generale: il regolamento (CE) n. 261/2004 non contiene disposizioni relative a circostanze straordinarie correlate al negato imbarco. Se, a causa di un guasto tecnico, una compagnia aerea sostituisce l’aeromobile originario con uno più piccolo e ad alcuni passeggeri viene negato l’imbarco perché il velivolo non può contenerli tutti e sono pertanto costretti a restare in aeroporto, a tali passeggeri lasciati a terra deve essere offerta assistenza e un risarcimento finanziario, come previsto dal regolamento.
E’ soltanto per ragioni di salute, sicurezza o documentazione di viaggio inadeguata che ai passeggeri può essere negato l’imbarco su un aereo. Richiamerò l’attenzione del Vicepresidente Barrot anche sulle osservazioni specifiche da Lei espresse riguardo le vicende di ieri sera con Air France.
Richard Seeber (PPE-DE). – (DE) Signora Presidente, le misure estreme di sicurezza messe in atto per il pericolo terroristico stanno causando sempre più spesso estremi ritardi. Tali misure di sicurezza sono inoltre molto costose. La Commissione ritiene che tali costi attualmente sostenuti dalla collettività verranno scaricati sulle compagnie aeree o sui passeggeri, oppure in futuro tali esborsi aggiuntivi continueranno a essere a carico dello Stato?
Joe Borg, Membro della Commissione. – (EN) Lei ha ragione: le misure di sicurezza convenzionali e quelle aggiuntive – mi rifaccio alla domanda precedente – hanno un costo. Tuttavia, va detto che se vogliamo veramente affrontare la questione della sicurezza a bordo degli aerei, le considerazioni sui costi non possono che essere secondarie.
Detto ciò, cercherò tuttavia di riferire le sue osservazioni al Vicepresidente Barrot, per verificare se vi sia la possibilità di procedere a una ripartizione dei costi.
Presidente. – Passiamo alla seconda parte del Tempo delle interrogazioni. Poiché abbiamo ancora circa una mezz’ora di tempo, posso concedere a ciascun membro della Commissione solamente dieci minuti complessivi di tempo di parola. Invito tutti gli interroganti a tenerne conto nel limite del possibile.
Presidente. – Annuncio l’
interrogazione n. 40 dell’onorevole Chris Davies (H-0991/06):
Oggetto: Misure dell’Unione europea per porre fine alla pratica del rigetto in mare delle catture accessorie
Quando intende la Commissione introdurre misure atte a porre fine alla pratica del rigetto in mare delle catture accessorie da parte dei pescherecci?
Joe Borg, Membro della Commissione. – (EN) Spero di farcela.
In risposta all’interrogazione dell’onorevole Davies, il quale ha chiesto quando la Commissione intende introdurre misure atte a porre fine alla pratica del rigetto in mare delle catture accessorie da parte dei pescherecci, vorrei innanzi tutto precisare che la Commissione considera i rigetti in mare un problema grave per la pesca europea, e si impegnerà a intervenire prioritariamente su tale fronte.
I rigetti sono causati da catture accessorie indesiderate da parte di molti pescherecci europei, che riversano in mare il pescato. Tale problema può essere inizialmente ridimensionato e infine eliminato riducendo la quantità di catture accessorie. Un modo per conseguire tale obiettivo consiste nell’applicare disposizioni legali in tal senso oppure nel fornire incentivi per lo sviluppo di tecnologie e pratiche di pesca che producano poche catture accessorie e conseguentemente pochi rigetti in mare.
All’inizio del 2007 la Commissione presenterà una comunicazione per la riduzione degli scarti. Tra gli strumenti che verranno considerati in tale contesto figurano le aree selettive di pesca, le zone chiuse, l’obbligo di cambiare zona di pesca in caso di catture accessorie di notevole entità, e le sanzioni economiche su tali catture.
La Commissione delineerà gli elementi principali di una nuova politica sugli scarti e aprirà un dibattito sull’attuazione di tale politica. Dopo un dibattito che si svolgerà nei primi mesi del 2007, la Commissione svilupperà regolamenti di attuazione ad hoc per ogni zona di pesca, il primo dei quali verrà presentato nel 2008.
Chris Davies (ALDE). – (EN) Vorrei ringraziare il Commissario. Di recente ho avuto un incontro con la Fleetwood Fish Producers’ Association, i cui membri mi hanno riferito che la loro attività di pesca costiera produce attualmente circa il 70-80 per cento dei rigetti in mare praticati su imbarcazioni di oltre 10 metri. Mi hanno detto: “Il Mare d’Irlanda è pieno di pesci, ma li stiamo uccidendo a causa della cattura di pesci troppo piccoli per riprodursi”. Affermano inoltre che se usassero reti a maglia più larga verrebbero scambiati per pescatori di merluzzo e, per evitarlo, sono costretti a uscire in mare per meno giorni, i loro introiti diminuiscono e sono quindi vittima di un circolo vizioso.
Signor Commissario, so che vuole intervenire. E’ da anni che le sollevo il problema. Eppure, sono passati già più di due anni da quando ha assunto la carica di Commissario, e la sento parlare di qualcosa che accadrà nel 2008! E’ soddisfatto di questa lentezza? E’ uno scandalo e dobbiamo intervenire!
Joe Borg, Membro della Commissione. – (EN) Come per tutto ciò che concerne la pesca, sono ben lungi dall’essere soddisfatto. La lentezza dei progressi non è riconducibile a una mancanza di volontà da parte nostra, né a una carenza di mezzi per cercare di ottenere risultati, né a scarsa determinazione da parte della Commissione. Molto spesso la causa è da ricercarsi nel fatto che nelle acque comunitarie la situazione della pesca è estremamente complessa.
E’ molto più semplice introdurre un sistema accettabile per i rigetti in mare nelle regioni più settentrionali, dove le zone di pesca sono relativamente pulite, e se si va a pesca di sgombro, l’unico pesce che si cattura è praticamente solo lo sgombro. Nelle acque comunitarie la maggior parte delle volte si prende di mira una specie particolare, ma il pescato è essenzialmente misto, e quindi più difficile da gestire.
Stiamo studiando modi e mezzi per introdurre misure che riducano significativamente gli scarti. Quest’anno abbiamo tentato di avviare un programma di gestione degli sforzi per il Kattegat. Il consiglio consultivo regionale del Mare del Nord ha partecipato attivamente al progetto. Auspicavamo di poter annunciare al Consiglio di dicembre l’avvio di tale programma nel 2007. Tuttavia, dopo aver considerato le varie proposte per la gestione di tale programma, i rappresentanti degli operatori ci hanno chiesto una proroga, in quanto si sono resi conto che l’impatto sulla pesca potrebbe essere ragguardevole.
Il consiglio consultivo regionale del Mare del Nord è d’accordo, e pertanto non proporrò un avvio del progetto nel 2007. Spero che l’anno prossimo tale programma possa essere tradotto in realtà e che si possa giungere a una posizione molto più generale riguardo alla gestione della pesca, con una riduzione significativa dei rigetti in mare.
I pescatori con cui lei ha parlato potrebbero avere in parte ragione, ma le loro parole denotano anche una certa esagerazione.
James Hugh Allister (NI). – (EN) Nella documentazione della Commissione pubblicata per l’imminente Consiglio “Pesca”, si fa riferimento alla prospettiva che la pesca del merluzzo venga fatta rientrare nel quadro di una “pesca della cattura accessoria di merluzzo”. Vorrei che il signor Commissario si soffermasse su tale questione e chiarisse che cosa si intende con “pesca della cattura accessoria di merluzzo”. Che cosa vuol dire in pratica? Comporterà un limite percentuale, e proseguirà la follia degli scarti di pesce prezioso? Il signor Commissario potrebbe fare luce su cosa si intende con l’espressione “pesca della cattura accessoria di merluzzo”?
Joe Borg, Membro della Commissione. – (EN) E’ ancora prematuro fornire indicazioni precise perché, se ci si addentrasse nei dettagli prima delle discussioni con le parti interessate, si potrebbe suscitare un atteggiamento allarmista, come sempre accade nel caso della pesca. E’ nostra intenzione coinvolgere attivamente i consigli consultivi regionali e le parti interessate per capire come gestire la pesca in modo tale da affrontare efficacemente il problema del merluzzo.
Come tutti sappiamo, il problema maggiore riguarda la sostenibilità del merluzzo. Quasi tutte le acque comunitarie denotano uno stato di estremo impoverimento. E’ ancora possibile salvare la situazione, ma è necessaria molta inventiva. L’idea generale sottesa alla pesca della cattura accessoria di merluzzo è che non si vada espressamente a pesca di merluzzo fintantoché la specie non si sarà ristabilita. Pertanto, i pescatori non potranno andare a pesca di merluzzo, ma saranno autorizzati a portare a terra il merluzzo pescato quale cattura accessoria, entro certi limiti. In tal modo si fornisce un incentivo per la diversificazione del pescato, evitando la pesca al merluzzo e riducendo nel contempo gli scarti superflui e molto costosi di tale specie.
Sono soltanto idee iniziali su cui dobbiamo ancora riflettere e che devono essere discusse in primo luogo con le parti interessate, per verificare se la cosa sia fattibile o se, come in molti altri casi, giungeremo alla conclusione che il sistema attuale produce risultati in un certo senso migliori. Spero comunque che riusciremo a trovare un sistema che fornisca risultati migliori di quelli attuali per quel che riguarda il merluzzo e in particolare la ricostituzione di tale specie.
Presidente. – L’interrogazione n. 41 è stata ritirata.
Annuncio l’interrogazione n. 42 dell’onorevole Teresa Riera Madurell (H-1040/06):
Oggetto: Misure prese dalla Commissione in ottemperanza alle raccomandazioni date nella relazione su donne e pesca
La relazione su le reti di donne: pesca, agricoltura e diversificazione, approvata in seduta plenaria il 15 dicembre 2005, incorporava raccomandazioni della commissione per i diritti della donna e l’uguaglianza di genere.
Si sollecitavano tra l’altro misure dirette al miglioramento delle condizioni di vita delle donne lavoratrici del settore e della comunità nella quale vivono.
Quali azioni ha previsto la Commissione dirette a promuovere il sostegno degli sforzi prodotti da queste donne perché ne siano garantiti i diritti sociali ed economici, come pure per ottenere un maggior riconoscimento, sia giuridico che sociale?
Sono state previste azioni che perseguano l’applicazione piena del principio di parità di trattamento e di opportunità tra donne e uomini nell’ambito della formazione e dell’accesso al finanziamento e ai crediti, compreso il microcredito?
In qual modo la Commissione pensa di potenziare la partecipazione effettiva delle donne agli organi rappresentativi, decisionali e consultivi della pesca, a livello europeo, nazionale e regionale?
E’ stato avviato da parte della Commissione, un progetto specifico che contempli la situazione specifica delle raccoglitrici di frutti di mare?
Joe Borg, Membro della Commissione. – (EN) Vorrei ringraziare l’onorevole Madurell per l’interrogazione riguardante il seguito dato dalla Commissione alla raccomandazione formulata nella relazione sulle reti di donne: pesca, agricoltura e diversificazione, approvata dal Parlamento il 15 dicembre 2005.
La Commissione ritiene che la situazione delle donne che lavorano nel settore della pesca, e in particolare il loro riconoscimento giuridico e sociale, sia un tema molto importante, e si sta avvalendo di tutti gli strumenti di cui dispone per promuovere la parità di trattamento e di opportunità per donne e uomini nel settore in questione.
Per quanto riguarda le quattro domande specifiche poste dall’onorevole Madurell, la Commissione intende precisare quanto segue.
In primo luogo, il Fondo europeo per la pesca, che costituisce il nuovo strumento strutturale per la pesca per il periodo 2007-2013, dichiara espressamente nell’articolo 4, lettera g, che uno dei suoi obiettivi è la promozione della parità tra uomini e donne nello sviluppo del settore alieutico e delle zone di pesca. Il Fondo si basa sul principio del partenariato con tutti gli operatori del settore alieutico, e con questo s’intende espressamente anche il partenariato con organi responsabili della promozione della parità tra uomini e donne. Il Fondo contiene disposizioni specifiche che promuovono la parità di genere mediante una più consistente presenza delle donne, tanto nei processi decisionali quanto nei programmi attuati dagli Stati membri. In particolare, la Commissione sta incoraggiando la partecipazione delle donne alle diverse fasi di applicazione del Fondo, tra cui l’ideazione, il monitoraggio e la valutazione dei programmi operativi degli Stati membri per il prossimo periodo di programmazione.
Il Fondo può inoltre sostenere misure volte alla promozione delle pari opportunità tra uomini e donne tramite la creazione di reti e lo scambio di migliori prassi tra organizzazioni del settore. La Commissione si impegnerà a garantire che queste disposizioni e queste priorità si riflettano nei programmi operativi degli Stati membri.
In secondo luogo, la Commissione riconosce l’importanza della formazione nel settore alieutico e l’ammissibilità dell’istruzione e della formazione professionale ai finanziamenti previsti nell’ambito del Fondo europeo per la pesca. Ci si aspetta anche che le misure relative alla formazione promuovano l’accesso delle donne all’occupazione. Per di più, nell’ambito del nuovo asse prioritario n. 4 del Fondo sullo sviluppo sostenibile delle zone di pesca, si può accordare l’appoggio alla diversificazione delle attività e alla promozione di occupazioni alternative per i pescatori grazie a un’ampia gamma di provvedimenti. Mediante quest’asse è possibile sostenere misure speciali per il miglioramento delle abilità professionali, le capacità di adattamento dei lavoratori e l’accesso delle donne al mondo del lavoro. Va sottolineato che la Commissione sta promuovendo la partecipazione delle donne agli organi locali gestendo i provvedimenti promossi dall’asse n. 4.
In terzo luogo, come ho detto prima, il Fondo richiede che gli Stati membri garantiscano una partecipazione ampia ed effettiva di tutti i partner interessati alle varie fasi della programmazione, compresi gli organi responsabili della promozione della parità tra uomini e donne. Il Fondo richiede inoltre che i programmi operativi contengano informazioni sulle modalità di applicazione del principio del partenariato, l’elenco delle parti che sono state consultate, l’esito di tali consultazioni e la misura in cui sono state prese in considerazione. Il nuovo asse prioritario n. 4 sullo sviluppo sostenibile delle zone di pesca, sostenuto dal Fondo, sarà attuato con un approccio dal basso verso l’alto. Saranno gli operatori locali, comprese le associazioni femminili, a promuovere l’ideazione e l’applicazione delle strategie di sviluppo locali. In questo modo si può permettere alle organizzazioni femminili di partecipare al processo decisionale a livello locale e garantire che le loro preoccupazioni e idee specifiche siano prese in considerazione nelle strategie di sviluppo locale. Si invitano inoltre le donne e i loro rappresentanti a partecipare ai centri consultivi regionali, istituiti per migliorare la governance della politica comune della pesca riformata. Per esempio, le associazioni femminili hanno già un seggio in seno al centro consultivo regionale del Mare del Nord, che è stato il primo centro consultivo a essere istituito. Le donne sono rappresentate anche nel centro consultivo delle acque nordoccidentali.
Infine, nel periodo di programmazione attuale, mediante lo strumento finanziario di orientamento della pesca, gli Stati membri possono cofinanziare studi e progetti innovativi riguardanti la situazione specifica delle raccoglitrici di frutti di mare. Questa possibilità è anche offerta dal Fondo europeo per la pesca in base all’asse prioritario n. 3 sulle azioni comuni. A partire dal 2003 la Commissione ha lanciato una serie di inviti a presentare proposte di azioni innovative nel settore alieutico che ora sono quasi ultimate. Nel 2005 la Commissione ha effettuato una valutazione ex-post di tali azioni per determinarne l’impatto e il valore aggiunto. Gli esiti di questa valutazione hanno mostrato chiaramente che le azioni non hanno un valore aggiunto, mentre le azioni innovative incluse nei programmi operativi degli Stati membri e da questi finanziate hanno avuto un maggior successo e sono state monitorate meglio.
Tenendo conto di queste conclusioni, la Commissione ha deciso di integrare l’esecuzione di tali azioni nel regolamento del Fondo europeo per la pesca e sostenere la loro applicazione con i programmi operativi degli Stati membri.
Teresa Riera Madurell (PSE). – (ES) Signor Commissario, la ringrazio per le sue spiegazioni, ma vorrei soffermarmi sulla situazione specifica delle raccoglitrici di frutti di mare – la maggior parte delle quali ha più di cinquant’anni – che hanno problemi di salute per via del loro lavoro e che, oltretutto, in molti casi non hanno diritto all’indennità di disoccupazione, ai servizi sanitari né alla sicurezza sul posto di lavoro.
Perciò nella nostra relazione chiediamo alla Commissione di elaborare un progetto pilota che contempli la situazione specifica delle raccoglitrici di frutti di mare.
La Commissione è d’accordo con la realizzazione di questo progetto pilota, come proponeva il Parlamento? Vorremmo sapere cosa pensa di fare al riguardo la Commissione.
Joe Borg, Membro della Commissione. – (EN) Indagherò sulla possibilità di istituire un simile progetto pilota – che farebbe proprio al caso delle raccoglitrici di frutti di mare – e su come si possa migliorare la loro situazione su tutti i fronti. Al momento posso solo dire che sono favorevolmente disposto al riguardo, ma devo approfondire ulteriormente la questione prima di assumere impegni.
Presidente. – Passiamo ora alla prossima parte del Tempo delle interrogazioni, in cui verranno esaminate le interrogazioni rivolte al Commissario Špidla, al quale porgo il benvenuto.
Le interrogazioni n. 43 e 45 riceveranno risposta per iscritto.
Annuncio l’interrogazione n. 46 dell’onorevole Lambert van Nistelrooij (H-0972/06):
Oggetto: Opportunità economiche innovative favorite dal cambiamento demografico
L’invecchiamento della popolazione e il cambiamento demografico che comporta sono considerati una ‘minaccia’ per il mercato del lavoro e per l’economia basata sulla conoscenza dell’UE, dei suoi Stati membri e delle sue regioni. Essi costituiscono tuttavia anche un’opportunità per la nascita di nuovi posti di lavoro in un mercato in crescita, grazie a nuovi prodotti e servizi che migliorano la qualità della vita per gli anziani, e per aumentare il livello di competitività dell’Europa. Tale è l’approccio della cosiddetta ‘economia d’argento’. Calcoli recenti relativi alla Germania hanno dimostrato che una risposta attiva ai bisogni e agli interessi di anziani, a volte sempre più ricchi, potrebbe portare 900 000 nuovi posti di lavoro nei due prossimi decenni. Non ci sono altri settori o attività commerciali con un potenziale di crescita altrettanto alto.
Finora le opportunità che comporta l’invecchiamento della popolazione non sono state esposte in modo orizzontale nelle comunicazioni della Commissione ‘Avvenire demografico dell’Europa’ (COM(2006)0571 def.) e ‘I valori europei nel mondo globalizzato’ (COM(2005)0525 def.), nel Libro verde ‘Una nuova solidarietà tra generazioni di fronte ai cambiamenti demografici’ e nei maggiori programmi politici rilevanti ai fini di Lisbona come anche nei Fondi strutturali, nel Settimo programma quadro di ricerca e sviluppo e nel Programma quadro di competizione e innovazione. Un’eccezione è rappresentata dalle Azioni innovatrici della Commissione, l’iniziativa ‘Ambient Assisted Living’, l’iniziativa ‘i2010’ e la comunicazione sull’eAccessibilità, ora parte del programma di eInclusione nel terzo pilastro della ‘i2010’.
Quali azioni intende intraprendere la Commissione per incoraggiare gli Stati membri e le regioni ad integrare, a partire dal 2007, il concetto di ‘economia d’argento’ come politica orizzontale nei propri programmi di riforma finalizzati all’innovazione presentati nell’ambito della strategia di Lisbona?
Intende coordinare le iniziative politiche inerenti ai diversi aspetti dell’economia d’argento?
Vladimír Špidla, Membro della Commissione. – (CS) Signora Presidente, onorevoli deputati, la Commissione è pienamente d’accordo con l’onorevole parlamentare riguardo al fatto che l’economia d’argento rappresenta un’area di sviluppo molto promettente e che andrebbe promossa ai vari livelli, ossia locale, nazionale ed europeo. L’economia d’argento è un esempio di come possiamo trarre il massimo vantaggio da una situazione che vede le persone vivere più a lungo. Nella sua recente comunicazione COM(2006) 571 dal titolo “Il futuro demografico dell’Europa, trasformare una sfida in un’opportunità”, la Commissione ha annoverato l’economia d’argento tra gli effetti positivi dell’invecchiamento in termini di nuove opportunità di crescita economica.
La Commissione accoglie con favore iniziative della portata della rete per l’economia d’argento delle regioni europee (SEN@ER). Al primo forum europeo sulla demografia, svoltosi di recente, un esponente politico della Renania settentrionale-Vestfalia ha illustrato, durante uno dei seminari in calendario, le attività che la Germania sta sviluppando nel settore dell’economia d’argento, nell’ambito del quadro della rete SEN@ER. Il 25 e 26 gennaio 2007 avrà luogo una conferenza della Commissione incentrata sul tema della risposta regionale al cambiamento demografico, in occasione della quale verranno presentati alcuni esempi di progetti regionali in materia dai risultati positivi e che spesso beneficiano del sostegno a titolo dei Fondi strutturali.
Desidero altresì rammentare che il 17 e 18 aprile 2007, la Presidenza tedesca, con l’appoggio della Commissione, organizzerà a Berlino un’importante conferenza dal titolo “Demographischer Wandel, Chancen erkennen, potenziale Nutzen, Wachstum fördern” (Cambiamento demografico: riconoscere le opportunità, sfruttare il potenziale, promuovere la crescita) che tratterà le possibili sinergie tra l’invecchiamento e l’economia. L’economia d’argento è un nuovo aspetto che, nel contesto della Commissione, riguarda un serie di aree politiche diverse. L’Esecutivo ha creato un gruppo di lavoro interno che si occuperà di coordinare la varie politiche europee in materia di cambiamento demografico ed è inoltre sua intenzione proseguire l’attività iniziata, in generale, sulla questione della demografia e, più nello specifico, sull’economia d’argento. Tale esercizio può sfociare in alcune iniziative della Commissione, ad esempio sulle conseguenze dell’invecchiamento della popolazione e le opportunità offerte dall’economia d’argento.
In risposta al fenomeno dell’invecchiamento della popolazione, la Commissione ha anche lanciato un’iniziativa cruciale, la i2010, che propone di adottare un approccio olistico e misure concrete sul fronte dello sviluppo e dell’innovazione, nonché di ricorrere maggiormente alle tecnologie dell’informazione e della comunicazione. L’iniziativa in parola si avvarrà di tutti gli strumenti a disposizione tra cui le azioni del settimo programma quadro basate sull’articolo 169 nel settore dell’ambient assisted living (domotica per categorie deboli), il nuovo programma per la competitività e l’innovazione nel campo dell’impiego ottimale di tecnologie dell’informazione e della comunicazione riguardo all’invecchiamento, tra cui misure di sensibilizzazione e di carattere politico. La pubblicazione della comunicazione della Commissione sull’argomento è prevista per l’inizio del 2007.
Lambert van Nistelrooij (PPE-DE). – (NL) Signora Presidente, desidero ringraziare il Commissario Špidla per l’atteggiamento costruttivo assunto riguardo alla questione, tuttavia la portata del mercato dell’economia d’argento per i servizi e i prodotti è un aspetto che, al momento, viene lasciato un po’nel vago. L’approccio dell’economia d’argento deve essere aggiunto ai 5 strumenti indicati nella comunicazione “Il futuro demografico dell’Europa, trasformare una sfida in un’opportunità” e formare quindi un sesto canale ben distinto. Potrebbe prendere in considerazione questa idea? Ho anche il seguente suggerimento. E’ già stato detto che il 25 e 26 febbraio si svolgerà un incontro tra le regioni e la rete dedicata alle persone anziane. E’ disposto, signor Commissario, date queste premesse, a valutare che cosa ciò potrebbe significare in termini di futuri adeguamenti in sede di Parlamento, ad esempio, organizzando, di concerto con la presente Assemblea, un’audizione nel corso del 2007?
Vladimír Špidla, Membro della Commissione. – (CS) Onorevoli deputati, l’invecchiamento demografico, le sue ripercussioni e l’economia d’argento – in altre parole, la totale consapevolezza dei cambiamenti apportati dall’invecchiamento della popolazione su consumo e produzione – sono argomenti di una tale rilevanza che, se quest’Aula adotterà l’iniziativa, tutto ciò che posso affermare è che la seguirò da vicino e la sosterrò senza riserve.
Per quanto riguarda la ricerca di strutture organizzative, ritengo che al momento non possiamo optare per una fissa, ma qualsiasi cosa accada, ci premureremo di seguire con attenzione gli sviluppi della rete per l’economia d’argento delle regioni europee e controlleremo altresì l’effettivo funzionamento delle pertinenti strutture di coordinamento nazionali.
Onorevoli parlamentari, la comunicazione della Commissione sull’invecchiamento demografico sottolinea senza mezzi termini che il cambiamento demografico è una delle principali sfide che deve affrontare la nostra società: interessa ogni singola area della società ed esercita un impatto trasversale ai vari settori. La Commissione ha pertanto optato per il concetto di integrazione, vale a dire attuazione in tutte le aree politiche, tra cui la politica dei consumatori e quella per la tutela dei consumatori, nonché nell’economia considerata nel suo insieme.
Danutė Budreikaitė (ALDE). – (LT) Signora Presidente, signor Commissario, nella strategia di Lisbona era già stato indicato che sarebbe stato possibile raggiungere l’obiettivo della competitività portando l’età della pensione a 65 anni. In Germania, tale limite è stato aumentato a 67 anni. Nel XXI secolo anziché introdurre nuove tecnologie, innalziamo l’età della pensione e allunghiamo l’orario di lavoro. Secondo lei, quale sarebbe l’età a cui una persona può andare in pensione a godersi il meritato riposo?
Vladimír Špidla, Membro della Commissione. – (CS) L’età della pensione è un tema altamente sensibile e non possiamo optare per la soluzione più facile e limitarci a fissare un determinato limite di età sulla base di una decisione presa a livello europeo, perché si tratta di una questione che ricade completamente nella sfera di competenze degli Stati membri. Desidero sottolineare che è una domanda legittima e che la strategia della Commissione non è intesa a stabilire una particolare età. Tale strategia, di cui sono convinto sostenitore, è volta a conseguire l’obiettivo di un’età attiva e lavorativa più lunga. Definire un’età massima a livello amministrativo non è un aspetto che assume un peso particolare. E’ molto più importante creare le condizioni alle quali le persone possono continuare a lavorare più a lungo. L’età fissata in termini amministrativi è spesso 65 anni, mentre attualmente la vita media lavorativa in Europa termina all’età di 59 anni.
Desidero altresì far presente che l’aspettativa di vita in buona salute è maggiore e al momento in Europa si assesta su una media di 62 anni, benché tale dato si differenzi enormemente tra i vari Stati membri. Anche questo è un argomento da affrontare in sede di dibattito.
Vorrei sottolineare che il concetto di società inclusiva si basa sul fatto che il lavoro non implica solo aspetti economici, ma significa anche partecipazione attiva nella società. La ricerca scientifica ha già chiaramente dimostrato che il pensionamento anticipato prima che un soggetto abbia sfruttato appieno il proprio potenziale è percepito più come una sorta di condizione sfavorevole che non come un vantaggio.
Torno ora alla sua domanda iniziale. La Commissione non ha intenzione di concordare o raccomandare a livello amministrativo alcun limite fisso per l’età del pensionamento. D’altro canto, è dell’avviso che, in considerazione dell’invecchiamento demografico e del periodo maggiore nell’arco del quale erogare le pensioni, è corretto estendere la vita lavorativa. A tale proposito, si dovrebbe adottare una serie di provvedimenti, di cui, almeno secondo me, l’estensione amministrativa dell’età di pensionamento è uno dei meno importanti.
Andreas Mölzer (NI). – (DE) Signora Presidente, se da un lato vi è sempre maggiore interesse a far spendere denaro alla generazione più vecchia, ossia a farne consumatori, dall’altro, per le persone che hanno quaranta o cinquant’anni risulta sempre più difficile trovare un lavoro; il basso livello delle pensioni riflette, ovviamente, tale situazione, in cui le donne sono un gruppo particolarmente a rischio con la prospettiva di una terza età all’insegna dell’indigenza. Come intende affrontare la Commissione tale dicotomia?
Vladimír Špidla, Membro della Commissione. – (CS) Innanzi tutto è essenziale rafforzare la capacità globale del mercato del lavoro europeo introducendo misure che riteniamo produttive e fondamentali al riguardo. Tra questi provvedimenti rientrano il potenziamento dell’occupabilità, la formazione professionale, la riqualificazione, il supporto a coloro che hanno perso il posto di lavoro e il concetto di flessicurezza, che significa sostenere attivamente le persone durante i periodi di transizione. Quest’ultimo aspetto non si riferisce necessariamente alla perdita dell’occupazione, ma può anche riguardare il passaggio da un’attività a un’altra. Sono tutti fattori di grande rilevanza e che dovrebbero essere integrati nella soluzione al problema da lei sollevato, vale a dire l’attivazione del mercato del lavoro europeo.
Il secondo obiettivo consiste nel valutare e nell’eliminare tutte le discriminanti o quegli elementi che possono creare disparità nell’ambito dei sistemi pensionistici e previdenziali. La Commissione attribuisce importanza a ciascuno di essi ed è in questa direzione che si sta muovendo.
Un’altra misura che è sempre parte integrante della strategia di Lisbona riguarda l’aumento del tasso di occupazione tra gli ultracinquantenni. Uno dei principali obiettivi al momento è abolire la disparità di retribuzione tra i generi, che è una delle principali cause della differenza nell’età di pensionamento. La Commissione ha al riguardo un’ampia visione, che copre il mercato del lavoro, i sistemi di sicurezza sociali e l’ineguaglianza delle retribuzioni. Ritengo che una visione e un approccio di tale genere siano la strada giusta da seguire.
Presidente. – Annuncio l’
interrogazione n. 47 dell’onorevole Bernd Posselt (H-0982/06):
Oggetto: Demografia e salario educativo
Ha esaminato la Commissione, nei suoi recenti studi, il tema della demografia e dell’impatto del cosiddetto salario per l’educazione sullo sviluppo della popolazione in Norvegia? Intende essa paragonare simili modelli di paesi terzi, come la Norvegia, con quelli di Stati membri, come la Francia?
Vladimír Špidla, Membro della Commissione. – (CS) Signora Presidente, onorevoli deputati, la Commissione non ha ancora condotto uno studio sugli effetti esercitati dai vari regimi previdenziali sul tasso di natalità. Gli esperti nel campo della demografia sono in genere concordi nell’affermare che è difficile distinguere gli impatti di tipi diversi di vantaggi fiscali da altri, forse decisivi, fattori che influenzano il tasso di natalità. La Commissione è tuttavia dell’avviso che la ricerca di esempi di approcci collaudati e consolidati non dovrebbe limitarsi esclusivamente agli Stati membri dell’UE; potremmo senza dubbio apprendere dalle esperienze maturate dai paesi dell’Europa settentrionale che non fanno parte dell’Unione europea, in altre parole la Norvegia e l’Islanda, per cercare di risolvere il problema del cambiamento demografico.
A seguito della comunicazione “Il futuro demografico dell’Europa, trasformare una sfida in un’opportunità” adottata il 12 ottobre 2006, la Commissione ha deciso di istituire un gruppo formato da esperti governativi nel campo di questioni demografiche e inerenti alla famiglia che assisterà l’Esecutivo nelle prossime attività e fungerà da base per lo scambio di approcci di comprovata validità. Desidero altresì sottolineare che, oltre ad adottare la comunicazione sulla demografia, la Commissione ha deciso di confrontarsi con le parti sociali europee in merito alla conciliazione tra vita professionale, privata e familiare. Alle parti sociali è stato chiesto di valutare se sono necessari ulteriori miglioramenti, soprattutto in termini di orario di lavoro, condizioni flessibili di lavoro, nuove opportunità offerte dalla tecnologia dell’informazione, accessibilità e qualità dell’assistenza all’infanzia, assistenza agli anziani e ad altre persone non autonome e periodi di ferie, tra cui le vacanze con la famiglia e quelle prese allo scopo di assistere persone non autosufficienti, bambini o familiari disabili.
In considerazione del fatto che le parti sociali norvegesi aderiscono alle organizzazioni europee che rappresentano le parti sociali, l’esperienza da esse acquisita nel campo dei contributi alla famiglia non verrà trascurata.
La Commissione sosterrà altresì la Presidenza tedesca nella creazione di un’alleanza europea rivolta alle famiglie. L’Esecutivo ritiene che una simile struttura possa contribuire a individuare strategie collaudate e ne permetta lo scambio tra gli Stati membri, nella prospettiva di migliorare le condizioni della vita familiare nell’UE e di offrire agli europei l’opportunità di avere il numero di figli desiderato. Onorevoli parlamentari, come si può evincere dal mio lungo intervento, la Commissione deve ancora valutare direttamente la questione dei contributi finanziari, che verrà affrontata più avanti.
Bernd Posselt (PPE-DE). – (DE) La ringrazio davvero di cuore, signor Commissario, per l’eccellente risposta fornita e per aver avuto il coraggio di affrontare un tema che non pochi dei suoi predecessori hanno scantonato. Desidero solo formulare una domanda complementare e chiederle se intende presentare misure volte a promuovere gli aspetti immateriali di un atteggiamento a favore di minori e famiglie nelle società europee e se sta prendendo in considerazione l’eventualità di coinvolgere organizzazioni non governative, associazioni private e soggetti singoli in tale processo al fine di consentire alla società civile di partecipare attivamente a questa attività?
Vladimír Špidla, Membro della Commissione. – (CS) Siccome il tempo stringe, sarò breve. Dato che le condizioni materiali sono una componente essenziale della nostra esistenza, della qualità di vita e del sostegno destinato a singoli e famiglie, è logico che potremo compiere passi avanti in questo ambito solo se sfrutteremo le capacità delle organizzazioni non governative. Pertanto, facciamo affidamento sull’ampia partecipazione delle varie ONG e associazioni, come ha sottolineato l’onorevole Posselt nella domanda posta.
Presidente. – Le interrogazioni dal n. 48 al n. 53 riceveranno risposta per iscritto.
Annuncio l’interrogazione n. 54 dell’onorevole Marc Tarabella (H-0955/06):
Oggetto: Fallimento della politica dei consumatori nel mercato interno
L’ultima ricerca di Eurobarometro del marzo 2006 ha dimostrato ancora una volta la totale diffidenza da parte dei consumatori nei confronti del mercato interno, nonché il fatto che essi ignorano completamente i loro diritti e gli strumenti per risolvere i problemi.
Può la Commissione spiegare perché la legislazione esistente è inadatta e/o è stata applicata così male da scoraggiare i consumatori e renderli diffidenti nei confronti degli acquisti oltre frontiera? Come intende salvaguardare i consumatori contro gli abusi sempre più numerosi di cui sono vittime in seguito all’esplosione delle vendite on line? Perché non tiene conto delle migliaia di reclami sugli acquisti oltre frontiera, i viaggi, le cure sanitarie, ecc... che riceve attraverso le proprie reti?
Markos Kyprianou, Membro della Commissione. – (EL) Signora Presidente, la ricerca cui ha fatto riferimento l’onorevole deputato conferma il parere della Commissione, vale a dire che è necessario intervenire con incisività per accrescere la fiducia dei consumatori nel mercato interno. Nondimeno, se pensiamo da dove siamo partiti, dove abbiamo iniziato e dove siamo oggi, non dovremmo assumere un atteggiamento del tutto negativo.
Lo sviluppo è stato significativo e lo possiamo dimostrare attraverso le misure prese e attuate nel corso degli anni passati. La Commissione tuttavia non si ferma e prosegue la sua azione volta a rafforzare la fiducia dei consumatori, nondimeno anche gli Stati membri hanno un ruolo importante da svolgere. Il basso livello di fiducia è riconducibile a vari fattori, di cui uno dei più importanti è l’assenza di un sistema armonizzato di tutela dei consumatori, il che significa che i consumatori non sanno cosa aspettarsi quando si recano a fare acquisti al di fuori dei confini del proprio paese. Ciononostante devono ammettere che negli scorsi anni gli sforzi compiuti per risolvere il problema hanno sortito non pochi risultati. Inoltre, è ovvio che occorre fare molto di più per aumentare la fiducia dei consumatori, soprattutto per quanto riguarda la normativa esistente e la relativa attuazione. I provvedimenti adottati e quelli previsti in tale ambito sono intesi ad affrontare il numero sempre maggiore di pratiche illecite o sleali.
E’ stato fatto qualcosa a livello di Unione europea? Innanzi tutto permettetemi di sottolineare che la Commissione non ha mai ignorato alcun reclamo che le sia pervenuto o che continua a ricevere attraverso le sue reti. Per contro, in passato tali reclami hanno fatto sì che qualcosa accadesse, ad esempio che si approvasse la normativa contro le pratiche commerciali sleali. Inoltre, sono elementi importanti per la base di dati e di informazioni relative a future azioni, come nel caso del regime di multiproprietà. La disciplina relativa ai contratti di multiproprietà contemplerà i prodotti di viaggio che non sono coperti da alcuna normativa e pertanto non offrono ai consumatori un livello accettabile di tutela.
L’altro atto legislativo che ho citato, segnatamente la direttiva 2005/29 relativa alle pratiche commerciali sleali, vieta pratiche commerciali aggressive, quali le vendite effettuate sotto l’effetto di pressioni, i metodi ingannevoli di promozione del mercato e la pubblicità sleale. I consumatori dell’Unione europea sono protetti in egual misura sia che acquistino nel proprio paese, in altri Stati membri o su Internet. Inoltre, la natura orizzontale di tale protezione permetterà di controllare le nuove pratiche che si delineeranno con lo sviluppo del mercato.
A ciò si aggiunga la direttiva 2000/31 sul commercio elettronico, che ha imposto obblighi di informazione allo scopo di assicurare che il consumatore sia pienamente informato sull’identità dell’operatore commerciale riguardo alla natura commerciale della comunicazione tramite Internet, al prezzo effettivo e agli strumenti tecnici.
Il regolamento n. 2006/2004 sulla cooperazione in materia di tutela dei consumatori consentirà alle autorità nazionali competenti di intervenire con azioni immediate per affrontare la questione delle pratiche commerciali aggressive e sleali, ovunque venissero applicate nell’Unione europea.
La proposta relativa al regolamento sulla legge applicabile negli accordi detto “Roma I” presentata dalla Commissione rafforzerà in misura significativa la fiducia dei consumatori apportando i vantaggi propri di una normativa con cui essi hanno già dimestichezza. Inoltre, ci avvarremo delle reti del Centro europeo dei consumatori o delle reti dedicate alla soluzione dei conflitti economici che informeranno i consumatori sui loro diritti e ne garantiranno il rispetto assistendoli nei procedimenti dinanzi ai giudici o nelle composizioni extragiudiziali in cause transfrontaliere.
Come il Parlamento sa, in futuro la Commissione procederà a una revisione della normativa in materia di tutela dei consumatori. E’ prevista l’approvazione in tempi brevi di un Libro verde destinato a una consultazione pubblica di ampia portata. L’obiettivo è trovare una soluzione per modernizzare e migliorare la legislazione esistente allo scopo di accrescere la fiducia di consumatori e imprese affinché possano acquistare e vendere nell’ambito dei confini del mercato interno. Inoltre, la questione della tutela dei consumatori verrà analizzata nel quadro dell’imminente strategia sulla politica dei consumatori.
Come potete osservare, per un verso, dalle nostre inchieste emerge che persistono tuttora gravi problemi, ma, dall’altro, credo che possiate affermare che la Commissione non rimane inattiva o passiva. Anzi, è impegnata in azioni che fanno parte di un programma completo inteso ad affrontare le zone d’ombra riscontrate dalle ricerche condotte.
Marc Tarabella (PSE). – (FR) La ringrazio per la risposta fornita, signor Commissario. Non mi stupisce, in quanto conferma in tutto e per tutto la posizione espressa dalla Commissione nel programma d’azione appena adottato per il periodo 2007-2012 e il cui unico obiettivo è – cito – garantire un elevato livello di tutela dei consumatori, nonché l’effettiva applicazione delle norme in materia.
In quale modo la Commissione intende perseguire quegli Stati membri che, nel settore delle garanzie e delle vendite a distanza, ad esempio, non applicano in modo corretto le direttive in vigore ed espongono a rischi molto gravi i consumatori che tentano di beneficiare dei vantaggi del mercato interno? Infine, non ritiene che, in contrasto con lo spirito del Trattato, la politica di questa Commissione abbia trasformato il cittadino in quanto consumatore nel parente povero e nel reietto di questo mercato interno?
Markos Kyprianou, Membro della Commissione. – (EN) E’ nostra intenzione verificare in che modo l’intero corpus normativo sia stato recepito e a tal fine stiamo procedendo a una revisione dell’acquis. In primo luogo accerteremo che tutti gli Stati membri abbiano recepito correttamente questa legislazione. Qualora dovesse emergere che, benché il recepimento sia stato attuato nel modo giusto, il mercato interno è ancora gravato da problemi e permangono ostacoli al commercio o discrepanze nel settore della tutela dei consumatori tra i vari Stati membri, interverremo affinché queste anomalie vengano corrette attraverso misure aggiuntive. Stiamo pertanto seguendo tale situazione con estrema attenzione e ci accerteremo che gli Stati membri applichino in modo corretto tutta la normativa europea in materia di tutela dei consumatori.
Come sapete, a partire dal 1° gennaio la collega Melena Kuneva sarà competente per la tutela dei consumatori, ambito che le sta molto a cuore.
Presidente. – Annuncio l’
interrogazione n. 55 dell’onorevole Sarah Ludford (H-0965/06):
Oggetto: Riso geneticamente modificato
Pur accogliendo con favore la decisione della Commissione, del 23 ottobre, che impone test obbligatori per gli OGM nelle importazioni di riso, molti aspetti suscitano estrema preoccupazione.
Da quando le autorità statunitensi stanno certificando che nel loro riso non è presente la varietà non autorizzata dell’OGM LLRICE 601 che era stata, tuttavia, scoperta nelle spedizioni, quale fiducia possono riporre i consumatori dell’UE nell’attendibilità di tale sistema di certificazione?
Stando a quanto viene riferito, i supermercati britannici vendevano riso geneticamente modificato importato dagli Stati Uniti con l’autorizzazione dell’Agenzia degli standard alimentari, che è l’organo ufficiale preposto alla sicurezza alimentare in Gran Bretagna. Può tutto ciò ispirare fiducia nella suddetta agenzia? La sua posizione è compatibile con il diritto comunitario?
Il governo del Regno Unito propone di autorizzare che le colture GM vengano sviluppate a fianco delle colture tradizionali e biologiche. Come intende la Commissione impedire che si violino le norme UE sulla contaminazione?
Markos Kyprianou, Membro della Commissione. – (EN) E’ vero che per noi si tratta di una questione molto importante, ed è evidente che nessun prodotto non autorizzato può essere introdotto nel mercato dell’Unione europea. Disponiamo di un sistema molto rigoroso per evitare che i prodotti scavalchino la procedura di valutazione basata su standard estremamente elevati.
La questione della contaminazione del riso statunitense a grani lunghi, con il prodotto non autorizzato GM LLRICE 601, dimostra che non sono soltanto parole, bensì dati di fatto. La nostra reazione ha evidenziato che intendiamo applicare la nostra legislazione in ogni istanza possibile.
Non appena la Commissione è stata informata della contaminazione del riso americano, abbiamo adottato tutte le misure possibili per impedire ai prodotti non autorizzati di penetrare nel mercato. In primo luogo, abbiamo introdotto un obbligo di certificazione per ogni singola consegna in arrivo nell’Unione europea. Tuttavia, non appena abbiamo saputo che le partite di riso americano certificate come prive di OGM risultavano invece positive ai test effettuati al porto di ingresso nell’Unione europea, abbiamo rafforzato l’obbligo di certificazione imponendo una controverifica sistematica da applicare a tutte le consegne provenienti dagli Stati Uniti.
E’ inoltre importante che tale controverifica venga condotta sulla base di una procedura di campionamento e analisi armonizzata e molto rigorosa, che garantisca l’affidabilità e la comparabilità dei risultati, affinché i nostri consumatori abbiano la certezza che ogni partita di riso statunitense a grani lunghi venga testata due volte, sia negli USA sia all’arrivo nell’Unione europea.
Mi preme ricordarvi che gli Stati membri detengono la responsabilità primaria di applicare tali obblighi e di verificare che vengano rispettati dagli operatori commerciali. La Commissione ha ricordato sistematicamente alle autorità nazionali tale obbligo di condurre verifiche adeguate e di ritirare i prodotti contaminati.
La Food Standards Agency britannica ha chiarito il proprio approccio accettando le conclusioni del comitato permanente l’11 settembre 2006. In tale contesto, gli Stati membri si impegnano a controllare tutte le grosse partite immagazzinate di riso americano già presenti nel mercato comunitario.
Per quanto riguarda i prodotti in vendita, la nostra legislazione prevede che i paesi membri adottino tutte le misure del caso per garantire che tali prodotti vengano testati e, se necessario, ritirati dal mercato. L’obiettivo consiste tuttavia nell’avere a disposizione una legislazione. Spetta agli Stati membri assicurarsi che vengano presi provvedimenti quanto mai efficaci.
Per quanto riguarda l’impollinazione incrociata, va ricordato che nell’Unione europea non possono essere coltivate specie GM a meno che non siano state giudicate sicure per l’ambiente e per la salute umana e animale, e soltanto se la loro coltivazione è stata autorizzata. Gli Stati membri stanno elaborando strategie di coesistenza per limitare quanto possibile la mescolanza tra specie GM e non GM e affrontarne le conseguenze economiche. Tale area è di competenza degli Stati membri, mentre l’Unione europea formula raccomandazioni e orientamenti. Tuttavia, è importante che ciascun paese membro adotti le misure più appropriate in virtù delle caratteristiche peculiari che lo contraddistinguono – il paesaggio, l’ambiente, le condizioni climatiche.
Sappiamo che molti Stati membri, tra cui il Regno Unito, hanno definito o stanno definendo approcci volti a garantire la coesistenza delle colture GM con le piante convenzionali o biologiche. Gli Stati membri hanno l’obbligo di notificare alla Commissione le misure nazionali di coesistenza, e la Commissione segue con attenzione tali sviluppi.
Sarah Ludford (ALDE). – (EN) Signor Commissario, lei può anche dire che è evidente che nessun prodotto non autorizzato può essere introdotto nel mercato dell’Unione europea, ma la verità è che le cose non sono andate così. Il fatto che gli USA abbiano certificato tale riso come privo di prodotti GM si è rivelato falso, come lei ha precisato, e ora sono necessari i test.
Lei ha dichiarato che la FSA ha chiarito la sua posizione, ma ci può riferire qual è stata la spiegazione ricevuta dalla FSA? Aveva ragione a dire ai negozianti che non era necessario ritirare dagli scaffali tale riso?
Poiché la vendita di riso GM è illegale, come può essere legale la condotta consigliata dalla FSA? Voi l’avete ammonita?
L’intera faccenda non evidenzia forse che il tentativo di fingere che gli alimenti biologici e convenzionali possano essere protetti dalla contaminazione di prodotti GM non è affatto convincente?
Markos Kyprianou, Membro della Commissione. – (EN) Finché nel mondo ci saranno prodotti GM non autorizzati da noi, dovremo sempre stare all’erta e adottare tutte le misure a nostra disposizione. Secondo me, il fatto di esserci resi conto in tempo che non potevamo fare affidamento sulla certificazione statunitense e di aver introdotto il nostro sistema autonomo di test dimostra la serietà con cui affrontiamo la questione.
Per quanto riguarda il Regno Unito, ogni prodotto contenente un componente GM non autorizzato deve essere ritirato, in quanto la sua presenza sul mercato è illegale. E’ obbligatorio per tutti gi Stati membri, compreso il Regno Unito, un punto che è stato chiarito e compreso.
E’ vero che l’Autorità europea per la sicurezza alimentare (EFSA) ha dichiarato che non vi era pericolo immediato per la salute umana, e il Regno Unito l’ha ribadito; tuttavia, per quanto riguarda la Commissione, i prodotti di tal genere che non sono stati autorizzati mediante le nostre procedure circolano illegalmente sul mercato e devono essere ritirati. Quando abbiamo chiarito la posizione giuridica alle autorità britanniche, si sono adeguate. In tal senso, vogliamo garantire l’applicazione della legislazione – che è molto severa – anche da parte degli Stati membri, per evitare che i prodotti non autorizzati raggiungano i consumatori. Dopo qualche discussione, il Regno Unito ha rivisto la sua posizione.
Presidente. – Le interrogazioni che non hanno ricevuto risposta per ragioni di tempo riceveranno risposta per iscritto (cfr. Allegato).
Con questo si conclude il Tempo delle interrogazioni.
(La seduta, sospesa alle 19.50, riprende alle 21.00)
23. Creazione del Fondo europeo di adeguamento alla globalizzazione (discussione)
Presidente. – L’ordine del giorno reca la relazione (A6-0385/2006), presentata dall’onorevole Roselyne Bachelot-Narquin a nome della commissione per l’occupazione e gli affari sociali, sulla proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio che istituisce un Fondo europeo di adeguamento alla globalizzazione [COM(2006)0091 – C6 0082/2006 – 2006/0033(COD)].
Vladimír Špidla , Membro della Commissione. – (CS) Signor Presidente, desidero ringraziare il Parlamento e in particolare l’onorevole Bachelot per i generosi sforzi profusi al fine di compiere progressi nei negoziati sul Fondo europeo di adeguamento alla globalizzazione (FEG). Vorrei altresì cogliere l’occasione per ringraziare la Presidenza finlandese per il duro lavoro svolto al fine di garantire l’adozione della proposta sul FEG in prima lettura. L’adozione del fondo lancerà il chiaro segnale politico che l’UE dipende dai suoi cittadini.
Dovremmo ricordare i motivi che hanno portato alla creazione di questo fondo. Nessuno mette in dubbio il contributo apportato dal commercio mondiale ai nostri mercati del lavoro e alla nostra economia. In alcune aree, tuttavia, l’apertura del commercio mondiale ha modificato la struttura delle nostre economie, che a sua volta ha portato alla perdita di numerosi posti di lavoro. Spesso siamo in grado di prevedere i cambiamenti e di reagire a una particolare situazione istituendo meccanismi di sostegno quali il Fondo sociale europeo. Talvolta, però, non è possibile prevedere dove e quando andranno persi posti di lavoro né stabilire l’entità dell’impatto. Ora, per far fronte a queste crisi, disponiamo del FEG.
Fin dall’inizio la Commissione ha evidenziato l’importanza che questo fondo, espressione tangibile della solidarietà europea, riveste per i cittadini dell’Europa. Negli ultimi anni, ad esempio, il FEG ha contribuito a compensare i massicci esuberi causati dai cambiamenti avvenuti nell’industria tessile. Quando, al termine del 2004, sono state abolite le quote sui prodotti tessili e dell’abbigliamento, conformemente agli accordi dell’OMC in questo comparto, in Europa molti lavoratori del settore sono stati minacciati di licenziamento. Alcune delle regioni interessate da questo fenomeno sono state Valencia e la Catalogna, in Spagna, e la regione sudoccidentale della Repubblica ceca. Sono inoltre andati persi molti posti di lavoro nell’industria calzaturiera, ad esempio nella regione francese del Pays de la Loire e nella regione ungherese della Transdanubia occidentale. In questo caso, il FEG è riuscito ad aiutare i lavoratori a trovare una nuova occupazione, a sviluppare nuove capacità, a ottenere qualifiche o a prendere l’importante iniziativa di avviare un’attività autonoma. La Commissione ha basato la propria proposta sul mandato del Consiglio di istituire un fondo volto specificamente a fornire sostegno aggiuntivo ai lavoratori che sono rimasti senza occupazione a seguito di importanti cambiamenti strutturali nel commercio mondiale. I criteri di sostegno proposti dalla Commissione riflettono la richiesta del Consiglio di sottoporre i finanziamenti da erogare a titolo del fondo a chiari requisiti in merito all’entità della perturbazione economica e del suo impatto sulle economie locali, regionali e nazionali.
Nella versione attuale del testo adottato, le posizioni del Parlamento e del Consiglio sono perfettamente allineate. Consiglio e Parlamento hanno sostenuto i criteri volti a fornire assistenza in merito a casi riguardanti, da un lato, le grandi imprese e, dall’altro, le PMI. L’emendamento sulla flessibilità, che dovrebbe tenere conto dei timori degli Stati membri dotati di mercati del lavoro di piccole dimensioni e contemplare casi eccezionali, ha ricevuto a sua volta un forte sostegno.
Il regolamento offre inoltre agli Stati membri la possibilità di fornire un sostegno più ampio agli aiuti erogati a titolo del fondo, con misure che dipendono dalla natura della crisi e dall’effettiva situazione in cui versano i singoli paesi.
Desidero ringraziare ancora una volta voi e l’onorevole Bachelot in particolare per gli sforzi compiuti al fine di avviare questo fondo all’inizio del 2007. Ora dobbiamo lavorare insieme per far sì che tutti i nostri strumenti e le nostre politiche apportino benefici alla popolazione europea. Sono certo che, dalla combinazione di politiche e sforzi a livello nazionale e comunitario, nonché grazie al Fondo sociale europeo e ora al Fondo di adeguamento alla globalizzazione, scaturiranno benefici per i nostri cittadini.
Roselyne Bachelot-Narquin (PPE-DE), relatore. – (FR) Signor Presidente, signor Commissario, onorevoli colleghi, domani ci pronunceremo di fatto per la terza volta sul Fondo di adeguamento alla globalizzazione. L’atto costitutivo del progetto era stata l’adozione della relazione Böge sulle prospettive finanziarie 2007-2013. Oltre al progetto del Fondo, l’articolo 28 dell’accordo interistituzionale definisce la somma annuale di 500 milioni di euro, ripartiti su sette anni, nonché una parte della procedura di bilancio.
La seconda ratifica era stata espressa nel quadro della relazione d’iniziativa dell’onorevole Cottigny sulle ristrutturazioni e l’occupazione, adottata a marzo: gli ultimi avvenimenti nel settore automobilistico tendono a renderci più vigili sul futuro dei settori economici indeboliti o in declino. Vorrei manifestare, in occasione di questa discussione, la mia vicinanza e la mia solidarietà ai lavoratori colpiti dal disastro sociale dello stabilimento della Volkswagen di Forest.
Il Parlamento ha dunque espresso per due volte il proprio sostegno alle conclusioni del Vertice di Hampton Court, che ha ratificato il progetto di fondo presentato dal Presidente della Commissione, José Manuel Barroso. Giovedì 26 ottobre la commissione per l’occupazione e gli affari sociali ha adottato ad ampia maggioranza la relazione sulla proposta di regolamento, che è alla base dei negoziati del trilogo. L’obiettivo è ottenere un accordo in prima lettura, in modo tale che, come lei ha affermato, signor Commissario, il fondo possa diventare operativo dal 1° gennaio. I negoziati svoltisi in sede di trilogo si sono conclusi positivamente giovedì 30 novembre, con il mio consenso e quello degli onorevoli Andersson e Lewandowski, nonché con quello del relatore per parere, onorevole Seppänen, sulla parte finanziaria, per la quale aveva potuto disporre di una cooperazione rafforzata.
Desidero ringraziare i relatori ombra per il loro spirito costruttivo – questa relazione appartiene a voi, onorevoli Cottigny, Beaupuy e Schroedter – nonché ai coordinatori dei gruppi. Ringrazio anche i rappresentanti della Commissione e della Presidenza finlandese.
All’indomani del trilogo, l’accordo è stato ratificato al Consiglio dal Coreper: un accordo in prima lettura sulla creazione del FEG è pertanto nelle mani dei parlamentari europei, che voteranno domani.
Quattro principi hanno guidato il lavoro della nostra commissione per l’occupazione e gli affari sociali e li abbiamo rispettati durante l’intero dibattito. Il primo principio è il valore aggiunto europeo. Gli interventi del FEG non intendono assolutamente sostituirsi agli Stati membri quando si tratta di far fronte agli effetti sociali dei disastri industriali, ma si concentreranno su casi emblematici di disastri sociali di dimensione europea che si verificano a seguito di un cambiamento nella struttura del commercio internazionale. Il Parlamento europeo ha pertanto particolarmente insistito affinché l’articolo 10 del nostro regolamento stabilisse la regola del cofinanziamento del 50 per cento, sottolineando così l’ambizione europea e non l’erogazione di risorse comunitarie a favore di questioni internazionali. Analogamente, abbiamo introdotto l’elemento transnazionale di determinate questioni.
Il secondo principio è la responsabilità. L’Unione europea, responsabile dei negoziati commerciali internazionali, accetta quindi le possibili conseguenze delle sue decisioni strategiche. Abbiamo dunque la responsabilità di accettare gli aspetti positivi della globalizzazione, ma anche di tenere conto dei suoi effetti potenzialmente negativi.
Il terzo principio è la giustizia. La giustizia innanzi tutto, poiché ci occupiamo di uomini e di donne, ma anche la giustizia territoriale, in quanto sono coinvolti tutti gli Stati membri e noi abbiamo respinto la discriminazione nei confronti dei mercati del lavoro di piccole dimensioni, che d’ora in poi saranno ammissibili grazie alla clausola di salvaguardia e all’estensione delle disposizioni di cui all’articolo 2, lettera b).
Il quarto principio è l’efficacia. All’articolo 3, sulle azioni ammissibili, abbiamo chiaramente proibito le misure passive di protezione sociale. Vogliamo misure attive volte a reinserire nel mercato del lavoro i lavoratori, specialmente quelli più anziani, che non devono essere condannati al prepensionamento forzato o a periodi di disoccupazione prolungati. Il programma del FEG si inscrive quindi nella strategia di Lisbona, poiché contribuisce alla competitività europea. Efficacia significa altresì controllare e valutare il processo, su cui il nostro Parlamento ha insistito molto. Il nostro obiettivo è dotare effettivamente l’Europa, grazie al FEG, di uno strumento analogo a quello che già esiste da quarant’anni negli Stati Uniti, il Trade Adjustment Act, che l’anno scorso ha aiutato più di 170 000 lavoratori americani, oltre il 70 per cento dei quali è riuscito a trovare un impiego di lunga durata.
Molti dei miei colleghi sono favorevoli all’idea del Fondo, ma deplorano la mancanza delle risorse necessarie. Li capisco. Tuttavia, mi preme sottolineare che si tratta di un’iniziativa sperimentale, che dovrà essere analizzata, poi affinata e completata. Questa iniziativa sperimentale costituirà la prima fase della creazione di un’autentica strategia globale europea sulla globalizzazione. Oggi come oggi non esiste una strategia simile, e non potremo restare a lungo gli unici attori strategici commerciali al mondo a fare a meno di una tabella di marcia di questo tipo.
Giulietto Chiesa (PSE), relatore per parere della commissione per il commercio internazionale. – Signor Presidente, onorevoli colleghi, la globalizzazione non fa soltanto vittime nei paesi in via di sviluppo, ma anche in Europa.
Le prime vittime della globalizzazione sono state gli abitanti di quei paesi in via di sviluppo dove le aperture tariffarie dell’OMC non hanno prodotto alcun effetto tangibile. Ma ci sono purtroppo vittime anche in Europa, dove le condizioni di vita di molti europei sono peggiorate radicalmente. Il lavoro non c’è o non è adeguatamente retribuito o è divenuto precario.
Lo Stato sociale e la previdenza sono in crisi. Il fondo di adeguamento alla globalizzazione è importante, in quanto propone un messaggio positivo, ma si tratta purtroppo quasi di un messaggio solo simbolico. I fondi stanziati non sono infatti sufficienti rispetto agli ambiziosi obiettivi enunciati e il numero dei lavoratori che potrà essere aiutato – tra i 35 000 e i 50 000 – è anch’esso quasi simbolico. E’ quindi prevedibile che il fondo si disperderà in mille rivoli, lasciando a mani vuote i molti richiedenti.
Esko Seppänen (GUE/NGL), relatore per parere della commissione per i bilanci. – (FI) Signor Presidente, noi della commissione per i bilanci siamo particolarmente interessati al modo in cui il denaro risparmiato in altri settori di spesa viene trasferito a questo fondo. Supponendo che il bilancio venga redatto per l’esercizio N, il Consiglio intendeva utilizzare le risorse conformemente a questa procedura: innanzi tutto, i margini utilizzati per l’esercizio N meno 1 precedente l’esercizio finanziario in questione sarebbero stati trasferiti al Fondo europeo per la globalizzazione e solo allora gli stanziamenti di impegno inutilizzati per l’esercizio N meno 2 ad esso precedente sarebbero stati trasferiti al fondo. Il Parlamento, tuttavia, non ha potuto accettare la logica di quest’ordine di eventi. Volevamo prima utilizzare gli stanziamenti di impegno noti per l’esercizio N meno 2 precedente alla redazione del bilancio e solo allora i margini per l’esercizio N meno 1.
La Commissione ha appoggiato la posizione del Parlamento e una netta dimostrazione del suo sostegno è la lettera sui trasferimenti di fondi inviata al Parlamento dal Commissario Dalia Grybauskaitė. Il Consiglio ha accettato questa misura in sede di trilogo. Desidero ringraziare l’onorevole Roselyne Bachelot-Narquin per gli ottimi livelli di collaborazione. La commissione per i bilanci può quindi adottare il risultato delle discussioni svoltesi in seno al trilogo.
Vladimír Remek (GUE/NGL), relatore per parere della commissione per l’industria, la ricerca e l’energia. – (CS) Onorevoli colleghi, nonostante la divergenza di opinioni sull’esistenza del Fondo europeo di adeguamento alla globalizzazione (FEG), la commissione per l’industria, la ricerca e l’energia ha concluso che il fondo potrebbe rappresentare un’espressione di solidarietà europea nei confronti dei lavoratori che sono rimasti senza occupazione a causa dei cambiamenti intervenuti nella struttura del commercio mondiale. A mio parere, la proposta originale dell’Esecutivo, che si basava sulle discussioni e sulle proposte di compromesso della commissione, era più idonea alle esigenze della maggior parte degli Stati membri, compresi quelli più piccoli, nonché alle condizioni con cui sono confrontate le PMI. Il criterio chiave resta l’accesso al fondo.
Purtroppo il documento oggi all’esame, relativo all’istituzione del fondo, non tiene in sufficiente considerazione le conclusioni – adottate all’unanimità – della commissione per l’industria, la ricerca e l’energia. Ad esempio, l’ammissibilità al sostegno finanziario dipende tuttora dal raggiungimento di una soglia minima di un migliaio di esuberi. Il FEG dovrebbe essere una fonte di assistenza rapida. Come diciamo nel mio paese, “Chi dà presto, dà il doppio”. Eppure il testo non stabilisce un termine entro il quale la Commissione deve prendere le decisioni sull’erogazione di risorse a titolo del fondo. Il fatto che il FEG si limiti a fornire una compensazione per le delocalizzazioni della produzione al di fuori dell’UE è a sua volta, a mio avviso, un segnale poco promettente, benché io sappia che il diritto comunitario non prevede alcun’altra alternativa. Tuttavia, ho sentito esprimere spesso un parere analogo durante i negoziati in seno al Parlamento e alla Commissione, e anche i sindacati europei hanno criticato il doppiopesismo nei confronti dei disoccupati.
La proposta per l’istituzione del Fondo europeo di adeguamento alla globalizzazione oggi all’esame, diversa dalla versione adottata dalla commissione per l’industria, la ricerca e l’energia, non riflette le condizioni in cui versano i piccoli Stati membri e le PMI, che sono la spina dorsale stessa dell’economia europea. Per questo motivo, non sarò l’unico ad avere difficoltà a sostenere appieno questa versione del FEG.
Jamila Madeira (PSE), relatore per parere della commissione per lo sviluppo regionale. – (PT) Signor Presidente, signor Commissario, onorevoli colleghi, il Fondo europeo di adeguamento alla globalizzazione è stato creato nel tentativo di affrontare le emergenze sociali sorte negli Stati membri. La piaga economica della disoccupazione, causata da fenomeni legati alla globalizzazione, è chiaramente una di queste emergenze e, con 19 milioni di disoccupati, è indispensabile trovare soluzioni.
Questo fondo deve essere finanziato dalle risorse inutilizzate di altre rubriche, fino a un massimo di 500 milioni di euro l’anno. Non avrà una propria linea di finanziamento, né potrà essere anticipato dall’anno seguente, come invece avviene con il Fondo di solidarietà. Questo è un grave problema, perché potremmo rischiare di non potere intervenire in situazioni chiaramente ammissibili a causa di una mancanza di disponibilità finanziaria. Sono ampiamente favorevole a questo regolamento. Devo però esprimere il mio scetticismo per i rigidi criteri di ammissibilità stabiliti all’articolo 2. Siamo riusciti a includere una clausola di flessibilità, ma temo che non basti a proteggere paesi e regioni di minori dimensioni che potrebbero non aver soddisfatto il criterio quantitativo, ma su cui l’impatto della globalizzazione potrebbe essere estremamente grave.
E’ essenziale contribuire con uno strumento volto a preservare il modello sociale europeo, che è il fulcro stesso dell’Europa. A tal fine, dobbiamo utilizzare il Fondo di adeguamento alla globalizzazione per sostenere i nostri lavoratori e i lavoratori del resto del mondo facendo dei criteri sociali una barriera all’importazione di determinati prodotti nel territorio europeo. Solo in questo modo, nonché sostenendo un commercio più equo, difenderemo il nostro modello sociale e promuoveremo gli interessi di milioni di cittadini in tutto il mondo.
Per concludere, vorrei dire che dobbiamo fornire una risposta immediata, prima che sia troppo tardi, a questi gravi problemi economici e sociali causati dalla globalizzazione.
Ria Oomen-Ruijten, a nome del gruppo PPE-DE. – (NL) Signor Presidente, il Consiglio, nella sua infinita saggezza, ha deciso di istituire, su proposta del Presidente Barroso, il Fondo di adeguamento alla globalizzazione che è oggetto del dibattito odierno. Avremmo anche potuto decidere di convertire il Fondo sociale europeo, ma non lo abbiamo fatto. L’aspetto positivo, a mio avviso, è che con questa proposta stiamo riconoscendo gli effetti della globalizzazione. La proposta ha aspetti positivi poiché si tratta del migliore aiuto allo sviluppo, mentre gli aspetti negativi vanno ricercati nei nostri mercati del lavoro. Ora stiamo cercando di tamponare la situazione con l’erogazione di 500 milioni di euro l’anno, che non saranno sufficienti.
Desidero tuttavia ringraziare la relatrice per i notevoli miglioramenti apportati alla proposta in questi ultimi mesi, di cui vorrei fornirvi una breve descrizione. Innanzi tutto, ora anche i disoccupati dei mercati del lavoro di minori dimensioni potranno accedere a questo fondo, il 15 per cento del quale è stato riservato a questo scopo. In secondo luogo, se nei prossimi nove mesi migliaia di persone resteranno senza lavoro, potranno usufruire dei vantaggi di questo fondo, e ciò riveste un’importanza fondamentale per le PMI. In terzo luogo, la misura del cofinanziamento del 50 per cento è stata eliminata, e questo è un aspetto molto positivo. In quarto luogo, la definizione di PMI è stata ampliata. In quinto luogo, non è più previsto il finanziamento di misure passive di protezione sociale, come viene precisato nella proposta; attraverso questo fondo viene invece perseguita una politica occupazionale attiva.
Infine, possiamo decidere sulla spesa insieme al Consiglio. In sintesi, sono soddisfatta delle modifiche che sono state apportate. Qualora la mia regione fosse colpita da un disastro, questo fondo potrebbe essere utilizzato per rafforzare l’occupazione. Desidero pertanto rivolgere un sentito ringraziamento all’onorevole Bachelot, nonché alla commissione per i bilanci e alla mia stessa commissione per l’occupazione e gli affari sociali.
Jean Louis Cottigny, a nome del gruppo PSE. – (FR) Signor Presidente, signor Commissario Špidla, onorevole Bachelot-Narquin, onorevoli colleghi, vorrei innanzi tutto congratularmi con la nostra relatrice, onorevole Bachelot-Narquin, non perché questa è la consuetudine, ma perché ha saputo imprimere il proprio marchio alla relazione. Nel corso dei nostri lavori, la collega è riuscita a instaurare uno spirito costruttivo con tutti i relatori e i gruppi, grazie al quale possiamo ora esaminare una relazione in prima lettura, risultato che sarebbe stato inconcepibile fino a qualche tempo fa.
Sì, onorevoli colleghi, per grande dispiacere di chi pensa che l’Europa non sia altro che un grande mercato senza alcun obiettivo politico, il Fondo europeo di adeguamento alla globalizzazione vedrà la luce. E’ vero che il parto è stato doloroso e che, purtroppo, il caso dei lavoratori della Volkswagen di Forest, ai quali non posso fare a meno di pensare questa sera, ha pesato sul piatto della bilancia. Ha permesso ai detrattori del progetto di prendere atto dell’utilità, nonché della necessità, di questo fondo. E’ evidente che il gruppo socialista al Parlamento europeo non era disposto ad accogliere alcun tipo di compromesso per giungere a un accordo in prima lettura, ma siamo davvero soddisfatti dei risultati del trilogo.
Accogliamo con particolare favore l’integrazione del regolamento sul fondo, le garanzie che abbiamo ottenuto grazie alla tenacia dei membri della commissione per i bilanci, l’attuazione delle clausole di salvaguardia, che ci permetteranno di sostenere i lavoratori che sono stati vittime di licenziamenti, la creazione di uno sportello unico europeo che garantirà a tutti parità di accesso all’informazione, la certificazione dell’esperienza acquisita, che costituisce un riconoscimento per i lavoratori che rimangono senza un’occupazione dopo anni di lavoro, il finanziamento di progetti cooperativi e la concessione di microcrediti, nonché il mantenimento dell’articolo 10, il quale fissa al 50 per cento il contributo finanziario del Fondo di adeguamento alla globalizzazione, che fa di questo strumento un fondo assolutamente europeo. Ovviamente nessun accordo è perfetto; è il frutto di un compromesso.
I socialisti deplorano, ad esempio, che per quanto riguarda le risorse assegnate a questo fondo oggi, il bilancio europeo non superi i 115,5 miliardi di euro. E’ un peccato che a questo bilancio non siano state assegnate maggiori risorse.
Grazie a questo accordo in prima lettura, il fondo diventerà operativo dal 1° gennaio. Possiamo così nutrire la speranza di assistere finalmente alla costruzione di un’Europa sociale. E’ importante capire che il precariato e la messa in competizione dei lavoratori europei gli uni contro gli altri non sono la norma. Spetta all’Europa garantire la protezione dei lavoratori. L’Europa sociale è l’unica Europa che oggigiorno può riconciliare i cittadini con le loro Istituzioni.
Questo fondo rappresenta la prima tappa verso un’Europa più unita. Oggi gli europei si aspettano che l’Europa contribuisca alla sicurezza della loro occupazione e del loro stile di vita, nello stesso modo in cui ha saputo garantire la pace e la stabilità per quasi cinquant’anni.
Jean Marie Beaupuy, a nome del gruppo ALDE. – (FR) Signor Presidente, signor Commissario Špidla, onorevoli colleghi, vi ringrazio per la vostra presenza e, soprattutto, ringrazio l’onorevole Bachelot-Narquin che, come ha meravigliosamente affermato poc’anzi il collega Cottigny, è riuscita a riunire le idee di diversi partiti in seno al Parlamento europeo: di certo alla relatrice le idee non mancano, ma il fatto di essere riuscita a integrarle con quelle di vari partiti ha effettivamente arricchito il dibattito. Desidero ringraziare anche lei, signor Commissario Špidla, per la partecipazione della Commissione, che, assecondando la volontà del Consiglio, ha proposto un testo su cui abbiamo potuto lavorare. Noto che questa sera il Consiglio non è ampiamente rappresentato: senza dubbio, la scarsa affluenza è compensata dalla qualità delle persone presenti.
Siamo finalmente giunti a un accordo: l’importante è questo. Ancora una volta, se qualcuno dovesse dubitare della capacità del Parlamento di arricchire i testi che gli vengono proposti dalla Commissione, questa sera dovrà ricredersi!
Non intendo tornare sull’abile sintesi fornita dall’onorevole Bachelot-Narquin. Vorrei però evidenziare un punto che reputo essenziale riguardo al contributo positivo del testo in esame, che sono certo adotteremo domani: è il contributo attivo che apporteremo nell’area della riqualificazione, del reinserimento nel mercato del lavoro, della reintegrazione dei lavoratori che saranno colpiti dagli effetti legati alla globalizzazione, nel momento in cui perderanno il lavoro. Nei nostri vari dibattiti abbiamo insistito affinché, grazie a schemi di formazione, ad aiuti alla creazione di imprese e alla valutazione delle competenze acquisite, per citare solo alcuni esempi, i lavoratori possano beneficiare immediatamente di questo denaro al fine di trovare un’occupazione.
Al di là di queste congratulazioni, tuttavia, vorrei che ci guardassimo da un grande pericolo: le illusioni create dal messaggio lanciato su questo fondo. L’onorevole Cottigny, che è evidentemente animato dalla bontà umana e dal desiderio di creare un’Europa sociale, e così via, ha appena illustrato perfettamente tutte le speranze che si profilano dinanzi a noi. Esorto alla cautela: abbiamo solo 500 milioni di euro e, anche se disponessimo di risorse maggiori, spetta forse all’Unione europea sostituirsi agli organismi di formazione, allo Stato, alle regioni, agli enti locali e a tutti gli attori, che sono numerosi?
Inoltre, è importante capire che questo strumento entra in funzione solo quando, purtroppo, un’impresa chiude e deve avviare una procedura fallimentare, ovvero cessare la propria attività. Lo stesso vale per i suoi fornitori, per i suoi vari prestatori di servizi. La settimana scorsa, a Bruxelles, sotto la presidenza e su iniziativa del Commissario Špidla, si è svolto un forum di due giorni sulle ristrutturazioni. Bene, a questo punto vorrei dire che il lavoro svolto dall’Unione europea su tali misure di ristrutturazione è molto importante, perché ci permetterà proprio, con un approccio dinamico, di evitare una serie di effetti negativi e, di conseguenza, la chiusura di stabilimenti.
Credo che il messaggio che noi, e in particolare lei, signor Commissario, insieme agli organi della Commissione in generale, dobbiamo inviare è che, da una parte, vi è il desiderio umano di fornire nuove risorse attraverso questo Fondo di adeguamento alla globalizzazione e che, dall’altra, l’Europa, con la maggior parte di questo bilancio, si impegna ad adattarsi alla modernizzazione della nostra Unione europea in modo tale che la nostra economia generale, e di fatto, quindi, i nostri lavoratori, siano maggiormente in grado di dominare gli sviluppi del mondo. Ritengo che questo sia il messaggio che dobbiamo inviare, in modo tale che la nostra comunicazione non sia semplificata all’estremo e non penalizzi l’intera Unione europea.
Elisabeth Schroedter, a nome del gruppo Verts/ALE. – (DE) Signor Presidente, signor Commissario, onorevoli colleghi, se pensate che mi unisca al coro di lodi sul Fondo di adeguamento alla globalizzazione, vi sbagliate, poiché, come ricorderemo, l’istituzione del fondo è stata resa necessaria dalla riluttanza di Commissione e Consiglio a tenere conto fin dall’inizio della dimensione sociale nella loro politica commerciale internazionale.
Se la politica economica europea non va di pari passo con la coesione sociale, il fondo è, sostanzialmente, un estintore, che si affida alle modeste, davvero minime, risorse di una riserva i cui finanziamenti devono essere raccolti laddove la politica europea, socialmente squilibrata com’è, ha fallito. A quest’Aula non è quindi restata altra alternativa che contribuire alla creazione del fondo, ma sarebbe stato meglio se il Consiglio avesse dotato il bilancio di maggiori risorse per la ristrutturazione e la modernizzazione a lungo termine di regioni e settori, e per la creazione di posti di lavoro al loro interno; la relatrice, onorevole Bachelot-Narquin, merita dunque di essere davvero ringraziata per aver fatto in modo che – nonostante le resistenze incontrate sia in quest’Assemblea sia in seno al Consiglio – una proposta contenente miglioramenti concreti possa diventare, in prima lettura, la base giuridica di questo fondo.
E’ davvero positivo che abbia accolto i nostri emendamenti. Quest’Aula ha eliminato le discriminazioni nei confronti dei lavoratori più anziani e ha permesso loro di avere le stesse opportunità di continuare a lavorare che hanno i loro colleghi più giovani; ha fatto sì che il principio dell’integrazione di genere ricevesse la stessa importanza che gli viene attribuita all’interno del Fondo sociale europeo e – aspetto fondamentale – questo fondo è stato messo in condizione di concedere microcrediti ai lavoratori, i quali permetteranno loro di ottenere i capitali di cui hanno bisogno se sono disoccupati o se vogliono diventare lavoratori autonomi per mancanza di alternative; e il punto è proprio questo: non hanno alternative, perché la politica commerciale dell’Europa è stata sbagliata fin dall’inizio.
Anche a tale proposito abbiamo sostenuto la relatrice, poiché ha fatto la propria parte per migliorare le possibilità di usufruire di questo fondo.
Ilda Figueiredo, a nome del gruppo GUE/NGL. – (PT) La proposta della Commissione non è altro che un palliativo per il grave problema delle conseguenze della globalizzazione in diversi Stati membri.
E’ risaputo che la ristrutturazione e la delocalizzazione di multinazionali causa, di per sé, molte migliaia di licenziamenti oltre ad ostacolare lo sviluppo di vaste regioni in diversi paesi in cui non esistono alternative occupazionali. Oltre all’evidente inadeguatezza della somma complessiva proposta, sono state fissate limitazioni che, nella pratica, impediscono di utilizzare il fondo in paesi come il Portogallo, che versa in una grave situazione a causa della delocalizzazione delle fabbriche operata dalle multinazionali.
Non permettendo di utilizzare il fondo nel caso di ristrutturazioni e delocalizzazioni di imprese all’interno dell’UE, impediamo di ricevere aiuto ai lavoratori vittime di casi noti come quello della Opel di Azambuja, che sarà delocalizzata in Spagna. Potrebbe verificarsi una situazione analoga anche in altri casi, come in quello della Johnson Controls, che minaccia di trasferirsi in Romania, in quello della Lear e di tante altre imprese che si trasferiscono in Polonia e in altri paesi dell’Unione europea.
In realtà, quindi, questo fondo è una misura simbolica che non fornisce soluzioni. Il suo bilancio è limitato e i suoi criteri di ammissibilità sono restrittivi. La Commissione europea stima che potrebbero beneficiare del fondo tra i 35 000 e i 50 000 lavoratori, ma, solo fino al 2005, erano stati oltre 570 000 i lavoratori rimasti senza un impiego a seguito di ristrutturazioni, la maggior parte delle quali era avvenuta all’interno dell’UE. Nonostante il nome altisonante che gli è stato attribuito, il Fondo di adeguamento alla globalizzazione non è altro che un paravento con cui nascondere le gravi conseguenze che le politiche neoliberali perseguite e attuate dall’Unione europea hanno sui lavoratori.
Obiettivo del fondo non è fermare i licenziamenti, la chiusura delle fabbriche, le delocalizzazioni e la ricerca del massimo profitto al minor costo, con i lavoratori che vengono trattati come meri numeri da ridurre. La sua unica intenzione è alleggerire la coscienza di chi è responsabile di tali azioni.
José Albino Silva Peneda (PPE-DE). – (PT) Signor Presidente, la globalizzazione è uno dei tratti distintivi dei nostri tempi e deve essere vista in chiave positiva, perché, in primo luogo, fa sì che tutti siano in contatto con il resto del mondo, il che è vantaggioso. La globalizzazione ha già salvato milioni di persone dalla povertà, e questo è un altro aspetto positivo. Affrontando la globalizzazione, l’Europa fa ciò che ha sempre saputo fare bene: aprirsi ad altre culture. Dobbiamo tuttavia essere consapevoli che la globalizzazione presenta anche alcuni aspetti preoccupanti, soprattutto per alcune regioni europee.
Occorre dare una lettura politica alla decisione di istituire il Fondo di adeguamento alla globalizzazione, che è stata adottata simultaneamente dalle tre principali Istituzioni dell’Unione europea. Questa è stata la prima volta che le tre Istituzioni hanno riconosciuto l’esistenza, nello spazio europeo, degli aspetti negativi della globalizzazione. La chiusura di unità industriali ha fatto emergere chiari segnali di grande preoccupazione in alcuni strati delle nostre società. Attualmente alle persone non interessa tanto lottare per ottenere maggiori diritti, quanto fare per lo meno in modo che la situazione resti invariata. Ampi strati della nostra società sono dominati da un sentimento che posso indubbiamente descrivere come una certa paura, una paura del futuro, che penso possa essere superata solo se le persone sono disposte a cambiare. Quando le persone sono preoccupate e timorose, è molto difficile accettare qualunque tipo di cambiamento.
Questo fondo, a mio parere, è soprattutto un modo per incoraggiare i lavoratori più vulnerabili a cambiare. Questo strumento non è, né, a mio avviso, intende essere, una cura miracolosa per i licenziamenti e per le conseguenze delle ristrutturazioni, delle chiusure e delle delocalizzazioni delle imprese. La ragion d’essere di questo fondo ha esclusivamente a che vedere con persone che si trovano in una situazione di grande precarietà e che vogliamo aiutare a riacquistare al più presto fiducia in se stesse. Desidero congratularmi con la relatrice e dire che sostengo questa relazione.
Jan Andersson (PSE). – (SV) Signor Presidente, vorrei innanzi tutto ringraziare non solo la relatrice, onorevole Bachelot-Narquin, per l’ottimo documento che ha preparato, ma anche i relatori ombra, compresa l’onorevole Schroedter, che ha offerto a sua volta il proprio contributo. Desidero altresì ringraziare il Consiglio, che non è presente, per la sua sollecitudine, e la Commissione per il suo costruttivo approccio ai triloghi. Altri hanno parlato dei miglioramenti apportati, ad esempio, in materia di cofinanziamento, mercati del lavoro di piccole dimensioni e così via. Sono stati introdotti innumerevoli miglioramenti. Vorrei sottolineare quanto affermato dall’onorevole Bachelot-Narquin, ossia che il fondo non risolverà tutti i problemi, che il FEG apporta valore aggiunto europeo e che le regioni, le imprese e gli Stati membri non vengono sollevati dalla loro responsabilità di far fronte alla globalizzazione. In questo caso parliamo di valore aggiunto. Non pensate che questo fondo risolverà tutti i problemi, alla maggior parte dei quali dovranno far fronte gli Stati membri. Si tratta tuttavia di un importante contributo.
In secondo luogo, scopo del fondo non è sostenere imprese o regioni specifiche. Disponiamo di altri aiuti per tali obiettivi. Il FEG è volto a reintegrare i lavoratori che, non per loro demerito, sono stati colpiti dalla globalizzazione, in modo che possano reinserirsi nel mercato del lavoro il più presto possibile. Fortunatamente le proposte entreranno in vigore già il 1° gennaio. Ringrazio tutti per la costruttiva collaborazione.
Ona Juknevičienė (ALDE). – (LT) Signor Presidente, onorevoli colleghi, desidero innanzi tutto congratularmi con l’onorevole Bachelot per aver preparato questa complessa relazione. Sono certa che gli artefici dell’idea del Fondo di adeguamento alla globalizzazione e la relatrice stessa avessero un nobile obiettivo: aiutare le persone che rimangono senza lavoro.
Tuttavia, onorevoli colleghi, prima di votare vorrei chiedervi di porvi le seguenti domande:
1. E’ davvero compito della Commissione disciplinare la microgestione delle imprese e interferire in materia sull’intero territorio comunitario?
2. In che modo stabilirà la Commissione se un’impresa sta abbandonando il mercato a causa degli effetti della globalizzazione o solo per ragioni legate alla normale concorrenza? Sappiamo che ogni anno migliaia di imprese falliscono a causa del normale evolversi degli eventi.
3. Come motiveremo la mancanza di aiuti per i lavoratori di quelle imprese che falliscono a causa del normale evolversi degli eventi? Questo fondo è destinato a diventare l’ennesimo pomo della discordia tra i cittadini della Comunità?
4. Per quale ragione i programmi, che la Commissione offrirà per la riqualificazione, per aiutare chi è senza lavoro a trovare un’occupazione e altre consulenze, dovrebbero funzionare meglio dei programmi già esistenti, che vengono spesso offerti gratuitamente? Come sappiamo, questi ultimi non sono molto efficaci.
L’idea del Fondo di adeguamento alla globalizzazione può avere senso a livello politico, ma il regolamento proposto è chiaramente privo di una logica economica. Viola i principi fondamentali del libero mercato e in particolare il principio della competitività.
Non esistono garanzie che del fondo beneficino le persone che sono rimaste senza un lavoro, anziché le società di consulenza o altri intermediari.
Pertanto, in mancanza di risposte chiare a tali domande, credo che sarà difficile votare a favore di questo documento.
Pierre Jonckheer (Verts/ALE). – (FR) Signor Presidente, signor Commissario Špidla, onorevole Bachelot-Narquin, come ha già rilevato la collega, onorevole Schroedter, il nostro gruppo ha espresso il proprio consenso sul risultato del trilogo, e lo ha fatto affinché fosse possibile attuare al più presto il fondo.
Vorrei sottolineare in quest’Aula che si tratta di aiuti destinati direttamente ai lavoratori e che il loro principale obiettivo è il reinserimento professionale, che a mio avviso è molto positivo.
Per quanto riguarda i criteri di intervento definiti all’articolo 2, restano alcuni margini d’interpretazione che la Commissione dovrà chiarire nei propri orientamenti. Gli esuberi previsti dipendono chiaramente dai cambiamenti strutturali intercorsi nel commercio internazionale per i settori interessati. Di conseguenza, quella che viene definita come una grave perturbazione economica continua a lasciare spazio all’interpretazione. Ecco perché riteniamo che il settore automobilistico possa rientrare in questo piano e che, pertanto, i lavoratori della Volkswagen di Forest e delle imprese dell’indotto dovrebbero poter beneficiare di questi aiuti supplementari.
Per quanto sia opportuno, questo nuovo fondo ovviamente non impedirà alle condizioni di lavoro di continuare a deteriorarsi sotto la pressione della concorrenza organizzata tra diversi siti di produzione dello stesso gruppo, collocati internamente o esternamente all’Unione.
Il gruppo Verde/Alleanza libera europea ribadisce alla Commissione la richiesta di proporre un quadro giuridico volto a creare accordi collettivi europei, settoriali e di gruppo che ci permettano di anticipare le ristrutturazioni e non di subirle.
Csaba Őry (PPE-DE). – (HU) Siamo tutti consapevoli dell’esistenza tra i vari gruppi politici di pareri discordanti in merito alla globalizzazione, ma questo vale anche all’interno della società europea nel suo complesso. Benché oggi sia essenzialmente il processo di delocalizzazione in Europa il fenomeno di cui i cittadini prendono atto, dobbiamo anche ricordare che nel corso dell’ultimo secolo l’Europa è stata la principale beneficiaria della globalizzazione.
Alla luce di tutte queste considerazioni, è possibile, in linea di principio, acconsentire alla creazione del fondo. Tuttavia, la proposta di regolamento presentata a questo proposito ha suscitato a sua volta gravi preoccupazioni su diversi aspetti. Sarebbe inopportuno se l’ingerenza nei fondi europei contribuisse esclusivamente a nascondere la mancanza di concorrenza, o se il metodo per determinare i criteri di ammissibilità ai fondi contrapponesse i vecchi ai nuovi Stati membri. Riguardo alla prima questione, dobbiamo creare la possibilità di migliorare e mantenere la competitività all’interno del quadro europeo. E’ su questo punto che la legislazione ha un importante ruolo da svolgere. Vorrei citare, in primo luogo, gli sforzi volti a creare un mercato interno. Questo significa che il Fondo per l’adeguamento alla globalizzazione non può fare a meno di coloro che lavorano effettivamente per garantire che le imprese europee, che hanno sede in Europa e occupano lavoratori europei, possano non solo proseguire le loro attività, ma anche incrementare le loro entrate.
L’altra questione è collegata a questa. Vorrei sottolineare che il nostro compito non è creare difficoltà tra vecchi e nuovi Stati membri, come sta accadendo con la libera circolazione dei lavoratori, ma lavorare insieme per rendere l’Unione competitiva in termini commerciali. Per questo il sistema dei criteri di assegnazione deve essere giusto ed equo nei confronti di tutti gli Stati membri. Siamo riusciti a migliorare la proposta originale, grazie all’onorevole Roselyne Bachelot; in questo modo, nella sua forma attuale è già accettabile, ma riveste un’importanza essenzialmente simbolica.
Alejandro Cercas (PSE). – (ES) Signor Presidente, al pari di altri colleghi, inizierò anch’io con l’esprimere la mia soddisfazione, ma anche una certa cautela. Nutriamo alcune riserve poiché, sebbene questo strumento costituisca una risposta molto opportuna al momento di angoscia che stanno vivendo molti dei nostri concittadini, sarebbe un errore suscitare aspettative per poi frustrarle in seguito.
Possiamo dire, tuttavia, che domani verrà lanciato un messaggio positivo, da cui, innanzi tutto, si evince che si è lavorato in modo tale da superare le divergenze esistenti tra i nostri partiti, permettendoci di giungere a un accordo su problemi che abbiamo in comune. Esiste un ampio consenso tra Consiglio, Commissione e Parlamento, che evidenzia inoltre l’impiego di una buona metodologia. Soprattutto, però, questa legislazione dimostra che ci rendiamo nuovamente conto che Europa significa solidarietà, che l’Europa fornisce un modello sociale, e che siamo sensibili alla richiesta dei nostri cittadini, i quali desiderano che tra i nostri Stati e il mondo esista una realtà europea volta a sostenere le vittime della globalizzazione, coloro che fanno le spese della globalizzazione.
Benché in maniera simbolica e limitata, siamo disposti a dotarli di un nuovo strumento, che deve ovviamente essere gestito con estrema efficacia, data la ristrettezza delle sue risorse, e che è dedicato a chi più soffre, ai lavoratori, affinché possano reinserirsi nel mercato del lavoro.
Signor Presidente, il Parlamento ha svolto un buon lavoro e domani voterò a favore, come la maggior parte dei miei colleghi.
Danutė Budreikaitė (ALDE). – (LT) Signor Presidente, onorevoli colleghi, quando, in seno a questo Parlamento, discutiamo degli effetti della globalizzazione, sentiamo spesso taluni paesi esprimere il proprio orgoglio per aver trasferito i processi di produzione in paesi terzi, dove i costi della manodopera sono minori.
Tuttavia, l’altro lato della medaglia del trasferimento dei processi di produzione è la perdita del lavoro e della prosperità per i cittadini europei.
Possiamo constatare il primo segnale della solidarietà europea nei confronti di chi resta senza lavoro: l’adeguamento dell’Europa a un fondo per le conseguenze della globalizzazione.
Ai sensi del regolamento, le risorse del fondo verranno utilizzate conformemente a rigidi criteri, tenendo conto dell’entità della perturbazione economica e dell’effetto sull’economia locale, regionale o nazionale.
Come viene determinata l’entità della perturbazione economica?
Il regolamento suggerisce di fornire un contributo finanziario qualora vi sia un esubero di almeno 1 000 dipendenti; il Parlamento europeo propone che, in casi eccezionali, tali aiuti possano essere previsti anche qualora i licenziamenti interessino 500 dipendenti. Tuttavia, nei piccoli paesi dell’Unione europea oltre il 90 per cento delle imprese è costituito da PMI, oltre il 90 per cento delle quali sono microimprese.
Gli aiuti, pertanto, andranno in realtà alle grandi imprese situate nei grandi paesi.
Il FEG viene erogato una volta sola, ma la sua concessione dovrebbe essere vincolata alla creazione di nuove opportunità occupazionali nel tentativo di reinserire nel mercato del lavoro chi è rimasto senza impiego.
Thomas Mann (PPE-DE). – (DE) Signor Presidente, l’approccio adottato dal Fondo di adeguamento alla globalizzazione è assolutamente quello giusto, poiché, dando prova di solidarietà nei confronti di quei lavoratori che sono rimasti senza occupazione in seguito a delocalizzazioni di multinazionali, è volto a mettere a disposizione integrazioni salariali temporanee a sostegno della loro ulteriore formazione e reintegrazione, affinché possano usufruire di nuove opportunità occupazionali. Avere l’idea giusta, tuttavia, è tutt’altra cosa dal fare la cosa giusta.
I beneficiari del fondo saranno destinati a rimanere amaramente delusi quando il denaro – pari a un massimo di 500 milioni di euro l’anno – finirà; quando si creano grandi aspettative per poi deluderle, le frustrazioni nel lungo periodo sono garantite. Il fondo affronta il problema nel modo sbagliato, poiché si occupa del sintomo anziché delle cause dei licenziamenti; le procedure di autorizzazione sono troppo complicate e si crea un sacco di burocrazia, che ha costi notevoli, ma, soprattutto, non funziona per le PMI, in quanto, ad esempio, è stato rifiutato un abbassamento della soglia da 1 000 a 500 esuberi e, inoltre, quando vengono licenziati meno di 1 000 lavoratori, può essere pagato solo il 15 per cento anziché il 20 per cento che avevamo chiesto noi.
Il regolamento prevede che il fondo entri in funzione quando un determinato Stato membro dichiara l’esubero di almeno 1 000 dipendenti, nell’arco di nove mesi, all’interno di piccole e medie imprese, mentre la commissione per l’occupazione e gli affari sociali aveva chiesto che questo periodo fosse di dodici mesi. Occorre effettuare molti più investimenti industriali nei nostri Stati membri, non solo in ricerca e innovazione, ma anche in istruzione e formazione di alta qualità, che l’Unione europea sostiene sia a breve sia a lungo termine con programmi di apprendimento permanente. Anche i fondi erogati a titolo del FSE vengono utilizzati per finanziare la riqualificazione, il completamento dell’istruzione e l’integrazione dei lavoratori più anziani. Il FEG è stato approvato dalle Istituzioni in men che non si dica; è probabile che, nella sua forma attuale, nemmeno il suo approccio di base sarà in grado di soddisfare le elevate aspettative dei cittadini.
Donata Gottardi (PSE). – Signor Presidente, onorevoli colleghi, Signor Commissario, anch’io desidero esprimere la mia soddisfazione per questo provvedimento importante.
Il fondo è uno degli strumenti più significativi per la costruzione di un’identità europea. Lo è sul piano simbolico e su quello concreto, poiché sostiene politiche attive per le lavoratrici e i lavoratori che rischiano di perdere, o che hanno perso, il posto di lavoro, a causa principalmente delle delocalizzazioni.
La commissione economica non ha espresso il proprio parere a causa di un’inattesa, inspiegabile maggioranza di voti contrari, che fortunatamente vedo ora ricomposta. In questo modo la commissione economica si è auto-emarginata dalla possibilità di portare contributi positivi, perdendo l’occasione per migliorare il testo sulle materie di propria competenza.
Segnalo che, pur con l’accorgimento di una riserva per le eccezioni, la fissazione della soglia quantitativa rischia di fare velo alla consapevolezza della diversità dei sistemi produttivi dei singoli paesi e di non rivolgersi ai veri perdenti, coloro che non hanno una legislazione nazionale protettiva ed efficace delle lavoratrici e dei lavoratori, delle piccole imprese e dei distretti.
Philip Bushill-Matthews (PPE-DE). – (EN) Signor Presidente, i conservatori britannici non nutrono un entusiasmo incondizionato per l’istituzione di un Fondo di adeguamento alla globalizzazione a livello europeo. La buona notizia è che questa proposta è volta ad aiutare le persone, aiutarle a far fronte alla sfida del cambiamento, e noi sosteniamo tale principio senza riserve. Il punto è se tale aiuto debba essere fornito a livello comunitario anziché a livello di Stati membri. A dire il vero, però, il fondo è volto anche ad aiutare taluni governi a vendere l’idea della globalizzazione ai loro elettori. Non si tratta di una critica. Siamo favorevoli anche a questa idea.
Alcuni paesi e alcuni ambienti temono effettivamente che per qualcuno il vento della concorrenza globale possa essere un vento gelido. Questo è comprensibile, ed è anche vero. E’ negli interessi di tutti noi affrontare le preoccupazioni che possono suscitare taluni aspetti negativi della globalizzazione in modo che si possa beneficiare dei suoi effetti positivi.
Mi congratulo con la relatrice per la sua ponderata ed equilibrata relazione e per il positivo lavoro svolto all’interno del trilogo. Tuttavia, restano preoccupazioni sul fondo stesso e non è stata una sorpresa che, nelle varie discussioni svoltesi all’interno della commissione, si siano levate voci di questo tipo: se dobbiamo creare un fondo come questo, facciamo in modo che sia più cospicuo; se dobbiamo creare un fondo come questo, facciamo in modo che sia più semplice poterne usufruire. Quando l’Unione europea propone una nuova linea di finanziamento, è normale assistere a simili proteste. In questo caso, però, non esiste una vera e propria linea di bilancio separata, in quanto l’importo a disposizione sarà essenzialmente costituito dagli stanziamenti inutilizzati di altre rubriche. Questa non è semplice negligenza, bensì una cattiva prassi contabile.
Sono soddisfatto che la relatrice e anche la commissione abbiano sostenuto un mio emendamento chiave all’articolo 18, paragrafo 3, in cui si afferma che “spetta a ciascun Stato membro verificare l’esistenza e il buon funzionamento dei sistemi di gestione e di controllo”, per accertare la spesa e garantire che sia giustificata, e che “la Commissione deve verificare l’effettiva esistenza di tali sistemi”.
La globalizzazione può effettivamente essere una sfida, ma, dopo che, per il dodicesimo anno consecutivo, i revisori si sono rifiutati di approvare i conti annuali complessivi, la gestione e il controllo di questa spesa rappresentano probabilmente la sfida più importante di tutte.
Brigitte Douay (PSE). – (FR) Signor Presidente, anch’io, come i miei colleghi, accolgo con favore la creazione di questo fondo, che suscita grandi speranze nei lavoratori preoccupati per le delocalizzazioni e che ha dato origine a innumerevoli dibattiti all’interno delle nostre rispettive commissioni, in particolare riguardo al suo importo, ai criteri di assegnazione e di conseguenza ai rischi di disparità di trattamento tra le regioni che ne potrebbero derivare. E’ tuttavia importante che i lavoratori europei sappiano che l’Unione ha finalmente deciso di prendere in considerazione i licenziamenti che una cattiva gestione della globalizzazione può provocare in ciascuno dei nostri paesi, e nelle regioni industriali tradizionali in particolare.
Mi associo alle congratulazioni rivolte all’onorevole Bachelot-Narquin e a tutti i relatori per il loro approfondito lavoro e sono lieta che il fondo diventi operativo dal 1° gennaio 2007. Come molti, mi rammarico che la soglia per la concessione del fondo non sia stata abbassata, che l’importo non sia maggiore e non sia stato definitivamente assegnato e che gli aiuti non possano essere utilizzati per le delocalizzazioni all’interno dell’Unione europea, che sono le più numerose.
Tuttavia, questo fondo esiste e dobbiamo fare in modo che diventi operativo al più presto poiché, come spesso dimostrano i fatti, l’urgenza di istituirlo è reale e poi dobbiamo valutarne l’entità e l’utilità, in modo da poterlo adeguare e integrare se necessario. Sono altresì lieta che vi sia l’obbligo di informare i lavoratori e le regioni che ne beneficeranno, poiché qualunque elemento contribuisca a rendere i nostri spesso scettici concittadini ad acquisire maggiore consapevolezza del valore aggiunto fornito dall’Unione europea in termini di coesione e solidarietà è più che mai gradito.
Iles Braghetto (PPE-DE). – Signor Presidente, signor Commissario, onorevoli colleghi, di fronte alla necessità e all’urgenza di riorganizzare il tessuto delle imprese europee, per effetto del processo di globalizzazione e, indotti dall’emergere di un grande mercato europeo, la preoccupazione è che i costi di tali eventi, di per sé positivi, non ricadano unicamente sul mondo del lavoro.
Per questo vediamo con favore iniziative europee quali l’istituzione di un fondo di globalizzazione, di cui discutiamo oggi, o la relazione sulla responsabilità sociale delle imprese, di cui discuteremo domani. Perché lo sviluppo del libero mercato nell’ambito di un’economia sociale non può che coniugare la spinta creativa della libertà economica con la positività di un’azione di solidarietà. Solo così imprese e lavoro realizzeranno il bene della Comunità europea. In tal senso, la creazione del fondo di globalizzazione è un importante strumento per realizzare questo equilibrio, che, altrimenti, verrebbe spezzato creando ingiustizia sociale e perdita occupazionale, di cui sono esempi significativi in questi giorni le difficoltà di importanti aziende come la Volkswagen in Belgio, o significative esperienze territoriali quali la Magrini Galileo nella mia regione, il Veneto.
Per questo auspichiamo che tale iniziativa, seppur sperimentale, possa produrre effetti positivi e possa essere adeguatamente finanziata. Anche io desidero ringraziare la relatrice per il suo impegno.
Gábor Harangozó (PSE). – (HU) Continua a essere compito dell’Unione eliminare le barriere strutturali che ostacolano la liberalizzazione del commercio e l’apertura dei mercati. Dobbiamo sfruttare i benefici della globalizzazione per aumentare l’occupazione e innalzare il tenore di vita dei nostri cittadini, perché in caso contrario ne subiremo invece le conseguenze negative. Benché la globalizzazione sia associata a sviluppi positivi a livello europeo, può causare seri problemi che possono diventare gravi traumi economici e sociali in singole regioni. La Comunità, nel suo complesso, gode dei benefici della globalizzazione, ma a livello locale possono sorgere problemi dai potenziali effetti negativi.
La Comunità ha il compito di fornire ai lavoratori un sostegno appropriato ed efficace, che permetta loro di accedere al mercato del lavoro, obbligo imposto anche dal dovere della solidarietà. In queste aree è necessario fornire aiuti rapidi ed efficaci, ed è per tale motivo che sono favorevole al nuovo fondo, oltre a quelli già esistenti. Affinché il FEG possa costituire una vera soluzione, però, è necessario dotarlo di un bilancio adeguato. Un impegno di cofinanziamento irrealisticamente elevato non deve impedirci di agire in tal senso, né è opportuno precludere alle aree più piccole la possibilità di migliorare la loro situazione.
Konstantinos Hatzidakis (PPE-DE). – (EL) Signor Presidente, vorrei innanzi tutto congratularmi con la relatrice, onorevole Bachelot-Narquin, per il lavoro svolto. Vorrei inoltre dire che dall’odierno elenco degli oratori si evince che la questione di cui stiamo discutendo è molto importante. Non avrebbe potuto essere altrimenti, visto che la globalizzazione è un’inevitabile realtà, che ha effetti negativi sull’economia. Occorre affrontarne le conseguenze e credo che il Fondo di adeguamento alla globalizzazione sia un’idea intelligente per farvi fronte in quanto, per contrastare gli effetti negativi della globalizzazione, utilizza stanziamenti non assegnati anziché ricorrere a nuovi fondi di bilancio.
Temevo che l’attuazione dell’idea nella versione proposta dalla Commissione europea avrebbe incontrato problemi, ma sono lieto che il Parlamento li abbia affrontati. Mi riferisco in particolare ai piccoli paesi, che, a causa delle loro dimensioni, correvano il rischio di rimanere esclusi dalla programmazione del fondo, in quanto le cifre previste sarebbero state troppo elevate per poter essere applicate alle grandi imprese operanti in paesi di piccole dimensioni.
Con il regolamento che è stato adottato affrontiamo la questione e, al tempo stesso, inviamo il messaggio che al Parlamento europeo stanno a cuore in ugual misura tutti i paesi dell’Unione europea. Per la Grecia, il mio paese, l’ultima versione del documento è positiva e credo che sia positivo anche il messaggio che inviamo ai cittadini riguardo alla creazione del fondo. In questo modo l’Unione europea si mostra sensibile ai problemi sociali e credo che così venga incrementata la credibilità dell’Unione europea.
Nikolaos Vakalis (PPE-DE). – (EL) Signor Presidente, signor Commissario, onorevoli colleghi, penso che sarete tutti d’accordo con me nell’affermare che la globalizzazione ha avuto inizio, per così dire, con la comparsa dell’uomo sulla Terra; è una sorta di inevitabile fenomeno naturale. Ora che ne avvertiamo l’intensità, il nostro obiettivo, il nostro scopo dovrebbe essere quello di realizzare una globalizzazione dal volto umano.
Grazie alle peculiarità storiche e culturali dell’Europa, l’Unione europea può apportare un grande contributo a questo processo. Tuttavia, nessun effetto negativo dovrebbe mai indurci a prendere misure protettive, che avrebbero conseguenze negative nel lungo periodo. Condivido quindi in toto gli obiettivi del fondo e vorrei evidenziare due elementi importanti: primo, tutti gli Stati membri dovrebbero avere accesso al fondo e, secondo, il FEG dovrebbe essere dinamico e adattarsi alle condizioni del mercato.
Il punto in questione, tuttavia, è se, in realtà, tutti gli Stati membri siano in grado di beneficiare del fondo. Il fenomeno della globalizzazione interessa tutti i paesi e principalmente quelli piccoli e deboli, che a causa delle loro dimensioni non arriveranno mai al migliaio di esuberi per impresa previsto dal regolamento. E’ quindi un passo nella giusta direzione adottare deroghe qualora venga motivata la presenza di gravi conseguenze per l’occupazione e l’economia locale. Credo tuttavia che, per far fronte a tali eccezioni, il contributo del 15 per cento sia esiguo. Reputo però positivo il carattere dinamico del fondo, poiché questo significa che, se sarà necessario, tale percentuale verrà riadeguata.
Per tutti i sopraelencati motivi e per quelli che non ho menzionato rivolgo le mie congratulazioni alla relatrice.
Ivo Belet (PPE-DE). – (NL) Signor Presidente, signor Commissario, questo fondo ci offre davvero l’opportunità di portare alla ribalta la dimensione sociale dell’Europa. Non abbandoneremo i lavoratori colpiti dalle ristrutturazioni. Lanceremo il messaggio – ed è importante che questo messaggio venga inviato anche a livello europeo – che, in simili circostanze, dobbiamo compiere ogni sforzo, e così faremo, per orientare quanto più efficacemente possibile chi ha perso il lavoro alla ricerca di un’altra occupazione, com’è ovvio che sia. Nel breve periodo questo è il caso, come qualcuno affermava poc’anzi, della ristrutturazione in atto nello stabilimento della Volkswagen di Forest, nei pressi di Bruxelles, in cui migliaia di persone, non da ultimi i fornitori, stanno rimanendo senza lavoro.
Oggi, molti dei lavoratori colpiti stanno optando per una cospicua indennità di licenziamento, ma non per questo, signor Commissario, la necessità e il sostegno dei lavoratori che sono alla ricerca di una nuova occupazione sono meno urgenti, anzi. Siamo quindi certi che siano ammissibili agli aiuti previsti dal fondo, poiché si tratta effettivamente di un settore che sta risentendo degli effetti della globalizzazione.
Per concludere, signor Commissario, vorrei aggiungere che un ampio numero di lavoratori riporrà le proprie speranze nella Commissione nelle settimane e nei mesi a venire. Do per scontato che non li deluderemo.
Vladimír Špidla, Membro della Commissione. – (CS) Onorevoli deputati, desidero ringraziarvi per questo dibattito, in cui la questione del fondo è stata affrontata da diverse prospettive. Penso che sia stato considerato e valutato ogni aspetto. Devo essere conciso e vorrei evidenziare solo alcuni punti che sono emersi chiaramente dalla discussione. Il fondo non è una panacea, una cura per tutti i mali. E’ semplicemente un’arma del nostro arsenale che è utile e che abbiamo analizzato da diversi punti di vista. La conclusione cui siamo giunti è che questa è un’arma efficace, in grado di fornire aiuto a moltissime persone in breve tempo.
Un’altra importante prospettiva che vorrei evidenziare è che questo fondo è destinato alle persone e, pertanto, non dovrebbe andare a beneficio delle grandi imprese. Questo è un fondo rivolto ai singoli lavoratori, ed è un aspetto che non va trascurato.
Un’altra questione implicitamente emersa dal dibattito odierno è il timore che i criteri che sono stati fissati non siano effettivamente quelli giusti. Ritengo di poter tranquillamente affermare che questi criteri sono stati esaminati con estrema attenzione da tutti coloro che hanno a cuore il lavoro e la creazione del fondo. Nessuna impresa umana offre mai la certezza assoluta. Il regolamento contiene un concetto riguardante la clausola di revisione a tempo, grazie alla quale si potrà valutare l’ipotesi di apportare molto rapidamente altri cambiamenti nel corso degli eventi. E’ chiaro, tuttavia – convinzione che si è rafforzata in me nel corso del dibattito – che ogni criterio è stato profondamente analizzato da tutte le principali angolazioni.
Per quanto riguarda i singoli emendamenti, posso affermare chiaramente che la Commissione può accogliere tutti gli emendamenti su cui vi è un accordo in prima lettura. Sinceramente mi auguro che la votazione di domani vada a buon fine e che il regolamento possa diventare operativo dal 1° gennaio. Vorrei citare una frase utilizzata dall’onorevole Remek: “Chi dà presto, dà il doppio”, un’espressione molto ricorrente in ceco e comprensibile ovunque. Sarebbe di gran lunga preferibile se riuscissimo a istituire il fondo entro il 1° gennaio, anziché se ciò avvenisse settimane o mesi più tardi. Con la votazione di domani il Parlamento europeo può inviare un segnale positivo ai cittadini d’Europa. Penso che nel dibattito questo punto sia stato illustrato da diverse prospettive.
Presidente. – Ringrazio tutti gli oratori che hanno preso parte al dibattito e, in particolare, la commissione per l’occupazione e gli affari sociali per il serio lavoro svolto in un difficile e impegnativo contesto globale.
La discussione è chiusa.
La votazione si svolgerà domani.
Dichiarazione scritta (articolo 142 del Regolamento)
Véronique Mathieu (PPE-DE). – (FR) Non possiamo che rallegrarci per l’adozione della relazione sul Fondo europeo di adeguamento alla globalizzazione (FEG), da cui emerge una nuova posizione dell’Unione europea sulla gestione delle conseguenze sociali della globalizzazione. La sua entrata in vigore, prevista per gennaio 2007, testimonia la volontà delle Istituzioni europee di trovare una soluzione efficace alle delocalizzazioni e di riportare i diritti sociali dell’individuo al centro del sistema. Questo fondo permetterà di offrire un aiuto selettivo e individuale ai lavoratori che sono stati licenziati a causa della globalizzazione, al fine di agevolarne la riqualificazione professionale.
E’ riconosciuto che l’apertura delle economie alla concorrenza è globalmente positiva per la crescita e la competitività, ma può anche provocare delocalizzazioni dolorose e licenziamenti brutali. Il caso della Volkswagen in Belgio ne è un perfetto esempio.
Certo, a livello di Stati membri esistono già strumenti volti a sostenere i lavoratori colpiti dalle ristrutturazioni legate alla globalizzazione. Tuttavia, l’adozione di questa relazione indica che è possibile creare uno strumento a livello comunitario che rifletta la solidarietà dell’UE. Questo fondo corrisponde a una forte aspettativa da parte dei cittadini europei e dimostra la capacità dell’Europa di reagire rapidamente quando è in gioco la solidarietà tra i popoli.
24. Istituto europeo per l’uguaglianza di genere (discussione)
Presidente. – L’ordine del giorno reca la raccomandazione per la seconda lettura (A6-0455/2006), della commissione per i diritti della donna e l’uguaglianza di genere, sulla posizione comune definita dal Consiglio in vista dell’adozione del regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio che istituisce un Istituto europeo per l’uguaglianza di genere [10351/1/2006 – C6 0314/2006 – 2005/0017(COD)] (Correlatori: Lissy Gröner, Amalia Sartori).
Lissy Gröner (PSE), relatore. – (DE) Signor Presidente, inizierò porgendo vivi ringraziamenti alla correlatrice e alla Commissione. Insieme abbiamo avuto una proficua collaborazione per tentare di rendere operativo l’Istituto il più rapidamente possibile, e ci siamo riusciti alla perfezione. Tuttavia, signor Presidente, chiedo di ricordare nuovamente a tutti i servizi di controllare che tutte le versioni linguistiche della relazione usino un linguaggio consono alla parità di genere, cosa che non è sempre garantita nella mia lingua – il tedesco – nonostante le richieste avanzate a più riprese in tal senso.
Da quando esiste, il Parlamento europeo si è sempre proposto come promotore dell’uguaglianza. Da ormai dieci anni discutiamo come agevolare la creazione di un istituto che porti avanti l’integrazione di genere e, nell’adempimento del proprio mandato, si basi sui migliori risultati raggiunti nei vari paesi. Dopo uno studio di fattibilità è stata avanzata la richiesta di un Istituto per l’uguaglianza di genere, cui il Consiglio ha acconsentito quasi due anni fa decidendo di crearlo a prescindere da considerazioni di bilancio. Cosa significa questo? Nel concreto, significa che l’Istituto per l’uguaglianza di genere sarà finanziato da quello che era il programma sull’uguaglianza tra i sessi. Il bilancio è stato dimezzato, e quanto è rimasto del programma è diventato parte integrante del programma di azione sociale PROGRESS. Questo è il prezzo che hanno dovuto pagare le donne. Se alcuni partiti affermeranno che l’Istituto ha costi eccessivi, la risposta sarà che, al contrario, le donne hanno dovuto pagarlo a caro prezzo.
In Assemblea, tuttavia, grazie al forte sostegno dei gruppi femminili siamo riusciti a perorare la causa dell’Istituto. Vogliamo che sia pienamente autonomo nel centralizzare le informazioni su procedure modello testate e sperimentate che garantiscano la massima equiparazione delle opportunità. Chiediamo che in tutti i paesi si raccolgano esempi analoghi, e desideriamo eliminare l’abisso esistente tra la posizione giuridica sulle pari opportunità – che si legge, ad esempio, nei Trattati europei, come ribadito dall’articolo 3 – e la discriminazione cui assistiamo giorno dopo giorno.
Vogliamo che le donne non debbano più guadagnare circa il 30 per cento in meno rispetto ai colleghi uomini. Forse non è così per chi presiede l’Assemblea, e forse può persino risultare divertente, ma quando una donna che lavora nella catena di produzione guadagna il 30 per cento in meno rispetto al collega uomo non è più divertente. Vogliamo che tutti gli Stati membri abbiano accesso alle informazioni su come riuscire a opporsi alla violenza, alla prostituzione forzata e allo sfruttamento sessuale, e promuovere uno scambio di informazioni a livello europeo su come porre fine alla discriminazione di genere nel XXI secolo.
Come ho già detto, siamo riusciti ad addivenire a un accordo in seno alla commissione in tempi rapidi. Dei 50 emendamenti adottati in prima lettura, 35 sono stati approvati subito con l’ampio sostegno della Commissione, anche se per altri abbiamo dovuto lottare. Abbiamo dovuto insistere molto per ottenere l’audizione per il capo dell’Istituto – e vorrei sottolineare che su questo punto non sono neutrale in fatto di genere, perché mi aspetto si nomini un direttore donna – ma alla fine siamo riusciti ad averla, insieme a un consiglio di amministrazione più ristretto. Non si capisce perché ogni Stato membro debba essere rappresentato nel consiglio di amministrazione, perché questo porterebbe ad avere solo 13 persone che lavorano, e 33 che controllano, e non ha alcun senso.
Vogliamo che l’Istituto europeo per l’uguaglianza di genere contribuisca all’operato delle Istituzioni europee, e che l’aiuto di esperti ci permetta di svolgere il lavoro in Assemblea con maggiore efficacia. Tuttavia, com’è possibile che il Consiglio abbia deciso, la scorsa settimana, di collocare l’istituto a Vilnius – cosa che ritengo essere un grande limite? Il luogo è molto distante dai centri decisionali. Un istituto operativo come l’Istituto per l’uguaglianza di genere non ricopre funzioni di rappresentanza, e non dovrebbe essere ubicato laddove può valorizzare l’immagine di un paese, ma, al contrario, dovrebbe essere vicino ai centri di potere, altrimenti si indebolisce. Volevamo un aiuto per il lavoro delle Istituzioni, che fosse efficiente e contribuisse a tradurre l’uguaglianza in realtà politica.
Per tale motivo credo che abbiamo elaborato una buona proposta: chiedo all’Assemblea di dare il consenso sul compromesso raggiunto con il Consiglio e garantire ampio sostegno all’Istituto europeo per l’uguaglianza di genere. Abbiamo mosso i primi passi per pervenire rapidamente a un accordo e, ancora una volta, ringrazio tutti coloro che hanno dato un contributo in tal senso, in particolare la Commissione, che ha ripetutamente tentato di colmare l’enorme divario che divideva Parlamento e Consiglio. Ribadisco i miei ringraziamenti a tutti coloro che hanno lavorato con noi, soprattutto ai relatori ombra di tutti i gruppi. L’entrata in funzione dell’istituto, che avverrà molto presto, rappresenterà una tappa fondamentale, ma bisognerà lavorare ancora molto se vogliamo fare grandi cose.
Vi sono grata per la disponibilità che avete mostrato nel collaborare con noi su questo fronte, ma ora vorrei chiedervi: chi sarebbe veramente in grado di dirigere questo Istituto? Dovrebbe essere qualcuno capace di offrire non solo competenze, ma anche le necessarie conoscenze sulle Istituzioni europee. La commissione per i diritti della donna e l’uguaglianza di genere farà il possibile per evitare che l’Istituto sia diretto da una persona del Consiglio o della Commissione incapace di assolvere a questa funzione. Se riusciremo a mantenere una rete di organizzazioni femminili su ampia scala – che è ciò che prevediamo di fare – la creazione di questo Istituto rappresenterà un enorme passo avanti per il movimento femminile in Europa.
Amalia Sartori (PPE-DE), relatrice. – Signor Presidente, onorevoli colleghi, a nome del mio gruppo, desidero esprimere un ringraziamento alla collega Gröner per il lavoro che abbiamo svolto insieme.
Abbiamo fortemente voluto che questo istituto nascesse con i nomi dei rappresentanti dei due maggiori partiti presenti all’interno del Parlamento europeo, proprio perché godesse anche di questa forza e di questo sostegno. Devo riconoscere che durante tutto il lavoro svolto, anche se il dibattito è stato a volte importante, alla fine si è arrivati sempre ad un voto pressoché unanime all’interno della commissione per i diritti delle donne. Ritengo che anche questo percorso debba essere ricordato.
Da ultimo, anche in prima lettura − pur con le riserve che spesso troviamo persino in Aula quando trattiamo questa questione, comunque irrisolta anche a livello europeo, che vede le donne, al di là di leggi garantiste, non ancora capaci di beneficiare sul serio di uguali opportunità e possibilità di presenza in tutti i livelli decisionali − abbiamo ottenuto un voto favorevole che domani, ne sono convinta, verrà ripetuto in quest’Aula.
Desidero aggiungere solo alcune considerazioni a quanto detto dalla mia collega: innanzitutto credo che non succeda molto spesso che una decisione riesca ad interpretare così bene gli indirizzi degli studi preparatori, come è avvenuto in questo caso.
Dopo l’Agenda di politica sociale agli inizi del 2000 era stato deciso di affrontare lo studio per la nascita di questo istituto, e sia il Parlamento sia la Commissione hanno commissionato a dei management di area uno studio di approfondimento. Oso dire che il risultato del nostro lavoro, e quello che domani l’Aula voterà, rappresenta fino in fondo le indicazioni contenute in questi due studi e cioè di creare un istituto piccolo, flessibile, indipendente, costruito a rete, capace di analizzare i dati e le ragioni del fenomeno discriminatorio ancora presente, di studiare le buone prassi, di trovare e di rendere note le soluzioni normative e legislative innovative nel campo dei diritti delle donne e delle pari opportunità.
Al di là del discorso relativo alla sede − sul quale in fondo noi non siamo entrati a livello di commissione, e che vede oggi la scelta di Vilnius, in Lituania, e che, spero, al di là della lontananza, riesca a darci un buon risultato grazie ai prodigi della scienza e della tecnica − vorrei esprimere la mia soddisfazione per il fatto che questo istituto partirà da subito e che già nel 2007 comincerà a lavorare.
Grazie al lavoro di questo istituto si potranno compiere ulteriori passi in avanti, che serviranno sia alla comunità di tutta l’Europa, sia a quanti fuori dall’Europa guardano a noi come un elemento di insegnamento e di guida in questo specifico settore.
Vladimír Špidla, Membro della Commissione. – (CS) Signor Presidente, onorevoli deputati, sono molto contento che il dibattito tra Consiglio e Parlamento abbia progredito in maniera rapida e che, ora, si stia profilando un accordo. La creazione dell’Istituto europeo per l’uguaglianza di genere risponde all’effettiva necessità di fornire nuovi strumenti alla politica europea sull’uguaglianza di genere, che ci consentano di compiere ulteriori passi avanti. Tale esigenza era già stata evidenziata nel 1999. Il Parlamento, e in particolare la commissione per i diritti della donna e l’uguaglianza di genere, hanno appoggiato l’idea di creare questo Istituto. Esso aiuterà tutti noi – organismi comunitari e Stati membri – a formulare e perseguire politiche sviluppando le conoscenze sulle pari opportunità tra uomo e donna. A tal fine, l’Istituto si occuperà della raccolta, analisi e diffusione di dati obiettivi, affidabili e paragonabili a livello comunitario, e svilupperà le risorse metodologiche adeguate per migliorare l’integrazione di genere nelle politiche comunitarie.
La prima lettura ha consentito al Parlamento di completare e chiarire alcuni punti contenuti nella proposta della Commissione. La posizione comune, inoltre, integra la maggioranza degli emendamenti presentati dal Parlamento. In seconda lettura abbiamo dovuto rispondere agli interrogativi sulla creazione di un consiglio di amministrazione, una questione su cui Consiglio e Parlamento avevano pareri molto divergenti. Sono felice che entrambe le Istituzioni si siano sforzate per trovare un compromesso ponderato e, alla fine, l’abbiano trovato. Il compromesso proposto garantisce un miglioramento della posizione comune. Da una parte, il sistema di rotazione dei membri del consiglio di amministrazione e le dichiarazioni congiunte hanno permesso agli Stati membri ancora dubbiosi di accettare un consiglio di amministrazione di medie dimensioni. Ciò permetterà all’Istituto di operare con efficacia nell’adempimento del proprio mandato e dal punto di vista dimensionale. Dall’altra parte, gli emendamenti sulla nomina del direttore, il ripristino del forum di esperti e la nomina di due esperti del forum da parte del Parlamento rafforzerà il ruolo dell’Assemblea. La Commissione, pertanto, accetterà il compromesso. Sono fermamente convinto che il Parlamento, anch’esso desideroso di vedere l’adozione del regolamento entro fine anno, sarà in grado di approvarli, e di questo ve ne sono grato.
Onorevoli deputati, desidero infine ringraziare le relatrici, onorevoli Gröner e Sartori. Sono riuscito a incontrarle con molta regolarità, e tutti voi potete confermare la generosità dei loro sforzi. E’ grazie a loro che siamo in una fase in cui domani potremo, spero, concludere questa questione.
Anna Záborská, a nome del gruppo PPE-DE. – (SK) La commissione per i diritti della donna e l’uguaglianza di genere ha fatto bene a nominare due relatrici del PPE-DE e del PSE per redigere un documento sulla proposta della Commissione volta a creare l’Istituto europeo per l’uguaglianza di genere.
La relazione che ne risulta è ben equilibrata, e desidero porgere a voi, onorevoli Sartori e Gröner, i più sinceri ringraziamenti. Sarebbe meraviglioso se, oggi, potessimo annunciare che non c’è stato bisogno di creare un Istituto per l’uguaglianza di genere, perché tutte le forme di discriminazione contro le donne sono state eliminate. Sarebbe bello se potessimo dire che non esiste più alcuna discriminazione sulla retribuzione femminile, che il valore del lavoro dell’uomo e della donna è pienamente riconosciuto anche per le responsabilità famigliari, e che madri e padri hanno libertà di scelta grazie ai progressi compiuti nel trovare un equilibrio tra vita personale e professionale.
Purtroppo non è così, benché l’Unione europea sia dotata di un’ampia gamma di strumenti giuridici per la tutela dei diritti della persona. In tali circostanze, l’Istituto per l’uguaglianza di genere potrebbe rivelarsi un utile strumento: vedremo tra cinque anni, in fase di valutazione, se sarà in grado di rispondere alle nostre aspettative. Avremo abbastanza coraggio per smantellare l’Istituto in caso di valutazione negativa? Avremo il coraggio di trovare modi più utili per utilizzare i soldi già stanziati? Dobbiamo stare attenti a non contare esclusivamente su questo Istituto per risolvere tutti i problemi legati alla mancanza di pari opportunità tra uomo e donna.
Proprio come l’ampia normativa esistente in Europa e a livello mondiale non è riuscita a risolvere questi problemi per oltre 50 anni, neppure l’Istituto per l’uguaglianza di genere sarà in grado di farlo. Solo il coinvolgimento in prima persona di ogni uomo, donna, politico e organizzazione non governativa farà in modo che le donne non siano discriminate e che tutte, anche le più povere, abbiano accesso alla giustizia, garantendo il pieno rispetto del loro valore, onore e dignità.
Zita Gurmai, a nome del gruppo PSE. – (HU) L’uguaglianza tra uomo e donna è uno dei pilastri fondamentali su cui è stata costruita la moderna Europa. Dopo una lunga battaglia, stiamo per assistere alla creazione di un istituto pubblico per l’uguaglianza di genere in Europa. Vorrei ringraziare le onorevoli Gröner e Sartori per il lavoro svolto, e congratularmi con loro per il progetto di proposta che rappresenta il miglior risultato al momento raggiungibile e, non ultimo, gode del sostegno di Commissione e Consiglio.
Siamo riusciti a garantire l’indipendenza dell’Istituto, che è fondamentale perché esso possa svolgere il lavoro con professionalità e adempiere al proprio ruolo di forum di esperti, teso ad aiutare il direttore nel suo operato. Sono stati altresì garantiti il quadro di bilancio dell’operazione e trasparenza nelle modalità di gestione. Continuerà a essere compito della Commissione e del consiglio di amministrazione nominare il direttore che, vorrei ricordare, è tenuto a comparire dinanzi alla commissione del Parlamento europeo: ciò rafforzerà il ruolo dell’Assemblea.
E’ motivo di grande soddisfazione sapere che, finalmente, esisterà un istituto europeo che analizzerà, su base permanente, il tema dell’uguaglianza di genere nella società raccogliendo dati in maniera sistematica. Sono convinta che metterà a punto valide metodologie a vantaggio della politica sulle pari opportunità, presterà consulenza agli Stati membri e alle altre Istituzioni europee e contribuirà all’applicazione della politica comunitaria.
Sono lieta che sia stato scelto un nuovo Stato membro come sede dell’Istituto. Nel decidere la sede, per me è stato veramente importante scegliere un luogo che potesse offrire un contesto adeguato. Sarà sicuramente così per la Lituania, poiché il governo lituano ha dato prova del suo impegno con lo stanziamento di altri 50 milioni di euro, a cui si potrà attingere dai fondi comunitari per sette anni.
L’apertura dell’Istituto ha rappresentato una tappa importante per noi che operiamo nel campo dell’uguaglianza di genere. Solo il tempo ci indicherà l’importanza del ruolo che riveste, ma il tempismo che lo caratterizza è sottolineato dal fatto che il 2007 sarà, in Europa, l’anno delle pari opportunità. Abbiamo fatto tutto il necessario e ora l’Istituto è pronto a mettersi all’opera. Spetta a noi, tuttavia, garantire che funzioni in maniera efficace.
Danutė Budreikaitė, a nome del gruppo ALDE. – (LT) Signor Presidente, onorevoli colleghi, mi compiaccio per la decisione del Consiglio “Affari generali e Relazioni esterne” dell’Unione europea del 1o dicembre di quest’anno di istituire l’Istituto europeo per l’uguaglianza di genere a Vilnius, in Lituania. La decisione sarà ufficialmente confermata nelle conclusioni del Consiglio dei leader europei del 14 e 15 dicembre.
Questa sarà la prima Istituzione dell’Unione europea in un nuovo Stato membro, la Lituania.
Benché le donne abbiano a lungo combattuto per ottenere la parità dei diritti, esiste ancora un’enorme differenza tra le retribuzioni delle donne e quelle degli uomini, a svantaggio della donna. L’effettiva applicazione dell’uguaglianza di genere non solo rappresenterebbe la realizzazione di questo valore democratico dell’UE, della libertà di espressione personale e dei rapporti interpersonali, ma contribuirebbe anche a risolvere i problemi demografici e a ridurre la povertà.
I compiti più importanti del nuovo Istituto saranno raccogliere informazioni sulla parità di genere, analizzarle, presentare raccomandazioni in materia e diffondere informazioni sulla situazione al riguardo nell’Unione europea e nei paesi terzi.
Sono convinta che l’Istituto europeo per l’uguaglianza di genere, con sede in Lituania, funzionerà a dovere, poiché il paese ha esperienza di collaborazione con altri paesi dell’UE e si trova nella giusta posizione per condividere esperienze con i paesi terzi, in particolare con i vicini a est.
La Commissione ha approvato quaranta raccomandazioni del Parlamento per estendere l’ambito geografico in cui vengono raccolte, analizzate e fornite informazioni anche ai nuovi paesi membri e ai paesi candidati.
Tuttavia, le discriminazioni contro la donna sono così forti in alcuni paesi dell’UE che nessuno dovrebbe gioire per la riduzione delle spese dell’Istituto. Credo si debba fare il contrario: aumentarne il numero dei dipendenti e l’entità del bilancio, in linea con il più ampio ambito di competenze.
Inoltre vorrei sottolineare che, in prima battuta, sono proprio gli Stati membri a doversi adoperare per un’attiva ed energica applicazione della politica sull’uguaglianza di genere al proprio interno. L’Istituto europeo per l’uguaglianza di genere li aiuterebbe ad adempiere questo compito. Infine, se il Presidente me lo permette, vorrei dire all’onorevole Sartori che non lontano da Vilnius, una città non troppo distante da Bruxelles, si trova il centro geografico dell’Europa.
Hiltrud Breyer, a nome del gruppo Verts/ALE. – (DE) Signor Presidente, anch’io vorrei progere un sincero ringraziamento alle relatrici. Quando l’Istituto per l’uguaglianza di genere diventerà realtà, come presto sarà, faremo un enorme passo avanti. L’Europa necessita di un istituto autonomo e indipendente, per garantire che l’obiettivo della parità di opportunità tra uomo e donna non sia considerato meno importante di altre misure antidiscriminatorie. E’ quindi fondamentale avere chiaramente affermato che vogliamo una donna forte a capo dell’Istituto.
Un Istituto per l’uguaglianza di genere indipendente è necessario perché la discriminazione contro la donna, purtroppo, è ancora un dato di fatto in Europa. Vi sono molti settori in cui non c’è solo bisogno di ulteriori statistiche, ma anche di suggerimenti innovativi per trovare soluzione ai problemi. Spero che l’Istituto non si limiterà a essere un organo di raccolta di dati, ma sarà in grado di dare un contributo innovativo a risolvere i problemi legati alla discriminazione di genere.
Per concludere, vorrei sollevare un altro aspetto che è per me molto importante. L’Istituto europeo per l’uguaglianza di genere non può sostituirsi alle leggi esistenti e a politiche concrete, e non deve diventare una scusa per la mancata attuazione di iniziative legislative.
(Il Presidente interrompe l’oratore)
Eva-Britt Svensson, a nome del gruppo GUE/NGL. – (SV) Signor Presidente, vorrei esprimere vivi ringraziamenti a tutti gli interessati per il grande lavoro svolto e l’impegno profuso, e un ringraziamento speciale alle onorevoli Gröner e Sartori perché questo Istituto, finalmente, sta per essere creato e iniziare il suo importante mandato. Questo giorno segna una tappa fondamentale per tutti noi che ci adoperiamo per creare una società che sancisca la parità tra uomo e donna; inoltre, è una tappa importante per rafforzare i diritti dei bambini, poiché la loro situazione è in gran parte influenzata dai diritti delle loro madri, ovverosia delle donne. Per quanto sia contenta di questi progressi nella creazione di un Istituto per l’uguaglianza di genere, sono altrettanto delusa per il fatto che, nel 2006, vi sia bisogno di un istituto speciale per promuovere diritti che spettano inequivocabilmente alle donne, e perché non vi sono stati ulteriori passi avanti nel riconoscere il diritto di metà dell’umanità a vivere la propria vita alle stesse condizioni dell’altra metà dell’umanità.
Nell’Unione europea parliamo molto di democrazia e diritti umani, ma anche le donne devono poter godere di diritti umani e democratici. Non si può considerare democratico il fatto che molte fasce della popolazione ritengano di poter trattare le donne come merci, e credano che la società non sia responsabile del diritto della donna a disporre del proprio corpo. Stiamo parlando del diritto della donna a non essere picchiata o subire abusi di altro genere e, ad esempio, del fatto che il potere politico è ancora perlopiù prerogativa dell’uomo, e che le donne guadagnano meno degli uomini per lo stesso lavoro. Spero veramente che, nella votazione in plenaria, appoggeremo la creazione di un Istituto per l’uguaglianza di genere, che rappresenterà un passo importante e decisivo per permetterci davvero, in futuro, di parlare di democrazia e diritti umani uguali per tutti, a prescindere dal genere.
Urszula Krupa, a nome del gruppo IND/DEM. – (PL) Signor Presidente, l’idea di creare un Istituto per l’uguaglianza di genere, descritto come uno degli obiettivi più importanti della Comunità, è nata nel 2000, quando si è capito che la maggioranza dei settori politici era caratterizzata da forti disparità tra i sessi. Viene presentato come un fenomeno estremamente complesso, e sono convinta che ciò sia vero in una certa misura, anche se solleva l’importante interrogativo sul fatto che si tratti davvero di una questione di uguaglianza e di dignità umana o, piuttosto, della creazione di una nuova ideologia di sinistra.
Uno dei ruoli dell’Istituto sarà eliminare gli stereotipi di genere mediante la diffusione di informazioni su ruoli maschili e femminili non stereotipati, e fornire esempi liberali da seguire. E’ una cosa che si fa da lungo tempo e che non può essere condivisa da chi ha una visione cristiana del mondo.
I programmi moderni ben lontani dagli standard di moralità che sfruttano la debolezza umana servono solo a indebolire le persone, rendendole schiave indifese soprattutto dei loro impulsi sessuali e del bisogno di gratificazione. L’umanità, ridotta agli istinti primari, priva di qualsiasi dimensione di vita spirituale e, di conseguenza, ostacolata nello sviluppo personale non sarà in grado di realizzarsi pienamente, neppure se aiutata e sostenuta dai nobili fini delle varie istituzioni.
Inoltre, le disposizioni giuridiche della direttiva sollevano alcuni dubbi, perché l’istituzione dovrebbe godere della massima indipendenza nello svolgimento delle attività, e può anche chiedere che venga effettuata una valutazione esterna sui propri risultati. Questa mancanza di controllo della commissione del Parlamento europeo e la possibilità di scegliere il proprio valutatore non solo sollevano dubbi, ma suonano assolutamente ridicole. Anche le entrate dell’Istituto sono sorprendenti, perché prevedono non solo sovvenzioni pagate con le nostre tasse, ma anche contributi da varie organizzazioni facoltose, insieme agli introiti provenienti dai servizi erogati.
L’altro privilegio è l’immunità. Ciò significa che il personale dell’Istituto non avrà limiti nell’espletamento delle proprie funzioni e sarà libero di diffondere false idee femministe, che porteranno a una situazione in cui, invece di avere una cooperazione tra uomo e donna, ci sarà una battaglia distruttiva tra i sessi che diventerà il nuovo dogma, mentre il genere diventerà il nuovo proletariato. Voteremo contro l’adozione di questa direttiva.
Marie Panayotopoulos-Cassiotou (PPE-DE). – (EL) Signor Presidente, è innegabile che la parità di trattamento tra uomo e donna e il rispetto del principio di uguaglianza in tutti gli aspetti delle attività pubbliche e private consentiranno una migliore gestione delle risorse umane nell’Unione europea, che contribuirà senza ostacoli allo sviluppo e alla competitività dell’economia e migliorerà il tenore di vita e il livello culturale dei cittadini.
In particolare, per garantire un’efficace partecipazione delle donne al mercato del lavoro e, al tempo stesso, assicurare la prosecuzione del genere umano con la procreazione e la cura dei figli, è necessario rispettare i diritti della donna come diritti umani fondamentali. In questa prospettiva, come lei ha sottolineato, signor Commissario, nel corso della precedente legislatura parlamentare Consiglio e Parlamento europeo hanno gettato le basi per la creazione di un istituto europeo per l’uguaglianza di genere. Da allora, però, in tutta Europa si è sviluppato un certo scetticismo sull’uguaglianza, che in un secondo momento è diventato un punto di vista con applicazioni orizzontali integrate in tutte le misure e politiche. La tabella di marcia sull’uguaglianza e la direttiva sulla parità di trattamento tra uomo e donna nel mercato del lavoro ne sono una prova evidente. Francamente devo congratularmi con le relatrici, onorevoli Gröner e Sartori, per gli emendamenti presentati alla proposta di regolamento sulla creazione dell’Istituto. Oltre a incoraggiare l’uguaglianza attraverso la ricerca, le biblioteche, l’analisi dei dati e la promozione di pratiche leali, ci aspettiamo enormi progressi nell’approvazione del controllo pluridimensionale dell’effettiva realizzazione delle pari opportunità. Queste misure mirate che sono state proposte devono rispettare la diversificazione etnica e il principio di sussidiarietà. L’amministrazione dell’Istituto deve garantire la rappresentanza degli Stati membri in tutte le sue azioni. Speriamo che la qualità del parere degli esperti garantisca la formulazione di proposte utili ed eviti la sovrapposizione di responsabilità tra organizzazioni che si occupano di specifici diritti fondamentali quali la salute, la sicurezza sul lavoro e altri.
Di conseguenza, vorrei sottolineare che nonostante i progressi compiuti nell’istituzione dell’organo consultivo, solo durante la successiva audizione con il direttore il Parlamento europeo…
(Il Presidente interrompe l’oratore)
Presidente. – La ringrazio molto del suo contributo.
Onorevole Thomsen, prima che inizi vorrei dire che ho notato una troupe televisiva che la segue e la intervista in Aula. Dubito che questo possa succedere nel Folketing. Questo è un Parlamento, non uno studio televisivo. Glielo permetterò in questa occasione, ma faccia in modo che non succeda di nuovo.
Britta Thomsen (PSE). – (DA) Signor Presidente, signor Commissario, onorevoli colleghi, vorrei iniziare ringraziando le relatrici per il grande lavoro che hanno svolto per realizzare il documento presentato. Sono molto felice che questo Istituto diventi finalmente realtà. Nonostante tutte le normative e le buone intenzioni, ancora oggi non esiste uguaglianza in Europa. Lo possiamo vedere, ad esempio, nelle continue differenze di retribuzione tra uomo e donna, nell’evidente sottorappresentanza delle donne in tutti i tipi di organi decisionali, siano essi pubblici, privati o politici. Abbiamo disperatamente bisogno di questo Istituto in Europa, e di analisi, raccomandazioni e informazioni precise in materia di uguaglianza.
Credo che l’Istituto svolgerà un ruolo importante in Europa sia come fonte d’ispirazione che come fonte di divulgazione di informazioni sull’uguaglianza. La raccolta di dati e lo sviluppo di migliori pratiche consentiranno all’Istituto di essere all’avanguardia nell’elaborazione di proposte e strategie per abbattere gli ostacoli che si frappongono alla parità. Molti Stati membri hanno bisogno di uno stimolo. Tra le altre cose, si può ricordare il bisogno di individuare e superare gli ostacoli alla parità di retribuzione. Attualmente il nostro problema è la mancanza non solo di conoscenze in questo settore, ma anche degli strumenti necessari per iniziare a lottare contro queste disparità. Ciò significa che le disuguaglianze continuano a esistere nonostante la legislazione e le belle parole che indicano che vogliamo cambiare le cose. Sono molto felice che l’Unione europea sia in grado di aprire una nuova via in questo settore e dimostrare che l’agenda politica deve attribuire la massima priorità al lavoro sull’uguaglianza: spero che questo sia un incentivo per le iniziative degli Stati membri.
Bairbre de Brún (GUE/NGL). – (L’oratore si esprime in irlandese)
(EN) Sono lieta di sostenere questa relazione e auspico che si compiano rapidi progressi, in modo tale che l’Istituto europeo per l’uguaglianza di genere possa entrare in funzione il prossimo anno. Desidero ringraziare le relatrici per il lavoro svolto.
Promuovere lo scambio di esperienze in tutta l’Unione europea ci aiuterà a sfruttare le analisi già svolte a livello regionale e nazionale ed effettuare nuove e importanti analisi. L’Istituto deve diventare un valido aiuto per lo sviluppo di una politica comunitaria tesa a promuovere attivamente misure in materia di integrazione di genere. Esso deve diventare operativo il più presto possibile, concentrandosi prevalentemente sulla raccolta e l’analisi dei dati. Spetta poi a noi, in Parlamento, fare in modo che l’analisi effettuata sia tenuta in considerazione in tutti i futuri sviluppi politici.
Johannes Blokland (IND/DEM). – (NL) Signor Presidente, l’uguaglianza di genere è un tema ricorrente qui in Aula. A parte il fatto che probabilmente si intende parità di trattamento tra uomo e donna, e non uguaglianza, a mio avviso è troppo semplice sperare che la questione si risolva con un paio di cambiamenti radicali. Negli ultimi decenni si è registrato un forte interesse, più o meno sano, per i diritti della donna. Ciò non significa che, in alcuni casi e in alcune regioni, tutta questa attenzione sia giustificata. Tale interesse si può attribuire alle diverse opinioni sui modelli dei ruoli che, nel corso dei secoli, hanno caratterizzato le varie culture. Possiamo ancora trovarne traccia nelle culture dei paesi, anche nell’Unione europea.
Credo che queste differenze debbano essere gestite con saggezza se vogliamo garantire l’uguaglianza di genere in tutti i paesi e gli Stati membri. Credo che, in tal senso, i singoli Stati membri svolgano un ruolo importante, perché si trovano nella posizione migliore per valutare la situazione locale e adottare le misure necessarie. Se uno Stato membro dovesse mancare di iniziativa, esistono abbastanza organizzazioni nazionali e internazionali che possono incoraggiare, o addirittura imporre l’adozione di misure concrete in questo settore.
In poche parole, sono del tutto favorevole alla parità di trattamento tra uomo e donna e alla parità di opportunità, ma, al momento, non abbiamo particolarmente bisogno di un nuovo Istituto europeo che se ne occupi.
Teresa Riera Madurell (PSE). – (ES) Signor Presidente, prima di tutto desidero congratularmi con l’onorevole Gröner, oltre che con l’onorevole Sartori, il Consiglio e la Commissione, per l’accordo raggiunto. Siamo lieti che sia stato rispettato il parere del Parlamento su questioni che erano importanti per un funzionamento più efficace dell’Istituto.
Un consiglio di amministrazione di medie dimensioni, eletto con un sistema di rotazione tra gli Stati membri, sicuramente agevolerà il processo decisionale. Un direttore nominato mediante una procedura aperta e trasparente con l’obbligo di comparire dinanzi alla commissione competente del Parlamento per rispondere alle domande dei deputati ci soddisfa. Inoltre, il ripristino di un forum di esperti composto da rappresentanti degli Stati membri, del Parlamento e delle parti sociali, che assisterà il consiglio nella pianificazione delle attività dell’Istituto, è indubbiamente una cosa positiva.
Oggi, onorevoli colleghi, è un giorno storico per l’Assemblea, perché stiamo realizzando qualcosa che questo Parlamento, le altre Istituzioni e la società civile ritengono assolutamente necessario: disporre di un organo indipendente dedicato in maniera specifica alle politiche sull’uguaglianza di genere.
Onorevoli colleghi, l’uguaglianza tra uomo e donna è uno dei principi fondamentali dell’Unione europea. L’Istituto sarà un potente strumento per garantire l’integrazione dell’uguaglianza di genere in tutte le politiche comunitarie.
Pia Elda Locatelli (PSE). – Signor Presidente, onorevoli colleghi, domani voteremo per il Gender Institute e siamo ovviamente felici che si stia giungendo finalmente al traguardo. Dico “finalmente” al traguardo di questo processo perché, ricordo, lo studio di fattibilità risale al 2002. Mi auguro, comunque, che l’istituto cominci presto ad essere operativo.
Avremmo certamente voluto più risorse a disposizione, ma preferisco vedere la parte positiva, vale a dire la creazione dell’istituto, e sperare che in futuro i mezzi, di ogni sorta, aumentino.
Pensando alla futura attività dell’istituto vorrei fare due raccomandazioni: la prima si riferisce al dove per l’istituto sia particolarmente utile svolgere il proprio lavoro, e la seconda si riferisce ad un tema specifico di intervento.
E’ sempre successo che proprio laddove la condizione delle donne è più arretrata si verifichi una grave carenza di dati statistici disgregati per genere. La prima raccomandazione è quindi che l’istituto sia particolarmente presente in quelle situazioni.
La seconda raccomandazione si riferisce ad un tema specifico di indagine: il pay gap. Le disparità di retribuzione tra donne e uomini restano a livelli inaccettabilmente alti e, sopratutto, non mostrano segni sostanziali di riduzione. Se consideriamo che il Trattato di Roma conteneva un articolo che menziona espressamente la parità di retribuzione tra uomini e donne e che sono passati cinquant’anni e siamo ancora quasi allo stesso punto, capiamo bene come su questo argomento ci sia un grande lavoro ancora da svolgere.
Lidia Joanna Geringer de Oedenberg (PSE). – (PL) Signor Presidente, l’idea di creare un istituto per l’uguaglianza di genere è nata nel 1995. Quattro anni dopo, il ministro svedese per l’Integrazione e l’uguaglianza di genere ha proposto un piano iniziale. Successivamente, dopo alcuni anni di ricerche sugli scopi e l’organizzazione dell’istituto, la Commissione europea e il Parlamento europeo hanno raccomandato la sua istituzione.
Dopo la prima lettura nel marzo di quest’anno, il Parlamento europeo ha appoggiato la creazione di questa nuova agenzia, dopo aver presentato alcuni emendamenti sull’ambito di competenze e sul modo in cui garantire maggiore efficacia. E’ positivo che Consiglio, Commissione e Parlamento europeo abbiano espresso l’intenzione di creare l’Istituto e di renderlo operativo nel 2007.
A questo punto, in seconda lettura, rimangono solo da risolvere le questioni relative alla struttura di gestione dell’Istituto e all’elezione del suo direttore e la questione ancora controversa del forum di esperti. E’ un peccato che la posizione del Consiglio in materia sia diversa dalle posizioni di Commissione e Parlamento. Il risultato finale, tuttavia, è soddisfacente.
Tenendo conto del ruolo importante che l’agenzia riveste nell’Unione europea, dove in alcuni paesi è ancora visibile una forte discriminazione di genere in molti settori, compito dell’Istituto sarà applicare un sistema unico per la raccolta e l’analisi delle informazioni sulla parità di trattamento tra uomo e donna in Europa.
E’ positivo che l’Istituto abbia sede in un nuovo Stato membro, ovverosia a Vilnius, la capitale della Lituania. Spero che inizi il proprio mandato il prima possibile, perché è una cosa che aspettiamo dal 1995.
Infine, desidero congratularmi con le relatrici per un documento elaborato con estrema cura.
Anna Hedh (PSE). – (SV) Signor Presidente e onorevoli colleghi ancora svegli, l’uguaglianza tra uomo e donna è uno dei principi fondamentali dell’Unione europea, e garantirla è uno dei suoi compiti più importanti. L’UE dovrebbe cercare di assicurare l’uguaglianza in tutte le attività svolte. Pur essendo stati compiuti molti passi avanti in materia, numerosi studi indicano che si tratta di progressi molto lenti. L’UE, ad esempio, non è in grado di raggruppare analisi ed escogitare soluzioni costruttive per l’integrazione dell’uguaglianza e la promozione della parità di genere. Ora, grazie alla creazione di un Istituto europeo per l’uguaglianza di genere, UE e Stati membri dimostrano di attribuire grande priorità a questo tema, e di avere una forte volontà politica nell’impegnarsi ancor di più a superare la diffusa mancanza di uguaglianza.
Oggi mi sento molto orgogliosa, come eurodeputata del gruppo socialista al Parlamento europeo, del fatto che si usi la cooperazione nell’UE per progredire nella lotta alla discriminazione di genere. Ora è importante che tutti gli Stati membri usino l’Istituto e gli forniscano statistiche e informazioni: si tratta, per loro, di un’enorme responsabilità. Per concludere, sono molto felice che sia un nuovo Stato membro, la Lituania, e la città di Vilnius a ospitare questo istituto. Non credo che a questo caso si applichi il principio di prossimità, perché tutti gli Stati membri occupano una posizione centrale. Voglio fare loro gli auguri e ringraziare le relatrici, onorevoli Gröner e Sartori, insieme alla Commissione.
Vladimír Špidla, Membro della Commissione. – (CS) Onorevoli deputati, sono lieto che il Parlamento sia in grado di approvare pienamente il compromesso della Presidenza. Grazie a questo accordo, l’Istituto può entrare in funzione in tempi molto più brevi. La recente decisione degli Stati membri di ubicare la sede a Vilnius dimostra il desiderio comune che l’Istituto sia operativo il prima possibile.
Onorevoli deputati, domani il Parlamento compirà un ulteriore passo avanti nel cammino verso la parità di opportunità. Come sottolineato da molti oratori, resta ancora molta strada da fare.
Presidente. – Desidero ringraziare il Commissario, tutti gli oratori, l’onorevole Záborská e la sua commissione per l’importante lavoro svolto. Auguro all’Istituto una proficua attività, ne abbiamo veramente bisogno.
La discussione è chiusa.
La votazione si svolgerà giovedì.
25. Omologazione degli autoveicoli riguardo alle emissioni e alle informazioni sulla riparazione del veicolo (discussione)
Presidente. – L’ordine del giorno reca la relazione (A6-0301/2006), presentata dall’onorevole Matthias Groote a nome della commissione per l’ambiente, la sanità pubblica e la sicurezza alimentare, sulla proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio relativo all’omologazione degli autoveicoli riguardo alle emissioni e all’ottenimento di informazioni sulla riparazione del veicolo e che modifica la direttiva 72/306/CEE e la direttiva.../.../CE [COM(2005)0683 – C6-0007/2006 – 2005/0282(COD)].
Günter Verheugen, Vicepresidente della Commissione. – (DE) Signor Presidente, onorevoli deputati, vorrei innanzi tutto esprimere la mia gratitudine al relatore, onorevole Groote, per l’instancabile impegno profuso. Egli ci ha permesso di pervenire a un accordo con il Consiglio in prima lettura. Desidero inoltre ringraziare i relatori ombra e, ovviamente, la Presidenza finlandese del Consiglio per gli sforzi compiuti, che ci hanno consentito di giungere rapidamente a una conclusione su questo difficile tema.
Le tre Istituzioni hanno collaborato in maniera costruttiva. Ora abbiamo dinanzi a noi una proposta che stabilisce severi limiti di emissione per i prossimi dieci anni e che, al tempo stesso, fa chiarezza e fornisce incentivi alle innovazioni tecnologiche. Oltre a essere il risultato di sforzi comuni, queste proposte si basano su un’accurata valutazione d’impatto che ha confermato la fattibilità tecnica e finanziaria delle proposte.
Il regolamento proposto è un significativo passo avanti verso il miglioramento della compatibilità ambientale degli autoveicoli. La scadente qualità dell’aria è motivo di grande preoccupazione in tutta l’Unione europea e nuoce gravemente alla salute pubblica. Il regolamento, pertanto, verte principalmente sulle emissioni di particolato e di ossidi di azoto, e si pone come obiettivo il miglioramento della qualità dell’aria.
La Commissione sostiene l’accordo cui si è giunti in prima lettura per quattro motivi. In primo luogo, il compromesso raggiunto tiene conto dei costi e benefici della definizione di valori limite per le emissioni. Per i veicoli a benzina sono stati imposti limiti più severi rispetto ai veicoli diesel, essendo più facile e meno oneroso ridurre le emissioni per i primi che per i secondi. Questo è importante se vogliamo convincere i consumatori a cambiare le vecchie autovetture, che causano maggiori danni all’ambiente, con altre ecologicamente più sostenibili, ma anche più costose.
In secondo luogo, la Commissione approva il calendario per l’introduzione delle norme Euro 5 ed Euro 6. L’intervallo di cinque anni tra l’introduzione delle due norme è importante per consentire l’ulteriore sviluppo di motori conformi al secondo livello, più severo, di emissioni. In terzo luogo, sono lieto per l’accordo raggiunto sull’accesso alle informazioni sulla manutenzione e la riparazione dei veicoli. Per il momento sarà mantenuta la norma OASIS, che in seguito potrà essere rapidamente adeguata per stare al passo con i progressi tecnologici. Gli autoveicoli devono essere ecologici non solo quando sono nuovi di fabbrica, ma anche durante il loro intero ciclo di vita, e non lo si può garantire senza avere accesso alle informazioni sulla loro manutenzione e riparazione.
Infine, credo sia importante raggiungere un consenso sulla questione degli incentivi finanziari, un pacchetto che preveda due fasi per le emissioni, come avvenuto con l’Euro 3 e 4 e ora, nuovamente, con l’Euro 5 e 6. Per l’ambiente e la tecnologia è vantaggioso se entrambi i livelli entrano in vigore come livelli effettivi. Occorre fare la stessa cosa con gli incentivi fiscali. Per tali motivi, la Commissione approva tutti gli emendamenti proposti dal relatore, onorevole Groote.
Matthias Groote (PSE), relatore. – (DE) Signor Presidente, signor Commissario, onorevoli colleghi, vorrei innanzi tutto ringraziare i relatori ombra per la loro proficua e costruttiva collaborazione. Il voto sulla relazione è stato posticipato molte volte, ma, a mio avviso, è valsa la pena aspettare, e i negoziati hanno dimostrato che siamo riusciti a elaborare un compromesso con il Consiglio in prima lettura.
E’ importante adottare il regolamento in prima lettura, perché gli Stati membri necessitano di strumenti per raggiungere gli obiettivi sulla qualità dell’aria da noi stabiliti. E’ deplorevole che, ogni anno, in Europa si registrino 370 000 morti premature a causa della cattiva qualità dell’aria. E’ una cifra scioccante, che deve essere ridotta al minimo. Il compromesso su cui domani saremo chiamati a votare è sostanzialmente diverso dalla proposta della Commissione, perché la commissione per l’ambiente, la sanità pubblica e la sicurezza alimentare ha aggiunto una seconda fase. La cosiddetta fase Euro 6 stabilisce valori limite ambiziosi e realistici. Con questo compromesso, finalmente, affrontiamo con efficacia il problema delle emissioni di particolato ultra fine grazie all’introduzione di appositi filtri. Il valore limite per la massa di particolato è ridotto dai 25 mg/km, previsti dalla fase Euro 4, a 5 mg/km. Rispetto alla norma sulle emissioni Euro 4 oggi applicata, ciò equivale a una riduzione dell’80 per cento.
Inoltre, la misurazione sulla quantità di particolato sarà effettuata, al più tardi, l’1 settembre 2014, con l’entrata in vigore della fase Euro 6. Misurando questo parametro ridurremo i particolati con dimensioni PM 2,5, particolarmente dannosi. Anche questo contribuirà al miglioramento della qualità dell’aria e della salute pubblica in Europa.
Tuttavia, il più grande passo avanti nella lotta alle emissioni degli autoveicoli riguarderà gli ossidi di azoto. In prima battuta si ridurrà il limite a 180 mg/km per le autovetture con motore diesel e a 60 mg/km per quelle a benzina. Rispetto all’odierna norma sulle emissioni Euro 4, ciò corrisponde a una riduzione del 28 per cento sui veicoli diesel e del 25 per cento sui veicoli a benzina. I maggiori progressi, comunque, riguarderanno le autovetture con motore diesel durante la prevista fase Euro 6: l’emissione di ossidi di azoto sarà abbassata del 56 per cento, da 180 mg/km a 80 mg/km.
Per quanto riguarda i tempi, vorrei ricordare che la fase Euro 5 entrerà in vigore il 1o settembre 2009 per i nuovi tipi di veicoli, mentre la fase Euro 6 sarà applicata a partire dal 1o settembre 2014. In realtà, però, gli autoveicoli Euro 5 ed Euro 6 saranno introdotti più rapidamente perché, grazie al regolamento, gli Stati membri hanno la possibilità di promuovere i veicoli rispondenti alle norme di emissione Euro 5 ed Euro 6 nel periodo anteriore al 1o settembre 2009, grazie all’applicazione di incentivi fiscali. Analizzando il passato vediamo che nel 2001, ad esempio, gli autoveicoli rispondenti alle disposizioni Euro 4 erano già disponibili sul mercato, anche se la norma sulle emissioni Euro 4 è entrata in vigore solo il 1o gennaio 2005. Non solo l’Euro 5 garantisce una migliore qualità dell’aria in Europa, ma il regolamento e il compromesso a cui siamo giunti migliorano anche i diritti dei costruttori in Europa. In effetti, ora i consumatori devono effettuare le prove di durata dei dispositivi antinquinamento per 160 000 km, e non per 80 000 km. Inoltre, il capitolo 3 del regolamento protegge i diritti dei consumatori, stabilendo che essi possono continuare a cercare meccanici in maniera autonoma. Ciò è stato possibile garantendo l’accesso alle informazioni sulla riparazione dei veicoli ed elaborando un nuovo formato nel regolamento, il cosiddetto formato OASIS, per la fornitura delle informazioni sulla riparazione.
Inoltre, non posso fare a meno di sottolineare che il regolamento Euro 5 costituisce un buon esempio di snellimento della burocrazia in Europa. Esso, infatti, elimina 25 direttive, e lo considero un ottimo esempio del principio di legiferare meglio.
Per concludere, vorrei chiedervi di appoggiare il compromesso raggiunto per rafforzare i diritti del consumatore e migliorare la qualità dell’aria. Il compromesso è stato negoziato come un unico pacchetto, e qualsiasi modifica porterebbe inevitabilmente a una seconda lettura: questo ci costringerebbe ad aspettare l’adozione di questo strumento, Euro 5, per il miglioramento della qualità dell’aria in Europa e, di conseguenza, a rinviare qualsiasi miglioramento.
Ivo Belet (PPE-DE), relatore per parere della commissione per l’industria, la ricerca e l’energia. – (NL) Signor Presidente, con questa direttiva – e anch’io desidero ringraziare il relatore – compiamo ovviamente considerevoli progressi nel settore della sanità pubblica. Grazie all’installazione obbligatoria dei filtri antifuliggine sui veicoli diesel, l’emissione di polveri sottili è di fatto ridotta dell’80 per cento. Sono cifre di cui tutti dovremmo gioire. Attualmente la speranza di vita nell’Unione europea è, in media, inferiore di otto mesi a causa della presenza di particelle di polveri sottili, di particelle di fuliggine altamente nocive nell’aria, e ogni misura volta a risolvere il problema è, ovviamente, gradita.
Ora è compito degli Stati membri adottare misure fiscali e altri incentivi per togliere al più presto dalla circolazione i motori diesel più vecchi e inquinanti. Se, da una parte, si tratta di un importante passo avanti, dall’altra parte, purtroppo, c’è anche il rovescio della medaglia. E’ davvero deplorevole che i veicoli a trazione integrale siano stati dispensati grazie a una scappatoia, e che i produttori dei cosiddetti veicoli SUV (vetture per il tempo libero) abbiano ottenuto una proroga per adeguarsi alle norme. Signor Commissario, presumo che lei non guidi uno di questi SUV per il semplice motivo che, come lei sa, sono i veicoli che maggiormente producono polveri sottili emettendone un terzo in più rispetto alle normali vetture diesel e, come lei sa, sono le polveri sottili a causare i tumori. Per tale motivo faccio appello ai costruttori affinché si assumano seriamente le proprie responsabilità. La prima casa automobilistica che produrrà un fuoristrada ecocompatibile avrà, a mio avviso, un enorme vantaggio iniziale sulla concorrenza.
Infine, l’opinione pubblica può, e deve, svolgere il proprio ruolo. Ogni acquirente deve rendersi conto che non è nell’interesse della propria salute guidare un veicolo che emette sostanze cancerogene a livelli irresponsabili.
Anja Weisgerber (PPE-DE), relatore per parere della commissione per il mercato interno e la protezione dei consumatori. – (DE) Signor Presidente, desidero innanzi tutto ringraziare il relatore e i relatori ombra per la loro concreta collaborazione. Il regolamento Euro 5 garantirà due cose in futuro: primo, il libero accesso delle officine di riparazione indipendenti alle informazioni di cui hanno bisogno sull’intervento e, secondo, valori limite ambiziosi sulle emissioni per le autovetture di nuova produzione che miglioreranno la qualità dell’aria.
Efficace tutela della salute e promozione delle piccole e medie imprese: questi sono obiettivi che appoggio con tutte le mie forze. Ecco perché voterò a favore del compromesso che abbiamo negoziato con il Consiglio.
Sul primo punto, l’accesso alle informazioni sulla riparazione, occorre tenere presente che le nuove autovetture sono dotate di un eccessivo numero di componenti automobilistici con controllo elettronico, che non si possono riparare senza specifiche informazioni fornite dal produttore. Ecco perché i meccanici indipendenti richiedono l’accesso a questo tipo di informazioni. E’ un aspetto importante anche per i consumatori che, in futuro, potranno decidere a quale meccanico rivolgersi per le riparazioni o la manutenzione. Questo promuove la concorrenza, contribuendo così a ridurre i prezzi.
A mio avviso, però, nostro scopo ultimo dovrebbe essere l’integrazione del regolamento relativo all’ottenimento di informazioni sulla riparazione nella nuova direttiva quadro sull’omologazione. A livello giuridico e tematico, per le norme sarebbe un contesto più adeguato rispetto a un regolamento sui valori limite delle emissioni. A tale riguardo, sono lieta di comunicare che il Consiglio ha adottato l’idea che abbiamo sviluppato nella commissione per il mercato interno e la protezione dei consumatori.
Una breve osservazione sul secondo punto, i nuovi valori limite delle emissioni: essi rendono quasi obbligatori i filtri antifuliggine. Si tratta di un importante passo avanti verso il miglioramento della qualità dell’aria. E’ anche giusto stabilire immediatamente i nuovi valori limite di Euro 6, permettendo così alle case automobilistiche di progettare per tempo e investire, promovendo in tal modo l’innovazione. Domani adotteremo un regolamento Euro 5 a favore di una migliore tutela della salute che, al contempo, rafforza le piccole e medie imprese.
Bogusław Liberadzki (PSE), relatore per parere della commissione per i trasporti e il turismo. – (PL) Signor Presidente, la commissione per i trasporti e il turismo ha dato una valutazione positiva dell’iniziativa della Commissione europea riguardante la direttiva proposta, presentando altresì proposte di emendamento. Sono lieto di vedere che la relazione dell’onorevole Groote tiene conto di queste proposte.
Abbiamo esaminato alcuni punti. Innanzi tutto, gli effetti positivi del progetto di direttiva sull’ambiente sono chiari. Il secondo aspetto riguarda il costo di attuazione delle nuove norme. Sembra che si tratti di norme ragionevoli, che non avranno grandi ripercussioni sui prezzi dei nuovi autoveicoli. Questi cambiamenti, quindi, non devono impedire l’acquisto di nuove automobili o allungare la durata di vita di quelle più vecchie.
Infine, i costruttori dell’Unione europea saranno in grado di soddisfare i nuovi requisiti e, nel caso di veicoli importati, potremo obbligare i produttori stranieri a soddisfare i nostri requisiti. Vi sono quindi alcuni aspetti positivi che vorrei sottolineare.
Sono stati analizzati anche la liberalizzazione della produzione e il volume delle vendite dei pezzi di ricambio, prendendo in considerazione tre parti interessate. Il primo gruppo è costituito dalle principali case automobilistiche, che esprimono alcune riserve. Le altre parti, vale a dire i produttori di pezzi di ricambio e le officine di riparazione, sono soddisfatte del progetto di direttiva.
I risultati attesi prevedono una possibile riduzione dei prezzi delle riparazioni e dei pezzi di ricambio per i veicoli, a beneficio degli utenti, che potrebbe oltremodo compensare un possibile aumento dei costi delle nuove automobili e rivelarsi, quindi, un vantaggio.
Martin Callanan, a nome del gruppo PPE-DE. – (EN) Signor Presidente, vorrei iniziare ringraziando il relatore e i relatori ombra, l’onorevole Groote, l’onorevole Krahmer e, in particolare, l’onorevole Harms per l’eccellente collaborazione dimostrata riguardo a questa relazione. Siamo stati tutti coinvolti in lunghi e complessi negoziati con il Consiglio e la Commissione, e sono lieto che si sia raggiunta una conclusione soddisfacente, perlomeno sotto quasi tutti i punti di vista.
Il mio gruppo accoglie con favore il risultato di questi negoziati. La relazione è equilibrata non solo perché affronta il problema dell’inquinamento atmosferico alla fonte, ma anche perché tiene conto delle preoccupazioni del tutto legittime di un’industria europea che ha riscosso ottimi risultati. Come sottolineato dai precedenti oratori, il calendario convenuto si basa sul pacchetto, adottato dalla commissione per l’ambiente, la sanità pubblica e la sicurezza alimentare, Euro 5 ed Euro 6, che entreranno rispettivamente in vigore nel 2009 e nel 2014.
Approvo il lavoro svolto dalla collega, onorevole Weisgerber, sull’accesso alle informazioni sulle riparazioni. Si tratta di un paragrafo controverso su cui, tuttavia, abbiamo raggiunto un’ottima conclusione.
I valori limite decisi per le fasi Euro 5 ed Euro 6 sono requisiti rigorosi, ma raggiungibili. Benché la riduzione dei NOx sia estremamente auspicabile, dobbiamo ricordarci che essa sarà possibile solo con un aumento delle emissioni di CO2. I limiti di particolato sono tanto rigorosi quanto fattibili, e richiederanno l’installazione di filtri di particolato sull’intera gamma di veicoli diesel Euro 5, con considerevoli vantaggi per la qualità dell’aria.
Per quanto riguarda la disposizione sui veicoli di categoria M1, sono molto lieto del compromesso raggiunto. Non dimentichiamoci che si tratta di veicoli fondamentali per molte persone, e che ci sono motivi più che legittimi per renderli oggetto di disposizioni specifiche che prevedono limiti leggermente più alti, a testimonianza del fatto che le emissioni aumentano in base alla massa del veicolo. Nel regolamento dobbiamo evitare di incentivare i costruttori in maniera perversa spingendoli a sostituire, in questi veicoli, motori diesel con motori a benzina, in quanto ciò comporterebbe un aumento delle emissioni di CO2 che tutti noi vogliamo evitare.
Presidente. – Io guido un’Audi diesel, quindi sono interessato a questa discussione. Grazie per i vostri gentili commenti. Presiedo la seduta dalle 21:00. Mi ritempra il caffè e un superalcolico portoghese dal nome sconosciuto datomi dall’usciere, perché è Natale. Quindi, se brancolerò nel buio prima della fine del dibattito, non stupitevi!
Dorette Corbey, a nome del gruppo PSE. – (NL) Signor Presidente, è a causa della pessima qualità dell’aria di molte città europee che i veicoli devono diventare meno inquinanti, e possiamo farlo perché siamo dotati della tecnologia necessaria.
Domani voteremo sulle norme Euro 5 che riducono di molto il tasso di inquinamento, soprattutto per quanto riguarda le vetture diesel. Vorrei ringraziare il relatore, onorevole Groote, per l’impegno profuso. Benché il compromesso abbia comportato considerevoli miglioramenti, desidero fare alcune osservazioni.
Innanzi tutto non sono molto contenta della procedura. E’ stato deciso di avere un accordo in prima lettura che, come procedura in cui si prendono decisioni di nascosto, non è molto trasparente. La si potrebbe giustificare se avessimo molta fretta, ma non è così per l’Euro 5, poiché le norme non entreranno in vigore prima di settembre 2009. Sarebbe stato preferibile prevedere una seconda lettura, perché ci avrebbe dato la possibilità di pervenire a una posizione in plenaria prima di discuterla con il Consiglio.
Inoltre, sono un po’ confusa riguardo ai contenuti. Come ho detto, sono lieta delle norme convenute, più severe rispetto alla proposta della Commissione. Non sono contenta, però, del trattamento speciale riservato alle vetture per il tempo libero perché, in base all’emendamento di compromesso n. 91, non dovranno conformarsi ai requisiti sulle emissioni applicabili alle autovetture sino al 2012. Sono proprio questi veicoli – e a tale proposito mi unisco all’onorevole Belet – che sono la maggiore fonte di inquinamento a dover essere soggette a norme ambientali più rigorose.
Oltre a ciò, mi dispiace che l’emendamento n. 59, che consente agli Stati membri di adottare misure più radicali, non sia stato incluso nel pacchetto di compromesso. L’emendamento è stato approvato a grande maggioranza in seno alla commissione per l’ambiente, la sanità pubblica e la sicurezza alimentare. Nella precedente legislazione si consentiva maggiore flessibilità, e lo stesso vale per l’Euro 5. La California, negli Stati Uniti, è stata molto più libera di imporre requisiti ambientali più severi ai nuovi autoveicoli di quanto non lo siano stati i Paesi Bassi nel mercato interno dell’UE, che è diventato una costrizione, una cosa che sempre più europei ritengono inaccettabile. In realtà, requisiti più severi in uno o più Stati membri potrebbero rappresentare un grande incentivo per l’innovazione.
Holger Krahmer, a nome del gruppo ALDE. – (DE) Signor Presidente, i ringraziamenti sono dovuti innanzi tutto al relatore per avere prodotto questo eccellente lavoro. E’ un grande complimento, Matthias, perché non tutti i giorni tesso lodi ai socialdemocratici.
La stretta collaborazione tra i relatori ha largamente contribuito al fatto che siamo riusciti a raggiungere un buon compromesso e un consenso in prima lettura. Con l’Euro 5 il problema delle particelle di fuliggine dei veicoli diesel è praticamente risolto, le emissioni di particolato sono ridotte dell’80 per cento e, grazie ai moderni filtri per motori e ai filtri di particolato, molte nuove autovetture diesel saranno dotate di uno scarico che farà fuoriuscire dalla parte posteriore aria più pulita di quella aspirata nella parte anteriore. Inoltre, assicuriamo una drastica riduzione degli ossidi di azoto emessi dai veicoli diesel. In qualità di relatore per la direttiva sulla qualità dell’aria, vorrei che tutti i sistemi tecnici fossero così puliti e avessero la stessa efficienza energetica delle più recenti autovetture.
Sono lieto che abbiamo convenuto un calendario realistico per l’introduzione dei nuovi valori limite, che tiene conto dei cicli di produzione della moderna industria automobilistica. La “fazione verde” dell’Assemblea vorrebbe introdurre prima l’Euro 5 e l’Euro 6, oltre a valori limite più severi per gli ossidi di azoto, come del resto vogliamo tutto noi; la “fazione verde” ha anche ragione nel dire che la tecnologia per farlo già esiste, ovviamente, ma qui non possiamo perseguire politiche illusorie. Le imprese non hanno solo responsabilità, ma corrono anche rischi. Le tecnologie non devono solo essere disponibili, ma anche commerciabili e alla portata del consumatore. Per l’ambiente è inutile avere autovetture nuove e pulite, ma non accessibili, che non consentono quindi di togliere quelle vecchie dalla circolazione.
Anche oggi non sono le nuove automobili a costituire il problema. Oltre la metà di tutte le autovetture in Europa rispetta solo la norma Euro 3, o addirittura quelle inferiori, e il nostro obiettivo deve essere rinnovare completamente il parco macchine in circolazione. Siamo stati generosi con le deroghe per i veicoli M1, ma credo sia giustificato, poiché i loro effetti sull’ambiente sono relativamente limitati. Il fatto è che i veicoli pesanti adibiti al trasporto di persone sono molto amati dai consumatori, che hanno tendenza ad acquistare autovetture più grandi. Tuttavia, non è compito del legislatore muovere critiche in tal senso. In un’economia di mercato – e quando si parla di decisioni ambientali lo ricordo sempre alle persone – la decisione di acquistare spetta, alla fine, al consumatore. Vengo dal sistema dell’ex RDT, dove la leadership di Stato e di partito decideva per noi quale fosse il migliore veicolo per ogni individuo, ed è un sistema a cui non voglio tornare.
Rebecca Harms, a nome del gruppo Verts/ALE. – (DE) Signor Presidente, signor Commissario, onorevoli colleghi, devo dire che noi, relatori ombra, ci siamo molto divertiti con il relatore, onorevole Groote. Qualche volta eravamo d’accordo, qualche volta no, anche se, alla fine del compromesso, mi chiedo se la commissione per l’ambiente, la sanità pubblica e la sicurezza alimentare fosse veramente il principale responsabile dei negoziati. Se ora valuto l’intero pacchetto, ho l’impressione che la proposta tenda a essere stata elaborata dalla commissione per l’industria, la ricerca e l’energia.
Vorrei brevemente spiegare la mia posizione, diversa da quella che l’onorevole Krahmer definisce “la fazione verde dell’Assemblea”. Noto che questo Parlamento, ovviamente, non sembra capace di sostenere con coerenza gli incentivi alle innovazioni tecnologiche che potrebbero avere effetti positivi sull’ambiente. I filtri di particolato che adesso richiediamo per l’Euro 5 – a partire più o meno dall’autunno 2009 – sono già disponibili. Non capisco perché abbiamo concesso un’artificiosa proroga politica a questo processo. Anche le tecnologie volte a ridurre gli ossidi di azoto sono già disponibili: non riesco assolutamente a capire perché debbano essere rese obbligatorie solo a partire dal 2014 e 2015. A mio avviso, questa esitazione sull’innovazione tecnologica dovuta a motivi politici non è giustificabile.
Un altro interrogativo che ritengo importante è il seguente: perché oggi non è possibile prevedere incentivi fiscali per tecnologie ambiziose che riducono l’ossido di azoto? La mancanza di ambizione in questo regolamento Euro 5 ed Euro 6 culmina simbolicamente nella deroga incredibilmente generosa concessa ai veicoli pesanti adibiti al trasporto di persone. Non capisco perché si debba fare un’eccezione a lungo termine – che si protrarrà a lungo nel prossimo decennio – proprio per questi veicoli sporchi e pericolosi dal punto di vista ambientale. Credo che, in questo modo, non si faccia altro che lanciare un segnale politico irrazionale e insostenibile.
Presidente. – A dire la verità, io guido un’Audi Quattro.
Jens Holm, a nome del gruppo GUE/NGL. – (EN) Signor Presidente, io vado in bicicletta – per me è abbastanza!
Signor Presidente, desidero ringraziare il relatore, onorevole Groote, per il suo lavoro costruttivo. Noi del gruppo confederale della Sinistra unitaria europea/Sinistra verde nordica e del gruppo Verde/Alleanza libera europea desideriamo, tuttavia, apportare alcuni fondamentali miglioramenti a tre settori. Vogliamo che questa legislazione entri in vigore prima del compromesso raggiunto con il Consiglio: sia l’ambiente sia i consumatori europei ne trarranno beneficio. Inoltre, vogliamo siano previste condizioni più severe riguardo alle emissioni dei veicoli diesel e che vi sia neutralità sul carburante tra diesel e benzina. Un terzo emendamento importante riguarda i veicoli con trazione integrale, ai quali non vogliamo siano concesse deroghe.
Per concludere, anch’io voglio mettere una buona parola per l’emendamento dell’onorevole Blokland sulla possibilità per gli Stati membri di prevedere una normativa più severa nel settore. Il fatto che possano farlo dovrebbe essere implicito quando prendiamo decisioni, ma purtroppo non lo è. Tutto il merito spetta anche, in questo caso, al gruppo Indipendenza/Democrazia.
Johannes Blokland, a nome del gruppo IND/DEM. – (NL) Signor Presidente, quando si parla di miglioramenti della qualità dell’aria mi piacerebbe vedere alcuni rapidi cambiamenti nella giusta direzione; per tale motivo, un accordo in prima lettura sulle nuove norme di emissione per i veicoli non può che essere gradito. Tuttavia, considerando che queste norme non entreranno in vigore per alcuni anni, mi chiedo perché ora si abbia tanta fretta. Le norme Euro 5 non diventeranno effettive prima del 2009 e, anche allora, non si applicheranno a tutti i tipi di veicoli fino al 2011. Le norme Euro 6 non saranno globalmente introdotte fino al 2015. A mio avviso, avremmo dovuto prenderci un po’ più di tempo per garantire un risultato migliore. Ecco perché voterò a favore dei tre emendamenti proposti dal gruppo Verde/Alleanza libera europea.
Vari Stati membri si stanno impegnando a fondo per migliorare la qualità dell’aria. Per rispettare le norme europee sulla qualità dell’aria, sono pronti ad adottare misure più ampie. Nei Paesi Bassi la gente voleva introdurre in anticipo le norme Euro 5, ma la Commissione non l’ha permesso dicendo che si sarebbero potute causare distorsioni nel mercato interno. Si tratta, secondo me, di una situazione inaccettabile, tanto più se consideriamo che le misure sono necessarie per garantire buoni livelli di qualità dell’aria e che, oltretutto, gli Stati membri possono, in base al Trattato, adottare misure di maggiore portata per tutelare l’ambiente.
Per tale motivo ho riproposto l’emendamento n. 59 della commissione per l’ambiente, la sanità pubblica e la sicurezza alimentare, per sancire chiaramente che gli Stati membri hanno la facoltà di adottare misure a più largo respiro per soddisfare gli standard previsti in materia di qualità dell’aria. L’emendamento è stato approvato a larga maggioranza dalla commissione per l’ambiente e, in quanto tale, merita il sostegno della grande maggioranza dell’Assemblea, sostegno che, sono lieto di constatare, è già stato promesso da alcuni oratori.
Jacques Toubon (PPE-DE). – (FR) Signor Presidente, vorrei innanzi tutto congratularmi con l’onorevole Groote, l’onorevole Weisgerber e l’onorevole Callanan, oltre che con la Presidenza finlandese, che hanno fatto un lavoro degno di nota su questa questione per raggiungere una posizione di compromesso soddisfacente, sia in seno al Consiglio sia con tutti i deputati al Parlamento europeo.
La norma Euro 5 contribuirà sensibilmente a un ulteriore miglioramento della qualità dell’aria. Stabilendo regole armonizzate per la costruzione di veicoli a motore in materia di emissioni atmosferiche, la norma Euro 5 è parte integrante di una più ampia strategia tesa a trattare gli effetti nocivi dell’inquinamento atmosferico sulla salute e sull’ambiente. Si tratta di un passo importante.
Il calendario di applicazione delle norme Euro 5 ed Euro 6 con, rispettivamente, il 2009 e il 2014 come date di entrata in vigore, è indubbiamente impegnativo, ma anche gestibile per il settore economico, e l’introduzione della proroga di un anno per adottare le misure di attuazione comporterà maggiore flessibilità per l’industria, cosa di cui mi rallegro.
Per quanto riguarda l’accesso alle informazioni sulla riparazione dei veicoli, che rappresenta una sfida per i costruttori e le PMI, sono finalmente soddisfatto del compromesso raggiunto al riguardo e del ricorso, in prima istanza, alla norma OASIS. Prendo atto, in particolare, della possibilità concessa di rivedere le disposizioni sull’accesso alle informazioni tecniche e di consolidarle nel quadro della revisione della direttiva sull’omologazione: lo dobbiamo all’onorevole Weisgerber.
Credo, infine, che dobbiamo rimanere attenti alla questione del rinnovo del parco automobili nell’Unione. Vorrei che l’Europa fungesse da guida e incoraggiasse i paesi emergenti, dove il numero di veicoli in circolazione è in costante aumento, a recuperare gradualmente il ritardo riguardo alle norme Euro sulle emissioni. Ora vogliamo un accordo in prima lettura basato su questo compromesso.
Péter Olajos (PPE-DE). – (HU) La relazione in esame è eccellente, e desidero congratularmi con i suoi autori. Vorrei congratularmi, in particolare, con gli onorevoli Matthias Groote, Anja Weisgerber e Martin Callanan a nome del gruppo del Partito popolare europeo (Democratici cristiani) e dei Democratici europei. Questa proposta costituisce un compromesso delicato, di difficile attuazione, tra le esigenze del traffico, il potenziale tecnico ed economico e i nostri crescenti problemi ambientali.
L’Unione è all’avanguardia nella regolamentazione dei motori di autoveicoli a bassa emissione di sostanze inquinanti, ma sembra che, nella quotidianità, le misure di lotta all’inquinamento siano in fase iniziale, tutt’altro che al passo coi tempi. Da anni i costruttori fanno a turno per presentarci prototipi innovativi che possono funzionare a elettricità, a idrogeno o con biocarburanti, ma questi progetti poi finiscono in bella mostra nei saloni d’esposizione. Il punto è: perché succede? Per lo stesso motivo per cui adesso stiamo parlando di veicoli Euro 5 ed Euro 6, mentre non solo vetture Euro 4, ma soprattutto vetture Euro 2 ed Euro 3 sono ancora in circolazione.
Il motivo è che gli Stati membri non promuovono abbastanza le nuove tecnologie, la diffusione di combustibili alternativi o la permuta di veicoli vecchi e ormai datati per nuove autovetture. Dicono di non avere gli strumenti? Invece potrebbero farlo! Potremmo usare incentivi fiscali per incoraggiare le persone a comprare tecnologia più avanzata, dando più fondi a favore di ricerca e sviluppo e di progetti pilota. In tal modo, potremmo ridurre sensibilmente i costi dell’acquisto delle nuove tecnologie. Possiamo poi stimolare la gente a cambiare tecnologia, in larga misura, mediante campagne di educazione e sensibilizzazione, e offrendo agevolazioni sui parcheggi e sui trasporti.
Credo che questa sia la strada che ci porterà a raggiungere gli obiettivi di Lisbona. E’ l’unica soluzione in grado di risolvere il problema sempre più grave della gestione della qualità dell’aria nelle nostre città.
Zita Pleštinská (PPE-DE). – (SK) Nel programma “Aria pulita per l’Europa”, la Commissione europea ha indicato numerosi settori come le principali fonti di inquinamento ambientale. Tuttavia, sembrerebbe che le misure previste si limitino al settore dell’automobile. Oggi stiamo decidendo le norme Euro 5 ed Euro 6 che imporranno limiti di emissione estremamente bassi.
Comprendo il motivo per cui l’adozione dell’Euro 6 in questa proposta darà maggiori certezze ai costruttori, perché in tal modo sapranno quando e di quanto dovranno ridurre le emissioni degli autoveicoli. D’altro canto, dobbiamo analizzare la situazione da una prospettiva a lungo termine e tenere presente che le emissioni degli autoveicoli sono state sensibilmente ridotte negli ultimi trent’anni, ad esempio di addirittura il 95 per cento nel caso delle polveri solide. Non possiamo fare a meno di chiederci se, alla fine, non avremo vetture perfettamente pulite che gran parte delle persone non potrà permettersi. Per tale motivo, gli studi d’impatto devono anche tenere conto delle implicazioni economiche delle future riduzioni dei limiti di emissione degli autoveicoli.
In Slovacchia, l’età media degli autoveicoli in circolazione è di gran lunga superiore al resto d’Europa. Ciò è dovuto al fatto che molti cittadini non possono ancora permettersi una nuova automobile. Per quanto attiene all’accessibilità delle informazioni sulla riparazione dei veicoli, capisco l’importanza di sostenere le piccole e medie imprese. Tuttavia, non si sa ancora se riusciremmo a garantire un’adeguata tutela della proprietà intellettuale per i costruttori di autoveicoli.
Sono lieta che, nella sua relazione, l’onorevole Weisgerber abbia avuto l’idea di definire una direttiva quadro a sé stante sull’accesso alle informazioni sulla riparazione dei veicoli. Ero nella schiera degli eurodeputati che aveva proposto emendamenti per eliminare questa parte della proposta, perché l’accesso alle informazioni deve essere oggetto di un atto legislativo distinto, e non rientrare in una proposta sulla riduzione delle emissioni. Spero che, nel prossimo futuro, la Commissione europea avanzi una proposta di direttiva quadro che assicuri un equilibrio tra l’accesso alle informazioni e la tutela della proprietà intellettuale.
Richard Seeber (PPE-DE). – (DE) Signor Presidente, mi congratulo con l’onorevole Groote per il pacchetto elaborato con gli altri relatori ombra. Credo che, sicuramente, avrebbe potuto essere più ambizioso. Vengo dal Tirolo, una regione gravemente colpita dalle emissioni degli autoveicoli. Siamo dinanzi a una serie di questioni tra loro collegate. Da una parte, parliamo di microcosti che vogliamo imputare ai costruttori, che, a loro volta, cercano di riversarli sugli acquirenti; dall’altra parte, parliamo di macrobenefici, ovverosia della salute. E’ difficile trovare il giusto equilibrio.
Nel complesso il compromesso è sostenibile e, a dire il vero, quanto detto dall’onorevole Pleštinská è giusto. In fin dei conti non si tratta solo di avere norme elevate e rigorose; molti altri fattori hanno un’incidenza significativa sulle effettive emissioni del traffico, ad esempio l’età dei veicoli in circolazione o lo stile di guida delle persone. Forse i colleghi di Strasburgo che vedo guidare a 160 km all’ora in autostrada noteranno che le emissioni di particolato di un veicolo Euro 5 sono molto più alte rispetto a un veicolo Euro 0 che attraversa la regione a 90 km all’ora. In questo caso dobbiamo essere onesti e dire, per una volta, che l’industria europea ha fatto moltissimo per arginare il problema.
Quando i colleghi dicono che gli americani o i californiani sono un esempio lampante, posso solo suggerire che si rechino in quei posti: in quei paesi il motore standard è un vecchio motore a benzina V8, che consuma circa 20 litri ogni 100 chilometri. Se devo prendere la California ad esempio, allora, benché il mio connazionale Schwarzenegger ne sia governatore, devo dire che la situazione è totalmente irrealistica.
Quello che abbiamo dinanzi a noi, quindi, è un compromesso sostenibile, e lo dico come abitante del Tirolo, come persona che trova particolarmente difficile definirlo in tal modo. Lo dico anche rivolgendomi alla Commissione, perché è importante cercare di sostenere insieme l’intero pacchetto e avere norme più severe in futuro. Nel complesso, però, è importante adottare un approccio radicale al problema, e non concentrarsi su un unico aspetto.
Karsten Friedrich Hoppenstedt (PPE-DE). – (DE) Signor Presidente, signor Commissario, onorevoli colleghi, desidero innanzi tutto congratularmi con il relatore, onorevole Groote, originario del paese produttore di automobili e della Bassa Sassonia, una provincia tedesca che produce molti autoveicoli, motivo per cui si è dato la pena di prendere in considerazione anche il punto di vista dell’industria. Abbiamo sentito – e non entrerò nei dettagli – che c’è urgente bisogno di agire. E’ quanto abbiamo fatto.
Con l’ulteriore sviluppo delle norme Euro, abbiamo indubbiamente compiuto un passo decisivo nel contesto della politica ambientale europea, un passo che è anche tollerabile per l’industria automobilistica. Come già ribadito a più riprese, gli effetti delle norme Euro sono incredibilmente positivi, tanto che i paesi non europei si stanno già orientando in questo senso.
Vorrei prendere la Cina a titolo di esempio, poiché ho potuto seguire lo sviluppo del paese in qualità di membro della delegazione per la Cina. Solo sei settimane fa ho tenuto una conferenza nel corso del forum cinese dell’industria automobilistica a Shanghai e ho parlato delle attività della politica ambientale europea che prevedono un dialogo con l’industria automobilistica. In quell’occasione ho appreso che, nel 2007, la Cina introdurrà limiti di emissioni che corrispondono alla norma Euro 3, riducendo così le emissioni di sostanze inquinanti del 30 per cento. Nel 2010 entreranno nella prossima fase, che corrisponde alla norma Euro 4. Uno dei motivi per cui utilizzano le norme europee in campo ambientale è sicuramente l’espansione dell’industria automobilistica cinese, che vuole competere con il nostro mercato e, pertanto, deve uniformarsi alle norme europee. Lo potremmo definire un gradito effetto secondario degli ostacoli che si frappongono all’entrata nel nostro mercato. Accolgo con grande favore il fatto che le norme Euro esercitino un’influenza anche oltre i confini europei perché, dal punto di vista globale, se l’Europa dovesse essere l’unica ad adottarle, gli effetti sarebbero relativamente limitati, e la nostra competitività ne risulterebbe compromessa. Tutte le persone coinvolte hanno accettato questo compromesso e, dal momento che l’abbiamo raggiunto, domani potremo votare su una proposta equilibrata sulle norme Euro 5 ed Euro 6.
Ora, comunque, spetta alla tanto redditizia industria dei combustibili partecipare più attivamente a questo processo e migliorare la compatibilità ambientale dei carburanti, cosicché l’onere delle costose migliorie non gravi unicamente sull’industria automobilistica.
Günter Verheugen, Vicepresidente della Commissione. – (DE) Signor Presidente, onorevoli deputati, vi sono tre temi su cui mi vorrei soffermare. Il primo è quello dei grandi fuoristrada. Per rispondere a una domanda posta in precedenza posso dire che, personalmente, non possiedo un’automobile. Mi muovo a piedi o in treno. Sono rimasto un po’ sconcertato quando l’onorevole Belet ha criticato la Commissione per avere previsto un’eccezione per i grandi e costosi veicoli fuoristrada.
Mi dispiace, ma è stata proprio la Commissione a proporre di non fare alcuna eccezione, e il Parlamento a insistere perché venisse fatta per questi veicoli. Non lasciamoci fuorviare. Cerchiamo tutti di mostrare un po’ di comprensione e di capire le argomentazioni. Ad ogni modo, non riesco veramente a capire cosa intenda l’onorevole Krahmer dicendo che, fondamentalmente, se qualcuno ha abbastanza soldi per comprare un’automobile particolarmente grande e costosa acquisisce, al tempo stesso, il diritto di inquinare di più. Con tutta la mia buona volontà, non riesco a condividere questa opinione.
Il problema, detto in termini molto semplici, è che, come molto giustamente sottolinea l’onorevole Groote, ci troviamo dinanzi a un compromesso che rientra in un pacchetto completo. Avete certamente notato che la Commissione non è per niente soddisfatta di un aspetto del compromesso. Questo, tuttavia, non cambia in alcun modo il fatto che vi esortiamo a votare tutti a favore del pacchetto di compromesso senza presentare emendamenti del tipo descritto perché, altrimenti, l’intero pacchetto verrà a cadere, e non sarà proprio più possibile dire quando raggiungeremo una soluzione in merito. Qualche volta bisogna solo stringere i denti o ingoiare il rospo, come diciamo in tedesco.
Permettetemi, per concludere, di aggiungere solo una cosa per rispondere a un’argomentazione oggi usata da alcuni oratori, legata all’età dei veicoli in circolazione in Europa e all’impatto che effettivamente avranno questi regolamenti. E’ un problema molto serio. Nel concreto, la maggioranza dei veicoli in circolazione sulle nostre strade non è ovviamente attrezzata per conformarsi ai più recenti regolamenti sui gas di scarico.
In effetti, ogni anno viene sostituito solo l’8 per cento dei veicoli in circolazione sulle strade europee: ci vorranno quindi oltre dieci anni per sostituire tutto il nostro parco macchine. Così facendo, ad esempio, la norma Euro 4 probabilmente si applicherà a tutti i veicoli in circolazione solo nel 2015 o 2016. Queste sono le realtà di fatto, e sarebbe cosa molto gradita se riuscissimo a convincere i consumatori a dotarsi di autoveicoli poco inquinanti con maggiore rapidità. Affinché questo succeda, però, questi veicoli devono rimanere alla portata di tutti. Non abbiamo modo di farlo, ed è per tale motivo che, in ultima analisi, credo che la proposta in esame, che vi raccomando di adottare, sia senz’altro la migliore possibile.
Presidente. – Signor Commissario, non mi riferivo alla lingua, bensì all’estensione geografica del dibattito. Ci sono stati esattamente sette deputati tedeschi intervenuti nella discussione – cosa degna di nota – tre olandesi e solo un deputato per altri Stati membri. Bene per la Germania e, ovviamente, per lei!
Desidero ringraziare il relatore, il relatore ombra, tutti i relatori per parere e gli oratori intervenuti nel dibattito.
La discussione è chiusa.
La votazione si svolgerà mercoledì.
Dichiarazione scritta (articolo 142 del Regolamento)
James Nicholson (PPE-DE). – (EN) Quando si parla di questioni inerenti all’inquinamento ambientale è di fondamentale importanza trovare il giusto equilibrio tra la necessità di garantire il progresso economico e offrire un’opportunità concreta di ridurre le emissioni, riducendo in tal modo i rischi per la salute. Ringrazio il relatore per avere elaborato un documento che, nel complesso, garantisce questo equilibrio. E’ ovvio che dobbiamo impegnarci più a fondo per risolvere il problema delle emissioni dei veicoli derivanti dall’uso di combustibili fossili. E’ necessario avere valori limite ragionevoli per le emissioni di monossido di carbonio, idrocarburi, ossidi di azoto e particolato. Potrebbero esserci divergenze di opinione sui possibili valori limite, ma sembra sia stato raggiunto un compromesso ragionevole.
26. Composizione del Parlamento: vedasi processo verbale
27. Ordine del giorno della prossima tornata: vedasi processo verbale