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Procedura : 2006/0083(CNS)
Ciclo di vita in Aula
Ciclo del documento : A6-0009/2007

Testi presentati :

A6-0009/2007

Discussioni :

PV 13/02/2007 - 12
CRE 13/02/2007 - 12

Votazioni :

PV 14/02/2007 - 5.5
CRE 14/02/2007 - 5.5
Dichiarazioni di voto

Testi approvati :

P6_TA(2007)0036

Resoconto integrale delle discussioni
Martedì 13 febbraio 2007 - Strasburgo Edizione GU

12. Modulazione facoltativa dei pagamenti diretti nell’ambito della PAC (discussione)
Processo verbale
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  Presidente. – L’ordine del giorno reca la relazione presentata dall’on. Lutz Goepel, a nome della commissione per l’agricoltura e lo sviluppo rurale, sulla proposta di regolamento del Consiglio recante norme per la modulazione volontaria dei pagamenti diretti, di cui al regolamento (CE) n. 1782/2003 che stabilisce norme comuni relative ai regimi di sostegno diretto nell’ambito della politica agricola comune e istituisce taluni regimi di sostegno a favore degli agricoltori, e recante modifica del regolamento (CE) n. 1290/2005 (COM(2006)0241 – C6-0235/2006 – 2006/0083(CNS)) (A6-0009/2007)

 
  
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  Mariann Fischer Boel, Membro della Commissione. – (EN) Signora Presidente, per la seconda volta abbiamo l’opportunità di discutere la proposta sulla modulazione volontaria, e desidero nuovamente ringraziare l’onorevole Goepel per la sua relazione.

Non mi sorprende che abbiate riconfermato i pareri espressi lo scorso autunno e invitato di nuovo la Commissione a ritirare la proposta avanzata. Conosco e comprendo le preoccupazioni del Parlamento sulla modulazione volontaria. La mia posizione è a voi nota e non è necessario ripetere le vostre e le mie argomentazioni, ma dobbiamo affrontare la realtà. Ricorrendo a soluzioni diverse dalla modulazione volontaria, avrei preferito garantire risorse adeguate nel quadro della politica di sviluppo rurale, ma il Vertice europeo ha deciso altrimenti.

Una cosa mi è perfettamente chiara: le preoccupazioni del Parlamento non rimarranno inascoltate. Benché il Consiglio abbia confermato di volere mantenere la proposta, si fa il possibile per rispondere alle vostre preoccupazioni. Si è temuto che la modulazione volontaria potesse compromettere la politica agricola comune ma, per come stanno le cose, tutti gli indicatori rivelano che la modulazione volontaria sarà usata solo in pochissimi Stati membri per promuovere i programmi di sviluppo rurale.

Come ricorderete, abbiamo proposto che i soldi vengano spesi seguendo quasi tutte le norme che regolano lo sviluppo rurale. Credo, inoltre, che gli Stati membri intenzionati a ricorrere alla modulazione volontaria debbano effettuare una valutazione d’impatto prima di applicarla mentre, da parte nostra, dobbiamo garantire un attento monitoraggio della sua applicazione, soprattutto in riferimento alla situazione economica degli agricoltori. Ritengo, peraltro, che questo strumento debba essere di natura transitoria, e non permanente. Sono infatti convinta che, in futuro, a un eventuale aumento dei tassi di modulazione obbligatoria debba corrispondere un’equivalente riduzione dei tassi di modulazione volontaria. Gli sforzi tesi a inserire queste disposizioni nella proposta sarebbero pienamente appoggiati dalla Commissione.

Come sapete, è mia intenzione esaminare la modulazione obbligatoria e volontaria quando terremo un dibattito sul controllo dello stato di salute della politica agricola comune. Nel complesso, la Commissione è disposta a valutare possibili suggerimenti che portino a un compromesso accettabile per il Parlamento, il Consiglio e la Commissione.

Vogliamo essere costruttivi, ma anche voi dovrete esserlo.

Vorrei concludere sollevando un punto per me fonte di grande preoccupazione. Stiamo assistendo alla nascita di una nuova generazione di programmi di sviluppo rurale. Gli Stati membri hanno già investito nell’elaborazione di validi piani e programmi strategici nazionali per raggiungere gli obiettivi che il Parlamento si prefigge, ovverosia agricoltura e silvicoltura competitive, prestazioni ambientali, creazione di posti di lavoro e un vivace tessuto sociale nelle zone rurali. Siamo in una fase cruciale per consentire il rapido avvio di questi programmi.

Tuttavia, incombe la minaccia della riserva del 20 per cento adottata dal Parlamento europeo per gli impegni di spesa e i pagamenti destinati allo sviluppo rurale. Sono molto preoccupata per questo e per il grave problema che crea al lancio della nuova politica di sviluppo rurale. Il Commissario Grybauskaitė ed io abbiamo espresso nel dettaglio i nostri timori in una lettera congiunta ai presidenti della commissione per l’agricoltura e lo sviluppo rurale e della commissione per i bilanci. La riserva impedisce una giusta applicazione della politica di sviluppo rurale. Visto che il Parlamento sostiene fermamente questa politica, spero capirete il problema causato dalla riserva. Essa crea ulteriori incertezze e difficoltà agli Stati membri nell’elaborazione dei programmi, alla luce dei tagli alla riserva nel bilancio destinato allo sviluppo rurale decisi al Vertice di dicembre 2005. L’approvazione dei programmi di sviluppo rurale subirà ritardi, e la Commissione può iniziare ad approvare i programmi solo se gli stanziamenti necessari per tutti i programmi dell’Unione sono previsti in bilancio. Di conseguenza, se la Commissione non potrà impegnare gli importi al 100 per cento, gli Stati membri dovranno ritirare i propri programmi o proposte e presentare proposte riviste che tengano conto della riduzione del 20 per cento. Se la riserva verrà abolita solo in un secondo momento, tutti i programmi di sviluppo rurale dovranno essere adattati di conseguenza, e potete capire che ciò rischia di ostacolare l’avvio dei programmi nella delicata fase iniziale.

Vogliamo trovare una soluzione accettabile per la modulazione volontaria ma, nel frattempo, non teniamo in ostaggio i nostri programmi rurali. Conto su di voi per risolvere questi problemi.

 
  
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  Lutz Goepel (PPE-DE), relatore. – (DE) Signora Presidente, signora Commissario, onorevoli colleghi, non so se sia stata una buona idea citare la riserva del 20 per cento in questo momento, nell’ultimo capitolo di maggiore rilievo, mentre si discute la modulazione volontaria, vero oggetto di questo dibattito. Ovviamente possiamo discutere tutti gli altri aspetti, ma forse non adesso.

Il Commissario ha perfettamente ragione nell’affermare che non è la prima volta che discutiamo i pro e i contro della modulazione volontaria in seno a questa Assemblea.

Dalla nostra ultima discussione non vi sono state molte modifiche a livello di proposta legislativa. E’ vero: Consiglio e Commissione ci hanno fatto chiaramente capire che sono disposti a rispondere alle nostre preoccupazioni, ma finché non avremo un riscontro concreto dovremo ribadire, con la consueta chiarezza, che ci opponiamo alla proposta nella sua forma attuale.

La totale indifferenza per i poteri codecisionali del Parlamento in materia di politica e di bilancio nell’accordo finale in Consiglio è l’ulteriore prova del fatto che le altre Istituzioni non solo non ci tengono in considerazione nelle questioni di principio importanti, ma non sono minimamente interessate a noi. Questo deve cambiare, con o senza Costituzione.

Dobbiamo quindi rimanere uniti nell’opporci a questa proposta fino a quando Consiglio e Commissione non ci presenteranno un’offerta adeguata. E’ l’unico modo per ottenere risultati e credo che, così facendo, contribuiremo a rafforzare il ruolo del Parlamento europeo e, soprattutto, a sostenere gli agricoltori europei.

A questo punto desidero nuovamente ringraziare tutti i membri della mia commissione per essersi uniti a me in questo cammino. Vorrei inoltre esprimere i più sinceri ringraziamenti ai membri della commissione per i bilanci e ai rappresentanti di tutti i gruppi politici per avere appoggiato la commissione per l’agricoltura e lo sviluppo rurale nel suo difficile compito. A nome di molti altri, ringrazio in particolare gli onorevoli Mulder e Bösch che hanno fornito un contributo fondamentale nell’elaborare la posizione dell’Assemblea.

Faccio appello ai colleghi affinché, domani, si uniscano nel votare contro la proposta della Commissione. Uniamoci a Consiglio e Commissione per trovare una soluzione migliore. Ricordo comunque all’Assemblea che respingere la proposta è essenziale per spingere soprattutto il Consiglio, ma anche la Commissione, ad agire. Confido quindi nel vostro appoggio incondizionato.

Rivolgo ora un’osservazione di natura procedurale al Presidente. La seconda relazione sulla modulazione volontaria conferma la prima relazione, che ha comunque respinto la proposta della Commissione, e la questione è stata quindi rimessa alla commissione a norma dell’articolo 52, paragrafo 3, del Regolamento. Se domani bocceremo ancora la proposta della Commissione ed essa non ritirerà la propria proposta – cosa che credo non farà – saremo chiamati anche a votare sul progetto di risoluzione legislativa.

 
  
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  Agnes Schierhuber, a nome del gruppo PPE-DE. – (DE) Signora Presidente, onorevoli colleghi, desidero esprimere i più sinceri ringraziamenti al relatore e ai relatori ombra. Grazie a loro, ora tutte le Istituzioni tengono in maggior considerazione il Parlamento europeo e i suoi deputati. Sono convinta che, insieme, riusciremo a trovare una soluzione. In effetti, il Commissario ha già dato moltissimi suggerimenti. Tuttavia, anche il Consiglio alla fine deve cambiare idea: credo che questo, effettivamente, sarà possibile nel quadro di costruttivi negoziati.

Come nella prima votazione, vale il principio che non si deve indebolire la politica agricola comune – l’unica politica dell’Unione europea veramente sviluppatasi in ambito comunitario – né rinazionalizzarla.

L’esistenza dell’Europa si basa sulla solidarietà e sul rispetto, compreso il rispetto di tutti gli individui. Negli ultimi quindici anni, l’agricoltura europea è stata oggetto di riforme di ampia portata che non hanno avuto uguali in alcun’altra politica europea. Come il Commissario ha già ricordato stiamo esaminando il “controllo sullo stato di salute”, il cui dibattito inizierà il prossimo anno, così da essere pronti per il dopo 2013. E’ di fondamentale importanza che in Assemblea si continui ad adottare una linea coerente in tutti i gruppi e le commissioni, perché questo è l’unico modo per essere sicuri che il Parlamento e i suoi rappresentanti non continuino a essere ignorati.

Per tale motivo chiedo a tutti gli onorevoli colleghi, domani, di seguire la raccomandazione del nostro relatore e dei relatori ombra, come hanno fatto nella prima votazione.

 
  
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  Bernadette Bourzai, a nome del gruppo PSE. – (FR) Signora Presidente, lo scorso novembre abbiamo respinto a grandissima maggioranza la proposta di regolamento sulla modulazione volontaria.

Poiché la Commissione europea non ne ha modificato il testo, persistono tutti i motivi per bocciare nuovamente il documento. Tutti li conoscono, quindi non li ripeterò: i tagli effettuati al secondo pilastro, il mancato cofinanziamento, il fatto che il cofinanziamento introduce distorsioni nella concorrenza tra Stati e lo squilibrio che ciò crea nella struttura della politica agricola comune che, ricordo, è l’unica politica comune europea che, di conseguenza, rischia di essere rinazionalizzata.

Tuttavia, le esigenze della politica di sviluppo rurale in termini di finanziamento sono reali, e temo veramente un crescente declino demografico nelle nostre zone rurali se non faremo niente per modernizzare le strutture agricole, rinnovare le generazioni degli agricoltori, migliorare la qualità della vita e dell’ambiente e incoraggiare la diversificazione economica delle campagne.

Pertanto le chiedo, signora Commissario, di proporre al posto della modulazione volontaria un aumento dei tassi della modulazione obbligatoria, che sia identica in tutti gli Stati membri. Desidero inoltre sottolineare che, attualmente, la modulazione obbligatoria si applica nel caso in cui un’azienda riceva più di 5 000 euro di aiuti all’anno, ovverosia alla grande maggioranza delle imprese agricole.

Un vero e proprio strumento di ripartizione degli aiuti agricoli dovrebbe tenere conto di altri criteri quali le dimensioni dell’impresa, il suo grado di dipendenza dagli aiuti, la manodopera utilizzata, il margine lordo eccetera. Oltre a questo, si potrebbe prevedere un tetto massimo degli aiuti diretti per una migliore distribuzione.

Purtroppo, anche se il Parlamento europeo respingesse in massa questa proposta per la seconda volta, una proposta che normalmente sarebbe un importante atto legislativo, si tratta solo di un parere, e concordo pienamente con l’onorevole Goepel. Credo quindi che dovremmo continuare a esercitare pressioni sulla Commissione e sul Consiglio e mantenere, per il momento, la riserva di bilancio del 20 per cento per i fondi di sviluppo rurale per il 2007.

 
  
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  Kyösti Virrankoski, a nome del gruppo ALDE. – (FI) Signora Presidente, signora Commissario, ci troviamo dinanzi alla seconda relazione dell’onorevole Goepel sulla modulazione volontaria dei pagamenti diretti all’agricoltura. Desidero ringraziare il relatore per l’eccellente lavoro svolto, sia per avere difeso l’agricoltura sia per avere protetto strenuamente le competenze del Parlamento europeo.

La proposta della Commissione si basa sulla decisione raggiunta dal Consiglio europeo quando è pervenuto a un compromesso sui quadri finanziari pluriennali. In base al compromesso, uno Stato membro può ridurre i pagamenti diretti per l’agricoltura fino al 20 per cento e usare i fondi per lo sviluppo rurale a suo piacimento. La modulazione volontaria sarebbe quindi un’ulteriore tassa che lo Stato membro potrebbe imporre agli agricoltori. Oltre a ciò, ovviamente, sugli agricoltori graverebbero le imposte stabilite a livello legislativo nello Stato membro interessato. Il sistema ridurrebbe le loro entrate senza prevedere alcuna forma di compensazione. Uno Stato membro potrebbe usare l’importo modulato per lo sviluppo rurale invece del proprio contributo, così la modulazione non aumenterebbe neppure i fondi disponibili in tal senso.

La modulazione volontaria sconvolgerebbe il delicato equilibrio creatosi tra i diversi Stati membri dell’Unione europea e le regioni: creerebbe squilibri tra gli agricoltori, e distorsioni nel mercato comune. D’altro canto, la modulazione volontaria comporterebbe un trasferimento dei fondi nel bilancio dell’Unione europea. In particolare, vi sarebbero alcune modifiche al rapporto tra spese obbligatorie e non obbligatorie e ai relativi importi. Il Parlamento europeo, inoltre, non avrebbe alcuna voce in capitolo.

La classificazione delle spese e gli importi accantonati a tal fine sono definiti con esattezza in un accordo interistituzionale; il cambiamento, quindi, sarebbe contrario all’accordo e ne comporterebbe la modifica. E’ impensabile che il Consiglio intenda venire meno a un accordo interistituzionale un mese dopo la sua entrata in vigore.

Scopo della politica agricola comune è garantire condizioni stabili, chiare ed eque agli agricoltori nell’esercizio della loro professione. La modulazione volontaria sarebbe in netto contrasto con questi principi. Il diritto all’esistenza dell’Unione europea, la sua stessa legittimità si fonda su politiche eque ed equilibrate. La modulazione volontaria non risponde a questi criteri.

I fondi dell’Unione europea devono essere utilizzati per i motivi per cui erano stati stanziati in bilancio. Se gli Stati membri inizieranno a sfruttare i fondi dell’UE per rimpolpare i propri bilanci, l’intera politica di bilancio comunitaria ne risulterà compromessa. La risposta è nelle mani del Consiglio e della Commissione, compresa la riserva del 20 per cento per i fondi di sviluppo rurale. Se Commissione e Consiglio avessero negoziato con il Parlamento, avremmo avuto la risposta molto tempo fa.

 
  
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  Andrzej Tomasz Zapałowski, a nome del gruppo UEN. – (PL) Signora Presidente, per molti membri della commissione per l’agricoltura la discussione odierna sulla modulazione volontaria, ovverosia sulla limitazione dei pagamenti diretti, è l’occasione per pronunciare un clamoroso NO sui piani della Commissione europea.

Diciamo NO ai tentativi di discriminare gli agricoltori e addebitare loro il costo del programma di sviluppo rurale, per il quale si dovrebbero reperire risorse adeguate nel bilancio dell’Unione europea.

In questo dibattito si è parlato di eventuali discriminazioni nei confronti degli agricoltori, ipotesi che costituirebbe una violazione dei Trattati, della rinazionalizzazione della politica agricola comune e della distorsione della concorrenza. Vi ricordo che in molti nuovi Stati membri gli agricoltori sono stati oggetto di discriminazione durante il periodo di adesione, limitando la libera concorrenza nell’agricoltura. Per molti anni i nuovi Stati membri hanno ricevuto meno sovvenzioni che, probabilmente, si allineeranno a quelle ricevute dai vecchi Stati membri solo quando verranno applicati i tagli generali alle spese della PAC. La decisione di escludere dalla modulazione i beneficiari che ricevono meno di 5 000 euro è di difficile comprensione. Questi pagamenti sono rivolti alle piccole imprese. Se alla fine si introdurranno delle limitazioni ai pagamenti, il tetto massimo dovrebbe essere alzato a 50 000 euro. Le imprese più grandi possono più facilmente far fronte alla perdita di sovvenzioni.

 
  
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  Friedrich-Wilhelm Graefe zu Baringdorf, a nome del gruppo Verts/ALE. – (DE) Signora Presidente, signora Commissario, il Parlamento ha presentato molte buone proposte sulla programmazione finanziaria a medio termine, ma il Consiglio non le ha adottate. Il Consiglio ha ridotto i fondi per lo sviluppo rurale, contrariamente alle raccomandazioni di Commissione e Parlamento – eravamo d’accordo su questo punto – di 20 miliardi di euro. Ora non dobbiamo sentirci responsabili per l’assurda condotta del Consiglio. Se queste proposte fossero state avanzate dal Parlamento, saremmo stati lo zimbello di tutti.

Allora dicevamo di volere considerare il cofinanziamento come uno strumento per reperire fondi in caso di mancata disponibilità di risorse. Vogliamo parità di trattamento tra primo e secondo pilastro per i pagamenti degli Stati membri. Così non è stato. La situazione attuale è che in Germania, ad esempio, i fondi del secondo pilastro sono ridotti del 40 per cento e, ovviamente, dobbiamo chiedere al governo tedesco di applicare una modulazione volontaria del 20 per cento a titolo compensativo. Non possiamo tuttavia accettare questi controsensi a livello europeo, perché esistono proposte migliori.

Quando la Commissione afferma – come ha detto anche il Consiglio – che, con questa inclusione nella riserva, teniamo in ostaggio lo sviluppo e le zone rurali, si sbaglia. Siamo noi quelli che difendono lo sviluppo dell’economia rurale e mettono un freno alle assurdità del Consiglio. Se il Consiglio non presenterà proposte migliori o non adotterà proposte migliori di quelle della Commissione, dovremo avvalerci di altre misure in cui il Parlamento ha potere codecisionale che, altrimenti, non avremmo. In questo caso il buonsenso è dalla parte del Parlamento, non del Consiglio. Chiedo alla signora Commissario di prendere le nostre parti, come noi abbiamo preso le sue, e ricordo al Consiglio che ha l’obbligo di pensare e agire in maniera ragionevole.

 
  
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  Kartika Tamara Liotard, a nome del gruppo GUE/NGL. – (NL) Signora Presidente, vorrei affrontare l’argomento da un punto di vista leggermente diverso. Da quando i Paesi Bassi hanno bocciato la Costituzione, nel mio paese si è scatenato un dibattito sull’inutile ingerenza dell’Europa in questioni che gli Stati membri sono assolutamente in grado di risolvere da soli. Quasi tutti i partiti olandesi ritengono che gli Stati membri debbano godere di maggiore libertà in settori che, non necessariamente, devono essere regolamentati dall’Europa. La Commissione, alla fine, ha presentato una proposta. Pur non essendo perfetta, è un buon punto di partenza poiché garantisce agli Stati membri maggiore libertà di disporre dei propri fondi agricoli, senza compromettere il reddito dei piccoli agricoltori. Con mia sorpresa, l’ultima volta quasi tutti i partiti olandesi hanno votato contro questa proposta. Esorto tutti i colleghi eurodeputati a votare, questa volta, a favore, in modo da far seguire alle parole i fatti.

 
  
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  Димитър Стоянов , от името на групата ITS. – Аз мисля, че Европейският съюз е съюз на суверенни държави, които са се събрали, за да си сътрудничат взаимно, а не да налагат една на друга какво да правят с плодовете на това сътрудничество.

Въпреки това, искам да кажа, че резервите на докладчика и на Парламента не са без основание, защото по наши данни 95% от земеделските производители в България нямат никаква представа как да кандидатстват за финансиране от Европейския съюз. Затова разрешаването на една доброволна модулация ще доведе до това, че тези 20% ще бъдат изцяло на разположение на Министерството на земеделието в България. А Министерството на земеделието от шест години вече е в лапите на турската етническа партия „Движение за права и свободи“, чийто лидер не се посрами да каже съвсем открито, че около неговата партия има обръч от фирми. И затова не храня абсолютно никакво съмнение, че именно този кръг ще се облагодетелства от доброволната модулация, която сега се предлага, а впоследствие той ще се отблагодари на своите благодетели чрез вноска в черната партийна каса.

Затова искам да кажа, че аз не мога да подкрепя този доклад, защото той орязва националните правомощия, но в същото време смятам, че трябва да има много по-големи контролни механизми относно общата политика на Съюза и, че вместо до развитие, липсата на такива механизми ще доведе до отчаяние, по-голяма корупция и социално разочарование.

 
  
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  Jim Allister (NI). – (EN) Signora Presidente, continuo a oppormi a questo regolamento per cinque motivi che risultano essere importanti per il mio elettorato. Innanzi tutto la modulazione volontaria, per sua stessa natura, non è altro che un furto perpetrato dai governi nazionali ai danni delle risorse degli agricoltori. Non ha niente di volontario.

In secondo luogo, essa accentua le disuguaglianze in tutta Europa e crea distorsioni di mercato, ove solo il Regno Unito – sembra – si impegna a derubare i propri agricoltori tramite la modulazione volontaria. La modulazione obbligatoria non va assolutamente bene, ma almeno è equamente distribuita.

In terzo luogo, a differenza del precedente regime, questa proposta non obbliga gli Stati membri a stanziare risorse pubbliche: di conseguenza, nel mio collegio elettorale, il governo britannico dall’orientamento antiagricolo non erogherà questi finanziamenti. Il risultato è un doppio ammanco per gli agricoltori britannici, ulteriori tagli ai pagamenti diretti alle imprese e nessun finanziamento compensativo all’economia rurale da parte del ministero del Tesoro.

Essa, inoltre, soffoca qualsiasi modifica importante a livello locale impedendo approcci regionali, cosa che il precedente regime permetteva. Le politiche legate ai pilastri uno e due rientrano nei principali temi oggetto di devoluzione nel Regno Unito, da cui la logica di permettere variazioni locali ai tassi di modulazione.

Infine, la proposta della Commissione contiene ancora una clausola di privilegio che consente ad alcuni di evadere il pagamento, costringendo altri a pagare di più. Per tali motivi, quindi, voterò ancora contro questo regolamento dozzinale, proprio come ho fatto a novembre.

 
  
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  Neil Parish (PPE-DE). – (EN) Signora Presidente, credo che ora il Commissario si trovi fra l’incudine e il martello.

Signora Commissario, sa molto bene che la proposta del Consiglio non vi piace, e sa anche che, in base agli accordi istituzionali, dovete comunque proporla. Ascoltiamo le sue parole ma la modulazione volontaria non ci piace per niente, quindi aspettiamo una nuova proposta. Credo che il miglior modo per affrontare la questione sia andare avanti con questa proposta e respingerla di nuovo, per poi aspettare che ce ne presentiate un’altra in tempi molto rapidi, perché tutti siamo interessati allo sviluppo rurale, ma vogliamo anche giocare ad armi pari.

Per quanto riguarda il punto sollevato dall’onorevole Allister, per tutti quegli agricoltori che perdono i pagamenti non si tratta di modulazione volontaria. Forse dovremmo veramente presentarla loro chiedendo: “Siete disposti a perdere volontariamente il 20 per cento del pagamento che vi spetta?”. Temo che sarebbero in pochi a farsi avanti e a dire di sì. Quindi si tratta, in realtà, di modulazione obbligatoria, che però viene probabilmente applicata solo a due Stati membri, il Regno Unito e il Portogallo.

Non solo non sarà volontaria, ma non sarà neppure applicata uniformemente nel Regno Unito, perché il nostro attuale governo vuole avere diversi livelli di modulazione nel paese. Nella zona che rappresento, l’Inghilterra sudoccidentale, che confina con il Galles, vi sono buone probabilità che la modulazione sia totalmente diversa al di qua e al di là del confine. Probabilmente le condizioni finanziarie degli agricoltori inglesi saranno ben peggiori di quelle dei gallesi, almeno del 20 o 25 per cento. Come lei afferma molto giustamente, abbiamo bisogno di una valutazione d’impatto: è proprio quello che vogliamo. Avrebbe dovuto essere presentata dal Consiglio, e forse avremmo considerato la cosa in maniera più favorevole. Quindi, come ho detto, siamo pronti a negoziare.

E’ bello anche vedere Brian Simpson tra noi questa sera, perché l’ultima volta che abbiamo discusso non c’era nessuno del partito laburista a difendere la posizione del Consiglio. Forse, perlomeno, ci stanno ascoltando.

Attendo con ansia le nuove proposte della Commissione.

 
  
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  Herbert Bösch (PSE). – (DE) Signora Presidente, appoggio la posizione del relatore come, credo, faccia la commissione per i bilanci del Parlamento. La Commissione dice sempre di volere essere un’istituzione efficiente con un’amministrazione efficiente. Il Commissario ha dormito negli ultimi tre mesi. Abbiamo votato questa relazione Goepel per la prima volta tre mesi fa. Il Commissario Fischer Boel sa cosa vuole il Parlamento. Conosce i diritti dell’Assemblea, e lo sta semplicemente negando. Oggi mi sarei aspettato una proposta accettabile da parte sua. Un direttore della sua Direzione generale, il signor Sivenas, ieri ha annunciato al Consiglio che a breve sarebbe stata presentata una proposta per abolire il 20 per cento. Oggi avrei voluto che ci dicesse questo, e invece non l’ha fatto. Di conseguenza, non vedo alcun motivo per cambiare minimamente la direzione che abbiamo scelto di intraprendere.

 
  
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  Jan Mulder (ALDE). – (NL) Signora Presidente, inizierò ringraziando gli onorevoli Goepel e Bösch che, come qualcuno ha già detto, hanno svolto un ottimo lavoro. In questo dibattito si parla non solo di modulazione volontaria ma, principalmente, di democrazia parlamentare, in altre parole di quali sono i diritti del Parlamento nello sviluppo rurale e in simili settori. Desidero, inoltre, ringraziare il Commissario Fischer Boel che si è sempre rivolta all’Assemblea con mentalità aperta e che, anche nei colloqui individuali, si è sempre espressa con molta franchezza.

Sono state dette moltissime cose. Perché mi oppongo al sistema della modulazione volontaria? Innanzi tutto perché colpisce alla radice la politica agricola comune, e questo è sbagliato, e poi perché gioca con i diritti del Parlamento in materia di bilancio.

La Commissione deve mediare tra Consiglio e Parlamento. A maggio abbiamo redatto le prospettive finanziarie, in cui il Parlamento ha chiaramente espresso il proprio parere sulla modulazione volontaria. Le proposte della Commissione non sono altro che un riflesso dei pareri del Consiglio, e questo è riprovevole. La volontà del Parlamento non è stata minimamente presa in considerazione. La cosa di cui non mi capacito è che, in un periodo in cui tutti in Europa dicono di volere coinvolgere maggiormente il cittadino europeo, la Commissione ignora totalmente la posizione del Parlamento!

Ho apprezzato le parole pronunciate dal Commissario quando, alla fine, ha fatto capire che è possibile trovare un compromesso. Ovviamente il Parlamento ne sarebbe felice. Anche noi siamo a favore dello sviluppo rurale, ma lo siamo anche di questi mercati comuni. Dobbiamo trovare una soluzione tenendo conto di questi due concetti chiave. E’ possibile, come lo è stato in passato, fare un’eccezione per alcuni paesi? E’ possibile, in futuro, usare la modulazione obbligatoria in maniera più intelligente adattandola ad alcune aspettative, come il Parlamento ha chiesto in passato? Lo si potrebbe fare, ad esempio, con questo controllo dello stato di salute. Se dopo la votazione di domani verrà nuovamente confermata la posizione del Parlamento, la Commissione dovrà prendere l’iniziativa onde raggiungere un compromesso realistico e accettabile per Consiglio e Parlamento. In effetti, i diritti del Parlamento e del Consiglio nel settore della politica rurale sono esattamente gli stessi, e la Commissione farebbe bene a tenere in considerazione il parere dell’Assemblea.

 
  
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  Zdzisław Zbigniew Podkański (UEN). – (PL) Signora Presidente, onorevoli colleghi, la modulazione volontaria proposta dalla Commissione europea, e giustamente respinta dalla commissione per l’agricoltura e lo sviluppo rurale e dalla commissione per i bilanci, è il risultato del bilancio estremamente ridotto dell’Unione europea, fissato ad appena l’1 per cento del PIL. Nel redigere la prospettiva finanziaria 2007-2013, Consiglio e Commissione sapevano perfettamente che la riduzione dei fondi per le aree rurali da 88 a 69 miliardi di euro avrebbe comportato una spiacevole mancanza di risorse.

I tentativi di correggere le spese della PAC e alcune voci specifiche hanno solo originato confusione e acuito gli squilibri regionali. Cercare di rimediare a questo errore tagliando i pagamenti diretti – e impoverendo, al contempo, gli agricoltori – è la peggiore delle soluzioni possibili. La proposta nazionalizzazione della PAC mediante un’ulteriore modulazione volontaria del 20 per cento è un’ennesima prova di incoerenza nella formulazione della PAC, e un tentativo di rinazionalizzarla. Onorevoli colleghi, non abbiamo quindi altra scelta che respingere la proposta della Commissione.

 
  
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  Alyn Smith (Verts/ALE). – (EN) Signora Presidente, in questo mio primo intervento in qualità di rappresentante scozzese presso la commissione per l’agricoltura e lo sviluppo rurale sono lieto di trovarmi d’accordo con la stragrande maggioranza dell’Assemblea.

Come altri hanno detto, la modulazione volontaria dei pagamenti agricoli non è assolutamente volontaria per gli agricoltori che ci rimettono, ma solo per gli Stati membri che li derubano. La più alta modulazione obbligatoria finanziata nell’Unione europea ha una certa logica, ma solo il governo di Londra potrebbe dire che gli agricoltori scozzesi devono rimetterci il 20 per cento rispetto ai colleghi del continente, ed è giusto respingere questa proposta mediocre. Se non la bocceremo, accogliendo il documento che viene oggi sottoposto alla nostra attenzione approveremo una proposta scadente.

In questo frangente, vorrei far presente al Commissario che si deve prevedere la massima sussidiarietà possibile in qualsiasi pacchetto proposto. Il parlamento scozzese non è ancora un parlamento a pieno titolo di uno Stato membro, ma in Scozia è responsabile delle questioni agricole e alimentari ed è giusto che esso, o chiunque ne sia responsabile, continui a essere l’autorità di riferimento in materia, perché chiunque ne sia responsabile farà un lavoro migliore di quanto non possa fare il governo di Londra.

 
  
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  Gerard Batten (IND/DEM). – (EN) Signora Presidente, ci risiamo. La commissione per l’agricoltura e lo sviluppo rurale continua a respingere questa proposta, e la Commissione continua a riproporla. Se non altro, questo batti e ribatti dimostra chiaramente l’inutilità di questo Parlamento e delle sue commissioni.

L’Assemblea dovrebbe rappresentare la democrazia nell’Unione europea, quindi perché la Commissione la tratta con così tanto disprezzo? Forse perché sa che, in realtà, il Parlamento è una finta democrazia, una fabbrica di chiacchiere che viene tanto decantata, ma che in realtà è del tutto ininfluente in qualsiasi settore.

Il partito per l’indipendenza del Regno Unito si trova nell’insolita posizione di osteggiare la concessione di maggiore libertà al governo britannico, in questo caso per dirottare i fondi della PAC dalla produzione agricola a qualche vago programma di sviluppo rurale, che potrebbe spaziare dalla manutenzione di parchi pubblici alla creazione di parchi tematici o alla gestione di riserve animali. Dopo tutto dovremmo parlare di politica agricola comune, e non di politica comune per lo sviluppo rurale.

La comunità agricola britannica ha bisogno di aiuto. Discostarsi dalla produzione dei generi alimentari di sussistenza non sarebbe la scelta giusta per il mio paese. Un paese non deve dipendere dalle importazioni per nutrirsi, ma questa è la direzione che prenderà il Regno Unito se toglieremo i fondi all’agricoltura vera e propria destinandoli a progetti ambientali buonisti.

Il partito per l’indipendenza del Regno Unito non sostiene l’Unione europea e il suo regime di sovvenzioni. Tuttavia, fintanto che il mio paese continuerà a essere membro, potremmo fare in modo che i fondi ricevuti – che altro non sono che i nostri soldi che l’UE reputa giusto restituirci – siano spesi nel modo giusto.

Nutrire il popolo britannico deve essere una priorità rispetto a quelli che, in alcuni casi, si potrebbero definire “progetti ambientali puramente di facciata”.

 
  
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  Monica Maria Iacob-Ridzi (PPE-DE). – Doresc să susţin raportul colegului nostru Lutz Goepel care ne recomandă respingerea propunerii Comisiei privind modularea facultativă a plăţilor directe din agricultură din cel puţin două motive: în primul rând propunerea pune în dificultate statele care sunt în procesul de phasing-in al subvenţiilor europene. Agricultorii români, de exemplu, beneficiază în prezent doar de un sfert din plăţile pe care le primesc fermierii din vechile state membre, urmând ca în zece ani să atingă nivelul comun al Uniunii.

Modularea obligatorie, cumulată cu cea facultativă, vor face ca acest nivel comun al Uniunii să fie destul de redus în momentul în care agricultorii români vor putea beneficia de el. Această ţintă mişcătoare poate destabiliza atât piaţa românească, cât şi pe cea europeană, deoarece agricultorii nu pot planifica nici măcar pe termen scurt, necunoscându-şi veniturile viitoare.

În plus, termenul de facultativ induce în eroare. O dată adoptată de către statele membre, modularea devine obligatorie pentru fermieri, putând duce la scăderea plăţilor directe la hectar cu până la 25%. Acest proces contribuie la renaţionalizarea politicii agricole comune, adică la o modificare a acestei politici, simbol al solidarităţii europene.

În al doilea rând, propunerea Comisiei este injustă, întrucât ignoră participarea noastră la dezbaterea viitorului financiar al Uniunii. Vocea Parlamentului trebuie să se facă auzită convingător, atât înainte, cât şi în timpul controlului de sănătate planificat pentru 2008-2009. Noi nu putem porni pe acest drum cu concluzii deja luate, iar introducerea modulării facultative duce tocmai la un rezultat cunoscut dinainte al controlului de sănătate. Mai mult, din câte ştiu, Comisia nu a efectuat studiul de impact necesar prevăzut în acordul interinstituţional cu Parlamentul European. Toate aceste elemente fac din propunerea de regulament a Comisiei un compromis nedorit de nimeni ale cărui victime vor fi însă fermierii europeni.

 
  
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  Luis Manuel Capoulas Santos (PSE). – (PT) Desidero ribadire la mia totale opposizione alla seconda relazione Goepel, con la stessa veemenza con cui mi sono opposto alla prima. Non posso essere d’accordo sui motivi addotti nel documento, che portano a conclusioni completamente diverse.

E’ un peccato che non abbia il tempo di darvene una dimostrazione esaustiva, ma vi chiedo: quale miglior studio potrebbe esserci di quello le cui cifre rivelano l’attuale ingiustizia della ripartizione del primo pilastro della politica agricola comune (PAC)? Per quanto riguarda il cofinanziamento, obbligare gli Stati membri con meno risorse a contribuire con il proprio bilancio alle politiche comuni non vuol forse dire rinazionalizzare la PAC?

Mi sembra che questa relazione sia caratterizzata da un atteggiamento conservatore, che non condivido. Condanno il fatto che calpesti il principio di sussidiarietà, e che cerchi apertamente di proteggere i maggiori beneficiari della PAC. Protesto inoltre contro la proposta del Parlamento, indicata nelle relazioni Goepel, di congelare il 20 per cento dei fondi destinati allo sviluppo rurale per il 2007. Gli agricoltori non possono essere tenuti in ostaggio dalle controversie interistituzionali. Lancio quindi un appello al buonsenso e a uno spirito di compromesso per sbloccare, il prima possibile, questa inammissibile situazione di stallo.

 
  
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  Marian Harkin (ALDE). – (EN) Signora Presidente, concordo pienamente con il relatore nel respingere queste proposte. Esse, in effetti, comporterebbero il trasferimento del 20 per cento dei fondi della PAC destinati ai pagamenti diretti e al sostegno di mercato allo sviluppo rurale.

Appoggio pienamente gli investimenti nello sviluppo rurale; in effetti, credo che siano cruciali se vogliamo che le zone rurali contribuiscano all’agenda di Lisbona. Questi investimenti, però, non possono provenire dalle tasche degli agricoltori.

Signora Commissario, prima ha detto di temere i rischi che potrebbe correre lo sviluppo rurale nel caso in cui respingessimo questa proposta, ma che ne è dei rischi per l’agricoltura se la proposta dovesse andare avanti? Parlando delle tasche degli agricoltori, la proposta comporterebbe una drastica riduzione per il reddito di alcuni di loro. Se prendiamo in considerazione l’intero importo iniziale dei pagamenti diretti agli agricoltori, togliamo il 5 per cento per la modulazione obbligatoria, all’incirca un ulteriore 8 per cento per l’adesione di Romania e Bulgaria – che non sono in alcun modo responsabili del fatto che non abbiamo previsto un finanziamento adeguato – e poi togliamo ancora il 20 per cento per la modulazione volontaria, gli agricoltori avranno perso pressappoco il 33 per cento, ovverosia un terzo del proprio reddito come promesso nella riforma della PAC.

Ad ogni modo, non si tratta solo di soldi. La modulazione volontaria, così come proposta, produrrebbe effetti distorsivi per la concorrenza tra gli Stati membri. Ciò equivarrebbe, in effetti, a una rinazionalizzazione della PAC e, a mio avviso, comprometterebbe la sicurezza della produzione alimentare nell’Unione europea.

Signora Commissario, so che siamo entrambi d’accordo sul fatto che l’agricoltura necessita di stabilità. Quando l’anno scorso è venuta al parlamento irlandese ha detto: “Voglio garantire la massima stabilità possibile agli agricoltori dell’Irlanda e del resto dell’Unione europea”. Questi, però, sono tempi difficili e incerti per gli agricoltori. Se solo ascoltassero i dibattiti odierni in Parlamento, con il Commissario Mandelson che prima ha parlato di un’ulteriore flessibilità nell’ambito dell’OMC e, questa sera, della possibilità di rinazionalizzare la PAC, sarebbero ancora più incerti.

L’Assemblea e gli agricoltori europei si affidano alla Commissione per ricevere un sostegno in materia. Ci ha detto di conoscere e comprendere i nostri timori. Questi timori sono stati espressi molto chiaramente in Aula questa sera, e attendiamo una risposta positiva.

 
  
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  Jan Tadeusz Masiel (UEN). – (PL) Signora Presidente, l’ora tarda e le difficoltà tecniche non ci impediranno di criticare aspramente, per la seconda volta, la proposta della Commissione. Con questa proposta gli agricoltori europei potrebbero perdere il 30 per cento dei pagamenti diretti che ricevono. Per molte aziende agricole si tratta di una cifra molto alta. Il Commissario può aver fatto riferimento ad alcune agevolazioni, ma queste modifiche importanti devono essere annunciate con largo anticipo per consentire alle persone di fare piani per il futuro. In caso contrario, corriamo il rischio di perdere la fiducia degli agricoltori nell’Unione europea e nella PAC, fiducia che è ai minimi storici tra gli agricoltori polacchi. Il fatto che questo cambiamento non riguarderà le imprese che ricevono meno di 5 000 euro è di scarsa consolazione: se mai, l’importo dovrebbe essere di 20 000 euro.

 
  
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  James Nicholson (PPE-DE). – (EN) Signora Presidente, ho ascoltato il Commissario con molto interesse e, con tutto il rispetto, signora Commissario, questa sera è stata persino meno convincente di quanto non sia stata l’ultima volta che abbiamo discusso dell’argomento.

So che è molto difficile difendere una cattiva politica. So che è quasi impossibile difendere una cattiva politica, in questo ha tutta la mia solidarietà. Le cattive politiche, però, non diventano mai buone. Questa politica distrugge qualsiasi parvenza di equità nella politica agricola comune del prossimo futuro.

Posso chiederle in tutta franchezza, signora Commissario, se ha preso accordi collaterali con il Consiglio su cosa ci riserva il futuro in termini di modulazione?

Leggo con interesse nella stampa regionale locale della mia zona che il funzionario responsabile in materia di agricoltura ha affermato che, entro il mese di giugno, potrà contare su un accordo stipulato da voi e dal Consiglio.

Domanda numero uno, signora Commissario, può confermare che è stato raggiunto questo accordo? Se così fosse, quali sono i dettagli? Nell’accordo è prevista la regionalizzazione? Quale tasso percentuale sarà applicato in base all’accordo? Questi sono solo alcuni dei punti che desidero sollevare questa sera.

Posso però chiederle di dire la verità al Consiglio? Fondamentalmente si tratta di un accordo pessimo, che gli agricoltori non accetteranno mai. Sicuramente io, in veste di loro pubblico rappresentante, non l’accetterò mai.

Questa sera si è rivolta a noi per non lasciar cadere nel vuoto le sue parole. Ci chiede di essere costruttivi. Bellissime parole! Le devo chiedere, però, come possiamo essere costruttivi? Come possiamo ascoltare quando ci impone dall’alto quello che dobbiamo accettare, contro la nostra volontà?

Questo non è un problema nostro. E’ un suo problema, signora Commissario, e spetta a lei risolverlo.

 
  
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  Marc Tarabella (PSE). – (FR) Signora Presidente, signora Commissario, onorevoli colleghi, desidero innanzi tutto ricordare la schiacciante votazione in plenaria dello scorso 14 novembre: 559 voti contrari, 64 a favore e 16 astensioni. Con una tale maggioranza, il Parlamento europeo ha bocciato più che nettamente la proposta di regolamento del Consiglio per la modulazione volontaria dei pagamenti diretti. Mi rammarico che la Commissione non abbia quindi scelto di rinunciarvi.

Pur comprendendo e condividendo la necessità di finanziare meglio il secondo pilastro destinato allo sviluppo rurale, non posso accettare che lo si faccia in maniera così aggressiva a spese del primo pilastro e in modo assolutamente non volontario, perché gli effetti di questa misura sarebbero indubbiamente devastanti. In effetti, approvare la proposta della Commissione vorrebbe dire compromettere la sopravvivenza di molti agricoltori e introdurre distorsioni nella concorrenza. Inoltre, la proposta potrebbe portare all’abbandono o alla rinazionalizzazione della politica agricola comune. Essa, infine, non tiene conto degli obiettivi comunitari nelle zone rurali. Questi motivi, per i quali la proposta della Commissione è stata respinta a novembre, sono ancora validi.

Alla luce di queste considerazioni, ampiamente spiegate nella relazione dell’onorevole Goepel, sostengo pienamente la sua posizione.

 
  
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  Wiesław Stefan Kuc (UEN). – (PL) Signora Presidente, sono cosciente delle aspre critiche di cui è stata oggetto la proposta di regolamento discussa, ma è impossibile che la proposta non abbia neanche un lato positivo. L’Assemblea non è mai stata così negativa su un tema da non trovare nemmeno un aspetto positivo. Per questo motivo, cercando qualcosa di positivo sulla modulazione, senza entrare nel dettaglio e decidere se il 20 per cento sia la giusta percentuale o 5 000 euro il giusto importo, ho comunque trovato qualche aspetto positivo.

In primo luogo, l’introduzione della modulazione permetterà agli Stati membri di disporre di una maggiore flessibilità nelle politiche agricole e rurali, il che è molto importante e, in secondo luogo, smonterà le critiche sull’Unione europea. Ultimamente abbiamo sentito dire che l’UE vuole regolamentare tutto, dalla forma delle banane alle dimensioni dei piselli. In questo caso, almeno, avremmo un margine di manovra del 20 per cento a riprova del fatto che non vogliamo regolamentare tutto così nel dettaglio. In terzo luogo, l’applicazione della modulazione consentirebbe di ricostruire e modernizzare le aree rurali. Se però vogliamo che queste misure siano sostenute dagli agricoltori, dovremmo innanzi tutto permettere alle autorità rurali di decidere su…

(Il Presidente interrompe l’oratore)

 
  
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  Brian Simpson (PSE). – (EN) Signora Presidente, ancora una volta, vista l’importanza di questo dossier per gli agricoltori del Regno Unito e le comunità rurali britanniche, non posso votare a favore delle raccomandazioni del relatore e bocciare la pratica della modulazione volontaria.

Inoltre, colgo l’opportunità per ricordare a tutti gli eurodeputati britannici dei vari partiti politici che votare contro avrà gravi conseguenze sui piani di spesa dello sviluppo rurale del nostro paese perché, in realtà, voterete a favore di un drastico taglio di più di 1,2 miliardi di euro destinati alle zone rurali britanniche nei prossimi sei anni.

Ricordo altresì a tutti i deputati dell’Assemblea che, viste le poche risorse stanziate per lo sviluppo rurale che il Regno Unito riceve rispetto agli altri Stati membri, il sistema di modulazione volontaria non solo è necessario, ma è anche di fondamentale importanza per attuare programmi di sviluppo rurale ambiziosi ed efficaci nel mio paese.

Credo che dobbiamo soffermarci un attimo a valutare le implicazioni di tutto questo, proprio per sottolineare l’importanza dei temi.

Innanzi tutto, la modulazione volontaria consentirà al Regno Unito di raggiungere molti più risultati in materia ambientale in linea con le politiche sviluppate dall’Unione europea.

Inoltre, pur comprendendo le delicate implicazioni politiche sul diritto del Parlamento, dobbiamo senza dubbio concentrarci sulla possibilità di garantire veri e propri vantaggi in termini di sviluppo alle zone rurali. Possiamo, ad esempio, effettuare pagamenti agli agricoltori nel quadro di programmi agro-ambientali volti a recare benefici all’ambiente e alla biodiversità; possiamo sostenere gli agricoltori nelle zone montuose e di collina; possiamo impegnarci in programmi che aiutino a ridurre gli effetti del cambiamento climatico mediante il sostegno alle colture energetiche e ad altri prodotti energetici rinnovabili; possiamo, infine, aiutare a proteggere le nostre campagne e le loro principali risorse naturali.

Tutto ciò è messo in pericolo dall’atteggiamento del Parlamento nei confronti della modulazione volontaria, motivo per cui gli eurodeputati del partito laburista voteranno contro la raccomandazione poco lungimirante della commissione. Senza la modulazione volontaria, il Regno Unito sarà solo in grado di onorare i contratti esistenti, venendo meno a quello che vorremmo fare.

Infine, desidero…

(Il Presidente interrompe l’oratore)

 
  
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  Thijs Berman (PSE). – (NL) Signora Presidente, domani il partito socialdemocratico olandese voterà contro la relazione Goepel e contro il continuo blocco della nuova politica agricola. Occorre porre fine all’impasse tra Consiglio e Parlamento. Non bisogna mettere a repentaglio i nuovi progetti per le zone rurali europee. Vi esorto a concedere agli Stati membri la possibilità di mettere a disposizione più fondi nel quadro di una strategia europea per le zone rurali, il paesaggio e l’ambiente. Il futuro della politica agricola europea si basa sulla graduale abolizione delle sovvenzioni, inizialmente per gli agricoltori più grandi, ma al tempo stesso sugli investimenti nelle aree rurali. Se il Parlamento decidesse ancora di creare ostacoli bloccando il 20 per cento del bilancio rurale si ricreerebbe una situazione già vista mentre, più di ogni altra cosa, è di una nuova politica per gli abitanti della campagna che abbiamo bisogno. Il blocco di 2,48 miliardi di euro potrebbe far saltare molti progetti validi. Nel caso dei Paesi Bassi si parlerebbe di 14 milioni di euro, un importo insignificante, ma che riveste grande importanza per i diretti interessati. Tutti questi piani a favore di una campagna produttiva non dovrebbero essere vittima dei conflitti di Bruxelles. Dobbiamo cercare armi diverse, e anche il Consiglio deve muoversi. Il compromesso potrebbe persino prevedere una modulazione obbligatoria più elevata per tutti gli Stati membri. Questo vorrebbe dire incamerare più fondi provenienti dalle sovvenzioni destinate alle imprese più grandi a vantaggio degli investimenti nelle zone rurali. Non il 5 per cento, come avviene adesso, ma il 15 per cento, qualora il 20 per cento risultasse eccessivo per il Consiglio. Più grande è l’agricoltore, maggiore è la modulazione. Anche questo sembra essere giusto. E’ un aspetto cui la Commissione dovrebbe dedicare la propria attenzione. Le aree rurali europee ora non possono fare piani, e gli agricoltori non sanno in che situazione sono. E’ una condotta irresponsabile.

 
  
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  Gábor Harangozó (PSE). – (HU) Lo scorso novembre il Parlamento europeo ha respinto la proposta della Commissione sulla modulazione volontaria dei pagamenti diretti. Ora ci troviamo nuovamente qui, di fronte a una proposta che già una volta abbiamo bocciato. Tuttavia, dobbiamo votare contro non solo perché non sono state apportate modifiche sostanziali, ma soprattutto perché molti punti della proposta sollevano seri dubbi.

Innanzi tutto perché essa porta alla cancellazione della politica agricola comune, cercando di trasferirla a livello nazionale. Inoltre, i vari Stati membri sfrutterebbero questa occasione in maniera diversa, in base alle diverse situazioni di bilancio, e questo creerebbe gravi distorsioni nella concorrenza. Non possiamo permettere che gli agricoltori, che già stanno combattendo, siano svantaggiati a causa dei bilanci più ristretti di alcuni Stati membri.

Ovviamente tutti sappiamo che il regolamento deve essere armonizzato con l’accordo raggiunto dal Consiglio nel 2005, ma dobbiamo valutare attentamente ogni possibilità per potere cambiare i regolamenti in maniera coerente e adeguata. Per tale motivo la relazione, nella sua forma attuale, è inaccettabile. Dobbiamo trovare una soluzione che possa migliorare la vita degli agricoltori, non che li metta in una situazione più difficile.

 
  
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  Mariann Fischer Boel, Membro della Commissione. – (EN) Signora Presidente, onorevoli deputati, il gran numero di contributi a questo dibattito rivela quanto, per tutti voi, sembra essere importante la questione della modulazione volontaria. Concordo sul fatto che la proposta sulla modulazione volontaria debba essere considerata in un più ampio contesto, ovverosia l’intero finanziamento della politica agricola comune in generale e, nello specifico, della politica dello sviluppo rurale.

Indubbiamente, la modulazione volontaria non è lo strumento migliore per rafforzare il secondo pilastro. Sono d’accordo. Tuttavia, come ho evidenziato nel dibattito odierno, si sta facendo il possibile per cercare di rispondere alle preoccupazioni sollevate dal Parlamento europeo. Continueremo a farlo nei giorni e nelle settimane a venire, come ho spiegato nella mia introduzione. La Commissione è disposta a impegnarsi affinché il risultato raggiunto tenga conto del maggior numero possibile di dubbi. Spero che saremo in grado di raggiungere un compromesso.

 
  
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  Presidente. – La discussione è chiusa.

La votazione si svolgerà mercoledì, alle 12.00.

Dichiarazioni scritte (articolo 142 del Regolamento)

 
  
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  Kathy Sinnott (IND/DEM), per iscritto. – (EN) Talvolta ho l’impressione che alla Commissione sembri non piacere la PAC e che, prima o poi, vorrebbe vederne la fine. Ricordo alla Commissione che l’accordo sulla PAC è in vigore fino al 2013. Allo stato attuale, gli importi obbligatori della modulazione stanno già causando problemi alle zone rurali della mia circoscrizione. Questa proposta implica la rinazionalizzazione della politica agricola, ma non tiene conto del fatto che i pagamenti diretti saranno poi a discrezione degli Stati membri, senza la possibilità di controllare le modalità di spesa dei fondi. La proposta, inoltre, non fornisce alternative all’agricoltura, né contiene una procedura per impedire l’eccessivo aggravamento della posizione concorrenziale di un agricoltore. In alcuni paesi la pratica di togliere fondi all’agricoltura per destinarli alle zone rurali può funzionare, ma in molte parti d’Irlanda l’agricoltura è alla base della vita rurale. Senza agricoltura, gli uomini e donne della campagna irlandese sarebbero costretti allo spopolamento o a dover tollerare industrie inquinanti per avere posti di lavoro e riuscire a rimanere in una determinata regione. In Irlanda più soldi trasferiamo dall’agricoltura allo sviluppo rurale più danneggiamo entrambi i settori. Una valutazione d’impatto avrebbe previsto tali conseguenze.

(Testo abbreviato conformemente all’articolo 142, paragrafo 7, del Regolamento)

 
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