Presidente. – L’ordine del giorno reca in discussione congiunta:
– la relazione (A6-0466/2006), presentata dall’onorevole Jackson a nome della commissione per l’ambiente, la sanità pubblica e la sicurezza alimentare, sulla proposta di direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio relativa ai rifiuti [COM(2005)0667 – C6-0009/2006 – 2005/0281(COD)]
– la relazione (A6-0438/2006) presentata dall’onorevole Blokland a nome della commissione per l’ambiente, la sanità pubblica e la sicurezza alimentare, sulla strategia tematica per il riciclaggio dei rifiuti [2006/2175 (INI)].
Stavros Dimas, Μembro della Commissione. – (EL) Signora Presidente, innanzi tutto ringrazio il Parlamento europeo e, in particolare, i relatori, onorevoli Jackson e Blokland, per le eccezionali relazioni, la commissione per l’ambiente, la sanità pubblica e la sicurezza alimentare, l’onorevole Gutiérrez-Cortines e la commissione per l’industria, la ricerca e l’energia per il parere che ha stilato in prima lettura.
Le politiche in materia di rifiuti svolgono un ruolo fondamentale nella riduzione dell’impatto ambientale connesso all’uso delle risorse naturali. Gli obiettivi principali della strategia tematica e della proposta di direttiva vertono sulla prevenzione della produzione di rifiuti e, laddove la produzione non può essere evitata, si punta a minimizzarne gli effetti sull’ambiente e sulla salute pubblica.
Negli ultimi trent’anni l’Unione europea ha sviluppato politiche e normative importanti in tema di rifiuti allo scopo di proteggere la salute pubblica e l’ambiente.
La Commissione nell’attuale revisione della direttiva sui rifiuti si prefigge di portare il quadro legislativo in linea con le attuali sfide di ordine ambientale. La politica aggiornata tiene conto dei progressi compiuti nel campo dell’innovazione ecologica e sostiene le conoscenze d’avanguardia sull’uso sostenibile delle risorse naturali. Il pacchetto di misure proposto ha i seguenti scopi:
– in primo luogo, ridurre l’impatto ambientale dei rifiuti nel corso dell’intero ciclo di vita;
– in secondo luogo, assegnare priorità alla prevenzione della produzione di rifiuti. Questo sforzo richiede un intervento a livello nazionale, regionale e locale. Gli Stati membri devono mettere in atto politiche tese a prevenire la formazione di rifiuti mediante programmi nazionali obbligatori. In questo modo, si contribuirà ad invertire le tendenze attuali che segnano un aumento nella quantità di rifiuti. Analogamente gli obiettivi a livello nazionale contribuiranno a ridurre le quantità di rifiuti a livello comunitario;
– in terzo luogo, promuovere il riciclaggio, fissando norme atte a salvaguardare la qualità dei materiali riciclabili. In questo modo si favorirà la fiducia nei materiali riciclati e se ne aumenterà la domanda nel mercato interno. Proponiamo che ciò avvenga usando criteri tesi a determinare il momento in cui i rifiuti riciclati perdono la loro caratteristica di “rifiuti”;
– in quarto luogo, le misure proposte puntano altresì a modernizzare e semplificare la normativa in materia di rifiuti. Alcune definizioni sono state chiarite, allorché in passato erano fonte di difficoltà e di interpretazioni contraddittorie. L’obiettivo della strategia e della direttiva è di conseguire un equilibrio, di preservare quanto ha funzionato negli ultimi trent’anni e al contempo di modernizzare il quadro legislativo per i decenni a venire.
Per concludere, desidero formulare due importanti osservazioni in relazione alla direttiva quadro sui rifiuti:
– in primo luogo, il testo che emerge dalla procedura di codecisione deve essere chiaro e garantire certezza giuridica. Alcuni degli emendamenti presentati non salvaguardano questa chiarezza giuridica, soprattutto quelli che vertono sulla distinzione tra riciclaggio e smaltimento;
– in secondo luogo, se vogliamo che l’atto legislativo in questione sia efficace sul piano ambientale, esso deve mantenere la propria qualifica di direttiva quadro. In altre parole deve essere un quadro giuridico stabile e chiaro che al contempo sia sufficientemente flessibile in modo da potersi adattare ad esigenze mutevoli.
Caroline Jackson (PPE-DE), relatore. – (EN) Signora Presidente, è bello vederla in veste di Presidente di seduta! Questa direttiva è l’importantissimo successore della prima direttiva quadro e svela anche la mia età, poiché mi ricordo dell’approvazione della direttiva quadro sui rifiuti del 1975. All’epoca l’opinione pubblica guardava con stupore al fatto stesso che l’Europa si occupasse di rifiuti.
Vista la presumibile longevità di siffatte misure, è importante definirle correttamente. Non vogliamo una replica, come ha detto il Commissario, di quanto è accaduto recentemente, laddove il ricorso alla Corte di giustizia allo scopo di ottenere chiarimenti ha portato a sentenze confusionarie, contraddittorie e del tutto strane. Il compito di legiferare spetta ai legislatori, non ai giudici.
Prima di tutto la direttiva è molto importante per quanto concerne le definizioni. La Commissione ne ha prodotte una serie che noi abbiamo modificato e ampliato. Molti dei cambiamenti sono stati accettati in seno alla commissione attraverso emendamenti di compromesso. Posso affermare senza timori che il palcoscenico della plenaria ci offrirà la possibilità di affinare siffatti suggerimenti, come abbiamo già fatto io ed altri. Ad esempio, in commissione non siamo riusciti a trovare una definizione per “sottoprodotto”, che rappresenta una questione cruciale. Credo che il Parlamento debba avere una proposta su cui votare e quindi ho presentato un emendamento su un nuovo articolo 3a per la definizione di “sottoprodotto”. Lo stesso genere di lacuna è ravvisabile anche in relazione ai rifiuti biodegradabili.
In secondo luogo, abbiamo dedicato molto tempo alla definizione della gerarchia dei rifiuti. Se ne parla spesso, ma finora non è mai stata definita in alcun testo legislativo comunitario. La commissione parlamentare ha preferito la gerarchia di cinque sezioni rispetto alla versione più confusa e uniforme della Commissione. Il problema risiede nello stabilire che tale gerarchia non deve essere usata come requisito rigido, ma deve essere vista come un principio flessibile e generale. La commissione ha optato per la valutazione del ciclo di vita e le analisi costi/benefici come presupposto essenziale per qualsiasi scostamento dalla gerarchia. Credo che tale approccio sia eccessivamente burocratico, il gruppo PPE-DE propone un’alternativa più realistica ma anche più esigente.
In terzo luogo abbiamo riflettuto sulle modalità atte a stabilire quando un rifiuto cessa di essere tale. In questo modo, siamo riusciti a indicare nel testo della direttiva le voci cui la Commissione deve assegnare priorità, se necessario mediante l’elaborazione di specifiche allo scopo di definire il punto in cui cessano di essere considerate rifiuti. Abbiamo proposte sette voci, ma non abbiamo sostenuto la proposta secondo cui il combustibile solido recuperato debba entrare a far parte di questo elenco. A giudizio della commissione tale materiale deve continuare a essere considerato nella categoria dei rifiuti.
Infine vi è la questione del criterio dell’efficienza energetica per cui, se viene raggiunta una determinata soglia in un impianto di smaltimento, l’attività si può catalogare come recupero e non come smaltimento. Mi pare un’idea del tutto opportuna. Una simile designazione ha vantaggi ambientali e commerciali. Il criterio di designazione come recupero deve essere sufficientemente rigoroso da divenire una sorta di misura di riferimento, che, se adottato, si estenderebbe a tutte le operazioni di acquisto e di costruzione di inceneritori.
La commissione ha adottato un emendamento in cui si accetta il principio per cui l’energia ricavata dai rifiuti può classificarsi nell’ambito del recupero, ma ha spostato la definizione dall’allegato per inserirla nell’articolo 19. Tale mossa crea dei problemi. Implica infatti che il rispetto della formula sia divenuto un requisito permanente, e potrebbe anche provocare la chiusura improvvisa e forzata degli impianti non a norma, il che sarebbe assai assurdo. Alla luce di tali premesse il gruppo PPE-DE e altri gruppi hanno presentato emendamenti tesi a riportare la formula dove era originariamente, ossia nell’allegato.
Benché la presente direttiva sia volta principalmente a definire i termini, abbiamo ritenuto dovesse affrontare anche il tema della prevenzione dei rifiuti. E’ inutile che l’UE assuma un ruolo preminente nel mondo in merito alla terminologia, se poi continua ad essere al primo posto nella produzione dei rifiuti. Sono dunque fiera che, dietro mio suggerimento, gli emendamenti del Parlamento per la prima volta contengano una proposta con cui l’UE si impegna a stabilizzare la produzione complessiva di rifiuti ai livelli del 2008 entro il 2012. Visto che il volume di rifiuti dell’UE aumenta di anno in anno, questo è un importante primo passo e spero veramente che la Commissione e gli Stati membri lo sosterranno.
Devo formulare due osservazioni sugli emendamenti presentati dai colleghi. Rilevo che alcuni vogliono obiettivi di riciclaggio validi in tutta l’UE. Credo sia un errore. Il riciclaggio è una prassi importante che ciascun paese deve affrontare a modo proprio nel contesto dell’imperativo complessivo della direttiva sulle discariche e dei propri obiettivi di riduzione. Oltretutto dobbiamo stabilire l’efficienza del carbonio del riciclaggio prima di promuoverla come risposta ideale ai problemi in tema di rifiuti. Faccio presente che alcuni deputati vogliono imporre restrizioni sui rifiuti che possono essere depositati in discarica sulla base delle esperienze positive dei propri paesi e perché tale approccio consente di avere dati positivi sul riciclaggio e sui livelli delle discariche. Ebbene, invito tali colleghi a fare due chiacchiere con i vicini dell’Europa orientale. Essi si lamentano per le grandi quantità di rifiuti che ricevono dalla Germania. A prescindere da ogni possibile accezione, riciclare non significa gettare i rifiuti dall’altro lato della frontiera nazionale, sperando che vada tutto bene.
Mi auguro che sia possibile progredire presto con questa direttiva in Consiglio, ma la storia recente delle direttive sui rifiuti ci insegna che è meglio definire un buon testo adesso invece di precipitarsi verso un’adozione prematura.
Johannes Blokland (IND/DEM), relatore. – (NL) Signora Presidente, è con gratitudine che procedo nel compito di illustrare la relazione sulla strategia tematica in tema di rifiuti, che ha riscosso un consenso unanime in seno alla commissione per l’ambiente, la sanità pubblica e la sicurezza alimentare. Prima di cominciare, però, desidero ringraziare i colleghi per la cooperazione positiva e per il sostegno unanime cui ho appena fatto riferimento. Si potrebbero addirittura scusare coloro che pensano che i rifiuti non siano una questione controversa in quest’Aula. L’obiettivo della risoluzione adottata dalla commissione per l’ambiente punta a imprimere una direzione chiara alla politica futura in materia di rifiuti, la cui essenza è la protezione dell’ambiente e della salute pubblica. La commissione per l’ambiente converge ampiamente sui principi guida in tale ambito, vale a dire il principio di precauzione, il principio “chi inquina paga”, l’autosufficienza, la prossimità e la responsabilità del produttore.
Purtroppo devo dire però che questi principi sono stati generalmente ignorati quando la relazione è stata ulteriormente affinata. E posso dimostrarlo portandovi un esempio. Esiste un largo consenso sulla strategia di cinque sezioni che comprende la prevenzione, il riutilizzo, il riciclaggio, il recupero e, all’ultimo posto, lo smaltimento. Questa gerarchia è stata affrontata sia nella relazione dell’onorevole Jackson sia nella mia. Tuttavia, sono stati presentati emendamenti che la rendono così flessibile da offrire la possibilità di aggirarla completamente. Sono dell’avviso che debba essere mantenuta la disposizione del paragrafo 16 della risoluzione, ossia che si possa deviare dalla gerarchia solo se un’analisi certificata del ciclo di vita dimostra chiaramente che in questo modo la protezione ambientale risulta essere più efficace.
Un’altra questione riguarda la modifica delle definizioni. La ragione principale che vi soggiace è che si vuole modificare la formulazione delle definizioni per migliorarle e per il bene dell’ambiente. Le modifiche non sono tese ad agevolare il conseguimento degli obiettivi, a migliorare la propria immagine o a mettere alle corde il mercato. Vi porto due esempi importanti in proposito, ossia i sottoprodotti e la differenza tra recupero e smaltimento.
Cominciando con i sottoprodotti, ai sensi del paragrafo 10 della risoluzione, dobbiamo stare molto attenti alla declassificazione dei rifiuti. Se un dato materiale non si classifica più come rifiuto, non rientra più nella normativa sui rifiuti atta a proteggere l’ambiente, e in questo modo i rifiuti possono essere trasportati ovunque. Creare una nuova categoria di cosiddetti sottoprodotti pertanto innesca un rischio in più. Non è chiaro in che regime rientri siffatta categoria, mentre il ricorso o l’uso indebito della stessa è destinato ad ampliarsi in misura stratosferica.
In secondo luogo, in relazione allo smaltimento in contrapposizione al recupero, il dibattito sulla differenza tra i due termini si trascina da anni e si incentra principalmente sul confine oltre il quale l’incenerimento in genere di rifiuti domestici può essere considerato recupero. L’intento è sempre stato quello di arrivare a una distinzione chiara. Il parere della commissione per l’ambiente è stato espresso nei paragrafi dal 12 al 14 della risoluzione. I rifiuti destinati al recupero energetico o all’incenerimento devono in ogni caso ottemperare alle norme di emissione ai sensi della direttiva sull’incenerimento dei rifiuti. La commissione per l’ambiente inoltre ritiene che le stesse norme ambientali debbano applicarsi all’incenerimento e al coincenerimento; in altri termini, devono vigere le stesse norme di emissione in linea con gli stessi criteri di efficienza energetica. Oltretutto sono giunto alla conclusione che sia sempre meglio considerare l’incenerimento di rifiuti come smaltimento. L’obiettivo dell’incenerimento infatti è sempre lo smaltimento. In questo modo si arriva alla necessaria chiarezza e ci si mantiene in linea con le sentenze della Corte di giustizia. Il punto conclusivo, formulato nel paragrafo 31 della risoluzione, verte sul divieto di depositare in discarica i rifiuti che possono essere inceneriti e i rifiuti che possono essere riutilizzati e riciclati.
Infine, chiedo alla Commissione di prendere sul serio il paragrafo 30 della risoluzione. Esso verte sulle proposte di direttive a lungo attese in materia di rifiuti biodegradabili, rifiuti edilizi e di demolizione e fanghi di depurazione. Questo punto è sancito dal sesto programma di azione in materia d’ambiente sin dal 2002 ed è abbondantemente giunta l’ora che la Commissione avvii queste proposte in modo da poter creare una società che ricicla in maniera regolamentata.
Cristina Gutiérrez-Cortines (PPE-DE), relatore per parere della commissione per l’industria, la ricerca e l’energia. – (ES) Signora Presidente, ringrazio l’onorevole Jackson, oltre che per l’ottimo lavoro, come si usa dire in questa sede, anche perché su questa complessa e complicata questione ha adempiuto a due funzioni ideali della buona prassi parlamentare.
Da un lato, ha ascoltato tutti a prescindere dal paese di provenienza, ha ascoltato il settore, ma ha anche ascoltato i più diretti interessati e, dall’altro, ha cercato di rimanere fedele a un approccio flessibile e aperto in modo che la direttiva sui rifiuti non diventasse un problema, ma diventasse invece la chiave per risolvere i problemi esistenti.
La normativa precedente ha risolto in larga misura i problemi, ma ne ha anche creati, il che ha portato la Corte di giustizia a emettere un maggior numero di sentenze nel campo dei rifiuti rispetto a ogni altro settore. Ha inoltre creato un problema enorme per i comuni che in definitiva devono applicare le norme; i comuni infatti sono spesso piccoli, presentano variazioni enormi in seno all’Europa e sono diverse centinaia di migliaia.
Pertanto rivolgo un plauso alla sua flessibilità e le accordo il mio pieno sostegno. Sostengo e accolgo con favore l’emendamento n. 112 sui rifiuti biodegradabili dal momento che stiamo cercando di creare una società in grado di minimizzare l’uso delle risorse e al contempo vogliamo trarre il massimo vantaggio da quanto ricaviamo dal riciclaggio e dal recupero.
Il compostaggio, che in spagnolo chiamiamo “abono”, derivato dai rifiuti, rappresenta una delle forme di riciclaggio più antiche della terra. E’ una delle forme essenziali di rifiuto, poiché è l’unico modo “ecologico” per fertilizzare il suolo e per arricchire i terreni poveri di materiale organico.
Sono relatrice per la direttiva sui rifiuti e sono a favore di questo emendamento in particolare, poiché, fino a che non ci sarà una direttiva specifica – e dovrà esserci – sui rifiuti biodegradabili, fino a che non sarà promulgata una direttiva sul compostaggio, che per il momento non è in programma e nemmeno parte della strategia della Commissione – che l’ha lasciata da parte nell’ottica della sua politica sulla diminuzione dell’attività legislativa – la materia deve essere dotata di un quadro al fine di creare una maggiore disciplina nella purificazione dei rifiuti, anche in modo che gli agricoltori possano usare questa risorsa con piena fiducia.
Grazie molte. A mio parere, ci possiamo permettere di essere flessibili solo quanto vi è una fattibilità.
Frieda Brepoels, a nome del gruppo PPE-DE. – (NL) Signora Presidente, signor Commissario, onorevoli colleghi, anch’io ringrazio entrambi i relatori per aver cooperato molto onestamente. Credo che l’interesse che così tante persone e organizzazioni hanno mostrato per questa prima lettura tanto sulla strategia quanto sulla revisione della direttiva sia indice delle molte opportunità che possono scaturire dai rifiuti. Benché i rifiuti siano visti sempre più come una valida fonte di materie prime, essi continuano però a rappresentare un problema. Come abbiamo sentito oggi, il volume complessivo aumenta e la quantità di rifiuti destinata al riutilizzo o al riciclaggio rimane insufficiente. La legislazione in atto è spesso attuata in maniera inefficace e oltretutto esistono grandi discrepanze nel modo in cui i vari Stati membri affrontano il problema. Per come la vedo, non sussistono dubbi sul fatto che, da un lato, la revisione segna passi positivi verso la riduzione degli effetti nocivi sull’ambiente e sulla salute derivanti dal trattamento dei rifiuti – quali la gerarchia a cinque livelli, i programmi di prevenzione dei rifiuti per gli Stati membri, una migliore definizione di una serie di concetti e criteri atti a distinguere i prodotti dai rifiuti, l’introduzione del principio di prossimità, il divieto di miscelare i rifiuti in modo da diluirli e ovviamente la procedura tesa a chiarire quando i rifiuti cessano di essere considerati tali – ma dall’altro permangono numerose strozzature. Ad esempio, signor Commissario, penso all’emendamento n. 85, in cui si afferma che le discariche da cui viene estratto gas possono essere considerate una forma di recupero energetico. A mio avviso, questo atteggiamento è diametralmente opposto alla politica volta a eliminare gradatamente il deposito in discarica di rifiuti biodegradabili. Ritengo inoltre che gli emendamenti nn. 81 e 82 non debbano autorizzare lo scarico o deposito di rifiuti in mare, proprio perché l’emendamento n. 39 fa riferimento al divieto dell’incenerimento in mare. Inoltre, l’emendamento n. 26, in cui si fa riferimento alla definizione di “recupero di energia” dovrebbe essere cancellato, secondo me, altrimenti molti impianti di incenerimento rientrerebbero nella definizione di recupero e si verrebbe a creare un libero mercato per l’incenerimento dei rifiuti. Tale sviluppo sarebbe del tutto incoerente con il principio di prossimità, che a sua volta è molto importante se vogliamo espandere considerevolmente il riciclaggio. Infine, non credo vi sia spazio per l’introduzione di criteri sull’efficienza energetica in questo contesto. Tale aspetto andrebbe invece considerato in congiunzione con la revisione della direttiva sull’incenerimento dei rifiuti. Non è stato nemmeno effettuato uno studio esaustivo sull’impatto.
Infine, dobbiamo anche certamente garantire che alcune disposizioni non portino al livellamento verso il basso in alcuni Stati membri o all’annientamento degli sforzi politici attualmente in atto. La regione da cui provengo, le Fiandre, è all’avanguardia in Europa per il riutilizzo e il riciclaggio e sicuramente ne risentirebbe. Risultati consistenti sono possibili solo se saranno coinvolte le autorità locali e anche se verranno adottate misure di accompagnamento, come le misure fiscali e i divieti sulle discariche. Anche la normativa fiamminga sulle movimentazioni del terreno potrebbe subirne gli effetti negativi, se dalla direttiva saranno esclusi i materiali escavati non contaminati. Diversi Stati membri in ogni caso finiranno per giungere a interpretazioni diverse in materia di trasporti transfrontalieri. Vorrei che il Commissario si esprimesse in merito a tale punto.
Guido Sacconi, a nome del gruppo PSE. – Signor Presidente, onorevoli colleghi, in modo niente affatto formale vorrei ringraziare anch’io i colleghi Jackson e Blokland per il lavoro realizzato. Per così dire ci hanno portato per mano fino a trovare una sintesi a larghissima maggioranza in commissione per l’ambiente e realizzare un risultato per nulla scontato in partenza: rendere coerenti di due documenti, l’uno sulla strategia del riciclaggio e l’altro sulla proposta di revisione della direttiva quadro sui rifiuti, che ora sono più coerenti dei documenti originari della Commissione.
In particolare ho apprezzato molto il modo in cui la collega Jackson ha condotto i negoziati con noi relatori ombra, ciò ci ha consentito di risolvere quasi tutti i problemi in modo consensuale. Per questo, onorevole Jackson, sono rimasto un po’ sorpreso e anche un po’ amareggiato quando ho visto che lei ha presentato a nome del suo gruppo alcuni emendamenti i quali in un punto particolare mettono in discussione questi accordi, questo ci crea problemi, diciamo imbarazzo.
Veniamo alle priorità. Primo: in modo molto positivo abbiamo sottolineato, davvero più di quanto lo abbia fatto la Commissione, la priorità della prevenzione, della produzione dei rifiuti, definendola meglio e prevedendo un obiettivo di stabilizzazione entro il 2012, con tutta una serie di misure concrete di accompagnamento. Come secondo abbiamo un punto che, onorevole Jackson, intendo difendere fino in fondo: abbiamo definito e affermato concretamente la gerarchia a cinque livelli. Proprio come una gerarchia, prima si fa una cosa e solo dopo la seconda, la terza, e così via dicendo, precisamente: prevenzione, riuso, riciclaggio, recupero e infine smaltimento. Non abbiano escluso la possibilità di discostarsi da questa gerarchia, ma abbiamo vincolato la possibilità a criteri rigidi di valutazione, iniziando dal rapporto analisi costo/benefici lungo tutto il ciclo di vita dei beni di consumo. Per questo resto un po’ stupito che lei oggi definisca burocratica proprio questa soluzione.
Terzo: un problema non l’avevamo risolto con i compromessi, lo dobbiamo ora risolvere con voto in Aula, anche se la commissione per l’ambiente ha trovato una soluzione, a mio parere positiva: non è possibile contraddire la gerarchia qualificando come recupero il recupero energetico, il quale invece è smaltimento. Così contraddiciamo subito la gerarchia e si rischia di creare una concorrenza indebita con le energie rinnovabili. Sia chiaro, non c’è nessun rifiuto ideologico contro l’incenerimento e il recupero energetico, ma anch’io sono molto d’accordo con la collega Brepoels sull’opportunità di rinviare in un’altra sede più appropriata la definizione di questo tema.
È prevista la revisione della direttiva incenerimento? Bene, a me pare che sia quella la sede più adatta per definire il problema del recupero energetico, per questo ho presentato in tal senso un emendamento, esattamente il 136, il quale mi sembra molto ragionevole. Non infiliamo troppi problemi in questa direttiva, esaminiamo la questione con più calma e con un approfondimento tecnico!
Infine, anch’io vorrei spezzare una lancia rispetto al tema di biorifiuti: in quanto da troppo tempo si rinvia la questione del compostaggio, che invece è una componente strategica di una società del riciclaggio, e non vedo perché non dare finalmente sbocco a questa scelta da tempo condivisa.
Mojca Drčar Murko, a nome del gruppo ALDE. – (SL) Il gruppo ALDE accoglie con favore il principio di base che la Commissione ha applicato nell’ambito della revisione della direttiva quadro sui rifiuti considerandoli una potenziale risorsa. Noi puntiamo a un approccio calibrato che tenga conto sia delle conseguenze dell’aumento nella produzione di rifiuti, ossia dei rischi insiti per l’ambiente e per la salute umana, e delle istanze di un mercato in espansione nelle nuove tecnologie di gestione dei rifiuti.
Per quanto attiene alla gerarchia dei rifiuti, sosteniamo in linea di principio la raccolta differenziata dei rifiuti e il riciclaggio laddove è efficace dal punto di vista finanziario e ambientale. Tuttavia, siamo altresì a favore della gestione efficiente di altri tipi di rifiuti che non possono essere recuperati o riciclati.
Abbiamo rilevato che gli Stati membri che riescono a ridurre maggiormente la dipendenza dalle discariche hanno centrato questo obiettivo attraverso un mix di riciclaggio, trattamento dei rifiuti biologici – ossia mediante il processo di compostaggio – e recupero energetico, sempre a condizione che gli impianti specializzati rispettino criteri rigorosi in merito all’emissione di agenti inquinanti gassosi. In caso di ottemperanza tali impianti devono avere la possibilità di essere riconosciuti come impianti per il recupero energetico, invece di finire all’ultimo posto della gerarchia per la gestione dei rifiuti, allo stesso livello delle discariche.
La possibilità di acquisire lo status R1 motiverebbe questi impianti a puntare all’efficienza energetica, una meta che è altresì in linea con il piano europeo mirato a ridurre del 20 per cento le emissioni di anidride carbonica. La nostra proposta di emendamento n. 133 offre una soluzione di compromesso che coniuga la formula iniziale della Commissione con le conclusioni del dibattito in seno alla commissione per l’ambiente, la sanità pubblica e la sicurezza alimentare.
Noi colleghiamo la gerarchia al criterio sul ciclo di vita del prodotto. Introducendo questo ragionamento, si favorirebbe la sostenibilità delle risorse e delle materie prime. E’ un approccio che non solo tiene conto degli effetti nocivi e dei rischi ambientali provocati dai rifiuti, ma punta anche alla potenziale conservazione delle risorse naturali. Tuttavia, le valutazioni sul ciclo di vita dovrebbero essere abbinate ad analisi dei costi-benefici da usare come guida per gli operatori nella scelta delle modalità d’azione più appropriate.
Infine devo riconoscere che sono stati compiuti molti progressi negli ultimi anni nella gestione dei rifiuti, potremmo dire negli ultimi decenni. La tecnologia migliora e i costi si stanno gradatamente abbassando, quindi non ha senso smantellare procedure collaudate. Di conseguenza, il mio gruppo ha presentato emendamenti sulla definizione di riciclaggio e sulle due direttive in materia di oli di scarto e di rifiuti pericolosi che saranno abrogate. Posso dire che sosteniamo pienamente le idee espresse oggi dal Commissario Dimas sulla necessità di certezza giuridica, poiché anche questo rientra nei nostri obiettivi.
La Corte di giustizia in effetti è un’Istituzione molto importante; tuttavia, il nostro obiettivo deve essere quello di farci carico del lavoro legislativo in modo che la Corte si pronunci soltanto nei casi limite che si presentano in siffatto ambito.
Anch’io mi congratulo con entrambi i relatori, onorevoli Jackson e Blokland, per il valido lavoro che hanno svolto e per la cooperazione.
Liam Aylward, a nome del gruppo UEN. – (EN) Signora Presidente, accolgo con grande favore la strategia della Commissione e la riforma della direttiva quadro sui rifiuti.
Ci lamentiamo tutto il tempo per la mancanza di impegno tra l’Unione europea e i suoi cittadini. Attraverso questa proposta legislativa l’UE sta dando prova della sua leadership e dell’assistenza fornita agli Stati membri, affrontando il problema sempre più impellente dei rifiuti e degli effetti sull’ambiente e sulla salute e rivitalizzando ulteriormente un settore che ha già all’attivo oltre 2 milioni di posti di lavoro.
Con la modernizzazione dell’economia nei nostri rispettivi paesi in tutta l’Unione, produciamo simultaneamente 1,3 miliardi di tonnellate di rifiuti all’anno, di cui circa 40 milioni sono rifiuti pericolosi. E’ vitale scollegare la generazione di rifiuti dalla crescita economica, altrimenti, stando all’OCSE, al ritmo attuale ci attende un aumento della produzione di oltre il 45 per cento rispetto ai livelli del 1995. La prevenzione è fondamentale e, per riuscire in questo ambito, dobbiamo coinvolgere tutti i soggetti interessati, produttori e consumatori.
Gli Stati membri ora saranno obbligati a predisporre piani di gestione e di prevenzione dei rifiuti, attirando l’attenzione dei legislatori a livello comunitario, nazionale e locale sulla prevenzione in modo da innescare un rafforzamento delle relative politiche.
Accolgo con favore gli emendamenti della commissione per l’ambiente, la sanità pubblica e la sicurezza alimentare, in cui si chiedono obiettivi vincolanti per stabilizzare la produzione di rifiuti ai livelli previsti per il 2008 entro il termine del 2012 e in cui si chiede l’intensificazione dell’attività di riutilizzo e di riciclo in modo da ridurre la pressione sulle discariche.
Dobbiamo impegnarci insieme ai cittadini – produttori e consumatori sono ugualmente importanti. Dobbiamo sensibilizzare i cittadini rispetto all’attuale e possibile futuro impatto della riduzione, del riutilizzo e del riciclo dei rifiuti. Le strutture comunitarie e locali dedite al riciclo devono essere ubicate in maniera conveniente e accessibile per avere il massimo impatto. I cittadini stanno divenendo sempre più consapevoli dell’ambiente ed è compito nostro in veste di politici dare loro una guida. Il successo dell’imposta sulle borse di plastica in Irlanda costituisce un esempio lampante. Ora dobbiamo lavorare insieme per assicurare il successo della prevenzione.
Jill Evans, a nome del gruppo Verts/ALE. – (EN) Signora Presidente, anch’io desidero ringraziare i relatori, onorevoli Jackson e Blokland, per tutto il lavoro che hanno svolto su questo tema, contando anche che il gruppo Verts/ALE era molto deluso della proposta della Commissione. Invece di compiere progressi, focalizzando l’attenzione sulla prevenzione, sul riutilizzo e sul riciclaggio, la proposta infatti segnava un passo indietro e inviava un messaggio completamente sbagliato: una preoccupante commistione di inerzia e di assenza di obiettivi sulla prevenzione, sul riutilizzo e sul riciclaggio, con abbondanza di scappatoie legislative a beneficio di operatori senza scrupoli e la promozione dell’incenerimento.
C’è stata un’ottima cooperazione tra i relatori ombra che ha portato al voto in commissione e abbiamo concordato molti emendamenti di compromesso; anche se non siamo arrivati fino a dove volevamo, abbiamo portato la proposta a un punto in cui il mio gruppo ha potuto ritirare l’emendamento che decretava la bocciatura della proposta della Commissione. Il mio gruppo voterà a favore della relazione domani, se il Parlamento confermerà la posizione della commissione per l’ambiente, la sanità pubblica e la sicurezza alimentare, ma temo che non sarà così.
La base dell’intera strategia sui rifiuti deve essere la gerarchia vincolante composta da cinque sezioni: prevenzione, riutilizzo, riciclaggio, recupero e smaltimento. E’ essenziale predisporre programmi nazionali di prevenzione sulla base di misure e obiettivi validi in tutta Europa. Si è parlato moltissimo di prevenzione dalla prima direttiva nel lontano 1975, ma si è visto ben poco a livello pratico, anzi abbiamo sentito molti pretesti per non agire. Per tale motivo accogliamo con favore l’obiettivo di stabilizzare il volume di rifiuti entro il 2012. Non è tanto quanto volevamo, è un risultato inferiore rispetto alla nostra proposta originale, ma lo accettiamo affinché siano davvero realizzati programmi di prevenzione con obiettivi vincolanti.
Sosteniamo anche l’introduzione di obiettivi vincolanti per il riciclaggio in tutta l’UE. Un livello del 50 per cento di riciclaggio per i rifiuti urbani e del 70 per cento per i rifiuti derivanti da costruzioni edili, demolizioni, dall’industria e dal settore manifatturiero entro il 2020 mi pare del tutto conseguibile e realistico. E, visto che non è possibile e che non si deve far confluire tutto in questa direttiva quadro, vogliamo altresì che la Commissione avanzi proposte su flussi specifici di rifiuti prima della fine del 2008 e, nel caso dei rifiuti biodegradabili, entro la fine del 2007.
Ad ogni modo la questione principale per noi in questa direttiva verte sull’incenerimento. Riclassificare l’incenerimento dei rifiuti come recupero energetico scompaginerebbe completamente le misure sulla prevenzione e sul riciclaggio. Sì, dobbiamo affidarci meno alle discariche, e questo è già un obbligo sancito per legge. Ma l’incenerimento non è la risposta. E’ palesemente contraddittorio sostenere una gerarchia a cinque livelli e poi innalzare e concedere incentivi al livello più basso di tale gerarchia. Stando a una recente relazione, l’incenerimento non produce energia pulita e non è un metodo sicuro di smaltimento. Non dobbiamo sostenere questa operazione di “pulizia” dell’incenerimento.
Bairbre de Brún, thar ceann Ghrúpa GUE/NGL. – A Uachtaráin, caithfidh mé m'iontas agus mo dhíomá a chur in iúl faoin dóigh ar chuir an rapóirtéir Bean Jackson a oiread sin leasuithe ar bord a athraíonn agus a thagann salach ar na leasuithe comhréiteacha a ndearna sí féin idirbheartaíocht orthu linn uilig mar scáth-thuairisceoir agus scáthrapóirtéir. Bhain comhthoil mhór le gach leasú comhréitigh ag an vóta ar an Choiste um Chomhshaol, um Shláinte Phoiblí agus um Shábháilteacht Bia. Le vóta deiridh an Choiste ar théacs thuarascáil Bhean Jackson, bhí 48 i bhfabhar, 6 in éadan agus dhá staonadh. Tá sé doiligh le tuiscint mar sin, conas is féidir le Bean Jackson a oiread sin leasuithe a chur ar bord don seisiún iomlánach, rud a bhriseann an chomhthoil seo. Tá sé doiligh le tuiscint cad é an cineál údaráis atá sí ag iarraidh dá hobair leis na hinstitiúidí eile sna seachtainí atá romhainn.
Chuir mo ghrúpa GUE/NGL leasuithe chun tosaigh maidir le hathchúrsáil ar 50% ar a laghad de dhramháil in-bhith-dhíghrádaithe, úsáid a bhaint as an dlíeolaíocht atá ann anois chun dul i ngleic le hiarrachtaí an Choimisiúin loisceoirí cathrach a athbhrandáil mar athghabháil, ag cinntiú nach dtéann ábhar in-athúsáidte nó in-athchúrsáilte i líonadh talún nó isteach i loisceoir, athchúrsáil agus córas bailiúcháin scartha a chur chun cinn agus comhfhiosrú a dhéanamh ar an mhéid dramhaíola a dhéantar sa chéad dul síos. Ba mhaith linne béim a fheiceáil go príomha ar chosc dramhaíola agus ansin ar athúsáid agus athchúrsáil. Tá sé tábhachtach nach féidir loisceoirí cathrach a athbhrandáil mar athghabháil. Chun sin a stopadh, iarraim ar fheisirí vótáil go háirithe ar son leasuithe 83, 156, 166 agus 179.
Gan spriocanna, ar leibhéal an Aontais Eorpaigh d'athchúrsáil, tá an chontúirt ann go mbeidh brú ar Bhallstáit gabháil chuig loscadh amháin agus neamhaird a dhéanamh de chliarlathas an chúig chéim is fearr. Tá contúirt ann go háirithe go mbeadh drochthaifead athchúrsála ag Ballstáit a bheidh ag iarraidh an riachtanas don treoir líonta talún a chomhlíonadh. Ní leor an cliarlathas dramhaíola amháin chun cosc a chur air seo. Iarraim ar fheisirí vótáil ar son spriocanna éifeachtacha athchúrsála fosta. Mar fhocal scoir, ba mhaith liom fáilte a chur roimh Thuarascáil Blokland maidir le Straitéis Théamach ar Athchúrsáil Dramhaíola agus buíochas a ghabháil leis an rapóirtéir as a chuid oibre.
Kathy Sinnott, a nome del gruppo IND/DEM. – (EN) Signora Presidente, a prescindere da quanto possa dire il governo irlandese, gli irlandesi non vogliono incenerire la loro spazzatura. Siamo favorevoli alla riduzione, al riutilizzo e al riciclaggio. In passato l’Irlanda si affidava alle discariche, che erano in realtà l’unica possibilità. Questa situazione sta cambiando, ma anche adesso le disposizioni sul riciclaggio sono lacunose e incomplete nella maggior parte dei settori.
Ad eccezione delle piccole unità a uso interno, non esistono inceneritori in Irlanda e infatti i nostri livelli di diossina sono i più bassi d’Europa. Però adesso le principali società del settore girano intorno all’Irlanda come avvoltoi. Non aiuterà certo se diamo una legittimazione all’incenerimento, cambiando la definizione di recupero. Se non manterremo chiarezza sul fatto che l’incenerimento è il peggior metodo di smaltimento possibile e che è insostenibile, il mio paese, l’Irlanda, sceglierà la via d’uscita più facile, causando danni a lungo termine. Pertanto respingo tutti gli emendamenti volti a modificare le definizioni e mi congratulo con l’onorevole Blokland per la strategia molto positiva e molto incisiva che ha stilato in tema di riciclaggio.
Irena Belohorská (NI). – (SK) Anch’io naturalmente ringrazio innanzi tutto entrambi i relatori per l’importante documento legislativo che mira a semplificare il quadro giuridico esistente nel campo della gestione dei rifiuti. Al contempo va osservato che la questione più frequentemente contestata presso la Corte di giustizia si riconduce alla legislazione ambientale, una parte sostanziale della quale riguarda la gestione dei rifiuti.
Da un lato, sostengo gli sforzi profusi dalla relatrice per evitare il ricorso massiccio alla comitatologia. Dall’altro, la direttiva quadro è talmente importante per l’Unione che per tutti gli articoli citati, ossia gli articoli 5, 11 e 21, è necessario insistere sulla procedura di codecisione. Sarebbe opportuno riclassificare l’incenerimento dei rifiuti come forma di riciclaggio invece che come smaltimento, com’è adesso. Il riciclaggio oltretutto riduce la nostra dipendenza dalle materie prime.
Bisogna migliorare i controlli alle frontiere in modo che alcuni Stati membri non diventino le discariche di altri. Sappiamo molto bene che per molti soggetti la gestione dei rifiuti rappresenta il miraggio di opportunità lucrose ma illegali. Tuttavia ho una riserva sull’emendamento n. 70, che modifica l’articolo 30 della direttiva e che mira a rimuovere specifici indicatori qualitativi e soprattutto quantitativi dai programmi di gestione dei rifiuti degli Stati membri.
Se vogliamo veramente ridurre il volume dei rifiuti, gli indicatori quantitativi sono essenziali. Diminuendo il volume non significa automaticamente che saranno eliminati i rifiuti più pericolosi. Un’eccessiva flessibilità all’interno dei programmi, oppure obiettivi imprecisi e vagamente definiti non porteranno all’esito sperato e saranno sicuramente oggetto di abusi negli Stati membri. E questo avverrà certamente, visto che la direttiva lascia agli Stati membri il conseguimento dei risultati. I programmi di gestione dei rifiuti devono altresì includere indicatori quantitativi; altrimenti i programmi saranno eccessivamente ambigui. Al contempo convengo con la relatrice sul fatto che gli Stati membri dovranno approntare i programmi entro un anno e mezzo dall’entrata in vigore della direttiva. Mi pare che tre anni, come suggerisce la Commissione, siano troppi.
Avril Doyle (PPE-DE). – (EN) Signora Presidente, concordo con l’onorevole Jackson sul fatto che la strategia a cinque sezioni invia segnali chiari agli Stati membri sulla legislazione in tema di prevenzione e gestione dei rifiuti; la relatrice ha lasciato sufficiente margine d’azione in modo tale che l’ambiente prevalga sempre nella politica in materia di rifiuti e che gli Stati membri possano tenere pienamente conto dei principi dell’approccio di cautela e di sostenibilità unitamente ai criteri sugli effetti ecologici, economici e sociali per applicare la gerarchia a cinque sezioni in maniera efficiente dal punto di vista del carbonio.
Credo che il recupero debba essere definito senza alcuna ambiguità, anche se potrebbe essere necessario apportare ulteriori aggiustamenti dopo il voto di domani; e credo che i criteri di efficienza energetica (che dovrebbero essere inseriti nell’allegato) che servono a determinare se gli inceneritori per i rifiuti comunali debbano essere classificati come operazioni di recupero o di smaltimento costituiscano un contributo realistico e logico nell’ottica delle sfide in tema di rifiuti e di energia a livello europeo.
Convengo sull’importanza per l’ambiente e la salute umana di disporre di inceneritori per i rifiuti comunali che ottemperino a norme di riferimento e si avvalgano delle migliori tecnologie disponibili. E’ in corso il dibattito sull’eventuale inclusione dei criteri di efficienza e sui livelli che si dovrebbero stabilire a tal fine. I rifiuti sono una risorsa e una fonte di energia, non dobbiamo escludere modi per utilizzarli come tali dopo la gerarchia delle cinque sezioni.
La formulazione del testo della Commissione e dell’ultimo emendamento del gruppo PPE-DE facevano riferimento al criterio di efficienza energetica come “uguale o superiore” ai livelli indicati. Tale emendamento assicurerà che non sia pregiudicata la legislazione successiva o futura, quale un’eventuale direttiva sull’incenerimento dei rifiuti, che intenda rendere i criteri ancor più rigorosi, se necessario. Ringrazio gli onorevoli Jackson e Blokland.
Anne Ferreira (PSE). – (FR) Signora Presidente, signor Commissario, onorevoli colleghi, dinanzi all’incessante aumento del volume dei rifiuti che produciamo e alla necessità di rivedere il testo del 1975, l’anno scorso la Commissione ha proposto una modifica della direttiva quadro vigente. L’intenzione era buona, ma la proposta legislativa non è all’altezza della sfida ed è molto al di sotto degli obiettivi da conseguire.
Le misure proposte in materia di prevenzione dei rifiuti e quindi di riduzione dei volumi prodotti non sono molto concrete e non sono affatto vincolanti. Mi rammarico parimenti della mancanza di obiettivi quantificati per il riciclaggio.
Oltretutto le proposte della Commissione sui rifiuti pericolosi sono inadeguate rispetto alla legislazione comunitaria in vigore. L’obiettivo di fondere i testi per semplificarli e per migliorarne l’attuazione non deve tradursi in un indebolimento delle disposizioni in materia di trattamento dei rifiuti pericolosi. Trattandosi di rifiuti, non si può avallare alcun passo indietro, ancor meno in presenza di rifiuti pericolosi. I recenti fatti di cronaca ci incitano a rimanere in guardia.
Quando si miscelano i rifiuti pericolosi con gli altri, non se ne elude la pericolosità. Allo stesso modo, non possiamo sostenere la possibilità di deroghe all’obbligo di ottenere un’autorizzazione per trattare rifiuti pericolosi.
Per quanto attiene al concetto di usare i rifiuti per produrre energia, comprendo l’obiettivo che si vuole conseguire, ma è pericoloso confondere lo sfruttamento con il recupero energetico. Nulla vieta di recuperare l’energia prodotta nel corso di operazioni di incenerimento, anche se sono classificate come smaltimento. E’ un punto su cui si deve fare chiarezza. Una proposta che consente di classificare l’incenerimento come operazione di recupero e non solo come operazione di smaltimento mette sullo stesso piano il recupero dei rifiuti e il recupero energetico. Ma soprattutto è in contrasto con la gerarchia a cinque sezioni adottata dalla commissione per l’ambiente, la sanità pubblica e la sicurezza alimentare ed è, dunque, in contraddizione con l’obiettivo di prevenire e ridurre la produzione di rifiuti. Questo traguardo è sancito nella relazione dell’onorevole Jackson, che migliora considerevolmente la proposta della Commissione.
La questione dei rifiuti rappresenta una considerevole sfida per la società, che merita una regolamentazione ambiziosa. Sempre più indagini dimostrano che una grande maggioranza di consumatori vogliono prodotti più rispettosi dell’ambiente e vogliono essere meglio informati sulla natura e sulla qualità di tali prodotti. E’ nostro compito ascoltarli.
Holger Krahmer (ALDE). – (DE) Signora Presidente, signor Commissario, onorevoli colleghi, anch’io desidero ringraziare entrambi i relatori, in particolare l’onorevole Jackson, la quale, nella ricerca di compromessi su un quadro normativo estremamente complesso, sta palesemente arrivando in fondo a un compito mastodontico. Devo dire, però, che l’impressione che ho avuto dal modo in cui si è svolta la prima lettura è stata che l’Assemblea si è impegnata a fare il contrario di quanto ci eravamo prefissati originariamente in merito alla revisione della direttiva, ossia semplificare la legislazione europea in materia di rifiuti e diminuirne il carico burocratico. Per l’applicazione della gerarchia occorre flessibilità, una flessibilità che è necessaria se vogliamo concretizzare la possibilità di avere flussi di rifiuti gestibili dal punto di vista economico ed ecologico. Rivolgendomi all’onorevole Sacconi, che purtroppo sta lasciando l’Aula, devo dire che le analisi sul ciclo di vita sono esercizi burocratici che, invece di garantire in pratica la gestione flessibile della gerarchia, sortiranno esattamente l’effetto opposto. In contrasto al nostro obiettivo di evitare la produzione di rifiuti, esse servono solo a produrre carta straccia.
So che sussistono considerevoli riserve sulla gerarchia flessibile dei rifiuti, ma guardando all’attività pratica della gestione attuale si contribuirebbe a ridurne il volume. I nuovi processi tecnici hanno portato con sé nuove soluzioni e non si dovrebbe usare la revisione di una direttiva per rendere illegali prassi ben collaudate; non sussiste più alcuna ragione per non trattare il riciclaggio e l’utilizzo di rifiuti come fonte di energia su un piano paritario. Se volete veramente che le risorse siano utilizzate meglio e che i cicli di vita siano gestiti, bisogna lasciare da parte i paraocchi ideologici.
Desidero esprimere un commento anche sull’autosufficienza. In linea di principio nella legislazione ambientale non c’è spazio alcuno per le normative di mercato, le quali sia sul piano ecologico che ambientale sono controproducenti per le ripercussioni che producono. E’ deprecabile che proprio nel campo della legislazione ambientale ricorriamo al mercato interno o lo escludiamo a nostro piacimento. Non stiamo parlando di impedire il turismo dei rifiuti, ma stiamo cercando, attraverso una concorrenza europea, le soluzioni migliori sia a livello ambientale che economico. E’ un fatto deprecabile e ovvio che, nell’attuale dibattito sul principio di autosufficienza, gli interessi nazionali e regionali prevalgano su tutto.
Wiesław Stefan Kuc (UEN). – (PL) Signora Presidente, la definizione di rifiuti è estremamente ampia. Tuttavia, pare proprio opportuno definire i rifiuti come i residui dei processi di produzione che non possono essere riutilizzati come materie prime o nell’ambito di altri processi di produzione allo stato attuale dello sviluppo tecnologico. Benché una grande quantità di rifiuti possa essere riutilizzata in questo modo, purtroppo una buona parte non vi rientra. Tra questi rifiuti vi è la maggior parte degli scarti dei processi chimici, e richiamo la vostra attenzione su due esempi specifici.
Il primo riguarda i cloruri, che derivano dalla produzione di fertilizzanti a base di fosforo. Vi sono intere montagne di cloruri dispersi dal vento che sono la causa delle piogge acide in posti come la Scandinavia. Sono almeno due i siti di produzione in Polonia nei pressi di Stettino e di Danzica. E quanti ve ne sono sul territorio comunitario, in Ucraina e in Russia?
Poi ci sono le “aree calde” e ve ne sono una serie nell’UE, come quella di Jaworznia vicino a Cracovia. Oltre 150 000 tonnellate di rifiuti vengono prodotti da un impianto della zona che produce agenti per la protezione delle piante. Un tempo produceva anche Cyclon B. I composti chimici che vengono dispersi nelle acque e gli scarichi hanno avvelenato il fiume che scorre nelle vicinanze e il terreno fino a una profondità di decine di metri. Non sappiamo come smaltire questi e altri tipi di rifiuti, o cosa farne.
Chiedo all’Agenzia europea per la protezione ambientale e agli istituti di ricerca di partecipare maggiormente allo sviluppo di metodi per eliminare i rifiuti chimici.
Marie Anne Isler Béguin (Verts/ALE). – (FR) Signora Presidente, signor Commissario, onorevoli colleghi, noi produciamo quotidianamente rifiuti domestici, industriali, minerari, che sono molto difficili da eliminare. La gestione dei rifiuti è complessa e chiama in causa – in maniera implicita ovviamente – la nostra capacità di rispettare l’ambiente e la salute, ma anche le nostre stesse politiche europee.
Dal 1976 abbiamo sviluppato una disciplina comune assai inefficace. Questa seconda direttiva, che costituisce la revisione della direttiva “rifiuti”, non può nascondersi dietro la semplificazione dei dispositivi vigenti. I numeri parlano chiaro. I rifiuti non cessano di aumentare: 3,5 tonnellate all’anno per abitante, vale a dire un aumento di 460 chilogrammi in 10 anni.
Al di là di una normativa convertibile in dispositivi futuri è importante dare ai cittadini europei una visione d’insieme del circuito destinato alla nostra spazzatura. La gerarchia europea, che si fonda su cinque principi chiave – prevenzione, riutilizzo, riciclaggio, incenerimento e smaltimento in discarica –, non deve essere rimessa in discussione attraverso la promozione dell’incenerimento. Come molti cittadini che vivono in prossimità di impianti di incenerimento, mi preoccupa che l’Europa non si mostri più solerte in materia di prevenzione dei rifiuti e di riciclaggio, mettendo in atto, ad esempio, vere e proprie filiere per il riciclaggio. Dobbiamo ridurre drasticamente il ricorso all’incenerimento, impedendo che acquisisca lo status di recupero energetico.
Anzi, è importante sviluppare il riciclaggio per conseguire un tasso del 50 per cento dei rifiuti urbani e il 60 per centro degli altri rifiuti entro il 2020 con una diminuzione progressiva dell’interramento e dell’incenerimento per tutti i materiali che possono essere riutilizzati, riciclati o sottoposti a compostaggio.
Signora Presidente, richiamo altresì l’attenzione sull’integrazione della direttiva sui rifiuti pericolosi nella nuova normativa. I rifiuti pericolosi devono essere regolamentati in maniera rigorosa, devono essere soggetti a un sistema di tracciabilità e a un regime di autorizzazione assolutamente restrittivo. Pur convenendo sulla necessità di prevenire e ridurre l’impatto dei rifiuti, signor Commissario, non crediamo sia tollerabile cedere dinanzi alla facilità dell’incenerimento.
Dimitrios Papadimoulis (GUE/NGL). – (EL) Signora Presidente, dobbiamo riformare la politica atta a rafforzare i nostri obiettivi di riduzione dei rifiuti e di promozione del riciclaggio.
La gerarchia a cinque sezioni potrebbe anche non essere la soluzione ideale, ma segna un passo in avanti. Per tale ragione sarebbe un errore compromettere il progresso e il consenso che abbiamo raggiunto in seno alla commissione per l’ambiente, la sanità pubblica e la sicurezza alimentare con emendamenti che stravolgono la gerarchia e che promuovono l’incenerimento come soluzione migliore, sebbene siffatto metodo implichi un grosso peso per l’ambiente.
Il quadro legislativo della Commissione è inadeguato: occorrono obiettivi più ambizioni sul riciclaggio, occorrono incentivi supplementari per le autorità nazionali e locali affinché sviluppino le infrastrutture necessarie in modo da non finire per promuovere automaticamente l’incenerimento, e occorre una politica più rigorosa in materia di rifiuti pericolosi. Soprattutto, però, servono misure atte a sostenere la prevenzione.
Sensibilizzare i cittadini al riciclaggio non è sufficiente. Dobbiamo sostenere lo sviluppo di nuove misure politiche atte a ridurre gradualmente i rifiuti e a supportare la ricerca su prodotti più facilmente recuperabili, riciclabili e riutilizzabili.
Urszula Krupa (IND/DEM). – (PL) Signora Presidente, lo stile di vita consumistico degli europei ha portato all’incessante aumento dei rifiuti, e per tale ragione le proposte sul riciclaggio rappresentano un importante elemento preventivo. Tuttavia, attuare la complessa normativa sui diversi flussi di rifiuti e sui vari metodi di riciclaggio indicati nella direttiva sarà un compito difficile, soprattutto per le autorità locali e per le piccole imprese. D’altro canto, le miriadi di relazioni non risolveranno il problema. I consigli locali dotati di meno mezzi nei nuovi Stati membri, che non hanno esperienza in materia di raccolta differenziata e la necessaria capacità finanziaria, potrebbero non farcela e le sanzioni a tappeto per gli Stati membri inadempienti sono destinate a impoverire ancor più le autorità locali e le piccole e medie imprese; in definitiva, vi saranno ancor meno risorse finanziarie per conseguire gli obiettivi ambientali.
Karl-Heinz Florenz (PPE-DE). – (DE) Signora Presidente, signor Commissario, onorevole Jackson, onorevole Blokland, grazie molte per l’ottimo lavoro svolto. Credo che la Commissione abbia prodotto una relazione valida in cui si sottolinea che la nostra politica in tema di rifiuti in futuro dovrà vertere sulle risorse; se non partiremo da questa prospettiva, arriverà un giorno in cui i nostri figli ci faranno tutta una serie di domande molto scomode, chiedendoci di rendere conto di quanto abbiamo fatto con le risorse di questo secolo. Per tale ragione la Commissione ha fatto bene a concentrarsi molto sulla definizione di concetti giuridici vaghi contenuti nella vecchia direttiva e ha stabilito una volta per tutte una definizione chiara di cosa si intende per smaltimento dei rifiuti. Sono lieto per l’impegno verso il conseguimento di livelli elevati di efficienza energetica, quando i rifiuti vengono usati come fonte di energia; infatti quanto ci attendiamo dalle automobili, dai frigoriferi e da molti altri prodotti dovremmo esigerlo anche dagli impianti di incenerimento. Questo è certamente un esempio di “migliore regolamentazione”.
A mio avviso, la gerarchia concordata in commissione rappresenta una buona mossa; forse potrei far presente ai nostri amici dei Verdi che si tratta di una scala a cinque livelli – non una scala da attuare alla lettera, però, ma di una scala che consente un margine di flessibilità reciproca, in quanto anche la carta, una volta riciclata per sette o otto volte, ad un certo punto deve essere opportunamente ritrattata o finire in un inceneritore.
Trovo veramente molto inquietante il discorso sull’autosufficienza; usare l’autosufficienza come mezzo per proteggere le aziende municipali in Europa è assai di moda, però devono esserci sia le PMI sia le aziende municipali in veste di concorrenti nel medesimo mercato, ed è positivo che a noi resti la gestione. Sono molto grato al Commissario, che ci ha promesso un grande impegno nell’intervento contro le esportazioni illegali al di fuori dell’UE: è una questione che va ulteriormente approfondita.
Per concludere – e mi rivolgo all’onorevole Jackson – mi dispiace che non siamo stati in grado di trovare un comune denominatore in merito al divieto sulle discariche; sarebbe stato meglio se il capitolo fosse stato chiuso, in questo modo il riciclaggio avrebbe potuto veramente decollare.
Edite Estrela (PSE). – (PT) Signora Presidente, signor Commissario, onorevoli colleghi, anch’io desidero cominciare congratulandomi con i relatori, gli onorevoli Jackson e Blokland, per l’eccellente lavoro svolto.
Nell’UE il 49 per cento dei rifiuti viene depositato in discariche. Il 18 per cento viene incenerito e solo il 33 per cento è destinato al riciclaggio o al compostaggio. L’Agenzia europea per l’ambiente prospetta un aumento di circa il 40 per cento di carta, vetro e plastica entro il 2020. Sulla base di tali presupposti la direttiva quadro sui rifiuti rivista dovrebbe contribuire a ridurre l’impatto ambientale e socioeconomico della gestione dei rifiuti, tenendo conto dell’intero ciclo di vita dei prodotti e dei materiali e assegnando priorità alla protezione della salute umana.
La riduzione, la prevenzione, il riutilizzo e il riciclaggio dei rifiuti dovrebbero essere temi prioritari. La Commissione deve prendere l’iniziativa stilando un piano d’azione sulla prevenzione dei rifiuti che sia fonte di informazione per gli Stati membri nella formulazione dei loro programmi di prevenzione. Gli Stati membri devono adottare provvedimenti per stabilizzare la produzione di rifiuti entro il 2012. A tale scopo i produttori e gli importatori devono assumersi maggiori responsabilità per i rifiuti prodotti allorquando le loro merci vengono immesse sul mercato, in virtù del principio “chi inquina paga”.
La strategia tematica fa riferimento alla necessità di chiarire i concetti. A tal fine ho presentato due emendamenti in cui ho cercato di chiarire le definizioni di recupero e di smaltimento dei rifiuti, che credo saranno adottati dal Parlamento. Per quanto concerne i rifiuti pericolosi, il Parlamento recentemente ha adottato REACH. Ora tocca agli Stati membri adottare le misure necessarie per la raccolta, la produzione e il trasporto dei rifiuti pericolosi e per assicurare che i rifiuti siano immagazzinati e trattati nelle migliori condizioni possibili in termini di sicurezza, protezione ambientale e tutela della salute umana.
Marios Matsakis (ALDE). – (EN) Signora Presidente, signor Commissario, porgo le mie congratulazioni all’onorevole Jackson per l’eccellente e per certi versi controversa relazione e mi congratulo altresì con gli onorevoli Florenz e Blokland. Come sanno tutti, i rifiuti rappresentano un grave problema nella vita quotidiana moderna, esasperato dal consumismo esagerato su cui si fonda la società globale in cui viviamo. Pertanto il compito più importante non è tanto quello di trovare soluzioni per affrontare al meglio il problema dei rifiuti che produciamo, ma piuttosto consiste innanzi tutto nel ridurne il volume. Pertanto, stando così le cose, dobbiamo assicurare una direttiva quadro efficace in tema di rifiuti.
La mancanza di tempo ci preclude un dibattito specifico esauriente. Affronterò dunque solo due punti. Il primo è il tanto discusso articolo 3, e dirò subito che propendo per l’emendamento dell’onorevole Jackson e dell’onorevole Florenz sulla definizione di riciclaggio, non perché sia a favore dell’incenerimento in quanto tale, ma perché credo sia vitale fare un passo alla volta ed è importante mantenere viva e funzionante l’industria del riciclaggio.
Il mio secondo punto riguarda l’attuazione e il monitoraggio. Sappiamo tutti che molte direttive sono assai esaustive, ma in buona parte rimangono valide solo sulla carta. Dobbiamo assicurarci che l’applicazione di questa direttiva sui rifiuti sia monitorata in maniera efficace e sia debitamente messa in atto a livello concreto. Ricordiamoci che una buona normativa varata dal Parlamento diventa una pessima normativa per i cittadini se viene attuata in modo scorretto.
PRESIDENZA DELL’ON. MOSCOVICI Vicepresidente
Leopold Józef Rutowicz (UEN). – (PL) Signor Presidente, la relazione Jackson sui rifiuti e la relazione Blokland sul riciclaggio sono molto importanti per noi e per la protezione ambientale. Purtroppo alcuni studi sui rifiuti derivanti dal riutilizzo di scarichi biologici in zone montane non industriali hanno rilevato la presenza di metalli pesanti. Pertanto tali materiali non possono essere usati come fertilizzanti e si evince inoltre che il processo di contaminazione ambientale continua a fare il suo corso. In particolare, nell’Europa orientale vi sono siti in cui sono immagazzinati pesticidi datati. Si tratta di scarti lasciati da imprese che sono state messe in liquidazione, i cui locali e terreni abbandonati sono compromessi.
Un riciclaggio debitamente organizzato contribuirebbe a risolvere molti di questi problemi. Sfortunatamente, però, nemmeno i regolamenti migliori potranno risolverli tutti. L’efficacia di qualsiasi azione intrapresa in questo ambito risulterà ostacolata dall’ignoranza circa i pericoli dei rifiuti e sul riutilizzo (le scuole e i media dovrebbero essere i destinatari di un’informazione continua su questo argomento), dalla mancanza di fondi per la gestione dei rifiuti, soprattutto nei comuni poveri (tali comuni dovrebbero avere la possibilità di accedere a finanziamenti nazionali e comunitari) e da uno scambio insufficiente di migliori prassi nel settore.
Hiltrud Breyer (Verts/ALE). – (DE) Signor Presidente, come sappiamo, è meglio evitare di produrre rifiuti, ma una volta prodotti, la prima cosa da fare è riutilizzarli o riciclarli; solo quando tutte le altre possibilità sono state esaurite, dovrebbero essere gettati via. Temo, però, che in materia di politica sui rifiuti, ora stiamo facendo un passo indietro nell’intento di promuovere l’incenerimento di rifiuti invece dell’approccio gerarchico verso il riciclaggio. Sarebbe veramente un cattivo presagio se non riuscissimo a tradurre in pratica il nostro desiderio di diventare una società che previene e ricicla i rifiuti e privilegiassimo invece l’incenerimento come metodo sostenibile e socialmente accettabile; sarebbe oltretutto un disservizio alla protezione del clima per cui sappiamo che questa prassi è lesiva.
Ne discende allora che, in sede di voto, dobbiamo apportare un fondamentale correttivo; non solo l’incenerimento non deve essere reinterpretato come generazione di energia, ma l’Europa deve dotarsi di una propria politica sul flusso di prodotti e di materiali. Spero inoltre che riusciremo a definire obiettivi chiari di prevenzione e di riciclaggio, in quanto solo in questo modo riusciremo a puntare verso nuove direzioni e verso nuovi obiettivi nella politica in tema di rifiuti.
Kartika Tamara Liotard (GUE/NGL). – (NL) Signor Presidente, signor Commissario, onorevoli relatori, i rifiuti rappresentano un problema sempre più pressante sia all’interno che al di fuori dell’Europa. Rischiamo di annegare lentamente nei nostri rifiuti. E’ quindi abbondantemente giunto il momento di intervenire prima di essere definitivamente travolti. In proposito è importante tenere presente che i rifiuti sono diventati un bene commerciabile con tutte le conseguenze avverse da contrastare. Sulla base di ispezioni dirette è stato rilevato che un terzo dei trasporti di rifiuti – che sono estremamente lucrosi – è illegale. Si richiede quindi una politica nuova e incisiva, ma dobbiamo veramente scegliere i metodi giusti. La restrizione, il riutilizzo e il riciclaggio dei rifiuti sono tutti metodi sostenibili, mentre gli investimenti massicci negli impianti di incenerimento, come ha detto l’onorevole Jackson, rappresentano la strada più sbagliata, sia dal punto di vista climatico, sia dal punto di vista della conservazione delle risorse naturali. Una politica valida sui rifiuti deve risolvere i problemi, non certo crearne di nuovi.
Johannes Blokland (IND/DEM). – (NL) Signor Presidente, quando alcuni minuti fa ho presentato la mia relazione sulla strategia tematica a nome della commissione per l’ambiente, la sanità pubblica e la sicurezza alimentare ho precisato che è importante tener fede ai principi guida enunciati dalla relazione nella revisione della direttiva quadro sui rifiuti. In effetti volevo dire che non dobbiamo introdurre un nuovo concetto che possa dare adito a confusione, vale a dire la definizione di sottoprodotto, e che non dobbiamo etichettare troppo facilmente l’incenerimento come attività di recupero. Va da sé che la chiusura forzata e immediata di tutti i tipi di impianti di combustione, come prevede l’emendamento n. 57, non rientra certo nelle mie intenzioni. Credo però che l’idea dell’emendamento n. 57, ossia l’inclusione di criteri di efficienza energetica nell’ambito delle autorizzazioni potrebbe essere molto positiva sia per l’ambiente che per il clima. Invito quindi a sostenere questa idea in modo che possa essere ulteriormente sviluppata e affinata.
Infine sostengo vivamente le proposte sui divieti di depositare in discarica i rifiuti riutilizzabili e riciclabili come pure le proposte di promuovere il compostaggio dei rifiuti organici.
Jim Allister (NI). – (EN) Signor Presidente, il documento sulla strategia tematica della Commissione è molto efficace in termini di individuazione dei problemi: i volumi di rifiuti in continua crescita, il potenziale ancora non pienamente sfruttato della prevenzione e del riciclaggio, l’aumento del trasporto transnazionale illegale di rifiuti e via dicendo. Tuttavia, come al solito, la risposta di Bruxelles pare essere un aumento di legislazione. Non sarebbe forse più sensato rivedere le normative vigenti e farle funzionare prima di aggiungere altri strati di normativa? Se la normativa viene male attuata, se vi sono diversi approcci per il superamento del problema dei rifiuti, se la formulazione corrente è fonte di interpretazioni divergenti, cosa si aggiunge varando nuove leggi senza prima razionalizzare e quindi garantire l’attuazione della legislazione in atto? Si parla tanto in Parlamento e nella Commissione della semplificazione della legislazione, ma francamente in sostanza è accaduto ben poco.
Analogamente, per quanto concerne il trasporto illegale di rifiuti oltre frontiera, è vitale che la fonte dei rifiuti sia identificata e che il principio “chi inquina paga” sia attuato con rigore. Nel mio collegio elettorale in Irlanda del Nord abbiamo il grave problema delle discariche abusive di rifiuti provenienti dalla vicina Repubblica d’Irlanda. Si può e si deve fare di più per fermare questo tipo di trasporto illegale e i responsabili devono pagare per il danno arrecato.
Infine, le esportazioni di rifiuti dall’UE verso i paesi in via di sviluppo a scopo di trattamento implica metodi molto meno sostenibili rispetto a quelli invalsi nell’Unione europea e credo che sia veramente il momento di affrontare questo fenomeno. Oltretutto le emissioni di carbonio derivanti da tale prassi ci devono spingere a invertirla.
Françoise Grossetête (PPE-DE). – (FR) Signor Presidente, vorrei innanzi tutto porgere le mie più vive congratulazioni alla collega, onorevole Jackson, per l’ottimo lavoro svolto che riflette la sua grande competenza sulla delicata questione della gestione dei rifiuti.
Sono alquanto soddisfatta del chiarimento apportato con la gerarchia a cinque sezioni. E’ importante soprattutto la prevenzione, che consiste nel ridurre il volume dei rifiuti e che implica veramente sforzi importanti, e il riciclaggio. Tuttavia, non tutto si può riciclare. Il relativo mercato non esiste ancora. Pertanto si rende necessario il recupero, in mancanza di altre soluzioni, ma tale attività deve accompagnarsi a un’elevata efficienza energetica.
Questa gerarchia deve essere un principio guida che tenga però in conto numerosi parametri, segnatamente i parametri locali, poiché è importante introdurre una certa flessibilità variando, a seconda del caso, le priorità in funzione di aspetti pratici e della necessaria complementarietà delle modalità di gestione.
A questo proposito mi congratulo parimenti per l’introduzione nel testo del principio di responsabilità del produttore, da una parte, e delle esigenze di controllo e di tracciabilità per i rifiuti pericolosi, dall’altra, che si applicano anche alle disposizioni in materia di autorizzazioni richieste agli impianti di trattamento e di controlli sui trasporti.
Infine, quanto agli emendamenti sulla definizione di sottoprodotto, mi oppongo radicalmente a una definizione in virtù della quale sarebbero estromessi alcuni rifiuti dagli obblighi di tutela ambientale; siffatta definizione permetterebbe ad alcuni tipi di rifiuti, considerati sottoprodotti, di sfuggire alla normativa sui rifiuti e di non essere sottoposti ai requisiti di tracciabilità e di autorizzazione al trasporto né, in determinati casi, alla normativa REACH applicabile alle merci.
Si ha quindi motivo di temere che certi residui combustibili delle industrie manifatturiere e chimiche, ad esempio i sostituti di carburanti, attualmente considerati rifiuti pericolosi, possano rispondere tranquillamente alle definizioni proposte per i sottoprodotti senza essere temperati da altri criteri. Mi pare particolarmente pericoloso, poiché vi è il rischio di una declassificazione generale di tutti i flussi di rifiuti che in effetti rispondono a questi criteri.
Dorette Corbey (PSE). – (NL) Signor Presidente, prima di tutto desidero ringraziare entrambi i relatori. Hanno tutti e due svolto un eccellente lavoro nell’affrontare questa complessa questione.
La nostra montagna di rifiuti permane in crescita ed è questa una tendenza che deve essere fermata, poiché dobbiamo puntare a un mondo senza rifiuti, un mondo in cui tutti i prodotti usati e i materiali d’imballaggio vadano a formare la materia prima per nuovi prodotti, un mondo in cui le materie prime non perdano il loro valore e in cui il riciclaggio non sia sinonimo di declassamento. La nuova direttiva quadro si sta muovendo nella giusta direzione. Secondo la gerarchia dei rifiuti, prima di tutto dobbiamo prevenire la formazione dei rifiuti e, nel caso in cui si vengano a produrre, dobbiamo concentraci sul riutilizzo e sul riciclaggio, esattamente in questo ordine. Al momento il 34 per cento dei rifiuti viene riciclato e questa percentuale deve e in effetti può essere aumentata.
Sono due i fattori che reputo importanti. Innanzi tutto la responsabilità del produttore. Deve essere assegnata una maggiore responsabilità a chi produce rifiuti per prevenirne la formazione e per trattarli. Questi soggetti devono impegnarsi verso il riutilizzo e il riciclaggio. La responsabilità del produttore deve essere ulteriormente sviluppata e, per esempio, potrebbe assumere la forma dell’obbligo di ritirare l’imballaggio.
In secondo luogo, un mondo senza rifiuti purtroppo è una realtà ancora molto remota. I rifiuti continuano a essere prodotti nonostante il riciclaggio e la prevenzione, e dobbiamo quindi usarli in maniera più efficiente possibile. Il dato negativo è che il 50 per cento dei rifiuti dell’Unione europea finisce ancora in discariche, seppur questa modalità sia invariabilmente inefficiente. Tale prassi deve finire. L’incenerimento in ogni caso è un metodo più efficiente di smaltire i rifiuti rispetto alla discarica. I moderni impianti di incenerimento possono recuperare i rifiuti ricavandone energia. La scelta pertanto non è tra il riciclaggio e l’incenerimento. Dobbiamo puntare comunque al riciclaggio. Nell’arco dei prossimi anni, però, sarà possibile riciclare la totalità dei rifiuti e la scelta quindi dovrà essere operata tra il deposito in discarica e l’incenerimento, in qual caso è meglio optare per l’incenerimento abbinato al recupero energetico. Se ciò verrà fatto in maniera efficace, saremo altresì in grado di tagliare sostanzialmente le emissioni di anidride carbonica.
Marian Harkin (ALDE). – (EN) Signor Presidente, nel minuto a mia disposizione desidero fare quattro brevi osservazioni.
In primo luogo sostengo la gerarchia a cinque sezioni per i rifiuti, ma la flessibilità non deve essere concessa solamente in casi specifici, altrimenti corriamo il rischio che l’approccio possa voler dire tutto e niente allo stesso tempo.
In secondo luogo, convengo con la relatrice sul fatto che la comitatologia va usata per le materie tecniche e che gli articoli 5, 11 e 21 vanno sottoposti a procedura di codecisione.
In terzo luogo, credo che l’incenerimento dei rifiuti non debba essere riclassificato come operazione di recupero, ma debba rimanere un’operazione di smaltimento. Agire diversamente significherebbe compromettere il principio di prevenzione, di riutilizzo e di riciclaggio. Tuttavia, questo non deve farci chiudere gli occhi sul fatto che la diossina viene prodotta anche da molte altre fonti, dai barbecue,ai fuochi d’artificio fino ai falò all’aperto.
Infine, in merito al trasporto illegale di rifiuti in Irlanda, per sgombrare il campo dagli equivoci in quest’Aula, al collega, onorevole Allister, devo dire che è vero anche il contrario. Il trasporto illegale di rifiuti non conosce confini e non è assolutamente un flusso unidirezionale; è necessaria una maggiore vigilanza da entrambi i lati della frontiera.
Friedrich-Wilhelm Graefe zu Baringdorf (Verts/ALE). – (DE) Signor Presidente, Commissario Dimas, in quest’Aula tutti i gruppi si stanno unendo per affrontare un problema minore ma importante, ossia il riciclaggio dei residui alimentari. In Germania in effetti abbiamo un sistema che, attraverso la sterilizzazione a 133 gradi, protegge dalle malattie e dalla BSE e ne rende possibile l’uso come mangime animale.
Nel 2002, quando fu adottato il regolamento n. 1774, cinque di noi nella votazione si erano espressi contro la soluzione a lungo termine del problema dei mangimi in siffatte condizioni, ma la Commissione aveva stipulato un periodo di transizione e promise di presentare una proposta a tempo debito. Non lo ha mai fatto.
Nel frattempo la Commissione ha riformato il sistema. Nessuno dei deputati ha obiettato; il sistema è considerato sicuro e quindi riteniamo sia in linea con il concetto di riciclaggio di questa direttiva e chiediamo alla Commissione di vedere questo cambiamento in una luce positiva e di consentirci di usare il processo del trattamento dei residui alimentari in atto in Germania e in altri paesi laddove sistemi analoghi hanno conosciuto un certo sviluppo, recando benefici per gli animali e per l’ambiente.
Jacky Henin (GUE/NGL). – (FR) Signor Presidente, onorevoli colleghi, dobbiamo felicitarci per il fatto che il Parlamento avanza proposte più ambiziose di quelle della Commissione in materia di riciclaggio dei rifiuti.
D’altro canto, cosa ci possiamo aspettare da una Commissione la cui linea di condotta consiste nel sacrificare sistematicamente l’interesse generale dei cittadini in nome degli interessi particolari degli azionisti delle multinazionali?
Il dumping ambientale in materia di rifiuti deve essere combattuto all’interno e al di fuori dell’Unione. Questo tema deve peraltro costituire uno dei fondamenti del mandato negoziale del Commissario Mandelson in seno all’OMC. Ne va della salvaguardia del pianeta, ma anche della lotta contro le delocalizzazioni riconducibili al mancato rispetto di norme ambientali elementari. Tutti i rifiuti prodotti nell’Unione, compresi i rifiuti delle imbarcazioni noleggiate dalle imprese europee, devono essere trattati sul territorio dell’Unione in filiere industriali creatrici di occupazione sotto la responsabilità pubblica.
L’Africa, l’India e l’Asia non devono più essere trattate come le discariche dell’Europa. Le autorità locali hanno saputo anticipare, dare l’esempio, innovare. A riprova di ciò cito l’impianto modello di metanizzazione e la valorizzazione multifiliera dei rifiuti che ha realizzato l’autorità di cui fa parte anche la mia città.
Purtroppo queste realizzazioni esemplari nell’Unione devono tutto ai contribuenti locali e poco o nulla all’Unione e agli industriali. Sarebbe opportuno tenerne conto e aiutare coloro che hanno meno possibilità di altri.
Thomas Wise (IND/DEM). – (EN) Signor Presidente, siamo in presenza di uno dei rari casi in cui al Parlamento viene richiesto un vero e proprio contributo legislativo nell’ambito della procedura di codecisione. L’onorevole Jackson ha debitamente redatto la relazione, ma, il Parlamento, non pago, ci ha aggiunto anche la relazione Blokland, una relazione d’iniziativa priva di qualsiasi rilevanza legislativa, uno spreco proprio sull’argomento dei rifiuti!
Quanta carta è stata sprecata per stampare questa relazione? Ad ogni modo mi offre la possibilità di mettere in luce la differenza tra l’UKIP e i conservatori britannici. Come deputato dell’UKIP, posso difendere il mio paese anche quando devo dissentire rispetto a un collega del gruppo. Credo che il mio paese sia perfettamente in grado di gestire le problematiche in tema di rifiuti e debba essere lasciato libero di attuare la propria legislazione. I conservatori britannici non sono liberi di criticare gli entusiasti dell’UE all’interno del loro gruppo, il gruppo PPE-DE, che il loro leader aveva promesso di lasciare. E’ proprio un peccato. Ancor peggio, però, è che redigano persino relazioni pro Europa per conto del PPE, per conto di tali esponenti entusiasti. Basti pensare all’onorevole Jackson, quando dice che bisogna assolutamente opporsi ai tentativi degli Stati membri e della Commissione atti a impedire la procedura di comitatologia. Ovviamente convengo con lei in relazione alla Commissione, ma cosa dire rispetto agli Stati membri? Un conservatore britannico che parla di opposizione contro gli Stati membri? E’ questo il vero volto dei conservatori britannici. Il marito dell’onorevole Jackson fece scalpore quando polemicamente si dimise dal partito per unirsi ai laburisti. Di questi tempi i conservatori sono eccessivamente proeuropeisti anche per lui.
Eija-Riitta Korhola (PPE-DE). – (FI) Signor Presidente, credo che l’onorevole Jackson meriti un encomio per il difficile compito che ha svolto. Il tema dei rifiuti illustra molto bene che in ecologia talvolta la teoria diverge molto dalla pratica.
E’ veramente arrivato il momento di chiarire, semplificare e armonizzare la legislazione comunitaria in materia di rifiuti. Troppo spesso abbiamo assistito a situazioni in cui la Corte di giustizia alla fine ha definito cosa si intende per rifiuti o le modalità di gestione. Ora servono criteri e orientamenti chiari e funzionali in modo che le nostre leggi in materia di rifiuti possano altresì sostenere l’obiettivo che avevamo concordato a Lisbona, e che al contempo garantirebbe agli operatori un ambiente operativo prevedibile.
Deve esserci una prevenzione sia qualitativa che quantitativa. Dobbiamo essere in grado di specificare cosa rientra nella definizione di sottoprodotto e stabilire quando un rifiuto cessa di essere tale in modo che sia possibile ridurre il più possibile il ricorso alle materie prime vergini. Al contempo dobbiamo aumentare il margine di utilizzo dei materiali considerati rifiuti, al fine di ridurre al massimo il volume di rifiuti che deve essere distrutto.
Per tale ragione sono estremamente preoccupata, poiché la relazione della commissione per l’ambiente, la sanità pubblica e la sicurezza alimentare, accennando al compromesso, soprattutto per quanto concerne la qualità, non può conseguire gli obiettivi dichiarati. Ad esempio il considerando in cui si afferma che tutti i sottoprodotti saranno praticamente considerati rifiuti laddove non esistono criteri chiari e specifici ai sensi di legge sarebbe una catastrofe per l’Unione. Sul piano concreto, però, per quanto siano vitali e utili le sostanze o i materiali generati come sottoprodotti, ad esempio, saranno sempre considerati rifiuti, per sicurezza, o saranno assoggettati alla normativa sui rifiuti. La verità però è che vi sono enormi quantità di materiali prodotti dall’industria di cui si conosce esattamente la composizione e che potrebbero essere considerati una frazione distinta dal resto del flusso dei rifiuti già alla fonte. In questo modo, lo sfruttamento sarebbe agevole, i rischi sarebbero del tutto sotto controllo e si risparmierebbe energia.
Analogamente, una rigida gerarchia in tema di rifiuti, che ora può essere evitata dopo una valutazione sul ciclo di vita per ogni caso specifico e dopo un’analisi costi-benefici, si tradurrebbe in una normativa che non possiamo in alcun modo giustificare dal punto di vista della fattibilità e della competitività delle nostre procedure di gestione dei rifiuti. Questa opzione può solo ritardare il processo e apportare un’inutile e immensa mole di burocrazia. Ora dobbiamo evitare gli errori grossolani, come quelli a cui ho accennato nei miei due esempi. Sono certa che gli emendamenti presentati dall’onorevole Florenz e quelli presentati congiuntamente da noi contribuiranno a risolvere i problemi che hanno contrassegnato questi compromessi.
Riitta Myller (PSE). – (FI) Signor Presidente, credo che la commissione per l’ambiente, la sanità pubblica e la sicurezza alimentare abbia conseguito un risultato eccellente sul versante della normativa ambientale attraverso il compromesso e spero che il lavoro svolto in sede di commissione riscuota anche il consenso dell’Assemblea.
La commissione si è espressa a larga maggioranza a favore della gerarchia a cinque sezioni intesa come colonna portante della futura politica comunitaria in materia di rifiuti. La sezione più importante della gerarchia è la riduzione dei volumi di rifiuti. Per conseguire questo obiettivo servono obiettivi chiari e vincolanti per gli Stati membri a livello comunitario al fine di diminuire le quantità di rifiuti prodotti e aumentarne il riutilizzo e il riciclaggio.
Dobbiamo anche rivedere il nostro stile di vita. Le nostre abitudini di produzione e di consumo devono muoversi maggiormente in direzione della sostenibilità invece dell’attuale cultura di smaltimento. E’ stato detto in questa sede che i volumi di rifiuti sono in costante aumento. E infatti è così, ma in Finlandia, ad esempio, siamo già riusciti a tenere sotto controllo la quantità di rifiuti domestici. Tuttavia, ora dobbiamo lavorare attivamente per diminuirne i volumi.
La gerarchia dei rifiuti riveste un’importanza fondamentale per noi, ma, laddove criteri ambientali chiari basati sul ciclo di vita ci consentono di dimostrare l’esistenza di misure alternative sensate, c’è spazio per la flessibilità. L’incenerimento non può essere un’opzione se non rispetto alla discarica, e anche in questo caso, ovviamente, devono essere applicati i criteri sulle emissioni.
Šarūnas Birutis (ALDE). – (LT) Onorevoli colleghi, più la società si urbanizza, più cresce il volume di rifiuti, e più si aggravano i problemi connessi allo smaltimento. La quantità cui si fa riferimento è enorme; in effetti, questa realtà dimostra l’attualità del regolamento legislativo in materia di rifiuti a livello europeo e la necessità di sensibilizzare maggiormente l’opinione pubblica alla necessità di affrontare il problema dello smaltimento dei rifiuti. Sostengo l’iniziativa della Commissione di rivedere la direttiva quadro sullo smaltimento dei rifiuti, semplificandola e chiarendola.
Gli articoli dal 29 al 31 della direttiva fissano nuove norme per i paesi membri sulla predisposizione di programmi nazionali atti a ridurre la quantità di rifiuti. E’ molto importante dedicare una maggiore attenzione alla questione dei rifiuti, non solo a livello europeo, ma anche a livello nazionale. Tuttavia, l’obbligo di predisporre programmi nazionali generali tesi a diminuire il volume di tutti i tipi di rifiuti è difficile da attuare, poiché vi sono flussi specifici di rifiuti e possibilità diverse di applicare le misure preventive. Sarebbe più opportuno preparare orientamenti per la definizione di questi programmi nazionali e per specificare taluni tipi di rifiuti destinati a un’azione prioritaria, lasciando ai paesi membri il diritto di decidere da soli il tipo di rifiuti su cui concentrarsi nei suddetti programmi.
Umberto Guidoni (GUE/NGL). – Signor Presidente, onorevoli colleghi, l’Unione europea deve infine dotarsi di nuovi strumenti per limitare la produzione di rifiuti promuovendo la riutilizzazione, il riciclo e la valorizzazione al fine di ridurne l’impatto negativo sull’ambiente. Senza obiettivi concreti per il riciclaggio a livello europeo, gli Stati membri che non hanno sviluppato tecniche di riciclo tenteranno di raggiungere gli obiettivi di ridurre le discariche privilegiando gli inceneritori e ignorando i passaggi più virtuosi.
Il principio della gerarchia a cinque livelli da solo non sarà in grado di prevenirlo, per questo bisogna puntare al riciclo di almeno il 50% dei rifiuti biodegradabili, alla promozione di sistemi di raccolta differenziati e di riciclo, nonché provvedere a che il materiale riutilizzabile o riciclabile non sia smaltito nelle discariche e negli inceneritori.
Gli emendamenti dell’onorevole Jackson, secondo cui gli inceneritori di rifiuti urbani possono essere classificati impianti di recupero anziché di smaltimento, di fatto minano l’applicazione dei cinque livelli di priorità e aprono la strada al business privato degli inceneritori. Se vogliamo veramente che l’Europa diventi la recycling society del futuro, dobbiamo puntare innanzitutto sulla prevenzione riducendo la produzione di rifiuti e poi privilegiando il riuso e il riciclaggio.
Péter Olajos (PPE-DE). – (HU) L’obiettivo principale della nuova riforma della gestione dei rifiuti a livello europeo punta a ridurre in misura significativa il volume dei rifiuti smaltiti in discarica. In relazione ai vari elementi della riforma vorrei esprimere alcune considerazioni sulla raccolta differenziata.
Dando uno sguardo all’Unione europea, si vede un panorama variegato. Un’Europa, unita per molti aspetti, è divisa in due sul tema della raccolta differenziata. Tra i paesi più all’avanguardia si annoverano la Danimarca, i Paesi Bassi e la Germania, in cui la quota di rifiuti urbani destinati alla raccolta differenziata si attesta sul 50 per cento, mentre nei paesi che sono il fanalino di coda tale percentuale sfiora appena il 2 per cento. Analogamente, possono essere rilevate grandi differenze nella raccolta differenziata dei rifiuti industriali. Vi sono paesi, come l’Italia e i Paesi Bassi, che vantano un 80-90 per cento, mentre in altri si arriva appena al 10.
Il mio paese, l’Ungheria, rappresenta un caso esemplare di questa dualità. Meno del 2,5 per cento dei rifiuti urbani viene riciclato, e quindi il paese in questo settore si attesta agli ultimi posti tra gli Stati membri dell’UE. Per quanto attiene ai rifiuti industriali, d’altro canto, il dato è del 70 per cento, il che ci porta in una posizione più alta.
Perché questa dualità? Ebbene, in Ungheria la raccolta differenziata è stata resa obbligatoria per l’industria alcuni anni fa. E’ questa la ragione principale per questo bel risultato del 70 per cento. Per contro, le autorità intendono introdurre la raccolta differenziata per i rifiuti urbani su base volontaria, creando isole di raccolta differenziata. Il risultato parla da solo: solo il 2 per cento dei rifiuti urbani viene selezionato attraverso la raccolta differenziata.
Credo che questo esempio illustri bene l’importanza di stabilire obiettivi minimi uniformi e vincolanti sulla raccolta differenziata in tutti gli Stati membri sia per i rifiuti industriali che per i rifiuti urbani. Infine, onorevoli colleghi, credetemi, non dovremmo dedicare tutto questo tempo a discutere dell’incenerimento se riuscissimo a risolvere la questione della raccolta differenziata.
Karin Scheele (PSE). – (DE) Signor Presidente, l’aumento nel volume di rifiuti è inquietante, e chiaramente non si attinge abbastanza al potenziale di prevenzione e di riciclaggio. Pertanto la commissione per l’ambiente, la sanità pubblica e la sicurezza alimentare è a favore dell’introduzione di obiettivi obbligatori per la riduzione e la prevenzione dei rifiuti e vorrebbe che ogni futura politica europea in materia si fondasse sulla gerarchia a cinque sezioni. Spero che le relazioni adottate in commissione siano approvate a grande maggioranza anche in plenaria; in questo modo, infatti, la proposta della Commissione ne risulterebbe significativamente migliorata.
E’ di capitale importanza che continui a vigere la distinzione tra smaltimento e trattamento dei rifiuti; la proposta della Commissione non classifica più il trattamento termico dei rifiuti domestici e di scarti simili come smaltimento, bensì come recupero, purché gli impianti di incenerimento ottemperino a determinati criteri in materia di efficienza energetica. Questo approccio avrebbe conseguenze disastrose, vale a dire un dumping ambientale diffuso in lungo e in largo per l’Europa e un marcato aumento del turismo dei rifiuti.
In futuro non sarebbe un problema e non sarebbe illegale trasportare i rifiuti in tutta Europa e incenerirli laddove è più conveniente dal punto di vista economico ed è più dannoso per l’ambiente. E’ importante che gli Stati membri possano invocare il principio di prossimità che ora è sancito nel diritto comunitario.
Oggi è stato detto che dovremmo perseguire un approccio che sia il meno burocratico possibile; a mio avviso, quell’approccio, quella soluzione si realizzerebbero se i comuni in futuro si assumessero la responsabilità dell’erogazione dei servizi municipali di interesse generale e fossero in grado di decidere da soli le modalità per raccogliere le istanze della nuova politica in tema di rifiuti, poiché in questo modo non solo si minimizzerebbe la burocrazia, ma si massimizzerebbe anche la democrazia.
Bogusław Sonik (PPE-DE). – (PL) Signor Presidente, l’economia europea sta producendo enormi quantità di rifiuti industriali e quantità crescenti di rifiuti domestici. In media una persona produce quasi mezza tonnellata di rifiuti all’anno.
Il metodo più efficace e a lungo termine per risolvere il problema dei rifiuti è quello di non produrli affatto. I nostri metodi dispendiosi e inefficienti di sfruttare le risorse naturali stanno producendo un impatto colossale sull’ambiente. Possiamo però contrastare questo fenomeno, mettendo in atto un’azione preventiva: ridurre la quantità di rifiuti, riutilizzare i prodotti e ritrattare i rifiuti trasformandoli in materie prime secondarie, ossia ricorrendo al riciclaggio.
Desidero richiamare la vostra attenzione su una proposta particolarmente impressionante nella relazione su cui ci apprestiamo a votare. Tale proposta prevede la riclassificazione degli impianti che neutralizzano termicamente i rifiuti in impianti di recupero. Con la riclassificazione degli inceneritori di rifiuti, ai sensi di legge, il trasporto di rifiuti destinati all’incenerimento tra Stati membri diventerebbe legale, dal momento che è consentito trasportare rifiuti destinati al recupero. In questo modo, si creerebbe un flusso di rifiuti dagli Stati membri più ricchi, in cui l’incenerimento è considerevolmente più costoso, verso i nuovi paesi membri. Nella sola Polonia nove nuovi inceneritori di rifiuti, attualmente in fase di pianificazione, potrebbero essere creati grazie ai fondi comunitari. In questo modo i fondi comunitari sarebbero usati in modo estremamente dannoso per l’ambiente e per la società.
Non possiamo permettere che si delinei una situazione in cui una serie di paesi poveri diventino il falò in cui si bruciano i rifiuti di tutta Europa, producendo così grandi quantità di anidride carbonica. Ma questa è proprio la situazione che si verrebbe a creare in virtù degli emendamenti nn. 116, 133 e 135. L’incenerimento dei rifiuti accentua il cambiamento climatico e inquina l’ambiente. Esso aumenta inoltre la dipendenza dalle importazioni di preziose materie prime che potrebbero altresì essere ricavate dal riciclaggio. Una posizione simile a quella che ho appena indicato è stata adottata anche dai quattro ministri dell’Ambiente del gruppo di Visegrad nel maggio 2006. Pertanto faccio appello a tutti i deputati di quest’Aula affinché tengano conto di queste riserve e non votino per cambiare la classificazione dei rifiuti.
Dan Jørgensen (PSE). – (DA) Signor Presidente, al momento produciamo troppi rifiuti in Europa e tale volume cresce di giorno in giorno. In realtà il ritmo di questo aumento è superiore al tasso di crescita della nostra ricchezza e del nostro PIL. Ora siamo in una situazione in cui ogni europeo produce una media di 500 chilogrammi di rifiuti all’anno. E’ mezza tonnellata ciascuno, onorevoli colleghi. Sono ovviamente quantità enormi ed è quindi una situazione in cui bisogna intervenire. L’obiettivo primario della normativa deve essere dunque quello di ridurre la quantità di rifiuti. E’ ironico, credo, che siamo tutti concordi sugli obiettivi, che però non sono del tutto chiari nella proposta della Commissione. Crediamo pertanto debbano essere stabiliti obiettivi vincolanti sia a livello quantitativo che qualitativo per ridurre i rifiuti in Europa.
Detto questo, vi sono anche altri difetti nella proposta della Commissione. Come si capisce leggendo il testo, prima di tutto non vi è una netta distinzione tra il riciclaggio e l’incenerimento dei rifiuti laddove i rifiuti destinati all’incenerimento sono usati per produrre energia. Ed è assolutamente sbagliato. Entrambi i processi sono ricondotti al recupero, ma l’apparenza inganna in questo caso, poiché, da un punto di vista ambientale, una quantità molto maggiore viene recuperata attraverso un processo rispetto all’altro. Ad esempio, lavare e riciclare una bottiglia di plastica è naturalmente molto più positivo per l’ambiente che non bruciarla.
Si intravede anche un altro problema nel modo in cui la Commissione ha organizzato la materia, in quanto occorrono requisiti molto specifici nei casi in cui i rifiuti devono essere necessariamente inceneriti. E’ ovvio. In tali casi dobbiamo richiedere che sia utilizzata la tecnologia migliore in assoluto sia in termini di efficienza energetica sia ovviamente in termini di prevenzione delle conseguenze potenzialmente dannose dell’incenerimento dei rifiuti.
Vogliamo inoltre prevenire il trasporto transfrontaliero o il turismo dei rifiuti, ma questo sarà invece il risultato se consideriamo i rifiuti alla stessa stregua delle merci.
In sintesi, dobbiamo ridurre la quantità di rifiuti e dobbiamo garantire che vi sia una gerarchia di soluzioni in cui prevalga decisamente il riciclaggio rispetto all’incenerimento.
Horst Schnellhardt (PPE-DE). – (DE) Signor Presidente, signor Commissario, onorevoli colleghi, porgo le mie più vive congratulazioni ai relatori; l’onorevole Jackson ha apportato miglioramenti decisivi alla proposta originaria della Commissione. In particolare voglio commentare la gerarchia proposta sul trattamento dei rifiuti dal punto di vista della conservazione delle risorse; per questa ragione la direttiva deve essere vista anche nel contesto della sicurezza dell’approvvigionamento energetico, che è la questione scottante dell’attualità europea. La dipendenza del continente dalle forniture energetiche di diversi paesi terzi mette la questione della scarsità e della protezione delle risorse al centro di quasi tutti i dibattiti politici; pertanto, al fine di stabilizzare l’approvvigionamento energetico, deve essere assegnata grande priorità al trattamento dei rifiuti. Esso non garantirà per certo la sicurezza dell’approvvigionamento energetico, ma potrà dare un piccolo contributo. Si prenda, ad esempio, il petrolio. Dal momento che, stando alle previsioni, le riserve di greggio sono destinate a esaurirsi entro il 2050, ritengo irresponsabile che l’Europa continui a bruciare oli usati in grandi quantità, quando in tutto il continente vengono utilizzati per produrre circa un terzo dei lubrificanti – è un esempio di buona tecnologia del tipo che dovrebbe essere promosso in futuro.
Sì, ovviamente la flessibilità è vitale; dopo tutto la carta non può essere recuperata e ritrattata all’infinito, motivo per cui credo che l’emendamento presentato sulla flessibilità sia così importante e pertinente. Per assicurare certezza giuridica, però – soprattutto per il trattamento – è molto importante che, in sede di recepimento, debba essere stabilito precisamente quando una sostanza è da considerasi un rifiuto e quando diventa un prodotto. Non vi debbono essere aree grigie in questo ambito, in quanto porterebbero solo a frodi e incertezza, e non possiamo permettercelo.
Per concludere, desidero formulare alcune osservazioni sulla revisione della direttiva sulle discariche. Infatti è necessario ridurre lo smaltimento dei rifiuti nelle discariche, ma l’argomentazione basata sulla presunta produzione di metano da questi siti, che a sua volta provoca danni all’ambiente, ci porta in un vicolo cieco. Esiste la tecnologia per affrontare questo aspetto e già adesso il gas viene raccolto e trasformato in biogas. E’ un fattore di cui dobbiamo tenere conto. Oltre a ciò, sostengo la proposta dell’onorevole Graefe zu Baringdorf in merito alla lavorazione dei residui alimentari, e suggerisco al Commissario di ripensarci.
Justas Vincas Paleckis (PSE). – (LT) Mi congratulo con il relatore, soprattutto per il suo ambizioso impegno teso a rallentare la pericolosa crescita della montagna di rifiuti. Se non si arriva a un’inversione di rotta, non saremo più noi a seppellire i rifiuti, ma verremo noi stessi seppelliti dalla spazzatura. E’ giunto il momento di imparare a vivere diversamente, perché, come per il cambiamento climatico, le conseguenze possono essere difficili da superare, anzi potrebbero essere addirittura mortali.
In Lituania, come nella maggior parte degli Stati membri dell’Unione europea, lo smaltimento di rifiuti nelle discariche è ancora il metodo più diffuso di gestione. I consigli comunali non dispongono di specialisti e non hanno i fondi necessari per ridurre al minimo i rifiuti e per attuare la raccolta differenziata e il riciclaggio. La maggioranza della gente non è ancora preparata a sostenere metodi progressivi per gestire i rifiuti, e mancano i controlli ai sensi di legge. Inoltre, i produttori e gli importatori cercano di scansare le responsabilità della gestione.
L’Unione europea stanzia regolarmente grossi importi per migliorare questa situazione. Desidero quindi incoraggiare i vecchi Stati membri a passare attivamente ai nuovi arrivati la loro esperienza per stimolare l’investimento privato nella gestione dei rifiuti, per migliorare i controlli di legge e per spiegare alla gente la necessità di proteggere l’ambiente e di non pregiudicare l’ambiente in cui viviamo.
Ambroise Guellec (PPE-DE). – (FR) Signor Presidente, come tutti i colleghi qui presenti, ritengo che sia necessario un quadro europeo chiaro per essere all’altezza della grande sfida della gestione responsabile dei rifiuti.
Mi pare inoltre che siamo tutti concordi sull’idea che la nuova strategia europea in tema di rifiuti debba consentire di identificare in ogni categoria di rifiuti non solo una fonte di inquinamento da ridurre, ma anche una potenziale risorsa da sfruttare. Per tale ragione aderisco senza esitazioni al processo in atto e rendo omaggio al ragguardevole lavoro svolto dalla relatrice teso ad aggiornare le normative che si vanno accumulando da oltre trent’anni in questa materia.
E’ pertanto essenziale, come d’altronde è già stato sottolineato da molti, ristabilire chiaramente la gerarchia a cinque sezioni in un ordine di priorità decrescente: prevenzione, riutilizzo, riciclaggio, recupero e smaltimento. Tutto ciò, mantenendo un minimo di flessibilità, in considerazione, segnatamente, degli aspetti economici che riguardano i vari settori. D’altro canto, abbiamo visto che prezzo dovremmo pagare se eliminassimo questi limiti, che sono imperativi.
Desidero reiterare il mio pieno sostegno agli emendamenti volti a consolidare le definizioni, soprattutto quelle sulla fine del ciclo di vita dei rifiuti, sulla responsabilità del produttore e sulla prevenzione. Infine credo sia importante, come è stato evidenziato da diversi colleghi, rafforzare la normativa sui rifiuti pericolosi, in particolare introducendo la raccolta differenziata e una tracciabilità affidabile.
Marie-Noëlle Lienemann (PSE). – (FR) Signor Presidente, signor Commissario, onorevoli colleghi, desidero porre in luce tre punti affinché il Parlamento migliori la direttiva.
In primo luogo servono obiettivi quantificabili, soprattutto per la riduzione dei rifiuti, che la commissione per l’ambiente ha giustamente fissato come obiettivo a lungo termine. E’ importante per preservare l’ambiente, ma anche per arginare la nostra vulnerabilità sul piano dell’approvvigionamento di materie prime che, com’è noto, sono fonte di conflitto a livello mondiale.
In secondo luogo, se l’incenerimento non può essere vietato, deve essere limitato al massimo. Si tratta in questo caso di smaltimento, non di recupero. Ovviamente è meglio produrre energia invece di depositare i rifiuti in discarica, ma non confondiamoci: l’incenerimento è una forma di smaltimento.
In terzo luogo occorre rafforzare il principio di prossimità e di autosufficienza per la gestione dei rifiuti, soprattutto per le varie forme di smaltimento e per l’incenerimento, altrimenti assisteremo allo sviluppo di un fenomeno pressoché incontrollabile di trasporto dei rifiuti, accompagnato dall’aumento dell’effetto serra e dai rischi di dumping ambientale. Infatti le migliori prassi non sono sempre le più convenienti sotto il profilo economico.
Un indebolimento del principio di prossimità per creare un grande mercato dei rifiuti sarebbe un vantaggio per i grandi gruppi economici del settore, e non per l’ambiente, dunque non è accettabile.
Thomas Ulmer (PPE-DE). – (DE) Signor Presidente, onorevoli colleghi, sono grato agli onorevoli Jackson e Blokland per il valido lavoro che hanno svolto. I rifiuti – e i 27 Stati membri ne producono 1,3 miliardi di tonnellate all’anno – rappresentano una questione cruciale, non marginale.
Per come la vedo, è facile definire gli obiettivi, ma è difficile conseguirli. La prevenzione deve essere al primo posto e, per stabilizzare la quantità di rifiuti prodotti fino al 2012 per poi ridurla, è necessario compiere una serie di passi, tra cui la direttiva sull’ecoprogettazione dei prodotti, una maggiore responsabilità da parte dei produttori, la tracciabilità delle sostanze pericolose e un sistema di riciclaggio debitamente concepito. E’ più importante riciclare i rifiuti piuttosto che trattarli, proprio come in medicina è più importante rimettere in salute le persone invece che assegnare loro una pensione di invalidità. Sono fattori che si intrecciano perfettamente.
Non si dà nessuna considerazione a questi elementi nelle argomentazioni. Nel mio paese l’associazione dei fornitori di servizi municipali ha un fatturato di oltre 60 miliardi di euro e una certa propensione per la concorrenza aperta, un punto che guardo con favore, visto che è positivo sia per i consumatori che per l’ambiente. Dobbiamo solamente definire le norme di base per questa concorrenza, non i dettagli. E’ la portabilità dei rifiuti che deve essere disciplinata facendo riferimento ai materiali e ai rischi che potrebbero insorgere, non la questione di chi è responsabile del trasporto.
Il mio ragionamento sull’argomento si incentra sui compiti futuri del riciclaggio e della progettazione dei prodotti, in quanto è su questo aspetto che intravedo per l’Europa una possibilità di costruire un futuro basato sulla tecnologia e sulla protezione dell’ambiente.
Sono totalmente a favore di un mercato interno aperto, come quello delineato da noi della commissione per l’ambiente; è assurdo credere che un numero crescente di misure nuove e restrittive faranno progredire l’Europa sulla strada segnata dalla strategia di Lisbona. Ritengo inoltre che i fornitori di servizi municipali abbiano una buona possibilità quando competono in un mercato in espansione.
Nikolaos Sifunakis (PSE). – (EL) Signor Commissario, prima di tutto mi congratulo con lei per la posizione che ha espresso nell’ambito dell’Esecutivo in relazione ai veicoli.
Benché negli ultimi anni siano stati compiuti progressi nella gestione dei rifiuti, permangono enormi differenze tra gli Stati membri in relazione al volume di rifiuti che vengono riutilizzati o riciclati e in relazione al metodo di smaltimento.
Nel mio paese, ad esempio, e forse in misura minore in altri paesi, gran parte dei rifiuti finisce in discariche incontrollate, mentre il riutilizzo e il riciclaggio sono sottosviluppati.
Oggi, come ha puntualizzato l’onorevole Sonik poc’anzi, un cittadino europeo produce in media una tonnellata e mezza di rifiuti all’anno, la maggior parte dei quali finisce in discariche, non in discariche specializzate.
Il riutilizzo e il riciclaggio registrano livelli eccessivamente bassi e noi non abbiamo fatto molto per ridurre o, se non altro, per stabilizzare la produzione complessiva di rifiuti.
Gli effetti negativi saranno affrontati solo se istituiremo programmi nazionali in cui la prevenzione sia al primo posto e che siano innanzi tutto atti a ridurre la quantità di rifiuti. Pensate che in Grecia siamo passati da 4,5 milioni di tonnellate nel 2000 a 6 milioni nel 2006.
Pertanto dobbiamo istituire una gerarchia di obiettivi in cui le priorità siano: la riduzione del volume dei rifiuti, il riutilizzo, il riciclaggio e il recupero, e dobbiamo fissare un calendario preciso di attuazione che sia comune a tutti gli Stati membri.
András Gyürk (PPE-DE). – (HU) Dal punto di vista dell’Ungheria il dibattito di oggi sulla revisione della direttiva quadro sui rifiuti è diventato inaspettatamente rilevante. Nelle ultime settimane la polizia ungherese ha avviato procedimenti giudiziari per ripetute infrazioni alle normative sulla gestione dei rifiuti per trasporto e deposito illegale di grandi quantità di rifiuti provenienti dalla Germania verso il mio paese. Tale atto ovviamente è in contrasto con le norme vigenti, ma al contempo mette in luce la necessità di normative efficaci a livello europeo. Oltre a fissare obiettivi vincolanti sul riciclaggio, siffatte normative devono tenere conto delle diverse capacità e risorse degli Stati membri e delle regioni.
Sulla base di tali premesse attiro la vostra attenzione su tre punti emersi nel presente dibattito. In primo luogo, oltre alla gerarchia dei rifiuti, dobbiamo tenere presente i costi sociali del trattamento di determinati rifiuti in particolari livelli della gerarchia. In questo modo, l’applicazione della gerarchia dei rifiuti, oltre a favorire l’ambiente, può anche contribuire all’uso efficiente delle risorse naturali come pure a ridurre la dipendenza energetica.
In secondo luogo, occorre dare particolare rilievo ai principi di prossimità e di autosufficienza, poiché il trasporto di rifiuti e soprattutto la crescente quantità di rifiuti pericolosi provocano significativi problemi ambientali.
In terzo luogo, sarebbe opportuno creare un margine per strumenti compatibili con il mercato nella normativa in materia di gestione dei rifiuti. Benché le specifiche tecniche, ad esempio i valori limite, siano in molti casi inevitabili, potremmo assegnare un ruolo più ampio alle tasse esterne per la produzione dei rifiuti che ne internalizzino i costi economici.
Confido che la direttiva da rivedere terrà presente anche i punti che ho esposto e quindi la gente non dovrà temere che la zona in cui vive possa diventare una discarica, come purtroppo è avvenuto ultimamente in Ungheria.
Adam Gierek (PSE). – (PL) Signor Presidente, la direttiva afferma che l’armonizzazione della terminologia e una definizione dei rifiuti renderanno più efficace la gestione dei rifiuti nell’ambito della Comunità. Tuttavia, nella presente proposta la terminologia imprecisa acuisce i problemi di interpretazione.
Ad esempio, il testo contiene una definizione di riciclaggio di materiale definendolo come “il recupero dei rifiuti sotto forma di prodotti, materiali o sostanze da utilizzare per la loro funzione originaria o per altri fini” senza specificare cosa siano questi “altri fini”. Non opera neanche la distinzione tra un prodotto che può diventare rifiuto da un materiale o sostanza. In questa formulazione, ad esempio, gli scarti degli impianti metallurgici potrebbero essere trattati come rifiuti, aggirando completamente il circuito di riciclaggio dell’impianto attraverso il mercato, e si potrebbe quindi dare adito ad abusi.
Attiro inoltre la vostra attenzione su un’altra questione già sollevata dai colleghi in questa sede; infatti il contenimento dei costi, compresi i costi sociali, derivanti dall’attuazione della direttiva dipende in ampia misura da un trattamento più equilibrato del riciclaggio e di altre forme di recupero dei materiali e da una certa liberalizzazione della gerarchia dei rifiuti per i paesi che non sono ancora pronti al riciclaggio in ragione dei costi elevati. In ogni caso dobbiamo sviluppare sistemi efficaci per la raccolta, la separazione e la disgregazione in modo da incoraggiare i comuni cittadini a raccogliere e riciclare i materiali invece di bruciarli. Purtroppo non vedo alcuno di questi fattori nella direttiva.
Zsolt László Becsey (PPE-DE). – (HU) Prima di tutto desidero congratularmi con i due relatori. Ritengo abbiano portato a termine un compito significativo e – insieme con gli oratori che sono intervenuti prima di me – devo esprimere apprezzamento per il modo in cui, attraverso la relazione, stiamo ora istituendo la gerarchia, attribuendo un’importanza primaria alla prevenzione.
Ho chiesto la parola per fare due osservazioni. Desidero citare due dei miei detti preferiti. In primo luogo, non possiamo prendere la medicina e berci sopra dell’alcool; in altre parole, dobbiamo tener presente che attraverso l’allargamento abbiamo assistito alla formazione di una regione che è sempre più diversificata ma anche più vulnerabile. In secondo luogo, non possiamo affermare che l’operazione è andata bene, anche se purtroppo il paziente è morto.
Perché vi dico questo? Come il collega, onorevole Gyürk, ha detto prima, anch’io nel mio collegio elettorale rilevo che sta arrivando un’enorme quantità di spazzatura in Europa centro-orientale. La ragione è che in Germania costa chiaramente meno sbarazzarsi dei rifiuti – anche in maniera illegale con l’aggiunta di qualche metodo corrotto – invece di separare i rifiuti a livello locale e riciclarli attraverso un processo altamente burocratico.
Pertanto il primo messaggio è che dobbiamo stare attenti alla burocratizzazione e dobbiamo cercare di garantire che i rifiuti siano veramente riciclati alla fonte. Il secondo è che dobbiamo assicurare che i rifiuti siano sempre correttamente smaltiti e che siano rintracciabili, altrimenti è impossibile conseguire risultati. Inoltre presto dovremo stabilire categorie di sanzioni penali in questa materia, credo, se emergerà che il principio “chi inquina paga” non funziona.
Trovo inammissibile che noi come vittime dobbiamo provare da dove provengono i rifiuti e dobbiamo sostenere i costi dello smaltimento. In pratica ciò è contrario a ogni filosofia europea e a ogni principio giuridico, e dobbiamo prendere provvedimenti per mettere fine a questa situazione.
Joseph Muscat (PSE). – (MT) Signor Presidente, dobbiamo senz’altro concentrarci al massimo sulla normativa ambientale. Tuttavia, credo che dobbiamo prestare più attenzione all’attuazione locale di questo genere di normative. Signor Commissario, lei sa bene cosa sta accadendo in questo momento a Malta, dove è stato deciso – contro ogni ragionamento e contro ogni logica – di costruire un megaimpianto di riciclaggio invece di optare per una soluzione originale. Questa azione ha dimostrato al di là di ogni dubbio che la decisione è stata assunta in contrasto con qualsiasi norma esistente in materia decisionale sull’adozione di processi di consultazione corretti e trasparenti. Basti dire che, quando è stata stilata la presunta lista di siti alternativi, nessuno dei siti indicati era sufficientemente grande da poter ospitare questo impianto di riciclaggio e quindi, molto convenientemente, il tipo di impianto prescelto è stato quello indicato dal governo. Le normative di pianificazione, che vengono attuate con grande zelo quando si tratta di privati cittadini privi di qualsiasi potere, sono state infrante a un livello tale da richiedere l’intervento del difensore civico maltese. Poco dopo il suo incontro con i residenti locali, signor Commissario, le autorità hanno accelerato il più possibile le procedure per cercare di chiudere questo capitolo una volta per tutte, e come più gli conveniva. Diamo atto che la Commissione sta valutando il caso; tuttavia, ora dobbiamo intervenire il più rapidamente possibile e, così facendo, dobbiamo dimostrare che l’Unione europea è in grado di garantire che la lettera delle leggi sia attuata a livello locale nel miglior modo possibile. Grazie.
Richard Seeber (PPE-DE). – (DE) Signor Presidente, anch’io desidero ringraziare gli onorevoli Jackson e Blokland per lo straordinario lavoro svolto, ma chiedo alla Commissione di sostenerci su due punti che sono di particolare importanza per il mio paese – l’Austria – e anche per la Germania. Uno riguarda i residui alimentari che, sterilizzati attraverso un apposito processo di lavorazione termica oltre i 130°, poi vengono usati per produrre mangimi per suini. Per noi è un punto di grandissima importanza e riflette peraltro anche il concetto di circolazione nella gestione dei rifiuti, poiché i rifiuti scartati dagli esseri umani possono essere tolti dalla catena alimentare, sterilizzati e poi usati positivamente come mangime animale.
Poi c’è la questione dei rifiuti biologici; anche in questo caso chiedo alla Commissione di seguire gli esempi di alcuni Stati membri che hanno sistemi ben sviluppati e ben funzionanti per questo genere di rifiuti, presentando una proposta supplementare a quella di cui già disponiamo e accogliendo anche gli emendamenti presentati in particolare dal mio gruppo.
In linea generale, seguendo questa direzione, ci accostiamo a una questione di fondo della nostra prospera società, in quanto dobbiamo finalmente riuscire a slegare la crescita economica – che nel complesso è desiderabile – dall’aumento del volume di rifiuti sia in termini relativi che in termini assoluti. Non è ammissibile che la montagna di spazzatura che cresce incessantemente sia considerata indice di una ricchezza in espansione. Com’è stato indicato, questo stato di cose deve essere stabilizzato entro il 2012 al più tardi.
Pur ritenendo che le misure proposte – compresa la gerarchia obbligatoria con la possibilità di deroga solo se chiaramente giustificata da analisi sul ciclo di vita – costituiscano il modo giusto di procedere, credo però che gli Stati membri debbano recepirle correttamente e la Commissione dovrebbe predisporre un monitoraggio adeguato, se vogliamo scongiurare gli abusi descritti da alcuni deputati.
Proinsias De Rossa (PSE). – (EN) Signor Presidente, mi oppongo alla proposta di riclassificare l’incenerimento come recupero invece che smaltimento: siffatta mossa favorirebbe l’incenerimento al posto della riduzione, del recupero e del riutilizzo.
Sono favorevole all’idea di stabilizzare la produzione di rifiuti ai livelli del 2008 entro il 2012. Sarà un’impresa difficile per diversi Stati membri, compreso il mio, in cui i rifiuti – in particolare quelli domestici – hanno registrato un aumento del 44 per cento negli ultimi dieci anni. L’Agenzia per la protezione ambientale in Irlanda ha reso noto che circa il 25 per cento dei rifiuti domestici in Irlanda sfugge alle statistiche e sappiamo che la Commissione ha già avviato indagini su una serie di discariche abusive nel paese in cui vanno a finire i rifiuti domestici – e anche quelli industriali. E’ assolutamente necessario predisporre controlli sulla legislazione che promulghiamo e garantire che le sanzioni siano sufficienti da costituire un deterrente contro smaltimenti di questo genere.
Stavros Dimas, Membro della Commissione. – (EN) Signor Presidente, prima di tutto ringrazio tutti gli oratori che sono intervenuti nel dibattito di stasera per le loro opinioni molto costruttive. Desidero illustrare la posizione della Commissione su una serie di questioni importanti evidenziate dal Parlamento. Comincerò con gli aspetti che afferiscono alla strategia tematica che non sono stati affrontati nella direttiva.
Sono lieto per il sostegno accordato nella relazione allo sviluppo di norme minime comuni a livello europeo. Il prossimo passo sarà una nuova proposta atta a disciplinare talune attività supplementari di trattamento dei rifiuti ai sensi della direttiva IPPC. Convengo inoltre sull’enfasi assegnata alla prevenzione in tema di rifiuti, segnatamente sul ruolo che gli agenti chimici e l’ecoprogettazione potrebbero avere in questo ambito. Infine, la risoluzione che avete approvato propone una serie di ulteriori misure per incrementare il riciclaggio e il recupero dei rifiuti. La Commissione ne terrà conto quando elaborerà le prossime misure di attuazione della strategia.
Passo ora alla direttiva quadro sui rifiuti. Molti degli emendamenti adottati dal Parlamento europeo forniscono utili chiarimenti sulla proposta e possono essere accolti. Altri avrebbero conseguenze indesiderate. Prima di tutto commenterò alcuni dei punti emersi nel dibattito di stasera e alcuni dei principali emendamenti che la Commissione accoglie interamente, in linea di principio o in parte.
La Commissione accoglie il riferimento più rigoroso e più chiaro a una gerarchia a cinque sezioni. Tuttavia, è importante riconoscere che la gerarchia deve essere applicata al fine di operare la scelta migliore dal punto di vista ambientale. Requisiti eccessivamente tecnici, come quelli delineati nella seconda parte dell’emendamento non contribuiscono a conseguire siffatta finalità.
La Commissione inoltre accoglie una serie di opportuni chiarimenti in relazione ad alcune importanti definizioni, come la prevenzione dei rifiuti e il riciclaggio. In aggiunta, possono essere sostenuti in linea di principio elementi quali la promozione del riutilizzo e della responsabilità del produttore. La Commissione accoglie favorevolmente anche il riferimento alla comunicazione interpretativa sui sottoprodotti, che, spero, soddisferà l’esigenza di chiarezza in questo settore, quando a breve sarà adottata. Tuttavia, vi è anche una serie di emendamenti che la Commissione non è in grado di sostenere.
In primo luogo, la Commissione intende varare definizioni chiare e prive di ambiguità in relazione ai principali termini della direttiva. Come ho detto prima, gli emendamenti proposti in relazione al riutilizzo e al recupero nonché allo smaltimento non superano questo esame. La distinzione tra recupero e smaltimento costituisce una condizione chiave del quadro per il funzionamento del mercato europeo del riciclaggio. Deve essere applicata dalle autorità nell’elaborazione delle decisioni sul trasporto di rifiuti, mentre la definizione di recupero nella direttiva deve essere sufficientemente chiara ed efficace da assicurare che ciò avvenga. Altrimenti la Corte di giustizia riceverà denunce frequenti e superflue che si ripercuoterebbero negativamente sulle attività di riciclaggio e sul beneficio ambientale che ne potrebbe derivare.
In secondo luogo, è importante affrontare l’area grigia presente nella definizione di recupero energetico in relazione alla classificazione degli inceneritori comunali, ma gli emendamenti avanzati non affrontano la questione e abbassano il livello di protezione ambientale. Il problema risale a dieci anni fa e adesso dobbiamo quindi trovare un compromesso per affrontarlo con chiarezza in questa revisione.
Rendere obbligatorio il criterio sull’efficienza rispetto alla proposta della Commissione per gli inceneritori comunali ed estenderlo anche alle strutture di coincenerimento non è la risposta al problema. Non è né tecnicamente fattibile né utile sul piano ambientale.
In terzo luogo, taluni emendamenti creano riferimenti superflui, ripropongono altri elementi della legislazione comunitaria, o aggiungono un carico amministrativo superfluo per gli interessati o per le Istituzioni comunitarie. Segnatamente, alcuni emendamenti sui rifiuti pericolosi penalizzerebbero le aziende che trattano tali rifiuti senza aggiungere alcun apparente vantaggio ambientale e in alcuni casi sono tecnicamente impossibili da attuare.
Ad esempio, non è utile per l’ambiente vietare in maniera assoluta che i rifiuti pericolosi vengano mischiati con altri tipi di rifiuti perché ciò potrebbe portare a un trattamento inadeguato di alcune categorie di rifiuti pericolosi. In linea più generale è essenziale che il lavoro sullo sviluppo di norme comuni per il mercato del riciclaggio, come i criteri sulla fine del ciclo di vita, possa realizzarsi a pieno potenziale. Queste norme sono necessariamente tecniche e devono andare di pari passo con i miglioramenti di ordine ambientale per non diventare un peso per l’ecoinnovazione. Visto il tempo che ci è voluto per la preparazione e per le procedure di codecisione, si capisce che questa è una strada non idonea per questo lavoro tecnico e che serve invece la comitatologia.
Infine, desidero commentare gli emendamenti in tema di prevenzione dei rifiuti. Questo argomento, come ho detto prima, rappresenta uno degli elementi di spicco della presente revisione. Accolgo con favore il sostegno accordato nella relazione ai programmi di prevenzione. Comprendo anche l’approccio che soggiace all’inclusione di un obiettivo della prevenzione dei rifiuti. Tuttavia, tale obiettivo, per come è stato presentato nei relativi emendamenti, è eccessivamente superficiale. Produrrebbe un impatto disomogeneo nei diversi Stati membri – essendo troppo difficile per alcuni e non sufficientemente ambizioso per altri – e sarebbe difficile da interpretate e da attuare. Non posso dunque accettare questi emendamenti.
Come ho già spiegato, questa è una direttiva quadro, che non può essere tesa a disciplinare obiettivi specifici di riciclaggio. Siffatti obiettivi saranno elaborati e proposti a breve dalla Commissione.
Molti degli intervenuti hanno chiesto normative specifiche, ad esempio in settori quali i rifiuti biologici. La Commissione sta esaminando le modalità per avanzare proposte legislative in questo campo.
Molti deputati hanno altresì sollevato questioni che non attengono alla presente direttiva, come le spedizioni illegali di rifiuti oltre frontiera, per cui esiste una normativa specifica. I rifiuti municipali non possono essere trasportati oltre frontiera per essere inceneriti, anche se l’inceneritore all’estero è classificato come impianto di recupero. Lo Stato membro si può infatti opporre a tale trasferimento.
Vige il divieto di spedire i rifiuti nei paesi in via di sviluppo sia ai sensi dell’ordinamento comunitario che del diritto internazionale, vale a dire il divieto di Basilea. Alcuni giorni fa, inoltre, è stata proposta una direttiva sulle sanzioni per i reati ambientali.
L’inquinamento del suolo causato dalle discariche abusive è disciplinato dalla direttiva in materia di discariche e dalla strategia tematica sull’inquinamento del suolo. Se ne evince dunque che il ruolo della direttiva quadro sui rifiuti non consiste nell’affrontare disfunzioni specifiche.
Passo ora a commentare i 92 emendamenti presentati appena prima della plenaria. Accogliamo con favore alcuni suggerimenti, come il mantenimento della formula sull’efficienza energetica come base per operare la distinzione tra recupero e smaltimento per gli inceneritori comunali, ma non possiamo accogliere taluni altri emendamenti.
Tuttavia, visto il volume e i tempi di presentazione di questi emendamenti, mi riservo di definire la posizione della Commissione.
In sintesi, sono lieto di annunciare che la Commissione accetta 42 degli emendamenti presentati dalla commissione per l’ambiente, la sanità pubblica e la sicurezza alimentare – 15 interamente e 27 in linea di principio o in parte. Farò pervenire al segretariato del Parlamento un elenco completo sulla posizione della Commissione.
Desidero rinnovare i miei ringraziamenti ai relatori per gli sforzi profusi e per l’eccellente lavoro svolto. Grazie molte per l’attenzione.
Presidente. – La discussione è chiusa.
La votazione si svolgerà domani, alle 12.00.
Dichiarazioni scritte (articolo 142 del Regolamento)
Gyula Hegyi (PSE), per iscritto. – (HU) Ultimamente in Ungheria un’ondata di scandali ha messo in luce quanto sia facile aggirare le politiche sulla gestione dei rifiuti. Dall’Europa occidentale vi sono state spedizioni illegali di rifiuti in massa sia verso l’Ungheria che verso la Repubblica ceca.
Se vogliamo impedire che l’Europa occidentale scarichi abusivamente la propria spazzatura nei nuovi paesi membri, occorre una nuova direttiva quadro che non lasci spazio a scappatoie e che assegni al contempo grande enfasi alla prevenzione dei rifiuti. L’autovalutazione delle imprese è insufficiente – sono necessari anche controlli ufficiali.
Inoltre è importante riutilizzare e riciclare i rifiuti prodotti in base alla gerarchia a cinque sezioni prevista nella direttiva quadro, tesa a ridurre al minimo la quantità di rifiuti destinati alle discariche. Propongo inoltre che, quando saranno varate nuove norme relative alle imprese del settore dei rifiuti, la Commissione europea introduca una registrazione centrale delle spedizioni di rifiuti in modo da agevolare le verifiche. Sarebbe altresì utile apporre una segnaletica uniforme e obbligatoria sui veicoli usati per questo tipo di spedizioni. Mi aspetto che la Commissione intervenga in questo ambito il più presto possibile.
Jules Maaten (ALDE). – (NL) Oggi il Parlamento europeo nel contesto della direttiva sui rifiuti ha deciso che la quantità di rifiuti prodotti deve essere stabilizzata tra il 2008 e il 2012 e che il volume che l’Europa produce deve essere ridotto considerevolmente entro il 2020. Pur convenendo sulle conclusioni, desidero altresì lanciare un urgente appello al Parlamento europeo affinché dia il buon esempio. Tutti i cittadini hanno la loro parte di responsabilità da assumersi in questo ambito e i deputati europei non fanno eccezione.
Prima di tutto, si compirebbe un passo avanti se limitassimo il numero di lingue di lavoro da 23 a 2 o 3, poiché, nonostante le tecnologie di cui disponiamo, il Parlamento europeo continua a usare un’enorme quantità di carta, il 99 per cento della quale va dritta nel cestino della spazzatura.
In secondo luogo ora esiste una ragione in più per designare Bruxelles come sede del Parlamento. Lo spostamento mensile dei deputati europei e del personale a Strasburgo è solo uno spreco di denaro e peraltro è fonte di emissioni di anidride carbonica.
In terzo luogo le automobili ufficiali del Parlamento devono essere sostituite. I presidenti di gruppo vanno in giro in Mercedes e Audi, anche se esistono automobili molto più economiche. Propongo di togliere dalla circolazione queste macchine inquinanti per sostituirle con vetture economiche e ibride. In questo modo, si potrebbe dare un incentivo ai produttori tedeschi di automobili affinché comincino a rispettare le norme europee.
Si riserva di definire la sua posizione sugli emendamenti dal n. 98 in poi a causa della quantità e della mancanza di tempo per cui la Commissione non ha potuto preparare la sua posizione.